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Geniale condottiero e uomo politico; scrittore di una purezza quasi cristallina: cosi si presenta a noi la figura di Giulio Cesare.

Personalit assolutamente eccezionale, si da costituire un unicum nella storia dellumanit. stato detto che, con la conquista della Gallia, egli ha il merito di aver capovolto lequilibrio dellImpero a favore dellOccidente e di aver tracciato elle linee che saranno poi seguite dai suoi successori. Pochi personaggi lantichit hanno avuto giudizi e apprezzamenti cosi vari e contrastanti; a nessuno ha potuto mai offuscare la luce di intelligenza e di umanit che emana dalla sua figura. Al miracolo della fulmineit, dellaudacia, della sicurezza con cui come le imprese militari, si aggiunge la rapidit e la limpidezza del suo latino. La lettura di Cesare ha il senso dellinaspettato, dellimprevisto. Qui la grandezza dei Comentari e il loro fascino.. Assai diverso come uomo e come scrittore da Cicerone, ma diverso anche da Sallustio, laltro grande storico democratico di questa et, C. Giulio Cesare, unico tra gli scrittori della letteratura latina, nacque Roma il 13 luglio del 100 a. C. (altri sposta tale data, ritenuta probabile al 101 ed anche al 102) da nobilissima famiglia, che faceva risalire le e origini sino a Iulo. La sua educazione fu quella tipica dei patrizi del tempo, fondata sullapprendimento delleloquenza e del greco. Nell85 Cesare ebbe la carica di flamen Dialis che tenne fino a quando Silla non lo esoner, per colpire in lui il genero di Cinna (ne aveva, infatti, sposato la figlia). Comp il servizio militare in Asia, poi fu in Bitinia e a Mitilene, ove distinse per valore nellassedio della citt. Nel 78 partecip alla guerra mitridatica. Ritornato in Roma, intervenne, come accusatore, in numerosi processi de repetundis contro i sostenitori dellormai defunto Silla, e diede prova di grande abilit oratoria nel 77 nella causa contro Dolabella. Dopo un viaggio di perfezionamento in Grecia, a Rodi, ottenne la questura di Spagna nel 68 e ledilit nel 65; rimase allora famoso per la magnificenza dei giochi e delle opere pubbliche, che promosse allo scopo di attirare a s il favore popolare. Nel 63 ebbe sicuramente una parte nella congiura di Catilina, ma seppe fermarsi, allorch vide chiaramente segnata la sorte dei congiurati; tent di evitarne la morte con la celebre orazione pronunziata contro Catone, che tuttavia riusc vincitore. Tornato Pompeo dallOriente nel 62, Cesare e Crasso, che si erano accordati: per una comune condotta politica, cercarono di farselo amico. E i concomitanti interessi di Pompeo, di avere appoggi in Roma per ottenere la divisione delle terre ai suoi veterani, offrirono la possibilit di un accordo, che si concretizz nel I triumvirato. Cesare fu allora eletto console e fece approvare la legge agraria; scaduto il consolato, egli otteneva in compenso il comando militare in Gallia e nellIllirico, comando che doveva dargli la gloria cui da tempo mirava. La campagna gallica trov in Cesare il suo geniale stratega e, nonostante le difficolt, ebbe talora il carattere di unavanzata trionfale. Nel 56, nel convegno di Lucca, mentre Cesare aderiva ai desideri di Pompeo e di Crasso, di ottenere rispettivamente i proconsolati di Iberia e di Siria, otteneva, a sua volta, il rinnovo del mandato in Gallia per altri cinque anni. In questo periodo egli rafforz la sua conquista, compiendo anche spedizioni in Germania e in Britannia, e sottomise definitivamente i Galli, dopo la presa di Alesia nel 52. Intanto egli chiedeva il consolato, pur essendo assente da Roma, per lanno 50, ma il senato gli impose di abbandonare il comando delle legioni. Cesare rifiut. Dichiarato nemico pubblico dal senato, non si perit di affrontare la guerra e, mentre Pompeo si rifugiava a Durazzo, egli attese ad occupare con le sue forze lItalia, per passare lAdriatico in un secondo momento. Il 9 agosto del 48, dopo una serie di alterne vicende, Pompeo era sconfitto a Farslo e riparava in Egitto, dove, per, fu attirato in un tranello ed ucciso. Dopo Farslo, Cesare complet lopera di conquista in Asia ed in Africa, ritorn in Roma nel 46 per trionfare e riprese, quindi, le ostilit in Ispagna contro i figli di Pompeo, che sconfisse a Munda

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nel 45. Era lultimo periodo della sua vita: divenuto ormai lunico padrone di Roma, Cesare si dette a governare con moderazione e clemenza, ma al di fuori delle tradizioni repubblicane. Il 15 marzo del 44 cadde vittima della congiura di Bruto. Anche della sua morte abbiamo due diverse descrizioni, da parte degli antichi. Secondo Plutarco, che tende al patetico e al teatrale, Cesare si sarebbe spinto verso i pugnali dei congiurati, come una belva nella rete; secondo Svetonio, invece, Cesare con gesto dignitoso e solenne si sarebbe avvolta la testa nella toga, coprendo con un lembo le gambe, per non denudarsi troppo cadendo: e sarebbe morto emettendo un solo grido sena voce. Eco come Cesare appare - nelle sue luci e ombre - al suo grande avversario politico, Cicerone, che ne d questo ritratto in un passo della I Filippica: Egli ebbe ingegno, equilibrio, memoria, cultura, attivit, prontezza. Aveva compiuto in guerra gesta grandi, per quanto fatali allo Stato. Non aveva avuto per molti anni altro programma che il regno, e con grandi fatiche e pericoli laveva realizzato. Aveva allettata la moltitudine ignorante coi doni, le costruzioni, le distribuzioni di viveri e i banchetti. I suoi li aveva conquistati con premi, gli avversari colle manifestazioni di clemenza, insomma aveva dato a una citt, chera stata libera, abitudine del servire, in parte per timore, in parte per rassegnazione. Il giudizio di Cicerone concorda sostanzialmente lapprezzamento di qualche storico moderno. Nellet giovanile Cesare si dedic con interesse e opere alla poesia: scrisse un poemetto, Laudes Herculis; una tragedia, Oedipus ed inoltre dei versi damore. Egli volle occuparsi anche li questioni grammaticali. Cesare seguiva cio strettamente la regola (ratio) contro la consuetudine e i neologismi (usus), che danno origine allanomalia. E segu sempre questo principio, proponendo talora degli eccessi quali Pompeiii con tre i) O sostenendo lesistenza di un participio presente ens da sum. Il trattato fu composto probabilmente durante la guerra gallica, forse nel 54, ed era dedicato a Cicerone. Alla poesia Cesare ritorn negli anni della maturit, scrivendo Iter, perduto, come il resto della produzione minore di Cesare), nel 46. Vi descriveva il viaggio in Ispagna fino a Munda. Cesare raccolse anche molti detti celebri (Dicta collectanea) per tutta la sua vita, e scrisse numerosissime lettere, che erano molto probabilmente ordinate per raccolte. Uno scritto di pi notevole interesse doveva essere lAnticato, in due libri (piuttosto che due opere, Anticatones come qualcuno ha ritenuto).. Al di fuori degli intenti letterari, questopera costituirebbe oggi, per noi, una voce diversa, nel coro delle glorificazioni di Catone. Tuttavia sia dallantichit sa venne considerata (quale, in fondo, era) una pura polemica personale, e venne ben presto lasciata nelloblio. Cesare ebbe anche doti di oratore, e la perdita della sua produzione oratoria costituisce per noi una gravissima lacuna. Egli inizi assai felicemente la sua carriera con la gi ricordata orazione del 77, nel processo contro Dolabella, divenendo cosi subito noto per la qualit dei suoi discorsi. Altre sue. celebri orazioni furono, nel 67, le due laudationes funebri per la zia paterna Giulia e per la moglie Cornelia, e quella in favore dei Catilinari nel 63, che fu rielaborata da Sallustio nella Catilinaria. Perfezionatosi alla scuola di Molone, Cesare non fu, probabilmente, un atticista, come attestano gli antichi, soprattutto in relazione alle sue tendenze analogistiche, ma piuttosto un oratore capace di superare, come Cicerone, le varie tendenze, in modo da creare un suo stile oratorio. Fu certamente abilissimo oratore; Quintiliano dice che egli solo poteva ergersi, nelloratoria romana, accanto a Cicerone, non soltanto per la qualit del discorsi, labilit delle argomentazioni, gli ornamenti stilistici, ma anche per la forza, la potenza espressiva, anche del gesto, che lo stesso Quintiliano paragona alle sue doti di vigoroso combattente. Questo il giudizio - di rara lucidit - che su Cesare scrittore leggiamo nel Brutus: Cesare forse fra tutti colui che parla il latino pi elegante; Non solo per consuetudine domestica...; egli non avrebbe potuto raggiungere la lode di perfetto parlatore, se non avesse molto letto, anche le cose meno note e pi squisite e se non si fosse dato agli studi con ogni fervore e diligenza... Cesare sulla base di un criterio razionale, corregge la consuetudine viziosa e corrotta, richiamandosi alla pi pura 2

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tradizione del passato. Per cui quandegli a questa propriet del linguaggio, necessaria anche se tu non sia un oratore ma un Romano genuino, aggiunge gli armamenti delleloquenza, come se mettesse in buona luce dei quadri ben dipinti. E poich questa , fra le qualit chegli ha in comune con gli altri la sua lode precipua, non so a chi possa essere inferiore. Ha un modo di parlare splendido, senza artifici dialettici, che la voce, il gesto, persino laspetto, contribuiscono a rendere grandioso e, quasi direi, da gran signore.Bruto soggiunse: le orazioni mi piacciono moltissime. Ne ho lette parecchie e ho letto anche i commentari chegli ha scritto sulle sue imprese. De bello Gallico I commentari De bello Gallico sono divisi in sette libri, uno per ogni anno della conquista della Gallia, dal 58 al 52. Nel primo libro vengono esaminate le prime due fasi dellavanzata romana: la campagna contro gli Elvezi, capeggiati da Orgetorige, e la guerra contro gli Svevi di Ariovisto, che viene da Cesare respinto oltre il Reno coi resti del suo esercito. Nel 57 (libro Il) Cesare conduce la guerra contro i Nervii, una popolazione della Gallia; essi vengono sconfitti e pressoch distrutti dai Romani nel corso di ma breve spedizione. Nel III libro si parla dellazione compiuta contro i popoli dellAquitania e quelli del litorale atlantico, i Veneti. Anchessi sono in breve assoggettati alla potenza romana. Assai interessante il IV libro, in cui Cesare si trova di fronte popoli venuti dalla Germania nel tentativo di invadere la Gallia: gli Usipeti e i Tencteri. Non contento di averli arrestati, il duce romano attua unazione dimostrativa con il superamento del Reno e linvasione della Sigambria. Compie anche una prima sfortunata spedizione in Britannia. In questo libro Cesare si sofferma a descrivere gli usi e i costumi delle popolazioni germaniche, come nel VI dar una pausa al suo racconto inserendo alcuni capitoli sulle costumanze dei Galli, nei quali si rivela acuto conoscitore della psicologia e dei fattori spirituali che muovono la storia. Nel V libro, che corrisponde agli avvenimenti dellanno 54, si parla della seconda spedizione in Britannia, che serve a Cesare per difendere la sua conquista da eventuali sorprese a nord, e che si conclude con la vittoria contro Cassivelluno; segue il racconto della ripresa delle ostilit in Gallia contro gli Eburoni e i Treviri. Presentendo, per, un moto di rivolta pi ampio, Cesare rinuncia a tornare in Italia e rinforza il suo esercito. Lanno successivo (libro VI) ripassa il Reno per sconfiggere gli Svevi e, quindi, vince la resistenza dei Treviri e degli Eburoni, distruggendo quasi totalmente questultimo popolo. Nellultimo libro si espone la rivolta generale dei Galli guidati dal valoroso Vercingetorige. I momenti salienti di questo decisivo episodio della guerra sono il fallito assedio di Gergovia e il dramma finale sotto le mura di Alesia, la roccaforte dei Galli, con la resa di Vercingetorige. Circa la composizione del Bellum Gallicum, si discute se Cesare abbia raccolto il materiale che gli proveniva dai resoconti dei suoi ufficiali e luogotenetiti e vi abbia aggiunto le sue memorie di volta in volta, o se, invece, abbia compiuto una rielaborazione di questo materiale alla fine della guerra (o, almeno, di ciascun anno di guerra. Oggi, bench il problema resti sostanzialmente aperto, si tende a credere a una redazione unica dei Commentari, avvenuta nel 52-51. De bello civili In tre libri il Bellum civile, che espone le vicende della guerra tra Cesare e Pompeo, dal gennaio del 49 a met novembre del 48 a. C. Nel primo libro, che contiene anche lantefatto della guerra con la dichiarazione di Cesare nemico pubblico da parte del senato, Cesare narra della sua avanzata prima verso Roma, terrorizzata del suo arrivo, poi verso Brindisi, nel vano tentativo di raggiungere Pompeo. Assediata Marsiglia, egli passa, in seguito, in Ispagna dove, ad Ilerda, sconfigge i pompeiani. Nel secondo libro, che tratta ancora avvenimenti dellanno 49, Cesare, per la temerariet del suo luogotenente Curione, subisce una sconfitta in Africa per opera del re Giuba e di Varo, generale pompeiano. Eletto console (III libro), Cesare si volge direttamente contro Pompeo: sono narrate la sconfitta di Durazzo e la vittoria di Farslo. Cesare insegue Pompeo, che ripara in Egitto, 3

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ma assassinato dai seguaci del re Tolomeo il giovane. Lesercito egiziano contrasta Cesare, e comincia la guerra alessandrina; ma il Bellum civile a questo punto si chiude. Dallopera affiorano naturalmente le tendenze politiche di Cesare, che non si lascia sfuggire le occasioni per colpire la vecchia classe dirigente, rappresentata come una consorteria di corrotti. Cesare ricorre allarma di una satira sobria - una novit stilistica rispetto al De bello Gallico - per svelare le basse ambizioni e i meschini intrighi dei suoi avversari, per esempio di uomini come Catone o Lentulo Crure, che si riempiono la bocca di parole come giustizia, onest, libert, mentre sono mossi da rancori personali o avidit di guadagno. La rappresentazione satirica culmina nel quadro del campo pompeiano prima della battaglia di Farslo: sicuri della prossima disfatta di Cesare, i suoi avversari stabiliscono le pene da infliggere, si aggiudicano i beni di coloro che stanno per proscrivere, si contendono le cariche politiche, talora arrivando ad accapigliarsi. Non si trovano tuttavia, nel De bello civili, i punti precisi di un programma di rinnovamento politico dello stato romano: Cesare aspira soprattutto a dissolvere di fronte allopinione pubblica limmagine che di lui dava la propaganda aristocratica, presentandolo come un rivoluzionario, un continuatore dei Gracchi o, peggio ancora, di Catilina; vuole mostrarsi come colui che si sempre mantenuto nellambito delle leggi, che le ha difese contro gli arbitrii dei suoi nemici. Il destinatario della sua propaganda lo strato medio e benpensante dellopinione pubblica romana e italica (lo stesso a cui si rivolger Cicerone nel De offlciis: cfr. p. 158 seg.), che vede nei pompeiani i difensori della costituzione repubblicana e della legalit, e che teme i sovvertimenti sociali. uno strato sul quale la propaganda aristocratica fa sentire pesantemente il suo influsso, ma che dal partito aristocratico pu anche essere sganciato: proprio questo il tentativo che Cesare intraprende. Ci spiega, in pi di un passo, la tendenza a rassicurare i ceti possidenti, per esempio a proposito di una questione scottante come quella dei debiti che gravavano sia sulla plebe sia su membri dissoluti dellaristocrazia; Cesare d ragione di alcuni suoi provvedimenti di emergenza, ma contemporaneamente mette in risalto come da parte sua non ci si debbano attendere tabulae novae, cio provvedimenti di cancellazione dei debiti del tipo di quelli proposti a suo tempo da Catilina. La volont di rassicurare i creditori traspare anche dallampiezza con cui Cesare si intrattiene sulla repressione del movimento che chiedeva provvedimenti ben pi drastici in favore dei debitori, sollevato da Celio Rufo. Sottolineando di essersi sempre mantenuto nei limiti della legalit repubblicana, Cesare trova modo anche di insistere sulla propria costante volont di pace: lo scatenarsi della guerra si deve solo al rifiuto, pi volte ripetuto, di trattative serie da parte dei pompeiani. Un altro fondamentale motivo dellopera la clemenza di Cesare verso i vinti, contrapposta alla crudelt degli avversari; dopo Mario e Silla, molti si aspettavano nuove proscrizioni, nuovi bagni di sangue. Cesare si preoccupa di rassicurare la popolazione, e insieme di disarmare lodio dei suoi nemici. Non si pu infine dimenticare il vero e proprio monumento che in questi commentarii, come gi in quelli sulla guerra gallica, Cesare eleva alla fedelt e al valore dei propri soldati, dei quali contraccambia lattaccamento con affezione sincera. Probabilmente lelogio che Cesare fa dei componenti del suo esercito non pu essere staccato dal processo di promozione sociale, fino allammissione nei ranghi del senato, degli homines novi di provenienza militare; ma anche pensando ai posteri che Cesare tramanda nella sua opera i nomi di centurioni o di semplici soldati distintisi in atti di particolare eroismo. Valore storico dellopera di Cesare I Commentari, che costituiscono un capolavoro artistico, erano, negli intenti dellautore, soprattutto unopera storica al di fuori dellintento letterario il titolo stesso di Commentari che Cesare da alle sue storie vuole misurarsi nella tradizione greca delle memorie delle sue azioni politiche e militari che potessero servire come materiale per gli storici futuri. E delle memorie i Commentari hanno anche un altro carattere distintivo: quello apologetico. A questo proposito, si pone il problema se si possa, in definitiva, prestare fede al racconto di Cesare, o se lintento giustificatorio finisca col soffocare la verit dei fatti (tentativi di infirmare il 4

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valore storico dei Commentari noi sono mancati, anche in epoca piuttosto recente). Non pare che si possa negare la sostanziale veridicit degli avvenimenti narrati nei Commentari. Tuttavia spesso la narrazione abilmente posta in una luce diversa da quella reale, per cui la prospettiva muta a favore dello scrittore. Nel Bellum Gallicum Cesare mostra la coscienza, che poi tipica della Roma del tempo, e delle potenze antiche in genere, che la guerra doffesa anche guerra di difesa. Daltronde, il suo comportamento richiama di fronte alle incursioni di popoli che venivano da oltre Reno, il precedente di Gaio Mario, e la sua lotta diventa, nella scia di quello, salvaguardia da una possibile infiltrazione barbarica nel mondo romano. In tal senso la campagna contro Ariovisto e quella contro Usipeti e Tencreri si giustificano ampiamente agli occhi di Cesare: e la quasi totale distruzione di quei popoli viene imposta ai Romani dalla necessit di evitare spiacevoli sorprese future. Ma Cesare seppe anche capire i motivi di queste ondate di popoli che miravano ad occupare la Gallia, e scrisse di alcune popolazioni germaniche che la causa del loro passaggio (in Gallia) fu che per molti anni turbate con la guerra erano spinte dagli Svevi ed erano impedite nellesercizio dellagricoltura. Questo dimostra che Cesare inquadr in una dimensione storica gli avvenimenti che visse da protagonista, comprendendo i motivi di fondo delle migrazioni barbariche e riportandoli, anche se esulavano dalla vera e propria cronaca militare. Cesare, nel Bellum Gallicum sempre il generale romano che avanza e conquista nel nome di Roma: e per questo le accuse di falso che, sin dallantichit, gli furono mosse, sembrano perdere il loro peso; inoltre, discrepanze con altre fonti, bench spesso queste dipendano, invero, da Cesare stesso, non si ritrovano, se non sul piano dellinesattezza e dellomissione, nelle quali pu incorrere qualsiasi storico. Il problema si fa pi interessante per il Bellum civile nel quale Cesare non pu pi presentarsi come il conquistatore, ma cerca tuttavia di mostrarsi come luomo desideroso della pace, che combatte perch spinto dalla necessit e che vuole riportare lordine e la legalit in Roma. Questo intento appare fin dallinizio dellopera, ma , come si accennava, un mutare di prospettiva, non un falsare la storia, come voleva lipercritico Asinio Pollione, uno storico delle guerre civili. Il confronto sugli avvenimenti di questo periodo, che possiamo compiere con le lettere di Cicerone, ci dimostra che sostanziali differenze nella narrazione non esistono. Cesare fu soprattutto uno storico militare, lunico che eccelse in questo genere nellantichit, specialmente per la capacit di ricostruire con precisione gli eventi e nelluso di una terminologia aderente ai fatti, come appare, ad esempio, dalla celebre descrizione del ponte sul Reno. C inoltre, nel Bellum Gallicum, linteresse per la novit che presentano quelle popolazioni primitive, per la prima volta a contatto con Roma. Esso dimostra in Cesare non solo lattento espositore, ma luomo sensibile anche, e non solo sul piano culturale, al fascino per un mondo diverso e lontano. Valore artistico dei Commentari Ma i Commentari, come si detto, sono anche unopera darte e pongono il loro autore in primissimo piano nella storia della prosa latina. Celebre il giudizio di Cicerone, che definisce i Commentari perfetti, nudi, diritti, belli, senza pieghe ed ombre di panneggi. Nella storia, non c nulla di pi dolce, che una brevit limpida e netta Gli studiosi di Cesare pongono di solito laccento sul suo quasi sovrumano distacco dagli avvenimenti. In realt, Cesare non parla mai dei fatti che lo riguardano anche da vicino, se non in terza persona. Ha impressionato limpassibilit che mostra anche di fronte alla resa del nemico. Ma non bisogna esagerare, in questo insistere sulla impassibilite sul distacco di Cesare; sarebbe ingiusto e falso escludere la presenza di un palpito umano dalle sue pagine; solo che egli non lo sottolinea, non vi insiste, rifugge da ogni forma di patetico: traccia delle linee, al di sotto delle quali il lettore umano deve saper leggere. C in Cesare un senso del ritegno fortissimo; la sua impassibilit e il suo gelido distacco sono pi il segno di una misura, di un grandissimo self5

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control, che non la dimostrazione duna mancanza di humanitas. Colpisce anche lonore che Cesare tributa ai nemici, il riconoscimento e lesaltazione del loro valore. Qui si scopre la sua humanitas. Ci sono degli eventi che lo commuovono, e fanno fremere il suo animo di guerriero e di uomo. Sorprende, nelle pagine di Cesare, la celerit del racconto. Son le cose che parlano. Il dramma nelle cose, nelle situazioni stesse. Manca ogni ricorso alla retorica, allelemento coloristico, al quadro.