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"Cognoscetis veritatem, et veritas liberabit vos"

( Secundum Ioannem , 8, 32)

Lectio magistralis a due voci a Palazzo Reale di Milano, 15 Maggio 2013


L'intervento del patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I

E per la nostra Umile Persona una benedizione e motivo di gioia trovarci oggi a Milano per i festeggiamenti in occasione dei millesettecento anni dalla pubblicazione dello storico Editto di Milano, che ha rappresentato una tappa fondamentale nella storia della umanit. LEditto ha costituito anzitutto una svolta importante per la vita del suo autore, limperatore Costantino il Grande, conducendolo verso la fede cristiana e la vita ispirata dal Vangelo. Ora tra i Santi ed protettore e benefattore della Chiesa. Con lEditto Costantino ha reso il Cristianesimo una religione libera nel grande Impero Romano e ha posto le basi del primo stato cristiano. Ci rallegriamo, dunque, perch ci troviamo con voi, in questo luogo benedetto dai martiri, santificato dalla presenza di tanti Santi della Chiesa cristiana indivisa. Anzitutto il grande Padre Ambrogio, patrono della Chiesa di Milano, buon pastore di questa citt benedetta da Dio, continuatore dei Santi Apostoli nellopera dellevangelizzazione. Ricordiamo poi i Santi martiri Sebastiano, Nazario, Gervasio, Celso e Protaso che con leffusione del sangue hanno suggellato la loro fede in Cristo, la cui pratica poco tempo pi tardi Costantino il Grande render libera. Questi cinque Santi Martiri, protettori della citt di Milano e intercessori verso Dio per i suoi figli, costituiscono anche per noi modello ed esempio per la loro totale dedizione fino alla morte al Capo della vita, il Signore dei vivi e dei morti, il vincitore della morte nostro Signore Ges Cristo. Esprimiamo il nostro compiacimento, perch le sacre reliquie di questi martiri, generosamente concesse dal predecessore di Vostra Eminenza e ora custodite nella sede del nostro Patriarcato Ecumenico, rafforzano i sacri legami spirituali con questa Citt e Arcidiocesi. Desideriamo innanzitutto ringraziare lamatissimo fratello in Cristo lEminentissimo Signor Cardinale Angelo Scola, che con il suo gentile invito ci ha dato la gioia e la possibilit di partecipare a questi festeggiamenti, con tanto impegno organizzati nella Citt in cui fu pubblicato lEditto. Come piccolo contributo alla comprensione reciproca, grato per lonore conferitoci di intervenire ora davanti a voi, esponiamo pochi semplici pensieri sul significato della libert, sotto varie prospettive, nella nostra Chiesa Ortodossa, nella cristianit e nel mondo.

Milano festeggia i 1700 anni dalla concessione della libert di religione e la fine delle disumane e dure persecuzioni causate ai cristiani dai seguaci di religioni pagane che adoravano limmagine di Cesare, il sole, la luna, le stelle, le statue inanimate dei dodici dei demoniaci Siamo venuti dalla citt fondata da San Costantino per onorare solennemente lanno Costantiniano. Lanniversario dei millesettecento anni dalla pubblicazione dellEditto o come altri lo definiscono - del Dogma di Milano, costituisce unoccasione unica per il nostro tempo, nel quale spesso si assiste alla violazione degli elementari diritti umani, per spiegare questa fondamentale eredit di Costantino il Grande, grazie alla quale fu realizzata per la prima volta la fecondazione della legislazione romana con il pensiero cristiano e, inoltre, stata raggiunta una conquista decisiva per il futuro della umanit: il concetto della libert religiosa. La decisione di Milano ha posto in condizione di parit legale il Cristianesimo, fino ad allora perseguitato, concedendogli libert religiosa istituzionalmente registrata. In tal modo fu aperta la via per fondare il primo e unico stato cristiano dellecumene, portando benefici culturali e contribuendo allevangelizzazione del Continente Europeo. I. Libert spirituale la deformazione del suo senso nel mondo moderno Generalmente si considera la libert un concetto astratto, specialmente nella comunit intellettuale, politica, accademica e culturale senza che se ne evidenzi la profondit del suo mistero. Scrive il Santo Crisostomo: Libert la mancanza di arroganza e vanit (Commento della Lettera agli Ebrei, XXVIII, P.G. 63,200). Questo precisamente libert, quando anche nella schiavit brilla, nella schiavit la libert si dona (San Giovanni Crisostomo, Commento alla I Lettera ai Corinzi, XIX, P.G. 61,157). Come del resto ha vissuto e testimoniato con la vita, durante questi 17 secoli, il Patriarcato Ecumenico: costretto alla schiavit secondo il mondo, ma libero, indomito, non soggiogato nel pensiero e nello spirito. Lassoluta libert che ci ha concesso il nostro Signore Ges - dono rinnovato nella pratica da Costantino il Grande, con la firma 17 secoli fa qui a Milano insieme al suo collega imperatore Licinio della legge sulla tolleranza religiosa - costituisce un sommo bene spirituale e un inafferrabile regalo di Dio. Il primo uomo, Adamo, fu plasmato da Dio a Sua immagine e somiglianza. Dio ha donato alla Sua creatura il Suo pi prezioso dono: essere padroni di s stessi, cio della libera volont e della possibilit di scegliere di appartenerGli o di negarLo. Dio pu realizzare tutto, ma non desidera costringere luomo ad amarLo. Soprattutto rispetta la libert delluomo. Dio amore (I Gv 4,16), libero amore verso luomo e cerca il libero amore della Sua creatura. E Dio nessuno lha visto mai, perch anche lamore non viene visto con locchio nudo, n si manifesta con complimenti, conviti e feste,

ma viene vissuto nel cuore, si manifesta nella verit con il sacrificio e la croce di chi ama a beneficio della persona amata. Tramite il Dio-Uomo Cristo e la Sua opera salvifica, Dio ha voluto convincere e non violentare; chiamare e non cacciare; amare e non giudicare; liberare e non schiavizzare. Questa libert occupa, allora, uno posto centrale nella vita delluomo che desidera avvicinare Dio. Durante lesercizio della Sua opera salvifica nel mondo, il Verbo di Dio incarnato afferma: A quei Giudei che avevano creduto in lui: Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verit e la verit vi far liberi (Gv 8, 31-32). Questa libert un profondo, eterno, incomprensibile mistero. Non pu facilmente essere determinata o compresa in un concetto. Durante la nostra epoca, principalmente nei secoli XIX e XX, molti discorsi sono stati fatti sulla libert e tante guerre combattute per la cosiddetta libert dei popoli. Questa libert, essendo spesso separata dal suo Datore primo, il datore di ogni dono, Dio, viene isolata, divinizzata, acquista un carattere antropocentrico, diventa onnipotente, causando - fenomeno non raro nella storia della umanit grandi crimini nel nome di questa libert onnipotente e antropocentrica. Occorre distinguere la vera libert della quale parla il Vangelo, e che Costantino il Grande ha realizzato, dalle altre forme di libert che non costituiscono il bene supremo donato da Dio alluomo, ma che sono una debole imitazione, o deviano in falsificazioni della vera libert. Una libert ingannevole ad esempio la libert carnale che soddisfa i desideri inferiori delluomo e le sue esigenze individuali, e gli impedisce di condurlo a Dio, degradandolo ad un livello di esistenza inferiore, istintiva e bestiale, per la quale non fu plasmato da Dio. Purtroppo oggi la libert ridotta a uno dei beni pi maltrattati nellumanit, soggetta continuamente allarbitrio e alle ideologie umane. Gli uomini, soprattutto chi si sente superiore, credono di essere liberi quando possono indiscriminatamente soddisfare i propri desideri, compiendo ci che vogliono quando vogliono, senza limiti, decidendo e operando, commettendo ingiustizie nel silenzio di coloro che gli stanno attorno, ammazzando e venendo applauditi: tutto e sempre nel nome della libert. Oggi, oltre alla crisi economica mondiale e ogni altra crisi, viviamo anche la crisi della libert. Tutti si tormentano sulla terra, tutti protestano, desiderano e cercano la libert, alcune volte versano anche il proprio sangue per questo, ma pochi sono coloro che la trovano e lacquisiscono; pochi sono quelli che conoscono il contenuto della vera libert e dove essa si trovi.

II. Il concetto della vera libert Per la possibilit delluomo di fare ci che vuole non solo non libert, ma, anzi, costituisce la peggiore forma di schiavit. Lo stesso nostro Signore Ges Cristo, nel Santo Vangelo, mostra il significato della vera libert. Quando i Giudei con stupore chiedono al Signore di quale libert stia parlando, visto che siamo seme di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: diventerete liberi?, Egli risponde in modo molto particolare: In verit, in verit vi dico: chiunque commette il peccato schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi far liberi, sarete liberi davvero (Gv 8, 34-36). Il peccato la peggiore forma di schiavit delluomo: liberandosene si ha il presupposto per lacquisto della vera libert. Nessuno libero, se non nega lauto-adorazione del suo ego, se non supera il suo se stesso peccatore, se non vince i suoi desideri e le sue passioni peccatrici. La libert dal peccato lunica libert reale. Questo sottolinea il Protocorifeo Apostolo Paolo scrivendo ai Romani (6, 22-23): Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi raccogliete il frutto che vi porta alla santificazione e come destino avete la vita eterna. Perch il salario del peccato la morte; ma il dono di Dio la vita eterna in Cristo Ges nostro Signore. Luomo libero quando raggiunge la santificazione e la purificazione totale della sua esistenza. E libero proprio secondo il grado della sua liberazione dalle catene del peccato che genera la morte. E libero quando nega se stesso a favore dellaltro, quando sacrifica la sua esistenza, le sue aspettative, i suoi interessi a favore del suo fratello, del suo amico, del suo prossimo e di Dio. Il concetto e la verit della libert furono rivelati nel mondo con Cristo come incontro del Dio personale con luomo personale. Luomo non pu essere autentico uomo se non in comunione con Dio. Anzi nega la sua umanit quando luomo si costituisce come un assoluto, quando nega di sottomettersi alla volont divina, quando nega la legge di Dio (i dieci comandamenti dellepoca prima della Grazia e principalmente il Vangelo di Cristo); quando ha come criterio esclusivamente se stesso per decidere cosa sia bene e male. III. Lesempio e la parola di un Santo della Chiesa Ortodossa Dopo quasi 1900 anni dallincarnazione di Cristo nel mondo, un asceta del Santo Monte Athos, San Silvano, fornisce la misura e la definizione della vera libert: La vera libert la continua permanenza in Dio (Archim. Sofronio, LAnziano Silvano di Athos (18661938), Tessalonica, p. 64). Quanto pi ci allontaniamo da Dio, tanto pi diventiamo schiavi delle passioni, delle idee, dei desideri, dei possedimenti, del denaro: cos ritorniamo allidolatria, ad un neo-

paganesimo, al rispetto della immagine di ogni Nabucodonosor. E ci nonostante il progresso, i voli nello spazio, i miracoli della scienza e della tecnologia e le conquiste incredibili. A questa libert giunse anche Costantino Il Grande e grazie a questa libert fu liberato dal culto dellidolo di se stesso, dellidolo dellimperatore, che fino ad allora si adorava come Dio, sottomettendosi invece umilmente alla Volont dellumile e mansueto Ges, di Cui divenne servitore e discepolo. Di questa vera libert erano possessori anche tutti i Santi, i Martiri, i Beati e i Giusti della nostra Chiesa, come Ambrogio di Milano e tutta la lunga catena dei Santi fino ai nostri giorni. Lo Ieromonaco Sofronio riporta il contenuto di una conversazione dellasceta atonita San Silvano con uno studente che visit il Sacro Athos e parl a lungo della libert. Silvano, venerato oggi come Santo, rispondendogli cos si espresse: Chi non vuole la libert? Tutti la vogliono, ma devi sapere dove sta e come puoi trovarla. Per diventare libero devi vincolare se stesso. Quanto pi vincoli te stesso, tanto pi grande libert avr il tuo spirito. Devi incatenare le tue passioni dentro di te per non farti dominare; devi incatenare te stesso per non fare il male al tuo prossimo. Di solito gli uomini cercano la libert per fare ci che vogliono. Per questo non libert, ma non-libert, dominio del peccato sopra di noi. Noi crediamo che la vera libert consista nel non peccare, nellamare il Signore e il tuo prossimo con tutto il tuo cuore e tutta la tua forza (Archim. Sofronio, come sopra, pp. 63-64). IV. Lacquisto della vera libert con il pentimento e la permanenza in Dio Modello della perfetta libert la kenosis-svuotamento di Dio che ci da tutto e Se Stesso. Questa la libert perfetta: Prendete, mangiate; questo il mio corpo che viene spezzato per voi in remissione dei peccati. Egli al tempo stesso colui che si offre e la vittima che viene offerta; colui che si dona e il sangue che viene donato in libert e totalmente: Cristo, il nostro Dio. Il Signore non vuole la morte del peccatore ma al pentito dona la Grazia dello Spirito Santo. Egli dona nellanima la pace e la libert di permanere in Dio sia con la mente che con il cuore. Quando lo Spirito Santo perdona a noi i peccati, lanima riceve la libert di pregare in Dio e in Lui trova riposo e gioia. Questo vera libert. Senza la libert di Dio impossibile esistere: i nemici scuotono lanima con pensieri malvagi. V. La vera libert sta nellamore Come realizzeremo queste parole, come acquisteremo la vera libert in un mondo, ateo, pluralista, in cui dominano tendenze nazionaliste, la violenza, lideologia, linteresse, le frammentazioni sociali, lincostanza della classe dirigente che muta opinione e parere contrastando cos la sapiente coerenza? La vera libert si trova nella nostra permanenza in Dio. Come possiamo permanere in Dio per restare veramente liberi quando non siamo coerenti nei nostri atti? Nella lingua greca la parola coerenza significa il valore che ho e possiedo, che non cambio spesso con arretramenti.

Troviamo risposta nella voce ispirata da Dio di Giovanni il Teologo ed Evangelista: Dio amore; chi sta nellamore dimora in Dio e Dio dimora in lui (I Gv 4, 16-17). La libert, allora, si trova nellamore, nella nostra sottomissione, nel nostro servizio per gli altri. LApostolo delle Genti Paolo ci da lethos della libert, con la totale kenosis/svuotamento delluomo a favore dei suoi fratelli: Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno (I Cor 9, 19-22). La Croce della libert la Croce dellamore. Lunica illimitata libert lillimitato amore. I Santi lo testimoniano empiricamente. Siamo liberi quando amiamo. Senza lamore lillimitata libert diventa illimitata violenza, oppressione e dissolutezza, come disgraziatamente capita in molte situazioni - anche in quelle ecclesiastiche dove entrato lo spirito di questo mondo, limmoralit, la rapina, la copertura e la tolleranza dei potenti a situazioni illiberali. Ma Dio vede tutto e interviene al momento opportuno con vero giudizio, come giusto giudice. La richiesta di vera libert conduce nel totale amore, lamore crocifisso e sacrificato. Quindi libert senza croce non pu esistere. Prender una salita, prender sentieri per trovare gli scalini che conducono alla libert, scriveva un quindicenne eroe e combattente della libert, spiegando che presupposto della libert la croce, il sacrificio. La via della libert cristiana la via della croce e dellascesi faticosa, della profonda umilt, del pentimento, della vittoria sopra se stessi, della negazione di ogni interesse a favore dellamore. La vera libert unita con lamore, si sviluppa dentro la libert dellamore. Cristo il testimone della libert e dellamore, del libero amore tra Dio e uomo. La legge della libert sar anche la misura del nostro giudizio finale, che si esprimer tramite la legge dellamore. Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libert, perch il giudizio sar senza misericordia contro chi non avr usato misericordia, dice il Santo Apostolo Giacomo, il Fratello del Signore (Giac 2, 1213). Nellattuale societ delle rivendicazioni e dei diritti, luomo fatica a capire il significato della vera libert dellamore: cercando di dominare i suoi fratelli, da servitore della libert si trasforma servo di se stesso. Comprendiamo che siamo veramente liberi quando veniamo crocifissi e non quando crocifiggiamo; quando sacrifichiamo i nostri diritti a favore dei diritti degli altri; quando offriamo e condividiamo, non quando rivendichiamo. Vera libert nel dare, non nel ricevere. VI. La libert come espressione di civilt e vita e linea direttiva della storia Con questi presupposti di reale libert non sussistono motivi religiosi per un violento scontro tra le culture e i principi di Cristianesimo e Islamismo. La recente e nota teoria dellinevitabile scontro violento tra queste civilt non trova fondamento su veri motivi religiosi. Se le aspirazioni delle nazioni o fattori geopolitici conducono a conflitti tra popoli

musulmani e cristiani, se le religioni si mettono al servizio dei politici per rafforzare lidea della diversit, dellostilit di un popolo verso un altro, ci non ha alcuna relazione con la vera natura della libert. Del resto le guerre e tutti gli atti di inimicizia tra gli appartenenti alla medesima religione e alle sue variazioni, come gli Ortodossi di Serbia e i Romano-Cattolici di Croazia, i sunniti e sciiti musulmani, testimoniano che le cause reali di questi conflitti non sono le divergenze sul concetto della libert, ma rivendicazioni riferibili ad altre questioni pratiche. Ci diventa ancor pi evidente nei casi di conflitto tra popoli che appartengono precisamente alla medesima fede religiosa, fenomeno che spesso si manifesta nella storia fino ai nostri giorni. Il modo fondamentale per appianare ogni differenza etnica, economica, ideologica e di altra natura lo sviluppo di dialoghi seri e in buona fede tra le parti, vivendo il dono divino della libert quotidianamente e con coerenza in ogni ambito. E ci vale specialmente per i capi religiosi. Altrimenti Dio permetter catastrofi, distruzioni e insuccessi nelle nostre opere a causa del cattivo uso del dono della libert e dellamore. La vera libert dissolve pregiudizi, contribuisce alla comprensione reciproca e prepara il terreno per trovare soluzioni pacifiche di tutti i problemi. Ma la pi importante conseguenza della libert che avvicina e rivela la vera personalit di chi dialoga. E la libert con la quale Cristo ci ha liberato a costituire loccasione per superare i nostri limiti anche nel comprendere il punto di vista del nostro interlocutore. Questo libera lo spirito dallunilateralit dellapproccio. In questa apertura verso la percezione dellaltro c un pericolo e sta nel pensare che il confronto con laltro metta in discussione i fondamenti stessi della nostra fede. Non esiste pi grande pericolo del valutare che il nostro edificio spirituale risulti indebolito dalla considerazione che la bellezza e la perfezione delledificio del nostro interlocutore siano migliori delle nostre. Molti uomini sono talmente legati alle proprie convinzioni da decidere di sacrificare la propria vita piuttosto che cambiarle. Da loro si lever perci la domanda se cos noi proponiamo linstabilit e il facile mutamento della fede. Non proponiamo ci. Proponiamo invece lapprofondimento, la continua e pi profonda infiltrazione nella verit. Colui che approfondisce questa affermazione constata che spesso le idee che gli sembravano fino ad allora contraddittorie si accordano fra di loro. Il Vangelo ci mostra un esempio: Chi vorr salvare la propria vita, la perder (cfr. Mt 16,25). Chi vuole salvare la sua vita deve accettare di sacrificarla, perch la vita si guadagna quando viene sacrificata e non quando con pusillanimit e con la paura di perderla viene custodita dai pericoli. La contraddizione evidente, e laccettazione di questo schema di antinomia contraddice il ragionamento di chi rimane rigido. E quanto testimoniano coloro che hanno vissuto nei campi di concentramento: gli amanti della propria vita - quelli che tentavano custodire se stessi dai pericoli - perdevano la lotta con lesistenza, mentre sopravvivevano coloro che volontariamente accettavano il sacrificio. Nel profondo dellanimo di quel padre palestinese - che anni fa ha donato ad un ospedale israeliano gli organi del suo giovane figlio ucciso dagli israeliani, affinch fossero

trapiantati in un giovane malato senza distinzione, sia israeliano che palestinese - ha brillato un luminoso raggio di luce che gli ha rivelato la verit: tutti gli uomini sono fratelli, malgrado in molti oggi disgraziatamente credano di essere radicalmente diversi dagli altri e di non potere convivere pacificamente con loro. Come notte e giorno sono ununica e medesima cosa, perch non sono ununica e medesima cosa greco, italiano e giudeo, servo e libero, uomo e donna, uomo e uomo di qualsiasi trib, lingua e religione? VII. Il libero spirito greco antico I greci antichi si sono distinti per la loro capacit di ricevere dal prossimo conoscenze e idee e di valorizzarle senza il timore di degradazione o disprezzo. Laltissimo sviluppo dello spirito greco antico durante lepoca classica si deve anche a questo incrocio voluto tra le loro idee e quelle di altri popoli e civilt, fondendo con discernimento ammirabile in un nuova sintesi tutto il bene incontrato fuori dallEllenismo. Questa libert di spirito si trova alla base di ogni progresso spirituale. Noi crediamo che dove esiste lo Spirito di Dio l stia la libert. Il pericolo che soffre la libert spirituale di non considerare i beni che essa offre. Purtroppo, come abbiamo gi detto, in molti costruiscono un castello spirituale e ideologico dentro il quale si chiudono per assicurare la propria integrit spirituale. Malgrado questo sforzo, comprenderanno con il tempo che quanto pi si cautelano contro lingresso nello spirito di nuove idee, tanto pi angosciosa diventer la loro vita, perch linfiltrazione delle idee talmente forte che nessun ostacolo ne pu impedire lingresso nei cuori degli uomini. Occorre chiarire che lapprofondimento nella verit della libert non ha come conseguenza obbligata il cambio di religione, come viene sostenuto oggi da molti. E possibile che in alcuni casi capiti, e il diritto di ognuno di cambiare fede deve essere rispettato. Ma parlando di approfondimento noi intendiamo il miglioramento del modo di pensare e di comprendere, quindi la pi chiara conoscenza della verit nella libert. Nella lingua ecclesiastica greca usiamo la parola metanoia, che esattamente significa cambio della mente, della mentalit, operazione necessaria, secondo i Padri della Chiesa, vicina al pentimento. Nel pentimento sincerit, nel pentimento libert, dice San Giovanni Crisostomo (Sul Pentimento, VIII, P.G. 49, 338). In questo cambio di mentalit contribuisce molto la conoscenza e laspirazione della vera libert: speriamo che tramite lanniversario che stiamo festeggiando raggiungeremo un migliore approfondimento almeno di quelle verit che facilitano la pacifica convivenza degli uomini. Perch le differenze tra gli uomini sono minori della differenza del giorno dalla notte, in ogni caso. VIII. Il vissuto della vera libert tra Cristiani e Musulmani Di particolare attenzione necessita lo sviluppo dei temi che si riferiscono alla situazione dei cristiani nei paesi musulmani e dei musulmani in quelli cristiani. La situazione dei cristiani in alcuni paesi musulmani ha bisogno di importanti miglioramenti per consentire libert e possibilit analoghe a quelle che i musulmani godono nei paesi cristiani.

C bisogno di procedere verso questa direzione abbandonando le angosciose ferite del passato. La storia ha registrato comportamenti di popoli e governi cristiani non compatibili con il Vangelo, come anche di comportamenti di popoli e governi islamici non in accordo con il Corano. E tempo di fare come dice il Signore. Di convergere tutti verso ci che comanda per tutti la volont di Dio. Chi ha grazia nel cuore sperimenta che Dio misericordioso e pietoso non si compiace delle stragi ma della pace, altissimo bene e dono divino. Cristiani e musulmani gioiscono reciprocamente della parola di pace che si identifica con la libert. IX. Il comportamento della Chiesa Ortodossa di fronte alla cura per la libert e i diritti delluomo. Certamente tutto detto quanto fin qui non sottovaluta le conquiste e i progressi delle societ umane riguardo alle libert e ai diritti delluomo. Queste conquiste hanno come inizio lEditto pubblicato 1700 anni fa in questa storica Citt. Perci avete e abbiamo diritto di esaltare latto e le conseguenze scaturite dallEditto. La preoccupazione che luomo sia sostenuto di fronte a ogni ingiusta oppressione e privazione della sua libert - espressa anche dopo la Rivoluzione Francese con la Dichiarazione dei Diritti dellUomo per il Cristianesimo non nuova cosa ma contenuta nellinsegnamento divino-umano sulla terra, di duemila anni fa, di Cristo e dei suoi Santi Apostoli (nei Sacri Vangeli e negli scritti dei Padri Teofori). E questa preoccupazione non pu che avere lapprovazione della Chiesa. Ma la democrazia per la Chiesa legale solo quando dice la partecipazione del popolo alla nomina dei capi e del governo, rispettando i diritti di Dio e le leggi divine. La pretesa della nazione di auto-determinarsi come il supremo fondamento dei canoni che ispira e istituisce le leggi, non pu essere accettata dalla Chiesa, ma viene bocciata come pretesa luciferina che conduce luomo alla sua auto-distruzione. Per la Chiesa ogni sforzo per lacquisto della libert deve essere rivolto in primo luogo verso luomo interiore e dopo essere esteso agli altri. Per la Chiesa Ortodossa luomo reca intera la responsabilit di lottare per la realizzazione dellaspetto positivo della libert nella sua persona, di diventare ogni giorno autenticamente libero, negando s stesso e la sua tendenza al peccato. Tutti i movimenti umani che hanno tentato di raggiungere la libert fuori da Dio, senza Cristo, alla fine non solo sono falliti, ma hanno avuto anche conseguenze catastrofiche per lumanit. Non si deve dimenticare che alla Rivoluzione Francese del 1789, con le sue dichiarazioni progressiste, hanno fatto seguito le stragi degli anni 1792-94 e i milioni di morti delle guerre napoleoniche. Non si deve dimenticare che alla Rivoluzione dOttobre in Russia sono seguiti milioni di vittime delle persecuzioni staliniste e dei terribili campi di concentramento in Siberia.

Purtroppo non sono solo il fondamentalismo e lodio religioso a privare luomo dei suoi basilari diritti. E anche la sete di libert senza Cristo, la libert immorale che alla fine diventa prigione. Questa sete di libert non trover il suo compimento se luomo Europeo non si ricollegher con leredit cristiana di Costantino Magno, grande e santa personalit che ha tracciato un segno nella storia del mondo, come solo un santo poteva fare. Quando i popoli dellOccidente cercano fondamento alla morale e al diritto solo nelluomo e nella nazione dimenticando Dio, allora anche i diritti delluomo rimarranno semplici dichiarazioni sulla carta. La stessa cosa succede anche oggi in Medio Oriente. Rivoluzioni, rovesciamento di regimi, guerre per richiedere pi libert e linstaurazione della democrazia. Malgrado ci i risultati non sono positivi e alcune volte molto scoraggianti. La violenza religiosa, lodio, la mancanza di tolleranza di fronte ai cristiani, continuano a dominare in Paesi teatro di rivoluzioni. Gli eventi politici che accadono nel Medio Oriente luoghi attraversati da Dio - le catastrofi naturali, linsicurezza verso il futuro, minacciano i cristiani, la loro vita loro e quella delle proprie famiglie. In Siria i cristiani di ogni confessione, chierici e laici, malgrado i grandi sforzi che compiono per rimanere neutrali nel conflitto civile, malgrado la loro vita tranquilla e pacifica, vengono provati e minacciati quotidianamente con sequestri e omicidi. Il Patriarcato Ecumenico condanna senza dubbi queste e analoghe situazioni. Lontano da ogni posizione politica riproviamo - come capo spirituale e Patriarca Ecumenico - luso della violenza e le persecuzioni dei cristiani soltanto e solamente in quanto cristiani. Non abbiamo timore di quelli che usano la violenza contro i cristiani, perch la Resurrezione del Signore ha vinto anche la morte. Come cristiani non abbiamo paura delle persecuzioni, perch le persecuzioni sono la pagina doro della storia della nostra Chiesa, hanno esaltato santi, martiri ed eroi della fede. Ma anche non cessiamo di esprimere verso la Comunit Internazionale la nostra protesta, perch 1700 anni dopo la concessione della libert religiosa con lEditto di Milano, continuano in tutto il mondo, sotto molteplici forme, le persecuzioni. Facciamo quindi appello a tutti affinch prevalga la pace e la sicurezza tanto nel Medio Oriente - dove il Cristianesimo tiene i suoi pi venerabili e antichi santuari e dove la tradizione cristiana tanto profonda e collegata con la vita del popolo - quanto in tutto il mondo, dove viene calpestata la libert della fede in Cristo con il pretesto del terrorismo, delle guerre, delle oppressioni economiche e in molti altri modi. Situazioni che si correggono solo con personali autocritiche, con la Grazia dello Spirito Santo. Tutto questo condanniamo, proclamando la libert in Cristo. La libert per il cristiano modo di vita. La pi elevata libert la purezza della nostra mente e perfetta libert la purezza del cuore. Questa la libert di Dio che ha le sue radici, la sua pienezza e la sua perfezione nella libert delluomo. La libert delluomo la libert di Dio. LEditto di Milano costituisce un momento culminante nella vita dellumanit e per il nostro travagliato mondo speranza per un domani migliore. Ed al tempo stesso un suggerimento affinch il mondo comprenda che pu raggiungere la sua reale libert

soltanto in Cristo. Testimonia San Giovanni Crisostomo, Lui che ha servito nella libert: Chi non cerca la gloria, gi da ora riceve il premio; di nessuno servo, ma libero nella vera libert (A Giovanni, 73, P.G. 59, 349). Amen. ***
Intervento del cardinale Angelo Scola

1. Cristo risorto! Christs ansti! Santit Vi ringrazio infinitamente per avere accettato il mio invito a venire a Milano in visita alla nostra Diocesi. La Vostra presenza segno, nello stesso tempo, del forte legame che unisce le nostre Chiese e dellimportanza cruciale dellanniversario che stiamo celebrando: il XVII centenario del cosiddetto Editto di Milano. 2. Sempre Cristo si rivolge alla libert delluomo Conoscerete la verit e la verit vi far liberi (Gv 8,32). Non sembra esagerato affermare che queste parole del Signore Ges intercettano, in modo immediato e sorprendente, lanelito pi profondo che qualifica da sempre il cuore delluomo. Se si tiene conto del contesto in cui il celebre versetto si colloca non sfugge per la sua componente altamente drammatica. Nella storia, tra verit e libert si d sempre inevitabilmente una tensione.La Verit in senso pieno si offre, e non pu non farlo, come assoluta, totalizzante; la libert, sua interlocutrice propria, daltra parte, non accetta coercizioni. Dalla semplice apertura che caratterizza spontaneamente il nostro rapporto con la realt fino ad arrivare allatto di fede in Dio che si comunicato in Ges Cristo, Verit vivente e personale, i diversi gradi con cui la verit si offre alluomo sempre richiedono limplicazione cosciente della libert. Luomo, in forza della sua dignit, conosciuta sia attraverso la parola di Dio rivelata, sia attraverso la stessa ragione, ha diritto alla libert religiosa. Tale libert consiste in questo: che tutti gli uomini devono essere immuni dalla coercizione sia da parte di singoli, sia di gruppi sociali e di qualsivoglia potest umana e in modo tale che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza, n sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformit alla sua coscienza, privatamente o pubblicamente, in forma individuale associata[1]. Parlando di materia religiosa ci si riferisce alla questione decisiva del senso (significato e direzione) dellumana avventura. Senso che ogni visione sostantiva della vita religiosa, agnostica o atea che si voglia mette in campo. Lanelito di libert proprio delluomo, costitutivamente orientato alla ricerca della verit, esprime il carattere inviolabile della sua coscienza. Essa un cardine di ogni forma di ordine sociale a misura duomo. Il versetto biblico propone un rapporto dinamico con la persona di Ges che rende pienamente liberi. Esso merita paradossalmente la celebre accusa che il grande

inquisitore, nei fratelli Karamazov di Dostoievskij, rivolge a Cristo: Invece di impadronirti della libert degli uomini, Tu lhai ancora accresciuta! . vero che luomo postmoderno spesso mette in questione la possibilit stessa di accedere alla verit. Eppure le parole di Ges, conoscerete la verit e la verit vi far liberi , continuano indomite a risuonare e sfidano, dopo 2000 anni, ogni preclusione e pregiudizio. La capacit di Ges di interloquire con ogni uomo, in ogni tempo storico, scaturisce dal fatto che Egli sa parlare al cuore della persona. Infatti porre la domanda circa la verit e circa la libert e stabilire quale nesso debba sussistere tra loro, significa andare al centro dellio, da cui ogni uomo parte per il percorso che lo porti al compimento di s, cio alla felicit, in termini cristiani alla santit. La celebrazione dei 1700 anni dal cosiddetto Editto di Milano costituisce unoccasione privilegiata per rimettere a fuoco tali questioni in se stesse irrinunciabili. Lo riconosce acutamenteil geniale scrittore di origine ebraica George Steiner: Potessi soltanto buttare via la zavorra di una visione religiosa del mondo. Potessi soltanto lasciarmi alle spalle quella malattia infantile[2]. Lordinanza positivista che impone alla mente adulta di chiedere al mondo e allesistenza soltanto Come? e non Perch? una censura fra le pi oscurantiste. Vorrebbe imbavagliare la voce sotto le altri voci dentro di noi. Persino al livello del Come? non affatto certo che le scienze maestose troveranno risposte dimostrabili. Per me esiste la pressione assolutamente innegabile di una Presenza aliena alla spiegazione[3]. Come non cogliere, in ultima analisi, in questa Presenza la forza stessa della verit che interpella lumana libert? 3. LEditto di Milano Non questa, ovviamente, la sede per dar conto sia pur brevemente delle numerose ed accurate indagini che, anche in questi ultimi tempi, hanno valutato la reale portata storica e il significato sociale e politico dellaccordo tra Costantino e Licinio. Si tratta di valutare se quellevento possa essere assunto come uno dei tasselli utili a comprendere lautentica natura della libert religiosa, che la nostra fede custodisce e ci comunica e che lumana ragione riconosce e conferma. Per questo occorre fare i conti con una obiezione che ha attraversato la storia dellOccidente cristiano e si riaffacciata con discrezione, ma anche con tenacia, in questi mesi. Lobiezione la seguente: lEditto anzich favorire unidea di libert religiosa da far crescere dentro le societ, ha invece finito col trasformarsi in uno strumento per un legame e unalleanza tra cristianesimo e potere politico. Nei fatti, avrebbe indebolito se non snaturato la stessa fede cristiana, e avrebbe ingabbiato il funzionamento politico e sociale dentro uno schema sacrale. Avrebbe cos condizionato in modo negativo lo sviluppo della stessa idea di uomo, delle culture e delle civilt. Si dice: la storia della recezione dellEditto di Milano pi che operare una maturazione nel modo di pensare il rapporto religione-verit permettendo un equilibrato legame tra le religioni e il potere politico, avrebbe prodotto limposizione di una forma religiosa sulle altre (dal paganesimo al

cristianesimo). Avrebbe cos inibito, invece che favorire, la possibilit della nascita e dello sviluppo del concetto di libert religiosa. Solamente in un periodo pi tardo, e grazie a tuttaltri fattori, questa importante dimensione sarebbe riuscita a fare il suo ingresso nella storia delle nostre societ. Una simile lettura, pur contenendo talune giuste forme di critica su vicende storiche che in pi di unoccasione hanno conosciuto gli eccessi segnalati, non pu per essere assunta come la cifra in grado di interpretare nella sua globalit la svolta che lEditto di Milano ha avviato dentro la storia dellEuropa e non solo. Importanti tracce di questa originalit sono visibili soprattutto nel modo in cui la teologia cristiana fa suoi i due concetti che stanno alla base anche dellEditto di Milano: lidea di pace e il modo di pensare luniversalit della salvezza. Lidea di pace, anzitutto. Sar il pensiero di santAgostino a fissare in modo definitivo la giusta interpretazione che la fede cristiana d a quella pace cui tende lEditto di Milano. Il cristianesimo non si accontenta di una concezione funzionale e meramente politica di questo termine. Sviluppa una declinazione escatologica dellidea di pace: soltanto la tensione al suo compimento definitivo ne spiega il significato pieno. Questa concezione della pace rende possibile una interpretazione non utopica della storia e dei soggetti che la costruiscono. Listanza universalistica. Proprio lEditto di Milano spinge il cristianesimo ad elaborare, su basi nuove, il senso della sua presenza nella storia. Favorisce la nascita di uno spazio nuovo, in cui lindividuo chiamato a scoprire le tracce del disegno creatore di Dio allinterno di un mondo e di una storia che sono consegnati alla libert degli uomini. Non si pu pertanto rinunciare allaffermazione che lEditto sia stato nei fatti linitium libertatis delluomo moderno[4]. Questasserzione permette di evidenziare come laccordo tra i due Augusti determin non solo la progressiva cessazione delle persecuzioni contro i cristiani ma, soprattutto pur nei limiti oggettivi della mentalit del tempo lalba della libert religiosa. Certo, fu un inizio mancato per i tanti motivi che gli storici, con vicende alterne a partire dal 1700 continuano, ancor oggi, a mettere in luce. 4. Alle sorgenti della verit Possiamo a questo punto svolgere qualche considerazione sul tema della libert religiosa in quanto tale. Essa non comporta limposizione della verit, ma piuttosto laccettare che sia la verit stessa, per essere riconosciuta in quanto tale, a chiamare in causa la libert. In questottica il Concilio Vaticano II, nella Dichiarazione Dignitatis humanae, si occupato della libert religiosa non in termini generali come libert morale nei confronti della verit o di un valore tesi essenziale, per altro esplicitamente richiamata dalla celebre Dichiarazione ma si volutamente limitato a considerare la libert giuridica nellambito

dei rapporti tra le persone e nella vita sociale. Cos considerato, il diritto alla libert religiosa un diritto negativo che stabilisce i limiti dello Stato e dei poteri civili, negando loro una competenza diretta sulla scelta in materia religiosa. La strenua affermazione e difesa della libert religiosa dice la centralit e linviolabilit della persona umana, la sua dignit, fondamento dellorganizzazione sociale. Secondo alcuni le parole della Dignitatis humanae potrebbero ultimamente essere lette come una resa da parte della Chiesa cattolica, non pi in grado di mantenere i propri privilegi, alle pretese della secolarizzazione, siano esse ritenute benefiche o meno. Interpretare in questo modo linsegnamento conciliare significa subire un clima culturale che non riesce pi a pensare la realt nella sua origine, cio nellorizzonte della creazione opera della Santa Trinit. Cos facendo si ignora la presenza benefica del Dio Uno e Trino, sorgente della vita della persona, della comunit e del cosmo. A differenza dei nostri fratelli dOriente, noi cristiani di Occidente ci siamo spesso rassegnati a non fare pi della confessione della nostra fede basata sul credo che ogni domenica professiamo comunitariamente nella celebrazione eucaristica il cardine del nostro pensiero. Veniamo colti da uno strano pudore a comunicare lesperienza che scaturisce dalla nostra fede, nel timore che questo possa minare luniversale solidariet con tutta la famiglia umana, i cui componenti si riferiscono a visioni diverse della realt. Eppure lautentica tradizione ha sempre riconosciuto e affermato quanto viva sia la relazione tra il pi inavvicinabile di tutti i misteri [la Santa Trinit appunto] e la nostra vita quotidiana[5]. Il perfetto ed eterno scambio di amore, nello Spirito Santo, tra il Padre e il Figlio da Lui generato apre lo spazio, nel mondo creato cio nellumana esperienza ad una comunicazione della verit che chiede di essere accolta dalla libert. Una libert che non percepisce il legame di dipendenza da Dio in termini di sudditanza, ma in termini di filiazione. Luomo creato ad immagine della Trinit come maschio e come femmina, differenza questa interna ad ogni persona si compie accogliendo la verit che sempre chiede il dono della libert, come insegna la costituzione pastorale Gaudium et spes (N. 24). 5. Trinit e vita sociale Il nesso Trinit, verit e libert, lungi dal restare relegato nellambito cristiano illumina anche la vita sociale. E rappresenta un decisivo contributo che i cristiani debbono offrire, in quanto cittadini, a tutti i soggetti che abitano la societ plurale. Pensare, nelle debite distinzioni, la dimensione personale e sociale a partire dalla Trinit rende pi agevole riconoscere, nelledificazione della societ civile, la necessit di un duplice decisivo atteggiamento: Amore, comunanza di tutto fino allidentit dellessenza e della vita. Ma, nello stesso tempo, perfetta custodia di s da parte della persona [6]. Dalla contemplazione della Trinit emerge una visione delluomo e della societ praticabile da tutti, che supera in radice qualunque pensiero incapace di riconoscere la differenza come

un bene e, nello stesso tempo, non rinuncia a quellunit che il marchio inconfondibile del vero. Dal punto di vista dellorganizzazione sociale ne derivano conseguenze decisamente notevoli. Infatti, il riconoscimento del bene della differenza permette di combattere lutopia del collettivismo in cui luomo si dissolve nello Stato. Daltra parte, non rinunciare mai allunit come orizzonte necessario di ogni realizzazione sociale mette al riparo dallutopia dellindividualismo, incapace di concepire la logica del dono necessaria, invece, al bene personale e sociale. La tradizione della Chiesa lo ha ben compreso sostenendo che la giustizia e la benevolenza sono inseparabili nella vita sociale. Cos scrive il nostro padre Ambrogio: Nulla saccorda tanto con lequit quanto la giustizia, la quale, inseparabile compagna della benevolenza, fa s che amiamo quelli che crediamo uguali a noi () Per la benevolenza pi persone diventano una sola, perch, se pi persone sono amiche e perci in esse v un solo spirito e un solo modo di pensare, diventano una sola persona . E insegna lenciclica Deus caritas est al n. 28: Lamore caritas sar sempre necessario, anche nella societ pi giusta. Non c' nessun ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il servizio dell'amore. Chi vuole sbarazzarsi dell'amore si dispone a sbarazzarsi dell'uomo in quanto uomo. Il servizio della carit fa emergere ci che specificamente umano ed esalta il necessario ordine di giustizia. Contrasta inoltre la tentazione che pi insidia la piena libert, ben descritta da Eliot: Luomo sogna sistemi cos perfetti che pi nessuno avrebbe bisogno di essere buono[7]. 6. Il futuro di Milano Queste parole diventano particolarmente urgenti nellattuale frangente storico in cui lOccidente segnato da un doloroso travaglio. In esso si innesta la crisi economicofinanziaria che non cessa di colpire pesantemente le nostre societ e intere nazioni e popolazioni che continuano a subire il terribile flagello della fame, della miseria e della violenza. Si profila in tal modo un compito particolarmente impegnativo per Milano, per la Lombardiae per le nostre terre. Sono chiamate a mostrare la capacit di rinnovare il corpo ecclesiale e quella di edificare un buon tessuto sociale, rispettoso della libert di tutti. Consegneranno in tal modo alle nuove generazioni, nellesercizio di una memoria viva, la fede operosa dei padri e, in solidale fila con tutti, leccellente esperienza civica delle terre ambrosiane. La celebrazione dellanniversario dellEditto di Milano cade in un momento storico in cuila Chiesaambrosiana, insieme a tutte le Chiese del nostro paese, impegnata in unopera di trasformazione delle forme di presenza in una societ plurale. Il concreto tessuto ambrosiano di vita cristiana capillarmente radicato nellesteso territorio della diocesi attraverso lannuncio esplicito della bellezza, della bont e della verit dellevento di Ges Cristo presente nella comunit ecclesiale. Un annuncio che giunge fino alla proposta di tutte le sue umanissime implicazioni antropologiche, sociali e di rapporto con il creato. Lo documentano le reti di accoglienza, di solidariet, di costruzione di risposte ai bisogni fondamentali, di gestione del legame sociale, di luoghi di elaborazione e diffusione di arte e di cultura.

Il campo il mondo (Mt 13,38). Le parrocchie, le associazioni, i movimenti sono consapevoli che per i cristiani non ci sono bastioni da difendere, ma vie da percorrere per documentare che Cristo lEvangelo dellumano. 7. Un cammino comune Santit, lannuncio della Trinit Santa e della salvezza compiuta nel Crocifisso Risorto trova le nostre Chiese unite nel cammino comune dellevangelizzazione e del contributo alledificazione di una civilt del volto umano. Infatti, come Vostra Santit ebbe a dire l11 ottobre 2012 inPiazza San Pietro, la nostra presenza qui e quindi anche quella di oggi a Milano significa e segna il nostro impegno a testimoniare insieme il messaggio di salvezza e guarigione per i nostri fratelli pi piccoli: i poveri, gli oppressi, gli emarginati nel mondo creato da Dio . E il Santo Padre Francesco ribadiva nellomelia dellEucaristia per linizio del ministero petrino: Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!. A questo compito appartiene intrinsecamente la promozione della libert religiosa sia in Occidente che in Oriente. Sono ben diverse le forme in cui questa libert viene conculcata. Si va dal martirio come avviene nelle terre del Medio Oriente fino ad interventi giuridici che ne impediscono la piena attuazione come avviene talora in Europa. Promuoverla a beneficio delle nostre societ e promuoverla insieme con i fratelli dOriente un dovere chela Chiesadi Milano non intende disertare. I cristiani di Lombardia stanno progressivamente rendendosi conto della necessit di un senso di vita adeguato ai grandi cambiamenti in atto. Un senso della vita che necessita un approfondimento della dimensione affettiva e dellesperienza del bellamore, laccettazione cordiale della societ plurale ed il contributo costitutivo alla vita buona e al buon governo. Fattori che implicano un pensiero positivo e deciso della differenza. Esso, se rettamente perseguito, non spezza lunit. Ne garanzia proprio il mistero del Dio Uno e Trino. Per questo, unendomi alla Sua persona e in considerazione della testimonianza e delloriginale riflessione che la Santit Vostraci ha offerto, credo che possiamo affermare con un cuor solo e con lumilt propria di chi sa di non esserne degno, che la verit ci venuta incontro e ci far liberi . * NOTE [1] Dignitatis humanae 2. [2] G. Steiner, Errata, Milano 1998, 194. [3] Ibid., 199-200.

[4] G. Lombardi, Persecuzioni, laicit, libert religiosa. DallEditto di Milano alla Dignitatis humanae, Studium Roma 1991, 128. [5] R. Guardini, Il significato del dogma del Dio trinitario per la vita etica della comunit, in Scritti politici, Opera Omnia VI, Morcelliana, Brescia 2005, 89-98, qui 91. [6] R. Guardini, 96. [7] T. S. Eliot, Cori da La Rocca, in Id., Poesie, Mondadori, Milano, 1971, 383.