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Il processo di Galileo Galilei

Nonostante gli aristotelici non accettassero le sue


teorie,le prime reazioni ufficiali e di un certo livello
contro Galileo provennero dal clero, anche se in diversi
modi. I gesuiti per esempio mantenevano un
atteggiamento abbastanza rudente riconoscendo alcune
delle tesi dello scienziato pisano mentre i domenicani
furono i primi ad attaccarlo duramente con Niccolò
Lorini che nel 1612 accusò Galileo e tutti i copernicani
di eresia. Nel 1616 Lorini citò Galilei al Santo Uffizio
denunciando il sistema copernicano e il suo modo di
intendere le cose tra scienze e la Bibbia. Il Santo Uffizio
passò la questione ai teologi che dichiararono “assurda
e falsa la tesi eliocentrica e la mobilità della Terra”.
Successivamente Galileo venne chiamato a Roma e
venne ammonito dal Cardinale Bellarmino per volere
del Papa Leone V.

Galileo non poteva più insegnare le sue tesi sul copernicanesimo non potendo anche finire i suoi
studi. Questo avvenimento è protagonista di uno dei “gialli storici” più famosi: infatti non ci sono
prove storiche che confermano l'esistenza e la veridicità di questo fatto stato e addirittura si
dice che nel verbale originale non ci sarebbe né la firma di Galileo,che si impegnava di rispettare
gli accordi, né del Papa o testimoni. Infatti molti storici pensano che questo presunto verbale fosse
stato scritto ai tempi per avere delle tesi contro Galileo. Incurante dell'ammonizione nel 1632
Galilei pubblicò il “Dialogo sopra i due massimi sistemi” in cui sfruttando il pretesto di presentare
i 2 sistemi cosmologici conosciuti, presentava tesi favorevoli al sistema copernicano. Ma il nuovo
papa Urbano VII bloccò la diffusione del libro convinto dai suoi numerosi avversari della
concezione eretica dell'opera convocandolo di nuovo a Roma di fronte al Santo Uffizio.

Galileo restò “in prigionia” (era agli arresti


domiciliari in una villa di lusso servito e
riverito) fino al giorno della sentenza.
Inizialmente durante i vari interrogatori
Galileo dichiarò che nella sua opera non
aveva voluto insegnare il copernicanesimo
e che l'aveva voluto ritenere falso. I giudici,
con la sua opera davanti, dimostrarono la
sua menzogna e il vero significato dell'opera.
Allora Galilei fu costretto a cambiare versione
ammettendo di aver preso le difese del
copernicanesimo e di essere andato contro
l'ammonizione. Il 22 giugno 1633 gli inquisitori emisero la loro sentenza condannando Galileo che
il giorno stesso abiurò totalmente le sue tesi sul copernicanesimo.
Galileo Galilei ricoprì nel corso della storia un ruolo importantissimo, infatti è riconosciuto da più
parti come il fondatore della scienza moderna. Grazie alla sua sterminata sete di sapere e alla sua
intelligenza si riuscì nel difficile compito di mettere in crisi e di smentire concetti scientifici e non
scientifici ritenuti fino al suo tempo e oltre sacri, universali e assoluti.

Gabriele Statzu
4^F