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MEMORIE SPETTANTI

A D
ALCUNI UOMINI ILLUSTRI DIGATTARO
P E L PADRE
FRANCESCO MARIA APPENDINI
DELLE SCUOLE PIE.
R A G U S A
18 i i.
PRESSO ANTONIO MARTECHINI
KELLA STJMPERIJ PRIVI
flic manus, ob patriam pugnando vulnera passi,
Quique Sacerdotes casti, dum vita manebat,
Quique pii vates, & Ph&bodigna loculi,
Inventas aut qui vitam excoZuereper artes,
Quique sui memores alios fecere merendo,
Omnibus his nivea cinguntur tempora vinai
Virg. iEneid. lib. 6.
3
AL CHIARISSIMO SGNO.
D. ANDREA CICCARELLI
FRANCES CO MARI A AP P E ND Nl
DELLE S CUOLE PI E.
V
I? ra quei letterati, che imprendono a scrivere
X i
di cose erudite, niuno, a mio credere, pu me-
glio conciliarsi la stima de' suoi contemporanei-
y
ed aspirare con maggior diritto alla gratitudine ,
e riconoscenza dei posteri, quanto coloro, che
raccolgono, e danno in luce le memrie biogra-
fichedi quei personaggi, che hanno colle loro
virt, e coi loro talenti contribuito a nobilitare
il proprio paese. Prova 1'uomo un piacere, che
ha, dir cos, dell'incantesimo, allorch per via
di documenti autentici egli certo, che il regno
?
o la provincia, ove nacque, non solamente non
ha da arrossirsi in faccia degli altri regni, e pro-
vincie, ma che pu anzi, se non superarli, venir
con loro francamente, e reggere al paragone;
Tutti i paesi, sotto un certo aspetto, sono fri
loro eguali ali'occhio dell'osservatore . V uomo,
che pur nasce quasi sotto ogni clima, il solo,
che possa dare una maggior celebrit ad tiri luo-
go piuttosto, che ad un altro. Ma se le belleim-
prese de'grandi uomini secondo il costume dlie
cose umane vengano meno, e si perdan di vista
l dove furono oprate, perchniuno si presepen-
siero di serbarne la memoria col tramandarlaal-
le generazioni, che vennero dopo, una citt, per
esempio, la pi rinomata, e celebre per il nobi-
a
a le,
e, e generoso carattere de*suoi abitanti non di-
venta essa simile a quella, dove gli uomini altro
non abbiano fatto, se non vegetare? Se i viaggia-
tori, che da remote spiaggie approdano dove sor-
sero le illustri citt della Grecia, e delle sue an-
tiche Colonie mossi dalla vaghezza di vedervi de-
gli avanzi di antichit ancora superstiti non sa-
pessero dai Geografi, dagli Storici, e massime dai
Biografi quali uomini un giorno producessero
quelle contrade, cosa eglino ne direbbero argo-
mentando da chi le abita al presente? Calchereb-
bero con tanto rispetto , ed ammirazione quel
snolo fortunato, in cui vennero al mondo, e fio-
rirono tanti sommi, ed immortali ingegni?
Guai meraviglia pertanto , che appresso gli
Ebrei , il pi saggio, ed illuminato popolo delP
antichit seguito poscia in ci da tutte le altre
colte nazioni fosse costante la massima di ricol-
mare di degne lodi i trapassati, e particolarmen-
te i proprj maggiori, se vissuti fossero gloriosi
nella loro generazione,; d'interrogare sempre i
pi vecchi con farsi da essi narrare le azioni le
pi rimarchevoli 5e, perch quindi pi durevole
se ne conservasse la rimembranza, ed al di fuo-
ri eziandio si diffondesse, di passare dalla viva
voce allo scritto col tessere dapprincipio dei pa-
negirici in lode dei grandi uomini, e finalmente
delle lunghe, e ben ordinate vite? ;
Dopo di ci voi vedete, o Signore, qual dirit-
to siate per acquistarvi sulla pubblica estimazione
dando alle stampe le notizie biografiche degli uo-
mini illustri di cotesta provincia. Nel mentrecch
voi risvegliente T emulazione negli animi de
1
vo-
stri -nazionali per tener dietro alle pedate glorio-
se de'loro antenati, ispirerete nel tempo medesi-
mo
5
nio della stima, e della venerazione agli stranie*
ri per le popolazioni della Dalmazia, le di cui
glorie da gran tempo potevano, e dovevano esse-
re sottratte ali'oscurit, ed ali'obblivione. Unso-
lo nomo veramente grande sj^esso bast onde il-
lustrare una intiera nazione, non che la citt, e
la famiglia, da cui discese. Pi di un uomo di
prima sfera e nella politica, e nella letteratura
hanno prodottocoteste vostrecontrade. Tali sono
fraglialtri , che fiorirono dopo larinascenza delle
lettere, un Pietro Berislavo, un Giovanni Stati-
lio, un Antonio Veranzio, un Marco de Domi-
iiis, un Francesco Patrizio, un Coriolano Cippi-
co, ed un Giovanni Lucio. Maquesti nomigran-
di, e rispettabili si sanno da ben pochi, ed i
tratti pi significanti della loro vita sono appena
cogniti ai letterati di professione, ed a qualche
erudito amatore delle istorie di que
?
tempi.
Queste considerazioni mi fanno naturalmente
nascere un progetto, che non dovrebbe riuscirvi
disagradevole. Fin d'allora, che io scriveva sulle
antichit, sulla storia, e sulla letteratura de' Ra-
gusei, mi era dato a raccorre anche tutto ci,
xche il caso in leggendo mi presentava diragguar-
devole relativamente a tutta la Dalmazia. Fra le
altre notizie, in breve mi vennefatto di vedermi
fornito di un non piccolo, ma per indigestoca-
pitale di memorie biografiche. Mi lusingava, che
le avrei potuto accrescere, ed ordinare in un
viaggio, che meditava di fare prima per Gattaro,
e quindi per coteste contrade attrattovi anchedal
desiderio ardentissimo di vedere le superbe anti-
chit di Spalatro, equelle dialtri luoghi dellaDal-
mazia. l i circostanze si sono sempre mostrate
contrarie a questo mio disegno. Intanto il Sig.C
a $ Gre-
6
Gregorio Stratco per mezzo d un mio erudito
amico mi avea fatto sperare quelle notizie, che
egli avea raccolto intorno agli uomini illustri di
Zara, edelvastoterritorio. Ma,prima, checom-
piuti fossero i miei voti, la morte rap queir uo-
mo, che per i suoi talenti, per le sue virt, e
per la sua profonda dottrina legale merita un di-
stinto luogo fra gli uomini insigni diquella citt.
Contemporaneamente mi era purerivolto alChia-
rissimo Sig. Dottore D. Marco Jvanovich Mora
Canonico di Cattare, il quale ad una moltiplice,
e scelta erudiziene accoppiando una pari urba-.
nit, e gentilezza mi mise tosto a giorno di ci,
che era a sua contezza intorno ai letterati del
suo paese. Ma io non fui pi a tempo di unire
le comunicatemi notizie con ci, che.aveva rac-
colto, e d'inserirle con quelle de'Ragusei, come
aveva fatto di alcune, cheappartenevano allaDal-
mazia rispetto a quelli nomini solamente, i qua-
li applicati si erano alla letteratura Illirica(Noti--
zie sulla letteratura deiRagusei Torti*,z. pag*249,) .
Voi gi comprendete quale sia il disegno, che,
ravvolgo in mente, Penso di prevalermi dell'op^
portunit, che mi offre la stampa della vostra
raccolta, e di unirvi le memorie biografiche ri-
sguardanti gli uomini illustri diGattar, e ditut-
to il suo distretto. Chi sa se mai pi si dar s
bella occasione eli farlo, D*altronde la provincia
delle Bocche di Cattaro, come ora si chiama,ap-
partenendo in oggi alla Dalmazia, ed ali*Illirico,
siccome anticamente, io non vengo con ci a
pregiudicare punto al vostro libro,
E' vero, che non sono a cognizione mia tutti
gli uomini ragguardevoli, che ha prodotto quella
illustre citt, e che le notizie , che vi esporr,
sono
7
sono la maggior parte scarse, ed imperfette. Ma
come rimediare ad un siffatto inconveniente? Vo-
lendo fare, per quanto possibile, una perfetta
raccolta di notizie biografiche, per qualche tem-
po conviene ritrovarsi in sulla faccia del luogo,
e non aver temenza di giungere sino alla impor-
tunit col ricercare, col chiedere, ecol ridoman-
dare. Dopo di ci sarebbe anche mestieri di rag-
girarsi fra copiosissime biblioteche, ed avere de-
gli estesi carteggi con chi pu dare degli oppor-
tuni schiarimenti. Ci non ostante le cognizioni
le pi piccole non sono mai prive in questo ge-
nere della loro grande utilit, e voi ben lo sape-
te, che coli'aver raccolto qua, e l delle notizie,
che distaccate, e volanti parevano di niun valo-
re , con esse ci faceste tuttavia conoscere , dopo
averle giudiziosamente riunite, e connesse insie-
me, i bei pregi della isola della Brazza , vostra
patria, siccome ora colla presente raccolta ridate
la .vita a tanti personaggi, che grandemente ono-
rano la Dalmazia. Con tale persuasione ecco,che
mi accingo a farvi partecipe di quel poco, che
io so intorno agli uomini illustri diCattaro, per-
suaso, che in un semplice catalogo di nomi non
andrete in traccia ne di quelle riflessioni, cheso-
no r anima, dir cos, delle vite, e degli ek>gj,
ne di quella purezza, e fluidit di stile, che rav-
viva, ed abbellisce cotali opere.
Meliciacca,oMilaziateadunque, chealtrichiama-
ronoMelilacca,eMalliciate, il pi anticolettera-*
to, che vantiGattaro. Sedauncantopu dubitar-
si, che egli fosse realmente di questa citt, men-
tre alcuni lo fanno nativo della Rascia 5 da1Pal-
tro ogni ragione vuole, che i Canarini lo consi-
derino come loro concittadino , si perch nel
<*4 1526,
$ in qualit di Vescovo reggeva la loroChie-
sa (Colati in Hist. Eccles. Ragus.pag.qq.4.) , san-
cora perche in Gattaro compose il catalogo delle
Chiese, e de'Vescovi, il quale conservavasi nella
biblioteca Vaticana in due codicisegnati conque-
sti numeri i$z6, e 2988, e cos intitolato: No-
titia Ecclesiarum, & EpiscoporumUrbis, & Orbis
ab EpiscopoCatharensiExposita. Emanuele Schel-
strate inser questo catalogo nei Tomo 2. delle
sue Antichit Ecclesiastiche, e prova essere stato
scritto da Milaziate a tempi di Giovanni XXII,
1
fapud Colet. loco cit.J.
Marino, e Niccolo da Cattaro sono i pi an-
tichi, di cui si faccia menzione dopo il Milazia-
te nelle vecchie Cronache di Cattaro. Di Marino
si ignora il Casato. E' per certo, che fu Reli-
gioso Francescano, e uomo di singolare piet, e
dottrina. Enea Silvio Piccolomini , di cui niuno
in que'tempi meglio conosceva gli uomini, e la
storia della Dalmazia, e di tutto 1*Illirico, come
appare dagli aurei suoi commentarj, creato Papa
coi nome di Pio II. diede a Marino la pi ar-
dua, e scabrosa di tutte le incombenze. Percioc-
ch in qualit di suo Legato nel 1472,. lo sped
al Re di Persia per trattare di affari concernenti
la Religione Cattolica, e per indurre quel Mo-
narca a collegarsi coi Principi Cristiani, onde
poter pi facilmente arrestare le conquiste del
(jfransignore de'Turchi, che dalle sponde dell'A-
cfriatico gi minacciava d'invadere l'istessa Ita-
lia. La legazione di Marino sort, come cel'atte-
ntano le istorie civili, ed ecclesiastiche di quel
lempo, un ottimpeffetto(Raynaldmadan.iqr/z*}'
Ma egli perdette per la vita per mano dei Bar-
bari in quel lungo, e difficilissimo viaggio, ed ia
con-
9
contestazione della fede Cattolica ] avendo coro-
nato col martirio le sue bellefatiche. Perci pres-
so i suoi azionali acquistossi il titolo di Beato .
Forse dagli eruditi Gattarini potrebbero
?
ci, che
si dovrebbe tentare, dissotterrarsi delle altre noti-
zie su questo rinomato personaggio (a).
Niccolo era della famiglia cognominata Mac-
chinese. Sebbene colle particolarita della sua vita
ci siano ignoti anche i primi suoi studi>sappia-
mo non ostante, che fu maestro in Divinit, e
che primeggiava fra i suoi contemporanei e per
Ja dottrina, e per la sua destrezza nel maneggio
dei grandi affari. Nel iq.6z. mentre come Vesco-
vo stava al governo della Chiesa di Modrntz, e
di Corbavia nella Croazia ricevette nel Decem-
bre di quell'anno colla cjata di Tivoli una lette^
i-a di Pio IL, colla quale il Pontefice lo invitava
apor-
(a)
%
A tempi di Marino governava la Chiesa di Cau
taro cpme VescovoPietro de BrutisVicentino, uno
dei pi dotti uomini di quella et. Fra i monu-
menti del suo ingegno celebre Vopera, che ha
per titolo: Petri Brqti Episcopi Catharensis ad
yiros Nobiles Vicentinos de omni genere virt-
lis benemeritos Vigoria contra Judaeos . Fu
stampata nel 1489. in Vicenza pressoSimonePa-*
piense. L'Orlando, il Beughemio, ed il Mainai*
rio ne lodano Vedizione come assai rara
r
*ed ap-
prezzabilissima , e Adriano Fino, il Possevino, il
Simlero, il Fabrizio, il Colomesio, e Maibil*
lon esaltano la dottrina profonda, e la somma
eleganza, con cui scritto questo libro. Fra i
varj Vescovistranieri, che ebbela citt di Cat-
tar0, parecchifurono uomini di grande ingegno,
e di molta letteratura.
10
a portarsi da Steffano ultiino Re di Bossina per
alcuni gravi negozj spettanti alla Religione Cat-
tolica, e per arrestare, se fosse stato possibile,
l'ultimo colpo, che i Turchi preparavano a quel
Regno. Nulla di pi adattato di questa lettera di
Pio II. per attestarci la profonda dottrina, l' esi-
mia probit, e la grande prudenza diNiccolo. 11
Pontefice si esprimeva in essa cos : Cum itaque
in prcssentiarum opus sit pr quibusdam arduis ne-
gotiis fidem Catholicam concementibus, nosaliquem
prudentem, fr fidum, atque expertum virum ad re-
gnum Bosnce, qui ibidem negotia ipsa diligenter, &
accurate traSare , & ad debitum finem reducere
sciat, & valeat, destinare; tuque, de cujus singu-
lari prudentia, &eximia probitate, rerumqueexpe-
rientia apud nos fide digna testimonia fatta sunt,
ut ad hujusmodi negotia tramanda, ? peragen-
da aptissimus, nobis fueris propositusj nos con-
fidentes &c. ( apud Farlat, Tom. 4. pag, 108. ) .
Part realmente Niccolo in qualit di Legato
Pontificio per la Bossina; ma la sua missione,
seppure non 1*acceler , non valse a rattene-
re la caduta di (Juel Regno ( Farlat. Tom. 4.
pag. 74.^. Mor Niccolo in Roma senzacch se
ne sappia ne il d , ne l ' anno. Fu sepolto nella
Chiesa di S. Maria del popolo, e sull'urna sepol-
crale leggonsi i tre seguenti distici , argomento
certissimo dei meriti di questo grande uomo ;
Deo Opt. Max.
Quem nullum latnit studium, vis nulla loquendi,
Urna tegii celebremquantula Nicoleum.
Hic meruit post te certas, Hieronyme, laudes,
Alter honos, & spes, Illyris. ora, Ubi
Occidit, an vivit Pr&sul,Tarca improba? Fivit.
Sforitimet ut rapiat, parva Modrussa, decus.
Eh-
II
Ebbe ristessa Chiesa di Modrutz, e di Segna
quasi due secoli dopo un altro illustre Canarina
per suo Vescovo, cio Giacinto Demitri, che a-
vendo abbracciato l
7
ordine di S.Domenico si re-;
se celebre non meno per lo splendore delle sue
virt, che per la profondit della sua dottrina .
L'eloquenza del pergamo gli apr un vasto cam-
po. Dando egli le Missioni in varie citt, e luo-
ghi dell' Ungheria fecesi un nome tale, che la
Corte di Austria in benemerenza nominoli Ve-
scovo di Modrutz. nella Croazia. Innocenzo XI.
lo confermo nel 1681. con molta soddisfazione."
Giacinto morii nel 1689, n si sa in mano di chi
siano passati gli eloquenti suoi scritti.
Ma se degli uomini del 1400. abbiamo scarse
le memorie, pi copiose sono quelle del 1^00.
Incomincieremo da alcuni uomini della cospicua
famiglia Bisanti.
Trifone Bisanti da Arciprete del Capitolo di
Cattaro fu fattoVescovo dell*istessacitt daLeone
X. nel 1513, mentre appunto si ritrovava inRo-
ma. Assist quivi in quell'anno istesso alla IX.
Sessione del Concilio Lateranense III., siccome
pure si ritrov poi alla SessioneXII
V
che si ten-
ne nel 1517. Concorrevano abbondevolmente in
questo personaggio tutte quelle doti, equalit, di
cui fornito esser dee un vero Prelato. Il Coleti
(op, cit.pag. 480J descrive esattamente il saggio
governo di questo Vescovo. Io miristringo a di-
re, che Trifone era un uomo di molte lettere, e
di esquisita coltura , in una parola allevato alla
scuola di que'nostri ItalianiCinquecentisti, i qua-
li colla voce, e cogli scritti fecero prosperare i
buonistudj, l'amenit, e 1'eleganzain queiristes-
si paesij dove parea impossibile, che potessero
alii-
li
allignare. Il celebre Cardinale Domenico Grima-
ni era il gran Mecenate di Trifone, e ci appa-
risce da alcune belle, ed eleganti Epistole latine
di questo ultimo scritte per informare quel Por-
porato sulle vicende della guerra, che allora il
Turco faceva ai Cristiani. Il Coleti ne riporta
qualche squarcio. Il Bisanti nel 1532. rinunzi
volontariamente il Vescovato per menar vita in-
tieramente privata in seno agli studj, ed allaquie-
te. Visse ancora altri otto anni, essendo morto
nel 1540.
, Fioriva a tempo di Trifone Niccolo de Pelle-
grina nativo anche egli di Cattaro, e parente dei
Bisanti. Preso l'abito dei Monaci Celestini si
acquist grande riputazione per la sua maschia
probit, je pel suo profondo sapere. Viaggi l ' I -
talia , e fu caro anche esso al Cardinale Grima-
ni . Il gran conto, e stima, che Trifone faceva
di lui, una sicura prova del suo distinto me-
rito .
Luca Bisanti successe a Trifone suo zio nel!'
istesso Vescovato di Cattaro, avendo Trifone ot-
tenuto da Clemente VII. con ispeciale concessio-
ne di farselo coadiutore con diritto di successio-
ne. Non avea ancora Luca, che 2 anno, quan-
do gi era Vescovo Eletto. ~Ciascuno pu quindi
arguire di quali talenti, ed abilit doveva egli es-
sere fornito sotto la scorta di un s valente mae-
stro quale e*a il suo zi o. Parte in compagnia di
Trifone, parte da per se solo per ben quaranta,
e pi anni fu alla testa degli affari della Chiesa
di Cattaro, che amministr con somma pruden-
za, e zelo. Fu ancora Luca dotato di una quasi
incredibile fermezza, e costanza di animo, come
celo dimostra il sopraccitato Goleti da varie cir-
co-
costanze della sua vita. Ma questa ammirabile
presenza di spirito la fece soprattutto risplende-
re nel.1^38. allora quando Gariadeno Enobardo
Ammiraglio della flotta Turca, dopo aver viriti,
e discacciati gli Spagnuoli, e ripreso loro Castel-
nuovo , andossene baldanzoso a porre Vassedio
alla stessa citt di Gattaro. Giovanni Bembo, che
era il Governatore della citt, gi disperava della
difesaj il popolo ammutinato, e confuso trepida-
va in faccia ali*imminente rischio di essere sen-
za piet trucidato, e le truppe erano in sul pun-
to di smarrirsi totalmente d'animo, vedendo i
progressi dell*inimico. In tali strettezze di cose
comparve pubblicamente Luca con una grandez-
za di animo eguale al durofrangente. Tutto can-
gi di aspetto dopocch il venerabilePrelato riac-
cese alla difesa lo spirito abbattutto del Coman-
dante, delle truppe, e dellamoltitudine. Percioc-
ch risvegli in ognuno tale entusiasmo, ed atti-
vit , che il barbaro aggressore vedendosi con
istraordin,ar3, ed improvvisi mezzi di difesa, e
resistenza investito da ogni parte, risolvette, do-
po aver fatto delle non leggiere perdite in uomi-
ni , di abbandonare con ignominia, e scornoY
incominciata intrapresa. Del resto nel 1562. Lu-
ca intervenne al Concilio di Trento , dove fece
spiccare una giudiziosa severit per la difesa dell*
ecclesiastica disciplina. Non da tacersi, che il
Bisanti ebbe la sorte di assistere alle esequie del-
la Beata Osanna da Gattaro, di cui in que'gior-
ni un Anonimo Cattarino scrisse, e pubblic la
vita. Non saprei, se Luca,il quale nel 1565. ri-
nunzi il suoVescovato, abbia lasciato degliscrit-
ti inediti dopomorte. Dal'Cokti riportataqual-
che sua Enciclica.
Paulo
14
Paulo Bisanti fu fratello di Luca, suo succes-
sore nel Vescovato istesso dj Cattaro, ed eguale
a Ini, ed al zio Trifone nella coltura, nella dot-
trina, e nella probit. Dopo aver egli retta per
i i . anni la Chiesa di Cattaro, cio dal 156?. sino
al 1576. pass in Udine, dove gli fu dato 1*inca-
rico di fare da Vescovo Suffraganeo, e Vicario
Generale del Patriarca di AquiJeja. Fra le belle
imprese fatte da Paulo mentre era Vescovo della
sua patria , e che possono leggersi appresso ilCo-
leti , non deggionopassarsi sotto silenziogli esem-
pj di paterna piet mostrata in occasione della
guerra di Ci pro, allora quando il Turco con una
flotta di 300. vele pi volte tent di espugnare
Cattaro. Io parler per bocca del P. Girolamo
Bigarella Domenicano, che iece l'orazione fune-
bre in morte di Paulo (Typis edita Venti, apud,
Fratres Guerrei 16$7.). Sed nec eximium illud,
egli dice, paternoepietatismonimentum silentioevol-
vere libet. Nempe cum tercentum triremibusimplot.
Turcarum Classis terra, marique Catharnm obside-
ret, ac sic per Catharensium strages, atquecadave*
ra, viam sibi adFenetoeReip., imo veroadChristia-
nce fidei eversiojiem pararet , quodferro, fr armis
venerandus hic Pastorad commissi sibi gregis auxi-
lium non poterat, id quotidianisjejuniis, sacrifi-
ciis
?
& orationibusprestare aggressus, assiduisad?
hortationibus remissos, ac propedejectostotiuspopu-
i, y militum animos erigere, consolari, &rconfir-
mare indefessenitebatur. Quapropterprcecipuosdu-
ces ad familiaria multoties convocabatcolloquia,ad
teneros quandoquecomplexus, &paterna osculaper-
quam benigneadmittebat, eorumquearma, vexillct,
& bellica quoque instrumenta divince benedizioni^
gratia sanctificabat, Ita sane, ut gloriose?illiuspar-
tee
tee victoicB palma, eximice ne tanti Proesulis pe~
tati, an invictee militum vinati jure merito ad-
scribenda foret , haud facile videre posses. Chi
poi volesse formarsi un' adequata idea di que-
sto grande Prelato, il quale nell'esercizio del suo
Episcopale ministero con somma soddisfazione
del Veneto Senato, e della Corte d'Austria fece,
per l'estesissima Diocesi di Aquileja cangiare di
aspetto la religione coli'avere egli introdotto qua!
altro S. Carlo Borromeo in quella di Milano, le
sacre ordinazioni del Concilio di Trento, legga
ci, che ne dice il P. Bernardo de Rubeis (in-
Monum.Eceles.Aquile}.), e specialmente Girola-
mo Bigarella nella gi citata orazione. Mor Pau-
\o nel 1587. in et di 55 anni. Esistono in Udi-
ne presso i suoi Eredi varj di lui scritti, lamag-
gior parte de'quali credo essere sul dritto, nel
che egli valeva moltissimo, avendolo studiato a
Padova, dove si addottor in ambe le leggi.
Varj altri insigni soggetti appartenenti a que-
sta antica famiglia si distinsero nellearmi, e nel-
le lettere. Fra i primi si merita distinta ricor-
danza Marino Bisanti celebratissimo Capitano .
Presa di mira Cattaro dalla possente flotta de'
Genovesi, che nel secolo XIV. scorreva l'Adria-
tico, Marino alla testa de'suoi bravi patrioti in
distanza di quattro miglia dalla citt ne invest
un ben numeroso distaccamento con tanto co-
raggio, e valore, che pienamente lo sconfisse, e
sbaragli,avendogliprese le bandiere, efatto ric-
co bottino. Non meno celebrenei patrii anna-
li un'altra azione di Marino. Entrata laflotta
sottile de'Veneziani nel Drino, ossia Bojana ri-
nomatissimofiumedell'Albania, o Macedoniacoli*
idea d'impossessarsi coirarmi, e colla forza del-
la' '
r6 ^
la citt di Scuttari, chiusa dall'inimico la bocca
del fiume, si vide tolta all'improvviso ogni spe-
ranza al proprio scampo. Si proponedall'Animi-
Taglio Veneto un pubblico premio a chi avr il
coraggio di far sloggiare il nemico dalla foce del
fiume., Mentre tutti tacciono, e si riguardano ,
Marino monta la galera Canarina , di cui era so-
pracomite, assalisce i legni, che bloccano Vim-
boccatura della Bojana, li vince, e disperde, si
ferma dove era il nemico, e libera cos dall'evi-
dente pericolo, a cui sconsigliatamente era anda-
ta incontro, la flotta Veneziana. Ricusa Marino
Voffertogli premio contento unicamente d'aver
sostenuto il decoro, e la salvezza della sua pa-
t ri a. A questi segnalati meriti ne aggiunse un al-
tro il Bisanti, allorch scoppi in Budua una ter-
libile ribellione. Spedito egli da Cattaro in no-
me della citt con numerose truppe appena giun-
to presso Budua scopr tosto tutta la congiura,
ed, assicurato fra ceppi il traditore, liber quel-
la citt dal grave pericolo, fra cui trovavasi i n-
volta.
Oltre il Bigarella, presso il quale possonsi leg-
gere questi fatti , vi anche il Mauro Orbini,
che (Regno degli Slavi pag. $oS,J ci fa menzione
di un altro Bisanti per nome Girolamo anche
esso famoso nella tattica navale . Ultimamente,
egli di ce, f immortale il suo nome, e quello del-
la sua patria Girolamo Bisanti, il quale essendoSo-
vracomita della galea Canarina, e, trovandosi con
altri Cristiani nella giornata (presso le isole Cur-
zolari ) , che fu fatta con li Turchi nel 1371. di
maniera men bene, e valentemente le mani con
tutti i suoi, che essendo assaliti pi, che da quat-
tro galee Turchesche, Vinimico mai per nonsi pot
im-
7
hnptronire della galea fin che uno si trota vivo
d
}
'Canarini. I quali avendofatto gran stragede'
nemici, che sette, o otto di questi avevano accqm-
fagnato un Canarino a morte, caderono tutti non
senza loroperpetua gloria, e della citt diCattaro .
Niccolo Bisanti, che mor sullo scader del 1500,
non fu inferiore a questi nel mestiere dell' armi .
La sua bravura lo port al grado di Colonnello
nel Reggimento dei Candiotti. Mor in Venezia
al suo ritorno dal Levante, e nella Chiesa di S.
Zaccheria vedesi la sua onorevole urna sepolcra-
le. L' Orbini ci nomina un altro Bisanti di nome
Giorgio pure espertissimo Capitano.
Fra i secondi, cio fra gli uomini di lettere
tiene il primo luogo Trifone Bisanti, di cui cos
ci parla il pi volte citato Girolamo Bigarella:
Etenim quibus interim laudibus efferam docbissi-
mum illum Tryphonem Byzantium tam legum ,
quam Philosophice , ac Theologice excellentissimum
doctorem, qui & Bononiensl, & in Perlisina Ac-
cademia Grcecas, Latinasque litteras tam copiose,
lamfeliciter pubbliceprofessusest. Nelle storie della
Universit di Bologna, e di Perugia, delle quali
in Ragusa si manca, deve trovarsi fatta menzio-
ne di questo grande letterato. Io suppongo essere
questi queiristesso Bisanti , che dicesi essere stato
Bibliotecario del Duca di Modena, e del quale
Pierio Valeriano in una sua opera (de Infelicit.
Litterat.J fa solenne elogio. Ad un altro della fa-
miglia Bisanti dovuta !a compilazione in varj
volumi manoscritti del Repertorio di tutti gli atti
del Forodi Cattar0. Finalmente in questi ultimi
tempi si acquist nella letteratura una ben fonda-
ta riputazione Gregorio Bisanti. Fece i suoi stu-
dj in Padova, ed apprese a scrivere con molta
b eie-
iS
eleganza, e fluidit in verso, ed in prosa. Do-
vendo a nome della Repubblica Veneta il famo-
so Consultore Uvrachien, di cui diremo in ap-
presso, dare una risposta di grande importanza
al Papa Benedetto XIV., impegn Gregorio afar-
J*, quasi avesse voluto vedere con ci qual pror
fitto avesse ricavato dagli studj, deiquali appunta
in quei giorni avea terminata la carriera. Grego-
TO si disimpegn con tanto onore, e soddisfazio-
ne della Repubblica, che il Pontefice essendo sta
to informato dell'autore della Scrittura, gli offr
51Vescovato di Gattaro, che allora vacava. Ma
il dotto giovine aderendo al consiglio , che gli
suggeriva la sua rara modestia, lo ricus non
ostante, che gi avesse stabilito di viver celibe,
e di portare le semplici divise da Ecclesiastico.
Lasci alla sua morte avvenuta pochi anni sono
molte stimate composizioni latine in verso, ed in
prosache ritrovansi presso gli Eredi.
Vincenzo, e Domenico da Gattaro furono am-
bedue dell'illustre famiglia Buchia ultimamente
estintasi in Ragusa, ed in Cattaro, nacquero am-
bedue in un parto, al dir di Mauro Orbini (lo-
co cit.Jy ed ambedue professarono Vistituto Do-
menicano, al quale, siccome alla loro patria,.
apportarono gran lustro, e splendore. Perciocch
diventarono ambedue Teologi riputatissimi, che a
molte cognizioni di altro genere aggiunsero una
esemplarit di vita singolare. Domenico, che fu
Provinciale della sua Provincia Dalmatica, e pre-
dicatore di vaglia, diede in luce due opere, cio
YEsposizione dei Salmi Penitenziali, che io non
ho potuto avere, per quante diligenze abbia usa-
t o. L'altra, che ho consultato, cos intitolata:
Expositio perutilis omnium equistolarum Domenica
lium,
9
lium, quoeper totius anni curriculum leguntur nu-
per edita per R. S.Theol. Professorem integerrimum,
patrem Fratrcm Dominicum Buchia Catharensem
Ordinis Prcedicatorum Provincialem Provintice Dal-
matice . . . Venet. per Nicolaum Bascarinum Brixien-
semanno1^45. Questa opera fu daDomenicode-
dicata al celebre Cardinale Giovanni di Toledo ,
da cni era grandemente amato, e stimato. Vin-
cenzo, che fu confessore della Beata Osanna da
Cattaro, e Vicario Generale della sua provincia
di Dalmazia, come si raccoglie da una sua epi-
stola latina, che leggesi in fronte al quolibeto De-
clamatorio di Clemente Kagnina, ne premette un'
altra a questo trattato diretta al suo fratello Do-
menico, dalla quale se si pu arguire , che non
era ad esso inferire negli studi Teologici, si ve-
de quindi per non essere stato cos colto, eter-
so nella linguaLatina. Vi pure premesso in lo-
de di Domenico un epigramma di un tale Elio
Tolomerio da Sebenico buon poeta Latino, per
quanto si pu congetturare da pochi distici, ma
forse sconosciuto fra i Dalmati, come lo il suo
concittadino Giorgio Sisgoreo , di cui si hanno
dei versi alle stampe con questo titolo:Georgii
Sisgorei Sibenicensis Dalmata? carmina Fenetiis per
Adamum de Rodueil 147j. in 4.^0 Gotique. Cos
cel' annunzia Pietro Antonio Cfevenna nel suo
catalogo ragionato (Troisieme volume Belles leu
tres premiere panie 1776. pag. 319., il quale
aggiunge su di lui ci , che segue: Cet Auteur,
dice egli, est egalement inconnu, que Vedition de
ses poesles. Orlandi, & Maittaire font mention d'un
Adam de Rotuvil, ou Rotyril, qui a imprim a A-
quiia en 1482. une traduction Italienne de vies des
Empereurs de Plutarque; mais il ne peut pas tre
IO
Rodaeil, doni ilest lei question;car celai ci etoit a
Venlse. Cetpetit volume est imprim en lettres Go-
tiques fort belles, & sans chifres, slgnatures, ni re-
clames. A la fin de Vouvragreon Ut lasubscription
salvante: Impressum est hoc opusculum in Fenetiis
per Magistrum Adam de Rodueil : sub anno incar-
natlonis Domini i. 4.77. Ce volume nous est vena
des Volpi, & il est parfaitement blen conserve. V
Ab. Fortis nelle opere inedite dei Marnavich tro-
v fatta menzione del Sisgoreo, e dei suoi scrit-
ti poetici} ma egli, come striante altre cose del-
la Dalmazia, non and pi oltre, contento d' a-
verle semplicemente accennate. Del resto il cele-
bratissimo Sisto Senese fa degli elogj a questi due
fratelli Buchia; Lodovico Pasquali, di cui or ora
faremo parola, dirige a Domenico una elegia in
commendazione delle sue dotte esposizioni (Eleg.
lib\ z., eleg. 2.J, e finalmente l'attuale Zelantissi-
mo Vescovo di Cattaro Mons. Antonio Gregori-
na, che io nojnino a cagione dionore, e che per
l'eruditissime opere da luipubblicate debbesi me-
ritamente collocare fra i pi distinti letterati Gat-
tarini, cos si esprime intorno ad entrambi: Fin-
centius Buchia Domenicani institutiy cum quo con-
tulit serva Dei (la Beata Osanna), germanus erat
F. Dominici Buchia Provinciali ejusdem instituti,
fr Thcologi bona notes, de quo extant expositiones
EpistolarnmDomlnicalium totius anni, y Psalmorum
de pcenitentia, editeeVeuetiis eodem sceculo; qum
operaapud me existunt, fer plceadmodum, & doctee
mihl vldentur fin ejus opere pr dogm. Cath. ad-
versus Grcecorumerrores, slve PanopllaJ.
Non furono questi i soli uomini grandi, che
diede la famiglia Buchia. MauroOrbini (loco cit.)
ci fa onorata ricordanza di un Niccolo Buchia,
e di
tt
e d un Pietro suo figliuolo, i quali per le loro
prodezze militari divennero Condottieri di eser-
citi, e Protovestiarj dei Re, ed Imperatori Stef-
fano, ed Urosc Nemegna. Fior tre secoli dopo
di questi Mariano Buchia, che di accordo con
Francesco Boliza uomo pur esso di gran mente,
e consiglio tanto fece, e si adoper presso Fran-
cesco Delfino Rettore, e Provveditore diCattaro,
che alfine nel 1616.si stampo IoStatuto di quel-
la citt. L'edizione di questoStatuto, alla di cui
compilazione ebbe tanta parte Mariano, e che fu
da lui, e dal Bolizar dedicato all'istesso Provve-
ditore Delfino , veramente degno di entrare
nella copiosa raccolta delle antiche edizioni ,
che hanno i due coltissimi fratelli , i Signori
Dottor Luca, e Biagio Stulli, i quali mi hanno
gentilmente permesso di consultarlo. Nell' istesso
secolo di Mariano si distinse ancheVincenzo Bu-
chia. I suoi talenti uniti ad una grande dottrina,
e probit nel i6zz. sotto il Pontificato di Grego-
rio XV. gli meritarono il Vescovato di Cattaro,
che saggiamene resse sino al 16^6
>
epoca della
sua morte.
Parecchi soggetti da non obbliarsi ci presenta
Villustre Gattarina famiglia Drago. L'Orbini (lo-
cocit.J ci rammenta Niccolo di Drago, il quale
sotto il regno di Tvartko I. Re di Bossina assai
si distinse alla di lui corte, e molto fu riputato
nelle arti, e nei maneggi difficili del governo.
Niccolo, che secondo il Goleti (in op. cit, pdg.
454./ era Vescovo di Gattaro intorno al 1577.,
discendeva da questo medesimo Gasato. Ma non
meno chiaro di questi suoi maggiori seppe ren-
dersi Marino Drago. Addottorato egli in ambe le
leggi, probo, e saggio nel 1688. fu dalunocenzo
t> 3 XL
22.
XI. promosso al Vescovato della Chiesa di Catta-
i o, nel reggere la quale per lo spazio di 20. an-
ni diede luminose prove della sua prudenza, e
del suo zelo. Traslatato nel 1708. da Gemente
XI. a quella di Corzola calcando le stesse vie di
dottrina
?
e di saviezza fece la felicit di questa
Diocesi , come 1'avea fatta di quella della sua pa-
tria. Lasci ancora dei bei monumenti del suo
disinteresse, avendo egli ristaurato il palazzo Ve-
scovile, arrichita la Cattedrale di molti ornamen-
ti, e fatto per se, e
p
per i suoi successori un se-
polcro, sopra di cui fece porre questaiscrizione:
Marinus Drago Catharensis prius Episcopus Patriae,
modoCurzolanensis sibi, &successoribus.1732,. Mo-
r ai 9. di Ottobre del 1733. Fra gli altri scritti,
che lasci, esiste inedita una dotta memoria, con
cui egli prov, che sotto i vocaboli a"Italia, ed*
isole adiacenti era inclusa, giusta lo stile dellaRo-
mana Curia, anche la Dalmazia, e laProvincia di
Cattaro.
Successe a Marino nell' istesso Vescovato sot-
to il Pontificato di Clemente XII. nel 1735. Vin-
cenzo della famiglia Cossovich, che dallaBossina,
dove era una delle pi cospicue di quel regno,
all'epoca dell'invasione Turchesca pass a stabi-
lirsi in Cattaro. L'eloquenza sacra, nella quale
valeva moltissimo, e cheesercit con sommopro-
fitto di assaissimepopolazioni,gli apr meritamen-
te la strada al Vescovato di Corzola, dove mor
nel IJ6I. dopo z6. anni di saggio regime.
Ma un letterato, di cui indarno tenterei di
eguagliare l'alto merito, Fi;a Giovanni Alberto
da Cattaro. Vincenzo Fontana gli da il cognome
(In Theatro Vominic.J di Divinius, il Pallavicino
quello di Vuinius; Doinio chiamato altrove
(In
2 ?
(n CatalogoPatrum Concilii Pdpm\^6i.), e Di-
vimius finalmente dalPAltamura (In 4ppend. ad
unn. 1^44^; ma Giovanni Alberti, come gi- T
osserv VEcardo (Totn. z. Bibl. Dominic.) , ed il
Carfa (Tom. n . de Professor.Gymn. ROTTI.), e co-
ine csta da intontrastabili documenti , nacque
tealmente in Gattaro sul principio del ifoo. dal-
la famiglia Duimi, o Duimia, che portava anche
l'altro cognome di Gliricich
i
o de Gliricis. Ab-
bracci Alberto da giovine Vistituto di S. Dome-
nico, e tanto s'avanz nella scienzadelle cosedi-
vine specialmente-, e nella Sacra erudizione , che
da giovine fu scelto a leggere pubblicamente la
Teologia neirArchigimnasio Romano, e ad inter-
pretarvi la S. Scrittura coli*onorario diizj. Zec-
chini all'anno. La santa Sede lo riguardava, dir
cos, come un orcolo, ed era comunemente da
tutti giudicato non inferiore ad alcuno fra quella
numerosissima schiera di Saggi, e di Dottori, che
che proferire dovevano il lorosentimento suldog-
ma, e sulla disciplina contro i Novatori di quel
secolo* Infatti nel 1545. Paulo III. lo scelse con
quattro altri Teologi per rivedere il decret dei
Padri Tridentini sulla Giustificazione, primacch
per ordirle della S. Sede fosse promulgato (Fon"
tanct in Mon. Dotti.pag<482.> Echardus ubi su-
praj. A richiesta dell*istesso Sommo Pontficenel
1547* fece imprimere il celebre trattato del fa-
moso Domenicano de Tufrecremat sulla Conce-
zione della B. Vergine. Tractatus,dice il Fonta-
na, e l ' Ecardo, de ConceptioneB. M. V, a Jan-
ne de Turrecremata Ord.Pred. anno 1437. in Con-
cilio asileensijussu Patrum scriptus> atqueRomce
editusin 4.1:0 1^47. pud Ani. Bladum curante Fr.
Alberto Duimio tunc in CollegioPromano, vulgo la
b 4 Sa-
24
Sapienza, S. T., & Scripturceinterprete, &Profes^
sorepublicojussu Vanii Papce III. Osserva Pietro de
Alva e PAstorga (In opere, cai titulus sol verit-
tisj, che la prefazione al trattato del de Turre-
cremata fu fatta da Alberto, della quale ecco il
principio : F. Albertus Duimius de Catharo Ord.
Pmd. S. Theol.P., & in Sapientia UrbisRomcedi-
vincespeciilationis Interpres sinceroeveritatis amato-
rihus. Admirandam humanoerationisaltitudinem &c.
Alberto aggiunse altre cose all'opera del de Tur-
recremata, attestandocelo Pietro de Alva, edAm-
brogio Gattarino .
Del resto Paulo UT. tenne in s alto pregio la
sapienza, la religione, ed la disinteressatezza di
Alberto, che non dubit di sottoporre alla di lui.
3-evisione, giudizio, ed approvazione tutti i De-
creti del Concilio, che da Trento si spedivano in
Roma per essere firmati dal Pontefice avanti, che
dai Padri del Concilio fossero con solenne cere-
monia sottoscritti, e mandati in luce. No n e
quindi maraviglia, che il prelodato Pontefice de-
siderando di dare del risalto a tanta virt, che
fino allora era rimasta ristretta fra le angustie di
una privata, ed oscura cella, nel 1548. lo creasse
Vescovo diModrutz, e nell'anno seguente, essen-
do stata quella citt maltrattata, e pressocch di-
strutta dai Turchi, lo trasportasse alla Chiesa di
Veglia isola dell'Adriatico. Non figur meno Al-
berto sotto GiulioIII. Perciocch nel 1551. essen-
dosi ancor esso trovato nell'augusto consesso dei
Padri Tndentini coi suoi consigli , e colla sua
scienza second i loro pii sforzi, e giov moltis-
simo alla causa della Religione. Abbiamo da do-
cumenti certi, che nel iy<j
r
. egli sene stava nel-
la sua Diocesi; ma l' anno dopo fu richiamata
i n
5n Trento alla Sessione diecisettesma del Conci-
lio. Recit per lafestivit di S.Domenico innan-
zi ai Padri del Concilio una orazione Latina, che
alcuni scrivono essere stata impressa, ma che pe-
r non trovasi nella compiuta edizione de' Con-
cilj fatta da Niccolo Coleti. VEcardo, ed ilPal-
lavicino (Hist. Conc.Trid. lib. 17. cap. 7. n.
Q
13.^
hanno gi osservato quanto di preponderanza ab-
bia avuto l'opinione, ed il credito diAlberto sul
punto della Comunione sub utraque specie. iPerci
l' Orbini (loco cit.J suo contemporaneo scrive ,
che Pio IV. ammirava talmente la letteratura di
Alberto, che diceva di lui non esservi nellaChiesa
di Dio s alto grado, che per il suo valore, e dot-
trina non meritasse. Ci sono poi affatto ignote, e
sconosciute le azioni degli ultimi anni della vita
di Alberto, Anzi non sappiamo ne tampoco 1"
anno preciso della sua morte. E' da presupporsi,
che fino al 1563- epoca del discoglimento del
Concilio egli se ne restasse a Trent o. Finalmen-
te il gi mentovato Mons. C. Gregorina cos par-
la di questo suo illustre nazionale: Inter Eccle-
siasticos S-criptores Catharenseshujus sceculi (decimi
sexti) , quorum mentio certe pertinet ad historiam
nostram, extitit P. Albertus Duimus deGliricis, qui
intervenit etiam ConcilioTridentino Episcopus Ve-
gliensis; scripsit, si benerecolo, opusculum deGra*
tia, quod viri docti illius temporis magnopere pr-
barunt (ubi supraj.
Il Duimio era anche uno dei Predicatori i pi
celebri di quella et. Predic ali'improvviso in-
nanzi a Paolo III. in pubblicoConcistoro sull'ar-
gomento del Sommo Sacerdozio con tanta elo-
quenza, e dottrina, che l'uditorio ne rimase tra-
secolato.
Altri
16
Altri tre distnti coltivatori dei sacri studi me-
ritano i nostri sguardi, e sono Francesco Zupa-
no, Stefano de Oleo, e BernardoLeonio. Fran-
cesco, che ebbe il cognome di Zupano per esse-
re nato a Znpa, territorio, che si estende fra la
citt di Cattaro, e quella di BuduaJ vest l'abito
dei Francescani Conventuali. I progressi, cheegli
fece nelle lettere, andavano d'accordo colla re-
golarit della sua condotta morale. I suoi supe-
riori lo destinarono b.en tostoLettore in Rimini,
e quindi Reggente degli studi nell*istesso Con-
vento. L'innocenza dei suoi costumi, e la sua
grande dottrina prevennero in suo favore Grego-
rio XIIL, i! quale gli confer il Vescovato di
Cattaro nel 1578. Al dir del Vadingo mor dopo
tre anni non senza sospetto di veleno. Cathari,
egli dice, sub Gvegorio XIIL Franciscus Episcopus
Catharensls, qui populo gratus, & civibus , dunt
jura suce Ecclesia; defendere, & abietta repetere ten
tat, veneno extinctus est,
Steffano de Oleo nacque in Cattaro dalla ri-
spettabile famiglia di tal nome. Portossi a studia-
re le umane lettere a Fermo, e laFilosofia, e la
Teologia a Roma nel Collegio di Propaganda.
Tali furono i suoi avanzamenti in queste gravi
discipline, che pot garreggiare coi pi distinti ,
ed abili suoi condiscepoli*Ottenuta perci in es-
se la laurea dottorale tornossene in patria, della
quale, come in compenso delle sue fatiche, e
meriti, nel 1761.da Clemente XIIL fu fattoVe-
scovo con somma allegrezza di tutta la provin-
cia. Steffano, di cui il Coleti tesse un bel elo-
gio, mor nel 1788.
Bernardo Leonio ebbe anche esso i suoi natali
in Cattaro, e fu pur studente, ed Aiutino a Ro-
ma
2
7
ma in Propaganda. Avendo dati dei non equivo-
ci contrassegni , oltre alla scienza , di cui era
adorno, di una grande prudenza, al suo ritorno
in patria fu fatto Vicario Apostolico di Budua ,
e quindi Vescovo di Nona. Fioriva sul principio
dello scorso secolo. Mi ignoto, se di questitre
soggetti si abbia qualche cosa stampata, o ine-
dita.
Ma ci, che sommamente osservabile, e che
torna ad eterna gloria di Gattaro, .si , che fra
i suoi abitanti trovossi pure chi seppe ascendere
le vie scabrose di Pindo, e con somma urbanit,
e leggiadria chiamar le Muse Latine sulle quiete,
ed appartate sponde del seno Rizonico. Quelli,
th si distinsero a preferenza diogni altro, enei
bei tempi dei Cosmi, e dei Leoni, sonoBernar-
do Pima, Lodovico Pasquali, e Giovanni Bona
de Boliris. Di Bernardo Pima non si hanno al-
tre notizie, se non quelle, che1'erudito Sig.Dot-
tore D. Francesco Morandi Canonico, ed Arci-
diacono di Cattaro el?be la bont di comunicar-
mi, e che si ricavano dall'Epitafio di esso Ber-
nardo tuttora esistente nella Collegiata di Catta-
ro. Eccolo fedelmente riportato:
ETITAPHIVM BERNARDI VIM TOETM LAUREATI.
Has ego supremas tabulas in morte rellnquo
Nudam animarti Christo, putrida membra solo.
Tutto quello, chepotrebbe sotto ogniaspetto ap-
partenere alla vita di questo uomo, tanto mag-
giormente meriterebbe di essere raccolto, ed il-
lustrato, quanto cosa pi lodevole, e decorosa
per Cattaro Tayer avuto anche essa al rinascerse
delle lettere il suo poeta laureato. Non avendo
noi
noi alcun documento onde determinare Vepoca ,
in cui egli fioriva, crediamo per di poterla col-
locare o verso il 1350., o verso la met del se-
colo susseguente, sapendosi dalle istorie, che in
queste due epoche furono fatte in Italia molle
poetiche incoronazioni.
Non sono meglio istruito intorno alla vita di
Lodovico Pasquali; ma io ho per le mani un
esemplare manoscritto delle sue poesie , che il
prelodato Sig. Dottore Francesco Morandi mi ha
gentilmente favorito. Daquesto fonte non sospet-
to io trarr dunque ci, chesono per dirne. Lo-
dvico, dopo aver compiti i suoi studi suppongo
in Padova, giacche fu costume dal principio del
14CO. sino a giorni nostri presso le famiglie fa-
coltose di Cattaro di mandare in quella antica,
e celebre Universit i proprj figli ad erudirsi, si
appigli alla professione delle armi . Ci si desu-
me dall'elegia 3. del libro 2., dalla quale si rac-
coglie ancora essere stato di guarnigione per del
tempo nell'isola di Creta, ossia di Gandia. Ma
non si arriva a comprendere qual grado egliaves-
se fra 1'Uffizialit, e se fosse impiegato nella ma-
rina, o tra le truppe di terra. Cadde prigioniero
in mano dei Barbaie:chi, essendo stato condotto
in Affrica. Nell' elegia 7. del .libro 1. parlando
del suo giorno natalizio cos si esprime sa tal
proposito:
Salve SanBa dles multos mlhi calta per annos;
Nunc quoqueselectosinter agenda jocos.
Non ego te Lybicis Nomadum captivus in orls,
Quum premerei nostrosarcta catenapedes
Non colui? tibi namque dedi pia thura, tulique
Ante Deos casta munera parva manu.
La
2 9
v
La sua cattivit fu per breve} perciocch sog-
giunge quivi:
Sed miserata meos dementici Numina casus
Me cito de tantis eripuere malis.
Alfine da Gandia fece ritorno alla patria, co-
me costa dall'elegia del libro 3. Ed ecco ci,
che di pi notabile si pu ricavare dalle sue poe-
sie intorno alia di lui vita. Pochi mesi prima di
morire Lodovico aveva mandato i suoi versi al
celebre sno amico Lodovico ^ol ci pregandolo di
stamparli, se li avesse creduti degni di comparire
al pubblico. Una tale notizia cos ci viene data
dall'istesso Dolci nella dedica , che ne fece al
Marchese Bernardino Bonifacio Doria: Cum mihl
emditus vir Ludovicus Pascalis amicus olim meus
paucis ante quam e vita decederet mensibus hcec,
& nonnulla alia non indigna lecbu, dedisset
?
ut si a
doctis, hoc est a tui similibus probarentur, in ma-
nus studiosorumemitterem, ea cum ad teprius ma-
nuscripta misissem, & tu mihiper litterastuas mal-
tis laudibus extulisses, nunc tuo nominiinscribere
decrevi frc. Uscirono essi in luce nel 1551. con
questo titolo : Ludovici PascalisCarmina ad illu-
strissimum, & doBissimum Marchionem AuriceBer-
nardinum Bonifatium per Ludovicum Dulcium nunc
primum in lucem edita . . , Venetiis apud Ga-
brielemJolitum, & Fratres deFerrariisMDLI. Con-
tiene questa operetta in ottavo z6. elegie divise
in tre libri, e 6. selve ossia sei lunghi carmi in
esametri, che formano un quartolibro. L'edizio-
ne n* divenuta rarissima. Il manoscritto, che io
ho potuto consultare, stato trascritto da un an-
tico codice, che esisteva nella biblioteca del Dot-
tore
3
tore Marino Uvrachien . Abbraccia esso molte
varianti su ci che stampato, ed alcune altre
elegie, ed epigrammi inediti. Contava Lodovico
fra i suoi amici Marco Grimani Ammiraglio del-
la flotta Pontificia e Vincenzo Capello Ammira-
glio dellaVeneziana, ai quali eglidirige delle ele-
gie. Era pure in stretta famigliarit col celebre
poeta Pontano, di cui in una sua selva, opiutto-
sto egloga deplora la morte. In varie elegie, e
selve canta le guerre terrestri, e marittime di
que'tempi} nelle quali composizioni a me sem-
bra soprattutto mirabile per Fuso felicedegli an-
tichi vocaboli Geografici, come apparisce dai se-
guenti distici, nei quali il poeta descrive l'eser-
cito di Solimano, che dovea attaccare quello di
Carlo V.
Prima suas mittit tellus Memphitica puppes,
Quartipater ignotis Nilus inundat aquisj
Venit Idumaeismiles numerosus ab oris,
Et Syrus, &rpatrii dives odoris Arabs,
Fhcenices, Tyriique, &r thuriferi Nabatlwei,
Quique colunt rubro littora jun&a mari ;
Tum Cilcum venere rates, quos Pyramus, &quos
Cceruleusgelido flumine Cydnus arat ;
Non Mie Tauri, non illic cultor Amani,
Nec parvi domitor ruris Isaurus abest;
Conveniunt quicumque tuos, Pamphylia, Saltus,
Quique Lycaonioepinguia rura colunt;
Quaque Chima:r<0 perfusa est sanguine tellusj,
Venit ab ABceogens oriunda Lyco ;
Et, qui marmorei censentur mole sepulcri,
Coguntur patrios linquere Caresagros;
Nec minus Aerei celebrat quosfama Colossi,
Atque alit a priscisj}auticus usus avisj
Mons
3
Mom quoque deseritur, cui plurima contigit olim
Dulcia noclivagce furta vidcre Dece;
Linquuntur quce Mceander vagus implicat, fr quot
Lambii oloriferis prata Cayster aquis,
Qucesecat aurifera dives Pactolus arena,
Quceque rigat, pariles dum vehit Hermus opesj
Tunc fr Apollinea veniunt ad jussa Celence,
Et late Aoniis Pergama nota chorisj
Linquuntur Mysorum agri cultoribus, fr quce
Alcides raptum per loca flevit Hylam ;
Et gens, quoegelidum circum jacet Hellespontum ,
Quamque Propontiaca Bosphorus arctat aqua;
Subdita buxifero linquuntur rura Cyilioro ,
Et qucBVirginei fluminis unda rigat ;
Qucequefluentisona prospettat ab arce Carambis,
Quceque Secat Creernon bene tactus Halys j
Et quam Tliermodoon, & quam Lycus alluit
f
&qu(B
Tincka Promethceo Sanguine terra fuit.
Coguntur populi, quos ripa tangit utraque
Phasis, IasonicBveliere clarus ovis,
Quos diffusa palus lambit Mceotica ; quosque
Tangit, in Euxinas dum cadit Ister aquas.
Deseritur Rhodope, glacialis linquittir Hemus ;
Strimon idem Subiit, &r celer Hcebrus onus ;
Quique tuos dum percurrit, Pharsalia , campos,
Appidanus veterum detegit ossa Ducum ;
Et qucejam medios viBricia signa per Indos
Transtulit exigua Plla phalange potens.
Cogitur & paribus Succumbere Grascia fatis,
Ipsa sui proprium nil nisi nomen habens ;
Cogitur Epyrus, atque altior Illyris ora
Mittere delectos ad fera bella viros j
Prceterea innumeri, quorum diversa referre
Nomina non modici temporis esset opus ;
Vndiqae conveniunt claram Constantisad Urbem;
Vix capit ejfusas Thracia tota manus.
Non tot Achemenicemiserunt millia Susce,
Clara quibusMarathon nobilitanda foret,
Nec tot deduxit, qui demens pontesoluto
Hellespontiaccestigmata inussit aquce;
Secum hoecPannonicas Solimanus traxit in oras
f
Et sibi Caslicolasvix putat esse pares.
Nec minus innumeras emisit in cequoraclasses,
A quibus occiducediripiantur opes;
Quot nequeAmyclceis Atrides solvit ab oris,
Quum tulit ultrices Pergama ad alta faces ;
Nec divina suis Salamis conspexit in un&is,
Barbarus Euboicas quum cruor auxit aquas.
N debbo tacete, che egli era anche in rela-
zione coi letterati Ragusei suoicontemporanei, e
soprattutto con Clemente Ragnina. Ma, per di-
re ora qualche cosa in particolare sui ineritopoe-
tico di Lodovico, debbo far osservare, che egli
si studi, (e gli riusc) d'imitare la bella facilit
di Tibullo nella condotta, e nell'andamento del-
le sue elegie, e Properzio nel fare un saggio, e
moderato usodellaStoria
3
edellaMitologia.Quin-
di egli seppe sfuggire del pari e la monotona
uniformit di Ovidio, e quel tuono rotto
i
e ca-
scante, che certi poetidegli ultimidue secolihan-
no dato ai loro versi credendo d'avere cos imi-
tato Catulioi. Ma sejl cantore di Lesbia conobbe
Tarte difficile di apparire trascurato, dir cos ,
senza realmente esserlo, eglino alPopposto, per
via di lunghe, e fredde amplificazioni contenute
in molti distici consecutivi, in cambio del nobile
linguaggio delle Muse hanno adottato uno stile,
che
*5
che ha del prosaico, ed hanno fatto dei versicY
ordinario mancanti di quella dolce armonia, dal-
la quale il poeta n pu, ne dee giammai pre-
scindere. Chiunque imprende ad imitare Catullo,
ed il Metastasio deve procurare di non farsi ap-
propriare quel detto di Orazio :
Speret idem , sudet multum, frustraque laboret
Ausus idem. Il Borromini fu uno dei pi va-
lenti, e singolari Architetti. 1 suoi imitatori si
sono fatti meritamente deridere. Del rimanente
il Pasquali non tale, che non se gli possa rin-
facciare qualche difetto ancora.
;
Nelle cose Er o-
liche ha introdotto qualche concettino Petrarche-
sco, che pi proprio degliItaliani, che dei Ro-
mani antichi, tuttoch sempre ben rivestito alla
Latina . Talora troppoprolisso nelle descrizioni,
e non dappertutto, per quanto a me pare, egua-
le a se stesso nello stile. Ma dobbiamo ricordar-
ci , che egli ha preceduto i Sannazzari , i Flami-
ni , ed altri Corifei del cinquecento./Questo rifles-
so mi fa liberamente pronunziare, che il Pasqua-
li il miglior poeta , che abbiano prodotto in
quel secolo le citt della Dalmazia. Non estendo
per questo giudizio a Giorgio Sisgoreo di Sebe-
nico, del quale non ho potuto avere le opere.
Ma dalle due seguenti elegie, che noi riportia-
mo per far conoscere questo poeta non abbastan-
za noto n in Dalmazia, n altrove, apparir me-
glio ci, che giudicar si debba del di lui poetico
valore.
AD MARIANUM E1ZANTIUM.
Dum te sollicitce Utes componere turbce,
Et juvat iti,medio dicere jura foro ;
c
Me
Me vero urbanis vacuum Bizantice curis
Rara tenent, studiis facta beata meis.
Hic ver perpetuimi, rapidique sub igne Leonis
Nutrit odoriferas terra benigna>rosas.
Mille nitent variis depiBa coloribus arva,
FLoribus, & tenero granfiine vernai humus.
Hic sunt arbutei foetus, hic mitia poma,
Lucidaque in gravidis vitibus uva nitet.
Hic nobis feetee prcebent lac dulce capellce,
Suppeditantque sui pocula mellis apes ;
Et feBeunda seges, & pieno copia cornu
Aurea Dictcci scecula reddit Avi.
Pauper & angusti cultor studiosus agelli
. Cceruleas vitam Najadas inter ago :
Securos capio, quum nox venit humida, somnos,
Et satis est humili qnaelibet herba toro.
At matutinum cum Lucifer exerit astrum,
Et toto nitidus spargitur orbe diesj
Nvnc juvat in densis disponere retia ramis,
In quibus incautx prcecipitcntur aves ;
Nunc lepores per saxa sequor, vulpesque fugaces,
Et jubeo celcres voce subire canes :
Ite alacres, properate alacres, urgete trementem,
Effugiat vestros ne fera visa pedes.
Fulmineos alii queerant in montibus apros,
Et cupiant rigidas perdomuisse ferasj
HCBCme prceda juvat ; hoecsunt mihi gaudia cordi ;
Conveniunt animo non fera facta meo.
Cum vero in medio Phcebus spatiatur Olympo,
Pascitur & sparsum longa per arva pecus,
Tunc ego frondifera sub qualibet arboris umbra
Decipio lentos carminis arte dies.
Hic, mihi dum veteres animo repetuntur amores,
Et lyra dat querulos pollice ta&a sonos,
Cre-
3 *
Credo equidem nostros intellexisse dolores,
Sic mecum raucce dulce queruntur aves,
Solanturque meas arguto cannine curas
Tarlar, & infaustum quoe gemit ales Itym i
Et conjux placida, cantantem Chloridos aura
Ductus ab occiduis leniter afflat aquis.
Talia in Elysiis memorantur gaudia campis>
Fatibus antiquis si datur ulla fides
Hinc modo sublimes animo provectus in auras,
Protinus Aonii montis ad antra feror.
lllic Gorgonei fiorenti in margine fontis
Ludunt perpetuis numina doBa choris.
Inter Amadryadas, & Oreadas, atque Napceas
Stant Satyri, celeri turba notanda pede
f
Sylvani, Faunique agiles, Dryadesque pueila,
Mixtaque Najadibus flumina cana suis,
Extremumque agmen chorecelongo ordine ducens
Explicat Aonii turba novena jugi.
Hos inter medius cantat formosus Apollo,
Increpat aurata Calliopea lyra.
Fan Deus Arcadice gfacili modulatur avena,
Ad sonitum reliquo subsiliente choro *
Parte alia umbroso cantat secretus in antro
Tityrus, Ausonii gloria prima soli;
Et, dum septena modulatur arundin'e Tliyrsis,
Pastorum ludos Alphesibceus agit j
la medio saltat ccetu formosus Amyntas,
Nec cessai Lycidas, nec Corydonis amor*
Exultant circum montes, atque ardua saxa
f
Et nih.il in sacro vertice triste sonat.
Sic, Mariane, mece tranquilla per ocia vitce
Labuntur celeri tempora tarda pede.
Haecego, pace tua, prceponam fquantulacumque
Sunt bona) divitiis, aurifcr Henne, tuis<
e z oh
3 *
Oh! possim tales Inter dedueere lusus
Quce superant vitce tempora cunctameo;.
Hls egonamstudiis contingam nomine coslum,
Famaque post cineres nostra percnnis erit.
AB CAM1LLVM DRACONEM
J&GROTANTEM.
Quod nunc immerita torqueris febre, molestarti
Pdschali nimis est, eulte Camille, tuo ;
Et certe, si velprecibus, velviribus ullis,
Arte Ubi aut aliqua ferre vaierei opem,
Pro te nonfugeret qucecumque pericla subire,
Dura Ubiprima foret' restituendo, salus.
Et nunc Coslicolas prte languente fatigat,
Nam pia Ccelicolas vota, precesque movent.
Huc ades e summo grata* Ubivertice Cyrrhce
Fhoebepater, medicm prime repertor opis;
Ferque salutiferas tecum , quas noveris, herbasj
Dignus hicauxilio estquem tueare tuo.
Solus hicin vario terrceque marisque tumultu
Promptus in officio perstitit usque suo,
Dumque alii gladios, & Mania munia tractant,
Et trepidant vario no&e dieque mctu,
Dumque juvat sylvis alios venatus in attis,
Atque alios culti cura fatigat agri,
Hic vacat Aonidum studiis felicibus, 3*te,
Et tua securus sacra beata colit.
Dignus hicestigitur (si te tua sacra colentis
Cura movet) doBa cui medeare manu ;
Qui Ubiperpeluas grates prmunere habebit,
Afferet & templis thura Sabcea tuis ;
Ast egomille super gratissima carmina pangam,
Si modo Phosbetuam senserit xger opem.
Lo-
37
Ludovico Pasquali tu anche poeta Toscano. In
trn libro manoscritto , e compilato da un certo
Girolamo Panizzola per istruzione del suofiglio-
nella poesia Italiana fra i sonetti dei migliori au-
tori, che egli apporta>due sene ritrovano diLo-'
dovico Pasqualida Cattaro.
Ne11*istesso secolo di Lodovico ^Antonio Pa-
squali si distinse fra i suoi nazionali. A rappor-
to del Coleti fop. cit. pag.4.17.) egli fu fatto Ve-
scovo di Risano nel 1520. Siccome egli era mol-
to caro a Carlo V. , cos a richiesta di quslP I m-
peratore nel 1540. fu traslatato a\laChiesa Motu-
lana nel regno di Napoli. Un altro Pasquali, di
cui non so il nome, e che fu Domenicano, stam-
p dei discorsi, i quali egli avea recitato innanzi
ai Capitoli del suo Ordine.
Giovanni Bona de Boliris nacque dall*illustre
famiglia Boliza, che nel 1150. avevaavuto Pietro
Boliza militare per quei tempi dei pi insigni, e
uomo d'alto consiglio, a cui Cattaro dovette pi
volte la sua libert, e salvezza (Orbini pag. 308.,
Luccari pag. zo.J . Serafino Razzi in sul fine del-
la sua storia di Ragsa stampata in Lucca nel
1595. presso Vincenzo Busdraghi aggiunse una
bella descrizione di Cattaro fatta da questo Gio-
vanni de Boliris, o Boliza in 330. elegantissimi
versi esametri con questo titolo : Descriptioscri-
vlensis urbisper D. Joannem Bonam de BolirisNob.
Cath. ad Heliam Zagurium concivem suum. Pare
?
che questo Gio. Bona de Boliris sia queir istesso
Giovanni , a cui Lodovico Pasquali dirige 2. ele-
gie; tanto pi, che nella famosa raccolta intitola-
ta: il tempio alla divina Donna Giovanna di Ara-
gona fabbricato da tutti i pi gentili spriti, ed in
tutte le lingue principali del mondo stampata inVe-
c 3 npzia
neziti nel 1$$?. prQssoPlinto Pletrasanta trovasi un
sonetto, ed un epigramma Latino di un Giovanni
Bona da Cattaro, che non pu essere , che questo
Giovanni Bona de Boliris, e non quel Giovanni
Bona da liagusa, a cui il P. Serafino Cerva sup-
pone, che ilPasquali dirigesse le sueelegie; e ci
primieramente perche da esse non si raccoglie ,
che il Bona fosse Raguseo ; secondariamente per-
ch i Boliza, o de Boliris diCattaro avevano an-
che il cognome di Bona facendo uso ora del co-
gnome di Boliza, o de Boliris, come nel titolo
della descrizione di Cattaro, e ora del solo co-
gnome Bona, come nell'intitolazione delle poesie
stampate nella citata raccolta.
Sebbene le accennate poesie siano pi che suf-
ficienti per attestarci il di lui gran genio poetico,
e la di lui somma coltura nelle lettere Latine ,
tuttavia rimango col desiderio di sapere le noti-
zie, che appartengono alla di lui vita, e se ab-
friansi altre composizioni edite, edinedite dique-
sto coltissimo poeta, Ecco il principio della sua
descrizione
Ascrceiqucesacra senis, quceflumina, qiuequG
Vermanos colitit saltus, vallesque reductas,
Jllyrides Musoe, liceat mihi munere vestro
Descripsissesitum patrice, circumquesupraque
Aerios montes, sinuosaqueliitora, portus
Rlzonici, vadaque ipsa simul, qucetramite longa
Mmula fluminibus mox excipit Adria vastus.
Fas mihi vos duxisse, Vece, per saxa, peripsos
Anfractus, rupesque cavas, perque horridatesqua
Lefteni montis, nivibusque cacumina cana,
Invia j, quceaudaci cupio tentare juventa,
Da
59
Da Giovanni e diretta ad un tale Elia Zagnri
pur Cattarino, di cui non mi viene somministra-
ta alcuna notizia, ma che fu anche esso poeta di
merito, come apparisce dai seguenti versi:
Sed nec te ad partem nostri aecesisse laboris,
Secretairi aut pigeat, Zaguri, ostendere callem
Quo tuto nobis tentari hcec semita possit.
Nam te per notasque vias, notasene per artes
Ipse Pater ducit Cyllenius, & Ubi MLLSOB
Applaudunt, sacraque intexunt tempora lauro .
Est in secessu longo sinus &c.
Tra i molti, ed illustri giurisprudenti Cattarini,
che si formarono nella Universit di Padova, e
che si esercitarono in Patria, o altrove, meritasi
un distintissimo luogo Trifone Uvrachien. Spia-
cemi grandemente di non essere intieramente a
giorno della vita di questo grande uomo. Nacque
egli a Gattaro nel 1696. dall*illustre famiglia del
suo cognome. Dotato di un ingegno penetrantis-
simo, e quadro fece egli nella giurisprudenza, ed
in tutti gli altri rami di cognizioni, che hanno
con essa del rapporto, e della connessione, dei
progressi inaravigliosi. Ritornato da Padova non
sorprese soltanto i suoi concittadini, e nazionali,
ma ancora quanti Veneziani in quei d occupa-
vano delle pubbliche cariche nelcivile, e nel mi-
litare per la Dalmazia. Esercit per qualche an-
no l'avvocatura in Zara, dove risiedeva il gover-
no supremo di tutta la provincia, e con tanto
grido, che la fama della sua straordinaria dottri-
na giunse ben presto a Venezia. Le persone co-
stituite in dignit, che trattavano il nostro T rifo-
ne
;
si accorsero, che dalla perfetta cognizione
e 4 delle
40
delle leggi aveva egli puf anco succhiata la vera
politica. Quindi avvenne, che Pietro Garzoni,
Fiaminio Corner, Marco Foscareno, che fu poi
Doge, Giovanni, ed Angelo Emo, Michele Mau-
joceno, ed altri luminari del Veneto Senato lo
chiamarono a Venezia, dove in etdi soli 36.an-
ni fu fatto Segretario della Repubblica, e Con-
sultore in Giure, o di Stato. Doveva Trifone in
questo impiego esseie pronto non solamente a
consigliare, ma a sostenere con scritture il senti-
mento, che egli proponeva, od eragli proposto
intorno a qualunque materia, che avesse avuto
per oggetto la difesa dei diritti della Repubblica,
ed il mantenimento della suareale giurisdiziones
in mare, che per terra.Da ci ognuno compren-
de, che egli doveva essere, come disfatti lo era
riputato da tutti, un oracolo nell'uno, e nell'al-
tro diritto. Eppure malgrado questo suo scabro-
so, e difficile incarico, e malgrado le private in-
numerabili consulte, a cui amorevolmente si pre-
stava senza interesse alcuno, l'Uvrachien arriv
a possedere profondamente ogni genere di lette-
ratura^la filosofia, le matematiche, la storia sa-
cra, e profana, la cognizione delle lingue anti-
che, e moderne, ed ogni sorta di erudizione an-
tica, essendosi inoltre formata una libreria , che
gli riempiva ogni angolo della casa, e che sem-
brava essere stata messa in piedi piuttosto a spe-
se di un ricco Principe, che di un semplice pri-
vato. Essa non serviva soltanto per lui, ma era
aperta ai letterati suoiamici, ed aqualunqueper-
sona di qualche riguardo; e quasi ci fosse poco,
egli s'interessava poi inguisa nei loro stndj, che,
oltre all'indicare ci, che cercavano, suggeriva a
voce il piano, che dovevano tenere nelle lora
ope-
4*
opere, le difficolta da prevenirsi, le obbieziom
da sciogliersi, gli argomenti da trattarsi, l' erudi-
zione da inserirsi, in una parola quanto sapeva
di raro, e pellegrino non che di ovvio in qua-
lunque materia tutto dava a profitto, e consacra-
va alla gloria dei Letterati, chea lui ricorrevano,
contento e pago di far fiorire, e promovere le
lettere, senza curarsi di quella rinomanza, che
avrebbe potuto da esse conseguire come Autore,
e Scrittore. Ed ecco, che la Dalmazia ebbe pur
essa in questo personaggio il suo Gianvincenzo
Pinelli, come l' Italia, o il suo Niccolo de Pei-
resc, come la Francia, cio il suo Sapiente, che
dichiarandosi generoso Mecenate dei letterati del
suo tempo in cinquanta, e pi anni di sua resi-
denza in Venezia fece sempreprofessione di con-
tribuire allaperfezione delleopere altrui coirope-
ra sua, e colle sue cognizioni.
Ma e che dir io del carattere morale di Tri~
fone, mentre l'innocenza de'costumi, la piet, e
1'umiltCristiana garreggiavano in lui col profon-
do suo sapere ? Semplicissimo di modi , sincero
di animo, cortese, e piacevole mostrossi in ogni
tempo esatto osservatore delle leggi dell'amicizia.
Costretto a tagliar corto io m'asterr dall'enume-
rare i tanti personaggi, con cui fu in amichevole
corrispondenza. Molti sono ancora viventi, e pa-
recchi nelle loro opere (vedi FrancescoGriselini
nelle memorie spettanti alla vita di F. Paulo Sar-
pi, Clemente Grubissichin Hist. Alphabet. Gigol.,
ed altri) hanno renduto giustizia al grande uo-
mo. Non debbo tacere, che fra i suoi amici si
contavano anche varj letterati Ragusei, fra i qua-
li il dottissimoAbbate Ignazio Giorgi, a cui pro-
cur la pubblica cattedra d' interprete della &
Scrii-
Scrittura nell'Universit di Padova, come Pab-
biamo osservato nelle nostre notizie sui poeti Il -
lirici di Kagusa (Tom. z. pag. 241.J. Trifone do-
po 90. anni di una vita veramente lodevole, e
gloriosa mor in Venezia nei 1786. avendo lascia-
to neirarchivio della Repubblica Veneta varj t o-
mi di aurei Consulti, di Scritture, di Allegazioni
ec. con delle Note Marginali Giuseppe Marino-
vich suo nazionale He pianse la morte col seguen-
te componimento : Elegia in obitu Clariss. Viri
Triphonis Uvrachien Nob. Catharensis, fr Sereniss.
Venetorum ReipublicceJurisconsulti :
Funere si mersospietas, lacrymoeque nepotum,
Et nostri affectant morte obita gemitus,
PrcBcipe Melpomene lugubria carmina, &romni
Assueta in modulis abstine ab illecebra:
Nam Ubi deflendus miserandi est casus amici,
Interituqae, &desideriocapitis
Tarncari, ingeminandiiterum, atqueiterum singultus,
Atquc rigando ubertim imbre fluente gence.
Quippe quis indomito potis est tam ferreusesse
PeBore ? quisve fero tam ferus ingenio?
Qui non indoleat, luctuque nec urgeat omni
Crudeli extinctum funere Wrachiadem
Wrachiadem omnibus excultum studiis, & amicum
Et Grkjs Musis omnibus, & Latiis ;
Cujus hypgrboreosvulgata jam ad usqueTriones
Fama ingens doctospervolitat cuneos,
Misceturque viris, sesequead sidera tollit,
Et major torva crescit ab invidia.
lllum Dalmaticis avulsum sedibus, urbe
Ab Cathari antiqua vivida vis animi
Transtulit Italiam, primo pubesceret cevo
Dum puer, ut cretus nobilibusproavi*
No-
43
Nobilior fieret, Patavi cupidumque Lyccei
Artibus omnigenis Porticus excoluit.
Nec tamen ad Patrios Veneti remeare penates
Sivistis juvenem : publica Res sedenim
Mollibus imperiis, magnceque cupidine laudis
InleBum vestris adfore consiliis
Pcrpulit, addixitqwe; ilio nam doctior alter
Interpres legum ,\Turis & arte catus
Befuerat vobis; neh quisquam suavior ilio
Moribus aut antiq^a indole candidior.
Ergo nec indignum tanto reputastis honore,
Natus in algenti quoa foret Illyria j
Nec fuit opprobrio secreta in vestra vacare,
Quem non lacle suo paverat Albione j
Neve rudimentis exauctum, perque politum
Gallica terra suo protulerat gremio,
Sat placuit prisci vestigia moris in ilio
Cernere, & alte animo semina justitice
Fixa, incorruptamque fidem, sanctumque pudorem,
Ingentes & opes divitis ingenii :
Quce bona, virtutesque omnes non contulit ille
Dumtaxat, tanto ut suppeteret decori ;
Prodigus ast etiam egessit, fuditque libenter,
Magno oneri incumbens ultimarti ad usque diem.
Propterea nec aprici unquam solatia ruris,
Publica nec poterat sollicitare quies,
Assidua ut curarum ab mole remitteret hilum,
Infranto studiis prospiceretque animo :
Ahditus angusto conclavi sed miser usque
Hcerebat doctis rite voluminibus,
Nempe ut consultus de qua re cumque petenti
Prcesto esset, dubiis &r sacra jura dar et,
Ancipitesque vias aperiret, sicubi legum
Ambages Fenetis Patribus officerent,
44
Scitisque obstarntSapientlbusj otnnia pcndens,
Et recti explorans strenuus ad trutinam.
Vos testor plenis congesta cubilia libris,
Quos sibi conrasosundiqueconligere
Usqueadeo cupide cupiebat, ut aurea nummum
Plurima pr levibus millia postuler
Glomeribuschartarum : nec tamen igneus* ardor
Qucerendilibrosdeminui potuit,
Quamvis exausta resonaretrarus in arca
Jam nummus, gemerentqueomnia codicibus
Scrinia stipatis forulis, pluteique labarent,
Et jam tota domus Biblitheca foret.
O quoties! inter qucesitavolumina solum
Vidi egomet captum sensibus, atque anima
3
Scilicet immotus cum obtutu hcereretin uno,
Et se doctrinis cornerei omnimodis;
Secretumque larem endogredi, & salvere legentem,
Mi dubio anxietas, relligioque fuit.
Me sed admonitus retinebat abire parantem
(Quippe sacerfuerat cultor amicitioe,
Officiiquetenax) ridensque, manuqueprehensum
Secum una in penitis sedibusexcipere
Comiter ardebat, tum plenus notitiarum
Omnium, abundantes mi regerebat aquas.
Et modo narrabat, fuerit quceJuris origo
r
Qucepartes, qummysteria, qutzque vices;
Orabatquefrequens, ne tristia jurgia amarem,
Invidiaque fori crescerediscuperem;
Inde recensehatlegum, jurisque peritos,
Quorum opera in magno nempe vigent pretto;
Grotium&reximium omnium, &omnibusarteferendurf
Ajebat (magnum poi! proprieque Virum,
Ni de Relligione aliquid garriret ineptum?
Et mola nequitim semina suggerevetj
Quid
4f
Quid memorem quos tum Oratore*, tque Poetas,
Quosve Viros auBos omnigena a Sophia
Innumere* numero censeret, singula quorum
Scripta suis apte condiderat forulis j
Astronomosque simul contexeret, ac Geometras,
Et quorum magnum est nomen in historia :
Quos inter multos insigni laude ferebat,
Nimirum Illirico sanguine progenitos,
Meque hortbatur, patrioe decus addere vellem
Ipse aliquodj cum mi prona, patensque via
Esset ab ingenio, possemque, ut nempe videbar
Olii, ferri auras ales ad cethereasj
Nam Romas coluisse datum a primoribus annis
Litterulas, rerum multigena & studia.
H(Bc senior lacrymis scepeinculcabat obortis,
Ut residem, ac trepidum ad grandia proveheret.
Ast ego pendebam tacitus dicentis ab ore,
Conabarque suo dives ab eloquio
Confieri, &r titulos librorum, & nomina sollers,
Servabam, mihi quee ille egregie, ac lepide
Pangebat censor : tum qualis flosculus, aura
Quem Zephyri, & trepidas pes fugientis aquee
Vitali succo culti in conclavibus horti
Educat, & clausis solvit ab utriculis,
Paullatim assurgens pubenti e cespite tollit
Vberior semper, vividiorque caput:
Talis ab alloquio, fr sermonibus illius ultro
Ipse novas vires, &r nova concipcre
Sensa animi noramj ^ poteram, quia posse videbar,
Tarn magis, atque magis ditior, ac potior
Qua mi cumque facem anteferens bonus ille prceibat
t
AiLsispone sequi jam minus imparibus.
Surpuit una dies tamen, fr mors invida nobis
Ilcec bona liventes dispulit in nebulas^,
In-
4
Insignefnque Vlrum meritis magnis, fr eumdem
Omnium amicorum hercle- optumum, &r eximium
Abstulit heu! nimium citaj nonagesimaquamvis
LongcBvo fuerit crescerevisa seges.
Attamen haud omnis moritur, vivitquesuperstes
Dottorimi memores inter ephemeridas,
JEternamquesui speciem
>
& post fata, reliquit,
In tot congestis nempe voluminibus,
Scriniaque offuso, inculcato & codicecuique
Testantur, quantum pondus, &r instar erat
Omnium in ipso virtutum, intuita utque benigneest
Hunc Pallas: nullum forsan ut acquealium .
Ergo dum Icetospatiaberevictor Olympo
(Nam te consortem, participemque Deum
"Ettua Relligio, & pietas tua mdxuma suadetj
Jspice quas tristes mittimus inferias;
Et me, quem ut civem, quemutamicum peBoretoto
Dilexti, tota suaviter atque anima,
Audi hoc tantum: alienos ne vertatur in usus
ChariorMa oculis Bibliotlieca tuis;
llla, dedit quaeingens Ubi nomen, cujus &fhercle
Absquealiquo pretio pagina nulla fuat :
Sed quam tot curis struBam, tot millibus emptam
Servasti semper sospitem, & incolumem,
Sospitem, & incoumem servesprecorusque, sciatque
PosteritaS;quantum Dalmata & ingenio
y
Et cultis studiis utcumque nitescere possit,
Cum semel ingenuis artibus institerit.
Contemporaneo di Trifone fu Niccolo Maria
Jaccgna nato in Cattaro dall'illustre famiglia di
questo nome sul cominciare del secolo decorso.
Entr in et tenera nell'istituto delle Scuole Pie,
dove fece dei progressi nell
f
apiet, e nello studia
de-
47 .
degni ,del gran talento, e del felice naturale, di
cui era dotato. Si distinse con gran lode nell' in-
segnare specialmente l' oratoria, e le filosofie per
varj anni. FattoquindiRettore nel Collegio-Con-
vitto di Capodistria si disimpegn in tale impie-
go con quella prudenza, e soavit di modi , che
si ricerca in ognuno, che governa, ma soprattufc*
to in chi si trova alla testa dei pubblici stabili-
menti di educazione. Viene anche ai presente
rammentato non senza un dolce trasporto di r i -
conoscente amicizia da molti, che sotto di lui
ebbero la loro educazione. Fece punto a questa
vita sul finire del 1800. Sihanno di lui alle stam-
pe alcune orazioni funebri, edinaugurali deglistu-
dj scritte in Latino con molta purezza, ed ele-
ganza. Lasci pure inedita un
1
opera in confuta*
zione de VEsprit di Elvezio. Chi l'ha veduta mi
assicura essere scritta con moltaprofondit di ra-
ziocinio, e sceltezza di erudizione.
Nativi di Budua antica citt, ma in oggi som-
mamente decaduta dai suo primiero splendore fu-
rono Antonio Becich , un tal Canonico Marco-
vich, Cristoforo Ivanovich , Emerico da Budua ,
e Staffano Zanovich.
Ebbe Antonio i suoi natali propriamente in
Budua dalla famiglia Becich, che moltissimo figu-
r presso iRedi pervia,primaech il Gransignore
dei Turchi occupasse le vaste?Provincie dell'Illiri-
co. Compito con sommo onore il corso degli stu-
dj a Roma in Propaganda, ritornato in Budua
insignito della laurea dottorale, dali'Arcivescovo-
di Antivari fu egli fatto Vicario Generale di Bu-
dua, e quindi in varie parti della Turchia spedi-
to a predicare la divina parola. Tale fa la ripu-
tazione, che si acquist, che la S.Congregazione
lo
4
8
Io elesse Vicario Apostolico di tutta la Vallac-
chia, e Clemente XII. nel 1743. Vescovo di Ni-
copoli. Sostenne con somma,sofferenza i perico-
li, e le fatiche, che secoportava la cura dellasua
Diocesi; ma dopo 7. anni, cio nei 1749. perri-
cuperare la sua danneggiata salute fu obbligato di
portarsi in Italia. Il Cardinale Carlo llezzonico
allora Vescovo di Padova lo accolse fra i suoifa-
inigliari mosso giustamente dalia dottrina , dalla
piet, e dal giocondo carattere di Antonio. Re-
st per 4. anni nella Corte di quel Porporato,
essendo stato nel 1753.traslatato al Vescovato di
Scardona con somma soddisfazione del Senato
Veneto, e con vantaggio grande de' suoi nuovi
Diocesani. Nel 1758. Carlo Rezzonico fu assun-
to al Pontificato. Antonio si port tosto a Ro-
ma, dove il novello Pontefice io ricolm di ono-
xi, e doni, e, vacato il ricco Vescovato di Lesi-
na, lo confer a lui come in ricompensa'dei suoi
ineriti. Ma dopo un anno mor l'illustre Prela-
t o, nel mentre, che era comune, e non malfon-
data la voce, che Clemente XIII. l'avrebbe de-
corato della Porpora.
Del Canonico Marcovich si sa soltanto, che
egli lasci inedita una Storia, o piuttosto Crona-
ca intorno alla citt di Budua, ed alle imprese
de'suoi antichi abitanti.
Cristoforo nato dall'illustre famiglia Ivanovich
fu un Ecclesiastico di grande probit, e dottri-
na. Alla cognizione delle sacre discipline aggiun-
se la coltura delle umane lettere, e soprattutto
della poesia nazionale. Egli poetava con molta
finezza, e buon gusto sulprincipio del 1600. Ab-
biamo alle stampe un Volumedi Poesiein varj
metri. In esse egli canta le vicende, e l'esito
della
4?
ttela guerra di Candia, e di Cipro. Nella Chiesa
di S. Mois in Venezia sopra la porta laterale fa
eretto a questo insigne nomo il busto in marmo
con una iscrizionetoccante i suoi meriti. Io non
ho potuto averla sotto occhio.
Emetico da Budua, che io non so a qual fa-
miglia ascrivere, fu Francescano de' minori Os-
servanti, ma della Provincia di S. Giovanni da
Cast r ano. Fu uomo di piet, e di dottrina, e
si rese giustizia al suo merito, essendo stato fat-
toSuperiore di tutta laProvincia. Nel 176\-pub-
blic egli in Buda in 2. volumi in 4to un'opera
con questo titolo: Descriptio solata, & rythmica
Jxegam,Banorum, cceterorumque Heroum Slavlno-
rum, seu IllyrioruTn&c. Questa opera non , se
non la traduzione Latina del famosissimo libro
intitolato: RasgovorUgodni, ossia delle Canzoni,
e Prose miriche del P. Andrea Cacich.
Finalmente Steifano dell'illustre famiglia Zano-
vich sostenne in questi ultimi tempi, ed accreb-
be la rinomanza a Budua colle sue distinte co-
gnizioni, e lumi. Applicossi in particolar modo
alla poesia, ed ebbe per essa un tale trasporto,
e genio, che arriv ad improvvisare con molto
gusto, ed eleganza. SteiTano lasci alla sua mor-
te molti Componimenti , che esistono appresso i
suoi eredi.
Non dobbiamo dimenticare Dobrota, bello, ed
ameno paese sul canale di Cattaro, dove dall'il-
lustre famiglia Tripcovich.nacque Antonio Trip-
covich Vescovo di Nona. Antonio, terminato il
coreo di belle lettere, si port a Roma per ap-
prendervi la Filosofia, e la Teologia sotto gl'in-
segnamenti dei PP.Domen. della Minerva. Come
egli era di grande, ed acuto ingegno5 cos colla
^ sua
5
sua non interrotta applicazione fece in queste
scienze dei progressi grandissimi. Ne diede poi
infatti delle luminose provenei sette anni, in cui
lesse Teologia nel seminario diSpalatro, del qua-
le era anche Rettore. Dalla S. Sede fu in segui-
to spedito ali*isola di Veglia in qualit di Vica-
rio -Apostolico, dove si trattenne per cinque an-
ni . Nel 1/54. Benedetto XIV. gli confer il Ve-
scovato di Nona. Si disimpegn nell'esame, che
sub, con tanto valore, che il Papa Benedetto
XIV. voglioso di sentirlo pi alungo gli propose
il seguente caso: Regina Gallice petiit a meusura
quotidianceCommunionis: idem petiit Regina . . -
&rnegavi. Quceritur nm bene, an male fecerim-
Sancitas vestra , rispose il Tripcovich, optime se
gessit in concessioneusus quotidiana Communionis
Galliarum Regincebenejam in fide radicata, juxta
illud P. Pauli prceceptum : qui sanctus est, sanBi"
ficetur adhuc. Item merito hoc idem negavit Regi-
na?. . . . utpote Neophytce, ne in superbiam elata
in laqueum incidat Diaboli. Il S. Padre tanto si
compiacque di questa risposta, che disse: abbia-
mo somma consolazione, chedalla nostraPropagan-
da escanoallievi di questasorta. Beatissimo Padre,
gli rispose il Tripcovich, ho studiato allaMinerva
a spesedella mia famiglia. Del resto dellaDioce-
si di Nona si rese benemerito in sommo grado.
Perciocch fece rifiorire la disciplina nel Clero,
e la religione presso il popoLo . Fu poi per se
anche cos moderato, e frugale, che pot accre-
scere, ed abbellire il palazzo, e la villa Vescovi-
le a benefizio .de*suoi successori. Fra le cuie in-
defesse del suo ministero trov nonostante del
tempo per coltivare gli studj sacri . Perciocch
lasci alla sua'morte i. un ottimo Corsodi Teo-
logia
togla ineditot, .
t
tre Dissertazioni in favore di
Monsignor Bonacich} ?. due altre Dissertazionij
una sui principali misteri della fede, e 1*altra
contro l'opinione di Monsignor Drago sulla im-
munit di peccatonelle giovanidel territorio, che
non ascoltavano la Messa nei d festivi, stante i
ratti, che per parte deiGreci allora succedevana.
Si osserva in questi scritti molta dottrina, ed un
raziocinio assai profondo. Di Dobrota fu pur D
Giuseppe Matovich, che nel 1775. pubblic in
Venezia laVersioneIllirica del CatechismoRomano*
Ma pi d'ogni altro luogo della provincia si
distinto Perasto nell'aver dato degli uomini vera-
mente insigni. A ehi non sono noti gli Andrea,
e Vincenzo Zmajevich,ediGiuseppe Marinovich?
Nacque Andrea in Perasto dalla illustre fami-
glia del suo cognome. Essendosi portato a Roma
per fare i suoi studj in Propaganda si erud non
solamente nelle scienzesacre, nelle quali era,co-
me suoi dirsi, professore, ma in ogni altro ramo
di letteratura. Nel 16^6. ripatri, coli'aver la-
sciato un'alta idea di se appresso molti Porpora-
ti, che nei pubblici esami ne avevano pi volte
ammirato l'ingegno, e la dottrina. La S. Con-
gregazione g
1
impose di visitare appena giunto
in patria tutti i luoghi circonvicini, e d' infor-
marla in quale stato vi si trovasse la Religione*
Andrea esegu la sua commissione, e ne diede
discarico con una bella lettera Latina, Che legge-
si appresso il Coleti (In op. cit. pg. Q%.) . In-
tanto fu tosto creato Abbate di S.Giorgio, ePar-
roco di Perasto, ed in seguito Vicario Apostolico
di Budua, e Commjssario della S. Sede . Nel
1771. vacata la Sede di Antivari , n fu fatto
Arcivescovo, e Primate del regno di Servia. I
d 1 Pe-
r-
Perastini segnarono l'epoca della di lui consecra-
zione col seguente monumento, che esiste nella
Joro Chiesa principale.
D. O. M.
Ai^dreas.Zmaj.evich moribus, ?honoribtisornatus
mirandum ubique specimen exhibuitj primis annis
Romcein CollegioUrbanode Propagandafidescien-?
tiarum Sectator, &Alumnus, Philosophiae, & sacrce
TheologiceDoctorevasit, & insignis Professor.Pera-*
slum
l
redux AbbasS. Georgiacclamatus, inox Ba-
dute Vicarius Apostolicus, Sanceque Scdis elecku.%
CotnmissHus expectationem communem copioso fcr-
nore superava. Unde ClemensX. mota proprio An-
tibarensis J}ioclensis Arcliiepiscopusrenuntiatus in
hoc tempio per Gerardum Galatam Dyrraclensem
Episcpum V.Idus Augusti 3JDCLXXI. sacra mitra
coronatusfuit, & Regni ServicePrimas declaratus.
Viro tantarum laudum Fincentius Mazarovich PrcB-
fectus, jf fudices Perastiex communi consensumo-
numentum ad ceternam famam erexerunt. E' in-
credibile i
J
attivit, e Io -zelo, con cui Andrea
soddisfece ai sacri doveri del suo impiego per la
sua vastaDiocesi. Seppenonostante dare alla col-
tura delle lettere quei piccoli ritagli di tempo,
che avrebbe dovuto consacrare al riposo, ed alla
quiete, e si appigli ad un lungo, e malagevole
lavoro, che condusse tuttavia alsuo compimento.
Scrisse egli in lingua Illirica la Storia Ecclesiasti-
ca della I>almazia, che poi tradusseanche in Ita-
liano. Trascritta in varj tomi in carta reale alla
morte di Ahdrea. pass nella Biblioteca Burovich
in Perasto, dove tuttora si conserva. 11 Farlati
ne fece visoin qualche luogo del suo Illirico Sa-
cro,*seppure non furono notizie per lettera co-
nni-
M
inimicate dalPjstsso Zmajevich al P. R,eceputi l
Del resto questa Storia, oltre le notizie sacre ,
deve contenerne delle altre, ed in gran copia,
risguardanti specialmente le cose dell'Illirico, e
della Dalmazia nei tempi del basso impero, ect
assaissimo interessanti.
VincenzoZmajevich detto per AntonomasiaPen-
na d'oro era nipote di Andrea,' e dell'istessa fa-
miglia. EgH uno dei pi grandi uomini, che
abbia prodotto la Dal mat a. Io non sono per
abbastanza informato n delle sue azioni, n del-
le sue opere per fargli queir elogio, che gli sa-
rebbe dovuto, Fa anche esso Arcivescovo di An-
tivari', e di Dioclea, e Primate di tutta la Ser-
va, e, se non erro, successe al suoZio Andrea.
Nulla di pi celebre della legazione Apostolica ,
che gli affid la S. Sede, e che egli con erojca
costanza sostenne nell
1
Albania, nella Servia, li-
neila Bulgaria . Nel 1704. chiuse felicemente il
Sinodo Nazionale, che egli avea radunato. La
Congregazione di Propaganda glielo fece stampa-
re nel 1705., e con ci diede una testimonianza
pubblica al mondo dell'alta stima , che faceva
dello Zmajevich. Ma Clemente XI., a cui non
erano ignote le gravissime fatiche, ed i tanti pe-
ricoli con magnanimit incontrati da Vincenzo
per la gloria, e per lo splendore della religione
Cattolica nelle parti dell' Impero Ottomano, vol-
le dargli anche
1
esso una prova della sua benevo-
lenza. Perciocch nel 1713. dalla Chiesa di An-
tivari lo traslat a,quella di Zara . Sarebbe cosa
ardua, e difficile il voler descrivere ci , che fe-
ce, ed oper questo insigne Prelato per lo spazio
di trenta, e pi anni nel reggere questa sua no-
vella Chiesa. Tale fa il credito, la stima, e la
d 3 be-
benevolenza, la quale egli seppe fin dal suo pri-
mo arrivo conciliarsi appressoogni ordine diper-
sone, che non trov mai alcuna resistenza , e
contraddizione nell'esercizio del suo sacro mini-
stero. Egli nqii cercava, che la gloria di Di o, e
del Principato, la salvezza del suo gregge, ed il
vantaggio della Religione Quindi e i Provvedito-
ri della Dalmazia, e le altre magistrature subal-
terne si erano formata una tale opinione della d
lui sapienza, probit, e giustizia, che non ardi-
vano n di negargli ci, che loro chiedeva, ndi
disapprovare ci, che egli faceva. In una parola
ognuno era persuaso, che fosse nelle sue ope-
razioni piuttosto diretto da una forza superio-
re, di quello che dai soli lumi della prudenza
umana.
Rimettendo miei lettori a ci, che ne dice il
Farlati intorno ad altre circostanze della vita di
questo gran personaggio, far tuttavia rimarcare
il gran benefizio, che apport alla sua Dicesi
coli'avere a proprie spese ertto in una partedel
giardino Arcivescovile un beli*edizio per istruire
i giovani Ecclesiastici, che dovevano poi essere
Parrchi d rito Illirico; il guai Seminario egli
pens poi di dotare coi beni di dueAbbazie do-
po la morte di loroAbbati Commendatori. Mo-
numenti della sua piet, e itiunificenza sono pu-
re la Chiesa Parrochiale nel borgo di Zar detto
Erizzo, l quale fece fabbricate per comodo dei
Cattolici , che dalla Turchia portansi in Quella
citt; le due scale di marmo, una detta la scala
Santa, e 1*altra che conduce all'Oratorio della
Madonna sopra S.Donato, e tanti altriornamen-
ti, di cui fregi l Chiesa Metropolitana.
N debbo passar sotto silenzio un altro bene-
fizio
si
fizio fatto dallo Ztnajevich a tutta la nazione, e
del quale parleranno i pi tardi posteri. Deside-
roso, che la lingua Illirica si conservasse special-
mente nei sacrilibriLiturgici sped aproprie spe-
se in ^orna Matteo Caraman, onde si esse dal-
la S,
;
Congregazione a quel dotto, e pioSacerdo-
te la facolt di andare MissionarioApostolico per
Je contrade Slavo-Illiriche, e perfino nella Rus-
sia. X? scopo dello majevich era, che il Cara-
jnan, oltre il bene, che avrebbe fatto alla reli-
gione colla predicazione, apprendesse anche a
perfezione la lingua Illirica letterale. Il novello
Missionario si accinse alsuoviaggio, e, penetran-
do ovunque, notle differenze fra i varj dialetti,
ed acquist una profonda intelligenza nella lin-
gua} lai che al suo ritorno in Daltnazia Vincen-
zo ebbe laconsolazione di vedere, chela S.Con-
gregazione di Propaganda si serv del Caraman
per correggere il Messale Illirico stampato inKo-
ma nel 1741. (Ciccqrelli pag. 52.^.
Fra gli ammiratori del nostroZmajevich io no-
miner soltanto Benedetto XIV., che pu benVa-
lere per tutti gli altri. Questo Pontefice gli fece
un bel elogio nel suo Sinodo Diocesano, e, ci,
che anche pida valutarsi, non volevapromuo-
vere ai Vescovati dellaDalmazia altri soggetti, se
non quelli, che gli erano dalloZmajevich propo-
sti. Fra i proposti al Pontefice da Vincenzo fuv-
vi anche MatteoCaraman, che gli fu poi succes-
sore nella Sede Zarattina.
Converrebbe ora considerare IoZmajevich an-
che sotto l'aspetto di politicone di gran lettera-
to5ma, come gi dissi, io sono all'oscuro di,
molte azioni, ed epoche della sua vita, ne ho
avuto alcuna delle sue opere fra le mie mani. So
<*4 tut-
tuttavia, che sono ajle stampe i. varii applaudi-
ti Trattati contro lo Scisma dei Greci Serviani;
i,
Q
il suo accreditatissimo Sinodo; 3.
0
una bella,
e lunga Letteradiretta a Mania suo fratello, che
essendo morto in PietroburgoAmmiraglio di una
flotta Russa dovrebbe pur egli essere posto fra
gli uomini illustri di Perasto; 4.
0
un Votospedi-
to al Concilio Provinciale di Francia sulla Bolla
Unigenitus; 5.
0
diverse altre Operette Teologiche,
Polemiche, e Politiche. Da tutto questo si pu
niente di meno comprendere, che la dottrina, la
piet, ed un zelo puro, e disinteressato garreg-
giavano in questo insigne Prelato colla prudenza,
e colla,destrezza nel maneggio dei grandi affari.
Mori nel 1745.>e volle essere collocato in unse-
polcro, che egli stesso si fece fare innanzi ad un
altare della Madonna, che abbell, ed arricch di
preziosi doni. Ecco l'iscrizione fatta da lui me-r
desiino, mentre era ancora in vita:
X>. O. M.
Pincentius Zmajevlch
Archiepiscopus Jadrensls
Ut apud Virginem viventium parentem
Mortuus viveret
Et extinctus quoque
Obsequium esternaret
Ante aram Matris
tumulum
Mortalitatis suce cusiodem
Novissima cogitans
In spem resurreftionis
vivens posuit
MDCCXXIII. Mtatis LXIL
Obiit die XI. Septembris
Anno MDCCXLV.
Gfiu-
57
Giuseppe Marnovich anche egli di distinta fa-
miglia Perastina fece il corso deVsuoi studi nel
Collegio di Loreto. Tale era il $60ingegno, e la
sua assiduita nell'applicarealle lettere,che, quan-
do si determin di vestire l'abito Lojolitico, la
Compagnia di Ges cred di aver fatto un eccel-
lente acquisto, come diffatti lo fece. Ne v' in
ci alcuna esagerazione, attestandomelo il Chia-
riss. Sig. Canonico Ferrich, che gli fn condisce-
polo. Entrato adunque fra i Gesuiti in breve si
perfezion negli studi; ma'nelle belle lettere, e
nella Teologia'si rese veramente grande, erispet-
tabile. Estintasi la Compagnia, il Marinovich fis-
s il suo soggiorno in Venezia in casa di un suo
fratello, avendo di pi nella sua avversa sorte
quivi ritrovato un amico, ebenefattore nella per-
sona del Chiariss. Sig. Marchese de Serpos, il
quale 1*attir poi appresso di se indotto a ci
non meno dall*eccellenza del carattere morale di
Giuseppe, di quello che dalla grande dottrina, di
cui lo vedeva fregiato. Non saprei megliodescri-
vere Taffetto, che 1*erudito Marchese aveva per
lui, che col riportare il seguente squarcio di una
elegia fatta in morte del Marinovich, e dedicata
*l prelodato de Serpos:
Ingen* 5 quippe Ubi, & justissima causa dolendi,
Illius y fatear flebili ab excidio,
Quem fratrem velut unigenam spedare soiebas,
Et penitus penilo peStore diligere.'
Fecisti cui tu communia commoda vit&
Tecum, &jufa domus, hospitiique sacra
Omnimodis trihuisti, illum magis, & magis otnni
Quove rite fovens officio, ac studio,
Vnum
5
Unumaliquem ratus aligerum e numero Geniorum
Tecumesse, atque tuos condecorarelaresj
Scilicet omnigena tu illum virtute probatum
Noras, compositum, morigrum, facilem,
Ingenuum, frugi, pietate, acreligione
Magnopereiniignem, simplicitate, fide,
Integriteneomni vitos, cui nulla subesset
Labes vel minimum, suspcio aut vitii &rc.
(Raphaelis Pastore Epicedium in obitu celeberr.
viri doebiss.ac pientiss. Jos. Marinovich ad Nob.
Virum Ornatiss.March, de SerpdsJ.
Lesse Giuseppe in Venezia pubblicamente la
Teologia per lungo tempo, e con somma riputa-
zione . Pio VII. da Venezia lo condusse seco a
Homa in qualit di Teologo Penitenziere maggio-
re; nia quivi prima di un anno se ne mor con
sommo cordoglio di tanti ammiratori delle sue
virt, e della sua letteratura. Pubblic ilMarino-
vich i. tre Trattati Teologicisommamente ammi-
rati; ma che io non ho potuto vedere; z.
9
Com-
pendio Storico di memorieCronologicheconcernenti
la religione, la morale della nazione Armena
suddita dell Impero Ottomano divisa in sei libri,
ed in tre volumi in S.vo. Non portaquesta ope-
ra il suo nome; ma fu da lui composta a richie-
sta del Sig. March, de Serpos, che lo forn degli
opportuni materiali . Questa opera scritta in
Italiano con gran criterio, e buon gusto, *e pu
contarsi fra i non molti libri, che fanno onore
allo scorso secolo; 3.
0
DissertazionePolemico-Cri-
tica sopra due dubbi di coscienzaconcernenti gli
Armeni Cattolici sudditi dell'Impero Ottomano.
Anche Questo scritto abbonda di buona critica,
ed erudiaione; 4.
0
un Corso di Teologia inedito
pas-
passato in mano di un Religioso, che ci facea
Sperare di stamparlo. 5. Alcune Elegie Latine
parte edite, e parte inedite: ma il Maririovich,
come si veduto nell'elegia in morte dell'Uvra-
chien, non pu arrogarsi il vanto di gran poeta,
non essendo riuscitonell'imitare l'inimitabileCal-
milo.
GiovanniBujovich , ed Antonio Nennadich pur
nativji di Perasto s attirano ancora meritamente
i nostri sguardi. Agli studj della giurisprudenza,
che esercit in Venezia con molto grido, e ripu-
tazione , il Bujovich un quelli delle Matemati-
che, e specialmente dell*Idraulica a segno, che
stamp un'opera sul corso dei Fiumi. Le opere
del Padre Francesco di S. Giuseppe dell'Ordine
delle Scuole Pie, ossia del rinomatissimo Fran-
cesco Michelini successore delVimmortale Galileo
nell'Universit divisa gli servironodi scorta nel-
la sua ardua intrapresa. Nel 1804. il rispettabile
vecchio viveva ancora in et di,80. anni, e stava
correggendo, e ristampando la sua opera.
Antonio Nennadich, che fu Parroco di Pera-
sto, nel 1757. *
n
Venezia presso Domenico Lo-
visi stamp un libretto di Sestine in versi Illirici
111occasione, che i due Fratelli Ivanovich com-
batterono contro uno SciambeccoTripolino,e lo
affondarono nel porto di Atene ora detto Smaj.
Ebbe Perasto anche un non ignobile Pittore
cognito ai nazionali sotto il nome di Cocoglia.
S attribuiscono a lui le pregiate Pitture, ,che si
vedono nello scoglio detto della Madonna di Pe-
rasto. Mi ignota l'epoca in cui fioriva questo
Artista.
Assai pi antico di lui un certo Abrado da
Gattaro Scultore, ed Architetto di distinto meri-
t o,
6o
t o, ove abbiasi riguardo alla lontananza de'tem-
pi, in cui viveva. Da Orosio Re di Rascia, che
circa l'anno 132.1. portossi a Bari per visitare il
celebre Santuario di S. Niccolo, ebbe Abrado1*
incombenza di disegnarne, e costruirne quel ma-
gnifico altare . L'iscrizione, che sussiste tuttora
vicino ad esso altare, ci fa vedere, che Abrado
era di Cattaro, e Scultore, ed Architetto di pro-
fessione. Questi due soggetti Cattarmi, varj Ra-
gusei, di cui si fatta altrove menzione, ed An-
drea Schiavone, o Schiavonetto nativo di Sebem-
co pittore di grandissima celebrit, e merito, ad
onta del poco favorevole giudizio, che su di Ini
pronunzi il Vasari, ci danno a divedere, che i
Dalmati potrebbero anche essi aspirare alla gloria
di bravi, e valenti Artisti, se frequentassero le
scuole delle rinomate Capitali.
Nella Biblioteca dei Classici di Arvood (pag.
217. Parte1.) riportato un Tacito stampatonel
1475. in Venezia da un certo Andrea da Gatta-
ro, che pu annoverarsi fra i primi stampatori.
Eccone il frontespizio: C.ComeliiTacitiLiberde
MoribusGermanorum FoUVenetiisAndr, Catharen-
sis 1476.
Ma non dobbiamo tralasciare di far menzione
di Tommaso Guerra, e di GiorgioCjucovich am-
bedue di Castelnuovo . Tommaso fu Religioso
Francescano, e riusc mirabilmente nelPeloquen-
za sacra. Si fece egli perci una grande rino-
manza avendo nello scorso secolo calcato i primi
pulpiti dell'Italia. Fra le sue Prediche quefle che
hanno per tema i sette peccati mortali
y
sono fe
migliori, e le pi accreditate.
Giorgio Cjucovich Greco di Religioneallora fa
dalla mrte rapito, quando appunto avrebbe m-
co-
cominciato a farsi ima grande rinomanza. Era
soprattutto valente nelle Matematiche. Il famoso
Kuggiero Boscovich passando per Padova disput
col Cjucovich una notte intiera sopra i piastiu-
si problemi di Geometria, sui quali il giovanetto
era uso di meditare dei giorni intieri senza sor-
tire 4i casa. L'ingegno dei Dalmati egualmente
adattato per gli ameni studi, di quello, che per
le pi astnise discipline. G ne fanno fede Mari-
no Ghetaldi, e RnggieroBoscovich di Ragusa,ed
il Colonnello Cavaliere Lorgnia Dalmata anche
esso, essendo nato a Knin\ ed al quale dobbia-
mo la perTezione di varj istromenti Trigonome-
trici. Del resto Giorgio ebbe mano allatraduzio-
ne di Luciano, che per usc alla lucesotto altro
nome.
Non minore sarebbe il numero di quei Cana-
rini, che sotto il governo Veneto si fecero del
nome nella milizia, se di tutti io dovessi qui far
ora menzione. Ma non avendo, che imperftte
notizie di alcuni, io far soltanto notare ci,che
di due ci lasci scritto il Mauro Orbini. A tem-
pi di Selimo, egli di ce, e del suo figliuolo Solima-
no si distinseso Corcut Bassa, e Mustaf, uno dei
quali fu Governatore di Damasco, e spesso ruppe
gli eserciti Arabi. L'altro fu Bassa di Cajro; e di
questo fanno menzione Ciriaco Spangeberg, ed #r -
manno Scholdel negli annali dei Turchi. Costantino
Spandugino, dove fa menzione di Mustaf, cos par-
la Mustaf Bassa mandato da Solimano pelGover~
no di Cajro nacque a Cattro, il quale ancorch
egli per sangue fosse di bassa condizione, fu per
ornato di ogni sorta di virt, e bellissimo di corpo.
Ebbe per moglie la sorella di Solimano, che fu pri-
ma moglie di Bostans Bassa, a cui Selimo fece ta-
gliar
6z
gliar la testa (loco cit.). Di qualefamiglia costo-
ro fossero, con quali arti poggiassero tanto alto
otto i Turchi, e qual fine facessero, son a me
tutte cose ignote, e delle quali un giorno forse
si potr venire in chiaro.
Ed ecco, o Signore, quanto ho saputo,' e'p*
tuto raccogliere, ed unire insieme intorno agli
uomini illustri di Cattaro nel tempo, che mi so-
pravvanzava alla correzione della stampa della
vostra interessante raccolta. L'ardente, lodbvo-
lissima brama, che voi avete di vedere dissotter-
rate, e messe alla luce del giorno tutte le noti-
zi e, che servir possono alla storia dei letterati, e
degli uomini grandi dell
1
Illirico, e della Dalma-
zia, mi fende certo, che voiaccoglierete contra-
sporto di allegrezza queste memorie bench scar-
se, ed imperfette. Sono parimenti sicuro, cheel-
leno avranno appresso gli eruditi di Cattaro uri
eguale favorvole incontro. E' vero, che l'argo-
mento non trattato in tutta la sua estensione5
ma finch dai nazionali non Venga data l'ultima
mano a ci, che stato dame semplicementeab-
bozzato, io avr sempre un giusto diritto allalo-
ro indulgenza, ed al loro compatimento (1).
(1) II Seno Rizzonico, o Canale di Cattaro
e di una sorprendente bellezza. Il mare, che vi
s'insinua dentro per una vasta imboccatura, con
s varie, e tortuose cavit, e giri ora si siringe
in seni, ora si apre in crateri, edora si nascn-
de in porti per modo, che sembra quivi aver
voluto l natura far pompa d i se, ed in uno
stretto canale rsrfjjjresentare al vivo l'imagine del
grande Oceano, s si consideri lavariet, che es-
so offre allo sguardo, si crederebbesmisurato. Si
apre
apre da principio con una bocca di tre miglia ;
ma s'inoltra poi infra terra perun tortusocam-
mino di quasi venti non oltrepassandola larghez-
za o di sei, o essendo ristretto fra le angustie
Ora di un miglio, ora di un mezzo, ed ora di
150. passi. Quattro vaghi spaziosi seni formati
nell'istesso canale da piccoli, ed angusti stretti;
dei monti ali'intorn di varia ineguale altezza ,
altri de'quali sona boscosi, e verdeggianti, altri
ignudi, e bianchi, questi di color fosco, e neric-
cio, e quelli coltivati a met, o sino alla vetta ;
delle spiaggie sassose dove ejrte, e scoscese, e
dove piane, ed arenose; dei paesi, e dei villag-
gi, che sembrano tante piccole citt, e che taio-
ra l'uno si attiene all'altro per mezzo di belle
case, ed abitazioni qua e l sparse lungo la ma-
rina ecco l'imponente, ed aggradevolespettacolo,
che colpisce lo sguardo eli chi percorre^questo
delizisissimo canale.
Dai moderni stato con ragione chiamato Ca-
nale delle Bocche di Cattaro, e Bocchesi gli
abitanti delle sue spiaggie, e campagne. Egli ha
infatti sei bocche, la prima all'ingresso fra la
Poma di stro, e lo scoglio Zaniza, la seconda
fra la Ponta di Cobilla , e di Lustiza, la terza
formata dallo stretto di Combur, la quarta dallo
stretto di S. Domenica, la quinta dallo stretto
delle Catene, e la sesta dallo stretto di S. Maf-
teo, e di Perzagno.
Passata, che si ha la prima boccaentrando nel
canale, si vede a mai* sinistra sulla sponda del
primo seno la citt diCastelnuovo in LatinoNeo*
castrum, e Novi in Illirico, che sta come alle
fauci di tutto il golfo Cattrense, o Rizzonico.
Questa-citt-ftt fabbricata nel 1373. da Steffano
Tvar-
*4
Tvartk Re di Servia. Le sue mura sono quasi
dappertutto rovinate parte dagli assedi, e parte
dai tremuoti sofferti. Ella ha due sobborghi con-
tigni, Topla, e Savina, fra i quali sorgeuna fol-
tezza detta la fortezza Spagnuola, perch fabbri-
cata dagli Spagnupli sotto l' Imperator Carlo V.
Il distretto di Gastelnuovo, chelungo un'amenis-
sim spiaggia si estende sino alla Punta di S.Do-
menica, abbraccia Mocrine, Mojdes, Cuti, Ga-
menovo, Podi, Gombur, Bausich,e Bianca, luor-
ghi, che in oggi hanno il titolo di Goniuni di
Gastelnuovo, e che formano la parte la pi deli-
ziosa di tutto il canale.
Non lungi da Gastelnuovo vi un piccolo fon-
t e, che si chiamava Mdl, cio il piacevole, e che
in appresso si chiam Nemili, il crudele, perche
due giovani per rivalit di amore si erano vicino
ad esse uccisi. Flavio Eborensecelebre poeta Por-
toghese del quale si danoi altroveparlato (Let-
terat. de'Ragusei Tom. i. pag. 314.,) allude ad un
tal fatto con questo Epigramma :
Gratus eram prius, & vicincecommodus urbi
r
Nunc vocor indigno nomine Nemylius.
Causa mali nota est: discordia tristi* amantum
Illa nocet. Liquidai quid meruistis aquee?
Vicino a Castelnuovo vi era il sepolcro degli
Ebrei Spagnuoli. Flavio Eborense desiderava di
essere quivi seppellito. Ecco comeaccenna il suo
desiderio:
Hlc mea necferro, nigra neque iacta favilla
Ossavelim plcide condat amia manus.
E forse negli ultimi tempi della sua vita quivi
pass da Ragusa, giacch questa sua ultima elegia
ine-
i
Inedita J)orta questo titolo: de esilio suo scripsit
Novoe, oppidoDalmatice Hispanica clade nobilissima*
Passato lo stretto delle Catene radendo la sini-
stra sponda si arriva in un bel seno, allaestremi-
t del quale vi Gabella , che pu considerarsi
come un borgo diRisano. PerciocchKisanogros-
so, e popolato paese giace poco lungid^lla spiag-
gia in una valle fra due monti. Morigne, Ube,
Crivoscje, eLedenize sono in oggile sue Comuni .
Questo luogo negli antichi tempi era il pi ce-
lebre di ogni altro, avendo dato il nome di Rhi-
zonicus a tutto il seno e di Rhizcei, o Rbizonitae
a tutti gli abitanti. Plinio / lib. 3. cap. 22.) lo
chiama Rhizinium, e neir enumerare le citt ma-
xittime della Dalmazia cos lo colloca vicino al
mare: Epidaurum Colonia, oppidacivium Romano-
rum Rhizinium, Ascrivium, Butua &c. Da Tolom-
meo detto Risinum, ed pur collocato sul lido
marittimo (lib. 2. cap. IJ.J . Dalmatice civitates,
egli dice, juxta littus . . . J*Epidaurus, Risinum
>
Ascrivium&c.
Non bisogna confondere questa citt marittima
di Plinio, e di Tolommeo con un altra mediter-
ranea, che Sillace chiam Vfcpnx (Rizunta), Po-
libio Vifym f Rizona ) , Livio Rhizonem, e V^sivxv
(Rizanam) Tolommeo. Polibio ci dice aperta-
mente, che la famosa Teuta Regina degl' Illirici
cercando di salvarsi dalle armi dei Romani si ri-
covr non in Rizinio, o Risino vicino al mare,
ma in Rizona, che ne era assai discosta, e che
giaceva sulla riva del fiume Ri zona. Teuta, egli
dice, cum admodumpaucis Rhizonam se recepii in
oppidumhaud magnum quidem, sed optimis mun-
tionibusvalidum , ac sane distans a mari, & in
ipsa Rhizonisfluminis ripa situm flib.z.J. Tolom-
meo l'allontana altres dal mare, collocandola fra
e
Dio-
66
Dioclea, e Scodra, o Scuttar. Dalmatice autem
ciixitates mediterranea, egl i d i c e , . . . Doclea, Ehi-
zana, Scodra. l Cellario^ ed Isacco Vossia in-
gannati dalla somiglianz dei nomi hanno confu-
so questa citt mediterranea colla marittima, a-
vendo preteso senza fondamento, che il Rizinio
di Plinio, il Risino di Tolommeo , ed il Resino
delle tavole di Peutingero debba essere ristesse
Rizona, o Rizana.
Del resto il Castaido, ed il Lucio hanno cre-
duto, che la citt di Risana, che serv di asilo a
Teuta, secondo Poiibio, sorgesse nel luogo ora
detto Rndine. Io crederei piuttosto, che esistesse
dove oggid avvi il popolato villaggio di Clobnk
(Cappello) pi di 20.miglia distantedalmare, ed
in vicinanza appunto di Rudiiie. Perciocch sul-
la sponda del fiume Rizone, Podierna Trebinna,
dove giace Globuk, o Globoca, come 1'appella
Porfirogenito, osservansi ancora delle vestigia di
una antica citt, e^ conciossiacch non s'abbia
memoria, che sia quivi esistita alcun'altra infuo-
ri di Risana negli antichi tempi, ogni ragione ci
porta a credere, che essa esistesse dove ora esi-
ste Globuk.
Ma il nome di Rizana, o Rizone e*indicaan-
che meglio questa posizione. RicnooRizno signi-
fica in Illirico una cosa posta sulla riva di un fiu-
me. I Greci da Ricno, o Rizno con non molta
alterazione dissero Rizon, e Rizana, o Rizona.
Cos dall'Illirico vocabolo Ricina, o Rizina, che
significa un fiume grande, rest agli stessi Greci
l'appellazione del fiume Rizone, lrifatti la Tre-
binna, o Rizone un fiume considerabile, ed il
pi grande di tutti quei contorni. Il nome adun-
que di Rizana vorr esprimere la citt posta sul-
la riva di un fiume
>
e Rizone un grande fiume.
So,
So, che il Continuatore dell'Illirico Sacro (l
op. cit.) Giacomo Coleti spiega altrimenti il pas-
so di Polibio* Ma dovendosi distinguere Rzinio,
o Risino marittimo da Rizona, o Rizana medi-
terranea noi riflettiamo, che egli non potea dire
di una ci, che cmpeteva all'altra; tanto perch
Rizinio, o Rissano dagli antichiGeografi amessa
fra le citt marittime, come diffatti lo , quanto"
ancora perch nei suoi contorni non vi maista~
to, ne vi alcun fiume, che meritasse d'esser
'mentovato da Polibiocome il Rizone, sullespon*
de del qual#era situata Rizana
E' bens da supporsi, che i Rizoniti marittimi
facessero parte dei Rizoniti, o Rizei mediterra*
nei, e che il lor paese abbracciasse i luoghi in
oggi detti Onogostje, o Nlxici, Rudine* e quella
porzione di Montenero, che giace sopra il seno,
cio Vukodoli, Zaluchie, Bracjanaz ec., mentre
quelli, che erano posti a mezzo giorno,si esten-
devano per le regioni oggid abitate dai Bielopau-
lovici, dai Piperi ,' dai Bratanossici > dai Plje-
scjuzi, dai Clementi, dai Cuci, e da altre po-
polazioni, i di cui progenitori a tempi della Ro-
mana Repubblica eranoegualmente portati alsan-
gue, ed alla rapina. Il nome di Rizana, e di Ri-
zinio pu altres indicarci, che dalle parti medi-
terranee si avanzarono verso il mare, dove fab-
bricarono una nuova citt chiamandola coiristes-
so vocabolo dellaprima lorCapitale. Sarebbe pc^i
impossibile di voler determinare l'epoca di un
tale avvenimento. E' chiaro per, che ci ha do-
vuto aver luogo prima dei tempi di Plinio, anzi
prima dell'et di Augusto* Perciocch Strabene,
che era contemporaneo di Augusto, ci nomina
Tv Vilxim TTO'XH , una citt dei B.iz, o Rizoniti
posta sul mare. Porfirogenito chiama RizinioRos-
* sa
ga, o Rosa secondo il dialetto degli Slavini del
tempo suo. Dagli indigeni si chiama ora Rissar*.
Due. miglia dopo Risano,
s
e quattro prima di
Cattaro sotto il pendio del monte Glogpvaz scor-
gesi Perasto fabbricato sul sasso vivo in riva al
mare, il suo nome, che deriva da Pera, Perast
3
o Perjast, c'indica in Illirico la (Lurarupe, su di
cui giace, e gli alpestri sassi, che a guisa di mer-
li si sollevano, e sporgono fuori. Pretendono al-
cuni , che gli odierni Perastini siano derivati da-
gli antichi Pyrustcepopolo d Ila Macedonia. Ma i*
Pirusti Macedoni, che erano troppo^ lontani dal
seno Rizonico per aver dato loro origine, e no-
me, furono ancora essi coschiamati, perche con-
simile a Perasto eia il luogo della loro abitazione
fra i monti della Macedonia. Orahovaz, Drasci-
m Vart, Glogovaz, e Costaniza sono le Comuni
del distretto di Perasto.
Sotto Perasto, ma in poca distanza vi Jo sco-
glio detto della Madonna dello Scalpello con un
celebratissimo Santuario. Si vuole, che il quadro
della Vergine sia opera di S. Luca,
Fra Perasto, e Gattaro Vi Dobrota bello, e
popolato paese situato a pie di una grande mon-
tagna, che dal lato opposto fa gi pane di Mon-
tenero. Le sue fabbriche, sono come tanti castel-
li , ma di nuova archittetura. La sua sponda
molto amena, e deliziosa,'Le Comuni, o Parro-
ehie del distretto di Dobrota sono Lima, S. Eu-
stachio, e S. Matteo. In vicinanza di Dobrota si
trovano dei vestigi di Aequadptii, di lastrici di
Mosaico, ed altre antichit Romane.
Ed eccoci all'ultima estremit del Canale, do-
ve giace la citt di Gattaro sopra una lingua di
terra di "figura triangolare formata da un^fiume,
che nasce alle radici di un monte sovrastante alla
citt
fcitistssa, e sulla.vetta del quale aVvi una bua*
na fortezza. Per mezzo di lunghi muri essa co^
munica colla citt. J villaggi del suo circondarii
sono Spigliari^ Scagliarla Pelusiza, e stili* opposta
sponda Mula, Perzagno, Stolivo, e Lepetane si-
tuate sullo stretto delleCatene sono le sue coma*
ni . Poco lungi da Cattaro vi il forte della Tri
mit. Perzagno produsse nello scorso seqplo nn
Uomo di molto grido,. voglio dire Antonia Luco-
vich, che per le sue grandi cognizioni nel diritto
Canonico fu fatto Vescovo di Citt nuova nell*
Istria, dove mor intorno al 1800.
Plinio, e Tolommeo, come abbiamo veduto di
spra , sonoipiantichiScrittori,cheabbiano fatto
menzione diCattaro coirantico nomedi sprivium.
Tolommeo chiamandola Amputo* (Ascroyion, o A*
scmionj ce n'indica il nomeprimitivo, che do-
vuto alla lingua degli antichi Illirici. Kraj signi*
fica appresso di loro estremit, od angolo, ed
Us-kraj , o Us-hrajno ci , che attaccato ali' an-
golo, o all'estremit. Da t%T3Us-kraj) o U$-kraj~
no i Greci col cangiare, e Col trasportare le let-
tere vocali fecero Ascruion, ed Ascrivium Ro-
mani con non molta alterazione ; i qualidue nomi
significano ,che questa cittgiacepropriamente nel-
laparte pi intima, edappartata di tutto il canale
Porfirogenito diede ad Ascrivio, o Cattaro il
nuovo nome di Decatera dicendo : VrbsDecatera
Romana lingua sonat angustatum, atque collisum>
eo quod mare ingreditur tanquam angusta lingua
per quindecim, vel etiam vicena millia, & id oppi*
dum est complementum, atque extremitas hujusmodi
maris (cap. 2,9.;. Porfirogenito per s'inganna nel
dare il senso di cosa angusta, e ristretta alla vo-
ce Decatera, conciossiacch Decatera altro non

9
che l'istessa voce corrotta di Cattaro, che de-
e
3 riva
riva da una voce dei recenti Greci, cio
K7<xpp dal cadrvi delie acque, o dalla umidit,
che vi regna per via delle nebbie. E certamente
Palladio Fosco (Lib. i. de situ orceIllyriciJ cosi
attribuisce alle acque, che cadonodai vicinimon
t i , la denominazione di Cattare. Itifine, egli di*
c e , (sinus Rizor/ciJ, ubi tellus expatidnti pelago,
fit obvfam,- sub praerutptimontis cacumiue con$urgit
Ascrivium, quondam Civium J?on$. oppidum : quod
yiunc propter aquafum, quee ex alto defluunt^ de-
scensum Cntarum vacari comtans opino est. Ma
VistessoPorfirogenito colmodo, che descriveque*-
sta citt, conferma la nostra opinione. Eglidice
%
che d'intorno a Gattaro sorgono dei monti altis-
simi, talmente che essa non vede mai sole, se
non nelle ore dimzzo giornonel tempo di esja-*
t e. porfirogenito parla iperbolicamente. Percioc-^-
che anche nelFinverno si vede il sole, ma per,
per breve t^inpo, stante che Gattaro situata i&
una posizione bassa, e cinta di monti altissimi.
Quindi >che dominando le nebbie, ed una cer--
ta aria umida, che l'anione del sole, e la forza,
dei venti ristretti fra un angusto sito, e succe^
dentisi gli tini agli altri non ponno pienamente
sciogliere, e dissipare , assai convenientemente
4ai moderni Greci fu chiamata Gattaro, cio1*
umida, o la ricoperta di n>ebbie.
Allorch si considera il sito di questa citt*
quasi verrebbe in mente di chiamare inavvedu-
ti, e ciechi i di lei primi edificatori, essendovi
stati tanti luoghi migliori dove fabbricarla. Que-
sta tacetesarebbeper sommamenteingiusta, ffan
fu n inavvertenza, n cecit, ma necessit, ed
mite provvidenza. Mentre da ogni parte infuria--
va il nemico, edistruggevalecitt antiche, fuan-
si saggio cpnsiliQ l'edificar le nuove in laoghna*
;
sca-
7*
scosti, e naturalmente .difesi. Non vi era in un
tempo altro comodo reale, che disfuggire lastra-
ge, edfiltra industria, che diresistere armatama-
no agli aggressori. Nel totale scompigliodelle co-
se l'uomo non cerca ci, che pi bello\ ne si
va in traccia dell'ameno, e del delizioso da chi
si crede sempre mal sicuro dai nemici. Ed ecco
perch in quegl*infelici tempi tante citt furono
fabbricate in luoghi, dove in tempo di pace, e
di sicurezza non sarebbero state edificate.
Porfirogenito eoa questopasso: Mtvarias (iSa-
raceni) suhjugarunt urbes Dalmatice, in quibus Bu-
tuam, &r Rasam, fr nferiora Decatera, viene ad
smettere uriaCattaro superiore, ed una inferiore.
Di leggieri per s'intende ^jual sia la mente di
Porfirogenito. Eglivuole dire,che fu soggiogatala
citt diCattaro, che Cattaroinferiore, enon la
fortezza posta sul monte,che Cattarosuperiore.
Finalmente opinione degli antichi, che Ascri-\a
vjo, o Cattaro sia nato dalle rovine di Rizino, o |
Rizona. Cos cel'attesta Coriolano Cepio, Cip- \
pico (Degestis PetriMocenJ:iCatarusjtrbs Dalma- f
tice, egli di ce, . . . hancKhizomutiu beilovexatipra-
pritimsedemreUnquentes intittiori loco(Bdificaverimt.
La citt,di Cattaro fu pi volte danneggiata da
grandi terremoti. Terribile fu quello del 15^5. ,
per cui perirono pi di 200. persone, e restaro-
no rovinate le mura della citta, esmossa la mag-
gior parte degli edifizi. Pietro Giustiniam (HLst.
Fenet,lib. XIV.) ne fa una patetica descrizione.
Nel 166j. quando Ragusa dal terremoto test
del tutto miseramente sepolta sotto un ammasso
di rovine, anche Cattaro, Budua, e Castelnuovo
soffrirono terribilmente. Non da tacersi una
bella azione di Mariano, e Niccolo Bisanti sutal
proposito.. Mariano, che 6n* di vivere Vanno
e 4 1668.,
>essendosi ricordato di non aver disposto
di alcuna somma, dopo aver gi chiuso, e sigil-
lato il suo testamento, in favore dellaChiesaCat-
tedrale, che era stata in gran parte rovinata da
quel terremoto, chiam a se Niccolo suo figlio,
ed erede dei suoi beni, e gli disse, che volevala-
sciare 1000. Zecchini Veneti per ristaurare la
suddetta Chiesa. Dopo poche ore Mariano pass
all'altra vita. La mattina Niccolo si port tosto
airUffizio pubblico della citt, e da un Cancel-
liere fece fare un Costituto, in cui si obbligava
di pagare 1000. Zecchini Veneti ai Procuratori
della Chiesa Cattedrale (come egli fec^e); mentre
tale era la intenzione , che a lui solo , e senza
scrittura aveva palesato Mariano suo padre poco
prima di morire. Nella Cancelleria di Cattaro
esistono documenti di un tal fatto.
Del resto sulla sponda opposta a quella, che
abbiamo descritta, dopo Perzagno, Stolivo, eLe-
petane, vi sono a Silocco le due Comuni chia-
mate Lastva, e Teodo, le di cui campagne sono
le meglio coltivate, le pi fertili, ed ubertose.
Dirimpetto al Tepdo dalla parte di Ostro, e di
Lebeccio evvi il distretto di Lustiza Capo Comu-
ne di molti considerabili villaggi. Cartoli, e Le-
sevich sono pur due comuni dell*istesso distretto.
Al lido del mare in faccia a Castelnuovo vi
Porto Rose, dove anticamente vi era un fabbri-
cato di considerazione.
Dpo Lesevich, villaggio il pi orientale diLu-
stiza, verso Silocco segue il distretto di Budua,
il quale abbraccia molte Comuni, ed in paftico-
lare le quattro Contee diZupa, cio Lazarovich,
e Bojcovich, che principiano dopoLesevich;Tuj-
kovich, e Gljnbanovich, che si estendono verso
Tramontana, e che sono le pi popolate, fer-
tili
n
til a cagione della grande pianura , che le-.divi-
de, e separa quasi per met. Pobori , Majni, e
Brajci sono villaggi, che appartengonopure ai di-
stretto di Budua; ma sono situati presso il con-
fine di Montenero, essendo in poca distanza da
Stagnevich, che laresidenzadelVescovo Vladica.
Finalmente a Levante sopra Budua^ e vicinoal
confine dell'Albania vi ancora ildistretto diPa-
strovich, che ha varie Comuni, cio S. Steifano,
Caste] di Lastya,Resevifh, e Praskviza. Il gici-
tatoFlavioEborense cos c'indica questoconfine:
Lceva quoque aerias ostentat Rhlzanus drces,
Et Venetis fidum Patribus Ascrivium. '
Nec prpcul infelix Epiri terminus agri
Erigitur muris Butua semirutis.
Budua, che lontana dieci miglia dalle fauci
del seno Rizonico a mezzo giorno, e diecioft
da Cattaro, giace come in una penisola, prov-
veduta di porto, ed ha un piccolo fiume che le
scorre vicinoFu edificata da tempi remotissimi;
giacche ne fa menzione Sillace, Sofocle, ed altri
antichi scrittori. Da Sillace, e Steffano detta
Buthoe, Buthaea da Sofocle, Bulua daTolommeo.,
Butova da Porfirogenito, Batua da Peutingero, e
Butua da Plinio . Il Boccarto pretende , che si
chiamasse Betua, ci, che in Fenicio significhe-
rebbe la citt sicura o per la sua posizione, o
pel valore dei suoi cittadini, o per altre cagioni.
Ma essa non fu mai detta ne Betua, Beta, oite-
tula, ne fu creduta pi forte, e munita di tutte
le altre citt miriche, n finalmente i nomi deU
citt, e luoghi Dalmatici debbono cercarsi nella
lingua dei Fenici, ma bens in quella degli Illiri-
ci- Budua adunque, o , con pi stretta pronun-
zia, Buiva deriva dall'Illirico verboBuditi, risve*
gl'ut-
74
gliare. Era Budua la sola citt, che gli antichi
Sardiani, Snrdiei, o Satdiati avevano al mare.
Tenevano quivi le loro navi per la piraticaj l
incominciavano i movimenti, e si davano i segni
onde dall'interno delle parti mediterranee l'ar-
mata giovent accorresse al lido, ed agisse secon-
do il bisogno, e la speranza del bottino. Era
dunque detta la citt del risvegliamento, o del ri-
chiamo dal verbo Bnditi, e non dirrv flwv ,v.&
7%TOC; , cio dalla veloct coppia dei bovi, che ,
secondo rautore dell'Etimologico Magno, ed altri
Greci, dalla "citt diTee condussero Cadmoneli*
Illirico. |^n comprendo come possa chiamarsi
veloce una vettura di bovi. Ne meglio fondata
la congiettura di coloro, che fanno fondare Bu-
dua da Cadmo, ne derivano il nome da Buto-
na citt Fenicia, o Egiziana, come lo era Gad-
mo. Quello, che certo, si, che Budn .fauna
antichissima, cmoda, e nobile citt anche sotto
gli stessi Romani, come ce nefa fedePlinio. Chi
desidera altre notizie intorno a Cattaro, ed al
seno Rizonioo, o Gatarense pu consultare una
bella operetta del Sig. Canonico IvanovichMoro,
al quale , siccome al Sig. Arcidiacono Morandi
riprotesto mille obbigazioni per idubbi, che mi
hanno sciolto intorno a moltipunti di questeme-
morie ".
Addenda pag. 46. Fra le opere del Padre Jaco-
gna debbonsi ancora inserire i*
Q
alcuniPanegirici
Italiani: 2.
0
due Elogi, uno in lode di Monsi-
gnor Giovanelli per la sua elezione in Patriarca!
di Venezia; 1*altro fatto in occasione, che Do-
menico Michiel fu fatto Procuratore di S.Marco,
Addendapag. 57. Intorno alla dissertazione sai
due dubbi concernenti gii Armeni di Giuseppe
75
"Marinovich si deve osservare, che queiroperaes-
sendo stata impugnata da alcuni Teologi dell'U-
niversit di Siena comparvero tre libri in sua di-
fesa, cio i. Esame Teologicodel voto pubblicato
ec. sui dubbj di coscienza concernenti gli Armeni
Cattolici ec. di Giovanni Domenico Stratico Ve-
scovo di Lesina . . . Venezia 1786. pressoAntonio
Zana. i.
Q
Lettere Teologico-Critico-lHoralisoprali
due dubbj di coscienza concernentigli Armeni Cai*
tolici ec. Venezia 1786. pressoGiovanni Gatti. 5.
0
Lettera di un Teologopacifico4 u Teologoamico
intornoalla causa degli Armeni ...Venezia 1784,
pressoAntonioZatta, Debbo queste notizie al ce-
lebre traduttore di Omero, e di Esiodo Monsig.
BernardZamagna,che, fin d'alloraquandoilMa-
rinovich trovavasi agli studiinRoma, strinse con
lui amiczia, e che lo ricorda eoa molta tenerez-
za, e rispetto.
Nel 1800. pressoGiustinoPasqualiilMarinovich
stamp l'elogio funebreda lui recitato per le so-
lenni esequie del Patriarca Federico Giovanelli ,
il quale elogio con ragione ebbe grandissimo in-
contro; mentre ha tutti i numeri, che convengo-
no a tali componimenti. Va ancora ad esso uni-
ta una buona elegia in morte del medesimo Pa-
triarca.
Addenda pag. 59. Agli altri uomini illustri d
Perasto si deve ancora aggiungere Matteo Stttca-
novich, che per i suoi talenti, dottrina, edesem-
plarit si merit di esser fattoArcivescovo diAn-
tivari, e Marino Martinovich, il quale nel 1696,
dal Senato Veneto fu dato perPrecettore, eMae-
stro di Nautica a cinque Principi Russi , che lo
&ar Pietro aveva spedito in Venezia per appren-
derla*
IN-
I N D I C E
DELLE MATERIE.
refazione. Pag* j
DescrizionediSpalato. 9
Sinopsi delDumaneo 12-
Addizione del Bernardi. 42.
Catalogodel Boghetich, 46
Aggiunta dell'Editore Ciccarelli. 5
z
Altra aggiunta di altri Scrittori. 60
Dissertazione sopra la patria di S. Girolamo
dell'Editore. 66
Due Lapidi trovate alla Brazza. 92.
Vita delB. Agostino Casotti delS,D. Agosti-
no Casotti. <)5
Vita dell' Arcivescovo Gto.Luca Garagnin del
suddetto 96
ALTRI OPUSCOLI VERSO IL FINE CON ALTRA
NUMERATURA.
JLetteradiretta all'Editore dalSig.EadosAn-
tonio Michieli, Vitturi. 3
Alcuni pezzi di unaRelazione del Sig.Michieli
Vitturi. l i
Saggio sopra FrancescoPatrizio delSig.Rados
Antonio Michieli Vitturi. z6
Saggio sopraMarcoAntonio deDominis delme-
desimo. 38
ALTRO OPUSCOLO CONNUOV
X
\ NUMEKATURA.
MemorieSpettanti adalcuni uomini illustri di
CattarodelP.Francesco AlarlaAppendine
delle Scuole Pie. 5
CA-*
C A T i
BSGLI ASSOCIATI
ALMISSA.
e
KJI%, Arciprete Antonio
Cadcich:
Sig. Gio. MarcoSvitano-
vich. ,
Sig. Giorgio Gelich.
Sig.GiuseppeDismanich
Sig. Gio. Dismanich.
Sig. Gio. Matulich.
BRAZZA.
Sig. D. Giuseppe Luchi-
novich.
Sig.D.GiacomoDominis
Sig. Marco Arnevich.
Sig. Girolamo Luxich.
Sig. D. Tito Lavrich.
Sig. D. Sebastiano Vra-
Sig. D. Gio. Zupaneo.
Sig. D. Luca Moro.
Sig. D. Gio. Michieli.
Sig. E). Gio. Lode.
5i. Paolo Dominis.
77
L O G O
A Q.UEST* OPERA.
Sig. Valerio MichieliTo-
mich.
Sig.GiorgioLuchinovich.
Sig. Girolamo Baturich.
Sig. Niccolo Govacich.
Sig. Girolamo Grego.
Sig. Andrea Mladineo.
Sig. Gio. BattistaIvellio.
GATTARO.
Mons. Marcantonio Gre-
gorinaVescovo diGat-
taro.
Mons.GirolamoGianuiz-
zi Vicario Generale.
Sig. D. Francesco Mo^
randi Arcidiacono.
Sig. Can. D. Tommaso
Miloscevich.
Sig. Gan. D. Pietro Spo-
reni.
Sig. Gan. D. Pietro Raf-
faelli.
Sig. Gan. D. Pietro Tre-
visan.
Sig.
Sig.Gan. D.AntonioCu-Si&. Paolo Gadcich Mio-
din. j scich.
Sig. Can. D. Marco Iva-'Sig. Giuseppe Gandolfi.
novich Maro per duejSig. MichieleGrubiscich.
copie. ' (Sig. Dott. Luigi Tonali*
Sig. D. FilippoGiurano- Sig. Clemente Ivanisce-
vich. vich.
Sig. D. Paolo Carlis Co- Sig. D. Lorenzo Pugas.
trom.
Sig. Gio. Paulinovich.
Sig. Gianluigi Burovich. Sig. Can. D. Gio. Bau.
Sig. Trjffon Ziffra. Paulovich Lucidi.
Padre Antonio Nalis dei Sig. Gio. Maria Ipsich.
Predicatori. Sig. D. Gio. Pio Seve-
Sig. Giorgio Berosc. glievich.
Sig. Steffano Caccich di
Radosc. RAGUSA.
Sig. D. Gianbattista Nic-
col^Drascovich Matu- Sig. Giovanni Tromba .
lich. Sig. Antonio Casnacich ,
Sig. Giovanni Turich. Sig. D. Gioreio Campsi.
Sig. Paolo Boghnovich Sig. D. Raffaele Rade-
^ M r i h j glia.
ig. D. Marco Florio. Padre Lettore Innocenzo
Sig. D. Luca Scagliarin .j Cjulich.
Sig. D. Andrea Verona,;Sig. Pietro Fontana per
Sig. D. Giuseppe Luco-
6. copie.
vich.
Sig. Filippo*Lucovich. SEBENICO.
Padre Pierfrancesco da
Tiago. ;Sig. PrimicerioAb. Ni c-
Sig.CristoforoVizcovich. col Semonich .
Sig.P'austoDragameliVe-
MACARSCA. ranzio.
Sig. Luigi Fenzi.
Sig. Can. D. Giuseppe Sig. Cristoforo Dominio*
Paulovich Lucidi, j
SPA*
P
>ALAT1O.
g Antonio Casotti.
Sig. Niccolo Baiamonti*
Sig.FrancescoRossignoli.
Sigi Agostino Tartaglia*
Sigi Girolamo Gindrot
Sig. D. Marc Dudaii.
Mons.Gan,VicarioGapit.
Sig.P.AndreaFradlich.
Sig.D.OrazioBerghelich.
Sig. Gan. Steffano Ivan-
Sig. Can. Arcip. Andrea
cevich.
Meneghetti.
Sig.D.Giuseppe Bianchi.
Sig. Alessandro Martinis
Sig. D. GiorgioLissicich.
Marchi*
Sig. D. Paolo Zulich.
Sig. Niccolo ovrich .
Sig. Di Andrea Crusc6-
Sig. Luigi Tomaseo. vich.
Sig. Gio. Manola.
Sig.Gan.D.AntonioDra-
Sig. Sortolo Bernardi. sich.
Sig. D. Gio. Gidicich. Sig. D. Dojm Ba3sa.
Sig. Giuseppe Maria Mi- Sig. D. MarcoPavissich.
lesi per due copie. Sig. Clemente Niccof
Sig. GiuseppePassagnoli
Pellegrini.
Sig. Gio. Gorisio.
big. Antonio Domiacu-
Sig. D. Angelo Frari. ssovich.
Sig. D. Lorenzo Dudan.Sig. Ottavio Geremia.
Sig. Antonio Sarti. Sig. Vincenzo Vusio.
Sig.TommasoGrisogono. Sig. Can. D. Gio. Cus-
Sig. Gio. Benedetti. manich.
Sig. Giuseppe de Rossi. Sig.Gan.D.NiccolDidos.
Sig. Can. D. GiuseppeSig.
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Pietra Alberti.
Coich. G D
Sig.Gan.D.Ant.Tochich.
Sig. Giuseppe Andrich
Sig. D. Antonio Dorich
Sig.D.MarcoAndrievich.
Missich.
Sig. D. Pietro Nutrizio
Sig. Gio. Maria de Gio-
Grisogono. vanni,
Sig. Niccolo Gapogrosso Sig. Domenico Zuliani.
Gavagnini. Sig. D. Matteo Gan.dal-
Sig. D. TommasoBersa- la Croce.
tich. Sig. Gio. Alberti.
Sig. Giuseppe Geremia. Sig. Vincenzo Cunir.
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Sig. Canon. Architi.'Vie.
Scacos.
Sig. Can. Arcip. D.Giu-
rileo.
Sig. Can. ePrim.Casotti,
Sig. Can. D. Comoli.
Sig. Gio.Ant. Dragazzo
Sig. D. Giuseppe Fortis
Sig. Antonio Tironi.
Sig. Dott.Giacomo Mir-
covich.
Sig. Federico Paitoni.
Sig. Pietro Pinelli.
Sig. Gio. Casotti.
Sig.D.Steffano Barbieri
Sig. Coriolano Cippico
Sig. D. Spiridion Cara-
ta*
Sig. Cav.Gio.Luca Gari-
gnin.
Sig. D.Antonio Cerineo.
Sig. Antonio Cippico.
CASTELLA Di TRA1P.
Sig. D. Gio, Hreglia.
Sig. D.Gio.Arambascin.
jSig. Can.D.Gio.Z^neta.
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Sig. D. Gio. Perat.
Sig. Antonio Cippico.
Sig. Alvise Michieli Yit-
turi.
Sig.MichielMiceglievich.
Sig. D. Agostino Roton-
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jSig. Alvise Cippico .
|Sig.SimonPietroMichie-
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li Vitturi.
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