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Addict del disagio

Il pensiero greco gi ci insegnava quella che veniva chiamata "la sacra triunit", che ,
non pu esserci concetto senza un oggetto che lo rappresenti e un nome che lo
identifichi. Se in teoria diciamo che vorremmo "stare bene", ci oggi estremamente
difficile attuare una situazione di buona esistenza senza che ci sia una cultura e un
consenso sociale a che questo avvenga. Senza , pi banalmente, che possiamo
frequentare un'idea riconoscibile dello "star bene".
A me sembra, invece, che cultura e consenso si orientino soprattutto verso il disagio e
la sofferenza, qualunque ne sia la forma, soprattutto per quel che riguarda quella
dimensione variamente indicata come psiche/anima/spirito o quel che si voglia. Tutt'al
pi, se proprio si deve, attualmente il cosiddetto benessere totalmente consegnato a
un corpo, pur che appaia soddisfacente agli altri.
E qui vorrei aprire un tema che mi fa pensare e anche mi preoccupa: la scissione fra
mente e corpo.
La Bibbia ci dice che, con il peccato originale Adamo e Eva si accorsero di avere un
corpo quando si ritrovarono nudi: Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si
accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
Gi, non che prima non lo fossero ma non lo sapevano n sapevano che cosa questo
significasse, che era una vergogna da coprire.

Tralascio qui tutto il discorso del Midrash, pure certamente non banale, secondo il
quale sarebbe stato l'uomo a cacciare Dio come ormai superfluo dopo aver mangiato
dell'albero della conoscenza e questo s che sarebbe un vero motivo di chiamarlo
"peccato originale". Il punto che mi interessa che si verificata una scissione,
peraltro benedetta come felix culpa perch foriera di grandissimo sviluppo ed
evoluzione dell'umanit, fluttuante fra il corpo e l'anima nella sua storia.
Ovviamente, l'umanit si arrabattata in mille modi differenti intorno a questa
spaccatura ma non saprei dire se, come mi sembra di poter constatare oggi, gi si era
persa in altri tempi l'idea di base che il corpo appartiene alla persona. Che la persona
intera.
Infinite le dispute e le attribuzioni all'uno o all'altra di caratteristiche in genere
contrapposte, pregi e difetti che nei secoli si spostavano fra i due poli, il corpo luogo
del demonio, carne debole e peccatrice oppure il corpo buono e saggio che invita con
il suo linguaggio a redimersi un'anima ammalata di cattiveria e disagio.
Ma oggi, cio da almeno cinquant'anni, si persa addirittura l'abitudine, il pensiero,
di abitare il proprio corpo: come signori e padroni, come ostaggi, come complici che
sia, oggi i ragazzi e le persone giovani non sembrano pi abitare dentro un corpo ma
portarlo in giro con loro. Lo curano, lo tatuano, gli montano dei piercing, lo vestono, lo
portano in palestra o fare dei lunghi joggins.
Un qualcosa di cui prendersi cura e conservare con cura (francamente insopportabili
tutte le cantiche e le continue esortazioni al ritrovare o mantenere una giovinezza!) in
funzione dell'apparente consenso dell'altro. Un oggetto estraneo che non ci
appartiene, non gioca con noi e spesso, maligno, ci tradisce facendoci la spia. E gi
tutte le diverse e variate interpretazioni del linguaggio del corpo, quello s, ah, sincero.
Si continua a sentir dire con supponenza certa e sicura che il corpo non mente, non
pu mentire. Avverte l'altro che, invece, noi stiamo mentendo, dai non puoi negarlo,
giravi la fede al dito, era chiaro che eri insoddisfatto del tuo matrimonio!
Non ti affannare a negare, proprio il tuo corpo che ti denuncia. Per il tuo bene,
s'intende.
Ecco che, per bilanciamento, diviene sentina dei peggiori vizi l'altro polo, anima,
psiche, spirito. Privato, ormai, di ogni credibilit che non sia stata dapprima certificata
da una firma autorevole del corpo, questo polo deve essere in continuo cammino

penitenziale, preparato a confessare la sua incapacit di essere autentico, genuino,


senza infingimenti.
Pronto alla redenzione che, si sa, passa attraverso il dolore e la sofferenza, come
purificarsi altrimenti?
La psicologia, nata come disciplina e studio dell'uomo, della persona umana, si
lentamente deformata in almanacco del disagio, speculare a ogni pensabilit di
peccato e, dunque in eco, da curare con strumenti analoghi: penitenza, dolore,
ammissione di essere in scacco.
Dall'unico ingresso possibile a un confessionale che ci dia la salvezza, perdonatemi,
padre, perch ho peccato, ecco ripetersi l'unico accesso possibile a una vera cura di
s, del proprio vero s: dichiararsi ammalato, pieno di disagio, turbato, confuso,
depresso, fobico, e via diagnosticando.
Ovviamente a ogni danno viene porto rimedio con la ricerca, lo studio, la
sperimentazione e piano piano si giunti, oggi, a che il disagio l'unico linguaggio
vero e interessante che sembra che noi umani possiamo scambiarci. Come stai? Bene,
grazie. Finito l il colloquio, ma pensiamo come sarebbe invece succoso un seguito
cos: ah, guarda, non so da dove cominciare, un periodo di una grande difficolt ,
ecco che siamo gi protesi verso l'altro, tutto ascolto compassionevole e partecipato.
Cos le fiabe che si concludono con il lieto fine, cos con l'abituale "niente da dire" che
vorrebbe essere un complimento dopo un esame, cos con la melensa considerazione
che tutte le felicit sono uguali.
Uguali? Tutte? dunque di nessun interesse nella necessit impellente di attrarre
l'attenzione dell'altro, mammiferi come siamo. .
Il punto pi dolente di tutto ci che sembra si possa chiedere e ottenere ascolto
solamente se si ha un qualche disagio da esibire: fisico, psichico, sociale, nostro o che
ci riguardi. Socialmente, senza questa password, non abbiamo nessun diritto
all'ascolto. Una gran tristezza.
Anche perch ne deriva, evidentemente, un perenne incremento del disagio in ogni
sua forma, facendosi inutile e obsoleto, di nessun fascino sociale e relazionale lo star
bene. Perch se l'altro sta gi bene, noi a che serviamo? Per nostra fortuna ce ne sono
tanti che invece possiamo aiutare. E la relazione d'aiuto, allegra, amicale, fra pari, ha
finito per stravolgersi in una relazione in cui qualcuno deve aver bisogno e qualcuno
in grado di supplire alla sua mancanza.
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Non credo di dover dichiarare che so bene quanto l'angoscia esistenziale, il disagio, la
sofferenza siano presenti e quanto dolore creino, quanta sia la disperazione che
incontriamo, quanta la gelida desolazione in cui ci siamo tutti imbattuti un giorno o
l'altro. No, li incontro quotidianamente, il mio mestiere da pi di quarant'anni.
Quello che mi spaventa che non abbiamo saputo ancora creare un pensiero vincente
che proclami il diritto sociale e relazionale dello star bene. La fierezza dello star bene
che dovrebbe suscitare, questa s desiderio di imitazione. Ricordate Tre uomini in
barca? per non parlar del cane di Jerome Klapka Jerome? Si era scoperto ammalato di
ogni malattia tranne il ginocchio della lavandaia era bastato leggesse quello che
oggi chiameremmo il bugiardino. Scoprirsi ammalati, carenti, bisognosi di

aiuto/correzione/penitenza/cura, questo l'ingresso di diritto nell'attenzione


dell'altro.
In questa societ penitenziale e curva sotto il peso del disagio come unico scambio
possibile, occorre promuovere la cultura del gusto dello star bene come occasione di
ascolto, alleanza, investimento, progetto, vantaggio, convenienza. Occorre che
impariamo a scegliere parole che ci portino a scivolare sopra l'acqua per spostarci
verso dove vogliamo arrivare, occorre promuovere l'immaginazione, il sogno, il
progetto, la speranza, la generativit e occorre che questi temi divengano merce
interessante nell'ambito sociale almeno quanto lo sono le palestre, le depilazioni, le
plastiche estetiche e tutte le minuziose cure attente che dedichiamo al nostro corpo.
Occorre che il parlarsi fra corpo e spirito si muova su un registro di consulenza, di
alleanza, di tenera discrezione umana e di quel tanto di lieve ironia che vale assai e ci
rende pi forti.
Come scrive Leopardi, il duolo spontaneo sorge, non abbiamo bisogno di promuoverlo
e di enfatizzarlo, di alimentare con il nostro respiro la fiamma del dolore.
Basta darsi un'occhiata intorno ma, pure, possiamo apprendere a trasformare i
problemi in progetti: basta cambiare lingua, dal greco al latino! Si pu, giuro.