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La responsabilità amministrativa delle imprese ex D.

Lgs 231/01
Ospitiamo un intervento del mio partner, avvocato Zeppelli, su questo tema molto
importante.

Avv. Alessandro Zeppelli


Via Capilupi n. 21 –Modena – Tel 059/270658 – Cell. 392/2951925 –
Mail: alessandrozeppelli@gmail.com

La responsabilità amministrativa delle imprese ex D.Lgs 231/01....................1


Premessa ..............................................................................................1
La normativa .........................................................................................1
La situazione attuale ...............................................................................2
I rischi ..................................................................................................2
Come evitare i rischi ...............................................................................2
Unico strumento di tutela: modello organizzativo e formazione .....................4

Premessa

Il D.Lgs 231/01 ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano la responsabilità


amministrativa delle imprese. In altri termini è stato introdotto il principio per cui anche le
persone giuridiche, cioè tutte le società nonché le associazioni (anche se prive di
personalità giuridica), rispondono in sede penale, nel caso in cui i propri
amministratori o anche dai propri dipendenti si vengano a trovare nelle situazioni indicate
specificamente dalla legge. Le sanzioni previste sono di particolare rigore, esse
possono consistere sia in sanzioni pecuniarie che possono variare da € 25.000,00 a
€ 1.500.000,00, sia in pene interdittive, ossia in sanzioni tali da impedire all’ente di
concludere contratti con le Pubbliche Amministrazioni per periodi più o meno lunghi, in
base alla gravità del reato commesso.

Alla luce della gravità di tali sanzioni pare pertanto opportuno fornire qualche ulteriore
chiarimento circa questa importante e non sufficientemente divulgata forma di
responsabilità che grava sulle imprese.

La normativa

La normativa, pur entrata in vigore già da diversi anni, non è ancora oggi particolarmente
conosciuta, né ad essa i mezzi di informazione hanno dedicato particolare attenzione.

Questo anche perché nel disegno normativo iniziale si trattava di una responsabilità legata
alla commissione di reati dolosi (ossia volontari) di particolare gravità. Uno dei motivi per
cui la normativa era stata fino ad oggi ignorata dalle imprese era il fatto che scarse
potevano essere le probabilità di essere coinvolti in un procedimento penale per un reato
quale:

- Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato;


- Truffa ai danni dello Stato;

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- Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche;
- Frode informatica in danno dello Stato o di un ente pubblico;
- Concussione;
- Corruzione;
- Malversazione a danno dello Stato;
- False comunicazioni sociali;
- Impedito controllo;
- Illecita influenza sull’assemblea;
- Aggiotaggio;
- Ostacolo all’esercizio delle funzioni delle Autorità pubbliche e di vigilanza;
- Illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o delle società controllate.

La situazione attuale

Nel 2007 però si è avuta una modifica del dettato normativo che ha reso
estremamente concreto il rischio di conseguenze per le imprese, anche di piccole
dimensioni. La svolta decisiva, si è avuta quando, alla lista di reati per i quali inizialmente
era prevista la responsabilità amministrativa dell'impresa, sono stati aggiunti due reati di
natura colposa (ossia non volontaria): l’omicidio colposo e le lesioni colpose gravi.

I rischi

In altre parole sussiste oggi il rischio per una impresa di dover rispondere in sede legale
per l’ipotesi ben più concreta e, soprattutto, impossibile da escludere, legata al
verificarsi di un incidente sul lavoro da cui derivino lesioni gravi o la morte. Tale
ipotesi infatti, dopo le modifiche del 2007, è oggi idonea a innescare il meccanismo
previsto dal D.lgs. N. 231/01.

Di fatto, si tratta della possibilità che l’Autorità giudiziaria proceda nei confronti dell’impresa
qualora si verifichi un incidente sul lavoro che comporti lesioni gravi o la morte di un
dipendente (ai sensi dell’art. 583 del Codice penale si ricorda che la lesione personale è
considerata grave … se dal fatto deriva una malattia che metta in pericolo la vita della
persona offesa, ovvero una malattia o un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni
per un tempo superiore ai quaranta giorni ).

Come prima anticipato, ove una delle ipotesi di reato di verifichi in ambito aziendale, il
sistema introdotto dal D.lgs. 231/01 prevede sanzioni di due tipi, sanzioni pecuniarie
(che peri casi più gravi possono arrivare fino a 1,5 milioni di euro) e sanzioni
interdittive tra le quali, ad esempio, il divieto di poter concludere contratti con le
pubbliche amministrazioni, o l’esclusione da agevolazioni e finanziamenti pubblici.
Tali sanzioni (il sistema prevede una gradualità in base alla gravità della condotta tenuta
dall’impresa), possono tuttavia essere evitate.

Come evitare i rischi

Il modo per evitare tali sanzioni, che nei casi più gravi rappresentano un rischio concreto di
danno irreparabile per un’impresa, consiste nella adozione di un “Modello di
Organizzazione e Gestione” idoneo a limitare il rischio di condotte pericolose da parte
dei dirigenti e dei dipendenti. La normativa impone inoltre che sia nominato un “Organismo

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di Vigilanza” che verifichi l’idoneità del modello nonché la sua corretta applicazione ed
implementazione nel tempo.

In buona sostanza la legge consente all’impresa di sottrarsi alle sanzioni ove dimostri
di essersi volontariamente e diligentemente operata adottando i modelli
organizzativi, di gestione e di controllo previsti dalla normativa, nonché adeguandosi
agli ulteriori adempimenti imposti dalla legge per assicurare il rispetto degli obblighi imposti
dal testo unico sulla sicurezza, non solo per quanto riguarda gli standard tecnico-strutturali
per gli impianti, ma anche per le attività di valutazione dei rischi e delle conseguenti
necessarie misure di prevenzione.

Per poter essere esonerata l’impresa deve dunque provare che:

a) l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione


del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie
di quello verificatosi;

b) il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli di curare il loro


aggiornamento e' stato affidato a un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di
iniziativa e di controllo;

c) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di


organizzazione e di gestione;

d) non vi e' stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo di vigilanza.

Ad una prima lettura tali adempimenti potrebbero sembrare coincidere con quanto già
richiesto dalla normativa in materia di sicurezza del lavoro. Invece, le certificazioni ad oggi
in possesso delle imprese ai sensi del D. Lgs 626/94 non valgono pertanto ad esonerare
l’impresa dalla responsabilità di cui si tratta.

Occorre dunque procedere alla realizzazione di un nuovo modello organizzativo di


gestione e di controllo da armonizzare con i modelli già eventualmente adottati in
ambito aziendale. Il modello, per essere ritenuto valido ed efficace, e dunque per poter
essere utile ai fini dell’esonero dalla responsabilità amministrativa dell’ente richiede infatti:

a) una verifica periodica per un’eventuale modifica dello stesso quando sono scoperte
significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti
nell'organizzazione o nell'attività;

b) un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate


nel modello.

d) l’istituzione di un “organo di controllo interno” all’ente (Organismo di Vigilanza che


vigili sull’efficacia reale del modello.

L’Organismo di Vigilanza deve, oltre a vigilare sull’effettività e a verificare l’adeguatezza


del modello stesso, analizzare il mantenimento nel tempo dei requisiti di funzionalità del
Modello, curandone l’aggiornamento, ove necessario, le attività che l’Organismo di

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vigilanza svolge devono essere poi documentate e riportate in un documento funzionale
alla pianificazione pluriennale degli interventi di verifica e di controllo.

Unico strumento di tutela: modello organizzativo e formazione

Un ultimo, ma non meno rilevante elemento per la corretta implementazione del modello
aziendale di gestione ed organizzazione ex D.lgs231/01, è dato dalla necessità di
predisporre idonee misure di informazione e formazione del personale.

Sebbene il testo normativo non imponga direttamente un obbligo di formazione,


Confindustria ha individuato nella formazione uno degli elementi necessari per una
efficace attuazione del Modello di organizzazione (Confindustria ha pubblicato un proprio
modello di Organizzazione e Gestione i cui tratti esenziali sono contenuti nelle “linee
guida” che forniscono alle associazioni e alle imprese indicazioni di tipo metodologico su
come predisporre un modello organizzativo idoneo a prevenire la commissione dei reati
indicati nel decreto 231/01).

In particolare, secondo le linee guida fornite da Confindustria ogni ente dovrebbe fornire al
proprio personale anche comunicazioni relative al codice etico aziendale, definendo i
“poteri autorizzativi, le linee di dipendenza gerarchica, le procedure, i flussi di informazione
e tutto quanto contribuisca a dare trasparenza nell’operare quotidiano” precisando che “la
comunicazione deve essere: capillare, efficace, autorevole (cioè emessa da un livello
adeguato), chiara e dettagliata, periodicamente ripetuta”.

Per quanto riguarda l’obbligo formativo aziendale, sempre secondo Confindustria, è


necessario sia “sviluppato un adeguato programma di formazione rivolto al personale
delle aree a rischio, appropriatamente tarato in funzione dei livelli dei destinatari, che
illustri le ragioni di opportunità, oltre che giuridiche, che ispirano le regole e la loro portata
concreta”.

La predisposizione da parte delle imprese del Modello organizzativo e degli ulteriori


adempimenti, pur non essendo obbligatoria, rappresenta oggi l’unico strumento per
tutelare la propria impresa da un rischio grave, concreto e non eludibile, poiché non
coperto dalla maggior parte delle polizze assicurative.