Anda di halaman 1dari 280

VITA

non
DI

DANTE ALLIftHIERI
EDIZIONE
XVI
A CORRETTA LEZIONE RIDOTTA
-

MEDIANTE

IL

RISCONTRO DI

CODICI

INEDITI

E CON ILLUSTRAZIONI E NOTE DI DIVERSI

PEB

c u n K
*

DI

ALESSANDRO TORRI
VERONESE
Dottore
in

Belle

Lettere e

Socio

di

varie

Accademie.

IN

LIVORNO
PAOLO VANNINI

COI TIPI DI

M. DCCC. XLIH.

L' onnipotenza della natura e del genio si trasfuse in un uomo; e quest'uomo fu Dante.
Antologia di Firenze
7*.

XXXV, pag.

\{{.

Hl

_6F

QUESTA GENTILE OPERETTA,


GI DESTINATA A PORTARE IN FRONTE
IL

NOME

D'

ANNA CHE

FU CONTESSA

DA SCHIO DI
DI

VICENZA

NE' CONTI

SEREGO ALLIGHIERI

VERONA,

OGGI ALL' ONORANDA FIGLIA

MARIA TERESA

NE' CONTI

GOZZADINI

DI

BOLOGNA

CARA ALLA PATRIA NATALE

COME ALL' ADOTTIVA


PER LE VIRT CHE LA MADRE ABBELLIVANO,
E DEL PARI CELTA E STUDIOSA DEGLI SCRITTI

DEL SOMMO ANTENATO


ONDE TANTO
S'

ILLUSTRA E VA GLORIOSA

LA FAMIGLIA PATERNA,
L'EDITORE

CONCITTADINO ED AMICO

PORGE

IN

OMAGGIO.

INTRODUZIONE

1)

I.

econdoch fu da me

notficato in altre occasioni, e ultima-

mente dal Gabinetto Scientifico-letterario di Livorno col Manifesto


del 1."

Dicembre 1842,

io

mi

sono proposto di riunire


s le

pubblicare

tutte insieme le scritture in

prosa di Djtste,

volgari, che le latile

ne colle rispettive traduzioni edite o inedite; di raccogliere

varie

illustrazioni dei filologi, che appositamente o per incidenza fecero


oggetto delle loro meditazioni
le

luna

o l'altra di esse Prose,

non

escluse

Poesie liriche del medesimo Autore; conformandomi in questa guisa

al praticato dai dotti oltramontani pei classici greci e latini, detti

cum

notis variorum*, e di accompagnarle coli' indicato letterario cor-

<) Per buone ragioni riproduco qui con poche variazioni, e colla seguente nota inserita nel Giornale Pisano dei Letterati N. 4 95 (i839),l' Introduzione gi prima d'allora preparata pel presente volume: -et Ad anticipare

sche, da

te, e in parte

che che

volontariamenper sopravvenute combinazioni, qui non importa riferire, si scorger molte mie idee e vedute avevano in
differita in parte

me

pubblicazione di questo scritto in' ha incoraggiato il recente commendevolissimo lavoro intorno alla V ita di Dante dell'illustre Cesare Balbo (Torino 1839, voi. 2 ii*-8. e in-i2. r'); lavoro il pi compiuto, coscienzioso, imparziale e pieno di sana critica, in cui tutto ci che concerne alla biografia ed alle opere diverse di quel Grande vi preso iu esame, discusso e apprezzato con profonda dottrina, con ampia e appropriata erudizione, con esquisito disceruimento, senza parlare della finezza di gusto, della pulita elocuzione, e dei molti altri pregi che lo rendono vivacemente drammatico, tenendo da capo a fondo impeDalla pregnata l'attenzione dei lettori.
la

certo modo il suffragio del eh. Autore della prelodata Vita di Dante ; e ci, lo confesso, mi ha determinato a rompere gl'indugi nel dar mano alla da tanto tempo meditata impresa, cessate essendo o presso a finire le ragioni che tennero finora sospeso il mio divisamente. E il mettere a parte il pubblico del modo con che intesi di procedere nel darvi esecuzione, faccia manifesto il mio desiderio che rivolgo pel
i

comune amore

dotti filologi italiani, a cui mi al divino Alli-

sente

mia prefazione
gi
si

che Iascier

intatta,

come

slava da quasi quattr' anni apparecchata per l'edizione delle Prose Dante-

GiiiERi, concorrer vogliano co' savii loro suggerimenti e consigli, che accetter con riconoscenza, a render nazionale e possibilmente perfetto il monumento che tuttora rimaneva da erigersi a quel Genio sovrumano, che non ebbe modelli, n pu esserlo ad altri, perch la creazione originale non lascia luogo

ad essere lodevolmente imitata

. (

A. T.)

Vili

INTRODUZIONE

redo. Perocch parcvami, che se sopra scrittori a" inferior conto e

arido
cevuto

si fatto getto
il

inutile di erudizione

non

sarebbe

male

ri-

mio pensiero di mettere

in ordine

a pr degli studiosi
e

quanto potesse giovare a render loro pi facile


dei minori dettati
e

piana V intelligenza

della mente del pia grande luminare

non meno

della lingua che della nazionale letteratura. Al quale divisamento se

fu desiderio di molli che fosse posta opera, da nessuno per fu data

fnora compiuta esecuzione.


II.

Soltanto

un

secolo e pi dopo

il

felice ritrovato della

stampa

vide la

prima
;

luce coi tipi del Sermartelli di Firenze (1576) la Vita

Tsuova

d'

allora in poi appena altre quindici volte fu in diversi

luoghi riprodotta -2), quando della Divina

Commedia possiam

contare

da sopra 200 edizioni


(/nella

3).

Anche

il

Convito ebbe in circa la sorte di

primiera operetta.

Io non

mi far ad

investigare

le

ragioni, per cui

si

lieve

conto

siasi fallo ne'

tempi decorsi tanto di questa, come delle altre Prose


dir bens, che se con maggior diligenza si fossero
il

dell' Allighi Eni,

ricercale e consultate, molto pi facilmente sarebbe si inleso


letterale o

senso

V allegorico di parecchi luoghi del sovrano Poema,

quali
y

vengono chiaramente spiegati or


e si

qua or

l dalle Prose

medesime

sarebber forse risparmiate

le

molle controversie agitatesi vana-

mente fra gli eruditi per lungo volgere di tempo.


III.

Ben

vero, che

il

merito degli scritti prosaici di Djnte

gran pezza lontano da

quello, cui debbe la

maggior sua

celebrit, e

che lo colloca nella ristretta schiera degli eminenti genii poetici, la

cui gloria sfolgoreggia su


tivo

le

antiche e

le

moderne et;
essi

ma un mo-

per avventura, pel quale non occuparon

bastantemente Vat-

2) Vedi in fine ai Preliminari V Indice Bibliografico ecc. 3) Nel mio Allumale Bihliogra fico-Danfesco, o sia Descrizione analitico- critica di tutte V edizioni delle opere tri prosa e in versi d'i Dante, e degli scritti qualunque di diversi Autori intorno alle medesime, che sar da me pubblicato, a Dio piacendo,

dopo

le

Opere Minori

dell' Allictiikm,

ho

stampe della Divina Commedia s nazionali che straniere, con conienti e senza, comprese le traduzioni in varie lingue, da un migliajo circa di articoli in ordine alfabetico; con una tavola cronoregistrato, olire a lutto le

logica in fine.

INTROM

ZIONF.
li

tenzione altrui, si fu la misera condizione a cui

ridusse
le

l'

igno-

ranza

de' copiatori, che

non arrivando a intenderne


medesime
difficili, e

contenutevi

dottrine, talvolta per s

coperte talvolta dal velo

dell' allegoria o d" altro mistico senso, vi


i

seminarono a larga mano

loro errori colla pretensione di correggere

supposti difetti,

ne

accrebbero quindi l'oscurit, rendendone in questo


e

modo malgradita

men desiderata
IV.

la lettura.

Ina prova di

ci

abbiamo nel quasi niun uso che


tali

gli scrittori
in-

da noi pi discosti fecero di


torno alla Divina

Prose nelle loro speculazioni


essi

Commedia, da
il

ben di rado ricordate.

Ed

qua! segno poi sia deplorabile

testo della

prima sopraccitata

edi-

zione della Vita Nuova, potr desumersi dal solo fatto, che incirca dell' originale

un

terzo

mancava
il

nel codice che serv per quella impres-

sione: dal che facile

conghietturare a quanti altri arbitrii si


,

sar condotto

l'

amanuense

molti dei quali appariranno dal con-

fronto colla presente ristampa. Gi la maggior parte pi o


inutili

meno
Bi-

ne andavano

manoscritti

confessione

dello

stesso

scioni,

a cui pochi riusc vederne conservati nella loro integrit di

dettato.

Agli accurati riscontri dall'ora lodato filologo praticati sopra non


pochi codici delle pubbliche
e

private librerie fiorentine dobbiamo

la pregevole edizione della Vita

Nuova

e del

Convito, ch'egli ne diede

in Firenze (1723) con alcune prose del Boccaccio-, la quale dagli Ac-

cademici della Crusca fu registrata fra'

testi

di nostra lingua, ed

da lungo tempo divenula rarissima.


MS., di cui
si

Ma

la sua predilezione per


si

un

trovava in possesso, fece


e se

che molte buone lezioni


affatto perdute, perch

vennero da lui ripudiate;


posele
testo

non andarono

come varianti
dell'

in

fondo al volume, non

per

men

vero che

il

opera ebbe in pi passi a risentirne.


i

V. Di tali varianti profittarono gli Editori milanesi,

quali col-

V ajuto anche di

altri codici e

di nuove critiche diligenze la ridus-

sero a lettura migliore, e ne pubblicarono una nitida


Dante, Vita Nuot>a.

stampa (1S27),
B

X
la

INTRODUZIONE

decima

ordine

da pochi conosciuta, perch non pi di sessanta

esemplari ne vennero impressi, mentre servir dovea di modello alla

nuova edizione incominciatasi a Padova

delle

Opere Minori
il

di

Djxte

pei tipi della Minerva; la quale poi, qua siasene


gu pi oltre al volume che contiene
il

motivo, non prosedissi poc anzi la

Convito.

decima

iu

ordine, sebbene pi rigorosamente parlando sarebbe la terle

za; poich

precedenti

set venete, cio tre


-

del Pasquali (1739

1741

1772), due dello Zatta (1756

17G0),

una del Gatti (1793), una di


non possono

Chemnitz (1810),

la fiorentina del Ciardelti (1830),

riguardarsi che come una sola colla seconda, vale a dire la Biscioniana, di cui sono copte malerialissime,
e

meno di

essa corrette -4).

E
corso
tasi

voi"

qui per debito di giustizia far manifesto, che grande vantaggio dal lavoro di quegli illustri Milanesi ;
e che

io trassi

non

lieve soc-

mi

porse altres la posterior edizione di Pesaro (1829), esegui-

sopra un ottimo codice del secolo XV, che moltissime emendazioni

ha

fornito,

quantunque non

tutte le altre sue lezioni

possano dirsi di

eguale bont.

Ma

quelle che

mi parvero

preferibili alla volgata (colla


e
le

qual denominazione intendo citare V edizione Biscioni


essa uniformi),

altre

ad

non mi feci scrupolo

d' introdurrle

nel testo, ripor-

tando

le

primitive a pie di pagina in qualit di varianti, come avean


i

gi fatto

surriferiti

Lombardi

editori per altre lezioni; ai quali

tuttavia non
divisato, io

mi
non

sono sempre conformato.


intesi gi di alterar

Ed

operando nel modo sudil

minimamente

testo di

Crusca,

V identit del quale non


fra
le

punto manomessa, per


le

essersi conservate
e

lezioni varie quelle, a cui

novelle vennero sostituite,

che

chiunque

libero di

ammettere o rigettare a proprio talento, ove


;

male

io

mi

fossi apposto

rimanendo sempre ai diversi annotatori la


all' intelli-

responsabilit delle rispettive opinioni tanto in riguardo

genza dei pensieri

dell'

Autore, come intorno alle lezioni, dove non

dichiarata espressamente la

mia

adesione.

Ogni altra differenza fra

4) Fra queste per altro non va confusa l'elegante ristampa veneta del 4810 procu-

rata dal

-Si^. Luigi eli. Carrer, che segui per Io pi l'edizione di Milano sopraccitata.

INTRODUZIONE
/'

M
e

anzidetto testo

le stampe Sermartelli, di Milano


-,

Pesarese, fu da
la presente sar

me

scrupolosamente ricordata nelle note

dimodoch

lo specchio che rifletter le quattro principali

da cui fu preceduta,
voci, che

tranne qualche divario di ortografia o desinenza di


venti degna di speciale avvertenza -5).

non par-

VI. Con tutti questi sussidii, ed altri ancora che

mi far ad

ac-

cennare in appresso, io venni da qualche anno preparando la stampa


che ora finalmente rendo di pubblica ragione. L'oggetto precipuo delle

mie applicazioni

si

fu di sanare non pochi luoghi che difettavano di


e

chiarezza o giusto senso,

di raggiungere la lezione possibilmente

vera; non tralasciando di apporre qualche nota spiegativa d' altri o

mia, dove parventi richiesta dal bisogno di dilucidare alcune voci o


fogge di dire, di render la ragione delle varianti adottate,
e

di sog-

giungere qualche opportuna osservazione

tanto pi che nessuno dei


-

precedenti editori erasi di ci espressamente occupato

6)

laddove

quasi tutti gli antichi nostri classici vanno pi o meno di simil cor-

redo vantaggiati.

questo intento

sommamente

soccorse

il

preclaro mio concittadino

monsig. Gian Jacopo de' marchesi Dionisi, tanto benemerito di Daiste

per gli utili studii intorno ad esso impiegati per lungo tratto della

sua vita. Nessuno al par di lui

con maggior costanza


se

e fervore,

come altrove notai (e chiedo scusa

per l'opportunit oso citare


con critica spesso felice

me

stesso -7), si pose

a meditarne gli

scritti, e

ne and illustrando varie parli; ed era alla per fine venuto nel pro-

5) Noteremo qui una volta per sempre, che nell'edizione Biscioni, o perch tale si tosse l'abitudine sua di scrivere, o perch cos in fatto leggesse il codice da lui seguito, v* qualche frequenza di parole tronche; il che non si osserva in altri testi. 6) Ci era effettivamente, allorch venne

devole assai per

le

cure prestatevi dall'egr.

mio amico

mio scritto ( Vedi sopra la per giustizia delibo dire, che l'ultima edizione fiorentina 1839 commeuin luce questo
;

nota -4)

ma

P. Fraticelli, che v'ha unito alcune illustrazioni di proprio fondo, il che nessun altro avea fatto prima di lui. Egli si attenne principalmente al testo pesarese diauzi ricordato. 7) Prefazione alle Opere l'arie in verso e in prosa di Giuseppe Torelli veronese. Pisa 833-34, voi. 2 in-8.
(

XI

INTRODUZIONE
il

ponimento, come gi innanzi'

Perazzini -8), di darne una corretta


il

compiala edizione, della quale pubblic anche


de' suoi

prospetto nel secondo

Aneddoti
e

- 9).- e

non

da dubitarsi, che da uomo fornito com'era

di varia
perfetto.

vasta erudizione, non si fosse avuto un lavoro grandemente

Ma

quando appunto erasi associato a convenevolmente conci,

durlo V abate che fu Santi Fontana, persona propriamente da


egli cedette al

comune

destino, poco

dopo aver dato in luce la Prepa-

razione istorica e critica ecc.- 10); opera da cui si comprende, con

quanta
to
:

e
il

quale dottrina quel divisamento sarebbesi mandato ad


collega superstite pot poi

effet;

da

solo reggere a tanta mole

non gi che attitudine, e sapere non


giato dalla perdila falla
e

gli bastassero,

ma

perch scorag-

da insorte

diffiloll, gli

fu forza rinuti-

ziarvi

11).

8) L' ab. Bartolommeo Perazzini , arciprete di Soave, aveva ugualmente concepito 1 idea di premettere mi' edizione delle mi-

se )

1'

onorato

nome

di

quell' inte-

gro

ed

abilissimo

Magistrato,

non meno

novi opere di
strata
in

Dante a quella della Divina Commedia, che da lui doveva essere illu-

concorso col celebre Torelli ed Veronesi. Del primo son gi note le riputatissime Correctiones et Adnotationes in DjSTIS Comoediam eie, P erottele, apud Marcum IMoroni, l775 in-4. ; e del secondo io riprodussi non ha molto nelle Opere varie dianzi citate le Postille allo stesso Poema, delle quali dotti aveano gi conosciuto il pregio lin da quando vennero in gran parte alla luce la prima volta Societ tiponella pregevole stampa de
altri letterati
i

che letterato distinto, registrasi qui da me con animo riconoscente per la generosa benevolenza di cui ini onorava come suo subalterno d'ufficio, e che pur tuttora gli piace di continuarmi. Fra le diverse opere di lui si in verso che in prosa, le quali dal pubblico gi si conoscono e giustamente apprezzano, inerita che soprattutle si ricordi con onore il filantropico suo scritto - Su le pie Fondazioni, e su l' irfficio toro a benefizio
de' Poveri- (Pavia -1838), da cui si desumono le sagge vedute del profondo economista e dell' esperto amministratore ; come pure l'elegante, iacile e robusta versione, che il primo egli diede d' un libro difficilissimo a interpretarsi , vo' dire - gli Epigrammi di Marziale -(Venezia 842); lavoro altre volte tentato, ma da nessuno condotto a compimento, comech troppo ardua impresa per le frequenti oscurit che il lesto presenta a causa delle molte allusioni a cose, l'alti, luoghi e persone, e delle particolarit di stile proprio dell' Autore. Ci tutto richiedeva copia di nozioni storiche di quel tempo, speciale erudizione e gusto squisito ; e questo lavoro, merc alla perseveranza dell'esimio volgarizzatore, riempie ora felice-1

jrafica della Minerva di Padova coi conienti del P. Lombardi e d'altri. Dell' uno e dell'altro dovr lar parola nuovamente nel volume del Convito. -Anche fratelli Volpi

di

Padova volsero

in

niente un simile pro-

getto,

come

si

rileva dall'epistolario di

Apo-

STOLO Zeno, il quale dava consigli e pressava per 1' eseguimento ; ed increscevole die questo non a Una avuto luogo per opera di quei dotti e diligentissimi editori. 9) Verona, 1786, in 4.", a pag. 96 e

SfgB
4 0) Dionisi Gian-Jacopo , Preparazione istorica e critica alla nuova edizione di

mente

il

vuoto che rimaneva

nella

italiana
il

Dante Allicuieri. Verona 1806, dalla Tipografa Gamba/ etti, voi. 2 in-4." L'opera intitolala con lettera proemiale al cav. Pio Macenta, allora Prefetto del Diparti-

letteratura, poich Marziale era forse dei classici latini che nella nostra poesia.

solo

non
la

fosse stato rivolto

ii) Vedi in calce

noia n." 26).

mento

dell'

Adige

( la

Provincia Verone-

INTRODUZIONE

XIII

Ora

pertanto subentrando

io,

forse con troppo ardire, a dar esele

cuzione alla parte del progetto Dionisiaco che riguarda


dovrei giustamente diffidare di

Prose,

me

stesso,

veggendomi a tanta distan-

za dall' ingegno

e dalle

cognizioni dei due prelodati soggetti


intrapreso arringo vennero
e i

12). Se-

nonch ad animarmi
e i direttivi

nell'

sagaci consigli

suggerimenti,

pi di tutto la spontanea offerta generoil

samente fattami da altro Veronese mio distinto amico,

eh.

Dott.

Filippo de" Scolari, di cedermi cio varie inedite annotazioni alla Vita

Nuova, che trovavasi avere


blicate per

scritte sul gusto di quelle gi

da lui pub-

Appendice alla padovana edizione del Convito di sopra


-

mentovata

13).

Furono

tutte queste
-

da me

collocate in via

pure

d'

Ap-

pendice subito dopo V opera

14), ove inoltre ho interpolato le poche

mie

e d' altri

di qualche estensione, che non poteano ragionevolmente


le

aver luogo fra


VII.

pi brevi chiose a pie del

testo.

Da

quanto io

mi

feci

ad esporre

fin

qui

sar facile desumeagli obblighi


e gli

re che procurai, per quanto era in

me, di adempiere
i

imposti ad accurato editore, mettendo a proftto

lumi

ajuti

che valeano a giovare lo scopo mio, senza uscire dai prescrittimi confini.

Alieno per natura


mi tenni lontano

e
il

per fermo proposito dalle dispute

lette-

rarie, io

pi possibile da ogni risoluto giudizio,


in quella anche a d

che potesse

farmi credere propenso ad entrare

nostri discussa relativamente ai personaggi che hanno parte principale


nelle opere Dantesche.

nessuno ignora, che non solo fu messa in


eh' il prota

dubbio,

ma

negata perfino V esistenza della Beatrice,

gonista della Vita Nuova, com' essa sotto figura allegorica

causa,
altri-

mezzo

e fine

di ci che si opera nella Divina Commedia,

non

i2) Vedi in calce la noia n. 27). i) Nel volume da pubblicarsi ben tosto dei Concito, le note illustrative che formano V Appendice qui ricordata, saranno da me riposte ai proprii luoghi sotto il testo, con qualche aggiunta favoritami dall'egr. Aulotore, cui per pi titoli professo sincere obbinazioni. A queste note andranno riunite altres, con quelle degli Editori milanesi e

d'altri dotti, alcune inedite pregevolissime postille di cui ini furon cortesi il prof. Giuil capii. Pederzini-Cavazquale rettific pure io qualche passo le prime gi da lui pubblicate nella edizione di Modena i829), ed il sig. Giovanni Galvani ; nomi tutti non meno illustri che cari

seppe Todeschini,
(il

zoni

alla

H)

repubblica letteraria, Vedile fra i N. 1 I a

XXIV.

XIV

INTRODUZIONE
il

menti (dice

Gozzi) che per la preghiera fatta da Minerva nel con-

cilio degli Dei, esce Ulisse dall' isola

di Cai ipso, luogo di errori, come


.

la selva d

Dante,

ritorna alla patria

Ma per buona ventura


eh. sig. Pietro Frati-

ogni motivo di quistione su questo particolare sembra ornai dover


cessare,
celli

dopo la molta luce recata in mezzo dal

di Firenze colla sua elaborata Dissertazione che precede la Vita

Nuova

(1839), nella quale con ingegnosi raziocina venne dimostrando,

in appoggio ai molti gi precedentemente addotti dal prefato canonico


Dionisi, che

femmina
-

reale ed

amica

dell' Allighi eri si

fu la Beatrice

di questo libretto

15), senza togliere

nondimeno che
porgeva
il

in pi luoghi ed

occasioni, secondo e he la materia gliene

destro,

V abbia

egli
e

allegoricamente rappresentata, massime nelle sue sublimi Canzoni


nel principale Poema,- perocch sotto tutte
le

forme, ed in ogni mae

niera di lode erasi quel

sommo Genio proposto

di rendere immortale,

quasi dissi divinizzare V oggetto della sua passione amorosa.


Vili. Siccome per altro

un

letterato e critico valentissimo,

il

sig.

Gabriele Rossetti di Napoli, resosi celebre pel suo Comento analitico


alla

Cantica
-

I della Commedia
(

ha pubblicato

in

Londra uno
pro-

scritto

16)

1832

),

nel quale fra varie altre rimarchevoli

posizioni si sostiene V assunto, essere fantastica per assoluto la donna, cui

Dante chiam

col

nome di

Beatrice, e non aver

mai

questa

avuto vita che nella sua immaginazione j cos ho creduto prezzo dell'

opera

il

dare un sunto delle argomentazioni, sulle quali egli fonda


-

i opinion sua

17).

Ed

affinch potesse

chiunque venire in conoscenza

d'

ogni partico-

lare della controversia, pensai ben fatto di raccogliere ed avvicinare in

questo volume V essenziale di ci che fu detto sul particolare di cui si


tratta, sia perche

non

sorto

comuni

le

pi

dell'

edizioni a cui con-

15)

Vedi

Ira

li

seguenti preliminari l'ai-

suoi classici,
e

legalo Lei. S. 16) Sullo spirito antipapale che produsse la Riforma, e sulla segreta eh' esercit nella lette. atura d'

massime di Dante, Petrarca Boccaccio, Disquisizioni di Gabriele Kos\7) Vedi fra


li

setti ecc. in-8.

influenza Europa e specialmente d'Italia, come risulta da motti

FF,

e liell'

Appcnd.\\ N.

preliminari I' Alleg. Lclt. Vili e XVI.


1

INTRODUZIONE

XV

verrebbe ricorrere, sia perche dovendo questa mia collezione di tulle


le

Prose di Daste servire d introduzione preparatoria

allo

studio

del suo grande poetico lavoro,critica si

parevami necessario

che ogni punto di

vedesse

dapprima messo

in chiaro, e dir cosi presentato

come
IX.

in

un quadro agli occhi del pubblico.


conseguire siffatto scopo contribuiranno gli estratti di autori

diversi, che posti insieme con ordine cronologico

vengon dopo la predir


cos,

sente introduzione (Allegati

A-Z A A
A., ed a

QQ)*

e tutti questi,

documenti del processo, che servono alla storia bibliografica dell'edizioni


della

prima Prosa

del N.

quella

pur anco

delle opinioni

degli eruditi intorno alla essenza della donna sua, porgeranno


teria di

ma-

esame

confronto delle ragioni contraddittoriamente esposte.i

dietro di che potranno

leggitori

formare un adequato

criterio, e con-

vincersi probabilmente, che siccome


esclusiva che Beatrice sia stata

non sembra reggere

la sentenza

un puro

ente di fantasia; cos si acin qualche

costa al vero

chi ammette, aver

Baste

parte delle sue


alle-

opere inteso parlare dell' amata sua fiorentina senza allusione

gorica, ed in qualche altra averla figurata sotto simbolica significazione.


setti;

Stanno per V assoluta negativa

il

Filelfo,

il

Biscioni ed

il

Bos-

ma

pi volentieri abbracciarono

il

secondo parere quanti altri

scrittori ebber occasione di far parola di Beatrice; e


ni,

non

solo Italia-

che troppo lungo sarebbe

V annoverare, ma
il

stranieri altres che


*/

trattarono della nostra storia letteraria, cio


il

Giogun,

Sismondi,

Yillemain,

prima di

loro

il

Mrian: dei quali non dispiacer fori

se

cK

io

abbia riportato in lingua volgare


d' autore

relativi passi, aggiungene

done pure un altro

non men ragguardevole

per nostra

gloria italiano, che anco lungi dalla sua nazione non cess di renderne
rispettato
il

nome

l'onore colle pregevoli sue produzioni d'ingegno;

intendo dire di Franco Sai fi napoletano, mancato non

gran tempo

a vivi in Parigi, ove dimorava esule da pi anni, occupato costante-

mente nell illustrare la patria letteratura, di cui pubblic negli

ul-

timi tempi un lodatissimo compendio storico, dopo aver contribuito

\VI

INTRODUZIONE
la

lumi ed ajuti per

grand' opera del surriferito Gingun, della quale


e

diede inoltre alcuni volumi in continuazione collo stesso metodo

nel

medesimo francese
quattro,
glio dire
i

idioma.

questi poi
si

111

dato

unirvene altri

quali pi di recente
il

occuparono del nostro Dante, voil

Fauriel

/'

Ozanam,
il

Delcluze

il

Labitte:
se

potrei

nominare anche per giunta


minoso suo libro intitolato
che a
noi,

sig.

Artaud de Montor,
Dante Alighieri

dal volu,

Istoria di

utile pi

ai Francesi, pe quali probabilmente


all'

V ha

scritta, avessi

potuto cavarne qualche passo confacente

argomento.
ti

X.
e sia

A malgrado

per che apparisca generalmente chiaro

senso,

sempre nitida ed elegante V elocuzione di questo primo grazioso


dell' Allighi eri, egli

opuscolo

pur d'uopo non dissimulare che vani

tratti sono avvolti in densa oscurit, e resistono alla letterale inter-

pretazione, sotto qualsivoglia aspetto si tenti d' intenderli ; e chi legge,

(osservano gli Editori milanesi) trovasi talvolta


fra le astrazioni ed
il

per

modo

assorto

mistero, che

gli

forza confessare, non poter

essere che

P amore

di

Dante

altro che allegorico. In

alcuni di tali passi,

mi parvero

di non facile intelligenza, ed aprire qualche strada

al dubbio, ebbe a

fermarsi

il

mio pensiero; n lasciai di farne

cenle

no, pi per avvertirne altrui, che per intenzione di decifrarne

appr esentatesi
mento di
lire

difficolt; lo che

mi
il

avrebbe dilungato dal proponisenso della lettera, e d stabi-

chiarire, anzi che altro,

nella tanta varianza delle stampe e dei codici


testo.

V esatta lezione

del

si

Altri

per esempio

avr posto mente alla cura con


molta parte che
:

cui

Dante

studia di notare

la

il

numero nove pu
dirsi

rappresenta nelle cose narrate in questo libro

esso infatti

un

centro, intorno a

cui ruotano gli avvenimenti a


fine del .

mano a mano
fa simile av-

descritti.

L' Autore
;

medesimo sulla

XXIX

vertenza

tanto pare interessargli che si presti attenzione a questa,

direbbesi quasi, misteriosa particolarit.


fanciulli, .
e
//.-

Et di nove anni

ne'

due

apparizione di Beatrice a Dante dopo nove anni


si

nove giorni da che

erano veduti la prima volta

saluto di

INTRODUZIONE
lei

XVII

suV ora nona mattutina; quindi


delle

mar atigliosa
il

visione di lui nel-

V ora prima

nove ultime di
in altro

notte, . 77/.-

nome di Beatrice

non vuole starsene


pi

numero

fuori del nove fra quelli delle 60

belle della citt, . VI: altra visione di

Dante
e

alle ore

nove del

giorno, .

Xfl: sua malattia di nove


al

d,

vaneggiamento seguito
nove, da
lui

da altra visione

nono giorno,

XXII: numero

avvertitamente rammentato

siccome amico (//Beatrice, .

XXIX:

morte di

lei

avvenuta nel nono giorno del nono mese dopo la diecina

nona

del secolo

XIII; congiunzione dei nove


radice del nove, poich

cieli

propizia al nasci-

mento di

lei; tre

moltiplicato per s senza


tre fattore del no-

sussidio d' altro

numero produce nove; dunque


perfezione, .

ve,

numero di miracolosa

XXX:

finalmente, per altra

visione in

suV ora di nona, gli apparisce


e

Beatrice in vestimento,

sanguigne
.

nell' et

di nove anni, come la prima volta che la vide,


i

XL.

qui crederei far opera inutile, ricordando

nove cerchi

dell'

Inferno del suo

Poema;

nove scaglioni del Purgatorio, per


cieli,

cui ha immaginato di salire


collocato
il

ai nove

nell'

ultimo de' quali

Paradiso, o sia

la

suprema beatitudine

costituita dalla

visione

di Dio, eh'

nel centro di nove cori d'Angeli.

Ma, per

la ragione

detta superiormente,

non mi

tratterr

pi

oltre intorno a cosiffatto

argomento
il

imperciocch mettendomi sulla

via aperta dal sig. Rossetti,


riconoscere in Beatrice

quale ben lontano, come si disse, di


in essa raf-

una femmina mortale, non altro

figura che un mistico personaggio ; asserendo di pi che la Vita


scritta

Nuova

da capo a fondo con doppio

senso, e

in segreto

linguaggio

di convenzione usato dai settarii di fazione ghibellina; troppo altro

tempo

pi mature considerazioni

si

richiederebbero per venire ad

un

positivo concetto. Se non che questo scrittore, di vivace


e

immagi-

nativa

di Multiforme

erudizione, appuntella
e

le

sue opinioni con


te-

argomenti di sottilissimo ingegno,


ner qualche volta in sospeso
di ci, che
il

con stringente dialettica, da

giudizio altrui sul

vero significato

Dante abbia

voluto farci comprendere. Atteso per che


*-

Dante, Vita Nuova.

XVIII
il

INTRODUZIONE

sopra odato critico ha promesso

di dare in luce

un

suo pieno
il

contento della Vita

Nuova, aspetteremo di conoscere allora

com-

plesso delle dottrine dilu; mentre parecchie obbiezioni


sollevarsi sopra

p trebber ora

un sistema

d' idee

non per anche corroborato dalle


procurai di porgere negli

necessarie prove, un

barlume del quale


-

estratti che ne ho riferiti

18).

Tutte

le

osservazioni che nel corso dell'opera


-

mi accadde

di fare

in contrario

19), desidero che Steno

riguardate come semplici dub-

bii provenienti

da

difetto di convinzione, la quale tuttavia potrebbe

succedere alle prove dal sig. Rossetti promesse con sicurezza di con-

durre

la

dimostrazione al punto
1."

ili

assoluta evidenza.
la

Per esempio
Nuova,
sia

non saprebbesi concepire,


supposto
che

Come

Beatrice della Vita


in

Dante abbia simboleggiato

essa la

Filosofia,
e

stata posta dall' Altissimo Sire nella citt di Firenze,

non anche
della
inten-

altrove (. VI); 2.
Filosofa, dersi, che

Chi si

fosse
(.

V altra
Vili);

scienza
3."

compagna

la quale
il

poi

mor

Come possa
deli'

padre della

Filosofa,
(

V Imperatore

universo [cos

nel Convito

sia uscito di vita

XXII ),

lasciando in

pianto la
i

bellissima figlia, a consolazione della quale


ti

Dante compose

Sonet-

XI.' 4. In quid

modo

si

spiegherebbe avvenuta propriamente

sulla fine del secolo

XIII

la morte della Filosofa (.

XXXIX),
II,

con

che termina la Parte I della V. N.,

ed ha

principio la

nella

18) Vedi
dianzi,

li

documenti
la

citati

nella nota

non che

conclusione

a pag.

123, ove

per equivoco fu impresso nota 81), a pag. 90, invece di nota 8) al . XLIII, pag. 90. Quindi , che dovendo io rimanere imparziale nella questione, anche per le ragioni espresse nelle note 13 e 14 alla Prelazione del Volume V gi pubblicato, contennte VEpislole di Daste ecc., dichiaro che l>en lungi dall' aver voluto sentenziare, non intesi che esporre qui e col alcune dubbiezze, anziche opposizioni ; e lealmente sottopongo all'esame del pubblico le ragioni dei conlen-

gionamenli critici; dei quali uno solo a noi pervenuto, dei tre onde sar composta. 19) Vedi V Aileg. Lett. G. nota *. a pag. j la nota 26) pag. 5 la noI) noia 6) a pag. 7 a pag. 6 la nota 4 1) a pag. 9 le note 4 e 6) a fi) pag. 12 la nota 5) a pag. 20 la nota a pag. j2 la noa pag.2l la nota 37) a pagi 61 ta 55) a pag. 58 la nota 15) le note 10 e 11) a pag. 66 le note 2, 3, a pag. 67 le note 13. 14) a 4, 5, 6) a pag. 87 la nota pag- 83 la nota 10) 4, ove Jn equivocato citando la nota 3, pag. 17, invece di nota 4, pag. 9 a pag. 90 la nota 8) al XLIII. a pag. 92 la terza delle Note aggiunte. ta
la

;<

denti,

parendomi convenevole
la

dente
lato

in
il

di lasciar penfinch dal sig. Rossetti non sia luce il compimento della sua opera
lite,

sotto

titolo

La Beatrice

di

Dante

Ita-

INTRODUZIONE

MX

quale si celebrano
essere, che

le

lodi di lei quasich divinizzala.' 5.

Come

pu

in Beatrice fosse personificata la Filosofia, mentre questa

scienza non

da supporsi nata, vissuta

morta esclusivamente
come
sostiene
il

in

Firenze, coni
setti,

detto nel .

XLD

6."

Se,

sig.

Rossoli

B. fosse
il

mancata a
sta

vivi nel 1281, avrebbe

dunque avuto

15 anni;
(

che

in

contraddizione con quello che dice Daxte


lei salutato

. //), cio che

fu da

9 anni dopo che

/'

avea veduta

la

prima

volta in et novenne, e in conseguenza


( V.

quando contava gi
5
)
.-

18 anni
egli
(

anche . ITT,
),

ivi nota 1 a pag.


(

ollredich tanto

XXX

che
nel

il

Boccaccio
la

Comento

ecc.

),

chiaramente afsopra queste, dirci


e

fermano avvenuta

1290

morte di Beatrice.

Ma

quasi, interpellanze

si

attenderanno gli opportuni schiarimenti;


il

frattanto

mi

sia lecito di riflettere, che se

linguaggio della Vita


setta,

Nuova

dovesse riguardarsi come

un gergo di

un frasario con-

venzionale, si renderebbe affatto nullo V interesse che ora ispira ogni

pagina di questo

scritto cos affettuoso

l'Autore sembrerebbe aver


che
in

voluto prendersi giuoco della sensibilit dei lettori,

buona

fede lo avessero seguito nella esposizione storica delle sue giocolili


avventure, senza pensare cV essere ingannati,
tendere in ogni parola, in ogni frase
e

costretti anzi

ad un

inse-

una mistica

allusione,

greto politico o religioso.

XI. Volendo pertanto far parola


a questo volume
;

d' altri

particolari concernenti
successivi,

giacch, quanto ai

volumi

avr V opporla

tunit di discorrerne, secondoch se ne andr facendo

pubblica-

zione ; render qui conto dei varii mezzi, oltre agi' indicali in addietro,

dei quali

mi

giovai sia pei riscontri del

testo, sia

per assicurarmi

della lezione migliore e

da

preferirsi.

Premesso che alla mia edizione della Vita Nuova ho fatto fonda-

mento quella di Crusca 1723

diedi tuttavia luogo qualche volta


le

siccome, gi accennai, a lezioni diverse, quando

conobbi confortate
,

da maggior numero di slampe


cando in nota
t

dall' autorit

dei codici

giustifi-

motivi della preferenza data.

Tutte

le

annotazioni

W"

RiTRODUZIONB
del

del Biscioni e quelle degli Editori milanesi e pesaresi, non che

moderno

fiorentino,

doveano naturalmente avervi posto, onde

si trose

vassero congiunti gli studii di coloro che

mi

precedettero

>

al-

cuna volta non fui d'accordo con


le

essi,

mi

feci debito di soggiunger


il

ragioni della mia discrepanza di parere, salvo sempre


distinti.

rispetto

da me altamente professato a quegli uomini

Tn aggiunta ai due codici Trivulziani B. F. descritti nell' Indice


bibliografico delle slampe e dei manoscritti, che precede
il

testo della

Vita Nuova, per


l'

le

citazioni

dei qua/i
,

mi

riportai pienamente alutilissimo

unica

rara edizion di Milano

mi
,

stato

un

altro

codice di casa Martelli di Firenze

che

a mia istanza prestossi a

confrontare

il

chiarissimo amico mio sig. abate Giuseppe Manuz/i


e

con

somma

diligenza,

colla singolare perizia di cui gi diede tante


e del fatto-

prove in questa sorta di lucubrazioni. Del qual codice


ne riscontro d egli ragguaglio

nella lettera che gli piacque

diri-

ger ini,

che,

siccome a proprio luogo, premisi alla Tavola delle

voci e maniere di dire

non

registrate nella quarta impressione

del

Vocabolario, da lui cavate nello spoglio appositamente eseguito della


V. N.,
e

eh' io

aggiunsi alla Tavola (IV) delle voci registrate dagli


-

Accademici della Crusca

20), per coiivenevol corredo del libro, ed

a vantaggio degli studiosi della italiana favella.


XII.

siccome

il

surriferito filologo, per la

compilazione della

sua Tavola (VI),

si servito della edizione pesarese ; cos

mi fu

necessaquelle

rio raffrontare la citazione delle pagine della

medesima con

del lesto

Biscioni (1723), principalmente

usato dagli Accademici ;

orni

che venni accorgendomi di non poche varianti nei passi alleil

gati per esempio di voci o maniere di dire;

che diede motivo

ad

20) Questa debbesi al eli. Professore che Daniele ab. FbHCBSCOHI, gi bibliotecario della Universit di Padova, che second le mie preghiere trascrivendola di sua mano d.ill' Elenco universale di lutti i testi compilato dal veneto patrizio conte Alvise
iu
,

Mocrnigo del Ju cavaliere Alvisk.


scontrai
le

Io rivoci ad una ad una nel Vocabolario a fronte della Vita Nuova; e di qualche rettificazione negli esempii ho fatto awer-

tenza a suo luogo.

INTRODUZIONE

\\l
i

alcune delle noterelle, che andai ponendo solfo

paragrafi o nella
molti- lezioni

Tavola anzidetta. Ci per altro che accresce valore a


della

stampa di Pesaro,

che in pi occasioni

mi

persuase di pre-

ferirle a quelle della volgata, si la conformit di essa con

un

co-

dice

prezioso della Corsiniana di


sig.

Roma

n.

1085, che

il

eultissimo
in

giovine

Francesco Cerroti, addetto

alla

medesima

qualit

d' ajuto, raffi onta colla edizione

primitiva del Scrinarteli!, notandoci


e

in margine questa

(ulte

le

differenze

trascrivendone

le

divisioni

onde

mancante (V. Alleg.

Leti. D.).- del cui lavoro diligentissimo

potei prof (tare per la gentile concessione che


ebbi, nel principio del

me

ne fece fin

da quando
stessa

1842, la fortuna di stringere in


lui.

Roma

amichevoli relazioni con


pagina, come
il

Potranno

lettori vedere, quasi

ad ogni

suddetto codice concorda colla stampa surriferita.


Corsini trassi giovamenti per que-

N dai
sta

soli codici Martelli e

mia

edizione,

ma

d' altri

due

mi venne opportuna

la notizia
le

per

alcune delle

Rime; uno

della

ducale Parmense per

varianti a
il

quattro Sonetti favoritemi dal benemerito Prefetto di essa

eh. Cav.

Angelo Pezzana, ed altro della


alla Canzone
-

Vaticana n." 3973 per


intelletto

le

varianti

Donne, che avete

d'Amore

-,

desunte dal
(fascicolo

ragguaglio pubblicatone nel Giornale Arcadico di

Roma

di Settembre 1842) dal eh. Prof. Betti, che per la benevola parzialit,

onde mi onora, volle farmi dono d'una copia di quell

arti-

colo pregevolissimo. (V. Appendice, pag. 158).

XIII. Mentre dalle sopraddette fonti aveva


in ordine la

io

tratta

gi messa

mia

letteraria suppellettile, fu propizia ventura che

mi

ponessi in relazione col nob. sig. conte Alessandro Mortara, soggetto

ornato d ogni coltura, come diedesi a conoscere pubblicando pi saggi


7

di retto sentire nelle amene discipline


lingua,
io,

nel particolare della nostra

merc di

lui,

venni in grado di poter consultare un prele

zioso codice contenente tutte

Rime

di

Daxte

riscontrate con altri


trascritte per

pi antichi,

le

cui varianti da

me fedelmente

quanto

riguarda

le

poesie della Vita

Nuova, vengon

ora, grazie alla con-

XXII

INTRODUZIONE
,

discendenza di quel cortese signore, fatte di comune diritto


gnate
tovato.
nel

se-

modo

che

si

accenna

nell'

Indice

Bibliografico
lui,

summen-

N a

ci solo si rimase

la

compiacenza di

poich volle

altres /'anni grazioso

dono d'una Ballata tuttora


il

inedita, nella quale


e

a pi contrassegni appare

genio, lo

stile,

il

pensare di Dante,

che come dettalo veramente suo, anche per


celebre Vincenzio Borghiui, riporlo nell'

V autorevole credere del


sotto
il

Appendice

N. VII.

Forse questo leggiadro componimento era destinato a far parie della


V. N.
,

siccome alcune

altre

delle poesie

liriche, le

quali V Autore

stesso dice in

due o

tre

luoghi della medesima d aver espressamente


le

composte, comunque poi non ve

abbia comprese.

Io nutro fiducia, che di tale presente saranno per avermene grado


gli studiosi,
i

quali pur volentieri troveranno inserita nella

stessa

Appendice (N.
di Torino sopra
tile

XX) una
il

bella Lezione del eh. sig. Luigi Cibrario

migliore forse dei Sonetti di

Dante

Tanto gen-

e tanto onesta pare -,

che trassi da un libro venutomi di fre-

sco alle mani, ove altri pregevoli scritti si contengono di quell' egre-

gio Autore

21), degnatosi di acconsentire

eli

io

ne facessi quest'uso.

se

a questi, non

men

dotti

uomini che

gentili, io

debbo

rendo

qui solenne azione di grazie pei compartitimi segnalati favori, uguale


obbligo
rini,
(

mi

corre verso

illustre sig.

professore

Melchiorre Missi-

per una nota piena

d' erudizione

che gli piacque concedermi

V.

Appendice N. IX.) a giustificazione di Dante, per essersi da lui


i

frammischiali nella Vita Nuova del pari che nel Convito


prose.

versi alle

XIV.

A
il

questa Introduzione

ho fallo

seguire
,

le

Prefazioni dei
dal

precedenti editori con qualche

mia annotazione
il

cominciando
e

primo,

Scrmarlelli, fino al pia recente,

Carrer}

ci sull' esem-

pio di quanto hanno lodevolmente usalo nelle pregevoli loro edizio-

ni degli antichi autori

li celebri

Volpi di Padova: esempio a torto

21) Milano, da Placido Maria Visai, 4835

i.i-1

2.

INTRODUZIONE

XXIII

trascurato generalmente

perocch tali

scritti, oltre al

porgere, a cos

dire, la storia bibliografica dell'

opera che

si

ristampa, danno anche

lume

siili'

indole della stessa e sulle cure via via usate, onde ridurre
il testo.

a buona condizione

quantunque

il

Biscioni abbia nella sua

Prefazione compreso anche ci che parvegli opportuno di dire riguardo


al Convito; tuttavia

non era possibile

lo

staccarne la sola parte che


i

concerne alla Vita Nuova, pel collegamento che hanno fra loro

suoi

ragionamenti intorno a queste due opere


se,

ritenendo

egli,

come

si disil

essere affatto identico e allegorico nelV


ri il

una

nelV altra

per-

sonaggio, che

protagonista.
tutte

Credo poi che non sar mal gradito V Indice Bibliografico di


l'edizioni della V. N. finora eseguitesi,
scritti relativi;
il

non che dei codici

e d' altri

quale accenna

segni d' abbreviatura, con cui sono


li

contraddistinti nelle note a pie del testo o altrove

rispettivi editori
stori-

od autori (pag.
co-critici al

ci-iv).

Questa Bibliografia chiude


della

Preliminari

primo
la sua

anello

presente collezione, quello con che

Dante aperse

luminosa letteraria carriera.

.4//'Appendice (pagg. 97 a 136) seguono alcune Tavole confacevoli

alV uso del libro, comprese


le

le

due

citate di

sopra nei .

XI
per

XII,

quali pei cultori della bellissima lingua nostra confido che dovranutili s

no riuscire non meno accette che


servazioni che

per

s stesse, e s

le

os-

mano a mano

le

accompagnano.

profittevole altres

per

l'

intelligenza storica della Vita


(

Nuova torner i
il

Indice delle

materie in essa contenute

Tav. VII),

quale cogli Argomenti dei

Paragrafi (Tav. I) che debbo alla cortesia amichevole del cavaliere

De' Scolari,

e colle

annotazioni insieme congiunte dello Zolli

alle Ri-

me

che ne

fanno parte (V. pagg. 93 a 96), porge intera V analisi di

questa cara opere Ha.

XV.

Se la riunione di tanti ragguardevoli ornamenti contribuir


delle cose

per avventura a mettere in maggior evidenza la povert

mie sparse per entro


singo,
il

il

volume

varr (ultavolta,

se

male non mi
se

lu-

merito di quelli ad ottenermi indulgenza dal pubblico,

non

altro per l'opera laboriosa

da me impiegala con

intenso studio, nella

XXIV

INTRODUZIONE

vista di render

meno indegna

del

sommo Autore
Per

la pubblicazione

di questa

delle altre sue Prose.

esse io seguir,

come gi an-

nunziai, r ordine cronologico nel quale furon composte, indicalo

non

tanto dalla ragione,

ma

dalla necessit

pur anco di ajutare

la spie-

gazione di una colle dottrine dell' altra, pel vincolo strettissimo che

hanno fra
li

loro,

comech dettate

co'

medesimi sentimenti
e

principii,

quali veggonsi pi
nella Divina
-

ampiamente sviluppali

ridotti a perfetto
tutte scambievol-

sistema

Commedia

lumeggiandosi

mente

22).
alle Poesie Liriche

XVI. Quanto
tro io

di Dante, delle quali in addie-

non pensava di occuparmi, avvegnach lavoro troppo scabroso


si solleva circa la legittimit

per la dubbiezza che


di quelle
cipale
-

d'una gran parte


il

23); ho poi
dell'

riflettuto che

avendo gi riprodotto
all'

prin-

Poema

Alligiueri unitamente
-

Ottimo Comeuto del-

V Anonimo suo contemporaneo


lasciassi anche questa parte

2i), era convenevole ch'io

non

tra-

non poco interessante degli scritti del mio


l'

Autore, dando cos compiuta

edizione delle sue Opere Minori.

Pisa, nelV Ottobre del 1843.

Alessandro Torri.

dare in luce innanzi tutti il voluEpistole ecc. fui determinato dalla la conovista di non lardare al pubblico scenza di berilli o inediti o rari, cotanto interessanti e desiderali. Esso pel tiene in serie il quinto posto nel Manifesto l. Dicembre 1812 destinatogli, perdio non si sarebbe pollilo frappo l'Io alle opere dianzi 22)

me

dell'

cilate.

23) Le Rime legittime di Dante eziandio terra incognita sono alla repubblica delle lettere. Diomsi. Non negher tuttavia, che da lungo tempo io aveva in animo di ripubblicare, dopo le Piuse, amile le Ri-

nell'anno 1834. (V. Ragionamento /ilolnqico-crilico ecc., di cui alla seguente nota 25). Cosi, col riprodurle, avr saziata la pi che ventenne sete di dare in luce colle mie cure tulle le opere di quel Grande, nello studio delle quali trovarono qualche coulrto le incresciose vicende della mia vita ; avendomi egli insegnalo ad esser tetragono ai colpi di sventura, ed a soffrire con dignitosa rassegnazione. 24) Pisa, per Niccol Capurro, 1827-2829, voi. 3 in 8."
1

Se non paresse
citare
io
i

modesto vanto letterati che mi

il

forse imnomi de' cospicui

scrissero in

modo

lusinghe,

malgrado della tanta difficolta di ed ora sceverare dalle genuine le spurie viepi a ci lari- mi sospinge l'egregio mio amico sig. Ph:to Feticelli di Firenze che me ne appian la strada colle- assennale
,

me

vole olire a quanto

sapessi aspellarmi

potrei con ambizione metterne in mostra una bella schiera, alcuni de'quali da me conosciuti soltanto di fama. Apprezzando essi

sue critiche osservazioni intorno


ticit

all'

auten-

o illegittimit di esse

Rime da

lui edite

umanamente il mio lavoro vollero anche compartirmi degli elogi, quali, trattane la parte che pu avervi la cortesia d'animo di
, i

INTRODUZIONE
ha profferiti, mi rendnn tuttavia reito, non esser quello aSalto vuoto di inerito. Non pubblicandosi qui per l'addotto motivo i loro nomi,abbian essi in questi pochi versi una solenne manifestazione dei grati sentimenti che serbo semprevivi nel cuore. E senza ricordare le onorevoli parole gi faitene spontaneamente dai principali giornali letterari] d'Italia e in altre opere *), mi haster riferir qui la lettera di soddisfazione che si degn diligermi l'augusto Consesso, il quale presiede alla conservazione ed al luchi
li

xxv

Poligrafo di Perorici, pag, 46) Settemine ,q-j. Giornale Letterario ili Pisa Settemre e Ottobre, dello. Poligrafo di Verona N. 36, Giugno. 4^33 TV." 39, Settembre dello Giornale Letterario di Pisa N." 4 02

p Numeri
Napoli

e Dicembre 1838 (03-404, Gennaio e Feb^ rajo, Marzo e Aprile 18!') Balbo Cesare, Vita di Dante, colle annotazioni di Emanuele Rocco
.'

223,

Novembre

....

stro della nostra lingua


ce

Memorie
Firenze 24
ce ce

della

V da

840

degli scritti

Novembre

829,

il segretario

DELL'ACCADEMIA DELLA CHUSCA


ce

AL sic. Alessandro TORRI


ce

a Pisa.

te ce

Signore, ti Nell'adunanza di questa mattina, prima dopo le ferie autunnali, ho presentato al-

Ornalissimo

Montani. Capolago, 4 843 Presso 25) Allegrila e Mazzoni, in-42 Di questa mollo giudiziosa operetta fu reso meritato elogio all' Autore con ragionata analisi nel Giornale Pisano de Lette:' Si (Novembre e Dicembre rati 4835)

di Giuseppe P a P- '199

pag.
vici

206".

In essa provato, che di 438

li-

cc

l'Accademia V esemplare dell'Otti'/HO Comento della Divina Commedia, ond'ella ha voluto esserle cortese. te Se colla pubblicazione di quest'opera,
utile tanto alla retta interpretazione della

ce ce

e alla lingua, ha Ella riconoscenza di tutti i lettece rati italiani, ha con pi forte ragione di ritto a quella dell'Accademia, la quale
ce

Divina Commedia
la

meritato

componimenti che vanno col nome di Dante, 60 per lo meno sonogli stati indebitamente attribuiti. II march. G. G. Tinvulzio, di onorala memoria, aveva gi ilitrapreso, in concorso col eh. sig. Gio. Ant. Maggi, un consimile lavoro sopra le Rime dell' Allighieri,- ma perla morte del primo rimase interrotto e senza fine. Vedi pag. Cxlvi-vii .del citato Ragionamento ecc.

ardentemente
ce ce

desidera

(ei

suoi vi

danno

ce
ce

ce ce

ce

ce
ce

ce

opera continua ), che dei testi gi citati in manoscritto il pi che possasi venga a stampa, riputando giusto e giovevole il dar modo ad ognuno di riscontrare gli esempii che allega il Vocabolario su gli scrittori, cui essi appartengono. ce L'Accademia pertanto le rende grazie di s bel dono ; ed io, cui si d l'incarico di far lei di ci consapevole, sono lieto di potermi insieme dichiarare con stima e molto ossequio ce Di lei, onorevolissimo Signore, ce Devot. Obbligatiss. Servidore G. B. Zannom .
,

*)

Antologia di Firenze, fascicolo di Settembre dell' anno

829

26) Vedi alla pag. XII la nota 4 ). Non fuor di proposito, eh' io pubblichi in questo luogo una lettera dal Fontana direttami pochi mesi prima di morire , nella quale scusandosi di non poter prestarsi a ^' e mie preghiere, rammentava ancora con rincrescimento le avverse circostanze che gli impedirono di attendere alla progettata edizione: e ci fu forse grave danno; perocch, oltre agli appunti lasciati da Monsign. DiOniSI ? e s'' era P er se ricco d'ogni maniera di sapere, e consuruatissimo negli studi sopra Dante, che solea spiegare con applauso dalla cattedra di Belle Lettere da lui coperta pi ann nel cessato Collegio di S. Zeno in Monte. Colla memoria che qui conseguo, intendo tributare un omaggio doveroso a quel mio degno maestro ed amico. Ecco la lettera
1

s;"'

'

Biblioteca Italiana di Milano, Dicembre an. eletto Giornale Letterario di Pisa, Novembre e Dicembre, detto Ricoglitore di Milano, Gennajo Giornale Letterario di Pisa, Gennajo e Febbrnjo, detto Giornale Letterario di Treviso, Marso e Aprile, detto Memorie di Religione, di Morale e di Letteratura di 3/odcna, Numeri 47-18, detto Gioinale Letterario di Treviso, N." III, pag. 280. Aprile, dello.
.
.

ce ce

Carissimo Sig. Alessandro,

830

vero verissimo, ch'io promisi, perch l'animo mio era al tutto disposto di secondare le onorale sue istanze. A questo fine aveva gi raccolto pi memorie, e ne ho gi steso alcune in quel mudo che all'opera si richiede. Ma pi cose, e tutte pi gravi, me ne fecero interrompere il lavoro , e la giunta per me amarissima si , di trovarmi nella dura necessit di vivere in un luogo lontano da'miei libri, de' quali molti opportuni per l'argomento Dionisiauo. Dormire in un luogo, praticare in un altro ; l'essere avvolto in mille brighe domestiche ; sentirmi oppresso

Dania,

V ita

Nuova.

XXVI

INTRODUZIONE
nivami allora consigliato dal desiderio di propagare la lettura di quelle Prose, che a me parvero sempre eletta cosa s per la propriet del linguaggio, come per ima rara evidenza e semplicit di locuzioni e di costrutti, e per queste qualit degne d' esser
anteposte a quelle ci molti altri autori dello slesso secolo, di cui viene continuamente dai maestri raccomandalo lo studio a' giovani cultori del puro italico idioma. Oltredich nelle Prose di Dante molta doltriua ed utili
i

da continue giornaliere cure letterarie, senza potermene sottrarre; il restarmi a letto sino alle undici incirca della mattina, per le male notti ch'io passo insonni e dolorose; dalle ore tre della sera non aver pi tempo per me, com' ella ben sa queste ed altre son tutte cose, che pi mi si accrebbero addosso dopo le mie promesse. Le so per ben dire, che l'impresa voleva io proseguire da per me, che quasi tutta la mia giovent pas:

ufficii letterarii di Monsignore, e che l'assistetti qual che si fosse dell' opera mia, principalmente nei due volumi della

sai negli

ammaestramenti
ingegno, secondo

si

sobriet ed efficacia
il

Preparazione storico-critica
tulle le opere di
io era stato

ali edizione

eli

contengono, onde con ili parole questo divino costume suo, ogni ma-

Dante

alla

qual'edizione

deputalo dalla munificenza di due amplissimi Cardinali, e di alcuni letterati che me ne scrisssero a nome di que' Mecenati, conservandone io ancora le lettere. E questo
avrei fatto, se la liberalit degli eredi me ne avesse agevolalo il lavoro. Difficolt sopra difficolt, a ragione di spese, ne differirono d' oggi in domani, e 1' opera al tutto si svent, col vivissimo desiderio di chi mi
offerse,

niera di concelli insegna colorare. Io dissi, che il solo desiderio di addomesticare i giovani studiosi colla lettura delle Prose di

Dante m'avea messo nell'animo


derne
la

d'

impren-

di sola
la

Roma, cento

associati.
le

La

vedute, il modo di pensare potei ben io conoscere del Dionisi, vissuto quella prima et con lui, e ne avrei sposto il manco male che per me si fosse potuto ; ma se al buon volere natura e forza si opposero sin' ora pervicacemente, non fu colpa mia il mancare pur anche al desiderio mio. N s leggiera la cosa, qual' proposta, secondo che pare a me. Ella gradisca queste mie ragioni, com'io ringrazio lei della fiducia che aveva in me riposta, sicuro die
dottrina,
critica, gli slndii,

non pure

iscuser la mancanza mia, ma compianger ben anco la mia durissima avversit, che m' impedisce di tanto le pi onorate opere, a cui avrei potuto accudire. E significandomele pieno di gratitudine e di dovere, mi dico di cuore et Dal luogo, donde scrivo, f 1 Maggio 1833, jffezionaliss. rmico vero Santi Fontana . Vedi alla pag. XIII la nota i2). 27) Piacciati, o Lettore , 1' aver solt' occhio la replica d' un manifesto eh' io avevo stampalo gi da oltre a veni' anni per una edizione fin d' allora meditata delle Prose di Dante bench sopra un piano meno esleso ; la quale per si rimase semplicemente in progetto, perch a quel tempo gli animi, per vezzo di moda piegati alle romanticherie, sembravano men disposti ad accoglierla con favore <( Quando comparve l'annunzio dell'opera
,
:

ristampa, la quale necessarissima a farsi mi pareva, e perch pochissime ne sono l'edizioni, e perch, tranne le citate ormai divenute assai rare, ninna ve n'ha di buone. Ora per a quel desiderio un altro stimolo mi si aggiunge, ed la detta Opera del prelodato cav. Monti, gi in parte uscita in luce col preliminare Trattato del conte Peiticari intorno gli Scrittori del Trecento, allegata 1' autorit del in cui viene spesso grande Allighieri, e si citano spesso le parole della Volgare Eloquenza ; nel quale Trattalo cose notabilissime e da pochi avvertile fin qui si dicono intorno alla lingua italiana. A me pare adunque, che l'uscir in luce queste Prose ad un tempo e l'Opera di quell'egregio letterato, debba essere con aggradimento de'moltissimi, che avidamente si sono posti a leggere quesl' ultima; essendo costume il gradire d'aver sott'occhio gli autori citali nelle
letto, e di

opere che si leggono con disi estima l'importanza dalla massima utilit che se ne trae. E di massima utilit , senza lallo, per riuscire questo nuovo lavoro del Monti alle lettere italiane; ond per sorgere a lui un monumento novello di gloria che dir a'posteri, come in questa et si finalmente stabilita sopra basi certe ed inconcusse la ragione della nazionale tavella. N meno panni che debba trovar grazia questa mia edizione appresso quello, a cui deve l'Italia di aver rislaurato e coli' esempio maravigliosamente promosso a'tempi nostri lo studio di Dante per lungo tempo vergognosamente dimenticato, e con questo studio il gusto dulia pensante, sugosa ed alta poesia richiamalo, fugando le haje canore ; poich <iiiitnl' innanzi dovrassi a lui pure
cui
ascrivere, se alla debita luce

del cav.

Monti

Proposta

ecc.

mi sov-

venni d'un pensiero da me fatto gi tempo, di ristampale in un volume tutte le Prose


italiane di

vengon oggi ricondotte con esatta cura anche le altre Opere pregevolissime ilei Patire della italiana poesia .

Dante. Onci mio divisamente* ve-

Verona, 1818.

A. T.

PRELIMINARI

XXVII

A
A

ME SS. BARTOLOMEO PNCITJCHI


PATRIZIO FIORENTINO
Hi).

XJLvendoci
gnificenza
,

M esser

Niccol Carducci, nostro amicissimo


d' un' operetta

e deditissimo di

vostra

Ma-

accomodato
Vita

del famosissimo
altri

Poeta e Teologo
riputata d
gli studiosi,
,

Dante Alliche delle


Ina-

gfiieii, intitolata
Iio

Nuova

da esso Dante, e da

non piccol valore;


e quelli
si

voluto per mezzo delle nostre stampe farne partecipi


si

composizioni antiche

dilettano, le quali n migliorare

ne

pareggiare

possono,
,

stando dir solamente essere opera di Dante. voluto mandarla fuora sotto
ficenza,
s
il

chiarissimo e

non mi sodisfacendo io di questo ho d'ogni laude degno nome di vostra Magni-

Ma

come
la

fo al presente.

perch
scritta

il

volume era piccolo, mi


il

parso d'accompala

gnarlo con

vita di esso

Dante

dal facondissimo Boccaccio;

quale credo po-

tersi tenere di

maggior fede

di nessun' altra, sendo che allora

manco

assai della notizia dell' azioni di

Dante

che non

tempo aveva consumato stato dipoi quando da tanti


Degnisi
la

altri stata scritta

o sulle conielture

o sulle

opinioni altrui

Magnificenza

vostra di accettar questo

mio

libretto, senza riguardare al piccolo

volume, che come picsi

colo non sarebbe degno di

lei ;

ma
;

considerando

le

qualit che in esso

ritrovano

almeno per

esser composizioni de' primi e


la

maggior lumi
si

della nostra favella,


la

devono

es-

sere stimati e pregiati da quella

quale

degner accettarlo con

sua solita beni-

gnit prima dal prefato mess. Niccol Carducci, e


virla, Iddio

dame

che desidero sommamente ser-

supplicando per ogni suo contento.

Di Firenze,

il

XXVI

di

Marzo

MDLXXVI,

Di V. Mag.
Serv. Affezionatiss.

Bartolomeo Sermartelli.

a) Dedicatoria premessa alla edizione fioVedi per questa e per rentina del < 576. le seguenti Prefazioni ci che si disse nella

uostra Introduzione .

XIV, ed

in

line ai
*

Preliminari

1'

Indice Bibliografico.

XXVIII

PRELIMINARI

B
PREFAZIONE
DEL CANONICO ^STC' MARIA DISC IONI b).

Q.uesta
bedue
di

raccolla di prose di
,

Dante Alighieri

e di

Giovanni Boccaccio,
valentuomini
,

cittadini

am-

Firenze

contiene alcune operette di questi

le quali

per essere

di piccola mole, erano state o mescolate con opere d'altri autori, o in piccoli libretti impresse: e perci essendo divenute rare, non erano cosi pronte a' desiderosi di vederle: oltre di che alcune di esse non erano giammai state stampate. L' opere di Dante so-

no le seguenti: Vita di Dante e

la le

V ita

Nuova,
,

il

Convito

due Epistole Quelle del Boccaccio:

la

Pistole

delle quali in tutto

non

se ne sono ritrovate che sei.

Non
le

occorre, che io vanamente

mi diffonda

dietro alle notizie ed agli

encomj

di questi eccel-

lentissimi ingegni, di questa nostra citt splendori luminosissimi: perciocch,


vite di quelli gi da molti state compilate, e gli elogi
niti

non che

le

testimonianze di quasi
1'

infi-

letterali, se

non compiutamente,

sufficienza
di
essi

e spezialmente le primarie di ciascheduno

almeno ne parlano; ma quali non anno , le


,

opere

istesse,

mai

pari nel genere loro

Commedia,

e del Boccaccio

(e sono, come a ciascuno ben noto, di il Decamerone), rendono indubitata fede

non avranno Dante la Divina


e

dell' eccellenza di

questi sovrani autori. Io solamente dir quello, che a me pare necessario di dire, perla retta intelligenza delle prefate operette, ma principalmente della Vita Nuova : la quale, co-

mecche per
gnevole

avanti

non

sia stalo

da alcuno, eh'
,

io sappia, ricercato

il

suo vero concet-

to, resta piuttosto


:

alquanto oscuretta

che no, e pertanto

di

qualche dichiarazione biso-

ed in questo mezzo toccher ancora intorno al Convito quelle cose, che perla maggior chiarezza di quello giudicher necessarie. Nel che fare, se io, per la debolezza del mio talento, prender alcun abbaglio, oltre allo sperare d' incontrarne benigno com-

campo

patimento, aver grandissimo piacere, se dietro alla scorta mia di rintracciare pi depurata la verit.

s'

aprir ad altri spazioso

oggetto, anno detto:

Vita Nuova ed al suo mio sentimento. Giovanni Boccaccio, assai vicino de' tempi di Dante, nella di lui Vita racconta cos tutta la sustanza del fatto: Quasi dallo inizio della sua vita,iusino all'ultimo della morte, Dante
io dir

primieramente

quello

che

altri

intorno a questa
il

e dipoi

ne discender

a manifestare

Serissima ed importabile passione d'amore . E precisamente dell'et di questo gran roila parlando, nella quale egli s'innamor, dice: Il di cui nono anno non era an cora finito. E quindi all' oggetto de' suoi amori venendo soggiunge: c< Era in fra la
,

ebbe

turba de' giovanetti una figliuola del sopraddetto Folco (Portinai-i), il cui nome era Bice, ce comecch egli sempre dal suo primitivo, cio Beatrice, la nominasse, la cui et era forse di otto anni . E dopo averla leggiadramente descritta, prosegue: <c Costei adunque, tale quale io la disegno, o forse assai pi bella, apparve in questa festa, non credo primate

mente,

ma prima

possente
i

innamorare,
li

agli

occhi del nostro Dante


,

E poco dopo

Quanti

e quali fossono

pensieri,

sospiri, le lagrime

1'

altre passioni gravissime,

) All'edizione fiorentina del i723

Vedi

in

fine ai

Preliminari V Indice Bibliografico.*

PRELIMINARI

vx|x

da lui sostenute per questo amore, egli medesimo in parie .1 dimostra nella sua Vita Nuova ; e per pi distesamente non curo di raccontarle Ma pi distintamente nel suo Cornato inedito sopra la Commedia di Dante al Canto II , del Inferno, ne parla, cos dicendo ce Fu adunque questa donna, secondo la relazione d, lede degna di persona la quale la conobbe e fu per
: , ,

poi

in pi provetta et

le., figlmola d un valente uomo, chiamato Folco Portinari, antico cittadino di Firenze E comecch l'autore sempre la nomini Beatrice dal suo primitivo, ella fu chiamata ce Bice , ed egli acconciamente il testimonia nel Paradiso,

.sanguinila strettissima

Ma
Di

ce

laddove dice: quella reverenza che s'indonna


lutto

me

pur per B

e per

ICE

e fu di

costumi

e d'onest laudevole,

e d. leggiadria assai ornata; e

Simone; e nel XXIV anno della sua et pass di questa vita, negli anni di Cristo <290. Fu questa donna maravigliosamente amata dall'autore: n cominci questo amore nella loro provetta et, ma nella loro fanciullezza perocch essendo ella d'et
;

quanto donna esser debba e possa; e di bellezza fu moglie d' un cavaliere de" Bardi chiamato Messere
,

d'otto anni, e

te

ce

ti

l'Autore di nove, siccome egli medesimo testimonia nel principio della sua Vita Nuova, prima piacque agli occhi suoi: ed in questo amore con maraviglia onest persever menti- ella visse: e molte cose in rima per amore ed onor di lei gicompuose: e, secondoch egli nella fine della sua Vita Nuova scrive, esso in onor di lei a

comporre

la

presente opera
l'onora .
:

si

dispose: e

come

appare, e quivi ed

in altre

parti assai maraviglio-

samente

Ed

in proposito della
,

Vita Nuova,
le

egli

d nella Vita di Dante que-

sto giudizio

Egli primieramente

duranti ancora

lagrime della

morte

della

sua

Beatrice, quasi nel suo ventesimo sesto anno, compose in un suo volumetto, il quale egli intitol Vita Nuova, certe operette, siccome Sonetti e Canzone in diversi tempi
,

ce

davanti in rima fatte da

lui,

maravigliosamente belle

di sopra da ciascuna partitainente

e ordinatamente scrivendo le cagioni, che a quelle fare l'avevan mosso; e didietro po nendo le divisioni delie precedenti opere. E comecch egli d' avere questo libretto fatto, negli anni pi maturisi vergognasse molto; nondimeno, considerata la sua et, egli assai bello e piacevole, e massimamente a' volgari 3>.
Dietro
bilissima,
ali'
si

autorit del Boccaccio, per

antichit ed eccellenza di quest'

uomo

stima-

sono

lasciati
,

portare

gli altri

pi moderni scrittori. Benvenuto da Imola,

com-

mentatore di Dante

e quasi de'

parere; perocch venendo a

tempi del medesimo Boccaccio, fu senz'altro dell' istesso comentare quel passo del Canto trentesimo del Purgatorio
:

Sovra candido vel, cinta

d' oliva,

Donna

to'

appai ve, ecc.

immediatamente dice: Sed ad pleniorem cognitionem eorum, quae dcuntur tic, et in caputilo sequenti de ist Beatrice, volo te scire, quod cm quidam Fulcus Portinarius,
ce

ce
ce

more faceret celebre convivami Kalendis Mail, convocatis dominabus eorum, Dantes tunc puerulus novera annorum, seculus patrem smini Aldigherium, qui erat unus de numero convivarum, vidit casti inter alias puellas,
vicinis cura

houorabilis civis Florentiae, de

puellulam, filiam praefati Fulci, cui

ce
ce

ce

nomen erat Beatrix, aetatis Vili annorum , mirae pulchritudrais, sed majoris honestatis; quae subito intra vit cor ejus ita, qud nunquam. postea recessitab eo, donec illa visit, sive ex conformilate complexionis et raorum, sive ex singnlari influenti caeli. Et cum aetate continu multiplicalae
sunt amorosae flammae;
illi,

ex quo Dantes, lotus deditus


ce
ce

quocumque

iret

pergebat, credens in oculisejus videre

summam
amata.

felicitateli!,

pio qua lacrymas,


luit, ut

vigilias, et iufinilas tulit

poenas

tamen hic amor


in

honestissimus semper

nunquam
quam

apparuit signum libidinosi actus


et

amante, vel

ce
ce

Hoc autem

fuit

certissimum pronosticum
erat

auguriura futuri atnoris,


a

quem

habi-

turuseral ad Bealricem sacrano, ad

pronus

natura.

Ex

bis potes videre,

qud

Poeta aliqua

dicit hisloric, aliqua allegorico

de Beatrice sua. Lionardo Aretino (del

XXX
quale dice
il

PRELIMINARI
Vellutello, che disse cose vere, e (fise stesso degne, biasimando
il

questa parte

poco avvedimento del Boccaccio),

cos iu questo particolare parla


si

molto in Fu
:

usatile in

giovinezza sua cou giovani innamorati, ed egli ancora di

tu il

passione occu-

palo, non per libidine,


<c
te

ma

per gentilezza di cuore: e nei suoi teneri anni versi d'amore


si

a scrivere

cominci, come veder


. Cristoforo

pu

in

una sua operetta volgare,

che

si

chiama
inna-

Vita Nuova

Landino poi, dal Vellutello


,

medesimo

tassato

per troppo
et
s'

stretto imitatore del


te

Boccaccio

ecco quanto ne ragiona

Nella sua prima


la

moro d'una

fanciullelta, figliuola di

Folco Porliuari, chiamata Bice,

quale egli poi


di grazia

sempre chiam per


c< ti

lo suo intero e diritto

nome
:

Beatrice .

Ma

sentiamo

quello che ne dica questo Alessandro Vellutello

te

Us

nella sua gioveul

con gioveni
la

innamorati, et egli ancora di simile passione fu oppresso, e specialmente per


trice, lino da' teneri anni,

sua

Bea-

come

egli stesso

afferma nel trigesimo canto del Purgatorio.

non per lascivia, ma per gentilezza e generosit d'animo, cominci a scriver versi d'aie more, come si pu vedere iu quella sua operetta, intitolata Vita Nuova .I1 Daniello analmente ( per tralasciare gli altri quando ve ne siano che non parlino altrimenti ) ancor egli il medesimo afferma Convers nella sua giovent con gioveni innamorati, et egli ancora di simile passione fu oppresso per la sua Beatrice non per lascivia, ma per gentilezza e generosit d'animo . Ho riferite cos per appunto le parole di questi scrittori de' fatti di Dante, intorno a questo particolare, acciocch non solo si veda, che 1' uno scrittore ha copiato 1' altro, non tanto in sustanza che in lettera e che ciascuno
, : , ,

di loro ha seguitato in questa

parte

il

Boccaccio

ma

ancora acciocch

dalle

predette

parole

si

veggia, che tutti coucludono primieramente:


della figliuola di Folco Portinari,
,

Che Dante

iu et d'anui

nove

s'in-

namor realmente
anni
;

nominala Bice, che era

iu et d' otto
j

per

lei

quelle cose facendo


libretto della

che

giovani
sia

innamorati sogliono lare


stato

in

secondo

luogo:

Che questo
amore.
si

Vita Nuova

composto dal Poeta


scrittori

a solo oggetto

di questo

Che slima
1'

debba

fare

dell' autorit

de suddetti

quali

avendo copiato

uno

io

non fanuo autorit che per uno, io voglio farlo decidere ad altri ; che per me non presumer mai d' impugnare 1' asserzione di coloro , che per 1' antichit
dall' altro,

e pel sapere
altri

meritano piuttosto venerazione

che
il

critica.

Non

tacer bens quello


il

che

anno detto del Boccaccio,


:

e spezialmente

soprannominato Vellutello,
,

quale cos
stile,

favella di lui
ce

ce

Scrisse la

Vita

di

Dante Giovanni Boccaccio

quasi in tragico
finte, e parte
:

tutta piena d'

amorosi sospiri e lagrime, narrando leggerezze, parte

augu-

mentale da lui, e lasciando addietro le cose pi gravi . E di nuovo Scrisse la Vita ce di Dante, piuttosto da poeta, come fece l'altre opere sue, che cercasse di dirne la vera <c storia . E quindi numera alcune cose vane ed inverisimili, quali sono: il sogno della madre di Dante avanti il parto ; il cordoglio di esso per la morte di Beatrice, al rimedio del quale fu giudicato espediente avanti
1'
1'

il

dargli

moglie;
,

l'avere

egli scritto

sette Canti

esilio,
il

ed essergli di poi

stati

questi mandati

acciocch egli proseguisse quel-

opera;
,

ritrovamento degli ultimi Canti


1'

del

Paradiso, fatto da

Jacopo

figliuolo

di

Dante

mediante

essergli apparita
,

1'

ombra

del padre gi
la

morto

e simili.
;

Boccaccio non gi da istorico


della sua lede.

ma

da poeta ha scritto

Vita di Dante
ancora
si

Ora se il dunque non

solo nelle suddette vanit, o iuverisimilitudini,

ma

in altre cose

potr dubitare

torno

a' fatti

di

Laonde si raccoglie chiaramente, essere ciascheduno iu libert di dire, inDante, il suo sentimento. Questo non si pu fare compiutamente , se

non

col ricercarne da
la

Dante medesimo

la

verit delle cose


al

perciocch a scrivere con


colui
,

icdelt

vita d'

alcuno, o bisogna essere vissuto

tempo
,

di

di cui scrivere

si

vuole, ed avere con esso domesticamente conversato


e
si
il

ovvero

fa di

mestieri, con istudio

fatica dall'

opere di quel

tale,

o da
1'

altri legittimi
1'

documenti, che autentici dichiarare


per quanto a ine pare, ha eseguito

possono,

le notizie

ritrarne.
al

uno, n

altro,

Boccaccio. In quanto

primo,

egli fu

incapace di poterlo fare, per avere appena selle

PRELIMINARI
anni,

\\\l

quando Dante pass


all'

ila

questa

vita, esule gi dalla patria pcv pi di venti anni:


il

ed in ordine

altro

1'

opere del medesimo Dante testificano piuttosto

contrailo

come

di sotto

vedremo.
al

Ma
di

per venire

proposilo nostro

io

Dante non
essere

essere stata

donna vera,

e perci

non dubito punto di pronunziare: la Beati ice non essere quella de' Poriinari :e la Pitti
intellettuale, senza alcuna

Nuova

un

trattato d'

amore meramente

mescolanza

di

profano.

per venire senz'altro indugio alle prove; primieramente, per quello appartiene
,

alla

prima proposizione

bisogno che

io confessi,

essermi questa cachila nel pensiero molto

tempo
Filelfo,

fa
il

ed avanti ch'io vedessi

averla allri parimente pensata. Questi fu Gio.


la

Mario

quale verso l'anno <468 scrisse latinamente

vita di

Dante, forse
la

a petizione

di Piero Alighieri, pronipote di esso a Piero de'

Dante; perciocch questo Piero


si

dedic egli stesso


nella Laurenfinta
:

Medici
Il

e a

Tommaso
,

Soderini, siccome

vede nel

MS. che

ziaua

si

conserva.

Filelfo
r

dunque afferma, che Beatrice non


l'orse

fu

donna vera, ma

di che fu tassalo dal Y ellutello

perch

egli doli

produsse altre prove che quelle,

che aveva tratte dall'arte oratoria, nella quale era eccellentissimo. Le parole del Filelfo son queste: Ego aeque Beat ricem quam amasse fingitur Dantes , mulierem unquaiu
,

te

fuisse opinor, ac fuit

Pandora,
alle

quam omnium Deorum munus consequulam


prove cos segue
:

esse Cabalan-

Bnc caccio), ad amica tu cantioues. Stripserunl et navalia bella, et castra in hostes firmarunt, et machinas erexerunt poetarum carmina; quibus nuuquam adfuerunt. Malta solent exer cendi ingenii grali fieri quae nuli, un admisre libidiuem. Hoc verius argumenturn qud, cm uno Dante nemo fuerit iucorruptior et innocentior, nemo moderatior, possi mus manifesto conjectari, solius hunc virtutis et honestatis amicum extitisse; non eniin tt qui sibi summura bonum in gloria constituunt immortali, voluplates praeficiunt dorninas, te quas sequanlur, quae ad interitum nos dedtictint . Queste parole non mi turbarono punto, ne mi diedero alcun motivo di ritirarmi dal mio proponimento: anzi maggiormente mi confermarono in quello; perciocch a me parve, che le mie ragioni fossero pi salde
tur poelae .

venendo

Scripsit, dicit ille ( intende del

ed

e fficac i.

Conciossiacosach egli non


proprii
;

necessario,

che
g'

poeti nell' opere loro

si

serva-

no

di

nomi

ma

possono tanto questi, che

inventati da

loro adoperare;

non

v'essendo regola, che prescriva loro questa legge; ed essendovi moltissimi esempli di poeti

non
di

tanto moderni, che antichi,

quali anno creati da per s quei

nomi
,

eh' essi vole-

vano usare ne' loro componimenti.


di

per non discostarsi dagli autori


all'

che circa a'tempi


nell' Ameto,

Dante vivevano nomi inventati da


,

se

si

vorr riflettere

opere del Boccaccio,


si

si

ritroveranno piene

lui,

siccome principalmente

vede nel Decamerone, e


le

nel quale introduce sotto sembiante di sette bellissime Ninfe

tre Virt Teologali, e le


io

quattro Cardinali, e adatta a ciascheduna

nomi

sustanzievoli,
:

come
vi

ho

in

parte osser-

vato
to
,

ma
il

ad altro tempo

mi

riserbo di favellarne

quantunque

abbia un gran lettera-

che da' colori delle vestimenta di queste Ninfe ne ha

tratta la significazione.

Ecco

nomi O eglino li fabbricano di pianta per accomodargli facilmente alla loro idea O gli prendono proprj, ma per tali, che ad essi la loro idea adeguatamente si accomodi. Questo si dice, quando il poeta pensa prima alla sustanza dell' opera, che al nome dell'oggetto primario della medesima; perciocqual

costume dei poeti

nell' elezione

de'

che V oggetto risveglia la mente , ed a comporre la sprona ; ed mente infiammala e gravida di concetti si debba procacciare 1' oggetto. Tanto per appunto accadde a' due nostri ingegni, a Dante cio, e al Petrarca; perocch ch accade
altre
,

alle volte,
la

che

a questo
bricarsi
I'

1'

oggetto diede motivo d'esercitare lo 'ngegno

ed a quello, lo 'ngegno di fab-

oggetto.
a* particolari,

Ma, per venire

dico, che inverisimile, che Beatrice fosse


s'

donna vera.

primieramente, perch fuori d'ogni probabilit, che Dante


in et di

innamorasse cosi for;

temente

nove anni d'una

lauciulletla

che ne aveva

soli

otto

che questo amore

XXXII
tenacemente durasse
in lui

PRELIMINARI
per tutto lo spazio della sua
vita.

Non

capace un' et cosi

tenera di sostenere lungo


al

primo

aprirsi degli

tempo quelle impressioni, che a caso improntate ne vengono , occhi di nostra mente mentrech per 1' imperfezione degli or;

gani siamo in quel

tempo troppo

soggetti alle mutazioni.

se

Dante

confessa egli stesso

lo 'nnamorameiito suo in questo

anno nono

tralascia poi ogni altra particolarit, e spe-

zialmente
gio
:

la festa, fatta

da Folco Portinari

a'

suoi parenti ed amici,

il

primo
da

di

Magverun

la

quale, siccome principio di

un

cos celebre

amore, essendo
si

stata dal

Boccaccio e
lui a
,

dall'

Imolese suo seguace narrata solennemente, pare che non

dovesse

conto tralasciare. Dalle parole dell' Autore medesimo altro non se ne ricava
di
la

dir cos,

materiale, e che abbia di verismi iglianza di storia, che


lei

il

nome

di Beatrice, l'et sua,

morte del padre di lei, e quella ancora di siccome sono peregrinazioni infermit fatti
,
,

stessa

le quali cose

insieme

coli' altre,
,

e detti d' altre

donne, e simili

piuttosto

sono

vedremo; perocch elle non e d' altronde non ne abbiamo furono con pi particolari distintivi specificate dal Poeta ragionevoli e sicuri riscontri. Inoltre, chi non vede, che tutta quanta la Vita Nuoua
ideali,

ed a figura ridurre

si

debhono

come

di sotto
,

una struttura
de' pensieri?
tieri

di poetico ingegno, idealmente condotta, senza

mai traviare dalla sublimit


di lei

Non

cos accade nella

Laura del Petrarca; poich


altri

abbiamo pi veri-

attestati

per bocca del Petrarca medesimo, e per


Filippo Tommasini
,

legittimi

documenti, siccome

dottamente osserv Jacopo

al

Capitolo

quindicesimo e sedicesimo

del suo Petrarca Redivivo; ed anche monsignore Lodovico Beccatelli, Arcivescovo di Ra-

gusi

nella Vita di questo stesso Poeta


si

compilata da

lui

ce ne partecip altre sincere

e peregrine notizie, per le quali

rende quasi indubitala


il

fede

eh' ella

non solamente

fu donna vera,

ma

che fu ancora quella, per cui

Petrarca tante belle rime compose.

questo in parte pu servire di risposta


lelfo
,

al Vellutello,

che tassando, come ho detto,


,

il

Fi-

d' avere assunto

che Beatrice non era


in

donna vera

soggiunge

Come

ancora

molli sciocchi anno detto


io ritrovo tra

Laura, celebrata dal Petrarca ; poich grandissima differenza Beatrice e Laura ; ma altro tempo si richiederebbe per farne il paragone.

donna vera ; perch la prima volta, A' miei occhi apparve frase prima la gloriosa donna della mia mente . Dunque se costei fu donna della sua niente, olla fu dell' animo, e non del corpo: e per tanto ideale , e non vera: e gli occhi, che
Secondariamente
la

inverisimile, che Beatrice fosse


,

che Dante

vide

us per dimostrarla altrui

questa

la

rimirarono, saranno
si

stati quelli

dell' intelletto.

S' arroge a questo, che

molte cose,

le

quali

dicono di

lei

nell'

opere di Dante, e qui spezialmente nella


si

V ita

Nuova,

della

quale di proposito trattiamo, non


1'

possono verificare di corporea


si

s ostanz a.

Io voglio, che

averla

il

Poeta detta pi volte sua salute, e sua beatitudine,

possa giudicare uno sfogo


dagli Angeli e
da'

d' appassionato

amante
non

ma

il

dire, che

eli'

era desiderata in Cielo

Sanli

e che quivi
le

era altro difetto, che la sua

mancanza;

che non poteva malamente

finire chi

aveva parlato, e simili eccellentissime prerogative, a pi che


le

umana

creatura

conlcevoli;

quali tutte

si

leggono nella Canzone che comincia

Donne, che avete intelletto d' amore ; non mostra evidentemente, che la mira di questo Autore era rivolta ad oggetto pi sovrumano e sublime? Oltre a ci, quando dice, questa donna essere il numero nove ; e dopo avere dimostrata la perfezione di cotal numero, mentre conchiude, ella essere un miracolo della Santissima Trinit ; non d chiaramente a vedere, esser ella una semplicissima
cosa
e

perfetissima? Alcuni passi poi della Divina

Scrittura, per entro a

que-

st'opera sparsi, sono indizio evidente

dell' altezza della materia,

che quivi

si

tratta.

E
lei

quando
vedere

nella conclusione dell'opera

medesima propone
;

di

sperare d'avere a dire di

quello che
la

mai non fa detto


contrassegno

d' alcuna

quindi pregando Iddio,

che l'anima sua vada a


Beatrice,

gloria di questa donna,

cio (sono sue parole) di quella benedetta


,

manifesto
specie.

ne

porge

che

questa Beatrice

era altro che

donna d'umana

PRELIMINARI
Inolile, egli cos incerto
nari, che,
,

XWIIl
fosse la figliuola
.li

clic

la

donna

di

Dante
i

Folco
il

Porii-

quand' anche necessario


storico ancora dover

fosse in tutti

componimenti
(il

poetici, sotto

lenso

letterale lo

sempre essere incluso

che non vero); pur ci non

me pare pi probabile, questa donna, invece della sopraddetta, poter essere stala piuttosto quella, che vuol che sia Francesco da Buti, antichissimo commentatore dell' iostante a
stesso nostro Poeta.

Commentando

questo valentuomo quel passo del ventisettesimo Canto

del Purgatorio

Quando mi
Tra

fide star pur fermo e duro, Turbato un poco, disse or vedi, figlio,
:

Beatrice e te e questo

muro

dopo d'aver egli spiegato il senso allegorico, al letterale venendo, soggiunge: c< Questa fu Madonna Beatrice, figliuola dell'Imperatole di Costantinopoli, la quale ecc. E quindi
avendo conlato
i

falli

di

lei,

e com'ella

fu moglie del

Conte Bonifazio, de' quali

poi

la

celebre Contessa Matilde ne nacque; per dimostrare l'incertezza di tale interpetrazione, cos va replicando E questo pensieri ru'abbo fatto io Francesco, per la cagione e convenienza
:

<c

de'nomi. Che questa fusse


paiola che
il

la

'menzione dell'Autore, non

lo

approvo; perch nel

testo

non

ce

provi, se non nella terza Cantica, nel Canto trentaduesimo, nel qnal finge,
nel terzo grado de' Beali con Rachel} secondoch anco dice
:

che vedesse Beatrice sedere

nel secondo Canto della prima Cantica, ove dice

Che mi sedea
il

coli'
di

antica Rachele;
questo
particolare.

qual passo pure

non mostra niente


per
la

Ho
1'

detto
stata

che

me
la

pare

pi probabile questa opinione, perciocch questa Beatrice essendo


e pel

famosa matrona,

maritaggio

figliuolanza

assai pi

rinomata, che

altra

non
lei

fu,

quale

giovinetta di ventiquattro anni pass di questa vita, senza sapersi die di

ne restasse

alcuna prole; meglio in vero

si

conveniva

alla

prima, che

alla

seconda,

lo slato in

com-

pagnia di Rachelle, del patriarca Giacobbe consorte, e di numerosa figliuolanza genitrice.

Di pi

nel trentesimo
fosse

Dante introducendo Matilde nel ventottesimo Canto del Purgatorio, e poscia Beatrice, non esclusa ancora la prima, mostra che fra l'ima l'altra vi
siccome
pi

qualche notabile corrispondenza, o vogliamo dire relazione,

suole essere

quella, che passa tra la figliuola e la madre.

Ma

io

ne

1'

una ne

l'altra

opinione appro;

vando, nel mio sentimento


ciocch ancora quella Lucia,
sotto quelle parole;

maggiormente mi confermo. E tanto


la

con ragione

per-

quale

si

vide introdotta nel secondo Cauto dell' Inferno,

Questa chiese Lucia


avrebbe dovuto
illuminante. Per
essere per questo
gli

in suo

domando
:

motivo

vera

donna
la
si

pure di

costei,

siccome
la

tale,

niente affatto non ne parlano


la

espositori;

ma

prendono assolutamente per

Grazia

qual cosa

io

credo, che cosi


in

possa discorrere nel fatto di Beatrice,

non

vi

essendo pi forte argomento


la

favore di questa, che di quella.

tulio ci voglio aggiungere, che

Vita

Nuova

si

raggira tutta quanta sopra l'allegoria

restando affatto esclusa da quella ogni specie di vera storia.

questo

si

prova facilissima-

mente

perciocch Dante

in cos piccola

operetta

non

fece altra digressione, che su questo

particolare; cio, fece un Capitolo a bella' posta; ed quello, che comincia: Potrebbe qui du-

bitar persona ecc.

(.

XXV), dove
dimostrala
in

espressamente parla del


la

modo

usato da'poeti nel comporre.


e le sue diverse spezie,
a

Quivi, dopo aver

egli

maniera del parlar figurato,


et

con-

chiude a suo proposito

questa guisa:

per questo puote essere manifesta

chi dubita

te ce te c<

in

alcuna parte di questo mio libello. Ed acciocch non ne pigli alcuna baldanza persona
i

grossa, dico, che n

poeti parlano cos

senza ragione

u quelli che rimano,


quello che dicono
;

cleono

parlare cos,

non

avendo alcuno ragionamento

in loro di

perocch

rico

gran vergogna sarebbe a colui, che rimasse cosa sotto vesta di figura o di colore rettodenudare le sue parole da cotal vesta, in guisa che aves, e domandato non sapesse

te

sero verace intendimento a.

Dunque Dante

in

quest'opera attese solamente alla figura,

Dante, Fila

Nuova.

WXIY
cio all'allegoria
,

PRELIMINARI
non facendo alcuna menzione del senso
istorico.,

ma dimostrando

bens

premura grande ch'ella per allegorico senso interpetrala ne fosse, siccome era di ragione. Di pi, prevedendo egli di dover essere anaciato, dove appunto attaccato tu dal Boccaccio e da' seguaci suoi, come veduto avinmo, in ordine cio al suo innamoramento, si
premunisce] eontra chi poco
capitolo, die comincia:

modestamente avrebbe parlato Appres so la mia ritornata ecc. ( .

di

lui,

con

tali

parole
il

nel

),

dimostrando

suo difiate

spiacimento:

te

Troppa gente ne ragionava

oltre a'termiiii della cortesia;

onde molte

mi

pesava duramente. E per questa cagione, cio


et

di chiesta supeichievole voce,

che pareva che

m' infamasse viziosamente

ecc. l questa precauzione del

Poeta In latta da lui ancora

nel terzo Capitolo del Trattato terzo del Convito, per quella stretta corrispondenza che queste

due opere anno insieme


ce

tra di loro,

come

io

son per mostrare; cos quivi dicendo: Per

ischiudere ogni falsa opinione da

ce

per sensibile dilettazione ecc.


fosse creduta

me, per la quale fosse sospicato, lo mio amore essere Chi dunque non vede, che Dante vuole, che Beatrice

non

donna vera, com'egli prevedeva, che doveva succedere? donde abbia avuto origine questo nome Beatrice, vedere esamineremo con Lievit le parole del nostro Autore, dette daini su questo particolare. Nel principio appunto del la Vita Nuova, venendo alla narrazione del suo innamoramento

Ma

venendo

di presente a

con
te

lei

cos apertamente

ragiona

nato

il

Cielo della luce, quasi ad un


a'

quando
ce

miei occhi apparve


li

la

fiate gi appresso al mio nascimento era tormedesimo punto, quanto alla sua prima girazione, gloriosa donna della mia mente, la qual fu chiamata da
:

Nove

molti Beatrice,

quali

non sapevano che


il

si

chiamare. EU' era

in

questa vita gi slata


et

tanto, che nel suo

tempo

cielo stellato era

mosso verso

la

parte d'oriente delle dodici

parte l'ima del grado; sicch quasi dal principio del suo anno nono apparve a
io
la

me

ed

vidi quasi al fine del


di

mio

Da

lutto ci

si

deduce, che Dante

in et

d'anni nove

s'innamor
le fu

Beatrice

la

quale aveva otlo anni, siccome altrove abbiati! dello; e che

posto allor quel nome., da chi non sapeva

come chiamarla. Sicch


che in quella
eli
;

si

pu conchiu-

dere, che questo uorae non era suo proprio,

ma

cos fu colei

denomi-

nata da molti,

quali

non sapevano come altrimenti nominarla

vedendosi quivi chiaro,

che

gelili.

nome ebbe origine dall'intrinseco natura del soggetto, e non dal beneplacito delle Dunque si fa sempre pii manifesto, non solo che questa Beatrice non fu giammai donna vera ; ma anche che Dante islesso non ebbe mai intenzione, che sotto questo nome
tal
si

dovesse intendere altra donna, che quella della sua metile. Altre ragioni ancora
in
si
tli

si

po-

trebbero addurre
ed in quello, che
essere ornai

queslo luogo

ma

perciocch

le

addotte possono essere

sufficienti,

dir appresso, altre parimente ve ne saranno inserite; slimo

perci

tempo Due donne sono

palesare, chi sia quesla sovrana donna.

state l'oggello di

Dante ne'suoi componimenti


una
slessa cosa fra di

poetici, le quali in soloro, e,


;

stanza, siccome io spero di dimostrare, sono


a

come sarebbe
una donna
Vitti

dire,

una sola donna. Una


I

di costoro

ia tanto decantata Beatrice

l'altra
la

senza nome.
il

componimenti

poi,

dove queste donne anno luogo, sono


ti

Nuova,

Convito, eia

Commedia:

opere veramente eccellenti, e pai


;

degnissimi d'elevatissimo

ingegno. Io dir prima della seconda donna

dipoi

far passaggio a discorrere della


le dette tre
la

prima. Egli per necessario primieramente sapere, che


loro una tale non so qual connessione;
la
tli

opere anno

fra

tli

modo

che pare,
;

prima opera aver generato

seconda

e da

ambe la terza averne tratta 1' origine a Poca favilla gran fiamma seconda.
e
il

quella guisa per, che

La Vita Nuova

Convito anno

fra

ili

loro strettissima corrispondenza

e sono dc-

pendenli l'ima dall'altra, per quello ne


quale Convito nominata,
;

testifica

l'Autore medesimo nel Capitolo


:

primo

del primo Trattalo tl'esso Convito, con queste formali parole


<

et

St; nella

presente opera,

la

vo' che sia, pia

virilmente

si

trattasse,

che nella Vita


giovare

et
et

Nuova

non intendo per

a quella in parte alcuna derogare,

ma maggiormente
si

per questa quella . La

Commedia

ancora

coerente a queste due;

perch in essa

PRELIMINARI
principalmente introdotta una delle suddette due donne,
si

\\\\
tra s stesse

uniformi;

ri

perch
cose

vede nella

fine della
,

Vita Nuova,

clie
:

il
ce

Poeta,

intuito di Beatrice, propose di fare


sar di Colui, a cui tulle
lei
le

questa
ce et

grand' opera
la

cos quivi dicendo


vita

Se piacere

vivono, die

mia

per alquanti anni perseveri, spero di dire di


Il

quello, clic

mai

non

fu detto d'alcuna .
,

clie

pure fu notato dal Boccaccio, nel luogo da

me

riferito

piincipio

uelle parole del suo

Comenlo

verso

il

fine, siccome quivi

si

pu agevoldonne,
sia
la

mente vedere. Veduto questo, conviene adesso vedere d' onde si tragga, die due siano die anno servito d' oggetto alle tre predette opere di Dante. Che una
Beatrice,
egli

state le

di

queste
slata

troppo manifesto

poich per
e della

tutti

si

confessa, che costei sia


L'altra donna,
si

principal persona della

Vita Nuova

1'

Commedia.
in

la

culaie

non ha
Il

nome, ed
(laddove

quella,

che

oggetto del Convito,

questa guisa

va .rintracciando.

nostro Autore nel principio del secondo Capitolo del Trattato secondo di detto Convito
in fatti
la

comincia quell' opera

cio

il

Contento sopra

le

sue Canzoni), usando

medesima maniera, eh' egli aveva usata nel principio della Vita Nuova, col dare cominciamento a questo libro dalla narrazione del suo secondo innamoramento, cosi te Cominciando adunque, dico, che la stella di Venere due liale era lo va descrivendo rivolta in quello suo cerchio, che la fa parere serotina e mattutina, secondo due diversi
appunto
:

ce
ce

tempi, appresso lo trapassamento di questa Beatrice

beata, che

vive in Cielo con gli


feci

Angoli,
fine della agli

e in terra coll'auima

mia
(

quando quella

gentil

donna, di cui

menzione

nella

Vita Nuova, parve

cio

apparve) principalmente
della

accompagnata d'Amore
che
questa

occhi miei, e prese luogo alcuno della mia mente. Chi non vede, che questo prinin tutte le parti a quello

cipio uniforme

Vita Nuova
ella

? e

donna
in

che prese luogo nella mente di Dante, sar ancor


a

una tlonna

ideale, e

similissima

Beatrice?

che insomma in tutto

per tutto

elle

sono due donne solamente

ap-

parenza ?

Questa donna poi del Convito


gare
;

quale ella

si

fosse

non

punto

difficile

ad

investila

poich

l'istesso

Poeta

in

pi luoghi del prenominato libro troppo evidentemente

manifesta.

E primieramente
ce

nel
i

tredicesimo Capitolo del secondo Trattato, ove mostra,


libri di

che

suoi primi studii furono

Tullio deli' amicizia,


la

e di

Boezio della Consoladi questi autori, di

zione, cosi dice:


ce ce
c< ce

Giudicava

bene, che

Filosofia, che era

donna
lei

queste scienze, di questi


gentile .

libri, fosse

somma

cosa, ed

immaginava

falla

come una donna


,

E
me

dipoi

ce

Questa

donna

fu figlia di

Dio

regina di tutto
:

nobilissima e

felicissima Filosofia .

nel Capitolo sedicesimo dell'istesso Trattato


di questa

ce

Boezio, e Tullio

inviarono

nell'amorccio nello studio


ce

donna gentilissima

Filosofa .

E quindi

poco appresso:
ce

Si vuole sapere, che questa

donna

Filosofia,

la

quale

veramente

E
ce ce

donna, piena di dolcezza, ornata d'onestate, mirabile di savere, gloriosa di libertade . la donna, ce Dico e affermo, che nel fine di detto Capitolo pi apertamente parlando
:

di cui io

m'innamorai, appresso
figlia

lo

primo amore (cio dopo Beatrice),

lu la bellissima e
il

onestissima
sofia .

dello 'mperadore dell'Universo, alla quale Pitagora pose


:

nome

Filo-

ce
ce

te

nudecimo ce Questa donna quella donna dello quarto: 'ntelletto, che Filosofia si chiama. Ed insomma nel trigesimo Capitolo dd Trattato Laddove questa donna, cio la Filosofia ecc. Qui si noti di grazia quel donna dello 'a-

nel Trattato terzo, al Capitolo

tellelto, nel lesto

antecedente a quest' ultimo; e


della

si

rifletta,

quanto

sia

uniforme

a quel

Vita Nuova ; acciocch non si abbia a opporre da alcuno, donna della mia mente della mente; che donna della mente vuol dire donna, che risie<lc in cima, o neW intono della mente la quale e l'ometto donna, dire voglia che velila, la siccome ma si confessi,
o dell' intelletto, che tutto
l'istesso.

La

Filosofa

dunque
in

senza alcun dubbio,

1'

altra

donna

di

Dante:
si

la

quale egli medesimo

ha voluto
lei

maniera

mostrataci
il

che non

v'abbia pi luogo da potersi intendere per

altra

donna, quand'anche
si

senso storico
la

ammettere

debba

onde, die per questa parte legittimamente

couchiude,

seconda

\\\\l
donna
di

PRELIMINARI Dante
essere in
tutto
la

per

lutto ideale.

se ella

tale;

perch

tale

an-

cora non sar Beati ice, che


ria separata ?
lcita

primaria, e pertanto pi degna d' essere da ogni mate-

ora B dire, che questa Filosofa

noti

tutta la Filosofia,

universalmente presa

ma
re,

solo quella parte, che Morale s'appella.

E questo
1'

ricavasi dalla materia del

Convito,
s

il

quale doveva esser composto, conforme asserisce l'Autore, di quattordici Canzoni,

d'Amo-

come
gli

di Finii materiate

si

da quello, che
:

Autore

stesso dice nell' atto,

che questa

donna
lei

apparve, e che egli cosi registra


s

ce

Allora

vidi,

che una gentil donna da una


piett

finestra

mi guardava
:

pietosamente, quanto alla vista, che tutta la


la

pareva

in

raccolta

dove per

piet, la moralit intendere

si

dee

per

la

finestra,

un luogo

elevato ed aperto

questa dolina per

bens, ma non gi fuori d'ogni terreno abitacolo; a significare, che lume naturale si pu benissimo dagli uomini vedere. Ed oltre a ci,
il

pi chiaramente palesa
tato,

Poeta

il

suo intendimento nel Capitolo

i7. del quarto Trat:

nel quale spiegando quel p.isso della sua precedente

Canzone

Dico, ch'ogni
asserisce poi, che queste

vii

Iti

principalmente
;

Vien da una radice

Ogsi

riRTu', sieno le

virt morali, di cui


;

si

parla.

E
,

quindi
le se-

poco appresso
guenti, cio
:

dice, che queste Virt sono undici

numerandole,
,

mostra essere

tiva il

Temperanza, Liberalit, onore, Mansuetudine Affabilit, Verit


Fortezza,
,

M agnifcenza
,

Magnanimit
,

AmaFilo-

Eulropelia

Giustizia.

Oltrech

apertamente
sofia

si

vede per s stesso, che

il

Convito altro non

che un Trattalo di

morale.
cose notabili non sono da tralasciarsi in questo luogo.
le

Due
dici

L' una

si

che

le

unse

Canzoni sopra

suddette Virt

o non

furono mai composte

dall'Autore; o

lurono composte, sono adesso smarrite; essendoch tanto nella Raccolta delle Rime degli
antichi Poeti Toscani, fatta da'Giunli nel

1527, che in quella del Sermartelli dietro alla


in

Vita JSuova,
ne abbia
Poeta
,

nel

1f76, e ne'

31MSS. ancora
la

che delle predelle Virt sustanzialmente ragioni,


dato nella

buon numero da me veduti niuna ve e conforme il saggio che il


,

avea

Canzone sopra
capitolo del
e delle

Gentilezza, ultima
libro
in

delle tre del suo Convito.

Giovanni Villani nel


iu
te
ce

13:.

nono

della sua Cronica, nel quale

breve ragguaglio di Dante

opere sue,

ordine alle sue

Rime

cos dice

ce

d un Quando

in esilio, fece da venti Canzoni morali e d'amore, molto eccellenti . E di sotto: Cominci un Comento sopra quattordici delle sopraddette sue Canzoni morali, volgarmente,
il

quale, per

la

sopravvenuta molte, non perfetto


si

si

trova, se

non sopra

le tre: lo
,

quale,

et
te

per quello che

vede, alta, bella

e sottile e

grandissima opera riuscia

perocch or-

nalo appare d'alto dittato, e di belle ragioni filosofiche e astrologiche .


le

Da questo
il

si

dedurrebbe, che
stro Poeta
;

Canzoni sopra
se

le

undici virt morali fossero


altri
il

state

composte dal nosaverit.

ma comecch non
si

ne abbiano
cura

riscontri

pere l'evento di questo


L'altra cosa notabile

fallo, d'altri sia


,

ricercarne,

ed a me non giovi quando che voglia, la

che quando Dante avesse voluto terminare quest' opera del


;

Convito, sarebbe
sente.

siala

in

lutlo di sedici Trattali


le

laddove quallro
si

soli

ve ne sono al prefa
;

Di

gi quattordici

dovevano essere
i

Canzoni, come

detto

poco
si

e ciascuna di

esse

doveva avere unTrattalo.il


;

5."
il

il

Trallaio proemiale, che gi

legge nel principio


di lulla l'o-

del libro
pera.

il

i6. doveva essere


vi

finale,

com'io suppongo, per conclusione

questo cerio, che

dovesse essere; pei che dicendo l'Autore nel 27." Capitolo


:

del quarto

Trattato queste parole


si

ce

ma
il

perocch di Giustizia nel penultimo Trattalo


essendo l'ultima nell'addotta serie delle

di questo libro
rali

tratter

e la Giustizia

mo-

Virt

viene a mostrare, che, dopo

Trattalo sopra di quella, un altro ne dovea segli

guire

per compimento e conclusione, siccome ho gi detto. Perch poi

altri

dodici

Trattati

non siano

stati

composti,

si

dir

poco appresso. Ed acciocch non manchi niente

di quello, che appartiene alla notizia di questo libro, di cui pi parlare

non intendo

in

PRELIMINARI
particolare, addurr, oltre
il

XXXVII

mi Cornante sopra tre delle sue Canzoni, e distese comecch ; egli ap paja, lui avere avuto intendimento, quando il cominci, di contentarle tutte; bench poi, o per mancamento di proposito, p per mancamento di tempo che avvenisse,
:

sopraccitato testimonio del Villani, quello ancora lei Roccaccio nella Vita di Dante, dov'egli di questo cos parla ec Compose ancora

Comma

in prosa, in fiorentino volgare,

pi

ce

comentate non
operetta . Si

ce

questo intitol Convivio, assai bella pu ancora accennare, die questo libro fu composto dopo I'
lui
;

se

ne trovano da

lodevole
del-

esili..

l'Autore, cio dopo l'anno


e ci serve in parte d'
lui

i30i, siccome apparisce dal terzo Capitolo del primo Trattato:


la

proLabilissimo, die a quella non ponesse mano, se non dopo di aver tralasciato questo lavoro. Ragionato a Sufficienza della seconda donna, conviene adesso ragionare della prima. Se quella orinai luanilesto essere slata la Filosofia morale; questa tutti gli
espositori
della

argomento a mostrare, die anco dopo quel tempo, contro all'opinione del Boccaccio

Commedia

fu

principiata da

nella saa

Vita; per essere

l'ultimo Canto convengono essere

santa Teologa

allorch in senso allegorico interpe-

trano

luoghi, ne' quali ella fu dall'Autore introdotta.

E non

occorre
io

riportar qui au-

torit, o ragioni, per essere questa

una verit non contrastata, di'

sappia, sino al presente


essere queste

da alcuno;

ma venendo
fatto

alle conclusioni, si

pu risolutamente affermare, non

due donne gran


sere in

diverse fra se slesse; eia

V ila Nuova

'1

Convito avere non pic;

cola collegazione colla

Divina Commedia,
dilungi dal vero, che

il

che altrove ancora slato provalo

ed es-

somma mollo

Dante

negli anni suoi pi maturi

si

vergo-

gnasse di avere la Vita Nuova composta, siccome vuole il Boccaccio. E per dire quanto occorre su questo ultimo punlo, per poi discorrere compiutamente sopra la Beatrice di Dante, io torno a ridire, che il Poeta nel colmo dell' et sua virile, cio dopo l'anno

quando egli compose il Convito, approv la Vita Nuova solennemeule, e mostr comporre quest' altro libro per giovamento e corroborazione del primo. E se egli sul Lei principio dell' istesso Convito mostr scusarsi d' aver composto quel primo libretto
36.,
di

avanti di entrare nella sua giovent; questo

fece egli, acciocch


in

non

fosse biasimala la
(
;

maniera

di quel di

primo componimento.
presente), che
la

Perciocch vedutosi

processo di tempo
filosofico

consa-

forme accade

Vita

Nuova

un

trattato

puramente

si

rebbe potuto facilmente apporre all'Autore, non essere slato troppo decente
che
concetto di

alla gravila

della Filosofia l'averlo tutto vestito d'amorose passioni e deliquj. Egli necessario sapere,
il

Dante
il

si

fu,

che

le Ire

opere

mentovate "fossero corrispondenti


la

alle

tre principali

eladi dell'uomo, ciascheduna alla

sua; cio che

V ita Nuova
la

corrispon:

desse all'adolescenza,
tali, le

Convito

alla

giovent, ed alla vecchiezza

Commedia
questo

come

proprie qualit di quelle

etadi dimostrar

dovessero. Tutto

apparisce da

quello, che egli ilice nel

chiare paiole:
ce

ce

Quella fervida e passionala


(

temperata e

virile

primo Capitolo del Trattato primo del Convito, con queste ben parla dell'opera della Vita Nuova), questa ( intende di quella del Convito ) esser conviene che altro si con;

ce
ce ce ce

viene a dire ed operare ad una etade, che ad altra:

perch

cerli

costumi sono idonei

e laudibili ad una etade, che sono sconci e biasimevoli ad altra; siccome di sotto nel

quarto Trattalo di questo libro sar propria ragione mostrata.


all'entrala di
in
i

io

in

quella, dinanzi

mia gioveutute parlai; e quel Tiatlato, al Capitolo 21. si vedono


giovent dall'anno 25. fino 45."
si

questa

dipoi quella gi trapassata .

EI

in

termini di queste suddette eladi,

pe'quali la

distende.

E
,

ila

indi

in l

la

vecchiezza cominciando,
sua

quella gravissima eia fece

Dante corrispondere
conchiudere

l'altrettanto gravissima
la

Commedia.
ad arie dalella

Sicch
l'

pu con Autore composta


si

tutta ragione

che

Vita Nuova

sia

stala

sotto sembianza

di giovenili concetti;

ma

che per in sustanza

sia

di profondi virili pensieri tutta

quanta ripiena.
si

Da

questa cosiiluzione di tempi, che non a caso stala stabilita da Dante,

viene a

un anacronismo del Boccaccio. Egli vuole, siccome aviamo riferito, che '1 nostro Autore compouesse la Vita Nuova nel suo 26. anno e Dante medesimo afferma, che
scoprire
:

XXXVIII

PRELIMINARI
il

ci fu dinanzi all' entrata di sua gioventule, cio avanti

2.^.",

che

al

pi

gara slato

r.iuno 24." dell'et


quasi

stia.

Oltre a ci
e

il

Boccaccio afferma, che

la

Bice Portinari aveva


stesso

meno un anno
lei,

di

Dante,

che

ella

mor

di

24 anni

Dante

nella
egli

Vita
dice,

Nuova
1'

raccontala morte della sua Beatrice, ed anco l'anniversario, o,

come

annovale di
il

con molle altre cose dopo


ili

quel tempo seguile. Ora, se nel suo anno


la

24."

Poeta tratt

cose occorse pi d'un anno dopo


di lui,

morte

di

Beatrice;

ed

ella,

avente quasi

meno un anno
la

mor d'anni 24
che sar
a

indubitato sar, o che ella,


22,

quando

Dante narr
che
il
il

sua morte,

non era ancor morta, o che morisse d'anni


di parlare;
il

o che d'altra

donna intendesse V Autore

pili

probabile.
la

Non

si

ved' egli chiaro,

Boccaccio a bello sturbo lece


la

comporre

Dante

Vita Nuova due anni dopo


sarebbe

suo vero tempo, per accordare

sua asserzione col termine della vita della v era Bice


dell'altre opere sue se ne

Portinari; uon riflettendo poi che da' contesti


volta

una
,

dedotto

le quali

tempo ? Voglio sono poste immediatamente dopo


il

legittimo

tralasciare di dire,
la

che dalle parole del Poeta


:

si

deduce, che
si

la

Canzone che comincia Gli occhi dolenti per piet del core ; morte della sua Beatrice fu una sua idea, e uon
all'

veril di

fatto,

con-

forme

potr riconoscere da chi voglia prendersi briga di riflettervi alquanto.

Ora, per tornare

oggetto dell'amore di Dante, dico, che. questo fu

la

Sapienza,

in

largo significato presa, e poscia individuata alla suprema spezie, o vogliamo dire alla pi
alta
il

cognizione dell'umano inlendimeuto,


al

alla

quale pose

nome
1'

Beatrice. Rivolto sempre


la

Poeta cogli occhi della mente


il

suo ultimo scopo, cominci a rintracciare


il

sorgente

di tanto attributo,

quale in vero

maggiore, che abbia


egli

uomo

poich questo lo
discorso non pu

rende poco minore degli Angioli. Vide


vole discorso dell'intelletto prende suo

petranto, che
;

questa Sapienza dal ragione-

cominciatnento
la

che questo

avere suo perfetto principio, se non verso


, ch'egli

fine del

nono anno

di nostra vita.

E
;

quindi

intitol

Vita
la

Nuova
vita

il

trattato di questo operare dell'intelletto: perciocch egli


si

intese,

che siccome
si

animale

distingue da' primi movimenti del corpo

cos la

intellettuale

autorit al
ce

debba distinguere dai primi muovimenli della ragione. Ed eccone la sua Capitolo ottavo del secondo Trattato del Convito: Quando si dice 1' uomo
dee intendere, l'uomo usare
la

vivere,

si

ragione, eh' sua

speziai

vita, e atto della

(t

sua pi nobile parte ; perciocch

allora

incomincia veramente ad apparire

uomo

laddove
disse

per
a

V avanti non

si

distingueva
la
si

grau fatto dagli animali.

questa vita egli la

nuova,
i

dimostrare (cred'io)
la

sua eccellenza e rarit, per essere pochissimi co-

loro,
si

quali e

conoscano, e come

conviene l'adoperino. In

tale

et

adunque,

in

cui

suol dire di checchessia, essere all'uso pervenuto della ragione, cominci

Dante

a ve-

dere Beatrice.

Questa ragione poi, valorosa donna e gentile, cresciuta a debita proporzione, passeggia francamente per ogni dove, e penetra nelle viscere della terra, o sopra gli alti cieli sormonta e quindi , che diversi nomi le sono stali attribuiti dagli uomini, secondo le di:

verse sue operazioni, che altro non sono, che


una sola, e

le

diverse scienze
tratti,

quand'ella in Bastanza

sempre ancora
fra

l'istessa, o
si

dell'umane cose

o delle divine, cio o


le

Mo-

rale Filosofia, o pur Teologia

appelli.

Ed

ecco mostrato,

come
egli

due donne

di

Dante

sono una medesima cosa


gi

di loro. All'ultima di queste


e dalle
vi

pose

nome

Beatrice, non
j

accattandolo altronde,

perciocch,

ma formandolo di pianta, quand'anche al mondo a suo tempo non


costei
si

viscere della cosa traendolo

fosse stata alcuna

donna
si

di colai

nome

con tutloci
la

sarebbe da

lui

Beatrice

denominata.

E
;

qui

noti,

che

l'Autore

disse nel latino

Bealitudo ;
:

cos facendo parlare lo spi rito

animale nel princidal che


si

pio della predetta

Vita Nuova

Apparati jarn
ili

Bealitudo
vera donna.
fa

nostra

deduce,
rende

che questo nome non ebbe origine da quello

Fu

appellata costei Beatrice da Dante, perch ella

beato l'umano intelletto,

PRELIMINARI
pago ogni nostro desioj
Petrarca
:

\\\l\
questa Toce,

cli

tale

il

significato

ili

come

fu espresso

iUl

Prego, che appaghe

il

cor l'era beatrice.


verit di nostra
in

per parlare

con

chiarezza

conforme
,

le

cattolica

fede
si
,

di cui
(la

questo Poeta fu religiosissimo manlenitore


lui questa

da vedersi
il

che siguilicato

prenda

voce Beatitudine. Io riferir

in

compendio
Dice

di lui sentimento

estrallo dal

22. Capitolo del quarto Trattato del Convito.

egli

adunque

che in noi infuso

dalla divina bont, fin dal principio della nostra generazione, un appetito d'
rale
,

animo natudi

che

li

procedere

si

Greci dilaniano oguJjv. La radice di questo appetito una; dirama, ed in varj appetiti si parte, quali tutti per diversi
i

ma

poi nel

calli se

ne van-

no

,*

ina un sol calle quello, che


tulli

ci

mena

alla

nostra

pace.

quel tale appetito, che

rettamente cammina (poich


quello che

gli altri,

fuori di questo, dal diritto sentiero traviano),


;

ama
in

se stesso

da principio, per vero dire, indistintamente


le

ma
:

dipoi
cos'i

di-

stinguendo,

comincia a conoscere quelle cose,


altra

quali

sono pi amabili

proce-

dendo
vede,

d'
1'

una

cosa, conosce le

proprie pi

premiabili delle aliene; e tra quelle

animo

essere assai pi nobile del corpo, e perci pi


il

degno

d'

amore

di

qualsi-

voglia altra cosa. Neil' uso di questo amore, che


la

Poeta chiama uso dell'animo nostro,

toso.

mente sempre pi si diletta; e prova, che questo tale uso a noi massimamente diletQuesto massimo dilello (comecch, oltre a quello, non ve ne abbia altro maggiore nel suo genere) in un certo modo si dice nostra felicit, e nostra beatitudine. Vera cosa il pratico si , ope, elle l'uso dell' animo nostro di due sorti, pratico e speculativo
.
:

rare per noi virtuosamente, lo speculativo


-

si

non operare per noi

ma
,

considerare

1'

opere di Dio

e della

Natura. Lo speculativo pieno di beatitudine, per esser uso della


,

nostra nobilissima parie, che V intelletto. Questa parie


lo

in questa vita

perfettamente

suo uso avere npn pu, poich


;

il

godere di questo uso


lui
(
,

Iddio medesimo, che

sommo

intelligibile

se
:

on
ce

in

quanto considera

mira

lui

per

li

suoi

effelli.

Concliiude

infine

l'

Autore

Queste due operazioni


alla

che V istcsso che usi), sono vie spedite, e


la

dirittissime a

menare

somma

beatitudine,

quale qui non

si

puote avere

Queste (siccome ciascheduno pu vedere) sono quasi


Capitolo del Convito: per
le

tutte parole di
si

Dante
il
il

nel sopraccitato

quali egli mostra, che


si

dice Beatitudine

sommo

diletto

dell'intelletto nostro; al qual dilello

ghigne, quando

si

giugne a conoscere

primo vero, in

cui

si

quieta e riposa l'anima nostra; comecch, oltre a quello,

non

vi sia altro cognoscibile,

n tampoco desiderabile. Questa opinione sanissima e cattolica, e dietro la scorta dalla maggior parte dei teologi, i quali ragionevolmente di S. Tommaso viene seguitala
e perci

pongono
nel

la

vera e

somma

Beatitudine nella visione di Dio, che vale a dire nella pi chiara

cognizione della divina sustanza.

detta opinione fu dal nostro

Dante benissimo
:

espressa

XXVIII Canto

del Paradiso, con queste brevi sustanziose parole

dei saper, che tutti hanno diletto, Quanto la sua veduta si profonda Nel vero, in die si quela ogn intelletto. Quinci si pu veder, come si fonda

Non

L' esser beato nell' atto che vede in quel c/j' ama, che poscia seconda.
:

Lo che dottamente ed elegantemente


Petrarca, che pi chiaramente cant
:

vien confermato

dal nostro gran

poeta Francesco

Ne
A
questo termine
tratti.
si

Siccome eterna vita e veder Dio, pi si brama, ne bramar pi lice.


i

tudine

che

cos'i

luoghi del nostro Autore, deono ridurre tutti vuole osservare , si per appunto debba farsi
,

ov' egli di Beati-

eh' egli

volendo

dire della Filosofia, che essa e beatitudine dello 'ntelletlo


finita la

aveva antecedentemente dedi

medesima

in

questa forma: Filosofia un amoroso uso

Sapienza,

il

quale

XL
c

PRELIMINARI
in

massimamente
alto,

Dio

perocch

in lui

somma
in

sapienza, e

sommo amore,
.

sommo

che non pu essere altrove, se non


egli attribuisca
il

quanto da esso procede


l'

Ed

esseudocli

alla

Teologia ancora
alle parole di
:

pregio di quietare

dendo

Salomone:

Una

e la

colomba

rnia, e la

anima nostra, allorch alluperfetta mia ; soggiunge


il

di questa scienza

nel quale
la

si

cheta
In

Questa chiama perfetta, perche perfttamente ne fa V anima nostra ; dobbiamo ricordarci di quello
parte
,

vero l'edere,
,

gi detto

che

Teologia

suprema

della
in

Filosofia

con essa
applicali
,

in
in

sostanza una
senso

medesima
si

cosa; onde quegli attributi

che

ambedue sono
,

uniforme
,

deb-

bono
1'

interpetrare.

Possiamo dunque conchindere

che

la

voce Beatitudine

presa nel-

esposto significato, di sana dottrina, e conforme alle regole di nostra lede; perciocella
in

ch
pili

tutto e per tulio

si

fonda e posa nel pi perielio sialo del sapere

cio

nel

purgato lume di nostra niente, che nella beata visione di


si

Dio

se ne va a terminare.

qui

pu

di

passaggio avvertire
uell'

che forse per non essere


,

stata

bene intesa

l'

inten-

zione di

Dante
il

uso di questa voce

da chi procur
l"

l'

edizione della
in

Vita

Nuova

appresso del Sermartelli, fu tolta via da tutta


di Felicit
;

opera

ed

sua

vece

ripostavi quella

che non solo stravolge

il

veto coucetto dell'Autore,

ma

talora illanguidisce

e snerva

la

sua dicitura.
,

narrativa credo si confermer quanto di sopra ho gi detto e si renmaggiormente manifesto. In questa guisa procede nella sua operazione la nostra mente quando per lo difillo sentiero ella dispone d' incamminarsi. Appena discendono nell' intelletto nostro primi raggi della ragione , quali ne fanno distinguere

Con una breve


il

der

lutto

il

bene dal male,

il

vero dal falso

che di repente ne sorge


e
1"

in
fa

noi un ardente desiderio,

di sapere di

tutte le cose le cagioni

essenza. Quindi

si

passaggio agli studj delle


si

filosofiche facolt:

e di scienza in iscienza trapassando, alla

suprema

giungile, che di,

vina

si

appella. Quivi in quel


ella

mare inesausto
il

di

lume

la

mente nostra immergendosi


:

quand'

ha terminato d' adoperare

discorso, alla contemplazione ne trapassa

nella

quale, se con cristiana umilt ella si ritiene, s' acquieta in maniera, che non altro brama, siccome faceva San Paolo, che disciogliersi da' lacci dell' umanit, per ritrovarsi pi prontamente davanti alla real presenza di Dio. Tutta questa operazione quella gran donna, che Beatrice fu nominata da Dante, per esser ella donatrice di sapere , giusta il detto di un nostro gentilissimo Poeta:
Il saper nostro vien
in cui
la

da Beatrice

Beatitudine
di

si

fonda
;

nella

forma e maniera
di tutti

gi fin

qui dimostrata.

Ed
il

ben

degna costei
diede nella
si

nome posciach il Vita Nuova, di distruggiti ice


questo

principale suo vanto quello, che


i

Poeta le

vizj, e d'

ili

teina della virt.


tulto

quindi

vede chiarissimo, che quell' operetta

un

trattato

amore

quanto intellettuale,

senza

ni

alcuna mescolanza di profano, siccome di dimostrare io intendeva; perciocch egli


la

un amore solamente verso


,

Sapienza
in

e verso le pi alte e vere terra


s'

e nobili

cognizio-

per cui

1'

umana mente gusta


ed immortali
s'

questa

dolcezze di paradiso; e nell' istesso

tempo

delle veraci

innamora, e

invoglia.

de, che

Dante non avrebbe ad


il

essere stato inviluppato in

E quindi ancora si comprenamori meno die onesti con,

forme vuole
degna
d'

Boccaccio

nella

Vita

di lui

forse troppo

aggravandolo con fama poco

un tant' uomo.
la

Questa gran donna, cio


intero concetto della

Sapienza, presa cosi


,

in astratto, s'acquist

l'amore di Dante,
lutto

tosino da' suoi pi teneri anni.


1'

Non per eh' egli subitamente medesima ma cominciando e proseguendo


;

vedesse
gli

quanto

studj, alla sua et

proporzionali, nel crescere di quella, conobbe


e cosi a debito

fin

dove questa Sapienza poteva arrivare;

tenuto della

tempo esaminandola, disse molle bellissime cose di lei (il che si il conVita Nuo\)it); ed infine propose, siccome aviam detto, di parlarne pi adeavvenire. Questa promessa non fu da lui prontamente adempita;

guatamente
1'

in

ma

rivolto

animo

alle filosofiche

materie, e cominciando pertanto a

comporre

il

Convito, mostr

PRELIMINARI
alcuna parzialit a questa parte di Sapienza, di cui
la
si

XLI
pose a trattare
;

per

lo
il

che verso

principale venivasi a raffreddare l'affetto, e coli' affetto a cancellarsene

saggio pro-

ponimento. Della qualcosa in breve tempo accorgendosi, e conoscendo parimente .li non fare opera nuova, ma di ridurre in versi, e contentare la Morale d'Aristotile; lasci per avventura in tronco l'incomincialo lavoro, clie ben richiedeva un volume assai grande e
;

alla

Divina Commedia pose mano.

Tutto questo pare, che venga benissimo espresso dall'Autore nel Cauto del Purgatorio, laddove egli introduce Beatrice, che sdegnala con esso lui per lo suo ritiramento

XXX

stanze, per pi

da quel primo e sincero amore dimostratole nella Vita Nuova, rivolta agramente riprenderlo, cosi rimproverandolo parla
:

all'

angeliche su-

Questi

fu

tal nella sua Vita

Nuova

Virtualmente, eh' ogni abito destro Fatto averebbe in lui mirabil pruova
con quello che segue iusino
alla fine del detto

Canto.

Ed ancorch Benvenuto da Imola non


il

approvando, che quivi per Vita

Nuova

si

debba intendere

libro cos intitolalo


;

ma

immediatamente a quelle
dicunt
,

parole

soggiunga:
,

Idest in pueritid

poi:

Aliqui tanica

quem fecit in juventute ; sed certe istud est quia Autor erubescelat de eo in matura aetate ; contutloci a me pare, che troppo bene si adatti tutta quella riprensione di Beatrice a quanto di sopra ho narrato. Per assommare le cose (poich troppo in lungo procederebbe il discorso), addurr un altro luogo del medesimo Imolese, ed uno ancora di Francesco da Buti; e spero che
in

suo tractatu de Vita Nuova


,

ridiculum dicere

quindi

si

verr pi facilmente in cognizione

del vero.
addotti,

Il

primo
lui

di questi

Comentatori

sopra quel verso, che ne segue poco dopo

gli

nell' istesso trigesimo

Canto

Giostrando

gli occhi giovanetti

riporta la seguente spiegazione: Aliqui dicunt, quia per oculos juvenculos intell'git pri-

mam

et

et fune, dicunt, dedit se aliis scientiis.il

levem parlem Theologiae; per secundam aetatem, secundam partem Theologiae ; secondo Comentatore, sopra quel luo"o del vi:

gesimosettimo Canto, parimente del Purgatorio

Quando mi
Tra
espone
ce il

vide star pur

fermo
:

e duro,

Turbato un poco, disse


sentimento suo in questo tenore
ella lui,
s'

or vedi, figlio,

Beatrice e te e questo
:

muro

; ,

Questa Beatrice

la

quale

1'

Autore

finge

se

amare ardentemente, ed
l'Autore
finge

come

detto nel processo, significa la santa

Teoe

logia, della quale


,

innamor
, ;

iufino ch'egli era fanciullo,


la

ovvero garzone:
:

per
ce ce ce ce
c<

eh' ella fosse


la

giovinetta

perocch puerilmente

studiava ed iutendea

poi fiuge, che

detta

donna morisse

cio, che cresciuto lo intendimento a lui, sicch


lo desiderio di tale studio
si
:

gi intendea le cose grandi, a lui


lo

venne meno
,"

e questo fu

morire e

partirsi di questo

mondo

poich

part dalla fantasia sua, occupata da'

ce ce
ce

beni ingannevoli del mondo ; ma non s, che sempre non sentisse nella mente sua un grande desiderio di tornare ad essa, ed amarla ferventissimamente, ed a lei accostarsi: ma perch ci non potea fare, irretito ne' peccati ; pens prima d' arrecarsi in odio i
vizj e' peccati,

considerando
;

la

loro vilt, e la pena

che cou seco arrecano

appresso,

di purgarsi colla penileuzia

e poi ritornare alla

santa Teologia .
io

Queste autorit favoriscono


lese soggiungo, che

maraviglia

il

mio sentimento; onde


primieramente,
alla

non

tralascicr di

notare alla sfuggita alcune cose sopra di esse.

prima autorit dell'Imo-

la Vita nome. Di gi aviamo veduto, che per Vita Nuova il Poeta inlese la Vila intellettuale: dunque molto a ragione Beatrice gli rimprovera la buona volont, ch'egli ebbe in questo stato, cio quando egli concep

non

cosa ridicola

il

prendere nell'addotto passo del Purgatorio

Nuova,

per quello fu intesa da

Dante

nel suo Trattalo di questo

1'

intero concetlo di
,

lei

che poscia,

in

vece di porre in
all'

esecuzione

il

buon proponisovrana

mento

che era d' applicarsi allo studio e

esercizio

della pi importante e

Dante, Vila Nuova.

XLII
parte della Sapienza,
della
cristiana
s'

PRELIMINARI
era

messo dietro

agli studj

delle

filosofie

de' Gentili
di grazia

e
le

quello parole

Teologia

aveva male a proposito tralasciato. Notinsi

d' essa Beatrice nel sopraccitato trigesimo

Canto del Purgatorio

S tosto

come
si

in sulla soglia e

Di mia seconda etade,


Questi
tolse a

Jui mutai

fila,

Egli certo, che per seconda et e

me, e diessi altrui. mutazione di vita non intende


1'

gi

il

passaggio dalla

prima

alla

seconda parte della Teologia, come

Imolese vuole

ma

dalle cognizioni na-

turali alle

sopranna tarali

il

che tu Lene espresso dall'Autore


a

nell' islessa

fila Nuova,

allorch fece chiamare Beatrice dal Signore della Giustizia

gloriare sotto l'insegna della

Santissima Vergine
si

dove
s'

di questo passaggio

non

di

morte
il

naturale d' alcuna persona

deve intendere, come

detto. Pertanto continuandosi


:

Poeta

alle

suddette parole,

va seguitando immediatamente

Quando

di carne a spirto era salita,


:

cio dalle scienze profane io era passata alla sacra e divina

bellezza e l'irtu cresciuta


io

ni'

era,

Fu'

a lui meri cara e


i

men

gradita.

E
Quivi

volse

passi suoi per via non vera,

Immagini di ben seguendo false, Che nulla promcssion rendono intera.


ch
si si deve assolutamente credere , lui intendere delle filosofie degli antichi ; acciocmantenga continuatamente nel medesimo sentimento la mente di questo Autore,

dovunque

egli

intese di trattare dell'

umano
il

sapere.

perci questo luogo non

si

deve

interpetrare o con Francesco da Bali,


trice, per essersi

quale disse, che

Dante aveva abbandonata Bea-

inviluppato nc'peccali; perciocch l'esame dei vizj, fatto da lui nell'In-

ferno, e
glia

la

purgazione da quelli, dimostrata nel Purgatorio, sono per istruzione a chi voallo

debitamente prepararsi

studio della

divina Scienza

o coli' Imolese, che disse,

per imagini false di bene intendersi honores,dignitates, magistralus; quantunque subito


riporti
il

vero senso soggiungendo


;

vel scientias

vera bona, sed imaginaria


dell'Autore.

che questo appunto


:

s'

mundanas, aut poeticas, quae non sunt accomoda benissimo a tutto il sistema
argomenti

se

Beatrice replica

Tanto gi cadde, che

tutti

siila salute sua erari gi corti,

Fuorch mostrarli
ella

le

perdute genti;
ingolfato nella laguna de' vizj
j

vuol significare, non che Durile fosse


agli studj profani,

in

fatti

ma
il

che
in

andava tanto dietro


altra

che ritrarre non se ne sarebbe potuto giammai


tutti

maniera, che coli' aver


,

veduto

quanti

gli antichi

filosofi,

con
la

tutto

loro

profondissimo sapere
apparato.

essere

andati a perdizione,

per non

aver eglino

vera

scienza

Egli troppo manifesto, che


gli studj

il

Poeta

si

ritir

dall'amore di Beatrice per cagione deil

delle profane scienze, e spezialmente per avere intrapreso


in

lavoro del Convito;

perciocch

quel libro,

al

Capitolo nono del secondo Trattato, dopo d'averla quivi ne,

cessariamente introdotta, per aver messo in


l'islesso
ct et 1'

campo una questione teologica le diede neltempo comialo da tutta l'opera con queste risolute parole et Ma perocch delimmortalit dell' anima qui toccato, far una digressione, ragionando di quella ;
:

perch di quella

ragionando,

sar bello

terminare

le

parole di quella

viva Beatrice

u beala, della quale pi parlare in questo libro non intendo per proponimento . Ecco dunque Beatrice licenziata da Dante; ed ecco insieme troppo bene verificalo quel verso :
Questi
si

tolse a

me,
si

e diessi alti ui.

Ma

per maggior confermazione di quanto

detto su questo proposito, riporter

alcune

parole di Pietro, figliuolo di Dante, di cui non credo potervi essere migliore interpetre

PRELIMINARI
del vero sentimento
ilei

XLill

suo dottissimo padre; posciach cosa mollo probabile, ch'egli losse erede di non poche note, che l'Autore stesso ave*r l'alte nel suo originale. Questo

primo Comentalore adunque, sopra l'addotto luogo del Purgatorio, in questa maniera si Aulor vult figurare, qud jam dilrxit studiarti Tkeologiae, et in eopostea cesti saviti nunc vei reassumere incipit, etc. E poco dopo: Dantes dcdit se ad diversa,
spiega
:

sciltcet

pnm ad

Tfieolngiurii, secundari

Questi

fu

tal nella sua

ad Poticarn. Ed Vita Nuova,


:

in

ultimo sopra

il

passo:

con quel che segue, procede

alla
curii

seguente' narrazione

Ipsa Theologia sustinuit

eum

li ti

ceito tempore

subaudias

studio pagiuae ejus Veleiis Testamenti); et cimi de-

buisset procedere
Ieri

ad ea, quae sunt Novi Testamenti, et sic ad spirttualia (na/n in VeTestamento promittuntur temporalia, et sic ad cameni ; et in Novo Testamento
textu
dicitur.

ti ti

caelestta, et sic spiiitualia) ecssavit, ut in

Et hoc

est

quod

dicit

qud de carne ascenderai ad spirilum, etc: dedtt


tiis
si

se aulor

mundanis, idest poeticis sciennon pare, die pi chiara


sia stata

injructuosis, et quae niful promitlunt integrimi . possa desiderare di questa.


della

A me

teu.

stimonianza
altrove,

E non
;

facendo questo Comcntatore, n qui,


si

menzione alcuna

Bice Portinari

pu dire che quella

una mera
il

invenzione del Boccaccio, o di chi a lui l'abbia -rapportata.


di Francesco da Buli, pel quale vuole, die

Non

poi verisimile

parere

Dante s'innamorasse

della Teologia insiuo da

fanciullo, e che

espresso nella
sione
;

egli la studiasse e 1' intendesse ; poich 1' amore del Poeta, Nuova, abbraccia universalmente la Sapienza in tutta la sua estennon vien gi individuato quivi al supremo suo grado, siccome fu poi nella Di-

puerilmente

V ita

vina

Commedia. E
si

finalmente a quelle parole dell'Imolese, colle quali asserisce, che della

Vita Nuova caccio, e non

-vergognava l'Autore nell'et sua matura, comecch elle sono del Boccac-

sue,

aviamo

gi

per l'addietro soddisfatto, e maggiormente ancora soddisfa-

remo nella prima Annotazione - e). Ora essendo cos vere le cose, siccome
chi

io le
s'

ho raccontate, e come

io

credo che siano

non vede, quanta chiarezza per loro

aggiunga a molti luoghi di Dante, ed


?

in spe-

zie nella

Vita Nuova,
de' tre spiriti

quali finora in folta nebbia sono stati rinvolti

Ecco che l'amore


la subita

del Poeta significa lo studio, conforme egli ha di propria bocca confessato:

sol-

levazione

vitale

animale, e naturale, alla prima vista della sua


nell' accingersi a

donna,

sono

contrasti,

die

si

sentono in uoi
il

malagevole

impresa,

e spezial-

mente
per
le

nell'et giovenile;

saluto di Beatrice mostra la capacit alle scienze; per esser


:

quelle facilmente corrispondeuli a chi ha intelligenza, ed ben disposto ad apprenderle

diverse

donne
si

che con essa Beatrice

s'

accompagnauo

intendere
:

si

vogliono le

scienze tulle che di questa

medesima Beatrice sono

tutte aucelle

la

morte del padre di


di

questa donna

pu credere, che possa


andandosi discorrendo
,

essere stata la
si

mancanza del maestro


1'

Dante

e cos per tulio

viene a dare a tutta

opera vera e legittima

inteipetrazione.

tanto voglio die basti aver detto della Beatrice di


altro fine io

domi, che non ad

Dante; con sincerit protestanho separato da ogni maleria l'oggetto principale di questo
la

Poeta, che per avere stimato cosi essere

verit:

mosso

a ci

fare da tulle le
il

ragioni

addotte di sopra; ed oltre

quelle, dall' aver creduto, che, siccome

secondo oggetto,

cio quello del Convito, fu del lutto immateriale; tanto maggiormente esser dovesse im-

materiale

anco

il

primo

comecch

la

immalerialil

debba avere
fatto

sopra

la

materialit

maggioranza

e principato.
il

tulio queslo ancora


di

ho

per un certo

zelo,

che

io
il

ho

sempre avuto verso

buon nome

queslo

sovrano Autore; avendo veduto, che

Boc-

caccio aveva descrillo quest'

uomo

negli amori profani solamente inviluppato, dalla r

e)

quella riportata nell' Appetii, pag. 99, N. HI.

XLIV
Ti

PRELIMINARI
il

uova traendone

principal
,

fondamento;
s'

e che con quella

Vita

scritta
il

da

lui,

di

poetiche invenzioni ripiena


in

era tirata dietro la credenza di tutto

somma

quanto per

la

buona

intelligenza della delta


:

V ita Nuova e

mondo. E questo del Convito di Dante


si

ho giudicato

espediente di dover dire

volendo ancora, che quello

detto di passag-

gio della Vita dell'istesso

Dante

scritta dal

Boccaccio, debba servire d'informazione della

medesima, per quanto

si

richiede ad averne da' lettori una superficiale notizia.


la

Chi poi per avventura avesse alcuna parzialit per

Bice

Portinari, sappia, che io


a quella gen-

con tutto questo ragionamento non ho inteso d'arrecare pregiudizio veruno


tilissima

donna

confessandosi pure da me, ch'ella

sia

stata

in

questo

mondo

dotata di

riguardevoli prerogative, e forse ancora ben conosciuta e praticata da Dante, per la vici-

nanza delle loro

abitazioni;

ma
si

solamente ho
deduce, che

preteso mostrare, che dalle opere d' esso


la

Dante,
donna,

e dalle

ragioni addotte

nostra Beatrice

non

sia colei,

ne

altra

ma una donna

ideale, a bello studio dal Poeta inventata.


- d), in

Delle Pistole di questi nostri due Autori

questa raccolta inserite,

mi

riserbo a

dire a suo luogo nelle Annotazioni quel poco, ch'io giudicher da notare.

finalmente per quello ha riguardo alla presente Edizione,

si

vuol sapere, che stante

l'essere

molto scorrette

e
si

manchevoli

tutte l'altre edizioni della


a

Vita Nuova

e del

Conil

vito, queste
ria

due opere Biscioni, comecch


le

sono stampate
il

forma del Codice MS. del Dottore Anton Masi

egli sia

migliore, che
si

sia

potuto trovare. Questo


scritto nel

Codice,

quale, siccome dalla maniera della scrittura

comprende,
1'

400, e contiene

ambedue

dette

opere,

ma

di diverso carattere

una

dall'altra, fu gi di
il

Luca di Si-

mone
ancor
1'

della Robbia, letterato di qualche reputazione verso


egli nel lavorare le terre invetriate, le quali

principio del

500, e celebre

da un altro Luca suo antenato, di quels'

arte ritrovatore maraviglioso, della

Robbia

fino al presente

appellano.

Non

stato

possibile qui in Firenze vederne alcun esemplare del 300;

onde non
,

maraviglia

che

ri-

mangano ancora in queste operette, e spezialmente nel Convito alcuni luoghi alquanto al mio parere oscuretli. Contulloci per non mancare ad ogni diligenza, che usar si possa da me per la buona correzione di questo libro, non tralascer di porre, parimente tra le Annotazioni, alcune varie lezioni, che stimer non essere lungi dal presente pro,

ponimento.

d) Quanto a ci che concerne cato della nostra edizione. *

1'

Epistole

di

Dante,

vedasi

il

volume

gi pubbli-

PRELIMINARI

II.V

c
PREFAZIONE
ALE EDIZIONE MILANESE
- <)

N.
I

el ilare

in luce,

emendata ed

illustrata
al

medesima forma che abbiamo dato

nuovamente, la Vita Nuova di Dante nella Convito, necessario di premettere a questa "io-

vanile operetta dell' Allighieri alcune parole che ne dichiarino V argomento. Che si tratti in essa della rigenerazione operata nell' Autore da Amore indubitato. , Ma questo Amore poi reale od allegorico ? reale od allegorica la donna, che n'
1'

oggetto ?
11

come gi aveva donna vera , e perci non essere quella de' Portinari; e la Vita Nuova essere un trattalo d' amore meramente intellettuale senza alcuna mescolanza di profano. Che la Vita Nuova si raggira tutta (pianta sopra V allegora; restando affatto esclusa da quella ogni specie di vera storia. Che V oggetto dell' amore di Dante fu la Sapienza in largo significato presa, e poscia individuata alla suprema spezie o vogliamo dire alla pi alla cognizione dell umano
2)
:

canonico Biscioni risponde

La

Beatrice di Dante non essere (


)

molto tempo innanzi opinato Mario Filelfo

nome Beatrice. Che l'amore del Poeta significa conforme egli ha di propria bocca confessato la subita sollevazione de' tre spiriti, vitale, animale e naturale, alla prima vista della sua donna , sono i contrasti che si sentono in noi nell' accingersi a malagevole impresa e spezialmente nell' et giovanile il saluto di Beatrice mostra la capacit alle scienze ; per esser quelle facilmente corrispondenti a chi ha intelligenza, ed e ben. disposto ad apprende/ le per le diverse donne che con essa Beatrice si accompagnano, intendere si vogliono le scienze tutte, che di questa medesima Beatrice sono tutte ancelle : la morte del padre di questa donna si pu credere, che possa essere stata la mancanza del maestro di Dante. Che
intendimento, alla quale egli pose
lo studio,
:

quindi

confessandosi

pure da esso Biscioni che

la

Bice Portinari

sia stata

in questo

mondo, e dotata di riguardevoli prerogative, e forse anche ben conosciuta e praticata da Dante per la vicinanza delle loro abitazioni ha preteso mostrare che la nostra Beatrice non sia colei, ne altra donna, ma una donna ideale, a bello studio dal Poeta
,

inventata. Egli perci

si

sdegna contro Gio. Boccaccio


il

Benvenuto da Imola, Leonardo


altri biografi

Aretino, Cristoforo Landino,


tori di

Vellutello,

il

Daniello, e tutti gli

od esposi-

Dante, che credettero reali gli amori di lui colla figlia di Folco Portinari, e pensarono che la fila Nuova prendesse da quelli argomento. Chi poi dal Biscioni passa a monsignor Dionisi - 3), l'ode tessere la storia della passione amorosa, che Dante ebbe nella sua adolescenza per la famosa Beatrice , contro di chi opin e scrisse, lei non essere stata figlia, di Folco Portinari, ne Fiorentina, ne donna
vera,

ma

solo fantastica ed allegorica, e

puramente

intellettuale, e scientifico
la

l'amore
opinione

di Dante; e vale a dire contro di Mario Filelfo e di Anton Maria Biscioni,


dei quali (soggiunge
il

Diouisi) a' Letterali non piacque, perche falsa.

<)

Vedi 1' Indice Bibliografico. 2) Vedi sopra, Alleg. Lett. B. 3) Preparazione isterica e critica alla

nuova edizione di Dame.


Gambaretti, 1806,

Verona

presso

Tom.

II,

pag. 43 e segg.

*LVI
Degli
altri Critici,

PRELIMINARI
quale
si
si

accosta al Dionisi - 4), e quale al Biscioni

e chi senza al-

cuna preoccupazione
nersi piuttosto

fa a

leggere

la

V ita Nuova,

rimane irresoluto

s' ei

debba

attegli

ad una opinione,

clie all'altra.

Poich talvolta incontrasi

in cose,

che
il

farebbero conchiudere, trattarsi qui d'un amore reale con vera donna, o, direbbe
nisi,

Dio-

con donna
In carne ed ossa colle sue giunture;

e talvolta ei trovasi per

modo

assorto fra le astrazioni ed

il

mistero, che gli forza di

confessare,

non poter

essere questo

amore

di

Dante

altro

che allegorico.

Se non che

Hi motus animorum, atque haec certamina


Pulveris exigui jaclu compressa quiescenl
e questo
j

tanta
Gap.

pugno

di polvere lo

prenderemo dal Convito, Tratt.

II,

I.

Ivi

l'Autore

dice chiaramente, che le scritture si possono intendere, e debbonsi sponere

massimamente

per quattro
iiell'

sensi,

quali sono da lui individuati nel litlerule, che dicesi anche islorico,

allegorico, nel morale, nell' anagogico, cio sovra senso.


laliua
;
,

queste medesime cose

egli ripete nella lettera

con cui dedica

la

terza Cantica della

Divina Commedia a

Can Granile
Oia, dov'

della Scala

dove,

come pure

nel Convito, arreca gli esempi a dichiarazione

di ciascun senso.
egli spiega
,

il

senso anagogico, prende ad esempio


est

il

Salmo: In exitu Israel


,

de Aegypto

donius Jacob de populo barbaro: facta


-

Judaea sanctif colio ejus

Israel p'>'eslas ejus; e dice

5)

avvegna, essere vero secondo


s'

la lettela sie manifesto;


nell' uscita dell' ani-

non

meno vero

quello che spiritualmente

intende, cio, che

ma

dal peccato, essa sia fatta santa e Ubera in sua podeslade ; soggiungendo poi, che im dimostrare questo, sempre lo letterale dee andare innanzi, siccome quello nella cui
sentenza gli altri sono inchiusi
bile
;

che in ciascuna cosa naturale e artificiale impossiil

procedere alla forma, senza prima essere disposto


;

suggello, sopra che la forma


,

dee stare
suggello
,

siccome impossibile la

forma

di loro venire
;

se la materia

cio lo suo

non

prima disposta ed apparecchiata


simili.
la

che la

laterale

sentenza

sempre

sia suggetto e

materia dell' altre, e cose


Beatrice della Pila
in et di
le

Di che noi deduciamo, che letteralmente


sia la
;

ed istoricamente
nari, di cui
cli' ella

Nuova

liglia

del

fiorentino

Folco Porti,

Dante innamor
il
i

nove anni

in cui egli

contempl ed am

fin-

visse,
tutti

complesso di tutte
suoi pensieri,

virt morali ed intellettuali; che vicina e lontana


ei

Occupava
;

quantunque

cercasse di far credere altrimenti ad ognu-

no cui lod e ponendone

nelle sue
il

Rime Ira le sessanta pi belle della citt, confondendola tra esse, nome sul numero nono j e che immaturamente rapitagli dalla morte, gli
;

fu cagione d'amarissinio dolore e di allo sbigottimento

di

che forse cerc di consolarsi,


egli

accasandosi colla
la sua

Gemma
-

de' Donati, nel cui consorzio

non sembra eh'

abbia trovata

piena

felicit

6).

Su questo fondamento
donna

istorico della vera Beatrice,


di

adorna d'ogni

virt e
1'

donna

del cuore di

Dante, noi crediamo, senza tema

errare, che sia piantala

allegoria della Beatrice fantastica,


eli'

della sua mente, a cui prese

amore

nella sua

puerizia, cio della Sapienza,


le arti
,

egli coltivava collo studio di tutte le scienze e di tutte


,

d' alcuna delle quali crede vasi per gli altri

ed era fatto credere da


(

lui,

eh'

ei

fosse

unicamente invaghito.

si
:

noli,

che nel Convito

Trat.

II,

Cap.

XV)

egli

scrive

della Sapienza, con

Salomone

Sessanta sono

le regine, e ottanta le

amiche concubine:

4) Su di questa materia possono anche vedersi Gli Amori di D.mle e di Beatrice Portinari tolti d' allegoria ed avverati erri

5)

Conv. Trat.

II,

Cap.

I.

autentiche testimonianze da Ferdinando Arrivabene. Mantova , co' tipi Virgiliani, <823.

6) Boccaccio, Vita di Dante. Ediz. procurata da B. Gamba ( Venezia < 825 in-8 pag. 22 e segg. ). Pelli, Memorie per serita di Dante. Ediz. di Firenze, vire alla -1823, pag. 11 e seg.

PRELIMINARI
e <lelle ancelle adolescenti

XI.VII

non

numero: una
gli

la
,I

colomba mia

Ma

la

perfetta

mia

la

Sapienza, che lutti a s traeva

spiriti

c l giovinetto al

rale; quella cl.e nel

Convito

(ivi)

egli

paragona
e

Dante, era la Scienza monono Cielo, e senza la quale dice che


vita di fe-

l'altre sctenzie sarebbotio celale


licit, e

alcun tempo,

non sarebbe generazione, ne

all'EopireO, cui egli dice che ha comparazione la Teologia. Per tal modo, morta la Beatrice allegorica, cio raflVeddatosi in l'amore duna tale Sapienza (e l'orse ci avvenne nel tempo che la Portinari mor ), indarno col cedere agli allettamenti di altra donna, e vale a dire di quella Filosofia, ch' puramente mondana e non si sublima a cos'i alto scopo, egli cerca di consolarsi finch Beati tee dall'alto cielo, ov' era salita, cio dov' era stata n'asportata da lui a significare la Scienza delle divine cose, non gli si mostra di nuovo nel
a

per antico trovale quella che mette capo nella Scienza divina, ch' piena di tutta pace e perfettamente ne fa il Fero vedere, nel quale si cheta l'anima nostra (ivi), siccome il nono Gelo precede immediatamente
scritte, e
,

indarno sarebbono

Dame

suo

Poema per

farlo

felice.
si

Le quali cose
trice beata, nel

tutte perfettamente

riscontrano nelle parole ch'ei pone in bocca a


:

Bea-

XXXV

del Purgatorio

Questi fu tal nella sua Vita Nuova Viiluahnenle, ch'ogni abito destro

Fatto averebbe

Ma
Si

in lui mirabil prova. tanto pi maligno e pi sd/estro

Ja 'l tei rea col mal seme e non colto, Qnant' egli ha pia di buon vigor terrestro. ^4lcun tempo 'l sostenni col mio volto
:

Mostrando gli occhi giovinetti a lui, Meco 'l menava in diilta parte vlto. S tosto come in su la soglia fui Di mia seconda etade e mutai vita,
Questi
si

tolse a

me

e diessi altrui.

Quando

di carne a spirto era salita,

bellezza e virt cresciuta m'era,


io

Fu'

a
i

lui

men cara

men

gradita

volse

passi suoi per

xiia

non vera,
ecc.

Immagini di ben seguendo false, Che nulla promission rendono intera,

Per egual maniera il Petrarca, dal contemplare tutte le perfezioni giunte con mirabili tempre nella sua donna, facevasi scala al Fattore. Se non che l'amante della bella Avignonese non pu tanto abbandonarsi ai voli del suo amore platouico, che perda di vista che anzi di pensiero in pensiero, di monte in monte la va cercolei che n' l'oggetto
:

cando
chiude

e raffigurando per tutto; e


il

dopo

la

morte di
j

lei

porta invidia alla terra beata, che

bel velo ch'egli ha tanto amato

dolendosi pur sempre d'essere separato dalla

donna leggiadra e gloriosa, che fu gi colonna d' altro valore, ed fatta nudo spirilo e poca terra. Laddove V Allil^hieri, dall'aver amate ed ammirate una volta in Beatrice tutte
le virt, tanto

vien sollevato alla speculazione delle cose superiori, che dimentica quanto

in essa ha di terreno e di materiale, per ascendere nella regione delle

forme

contem-

si

ch'egli plare nella Beatrice beata, salila a gloriare sotto le insegne di Maria, l'immagine formata della Scienza divina. E tanto si perde fra queste astrazioni, che ne fa perfino

dubitare, se Beatrice possa mai aver esistito fuori della sua fantasia. Ben il vero, che sarebbe opera perduta quella di chi volesse trovare
circostanza istorica
e converso.
si

come

ogni

confronti perfettamente colle

allegorie della Vita

Nuova, ovvero

disianza di tempo in tale inchiesta bisognerebbe vivere a minor mistero, avesse nel ogni cosa studio bello a avvolgere di vece ch'egli in dall' AUighieri"; e

Per riescile

XLVII1
voluto a noi rivelarla.

PRELIMINARI

Ne

forse ogni particella di questo libro contiene


istoi'ica,

ambidue

sensi,
il

ma

quale sar semplicemente

e quale

semplicemente allegorica; bastando che


opera ed alle principali sue
il

doppio senso possa

convenire

alla

somma
e
il

dell'

parti.

Quel

poco per che abbiamo accennato,

pi che

lettore

potr da se

medesimo andare

appuntando su quelle
avevano finora
lasciata

tracce, sufficiente a dissipare le mistiche nebbie in cui gli eruditi

involta questa operetta

ove tengasi per definito, che qui Dante

tocca letteralmente de'suoi amori colla Beatrice Portinaro e allegoricamente de'suoi amori
colla Sapienza, e colle Scienze

che di quella sono amiche ed ancelle.

se alcune cirsi ri-

costanze parranno o troppo


fletta

sottili

o troppo strane, e, vogliam pur dirlo, meschine;


la

che quando Dante scriveva

V ita Nuova,

era ancor giovinetto, ch'egli

amava

le

sottigliezze,

come pu
il

vedersi nel Convito, ove spiega se slesso, e che le nostre

lettere

uscivauo per lui dalle tenebre in cui giacevano da molti secoli. Del resto falso quello

che scrive

anni pi maturi

Boccaccio nella Vita di Dante, ch'egli d'avere questo libretto folto negli si vergognasse molto - 7). E basta a mostrarlo quanto si legge in princi: .
.

pio del Convito Se nella presente opera.. pi virilmente si trattasse che nella Vita Nuova, non intendo per a quella in parte alcuna derogare, ma maggiormente giovare u per questa quella; veggendo siccome ragionevolmente quella fervida e passionata, quecc

sta

temperata e virile esser couviene

. (

Trai. I, Cap. /).


il

Intorno a questa nostra edizione baster


tante cure, quanto quella del

dire,

che sebbene
coli' ajuto

essa

non
testi

ci

sia

costata

Convito

nulladimeno
critica

di

due

a penna, che

descriveremo qui sotto


nelle

stampe antecedenti,
il

secondo
Eruditi

abbiamo sanate alcune lezioni guaste Di tutto si dar ragione nelle Note, metodo da noi seguito nel Convito. Quelle fra le medesime Note, che ci par-

8), e con

un poco di

e riempite diverse lacune.

vero da conservarsi del Biscioni e del Salvini,


:

le

abbiamo contrassegnate co'noini

di questi
il

le altre

sono nostre. Vuoisi finalmente avvertire, che abbiamo condotto

nostro

lavoro sulla stampa fiorentina della Vita

Nuova

procurata dal Biscioni suddetto (Firenze


Sertnartelli {ivi, 1576).

1723),

colla quale

abbiamo per riscontrata anche quella del

7) Ediz. procurata da B. Gamba, pag. 83. Veggasi ancora la prima Annotazione del Biscioni, pag. 2. EM. ( da noi allegata

nell'Appendice N. III.)* 8) Vedi l'Indice Bibliografico, che pre* cede la Vita Nuova.

PI'.KI.IMINAIU

\l.l\

D
PREFAZIONE
ALL EDIZrONE PESARESE DEL 1829
Jgli E,
-

i).

non pu negarsi, che


in

la

Vita Nuova

di

Dante

Alligiiieu stato

non

sia (in

<

[u

lai libretto,

che, ad onta delle molte cure che v'hanno spese intorno

critici

ripnlatissimi
<li

abbia resistito
zione,
sia

parecchi luoghi all'acutezza de' pi perspicaci,

sia

per vizio

disposi-

per guise di dire malconce ed oscurale da'eopisti. Venutoci per da poco tempo alle mani un codice cartaceo in quarto - 2), scritto sull'incomiuciaic del secolo XV, e da
clic

noi esaminato, parve offerire di questa operetta una lezione tanto limpida e sicura,

sperammo
gione.
testo,

acquistar grazia presso gli eruditi, rendendola,

come Tacciamo,

di

pubblica ra-

perch

lettori avessero

divisammo

di corredarlo in

perpetuo argomento di ammirare l'interezza di questo margine delle varianti ricavate dalle pi celebri edifin

zioni che della

Vita Nuova uscirono

qui; non trascurando

le varianti delle

Rime An-

tiche, per ci che riguarda le Poesie - 3).

Pregiasi

il

nostro manuscrilto di un'antichit verisimilmente pi remola di quella che


codici della Vita
le

vantino

gli

altri

Nuova

che consultati furono

sin qui

offre circa

850

diverse lezioni, per


il

quali

il

dettato acquista
si

eleganza maggiore, o maggior chiarezza


la

senso, e qualche volta ancora


al

arricchisce

lingua di nuovi modi, e


le

ili

significati e

parole fino

presente non avvertite. Inoltre singolare in esso, trovarsi

narrazioni e le

poesie disposte per ordine colle loro dichiarazioni e divisioni lineate in color rosso. Ci

che ha data occasione a noi


e divisioni
si

di credere,

che

in

tempi pi vicini a Dante queste dichiarazioni


ci

considerassero tuttavia

come

fuori del sguito dell'operetta; e

siamo per

consigliali di separarle dal testo, riguardandole siccome semplici note, o chiose. Cos la

Vita Nuova assume


richiamiamo a quanto
delle poesie poste in

nella nostra edizione un


il

andamento

insolito, per difesa del quale ci


la

Biscioni osserv gi nelle sue Annotazioni sopra


occorsagli nel
a

Vita Nuova,
le divisioni

e a ci che disse nella Nola

Codice Guicciardini, ove sono

margine

modo

d'interpretazioni - 4).

Ma
le

di tale

nuova disposizione
in essa,

altre ragioni intrinseche fornisce, al

veder nostro, l'operetta medesima. Osserviamo

come
sue

ogui qualvolta l'Autore indicar vuole dove comincino

parti, in cui egli divide

le

poesie, fa uso costantemente di questo

modo:

la seconda .... la terza (parte)

co-

I )

Antonio Figna librajo di Forl a quelle di Annesio Nobili stampatore librajo in Pesaro. EP. lettori vorranno scu3) Speriamo che sarci (se non saperci grado ) dell'avere ommesse parecchie varianti dipendenti principalmente dall' ortografia del nostro codice, .come sarebbero: virlule - puose - vene (per viene) - fue - contattate - loco - esto - eliAllo stesso dere -sanza - macera -ecc. EF. modo in circa si proceduto da noi nello spoglio dei tre Codici, di cui parleremo nel senotatesi solguente Indice Bibliografico
2)
i

Vedi l'Indice Bibliografico. Passato dalle mani del sig.

frasi , e non la maniera * nello scriverle.

usata

dai

copisti

4) Vedasi 1' jppcnd.N." IH, ove si riportata la nota del Biscioni, la quale corrobora le ragioni, per cui noi pure ci siamo determinati a distinguere con diversit di carattere e segregare in certo modo dal listo
dell'

opera
;

le

dichiara/ioni e

divisioni

delle Poesie

con che senza minimamente

alterare l'andamento dell'opera, come trovasi in tutte le stampe (tranne la prima, che di quelle mancante), abbiamo concilialo

con queste
te
,

Codici, ove

le delle dichi irazio-

ni e divisioni sono scritte in

margine o linea-

tanto

le

differenze essenziali

delle

voci

non
Dante, Vita Nuova.

consideratesi effettivamente integranti della narrazione.

come
*

parli

PRELIMINARI
a noi

mincia quivi. Per che

sembra, che con quell'avverbio


inteudiruento

di

lontananza
si

QUIV I
legge

esso

ne voglia richiamare
chio. Questo e

a cosa

assolutamente disgiunta da quella, che


1'

abbia allora sott'oc-

non

altro essere stato


la

AAV Al lighie ri
1'

confermasi eziandio
si

da

ci,

che allorquando per

squisitezza della materia vuol c^li che chi


efletto

spedi-

sca in certa guisa dall' impaccio delle chiose in fine, acciocch

delle poesie rie-

sca pieno, dispone che precedano alle

medesime

le

lor dichiarazioni e divisioni.

Degno

ancora da osservarsi , che nelle chiose per


slesso fa uso di questo
:

alcun tratto anteposte alle poesie l'Autore

modo: dissi lasso dissi peregrini ecc. Se le chiose formassero un corpo solo col testo, u dovessero leggersi separate, potrebb' egli difendersi sanamente che Dante scritto avesse con buona sintassi, usando la voce dissi nell'.atto ili dichiarare ci, che peranche non aveva detto? Tutte queste ragioni insieme ci hanno indulti a se1'

parare

esposizione delle poesie dal testo loro, e dalle interposte narrazioni.


tra' letlori chi

Sar forse

avrebbe desideralo maggior copia d' erudizione nel preambolo,


s'

e nelle noslre note, che tratto tratto

incontreranno
a

pie di pagina.

Ma

noi,
il

pensando
canonico

che poco

si

sarebbe potuto agggiungere

quella che spiegarono in proposilo

Biscioni, e ultimamente gli editori Pogliani, ci siamo tenuti contenti alla sola diligenza de'

confronti, rimettendo per tutto

il

resto gli studiosi alle

due nominale edizioni

5).

5)

Vedi sopra, Alleg. B, C.

PRELIMINARI

PREFAZIONE
all' edizione fiobentinj del

1839

- <)

J_Ja Vita

Nuova
i,

di

Dante

'Allighieri un' ingenua storia de' giovanili suoi

amori con

Beatrice

Portinai

da

lui dettata in

forma

di

Commento
il

sopra alcune sue poesie. In

questo elegante Libretto, l'Autore brevemente narrato


to, riporta,

principio del suo innamorameni

secondo l'ordine del tempo


conoscere
in

in cui

furono

scritti,

suoi poetici

componimenti;

dando

quante parti sian


;

essi divisi, dispiega ci

che ha voluto dire nella

prima, ci che ha inteso nella seconda

e le circostanze dell'
l'

un componimento facendo
giovenile, dall' et

succedere e legando a quelle dell' altro, tesse

istoria della

sua vita

cio di nove anni lino ai ventisei o ventisette. Dei tratti interessanti per una graziosa
plicit, e per

sem-

un sentimento

di malinconia, eh' lo stato abituale dell'


il

tore, rinvengonsi frequentemente in questo Libretto,


lato della lingua e della elocuzione,

anima dello Scritquale considerato anche per il solo


apparisca una non
d* aversi in gran
i

comecch

nella

prima
a

comune
pregio.

purit, nella seconda una

non

usitata nobilt,

non pu

meno

Ed

essendo che l'Amore stato sempre quello che ha inspirato


i

giovani poeti, non do-

vr recar meraviglia, se
parti della

poetici

componimenti che quivi stanno

inseriti, e

che sono

primi

di vero ci

Musa Dantesca, abbiano Amore per argomento. Quando possa aver sembianza che dice il Gingun, che cio Dante scrisse il presente Libretto per aver
i

luogo

di collocarvi

suoi versi,
alla

un piccolo monumento
s

non potr esser men vero che egli il facesse per erigere memoria di colei, che egli am con un affetto si costante e
che con feste e conviti
si

puro.

Era

in Firenze

antica

costumanza,

solennizzassero

primi

giorni della primavera. L'anno 1274 Folco Portinari, cittadino di ottima fama, e di molte
facolt provvisto, aveva accolto nella sua casa
i

congiunti e

gli

amici, e fra questi

Alli-

ghiero Allighieri padre di Dante, onde, a dimostrazione del giubilo che infonde nell'a-

nimo

l'aspetto della ridente stagione, festeggiare

il

primo giorno

di

Maggio. Dante, ab-

bench non avesse per anco oltrepassato il nono anno dell'et sua, era stato condotto dal padre ad una tal festa, quando in sul finire di quella, essendosi cogli altri fanciulli tratto in disparte a trastullarsi, s' imbatt in una piccola figlia di Folco, la quale, come dice
Boccaccio, era assai leggiadretta secondo la sua fauciullezza, e ne' suoi atti gentile e piacevole molto, con costumi e parole assai pi gravi e assennate di quello, che il suo picciol tempo, d'ott'auni allora compiuti, non richiedesse; ed oltre a questo aveva le fattezze
il

rassembrava.
cevasi Bice

del volto ottimamente disposte, e piene di tanta onesta vaghezza, che quasi un'Angioletta diIl nome di questa fanciulla era Beatrice, che per vezzo sincopatamente
;

e,

o fosse la conformit de' loro sentimenti, o quella violenza di simpatia


l'altro,

che

ci forza

ad amar l'un oggetto piullostoch

Dante, quantunque
(in

fanciullo, s'ac-

colse nel cuore la bella


dirsi

immagine

di lei

con tanta affezione, che

da quel giorno dee

che incominciasse ad esser signoreggiato dalla passione d' Amore.

Ma,

lasciando di

Vedi V Indice Bibliografico.


pregiudicare per brevit ,
al
filo

Senza
omisero
puntini
,

del discorso

si
i

alcuni passi, per lo pi citazioni di luoghi poetici ad esuberanza di argomenti dimustintivi.

dove

sono posti

HI
morose fiamme cotanto, che aian'

PRELIMINARI
il

parlare degli accidenti della puerizia, dice

Boccaccio

che

coli' et

moltiplicarono

l'ail

altra cosa gli era piacere, riposo o conforto, se

non

vedere quel caro oggetto delle sue affezioni. Quali e quanti fossero poi i pensieri, i sospiri, le lagrime e le altre passioni gravissime da lui per questo amore nella giovenile
et sostenute,
egli

medesimo
il

il

racconta nel presente Libro della sua

Vita Nuova,

perci stimo superfluo

ripeterlo.

Laonde, lasciando di narrare ci

clic dall'

Autore slesso

narralo, io dir sole alcune

parole sul titolo del Libro e sulle


di

controversie, cbe fino

ad o""i

si

sono agitate intorno quest'amore

Dante

nel che fare, se andr ripetendo

alcuni di que' fatti, ed alcuni di quelli argomenti che furono da me posti in campo, allorch nel Ragionamento Jlologico-critico sul Canzoniere dell' Allighieri feci la storia de' di lui amori, spero mi verr di leggieri perdonato, essendo clie daranno un qualche

peso alle mie asserzioni, e porrauno in una qualche luce la verit del mio assunto. Alcuni filologi, non arrivando a investigar la ragione per cui Dante intitolasse Libro
della

V ila Nuova
la

quest'opuscolo, se ne trasser fuori dicendo, che egli avealo cos inti-

tolato, perch cos gli era piaciuto. Altri credendo,

che per quel

titolo avesse voluto altro,

in-

dicare

storia

d'uno stadio, o d'un periodo di


il

vita

che succede ad un

ne dedus-

sero, averlo chiamato

Lihro della Vita

Nuova,

o perch va quivi descrivendo

un pe-

riodo della sua

vita,

nel quale parvegli di sentire un gran

cambiamento,

d'incomiucia-

ve un'esistenza novella (e que.st' era V epoca del suo innamoramento con Beatrice); o per-

ch va descrivendo una piccola parte di quel periodo del viver suo, che incominci dalla

morte

di essa Beatrice, e

che fu per

lui

una

vita

diversa, una vita

successiva a
il

quella

da lui gi trascorsa. D' una simile opinione sembra essere stato

ancora

Trivulzio, es-

sendoch nella Prefazione

alla

stampa della Vita

Nuova

da esso procurata in Milano -2),

disse essere indubitato, che quivi

Dante

tratti della

rigenerazione in lui operata da

Amore.

Ma
al

primi e

secondi andarono assai

dilungi dal vero,

inquantoch Dante n pose

suo Libro quel titolo a capriccio ed

a caso,

n volle per esso indicare un nuovo periodo

del viver suo, ovvero una rigenerazione della sua vita. Infatti
il

come mai

quello Scrittore,

quale non pubblic mai cosa che non avesse prima in s lungamente meditata, potea
ad una sua operetta un titolo senza una giusta ragione, un titolo che non risponall'

pone

desse esattamente

argomento
vita
in

in

quella

trattato ?

Convito divide l'umana


titano dubita, ei dice,

quattro periodi, che etadi appella


s'

Noi sappiamo, che Dante nel suo della prima parlando,


:

ma
-

ciascun savio

accorda
il

in stabilire, che ella


il

dura insino al

venticinquesimo anno

3).

Ecco pertanto che


in

secondo periodo,

secondo stadio del-

l'umana

vita

comincia, secondo lo stesso Scrittore, nell'anno ventesimosesto.

Ma

di quali

anni della vita di


quelli

Dante abbiamo

questo Libretto
al

la storia, se
?

che dal nono trascorsero per infino

venlesimosesto

non principalmente di come mai poteva V Alvili,

lighici i intitolar questo Libro la storia d'

un secondo periodo
di quello,

della sua

esso ci d la storia del periodo suo primo, della prima et di ragione, eh' ei fa
ciare dal suo

quando in comin-

nono anno, perciocch davanti


?

poco, dice, potersi trovare nella

sua

memoria

Libro della

V ita

JSuova non

altro

dunque

significa letteralmente e naluralmante,


si

che

Libio della Vita giovanile. Novo, novello per giovanile, giovane quente negli antichi scrittori

rinvengono di fre-

venisse in
lai

Se per una parte pu far meraviglia, come un significato s facile e si naturale non mente ad alcun di loro, che presero a parlare di questo Libretto Dantesco, non
per
1'

altra meraviglia

minore
la

1'

intendere,

come

seguaci de' Filelfi e de' Biscioni,


lo scetticismo

levando oggi molto ardili

testa,

ed affannandosi a comprovare

di colesti

novatori, asseriscano pertinacemente,

che

la

donna

di

Dante

come

tutte

quelle degli

2) Vedi T Alleg. Leti. C.

3)

Trai. IV, Gap. XXII.

PRELIMINARI
altri suoi

LUI
:

contemporanei, siano una sola


,

e identica allegoria

sicch, se loro tu preti fede,


di

se'costretto quasi ad inferirne

che un gentile e naturale amore nel petto


Il

que' grandi

buon Canonico Biscioni pens ( come gi molto innanzi pensato aveva Mario Filelfo), Che la Beatrice di Dante non tosse una donna vera e reale, e quindi la Portiiiari Che la Vii* Nuova fosse un trattalo d'amore
fosse

uomini

una cosa del tutto impossibile.

meramente

intellettuale, senza alcun

mescuglio

di

profano, e

si

raggirasse tutta

quania
dell'a-

sopra l'allegoria, restando affatto esclusa ogni specie di vera storia;

Che l'oggetto

more di Dante fosse la Sapienza, in largo significato presa, e poscia individuata alla suprema spezie, o vogliamo dire alla pi alta cognizione dell'umano intendimento, alla (piale egli pose nome ed/n'ce ; Che 1' amore del Poeta significhi lo studio, conforme egli ha di
propria bocca confessato nel Convito
;

la

subita sollevazione de'tre spiriti, vitale, animale


i

e naturale, alla prima vista della sua donna, siano

contrasti che

si

sentono
il

in

noi nel-

l'accingersi a malagevole impresa, e spezialmente nell'et giovanile;

saluto di Beatrice

mostri

la

capacit alle Scienze, per esser quelle facilmente corrispondenti a chi ha intel-

ligenza, ed

ben disposto ad apprenderle


si

Che per

le

diverse donne, che con Beatrice

s'accompagnano,
sono ancelle; e

debbano intendere le scienze tutte, le quali della medesima Beatrice che la morte del padre di questa donna si possa credere essere stata la
di

mancanza del maestro

Dante -4)
per
altri

Ma
loroso

dappoich

il

fantastico edilizio del Biscioni incominci a ruinare per opera del va-

Dionisi, e dappoich fu

osservato, che se un'allegoria era la donna

di

Dante, avrebbonlo dovuto

essere pur l'altre de' di lui contemporanei, che parlando d'ail

more tenevano
setti

tutti

puntellarlo,

egualmente un mistico e platonico linguaggio ; surse ardito imprendendo non solo nelle Note alla Divina Commedia, ma
s

Ros-

altres,

e pi ampiamente, in un apposito libro -5) a dimostrare, che Beatrice,


na, Selvaggia, Laura,
test Imperiale,

come Giovandella

Fiammetta
-

ecc. altro

non erano che una personificazione


del Biscioni e del Rossetti
la stessa

Po-

da Dante, Cavalcanti, Cino, Petrarca, Boccaccio ecc. invocata dominatrice


6).

e riformatrice d'Italia
altri

dietro alle

orme

non mancarono

che battessero

la stessa

via,o piuttosto professassero

opinione, dacch niun

novello argomento riuscirono a mettere in campo, da quelli in fuori portati gi da (pici due loro antesignani. Questo eco recente di un antico paradosso, rivelando una frivola tendenza ad abbandonare le vie del semplice e del vero, per voglia di raffigurare nelle
tradizioni storiche ancor le pi ovvie

un carattere simbolico ed allegorico,

tentando e

sforzandosi di cancellare Beatrice, Giovauna, e le altre dal novero delle gentili


vissute ad

ornamento della nostra

patria, e ad ispirazione de'suoi ingegni migliori,

femmine mi risi

chiama ad un' accurata


Il

analisi critica, e

ad una severa confutazione di


il

esso.

Biscioni ed

il

Rossetti dicono, che

racconto dellinnamoiamenlo di Dante non

ha che dal Boccaccio, essendoch Benvenuto, Lionardo, il Landino, il Vellutello, il Daniello, non altro fecero che ricopiare le parole di quel primo biografo: perci le costoro autorit, insieme sommate, non poter dare che un solo. A ci primieramente rispondo,

non

esser vero, che


la

Lionardo Bruni, parlando degli amori giovanili


suo predecessore avea di

di

Dante, abbia

ri-

copiala

narrazione del Certaldese, perch quegli


il

studiossi a tutto suo potere di con-

tradire a quanto

Dante

narrato, fino al punto di esclamare

Perdonimi
vera opinione
tere

il

Boccaccio,

ma

suoi giudicii sono

molto fievoli,
si

molto distanti dalla


la patria
il

in altro luogo,

narrando come Dante

trov per

combat-

virtuosamente nella battaglia di Campaldino, soggiunge: lo vorrei che

Boccaccio

4) Prefazione alle Prose di Dante. PF. Vedi Alleg. Lelt. B , pag XXXVII a XLIV.* 5) Dello Spirito Antipapale ecc. 6) E cosa sicurissima, che la donna di

questo

(Rossetti, Counn. ed altrove).

esercito d'amatori era una sola . ili Dante, voi. II, pag. 127;

LIV
di questa virt avesse

PRELIMINARI
fatta menzione, pi che dell'
si

amore di nove anni,


se
il

di simili

leggerezze che per lui


testa di volere scrivere

raccontano di taut'uomo. Or bene,

Bruni,

il

quale prodir

non un romanzo,

ma

una veridica storia

dell' Allighieri, ci

che Dante nella sua giovent in signoreggialo dalla passione d' amore, ragion vuole che
lo si tenga per vero, ne che lo
lui, al
si

reputi detto per una cieca credenza al racconto di co

quale egli cerca


asserisce:

in

ogni pagina di contradire. CXlasi dunque ci, che questo secon

do biografo

L' Allighieri

fu usante

in giovinezza sua con giovani

innamorati
di cuore
;

ed

egli

ancora di simile passione occupato, non per libidine,

ma per gentilezza
si

e ne'suoi teneri anni versi

operetta volgare, che

si

d'amore a scrivere cominci, come chiama Vita Nuova.


i

pu vedere

in

una sua

Secondariamente rispondo, non esser questi due Scrittori

soli

che affermino un simile

innamoramento,
neo

ma

esservene un altro, ancor pi d'essi, autorevole, perch contempora-

e familiare dell' istesso

Allighieri
il

ed egli

si

1'

l'antico

anonimo Commentatore
-

della

Commedia, che

alcuni chiamano

Buono,

altri

Ottimo
le

7)
sussistesse

In terzo ed ultimo luogo io rispondo, che quanti' anche

non

alcuna testi-

monianza per parte

altrui,

sarebbero pi che bastanti

parole dell' Allighi eri

medesimo

non tanto

della

^ ita Nuova,

quanto del Convito

e della

Commedia,
,

renderne persuasi

e certissimi, aver egli provato una profonda passione

amorosa
die

la

Beatrice della sua


e e

giovinezza essere stata una donna vera

e reale, e

non un ente immaginario


,

simbolico.

qui dir,

1'

errore del Biscioni esser nato da questo

egli

identific

confuse

la

Beatrice della Vita Suova con quella del


latti
il

Convito
,

della

Commedia.
tre

Asserisce in-

Biscioni, asserisce

il

Rossetti

asseriscon altri

che queste
1'

opere abbiano fra


da prima disedi quesl' asser-

di loro una strettissima corrispondenza, e siano dipendenti

una dall'altra, anzi con-

giunte e connesse

come

anelli d*

una

stessa, dir cos'i, catena scientifica,

gnata, e poscia compila dalla gran

mente
si

del loro Autore.

Ma

la fallacia
il

zione

ci si far

tosto

ben

chiara, se

consideri, che allorquando

giovine

Dante

nella

sua et di veniisei o al pi ventiseli' anni compose questo suo primo Libretto, non pos-

sedeva punto

le

scienze, u poteva quindi formare


:

il

piano d' un cos

vasto e coordi-

8), il primo mia anima ( cio Beatrice ), io rimasi di tanta tristizia punto che alcuno conforto non mi valea. Tuttavia, dopo alquanto tempo, la mia mente, che s'argomentava di sanare provvede ritornare al modo, che alcuno sconsolato uvea tenuto a consolarsi. E mi timi a leggere quello, non conosciuto da molli, libro di Boezio, nel quale, cattivo e discacciato, consolato s' avea. E udendo ancora, che Tullio

nato lavoro scientifico

Come

per

me fu perduto,

dice egli nel Convito

diletto della

scritto

avea un altro

libro, nel quale,

trattando dell'amist, avea toccale parole della

E avvegnach duro mi /osse prima entrare nella loro sentenza, finalmente v' entrai tant' entro, quanto V arte di gramalica eh' io avea, e un poco di mio ingegno polea fare ; per lo quale ingegno molte cose, quasi come sognando, gi vedea, siccome nella V ita Nuova si pu vedere. Qui adunque ['Alligheri ingenuamente confessa, che nella sua giovinezza non possedeva
consolazione di Tjelio

minimi a leggere quello.

le

scienze, e che

all'
la

infuori del proprio ingegno e dell' arte di grammatica, valer d'al-

tro

non

si

pot per

composizione del suo primo Libro. Ora proseguiamo ad ascoltarlo

E
ma

siccome esser suole, che V uomo va cercando argento, e fuori della intenzione troio,

va oro;

che cercava di consolarmi, trovai non solamente alle mie lagrime rimedio,
li

vocaboli d'autori e di scienze e di libri;

quali considerando

giudicava bene
libri,

die la Filosofia, che era la donna di questi autori, di queste scienze e di questi
fosse

somma

cosa.

immaginava
se

lei

fatta

come una donna


;

gerrtde

non la polea
senso
di

immaginare

in allo

alcuno

non misericordioso

per che

volentieri lo

Vedi

1'

Alleg. Let.

*
I.

8) Trat.

II,

cap. XIII.

PRELIMINARI
,

cio nella scuola de' Relisicch in picchi tempo, /orse di trenta mesi, cominciai tanto a sentire della sua dolcezza, die il suo amore cacciava e distruazeua ogni altro pensiero. Da questo passo avr il Lettore agevolmente raccolto , elio Dante fino a tre anni dopo morta Beatrice non pervenne a gustare le dolcezze della lilosolia , ed a cangiare il primo verace e naturale amore in un secondo intellettuale e allegorico.

vero l'ammirava, che appena lo potea volgere da quella. cominciai ad andare l ov' ella si dimostrava veracemente,
;

da questo immaginare

giosi, e alle disputazioni de' Filosofanti

appresso

dunque inferirne, che la Fila Nuova essendo da lui stata scritta un solo anno la morte di quella donzella, che fu l'oggetto del suo primo amore -9), si aggiri tuttasanta su questo, e non gi sull'altro, del quale non aveva egli per anco provarla
forza

virt e la possanza. Al

Convito poi incominci l'Allighici


che

por mano,

empito
quel
di

il

corso

de' suoi filosofici studi; n v' principio di dubbio,

la

donna
?
,

in

libro enco-

miata

sia la
:

medesimo
Filosofia
sta

Filosofia. Ma donde mai la piena certezza di ci Questa donna fu figlia di Dio regina di tutto
,

Dalle parole

Dante

nobilissima e bellissima

-IO)

Boezio

e Tullio

inviarono

me

nell'amore, cio nello studio di que-

donna gentilissima Filosofia -i i) sofia, la quale veramente e donna piena

Si vuole sapere che questa

donna
,

e la Filo-

di dolcezza, ornala

d' ouestade

mirabile di

sapere, gloriosa dilibertade- 12) Questa donna quella dello intelletto, che Filosofa si chiama - 13). Anche il Biscioni, allorquando si fa a provare che la donna del

Convito

un ente puramente intellettuale, si appoggia a questi passi 'da me riportali, ed aggiunge che una veridica storia dell' Allighieri non si pu compiutamente lare, se nou ricercando da Dante medesimo la verit delle cose; perciocch, a scrivere con fe-

delt la vita d' alcuno,

o bisogna esser vissuto al

tempo

di colui
fa

del quale scriver

si

vuole, ed avere con esso domesticamente conversato; ovvero


e fatica dalle opere di lui, o da altri legittimi

di mestieri, con istudio


si

documenti, che autentici dichiarare


il

pos-

sano, le notizie ritrarne

14).

Or

se questo

dunque insinua

Biscioni, e perch poscia


si

non vuole, che


lui

la storia degli

amori di Dante per Beatrice Portinai i


quand'
1'

appoggi
le

alle di

stesse confessioni sparse nelle proprie

opere ? perch non vuole, che


,

sincere naralla

razioni della
le altre del

Pila

Nuova

siano prese alla lettera


? Il

egli

prende pure
,

lettera

Convito ora riportate

nome

di Beatrice,

et sua

la

morte del padre,


i

e quella ancora di lei stessa

le peregrinazioni e infermit di Dante , fatti e i delti , d'altre donne ecc. sono, egli dice e asserisce, tutte cose ideali, ed a figura ridurre si

debbono.
risposta),

Ma

perch? Perche (egli risponde,


elle
!

il

Lettore noti bene questa


distintivi specificate dal
?

magistrale
15).

perch

non furono con pi particolari


di

Poeta-

Ma, Dio buono egli possibile buona fede di cotali ragioni? E


voglia pi prestar fede

bevete cosi grosso

egli possibile di

produrre in
sensato

sar egli d' altronde possibile, che

un

lettore

agli altrui sogni,


la

che nou

al

proprio

discernimento?

Narra
a'

in

questo suo Libretto V Allighieri, che


occhi,

prima volta che Beatrice apparve davanti


narra, che essa era di
si

suoi

non aveva ancor nove anni d'et:


lei

nobili e laudabili pord' uorn

tamenti, che di

poteano

dirsi quelle parole d'

Omero: Ella non pare figlia

mortale,

ma

di

Dio

: narra

che se trovavasi

in

luogo, ov' ella fosse, un repentino tre-

9) Chela Vita Nuova fu scritta da Dante un anno o due al pi appresso la morte di

Nuova

sia stata scritta da Dante nel 1291, o nel 1292, lo prover pienamente alquanto

Beatrice,
libro

si

deduce dall'ultimo paragrafo del


,

dal Gap. I del Tralt. I del Convito, e dallo squarcio superiormente riportato. Anche il Boccaccio narra che Dante
stesso
la

compose nel suo anno ventesimo sesto; e nel sud- ventesimoquarto la vuole compo-

pi sotto, 101 Trai. II, Cap. XIII. 11) ivi, Cap. XVI. 12) ivi, detto. 13) Trai. II, Cap. XI.
14) Vedi sopra, pag. 45) Pag. XXXII.

XXX.*

sta ilLBjscioni,

Che

il

torno a cf~fiairato

il

Boccaccio abbia invero, e che la Vita

VII

PRELIMINARI
tutta la persona assalivalo
la bella
:

more per

narra, die ahbench


della sua
:

Amore baldanzosamente
sofferiva
,

il

si-

gnoreggiasse, tuttavolta
gesse senza
il

immagine

amata uon

elie

ei

lo reg-

fedele consiglio della ragione

narra, che egli

cercava con ogni studio di


,

donne fngendo essere innamorato fece d' esse schermo alla verit; attalch molti, non conoscendo la femmina per cui distruggevasi, non si sapeano come chiamarla narra, che compose un Servenlese in lode delle sessanta pi belle donne della citt, fra le quali colloc pure la donna sua: narra, che uno
:

celare altrui quest' amore, e che d' altre

de' pi grandi suoi desideri! era quello di venir da

venire appresso Giovanna,


tutti le
si

lei salutato narra, che un d la vide donna del Cavalcanti, e che quand' ella passava per via facean d'attorno per ammirarla: narra infine, che essa mori il 9 Giugno del
:

la

<290

nella giovanile eia di cinque

lustri

e che egli, a disacerbare alquanto


la

l'

immenso

dolore ch'erasi latto distruggitore dell'anima sua, scrisse Questi e cento


altri

Canzone: Gli occhi dolenti ecc.


si

piccoli fatti
forse

dettagli ed
dirsi
il

aneddoti che

rinvengono nella

V ila

Nuova,

potrann' eglino

non

bastantemente dal Poeta specificati!


Biscioni insiste e sentenzia
:

potran-

n' eglino forse ridursi a figura ?

Ma

essere inverisimile,

che Beatrice fosse una donna vera, perch Dante chiamolla la gloriosa donna non del suo cuore, ma sibbene della sua mente, vale a dire dell' intelletto; perch dissela desiderata in cielo dagli Angeli e da' Santi, ove nuli' altra

mancanza avevasi che


la

di

lei; per-

ch

la

predic distruggitrice di

tulli

vizii, e

regina delle virt, e


:

cred un

numero
al Bi-

nove, cio un miracolo della Santissima Trinit ecc.


lentissime, confacevoli solo a creatura pi che
scioni, se quella Laura, la quale egli dice trovare
trice,

prerogative
e mortale.

nobilissime ed eccel-

umana

Or

io

domando
le

grandissimamente differente da
dall'

Bea:

perciocch fu una vera donna, non riscuotesse


?

innamorato Petrarca

medesime
tosto

euiatiche ed iperboliche lodi

Apriamo
io

il

di lui Canzoniere, e lo

vedremo ben

Gentil mia donna,


JSel

veggio

mover de' Che mi mostra

vostri occhi

un dolce lume,

la via, che al ciel conduce.

Quest' la vista, eh' a ben far m' induce,

che mi scorge al glorioso fine.

Chi vuol veder quantunque pu Natura,

E7
Non

Ciel

jra

noi,

venga a mirar

costei.

era l'andar suo cosa mortale,

IHa d' angelica forma.

Laura mandata

in terra

A jar
Se alcuno mi domandasse
Beatrice una femmina

del Ciel fede tra noi.


il

perch (aveva gi delto

il

Dionisi

),

il

perch, essendo

In carne,

in ossa e colle sue giunture,

Dante ne abbia

parlato nella

V ita
:

Nuova

in

un modo quasi

del pari maraviglioso, co-

me

se fosse la

donna del Convito


egli la

per questo appunto, risponderei, che

celebr Beatrice poeticamente con lodi superiori alle umane.

Dante Ma, essendoch

era poeta,
in quella

prima etade non aveva


teva
col

cognizione
,

delle

scienze

lodolla quanto sapeva

pora-

solo

lume

della

ragione

descrivendo in questo suo opuscolo

un amore

zionale e metafisico,

non quale

in fatti esso era,

ma

quale doveva o poteva essere, dalla


s'

scorta fedele condotto della ragione.


l'

Ma

poi eh' egli

ebbe dato allo studio


(piasi

cio al-

amore

della Filosofia, lod e celebr


e nelle

altamente questa,
tutto
il

seconda donna, nel suo


avea di scienza
e

Convito

sue

filosofiche

Canzoni, con

lume

eh' egli

PRELIMINARI
d' arte.

I,\ll

Finalmente nella poetica


a

e presso

die divina visione, da


,

lui

descritta nulla

Com-

media, torn
de' Beati, col

lodar

la

sua prima donna

cio Beatrice,

l'alta

gi

cittadina del regno

lume sovrannaturale e scientifico della lede. Quali effetti producesse in Dante quel primo amore per la Portinari, il quale altro non era che una naturale inclinazione d' un cuor gentile per donzella adorna di tutti pregi, il palesa egli stesso quando racconta clic considerando nell' oggetto amato un
,

modello

di bellezza, d' onest e di virt

si

elevarono

le

sue idee e

si

posero con esso


1'

a livello; sent

quindi in se medesimo un cambiamento, ne pi trov


sua niente,
il

uomo
il

di pria.

Sublimandosi

la

suo affetto

altres

informossi di spiritualit e di purezza,


saluto di

come

la

sua volont acquist rettitudine ed energia. Laonde egli asseriva che


il

Beatrice,

quale era

samente 16); e
Io

massimo suo desiderio operava in lui mirabilmente e virtuodiceva, buona essere la signoria d'Amore, perch trae 1' intendimento del
il
,

suo fedele da tutte

le vili

cose

1/).
il

non

dir, che questo - 18) fosse

vero

modo

di trattare l'amore, e che que' primi italiani


;

poeti rinvenissero un bello sconosciuto a Tibullo e a Properzio


si

ma

dir solo, che tale

era

il

mistico e bizzarro gusto del tempo Perci

V Allighieri, non

tanto dalla sua ele-

vata fantasia, e dalla nobilt del suo fu spinto a sublimare


e pi che terreno.
1'

affetto per la sua

Che

se a ci

animo quanto, dall'esempio de 'suoi contemporanei, donna, e a far di essa un essere meraviglioso avesse voluto por mente il Biscioni, non avrebbe mosso

tante

dubbiezze intorno Beatrice, n avrebbe prodotta quella sua speciosa opinione in-

torno l'amore del divino Poeta, affannandosi tanto nel torgli di dosso una taccia che egli ha comune con tutto il genere umano, e sforzandosi nel far credere, che uno solo ed identico, cio quello della

Sapienza,

sia stato

1'

amore, eh'

egli

ha

si

vivamente descritto
il

in

tutte e quattro le sue opere italiane, la

V ita Nuova,

il

Canzoniere,

Convito,

e la

Di'

vina Commedia. Parecchi dati per

storici,

parecchie deduzioni, e parecchi argomenti stanno

che Dante dopo avere ne' suoi pi verdi anni amato Beatrice Porlinari non per libidine, ma per gentilezza di cuore, si diede nella sua giovent alla passione e allo studio della Filosofia morale eh' la bellissima femmina del Convito; e

me

provar questo

da questo pass poi facilmente


vine
,

all'

amore

della celeste Sapienza^ o Scienza delle cose di-

simboleggiata nella
gli

gloriosa Beatrice della

Commedia. E

se io di leggieri
1'

vorr

concedere, che

ultimi due amori possano prendersi l'uno per

alno

identificarsi,

non vorr ne potr concedere


ragioni del Biscioni e de' suoi
all'ultima evidenza mostrarsi

altrettanto del primo, accettando per


illusi

buom:

per vere le

seguaci, perciocch io
,

tengo opinione che possa fino


1'

come due
della

cio

il

naturale e

intellettuale, siano stali gli

amori

di

Dante Allighieri:

qual cosa a far persuasi

coloro che di

tali

ricerche

prendon vaghezza, stimo conveniente il ragionare alcun poco. Pi volte dice Dante nella Vita Nuova, nel Canzoniere ed anco
egli erasi

nella

Commedia, che
il

innamorato di Beatrice

fino dalia sua

puerizia

Nove

fiale appresso

mio

ad un medesimo punto (cio erano traprima la gloriosa donna della apparve occhi olii miei scorsi quasi nove anni), quando mia mente, la quale fu chiamata Beatrice (Vita Nuova, pag. 2 ). E amore mi dtcea comprenda voglio che tu dica certe parole per rima, nelle quali tu queste parole
nascimento era tornato
lo cielo della luce quasi

(per Beatrice), e come tu fosti suo tostamente La mia persona parvola (pargoletta) so) stenne Una passion nuova, E a tutte mie virt fu posto un freno (Canz. X, St. V). Nella vista mi percosse L'alta virt che gi m'avea trafitto Prima ch'io fuor di puela

forza

ch'io legno sopra

te

per

lei

dalla tua puerizia (Vita Nuova, pag. 18

16) V.

Vita Nuova,

$. XI.

17) Ivi, . XIII. iS) Il sistema immaginato da Platone sulla

gradazione delle bellezze, del quale parqui sopra omesso per lato in un luogo
brevit.*

Dante, Vita Nuova.

LYIU
rizia

PRELIMINARI
fosse
(

Purg.

XXX,

40).
II

Altrove
la

poi egli disse (e lo aLLiamo veduto pi sopra


s'

da uno squarcio del Trattato


9 Giugno del i290

del Convito), che

innamor

della Filosolia,

ovvero della
egli stesso)

Sapienza, qualche anno appresso


il
:

morte della Porlinari, avvenuta (narra

le

quali cose valgono a significare, che

Dante

s'

innamor della

Filosofia in et pressoch di sei lustri.

da giovinetto,
e stato

l'altro
:

da adulto
il

Qui pertanto abbiamo due innamoramenti, l' uno dunque (e la deduzione facile) l'amore di Dante non
lult'allro

uno solo Eastidium est

dunque

secondo era

che

il

primo.
11

in rebus manifestissimis probationes adducere, dice

nostro Allighieri

nel terzo libro della

Monarchia

nulladimeno prendendoci

di

dio, proseguiremo ad ascollare lo scrittore


farsi

medesimo;

e cos

buona voglia questo fastila nostra certezza vedremo


II,

sempre pi maggiore.

Certo sono

(egli

esclama nel Tralt.

Cap. IX del Convito),


gloriosa

certo sono

ad

altra vita migliore


lui

dopo questa passare,

l dove quella

donna

poco innanzi nominata) vive, della quale fu l'anima mia innamorata, quando contendea. Chi pretende che tutti gli amori di Dante siano allegorici,
(la beata Beatrice, da
dice,

come ho
il

gi notato,

non esser giammai

esistita

1'

innamorata

dell' Allighieri,

e per

essa doversi intendere la Filosofia, o la Sapienza.

Ma

se la
la

donna

di

Dante, rappresentala

sotto

nome
che

di

Beatrice,

sempre, e non altrimenti,

Filosofia;

come mai
prima

nel

tempo

istesso

egli dichiara, e

ad ogni

momento

protesta di esserne innamorato, qui dice che

gi lo fu ?

Non

egli

da ci evidente, che

Dante

stato invaghito
figlia di

d'

una femla se-

mina,

e poscia

d'un

altra, l'ima

corporea, cio Beatrice

Folco Portinaro

conda simbolica ed intellettuale, cio la Sapienza? Ed avvertasi che V Allighieri, dopo aver detto che di Beatrice Ju V anima sua innamorata, aggiunge, quando contendea, ad
indicare che la sua anima ne fu innamorata per lutto quel tempo, nel quale la potenza
sensitiva contese coli' intellettuale, lino a che questa

ebbe su quella

vittoria
i

Nel Canto

XXX

XXXI

del Purgatorio, rimproverando a


:

Dante

suoi

mondani

tra-

scorsi, Beatrice va

dicendo cos

Alcun tempo 'l sostenni col mio volto Mostrando gli occhi giovinetti a lui, Meco 7 menava in dritta parte vlto. S tosto come in su la soglia fui Di mia seconda etade, e mutai vita,
:

Questi

si

tolse a

me,

e diessi altrui.

Quando

di carne a spirto era salita,

E
Fu
Avvisti qui
il

bellezza e virt cresciuta ni' era,


io

lui

mai cara

e rnen gradita.

Lettore fra
;

le altre quell'

espressione non punto equivoca:

Quando

di cai ne

a sputo era salila

e poscia consideri queste altre

che seguono:

Dante - perche me' vergogna porte Di l tuo errore, e perch altra volta,

Udendo le Sirene, sie pi forte, Poh gi 'l seme del piangere ed ascolta
S udirai, coni in contraria parte

Muover doveati mia carne sepolta. Mai non t' apprcsent natura ed arte
Piacer, quanto le belle membra, in ch'io

Rinchiusa Jui,

e eh'

or son terra sparte


s ti

E
Se Beatrice
stenza
era

se

'l

sommo

piacer

fillio,

Per la mia morie; qual Dovca poi trarre te nel


dunque un
essere di carne
;
,

cosa mortale

suo disio

?
al

che presso

secondo stadio della


fallo tanlo di bello,

su.

esi-

mut

vita, e

divenne spirito

se la natura

non aven mai

quanto

PRELIMINARI
erari belle le

LIX

membra,

nelle quali quell' essere


cenere,*

nero ben presto lena e


petersi, che la

non

egli

animato stava rinchiuso, e le quali divenveramente da dirsi e asseverantemente da riin

Beatrice del giovine Dante fosse una donna vera,


dall'\Allighieri

carne in ossa

e colle

sue giunture? Se nel Serventese

composto, e che oggi sventuratamente


,

perduto

erano celebrale

le sessanta

pi belle donne fiorentine

fra le quali

slava

pure

Beatrice,
se

come mai

potr egli asserirsi, che sola quest'ultima non fosse una


stata infatti

donna? E

Beatrice non fosse

Dal

una donna, come mai avrebbe potuto Dante esclamare: primo giorno eh' io vidi il suo fisa
ecc. ?

In questa vita Dice di

Farad.
lei

XXX,
?

28.

Amor

cosa mortale

Coni' esser puote

adorna

pura
I, st.

Canz.

4.

Come mai

avrebbe temuto cotanto, che

ella

morisse, raccontando,
:

Ben converr

Che sospirando dicea nel pensiero che la mia donna mora


Canz.
II,
st.

3.

e che questo pensiero mettea in lui gravissimo

sbigottimento ?

Come mai

in

una grave

malattia di Beatrice avrebbe indirillo una Canzone alla Morte, supplicandola a ratlenere
il

colpo gi mosso contro di lei?

Come

raccontare eh' ella aveva un fratello, da cui fu

pregato a comporre alcun verso in morte di essa?


a sentire

Come

confessare

di aver cominciato
la dipartita di

un qualche
i

afletto

per un' altra gentil femmina un anno appresso

quella prima

9) ?
,

Queste obiezioni, che io faccio ai seguaci del buon Canonico non sono appena una met di quelle che potrei loro fare, e che qui non riporto per non tediare di troppo il mio Lettore. Il quale se vorr finir di convincersi, che la Beatrice della Vita i\ uova era una donna che mangiava e beveva e vestia panni, non avr da far altro che per un poco considerare il seguente Sonetto, scrino da Dante nella sua adolescenza, e da lui indirizzato al suo

primo amico Guido Cavalcanti

Guido, vorrei, che tu, e Lapo ed io Fossimo presi per incantamento,

E messi in un vascel, eh' ad ogni vento Per mare andasse a voler vostro e mio ; Sicch fortuna od altro tempo rio
ISon
ci

potesse dare impedimento,

jdnzi vivendo sempre in un talento,

Di

stare insieme crescesse


e

'l

desio.

E
E
La Bice qui nominata

Monna V amia,
Con Con
noi ponesse

Monna

Bice poi,

quella eh' e in sul numero del trenta,


il

buono incantatore
d'

quivi ragionar

sempre

amore,

E
,

ciascuna di lor Josse contenta,

Siccome credo che sariamo noi.

vanna
quella
trenta

come ognuno conosce, la Beatrice di Dante; Vanna o GioGuido Cavalcanti; quella eh" e in sul numero del trenta cio numero che nel Serventese in lode delle sessanta belle fiorentine cadeva in sul nove), (come la Beatrice, apprendiamo dalla Vita Nuova, cadeva in sul numero
era l'amorosa di
,

era la

donna

di

Lapo Gianni,

la

quale, se non erro, chiamavasi

Monna

Lagia. Potr egli

19) Vita

Nuova,

pag. 77

Convito, Trat.I, Cap.

II.

,x
mai
si
il

PRELIMINARI
Lettore supporre
,

ci) e

fra

queste

femmine

fiorentine la sola

Beatrice fosse una

come nel Sonetto d'altronde fosse da dirsi colei, converrebbe dir tali, cio simboli e scienze, anche le amami di Guido e di Lapo; e cos una grande stranezza condurrebbe ad un' altra maggiore, come di fatto ha condotto il Rossetti, il quale
esprime? Se
tale
s'

Scienza od un Simbolo, e che

Dante

volesse condurla seco a diporto,

dato affatto a

credere, che
il

le

donne de"

nostri primi Poeti siano tutte fantastiche e ideali


sia

20)

che

linguaggio da essi tenuto

un gergo convenzionale e furbesco della

setta ghibellina

o imperiale
Cotesti antichi poeti ghibellini erano, secondo
il

Rossetti, paurosi cotanto della guelfa

potenza

che

manifestarsi vicendevolmente

loro

sentimenti

non aveano
e

altro espe-

diente, che quello

no
si

al solo

d'un gergo composto di nome di Guelfo, come fanciulli


i

segui convenzionali ed arcani. Essi tremavaal


i

nome
-

dell'
i

Orco,

guardinghi e diffidenti
i

spiavano

1'

un l'alro
gli altri

paventando
i

ognora

ceppi,
2 \).

pugnali e
altres,

veleni, de' quali

il

GueliLsmo servivasi contro


roso
s

come

22)

ve.monali della sua


nei quali egli visse,

setta, e

che era timido e paudov appigliarsi al partito di nascondere sotto i segni consotto frasi e maniere fatte a mosaico, i suoi liberi sensi ten-

propri avversarli

Dante

denti alla civile e religiosa rigenerazion dell'Italia; perciocch in quei semibarbari tempi tempi di oppressioni e di vendette, avrebbe ben presto pagato
il

opere

non avesse vedute le u conoscesse la storia del di lui secolo, potrebbe sembrare sodislaciente: ma qual* quegli, il quale, iniziato per alcun poco nella nostra letteratura , non sappia che Dante, fiero ed indomito per carattere, compiacendosi ne' patimenti siccome prove a dimostrar sua fortezza, e ne' propri difetti siccome inevitabili
a chi
dell' Allighierl,

prezzo di sangue

fio

di cotanta arditezza

Questa ragione,

seguaci a

virt tutte

lontane dalle battute vie,

non avea ritegno ad urtare uomini ed opinioni?

Alcune delle sue Canzoni, varie delle sue Epistole, molti passi del Convito, ed il Trattalo della Monarchia non racchiudono forse alti, arditi e liberi sensi ? Ma che dico ? La Divina Commedia stessa, il capolavoro di Dante, forse meno 1' opera di una immensa dottrina, che di una bile generosa? In questo Poema particolarmente egli prende occasione di esalare tutta 1' amarezza d* un cuore esulceralo. Il suo risentimento vi comparisce senza alcun velo. Tutto ci che 1' ignoranza e la barbarie, gli oda civili, l' ambizione,
1'

ostinata rivalila del trono e dell'altare, una politica falsa e sanguinaria

ebbero
colorito

mai

proporzionato alla loro nerezza , ed il pennello di Dante non comparisce mai tanto sublime, quanto allorch tratteggia fiera-

d* odioso e di delegabile, tutto entra nel piano e la tinta di questi differenti oggetti sempre

che

il

Poeta

si

propose.

Il

mente quegli orrori. Quale scrittore pertanto, o fra gli antichi o fra i moderni" svelando le turpitudini di tanta gente del suo secolo, ha osato senza alcun velame d'allegoria,
e senza ricorrere

ad un arcano linguaggio, parlar pi forte e pi libero di

Dante? Per

fare die

buoni imparassero a sperare (dice uno Scrittore della vita di lui), e i tristi a temete, present loro un Libro, agni pagina del quale ha impressa in fronte questa sentenza Discile justiliam moniti, et non temnere Divos. Neil' eseguire si ardito disegno si determin a parlar liberamente de' suoi contemporanei, e massime de' potenti
i
:

comuni calamit; e ne assegna per ragione quella slessa, per cui la traversa sempre sulle vicissitudini di uomini illustri, dal che vieti delta tragedia leale; vale a due, perche gli esempi trulli da gente ignota
delle

cacone

gedia

si

quelli, che si

desumono da cognitissimi personaggi

sono meno istruitili di onde non timido amico del vero, e

20) La Donna di Guido Cavalcanti era la st< ssa, che quella d! luti, gli altri allegorici Rimatori. Rossetti, voi. II, pag.l7(. 2!) Lo dice e lo ripete ccnio volle nella

Disamina del Sistema Allegorico,


Spirito Antipapale.

e nello

22)

Ivi.

LXI ogni menzogna, f' come il vento, che le pia alte cime pi percuote. Molti de' suoi contemporanei e conoscenti, di soverchio timidi e circospetti , lo tacciavano d'imprudente, e lo consigliavano a raffrenarsi; ma ei g' incolpava di meri e di vili, e f' dirsi dalla Filosofia, Purg. V, <3:
rimossa da se

PRELIMINARI

Vien dietro

me,

e lascia

dir le genti

non dimentic mai quel precetto di Polibio che eli dicea: Ne dal riprendere V amico, ne dal lodare V avversario ti resterai, quando venta te lo imponga. Or sa egli il Lettore chi sia mai il biografo, che cos scrive di Dante*
quel!' istesso Rossetti
-

come Giammai
Sta

torre ferma, che


la

non

crolla

cima per

soffiar di venti.

in tutto il suo misterioso corso

come una femmina Quando mor Beatrice, Dante


esclama
il

23), che poco innanzi ce lo ha dipinto timido e meliculoso


scrisse a' Principi della
a*

Terra -24).

a quii proposito"

Rossetti

25), scrivere

Principi della Terra (ai Sovrani del


privata

morte

di

Madonna Beatrice Portinari (cio d'una


che
i

Mondo), perla
?

prosegue,

Principi della Terra sono

Si sappia, egli Cardinali, perch tale era Io specioso [itolo

donzella)

e chi sia Beatrice lo appureremo in appresso, ; ci non essendo, coni egli s'esprime, di veruna utilit nella questione presente. Cos l' Interpetre del Ghibell.nisrno francamente discorre, quasich non si sappia che terra significava e significa non tanto il nostro pianeta, quanto citta, paese. Aprasi il libro di

conferito loro da Pio II

Giovanni Villani,

il

detto vocabolo vi

adunque

rinverr con questo significato, sto per dire, a ogni pagina. Che' vale quella frase della t'ita Nuova? Vale, che Dante scrisse della morte
si

di

Beatrice

a' principali cittadini della citt

di Firenze.

Ecco alcuni esempi


in

della voce in quislioue,

usata perfino dal Tasso

Goffredo alloggia nella terra

Gerus.
sole.

),

e vuole

Rinnovar poi V assalto al nuovo

Gerus. Lib. C.

una usanza

in tutte le terre marine. Bocc.

Nov. 80.

Standosi domesticamente co' cittadini per Matt. Villani, 9. 27. Di continuo si face a solenne guardia per la terra di d e di notte. Cron. d' Amar. 224 Lasciamo finalmente 1' Interpetre Napoletano, e torniamo al
la terra in pace e in sollazzo.

miglia alla terra vicina. Bocc. Nov. 94. 4.

A una sua possessione forse

XXX.

50.

tre

porre in
s'

Biscioni, del quale oravo' alcune maliziette, ed alcune false e vane inlerpetrazioni, onde sempre pi apprenda in qual conto tener si debbano i trovati ingegnosi di chi per voglia
vista

di novit

s'

semplice e del vero. Io ho detto pi sopra, che la Fila Nuova fu scritta da Dante nel ventesimosesto o al pi ventesimoseltimo anno dell' et sua. Il Biscioni peraltro pretende provare, che lo fosse nell'anno Ventesimoquarto; u ci senza molta malizia poich se fosse cos, Dante avrebbe narrato la morte della ;
la Portinari morisse, e cos vero sembrerebbe quello, che il Biscioni opina, vale a dire che la Beatrice, di cui nella Vita Nuova si tien discorso, non sia la pi volte nominata figlia di Folco. Asserisce il Boccaccio, che Dante compose quella prima operetta nel suo anno veutesimosesto, duranti ancora le lacrime per la morta Beatrice -26); ed il Villani aveva gi detto -27), che la compose nella sua giovanezza. A tutto questo s'aggiunga quanto Dante medesimo intorno a ci manifesta 28), cio che quando scrisse la Vita Nuova, non avea fatto studj di scienze, e che ad essi solo si diede uu anno

allontanato dalle

vie del

sua amala innanzi che

23) Vita di Dante, pag. XXXIII.

24) Vita Nuova, p 67. 25) Voi. II, P 439.


.

26) Vita di Dante, parte II. 27) Lib. IX, Cap. 136. 28) Ne ho citati passi, parecchie pagine pi sopra.
i

LMl
e pi

PRELIMINARI
dopo
la

morte della sua donna (la quale manc ai vivi il 9 Giugno del <290, secondo che abbiamo da lui medesimo, non che dal suo primo biografo, il gi citato Boccaccio), ed avremo uu" altra sicura conferma dell' error del Biscioni: poich se un anno
o due aggiungeremo
il

al

<290, avremo che V j4llighieri nato nel Maggio


t

<

265, scriveva
. .

il

libretto in questione nel ventesimosesto, o venlesimosetlinio

anno

dell' et sua

Non
sesi

va

meno

erralo

il

Boccaccio nel riferire, che Dante nella et provetta vergognas1'

molto d'avere

scritto
fa

amatorio libro della Vita Nuova, dappoich reggiamo che

l'Autore stesso ne
tende
il

grata ricordanza in altra sua opera


il

-29); mail

volere,

come pre-

Biscioni, die ella, siccome

Convito,
Convito

sia

di virili (cio lilosofici) pensieri tutta


Certaldese.
)

quanta ripiena,
parole di

errore forse pi gratuito e pi strano di quello del

le

Dante

nell'

Introduzione

al

quella
la

(la Vita
si

Nuova

fervida e paschiare note lo

sionata, questa (il Convito) temperata e virile essere

conviene
iti

dicono

essendoch per
1'

la

distinzione assoluta e decisa, che


scritta

esse racchiudesi, viene a


e intorno ar-

manifestarci

Autore di aver da giovane

Vita Nuova, con modo


,

gomento
perch
(

tutt' affatto differente

da quello dell' opera


e

eh' egli aveva allora fra


,

mano

s s

egli dice ) altro

si

conviene e dire
il

operare ad un' etade

che ad altra

perch (egli prosegue) certi costumi (ed


idonei e laudibtli
ad. un'

Lettore avvisti bene questo vocabolo) sono


e biasimevoli.

elade, che
1'

sono ad altra sconci


ideutil dell'

qui

notar
e ri-

debbo come

il

Biscioni, sostenendo
il

argomento

di queste

due opere,

portando -30)

paragrafo di

Dante che incomincia, Se

nella presente opera, la quale

e nominata Convito ecc., maliziosamente tralascia le parole da


stesso paragrafo fanno parte, e che

me

ora addotte, che dello

chiaramente palesano l'assurdit della sua asserzione.


che
?

Che
hanno

dir poi di quel bizzarro trovato,

Dante

colle sue opere


le

intendesse rappresiano,

sentare le tre principali etadi dell'


tanto pi d'

uomo

Dir, che

opinioni, qualunque elle

uopo di dimostrazioni e di prove, quanto meno si appoggiano sulle verit gi comprovate ed antiche e rinviando il Lettore a ci che dissi nel . VII. della mia Dissertazione sul Convito, ove contro un seguace dell' opinion Biscioniana tenni non
:

lungo discorso; dir

altres,

che

1'

unico argomento dal Biscioni portato in

campo

so-

stegno della propria opinione, nulla vale e nulla conchiude, poich a tutt' altro che alle

Opere Dantesche
lessi

egli

appare

d'

aver relazione.

se di questo

visionario Interpetre

vo-

un momento prendermi giuoco, non potrei io concedergli lutto, secolui asserendo che la Vita Nuova, il Convito, e la Divina Commedia rappresentino l'Adolescenza, la Virilit e la Senelt con le qualit proprie di quelle; e secondo questo principio conchiudere e dirgli: come dunque la Vita Nuova, che rappresentar dee l'Adolescenza e
le

proprie sue qualit, vorr esprimere, siccome voi dite,

virili e filosofici

concetti, e

non
bene

piuttosto parlare d'amore, eh' la passione propria di quell'et?

Curioso poi ne torna


spesso de' passi,

il

vedere, corn' egli in appoggio delle proprie opinioni


esse.

citi

che fami' anzi contro di


in sostanza
la

Dopo

avere dapprima
la

insinuato, che le

donne
la

di

Dante sono

una sola ed identica, cio morale cio,


secondo
e la
lui,

Sapienza,

viene a dirci
:

dappoi, che desse son due,

Filosofia

Scienza delle cose divine -3i)


dal noto dialogo fra
io

riprova e dimostrazione di ci deducesi,


l

Dante

Beatrice
note

nel

XXX
di

del Purgatorio, del quale

ho

fatto

pure qualche parola pi so-

pra, e del quale ei riporta parecchi ternani.


Irasi

ternari! da lui riportali


;

racchiudendo
a

le

Quando

carne a spirito era salita ecc.


per

le

quali

danno chiaro

vedere,
il

che

la

Beatrice che quivi

ragiona colei delle cui corporali


1'

bellezze fu

innamorato

Poeta, e contenendo un aspro e severo rimprovero


obliato; mostrano
il

amore quasi del


i

tutto da esso
e

difetto de' suoi

sillogismi, e distruggono

suoi deboli

vacillanti

29) Nel Convito, Trat. 30) Pag. XXXIV.

I,

verso

la fine.

31) Pag. XLII e XIII.

PRELIMINARI
argomenti.

LX11I

Come

infatti

la

Sapienza divina potrebbe a Dante rimproverare, d'aver dato


si

opera alla morale Filosofia, o Scienza umana, se pi chiamare


divina trae origine, e immediatamente procede
?

voglia, che pur da essa


il

Non

mi valse

richiamarti al diritto
ti

sentiero colle ispirazioni e co' sogni, ella rimprovera a Dante; tanto

abbandonasti al
se questo,

tuo accecamento, che per ritrai tene mi


dute.

Ju

d' uopo mostrarti


ella

castighi delle genti per-

Ne

qui solo
li

s'

arresta

ma dimmi, dimmi,
:

prosegue (Canto

XXXI

),

di che io

rimprovero, sia vero

tanta accusa conviene esser congiunta alla tua con-

fessione, ecc. ecc.


la tratta

Dante, confuso e pauroso, a voce Lassa risponde di s: quindi, dopo

d'un amaro sospiro, esclama piangendo:


li

Le cose caduche
il

di questa terra col falso


si

loro piacere trassero a se

miei passi, appenache


si

vostro bel viso


il

nascose per morte.


l-

Tutto questo,
tera alcuna
1'

il

molto pi che nel dialogo


e l'esortazione

discorre, e

dirvisi

che

Allighieri danin-

dosi in preda ad altri amori avea

seguito fallaci immagini di Lene, che


al

non rendono
forte

promessa;
Sirene

Poeta a mostrarsi un'altra volta pi


d' attorno a giovinette
dirsi
il

nel-

udir

le

ingannevoli,
s

n a porsi altrimenti
da

o ad altre

vauiladi, le quali han

Lrev' uso, pu egli

veramente

linguaggio della Scienza

divina, che a Dante rimprovera


pline; quasich fosse delitto
1'

l'essersi tolto

lei, coli'

aversi dato alle


sia piuttosto

umane

disci-

V applicarvisi,

l'uno studio non


a togliere

scala a quel-

altro ?

Veda dunque
il

il

Lettore a che adduce una critica superficiale e imperlelta.

Manifesta V Allighieri nel Convito -32) che,


fosse sospettato,

ogni falsa opinione, per

la

quale
1

suo amore essere per sensihile dileltazioue, aveasi posto a dichiarare


i

vocaholi, le frasi e

concetti nelle sue filosofiche Canzoui contenuti.

il

Biscioui, avvi-

stato quel passo, e legatolo coll'altro della

Vita ISuova

simo confessa, che pesavagli duramente


i

il

parlare che alcuni del suo

33), nel quale l'Autor medeamore facevano oltre


tra di loro

termini della cortesia, dice


corrispondenza, ed
al

al

solito

che queste due opere hanno insiem


:

una

Chi non vede che Dante vuole, che Beatrice non fosse creduta donna vera, coni egli prevedeva dover seguire ? Io per nei passi indicali non so punto vedere quella corrispondenza e quel legame, che il Biscioni vi scorge. E se il primo parla, dicendo che 1' Amore, nel Convito descritto, non era di
stretta

solito

esclama

sensuale dilettazione
parla

e in ci

non

v'

principio di duhhio
a celare

),

1'

altro della

y ita

JSuova

l'amor suo per Beatrice, forse allora maritata a Simone de' Bardi, mostravasi tanto preso d' un' altra femmina, che molla gente ne ragionava olir i termini della cortesia lo che dando all' Allighieri (come quegli eh' amava per gentilezza di cuore) voce e fama d' amatore vizioso, pesavagli duramente. Anzi io dico all' opposto che se la femmina del Convito la Filosofia ; se

non meno

chiaro, esponendo

come Dante,

l'amore

per essa lo studio; se

il

senso

il

core; se

il

riso, gli

occhi

ecc.

sono
fa

le

sue persuasioni e dimostrazioni ecc.; e se tutto questo ripetutamente V Allighieri


e dispiega al

noto

Lettore; e perch non


gli

fec' egli altrettanto

nella

Vita Nuova, candidamele

dicendo
lettera,
Il

dichiarando che

amori,

in

questo lihro descritti, non doveano intendersi alia

ma che si stavano a rappresentare de' simholi ? marchese Trivulzio nella Prefazione alla slampa della

V ita

Nuova, da
,
i

lui

procurata

in
si

come le scritture Milano, facendo osservare che Dante islesso dichiara nel Convito possono intendere e debbonsi esporre massimanente per quattro sensi, quali sono da
che dicesi anche istorico, nell'allegorico, nel morale e nell'adefinito,

lui individuati nel letterale,

nagogico,

conchiude doversi tenere per

che nella

l^ita.

Nuova Dante

tocchi

letteralmente de' suoi amori colla Beatrice Portinari, e allegoricamente de' suoi amori colla Sapienza. Questa ingegnosa interpretazione, se non interamente vera, molto di verit ritiene;

inquantoch pone per primo,

Iraltarvisi storicamente degli


i

amori per

la figlia

di Folco, e d'altronde le astrazioni platoniche,

modi

mistici, ed iperbolici sparsivi dal-

32) Tralt.

Ili,

Cap.

III.

33) Pag. <6.

LXIV
1*

PRELIMINARI

Autore, possono agevolmente far credere starvi sotto nascosa una qualche allegoria, od

almeno un qualche metaforico senso, da non potersi a prima giunta avvistare. Se non che io ripeter quello che ho detto di sopra, domandando il perch non l' abbia 1' Autore avvertito , mentre avvertillo pi volle nella sua opera filosofica e nella sua visione poetica ond' , che non avendo egli di questo doppio senso dato al Lettore contezza, io ritengo che la Vita Nuova parli si con le pi ardite figure rettoriche, e con que'colori poetici eh' erano allora d' uso Ira' rimatori; ma si aggiri sempre siili' amore di Dante per la Portinari, e non per la Filosofia, o la Scienza delle cose divine, alla quale il suo Autore non avea per anco incominciato a dar opera. Quando Dante ha voluto nelle sue scritture racchiuder pi sensi, parnii L'abbia fatto in modo da offrirlo facilmente all' immaginazion del lettore. La Selva, il Colle e le Belve, eh' aprono la scena del suo Poema,
:

chi

non vede

esser simholi?
a parlare del

Restami ora
questo

modo
)

da

me

tenuto nel pubblicare


in

la

presente edizione di

libro di

Dante. Nella stampa del Sermartelli ed


il

parecchi

MMSS.

furono (co-

me

avverte pure

Biscioni
1"

tolte via tutte le Dichiarazioni e Divisioni de' poetici

com-

ponimenti,

le quali

Autore

stesso a guisa di chiose o

sommarli avea poste per entro a


Dichiarazioni

questa sua operetta. Nelle


a'

stampe moderne peraltro

tali

furono restituite
in

lor luoghi

ed

io

parimente ci facendo, ho creduto bene di stamparle

un carattere
da chi in

corsivo,

affinch a

prima

vista

distintamente conoscansi, od anche


voglia

si

saltino

leggendo non ami


che intorno
locarle a
i

le interruzioni, e

piuttosto tener

dietro alle diverse narrative,

suoi amori fa in questo Libro l'Autore.


di note,

N ho

creduto opportuno di col-

modo

come hanno
i

praticato gli Editori Pesaresi, perch nei Codici esse


ai quali

seguono immediatamente Canzoni stanno per entro


ciaschedun Trattato

componimenti,
pur
lo

appartengono, e sono quindi inframezle

zate col lesto, nella guisa che


il

sono nel Convito, ove

Divisioni o

Sommarli

delle

corpo

dell' opera,

come pu
di

vedersi nel secondo Capitolo di

Finalmente

io

mi sono

studiato pel

primo

fare a questo Libretto, nella

guisa che

praticai nel Canzoniere, delle illustrazioni e note filologiche, istoriche e critiche, affinch

pi agevole ad ogni condizion di lettori ne riuscisse

1'

intelligenza
scritti

ed affinch non

si

vedesse con nostro rammarico uno de' pi antichi ed eleganti

che vanti

1'

italiano

idioma, andarne nel pubblico privo d' ogni qualunque Commento.

PRELIMINARI

LXV

PREFAZIONE
all'edizione veneta 18 O
(
-

*).

Estratto dal volume intitolato - Autori che ragionano di s - per ci che concerne alla Vita Nuova. Venezia* co' tipi del Gondoliere, -l6. )

come dell' in^cmo volume, rispose preventivamente alle, indiscrete indagini degli eruditi circa l'origine del suo Poema. Clie si ha e^Ii a cercare dei libri e degli autori, onde venissegli il concetto della Commedia, dopo la lettura della. Vita Nuova? Non e' ella qui tutta? Non ne abbiamo qui tanto perla storia del Poema dell' Allighieii, quanto, mi si permetta il paragone, nelle Confessioni di .Sant' A"o-Il

principale de' nostri letterali e poeti, cosi nell' ordine de' tempi

in

questa I ita

Nuova, onde comincia

il

nostro

stino a giudicare della sua

conversione? Quella Beatrice, che nella terza


poetica
,

Cantica ne

si

mostra circondata di tanta luce

sollevata di tanto dalla condizione mortile


,

segnare d' un' orma un amore eh' ebbe ad espressione un Poema eh' la maggiore delle nostre glorie, chiudersi in una tomba ? O, a medio dire , non intendiamo subilo, alla lettura affettuosa di questo libretto, che un amore accompagnato da
la

non

vediamo qui vera

viva, piena d' ingenuit, di freschezza

fuggitiva la terra, e appena eccitalo

tanta gentilezza e da tanta sventura, e lasci tanto desiderare al pensiero

s
,

presa ne' punti pi estremi, la vita e


futuro, la vendetta e
il

profondo e si schivo, che appag s poco la vista, doveva necessariamente inspirare una poesia comla morte, il premio e la punizione, il passato e il
1'

perdono,
storia
e

il
1'

raziocinio e la fede, l'originalit e

imitazione

Io

studio e

1'

ardimento,
,

la
1'

emblema,
severit e

la la

soavit e la forza, la confidenza e

la di-

sperazione
rio e
1'

l'attuale e

antico,

la

mitezza,

le

lagrime
in

e l'ironia, il transitola

eterno? Ripetiamolo pure: nella Fila


sa

Nuova

tutta

germe

Commedia
i

e chi

non

vedervela, o piuttosto sentirla,


si

come

bassi a sperare che

intenda (del sen-

tire qui

non

parla

le

strane deduzioni de' commentatori ? Se non che


i

documenti
let,

pi autentici sono per lo pi

men
e

consultati, o soltanto da ultimo

e nell' interpretare
i

un

autore, quello a cui

meno

con

men

di fiducia

si

ricorre, lui stesso. Noi e

tori nostri,

speriamo, terremo

altra strda.

El
il

oltre al concetto generale delle Cantiche

troveremo anche nel

libretto d

amore, che
il

Poeta trascrive sotto

la

dettatura della fetulli.

dele memoria, le forme esteriori che

fanno, anche in questa parte, singolare da


e
;

Troveremo

quel!'

immaginare fecondissimo

pareo ad un' ora, quell' esprimere rapido e


il

intenso, quel ritrarre sensibilissimo e


e gli affetti tutti

nuovo
;

colore religioso diffuso su tulli


stile

gli

affetti,

compresi nella religione

uno

non punto
.

insolito,
in

quantunque pel-

legrino,

e,

quantunque

allora allora trovato, gi adulto

quanto
il

somma pu sembrare
,

esagerazione, o delirio, o smania di comparire ingegnoso, chi

voglia ripetere con fred-

de parole o generali di
la

critico
e

ma

che, praticalo dal Poela grande


1'

anzi

unico, forma
1'

mara\iglia d' ogni secolo

d'ogni nazione,

orgoglio

degl' Italiani, e

argomento

piii

aperto e solenue della dignit dell'

umana

natura.

*)

Vedi
,

con questa
edizioni

Finite Indice Bibliografico. Prefazioni delle precedenti seguono cronologicamente gli Al1'

legati

nei quali

da' diversi

autori

parlasi
slesso

le

della

Vita Nuova, cominciando dallo Dante.

D.mle, l'ila Nuova.

LXVI

PRELIMINARI

G
ALLIGHERl DANTE
(Convito, Cap. I verso
il

fine).

Je
si

nella presente opera, la quale

Confilo nominata, e vo'

clie sia

pi virilmente

trattasse

che nella

ila IStiova,

non intendo per

a quella in parte alcuna

derogare,

ma maggiormente
giovenlute parlai
;

giovare per questa quella.


e in questa, di

io in quella dinanzi all' entrata di

mia

poi, quella gi trapassata - 1).

i )

chiaro

l'ordine

cronologico della

fondamento

altri

scrisse,

la

Vita

Nuova
Con-

composizione di queste due opere segnato dall' Autore medesimo ; ond' che senza

essere slata scritta posteriormente al * Vito.

vall'OTTIMQ
(Proemio
al C.

COMENTO dell'Anonimo contemporaneo di Dante


XXX
del

- 2).

Purgatorio

Pisa 1828,

Voi.

77, pug. 525).

I -j pi laicalemente si potrebbero sporre a lettera le parole di Beatrice, prendendo lei semplicemente per quella madonna Beatrice, ch'egli am con pura benivoleiiza (sicco-

me

mostra nelle

sue Canzoni e nella sua Vita

Nuova),
:

la

quale partita

dal mortale

Io mi soli pargoletta bella Se tu m' amavi prima , quando io era al mondo e nova ecc. Onde disse Beatrice molto mi dovevi pi amare quando io era salila nel cielo, dove li Angeli hanno pace;
corpo tosto dimentic, ed
quella,
:

am

per

la

quale disse

poich.' io

era venuta a quel

sommo

grado di beatitudine

eh'

1'

ultimo

line

se tu

m'amavi, come

tu dicevi, tu

mi dovevi amare per


il

essere in
:

sommo

grado di degnitade.
Cie-

che

io

vi

fossi

pervenuta, tu stesso
gli

provi quivi
.

Ita
tu

n' e Beatriee in l'alto


il

lo, -

Nel reame, ove


l

angeli hanno pace


di

Ma
,

abbandonasti

perlelto

amore

per lo vano,

dove
,

lo

intento desti in cosa mortale ed in corruttibile, tosto transitoria;

ma

io

per questo

non abbandonai

amare

te
ti

ma

continovo per te orai

il

sommo

Creatore, e sovente l'ammonii in sogno, che tu

muovessi da quelle vanitadi.

2)

Vedi pag.

XXIV,

nota 21 alla nostra Prefazione.*

PRELIMINARI

LXV1I

BO CC A CC IO GIO VANNI
[Vita di Panie,

Venezia 1825, per cura di B. Gamba, pag. 82).

Jgli primieramente, duranti ancora

le

lagrime

della sua morta Beatrice


il

quasi nel

suo vig esimo sesto anno compose in un suo volumetto,

quale egli intitol Vita

Nuova,
le

certe operette, siccome Sonetti e Canzoni, in diversi tempi davanti in rima fatte da lui,

maravigliosamente

belle, di sopra ciascuna

paratamente ed ordinatamente scrivendo


;

ragioni e cagioni, che a quelle fare l'avevau mosso


delle precedenti opere.
-

e di dietro

ponendo

le

divisioni

i).

1) Dopo il Boccaccio, seguirebbe per ordine cronologico il Rambaldi Benvenuto da Imola ma siccome il passo del suo Comento alla Div. Comtn , in cui parlasi di Beatrice stalo dal Biscioni riportato nella sua Prefazione {Vedi sopra, pag. XXIX); cos reputo inutile di riprodurlo qui , ba:
,

stando per la progressione storica l'aver citato il luogo , ove si legge. E lo stesso dicasi del cenno , che Leonardo Bruni lece della Vita JS uova nella sua Vita di Dante; il qual cenno vii_'ne cronologicamente dopo quello del Rambaldi come appunto lo ri* ferisce lo stesso Biscioni a pag. XXX.
,

M
FILIPPO VILLANI
(Vitae Dantis, Petrarchae et Boccacce, ex Codice indilo Barberiniano. Florenliae, typis Maghcri inis, 1826 in-S. pag. 10)
Js, cium juvenis adhuc dnlci usu patriae fnieretur, Beatricis

cui morositate florenti-

nae facetiae Bice dicebatur, amore castissimo


dentissim teneretur; in ejus
rnultae, eloquentiae mullae,

qui in ipso pueritiae limine coeperat, ar-

honorem multas

vnlgares composuit cantilenas

elegantiae

tione

legeque decurrenles

sub certa peduin mensuraquae audienlium ingeniosas aures mira cura suavitate demul-

multaeque

gravitatis et doctrinae,

cerent, et

prudentium ingenia pio allegoriarum mysteriis


,

in

adiuirationem

suspenderent.

Quarum plerasque sub certo volumine compilavit cui imposuit titulum Vitae ISovae. Cmque Beatrix dies obiisset suos, serio coepit Poeta utiliora tractare, arduumque et profuudissimum Comoediae opus -aggvessus est, cm illi fortuna beuignior arriderei. J.nuque
Cantus septem perfecerat, quando esulare coactus
est - 2).

2) La presente vita di Dante, colle due annessevi, fu pubblicala dal benemerito canonico Domenico Morelli conforme a copia tratta dalla Laurenziana di Firenze , e riscontrata coi Codici Barberini di Roma per cura del eh. Prof. Bibliotecario Ab. Giuseppe Maria Rezzi. questa dovrebbe tener

altro dietro quella di Giannozzo Manetti biografo di Dante ; ma non essendoci per anche venuta alle mani la recente e in pia luoghi emendata e riempiuta edizione di Falermo 1836, non ci piacque riprodurre un
,

passo per avventura non esalto slampa. *

dell' antica

IAVIII

PRELIMINARI

N
FILELFO 010. MARIO
Oed
opinor
-

')

eao

aequ Beati iceni


luit

2), ac

Pandora,
ille,

poetae. Scripsit, diceL


rala

ad

quam amasse fingimi' Dantes, mulierem unquara busse , quam omnium Deorutu inunus conseculam esse fabulanknr amicam cantiones: Seri pser ira t el poelae somnia, quae figuMulta

ratione rnajus aliqnid coni plectuntur. Seri pseTunt et navala Leila, et castra in hostes
,

firuiarunt
soli-ut

el

maehiuas erexerunl poetanini carmina, quibus nunqiiain ndtuerunt.


lievi,

exercendi ingenii grana

quae nulla m admisre libidinem.


virtutis ac

Hoc

verius argu-

mt-ntum, quod cimi min Dante nemo

fuerit iucorruptior et iunocenlior, neiito

moderatior,

possimus manifest conjectari, solius lume

honestatis

amicum
si

extilisse.

Non-

enim qui
selit,

sibi

suminum bouum
,

in

gloria couslituunt

immortali, voluptates

praeficiunt

duminas, quas sequantur


suavitatem

quae ad intentimi nos dulucunt. Sed ut


et inebi ianiini, et cadetis

quis ebrius ea sen-

quae dieta sunt niisUc, bibite


inljeypre labi tur
;

et yomelis,

secundm
-

vini

ila

Bocchacins amaotium prince'ps Beatrici! amorem,

virtutis,

inquani, ac beatiiudinis juciindilalcni,

secundm

carnis voluptatem judicavit

3).

i)

Vita Dunts

Alligherii a

J Mario
illu-

Pitticiplio

scripla, nulle

piumini ex codice

Laurent iano

tacerti
,

edita et noiis

strala, lluientiac

ex Typographia JMa-

gheriana, 1828

('-8. (pag. 20). 2) ti Non vi stato die il solo Filelfo tra gli antichi, per quanto i' mi sappia, che abbia negala 1' esistenza di Beatrice Poi littori , e ebe l'abbia creduta un soggetto

ideale, e

non una

-\era

femmina

nota -e del canonico che fu Domatilo Morelli, primo edi * Loie ed illustratore della presente Vita. '6) Del precitato strano parere, cio, che la Beatrice Porlinari tanto celebrata da Dante e tanto da lui amala (osse un essere fantastico fu eziandio Anton Maria Biscioni canonico altronde celebratissimo di questa imp. Basilica di S.Lorenzo, manella Prefazione alle Prose ili nifestato Dante e del Boccaccio a pag. 7 e segg. ; e e nelle annotazioni alla Vita ]S uova queito suo parere non manc di avvalorare parvero con quelle ragioni le quali a lui le piu opportune e pi convincenti; ina elleno incontrarono una generale disappi'o-

Questa

e la seguente

Intorno alla precedente nota due cose occorie di osservare; \ ." die il Biscioni non U altrimenti mosso parola nelle sue Annotazioni alla V'ita Nuova sulla questione die riguarda Beatrice avendo egli di ci trattato a lungo nella ricordata sua Prelazione ecc. ; 2." die il Pelli, nel raccoglier' prove sull'esistenza di questa donna, si tenne espressamente lontano da siffatta questione pel motivo addotto nel passo c/te qui appi esso soggiungeremo ed e per questo che da noi si omette di dui e il relativo estratto delle citate sue Memorie ; tanto pia che queste sono gi comuni , per esserne fatte quattro edizioni, die ad ognuno facile ti poter consultare. Si potrebbe ancora ricercare se et la Beatrice, da cui fnge di esser guidaci lo Dante per il glorioso sentiero ilei
ci
, ,

tt

Cielo,, sia

die
ce
et

am
o

tulli,

anima beatificala di quella o come la intendono commentalo! della ipiasi tulli


l'

in terra

vazione.

Un

latto
e

argomento

celleutemeute
Pelli nelle

dottarli eule

stalo ecsviluppato dal

a pag. 69

la Vita di Dante segg., ove ad evidenza la vedere che Beatrice non Iti un soggetto ideale, ma una vera femmina. Ci venne avvaloralo con allre ragioni da mons. Diouisi a pag. Ai e segg, del Num. Il de' suoi

Memorie per
e

Aneddoti su
te .

la

ita

le

opeic di

Dan-

Teologia ; ma te io reputo miglior consiglio il non entraci re in strili disputa, lasciando die in ci ciascuno creda a suo piacimento. Lunga te certamente e pericolosa inchiesta sarebtt be i esame di tutti quei luoghi della ragiona di Beatrice ; te Commedia , ove si et ed alla fine non altro si potrebbe collmale si ie chiudere, se non che molli passi tt accordano in ambedue i supposti , e che oscuro se ti Poeta sempre abbia tt resta inteso parlare dell' ombra di Beatrice, o della Teologia . Pelli ( Memorie ecc. pag. 73 ). *

Commedia

la cristiana

PRELIMINARI

[.XIX

ZENO APOSTOLO
(Lettere ecc. Voi. IV,

Venezia 1785, pag. 9).

AJeggendo
in

giorni passali le Prose di


restai

Dante

e del

Boccaccio, stampale ultimamente


vi

Frrenze

1723), non

appin soddisfarlo dell' opinione di chi


la

lece la

Prefa-

zione, in cui egli sostiene che

Beutiice di Dante non


la

sia

carne ed ossa;

ma
(

soggetto ideale, cio

Teologia, o

la
l).

persona reale e femmina in Sapienza della quale s' inva,

ghisse di nove anni,

come da per

inolivo ecc.

E qui passa
*).

voi potete vedere -

Ma
C.

non

questo

il

principal

a parlare mollo eruditamente dei Signori da Camino, di

cui

fa cenno Dante

nel Convito, a pag. 175, e nel Par.

IX;

notando

cose

non

avvertite dal Biscioni.

i)

Lettera al fratello P, Pier-Caterino Zeno, da Vienna 2 Dicembre

1724. *

PELLI GIUSEPPE
(Memorie per
la Vita di Dante,

Firenze 1823, pag. 158).

J_Ja Vita JSuova scrisse

Dante
io

in

et giovanile intorno al -1295, forse per consolarsi


,

della perdila della defunta Beatrice Porlinari


de' suoi giovanili
fatti

imperocch non
inlese per allro

altro

che

una

storia

amori

distesa

forma

di

comento

ad alcuni poetici
il

componimenti

da lui in occasione degli


,

stessi

Non

Poeta, quando scrisse sua Beati ice


,

quest' opera
d' allora col

di voler soltanto

per mezzo di essa

immortalare
il

la

ma

fin

suo divino Poema, di cui aveva gi concepito

disegno, promesse di dire

di lei quello, che

mai non

era stato detto da alcuno

2).

2) Vedi 1' arlic. VII a pag. 69, ove sosliene con buone ragioni che la Beatrice ce-

co;

e parla dettagliatamente della

Vita

Nuovu*

lebrala da

Dante non

fu un essere fantasti-

LXX

PRELIMINARI

_Q_
TIRAB0SCH1 GIROLAMO'
{Storia Letteraria d'Italia ecc. Voi. V, P. II, pag. 731. Milano 1823,
i"n-8.).

J-Ja
a

Vita

Nuova

una
(

storia

de giovanili suoi amori


),

con Beatrice

frammischiata

diversi

componimenti

poetici

che per essa compose.

R
LASTRI MARCO
(Elogi d'illustri Toscani, Voi.
I,

Lucca, 1771.

Elogio di Dantc,pag. LI
la
,

).

v-Joncepi

il

primo suo genio

in et di
,

nove anni per


essa

Beatrice di Folco Portinari,


bella ed
coli'

aiutante nelle vicinanze della sua casa

e,

per quanto egli ne racconta


nel cuor di
nell' et di

onesta

quanto

altra
clie

mai. Crebbe lauto

la

passione per

Dante

andar del
,

tempo,

essendole stata rapita da immatura


fin

morte

ventisei anni

egli

ne

fu inconsolabile, e penso forse


le

d' allora a

renderla immortale alla posterit. In


nel suo

fatti

diede

il

piincipal posto tra quei che

rammenta

Poema,

(cosa

e li e. fa

glanch'egli
la

de onore

Dante")
di

la

maniera con cui ne parla ha


,

fatto fin sospettare ad alcuni,


la

non ragioni

donna mortale

ma

rappresenti piuttosto allegoricamente

Sapienza o

Teologia. Prima per del suo divino

Poema

per consolarsi

in parte della

perdita della

Beatrice, scrisse e pubblic

la

storia

de' suoi giovanili amori, che fin' allora avea segreil

tamente tenuti
lebre

occulti'.

Questa sua prima opera intitol Vita ]\uova, che secondo


greco vocabolo dir
si

ce-

Anton-Maria

Salvine con

potrebbe Palingcnesia

che

quanto dire

rigeneruzione.

Ne

altro

veramente che un

diverse sue rime, scritte gi nel

tempo

de' suoi deliri amorosi,

comenlo in lingua volgare a quando Beatrice vivea.

PRELIMINARI

LXXI

DIONISI GIAN- JACOPO


(

Preparazione isterica e critica alla nuova edizione di Dante Allighieri ecc. Verona 1806, Voi. l, in-\. dalla tipografa Gambaretti).

JLSopo avere monsig.


per la sua Beatrice,
e
:

Dionisi liberato Dante dalla taccia di essersi divagato in panutr veramente

recchi amori, passa a parlare di proposito della passione che questi

premesse poche righe d' introduzione al C<>peli' egli

XXX FU
non
essere

(voi.

2 pog. 43 I. Or mi
scenza per
figlia di

prosegue
famosa

piace di dar la storia della passione amorosa


la

ebbe nella sua adolelei

Beatrice

contro di chi
ri

opin e scrisse -I)

stala

Folco Portinari n Fiorentina,


intellettuale e scientifico

puramente
gioni
II.
si

donna vera, ma solo fantastica ed allegorica; e l'amore di Dante. La storia sar fiancheggiata da radell'Autore,
le

forti,

perch

tolte dagli scritti


sia stala
il

pi delle quali lieo nuove.

Che Bice o Beatrice


coli' iufrascrilto

femmina

in carne, e

Fiorentina, ed amata dal Poeta,

prova

Sonetto,

quale stampato gi nelle Rime,

ma

pur

alla

ita

Nuova

appartiene, ancorch in quell' opuscolo non abbia avuto luogo.

Guido -2), vorrei, che tu, e Lapo -3), et io Fossimo presi per incantamento, E messi ad un vascel, che ad ogni vento Per mare andasse a voler vostro e mio Sicch fortuna od altro tempo rio Non ci potesse dare impedimento; Anzi vivendo sempre in noi talento Di stare insieme crescesse il disio.

Monna
Con Con

fratina - 4), e

Monna
il

Bice - 5) poi
delle trenta
;

quella -fi) su -7)


noi ponesse

uumer

U buono incantatore

i) Di tal parere fu Mario Filelfo presso 1468 uella sua Vita di Dante ; e in questo secolo Anton Maria Biscioni nella sua Prefazione alle Prose di Dante e del Boccaccio a' Lelterati non piacque, la qual opinione
il
:

perch falsa. 2) Questo Guido,

quale indirizza l'Autore le sue parole, fu nobilissimo cavalier Fiorenlino, poeta e filosofo , figlio di Cavalcante Cavalcanti ; e fu il primo degli amici di lui, in grazia del quale egli conal

o Commentatori, che affermano, lui non aver mai chiamata la donna Sua con tal nome, salvo che per cenno una volta sola .nel Paradiso VII, 13, laddove disse : quella reverenza, che s'indonna e per ICE ; Di tutto me, pur per non videro essi, o non osservarono questo Sonetto, e n anco quello: Io mi sentii sve-

Ma

gltar ecc.

eh' nella

Vita Nuova,

%.

1,

dove
fi)

la

chiama Bice.
in tal

Quella, cio, che nel ruolo delle belle

mento

Vita Nuova in volgare. 3) Lapo, anch' egli rimatore Fiorentino e amico di Dante. Costui fu cle^li Uberti. 4) Vanna, detta nella Vita Nuova, . 24, Giovanna, era molto donna di Guido. 5) La Bice qui nominata fu la celebre donna del divino Poeta e quegli Scrittori
la
:

donne di Firenze cadeva di Lupo.

numero, era

7) Forse meglio sur o sor. Nel Inf. XIOX, nel MS. di S 40, si legge nel Cod. Canonici, e in altri antichi e buoni da me

veduti:

Quando

noi

fummo

sor l'ultima chiostra.

I.XXIl

PRELIMINARI

E
III.

quivi ragionar

sempre d' amore,


lor

E
Dalla Vita
il

ciascuna
io

<Ii

fosse contenta,
Beatrice

JS

Siccome uova ( .
:

credo die sariamo noi.


vede, che Bice o
(egli scrive)
i

f>) si

in

dello ruolo eia, o linle pi belle dotate

geva
della
sotto

Poeta che fosse nona


citta
,

Presi

nomi di sessanta
Sire
,

ove

la

mia donna fu posta

dall' altissimo

composi una pistola

di servente se -8), la quale io -9) non iscrivei; e non n'avrei fatta non per quello che, ponendola, maravigliosamente addivenne, cio che in alcuno altro numero non sofferse il nome della mia donna stare, se non in sul nono, tra nomi di queste donne. Or dovrassi egli credere, clic fra tante vere femmine Fio-

forma
se

menzione,

rentine

la

sola

Bice fosse una larva immaginaria, sotto di cui


volesse condurla seco
ci

si

slasse alcuna scienza na-

scosta, e che

Dante pur
se tale

a diporto,

come

nel Sonetto egli

ilice ?

Imperocch
donne.

da giudicarsi costei,

converr dire, che cose fantastiche d'arti e


e tutto

scienze pur fussero le amanti di

Guido
'1

e di

Lapo,

pur quel catalogo

10) di belle

IV. PotreLhe per

il

Filelf o e

Biscioni

o alcun altro richiedermi

Se Beatrice era

una femmina
In carne ed ossa con
perch nella Vita
se ella fosse la le sue

giunture,
del pari quasi maraviglioso,
la

Nuova
le

ne parla
,

il

Poeta in

modo

come
essere

donna del Convito


il

la

quale fu senza dubbio

Filosofa

V.

a dire

vero,

doti che egli a lei attribuisce, talora furono superiori


-"II)
lei

all'

di creatura terrena, tanto che

Dice di

Amor
pu
s

il)

cosa mortale
e s

Com'
Le meraviglie
sono
in allatto

esser

adorna,

pura

poi eh* ella, al dir di lui, nelle

altre

donne operava
all'

colla
;

sua bellezza,

incredibili, se
:

non

si

lasci la lettera e ricorrasi

allegoria

come

p.

e.

questo Sonetto

3)

Vede perfettamente
Dimandiamo
elle alle
s'

ogni salute ecc.


colai donna, e di cotali

che non

moderne lanciulle, che pnja loro di accompagnano mai volentieri con pi


;

miracoli;

belle di se, ne
ili

s'

affacciano di lor

genio

ad una stessa iineslra

che anzi hanno

la

malizietta

fingersi

amiche delle meli


al

belle, o pi

brulle, e cercano di mostrarsi accanto di quelle, per


far caccia
'1

non perdere
se

para-

gone, o per

pi facilmente d'alcuno amante.


bello e
r

Ad

esse parr favolosa la


lei.

donna,

e favoloso pur lutto


agli
la

'1

mirabile che qui

si

dice di

Ma
la

ne dimanderemo

uomini doni, dirauci

esser qui sublimata Beatrice a rappresentare in s stessa, per


la

somma
le

sua onest e costumatezza,

Morale Filosofia; veduta


tutti
i

quale,

si

vede ogni

salute,

perch essa quella che salva dalla morte di

vizj

che per quelle donne,

cio

anime virtuose, che segnonla per


virtuosa
la
lei

la

sua via, sono obbligate a ringraziarne,


le

come

di grazia speciale, Iddio. Si

sua belt, che


;

sue seguaci non ne

ricevono

aggravio, ne smontano a confront di


di sano

che anzi

le

fa ella

comparir

gentili,

amorose

amore, e

fedeli.

Za

vista sua face ogni cosa umile -'11), perch Questa colei,

8) Di questo vocabolo vedi la Crusca. 9) N men di questo componimento, in oggi perduto, egli volle far uso nella .N. e pur egli era acconcio al misterioso un-

interrogati, se per avventura vi fosse al teiudi Dante ; che la via in oggi delta cos,
-11)

fuori dell' antico ricinto della Citt.

mero nove,
cui vedi
il

su cui

egli

significato io

molto, e di quell'Opuscolo . 30.


insiste

40) In

Lorenzo

donne

alla Biblioteca di" San vedeva spesso la via delle belle dicevanmi per que' Signori da me

andando

Vita ]\uova, . 19, Canz, 1, st. A. Ci dice Annue ammirando, non dubitando Dunque Beatrice era cosa mortale. 13) V. N. $.27, Son. XVI. 441 Sonetto citalo.
42')

PRELIMINARI
che umilia ogni perverso
che auzi
tal
-

LXXIII

15).

Non ha
sopra onorato.

costei la vanit
ili

femminile

di

voler piacere ella sola;


eli

lustro ella sparge

chi

la

corteggia, che

ciascuno in grazia

essa

piace, e n' da' riguardanti

solo in

presenza ella riesce maravigliosa,

ma

eziandio in assenza

essendo

ella negli atti suoi si gentile,

che chi se

la

rammemora, non

pu

meno
in

VI. Ritorniamo

Poeta

non sospirare con amorosa dolcezza. Se Bice o Beatrice era una fanciulla, perch lodolla il all' inchiesta. alcun componimento della Vita I\ uor<i, coin s'ella fosse la Scienza Morale?
di

VII. Per questo appunto, direi, eh' egli era innamorato e Poeta, gli piacque

celebrarla
fosse

con lodi
nojalo,

grandi, o per secondar


filosofo,

il

genio dell'amico suo Guido,

il

quale

si

an-

una pura leggenda di vani amori ; o perch egli stesso aveva comincialo in allora a gustar alcun poco della Filosofia. Imperocch quantunque i poemetti della Vita Nuova gli avesse egli la maggior parte composti nella prima sua et,
di

come

cio

nell'

adolescenza

non

gli

ordin

per

egli

e distese

colla narrativa

de' suoi

casi

amorosi, che dopo d' esser entrato di due o tre anni nella seconda,

cio nella giovent,


della Sapienza.

quando, mancata
qui mi
si

gi a' vivi Beatrice, egli addestravasi ad esser

amante
io

permetta, poich questo punto non stato per anco, eh'


il

sappia, osservato

dagli scrittori Danteschi, eh' io un po' meglio


Vili.
1'

dichiari. della

Credo dunque
la

di poter asserire, che le


di

Rime

Vita JSuova
j

le

scrisse
le

bens

Autore,

maggior parte
in sua

quelle,

prima

d' entrar nella giovent

ma non

ordino
cui 1j

in libro col racconto

prosa degli occorsi accidenti


esse,

delle occasioni, per

compose,
merito
s'
ti te
fi

e colle divisioni di

come
la
Il:

le

abbiamo
di

al

presente per diligenza del bene-

sig.

Can.

Biscioni, che
II,

dopo
Cap.

morte

ben due anni della


Venere,
ei

sua donna. Ci

apprende dal Conv. Tratt.


volta
versi
gli
-

La
la fa

stella di

dice,

due

fiate

era ri-

16) in quello suo cerchio, che


;

parere serotiua, e mattutina, secondo due diquella Beatrice beata, che vive in Cielo con

tempi

appresso lo trapassaruento
;

di

Angioli, e in terra colla mia anima

nella line della

quando quella gentil donna, di cui feci menzione Vita Nuova, parve primamente accompagnata d' Amore agli occhi miei,

e prese luogo alcuno della mia mente.


ti

siccom' ragionato per

me

nello allegato

li-

bello, pi da sua gentilezza, che da di tanta misericordia


si

mia elezione venne,


si

eh' io ad essere suo consentissi,


la

che passionata
ti

dimostrava sopra

mia vedova

vita, clic

gli spi-

massimamente amici ecc. Or l'anima nobilissima di Beatrice (V. N. S 30 ) si part nella prima ora del nono giorno -17) di Giugno.... in queW anno della nostra Indizione, cine degli anni Domini, in cui il per fatto numero
riti

degli occhi miei a lei

fero

era compiuto nove volte in quel ceutinajo, nel quale in questo

mondo

ella fu posta,

ed ella fu de' Cristiani del terzodecimo centinaio.


4

290.

Due

anni appresso mostrassi a


nella

Dante

la

computo ella mori nel sovraccennata gentil donna consolatrice


Per questo
:

il

qual fatto descritto


cominciato, non

Vita

Nuova
il

al

37. Egli adunque, per quanto

presto

abbia

pu aver composto

detto libello,

che

nell'

anno 1293, nel 28

15) Nella seconda Canz. del Conv., st. 4. 16) Cio nel suo epiciclo, eh' quel cer duetto, per cui si muove la stella di Venere. Questa compie il suo giro in un anno. 17) Di Giugno, l'ho scritto io per andar alla presta poich Dante, a fine di ridurre,
:

nel

nono mese

mo mese

tobre. part in quelV anno ecc. D' onde argomento cos: Se tutto ci, che egli scriveva della
sua Beatrice, egli a cercare
stro

dell' anno ; perocch il pri ivi Tismiu, lo quale a noi e Otsecondo l' usanza nostra , ella si

era
fin

finto,

perch
il

affaticarsi
al

quanto

gli

fosse possibile,

tulle

le

circo-

nella

Sina

mese

no-

stanze del tempo, in cui mor la sua donna, al numero nove, si distende egli in quesla

maniera

Io dico

che secondo

V usanza
part

d' Italia, l' anima sua nobilissima si part nella prima ora del nono giorno del mese.

Giugno corrispondente, che l fosse il nono, quando comodamente fnger poteva il transito di lei in Novembre, che per vocabolo e numero, all' uso fiorentino , appunto era il nono ?

secondo l'usanza di Siria, ella


Dante, Vita Nuova.

si

LXXIV
della sua et,

PRELIMINARI
quando
se egli

aveva cominciato a

gustai' del

nettare della Filosofa; e


-

per

non

maraviglia,

qua

e l ei n' abbia spruzzato


slille filosofiche

quel libro
sparse nella
all'

18).

IX.

Ma

se

anche (osse, die delle


chiamata
Sonetlo
:

Vita Nuova
notissima,

io

non sa-

pessi allegarne ragione,

non dovrebbe ci nuocere


Bice,
a tutta

assuulo mio, eh' di provar vera


-

iemmiua,
Trinile,
si sia

e Fiorentina, e fallo col

Fiorenza

19)

la

donna

di

come ho

Guido, vorrei
per lare
ili

ecc., uel qual

mi pure che Dante

slesso

spiegalo abbastanza; e

come son
auto
pi
la

nuovo, confermando colle sue slesse pa-

iole, che questa

donna

l'

egli di cocenlissi'lio

amore,

rimase afflittissimo della

di lei tuoi le, e


la piaga

due anni

pianse inconsolabilmente, prima eh' egli sanar poi esse


,

13. Trat. II , Gap. del suo dolore. Ecco ci eh' egli scrive nel Convito della quale Come per me fu perduto il primo diletto della mia anima - 20) non fatto menzione di sopra, io rimasi di tanta tristezza punto, che alcuno co ufo ito ini valea. Tuttavia dopo alquanto tempo, la mia mente, che si argomentava - 21) di sa,

nare, provvide (poich n

il

cuno sconsolato avea temilo


molli, libro
-

a consolarsi.

mio, n l'altrui consolare valea) ritornare al modo che alE tuisimi a leggere quello, non conosciuto da
s'

22) di Boezio, nel quale, cattivo e discaccialo, consolato

avea.

E udendo

ancora, che Tullio scruto avea un altro -23) libro, nel qftsle trattando dell'amist, avea
toccate parole della consolazione di Lelio,

uomo

eccellentissimo, nella morte di Scipione

amico suo

misimi

24) a leggere

quello. E, avvegnach duro


latit'

mi
di

fosse

prima entrare
eh' io

nella loro sentenza, finalmente v' entrai

entro, quanto

1'

arte

Grammatica,
,

avea, e uu poco di

mio ingegno polea


vedea
;

fare

per lo quale ingegno molte cose

quasi -25)

come sognando,
suole, che
1'

gi

siccome nella

F ila Nuova

si

pu vedere.

E
-

siccome esser
26) consolare
e di -

uomo

va cercando argento, e fuori della 'menzione trova oro, lo quale oc-

culta cagione presenta,

non forse sansa divino imperio;


alle

io,

che cercava di
vocaboli

me,

trovai
ci

non
i

solamente
li

mie lagrime rimedio, ma


libri, l'osse

d' autori,

27)

scienze, e

libri;
ili

quali considerando, giudicava bene

che

la

Filosofia, che era

donna
lei

di questi autori,
latta

queste scienze, e di questi


la

somma

cosa; e immaginava

come una
;

28) donna gentile, e non


s

polea immaginare iu alto


i'

alcuno, se non

misericordioso

perch

volentieri lo

senso di vero

ammirava, che
l, e alle

appena
si

lo polea

volgere da quella.

da questo immaginare cominciai ad andare

ov' ella

dimostra-

va -29) veracemente, cio -30) nella scuola de' religiosi

disputazioni de' filosofanti;

pieiif) A questo mio divisamenlo non giudica ci che dice Dante nel suo Conv. 'frali. 1, Gap. I, d' aver parlalo, cio, nella fita Nuova, prima d'entrar nella giovent ; poich ci dee intendersi della maggior palle de componimenti in quella recitali, non di tutti, come n auto di tal qual conienio ch'egli vi fece poi. 19) Come la dice il Boccaccio nella Fila di Dante, che, secondo eh' egli attesta, la vide e conobbe vivente. 20) Perche il primo diletto, o 'J primo suo amore, fu Jicatiice, per questo dice, della quale altrimenti sai ebbe discordanza
:

24) Nelle stampe vecchie a leggere e al' legai e quello. Nelle moderne, ad allegale ijuello. Svarianieulo forse vernilo dall' essere in alcun MS. allegale. Che dee far qui

[Allegale

25) Ecco d'onde disse per avventura il Boccaccio, che Dante, in et pi matura, si vergognasse della Fila Nuova. Fratelli da 26*) Presso Marcino Sessa, e Sabbio -consolarne, eh' meglio, 27) Ne'TeSti vecchi e nuovi si legge pur,
i

scienza.
ila Nuova la dice 2S) Per questo nella senrpre gentil donna. 29) Cio, non come gentil donna, ma come scienza ovvero , insistendo Dell' istessa allegoria, mostravasi apertamente per donna
:

iu

persona. 21) Chi sano, non usa V ingeguo a saun' arie, o una nai-si. Dunque Dante non
scienza amava, ina una donna, che
lascialo

morendo

gentile.

troppa afflizione. 22) De comolalionc Pllosophiae. 23) Intitolalo Laelius, scu de Atnicilia.
iu

Cavea

30) Sar meglio,


nelle Edd.

nelle

scuole

come
March,

de' fratelli Sabbio, e di

Sessa.

PRELIMINARI
sicch in picco!

LXXV
tanto
a

tempo, forse

di

-31) trenta mesi, cominciai

sentire

Iella

sua

dolcezza, die

l'

suo amore cacciava e distruggeva ogni altro

pensiero, perch io senten-

domi

levare dal pensiero


la

-32) del primo amare

alla

virt

di

questo, quasi maraviglian-

Locca nel parlare della proposta Canzone, mostrando la mia condizione -33) SUo figura d'altre cose; perocch della .Imma, di cu' io m'innamorava, non era degna rima di volgare alcuno palesemente -34) parlare: ne gli uditori erano tanto bene disposti, che avessero s leggiero le -35) non fittizie parole apprese: ne sarel.be dala
loro

domi, apersi

fede alla sentenza vera,


sto fosse a quello

come

alla

[inizia;
si

perocch

di vero

si

credea del tutto, che dispoa dire:

amore, che non


detto,

credea di questo.
il

Cominciai adunque

Voi, che' illaidendo

terzo del movete.


figlia d'

perch -36), siccom'

questa donna fu

Iddio, regina di tutto, nobilissima

da vedere, chi furono questi movitori, e questo terzo cielo ecc. X. Dalla quale sposizione -37) allegorica e vera, che in bocca dell' Autore una storia, evidentemente rilevasi, che siccome il secondo suo amore, quello cio per la
gentil

e felicissima Filosofia,

donna, fu scientifico e
minile, e per lui

filosofico; cosi

il

primo per Bice o Beatrice, donnesco


fin

fu e

fem-

cagione di pensieri e vaneggiamenti


:

eh' ella

visse

e di travaglio

dopo la morte della qual pazzia ( non essendo in somma amor altro dia infamia, a giudicio de' sai>j universale) egli guari fortunatamente nel modo, che test per lui stesso narrato. Ci volle per tutto '1 suo ingegno a s felice riuscita e per questo quando impazzisce in simigliarne maniera un giovane senza talento, suol darsi per
inconsolabile
:

disperata la sua guarigione, poich gli

manca

il

mezzo migliore, onde


-

far

buon uso

delle

medicine
XI.

a sanarsi.

Una
il

questioncella rimane, ed , che nella Vita


.

lissimo, ed anche,

Nuova, . 41, Dante chiama </43, avversario della ragione, e desiderio malvagio, e vana tenta-

zione
la

pensiero, che per consolarlo nella vedova vita pailavagli di quella gentil donna,
fa veduto, ch'era la Filosofia. All'opposto nel Convito (Trat. II, questo stesso pensiero dice, che era virtuosissimo, siccome virt celestiale.

quale abbiamo poco


II), d

Cap.

Or come

conciliar questi detti ?

la- battaglia tra la dolorosa ricordanza di Beatrice, e la consolazione mostratagli dalla donna gentile, cio dalla Filosofia, avvenne, che nella Vita Nuova pre-

XII. Durante in lui

valse la

memoria
'1

'1

tutto per la dipartenza

del

primo
ragione

suo amore;
la

per

non

madi

raviglia, se

pensiero che

voleva distoglierlo
vilissimo, e

dal deplorarne

perdila, per lui troppo

amara,

gli sia
la

partito in allora
si

alla

contrario.

Ma

in

processo
si

tempo

vittoria

dichiar in favore della nuova donna consolatrice,

come

narra nel

31) Cos in tutti

testi

da

me

veduti:

ma, con buona licenza degli eruditi, nella nuova edizion del Convito leggerassi - di tre mesi, poich di trenta non piccini tempo ; n verisimile che l' ingegno di Dante abbia taidato molto a gustar la dolcezza della Filosofia, n l' estro poetico a celebrarne le lodi. Per contrario l dove dice Dante ( Purg. VIII, 46) Solo tre passi credo, di' io scendesse,
:

un die mirava I ur me, come conoscer mi volesse; pregherei molto a legger Sol trenta passi parendomi che dal balzo, dov' egli era in prima, a poter dire -fui di sotto, non ci volesse di meno. E che sono a quella scesa tre passi ? Veggasi nel Canto antecedente v. 64 e s"".
-

fui di sotto, e z'idi

32) Dell'amore, cio, di Beatrice, il quale il primo. 33) Sotto figura, cio, d'amori di femmine. 34) Forse - parlarne. 3.) Il non ve l' ho aggiunto io, perch voluto dalla sentenza. 36) E pur 1' Autore non avea di ci detto nulla, salvo che colai donna esser la Filosofia. Ma intendi siccotn' e detto nelle sacre Scritture, massime nella Sapienza quando non bastasse 1' averla nominala, per dir espressi anche gli attributi, che le si convengano. Nelle stampe - siccome detto e perch non fu veduto il verbo sostantivo
fu
:

nel siccome nascosto. 37) Cos ei la chiama nel principio dell' allegato Capitolo.

LXXVI
Convito;
qnal era
e allora
iti

PRELIMINARI
fu che
il

vittorioso

pensiero merit

d'essere appellato virtuosissimo,

sostanza, siccome virt celestiale.

Ed

ecco sciolta - 58) la questione. Chec-

ch per

si

giudichi da' Letterati di questa

risposta, che
essi,

non sar tardo


spero, stia

a cangiare,
'1

se

ne intender una migliore, a


stro

me

bassa che per

come

saldo, che

no-

Dante

finisce

il

corso degli amori suoi femminili colla fine del primo suo opuscolo,

e che nel principio delle

Rime

egli dispiega le \ele

all'amor delle scienze.

simil
te
te te

tt

38) Simigliantemente l'Autore in non discontrasto, nel Conv. T. Il , Cap. II: E dice poi - uccide ; e dice poi - sono morta; che pare contro a quello, che detto di sopra della salute di questa donna. E per da sapere, che qui parla


ce ti et

1'

min delle parti,


sopra

parla

1'

altra;

le

quali diversamente litigano, secondo


di

che

manifesto. inaraviglia, se s, e qui dice l dice n, se Leu si guarda, chi discende e chi sale .

Onde non

CORNIANI GIO. BATISTA


(I Secoli della Letteratura Italiana ecc.

Milano
figlia di

1832, Voi.

1,

pag. 49).

-I_Ja

fiamma
e

di

Dante

fu

Bice, o sia Beatrice,

Folco Portinari. Egli


la

ci

rap-

presenta in questa donna un' anima angelica.

Ci descrive inoltre
,

sua affezione egual-

mente pura

sublime. Ci racconta egli nella t'ita JSuova


nell'

opuscolo

da

lui scritto in
le

prosa italiana

anno vigesiuiosesto

dell' et sua,

che

riandando un giorno

poche

notizie, delle quali la sua

cui stava scritto

meni olia teneva conserva, ravvis un periodo della sua vita su principio di vita nuova. LV epoca era appunto quella del suo innamonell'
si
1'

ramento. Considerando
dio
i

oggetto amato un modello di perfezioni,

si

elevarono ezian-

suoi sentimenti, e

posero con esso a livello. Sent egli un total cangiamento in

s slesso,

u pi ritrov

uomo

di

pria.

Sublimandosi

le

sue idee,

le

sue affezioni al,

tres perdettero

quanto avevano

di terrestre, ed

acquistarono spiritualit e purezza


dell' interna

e la

sua volont rettitudine ed energia. Questa

improvvisa rivoluzione

parte di
asserisce

Dante

ci

richiama

al

pensiero quell' altra simile, che Gio.

Giacomo Rousseau
o piuttosto
ai

essere avvenuta a lui stesso in una sua gita a Vincennes. Si potrebbe affermare, che al-

cuni genj elevali vanno soggetti alle


trasporti di fanlasia.

medesime

modificazioni

medesimi

Ritornando

alla

Vita IXuova
penna

di
le

Dante, diremo che

sulle tracce

dell'

nunziato argo-

mento piovono

dalla sua

idee platoniche a furia: alle quali noi tralasceremo di

tener dietro, per non perderei seco nelle astrazioni e nei vaneggiamenti.

PRELIMINARI

LXXVU

u
FOSCOLO UGO
(Scelte Opere,

Poligrafia Fiesolana 1835, Voi. I, pag. 21-2).

k5in dal
del suo

< 295 Dante, che scriveva allora la sua Vita Nuova, dava quivi uno schizzo Poema, che pare sia stato il pensiero di tutta la sua vita.

(Ivi

pag. 241).

JL-Jgli v"

ha disseminato
si

nella

Divina Commedia)
e sotto
l'

deliziose comparazioni tratte dalla


eli'

vita campestre, o che vi


sincerit del di lui

riferiscono

allegorico velo
della

egli

ha tessuto

la

amore per Beatrice, compagna


sua vita, costantemente
ci

prima sua infanzia, oggetto della


1'

passione di tutta
dolcire
il

la

comparisce, onde moderar

ira sua

e rad-

sentimento delle sue pene.

V
RENZI ANTONIO
(Estratto dall'Allegoria del Poema d Dante premessa alle Annotazioni della edizione detta dell' Ancora , per cura dell' Ab. Antonio Renzi. Firenze 1819, Voi. 4 in f. ).

J-S ante
perch

intende per Vita


al

Nuova

l'adolescenza, che nel suo sistema


titolo
si

il

discorrimento
operetta
,

dell'et fino

venticinquesimo anno: onde questo

diede

alla

citata

in essa de'suoi

amori con Beatrice ragiona


lei,

fino all'uscire dell'adolescenza


4

d'amen-

due, cio fino all'epoca della morte di


dell' et sua.

che segu nel


si

290, nell'anno vigesimo sesLo

Leggendo attentamente quest' opera


fin

vede, eh' egli

am veramente Beasuo animo lo portava-

trice

ma

che

d' allora la sua elevata fantasia e la nobilt del

no

a sublimare questo

amore,
il

e a distinguersi dalla schiera degli altri

amanti

facendo

della sua

donna un essere pi che terreno. La morte


e gli f' nascere

di lei lo fortific in questo propola

nimento,

pensiero di perpetuarne
fin

memoria, formandone un persosi

naggio allegorico nel gran Poema, che

d'allora meditava. Ci apertamente

deduce

da quanto egli dice in fine della Vita Nuova.

LXXYIII
Nella seconda parie di questa
trice

PRELIMINARI
- i) egli ci fa

couoscere,

clie

dopo

la

morte della sua Beasi

cominci a
in

dilettarsi

nell'amore d' un'altra donna gentile, bella, giovine, savia, e


l

pietosa in vista, che tutta

a piet

pareva

in lei raccolta.

Ed
et

ecco com'egli

si

esprime nel

suo Convito
(

proposito di questo
//.
-

suo

nuovo amore;

La

stella

di

Venere ecc.
ci

Tratt.

II

Cnp.

2).
;

Questo suo nuovo amore per fu tutto simbolico ed apparente


luogo

di

che non

lascia

a dubitare l'Autore, allorch passa alla esposizione vera della sentenza nel

seguente

Cap.XIII dello
ci

stesso Trattato:

ce

Come
(

per
4

me
:

fu perduto

il

primo

diletto della
,

mia anidi
la

ma
cui io

ecc.

p. 128

).

altrove
lo


ce

m' innamorai, appresso


figlia

39) Cos dico e affermo che la donna, primo amore (cio dopo quello per Beatrice), fu
p.

bellissima e onestissima

dello 'mperadore dell'Universo, alla quale Piltagora pose

nome

Filosofia .

Se

fosse d'

uopo

dopo

luminose prove

aggiungerne altre

far

conoscere, che questo nuovo amore di Dante era puramente fittizio, egli ce lo somministrerebbe l dove dice : ( Tratt. Ili, Cap. XP): ce La vera intenzione mia fu altra, che
ce

quella die di fuori mostrano le Canzoni predette

del Convito

).

dove assegna

la ragione
ce ce
ce

che lo mosse a contentarle (p. 70): ce Temo la infamia di tanta passione aver seguita, quanto concepe chi legge le soprannominate Canzoni in me avere signoreggia to
:

la

quale infamia

si

cessa
,

per lo presente di
virt sia stata la

me

parlare

interamente
.

lo

quale
le

mostra che non passione

ma

movente cagione

Chi legge poi


occhi

altre

Rime

di
i

sua donna,

Dante, osserver eh' egli di continuo loda le quali, non sono altro che le dimostrazioni della
(

virt de' begli


Filosofia,
il

della

che dirette negli

occhi dello intelletto innamorano l'anima

p. 438

).

Leggasi

bellissimo Sonetto

che

comincia:

ce

Da

quella luce, che

il

suo corso

gira , ove immagina

che

sette cieli

donna de' loro mirabili effetti ; lo che significa, codimostra nel Convito (p. 429 e seg.), che del lume di tutte le scienze si abbellisce la Filosofia. Leggasi la Ballata: ce Poich saziar non posso gli occhi miei ; o l'alro.'

de' Pianeti piovano tutti sopra la sua


ei

tra:

ce

Io mi son pargoletta bella e nuova ; non che la nobilissima Canzone:


;

ti

Amor,
amore

che muovi tua virt dal cielo


dell'

e vedrassi

che tutto
;

nobile e virtuoso

si

fu

l'

Allighieri

tutto inteso
di

alle
,

cose intellettive

che dopo

avere nell' adolescenza

amato per gentilezza

cuore

si

diede nella giovent alla

passione e allo studio della

Filosofia, e pass poi da questo all'

amore

delle cose celesti, cio della Sapienza, o Scien-

za divina, simboleggiata nella Beatrice gloriosa della

Divina Commedia.

4) Nella nostra edizione comincia a pag.


il,
$.

XXIX.

2) Vedi sopra, pae. b

LXXIU,

lin.

23*

PFIKLIM1NARI

LXXIX

z
ORELLI GASPERO
(Estratto dalla Vita di Dante Allighieri compilata da Gaspero degli Orelli. Coir, per A. T. Otto, 1822, m-8. ).

-L'i Bice, o Beatrice,

figlia

di

Folco Portinari, cittadino molto benemerito,


passionata, qual convenivasi

fon,

datore dello -Spedale di S.

Maria Nuova, Dante medesimo ragiona nella Vita


e di prose, fervida
e

Nuova
all'

opera giovanile, mista


iu cui la

li

rime

et

re,

che

in

compose (1293), e che contiene la un novello vivere lo fece entrare

fantastica dipintura di quel santissimo

amo-

Ma

dopoch

per pi anni Beatrice

avea col suo volto sostenuto il gentil suo amante , e mostrando gli occhi giovinetti a lui, seco 1' avea menato in dritta parte vlto , gli fu rapita da improvvisa morte nel venlesimosesto anno dell'et sua, il d 9 Giugno \ 290 ; ond' egli rest dapprima come c< abbandonato dalla sua salute , e et dispregiava talor questa vita . In mezzo a tal
dolore compose
iu
la

Vita Nuova,
lei

nella quale tuttora accenna

il

gran disegno che volgeva


ci'

mente, cio: di dire di

quello, che

mai non fu detto

alcuna.

AA
KRR1VABENE FERDINANDO
(Amori
e

Rime

di

Dante Allighieri. Mantova 1823,


Dante

in-16. pag.

XXVI).

IL 'diamo

le confessioni di

nel suo libro intitolato la Vita

Nuova. Altro non


amori.

questo suo scritto, che una storia de' suoi giovanili amori distesa in forma di comento

ad alcuni poetici

componimenti
iu

fatti

da
in

lui in

occasione degli

stessi

Due anni

dopo

la

morte della sua donna ordin

libro quelle
in

Rime

scritte

prima

d' entrare in

giovent.

Diremo

compendio come racconti

prosa gli amorosi accidenti a lui occorsi.

(Secolo di Dante, Voi. 3., Uh. Ili, pag. 600. Udine 1827, pag. Ili, Firenze 1832).

Voi. 2."

iS
da
tando

e\

1293 Dante,

in

sul fiorire del


in

vigesimo ottavo anno di sua


,

et,

lui scritte
ivi

per Beatrice

un libro

che

gli

piacque intitolare Vita

ordin le Rime Nuova, raccon-

pure in prosa

gli occorsi

casi.

LX\X

PRELIMINARI

BB
SALFI FRANCO
(Resum de l'Histoire rie in Littrature italienne. Seconde priode, Chap. 1, pan. 20, Voi. 1).
JLr ante non aveva ancora
stessa eia, della

Paris 1826,
am
ili

Voi.

2/n-l8.

dieci anni, allorcli ville ed


la

Beatrice, fanciulletta della

quale

egli

fece

sua musa, e cui celebr lino alla fine de' suoi giovili.
far

Questa passione, che giammai non cess, appresegli V arte


poesie. Nella
cioli

versi, e dettogli le
i

sue
pic-

prima delle sue opere,


dell'

la

Vita JSuova,

egli descrive le agitazioni e

avvenimenti
nicchia
a
i

egli

Fino
la

amor suo ; ed in questa narrazione, o specie di romanzo componimenti in versi da lui scritti per la sua Beatrice. Dante non si era fatto che rimare ; ma per opera di lui ricomparve
varii
lui,

erotico,

in

Italia

vera poesia. Tutti gli altri versificatori, prima di


;

tare
se

Dante nou cant


egli

se

non erano amanti che per cannon perch amava veracemente , e non esprimeva cantando

non quello eh'

sentiva.

ci solo tendeva con tutta


il

1'

arte e

1'

ingegno: egli stesso

disse ad
di sensi),

uno de'rimatori del suo tempo,

quale componea versi pieni d'ornamenti e vuoti

Io mi son un, che quando

Amore
Ch'
Dotato
egli era d'
ei

spira, nolo

ed a quel modo
la

detta dentro, vo significando.


sensibilit
,

una profonda

quale comunicava alle

sue idee ed alle

sue passioni uno straordinario grado di esaltazione.


officina d'

noto ch'egli trov un giorno nella

stosi a leggerlo

uno speziale non so qual libro, che da lungo tempo era da lui ricercato. Poun gran roinore si leva frattanto nella strada ed egli nulla n' ode e ,
,

resta ivi
estatica
,

immobile, continuando
alla

fino a sera la lettura. In

questa sorte di concentrazione


la

quale di sovente

s'

abbandonava

si

riconosce facilmente

tempra del suo


elevati pensieri,
la

cuore e della sua mente. Di

uscirono quelle immagini vivaci, quegli


i

que' sogni poetici onde sono ripieni

suoi componimenti.

Vuol

egli

dipingere
;

bellezza

da

lui

amata

Il

suo pensiero non

si

ferma gi solo

quanto

visibile

esso internasi

ancora nelle qualit secrete e pi preziose Contemplando nella pei lezione delle parti esteriori la perfezione delle parli

non apparenti,
il

egli s' inalza fino al cielo,

il

sole

e gli

astri
i

del quale

ci

fan credere che racchiuda

Paradiso. Similmente egli immagina, che tutti

piaceri della terra sieno compresi in quello che


re,

non pu vedere.

Siffatta

guisa di pensalui solo.

divenuta famigliare dopo Dante, era allora del lutto nuova, ed apparteneva a
ci

Non

diamo per
;

a credere,

che ne' suoi

lirici
1'

voli egli dimentichi la sensibilit

del
al-

suo cuore

la

passione pi viva dappertutto


la

accompagna.

Anche malato, non per


di
lei

tro egli agitato che per


letto alcune
s'

salute di Beatrice.

Appena addormentalo,
la

mirasi attorno al
e

femmine
trema
la

scapigliate,

che

gli

annunziano

morte

mentre

il

cielo

oscura
;

terra

un amico
che
ci
fa

gli riferisce

che Beatrice mori. Egli piange e griDirebbesi, che

da

viene risvegliato, e tuttavia gli piovon le lagrime dagli occhi. Questo sogno funesto

da lui

narrato in

modo

sognare e piangere

con

lui.

Dante
le

presentiva, colla forza del suo pensiero, ci che doveva intravvenirgli. Ei trema bentosto
pel pericolo dell'

amante sua gravemente


gi
il

malata

e nell* atto

stesso

che rivolge

sue

preghiere
loro
ali

alla

morte, vede

cielo aprirsi, e scenderne gli Angeli per riportare sulle

quell'

anima

santa.

A malgrado
;

delle sue preci, Beatrice sen

muore, giunta apcon lamento

pena
si

all' et

di

venticinque anni
il

Dante deplora

questa perdita crudele

patetico e vero, che

Petrarca in pari circostanza non esit ad imitarlo.


(

Traduz. dell' Editate

).

PRELIMINARI

LXXXl

ce
MAFFEI
AB. GIUSEPPE
(Storia delia Letteratura Italiana ecc.

Milano 1825-34,
Nuova,
eh'
la

Voi. 1."

pag. 57).

arie

rime

di

Dante

si

leggono nella Vita


a

storia

de' giovanili suoi

muori con Beali ice, frammischiata


Sonetto, encomialo dal Rimatori *),
sia
t.

diversi
si

componimenti che per essa compose. In un trova una vaga e viva immagine, la quale comech

espressa con umili parole, tuttavia maravigliosamente ajutata da una graziosa puri-

Essendo morta
gli

la

sua donna, egli dice di aver trovato


Lassi,

Amore

che veniva per


,

la

via

mesto e con
allo stalo
:

occhi

come uomo che

abbia perduto signoria

sia

caduto da

La prosa
pieno di

della

Cavalcando V altr' icr per un cammino ecc. Vita ISuova distinta da un certo candore, ed
lo

colorila da

una dolce

melanconia, eh' era


affetto,

stalo abituale

dell'anima del Poeta. Vi


sensibilit.

si

legge

un sogno eh'

e destato

da una viva

*) Perl.

Poes. Lib.I,Cap. 15.

DD
AMBROSOLI FRANCESCO
(Manuale
della Letteratura Italiana ecc.

Milano

1828, Voi.

1.

pag. 73).

.L'i nove anni

Dante
anni

s'

innamor
nel

di

Beatrice Portinari, fanciullata allora di pari eia


;

e di lei canl, senza nominarla per altro, nelle produzioni del suo ingegno
in sul liore
l'osse

e lei

morta
gli

degli

1290) elenio

nella

Divina Commedia, tingendo ch'ella

scorta a visitare le sedi dei beati nel Paradiso.

(Ivi

pag. 77).

IN ella Vita Nuova,

operetta mista di poesia e di prosa,

il

Poeta ragiona

della pas-

sione amorosa in ci eh' essa pu avere di pi puro e di pi nobile, rappresentandoci s medesimo da quella passione rigenerato. Vi sono esposte tulle le circostanze pi notabili
del suo

amore

e,

bench
dell'

in

alcune parli

la filosofa

di quella et ci possa stancare, nel-

P universale per

opera tulio condito di maraviglioso diletto.

Dante, Vita Nuova.

LXXXII

PRELIMINARI

EE
RICCARDI AB. ANTONIO
{Manuale
d"

ogni Letteratura

ecc.

Milano 1831, pag. 207.).

Coloni pose
zioni

Dante ancor giovine


vita,

la

Vita Nuova, prosa volgare


periodo della sua
vita

tutta involta nelle astra,

platoniche.

Descrive in questa un

in cui

parve a
e

lui di

cominciare una nuova


sta era
1'

o di sentile un gran

cambiamento

in s

medesimo}

que-

epoca de' suoi amori con Beatrice.

FF
LIBRI PROF. GUGLIELMO
(

Histoire des Sciences mathmatiques en Italie, depuis la renaissance des Articolo Lettres jusqu' la fn du dix-septime siede. Paris, 1838. tradotto dal sig. L. Toccagni, e inserito nella Rivista Europea. Milano

1842, p. 140

).

J_j influenza di Beatrice, di quella Beatrice che


d'
,

Dante amava

fin

dall' et di

nove anni

un amor s puro s straordinario, si stende su tutta la vita del Poeta. Bello veder essa gli nella Vita Nuova l'impero che su lui esercitava questa donna si pura - a) dett i primi suoi canti - b) ; essa fu una delle molle principali di quella gran vilei , e dopo aver amate altre donne, Dante ta. Anche lungo tempo dopo la morte di conservava per essa una smisurata tenerezza; e i versi eh' egli consacr alla memoria sua,
:

gi vecchio e affranto dal dolore, sono impareggiabili.


rata,

Nessuna douna fu mai tanto ono:

quanto

colei, alla quale fa dire verso di lui quelle parole

Ben

ti

dovevi per lo primo strale

Delle cose fallaci levar suso


Diretr' a me,
clic

non era pi
le

tale.

Non

li

dovea gravar

penne

in giuso,

Ad

aspettar pi colpi, o pargoletta,


s

O
a)
eli'
<t

altra vanit con

breve uso

e).

quando

ella

fosse

presso d' alcu,

Dante, Vita
b) Ihid.
e)

Nuova
XXXI,

).

no, tanta onest venia nel cuor di quello


egli

non

ardiva

di

levar

gli

occhi .

Purg. C.

vv.

58 a 65.

PRELIMINARI

LXXXIIf

GG
ROSSETTI GABRIELE
(Il Mistero dell'Amor platonico ecc. Voi. II, Cap. IV, Della Londra 1840). pag. 319 a 324.

Donna

mstica,

ante, dopo li aver riferita la sua prima visione avuta per ingegno dopo averla descritta nel Sonetto eh' ei mand ai fedeli d' Amore, o

JS

in
sia

Vita Nuova,

A
soggiunge
:

ciascun'

Alma presa

e gentil Core,

//

verace giudicio di dello Sonetto non fu veduto allora per alcuno . Ci

dice chiaro, che quella era una figura significativa, e


difficile

non

gi

una visione vera


I

ma

di s

congegnamene, che non


non solo nascose
;

si

trov Edipo per quella Sfinge


,

Dopo
f'

ci ei segue a

indicare, che
in

il

vero oggetto della sua mira


sua

ma

credere esser uno

vece di un altro

ossia

che

la

visuale

intellettiva

mirava ad un bersaglio hen

diverso da quello, a cui fingeva dirigerla.


te
te te tc

Udiamone

le parole:

Molli, pieni d' invidia, gi

si

procacciavano di saper di

me

quello, eh' io volea del

tutto celare

accorgendomi del malvagio addoniandare che mi facevano, per la volont d'Amore, il quale mi comandava secondo il consiglio della Ragione - !) , rispondeva loro che Amore era quegli che m' avea cos governato. Diceva
altri.
io,

ad

Ed

te

d'

Amore

perch io portava nel viso tante delle sue insegne,


- 2).

che

questo non

si

poteva ricoprire

E quando mi domandavano
,

Per cui

t'

ha cos

disfatto questo

et Amore ? ed io sorridendo gli guardava e nulla dicea loro. Un giorno avvenne, che questa gentilissima sedeva in parte, ove s' udivano parole della Reina della gloria ; ed io era in luogo dal quale vedea la mia beatitudine - 3) ; e nel mezzo di lei e di me, te

per

la retta

linea, sedea

una gentil donna

di

molto piacevole aspetto,

la

quale mi milei

te
te ce

rava spesse volte, maravigliandosi del mio sguardare, che pareva che sopra

termi-

nasse - 4) ; onde molti s' accorsero del suo mirare. Ed in tanto vi fu posto mente, che partendomi di questo luogo mi sentii dire appresso: Vedi come cotal donna distrugge
la

te <c
te

persona di costui ?

E nominandola,
,

intesi

che diceano di colei, che mezza era stata


Beatrice, e
il

nella linea retta che

movea dalla gentilissima


assicurandomi
:

terminava negli occhi miei.


era comunicato
,

Allora mi confortai molto


il

che

mio segreto non

te tc
ce te te

giorno

altrui

per mia. vista


;

ed immantinente pensai di far di questa gentil donne mostrai in poco tempo, che

na schermo della Verit


alquanti anni e mesij
e,

e tanto

credulo sapere dalle pi persone che di

me

ragionavano.

segreto fu. il mio Con questa donna mi celai


certe cosette per rima - 5).
dalla

per pi far credente altrui, feci per

lei

Dico che

in questo

tempo che questa donna era schermo di tanto amore, quanto

1)

Ha

dichiarato

che Anima

Ragione

sue percezioni, quando vide la novenne

don-

sono sinonimi.
dire, che la faccia esterna de'suoi aveva manifesti segni di gergo , ma 1' interno significato ne riusciva difficile anche a coloro che capivano il gergo. Vedrenio in appresso da che ci derivasse. 3) Apparuit jam bcatitudo nostra, disse il secondo spinto eh' era nella camera delle

2)

Vuol

scrilli

na della mente. 4) Mostrer altrove, sino ad una evidenza irresistibile, che questa donna a cui fin geva mirare, mentre mirava ad altra Madonna la Piet sua nemica Dante
,
:

stesso ce lo dir. 5) Altro che cosette

fece

il

poema

in

pare diriger la mira a Madonna la Piet sua nemica, mentre ad altro guarda.
cui

LXXXIV
parte mia
ce

PRELIMINARI
- 6),

mi venne una volont


ce

di voler ricordare Io

nome

di quella gentilissima

ed accompagnarlo di molti nomi di

donne
e

specialmente
li

di questa gentil

donna
della

(eh' era schermo d'un tanto amore);

presi

citt,

ove

la

mia donna

fu posta tlallo altissimo Sire

nomi

di sessanta le
-

pi helle

7).

Or
ce

veggasi

delle quali

come Dante stesso ci la intendere accompngn quello della donna sua,

quali siano !e sessanta donne, coi


ce

nomi

reina di tutte le virt e dislruggilrice

la Vita Nuova. Salomone, sessanta sono le regine, e ottanta le amiche concubine; ce delle ancelle adolescenti non numero : una e la colomba mia e la perfetta mia. Tutte le scienze chiama regine e drude e ancelle ; e questa , umana colomba perch senza macola alcuna ; e questa chiama perfetta , ce perch perfettamente ne fa il vero ce vedere, nel quale si cheta l'anima nostra. Questa donna la Filoso/la, la quale vece ramente donna piena di dolcezza gloriosa di onestade , mirabile di savere , ornata

de' vizj . Ei lo indica nel Convito, scritto per giovare


ce

Di

costei, dice

ce

di lihertade.

Gli

occhi Ai questa donna sono


1'

le

sue dimostrazioni,

le

quali diritte negli

occhi dello
ce
ce ce

Istflletto innamorano

Asima,

liberata nelle condizioni

O
.

dolcissimi

ed ineffabili sembianti, e rubatoli subitala della


strazioni degli occhi della Filosofia appare,

Meste umana,
ella alli suoi
vi

la

quale nelle dinioI

quando
fa

drudi ragiona
la

Vera-

niente in voi

la

salute

per

la

quale

si

beato chi

guarda
,

8)

e salva dalla
,

ce ce
ce

morte della ignoranza m' innamorai, appresso


Imperatore

e dalli

vizj.

cos'i
-

dico e affermo

che

donna

di

cui io

lo
,

primo amore
alla

9), fu la bellissima

e onestissima figlia dello

dell' universo

quale Pitlagora pose


della Sapienza

nome

Filosofia

. Egli stesso

quivi spiega, che Filosofa vale


ili

Amore

ecco dunque di

qual amore
:

qual donna parla

e spiega

che Filosofo significa

Amante
si

della Sapienza

tal

era

egli, tale

ogni altro che farnetic platonizzando.

Parole di

Dante sono queste


il

qui sopra trascritte,

come
il

leggono nel Convito


4

- IO)

ed

ei

dichiara, che scrisse


le

Convito per

farci capire la

Vita Nuova

4).

Quindi com-

prendiamo che

sessanta donne, con cui accompagn


egli spiega

nome

della

sessanta donne eh'

nel Convito, cio quelle di cui parla


est

gista soni reginae

una

columba mea, per feda mea.

donna sua, son le Salomone ce SexaQuae est isla, quae


:

progred tur quasi aurora consurgens, paler ut luna, electa ut sol, terribili ut castrorum acies ordinata - 4 2) ? E Salomone stesso, che f' di questa donna mistica la sua

6)

mo

di

Quanto dalla parte di tanto amore ; perch

lui era scher,

quanto dalla

parte di lei , ella l' avrebbe fatto bruciar vivo, se avesse potuto accorgersi a qual oggetto mirava, fingendo di mirar lei. 7) Mai non dice qual' era questa citt.

(Vita Nuova, pp.


8) Cio
,

9,

0).

1'

intelletto

che

in

lei

fissa

gli

occhi

si

la

bealo,

come qui sopra ha

detto;

onde

lo spiritello eh' era Dell' intelletto,

nel

veder questa donna, grid dalla camera dove era Apparuit jam etc. etc. 9) Appresso lo primo amore vale apud primum amareni; e che cosa sia il primo amore, spiegato da Dante stesso (lui. Ili): Fecemi la divini Palesiate, La prima Sapienza, e 7 primo Amore. 40) Vedi le pp. 437, 439, ediz. di Zatla. 4 4) ce La vivanda di qusto Convito sar di quattordici maniere ordinata, cio quattordici Canzoni si d' Amore come di Virt materiate; le quali, senza lo presente pane, aviario d' alcuna sciti ita ombra sicch a molti lor bellezza pi che lor bont era
: :

presente sposizione sar la quale ogni colore di lor sentenzia far parvente. E se nella presente opera, la quale Convito nominala , e vo' che sia, pi virilmente si trattasse che nella Vita JSuova, non intendo per a quella in parte alcuna derogare, ma maggiormente giovare per questa, quella- E conciossiacosach la vera intenzione fosse altra che quella, die di fuori mostrano le Canzoni predette , per allegorica sposizione quelle intendo mostrare. Priego lutti che, se il Convito non fosse tanto splendido, non al mio l'otere , ma alla mia /acullate , imputino ogni difello.... parlare, sponendo troppo a fondo, non pare ragionevole . Ed. c\l.,p f>7. 4 2) Cant. Cantic. vv. 7, 8, 9. Dante rassomiglia perci Beatrice alla Luna ed al Sole:
in
la
;

grado

ma

luce,

la

(e Quale nei plenilunii sereni ecc.; ce E la faccia del Sol nascere ombrata ecc.; e fa insilarla con le Stesse parole della Cantica Veni, Sponsa de [Abano. Sadi Salomone
:

picntia termine del cap. VII e principio del:

l'

Vili.

PRELIMINARI
sposa, ne indica nel libro seguente che
ciosior sole, et super
essa
la

LXXXV
:

Sapienza
luci

Est enini Sapientia spe-

ornnem dispositionem stcllarum

comparata

invertitur prior

Mi autem
P"E.\TITE

succedit

nox. Sapentiam autem non vincit malitia. Att'mgit

usque ad finem fortiler, et ME A, ET QUAESITI SPOSSAM MIMI E.IM ASSUMERE, ET AMATOR FACTVS SUM FORmae iLLivs . Dante replic quest'ultima dichiarazione di Salomone, come non ha guari

ergo a fine disprinit omnia suauiler. H.tsc amati, et Exqvisiri a ju-

udimmo: Dico
slissima

ed affermo, che la donna di cui

ni'

innamorai, fu

la

bellissima ed onc-

figlia dell'

Imperatore dell'universo,
tal
:

alla

quale Pittagora pose


la

nome

filosofa .

Quindi, per identificare se con una


pressa, nel
ce

donna, cio con

sua mente, ov' ella era


la

im-

Convito stesso scrive cosi

ci

Amore

ghigne e unisce l'amante con

persona

ic
li i<

amala; onde Pittagora dice: Nell'amist si l uno di pi. E perocch le cose congiunte comunicano natur alme/ite intra s le loro qualit, in tanto che talvolta die l'ima torria

del lutto nella natura dell altra; incontra che


si

le

passioni della persona amata entrano


nell'altra, e cos'i l'odio e
'1

nella persona amante, sicch l'amor dell'una

comunica

desi-

le
ic

derio e ogni altra passione.

Onde

io,

fallo

amico

di questa

donna, di sopra nella verace

sposizione nominata, cominciai ad amare e ad odiare secondo l'amore e l'odio suo; comin-

ciai dunque ad amare li seguitatoli della Verit, e odiare li seguitatori dello Errore e della Fahil, com'ella face. Ragionevole e onesto non le cose, ma le malizie delle cose n odiare, e procurare da esse di partire. E a ci se alcuna persona intende , la mia eca partire, dico , la malizia delle cose ; la tc cellentissima donna intende massimamente qual cagione di Dio, perocch in lei tutta ragione, e in lei fontalmente 1' one stade. lo, lei seguitando ne.W opera - i3), siccome nella passione, quanto potea, gli erte rori della gente abominava e dispregiava, non per infamia o vituperio degli erranti , credea fare dispiacere ; e dispiaciuti partire da ma degli errori li quali biasimando
ci
,
,

c<

coloro, che per essi erari da

me

odiati (ys. I9l


s stesso

).

qui vediamo che

Dante incorpor

con

la

sua

donna, cio con quella cui

Pittatola pose
pi, onde
/'

nome

Filosofia; perch Pittagora stesso dice, che

ncW
,

amist

si

aminle toma nella natura

dell'

amata. In
,

fatti

ne Dialo giti

fa uno d'Amore

di
di

Leone Ebreo,

prolissa opera settaria del cinquecento

Ove V arte d'

Amore

e tutta

chiusa , la Filosofa divisa in due persone, l'amante e 1' amata, Messer Filo e Madonna Sofa, che fra lor discorrendo espongono in gergo tutta la scienza occulta. Questi adunque, che finora ci parvero amanti, qual di costei e qual di colei, sono, il vo' ripetere, amatori della Sapienza, la quale era da essi figurala come una donna immaginaria, e iu

una donna reale venia incarnata.

Che

la

donna mentale

in

dubbio.

Siccome

la

rettitudine e la proporzione

una donna vera venisse personificata, che sono idee


,

cosa

che non ammette


si

astratte,

cangiano in

una squadra ed un compasso, che son cose materiali; siccome


presentato dal
fisico
;

il

sole intellettuale rap-

cosi dei

pari la scienza era rappresentata

da una donna
:

effettiva

quindi

il

cammin

tortuoso procedea per rimbalzo in questo

modo
,

il

proselito fingea pre-

star culto alla religione

romana, mentre

il

riferiva ad

una donna;
la

e nel fingere

amor per
e

questa

aveva in mira un oggetto totalmente intenzionale

riforma della religione

dello stato.

13)

Intende

della

sua opera maggiore

della

Commedia

parlar doppio.

LXXXVI

PRELIMINARI

(Rossetti ecc. Voi II, Cap. Vili, Del terzo Ciclo, pag. 636 a 638).

JLia ^ita
fra
i

Nuova

couliene
III

XXXIII componimcnli

poetici, divisi

da prose esplicative
situate
,

<),

quali primeggiano

sole

Canzoni solenni simmetricamente

questo

numero
Can-

segretamente relativo alle tre parti della

Commedia,
,

e quello ai trenta Ire canti di cia-

scuna parte -2).


zoni,

Il

componimento centrale

de' trentatr la pi artifiziosa delle tre


la

germe
-

di

tutta la finzione del libello

quale viene sviluppata di

qua e

di l, ai

due cauli 3). Le altre due Canzoni laterali equidistanti no talmente ira loro, che l'una fa intendere il gergo dell'
Beatrice viva, quella a sinistra di Beatrice morta, ed

dalla centrale si
altra
;

corrispondo-

quella a destra parla di

ambe

relativamente alla immaginaresta cos'i divisa in tre patti,


il

zione espressa nel mezzo. Talmenlecli tutta

la

Fila Nuova

ciascuna di undici componimenti. La parte media, che contiene


zione, offre questa simetrica figura
:

germe

di tutta la fin-

Destra

Canzone
Vita

Sonetti,

Centro Canzone
Finzione

Sinistra

Sonetti

4,

Canzone Morte

1'

intero opuscolo offre quest' altra figura, anche simetrica

Parte sinistra Componimenti brevi t Le due parti laterali presentano del pari uno sviluppamene progressivo della media , e il gergo di qua riverbera luce sul gergo di l, scaturendo ambi dal figmenlo centrale. Per esempio procedendo dalla Canzon sinistra verso la fine del libello, e retrocedendo dalla Canzon destra verso il principio di esso, cio partendo di qua e di l dalla parte il quarto componimento di l e il quarto di qua si corrispondono e media si spieParte destra
(

Parte media

Componimenti brevi

(come sopra)

gano

vicenda; poich a sinistra descritta quella donna,


il

alla

quale per malvagio desi-

derio e per vile pcnsiere, avversario della ragione,

Poeta iva inchinando; ed a destra

indicalo, esser essa

Tale
cui
il

si

la

appunto madonna la Piet sua nemica - 4). non mai svelala artificiosissima costruzione di questo convoluto nodo,

in

bandolo

come
e

sepolto nel centro. Chi per assidua cura perverr a sciorne tutte
1'

le volte e rivolte,

con

assistenza del

Convito che
1'

ci

fu scritto, e di altre opere


s'

minori che a ci intendono, tutta ne svolger

intrigata matassa,

impossesser senza

meno

del gran segreto della

Divina Commedia.

<) canti

de 33 un Sonetto del Cavaiil Poeta cita come risposta al suo primo Sonetto enigmatico , e che in qualche antica edizione leggesi per intero, La Tavola come parte del libello. G. li. 440, mostra infatti II dell' Append., pag. che XXXIII sono i componimenti poetici
,

Uno

che

ce Voglio che tu diedi certe parole .... queste parole fa che sieno quasi in mezzo.. *); ma Calle adornare di soave armonia . Cosi appunto indica di rimbalzo la Canzone centrale.

role esplicative della sua volont:

Ed.
4)
I

cit p.

17 ).

ita Nttoi'a, eseluso per altro il Sonelto del Cavalcanti, di cui non riportato che il primo verso a pag. 5, leggendosi per * intero nell' Append. cit. al IN." X, pag. \\C>.

della

due componimenti in corrispondenza che indichiamo, sono i due Sonetti (e vedine anche le prose esplicative ): Didero gli occhi miei quanta Pietate.
Tutti
*)
li

2) Non ferno che (come nel


e

primo Canto dell' Inun preambolo a tulio il poema


<s:m
il

mio

(p- 5b) mici pensier parlari d' Amore.


(

/'

20

).

come

il

mio Comento Analitico provai, Landino con altri coment itovi


'

giudic ) , anche quella prima parte costa di 33 canti. ?>) II Poeta lo avverte in gergo , facendo dirsi da Amore di porre nel mezzo le pa-

Nella nostra ediz. della V. N., pag. 18, leggiamo con migliori lesti - quasi un mezzo ; e vedine la ragione nella nota 31 a pag-2i , e la 3. delle Note aggiunte a
;

'

pag. 92.

PRELIMINARI

I.XXXVl!

(Rossetti ecc. Dalia Conclusione Esame delle principali critiche al presente sistema d'interpretare. Voi. V, pag. 1625).

lliuno

ignora, che

il

numero nove

detto

il

numero perfetto, come


l'et di

quello che per-

si dice 1' et nuova, perch sorge dal numero perfetto - i); quindi il maestro perfetto dice aver anni nove ( come Dante, quando in vita nuova s' innamoro

feziona e compie Ja serie dei

numeri semplici. Quindi

nove anni

perfetta di chi

rinato a vita

di Beatrice), e di esser egli stesso il numero nove (come Dante in detta vita dichiar esser Beatrice), e d' appartenere alla loggia perfetta, la quale costa di nove individui, appellati nove luci - 2) quindi gli antichi immaginarono nove essere i Cieli - 3), nove ; essere le Muse - 4), nove i libri Sibillini - 5) quindi que' libri furori ridotti a tre, per;

ch radice del nove. Onde un anonimo greco scrisse Novem perfectus numerus dicitur, quia ex pttrfecto ternario fu . Quindi il quadrato del numero perfetto fu denominato numero perfettissimo , perch venne riguardato qual perfezione dello stesso perfetto; onde Ja frase di Seneca ce Consummare perfectissimum xumerum, quem no:
:

vem
il

novies

mulliplicata

componunt
)

eleusino (la Vita

Nuova

suo libro ( Epist. 58 ) ; quindi Dante in quel almanacc misteri sopra misteri circa quel numero perfetto,
il

quale moltiplicato per s stesso produce


il

numero perfettissimo, cio nove

via
:

nove

quindi
obiit

Petrarca scrisse di quel Solo, da cui siffatto


et

amore

fu detto platonico
l

u Plato

annis aetatis suae uno

octoginta

exactis

mira res dieta

),

ipso

suo natali

die.

Magi, qui lune forte Athenis erant, immolaverunt defuncto, amplioris J'uisse sortis quarzi humanae rati, quia cunsummassel perfectissimum XUMErum, quem novem novies mulliplicata componunt quindi Dante scrisse di Beatrice: Ella si part in quel;

<c

anuo

della nostra indizione, cio degli anni


,

Domini
la

in cui

il

perfetto numero era


ella la posta .
,

nove volte compiuto


(

in

quel

centinajo nel

quale in questo

mondo

Vita Nuova). Cosi fu


-

esaurita
,

esattamente tutta

tavola pitagorica
,

pel

numero

perfetto, perfezione de' semplici


ci
6)

tanto riguardo a Platone


,

quanto
,

riguardo a Beatriil

poich 8i era perfezione

secondo

1'

et

per Platone

secondo

secolo per

Quel ge avez-vous? Neufans, TrsQue signiiiele nombre neuf? L'ge par fa ite d'un M;icon . ce O avez-vous l redi maitre? Dans 2) une loge parfaite. Qui" sont ceux qui composent une telle loge? Neuj designs par Ics neuf lumires . (llacouncrie Ado1)
ce

respeclable.

p. 85 ). secondo Tolomeo e 3) Conciossiach secondo cristiana verit, nove sieuo li cieli che si muovono {V ila Nuova), ce La nona sfora, la nona e 1' ultima parte, perfezione, fine e compinienlo di tutta la Comme-

nhr.

Lenoir nell'opera citata [Vedi sopra, nota 2 ). 5) Nove libri ne offri dapprima la Sibilla a Tarquinio, ed erano probabilmente corrispondenti alle Muse. Scrive Carlo Bovillo ce Horatius, cni vellet significare opus supramodum egregium, cecinit ce Caelatumque novem IMusis opus si caelatum Iegas
scrive
: :

dia, cio la somma beatitudine cosi scrive il familiare di Dante ( Pavad. XXIII ). E gran cose di quella nona sfocia, perfezione del suo disegno , ne va il Poeta stesso
:

significando.
ce Les 4) Cieli e Muse s' identificano neul Muses, soeurs d' Apollon, ues, cornine lui, de Jupiter, sont l'image des sphies clestes, mix quelles preside le Soleil, sous le noni de Musagtes, le direeteur des Muses,
:

opus, sensus erit, in quod Musae omne arrificium smini contulisse, simul videri que1' opera at ( Proverbia). Tal' era forse in nove libri di quella Sibilla Amaltea, che parlava per ambagi , come 1' altra di cui Virgilio poet: ce Talibus ex adyto diclis Cumaea Sybilla Horrendas caini ambages, anlroque re( mugit, Obscui is vera involvens ( Aeneid. VI ). Dante, quale perfezione il attribuisce 6) a Platone, nota che quel filosofo ce vivette ottanta uno anno . ( Convito , Tratt. IV ,
.

Cap.

XXIV).

LXXXYIII
Beatrice.
trice

PRELIMINARI

Dante dunque
si

( se

vogliamo stare
I

alla lettera)
,

volle indicare, che


il

la

sua
(

Bea)

nove

parti nell'

anno 8

di quel secolo

quaudo

perfetto
:

numero
(

9
4

era

compiuto nove volte (81 ) quando incontr di giorno


lu nel 1283.

in quel centinajo, cio


e

nel <28f

Dante

nato nel

265 ),
ci

sogn

di
4

notte la sua donna, aveva


;

anni 48;

dunque

Ma

aratrice inori nel

28i

dunque Dante incontrava


e questa

bella e viva per le


lo sala

strade una donna eh' era gi nella


lutava, con questa

tomba da due anni;

morta ambulante
,

morta amoreggiava,

e nell' annunziarla

morta due anni prima

de-

scrive viva due

anni dopo - 7).

line del .

nostra Introduzione verso il alla pag. XJX, e gli Scrittori da noi allegati pi sopra nei preliminari , come pure seguenti, die lutti concordano essere avvenuta nel 4 290 la morte di Beala

7) Vedi

X
i

Quali poi fossero le dottrine di Dante intorno al significato allegorico del numero none, ci pare averne dato retta Spiegazione il cav. Scolari nella nota inedita al ti." XIII * dell' Appena. , pag. 4 4 5.
trice.

HH
M.

MRIAN

(Nouvcaua: Mmoircs de V Acadmic royale des Sciences et lelles-Leftres. Classe de Philosophie spculative. Anne 1784, d Berlin 1786 in 4." Cumment les Sciences influent dans la Poesie. pag. 449).

JLs ante cominci dal toccare la lira: non diversameute dagli altri suoi confratelli, che non conoscevano altro oggetto di poesia fuorch 1' amore, egli compose de' sonetti, delle
ballate, delle canzoni,

ovvero odi amorose. Egli era preso


il

d'

una fanciulla fiorentina, per


dell' et

nome

Beatrice, che prov

dolore di veder
lei,

morire nel

fiore

sua

perocch
la

Dio, maraviglialo delle perfezioni di

chiam

a se questa gentile bellezza,

che

terra

non meritava pi
morte, sono pieni
liani

di possedere. I versi eh' egli fece per lei


d'

mentre viveva,

dopo

la

sua

una dolce
e

tenera sensibilit; essi hanno quel carattere., che gl'Ita-

chiamano amatorio,
a

che molti di loro desiderano,

sebbene a torto, nel suo gran-

de Poema.
Beatrice

me sembra

infinitamente pi amabile nel senso letterale. Egli certo, che

Dante aveva amato una


per
lei
;

giovine di questo
gliel'

nome

eh' egli avea

fallo de' versi d'


in

che uua prematura morte

ha rapita. Senza dunque cercare

ci

amore mag-

gior sottigliezza, io

m' immagino

eh' egli ha voluto consacrare la

memoria

della sua bella,

facendole sostenere nella Divina

Commedia
Beatrice
il

la

figura pi brillante. fosse

Non pu

dubitarsi, che questa

non

un personaggio
la

reale.

Suo padre
preesistelte

chiamalo Folco Portinari, non era


che Beatrice
e

padre della Teologia,

quale altronde

da lungo tempo a Beatrice; dimodoch non potrebbe presumersi senza sconvenevolezza,


vi si fosse

trasformata in cielo. Essa dice

Dante amico suo

L'amico mio,

non della ventura -{Inf.ll, 61). La sua compagna Lucia le fa premura di soccorrere un uomo, che altra volta 1' am con tanta tenerezza, e si fece poeta per amore di lei - Che non soccorri quei, che t'am tanto, - Che uscio per te de la volgare schiera? (Ibid.
:

404). Questo poeta


lebra
i

medesimo
-

dice, eh' essa


1'

il

sole che riscalda

il

di lui cuore
laccio, ....

e ce-

begli occhi di Beatrice, dove

Amore

lo

prese

come ad un
la corda
.'

riguar42
):

dando

ne' begli occhi,

Onde
i

a pigliarmi fece
begli

Amor

[Par.

XXV HI,

quale apparenza

che fossero

occhi della Teologia

Quesl' amore non fu neppur

PRELIMINARI
imo
di que' sentimenti
vi

JAXXlX
;

pi

staccato

dall'*

impressione de' sensi

le

bellezze corporee di
- Mai non Racchiusa fui suo amante nel
:

Beatrice

aveano altrettanta parte per


-

lo

meno die

quelle del suo spirito

t'appresent natura ed arte

Piacer, quanto le belle

membra

in eh' io il

che sono in terra sparte


Paradiso terrestre,
gli

(Purg.

XXXI,

50). Oltracci, rivedendo ella

rinfaccia le sue infedelt, e mostrasi gelosa di certa Gentucca,

amata

da

lui

dopo

l'esilio

da Firenze (Ibid. 58).


siili'

E comunque

vogliasi
la

pur allegorizzare queTeologia, per darsi


al

sto rimprovero, facendolo cadere

aver
la

Dante abbandonalo

bel

mondo

non

per

men

certo che

Gentucca fu una cittadina lucchese, ed una

femmina

altrettanto vera clie la Beatrice.

Tiatluz. dell' Editore

II

M. GfflGimN
(Histoire
?n-8.

d'Italie, eonlinue par Salfi. Paris 1811, voi. io Traduzione dal francese del Prof. Benedetto Perotti. Milano 1823, voi. 2. pagg. 7 e 29).

L/'tt ra: re

JL/ amore dett


va
et,

Dante

primi versi

ed in ci

somiglia

agli

altri

poeti.

Ave-

egli

nove anni, allorch

vide in una festa di famiglia una giovinetta della medesima


da' suoi chiamata Bice,
;

figliuola di
s

Folco Portinari,

diminutivo di Beatrice,
e

nome
uno

che

sovente ripete e nelle sue prose e ne' suoi versi


la

concep per

lei

uno

di quegli

amori fanciulleschi, che

consuetudine volge sovente

in
i

passioni.

Egli descrive in

de' suoi dettati ed iu parecchi carmi le sollecitudini ed

piccoli avvenimenti

di

cotale

primo amore, del quale una morte immatura


vere nell' et di venticinque
anni, ed egli
il

g'

invol

1'

oggetto. Beatrice cess di vi-

suo

nell' animo, e le inalz nel tempo non potr distrugger mai Le rime della sua giovinezza sono inserite in una specie di romanzo, composto poco dopo la morte di Beatrice, intitolato Vita Nuova, in cui viene narrando tutte le cirla

port sempre

Poema un monumento, che

costanze
fa a dire

de' loro amori.


in

Colloca in ordine
di

sonetti e le altre

rime per ebbe


iu

lei

dettate
di

si

quante parti ciascuna


e quale
il

esse divisa, e quello

eh'

mente

dire

nella

prima,

disegno della

seconda, ecc.
i

Vedesi

in fine

che

pigli a fare

tale narrazione

in prosa colla sola


all'

mira d' incastrarvi

suoi versi, e d' innalzare cos una


di lei,

specie di

monumento
ce

amata donna.
spero di

Ma

trovando cotale omaggio poco degno


vivono,

esclama
ce

Se
anni

piacere

sar,

di Colui, a cui tutte le cose

che

la

mia

vita

per

alquanti

perseveri,
la

dire per

lei

quello, che mai non fu

detto di ve-

ce

rnn' altra .

Mantenne
sia

promessa nella sua Divina


1295
il

la

Vita

Nuova

stata scritta nel

V.

Pelli,

Commedia Memorie ecc.

e s' egli vero


-

die
fin

),

chiaro che

dall'

et di treni' anni

aveva concepito

disegno del suo Poema, e

vi

aveva di gi posto

mano.

Tra
una

le

pitture talvolta

commoventi per
lo stato

la loro naturalezza,

talvolta

anche colorite di

tinta di

melanconia, eh' era

abituale della sua

mente, trovasi nella


allorch
il

Vita
cuore,

Nuova un
te, o
tristi

sogno, quale ad ogni

uomo
nelll'

sensitivo

addiviene di avere,

pieno di un caldo affetto, imprime


o
lieti.

animo

dei colori, a seconda di quello che sen-

Cotale

piuma

riuscir per avventura gradevole,

perocch

altri

ama

di

Dante, Vita JSuova.

XC
pezza sovrastano

PRELIMINARI
altezza
d' ingegno a tutti a
d'

somigliare, almeno nelle debolezze, a coloro che per

gran

Di questa poco dopo

visiotie fa
:

1'

argomento
Beatrice
-

una Canzone, una delle


ocelli dolenti

migliori tra le inserite in colale opera


tra ancora eh' egli scrisse

Donna
morte

pietosa e di novella etate, ecc. Un' aldi

la

Gli

per piet

del

core ecc., ed alcuni sonetti della medesima epoca, hanno del naturale e del tenero,
di

un tuono

melanconia

e di tristezza,

eh' egli pare abbia sapulo dare troppo meglio che

ogni altro poeta, innanzi del Petrarca, alla poesia italiana.

Uom

resta attonito, in

vedendo

che alcune ligure


state dettate

di stile, alcune logge affettuose

che sembrano create dal Petrarca, erano

lungo tempo prima a Dante da un amore ugualmente verace, e da un dolore

per avventura pi profondo.

LL
M. SISMONDI
(De
la Litte'rature du Midi de V Europe. Paris 1819, voi. 4 in-8.o Traduzione anonima della parte che concerne ali' Italia; credesi di Luigi Rossi. Milano 1820, voi. '2 in-S. n ).

Innamoratosi Dante
tinari, la perdette in alle

infin dalla sua

prima infanzia

di

Beatrice, figliuola di Folco Porla

eia di

venticinque anni. Durante tutta

sua vita egli rimase fedele

rimembranze d' un amore, che gi per quindici anni avea favorito tulli gli sviluppi dell' anima sua, e che si era per tal guisa associata a tutti i suoi sentimenti pi nobili,
di

a tutto ci eh' egli trovava

sublime nel suo proprio cuore.


che Beatrice era morta, quando Dante, ponendo
alla

Erano probabilmente

gi dieci anni
1'

mano ad un poema che


primo posto
univano
o
alla in quest'
la

occup sino
egli

fine della

sua vita, assegn ne' suoi

versi

il

donna eh'

avea

tenerameute amata. Immagini divine ed umane


la

si

oggetto del suo culto, e

Beatrice del Paradiso

si

presenta a vicenda

come

pi cara delle donne,

come

1'

della

moderna

poesia, in luogo di trattar

emblema della divina l'amore come aveano


mai
alla

.Sapienza.
fatto gli

Onde
anima

il

padre

antichi, vide in
1'
:

esso un sentimento puro, elevalo, religioso, che nobilitava e santificava


di
quelli che imitarono
(
1'

ninno

esempio
i

di lui, rendette

sua amata un omaggio pi

augusto e commovente

Voi.

.,

pog. 42).

MM
M. VILLE MIN
(Cours de Liltrature franpaise. Liltrature du mayen dge en Franco, en Italie, en Espagne et en Ang'clerr,'. Bruxelles 1834, voi. 1, Legon Xl.eme^pug. 313).

Xlvvi un primo scritto di Dante, opera originale, da cui si pu scorgere e predire l'uomo che comporr il Paradiso, il Purgatorio e l' Inferno; quest'opera la Vita Nuova.

PRELIMINARI
un racconto d' amore ; pieno d' anima e di tenerezza, ma
(lessa

XCI

la

confessione d' un poeta, e non soltanto d' un noeta

d'

un poeta ingegnoso

e sapiente. Sotto questo

rapporto

egli
il

porge un contrasto singolare d' entusiasmo

e di scolasticismo,

che dinota

l'

uomo

ed

secolo.

Trattasi per

Dante

di nicchiare ventiquattro sonetti


la

da

lui

composti
si

in diversi
il

tempi

per Beatrice. Ogni sonetto ha, per cos dire,

propria notizia. Ivi


il
4

trova

modo
e

di vivere

in Firenze alla line del tredicesimo secolo verso

295. Lacerata dalle fazioni dei Ghi-

bellini e dei Guelfi,

non era Firenze nientemeno


passeggiate, le danze,
g'

clie
g'

una

citt di galanterie

di

feste.

Le

riunioni di piacere, le

incontri nelle chiese ( e in Italia la

chiesa era un convegno), sembrano

incidenti di quella vita occupata nell'amore. Alle


usi, simili a quelli
il

ceremonie de' funerali mescolavansi commoventi


na
;

della Grecia

moderl'

e questi erano altrettante ispirazioni, che sviluppavano

poetico ingegno e

emo-

zione malinconiosa di Dante.


soltanto italiano,
rei

Imperciocch

il

genio di
;

questo

grande

poeta non gi

ma

visionario, triste, esaltato

s'

egli fosse

meno

naturale, Io chiame-

germanico.
ci che nella

Ma
fa

Vita Nuova mostra soprattutto

1'

anima

agitata di

Dante

ci

che

vedere, esser egli dominato dalla poetica fantasia, una lunga narrazione, della quale nulla io vo' togliere : tanto originali ne sono 1' espressioni, e bastevoli a farci comprendere

il

ci rinvenite

suo genio. Potr ci sembrarvi un sogno, una visione, un'estasi? non importa. Se voi qualche cosa assai straordinaria, affatto estranea ai modi usuali della ragione,

avvertite che con

un sentimento tranquillo

e regolato

non

si

osano concepire

le

creazioni

sublimi della Divina

gnum Una
sia,

rammentatevi del detto di Seneca: Nullum est maingenium sine mixturd dementiae.
;

Commedia

polente immaginazione, una viva sensibilit, questi due


all'

spiriti vivificatori della


al delirio.

poe-

non possono arrhare


di genio fosse

estremo, senza qualche volta accostarsi

Conviene

eh' io vi taccia ravvisare

mo ma

un frenetico.

quest'uomo di genio, quand' anche doveste credere che quest'uoQui segue una fedele ed animata versione in francese (

del sogno, che a Dante


il

soggetto del

ammalato rappresenta la morte di Beatrice. Tale narrazione forXXIII della V. N. pag 47. * ).
gli

Cosiffatta estasi pietosa, questa mistica visione,

Angeli intrammessi

alle

memorie
?

di

Beatrice
d'

lutto ci

non

rivela forse la vera ispirazione della

Divina Commedia

Fa

egli

uopo

cercarla altrove, e crederla tolta in

prestito

qualche favolatore ?

Non

egli

manifesto, che

Dante

la

portava

in.

se slesso, perfino nella sua {ebbre e ne' sogni suoi ?

Traduz. dell' Editore

NN
M.

FAURIEL

Tome b.me^ troisime Srie. (Revile des dciix Mondcs. mois d' Octobre, pag. 38 a 44 ).
.Il

Paris 1834,

primo avvenimento rimarchevole


ritorno della

della

Vita di Dante ha forse deciso del suo destino


di maggio.

poetico, ed un tratto della sua infanzia. Vigeva in Firenze un' antica usanza di festeggiare

con solennit

il

bella stagione, sul principio

Per lulte

le

vie,

su tutte le piazze, iu tutte le case non v' erano che divertimenti, canti, balli, e liete adu-

XCJI

PRELIMINARI
di

nanze
per
in

parenti, d' amici e di vicini.

Il

patire di

Dante, per nome Alighiero, avea per


1*

vicino Folco Portinari, uno de' pi ricchi cittadini di Firenze, e da tulli tenuto in istria
la

sua piet,

la

sua probit e

la

sua beneficenza. Secondo

uso. Folco atea riunito

sua casa un gran numero di persone,

fra le quali Irovavasi Allighiero


il

accompagnato
la
figlia

dal piccolo

Dante,
ile'

il

quale avea gi passato assemblali


in

nono anno.
domestica
festa

Nella lolla

fanciulli

questa

annoveravasi

di

Folco Portinari

dell' et di

nove anni, chiamata Bice, graziosa abbreviazione del nome di


la

Jieatrice. Chi mai pensato avrebbe, che

vista di questa fanciulla prodtir potesse sopra


?

un

altro fanciullo

una incancellabile impressione


;

E nondimeno

ci accadde,

se deesi

prestar

fede a

Dante medesimo
la

e io quali

termini egli

parlasse diciott' anni

dopo di

questo incontro, quand' era gi

uomo

adulto, e ormai gettatosi nella vita tempestosa del

suo tempo, e dopo


col titolo
di

morte

di Beatrice,

pu desumersi dal principio

d'

una sua operetta

y ita

IS'uova, libro curioso e interessante per lo studio del carattere e del

genio di Dante-

Certo che Beatrice

apparve

Dante
che

come un
di
il

essere soprannaturale,

che bentosto
lei

divenne l'oggetto de' suoi pi dolci pensieri; ed


trasse,

cerio

che

il

sentimento, che a
il il

lo

dovea essere

il

movente

di ci

pi elevalo e pi puro conteneva


solo

suo gesolo che

nio.

Questo sentimento fu nella sua anima


fra le

sempre scevro

d'

amarezza,

potesse mescolarsi ancora colle idee pietose delle ultime ore.

Prima
fanciullo.

sventure di

Dante

fu la

mancanza del padre,


trascurasse per
1'

ch'egli perdette essendo ancora


lui
;

Appare che sua madre nulla

educazione di

ma non
solo che

si

co-

noscono particolari
nella sua giovent;

sicuri intorno a' suoi studii.

probabile eh' egli studiasse a Bologna


11

ma

s'

ignora quali materie, e sotto quali precettori.

la tra-

dizione accenna avergli dato qualche istruzione, Brunetto Latini, notajo della Repubblica
fiorentina, e

l'uno de' personaggi pi


saper trattare
i

illustri, nel
affari.

quale associavasi felicemente


di lui

la

cultura
le

delle leltere col

pubblici

Rimangono
tempo;
il

alcune opere,

quali

non sono prive

d' interesse, avuto riguardo alloro

Teioro, specie di esposizione


il

in prosa francese di tutte le cognizioni allora coltivale; e vale e scientifico, in versi italiani.

Tesoretto, altro trattato


a que'

Quanto
,

alla poesia

amorosa, che
;

tempi era

di

momodi

da, Brunetto
lui in

non

vi

si

esercit

punto

ovvero con poco frutto

almeno non hansi

questo genere che alcuni versi di poco conto ; dimodoch s" egli insegn veramente qualche cosa a Dante, furon piuttosto gli elementi delle scienze, che la volgare poesia.

Non

si

sa da chi

Dante apprendesse
i

quest' arte

e forse egli fu

maestro a se stesso,

compouimeuti dei poeti non pochi, eh' erano allora in nominanza; particolarmente di Guido Guinicelli di Bologna, che in fatti godeva primi onori. Checche per sia, aveva egli appena diciannove anni, quando arrischi il suo primo saggio in poesia con un Sonetto non meno bizzarro per 1' idea che per la forma, ne per verit di
i

limitandosi a studiare

valore. Ma questo Sonetto fu ne tenga qualche discorso.

gran

il

principio poetico di Dante, e merita quindi che se

Un
te/,/;,

giorno, era
giunta
tale
la

il

primo

in

cui Beatrice aveagli rivolta graziosamente

la

parola,

Dante

ritirassi,

notte, nel proprio appartamento, ed essendosi

addormentato nella conlen-

di

rimembranza, fece un sogno


bens,

sembianza

lieta

ma

assai stravagante: parvegli vedere l'Amore in da cui traspariva alcunch di minaccioso e terribile. Egli lenea

fra le sue braccia una donna quantunque coperta dal capo

dormiente, che bentosto Dante


ai
:

riconobbe per Beatrice,

piedi d'una veste porporina. In una delle


il

mani l'Amore

portava una cosa


quella cosa.

infiammata

Ecco
la

tuo cuore ,

diss' egli a

Dante, mostrandogli
a

quindi svegliando

bella che

dormiva, presentile

mangiare quel cuore

che aveva
ed erasi

mano. Dopo qualche esitanza, Beatrice avea finalmente ubbidito all' Amore, pasciuta, bench con paura, del cuore ardente. Pareva 1' Amore averne gioito
in
stata
la

ma

breve era

gioja sua;
le

che messosi ad un tratto a piangere amaramente, e porlei.

tandosene Beatrice

fra

braccia, era salilo al cielo, disparendo con

PRELIMINARI
Questa fu
sotto
la

xcin
quale

visione pi bizzarra che poetica,

la

Dante

descrisse iu

uri

sonetto

forma

di quisliotie, per

domandarne spiegazione.
toscani del

Convien sapere,
gradito,
1'

che
1*

fra' poeti

secolo XIII correva

l'uso, ed era esercizio

indirizzarsi
difficili

sopra quislioni

problemi poetici o capricciose, d'amore, di galanteria e di metafisica cavalleresca


l*

un

altro per

mezzo

di sonetti certi enirnmi o

Ci.iscuuo di quelli, a cui alcuna di


glio di rispondere, d' ingegno.

tali

quislioni era diretta, studiatasi

come potea meprova di sapere e

avvegnach

offrivasi a lui

una bella occasione di

far

Dante
attese
a

fece

come

gli altri

mand

il

suo sonetto enimmatico


in risposta.

ai

poeti toscani

non

molto
:

a riceverne parecchi

altri sonetti

Tre

di questi ne giunsero fino


il

noi

uno
d'

attribuito,

ma
;

falsamente, fuor di dubbio, a Gino da Pisloja,


,

quale non

avendo
sottili

allora

che quattordici o quindici anni


e galantera
il

non poteva

esser consultato in quislioni


;

amore

secondo era

di

Guido Cavalcanti
meglio
la
il

il

terzo, di

Dante

da Majano, rimatore di poca vaglia,

ma

allora assai pi celebre di

Dante

Allighieri.
il

Guido Cavalcanti
sta

Cino da

Pistoja, o per dir

poeta incognito

cui sonetto

fu a Cino attribuito, presero in sul serio la visione e


cortese.

quistione, e vi fecero una rispo:

Dante da M.ijuno non


;

le

iutese

ugualmente

esse

gli

parvero

pi

presto

pazze che altro

e diede caritatevolmente, a chi gliele

avea dirette, un consiglio equivalente

a quello di prendere

una copiosa dose d' elleboro.

Questa poetica fanciullesca corrispondenza non riusc tuttavia per Dante priva d' importanza e vantaggio ; essa gli porse occasione di stringersi in benevolenza o iu amicizia
colla

maggior parte de' poeti da


de' Cavalcanti
j

lui consultati

intorno alla sua visione, segnatamente con


la

Guido

e fu tra

questo e lui tanta

simpatia,

che resist a pi

prove
primo.

pericolose, e

non

fu distrutta che dalla morte.


a

Dante
Noi
sia,

fu incoraggiato
sei

tentar nuovi saggi poetici

dopo
in

il

buon successo
guisa
1'

del

lo

vediamo per
cui

auni consecutivi, dal 1283 al 1289, occuparsi unicamente di poed'

tormentato
di

conlinuamente dal bisogno


ri

esprimere

qualche

entusiasmo

empi vaio Beatrice, e superare se stesso ogni qual volta induslriavasi a trovare imagini, parole e armonia confacenti alle proprie emozioni ed idee. In questo intervallo probabilmente gli venne il primo pensiero, il progetto ancora inamoroso
forme
e

vago del grande componimento, che fu poi


di

la

Divina Commedia

Dopo
a

la battaglia

Campa Idino (1389)

dispiaceri d'ogni genere attendevano

Dante

Firen-

ze.

Appena

rientrato ne' domestici focolari, fu assalito da un* infermit che

grandemente
cagionato a

lo travagli

per pi giorni.

Quando

fu guarito, gli tocc dividere


lei.

il

dolore

Beatrice dalla morte di

Folco Portinari padre di

Finalmente fu colpito
:

pi diret-

tamente
1290,

non meno crudelmente che potesse avvenirgli


anno vigesimo sesto
dell' et sua, entrata

Beatrice mor

il

d 9

Giugno

nell'

da non molto tempo per matrimonio


questa perdita, fu di lagrimare e ab-

nella nobile famiglia de' Bardi.

Tutto ci che Dante pot fare


bandonarsi interamente
al

in sul principio di

suo dolore. Gi pi mesi

passarono, prima che


la

gli

riuscisse
la

esprimere
se,
gli
la

il

suo rammarico in versi ad onore di Beatrice. Allora egli


il

celebr,

pian-

divinizz iu pi Canzoni e Sonetti; ed

quadro

di questi

componimenti parendotale

troppo angusto e

volgare per tutto ci

che volea dire

sopra

soggetto
la

scrisse

una

lettera latina diretta ai re


la

ed

ai principi della terra,


il

per dipinger loro

desolazione

in cui

morte avea
avea preso

lasciato Firenze e tutto


le

mondo. Per cominciamento


:

di questa let-

tera

egli

famose parole

di

Jeremia

Quomodo

sedet sola civitas piena pole

pulo ? etc. In queste parole nulla

egli rinveniva di

troppo solenne per

sue impressioni.

Traduz. dell' Editore

XUV

PRELIMINARI

00
M.
(Dante

OZANAM

Versione italiana et la Phfosophe catholique au trezime sicle Milano 1 8 i 1 , pag. 273). con note di Pietro Molinelli.

J-Va societ cattolica nel <3. secolo presentava condizioni pi favorevoli. Gi

si

levava

un concerto
versava
fin

di voci poetiche dalle vive dell'

Adige

al

laro di Messina.
la

In

mezzo
canti

alle

monsi

tagne dell'Umbria S. Francesco d'Assisi improvvisava inni, in cui


sulle pi umili creature;
;

sua ardente carit

il

Beato Jacopo da

Todi componeva
le figliuole degli

religiosi

nella sua prigione


a celebrare a

e fuori del chiostro


a la

una maggiore libert autorizzava Guitton d'Arezzo


uomini. Guido
il

quando

quando
1'

la

Regina degli Angeli e


la

Cavalcanti componeva

famosa Canzone, che definisce


la Siciliana, ch'egli
si

natura dell' amore,

cui pen-

siero tutto filosofico attir

attenzione dei dottori. Le rime di Dante da Majano

si

guadalevarsi

gnarono
della

il

cuore di Nina

non vide giammai. Subito poi doveva


;

la stella di

Petrarca. Tale fu l'epoca, cui

riferisce la seguente narrazione

l'introduzione
- 4).

V ita Nuova

prima opera

di

Dante,

e forse la perfezione della

Divina Commedia
suo geuio.

datare dal giorno

."

Maggio 1274 Dante segue

la storia della

sua vita interiore, e

ci fa assistere allo

svolgimento simultaneo della sua coscienza

e del

Beatrice

era per lui

un tipo di perfezione, una cosa


,

celeste cui bisognava arrivare, liberandosi dal

fango delle affezioni viziose

elevandosi collo sforzo sostenuto da una istancabile volont.

Ancor
la

fanciullo una voce segreta lo spinse di sovente a visitare la casa vicina, in cui cresceva
,

giovinetta; e sempre se ne parli migliore. Pi tardi, all'et delle passioni

iu

mezzo

alle violenze d'

un temperamento impetuoso,
si

in

mezzo

agli

esempii di tanta giovent disper ridurlo al-

soluta, che
l'

non

arrestava
,

tampoco

alla
1'

vista del

sangue, bastava a lui

impotenza del male

per ridonargli

energia del bene, bastava aver visto da lungi la

pietosa

figura della sua diletta.


fra le
a

Circondata dalle
di

compagne,
ornarne
la

essa gli

appariva

come una
la

immortale discesa
virt.

donne

quaggi
altari,
ei

per
la

debolezza

e proteggerne

Inginocchiata

pie' degli

vedeva cinta

dell'aureola,

partecipante
la

al

poter dei Beati, mediatrice pei peccatori; e sentiva veuirsi sulle labbra
confidente e pi facile.
il

preghiera pi

Ma quando

al

ritornare egli l'aspettava per istrada, e u riceveva


,

benevolo saluto della fraternit cristiana

egli solo

pu esprimere
,

ci che allora

senav-

tiva.

Del
la

resto questa impressione era

si

viva e disinteressata

che

Dante credeva
:

venisse anche in molti altri, e se ne godeva.

Ma

volont non pu prendere

il

volo, senza portarsi seco

1*

intelletto

non sapreb-

1) Qui l'autore riporta il . II della P.N., che pu leggersi a suo luogo, pag. 2 ; e quindi soggiunge in nota Le espressioni scientifiche prodigate in questa prima pagina della y ila Nuova non debbono assoluta:

derio infine di render pi solenne 1' apparizione di Beatrice. D' altra parte diventa impossibile il ridurre la donna di questo

.'

nome ad una
ta,

parte esclusiva d' idea astrat-

essere considerate come lo sfoggio d inutile dottrina. Per lo contrario bisogna viconoscere il mistico valore che il Poeta attaccava alle emozioni della propria fanciullezza, la sua sollecitudine a respingere

mente

le

apparenze

d'un amore

volgare,

il

desi-

con tante indicazioni precise. Un' idea astratta a nove anni La Teologia uscenXIII delle dalle fasce appena, al secolo 1' era cristiana ! Boccaccio ( Vita di Dante) narr il momento del primo vedersi dei due fanciulli, e Benvenuto da Imola ne ha riportato i principali traili . f V. sopra, pag. XXIX).

PRELIMINARI
bevo nobilitarsi
1'

XCV
la

gli

affetti,
si

senza che

s'

arricchissero le idee; e L'ebrezza dell'intelletto,

abbondanza delle idee


che dominava
lo le
ili

manifestano colla fecondila della parola. Cos

polente at-

trattiva, di

spirilo di

Dante, noi tenne

in
i

una cieca schiavit. La imagine

Beatrice illuminava
le

sue veglie, ne incoraggiava

lavori, e

non bandivagli
imparato
dolce
il

dalla

me-

moria

dotte

lezioni

Brunetto
e riceveva
il

Latini. Egli aveva

da costui

gli

clementi

delle scienze e delle arti

da quelle

l*

ispirazione, che le ravvicina e le anima.


la

Giovine predestinato,
care

ira

grave Segretario della Repubblica e

figlia di

Porlinari,

mettevasi agevolmente sul


le

segrete emozioni a

cammino della gloria. picciol numero d'amici

A
gli

diciott' anni

bisogno di comuni-

dett

primi versi, che furono pre:

sto seguili da lunga serie di sonetti, canzoni, serventesi e ballale

sempre pi viva

effu-

sione del suo casto amore, sempre pi chiara rivelazione del suo avvenire poetico.

Dapprima
il
il

non erano che enigmi


senso
;

e giuochi di parole, sogni bizzarri di


riuniti in

cui bisognava indovinare


tradirlo

sessanta

nomi

un solo componimento, per porvi senza


la

nome
d'una
si

prediletto; speranze senza scopo, timori senza motivo. Era

puerile disadattaggine

passione nascente e d'un novello scrittore. Presto all'impazienza d'esser compreso


il

uni

timore di profane interpretazioni; erano allora illusioni velate,


;

ma non

coperte; circo-

stanze destramente colpite


i

parole di gioja, armoniosi sospiri per tutte le gioje, per tutti


;

dolori della persona amata


si

confidenze preparate da lungi e taciute per met.


si

Il

pen-

siero e la parola

purificano e

raggentiliscono; hanno acquistata ima grazia, una des

licatezza verginale. Questo sentimento infine, poc' anzi

timido, provato ora coli' espe-

rienza e colla riflessione, sicuro di sua legittimit

va a sfidare la publicit.

colei, cui

per tanto tempo prest culto segreto, Dante vuol preparare un trionfo publico, e da quel punto pi nulla gli costa ne 1' arditezza de' concetli, ne lo splendore delle figure, u il
contrasto dei colori, ne
la

severit del ritmo. Si riconosce

il

genio virile, cui deve obbe-

dire la capricciosa lingua d' Italia, e a cui presteran

mano

e ciclo e terra.
il

La Canzone

seguente

Donne

che avete intelletto d'amore


il

segna, a cos dire,

passaggio dalla seconda


storia del Poeta.

alla terza
I

maniera,

momento
che

forse pi

degno d'interesse nella


si

tristi
:

presentimenti,

a' suoi

trasporti

mescolavano
a

dovevano presto
sotto
l*

verifi-

carsi

Lo Signore della

giustizia

chiam questa nobile


,

gloriare

insegna di

quella reina benedettla virgo Maria lo cui nome fu in grandissima reverenza nelle parole di questa beata Beatrice . Beatrice mor il nono giorno di giugno, 1' anno di
Cristo 1290.

Come

dire, quale in allora fu


i

il

dolore del Poeta? Nella foga de' suoi penquasi


piti

sieri egli scriveva a tulli

principi

della terra, per annunziar loro quella perdita

presagio minaccioso dell' avvenire del

mondo, ed

suoi occhi inessiccabili pareva che

non

fossero se

non che
la

ce

due desiderii

di piangere .

Nulladimeno,
vita
;

quando

il

tempo
i

ebbe sgombrato
gubri apparati
pi bella, pi
;

le tristi

memorie

del letto di morte e del sepolcro, e disparvero


alla sua

lu-

donna amata da Dante ritorn


;

memoria, raggiante, immortale,


lo ricondusse
i

potente che mai

ella visse in lui

una seconda

alla

luce e alle ispirazioni - 2).

Da

quel punto incominciarono di bel nuovo


lasciare
1'

canti interiniti;
dell' e-

qui essa vi era celebrata


terna pace;
l

contenta di

esilio di
ella

quaggi pel soggiorno

era l'anniversario del giorno in


;

che

fu posta a fianco della

Vergine
al-

nella sfera dei cieli abitata dagli umili

altre volte erasi lasciata


-

mirare

alla

somma

tezza dell'

Empireo infinitamente onorata

3).

Ma

questi fuggevoli preludii annunciavano


l'

un'opera maggiore; un'apparizione maravigliosa ne sugger


la

idea, colla quale ha fine

Vita Nuova.

Da

questa
la

semplice esposizione risulta senza dubbio


ch'ella inspir;
il

1'

esistenza

storica

di
il

Beatrice,
principio

non che

purezza dell'amore

ma vediamo

in pari

tempo

per essa di un destino nuovo e poetico,

primo splendore
3)
ti

della sua apoteosi.

2) Convito, II, 2. Quella Beatrice beata che vive iu cielo cogli Augeli, e iu terra

Vedi
;

la
i

Canzone
:

ecc.

Souetti

Gli occhi dolenEra venula


ecc.
;

colla

mia anima

Oltre la spera ecc.

XCVI

PRELIMINARI

PP
M.
(La
Vie Xouvelle de Dante Prefazione, pag. III).

DELCLUZE
traduite
etc.

Allighieri,

Estratto

dalla

Jl libretto della
te.

V ita
la

Nuova

un' opera curiosa, istruttiva, e non di rado interessanletteraria di


in

Si riguarda
la

come
;

prima produzione

Dante
versi,

Allighieri
eli' egli
il

ed per
licitati

lo

meno

raccolta ordinata di trenlatr


di

componimenti

avea

sino

all' et

26 anni

alla

qual' epoca, se dee credersi al Boccaccio,

giovine Poeta fiorendi

tino, tutto
trice

ancor pieno del rammarico ispiratogli dalla morte di tresco avvenuta


),

/bea-

(nel 1290

raccolse

le

poesie che avea composte per esprimere


,

la

casta

passione

in lui destata da questa giovinetta

unendovi

la

narrazione dei diversi avvenimenti che


cui
la

diedero luogo

tali

versi,

ed un comenlario

in

spesso

1'

esposizione psicologica

della causa, del conflitto, e del risultato de' proprii sentimenti.

Queste memorie, questo romanzo, poich


a siffatte
si

la

Vita

Nuova
di

s'

attiene per qualche conto


scritta
,

due specie

d' opere, infine la


la

V ita

Nuova

Dante

in tre
la

forme, che

sviluppano simultaneamente,

narrazione particolareggiata in prosa

stessa ristretta

in versi, spiegala poscia in

un comenlario.
il

Ho

credulo bene di fare avvertito


il

lettore di questa singolarit, sia per disporre in anticila

pazione

suo spirito,

sia

nell'intendimento di risparmiargli

briga di districare
fa

la

specie di

confusione d' imagini


lettura.

e d' idee,

che questo sistema di narrazione

nascere in una prima

Questo libro

dunque insieme narrativo,


una
aridi.

poetico e filosofico, e vi s'incontra

abitualmente e spesso

in

stessa pagina l'espressione dei sentimenti pi appassionati,

ed
gesi

ragionamenti scolastici pi ricercali ed

Tale

si

questo libro, dal (piale scor-

non meno
clic
il

il

genio vigoroso

ma

giovine ancora dell' autore della Divina

Commeforma
'

dia,

secolo in cui fu composto.


il

Ora che
l'anima

lettore consapevole di ci,

che potrebbe rinvenire


la

di strano nella

del libro della

V ita

Nuova,

dir alcune parole necessarie su


di

persona di Beatrice, eh
pi tardi
i

di questa

prima composizione

Dante

coni' essa vivilic

grandi

poemi

del suo illustre amante.

Beatrice, chiamala altres Bice per abbreviazione, nata in Firenze nel 1266, e mor
nella citt stessa nel

1290 dell'et
figlia di

di

24 anni. Dante

non

avea

che nove o dieci mesi


e

pi di tadino

lei.

Beatrice era
,

Folco di Ricovero Cortinari, ricco


varie sue beneficenze

ragguardevole

cit-

di Firenze

il

quale

fra e

fond

lo

Spedale di Santa Maria


;

Nuova. Le famiglie Allighieri


riunione per
la

Portinari eran legate d' amicizia


in

ed

avvenne

in

una

lesta di

maggio dell'anno 1276

casa

il

padre di Beatrice, che Dante

col condotto dal proprio, videvi codesta giovinetta per

la

prima volta
la

concep per
,

lei

una passione mistica,

se cos

pu

dirsi

ne cess durante
lei

vita di

Beatrice

ed anche

dopo
la

la

morte sua,

d' essere

preoccupalo di

e della

sua memoria. Fino a qual punto

passione di
la

Dame

fu reale o immaginaria ?

Ecco
i

ci ch'io lascio giudicare a chi legil

ger
i

Vita Nuova.

Si troveranno ivi tulli

fatti,

confronto de' quali

potr giovare

curiosi nella soluzione di quesla ricerca.


il

Quanto

avanti

mio
;

parere, vo' astenermi di prevenire in

me, che ho intenzione di dirne pi qualsiasi guisa l'animo del leltore su


fa

tale soggetto

avvegnach, per leggere con frutto


la

sempre

d'

uopo non

essere preve-

nuti

u avere un' opinione gi formala. Se

lettura ne riesce alquanto pi malagevoli-,

PRELIMINARI
assai pi

XCVII
,

grande

il

profitto che se ne cava, poich uno ha sentito

paragonato e fatto

giutlizio da s stesso.

Ma

per porgere

mezzi

di far
io

apprezzare con giustizia


le

il

grado di realt della passioil il

ne di Dante per Beatrice,


platonico,
il

debbo prima fermare


il

idee sopra

carattere dell'amore

quale in sostanza fu
di

sentimento che fece nascere,


e di cui trovasi

pensiero che mantenla

ne Beatrice nell'anima
sione nella Vita

Dante,

costantemente

pittura e

V espres-

Nuova.
,

Ora

dagli scritti del filosofo stesso

che diede
sia

il

suo

nome
fatta
:

questa singolav dottrina,

io trarr l'esposizione pi chiara che ne

stata

mai

riporter quello, che Pla-

come conviene, dee,

Quegli che vuole regolarsi tone fa dire a Socrate su tale materia nel suo Convito fino da' suoi primi anni, andare in traccia de' pi bei corpi, e da chela Bellezza posta in un corpo te principio non amarne che un solo; quindi conoscere
1

sorella di quella che risiede negli altri. E se sta bene il ricercare ci eh' bello in corpi generale, sarebbe contro il buon senso il non riguardare la Bellezza di lutti In appresso dev' egli considerare la Bellezza come una sola e identica cosa dell'anima come assai pi stimabile che quella del corpo; dimodoch una bell'anima, il suo amore e ce comunque accompagnata da poche grazie visibili, basti per richiamare
ce
ce cc

le

sue cure

Da
allora
egli

ci

egli

sar

guidato
il

considerare

la

Bellezza nelle azioni

degli

uomini
:

e nelle leggi, ed a

vedere che
a

Bello morale
la

ma

natura

imparer

riguardare

dovunque della medesibellezza fisica come di poco rilievo.


la

Dalla
c<

sfera dell' azione egli

dovr passare a quella dello spirito, e contemplare


la

Bel-

lezza delle scienze. In questa guisa arriver a considerare

Bellezza sotto

un aspetto

pi esleso

Bellezza eterna non generata, e


;

non

peritura,

denza ne ad augumento queste bellezze inferiori ce a intravederla, non sar


cc
ce <c

Bellezza alla quale tutte le altre partecipano.

non soggetta a decaMa quando da


,

si

sar finalmente inalzato alla Bellezza perfetta

comincer

Litigi

dallo scopo

dell'

amore. Di
,

more

quella di principiare dalle bellezze terrene

ma

avera strada dell' rivolgendo sempre gli occhi


fatti

la

alla Bellezza

ce te
ce

quella , passando per lutti i gli altri; da' bei corpi tutti due a da gradi della scala; da un sol corpo bello a due, fino a tanto che si aggiuncognizioni belle alle ; sentimenti bei da' sentimenti bei ; a' che il Bello stesso; di guisa ga la conoscenza suprema, la quale non ha altro oggetto la sola cosa che render che si pervenga a conoscerlo nella propria essenza. Imperocch

suprema

e d' elevarsi

costantemente verso

possa preziosa

la

vita,

si

lo spettacolo della Bellezza eterna .

(Esfratto dalle Osservazioni, pag.

LIX

seguenti).

Quanto

a ci

che Dante ha scritto intorno

alla dottrina
,

pi breve e sicuro

mezzo

di afferrarne

il

senso

di riferirlo all' idea

amorosa, detta platonica, il fondamentale di

s'

paragone, il quale permette al lettore Platone qui sopra esposta. Col soccorso di questo cos'i tortuoso , in cui talvolta v' ha labirinto non composto , al semplice dal andare di se non a conoscere i rigiri giungere possa si non quale Poeta, del
interna
il

fiorentino
i

si

abbandonano

fili

dati da Platone.

ma

perch io lo legga con piacere,


1*

non vorr

me ; Nessuno ammira Dante pi sinceramente di ne' sottili la condizione di dover seguire


non di rado nasconde le pi semplici grande con naturalezza, grazioso ed energi-

egli particolari tutti gli artifizi! allegorici, sotto cui

Telila. Io

amo

con,' egli

si

di frequente,

Generalmente egli mi piace meno allorch rag.ona, co, sublime e chiaro al tempo stesso. comcaso egli bello , sommo e facile a ultimo quesf in che quando dipinge, poich
prendersi

come Omero.

Dalla lettura della Vita

Nuova

si

pu, a creder mio, conchiudere che

il

mistico

amo-

Dante, Vita N'int>a.

\CVIII
re, cui

PRELIMINARI

Dante serL in cuore per tutta la vita a Beatrice, ebbe per principio e per causa prima un sentimento all'alto reale, ma che non tard guari a combinarsi nella propria imaginazione colle sue invenzioni poetiche e cogli studiidi teologia e di
lilosolia

morale. Datile

procede quasi per


pittore
si

istinto dall'

amor

naturale al platonico, a un di presso

come un

abile

serve d' un modello che giova allo sviluppo della propria idea, per elevarsi con
all'

questo mezzo

altezza dell' arte

eli'

egli vuol raggiungere.

Il

modello non rassomiglia


il

pi

al

capo d' opera;

ma

il

capo d'opera non avrebbe potuto effettuarsi senza

modello.

Posloch queste
quasi divini, che
pii oltre

riflessioni ci

hanno condotto
figlia di

parlare della bellezza ideale e degli attributi


a

Dante

ha prestalo alla

Folco Porlinari,

Beatrice,

io

non proseguir
\n cui
il

senza rivolgere l'attenzione del lettore ad un passo della Vita


si

Nuova,

gio-

vine Autore us, con una strana libert, del diritto che
poeti d'esaltare
i

sempre accordato

agli

amanti

meriti e l'indole della persona, onde sono preoccupati.


le riflessioni

Non

si

lesse certa-

mente senza sorpresa

che

la

Datile circa

il

numero nove,
era

e la sua radice tre,

come pure

ragionamenti coll'appoggio de* quali egli pretende dimostrare e stabilire co-

me
la

verit matematica,

Che questa donna

Beatrice

un Nove, cio un miracolo,


1'

cui radice

la

mirabile Trinit . Io non ho veste per pronunziare sulla convenevodisputabile di qusta proposizione, considerata sotto
essa parve

lezza pi o
e teologico

meno
;

aspetto religioso

debbo credere eh'


,

ammissibile

che

si

lasci

passare

come

fantasia poetica

giacch non so che alcun lettore della Vita

Nuova

abbia

ancora penun' idolatria.


,

sato di considerare questo passo

come contenente un'empiet od esprimente


urta
.

Cilecche

si sia

oltre al cattivo gusto di questa esaltazione poetico-matematica


in

questo

abuso di cose sante e sacre in soggetto mondano


e
il

modo

singolare

le

abitudini
in certa

buon senso
formando

dei
,

semplici

figli

della Chiesa

perocch, se un personaggio
sopra dei Santi
riguardo
,

guisa mitologico

qual Beatrice, vien collocato

al di
,

e riposa presso
d' assai cattivo

Dio,

in

qualche uiodo parte della Trinit


sia

io

come
,

gusto questa libert, ove non


tensione di renderla pia
(

che poetica
- o).

molto sorprendente

se si

ebbe

la

pre-

...

Dopo

esser passato a parlare del


in

primo Sonetto che Dante ha indirizzato


le risposte
il

ai fedeli

d'A-

more, riportandone
Cavalcanti,

prosa la traduzione, ed esaminate

datevi

da Guido

Cmo da
)
:

Pistoja e

Dante da Alajano,
li

signor Delcluze propone la se-

guente

domanda

Che cosa
un giuoco
di

era quest'

amore platonico,
il

cui fedeli intendevano


i

d'

impiegare un lin-

guaggio coperto per nascondere


spirito
,

loro sistema e
del quale
gli

lor pensieri ai profani ?


e

Era ci forse

col

mezzo

uomini pi avveduti
,

istruiti

manlenee

vansi volontariamente in una perpetua

illusione ? ovvero

come alcune menti argute


era forse che
,

preoccupate

si

figurarono, questa lingua erotico-filosofica


si

non
fu

un gergo, un

enigma convenuto, per cui


prese dal volgo ? Sopra

poleano intendere certe questioni


cosi strana congettura
-

senza che fossero

com-

questa

composto un

grosso volume

molto erudito, ma pi specioso che solido


lendo dare
1'

h); e

dopo matura
al

riflessione io penso,

che vo-

origine, la ragione e la spiegazione di lutto quello, che le nazioni d'

Euro-

pa hanno fatto nella transizione dal medio evo

rinascimento della

civilt,

rischiasi di

provare che mal


e

si conosce quell' epoca prevenzione e che la si studiata non senza con un sistema prestabilito. Gi da due secoli uomini ingegnosi hanno ammucchiato con
,

arte maravigliosa tutte le reliquie d' et e paesi diversi per


letterari i,
i

formarne
la

edifizii

monumenti

quali a
i

malgrado della
i

lor bizzarria attraggono ancora

nostra ammirazione,

ma

sopra

quali

pretesi sapienti si perderanno

sempre

in

sterili

spiegazioni e conienti.
dell'

Tiaduz.

Editore
sig.

o) Vedi ci che da noi si disse gi su questo particolare nella nota 13 al $. XXX, a g. 67 -*

b) Alludesi lesi qui all' opera oper del Sullo Spirilo trito antipapale ecc.

Rossetti

pi

sopra

citata, pag.

XIV, nota

16.*

PRELIMINARI

X<;ix

QQ
M.
(

LABITTE

Articolo della Revue des deux inserito nella Rivista Europea.

Milano,

Mondes, tradotto dal


n.'
|

Sig. L. Toccagni, e

2, Genti ijo e Feobrajo,

1842).

J-Ja Vita

Nuova

una maniera

di racconto in prosa italiana, in cui


e

tutte le circostanze

dell'

amor suo per Beatrice,


Il
1'

intarsia di
il

per

1'

innanzi da esso indirizzate. La prosa altro non che


coli'

Dante riferisce non poche poes'ie a lei comento de' versi, quali
i

sono schierati
e
1'

ordine cronologico.
j

Poeta

vi

reca con iscrupolosa esattezza

la

data

uno fu concetto per via, vedendo passar certi pellegrini ; l'altro fu creato la notte, dopo certa visione avuta nella sua stanza; qualche altro finalmente venne serbato come da un sogno. Ninno imaginar potrebbe con quale
riverenza del suo proprio pensiero
sospiri e delle sue

occasione di questi componimenti

Dante

analizza e studia le cause


le

occasionali de' suoi


d'

amorose

elegie.

Toltone

laudi scolastiche, eh' egli

uopo d*
di pi

at-

traversare; toltone quell'insensata adorazion di s stesso, cui

niente adonestar pu,

ma
iti

pure ch'altro non

dopo cinquecent* anui,


s

se

non una capricciosa pennellata

Vita Nuova piena di dolcezza ; tu respiri, quasi ad ogui faccia di questo semplice scritto, non so qual soave malinconia, non so qual far naturale e sinceramente appassionato che ti lascia meditabondo e pensoso. Ci ha per vero qua e l de' vepraj pedanteschi, che ingombrano la via e affaticano,
un carattere
si

scolpito e

potente

la lettura della

ma
non

dallato e dintorno de' vepri tu trovi le discrete grazie, e quella semplicit che punto

interdice l'amara scienza della vita.

Dapprima
trice in

tu ci trovi allusioni

coperte e timidezza giovanile, finche

1'

entusiasmo

sia

venuto ad inanimare quella riguardosa natura, ed abbia, per cosi dire, trasfigurata Bea-

un angiolo santificato, puro, inaccessibile. Quanto a' fregi di composizione, ei non sono punto studiati ; uno sguardo, una rimembranza, una gioja, una pena, un presentimento, il racconto d' un sogno, la menoma circostanza della vita ordinaria poetizzata e trasformata dalla passione, la solitudine cercata dopo l'ebriet d' un incontro, un nome
diletto gettato in
l'altro, affinch

mezzo
non
sia

a sessanta altri

nomi

indifferenti, piuttosto in
tali

un luogo che neldel Poeta.

indovinato dal volgo:


pittura,

sono
s

gli abituali iudizii

Chi

pensi che

questa

seguala

con mano

commossa
s

e tremante dalla pas-

sione, fu

composta
s

diciolt' anni appresso -*),

quando
capace

gi

Beatrice era morta; sar chiarito


costante entusiasmo,
il

come

divenisse

gran poeta colui che era

di

colui che

deificar sapeva per

sempre

il

suo primo sogno,

senza lasciar che sotto

progressivo e
:

rocch,

smembramento degli anni punto si cancellasse un affetto della puerizia pecome dice Byron nel suo bel poema della Poesia di Dante, il poeta am prima di conoscere il nome dell' amore; e perocch, come dice mirabilmente un degli antichi suoi biografi, or troppo di rado citato, il Dio fanciullo gli penetr il cuore, come tosto
inevitabile
gli

venne veduta Beatrice, per non uscire


:

se

non

alla

morie;

e gli

anni altro non

fecero

che accrescere questa passione

multiplicatae sunt anwrosae flammae.

*) Qui l'Autore prese equivoco, e avrebbe dovuto dire - due anni, o incirca, poiche diciott' anui dopo la morte di Beatrice

non

ma
del

solo avea Dante pubblicato la V.N., era molto innanzi nella prima Cantica

Poema.

PRELIMINARI

Ma
si

quel chu

pi

ci

ferisce

nella
la

Vita Nuova,

e ne fa meglio spiccare la

moralit,

quel che corregge e compensa

il

mollezza alquanto fiacca di questi amorosi sentimenti,

veder Beatrice

diventare a poco a poco l'ideale del vero, del bello, del

Lene,

servir di sprone al
!

Poeta, sollevarlo ne' suoi deliquii, rattenerlo ne' tumultuosi suoi sde.
.

nullo nemico mi rimaneva; anzi mi qiungni Quando ella apparta da parte alcuna. gca una fiamma di varitade, la quale mi facea perdonare a qualunque m' avesse of.

feso . Nobili sen


d' inizio di

si

certo son questi; l'amore che serve di transazione, e, per cos dire,
carit nell'

carit? La

animo d'un Guelfo

Gli un tratto, unico


tutto dimentica per

forse,

cotesto, nella fiera storia delle Repubbliche Italiane;


Giulietta;

Romeo

amor

di
;

Dante perdona per Beatrice


vince qui sopra
alla
la finzione.

la differenza sta fra

una passione e una virt

la realt la

Per rispetto
lia

storia e

letteraria, e astrazion

fatta

dall'

importanza sua per


la

la

biogra-

medesima
il

di

Dante
il

per

1'

intelligenza del suo

Poema,

Vita Nuova, come giuchiamare.


debolezza,

stamente
Egli

osserva

signor Delcluze, una vera

data, o

ra che la vogliam
all' analisi

primo

infatti

di que' libri infermicci e consacrati


il

d'una

d'una
mente

inclinazione, d' una passione; gli

primogenito di questa famiglia dei Verter,


particolare e vera-

dei Renali, degli

Obermauui,
si

degli Adolfi,

che saranno un prodotto


;

distintivo delle letterature

moderne

di que' tipi vaghi,


al

spasimati, perturbati, in

cui generazioni intere

riconoscono, e quasi

tutto ignorati prima

del cristianesimo
il

per quello che


Chasles,

l'arte appo gli antichi, siccome osservava


tutto
i

nou

guari

signor Filalete

recava innanzi
a

un' impronta

di

universalit
Il

grandiosa, in

mezzo
all'

della

quale andavano
dell' arte

cancellarsi

lineamenti individuali.

carattere generale
tutti
il

incontro

timi, de' quali la


fine del secolo
l'

moderna si Vita
cui

la riabilitazione della

personalit

umana, donde
1'

que' libri in-

I\

uova

1'

antecedente diretto, per quanto essere


in cui e
il

poteva in sulla

decimoterzo

uomo,
io

in

una
,

sola

tutltt que' libri, ; onde anima insieme l* attore

umanit dispare innanzi al-

teatro, in cui finalmente vediara

1*

far

mostra

pago
la

di se, in tutta

quanta

1'

ampiezza del suo egoismo.


all'

Se non die

per buona ventura


interesse platonico,

candida figura di Beatrice dona

opera di Dante un' aria di disfa

di

amorosa devozione, che


stesso
si

la

riempie di poesia, e

dimenticare l'in-

genuo orgoglio del comeutator di s


Dalla lettura della Vita

Nuova

gi

prevede
di

quanta
:

amarezza

quanta

mestizia
le
il

quanta

desolazione ha

da esser

nell'
alle

anima

Dante
la

che sar poi quaudo

angosce
cittadi-

dell'esilio

verranno ad aggiungersi

pene per

morte di Beatrice; quando


il

no

sia

strazialo nelle sue affezioni e nell' onore, coni' ora

Poeta

nell'

amor suo

CI

ELENCO DEI PRELIMINARI


A
B
C
Prefazione della primitiva edizione Fiorentina 1576. Pag. del canonico Ant. M. Biscioni, Fir. 1723.
-

XXVII XXVIII

dell"

edizione Milanese 1827

XLV
XLIX
LI

D E
F

dell" ed.
dell' ed.

Pesarese

1829

Fiorentina 1839
Veneta 1840

dell' ed.

LXV

AUTORI DIVERSI
G
I

Aliighieri

Dante

V Ottimo
FU elfo

LXVI
dell'

Comento

Anonimo contemporaneo

di D.

ivi

Boccaccio Giovanni
Villani Filippo
,

LXVII
ivi

M
S
O
P

Gio.

Mario
,

Zeno Apostolo
Pelli Giuseppe

LXVIH LXIX
ivi

Q
II

Tiraboschi Girolamo
Lastri Marco

LXX
ivi

Dionisi Gian-Jacopo

LXXI
LXXII
LXXIII

T U V
Z

Corniani

Gio. Batista

Foscolo Ugo

Renzi Ab. Antonio Ordii Gaspero


Arrivatene Ferdinando
Salfi

ivi

LXXIX
ivi

AA
BB CC

Franco
Giuseppe
.

LXXX

Maffei Ab.

LXXXI
ivi

DD EE
FF

Ambrosoli Francesco
Riccardi Ab. Antonio
Libri Prof. Guglielmo
Rossetti Gabriele

LXXXII
ivi

GG

UH
II

M. Mrian.
Ginguen
Sismondi.
Villemain
Fattrici
.

LXXXIII LXXXVIII
,

LL

*.

LXXXIX XC
ivi

MM
NN 00
PP

Ozanam
Delcluze.
. .

XCI XCIV
.

QQ

Labitte

XCVI XCIX

cu

INDICE BIBLIOGRAFICO
DELLE STAMPE E
DEI
COPICI MMSS.

CHE HANNO SERVITO PER LA PRESENTE


INIZIALI

EDIZIONE DELLA VITA

NUOVA

COLLE

SEGNI CHE LI CONTRADE

DISTINGUONO

NELLE NOTE SOTTOPOSTE

AL TESTO,

COLLA INDICAZIONE

DEGLI AUTORI DI ESSE.

EDIZIONI DELLA VITA NUOVA.


ITA Vi
del

NUOVA DI DANTE ALLIGHI E RI.


e

Con

XV

Canzoni

medesimo,

la Vita di esso

Dante

scritta

da Giovanni

Boccaccio. In Firenze,
martelli,

nella stamperia di

Bartolomeo Ser-

1576
le

in-S.
di quest' opera. Il

Edizione prima
cante di tulte

MS. che

serv per essa

dichiarazioni e divisioni dall' Autore fatte dei


in essa compresi.

nimenti poetici

Vedi Introduzione $. IV
note 2 e 4j
la

mancompopag. IX ;
era

Alleg. A, pag.
e
1'

XXVI,
al

D,

pag.

XL1X,

nota 45 a pag 6,

Appendice

N.

III,

pag. 99.

AB. IL

PROSE DI DANTE ALIGHIERI E DI MESSER


Franchi, m-4.

GIO. BOCe

CACCI. Firenze, MDCCXXI1I, per Gaetano Tortini


In questa edizione citata,
,

Santi

Crusca

come la precedente, dagli Accademici della Dante la v'ita Nuova , il Convito , la Pistola all' Imperatore Arrigo di Luzimhurgo, e la Pistola a M. Guido da Polenta signor di Ravenna ; e del Boccaccio la Vita di Dante con
si

coutiene di

altri

minori

scritti.

Vedi Introdczione,

IV, pag. IX; e Alleg. D, pag.


alla

XVIII. Fu essa edizione ripetuta, quanto

Vita Nuova e

alle citate
:

prose Dantesche, nelle posteriori slampe di Venezia qui appresso


III.

ediz.

di

Giovanni Pasquali, in-S.

dello stesso,

\ Tutte le eontronoin-S. i utc venete etliiioni


III a

Vili, e

la

seguen-

INDICE BIBLIOGRAFICO

Cm
ridotta a lezione mi-

EM.

X.

VITA NUOVA DI
gliore.

DANTE ALIGHIERI,

Milano, dalla tipografa Pogliani, 1826 in-8.

Alle cure del mnrch. G. G. Trivulzio e di Ant. Maria Maggi, che la corredarono di pregevoli note, dovuta l'ediz, presente, non" vendibile, tirata a soli 60 esemplari, uno dei quali da me posseduto

per corte-

march. Giorgio Teodoro Trivulzio, degno Introduzione $. V, pag. IX-X, e Alleg. C, pag.
sia del

figlio

del primo. Vedi

XLV.
la lezione di

XI.

VITA NUOVA DI DANTE ALIGHIERI, secondo un Codice inedito del secolo XV. Pesaro, dalla
bili,

tipografia

No-

1829 in

8.,

con piccolo ritratto di Dante inciso a me-

daglia nel frontispizio.


Il conte Odoardo Machirelli presedelte a questa elegante edizione pubblicata per occasione di nozze d' una sua figliuola, e venne anche assistita dal eh. Luigi Grisoslomo Ferrucci. Vi sono Note impresse in carattere rosso , come stanno nel Codice. In questo medesimo anno e
nella
f

medesima Tipografia

si

fece una

Seconda edizione
sono
;

ma

in carat-

teri tutti neri e

senza dedicazione.
istanno nella

In questa

ai

margini notate le
,

Varianti che non


quali
si

edizione

prima
il

varianti per
testo tolto dal

per

le

scorge che talvolta

meno

attendibile

Codice

inedito, di quello delle precedenti edizioni . B.


sti

Gamba

Serie de'

Te-

di Lingua ecc. Venezia

MDCCCXXX1X,
dell'

pag. 134, n.. 4\6.

EP. XH.

LA STESSA,

colle
e

varianti

edizioni pi accreditate.

Luogo, stampa

data come sopra.


$.

Vedi Introduzione
XIII.

V, pag. X.

e Alleg.

D,

pag.

XL1X.

LA STESSA.
della

Firenze, per Luigi Ciardetti, 1830 in-8.

Nel volume I delle Opere Minori di Dante pubblicate dopo i tre Divina Commedia, giusta l'ediz. Padovana della Minerva 1822.
,

Vi fu seguita la lezione della stampa Pesarese n. XII Varianti. Vedi Introduzione . V, pa<*. X.

senza

per le

PF.

XIV.

LA VITA NUOVA DI DANTE ALIGHIERI,

a corretta lezione ridotta e con illustrazioni dichiarata da P. I. Fraticelli ecc. Firenze, dalla tip. di Leop. Allegrini e Gio. Mazzoni nella

Badia Fiorentina, 1839 m-18.


Vedi Introduzione
.

VI, pag.

XII, nota 6

Alleg.

E, pag. LI.

XV.

VITA NUOVA DI
Gondoliere,
Vedi Introduzione

DANTE ALIGHIERI.
in-{6.
e $

Venezia, co' tipi del

MDCCCXL,

V, pag. X, nota 4;

Alleg.F, pag. LV.


il

XM. LA STESSA,
di

a corretta lezione
inediti, e
tipi di

ridotta mediante
e

riscontro

Codici

con illustrazioni

note di

diversi ecc.

Livorno, coi

Paolo Vannini, M. DCCC. XLIII, in-8.


se
le

E
1'

la

presente nostra, che riassume in

note illustrative di tutte

edizioni da cui fu preceduta, con altre annotazioni di dall' Editore.

nuovo aggiunte

CIV

INDICE BIBLIOGRAFICO

RA.

Sonetti

Canzoni

di diversi antichi Autori

Toscani in dieci Li-

Impresso in Firenze per gli XX II. Eredi di Filippo Giunta, nell'anno del Signore M. D. jri-8. a d VI del mese di Luglio Rime di Dante , e il primo <li le contengono libri quattro Li primi pregiata e rara Poesie comprese nella Vita Nuova. Questa le essi
bri raccolte ecc.

In

fine

per

di Lingua, si cita da noi edizione, dagli Accademici registrata fra' IVsti trascurato le ristampe varianti dell'accennato Libro I ; n abbiamo
le

posteriori, cio del <532

(Venezia

in-8.), del <727


(

del 4731 (Venezia in-8.),del 1823

Mantova in-16 .'),


), e

(Firenze in-<2.), del 1828 ( Mila-

no

iu-24.), del

1834 (Firenze iu-<8.

del 1842

(Parma in-\6

).

CODICI.
Cod. B.
F.
1.
)

2.

che hanno Varianti di due Codici Trivulziani,cosl segnati, . della N. V. l'edizione per servito

ce

II

oltre la

primo cartaceo, in foglio piccolo, del secolo XV. Contiene, Vita Nuova di Dante, molte sue Canzoni e Sonetti, molte
:

Rime

cio prima d' una Canzone

Quasi al line del libro, del Petrarca e d'altri scrittori antiebi. Amanti d' Incerto , ebe comincia
:

Liber iste donne , che seguite Amore - leggesi die vigesimo quinto. Maij in anno Domini currente Bencb questo Codice sia scritto Ti evizio per me N. B. de Crema.

complelus fuit

MCCCCXV

molto scorrettamente,

egli preziosissimo, e

da tenersi

in

gran conto,
le

quanto per tanto per le eccellenti varie lezioni che somministra,

molte poesie inedite che contiene . pure cartaceo, del secolo XV, in-4., contiene la <. Il secondo, Pistoja , di Guido Vita Nuova, altre poesie di Daste di Cino da da Gubbio, Cavalcanti, di M. A. da Ferrara, un Sonetto di Bosoue
,

un La

altro di

notizia

di

Manuel Giudeo . questi due codici

tratta

dalla

surriferita

stampa

Milanese N. X.

Cod. M.

3.

Il Codice di

casa Martelli di Firenze, appositamente risconeh. sig. trato per la Vita "Nuova di questa edizione dal premessa descrizione ab. Giuseppe Manuzzi. Vedine la
alla Tavola

VI posta

nell'

Appendice a pag. 146.

Cod.
ovv.

C.

4-

MS.

CC.

pregevolissimo della Biblioteca Corsini di Roma, segnato egr. sig. col N. 1085, del secolo XV, riscontralo dall'

Francesco Cerroti Romano,

ajuto

in quella.

Da

lui- ci

copia dello spoglio gi fattone fu ceduta gentilmente una stampa con molla accuratezza sino dal 1836 a fronte della

Sermartelli N.

I.

Vedi l' Iotroduziohe . XII, pag. XXI.

ci fu del secolo Oltre al precitato Codice, un altro parimenti divisione Capponi, registrato dato di poterne esaminare nella Vaticana,

XV

al

l'Autore parla del

al principio del $. II, ove N. 262, e corremmo tosto coll'occbio nome di Beatrice, per vedere se qualche variante

occorresse in quel passo;

ma

ivi

pure, tranne eh' scritto Biatrice,

INDICE BIBLIOGRAFICO
sta del tutto la lezione

CV
V. Appena, pag. 100, N. IV),
osservati
;

comune

come ve

la

trovammo

in

molli pi luoghi espressamente

talcb possiamo credere con fondamento, che anco nel rimanente

non

porga notevoli differenze.

Cod.
Cod.

Rie.

5.
6.

(Riccardiano

Le varianti
registrate in

di questi due Codici trovatisi

Redi.

un

testo

a penna di mano
le

del fiorentino stampatore Francesco

Monche, che
e

trasse

da

altro

MS.

del celebre Vincenzio Borghini, ora in pro-

priet del
particolari

sig.

conte

Alessandro

Mortara;

per

le sue

varianti

sar

segnato

come nel margine


si fece

di

Cod.

Mort.

7.

contro.

Lo

spoglio di tale MS., prestatomi dalla

com-

piacenza del eultissimo possessore,


lo stesso riferito

per mia cura.

npJ/'Append. N. III, pag. 109, nota


Codici
si

a).

Questi

ultimi

tre

citano

soltanto

per

le

Rime

della

Vita Nuova.

SCRITTORI DIVERSI.
Salv.
Cos sono indicate
le

note di

Anton Maria

Salvini, che dal Biscio-

ni sono state distinte dalle sue con asterisco nella propria edi-

zione della Vita

Nuova

N. li.

Dion.

Cos

le

note del Canonico G. J. marchese de'

D ioni'si
IY.

di

Verona, tratte

dalle varie sue opere, cio dagli

Aneddoti

/ a Vili (Verona

1785 a 1806
179i),
e

*'n-4.

Il VI,

De'Rlandimenti funebri, in Padova

dalla Preparazione istorica e critica alla

nuova

edi-

zione di
FS.
)

Dante Allighieri (Verona 1809,

Voi.

II

in-.).

Le note

illustrazioni edite e inedite del Dott. cav. Filippo de'Sco-

Scol.)
PF.

lari di

Verona alla Vita Nuova

al Convito.

Le note
Vita

di Pietro Fraticelli tratte dalla

ristampa fiorentina della

Nuova 1839,

N.

XV,

dal

sito

Ragionamento

filologico-

critico

sulla legittimit delle Poesie liriche di

Dante (Firenze
nomi
respettivi

1835, in-iS. n ).
Per
le

note che

s'

inseriranno d' altri Autori, saranno citati

per intero.
*

Quelle dell'Editore

si

conosceranno dall'asterisco

in

line di

esse.

Dante, Vita Nuova.

VITA

MOVA

VITA NUOVA
DI

DANTE AL LI GHIE R
PARTE
In
poco
I,

I.

PROEMIO.
quella parte del libro 2) della mia
si

potrebbe leggere,

Incipit vita
se, e le

nova

7).

memoria 3), dinanzi alla quale truova 4) una rubrica 5), la qual dice 6): Sotto la quale rubrica io trovo scritte molte cosi

parole 8), le quali mio intendimento d'esemplare 9) in questo

libro 10), e se non tutte,

almeno
Note

la loro sentenzia.
al
.
I.

Qui comincia uno libro, lo quale fece Dante Alighieri da Firenze . Cos il ti\

ce

tolo che

precede

il

proemio

nella

EP.

Quanto

al

doversi leggere assolutamente

Al-

Itghieri, e non Alighieri, rimettiamo i Lettori alla nota N. I aggiunta alla uostra

Prelazione al voi. V, gi pubblicato di questa edizione, ed all' Appendice in line N." I. Si avverta die i riscontri delle varianti, e tutte le note con asterico o senza appartengono all'Editore, quando noti danno altra distinzione.* 2) Anche nel Paradiso, C. XXIII, v. 54, chiam la memoria ce II libro, che'l preterito rassegna ; come nel C. II, v. 8 dell'Inferno avea pur usato la stessa metafora, dicendo ce mente, che scrii>esti ci eh' io vidi. E nelle Rime , Lib. Ili, canz. 4, st. :> : ce J\el libro della mefite, che vien meno . * 3) ce Nel nostro codice mente in margi:

codice Antaldino, meglio di che leggono nella vita bella. Imperocch ser Brunetto, che mor nel 1294, vide senza dubbio questo saggio degli stuelli dell' Allighieri , da cui pot pronosticare ci che il suo alunno sarebbe stalo negli anni adulti. EP Libro della V ita Nuova non altro significa letteralmente e naturalmente , che libro della vita giovanile. Novo, novello per giovane, giovanile si trovano frequentemente negli antichi scrittori. PF.- Vedi il suo Ragionamento critico-filo-

Cos legge

il

tulli gli altri

logico ecc. pag.

CUV. Secondo

il

Salvini.,

che Try./'.'/', fJai'J rigenerazione per via ci' amore. Vedasi nelYAppena, il N. II. * 7) Vedi N. III. dell'Appendice, alla quale appartengono i successivi numeri romani po lo stesso

Vita nuova

EP. 4) truovava- passato imperf. S. , ove roauca avanti rubrica V


ne
.

nella ediz.
artic.

una,

che forse fu
presente
ti

per errore
*

unito

all' indicat.

nel testo. 8) Cos legge il cod. Corsini , cui s' accosta 1* EP. La volgata ha soltanto - scritte * le parole. 9) Cos leggiamo coli' ediz. S. e cogli
sti

uova, lezione

delle altre

stampe

e dei codici.

5) robrica- e cos al verso seguente l'EP.,

nota ce robrica verisimilmenche non lubrica, dal rustico ce Rubrica latino robius per rubeus . * vale argomento o sommario d' un libro o d' un capitolo esposto brevemente j e cos dicevnsi dal color rosso , col quale ordinaQuesta 2. a nota delriamente scrivevasi . l'egr. amico nostro Pietro Fraticelli, di cui, per la gentile sua condiscendenza, citeremo pi volte le illustrazioni. * 6) ce A questo suo giovanile lavoro allude Dante medesimo , quando nel C. dell'Inf. fa dire a Brunetto Latini maestro suo: ce Ed egli a me Se tu segui tua stella, Non puoi fallire a glorioso porto,
in
:

ove leggesi

citato in Vocabolario a questo presente esempio del primo testo Sermartelli, crediamo doversi toglierne l'articolo Assemplare v.a. introdotto collo stes-

EM.

Essendo
il

verbo

te pi italiano

so

ed

unico
,

esempio

conforme

al testo

Biscioni

non essendosi

avvertita dagli

Ac-

cademici compilatori questa duplice apposizione. L' EP. e il cod. C. hanno invece la variante Assem piare, che si registra pure col assemprare, ritrarre, copiare, segno v. a.* ad exemplum dicere: forse qui dello per assembrare, cio raccogliere, unire. PF. e (0) libello- cod.Trivulziano B. , EP.

XV

nel processo libello questa sua opera. E nel Convito ( Trat. II, e. 2 ) , favellando di essa : siccom' ragionato per me nello alleVedi in fine alla digato libello. EM.

CC. * chiama

Altre

volte

Dante

Se ben m'accorsi
Dante, Vita

in la Vita Novella .

visione della Ballala

III,

5-

%.!, e altrove.
i

Nuova.

VITA NUOVA

. II.

Tempo, occasione, ed

effetti

primi del suo amore.

al mio nascimento era tornato il cielo uno medesimo 2) punto, quanto alla sua propria girazione, quando alli miei occhi apparve prima la gloriosa 3) donna della mia mente, la quale fu chiamata da molli Beatrice (IV), li quali non

N love

fiate

gi

appresso

della luce 1) quasi ad

sapevano

che

si

4) chiamare. Ella era in questa vita gi


il

stata

tanto

che nel suo tempo

cielo stellato era

mosso verso

la parte

d'Oriente

delle dodici parti l'una d"

un grado

5); sicch quasi dal principio del

suo anno nono apparve a

me, ed

io la vidi

quasi al fine 6) del mio.

Ed apparvemi

vestita di nobilissimo colore 7),

umile ed onesto, sanguiet


si

gno 8), cinta ed ornata alla guisa che alla sua giovenissima veniva. In quel punto dico veramente 9), che lo spirito della
fortemente, che appariva nelli

conil

vita 10),

quale dimora nella segretissima camera del cuore, cominci a tremare

si

menomi

polsi orribilmente (V); e


;

tremando
12),
si

disse queste parole: Ecce deus fortior me

veniens dominabitur mihi 11).

In quel punto lo spirito animale, lo quale dimora nell'alta

camera
allo

nella quale tutti gli spiriti sensitivi apportano le loro percezioni 13),

incominci a maravigliar

molto; e parlando specialmente


il

spirito

del viso li), disse queste parole: Apparuit

quel punto lo spirito naturale,

quale

jam beatitudo vestra 15). In dimora 16j in quella parte

ove si ministra 17) il nutrimento nostro 18), cominci a piangere, e piangendo disse queste parole Heu miser ! quia frequenter impedilus ero
:

deinceps 19). D'allora 20) innanzi dico, che

Amore

signoreggi l'anima

mia,
sopra

la
di

quale fu

tosto a lui 21) disposata 22); e cominci a

prendere
dava la

me

tanta sicurtade e tanta signoria, per la virt che

gli

mia immaginazione, che mi convenia fare tutti li suoi piaceri compiutamente. Egli mi comandava molte volte, che io cercassi per vedere
quest'Angiola giovanissima; onde io nella mia puerizia molte volte 23)
l'andai cercando, e vedeala 24) di
s

nobili 25) e laudevoli portamenti,

che certo di lei si potea dire quella parola del poeta Omero: Ella non pareva figliuola, d'uomo 26) mortale, ma di Dio (VI). Ed avvegnach la sua immagine, la quale continovamenle meco stava, fosse baldanza d'Amore a signoreggiarmi; tuttavia era di s nobilissima 27) virt, che nulla
volta 28) sofferse che

Amore mi
tal

reggesse senza

il

fedele consiglio della

ragione, in quelle cose ove

29) consiglio fosse utile a udire.

pe-

ed alti di tanta 31) gioventudine pare 32) alcun parlare fabuloso, mi partir da esse; e trapassando molte cose, le quali si potrebbono trarre dallo esemplo 33) onde nascorocch soprastare
alle 30) passioni

no queste, verr
ria sotto

a quelle parole, le quali sono scritte nella

mia memo-

maggiori paragrafi 31).

PAKTE
Note
1)
rit
II

I,

S-

II.

al

II.

sole.

quasi nove anni.


ilei

Intendi: PF.

gi

numero nove

erano trascorsi Circa le particolavedasi ci che si

19) Cod. B. - ce Ciac: guai a me msero, imper che aspramente saio impedito da
quinci innanzi . EM. 20) da indi - EP.

detto nella Prefazione al . X. * ce E dunque 2) fittasi al medesimo - S. certo che nel 1274 Dante ( nato nel 1265) vide la prima volta Beatrice . Scolari.

3) graziosa - S. 4) I soli EM. leggouo s per cos. Vedi Appena. n. IV. * 5) Cos leggono S., EP. ; la volgata del grado. * c< Cio la dodicesima parte d'un secolo, vale a dire otto anni e un terzo. Ci si prova non tanto dal contesto, quanto da quello che dice Dante nel Convito, cap. VI, con queste parole: quel cielo si muove, seguendo il movimento della stellata spera, da occidente in oriente, in cento anni uno

21) da lui -S. 22) disponsata - EP., al modo latino. * 23) fiate - EP. e CC. 24) Cos l'EP. e il CC, forse pi conforme alla maniera usata da Dante. La lezione volgata - vedevola. * 25) s nuovi - la volgata: a noi parve miglior lezione quella dell' EP.e del Cod.C* 26) fiitla da uomo ecc. - EP. e Cod. C. ce Omero di Elena, Iliad. Ili, 153: - Aiv-; c.tjxvxrr.iTi Jzi,; s; <y-x kor/.Z'j Certo una

par delle immortali Dee


il

Salv.

Nota qui
comparire

grado

PF.

Dionigi, che credette il Salvini con ci tradotto l' encomio d' Elena ; ce ma non si vanti costui (prosegue egli), ancorJ.

canon. G.

6) dalla fine del mio nono anno - EP.e CC. 7) Ella parvem vestita d' un nobilissimo colore - EP. e CC. 8) c< l'estua di color dijlamma viva -

ch molto saputo grecista, di


il

far

nostro

Dante meno

esatto

nella sopra-

Purg.C. XXX, 33. EM. 9) veracemente - EP.


10)
i

CC.

vitale. PF. Cod. Triv. B. a tutti i passi latini soggiunge la traduzione noi ne daremo qualche saggio j poich , quando pure essa non sia dell' Autore sicuramente scritta nella lingua del Trecento. Alle parole Ecce ecc. segue adunque - Cio: Ecco Iddio pi frte di me, che mi viene a signoreggiare -EM. Nella EP. al verbale veniens premesso il pron. qui invece dei due punti, * e cosi pure nel CC. 12) Cos'i leggiamo cogli EM. seguendo il Cod. B., la EP. ed il CC. meglio che colla volgata, la quale ha solamente -nella camera;

Lo
Il

spirito, o

il

principio

o poco prudente in , mutuar dalle lodi d' una femmina adultera quelle dell' onestissima donna sua ; poich egli prese di mira, traducendo a puntino e lievemente imitando, 1' elogio d' Ettore ch' pur nell' Iliade il, cio lib. XXIV, v. 253:
scritta sua traduzione

ovds
i'j.ii.ivU.1
,

i'jv.n -

xV'vJpo; ys vzto'j
.

ny.':

/). Sirio
ri

rigor

di

lettera

(e

ser Jglio , non si pareggia ino ed issa, come il toscapag. 81). no col greco . (sl/ied. , ragione pertanto nota il Pelli ( Memorie per la t'ita di Dante, YII), che se la Bea-

poteva - D' uom mortale esma d' un Dio. Guarda che s

trice

tale, dessa
1'

non pareva figliuola d'un uomo mordunque lo era senza fallo ; e perci non era un ente ideale e metafisico.*

e vuol dire: nel cervello.*

13) protesioni

V EP.

cenna

scritta in

margine

al

che peraltro acCodice la lezione

percezioni. * 14) Cio della vista. Dante usa pi volte il latinismo viso per vista. V. il Convito. EM. 15) Apparavit - AB., forse per errore tipografico. Si noti come Dante chiami di sovente Beatrice la sua beatitudine ; anzi per lo pi la indichi con questa sola denominazione , senz' aggiunger altro. Pare che si fermi con compiacenza sul significato del nome. Al pronome nostra aggiunto a beatitudo nella volgata noi preferimmo pi volentieri vestra col Cod. Triv. B. , che traduce Apparve gi la beatitudine vostra $ lezione confortala altres dal Cod. C. * 16) che - ediz. S. 17) mostra -l'EP., ma colla lezione ministra in margine al Codice. * 18) Il testo AB. ha qui di pi la particella s, ma non l'edizz. S. e P. , u il CC*

comune

27) Cos leggiamo col cod. Triv. B., cole col Cod. C ; nobile - ha la vulgata.* 28) che rietina ara- Cod. B. 2y) l dove cotal - S. ; l ove tal - EP. 30) le passioni - EP. 31) Gioventudine, in significato d\ Jnciutlezza, puerizia , manca nel Vocabolario. Scoi. 32) Cos gli EM. col Cod. B , come Pedi/..

EP.

S.,

* 1' EP. e il CC. ; parr - la volgala. 33) Alla stessa guisa S. , EM. , EP. ; la volgata - essemplo, e il Cod. C. - assempro. Vedi ci che si disse per le voci Assemplare, Assemprare alla noia 8) I. * 34) Da questo passo scorgesi, che l'Au-

tore dello in paragrafi distinti la presente opera ; ed per ci che noi credemmo ben
latto di

apporre
;

ai

gressivo

col

quale
le

medesimi il numero prometodo e coli' aver


,

anche numerate
la

poesie che vi sono


i

com-

prese, rcndonsi pi facili

riscontri, stante
*

precisione delle citazioni.

VITA NUOVA

. III.

Beatrice saluta
il

la

prima

vol'a

il

Poeta. Visione che

.lo

sorprende
cui

dormendo. Ne chiede altrui la spiegazione in un Sonetto,


Cavalcanti,

Guido

suo amico, fa la risposta pi semplice.

1
1'

oich furon passati


l'

anni appresso
ultimo di
di

tanti di che appunto erano compiuti li nove appaiamento soprascritto di questa gentilissima 1), nelquesti d avvenne, che questa mirabile donna apparve a me
,

vestila

colore bianchissimo in

erano

di pi

lunga etade;

e,

mezzo di due gentili donne, le quali passando per una via, volse gli occhi verso

quella parte ove io era molto pauroso; e per la sua ineffabile cortesia,
la quale oggi meritata 2) nel gran secolo 3), mi salut (VII) virtuosamente 4), tanto ch'egli mi parve allora vedere tutti li termini della

beatitudine

5).

L'ora, che
di
si

il

suo dolcissimo salutare mi giunse, era fer-

mamente nona
le sue parole

quel giorno. E, perocch quella fu la prima volta che

cezza, che

come

mossero per venire 6) a' miei orecchi, presi tanta dolinebriato mi partii dalle genti, e ricorsi 7) al solingo

luogo d'una mia camera, e posimi 8) a pensare di questa cortesissima. E, pensando di lei, mi sopraggiunse un soave sonno, nel quale m'apparve una maravigliosa visione. Che a me parea vedere nella mia ca-

mera una nebula 9) di colore di fuoco, dentro dalla quale 10) io discerneva una figura d'un Signore di pauroso 11) aspetto a chi '1 guardasse 12) e pareami con tanta letizia, quanto a s, che mirabil cosa era; e nelle
:

sue parole dicea molte cose

tra le quali io intendea queste:

quali io non intendea se non poche ; Ego domnus tuus 13). Nelle sue braccia mi parea vedere una persona dormire ignuda, salvo che involta mi pa,

le

rca in un drappo sanguigno leggiermente 14); la quale io riguardando mollo intenlivamente, conobbi che era la donna della salute 15), la quale

m* avea

lo giorno dinanzi

degnato

di

salutare.

nell'una

delle

mani mi parca che questi tenesse una cosa, la quale ardesse tutta; e pareami ch'egli dicesse 16) queste parole: Vide cor luum. E quando egli era stato alquanto, pareami che disvegliassc questa che dormia: e tanto si sforzava per suo ingegno 17), ch'egli le faeca mangiare quella cosa 18) che in mano gli ardea; la quale ella mangiava 19) dubilosamen'e (Vili). Appresso ci poco dimorava, che la sua letizia si convertfa in amarissimo pianto: e cos piangendo si ricogliea questa donna nelle sue braccia; e con essa mi parea che se ne gisse verso il cielo -.onde io sostenea s grande angoscia, che il mio deboletlo sonno non pot 20) sostenere 21), anzi si ruppe, e fui disvegliato. Ed immantinente cominciai a pensare, e trovai che 1' ora 22), nella quale m'era questa visione
apparita, era stata la quarta della notte;
s

che appare manifestamente

ch'ella 23) fu la prima ora delle nove ultime ore della notte. Pensando

PARTE
io a ci

I,

S-

III.

5
li

che m'ora

apparito 2i), proposi di farlo sentire a molti,

quali erano famosi trovatori 25) in quel tempo.


avessi gi veduto per

proposi
loro ci

di

fare

me medesimo 1' uno Sonetto, nel quale


aveva nel

conciofossecosach io arte del dire parole per rima,

d'Amore; e, pregandoli che


che
io

io salutassi tutti li fedeli 26) giudicassono 27) la mia visione, scrissi

mio sonno 28) veduto; e cominciai

allora

questo Sonetto (V. Appena. n. IX).

SONETTO

I.

ciascun'
Tsel

alma presa 29) e


il

gentil core,

cui cospetto viene

dir presente,

ci che

mi rescrivan

lor parvente 30),

Salute 31) in lor Signor, cio

Amore.

Gi eran quasi eh' atterzate

1'

ore 32)

Del tempo 33) ch'ogni stella pi lucente 34), Quando m'apparve Amor subitamente 35), Cui essenzia membrar mi d orrore.
Allegro mi sembrava Amor, tenendo

Mio core in mano, e nelle braccia avea Madonna, involta 3G) in un drappo dormendo:
Poi la svegliava, e d' esto 37) core ardendo Lei 38) paventosa umilmente pascea;

Appresso

gir lo

ne vedea piangendo,

-f

questo Sonetto fu risposto da molti e di diverse sentenzie

tra'quali

fu risponditore quegli, cui io chiamo 39) primo delli miei amici; e disse allora un Sonetto, il quale comincia:

Vedesti, al

mio parere, ogni valore


(X) che
gli

ecc. e lui 40),

questo fu

quasi

il

principio dell' amist tra

me

quando

aveva ci mandato 41). Il verace giudizio 42) del detto Sonetto 43) non fu veduto allora per alcuno, ma ora manifesto alli pi semplici 44).
seppe che
io era quegli

Questo Sonetto si divide in due parti 45). Nella prima parte saluto, J* domando responsione AG): nella seconda significo a che si dee rispondere. La seconda parte comincia quivi: Gi eran quasi ecc.
e

Note
dunque certo che 1' avvenimento 1) del saluto e della prima visione in sogno
avula da Dante, non che
dichiara
,

al

. III.

il

Sonetto che

la

appartengono
Scoi.

al -1283,

anno iS.

dell' et di lui .

2) L' istesso che rimeritalo , rimunerato, premiato. Manca nel Vocabolario della Crusca in questo significalo. AB. A ci ripararono gli Accademici nella quarta impressione ; ed avreLber latto anche meglio ,

VITA NUOVA
allegando Il verbo mei hai e in significato attivo usolla Dante anche altrove, Son. 80 ce Lo re che merla
:

questo

esempio.

suoi servi a ristoro . PI?. Pi 3) nelV altro secolo - EP. e CC. occhi dosotto nella Can7one IV : lenti ecc. - Dante chiama la vita futura secol nuovo ; e altrove ( Ini'. C. II, vv. 16, 17 ) secolo immortale. Al contrario nel Sonetto rinterzato, o Ballata che viene appresso - Morte villana ecc. -appella secolo semplicemente questa vita , v. 13 : Del secolo hai partita cortesia ; e parimenti sul principio Poich la gentilissima donna del S- XXXI Notiafu parlila di questo secolo. *
i

CU

mo

nobilissima e scritturale il gran secolo, che sta per la vita futura, la vita, eterna e notiamo che questa meritamente dimanda essere registrata nel Vocabolario alla voce Secolo . Scoi. 4) molto virtuosamente - Cod. B , e virtuosamente tanto, che ecc. - EP. In una Ballala inedita , che per buoni riscontri , e per lo stile poetico in tutto conforme a quello di Dante, dee credersi opera di lui, trovasi descritta appuntino questa particolarit del saluto di Beatrice ed quella che nella Prefazione . XII ; abbiam promesso di pubblicare. Vedi sJppe/id. N. VII. * 5) della felicit - S. 6) si volsero per venire alle mie orecchie - S.; vennero ecc.-EP. Dante adunque non intese di nuovo il suono della voce di Beatrice, se non dopo nove anni e nove giorni da che 1' avea veduta la prima volta. Ci prova non aver tondamenlo quello che altri narra della frequenza di lui in casa Portinari fin da fanciullo perocch in questo caso avrcbbela pi volte udita parlare. V. nota 1) di sopra. *
la frase

da noi riprodotte fra le varie sue opere , chiosa cos P ultimo de' riferiti tre versi et Paurose si dicono tanto le cose che hanno paura quanto (juelle che la mettono. Cosi c< formidoOrazio nell'Ode V degli Epodi losis durn lalcnt silvis frae . ( ol. 1, pag 78. Pisa, 1834 ). * 1 2) guardava -S.,la guardasse -EP. e CC. 13) Cio : Io Signor tuo . Cod. B. Per questo Signore intendi Amore. * 14) leggeramente sanguigno - Cod. M. Leggermente conobbi eh era la donna della salute ecc. - P EP., ove si dice in nota che le parole - la quale io riguardando mollo intentivutuente - avanti conobbi, si leggono nel margine del Codice. * 15) L' ediz. S. che sembra fatta con vaghezza di variare negli attributi di questa donna, ha qui - della quiete. Merita osservazione P uso che P Autore fa frequentissi: , :

mo delle parole salutare, salute ecc. tanto nella prosa, che nelle Rime frammezzo ,
quando parla direttamente o per allusione
di Beatrice, servendosene in seuso ora proprio , ora figurato ; e taluno vi sospetter fors' anco qualche intendimento allegorico.

Vedi
1

$$.

XI

6) Cos P la volgata. *

XII EP. e
,

e altrove.
il

* -

CC.

che mi dicesse

punto fermo prie avanti posimi che segue ; nel che concordano Codd. e i C. quali leggon pure ricorso, colla did'ereoze per che ammettono 1' e dopo genti,
-

7) Ricorso
,

1'

EP.

col

17) Nella EP. manca -per suo ingegno* 18) Cos S. e CC. ; la volgata - questa.* 19) E curiosa P imitazione fatta di questo passo dal Boccaccio nel suo Filocopo, e non dispiacer forse ai lettori ili averla sott' occhio per conlronto ; ond' che la riportiamo nelP Append. N. Vili, molto pi per la sua stretta attenenza all'altro luogo cui si Dubitosamente per riferisce P alleg. V. * paurosamente, come dubitoso per pauroso, voce mal definita nel Vocabolario. Cos nel Poi vidi cose dubitola Cari/.. II, st. 4

ma

e senza la

particella

se molle .

PF.
,

20) non mi poti - EP. e CC. in significalo neutro per 21) Sostenere
sostenersi.

PF.

come

la

volgata, *

8) Cosi S. meglio della volgata - puoscmi. 9) Cos col Cod. C. - nella mia camera non leggesi nella vulgata : nugola - S., nu-

vola

Cod.
-

B.

10) nella quale

EP.

CC;

dentro alla

quale

Cod. M.
:

11) Pauroso, terribile, lat. formidolosus. Dante, Ini'. C. II , vv. 88 a 90 Temer si dee di sole quelle cose hanno potenza di fai e altrui male - Dell' altre no , che non sou paurose . Salv. Il nostro illustre concittadino Giuseppe Torcili, nelle sue Postille alla divina Commedia

22) che l'ora, che m'era ecc.- PF. e CC. 23) ch'ella fu - S. , EP. e CC. appuruto - EP. pensando 24) 25) Trovatori, cio di rime, e vale a dire E trovare poeti alla provenzale. EM. pei- poetare dicean pure gli antichi. * 26) Fedeli per servitori , soggetti. - PF. 27) giudicassino - S. , giudicassero - EP. e CC. Variando Irequentemente i codici e P edizioni nelle desinenze al plurale di questo tempo, crediamo inutile di farne avver-

tenza

il'

ora in poi.
-

28) sogno

Cod. B.

Note

al

Sonetto

I.

29) Osservisi per bel principio presa, che vale qui innamorala , ed figura del cu-

plus est

di
(

Terenzio nelP Andria.


\.

Poscia
,

parvente

come qui

sostantivo

si-

PAP.TF.
tonificante

I,

HI, E

IV.
,

parere, opinione. Cotal vocabolo annotazioni del Bedi al suo ( coni' nelle Ditirambo) usollo sere Zucchero Benciven Secondo ni fiorentino, che fior nel 4 34
:

che Dante nomina indirettamente


l'

ed aldiscor-

altro cui

si

riferisce pi innanzi

il

- Senza vermi paraggio - In alluma di belt lo raggio -. DioL' uno e nisi ( Aned. V , png. 140 ). 1' altro mancanti al Vocabolario il primo per per esempio poetico. Lo stesso Dante, Mi prese del costui piacer Ini. V, 4 04 s forte . * 30) La le/ione da noi adottata suggerita dai Codd. Alagliabechiano 1108, e Laurenziano 20 e piacqueci preferirla alla volgata -In ci che - , seguendo anche il giudizioso parere del gi lodato Fraticelli ( Ragio-

meo
voi

parvente

senza indicarlo , nella Canzone - Gli , occhi dolenti ecc. -allude, secondoch pensa il Biagioli, il v 37 del C. VI Inf. ce Giuso
:

s'

nam.y.

CCLXV

* ).

3i) Nel Cod. Rie. -il lor. 32) Cio erano quasi le qualtr'ore. PF.; quasi che a tei za - legge il Cod. Redi.
vale a dire della notte, 33) Del tempo perciocch nel giorno lo splendore delle stelle vinto da quello del sole. PF. 34) eh' ogni stella rilucente - Codd. B. e C.j ch'ogni stella nel lucente - AB. EM.
,

Noi preterimmo

la

variante delle

Kime

son due, ma non vi sono intesi . Vedi Jppend. N. X. * 4ii) tra lui e me - EP. e CC. 41) Mandato, cio comandato, franz. mand - Sali*. V. Append. n. XI. segno - 1' EP., che 42) sogno - Cod. B avverte in nota Rei n. cod. Sonetto in marg. Meglio segno , perch questo fu il segnale dell' amist fra Dante e Guido Cavalcanti . Di fatti fu per lui che Dante dett in volgare la Vita Nuova , secondoch dichiara nel fine del , XXXI. Questi mor nel Dicembre del 1 3-S e di ; qui conciliasi, che in essa lo chiama il primo de' suoi amici e nella Volgar Eloquenza s dice 1' amico di Cino, come nota il Dionisi nell' Aned. IV , pag. <8C * 43) La verace interpretazione , il vero senso. PF. 44) manifestissimo ai semplici - EP. e CC. Da ci si desume, che sotto la narsti
;
:

antiche e di S.; ma 1' EP. legge invece -ne lucente , e cos il CC. * 35) AH' improvviso, dal latino subito. PF. 36) Donna avvolta - EP. cou verso difettivo
*

37) Altri testi han d' esso. PF. 38) La paventosa - EP. A 39) eh' io chiamo - EP.

visione nascondetesi un senso figurato, dal Poela proposto a spiegarsi ai fedeli d' Amore, a quelli cio che ne avevano il segreto per poterlo intendere ; il qual segreto divenne poi palese, se anche i pi semplici giunsero a capirne il significato : ma
rata

cotesto,

noi.

di questo *

and

forse perduta ogni traccia per

Note
45)
j

alla Divisione.

che nella prima

Cod.

B.

EP.

46)

cli

nella seconda

Cod. B.

IV.

Djxte

ne soffre nella

saltile, e

non

ptt

nascondere alimi che amor

n' cagione, non per dice per

chi.

JJa questa
impedito
pensare
di
sta
s

visione innanzi cominci

il

mio

spirito naturale ad essere

1) nella di

sua operazione; perocch l'anima era tutta data nel

questa gentilissima: ond' io divenni in picciolo tempo 2) poi

frale e debole condizione, che a molti amici pesava della

mia

vi-

3),*

e molti, pieni

d'invidia, gi

si

procacciavano
4).

di

saper

dime

quello che io voleva del tutto celare ad altri


del malvagio

Ed

io

(accorgendomi

addomandare che mi facevano) per volont d'Amore, lo quale mi comandava secondo il consiglio della ragione, rispondeva loro che Amore era quegli che m'avea cos governato 5). Diceva d'Amore, perocch io portava nel viso tante delle sue insegne, che questo non si

8
potea ricoprire.
to 6)

VITA NUOVA

E quando mi domandavano Per cui ti ha cos disfatquesto Amore? ed io sorridendo 7) gli guardava, e nulla dicealoro.
:

Note
t) Ci ricorda impeditus ero deinceps del . II , pag. 2. * CC. 2) spazi 3) Del mio aspetto. PF. - EP. e CC. ad altrui 4)

al

IV.
5) Governato, cio concio', tal governo. Salv.

1'

avea fatto di

me un

e , EP. 7) s ridendo - Cod. B.

6) distrutto

- S.

CC.

V. Coglie anzi opportunit di far credere, che altra sia l'amor suo,
mesi.
e

la

donna

dele

non Beatrice.

cos gli vien fatto

per alquanti anni

L'n giorno avvenne, che questa gentilissima sedea in parte, ove s'udivano parole della Reina della gloria, ed io era in luogo dal quale vedea
la

mia beatitudine 1);

e nel
di

mezzo

di lei

e di

me, per
la

la

retta

linea,

sedea una gentil donna

molto piacevole aspetto,

quale mi

mirava spesse volte, maravigliandosi del mio riguardare 2), che parea che sopra di lei terminasse; onde molti s'accorsero del suo mirare.

Ed

in tanto vi fu posto
:

dire appresso 3)

Vedi,

E nominandola,
retta 4), che

intesi

di questo luogo mi sentii donna distrugge la persona di costui? che diceano di colei, che mezza era stata nella linea

mente, che partendomi

come

cotal

miei.

movea dalla Allora mi confortai


il

gentilissima Beatrice, e terminava negli occhi


5)

mollo,

assicurandomi che

il

mio segreto
e

non era comunicato


mostrai in poco
di

giorno 6) altrui per mia vista: ed immantanente


gentil

pensai di far di questa

donna schermo della verit;

tanto

ne

tempo, che'l mio segreto fu creduto sapere 7) dalle pi persone che di me ragionavano. Con questa donna mi celai anni e mesi; e, per pi fare credente 8) altrui (XII), feci per lei certe cosette per rima, le quali non mio intendimento di scrivere qui, se non in
tutte, se

quanto facesse 9) a trattare di quella gentilissima Beatrice; e per le lascer non che 10) alcuna ne scriver, che pare che sia loda di lei.
Note
al
.

V.
:

1) felicit - l'ediz. S. che varia qui, come altrove, senza ragione. Circa la voce bealitudine vedasi la nota 15) pag. 3. *

baita al Poliziano

eh'

giorno
7) 8)

Fosse ogni

Dea
S.

credetti il i' mi di cicl discesa in

terra .

EM.
-

2) Cosi

CC.
- la

EP.; guardare
volgata.
*

Cod. M.

fu saputo

CC.
-

sguardare

far credere

3) e sentii dire appresso me- EP. e CC. 4) eh' era slata nel mezzo della dritta
linea, la

facesse, im9) facessero - Cod. M. personale , vale a dire in quanto ci giovasse.


*

quale ecc. - Cod. B.; che in mezzo era stata ecc. - EP. e CC. 5) racconfortai - EP. ti) Il giorno , cio quel giorno. Cosi in una Cauzoue di Giuliano de' Medici altri-

\0) salvo alcuna cosa ecc. -Cod B.; salvo che alcuna - S. ; salvo che alcuna cosa. - EP.

PARTE
VI. Mette
belle

I,

S-

VI, E

VII.

9
di sessanta

il

nome
e

di
in

Beatrice

fra

quello

donne

le

pi
altro

di

Firenze,

una Servenlese non

gli

pu dar luogo

in

mimer che nel nono.

JJico che in questo tempo, che questa donna 1) era schermo di tanto amore, quanto dalla mia parte, mi venne una volont di voler ricordare 2) lo nome di quella gentilissima, ed accompagnarlo di molti nomi
di
li

donne,

spezialmente del

nome

3) di questa gentil

nomi

di

sessanta, le pi belle della citt, ove la mia

dallo altissimo Sire 4); e composi

una epistola

sotto

donna: e presi donna fu posta forma 5) di Ser-

ventese

6), la

quale io non iscriver; e non ne avrei fatta menzione, se

non per quello che, ponendola 7), maravigliosamente addivenne, cio (XITI) che in alcuno altro numero non sofferse il nome della mia donna slare, se non in sul nono 8) tra' nomi di queste donne.
Note
i) gentil donna S. 2) dire - Cod. F.
-

al .

VI.

3) Cosi V ediz. S.
nella volgata

manca
ecliz.

4) Siri
(

S.

il Cod. B. e del nome. * che registra

1*

EP.

in

fine

pag. 1)9 ) questa voce fra quelle non usate da altri. Ricorre ivi pure nella Canz. I , st. 2 , v. 2, e nel . ultimo dell' opera, invece di Sire. L'EP. ha Signore, e cosi il CC. in questo luogo. Osservisi che Dante, usando l' appellativo citta, non nomina qui n mai nel sguito Firenze; ed anche 1* n llima volta che la ricorda al . XLI, non lo fa che per cenni allusivi a Beatrice. * 5) sotto modo - Codd. B. F. 6) Questa maniera di versi chiamati ora

sono altro che versi di undici sillabe rinterzati, onde si dicono volgarmente terze rime, e da ni esser Antonio da Tempo serventesi . Parchi. ( Vedi Vocabolario in ServenteDi questo componimento non volle se ). Dante far uso nella V. N. sebbene molto su cui egli acconcio al misterioso nove molto insiste, come pu vedersi pi innanzi

ai .

XXIX,
se

XXX
i

come
*

gi

si

osser-

vato alla nota


7)

a
.

pag. 3.

dola ecc.
tro
?

non per due quello, che componen- EP. e CC. 8) Ma propriamente sul nono, e non al

Oh

che

nome
l'i

sallarizzo, che s'and


il

terzetti, ora ternani, e

quando

terzine,

non

scherzosamente Nel Cod. B. e nell' EP. Ieggesi * sul nove, e cos pure nel CC.
a situare giusto

, nota

Rossetti.

in

\.

VII. Parte colei che faceva difesa al suo


in

amore;

e scrve

un

Sonetto,

cui si duole di questo; e ci

per confermare l'altrui credenza.

Lia.

donna, colla quale

io

avea tanto tempo celata

la

mia volont,

convenne 1) che si partisse dalla sopraddetta cittade, e andasse in paese molto 2) lontano. Perch io, quasi sbigottito della bella difesa che m'era venuta meno, assai me ne disconfortai 3) pi, che io medesimo non avrei creduto dinanzi. E pensando che, se della sua partita io non parlassi alquanto dolorosamente, le persone sarebbero 4) accorte piuttosto proposi adunque 5) di fare alcuna lamentanza in del mio nascondere
;

un Sonetto,

lo quale io scriver 6),

perciocch 7) la mia donna fu imme2

Danle, Vita Nunt>a

10
diala cagione
ili

VITA NUOVA
certe parole che nel Sonetto

chi lo intende 8);

ed allora

dissi

questo Sonetto

sono, siccome appare a 9). V. Appena. n. XIV.

BALLATA
O
voi,

I.

che per

la

via

d'Amor

passate,

Attendete, e guardate
S'egli dolore alcun, quanto
il

mio, grave:

E E

priego sol ch'udirmi sofie riate 10);


poi immaginate,

S'io son d'ogni tormento 11) ostello e chiave.

Amor non gi Ma per sua

per mia poca bontate,


nobiltafe,
s

Mi pose in vita Ch'io mi sentla

dolce e soave,

dir dietro spesse fiate 12):

Deh!

13) per qual dignitate

Cos leggiadro questi lo cor ave?

Ora ho perduta tutta mia baldanza, Che si movea d'amoroso tesoro; Ond' io pover dimoro, In guisa 14) che di dir mi vien dottanza:
S che,

volendo far come coloro


lor

Che per vergogna celan

mancanza,

Di fuor mostro allegranza,

E
J*

dentro dallo cor mi struggo 15) e ploro.

*J*

Questo

Sonetto

ha due parti principali; che nella prima intendo di

Amore per quelle parole di Jerema, Profeta 16): O vos omnes, qui transitis per viam, attendite et videte, si est dolor sicut dolor meus 17); e pregare che mi soffcrino 18) d'udire; nella seconda narro l ove Amore m' area posto, con altro intendimento 19) che l'estrechiamare
gli fedeli d'

me

parti del Sonetto non mostrano; e dico ci che conda parte comincia 20): Amor, non gi ecc.

io

ho perduto.

La

se-

Note
i) colla

al

$.

VII.
fi) il

quale tanto tempo io avea celiato, convenne ecc.-EF. Codd. B. F., e 1' EP.j 2) Cos leggono S., molto- non nella volgata.* 3) Cosi Cod. B. , EF. e CC; sconfortai i

quale

io scrivo,
-

7) acciocch

conforme

leggono l'EP. e il CC. al Cod. B. , in-

vece di perciocch , come tante volte usa Dante nel Convito ed anche in qtiest'opera. Al contrario perocch per acciocch us
1'

la volgata.

*
si

Autore

nella

Rime

perocch

il

mio

4) Cio cella ',

sarebbero, tralasciala la particome di frequente s' incontra negli

antichi.

PF.

5) Neil' EP. inutile qui, se


io.

manca -adunque,
non ha
il

ch' forse

dir util vi fa (Canz. - Donna mi piega eco. , st. 3). Anche nel Parad. C. XI , 31 : Perocch andasse ver lo suo diletto . * 8) Vedi qui sotto la nota alla Divisione
n. 19).
*

significato di

per-

PARTE

1,

S-

VII sto
1'

E VII!.
il

Il
da noi
,

9) Perch di forma diversa dalla censitevedine la ta, dicesi Sonetto rinterzalo, e

titolo

ragione nell' Appena. N.XIV.Pi comunemente per si Aenonnz^B aliala; ed que-

appoggio del CC. soggiunge - o vero postilla marginale 1' EP.


I.

posto , avendo anche il quale dopo Sonetto Bollala , come ha in


*

Note

alla Ballala

10) Cosi leggiamo col Cod. B. e coll'EP. , meglio, a parer nostro, della volgata eh' a udir mi soffriate .* 11) Cosi Cod. B. , EP. e CC. ; la volgata - dolore, ripetendo non bene la stessa voce * del 3. verso. 12) l soli EM. - assai fiate ; e il Cod. Redi - mille. * gli EM. e IEP. Il Biscioni 4 3) Cos S. ,
:

deriva questa esclamazione Deli dall' antico per Deo, e l'accenna come variante, leggen-

do per nel testo Din, come altre edizioni. * 14) In guisa tal che dir ecc. - Cod. Mori. dubitazione, timore. Il Vocadottanza botarlo porta altro esempio delle Rime di

Dante

dentro al core mi 15) stringo - EP. distruggo ecc. -Cod. Mort.

Note

alla Divisione.
18) soffrissero - EP. * 19) Vedasi il . V.

* 16) Il Cod. B. ha di pi - che dicono. 17) Cio: o voi che passate per lai'ia, attendete s' egli e dolore simigliatile ul

20) comincia quivi

Cod. B., EP.

mio

Cod. F.

Vili.

Muore poco appresso un'amica

della sua

Beatrice,

e ne,

piange

in due Sonetti la morte.

Appresso

il

partire

di

questa gentil donna, fu piacere


alla sua gloria

del
di

Signore
gentile

degli Angeli di

chiamare

una donna giovane


in

aspetto molto

1), la quale fu assai graziosa

questa 2)
in

sopraddetta
di

cittade; lo cui corpo io vidi

giacere senza
*

1'

anima

mezzo

molte

donne,

le

quali piangevano 3) fare

assai pietosamente. Allora,

ricordandomi

che

gi

P avea veduta

compagnia a quella gentilissima, non potei


di

sostenere alquante lacrime*; anzi piangendo mi proposi di dire alquanle

parole della sua morte 4), in guiderdone

ci

che alcune

fiate

l'avea

veduta colla mia donna. E di ci toccai alcuna delle parole che ne dissi, siccome appare manifestamente a chi le intende; e dissi allora questi due Sonetti, de* quali comincia il primo
Piangete, amanti; e
'1

cosa nell' ultima parte

secondo: Morte villana.

SONETTO

II.

Piangete, amanti 5), poich piange Amore, Udendo qual cagion lui fa 6) plorare-

Amor

sente a piet donne 7) chiamare,


gli

Mostrando amaro duol per Perch villana morte

occhi fuore.

in gentil

core

Ha messo

il

suo crudele adoperare,


al

Guastando ci che

mondo

da lodare

In gentil donna, fuora 8) dell'onore (XV).

12
Udite quanta

VITA

MOVA
fece 9) orranza;

Amor

le

Ch* io

'1

vidi

Sovra

la

10) lamentare in forma vera morta immagine avvenente:


ciel sovente,

riguardava 11) inver lo

Ove l'alma Che donna

gentil gi locata era;

fu di

si

gaja sembianza.

J*

Questo 12) Sonetto ha

tre
e

parti 13). Nella prima chiamo

e sollecito

i.

fedeli

d'Amore a piangere

dico

che
e'

il

Signore loro piange

14),-

dico

che 15), udendo- la cagione perch*

piange, s'accontino pi ad ascoltarmi.

Nella seconda narro la ragione. Nella terza parlo d'alcuno onore, che
fece

a questa donna.

La

seconda parte comincia:

Amor

sente.

Amore La terza:

Udite quanta.

Noie al
>) II can. Dionisi , investigando quale potesse essere nel senso isterico la donna accennata da Beatrice a Virgilio, per narrargli il motivo della sua venuta al Limbo ( Ini. C. II , v. 94 e segg. ) Donna gentile

|.

Vili.

di ricercarlo, n egli si vanta di averlo trovalo cori sicurezza ; ma pure , vedice esser quella di risimilmenle parlando cui Dante la qui menzione. Vedasi la sua Prepar.stor. era. voi. 2., pag. *9#-99. *
rati
,

compiange Di questo impedimando,- S che duro giudizio lass Jrange. - Questa chiese Lucia in suo dimando, E disse or ha bisogno il tuo fedele Di te, ed io a te lo raccomando , osserva clic i fomentatori non si sono cuin ciel,
,

che

ti

mento

ov'io

ti

2) nella sopradiletla ecc. - Cod. F. 3) L' ediz. S. mancante del memhrelto


cimisi) ira

fino a lacrime.

gli asterischi *

dalla

parola assai
il

4) Cos liCodd. B. F., L'EP. e volgata - nella sua morte.*


II.

CC.

la

Note

al Sonetto

5) Ad intelligenza di questo Sonetto , nel quale va fra le altre cose dicendo il Poeta, che vide Amore in forma vera lamentarsi sopra il corpo della morta avvenente donzella e riguardar verso il cielo convien sapere che sotto il nome di Amore cela egli la sua Beatrice , la quale in forma vera e non ideale siccome Cupido fu da lui veduta lamentarsi sopra il corpo della estinta compagna. Anche nell' ultimo verso del Sonetto XII Dante adombra la sua donna sotto il vocabolo Amore. * 6) parlare - Cod. Kedi. 7) Per damare ; e quindi a piet chiamare significa esclamare pietosamente. PF. 8) La lezione - fuor a, conforme alla stam,

pa del Sermarlelli ed

non meno die


Biscioni
testo
,

come

recente pesarese, gi avvertita dal variante, senza introdurla nei


alla
al

CC.

fu

sovra , come si fece in che quella sia la vera assolutamente, vedine le prove nell' Appena.
ove lasci
altre

edizioni.

Ma

al IN."

XV.

*
,

contratto di onoranza, ono9) Orranza re. PF. Invece di orranza il Cod. Redi Oi manza legge quanto per quanta - S., ; e

EP.
4

CC.

*
l'

ud ecc.- Cod. Redi. il Cod. B., L'EP. e il CC, diversamente dalla volgata poi riguarda. Il Biscioni avea gi notato la nostra variante, * die sembra pi conforme alla retta sintassi.
0)

Che

H)

Cos.

S,

Note

alla Divisione.
4

42) L'EP. e il CC. aggiungono qui -primo. 43) si divide in tre ecc. - Cod. B. 14) e dico del Signor loro che piange -

5) Nella volgata
la

intralcialo

il

discorso,

per

mancanza

della prep.

che opportuna-

mente

fornita dall'

EP.

Cod.

B.

PAUTK

I,

SMII.

*3

BALLATA
Morie
Di dolor

li

16).

villana, e di piet nimica,

madre

antica,

Giudicio incontrastabile 17) gravoso, Poi c'hai dato 18) materia al cor doglioso,

Ond'
Di
te

io

vado 19) pensoso,


la
ti

biasmar

lingua

s'

affatica:

Eli! se di grazia

vo' 20) far mendica,

Convenesi 21) cb'io dica fallir d'ogni torto 22) tortoso; per ebe 23) alle genti sia nascoso, Non

Lo tuo

Ma
Chi

per farne cruccioso 24)

d'amor per innanzi

si

nutrica 2).

Dal secolo 26) bai partita cortesia,


E, ci ebe in donna da pregiar, virtute
In gaja gioventute 27);

Distrutta hai l'amorosa leggiadria.

Pi non vo* discovrir qual donna sia,

Cbe per le propriet sue conosciute: Chi non merla salute, Non speri mai d'aver 28) sua compagnia.

}*

f
mo
lei

Questo sonetto 29)


la

si

divide in quattro parti. Nella

prima parte
,

chia-

morte per
,

30)

vitupero.

nomi proprii. JS'clla seconda parlando a dico la cagione perch io mi muovo a biasimarla. Nella ter za la Nella quarta mi volgo a parlare a indi/finita 31) persona; avvecerti

suoi

gnach, quanto al mio intendimento, sia dignit 32).

mincia: Poi c'hai dato. La terza: Eh!


inerta salute.

se di grazia.

La seconda parte coLa quarta: Chi non

Note
16)
1'

alla Ballata

li.

Vetlasi

Appena,

Quadrio

nostra nota 9) pag. -H , e Ballata dal detta per bellezza incomparabile e


In

gente non
sa
;

sappia
s'

il

misfatto

tuo

cli

lo

a.

XIV. Questa

ma

perch

adiri contro di te chi

grande. *
17) Cos'i S. , EM. , EP. e CC. ; la lezione volgata - incontastubile* iii) Cosi leg^esi in S. ; la volgala - Poieh' hai data. * 19) vada - Cod. Redi. 20) In questo verso ci piace seguire la lezione di monsig. Dionisi , il quale paraIrasa tutta la stanza cos : Eh, se voglio
tarti

P"8-

quinci innanzi sar seguace d'Amore; ne sarai abominata non solo dall' et presente, ma anche dalle future (Jned. IV , E ti vo' -leggono pure nel *08).

da che

suddetto verso

le
:

HA., S.,
ci

V EP.

il

CC;
vuoi

ma
far

volgala mendica .*
la

se di

grazia

ti

Biscioni

odiosa e abominevole

al

mondo

non

2i) Adottiamo questa variante riferita dal e che d suono migliore del suo , E rolesto: Conviensi che io dica. EM. coli EP. e si leggiamo ancor noi con .S. ,

basta eh' io mi aflatichi a dirti villana e di piet nemica ecc. , ma bisogna che per

col

CC*
,

me

si

palesi

['

enorme

l'alio

in lar

morire quella donna

da te commesso non perch la

22) Cio reo , colpevole. PF. 2J) Questa lezione dei testi S.

LP.

14
:

VITA NUOVA
Questa interpunzione fu da noi corretta seguendo l' EP. , ove si osserva in nota, ch'essa toglie il bello e il vero al concetto. Diffaui Dante espresse identicamente quello di Virgilio nel V dell'Eneide, v. 314: Gratior et paler veniens in corpore virtus .*
28)
gata.
alla

che ci semin preferibile alla volgata TVoa perche alla gente sia nascoso.* 24) Cruccioso , cio indignato e dolente, Nel Vocabolario manca 1' esempio poetico.

PF.
- S.

dalla vita mortale, eterna , che disse gran secolo. Vedi la nostra nota 3) pag. 6.* 27) La volgata - viriate: In gaja giovaitute - Distrutta hai l'amorosa leggiadria .
ai contrario

25) nodrica 26) Cio dal

mondo,

della vita

Cos'i S.,

EP. e CC sua compagnia

cede
ti

quale allude il il Sonetto di sopra: Piangete, amati*

- la volcio di Beatrice, Poeta nel passo che pre;


,

mai aver

ecc.

Note
29) L' EP. aggiunge
te * villana -.
:

alla Divisione.

che comincia

Mor-

31)

Cos'i

il

M.

Guicciardini

citato

dal

Biscioui.

30) La volgata - di lei; lezione falsa, come appare manifestamente dal contesto dei verE in fatti cominciando la seconda si. EP. parte del Sonetto al quarto verso, si contitiua il discorso ai precedenti in via d' apostrofe alla morte ; alla quale, e non della quale, parla il Poeta. *

malaIl Biscioni mostra per di mente. EM. idest non diffinita , giustificarla , dicendo indeterminata; e 1' EP. nota -infinita, per

La lezione volgata

- injlnita,

indijjinita

meno

usato,

ma non
M.

erroneo.

Il

Cod. M. legge
32)

- indiffinitiva,

voce inusitata.*

fu

diffinila - Cod.

IX. Va quindi a trovare


e

colei, la

quale serviva

celare

l'

amor suo

su di ci compone

un
di

Sonetto.

Appresso

li

morte

questa donna alquanti

d,

avvenne cosa, per

la

quale mi convenne 1) partire dalla sopraddetta citt, e andare 2) verso quelle parti dov'era la gentil donna, la quale era stata mia difesa; av-

vegnach non tanto fosse lontano il termine del mio andare, quanto ella era. E tuttoch io fossi alla compagnia 3) di molti, quanto alla vista, P andare mi dispiacea si, che 4) quasi li sospiri non potevano disfogare l'angoscia, che il cuore sentiva; perocch io mi dilungava dalla mia
beatitudine 5).

E per il dolcissimo Signore, il quale mi signoreggiava 6) per virt 7) della gentilissima donna, nella mia immaginazione apparve come pellegrino leggiermente vestito e di vili drappi. Egli mi
pareva sbigottito, e guardava la terra ; salvo che talora 8) gli suoi occhi mi parea che si volgessero ad un fiume bello e corrente e chiarissimo, il quale sen' gi 9) lungo questo cammino l ove io era. A me parve che Amore mi chiamasse, e dicessemi queste parole: Io vegno da quella
donna,
la

quale stata lunga tua difesa; e so che


ti

il

suo rivenire non


lei, io

sar; e per quel cuore 10), che io

faceva avere da

l'ho

me-

co, e portolo a donna, la quale sar tua difensione,

come

questa 11) era;

(e nominollami 12), sicch io

la

conobbi bene).

Ma

tuttavia di queste pa-

role, eh' io t'ho ragionate, se alcuna cosa 13) ne dicessi, dille per

modette

do 14), che per loro non mostrato a questa, e che


queste parole,

si
ti

discernesse

il

simulato amore, che


altrui 15).

tu hai

converr mostrare ad

disparve questa mia immaginazione tutta subitamente,

per

la

grandissima parte che mi parve che

Amore mi

desse di s 1G);

PARTE
e,

I,

S-

IX.

15
giorno 18) cominciai di

quasi cambiato nella vista mia 17), cavalcai quel giorno pensoso molto,

accompagnato da molti

sospiri.

Appresso

il

ci 19) questo Sonetto.

SONETTO
Cavalcando
Trovai
1'

III.

altrjer per

un cammino,
della via

Pensoso dell'andar die mi sgradta,

Amore

in

mezzo 20)

In abito leggier di pellegrino.

Nella sembianza mi parea 21) meschino,

Come avesse E sospirando

perduta signoria;
pensoso, venia,

Per non veder la gente, a capo chino. Quando mi vide, mi chiam per nome 22), E disse: Io vegno di lontana parte, Ov' era lo tuo cor per mio volere;

recolo a servir novo piacere 23).

Allora presi 24) di lui

si

gran parte,
-f*

Ch' egli 25) disparve, e non m' accorsi come,

J-

Questo Sonetto ha
e

tre parti.

Nella

prima parte
eh' io

dico, siccome io troeh' egli

vai Amore,

qual mi parca. Nella seconda dico quello

mi

disse,

avvegnach non compiutamente, per tema


lo

area di non {scovrire 26) mio segreto. Nella terza dico com'egli mi disparve. La seconda comin-

cia:

Quando mi

vide.

La

terza: Allora presi.

Note
4) che a

al

IX.

me convenne

EP.

2) ire - CC. , S , EP. 3) a compagnia - EP. 4) la lezione volgata - mi dispiacea; sic-

die d' altro cuore non ha poi fatto parola? 4 1) Cos'i li Codd. B. F. e l'EP. La vol- come costei, senza il verbo. 2) e nomollami ec. - EP. 4 3) se alcuna ne dicessi.- Cod. F. 44) nel modo - EP. a quest' altra 4 5) Cosi V EP. e il CC. ; Non , Cod. F. ; ad altrui- la volgata. * per dir vero , bel complimento per quella che dovea comparire come 1' oggetto della nuova passione di Dante.* 4 6) Il verso 4 3 del Sonetto seguente corrisponde presso a poco a questo concetto. 47) per la vista mia - S. 48) Vale a dire , il giorno appresso.

gala
4

che

ecc.

Noi

ci

conformiamo

all'

EP.

5) della mia felicita - S. 6) Cos gli EM. coi Codd. B. F. ; ed egnalmente legge l'EP. e il CC. La volgata ha
- signoreggia.
*

7) per la virt - Codd. B.F., l'EP. e il CC. 8) Cos'i li codd. B. e C. coli' EP. La voigata - tal' otta; e talvolta - Cod. M.
il cuore ardente del sogno accennato pi sopra ( pag. 4), e che Amore fece mangiare alla sua donna, giac-

9) seguia - S. 4 0) Sarebbe questo

9) di ci III.

manca

nell'

EP.

e nel

CC.

Note
20)

al

Sonetto

Amor nel mezzo - RA. e S. 24) Meschino, servo. Cos nel C. IX, v. 43, Ini.... le meschine - Della regina

dell' eterno pianto


v.

ed

ivi

C.

XXVIII,

39, e altrove. PF. 22) Omero: g-^oq r' zyj.z

in z' v6u.ol'Czm.

16
Parola
disse, e
,

MTV NUOVA
mi chiam per nome. S<dv.
in
,

questo e in altri lim^lii cinlia il signilicato di oggetto piacente quindi nuovo persona adorna di piacere piacere lo stesso che nuova cosa piacente, nuova bellezza - PF. 24) Qui replica in altra guisa quanta espone dianzi nella prosa ( Vedi nota 16 ), accordandosi rettamente il presi al mi desse
23) piacere
;

sia lezione errala, e deliba leggersi persi; altrimenti in questo caso sartbbevi un coulrosenso. Intendi Allora io persi s gran parte di lui, cio a dire , in lo persi s di vista , eh' egli disparve , ed io non mi accorsi in qual modo . L' EP. e il CC. hanno presi da lui, anzi:

Credo che presi

Ma diversa 1' interpretazione del Si". Fraticelli nella chiosa che segue
ivi riferito.

ch di lui. 25) disparte, variante notala dal Biscioni, che per legge nel testo - disparse. EM.

F\ota alla Divisione.

gativa.

26) di discoprire - Cod. M. senza la neIl suo segreto era il nome della

nuova donna che dovea

finger d' amare,

X. Ritorna
celare
egli
il

in patria.

Cerca

trova altra donna, hi quale si presti a

vero
e

amor

suo. Molti pertanto pensano, che di costei in fatto


gli

arda;

Beatrice, presone sdegno,

niega

il

saluto.

Appresso
ch
il

la

mia

ritornata 1) mi

misi a cercare

di

questa

donna
accioc-

che'l mio Signore m' avea nominata nel

cammino

de' sospiri.

Ed

mio parlare
onde molle

sia pi

breve, dico che in poco tempo la feci

mia

difesa, tantoch troppa gente

ne ragionava oltre

a'

termini 2) della cor-

tesia;

fiate

mi pesava duramente. E per questa cagione,


che parea che

cio di questa 3)

soperchievole voce,
la

m'infamasse
tutti

vili
il

ziosamente
vizii

4), quella gentilissima,

quale fu distruggitrice di

e reina delle virt 5), passando per

alcuna parte 6) mi neg


la

suo dolcissimo salutare, nel quale stava tutta

mia beatitudine

7).

Ed

uscendo alquanto del proposito presente, voglio dare ad intendere quello che il suo salutare in me virtuosamente operava.
Note
<) tornata -Cod.F. ; mi mesti- S. 2) oltre alti termini di cortesia - S., olir
li

al

X.
1

masse

verte, che il Codice ha in margine - ni infala lezione connine. * , eh'


5) Dice Boccaccio in un Sonetto
Dell' entrare nel
,

ecc. -

EP.

CC.

che

3) per questa - EP. e CC. ; supcrchievole - iS. ; soverc'iievide - EP. CC. 4) infiammasse - EP. ,a sostegno della cui lezione ecco le ragioni che si adducono in nota c< Sembra preferibile la lezione del (nostro) testo, spiegando cos: per quella voce
:

regno

d'

Amore era

Questo condell' Inferno . Rossetti. cetto di Datile serve a spiegare la figurala


espressione del Certaldese.
fi)
Il

uscito

CC.

P EP.
:

alcune parti, notan-

che supponeva vizioso l'amnr min. E allora sta bene, che il vizio supposto nell' amore di Dante per quella donna lo privasse del saluto di Beali ice . - Ivi per altro si av-

ce Cosi dosi in questa chiaro , che il saluto di Beatrice fu negalo a Dante pi d' una volla , ed pi ragionevole in con-

seguenza
stra .

il

molto dolore eh'

egli

ne dimo-

7) quiete - S.

PARTE

I,

. XI,

XII.

17
di lui.

. XI. Potenza, che la vista e

il

saluto di

Beatrice esercitavano sopra

Uico, che quando


una fiamma
di carit,

ella

appariva da parte alcuna, per la speranza

dell'ammirabile salute

1) nullo

nemico mi rimaneva;

anzi

mi giugneva

quale mi facea perdonare a chiunque 2) m'avesse offeso; e chi allora m'avesse addimandato 3) di cosa alcuna, la mia responsione 4) sarebbe stata solamente Amore, con viso vestito d'umilt.
la

E quando d' Amore

ella fosse

alquanto 5) prossimana 6)
tutti
gli

al

salutare,

uno

spirito
li

distruggendo

altri

spiriti

sensitivi

pingeva fuori

deboletti spiriti del viso 7), e dicea loro: Andate ad onorare la donna vostra; ed egli si rimanea nel luogo 8) loro. E chi avesse voluto coil tremore 9) degli occhi miei. E quando questa gentilissima donna 10) salutava , non che Amore fosse lai mezzo che potesse obumbrare a me la intollerabile beatitudine 11), ma egli quasi per soverchio di dolcezza diveniva tale, che '1 mio corpo,

noscere Amore, far lo potca mirando

lo quale era tutto allora 12)

sotto

il

suo reggimento

molte volte
la

si

movea come

cosa grave ed inanimata 13): sicch appare manifestamente

che nelle sue salute 14) abitava la mia beatitudine 15), volte passava e redundava 16) la mia capacitade.
Note
1)

quale molle

al S- XI.
gli EM. , 1' EP. e il CC; ma quando voce salute non si dia il significalo del salutare sarebbe tuen retto 1' intenderla balate alla lac< qui in diverso senso. siccome dice salulationibus suis tina ili

dolcezza

- S.

gono
alla

2) qualunque - EP. e CG. 3) domandato - S. , EP. e CC. 4) risposta - Cod. F.


5) al

manco

S.
,

EP. e CC. 6) propinqua - Coti. B. 7) Della vista , gli spirili del viso. PF. loco - EP. 8) Cio negli occhi. PF.

CC. 9) tremare

- S.

10) Cosi S. e PF. ; la volgata - salute.* 11) chiarezza - S. 12) Introduciamo nel testo quest'avverma die leggesi bio mancante nella volgata * nei Codtl. B , F. in S. , nell'EP. e nel CC. A3) ed - manca in S. e nell' EP. 14) nelle sue salute ( plurale, cio salutazioni , saluti ) leggiamo col Biscioni e colle stampe seguaci; nella sua salute - leg,

Lib. I , e. 4. incolpo di niente ; ricordo solo a' moderni ristoratori di quella , che alleghino piti che possono Dante : qui v. g. per saluti . Dion. ( Aued. , pag. 140 ). E Cidino da Soinmacampache allro concittadino, gna veronese , mio finisce poetava fin dal principio tlel 1300 et Poi da mia parCanzone : sua cosi una ciascun, che s'amte d mille salute manta di virtute . ( V. Maffei , Verona, * illustrata, Lib. II). 15) quiete - S,
1'

Autore

nella

Monarchia
la

La Crusca qui non

-A

16) Cio soverchiava

PF.

. XII.

Dolore amatissimo per la privazione del saluto. Lagri mando s'ade

dormentai
lata
di
,

Amore

lo

racconsola

gli fa

in cui rassicuri

Beatrice

eh' egli

animo a scrivere una Balnon s" e punto tolto all'amore

lei.

ra

tornando

al

proposito, dico che, poich la mia beatitudine 1)


3

Daute, Vita Nuova.

18

VITA NUOVA
fu negata,

mi giunse tanto dolore, che partitomi dalle genti in solinga parte andai a bagnare la terra di amarissime lagrime. E poich alquanto mi 2) fu sollevato questo lagrimare, misimi 3) nelle mia camera l dove io poteva lamentarmi 4) senza essere udito; e quivi chiamando misericordia alla donna della cortesia 5), e dicendo Amore, ajuta il tuo fedele, m" addormentai come un pargoletto battuto lagrimando. Avvenne quasi nel mezzo del mio dormire, che mi parea 6) di vedere nella mia camera lungo me 7) sedere un giovane vestito di biancbissime vestimenla , e pensando molto. Quanto alla vista sua, mi

mi

riguardava l ove io giacea; e, quando m' avea riguardato alquanto, pareami che sospirando mi chiamasse , e dicessemi 8) queste parole : Fili m>\tempus est ut praetermittantur simulacro, nostra 9). Allora mi parea
eli'

io

il

conoscessi

perocch

egli

mi chiamava
:

cos,

come

assai fiate

miei sospiri 10) m' avea gi chiamato e ragguardandolo, pareami 11) che piangesse pietosamente ; e 12) parea che attendesse da me
nelli

alcuna parola.

Ond'

io

assicurandomi cominciai 13) a parlare cosi con

esso: Signore della nobiltade 14), perch piangi tu?

quegli 15) mi dicea

queste parole

Ego tanquam
16)
,

centrimi

circuii,
sic.

cui simili

modo

so

habent

circumferentiae partes

tu

autem non

Allora, pensando alle

sue

parole 17), mi parea eh" egli mi avesse parlato molto oscuramente 18), si che io mi sforzava di parlare 19), e diceagli queste parole: Che
parole volgari

che parli 20) con tanta oscurit ? E quegli mi dicea in Tson domandare pi, che utile ti sia 21). E per cominciai 22) con lui a ragionare della salute, la quale mi fu negata, e domandailo 23) della cagione; onde in questa guisa da lui mi fu risposto Quella nostra Beatrice ud da certe persone, di te ragionando, che la donna , la quale io ti nominai nel cammino de' sospiri, ricevea
ci
,

Signore

date 24) alcuna noja;


di

e per questa gentilissima, la quale contraria


la tua persona,

tutte le noje

non degn 25) salutare

temendo non
sia

fosse nojosa

26).
il

Onde

conciosiacosach veracemente

conosciuto

per

lei

alquanto

tuo segreto per lunga consuetudine, voglio che tu

dichi certe parole per

rima 27), nelle quali


per
lei, e

tu

comprenda 28)

la forza

ch'io tengo sopra

te

come

tu fusti suo tostamente dalla tua

puerizia 29); e di ci chiama testimone colui che '1 sa, e come tu prieghi lui che gliele dica ed io , che sono quegli 30) , volentieri le ne ragioner e per questo sentir ella la tua volontade, la quale sen:
,

tendo, conoscer le parole degl' ingannati. Queste parole fa che


quasi

sieno
;

non

che degno: e non le mandare in parte alcuna, ove potessero essere intese senza me da lei 32) ; ma falle adornare di soave armonia, nella
,

un mezzo 31)

che tu non parli

a lei

immediatamente

quale io sar tutte


disparve
,

le volte

che sar mestieri


fu rotto.

33).

dette queste parole,

Ond' io ricordandomi , trovai che questa visione m'era apparita nella nona ora del di; ed anzi 34) che

'1

mio sonno

PARTE
io uscissi di questa

$.

XU.

11)

guitassi 35) ci

che

camera, proposi di fare una Ballala, nella quale se'1 mio Signore m' aveva imposto; e feci poi 36)

questa Ballata.

BALLATA
Ballata 37)
,

III.

io vo'

che

tu ritrovi

Amore
,
,

E
S

con

lui vadi a
la

Madonna
lei lo
;

davanti

che

scusa mia, la qual tu canti

Ragioni poi con

mio 38) Signore.


,

Tu

va 39), Ballata

cortesemente

Che senza compagnia Aver dovresti 40) in

tutte parti ardire

; ,

Ma,
Che

se tu vuoli 41) andar securamente


1'

Ritrova

Amor

pria

;
:

forse non buon 42) senza lui gire Perocch quella che ti debbe udire, S' 43) , cora' io credo , in ver di me adirata E tu di lui non fussi accompagnata ,

Leggieramente 44)

ti

fara disnore.
se'

Con dolce suono

quando

con

lui

Comincia , Appresso che averai 45) chiesta pietale Madonna , quegli che mi manda a vui 46)
este parole
:

Quando
Sed

vi

piaccia

vuole

egli 47)

Amore
Dunque

quei 48),
,

ha scusa , che la m' intendiate. che per vostra beltate

Lo face 49)
,

come vuol

vista cangiare

perch gli fece altra guardare , Pensatel voi, da eh' e" non mut '1 core. Dille: Madonna , lo suo core stato

Con

fermata fede,

Ch' a voi servir 50) ha pronto ogni pensiero : Tosto fu vostro , e mai non s' 51) smagato.

Sed ella 52) non ti crede , Di, che domandi Amor 53), sed

egli
,

vero;

Ed

alla fine falle

umil preghiero 54)


,

Lo perdonare se le fosse noja Che mi comandi per messo, ch'io muoja E vedrassi ubbidir buon servitore 55).

d a colui 56) eh' d' ogni piet chiave Avanti che sdonnei 57) , Che le sapr contar mia ragion buona
:

20
Riman

VITA NUOVA

Per grazia dlia mia nota soave 58)


tu 59) qui

con

lei

,
:

E E

del tuo servo ci che vuoi 60) ragiona


s"

perdona , Fa che gli annunzj in bel 61) sembiante pace. Gentil Ballata mia , quando ti piace , Muovi in quel 62) punto, che tu n' aggi onore.
ella

per tuo priego

gli

^
lei,

J*

Questa ballata
e

si divide in Ire parti.

Netta prima dico


e

ov"ela

vada;

confortola, perch'ella

vada pi sicura;

dico nella cui

compagnia

si metta, se vuote 63) sicuramente andare, e senza pericolo alcuno. Nella seconda dico quello, che a lei s' appartiene di fare intendere 64). Nella

terza la licenzio del gire 65) qttando

vuole

raccomandando

movimento

nelle braccia della


:

sua fortuna 67).

La
,

ii suo 66) seconda parte comincia


:

Con dolce suono. La terza Gentil Ballata. Potrebbe gi V uomo opporre contro a me
cui fosse

il

dire che

non
la

sapesse

mio parlare in seconda persona 68), perocch

parlata non

alt'.o

che queste parole, ch'io parli.


e

per dico,
libello

che questo dubbio io

lo

intendo solvere 69)


,

dichiarare in questo
,

ancora in parte dubbiovolesse

sa

ed allora intenda chi qui dubbia 70)

o chi qui

opporre

in

questo

modo

71).

Note
4) allegrezza
-

al . XII.

S.
nell'

meglio d' abbandonare g Idoli nostri. Cod.


e nel
,

2) mi 3) Cos

manca

EM.

EP. EP. e CC.


edizioni.*

CC*
-

B
S.,

messimi
-

musimi-

le altre

Qui al nostro Praticelli piace nn-glio leggere simulata nostra, cio le nostre simulazioni del far credere alla gente , che

4) ove poten

lamentare

ecc.

EP.

CC.

Dante

fosse

innamorato
;

non

di

beatrice

della cortesia, e qui appresso 5) Signore della nobilt, per Donna coi tese,
e

Donna

femmine e soggiunge, che dalla lezione comune non ne leva un senso cosi
d'altre

ma

Signor nobile
II

nel C.

Inf.
il

v.

come donna di 76, per donna


e
1'
,

virt disse virtuosa. *

chiaro,
il

come da

6) Cos'i

CC.

come
7)

nella volgata

EP. , manca

nella quale per,


la

Cod. Martelli. Tuttavia nulla anco al simulacra degli altri testi


gnificato
di finzioni.
*

quella ch'egli segue giusta osta che


diasi
il

si-

partic.

di*

cio vicino , accosto , , rasente, da aggiungersi al Vocabolario, ove bens sono esempli di questa preposizione data a luoghi, ma non a persone sebbene
,

Lungo ove

4 0) netti miei sonni -legge il Cod. E., e l'EP. ha - nellt miei sospiri, soltanto in nota

interlineare. *

oltre al

presente alcun altro potrebbe citar-

sene di
sitrse

Dante

stesso.

Inf.

C X

Aliar

alta vista scoperchiata - Un'ombra, lungo questa, (di Farinata) in sino al milito . Ivi , C. XXI : lo m' accostai con tutta la persona -Lungo d mio duca ecc..

i\) parventi - S., mi parea - EP. e CC. 12) Dopo pietosamente il Cod. B. ha solo * e attendesse. sonno cominciai a parlare 4 3) cos nel
-

con esso

EP.

CC.

C. XXXII; Siede lunghesso e lungo l'altro posa - Quel duca ecc. Anche in Albertano Giudice, Trat. I, cap. 44, leggesi Due ladroni posti lungo lui
Paracl.

( cio

Cristo in croce) da
*

ambedue

le ta-

lora.
8)

diceami

CC.
:

S.

EP.

9; Cloe a dire

Figliuolo

mio

egli e

Signor della nobilt - ebraismo. Salv Vedi sopra la noia 5). * 4 5) Cos S. , EP. e CC. ; que' - la vulgata quello - EM. 46) Invece di parles 1' EP. ha protex, ed in imta pr lex , cio pr texlu, prout est in texlu . Nessuno schiarimento porge questa nota all' arcano senso del discorso profferito da Amore; e Dante, che mostra di trovarlo oscuro , declina di spiegarne il

1)

PARTE
senso , passando invece a parlare del saluto negatogli da Beatrice a causa dell' altra donna quantunque ingannala , come si veduto nella precedente nota i 5) pag. 4 5. Sarebbe mai questo centro il misterioso

I,

. XII.

21
,

per ci

al

numero nove

di cui

si

latto

Prelazione , e poscia si N. XIII ? Altri vegga. * 17) le sue , in quarto caso il Cod. M. Vedasi pi innanzi la Canzone I, v. 5.* 4 8) mollo oscuro - EP. e GC. 19) Cos il CC. e l'EP. ; la volgata - pardir
*
,

cenno nella nelP sJppcnd.

qualche noja. Sicch noioso di significato comune come doloroso, pauroso e simili . Dion. (slned. V,pag. 39). F. correttamente. 27) Cos li Codd. B. Le altre stampe hanno -prima con errore, per essersi unito dagli editori il per abbreviato ( p. ) alla seguente parola rima. EM. Egualmente bene legge 1' EP. e ilCC. * 28) comprendi - EP. ; comprenderai la fortezza - S. 29) dalla sua puerizia - S., EP. quello - la 30) Cos l' EP. e il Cod. C.
, ,

largli.

volgala.

*
li

20) che tu parli - Cod. B. parli - Cod. F. , EP. e CC.


:

EM.; che mi

la

2\~) Cio , non dimandare pi oltre di modo dittico. PF. quello, che utile li sia 22) e poi cominciai - EP. e CC. j cominciai allora - Cod. M. 23) domandandolo -CC, senza la particella e; ma S. legge col punto avanti -. domanti and ecc.j con die rimane sospeso il (liscorso. * 24) Cos S. e l'P.j la volgata - di le.* 25) di salutare - EP. 26) Ecco questo nojosa in senso passivo, temendo cio non fosse soggetta a patirne

Codd. B. F. , e V ediz. S.; quasi in mezzo ; ma non sanamente, per quello che segue subito dopo. * 32) Cos 1' EP. , la cui lezione ci parve preferibile alla volgata, ove il senza me sta subito dopo in parte alcuna ; ed anche migliore credemmo ove, eh' pure in S. del
31) Cos
volgala
,

comune onde.
33) Cos EP.

CC;

tutte le fiate

che

far mestiero

AB., mestiere -S.


,

34) Et innanzi ecc. - S. 35) Cio narrassi seguilalamente

fedel*

mente. PF. 36) Nel CC e nella EP. manca poi.


III.

Note

alla Ballata

37) E notabile la fina accortezza nelle parole che fa dire 1' Autore alla Ballala composta per comando d'Amore, il quale gli prescrive di dirigere il discorso alla donna
sua non immediatamente, ma mediatamente, cio fingendo di parlare per altrui mezzo, mentre in fatti dovea ragionare colla propria donna all' oggetto di giustificarsi , e di sincerarla riguardo alla di lui vera intenzione. In apparenza la Ballala figura da mediatrice. Lo sviluppo sembra esposto , bench in

ecc. rifatto su quello del Rosasco (


4

Milano,

839

pag.

92, nota

*).

40) Migliore questo verso del Cod. F.,


gli EM. , che nella volga Dovresti avere in tulle parli ardire ma pessima a nostro avviso la lezione dell' EP. e del CC Dovresti in tutte parti avere ardire . * 41) Cos 1' EP. e il CC. ; vuogli - la vol-

come osservano
;

ta

gala.

modo enigmatico , nella obbiezione e nella riposta fatta a s stesso dall' Autore nel pe* riodo che segue alla divisione della Ballata.
38) Cos leggiamo
e Pesarese, e col
coli'
,

edd. Serenarteli]
iato della

volgata che ha vv. 3 , 4 : Intendi Sicch la mia scusa, la quale da te, o Ballala , si espone coi versi , sia poscia con lei, cio con la mia donna, ragionata ver bai mente dal mio Signore, vale a dire da Amore. PF.
:

CC. evitando 1' con lei il mio.*

42) Al. non e ben - AB. 43) Se icom' io credo) in ver' di me te Si, coni' io creadirala, ecc. Cod. B. do , in ver' di me ecc. - EP. , la quale ha punto fermo dopo adirata; te perch questa intenzione , ( ivi si nota ) rende e ritiene la prepoil senso pi distinto;

sizione Se , come la volgata , al principio del verso che segue, in luogo della congiundagli EM. e da noi preferita coltiva 1' appoggio parendoci cos del Cod. B.

39) Leggiamo va coli' EP. e col CC. , essendo qui modo imperativo , e non colla Tolgala vai , persona 2. da del pres. indicai. N osta che siffatta lezione trovisi nella maggior parte delle slampe e in qualche codice, perch dove sono in contrario le regole, un idiotismo popolare ( che tale si vai , o va' coll'aposlrofo nel suddetto tempo imperai. )

procedere pi chiaro il discorso. * 44) Ti farla leggiermente disonore .

Cod. Rie.

gono

45) chesta - S. - tu avrai


*

e cos

EP.

CC. che leg-

invece

di averai

come

nella volgata.

leggersi
il

46) Cos leggiamo cogli EM. , come osserva nella seguente nota , conserv nel Biscioni il quale tuttavia
e cos dee
,

non pu prevalere. Vedi

il

Mastrolilli

lesto la lezione
se

comune
:

voi

che non rima


si

ai verbi andare, fare, dare, stare, seguilo dal Compagnoni , Teorica de' verbi , e in particolare 1' Autolini nel Rimario Italiano

non virtualmente con


di questa stanza
ne'

lui del verso pri-

mo

Spesse volte
,

tro-

vano

MSS.

simili desinenze

le quali

02
pare
clie

VITA NUOVA
rendano alquanto alterata la rima ; da sapere che gli scrittori delle poesie
52) Cos S.
sopra.
S.
s'
1'
,

EM. Vedi

la

nota 47) di

ma

scrivevano le voci nella loro ordinaria maniera , le quali poi , in leggendosi , si dovevano pronunziare accordate colla rima : onde in questo luogo si deve leggere manda a vui , per la stretta parentela che 1' o l>a sempre avuto con l'u ; e cos si deve fare in ogni altro luogo delle rime che sono sparse in questa raccolta ; servendo 1' aver notato questo passo solamente . AB. Noi

53) Noi leggiamo cos con le RA. e l'ediz. La volgata ce Di che domandi Amore, egli vero , colla sola differenza che EP. e il CC. hanno - eri avanti domandi. * 54) Francese : prire , preghiera e pre:

per credemmo
ititi,

far nisglio,
,

pui, sui ecc.

stampaudo vui, ogni qualvolta la rima il

richiedeva , attenendoci al parere del can. Dionisi, il quale a chi volesse opporre che deesi slampare voi, noi, ecc. e pronunziare vui, nui ecc. , perch cos Lene spesso si trova ne" MSS. , risponde che approverehhe la regola , purch fosse mantenuta ; ma non vedendosi costante ne' testi a penna, e n anco negli stampati , stima tene fissare il

ghiera ; demenre , dimora e dimoro j dedimanda e dimando. Salv. mantle 55) Cosi il Cod. B. e 1* ediz. Giuntina 1527 delle HA. e il testo S. La volgata et E vedrassi ubbidire al servitore . Il Biscioni per d come variante la lezione da noi adottata ; e l' EP. ha il seguente verso, di cui pare non doversi far conto : ce vedr ben ubbidir servitore . * 56) Il Biscioni mette in nota la variante
,

metodo

contrario, di stampare cio secondo la pronunzia dalle rime voluta ( Aned. II,

legge nel testo colei, eh' errore, la Ballala ha relazione a quelle parole dell' Autore poc' anzi udite nella visione e di ci chiama testimone colui che 'l sa , e come tu prieghi lui che gliele dica : ed io che sono quello, volentieri ne
colui,

ma

perocch qui
:

pag. 99). 47) Sed


te
ci

* - qui e al v. 5 della stanza


,

seguena

hanno

S.

gli

EM.

il

Cod. M.

cui

atlenghiamo, anzich al Se della volgata, ond' evitare il duro scontro delle due e , ed anche per la giusta misura del verso. * Sed, ned , ched si rinviene frequentemente

Anche RA. S. e ragioner ecc. EM. EP. leggono colui , riferendosi infatti il discorso ad Amore. * 57) Il Vocabolario della Crusca SdouneaLat. domina; amore libere , Snamorarsi
le
1'
, :

negli antichi poeti. PF. 48) Tutte le stampe -qui.


la retta

Noi dobbiamo
:

lezione quei al sagace criterio del ce Amore Sig. Fraticelli , il quale spiega quei , che a motivo della vostra belt fa a sua voglia cangiare a Dante la vista, vale a dire fa a sua voglia dirigere a Dante lo sguardo. E il perch Amore fece guardare a Dante altra femmina , il potete dunque immaginare da per voi, dacch sapete eh' ei non mut il cuore. E ritroverete che quello fu uno slraltagema , per celare altrui V affetto che nutre per voi nel seno . *

et amores relinnon adduce altro esempio del nostro Dante. AB. Sdouneare, contrario donneggiare, essere cavaliere di donneare Nella EP. e servidore di donna. Salv. leggesi questa nota: IVeZ nostro codice die sdonnei vi supplito da mano posteriore ; ci che lascia per lo meno dubbio, che Dante usasse qui un verbo cos strano . A noi per altro niente di strano semina mentre abbiamo altres Donneare vedervi con parecchi esempii di prosa e di poesia

rare

feminarum coelus
:

quere

49) Li face - EP. e CC. 50) Cos li Codd. F. ed M. La lezione comune ce Ch' a voi servir V ha pronto ogni pensiero ; - gli ha pronto ecc. S. j - che n voi servir l' ha 'n pronto ecc. EP. e CC II can. Dionisi in un codice del secolo XIV contenente molti Sonetti e Canzoni di Dante , che trovasi alla Biblioteca civica di Roveredo, lesse la variante - lo pronta , dicendola ottima lezione invece
della volgata - l'ha pronto. Quanto al signilicato del verbo prontare, gli sembra che in

nel Vocabolario, tanto in senso proprio che in figurato ; ed usollo Dante stesso due vol Ri: te nel Paradiso, C. XXIV , v. la grazia che donnea - Con la cominci

H8

tua mente ecc.; ove notarono gli Accademici ( Div.Com. ediz. di Cr. 1695 ) : ce La grazia , la quale nella tua mente li ha, ti signoreggia . Ed ivi , C. XXVII , v. 88: te La mente innamorata che donnea -Con la mia donna sempre ecc. ; al qual passo un egregio nostro concittadino fa le seguence Qui donneare in significato pensar con piacere 1' opposto di sdonneare che us Dante nella V. N. {Torelli,

te chiosa

di

semplicemente Jar pronto Y, pag. 1-12 ). 11 Sig. Fraticelli ( Aned. adotta appunto questa variante , spiegando , lo fa pronto e sollecito , lo incita , lo * sprona. 5f) Spagnuolo: desntayado, pei ditto, confuso , smarrito. Salv.
questo luogo
sia

et

voi. 2. pag. -182 ). Opere varie ecc. Avanti che sdonnei, cio prima che tu, ti patta da quella donna , Ballata mia
,
,

giacche sopra
le
fica

ben egli

Amore

portare
signi-

me ragioni. Vedi che Sdonnearc

qui Partir dalla donna, laddove Donneare risponde a Intrattenersi con donne .

Dion. {Aned. V, pag. 139).

PARTE
58) Cio in grazia della mia soave poesia, Ielle mie soavi rime. Le parole - Per grazia
fino a in

I,

SMU.
59) Rimanti - EP. e CC. 60) che vuol - EP. e CC. 6i) un bel - RA., S. Pel cede vedi la nota 39). * 62) in tal - EP. e CC.

23

bel sembiante

pace

sono

Fa die

pre-

quelle che per coniando del Poela la Ballata dee dire ad Amore , avanti clic si levi d' appresso a Madonna . PF

Note

alla Divisione.
*

63) Cos l' EP. ; sicura - la volgata. 64) Cos l'EP., il CC. e Codd. B.;- s'appartiene fare - la volgala. * 65) del gire - EP. 66) Lo suo dolce movimento - EP. e CC. De67) della fortuna - EP. e CC. mons hujus, Quern nos Fortunam, quem * etiani Plutona i>ocamns . Palingen. 68) V ale a dire all' altra donna. * sciogliere - EP. 69) eh' esto. 70) Adottiamo qui la lezione dell' EP. ,

e del

CC,
, ,

B. F.

da cui poco diversificano i Codd. intenda qui , chi pi che hanno


:

dubita e chi volesse ecc. La volgala chi pi dubita, che qui volesse ecc. ; nella qual lezione del Biscioni non si sa trovar senso soggiunge la suddetta EP. Ad intelligenza maggiore del senso di questo * passo veggasi anche il XXV verso il (ine. 71) Ci", nel modo che mi lo ad espor* re immediatamente nel . che qui segue.

. XIII.

Quattro pensieri, uno contrario all'altro, combattono la volont

di lui intorno alla

sua passione amorosa.

ppresso di questa soprascritta visione avendo gi dette le parole, che


ni'

Amore

avea imposte

1) a dire,

m' incominciaron
,

molti e

diversi

pensieri a combattere 2) ed a tentare


te 3); tra
li

ciascun

(piasi

indefensibilmen-

ingombravano 4) pi il riposo uno de' quali era questo buona la signoria d' Amore; perocch trae lo intendimento del suo fedele da tutte le rie cose 5). non buona la signoria d'Amore; perocch quanL' altro era questo
quali pensamenti, quattro m'
:

della vita. L'

to
gli

il

suo fedele pi fede

gli

porta, tanto pi gravi e dolorosi punti 6)

conviene passare. L'altro era questo: lo

nome d'Amore

si dol-

ce 7) a udire, che impossibile mi pare che la sua propria operazione sia nelle pi cose altro che dolce; conciosiacosach li nomi seguitino
le nominate cose, siccome scritto: Nomina sunt consequentia rerum 8). Lo quarto era questo la donna, per cui Amore ti stringe cosi, non
:

come

donne, che leggiermente 9) si muova del suo cuore. E ciascuno mi combatteva tanto, che mi faceva stare quasi come colui 10) che non sa per qual via pigli il suo cammino, che vuole andare 11) e
1'

altre

non

sa ove 12)

si

vada.

se io pensava di voler
si

comune

via di costoro, cio l ove tutti

cercare 13) (XVI) una accordassero, questa era li)

molto inimica verso me, cio di chiamare e di mettermi nelle braccia della Piet 15). Ed in questo stato dimorando, mi giunse 16) volont
di scrivere

parole rimate, e dissine 17) questo Sonetto.

24

VITA NUOVA

SONETTO
Tutti
li

IV.

miei pensier parlari d'Amore,


in lor s
fa

Ed hanno

gran varietate,
;

Ch' altro mi

voler sua potestate


il

Altro folle ragiona

suo valore;

Altro sperando m'apporta dolzore 18); Altro pianger mi fa spesse fiate;

sol

s'accordano 19) in chieder pietale,


di

Tremando

paura, eh' nel core.

Ond'io non so 20) da qual materia 21) prenda;

non so ch'io mi dica: mi trovo in amorosa erranza. E se con tutti vo'fare accordanza 22), Convenemi chiamar la mia nimica, Madonna la Piet, che mi difenda.
vorrei dire, e
Cos
*j-

J-

Questo Sonetto
tutti
e
li

si

pu dividere in quattro parti. Sella prima dico

e pro-

pongo, che

miei pensieri sono d'Amore 23). Nella seconda dico, che


24). Nella terza dico, in che tutti

sono diversi,

narro la loro diversit

pare che s'accordino. Nella quarta dico, che volendo dire d'Amore, non so

da qual parte 25) pigliar materia; e se la voglio pigliar da tutti, convien ch'io chiami la mia nimica, madonna Piet: e dico Madonna, quasi per
isdegnoso
loro.

modo
terza:

di parlare 26).

La

seconda parte comincia:

Ed hanno
so.

in

La

sol s'accordano.

La quarta: Ond'io non


5.

Note
i) che

al

XIII.

che nota interlineare o marginale ; ma ci non siam persuasi perch appunto quest' emistichio rende la ragione del dirsi dolce il nome d' Amore. * pensamenti / nomi son quelli che EP. e CC. ; e quest' ultimo 8) Cio a dire -attendere in vece di - tentare* seguitano le cose. Cod. B. Cod. M. 3) Manca nel Vocabolario, siccome molte 9) leggeramente altre voci di questa raccolta. AB. Ma 4 0) che mi Jliceano stare come colui ecc. gli Accademici nella quarta impressione di nella quale si legge Cos il CC. e l'.EP. esso introdussero quest'avverbio ed esem-' questa nota: E pi ragionevole la nostra * pio. ciascuno indifensibdmente EP. lezione , perch non un pensiero solo , ma incerto della via tutti insieme lo tenrano 4) mi pesava che ingrombrassero ecc. EP. e CC. mi pareva ecc. -Cod. M. Al che per altro si pu riche pigliasse . spondere, che il faceva della volgata si ri5) le vdi cose - Cod. l. , EP. e CC. ferisce al ciascuno di sopra. * 6) pianti - EP. e CC. e che \i) che non sa qual via pigli con7) lo nome d' Amore e s dolce ciosiacosacli'c i nomi seguitano ecc. Cos vuole andare ecc. - EP. e CC1' EP. e CC che qui sono mancanti. Intorno 42) Cos gli EM. col Cod. B. La volgala * alla lacuna del qual passo trovasi nella pri- onde. . Non pare inma la nota che rifer imo M) trovare - Cod. F. V. Appena. N. XVI. versimile che ci che di pi si legge nelle f4) Cosi il Cod. F. La volgata - e quequesta altre edizioni sia passalo nel lesto da qualsta era mollo inimica ecc. KM.

Amor m'ha

imposto -EP.

CC,

senza - a flire, e senza la particella di dopo la prep. in principio. 2) ricominciaro a venire molti e diversi

li

PARTE
era via molto nemica ecc. - il CC. e l'EF. ove Jeggesi in nota ce l'orse via molto per maggiormente. Il Cod. M. - questa via era ecc. *
:

1,

.
1

XIV.

25
,

5) L' esatta costruzione


:

rebbe

cio

sembra che sadi chiamare la Piet e di

mettermi nelle braccia di lei. * -16) ed in questo stalo mi giunse - EP. il) e feci questo Sonetto - EP. e CC.

Note
4

al Sonetto IV.
Il

8)

Cio

dolcezza
*
-

contentezza.
s'

CC. - mi porta.

accordano in 19) Il chieder pietate; Tremano di paura ecc. Al primo di questi due versi sembra conCod. F.

qui e poi nella divisione 1' EP. , che nota: In un Sonetto, ove trovansi dolzore er,

ranza , accordanza matra . *


22)
sa

pu correre anche

questo verso corrisponde nella pro:

suonar
Ballala:

l'altro
*

(il

7 )

dell'antecedente

di sopra

e s' io

appresso ch'alerai chiesta pie-

mune
za

tate .

20) Cod. Rie. - di qual. 21) matra - S. e CC. ,

di costoro ecc.* Accordanza, erranQuesta desinenza in , accordo, errore. anza mollo frequente ne' nostri antichi
poeti.

pensava una

via

co-

ed egualmente

PF.

Note

alla Divisione.

23) parlano d'Amore - Cod. B. 21) Sono i quattro pensieri indicati nei versi 2 a 6 del Sonetto, corrispondenti a quelli descritti nella prosa che lo precede. * 25) da qual pigli inaler - CC. ed EP. Vedi nota 21) al Sonetto.* 26) Perch a ci fare era tratto a malgrado suo ; e per usa un titolo ironico, a segno dello spregio che per lei sentiva nel-

l'animo. Vedi Append. N.XVI. Nota il Salvini , che questa Madonna la Piet modo che tiene a quello d' Orazio : Et genus et formam regina Pecunia donat . * E verissimo. Dunque Madonna, per bocca stessa di Dante , aggiunto e nome non

d' ouore , ma talvolta anche di scherno e di disprezzo. Questo appunto quello che non avvisa il Vocabolario . Scoi.

sempre

XIV. Tempo dopo


belle
le

egli trovasi

ad uno sposalizio, dove erano molte


e

donne sedute a convito. Vede fra queste Beatrice,

non pu far che


.

altre e
,

deridono

Beatrice medesima non s'accorgano e scrive un Sonetto.

del suo stordimento

Ne

lo

avvenne, che questa gentiove molte donne gentili erano adunate. Alla qual parte io fui condotto per amica persona , credendosi fare a me gran piacere, in quanto mi menava l dove tante donne mostravano le
la battaglia de'diversi pensieri
,

Appresso

lissima venne in parte

loro bellezze.

non sapendo a che io fossi 1) menato , un suo amico alla estremit 3) della vita condotto avea, dissi a lui: Perch semo venuti noi a queste donne? Allora egli mi disse: Per fare che elle sieno degnamente serio, quasi
e fidandomi 2) nella persona, la quale

Onde

vite.

lo vero 4)

che adunate quivi


il

erano alla compagnia

d'

una

gentil

donna che disposata era


,

della sopraddetta citt

giorno 5); e per, secondo l'usanza conveniva che le facessero compagnia 6) nel

primo sedere
lo sposo.

7) ch'ella facea alla


io
,

mensa
il

nella

magione del suo novel-

Sicch

proposi

di

slare al

piacere 8) di questo amico , servizio delle donne nella sua compagnia,- e nel fine

credendomi fare

Dante, Vita Nuova.

26
del

VITA NUOVA

mio proponimento mi parve

sentire un mirabile tremore

9)

inco-

minciare nel mio petto dalla sinistra parte, e stendersi 10) di subito per tutte le parti del mio corpo. Allora dico, che poggiai la mia persona simulatamente ad una pintura, la quale circundava questa magio-

ne

ocelli, e

temendo non altri si fosse accorto del mio tremare, levai gli mirando le donne vidi 11) tra loro la gentilissima Beatrice.

Allora furono si distrutti li miei spiriti per la forza che Amore prese, veggendosi in taata propinquitade alla gentilissima donna, che non ne rimase 12) in vita pi che gli spiriti del viso; ed ancora questi rimasero fuori delli loro strumenti, perocch nobilissimo luogo per vedere la mirabile
fossi altro

Amore

voleva stare nel loro

13) donna.

E avvegnach
che
si

io

che prima, molto mi dolca


:

di questi
ci

spiritelli

lamenfuori

tavano

forte, e diceano

Se questi non

sfolgorasse 14)

cosi

del nostro luogo, noi

potremmo

stare a vedere la maraviglia di questa

donna, siccome 15) stanno gli altri nostri pari. Io dico che molte di queste donne, accorgendosi di questa mia transfigurazione 16), si cominciarono a maravigliare, e ragionando si gabbavano di me con questa gentilissima. Onde, di ci accorgendosi , l'amico mio 17) di buona fede mi prese per la mano , e traendomi fuori della veduta di queste donne, mi domand che io avessi? Allora io riposato alquanto, e risurti 18)
li

morti

spiriti miei,

li

discacciati rivenuti alle loro posses:

sioni, dissi

a questo

mio amico queste parole

Io

ho
si

tenuti 19)

li

piedi

in quella parte della vita, di l dalla quale

non

pu

ire pi per in-

tendimento

lui, mi tornai nella camera piangendo e vergognandomi fra me stesso dicea: Se questa donna sapesse la mia condizione, io non credo che cos gabbasse la mia persona; anzi credo 21) che molta piet le ne verrebbe. Ed in questo pianto stando, proposi di dire parole, nelle

di ritornare.

E 20) partitomi da

delle lacrime, nella quale

quali parlando a lei significassi la cagione del


dicessi che io so bene, ch'ella

mio transfiguramento, e
che 23) se fosse
:

non

saputa 22); e

saputa, io credo che piet ne giungerebbe altrui

e proposi di dirle 24),

desiderando che venissero per avventura nella sua audienza; ed allora dissi questo Sonetto.

SONETTO
Coll'allre

V.

E non
Ch'io

donne mia vista 23) gabbate, pensate, donna 26), onde si mova
rassembri
s

vi

figura nova,

Quando riguardo

la vostra beliate.

Se lo saveste, non potria pielate

Tener pi contra me l'usata 27) prova; Che quando 28) Amor s presso a voi mi Prende baldanza e tanta sicurtate,

trova,

PARTE

I,

g.XlV.

-"

Che

fire 29) tra'miei spirti paurosi ; quale ancide, e qual caccia 30) di fora, Si ch'ei solo rimane 31) a veder vui 32): Ond'io mi cangio in figura d'altrui;

Ma non

si,

ch'io

non senta hene allora


{

Gli guai de'discacciati 33) tormentosi.

J*

Questo Sonetto non divido in parti, perciocch la divisione non

si

fa

per aprire la sentenzia delia cosa divisa; onde, conciossiacosach per la sua ragione 34) assai sia manifesto, non ha mestiere di divisione.
se noti

Vero

che tra

le

parole ove

si

manifesta la cagione di questo Sonetto,


tutti i

si

trovano dubbiose parole; cio quando dico, che Amore ticcide


spiriti,
e li

miei

visivi

rimangono

in

vita, salvo che fuori degli

strumenti loro.

questo dubbio impossibile a solvere a chi non fosse in simil grado fe-

dele

d'Amore; ed a coloro che

vi sono, manifesto

ci

che solverebbe

le

dubbiose 35) parole.


acciocch 36) lo

perci non

bene a

me dichiarare

colai dubitazione,

mio parlare sarebbe indarno, ovvero

di soperchio.

JSote al
1)

XV.
la tramirabile donna - EP. e CC. 14) Cos coi CodJ.B., F. La comune lezione - sjolgorassero - errata. EM. Con-13)

ove fossi menato

EP.

CC.
:

2) affidandomi - EP. e CC. 3) alle strernitadi - S. Costruzione

la

qual persona avea condotto un suo amico all' estremo della vita. Quale sia il significato di questa circostanza

valida questa osservazione la variante injolgorassero dell' EP. , ove dagli editori fu
ce II seguente noia Vocabolario il verbo infolgorare, ma bens il participio infolgoralo ; e avendo letto ce in questo luogo sjolgorassonn , cita quecc sto solo esempio pel verso sfolgorare in ce significalo di dissipare , cacciar via. Se ce invece avesse letto infolgorasse, avrebbe ce canonizzalo questo verbo, come ne cano-

non saprei

spie-

posta
ce

la

gare , e ne fo avvertenza. * 4) Cos l'EP. ; lo - manca nella volgata; // vero e - S. Il quivi seguente non uel-

non porta

1"

EP.

e nel

CC.

5) Cio in quel altrove *

giorno

come

si

disse

6) Nella EP. v' lacuna dalle parole - nel primo sedere sino - e nel fine del mio proponimento ; ma si nota eh' supplito con
postilla marginale.
*

7) Questa

pi regolare della

lezione del Cod. F. ci parve comune - alla mensa che

faceva
S)

ecc.

Abbiamo
,

qui
,

piacere

parendo

come

agli

EM.

preposto 1' articolo a anche a noi necessario , sebbene non siavi nella

volgala. *

9) Si avverta qui pure all' effetto che solea produrre sullo spirito di Dante la

presenza di Beatrice. V. $ li e altrove. 10) Come noi leggono 1' EP. e il CC. ; volgala, meno S., ha di pi la particella dopo distendersi.*

*
la
s

nizza il participio . Il Fraticelli , che legge parimente infolgorasse , spiega Cacciasse velocemente, a guisa di folgore. * 15) cos come - EP. 16) trasfigurazione - EM. , EP. e CC. , e trasfigurumenlo pi sotto. * ^7) Cos gli EM. secondo il Cod. F. onde l' ingannato amico di buona fo mi Onde l' aprese - EP. e CC. La volgala mico di buona fide mi prese ecc. * 18) Questa variante dell' EP. dalla lezione comune risurressiti appunto 1' equivalente d' uso di tal voce, che non trovasi nel Vocabolario , al dire del Biscioni. Noi per soggiungiamo , che leggesi anzi in Rivenucc
:

to

ma

gli

Accademici non avendone

fatto

H
4

mirando
-

tra

le

donne

vidi la

gentilissima Beatrice - Cod. F.


2) rimasero
-

S. e Coti.
e

M. ;

che non

mi rimase

EP.

CC.

apposito articolo , pensarono forse di non darle autorit. Essendo poi registrato il verbo Risurgere , Don dovrebbe mancare in Vocabolario il suo participio Risulto con * ep.ieslo esempio.

2S

VITA NUOTA
22)
di ci.

19) lo tenni ecc. - EP. e CC. partito da lui, mi ritornai ecc.2(J)

Non

consapevole, non

lia

cognizione

EP.

CC.
-

FF. 23) Senza

21) certo

S.

il che - EP. e CC. 24) propositi di dire - EP. e CC.

Note
2.1)

al Sonetto

V.
1' EP. paurosi . *

a giuoco, in derisione.* Biscioni mette nelle note la variante donna ma nel testo legge donne, senza darsi pensiero che qui parlasi alla donna ,

Mi prendete
Il
,

gior suono di verso

26)

di cui detto di sopra Se questa donna sapesse la mia condizione, io non credo che
:

fer tra Fiere , cio che infierisce , diventa fiero verso i miei In questo spiriti. PF. senso mancano esempii nel Vocabolario al verbo Fierere , * usato di frequente dagli antichi per Ferire.

miei spiriti

Che

cos gabbasse la

mia persona
,

ecc.
il

EM.
*

E donna

ha pure S.

27) La solita 28) Al. eli Amor quando ecc. - AB. Cli el Jier tra 29) Cosi il Cod. B. miei spirti paurosi la volgata lezione. EM. Cliel fiere ecc. S. ; ma con peg-

EP. e severit. PF.


1'

CC.

30) pi"ge - Cod. B. e 1' EP. Al. Sicch' io solo rimango - AB. 32) Per vui invece di voi vedasi la nostra nota 46) pag. 2\. guai tormentosi de' discaci 33) Cio ciati spiriti. PF. Var. degli scacciali

30

ecc. -

EP.

CC.

Note
34) per la
;

alla Divisione.

EP.

souraggiunta cagione ecc. per la sua ragionata ecc. - Cod. M. 35) dubitose - Cod. M. 36) a ci che lo mio parlare indarno, o

di soverchio sarebbe. - EP. che invece di perciocch , * avvertito.

Nota acciocaltrove lu

come

XV.

Conosce l'avvilimento del proprio stato,

mostra come non

gli sia

possibile vincere s

medesimo.

Il-ppresso la
forte, lo

nuova
si

1)

Iransflgurazione

quale

partia da

me,

anzi continuamente

mi giunse un pensamento 2) mi riprcndea,

ed era di cotal ragionamento meco: Posciach tu pervieni a cos schernevole 3) vista, quando tu se'presso di questa donna, perch pur cerchi di veder lei? 4) Ecco che se tu fossi domandato da lei, che
avresti 5) da rispondere?

ponendo che tu avessi libera ciascuna tua


al,
:

virlude 6), in quanto tu le rispondessi. Ed a costui rispondea un tro umile pensiero 7), e dicea Se io non perdessi le mie virtudi
fossi libero tanto, ch'io le potessi

rispondere, io le direi che

tosto

come
nella

io immagino la sua mirabile bellezza, s tosto mi giunge un desiderio di vederla, lo quale di tanta virt, che uccide e distrugge

mia memoria ci che contro alni si potesse levare; e per non mi ritraggono le passate passioni da cercare 8) la veduta di costei. Onde io mosso da cotali pensamenti, proposi di dire certe parole,
nelle quali scusandomi a lei di cotal riprensione 9) ponessi anche di quello che mi addiviene 10) presso di lei; e dissi questo Sonetto.

PARTE

F,

XV.

29

SONETTO
Ci,

VI.

che m'incontra nella mente, muore Quando vengo a veder voi, bella gioja; E quando io vi son presso, sento Amore Che dice: fuggi 11), se'l perir t' noja.
viso mostra lo color del core 12), Che, tramortendo 13), ovunque pu s'appoja; E per la ebriet del gran tremore

Lo

Le pietre 14) par che gridin: muoja, muoja. Peccato face 15) chi allor mi 16) vide, Se l'alma sbigottita non conforta,
Sol dimostrando che di

me

gli

doglia,

Per

la piet

che

il

vostro gabbo uccide,

La qual 18) si cria nella vista morta Degli occhi, c'hanno di lor morte voglia,

-f

f Questo Sonetto si divide in due parti. Nella prima dico la cagione, perch non mi tegno 19) d'andar presso a questa donna. Nella seconda dico
quello che
te'.E

mi avviene 20) per andar presso di lei quando io vi son presso. Ed anche si divide
consigliato

comincia questa par-

questa seconda parte 21)

in cinque, secondo cinque 22) diverse narrazioni. Nella

prima

dico quello

che

Amore

dalla ragione

mi

dice,

quando

le

son presso: nella

seconda dico 23)

lo stato del cuore per esemplo del viso: nella terza dico siccome ogni sicurtade mi vieti meno: nella quarta dico che pecca quegli, che non mostra 24) piet di me, 25) acciocch mi sarebbe alcun conforto: nel-

l'ultima dico perch altri dovrebbe aver piet, cio per la pietosa vista 26) che negli occhi giugne; la qual vista IT) pietosa distrati a, cio non pare
altrui, per lo

gabbare di questa donna, la quale trae a sua simile operazione coloro, che forse vedrebbono 2S) questa piet. La seconda parte co-

mincia: Lo viso mestra; la terza:


face; l'ultima: Per la piet.

E per

la ebriet; la quarta:

Peccalo

Note
anche S., EM. coi Codd. B., F. e Biscioni -la mia ecc. * questa variante , che noi pigliamo 2) dall' EP. e dal CC , in parte conforme quella degli EM. tolta al Cod. B. anzi
i) Cos
Il

al

5.

XV.
guida
delle precitate

ta

colla

edizioni.
*

I'

EP.

continuatamente ha
3) 4) 5) 6)

discernevole vederla - EP. e CC.

Cod. IH. Cod. M.


il

avresti tu - S. EP. e CC.

continovamente mi riprendea di colale ragionamento meco. Troppo manchevole ci


pare la te era

comune lezione anzi continuamelimeco ; e per ci V ahhiamo suppli:

Virtude per potenza o facolt dell'anima. PF. 7) Cosi leggiamo col CC. giusta il Cod. B. , a cui si attennero gli EM. ; e coli' EP. ,

30
la

VITA
di fssi

MOVA
Sia bene riprensione , e non passione avendo letto prima continuamente mi ri,

libero legge fossero libere , riferendosi al plur. vii ludi che precede. questa si conforma in tulto il CC. Nelle altre stampe v' ha lacuna ila * - umile pensiero fino aJ - iole direi ecc. 8) Cosi EM. EP. j di cercare - la volgata.* 9) Nella volgata -passione. La variante

quale per invece

prendea

CC. ha
riante.
1

in

che non nel Biscioni . Il margine reprensione come va(

Vedi sopra

la

nota

2).

0) Portiamo qui la lezione comune - diviene, parendoci migliore la variante - addi-

del testo conforme al Cod. M. ed all' EP., e ci determin a preferirla la ragione addotta nella nula apposta a quest' ultima
:

viene, introdotta nel lesto coli' appoggio dell' EP. del CC. , e di quanto dice lo * stesso Dante nella chiosa a questo Sonetto.
,

Note
:

al

Sonetto VI.
soretto falsamente rimato luna e persona cagione e comune , molto e tutto uso e grazioso sapere e venire. Nella Commedia per uon di tal consuetudine rimaso vestigio n meri ne' codici pi vetusti. A che dunque serbarlo soltanto in alcuna parola di queste rime? ( Aned. V, pag. 153). Vedi anche la nota 4li) pag. 2l. * 17) uncide - Cod. M. , e forse meglio ; ma ( die vostro gabbo avvede ) 1' EP. , limando con vede ; e vi si nota ce che tale variaute incontrastabilmente da preferirsi; dicendo innel che uon siamo d' accordo vece , a creder nostro , il Poeta , che il sentimento di compassione rimaue estinto per metafora ucciso ) dal vostro beffardo ( contegno il qual sentimento di compassione sarebbe mosso , destato in altri dall' aspetto affannoso che mostra 1' interna mia voglia di morire; se non che ognuno v'imita non solo in uon conmiiserarmi, ma anzi nel prendere a dileggio il mio tormento. Cos almeno ei sembra voler dire l'Autore nella sottoposta divisioue del Sonetto. Ma
, ,
,

41) Vale a dire fuggi , se non t' a Una grado il rimanere qui morto. PF. contraddizione fuor di senso contiene la lezione dell' EP. e del CC. juggi, se l par* tir le noja . i2) E pi avanti comincia il Sonetto XV III ce Color d' amore e di piet sembianti ; e nel Purg. C. XXVII, v. 45 -46 ce s' io vo' credere a' sembianti, Che soglion esser teslimon del core . * Da essi 43) Cos'i gli EM. col Cod. B. poco diversifica la EP. e il CC. ce Che tramortendo ovunque poi s' appoja . La volgata - eh' e tramortendo dovunque l' appoja. Qui la rima ha voluto per forzala alterazione appoja invece di appoggia. * 14) Intendi le pietre della muraglia, ov'egli tramortendo s' appoggi. PF. Ci richiama alla prosa che precede il Sonetto V. *

45) Cos gli EM. e 1' EP. ; la volgala legge -fu, bench nella divisione del Sonetto Pecdica , che la parte quarta comincia a Ci porta ( avverte il Diocato jace. nisio che si soggiunga ce chi allor , poich conservandosi {'allora della lezione comune il verso avrebbe una sillaba di pi . *

il

Fraticelli,

che
:

si

attiene alla variante

av-

la

vede, chiosa

ce

Peccato face rimprovero a Beatrice , quale a quell' epoca moslravasi insensi:

bile all' all'etto del Poeta.

PF

16) vide, latinismo in grazia della rima , invece di vede. Il Biscioni lo pone come variante in nota , e legge vede nel testo. EM. ce Egli vero (nota a questo luogo il Dionisio , che gli antichi scrivevano correttamente , e pronunziavano con quel1' alterazione che richiedeva la lima, e quin-

credo incolpato a torto dai critici, e in particolare dal P. Saverio Quadrio ( Stor. della volg. Poesia , voi. I , lib. 2 , pag. 768 ) Brunetto Latini , d' aver nel suo Tedi

ge elei vostro angoscia si crea nella vista moribonda degli occhi che hanno voglia della propria lor morie , perch son essi che col guartlo danno origine al loro morire . Ci, a dir vero , ci soddisfa meno. * 18) La qual , cio la qual piet. Il Biscioni mene in nota come variante anche questa lezione , e la riconosce migliore , poich per essa corre pi il discorso ad unire la seconda terzina colla terza ; ma Anche IEP. nel testo ha lo qual legge come noi , e cos pure il CC. *

Per l'angoscia che s'accorgabbo o scherno ; la qual

EM

Note
19) Cos
1'

alla Divisione.

EP. , in luogo della volgala giustificando la sua lezione con ce questa nota: Assai meglio legno, che non

m' allento
,

attento

essendo questo in contradizione con ci che si legge nel lesto ; ma pi chiaramente nella Prosa antecedente dell'Au-

20) Qui l' EP. e il CC. hanno invece che diviene ; ma il Cod. M. legge intero m'addiviene. * 21) in cinque diverse variazioni: che

tirila

prima

ecc.

EP.

CC.

tore.

22) diverse leggiamo qui anche noi cogli EM. , anzich divise colla volgata. *

PARTE
23) Al. manifesto -AB.; e cos
il
1'

I,

$ XVI.

31

EP.

CG.

24) Leggiamo cosi coli' EP. , che vende rueglio il senso ilei verso undecimo: Sol dimostrando che di me gli doglia . La
lezione

comune

dice

non ha

piet. *

25) Nella EP. manca questo ni ombretto fino ai due punti ; e nel CG. la lacuna con-

tinua lino a pietosa vista che segue. Gi si disse che acciocch vale perciocch. * 26) Pietosa vista per angoscia ; ed in simile significato atlopra pure il vocabolo piet quattro versi pi sotto. PF. 27 La qual vista mi giunge, e non pare altrui variante dell' EP. contraria al senso * del testo.
:

28) chiuderebbero

EP.

XVI. Fa

vedere

come

suoi pensieri fossero sempre pia vinti dall'amor


di lui.

di Beatrice, ch'i l'argomento d'un altro Sonetto

Appresso ci ch'io dissi, questo Sonetto mi mosse volont di dire anche parole, nelle quali dicessi quattro cose ancora sopra il mio stato, le quali non mi parea che fossero manifestate 1) ancora per me. La prima delle quali si , che molte volte io mi dolea, quando la mia memoria movesse la fantasia, ad immaginare quale Amore mi facea.
La seconda
che in
si

che

Amore

2) spesse volte di subito m'assalias forte,

non rimanea altro di vita, se non un pensiero che parlava della mia donna 4). La terza si , che quando questa battaglia d'Amore m'impugnava 5) cosi, io mi movea quasi discolorito tutto per vedere questa donna, credendo che mi difendesse la sua veduta da questa battaglia, dimenticando quello che per appropinquarmi G) a tanta gentilezza m'addivenia 7). La quarta si , come cotal veduta non solamente 8) non mi difendea, ma finalmente disconfiggea la mia poca vita:
3) e per dissi questo Sonetto.

me

SONETTO

VII.

Spesse fiate vegnonmi 9) alla mente L'oscure qualit 10) ch'Amor mi dona 11); E vienimene piet s, che sovente
I'dico: lasso!

avvien'egli a persona?

Ch'Amor
S,

m'assale subitanamente 12)


la vita quasi

che

m'abbandona

Campami un

spirto 13) vivo solamente;

quel riman, perch di voi ragiona.

Poscia mi sforzo, che mi voglio aitare 14); E cos smorto, d'ogni valor voto,

Vegno

a vedervi, credendo guarire.

se io levo gli occhi per guardare,

Nel cor mi s'incomincia uno tremuoto

15),

Che

fa da'posi

16) l'anima partire,

32
j*

VITA NUOVA

Questo Sonetto

si divide

in quattro part, secondo che quattro cose sono

in esso narrate.

perocch 17) sono esse ragionate di sopra, non mi trale

metto 18) se non di distinguere


che la seconda parte cominciti:

parti per

li

loro cominciamenti ; e dico

Ch'Amor eccola

terza: Poscia

mi

sfor-

zo ecc.;

la

quarta:

se io levo ecc.

Note
I)
la

al $

XVI.

variante degli

La volgata manifeste. Noi adottammo EM., dell' EP. , e del CC,

perch toglie ogni equivoco nel significato


di questa voce. *

2) di subito spessamente m'assalia

ecc-

EP.

CG.

EP. e CC. 4) di questa donna - S. , EP. e CC. 5) mi pugnava - EM. col Cod. B.
-

3) a

me

6) appropinquare - EP. e CC. 7) m' avventa - S. 8) Aggiungiamo la negativa non eli' nei Codd. M. , CC. , e nell'EP., osservando con essa clie pare manifestamente errala la lezione delle altre edizioni ; bench in quella e nel CC. manchi il noli avanti solamente, che sarebbe altro errore, a fronte di quanto esprime la seconda terzina del Sonetto. *

Note
9)10) vienemi. EP., notando : schernevole vista
1'
.

al Sonetto VII.

L' oscura qualit ecc. L' oscura qualit , cio di cui, sopra . Vedi il Oscura ha qui figura^. XV, linea 6.* tamente il significato di angosciosa. Cos pure nel Sonetto XV III ce La qualit della mia
.
.

quasi m' abbandona . Noi credemmo meglio attenerci a quella del testo S., del e dell'
lario
,

ce

CC. EP. la quale coucorda col Vocaboin Subitanamente che vale all' im,

vita oscura .

PF.
,

11) ce Donare Dare, da citarsi


Inori

alla francese, in senso di nel Vocabolario, lasciando

piuttosto

1'

autorit di
f

Scrittore .

Dion.

qualche altro Aned. V, pag. 142).

provviso. * 13) Campi uno spirto ecc. - EP. Lezione che non in armonia con ci che precede, per essersi anche posto ivi tra parentesi il Il Fraticelli chiosa verso che segue. * ce Resta in me vivo solamente uno spirto . 14) Anche gli EM. e il CC. leggon cosi

Nello stesso significato sta dona del v. 1 1 , st. 3 , Canz. I, dopo il seguente paragrafo

negli altri testi alare. *

XVII.* ce Ch' Amor 42) La lezione comune m' assale s subitamente, Che la mia vita
:

15) Cos gli EM. col. Cod. B., che ci pare pi consono all' antica maniera. La * volgata - un terremoto. 16) de' polsi - S. , EP. e CC.

Note
17)

alla Divisione.

qui preferita la lezione delper essere confortata pure dal Cod. M. e dalla considerazione che in fatti l'Autore ragion delle cose nel Sonetto esposte,
l'EP.
,

Abbiamo

perocch sono di soLe altre edizioni pra narrate. * Non mi i8) non m' intrametto- EP. impaccio , non mi do pensiero. PF.
:

XVII. Accenna che nuova materia


onde ne vuol dire
la ragione.

pi nobile, che non

lo stato del-

l'animo suo pel saluto negatogli da Beatrice, gli convenne assumere;

oich io dissi questi tre Sonetti, ne'quali parlai a l)questa donna,


il

perocch furono quasi narratori di tutto cere e non dir pi, perocch mi parca di

mio

stato,

credeimi 2)

ta:t).

me

assai aver manifestato

Avvegnach sempre poi

tacessi di dire a lei, a

me convenne

ripigliare

PARTE

I,

S XVIII.

33

materia nuova e pi nobile che la passata. E perocch la cagione della nuova materia dilettevole a udire, la dir quanto potr pi brievemente.
Note
i) Cosi S.
,

al
la

XVII.
:

EP. e CC.
-

meglio
il

che

verso undecimo del Sonetto precedente, e il contesto degli altri due V e VI. * 2) La lezione volgata - credendomi - lascia sospeso a nostro parere il discorso ; quindi leggiamo credeimi coli' EP. , la quale inol-

lezion

comune

di questo. Vedi

come segue creperocch mi paiea di me assai manifesto , mancandovi - e non dir pi , come anche nel CC. * 3) mi parea avere di me assai detto Cod. M.
tre varia questo passo

deimi

tacere

XVIII.

perci narra, che conversando con altre donne pot conoscere


le

che molto onore gli veniva da quelle cose,


della sua
lo

quali egli scriveva in lode

Beatrice

per

lo

che entr in desiderio di parlar sempre quel,

che fosse stalo lode di lei

sebbene con paura di cominciare.

avesser compreso mio cuore 1); certe donne, le quali adunate s" erano dilettandosi 1' una nella compagnia dell' altra, sapevano bene il mio cuore, perocch ciascuna di loro era stata a molte mie sconfitte. Ed io passansiccome dalla fortuna menato , fui chiamato da do 2) presso di loro una di queste gentili donne; e 3) quella che m'avea chiamato, era donna di molto leggiadro parlare. Sicch quando io fui giunto dinanzi da loro, e vidi bene che la mia gentilissima donna non era tra esse 4) , rassicurandomi 5) le salutai, e domandai che piacesse loro? Le donne erano

Lionciossiacosach per la vista mia molte persone


secreto del

il

molte

tra le

quali 6) ve ne avea certe

che

si

rideano fra loro. Altre

v'erano 7) che mi riguardavano, aspettando ch'io dovessi 8) dire. Altre v'erano che parlavano tra loro, delle quali una 9) volgendo gli occhi 10)
verso

ami

chiamandomi per nome disse queste parole A che fine donna, poich tu non puoi 11) sostenere la sua presenza ? Dilloci , perocch 12) il fine di cotale amore conviene 13) essere novissimo. E poich nr ebbe dette 14) queste parole, non solamente

me

tu questa tua

ella,

ma

tutte

1'

altre

cominciarono ad attendere
:

sione. Allora dissi queste parole loro

Madonne,

il saluto di questa donna, forse di dimorava la beatitudine, ch'era fine 15) di tutti i miei desiderii. Ma poich le piacque 16) di negarlo a me (XVII), il mio signore Amore, la sua merc , ha posta tutta la mia beatitudine 17) in quello che non mi puote venir meno. Allora queste donne 18) cominciarono a parlare fra loro: e siccome talora vedemo cadere 19) 1' acqua mischiata di bella neve ; cos mi parve udire 20) le loro parole uscire mischiate di sospi-

fu gi

mia responmio amore cui voi intendete; ed in quello


in vista la
lo fine del

Dantc, Vita Nuova.

34
ri.

VITA NUOVA

alquanto ebbero parlato tra loro , mi disse anche questa Noi ti preghiamo, che prima m' avea parlato , queste parole che tu ne dichi dove 21) questa tua beatitudine 22). Ed io rispondissi cotanto dendole In quelle parole che lodano la donna mia. Allora 23) mi rispose questa che mi parlava: Se tu ne dicessi vero, quel-

E poich
,

donna

le 24) parole

che tu n'hai

dette, notificando la tua condizione, avresti

tu operate 25) con altra intenzione 26).

Onde

io

pensando a queste pa-

role, quasi vergognoso mi partii da loro, e venia dicendo fra


so 27): poich tanta beatitudine 28)
in quelle

me

stes-

parole che lodano la

mia donna, perch


di

altro parlare stato il mio? E per proposi 29) prendere per materia del mio parlare sempre mai quello che fosse lode di quella gentilissima e pensando molto a ci , parevami avere
:

presa 30) troppo alta materia , quanto a me; sicch io non ardiva di cominciare. E cosi dimorai alquanti d con desiderio di dire , e con

paura

di cominciare.

Note
4) operare invece
di

al

i XVIII.

cuore

La

la

sola

edizione S.

2) pensando - EP. 3) La donna che m'arca chiamato, era di inolio ecc. - EP. e CC. ; era di molto gentile pai lare e leggiadro - Cod. B.

EM. col Cod. B. , 4 9) Cos leggono S. , vedemo V acEP. e il CC. La volgata * qua mischiata ecc. 20) cos mi parca vedere le loro parole
1'
:

mischiale ecc.- l'EP., ove

Quantunque

4)

ti

a loro

EP.

CG.

5) r-Jfi furandomi - S. 6) v'avea che si riddino ecc.-EP.e CC. 7) v' erano simiglianlemenle - Cod. B. 8) volessi - EP.
e CC. non puoi la sua presenza sostenere degli ocjhi - EP.
4
4
-I

9) l'ima - Cod. M. 0) i suoi occhi - EP.


)

si legge in nota: lezione del Biscioni e degli altri sembri pi regolare, perch le parole parlale pi facilmente si odono di quello che si veggano ; pure, se si avverta che le donne parlano intra loro, e che Dante non dice di che parlassero , pu benissimo adottarsi la nostra lezione , dicendosi cou verit di vedere alcuni parlar tra loro , quando non se ne oda il discorso .

la

4
4

2) che certo

S.,

EP.

3) conviene che sia B., C, F. e [' EP.


14)

e Codd. B., C, P. novissimo - S. Codd.

vedere - anche il CC. * 2i) che tu ne dica dove sta-EP. e CC. 22) felicit - S. Se tu ecc. - EP. e 23) Ed ella rispose
:

m' ebbe detto questo - EP. e CC. 1' EP. die ha di pi - buoni 4 5) Cos avanti - desiderila e il CC. invece di - buoni
,

CC.
24) Cos S. EM. EP. ; queste - AB. 25) Cio adoperate. * 26) operato con altro intendimento -EP. e CC. ; altro intendimento - hanno pure i Codd; B. e C. * 27) medesimo - EP. e CC. 28) felicit - S. proposi - EP. e CC. 29) 30) impresa - EP.

ha

il

eli

Biscioni

sostantivo beni seguito dalla copulativa la beatitudine del fine ecc.}


:

* la felicit del fine ecc.- S. 16) le piace - S. 47) Jer mezza - S. 4 8) comiuciaro a parlare intra loro

EP.

CC.

XIX.

Stretto da forte

volont

pose mano alla prima Canzone.

Avvenne

poi che passando per un cammino, lungo

il

quale sen' gi-

va 1) un rivo chiaro molto, a

me

giunse tanta volont di dire, che io

PARTE
cominciai a pensare 2) lo

I,

S-

XIX.
;

3$
e pensai

che parlare di lei non si convenia 3), se non che io parlassi a donne in seconda persona ; e non ad ogni donna, ma solamente a coloro che sono gentili, e che non sono pur femmine 4). Allora dico, che la mia lingua parl e disse 5) Donne eh' avete intelletto quasi come per s slessa mossa
,
:

modo che

io tenessi

Amore. Queste parole io riposi nella mente con gran letizia, pensando di prenderle per mio cominciamento; onde poi ritornato 6) alla sopraddetta citt, e pensando alquanti d, cominciai una Canzone con questo
d'

cominciamento
divisione.

ordinata nel

modo che

si

vedr 7) di sotto nella sua

CANZONE
Donne
8),

T.

che avete intelletto 9) d' Amore mia donna dire ; Non perch io creda sua lode 10) finire ,
Io vo' con voi della

Ma

ragionar per isfogar

la

mente.

Io dico

che, pensando
s

il

suo 11) valore,


fa sentire
,

Amor
Che
8

12)

dolce mi

si

non perdessi ardire, Farei parlando innamorar la gente Ed io non vo' parlar s altamente Ch'io divenissi per temenza 13) vile;
io allora
:

Ma

tratter del suo slato gentile, rispetto di lei, leggieramente.

Donne e donzelle amorose, con vui 14); Che non cosa da parlarne altrui.
Angelo chiama 15) in divino E dice Sire , nel mondo
:

intelletto 16)
si

vede

Maraviglia nell'atto 17), che procede D' un' anima che 'n fin quass risplende. Lo cielo che non have altro difetto 18) Che d' aver lei, al suo Signor la chiede; E ciascun Santo ne grida 19) mercede.
,

Sola Piet nostra 20) parte difende:

Che parla Iddio


Diletti miei
,

che

di

Madonna intende?

21)

or sofferite in pace

Che vostra speme

sia 22) quanto mi piace L ov' alcun che perder lei s'attende;
:

E' 23), che dir nell' Inferno a' mal nati Io vidi la speranza de' Beati 24).

Madonna Or vo'

disiata in l'alto cielo 23):


di

sua virt farvi sapere.

36
Vada con
lei

VITA NUOVA

Dico: qual vuol gentil


;

donna parere,
gielo;
:

che quando va per via,

Gitta ne' cor villani

Amore un

Perch ogni lor pensiero agghiaccia e pere

qual soffrisse di starla a vedere


,

Diverrfa nohil cosa

si

morria.

26) quando truova alcun, che degno sia Di veder lei , quei prova sua virtute ; Che gli addivien ci che gli d salute 27), E si 1' umilia , eh" ogni offesa oblia.

Ancor le ha Dio per maggior grazia dato, Che non pu mal finir chi le ha parlato.
Dice
di lei

Amor

cosa mortale

Com'
Poi

esser pu

si

adorna e cosi pura? 28)


di far

la

riguarda, e fra s stesso giura

Che Dio ne 'ntende


Color
di perla quasi

cosa nova.

informa 29), quale Conviene a donna aver, non fuor misura. Ella quanto di ben pu far natura;

Per esemplo
Escono
spirti

di lei belt si
,

prova 30)

Degli occhi suoi

come eh' ella gli mova, d'Amore infiammati,


'1

Che

fieron gli occhi a qual che allor 31) la guati,


si,

passan

che

cor ciascun ritrova.


pinto nel viso,

Voi le 32) vedete

Amor

Ove

33) non puote alcun mirarla fiso.

Canzone 34) , io so che tu girai parlando A donne assai , quando t' avr avanzata 35) Or t' ammonisco, perch' io t' ho allevala Per figliuola d'Amor giovane e piana 36), Che dove 37) giugni, tu dichi pregando: Insegnatemi gir, ch'io son mandata

quella, di cui lode io sono ornata 38):

E se non vuogli andar siccome vana Non ristare 39) ove sia gente villana
Ingegnati
,

se puoi

d' esser

palesp 40) cortese


41):

Solo con donna o con

uomo

Che

ti

merranno per

la via tostana

Tu troverai Amor con esso lei; Raccomandami a lor 42), come tu dei.f
f Questa Canzone
artificiosamente che
le
,

acciocch sia meglio


altre di sopra} e per

intesa

la

divider

43) pi

prima

ne far tre parli.

La

PARTE

I,

XIX.

37

prima parte
tero 44).

proemio

delle seguenti parole.

La seconda
:

il

trattalo in-

una serviziale 45) delle precedenti parole. La Angelo chiama. La terza Canzone, io so. La prima si divide in quattro. Nella prima dico, a cui dir voglio della mia donna, e che voglio dire 46). Nella seconda dico che 47) mi pare a me stesso , quando io penso al suo valore ; e come io direi, se non perdessi V ardimento. Nella terza dico come credo dire di lei, acciocch io non sia impedito da vilt. Nella quarta , ridicendo anche a cui io intendo dire ,
terza quasi
:

La

seconda comincia

dico 48) la ragione perch dica 49) loro. La seconda comimia Io dico. La terza: Ed io non vo' parlar. La quarta: Donne e donzelle. Poscia
:

quando dico: Angelo chiama, comincio a trattar di questa donna, e dividiti questa parte in due; nella prima dico che di lei si comprende in cielo 50) ; nella seconda dico che di lei si comprende in terra quivi ,

Madonna

desiata.

Questa seconda parte

si

divide in due; che nella pridella


stia

ma

dico di lei, quanto dalla parte della nobilt


delle sue virtuti 51) che dalla

anima, nar:

rando alquanto

sua anima procedono 52)

nella seconda dico di lei quanto dalla parte 53) della nobilt del suo cor-

po
che

narrando

delle
si

sue bellezze 54)


;

quivi

Dice di

lei
d'

Amor. Questa

seconda parte

divide in due

che nella prima dico

alquante bellezze

sono 55) secondo * la sua persona; nella seconda dico che sono* secondo determinata parte della persona , quivi - Degli occhi suoi -, li quili
d'

sono principio

Amore.

Ed

acciocch quinci

si

levi ogni vizioso pensieil

ro, ricordisi chi legge, che di sopra scritto che


il

saluto di questa donna,


de'

quale era 56) operazione


il

della

bocca

sua,

fu fine
-

miei desidera,
io

mentre io 57)

potei ricevere. Poscia

quando dico

Canzone,

so-,

aggiungo una stanza quasi come ancella delle


che i questa mia
lieve

altre, nella quale dico qaello

58) ad intendere

Canzone desidero. E perocch questa ultima parie di pi 59) divisioni. Dico bene , non mi travaglio

che, a pi aprire la intenzione 60) di questa Canzone, si converrebbe usare


di

pi minute divisioni;

ma

tuttavia chi

non

di

tanto

ingegno, che per

queste che son fatte la possa intendere, a


stare
;

me non
le

dispiace se

lami lascia

che certo io temo d' avere a troppi

comunicato pur per queste di61) potessero udire.

visioni che fatte sono, s'egli avvenisse che molti

Note
i)
<j.

al

XIX.

* IX, Un. i3. Vedi 2) pensare , in senso attivo, come usollo il Poeta anche nella Canzone seguente v. * 5. Vedi la nota H) ivi. 3) ore si convenia ch'io facessi, se non parlassi ecc. - EP. 4) Cio femmine dotale delle comuni quatit soltanto - V EP. in nota. Dal 5) Cosi 1" EP. colla nota seguente
,

giacche Dante allora si compiacque soltanto di questa spontanea apostrofe , e pens di farne cominciamento d' una Canzone , che compose - dopo pensato alquanti din. La volgala : e dissi allora una Canzone , la

qual comincia Donne ecc L' ediz. S. - la quale comincia come appresso ; n aggiuug altro.
*
- EP. Cod. B. , 1' EP. e che si vedr appresso.
il

6) ritornai
7) Cos

sguito della narrazione manifesto che la nostra lezione indubitatamente la vera ,

il

CC. La

volgata

38

VITA NUOVA

Note
8) In

alla

Canzone
21)

I.

questa
le

Canzone
di

in
,

predica

Iodi

Beatrice

cui Dante s' indirizza


e'

Iianno intelletto d' Amore, alle quali dichiara quanto intenda dire. Romualdo Zotti.

primieramente

a quelle

donne

9) Intelligenza, cognizione d'Amore. PF. sue Lmde - P. e CC. quarto caso ) 1' EP. Il) il suo valore ( crie chiosa: pensando, per stimare, pesare, testo Biscioni legge lat. expendere. Il nel terzo caso al suo valore. In significato attivo si trova pure nella Canzone II , st. 3 ; Mentre io pensava la mia frale vice spesse ta ; e nella Canz. IV, st. 4
10)

opinione d'un critico die debba ce Che parla Iddio ? che di Sensatissima Madonna intende ? EP. interpunzione da noi pure adottala, rigettando ([nella di tutte le slampe , ove dopo Idi/io posta virgola e punto semplice o due punti dopo intende. Di fatti appresso aver detto il Poeta in bocca dell' Angelo , che la sola Piet difende la nostra ragione quale ( cio di noi, di quass ), domanda dunque sar la sentenza di Dio ? che cosa disporr di Madonna ? e quindi fa che Dio soggiunga in risposta , essere intenzione sua
correggersi
:

fiate
alla

pensando

la

morte

Vedi

la nota 2)

pag. 37. 12) Dice che Amore lo ispira tanto a parlar di lei , che farebbe innamorar la gente, se non gli venisse meno il coraggio ;

ed acciocch non sia impedito da vilt, non ne parler che leggermente con quelle donne amorose soltanto, a cui aveva indirizzato
il

di lasciarla, finch gli piace, in vita , cio col dove taluno slassi trepidando di perderla ; quegli che dir ecc. Giustificata cos la nostra lezione , viene opportunamente a confermare il sig. Zotti il resto della spiece Diletti gazione miei ecc. Con queste parole Iddio risponde agli Angeli medesimi, ai quali dice di sofferire in pace che la loro speme , cio Beatrice, che sperano di aver
:

discorso.

KZ.
,

13) v. 9

10.

Intendi

Ed

io

non

to' cimentarmi a parlare di lei s altamente, che poi divenissi vile , cio abbandonassi

troppo innalzato . PF. ; e che sopraffatto ( aggiungiamo noi ) dalla grandezza del sogget* to, non mi riuscisse trattarne degnamente. 14) Circa la convenevolezza di stampare fui per voi ecc. ove la rima Io esige , ricordiamo la nota 4fi) a pag. 21. * 15) Al. in divino - AB. L'EP. - nel divino, notando : (e Qui ha luogo 1' articolo indeterminato. Il verso della foggia dei noli Ecco Citi da Pistpja, Guiton d' Arezzo . Petr. ce Uccise un prete la notte di Na1'
,

impresa

per

timore

d'

essermi

con essi in cielo resti per qualche tempo ancora l ov' e alcun cio nel mondo dov' qualcheduno ( intende il Poeta di s stesso ) che si aspetta a perderla e che, il qual Danle nel suo viaggio all' Inferno dir * ai dannati Io vidi ecc. 22) Forse stia ; ma certamente qui sia nel senso di resti, rimanga. * 23) E' pronome, diesi riferisce ad alcun del verso precedente, invece dalla congiuncome ha la volgata. La variante , o tiva a meglio dire la correzione del Dionisi , il quale da questo passo prende acutamente motivo di arguire, die fino da quando dett
, , ,

tale .

Burck.

grida.
17)

16) Invece di clama, latinismo, esclama, Vedi nota 7) a pag. 12*

Costume

maniera. PF.
:

18) Cos coli' ediz. delle Rime antiche Lo ( d'unti 1527), e con S. Il Biscioni ciel , che non ha altro ecc. , mettendo in varianle ce Lo ciel che non avea ecc. ; ina n\\ EM. Lo cielo che non ha ecc ; e 1' KP. Lo ciel che non aveva ecc. * Non ha altra mancanza. PF. 19) Ne domanda, gridando, la grazia. PF. 20) Al. Sola vostra piet parte difende. ce Nota, che se questo verbo della prima parte della strofe, nella quale parlano gli Angeli, dee dire nostra ; ma se della seconda parte, nella quale risponde Dio agli Angeli, dee dire vostia Pu essere ancora che sia un detto assoluto del Poeta ; ed allora parimente dee dire nostra . AB. Questo verso ed il seguente debbono intendersi co:

Allighievi questa Canzone , egli avea gi ideato il suo grandioso Poema ; e desume anzi da ci pi verisimile quanto narra il Boccaccio che cio ne avesse pur anche composti alcuni Canti prima dell' esilio. ned. II, pag. 54-55 ). * ( 24) ce Questa lorse quella mirabil visione, della quale egli parla nel fine della Vita
1'
,

. Dion. , loc. cit. * 25) L' edizioni delle HA. e del Sermartelli , li Codd B., F. e 1' EP. leggono alla latina , variando : in sommo cielo. E Dante nella seguente Canz. IV , st. 3 , ce Ila ' e Beatrice in l' allo v. 1 dice cielo , ripetendo la frase medesima di que-

Nuova

sto verso.

me

delti dal Poeta.

EM.

- AB. 26) Al. 27) Lezione delle RA. ( Giunti 1527 ) , che ofTYe un verso pi sostenuto. La volgata : ce Che gli avvidi ci che gli dona ecc. . Pel significato di questa variante vedi la nota 11) a pag. 32.* 28) In questa guisa leggono gli EM. , dando la variante che segue del Cod. B

Ma

PARTE
Com'esser pu s adonta cosa e pura? Le RA. hanno Coni' esser puote s adorna e pura ? . ce Com'esser pu s adorna e s pina ? . EP. e CC. * 29) informa, lezione dell' EP. che chiosa - feste. Ed il Sig. Fraticelli ce Informai e per prender forma, t>estire. Intendi : Ella ha il volto di un colore quasi di perla, vale a dire d' un color pallido quale si conviene avere a donna gentile non per
ce

I,

S-

XlX.

39

33) Variante dell' EP. migliore della volgala - L u' non puote . * 34) In quest' ultima stanza di commiato
dirizza il parlare alla Canzone, nella quale dice ([nello che da essa desidera. RZ.

35) Inviata , mandata. modesta. 36) Dimessa 37) Che l ove giungi quella, di cui 38)
,

PF. PF.
ecc.
-

EP.
io

CC.

loda

so'

ador-

nata

EP.

misura. E che il volto di Beatrice fosse d" un color pallido, lo ripete 1' Autore presso la fine di questo libro in quel periodo che comincia Ovunque questa donna mi i>edea ecc. . * 30) Pel confronto di lei se ne prova la bellezza , se ne fa esperimento. PF. 31) Cosi l' EP. e il CC. pi ragionevolmente della comune lezione - gli guati , la quale si riferisce agli spirili d' Amore; laddove dee intendersi della donna di cui parpallido fuor di
:

39) Non restar dove sia ecc. - EP. e CC. - Cio , non fermarli. PF. 40) Variante del Biscioni , che per nel testo legge - donne e uomn ; ma noi ci siam conformati all' ediz. S. , agli EM. ,
all'

EP.

al

CC.

la

* il Poeta. lei vedete 32)

Amor

pinto nel vi-

so . Cod. B.

Cio, via spedila , breve - PF. ce Che te merranno l per via toslana Codd. B. e C. * 42) Raccomandati a lui ecc. - Cod. F. Come noi leggono il CC. e l'EP., che chioce ad Amoie sa e Beatrice ; conclusione piena, e meglio dedotta dal verso antecedente . *

41)

Note

alla Divisione.

43) la vi dir pi artifziosamente che altre cose di sopra - V EP. con questa nota ce Molto opportuna la nostra lezione , perch dividere artificiosamente , dividere le cose, non sono qui modi proprii . Che le altre cose di sopra , anche gli EM. col Cod. B. * 44) lo intento tratto - EP , che pone in ce nota Qui tratto per trattato ; di che il Vocabolario non tornisce che un esempio L' argodi Francesco eia Barberino . mento da me inteso di cui ho inleso trat-

PF. 45) L' EP. ha la variante servigiale ; e siccome in Vocabolario questo nome ne' due modi ha lo slesso significato pare che se Serne dovesse fare un solo articolo. *
tare
,

53) quanto della nobilt - EP. e CC. 54) In lai modo gli EM. col Cod.B., e cos l' EP. e il CC; la lezione comune - belle bellezze. * 55) Le parole chiuse fra i due asterischi mancano nella volgata, e si suppliscono dagli col Cod. B. Questa giunta pure uell' EP. e nel CC, ove per altro omesso dopo - Degli occhi suoi - il seguente metubretto comune alle altre stampe, ma da noi pure tralasciato - Questa seconda parte si divide in due ; che nell' una dico degli occhi nella seconda dico della bocca , eh' fine d' Amore ; il qual meinbretto

EM

ha

dice pi basso , ancella. PF. 46) e perche io voglio dira - 1' EP. , ove si osserva che ce la chiosa di questo luogo della Canzone , che pu parere impeijtta nelle altre lezioni , nella nostra
,

va

come

e senza dubbio perfetta . Tuttavia il pronome che della volgala equivale a quel-

glossema che intralcia il difacendo dire al Poeta che nella Canzone abbia parlato della bocca , di cui non fatto alcuna menzione , e poneudosi una divisione che non ha luogo, come giustamente osservano gli Editori pesaresi. * 56) delle operazioni della bocca - Cod. B.; della operazione della sua bocca - EP.
1'

aria di
,

scorso

CC.

ovvero che cosa. * 47) qual mi pare - EP. 48) cagioni- - EP. 49) dico a loro - EM. EP. e CC. 50) eh' e di lei a comprendere in cielo - EP. e CC. 51) virtudi effettive ecc. - EP. e CC. 52) Cos coli' EP. e CC ; la volgala - prolo che
, ,

57) mentre che io lo potei - EP. e CC. 58) Cos gli EM. e l'EP. meglio di - brieve , lez. comune che per altro potrebbe
,

intendersi nel significato di facile, spedita. 59) di pi minute divisioni - EP. e cod. M.

60) lo intendimento
e

Codd. B., M.,EP.


e

CC
61) la potessero
-

EP.

CC

cedevano

tempo

passato.

40
.

VITA NUOVA

XX.

perche la Canzone parlava d'Amore, ven pregato a spiegare che

sia; ci ch'egli fa in

un Sonetto.

Appresso che questa Canzone fu alquanto divulgata tra le genti, conciofossecosach alcuno 1) amico l'udisse, volont il mosse a pregarmi, ch'io gli dovessi dire 2) che Amore; avendo forse per le udite parole speranza di me oltrech degna. Onde io pensando 3) che, appresso di
cotale trattato 4), hello era trattare 5) alcuna cosa

d'Amore,

pensando

che l'amico era da servire, proposi

di dire

parole, nelle quali trattassi

d'Amore; ed

allora G) dissi questo Sonetto.

SONETTO
Amore
S

Vili.

'1

come

il

cor gentil sono una cosa 7), Saggio 8) in suo dittato pone;

E cos senza l'un l'altro esser 9) osa, Com' alma razionai senza ragione. Fagli natura, quando amorosa,

Amor
Dentro

per Sire, e
alla qual

'1

11)

cor 10) per sua magione, dormendo si riposa


tal

Talvolta poca 12), e

lunga stagione.

Beltate appare in saggia

Che piace agli Nasce un desio

donna 13) pui, occhi s, che dentro al core


della cosa piacente:

tanto dura talora in costui,

Che

fa svegliar lo spirito

E
j*

simil face in

d'Amore; donna uomo valente, f


in

Questo

Sonetto si divide

due parti. Nella prima dico di


lui,

lui, in

guanto

14) in

potenzia; nella seconda dico di

in quanto 15) di p--

tenzia si riduce in atto.

La seconda comincia:
prima
dico
e

Beltate appare ecc.

La

pri-

ma

si divide in

due

nella

in che suggetto sia questa potenquesta potenzia sieno prodotti

zia; nella seconda dico come questo suggetto


in essere 16);
e

come l'uno guarda


si

l'altro,

seconda comincia: Fagli natura ecc. Poscia quando dico:


dico come questa potenzia

come forma materia 17). La - Beltate appare -,


e

riduce in atto;

prima, come

si

riduce in

uomo,

poscia come

si

riduce indonna, quivi:

simil face in donna ecc.

Note
uno amico - S. 2) gli mosse a pregare
1)
si

al

J.

XX.

ecc. -

EP.

CC:

lo

me, che gli dicesmosse Cod. M.


-

3) conoscendo - Cod. F. 4) Chiama trattato la precedente Canzone, perch tratta in essa delle lodi di Beatrice.

PF.

PARTE
5) trattare alquanto d' F.,EP. e CG.

I,

XXI.
6) Quest' avverbio

41
manca
nell'

Amore

S.

Cod.

EP.

e nel

CC.

Note
,

al Sonetto Vili.
I v. 89: tt Ajutami da lei famoso Il nostro protettore s. Zenone Saggio . frequentemente per sapientisstmus intende Virgilio . Dion. ( Aned. V, pag. i 14 ).

v. IO 7) Lo stesso Poeu , Inf. C. V Amor, che a cor gentil ratto s' apprende . Poco diversamente prima di lui avea gi detto Guido Guinizzelli: Fuoco d'Amore in gentil cor s' apprende nella Canzone citata nella nota qui appresso. E Cecco d' Ascoli nel suo Poema sulla Fisica e
,

In(.

di Virgilio intende

ancora

Dante

stesso

Storia naturale ce Amor passion di cor gentile . E dopo loro il gentilissimo Poliziano: ce tu pur suoli al cor gentil, Amo* re, Riparar come augello alla verdura .
:

8) ce Ne in Salomone, n in Aristotile si riscontra una tale sentenza. Chi dunque il Saggio ? Egli , a mio parere , Guido Guinizzelli , il quale disse nel principio ce Al cor gentil ripara d' una Canzone sempre Amore, - Siccome augello in selva a la verdura : - Non Je' Amor puma die gentil core, - JSe cor gentil prima che mor, natura . E da notarsi die Dante
:

quel savio gentil , che tutto seppe . ; Inf. VII , v. 3. 9) Cos 1' EP. e il CC. con verso di mice glior suono. La volgata cos esser * l' un senza l' altro osa . IO) Nelle RA. la variante- Amor pregiare il cor per sua magione - riportata dal Biscioni, il quale per legge nel testo come noi, non come leggono le altre stampe. L' ediz. S., invece di pregiare, ha la voce prosire , che tien luogo di verbo , e che ivi si nota ( pag. <I9 ) come da altri non usata , senza tuttavia spiegarne il signifiNoi peraltro sospettiamo che 1' acato. manuense abbia copiato per la stampa pro:

us ili frequente Saggio e Savio in significalo di Poeta : v gr. Convito Trat. IV , cap. 13 per dice il Savio Se vto camminatore entrasse nel cammino dinanzi a' ladroni canterebbe . ( Ginven. Sat. 10, ce v. 22 Cantaret vacitus corani latrane vialor ). Nella Commedia poi l'usa spesso.
, :

formando delle due voci una sola , senza senso. * ce DenH) Ai. dentro allo qual - AB. tro alla quale dormendo si posa - EP. poco - EP. 12) brieve - RA. 13) La volgata - poi. Vedi la nota 46) a pag. '21. *
sire

Nola

alla Divisione.

14) a potenzia - EP. 15) dall'essere in potenzia ecc. - il CC. i6) Cos l' EP. e il CC. , cio in atto , meglio a creder nostro della comune lezione insieme. *

17)
all'

Intendi
,

E come
guisa che

1'

uno oldjedUrp
materia obbefatti
1'

altro

nella

disce aila forma. PF.


P. e
teria.
il

la

in

edi/

CC. leggono
*

come /orma

la

ma-

$.

XXL

Aggiunge, che Beatrice desta


lei

Amore anche dove non


dichiara in
un.

sarebbe in

potenza di chi da

veduto

lo

altro

Sonetto.

losciach
glia
i>)

io trattai

d'Amore
loda
si

nella soprascritta 1) rima,

vennemi vosola-

di dire

anche

in

di

questa gentilissima parole, per le quali

io mostrassi

come per

lei

sveglia questo

Amore:
dissi

come non
in

mente

si

sveglia l dov'egli
il

dorme;

ma

ove non

potenzia, ella
4).

mirabilmente 3) operando

fa venire:

ed allora
IX.

questo Sonetto

SONETTO

Negli occhi porta la mia donna

Amore;
mira
gira
:

Per che 5)

si

fa

gentil ci eh' ella


si

Ove

ella passa,

cui saluta, fa

ognun 6) ver lei tremar lo core.

DantP, Vita Nuova.

42
Si

VITA NUOVA

che bassando

il

viso tutto

smuore

7),

d'ogni suo difetto 8) allor sospira;

9) a lei superbia ed ira: Ajulatemi 10), donne, a farle onore. Ogni dolcezza, ogni pensiero umile Nasce nel core a chi parlar la sente;

Fugge dinanzi

Ond' beato 11) chi prima la vide. Quel ch'ella par, quando un poco sorride, Non si pu dicer n tenere a mente;
Si

12) novo miracolo 13) e gentile.

*J*

j*

Questo Sonetto ha

tre parti.

Nella prima dico siccome questa donna

riduce in atto questa potenzia, secondo la nobilissima parte de' suoi occhi;
e

nella terza dico questo medesimo, secondo la nobilissima parte della sua

bocca.
ti

intra queste due parti

ha una 14)
e

particella, ch' quasi


e

doman-

atrice d'ajuto alla parte

dinanzi 15)

alla seguente;

comincia quivi:

Ajutalemi, donne ecc. La terza comincia: Ogni


si

dolcezza ecc. La prima

diride in tre: che nella

prima parte

dico siccome virtuosamente fa gen-

tile

in

16) tutto ci che vede; e questo tanto a dire, quanto adducere Amore potenza l ove non : nella seconda dico come induce 17) iti atto Amore
nella

ne'cuori di tutti coloro cui vede:

terza dico

quello

che poi adope-

ra 18) nc'loro cuori.

La seconda comincia: Ove


-

ella passa ecc.


-,

La

terza:

cui saluta ecc. Poscia quando dico

Ajutatemi donne

do ad inten-

dere a cui la

mia intenzione
detto

di parlare,

chiamando

le

donne che mi
-, dico di
atti della
il

ajutino ad onorare costei 19). Poi quando dico


quel

-Ogni dolcezza
e l'altro

medesimo che

nella

primi parte 20), secondo due

sua bocca; l'uno

de' quali il

suo dolcissimo parlare,

suo mial-

rabile riso; salvo che


itili,

non dico di quest'ultimo come adoperi ne'cuori


lui,

perocch la memoria non pu ritenere 21)

n sue operazioni.

Note al
1) sopradetta - S. , 2j volont di voler di dire - EP.

$.

XXI.

EP.
dire

e
-

CC.
S.
;

volont

3) Coli' ediz. S. e col Cod.

M.

mettemmo- operando

il

fa

noi prevenire , cui

sussegue negli alivi tosti , parendoci pi eflicacemente esprimere 1* effetto della bellezza di Beatrice. * 4)11 - dissi - chiude il paragrafo nelle altre * edizioni; l'aggiunta dell' EP. e del CC.

JSote al Sonetto EX.


5) Cio per lo che ; la volgata legge unito - Perche. * ,
,

ninno

1'

EP.
6)

ogni uor/ - S. e i' EP. * si fa smorto. 7) Cio impallidisce 8) La volgata - Ed ogni suo difetto ecc. IS'oi stiamo coli' EP. per la ragion*; che soggiunge in nota Fuor di dubbio sospiraic qui deve intendersi in significato di peti,
:

aver dolore perch non potrebbe n per mandar per desiderare quali soli due sensi, sospiri , che sono assegna il Vocabolario a questo verbo. La
tirsi,
,

stare n

nostra lezione pertanto, nella quale usalo secondo caso, chiarissima e pu eseniplificare questo modo da aggiungersi al Vocol

cabolario

medesimo

Simile

siguiii-

PARTE
calo sembra avere nella traduzione del Salmo I , v. 5. pur benigno sei a chi sospira. PF.

I,

S'XXII
dell'
il

4:J

Ma

EP. da noi adottala rende pi positivo senso di questo concetto, che nelle altre

9) davanti - EP. e CC. \Q) Aitatemi voi ecc.- I' EP. nel testo ; ma sfjutatemi, senza il pronome voi, nella divisione. farle , senza la preposizione , il solo Biscioni , che per pone in nota qnal variante a farle, come leggono appun-

edizioni inconcludente, come ivi si riflette in nota ; e - beato lia pure il CC. * <2) Tanto e - Cod. Rie. i3) Nel Convito , Trat. Ili, cap. VII
- cotidiano e Parad. C. XV HI V. 61 leggendo quel miracolo pi adorno ; e miracolo pure la dice in calce al * di quest' opera. .

sul (ine,

Beatrice

chiamata

visibile miracolo
:

e nel

to le

H)

HA. S. EM. EP. e CG. laudato, lezione comune. Quella

XXX

Note

alla Divisione.

ii) si una ecc. - Codd.B.,EP. e CC. 15) alla precedente parte ecc. - Cod M. ; alle procedenti parti - l" EP. , che giustifica con questa nota la sua variante La nostra lezione pi ragionevole , perch spiega come il Poeta domandi ajuto per quello che vuole ancor dire di Beatrice. E fuor d' ogni ragione domandare ajuto per quello che si gi detto . * i6) fa gentile ci ch'ella vede -EP. e CC.
:

17) riduce - EP. e CC. 18) virtuosamente opera - EP. e CC. la volgata - in ajutino 19) Cos 1' EP.
,

onorar costei. * 20) La nostra lezione conforme a quella degli EM., dell' EP. e del CC, parendoci intralciata la comune dico quel medesimo eh' detto , e nella prima parte secondo due atti ecc. * 21) ricever - Cod. M.
:

XXII. Muore
di
lei,

il

padre

di

Beatrice,

in due Sonetti esprime

il

dolore

quello delle

amiche sue, ed

il

proprio.

rioso Sire 1),

rlppresso questo non molti d passati, siccome piacque a quel gloil quale non neg la morte a s, colui che era stato gesi

nitore di tanta maraviglia, quanta 2)

Beatrice, di questa vita uscendo, alla

vedea che era questa nobilissima gloria eternale se ne gio verace-

mente 3). Onde, conciossiacosach cotal partire sia doloroso a coloro che rimangono, e sono stati amici di colui che se ne va; e nulla sia si intima amist come quella di buon padre a buon figliuolo, e di buon figliuolo a buon padre; e questa donna fosse in altissimo grado di bont;

ed

il

suo padre (siccome da molti

in alto grado; manifesto che questa


di dolore.
citt,

si crede, e vero ) fosse buono donna 4) fu massimamente piena

E conciossiach, secondo che l'usanza ) della sopraddetta donne con donne e uomini con uomini 6) si adunino a cotal tristizia, molte donne si adunarono col dove questa Beatrice piangea pietosamente 7): onde io veggendo ritornare alquante donne da Lei, udii
si

dir 8) loro parole di questa gentilissima, com'ella

lamentava; tra

le

quali parole udii che dicevano: Certo ella piange

si,

che quale 9)

la

mirasse, dovrebbe morire 10) di piet. Allora trapassarono queste 11) donne; ed io rimasi in tanta tristizia, che alcuna lagrima bagnava talora la mia faccia; onde io mi ricopila con porre spesso le mani agli

occhi miei i2).

se

non fosse, ch'io 13) intendeva udire anche

di

lei,

44

VITA NUOVA

giova la maggior parte di perocch io era in luogo 14) onde se ne sarei nascoso incontanenmi io partivano , si lei quelle donne che da dimorando ancora nel per, E assalito. m'aveano te 15) che le lagrime quali andavano medesimo luogo," donne anche passare presso di me, le Chi dee mai esser ragionando e dicendo 16) fra loro queste parole: parlare questa donna cos pietosamente? lieta di noi, che avemo udito dicendo: Questi Appresso costoro passarono 17) altre, che venivano come noi veduta, che qui , piagne n pi n meno, come se l'avesse non par che questi 19) vedemmo 18). Altre poi dicevano di me: Vedi ud\i dorme, queste 20) padesso, cotale divenuto! E cos passando pensando poi io onde detto questo modo che
role di

me

e di

lei in

proposi di

cagione dire parole, acciocch 21) degnamente avea

di dire;

ci, che 22) udito nelle quali parole io conchiudessi tutto domandate, se avrei le perciocch volentieri ste donne.

avea da que-

non mi

fosse

dire, come stata 23) riprensione, presi materia di feci due e risposto; mandate, ed elle mi avessero di giunse mi voglia che mo dimando in quel modo che ci pigliando la loro risponsione 24),

se io le avessi do-

Sonetti: che nel pri-

domandare;
il

nell'al-

tro dico

udii da loro,

come

e cominciai se lo mi avessero detto 25) rispondendo; ecc. colui Se' tu portate ecc.-, il secondo 26):

primo: Voi che

SONETTO

X.

Voi, che portate la sembianza umile, Con gli occhi bassi mostrando dolore,

Onde

venite, ch'l vostro colore


di piet

Par divenuto 27)

28) simile?

Vedeste voi nostra donna gentile Bagnar 29) nel viso suo di pianto Amore?
Ditelmi, donne, che
'1

mi 30) dice

il

core,

Perch'io vi veggio andar senza atto vile 31).

se venite

da tanta pietate,

Piacciavi di ristar 32) qui

meco

alquanto,

E quel che
E

33) sia di lei,


e'

Io veggio gli occhi vostri

non mi celate. hanno pianto,

veggiovi tornar 34)

sfigurate,

Che'l cor mi trema


Questo Sonetto
si

di

vederne tanto, f

do queste donne, se vengono da lei, direndo loro cKeio il dicano di tornano quasi ingentilite. Nella seconda le priego che mi

divide in due parti. Isella

prima chiamo

di man

credo, peroGch
lei 3.)

La seconda
')

parte comincia:

se venite ecc.

Qui appresso

l'altro

Sonetto, siccome dianzi

avemo narralo

36).

PARTE
Note

1,

S-

XML
XXII.

45

al $.

4) a quel vivace Amare, il quale impresse questo affetto in me - S. Lezione evitlenieniente sostituita a capriccio nel testo, senza badare a quello che segue. Ap-

4)

donne

onde ne giano la maggior parte delle - EP. e CC.

presso ci - 1' EP. e il CC. in principio. * * 2) Cos S. ; nuanto - gli altri testi. 3) come quella del buon padre ; e questa donna ecc. - la volgata. L' EP. , con cui stiamo, pone in nota: Non occorre dimostrare, che merita preferenza la nostra limpida lezione . * 4) fosse - EP. e CC. 5) secondo V usanza - EP. e CC. 6) Mancando nella volgata ci che segue

ad uomini
resta

fino a si

adunarono

evidentemente sospeso ; supplito coli' ajuto dell' EP. e del CC, * a cui si conforma in parte il Cod. B. 7) Cosi l'ediz. S., gli EM. col Cod. B., ed egualmente 1' EP. , la quale ha di pi

senso e noi vi abbia,

il

mo

duramente dopo piangea, come il CC, cui per altro manca pietosamente. *
8) dicer loro e
-

in

15) Io men sarei nascoso, perche /e lagrime ecc.. - EP. , la quale avverte segnalo incontanente nel margine del codice. * Incontanente che cio subito che , appena che. PF. 16) Col CC. abbiamo aggiunto - e di' cendo. * 4 7) Cos il Cod. B., e 1' EP., e passaro La volgata - venivano che i Codd.M. e riportiamo qui dal testo , per non ripeter subito dopo lo stesso verbo. La sola S. dice - Appresso costoro vepi concisamente nivano altre dicendo ecc.* 48) avemo - EP. e CC. 49) Meglio ci pare in tempo presente, come leggono gli EM. col Cod. B. , ed anche 1' EP. e il CC, mentre la volgata ha - vedresti, che non pare esso. La lezione par desso - del Cod. F. * 20) udiva - EP. e CC.

Cod.

M.

lor dire

EP.

CC
9) Cio, chi, chiunque -

21) Cio, perocch, come altre volte.* 22) inteso - Cod. B. j e inteso avessi

PF.

EP.

e CC.

40) pianger - EP., che cita -morir, interlineare del Cod.


4

4) quelle - EP. e CC. 42) con pormi spesse volte le mani agli occhi - EP. $ con pormi le mani spesso agli occhi - CC. * 4 3) attendea - Cod. B. , EP. e

23) fatta - Cod. B. 21) risposta - EP. e CC. 25) siccome lo m' avessero detto ecc. -

EP.

CC

CC

26) Cos 1' EP. Il Cod. M., invece di - secondo, legge e l'altro. Nelle altre stampe non sono indicati questi due principii. *

Note

al Sonetto X.

27) diventato - Cod. Rie. 28) di pietra - RA. e Cod. F. , ma non l'ed. S.,come per equivoco notano gliEM. Intendi la vostra abbattuta smorta sembianza somiglia quella di chi prova inter: ,

di sopra,
litate.

tornavano quasi ingentilite, nobi-

nobilita contraria a vilt. PF. L' opposto ha il Cod. Redi citato nel MS.

Mortala
vile .
*

ce

leggendovi andar

con atto

namente

piet,

compassione

d' altrui:

Lo
24

32) Cos
,

RA.,

S.

Neil' Inf.

C X

v.

viso mostra lo color del core , disse gi s umile - hanno con sopra, Sonetto VI. erronea ripetizione 1' EP. e il CC. , invece * di simile. 29) Bagnata il viso di piet d' Amore - la sola EP., che dice incomparabilmente migliore questa lezione di quella del

disse similmente : stare in questo loco .


-

33) La lez. com. qual che. La variante da noi preferita del Cod. F. , alla quale va conforme 1' EP. non mei celale - Cod. Redi.* e il 34) Cos gli EM. col Cod. B. e simil-

Piacciavi di riLa volg restar* checche ; il Cod. B.

CC

testo.

mente

1'

EP.
*

il

CC,

iu vece della volgata

30) che mei dice - S. 3 t) Senz' atto vile, perch, come ha detto

- venir.

Note
35) e comincia quivi:

alla Divisione.

se venite ecc. -

V EP.

il

CC

36) Ci che supplito dagli

sta fra

li

due

asterischi
*
I).

EM.

col Cod.

46

VITA NUOVA

SONETTO
Se'tu Colui,

XI.

e' hai trattato sovente Di nostra donna, sol parlando a nui? 37) Tu risomigli 38) alla voce ben lui 39);

Ma
Deh
!

la figura

ne par 40) d'altra gente. perch piagni tu si 42) coralmente, 41)


fai

Che

di te piet venire altrui?


lei 43),

Vedesti pianger

che tu non pui 44)

Punto celar 45)

la

dolorosa mente?

Lascia piangere a noi 46), e triste andare, (E' fa peccato chi mai ne conforta 47))
Ella

Che nel suo pianto l'udimmo parlare. ha nel viso la piet si scorta, Che qual 48) l'avesse voluta mirare,
Sarebbe 49) innanzi
lei

piangendo morta.

J*

Questo Sonetto ha quattro parti, secondo che quattro modi di par-

lare ebbero 50) in loro le

donne per cui rispondo.

perocch sono di sola

pra assai manifesti, non mi trametter 51) a narrare


parti;
e

sentenzia delle

per

le

distinguer 52) solamente.

La

seconda comincia: Deh! per-

ch piangi ecc. La terza: Lascia piangere ecc. La quarta: Ella ha nel


viso ecc.
JSote al Sonetto XI.

ci dirigesti la

37) Parlando soltanto a noi, quando cio Canzone Donne , che ave:

no pienamente

quanto gi dicemmo nella

te ecc.

-PF.

38) rassomigli - EP. e CC. 39) pur lui - Cod. E. 40) Ne par V altra gente, perch tu
sfigurato, eh' assai difficile

sei

par - P EP. e il CC. perche - EP. e CC. 42) Cio di core - PF. * 43) Cio Beatiice. 44) pui per puoi io grazia della rima , come nui per noi al v. 2. Il Biscioni legge intero puoi e per verit i Rimatori de'primi secoli contentavansi talvolta delle semplici assonanze in luogo della rima. Cos a questo luogo gli EM., i quali si accordaci

PF.

il

riconoscerti.

41

nota 46 , pag. 39. Ma sarebbe possibile ebe P Autore , deviando dalle consuete regole dei Sonetti , avesse voluto qui rimare da s noi con puoi, e lui con altrui ? Jgno* ro se vi siano altri casi di tale eccezione. 45) mutar - Cod. Redi. 46) Or lascia pianger noi - EP. e CC. 47) Leggiamo- E' pronome cogli EM. , chiudendo il verso tra parentesi a toglier conconfusione: le altre slampe hanno giunzione. Che - il solo MS. Mortara. * 48) Che chi - il C. Redi. 49) Cosi il Cod. B. citato dagli EM. , al quale conformasi 1' EP. e il CC. meglio, a

nostro avviso, della

lez.

nanzi a

lei

caduta morta

coni. * .

c<

Sana

di-

Noie

alla Divisione.

50) ebbero le donne - EP. e CC. 51) non mi trameno - Cod. M. Vale: non m' impaccio, non mi do cura. PF. noii mi trameno di variare la sentenzia EP. la quale nula: t'arcare lia ini un

senso molto elegante non avvertito dal Vocabolario : Qui variare cupit rem prodiEgualgaliter uuam . Oraz. Art. Poet. mente legge il CC. * 52) la distinguo - Cod. M.

PARTE
XXIIT.

1,

S XXIII-

47
giorni,
e

Dante
e

cade ammalato
gli

per note

nell'ultimo preso

da

forte

immaginazione, che

rappresenta morta Beatrice. Scosso da

quel delirio

risanato, ne fa soggetto d'ima Canzone.

Appresso

ci

pochi d

avvenne

1)

che in alcuna parte della mia

persona mi giunse tina dolorosa infermit; onde io continovamente soffersi per nove d 2) amarissima pena, la qual mi condusse a tanta debolezza
,

che mi convenia stare come coloro,

li

quali

non

si

possono

muovere. Io dico che nel nono giorno, sentendomi dolore quasi intollerabile 3), a me venne 4) un pensiero, il quale era della mia donna. E quando ebbi pensato alquanto di lei , ed io ritornai pensando 5) alla mia deboletta 6) vita; e veggendo come leggiero era il suo durare, ancorach sano fossi 7), cominciai a piangere fra me stesso di tanta
miseria; onde, sospirando forte, dicea fra

me medesimo:
si

Di necessit
occhi, e co-

converr 8) che

la

gentilissima Beatrice alcuna volta 9)

muoja. E per

mi giunse un

forte 10) smarrimento,

che io chiusi

gli

immaginare in quesfo modo: Che nel cominciamento dello errare che fece la mia fantasa apparvero a me certi visi di donne scapigliate che mi diceano: Tu pur morrai. E poi, dopo queste donne, mi apparvero certi visi diminciai a travagliare

come

farnetica 11) persona, e ad

li quali diceano: Tu sei morto. Cos cominciando ad errare la fantasa, venni a quello che io non sapea dove io mi fossi; e veder mi parea donne andare scapigliate piangendo per la via, maravigliosamente triste; e pareami vedere lo sole oscurare, s che le stelle si mostravano di colore che mi faceano giudicare che piangessero; e * pareami 13) che gli uccelli volando per 1' aria cadessero morti, e che fossero* grandissimi tremuoti. E maravigliandomi in cotal fantasia, e paventando assai, immaginai alcuno amico che mi ve-

versi 12) ed orribilia vedere,

nisse a dire:

Or non
nella

sai? la tua mirabile donna partita di questo se-

colo 14). Allora cominciai a piangere molto pietosamente; e non sola-

mente piangea
e

15)

immaginazione

ma

piangea con

gli
il

occhi,
cielo,

bagnandoli di vere lagrime. Io immaginava di guardare verso

pareami vedere moltitudine di Angeli , li quali tornassero in suso ed avesser dinanzi di loro una nebuletta 16) bianchissima; e pareami
che questi Angeli cantassero gloriosamente 17), e le parole del loro canto mi parca 18) udire che fossero queste: Osanna in excelsis 19) ; ed altro non mi parea udire. Allora mi parea che"l cuore, ov' era tanto amore, mi dicesse: Vero che morta giace la nostra donna; e per questo mi parea andare per vedere
quella nobilissima anima.
il

corpo, nel

quale

era stata

fu

forte la errante 20) fantasia, che

mi

mostr questa donna morta; e 21) pareami che donne le covrissero la

48
testa

MTV NUOVA
con un bianco velo
e

pareami che la sua faccia avesse tanto ; aspetto d' umiltade, che parca che dicesse: Io sono a vedere il principio della pace. In questa immaginazione mi giunse tanta umilt per veder lei, che io chiamava la morte, e dicea 22): "Dolcissima morte, vieni a me, e non m'essere villana; perocch tu di esser gentile, in tal parte sei stata:* or vieni a me, che molto ti desidero, e tu vedi eh' io porto gi il tuo colore. E quando io avea veduti compiere lutti
i

dolorosi misterii 23), che alle corpora de' morti 24) s'usano di fare,
cielo; e s forte era

il

mi parca tornare nella mia camera, e quivi mi parca guardare verso la mia immaginazione, che piangendo cominciai a dire con voce vera: anima bella 25) com' beato 26)
e'
,

colui che

ti

vede

E dicendo
la

io

queste parole con doloroso singulto

morte che venisse a me, una donna giovane il mio letto, credendo che il mio piangere e le mie parole fossero solamente 27) per lo dolore della mia infermit, con gran paura cominci a piangere. Onde l'altre donne, che per la camera erano 28), s'accorsero ch'io piangeva, per lo pianto che vedeano fare a questa: onde facendo lei partire da me, la quale era
di pianto, e

chiamando

e gentile, la quale era lungo

meco

di

propinquissima sanguinit 29) congiunta,


ti

elle

si

trassero verso
:

me

per isvegliarmi, credendo ch"io sognassi, e diceanmi

Non dormir

pi, e

non

sconfortare.

E parlandomi
Beatrice...;

cosi 30), allora

cess la forte

fantasia entro quel punto che io volea dire*.


sii

Beatrice 31), benedetta

tu.

gi detto avea:

quando 32) riscuotendomi apersi

gli

occhi, e vidi ch'io era ingannato; e contuttoch io chiamassi questo

nome,

la mia voce era s rotta dal singulto del piangere, che queste donne non mi poterono intendere 33). Ed avvegnach io mi vergognassi molto 34), tuttavia per alcuno ammonimento d'Amore mi rivolsi a loro. E quando mi videro, cominciarono a dire: Questi par morto 35);* e a dire fra loro: Procuriamo di confortarlo. Onde molte parole mi diceano da confortarmi * ; e talora mi domandavano di che io avessi avuto paura. Onde io essendo alquanto riconfortato, e conosciuto il fallace 36) immaginare, risposi loro: Io vi dir quello che io ho avuto. Allora cominciai 37) dal principio sino alla fine, e dissi loro quello che veduto

avea, tacendo

il

nome

di

questa gentilissima. Onde poi, sanato

di

que-

sta infermit, proposi di dire parole di questo che m'era avvenuto, per-

ch mi parca 38) fosse amorosa cosa a udire Canzone.

per ne

dissi

questa

CANZONE

II.

39)

Ponna pietosa e di novella 40) etate, Adorna assai di gentilezze umane,


Ch'era VI)
l

ov'io

chiamava spesso morte,

PARTE

I,

$.

XXIII.

49

Vergendo Ed ascoltando

gii occhi miei pien* di piotato 42),

le

parole 43) vane,

Si mosse con paura a pianger forte: E l'altre donne che si furo accorte Di me, per quella che meco piangia,

Fecer

lei

partir via,

Ed

appressarsi 44) per farmi 45) sentire.

Qual dicea: Non dormire; qual dicea: Perch s ti sconforto? Allor lasciai la nuova fantasia, Chiamando il nome della donna mia. Era la voce mia s dolorosa,

E E

rotta

dall'angoscia 46) e dal pianto,


il

Ch"io solo intesi

nome

nel

mio coro 47);

con tutta

la vista

vergognosa 48),

Ch' era nel viso mio giunta cotanto,

Mi fece verso

lor volgere

Amore

Egli era tale 49) a veder mio colore,

Che facea ragionar di morte altrui. Deh! confortiam 50) costui, Pregava 51) l'una l'altra umilemente;

dicevan sovente:

Che vedest, che tu non hai valore? E quando un poco confortato fui,
Io dissi: Donne, dicerollo a vui. Mentre io pensava la mia frale 52) vita, E vedea "1 suo durar eom' leggiero 53), Piansemi Amor nel core, ove 54) dimora; Perch l'anima mia fu s smarrita,

Che sospirando dicea nel pensiero: Ben converr che la mia donna mora
Io presi tanto smarrimento allora,

55).

Ch'io chiusi

gli occhi vilmente 56) gravali; smagati 57) Gli spirti miei, che ciascun giva errando:

furon

poscia immaginando 58),


di verit fuora,

Di conoscenza e
Visi di

donne m'apparver crucciati,

Che mi dicean 69): Morra" tu pur, morra'ti.


Poi vidi cose duhitose 60) molte 61)

Nel vano immaginar, ov' io entrai: Ed esser mi parca non so in qual loco,

veder donne andar per via disciolte 62),


7

Dante, V'ila ]\uo^a.

50
Che
Poi

VITA NUOVA

Qual lagrimando, e qual traendo guai,


di tristizia saeltavan foco.

mi parve vedere a poco a poco Turbar lo sole 63), ed apparir la stella

64),

E E

pianger egli ed ella;


gli

Cader

augelli volando per

1'

a're 63),

la terra tremare,-

Ed uom m" apparve scolorito e fioco, Dicendomi: Che fai? non sai novella? Morta la donna tua, ch'era s bella.
Levava
gli

occhi miei bagnati in pianti,

vedea, che parean pioggia di manna,

Gli Angeli

che tornavan suso in cielo;

Ed una nuvoletta 66) avean davanti, Dopo la qual gridavan tutti: Osanna; E s'altro avesser detto, a voi dire'lo 67).
Allor diceva

Amor

68): Pi

non

ti

celo;

Vieni a veder nostra donna che giace.


L' immaginar fallace Mi condusse a veder mia donna 69) morta: E quando l'avea 70) scorta, Vedea 71) che donne la covran d' un velo;

Ed

avea seco umilt

72) verace,

Io diveniva nel dolor

Io sono 73) in pace. umile 74), Vergendo in lei tanta umilt formata, Ch' io dicea: Morte, assai dolce ti tegno;

Cbe parea che dicesse:


s

Tu

di ornai esser cosa gentile,


se' nella

Poich tu

mia donna slata 75);

di aver pietate, e non disdegno:


s

Vedi che
Vieni, che

desideroso vegno
ti

D' esser de' tuoi, eh' io


il

somiglio 76) in fede

cor

ti

chiede.

Poi mi partia 77), consumalo ogni duolo;


E, quando io era solo,

Dicea guardando verso


Beato, anima bella, chi

1'

alto 78) regno:

ti

vede!

Voi mi chiamaste

allor, vostra

mercede

79).

Questa Canzone ha due parti. Nella prima dico, parlando a indefinita 80) persona, come io fui levato 81) da una vana fantasia da certe donne , e come promisi loro di dirla: nella seconda dico, coni' io dissi loro.

La seconda comincia: Mentr'

io

pensava ecc. La prima parte 82)

si diri-

PARTE
de in due
e
:

I,

XXIII.

5i

nella

fecero per la

prima dico quello che certe donne, e che una sola dissero mia fantasia, quanto 83) dinanzi ch'io fossi tornato in
:

verace cognizione

nella seconda dico quello, che queste donne


e

mi

dissero,

poich

io

lasciai questo farneticare,

cominciai questa parte: Era la voce

mia

ecc. Poscia

quando dico

dissi loro questa

Mentre io pensava ecc. -, dico come io mia immaginazione e intorno a ci fo due parli nella
,

prima dico per ordine questa immaginazione: nella seconda, dicendo a che ora mi chiamarono, le ringrazio chiusamente; e comincia quid 84) Voi
:

mi chiamaste.
Note
al . XXIII.

4 ) La lezione comune - appresso ci , per pochi d avvenne ecc., strana evidentemente , come osserva 1' EP. ila cui pigliamo quella eli' nel lesto. * quali no2) Cosi gli EM. col Cod. B. , tano che la volgata -per molli d - contrasta con quello eli' dello in principio. E allo stesso modo legge 1' EP. e il Cod. M.
, i

del Purgatorio . Gabr. Rossetti (Disquisizioni ecc. , pag 408 ). * 14) Cio cess di vivere. Vedi nota 3) pag. 6. * 4 5) nella mia ecc.- Cod.M.
il testo della Canzone che viepare che dovrebbe leggersi nuedaveano innanzi a loro una voletta. EM. Per nebulelta il Vocanubilelta ecc. - S. bolario riporta questo esempio dall' ediz. Biscioni; e per nubilelta quello dell' ediz. Sermartelli ond' che questi due articoli compilati da due diversi Accademici vanno riuniti in un solo, poich una parola diversamente scritta non dee allegarsi per esempio in pi luoghi con variato ufficio. * 4

6)

Secondo

ne

in seguilo,

contiiiovamente, cio di sguito, senza posa o intermissione } il qual avverbio per altro

manca

nell'

EP.

e nel

GC.

3) dolere quasi intollerabdmentc - Cod. B. , e cosi il Cod.M. meno il -quasi. *

me venne - S. a me giunse - Cod. giunsemi - EP. e CC. 5) Cio col pensiero. Neil' EP. e nel CC. manca pensando. * 6) debde - Codd. B. , F. : debilitata Cod. M. 7) sana fosse - EP. e CC. 8) Cos'i EM. col Cod. B.;conviene -Iavolg. 9) Il Cod. F. La cancellate le prime let4) a
;
;

B.

7) graziosamente - EP. e CC. 8) e le parole che diceano, mi che fossero queste - EP. e CC.
4

pareva

tere di alcuna, e corregge 4

una volta. EM.


la

0)

fatto

Cod.F.
1'

4 4) Cos S. e gala. *

EP.

pelletica-

vol-

49) E Osanna cantato a Beatrice nel Paradiso terrestre , quando viene a giudi' care. Purg. C. XXIX, v.54.* Bassetti. 20) Cos gli EM. col Cod. F. , ed egualmente 1' EP. e il CC. Gli altri testi - erronea. * 24) Cos 1' EP. e il CC.: la covrissero
(

42) Il Biscioni legge - certi visi di donne. Miglior lezione quella del Cod. F. e della stampa Sermartelli da noi adottala. EM. Con essa accordasi anche 1' EP. * Diversi qui

cio la

sua testa

con

ecc.

le altre

stampe. *

et Cervale strani, come nell' Inf. C. VI bero, fiera crudele e diversa . E C. VII: Entrammo gi per una via diversa . Cos il Sacchetti nella Nov. 37 uomo di
: :

diversa natura. PF. 4 3) Ci eh' compreso fra gli asterischi fu supplito dagli EM. col Cod. B. Allo stesso modo senza lacuna legge il Cod. M. , meno le paiole - per t' aria. La volgata - che piangessero : e grandissimi terremoti. Nell'EP. - che piangessero morti, e che fossero 1' una e l' altra lezione evidentemente ecc. mutila.* Tutti questi modi figurati di dire sono tratti dall' Apocalisse ; ed al presente fantastico luogo corrisponde il solenne giudizio a cui vie Beatrice nel C. XXIX

e miForse Codd. B., M. aggiungono gli EM , cio 1' ufministerii come interpreta pure il ficio de' morii

22) Qui V EP. ha lacuna di due dopo dicea al secondo vieni che ecc. * 23) Cos leggiamo coli' ediz. S. , si riporta in Vocabolario 1' esempio ;
saltando

versi,

a me,
di cui

Sterii

hanno
,

altres

li

Salvini , attenendosi alla lezione mestieri del Biscioni. Di fatti alla voce Mestiero ,
.
Ili
,

si

il

significato di

ceremonia

re-

ligiosa, o esequie, con esempii del Monaldi Provenzale mestier , e del Sacchetti. * che valeva non solo bisogno, necessit, ma

pur anche officio, ministei io. Raimondo Feraldo Qui dir messas y mestiers ? ( chi dir messe e mestieri ? ) PF. 24) che a' corpi motti - EP. e CC.
:

52
25) 26) 27) 28)
bellissima
-

VITA NUOVA
EF.
e

CC.

contento - S. ; clic tu vedi - CC. /ossero lamento - EP. L' odi/,. S. dopo erano varia in questo modo : avendo compassione di me che piangevo , e del pianto che vedeaho /aie a Questa , facendo ecc. * 2;>) consanguiuit - EP. e CC. chiamandomi cos - EP. e CC. 30) 31 ) Il Cod. M. replica qui il nome di Ed a Beatrice - benedetta Beatrice. * tue - cantasi l dove viene a giudicare nel Poema Purg.C. XXIX , v. 45 . Rossetti. 32) ALbiaino sostituito alla particeli. e della coni. lez. 1' avverbio (juando , cos leggendo gli EM. col Cod. B. , e del pari

ce Ch' io verso della Canzone susseguente solo intesi il nome nel mio core . * 34) Questa lezione del Cod. B. dagli
:

EM.
ne
,

accettata come migliore della comuche dopo avvegnach ha di pi - mi

svegliassi.

Al nostro modo

1'

EP.

se

non

che tralascia il pronome mi, usando vergoNel gnassi in significato neutro passivo. CC. manca questo verbo. * due asteri35) Ci eh' compreso fra i

schi,

dopo morto
*

lino a talora,

manca
a

uel-

P EP.

si 36) Cos gli EM. , accorda il Cod. M. , avviciuandovisi 1' EP. * che ha -falso la lez. coni. - malvagio. 37) Il Cod. M. legge - cominciandomi ,

col Cod. B.

cui

1"

EP.
33)

il

CC.

senza

la

particola e avanti dissi.

Dopo intendere abbiamo omesso il secondoch io credo della volgata come


,

non
te
,

leggesi uell'

essere in

EP. che giustamente rifletcontraddizione al dubbio il

38) L' EP., dopo - parca, aggiunge - che; e gli EM. notano questa variante del Cod. * B.: fosse cosa amorosa da dire e da udire.

Note
39) Nella ediz.
:

alla

Canzone
faceva

II.

argomento Racconta una visione ch'egli ebbe, essendosi addormentalo, in una sua malatS. precede questo
tia.
*

40) Cio di giovanile et. PF. Vedi Appeud. N. u II. * 41) Cos 1' EP. e il CC, con virgola dopo - mot te. La volgata senza il Che. * 42) D' affanno, di dolore. PF. 43) Vuote di senso. PF. approssimarsi - Cod. B. 44)

ragionare di mia prossima morte. consoliam - EP. e CC. 50) Deh 51) Diceva V una all' altra - EP. e CC. 52) Cos BA. , S. e gli EM. coi Codd. Biscioni e le B., F. e del pari P EP. Il
altrui *
! ,

copie seguaci -fruii. cio considerava. V

nota 11) pag. 38. 53) quant' - MS. Mortara. 54) Cos S., EP. La volgata - nel cor
.

Pensava col 4." caso, *

dove

ecc. *

45)

Cio avere

sensi, risensire

poi-

egli allora vaneggiava per forte immaginazione d' amore . Dian. ( Aned. ff pag. 144 ). Non fa quindi bisogno di molte paiole per dimostrare 1' erroneit della va ianle -farsi - nell' EP. , ove questo verbo dovrebbe male a proposito alle donne rife-

ch

55) Pur converr ecc. - Cod. Redi. * Altro argomento a dissuadere coloro che credono, P innamorata dell'Alighieri non essere stata cosa mortale. PF. 56) umilmente - Cod. B. Smagati, di57) ed ciau - EP. e CC*

strutti

smarriti.

PF.

rirsi.

*
1'

46) Cos sta lezione


,

EP. che nota esser sicura quela quale concorda coli' ed. S. e HA. aggiungendo che il pianto sfogo dell' angoscia. Egualmente legge il Cod. F.
,

citato dagli EM. ; e la stessa variante indicala dal Biscioni ; ma nel lesto egli adotta rotta s dall' angoscia del pianto. 11 Salvini deriva angoscia del lat. angustia,
:

come poscia
47)

da postea. *
:

y olea gridar
il

Dove, o crudel, me
il

varco al suon chiuse che torn la flebile parola


Lasci?

ma

( sola dolore;

Pi amai a

indietro a

rimbombar

sul core .

Ger. XVI , 36. - EM. 48) E coli' abbattimento della vergogna, eh' era apparsa sul volto mio, dovetli per voler d' Amore rivolgermi a quelle donne. * 49) Ed era - EP. e CC. Intendi il colore della tuia faccia ora tale a vedersi, che

Tasso

58) Farneticando , vagellando - PF. 59) Il Fraticelli non cita vermi testo di questa sua lezione; ma volentieri vi ci acquetiamo , parendoci la pi ragionevole. Essa accostasi a quella dellEP. ce Che mi dicean pur: morra' ti , morra' ti . Sebbene gli EM. difendano la volgata : ce Che mi dicien : Se' morto ;- Pur morra' ti ; il latto per, sta che qui il Poela non ricorda che le sole parole pronunziate dalle donne comparsegli in visione. Ecco la postilla dei predelti Edice II Biscioni tori in nota pretende che si debba leggere : - Se' mort' o pur morra 'li; cio (die' egli) Se' morto, o pur ti morrai. Ma la vera lezione quella die lo stesso Biscioni pose nel testo, perocch qui Dante incile in verso ci die pi chiaramente ha
:

apparvero a me certi visi detto di sopra di donne scapigliate, che mi dicevano Tu poi , dopo queste donne , pur morrai. in appai vero tei ti visi diversi. ...li quali
: :

PARTE
cosicch Se' alle parole citile da quesli visi diversi ; e Pur mcrra'ti l'equivalente ili Tu pur morrai detto da quelle donne scapigliate . * Vedi 60) Paurose, piene di paura. PF. * la nostra nota i ) pag. 6. 61) Cos deve leggersi col nostro testo per rimare col quarto verso della stanza nota 1' EP. Nessuno avea dapprima tatto osservazione alla dissonanza del - mollo che ha la volgata , quantunque la stessa retta lezione sia pure in S. *
:

I,

$.

xxiv.

53

mi cliccano Tu morto corrisponde

se'

morto

67) Contrazione di dircilo. PF. 6S) Poi mi diceva Amor ecc. - Cod. Redi. 69) madonna - S. , RA. e Cod. B. 70) ebbi - Cod. Redi. 71) Vidi - Cod. Redi. 72) Cos S. e il CC; una umilt ferace la

volgala.* 73) ZT in atto -di morir lieto e vivace Dir pare a: S'apre il cielo; io vado in pace . lasso, Ger. XII, 68. EM.

62) Cio scapigliale. PF. 63) Oscurarsi , tralasciata la particella si, come di frequente s' incontra negli antichi. PF. Vedi per questo passo la prosa

nel trionfo della Morte, prendendo il concetto da questi due versi di Dante disse elegantemente ce 3Iorte bella purea nel suo bel fiso . PF.

75)

Il

Petrarca
v. ult.

Capit.

I,

a pag. 47. *

64)
le
,

La stella, sineddoche per - le stelpel - cielo stellato. Cos nel Convito,

Tran.

Ili, Cap. IX. PF. 65) Contrazione d' aere - PF. 66) Questa nuvoletta s'immaginava Dante farneticando, che fosse l'anima di Beatrice.

76) Cio, veramente. PF. 77) partii - EP. e CC. 78) l' altro regno - EP. e CCi 79) Intendi: - Voi allora, o donne, per la compassione che avevate di me, mi risvegliaste dal mio farneticare ; e cos termi-

la visione.

PF.

PF.

Note
1'

alla Di

come
pag.

EP. ripete - influita 80) Anche qui il Cod. M. indijjnitiva. V. nota 31)
14.
*

seconda parte, cova.' la lezione comune , contrariamente a quello che nella Canzone
tratlato.
*

donne dunque fu levato da una fantasia e non Questa segi in una fantasia . P. conda lezione la volgata a cui noi preferimmo la pesarese per la r.igione addotta dagli Editori della medesima, conformando* visi pure il CC. 82) Cos 1' EP. e il CC, e non gi - la
fu

81)

Dante

riscosso

dalle

83) quanto e , cio - per quello che concerne. L' EP. invece dell' verbo , ha la copulativa e, che rende men chiaro il discorso ; ne punto lo migliora la variante - in vera condizione, ivi sostituita alla lezione del testo - ili verace cognizione. * 84) L' EP. aggiunge - questa parte ; e

cos

il

CC.

XXIV. Tocca

di un'altra misteriosa visione, in cui

Amore

gli

mostra
di

Beatbice preceduta da un'altra donna di belt famosa, Giovanna nome ; e questa visione racchiude in un Sonetto.

1) immaginazione avvenne un di, che sedendo pensoso in alcuna parte 3), mi sentii cominciare 4) un tremilo nel cuore cos 5), come se io fossi stato presente a questa donna. Allora dico che mi giunse 6) una immaginazione d" Amore: che mi parve vederlo venire da quella parte, dove la mia donna stava; e pareami che io 2)

Appresso questa vana

lietamente mi dicesse nel cuor mio


presi 7), perocch tu
il

Pensa
certo

di

benedire

lo d

che io

ti

mi pareva avere il cuore s lieto 8), che non mi parea eh' e' fosse il mio cuore, per la sua nuova condizione. E poco dopo queste parole, che il cuore mi disse con la lingua d'Amore, io vidi venire verso me una gentil 9) donna, la quale
di fare.
e'

54
mio 11):
la

VITA NUOVA
di

era di famosa belt; e fu gi molto donna 10)


e
il

questo primo amico


1'

nome

di

questa donna 12) era Giovanna; salvo che per

sua belt
e

13) (secondo che altri crede)

imposto
lei

era

nome
,

Pri-

mavera;

cosi

era chiamata

14).

Ed appresso

guardando

vidi

venire la mirabile Beatrice. Queste donne andarono 15) presso di me, cosi l'una appresso l'altra; e parve che Amore mi parlasse nel cuore 16),

nominata Primavera, solo per questa venuta nome a chiamarla cosi Primavera, cio prima verr lo di, che Beatrice si mostrer dopo l'imma

e dicesse: Quella

prima

d'oggi; che io mossi lo imponitore 17) del

ginazione del suo fedele.

se anco voglio 18) considerare

il

primo no-

me

quanto Primavera 19); perocch il suo nome Giovanna da quel Giovanni, il quale precedette la verace luce, dicendo: Ego vox clamantis in deserto; parate viam Domini 20). Ed anche
suo, tanto a dire

mi parve 21) che mi dicesse, dopo queste parole, altre cose 22). E chi volesse considerare sottilmente, quella Beatrice chiamerebbe Amore, per molta simiglianza 23) che ha meco. Onde io poi ripensando, proposi di scrivere in rima 24) al mio primo amico 23) (tacendomi certe parole le quali pareano da tacere) credendo io che ancora lo suo cuore mirasse la belt di questa Primavera gentile; e dissi questo Sonetto.

SONETTO
Io

XII.

mi sentii svegliar dentro 26) dal core Ino spirto 27) amoroso, che domila;

poi vidi venir da lungi


si,

Amore
conoscia 28),

Allegro

che appena
di

il

Dicendo: Or pensa pur

farmi onore;

ciascuna parola sua 29) ridia: E, poco stando 30) meco il mio Signore 31), Guardando in quella parte ond' ei 32) venia,
'n

Io vidi

monna Vanna e monna Bice 33) Venire in ver lo loco 34) l ov' io era, 1/ una appresso dell' altra maraviglia:
si,

come

la

mente mi

ridice,

Amor mi
E
-\-

disse: questa

quella ha

nome Amor
;

36),

Primavera 35), si mi somiglia.


delle quali
e

]*

Questo

Sonetto ha molte parti


il

la

prima

37), come io

mi

sentii

svegliare

tremore usato nel cuore,

come parve che Amore

dico

m' apparisse allegro 38) nel mio cuore da lunga 39) parte; nella seconda come parve, che Aurore mi dicesse nel mio cuore, e qua/ mi parca;
la terza dice come, poich questo fu alquanto stato
e

meco

cotale

40), vidi

udii certe cose.

La

seconda parte comincia quivi

Dicendo: Or pensa ecc.

PARTE

I,

XXIV.
si

55
divide in due; nella priquello che
io udii,
e

La

terza:

E poco

stando ecc. La

terza parte

ma

dico quello che io vidi;

nella seconda dico

co-

mincia quivi:

Amor mi

disse.

Note
4) Neil'

al
*

XXIV.
sue
io

EP.

e nel

CC. manca

vana.

le altre

Rime Guido,

al v.

vorrei che tu e

2) Sedendone io - Cod. M. 3) essendo io pensoso in alcun luogo -

Lapo ed
e

monna Vanna,

EP.

CC.
e
i

4) venire - EP.
sentii - tutti
l'

testi

CC. hanno

Avanti

mi
l'al-

ed

io

meno
*

ediz. S. da noi seguila, parendoci


il

che

discorso. 5) Tanto cos dopo cuore, come se avanti fosse, manca nell' EP. e nel CC. * 6) finse - S. venne - EP. e CC. 7) presi , cio l'innamorai - Vedi la * nota 29) pag. 6. 8) lo core cos lieto - EP.
,

tra lezione tenga sospeso

9) gentilissima - EP. e CC. 10) Vale a dire ebbe assai stretta amicizia ; come disse ugualmente il Sacchet
:

Bice poi ; il qual Sonetto, comeche scritto vivente Beatrice, opina il canon. Dionisi appartenere alla presente opera, bench non inseritovi. A coloro poi che asseriscono, non avere il Poeta mai chiamata la donna sua con tal nome ne' suoi versi, fuorch una volta per cenuo nel Parad. C. Vr JF, v. i3, vaglia a provare il contrario e l'ora citato Sonetto, e quello qui riferito N. XII.* 15) Queste andato - EP. e CC. 16) nel cuore - manca nell' EP. e nel CC. 17) impositore - EP. 18) vuoti - EP. e CC. 19) Il testo S. mancante da qui fino

monna

ti

essendo io molto del detto messer Piero ( cio Gambacorti da Pisa. Vedi nota del Poggiali, Testi di Lingua, voi. I,
:

voce - Domini. * 20) Cio, lo sono voce che crida nel deserto : apparecchiale la via di Dio . alla

Cod.

B.

346 ) ; nel qua! senso non trovasi in Vocabolario. La sola EP. legge male a proposito: -e fa gi molle volle donna ecc.* 11) Cio Guido Cavalcanti. Vedi la nota 42) pag. 7, e 1' Append. N. c X. * 12) V. ppend N. XV11I* 13) Cosi gli EM. con S. , e beltade pag.

21) Cos il Cod. M. , parea - EP. , la volgata - pare. * 22) Le parole del seguente periodo so-

no
te

in

apparisce dal

bocca d'Amore, come pi chiaramenSonetto che vien dopo .

EM.
23) molte somiglianze - EP. 24) per rima - EP. * 25) Al Cavalcanti surriferito.

V EP.
\

il

* Biscioni - bilt.

i)

ti,

parla

Di questa, come amica del CavalcanDante nel Sonetto che leggesi fra

Note
26) a lo core - EP. e CC. 27) Lezione del testo S. ;

al Sonetto XII.

tutti

men dolcemente

Un

spirito ecc.
,

gli *

altri

31) Segnare, pi vicino al senior Ialino, da cui questo nome deriva. EP. 32) Cos RA. S. , ove venia - EP. , la
,

come pi 28) coitosela per conoscea sotto ridia per videa ; desinenza che s' incontra in altri antichi Poeti. Jacopo da Lentino
:

volgata

onde venia* 33) Vedi la nota precedente


-

14).

quando

vi

vedia

Fra Jacopone

che 't Deo d' Amar Jacia. PF. 29) Cos leggiamo colle RA. e con S.

non dando

retto senso

la

volgata
:

scuna ecc. L'EP. ha la variante a ciascuna parola sua ridea -, con questa nota
:

E E
:

cia-

ovvio in alcuni codici il trovare conservate le desineuze regolari , quantunque per la rima dovessero variarsi, ci rimettendosi al lettore , come noi voi per nui viti, e qui ridea per ridia . - Vedi la nostra nota 46) pag. 21. * 30) me col mio- Al. meco il mio - AB. Lezione che noi adottiamo, parendoci migliore della prima che il Biscioni ha messo nel lesto. EM. Anche S. e 1' EP, leggono

notando che questi due nomi sono accorciamenti di madonna Giovanna e di madonna Beatrice, opportunamente soggiugne (Ragion, pag. CCLX.XII) sulle traccie del Dionisi, che se Beatrice, la donna di Dante, fosse un' allegoria , lo la donna dovrebbe esser pure Giovanna del Cavalcanti (e quella di Lupo, noi soggiungiamo, indicala nel v. 10 del Sonetto mentovato alla nota surriferita) ; ma nessuno giammai sospett non che narrasse, simil cosa improbabile. Ecco dunque un nuovo argomento che Beatrice fosse una
Il sig. Fraticelli,
, ,

femmina vera
34) inverso
e

e reale .
il

loco

dove

io

era

EP.
la

CC.
35)

Nome

della

donna del Cavalcanti,

coni' essi.

56
quale appunto solea cos

VITA NUOVA
stesso ci
il

Dante

chiamarsi , come dice nella prosa dianzi. *


raffigurata

36) Sotto

nome d'Amore

anche qui Beatrice, come osserv gi il nostro amico nella nota 5) al Sonetto l, pag. 32, ove, per equivoco, fu messo il nostro segno.*

Note

alla Divisione.

dice, invece di . * 37) L' EP. e il * 38) Neil' EP. manca - nel mio cuore. 39) Cio, da lontano. PF. 40) colali - ha 1' EP. , riferendosi a cose ; inen rettamente , a parer nostro. Noi cogli EM. ponemmo virgola dopo cotale ,

CC-

sembrandoci chiaro alludersi al modo tenuto da Amore quando apparve a Dante; il che
]

)a

egli spiegato

nella
*

seconda parte del Sonetto

prima divisione della ((Dicendo Or


:

pensa pur

ecc. .

XXV. Dichiara come sia lecito ai Poeti Volgari parlar d'Amore, considerandolo quale persona animata; e quanto si convenga ad essi il rimare in
materia amorosa.

JL

otrebbe qui dubitar persona degna


di
s, e

di 1) dichiararle 2) ogni

du-

bitazione, e dubitar potrebbe

ci ch'io dico

d'Amore, come

se fosse

una cosa per

non solamente

3) sostanzia intelligente,

ma siccome

fosse sustanzia corporale; la qual cosa, secondo la verit, falsa; che

Amore non zia. E che


nire

per

s,

siccome sostanzia,

ma

io dica di lui

come

se fosse corpo,

uno accidente in sustanancora come se fosse

tre cose che io dico di lui. Dico che '1 vidi 4) veonde conciossiacosach il venire dica moto locale ( e localmente ; mobile per s, secondo il Filosofo, sia solamente corpo ), appare che io ponga Amore esser corpo. Dico anche di lui, ch'egli ridea, ed anche che parlava le quali cose pajono essere proprie dell' uomo, e special:

uomo, appare per

ponga lui essere uomo. secondo 6) che buono al presente, prima da intendere, che anticamente non erano dicitori d'Amore 7) in lingua volgare, anzi erano dicitori d'Amore certi poeti in lingua latina; tra
visibile
;

mente essere

e per appare 5), che io

cotal cosa dichiarare,

noi, dico;

avvegna forse che tra altra gente avvenisse; ed avvegna an-

cora che, siccome in Grecia, non volgari,


trattavano.

ma litterati

poeti queste cose

passato 8), che apparirono prima 9) questi poeti volgari; che 10) dire per rima in volgare tanto , quanto dire per versi in latino, secondo alcuna proporzione. E segno

d' anni

E non

molto numero

che

sia piccolo

tempo,

ebe, se

in lingua di Si 12) (XIX), noi

volemo guardare 11) in lingua d'Oco, e non troviamo 13) cose delle anzi il pre-

sente

tempo

14) per centocinquanta anni.

la

cagione, perch alquanti


i

grossi 15) cbhcr faina di saper dire, , clic quasi furono

primi lo) che

dicessero in lingua di
volgare,
si

Si. lui

il

primo che cominci

a dire

come poeta
parole a

mosse per, che volle 17) fare intendere

le sue

PARTE

I,

.XXV.

57

donna, alla quale era malagevole ad intendere versi latini. E questo contro a coloro, che rimano sopra altra materia che amorosa; conciossiacosach cotal

modo

di

parlare fosse dal principio trovato per dire

Onde, conciossiacosach a' poeti sia conceduta maggior licenzia di parlare, che a' prosaici dittatori 19); e questi dicitori 20) per rima non sieno altro che poeti volgari ; degno e ragionevole ,
18).

d'Amore

che a loro
alli

sia

maggiore licenzia

largita di parlare, che agli altri par-

latori volgari. Onde, se alcuna

figura o colore

rettorico conceduto
se noi

poeti,

conceduto

a' rimatori.

Dunque 21)

vedemo, che

poeti hanno parlato

delle cose inanimate,


;

ragione, e fattole parlare insieme

siccome avessero senso o e non solamente cose vere, ma cose

non vere
lano
;

cio che detto

hanno

di cose, le quali

non sono, che parse

e detto che molti

accidenti

parlano,

come

fossono sustanzie

ed uomini); degno lo dicitore per rima fare lo somigliante 22), non senza ragione alcuna, ma con ragione, la quale poesia sia possibile di aprire 23) per prosa. Che li poeti abbiano cos parlalo, come detto ,

appare per Virgilio, il quale dice che Juno, cio una Dea nemica dei Trojani, parl ad Eolo, signore de'venti, qui nel primo dell'Eneide 24): Mole, namque Ubi etc. ( v. 63 ); e che questo signore le rispondesse quivi ( vv. 76, 77 ) Tuus, o regina, quid optcs - Explurare labor, mihi jussa capessere fas est. Per questo medesimo poeta parla la cosa che non animata alle cose animate, nel terzo dello Eneida, quivi Dar:

Per Lucano parla la cosa animata alla Roma, t amen debes civilibus armis (Phars. Multum, cosa inanimata, quivi: alla sua scienza 25) medesima, sicl'uomo parla I, 44). Per Orazio solamente sono parole d' Orazio, ma non persona e altra ; come ad
danidae
duri
etc.

(v.

94

).

dicele quasi

medio 26)

del
etc.

buono Omero

quivi nella sua Poetria 27)

Die mihi, Musa, virum

(vv. 141, 142). Per Ovidio parla

Amore,

se fosse persona umana, nel principio del libro che ha nome Rimedio d'Amore, quivi: Bella mihi, video, bella parantur, ait. (v. 2). E per questo puote essere manifesto a chi dubita in alcuna parte di questo mio libello 28). Ed acciocch non ne pigli alcuna baldanza persona

come

grossa

29), dico che

poeti parlano 30) cosi


cosi,
;

senza

ragione

quelli che rimano,

to

in loro di

deono parlare quello che dicono


sotto

non avendo alcuno ragionamene

perocch gran vergogna sarebbe a


le

colui che

rimasse cose

vesta di figura o di colore rettorico,

poi 31)

domandato non sapesse denudare 32)

sue

parole da cotal

vesta, in guisa

che avessero verace intendimento. E questo mio primoami-

co 33) ed io ne sapemo 34) bene di quelli, che cos rimano stoltamente.


Note
<) Cosi
allri -

al

XXV.
3) e

leggiamo con
,

S.

EP.

tutti

gli

degna da.*
AB.
Dante,

me
Nuova.

2) dicliiararli - S.

non solamente intelligenza, ma cosostanza corporale -. Cos'i 1' EP. colla Nel nostro codice sonota che segue
:

V ila

58

VITA NUOVA
idiote, vuol

stanza, intelligenza. Sopprimendo il primo noi otteniamo ima leili questi sostantivi zione pi giusta di quella die abbiano le alA noi ci non pare, essendo tre edizioni. anzi manifesto 1' error di penna dell' amanuense, e pi erronea la proposta correzione, troppo contraria alla consueta precisione

qui

1'

Autore designare quegli

inetti e incolli

verseggiatori, che (come due pi sotto ) rimano sotto vale di figura o colore rettorico , non averi/lo alcun ra-

gionamento

del dire di

Dante*

4) di lungi venire - EP. 5) pare - S. e Cod. M.


fra
e

6) Neil" EF. manca parentesi 1' inciso

secondo, ed posto con questa chiosa

a presente, gemello dell'- pi sent francese, rimarchevole per 1' articolo indetermi* nato, e da aggiungersi al Vocabolario .
7) Qui 1' ediz. del Biscioni, dopo - dicitori d' Amore, aggiunge - certi poeti ecc.
JSoi
1'

seguiamo
e
*
il

Sei-martelli.

EM.
CC.

Codil. B. ed F. e la slampa Cos difatti legge anche

EP.

parola

ove per altro manca la lingua, e nel seguente membretlo


,

tralasciala la ripetizione - dicitori d' sl-

moi e.
8)

che dicono . Alvoce in eguale significalo , chiamando ( Purg. C. XI , v. 93 ) elati grosse tempi d' ignoranza ce (J vanagloria delle umane posse, - Coni' poco il verde in su la cima dura , - Se non e giunta dalietali grosse . Cio, che (come nota con espressivo laconismo il Tasso) continuano grosiolanamente ; facendo col loro infelice confronto spiccare la gloria delprecedenti, finche non succeda epoca l' et ancor migliore che le offuschi. * 16) L'EP. dopo - i primi, pone - che dissero, e il CC. - che dicessero ; aggiunta da noi adotlata. * 4 7) volle dare ad intendere a donna omettendosi nella ecc. - 1' EP. e il CC. , prima - le sue parole. * 4 8) Perci forse Dante mise sotto alledi trove pure usa

quello

la

slessa

cogli EM. questa lezione segnata fra le varianti del Biscioni, sembrandoci pii retta della volgata - passati.*

Adottiamo

goria d'

Amore

le lodi

della Filosofia nelle

sue Canzoni, e teneva forse ancora questa opinione, che non sia da rimare sopra altra

9) pi ima ( la prima volta) aggiunto dagli coll'appoggio del Cod B., mancandone Ja volgata. Anche l'EP. ha questo avverbio,

EM.

e cos
i

il

CC.

*
:

La lezione comune ( che dire per rima in volgare tanto e , quanto dire per veni in latino ) secondo alcuna pioporzione segno, che sia piccol tempo ; e se volemo ecc. Gli EM. variano solo col disgiunporre punto l'ermo dopo - latino gendo il membretlo - Secondo alcuna proporzione , eh' evidentemente fa parte dello stesso periodo e vuol dire - in certo qual modo mentre Dante non volle gi paragonare assolutamente la rima volgare al verso latino ; che il confronto per pi riguardi non reggerebbe e ne anche intese bene il discorso chi pose qui il segno del parentesi. Noi dunque stiamo coli' EP., che trasformando in verbo la disgiuntiva e dopo -piccolo tempo, e aggiungendovi -che,
0)
,
:

materia che amorosa, quando cominci in versi latini il suo Poema. Fu gran ventura della uostra poesia , eh' egli poi mutasse Qui soggiunge il Fraticelli: parere. EM. Dal passo del Boccaccio ( Giorn. VII , no?. 3 ), in cui si dice che frate Rinaldo comincio a fare delle Canzoni, de' Sonetti e delle Ballate, si rileva che 1' oggetto di

chi scriveva tali poesie volgari , era quello di entrare nella grazia di qualche donna .*
4 9) Cio scrittori in prosa. Prosa, scultura sciolta, vale a dire non legala a metro, secondo definisce la Crusca, in contrario ai quanto vorrebbe far intendere il Biagioli, contentando il v. 118 del C. XXVI Purg. u y ersi d' Amore e Prose di Romanzi , come osservano gli Editori Padovani della * Div. Coni. 20) Dicitori e Dire, lo stesso che Poeti e Poetare. Vedi il Convito, Trai II, Cap. XII

toglie ogni confusione.*

cercare - EP. e CC i l) 12) L' EP. sottopone al S questa nota ISel nostro codice isi qui e appresso
* forse dal latino - id sic .

ce Rampollo umil de' dicitori antichi disse di s il Boccaccio, alludendo alle sue poesie.* 21) La lezione comune : Onde, se noi

in principio,

li poeti hanno parlato alle cose inanimale come se avessero senso e

vedemo che

43) troveremo - EP. e CC. 4) Cos S. ed EP. Nello altre stampe Questa cosa manca la preposiz. per. pure attestata da Leonardo Aretino nella sua ita di Dante ; ed anche il C rese ini beni prova, indipendentemente dall' autorevole testimonianza dell' Allighieri, che non prima della met del secolo XII ( llfiO ) cominciarono a scriversi rime in lingua volgare ( Star, della volg. Poes.). * 15) Per alquanti grossi, cio persone
4

S. e Il Dunque del testo questa ha dicemo invece di vedemo, e - udimo, il CC. L' uno e l'altra poi leggono - delle cose assai meglio che - alle * cose - della volgata. M. tralasciamo qui come 22) Col Cod inutile la congiunzione - ma della volgata.

ragione ecc.
dell'EP
;

d'
il

23) Di dichiarare, di dispiegare per mezzo L' EP. e un comeuto in prosa. PF.

CC. hanno

ad aprire*
i

24) Per facilitale

riscontri

abbiam

citato

PARTL
qui e nei passi
versi.
*

I,

XXVI.

59

latini

seguenti

numeri

dei

25) Egualmente rivolge Dante il discorso al proprio ingegno nel C. II dell' Ini. v. 7 or Muse , o alto ingegno m' njutate . * Eccoli medio , cio interprete ; 2b") giacche Orazio quivi traduce ci che dire Omero nel principio dell' Odissea . Dion. Significato da ( Aned. V, pg- i39 ). aggiungersi al Vocabolario. Gli EM. sostituirono qui la variante del Cod. B. - quasi in emulo modo del buon Omero , notando tuttavia che il Cod. F. si conforma a tutte le stampe. Non per ( soggiungiamo noi ) all' EP. e al CC. quasi reove si legge citando le parole del buono Omero. Il Cod.
:

29) Ignorante , di grossolano intelletto. Vedi la noia 15) pag. 58.* 30) parlavano - EP. in passato, riferendosi agli antichi autori sopraccitati
;
,

pare

in falli che Dante li chiami poeti a differenza dei moderni, che nomina rimatori, * o dicitori in rima. * 31) Quest'avverbio nell' EP. 32) dinodarc - il Cod. B. Abbiamo conservato la volgala lezione per mantenere il contrapposto delle parole. EiM - dinudare ,

S. e

1'

EP.

Qui

ben chiaro che Dante

parla di quegl' insulsi poeti che non sanno nascondere sotto i vacui loro versi utili con-

M.
sta
:

riunisce

le

due

di/ferenti lezioni

in

que-

quasi
*

recitando

lo

modo

del buon

Omero.

27) Qui propriamente l' Arte Poetica d'Orazio ; ina generalmente intendevano qli antichi per Poetria qualunque componimento poetico. * 28) Per comprender qui il concello dell Autore bisogna combinarlo con ci che inlese dire nel periodo iinale del . XII.*

cepimenti, in somma che non usano un linguaggio allegorico, com'egli fece nelle sue Rime, e segnatamente poi nel suo maggior Poema, ce Questa cotale figura in rettorica molto laudabile, ed anche necessaria , cio quando le parole sono a una persona, e I' intenzione ad un' altra . ( Convito, Ti ut II, Cap. \0).* 33) Si gi detto altrove qnal fosse questo primo amico di Dante. V. nota 12) * pag. 7, e Append. N." X. 31) Cio, ne conosciamo.*

XXVI. Cresciuta
pei'

in

fama

la

belt di

Bejtbtce, fanno

lutti
e

a prova

veder lei;

Daxte

spiega in un
altrui.

Sonetto quanto onesto

maravi-

glioso piacere ne

procedeva in

Q
le,

'uesta gentilissima donna, di cui detto 1) nelle precedenti paroin tanta

venne

grazia delle genti, che quando


2).

passava per via,


letizia

le

persone correvano per vedere lei gnea e quando ella fosse presso
:

Onde mirabile
di

me ne

giu-

d'

cuore di quello, eh" dere al suo saluto; e

egli
di

non ardiva
questo

alcuno, tanta onest venia 3) nel levare gli occhi, n di rispon-

molti,

siccome esperti, mi potrebbono

testimoniare a chi noi credesse. Ella coronala e vestita d'umilt s'andava, nulla gloria mostrando di ci ch'ella vedeva ed udiva. Dicevano
molti, poich
bellissimi
glia; che

passata

era

Questa non

Angeli del

cielo.
il

Ed

altri

dicevano
si

femmina, anzi e 4) uno dei Questa una maravi:

mirabilmente 5) sa operare 6)! lo dico, ch'ella si mostrava si gentile e si piena di tutti i piaceri 7), che quelli che la miravano, comprendevano in loro una dolcezza onesta e soave tanto, che ridire non la 8)sapeano; n alcuno era il quabenedetto
sia

Signore, che

le 9) potesse

re.

mirar lei, che nel principio non gli convenisse sospiraQueste e pi mirabili cose procedeano da lei mirabilmente 10) e virtuosamente. Ond' io, pensando a ci, volendo ripigliare lo stile il)

60
della sua

VITA NUOVA
loda, proposi di dire parole, nelle quali dessi ad intendere

delle sue mirabili ed eccellenti

operazioni

acciocch non pur coloro


gli

che
lei

la

poteano sensibilmente 12) vedere,

ma

altri

sapessono 13) di
;

quello, che per le parole ne posso fare

intendere

ed allora

dissi

questo Sonetto.

SONETTO

XIII.

Tanto gentile 14) e tanto onesta pare La donna mia, quand'ella altrui saluta,

Che ogni lingua divien tremando muta,

gli

occhi non

1'

ardiscon di guardare

Essa sen va, sentendosi laudare,

Benignamente d'umilt vestuta 15); E par che sia una cosa venuta
Di cielo
Mostrasi
s

in

terra a miracol mostrare.

piacente a chi la mira,

Che d per gli occhi una dolcezza al core, Che 'ntender non la pu chi non la prova.

par che dalla sua labbia 16)

si

muova
!

Uno spirto 17) soave e pien d'Amore 18), Che va dicendo all' anima sospira -f
:

j-

Questo Sonetto non

si divide,

perciocch per s medesimo assai chiaro 19).


al $

Note

XXVI.
9) non potesse
4

4) ragionato e - S. , EP. e CG. 2) vederla - S. 3) giungea - EP. e CC. 4) anzi e simile a uno de' bellissimi Anili di cielo.- S. ; anzi de' bellissimi ecc.-

- S.,

0)
4)

Neil' EP.

e nel

* con manifesto errore. CC. manca - mira-

ilmente.*

come

EP. I
5)

CC.
-

studio - Cod. B. , stilo - la volgata; * noi S. , EP. e CC. Intendi: accioc42) visibilmente -S.*
4

Manca

mirabilmente nell'EP.

e nel

CC.
6) adoperare -Cod. B. d'ogni cosa che 7) Intendi: piacevole, dilettevole.* 8) noi sapeano - S.

che non solamente coloro che ne poteano aver cognizione per mezzo dei sensi del corpo ,

come
pu
esser

della vista e dell'udito, ma gli altri ancora. PF. 43) sappiamo di lei quello, che le parole

ne possono ecc.

EP.

CC.

Note
4 4

al

Sonetto XIII. frequentemente usato non solo da Dante , ancor da parecchi altri antichi scrittori. Vedi appresso la Canz- IV, st. ult. v. 42: leggendo la mia labbia tramorti ledetevi la ; e nel Son. XVII, v. 6 la mia labbia dolente . E cosi nell' lai. ce Poi si rivolse a quell'enC. VII, v. 7 Con fiala labbia ; e C. XIX, v. 4 42 contenta labbia sempre attese .Altri s

4)

Tanto

e gentile -

Cod. Redi.

5) Cosi RA. , S. , EP. , Codd. B , Raccolta di Lirici Ital. Milano 4808.

C
4

ma

Vedi
828. d'o-

anche Rime di Dante ed altri,

ivi

Il

Biscioni e le copie

Umile mente

nesi vestuta , lezione mollo inferiore alla nostra, anche per esserci gi nel primo verso
aggettivo onesta, e in questo umilt. * Labbia per faccia , volto, trovasi 4 6)

PARTE
esempii riporta il Vocabolario. Tut i testi leggono al singolare - de la (o della) sua labbia ecc. * gli altri 4 7) Cosi S. , EM. , EP. e CC. j
testi: -

I,

$.

XXVII.

61

i8) Sul presente maraviglioso Sonetto vedasi nell' Append. N. la Lezione del Cibrario citata nella nostra chiaris. cav. * Prefaz. . XIII.

XX

Un

spirilo ecc.

Note

alla Divisione.
, conforme all' EP. ed al Cod. M. ; non che questo, invece di -lasciandola del primo, ha - lasciando lui, come anche e non alla il CC. , riferendosi al Sonetto

49) Questo Sonetto s piano ad intendere per quello che narrato e dinanzi, che non ha bisogno di alcuna divisione ; Tale vae per lasciandola dico ecc. riaute del Cod. B. , riportata in nota dagli

EM.
se

divisione.

XXVII. Aggiunge in un
dal far onta alla

altro Sonetto, che la belt di


altre;,

Beatrice, lunge
onore dall' an-

bellezza delle

queste ricevevano

dare con

lei.

mente
te.

MJico che questa mia donna venne in tanta grazia, che non solaella era onorata e lodata, ma per lei erano onorate e lodate mol-

Onde io veggendo ci, e volendo manifestare a chi ci non vedea, proposi anche di dire parole, nelle quali ci fosse significato; e dissi quest'altro Sonetto, * che comincia Vede perfettamente ecc. , lo quale
lei,

narra di

come

la

sua virtude adoperava nelle altre, siccome appa*

re nella sua divisione

1).

SONETTO

XIV.

Vede perfettamente ogni salute Chi la mia donna tra le donne vede;
Quelle che van con
lei,

sono 2) tenute

Di bella grazia a Dio render mercede.

sua beltate 3) di tanta virtute,

Che nulla
Anzi

invidia all'altre ne procede 4);

le face

andar seco vestute


d'

Di gentilezza,

amore

e di fede.

La

vista sua face 5) ogni cosa umi'le,

E non fa sola s parer piacente, Ma ciascuna 6) per lei 7) riceve Ed negli atti suoi tanto gentile,

onore.

Che nessun la si pu recare a mente, Che non sospiri in dolcezza d' Amore, f

Questo Sonetto ha tre parli. Nella prima dico tra che genti 8) questa

62

VITA NUOVA

donna purea pi mirabile: nella seconda dico siccom' era graziosa 9) la sui compagnia: nella terza dico quelle cose, ch'ella 10) virtuosamente operaia
in altrui.

La

seconda parte comincia

Quelle che
si

vati ecc.
:

la terza:

sua beltate ecc. Questa


ci che
te nelle

ultima parte

divide in tre

nella

prima dico

quello che operavi nelle donne, cio per loro

medesime; nella seconda dico operava in loro per altrui 11): nella terza dico, che non solamendonne operava, ma in tutte le persone ; e non solamente nella sua

presenza,
cia:

ma

ricordandosi di
la

lei,

mirabilmente operava.

La seconda comin-

La vista;

ter:a:

Ed

negli atti.
al

Note

$.

XXVII.
sto Sonetto, lo quale narra come la sua virt adoperava nelle altre ecc. Tutte le parole aggiunte dopo Sonetto fra li due asterischi

4) Cos leggono gli EM. , notando che tutte le parole del lesto rinchiuse fra li due asterischi sono da loro supplite col Cod. B.

L'EP. ed

il

GG. variano

di poco: - que-

mancano

nella volgata.*

Note al Sonetto XIV.


2) In alcun codice era scritto -vanno con lei, sono tenute. In doversi accorciare 1 uno di questi verbi , fu accorciato il secanoa con cattivo suono del verso - Dion. ( Prepar. stor. crii., voi. II, pag. 47 ). Noi adottiamo la sua lezione. La volgata vanno con lei, son tenute. * 3) Cos gli EM. e 1' EP. ; la volgata ha
:

nel Convito, Trat. IV, Cap. ult.) volge dolcemente chi fuori del debito ordine piegato, dicendo ivi della donna allegorica,
cio della Filosofia, ci che intende qui della
reale, cio di Beatrice
Il

Dion. (toc. cit.) suono di questo verso sembra migliore col


dell' ediz. S., del

face

Dionisi, degli

EM.

che col

bitta. *

Ja
:

della volgata. *

4) Del contesto di questi due versi d ragione Cino da Pistoja ( nota qui il Fraticelli) nella Canzone L'alta speranza ecc., si. 4 1 Non d invidia quel , dicendo eh' meraviglia , Lo quale vizio regna
: :

6) Il Dionisi, loc. cit., spiega cos questa terzina t< La sua presenza era di tanto conlegno , sebbene pi bella fosse delle altre, che non impediva alle pi belle la loro
il Biscioni. Il Cod. B. gg e " lei, come hanno pure alcune stampe delle Rimedi Dante. EM. E del pari le

ov

paraggio . * 5) Perch -Questa colei che umilia ogni perverso - , che cio ( spiega Dante
e

compariscenza . 7) per se - legge

S.

V EP.

Note
8) a Cio, tra qual gerite,
- tra le

alla Divisione.
verso, meglio di - ginjosa,
gata.
*

avendo detto

come ha

la

vol-

dorme

zioue ci sembra tra gente. Parea, cio appariva. * 9) Cos col Cod. B., coli' EP. e col CC, variante clie risponde a - grazia del quarto

, nota l'EP. ; e questa lemigliore della volgala - che

40) La lezione comune h: -le quali opcrava in alcuni. Noi seguiamo il Cod. B., gli EM. , 1* EP. e il CC. *

XXVIII.
nelli
il

Ma

pensando

Dante non

essere sufficienti

le

lodi

dette di lei

due Sonetti ultimi, mette

mano ad una Canzone, che

meglio dichiari

potere in lui della virt di Beatrice.

Appresso

ci cominciai a pensare
in

un giorno sopra quello, che detto

avea della mia donna, cio

questi due Sonetti precedenti; e veggen-

PARTE

I,

$ XXVIII.

G3

do nel mio pensiero, che io non avea detto di quello che al presente lempo adoperava 1) in me, parventi 2) difettivamente avere parlato; e
per proposi
t; e
di dire

parole

nelle quali io dicessi

come
in

3)

mi parea
la

essere disposto alla sua operazione, e

come operava

me

sua vir-

non credendo ci potere narrare in brevit allora una Canzone, la quale comincia:

di Sonetto, cominciai 4)

CANZONE
S

III.

lungamente m'ha tenuto Amore,

E costumato
Che
si

5) alla sua signoria,


egli

6)

com'

m' era forte

7) in pria,

Cos mi sta soave ora nel core.

Che

Per quando mi toglie 8) s il valore, gli spiriti par che fuggan via, Allor sente la frale anima mia Tanta dolcezza, che '1 viso ne smuore.
Poi prende

Amore

in

me

tanta virtute,

Che

Ed

miei sospiri 9) gir parlando; escon fuor chiamando


fa
li

La donna mia, per darmi pi salute. Questo m'avviene ovunque 10) ella mi vede; E s cosa umil, che 11) noi si crede.
Note
4) Cos S. l'EP.;

al .

XXVIII.
Canzone. Leggere adunque questa supporrebbe che si avesse intePer questa nota dell' EP. abbiamo
,

aoperava

-la

volgata.*

della
ra .

2) pareami - EP. e CC. 3) Neil' ediz. S. manca di qui fino ad opeiai'ct, essendosi saltato un intero verso dal primo come al secondo.*

Canzone

adottata

la
-

sua lezione, in luogo della

mime:
latti
l'

cominciai

4)

c<

Il

Poeta

ne

sappia, u qui liporta

mai compose, che si che la prima stanza

Autore
fermato

coquesta Canzone. E di dichiara poco appresso di

essersi

alla

prima stanza.

Note
5)
<)

alla

Canzone HI.
9) Che fa gli spirti miei anelar parland la volgata. Non dispiacer torse la variante che abbiam presa dall' EP., come-

Avvezzo, assuefatto. PF.

Cos leggesi questo verso nell' EP. e nel Cod Redi, assai meglio che nella voi Che cos, come 7 m' era Jorte in cala * pria . 7) Disaggradevole, insopportabile. PF.
:

che

guente,

8)

mi

lolle -

RA.

S.

ad evidenza dal verso se* quale pev manca nel CC. -10) Cio, ogniqualvolta. PF. ff) Cos R. , S. , EP. e CC. ; le altre
giustificala
il

stampe

non.

64

VITA NUOVA

PARTE
.

IL

XXIX. E'
Beatrice

n'

aveva

composta la stanza prima, quando accadde che


al cielo

se n'

and

per morte;

mostrato come a lui non conil

vengasi trattare di questa, entra a dire per quali ragioni


abbia potuto aver luogo pi volte nel raccontare di
lei.

numero nove

mina gentium 1). Io era nel proponimento ancora di questa Canzone, e compiuta ne avea questa soprascritta stanza 2), quando il Signore della giustizia 3) chiam questa gentilissima a gloriare sotto la insegna di quella reina

htomodo sola sedet

Civita

piena populo? facta

est

quasi vidua do-

benedetta 4) Maria

lo

cui

nelle parole di questa Beatrice beata 5).

nome fu in grandissima reverenza Ed avvegnach forse piacereb-

be

6) al presente trattare
di

alquanto della sua partita da noi, non mio

intendimento
sto libello.

trattarne 7) qui per tre ragioni. La prima, che ci non del presente proposito, se volemo guardare il proemio che precede que-

La seconda si che , posto che fosse 8) del presente pronon sarebbe sufficiente la mia penna 9) a trattare, come si converrebbe, di ci. La terza si che, posto che fosse l'uno e l'altro, non convenevole a me trattare di ci*per quello che, trattando 10), converrebbe essere me laudatore di me medesimo ; la qual cosa al poposito, ancora
stutto biasimevole a chi
il

fa

per lascio cotale trattalo ad altro


il

chiosatore. Tuttavia, perocch molte volte

numero
sia

luogo tra

le

parole dinanzi, onde


cotal

pare che

del nove ha preso non senza ragione; e

nella sua partita

numero pare che avesse molto 11);

conviensi

acciocch 13) pare al proposito convenirsi. Onde prima dir come ebbe luogo nella sua partita, e poi ne assegner 14) alcuna ragione , perch questo numero fu a lei cotanto amico.

qui dire 12) alcuna cosa,

Note

al

$.

XXIX.

4) E il principio del Cap. I de' Treni di Geremia. Vedi . XXXI qui appresso. Cos pure comincia V Epistola di Dante ai Caral

dinali italiani stampata colla nostra versioue N." XII, voi. V, pag. 82. *

cordarsi 1' ed. S. , ove leggesi - trattar'; la volgata -trattare.* 8) Cos S. e i Codd. M. e C, leggendo meglio della volgata, che La - sia. * 9) lingua - S. \0) perch trattando mi converrebbe essere lodatore di me medesimo ; la qnal cosa al postutto sconvenevole ecc. - KP. meno di non suppor Dante idene CC.

2) Vedi sopra
3)

la

nota 4)

al .

XXVIII.*

Signore di questa gentidella giustizia, chiam questa nobile a gloriare ecc.- EP.
lo

quando
,

lisstma

cio

lo Signore

e CC. *

lificato

nella sua

Beatrice
in

come pensare
propria gli
riesce
eli

4) virgo
5) beata

Maria
-

EP.
in

CC.
sopra
la

che
cile
4

sarebbero
il

tornati

lode

manca
- il

S.

elogi a lei diretti ?

Veramente
siffatta

fK

6) a presente noia 6) pag. 58. 7) Cos il CC.

Cod.

M. Vedi

comprendere
nell'

proposizione. *

1)

Sottintendi -/uogo, la qual parola non

al

quale

sembra accor-

manca

EP.

e nel

CC. Taluno potrebbe

PARTE
preoccupazione degli stiulii astrologici, scienza ai tempi dell'Autore in gran voga, lo abbiano piuttosto tratto a calcolare le combinazioni del numero nove ch'ennelle circostanze della morte delamata sua donna, anzich aggiunger qui qualche pietosa pagina sopra un avvenimento, eh' esser dovette ben triste pel di lui cuore; ne parrebbe forse soddisfacente la
1'

li,

$.

XXX.

65

dolersi che la

12) Cosi ci par bene di leggere col Cod. M. , invece di conviensi dire quindi colla volgata. L' ediz. S. - converriesi dire. * 13) Qui pure - acciocch, in senso di ver-

navano

ciocche

come appunto

fra tanti

legge il Cod. RI. esempii addotti , e che potreb:

risposta

antiveduta

penna

osservazione dallo stesso Dante vale a dire - che a ci la sua non era sufficiente.*
all'
,

bero allegarsi di Dante medesimo, uno ne citeremo delle Rovelle antiche, mini. 75 Le balie de' fanciulli dicono , quand' elli piangono ecco il re Ricciardo : acciocch come la morte fu temuto. * 14) ne segner - EP.
:

XXX. Nota
gno (eh'
diecina

il

che

Beatrice mori nella prima ora del giorno nove di Giunono mese dell' anno Siriaco) dell' anno 1290, cio nella
del
si

nona

Secolo

AHI

in

cui era

nula.

ci

dice

avvenuto

per questo, che


i

erano perfetfamenle accordati nella sua

generazione

Cieli,

che secondo Tolomeo

sono nove,*

che

come

il

tre

numero

fattore del nove, cosi

da credere che

la mirabile Trinit abbia voluto

esser radice del nove, cio del miracolo di bellezza che fu

Beatrice.

1' anima sua nobilissima nono giorno del mese; e, secondo V usanza di Siria, ella si part nel nono mese dell' anno, perciocch il primo mese ivi Tismin 2), lo quale a noi Ottobre. E, secondo V usanza nostra, ella si part in quello anno della nostra Indizione, cio degli anni Domini, in cui il perfetto numero 3) era compiuto nove volle 4) in

lo

dico che, secondo l'usanza d'Italia 1),

si

part nella

prima ora

del

ella fu posta; ed ella fu Perch questo numero fosse tanto amico di lei * 6), questa potrebbe essere una ragione: conciossiacosach, secondo Tolomeo, e 7) secondo la cristiana verit, nove sieno li cieli che si muovono; e, secondo comune opinione astrologica 8), li detti cieli adoperino quaggi, secondo la loro abitudine, insieme 9); questo numero fu amico di lei, per dare ad intendere che nella sua
5), nel

quel centinajo

quale in questo

mondo
*

de' Cristiani del terzodecimo centinajo.

generazione

lutti

nove

li

mobili

cieli
;

insieme. Questa una ragione di ci

ma

perfettissimamente 10) s'aveano pi sottilmente pensando, e


ella

secondo

la infallibile

11) verit, questo


ci intendo

similitudine dico, e

cos:

numero fu Io numero

medesima; per
tre

del

la radice

del nove; perocch senz'altro

numero per

s mulliplicato fa

note, sic-

come vedemo manifestamente 12) che tre via tre fa nove. Dunque se il tre per s medesimo fattore del nove; e lo Fattore de' miracoli per s medesimo ire, cio Padre, Figliuolo e Spirito Santo, li quali sono tre ed uno; questa donna fu accompagnata dal numero del nove, a dare
ad intendere che
ella

era un nove, cio un miracolo, la cui radice 13)


9

Dante, Vita usuava.

66
vedrebbe
in ci pi sottile

VITA MUOVA
sotti!

solamente la mirabile Triade. Forse aurora li) per pi


si

persona
io

ragione 15);

ma

questa quella cbe

ne veggio, e cbe pi mi piace. Note


1'

al

J.

XXX.
d
la

EP. con questa nota f) ci' Arabia, Nel nostro Coti. - Alias Italia interlidopo Ivi, anima sua, manca noneare .
:

Nuova
ce

* bilissima in S. 2) Forse Tisri mo. Nel nostro

Salvila. Sirim priCod. - Alias Tismin in Se tutto ci che 1' Aumargine . EP. tore scriveva della sua Beatrice era finto , perch affaticavasi egli a cercare fin nella
-.

.Siria

il

mese

al

nostro
il

dente, che l fosse

Giugno corrisponnono quando como,

damente

finger poteva
,

il

transito di

lei

in

Novembre che per vocabolo e numero , all'uso fiorentino, appunto il nono? Dionisi (Prepar. istor. crtt. ecc., voi. 2. n , pag. 50).* 3) Il perielio numero il dieci. Perch rio sia , lo spiega 1' Autore nel Convito ce Conciossiacosa( Trattalo II, cap 15 ) ch dal dieci in su non si vada se non con esso dieci alternando con gli allri nove e con s stesso . Dion. ( loc. cit. ). 4) ce Prendo qui la voce compiuto in senso largo ; che allora cio corresse 1' anno 1290: poich in istrello varrebbe, che il detto anno fosse gi terminalo; ci che guasterebbe ogni altro conteggio di et ( in ordine a Dante e a Beatrice) d'un anno . Dion. (ivi). 5) Cio secolo. E vale a dire, che Beatrice mor peli' ora prima del giorno 9 di Giugno dell' anno 1290. EM. E dappoich, da quanto dice 1' Autore sul principio ili questo libretto , si rileva che ella aveva otto o nove mesi meno di Dante, pu stabilirsi che alla sua morte ella coulava 24 anni e 3 mesi d' eia. PF. Anche qui osserviamo che se B. fosse stata un ente immaginario, e non reale, non si sarebbero precisali gli anni che visse, l'essere cristiana, e per fino il giorno e l'ora della sua morie. * <>) Le parole fra gli asterischi da Perche fino a di lei sono supplite coi Codd. 13., M.; ed allo stesso modo leggono l'EP. e il CC. Ne:

a cura del sullodato amico: Qui spiegazione del perch questo nume ro fosse cotanto simpatico della sua amata, ce dicendo che al momento eh' ella venne al mondo tutti e nove i mobili cieli, conci giunti insieme , piovvero sopra di lei i ce loro benefici influssi. E questa idea la ricc pet nel Son. e nella Ballata V. Non ce dovr far maraviglia colale puerile e a ce bello studio cercata coincidenza del nugiudiciaria force mero Mo^e. L' astrologia ce mava parte degli studii e dell' istruzione ce di quel tempo : ond' che 1' alla niente ce di Dante, imbevuta dall' adolescenza dei ce pregiudizii del secolo , non seppe all'alio ce liberarsene , e cosi pag un tributo al1' ce umana credulit. Anche il Petrarca volle ce trovare una coincidenza nella morte di

XLV

ce

ce ce

Laura mese,

dicendo

eh' essa
*

mori

lo

stesso

lo stesso giorno, la stessa ora nella

quale era nata . 7) e, secondo li Cristiani, veritade e che

Il nostro Fraticelli, lacuna. volendo liberar 1' Allighieri dalla taccia di frivolezza nell' aver data si grande parte al numero cirenei procedimento di questo suo

gli allri lesti

Intorno a li cieli ecc. - EP. osserva opportunamente dal Dionisi, che ce cristiana verit non vuol dire una ce verit di fede , la qual' infallibile, ma ce una opinione generale in cui non entra ce n Cristo Infatti nel n la Cristianit ce Convito ( Trat. II, cap 3), mentovando ce egli questa stessa opinione, ne allega solo ce gli astrologi e filosoli, dicendo: Sicch sete condo lui (cio Tolomeo), e secondo che ce si tiene in astrologia e in filosofia (poice chh quelli movimenti furono veduti), socc no nove li cieli mobili. Guarda nei mecc desimo Convito (Trat. IV , cap. 6), dove ce troverai che la dottrina d' Aristotele piloti tesi appellare quasi cattolica opinione. ce Dice quasi cattolica , perch la dottrina ce aristolelica, nemmeu quando era pi in ce voga, potea dirsi assolutamente universace le , non essendo mancali mai a Platone ce seguaci . ( Aned. pag. 140 ). * , 8) Cos li Codd. B., F. La comune lezione delle slampe ( su cui fondato 1' articolo
ci
si
, i

nove sieno

Astrologo Add. della Crusca ) - secondo comunione astrologa, quindi per lo meno
quanlo a cotesto astrologo dubbia e quel comunione, usato addiettivamente invece di comune opinione, assolutamente Alla variante da noi adottala errato. EM. pure conforme l'EP. e il CC; salvo che legastrologa, e non astrologica; gesi pur ivi e 1' ediz. S. ancor peggio, cio - comunione
assai
,
,

libro, ecco in
a

qual guisa lo giustifica, ed quanto ci pare, assai giudiziosamente ; se non che rimane in noi sempre il dubbio, che siavi coperto un misterioso intendimento,

come accennammo

nella Prefazione gi

composta or son

selle anni, e poi pubblicata

l'estate dell'anno

1839 nel Nuovo Giorprima nale de' Letterati di Pisa N." 105 che venisse in luce 1' edizione della Vita
,

Astrologia.

I'akti;
'.')

ii,

g]

jtxxi.
si

67

adoperano
i

ecc.

S.; quaggii

- l'EP. e il CC. Insieme, secoudo cominciati loro movimenti.* (e saV EP., che chiosa 10) sapeano peano, in senso del latino scire, praescire . Ria qui non si vede che abbia a farci la prescienza dei cieli, volendo Dante dirci solo che in Beatrice eran congiunte tutte

abitudine in ciclo

la loro

cio'e

attribuiscono esclusivamente ; a meno che non mirasse questo ragionamento qualche segreto siguificalo, del quale non pervenuta lino a noi la chiave. Laonde rimettendoci alla nota 1) ia g3, staremo contenti per ora alle prilJ denti riflessioni sul proposito soggiunte dal * eh. Scolari nell' Ap perni. N. X.
14) Forse ancora per pi sottili ragioni cio; ma questa quella die pi mi piace,
e

e quello che alla Divinila

le

il)

perfezioni per felice influsso celeste.* ineffabile - S. \T) siccome manifesto die - EP. e CC.

che ione veggio

EP.

CC. Anche

il

Cod.
al

13) Omettiamo qui coli' EP. e col CC. cioe del miracolo, ch' negli altri lesti, setntirandoci glossema. Se favellando colle idee comuni de' nostri tempi volessimo condurci ad una conclusione sul discorso di Dante intorno al numero nove , couvien confessare che a troppo assurdo paragone si verrebbe tra le perfezioni supposte in una mortale ,

M. ha
hretto.

trasposizione in quest'ultimo

ineiu-

Probabilmente

non mancava

ben addentro le ragioni positive di questo discorso; mentre a noi non dato che di lar congetture di
di

tempo

Dante

chi capiva

alla nostra intelligenza , ragione stessa che 1' Autore * dice di vederne, e piacergli.

allusioni sottratte

come

si

la

XXXI.

Ripiglia dicendo che,


e

morta Beatrice,

la

cilici

ne rimase

tutta

desolata,

tanto che della sua condizione egli sci isse


della terra, la anale cominciarci:

una

lettera Ialina

ai principi

Quomodo

sedet

sola

etc.

X
mase

oich la gentilissima donna

1) fu

partita

di

questo secolo

-2),

ri-

tutta la sopraddetta citt 3) piasi vedova, dispogliata da ogni di-

gnit;

onde

io

ancora lacrimando

in

questa desolata i) citt scrissi


*

a' prin-

cipi della terra 5) alquanto della sua condizione 6),

pigliando quello

cominciai!) ento di Jeremia:

Quomodo

sedet sola civitas?

E questo

dico,

acciocch

altri

non

si

maravigli, perch io l'abbia allegato di sopra, quasi


*

come

entrata della nuova materia che appresso viene.

se 7) alcuno

volesse

me

riprendere di

ci,

che non iscrivo qui

le

parole che segui-

tano a quelle allegale, scusomene, perocch lo intendimento mio non


fu da principio di scrivere altro che per volgare: onde, conciossiacosa-

ch

tine,

parole, che seguitano a quelle che sono allegate, sieno tutte sarebbe fuori del mio intendimento se io le scrivessi; e simile tenzione so che ebbe questo mio amico a cui ci scrivo, cio che
le
,

lainio

gli

scrivessi solamente in volgare 8).

Note

al $.

XXXI.
(ino a viene
,

1) Nella EP. e nel CC. manca - la gentdissima donna. * 2) Cio di questa vita mortale. Vedi la nota 3) pag. 4 e altrove. * 3) questa citt rimase quasi ecc. - S. 4) disconsolata - Cod. B. 5) A' principali personaggi della citta. PF. da pi6) Ci che sta fra gli asterischi
,

gltando

manca

in

S.

Gio-

va leggere per intero il citato capitolo {. di Geremia, per entrare nell' intendimento dcll'Allighieri, cio nella lina allusione alle miserie politiche e alla Babilonia del suo tempo in tulio ci che il Profeta dice di
,

Gerusalemme.

08
7) Cos S.,

VITA NUOVA
EP.
e

CC.

La volgata co-

per
to
,

quanto concerne
assai diverso
dall'

al

mDcia il periodo colla prep. Se. * 8) Vedi nota 42) pag 7, per ci che tignar* da il qui accennato amico di Dante. Ma,

suo intendlmenapparentemente eseli'

presso sembra esser quello, ebbe in vista 1' Autore. *

effettivamente

XXXII. A sfogare sempre pi


si

il

dolore che lo struggeva, si fa a comla indicazione delle parli, in cui V. N., viene

porre una Canzone, dalla quale in poi


dividono
li

componimenti poetici compresi nella


fino

premes-

sa, e

non jwsta dopo, come

a qui.

Jtoich
affaticati

gli

occhi miei ebbero per alquanto tempo lacrimato, e tanto


1),

erano

ch'io non potea sfogare

la
;

mia

tristizia,

pensai di

-2)

volerla sfogare con alquante parole dolorose

e 3) per proposi di fare una Canzone, nella quale piangendo ragionassi di lei, per cui tanto do-

lore era fatto distruggitore dell'


occhi dolenti,
-f

anima mia; e cominciai allora

4): Gli

fine,
zi.

Acciocch questa Canzone 5) pnja rimanere viepi vedova dopo il suo la divider prima eh' io la scriva; e cotal modo terr da qui innanIo dico
che questa
cattivella
6)
:

Canzone ha

tre parti.

La prima

proemio: nella seconda ragiono


tosamente.

di lei

nella terza parlo alla Canzone pie-

La seconda comincia:
si divide

Ita n'

Beatrice; la terza: Pietosa mia

Canzone. La prima
glio dire.

in tre: nella prima dico 7), che mi

muove
dicer.

a dire: nella seconda

dico,

a cui voglio dire: nella terza dico, di cui vo-

La

seconda comincia:
-

E perch mi

ricorda; la terza:
e

Poscia, quando dico

Ita n' Beatrice -, ragiono di lei;

intorno a ci fo

due parti: prima dico la cagione, perch tolta ne fu; appresso dico, come altri si piagne 8) della sua partila; e comincia questa parte : Partissi dalla
sua. Questa parte si divide in tre
;

nella

nella seconda dico chi la piagne

nella terza dico

prima dico chi non la piagne mia condizione. La se:

conda comincia:

Ma

vien tristizia; la terza:


,

Dannomi

angoscia.

Poscia

quando dico

Pietosa mia Canzone

parlo a questa Canzone, designan-

dole 9) a quali donne se ne vada, e steasi con loro.

f CANZONE
Gli occhi, dolenti

IV.

10) per piet del core lt),

Hanno

di

lacrimar sofferta pena,

S che per vinti son rimasi ornai. Ora s'io voglio 12) sfogar lo dolore. Che a poco a poco alla morte mi mena,

PARTE

II,

XXXII.

CO

Convienimi di parlar 13), traendo guai.

E perch
Donne

14)

mi ricorda, ch'io parlai


con 16) vui;
'n

Polla mia donna mentre che vivia 15),


gentili, volentier

Non

vo' parlarne altrui,

Se non a cor gentil che

donna

sia;

dicer di

lei

piangendo, pi

Che se n' ita 17) in ciel subitamente, Ed ha lasciato Amor meco dolente.
Ita

Nel reame ove

n' Beatrice in l'alto cielo 18), gli Angeli hanno pace,

E sta con loro; e voi, donne, ha lasciate. Non la ci tolse qualit di gelo, N di calor, s come l'altre face;

Ma

sola fu sua gran benignitate:

Che luce
Pass
li

19) della sua umilitate


cieli

con tanta virtute,


1'

Che
S

f'

maravigliar

eterno Sire,

che dolce desire Lo giunse 20) di chiamar tanta salute, E flla di quaggiuso a se venire; Perch vedea eh' est vita nojosa Non era degna di s gentil cosa 21).
Partissi della sua bella persona 22)

Piena

di

grazia

1'

anima

gentile,

Ed

23) gloriosa in loco degno. Chi non la piange quando ne ragiona,


ssi

Core ha

di pietra

malvagio e
vi

vile,

Ch' entrare 24) non

pu

spirto benegno.
~

Non di cor villan s alto ingegno, Do Che possa immaginar di lei alquanto; E per non gli vien di pianger voglia:

Ma vien 25) tristizia e doglia Di sospirare e di morir di pianto;


E
d'

ogni consolar 26)

1'

anima spoglia,

Chi vede nel pensiero alcuna volta


Qual' ella fu, e com' ella n' tolta.

Dannomi 27) angoscia Quando il pensiero

li

sospiri forte,

mente grave Mi reca quella, che m'ha il cor diviso;


nella

E spesse fiate pensando 28) la morte. Me ne viene 29) un desio tanto soave,
Che mi tramuta
lo color nel viso.

70

VITA

MOVA
fiso,

Quando
Ch'
i'

1'

immaginai' mi tien 30) ben


d'

Giungerai tanta pena

ogni parte,
;

mi

riscuoto per dolor eh* io sento

fatto divento,

Cbe

dalle genti

Poscia, piangendo, sol nel

vergogna mi parte 31): mio lamento

Chiamo

Beatrice, e dico:

Or
d'

se"

tu

morta?

E, mentre eh' io la chiamo, mi conforta.

Pianger di doglia, e sospirar

angoscia

Mi strugge 32) il core, ovunque 33) sol mi trovo, S che ne increscerebbe a chi '1 vedesse 34); E quale stata la mia vita, poscia Che la mia donna and nel secol novo 35), Lingua non che dicer lo sapesse E per, donne mie, per eh' io volesse 36), Non vi saprei dir bene 37) quel ch'io sono;
:

Si mi fa travagliar 1' acerba vita, La quale si invilita, Che ogni uom par che 38) mi dica: Io t'abbandono; Vedendo la mia labbia 39) tramortita. Ma qual eh' io sia, la mia donna 40) se "1 vede,

Ed

io

ne spero ancor da

lei

mercede.

Pietosa mia Canzone 41), or va piangendo,

ritrova le

donne e

le donzelle,

A
E

cui le tue sorelle


di portar letizia 42); figliuola di tristizia,
elle.

Erano usate
tu,

che

sei

Vaitene sconsolala 43) a star con

Note
1) che non tristizia ecc. -

al

XXXII.
3) e pensai di fare ecc.- EP. e CC. 4) Nella volgata manca - allora , che legge nell' EP. e nel CC. *

poteano disfogare la loro EF. e CC. 2) pensai di sfogarla - EP. e CC.

si

Note

alla Divisione.
8) Cio
v.
si *

5) rimanga viepi vedova - EP. e CC. 6) Cattivella non ha qui senso di mall'agia, ina di tapina. PF. 7) perch mi movo ecc - EP. e CC. spiegando il sig. Fraticelli Cio per * qual cagione .
:

lamenta

si

duole. Ini. C.

Il,

94:

ce

Donna

gentil lass, che si

com-

pigtte .

9) Cio indicandole; il qual lignificato darsi alla comune lezione - dtsegnandole. Come noi legge il Fraticelli.*

non pu

Note

alla

Canzone IV.
alquante parole (grintose. Nella puma parstalo , per cui te espone il suo doloroso dice clic gli convicn parlare - traendo guai}

IO) .Scrisse Dante questa bellissima CanJone lugubre per la seguita morte di Beatrice, nella quale sloga la sua tiisli/.ia con

PARTE

II,

xxxti.
25)

71
vicn
pianta e sospirata da chi
vita
. lZ.

cio lamentandosi e piangendo ; e indirizza il suo discorso a donne di cor gentile. RZ.

Ma
,

sa qual' ella fu in

Man'

ha,

Intendi: Gli occhi, che per Iaconipassione del cuore si dolevano hanno nel lacrimare sofferto pena cos grande , che ornai sono restati abbattuti. Ora se io voglio sfogare il dolore, che appoco appoco mi conduce alla morte , non posso pi piangere
Il)
,

legge PF.
testo.

(perch gli cvcchi sono a questo impotenti), convienimi parlare, traendo lameuti compassionevoli. PF. il) Cos gli EM. e 1' EP. Le altre stampe - sfogare il dolore. * 13) Convenemi parlar - EP. e CC. 14) Cos RA. , S. , EM. , EP. - perch' el mi ricorda, la volgala. * i.'ii) Il Biscioni - iiivea nel testo, dicendo * in nota doversi leggere - vivia. 46) voi, e appresso poi - le altre stampe, meno gli EM. e PF. Per questa e per la precedente lezione vedi la nota addietro 46)

vicn, cui seguiamo. * 26) E d' ogni consolazione, conforto. PF. 27) Questa lezione dei Codd. B., F., e del Codice Trivulziano delle Rime di Dante segnato D. ; ma quella del Biscioni e

mune

Ma

non indicando per con qual noi sembra ottima la lezione co-

ma

d' altri testi

Donatimi

nella divisione
ecc.
1'

in prosa ha per altro

Dannomi

EM.

del pari in

ambedue luoghi
a

passo cos : quella che gli avea tolto il cuore, e gli fa desiderar di morire: quindi si tramuta il color del suo viso talmente , che per vergogna si parte dalle genti , e solo piangendo e chiamandola per nome si sente confortare . *
afflitto

Zotti

commenta questo
quando pensa

EP. Lo E egli

1'

pag. 21.

17) //' gira - il CC. e 1' EP.,la quale atbuisce alla stampa Serraartelll, ma senza fondamento, la variante che segue N' e ita a pie di Dio immantinente il qual verso trovasi invece nella chiusa di questa Canzone in quella stampa , come alla seguente nota 43). * 18) La stessa frase- in V alto cielo, us Dante nella Canzone I a st. 3 , v. 4 , pag. 35. * Ita per andata. Parla della di lei morte, e dice non esser ella stala tolta di questo mondo per qualit di gelo ne di calore, come accade generalmente nelle altre donne ; ma che la di lei benignitate f meravigliar V eterno Sire, il quale desider di chiamare a se tanta salute, perch vedea che questo mondo non era degno di si gentil cosa . RZ. 49) Perciocch la luce, Io splendore. PF. de la sua untanlute - il CC. * 20) S che fu preso da un dolce deside:
,

28) pensando, considerando, la morte EP. e il CC. in quarto caso, come si veduto altrove, nota 41) pag. 38, Canzone I. Anche qui la volgata - alla morte. * 29) Vienemene - EP. e CC.

30)

quanti'

il

maginar mi

tien

ecc-

EP.

CC.

3)) Mi divide, mi allontana. PF. 32) Mi stringe - EP. e CC. 33) Ogniqualvolta. PF. 34) a chi m' udisse - EP. e CC. , ov* ca minato erroneamente il senso, e manca la rima ai versi 6 e 7 che seguono. * 35) Cio pass all' altra vita. Vedasi alla pag. 6 la nota 3) e altrove. * volesse, desi36) Per quanto io volessi nenza licenziosa per volessi. PF. Il testo S. ha -pur eh' io, come l'EP. e il CC. , ed equivarrebbe a sebbene, quantunque. * 37) Cosi 1' EP. e il codice Morlara ; ben dicer - la volgata, ov' ripetuto il - dicer del verso 6. * 38) Cos EM., EP. e CC. ; la volgata :

par mi dica.

rio.

PF. 24) Anche

<e

Mondo

il Petrarca disse di Laura ingrato. IVe degno eri, men.

tr' ella - frisse

quaggi, d' aver sua cono-

scenza . PF.
22) et Lasci la sua spoglia quell' anima gentile ed ssi, e si e , ed ora sta in Paradiso ; ed ha ben cuor di pietra chi non piange la sua perdita . RZ. andossi gloriosa - Cod. F. 23) e Cod. Redi. e s gloriosa ecc. - EP., CC. 24) Cos RA. e S. , ove leggesi questo verso con miglior suono che quello della volgata Ch' entrar non vi pu spirito be

39) Per labbia - in significato di faccia, volto, veggasi la nota 16) pag. 60. * 40) il si vede - EP. 41) Parla alla sua Canzone, designandole a quali donne vuole che se ne vada, e che

con

elle si stia.

RZ.

42) A ciih le tue sorelle ( le precedenti Canzoni) - Erano usate di portar letizia ; poich non parlavano della morte di Bealei vivente. PF. disconsolala - Cod. M. e Cod. Mortara. Dopo questo verso , che in tutte 1' edizioni e nei codici da noi ci1' tati ultimo della presente Canzone, al-

Ed

trice,

ma

delle lodi di

43)

Paniteli'

negno. L'EP. - Ch'enti ar no' pot spirito benigno, senza rimare con degno e ingegno. * Lo scambiamento dell' i nell" e,
i

tri

e viceversa, frequente negli antichi scriti


tori.

PF.

versi seguono in quella del Sermartelli, che qui riportiamo , uno de' quali con poca diversit il penultimo della stanza I. a , non essendo il terzo che la ripetizione esalta dell' ultimo di detta stanza. E poich non

72

VITA NUOVA
Di' Beatrice pi che V altre bella , N' ita a pie d' Iddio immantenente ha lasciato Amor meco dolente . *
-.

vedcsi ragione di tale aggiunta, pare doversi attribuire al copista , il quale si gi osservato aver presi parecchi altri arbitrii
:

XXXIII. Scrive ancora un Sonetto in servigio d'un parente di lei, il quale glielo aveva chiesto per altra donna che dicea morta, tacendogli di

BEATRICE.

X
do
li

oich delta fa questa Canzone,

si

gradi dell'amist, 1) amico a

venne a me uno, il quale, me immediatamente dopo


fu

seconil

pri-

mo;

e questi 2) fu tanto distretto di consanguinit con questa gloriosa 3),


l'era 4).

che nullo pi presso


ch'io
gli

E poich

meco

dovessi dire alcuna cosa per una

a ragionare, mi preg donna che s'era morta; e

simulava sue parole, acciocch paresse che dicesse d' un' altra, la quale morta era cortamente 5): ond' io, accorgendomi che questi dicea 6) solo per quella benedetta, dissi di fare ci che mi domandava il suo prego 7). Onde poi, pensando a ci, proposi di fare un Sonetto, nel quale io mi lamentassi alquanto; e di darlo a questo mio amico, acciocch
paresse che per lui l'avessi fatto; e dissi allora questo Sonetto, che co-

mincia cosi: Venite a intender,


Questo Sonetto ha due parti

f
Nella prima chiamo
l

8).

fedeli d'

Amore,

che m'intendano 9); nella seconda narro della

mia misera condizione. La

seconda comincia

Li quali sconsolati.

f SONETTO XV.
Venite a intender
li

sospiri mici,
il

O E

cor gentili, che piet

desia

Li quali sconsolati
s' e'

10) van*no via;

11)
gli

non

fosser, di dolor

morrei:

Per che
Lasso

occhi mi sarebbon 12) rei Molte fiate pi eh' io non vorrfa,


!

di

pianger
il

s la

donna mia,
lei.

cor 13), piangendo Voi udirete lor chiamar li) sovente

Che aflbgherieno

La mia donna gentil, che Al secol degno della sua

se n' gita

virtute;

In persona dell'

dispregiar talora 15) questa vita anima dolente,


dalla sua 16) saltile.

Abbandonata

PARTE
Note

II,

XXXIV.

73

al %.

XXXIII.
5) Coi

1) La sola EP. conforme al CC. -era, tempo passato. Attenendosi alla volgala si ha che allorquando Dante scrivea la V. N. il
,

Codd. C.
1'

mente

e cos'i

M. leggiamo - cortaEP. che spiega, per - da


,

parente di Beatrice era tuttora in vita. * 2) Cos col CC; gli altri lesti - questo.* 3) leggiadra - S. 4) La ragione di s stretta amicizia pu scorgersi facilmente, essendo il fratello della donna da lui amala. *

corto tempo, da aggiungersi in tale significalo al Vocabolario con quest'esempio . die

debba poi leggersi - cortamente e non -certamente, secondo la volgala, il senso lo


,

indica abbastanza. * 6) dicea solamente per questa - Cod. M. 7) mi comandava lo suo priego - EP.

Note
8)

alla Divisione. 9) che to' intendano nella mia misera condizione - 1' EP., seuz' altra divisione, forse per difello di copia. *

La divisione precede qui

il

Sonetto

l'Autore lece per 1' anteriore Canzone, dicendo die terrebbe lo stesso modo per le susseguenti poesie. *

come

Note

al Sonetto
ce ce ce

XV.
i

10) Cos EA., S..EP., meglio della volgata: - Li qua disconsolali ecc.* 11) Leggendo -s'', invece di se, lezion comune, adottiamo la variante proposta dal ce giudizioso autore della seguente noia s' ei ( i sospiri*) non fossero, che col loro irrompere mi alleggerissero l' angoscia, io morrei di ilolore . PF. * 12) Cos col Cod. M., per evitare lo scontro aspro delle due rr della volgata - sarebbe r rei. * 13) Che sfogherei lo cor ecc. - EP. e CC; e prima il Biscioni - Ch' i' sfogherei il cor ecc., mettendo in nota la variante - Ch' afJogherieno. Da quella sua lezione non vedono gli EM. come si possa trarre un senso buono ; ma non pensano cos gli Editori del testo pesarese , i quali anzi vi trovano 1' essenza del concetto, e chiosano ce Dice ce il Poeta : I miei sospiri sconsolati vanno ce via : e se non fosser, morrei di dolore.
:

Prestano adunque
fcio,

sospiri al Poeta quell'iligli

chi.

ce te

ce
ce
ce

dovrebbero gli ocPerocch gli occhi molle fiate pi, ch'io non vorria, sarebbero REI (debilori) a me, lasso di piangere la donna mia s che piangendo lei sfogherei il core. Esser reo in senso di dovere, espu ser obbligalo essere responsabile
che prestar
, ,

meritare osservazione per la sua provenienza dal Ialino reus in significato di cicce bitore, responsabile reus voli, reus staff tionis lutandac . Noi per stiamo pi volentieri colla lezione degli EM., che concorda coli' edd. delle HA. e >. , col Cod. Redi, e colla citata variante del Biscioni. * 14) lo chiamar - EP. 1 5) ce E dispregiare talor questa vita - S. An16) Priva del di lei saluto. PF. che qui salute per salutazione, l' atto del
ce
ce

salutare.

nota 14)

pag. 17. *

XXXIV. Per

meglio servire all'inchiesta,

continuare
1

lo

sfogo del pro-

prio dolore, aggiunge al Sonetto due stanze

d"

una Canzone.
citi

m.

oich detto ebbi questo Sonetto, pensandomi

questi era, a cui


vidi
di

lo inlendea 1) di

mi parea
sa 2).

lo

mandare quasi come per lui fatto, servigio e nudo a cos distretta persona
anzi cb' io gli dessi
1"

ebe povero

questa glorio-

E per,

stanze d'una Canzone;

avvegnach 3) paja guarda sottilmente:


s,

1'

il soprascritto Sonetto, dissi due una per costui veracemente, e l'altra per me; una e l'altra per una persona delta, a cbi non

ma

cbi sottilmente le mira,

vede che diverse pere questo

sone parlano, acciocch 4) l'ima non chiama sua donna costei, e l'altra

come appare manifestamente. Questa Canzone


dicendo io a
lui,

Sonetto

gli

diedi,

che per

lui solo fatto l'avea.

f
10

Dante, Vita

Nuova.

74
l'una, cio
*

VITA NUOVA
volle 5);
*

La Canzone comincia: Quantunque


nella

ed ha due parti:

nel-

prima stanza,
cos

si

lamenta questo mio caro amico


io,

distretto
:

a tei; nella seconda

mi lamento

cio nell'altra stanza che comincili


si

E'

si

raccoglie.

appare che in questa Canzone


si

rammaricano
l'altra

(i)

due persone, f una delle quali 7)


servitore.

lamenta come fratello,


V.

come

f CANZONE

Quantunque volte 8), lasso! mi rimembra, Ch' io non debbo giammai Veder la donna, ond' io vo si dolente, Tanto dolore intorno al cor m'assembra 9) La dolorosa mente, Ch'io dico: Anima mia, che non ten* vai? Che li tormenti che tu porterai
Nel secol 10), che t' gi tanto nojoso, Mi fan pensoso di paura forte: Ond' io chiamo la Morte, Come soave e dolce mio riposo; E dico - Vieni a me - con tanto amore, Ch'io sono astioso 11) di chiunque muore.
E'
si

raccoglie nelli mici sospiri


di pietate,

Un suono

Che va chiamando Morte

tuttavia.

lei

si

volser tutti

mici desiri,

Quando la donna mia Fu giunta dalla sua crudeli tate;


Perch il piacere 12) della sua bel tate, Partendo s dalla nostra veduta, Divenne spiritai bellezza e grande, Che per lo cielo 13) spande Luce d'Amor, che gli Angeli saluta li),

lo intelletto loro 15) alto e sottile

Face maravigliar: 16) tanto gentile!


Note
i) lo

al

XXXIV.
4) Acciocch
,

intendea dare.

Cod. B.,EP.
e l'altra
-

CC.

equivalente a perciocch

vaga - S. 3) avvegnach V una per una persona detta


2)

paja fatta

come altrove si veduto, leggiamo coli' EP. La volgata -parlano in ci ; che l'ulta ecc.*

Cod. B.

Note

alla Divisione.

5) Cos col Cod. M. e coli' EP., clic danno la divisione meglio delle altre stampe, ove mancano le paiole comprese fra li due asteliscili.

EP.

rammarichino - S si lamentano CC. 7) V uno si lamenta come frate, V altro come servo - EP. e CC.
6) si
e
;

PARTE
Note

II,

S-

XXXV.

75

alla

Canzone V.
*

si

8) Ogni qualvolta. PF. 9) M'accoglie. PF. i0) In questa vita mortale, come altrove notato. * i -l) La piacente forma della sua bellez-

1'

EP.
<3)

la

quale non trovasi in


le

alivi testi.
il

Cos'i

RA.

gli

EM.
.

Cod. M.

Che per
che
i

lo ciel si

il

cielo

spande, la volgata ; -Per spande, V EP e il CC.


t'elici,

4)

Rende

beati.

za.

PF.
in

i5)
significato
d' invidioso,
cita nel
1'

intelletto

lor

tanto sottile

42) Astioso,

Cod. M.
-16) Cos RA., S., M. ; si n'e gentile - la volgata ; s vien gentile - EP. e CC; s v'e ge/itUe - il Cod. M.

come

si

appunto non pu

esempio

Vocabolario, che riporta onde di questo verso


:

sostituirsi la variante afflitto

del-

XXXV.
scrive

Al compiersi dell'anno dal d della morte di Beatrice,


di

egli ne

un Sonetto

commemorazioni

In quel primo

giorno, nel quale


1) di vita
lei

era fatta delle cittadine

quale ricordandomi di
e mentre io
alli
il

compiea V anno che questa donna 2), io mi sedeva in parte, nella disegnava un Angelo sopra certe tavolette ;
si

eterna

quali
;

cea

e,

lungo me 3) uomini, riguardavano quello ch'io Iasecondo quello che mi fu detto poi, essi \) erano stati gi aldisegnava, volsi
gli

occhi, e vidi

si

conveniva

di fare onore. E'

quanto, anzi che io

me

ne accorgessi. Quando

gli

vidi,

mi

levai, e sa5).

lutando loro dissi

Altri era test

meco

e perci

pensava

Onde,

parlili costoro, ritornaimi 6) alla mia opera, cio del disegnare; e facen-

do

ci,

mi venne un pensiero
di lei,
il

7) di dire parole
li

per rima, quasi per an-

novalc

e scrivere a costoro,

quali erano venuti a


:

mej

e dissi

allora questo Sonetto,

quale comincia
cominciamenti,

Era
e
il

venuta,

Questo

Sonetto

ha due

V uno
netta

secondo V altro. Dico che, secondo

per 8) si divider secondo primo* questo Sonetto ha tre


nella

parli. Nella

prima dico, che questa donna era gi

mia memoria

9);

seconda dico quello, che Amore per mi [acca; ne/la terza dico degli
:

Piangeneffetti d'Amore. Lascconda comincia: Amor, che ecc; la terza do uscivan. Questa parte si divide in due nella prima dico, clic tutti li mici sospiri uscivan parlando; nella seconda dio. che alquanti diceano
:

certe parole

diverse dagli altri.

Per questo
nella

medesimo

modo
e

si

La seconda comincia: Ma quelli. divide secondo r altro cominciamento


era cos

salvo che nella prima parte dico, quando questa donna

venula

mia memoria 10);

ci

non dico nell'altro.

7G

MIA MOVA

f SONETTO XVI.
Primo cominciamento
Era vomita nella mente mia La gentil donna, che per suo valore Tu posta dall' altissimo Signore Nel ciel dell'umilt 11), dov' Maria.
Secondo cominciamento

Era venuta nella mente mia


Quella donna gentil, cui piange Amore,

Entro 12) quel punto, che lo suo valore Vi trasse 13) a riguardar quel ch'io facia.

Amor, che
S'

nella

mente

la sentia,

era svegliato nel distrutto core,


a' sospiri:

E diceva

Andate fuore;

Per che ciascun dolente sen' 14) parila. Piangendo uscivan fuori del mio petto 15)

Con una voce, che sovente mena Le lagrime dogliose agli occhi tristi.

Ma

quelli, che n'uscian 16) con maggior pena, Venien dicendo O nobile intelletto, Oggi fa 1* anno che nel ciel salisti.
:

JSote al
I) de' cittadini-

XXXV.
6)
e al

2)

Il

d 9

3) Neil'

EP. e CC. Giugno 1291. PF. EP. e nel CC. manca -lungo me.
preposizione vedi la
noia
7),
-

La nostra lezione conforme all' EP. clie dopo disegnare hanno di pi La volgala, dopo cofigure d' Angeli.

CC,

rei questa

pag. 20. * 4) egli erano stati innanzi

ch'io

ecc.

EP.

CC.

sforo, legge - ritornalo ecc., lasciando sospeso il discorso j ne punlo lo migliora il Cod. B. seguilo dagli EM. , bench - facendo preceda la particella e, die manca nella volgata.
* -

5) e perci pensava - manca nell' EP. e nel CC. Il Cod. B. -per pensando, sen-

7) in pensiero

EP.

CC.

za che preceda la congiunzione. *

Note
8)
I.o
e

alla Divisione.
-

divider secondo l'uno e l'altro

9) i0)

mente

EP.

CC.

EP.

CC.
JS'otc al

Sonetto XVI.
-

Il)

Nel
S.

RA.,

Nota, Lettore, un (liticato senso delle voci umilt, umde , umiliare, ecc. usato da Dante per tutta questa operetla, n forse Ben distinlo dai compilatori de' Vocabolarii, cio di pace, quiete, tranquillit d affetti, cessazione d'ogni appetito. Ripetiamo qui appiedi i luoghi, onde rilevasi
ce

ciel dell'umiliate, ov'

Maria

Noi per agevolmente questo senso. EP. versi, brevit citeremo invece le pagine e perocch portandosi a leggere il conlesto si desumer meglio l' intendimento degli Edii

lori pesaresi.

v 6.
p. p.

Vedi, pag, 2, v. 10. - p. i7, 44, v. 22. - p. 49, v. 2l .2.- p. 6 , v. 30.50, vv. 25, 26. - p. 60, v 63, v. 2\ .- p. 76, v. 6.*
-

p. 42, v. 5.- p.

-1

PARTE
ti

H, S

XXXVI.
.li

77

12) Entr in quel punto ecc. - S. o lo punto ecc. - CC.

Eri-

significato

Menzini
tia.
*

Riempiere con un esempio del Li Codd. M. e Bedi - u parlo

li) Intendi: nasse voi, o uomini onorevoli, ch'eravate venuti a visitarmi, a riguardare quello ch'io faceva. PF.

45)

fuor de

mio petto
ri

li)

s'

infartia

1'

EP. che nota

te

Dal

latino infarcire, infortuni. Qui vale s' afJollava per uscire. Da aggiungersi al Vo-

uscian fuor ecc. - EP. e CC. L' ediz. S. legge ugualmente fino ad uscian, dopo cui manca il fuor dei due testi citati, con pregiudizio del verso. *
16)

Ma que' che

EP.

CC.

cabolario, che d

il

verbo Infarcire nel solo

XXXVI.

veduto

Dante da

gentil
s

donna andarsene

tristo e dolente

ond' ella mostra piet di lui. Egli

nasconde, per non essere notato di

tanto vile abbandono di s stesso, e

manda

a questa donna un Sonetto.

JT oi

per alquanto

tempo, conciofossecosach

io fossi in parte nella

quale mi ricordava del passato tempo, molto stava 1) con dolorosi pensamenti, tanto che 2) mi faceano parere di fuori una vista di terrihilc
sbigottimento. Onde
io,

accorgendomi

del

mio travagliare,
s

levai

gli

occhi per vedere scaltri mi vedesse. Allora vidi, che una gentil donna,

giovane e bella molto

3),

da una finestra mi guardava 4)


la piet

pietosamente,
altrui

quanto alla
pi tosto

vista,

che tutta
i

pareva in

lei

raccolta. Onde, con-

ciossiacosach
si

quando
li

miseri veggiono di loro

compassione
stessi 5)

muovono

a lacrimare, quasi

come

di se

avendo

piet; io sentii allora

miei occhi cominciare a voler piangere; e per,


la

temendo

di

non mostrare

mia

vilt 6),

di questa gentile, e dicea poi fra

me

che con quella pietosa donna non sia dire un Sonetto, nel quale io parlassi a

mi partii dinanzi dagli occhi medesimo: E' non pu essere, nobilissimo amore. E per proposi
7)
lei

8),

e conchiudessi in esso
-j-

lutto ci che narrato in questa ragione; e cominciai: Videro,

Questo Sonetto

chiaro, e per

non

si divide

9).

f SONETTO
Videro
gli

XVII.

Era apparita li) in

occhi miei quanta 10) pietale la vostra figura,


gli

Quando guardaste

atti

e la statura 1*2)
fiate.

Ch' io faefa 13) per dolor molte jUlor m'accorsi, che voi pensavate

La qualit della mia vita oscura 14); Sicch ini giunse 15) nello cor paura 16) Di dimostrar negli occhi 17) mia viltate.

78

VITA NUOVA

lolsimi dinanzi a voi, sentendo


Clic
si

movean

le

lacrime dal core,

Ch'era sommosso 18) dalla vostra vista. Io dicea poscia 19) nell' anima trista Ben con quella donna quelF Amore 20), Lo qual mi face andar cos piangendo.
:

Note
1)

al

XXXVI.
Sonetto stampe.
;

esempio dell' EP. si omise dopo pensoso e la seguente particella e degli altri lesti, parendoci inutile riempiColi'
il

la

mia

l'ile

vita

nelle

altre

stava
tivo.

*
-

2) tale che
3)

EP. e CC.

giovane e bella molto ; non per nel Cod. B., nell' EP. e nel CC. * molto pietosa4) mi riguardava - S. mente, quanto alla vista , sicch tutta la pietade ecc. - e EP. e CC.
nella volgata -

Manca

7) e dicea infra me ecc. - EP. e CC. 8) L' EP. lia punto l'ermo dopo lei, e legge : Proposi in esso ci che narralo di questa ragione ecc., osservando che - conchiudessi - scritto in margine del suo testo, Ragione, cioc e proponessi interlineare. *

ragionamento, discorso. PF. perocch per questa ragione e assai 9) manifesto, non lo divider, e comincia ecc. -

5)

come
e

se di se stessi avessero pietade

EP.

CC. 6) Leggendo - lamia vilt -ci uniformiamo coli' EP. e col CC. al v. 8 del seguente

L'EP. e il CC, sotto il Sonetto, luogo delle solite divisioni, leggono Perche questa ragione e assai manifsta, noi divider. *

Cod.M.
nel

Note
10)
4

al Sonetto XVII.
5) m' aggiunse -Cod. Redi. 6) nel core paura - EP. 4 7) Cos S. e Cod. Redi ; cogli la volgata ; con gli occhi mici ecc.
4 4

Cio compassione

4)

Era venuta
il

EP.

PF. CC.

Cosi

Statura qui vale stato, condizione. Malespini, 36 tit.ee Come e quando Attila xenne a Firenze, e di sua statura .
12)

occhi
-

EP.
S.

CC.
4

Con questo
lario.
4

significato

manca nel VocaboPi

8) Ch'eran

sommosse

ecc.

-RA.,

PF.
leggiamo colle
A.,

con
4

3) Cosi Pi?. , in
-

con

S.

tempo

passato, meglio che eolla


e

9) tt Io dicea poscia in la mia niente trista . Coti. B. 20) Quell' Amore, cio quell'istesso puro
4

volgata
4) gliala,

faccio.*

Oscura, cioc malinconica

trava-

e nobilissimo Amore, che mi accese il cuore per la gentilissima Beatrice, e che mi


la

come

si

avvert al Son. VII. PF.

andare ecc. PF.

XXXVII. E' ne aggiunse un


tava ella a mostravi' di fui

altro, per la tenera

compassione che segui-

vista pietosa e d'

che l dovunque questa donna mi vedea, si Iacea duna un color pallido, quasi come d' amore onde molle volte 1) mi. ricordava della mia nobilissima donna, che di simile colore -2) misi mostrava. E certo molle volte non potendo lacrimare, n dipoi,
:

iLvvenne

sfogare la mia
\isla.

tristizia, io
le

quale parca che tirasse


dissi i)

andava per vedere questa pietosa donna, la lacrime fuori degli occhi miei 3) per la sua
di dire

E per mi venne volont questo Sonetto. ]

anche parole, parlando

a lei

PARTE

II,

S-

XXXVIII.

79

f SONETTO

XVIII.

Color d'amore 5) e di picl sembianti 6) Non preser mai cos mirabilmente


Viso di donna, per veder sovente Occbi gentili e dolorosi pianti ;

Come

lo vostro, qualora davanti

Vedetevi 7) la mia labbia 8) dolente, S che per voi mi vien cosa alla mente,

Ch'io temo forte non lo cor


Io non posso tener
gli

si

schianti.

occhi distrutti,

Che non riguardin


Per 10) desiderio

voi spesse 9) fiate,


di

pianger ch'egli hanno:

voi crescete 11)

lor volontate,

Che

della voglia

si

consuman

tutti;

Ma lagrimar
Questo Sonetto
chiaro,
e

dinanzi a voi non sanno.

per non si divide 12).


al
.

Note

XXXVII.
3) delti miei occhi - EP. e CC. 4) Manca nella volgata l'aggiunta dopo dissi, die leggesi nell'ed. S., nelT EP. e nel CC. *

i) fiate - S., EP. * 2) Nell'EP. e nel CC. manca - tuttavia. Che Beatrice avesse un color pallido, lo La detto 1' Autore pi sopra (pag. 39,

noia 29). PF.

Note

al Sonetto

XV'III.
Cos
S.
,

5) Vedi la nostra nota \2) al Son. VI , pag. 30. Al. - color di morte. AB. Il Cod. * R. - color di perla. fi) Cio atti, segui, dimostrazioni.* 7) La sola EP. - ledete ; dimodoch, quando anche il verso non fosse sbagliato, facendo di tre sillabe labbia, sarebbe sempre

gata.
4

-IO) *
t)

EP.

CC.

Pel

la vol-

cresceste, e nel verso appresso - contempo passato, l'EP. e il CC. * 42) ce piano senza dividerlo per la sua precedente ragione. Nelle altre edd.

stimar,

di cattivo suono. * 8) Cio faccia, aspetto. pag. 60. *

Vedi

la

nota 46)

9) molte

EP.

CC.

questa nota si legge posposta alSouetto; il che contrario alla dichiarazione dell' Autore, pag. 68, v. 46 . EP. Appunto perche tal nota non divisione, era iudifferente che Dante la mettesse prima o dopo il Sonetto. *

XXXVIII. Ne accade, che dalla


egli in

piet sentcsi
s stesso

condotto

all'amore; ed

un Sonetto fa rimprovero a
s tosto

di questa

rea inclinazione

a dimenticare

Beatmce.

o venni a tanto per la vista di questa donna, che 1)

gii

occhi miei

80
si

VITA NUOVA
di vederla;

cominciarono a dilettare troppo

onde molte volte

me

ne

crucciava nel mio cuore 2), ed avevamene per vile assai. E pi volte bestemmiava :3) la vanit degli occhi miei, e dicea loro nel mio pensiero:

Or

voi

solevate

far

piangere i) chi

vedea

la

vostra dolorosa

condizione; ed ora pare, che vogliate dimenticarlo per questa donna

che

vi

gloriosa donna, di cui pianger

mira, e che non 5) mira voi, se non in quanto che le pesa della solete: ma quanto far potete 6), fate;

che io la vi rammenter molto 7) spesso, maledetti occhi; che mai, se non dopo la morte, non dovrebbero le vostre lacrime essere ristacos avea detto fra me medesimo agli occhi miei, e 9) mi assalivano grandissimi ed angosciosi ed acciocch quenon rimanesse saputa pur 10) dal sta battaglia che io aveva meco misero ebe la sentia, proposi di dire un Sonetto, e di comprendere in
te 8).
li

E quando

sospiri

esso questa orribile condizione; e dissi 11) questo 12), lo quale comincia: L'amaro lacrimar. *J*

Questo Sonetto ha due parti. Nella prima parlo agli occhi miei, siccome

parla
Cosi

lo

mio

cuore in

me medesimo. Nella seconda rimovo 13) alcuna


chi che cos parla;
e

dubitazione, manifestando
dice. Potrebbe

comincia questa parte:

bene questa parte ancora

ricevere pi divisioni,

ma

sarebbe indarno, perch

manifesto per la precedente ragione 14).

f SONETTO XIX.
L'amaro lacrimar che
voi faceste,

Occhi miei 13), cos lunga stagione, Facea maravigliar 16) l'altre persone
Della pietate,

come

voi vedeste 17).

Ora mi par che voi l'obbliereste, S'io fossi dal mio lato s fellone, Ch'io non ven' disturbassi ogni stagione, Membrandovi colei, cui 18) voi piangeste. La vostra vanit mi fa pensare, E spaventami 19) s, ch'io temo forte Del viso d'una donna che vi mira. Voi non dovreste mai, se non per morte, La nostra 20) donna, eh' morta, obbliare: Cos dice il mio core, e poi sospira.
Note
4)
3)
li

al $

XXXVIII.
4) a ehi - EP. e CC. 5) 710/1 fi mira, se non in quanto le

2) Nell'EP.

miei occhi s'incorni nei aro. -EP. e CC. manca - nel mio cuore.*
il

biasimava

CC.

pesa ecc.

EP.

CC.

PARTE
6) Cosi EP.
la

II,

XXXIX.

81

CC.

volgata.

quanto potete

ecc. -

noi per altro ci scostiamo dalla volgala, non gi pel valore dalo dagli EM. alla preposi/..

7) la vi pur rimembro molto spesso - EP. * e ; spesso - manca nella volgata Nola qui 8) aver ristato - EP. e CC.

CC

uso dell' ausiliario Avere col verbo Ristare ; ma questa variante non ha 1' appoggio
1'

d'altri testi.

9) Gli EM. omisero qui l', sembrando loro superfluo. Noi crediamo invece superdopo fluo il punto e virgola del Biscioni

pur , ma s perdio il significalo della frase - non rimanesse non saputa - sarebbe in contraddizione per le due negative che si - Ed acdistrggono. Dilani I' EP. legge ciocch questa battaglia, eli' io ave a meco, rimanesse saputa pur dal misero -; e chiosa: Cio all' injuoii del misero. In sostanza',
:

agli oociti mici, e

poniamo

la

sola virgola,

die altri sapessero questa battaglia, oltre Dante che la sentiva in se. Latinismo non insolito a Dante, che sostiene la nostra lezione e quella del Biscioni .

intendendo coli' EP. e col CC. l' che segue per ancora, come spesso si us et per eliam dai Latini. * cogli EM. , i quali IO) Cos leggiamo ce Pur qui solamente ; ed notano errata la lezione del Biscioni non rimanesse non saputa. I Codd. B. ed F e l'ed Serm. ci somministrano la correzione j. Ivi in fatti manca la particella non avanti saputa
:

All'

EP.

si

conforma anche

il
-

CC.

11) e dissi cos

S., ove segue

immediata-

mente il Sonetto, perch in quella edizione mancano, come s' notato, le divisioni dei componimenti poetici. * Tutte 12) A questo modo il Cod. M. * le altre edd. - che dice, dopo Sonetto.

Note
13)

alla Divisione.
scito, eccito,

PF.

Cos

gli

EM.
-

col cod. B.

ed anche
esatta-

ma

levo,

tolgo. Infatti,

egli

La volgata
ecc. -

commuovo
e

mi muovo

dice,

ad alcune
mente per

EP.
si

CC.

meno
ivi

appresso. Il can. Dionisi ( Aned. V , pag. 140), riportando la lezione - commuovo, osserva che quel verbo inganna ; che non significa sudichiara

ci che

potrebbe sapersi con sicurezza chi nel Sonetto parlasse, se nella line noti si leggesse ce Cos dice il mio core, e poi
:

non

sospira .*
14)

per

il

Intendi: Perch chiaro e manifesto precederne discorso - PF.

Note
15)

al Sonetto
forse
rirsi

XIX.
la

per

Oi occhi miei ecc. - Cod. B Voi, occhi miei ecc., ripetendo


per accrescere forza

il

pro-

nome

al concetto.

EM.

del Biscioni -Jcean ; manifesto errore del tipografo, se pur non dell'editore. EM. Anche l'ed. S. - facea, come le RA. L'EP. ha la variante -faceva lagri16) Il testo

mar, con quesla nota:

ce

Sembra da

prefe-

del n. cod convenendosi mollo meglio il lagrimare, che * non la maraviglia . 17) Per la piet, siccome voi vedeste Cod. Redi. \$) che voi - Cod. M. 29) spaventomi - EP. EP. e CC. 20) tu vostra

lezione

alla

piet

XXXIX. Aggiunge
tro di s pativa

un altro Sonetto, a significare


le

il

contrasto che den-

tra

inclinazioni dell'appetito eie voci della ragione.

Ile coni mi adunque la vista 1) di questa donna in s nuova condizione, che molte volte ne pensava siccome di persona, che troppo mi piacesse; e pensava di lei cos: Questa una donna gentile, bella, giovane e savia , ed -2) apparita forse per volont d'Amore, acciocch la mia \ ita
si

amorosamente, tanto che il cuore E quando avea 4) consentito ci, io mi ripensava 5) siccome dalla ragione mosso , e dicea fra me medesimo 6) Deh, che pensiero questo, che in cos vile modo mi vuol consolare, e non ini lascia 7) quasi altro pensare ? Poi si ririposi.

E molte
lui,

volte pensava pi

consentiva in

cio nel suo 3) ragionare.

Dante, Vita Nuova.

'

82

VITA

MOVA
:

levava un altro pensiero, e dieeami

Or che

8) lu se' stato in tanta

tri-

bulazione9) d'Amore, perch non vuoi tu

ritraiti

da tanta amaritudine?

Tu

vedi che questo

dinanzi, ed

della

donna

cosi pi volte

uno spiramento, che ne reca li desiri d* Amore mosso da cos gentil parte, come quella degli occhi 10), che tanto pietosa ci s' mostrata. Onde io, avendo combattuto in me medesimo 11), ancora ne volli dire
si

alquante parole; e perocch la battaglia dei pensieri vinceano coloro che

per

lei

parlavano, mi parve che


il

convenisse di parlare a
-j-

lei,

e dissi

questo Sonetto,

quale comincia: Gentil pensiero,


12), in

E dico

gentile

quanto

ragiona 13) a gentil

donna

che per
li

altro era vilissimo li).

fo in questo
divisi. L'

Sonetto due parti, secondoch

una parte chiamo cuore, cio l'appetito ; l'altra chiamo anima, cio la ragione e dico come 1' uno dice all'altro. E che degno sia chiamare l'appetito cuore, e la ragione anima, assai e manifesto a coloro, a cui mi piace che ci sia aperto. Vero ,
miei pensieri erano in due
:

che nel

precedente Sonetto io fo
ivi

la

parte

del cuore

contro a quella

degli occhi; e ci pare contrario di quello ch'io dico nel presente; e

anche il cuore intendo per appetito ; perocch magil mio ancora di ricordarmi della gentilissima donna mia, che diveder costei 15), avvegnach alcun appetito ne avessi gi; ma leggiero mi pareva 16): onde appare che l'uno detto non conper dico, che
gior desiderio era
trario all'altro.

Questo Sonetto ha tre partii nella prima comincio a dire a questa donna, come
il

mio desiderio
In

si

tolge tutto verso

lei:

nella seconda dico


:

come

l'anima, cio

ragione, dice al cuore, cio

all'

appetito
:

nella terza dico


la terza-.

come

le

risponde 11).

La seconda

parte comincia

L'anima dice;

Ei le risponde.

f SONETTO XX.
Gentil pensiero, che parla di voi 18),

Sen' viene a dimorar

meco

sovente,

ragiona

d'

Amor

si

dolcemente,

Che face consentir lo core in lui 19). L'anima dice al cor 20): Chi costui, Che viene a consolar la nostra mente;

Ed

la

sua virt tanto possente,

Ch' altro pensier non lascia star con nui ?


Ei le risponde:

O anima

pensosa,

Quest' uno spiritel nuovo d'

Amore,
suoi desiri:

Che reca

innanzi a

me

21)

li

PARTE

1,

JLXXIX.
4

83
pietosa.
martiri.

la

sua vita e lutto

il

suo valori

Mosso 22) dagli occhi di quella Che si turbava 23) de' nostri 24)
Note
() Cosi
sta nota
:

al

XXXIX.
10) con' quella della donna.
ecc.
.
.

in
il

1' EP. senza -adunque, con que Nel ns. cod. Ricoverai adunque margine. La nostra lezione rende pi piano

senso .
,

E
1'

Cod. M.

abbiamo

noi pure, d'accordo altres col preferita come pi

significativa

dell' altra

qui

sopra,

eh' la

volgala. * 2) ch"c apparita

S.

3) nel mio - V EP. ; men bene, a nostro avviso, poich il suo del testo da riferirsi al voler d'Amore. * 1) Intendi il cuore ; ed erronea la lezione volgala - quando io avea, come si osserva dall' EP. a questo passo. Con noi si

accorda pure il CC. * 5) Mi ripensava par che significhi io mi cangiava di pensiero, io pensava all'opposto. Ju queste battaglie l'un pensiero vinto e cacciato dall'altro, secondo che l'appetito o la ragione prevale. Simigliantemente si spiegano i verbi rimuoversi, riprendersi, ridirsi ed altri : per mo' d' esempio - Io mi ridico , significa - Io dico all' opposto di quel eh' io diceva. Del pari dunque Io mi ripenso potr valere - Io penso al contrario di quel eh' io pensava . Dion. ( Aned. V, j>ag. 145 ). Ripensare qui vale ricredersi; e con questo significalo manca nel Vocabo-

chiaramente si alv. 122 e segg. , ove lude nel Purg. Dante fa dire a Beatrice in rimprovero di ce S tosto come in su la soglia fui lui Di mia seconda elude, e mutai vita, Questi si tolse a me, e diessi altrui . Ed qui da notarsi, che per seconda et s' intende appena da Beatrice, la giovinezza toccata essendoch inori, mut vita ( la temporale coll'eterna) un anno dopo il vigesimo quinche nel to, col quale finisce 1' et prima * sistema di Dante e V adolescenza. \ 1) Nell'EP. e nel CC. manca -medesimo. H2) Malgrado che nell'ediz. S. sieuo tralasciali i passi, ove dall'Autore si fa l'analisi fuvvi delle poesie comprese nella V. N. per conservato tulio il presente luogo, in cui si ragiona del Sonetto seguente, mancandovi per altro la divisione che lo precede.* 13) Presente indicativo, giusta l'ed. S. ; ragionava di ecc. - ha la volgata, col segno del 2. caso ; ma che debba stare quello
e

-EP.

CC.

A ci C XXX,

ti

s'

del 3. a, come nell' EP. e nel CC, dimostralo dal principio della divisione so* vrapposta al Sonetto.

lario.

PF.
e dicea in

- EP. e CC. EP. senza - pensare. * 8) Il che, dopo Or, mancante nella volgala, 1' ahbiam preso dall' EP. e dal CC. * 9) e dicea: Or che tu se' fatto in tanto

6)

me
-

7) quasi altro

contraddizione con ( Trat. pensiero per questa donna, qualificato ivi per virtuosissimo, vedi dopo la nostra Prefazione il Cip. XXXVII
14) Per
1'

apparente

ci che Dante scrive II, cap. 2 ) circa il

nel Convito

della

Preparazione istorica

e critica

ecc.

del can. Dionisi, 5 U15) Cogli

EM.

e coli'

EP. omettiamo qui

tribularnento d' Amore ecc. - il CC. ed anche 1' EP, ov' soggiunto in nota ce Tribularnento, voce nuova pel Vocabolario, e che torse coti avvedutezza in qualche occasione potrebbe usarsi meglio che Ti ibulanza aggiunta dal Lombardi . *
:

ed, eh' dopo - costei della * volgata, ove il discorso rimane sospeso. 16) Cosi 1' ediz. S. ; ma legger parea ma legger paresse - PF., senla volgata ; za dire con qual lesto.
la particella -

Note alla Divisione.


17)

il

cuore che risponde

alla ragione;

e per ella della volgata un errore manifesto, come nota 1' EP. , di cui la corre-

zione le da noi pure adottata. E che cos leggersi, lo dice chiaro il testo poetico, v. 9 : Ei le risponde. *

debba

Note
18) voi, e al v. 8 - noi, sa ci le note addietro. *

al

Sonetto

XX.
;

la

volgata.

Vedi

21) Cosi RA. e S.

innanzi

me

leziou

comune.
testi -

*
le

Cod. Redi. 19) a lui 20) L' anima, cio la ragione, dice al core, cio ali appetito. Vedi la prosa precedente. *

22) Cos leggono

HA.

e S.; tutti gli altri

mosse.

*
si

23)

Che

si

turbava, eroe che

dimostrava

dolerne.

PF.

84
24) de' vostri
-

VITA NUOVA
legge
il

Biscioni nel lesto,

e segna tra le varianti la le/.- de'. nostri t la quale a noi parve da preferirsi, poicli di

Ci s' mostrali! e la particella Ci eqnivalente a noi corrisponde a nostri del .S<>netto EM. E - de' nostri - leggono pure

sopra si dice nella prosa: coni' quella degli occ/u della donna, che tanto pietosa

>.

EP.

CC.

alla sua debolezza, e se ne rattrista, ed

XL. Se non che pensando bene a Beatrice, si abbandona finalmnte amaramente la piagne in altro

Sonetto.

Contro
ra di

a questo avversario della ragione


1)

si
:

lev

un

d quasi nell'o-

che mi parca 2) vedere questa gloriosa 3) Beatrice con quelle vestimenta sanguigne 4), colle quali apparve prima agli occhi miei; e pareami giovane in simile elade
in

nona

una forte immaginazione

me

prima 5) la vidi. Allora incominciai a pensare di lei; ricordandomene 6) secondo 1' ordine del tempo passato, il mio cuore 7) cominci dolorosamente a pentirsi del desiderio, al quale s vilmente s" era 8) lasciato possedere alquanti d contro 9) alla costanza della ragione. E discacciato 10) questo cotal malvagio desiderio, si rivolsero li miei pensamenti tutti alla loro gentilissima Beatrice. E dico,
a quella, in che e

che d' allora innanzi 22) cominciai a pensare di lei s con tutto 12) il vergognoso cuore, che li sospiri 13) manifestavano ci molte volte; pe-

rocch quasi
noi.

tutti

diceano, nel loro uscire, quello che nel cuore


14) di quella gentilissima, e

si

ra-

gionava, cio lo

nome

come

si

parti'o

da

E molte
che
io
si

volte avventa, che tanto dolore avea in s alcuno pensielui

ro,
di

dimenticava

e l dov' io era.

Per questo raccendimento

raccese lo solennato 15) lagrimare in guisa, che li miei occhi pareano due cose che desiderassero pur di piangere; e spesso
sospiri

avvena, che per lo lungo continuare del pianto d' intorno a loro

si

fa-

cea un colore purpureo, lo quale suole apparire per alcuno martire 16) che altri riceva onde appare che della loro vanit furono degnamente
:

guiderdonati; sicch d'allora 17) innanzi non poterono mirare persona

che

li

guardasse,

to 19).

Onde

io volendo,

che loro potesse 18) trarre a simile intendimenche colai desiderio malvagio e vana tentazione

paressero distrutti 20), sicch alcuno dubbio non potessero iuduccre le rimate parole ch'io aveva dette dinanzi, proposi di fare un Sonetto, nel
quale io comprendessi la sentenzia di questa ragione; e dissi allora: Lasso ! per forza ecc. [
Dissi lasso! in
cos

quanto mi vergognava

di ci,

cheli miei occhi aveano

vaneggiato 21).
si divide,

Questo Sonetto non

perocch assai

il

manifesta la sua ragione.

PARTE

II,

. XI.

H7>

f SONETTO XXI.
Lasso
!

Che naseon

per forza de' molti sospiri, de' 22) pensicr che son nel core,

Gli ocelli son vinti, e

non hanno valore


li

Di riguardar persona che

miri

-.

fatti son,

che pajon due

disiri

Di lacrimare e di mostrar dolore;

spesse volte piangoli

s,

che

Amore

Gli cerchia 23) di

corona
cor

di martiri.

Questi pensieri, e Diventan dentro

li

sospir eh" io gitlo,


2.4) s
si

al

angosciosi,
glieli'

Che Amor

vi

tramortisce,

duole

Per eh' egli hanno in s 25) li dolorosi Quel dolce nome di Madonna 26) scritto,

della

morte sua molte parole.


Note
al $. XXVIII.

4) Cosi volgata. *

l'

EP.
-

il

CC.j
e

della nona,

15) Solennalo, fatto

solenne, palese,

2) 3) 4) 5) 6)

mi parve
unica
-

EP.

CC.

S.

manca al Vocabolario. Dimenticava Dante l dov' egli era, e senza ritegno abbandonavasi al pianto. Diventava dunque il suo lagrimare palese, evidente, solennalo, e non sollevato . EP. Quest' ultima lezione la volgata, che noi correggemmo coli, autorit altres del Cod. M. * 46) martirio - EP. e CC. 47) da indi innanzi - EP. 4 8) li potesse - EP. e CC. 49) Cos leggono gli EM. coi Codd. B, F., e del pari 1' EP. La volgata - a loro intendimento. Il sig. Fraticelli spiega Vale a dire ad innamorarsi di nuovo. E qui accenna la sua costanza nell' amar Beatrice , sebbeu morta . * 20) Al plurale coli' EP. e col CC. ; la * volgala ha - paresse distrutta. 21) Anche 1' ediz. S. contiene questa di-

C. e
7)

con le vestimento- - EP. e CC. a quella die prima - EP. e CC. e ricordandomi di lei - Codd. M. l' EP.
s'

e
-

EP.

incominci a pentire del desiderio a pentere - CC.

8)

avea

EP.

CC.

9) senza la costanza - EP. e CC. mal pensiero e desiderio 10) questo

EP.

CC.

i\)
\'l)

Ed'

allora ecc. - EP. e CC.


-

con vergognoso
spiriti - S.
gli
il

EP.

CC.
,

13)

ed coi Coda. B. , F. V EP., osservandosi da questa in nota , clie il v. -I3. n del Sonetto prova doversi leggere - nome. L' ed. S. ha invece - onore, e la volgala amore. *
44) Cos

EM.
e

egualmente

CC.

chiarazione. *

Note
22) di - S., EP. e CC. 23) incerchia - EP. e CC. 24) diventano nel cor ecc. - EP. e 25) Il Biscioni legge - s dolorosi. adottiamo la lezione che ce ne viene gerita dall' edizione mantovana del

al Sonetto

XXI.
Caranenti

CC. Noi
sug1823

sembra pi anche 1' EP, le RA. e il CC. ; se non che quelor , st' ultimo colla detta EP. hanno - in e non - in se, come tutti gli altri testi.
per L.
bella.

EM.
,

la

quale

ci

cos dilatti leggono

26) Intendi

Beatrice. *

86
.

VITA NUOVA

XLI. Passando per Firenze

peregrini a venerare, la Veronica in

Roma,

Djste

scrive per essi

un Sonetto, accennando che

la mestizia della citt

cagionata dalla morte di Beatrice.

Uopo

questa tribolazione avvenne (in quel tempo (XXIII) che molta

gente andava 1) per vedere quella immagine benedetta, la quale Ges Cristo lasci a noi per esempio della sua bellissima figura 2), la quale

vede 3) per una

mia donna gloriosamente ), che alquanti peregrini passavano la quale quasi in mezzo della citt 4), dove nacque, vivette e mori la gentilissima donna; e andavano, secondo che mi parve 5), mollo pensosi. Onde io, pensando 6) a loro, dissi fra me medesimo: questi peregrini mi pajono di lontana parte, e non credo che anche udissero parlare 7) di questa donna e non ne sanno niente ; anzi li
la
via,
,

loro pensieri sono d'altre cose che di queste qui; che essi forse pen-

cea 9) fra
dolorosa

sano dclli loro 8) amici lontani, li quali noi non conoscemo. Poi dime medesimo: Io so, che se essi fossero di propinquo

paese, in alcuna vista parrebbero turbati, passando per lo


citt.

mezzo

della

Poi dicea fra.


gli

me

stesso: Se io gli potessi tenere 10) al-

quanto, io 11) pur


citt;

farei piangere, anzi

ch'essi uscissero di questa

perocch

io direi

parole,

le

quali

farebbero piangere chiunque

le intendesse 12).

fare

Onde, passali costoro dalla mia veduta, proposi di un Sonetto, nel quale manifestassi ci che io avea detto fra me medesimo: ed acciocch pi paresse pietoso, proposi di dire come se io avessi parlato loro; e dissi questo Sonetto, il quale comincia: Deh!
peregrini.
J*

E
to

dissi peregrini 13),


si

che peregrini
sua: in

secondo la larga significazione del vocabolo: possono intendere in due modi; in largo ed in istret-

peregrino chiunque fuori della patria non stretto, s'intende peregrino se non chi va verso la casa di San 15) Jacopo, o riede. E per da sapere, che in tre modi 10) si chiamano propriamente le genti che vanno al servigio dell'Altissimo. Chiamatisi Palmieri, in quanto vanno oltramare 17), l onde molte volte recano la palma: chiamami Peregrini, in quanto vanno alla

li). In largo, in

quanto

modo

casa di Galizia, perocch la sepoltura di San Jacopo 18) fu pi lontana


dalla sua patria che di alcuno altro Apostolo: chiamansi Romei, in quanto

vanno a Roma

19), l

ove questi, ch'io chiamo peregrini, andavano.


perocch assai

Questo Sonetto non

si divide,

il

manifesta la sua ragione.

PARTE

II,

XLI.

87

f SONETTO

XXII.

Deli! peregrini 20), che pensosi andate

Forse

di

cosa che non v' presente 21),


di
s

Venite voi

lontana gente,

(Come

alla vista voi

ne dimostrate)

Che non piangete, quando voi passate Per lo suo mezzo la citt dolente,

Come quelle persone che niente Par che intendesser la sua 22) gravitate?
Se voi restate per volere 23) udire.
Certo lo core 2-i) ne' sospir mi dice, Che lagiimando 25) n' uscirete 26) pili. Ella ha perduto la sua Beatrice 27); E le parole, eh' uom 28) di lei pu dire, Hanno virt di far piangere altrui.

Note
1)

al

$.

XLI.
S. 5) mi pareva 6) allor dissi ecc. -

L' EP. e
il

il

CC.
*

va,

tempo presente,

come

testo S.

il

CC.
-

2) Cio la Veronica, e vale a dire - vera icon, o vera immagine del volto di N. S., insigne reliquia che si conserva in Roma

7) parlare questa 8) Cos V EP. e il gata; forse in origine

donna

CC.

CC

di loro - la vol-

Pietro in Valicano. Di lei il nostro Poeta cauto nel Parad. C. XXXI, v. 103 e segg.
a
s.

9) infra
e

me: Se

MMSS. - de i loro.* i questi fossero ecc.-EP.

CC.
4
4

Quale e colui, che forse di Croazia et Viene a veder la Veronica nostra, Che per V antica fama non si sazia, ce Ria dice nel pensier, fin che si mostra Signor mio Ges Cristo, Ldio verace, Or fu hi fatta la sembianza vostra?

0) Intrattenere. PF. 1) io li pur farei piangere, anzi eh' el-

li

ecc.
4

EP.

2) le udisse

CC. - EP.

CC.
pure

3) La seguente dichiarazione leggesi * nell' ediz. S.


4

Ed

il

Petrarca, Son. XII

I\Iovesi il vecchiarel canuto e bianco. . . viene a Roma, seguendo il desio, Per mirar la sembianza di Colui, Cli ancor la su nel ciel vedere spera.
.

i4) in un largo ed uno stretto - S. ; in uno largo e in l'altro stretto, in quanto ecc.EP.; in uno largo, ed in uno stretto - PF. L' ediz. S. ha sempre -pellegrini, tanto

nella Prosa, che nel Sonetto.

15) Cos S. , EM. ; V EP. ha - santo ; questo intero supplisca all' idiotismo - Sa'
Biscioni. *
le
4

Il

Dufresne nel suo Glossario,


,

alla

V. Ve:

dell' ediz.

ronica

riferisce le parole di

Nicol IV

6) si

chiamano

genti che vanno nel


e
-

Praetiosissinii
3)

vultus
il

imaginem, qnam Ve-

ro ni cani fidelium vox. appellai.

EM.
nota
3)

vedea

CG.
osservalo altrove,

4) Si
pag.
7,

gi

CC. EP. e CC. CC. manca - la se4 pultura di San Jacopo ; e invece di - pi
servizio di
4

Dio

EP.

7) che molle volte 8) Neil' EP. e nel

die Dante non nomina mai esplidesignandola soltanto citamente Firenze


,

coli' appellativo

citta

mente mezzo

vi

alluda.
il

quantunque chiara-

L' ediz. S.

e quasi

aggiunlontana leggono - pi di lungi * - che nessun altio apostolo. 4 9) Ci che segue dopo Roma fino andavano manca nell' EP. e nel CC.
,

gendo

ecc.;

CC.

in

mezzo

la citta ecc.*

8S

VITA NUOVA
JSote al Sonetto XXII.

20) Deh', peregrin, che

Cod. Redi.
il

Le HA.
si

- pellegrini

pietosi ecc. e cos ,

cui non
stesso

teslo S.

come

gi avvertito,

La

pu contraddirsi, quella cio dello Dante, che pi della stampa da noi seguita ci ha suggerito la correzione con un
passo consimile nel C. Vili dell' Int,
e segg.
,

ragione della punteggi altura da noi adottata ne' due quadernari! di questo Sonetto vegyasi beli' Appena. N. XXI. come 21) Cio de' loro amici lontani 1' Anime stesso da detto di sopra. PF.
,

v.

l<9

ove parlando

ilei

rammarico progli
citlii

vato da
da'

demoni

Virgilio , allorch ' cullala nella


:

fu

di

22) La sua mestizia.


l'

PF.
*

Vedi Del;

Appena,

il

citalo

N XXI

Gli ocelli alla cos si esprime e le ciglia ai>ea rase - D' ogni baldanza ; dicca bb' sospiri: - Chi in ha negate le

chiusa Dite , terra, e

per 23) Al. per volerlo udii e - AB. voler o udire - 1" EP. nel lesto, annotando: Cio spontaneamente, o per curiosit di
udire . *

24)25) ne' sospir - leggiamo colle RA., e n'uscirete - coli' EP. , in luogo - de* sospir, e n'uscireste - della volgata. E che deliba lecersi - lo core ne' sospir, anzi che - lo core de' sospir , ce lo assicura un' autorit

Meno armonico nel dolenti case ? CC. il verso IO Certo lo cuor de' sospii mi dice . rima, co26) pui per poi in grazia della * me altrove si gi osservato. 27) L' EP. ha questo nome coli' iniziale piccola, come fosse aggettivo, e nota: ce Cio (/nella che foce a beata la citta.*
:

23) che or

1'

EP.

delle sue rime, manda XLIT. Pregalo poi da gentili donne di alcune eoi Sonetto XV, accampanandoli 'loro il Sonetto precedente N.

UJJ

tutti e

due col nuovo Sonetto N." XXIII.

Poi mandarono due donne


dassi
bilt,

me, pregandomi 1) che io manla loro noloro di queste mie parole rimate; ond*io, pensando la quale io nuova, cosa una fare proposi di mandar loro e di
gentili a

adempissi 2) li mandassi loro con esse, acciocch pi onorevolmente del narra quale il 3) mio slato, Sonetto, loro prieghi. E dissi allora un altro che un con e accompagnalo, Sonetto e mandailo 4) col precedente il quale io feci Sonetto, Il miei sospiri li 5). intender Venite a
comincia:
allora,

comincia 6): Oltre

la spera,

f
Nella prima
dico
l

Questo Sonetto ha in s

cinque parti.

ove va

il

mio pensiero, nominandolo per nome di alcuno suo effetto. Nella terza dico da dico perch va lass, cio 7) chi'l fa cos andare. allora spichiamalo e quello che vide, cio una donna onorata 8) lass; peregrino, siccome e, rito peregrino, acciocch spiritualmente va lass;
la vede lo), patria 9) vista. Nella quarta dico coni' egli che il mio dire cio a cio in tale qualit, ch'io non lo posso intendere, mio intelil che pensiero saghe 11) nella quii U di costei in grado 12), abbia 13) s' intelletto conciossiacosach nostro

Nella

secon-

fuori della sua

letto

noi pu comprendere;

A quelle benedette anime,


il

come

/'

occhio nostro debole al Sole;

ci dice

Filosofo

nella Metafisica. Nella quinta dico che,


il

avvegnach
sua

io

non pos-

sa 14) vedere l ove

pensiero

mi

trac,

cio alla

mirabile qualit,

PARTE
almeno
intendo

II,

S M-II.

il

89
cotale

questo,
io

cio

lo) che lutto


il

pensare della mia


:

donna

perch

sento

spesso

suo nome nel mio pensiero

nel fine di

questa quinta parte dico

donne quelle 16), a cui nova; la terza: Quand' egli giunto; la quarta: Yedela
ta: So io che
fare intendere;
'1

-Donne mie care-, a dare ad intendere che son parlo. La seconda parte comincia: Intelligenza
tal; la quine

parla. Potrcbbesi pi

sottilmente

ancora dividere,
e

pi

ma

puossi passare con questa divisione 17),

per non mi

trametlo di pi dividerlo.

f SONETTO

XXIII.

Oltre la spera 18) che pi larga gira, Passa il sospiro 19) ch'esce del mio core; Intelligenza nova, che 1' Amore

Piangendo mette in
Quand'egli giunto

lui,

pur su
'1

lo tira.
disi r a,

l,

20) dove

Vede una donna 21) che riceve onore,

luce

s,

che per lo suo splendore

Lo peregrino spirito la mira. Vedela tal, che quando il mi ridice, Io non l'intendo, s parla sottile Al cor dolente, che lo fa parlare.
So
io

che

'1

parla 22) di quella gentile,

Per che spesso ricorda Beatrice,


Si

ch'io lo intendo ben, donne mie care.

Note
i)

al

XLH.
noi, aggiungendo * loro.

mandano

pregando

EP.

CC.

pev

la

prcp.

a avanti

2) pih orrei'olmente adempiessi - EP. 3) narra parte del mio stato Cod. F. ; narra il mio stato - [' EP. 4) Cos cogli EM.; manda' lo - V EP. ; la volgala - mandalo. 11 cod. M. le^e come

5) Questo Sonelto quello che leggesi segnato di N. XV, pag. 72.* 6) L' EP. invece di questo verbo legge ; e 1' ediz. S. - dice. *

Note

alla Divisione.

7) Leggono cos gli EM. secondo il Cod. B., notando che uell' ed. volgata manca il
cio.
-

ed e come peregrino, perocch fuori della sua patria vista e*


IO)
1

Non manca
la

per nel Cod.

M. L'EP.
*

come
sale

la

vede

tale

CC.

ha invece
8)

particella e. *

i)

Manca lass nell'EP. e nel CC. 9) della sua vista - EP., senza - patria dopo sua, chiosando t< fuori detta sua vista, cio fuori della veduta umana , Tale variante ci piace meglio, ma intendendo fuori della vista di lei. Il Sig. Fraticelli dopo patriti pone virgola , leggendo e vista, ma non dice con qual testo Altramente il CC.
:

-12)

13)

CC. ; e in la qualit - EP. in quanto - CC. L' EP. - abbia, senza il pronome si,
- il
:

ed osserva in nota ce Avere, costruito nel terzo caso, si usa qui a denotare proporzione, e manca nel Vocabolario . Su di che soggiunge il prelodato Fraticelli - s' abbia cio si stia. Aaersi qui usato nel senso * di starsi in una data proporzione.

Dante, Vita Nuova.

42

00
i

VITA NUOVA
avendo mai veramente amata altra donna che Beatrice, qui, per aver detto - donne mie care -, se ne scusa con l'aver voluto dire, che non nomini, ma donne eran quelle a cui parlava ( Aned. II, pag. 5h ).* 1") divisa - il CC.

14) Federe in senso il' Intendere, come * Codd. M. e G. leggono appunto AS) che tal e il pensare - EP. Tanta era 16) coloro - Codd. M. e C. la delicatezza ili questo amante ( riflette a questo passo mousign. Dionisi), che non

Note
18) Vale adire
se
-

al Sonetto XXIII.
fls-

la

spera

delle

stelle

21)
CMf>

Intende
disse

il

EM.
:

come
69.

altrove

dal mio il sospiro eh' esce 19) Intendi cuore tanto si alza, che va al di l della nona ed ultima sfera ( il primo mohile ), e ginnee all'Empireo. PF. 20) la, ove il desira - S.

cielo ecc.
1, pag.
-

PF.

Poeta accennar Beatrice, Ita n' in l'alto Vedi Canz. IV, st. 2, v.
:

Il Cod. IW 22) Kl, elli, il sospiro. PF. * che parla, senza l* articolo pronome.

XLIII. Finalmente

preso do una mirabile visione,

termina l'opera,

protestando

ette

deliber di dire

non dir pi
di
lei

di

venga folto
alcuna.

di poter

quello, che

Beatrice, sino a che non gli mai non stato dello di

Appresso

a questo Sonetto

apparve a

me una

mirabile 1) visione,

nella quale io vidi cose che 2)

questa benedetta, infino a siccom' ella trattare di lei. E di venire a ci io studio quanto posso, le cose vitutte cui a Colui, di veracemente. Sicch, se piacere sar
sa

mi fecero proporre di non dir pi di tanto che io 3) non potessi pi degnamente

vono

4),

che

la

mia

vita

per alquanti anni

5) perseveri, io

spero

di

poi piaccia a dire di lei 6) quello che mai non fu detto d'alcuna. E sene possa anima mia la che 9) Colui, eh' 7) Sire della cortesia 8), benedetta quella di cio Donna, sua della 10) gire a vedere la gloria
Colui, Beatrice (XXIV), la quale gloriosamente mira nella faccia 11) di Dko. Laiis 12). benedichts. saccaia qui est per omnia
JS'ole al .

XLI1I ed ultimo.
nei N.

dei grande

mira visione - EP. Poema, che pi

Intendi V idea

tardi

compose

in

gue,

VI e XVII dell' Appendice che secome pure nelP Appendice al Convito


li
,

onore della sua Beatrice, al pari della quale * niun' altra donna al mondo fu mai lodala. GC. 1) che io proposi 3) io potessi- Cod .B., F.eC. - EP. e CC. 4) per cui tutte cose vivono 5 duri - S e CG.; per alquanto perseperi, spero dire ecc.

mento per
7) Siri

1828 ), e nel hagiouaPadova la piena e giusta inteUi^ua della Divina Commedia ( iti, 1823 ).col.
( ndiz.
1*

ed.

S.,

come

si

avveri,

alla

Onesto

diosa idea,

- EP. primo anello della granper cui Beatrice, immagine della

noia 4) pag. 9 Kos8) Sire della cortesia. Vuole il eh. desinalo setti , che sotto questo nome sia
il

il

Dio allegorico della Do-. Coni.; ma sic come Dante e sopra e poco appresso accene chiaro u senza velo ali Ente supremo non ad altri aver egli nfer.to anche quii discorso. Non affacciandosi pero ragione^de senso supposto dal Big. Uossetti ; ne altro,

Pilosofia, Viene esaltata nel

Poema

fin

presso

all'altezza del Cielo


altro inutile voler

Empireo. Sarebbe per

aggiungere a quanto accennai altrove su questo particolare , cio

PARTE
de essendo del nostro
latto

II,

g.

XLIII.

91
finora in luce che
il

istituto l'occuparci di

quali

non usc

primo

queste scrutinazioni ; ci baster d' averne qui e col alcun avvertimento ai lettori. Si disse gi nella Prelazione e altrove,

che secondo il precitato illustre scrittore a doppio significalo mirerebbe il libro della

y ila

Nuova,

altro letterale, ed altro alle-

gorico nel senso

del secreto linguaggio attribuito ai setta ri i Ghibellini! ma per quanto i pensamenti dell' Allighieri ci appajano

in-i2. ). * 9) La particella che manca noli' EP. * Hi) Il pronome sua a chi si riferisce? al Sire della cortesia, o all' anima sua? (cio di Dante} , domanda il sig. Rosselli; ma qui, a dir vero, non ci sembra potersi equivocare, regolando il discorso l'ultimo nome anima. Da gloria fino a di Colui la-

{Londra, 1842,

cuna

nell' ed. S.
1'

*
,

qualche oscurit ; pure attenderemo di Vedere, che il nuovo simbolico edilizio abbia l'appoggio di solide fondamenta, come il riterilo filologo assunse di dimostrare nei tre suoi Ragionamenti critici intitolati - La Beatrice di Dante -, dei
tal
fiata

avvolti

di

il) Colui

EP.

senza

il

segno del se-

condo
12)

caso.

Cos chiudiamo coli' EP. , mancando testi di questa religiosa forinola fi* nale, dopo - benedictus.
gli
altri

FINE DELLA VITA NUOFA.

92

NOTE AGGIUNTE

Pax,-

nota

5)

Aggiungi

L' edizione S. cita


mess.

in

postilla
1'

il

verso
a

del Petrarca
.

Perche al viso d' amor portava insegne


Francesco teneva
occhio
:

l'orse
ili

Dante, che segue ivi pag. 7 perche io portava nel viso


segne .
-16"

Diceva
tante

questo
delle

passo

d'Amore,
sue in-

Un.

25)

dopo EM.
so
l'
,

il

Nella divisione, che vien subito appresBiscioni legge dispone , contro al seuso del*

Autore.

18

38

dopo

Ci che giustifica questa un mezzo. nostra lezione, la spiegazione datane tosto dall'Autore , col soggiungere: Sicch tu (Ballala) non parli a lei ( a Madonna ) immediatamente . E ci ne piace di osservare , perch il sig. Rossetti sulla variante - quasi in mezzo - forma un ragionamento, il quale non sembra combinarsi col senso del discorquasi
so, cui aggiungerebbesi

maggiore oscurit.

19

27

JSota

Dunque perche

Jecc altra guardare! Qui abbiamo posto il punto interrogativo. In tutte 1' edizioni , dopo guardare messa la semplice virgola , come si era fatto anche da noi ; ma poscia riflettendo, che nel verso precedente il Poeta incolpa Amore, come colui che l' obbligava ad apparire volubile , rnanilesto che in questo si scusa dicendo Perche dunque fece, ch'io rivolgessi gli occhi ad altra donna ? E quindi, delta la propria giustificazione digli
,
:

chiara invariabile

il

suo affetto per Beatrice.

81

nota 15)

Aggiungi

In Vocabolario a Lagrimare sost. si legge : occhi miei ecc.; e cos o col Cod. B. Trivulziauo, o con la Crusca si rettifica la lezione volgata del 2. verso, nel quale altrimenti dovrebbe farsi miei bisillabo. *

ivi

82)

Nota

Poi si rilevava ecc. Cos'i S. EM. Cod. C. , EP. La volgata rilevava, neutro passivo senza il si. *
, ,

9:i

ANNOTAZIONI DJ ROMUALDO ZOTTl AL LIBRO I. DELLE RIME DI DANTE.


Pag.
3

Son.

I.

Composto
trice
11

dal Poeta dopo una visione eh' ebbe di Beaora quarta di notte. Acci ini dian risposta sulla visione d' Amore. Racconta il suo sogno , e dice come Amore gli apparve con Beatrice dormente nelle sue braccia, e avvolta iu un drappo ; e come parevagli che Amore tenesse in
eli
'

mano

gliasse
cielo.

cuore di lui tutto ardente; e che poi sveBeatrice cui desse a pascere detto cuore ; e che alla fine sparendo, videlo andar con essa verso il
il
,

10

Balt.l.

Lamentazione

del

Poeta per

la

lontananza di Beatrice

\ \

Son.
II.

<4

dalla citt. ploro, voce latina per piango.


15
4

Ball.ll.

Questo Sonetto ed anche la seguente Ballata sono in occasione della morte d' una donna di gentile aspetto, e in guiderdone di ci che alcuna fiata 1' avea Dante veduta in compagnia di Beatrice. Cio oltre all' onore. Lezione conforme alla nostra. *

Chiama
4 9
ii

la

morte per

certi suoi

nomi

proprii.

ragione perch la biasima. voce antica, e vale ingiusto. per fame cruccioso ecc., per rendere adirati

Dice qui

la

tot toso,

coutro te

quelli che

si

nutrono

d'

amore.
cilt, e

Son.

III.

Dovendo

il

Poeta partire dalla

perci dilungai-si


19

Ball.
III.

2
-12

da B., gli dispiaceva 1' andare, e narra un' apparizione d' Amore nel suo cammino. sgradia, dispiaceva. E porto il tuo cuore ad altra donna.

Finge

gli abbia il Poeta, che incontratosi con Amore, detto esser B. sdegnata contro di lui, per essersi innamorato d' altra donna ; onde prega la Ballata di andare a lui, e di recarsi insieme da Beatrice a scusarlo, e a fargli ottenere il perdono; che sebbeue abbia guardato

altra
'

donna,

il

suo cuore sempre lo stesso.

21

Son. IV.

Dimostra
versit.

in questo

Sonetto

esser

egli

combattuto da
la lor di-

diversi pensieri intorno ad

Amore,

e narra

26

Son. V.

Veduta B. ad un convito

2-7

Son.
VI.

ii

le significa la causa quale se fosse saputa, invece di gabbarlo, crede che molta piet le ne verrebbe. Cio i danni degli afflitti spiriti, che vengono discacciati senza trovar piet iu altrui.

di nozze,
,

della propria confusione

la

29

Espone

in

tal desiderio di lei

questo, che subito eh' ei vede B. , gli vien che distrugge ogni altro pensie,

ro ; onde si scusa con lei di tal passione. 9 e segg. Peccato face, pecca colui che non ha piet di lui, per la compassiouevol vista che spiran gli occhi suoi desiderosi di morte: la qual piet distrutta dal gabbarsi, che B. fa di lui; il che induce gli altri a far lo stesso. Vedi la nostra nota 4 7) a pag. 30. *

31

Son. VII.

Nei primi quattro versi si duole lo avea messo Amore. Campami, mi rimane.

pensando

iu

che stato

94
Pag. 35
Ccrnz.
I.

segg. Dice, clic Amore lo ispira tanto a parlar di B., che iarebbe innamorare la genie, se non gli venisse meno il coraggio j ed acciocch non sia impedito da vilt, non ne parler che leggermente con quelle donne

amorose soltanto,
15 19

a cui

dirige
lei

il

discorso.
cielo.

Iutroduce

gli

Angeli a parlare delle belle doti di B. t branel


il

mosi della compagnia di

Lo
e

cielo ecc., cio

cielo a cui

non manca
agli

altro.

21

segg.

Con queste

parole

Udio risponde

36

Son. Vili.

37

ai quali dice di soffrire in pace , , cio B. , che sperano di aver con essi in cielo , vesti per qualche tempo aucora l ov' e alcun, cio nel mondo dov' qualchcduuo ( intende il Poela di s stesso) che si aspetta a pei della ;e che, il qual Dante nel suo viaggio all' lui'erno dir ai dannali lo vidi ecc. Vedi la nostra nota 21) a pag. 38.* In quest' ultima slauza di commiato il Poeta, dirigendo il parlare alla Canzone , dice quello che da essa de-

Angeli medesimi, che la loro speme

sidera.

40

Amore
e

il

soggetto di questo Sonetto

e dice eh' esso


41

IX.

un cor gentile sono una medesima cosa ; talmeutech 1' uno non pu star senza 1' altro, non meno che un' anima razionale possa star senza la ragione. La natura, quand' uno s' innamora, la che Amore scelga un cuor gentile per sua dimora, e cosi 1' uno dimora
dentro
all' altro.

Son.

Dal detto

na piace

sopra ne segue, che beliate in saggia donuomo di cuor gentile , mentre i' istesso piacere produce in cuor di donna uomo valente.
di
all'

Avendo

trattalo d' Amore nel Sonetto precedente , parla in questo degli effetti che producono i begli occhi di

42

Son. X.

B.
5

come per
e

lei si

sveglia quest'

amore.

Diventa smorto,

piange le sue imperfezioni.

44

questo , come anche al seguente Sonetto , diede occasione la morte di Folco Portinari padre di B. , e viene il presente indirizzato alle donne fiorentine che il Poeta vide tornare dalla casa di lei piangenti e con viso basso j alle quali ei domanda prima s' esse vengono da lei, poich tornano si ingentilite.
lo stesso argomento , introduce a parlare medesime donne, le quali si maravigliavano di veder Dante cosi piangere ; e gli domandali se la cagione del suo pianto prodotta da quello di B. , e quindi elle stesse manifestano a lui la cagione del loro.
le

46

Son.

XI.

Continuando

48

Cam.

II.

Trovandosi Dante oppresso da dolorosa infermit , che il condusse a gran debolezza, gli giunse verso il nono giorno un si forte smarrimento, che fece imaginargli che B. fosse morta. Finalmente guarito palesa iu que-

49

Son. XII.

sta nobilissima

i5

Qui comincia
note del precede
la

Canzone tutta la sua visione. a narrare la visione. In tutte le altre sig. Zotti essendo compendiata la Prosa che

Canzone,

si

tralascia di
egli

riportarle. *
pigliar

54

Dopo

la narrala visione si senti

un tremore amoroso,

e parvegli

che

Amore

nel cuore venisse a

lui lutto lieto dalla parte ov' era la sua donna : dicendogli , tulio ridente, di fargli onore ; e appena rest seco , che guardando verso d' onde Amore era venuto, vide madonna Giovanna , la donna del suo amico Guido Cavalcanti , qui forse dal Poeta intesa per la Fi-

9.')

losofia, clic

precede ed pi prossima alla Teologi;!, per la quale egli intese Beatrice; e alla prima d il uomc di Primavera, alla seconda di Amore.
il

1*0%

60

Son. XIII.
v.

Commenda
i2

Poeta in questo Sonetto

le

belle qualit
s'

di Beatrice,

Labbia, voce antica e della sola poesia, che Jaccia aspetto.


,

usa per

(il

Son: XIV.

63

Canz.

III.

Manifesta qui che la sua donna non solo era lodata e onorata, ma che per lei erau lodate e onorate molte. Son obbligate a ringraziare.

13

Pu

ricordarsi di

lei.

In questo principio di

Canzone non terminata,


di
,

sopravvenuta morte
cagionavagli

Amore

per la Beatrice, parla degli effetti che e come operava in lui la sua

OH 69

virt.

com'

el , coni' egli m' era duro dapprima. nostra miglior lezione a questo verso. *

Vedi

la

Cunz. IV.

15

Vedasi l'argomento di questa nella nota 10), pagg. 70-71. Parlando della morte di B. , dice non esser ella stala tolta di questo mondo per malattia naturale, ma perch fu desiderata in cielo. Qui si data in ristretto

72

43

nota \8) pag. 71. * forte per forti, in grazia della rima. Altri per potrebbe riferire forte ad angoscia, o intendere avverbialmente quel vocabolo. *
la

Son.

XV.

9
12

74

ai cuori geutili e seguita a lamenmorte di B., dicendo che morrebbe di dolore, se non lo sfogasse con de' sospiri. Poich sarebbero gli occhi suoi inclinati a piangere molte volte pi eh' ei non vorrebbe; tanto elicgliene verrebbe soffogato il cuore. Voi sentirete lui ne' sospiri chiamar sovente lei, che se n' andata in cielo, degna ricompensa delle virt sue. E lui dolente e abbandonato dal suo conforto, non cuil
,

Volge

discorso

tarsi della

rarsi della vita.

Canz. V.

Nella prima delle due stanze, ond' composta, il fratello di B. si lamenta della perdita di lei ; la quale tanto lo affligge, che non altro sa bramar che la morte come ultimo e soave riposo. Nella seconda si rammarica il Poeta , dicendo che al partir di lei da questa vita tutti i suoi desiderii si rivolsero alla morte , e che B. divenuta spiritale bellezza spande luce d' amore per tutto il cielo, facendo maravigliare gli Angeli stessi.

76

Aon. XVI.
/>

Composto nell' anniversario della morte di B. in commemorazione di lei. Amore, risvegliatosi nel suo cuore a questa rimembran-

77

12

Ma

za, lo fa sospirare e versar lagrime. i sospiri pi caldi che uscivangli dal petto, ripeleano il giorno anniversario della di lei morte.

Son. XVII

Indirizzato dal Poeta ad una gentil donna, che dalla finestra il guard un giorno cosi pietosamente, che tutta

7S

la compassione pareva in lei raccolta. Allor m' accorsi ecc. Avvedutosi eh' ella sentiva piet della sua misera vita non pot trattenere il pianto ma temendo di mostrar vilt, si tolse dinanzi a lei
, ,

la

\2

cui vista invitavate) a piangere. dicea fra s medesimo, non poter essere che in quella pietosa donna non fosse nobilissimo amore.

96
Pag.
79 Son XVIII.

Per

la"

stessa gentil

donna

faceasi d'

una

vista

e dice che dovunque vedealo, ; pietosa e d' un color pallido, quasi


80

v.

come d' amore. Onde spesso veniagli


si

mente B.

mostrava

e faceagli

temere,

che di simil colore che il cuore gli si

Son. XIX.

spezzasse.

9
\1

Non potendo

colle lagrime sfogare la sua tristezza, andava egli a vedere questa donna pietosa. per la vista di lei accrescevasi in lui la voglia di

lagrimare.

82

Son.

12

Apostrofa il Poeta gli occhi proprii, parendogli che cominciassero a troppo dilettarsi di mirare la gentil donna sopramentovata e che per lei obhliassero di piangere B. ; onde teme forte del viso della donna che lo riguardava. Voi non dovreste ecc. Consiglia finalmente suoi occhi a non dimenticar B. se non per morte.
,
i

XX.

Cominciando

il

Poeta a prender troppo diletto nella


,

vi-

85

Son. XXI.

donna dice die un gentil pensiero gli accendea tanto amorosamente la fantasia, che il cuore si conformava ad esso nel suo ragionare. Per cuore intende 1' appetito, per ragione l* anima.
sta di quella

Ei

le

risponde, cio

l'

appetito

alla
,

ragione.

E
1'

questo

un nuovo spiramento d'amore


di desiderio

che accende

anima

amoroso.
si

Pentito

il

Poeta del desiderio, da cui


gentil

lascialo trasportare per la

donna

vilmente erasi dei quattro

precedenti Sonetti , rivolse tutti i suoi pensamenti a B. ; e dice che per forza de" molti sospiri si raccese in lui talmente il lagrimare, che gli occhi eran cerchiati di color purpureo, segno di dolore che altri

soffre.

9-14

pensieri e
Io stesso

gli opprimono tanto il cuore, che per compassione vien meno. Essi contengono in se scritto il nome di B., e gli rammentai

sospiri

Amore

no
87

la

morte di

lei.

Son.

XXII.

alcuni pellegrini che passa van di Firenze per recarsi a Roma , onde vedere il Sudario , ossia quel panno su cui rest effigiata l' immagine di Cristo. Voi passate senza piangere per mezzo della citt , dove

Diretto ad

13

nacque visse e mor la mia donna come persone che nulla abbiano inteso del mio affanno, per aver perduto Beatrice. Quanto mai si pu dire di lei , tutto ha virt di far piangere chiunque l' intendesse.
,
,

89 Son. XXIII.

Dante questo Sonetche il suo sospiro sale in cielo al di l del primo mobile nella sede de' beati, ove nuova intelligenza, ossia il pensiero di Beatrice lo tira. Quand' egli giunto al luogo de'suoi desiderii, vede una donna onorata, la quale pel suo splendore si fa ravviperche chiama pellegrino sare dal di lui spirito ch intellettualmente va lass, come un pellegrino
due donne
gentili inviato da
to, nel quale dice
, ,

fuori della sua patria.

9
\2

Quivi

egli la vide

in

tal

qualit

che

il

suo intelletto

non pot comprenderla. Quantunque non possa intendere


t,

la

ne sente spesso

il

di

lei

nome

sua mirabile qualinel suo pensiero.

97

APPENDICE
DI

ANNOTAZIONI

DOCUMENTI

N.
Pag.

I.

1, noia 1). La prima nota che segue alla Prefazione del Volume della presente edizione dovea far parte di quest' Appendice ; ma dai motivi che consigliarono di anticipare la pubblicazione di detto volume

non andava disgiunto quello di giustificare l'uso da me adottato di stampare con doppia // il cognome di Dante. Dal vedere che ormai
quest'uso si va estendendo in pi parti d'Italia, ed anche nella stessa Firenze non tanto nelle scritture, che nei pubblici monumenti, debbo

compiacermi nel dedurne che non male accolte sieno state le mie osservazioni circa l'erronea maniera di scrivere cou un'elle sola il venerando casato Allighieri. Non presagii dunque male nella nota 1) alla stessa Prefazione, pag. VII, col dire che poco alla volta gli scrittori si accorderebbero in una medesima sentenza; e se taluno, bench in s convinto, segue tuttora 1' anlico modo per non deviare dall' abitudine, e quasi dire per scrupolosa coerenza al proprio sistema; nessuno per altro si fece a contraddire, ed a provare insussistente ci che da me fu sul proposito ragionato anche in altra occasione *). Questo fatto pertanto pu riguardarsi per buon augurio, e come un tacito omaggio alla verit, che gi dapprima aveano propugnato e il Pelli nelle Memorie per fa vita di Dante, e il Mehus nella Vita del Traversali, e il canon, march. Dionigi nelle varie sue opere, e poscia in parecchi scritti l'altro mio concittadino cav. De Scolari, il quale particolarmente in apposita sua
Dissertazione impressa a Treviso del 18il raccolse quante dimostrazioargomenti poteano addursi, onde combattere il mal uso in addietro prevalso. A sostenere il quale chi pur nonostante volesse cimentarsi, gli converr distruggere ad una ad una tutte le ragioni addensate in quel pregevole scritto; impresa che non si dubita asserire assolutamente impossibile.
ni e

V EDITORE.

Vedi

la

mia Lettera

al eh. cav.

Davide

cala

una lunga

Berlolotti inserita nel

de' Letterati (Pisa, 4839, N. 107), ov' indi-

Nuovo Giornale

gio a tale assunto.

serie di *

documenti

in

appog-

Dante, Vita Nuova.

13

98
N.
II.

Pag. 1, Un. 8- INCIPIT VITA NOVA. Giovi metter subilo in chiaro, che Vita Nuova nel sistema Dantesco vuol dire et dell'adolescenza, la la quale, giusta il Convito (Trat. IV, Gap. 2', p. 324, cdiz. della Minerva di Padova), dall'anno 9 si estende all'anno 25 dell' et dell" uomo. Questi fu tal nella sua vita nuova nel Canto XXX del Purgatorio, v. 114, e vuol dire: Questi fu tale nella sua adolescenza. Avanti poi di questa et, nel libro della memoria si pu legger poco, perch poco si possono ricordare le cose della puerzia. Notisi inoltre, che dal Proemio risulta aver Dante avuto mestieri di ricorrere al libro della memoria per iscrivere il suo libro intitolato la Vita Nuova; su di che aggiunge, che sotto la rubrica di detto libro trov scritte le parole (e vuol dire le Rime), delle quali se non tutte, si propose in esso libro di chiarir la sentenza. Sono dunque le Rime che appartengono alla Vita Nuova? e il libro, ebe le raccoglie e le commenta, posteriore ad esse, perch fatto coll'ajuto della memoria. Dico anzi a pi precisa dichiarazione di quel 1292, o poco dopo, da me indicato a pagina 7, linea 10, dell'Appendice al Convito, che il Commento della Vita Nuova fu scritto da Dante nella sua giovent, la quale dal 1290 ci porta fino all' anno 1310. Noto in fatti, che nel Trat. IV del Convito, Gap. I, pag. 6 ( ediz. cit.) scrive Dante medesimo, che in essa opera del Convito tratter pi virilmente, che nella Vita Nuova; ond' chiaro che dunque anche il Commento della Vita Nuova (non gi la Vita Nuova, che viene rappresentata da quelle Rime che narrano gli amori di lui) era stato composto in et virile. Ecco adunque: Dal 1274 al 1290 l'adolescenza di Dante rallegrata dall'amor di Beatrice. Questo la Vita Nuova, il tempo delle sue Rime amorose, e de'suoi studi filosofici. Muore Beatrice (1290); narra la storia dell'amor suo e dei suoi pensieri, d'onde quello arditissimo di seguitare ad amarla in cielo sotto immagine della Filosofia. Questa 1' epoca del Commento alle Rime, che espongono la Vita Nuova. Dichiara l'unione e il passaggio di questo amore terreno ad un amore spirituale e celeste ; ed ecco la Canzone ed il Commento, che ora formano il Trat. Ili del Convito (1292). Nell'amore della virt e della sapienza egli vede il principio d'una vera nobilt: ed ecco la Canzone e il Commento, che formano adesso il Trat. IV del Convito (129S). Il matrimonio, e le cure degl'impieghi lo tolgono alla pace degli studii, e lo gettano nelle sciagure dell'esilio e dei parliti, in tanto che vede perire in mezzo ad essi la salute d'Italia*, ed ecco la lh'rina Commedia, nella cui visione Beatrice, immagine della Filosofia, gli rimprovera il suo traviamento, e gli addita il fine d'ogni nostra speranza in Dio (1300). Arriva l'Imperatore in Italia, e la brama del ritorno in pallia gli detta il libro de Monarchia (1311). Ricoverato finalmente e protetto dalli Signori di Ravenna, nella ricuperata tranquillit degli studii che pensa di compone un libro di Filosofia Morale composti di li Canzoni ed altrettanti Commenti; e dette in una le lodi generali della Filosofia, la frammette alle due che avea di gi composto da prima, e tutte e tre le fa precedere da un Trattato intorno all'uso del Volgare Eloquio. Egli nel 1321, che una morte immatura gli toglie di compiere il secondo de/ suoi sublimi disegni, e lo riconduce a fianco

della divina Beatrice.

99
intendere con artificio, col quale sono legate fra s e disposte le varie opere del sovrano Poeta, ed intrecciate in esse, e ad esse congiunte le varie vicende della sua vita domestica, studiosa, e politica.
e dar ad

Or io non posso provare pi nettamente, maggior precisione il maravigli oso e sublime

SCOLARI.

N. IH.

Pag. 1, nota 7). da notarsi sopra la Vita Nuora in universale, che da questa operetta sono state tolte via, non solo nella edizione del Sermartelli, ma ancora in tutti i MMSS. da me veduti, eccettuatone il mio, tutte quante le divisioni o sommarli de' componimenti poetici per entro la medesima sparsi; le quali divisioni, siccome legittima opera di Dante, erano state da lui medesimo a'proprii luoghi collocate. Checch se ne fosse stata la cagione, a me riusciva difficile investigarlo. Volle per l'accidente, che io ritrovassi una qualche origine di questo fatto; perciocch venutomi alle mani un testo a penna, che fu gi di Baccio Valori, e di presente del sig. Gio. Gualberto Guicciardini, nobile fiorentino, il quale in ogni occorrenza e con particolar gentilezza mi fa copia de' suoi pregiatissimi MMSS., veddi che in quel codice erano stale le dette divisioni riposte nel margine, e nel principio del libro aggiuntavi da non so chi la seguente nota: Maraviglierannosi molti, per quello ch'io avvisi, perch io le divisioni de" Sonetti non ho nel testo poste, come
FjLutorc del presente libretto le puosc. Ma a ci rispondo, due essere stale le cagioni: la prima, perch le divisioni de' Sonetti manifestamente sono dichiarazioni di quegli; perch piuttosto chiose appaiono dovere essere, che testo: e per chiose l'ho poste, non testo; non stando l'uno coll'altro bene mescolato. Se qui forse dicesse alcuno : e le teme de' Sonetti e Canzone, scritte da lui, similemente si potrebbon dire chiose, conciossiacosach' esse Steno non minore dichiarazione di quelli, che le divisioni; dico, che quantunque sieno dichiarazioni, non sono dichiarazioni per dichiarare, ma dimostrazione delle cagioni che a fare lo 'ndussero i Sonetti e le Canzoni : e appare ancora, queste dimostrazioni essere dello intento principale ; perch meritamente testo sono e non chiose. La seconda ragione , che, secondo eh' io ho gi pi volte udito ragionare a persone degne di fede, avendo Dante nella sua giovanezza composto questo libello; e po' essendo poi tempo nella scienza e nelle operazioni cresciuto, si vergognava aver fatto questo, parendogli opera puerile: e tra l'altre cose, diche si ddea d'averlo fatto, si rammaricava d' avere inchiuso le divisioni nel testo, forse per quella medesima cagione, che muove me. Laonde io, non potendolo negli altri emendare, in questo che scritto ho, n'ho voluto sodisfare l'appetito dello Autore ...Da questa nota si comprende, con quanta facilit altri si porti a resecare dall'opera de'sovrani scrittori alcuna porzione delle medesime a). Gi si disse nella Prefazione 2), che Dante nel colmo dell'et sua

a)
cos
l

Il

Cadice Trivulziaoo B.

ha

le

clivi-

sioni de'

componimenti
bennato F.

a'
,

proprj luoghi, non


il

2) Vedila ziouu. *

in

seguito alla nostra Iuliodu-

altro

quale

u' e

man-

cante.

EM.

100
approv e conferm solennemente la Vita Nuova; onde viene ad esser falso, ch'egli giammai si vergognasse o di tutta o di parte di quella. Egli ancora quasi certo, che questa opinione ha origine dal Boccaccio, ritrovandosi registrata nella sua Vita di Dante; ond' ch'ella si potr porre (salva sempre la reverenza d'un tanto autore) frali' altre sue poetiche invenzioni. Aggiungasi in oltre, che Dante pratic la stessa maniera nel Convito, ponendo quivi le divisioni delle Canzoni nel corpo dell'opera, siccome si vede nel secondo capitolo di ciaschedun trattato sopra di quelle. Ed avrebbe ancora fatto il medesimo, s'egli avesse comentata la sua Commedia ; ma ci fu eseguito puntualmente da Piero suo figliuolo, il quale in questa medesima maniera pose le divisioni de' capitoli, avanti di procedere alla loro dichiarazione: siccome ancora hanno fatto altri comenlatori, ed il Boccaccio medesimo nel suo Co-

meuto o siano Lezioni sopra Dante: la qual'opera, bellissima e rarissima, non ha per anco veduto la luce b). In somma da sapere, che la sustanza, tanto della Vita Nuova che del Convito, sono le Rime; il restante poi o sono sommarli, o argomenti, o dichiarazioni, o dimostrazioni delle cagioni; il che tutto fa figura di Comcnto.

BISCIONI.
b) E noto, che l'anno ilopo clic il Biscioni avea scrino quest'Annotazione, tu pubblicato a Napoli, colla data di Firenze, il Cemento del Boccaccio, insieme ad altre sue prose minori, in 6 volumi in 8. (1723-24). Nessuna poslerior edizioue n' era stata sin qui l'alta, quantunque se ne conoscesse il bisogno, attese le scorrezioni tipo grafiche onde fu dappertutto malconcio quel Comento, e segnatamente per le omissioni e gli errori di senso, che rendono in infiniti luoghi inintelligibile il testo. Ora per altro ha in modo assai lodevole riparato a tale diletto, e diremo anzi manomesso del Boccaccio nella all' onore citala spregevole stampa, il moderno editor fiorentino di tulle le opere italiane del Certaldese, vogliam dire il diligentissimo Ignazio Mouiier, che riprodusse tale Comento, esemplandolo al Codice esistente nella Magliabechiana. Tante sono le piaghe sanate da lui a fronte della primitiva edizione, da doversi riputare per poco men che nuova quest'Opera, come chiunque pu convincersi dalla ispezione della tavola delle emendazioni , che contiene il introdotte nel solo tomo Comento sopra i primi quadro Canti del-I

fa maraviglia si , che napoletano editore Lorenzo Cicarelli si attenne ad una copia tratta per cura di Ant. Maria Salvini e di Ant. Francesco Marmi da un Codice appartenente ad Aulouio Magliabechi, lo stesso appunto che serv per ristampa. E siccome ce nessuno Ja recente vorr dubitare (nota saviamente nella sua ce Prelazione il Moutier) della critica e della

V Inferno. Ci che

il

ce

capacit

d'

un

Marmi

d'

un

Salvini

ce

molli converranno ( seguila egli), essere ce pi agevole impresa il criticare che il ce fare; e eh ' affatto impossibile poter puhcc blicare senza errori un' opera antica, che ce per la prima volta si tolga dai manocc stridi . Alla quale giustissima osservazione se fu egli condono da redo giudizio e da pratico erercizio in cosiffatti lavori, noi per dobbiamo apprezzare il benevolo motivo per cui altres ha egli creduto di farla ; e siamo assai dolenti, che la prematura di lui morte ci abbia tolto di manifestargliene

solennemente

la

nostra gratitudine.
il

Laonde
anzi-

rimanderemo senza pi
detta Prelazione.
*

lettore

all'

N." IV.
ecc. Pag. 2, liv. 6. La quale fu chiamata da molti Beatrice questo un passo che non ci sembra bene ancora schiarito dai critici, e che pu dare appiglio a chi sostiene, 1" amore di Dante non

101
essere stalo che allegorico, e quindi non inleso fuorch da ristretto numero di persone. Di fatti se da molli fu chiamala Beatrice la gloriosa donna della mente dell'Autore, lascia egli dunque luogo a dubitare, che non da lutti fosse questa donna conosciuta , quando soggiunge che i molli di sopra accennati non sapeano in qual" altra guisa denominarla. Laonde parrebbe, che pochi soltanto avessero realmente notizia di lei, cio fossero consapevoli a qual donna alludesse; in sostanza tenessero la chiave della nascosa significazione. Per quelli tuttavia che ammettono 1* esistenza della bella fiorentina figlia di Folco Porlinari, amata effettivamente dall' Allighieri, rimane senza forza questa obbiezione, che concerne per un lato solo la controversia, mentre gi non fanno contrasto riguardo alla Beatrice allegorica del Concito e della Divina Commedia.

Ben altro peso potrebbe avere 1" obbietto che altri facesse, dicendo che se Beatrice era donna della sua mente, cio un ente di ragione, non lo era dunque del suo cuore, cio l'amata sua. cosa di fatto, che per questa donna della sua mente compose egli la nota Canzone Amor, che nella mente mi ragiona ; e dopo avere scolasticamente spiegato, che cosa significhi mente, soggiunge: Questo il luogo dove dico, che Amore mi ragiona della mia donna. Non senza ragione dico, che questo Amore nella mia niente fa la sua operazione; ma ragionevolmente ci si dice, a dare ad intendere qual amore questo, per lo loco nel quale adopera . (Convito, Trat. Ili, cap. 3). Ma qui pure pu rispondersi che la donna allegorica delle Rime e del Poema di Dante non esclude la donna reale, oggetto della di lui giovanile passione amorosa,
:

cui questo libro fa incontrastabilmente la storia. sig. Fraticelli nella edizione della Vita Nuova (Firenze, per Allegrini e Mazzoni, 1839 in 18.) present una lezione sua propria, ingegnosamente difendendola nella nota che qui sotto si riporta a); noi per non ci siamo scostati dalla volgata, scrivendoci in questi termini
di
Il
1"

ottimo nostro

Giordani

Nella correzione della moderna stampa

fio-

a) Tutte l'edizioni e due codici da me veduti hanno i quali, invece di e quali, come
lio

stampato nel

testo.

Ma

che

la

prima

sia

vedersi, che in questo inciso Dante ha voluto dirci lo stesso ? ce All'i miei occhi appare prima la gloriosa donna della mia

erronea, apparir da ci che sono per dire su questo luogo. Dice Dante, che la sua donna Ju chiamata da molti Beatrice or come potreLb' egli tosto soggiungere - i quali ( molti ) non sapeano die si
lezione
:

niente, la quale
trice, e

Ju da molti chiamata Beaquali non sapeano che si chiamarla;

chiamare, cio non sapeano come chiamar-

Ben s' accorse della contraddizione il Trivulzio ; e per nel suo testo stamp i quali non sapeano che s (cos) chiamare; correzione ingegnosa, ma a mio giudizio non vera. Narra Dante in questo libretto (e il Lettore vedrallo a suo luogo ), die studiavasi nascondere altrui 1' oggetto della sua passione; e die a ci ottenere pose in opera alcuniartilizj che peralcun tempo servirongli, ma che finalmente il suo segreto fu da molti discoperto, mentre ad altri rimase tuttavia occulto. Or, saputo ci, non egli tacile a
la ?
:

ed altri non sapeano come chiamarla. se ad alcuno venisse difficolt ad ammettere una correzione del testo non autenticata da codici, io risponder che mentre a por la mano nelle scritture de'uostri antichi deesi procedere con cautela e parsimonia grandissima, non hassi peraltro ad avere un soverchio scrupolo allorquando il contesto ed una critica sana e giudiziosa ci siano di guida ed appoggio. La correzione pingeva con la zanca da me fatta al lesto della Commedia, Inf. XIX, 45, sulla lezione erronea piangeva , non ella stata geueralmente approvata, abbench non autenticata n da antiche stampe, u da codice alcuno ? PF.
cio,

Che

102
reatina non capirei niente; he piarmi punto la trivulziana . Di questa si parla nella nota stessa, alla quale soggiungiamo una lettera 6), die
altro egregio personaggio ci diresse, rispondendo alla preghiera fattagli di qualche schiarimento sul passo in discorso,' ed il ragionato suo av-

viso ci

sembra doversi tenere

in

molta considerazione.

b)

A. C.
Firenze,
7

Ottobre .840.

fate, ove interrogalo da certe donne risponde: - ce Lo fine del mio amore tu gi il saluto di
questa donna, di cui voi forse intendete; ed in quello dimorava la beatitudine, eh' era fine di tutti miei desiderii. Ma poich le piacque di negarlo a me, lo mio signore Amore. .. ha posta la mia beatitudine in quello, che non mi pu venir meno . - Poscia quelle
i

miei occhi apparve la gloriosa donna della mia niente, la quale Ju chiamata da molli Beatrice , li quali non sapeano che si chiamare . Sii questo loco,
te

Quando

etili

clic

vi

piaciuto

proporre

al

mio

parere,

osservo le cose seguenti. Dante descrive la 'rima sua vita, e la descrive quando, morta donna, non pare aver pi cagione la sua d'occultarne il vero e proprio nome. Pure ci rimane occulto ancora, poich egli non si mai curato di tarlo sapere. In cambio di direct la quale avea nome o si chiamava o fu chiamala Beatrice , narra che da molti fu chiamala in tal modo, li quali non sapeano che si chiamare (in che altro molo chiamarla). A me sembra chetali parole del biograto diano la massima iorza a concludere, che Beatrice non tu il nome natalizio della sua amata donna, la quale adunque non tu per avventura ne anche la figlia del Portinari, come fu scritto dal Boccaccio e nei tempi seguenti creduto. Beatrice lo intendo per nome anlonomastico, qual era a lei dato da molli, che non conoscendola ne meno di vista, perch D. non lasciava conoscer chi tosse, non sapeano come chiamarla nome, o meglio soprannome piaciutissimo a D., e con cui sempre la intitol ne' suoi scritti, quando in senso reale e quando allegorico. E sotto l'impressione di tale idea io leggo poi nella medesima Vita Nuova le parole - questa Beatrice beata - questa gloriosa Beatrice -, e pi che pi dove narra - si rivolsero tutti i mici pensamenti alla loro gentilissima beatrice ( beatrice de' pensamenti, cio lelicitatrice ). Tale per modo d'esempio poteva esser da molti so:

donne
ed
egli

gli

dissero:

Noi

ti

tu ne dica ove sta questa tua beatitudine

preghiamo, che :
a

rispose - in quelle parole, clic lo-

dano la donna mia .-(Jhe pi manca

pro-

vare, che il nome Beatrice fu nome puramente onorifico ? Non vedrei dunque necessita

di

mutare col ch.Trivulzio


li in e. Il

il

si in

s,

col eh. Fraticelli

cose,
in

come

dice D., di

molte questo suo amore, e


trapassar poi

ci nonostante

non tar molto dell'accadutone nove interi anni, un curioso e segnalabil vuoto, a cui forse debbonsi riferire e l'altro saluto dall' amata negatogli e le sue molte sconfitte, di cui accenna che certe
state testimoni. Comunque ci raccontare ch'ei senti primavolta dopo un intervallo novenne le parole della sua donna, e che n'ebbe un saluto virtuoso tanto e dolcissimo, che gli parve allora vedere tutti i termini della beatitudine rende inverisimile la frequenza di lui in casa dei Portinari, e fiancheggia a un tempo il mio credere che ella non fosse di lai cognome n nome; imperocch se il Bocc. non sia fededegno quando attesta la prima, verr cos a toglier fede anche ai secondi. E per tal guisa panni posto in pi evidenza che mai, che le parole - la quale fu chiamata da molti Beatrice, mentre nulla impediva L). ili narrare assoluto - la qual fu chiamala, o - il cui nome era Beatrice, danno spia che
il
,

donne erano
sia,

tal

nome

ideale fu

imposto a donna

vera,

prannominata angioletta, sebbene il nome suo proprio non tosse gi Angiola, come lo stesso B.c ne avvisa della Beatrice Porti-

da molti; dove

che quasi una angioletta era liputata si noti, che ad angioletta sostituendo beatrice, ne risulta parissimo il concetto di Dante. E inoltre molto a considerarsi che D. spiega fino il perch d tal nome nella Pita Nuova, dopo il Sonetto Cai'alcando, ove lice nella sua salale (nel saluto di lei) ululava la mia bculiludine; e pi chiaramente dopo il Son. Spesse
li.

ni,

quel tempo non conosciuta da ninno; e torse le fu imposto dal medesimo D., dal quale udendolo molti, ei pot dire - da molti Ju chiamala, die non sapeano altro . Coli 'occasione della vostra gentil richiesta ho lelto, e con gran piacere, 1' erudita Dissertazione del Sig. Fraticelli, che precede la ita Nuova ; ed stato egli stesso, che mi ha favorito in prestito il libro. Stale sano . te II vostro afT. '"" amico
ina iu

LUIGI MUZZl

103
N. V.

Pag. 2, Un. 12-11. tremare s fortemente

In quel punto...
ecc.

lo

spirilo della vita... cominci a

Perci, quando nel C.

XXX

del Purgatorio rivede Beatrice, scrive,

v.

34 e segg.

lo

spirito mio, che gi cotanto


stato, che alla sua

Tempo era

presenza

tremando affranto, Sanza degli occhi aver pi conoscenza,


di stupor,

Non era

Per occulta virt, che da lei mosse, D'antico amor senti la gran potenza,
l'osto

che nella vista mi percosse L'alta virt, che gi mi acca trafitto Prima eh' io fuor di puerizia fosse ; Volsimi alla sinistra, col rispitto, Col quale il fantolin corre alla mamma,

Quando ha paura, o quando egli afflitto, Per die re a Virgilio: men che dramma Di sangue m' rimasa, che non tremi; Conosco i segni dell' antica fiamma.
Leggansi ancora nel medesimo Canto i versi 1 li, 1 15, i quali hanno relazione a questo libro della Vita Nuova. Il Biscioni alle prime parole: Lo spirito In quella parte del libro della memoria ; ed a queste altre della vita, il qual dimora nella segretissima camera del cuore, cominci a tremare ecc., fa la seguente nota: Questi medesimi sentimenti furono espressi leggiadrissimamente dallo stesso Dante in una strofa d'una sua
:

Canzono,
la

E' m' incresce di me si malamente la quale comincia decima dell'edizione del Sermartelli (1576), e dice cosi:
Lo giorno che costei nel mondo renne, Secondo che si trova Nel libro della mente, che vien meno, La mia persona parvola sostenne Una passion nova, Taf ch'io rimasi di paura pieno ; Ili a tutte mie vert fu pasto un freno Subitamente s, eh' io caddi a lerra Per una core, che nel cor percosse: E ( se V libro non erra) Lo spirito maggior trem si forte, Che parve ben, che morte Per lui in questo mondo giunta fosse: Ora ne 'ncrcsce a quei, che questo mosse.

ed

Di qui ancora si prova, che le Prose della Vita Nuova sono una certa specie di Commento delle Rime del nostro Autore; e per, come son fuori del proposito di queir opera ; n esser tali, in niuna parte pu che l'Autore stesso ole abbia riprovate, o se ne sia vergognato . (Vedi l'altra nota III) del Biscioni, pag. 99)/ EM.

104

Quantunque V edizione
del passo

di

Crusca 1595 legga diversamente

primi

principio di questa nota dagli Editori milanesi, giusta la stampa veneta 1477 della Divina Commedia; deesi per all'illustre nostro concittadino Giuseppe Torelli l'avere avvertito, che il Daniello fu il primo a commentare i detti versi, secondoch rettamente si trovano impressi nelF antica stampa sopraccitata; soggiungendo in appoggio giudiziose osservazioni nel suo opuscolo pubblicato
riferito in

tre versi

Verona fin dal 17G0 )> prima ancora che il Lombardi si appropriasse interpretazione del Daniello e le analoghe dichiarazioni dello stesso Torelli. Il predetto opuscolo fu da noi or ora riprodotto in Pisa fra le Opere varie torelliane in verso e in prosa, voi. 2." (pag. 62 e segg.). Vedansi sul proposito le annotazioni dei benemeriti padovani editori della />/>. Coni. (Purg. C. XXV, pag. 697-99), bastando qui a noi di riportare dell'opuscolo medesimo il transunto che lo stesso Torelli ne rifer circa il passo sovrallegato nelle sue Postille alla Divina Commedia, che fanno altres parte del citato voi. 2. (pag. 135).*
in
1'

lo

spirito mio, che gi cotanto

Tempo era stato con la sua presenza, Non era di stupor, tremando, affranto. Sanza dagli occhi aver pi conoscenza,
virt, che da lei mosse, D'antico amor sent la gran potenza.

Per occulta

Cosi leggonsi questi versi non solo nella prima impressione di Dante fatta in Mantova l'anno 1472, ma ancora nell' Aldina 1502 ( e nella posteriore del 1515); ed avendoli io gi diffusamente illustrali in altro scritto ricordato di sopra (C. XV, vv. 16 al 23), mi ristringer a darne qui in succinto la spiegazione letterale . Premesso che ne il Landino, n il Vellutello, n altri dopo loro, hanno clto nel vero senso del Poeta, io reputo che i riferiti versi debbano leggersi a questo modo, quali appunto gli veggo nell' antica edizione fatta in Venezia l'anno 1477 per Vindelino da Spira:

lo

spirito mio, che gi cotanto


stalo, che a la sua presenza stupor, tremando, affranto,

Tempo era Non era di

Sanza degli occhi aver pi conoscenza, Per occulta virt, che da lei mosse, D'antico amor sent la gran potenza.
Vedasi come manendo sospeso

ivi

si

cangia con la in che a la, e

come

il

senso,

ri-

e imperfetto nel

primo

terzetto,

si

compie

nell'altro.

Ascoltisi ora l'esposizione di Bernardino Daniello: Suole spesse fiate avvenire agli amanti, che mentre intentamente mirano V amala loro, alla presenza di quella pieni di (remore e di stupore rimangono ; il che vuol ora dimostrare il Poeta essere avvenuto a lui, dicendo che lo spirito suo, il quale gi cotanto era stato, che alla presenza di Beatrice non era, tremando, affranto di stupore, senza aver pi conoscenza degli occhi, per

a)

Lettera intorno a due passi del Purgatorio al Prof. Clemente

Sibiliati. - in 8..

105
una occulta virt che mosse, cio venne da essa sua donna, sent la gran potenza dell'antico suo amore, subito che nella vista di lui percosse l'alta virt degli occhi di lei . Non credo che Dante potesse spiegar meglio se stesso, di quello else il facesse avanti di tutti in questo luogo il Daniello; n posso a bastanza maravigliarmi, che la sua tanlo naturale e piana interpretazione non sia slata universalmente abbracciata ^Torelli. Quanto all'agitazione operata nel morale e nel fisico di Dante dalla presenza di Beatrice, pu vedersi nella seguente nota (N. Vili) un simile effetto, che il Boccaccio narra nel Filocopo avere in lui prodotto la vista della donna, che lo innamor nella chiesa di s. Lorenzo in

Napoli.

N. VI.

Pag. 2, Un. 31. Di lei si poteva dire quella parola del greco Omero: Ella non pareva figliuola d'un mortale, ina di Dio . Esaminare ancora se Dante sapesse di greco? S; necessario, quando gli sludii precorsi mettano in grado di farlo con qualche maggior fondamento di critica, e con risultamene di pi utile precisione per ci che spetta alla vita ed alle epoche, in cui furono composte le varie opere dell' Autore. Qui potrei prendere mano a mano in esame, e distruggere lutti gli argomenti recati da molti per la negativa assoluta. Ma questo sarebbe andar troppo in lungo; ed oltrecch io scrivo per coloro, ai quali questa materia ben nota (perocch a coloro, che non ne hanno la pratica, non basterebbe anche il doppio ), penso che ( chiarita che avr la cosa, colla slessa autorit delle opere di Dante a corredo) sar facile a lutti il raffronlarc le cose gi dette per altri, con la forza delle poche e semplici che or vengo a proporre. A) Nel Convito, Tr. II, C. 15. (p. 11.5, Ed. Min.) Dante scrive: Quello che Aristotele si dicesse non si pu bene sapere; perch la sua sen tenza (sulla via lattea) non si trova cotale nell'una traslazione, come neir altra . Questa la B) Nel Convito, Tr. I, C. 7. (p. 28, Ed. Min.) scrive: ragione ( quella cio di non poter tradurre, senza rompere tutta la dolcezza e armonia del ritmo), per che Omero non si mulo di greco
<

in Ialino

C) Nel Convito, Tr. IV, C. 6. (p. 231, Ed. Min.) scrive: L'altro principio onde Aulore (cio il vocabolo) discende, siccome testimonia Uguccione nel principio delle sue Derivazioni, un vocabolo greco, cie dice Autenfin, che tanto vale in latino, quanto degno di fede
e di

IV, C. 21. (pag. 308, Ed. Min.) scrive: appetito dell'animo, il quale in greco chiamato honnen . E) Nel Convito, Tr. IV, C. 20. (p. 302, Ed. Min.) Dante scrive: che sonovi uomini nobilissimi e divini. E ci prova Aristotele nel settimo dell'Etica per lo testo d'Omero poeta . Il testo, cui allude D<intc, quello del Libro 21 dell'Iliade in lode di Ettore; e questo teslo lo si trova gi nella traduzione dell'Etica di Aristotele di Gian Cor

obbedienza . D) Nel Convito, Tr.

naro cosi:
Danto, Vita Nuova.
<

10G
Xec jam homins tan mortali filius Uh Esse videbatur. sed divo semine naius .

Ma

Dan'c non lo reca, e dice solo che Aristotele

si

fondalo sullo stesso

lesto di

Omero.

F) Isella Vita Suora al luogo sopraccitato troviamo introdotto il sentimento del verso 158 del libro 3." dell'Iliade in encomio di Elena, e scrive Fabricio {Bibl. Gree. T. I, p. 297): l'rimus ex recentioribus Homerum latine reddi curavit Franciscus Petrarca. G) Nel Poema troviamo le pi alte lodi di Omero; e Dante, che non poteva averne letto i poemi in latino, lo chiama il Signore del canto altissimo, quello che le Muse allattarono pi che altro mai. Troviamo lodali da Dante pi altri poeti greci. Troviamo frequentile erudizieni, e usati vocaboli tolti dal fondo della lingua greca. Troviamo alla per fine, che Virgilio rimprovera Dante dell'avergli chiesto ( Infer. C. XIV, v. 130.) dove fosse il fiume Flegetonle; quando che, risponde Virgilio, il hollor dell' acqua rossa, che ti sta davanti, doveva bastare a dirti, eh' era Flegetonte quel desso. H) In un Sonetto, che si legge fra le Rime di Dante (comunque siavi a dubitar molto sulla sua autenticit), e che comincia: Tu, che stanzi lo colle ombroso e fresco , Dante rallegrasi con Bosone Raffaello da dubbio, perch il suo figlio con facilit pigliava pratica e possesso della lingua greca e della francese, e rendeva il fruito che s' era il padre

promesso

di lui.

Avviciniamo adesso il lume delle pi succinte, ma limpide osservazioni ad ognuno di questi capi, o mezzi che vogliam dire, di prova.

Verremo

poi alla conchiusione.


A).

Questo luogo prova certo, che Dante non sapesse di greco, perocch, non conosce una tal lingua, chi fra due traduzioni non sa decidere in
confronto dell'originale, eh' esiste. Ma il Trattato II, cui appartiene, fu certissimamente composto da Dante nel 1-292 ( V. Appena, al Conv., p. 10). Dunque Dante in et di 27 anni non sapeva punto di greco.

*)

Fn uomo del calibro di Dante, che d ragione del perch' sino allora non era stato tradotto Omero; e la d s giusta, e la d senza far cenno alcuno di rammarico proprio del non aver esso potuto per una tal causa leggere Omero,- d piuttosto prova del non aver avuto egli bisogno di
traduzioni a leggere Omero, anzich dell'esser rimasto privo della cognizione di un tanto Autore. Ma il Trattato I, cui appartiene un tal luogo, posteriore al 1302; e si riferisce agli anni ultimi della vita di Dante (Apponi. I. e): dunque il luogo riferito comincia a provare, che Dante nell'et pi avanzata sapeva di greco.
C),

D),

E)
i

Nel Trattalo IV vediamo dichiarati da Dante

due vocaboli Autore,

107
Appetito, con

zionario
parli

ili

primo caso introduce l'autorit Uguccione Pisano; ma non per questo cessa, elio
voci greche. Nel

del Diegli

ne

anche per cognizione sua propria. Egli, come fa per tutto il Convito, chiama quasi sempre a sostegno del suo dettato quello di Un altro autore. Or chi cita uo Dizionario, come chi al di d'oggi citasse il Forcellini, lungi dal provare che non ne sa di latino o di greco, prova tutto all' opposto, o che ne fa studio, o che in una occasione di peso vuol persuadere la cosa, di cui scrive, col miglior libro conosciuto alla mano: nel secondo caso poi scrive, ed insegna affatto da s medesimo. In un terzo luogo infine non fa che allegare 1" autorit di Aristotele, notando che questa si fonda sul testo di Omero. Or questo passo nulla direbbe a favore, o contro la questione di cui si tratta; sia perch Dante non riferisce il testo di Omero, sia perch il testo lo avrebbe gi avuto tradotto nella traduzione latina sopraccitata. Ma ben qui da notare, che gli Editori del Dante dell' Ediz. di Padova (1822, T. li, p. 48) corsero, a quanto pare, in un equivoco, facendo credere, che
il luogo di Omero ricordato nel Convito a quello riferito e tradotto nella Vita Nuova. Tutto al contrario: l'uno tocca di Ettore, nel lib. 2, l'altro di Elena, nel lib. 3. Ed ben vero, che i due pensieri sono consimili, ma 1" applicazione a Beatrice non poteasi desumere che dalla bellezza di Elena a). Che dunque?! luoghi di greca erudizione, che trovansi qui e qui nel Trattato IV del Convito, provano, che essendo stato composto il Trattato medesimo circa 1' anno 1298 (V. Ap. al Conv.l.c), Dante nell'et di anni 33 erasi gi dato allo studio della lingua greca. infatti anche propria di una tale circostanza la cura, che in esso Trattato l'Autore dimostra di notare con frequenza l'origine greca delle voci latine b).

eguale sia

F)

Nel testo poi della Vita Nuova, e sul bel principio di quel libro ( che quanto alle Rime in esso comprese appartiene all'et dell' adolescenza di Dante e quanto al Comento, che le dichiara, spelta ali" et virile ; e vedine la prova sicura al N. II. ), troviamo riferito e tradotto \n\ verso di Omero. Ma Dante non poteva giovarsi allora in ci di traduzione veruna, coni' provato pi sopra; dunque Dante, quando s' accinse a scrivere il Comento della Vita Nuova, era gi in grado di valersi del testo di Omero, e di tradurlo da per s stesso, facendone acconcia applicazione al proprio argomento.
,

G)

Non volendo anche dire, che, senza aver letto e gustato Omero, Dante non avrebbe mai potuto concepire per lui ed esprimere quella stima,
di cui ci

fanno fede

pi sublimi

concetti, che a questo line trovansi

a) Intorno a questo equivoco, preso avanti timi J,il Salvini, vedi nella Kita Nuova la nostra nota 2G), pag. 3. * b) Questo appunto il luogo, a cui aceennamoio nella noia fi) pag. 43 delHEpistola

di Dante ai Fiorentini nel gi pubblicato volume V della nostra edizione; e con quanto

espone

il cav. Scolari nelle presenti osservazioni crediamo abbastanza provato 1' as* sunto proposto.

108
Commedia ; e tacendo ancora, che senza fondata cognizione della lingua greca Dante non avrebbe potuto nel Poema far giusta applicazione di voci e sentenze greche; potremmo noi supporre giammai, che un autore della schiettezza e lealt di Dante abbia voluto portare tant' oltre la pi vile impudenza, da farsi rimproverar da Virgilio del non essersi avveduto al bollore dell'acque, che quel fiume era Flegtonte, quando fosse stato conscio a s medesimo, che di greco non ne sapeva
nella

punto n poco?

*)
autorit dei codici esaminati dal Raffaeli! di\\ Vonisi (Aned. V,c. XIII) proverebbe essere composizione di Dante, farebbe pi certo ancora, che la lingua greca la si studiava molto al tempo di lui, come lo prova la slessa opera di Uguccione; e sarebbe poi contro ogni principio di ragione, non gi negare che Dante sia stalo il maestro di lingua greca a Bosone (Iucche si potrebbe sospettare, ma non risulterebbe mai dal contesto del Sonetto in un modo abbastanza preciso ), ma si credere che un Dante si rallegrasse per li progressi nello studio della lingua greca fatti da un giovine, quando avesse saputo di essere ignorante di greco egli stesso?.Nulla di meno sull'autenticit del Sonetto da dubitare assaissimo.
il
1"

Finalmente
.

Sonetto, che

(V. Pelli

XIV; p. 131-142)

CONCHU DIAMO.
Se le osservazioni premesse non si dipartono punto da un preciso rigore di sillogismo, verremo a rispondere al proposto quesito in una maniera, panni sicuramente, non avvisata finora. Ella sia questa: Sino all' et di 27 anni Dante non aveva ancor fatto studio di lingua greca. Vi si accinse dopo, e della sua erudizione anche in questa parte di dottrina non possibile dubitare. Ai tempi di lui si studiava il greco; ed egli, non il Petrarca, fu il primo a far sentire agi' Italiani il bisogno di avvicinarsi a queste vere fonti dell' umano sapere. Come mai la Commedia e il Convito non bastarono a convincere un grand' uomo, qual fu il Tiraboschi, che quando Dante moriva, era gi stato dato la Sui il pi poderoso degl' impulsi possibili al risorgimento delle lettere

Vedi il N. XI. confido, che argomentando a questo modo il lettore non avr a dubitare, che la superstizione di un adoratore l'abbia condotto in inganno (V. Foscolo, Discorso ecc. N. 143, 144; ediz. di Londra 1842).
e delle arti?

Ora

io

mi

SCOLARI.

100
N.
Pag.
4.

VII.

Un. IO.

J// salut

virtuosamente tanto ecc.

BALLATA
DI

DANTE ALLIGHIERI
nuova
a voi cantando,
si

a).

Io son chiamata

ballatclla.

Che vegno

Per contarvi novella


D' un vostro servo, che
Io posso dir parole

muore amando.

Cos vere di lui,

Come

colei che vien dalla sua

mente.

Madonna, egli si duole, E muor chiamando vui


Ne' sospiri del cor colatamente. Quando il lasciai, piangea s fortemente, Che forse egli gi morto, Se alcun buono conforto Non gli ha donato Amor, di voi parlando Amor con lui parlava Del vostro grande orgoglio 6), Che voi d'ogni valor rende compita: E di ci si laudava Tanto, che '1 suo cordoglio Fors' alleggiato si, che ancora ha vita. Ma egli ha dentro al cor s gran ferita, Che non ne pu scampare, Se noi volete aitare Voi che "1 feriste : e non sapete quando ?

a) Questa Ballata tolta da un testo a penna Ji mano del dotto stampatore fiorentino Francesco Mocke, contenente tutte le Rime attribuite a Dante, tratte da diversi codici fiorentini, e collazionate con molti altri di testo quelle pubbliche e private librerie ora posseduto dal sig. conte Alessandro
:

dere fattura di

lui il riscontrarvi qua e l alcuni concetti, che leggonsi pure in altre scritture sue, notando segnatamente il passo della N. a Ciri questa postilla si riferisce, .11, e che combina precisamente colla stanza 4. a della Ballata circa il saluto da-

togli

Mortara di Cremona, ora stanziato a Lucca. In una nota sopra di essa accenna il dello Moiicke di averla trascritta da un codice
1'

di mano di Pier del Nero , il quale aveva tratta da una copia a mano, che Vincenzio Borghini ne aveva fatto da un antichissimo testo a penna , dove stava seguitatamente dopo le Canzoni di Dante. All' autorit del manoscritto da cui proviene , e che il Borghini attribuiva senza pi allo stesso Dante , aggiunge il prelodato

da Beatrice ; come parimente 1' alove narrasi clic luogo , . XXVI essa era detta da molti non pur femmina , ma uno delti bellissimi Angeli del cielo ; e ad un Angelo del cielo appunto assomigliata dal Poeta la donna sua nella stanza ultima della Ballata , dopo che tale * chiamolla gi nel . II, lin. 28.
tro
,

b) Qui in significato lodevole , come di nobilt, decoro, bellezza in sommo grado ; nel qual senso parrebbe doversi registrare
in

Vocabolario con questo esempio.

cavaliere clic, oltre allo

stile,

gliela fa cre-

110
J]

giorno che voi pria


(ili

clonaste

il

saluto,

Che dar sapete 'a chi vi Andando voi per via, Come d" un dardo acuto
Subitamente
Allora
il

face onore.

gli

passaste

il

core.

prese

la virt d'

Amore,

ne' vostri occhi raggia; Poi gli sete selvaggia Fatta s, che merc non vi addimando.

Che

Non

vi chero mercede, Madonna, per paura

Ch' io aggio, che di ci non vi adiriate: Ma questo dico in fede, Sapendo che in figura

Angel del

ciel diritto assimigliate,

Pi non vi dico avante, Se non che 1' alma sua vi raccomando.

N. Vili.
Pag. 4, Un. 33.

ESTRATTO DAL FILOCOPO


della sua donna,

a)

DI

MESSER GIOVANNI BOCCACCIO.

Narratosi dall'Autore, ch'egli compose questo romanzo per comando la quale si nom dal nome di Colei, che in s contenne la redenzione del misero perdimento, che addivenne per l'ardito gusto della prima Madre , ecco in qual modo egli riferisce essere

avvenuto

il di lui innamoramento: Io (Boccaccio) della presente opera componitore mi trovai in un grazioso e bel tempio di Partenope, nominato da Colui, che per deifi-

carsi sostenne che fosse fatto di lui sacrifizio sopra la grata; e quivi in canto, pieno di melodia, ascoltava l'ufficio che in tal giorno si canta. In quel giorno, la cui prima ora Saturno avea signoreggiata , essendo

a) Filocopo il titolo clie porta in fronma nell'interno dell'opera l'Autore Io chiama Filocolo j e dice derivare un tal nome da due parole greche, die suonano amante (lolla fatica o operujo ( Ouvrier in francese ), cli' il titolo d'un grado settario. Difetti questo romanzo contiene tutti
te,
i

narra tutte

gradi, tutte le mene dell'antica setta, e ne le principali vicissitudini, e maslin-

simamente quella del cangiamento del

II Boccaccio ne da un lampo al termine, dove dice al libro suo, die come piccolo servitore dee servire molto riverente il Fiorentino Dante, nel narrare le avventure di Biancogiore e Floiiio. Non solo i veramente BIJsurali versi ( com'ei li chiama ) del Fiorentino, ma anche le misurate prose quel suo libro segue come servitore fedele, trovandovisi le stesse finzioni, e quasi le frasi e paita role medesime usate da Dante nella

guaggio a cui si ricorse per sopravvenuti disordini; e ne attribuisce a Dante la gloria. Apparisce da questo a qual fonte si volse 1' Allighigli per attingere le nuove figure. Esso e quasi un monumento geroglifico della

Nuova.
Cosi a un di presso il ch. Rossetti dove parla del Filocopo j e che ci forn la materia

ond' compilata
*

la

nota

(!)

pi del-

l'estratto presente.

Commedia,

e quasi socio della Vita Nuova.

Ili

Febo co' suoi cavalli al decimo grado del celeste Montone pervenuto, e nel quale il glorioso parti mento del figliuolo di Giove dagli spogliati regni di Plutone si celebrava - b), gi essendo la quarta ora del giorno sopra l'orientale orizzonte passata, apparve agli occhi miei la mirabile bellezza della prefata giovane, venuta in quel luogo a udire checch io attentamente udiva. La quale, s tosto come io ebbi veduta, il cuore cominci forte a tremare, che quasi quel tremore mi rispondeva per li menomi polsi smisuratamente. Per la nuova vista io cominciai a dire: Oim! oh, che questo? e forte dubitava non altro accidente nojoso fosse; ma dopo alquanto spazio presi ardire, e intentivamentc cominciai a rimirare negli occhi dell' amata giovane, ne' quali vidi Amore in abito s pietoso, che fece tornarmi desideroso d'essergli per cos bella donna soggetto; e cominciai a dire: Valoroso Signore, io ti ringrazio; perocch tu hai dinanzi agli occhi mei posta la mia beatitudine; e gi il freddo cuore, sentendo la dolcezza del tuo raggio, s incomincia a riscaldare. Adunque io, Io quale ho la tua signoria, lungamente temendo, fuggita, ora ti prego che tu, mediante la tua virt e i begli occhi ove si pietoso dimori, entri in me con la tua deit. T^on ebbi appena detto queste parole, che i lucenti occhi della bella donna scintillando guardarono i miei con acuta luce; perla quale una focosa saetta d'oro vidi venire, e quella per gli occhi mici passare s forte al cuore, che ritornando egli al primo tremore, ancor trema; e vi si accese una fiamma di tanto valore, che ogni intendimento dell' anima volse a pensare delle- maravigliose bellezze della vaga donna, la quale per le sue opere virtuose pi volte fece pensare a molti, che non d'uomo, ma di Dio figliuola fosse .
gi

Sogno
il

del re di

Mormorimi mandatogli da
il

quale gli adombra

Venere, suo futuro destino.

A lui pareva essere sopra un alto monte, e qui aver presa una cervia bella e bianchissima (Biancofiore), la quale gli fosse molto cara; corpo e, quella lenendo nelle sue braccia, gli parca che dal proprio uscisse un lioncello presto e vispo (Florio, suo figlio); il (piai lioncello egli insieme con quella cervia nutricava alcun tempo. Ma, stando alquanto, vedeva scender dal cielo uno spirito di graziosa luce risplendiente (Amore), il quale apriva colle proprie mani il lioncello nel petto, e quindi teneva una cosa ardente, la quale la cervia desiderosamente mangiava. E poi gli parca che questo spirito facesse alla cervia il simigliarne; e*che, fatto questo, si partisse. Ma, poco stante, apparve su la montagna un lupo, il quale con ardente fame correva sopra la cer via per distruggerla; e il re (che figura il lup>) gliela parava davante per fargliela divorare ; ma il lioncello, correndo, torn alla difesa della cervia, e co'proprj unghioni quivi dilacer si fattamente il lupo, ch'egli il priv di vita (Poi la cervia legata con una catena d'oro ad un grandissimo Veltro; il lioncello intanto si unisce a lei, ed ambi son mandati dal Veltro sopra un alto monte; e l'Autore prosegue):

La prima ora

del Sabato Santo nel

mese

di Aprile, Sole in Ariete.

112
Ma prima che al monte si ritornassero, gli parea eli* olii si tuffassero in una chiara fontana - r), dalla quale il limiceli o ascende, pareva mutato in figura di nobilissimo giovane, e la cervia simigliantemente

di

bella giovane

</).

e) Anche nella V. N. . IX parlasi d'un limpido lumie, lunghesso il quale Dante incontrossi con Amore; ed ivi pure al . XIX passeggiando lungo a un rivo pensa a parlare

occhi
suoi

al core, e

innamor

Petrarca; e di
ed invagh

sabbato santo Fiammetta avea negli occhi

Amore

in abito

pietoso,

d'Amore. * d) Vedi il N. V.

Paragonando

le

sen-

sazioni provate da questi amanti alla vista Ielle loro donne, e gli accidenti dei sogni
riferiti, farebbe a dir vero sorpresa tanta rassomiglianza, se dal velo di tali narrazioni non trasparisse l'allusione ad un

da

essi

una

segreto e ordinatamente seguito sistema di cose; mollo pi considerando, che non ad essi due soltanto furono comuni i riferiti casi, ma ben ad altri ancora ci succedeva. Ed certamente curioso ( osserva il Sig. Rossetti) il vedere, che Dante d la prima mossa al suo poema della Commedia di settimana santa; che il Petrarca cominci il suo poema dell' affrica anche di settimana santa ; e che Boccaccio fissa il principio del suo Decamerone pure di settimana santa. E non men curioso l'osservare, che Beatrice mand a soccorrer Dante di gioved santo; che Laura si offr dapprima a Petrarca di vene* d santo; e clie Fiammetta si present la prima volta a Boccaccio di sabato santo. Di gioved santo Beatrice gli occhi lucenti lacrimando volse, e mand Virgilio a Dante; di venerd santo Laura con gli o