Anda di halaman 1dari 5

La Stampa 15/11/2011 -

Artemidoro, ultimo atto

Il recto del papiro di Artemidoro con il "profilo di Zeus" e un frammento di testo

Dopo una battaglia durata cinque anni, la sentenza: il papiro falso. E oltre a Simonis, che oper nell800, spunta un secondo falsario: avrebbe agito di recente
SILVIA RONCHEY torino C un secondo falsario, oltre a Simonidis, nellintrigo del cosiddetto Papiro di Artemidoro. Che in realt non un papiro ma a quanto pare sono tre. I tre falsi papiri confezionati nell800 da Simonidis e rimasti a lungo chiusi nel fondo omonimo del Museo di Liverpool ossia i tre grossi sigari descritti da James Farrer allinizio del 900, poi risultati scomparsi sono con ogni probabilit gli stessi che, accorpati tra loro, modificati e arricchiti di nuovi elementi grafici, ricompaiono a formare il cosiddetto Artemidoro. Che non dunque quella gigantesca unit che ci sempre stata presentata. Ma che un unicum davvero, se ha dato filo da torcere agli studiosi di tutto il mondo e se da cinque anni, dal debutto sui media nellautunno del 2006, ha incuriosito anche il grande pubblico. Il quale, dopo tanta attesa, merita dunque di conoscere la soluzione del mistero. Che il caso sia risolto ormai opinione scientifica diffusa. Non a caso lUniversit di Torino ospita oggi una variet di studiosi di disparate competenze e provenienze, a presentare le rispettive conclusioni in un confronto che pare dover portare a quella che in un romanzo di Agatha Christie sarebbe la scena finale, in cui Poirot, riunendo in una stanza i testimoni, illustra nei dettagli la soluzione e ricostruisce la dinamica del misfatto indicando a sorpresa il vero colpevole. Ma nei gialli che si rispettano le sorprese alla fine sono almeno due. Come quelle che verranno introdotte oggi dal prorettore Sergio Roda, a suggellare lipotesi che il manufatto sia frutto dellassemblaggio dei tre sigari e delle aggiunte di un secondo falsario tardonovecentesco (la teoria del Simonidis maggiorato o Simonidis auctus gi da anni diffusa tra i filologi dopo essere stata avanzata da Luigi Lehnus). Il primo smascheramento riguarder il lato B del cosiddetto papiro, lunico nel manufatto a mostrare

coerenza, in contrasto con il bislacco disordine che lassemblaggio dei tre falsi originari sembra avere prodotto nel lato A. Nel rovescio invece si succedono disegni di animali, tanto strani quanto strategicamente disposti, si direbbe, a suggerire che i frammenti provengano da un supporto unico. Si tratta per, a quanto pare, di un lavoro malfatto: star agli esperti mostrare definitivamente come questi disegni non solo siano opera di un falsario, ma siano stati prodotti nella seconda fase di falsificazione e cio dopo laccorpamento dei tre sigari. In effetti anche agli occhi di un profano risalta la differenza tra i due ordini di figure: sul lato A, in quelle di gusto ellenistico tipiche dello stile di Simonidis, si apprezza un tratto ottocentesco che imita lantico; sul lato B, negli animali fantastici come il cosiddetto papero o chenalopex, si scorge uno stile in cui qualche studioso arrivato ironicamente a ravvisare linflusso di Walt Disney. Il che ci porta al secondo smascheramento annunciato per oggi pomeriggio. Gi quanto anticipato finora suggerisce che il compito del secondo falsario novecentesco far credere in un rotolo unico, oggetto miracoloso e strepitoso puntasse a giustificarne il prezzo inverosimile, mai praticato nella storia del mercato dei papiri: i 2 milioni e 750 mila euro sborsati dalla Fondazione per lArte della malcapitata Compagnia di San Paolo di Torino e messi a disposizione - come riportato da Brbel Kramer e Claudio Gallazzi, due degli editori dellArtemidoro - a opera di un notissimo studio legale torinese. Si arriver oggi pomeriggio a identificare il secondo falsario, che avrebbe agito dopo lacquisizione dei tre rotoli prodotti da Simonidis unificandoli e disseminando il collage di elementi introdotti ad hoc per depistare gli studiosi e distoglierli dallattribuzione al falsario ottocentesco? Pi che di unidentificazione si tratter di un identikit. In questipotesi, il secondo falsario che si presuppone tuttora vivente e attivo devessere un grande frequentatore della papirologia. Deve avere agito nellultimo ventennio del Novecento, in stretto contatto con quel mercante Simonian che ha venduto lArtemidoro alla Compagnia torinese nel 2004, quando la sua reputazione era peraltro gi incrinata dal contenzioso giudiziario avuto col Museo di Hildesheim negli Anni 80. Deve avere avuto il manufatto tra le mani per un congruo lasso di tempo. Se Ludwig Koenen, principe della papirologia mondiale, ha riferito di aver visto immagini del reperto che contenevano dettagli differenti da quelli della versione attuale, il cosiddetto papiro era noto agli egittologi Shelton e Grimm - come rivelano gli stessi editori critici - fin dal 1981: ben prima che uno di loro, Claudio Gallazzi, cominciasse a perorarne appassionatamente lacquisto. Chi mai pu corrispondere a questo identikit? Di chi stato uomo di paglia larmeno-amburghese Simonian? Ci si aspetta che il convegno di oggi getti su questi interrogativi un folgorante fascio di luce. Oggi allUniversit di Torino Ultime notizie sul cosiddetto papiro di Artemidoro il titolo del convegno ospitato oggi allUniversit di Torino (ore 17, Aula magna di via Po 17), in occasione delle ultime pubblicazioni sullannosa vicenda del controverso documento. Dopo il saluto del prorettore Sergio Roda interverranno Carlo Ossola, Luciano Canfora, Luciano Bossina, Federico Condello, Silvia Ronchey, Amedeo A. Raschieri e il vicequestore aggiunto della Polizia di Stato Silio Bozzi.

17/11/2011 -

"Il papiro di Artemidoro? Lo comprerei di nuovo"

Un disegno che compare sul recto del papiro di Artemidoro

Carlo Callieri racconta la sua verit: "Solo da noi si parla di un falso. L'accademia italiana inquinata dai veleni"
Maurizio Assalto torino In tutta l'annosa battaglia intorno al papiro di Artemidoro sempre rimasto defilato. Carlo Callieri - la mente della Marcia dei Quarantamila nella Torino del 1980, presidente della disciolta Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo quando il controverso documento venne acquistato, per il prezzo record di 2,75 milioni di euro - era intervenuto soltanto nel settembre del 2006, con una lettera sul Corriere della Sera, dopo che Luciano Canfora aveva denunciato la falsit del papiro. Lo fa di nuovo ora, per alcune puntualizzazioni, solo perch tirato per i capelli. In quella lettera lei scrisse che il tempo sarebbe stato galantuomo. Oggi, alla luce della piega che ha preso tutta questa storia, pu confermare che lo sia stato? In Europa sicuramente s. La falsit del papiro una discussione tutta italiana a cui i papirologi tedeschi, inglesi, francesi non partecipano, anzi continuano a produrre saggi in cui l'autenticit non viene messa in dubbio. Viene messa in dubbio l'attribuibilit di parte del testo a Artemidoro. Quindi, potesse tornare indietro, lo ricomprerebbe? Ma s, anche se, per la precisione, non l'ho comperato io, e nemmeno la Fondazione per l'Arte: l'ha comprato la Compagnia di San Paolo. Questa storia vorrei che fosse raccontata. Ce la racconti lei. Allora, nel 2004 la Compagnia si impegna, attraverso un accordo con il ministero dei Beni culturali, il Comune di Torino, la Regione eccetera, al rinnovamento del Museo Egizio. Il programma prevede investimenti per circa 50 milioni di euro. Il professor Settis, all'epoca presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, si rivolge al ministro Urbani e gli propone l'acquisto, attraverso fondi pubblici o privati, di questo papiro, che aveva visto e trattato al tempo in cui dirigeva il Getty Institute di Malibu ma non aveva potuto acquisire per insufficienza di budget. E Urbani lo propone a voi. Lo propone alla Compagnia di San Paolo, in particolare al professor Castellino, presidente del consiglio di

gestione, che era stato suo collega all'universit. La Compagnia fa le sue valutazioni e nella persona del proprio segretario generale, che era - ed tuttora - il dottor Piero Gastaldo, arriva alla definizione di un possibile acquisto. La questione viene portata nel consiglio, allora composto da sette persone: io ero uno dei due vicepresidenti, l'altro era Giovanni Zanetti, anche lui professore universitario a Torino. Eravate tutti d'accordo? Tutti, assolutamente: considerato chi proponeva e chi caldeggiava l'acquisto... E poi quella spesa non rappresentava che il 5% dell'investimento previsto per l'Egizio. La Fondazione per l'Arte quando entra in scena? La Fondazione nasce nel 2004, con la missione di lavorare per l'acquisizione e il restauro di opere d'arte. Quindi viene passato a lei l'impegno all'acquisto del papiro. Ma il prezzo non vi era parso eccessivo? Un po' tutti hanno sottolineato che mai nessun papiro era stato pagato tanto. Avevamo chiesto quali potevano essere i valori per un manufatto di questo genere, avevamo ricevuto risposte che confermavano la congruit del prezzo. Preliminare all'acquisto stata la redazione di perizie scientifiche sulla cronologia, quindi radiocarbonio e analisi chimico-fisiche sugli inchiostri che attestavano come il papiro si collocasse esattamente nell'epoca in cui avrebbe dovuto collocarsi, ossia in epoca alessandrina. Dunque avevate gi in mano i risultati delle perizie? Certamente. Perch allora, dopo le prime contestazioni, si procedette a nuove analisi? Mah... Si cercavano delle conferme. Per, a quanto pare, da questi esami sono risultati elementi incompatibili con la datazione antica. No, non vero. Ma Canfora... Guardi, in questa vicenda ci sono molte imprecisioni - se non falsit -, sovrapposizioni e interferenze. una storia avvelenata, come purtroppo larga parte dell'accademia e in particolare il mondo degli egittologi. Inquinata da fantasmi, veleni e mummie che continuano a propalare illazioni, a fare allusioni senza andare mai a fondo, come adesso con la suspense alimentata intorno al "terzo falsario" che sarebbe intervenuto di recente sul papiro, senza per mai svelare chi sarebbe. Forse anche una questione di precauzioni, per non incorrere in querele finch non si hanno prove certe. Sono sistemi che non vanno bene. E mi lasci dire che il professor Canfora fa un po' di confusione, ogni tanto. Ma perch, dalla vostra parte, non si mai accettato un confronto? Non posso sindacare le ragioni di Settis, credo che rifugga da ogni confronto di tipo ipermediatico. Lui abituato a lavorare in un modo diverso rispetto a Canfora. Nessuno vi aveva informato che il venditore del papiro, il mercante egizio-armeno-tedesco Serop Simonian, era gi stato coinvolto in operazioni dubbie? Io non conosco questo signore, posso pensare tutto il peggio di uno che fa il mercante d'arte, per che lui sia soccombente in un giudizio per falso a Hildesheim non vero. Ma l'attuale direttrice dell'Egizio, Eleni Vassilika, gi direttrice al museo di Hildesheim, sostiene che Simonian le aveva rifilato dei falsi.

Basta andare a vedere i giornali di allora. Die Welt, il 25 marzo 2004, rifer che contro la Vassilika era stata promossa una causa civile da Arne Eggebrecht, suo predecessore al museo di Hildesheim, da lei accusato di incauto acquisto di alcuni pezzi provenienti da Simonian. Il giudice diede ragione a Eggebrecht e l'anno successivo la Vassilika non ebbe il rinnovo del contratto. Per ora non vuole saperne di esporre a Torino il papiro. Beh, con la bega scatenata da Canfora evidentemente tutti si sono tirati indietro, credo anche per prudenza. Ma io preferisco la "scuola di Berlino", dove il papiro stato esposto e apprezzato dagli studiosi, alla "scuola di Bari". L'cole barisienne non mi sembra il massimo.... A lei personalmente questa vicenda costata qualcosa: la presidenza della Fondazione per l'Arte, che addirittura stata soppressa. Onestamente no, non vero, perch io scadevo come vicepresidente del consiglio di gestione e non ero rinnovabile, avendo fatto due mandati. Anche come presidente della Fondazione ero scaduto. Non rinnovabile? S, ero rinnovabile, ma c'era stata la decisione di concentrare la Compagnia su un fronte diverso da quello culturale. Una scelta che rispetto: uno pu tranquillamente prendere atto dell'inaridirsi delle risorse, dare priorit all'assistenza. A me pare eccessivo: l'assistenza necessaria, ma crea dipendenza; la cultura crea identit e autonomia. Di che cosa abbiamo pi bisogno oggi per riavviare un processo di sviluppo?. D'accordo. Ma intanto il papiro di Artemidoro nascosto al Centro per il Restauro di Venaria. Lei che cosa ne farebbe? Ma lo esporrei!. Dove? Al Museo Egizio, non ci sono dubbi. Nei limiti in cui un manufatto del genere pu essere esposto senza essere danneggiato. Va trattato - absit iniuria - come l'Autoritratto di Leonardo.

Minat Terkait