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FRANK P. WILLIAMS III MARILYN D.

McSHANE

DEVIANZA E CRIMILALITA

CAPITOLO 1 1- INTRODUZIONE Molte persone sono convinte che la teoria sia qualcosa di astratto che non ha relazione con il mondo reale; in realt la teoria parte della vita quotidiana. Le teorie possono essere semplici o complesse secondo il numero di relazioni che esprimono (la teoria di Einstein p.es. astratta, come anche quelle che analizzano gli effetti della criminalit sulla struttura sociale). Laspetto pi importante delle teorie che ne abbiamo bisogno per vivere; esse rappresentano un certo tipo di generalizzazione spiegano cio in che modo due o pi eventi sono in relazione tra loro e in quali condizioni il fenomeno avviene. La generalizzazione dipende dal grado di conoscenza che usiamo in un dato momento, a sua volta essa acquisita attraverso lesperienza, lintuizione, il senso comune o la conoscenza scientifica. Cos per esempio tutti conoscono le cause della criminalit: condizione familiare irregolare, mancanza di fede, frequentazione di cattive compagnie, la povert e cos via; queste spiegazioni sono in realt delle teorie anche se non valide perch molto semplicistiche, infatti, non vero che le persone in queste situazioni possono essere dei criminali, del resto le teorie implicano anche situazioni contrarie ovvero persone provenienti da ambiente familiari regolari, religiose e con buone frequentazioni siano immuni dal commettere reati. Le teorie di tutti i giorni presentano il problema di essere spesso illogiche o il prodotto di osservazioni selettive e ci inducono in errore proprio perch il comportamento umano complesso, ancora pi complesse sono le teorie riguardanti la criminalit giacch devono spiegare comportamenti molto dissimili. In che cosa consiste una buona teoria? Si ritiene buona una teoria se e possibile sottoporla a verifica e se congrua con i risultati della ricerca empirica.

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La scienza sociale condivide con quella naturale gli stessi criteri nel valutare la qualit di una teoria, la difficolt esiste solo nella misurazione di alcune variabili (classi sociali) che non possono essere misurate nello stesso modo e con la stessa accuratezza di variabili quali il tempo o la distanza. Pertanto una teoria cattiva finch non saremo capaci di produrre risultati empirici e per questo avremo sempre bisogno di ulteriori verifiche e riesami. I migliori sistemi di verifica sono proprio le tecniche di misurazione multiple che ci consentono una validazione quantitativa. Si pu procedere anche ad un approccio di tipo qualitativo che ci permette di risolvere i problemi legati al carattere contingente dei risultati empirici. I criteri qualitativi consistono: La coerenza logica significa che la teoria non deve proporre relazioni illogiche e che sia internamente coerente (il problema pi diffuso lordine temporale per questo si assume che un evento verificatosi dopo un altro ne sia stato la causa); La capacit di dare valore a posizioni divergenti significa che quando i risultati empirici indicano che ci sono due o pi fatti opposti, piuttosto che avere una teoria che singolarmente differenziale); La capacit di sensibilizzazione ovvero la capacit di suggerire nuovi ambiti di ricerca o nuove interpretazioni; Infine la notoriet ovvero se una teoria diviene famosa presso i criminologi allora sembra essere una buona teoria. Una buona teoria sar dunque strutturata logicamente, confermata da risultati empirici e sostenuta da ricerche ripetute. Inoltre rende plausibili fatti diversi e ci rende consapevoli degli effetti che il situazione ha sul fenomeno che cerca di spiegare. 2 TIPI DI TEORIE Vi sono due tipi generali di teorie: teorie specifiche che mettono in risalto un problema particolare e formulano enunciazioni verificabili; le metateorie ovvero le teorie delle teorie, esse discutono dei tipi di concetti che dovrebbero essere usati, dellapproccio generale a ognuno di essi e del modo in cui le teorie specifiche dovrebbero essere costruite. Classificare le teorie abbastanza complicato, ma la classificazione indispensabile poich cerca di far luce sulle similitudini e sulle differenze tra esse.
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Secondo il livello di ASTRAZIONE distinguiamo: MACROTEORIE (teoria dellanomia e teoria del conflitto) che tracciano un quadro generale sul funzionamento del mondo (struttura sociale) e si concentrano sui tassi di criminalit, non parlano mai del comportamento individuale; MICROTEORIE (teoria del controllo sociale e teoria dellapprendimento sociale) che spiegano come le persone diventano criminali (eziologia), focalizzandosi su individui o gruppi specifici; TEORIE PONTE (teoria della subcultura e teoria delle opportunit differenziali) che tentano di spiegare sia il modo in cui la struttura sociale funziona (macroteoria) sia come le persone diventano criminali (microteorie). Queste tre categorie possono essere esaminate anche sulla base dei punti focali oggetto della loro spiegazione, il livello di spiegazione di una teoria proprio ci che essa tenta di spiegare. Secondo altri schemi classificatori troviamo la dicotomia tra: TEORIE CLASSICHE che focalizzano le loro analisi sugli ordinamenti legali, le istituzioni dello Stato e i diritti umani e TEORIE POSITIVISTE che si concentrano sul carattere patologico del comportamento criminale, sul trattamento e sulla correzione dellindividuo, adottando un metodo scientifico per lo studio dei fenomeni. Possiamo suddividere ancora le teorie in: - STRUTTURALI analizzano lorganizzazione sociale e i suoi effetti sul comportamento (teorie della tensione); PROCEDURALI tentano di spiegare come le persone diventano criminali. Infine abbiamo ancora: TEORIE DEL CONSENSO che si basano sullassunto che tra gli individui di una societ esista un certo grado di consenso (condivisione di valori comuni); TEORIE DEL CONFLITTO che partono dal concetto che la societ sia poco concorde e che le persone sono portatrici di conflitto (spiegano la criminalit partendo dai conflitti di classe). 3 CONTESTO SOCIALE E TEORIA Un ulteriore modo per comprendere le teorie consiste nel considerare la loro storia sociale poich non possibile comprendere una teoria senza conoscere il contesto in cui nata. In ogni contesto si possono distinguere due aspetti principali: quello sociale ovvero il mondo attorno a noi e quello intellettuale che si riferisce allinfluenza personale di docenti, amici, familiari e anche a volte di persone con cui lo studioso non ha avuto mai contatto. CAPITOLO 2
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LA SCUOLA CLASSICA Le diverse interpretazioni della criminalit e della giustizia penale che troviamo nel diciottesimo secolo vengono definite come scuola classica. Due sono gli autori di questo periodo, Cesare Beccaria e Jeremy Bentham, questi si opponevano alla natura arbitraria del sistema giudiziario dellepoca e proponevano come base delle leggi la razionalit e i diritti umani. IL CONTESTO SOCIALE Il diciottesimo secolo conobbe grandi cambiamenti, la vecchia aristocrazia messa in discussione e nasce una nuova classe sociale - la borghesia; si afferma anche letica protestante che legittima le aspettative delle persone di ottenere il successo attraverso il lavoro. La Chiesa e lAristocrazia si sentono minacciate da questi processi. Questo periodo fu caratterizzato anche da un alto livello di riflessioni teoriche e di espressioni artistiche e da due rivoluzioni quella americana e quella francese. Anche il sistema giudiziario fu segnato da profondi cambiamenti, finora non vi erano leggi scritte ed erano applicate soprattutto ai ceti non aristocratici; la stessa inquisizione spagnola e romana utilizza le leggi solo per difendere la chiesa e lo stato. IL CONTESTO INTELLETTUALE Nel 1700 prevalsero le idee riformatrici, il naturalismo sosteneva che lesperienza e losservazione potevano ampliare la comprensione del mondo specialmente se si usava la ragione. Letica, la morale e la responsabilit divennero i principali temi di discussione e la teoria edonista tentava di spiegare il comportamento umano; secondo questa teoria lindividuo agisce automaticamente per massimizzare il piacere e minimizzare il dolore. Secondo Bentham, la cui teoria divenne la base del concetto di deterrenza, il valore di tutti i piaceri e dolori era determinato dalla loro intensit, durata e certezza. Secondo la filosofia sono fondamentali i diritti naturali (vita, libert e propriet), lo Stato esisteva in base ad un contratto sociale con cui i cittadini accettavano di trasferire allautorit statale solo la quantit di libert necessaria a garantire la protezione dei loro diritti. Chiaramente questo contratto sociale tra popolo e Stato serviva agli interessi della borghesia che vedeva nello Stato l'erogatore ideale dei servizi quali porti, strade ecc.. Infine questo periodo fu contraddistinto dallenfasi posta sul concetto di dignit umana proveniente dallilluminismo. 2 LA PROSPETTIVA TEORICA DELLA SCUOLA La scuola classica contribu ad una concezione umanista del sistema legale e della giustizia penale; lo scopo principale della legge era di proteggere sia la societ sia lindividuo e di fungere da deterrente al comportamento criminale. Ogni individuo, prima di agire, deve ponderare il piacere derivante dallazione illegale, rapportandolo alla punizione prevista dalla legge, in questo senso la punizione ha finalit deterrenti. La scuola classica distingue due tipi di deterrenza:
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deterrenza specifica o individuale applicata allindividuo che ha commesso il reato (dolore commisurato al piacere ottenuto dalla commissione del reato); deterrenza generale scoraggiare i potenziali rei. Vi sono tre elemento nella deterrenza, la celerit (rapidit con cui applicata la punizione), la certezza (punizione certa) e la severit (quantit di dolore da infliggere al reo). Per razionalizzare le procedure legali Bentham suddivise i reati in classi offese pubbliche e private, crimini contro la persona e la propriet, violazione di fiducia e cre anche il calcolo felicifico, una combinazione di punizioni che dovevano considerare anche il piacere e le circostanze attenuanti. Infine gli esponenti della scuola classica erano generalmente contrari alla pena di morte, Beccaria sosteneva che nessun cittadino ha diritto di togliersi la vita e quindi non pu trasferire questa facolt allo Stato. 3- CLASSIFICAZIONE DELLA TEORIA La scuola classica pu essere classificata come strutturale perch mette in risalto leffetto delle istituzioni sociali sulle persone e come gli Stati emanano le leggi e in che modo la vita dei cittadini ne influenzata. Lorientamento della scuola classica dunque macroteorico anche se si possono ritrovare alcuni aspetti procedurali e microteorici. 4- SVILUPPI ATTUALI E IMPLICAZIONI POLITICHE Molti paesi ancora oggi aderiscono a molti principi classici in particolare alla deterrenza e alla razionalit. Un rinnovato interesse nei confronti della deterrenza si verificato in seguito agli atteggiamenti pi conservatori e punitivi dellopinione pubblica, nonostante molte ricerche abbiano dimostrato che le sanzioni penali non producono effetti sostanziali sulla criminalit. Per quanto riguarda la razionalit troviamo il concetto di criminale razionale ci permette di far ricadere sul reo tutti gli aspetti del crimine, senza dividere le colpe con la societ; questo evita i problemi legati alla rieducazione e alla riabilitazione con conseguente risparmio economico. Attualmente disponiamo di teorie sulla scelta razionale e teorie punitive: le prime sostengono che esiste una connessione tra le opportunit di commettere un reato, le condizioni ambientali e la prontezza del reo; le seconde dette del just desert sostengono, in linea con la teoria classica che i rei scelgono di violare la legge e quindi meritano di essere puniti.

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CAPITOLO 3 LA SCUOLA POSITIVA I positivisti si ponevano lo scopo di ordinare e spiegare scientificamente il mondo attorno a loro, vedevano il comportamento umano come determinato da tratti biologici, psicologici e sociali. Le caratteristiche principali del pensiero criminologico positivista sono: una visione deterministica del comportamento criminale in s pi che gli aspetti legali quali i diritti, la prevenzione del crimine, la cura e la riabilitazione; luso di tecniche di ricerca scientifica. Il contesto sociale Negli ultimi anni del XIX secolo, grazie alle numerose invenzioni e scoperte la scienza divenne uno strumento importante per gli studiosi e il mondo conobbe una vera rivoluzione nel campo della conoscenza favorita dal progresso delle comunicazioni che riusc ad avvicinare culture lontane. La scienza fu applicata ai problemi quotidiani e ci cre laspettativa che lo studio scientifico potesse aiutare lumanit. Il contesto intellettuale Lestensione delluso della scienza nellepoca positivista come possibilit per sviluppare e verificare la propria conoscenza era gi stata affermata nella scuola classica; in questo contesto troviamo laffermazione della filosofia positiva che sottolinea limportanza dellesperienza rispetto alla metafisica, il concetto di evoluzione (ancora prima delle teorie di Darwin) e lemergere dellantropologia. 2 LA PROSPETTIVA TEORICA DELLA SCUOLA Il positivismo pu essere considerato pi una filosofia che una teoria la cui versione del XX secolo nota con il nome di positivismo logico ed legata al ragionamento matematico, alle analisi statistiche e alla logica. Lelemento comune a ogni forma di positivismo linteresse a classificare e categorizzare ogni aspetto di interesse scientifico; i positivisti dunque studiano il comportamento da una prospettiva biologia, psicologica e sociologica. A. Comte ritenuto il padre della sociologia mentre i primi lavori di criminologia furono gli studi di due statistici Quetelet e Guerry che esaminarono le statistiche sociali formulando il concetto di persona media, inoltre scoprirono variazioni dei tassi di criminalit secondo il clima, la stagione, il sesso e let.
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1- IL CONTESTO DELLA SCUOLA

Anche i frenologi quali Gall e Spurzheim cominciarono a documentare le relazioni esistenti tra le caratteristiche del cervello (rigonfiamenti cranici) e il comportamento. I POSITIVISTI ITALIANI Tre sono i rappresentanti del positivismo italiano: Lombroso, Ferri e Garofalo. - Lombroso afferm che i criminali sono affetti da anormalit multiple di natura atavica (ATAVISMO cio subumana o primitiva) o degenerativa. Queste inferiorit caratterizzavano un prototipo che Lombroso chiam delinquente nato; ma prevedeva anche altri tipi di criminali: il malato mentale, lepilettico e loccasionale; comunque per Lombroso i fattori economici e sociali son secondari a quelli biologici. Ferri, allievo di Lombroso, oltre alla figura del delinquente nato individu altri fattori causali: quelli di tipo fisico (razza, geografia, temperatura e clima), quelli antropologici (et, sesso, psiche e organismo), e infine quelli sociali come i costumi, la religione, leconomia e la densit di popolazione. Garofalo riteneva che i popoli civilizzati avessero dei sentimenti profondi sul valore della vita, dei diritti umani e della propriet; egli individuava nel comportamento criminale unassenza di sensibilit altruistica prodotta da un minor sviluppo morale. Garofalo coni la definizione pi universale di crimine naturale che racchiudeva tutti gli atti ritenuti criminali in tutte le societ. IL POSITIVISMO DEL XX SECOLO In campo biologico furono esaminati i precedenti familiari dei criminali per individuare unereditariet che fu confermata dagli studi di Dugdale. Lo stesso Binet mise a punto dei test di intelligenza allo scopo di spiegare la criminalit attraverso il concetto di labilit mentale. Per le teorie della tipologia fisica vi sono determinate caratteristiche del corpo che predispongono al crimine, Sheldon nei suoi lavori propose tre categorie di somatotipi: ectomorfo individuo con ossa piccole, magro, gracile e personalit sensibile e introversa; mesomorfo corpo muscoloso, ossa larghe e personalit aggressiva, estroversa e attiva; endomorfo costituzione grassa, personalit rilassata, gioviale ed estroversa. Sheldon dedusse che i delinquenti avevano di solito le caratteristiche fisiche del mesomorfo. Le ricerche sui gemelli, infine, rappresentano lesempio pi interessante degli studi genetici; esse confrontano il comportamento dei gemelli omozigoti e eterozigoti ; gli studi di Lange condotti su gemelli detenuti e non, dimostrarono che esiste un alto livello di concordanza specialmente per gli omozigoti. Sono stati intrapresi anche studi sui figli
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adottivi che ha confermato lipotesi genetica ovvero questi ricalcano il comportamento dei genitori biologici piuttosto che di quelli adottivi. Lo studio dei fattori psicologici si fonda sui lavori di Freud nonostante egli avesse affrontato il tema della criminalit solo marginalmente; molti psichiatri hanno esaminato gli effetti del conflitto inconscio, Healy esamin i giovani allinterno di un istituto psichiatrico e riscontr che avevano subito a un certo punto della vita un trauma emotivo. Altri approcci infine si sono concentrati sulle differenze di personalit con luso del MMPI (minnesota multiphasic personality inventory); sul versante sociologico G.Tarde distinse comportamenti a breve termine moda e a lungo termine abitudinerilevando la presenza del processo di imitazione in tutti i comportamenti compreso quello criminale. 2- CLASSIFICAZIONE DELLA TEORIA La scuola positiva pu essere collocata nella prospettiva del consenso e tutte le sue teorie presentano un nucleo di valori sociali in base ai quali individuare e trattare la devianza. E comunque molto difficile ricondurre tutte le teorie positiviste esistenti entro categorie stabilite, si pu affermare che di regola le teorie positiviste sociologiche sono strutturali e macroteoriche mentre quelle psicologiche e biologiche sono procedurale e microteoriche. 4 SVILUPPI ATTUALI E IMPLICAZIONI POLITICHE Tra gli anni 70 e 90 hanno prevalso correnti pi conservatrici che hanno fatto riemergere teorie non sociali, specialmente in America dove la societ presentava scarsa volont nel prevedere politiche sociali per la rieducazione. Ne conseguito un nuovo interesse per le teorie biologiche, biochimiche e psicologiche della criminalit. Teorie Biologiche Nel campo della biologia troviamo la teoria Biosociale di Mednick che ritiene le caratteristiche biologiche di un individuo solo come una parte del comportamento, le altre parti sono lambiente fisico e sociale e lapprendere il controllo degli impulsi naturali verso il comportamento antisociale e criminale, apprendimento che inizia in famiglia e nel gruppo dei pari e si basa sulla punizione del comportamento indesiderato. Anche Jeffery offre una teoria biosociale che considera lorganismo il risultato di tre sistemi: il patrimonio genetico, la struttura e le funzioni cerebrali, lapprendimento. In altri studi i criminologi hanno visto lintelligenza non come causa del crimine ma come un fattore che predispone alla scelta di commettere un crimine. Le pi recenti teorie evoluzioniste sui geni ipotizzano che alcune strutture genetiche influenzano indirettamente il comportamento agendo sul funzionamento del cervello. Teorie psicologiche
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Gli studi psicologici ammettono lesistenza di una personalit criminale cio esistono schemi mentali nei criminali (Samenow afferma di averne trovati 52). Un esempio di teoria cognitiva su base psicologica quella proposta da Walters e White. Essi sostengono che il comportamento criminale il prodotto di un pensiero erroneo e irrazionale influenzato dalla riduzione delle opzioni ambientali. I criminali di professione secondo questi studiosi hanno modelli mentali simili a quelli presenti nella preadolescenza quindi vi scarsa concezione di responsabilit e autodisciplina, lo sviluppo cognitivo fermandosi a questo stadio produce un fallimento di questi individui anche nella scuola, nel lavoro, nella famiglia, presentando fin dallinfanzia difficolt di autogestione. Un altro approccio allo studio della personalit criminale stato elaborato da Eysenck, la sua teoria afferma che vi sono tre tipi di personalit: psicotico, estroverso e nevrotico e che il criminale concentra le caratteristiche dei tre tipi, inoltre lo studioso sostiene che lo sviluppo della coscienza legato al condizionamento , il criminale poich si lascia condizionare poco, sviluppa la coscienza molto lentamente. Infine un altro noto approccio al comportamento criminale quello della teoria dellapprendimento sociale, elaborata da Bandura essa afferma che noi impariamo osservando gli altri ricevere ricompense o punizioni in seguito alle loro azioni e pertanto tendiamo a imitare comportamenti che ricevono ricompense. Le teorie positiviste hanno grandi implicazioni politiche e poich pongono la loro attenzione sul trattamento e sulla patologia sono diventate la base delle riforme sociali. Le teorie biologiche in questo senso hanno avuto poco seguito, mentre le prospettive psicologiche sono diventate correnti allinterno del sistema giudiziario. La teoria cognitiva insiste sulle differenze negli schemi mentali tra individui normali e criminali contribuendo al pensiero che il comportamento criminale sia prodotto da una carenza mentale; ci porta al non trattamento ma solo alla punizione; gli psicologi generalmente non si sono adeguati a questa filosofia e hanno sviluppato tecniche che hanno lo scopo di insegnare ai rei come pensare razionalmente e realisticamente.

CAPITOLO 4 LA SCUOLA DI CHICAGO La scuola di Chicago pensava agli individui come creature complesse e la comunit come il principale elemento di influenza sul comportamento dei singoli. Questa scuola attraverso lo sviluppo della sociologia empirica, la storia di vita e lo studio ecologico riusc a costruire un quadro dinsieme sul quale si basano le moderne teorie criminologiche. 1 IL CONTESTO DELLA SCUOLA Il contesto sociale
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Allinizio del XX secolo gli studiosi dovettero confrontarsi con inediti fenomeni sociali (sviluppo delle grandi citt, immigrazione, rapida industrializzazione, proibizionismo, effetti della prima guerra mondiale), gli studiosi della scuola di Chicago considerarono le citt, a causa dellurbanizzazione, come le maggiori responsabili dei problemi sociali. Chicago nel giro di trenta anni aveva raddoppiato la popolazione in seguito allafflusso di manodopera a basso costo e quando lindustrializzazione rese i lavoratori superflui, emersero una serie di gravi problemi sociali quali inadeguatezza degli alloggi e dei servizi sanitari, senzatetto, bande giovanili e comportamenti illegali, migliaia di disoccupati che per non pesare su amici e parenti si diedero al vagabondaggio. Per alleviare questa situazione sorsero molte organizzazioni sociali e furono fatti programmi di assistenza rivolti in particolare agli immigrati dei ghetti che subivano la discriminazione dei residenti rifugiandosi spesso nella criminalit. La ricerca di una soluzione trasform Chicago in un laboratorio per i sociologi della sua universit. Il contesto intellettuale Fino allinizio del XX secolo la criminologia americana si era ispirata a quella europea facendo proprie le spiegazioni positiviste e in particolare quelle biologiche; man mano per che la sociologia si interessava della criminalit cominci a prevalere la scuola tedesca che era prevalentemente di tipo sociale e culturale; nello stesso periodo Boas guidava gli studi di antropologia che cercava di dimostrare che la natura umana era un prodotto culturale e non biologico. 2 LA PROSPETTIVA TEORICA DELLA SCUOLA Due sono le principali tecniche di ricerca utilizzate dalla scuola di Chicago: a) luso dei dati ufficiali (dati relativi alla criminalit, risultati di censimenti, dati relativi alla sicurezza sociale e situazione abitativa) che erano raccolti e analizzati per ogni area della citt e ripetuti pi volte evidenziando una stabilit che rivoluzion la spiegazione delle cause della criminalit (per esempio in una certa area continuava a esserci delinquenza nonostante i cambiamenti di etnia); b) la storia di vita che illustrava il processo sociopsicologico del criminale; Thomas fu il primo a studiare la psicologia dei popoli ponendola alla base di una nuova disciplina letnografia I sociologi vivevano con i soggetti dei loro studi tentando di ricostruire una ecologia umana che interpretasse il comportamento nel tempo e nello spazio. Il contributo pi importante della scuola di Chicago fu lapproccio organico alla vita di comunit di Robert Park e Ernest Burgess; lidea era che la crescita delle citt e la dislocazione di aree e problemi sociali non avvengono a caso ma obbediscono a un modello: il modello delle zone concentriche con usi dominanti in ciascuna zona. La prima zona quella del quartiere centrale degli affari pochi residenti e numerose fabbriche e ufficiOPsonline.it la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia Appunti desame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc E-mail: info@opsonline.it Web: http://www.opsonline.it Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006

La seconda zona quella di transizione dove sconfinavano gli edifici della prima zona e dove risiedevano gli immigrati perch pi a basso costo; La terza zona quella dei lavoratori: Le ricerche evidenziarono che i problemi sociali erano pi frequenti nella prima zona dove era pi evidente la superficialit della vita sociale, le persone non si conoscono, le relazioni sono transitorie e i legami amicali e parentali sono deboli; la scuola di Chicago vide in questo indebolimento delle relazioni sociali primarie un processo di disgregazione che divenne la chiave di lettura dellorigine della criminalit. Shaw e McKay notarono durante le loro ricerche che la zona di transizione presentava un livello di disgregazione sociale maggiore delle altre aree soprattutto per la presenza di immigrati che a causa delle difficolt ad avere relazioni primarie si rifugiavano nella loro cultura di origine perci il legame tra immigrati e criminalit era il prodotto della disgregazione sociale e del conflitto con la cultura americana del tempo. Gli stessi studiosi elaborarono la teoria della trasmissione culturale secondo la quale i giovani che vivono in aree disgregate hanno maggior possibilit di avere contatti con i delinquenti e ci produce la trasmissione di generazione in generazione delle tradizioni criminali in modo del tutto simile a come si trasmette il linguaggio o le altre forme sociali. LINTERAZIONISMO SIMBOLICO La scuola di Chicago elabora la teoria dellinterazionismo simbolico la cui idea centrale che la mente e il s non sono elementi innati ma costruiti dallambiente sociale attraverso il processo di simbolizzazione mediate il quale gli individui definiscono se stessi e gli altri. In realt noi definiamo noi stessi partendo dalla percezione di ci che gli altri pensano di noi (laltro generalizzato di Mead) ovvero definiamo la nostra identit riflettendoci negli altri. Thomas rilev che noi possiamo avere molteplici identit che dipendono dal contesto in cui ci troviamo, ovvero ogni situazione prevede un proprio ruolo, identit e comportamenti. La scuola di Chicago concettualizzando il comportamento umano come relativo permise di comprendere la devianza; cos che un comportamento ritenuto normale in un gruppo pu essere non conforme in un altro (es. hobo jungles= persone che si spostano continuamente per motivi di lavoro il cui comportamento non deviante rispetto al contesto specifico ma in relazione al resto della societ) e inoltre capita anche di fraintendere le situazioni e quindi comportarsi in modo non conforme. LA TEORIA DEL CONFLITTO CULTURALE La scuola di Chicago riconosce che il conflitto diffuso allinterno della societ ed innescato dalle differenze di valori esistenti tra i vari gruppi di individui. Il miglior lavoro su questa teoria ci viene tuttavia fornito da Thorsten Sellin che non era membro della scuola di Chicago con il libro Culture, Conflict and Crime. La teoria di Sellin imperniata sullidea delle norme di condotta o regole che governano il comportamento; le norme variano da cultura a cultura e sono lespressione dei gruppi che detengono il potere sociale e politico. Sellin suggerisce lesistenza di due forme di conflitto:

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conflitto primario quando uno stesso comportamento pu essere rilevante per due culture diverse; per esempio in caso di migrazione da unarea ad un'altra, la vecchia cultura continua per un certo periodo a influenzare il comportamento di una persona;

conflitto secondario ovvero la presenza di culture minori (subcultura) allinterno di una cultura pi vasta che hanno un proprio nucleo di valori e pur non totalmente differente dalla cultura pi vasta produce comunque un conflitto. 3 CLASSIFICAZIONE DELLA TEORIA La scuola di Chicago di base era di ispirazione positivista, di posizione determinista, i suoi lavori mettono in risalto losservazione sistematica e la verificabilit; difficile definire la scuola di Chicago come procedurale o strutturale, sebbene lorientamento dominante il processo in seguito al quale si diventa deviante piuttosto che linfluenza sociale sul criminale. I teorici di questa scuola erano consensualisti anche se riconoscevano limportanza dei conflitti; infine essa ha prodotto microteorie, con leccezione della teoria del conflitto culturale che una macroteoria. 4 SVILUPPI ATTUALI E IMPLICAZIONI POLITICHE Gli studi della scuola di Chicago continuarono per tutti gli anni 40 ma in realt non si sono mai conclusi. Alcune tematiche della criminologia ecologica riapparvero negli anni 70 sotto la denominazione di design ambientale e criminologia geografica. Newman, un architetto, elabor il concetto di spazio difendibile: lidea era che qualunque spazio fisico che gli abitanti consideravano come il loro territorio era immune dal crimine poich essi vigilavano sulla zona. Il concetto di design ambientale ispir molti degli odierni programmi di prevenzione della criminalit e vigilanza dei quartieri. Una nuova direzione della teoria ecologica fu lo studio delle Carriere criminali delle comunit; questa nuova direzione teorica si chiede in che modo i cambiamenti interni ed esterni delle aree urbane influenzano landamento dei tassi di criminalit. Stark presenta una teoria ecologia denominata dei luoghi devianti che consiste di trenta proposizioni con molti riferimenti al concetto di incivilt. Per quanto riguarda le implicazioni politiche, le teorie della scuola di Chicago furono applicate a programmi di prevenzione concentrati sulla struttura sociale o sul controllo allinterno di comunit; anche i dipartimenti di polizia usano da anni la spot map (formulata da questa scuola), una mappa geografica delle citt su cui si registrano le strade criminali; studi ecologici recenti le hanno modificate trasformandole in hot spots (zone calde).

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Determinismo= dottrina filosofica secondo la quale tutto ci che accade, comprese le conoscenze e le azioni umane determinato in modo causale da una catena ininterrotta di eventi avvenuti in precedenza. Principale conseguenza de determinismo lesclusione completa del libero arbitrio.

CAPITOLO 5 LA TEORIA DELLASSOCIAZIONE DIFFERENZIALE Sutherland elabor una teoria insistendo sul fatto che il comportamento criminale viene appreso allinterno di un certo ambiente nella stessa maniera in cui vengono appresi gli altri tipi di condotta, di conseguenza la differenza tra il comportamento conforme e quello criminale sta in che cosa si apprende e non nel come lo si apprende.

1- IL CONTESTO DELLA TEORIA Il contesto sociale Molti eventi degli anni 20 30 influenzarono la teoria di Sutherland: i rapporti annuali dellFBI sui crimini da cui emergeva il dato che certe categorie di persone delinquevano pi di altre e il fenomeno della grande depressione che produsse un aumento dei crimini legati alla povert. Dunque secondo lo studioso la criminalit e le altre forme di comportamento deviante non sono innati, n causati dalla labilit mentale , ma sono il prodotto di situazioni, opportunit e valori. Anche le nuove forme di criminalit legate al proibizionismo e alla criminalizzazione delluso delle droghe insegnarono a Sutherland che esse sono in parte governate dal sistema legale che criminalizza comportamenti ritenuti normali fino allintroduzione delle nuove norme. Il contesto intellettuale Gli esponenti della scuola di Chicago e in particolare Thomas influenzarono il pensiero di Sutherland, fondamentali per lo sviluppo della sua teoria furono anche i lavori dellinterazionismo simbolico di Mead, Park e Burgess e il lavoro ecologico di Shaw e
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McKay. Le due principali metodologie sviluppate dalla scuola di Chicago, lanalisi delle statistiche giudiziarie e le storie di vita, furono importanti per Sutherland per comprendere come il conflitto tra culture dei diversi gruppi fosse la causa del persistere di tassi di criminalit in determinate zone della citt dove le culture native o private si intrecciavano con la cultura americana o pubblica. La definizione di associazione differenziale appare per la prima volta in uno scritto di Sutherland che raccoglieva storie di immigrati detenuti e interviste di un ladro professionista e che rappresent la prima analisi di come un gruppo, che si associa con canoni diversi, arrivi a svilupparsi al di fuori della cultura generale rafforzando i suoi valori. Sutherland si ispir dunque a tre dei principali concetti della scuola di Chicago e cio alla teoria ecologica e della trasmissione culturale, allinterazionismo simbolico e alla teoria del conflitto culturale; riunendo questi tre filoni egli cerc di spiegare sia il comportamento criminale individuale sia la variazione per gruppi dei tassi di criminalit. 2 LA PROSPETTIVA TEORICA La prima versione completa della teoria fu proposta nel 1939nella terza edizione dei Principi, in essa Sutherland definisce il concetto di comportamento criminale sistematico riferendosi sia alle carriere criminali che al crimine organizzato; questultimo comprende comportamenti indotti da definizioni (valori) provenienti dallinterno della comunit, a differenza del comportamento avventizio che designa il comportamento criminale non sistematico. Nella versione finale della teoria per il termine sistematico scompare forse perch lo studioso percep che quasi tutti i comportamenti criminali sono sistematici. 3 LASSOCIAZIONE DIFFERENZIALE Con questa espressione Sutherland intendeva che i contenuti dei modelli dellassociazione variano a seconda degli individui; ci non significa che la sola associazione criminale provoca il comportamento criminale ma il contenuto della comunicazione a essere il punto focale. Egli vedeva il crimine come conseguenza del conflitto di valori, lindividuo seguiva un comportamento culturalmente approvato ma che il resto della societ americana disapprovava e sanzionava penalmente. A livello individuale la teoria dellassociazione differenziale il prodotto sia dellambiente sociale che dei valori trasmessi da persone che in quel contesto ricoprono un ruolo primario. 4 ORGANIZZAZIONE SOCIALE DIFFERENZIALE La prima versione della teoria spiegava il processo attraverso cui gli individui diventano delinquenti; per Sutherland il conflitto, diffuso nella societ , il prodotto di una societ disgregata, frammentata, che crea diversi tipi di valori e interessi allinterno dei vari gruppi sociali e se questi sono difformi dalla legge diventano devianti. 5 LA VERSIONE DEFINITIVA DELLA TEORIA In questa ultima versione, articolata su nove punti, Sutherland afferma che il comportamento criminale viene appreso mediante lassociazione con persone con cui si
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trattengono rapporti intimi, in un processo di comunicazione interattiva. Due sono le cose principali che si apprendono da questa relazione. a) le tecniche necessarie al comportamento criminale ovvero i come di una determinata azione: b) le definizioni che sostengono tale comportamento ovvero i perch, o le ragioni per cui viene commessa lazione (valori, motivazioni, pulsioni, atteggiamenti); Secondo Sutherland il comportamento criminale avviene quando le definizioni a suo favore prevalgono su quelle che incoraggiano il comportamento conforme; il comportamento prescelto non determinato solo dallinfluenza cui siamo esposti ma anche allassenza di modelli alternativi. La teoria differenziale dunque non si concentra sul CHI si associa a qualcuno ma sulle definizioni fornite da questa associazioni poich una volta apprese le tecniche del comportamento criminale, i valori che lo sostengono possono essere trasmesse a chiunque. Ci implica che gli individui e i gruppi siano esposti ad associazioni differenti cos che la propensione al crimine o il rigetto dipende dai parametri culturali degli associati, in particolar modo di quelli con cui si trascorre pi tempo. 6 CLASSIFICAZIONE DELLA TEORIA La teoria differenziale : - positivista cio si concentra sui criminali e sul loro comportamento; - microteoria quando ricerca le cause del comportamento criminale ma ha componenti macroteorici perch basata su concetti di organizzazione sociale differenziale e di conflitto culturale; - orientata verso il conflitto e riconosce allinterno della societ lesistenza di valori favorevoli e altri contrari al rispetto delle leggi; procedurale pi che strutturale infatti pur tenendo conto dei fattori della struttura sociale verte essenzialmente sul processo attraverso cui si diventa criminale. In conclusione secondo questa teoria, le interazioni che abbiamo con gli altri individui, insieme ai valori che questi ci trasmettono, stanno alla base del comportamento criminale. 7 SVILUPPI ATTUALI E IMPLICAZIONI POLITICHE Nel corso degli anni possibile individuare tre diversi filoni teorici: negli anni 50 abbiamo le subculture delinquenziali, come si formano, perch continuano e in che modo si trasmettono i valori e le definizioni criminali; tra gli anni 50 e 60 abbiamo la teoria dei ruoli; Cressy prevedeva un vocabolario di motivazioni veicolato dal ruolo nel quale un individuo si identifica in un determinato momento;
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tra la met e la fine degli anni 60 la tendenza cercava di spiegare i processi di apprendimento dellassociazione differenziale attraverso luso di teorie dellapprendimento sociale. Nel campo delle politiche, la teoria di Sutherland ha avuto implicazioni sia per lo studio che per il trattamento di tipologie alternative di crimine, egli diede vita alla ricerca e allo studio della criminalit dei colletti bianchi spiegando che le persone provenienti dalle classi alte apprendono la criminalit allo stesso modo di quelli delle classi basse, che in larga parte commettono crimini di strada.

CAPITOLO 6 TEORIA DELLANOMIA Il concetto di anomia legato a due studiosi: Emile Durkheim e Robert K. Merton. Durkheim lo utilizz sia per descrivere la deregolamentazione che avveniva allinterno di una societ (quando le regole riferite al comportamento da seguire nei rapporti con gli altri perdono di efficacia, le persone non sanno pi cosa aspettarsi luno dallaltra) che riferendosi alla condizione moralmente deregolata per cui le persone non controllano in modo adeguato il loro comportamento. La tesi centrale di Durkheim che le societ si sono evolute da una forma semplice o meccanica in cui la gente si comporta e pensa in modo simile e i loro fini sono orientati al gruppo, verso una societ complessa o organica dove vi sono relazioni altamente interattive e in cui i fini sono individuali. Le persone in questa societ organica non hanno pi legami parentali e amicali ma fondati su contratti la cui caratteristica la fluidit, per cui le condizioni di socialit sono a rischio di disgregazione e quindi di anomia. Se le norme sociali perdono di significato non guidano pi gli individui, questi non riescono a collocarsi ai loro posti e hanno difficolt a adattarsi ai cambiamenti; tale processo provoca di conseguenza insoddisfazione e frustrazione, conflitto e devianza. Merton espresse una sua formulazione per il concetto di anomia; egli distinse le norme sociali in due tipi: mete sociali e mezzi accettabili per raggiungerle, ridefinendo lanomia come la discrepanza o incongruenza tra mezzi e fini prodotta dalla struttura sociale che propone mete senza che vengano forniti tutti i mezzi per conseguirle, cos che la devianza diventa il frutto dellanomia. 1 IL CONTESTO DELLA TEORIA Il contesto sociale La grande depressione degli anni 30 in USA forn ai sociologi nuovi spunti di studio; Merton not che la criminalit non era necessariamente intrinseca nella persona ma aveva connessione con la struttura sociale; gli studiosi allora abbandonarono gli ambiti ristretti dei loro studi e si spostarono verso lanalisi della struttura sociale nella sua
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interezza grazie anche agli sforzi riformatori che il governo americano intraprese con il New Deal. Un altro elemento che influenz la criminologia di questi anni fu lo studio dei dati demografici dal cui esame emerse che parti sociali presentavano pi criminalit e in esse si notava una costante anomia che chiaramente produceva la devianza. Infine in questo periodo si fece strada lidea che le classi sociali fossero un elemento cruciale per spiegare gli eventi sociali ovvero i criminologi ritennero che la devianza si potesse spiegare partendo dalle differenze sociali. Il contesto intellettuale Merton fu allievo di Parsons la cui prospettiva divenne nota come strutturalfunzionalismo. Parsons considerava la societ come il risultato di un equilibrio di forze (simile a quello di un pendolo) che serviva a produrre ordine. Se le varie componenti della struttura sociale giungono in una posizione di squilibrio allora lorganizzazione sociale si sta disgregando. Merton inoltre fu anche influenzato dalla psicoterapia freudiana (conflitti interni) e gli studi di Hooton che aveva trattato, nel suo libro, linferiorit biologica dei criminali. Merton critic comunque questi approcci e si concentr sugli effetti della struttura sociale. 2 LA PROSPETTIVA TEORICA La teoria dellanomia di Merton basata principalmente sulla devianza pi che sulla criminalit; per Merton deviante quel comportamento che, in una societ che prevede per i suoi membri mete strutturate e mezzi adeguati per raggiungerle, non segue i valori condivisi; egli usa il termine devianza sia per riferirsi al comportamento criminale che a quello burocratico. Merton not che certe mete sociali vengono esaltate pi di altre e che la societ ritiene legittimi certi mezzi per raggiungere quelle mete, cos che, come succedeva nella societ americana mete molto enfatizzate creavano anomia in quanto non avendo tutti la possibilit di accesso economico a queste mete con mezzi legittimi si cercavano quelli illegittimi. Ci pi evidente per le classi inferiori o le minoranze che si trovano svantaggiate a causa di questa disuguaglianza che se imputabile alla struttura sociale avremo una societ anomica. Lindividuo cerca conseguentemente dei modi per adattarsi allanomia, Merton ne presenta cinque: 1) Conformit se lindividuo, preso atto che laccesso a mete e mezzi limitato, accetta di ritenerli ancora legittimi; 2) Innovazione si accettano le mete ma si ricorre a mezzi illegittimi per raggiungerle ( il tipo di devianza pi diffuso); 3) Ritualismo si rinuncia burocratico); 4) Rinuncia si rinuncia a mete e mezzi e si abbandona ogni tentativo di andare avanti nella vita (vagabondi, alcolizzati, drogati);
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alle mete per ricorrere solo ai mezzi legittimi (comportamento

5) Ribellione consiste nella sostituzione di mezzi e mete; secondo Merton questa modalit di adattamento conduce gli individui fuori dalla struttura sociale per cercare di realizzarne una nuova, ci presuppone lalienazione da obbiettivi e parametri dominanti (gli individui sono ribelli e rivoluzionari). 3 CLASSIFICAZIONE DELLA TEORIA La teoria dellanomia positivista; al contrario di molte altre teorie di questo tipo colloca la patologia allinterno della struttura sociale e spiega in che modo essa induce una tensione in alcuni segmenti sociali spingendoli verso la devianza. Lanomia una teoria strutturale perch concentra la sua analisi sulla struttura sociale e sulla sua funzione nel creare la devianza senza per specificare il processo attraverso il quale gli individui diventano devianti. Essa una macroteoria e pu essere definita funzionalista perch spiega il fenomeno sociale sotto laspetto degli effetti e delle conseguenze. 4 SVILUPPI ATTUALI E IMPLICAZIONI POLITICHE La teoria dellanomia continua a godere una certa importanza anche se i criminologi hanno la tendenza a usarla in forma generalizzata come teoria della TENSIONE. Tali teorie pongono al centro la motivazione nel senso che le persone commettono atti criminali mossi da una motivazione e in sua assenza hanno un comportamento conforme. Queste teorie strutturali della tensione cercano le origini di tali tensioni nella struttura e organizzazione sociale mentre Merton le identifica con i messaggi culturali e le disuguaglianze sociali. Lavori recenti che seguono le teorie mertoniane esaminano il divario tra aspirazioni e aspettative che porta frustrazione e comportamento criminale specialmente negli adolescenti. Anche la disuguaglianza tra ricchi e poveri importante per determinare i tassi di criminalit; ad esempio nelle aree in cui convivono individui molto poveri e altri molto ricchi dobbiamo aspettarci tassi di criminalit elevati. Elliot e Voss alla teoria della tensione hanno aggiunto la delinquenza della classe media, considerando i fini immediati pi che le aspirazioni a lungo termine connesse alla teoria della tensione, rilevando che i giovani si concentrano maggiormente sui fini immediati piuttosto che sul loro futuro. La versione contemporanea pi conosciuta della teoria della tensione quella elaborata da Agnew il quale sostiene che non bisogna considerare solo i fini positivi ma anche il desiderio di evitare situazioni dolorose o negative; cos il raggiungimento di un obiettivo pu essere impedito proprio dalla esigenza di evitare eventi stressanti, in questo caso il livello di tensione tale che potrebbe produrre devianza. Un altro adattamento contemporaneo della teoria della tensione sostenuto da Messner e Rosenfeld, secondo questi autori un quadro pi completo dei vincoli strutturali sulla devianza deve includere anche istituzioni quali la famiglia, la scuola, la religione e la legge ovvero perch lanomia agisca non basta il divario tra fini e mezzi ma bisogna che le istituzioni sociali siano indebolite. Implicazioni politiche
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Per combattere lanomia bisognerebbe modificare la struttura sociale dalle sue fondamenta, eliminare per esempio le divisioni in classi, il razzismo, i pregiudizi; secondo altri approcci sarebbe auspicabile accrescere le opportunit occupazionali, le opportunit educative o addirittura ridurre le aspirazioni.

CAPITOLO 7 TEORIE DELLA SUBCULTURA Negli anni 50 e 60 i criminologi studiarono principalmente la delinquenza giovanile analizzandone lorigine e il contesto, creando il nuovo contesto sociobiologico di subcultura. Vi sono vari tipi di approccio a questa teoria : la teoria delle subculture delinquenziali di Cohen; la teoria delle opportunit differenziali di Cloward e Ohlin; la teoria di Miller; la teoria di Wolfgang e Ferracuti 1 IL CONTESTO DELLA TEORIA Il contesto sociale Gli anni 50 sono caratterizzati da un periodo di prosperit e da una grande crescita dei consumi; la classe media ha dimostrato la sua superiorit e imposto i suoi valori. Per la prima volta gli americani considerarono listruzione come un diritto di tutti ; nello stesso periodo assistiamo a una crescente urbanizzazione degli USA e a un crescente deterioramento delle aree centrali delle citt che presentavano numerosi problemi in particolare nelle classi inferiori dove le bande giovanili rappresentavano la forma pi visibile di delinquenza. Secondo il senso comune dellepoca gli individui erano responsabili della loro situazione non avendo fatto nulla per migliorare la loro condizione di povert; solo successivamente, grazie al movimento per i diritti civili il concetto di povert fu riportato entro spiegazioni di tipo sociale. Il contesto intellettuale La tradizione intellettuale alla base degli studi sulla subcultura degli anni 50 costituita sia dalla scuola di Chicago che dalla teoria mertoniana dellanomia. Una significativa influenza fu esercitata anche dal lavoro di Solomon Kobrin, che insieme ad altri studiosi analizz le bande di strade e studi le relazioni esistenti tra le generazioni di sesso maschile allinterno di una comunit di classe inferiore, trovando un legame tra gerarchia politica e organizzazione della criminalit. Kobrin elabor il concetto di Comunit integrata: il grado di controllo sociale allinterno di una comunit dipende
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dalla quantit di organizzazioni criminali e dalla relazione che esse hanno con la leadership politica dellaggregato sociale di appartenenza. 2- LA SUBCULTURA DELLA DELINQUENZA DI COHEN Cohen riscontr che il comportamento delinquente si verifica pi speso tra i maschi delle classi inferiori e che la forma pi comune la delinquenza delle bande giovanili. Egli not che in questo tipo di delinquenza non vi era nessuna motivazione razionale; i giovani devianti provavano soddisfazione nel causare disagio agli altri, in particolare, cercavano di oltraggiare i valori delle classi medie; le bande erano versatili (diverse forme di delinquenza), edoniste con obbiettivi immediati e autonomisti (ostili a coloro che non facevano parte del gruppo). Cohen afferma che tutti i giovani vanno alla ricerca di uni status sociale, tuttavia non tutti possono competere con le stesse opportunit per raggiungerlo. I primi problemi sorgono tra bambini delle elementari quando quelli pi poveri si trovano a competere con quelli provenienti dalle classi medie e inoltre devono anche essere valutati da adulti che usano i parametri delle classi medie. Valori quali la condivisione, la gratificazione posticipata, gli obiettivi a lungo termine e il rispetto per la propriet altrui non appartengono ai ragazzi delle classi inferiori perch le loro famiglie non possono dare per scontato nessuno di questi valori e quindi non possono trasmetterli. Allora i ragazzi alla ricerca di uno status soffrono di frustrazione e ricorrendo al meccanismo di reazione formazione illustrato da Freud, reagiscono in modo ostile ai valori delle classi medie trovando una forma di adattamento nella soluzione collettiva che, secondo Cohen, rende necessario modificare i mezzi per raggiungere lo status. E cos che si viene a creare una nuova forma di cultura, la subcultura delinquente che conferisce alle bande le sue caratteristiche di non utilitariste, prevaricatorie e negative. Se i giovani dei ceti subalterni diventano delinquenti molto dipende dalla forza e dal grado di interazione con i membri della subcultura delinquenziale; infatti essi cominciano a considerare i componenti delle bande come Altri significativi e finiscono con lidentificare la soluzione dei problemi con questa subcultura. Cohen formul anche teorie sulla delinquenza femminile e su quella dei maschi delle classi medie. Le donne sarebbero frustrate dal doppio standard sessuale a cui reagirebbero assumendo comportamenti sessuali devianti; gli uomini delle classi medie per reagire alla responsabilit maggiore che le donne si assumono nel crescere i figli, esaltano comportamenti tipicamente maschili che ruotano intorno allautomobile quali: joy riding = corse in auto anche con veicolo rubati, drag racing = giri con le auto per rimorchiare ragazze o prostitute e atteggiamento da duri. CLASSIFICAZIONE DELLA TEORIA La teoria della subcultura di Cohen stata definita della tensione o strutturale, essa per subisce anche linfluenza dellorientamento procedurale della scuola di Chicago in quanto mette in luce il processo attraverso il quale viene creata la subcultura. Questa dualit la fa classificare come una teoria ponte. Cohen utilizza la prospettiva del consenso in quanto la societ propone mete raggiungibili dalla classe media e i giovani delle classi inferiori cercano mezzi alternativi come conseguenza della frustrazione. La
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teoria infine un esempio di positivismo sociologico in quanto ci dice che certi comportamenti vanno spiegati e il concetto di subcultura lo strumento adatto alla loro comprensione. 3 LA TEORIA DELLE OPPORTUNITA DIFFERENZIALI DI CLOWARD E OHLIN Per Cloward e Ohlin non esiste solo un insieme di mezzi legittimi per raggiungere le mete ma anche mezzi illegittimi, detti struttura illegittima delle opportunit, ma anchessi sono limitati nellaccesso come quelli legittimi. I due autori affermano che ogni forma di subcultura delinquenziale dipende dal grado di integrazione presente nella comunit e ne proposero tre tipi ideali. La prima, definita subcultura criminale; una comunit completamente integrata in cui le bande giovanili funzionano da apprendistato per le attivit criminali da intraprendere da adulti; essi svolgono loro affari (furti, ricettazione, estorsioni) sotto la supervisione delle organizzazioni criminali (per esempio oggi si usano i minori per lo spaccio della droga in quanto non perseguibili penalmente). La seconda, la subcultura conflittuale, si verifica in comunit disgregate in cui la struttura illegale disorganizzata e non in grado di esercitare alcun controllo comunitario sui giovani. Le bande in questo caso sono violente e imprevedibili e danneggiano sia adulti criminali che conformi. Infine ci possono essere dei giovani che non hanno accesso a nessuna delle due strutture precedenti; in questo caso avremo la subcultura astensionista. Lobiettivo principale dei soggetti di questa subcultura assumere droga e svolgere attivit legate esclusivamente a ottenere i soldi necessari per comprarla. Questi giovani sono doppiamente falliti perch non sono riusciti ad avere successo n nel mondo legale n in quello illegale probabilmente per due ragioni: hanno assimilato le proibizioni dei comportamenti violenti hanno fallito nel tentativo di ottenere uno status sia in una banda criminale sia in quella conflittuale. La teoria delle opportunit differenziali una teoria della tensione pur presentando elementi sia procedurali che strutturali; positivista e consensuale (tenta di spiegare i modi in cui il comportamento viene trasmesso e assume che lobiettivo principale dei membri della societ sia il raggiungimento delle mete. 4 ALTRE TEORIE DELLA SUBCULTURA La teoria incentrata sulle classi inferiori di Miller Miller, grazie alle sue conoscenze delletnografia, esamin i quartieri popolari di Boston e concluse che per le classi inferiori i valori delle classi medie non erano cos importanti come avevano affermato Cohen e gli altri. La prospettiva teorica di Miller sottoline la differenza esistente tra le varie classi sul piano degli stili di vita, ogni classe aveva infatti una propria subcultura che aveva con le altre similitudini e differenze. Miller adott il concetto di preoccupazione focale cio gli aspetti di ogni particolare cultura
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che richiedono attenzione e cura costante (es. la maternit nella subcultura femminile). Miller individu una serie di preoccupazioni focali che sono alla base delle motivazioni di molte forme di comportamento criminale delle classi inferiori che adottavano questo comportamento nel tentativo di adeguarsi agli standard della loro classe di appartenenza. Miller descrive sei preoccupazioni focali della classe operaia americana: la molestia, la durezza, la scaltrezza, leccitamento, sorte e fortuna, autonomia. Nelle subculture delle classi inferiori inoltre gli incentivi a intraprendere la via del crimine sono pi forti che nelle altre classi, e in particolare sono i giovani ad avere comportamenti devianti; Miller not anche che in molte famiglie delle classi inferiori la carenza della figura paterna provocava problemi specialmente nei figli maschi che non avevano un modello a cui rapportarsi per cui spesso le bande rappresentavano la soluzione pi adeguata a questo problema in quanto fornivano benefici psicologici quali senso di appartenenza, possibilit di ottenere prestigio e rispetto, difficilmente ottenibili in famiglia o a scuola. Riassumendo, secondo Miller il motivo principale del comportamento criminale delle bande giovanili il tentativo di raggiungere lo status, condizioni qualit allinterno del loro ambiente culturale, tale condotta ritenuta normale allinterno del loro contesto subculturale. La subcultura della violenza di Wolfgang e Ferracuti Wolfgang e Ferracuti affermarono che la subcultura della violenza risulta dalla combinazione di diverse teorie; la loro teoria pu essere riassunta in questo modo: malgrado i valori posseduti dai membri di una subcultura siano diversi da quelli dominanti, non necessariamente sono opposti o in netto conflitto con il resto della societ. Coloro che fanno parte della subcultura della violenza apprendono la predisposizione a praticarla, anche se questo comportamento pu essere appreso a tutte le et, attrae soprattutto gli individui della fascia tra adolescenza e maturit. 5 SVIPUPPI ATTUALI E IMPLICAZIONI POLITICHE Le teorie della subcultura, ad esclusione di quella della violenza, si basano sul legame tra classi inferiori e criminalit. Intorno agli anni 50 emerge la critica a questa impostazione teorica grazie ai nuovi metodi per misurare la devianza basati sulle autodenunce (questionari e interviste in cui i giovani autodenunciavano i loro atti delinquenziali). Questi studi rilevarono che la relazione tra classe e criminalit era molto debole. Sykesn e Matza criticarono la concezione di Cohen, che vede i valori delle classi medie opposti a quelli delle classi inferiori: i due criminologi sostengono che i giovani dei gruppi subalterni non hanno bisogno dellopposizione dei valori per commettere crimini; necessario invece una serie di razionalizzazioni o neutralizzazioni, che aiuti ad aggirare i valori convenzionali; inoltre prevedono lesistenza di valori sotterranei (divertimento o tolleranza verso certi tipi di conflitto e violenza) per cui anche giovani con origini sociali diverse possono condividere la stessa opposizione di valori delle classi inferiori.

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Dopo gli anni 60 la tesi della subcultura della violenza si estende nella ipotesi della meridionalit che vuole spiegare la presenza di una pi alta percentuale di omicidi nelle regioni meridionali degli USA sostenendo la tesi che i maschi del sud hanno una subcultura pi incline alla violenza rispetto al confronto verbale. Infine Fischer teorizza che la densit della popolazione influisce direttamente sulla partecipazione alle attivit devianti. Implicazioni politiche Le teorie della subcultura hanno avuto importanti implicazioni politiche, le amministrazioni di Kennedy e Johnson nellintento di risanare la societ dalle fondamenta, seguendo le teorie della subcultura, diedero il via a molti progetti: il MFY (mobilization for Yout Project) creato per incrementare le opportunit di lavoro e istruzione dei giovani; progetti relativi alla delinquenza giovanile quale linterazione di gruppo guidata progetti scolastici per aiutare i bambini ad avere un miglior rendimento e a non abbandonare la scuola.

CAPITOLO 8 TEORIA DELLETICHETTAMENTO La teoria delletichettamento nasce allinizio degli anni 60 ed considerata una svolta teorica perch sfidava le definizioni precedenti della devianza. Gli studiosi che adottarono questo punto di vista teorico sostennero che le teorie passate avevano prestato eccessiva attenzione alla devianza individuale, trascurando i modi in cui la societ reagiva ad essa (perci essa venne denominata scuola della reazione sociale). La teoria delletichettamento sostiene che il significato del concetto di crimine sottoposto a continue ridefinizioni spazio temporali e i teorici mettono in discussione la convinzione comune che fa coincidere la natura dei criminali con il crimine commesso. Alcuni criminologi hanno messo in discussione la teoria delletichettamento considerandola unarticolazione dellinterazionismo simbolico, tuttavia letichettamento formula affermazioni causali e proposizioni verificabili, qualit che non tutte le teorie possono vantare. 1 IL CONTESTO DELLA TEORIA Il contesto sociale

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Alla fine degli anni 50 la societ civile prese coscienza della disuguaglianza razziale e della segregazione dei diritti civili; listruzione divenne il tema principale del movimento per i diritti civili; nel campo della giustizia minorile vennero istituiti nuovi programmi che avevano lo scopo di evitare che i giovani potessero essere considerati con letichetta di delinquente. Anche se luguaglianza non fu raggiunta, i bianchi si resero consapevoli del modo in cui trattavano le minoranze e gli stessi criminologi e sociologi estesero le loro teorizzazioni sugli effetti che la classe sociale e letnia avevano su coloro che venivano a contatto con il sistema penale. Il contesto intellettuale La teoria delletichettamento un erede dellinterazionismo simbolico della scuola di Chicago e il suo maggior esponente fu BECKER. Alcuni studiosi (Lilly, Cullen eBall) sostennero che il concetto di profezia che si auto adempie sviluppato da Merton, rappresent un elemento importante per la popolarit della teoria in quanto una falsa etichetta, per il solo fatto di essere stata applicata, pu diventare la verit per quelli pronti a credervi. 2 LA PROSPETTIVA TEORICA Molti criminologi fanno risalire la teoria delletichettamento al libro Crime and the Community di Frank Tannenbaum in cui affermava che il comportamento criminale scaturisce dal conflitto tra un gruppo e la societ nel suo insieme e quindi la drammatizzazione del male deriva dalladattamento dellindividuo in un gruppo particolare piuttosto che dalla mancanza di adattamento alla societ. Lautore dice che ogni volta che un bambino viene sorpreso a commettere un atto deviante, gli viene data una etichetta che ne modifica lautoimmagine e fa in modo che gli altri reagiscano alletichetta e non al bambino. Laffissione delle etichette sarebbe dunque la causa reale della devianza. Becker afferm che lesistenza della devianza legata al punto di vista dellosservatore, infatti vi possono essere concezioni diverse di ci che conforme o meno allinterno dei vari gruppi e tale conformit varia anche in base alle situazioni; inoltre affinch esista la devianza necessario che venga scoperta e che produca una reazione. Becker dunque definisce la devianza a partire da coloro che reagiscono e non dal soggetto deviante. Lapproccio delletichettamento pu essere distinto in due parti: la ricerca delle cause (come e perch certi individui vengono etichettati) gli effetti delletichettamento sul comportamento deviante Secondo Becker i gruppi sociali creano la devianza stabilendo delle regole la cui violazione costituisce un atto deviante, i devianti vengono perci etichettati outsiders (criminali). La devianza allora creata dalla reazione sociale, non necessario che il comportamento deviante esista, basta che coloro che reagiscono credano che esista. E dunque la reazione a creare la devianza, esse sta nello sguardo di chi osserva. Becker individu 4quattro diversi casi di devianza:

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1) ingiustamente accusato atti non commessi e conformi contro i quali vi una reazione come se fossero devianti; 2) deviante puro; 3) deviante conforme in ambedue i casi sono atti in cui percezione e realt coincidono 3) segretamente deviante atti che restano segreti e quindi non considerati devianti. Questo approccio alla devianza port a spiegare la criminalit in modo diverso in quanto la reazione sella societ risultava selettiva nei confronti di individui o gruppi etichettati. Le persone etichettate subivano un processo di espansione della criminalit dando avvio a una carriera deviante; ci avveniva con due modalit. - letichetta attrae lattenzione di chi etichetta producendo un rafforzamento la persona interiorizza letichetta arrivando ad autodefinirsi deviante. Chiaramente anche il sistema penale finisce per vigilare pi attentamente su tali individui per cui condannati usciti dal carcere per buona condotta, in libert condizionata o ex detenuti subiranno maggiori controlli e di conseguenza comportamenti successivi saranno osservati e etichettati (ci succede specialmente per le classi inferiori). Una volta etichettati le possibilit di riuscita nel mondo conforme si riducono e spesso essendo preclusi i canali leciti, gli illeciti restano lunica alternativa. Uno studio condotto da Schwartz e Skolnick illustra gli effetti criminogeni delletichetta deviante; essi condussero un esperimento sul campo, inviarono 4 domande di lavoro identiche tranne che per la sezione della situazione penale ( arrestato e condannato per aggressione, processato e assolto per lo stesso reato, processato e assolto con lettera del giudice su non colpevolezza, nessun precedente penale). Il risultato dellindagine fu che non solo i precedenti penali riducono notevolmente la possibilit di trovare lavoro, ma lo stesso effetto viene prodotto da qualunque accenno alla loro esistenza. La seconda forma di etichetta ci che Lemert definisce devianza secondaria; accanto alla reazione sociale bisogna cio tener conto anche di quella individuale. La persona etichettata, se non ha unimmagine di s ben definita, pu accettare quella offerta dagli altri, modificando la propria identit con un feedback negativo (pi si subisce letichettamento pi si interiorizza) che porta la persona ad accettare letichetta come una identit reale. Altri due importanti concetti della teoria delletichettamento sono: status egemone status che costituiscono le caratteristiche primarie di una persona (sesso, lavoro, status di criminale); interpretazione retrospettiva le identit vengono ricostruite per adattarsi alla nuova etichetta; avviene un processo di riesame che interpreta i fatti e gli eventi del passato per farli coincidere con la nuova identit. 3 CLASSIFICAZIONE DELLA TEORIA
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La teoria delletichettamento principalmente procedurale perch si interessa del modo in cui le persone vengono etichettate, tuttavia presenta elementi di tipo strutturale quando si occupa della tipologia di individui. E una teoria classica perch sottolinea il ruolo della criminalit, della legge e delle procedure ma ha aspetti positivisti quando vengono analizzati gli effetti del processo di etichetta mento nella devianza secondaria di Lemert. La teoria una variante dellapproccio conflittuale basandosi sul pluralismo culturale e sul conflitto di valori; infine si pu definire una micro teoria perch rileva gli effetti delle reazioni sociali al comportamento individuale. 4 SVILUPPI ATTUALI E IMPLICAZIONI POLITICHE Edwin Schur aggiunge alle concezioni iniziali della teoria altri tre diversi gruppi soggetti della devianza: il gruppo dellaltro significativo composto da coloro che esercitano una influenza autorevole sul singolo; agenzie del controllo sociale tra cui le autorit pubbliche; il gruppo della societ in senso lato definisce il confine tra buoni e cattivi sollecitando lazione delle autorit. Schur avrebbe potuto aggiungere anche la categoria dellautoetichettamento cio letichetta che ognuno di noi in base alla nostra coscienza ci diamo. Alcuni criminologi hanno criticato la teoria delletichettamento affermando che essa manca di sufficienti riscontri empirici, altri perch troppo semplicistica. In realt esse abbastanza complessa ed solo una faccia della medaglia (laltra costituita da fattori concorrenti allatto originario). Un diverso modo di considerare le etichette quello di definirle categorie e quindi generalizzarle. Alcuni autori hanno concentrato i loro studi sulla vergogna che ovvia estensione delletichettamento. Melossi sviluppa la teoria fondata delletichettamento in cui le motivazioni di individuali vanno integrate ad un contesto storico sociale definito. Gusfield infine include letichettamento tra le forze necessarie per mantenere lordine sociale; egli ne individua quattro tipi: 1) devianti malati persone incapaci di controllare i loro comportamenti (rafforzano lordine sociale); 2) devianti pentiti persone che si sono ravvedute del loro comportamento e che svolgono attivit di volontariato in favore di altri deviati (es. ex alcolisti); 3) devianti cinici persone consapevoli di comportarsi in modo deviante, ma non se ne curano n si pentono (minacciano lordine sociale);

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4) devianti nemici persone che sono convinte che il loro comportamento non sbagliato ma essere sbagliate sono le regole sociali, essi minacciano lordine sociale sia violando le regole che tentando di istituirne di nuove. Implicazioni politiche Le teorie delletichettamento hanno dato impulso a nuove sperimentazioni che hanno preso quattro direzioni diverse: 1) la diversion deriva dalla tesi che le etichette possono provocare danni e quindi vanno evitate; 2) lequit processuale sosteneva che le diverse caratteristiche individuali possono produrre reazioni diverse che si possono ripercuotere in un diverso trattamento processuale; 3) la depenalizzazione era chiesto che determinati comportamenti in particolare quelli legati allo status di minore (es. fuggire da casa, vagabondare) non fossero puniti con la prigione perch ci aumentava la possibilit di apprendere comportamenti criminali dagli altri prigionieri, infatti, il sistema fu successivamente corretto e i minori sono affidati ai servizi sociali. 4) La de istituzionalizzazione grazie a tale politica alla fine degli anni 60 i malati di mente, tranne i casi estremi, furono dimessi dai manicomi, che furono chiusi, e affidati a strutture sanitarie aperte. CAPITOLO 9 TEORIA DEL CONFLITTO La teoria del conflitto si basa sullassunto che a caratterizzare la societ sia la conflittualit pi che il consenso. Vi sono due filoni: le teorie pluraliste per le quali in ogni societ esistono gruppi diversi, a dimensione variabile e durata temporanea, che lottano per tutelare i loro interessi in determinati ambiti; le teorie del conflitto di classe per cui in ogni societ vi sono due classi, due gruppi sociali che tentano di assumere una posizione dominante sullaltro. Dunque le teorie del conflitto non si interessano del comportamento individuale ma della genesi e applicazione delle norme. 1 IL CONTESTO DELLA TEORIA Il contesto sociale
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Il decennio compreso inquieto; le delusioni movimento per i diritti le donne, omosessuali pari opportunit.

fra il 1065 e 1975 fu per la societ americana un periodo delle questioni sociali irrisolte e il successo ottenuto dal sociali, spinsero molti gruppi, fino ad allora senza potere, quali e studenti, a manifestare per ottenere legittimazione politica e

Si assiste a grandi manifestazioni giovanili specialmente contro la guerra del Vietnam; ci rifletteva lo spirito dei giovani che metteva in discussione i valori delle classi medie; perfino il codice penale era considerato un prodotto del potere di gruppi che lo usavano per imporre i propri valori. Infine lo scandalo Watergate gett unombra di sospetto sulla moralit e integrit dello stato americano. Il contesto intellettuale Per certi versi le teorie del conflitto si svilupparono da quelle delletichettamento ma a differenza di queste i sociologi dellepoca iniziarono a porsi delle domande sulla natura delle strutture sociali e sul sistema legale. 2 LA PROSPETTIVA TEORICA Vi sono varie versioni di teoria del conflitto che si basano tutte sullassunto che la conflittualit un elemento naturale della societ. Distinguiamo versioni conservatrici e versioni critico radicali. La teoria del conflitto: versione conservatrice Le teorie conservatrici si basano sul concetto di potere, nel senso che i conflitti insorgono tra gruppi che tentano di esercitare un controllo su eventi o situazioni particolari e per i quali cruciale la detenzione delle risorse. Infatti sar vittorioso il gruppo che detiene il controllo del territorio, dei mezzi finanziari e del potere politico. (esempio di potere e interessi particolari sono le sessioni parlamentari dove i gruppi con la persuasione o la corruzione tentano di influenzare i legislatori) Gli individui che occupano le posizioni sociali pi alte hanno pi risorse e dunque pi potere e riescono cos ad influenzare le decisioni sociali, ad imporre i loro valori. Anche le leggi, essendo una risorsa, rafforzano il potere dei gruppi dominanti che le emanano e le applicano a loro beneficio; ne deriva che la legge incarna i valori di questi gruppi pertanto criminalizza maggiormente i comportamenti degli individui che appartengono ai gruppi perdenti. VOLD sottolinea come una societ sia strutturata in gruppi in competizione tra loro; tale conflitto nasce quando interessi e scopi tendono a sovrapporsi, sconfinando nel campo altrui e scatenando la competizione. TURK vede lordine sociale come il prodotto del tentativo dei gruppi dominanti di controllare la societ; ci avviene immettendo i valori nelle leggi e influenzando le autorit che le devono applicare. Nella relazione autorit soggetto egli definisce criminali i trasgressori delle norme sociali che non riescono a percepire anticipatamente
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il risultato delle proprie azioni, ci accade per esempio ai giovani in quanto individui pi semplici. Questa relazione autorit soggetto e i pi deboli sottomessi ai pi forti, portano questo autore ad indicare due modi per controllare la societ: la coercizione o luso della forza , in questo caso pi una popolazione costretta dalle autorit ad obbedire pi difficile controllarla; il sistema legale e i tempi di vita, per il primo la legge ritenuta pi importante delle persone per cui una legge modellata sui gruppi dominanti si trasforma in una forma di controllo sottile; per quanto riguarda i sistemi di vita in una societ dove si alternano coercizione e controllo i tassi di criminalit sono pi elevati inoltre maggiore il potere del gruppo dominante pi alta sar la criminalizzazione di quello subalterno. QUINNEY elabor la teoria della realt sociale del crimine che articol in sei proposizioni. Egli considera il crimine come prodotto dalla reazione sociale e in particolare di coloro che detengono il potere politico, che non solo reagiscono a certi comportamenti, ma definiscono le condotte criminali creando le norme per tutti i comportamenti considerati indesiderabili. Cos il comportamento criminale socialmente costruito e lo stesso si pu dire per quello legale. La teoria del conflitto: versione radicale La maggior parte delle versioni radicali delle teorie del conflitto si richiamano agli scritti di Karl Marx (bench le posizioni radicali spaziano dallanarchismo al marxismo, dal materialismo economico alla teoria delle diversit dei valori). La prima versione di questa teoria rappresentata dal lavoro di Chambliss: la sua analisi della legislazione inglese sul vagabondaggio mise in evidenza che la creazione e le modifiche di questa legge fossero il riflesso degli interessi delle classi dominanti. Chambliss e Seidman nel loro lavoro Law, Order and Power affermavano che le classi dominanti controllano le risorse e usano la legge come mezzo di controllo. Il dominio di classe avviene in due modi: creando leggi centrate sui comportamenti delle classi inferiori diffondendo il mito della legge come strumento al servizio di tutti, coinvolgendo le classi inferiori al controllo di se stesse: CRIMINOLOGIA MARXISTA Marx attribuiva le cause del conflitto sociale sia alla scarsit di risorse che alle disuguaglianze storiche della loro distribuzione a causa del potere. Questo squilibrio generava un conflitto di interessi tra le due classi economiche della societ, il proletariato e la borghesia. Oggetto del conflitto di classe era il controllo dei mezzi di produzione ovvero il possesso e il controllo della propriet privata. La lotta di classe era originata dallo sfruttamento della classe lavoratrice portata a credere (falsa coscienza)
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che il capitalismo servisse anche i loro interessi, ma preso coscienza della reale posizione nella societ questa classe ha iniziato a lottare contro la classe dominante fino a produrre una rivoluzione che avrebbe rovesciato le struttura di dominio e affermata una societ senza classi , in un mondo socialista privo di ogni forma di sfruttamento economico. I criminologi marxisti individuarono tre connessioni tra lotta di classe e criminalit: 1) la legge di per s uno strumento in mano alle classi dominanti 2) tutti i tipi di criminalit ,nei paesi capitalisti, sono il prodotto delle lotte di classe 3) la criminalit si pu spiegare attraverso la relazione con i mezzi di produzione. CONCETTI PRINCIPALI DELLA CRIMINOLOGIA RADICALE Le versioni radicali e marxiste ella criminologia utilizzano altri 5 concetti: 1) classe sociale un elemento costitutivo del capitalismo che genera borghesia e proletariato; 2) economia politica in essa si distinguono le istituzioni e le strutture economiche cio i modi in cui sono organizzate multinazionali, sistemi monetari e borse per assicurare il profitto alla borghesia, ci crea disuguaglianze economiche e sociali; 3) disgregazione familiare se il controllo esercitato sui lavoratori di tipo autoritario, ci crea ostilit che si ripercuote sulle altre relazioni dellindividuo con la scuola, la famiglia e il gruppo dei pari, dando origine ad ambienti indesiderabili. Inoltre questi genitori useranno lo stesso tipo di controllo sui figli che avranno cos pi probabilit di comportamenti devianti; 4) le condizioni economiche la disoccupazione la variabile pi associata alla criminalit; 5) il plusvalore lo sfruttamento capitalista della differenza fra costi di produzione e valore del prodotto (sfruttamento della mano dopera a basso costo), ci provocare crimini contro la propriet. REALISMO DI SINISTRA Negli anni 50 in G.B. emersa una nuova forma di criminologia radicale che traduce le idee radicali in una politica sociale realista che molto simile alla teoria delletichettamento di Melossi. Negli Stati Uniti lobiettivo di questa nuova forma fu di fornire ai policymakers analisi specifiche della criminalit e politiche criminali. I realisti affermano che la criminalit un problema di tutti i tipi di societ, produce una perdita della qualit della vita in tutte le classi sociali e in particolare in quella operaia. Jones, McLean e Young elaborarono 4 variabili per spiegare la criminalit: la vittima, il reo, lo stato e la comunit.
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LA CRIMINOLOGIA ANARCHICA Lanarchia una teoria radicale diversa dal pensiero marxista; gli anarchici si oppongono a ogni forma i gerarchia, sfidano tutte le forme di dominio (politiche, religiose o di altro genere). FERREL sostiene che il dominio non raggiunto solo attraverso la coercizione ma anche attraverso strutture della conoscenza, della percezione e della comprensione; ci significa che dominare implica il modo in cui definiamo, percepiamo e comprendiamo la realt circostante; se essa definita da altri, gli anarchici ritengono che a costoro dobbiamo opporci. Un criminologo anarchico, quindi, cerca di demitologgizzare i concetti che stanno dietro al sistema penale e allordine legale su cui si basa preferendo, al loro posto, un nucleo di idee e di ragionamenti e un mondo ambiguo caratterizzato da cose incerte, senza scopi o significati concreti. 3 CLASSIFICAZIONE DELLA TEORIA Le teorie del conflitto danno per scontato che la societ si basi sul conflitto pi che sul consenso, ponendo particolare attenzione alla struttura politica in particolare alla produzione e applicazione delle leggi. Ha prospettive classiche che mettono in rilievo pi la criminalit che i criminali. Sono teorie strutturali pi che processuali e vanno classificate tra le macroteorie. 4 SVILUPPI SOCIALI E IMPLICAZIONI POLITICHE Implicazioni attuali Le attuali teorie del conflitto seguono due strade: la prima affronta lo studio dei differenziali di potere tra i gruppi e i processi dicriminatori; in materia vi sono risultati controversi, molti teorici ritengono la discriminazione un falso problema e considerano rilevante solo lo studio delle leggi infatti tutti i membri della societ sono sottoposti a procedure eque anche se sono prodotte leggi discriminatorie per certi gruppi sociali. La seconda direzione riguarda la trascendenza delle idee dominanti sul controllo sociale, che cerca di sviluppare nuove concezioni che non siano basate sulle analisi tradizionali; forma di criminologia radicale femminista e una teoria post-moderna o decostruttivista. Implicazioni politiche Le teorie del conflitto hanno contribuito a suscitare un maggior interesse verso il sistema penale. In una visione pi ampia i criminologi radicali propongono di eliminare razzismo e maschilismo dal sistema penale e da tutta la societ, di accrescere le opportunit di lavoro, di migliorare la formazione nonch di ridurre le disuguaglianze e la stratificazione sociale. la criminologia moderna ha quattro filoni: la criminologia realista, quella pacifista, una nuova

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CAPITOLO 10 TEORIA DEL CONTROLLO SOCIALE La teoria del controllo indica tutti gli approcci analitici che studiano il controllo del comportamento umano ( genetica, neurochimica, personalit e ambiente). Le teorie del controllo sociale attribuiscono le cause della criminalit e della delinquenza a variabili di tipo sociologico (struttura familiare, istruzione e gruppo dei pari); esse non si pongono la domanda cosa fa delle persone dei criminali ma piuttosto perch le persone rispettano le regole; tenta perci di spiegare i fattori che impediscono alle persone di diventare criminali. Le teorie del controllo sociale possono essere definite teorie della socializzazione in quanto attraverso il processo di socializzazione sono insegnate le regole e le norme (il fare le cose in modo giusto) informalmente in famiglia e formalmente a scuola. 1 IL CONTESTO DELLA TEORIA Il contesto sociale La teoria del controllo sociale abbraccia molti anni per cui lanalisi delle sue matrici sociali riguarda pi la recente popolarit che non le sue origini. Lavvicendarsi negli anni di movimenti e teorie non deve farci pensare che tutti i cittadini avessero posizioni di protesta, anzi la maggioranza erano conservatori, tuttavia nonostante questi ultimi abbiano contribuito alla popolarit di queste teorie esse non sono di per s conservatrici. Il contesto intellettuale Le versioni attuali della teoria si sono originate in alternativa alle teorie della tensione; successivamente sono sorte come critica alle teorie dellanomia e della subcultura; anche le idee della scuola di Chicago e soprattutto il concetto di disgregazione sociale hanno contribuito al suo sviluppo. Inoltre esse sono state associate alla tecnica di inchiesta self report basate sullautodenuncia (teoria di Hirschi). 2 LA PROSPETTIVA TEORICA La teoria del controllo sociale di Durkheim Durkheim teorizz che allinterno di ogni societ la devianza un fenomeno normale perci la criminalit presente in ogni tipo di societ. Se questo vero significa che la criminalit svolge una funzione specifica nelle struttura sociale, secondo Durkheim la
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devianza contribuisce a mantenere lordine sociale ed la reazione sociale a determinati atti che ne stabilisce la conformit o meno. Per dimostrare questa tesi lo studioso fece lesempio della societ dei santi; in questa societ senza crimini pure ci sarebbe una criminalit come per esempio non dire la preghiera prima di ogni pasto, che per noi sarebbe un comportamento irrilevante, considerato qui una insidia per lordine sociale e pertanto necessita di un controllo. Inoltre Durkheim metteva lanomia in relazione al controllo, se in una societ cominciano a incrinarsi le relazioni sociali e le norme, anche il controllo si deteriora e ci porta alla criminalit e al suicidio. Teorie del controllo sociale basate sulla personalit Dopo Durkheim il concetto di controllo sociale ha subito diversi adattamenti e i concetti di personalit e socializzazione sono entrati a far parte di molti lavori sociologici sulla devianza. Le tesi di REISS rappresentano il miglior riassunto della teoria del controllo sociale, egli afferm che la delinquenza era il prodotto parziale o totale di: 1) mancato sviluppo, durante linfanzia di un adeguato autocontrollo; 2) allentarsi di questo autocontrollo; 3) assenza di (o conflitto con) quelle regole sociali introiettate dallinfluenza dei gruppi sociali (famiglia, scuola, gruppo dei pari). Teorie del contenimento Walter Reckless nella sua teoria, spiega sia la devianza sia la conformit come uninterazione tra la forma di controllo interna e quella esterna; non sostenne mai di poter spiegare tutte le forme di devianza anzi consider la sua teoria a medio raggio. Escluse dalla sua analisi sia i comportamenti derivanti da pulsioni interne (psicosi, nevrosi, distorsioni della personalit) sia quelli causati dal ruolo svolto (imposizioni subculturali e criminalit organizzata). Il contenimento interno presentato come una componente del S (autocontrollo, buon livello di autostima, un ego forte, un super ego sviluppato, alto grado di responsabilit, capacit di trovare modi alternativi di soddisfazione ecc.). Le persone dice Reckless possiedono una concezione di s che si forma in et molto giovane e avere una buona concezione di s funge da ammortizzatore alle influenze esterne poich tutti facciamo esperienza delle spinte e attrazioni verso il crimine. Se queste spinte si trasformano o meno in atti criminali dipende dalla forza di contenimento interno ed esterno di ognuno; se la concezione del s negativa, i controlli sociali hanno effetti marginali, se al contrario positiva allora gli individui anche in presenza di un controllo sociale debole riescono a non essere devianti. Il contenimento esterno costituito dunque dallambiente sociale (famiglia, scuola, disciplina, alternative alle devianze, avere unidentit e un senso di appartenenza). Le teorie del legame sociale

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Il concetto di controllo sociale esterno assume un ruolo primario nel lavoro realizzato da Matza e Sykes. Gli studiosi ipotizzano che gli individui diventano liberi di essere delinquenti usando le tecniche di neutralizzazione che consentono di sospendere temporaneamente la loro fedelt ai valori sociali. Essi hanno elencato cinque forme di neutralizzazione: 1) negazione della responsabilit non volevo farlo; 2) negazione del danno non intendevo fare del male a nessuno; 3) negazione della vittima mi hanno portato fino a questo punto; 4) condanna di chi condanna ce lhanno con me; 5) richiamo a lealt pi alte non lho fatto per me. In un lavoro successivo Matza tratta il legame con lordine morale che indica il legame esistente tra gli individui e i valori sociali dominanti. Per lautore la devianza spiegata dalla neutralizzazione che una volta messa in atto colloca lindividuo in una sorta di limbo o deriva che rende pi accessibile latto criminale. A questo punto lindividuo pu rientrare nella conformit o divenire deviante ci dipende dalla sua volont che si attiva in due modi: la preparazione, che rimette in moto vecchi comportamenti; la disperazione che accelera i nuovi comportamenti. Questi due modi tolgono lindividuo dalla deriva e provocano un certo tipo di condotta che sar conforme o deviante in relazione alla situazione e alla tecnica di neutralizzazione adottata. La teoria del controllo sociale di HIRSCHI Hirschi non divide gli individui in conformi e devianti ma ritiene, come Durkeim, che ogni comportamento riflette gradi diversi di moralit e che il potere delle norme interiorizzate, la coscienza e il desiderio di approvazione incoraggiano comportamenti conformi. Egli ritiene che ogni persona libera di intraprendere la via della delinquenza e questa scelta dovuta allindebolimento o alla rottura dei legami sociali. Nella sua visione gli individui sono mossi da interessi egoistici e agiscono in modo da ottenere maggiori benefici possibili, la societ serve per limitare questi interessi ma, se i limiti si indeboliscono, automaticamente il comportamento egoista si manifesta. Hirschi distinse nei legami sociali quattro elementi: 1) attaccamento la forza dei legami verso altri significativi (genitori, amici) o verso le istituzioni (scuole, associazioni) pu inibire la devianza; 2) coinvolgimento il grado di attivit, di tempo ed energia a disposizione di ogni comportamento; 3) impegno linvestimento che un individuo ha effettuato nella societ conforme (istruzione, buona reputazione);

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4) convinzione riguarda il riconoscimento della validit delle regole sociali vigenti che sentito come un obbligo morale basato sul rispetto di valori condivisi. Hirschi non affronta quanto lassenza o la debolezza di uno degli elementi del legame sociale influenzi gli altri, certo che la libert di scegliere un comportamento deviante cresce in proporzione allindebolimento anche di uno di essi. Infine da dire che questa teoria, come le altre del controllo sociale sono vincolate alla metodologia del self report in quanto luso di altri metodi quali statistiche ufficiali o i dati di vittimizzazione, la penalizzano. 3 TEORIA GENERALE DELLA CRIMINALITA DI GOTTFREDSON E HIRSCHI I due autori hanno basato la loro teoria sullesame del reato e sulla criminalit, infatti, i punti chiave sono le inclinazioni alla criminalit e le condizioni in cui tali inclinazioni si trasformano in reati. Per estendere il concetto di reato a pi forme di crimini (es. i colletti bianchi) essi lo ridefinirono affermando che i crimini sono atti di forza o frode intrapresi per raggiungere uno scopo individuale. Gottfredson e Hirschi erano convinti che il crimine soprattutto un problema di autocontrollo in particolar modo quando si tratta di valutare le conseguenze dellatto. Secondo gli autori il modo di educare i bambini che influenza certe inclinazioni; i tratti criminali fanno parte di della natura umana e la mancanza di socializzazione aumenta la probabilit per il bambino di divenire deviante; inoltre gli autori vedono il crimine come un evento collocato nello spazio e nel tempo e che necessita di vari fattori affinch possa verificarsi anche se gli individui predisposti ne siano attratti. 4 CLASSIFICAZIONE DELLA TEORIA Le teorie del controllo sociale sono positiviste, in quanto si sforzano di spiegare il comportamento anche se si concentrano su quello conforme; analizzano il processo di indebolimento dei legami sociali pi che le ragioni strutturali della sua esistenza; sono teorie orientate verso una visione consensuale della societ postulando lesistenza di un ordine morale dominante anche se il conflitto sembra inevitabile data la natura umana neutra o malvagia (Hobb). Infine esse sono microteoriche perch indagano leziologia del crimine pi che la struttura sociale. La teoria dellautocontrollo processuale e consensuale, positivista e microteorica con una componente macro (strutturazione delleducazione dei figli). 5 SVILUPPI ATTUALI E IMPLICAZIONI POLITICHE La teoria del controllo sociale spiega bene la piccola devianza poich si basa sulle indagini self report che si sono concentrate su reati minori. Hirschi dimostr anche una relazione tra attaccamento e delinquenza nel senso che esiste una correlazione positiva tra amicizia e delinquenza; in effetti lattaccamento al gruppo dei pari incide sugli atti criminali che a loro volta influenzano i legami con la scuola cos che lindebolimento dei legami sociali potrebbe essere considerato leffetto e non la causa della delinquenza.
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Nella teoria anche importante lipotesi della maturazione del crimine il fenomeno per cui molti delinquenti abbandonano i comportamenti devianti senza alcun intervento esterno, Hirschi ipotizza che se i minori e i giovani aumentano il loro impegno in attivit conformi giungono a una maturazione che conduce fuori della criminalit. Per quanto riguarda le implicazioni politiche le teorie del controllo suggeriscono di usare politiche ispirate al buon senso; ne sono un esempio i programmi ricreativi ,le associazioni, gli eventi sportivi che cercano di coinvolgere i bambini partendo dal concetto che pi attivit conformi essi intraprendono, minore sar il tempo a loro disposizione per le eventuali attivit devianti. Secondo la teoria dellautocontrollo punizioni pi severe, aggressione delle cause (combattere labbandono scolastico) e riducendo la povert o altre piaghe sociali, non danno il risultato che si attende, perch queste misure non riducono gli impulsi a commettere reati. Per ridurre la criminalit bisogna, secondo la teoria del basso autocontrollo, rafforzare la socializzazione dei bambini tra i sei e gli otto anni e dunque bisogna migliorare le politiche volte a migliorare le capacit delle istituzioni familiari.

CAPITOLO 11 TEORIA DELLAPPRENDIMENTO SOCIALE La teoria dellapprendimento sociale comprende due teorie quella di Jeffery, di stampo psicologico e quella di Akers che una estensione della teoria dellassociazione differenziale di Sutherland. Entrambe le teorie si basano sulla psicologia comportamentista, Jeffery si rif allapproccio di Skinner, mentre Akers si basa sulle varie teorie dellapprendimento sociale. 1 - IL CONTESTO DELLA TEORIA Allinizio degli anni 60 gli psicologi erano convinti che molti problemi di comportamento potessero essere affrontati con le terapie comportamentali dellepoca. Le scuole psicologiche, coinvolte nel progetto di Great Society, sperimentarono nuovi modelli per modificare il comportamento e li applicarono nelle scuole ( vedi es. film arancia meccanica). Anche nelle carceri e nel sistema giudiziario minorile furono applicati programmi sperimentali tesi alla modificazione del comportamento, applicati allinterno delle istituzioni e sostenuti da finanziamenti statali. Alla fine del decennio per i movimenti politici radicali si opposero alluso di queste tecniche ritenendole strumenti delle classi dirigenti per sottoporre al lavaggio del cervello chi minacciava lo Stato. 2 LA PROSPETTIVA TEORICA Le prospettive dellapprendimento operante e sociale
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La teoria dellapprendimento operante si occupa delle conseguenze dei comportamenti individuali sullambiente sociale e sulle ricadute di questi effetti sullindividuo. Secondo Skinner ogni comportamento prende forma e persiste in seguito alle sue conseguenze; ogni comportamento aumenta o diminuisce a seconda che sia oggetto di rinforzo o di punizione. Nella psicologia skinneriana si possono distinguere sei elementi: 1) il rinforzo positivo elargisce una ricompensa 2) il rinforzo negativo evita una punizione 3) la punizione riduce la frequenza di ogni comportamento cui consegue 4) lassenza di ricompensa una forma di punizione che consiste nelleliminare la ricompensa conseguente ad un certo comportamento 5) gli stimoli discriminanti sono presenti sia prima sia durante un certo comportamento e avvisano dellarrivo di una ricompensa o punizione; essi fungono da sollecitazioni che aiutano lindividuo a scegliere la condotta appropriata. La societ costituita quasi totalmente da stimoli discriminanti (es. la pubblicit) 6) la previsione delle conseguenze lindividuo influenzato maggiormente dalle conseguenze immediate di un certo comportamento; viceversa se aspettiamo a lungo per punire qualcuno, la punizione perder i suoi effetti. La teoria dellapprendimento sociale considera il concetto di imitazione o modelling come elemento centrale del processo di apprendimento (Bandura); si impara a comportarsi osservando gli altri ovvero si verifica un rinforzo mediato. Questa teoria include nel processo di apprendimento la variabile ambientale, si pu apprendere dalle persone che ci circondano ma anche dai film e dalla televisione. La teoria del rinforzo differenziale di Jeffery Nella sua teoria Jeffery descrisse i sei elementi del comportamento operante di Skinner a cui ne aggiunse un settimo quello della saziet e deprivazione: uno stimolo sar pi o meno incentivante secondo la condizione dellindividuo in quel momento (es. una persona ricca -sazio- avr meno probabilit di rubare danaro rispetto a un povero deprivato- che considerer il danaro come rinforzo). Secondo Jeffery gli individui vivono in modo diverso le esperienze, gli stimoli hanno significati diversi e producono rinforzi di qualit diversificata; molti stimoli influenzano anche il comportamento criminale e alcuni individui possono essere rinforzati da esso, altri puniti; ci per nella maggior parte dei casi non avviene immediatamente in quanto le conseguenze si manifestano in modo intermittente. Jeffery ha sottolineato che i rinforzi pi importanti sono quelli materiali (soldi e auto) e che non c bisogno che i rinforzi siano forniti da altri affinch abbia luogo il comportamento criminale in quanto i risultati costituiscono gi un incentivo. Jeffery integra il suo pensiero con la sociobiologia affermando che la qualit
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incentivante di tutti i comportamenti ha origine nel cervello in quanto contiene i centri del piacere e del dolore che mediano e interpretano gli stimoli. I rinforzi sociali hanno perci solo un ruolo secondario ed esistono in quanto legati alle forme primarie di rinforzi biologici. Jeffery attualmente ritiene che una teoria generale della criminalit debba avere tre elementi: la genetica, la struttura e le funzioni cerebrali, la teoria dellapprendimento nonch una comprensione e conoscenza della legislazione penale. La teoria dellapprendimento sociale di Akers Akers e Burgess cercarono di mettere insieme la teoria dellapprendimento psicologico e lassociazione differenziale; venne fuori una nuova teoria che essi battezzarono teoria dellassociazione rinforzo differenziale. Al contrario di Jeffery, Akers considera lambiente sociale come la fonte pi importante di rinforzi, anzi ipotizza che lapprendimento del comportamento deviante sia il prodotto dellinterazione sociale; in realt la presenza di subculture diverse a farci predire quali stimoli saranno dei veri rinforzi. In questa teoria le definizioni hanno un ruolo fondamentale, esse rappresentano le componenti morali dellinterazione sociale che ci indicano cosa giusto e cosa sbagliato e ci suggeriscono le aspettative relative alle conseguenze di un comportamento. Le definizioni che approvano certi comportamenti svolgono unazione positiva e avranno una ricompensa (rinforzo positivo); altre definizioni neutralizzano alcune punizioni attese e giustificano il comportamento (rinforzo negativo). La teoria dellapprendimento sociale afferma che le persone apprendono sia il comportamento deviante sia le definizioni che lo accompagnano. 3 CLASSIFICAZIONE DELLA TEORIA La teoria dellapprendimento sociale una teoria positivista che verte sul comportamento e suggerisce rimedi e trattamenti della devianza. E una microteoria in quanto la sua analisi parte dallindividuo; procedurale in quanto spiega i processi e le ragioni del comportamento deviante; consensuale perch pone al centro i valori condivisi bench Jeffery incline a una lettura consensuale e Akers a quella conflittuale. 4 SVILUPPI ATTUALI E IMPLICAZIONI POLITICHE Sviluppi attuali Molti criminologi hanno tentato di verificare questo approccio teorico in particolare la versione di Akers; attualmente vi sono molti riscontri empirci che indicano la teoria dellapprendimento sociale come la pi adatta per spiegare la delinquenza e la devianza. Vi sono stati altri approcci di questa teoria, tra questi Glaser propose una teoria dellanticipazione differenziale rielaborando la teoria dellassociazione differenziale; egli afferm che sono le aspettative a determinare la condotta distinguendone tre fonti: legami sociali pro e contro il crimine, apprendimento differenziale, opportunit percepite. Lidea principale di Glaser che un individuo
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commetter un reato quando il guadagno che si aspetta di ottenere (anticipato) supera la punizione prevista; naturalmente queste aspettative sono apprese dal proprio ambiente sociale. Implicazioni politiche Vi sono diversi esempi di progetti di modificazioni del comportamento applicati a detenuti e delinquenti; i progetti prevedevano un programma di ricompensa per i detenuti che si comportavano bene e di punizioni per quelli che continuavano a comportarsi male. Lo schema definito M&M attraverso varie fasi lindividuo apprende un nuovo comportamento; le persone riescono ad acquisire nuove forme di condotta ma una volta allontanati dallambiente controllato il comportamento appreso tende a scomparire. Unaltra applicazione politica della teoria dellapprendimento sociale il design ambientale. Jeffery ha collaborato al design di negozi strutturati in modo da rendere pi difficile realizzare un crimine. Altre politiche comprendono linsegnamento delle definizioni conformi nelle scuole, la divulgazione dei valori religiosi e di quelli insiti nelle leggi, nonch la trasmissione del comportamento conforme mediante listruzione.

CAPITOLO 12 TEORIE RAZIONALI Le teorie razionali comprendono una vasta gamma di teorie psicologiche e sociologiche, tra esse troviamo le teorie degli stili di vita e quelle delle attivit di routine. 1 IL CONTESTO DELLA TEORIA Il contesto sociale Gli anni 80 sono caratterizzati da unegemonia politica, culturale ed economica di stampo conservatore; gli americani si sono sentiti minacciati dagli eventi di questi anni (crisi petrolifera e incidenti ostaggi iraniani) per questo si sono rifugiati nei valori tradizionali. La giustizia penale e la criminalit vede in questo periodo un aumento di controllo e limitazione del crimine e di politiche punitive. I criminali erano visti come persone malvagie che meritavano di essere puniti, lopinione pubblica americana ha
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creduto allora che lunica risposta alla criminalit fosse di inasprire le pene e essere meno tolleranti. Il contesto intellettuale Negli anni 80 la teoria criminologica fu definita uno spreco di danaro e di energie, lAmerica pens di aver bisogno di cose semplici: un sistema penale pi efficiente, un numero maggiore di prigioni e pi polizia per le strade. Nonostante la teoria della personalit criminale di Yochelson e Samenow che cercava di spiegare perch i criminali pensassero in modo diverso i criminologi di questo periodo ritornarono alle idee della scuola Classica: razionalit degli esseri umani, deterrenza e punizione, questa nuova criminologia fu definita neoclassica e la sua ossatura era costituita dalle statistiche sulla vittimizzazione.

2 LA PROSPETTOVA TEORICA Ispirandosi allapproccio economico i teorici razionali ogni volta che analizzano le scelte dei criminali di commettere un reato, si esprimono in termini di opportunit, costi e benefici, riportando cos la criminologia nella teoria classica con cui condivide la visione edonista della razionalit. Lidea della teoria era che bisognava individuare ci che sta alla base della decisione di commettere un reato su cui influiscono fattori quali: facilit a commettere un reato, disponibilit di bersagli interessanti, presenza o meno di testimoni. TEORIA DELLE ATTIVITA DI ROUTINE La teoria delle attivit di routine di Cohen e Felson si connetteva sia alla vittimologia che al nuovo approccio ecologico alla prevenzione della criminalit. La teoria sostiene che la quantit di crimini collegata alla natura degli schemi quotidiani di interazione sociale; se uno schema subisce un cambiamento, cambia anche il numero dei reati. Le attivit di routine sono quelle attivit regolarmente svolte per soddisfare i bisogni primari (es. lavoro, tempo libero, allevare i figli, dormire) e quando queste sono sconvolte dai mutamenti sociali si pu provocare un processo di disgregazione sociale (in questo senso la teoria pu essere considerata come una continuazione della scuola di Chicago). I tre elementi costitutivi del reato secondo questa teoria sono: 1) la presenza di un aggressore motivato; 2) la presenza di una vittima designata;
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3) lassenza di un guardiano capace e che nessuno tra i presenti sia in grado di impedire che il reato sia commesso. Lapproccio teorico che originalmente comprendeva solo la vittimizzazione diventa anche teoria dellaggressione, Felson e altri autori sostengono che una socializzazione non strutturata e non vigilata pu aumentare la devianza, ci accade a causa della mancanza di figure investite di autorit, di una riduzione del controllo sociale, di una disponibilit di tempo libero e di un aumento delle probabilit di ricompensa per il comportamento deviante. TEORIA DEGLI STILI DI VITA Secondo questa teoria alcune categorie sociali hanno stili di vita che le pongono pi a rischio di essere vittime di atti criminali. Per Hindelang, Gottfredson e Garofalo certi stili di vita comportano lesistenza di tassi di vittimizzazione diversi. Gli stili di vita, a loro volta sono influenzati da tre elementi: i ruoli sociali che le persone ricoprono allinterno della societ; la posizione nella struttura sociale, pi alta la posizione meno si rischia la vittimizzazione; la componente razionale che fa decidere quale comportamento sia desiderabile. In base al ruolo e alla posizione sociale, si pu decidere se limitare le attivit di routine o accettare il rischio; i giovani, ad esempio, scegliendo attivit pi rischiose nello spazio e nel tempo (frequentare discoteche o eventi sportivi) aumentano la probabilit di essere vittimizzati. PROSPETTIVA DELLA SCELTA RAZIONALE La teoria della scelta razionale spiega la motivazione dellaggressore a compiere latto criminale come tentativo di soddisfare bisogni ordinari. La razionalit il processo decisionale con cui stabiliamo le opportunit per soddisfare tali bisogni, i costi potenziali dellazione e i benefici previsti. I teorici della scelta razionale dividono il processo decisionale in due aree: le decisioni di coinvolgimento ovvero scegliere di essere coinvolti, continuare reato (calcolo tra costi e benefici); le decisioni di evento, stabilire cio la tattica per compiere latto criminale. I teorici puntano lattenzione sulla prevenzione dei singoli tipi di reato, prevenzione che si fonda sulla riduzione delle opportunit e della desiderabilit di specifici reati. 3 CLASSIFICAZIONE DELLE TEORIE Le teorie razionali sono classiche perch si caratterizzano per il libero arbitrio; sono consensuali in quanto lindividuo decidendo di commettere un crimine sceglie di opporsi
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o ritirarsi dal

allordine sociale; sono microteoriche e procedurali perch sottolineano la natura individuale della decisione. 4 SVILUPPI ATTUALI E IMPLICAZIONI POLITICHE I teorici hanno fuso le attivit di routine e gli stili di vita in una unica teoria, in particolare per spiegare i reati sulla propriet. La teorie razionali poich ritengono gli aggressori pienamente responsabili delle loro azioni un approccio molto vicino alla pubblica opinione, in primo luogo perch i criminali meritano e vanno puniti non avendo saputo valutare le conseguenze del loro gesto e in secondo luogo perch queste teorie mettono in risalto le vittime. I programmi di assistenza alle vittime, infatti, prevedono la loro preparazione ad affrontare il processo penale, inoltre responsabilizzano le vittime potenziali a individuare e prevenire le situazioni a rischio. Infine i concetti di guardiano capace e bersaglio designato fanno emergere limportanza di misure relative al territorio, come lintensificazione della sorveglianza nei quartieri, lilluminazione di aree buie, la protezione dei bersagli.

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