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IL LINGUAGGIO DEL CANE E COMUNICAZIONE CANE-PADRONE

I PROGENITORI DEL CANE: Charles Darwin riteneva che il cane discendesse da più di una specie di
canidi selvatici, come il lupo, lo sciacallo, il coyote. Konrad Lorenz propose una variante di questa ipotesi:
alcune razze discenderebbero dal lupo e altre dallo sciacallo. Tuttora non si sa con certezza quali sono i suoi
progenitori perché:
- pochissime differenze nell'anatomia
- nel patrimonio genetico
- nel comportamento
- inoltre si possono accoppiare tutte e 3 con il cane domestico dando prole fertile
• Differenze solo nella stagionalità del periodo riproduttivo che rende poco probabili in natura l'inci-
denza di incroci.
• Mancano prove conclusive, ma si è tuttora convinti che sia il lupo il principale antenato del cane,
soprattutto perché entrambi sono animali altamente sociali.
E' probabile che varie sottospecie di lupo, insieme ad altre di sciacallo abbiano dato origine ai vari ceppi di
cane domestico, e che il cane sia stato domesticato contemporaneamente, e in più occasioni, in varie parti
del mondo. Le diverse popolazioni umane avrebbero allevato selettivamente, per diverse finalità , questi pri-
mi cani domestici, determinando il differenziamento dei tipi, che in seguito hanno dato origine alle razze.

DOMESTICAZIONE DEL CANE: Le prime tracce di cani domestici possono essere fatte risalire a ben
12.000 anni fa. Sicuramente però 10.000 anni fa il cane era già in stretto rapporto con l'uomo.
• Cane = prima specie animale ad essere domesticata.
• Traccia più antica = tomba in Israele (12.000 anni fa) in cui un uomo tiene la mano appoggiata su un
cucciolo (sepolto con lui) in segno di affetto.
• Motivi: probabilmente cane e uomo, essendo entrambi predatori intelligenti con un vasto raggio d'a-
zione, erano dei competitori delle risorse ambientali, così si stabilirono rapporti molto stretti fin da-
gli albori della comparsa dell'uomo sulla terra; entrambi disponevano di sofisticati moduli comporta-
mentali. E ciò li portò a cooperare, infatti i cani:
• collaboravano nella caccia,
• nella guardia agli insediamenti umani,
• inoltre svolgevano la funzione di spazzini degli accampamenti,
e probabilmente costituivano anche una risorsa alimentare.

ORIGINE DELLE RAZZE: dalla preistoria ad oggi l'uomo ha plasmato il cane sia da un punto di vista
morfologico che comportamentale, tramite la riproduzione selettiva, secondo i suoi scopi, fini e capricci,
fino a giungere alle attuali razze (più di 400), che però sono il frutto degli ultimi 100 anni di lavoro dell'uo-
mo.
Importantissimo:
• fra una razza e un'altra esistono solo differenze quantitative, mai qualitative;
per capire a fondo ogni razza è indispensabile chiedersi sempre quale compito era chiamata a svolgere origi-
nariamente.

CARATTERISTICHE ETOLOGICHE EREDITATE DAL LUPO:


LUPO = animale altamente sociale (predatore di branco) ed errante, inoltre non è un carnivoro stretto (come
il gatto) ma piuttosto un onnivoro. (morfologia del cranio sporgente, mascelle allungate, più adatte a morde-
re che a stritolare; scheletro con zampe lunghe, che conferiscono resistenza durante gli inseguimenti, per
questo è un ottimo corridore).
TECNICHE DI CACCIA DEL LUPO: Caccia di branco, con ruoli definiti e stretta collaborazione fra i mem-
bri del gruppo. Inseguimenti della preda molto lunghi e pazienti che implicano molta resistenza fisica. Da qui
la necessità etologica del cane di svolgere molta attività fisica insieme al padrone.

VITA IN CONTINUA COOPERAZIONE REGOLATA DA RIGIDI SCHEMI GERARCHICI: Poiché il


cane è un animale sociale ma anche altamente aggressivo, come lo è l'uomo: così ha elaborato e incanalato
l'aggressività negli schemi della DOMINANZA e della SOTTOMISSIONE (ritualizzazione dell'aggressività).

RUOLO DEL CAPOBRANCO:


• ha la responsabilità del branco, prende l'iniziativa, dà sicurezza
• decide quando spostarsi per pattugliare un territorio,
• " quando iniziare una battuta di caccia,
" quando difendere un territorio da intrusi.

Non è vero che il capobranco è il più aggressivo, spesso è invece l'individuo più intelligente ed equili-
brato.
• Anche gli altri membri del branco hanno ruoli importanti e si ripartiscono i compiti, cooperando attiva-
mente nell'interesse di tutto il gruppo.

L'UOMO ASSUME IL RUOLO DI CAPOBRANCO all'interno della famiglia umana che si sostituisce al
branco. Quindi:
• Tanto più il padrone conosce il linguaggio sociale del cane, tanto più comunica correttamente con esso,
tanto più il cane riconoscerà la sua leadership e aderirà volentieri alle sue richieste.
• Se la comunicazione cane-padrone è efficace ed è il padrone a prendere l'iniziativa nelle varie attività,
in genere il cane è molto più tranquillo e controllabile

Infatti quando il padrone non si comporta da guida autorevole (cioè non prende l'iniziativa) e non comunica in
modo chiaro e coerente, inevitabilmente si scatenano nel cane meccanismi ansiosi, da cui traggono origine i
problemi comportamentali più diffusi, come l'agitazione, l'eccitazione, l'iperattività, la distruttività, le vocaliz-
zazioni insistenti, ma anche l'insubordinazione e alcune forme di aggressività.

COMUNICAZIONE DEL CANE:


• Olfattiva = per le grandi distanze, importantissima (sviluppatissimo l'olfatto)
• Acustica = meno importante e non dettagliata
• Visiva = molto importanza per le brevi distanze
Posture del corpo, della coda e della testa (orecchie, sguardo, bocca) = muscoli facciali molto sviluppati.

IMPORTANZA DELLO SGUARDO: Il capobranco guarda poco, gli altri lo osservano continuamente per
ricevere indicazioni
Con lo sguardo si può modificare il comportamento del cane (usarlo poco e solo per premio)
Sguardo fisso significa sfida, ma non sempre, talvolta significa anche concentrazione.
Distogliere lo sguardo è un ottima difesa per non farsi attaccare dal cane, ma anche per rendere più tranquillo
un cane pauroso e insicuro.
IMPORTANZA DEI SEGNALI COERENTI: Il cane si aspetta 2 cose dal capobranco:
• che prenda l'INIZIATIVA ,
• che abbia la PRECEDENZA.
Per questo il padrone dovrebbe:
• mangiare prima,
• passare per primo,
• decidere quando iniziare e smettere qualsiasi genere di attività (compreso il gioco),
• gestire lo spazio comune.
Attenzione: non è con la durezza e la violenza che si dimostra di essere dei buoni capobranco, bensì dimo-
strando di essere efficienti e astuti leader!

RITUALI DI PACIFICAZIONE: La maggior parte sono tratti dal repertorio dei comportamenti infantili, con
cui l'adulto vuol comunicare al rivale (o all'uomo) la sua inoffensività.
Esempi:
• muovere in fuori la zampa posteriore, mostrare il
ventre,
• agitare in aria una zampa anteriore (anche quando
viene morso al muso da un conspecifico),
• leccare la faccia, leccare a vuoto.

IMPORTANZA DELLA PERMANENZA DEL CUC-


CIOLO CON LA MADRE E I FRATELLINI: Per alme-
no le prime 7-8 settimane. Infatti:
• dalla madre: i cuccioli imparano a stabilire un cor-
retto rapporto gerarchico con i loro simili ed anche
con l'uomo;
• dai fratellini: imparano a riconoscere i segnali e-
messi dai conspecifici (cioè la comunicazione so-
ciale).

ANCHE DA ADULTI i cani devono frequentare spesso i
loro simili anche se vivono già con un altro cane. MALIN-
TESI E FRAINTENDIMENTI: Segnali che possono es-
sere fraintesi, es. sorriso, cani più sensibili ai segnali (di
solito ciò avviene quando il cane non è stato ben socializ-
zato da cucciolo). Anche altri segnali possono essere frain-
tesi, come ad esempio l'abbraccio, passandogli il braccio
intorno al collo, che può essere interpretato come una sfi-
da, oppure l'allungare il braccio per carezzargli la testa,
che può essere inteso come una minaccia.

CONCLUSIONI: E' indispensabile conoscere le origini del cane, il suo linguaggio, le sue caratteristiche etolo-
giche e i suoi meccanismi di apprendimento per poter stabilire con lui una relazione corretta e proficua. E' as-
solutamente controproducente attribuirgli qualità, meriti e connotati umani, pretendere che segua la nostra lo-
gica e il nostro modo di analizzare e interpretare la realtà. I suoi organi di senso sono profondamente diversi
dai nostri, quindi l'immagine del mondo che lui percepisce con i suoi occhi, le sue orecchie, il suo naso è estre-
mamente diversa da quella che noi avvertiamo con i nostri rispettivi sensi. Antropomorfizzandolo si rischia
solo di impedirgli di manifestare tutte le sue reali doti di animale curioso, attento, intraprendente e collaborati-
vo. Non si discute sul fatto che sia o non sia intelligente, poiché sicuramente lo è. Ma bisogna aver chiaro pe-
rò, che possiede una forma di intelligenza diversa dalla nostra, non per questo meno apprezzabile e affascinan-
te.
Qualcuno ha detto che il cane altro non è che un lupo travestito, io dico che noi dovremmo sforzarci di metter-
ci più spesso nei suoi panni per cercare di capire cosa prova e di cosa ha davvero bisogno.