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IL SENSO RELIGIOSO

QUESTIONI DI METODO

PRIMA PREMESSA: REALISMO


“Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore; molta osservazione e
poco ragionamento conducono alla verità”: questa provocante espressione del premio
Nobel per la medicina Alexis Carrel ci fa capire che anzitutto per capire la vita occorre
realismo, cioè la capacità di considerare-osservare la realtà. Allora si scopre che la realtà
è un dato, non una teoria. E fa parte di questo dato anche il nostro io. Incontriamo così la
nostra esperienza elementare: un insieme di evidenze e di esigenze (esigenza di verità, di
bontà, di bellezza, di felicità, di giustizia, di amore vero…) con cui siamo lanciati
nell’esistenza.

Beethoven, Sesta sinfonia


Smetana, La Moldava
Jovannotti, E’ per te
Chieffo, Canzone per Francesco
Dylan, Forever Joung
Queen, Somebody to love
Blues Brothers, Everybody needs

SECONDA PREMESSA: RAGIONEVOLEZZA


La ragione è l’eisgenza-capacità di comprendere la realtà secondo la totalità dei suoi
fattori. Essa dunque prende in considerazione il dato dell’esperienza non per costruirvi
sopra delle teorie, ma per comprenderlo nella sua interezza.
Troppo spesso la ragione viene usata in modo riduttivo, nel tentativo di ridurre in partenza
tutta la realtà ad una misura da noi posseduta. La ragione infatti si serve di diversi metodi
per conoscere la realtà: non sempre si può usare il metodo matematico, o quello
scientifico-sperimentale, o quello filosofico-logico. Decisivo è il metodo della certezza
morale, con cui possiamo dare un giudizio sui fattori più profondi della realtà emergenti
nell’esperienza.

TERZA PREMESSA: MORALITA’


La ragione agisce in noi insieme al sentimento. Esso è un dato dell’esperienza: quando
una realtà interessa il nostro io il sentimento emerge come desiderio di rapporto con quella
realtà. Esso non toglie alla ragione il suo ruolo, ma anzi lo potenzia, se è ‘messo a fuoco’
come la lente di un cannocchiale, altrimenti distorce tutta la visione della realtà. Il senso
religioso dunque si esprime anche come sentimento: occorre una moralità, cioè un amore
alla verità più che al sentimento in se stesso.

Napoletano, Torna a Surrientu


Napoletano, O surdato’nnamurato
Mascagni, Non son sincera
CAPITOLO 1 – IL SENSO RELIGIOSO: ORIGINE E NATURA

PUNTO DI INIZIO
Non partiamo dalle teorie o dalle ideologie che tanti propongono: partiamo invece da noi
stessi. Poi saremo in grado di valutare le teorie elaborate da altri. Partire da noi stessi è
semplice: bisogna partire dall’esperienza, cercando di non ridurla in partenza a quello che
pensiamo, ma di considerarla in tutta la sua evidenza.
Per fare questo bisogna considerare il nostro io in azione: cioè in confronto con la realtà,
con i bisogni che e essa pone, con le persone incontrate… Un pigro non scopre nulla; un
uomo appassionato alla realtà si mette all’opera. E mettendosi in azione sente emergere
le esigenze fondamentali. E’ un impegno con la vita, in tutte le sue dimensioni e la sua
concretezza.

Spagnolo, Carbonero

L’impegno con la vita porta l’uomo anzitutto ad incontrare la storia da cui proviene e in cui
cammina: la tradizione, intesa non come folklore, ma come patrimonio di esperienze,
valori, ideali, in cui la realtà umana circostante ha identificato una risposta alla ricerca
umana. Chi non si confronta lealmente con questo patrimonio si preclude con orgoglio
insensato la possibilità di paragonarsi con il cammino umano che lo ha preceduto e
generato.

Denver, Thank God, I’m a country boy


Pink Floyd, The wall
Napoletano, La santa allegrezza
Altri canti popolari napoletani, trentini e irlandesi

L’altro fattore che, oltre alla tradizione, emerge nell’esperienza dell’io in azione è il
presente. In ogni istante è sempre dato a noi ciò che siamo e quindi è sempre coglibile in
noi il misterioso duplice livello del nostro io: il livello materiale (misurabile, divisibile,
corruttibile) e il livello non-materiale (non misurabile-divisibile-corruttibile). E’ la profondità
affascinante dell’io.

Chopin. Concerto pianoforte –orchestra n.1, 1° tempo


Idem, concerto n.2, 1° tempo
Schubert, La morte e la fanciulla, quarto tempo

IL SENSO RELIGIOSO: SUA NATURA


Anzitutto il senso religioso si definisce come la natura dell’io in quanto si esprime in una
domanda radicale di significato.

Dylan, Blowing
Dalla, Cosa sarà
Trentino, La stradela

Questa domanda è inevitabile, vale a dire strutturale, in quanto ci costituisce


permanentemente. Inevitabilmente dunque viene a galla.

Nomadi, Il pilota di Hiroshima


Spagnolo, Sevillana del adios
Zafra, Prece ao vento

La domanda pone l’esigenza di una risposta esauriente: non bastano soluzioni parziali.

Nomadi, Io vagabondo
Chieffo, La collina
Socialista, La ferriera

Il tentativo di dare una risposta esauriente alla nostra domanda esistenziale ci mette di
fronte alla sproporzione che viviamo nei confronti della domanda: essa è più grande di
ogni nostra capacità di risposta…

Guccini, L’isola non trovata


Guccini, Canzone per un’amica
U2, I still haven’t found
Rolling Stones, Satisfaction
Luna Pop, Niente di più
Trentino, Partire no savendo se se ariva

La nostra sproporzione nei confronti della domanda non è provvisoria, non dipende dalla
limitatezza delle nostre conoscenze attuali: più la scienza procede e più si ingrandisce il
mistero. E’ una sproporzione strutturale.

Schubert, Sinfonia n.8 (Incompiuta,) 1° tempo


Le orme, Autunno-sguardo verso il cielo

Di fronte all’insuperabile sproporzione, sorge nell’uomo autentico una profonda tristezza,


come nostalgia per un bene assente e nello stesso tempo incombente sul nostro
orizzonte.

Chopin, Notturno 1
Beethoven, Settima sinfonia, 2° tempo
G.Donizzetti, La favorita, 4° atto
Vanoni, Domani è un altro giorno
Guccini, Il tema
Gun’s and roses, Sweet child o’mine
New Trolls, Quella carezza della sera
Cori russi, Canta rondinella, canta
Cori russi, Non rimproveratemi
Popolare, Da quando sei partito
Mahalia Jakson, Sometimes I fell like a motherless child

La tristezza non toglie ma acuisce in noi la consapevolezza che all’origine del nostro io sta
una promessa. E la vita si connota come attesa operosa.

F.Mercury, There must be more


Ramazzotti. Terra promessa
Denver, Take me home
Mascagni, Povera voce
Soundgarden, Boot camp
Irlandese, Both sides the Tweed
Irlandese, Cockles and mussels

Tutto ciò è, consapevolemnte o meno, dentro ogni gesto che compiamo: è dimensione di
ogni gesto.

Chopin, Preludio op. 28 n. 15 (la goccia)


Cori russi, Lungo la madre Volga
Cori russi, La steppa

Per ciò stesso che un uomo vive pone questa domanda ed afferma l’esistenza di qualcosa
per cui valga la pena vivere. E se la struttura dell’uomo è questa domanda inesauribile,
occorre ammettere l’esistenza inevitabile di una risposta, anche se insondabile. L’uomo è
mendicanza di questa risposta.
CAPITOLO 2 – ATTEGGIAMENTI IRRAGIONEVOLI DI
FRONTE ALL’INTERROGATIVO ULTIMO

ATTEGGIAMENTI IRRAGIONEVOLI
L’uomo può prendere di fronte alla sua domanda ultima e decisiva alcuni atteggiamenti
irragionevoli che tendono o a negare la domanda stessa o a ridurla. Vediamone tre che
tentano di negare la domanda e tre che cercano di ridurla.

Negazione teoretica. Cerca di negare la realtà stessa della domanda, affrermando che
non ha alcun significato.

Sostituzione volontaristica. Cerca di sostituire la domanda e l’oggetto che cerca con un


impegno o sforzo umano per raggiungere obiettivi più o meno precisati.

Guccini, Dio è morto

Negazione pratica. Si cerca di vivere in modo che la domanda non venga a galla,
cercando di costruirsi una indifferenza (atarassia) verso gli interrogativi della vita.

Chieffo, Sarajevo
883, Senza averti qui

Evasione estetica o sentimentale. La domanda è considerata con intensità, ma è ridotta


al suo aspetto emotivo, senza ricerca della effettiva risposta.

Negazione disperata. Si afferma la realtà della domanda e la si considera intensamente,


ma si nega la possibilità di una risposta. E’ il nichilismo disperato che domina in tanta
musica giovanile contemporanea.

P.Tchaikovsky, Sinfonia n.6


De Andrè, Cantico dei drogati
Guccini, Quello che non
Guccini, Canzone delle domande consuete
Raf, Siamo soli nell’immenso vuoto che c’è

Alienazione. Si afferma che la risposta sarà conquistata in futuro dalle forze dell’uomo. Ma
per l’uomo concreto qui presente la risposta non c’è.

Nomadi, Noi non ci saremo


CONSEGUENZE
Rottura col passato. L’uomo è ridotto ad un ‘fascio di reazioni’: non c’è più nesso con
l’esperienza degli uomini che ci hanno preceduto, il passato non ha alcun rapporto con
noi.

Vasco Rossi, Siamo solo noi

Incomunicabilità e solitudine. La comunicazione è resa possibile dall’esperienza; ma


quando non c’è esperienza profonda dell’io, bensì solo reazioni, la comunicazione diventa
assolutamente superficiale o strumentale a propri interessi. E la solitudine diventa
consapevolezza lucida di non essere veramente caro a nessuno.

Queen, The show must go on


Deep Purple, Child in time
Ruggeri, Bianca balena
Ruggeri, Post scriptum

Perdita della libertà. Se l’uomo è ridotto alle sue componenti biologiche, è totalemente
schiavo del meccanismo biochimico universale che lo ha generato e che lo riassorbirà e
che si autoregola con i meccanismi del potere sociale. Solo se l’io dipende da qualcosa di
più grande di questo meccanismo è libero: solo la dipendenza da Dio assicura la libertà
dell’uomo.

Guccini, Farewell
Vasco Rossi, Liberi, liberi
Raf, Oggi un Dio non ho
PFM, Impressioni di settembre
Simon and Garfunkel, Sparrow
Irlandese, Only our rivers run free
Guantanamera
CAPITOLO 3 – ITINERARIO DEL SENSO RELIGIOSO

COME SI DESTANO LE DOMANDE ULTIME


C’è un itinerario in cinque tappe attraverso le quali ciascuno di noi prende coscienza della
domanda che lo costituisce e del suo contenuto.

Lo stupore della presenza. Anzitutto noi siamo colpiti dall’esistenza della realtà: è una presenza,
un dato. E genera uno stupore e una attattiva.

Beethoven, Settima sinfonia, 1° tempo con diapositive di paesaggi naturali


Branduardi, Il Cantico delle creature
Jovannotti, E’ per te tutto quello che c’è

La realtà come cosmo. La realtà non solo esiste, ma è ordinata, disposta secondo un disegno
complesso e razionale.

Beethoven, Sesta
Denver, Calypso
Denver, Dancing with the mountains
Trentino, A la matina

Realtà provvidenziale. Il mondo ci appare come una realtà che ci può essere favorevole,
strutturata in modo da rendere possibile e affascinante la nostra esistenza.

Queen, Miracle

L’io dipendente. L’evidenza più grande e profonda che percepisco in questo momento è che io
non mi faccio da me, non sto facendomi da me. Non mi do l’essere, non mi do la realtà che sono,
sono ‘dato’. Dipendo da ‘altro da me’, sono fatto da altro: io sono “tu-che-mi-fai”. E questo “Tu-che-
mi-fai” è quello che la tradizione religiosa chiama “Dio”. L’uomo cosciente di se fino in fondo si
imbatte in un Altro.

Beethoven, Inno alla gioia (sinfonia nona, 4° tempo)


John Coltrane, Living space
Mahalia Jakson, Then the answer came
Chieffo, Padre

La legge del cuore. Dentro di me c’è una ‘legge’ che mi dice ‘questo è bene, questo è male’. E’ la
coscienza di qualcosa cui non si può rifiutare l’omaggio della ragione. E’ un fatto che si impone e
interpella la mia libertà. E’ come la voce di un ‘altro’.
Chieffo, La guerra

Analogia. La formula dell’itinerario al significato ultimo della realtà è quella di vivere sempre
intensamente il reale senza preclusioni, cioè senza rinnegare o dimenticare nulla. Contro la
mentalità positivista che tenta di soffocare l’impeto alla totalità del reale. Perché il reale è come
una analogia: è come una parola (logos) che rimanda più in là (ana).

Schubert, Sinfonia incompiuta (n.8)


Pink Floyd, vari brani

ESPERIENZA DEL SEGNO


Il reale mi sollecita a cercare qualcosa d’altro, oltre quello che immediatamente mi appare. Il reale
è una provocazione.

Louis Armstrong, What a wonderful world

La realtà funziona dunque come un segno: qualcosa di reale che rimanda ad un'altra realtà. Esso
è anche il metodo normale dei rapporti tra noi uomini.

Presley, Somebody bigger than you and I


Popolare, Luntane, cchiù luntane
Trentino, La ceseta de Transacqua
Popolare, Lu Gran Sassu
He’s got the wohle world in His hands

Negare questo rimando ad altro o negare l’esistenza di ciò che esercita attraverso la realtà il
richiamo non sarebbe razionale. Non sarebbe umano affrontare la realtà del mondo arrestando la
capacità umana di addentrarsi alla ricerca d’altro (atteggiamento positivista).

Bon Jovi, Keep the faith


Bon Jovi, I belive
Big Ridge Band, The things that I see
Dylan, All along the watchtower

La natura dell’impatto dell’uomo col reale è caratterizzata dunque dal presentimento o ricerca
d’altro. La documentazione sperimentale di questo fenomeno è data dal carattere esigenziale
della vita: l’esigenza di verità, di giustizia, di felicità, di amore…

Chieffo, Ballata dell’amore vero


Chieffo, Argento
Battisti, Un’avventura
Battisti, Non è Francesca
Sognando California
Irlandese, I tell me Ma
Spagnolo, Cielito lindo
Friulano, Al cjante il gjal
The foggy dew

Il mondo, in quanto segno, ‘dimostra’ qualcosa d’Altro, dimostra ‘Dio’, come un segno dimostra ciò
di cui è segno. L’uomo mai sperimenta un’esperienza di pienezza come di fronte ad un ‘tu’. Per
questo la parola più semplice e concreta per designare il mistero ultimo è proprio ‘Tu’. Il ‘tu’ è il
‘segno supremo’.

Bruch, Concerto per violino e orchestra


Mascagni, Il mio volto
Battiato, E ti vengo a cercare
Battisti, Acqua azzurra
Battisti, Io vivrò senza te?
Battisti, E penso a te
Denver, Annie’song
Napoletano, O surdato’nnamurato

La ragione è esigenza di spiegazione adeguata, totale dell’esistenza. Questa spiegazione non la


può trovare dentro l’orizzonte della sua esperienza di vita. Il vertice della conquista della ragione è
la percezione di un esistente ignoto, irraggiungibile, cui tutto il movimento dell’uomo è destinato,
perché anche ne dipende. E’ l’idea di ‘mistero’. Il mistero non è un limite alla ragione, ma è la
scoperta più grande cui può arrivare la ragione.

Ruggeri, Mistero
Chieffo, Canzone del Destino

I termini con cui la tradizione religiosa autentica ha parlato di Dio sono tutti termini cosiddetti
‘negativi’: in-finito, im-menso (non misurabile), in-effabile (non si può dire). Sono parole che non
definiscono quindi il Mistero, ma sono come aperture verso esso.

L’AVVENTURA DELL’INTERPRETAZIONE
Il raggiungimento del destino (cioè del Mistero) deve essere libero. Altrimenti non sarebbe umano.
Quindi la libertà deve giocare anche nella scoperta di esso. Allora vuol dire che riconoscere Dio è
un problema anche di libertà. E’ un problema di opzione: o vai di fronte alla realtà spalancato, con
gli occhi sgranati di un bambino, lealmente e allora abbracci tutta la sua presenza ospitandone
anche il senso; oppure ti metti di fronte alla realtà difendendoti, trincerandoti in misure preconcette.
Questa è la scelta profonda che operiamo quotidianamente di fronte ad ogni circostanza.
Il mondo è come una ‘parabola’: mentre svela, vela. La libertà si gioca nell’interpretazione del
segno. Chi non vuole vedere, può non vedere.
Chaikowskij, Sinfonia n.6
Cementano, Pregherò

EDUCAZIONE ALLA LIBERTA’


Se la realtà chiama l’uomo a qualcosa d’altro, educazione alla libertà è eguale a educazione alla
responsabilità, cioè alla volontà di rispondere a ciò che chiama. Quindi educazione all’attenzione
e alla accettazione.

Chieffo, Canzone per Francesco

Occorre educare all’atteggiamento giusto di fronte alla realtà, cioè a quello originale in cui la natura
formula l’uomo: l’attesa come domanda. Come curiosità e ricerca. La cosa più terribile è porsi di
fronte alla realtà negativamente o sospensivamente: non ci si muove più.

Chieffo, E’ bella la strada

E’ qui che sorge l’esperienza del rischio. Il rischio non è un gesto o una azione che non abbia
ragioni adeguate. E’ piuttosto la percezione di una difficoltà della volontà: la fatica di aderire
all’essere riconosciuto dalla ragione. E’ come una spaccatura tra ragione e volontà-affettività.
Che cosa permette di superare l’esperienza del rischio? Non lo sforzo individuale esasperato, ma il
fenomeno comunitario: non sostituisce la libertà, ma le conferisce l’energia necessaria. La
comunità è la condizione perché il seme umano di il suo frutto.

Rachmaninov, Concerto per piano n. 2 (sulla comunità-popolo)


Beethoven, Concerto per violino-orchestra op.61, primo tempo
Gaber, Canzone dell’appartenenza
CAPITOLO 4 – RAGIONE E RIVELAZIONE

L’ENERGIA DELLA RAGIONE TENDE A PENETRARE NELL’IGNOTO


L’energia della ragione tende a entrare nell’Ignoto: tende a conoscere ciò che ha intuito
come l’inarrivabile, il Mistero. Scoprire il Mistero, entrare in esso, è il motivo della ragione,
la sua forza motrice. E’ il rapporto con quell’al-di-là che rende possibile anche l’avventura
dell’al-di-qua.
L’Ulisse dantesco è il simbolo di tutto ciò. La mentalità positivista cerca di scoraggiare
questo ardimento dando per sicuro solo ciò che si misura all’interno dei confini stabiliti. Ma
oltre le colonne d’Ercole sta l’oceano del significato: è nel loro superamento che uno
comincia sentirsi uomo.
Nella Bibbia troviamo una pagina ancora più grande: la lotta di Giacobbe con Dio. Il
patriarca rimane segnato da questa lotta, che mostra tutta la statura dell’uomo; una lotta
senza vedere il volto dell’altro.

Chieffo, Parsifal

Ma rimanere sospeso alla volontà di questo ignoto ‘signore’, che giunge a me attraverso le
circostanze, è una posizione vertiginosa per la ragione. Nasce come una impazienza nella
ragione stessa.

Ligabue, Hai un momento Dio?

Un eccessivo attaccamento a sé (‘amor proprio’) spinge la ragione a dire: “ecco, ho capito,


il Mistero è questo”. Un particolare viene pompato a definire la totalità. Il senso religioso
viene corrotto, costretto a identificare il suo oggetto con qualcosa che l’uomo sceglie, con
qualcosa di ‘comprensibile’ a sé.
Il problema è cosa sia la ragione: o l’ambito del reale o un varco sul reale, un varco
sull’essere nel quale non si è mai finito di entrare. Pretendere invece di essere la misura di
tutto significa pretendere di essere Dio.
Il particolare con cui la ragione identifica la spiegazione di tutto la Bibbia lo chiama idolo:
qualcosa che sembra Dio e non lo è. Ne segue una corruzionedell’umano descritta da
San Paolo (Romani 1,22-31). Nella misura in cui gli idoli sono esaltati l’umano viene meno.
Per la Bibbia l’origine della violenza come sistema di rapporti, cioè la guerra, è l’idolo.

U2, Sunday bloody sunday


Popolare, Monte Pasubio

Come idolo l’uomo sceglie qualcosa che ‘capisce’ lui. La razza, il partito, il capo, in nome
del quale tutto è lecito.
Ma l’idolo non fa mai unità e totalità senza dimenticare o rinnegare qualcosa.
UNA IPOTESI ECCEZIONALE
San Tommaso d’Aquino dice che è necessaria per gli uomini una “divina rivelazione”. E
prima di lui Platone invocava “l’aiuto della rivelata parola di un dio”. All’estremo della
coscienza appassionata e sofferta dell’esistenza si sprigiona questo grido dell’umanità più
vera, come una implorazione, una mendicanza. E’ l’ipotesi della rivelazione.
Già il mondo è in se stesso, in quanto segno, una rivelazione del Mistero. Ma in senso
proprio “rivelazione” non è il termine di una interpretazione che l’uomo fa sulla realtà: si
tratta di un possibile fatto reale, un eventuale avvenimento storico. Un fatto per cui Dio
entra nella storia dell’uomo come un fattore interno alla storia, come una presenza dentro
la storia, che parla come parla un amico: “il punto d’intersezione del senza tempo col
tempo” (Eliot).

Fabio Concato, Il puntino


G.Harrison, My sweet Lord
F.Mercury, Guide me home - How can I go on
Chieffo, La ballata dell’uomo vecchio
E.King, Stand by me
Celentano, Pregherò
Venditti, Quando verrà Natale
Guccini, Canzone dei dodici mesi

Una simile ipotesi prima di tutto è possibile. Negare la possibilità di questa ipotesi è
l’ultima estrema forma di idolatria, l’estremo tentativo che la ragione compie per imporre a
Dio una propria immagine di Lui. “A Dio nulla è impossibile” (Luca 1).
In secondo luogo questa ipotesi è estremamente conveniente. Perché si incontra con il
desiderio più autentico dell’uomo. Horkheimer: “Senza la rivelazione di un dio l’uomo non
riesce più a raccapezzarsi su se stesso”.
In terzo luogo ci sono due condizioni che questa ipotesi deve rispettare: deve essere una
parola comprensibileall’uomo; il risultato della rivelazione deve essere l’approfondimento
del Mistero come mistero, non deve essere una riduzione del mistero (sapere che Dio è
padre, come ha rivelato Cristo, è illuminante, ma nello stesso tempo rimane il mistero,
rimane più profondo: Dio è padre, ma è padre come nessun altro è padre. Il termine
rivelato porta il mistero più dentro di te).
L’impossibilità di una rivelazione è il dogma fondamentale del pensiero illuministico, il tabù
predicato da tutta la filosofia liberale e dai suoi eredi materialisti. Ma l’ipotesi della
rivelazione non può essere distrutta da alcun preconcetto. Occorre che nell’uomo rimanga
quell’apertura originale del cuore verso questo fatto possibile.