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LA FAVOLA DELLA QUERCIA E DEL DIAVOLO

Una leggenda popolare sarda ha come protagonista la quercia. Un giorno il diavolo si rec dal Signore dicendogli: "Tu sei il signore e padrone di tutto il creato, mentre io, misero, non possiedo nulla. Concedimi una signoria, pur minima, su una parte della creazione; mi accontento di poco. "Che cosa vorresti avere?" chiese Dio. Dammi, per esempio, il potere su tutto il bosco propose il diavolo. "E sia decret il Signore "ma soltanto quando i boschi saranno completamente senza fogliame, ovvero durante l'inverno: in primavera il potere torner me. Quando gli alberi a foglie decidue dei boschi seppero del patto, cominciarono a preoccuparsi; e con il passare del tempo la preoccupazione si mut in agitazione. "Che cosa possiamo fare?" si domandavano disperati. "A noi le foglie cadono in autunno. Il problema pareva insolubile quando al faggio venne un'idea: "Andiamo a consultare la quercia, pi robusta e saggia e di noi tutti la pi anziana. Forse lei trover un espediente per salvarci" La quercia, dopo avere riflettuto gravemente, rispose: "Tenter di trattenere le mie foglie secche sui rami finch sui vostri non spunteranno le foglioline nuove. Cos il bosco non sar mai completamente spoglio e il demonio non potr avere alcun dominio su di noi". Da allora le foglie secche della quercia, coriacee e seghettate, rimangono sui rami per cadere completamente soltanto quando almeno un cespuglio si rivestito di foglie nuove.

La maledizione del pioppo tremolo

Il pioppo tremolo (Populus tremula) detto cos dalla caratteristica delle sue foglie, molto sottili e dotate di un picciolo lamellare molto lungo ed appiattito tale da farle agitare, tremare, con il minimo soffio di vento. Il tremolio deriva, secondo unantica leggenda di tradizione cristiana, dalla vergogna. Il pioppo tremolo fu infatti lunico albero che non si inchin, peccando di superbia, davanti ai primi evangelizzatori cristiani. Il Signore lo pun condannandolo a tremare per leternit. Il motivo della vergogna ritorna anche nella tradizione russa, un antico proverbio dice: c un albero che trema anche quando il vento non soffia, il tremolio cominci da quando Giuda Iscariota, dopo aver tradito Ges, si impicc per la vergogna ad uno dei suoi rami. Le leggende negative nei confronti di questalbero non gli rendono del tutto giustizia, paradossalmente dalla corteccia e dalle gemme del pioppo tremolo si ricavano preparati molto utili per luomo ad esempio nella cura dellinfluenza.

IL NOCCIOLO LALBERO CHE ALLONTANA LE SERPI

Gi fra i greci ed i romani era diffusa la convinzione che il nocciolo avesse la propriet di scacciare le serpi. Scriveva Castore Durante: E stato sperimentato che toccandosi le serpi con una vergela di nocciolo, restano stupide, e finalmente si muoiono. Sospese lavellane, scacciano da quel luogo gli scorpioni. La stessa convinzione ritorna nelle tradizioni popolari abruzzesi dove i pastori, come ricordato anche dal DAnnunzio in Alcyone, utilizzavano sempre bastoni di nocciolo proprio per tener lontane le vipere. C una leggenda che associa il nocciolo alla Madonna. Un giorno Ges Bambino dormiva tranquillamente nella sua culla. La Vergine volle allora recarsi nel bosco per prendere delle fragole per il figlio. Giunta su un prato ricco di frutti venne colta allimprovviso da una vipera che prese ad inseguirla, quasi inferocita. La Madonna fugg e riusc a trovare rifugio tra le fronde di un nocciolo. Una volta scampato il pericolo disse: Come oggi la pianta di nocciolo fu un rifugio per me cos lo sar per altri in futuro . Da quel giorno la pianta del nocciolo ebbe il dono di allontanare le serpi.

ROSASPINA: LA BELLA ADDORMENTATA

La favola di Rosaspina narra di un re ed una regina che tentarono per molti anni ma senza successo di avere un figlio. Quando stavano per perdere le speranze nacque loro una figlia bellissima che chiamarono Rosaspina. Vollero subito indire una grande festa invitando gli amici, i parenti e le dodici fate del regno perch fossero propizie alla nuova nata. Si accorsero per di possedere solo undici piatti doro per il banchetto e quindi decisero di non invitare lultima delle fate. In men che non si dica la fata esclusa, furibonda, si present al banchetto e pronunci un incantesimo contro la piccola Rosaspina predicendo che la giovane sarebbe stata punta da un fuso e da quel giorno lei e tutto il castello sarebbero caduti in un sonno interminabile, lungo cento anni. Il re fece eliminare tutti i fusi dal regno, e ne viet la fabbricazione. Ma, in un angolo nascosto del castello, una vecchina, ignara, continuava a filare. Il giorno del suo quindicesimo compleanno Rosaspina, allinsaputa dei genitori, capit nella stanza della vecchina ed incuriosita da quellarnese mai visto se lo fece porgere tra le mani. Da quellistante tutto il regno si addorment ed il castello venne avvolto da una barriera impenetrabile di rovi. Molti furono i principi che, saputa la storia della bella addormentata, vollero cimentarsi nellimpresa di oltrepassare il muro di rovo ma nessuno ebbe successo, il rovo con le sue spine aguzze tenne lontano chiunque tentava di avvicinarsi. Dopo che esattamente cento anni furono trascorsi, un ardimentoso principe riusc a superare la barriera vegetale, al suo passaggio il rovo si trasformava come per incanto un tappeto di fiori colorati. Fu cos che il giovane raggiunse la bella addormentata e con un bacio la risvegli dal lungo sonno.

LE MORE, FRUTTI DI SAN MICHELE

Le more sono da sempre un frutto molto apprezzato. Devono essere raccolte quando hanno raggiunto la giusta maturazione e cio nel periodo che va dalla seconda met di Agosto a fine Settembre. Secondo una tradizione popolare le more sono i frutti cari a San Michele che come noto cade il 29 Settembre, le more quindi vanno raccolte prima di questa data perch dopo il demonio, per fare un dispetto, ci sputa sopra e le rende mollicce, come pu testimoniare chiunque abbia assaggiato questi frutti raccolti in autunno.

LA GINESTRA SIMBOLO DI UMILT

Nel mediovevo la ginestra divenne simbolo di umilt. Probabilmente ad ispirare questo accostamento fu losservazione della bella fioritura, tale in alcune zone, da colorare di un giallo intenso intere distese di terreno, fioritura che rende nobili terreni anche molto poveri, spesso sassosi. La ginestra venne assunta da San Luigi, re di Francia, come simbolo di un ordine cavalleresco lordre du Genest. I suoi cavalieri portavano un mantello bianco ornato da un cappuccio viola ed un collare, questultimo era chiuso da una catenella ornata di fiori di ginestra. Al collo i cavalieri dellordine portavano anche una croce doro con la scritta Exaltat humiles, esalta gli umili. Nel momento di massimo splendore lordine cont cento cavalieri direttamente al servizio del re.

IL TIGLIO CHE DIEDE RIPARO A GES E SAN PIETRO

Secondo un racconto popolare, un giorno Ges, accompagnato da San Pietro, pass attraverso una valle dove crescevano alberi di ogni tipo. Improvvisamente incominci a piovere e, non essendoci case o stalle nelle vicinanze, Ges cerc un albero sotto al quale trovare riparo. Si rivolse al salice piangente "Riparami" buon albero! "Lo farei volentieri" - rispose il salice con voce lamentosa ma guardami, sono tutto bagnato, l'acqua mi scende tra i rami e gi per il tronco, come posso riparare qualcun'altro zoppo come sono?". Ges allora si avvicin alla betulla. "Riparami, per favore!". "Certo" - rispose ridendo la betulla - "volentieri, fatti pi vicino!" e intanto scuoteva allegramente i rami e le foglie spruzzando acqua da tutte le parti. Il Signore lasci la betulla e si avvicin ad una quercia: "Mi darai riparo tu" grande quercia?" - chiese. "Presto!" - grid la quercia- "Vieni sotto di me e guai alla pioggia se oser bagnarti!". Ma intanto agitava i rami con tanta forza che l'acqua scendeva in abbondanza. Finalmente Ges giunse presso un tiglio. "Tu puoi ripararmi dalla pioggia?" domand. Senza rispondere il tiglio allarg i rami frondosi e li tenne fermi finch termin il temporale. In questo modo non una goccia d'acqua bagn il Signore e San Pietro che stavano appoggiati al tronco. Quando smise di piovere, spunt l'arcobaleno e Ges riprese il suo cammino. Ma prima si rivolse al tiglio dicendo: "Grazie di cuore". Da quel giorno le foglie del tiglio hanno la forma di un cuore.

Mito di Apollo e Dafne

La leggenda racconta che Apollo, dopo aver ucciso lenorme serpente Pitone, fiero di s, si vant della sua impresa con Cupido, dio dellAmore: armato di solo arco e frecce, il divino fanciullo non sarebbe stato mai capace di compiere imprese del genere Cupido, indignato, decise di vendicarsi: trasse dalla faretra due frecce, luna doro, ben acuminata, che accendeva la passione amorosa; laltra, di Piombo e spuntata, che la impediva. Col primo dardo colp Apollo, con il secondo trafisse la casta Dafne che beata vagava tra i boschi. Cos Apollo, travolto dalla passione, quando incontr la Ninfa, cominci ad inseguirla; voleva costringerla a fermarsi e stare con lui. Ma lei, terrorizzata, continuava a correre, esausta. Giunta presso il fiume Peneo, chiese al Padre di aiutarla. Avvenne il prodigio Dafne si trasform in una pianta di Alloro: un invincibile torpore invase il suo corpo; i capelli, le mani, le braccia rivolte verso il cielo, si trasformarono in rami ricchi di foglie; mentre il corpo sinuoso si ricopriva di sottile corteccia, i piedi diventavano robuste radici ed il volto svaniva tra le fronde dellalbero Il dio, quindi, proclam, a gran voce, che la pianta sarebbe stata a lui sacra e segno di gloria da porsi sul capo dei vincitori.

La leggenda della Stella di Natale In Messico, nella lontana

America, il Natale una grande occasione di festa. Tutti ne approfittano per sfoggiare vestiti nuovi, imbandire le tavole con cibi e bevande abbondanti e diversi dal solito, scambiarsi regali costosi e raffinati. Che poi quello che succede in gran parte del mondo. Ma anche a Citt del Messico ci sono persone che non possono permettersi di far festa neppure la vigilia di Natale. Una di queste, forse la pi povera di tutte, si chiamava Ines. Era una piccola e graziosa bambina indiana, grandi occhi neri nel visetto scuro, che vagava per il mercato a piedi nudi, guardando ogni cosa che cera sulle bancarelle. Tutte cose per lei proibite, ricca solo del suo sorriso con cui cercava di intenerire i venditori, che le regalavano sempre qualcosa. Tutto quello che riceveva lo metteva nella tasca del suo grembiule. Il contenuto di quella tasca era preziosissimo: quello era il cibo per i suoi fratellini e la mamma ammalata che aspettavano a casa. La sera della Vigilia di Natale, la tasca era colma pi del solito. Ines per non era del tutto felice, aveva un piccolo ma insistente, segreto cruccio. Ines desiderava portare un fiore a Ges Bambino come era tradizione a Citt del Messico. Cera un specie di gara a chi portava il fiore pi bello e lei immaginava che fosse il suo. Ma come faceva a procurarsi un fiore? Avrebbe voluto cogliere qualche fiore dai balconi pi ricchi, ma come faceva a portare un fiore rubato a Ges Bambino? La piccola vagava inquieta, alla ricerca di un fiore. Cautamente si inoltr in una stradina tortuosa piena di ruderi in cerca di un fiore, ma anche l non trov niente. Era tardi e la mamma stava certamente aspettando il suo ritorno. Gett un ultimo sguardo e vide in un angolo un ciuffo di piantine che avevano foglie verdi, lucide, disposte come i petali di un fiore. Raccolse alcuni rametti e form un piccolo mazzo. Mancava ancora qualcosa. La bambina si tolse la cosa pi preziosa che aveva: il nastro rosso che serviva a legare i capelli. Con il nastro fece una coccarda intorno alle foglie verdi. Ormai doveva tornare a casa; Ines pass davanti alla chiesa ed entr. Vide la statua di Ges

Bambino e gli disse: Te li lascio adesso, mi vergogno troppo a venire dopo con gli altri bambini. Un oh di meraviglia la fece trasalire, intorno a lei cera un gruppo di gente che fissava meravigliata il suo mazzo di fiori. Che bei fioridove li hai trovati? Non ho mai visto dei fiori cos belli.. Ines guard il suo mazzo di foglie e rimase senza parole. Le foglie erano diventate rosse, al centro le bacche avevano formato come un cuore doro. La bambina depose il suo prezioso mazzo di stelle rosso oro ai piedi della statua di Ges Bambino. Ora sapeva che Ges aveva gradito il suo dono e aveva trasformato delle semplici foglie nel fiore pi bello del Messico: La Stella di Natale. Da quel giorno le stelle di Natale in Messico sono chiamate " Flores de la Noce Buena ", fiori della Santa Notte. Nel 1825, Jol Poinsett, ambasciatore Americano in Messico, port negli Stati Uniti i semi delle stelle di Natale e le fece conoscere in tutto il mondo.

Mela

Venere, la Dea della luce, della bellezza e dell'amore, nacque in un'alba di primavera nel mare argentato di Cipro. Dallo Zefiro gentile la conchiglia ove giaceva la Dea era stata portata sulla riva. Qui, la valva opalescente si era dischiusa e ne era balzata fuori, meravigliosa di freschezza e di grazia la Dea. Mentre, avvolta da veli vaporosi, ella si avviava lungo la spiaggia, i fiori nascevano sotto i suoi piedi e accorrevano le Ore dalle ali di farfalla. Esse le asciugavano il corpo rorido, le posavano sul capo una scintillante corona d'oro e le cingevano le bianche braccia con monili preziosi. Giove intanto mandava dal Cielo un carro tirato da bianche colombe e in quel cocchio Venere apparve agli Dei riuniti sull'Olimpo ad attenderla. Un saluto trionfale accolse la nuova Dea e tutti la elessero, unanimi, regina di bellezza. Ma le altre due Dee, Giunone e Minerva, che fino allora avevano tenuto lo scettro della bellezza sull'Olimpo, sentirono una punta di invidia a quelle ovazioni entusiaste.E ne approfitt la livida Discordia per eccitare gli animi al rancore e gettare inosservata per terra un pomo di massiccio oro, dove era scritto "Alla pi bella". Giunone subito lo raccolse, Minerva glielo strapp di mano, Venere reclam per s la mela scintillante. Giove per mettere fine al litigio disse alle tre Dee: "Scendete tutte e tre sul monte Ida e chiedete il giudizio del principe Paride che sta guardando pascere i suoi armenti sulla prateria. Egli decider quale di voi sia la pi bella!".Le Dee obbedirono e,scese sulla montagna, dissero al bel principe pastore: "A chi di noi daresti tu il pomo destinato alla Dea pi bella?" Paride rimase a lungo stupito davanti a quelle sfolgoranti bellezze e veramente non sapeva neppure lui quale scegliere. Ma infine, mentre le divinit attendevano intrepide il suo giudizio,si accost a Venere e le diede il pomo,dicendo: "A te Venere,il pomo della bellezza". E cos da allora la Dea nata dalla schiuma candida

delle acque di Cipro rest incontrastata regina di grazia e di amore nell'Olimpo e il suo irresistibile sorriso assoggett il Cielo e la Terra.
Biancospino

Sono note le poetiche leggende fiorite intorno a Ges ricordiamo quella del biancospino: la Madonna in un giorno d'inverno, stende i pannolini di Ges nella siepe vicina alla casetta di Nazareth; la spalliera erbosa prima brulla, come per miracolo, si ricopre di fiorellini candidi e profumati: il biancospino.

La leggenda del salice Ges

saliva verso il Calvario, portando sulle spalle piagate la croce pesante. Sangue e sudore scendevano a rigare il volto santo coronato di spine. Vicino a Lui camminava la Madre, insieme ad altre pie donne. Gli uccellini, al passaggio della triste processione, si rifugiavano, impauriti, tra i rami degli alberi. Ad un tratto - Ges stramazz al suolo. Due soldatacci, armati di frusta, si precipitarono su di Lui, allontanando la Madre, che tentava di rialzarlo "Su, muoviti! E tu, donna, stttene da parte." Ges tent di rialzarsi, ma la croce troppo pesante glielo imped. Era caduto ai piedi di un salice ...Cerc inutilmente di aggrapparsi al tronco. Allora l'albero pietoso chin fino a terra i suoi rami lunghi e sottili perch potesse, afferrandosi ad essi, rialzarsi con minor fatica. Quando Ges riprese il faticoso cammino, l'albero rimase coi rami pendenti verso terra: perci fu chiamato Salice Piangente .

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