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Sommario

1. 2. 3. Lessemi, Forme, Occorrenze ..................................................................................................................... 2 1.1 Parti del discorso ............................................................................................................................... 3 Categorie grammaticali e tratti morfosintattici ........................................................................................ 4 Le categorie grammaticali ......................................................................................................................... 5 3.1 Numero .................................................................................................................................................... 5 3.2 Caso ......................................................................................................................................................... 5 3.3 Genere ..................................................................................................................................................... 6 3.4 Persona .................................................................................................................................................... 7 3.5 Tempo, aspetto e modo .......................................................................................................................... 7 3.6 Diatesi ...................................................................................................................................................... 8 4. 5. Flessione inerente e flessione contestuale, accordo e reggenza .............................................................. 8 Paradigmi e classi di flessione ................................................................................................................... 8 5.1 Tanti tipi di irregolarit ............................................................................................................................ 9 5.1.1 Forme Perifrastiche .......................................................................................................................... 9 5.1.2 Polimorfia ......................................................................................................................................... 9 5.1.3 Difettivit .......................................................................................................................................... 9 5.1.4 Allomorfia ......................................................................................................................................... 9 5.1.5 Suppletivismo ................................................................................................................................. 10 5.1.6 Sincretismo ..................................................................................................................................... 10 6. Entit della morfologia e modelli di analisi morfologica ......................................................................... 10 6.1 Il modello a entit e disposizioni: morfemi, morfi e allomorfi .............................................................. 10 6.2 Il modello a entit e processi: processi fonologici e allomorfia. ........................................................... 14 6.3 Il modello a lessemi e paradigmi: allomorfie non spiegabili con processi fonologici ........................... 15 6.3.1 Tipologia delle lingue su base morfologica .................................................................................... 16 7. La realizzazione delle forme flesse .......................................................................................................... 17

La Morfologia, in Linguistica Generale di Basile, Thornton et. al. Riassunto a cura di Enzo Santilli Corso di Linguistica Generale Universit degli Studi dellAquila. Info: rage_X_love@live.it Pag. 1

MORFOLOGIA
1. Lessemi, Forme, Occorrenze
La Morfologia quella parte della linguistica che si occupa dello studio della struttura interna delle parole. In ogni frase che leggiamo dobbiamo innanzitutto distinguere la differenza fra quelle che sono le parole grafiche e i lessemi: le prime sono, come si ritiene comunemente, tutte le parole che compaiono in quella frase comprese le stesse parole che possono apparire in forme diverse (es. rosso rosse), i lessemi invece sono unit pi astratte che rappresentano la forma di citazione a cui ogni parola grafica fa riferimento. Nella frase Anno nuovo, vita nuova incontriamo dunque quattro parole grafiche, ma solo tre lessemi in quanto nuovo e nuova sono due forme del lessema NUOVO. I lessemi di una lingua possono essere classificati e raggruppati in quelle che vengono tradizionalmente chiamate parti del discorso (o classi di parole, classi di lessemi, categorie lessicali, categorie sintattiche) che possono essere variabili o invariabili. Per le grammatiche tradizionali in italiano le parti del discorso variabili sono nome, articolo, aggettivo, pronome e verbo, quelle invariabili preposizione, congiunzione, interiezione e avverbio. Non detto che tutte le lingue contengano tutte queste parti del discorso e non detto che tutte le lingue abbiano comuni parti del discorso ugualmente variabili o invariabili. Nellitaliano ad esempio larticolo varia per genere e numero, in inglese invece invariabile. I lessemi appartenenti ad una determinata parte del discorso vengono detti variabili in quanto possono presentarsi in diverse forme nelle diverse frasi in cui vengono utilizzati. Nella frase di sopra NUOVO si presenta due volte, ha cio due occorrenze, e in due forme (nuovo e nuova). La forma di un lessema dunque una delle sue variabili presentabile allinterno di una frase, e quella che viene scelta per rappresentare il lessema nei vocabolari dellitaliano viene detta forma di citazione del lessema. Anche qui, ovviamente, ogni lingua usa dei criteri propri per scegliere le forme di citazione: in italiano ad esempio per i nomi si usa il singolare, per gli aggettivi il maschile singolare, per i verbi linfinito, ma altre tradizioni come le lingue classiche o larabo scelgono per i verbi la prima persona singolare dellindicativo attivo o la terza persona singolare maschile del perfetto. Convenzionalmente, i lessemi vengono indicati in MAIUSCOLETTO, le forme in corsivo. Abbiamo detto che gli avverbi appartengono a categorie grammaticali invariabili. Ci crea un piccolo problema quando si hanno forme come pian piano. In questo caso, per, la variazione riguarda solo il significante e non il significato. Ecco perch in inglese si distingue la differenza fra forms (variazione per significante e significato) e shapes (variazione solo per significante). Pian dunque una shape di PIANO in quanto alcuni parlanti potrebbero tranquillamente dire piano piano anzich pian piano senza che il significato delle parole e della frase ne risenta affatto. Litaliano non fa distinzione fra forms e shapes e racchiude tutto sotto il nome di forme. Quelle che sono le forme vere e proprie, che variano cio per significato, in italiano vengono riconosciute come forme flesse di un lessema (per alcuni ogni forma flessa equivale ad una parola grammaticale). I
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fenomeni che danno origine a shapes sono dovuti a condizioni che possono dare origine a troncamento (AVERE abbiamo abbiam, VOLERE volevano volevan, FIORE fiore fior) ma in altri casi no. Possiamo avere infatti Il ragazzo bel ragazzo ragazzo bello I ragazzi bei ragazzi ragazzi belli Gli zaini begli zaini zaini belli Ma non Lo zaino *bel zaino zaino bello Questo succede perch mentre nei casi di AVERE, VOLERE, FIORE il troncamento avviene per processi interni alla parola (possono essere troncate le parole che terminano in /l, r, n, m/ preceduta da vocale), nei casi che riguardano le distribuzioni degli articoli e dellaggettivo BELLO le variazioni sono inerenti al contesto e alle caratteristiche fonologiche della forma che segue quella che ci interessa: si hanno lo, gli e begli quando la forma che segue comincia con /dz/, mentre il, i e bei, quando la forma che segue comincia con /r/.

1.1

Parti del discorso

Esistono diversi criteri per determinare quali parti del discorso siano presenti in una lingua e come si differenziano. Partiamo dal presupposto che la denominazione parti del discorso sia una mala traduzione dei corrispettivi greci e latini parti della frase che pi fedelmente rispecchia il concetto che vogliamo esprimere. In base a questa pi precisa definizione, possiamo innanzitutto classificarle in base alla loro funzione sintattica che differenzia sostanzialmente i predicati dagli argomenti. Appartengono alla prima categoria ovviamente i verbi e alla seconda i nomi, mentre potremmo includere in quella dei modificatori dei predicati gli avverbi e nei modificatori degli argomenti gli aggettivi. Un criterio diverso, che per porta agli stessi risultati classificatori di tipo semantico, in base al quale divideremo le categorie di lessemi che si riferiscono ad oggetti individuali (nomi) da quelli che si riferiscono ad azioni o stati (verbi) e quelli usati per le propriet degli oggetti o stati (avverbi). Es. Gianni corre piano presenta un nome, un verbo ed un avverbio. Un terzo criterio di classificazione dei lessemi in categorie di tipo morfologico, e consiste nellopporre lessemi che presentano flessione per diverse categorie grammaticali. Ad esempio, il verbo viene considerato come il tipo di lessema che presenta flessione per il tempo, ma ci sono altre categorie che presentano lessemi i quali seppur hanno stesso valore semantico e sintattico in diverse lingue, non detto che si combinino in categorie grammaticali allo stesso modo. lesempio del nome che in latino si flette per numero e caso, in italiano solo per numero, in cinese n per numero n per caso. Un ultimo criterio quello di tipo distribuzionale secondo il quale esiste un insieme di contesti nei quali una determinata parte del discorso pu apparire prevalentemente: in italiano ad esempio i nomi possono essere preceduti spesso da un articolo, i verbi mai.
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Va poi detto che linventario delle parti del discorso non lo stesso per tutte le lingue e che le propriet interne di ogni categoria possono variare da lingua a lingua: la maggior parte delle lingue europee ad esempio riconosce larticolo, cosa per che non faceva il latino e che non fa il russo; in tedesco larticolo presenta flessione per genere, numero e caso nel singolare e numero e caso nel plurale, mentre in italiano presenta flessione solo per genere e numero sia al singolare che al plurale; in italiano larticolo variabile, in inglese no. Non tutti i lessemi sono rappresentanti altrettanto ideali della parte del discorso a cui appartengono: LIBRO un nome pi tipico di PAZIENZA in quanto referente di ununit pi concreta, non a caso si ritenuto necessario trovargli anche una forma plurale, cosa che non avviene per laltro lessema (ma lo stesso per molti nomi astratti). I lessemi possono poi essere trasformati, generando nuovi lessemi che andranno ad occupare parti del discorso diverse: i verbi possono essere trasformati in nomi dazione (GIOCATA da GIOCARE) o in nomi dagente (GIOCATORE), gli aggettivi che denotano propriet possono diventare nomi (BRAVO BRAVURA, BELLO BELLEZZA). Non tutte le distinzioni fra categorie grammaticali sono marcate in altre lingue come lo sono in italiano, quella che comunque pare reggere di pi quella fra nomi e verbi. Le parti del discorso sono suddivisibili in classi aperte e classi chiuse. Alle prime appartengono quelle categorie che possono continuamente arricchirsi di nuovi lessemi (nomi, verbi, aggettivi, avverbi), alle seconde le categorie che non possono farlo (pronomi, articoli), mentre sembrano occupare una posizione intermedia le preposizioni e le congiunzioni le quali possono sfruttare la formazione di nuovi lessemi per via polirematica: a forza di, nella misura in cui, a base di ecc Unultima distinzione riguarda le categorie lessicali e le categorie funzionali. Il lessemi appartenenti alle categorie lessicali sono quelli che fanno riferimento a entit, stati, propriet, eventi e azioni appartenenti alla realt extralinguistica e sono i nomi, i verbi, gli aggettivi, gli avverbi e le preposizioni secondo alcuni, mentre le categorie funzionali hanno la funzione di permettere la costruzione dei sintagmi e sono quindi gli articoli, i pronomi, le preposizioni, le congiunzioni e i verbi modali e ausiliari.

2. Categorie grammaticali e tratti morfosintattici


I lessemi che appartengono ad ogni parte del discorso rappresentano, nelle loro singole forme flesse valori, detti anche tratti morfosintattici, di quelle che sono note come categorie grammaticali. Ogni categoria grammaticale ha dunque dei valori: il genere pu essere maschile o femminile, il numero singolare o plurale. Un lessema si dice variabile quando pu presentarsi in diverse forme flesse che esprimono diversi valori delle categorie grammaticali. In italiano sono variabili i nomi, articoli, aggettivi, pronomi e verbi. I nomi sono variabili per numero: ogni nome infatti si pu presentare al singolare o la plurale; articoli e aggettivi oltre che per numero variano anche per genere, avremo quindi aggettivi e articoli maschili singolari (il/lo/l, buono), femminili singolari (la/l, buona), maschili plurali (i, gli, buoni) e femminili plurali (le, buone). I pronomi personali variano per numero (io/noi, tu/voi), persona (io/tu), genere alla terza persona (lui/lei, lo/la/li/le) e per caso (io/me, tu/te). I verbi variano per modo, tempo, numero e persona, e alla
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terza persona anche per genere (ad. Es. modo indicativo, tempo presente, seconda persona plurale). Le forme flesse di un lessema occorrono dunque per esprimere una serie di valori di determinate categorie grammaticali e questo avviene anche per i cosiddetti difettivi, quei lessemi cio che non presentano alcune forme flesse. Basti pensare a nomi astratti come PAZIENZA e di massa come BURRO che non hanno un plurale (viceversa NOZZE non ha il singolare) o verbi che non hanno alcune forme come le caso di SOCCOMBERE che non ha il participio passato. Nonostante lesistenza di lessemi che non hanno alcune forme, anche vero che quando questi si presentano in una frase presentano comunque delle forme che portano determinati valori di determinate categorie grammaticali, non giustificando totalmente lassenza delle altre forme ma rappresentando, comunque, quelle rimanenti: ad esempio seppur PAZIENZA non potr mai apparire al plurale, sappiamo che quando appare nella sua unica forma flessa esprime comunque un valore della categoria di numero, il singolare.

3. Le categorie grammaticali
Le categorie grammaticali sono lespressione linguistica di alcune dimensioni cognitive fondamentali dellesperienza umana, come il numero o il tempo, e si realizzano concettualizzando un qualcosa di astratto con lausilio di mezzi morfologici (a volte anche lessicali o sintattici). In riferimento ai nomi possiamo distinguere nelle diverse lingue del mondo le seguenti categorie.

3.1 Numero
Non presente il tutte le lingue ( assente ad esempio nel cinese) e la situazione pi comune quella che distingue il singolare (una singola entit) dal plurale (pi di unentit). Alcune lingue riconoscono anche il duale (due entit) ma bisogna fare attenzione al fatto che mentre alcune usano il duale per indicare ogni gruppo composto da due entit, per altre si fa ricorso al duale solo nei casi in cui due elementi occorrono per forza insieme (gli occhi, i gemelli ecc..). In diverse lingue oceaniche presente il paucale per indicare un piccolo numero di elementi e in altre addirittura, prima del plurale, il paucale maggiore. Bisogna tener presente che in alcune lingue come litaliano il valore di numero non riguarda solo singole entit ma anche affermazioni di carattere generale (ad es. : Il cane sta abbaiando Il cane un mammifero).

3.2 Caso
Oltre che per i nomi vale anche per i pronomi e d informazioni sulla funzione sintattica che un nome ricopre nella frase, quindi la sua funzione sintattica (soggetto, oggetto diretto, oggetto indiretto, modificatore di un nome) o sulla funzione che lentit denominata nel nome svolge nella situazione descritta dalla frase (luogo, strumento o altro). I valori di caso possono essere organizzati principalmente in base a due sistemi: quello nominativo-accusativo e quello ergativoassolutivo. Nel primo caso i nomi che hanno la funzione di soggetto, sia di verbi transitivi che intransitivi, hanno valore nominativo mentre i nomi che sono oggetto dei verbi transitivi ricevono valore accusativo. Nel secondo caso, il caso assolutivo dato al soggetto dei verbi intransitivi e
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alloggetto dei verbi transitivi, mentre il soggetto dei verbi transitivi riceve il caso ergativo. Sempre in riferimento alla sintassi sappiamo che il valore di caso assegnato ai nomi che hanno funzione di oggetto indiretto detto dativo, il valore assegnato a nomi che modificano altri nomi detto genitivo, mentre sono prettamente di tipo semantico i valori strumentale e i diversi casi che esprimono valori locativi. Alcuni fra i casi pi comuni delle lingue del mondo sono: Nominativo: indica un soggetto. Mario ha un libro. Genitivo: indica una specificazione. Il libro di Mario interessante. Dativo: indica loggetto indiretto. Mario d un libro a Luigi. Accusativo: indica loggetto diretto. Mario ha un libro. Strumentale: indica il mezzo ed il modo. Mario studia con un libro. Locativo: indica il luogo in cui / da cui / verso cui / sopra di cui avviene unazione. Mario si trova in biblioteca.

3.3 Genere
Una terza categoria in relazione ai nomi (in italiano anche agli articoli, aggettivi, e terza persona dei verbi) quella del genere. Tendenzialmente divide il maschile dal femminile, ma con molte eccezioni. Un esempio ce lo d proprio litaliano che riconosce un valore di numero per i nomi ma non di genere, in quanto il valore di genere semanticamente implicito nel nome. sbagliato infatti pensare che ragazza sia il femminile del lessema RAGAZZO. RAGAZZA un lessema a se, singolare femminile che non ha una forma flessa maschile. Ancor pi evidente il caso di madre, che non presenta una forma maschile *madro. In italiano linformazione di genere contestualmente determinata per accordo con aggettivi e articoli i quali fungono da target per il controllore nome. In italiano pertanto un nome ha tipicamente due forme flesse che si oppongono solo per la categoria di numero mentre articoli e aggettivi presentano quattro forme che si oppongono per numero e genere. Nonostante ci siano casi che presentino una versione maschile e femminile dello stesso nome (RAGAZZO RAGAZZA) Va comunque detto che almeno per litaliano non tutti i nomi femminili hanno una forma maschile (vedi PENNA) e viceversa (LIBRO) pertanto se volessimo tornare al nostro RAGAZZA non possiamo considerarlo una forma flessa femminile singolare di RAGAZZO ma bens un lessema a se stante. In molte lingue la dimensione cognitiva del genere non limitata solo alla dimensione dei due sessi maschile e femminile, ma a quella di animato e inanimato. La natura del referente non sempre lunico criterio utilizzato per determinare il genere di un nome: per litaliano in riferimento a esseri umani o animati sembra vigere le regola per cui quelli che designiamo maschi siano maschili e quelli che designiamo femmine siano femminili (il padre/la madre, il bue/la mucca, ma anche il soprano, la guardia), per i nomi che indicano oggetti asessuati spesso il genere viene identificato per criteri fonologici con o ad indicare i maschili e a i femminili. anche per questo motivo che prestiti provenienti da lingue che non assegnano a detti nomi un genere acquisiscono genere in italiano in base a fattori fonologici, come nei casi di il
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kimono e la sauna. Inutile dire che dal punto di vista cognitivo non c nulla che accomuni madre con sauna e padre con kimono. I criteri di assegnazione del genere variano da lingua a lingua e si dividono in due tipi: in alcune (come linglese) gli unici criteri utilizzati sono di tipo semantico quindi basta conoscere il significato di una parola per identificarne il genere. Sapendo cosa significhi girl sappiamo che il suo genere sar femminile e richiamer il pronome she, mentre oggetti inanimati e asessuati saranno per forza neutri, dunque accompagnati da it. Altre lingue invece richiedono oltre a criteri semantici anche quelli fonologici e morfologici. A tal proposito potremmo considerare il tedesco che per Mdchen (ragazza) prevede il pronome neutro das. In questo caso, pur sapendo che Mdhcen vuol dire ragazza non possiamo stabilire che questo nome sia femminile perch a differenza dellinglese che d solamente ad esseri umani o animali di tipo superiore generi maschile o femminile e neutro per gli inanimati, in tedesco sia esseri umani, che animali, che oggetti inanimati potranno essere di genere maschile, femminile o neutro.

3.4 Persona
Una categoria che presente in modo inerente ai nomi (in italiano ai pronomi) quella della persona ed determinata contestualmente in accordo coi verbi. Per capire meglio di cosa si tratta bisogna considerare la dimensione cognitiva dei partecipanti dellatto comunicativo: lemittente o il parlante sar la prima persona, il ricevente/destinatario o ascoltatore la seconda mentre tutti i riferimenti che riguardano altri individui sono indirizzati alla terza persona. La categoria di persona si combina generalmente con quella del numero, e spesso pu dare luogo ad ambiguit se si vuole considerare come lemittente voglia associarsi ad altri individui: il noi (prima persona plurale) pu essere di tipo inclusivo lemittente include il destinatario volendo escludere altri individui (Noi andiamo, loro facciano come vogliono), mentre sar esclusivo quando il destinatario sar escluso dalle intenzioni del mittente (Noi ce ne andiamo, tu che fai?).

3.5 Tempo, aspetto e modo


Tipici della categoria del verbo, sono i valori di tempo, aspetto e modo. Il tempo si organizza principalmente attorno alla cognizione di presente, passato e futuro ma soprattutto nelle lingue europee lopposizione fra passato e non-passato molto pi sentita di quella fra futuro e non-futuro (tipica, ad esempio, nel finlandese). La secondariet del futuro rispetto al presente emblematica nellinglese che utilizza il modale will, evidente derivazione semantica di volere. Laspetto si differisce principalmente in eventi che non permettono la visualizzazione del loro momento finale (imperfettivo) e quelli che invece la permettono (aspetto perfettivo) mentre la categoria del modo distingue azioni o eventi reali (indicativo) da azioni o eventi possibili, auspicabili o giudicati necessari. Combinando i valori di tempo, aspetto e modo otteniamo delle forme flesse dette tempi verbali: ad esempio limperfetto indicativo in italiano ha un valore di tempo passato e uno di aspetto imperfettivo mentre il passato remoto ha un valore di tempo passato e uno di aspetto perfettivo.
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3.6 Diatesi
Ancora inerente ai verbi la diatesi, che nella grammatica tradizionale detta anche voce, e indica il ruolo che gli argomenti del verbo hanno nella frase. In una frase col verbo in forma attiva il soggetto ha ruolo dagente e loggetto il ruolo di paziente, mentre in una frase con verbo in forma passiva il soggetto avr ruolo di paziente e largomento che ha ruolo di paziente pu anche non essere espresso (es. Il panino stato mangiato [da Marco]).

4. Flessione inerente e flessione contestuale, accordo e reggenza


Ci sono dei contesti in cui una lessema deve presentarsi in una determinata forma flessa e obbligatoriamente in quella forma flessa. Il primo caso quello della flessione inerente. Prendiamo ad esempio il nome FORCHETTA. Esso inerente al genere femminile, a differenza di COLTELLO che sar sempre maschile, perch il genere in italiano una categoria grammaticale che nei nomi presenta un certo valore inerente, quello del genere, e sar sempre quello. Fenomeno diverso quello del numero, che non presenta valori inerenti ai lessemi nomi ma bens solo alle loro forme flesse. Diversamente, la flessione contestuale avviene quando uno o pi lessemi presentano una determinata forma flessa in virt di altri lessemi dai quali sono circondati. Un caso di flessione contestuale quello dellaccordo. Avviene quando un controllore fa variare in base ai suoi valori altri elementi chiamati target. Prendiamo ad esempio la frase: le forchette piccole. Il lessema FORCHETTA ha il genere femminile inerente mentre il valore plurale stato scelto dal parlante, ma anche larticolo IL e laggettivo PICCOLO hanno acquisito genere femminile e numero plurale perch articoli e aggettivi non presentano valori inerenti ma assumono di volta in volta valori in dipendenza a quelli della categoria assunti dal nome che modificano. Oltre a controllore e target va poi considerato il dominio nel quale laccordo si verifica, perch a seconda del dominio controllori e target cambiano: nellitaliano ad esempio allinterno dei sintagmi nominali il nome fa da controllore dellaccordo nelle categorie di genere e numero su target quali aggettivi e articoli. Laltro modo per cui un elemento si presenter obbligatoriamente in una forma flessa quello della reggenza. In tedesco la preposizione mit con regge sempre il caso dativo mentre la preposizione ohne senza regge il caso accusativo. Di conseguenza il pronome ICH io, inerentemente di prima persona singolare, sar in dipendenza a queste due preposizioni e si presenter nelle forme mir (1SG. DATIVO) per dire con me mit mir e mich (1SG. ACCUSATIVO) per dire senza di me ohne mich.

5. Paradigmi e classi di flessione


Le diverse forme flesse che i lessemi appartenenti a parti del discorso variabili presentano sono organizzate in paradigmi, che risultano dallincrocio di valori di diverse categorie grammaticali. La
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struttura di un paradigma viene generalmente descritta graficamente da un insieme di celle, ciascuna delle quali contenente una determinata forma flessa rappresentativa di un determinato valore di una determinata categoria grammaticale. Lessemi appartenenti a parti del discorso variabili possono poi inoltre essere raggruppati in diverse classi di flessione, gruppi che raccolgono lessemi i quali formano le forme flesse del loro paradigma allo stesso modo, che sono le coniugazioni per i verbi e le declinazioni per nomi, aggettivi e pronomi. Ad esempio in italiano i lessemi LIBRO, PAPA, FIORE e KOALA appartengono a diverse classi di flessione perch formano singolare e plurale terminando in vocali differenti gli uni dagli altri. Per determinare se appartengono alle stesse classi di flessione gli aggettivi vengono classificati in: aggettivi a quattro uscite (nuovo, nuova, nuovi, nuove), due (utile, utili) o una (blu), e a seconda del numero di uscite che presenta ogni aggettivo appartiene ad una classe di flessione piuttosto che ad unaltra. I verbi del latino e delle lingue romanze vengono generalmente classificati per classi di flessione in diverse coniugazioni. Spesso forme flesse appartenenti a coniugazioni diverse si distinguono solo per la presenza di una vocale tematica piuttosto che unaltra prima di una desinenza (amavo, temevo, dormivo) ma pu anche capitare che allinterno di una stessa coniugazione si abbiano diverse desinenze.

5.1 Tanti tipi di irregolarit


Si potrebbe pensare che paradigmi di lessemi appartenenti a stesse parti del discorso presentino sempre la stessa struttura, ma non cos. Alcune di queste irregolarit si verificano come segue:
5.1.1 Forme Perifrastiche

Alcune celle potrebbero contenere due o pi parole che esprimono una combinazione di valori di una categoria grammaticale, come nellesempio del futuro in russo che a differenza del presente e del passato presenta due parole nella cella della 1 persona singolare.
5.1.2 Polimorfia

Si ha quando allinterno di una stessa cella possono convivere due forme diverse dal punto di vista del significante, pur realizzando gli stessi valori della categoria grammaticale. lesempio della 1 singolare del presente indicativo del verbo DOVERE che pu presentarsi sia come devo che come debbo o le forme di participio passato di PERDERE e SEPPELLIRE che contemplano rispettivamente perso/perduto e seppellito/sepolto.
5.1.3 Difettivit

Oppositamente alla polimorfia, avviene quando non ci sono forme flesse in una cella in cui erano previste, come in quella del participio passato del verbo SOCCOMBERE.
5.1.4 Allomorfia

Si ha allomorfia quando uno stesso significato rappresentato da significanti diversi in contesti di versi. In alcuni casi questa fonologicamente condizionata (si pensi ai suffissi relativi al plurale dei nomi turchi lar e ler che compaiono per armonia vocalica con lultima vocale che li precede), altri in cui seppur motivata da fattori fonologici non completamente determinata da regole fonologiche come quando in italiano si hanno due allomorfi diversi nelle radici dei verbi (/sk-o/,
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/s-i/ con lallomorfo che termina in consonante palatale che appare davanti alle vocali anteriori, quello che termina in consonante velare davanti alle posteriori) e infine casi in cui non risulta nella maniera pi totale fonologicamente condizionata.
5.1.5 Suppletivismo

un caso estremo di allomorfia in cui un certo lessema rappresentato in diverse forme flesse da morfi che non hanno fonologicamente nulla a che vedere tra loro. Un caso molto evidente quello del verbo ANDARE che in italiano presenta la forma io vado mentre in francese addirittura derivazioni dalle tre forme del latino VADERE, AMBULARE, IRE (je vais, jallais, jire). Una forma flessa pu essere suppletiva solo nella radice e non nella desinenza o viceversa (un esempio del secondo caso sta in better comparativo di good che presenta una radice suppletiva ma una desinenza er regolare). Il suppletivismo pu essere debole o forte: debole quando solo alcuni fonemi distinguono due radici delle stesso lessema (buy/bought), forte quando le radici sono completamente diverse (io/me, vado/andiamo).
5.1.6 Sincretismo

Esiste quando due forme che occupano celle diverse di uno stesso paradigma e hanno significati distinti, hanno significante uguale. Un esempio per litaliano potrebbe esserci dato dalle forme della prima, seconda e terza persona singolare dei verbi al presente congiuntivo: che io ami / che tu ami / che egli ami.

6. Entit della morfologia e modelli di analisi morfologica


Si possono studiare le strutture interne delle forme flesse, o pi genericamente delle parole, ricorrendo a tre modelli che si sono alternati nel corso della storia: un primo modello a entit e disposizioni, uno a entit e processi e uno a parole e paradigmi (o lessemi e paradigmi).

6.1 Il modello a entit e disposizioni: morfemi, morfi e allomorfi


Il primo metodo per analizzare morfologicamente una forma flessa quello di considerarla come una successione, una concatenazione di entit, ciascuna comprendente un significante e un significato. Analizzando la parola CANE possiamo infatti individuare due parti, come segue: can animale domestico della famiglia dei canidi + e singolare can animale domestico della famiglia dei canidi + i plurale dove la sequenza fonologica /kan/ porta il significato. La stessa sequenza per non porta lo stesso significato nelle parole tucano o canto, quindi potremmo individuare quei tre fonemi come costituenti della parola cane. Ognuna delle due forme singolare e plurale composta da due entit dotate ciascuna di significante e significato che chiameremo morfemi. A loro volta i morfemi possono essere di tipo lessicale o grammaticale; quelli di tipo grammaticale sono dellordine delle decine per ogni lingua e portano appunto i valori delle categorie grammaticali (in questo caso e e i), i morfemi di tipo lessicale sono invece dellordine delle migliaia e portano tutti gli altri valori del contenuto possibili (qui come morfema lessicale abbiamo can-). Notiamo come in CANILE sia
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presente anche un morfema intermedio, cio quel il portante significato luogo in cui vengono rimessi le entit descritte dal morfema lessicale che ritroviamo ad esempio in porcile, fienile ecc... Elementi di questo tipo li chiameremo derivazionali. I morfemi possono poi essere liberi o legati: i primi possono occorrere da soli e portare un significato, i secondi si presentano solo allinterno di parole polimorfemiche. Inutile dire che la quantit di morfemi liberi e legati varia da lingua a lingua, in italiano sono molto frequenti quelli legati, in inglese quelli liberi. Mentre infatti per la forma flessa del singolare dellitaliano CANE occorrono due morfemi, uno grammaticale ed uno libero, la stessa forma flessa dellinglese DOG non ha bisogno di un morfema grammaticale per esprimere il valore di numero al singolare, cosa che per avviene al plurale con il suffisso s.
MORFEMI LESSICALI GRAMMATICALI LIBERI LEGATI

It. con (PREP) / Eng. dog (N) will (FUT)

It. canIt. e (SG) / Ing. s (PL)

La tabella di sopra mostra molto chiaramente come linglese non presenti morfemi lessicali legati, mentre per litaliano succede lopposto nel cercare di individuare morfemi lessicali liberi. I morfemi legati sono detti radici quando si tratta di morfemi lessicali, mentre sono affissi quando sono grammaticali. Gli affissi sono poi prefissi se posti prima della radice, suffissi se posti successivamente. Infine, i legati suffissi sono detti anche desinenze. Assodato questo termine potremmo dire che la parola cane composta da una radice can e da una desinenza e, la parola dogs da una radice dog e da una desinenza s. Fin qui il modello a entit e disposizioni sembrerebbe filare, non fosse per il fatto che se si vanno a studiare realmente a fondo alcuni morfemi, questi assumono comportamenti particolari che compromettono la stabilit dellintero modello. Partendo dal presupposto che la linguistica difficilmente tende a distaccarsi dal concetto che debba esistere una corrispondenza sempre biunivoca fra un significante ed un significato, come nella figura che segue,

/kan/ animale domestico

/e/ singolare

notiamo che andando ad applicare questa regola basilare ad esempio agli aggettivi, sorgono dei problemi. Prendiamo il lessema CHIARO. Nelle sue quattro forme diventa chiar-o, chiar-a, chiar-i, chiar-e ma mentre in cane il valore di genere era inerente allintero lessema, quindi e doveva
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portare solo il valore di numero, nelle forme di CHIARO i morfemi grammaticali o, -a, -i, -e indicano rispettivamente maschile singolare, femminile singolare, maschile plurale e femminile plurale portando quindi due valori appartenenti a categorie grammaticali differenti. Si creerebbe il fastidioso problema, dunque, di avere un significante che esprime due valori di significato. Si introdotto allora il termine morfo, cio quellentit di significante che ulteriormente analizzabile al livello di significato, mentre morfema rimane quella parte che porta con s il valore di significato. Ora possiamo dunque dire che la o finale di chiaro un morfo che rappresenta due morfemi, maschile e singolare. I morfemi dunque perdono la loro caratteristica di biplanarit in quando rappresentanti del solo piano del contenuto, diventano portatori di quelli che sono i valori di una determinata categoria grammaticale di una specifica forma flessa derivante da un lessema in quanto sar il morfo a rappresentare il piano dellespressione. Il morfo o di cui sopra assume un valore cumulativo, perch composto da due morfemi, portanti ognuno diversi valori grammaticali. Da qui nata lidea di provare ad identificare i morfi zero. Secondo la teoria Saussuriana infatti in linguistica ammissibile opporre qualcosa con niente e pertanto potremmo considerare la presenza di morfi aventi significato ma non significante. Per capire meglio questo concetto ci affidiamo al paradigma del nome KNIGA libro in russo, che oltre ai valori di numero conosce anche quelli di caso: caso singolare plurale nominativo kniga knigi genitivo knigi knig dativo knige knigam accusativo knigu knigi strumentale knigoi knigami prepositivo knige knigach Notiamo innanzitutto come in tutti ben individuabile un morfo lessicale knig-, e che i morfi grammaticali sono cumuli che portano sia valori di caso che di numero. Potremmo intuire che a porti il valore di nominativo singolare, -i quello di genitivo singolare, -oi quello di strumentale singolare, -ami quello di strumentale plurale e cos via. C inoltre del sincretismo fra alcune celle ma, la forma flessa del genitivo plurale non presenta alcun morfo grammaticale. Li ci sarebbe dunque un morfo zero, un morfo cio assente laddove ce se ne aspetterebbe uno; in altre parole potremmo dire che nei nomi del russo un morfo lessicale seguito da un morfo grammaticale, ma non nella forma del genitivo plurale, perch in quella forma presente un morfo zero. Ammettendo lesistenza di morfi zero, indeboliamo i presupposti su cui si basa il modello a entit e disposizioni, perch non pi vero che ogni parola composta da una successione di morfemi biplanari: i morfi zero hanno infatti un significato senza avere un significante ed hanno una disposizione senza essere unentit. Ovviamente per evitare la proliferazione di morfi zero si deciso di considerare lipotesi che essi siano presenti solo laddove forme di lessemi appartenenti alla stessa parte del discorso presentino un morfema grammaticale e il lessema preso in considerazione non lo presenti. Ha senso infatti dire che nel genitivo plurale di KNIGA sia presente
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un morfo zero perch nel genitivo plurale di altri nomi come STOL tavolo e CAST parte sono presenti morfemi grammaticali che realizzano stol-ov e cast-ej. Non ha senso invece chiederci se in dog sia presente un morfo zero visto che al plurale abbiamo quella s, in quanto non presente alcun nome che in inglese presenti dei morfemi grammaticali alla forma singolare. Pu anche avvenire il fenomeno opposto, quello cio di un morfo che non presenti alcun valore di significato ma solo di significante. Prendiamo tre verbi dellitaliano alla loro forma indicativa e imperfetta: amo, temo, dormo / amavo, temevo, dormivo. Possiamo distinguere tre morfi lessicali am-, tem- e dorm- portanti significato di AMARE, TEMERE, DORMIRE e un morfo grammaticale o che significa prima persona singolare. Potremmo poi dire che av, ev, iv identifichino in qualche modo il significato di imperfetto. Questa conclusione per insoddisfacente in quanto i tre morfi ipotizzati hanno in comune lelemento v- e di certo non il contesto fonologico a permettere la presenza di quei tre morfi in quanto tutti i morfi lessicali terminano in m e quindi non certo dal contesto fonologico che capiamo quale vocale preceder v-. La stessa cosa avviene prendendo la seconda persona plurale degli stessi verbi: possiamo ipotizzare la presenza degli stessi morfi lessicali e quella dei morfi grammaticali ate, -ete, -ite, ma, come per limperfetto, il te finale preceduto dalle stesse vocali che precedono v-. Fondamentalmente abbiamo dunque una lettera che sembri non portare alcun valore in quanto:

am- significato lessicale di AMARE a ? v imperfetto o prima pers. singolare tem- significato lessicale di TEMERE e ? te seconda pers. plurale Le entit non ancora definite vengono dette vocali tematiche ed hanno alcune propriet dei morfi: presentano un significante stabile e occupano una posizione allinterno della parola, ma manca loro un significato. In un modello ad entit e disposizione questi morfi privi di significato vengono detti morfi vuoti e in maniera ancora pi profonda indeboliscono laffidabilit del modello. Se proprio volessimo giustificare questo fenomeno potremmo considerare le vocali tematiche come elementi portatori del valore di coniugazione (-a- I coniugazione, -e- II coniugazione, -i- III coniugazione) ma anche se queste occorrono tendenzialmente con la coniugazione del verbo che le presenta anche vero che abbastanza difficile considerare la coniugazione come un valore grammaticale in quanto rischieremmo di confondere i livelli delle propriet morfosintattiche con quelli delle classi di flessione. Una seconda alternativa sarebbe quella di ipotizzare che le vocali tematiche non siano morfi vuoti, ma parte dei morfi lessicali. Avremmo quindi ama-, teme-, dormi- come significati lessicali dei verbi che rappresentano, -o per la prima persona singolare, -v- per limperfetto e te per la seconda persona plurale.

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Questanalisi sostiene quindi che un morfo lessicale possa essere rappresentato da due morfi: AMARE am- amaTEMERE tem- temeDORMIRE dorm- dormi-

e che i due morfi sono usati nelle diverse forme del paradigma (in questo caso, il primo morfo nelle tre forme singolari del presente indicativo, il secondo nella seconda persona plurale del presente indicativo e nellimperfetto). Avremmo dunque un tema che composto da una radice seguita dalla vocale tematica. In riferimento allesistenza e alluso degli allofoni, due morfi appartenenti ad uno stesso morfema lessicale vengono chiamati allomorfi. Ma giustificando lesistenza di allomorfi abbiamo un problema speculare a quello dei morfi cumulativi: mentre nei morfi cumulativi avevamo un morfo portante due significati, nellallomorfia si hanno diverse entit sul piano del significante che rappresentano un unico significato. Si potrebbe per considerare lidea che lallomorfia sia solo superficiale e apparente, e che studiando il morfo lessicale pi a fondo si possa trovare una spiegazione fonologica allesistenza degli allomorfi, qui che entrano in campo le tesi che sostengono il modello a entit e processi.

6.2 Il modello a entit e processi: processi fonologici e allomorfia.


Questo modello cerca di spiegare i fenomeni di allomorfia condividendo con quello a entit e disposizioni lidea che le forme flesse dei lessemi si costruiscano sostanzialmente mettendo insieme dei morfemi. Lidea centrale di questo modello che ogni morfema sia rappresentato ad un livello profondo (detto soggiacente) da un unico morfo, detto allomorfo di base il quale pu subire delle trasformazioni che ne alterano la forma fonologica a contatto con altre entit, trasformazione che avviene per mezzo di processi fonologici regolari. Per i verbi dellitaliano, ad esempio, viene considerata una regola che sostiene che una vocale non accentata V[-ACC] cade quando seguita da un confine di morfema / ___ + e da unaltra vocale V: detta regola di cancellazione di vocale o RCV. V[-ACC] / ___ + V Ci potrebbe spiegare come mai il verbo AMARE, partendo dal morfo soggiacente ama- faccia amo alla prima singolare: morfo lessicale soggiacente aggiunta di morfo grammaticale di prima persona singolare disposizione risultante applicazione di RCV forma risultante ama +o ama + o am + o amo

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mentre nella seconda persona plurale del presente indicativo morfo lessicale soggiacente aggiunta di morfo grammaticale di seconda persona singolare disposizione risultante applicazione di RCV forma risultante ama + te ama + te non si applica amate

Qui, dunque, un unico morfo lessicale soggiacente ama- subisce quando previsto la RCV permettendo alla prima persona singolare di diventare amo e alla seconda amate secondo regole dettate da effettivi processi fonologici, suggerendo pertanto che quello a entit e processi possa essere un modello definitivo per lo studio morfologico delle forme flesse.

6.3 Il modello a lessemi e paradigmi: allomorfie non spiegabili con processi fonologici
Ma visto che non tutte le allomorfie sono spiegabili da processi fonologici, occorre tener conto di un terzo modello, quello a lessemi e paradigmi, il quale base le proprie teorie sulle classi di flessione dei lessemi e sulle classi di partizione dei verbi. Consideriamo innanzitutto le terza persona singolare dei nostri verbi: am-a / tem-e / dorm-e Vediamo come i morfi grammaticali aventi significato /a/ ed /e/, tutti cumulativi di terza persona singolare per il presente indicativo, siano effettivamente allomorfi (stesso significato, diverso significante), ma non abbiamo nulla che ci possa spiegare come mai sia presente uno piuttosto che un altro. Lunica cosa che sappiamo che il primo appare nel verbo di prima coniugazione, il secondo in quelli di non prima coniugazione, e tutti seguono una m in fine di parola. La presenza di un morfo piuttosto che un altro non spiegabile da cause fonologiche, semmai dalla classe di flessione alla quale il verbo che lo presenta appartiene. Prendiamo ora il paradigma del presente indicativo di UDIRE: odo odi ode udiamo udite odono Vediamo che i due morfi od- e ud- del morfema lessicale sono distribuiti senza che nessuna regola fonologica li influenzi dato che od- seguito sia da vocali anteriori che posteriori, n tantomeno semantica dato che sempre od presente sia nelle forme singolari che in una di quelle plurali. Per spiegare come mai accada questa cosa bisogna introdurre una nuova propriet dei paradigmi,

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quella cio delle classi di partizione secondo la quale i paradigmi possono essere classificati in sottoinsiemi. Nei verbi succede proprio questo, e possono essere riconosciute almeno due classi di partizioni: una chiamata B che raccoglie le prime tre forme singolari e la terza plurale del presente indicativo e congiuntivo pi la seconda persona singolare dellimperativo, mentre quella che chiameremo classe A include la prima e seconda plurale dellindicativo, le forme dellimperfetto indicativo e quella dellinfinito. Le classi di partizione regolano anche la distribuzione di alternanze suppletive. celebre quella del verbo ANDARE che fa vad- nelle forme di classe B, ma si noti come il verbo USCIRE derivante dal latino EXIRE non sia risultato in *ESCIRE. Il nome USCIO ha sicuramente esercitato un influsso analogico su tutte le forme delle classe A lasciando inalterate tutte quelle della classe B: ci dimostra come la differenza fra classi di partizione per i verbi dellitaliano esista ed abbia un suo peso anche nello sviluppo diacronico, il quale pu agire nella modificazione dei verbi pur rispettando i confini esistenti fra le classi di partizione.
6.3.1 Tipologia delle lingue su base morfologica

Cercare di categorizzare le lingue in base al tipo di struttura interna che forma le parole che le compongono ha portato allidentificazione di almeno tre tipi principali:
6.3.1.1 Lingue isolanti

sono quelle in cui ogni parola composta da un solo morfo, e non presentano quindi morfi lessicali o grammaticali. Lingue isolanti al 100% non esistono, ma quella che si avvicina di pi a questo tipo il vietnamita. Le entit che si susseguono in un enunciato sono dunque contemporaneamente morfemi e parole, segni linguistici minimi e forme libere.
6.3.1.2 Lingue agglutinanti

polimorfemiche, ogni valore di categoria grammaticale espresso da un morfo grammaticale ben identificabile allinterno della parola, come nellesempio che segue tratto dal turco, una delle maggiori lingue agglutinanti: ev-ler-im-e CASA-PL-POSS.1SG.-DAT alle mie case
6.3.1.3 Lingue fusive

fra le pi celebri citiamo il latino ed il turco. Presentano parole contenenti pi di un morfo ma a differenza delle lingue agglutinanti le parole sono costituite da due soli morfi, uno lessicale e uno grammaticale cumulativo che porta amalgamati valori di diverse categorie grammaticali. Sostanzialmente quindi anche litaliano una lingua fusiva.

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o 6.3.1.3.1 Lingue flessive Lingue agglutinanti e fusive sono anche dette flessive in quanto hanno forme flesse, cio presentano flessione dei lessemi, a differenza di quelle isolanti. Dei modelli di analisi descritti sopra, quello a entit e disposizioni il pi indicato per studiare le lingue isolanti, lo stesso modello o quello a entit a processi per le lingue isolanti, quello a lessemi e paradigmi per le lingue fusive.

7. La realizzazione delle forme flesse


Le varie forme flesse possono essere formate in vari modi. Innanzitutto va riconosciuta una base, cio lelemento che rappresenta la forma del lessema in quella particolare classe di partizione (se il lessema non ha classi di partizioni si seleziona lunico morfo che rappresenta il lessema). GATTO ad esempio realizza entrambe le sue forme utilizzando lunica base gatt- mentre UOMO, che realizza singolare e plurale con due basi diverse dovr essere considerato indipendentemente per la base uom- quando si lavora sul singolare, uomin- quando lo si fa per il plurale. I modi per la realizzazione delle forme flesse sono: sottrazione: la base viene ridotta, come avviene nel francese che negli aggettivi per passare dal femminile al maschile toglie lultima consonante della forma femminile. Long, longue, lungo. Aggiunta: si fa grazie a suffissi (dog/dogs) o prefissi (in swahili abbiamo CORRERE -kimbia u-li-kimbia correvi) da aggiungere alla base principale o aggiungendo a questa materiale soprasegmentale, come nei casi di alcune lingue nigeriane in cui aggiungendo alla base un tono alto fanno si il tempo di un verbo. Raddoppiamento: laggiunta di materiale prefissato, suffissato e inserito allinterno di una base che viene preso proprio dalla base, e pu essere totale quando la base viene ripetuta due o pi volte o parziale quando si usano dei duplifissi. Questi sono per lappunto degli affissi costituiti utilizzando materiale copiato dalla base, ma non copiando la base per intero. I duplifissi possono poi essere interamente costituiti da materiale appartenente alla base o in parte da materiale segmentale fisso. Basi discontinue: in arabo le basi sono costituite solo da materiale consonantico e diverse forme flesse si realizzano aggiungendo a questo materiale delle vocali che vanno a collocarsi fra le consonanti della base. Es. SCRIVERE kataba scrisse kutiba fu scritto Sostituzione: simile a quello delle basi discontinue e si verifica quando per formare forme flesse si sostituiscono elementi appartenenti alla base.

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