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L'Apocalisse commentata da Don Dolindo Ruotolo

Cenni biografici
Dolindo Ruotolo nacque a Napoli il 6 ottobre 1882 da Raffaele
Ruotolo, ingegnere e matematico, e da Silvia Valle, discendente della
nobilt napoletana e spagnola. La famiglia era numerosa e le entrate
alquanto scarse, questo faceva s che spesso nella sua casa si
soffrisse la fame e mancassero persino vestiario e scarpe. Don
Dolindo descriveva il padre come una persona molto rigida; Raffaele
tra laltro non mand i figli a scuola, ma volle insegnargli egli stesso
a leggere e scrivere, per cui la loro educazione fu molto sommaria.
Dolindo Ruotolo

Nel 1896, Dolindo e il fratello Elio vennero messi dai genitori nella
Scuola Apostolica dei Preti della Missione. Nel 1899, Dolindo venne
ammesso al noviziato. Il 1 giugno 1901, fece i voti religiosi e il 24 giugno 1905 venne
ordinato sacerdote. Successivamente venne nominato maestro di canto gregoriano e
professore dei chierici della Scuola Apostolica.
La vita da sacerdote Vincenziano fu intessuta da tanti episodi dolorosi. Dal 3 settembre
1907, fu vittima di una serie di errori e incomprensioni che lo portarono al giudizio
dellallora SantUffizio. Venne sospeso dai sacramenti e fu sottoposto anche a perizia
psichiatrica, dove risult sano di mente. Ridatigli i sacramenti, fu inviato di nuovo a
Napoli dove fu espulso dalla sua Comunit. Seguirono anni pieni di tormenti di ogni
genere. Dovette accettare di essere esorcizzato e, considerato pazzo, fu oggetto di dolorosi
attacchi da parte della stampa.
Nella sua solitudine cominci ad avere delle comunicazioni soprannaturali, per cui
scriveva quanto gli veniva rivelato, specie da santa Gemma Galgani. Il 22 dicembre 1909
Ges gli parl solennemente dallEucarestia. Durante la celebrazione eucaristica
percepiva la presenza della Madonna, dei Santi e degli Angeli custodi degli astanti.
Si trasfer a Rossano in Calabria e da l part la richiesta di revisione, grazie anche
allaiuto di prelati amici, alcuni dei quali anche testimoni dei suoi doni soprannaturali.
Nel 1910 venne finalmente riabilitato, dopo due anni e mezzo di sospensione, ma le sue
tribolazioni non erano finite. Nel dicembre 1911, Don Dolindo venne nuovamente
convocato dal SantUffizio a Roma e nel 1921 subir anche un processo, dove verr
condannato ed esiliato. Venne definitivamente riabilitato nel 1937.
Pur fra continui dolori ed incomprensioni, la sua vita di sacerdote, ormai diocesano,
prosegu a Napoli. Fu lideatore dell Opera di Dio, il cui scopo era principalmente
quello di promuovere una rinnovata vita eucaristica. Intorno a lui si radunavano tanti
giovani, tutti di cultura elevata, che in seguito formarono lOpera Apostolato Stampa.
LOpera, attraverso la stampa degli scritti di Don Dolindo, riusc a far conoscere ovunque
il suo insegnamento.
Don Dolindo non amava le delicatezze del cibo e del vestiario, sopportava il freddo e la
fame e fu visto camminare nella neve senza calzini ai piedi. Riceveva tutti, per tutti
pregava, per tutti soffriva. Si avvicinava ai malati pi infetti e li carezzava, li baciava e l
dove il ribrezzo avrebbe in altri estinto la compassione in lui suscitava la piet.
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Padre Ruotolo fu uno scrittore estremamente prolifico, i suoi scritti pi importanti vanno
dal monumentale Commento alla Sacra Scrittura, in 33 volumi, alle tante opere di
teologia, ascetica e mistica. Di lui ci sono rimasti interi volumi di epistolario, scritti
autobiografici e di dottrina cristiana. Raccont la sua vita in una poderosa
Autobiografia oggi stampata in due volumi, con il titolo Fui chiamato Dolindo, che
significa dolore.
Nel 1960 iniziava un altro calvario per padre Dolindo, un ictus gli immobilizz il lato
sinistro, ma non riusc a fermarlo. Dal suo tavolino continuava a scrivere alle sue Figlie
spirituali sparse un po dovunque.
Don Dolindo Ruotolo si spense il 19 novembre 1970 allet di 88 anni a causa di una
broncopolmonite. Poco prima della sua morte, nel generale raccoglimento attorno al suo
letto di morte, si era diffuso nell'aria un profumo di gigli, sentito dai presenti e accolto
come stigma ultimo della sua santit.

Servo di Dio Dolindo Ruotolo Sacerdote, teologo


Napoli, 6 ottobre 1882 19 novembre 1970
Fui chiamato Dolindo, che significa dolore sono sue parole per spiegare il significato
di questo strano nome, elaborato ed impostagli dal padre al battesimo. Fu tutto un
programma di vita, che inconsapevolmente il genitore predestin al quinto dei suoi 11
figli.
Dolindo nacque a Napoli il 6 ottobre 1882 da Raffaele Ruotolo, ingegnere e matematico e
da Silvia Valle discendente della nobilt napoletana e spagnola; il dolore effettivamente si
present nella sua vita prestissimo, a 11 mesi sub una operazione chirurgica sul dorso
delle mani, per un osso cariato, poi un altro intervento per un tumore sotto la guancia
che interess anche le ghiandole.
La numerosa famiglia, le scarse entrate, la quasi avarizia del padre, facevano si che nella
sua casa si soffrisse la fame, con mancanza di vestiario e scarpe. La sua vita lha
raccontata in una poderosa Autobiografia oggi stampata in due volumi, con il titolo Fui
chiamato Dolindo, che significa dolore; egli racconta che in casa vigeva la eccessiva
rigidit del padre, che fra laltro non li mandava a scuola, dando loro personalmente
sommarie lezioni di leggere e scrivere.
Nel 1896, i coniugi Ruotolo troppo diversi nel carattere, si separarono e Dolindo con il
fratello Elio, venne messo nella Scuola Apostolica dei Preti della Missione in via Vergini.
Dopo tre anni, a fine 1899, venne ammesso al noviziato e nel maggio 1901 pass allo
Studentato dei Preti della Missione che dur quattro anni fino al 1905.
Nel 1903 fece domanda di andare in Cina come missionario; il Visitatore dellOrdine gli
rispose: Dio le d questo desiderio per prepararla alle sofferenze e allApostolato. Sar
martire, ma di cuore, non di sangue. Rimanga qui e non ne parli pi".
Il 1 giugno 1901, fece i voti religiosi e il 24 giugno 1905 venne ordinato sacerdote,
celebr la Prima Messa il giorno seguente, assistito dal fratello Elio gi sacerdote; fu
nominato maestro di canto gregoriano e professore dei chierici della Scuola Apostolica.
La vita da sacerdote Vincenziano, fu intessuta da tanti episodi dolorosi, che
mortificarono padre Dolindo, dandogli per quella forza di sopportare tutto senza
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ribellarsi, prendendo tutto ci come manifestazione della particolare attenzione di Dio


nei suoi confronti e che lo forgiava a ci che era destinato in seguito.
Fu a Taranto insieme ad un altro sacerdote, che purtroppo us con lui atteggiamenti di
scarsa carit e considerazione, riprendendolo spesso davanti agli alunni di quel collegio,
che gi aveva tanti problemi di disciplina. Tutto ci port nel 1907 al suo trasferimento
da Taranto a Molfetta come insegnante nel seminario e maestro di canto gregoriano,
trascorse in questo luogo sei mesi, risollevandosi nello spirito, ma rammaricandosi di
non avere pi ogni giorno, quelle mortificazioni divenute necessarie per la sua anima,
tutta protesa verso il Cristo sofferente.
Ma dal 3 settembre 1907, le forze dellincomprensione e del dolore si scagliarono contro
padre Dolindo Ruotolo; fu chiamato da p. Volpe che era stato trasferito a Catania, a dare
un giudizio su una giovane donna di nome Serafina, sembrava che avesse doti di
veggente e che aveva avuto gi un parere positivo dallo stesso padre Volpe.
Giunta la donna a Giovinazzo vicino Molfetta, padre Dolindo ebbe modo di confessarla e
controllarla personalmente per otto giorni, sentendola parlare anche in estasi; il parere
fu positivo da parte sua, anche se la supposta veggente asseriva di assistere alla
manifestazione dello Spirito Santo in forma di bambino.
La sua relazione fu travisata dal Visitatore (Superiore Generale) di Napoli, per cui ci che
era laffermazione di una visione fu distorta e divenne una incarnazione dello Spirito
Santo, per padre Ruotolo fu la fine, ogni chiarimento e delucidazione sulla relazione fu
inutile, il Visitatore rimase convinto che lui sostenesse questa eresia.
Il 29 ottobre 1907 fu richiamato a Napoli, intimato di non interessarsi pi di questi fatti
straordinari, della supposta veggente di Catania e lo sospese dalla celebrazione della
Messa. Anche il padre Volpe era stato richiamato da Catania e sospeso; tutti nella Casa
dei Vergini lo sfuggivano come uno scomunicato, il 4 dicembre 1907, part per Roma per
sottoporsi al giudizio dellallora SantUffizio, stette in esame circa quattro mesi, ma lui
non torn indietro su quanto aveva relazionato, perch visto e sentito con i suoi occhi e
quindi non tolse la sua solidariet al suo superiore padre Volpe.
Sospeso dai sacramenti, fu sottoposto anche a perizia psichiatrica, dove risult sano di
mente. Ridatigli i sacramenti, fu inviato di nuovo a Napoli con lespulsione dalla
Comunit e il 15 maggio 1908 con la morte nel cuore, ritorn nella sua casa. Seguono
anni di tormenti di ogni genere, dovette accettare di essere esorcizzato, considerato come
un pazzo, i fatti furono riportati negativamente sulla stampa e travisati, per cui sia lui
che p. Volpe si trovarono completamente emarginati.
Nella sua solitudine cominci ad avere delle comunicazioni soprannaturali, per cui
scriveva quanto gli veniva rivelato, specie da santa Gemma Galgani; il 22 dicembre 1909
Ges gli parl solennemente dalleucarestia. Si spost a Rossano in Calabria e da l parte
la richiesta di revisione, con laiuto di prelati amici e certi della sua dottrina e alcuni
anche testimoni dei suoi doni soprannaturali; l8 agosto del 1910 viene riabilitato dopo
due anni e mezzo di sospensione.
Ma una seconda volta nel dicembre 1911, padre Dolindo viene convocato a Roma,
alloggiando in una specie di carcere sacerdotale del SantUffizio e rimandato a Napoli nel
1912. A questo punto, a causa dello spazio, non si pu proseguire nel descrivere nei
particolari la sua vita; egli subir anche un processo nel 1921, verr condannato,
esiliato di nuovo, il suo dolore immenso, vengono messe in giudizio anche le locuzioni
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con Ges che egli riceveva, la critica alle sue opere letterarie e teologiche erano aspre.
Venne definitivamente riabilitato il 17 luglio 1937; pur ricevendo ancora dolori ed
incomprensioni, la sua vita di sacerdote ormai diocesano, prosegue a Napoli nella chiesa
di S. Giuseppe dei Nudi, di cui il fratello don Elio sar parroco. Egli lideatore
dell'Opera di Dio', il cui senso una rinnovata vita eucaristica, cio il contatto personale
e consapevole delluomo con Ges vivo e vero, la disponibilit a lasciarsi trasformare in
Lui, come rimedio ai tanti mali che affliggono lindividuo e che si riflettono su scala pi
ampia sul mondo intero.
Intorno a lui si radunarono tante giovani donne e uomini, tutti di cultura elevata o
laureati, che formarono lOpera Apostolato Stampa che diffusero in ogni luogo
linsegnamento di padre Dolindo, attraverso soprattutto la stampa dei suoi scritti e delle
tante riedizioni.
Certo che di scritti di padre Ruotolo ce ne sono parecchi, vanno dal monumentale
Commento alla Sacra Scrittura in 33 grossi volumi, alle tante opere di teologia,
ascetica e mistica; interi volumi di epistolario, scritti autobiografici e di dottrina
cristiana.
Nel 1960 inizia un altro calvario per padre Dolindo, un ictus lo immobilizza il lato
sinistro, ma non lo ferma, dal suo tavolino continua a scrivere alle sue Figlie spirituali
sparse un po dovunque, finch dopo dieci anni di queste sofferenze fisiche, si spense il
19 novembre 1970.
Vera luce della spiritualit napoletana e della Chiesa cattolica; riposa nella chiesa di S.
Giuseppe dei Nudi, dove anche la tomba di suo fratello Elio.
Le Figlie spirituali di don Dolindo, tengono vivo il suo ricordo ed i suoi insegnamenti
nella Piccola Casa della Scrittura.
Antonio Borrelli

Dolindo Ruotolo
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Dolindo Ruotolo (Napoli, 6 ottobre 1882 Napoli, 19 novembre 1970) stato un
presbitero italiano, terziario francescano, venerato come servo di Dio dalla Chiesa
cattolica.
Quinto degli undici figli di Raffaele, ingegnere e matematico, e Silvia Valle, discendente
della nobilt napoletana e spagnola, ebbe un'infanzia difficile per problemi di salute e le
ristrettezze economiche della famiglia. Nel 1896, con la separazione dei genitori, Dolindo
(il cui nome si richiama al "dolore") fu avviato con il fratello Elio alla Scuola Apostolica
dei Preti della Missione e tre anni dopo fu ammesso al noviziato. Prese i voti religiosi il 1
giugno 1901 e due anni dopo chiese senza successo di essere inviato in Cina come
missionario.
Dopo l'ordinazione presbiterale del 24 giugno 1905, fu nominato professore dei chierici
della Scuola Apostolica e maestro di canto gregoriano. Per un breve periodo si trasfer a
Taranto e poi al seminario di Molfetta dove insegn e lavor per la riforma del seminario
stesso.
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Il 29 ottobre 1907 fu richiamato a Napoli, intimato di non interessarsi pi della faccenda


e fu sospeso a divinis. Accusato d'essere un eretico formale e dogmatizzante, and a
Roma per sottoporsi al giudizio del Sant'Uffizio: dopo quattro mesi di inchiesta, nei quali
Ruotolo non ritratt, fu sospeso a divinis e costretto a sottoporsi a perizia psichiatrica,
dalla quale risult sano di mente. Il 13 aprile 1908 fu convocato a Napoli dai superiori
della congregazione, che lo espulsero e lo sottoposero a un esorcismo.
Si trasfer a Rossano, in Calabria; l'8 agosto 1910 la richiesta di revisione della
sospensione ebbe esito positivo e fu riabilitato, dopo due anni e mezzo di sospensione.
Per la seconda volta, nel dicembre 1911, venne convocato a Roma e poi rimandato a
Napoli nel 1912. Sub un processo nel 1921, fu condannato e nuovamente allontanato.
Venne definitivamente riabilitato il 17 luglio 1937.
La sua vita di sacerdote ormai diocesano prosegu a Napoli, nella chiesa di San Giuseppe
dei Nudi, di cui il fratello Elio fu parroco. Qui Ruotolo fu l'ideatore dell'Opera di Dio e
dell'Opera Apostolato Stampa.
Ruotolo lasci il Commento alla Sacra Scrittura in 33 volumi, molte opere di teologia,
ascetismo e mistica, interi volumi di epistolari, scritti autobiografici e di dottrina
cristiana. Il Commento alla Scrittura adottava un metodo esegetico tradizionale cercando
di ricomporre nell'esegesi la frattura tra scienza e fede, combattuto allora dal Pontificio
Istituto Biblico e dalla Pontificia Commissione Biblica, guidati rispettivamente da
Augustin Bea e da Eugne Tisserant. La sua opera fu condannata dal Sant'Uffizio per
l'intervento di padre Alberto Vaccari, nonostante la difesa di Giovanni Maria Sanna,
vescovo di Gravina e Irsina, e di Giuseppe Maria Palatucci, vescovo di Campagna.
Nel 1960 un ictus gli immobilizz il lato sinistro del corpo. Mor il 19 novembre 1970. Il
suo corpo tumulato nella chiesa di San Giuseppe dei Vecchi a Napoli.
Ebbe ancora in vita fama di santit. Di lui disse San Pio da Pietrelcina, ai fedeli
napoletani in pellegrinaggio da lui: Perch venite qui, se avete Don Dolindo a
Napoli? Andate da lui, egli un santo.
Il suo biografo Luca Sorrentino ne traccia questo ritratto:
Un amanuense dello Spirito Santo, una Sapienza infusa dall'alto, un taumaturgo di non
minor presenza di Padre Pio da Pietrelcina, uno stigmatizzato di Cristo gi nel nome, un
figlio prediletto della Vergine iniziato alla sapienza delle Scritture, un servo fedele che volle
essere il nulla del nulla in Dio e il tutto di Dio negli uomini. (Luca Sorrentino)
Considerato da molti un maestro della spiritualit napoletana e della Chiesa cattolica[4],
riposa nella chiesa di San Giuseppe dei Nudi, dove si trova anche la tomba di suo fratello
Elio.
Attualmente in corso il processo di canonizzazione.
Opere:
Ges, pensaci tu
Chi morr vedr (sul Purgatorio e sul Paradiso)
Commento alla Sacra Scrittura (in 33 volumi)
Cos ho visto l'Immacolata
Dalla sorgente rivoli di luce
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Don Dolindo e il Sant'Uffizio (lettere da Roma)


Epistolari (lettere in 3 quaderni)
Fui chiamato Dolindo, che significa dolore. Pagine di autobiografia, Sessa Aurunca-NapoliRiano, 1972
Fuoco che non riposa
I fioretti di Don Dolindo (raccolta di pensieri, aneddoti, parabole)
Il piccone che scava brillanti
La dottrina cattolica (catechismo)
Maria... chi mai sei tu?
Nei raggi della grandezza e della vita sacerdotale
Opuscoli (raccolta di preghiere, sermoni, pensieri)
Slanci di amore a Ges e a Maria
Una profonda riforma del cuore alla scuola di Maria
Vieni, o Spirito Santo!
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L'Apocalisse commentata da Don Dolindo Ruotolo

Selezione di brani tratti da


"La Sacra Scrittura - L'Apocalisse"
di Don Dolindo Ruotolo
Pubblicato nel 1974 con Imprimatur
di Mons. Vittorio. M. Costantini,
Vescovo di Sessa Aurunca
L'azione pi grande Dio la compie sulle anime umili
Maria SS., gloriosa citt di Dio
Filadelfia e Laodicea, prefigurazioni della Chiesa degli ultimi tempi (Apocalisse cap.
3).
L'imperialismo nel disegno di Dio (Apocalisse cap. 6)
Le catastrofi: disegno di amorosa carit (Apocalisse cap. 7)
Nelle tribolazioni luomo pu smarrirsi... (Apocalisse cap. 8)
L'ordine degli avvenimenti annunziati nell'Apocalisse (Apocalisse cap. 11)
La misura del Santuario realizzer il Regno di Dio nelle anime (Apocalisse cap. 11)
I due ulivi (Apocalisse cap. 11)
Il ruolo di Maria, Donna vestita di Sole, negli Ultimi Tempi (Apocalisse cap. 12)
L'immagine e il marchio della Bestia (Apocalisse cap. 13)
Le due bestie che sorgono dal mare e dalla terra (Apocalisse cap. 14)
Il Signore ci chiama a penitenza (Apocalisse cap. 16)
Il Regno dei "mille anni" (Apocalisse cap. 20)
Il Giudizio di Dio che pesa sui corruttori della Scrittura (Apocalisse cap. 22)

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L'Apocalisse commentata da Don Dolindo Ruotolo

Lazione pi grande Dio la compie


sulle anime umili
Per la nostra vita spirituale.
Voler tutto capire, voler tutto scrutare: quale tragica presunzione!
Dio vuole da noi un pieno abbandono in Lui, e una piena fiducia nelle sue arcane
disposizioni. Non possiamo discutere, dobbiamo star quieti e attendere. La presunzione
di voler tutto capire e di voler tutto scrutare quello che molte volte uccide la nostra fede
e ci priva di innumerevoli grazie. Lo spirito critico, che presume ragionare l dove pu
solo adorare il meno adatto a capire la profondit di certi misteri. Nel presumere di
scrutarli ci si confonde e si rimane avvolti da pi fitte tenebre.
Dio lavora mirabilmente dal nulla e sul nulla, e la sua azione pi grande sulle anime
che per lumilt si avvicinano quasi ai confini del nulla e vivono nel nulla della loro
piccolezza. questo un principio di vita soprannaturale cos importante e fondamentale,
che bisogna scolpirselo nellanima. un principio cosi vitale per la nostra illuminazione
e santificazione, che Ges Cristo ne fece un particolare ed esplicito ringraziamento al
Padre: Ti ringrazio che hai nascosto queste cose ai grandi e le hai rivelate ai piccoli (Luca
Cap. X, 21; Matteo XI, 25). Perch questa predilezione per ci che piccolo e nulla? Non
per dominio, non per superiorit, non per il giusto distacco tra la sua grandezza e la
nostra, perch Egli infinito, ed ogni grandezza nullit innanzi a Lui, ma per infinita
signorilit e bont.
Dio tratta le sue creature con immensa riverenza, come dice Egli stesso dando loro
lessere e armonizzandole nel creato, rispetta quello che loro ha dato, fino alla pi
signorile delicatezza [Se Egli fa tutto con perfettissima sapienza, logico che rispetti ci
che ha fatto, avendolo gi disposto con sapienza nellordine delle cose. Per questo ogni
nostro disordine esige la riparazione e lespiazione, ossia il ritorno allordine stabilito dal
Signore]. Nelle infinite possibilit di operare che Egli ha, e nellassoluta padronanza che
Egli pu avere come Creatore, egli rispetta e mantiene anche lentit di una piccola
ameba, di un granello di sabbia o di un atomo. Potrebbe agire a suo modo, e sembra
quasi dipendere da quella creatura, tanto l rispetta. Nella sua divina, ineffabile
signorilit la riguarda quasi come se fosse un essere da s. ardito il dirlo, ma cosi,
poich Egli stesso esclam: Io lho detto: Voi siete di, et dixi: dii estis (Giov. X, 34-35).
Meno la creatura presenta a Lui la propria entit, e pi Egli le si effonde con generosa
bont; pi la creatura si attacca alla propria entit, e meno Egli opera in lei, per non
ledere menomamente quel diritto di vita che le ha dato. Sta in questo il concetto ultimo e
profondo dellumilt e dellorgoglio, dellelevazione e dellabbassamento delle anime.
Oh, se capissimo, faremmo solo lo studio di impiccolirci e di annientarci, e
impiegheremmo la vita a spogliarci di noi e a raccogliere dalla nostra entit di creature
tutto quello che pu farci pi piccoli! Vivremmo in pieno la parola di Ges: Rinneghi se
stesso (Marco VIII, 34). Noi invece facciamo uno studio per ingrandirci, e ci poniamo
innanzi a Dio con tale presunzione, da gonfiare il pi che possibile la nostra entit, fino
a metterci alla pari con Lui, anzi sopra di Lui. Oltrepassiamo satana e gli Angeli ribelli,
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che per voler essere pari a Lui decaddero e precipitarono negli abissi, sotto il peso della
loro entit, nella quale concentrarono tutta la loro ammirazione e il loro torbido amore.
Noi crediamo che linfinita calma divina si sia adirata ed abbia esploso contro di loro
come contro rivali; neppure per ombra! Dio rispett interamente la loro entit, e poich
essa si divideva dal suo amore, la lasci a se stessa per signorilit. Lasciati a se stessi
perch lo vollero, irresistibilmente lo vollero, furono come astri spenti, come bolidi
lanciati nellabissale vuoto del creato, che non era la loro saziet e la loro meta, e si
accesero di fiamme consumatrici, avvolti dallinfelicit della loro vita senza respiro di
amore, perch concentrati in un oggetto sommamente odioso: in se stessi, vuoti di
grazia, pieni di odio, colmi di ira, gonfi di orgoglio, anelanti alla distruzione, al disordine,
alleccidio [Per questo il demonio chiamato omicida fin dal principio. C in lui e nei
suoi satelliti una furia devastatrice, perch egli odia la creazione; glorificazione di Dio, e
questa furia egli la comunica a quegli che invasa, come si vede neglindemoniati, nei
pazzi, nei rivoluzionari ecc.], perch disperati nel loro furore! Dio lasci ad essi la loro
entit naturale, posto che avevano rigettata. la grazia; lasci quello che avevano come
spiriti, e che, bench entit decaduta, era formidabile [Questo ci faccia capire che cosa
immensa un Angelo glorioso].
Si direbbe che Dio abbia creato quasi timidamente quelli che dovevano occupare i seggi
di gloria da essi abbandonati, perch pose luomo l dove satana aveva la sua sfera di
azione e il suo tenebroso regno, quasi avesse voluto da lui un certo consenso a quella
sostituzione che pur ripugnava al suo creante amore. Egli voleva almeno che luomo
avesse conteso a satana il regno, e meritandoselo lavesse lasciato meno agitato. Sono
misteri ineffabili dellEterno Amore, dei quali, c dato, per grazia di Dio, di sollevare
appena il velo timidamente. Essi saranno il nostro eterno stupore, e ci colmeranno di
riconoscente e sconfinato amore per Colui che buono e la cui misericordia eterna
(Salmo 135, 1).
Noi vediamo con quanto delicato riserbo Egli ha redento luomo, che nella pur facile
giostra con satana era rimasto soccombente. Non volle ricolmare di grazia un uomo
perch avesse conteso a satana la preda, intervenendo egli stesso, e mand il suo
Figliuolo, rivestendolo di umana carne. E il Figliuolo suo contese con satana come
Sansone coi Filistei, facendosi vincere, quasi volesse lasciargli la soddisfazione, per un
momento, di averlo vinto, pur di non schiacciare quellentit tenebrosa.
In un agone stupendo di umilt, il Verbo Incarnato ridusse alle corde Il superbo che
aveva detto: sar simile a Dio!
Egli contese con lui riportando luomo sui confini del nulla, fin l dove la grazia avrebbe
potuto restaurarlo, e si umili, fatto obbediente sino alla morte ed alla morte di Croce.
Eccliss la sua divina grandezza e prefer farla rifulgere in Maria SS., quasi sole invisibile
nella notte, che rifulge per la luna sulle umide e oscure valli.
A Maria assegn il mandato di schiacciare il capo a satana, Egli prese per S un
mandato pi umile, e prefer quasi farsi schiacciare e soccombere.
Solo in questo agone stupendo di umilt Egli ridusse alle corde il tracotante che aveva
dtto: Sar simile allAltissimo! Scelse tutte le vie delle supreme umiliazioni, dopo delle
quali non cera che il nulla; si esinan in quelle umiliazioni, per ripresentare a Dio in se
stesso luomo in una forma pi vile della creta, affinch di nuovo gli avesse spirato sul
volto lo spiracolo della vita. Ed egli glielo spir e glielo spira mandandogli lo Spirito

Santo: Emitte Spiritum tuum et creabuntur. un mistero ineffabile,... lanima ci si


perde adorando ed amando, e capisce un poco la preziosit dellumilt.
La medesima Regina del Cielo fu grande per linteriore suo annientamento; Dio ne
misur fin dai secoli eterni la profondit, un quellumilt agli annientamenti del Verbo
che in Lei doveva incarnarsi, e vide che quellentit luminosa non gli opponeva nulla in
quella profonda umiliazione... Si trov quasi sullabisso del nulla, sul quale soltanto
linfinita sua signorilit si sente padrona di effondersi come vuole perch non urta
neppure con un atomo; rifuse in Lei un torrente di grazie, e nel concepirla la fece
immacolata.
Non era ancora, e Dio la possedette, perch in quellessere Egli sapeva che sarebbe stata
lumilt, e sullumilt umiliata per gli annientamenti del Verbo umiliato fino allumana
carne e fino allimmolazione, Egli, Dio, poteva da padrone cesellare il suo capolavoro.
Oh, i misteri soavissimi dellumilt! Oh quanto godremmo di annientarci ed essere
annientati se lo potessimo capire! Lo disse la Vergine stessa, riconoscendo la profondit
di questo mistero: Egli guard lumilt, la piccolezza dalla sua serva, ed ecco perch da
ora mi chiameranno beata tutte le genti (Luc. I, 48).
Noi intendiamo perch Dio inizi la creazione creando latomo, e perch la sua
onnipotenza pose a base di tante creature la pi piccola delle entit; Egli dot quel
piccolo essere di formidabili forze e gli assegn dallora miliardi di secoli perch si fosse
sviluppato e composto. Quel piccolissimo essere gli lasciava pi libert deffondere la sua
potenza, la sua sapienza e il suo, amore, ed Egli metteva in quel primo simbolo lombra
della grande legge dellumilt.
Se non ci possiamo ridurre al nulla perch, pi non saremmo, dobbiamo ridurci
allatomo perch la grazia ci possegga in pieno, invisibili come latomo per il
nascondimento completo, piccolissimi come latomo nella nostra estimazione, polo
negativo del nostro povero elettrone nel disprezzo di noi, polo positivo nellestimazione di
Dio solo sopra tutte le cose, parte armonica, umile parte armonica nella compagine
umana, per la carit, rifuggenti dalle lodi come rifugge il piccolo polo positivo dallenergia
positiva che le si vorrebbe aggiungere, e se ne allontana quasi inorridito, come si
allontana dalla verga elettrizzata lumile pallina di sambuco.
Da "La Sacra Scrittura - L'Apocalisse" di Don Dolindo Ruotolo, pagg. 167-171 (pubblicato
nel 1974 con Imprimatur di Mons. Vittorio. M. Costantini, Vescovo di Sessa Aurunca)
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L'Apocalisse commentata da Don Dolindo Ruotolo

Maria SS., gloriosa citt di Dio


La nuova Gerusalemme
Di questa ammirabile citt dobbiamo far parte anche noi, con laiuto della divina
misericordia, e perci dobbiamo scolpirci nel cuore queste arcane parole: Non entrer in
essa nulla dimmondo, o chi commette abominazione o menzogna. Come potremo
barattare tanta felicit e tanta gloria per un vile piacere dei sensi? Come potremo
idolatrare questa putrida carne e vivere nella menzogna del mondo noi che cerchiamo la
celeste citt di Dio?
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Separiamoci recisamente dallo spirito del mondo, camminiamo nella santa umilt della
Croce, seguiamo Ges Cristo al Calvario per essere un giorno glorificati con Lui
eternamente. Non facciamo noi tanto lavoro per procurarci una bella casetta, per
adornarla, per farcene un nido di felicit? Eppure una casa che passa ed anche
quando magnifica non che la cella duna prigione o langusto posto duna stazione di
partenza. Stolti che siamo se cinfanghiamo in questa vita, vivendo di abominazioni e di
peccati! Passer la figura di questa povera terra, sar tutto bruciato dal fuoco, e non
rimarr nulla di quello che avremo edificato a scapito dellanima nostra; rimarr solo
come titolo di condanna e motivo di eterna infelicit quello che avr occupato e consunto
tutta la nostra vita.
Viviamo santamente, anche a costo di dover contrastare continuamente questa corrotta
natura che ci appesantisce e ci tira allabisso. Anche noi, nel nostro piccolo, dobbiamo
essere citt di Dio, abitazione della sua gloria, monumento splendente della sua
misericordia. Dobbiamo avere la chiarezza di Dio per la grazia, e la sua luce per la fede,
la speranza e la carit. Dobbiamo essere separati dal mondo come da un grande muro,
vivendo solo nella Chiesa sul saldo fondamento degli Apostoli. Tutto devessere prezioso
in noi, poich la nostra vita deve essere soprannaturale in ogni suo atto, impiegata per la
gloria di Dio, immolata per Lui e per la carit. Nulla dimmondo pu entrare in noi, e
perci custodiamo gelosamente la purit; non ci macchi labominazione del mondo, non
ci ottenebri la sua menzogna.
Siamo redenti dal Sangue di Ges Cristo e dobbiamo purificarci in quel Sangue Divino
affinch per Lui siamo scritti nel libro della vita. Viviamo di Lui Sacramentato, ed Egli
sar lampada accesa in noi, che ci far glorificare il Padre in ogni atto della nostra vita.
Se ci scoraggia la nostra debolezza e la nostra miseria, guardiamo Maria SS., gloriosa
citt di Dio posta sui monti, elevata su tutti i Santi, splendente della chiarezza di Dio per
la pienezza di grazie, tempio vivo dellEterno Amore perch sposa dello Spirito Santo,
illuminata dallAgnello Divino perch sua Madre, anticipatamente redenta dal Sangue di
Lui e resa tutta bella nel candore immacolato.
O Maria, tu sei la Citt Santa di Dio: la Chiesa militante guarda a te in questi
momenti di angoscia...
Nello stesso modo che la donna vestita di sole e coronata di dodici stelle, la Chiesa
militante, tutta incentrata in Maria SS. (cap. XII), cosi la citt gloriosa di Dio, la Chiesa
trionfante, raggiunge il suo massimo fulgore in Maria. Maria scende dal Cielo da Dio, per
la sua elezione, primogenita e privilegiata tra tutte le creature, piena della chiarezza di
Dio, rifulgente negli splendori delleterna gloria come pietra preziosissima, limpida come
cristallo per la sua ineffabile purezza.
Separata da ogni influsso di male e custodita come da altissimo muro, Essa citt santa
della divina misericordia, che ha dodici porte, tre per ogni punto cardinale, perch
accoglie tutte le genti, rifugio di tutti i popoli della terra, ed chiamata beata da tutte
le generazioni.
Se gli Apostoli sono il fondamento della Chiesa, Maria ne lo splendore, poich
innalzata al di sopra di essi nel fastigio della grazia, ed tutta come purissimo oro nella
ricchezza delle grazie e dei privilegi che larricchiscono. Le genti camminano alla sua
luce, perch per Lei vengono agli uomini tutte le grazie, i Re della terra portano a Lei la
gloria e lonore, perch Essa Regina dei cieli, e le genti la esalteranno fino alla
consumazione dei secoli, chiamandola beata. Nel terreno pellegrinaggio Maria sia per noi
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la splendida citt di Dio che cincoraggi ad amare la virt, a sospirare alleterna gloria, a
camminare per i sentieri che ad essa ci conducono. Innanzi alla sua purezza immacolata
noi intendiamo che nulla dimmondo pu entrare in Cielo, e fuggiamo le abominazioni
dei sensi; innanzi al suo splendore, che candore delleterna luce e delleterna verit,
intendiamo che non possiamo vivere delle menzogne della vita presente; Essa, vincitrice
di satana, pu darci la vittoria sulle insidie del maligno, e pu condurci alleterna vita.
O Maria, o Maria, la Chiesa militante guarda a te in questi tempi di angoscia mortale, e
da te aspetta il suo trionfo e il rinnovellamento di tutto in Ges Cristo e per Ges Cristo.
La tua gloria deve rifulgere di nuovo splendore in questo mondo desolato, e fra queste
macerie ancora fumanti tu devi mostrarti a tutta lumanit come mistica Citt di
Dio, visione di pace, luce di perfezione, splendore che ci attrae al Re pacifico.
Nella notte del pellegrinaggio terreno tu sei la nostra luce; eletta come la luna;
splendente immacolata nei raggi dellEterno Sole, tu ti levi regina sulla nostra povera
valle di pianto. Traccia tu la via del Cielo ai poveri peccatori, rinnovella con la potenza
della grazia di Dio questi poveri templi diroccati, fa risplendere novellamente su questa
terra la luce del Signore.
Tu sei donna mirabile vestita di sole nel tuo concepimento immacolato, e sei citt
gloriosa di Dio nella tua assunzione alla gloria e nella tua materna regalit.
Ti cinga il capo questa novella corona di gloria, e tutte le genti camminino nella tua luce
ascendendo al trono dellEterno Amore.
Per te venga il regno di Dio nei nostri cuori, per te venga nel mondo o Regina, o Madre di
misericordia, o vita, o dolcezza o speranza nostra.
A te leviamo la voce, noi esuli figli di Eva, a te sospiriamo gemendo e piangendo in
questa valle di lagrime.
Volgi a noi i tuoi occhi misericordiosi, o nostra Avvocata, spandi su di noi i raggi delle
grazie delle quali sono piene le tue mani, e dopo questo esilio mostraci Ges, frutto
benedetto del tuo seno, o clemente, o pia, o dolcissima Vergine Maria.
Da "La Sacra Scrittura - L'Apocalisse" di Don Dolindo Ruotolo, pagg. 541-543 (pubblicato
nel 1974 con Imprimatur di Mons. Vittorio. M. Costantini, Vescovo di Sessa Aurunca)
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L'Apocalisse commentata da Don Dolindo Ruotolo

Filadelfia e Laodicea, prefigurazioni


della Chiesa degli ultimi tempi
Vi proponiamo un brano tratto da "La Sacra Scrittura - L'Apocalisse" di Don Dolindo
Ruotolo (pubblicato nel 1974 con Imprimatur di Mons. Vittorio. M. Costantini, Vescovo
di Sessa Aurunca), dove l'autore fa delle considerazioni molto interessanti sulle possibili
analogie fra le chiese di Filadelfia e Laodicea, di cui si parla nell'Apocalisse, e la Chiesa
degli ultimi tempi, con particolare riferimento alla nostra epoca e alla futura "Era di
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Pace" quando - per usare le parole di Don Dolindo - Ges compir le grandi promesse
del Suo Regno nel Suo trionfo e in quello della Chiesa.
[...] Io conosco le tue opere, dice Ges al Vescovo di Filadelfia [Ap 3,8], e difatti le
conosceva e le valutava; opere buone che meritavano solo lode; ma Egli guardava
lontano alle opere della sua Chiesa, a quel risveglio di amore di poche anime, che, nel
desiderio del suo regno, dovevano aprire il varco alle divine misericordie, e
soggiunge: Ecco, tho messo davanti una porta aperta che nessuno pu chiudere, perch
hai poca forza, e tuttavia hai osservato la mia parola e non hai negato il mio nome. [...]
Anche al Vescovo di Filadelfia Egli apr una porta, per la quale egli poteva entrare,
raccogliere grazie e convertire le anime, facendole entrare per questa porta di
misericordia nella Chiesa; anche a questo Vescovo dette aiuti straordinari, per sopperire
alla sua poca forza, guardando la sua perfezione e la sua fede, ma lespressione di Ges
trascende immensamente la vita di una piccola diocesi, e riguarda la grande porta che
avrebbe aperto alla Chiesa per farvi entrare tutti i popoli, e per potere Egli regnare su
tutte le genti; su tutti i popoli, anche sugli Ebrei, ridotti come sinagoga di satana per la
loro perversit e corruzione; anche sugli Ebrei, i quali verranno ai piedi del Papa
dellamore, e saranno conquisi dallamore che Ges gli ha mostrato arricchendolo di
singolari privilegi.
Il Vescovo di Filadelfia avrebbe avuto la gioia di vedere molti Ebrei prostrarsi ai suoi
piedi, convertirsi e riconoscere in lui il prediletto dellamore di Ges; questa gioia
lavrebbe avuta per aver serbato la parola della sua pazienza, cio la parola dellEvangelo,
e in generale della Sacra Scrittura. Per questa fedelt Ges gli promette di salvarlo
nellora della tentazione che stava per sopravvenire a tutto il mondo, per provare gli
abitatori della terra. Ma le parole rivolte a lui, anche nella loro espressione letterale,
trascendono la cerchia della diocesi di Filadelfia.
evidente che Ges parla della conversione degli Ebrei, nel benedetto periodo nel quale
Egli, da padrone e con effusione di straordinarie misericordie, chiamer tutte le genti al
suo Cuore e ai piedi del Pontefice dellAmore [il tempo dellEra di Pace; N.d.R.]. Egli parla
chiaro della sorpresa che avranno tutti, e massime gli Ebrei, nel constatare lamore che
gli ha portato, soprattutto per aver serbato la parola della pazienza, cio del Vangelo e
della Scrittura.
Si tratta quindi di un Papa che contro le correnti malsane razionalistiche, scientificiste e
protestanti conserver la purezza delle Sacre Scritture, chiamate parola della
pazienza. perch tratta dalle oscure tenebre dove il mondo moderno lha gettata, dalla
pazienza dellindagine soprannaturale, e dalla sofferenza che tale indagine coster a chi
la far.
Nella grande, universale tribolazione conservi il popolo di Dio la pazienza e la
fiducia in Dio
Ges soggiunge che per questa pazienza avuta nel ridonare alle anime la Parola di Dio e
conservarla nella sua purezza in mezzo alle aberrazioni del pensiero umano, Egli lo
salver nellora della tentazione che sta per sopravvenire a tutto il mondo, per provare gli
abitatori della terra. Allude perci ad una grande e universale tribolazione, e non ad una
semplice persecuzione, come suppongono alcuni, i quali credono che il Sacro Testo
annunzi la persecuzione di Traiano. La tribolazione che desoler il mondo e gli abitanti
della terra, una guerra o una pestilenza universale [...].
Ecco che io vengo presto, dice Ges, cio dopo quella grande tribolazione io verr,
manifestando nella Chiesa lopera mia e le mie misericordie, verr ridonando al mondo la
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vera pace e la vera prosperit. Perci rivolto al Vescovo, e per esso a tutti i Vescovi, ed
alla Chiesa, soggiunge: Conserva quello che hai, affinch nessuno prenda la tua
corona. Nel momento della terribile prova ogni Pastore, ogni Sacerdote, ogni fedele deve
conservare la fede, la speranza, la carit, la pazienza e la fiducia in Dio, affinch satana
e il mondo sconvolto non gli rapisca la corona immortale che deve essere il premio finale
della prova subta bene.
Il Vescovo che sar vincitore nella prova, sar come colonna nel Tempio di Dio perch sar
come il fondamento e il sostegno della Chiesa rinnovellata, Tempio vivo e mistico, del
quale i fedeli sono come le pietre; sar come colonna anche nel tempio delleterna gloria,
dove rifulger di grande maest e gloria, senza pi timore di perdere il Sommo Bene,
perch nessuno potr cacciarlo fuori da quel tempio. E avr sulla sua fronte scritto il
nome di Dio, perch suo figlio adottivo, il nome della citt di Dio, perch cittadino della
Celeste Gerusalemme, della Chiesa militante che discende dal Cielo come sposa del Re
dAmore, tutta rinnovellata dallamore, e della Chiesa trionfante, quando raggiunger la
gloria. Avr inoltre scritto il nome nuovo del Redentore, che si chiamer Re dAmore
trionfante, avendo trionfato del mondo, del peccato e dellinferno.
Ges Cristo annunzia cos il trionfo del suo regno anche sulla terra, lunico ovile che
raccoglier tutti gli uomini nellamore di una nuova fraternit, sotto lunico Pastore che
Lui stesso, rappresentato dal Pontefice dellAmore. In sintesi: Egli si manifester
come santo per leffusione di una nuova santit nella Chiesa, come Verace per una gran
luce di verit che si diffonder, contro tutte le deviazioni del pensiero, si manifester
come Re dAmore, che ha la chiave di Davide, perch compir le grandi promesse del suo
regno nel suo trionfo e in quello della Chiesa, aprir e nessuno chiuder, chiuder e
nessuno aprir, perch operer da padrone, con effusioni di particolari misericordie.
E Ges aprir una porta alla Chiesa chiamando in essa tutte le genti...
Aprir una porta innanzi al Papa e alla Chiesa, chiamando in essa tutte le genti e tutti i
popoli, e supplir Egli stesso alla poca forza dei Ministri suoi con particolari aiuti e
straordinari interventi di grazia, massime nel Sacramento Eucaristico, che il Pane dei
forti, e chiamer ai piedi del Papa gli Ebrei, convertendoli. Essi rimarranno conquisi
dalla straordinaria carit con la quale Egli avr arricchito il Papa dellAmore, e dalla
luminosa chiarezza con la quale egli avr spiegato la Sacra Scrittura.
Una grande tribolazione frattanto purificher il mondo, e dopo di essa verr presto Ges,
manifestandosi come trionfante amore ed elevando come colonne i Vescovi e i Sacerdoti
della Chiesa. Essi saranno servi di Dio, Pastori vigilanti delle anime e ministri del Re
dAmore, e questi tre nomi saranno per loro come una corona di gloria.
Noi siamo in questa grande ora di Dio, tutto ce lo fa supporre, e le caratteristiche di
questora sono cosi determinate e spiccate, che non sembra se ne possa dubitare.
[...]
Lultima lettera di Ges Cristo [alla Chiesa di Laodicea; N.d.R.] riguarda lultimo periodo
della vita della Chiesa, periodo penoso di tiepidezza estrema, degna solo del severo
rimprovero di Gesti, e che culminer nel giudizio del popolo, nel giudizio universale e
nellesaltazione del popolo giusto, cio della Chiesa trionfante, Laodicea. Alla vittoria della
Chiesa su tutte le genti, al trionfo di Ges nella sua Chiesa, allunico ovile che
raccoglier tutte le genti sotto un unico Pastore, subentrer un periodo di estrema
tiepidezza, un periodo di vita naturalistica, pagana ed opportunista, che attrarr sul
mondo ingrato lultimo flagello; lanticristo e la distruzione, a cui seguir il giudizio
universale. Esso sar la manifestazione ultima e gloriosa del Redentore alla Chiesa,
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nellatto di farla passare tutta purificata e rinnovata, dal pellegrinaggio terreno all'eterno
trionfo del Cielo.
Noi abbiamo gi unidea dello stato di tiepidezza dei figli della Chiesa, nel periodo che ha
preceduto e precede quello del suo trionfo dopo la grande tribolazione. Da esso possiamo
formarci unidea di quello che sar lultimo periodo desolato della vita della Chiesa nel
mondo.
Una corrente polare, venuta dallinferno oggi ha intiepidito il popolo di Dio.
Abbiamo visto il mondo apostatare praticamente da Dio con una vita dindifferenza
religiosa e di risorto paganesimo. Possiamo dire anzi di peggiorato paganesimo, giacch
gli uomini moderni non hanno abbracciato il paganesimo come religiosit, sia pure
degradata, ma come ammasso di vizi, di immoralit e di abiezioni. Non hanno adorato
neglidoli limpurit e il vizio, ma hanno adorato limpurit e il vizio come idolo infame, e
di essi potrebbe dirsi veramente: Oh, foste voi freddi!
Alla degradazione morale si aggiunto un orgoglio spaventoso; poche volte lumanit ha
raggiunto tale abisso di superbia. Si creduta ricca e doviziosa intellettualmente, pur
vivendo nel pantano di errori spaventosi; ha creduto che non le mancasse
niente, sperando tutto dalle sue forze e dalle sue attivit, e non si accorta di
essere meschina nelle idee, miserabile nella vita, povera nelle attivit del bene, cieca nel
pensiero e nello spirito, e nuda di ogni vera virt. La terribile guerra che lha desolata
[qui Don Dolindo Ruotolo si riferisce alla Seconda Guerra Mondiale che nel momento in
cui scrive ancora in corso; N.d.R.] stata il frutto pessimo di questorgogliosa
aberrazione.
Negli ultimi tempi questi mali si accresceranno smisuratamente, e lumanit sar senza
fede, ricoperta dimmondizie, denudata dalla immodestia e dalla sfacciataggine, con gli
occhi cisposi, incapaci. di vedere i beni eterni, e tutta degradata dalle sue iniquit. Sar
allora che il Signore, stanco di sopportarla, mander al mondo lultima tribolazione,
raccoglier tutti gli uomini al suo cospetto, condanner per sempre i cattivi, e dar ai
buoni, vincitori, il premio eterno, facendoli assidere sui troni della gloria.
La tiepidezza del popolo cristiano, male cos grave da far dire a Ges di preferire ad esso
lo stato di completa freddezza, dipende dallindifferenza dei Pastori e dalla loro mancanza
di fervore soprannaturale. Ges Cristo dice di preferire la freddezza alla tiepidezza non
perch lo stato di peccato sia migliore in se stesso dello stato di tiepidezza, ma perch
pi facile che si scuota e si converta un peccatore che un indifferente e un tiepido. [...]
Ges sta alla porta del cuore e picchia, sta alla porta del cuore della Chiesa e picchia con
le grandi misericordie che le ha fatte. questo il picchiare del Redentore. Se picchia vuol
dire che gli hanno chiuso la porta in faccia, la porta del cuore. Cessino tante nostre
ingratitudini, ascoltiamo la sua voce, accogliamo il gran dono della sua parola, e
apriamogli la porta del cuore accettando la ricca cena del suo amore Eucaristico
preparata dalla sua infinita carit.
Da "La Sacra Scrittura - L'Apocalisse" di Don Dolindo Ruotolo, pagg. 96-103 (pubblicato
nel 1974 con Imprimatur di Mons. Vittorio. M. Costantini, Vescovo di Sessa Aurunca).
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L'Apocalisse commentata da Don Dolindo Ruotolo

Limperialismo nel disegno di Dio


CAPITOLO VI
Quando l'Agnello sciolse il primo dei sette sigilli, vidi e udii il primo dei quattro esseri
viventi che gridava come con voce di tuono: Vieni. Ed ecco mi apparve un cavallo bianco e
colui che lo cavalcava aveva un arco, gli fu data una corona e poi egli usc vittorioso per
vincere ancora.
Quando l'Agnello apr il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che gridava: Vieni.
Allora usc un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere
la pace dalla terra perch si sgozzassero a vicenda e gli fu consegnata una grande spada.
Quando l'Agnello apr il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente che gridava: Vieni. Ed
ecco, mi apparve un cavallo nero e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. E
udii gridare una voce in mezzo ai quattro esseri viventi: Una misura di grano per un
danaro e tre misure d'orzo per un danaro! Olio e vino non siano sprecati.
Quando l'Agnello apr il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva:
Vieni. Ed ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte
e gli veniva dietro l'Inferno. Fu dato loro potere sopra la quarta parte della terra per
sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra.
Quando l'Agnello apr il quinto sigillo, vidi sotto l'altare le anime di coloro che furono
immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano resa. E
gridarono a gran voce: "Fino a quando, Sovrano, tu che sei santo e verace, non farai
giustizia e non vendicherai il nostro sangue sopra gli abitanti della terra?". Allora venne
data a ciascuno di essi una veste candida e fu detto loro di pazientare ancora un poco,
finch fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli che
dovevano essere uccisi come loro.
Quando l'Agnello apr il sesto sigillo, vidi che vi fu un violento terremoto. Il sole divenne
nero come sacco di crine, la luna divent tutta simile al sangue, le stelle del cielo si
abbatterono sopra la terra, come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi
immaturi. Il cielo si ritir come un volume che si arrotola e tutti i monti e le isole furono
smossi dal loro posto.
Allora i re della terra e i grandi, i capitani, i ricchi e i potenti, e infine ogni uomo, schiavo o
libero, si nascosero tutti nelle caverne e fra le rupi dei monti; e dicevano ai monti e alle
rupi: Cadete sopra di noi e nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono e dall'ira
dell'Agnello, perch venuto il gran giorno della loro ira, e chi vi pu resistere?.
(Apocalisse, capitolo VI)
Nelle due terribili guerre mondiali del 1914-18 e del 1939-44, limperialismo ambizioso
inond due volte di sangue la terra, e specialmente la seconda, mossa dalle mire
ambiziosissime di due uomini che ebbero per loro divisa: uscire in guerra con tutti e
contro tutti, per vincere e instaurare un impero strapotente e dominatore di tutte le
nazioni.
Limpero e la sete dellimpero non una grandezza per una nazione, ne il flagello e la
morte.
unelefantiasi, un gonfiore maligno che distrugge le risorse della vita nazionale, riduce
in ischiavit i soggiogatori e i vinti, e costringe le nazioni ad un perenne stato di guerra,
aperta o nascosta, che finisce per esaurirle e distruggerle nella immancabile reazione che
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limperialismo suscita nelle nazioni e neglimperi vinti. Dio ha dato ad ogni nazione i suoi
confini e i suoi limiti: le pi grandi, per la legge dellordine e della carit, debbono
sostenere le pi piccole, ognuna deve godere la sua indipendenza e deve preoccuparsi del
bene delle altre, in modo che dallarmonia di tutte si conservi al mondo la pace.
Questa la legge messa da Dio.
Il peccato distrugge larmonia di questa legge; per esso viene meno, per cos dire, la
circolazione nel grande organismo delle nazioni, sopraggiunge la congestione in quelle
che hanno pi abbondanza di mezzi, ed ecco limperialismo, sconvolgente e tracotante
che castigo a se stesso e castigo alle altre nazioni. una verit che non ha bisogno di
essere illustrata; labbiamo vissuta e la viviamo ancora [don Dolindo scrive queste pagine
nella prima met degli anni '40; N.d.R.]. Le crisi tremende dellimperialismo servono al
Signore per preparare il suo impero di amore nella Chiesa e per la Chiesa; chiudono un
periodo di rilassamento e ne aprono un altro di maggiore fervore, per qualche particolare
manifestazione della sua carit infinita.
Ogni epoca della vita della Chiesa comincia e si chiude con questo flagello, com
manifesto dalla storia; limperialismo romano, per es., prepar le vie alla sua diffusione
nel mondo, la prov e la purific con le persecuzioni, eliminando dalla sua compagine
ogni infiltrazione pagana, e fu la causa vera dello sfasciamento della grande macchina
del medesimo impero.
Limperialismo maomettano ebbe la stessa funzione; anchesso come quello romano ebbe
un arco, cio ebbe il permesso di combattere e conquistare, dissemin la strage nelle
nazioni, e fu di castigo e di purificazione per i fedeli, gi rilassati nella loro vita. In questi
grandi cataclismi Dio raccoglie amorosamente i suoi eletti, come il padrone del campo
raccoglie i frutti buoni che la tempesta stacca dallalbero; noi non ce ne accorgiamo, ma
nelleternit vedremo i segnati dal suo amore, e capiremo che senza le tempeste
tribolanti essi non sarebbero stati mai salvi. Dio sa quello che fa, e non dobbiamo essere
noi a suggerire ad un infinito Amore il modo come governare il mondo e condurre le
anime alla salvezza.
Da "La Sacra Scrittura - L'Apocalisse" di Don Dolindo Ruotolo, pagg. 154-155 (pubblicato
nel 1974 con Imprimatur di Mons. Vittorio. M. Costantini, Vescovo di Sessa Aurunca)
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L'Apocalisse commentata da Don Dolindo Ruotolo

Le catastrofi: disegno
di amorosa carit
Apocalisse 7,2-3: "Vidi poi un altro angelo che saliva dall'oriente e aveva il sigillo del Dio
vivente. E grid a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso il potere di
devastare la terra e il mare: Non devastate n la terra, n il mare, n le piante, finch non
abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi".
Apocalisse 7,9-10: "Dopo ci, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva
contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e
davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani. E gridavano a
gran voce: La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all'Agnello".
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Nei grandi flagelli che colpiscono lumanit alla fine dei periodi storici della vita della
Chiesa, il Signore ha i suoi segnati e fa la raccolta degli eletti. Noi non ci accorgiamo di
questo lavoro dinfinita misericordia, ma Egli silenziosamente lo fa, e in maniera cos
misteriosa e nascosta da non farsi scorgere da noi. Ce ne previene in questa scena dei
segnati e nellaltra dellimmensa moltitudine di Santi, ce ne previene in vista degli
annunzi penosi che sta per farci, ma quando compie questopera di misericordiosa
salvezza ce ne accorgiamo ben poco, perch Egli passa tra i turbini e le tempeste, tra le
distruzioni e la morte.
La terra allora come una valle profonda e oscura nella quale passano i peccatori che
non avrebbero potuto mai sperare salvezza a causa della loro ostinata volont; passano
macchiati, cenciosi, affranti, e sono travolti dalle macerie delle loro case, dalle bombe,
dalle infezioni, dalla feroce crudelt di eserciti barbari. Sono travolti in massa, grandi e
piccoli, nobili e plebei, lasciandoci esterrefatti innanzi ad uno spettacolo che ci sembra
ingiusto o provocato da forze assolutamente cieche.
Solleviamo lo sguardo in alto dopo simili catastrofi, e noi vedremo tante e tante anime
vestite di bianco, purificate dal flagello e salvate dalla misericordia di Dio. Sono i segnati
dal suggello del Dio vivente, dalla sua infinita bont, che senza alcun loro merito,
unicamente, per lespiazione che soffrono, sono riguardati come agnelli, segnati per il
grande sacrificio di riparazione che lumanit peccatrice offre inconsciamente a Dio.
Se pensiamo che la vita un passaggio fugace, e che la morte il certissimo tributo che
tutti paghiamo dopo pochi e spesso tribolatissimi anni, intendiamo che Dio ci usa
grande misericordia troncando questi anni con unespiazione che eternamente ci salva.
Dio sa bene quello che saranno tanti fanciulli in futuro, per il pessimo uso che faranno
della loro libert, conosce nella sua prescienza i futuri traviamenti di tanti adulti
attualmente buoni, e coglie i piccoli nellinnocenza e gli adulti nel momento nel quale
sono in migliori condizioni spirituali, affinch la loro salvezza sia innanzi ad essi come il
loro merito particolare. Egli travolge anche i cattivi che rimangono impenitenti, e li
punisce delle loro colpe, ma lo fa anche con un disegno di amorosa carit, diminuendo le
loro responsabilit e la pena eterna che meritano, con lespiazione che soffrono.
Dovremmo pur avere una maggiore fiducia nellinfinita bont e giustizia di Dio, e
dovremmo pensare che se Egli la bont infinita, fa tutto bene e per infinito amore.
Dobbiamo assolutamente smettere certi atteggiamenti tracotanti innanzi a Lui, e
dobbiamo finirla con le nostre intolleranti recriminazioni. Nei grandi flagelli e negli oscuri
misteri che li accompagnano dobbiamo solo adorare, riparare e pregare.
Essi hanno, vero, un aspetto truce e inesorabile, massime quelli provocati direttamente
dagli uomini o influenzati positivamente da satana, ma anche unoperazione chirurgica
ha il suo aspetto crudele, e nessuno taccia il chirurgo dingiustizia o di spietatezza. Certi
misteri amorosi di provvidenza ci sfuggono completamente nella loro verit, e se abbiamo
un granello solo di giudizio, dobbiamo credere nella bont di Dio, rimetterci nella sua
Volont, e rammaricarci solo dei grandi peccati che si sono commessi e si commettono
nel mondo, e particolarmente dei nostri peccati.
Da "La Sacra Scrittura - L'Apocalisse" di Don Dolindo Ruotolo, pagg. 195-197 (pubblicato
nel 1974 con Imprimatur di Mons. Vittorio. M. Costantini, Vescovo di Sessa Aurunca)

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L'Apocalisse commentata da Don Dolindo Ruotolo

Nelle tribolazioni luomo pu


smarrirsi...
CAPITOLO VIII
Vi sono certi momenti della vita nei quali i mali, le sventure, le prove, le angustie
incalzano luna sullaltra senza tregua, e nei quali non si vede alcuna via di uscita. Il
cielo di piombo, come in quelle lamentose giornate dinverno, nelle quali la pioggia cade
ininterrottamente, monotonamente, urtantemente, quasi sindispettisse contro la terra,
senza che si riesca a capire la ragione di quel continuo rovescio di acque. Tutto va storto,
tutto va a dispetto, e le preghiere sembrano vane, anzi per maledetta suggestione
diabolica sembrano inutili e persino nocive. Si diventa pessimisti e si vede tutto nero,
perch nelle pesanti nubi del dolore non si vede neppure la pi piccola zona rischiarata,
e lorizzonte chiuso.
Lanima si sente tra nemici, e le persone pi care le danno fastidio con le stesse parole di
conforto che dicono, perch sembrano fuori della realt, o addirittura appariscono
ciniche e finte. La fede, la speranza, lamore, la preghiera, tutto come morto in lei; il
mondo le appare come un ammasso di violenze, di soprusi, di ingiustizie, e rimane
tormentosamente incerta innanzi alla provvidenza di Dio.
proprio in questi momenti che lanima deve maggiormente adorare, amare e benedire
Dio, chiudendo completamente gli occhi su tutto quello che lassilla e confidando in Lui
nella pi profonda umilt. Invece di ragionare in quei momenti nei quali proprio la
ragione vacilla, deve chiudere gli occhi e pregare confidando.
Sono momenti preziosi nei quali si pu testificare a Dio la propria sudditanza e il proprio
filiale omaggio, sono momenti nei quali si ha in mano la penna doro per scrivere nel
libro della vita lattivo pi bello, e coprire tutto il passivo delle nostre misere azioni; sono
momenti nei quali dal cuore diventato selce e percosso dallangustia, pu sprizzare la pi
bella favilla di amore, apprezzando e lodando Dio, pur sentendolo lontano e severo.
Che cosa posso capire io, mio Dio, del modo arcano col quale tu conduci lanima mia
nelle vie delleterna gloria? Che cosa posso intendere dei tuoi misteriosi disegni su di me,
povero atomo? Tu sai tutto, tu vedi tutto, tu provvedi a tutto, ed io confido nella tua
potenza, nella tua sapienza e nel tuo amore, o santissima Trinit! Mi circonda e mi
assilla il dolore, ed io non so capirne il perch, la mia povera natura vi ripugna, il mio
povero cuore ne geme, ma io so che tutto sta nelle tue provvide ed amorose mani, e
confido in te adorandoti ed amandoti.
Potrei io mai intendere lordine del firmamento, la ragione dei suoi urti colossali e
larmonia delle sue silenziose vie, io che ne sono tanto lontano? Potrei intendere io il
misterioso mondo dellinfinitesimale, io che ho locchio cos limitato? La mia vita un
firmamento e un microcosmo, ha le sue linee colossali e le sue invisibili sfumature, io
non ho la potenza di abbracciare le prime e penetrare le seconde, e perci ti adoro
profondamente e mi affido alla tua mano potente, alla tua sapienza infinita e al tuo
penetrante amore, che guarda le pi umili cose come guarda le eccelse.
La vita un mistero per me, perch come un cantiere dove si preparano le grandi opere
darte divina, dellarte della grazia; vi veggo solo forme negative in cui ogni fattura
inversa,in cui scavato ci che dovr emergere, ed protuberante ci che dovr essere
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profondo; vi veggo blocchi informi e blocchi stranamente punteggiati, vi veggo tutto un


arsenale di ferri torturanti, che mi danno limpressione di essere nella fucina dun boia;
vi veggo accesa una fornace ad alta tensione, dove par che tutto debba incenerirsi. Non
capisco nulla, ma lodo lartista, e posso dire che se quelle pietre e quei bronzi potessero
parlare, lo loderebbero pi di me con riconoscente amore, perch egli li sa mutare in idee
luminose, la cui espressione si ferma nel marmo e nel bronzo per rimanervi immortale
innanzi agli occhi attoniti delle genti.
Tu sai, o Artista divino, Tu solo sai in quale ordine di sante armonie devi collocare
il mio piccolo essere...
Tu sei artista divino delle anime, o Spirito Santo Dio, e la terra pellegrina lofficina del
tuo dolcissimo amore santificante; tu sai, tu solo, tutte le resistenze del mio cuore e tutte
le incrinature della mia miserabile natura; tu sai, tu solo, se devi colpirmi col bulino
delicato per cesellarmi o con lo scalpello potente per sgrossarmi; tu sai, tu solo, in quale
ordine di armonie soprannaturali e in quale fastigio devi collocare il mio piccolo essere, e
perci io non indago, non critico non mi lamento, non reagisco, non mi ribello alla tua
mano, ma taccio, adoro ed amo.
Non sono circondato da orrori e da confusioni, il mondo non uno sconcertante mistero,
solo un posto di lavoro dove tu daglinutili detriti e dalle oscure caverne cavi i blocchi
candidi o le ferrigne masse per i tuoi lavori. Non posso io giudicarti, io che sono ancora
tanto ignaro delle tue vie, non posso io mormorare dite, o mio Dio, io che ho come ideale
il giocattolo, come libro di sapienza il sillabario, e come strumento armonico la rozza,
oscillante e lacerante punta di stagno.
Mi disoriento nel viale dellorto e posso capire io le vie strategiche del tuo amore
conquistatore? Mi spavento nella mia piccola conca da bagno e posso misurare il mare
delle tue misericordie? Matterrisco dellombra provocata dalla fiammella della mia
candela, e posso valutare la fucina purificante che il tuo amore accende nel mondo per
discoriare le tue creature, o infinito Amore? Io, abituato ai dispettucci infantili, alle
punzecchianti celie inurbane, al frizzare di stolte parole, potrei mai capire linfinita calma
della tua giustizia, la carit tua nei castighi che mandi, e la riverenza con la quale tratti
anche i tuoi nemici?
Io non posso che adorarti per tutto quello che disponi per me e per il mondo; non posso
che riparare per le ingratitudini che il tuo amore raccoglie, e non posso che pregare,
pregare per unirmi cosi alla tua grandiosa azione. Nelle prove della mia vita tu mi lavori
e mi ceselli, nei grandi flagelli del mondo tu rifondi le nazioni e le genti per compire i tuoi
disegni di amore, nei flagelli degli ultimi tempi delle epoche della Chiesa e del mondo, tu
crei dal caos un mondo nuovo, purificando il vecchio. Io non capisco nulla di questo tuo
lavoro, non posso capirne nulla, so solo che sei Amore Infinito e riposo in questo tuo
amore adorando, riparando e pregando.
con questi sentimenti di profonda umilt, adorazione ed amore che dobbiamo
considerare e meditare i grandi flagelli espiatori e purificatori dellumanit, dei quali pi
particolarmente si parla in questo capitolo ed in quelli che seguono. Per questo non
sembri fuori posto questo che diciamo, quasi per orientarci bene in quello che dobbiamo
meditare. La nostra stolta ragione potrebbe essere tentata di dire: Perch tante rovine, e
perch Dio infinitamente buono pu permettere che le sue creature siano colpite da tanti
inumani dolori?
Se riflettiamo alla nostra inettezza tacciamo, se alle nostre colpe ripariamo, se ai mali
degli uomini preghiamo, affinch siano temperati dalla divina misericordia. Non uno
scherzo quello che fa Dio desolando la terra, n uno sfogo di vendetta; la riparazione
19

duna infinita maest disconosciuta e offesa, ed la rifusione di una novella vita


nellumanit invecchiata dal male ed abbrutita dallapostasia.
la potazione dogni germoglio cattivo e lo sradicamento dogni rovo, per far rifiorire
laiuola piantata dalla mano santissima di Dio, la rinnovazione di tutto in Ges Cristo e
per Ges Cristo, rinnovazione radicale e completa, che deve togliere dalla profanata
materia fin le pi piccole incrostazioni di male.
Con quale cuore puro da ogni nube di astio o di falsa e stupida compassione dobbiamo
meditare queste terrificanti scene che il Sacro Testo appena accenna con misteriosissimi
simboli, ma che con la divina grazia dobbiamo cercare di immaginare, per dare un valido
scossone alla nostra intorpidita coscienza, e per farle capire un poco che cosa significa
loffesa della divina maest!
Con quale cuore pieno di amore dobbiamo guardare questi tratti della giustizia di Dio,
che sono terribili per la nostra piccolezza, ma che sono immensamente piccoli di fronte
alla gravit dun solo peccato, e molto pi di fronte al disconoscimento del Creatore da
parte della creatura! Lungi dal pensare che Dio sia severo con luomo, dobbiamo
riconoscere che indulgente, e dobbiamo ponderarlo noi, piccoli vermi che, pur
perdonando stentatamente a chi ci offese, portiamo sino alla tomba lastio dellingiuria
patita, e non sappiamo dimenticarla neppure quando controbilanciata dalla
riparazione.
Dio non punisce per astio, ma nella sua imperturbabile calma richiama al suo amore le
creature traviate, e rimette lordine da esse turbato con le colpe; lo rimette per giustizia
verso le anime che gli sono state fedeli nella prova, o che sono state vessate
dallingiustizia umana.
Non invochiamo noi tante volte questa giustizia riparatrice? Non la vorremmo immediata
e terribile? Non osiamo tante volte dubitare persino dellesistenza di Dio, perch ci
sembra che Egli non reagisca al male come noi vorremmo? Ebbene, Egli attende per
misericordia, chiama con, infinita carit, invita con le amorose voci del Sangue del suo
Figliuolo, morto per noi, scuote con i pi forti richiami dei castighi, rende la vita un
fastidioso esilio e ci assedia da tutte le parti per non far perdere un sol fiore del suo
campo. Ma quando liniquit della terra al colmo, e quando innanzi al suo cospetto
giungono le grida della sua Chiesa desolata e delle anime immolate dallempiet, Egli d
la prova della sua infinita realt, e logicamente la d in tutto il mondo con la potenza del
suo braccio e per il ministero di quelle medesime creature che reagiscono al male e
combattono per la sua gloria.
Di fronte allannunzio di questa grandiosa manifestazione lanima nostra non pu essere
tanto stolta da passare nelle schiere dei reprobi mormorare del suo Creatore. Se
considera solo lorrore della colpa di chi os negare lesistenza dellInfinito Essere, e di
ripudiare positivamente il suo dolcissimo dominio, non pu che applaudire alla sua
solenne manifestazione, sia pur nel terrore del flagello, e non pu che elevarsi a Lui in
un purissimo atto di amore.
Da "La Sacra Scrittura - L'Apocalisse" di Don Dolindo Ruotolo, pagg. 206-211 (pubblicato
nel 1974 con Imprimatur di Mons. Vittorio. M. Costantini, Vescovo di Sessa Aurunca)

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20

L'Apocalisse commentata da Don Dolindo Ruotolo

Lordine degli avvenimenti


annunziati nellApocalisse
CAPITOLO XI
Per procedere avanti in questo misterioso capitolo e in quelli che seguono, necessario
richiamare alla mente lordine e la tessitura del Sacro Libro. Questo sguardo generale e
sintetico su tutto largomento che tratta ci orienter nel cammino. Lo riportiamo come ce
lo presenta LA Lapide (Vol. XIX, pag. 767): Nei primi tre capitoli ci sono correzioni
istruzioni e ammonimenti alle sette Chiese dellAsia. Poi si propone il libro, lApocalisse,
segnato da sette sigilli, e questi sigilli si aprono sino al capitolo XI. Questi suggelli
contengono ci che dovr avvenire alla Chiesa sino alla fine del mondo, e principalmente
i castighi e i prodigi, precedenti lanticristo e lestremo giudizio.
Dal capitolo XI alla fine, aperti gi i suggelli, si narrano le visioni e le predizioni che
riguardano lanticristo, il giudizio universale e la gloria dei Beati.
Da questo prospetto sintetico vediamo che i capitoli che seguono riguardano lanticristo.
Il capitolo XI che stiamo meditando centrale, diciamo cosi, e sta tra le due parti
principali del libro. Esso contiene un grande mistero, come abbiamo visto, e annunzia
una prima formidabile lotta contro la Chiesa, e un primo grande trionfo suo contro i suoi
nemici, al tempo nel quale, dopo una guerra sterminatrice, i figli suoi saranno bene
distinti e separati dal mondo, e i due testimoni, il Papa e il Re dellAmore, avranno
trionfato dei perversi.
Siccome tutti i Padri veggono in questi due testimoni Enoc ed Elia, che verranno alla fine
del mondo a combattere contro lanticristo, volendo noi attenerci sempre a quello che
insegnato dai Padri, abbiamo logicamente riconosciuto nel Sacro Testo che riguarda i
due testimoni, unanticipazione di quello che avverr ai tempi dellanticristo. evidente
dal fatto che dellanticristo si parla solo dopo. Il Signore annunzia dopo la grande guerra
due testimoni che dovranno dare alla Chiesa un primo grande trionfo, per il quale Essa
raccoglier i suoi figli, li distinguer nettamente dal mondo, e preparer la generazione
dei Santi che dovranno sostenere lultima lotta che Essa subir da Satana e dal mondo,
ossia la lotta dellanticristo.
Siccome, secondo il pensiero dei Padri, nel tempo dellanticristo verranno due testimoni
a combatterlo, Enoc ed Elia, chiaro che i due testimoni del primo trionfo della Chiesa
sono figura di Enoc ed Elia che verranno alla fine del mondo, al tempo dellanticristo. Di
questo tempo calamitoso il Sacro Testo ci parla in seguito, e quindi quello che dice qui
dei due testimoni unanticipazione. Solo cos pu conciliarsi il Sacro Testo con
linterpretazione unanime dei Padri, che, secondo il precetto della Chiesa, dobbiamo
seguire.
LAngelo che si pose ritto sul mare e sulla terra, e aveva in mano il libricino, disse a S.
Giovanni che nei giorni della voce del settimo Angelo, quando comincer a dar fiato alla
tromba [Quando comincer, dunque non sar un periodo breve o un solo avvenimento,
ma una serie di anni e forse di secoli nei quali si compir il mistero di Dio. In questi anni
o secoli gli avvenimenti saranno come la continuazione del suono della settima
tromba], sar compiuto il mistero di Dio (X, 7), ossia il trionfo finale della Chiesa e il
21

Regno eterno del Signore in Essa; in questo capitolo che meditiamo, al verso 15 detto
che il settimo Angelo diede fiato alla tromba, e che al suo suono si alzarono grandi voci
nel cielo che dicevano: Il regno di questo mondo diventato del Signor nostro e del suo
Cristo, ed Egli regner per i secoli dei secoli. A queste voci seguirono le adorazioni e i
ringraziamenti dei ventiquattro seniori, perch il Signore aveva cominciato a regnare, e
perch era venuto il momento per i morti di essere giudicati, e di sterminare coloro che
corruppero la terra.
Queste parole di applauso e ci che disse lAngelo che pos sul mare e sulla terra
farebbero supporre che appena suonata la settima tromba si fosse compiuto il mistero di
Dio. Invece, subito dopo, nei capitoli seguenti, si parla di sette portenti, e poi
dellanticristo, e delle sette coppe dellira del Signore, cio degli ultimi grandi flagelli che
colpiranno la terra prima del giudizio finale. dunque chiarissimo che in questo capitolo
si parla di un primo trionfo della Chiesa su questa terra, nella quale il regno di questo
mondo diventer del Signor nostro e del suo Cristo, e che questo trionfo figura del
trionfo finale ed eterno, come i due testimoni che ne sono strumento sono figura di Enoc
e di Elia che saranno strumenti del secondo e finale trionfo.
Questo mistero di due avvenimenti, dei quali luno figura e annunzio dellaltro, non
una confusione, come a prima vista potrebbe apparire, ma indica chiaramente due
periodi della vita della Chiesa, uno che si chiude con un trionfo visibile sulla terra [qui
Don Dolindo sembra riferirsi alla cosiddetta Era di Pace; N.d.R.], ed un altro che
comincia da questo trionfo, culmina in una nuova corruzione delle genti e nellanticristo,
ha la sua crisi nei nuovi tremendi castighi che colpiscono la terra, e finisce con la
resurrezione dei morti, il giudizio finale, il trionfo eterno di Ges Cristo e della Chiesa, e
la gloria dei Beati.
Quando i due testimoni, risorti dalla morte, furono chiamati al Cielo e vi ascesero in una
nube e quando la decima parte della citt santa cadde e vi perirono settemila uomini,
detto nel Sacro Testo che quelli che restarono furono spaventati e diedero gloria al Dio del
Cielo. Subito dopo soggiunto che il secondo guai passato, ed ecco che viene il terzo
guai, evidentemente il suono della tromba del settimo Angelo. Intanto quando il settimo
Angelo diede fiato alla tromba non segui un guai immediatamente, come sarebbe stato
logico aspettarsi, ma si alzarono grandi voci nel cielo che dicevano: Il regno di questo
mondo diventato dei Signore nostro e del suo Cristo, ed Egli regner per i secoli dei
secoli. A queste voci di esultanza i ventiquattro seniori si prostrarono per adorare e
ringraziare Dio che, facendo uso della sua grande potenza, aveva cominciato a
regnare. Adorando e ringraziando essi annunziarono il prossimo giudizio universale, e al
loro annunzio si apri il Tempio di Dio nel Cielo, e apparve lArca della sua alleanza nel suo
Tempio, e seguirono folgori, gridi, terremoto e molta grandine.
Che cosa significa tutto questo?
E una conferma dei due periodi di trionfo di Dio e della Chiesa, dei quali abbiamo ora
fatto cenno. Quelli che sopravvissero alla rovina della decima parte della citt
santa furono spaventati e diedero gloria al Dio del Cielo. Dunque dopo il trionfo dei due
testimoni vi sar un grande movimento di conversione a Dio, da parte degli uomini
scampati non solo alla rovina della santa citt, ma ai flagelli del primo e
secondo guai. Questo movimento di conversione riguarda non la fine del mondo, ma la
fine del sesto periodo della vita della Chiesa; non segue al trionfo di Enoc e di Elia, ma al
trionfo dei due testimoni che ne sono figura, cio al Papa e al Re dellAmore [qui
ipotizzabile un parallelismo con il Papa Santo e il Grande Monarca di cui parlano tanti
santi e mistici nelle loro rivelazioni; N.d.R.].
22

Nel tempo nel quale Roma sar conculcata dalle genti perverse per tre anni e mezzo, essi
compiranno il loro apostolato prodigioso; poi saranno vinti dai perversi e uccisi, o
fisicamente, o moralmente con la loro degradazione ordinata dai perversi medesimi. Per
un prodigio divino, dopo tre giorni e mezzo, o presi letteralmente, o presi per un periodo
breve [Il sette rappresenta nella Scrittura il numero perfetto, e quindi un periodo lungo e
completo di tempo; la met di sette, tre e mezzo, rappresenta quindi un periodo breve e
incompleto. Non c alcuna difficolt per, nel caso nostro, a prendere letteralmente il
numero dei tre giorni e mezzo nei quali i due testimoni appariranno vinti e sopraffatti]
essi risorgeranno alla vita e alla loro dignit; alla vita, se realmente uccisi, alla loro
dignit e al loro prestigio se solo abbattuti ed esclusi.
Un flagello di Dio, particolare per la citt santa, nella quale si consumer il delitto della
lotta contro i due testimoni, scuoter le anime traviate per lapostasia, ed esse
spaventate dal castigo, daranno gloria al Dio del Cielo, riconoscendolo e convertendosi a
Lui.
Intanto il settimo Angelo comincer a dar fiato alla tromba, cio comincer il settimo
periodo della vita della Chiesa. Il trionfo dei due testimoni e la conversione delle genti al
Signore sar fine del sesto periodo e principio del settimo, e per questo, invece di seguire
immediatamente il terzo guai, segue lapplauso di riconoscenza del Cielo per il primo
trionfo di Dio e della Chiesa sulla terra: Il regno di questo mondo diventato del Signor
nostro e del suo Cristo.
Questo regno di amore verr per preparare le anime allultima grande lotta che la Chiesa
avr dallanticristo nel settimo periodo della vita di lei, e per questo i ventiquattro
seniori, ringraziando Dio del primo trionfo, e vedendo lontano la finale apostasia delle
nazioni adirate contro Dio, annunziano anche la resurrezione dei morti, il giudizio
universale e lapparizione dellArca di Dio nel Tempio della sua gloria, cio della gloriosa
Umanit del Redentore, tra folgori, gridi, terremoto e molta grandine, ossia tra lo
sconvolgimento della terra.
Questa serie cosi complessa, e, nello stesso tempo, cosi logica, ordinata e chiara di
avvenimenti ci fa capire ancora una volta quanto misterioso il parlare di Dio, che ha
tutto presente, e non pu non parlare che come Colui che ha tutto presente. Noi, piccoli
atomi, non possiamo fare altro innanzi a Lui, eterna Trinit, Potenza, Sapienza ed
Amore, che adorare, ringraziare e pregare. In mezzo al fluttuare dei secoli, siamo come
un piccolo fuscello di paglia travolto dalle onde del tumultuoso oceano, e come possiamo
presumere di elevarci a giudici di Dio?
Umiliamoci, umiliamoci, e facciamo tesoro della piccola particella di tempo che ci
concessa per operare il bene. Siamo appena come un atomo di un immenso monte, una
cellula dun colossale albero, e non possiamo noi valutare e tanto meno criticare le
profonde ragioni per le quali Dio vuole o permette tanti avvenimenti nella vita dei secoli e
in quella della Chiesa.
Egli solo sa quello che giusto, santo e armonico in questa vita, per la sua gloria e per il
bene e leterna felicit delle sue creature. Sappiamo che infinita Sapienza ed infinito
Amore, e dobbiamo confidare in Lui ed abbandonarci al suo amore. Abituiamoci ad
umiliarci profondamente innanzi a Dio con sentimenti di grande fiducia e di grande
amore. cos dolce il sentirsi nelle mani dellOnnipotente, cos rassicurante il sentirsi
affidati alla sua Sapienza e al suo Amore. Che importa che non giungiamo a
comprendere tutto ci che Egli dispone o permette nel mondo? Ci basti unirci alla sua

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volont come un bimbo si unisce a quella dei suoi genitori, affidandosi completamente a
loro.
Da "La Sacra Scrittura - L'Apocalisse" di Don Dolindo Ruotolo, pagg. 312-316 (pubblicato
nel 1974 con Imprimatur di Mons. Vittorio. M. Costantini, Vescovo di Sessa Aurunca)
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L'Apocalisse commentata da Don Dolindo Ruotolo

La misura del Santuario realizzer


il Regno di Dio nelle anime
CAPITOLO XI
Poi mi fu data una canna simile a una verga e mi fu detto: Alzati e misura il santuario di
Dio e l'altare e il numero di quelli che vi stanno adorando.
Ma l'atrio che fuori del santuario, lascialo da parte e non lo misurare, perch stato dato
in bala dei pagani, i quali calpesteranno la citt santa per quarantadue mesi. (Apocalisse
11,1-2).
Stando allordine delle visioni di S. Giovanni, evidente che questa mistica e
meravigliosa misura che distinguer nettamente i veri cristiani dal mondo e dallo spirito
del mondo, realizzando cos il Regno di Dio nelle anime prima dellultima persecuzione
della Chiesa e prima del Regno glorioso di Dio e della Chiesa dopo il giudizio universale,
evidente, diciamo, che la mistica misura avverr dopo i grandi flagelli che colpiranno la
terra, dopo la terribile guerra e dopo che il libricino tenuto in mano dallAngelo, sar
stato divorato dalla Chiesa, rappresentata nel Sacro Testo da S. Giovanni.
chiaro cio che immediatamente dopo la grande guerra, che avr fatto strage degli
uomini con le locuste e la cavalleria, ossia con gli areoplani, le artiglierie e le
mitragliatrici, la Sacra Scrittura diventer cibo delle anime, e le former a tale santit,
che Dio potr effondere in loro torrenti di grazie e di doni Eucaristici, e formare di esse il
suo regno di amore, opposto nettamente al mondo persecutore e tiranno, che per tre
anni e mezzo dopo la guerra infierir contro la citt santa, cio contro Roma e la Chiesa.
Sar proprio questa persecuzione purificatrice che far distinguere maggiormente i veri
fedeli dal mondo paganeggiante e scellerato.
Questo, che avverr dopo la grande guerra e la glorificazione della Sacra Scrittura,
avverr anche in maniera pi impressionante dopo lultima terribile guerra che desoler
il mondo, guerra che sar seguita dal triste regno dellanticristo e dallultima
persecuzione per tre anni e mezzo, dopo della quale verr il giudizio e il Regno glorioso di
Dio nella Chiesa trionfante. Nel periodo delle effusioni di grazie e di doni Eucaristici Dio
misurer i suoi fedeli, raccogliendo negli anni di questa spirituale prosperit le anime
che un giorno dovranno combattere contro lanticristo, e costituire lultimo coro dei
Martiri [Non si deve dimenticare che lApocalisse predice quello che avverr alla Chiesa
nelle sette epoche della sua vita pellegrina, e che quello che detto di uno di questi
periodi figura di quello che avverr pi determinatamente in un altro periodo].

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Da "La Sacra Scrittura - L'Apocalisse" di Don Dolindo Ruotolo, pagg. 301-302 (pubblicato
nel 1974 con Imprimatur di Mons. Vittorio. M. Costantini, Vescovo di Sessa Aurunca)
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L'Apocalisse commentata da Don Dolindo Ruotolo

I due ulivi
In questo brano Don Dolindo Ruotolo si sofferma sul significato dei "due ulivi" del
capitolo XI dell'Apocalisse. Secondo il sacerdote, questi due personaggi non sono altro
che un capo religioso e un capo civile, ovvero un Papa e un Re, che verranno inviati da
Dio al tempo della purificazione (quando ci sar un'immane guerra) che preceder la
grande restaurazione di tutto in Ges Cristo. Essi daranno alla terra la pace col pieno
trionfo della Chiesa e saranno prefigurazione dei due testimoni, Enoc ed Elia, che, alla
fine del mondo, combatteranno l'Anticristo escatologico. significativo come questo
"capo religioso" e questo "capo civile" di cui parla Don Dolindo evochino le figure del
"Grande Monarca" e del "Papa Santo" che, secondo le profezie di vari santi, mistici e
veggenti, dovranno introdurre lEra di Pace.
Nella Redenzione lUnto per eccellenza, il Sacerdote Sommo ed Eterno fu Ces Cristo,
per cui venne a noi la grazia dello Spirito Santo nei sette Sacramenti e nei sette doni del
Sacramento della Cresima. Egli era Sacerdote e Re nello stesso tempo, ma si serv del
potere civile, di Costantino il grande, che dette la libert alla Chiesa, per affermare il
Regno del suo amore nel mondo.
Nella restaurazione degli ultimi tempi, che, come le altre due, avverr non per mezzo di
un esercito n con la forza, ma per virt dello Spirito Santo, evidentissimo che i due
ulivi, i due testimoni visti da S. Giovanni, sono un capo religioso e un capo civile, un
Papa e un Re [anche nelle profezie di molti santi e mistici si parla di un Grande Monarca
e un Papa Santo che introdurranno lEra di Pace; N.d.R.]. Al tempo dellanticristo, poi,
quando il regno del male sar trionfante, quando lunico re sar proprio lanticristo, e
sar sommamente avvilita la dignit del Papa e quella di qualunque altro legittimo Re, i
due ulivi saranno Enoc ed Elia, i quali con prodigi e forza grande di Dio riaffermeranno
contro il miserabile anticristo i diritti del Papa e quello dei Re da lui detronizzati e
conculcati.
A questa spiegazione, che fluisce logica dal Sacro Testo, delle visioni di Zaccaria, e
dellallusione chiara che vi fa S. Giovanni, non pu fare difficolt il fatto che nella visione
di Zaccaria si parla di un solo candeliere, e in quella di S. Giovanni i due testimoni sono
chiamati due ulivi e due candelieri; lunico candeliere del Tempio significava, infatti, il
potere civile e religioso che presso Israele era cumulato nel Sommo Sacerdote, ma che
nello sviluppo della vita della Chiesa sarebbe stato distinto.
I due testimoni dunque erano i due ulivi perch due unti del Signore, uno come Papa e
laltro come Re, ed erano due candelieri, perch tutti e due insieme esprimevano le due
potest religiose e civile vivificate dai doni dello Spirito Santo, significate dallunico
candeliere con sette bracci e sette lampade, e con due ulivi distinti, a destra e a sinistra,
perch le due potest unite in un solo capo presso gli Ebrei, avevano mansioni
determinate e distinte.
Negli ultimi tempi, quando lanticristo scelleratissimo presumer di essere egli lunico
candeliere, anzi lunico dio in luogo del Dio vivente, verranno nel mondo, anzi
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riappariranno, perch non sono ancora morti, Enoc ed Elia. Enoc fu discendente di
Adamo per Jared che lo gener, e rappresent un capo di popolo; visse
trecentosessantacinque anni, cammin con Dio, vivendo santamente, e disparve perch
il Signore lo rap (Gen. V, 21-23). Elia, difensore dellonore di Dio contro glidolatri e i
tiranni, rappresent in pieno lautorit sacerdotale, e fu rapito al cielo in un turbine (IV
Re, II,11). Verranno tutti e due improvvisamente, quando pi fiera sar la persecuzione
dellanticristo contro la Chiesa, verranno come vindici del potere regale e dellautorit del
Papa, e saranno anchessi due candelieri per la fede e due ulivi per la pienezza della
grazia dello Spirito Santo.
Ges Cristo o un Angelo parlano dunque a S. Giovanni dei due testimoni della gloria di
Dio che restaureranno il mondo e la Chiesa contro i perfidi che avranno sconvolto luno e
avvilita laltra; parlano di un gran Re e di un gran Papa che, daccordo, dopo la terribile
guerra, daranno alla terra la pace col pieno trionfo della Chiesa, e parlano di Enoc ed
Elia che si faranno rivedere nel mondo al tempo dellanticristo, per combattere contro di
lui e rianimare la fede dei cristiani, scossa notevolmente dalle persecuzioni.
Nel determinare i due testimoni si fermano in modo particolare, come appare dal Testo,
su di Enoc ed Elia [per anticipazione il Sacro Testo allude qui al tempo dellanticristo, del
quale parler in seguito; questo conferma che la triste figura dellanticristo posta qui
prima di quegli scellerati che ne sarebbero stati tipo] perch sono le due figure pi
impressionanti, e dicono di loro in senso proprio e letterale quello che forse potr dirsi in
senso mistico e spirituale dei due testimoni che restaureranno il mondo e la Chiesa dopo
i grandi flagelli sofferti da tutta lumanit. Diciamo forse, perch potr essere benissimo
che questi due testimoni compiranno grandi miracoli.
Enoc ed Elia si troveranno dunque alla fine del mondo non solo di fronte al pi scellerato
degli uomini, lanticristo, ma di fronte ai popoli, traviati completamente da lui, che
irromperanno contro di loro con ingiurie e persecuzioni mortali. Sar necessaria una
grande manifestazione di potenza per dominarli, e perci uscir fuoco dalla bocca dei
due testimoni, che divorer i loro nemici, e uccider quelli che vorranno far loro dei
male. Questo fuoco sar o una vampata come folgore, che fulminer i loro nemici, o sar
una parola cosi forte di maledizione, che li far stramazzare morti al suolo.
I perversi, schiavi oramai dellanticristo, faranno loro resistenza, burlandosi delle loro
minacce di castighi divini; essi allora, con una manifestazione pubblica di autorit
soprannaturale, colpiranno la terra con una grande siccit, muteranno in sangue le
acque che ancora sgorgheranno dalle fonti, e colpiranno la terra con numerosi flagelli nel
tempo della loro predicazione. Difensori dellonore di Dio e della Chiesa in un mondo
quasi completamente apostata e corrotto, non potranno dominarlo con la persuasione e
la dolcezza, ma col timore. Per questo saranno in odio a tutti, e saranno riguardati come
un grande flagello per lumanit.
Tutti faranno allora appello allanticristo, alla bestia che viene su dallabisso, alluomo
infernale, venuto in terra come un altro satana, domandandogli di essere liberati da
quegli uomini per loro calamitosi. Lanticristo mover loro guerra facendoli catturare, li
vincer, riuscendo a mettere loro addosso le mani, e li uccider. Essi, vissuti
misteriosamente per lunghissimi secoli, pagheranno il loro tributo alla morte. Saranno
uccisi nella piazza della grande citt dove rimarranno insepolti.
Questa grande citt, chiamata spiritualmente Sodoma per la corruzione ed Egitto per
lapostasia e linfedelt, sar Gerusalemme [il Sacro Testo infatti dice esplicitamente che
la citt dove anche il loro Signore fu crocifisso], riedificata dallanticristo col suo
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tempio, nel quale egli si far adorare come dio. Diventata una citt cosmopolita ospiter
gente dogni trib, popolo, lingua e nazione, le quali vedranno i corpi dei due testimoni
uccisi, e per odio e disprezzo estremo non permetteranno che sia data loro sepoltura. La
notizia della loro morte si sparger in un baleno per tutta la terra, con tutti i mezzi della
civilt di allora, e gli abitanti del mondo ne faranno festa, scambiandosi dei doni per
lesultanza di essersi liberati da flagellatori cos potenti delle loro iniquit.
Tre giorni e mezzo rimarranno esposti agli schemi delle moltitudini scellerate, e dopo tre
giorni e mezzo lo spirito di vita proveniente da Dio, cio lanima loro rientrer nei loro
corpi, ed essi, risorti a vita immortale, si rizzeranno in piedi con grande spavento di
quanti assisteranno a scena cos impressionante. Si udir allora una gran voce dal cielo
che li inviter a salire su, ed essi ascenderanno in unimmensa gloria, avvolti da una
nube, come un giorno Ges Cristo ascese al Cielo. I loro nemici li vedranno e ne saranno
esterrefatti e confusi, e in quellora medesima avverr un formidabile terremoto che
roviner la decima parte della citt, uccidendo sotto le sue macerie settemila persone. I
superstiti a tanto flagello riconosceranno la mano del Signore, e gli daranno gloria,
confessandone la verit e la potenza.
Questo terribile avvenimento, tutto particolare del tempo dellanticristo alla fine del
mondo, sar preceduto da qualche cosa di simile, bench in minori proporzioni, al tempo
della restaurazione di tutto in Ges Cristo, dopo la grande guerra sterminatrice. I due
testimoni di allora, il gran Re e il gran Papa dellamore, si troveranno anchessi di fronte
al mondo apostata e scellerato, e si presenteranno a lui non nei paludamenti reali o
pontifici, ma vestiti di sacco, in abiti di penitenza e di umilt. Saranno due ulivi per
lunzione della grazia, e due candelieri per la luce della fede che in loro risplender.
Subiranno una lotta spietata per tre anni e mezzo, durante i quali le genti pi scellerate
calpesteranno la citt santa, cio Roma papale, tenendola sotto il loro dominio tirannico.
Nonostante la terribile opposizione incontrata in Roma e in tutto il mondo, essi
compiranno la loro missione con segni straordinari.
Da "La Sacra Scrittura - L'Apocalisse" di Don Dolindo Ruotolo, pagg. 304-308
(pubblicato nel 1974 con Imprimatur di Mons. Vittorio. M. Costantini, Vescovo di Sessa
Aurunca)
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L'Apocalisse commentata da Don Dolindo Ruotolo

Il ruolo di Maria, Donna vestita di


Sole, negli Ultimi Tempi
CAPITOLO XII
La donna vestita di sole coronata di dodici stelle, e con la luna sotto i piedi.
[...] La medaglia miracolosa, Lourdes, Fatima, hanno mostrato alle anime il grande
portento di Dio, Maria SS. Immacolata, la donna vestita di sole e coronata di stelle per
eccellenza. Il giorno di Dio si avanza a grandi passi, ma laurora di questo giorno mentre
ha zone di luce, ha anche zone di caligine e di tenebre, come le ha laurora del giorno
terreno.

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Non possiamo perci terminare questo capitolo senza fermarci a considerare almeno per
poco Maria SS., grande portento di Dio, e donna vestita di sole e coronata di stelle. Non
credi tu dice S. Bernardo, che Maria la donna vestita di sole? Essa vestita di sole
perch penetr labisso profondissimo della divina Sapienza oltre ogni immaginazione. I
profeti furono semplicemente purificati nelle loro labbra dal fuoco celeste, ma Maria merit
di esserne da ogni parte avvolta e come chiusa. Essa un grande portento, perch, come
dice S. Bonaventura, Essa colei, pi grande della quale Dio non avrebbe potuto creare.
Avrebbe potuto fare un mondo pi grande, un cielo pi grande, ma non avrebbe potuto fare
una madre pi grande della Madre di Dio. questa maternit divina che la riveste di
sole, e perci S. Bernardo rivolto alla Vergine SS. esclama: In te rimane Ges Cristo che
sole, e tu in Lui. Tu lo rivesti e sei vestita da Lui. Lo rivesti della sostanza della carne, ed
Egli ti veste della gloria della sua maest. Riveste il sole con la nube e tu stessa sei vestita
dal sole.
Maria SS. ha sotto i piedi la luna perch dominatrice dei tempi, e tutte le et la
chiamano beata; coronata di stelle perch rifulge delle grazie degli Angeli, degli Apostoli
e dei Santi in altissimo grado, ed tutta illuminata dai suoi incomparabili privilegi e
dalle sue virt. Rifulgono in Lei la fede, la speranza, la carit, la religione, lumilt, la
verginit, la fortezza, la povert, la carit fraterna, lobbedienza, la misericordia e la
modestia,
ed
Essa
rifulge,
come
dice
S.
Bernardo nella
sua
concezione immacolata, nellangelico saluto, nella infusione dello Spirito Santo, nella
divina maternit, nella incomparabile verginit, nella fecondit senza corruzione, nella
gravidanza divina senza gravame alcuno, nel parto senza dolore, nel pudore dolcissimo,
nellumilt devotissima, nella grandezza della fede, nel martirio del cuore.
Maria SS. la madre della Chiesa, e genera continuamente i figli della grazia, il Corpo
mistico di Ges Cristo, come ne gener il Corpo reale. Essa quindi la donna vestita di
sole che si travaglia per dare alla luce i figli di Dio, e che combatte contro il dragone
infernale perch sia tutelata la loro vita soprannaturale. Essa sostiene la Chiesa nei suoi
combattimenti pi aspri, e si leva trionfante nel cielo con fulgori di gloria novella, ogni
volta che dallinferno si levano contro la Chiesa novelle insidie. Il suo travaglio non
dolore di parto materiale ma sollecitudine materna, amorosissima, per la quale essa
diventa quasi novellamente pellegrina sulla terra, discende a noi, si mostra nel cielo
della Chiesa nei fulgori della sua immacolata grandezza, e porta una novella vita alle
anime disorientate, generando novellamente quasi il Corpo mistico del Redentore.
Questa sublime maternit di Maria si afferma specialmente quando il dragone
infernale trae con la sua coda la terza parte delle stelle del cielo, cio quando con le sue
insidie disorienta quelli che debbono insegnare nella Chiesa la verit e debbono rifulgere
nel suo cielo come stelle che orientano il cammino delle anime.
Maria si manifesta nei periodi delle pi pericolose eresie
Nellepoca delle pi pericolose eresie Maria si manifesta, scende novellamente in terra,
illumina la Chiesa di novello splendore di fede, ed veramente per Essa la donna vestita
di sole.
Non esitiamo perci a confermare che la donna vestita di sole vista da S. Giovanni
immediatamente prima della lotta dellanticristo, rappresenti anche nel senso letterale
Maria SS. rifulgente nella Chiesa di novello splendore per generare a Dio gli ultimi Santi,
forti nella maschia loro fede, e opporli alla tremenda marea di errori e diniquit che
lanticristo lancer nelle nazioni, provocando in esse unapostasia pi piena. La Chiesa
superer la lotta terribile per Maria, e rifulger di fede e dellaltissima sapienza dei suoi
novelli apostoli per Maria; sar donna vestita di sole e coronata di stelle, e avr sotto i
piedi il mondo materiale e temporale, perch Maria rifulger in essa nello splendore della
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sua divina maternit, nella luce dei suoi privilegi e nella corona che la sublim Regina
del cielo e della terra nella sua assunzione.
Forse sar proprio la definizione dommatica della sua gloriosa assunzione al cielo che la
far apparire al mondo in una gloria novella, proprio quando linferno star per
scatenarsi contro la Chiesa per lultima lotta. Forse sar anche, contemporaneamente,
qualche novella manifestazione di Maria, precedente o seguente la definizione della
Chiesa, come avvenne per lImmacolato Concepimento. Certo Maria, Madre vera della
Chiesa, e non Madre per modo di dire, Madre costituita da Ges Cristo morente, fu per
Essa la donna vestita di sole a cominciare dal Cenacolo, quando lo Spirito Santo
discendendo sugli Apostoli costitu la Chiesa nella sua vita soprannaturale anche allora,
in maniera mirabile.
Maria fu la donna vestita di sole, per la grazia dello Spirito Santo che tutta
larricch, coronata di dodici stelle per gli Apostoli che le stanno intorno, e avente la luna
sotto i piedi perch dominava in quel momento i tempi del mondo, segnando con le sue
materne cure quelli di Dio; anche allora la Chiesa fu ugualmente vestita di sole per la
grazia dello Spirito Santo, coronata di dodici stelle per gli Apostoli che ne erano lo
splendore, e che dovevano propagarne la dottrina, e avente la luna sotto i piedi perch
dominatrice dei tempi e delle vicende terrene; anche allora Maria e la Chiesa formavano
un unico simbolo e ununica visione di maternit amorosissima, ununica forza opposta
alle forze dellinferno. Sempre cosi fu nei secoli, ed logico supporre anzi credere che
cos sar al chiudersi della vita della Chiesa su questa terra.
Dal Cenacolo la Chiesa mosse per le prime battaglie del suo mortale cammino con Maria
e per Maria, vestita di sole, coronata di dodici stelle e dominante i tempi; con Maria e per
Maria giunger al traguardo dei secoli per lultima lotta e per lultimo trionfo, che si
muter in trionfo eterno. Sar vestita di sole per le grazie che la inonderanno, e per la
grande fede che tutta lanimer; sar coronata di dodici stelle, perch una, apostolica e
cattolica, non avr perduto alcuna delle sue note, tutta santa per la vita ricevuta da
Maria e per Maria attraverso gli Apostoli. Avr sotto i piedi le misere e mutabili cose del
tempo, figurate dalla luna, e dar a Dio integro, forte e santo il popolo delleterno trionfo.
Maria sar con lei in una maniera tanto piena e grande, che la Chiesa sar Mariana, per
cosi dire, vivendo di Ges e per Ges nella gloria e nella maternit di Maria.
Maria sar glorificata in maniera singolarissima proprio quando maestri e
dottori cadranno in diabolici errori
Questa ultima e straordinaria manifestazione della gloria e della potenza di Maria
avverr proprio quando linfernale dragone trarr con la coda la terza parte delle stelle del
cielo, e le precipiter sulla terra. Stelle del cielo che cantano la divina gloria sono i dottori,
secondo lo spirito liturgico della Chiesa, poich essi rifulgono nel firmamento spirituale,
lo illuminano come tremule luci, per la limitazione del pensiero umano, e cantano le
grandezze di Dio come le stelle, perch con la loro dottrina ne mostrano e ne fanno
intuire la magnificenza. Queste stelle sono tratte dal cielo della soprannaturale dottrina,
quando satana con le insidie della falsa scienza, del modernismo, della critica, del
razionalismo e dello scientificismo li precipita sulla terra facendo loro vedere le cose da
un punto di vista unicamente terreno, inaridendone lo spirito, e facendoli precipitare in
mille errori.
Maria, debellatrice di tutte le eresie, sar glorificata nella Chiesa in maniera
singolarissima proprio quando i suoi maestri e dottori saranno maggiormente
disorientati dallo spirito satanico, e cadranno in molti insidiosissimi errori, lusingandosi
di portare nellinsegnamento della Chiesa una nota di modernit e di scienza, che
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viceversa sar una nota di materialit tutta terrena, che sfigurer glineffabili tesori della
dottrina della Chiesa.
Questo tristissimo ed esiziale fenomeno lo abbiamo gi visto col modernismo, il
razionalismo e lo scientificismo, e dolorosamente lo vediamo crescere e non diminuire
per opera di pochi orgogliosi, che, gonfi della loro effimera erudizione o dottrina,
svalutano col pi balordo dei disprezzi tutto quello che i veri luminari della Chiesa, i
Padri e i Santi Dottori, hanno insegnato nel corso dei secoli. Questa insidiosa eresia,
somma e colmo di tutte le eresie, sar debellata completamente quando Maria sar
glorificata novellamente nella Chiesa, e quando la devozione verso di Lei assunta in Cielo
riporter novellamente nel cielo e nel fulgore soprannaturale le profumate dottrine.
Maria allora, in mezzo alla generale apostasia, generer novellamente Ges Cristo nelle
anime, e promulgher il regno del suo trionfante amore nel regno della propria regalit
materna.
Questo noi lo invochiamo con calde preghiere, e lo aspettiamo con fervida attesa, poich
innegabile che, come disse gi fin dal 1929 Pio XI, si scorgono segni di un vero
orientamento nellesegesi biblica moderna, disorientamento che oggi immensamente
cresciuto, e che stato ed la vera ed ultima causa del decadimento cristiano. Solo
Maria pu vincere questa terribile insidia dellinferno, e solo Maria la vincer in una
novella gloria che la mostrer nella Chiesa vestita del sole delleterna sua gloria, e
coronata delle stelle della sua materna regalit, forse precisamente nella definizione
dommatica della sua assunzione al cielo.
Lordine stesso col quale S. Giovanni predice gli avvenimenti futuri rafforza questa
grande speranza, che la speranza della Chiesa: si apre il settimo sigillo, e il suono delle
trombe di sette Angeli annunzia le tribolazioni che gradatamente colpiranno la terra
peccatrice. Flagelli sulla terra, nel mare, nelle fonti, nel firmamento (cap. VIII). Poi flagelli
pi grandi: lo sconvolgimento dei popoli, le guerre terribili e sterminatrici con le
misteriose cavallette e la misteriosa cavalleria (cap. IX). San Giovanni allora vede un
libro ed ha ordine di farne suo nutrimento, perch possa ancora profetizzare a molte
genti, ai popoli e ai Re (cap. X).
Questo libro misterioso che sta tra questi avvenimenti, e che dolce ed amaro, la
parola di Dio, e sopra tutto la Sacra Scrittura, riportata alla Chiesa da un Angelo, cio
da un messaggero di Dio, perch ridiventi cibo suo. Dolcezza di sapore e amarezza di
digestione e di assorbimento caratterizzano questo libro, per la gioia con la quale
ricevuto e per le amarezze della lotta che ad esso si fa quando dalla sfera privata passa
nel seno della Chiesa. Il libro divorato da S. Giovanni che rappresenta la Chiesa,
sparisce divorato da una condanna della Chiesa, che nel digerirlo lo trova amaro. S.
Giovanni non dice pi nulla di questo libro misterioso, ma evidente dalle profezie che
seguono quello che intorno ad esso, per cos dire, si centralizza.
Il libro, pur essendo stato divorato, ed essendo stato trovato amaro, non rigettato.
Lamarezza della digestione passa; assorbito, diventa vita delle anime, suscita una
novella vita, ed ecco la misura del Santuario e dellAltare, e la mancata misura dellatrio
delle genti, cio ecco una distinzione netta tra veri cristiani e mondani, ecco preparato
lambiente del Regno di Dio e del trionfo della Chiesa in terra, ecco i due testimoni che lo
realizzano con lattivit del loro apostolato.
Suona la settima tromba, perch sinizia cos la settima epoca della vita della Chiesa.
Sinizia con un trionfo, e per questo grandi voci dal Cielo e i ventiquattro seniori
ringraziano Dio. Il trionfo, evidente dal contesto, culmina nella gloriosa manifestazione
dellArca del Testamento (cap. XI) ossia della glorificazione dellEucaristia, e per riflesso
della glorificazione di Maria, Arca santa e immacolata che ci dette Ges. Il Regno di Dio
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in terra, e il trionfo della Chiesa giungono al loro apogeo in una glorificazione pi grande
di Maria, che ridonder tutta al trionfo della Chiesa, ed ecco la donna vestita di sole,
coronata di stelle, e con la luna sotto i piedi,ecco Maria nello splendore di una nuova
corona, ed ecco la Chiesa nel fulgore di una nuova vita.
Il trionfo di Maria e quello della Chiesa servono per la generazione del Redentore nelle
anime, non per una semplice parata di gloria, servono per formare il popolo maschio, il
forte popolo cristiano degli ultimi tempi, ed ecco il dragone rosso che viene dallabisso
per muovere guerra a Maria ed alla Chiesa, eccolo in piena forza coi suoi satelliti.
Combatte contro S. Michele e i suoi Angeli, vinto, relegato interamente sulla terra, e
muove per lultimo assalto che culminer poi nella fine del mondo e nel giudizio
universale (cap. XII).
Tutti questi avvenimenti, alcuni dei quali sono concomitanti, ci fanno volgere lo sguardo
a Maria, e ci fanno sperare, anzi ci danno la sicurezza assoluta che per Lei rifulger
novellamente sulla terra la gloria di Dio, per Lei sar schiacciata leresia moderna, per
Lei la Chiesa trionfer anche sulla terra.
Nel giorno del giudizio il portento di Dio, Maria, e la Chiesa, portento autentico di grazie
e di misericordie, appariranno novellamente nel Cielo, Maria come Regina di gloria
accanto al Re trionfante, la Chiesa come celeste Gerusalemme, sposa abbigliata per il
suo diletto. Tutta lumanit vedr la donna, la Signora, la Regina vestita di sole, del Sole
Divino che in Lei sincarn, e vedr in lei la suprema bellezza della Chiesa, poich Essa
ne fu il modello pi completo e la Madre; Essa fu la citt di Dio, citt tutta santa, il cui
Tempio fu il suo Cuore Immacolato e la sua anima benedetta e santissima. Ci sar
anche il dragone, ma definitivamente schiacciato sotto i piedi di Lei; il tempo e i secoli
passati saranno come lo sgabello della sua gloria, come pallida luna sulla quale Essa
sinnalzer, Essa che sar tutta ammantata dal Sole Eterno. La storia dellumanit
chiuder cos il suo circolo, i cui estremi si toccheranno, poich cominci nellEden con
la donna e il dragone che la vinse, e terminer con Maria e il dragone sconfitto da lei.
Da "La Sacra Scrittura - L'Apocalisse" di Don Dolindo Ruotolo, pagg. 365-371 (pubblicato
nel 1974 con Imprimatur di Mons. Vittorio. M. Costantini, Vescovo di Sessa Aurunca)
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L'Apocalisse commentata da Don Dolindo Ruotolo

L'immagine e il marchio
della Bestia
CAPITOLO XIII
Il cinema...
Tra i mezzi di seduzione per far ritornare sulla terra il regno del male, il Sacro Testo ne
indica uno con queste parole: - E sedusse gli abitanti della terra con prodigi che le fu dato
di operare innanzi alla bestia, dicendo agli abitanti della terra di fare unimmagine della
bestia che fu piagata di spada e riprese vita. E le fu dato di dare spirito allimmagine della
bestia, sicch limmagine della bestia parlasse, e di fare che quanti non avessero adorato
limmagine della bestia fossero uccisi.
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I prodigi della scienza apostata sono quelli che inducono gli uomini a non credere pi al
soprannaturale. Tante scoperte moderne che avrebbero potuto e dovuto avvicinare a Dio
lanima umana, sono servite quasi totalitariamente a far risorgere il regno del male, e a
far rinascere lidolatria fino al culto e alladorazione della macchina, come avvenuto in
Russia. Ma quella scoperta che pi ha influito sulla seduzione delle anime, stato il
cinematografo, immagine vera della bestia che fu piagata di spada e riprese la
vita, sintesi cio di ogni male e corruzione, espressa per immagini, nella proiezione delle
pellicole, le quali sembrano avere spirito perch si muovono, e parlano come se fossero
viventi [N.d.R.: Don Dolindo ha scritto questo commento negli anni '40, quando la
televisione era ancora sconosciuta. La televisione pu essere considerata in un certo
senso l'erede naturale del cinema, per cui ragionevole estendere le considerazioni di
Don Dolindo anche a questo medium moderno. Del resto, se qui viene detto del cinema
degli anni '40 che immagine vera della bestia non difficile immaginare quale
giudizio il sacerdote napoletano esprimerebbe oggi sulla TV... Per estensione, adattando
questo parallelismo ai giorni nostri, si potrebbe dire meglio - per non generalizzare - che
l' "immagine della Bestia" un certo uso distorto che si fa oggi dei media col quale si
esaltano e promuovono stili di vita immorali e anticristiani.].
Nei cinema, viene proiettato sotto gli aspetti pi seducenti il male, la corruzione e
lerrore; le generazioni, dolorosissimamente, vi vengono educate con vive impressioni
dalla piccola et, e praticamente la bestia, il male, il peccato, lapostasia da Dio,
lidolatria della carne, della violenza, dellorgoglio, e di tutti i vizi capitali, vera bestia con
sette teste e con dieci corna, perch sintesi dei sette peccati mortali, e dellopposizione
della vita ai dieci comandamenti di Dio, sorge trionfante contro il bene.
Al tempo dellanticristo questo strumento di seduzione raggiunger eccessi spaventosi, di
modo che sar comminata persino la pena di morte contro quelli che si rifiuteranno di
assistere alle proiezioni infami, sacrileghe e sommamente immorali. Non deve stupire
questo, giacch abbiamo gi visto in Russia le esose imposizioni fatte ai poveri prigionieri
dalla barbarie bolscevica per costringerli ad assistere alle turpi proiezioni del cinema
immorale e satanico.
Nel tempo della spaventosa apostasia provocata dallanticristo in nome della scienza,
sar dato completamente il bando a tutte ci che cristiano, di modo che sar fatto a
tutti lobbligo di portare un segno di apostasia o sulla fronte o nella mano destra, o di
portarvi impresso il nome dellanticristo o il numero che lo indica. Evidentemente un
cattolico non potr portare quel marchio senza dichiararsi gi apostata, e allora una
legge infame dichiarer privi del diritto di comprare e di vendere, ossia del diritto della
vita stessa quelli che non porteranno il segno dellanticristo. Sar questo il colmo
dellapostasia, e S. Giovanni con un enigma determina quale sar il nome dellanticristo,
dicendo: Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il nome della bestia; poich
numero di uomo, e il suo numero seicentosessantasei.
Gli antichi esprimevano i numeri con lettere dellalfabeto; ora la cifra ottenuta
sommando i valori numerici delle lettere che formeranno il nome dellanticristo, dar il
valore di seicentosessantasei. Non si tratta di un nome astratto, come avverte
esplicitamente il Sacro Testo, ma di un nome di uomo, e quindi del nome dellanticristo.
Sono quasi innumerevoli le combinazioni di lettere dellalfabeto greco che possono dare il
valore seicentosessantasei, e quindi impossibile a noi il poter congetturare il nome che
avr lanticristo.
Alcuni interpretano il numero come unespressione mistica di una triplice empiet; sette
nella Scrittura, essi dicono, il numero che indica la perfezione, otto il numero della
beatitudine o della felicit, sei il numero della deficienza e del delitto. Le lettere che
formano il Nome di Ges equivalgono a 888, quelle dellanticristo equivalgono a 666, il
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numero della deficienza e del peccato. Altri identificano il nome del quale parla S.
Giovanni con Nerone, Cesare, altri con Napoleone. ecc. Non si pu dire nulla di certo, e
solo quando sar venuto lanticristo si capir dal valore numerico del suo nome che
proprio lui lo scellerato: lo si capir anche dalle sue gesta, ma il nome ne dar la
conferma, e metter maggiormente in guardia i cristiani contro di lui.
Da "La Sacra Scrittura - L'Apocalisse" di Don Dolindo Ruotolo, pagg. 382-384 (pubblicato
nel 1974 con Imprimatur di Mons. Vittorio. M. Costantini, Vescovo di Sessa Aurunca)
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L'Apocalisse commentata da Don Dolindo Ruotolo

Le due bestie che sorgono


dal mare e dalla terra
CAPITOLO XIV
Sia verginale il nostro carattere cristiano.
La Chiesa si trova sempre tra le due bestie che sorgono dal mare e dalla terra, si trova
cio tra le agitazioni dei popoli, tra i regimi che le ostacolano la vita, tra i Re e i capi di
stato che la perseguitano, e tra le manifestazioni delle attivit della terra che la
insidiano, ossia tra gli agguati della falsa scienza, della falsa civilt, e tra le seduzioni
della vita terrena che avvelenano lanima dei suoi figli, e provocano lapostasia della
mente, del cuore e della vita da Dio.
Lo stato penoso in cui si trova il mondo, e nel quale si trova la medesima Chiesa in certe
sue epoche, dovuto a queste due terribili insidie, contro le quali dolorosamente i suoi
figli combattono malamente. I cristiani con molta facilit, infatti, o si asserviscono ai
poteri prepotenti cercando con essi un accomodamento opportunistico, o si asserviscono
allo spirito del mondo e cadono nelle mortali aberrazioni degli errori, delle false
concezioni della vita, dello sfiguramento delle Scritture e dellEvangelo, menando una
vita che ha la lustra cristiana ma pagana, o che tutta pagana e conserva solo qualche
povero cencio sdrucito di quello che era e dovrebbe essere la vita cristiana.
In questi momenti, dolorosi per la vita della Chiesa e delle anime nostre, il rimedio non
pu consistere negli adattamenti pi o meno egoistici, opportunistici e ipocriti, occorre
custodire gelosamente lintegrit del carattere cristiano come una vergine custodisce la
propria integrit sia contro la violenza che contro la seduzione. Dobbiamo formare
intorno allAgnello Divino sul monte di Sion, cio elevandoci in alto e guardando a Dio
solo, il coro trionfante dei vergini, che non si lasciano inquinare nella mente e nella vita,
e seguono il Re Divino dovunque Egli vada, senza pregiudiziali cio nel seguirne la
dottrina e la volont integralmente, dovunque Egli li voglia condurre, secondo i grandi
fini del suo amore. Questa verginale integrit di fede e di costumi devessere totalitaria,
come totalitaria devessere lintegrit verginale duna creatura. Qualunque ombra la
offusca, e qualunque disorientamento della coscienza la copre di ignominie e di brutture.
Lintegrit cristiana importa per noi avere sulla fronte il nome di Ges, professandoci
apertamente e pienamente suoi seguaci, e importa avere il nome del Padre
suo, compiendone la Volont.
La nostra vita non pu avere stonature, devessere un cantico, unarmonia di verit e di
bene, un cantico di lode al Signore nel credergli veramente e completamente, e nel far
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corrispondere i costumi alla fede e la vita pratica al costume cristiano in ogni sua
manifestazione. Credere, sperare, amare, ecco le tre parti armoniche della vita Cristiana,
ecco laccordo perfetto che solo pu farla diventare un canto di lode e di amore innanzi a
Dio. Come un suono incerto che esce fuori dalla tonalit di una musica la rende
disarmonica e sgradita, cos unincertezza nella fede cristiana e cattolica, o una
titubanza nellosservanza di tutti e singoli i doveri cristiani distrugge larmonia della
nostra vita, che deve essere soprannaturale, avendoci Dio chiamati alla fede proprio per
elevarci ad una vita superiore.
Il cantico della nostra vita cristiana, integra e totalitaria, devessere come voce di molte
acque, perch deve diffondersi per fecondante edificazione del mondo; devessere come
voce di gran tuono, per la forza del carattere, e come voce di cetre, per la soave dolcezza
della carit. Il carattere cristiano non pu stare rinchiuso nellanima come se fosse un
semplice sentimento, unopinione, una personale persuasione o una pudibonda
superstizione, devessere schietto come acqua, e dilagare intorno per far sorgere i
germogli del bene in ogni attivit della vita sociale. logico, poich se la Chiesa una
societ soprannaturale di sua natura, ha per fine di effondersi nel mondo per dare a
tutti e in ogni loro attivit lincommensurabile bene della Redenzione.
Il carattere cristiano non pu essere timido nei manifestarsi, devessere come voce di
gran tuono, che riesca a dominare e ad imporsi alle stolte manifestazioni della vita del
mondo. Non dobbiamo essere dei timidi sopraffatti che si lasciano intimorire e non
hanno voce da far valere i diritti di Dio e della Chiesa, dobbiamo avere una voce di gran
tuono nella dolcezza della carit, in modo che il dominio dellidea cristiana non sia
unimposizione violenta ma unaffascinante melodia di cetre, nellarmonia dei valori
soprannaturali che essa propugna.
Il cantico della nostra vita totalitariamente cristiana sempre nuovo, perch non una
teoria o unopinione, ma la vita vissuta per Dio solo. Comprati dal Sangue dellAgnello
di sopra la terra noi viviamo di grazia e damore, di verit e di bene; non filosofiamo, non
siamo artefatti, siamo germogli vivi che spuntano dal Sangue del Redentore nel
fecondante calore dello Spirito Santo. Ogni Santo perci una novit, come lo ogni
fiore e ogni frutto della terra, come lo ogni vita che si sviluppa.
La Chiesa non unistituzione che invecchia, non un
conservi intatta la sua vetust meravigliosa; il cantico della
ai quattro animali e ai seniori, in mezzo alla vita cio che
mezzo alla vetust della Chiesa, ma sempre nuovo, di
sempre giovane, e i suoi figli sono sempre come primizie per

cimelio del passato, bench


vita cristiana risuona innanzi
si sviluppa e sespande e in
modo che l Chiesa appare
Dio e per lAgnello Divino.

Sul nostro labbro cristiano non deve trovarsi menzogna, dobbiamo vivere nella verit
soprannaturale e non farci affascinare dal mondo che tutto una menzogna, dobbiamo
considerare la vita per quello che e non come ce la presenta il mondo; dobbiamo vivere
per ci che unica realt, cio per giungere alleterna vita, e non per ci che passa ed
menzogna vivente.
Menzogna la vita dei sensi, perch unillusione, menzogna sono le esigenze
dellorgoglio, le avidit dellavarizia, i diletti della lussuria, le vittorie dellira, le
soddisfazioni della gola e gli ozi dellaccidia.
Menzogna sono le ipocrite convenienze sociali che non partono dalla carit, le eleganze
che celano le turpitudini dello spirito e della carne, i sorrisi che nascondono linganno e
le gioie che orpellano le pi profonde infelicit del cuore.
Il cristiano vive di verit e cammina per la via che conduce alleterna verit. Le massime
dei Libri Santi che regolano la sua vita sono tuttaltro che puri idealismi, esse
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rispondono invece allunica vera realt della vita presente in armonia con quella futura.
Nessuno pi realista di un cristiano, che guarda la vita e le cose della vita per quelle
che sono.
Scuotiamo dunque da noi lo spirito del mondo, liberiamoci dalle schiavit della materia,
raduniamoci intorno allAgnello Divino, formiamo il suo coro di amore, seguiamolo
dovunque Egli vada e voglia condurci, ed intoniamo con Lui, in una vita nuova, un
cantico nuovo, rinnovellandoci in Lui e per Lui.
Temiamo Dio riconoscendone linfinita maest e diamogli onore osservandone la Legge;
crediamo veramente in Lui, Creatore di tutte le cose, e pensiamo che gli daremo un
giorno conto minuto di ogni nostro pensiero e di ogni nostra azione. Il mondo con tutto il
suo ignobile fasto e la sua effimera potenza cadr, e chi lavr seguito sar trascinato
dalla sua caduta e berr del vino dellira di Dio, perdendosi eternamente nellinferno.
Sopportiamo con pazienza le pene della vita, che per noi sono un merito e un titolo per il
possesso delleterna vita. La morte vista da questo aspetto sar per noi una beatitudine e
un riposo, e le opere buone che avremo fatte nella vita ci seguiranno. Il mondo che ci
appare tra mendaci splendori che affascinano, sar falciato e vendemmiato dalla
giustizia di Dio, e tutta la sua apparente grandezza sar sterminata. Non siamo cos
stolti da seguirlo, non siamo cos deboli da farcene dominare, scuotiamo una buona
volta il suo giogo, e ritorniamo in pieno alla Chiesa cattolica, apostolica romana.
Da "La Sacra Scrittura - L'Apocalisse" di Don Dolindo Ruotolo, pagg. 423-426 (pubblicato
nel 1974 con Imprimatur di Mons. Vittorio. M. Costantini, Vescovo di Sessa Aurunca)
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L'Apocalisse commentata da Don Dolindo Ruotolo

Il Signore ci chiama a penitenza


CAPITOLO XVI
Udii poi una gran voce dal tempio che diceva ai sette angeli: Andate e versate sulla terra
le sette coppe dell'ira di Dio.
Part il primo e vers la sua coppa sopra la terra; e scoppi una piaga dolorosa e maligna
sugli uomini che recavano il marchio della bestia e si prostravano davanti alla sua statua.
Il secondo vers la sua coppa nel mare che divent sangue come quello di un morto e per
ogni essere vivente che si trovava nel mare.
Il terzo vers la sua coppa nei fiumi e nelle sorgenti delle acque, e diventarono sangue.
Allora udii l'angelo delle acque che diceva: Sei giusto, tu che sei e che eri, tu, il Santo,
poich cos hai giudicato. Essi hanno versato il sangue di santi e di profeti, tu hai dato loro
sangue da bere: ne sono ben degni!.
Udii una voce che veniva dall'altare e diceva: S, Signore, Dio onnipotente; veri e giusti
sono i tuoi giudizi!.
Il quarto vers la sua coppa sul sole e gli fu concesso di bruciare gli uomini con il fuoco. E
gli uomini bruciarono per il terribile calore e bestemmiarono il nome di Dio che ha in suo
potere tali flagelli, invece di ravvedersi per rendergli omaggio.

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Il quinto vers la sua coppa sul trono della bestia e il suo regno fu avvolto dalle tenebre. Gli
uomini si mordevano la lingua per il dolore e bestemmiarono il Dio del cielo a causa dei
dolori e delle piaghe, invece di pentirsi delle loro azioni.
Il sesto vers la sua coppa sopra il gran fiume Eufrte e le sue acque furono prosciugate
per preparare il passaggio ai re dell'oriente.
Poi dalla bocca del drago e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta vidi
uscire tre spiriti immondi, simili a rane: sono infatti spiriti di demni che operano prodigi e
vanno a radunare tutti i re di tutta la terra per la guerra del gran giorno di Dio onnipotente.
Ecco, io vengo come un ladro. Beato chi vigilante e conserva le sue vesti per non andar
nudo e lasciar vedere le sue vergogne.
E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Armaghedn.
Il settimo vers la sua coppa nell'aria e usc dal tempio, dalla parte del trono, una voce
potente che diceva: fatto!. Ne seguirono folgori, clamori e tuoni, accompagnati da un
grande terremoto, di cui non vi era mai stato l'uguale da quando gli uomini vivono sopra la
terra.
La grande citt si squarci in tre parti e crollarono le citt delle nazioni. Dio si ricord di
Babilonia la grande, per darle da bere la coppa di vino della sua ira ardente. Ogni isola
scomparve e i monti si dileguarono.
E grandine enorme del peso di mezzo quintale scrosci dal cielo sopra gli uomini, e gli
uomini bestemmiarono Dio a causa del flagello della grandine, poich era davvero un
grande flagello. (Apocalisse, capitolo XVI)
Per la nostra vita spirituale.
Lannunzio della grandi tribolazioni che colpiranno la terra prima del giudizio universale
ci deve fare seriamente pensare al giudizio di Dio nella nostra vita mortale. Sette coppe
sono versate sulla terra come sette libazioni di sacrificio espiatorio, per riparare le
ingiurie fatte al Signore coi sette peccati mortali nelle sette epoche della vita della
Chiesa. Queste coppe misteriose di flagelli riparatori si versano anche nel nostro
cammino mortale per le colpe delle quali siamo rei. Nessuno si illuda di fare il male e di
rimanere impunito, o, peggio, di fare il male e prosperare. Tutto si paga, inesorabilmente
si paga, e possiamo dire veramente che c per ogni nostro peccato una coppa di
amarezze e di angustie che ce lo fa pagare.
Finch dura il tempo della misericordia ci sono anche anime generose che si immolano
come vittime, attingono dai tesori della Redenzione e pagano per noi; ma c anche per la
nostra vita un momento di giustizia inesorabile, nel quale scadono i debiti contratti e
bisogna ad ogni costo pagarli. Chi sar cos stolto da voler comprare un miserabile
diletto dei sensi col carissimo prezzo di ulceri, di angosce mortali, di sventure e di pene
di ogni genere? E chi sar cos inumano e crudele da cagionare agli altri simili affanni e
da concorrere a quelle sventure che affliggono la povera e desolata umanit? Siamo sulla
terra come una sola famiglia, infatti, e il danno del quale ognuno di noi causa diventa
danno di tutta lumana famiglia. Ci scuota almeno questo pensiero di umanit e di
carit, e ci raccolga tremanti sulle nostre responsabilit.
Chi va in una sala di ospedale nellora della medicazione rimane atterrito di fronte ai
mali che colpiscono e tormentano le povere membra umane. Quella sala echeggia di
grida spasimanti, eppure non sala di castigo ma di caritatevoli cure, e quellora la pi
benefica per quella povera gente. un piccolo angolo della valle di lagrime, che ne d
lidea pi viva, e strappa amari lamenti da un cuore compassionevole. Se si facesse non
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la storia clinica di quei malanni ma la storia morale delle responsabilit che li


causarono, si troverebbe o prossimamente o remotamente una storia di peccati e di
iniquit, e si costaterebbe in quelle ulceri, in quel sangue, in quelle ardenti febbri, in
quegli oscuramenti della potenza visiva, in quellinaridimento di membra e in quelle
tempeste di angustie il pagamento di tanti conti da saldare con la divina giustizia.
Quante coppe di amarezza vengono versate nella nostra vita per le nostre iniquit, e noi,
invece di riconoscere in esse la voce della giustizia di Dio, continuiamo nelle nostre
pessime vie, anzi tante volte ci peggioriamo richiamando su di noi pi gravi flagelli!
Umiliamoci profondamente, preghiamo, ripariamo, e, gettandoci nelle braccia della
divina misericordia che sempre pronta ad accoglierci, piangiamo i nostri falli, e
accettiamo come riparazione le pene stesse della vita. Il Signore prospettandoci i mali
che colpiranno negli ultimi tempi la terra, ci richiama precisamente al sentimento delle
nostre responsabilit, e ci scuote perch ci emendiamo dei nostri peccati.
Si deve notare che i flagelli che colpiscono lumanit negli ultimi tempi hanno un
carattere pi chiaramente soprannaturale, in modo da non offrire agli uomini il destro di
illudersi dando ad essi una spiegazione puramente naturale. Lulcera colpisce solo quelli
che hanno il carattere della bestia o che adorano la sua immagine; dunque non pu
scambiarsi con una comune epidemia. Il mare, che ha acqua sempre pura e incorrotta,
non poteva mutarsi dun tratto in sangue cadaverico. I fiumi e le fontane rosseggiano
come vivo sangue senza una possibile spiegazione naturale. Il sole, che secondo tutti gli
scienziati si trova in una fase di raffreddamento, accresce il suo calore fino a bruciare. Il
trono dellanticristo, che sembrava saldo e incrollabile, improvvisamente vacilla sotto la
grave minaccia dellincursione gialla, alla quale apre la via il disseccamento improvviso
dellEufrate. Infine gli sconvolgimenti atmosferici, le tempeste spaventose che li seguono,
i terremoti, la grandine hanno un carattere che esclude ogni spiegazione naturale.
Il Signore chiama cos a penitenza lumanit, e vuol farsi riconoscere perch essa si
emendi. Non attendiamo che Dio ci chiami con castighi prodigiosi per emendarci, ma
riconosciamo in ogni sventura la sua voce, e profittiamo di ogni dolore per far penitenza
dei nostri peccati. La penitenza non una sventura, ha un carattere dolce, perch
sempre un filiale ritorno nelle adorabili braccia di Dio; rispondiamo, dunque, al suo
invito e percuotendoci il petto domandiamogli perdono nella nostra profonda
umiliazione.
Da "La Sacra Scrittura - L'Apocalisse" di Don Dolindo Ruotolo, pagg. 448-449 (pubblicato
nel 1974 con Imprimatur di Mons. Vittorio. M. Costantini, Vescovo di Sessa Aurunca)
**

L'Apocalisse commentata da Don Dolindo Ruotolo

Il Regno dei "mille anni"


CAPITOLO XX
Vidi poi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell'Abisso e una gran catena in
mano.
Afferr il dragone, il serpente antico - cio il diavolo, satana - e lo incaten per mille anni; lo
gett nell'Abisso, ve lo rinchiuse e ne sigill la porta sopra di lui, perch non seducesse pi
le nazioni, fino al compimento dei mille anni. Dopo questi dovr essere sciolto per un po' di
tempo.
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Poi vidi alcuni troni e a quelli che vi si sedettero fu dato il potere di giudicare. Vidi anche le
anime dei decapitati a causa della testimonianza di Ges e della parola di Dio, e quanti
non avevano adorato la bestia e la sua statua e non ne avevano ricevuto il marchio sulla
fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni; gli altri morti
invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni. Questa la prima
risurrezione.
Beati e santi coloro che prendono parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la
seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille
anni.
Quando i mille anni saranno compiuti, satana verr liberato dal suo carcere e uscir per
sedurre le nazioni ai quattro punti della terra, Gog e Magg, per adunarli per la guerra: il
loro numero sar come la sabbia del mare.
Marciarono su tutta la superficie della terra e cinsero d'assedio l'accampamento dei santi e
la citt diletta. Ma un fuoco scese dal cielo e li divor.
E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la
bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli.
Vidi poi un grande trono bianco e Colui che sedeva su di esso. Dalla sua presenza erano
scomparsi la terra e il cielo senza lasciar traccia di s.
Poi vidi i morti, grandi e piccoli, ritti davanti al trono. Furono aperti dei libri. Fu aperto
anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati in base a ci che era scritto
in quei libri, ciascuno secondo le sue opere.
Il mare restitu i morti che esso custodiva e la morte e gli inferi resero i morti da loro
custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere.
Poi la morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa la seconda morte, lo
stagno di fuoco. E chi non era scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di
fuoco. (Apocalisse, capitolo XX)
LAngelo discese dal Cielo in grande fulgore e trionfo; discese sulla terra perch sulla
terra aveva relegato satana, discese per affrontarlo e sconfiggerlo di nuovo, affinch di
nuovo avesse sentito che egli era nulla innanzi alla potenza di Dio. Ancora una volta
lArcangelo gridava nel fulgore del suo grande spirito: Chi come Dio? Splendeva di luce
ammirabile nella conoscenza e nella contemplazione di Dio, ne manifestava la gloria ed
era tutto unarcana fiamma di amore per Lui.
Discendeva con limpeto di una folgore, sdegnato contro il male, desideroso di illuminare
la terra con lo splendore della divina gloria. Era come un sole che illuminava la nostra
povera valle desolata, disseminata di rovine; un sole che illuminava e rinfrancava la
Chiesa, oppressa da tante prove e insanguinata dal sangue dei suoi Martiri. Aveva la
chiave dellabisso e una grande catena in mano; la sua potenza poteva sbarrare le porte
dellinferno impedendo a satana di uscirne, e poteva costringerlo a rimanere nelle
tenebre eterne, quasi lavesse legato con una forte ed infrangibile catena.
La chiave, anche nelle piccole cose, un segno di dominio, la catena uno strumento di
costrizione. Si chiude a chiave la casa quasi per proclamarne la libert ed affermarne il
dominio, e la si chiude per impedire lentrata dei ladri. Si chiude il carcere e si legano
con la catena i prigionieri per far sentire loro la potenza di chi regna, per restringere le
loro nefaste attivit, e per costringerli con la forza a riparare il male fatto. LAngelo
veniva in terra da parte di Dio per far sentire a satana che non era padrone di agire a
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suo modo, e che anche nel luogo dove esplicava la sua nefasta attivit egli era sottomesso come ogni creatura alla potenza ed alla volont di Dio.
Satana non potette resistere allimpeto dellArcangelo glorioso; ancora una volta se ne
sent travolto, si inabiss nelle tenebre, vi fu rinchiuso, e la proibizione divina di non
sedurre pi le nazioni fu come il sigillo che ve lo confin per mille anni.
In questo periodo di mille anni la Chiesa doveva rifulgere in tutto il suo splendore, in
comunione di virt e di amore coi Santi del Cielo, e perci S. Giovanni vide dei troni di
gloria sui quali sedettero le anime di quelli che furono decollati, ossia uccisi, a causa della
testimonianza di Ges e a causa della Parola di Dio; vide i Martiri novelli e i Santi che non
adorarono la bestia n la sua immagine, n ricevettero il suo carattere sulla fronte e sulle
loro mani, cio che non si lasciarono affascinare e vincere dalle insidie dellapostasia e
rimasero fedeli a Dio.
I Martiri, vittime dellingiustizia umana, avrebbero giudicato i loro oppressori, e
avrebbero manifestato nellultimo giorno la gloria di Dio nei loro patimenti; i Santi, fedeli
nelle prove, sarebbero stati nella gloria con Ges Cristo insieme ai Martiri per mille anni
solo con lanima, e dopo i mille anni sarebbero risorti anche col corpo e sarebbero stati
glorificati nel giudizio universale e in eterno. Quelli che saranno morti in disgrazia di Dio
risorgeranno dopo i mille anni, alla fine del mondo, ma per essere condannati insieme
col corpo.
I Martiri e i Santi muoiono sulla terra e rivivono in Dio, e questa novella vita per essi
come la prima risurrezione.
Quelli che hanno parte a questa risurrezione non possono essere toccati dalla morte
eterna che colpir i perversi, risorti coi loro corpi per averli con loro negli eterni supplizi:
vivranno con Ges Cristo come suo corpo mistico glorioso, regale sacerdozio di gloria per
Dio e per Ges Cristo, e regneranno con Lui per mille anni in attesa della risurrezione e
del giudizio.
Nel tempo del regno di Dio sulla terra ci sar una comunione pi grande tra i Santi del
Cielo e la Chiesa militante; essi regneranno con Ges Cristo non solo per la gloria che
avranno nel Cielo, ma anche per quella che avranno sulla terra, e questo sar
riparazione della noncuranza e del disprezzo nel quale furono tenuti in terra massime
dopo leresia protestante.
Lerrore del millenaristi .
Lannunzio del regno di Dio sulla terra per mille anni dette origine allerrore dei cos
detti Millenaristi, i quali ammettevano che dopo la sconfitta dellanticristo e prima della
risurrezione finale e del giudizio universale doveva aver luogo un periodo di mille anni,
durante i quali Ges Cristo, dopo aver fatto risorgere i suoi Santi, avrebbe regnato
visibilmente con essi per mille anni.
Non neghiamo che il testo sacro, assai oscuro, ha potuto dar luogo facilmente a questa
interpretazione, sostenuta da Papia, Tertulliano, Lattanzio, ed anche, con qualche
restrizione, da S. Ireneo e S. Giustino; se si riflette per bene a tutto il contesto dei
capitoli precedenti appare chiaro che vi sar solo un lungo periodo di pace, di vita
cristiana e di santit dopo grandi tribolazioni che purificheranno lumanit e la Chiesa, e
che in questi periodi i Santi saranno grandemente onorati sulla terra, e la inonderanno
di tante grazie da sembrare novellamente vivi in mezzo agli uomini. In generale si crede
che i mille anni rappresentino una cifra tonda per indicare un lungo periodo di tempo;
nulla per vieta di prenderli letteralmente come suonano, giacch tale interpretazione
non d luogo ad alcun inconveniente. Sarebbe anzi bello e confortante il pensare che per
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mille anni dopo la guerra devastatrice che ci ha travagliati, la terra godr di quella
grande pace che gli Angeli annunziarono sulla grotta di Betlem.
Verso il termine dl questi anni gli uomini cominceranno novellamente a corrompersi, ed
allora, come si disse, Dio permetter al male di affiorare in tutta la sua virulenza nel
regno dellanticristo, far sciogliere satana per breve tempo, e irromper contro di esso
per distruggerlo. Gli uomini risorgeranno tutti, buoni e cattivi, saranno giudicati
solennemente da Ges Cristo; ciascuno avr leterna benedizione o leterna condanna
che avr meritato. Sar questo il secondo trionfo di Ges Cristo sui male. seguito poi dai
suo eterno e trionfante regno nelleternit.
Questi due periodi della vita della Chiesa sono annunziati chiaramente dal Sacro
Testo: Quando saranno terminati i mille anni, satana sar sciolto dalla sua prigione, e
uscir, e sedurr le nazioni che sono ai quattro angoli della terra, sedurr le nazioni
rappresentate da Gog a Magog nella profezia di Ezechiele (cap. XXXVIII), e le raduner a
battaglia numerose come larena del mare contro gli accampamenti dei Santi e la citt
diletta, cio contro la Chiesa e il suo centro vitale, contro le nazioni cristiane e contro
Roma, la mistica Gerusalemme.
Al capitolo XXXVIII Ezechiele annunzia la guerra di Gog, Re di Magog contro Israele.
Questo Re, figura dellanticristo, raduner i popoli di Magog, ad occidente del Caucaso e
a Mezzogiorno del Mar Nero, e irromper contro il popolo di Dio per uccidere, predare e
devastare. Ma il Signore irromper contro di lui con evidenti prodigi di potenza,
coalizzando contro di lui eserciti, pestilenze, sangue, pioggia violenta, grandine grossa, e
far piovere fuoco dal cielo e zolfo sul suo esercito e sui popoli a lui uniti; Dio apparir in
tutta la sua grandezza e santit, e sar riconosciuto alla presenza di molte nazioni come
Dio vero.
Mander fuoco sulle regioni di Magog e su quelli che abitano sicuri nelle isole, cio sulle
nazioni del Mediterraneo, coalizzate a Gog nella guerra contro il popolo di Dio. Gog sar
sconfitto, e il popolo di Dio avr grande pace brucer le armi raccolte nella vittoria, come
sarmenti per il fuoco (XXXIX. 9, 10), e dopo sette mesi seppellir ancora i morti
dellesercito di Gog e, dove li trover nei campi sterminati di guerra, vi porranno un
segnale per additarli ai becchini che dovranno seppellirli. Anche Ezechiele parla del
banchetto di cadaveri per indicare il numero stragrande di uccisi in quella guerra, e
parla di unera novella di prosperit e di fede per il popolo di Dio dopo quella guerra.
Il Sacro Testo, alludendo a questa profezia di Ezechiele con le semplici parole Gog e
Magog, vuoi dire che la guerra mossa dallanticristo e dai suoi complici alla Chiesa sar
come quella di Gog Re di Magog contro il popolo di Dio, e avr lo stesso epilogo
disastroso: Dal cielo, infatti aggiunge, cadde un fuoco mandato da Dio e li divor, e il
diavolo che li seduceva fu gettato in uno stagno di fuoco e zolfo, dove anche la bestia e il
falso profeta saranno tormentati giorno e notte nei secoli dei secoli.
Il giudizio universale.
Alla sconfitta dellanticristo e del suo esercito seguir la resurrezione dei morti e il
giudizio universale.
S. Giovanni vide la scena grandiosa e la descrisse con parole sintetiche, cominciando da
quello che pi lo impression in quella scena, cio dalla comparsa del Giudice Eterno.
Egli vide un grande trono, candido per fulgore di luce, spirante santit, giustizia e
potenza arcana. Su quel trono vide sedere un personaggio maestoso, che incuteva
timore. La natura al suo apparire si sconvolse tutta, e S. Giovanni sintetizza questo
sconvolgimento con poche parole sublimi: Dalla vista di Lui fuggirono la terra e il cielo, e
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non fu trovato pi luogo per loro. Fuggirono perch si sfasciarono nellagitazione tremenda
dei terremoti, si dissolvettero, sparirono.
Nel cataclisma terribile ad un cenno della Volont di Dio risorgeranno i morti, grandi e
piccoli, senza alcuna eccezione di et o di dignit, e si presenteranno innanzi al Giudice
per dar conto di ci che avranno fatto in vita e ricevere la sentenza di vita o di morte.
Questa sentenza sar promulgata in base alle opere fatte da ciascuno durante la sua
vita mortale. Nulla sar dimenticato, nulla omesso, poich tutto come segnato
nelleternit di Dio cui tutto presente. Si apriranno i libri, dice il Sacro Testo, perch
ogni coscienza, ogni anima sar come un libro che si apre e si svolge, e in un attimo si
vedranno con evidenza assoluta e chiarezza indiscutibile le azioni di ciascuno.
Come alla luce del sole le cose appariscono quali sono, e non c bisogno di
ragionamento o discussione per capire che un tavolo un tavolo e una sedia una sedia
cos nella luce di Dio ogni azione apparir alla propria coscienza e innanzi agli altri
qual stata, e ad ogni azione sar proporzionato il premio o il castigo. Logicamente le
azioni cattive, cancellate con la Confessione e riparate con la penitenza, non potranno
apparire in quei libri misteriosi, perch il peccato sinceramente confessato, e rimesso
dalla misericordia di Dio non esiste pi; ma i peccati e le responsabilit dei riprovati
appariranno in tutto il loro orrore, innanzi agli occhi di tutti.
Non si pu pensare che, in fondo, per unanima abbrutita dalla dannazione la vergogna
che prover sar poca cosa e sar obbrobrio di un momento; la vergogna sar immensa,
perch sar proporzionata alla luce di evidenza che far apparire le colpe per quello che
sono, e lascer nellorgoglioso spirito del dannato un tremendo suggello e un inesauribile
rimorso. Vedere per quali spregevoli lordure e miserie s perduto Dio e il gaudio, eterno,
vederlo al confronto dei Santi gloriosissimi, la cui vita fu creduta follia sulla terra da
quegli stessi che appariranno in tutta la miseria delle loro azioni sar un dolore da non
potersene formare ora la pi piccola idea, un dolore che rimarr come una spada
nellanima per tutta leternit.
Al contrario poi la gioia dei giusti sar immensa, e sar proporzionata alle pene da essi
subite nella vita mortale. Allora si apprezzer la preziosit di ogni pena; di ogni
umiliazione, di ogni sacrificio fatto per amor di Dio, e tutte le angustie della vita
appariranno una cosa trascurabile. Le stesse pene del Purgatorio, che sono quasi una
penosa appendice del pellegrinaggio terreno, appariranno, quali sono veramente, una
delicatezza della divina bont che purifica le anime per renderle interamente capaci
delleterna gloria, ed anche per farle apparire nel pieno fulgore di arcana bellezza in quel
giorno terribile di rendiconto universale.
La morte restituisce la sua preda.
Risorgeranno tutti, nessuno sar escluso, e perci il Sacro Testo dice che il mare dette i
suoi morti, che nella massa delle acque dove perirono sembreranno i pi consunti e
introvabili, e soggiunge che la Morte e linferno rendettero i morti che avevano, cio il
regno della morte, i cimiteri, e gli abissi dei sepolcri rendettero anche la minima parte
degli avanzi umani che conserveranno, e quegli avanzi rivivranno quasi come semente
che sboccia di nuovo.
Risorgeranno tutti, e la morte non avr pi potere sugli uomini, come non lavr il
sepolcro, ultima meta e stazione della vita pellegrina, perch gli uomini non potranno
pi morire. La morte e il sepolcro apparterranno solo ai reprobi, non per privarli della
vita corporale, ma perch, anche risorti, saranno morti alla grazia, e per questo detto
che linferno e la morte furono gettati nello stagno di fuoco, ed soggiunto che questa la
seconda morte del corpo, condannato insieme con lanima alle pene eterne.
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Il corpo mori la prima volta per la separazione dellanima, muore la seconda volta per la
privazione della vita eterna, e si sprofonda negli abissi non per vivere con lanima come
faranno i Beati, ma per morire continuamente negli spasimi della dannazione eterna.
Sar un momento definitivo e decisivo della vita umana, e chiunque non sar trovato
scritto nel libro della vita, sar gittato nello stagno di fuoco. Gli empi non sono scritti nel
libro della vita, non perch siano stati capricciosamente esclusi dalla salvezza, ma
perch essi ostinatamente rifiutarono di salvarsi e di usufruire dei facili mezzi per
salvarsi.
I mille anni nelle aspirazioni dei Santi.
Fin dal suo tempo Pietro Galatino, citato dallA. Lapide (pag. 1136, vo1. XIX) disse che i
mille anni nei quali satana sar legato debbono computarsi da Ges Cristo, e per la loro
maggior parte dal Pastore Angelico, ossia dal grande Pontefice sotto il cui pontificato si
realizzer la sconfitta del regno del male e lo splendore del regno di Dio e del trionfo della
Chiesa sulla terra. Egli dice che questo Pontefice sar di ammirabile umilt, sapienza e
santit, avr dodici apostoli come Ges Cristo, e con essi riformer la Chiesa,
restituendola allo splendore degli Apostoli. Questo Pontefice singolare annunziato e
promesso anche da S. Caterina da Siena, dal Beato Amedeo e da altri Santi.
In ogni epoca della Chiesa, in realt, c stata sempre una forte aspirazione e una viva
speranza in un periodo di vita santa, pacifica e soprannaturale e in un manifesto e
universale regno del bene su questa povera terra. Satana fu legato da Ges Cristo nella
redenzione, ma la Chiesa ha atteso e attende ancora una vittoria pi smagliante sul
nemico infernale. Lattese nel periodo delle persecuzioni e dei Martiri, e satana sembr
veramente legato dopo la vittoria di Costantino il grande, e dopo leditto da lui emanato
in favore del cristianesimo nel 313. La Religione cristiana, infatti, si dilat gloriosamente
in tutto il mondo allora conosciuto per mille anni. Dopo questi anni e specialmente
nellepoca del cos detto Rinascimento, satana sembr sciolto, poich da quel tempo
cominci a poco a poco lapostasia delle nazioni da Dio, apostasia che ebbe un impulso
terribile con la disgraziata comparsa del protestantesimo, ed giunta al suo culmine
nella storia moderna e contemporanea.
Nonostante per la prodigiosa vittoria di Costantino e la protezione da lui accordata alla
Chiesa, il periodo della dilatazione del Cristianesimo non pu dirsi un periodo di santit;
esso anzi fu funestato da eresie, da lotte e soprattutto dalla comparsa di Maometto,
caratteristico e feroce anticristo dellepoca sua. La Chiesa attende ancora il suo grande
periodo di trionfo, soprattutto spirituale, poich la sua grande aspirazione non quella
di trionfare politicamente, ma di salvare le anime e glorificare il Signore.
Il Pontefice sotto il cui regno dovr compirsi questo trionfo dovr essere eccezionalmente
santo e forte, ed il trionfo della Chiesa dovr avverarsi dopo un periodo di grandi
tribolazioni, e, come tutto fa credere, dopo una guerra sterminatrice e disastrosa che
sar seguita o accompagnata da fiere persecuzioni contro la Chiesa medesima. Tutto fa
credere e sperare che la guerra e le persecuzioni che laccompagnano sia proprio la
seconda guerra mondiale, della quale siamo stati vittime e spettatori. In questa guerra
satana sembrato non solo sciolto dai ceppi nei quali era stato stretto dopo la
Redenzione, ma sembrato addirittura padrone del mondo. Noi perci attendiamo con
fede come imminente la comparsa di un grande capo di stato e di un grande Pontefice
che ridonino la pace al mondo e alla Chiesa.
Hitler, questo esiziale anticristo dellepoca nostra [Don Dolindo Ruotolo scrive questo
commento allApocalisse negli anni 40 del XX secolo; N.d.R.], nellincominciare la
spaventosa guerra che ha insanguinato e insanguina il mondo, disse che guerreggiava
per assicurare alla Germania un periodo di supremazia, di sviluppo e di pace per mille
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anni. Il millennio stava anche nelle sue aspirazioni sfrenate e criminali. La Chiesa invece
attende dalla misericordia di Dio il regno trionfante del Redentore nelle anime, e confida
in un millennio di santificazione e di pacifico trionfo sullempiet e sul male. In questo
periodo, che gi si delinea, sar sconfitta la bestia che viene dal mare e quella che viene
dalla terra, limperialismo apostata e la falsa scienza, e ci sar una mirabile fioritura di
spirito cristiano e di santit.
La Chiesa non avr bisogno di fare delle novit, non dovr mutare la sua costituzione,
ma dovr solo valorizzare nei fedeli quelle ammirabili ricchezze che Essa possiede.
Splender di vivissima luce la verit, e i Sacramenti, e massime lEucarestia,
rinnoveranno la vita cristiana. La santit fiorir in maniera splendente tra le anime
consacrate al Signore, tra i Sacerdoti, le Suore e i semplici fedeli. La vera carit allevier
tutte le sofferenze umane, e sar sostituita a tutte le utopie degli attuali avvelenatori e
corruttori del popolo. Finir, speriamolo fermamente, lignominia della vita mondana con
tutte le sue aberrazioni teoretiche e pratiche, finiranno le degradazioni della moda, dello
scostume della prepotenza, del ladrocinio, e ci sar un tenore di vita pi semplice che
allevier notevolmente le preoccupazioni del terreno pellegrinaggio.
Segreto di un gran ritorno al bene, sar una intensa vita Eucaristica.
Segreto mirabile di questo rinnovellamento dellumanit sar la SS. Eucaristia, Ges
vivo e vero nella Chiesa, che diventa cibo delle anime, che orienta al Padre suo ogni loro
attivit, le fa vivere per la gloria di Dio, vive in loro per farle vivere in Lui, e le trasforma
in novelle creature. I primi cristiani vissero da santi perch vissero intimamente con
Ges Eucaristia; questo un fatto storico inconfutabile; la vita loro si rilass
miseramente a misura che si allontan da Lui, e giunse ai secoli di piombo che
prepararono il protestantesimo prima, e poi lapostasia di tutte le nazioni da Dio.
Il ritorno alla vita cristiana sar effetto di un processo opposto; dalla tiepidezza si dovr
passare al pi grande fervore, e Ges dovr regnare. Il suo regno suppone il completo
dominio di tutte le attivit umane, e questo Egli lo raggiunge attraverso la SS.
Eucaristia, diventando cuore della nostra vita, e sangue vivo del nostro cuore. Regner
per lamore e non ci sar una prova pi potente di amore per luomo quanto il Suo darsi
come cibo e bevanda, e limmolarsi come vittima di riparazione per le nostre iniquit.
Il mio regno, disse Ges a Pilato, non di questo mondo; i Re della terra, infatti,
dominano con la forza ed Egli domina con lamore; i Re esigono, Egli dona; i Re
puniscono, Egli perdona; i Re si circondano di armati, Egli invece si nasconde in una
solitudine profonda e non si fa scorgere nei veli che lo ricoprono; i Re si mostrano arcigni
e severi per incutere rispetto, Egli invece si mostra in tutta la tenerezza del suo amore e
ci conquide.
Se luomo non fosse quel ributtante ammasso dingratitudini che , dovrebbe vivere
continuamente adorando, il Signore Sacramentato; in ogni centro di attivit ci dovrebbe
essere il candido trono eucaristico, innanzi al quale dovrebbero succedersi turni e
squadre di adoratori. La vita cambierebbe in breve tutto il suo ritmo, gli uomini si
migliorerebbero, il lavoro sarebbe benedetto, i campi prospererebbero, le famiglie
riacquisterebbero la pace, e la Provvidenza di Dio le farebbe ridondare di ogni bene. Le
nazioni dovranno avere in ogni citt e in ogni capitale il trono ufficiale di Ges, e
formarvi le squadre di adoratori tra quelli che reggono la pubblica cosa.
Se si giunge a capire che cosa significa avere Ges vivo e vero tra noi in una reale
presenza, moltiplicata, per cosi dire, in ogni parte del mondo, sintender che non
esagerato avvicinare se stessi e le nazioni a questadorabile Re dAmore, e che lunica
esagerazione e anormalit in merito allEucaristia quella di tenerla in non cale, o
sfruttare la minima parte dei suoi ammirabili tesori. Ges Cristo ci vivifica, attira su di
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noi lo Spirito Santo, ci sostenta, ci conforta, ci educa soavemente, ci trasforma, ci eleva e


ci unisce tutti in un unico vincolo di carit. Dove si eleva il suo trono si diffonde la vita e
la pace, poich Egli come sole fulgido della Chiesa e del mondo. Egli nel suo arcano
silenzio la testimonianza pi grande della realt di Dio, Egli in un mistero di sola e
pura fede sostenta e alimenta la nostra fede.
Il regno eucaristico di Ges Cristo non si realizza in noi se adoriamo la bestia o la sua
immagine, e riceviamo sulla fronte e sulle mani il suo carattere, cio se viviamo dello
spirito del mondo e ci lasciamo soggiogare dalle sue massime. La vera causa della
sterilit eucaristica in noi sta proprio nel non saper dare a Ges un cuore libero,
semplice, illuminato dalla fede, lontano da tutte le miserie e le lordure del mondo. Com
possibile usufruire dellaria pura quando si gi asfissiati dallaria velenosa della terra?
Com possibile assimilare il cibo salutare quando si ha gi pieno lo stomaco di cibi
guasti? Com possibile apporre il suggello del Re Divino dove gi il mondo, il demonio e
la carne hanno apposto il loro marchio di depravazione? Umiliamoci innanzi a Ges, e
domandiamo a Lui stesso la grazia di rinnovarci per avvicinarci a Lui e regnare con Lui.
Rinnoviamoci nel pensiero del giudizio di Dio che tanto diverso dal giudizio del mondo.
In fondo una delle cause della nostra degradazione sta proprio nel preoccuparci del
giudizio del mondo, nel seguirne le massime, nel vivere del suo spirito. Or quando
pensiamo che ogni nostra azione come scritta in un libro, ed giudicata poi con
assoluta giustizia da Colui che s dichiarato nemico del mondo, come possiamo seguire
pi il mondo scellerato e le sue massime? Il mondo non ci porta la pace, non ci dona la
felicit, non ci solleva in alto.
sintomatico che il Sacro Testo dopo avere accennato al termine dei mille anni del regno
di Ges Cristo, soggiunge subito che satana sciolto dalla sua prigione, seduce le
nazioni e le raduna a battaglia. Questo leffetto immediato del regno del mondo in noi:
insidie di satana, seduzione e mancanza di pace. Rompiamo i vincoli di morte che ancora
ci stringono, liberiamoci completamente dal mondo, doniamoci interamente a Ges
Cristo e facciamolo regnare in noi, implorando dalla sua misericordia che Egli regni per
la Chiesa e nella Chiesa su tutta la terra.
Da "La Sacra Scrittura - L'Apocalisse" di Don Dolindo Ruotolo, pagg. 514-524 (pubblicato
nel 1974 con Imprimatur di Mons. Vittorio. M. Costantini, Vescovo di Sessa Aurunca)
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L'Apocalisse commentata da Don Dolindo Ruotolo

Il Giudizio di Dio che pesa sui


corruttori della Scrittura
CAPITOLO XXII
Lepilogo finale della storia del mondo e della Chiesa dimostrer dove sta veramente la
potenza e la vittoria, e perci i fedeli, lungi dal lasciarsi disorientare dagli empi, debbono
reputarsi beati nella loro professione cristiana, debbono vivere santamente nellattesa del
giudizio di Dio, e debbono sospirare anche tra le persecuzioni pi fiere al trionfo ed al
regno del Redentore. Non debbono pensare negli ardui cimenti che i cattivi siano i
vincitori, i premiati ed i felici su questa terra, e tanto meno debbono supporre che il
Signore sia ingiusto verso di loro.

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No, beati sono coloro che lavano le loro vesti nel Sangue dellAgnello, coloro che si
purificano e si santificano coi Sacramenti, e si arricchiscono tra le pene e gli obbrobri
della passione e del dolore coi meriti di Ges Cristo, poich questo solo d loro il diritto
allalbero della vita, e ad entrare per la porta stretta e disagiata nella citt eterna.
Soffriranno per un poco ma avranno, poi una vita immortale ed eterna di gloria e di
felicit, mentre ne saranno esclusi i cani, cio i falsi cristiani contaminati dallo spirito del
mondo, gli stregoni, ossia i seguaci di satana, i fornicatori, gli omicidi, glidolatri, e
chiunque ama e pratica la menzogna, ossia gli eretici, i falsi scienziati e i corruttori della
Divina Parola. Questa esclusione espressa con parole imperiose che non ammettono
alcun dubbio sulla sorte dei perversi con parole che sono gi una sentenza fulminante
contro di loro: Fuori i cani, gli stregoni, i fornicatori, gli omicidi, glidolatri e chiunque ama
e pratica la menzogna.
Sei categorie di perversi che racchiudono le iniquit di tutti i cattivi in tutti i secoli, e che
caratterizzano le specifiche empiet che appariranno trionfanti nelle varie epoche della
vita della Chiesa, dai cani, cio dai persecutori, rabbiosi come cani, agli amanti e
praticanti della menzogna, cio ai razionalisti, ai critici, agli scientifici, amanti delle loro
menzogne, corruttori della divina Parola, e causa vera di quella generale apostasia che
desoler la Chiesa negli ultimi tempi.
Di questi scellerati che estinguono lo spirito cristiano dalle fondamenta si preoccupa
particolarmente S. Giovanni, fulminando contro di essi una terribile maledizione. Con lo
sguardo profetico, che in quel momento era in lui luminosissimo, vide lo scempio che
avrebbero fatto della Scrittura, e si preoccup fortemente dello scempio che avrebbero
potuto fare del suo misterioso libro, togliendo cosi ai fedeli perseguitati ed insidiati la
luce che doveva illuminarli e la speranza che doveva sostenerli.
Questa sua preoccupazione, tanto pi grave quanto pi grande era la luce che aveva
avuta sugli eventi futuri, espressa anche da un certo disordine nelle espressioni del
Sacro Testo. Egli, infatti, si interrompe proprio quando Ges Cristo conferma le parole
del Sacro Libro, quando lo Spirito e la Sposa invocano Ges perch venga, e quando si
invitano i fedeli a dissetarsi alle sue acque di vita; si interrompe e fulmina una terribile
minaccia contro quelli che vorranno alterare in qualunque modo le parole del Sacro
Libro, sia aggiungendovi qualche cosa con fantastiche supposizioni o commenti,
sia togliendovi qualche cosa con cervellotiche critiche.
proprio la sintesi di ci che fanno i critici, i razionalisti e gli scientifici, che aggiungono
e tolgono dai Sacri Testi quello che loro sembra criticamente pi esatto, o che sembra
interpolato. Contro questi corruttori della Divina Parola egli fulmina la sua minaccia, e
dopo continua a parlare della venuta di Ges, confermandola con altre sue parole di
assoluta certezza: Colui che attesta queste cose dice: Si, io vengo presto. Perci pieno di
gioia novellamente lo invoca: Cosi sia! Vieni, Signore Ges !.
Questo succedersi di luce splendente e di preoccupato timore profondamente
psicologico, e, lungi dallessere un disordine o una oscurit del Sacro Testo, una
testimonianza della sua verit e una conferma della realt di ci che S. Giovanni aveva
udito, visto e annunziato.
S. Giovanni maledice i corruttori della divina parola.
La minaccia e la maledizione di S. Giovanni contro i corruttori della divina Parola deve
dare molto da pensare ai razionalisti, ai critici e agli scientifici che tante volte la
umanizzano, la sfigurano e ne fanno scempio. Certi metodi modernistici nellesegesi dei
Sacri Libri debbono finire assolutamente, se si vuole che la Parola di Dio ridiventi cibo
spirituale delle anime. Non senza ragione che la Sacra Scrittura, della quale
lApocalisse lultimo libro, si chiuda proprio con la minaccia e la maledizione di S.
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Giovanni; letteralmente riguarda lApocalisse, ma essa costituisce certamente un avviso


salutare che deve tenersi presente da chiunque studia, commenta o spiega la Sacra
Scrittura.
necessario ritornare in pieno alle tradizioni ed allo spirito della Chiesa,
indispensabile persuadersi della fallacia di tante opinioni e supposizioni personali, che
portano larbitrio e la confusione nei Sacri Libri. La Scrittura luce, cibo e medicina, non
pu diventare un incerto e tenebroso cimelio dei secoli passati, o un oggetto di oziose
indagini filologiche e critiche che gettano la diffidenza sul Sacro Libro e lo isteriliscono.
Lora del Regno di Dio sulla terra scoccher quando il Sole fulgente della Divina Parola,
per la Chiesa e nella Chiesa, si lever sulla nostra povera valle e illuminer tutte le
anime.
I grandi Santi si sono formati alla luce della Divina Parola, i novelli Santi si formeranno
attingendo alla medesima fonte, e il regno di Dio rifulger in pieno quando chi ha sete
viene, e prende gratuitamente le acque della vita. Le acque della vita, come vedremo
subito, sono nella fonte eucaristica, ma i Padri hanno considerato la Scrittura alla pari
con lEucaristia, fino a far dire a S. Agostino che il mano-mettere la Parola di Dio era
come il far cadere a terra e il profanare lOstia consacrata. Chi pu esaminare le
meraviglie di un succo vitale al microscopio, sottraendolo alla luce del sole? La lente
invano ingrandisce le sue parti se la luce non le illumina in pieno. Siamo scrutatori della
Parola di Dio nella luce della Chiesa, ed essa apparir allo spirito in tutta la sua
magnificenza.
Da "La Sacra Scrittura - L'Apocalisse" di Don Dolindo Ruotolo, pagg. 556-559 (pubblicato
nel 1974 con Imprimatur di Mons. Vittorio. M. Costantini, Vescovo di Sessa Aurunca)

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