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Inni sacri

di Alessandro Manzoni

Letteratura italiana Einaudi

Edizione di riferimento: Tutte le poesie 1812-1872, a cura di Gilberto Lonardi, Marsilio Editori, Venezia 1987 Introduzione di Gilberto Lonardi Commento e note di Paola Azzolini

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Sommario
Il Natale La Passione La Risurrezione La Pentecoste Il Nome di Maria 1 13 22 33 51

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IL NATALE

Qual masso, che dal vertice di lunga erta montana, abbandonato a limpeto di romorosa frana, per lo scheggiato calle precipitando a valle, batte sul fondo e sta;

1. Qual masso: similitudine molto tormentata, come dimostrano gli abbozzi. Svolge il concetto dellumanit caduta e incapace di riscatto senza laiuto divino (la Grazia). Per limmagine probabile una rivisitazione di archetipi classici e cristiani. Il Bertoldi (1957) ricorda Il. XIII, 175, nella traduzione del Monti, dove di Ettore che semina strage nel campo greco si dice che pari a veloce Rovinoso macigno che torrente Per gran pioggia cresciuto, da petrosa Rupe divelse e spinse al basso; ei vola Precipite a gran salti, e si fa sotto La selva risonar, n il corso allenta Finch giunto alla valle, ivi si quieta Immobile, ove evidente certa consonanza linguistica. Ma anche Aen. XII, 684, Ac veluti montis saxum de vertice praeceps cum ruit avulsum vento ... Fertur in abruptum; e ancora linno In dedicatione Ecclesiae, Alto ex Olimpi vertice summi Parenti filius Ceu monti desectus lapis Terras in imas decidens. Il paragone si estende per una campata strofica di quattordici versi, analogamente, ma con altro effetto, meno logicamente articolato, il paragone del secondo Coro dellAdelchi, 61-72. 2. erta montana: ripido pendio del monte. di lunga suggerisce uno sguardo dal basso che misura limpossibilit della salita. 4. romorosa frana: negli abbozzi rovinosa; la frana in Virgilio praeceps ruit (cfr. Aen. XII, 684-685). 5. scheggiato calle: una visione a posteriori del percorso del masso che ha scheggiato la lunga via della caduta. In abbozzo (Ghisalberti, 47): Per lo dirotto; Per lo squassato; Pel divorato; Gi per lo smosso. 7. Batte ... e sta: la tronca preceduta dalla congiunzione segna

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l dove cadde, immobile giace in sua lenta mole; n per mutar di secoli, fia che riveggia il sole de la sua cima antica, se una virtude amica in alto nol trarr: tal si giaceva il misero figliuol del fallo primo, dal d che una ineffabile

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il definitivo silenzio, dopo il veloce minare dei versi precedenti; Aen. XI, 771: Mole sua stat. 8. immobile: predicativo tuttaltro che ridondante, perch con un forte contenuto verbale che ricompare anche nel secondo Coro dellAdelchi, 19-20, e nel Cinque maggio, 1-2. 9. lenta: cfr. Risurrezione, 21, ma soprattutto, nellaccezione di pesante, abbandonato, senza vita ecc. il secondo Coro dellAdelchi 3. 11. Fia che riveggia: apodosi di un periodo ipotetico della realt con protasi Se una virtude amica. Significativamente ladunaton si propone come realizzabile, attraverso lintervento della virtude amica. 11-12. il sole de la sua cima antica: ricorda per contrasto il lamento di Is. IX, 2, Populus qui ambulabat in tenebris, vidit lucem magnam; habitantibus in regione umbrae mortis, lux orta est eis e, come avvert Russo (1959), umanizza la condizione del masso caduto, ormai pura metafora delluomo. 13. virtude amica: il vocabolo virtude ha una gamma di significati complessa nel testo manzoniano delle liriche e delle tragedie, che va da forza a grazia, potere vivificante, come nella Pentecoste (1822), 101-102. 15-16. il misero Figliuol del fallo primo: lumanit derelitta,

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ira promessa a limo dogni malor gravollo, onde il superbo collo pi non potea levar. Qual mai tra i nati a lodio, qual era mai persona che al Santo inaccessibile potesse dir: perdona? far novo patto eterno? al vincitore inferno la preda sua strappar? Ecco ci nato un Parvolo, ci fu largito un Figlio:

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figlia del primo peccatore Adamo, con metonimia: per la causa (Adamo), leffetto (il peccato). 18-19. a limo dogni malor gravollo: al fondo dogni sventura; cfr. Is. LXIII, 3, ma linguisticamente ricorda, Inf. VI, 86, Diverse colpe gi li grava al fondo. Questi due versi e i due successivi riprendono esattamente lultima parte del paragone del masso. 20. il superbo collo: perch alzato dalla superbia delluomo contro la mano del Signore (Venturi, 1877); per laggettivo superbo, cfr. Nome di Maria, 10; Risurrezione, 95; ecc. 22. nati allodio: da Paul., Ad Ephesios II, 3, et eramus natura filii irae, ma il Tommaseo (1858): Pu intendersi non solo dellodio di Dio; ma dellodio, cio dellincapacit di amare veramente Iddio, nella quale nasceva luomo corrotto. 24. Santo: Dio cos indicato nella Bibbia, anche nella Pentecoste (1822), 64-65. inaccessibile: a cui luomo non poteva giungere senza laiuto di una virtude amica. Lappellativo speculare alla similitudine del masso, per cui la cima appunto inaccessibile. 29-30. Ecco ... Figlio: sono le parole di Is. IX, 6, Parvolus enim

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le avverse forze tremano al mover del suo ciglio: a luom la mano Ei porge, che si ravviva, e sorge oltre lantico onor. Da le magioni eterie sgorga una fonte, e scende; e nel borron dei triboli vivida si distende: stillano mele i tronchi;

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natus est nobis et filius datus est nobis. Manzoni traduce letteralmente sottolineando appena il datus est/ci fu largito. Nelle Opere Varie (1875-1855) [da ora in poi O. V.], pargolo al posto di parvolo, con passaggio analogo al precedente, dal calco latino al termine poetico e, in questo caso, disusato; altro sinonimo nella Pentecoste (1822), 129, Spira dei nostri bamboli, ma gi usato nella Risurrezione, 91. 31-32. Le avverse forze ... ciglio: limmagine di Giove reperibile nella poesia classica (Il. I, 700; Aen. IX, 106; Metam. II, 849), ma qui applicata a Ges Bambino. 35. Oltre lantico onor: Con brevit vigorosa significa che la redenzione innalz luomo a stato anche pi onorevole dellantica perduta innocenza (Venturi, 1877). 36-39. Da le magioni eterie ... si distende: cfr. Ioel. III, 18, et fons de domo Domini egredietur et irrigabit torrentem spinarum; eterie: nella stampa del 1822, eteree; borron: borrone accrescitivo di borro esprime che in quel luogo, quando che sia, scorre acqua; la quale idea alla voce burrone non annessa (Venturi, 1877). 40. Stillano mele i tronchi: la fonte di questa sintetica descrizione dellet delloro virgiliana (Ecl. IV, 30), ma anche Prudenzio, De nativitate. Il verbo al presente indica il perenne riattualizzarsi della Redenzione.

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ove copriano i bronchi, ivi germoglia il fior. O Figlio, o Tu cui genera lEterno eterno seco, qual ti pu dir dei secoli: Tu cominciasti meco? Tu sei: del vasto empiro non ti comprende il giro: la tua parola il f. E Tu degnasti assumere questa creata argilla?

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41-42. Ove ... fior: bronchi voce dantesca, per cespugli spinosi. La bellezza del copriano cos assoluto, e del fior singolare, non tale che un critico possa lodarla degnamente (Tommaseo, 1858). 43-44. O Figlio ... seco: nelle O.V., Manzoni cita il Salmo II, ricordato nella prima messa del Natale e precisamente nellIntroito: Filius meus es tu, ego hodie genui te. Leterno eterno seco: il poliptoto sottolinea latemporalit del concetto teologico, come il presente genera che traduce il perfetto aoristico genui. 45-46. Qual ... meco: si combina il ricordo di due espressioni bibliche: Psal. XCII, 2, Parata sedes tua ex tunc: a saeculo tu es; Is. LIII, 8, generationem eius quis enarrabit?. 47. Tu sei: cfr. Es. III, 14, Dixit Deus ad Moysen: Ego sum qui sum. 47-48. del vasto empiro: cfr. Reg. III, VII, 27, coelum et coeli coelorum te capere non possunt. 49. la tua parola il f: cos Psal. XXXII, 6, Verbo Domini coeli firmati sunt. 51. creata argilla: negli abbozzi (Ghisalberti, 51-52) creata creta; caduca creta. Manzoni insiste sulla docilit della materia informe; analoga idea si esprime in un altro lessema ritornante nella lirica, orma.

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qual merto suo, qual grazia a tanto onor sortilla? se in suo consiglio ascoso vince il perdon, pietoso immensamente Egli . Oggi Egli nato: ad Efrata, vaticinato ostello, ascese unalma Vergine, la gloria dIsraello, grave di tal portato:

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52. qual grazia: la Grazia divina in opposizione ai meriti inesistenti delluomo. Risuona qui un endecasillabo dantesco (Purg. VII, 19). Non pare opportuno interpretare grazia come azione gradita a Dio, come conferma una variante dellabbozzo: a divin concedere Chi mai vorr por met? (Ghisalberti, 51). 53. sortillo: lo chiam in sorte; cfr. Dante, Par. XI, 109, Quando a Colui che a tanto ben sortillo. 54-56. Se in suo consiglio ... egli : Se negli arcani giudizi di Dio il perdono vince ogni demerito nostro, ben pu dirsi che la piet di Lui infinita (Venturi, 1877). 57. Efrata: Bethlehem ebbe il nome di Efrata, moglie di Caleb, dopo lingresso degli Ebrei nella Cananea. 58. Vaticinato ostello: luogo divinato dai profeti. Manzoni cita nelle O.V., Mich. V, 2, Et tu, Bethlehem Efrata, parvulus es in millibus Iuda: ex te mihi egredietur qui sit dominator in lsrael, et egressus eius ab initio, a diebus aeternitatis. 59. ascese: Bethlehem era su di un colle; cos anche il racconto del Vangelo di Luca che da qui in poi Manzoni segue da vicino. 60. La gloria dIsraello: la Chiesa dedica a Maria le espressioni di lode rivolte nella Bibbia a Giuditta, liberatrice di Betulia (cfr. Iud. XV, 10). 61. Grave di tal portato: incinta di tanto figlio; contamina due espressioni dantesche, Par. XVI, 36, Sallevi di me ondera

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da chi l promise nato, dondera atteso usc. La mira Madre in poveri panni il Figliuol compose, e ne lumil presepio soavemente il pose; e lador: beata! innanzi al Dio prostrata, che il puro sen le apr. 65

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grave; Purg. XX, 22, Ove sponesti il tuo portato santo (Bertoldi, 1957). 62. Da chi l promise: nelle O.V., Da cui; dalla Vergine che era stata profetizzata madre di Cristo. 64. mira Madre: traduce lespressione delle litanie, Mater admirabilis, evidenziando lallitterazione nellequivalenza dei due termini bisillabi. 66-67. E ne lumil ... il pose: traduce levangelico et pannis eum involvit et reclinavit eum in praesepio citato da Manzoni nelle O.V. 68. lador: nella liturgia di Maria si dice: quem genuit adoravit. 70. Che il puro sen le apr: ador il figlio divino che aveva schiuso il suo grembo di vergine; un concetto analogo a quello di Dante, Par. XXXIII, 1, Vergine madre, figlia del tuo figlio. puro sen complemento oggetto e non soggetto (insostenibile sintatticamente, oltre che logicamente) come volle la malintesa verecondia di alcuni esegeti. Manzoni sfiora qui la controversa questione teologica della verginit di Maria post partum, affermata dal Concilio di Trento, pur non considerandola articolo di fede; cos recentemente fece il Concilio Vaticano secondo del 1964 (Warner, 1980).

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LAngiol del cielo, a gli uomini nunzio di tanta sorte, non dei potenti volgesi a le vegliate porte; ma fra i pastor devoti, al duro mondo ignoti, subito in luce appar. E intorno a lui, per lampia

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71-91. Langiol del cielo ... La compagnia fedel: le tre strofe derivano dal racconto di Luca (II, 8, 9, 13, 14) citato dal Manzoni nelle O.V.: Et pastores erant in regione eadem vigilantes ... Et ecce angelus Domini stetit iuxta illis, et claritas Dei circumfulsit illos ... Et subito facta est cum angelo multitudo militiae coelestis laudantium deum, et dicentium: Gloria in altissimis Deo... Labbozzo seguiva pi da vicino il testo evangelico: Non lunge a veglia stavano Del gregge lor pastori: A lor dinnanzi un Angelo Ristette e di fulgori Li cinse: onde li prese Spavento; ma cortese LAngelo a lor parl... Non paventate: altissima Nuova di gaudio io porto. Il Salvator de gli uomini Fra voi questoggi sorto; Il Cristo, io dico: andate, Ne la citt cercate: Questo segnal vi do: Entro un presepe un bambolo Vedrete in panni involto: Egli S disse, e subito Gi per lo ciel disciolto Daltri celesti un volo Che si libraro a stuolo Intorno al messaggier (Ghisalberti, 52-54). 73-74. Non dei potenti ... vegliate porte: Argutamente il Manzoni le chiama vegliate, quasi in contrapposizione ai veglianti che Luca dice dei pastori (Venturi, 1877). In questo e nei versi successivi vedeva De Sanctis (1965) i segni della eguaglianza rivoluzionaria, ribattezzata dallo spirito evangelico. 75. devoti: i semplici credettero per primi alla venuta di Cristo. 76. duro mondo: il mondo insensibile, inumano. Insieme alle vegliate porte lespressione ricorda le dure, illustri porte della Caduta di Parini. 77. subito: aggettivo, improvviso; cfr. Aen. I, 588, claraque in luce refulsit.

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notte calati a stuolo, mille celesti strinsero il fiammeggiante volo, e accesi in dolce zelo, come si canta in cielo a Dio gloria cantar. Lallegro inno seguirono, tornando al firmamento; fra le varcate nuvole

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78-79. lampia Notte: lenjambement dilata loscurit notturna in cui brilla il volo degli angeli. a stuolo: a schiera. 80. Mille celesti: per un numero indeterminato; strinsero: il verbo indica il raccogliersi insieme volando degli angeli fiammeggianti. unimmagine anche della devozione popolare, oltre che della pi diffusa rappresentazione pittorica del Natale. 83. Come si canta in cielo: scorcia, ma forse con scarsa efficacia, la precisa traduzione evangelica, per altro anchessa un po piatta, dellabbozzo: A Dio cantando gloria, E in terra pace al buono (Ghisalberti, 54). 85. Lallegro inno: laggettivo ha il senso solenne del sostantivo della stessa radice, usato da Dante, Par. XXVII, 7, O gioia, o ineffabile allegrezza; seguirono: seguitarono a cantare; lallegro inno: complemento oggetto. 87. Fra le varcate nuvole: gli angeli e leco del loro canto scompaiono in alto, tra le nuvole gi attraversate e illuminate dal volo. Quel varcate infatti un particolare visivo che richiama, ci pare, il fiammeggiante volo. Nellabbozzo: Da le varcate; Su le varcate e nelle O.V.: Tra le varcate. Evidentemente limmagine costruisce la propria forma sintattica a fatica, quasi costretta dal valore compiuto del participio passato che per altro, in questo uso, cio di dare come compiuta unazione appena trascorsa o in atto, ben manzoniano; vedi sopra scheggiato calle, ma anche erta infuocata (secondo Coro dellAdelchi, 74); spregio sofferto (primo Coro dellAdelchi, 11). Anche in questo caso si esprimono contemporaneamente due azioni: il volo verso il firmamento degli angeli e il lento scomparire delleco del loro canto.

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allontanossi, e lento il suon sacrato ascese, fin che pi nulla intese la compagnia fedel. Senza indugiar, cercarono lalbergo poveretto quei fortunati, e videro, siccome a lor fu detto, videro in panni avvolto, in un presepe accolto, vagire il Re del Ciel. Dormi, o Fanciul, non piangere; dormi, o Fanciul celeste; sovra il tuo capo stridere

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92. Senza indugiar: festinantes, nel testo evangelico. 93. Lalbergo poveretto: sotto (97) in un presepe; cio la stalla, dove Ges era nato. 95. Siccome a lor fu detto: come gli angeli avevano annunciato; ma la frequenza del rammemorare le profezie, insieme a questo annunzio dellevento contribuisce a cancellare il tempo, come scansione di momenti successivi, cio il tempo come storia. 96. Videro: riprende, a inizio verso, il videro che sta alla fine del v. 94. Lanafora sottolinea lincredibilit dellevento: il Re nella stalla. 98. Vagire: retto da videro, efficace sinestesia. il Re del ciel: accostato a vagire riprende con forza il sublime paradosso della povert e umilt del Cristo. 99-100. Dormi o Fanciul ... celeste: la strofa inizia con landamento di una ninna-nanna natalizia e prosegue con la strutturazione del contrasto tra il piccolo bambino e la sua potenza divina. 101. stridere: Verbo che ti fa sentire il sibilo dei venti e il fra-

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non osin le tempeste, use su lempia terra, come cavalli in guerra, correr dinanzi a Te. Dormi, o Celeste: i popoli chi nato sia non sanno; ma il d verr che nobile retaggio tuo saranno; che in quellumil riposo, che ne la polve ascoso

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gorio delle saette, accompagnatrici della tempesta (Venturi, 1877); cfr. Aen. I, 106, stridens aquilone procella. 102. tempeste: spesso inteso in senso translato, le passioni. Pare pi giusto conservare la sua sostanziale indeterminatezza: il tormentoso percorso terreno che il Dio fanciullo guida e governa. Nella strofa si esprime, ma conservando la contraddizione implicita nel bambino-dio, la duplice natura, inerme e potente, del Cristo nelle sue due persone, divina e umana. 104-105. Come cavalli ... dinanzi a Te: il percorso delle varianti piuttosto tormentato: Use il tuo pi lambire; Use nel d delire; Use a la tua chiamata; Use qual guardia armata (Ghisalberti, 55). Limmagine dei cavalli in guerra richiama Is. I, 24; Ioel, II, 2; Psal. XCVI, 4, ma Manzoni elabora in modo personale il tema biblico del Dio degli eserciti. 106-107. i popoli ... non sanno: il mondo ignora levento fondamentale della sua vicenda terrena, lincarnazione e nascita del Redentore. Cfr. Is. I, 3. 108-109. nobile retaggio: saranno tuo splendido possesso, eredit del tuo sacrificio; cfr. Psal. II, 8. 111. nella polve: il termine biblico che indica labiezione. Con questo valore anche nel Cinque maggio, 47, e nel Coro del Carmagnola, 95. Negli abbozzi i versi dal 110 al 112 erano stati

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conosceranno il Re.

diversamente tracciati: Tu rinnovelli i tempi Tu schiudi il ciel, tu adempi Dei secoli il sospir (Ghisalberti, 56). Oltre al ricordo di un verso della Risurrezione (40, il sospir del tempo antico), il concetto, poi scomparso, quello delle due ere della storia umana, divise dalla Redenzione, unico evento realmente storico in una prospettiva cristiana (cfr. per questo concetto e il suo inverarsi nella letteratura religiosa dal Medioevo in poi, gli studi di Auerbach, 1966). 112. conosceranno il re: Barberi Squarotti (1965) sottolinea la pregnanza del valore ottativo di questo futuro, che segna linevitabile sottomissione alla regalit divina; cfr. Zach. IX, 9.

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LA PASSIONE

O tementi de lira ventura, cheti e gravi oggi al tempio moviamo, come gente che pensi a sventura, che improvviso sintese annunziar. Non saspetti di squilla il richiamo; nol concede il mestissimo rito: qual di donna che piange il marito, la vesta del vedovo altar. Cessan glinni e i misteri beati,

1. O tementi ... ventura: forse ispirato al senso di castigo inevitabile che anima la cadenza iniziale del Dies irae. Ira nel senso di castigo, vendetta, come anche nel Natale, 17-18. Il participio presente usato come sostantivo torna anche al v. 31 (volente) e poi pi volte nella lirica. 2. Cheti e gravi: i due aggettivi bisillabi scandiscono il ritmo cadenzato della processione del Venerd Santo. Il ritmo binario si prolunga anche nel verso successivo. 4. improvviso: enallage, laggettivo per lavverbio. 5. di squilla il richiamo: il richiamo delle campane cessa il Gioved Santo; esse vengono legate e saranno sciolte solo il giorno di Pasqua. 7-8.Qual ... altar: la Chiesa vedova del suo sposo, Cristo e gli altari sono coperti da drappi scuri, come, appunto, le vesti vedovili. 9. Cessan glinni...: il rito della messa del Venerd privo dellIntroito, del Kyrie e degli inni, non si consacra il pane e il vino, ma si consumano le specie consacrate il Gioved Santo. Ricorda la liturgia del Venerd Santo che canta: Plange quasi virgo plebs mea plangite ministri altaris, aspergite vos cinere. Qui misteri vale cerimonie sacre.

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fra cui scende, per mistica via, sotto lombra de pani mutati, lOstia viva di pace e damor. Sode un carme: lintento Isaia proffer questo sacro lamento, in quel d che un divino spavento gli affannava il fatidico cuor. Di chi parli, o Veggente di Giuda? chi costui, che dinanzi a lEterno, spunter come tallo da nuda terra, lunge da fonte vital?

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11. Sotto ... pani mutati: si compie il mistero della transustanziazione, il pane si muta nel corpo di Cristo. 12. LOstia: la vittima; cfr. Johan. VI, 41: Ego sum panis vivus, qui de coelo descendit. 13. un carme: nel silenzio della Chiesa, dove non risuonano pi gli inni, si leva la lamentazione di Isaia, intento cio sprofondato nella visione. Nelle O.V.. Manzoni cita il passo (Is. LIII, 2, 3, 4), da cui trasse pi di un elemento alla costruzione delle strofe seguenti: Et ascendet sicut virgultum coram eo, et sicut radix de terra sitienti... Despectum et novissimum virorum, virum dolorum, et scientem infirmitatem: et quasi absconditus vultus eius... et nos putavimus eum quasi leprosum et percussum a Deo. 16. Gli affannava il fatidico cuor: il veggente, preda del Dio che lo ispira, visto secondo immagini antiche, che, come qui, evocano il tormento della possessione divina. Nelle O.V., cuor diventa cor, correzione costante dopo la revisione del 1840 del romanzo. 17. Veggente di Giuda: profeta della trib di Giuda. 19-20. Come tallo da nuda Terra ... vital?: il testo di Is. LIII, 2, 3, 4; tallo quel che mettono le erbe prive di fusto, quando si lasciano star sulla terra, e sono per far seme (Venturi, 1877).

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questo fiacco pasciuto di scherno, che la faccia si copre dun velo, come fosse un percorsso dal cielo, il novissimo dogni mortal? egli il Giusto che i vili han trafitto, ma tacente, ma senza tenzone; egli il Giusto; e di tutti il delitto il Signor sul suo capo vers. Egli il santo il predetto Sansone, che morendo francheggia Israele; 25

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21. fiacco pasciuto di scherno: ancora da Is. LIII, 3, ma vedi abbozzi del Natale (Ghisalberti, 50) Svegliati, o fiacco; Coro del Carmagnola, 127, ove sempre laggettivo sostantivato. Il resto dellespressione ritorna in Proclama di Rimini, 6: E da lor scissa la pascean doffese. La fonte ancora biblica: Jer. III, 30, saturatur opprobriis. 22. Che la faccia si copre dun velo: ancora Is. LIII, 3. Velo espressione di ascendenza petrarchesca; cfr. Risurrezione, 81. 23. un percosso dal cielo: cfr. Is. LIII, 4, cit. e, per il ritorno dello stesso lessema, Proclama di Rimini, 39, Il percussor percosse. 24. il novissimo dogni mortal:: ancor Is. LIII, 3, cit., lultimo dei mortali, il pi disprezzato. 25. il Giusto: cos Zach. IX, 9. 26. facente: nota il participio presente in funzione aggettivale; cfr. Act. VIII, 32. 27-28. di tutti ... vers: cfr. Is. LIII, 6: Et posuit Dominus in eo iniquitatem omnium nostrum. 29. il predetto Sansone: Sansone che poggiando le braccia aperte alle colonne (quasi fosse crocifisso), fece crollare, sacrificando anche la sua vita, il tempio sulle teste dei Filistei, figura del Cristo venturo.

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che volente a la sposa infedele la fortissima chioma lasci. Quei che siede sui cerchj divini, e dAdamo si fece figliuolo; n sdegn coi fratelli tapini il funesto retaggio partir: volle lonte, e ne lanima il duolo, e le angosce di morte sentire, e il terror che seconda il fallire, ei che mai non conobbe il fallir. La repulsa al suo prego sommesso,

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31-32. Un volente ... lasci: cos interpreta Frattini (1981): Sansone non cedette la chioma, che racchiudeva la sua sterminata potenza, di sua volont, ma per linsidia di un tradimento: quello appunto di Dalila, la sposa infedele: Cristo invece don deliberatamente, con la vita, tutta la sua divina virt salvifica allumanit che, gi prima e poi anche in avvenire, infedele per i suoi peccati a Dio, fu dal Redentore fatta sua sposa nel vincolo di sangue del sublime sacrificio del Golgota. Non sfugga tuttavia loscurit voluta della contaminatio, allusiva, forse, alla concezione cristiana della figura, per cui vedi gli studi, gi citati, di Auerbach su Dante (1966). 33. cerchj divini: in Par. XXVII, 144: cerchi superni. Linno, come di consueto, avvicina il linguaggio dantesco a quello biblico. 36. il funesto retaggio: la funesta eredit della colpa, cio la morte. funesta deriva dal latino funus che ha in s lidea fondamentale di morte. 37. Volle lonte: sottolinea la decisione spontanea, per cui Cristo si offr al sacrificio. onte vale ingiurie e richiama gli schemi del v. 21. 39-40. E il terror ... il fallir: ricorda Paul., Ad Cor. II, V, 21. Nota la sottolineatura vigorosa del termine fallir/fallire, nella ripresa, alla fine del verso. 41. La repulsa ... sommesso: ricorda le parole di Ges nellorto dei Getsemani, Prodicit in faciem suam orans, et dicens: Pater mi,

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labbandono del Padre sostenne: oh spavento! lorribile amplesso dun amico spergiuro soffr. Ma simile quellalma divenne a la notte de luomo omicida: di quel sangue sol ode le grida, e saccorge che sangue trad. Oh spavento! lo stuol dei beffardi baldo insulta a quel volto divino, ove intender non osan gli sguardi glincolpabili figli del ciel.

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si possibile est, transeat a me calix iste; veruntamen non sicut ego volo, sed sicut tu (Matth. XXVI, 39) in cui era la sommessa preghiera di risparmiare la terribile prova, ma anche la sottomissione al volere del Padre. 42. Labbandono del Padre: cfr. Matth. XXVII, 46. 43 Oh spavento!: lesclamazione richiama, sottolineandone il ritorno alla vista delle sofferenze del Cristo, il divino spavento di Isaia (15). 46. la notte delluomo omicida: con efficace translato, le tenebre della colpa si allargano alla tenebra notturna, piena dei fantasmi del rimorso. 47. Di quel sangue ... le grida: cfr. Matth. XXVII, 4: Peccavi tradens sanguinem justum, detto da Giuda (citato da Manzoni nelle O.V.). Nota acutamente il Momigliano (1936) la forza di quel sol: inizia per Giuda la terribile ossessione del rimorso. 49. lo stuol dei beffardi: la folla che, sicura dellimpunit (baldo), insult Cristo e lo derise (cfr. Mar. XIV, 65). Si torna su un motivo gi accennato (21) che acquista un cospicuo spessore nella rievocazione manzoniana, come gi laveva nel racconto evangelico. 51. intender: rivolgere. 52. Glincolpabili figli del ciel: gli angeli che sono senza peccato;

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Come lebro desidera il vino, ne le offese quellodio sirrita; e al maggior dei delitti glincita del delitto la gioja crudel. Ma chi fosse quel tacito reo, che dinanzi al suo seggio profano strascinava il protervo Giudeo, come vittima innanzi a laltar, non lo seppe il superbo Romano; ma fe stima il deliro potente, che giovasse col sangue innocente la sua vil sicurtade comprar.

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lespressione in forte opposizione allo stuol dei beffardi. 53. lebro: nelle O.V., ebbro. 56. Del delitto ... crudel: losservazione psicologica coglie lo scatenarsi degli impulsi aggressivi nella folla; vedi anche Promessi Sposi, XIII, ove la descrizione dellassalto al forno durante il tumulto di Milano. 57. tacito reo: anche nel Nome di Maria, 1, il silenzio circonda il sacrificio e lumilt della creatura prescelta; Matth. 27, 14, dice del Cristo di fronte a Pilato: et non respondit ei ad ullum verbum. 58. seggio profano: il tribunale di Pilato amministrava la giustizia civile, tuttavia il senso dellespressione va oltre. Cristo infatti viene giudicato da un tribunale che non poteva, come tribunale umano, pronunciare sentenze sulluomo-Dio. 59. protervo Giudeo: arrogante e ostinato nella sua crudelt; ma nota lassonanza di protervo con superbo (61). 60. come vittima ...: cfr. Jer. XI, 19. 62. deliro potente: Pilato.

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Su nel cielo in sua doglia raccolto giunse il suono dun prego esecrato: i celesti copersero il volto: dissi Iddio: Qual chiedete sar. E quel Sangue dai padri imprecato sulla misera prole ancor cade, che mutata detade in etade, scosso ancor dal suo capo non lha. Ecco appena sul letto nefando quellAfflitto depose la fronte, e un altissimo grido levando, il supremo sospiro mand: gli uccisori esultanti in sul monte di Dio lira gi grande minaccia; gi da lardue vedette saffaccia, quasi accenni: fra poco verr.

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65. esecrato: per esecrando, maledetto. I Giudei dissero a Pilato: sanguis eius super nos et super filios nostros (Matth. XXVII, 25). 67. I celesti ... volto: come in Dante, Par. XXVII, 35. 72. scosso ancor: qui il sangue rappresenta lidea del misfatto, come un peso che saggrava sul capo (Tommaseo, 1858). 73. nefando: perch l su quel letto, cio la croce, si era consumato il sacrilegio. Ha lo stesso valore del disonor del Golgota. Anche Dante ha letto per tomba (Inf. X, 78). 74. fronte: sineddoche abbastanza diffusa per capo. 75. un altissimo grido: cfr. Matth. XXVII, 50: clamans voce magna, emisit spiritum. 77. esultanti: il tripudio che si manifesta in atti esterni, come nel latino exsulto. In efficace opposizione con il v. 65. 79. ardue vedette: dallalto dei cieli. 80. Quasi accenni: torna limmagine omerica (e montiana) come

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O gran Padre! per Lui che simmola, taccia alfine quellira tremenda; e de ciechi linsana parola volgi in meglio, pietoso Signor. S quel Sangue sovressi discenda; ma sia pioggia di mite lavacro: tutti errammo; di tutti quel sacro santo Sangue cancelli lerror. E tu, Madre, che immota vedesti un tal Figlio morir su la croce,

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in Natale, 31-32, rinvigorita dalla grandiosit biblica dellira gi grande. 82. ira tremenda: torna lira che il motivo profondo dellinno. 83. dei ciechi linsana parola: sono accostati nel verso due termini, ciechi/insana, che designano la follia e loscurit in cui si dibatte luomo. Insana parola riprende il prego esecrato (66). 86. mite lavacro: pioggia di purificazione, acqua battesimale, da cui sia fatta monda lanima del peccatore; in opposizione alla pioggia di sangue di 69-70. 87. Tutti errammo: cfr. Is. LIII, 6: Omnes nos quasi oves erravimus. 87-88. sacro Santo Sangue: nota la allitterazione, priva di attrattive foniche, ma aspra e quasi gridata, chiusa com fra le due espressioni, ugualmente omofone, errammo - error. 89. immota: una statua davanti allEterno direbbe Ungaretti; ma si pensi anche al masso immobile del Natale. Linvocazione alla Madre celeste segue nella stessa posizione, allinizio di verso e di strofa, quella al Padre (81).

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per noi prega, o regina dei mesti, che il possiamo in sua gloria veder; che i dolori, onde il secolo atroce fa dei boni pi tristo lesiglio, misti al santo patir del tuo Figlio, ci sien pegno deterno goder.

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91. o regina dei mesti: regina martyrum, consolatrix afflictorum, nelle litanie. 93. il secolo atroce: non solo, genericamente, il mondo, la storia, ma il terribile momento storico che Manzoni stava vivendo, insieme a tutti gli italiani, nei giorni della caduta di Bonaparte e del Regno Italico. 94. buoni: corretto e toscanizzato in boni nelle O.V. 96. pegno: garanzia della promessa beatitudine dopo la morte.

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LA RISURREZIONE

risorto: or come a morte la sua preda fu ritolta? come ha vinte latre porte, come salvo unaltra volta quei che giacque in forza altrui? io lo giuro per Colui che da morti il suscit,

1-5 risorto ... in forza altrui: la strofa prima ha unelaborazione travagliata. Citiamo una delle fasi registrate nel ms. VS IX 3, codice autografo degli Inni (Ghisalberti, 31): risorto: or come tolta Fia la preda a luom robusto? Come salvo unaltra volta Quei che preso in sasso angusto Giacque immoto in forza altrui? Al v. 1 Manzoni traduce Is. XIXL, 24, Numquid tolletur a forti praeda? Aut quod captum fuerit a robusto salvum esse poterit?, che si legge in chiesa il Venerd santo secondo la liturgia ambrosiana. Nota che la forma definitiva abbandona il ricordo del profeta per leco dantesca, Inf. XII, 38, Colui che la gran preda Lev a Dite. Rimane, come espressione nata di getto, risorto, scandito tre volte. Una in questo mistero lidea dominante: lucciso risorto. Questa idea doveva occupare subito lanimo del poeta; doveva essere svolta in tutta la sua ammirabilit: e il poeta lo fa degnamente (Tommaseo, 1858). 3. atre porte: le porte tenebrose del regno dei morti. La locuzione liturgica porta Inferi, si fusa con il detto virgiliano, atri janua Ditis (Aen. VI, 127). 4. unaltra volta: non intenderei: poich Cristo era sfuggito ad altre insidie, ma piuttosto: di nuovo, dopo che pareva caduto definitivamente nelle mani dei nemici (Chini, 1933). 5. giacque: pi definitivo di cadde, anticipa il Cinque maggio, 16, ed in diretta opposizione a risorto. 6-7. Io lo giuro ... il suscit: nota il Manzoni nelle O.V. che lespressione di San Paolo (Ad Galat. I, 1); io evidentemente tutta la coralit dei fedeli nella chiesa; la prima persona usata con questo valore collettivo nei Salmi.

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risorto: il capo santo pi non posa nel sudario; risorto: da lun canto de lavello solitario sta il coperchio rovesciato: come un forte inebriato il Signor si risvegli. Come a mezzo del cammino, riposato a la foresta, si risente il pellegrino, e si scote da la testa

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9. sudario: il lenzuolo funebre; cfr. Matth. XXVII, 59. 10. risorto: per la terza volta si ripete il grido del celebrante nella cerimonia pasquale, ricordato anche poi (78): Christus Dominus resurrexit. 11. avello solitario: solitario perch abbandonato dal corpo di Cristo e quindi vuoto (Momigliano, 1936). Le guardie giacevano tramortite dopo il terremoto che segu la monte di Cristo (62): forse in questo altro senso (solitario perch non custodito) recuperabile linterpretazione del Bertoldi (1957). 12. il coperchio rovesciato: limmagine tipica delle raffigurazioni pittoriche della Risurrezione; si crea cos una suggestione figurativa (non paesaggistica che sarebbe andare troppo oltre, come vorrebbe il Goffis, 1965). 13. Come un fonte inebriato: forte riprende, dalla parte di Cristo, la forza di 5. Lespressione deriva da Psalm. LXXVII, 65: Et excitatus est tamquam donmiens dominus, tamquam potens crapulatus a vino, citato da Manzoni nelle O.V. 15. riposato: dopo aver riposato. alla foresta: nella foresta; con sottile coerenza, anche il risveglio del pellegrino (il cristiano pellegrino sulla terra) si compie nel luogo primigenio ed edenico che la lh.

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una foglia inaridita, che dal ramo dipartita, lenta lenta vi rist; tale il marmo inoperoso, che premea larca scavata, gitt via quel Vigoroso, quando lanima tornata da la squallida vallea,

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19. una foglia inaridita: pi che una impossibile equivalenza tra la leggerezza della foglia e il coperchio di pietra, limmagine evoca la naturalezza del risveglio. 20. dipartita: esprime lo spontaneo distacco dal ramo. 21. lenta lenta: aggettivo molto manzoniano: molle, leggera; qui esprime il volteggiare della foglia. Cfr. per una variante del significato Il Natale, 9 in sua lenta mole; secondo Coro dellAdelchi, 3: Lenta le palme; ma per tutta la questione stilistica vedi Branca, 1944-45. 22. il marmo inoperoso: il Momigliano (1936) intu il legame espressivo col successivo Vigoroso, con cui rima. Laggettivo conserva nitida la sua origine verbale: che non si muove, quindi inerte e senza forza (come contrario il foscoliano operosa dei Sepolcri, 19). Continua cos la serie di opposizioni binarie tra morte e risveglio. 23. larca scavata: la tomba di Cristo, secondo il costume ebraico, era formata da un vestibolo e da una camera mortuaria scavata nella roccia; cos detto nei Vangeli, da cui deriva laggettivo scavata: in monumento exciso (Luc. XXIII, 53); quod erat excisum de petra (Marc. XV, 46); quod exciderat in petra (Matth.. XXVII, 60). 26. la squallida vallea: il Limbo. 27. Al Divino: la salma del Cristo, alla quale connesso, secondo la dottrina tomistica, lattributo della divinit (cfr. Pentecoste, 18).

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al Divino che tacea: sorgi, disse, io son con Te. Che parola si diffuse tra i sopiti dIsraele! il Signor le porte ha schiuse! il Signor, lEmmanuele! o sopiti in aspettando, finito il vostro bando: Egli desso, il Redentor. 30

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28. io son con te: lanima si riunisce al corpo nella resurrezione di entrambi. Qui come in altri luoghi Manzoni si preoccupa di unificare la verit teologica con la inventivit mitica e simbolica del racconto evangelico. Ma vedi anche la suggestione di un testo liturgico, ambrosiano e romano: Exsurrexi et adhuc sum tecum (Psalm. CXXXVIII, 18), col quale inizia lIntroito della messa la domenica di Pasqua. 30. Fra i sopiti dIsraele: i padri dellAntico Testamento, immersi nel sonno dellattesa nel Limbo e risvegliati da Cristo alla seconda vita. Il tema del sonno e del risveglio si allarga gradatamente. 31. le porte ha schiuse: le porte del Limbo. 32. lEmanuele: significa Dio con noi in ebraico, e cio Dio soccorritore (Matth. I, 23). 33. sopiti in aspettando: si ripete sopiti che ricorda il dormientes dellEcclesiaste (XXIV, 45) e ribadisce lo stato di sospensione e doblio delle anime del Limbo. Lanafora, abbastanza frequente in Manzoni, tipica anche dello stile innologico, ma qui e negli altri Inni appare determinata anche dal metro, che come laria del melodramma unisce alla variet dei versi brevi e degli schemi di rime, una rigorosa periodizzazione, fondata sulla simmetria e literazione (Gavazzeni, 1981). 35. desso: dal latino id ipsum, latteso Redentore. Secondo la Chiesa i patriarchi, destati dalla parola di Dio, lo accolsero clamantes et dicentes: Advenisti, Redemptor noster.

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Pria di Lui nel regno eterno che mortal sarebbe asceso? a rapirvi al muto inferno, vecchi padri, Egli disceso: il sospir del tempo antico, il terror de linimico, il promesso Vincitor. Ai mirabili Veggenti, che narrarono il futuro, come il padre ai figli intenti narra i casi che gi furo,

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36-37. Pria ... sarebbe asceso: interrogativa retorica; nessun mortale poteva salire in cielo prima che Cristo ne avesse riaperto le porte. 38. muto inferno: cfr. Inf. V, 28, dove il loco dogni luce muto il Limbo. 40. Il sospir del tempo antico: il desiderato da secoli; Agg. II, 8. Et veniet desideratus cunctis gentibus. 41. linimico: adversarius vester diabulus (Petr., Ep. I, 8). 42. Il promesso Vincitor: Cristo vincitore promesso dai profeti delle forze del male. Si chiude qui il canto di gioia per la vittoria di Cristo sulla monte e sullInferno e si passa al ricordo degli avvenimenti secondo lAntico (43-56) e il Nuovo Testamento (57-70). 43. Ai mirabili Veggenti: i Profeti, detti mirabili per la loro capacit di leggere il futuro come se fosse gi avvenuto. La funzione del Sabato Santo infatti comprende la lettura delle profezie. Il Bindoni (1912) cita un passo di SantAgostino, De Civ. Dei XVII, 18: Tamquam praeterita narrabantur, quae futura prophetabantur; quoniam quae ventura erant iam in praedestinatione et praescientia Dei velut facta erant. 45-46. Come il padre ... gi furo: i commentatori sottolineano lintimit del quadretto familiare. Limmagine persiste nel Coro del Carmagnola, 49-50, e anche in Marzo 1821, 100-101.

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si mostr quel sommo Sole che, parlando in lor parole, a la terra Iddio giur; quando Aggeo, quando Isaia mallevaro al mondo intero che il Bramato un d verria; quando assorto in suo pensiero lesse i giorni numerati, e de gli anni ancor non nati Daniel si ricord. Era lalba, e molli il viso, 50

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47. sommo Sole: lallitterazione sottolinea limmagine, consueta nella Bibbia, di Dio come sole; cfr. Malach. IV, 2. 50. Quando ... quando: lanafora scandisce la costante e quasi ritmica ripetizione degli annunci della redenzione. Aggeo visse nel VI sec. a.C.; Isaia nellVIII sec. a.C. e a lui si ispira direttamente Manzoni nel Natale e nella Passione. 51. Mallevaro: garantirono, poich parlavano per ispirazione divina. 53. assorto in suo pensiero: come intenti (45), indica la mistica assenza dal mondo provocata dalla visione divina. 54. Lesse i giorni numerati: le settanta settimane composte danni, dopo le quali Daniele pose la venuta di Cristo. Manzoni cita nelle O.V: Ab exitu sermonis, ut iterum aedificetur Ierusalem, usque ad Christum ducem, hebdomades septem, et hebdomades sexaginta duae erunt... Et post hebdomades sexaginta duas occidetur Christus, et non erit eius populus qui eum negaturus est, (Dan. IX, 25, 26). 55-56. de gli anni ... si ricord: come prima (43-44), si ripete lossimoro del ricordare ci che non ancora avvenuto. 57. Era lalba ecc.: Manzoni riport in nota nelle O.V. il passo del Vangelo di Matteo da cui derivano molto fedelmente questa e

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Maddalena e laltre donne fean lamento in su lUcciso; ecco tutta di Sionne si commosse la pendice, e la scolta insultatrice di spavento tramort. Un estranio giovinetto si pos sul monumento:

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la strofa successiva: Vespere autem sabbati, quae lucescit in prima sabbati, venit Maria Magdalene et altera Maria videre sepulchrum. Et ecce terraemotus factus est magnus. Angelus enim Domini descendit de caelo: et accedens revolvit lapidem, et sedebat super eum. Erat autem aspectus eius sicut fulgur, et vestimentum eius sicut nix. Prae timore autem eius exterriti sunt custodes, et facti sunt velut mortui. Respondens autem angelus dixit mulieribus... Non est hic; surrexit enim (Matth. XXVIII, 1-6). molli il viso: accusativo di relazione, col volto bagnato di lacrime; la costruzione sintattica abbastanza frequente nel Manzoni, cfr. il secondo Coro dellAdelchi, 1-3 Sparsa le trecce; Lenta le palme. Era lalba: era preceduto nellabbozzo, a segnare lintenzione letterale, da un Era il vespro, evidentemente fuori luogo, perch sono le prime ore del giorno successivo. 58. laltre donne: quelle venute con Ges dalla Galilea. 60-61. tutta ... la pendice: il monte di Sion, su cui siede Gerusalemme, fu scosso da un terremoto alla morte di Cristo, commosse latinismo semantico: si scosse tutto, profondamente. 62. la scolta: i soldati messi a guardia del sepolcro, perch i discepoli non trafugassero il corpo. insultatrice: perch si beffava della promessa risurrezione e prima aveva insultato Cristo. 64. Un estranio giovinetto: langelo straniero perch estraneo alla terna. Momigliano (1936): Estranio forma nana, e in questo consiste quasi tutta la forza suggestiva della parola; sostituite unaltra forma dello stesso vocabolo, e leffetto perduto. In realt langelo quello che oggi, con vocabolo latineggiante, si chiamerebbe un alieno.

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era folgore laspetto, era neve il vestimento: a la mesta che l richiese di risposta quel cortese: risorto; non qui. Via co palii disadorni lo squallor della viola: loro usato a splender torni: sacerdote, in bianca stola, esci ai grandi ministeri, fra la luce dei doppieri, il Risorto ad annunziar.

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66-67. Era ... vestimento: rispetto al testo evangelico, citato sopra, la frase diviene pi rapida per leliminazione del flesso logico- sintattico sicut: come. 68. la mesta: Maria Maddalena; cfr. Johan. XX, 13. 69. quel cortese: langelo si appropria di una sfumatura cavalleresca, che spiacque a tutti gli interpreti, ma non va dimenticato che la trascrizione evangelica manzoniana si gioca tra fedelt e anacronismo letterario, come del resto rivela la scelta del metro cantabile e settecentesco. 71. Via coi pallj disadorni: inizia la rievocazione liturgica dellevento. pallj: i paramenti del sacerdote e quelli che rivestono gli altari nella settimana che precede la Pasqua. Propriamente la veste greca; in O.V., palli. 74-75. Sacerdote ... ai grandi ministeri: continua la rievocazione del rito del Sabato Santo, quando dopo la benedizione del cero pasquale, i celebranti depongono i paramenti rossi e indossano i bianchi per celebrare la messa (i grandi ministeri). 76. doppieri: i sei doppieri dellaltare maggiore o candelieri a due o pi braccia, che vengono benedetti col cero pasquale.

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Da laltar si mosse un grido: godi, o Donna alma del cielo, godi; il Dio cui fosti nido a vestirsi il nostro velo, risorto, come il disse: per noi prega: Egli prescrisse, che sia legge il tuo pregar. O fratelli, il santo rito sol di gaudio oggi ragiona; oggi giorno di convito; oggi esulta ogni persona:

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78. un grido: il grido di vittoria dellAntifona pasquale: Regina coeli, laetare, Quia quiem meruisti portare Resurrexit sicut dixit: Ora pro nobis Deum che Manzoni riprende nei versi successivi e riporta in nota nelle O.V. Quasi tutti gli interpreti sottolineano la fiacchezza letteraria della versione manzoniana, tra i primi il Carducci. 79. alma: come Donna/Domina epiteto latino, di cui forse qui ricompare il valore originale, presente nella lingua ecclesiastica, che d vita; cfr. Natale, 59, unalma Vergine e anche Aprile 1814, 74 lalma fidanza. 80. cui fosti nido: cfr. Purg. XX, 131, Pria che Latona in lei [Delo] facesse il nido A partorir. 81. il nostro velo: il corpo; velo per corpo fu usato da Petrarca, Rer. vulg. frag. CCCII, 11, E l giuso rimasto il mio bel velo. 82. il disse: spiace ai pi quel il; forma ormai entrata nella lingua viva, e che nello stesso Niccolini, studiosissimo di questa e fiorentino, non di rado si trova: cos il Venturi (1877). 85. O fratelli: un grido affettuoso, che richiama la rapidit di passaggi tipica di tutto linno. 87. convito: simbolo ed espressione del convito di grazia al quale i giusti son chiamati (Bindoni, 1912). Ricorda Paul., Ad Corinthios V, 7-8, che si legge durante la messa pasquale.

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non madre che sia schiva de la spoglia pi festiva i suoi bamboli vestir. Sia frugal del ricco il pasto; ogni mensa abbia i suoi doni; e il tesor negato al fasto di superbe imbandigioni, scorra amico a lumil tetto, faccia il desco poveretto pi ridente oggi apparir. Lunge il grido e la tempesta de tripudj inverecondi: lallegrezza non questa

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89. Non madre: litote per: ogni madre ansiosa.... 90. spoglia: veste, ornamento, ma con unidea di caducit, che al vocabolo si accompagna nelluso manzoniano (cfr. Cinque Maggio, 3). 91. bamboli: cfr. Pentecoste, 129-30: voce invero di uso non molto familiare (Venturi, 1877). 92. frugal: sobrio e senza raffinatezze. 94-95. il tesor ... imbandigioni: il superfluo sottratto alle tavole dei ricchi; per laggettivo superbo e le sue connotazioni negli Inni, vedi anche Il Nome di Maria, 10. 96. scorra amico: dice lanimo delicato e compassionevole che deve accompagnarsi alla carit. Cfr. Promessi Sposi XXIV, 414; Pentecoste, 125-128. 98. pi ridente: il desco luogo di intima e affettuosa gioia. 100. tripudj inverecondi: gozzoviglie prive di dignit, con una precisa allusione pagana nel sostantivo tripudj.

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di che i giusti son giocondi; ma pacata in suo contegno, ma celeste, come segno de la gioja che verr. Oh beati! a lor pi bello spunta il sol de giorni sacri; ma che fia di chi rubello torse, ahi stolto! i passi alacri ne la strada de lerrore? Chi saffida nel Signor col Signor risorger.

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102. i giusti: espressione biblica, le anime virtuose. 103. Ma pacata...: cfr. Promessi Sposi XXXVI, 638, Ringraziate il cielo che vha condotti a questo stato, non per mezzo dellallegrezze turbolente e passeggere, ma co travagli e tra le miserie, per disporvi a una allegrezza raccolta e tranquilla. 108-110. Ma ... de lerrore: nelle O.V.: Ma che fia di chi rubello Torse, ahi stolto! i passi erranti Nel sentier che a morte guida?. La stesura del 1815 conserva un senso pi diretto e, direi, meno lavorato. Notava il Venturi (1877) limpropriet di sentiero, via angusta, mentre larga la strada della perdizione. Proprio questo precipitare verso labisso, qui evidente nellaggettivo alacri e nella locuzione, pi usuale, strada de lerrore. 111. Chi saffida nel Signore: nelle O.V.: Nel Signor chi si confida. Anche per questo verso sar da notare linversione che distanzia, col filtro della figura retorica, loriginario tema della speranza.

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LA PENTECOSTE 1 Madre de Santi; immagine della citt superna; del Sangue incorruttibile conservatrice eterna; tu che, da tanti secoli, soffri, combatti e preghi;

1. Madre dei Santi: lecclesia sanctorum, madre di quanti ottengono la grazia attraverso i sacramenti che essa amministra, anche perch ogni cristiano militante, potenziando in s i doni dello Spirito, pu conquistare la gloria della santit. Questa interpretazione confortata dal passo di Paul, Ad Colossenses I, 12 (Curto, 1953). 2. immagine della citt superna: immagine della Gerusalemme celeste (Paul., Ad Hebraeos XII, 22). 3. Del Sangue incorruttibile: il sangue di Cristo nel quale si transustanzia il vino della messa; cos il sacrificio divino si perpetua fino alla fine dei secoli. 4. Conservatrice eterna: custode eterna, come ci che essa custodisce, cio il frutto della redenzione. Cfr. Matth. XXVIII, 20, Ecce ego vobiscum sum omnibus diebus usque ad consumationem seculi che la promessa di Cristo agli apostoli. Nellabbozzo del 1819, una variante suona Custode e testimonio Dellalleanza eterna (Firpo, 34) che leco di un testo scritturale di Paul, Ad Hebraeos XIII, 20, in sanguine testamenti aeterni ricordato da Bossuet nel primo sermone per il giorno di Pentecoste: ... le sang du Sauveur nous avait rconcilis notre grand Dieu par une alliance perptuelle (Busetto, 1920). 6. Soffri, combatti e preghi: cfr. Cinque Maggio, 16. La triplice sequenza verbale , per altro, presente nel secondo sermone di Pentecoste di Bossuet, en prchant, en souffrant, en mourant (Accame Bobbio, 1963), ma Manzoni significativamente varia il mourant, poich la Chiesa eterna (4) e accoglie la dimensione attiva ed eroica del combatti.

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che le tue tende spieghi dallun allaltro mar; 2 campo di quei che sperano, Chiesa del Dio vivente; doveri mai? qual angolo ti raccogliea nascente, quando il tuo Re, dai perfidi

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7. Che le tue tende spieghi: limmagine quella dellaccampamento militare; la Chiesa vista come Chiesa militante, dei soldati di Cristo. 8. Dallun allaltro mar: non pare opportuno considerare, come fa il Ghisalberti, Dallun errore di stampa per Dalluno; il verso gi presente nellabbozzo del 1819, migra nel Cinque Maggio (30). Nelle O.V. Manzoni annota la fonte biblica: Psal. LXXI, 8, Et dominabitur a mari usque ad mare. 9. Campo di quei che sperano: cfr. Bossuet nel terzo sermone di Pentecoste champ de bataille; quindi campo di battaglia per coloro che sperano nella salvezza eterna. Bertoldi (1957) ricorda Par. XXV, 82-84, Lamore ondio avvampo Ancor verla virt che mi seguette Infin la palma e a luscir del campo..., ove S. Jacopo parla appunto della virt della speranza. Nota anche il richiamo alla stessa virt nel finale, Brilla nel guardo errante Di chi sperando muor. 10. Chiesa del Dio vivente: Dio sempre vivo nelleucaristia, secondo lespressione di Paul, Ad Timotheum I, III, 15, e Ad Hebraeos IX, 14. 11. qual angolo: luogo appartato, nascosto (cfr. 31). Infatti gli apostoli si chiusero nel cenacolo situato a sud di Gerusalemme, sul monte Sion (Act. II, 1). Anche Bossuet, nel secondo sermone di Pentecoste, parla di coin du monde e di resserre (Busetto, 1920). Qual angolo in evidente antitesi con la serie precedente connotata dalla vastit. 13. il tuo Re: re bench imprigionato e tratto a morte, quindi in forte antitesi con ci che segue. dai perfidi: cfr. Passione 49-56.

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tratto a morir sul colle, imporpor le zolle del suo sublime altar? 3 e allor che dalle tenebre la diva spoglia uscita, mise il potente anelito della seconda vita? e quando, in man recandosi il prezzo del perdono,

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Aggettivo sostantivato suggerito dalla liturgia del venerd santo, che prevedeva una preghiera anche pro perfidisjudaeis. Lepiteto stato abrogato da Giovanni XXIII (Nigro, 1978). 14. sul colle: sul Golgota. 16. Del suo sublime altar: il Manzoni in O.V., annota: Altare de terra facietis mihi (Ex. XX, 24); cfr. anche Cinque Maggio, 100101. 17-18. dalle tenebre La diva spoglia: lopposizione tra tenebre e diva (cio divina e luminosa) spoglia un approdo dellelaborazione della stesura del 1819: E quando chiuso il tepido Fonte di sua ferita; Quando dallurna tacita La diva salma uscita; Quando deposto il lurido Squallor della ferita (Firpo, 36); finch sparisce la concretezza della notazione divagante, perch legata al tema della sofferenza (la ferita) e si ristabilisce netta, la polarit tenebreluce, morte-vita. 19. Mise il potente anelito: il primo respiro del risorto squarcia e disperde gli ostacoli terreni: cfr. Risurrezione, 13-14 e 15-25, in cui gi evidente il senso di una potenza irresistibile. 21-22. in man recandosi Il prezzo del perdono: cfr. Paul., Ad Hebraeos, 14, Sanguis Christi qui per Spiritum sanctum semetipsum obtulit immaculatum Deo (Curto, 1953). Anche Bossuet, Sur le mystre de lAscension de N.S. Jsus Christ, nest ce pas l, mes Frres, porter vraiment devant la face de Dieu le sang de la victime innocente qui a t immol pour notre salut? (Busetto, 1920). Anche il prezzo del perdono espressione di origine scrittu-

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da questa polve al trono del Genitor sal; 4 compagna del suo gemito, conscia de suoi misteri, tu della sua vittoria figlia immortal, doveri? in tuo terror sol vigile, sol nellobblo secura, 25

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rale; si ricordi Paul, Ad Corinthios I, VI, 20, Empti enim estis pretio magno. Forse non estranea la suggestione figurativa della rappresentazione tradizionale dellAscensione, quando Cristo, col piede levato, le insegne del sacrificio e della regalit sale al cielo. E infatti nella stesura del 1819 E quando in sulla polvere Levando il pi sacrato (Firpo, 36). 23. Da questa polve al trono: anche questa antitesi, netta nel fronteggiarsi dei due sostantivi, si rinvigorisce nellelaborazione. Cfr. Pentecoste (1819): E dalla redenta polvere; Dalla terrena polvere Levossi al ciel... (Firpo, 36). Si ricordi anche Cinque maggio, 47-48, e Natale, 111-112. 25. Compagna del suo gemito: gli apostoli accompagnarono Ges nelle varie tappe della sua passione e soffrirono con Lui. 26. Conscia dei suoi misteri: consapevoli di ci che era stabilito avvenisse e cio del trionfo di Cristo; cfr. Marc. IV, 11: Vobis datum est nosse mysterium regni Dei. 27-28. della sua vittoria Figlia immortal: la chiesa frutto della vittoria di Cristo sulla morte e sul male ed immortale come il suo sacrificio che dura per tutti i secoli. Si moltiplicano le indicazioni di quella tacitazione della storia (Contini, 1970) che un altro dei frutti dellelaborazione. 29. In tuo terror sol vigile: desta solo per il terrore dei nemici. 30. Sol nelloblio secura: sicura solo se dimenticata, ignorata.

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stavi in riposte mura, fino a quel sacro d, 5 quando su te lo Spirito rinnovator discese, e linconsunta fiaccola nella tua destra accese; quando, segnal dei popoli, ti colloc sul monte;

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32. Fino a quel sacro d: il giorno della Pentecoste, cio il cinquantesimo dopo la Resurrezione, nel quale lo Spirito Santo scese sugli Apostoli nel cenacolo. 33-34. lo Spirito Rinnovator: cfr. Psal CIII, 30, Emittes spiritum tuum, et creabuntur, et renovabis faciem terrae. Manzoni trasferisce il verbo biblico al deverbale in posizione predicativa. 35. E linconsunta fiaccola: la fiaccola, che non pu spegnersi, della fede. Limmagine era gi nella Pentecoste del 1817, ma con valore restrittivo, ad indicare la legge mosaica (Firpo, 14). Nota luso del participio passato che, al posto dellaggettivo pi consueto inconsumabile, indica sia il passato, sia la resistenza di questa fiamma di fede nel presente e nel futuro in una sorta di corto circuito temporale. Luso frequente nello stile lirico manzoniano (cfr. Lonardi, 1965). 37. segnal dei popoli: nella stesura del 1819, Quando segnal dei poveri, subito per corretto per la versione pi onnicomprensiva (e meno polemicamente democratica-evangelica). In questa prima frase affiora il ricordo di Bossuet, Sermon pour la dimanche de la Septuagesima, ove la chiesta detta ville des pauvres. 38. Ti colloc sul monte: limmagine che metaforizza il ruolo dominante di guida della Chiesa, deriva da un cospicuo materiale biblico; si citano Matth. v, 14, Non potest civitas abscondi super montem posita (ricordato da Manzoni nelle O.V.); Mich. IV, 1, Is XLIX, 6. Ma anche nelle Osservazioni sulla Morale Cattolica (1819, 302): Stanco e smarrito luomo si rifuggir alla citt posta sul monte, ed essa non gli dar asilo?.

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e ne tuoi labbri il fonte della parola apr. 6 Come la luce rapida piove di cosa in cosa, e i color varii suscita dovunque si riposa; tal rison moltiplice la voce dello Spiro:

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39-40. il fonte Della parola apr: dalle labbra degli apostoli sgorg come da una fonte, la parola divina. Cfr. Joan. XIV, 26. 41-48. Come la luce ... lud: il paragone della luce evidenzia lidea che gli apostoli parlavano il loro linguaggio, ma furono intesi da chi li ascoltava nelle diverse lingue che erano loro proprie. Cfr. Act. II, ...audiebat unusquisque lingua sua illos loquentes; e ancora Act. II, 11. Lelaborazione, particolarmente travagliata, passa per uno spunto poi trascurato: Tal nellalpestre Elvezia Talor sarresta il vago Pastor, laddove il Rodano Esce dal freddo lago; e poi Tal dellalpestre Elvezia Fuor delloscuro seno Sgorga il Tesino, il Rodano E quel superbo Reno (Firpo, 37-38), in cui sembra di poter sorprendere la freschezza di una sensazione diretta (Contini, 1970). La forma definitiva scandisce la stessa positura sintattica (probabilmente convogliata dallidentit del metro) del secondo Coro dellAdelchi, 73-79, Ma come il sol che reduce ... ascende ... e con la vampa Ratto cos...; piove: lunica sopravvivenza metaforica del paragone iniziale delle acque, ma forse c anche il lontano antecedente dellUrania, 34, La cortese vital pioggia di luce (Accame Bobbio, 1963). si riposa: in antitesi con suscito, strettamente correlato, a sua volta, con rison, come vani con molteplice. Le due arcate fondamentali si articolano in una serie di elementi corrispondenti. Non per mera curiosit, si noti che si riposa recupera, in identica sede, una met del settenario pariniano dellEducazione, 3-4. E molle si riposa Sopra i gigli di pria, nellidentico senso di diffondersi, adagiarsi. Un rilievo ortografico: nel 1817 e 1819 Manzoni scrive varj e cos nella copia autografa del 1822; nelledizione Ferrario vani, nelle O.V., vari (Battaglia, 1971). 46. La voce dello Spiro: Spiro per Spirito frequente in Dante, per esempio Par. XIV, 76.

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lArabo, il Parto, il Siro il suo sermon lud. 7 Adorator deglidoli, sparso per ogni lido, volgi lo sguardo a Solima, odi quel santo grido: stanca del vile ossequio, la terra a LUI ritorni: 50

47. LArabo, il Parto, il Siro: la serie ternaria esprime, per campioni, luniversalit dei popoli e sintetizza il pi lungo elenco di Act. II, 9, 10, 11. Nella stesura del 1819 la seconda parte del paragone : Tal la parola al fervido Spirital soffio accesa In cento suoni intesa Dalle tue labbra usc (Firpo, 38). 49-50. Adorator ... sparso per ogni lido: nellabbozzo del 1819: Uomo che innanzi agli idoli Chini la fronte al suolo; poi compare la lezione che spiacque al Tommaseo per quello sparso concordato ad un singolare e che invece doveva piacere al Manzoni proprio per la presenza del participio sintetico e generalizzante. Il singolare abbastanza frequente nel linguaggio lirico per indicare ci che tipico: cfr. Nome di Maria, 46, 48. Anche nella Pentecoste vi una accorta variazione di singolare e plurale: 66, La schiava; 114, dellinfelice; 118, del violento; 121, il povero; 132, Alle donzelle; 133, alle ascose vergini, ecc. e larticolo che precede sottolinea il carattere di universalit della rassegna (Barberi Squarotti, 1965). 51. a Solima: a Gerusalemme, cio Hyerosolima. 52. quel santo grido: la voce di v. 46. 53. Stanca del vile ossequio: per la pregnanza di stanca cfr. Cinque Maggio, 103, dalle stanche ceneri. Lidolatria vista come il principio di tutte le altre servit spirituali (cfr. Osservazioni sulla Morale Cattolica, 1819, III). 54. a Lui: nellabbozzo del 1819 il pronome antonomastico, con tutta la sua efficacia e solennit, arriva dopo una serie di tentativi di circostanziarlo; Colui che spinge il fulmine Per linfiammata

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e voi che aprite i giorni di pi felice et, 8 spose che desta il subito balzar del pondo ascoso, voi gi vicine a sciogliere il grembo doloroso; alla bugiarda pronuba non sollevate il canto:

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via, Che ai mari il turbo invia, E la rugiada al fior; Che sul romito stelo Fa germogliare il fior (Firpo, 39). Lo spunto del fiore solitario viene poi sviluppato ai vv. 105-112. Al Manzoni ultrasettantenne piacque conservare questo frammento e lo strascrisse per Donna Teresa, con la precisa variante di aerea via: Odi: Colui che al fulmine Segna laerea via; Che ai mari il turbo invia, E la rugiada al fior (Firpo, 76). 55. che aprite i giorni: le spose destinate a procreare i figli che vivranno nella nuova et, migliore e pi felice, perch vivificata dal messaggio di amore dello Spirito. La renovatio si annuncia ancora con levocazione della luce (i giorni), come prima col paragone della luce, il miracolo della favella degli apostoli. 57-58. il subito Balzar del pondo ascoso: cfr. Parini, Alla Musa, 91-92, E tosto il renderai dal grembo ascoso Padre beato. Il ricordo pariniano migra e si dissocia, unendosi ad altri lessemi: pondo ascoso e grembo doloroso. Sparisce la metonimia attenuativa di grembo ascoso, per un pi severo e misterioso sguardo sulla sacralit della nascita. Nella stesura del 1819, Voi cui nel sen gi palpita Il caro pondo ascoso (Firpo, 40). 59. Vicine a sciogliere: il verbo suggerisce per analogia laprirsi del grembo materno; anche nel Natale, 70, Che il puro sen le apr. Ma per luso analogico del verbo cfr. Lonardi, 1965. Nella stesura del 1819 Spose cui lore appressano Dei guai promessi ad Eva con un minaccioso riferimento biblico. Poi il dolore del parto si lega alla gioia del subito balzar Del pondo ascoso. 61. Alla bugiarda pronuba: Giunone Lucina, protettrice delle partorienti.

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cresce serbato al Santo quel che nel sen vi sta. 9 Perch, baciando i pargoli, la schiava ancor sospira? e il sen che nutre i liberi invidiando mira? non sa che al regno i miseri seco il Signor solleva? che a tutti i figli dEva nel suo dolor pens? 10 Nova franchigia annunziano i cieli, e genti nove; 65

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63. al Santo: cfr. Natale, 24; Passione, 29, ove lo stesso appellativo di Dio. Per il concetto cfr. Nome di Maria 15, serbati allamor. 65-66. Perch ... ancor sospira?: nella stesura del 1819, Ride lancella al tenero Frutto del suo dolore (Firpo 40); prevale in seguito lintensa immagine del dolore non ancora redento dalla speranza cristiana. 68. Invidiando mira: il gerundio accostato al verbo reggente rinvigorisce il semantema dei due termini (cio il vedere), suggerendo un balenare di sguardi pieno di rancore. 69. al regno i miseri: ritorna lantitesi generativa dellinno, dalla polvere al trono. Cfr. Psal. XXIX, 12 e CXII, 6. 71. a tutti i figli dEva: cfr. Paul., Ad Galatos III, 26-28, Omnes enim filii Dei estis per fidem, quae est in Christo Jesu... non est servus neque liber, non est masculus neque femina: omnes enim vos unum estis in Christo Jesu. 73-80. Nova franchigia ... che rapir non pu: nella stesura del 1819: Dalle infeconde lacrime Una speranza nata Che sugli

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nove conquiste, e gloria vinta in pi belle prove; nova, ai terrori immobile e alle lusinghe infide, pace, che il mondo irride, ma che rapir non pu. 11 O Spirto! supplichevoli ai tuoi solenni altari;

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erbosi tumuli Siede pensosa e guata. E alzando il dito al vigile Pensiero un calle accenna Che limmortal sua penna Tutto varcar non pu (Firpo, 64) e cfr. nota al v. 90 ss. del Cinque Maggio. Nova franchigia: cfr. Passione, 30, Che morendo francheggia Israele; il termine indica quasi tecnicamente la liberazione dalla schiavit. 74. genti nove: si ricorda di solito la virgiliana nova progenies di Egl. IV, 5-7, Magnus ab integro saeculorum nascitur ordo. Iam rediit et Virgo, redeunt Saturnia regna; Iam nova progenies coelo demittitur ah alto, ma evidente linterferenza di un passo di Paul., Ad Corinthios II, V, 17, Si qua ergo in Christo, nova creatura, vetera transierunt: ecce facta sunt omnia nova, e anche Ad Galatos VI, 15, nova creatura. 77-79. Nova ... pace: il forte iperbato isola laggettivo qui scandito per la quarta volta nella strofa e sempre a inizio e fine verso (non senza la ripresa in rima di prove); ai terrori immobile: cfr. Paul. Ad Corinthios I, XV, 58, Itaque, fratres mei dilecti, stabiles estote et immobiles; nei Promessi Sposi XXV, 441, Federigo a Don Abbondio: lamore intrepido con significativo spostamento dalla pace allamore ispirato da essa. pace: cfr. Joan. XIV, 27, ma negli Essais di Nicole, della pace donata da Cristo, si dice: paix bien diffrente de celle du monde; paix qui consiste dans la rconciliation avec Dieu... (Busetto, 1920). 81. O Spirto!: inizia la solenne invocazione allo Spirito Santo, come nella Sequenza della messa di Pentecoste, che converr ricordare per le suggestioni che certo ne vennero al Manzoni, specie in questa parte dellinno: Veni sancte Spiritus et mitte coelitus lucis tuae radium. Veni pater pauperum, veni dator munerum, veni lumen cordium. Consolator optime, dulcis hospes animae, dulce

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soli per selve inospite; vaghi in deserti mari; dallAnde algenti al Libano, dIbernia allirta Haiti, sparsi per tutti i liti,

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refrigerium. In labore requies, in aestu temperies, in fletu solatium. O lux beatissima reple cordis intima tuorum fidelium. Sine tuo numine nihil est in homine, nihil est innoxium. Lava quod est sordidum, riga quod est aridum, sana quod est saucium. Flecte quod est rigidum, fove quod est frigidum, rege quod est devium Da tuis fidelibus, in te confidentibus sacrum septenarium. Da virtutis meritum, da salutis exitum, da perenne gaudium. 83-84. Soli ... vaghi in deserti mari: laggettivo regge i segmenti binari in posizione rilevata, come poi sparsi (87) e, in O.V., uni (88). Si noti inospite, forma negativa dellaggettivo ospito/e, gi presente nel Trionfo della Libert I, 110. 85-86. DallAnde algenti ... allirta Haiti: il modulo espressivo quello del Cinque Maggio, 25-26, e qui indica limmensit del mondo umano redento dallo Spirito, prima alluso non per nomi geografici, ma per serie etnologiche (47). Nellabbozzo del 1819 la realt storica si imponeva alla pura suggestione dello spazio: Oh vieni ancora! oh fervido Spira nei nostri seni Odi o pietoso i cantici Che ti ripeton: vieni. A te la fredda Vistola, A te risuona il Tebro, A te la Senna e lEbro E il Sannon mesto a te...; Te salvator larmigero Padre di tutti il bellico Coltivator dHaiti Fido agli eterni riti Canta disciolto il pi; Te sanguinose invocano In questo d le sponde Che le vermiglie cingono E le pacificonde (Firpo, 64-65). Manzoni cos evocava, attraverso i nomi fluviali, le lotte per lindipendenza della Polonia, dellItalia e dellIrlanda (Fortini, 1973). Linvocazione allo Spirito era anche invocazione alla libert dei popoli: Dio sostiene i ribelli di Haiti, come i patrioti lombardi e piemontesi. Nella stesura definitiva, con la tacitazione della storia, gli appellativi geografici riconquistano il loro valore di segni di una spazialit totalizzante e lontana; cos gli attributi tornano a un generico valore descrittivo (irta, per esempio) e le coppie oppositive si dislocano come segnali del freddo Nord e dei paesi del sole. Ibernia: antico nome dellIrlanda. 87. Sparsi per tutti i liti: cfr. 50; la persistenza espressiva il sintomo della persistenza del tema dellunit dei fedeli, in antitesi al

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ma dun cor solo in Te, noi timploriam! Placabile spirto discendi ancora, ai tuoi cultor propizio, propizio a chi tignora; scendi e ricrea: rianima i cor nel dubbio estinti: e sia divina ai vinti il Vincitor merc. 90

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loro essere fisicamente dispersi in ogni parte della terra. Cfr. anche la variante, in O.V., di 88, Uni per Te di cor, ove torna, forse proprio per ribadire lantitesi, quellaggettivo sostantivato uni, causa non secondaria dello scherzoso malessere del Manzoni, a proposito del verso 34 del Proclama di Rimini (cfr. nota ad locum). 90. discendi ancona: la traduzione dellinizio della Sequenza, cit.; mentre ancora allude al perpetuo rinnovarsi della grazia che lo Spirito dispensa. 91-92. Ai tuoi cultor ... a chi tignora: lantitesi abbraccia ancora tutto il mondo umano, diviso tra fedeli e infedeli e si noti lanafora in chiasmo, di propizio che equilibra simmetricamente lespressione. 93. ricrea: cfr. v. 34. 93-94. rianima i cor nel dubbio estinti: una nuova antitesi richiama la cellula fondamentale dellinno, lopposizione vitamorte. Ma su una serie di antitesi costruita la sequenza di Pentecoste, cit.; i cor: sintetizza i due appellativi mentes/pectora dellinno Veni Creator Spiritus, .. .Mentes tuorum visita Imple superna gratia Quae tu creasti pectora. 95-96. E sia ... Il vincitor merc: cfr. Par. XX, 99. La formulazione paradossale ricorre quando si vuol sottolineare il capovolgimento dei valori, anche logici, delluomo nella prospettiva della fede. Analoga infatti lespressione dantesca su un altro problema teologico, a far vendetta corse De la vendetta del peccato antico (Par. VI, 92-93). Infatti nella Morale Cattolica (1819), 268, da molti paradossi risulta un sistema evidente. Nelle O.V. il v. 96

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13 Discendi Amor; negli animi lire superbe attuta: dona i pensier, che il memore ultimo d non muta: i doni tuoi benefica nutra la tua virtude: siccome il sol che schiude dal pigro germe il fior;

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muta in Mercede il vincitor. Nota anche il movimento allitterante: divine vinti Vincitor. 97. Discendi Amor: discendi come Amore, quindi Amor predicativo. Nota la rimalmezzo col precedente Vincitor. 98. Lire superbe attuta: spegni lira superba. attutare vivo nel toscano in senso quasi figurato; stutare in certi dialetti per smorzare (Tommaseo-Bellini). 99-100. il memore Ultimo d: lenjambement e la cesura dopo d rallentano il ritmo, sottolineando lintensit semantica di memore, in cui si compendia in un punto (ed effetto dellintensit verbale dellaggettivo) il percorso dellintera esistenza. 101-102. I doni tuoi ... la tua virtude: la grazia divina elargita dallo Spirito nutra e confermi i tuoi doni. La similitudine successiva del sole e del fiore, spiega questa invocazione. Nota il valore, fortemente legato alletimo verbale, di benefica ripreso poi da altor (112). Nella stesura del 1819 tu poi Coltiva i doni tuoi, Caro fecondo Amor; Tu i doni tuoi coltiva Negli infecondi cor, con le migrazioni di fecondo/infecondi e coltiva che conquistano il presagio del paragone successivo solo nel translato, coltiva nutro; fecondo benefica. 103-104. Siccome il sol ... il fior: la similitudine prosegue nella strofa successiva con unelaborazione tormentata, ma questi due versi efficacissimi sono nati di getto, gi nella stesura del 1819. pigro: restio a schiudersi, ma laggettivo, antropomorfico, fonde senso metaforico e senso reale, dice lanima restia e laprirsi del seme e prelude al lento di 105.

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14 che lento poi su le umili erbe morr non colto, n sorger coi fulgidi color del lembro sciolto, se fuso a lui nelletere 105

105. lento: aggettivo virgiliano, che nel Manzoni connota labbandono e la flessibilit vegetale anche delle creature umane (cfr. secondo Coro dellAdelchi, Lenta le palme) e vedi quanto osserva Branca (1944-1945). 105-106. umili Erbe: anche umile recupera il suo valore etimologico e visualizza lo stelo del fiore piegato verso terra. 107-108. N sorger ... sciolto: gi nel 1819 lorganizzazione sintattica del paragone ben chiara nella sua struttura ipotetica. Allinterno, il movimento quasi vorticoso delle varianti rafforza la antitesi fra lento-umile, che suggerisce il piegarsi verso terra, e la spinta opposta del rizzarsi della corolla (sorger, sciolto). Per questo movimento appunto, lecito laccostamento a Inf. II, 127-129. Ma per la persistenza dellimmagine del fiore, rivelatrice forse di una valenza profonda cfr. il secondo Coro di Adelchi, 61 ss. in particolare la coincidenza lessicale Che verdi ancor risorgono, e i Promessi Sposi XXXIV, 597, come il fiore gi rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccia...; poi il tardo Ognissanti, 17 ss. A questo proposito vedi anche la nota al Nome di Maria, 33-36. lembo: vocabolo botanico che designa il bordo superiore della corolla, che si apre nella fioritura, ma qui si lega anche al suo uso in Dante e Petrarca (e altri), dove indica lestremit della veste, velo ecc. In questa suggestiva contaminazione di aree semantiche, probabile labbia usato il Manzoni, letterato e georgofilo. 109. fuso: il participio un esito della stesura definitiva e riorganizza imperiosamente il materiale del 1819: Se lalmo sol nol visita Nel mite aer sereno, Se non gli nutre in seno La vita che gli di. (Firpo, 66) e del 1822: Se lalmo sol nol visita Fuso nellaer mite (Firpo, 89). nelletere: la forma pi rara sostituisce il primitivo aer, con una scelta abbastanza consueta nel Manzoni. Ma poco sotto vedi aura; cfr. anche una variante della seconda strofa (1819): E quando poi delletere Pei ceruli sentieri (Firpo, 36).

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non torner quel mite lume, dator di vite, e infaticato altor. 15 Noi timploriam! Nei languidi pensier dellinfelice, scendi piacevol alito, aura consolatrice: scendi bufera ai tumidi pensier del violento; vi spira uno sgomento che insegni la piet.

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111-112. dator ... altor: altor latinismo da alo, colui che nutre e richiama, in rima, il precedente dator, con ripetizione martellante del suffisso deverbale. 113. Noi timploriam: riprende in anafora il v. 89. 113-114. nei languidi Pensier dellinfelice: i pensieri sfiduciati di chi soffre, ma languidi serba unultima eco del lento morire del fiore. 115. alito: il soffio divino. 117-118. Scendi bufera ... del violento: bufera lesito di un percorso accidentato e lacunoso, di varianti del testo del 1822: Turbine al cor che; Spiravi un turbamento; Spira un terror divino. Per limmagine di Dio che guida le tempeste, cfr. Natale, 101-105. Allorigine della bufera divina che scompiglia i pensieri gonfi dira, leco di Psal. LXXXII, 16. Tutta la strofa battuta dal soffio dello Spirito, nel martellare della serie semantica, di alito, aura, bufera, spira, che tende a strutturarsi nellantitesi beneficopunitivo. 119. uno sgomento: il punto darrivo dellultima elaborazione, in correlazione a bufera: lanima del violento sbigottita dal soffio divino.

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16 Per Te sollevi il povero al ciel, ch suo, le ciglia; volga i lamenti in giubilo pensando a Cui somiglia: cui fu donato in copia doni con volto amico, con quel tacer pudico, che accetto il don ti fa. 17 Spira dei nostri bamboli

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122. Al ciel, ch suo, le ciglia: Beati pauperes quia vestrum est regnum Dei (Luc. VI, 20), annota il Manzoni nelle O.V. Nella Sequenza di Pentecoste lo Spirito invocato come pater pauperum. 123. Volga i lamenti in giubilo: in una variante Goda nel suo rammarico; poi si consolida lantitesi, cui approda spesso il travaglio elaborativo. 124. A Cui somiglia: a Cristo che imita nella sofferenza o nella povert. 125. Cui fu donato in copia: il ricco cui la ricchezza stata data in custodia, perch ne faccia buon uso. Nella strofa quattro versi sono dedicati al povero e quattro al ricco, con la consueta simmetria. 126-127. Doni ... con quel tacer pudico: cfr. Risurrezione, 91-8, e Morale Cattolica (1819), 403, Perci Ges Cristo, dove appunto d il motivo dellelemosina, comanda lazione non solo ma il segreto, e togliendo la sanzione umana dellamore della lode, vi sostituisce quella della vita futura: Il tuo Padre, che vede nel segreto, te ne dar egli la ricompensa (trad. di Matth. VI, 4). 129. Spira dei nostri bamboli: ancora, e questa volta nel verbo, il soffio vivificante dello Spirito. bamboli: indica i bambini in tenera et, ancora lattanti (Tommaseo-Bellini); cfr. Risurrezione, 91.

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nellineffabil riso; spargi la casta porpora alle donzelle in viso; manda alle ascose vergini le pure gioje ascose; consacra delle spose il verecondo amor. 18 Tempra dei baldi giovani il confidente ingegno; reggi il viril proposito ad infallibil segno; adorna le canizie

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131-132. Spargi ... Alle donzelle in viso: le schiere degli innocenti, puri e fedeli a Dio, si dispongono in serie di versi sintatticamente uniti due a due. Il rossore virginale richiama i lievi pensier virginei di Ermengarda (secondo Coro di Adelchi, 103). 133. alle ascose vergini: le suore, lontane e separate dal mondo. 134. Le pure gioje ascose: laggettivo ribadisce, nel suo ritorno alla fine del verso, il cerchio di segretezza di queste gioie, dono divino. 136. il verecondo amor: la virt della pudicizia, per cui resta anche nelle spose un animo virginale come nella dedica dellAdelchi a Enrichetta Blondel. 137. Tempra: guida e modera. 138. Il confidente ingegno: lindole animosa (ingegno latinismo semantico). 139. il viril proposito: la decisione delluomo adulto: siamo infatti nella parte virile e attiva dellenumerazione, mentre la strofa precedente era quella delle esistenze innocenti e indifese dei bambini e delle dorme. 141-142. Adorna ... di liete voglie sante: cfr. Coro del

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di lieto voglie sante; brilla nel guardo errante di chi sperando muor.

Carmagnola, 37-38 i vegliardi che ai casti pensieri Della tomba gi schiudon la mente. 143-144. Brilla ... di chi sperando muor: il verbo reggente , forse, un ricordo pariniano, Leducazione, 5-6, Brillano le pupille Di vivaci scintille; Linnesto del vaiolo, 1-2, qual raggio Brilla di speme su le audaci antenne? con il verbo nella stessa positura, a inizio del verso. errante: cfr. Aen. IV, 691, Oculisque errantibus alto Quaesivit coeio. sperando: cfr. nota al v. 91-92 del Cinque Maggio.

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IL NOME DI MARIA

Tacita un giorno a non so qual pendice salia dun fabbro nazaren la sposa; salia non vista a la magion felice duna pregnante annosa;

1. tacita: lincipit dellinno, iniziato il 6 novembre 1812 e faticosamente rielaborato, era diverso. Trascriviamo qui le tre strofe iniziali poi rifiutate, escludendo alcune delle varianti a margine registrate dalledizione Ghisalberti, cui pure ci rifacciamo (39): Cara a molti fidanza il patrio suolo E il d supremo oltre passar col grido: Ma di mille valenti appena un solo Vince il cimento infido. Questa cura superba ardea quei grandi Figli di Roma ad imperar nudrita Che diero in cambio de la fama i blandi Ozi e la dolce vita. E quando oltre tantalpe e tanta in pria Onda intentata in mille terre dome Pi che mai bello risuonar sudia Di quei prestanti il nome. L dove si interrompe la strofe terza della versione iniziale, a completare il periodo, era quello che poi divenne linizio dellinno: Tacita.... A proposito di questo secondo incipit va ricordato Luc. I, 39-49. Il tacita manzoniano ricrea la concentrazione dellattesa di qualcosa di indeterminato, come il successivo non so qual pendice, in verit non preciso neanche nel testo evangelico (in montana, in civitatem Juda). 2. fabbro: cos detto Giuseppe in Matth. XIII, 55. la sposa: nota liperbato; il sostantivo da legare a tacita. 3. Salia: lanafora eleva ulteriormente la tonalit in crescendo di questo inizio. non vista: come tacita, richiama lidea che il nome di questa donna oscura, che saliva silenziosa, e saliva non guardata da alcuno, avrebbe riempito di s il mondo (Venturi, 1877). magion felice: la dimora di Elisabetta, felice perch in attesa del figlio. 4. pregnante annosa: Elisabetta, bench gi in et avanzata, era in attesa di un figliuolo. Cfr. Luc. II, 5, dove si dice che Giuseppe si rec da Nazareth a Bethlehem cum Maria desponsata sibi uxore praegnante.

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e detto salve a lei, che in reverenti accoglienze onor linaspettata, Dio lodando sclam: tutte le genti mi chiameran beata. Deh! con che scherno udito avria i lontani presagi allor let superba! Oh tardo nostro consiglio! oh de glintenti umani antiveder bugiardo! noi testimoni che a la tua parola

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5. in: con, secondo lelegante locuzione di Tasso, Lib. I, 4: Queste mie carte in lieta fronte accogli, ma anche Purg. XXIX, 131 e Par. XV, 133. 5-6. reverenti accoglienze: generalizza levangelico Benedicta tu inter mulieres, et benedictus fructus ventris tui. Et unde hoc mihi ut veniat mater Domini mei ad me? (Luc. I, 42-43). 7. Dio lodando: Magnificat anima mea Dominum (Luc. I, 46). sclam: per esclam, voce arcaica. 7-8. tutte le genti ... beata: anche qui Manzoni abbrevia e attenua il testo di Luc. I, 48, ecce enim ex hoc beatam esse dicent omnes generationes. 9. Deh!: lesclamazione d il via alla tonalit di sermone sacro propria di tutto il resto dellinno. 9-10. con che scherno let superba: cfr. labbozzo dellincipit, cit. 1 e Passione, 61, il superbo Romano, dove torna laggettivo superbo a connotare tutte le ambizioni terrene; cos anche Risurrezione, 95. 11-12. deglintenti umani ... Antiveder bugiardo!: quanto si inganna la mente umana, quando pretende di indovinare il futuro! intenti: vale intendimenti, progetti rivolti al futuro, desideri; il vocabolo di uso dantesco; cfr. Purg. III, 12.

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obbediente lavvenir rispose, noi serbati a lamor, nati a la scola de le celesti cose, noi sappiamo, o Maria, chEi solo attenne lalta promessa che da Te sudia, Ei che in cor la ti pose: a noi solenne il nome tuo, Maria. A noi Madre di Dio quel nome suona: salve beata: che sagguagli ad esso qual fu mai nome di mortal persona, o che li vegna appresso? salve beata: in quale et scortese

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14. obbediente: i secoli si piegano alla volont di Dio, espressa dalle parole della Vergine. immagine grandiosa, simile, in germe, a quella del Cinque Maggio, 49-52. 15. serbati allamor: noi destinati a nascere sotto la legge di grazia e amore portata da Cristo. 17. attenne: ademp. Ei solo: Dio che sceglie a suo tramite Maria. 18. Lalta promessa ... sudia: cfr. Luc. I, 48, richiama la parola (13) e i lontani presagi (9-10). 19. in cor la ti pose: inversione, te la ispir. solenne: santo e venerabile. Inizia qui lelogio del nome della Vergine. 21. suona: nelle O.V., sona, toscanizzazione. 22. che sagguagli ad esso: questo verso e il successivo sono vicini a Petrarca, Rer. vulg. frag. CCCLXVI, 53-55, Vergine, sola al mondo senza esempio ... Cui n prima fu simil, n seconda. 25. et scortese: il contrario di cortese, vale rozza, incivile, ma

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quel s caro a ridir nome si tacque? in qual dal padre il figlio non lapprese? quai monti mai, quali acque non ludiro invocar? La terra antica non porta sola i templi tuoi, ma quella che il Genovese divin, nutrica i tuoi cultori anchella. In che lande selvagge, oltre quai mari di s barbaro nome fior si coglie, che non conosca de tuoi miti altari le benedette soglie? 30

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vocabolo chiaramente connotato dalla sua origine letteraria (cfr. Risurrezione, 69). 26. Quel s caro ... si tacque?: quale delle et cristiane non dedic il suo culto a Maria? Laggettivo caro introduce una tonalit affettuosa, fondamentale anche nel resto dellinno. 27. In qual ... lapprese: la continuit della fede, anche in Maria, si lega alla continuit delle generazioni. E unimmagine frequente nella lirica, cfr. Risurrezione, 45. Ma anche lodio si trasmette dalla voce dei padri alle generazioni future, cfr. Coro del Carmagnola, 5052. 28-29. Quai monti ... invocar: Questa determinazione spaziale studiatamente simmetrica a quella temporale del v. 25 (Busetto, 1935). 29. La terra antica: le tre parti del mondo che solo gli antichi conobbero (Venturi, 1877). 31. divin: Divinare esprime lopera della mente che disvela una verit nascosta, e la svela quasi per ispirazione (Venturi, 1877). Il Genovese Cristoforo Colombo; cfr. Parini, Linnesto del vaiolo, 1, O Genovese; nutrica: educa al tuo culto, cos nutricare diverso da nutrire. 33-36. In che lande ... le benedette soglie: la strofe subisce due

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o Vergine, o Signora, o Tuttasanta, che bei nomi ti serba ogni loquela! pi dun popol superbo esser si vanta in tua gentil tutela. Te quando sorge, e quando cade il die, e quando il sole a mezzo corso il parte, saluta il bronzo che le turbe pie invita ad onorarte. Ne le paure de la veglia bruna, Te noma il fanciulletto; a Te tremante, quando ingrossa ruggendo la fortuna,

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fondamentali passaggi nella elaborazione: 1: Non di fior, credio, tanto selvaggia Famiglia ornai che delle pinte foglie Ornato ancor de lare tue non aggia Le benedette soglie; 2: Qual famiglia di fiori in s selvaggia Landa a lontano sol tinge le foglie Che ornato ancor... (Ghisalberti, 42). Ma vedi questa stessa immagine ripresa in Ognissanti, 18-24. 41. Te quando sorge: inizia qui, secondo gli interpreti, la parte pi bella dellinno, che riscopre, in questa e nelle due strofe successive, il tema della speranza e della preghiera che si affida alla Vergine. Il v. 41 e i due seguenti hanno un andamento a scansione rallentata, quasi senza elisioni: il ritmo lento delle campane dellAngelus che tre volte al giorno invitano i fedeli a ripetere la salutazione angelica; cfr. Verg., Georg. IV, 105: Te, dulcis coniunx, te solo in litore secum Te veniente die, te decadente canebat. 43. bronzo: metonimia, la campana. 45. veglia bruna: i terrori indeterminati che tengono desto il fanciullo nelloscurit notturna. 47. ingrossa ... la fortuna: la burrasca, il fortunale aumenta. Osserva il Tommaseo (1858), in pi di un luogo pedante chiosatore del testo: La fortuna non ingrossa: fortuna della stessa burrasca, n della burrasca si direbbe ingrossare. Nellinsieme, il nitido ex-voto suggerisce limmagine delle onde del mare che si innalzano per la burrasca, cio fortuna una metonimia; cfr. Trionfo della libert, 153, Una calma che annunzia la fortuna.

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ricorre il navigante. La femminetta nel tuo sen regale la sua spregiata lagrima depone, e a te, beata, de la sua immortale alma gli affanni espone; a Te, che i preghi ascolti e le querele non come suole il mondo, n deglimi e dei grandi il dolor col suo crudele discernimento estimi. 50

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49. La femminetta: il diminutivo, al consueto valore affettuoso, associa leco di un uso petrarchesco (vecchiarella, vecchiarello, ecc.). sen regale: nel cuore misericordioso e pieno di regale dignit della Vergine. E, come stato notato, in diretta opposizione a spregiata lagrima. 51-52. immortale Alma: cfr. Morale Cattolica (1819), VII, la religione che ci ha resi difficili nellaccordare il titolo di umano e di giusto; dessa che ci ha rivelato che nel dolore dunanima immortale v qualcosa di ineffabile; dessa che ci ha istruiti a riguardare e rispettare in ogni uomo il pensiero di Dio e il prezzo della Redenzione. gli affanni espone: Fa veder la femminetta che racconta a Maria i suoi affanni; e le femminette dallingenua fede, fanno proprio cos, come se Maria fosse una sublime amica, e non si accontentano della preghiera che uguale per tutti (Momigliano, 1936). 53. le querele: dice i lamenti insistenti e reiterati con una sfumatura che richiama la qualit mediocre di queste espressioni di dolore: sono i lamenti dei poveri. In chiasmo, a imi e grandi corrispondono preghi e querele. 54. deglimi: dei poveri, di chi sta in basso. Laggettivo sostantivato anche in Parini, La caduta, 55-56, Abbracciando le porte De glimi che comandano ai potenti. 55-56. crudele Discernimento: il mondo, guidato dalla superbia, distingue fra i dolori dei grandi e quelli degli umili.

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Tu pur, beata, un d provasti il pianto: n il d verr che dobblianza il copra: anco ogni giorno se ne parla; e tanto secol vi corse sopra. Anco ogni giorno se ne parla e plora in mille parti: dogni tuo contento teco la terra si rallegra ancora, come di fresco evento. Tanto dogni laudato esser la prima di Dio la Madre ancor quaggi dovea, tanto piacque al Signor di porre in cima questa fanciulla ebrea. O prole dIsraello, o ne lestremo
58. dobblianza: nelle O.V. oblianza, dimenticanza. 59-60. tanto Secol: singolare per il plurale, tanti secoli.

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64. come di fresco evento: come se fosse appena accaduto. Manzoni coglie il presente assoluto del rito, sempre attualizzante e quindi senza tempo (cfr. Natale, 57). Ma le opinioni dei critici sulla validit dellespressione e del concetto furono discordanti: piacque al Tommaseo (1858), dispiacque al Momigliano (1936). 65. dogni laudato: la Madonna fu superiore ad ogni creatura terrena degna di esaltazione. 67. porre in cima: porre in alto, sopra a tutti gli uomini; riprende il concetto precedente, sottolineandolo attraverso la rima (prima: cima). 68. Questa fanciulla ebrea: ribadisce il motivo della umilt, che era allinizio dellinno. 69. O prole dIsraello...: inizia linvocazione a Dio, perch anche il popolo ebreo si unisca alle genti di tutto il mondo nelladorazione a Maria. E il tema degli esclusi dalla Grazia che gi era risuonato nel finale della Risurrezione.

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caduta, o da s lunga ira contrita, non Costei che in onor tanto avemo di vostra gente uscita? non Davidde il ceppo suo? con Lei era il pensier de vostri antiqui Vati, quando annunziaro i verginal trofei sopra linferno alzati. Deh! alfin nosco invocato il suo gran nome,

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70. da s lunga ira contrita: stritolata dalla lunga ira divina. Cfr. Passione, 69-72. Nota la simmetria rispetto al precedente Ne lestrema caduta, anche nella persistenza dellinversione. 72. Di vostra gente uscita: nelle O.V., Di vostra fede uscita. 73. il ceppo suo: Maria era della stirpe di Davide, stirpe regale da cui i profeti avevano annunciato che sarebbe nato il Redentore. 74. il pensier de vostri antiqui Vati: ad essa era rivolta la speranza profetica degli antichi, quando vaticinarono che una vergine avrebbe partorito un figlio salvatore del suo popolo e vincitore dellInferno. Nota che Vati riportato al suo significato primario, cio profeti (cfr. Tommaseo-Bellini). 75-76. i verginal trofei sovra linferno alzati: la Vergine era destinata a schiacciare il serpe, cio il demonio; cfr. Gen. III, 15 e Is. VII, 14, citati da Manzoni nelledizione delle O.V.. Liconologia della Vergine vittoriosa quella della Immacolata Concezione. 77-80. Deh! alfin nosco ... in campo: nelle O.V.. si leggono, al posto di questa strofa finale, le seguenti: Deh! a Lei volgete finalmente i preghi Chella vi salvi, Ella che salva i suoi; E non sia gente n trib che neghi Lieta cantar con noi: Salve, o degnata del secondo nome, o Rosa, o Stella ai periglianti scampo, Inclita come il sol, terribil come Oste schierata in campo. nosco: voce arcaica, con noi. 78. de gli afflitti scampo: cfr. le litanie consolatrix afflictorum.

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salve, dicendo, o de gli afflitti scampo, inclita come il sol, terribil come oste schierata in campo.

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79-80. Inclita come il sol ... in campo: sono le parole del Canticum canticorum, VI, 9: Electa ut sol, terribilis ut castrorum acies ordinata, citato da Manzoni nelle O.V.

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