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UN

MANIFESTO DI AFFETTO PER LIDENTIT DELLA TEOLOGIA.


0. Premessa Ogni riflessione, ancor pi ogni racconto, prospettico: nasce in un contesto umano-culturale puntuale e si nutre di una visione limitata e parziale. Questo avviene in ogni tipo di riflessione umana e quindi anche in teologia. Il discorso prospettivo non esaustivo delloggetto preso in considerazione ma ne offre una descrizione coerente, motivata e significativa che gli renda ragione e lo illustri anche a chi non ne condivide langolatura prospettica perch di altra cultura o a chi orienta il cono visuale del suo sguardo da unaltra parte. Questo manifesto pertanto si propone consapevolmente come una possibile prospettiva tra altre. Essa nasce nella cultura occidentale caratterizzata dalle sue priorit, i suoi valori, le sue questioni aperte e problematiche e dalle sue idiosincrasie e si nutre dei miei interessi personali, dei miei affetti, del mio personale rapporto con Dio e dei miei limiti, della mia storia, delle mie ferite e delle mie domande. Tutti questi riferimenti alla prospetticit e alle situazioni personali non sono in alcun modo una professione di relativismo teorico-normativo bens il giusto e doveroso riconoscimento del principio antropico, che come in qualunque altra disciplina, interviene anche nella teologia. Il principio antropico, lungi dallingenerare relativismo teorico, per cos dire, una costante di sistema: esso toglie la possibilit di qualsiasi riflessione o racconto assoluto e pone in relazione tra loro varie riflessioni e racconti; questo in qualsiasi disciplina e a qualsiasi livello. In quanto costante di sistema pone s dei limiti alla visuale della riflessione ma non ne inficia la validit e la portata euristica. Oltre a queste caratteristiche che la teologia condivide con gli altri ambiti di ricerca con le altre discipline di studio messe in opera dalluomo, la teologia presenta una specificit originale per quanto riguarda il suo oggetto. 1. Dichiarazione circa loggetto di studio della teologia Quello che inizialmente -e solo momentaneamente- nominiamo come oggetto di studio della teologia menzionato indelebilmente nella stessa denominazione: o theos, Dio. Questa considerazione di per s tautologica fin dallorigine foriera di una problematicit radicale: la parola dio non propone, allo stadio di cui arrivata la presente riflessione, una referenza oggettuale materiale in quanto Dio trascende la realt materiale, Altro da qualsiasi oggettualit materiale e spirituale. Tante parole, in qualsiasi lingua, manifestano la caratteristica di non avere referenza oggettuale senza destare il minimo problema, tuttavia la teologia intende il proprio oggetto come trascendente e nello stesso tempo reale, dove con reale si intende esistente e in qualche maniera esperibile. Sono necessarie entrambe le caratteristiche delloggetto, esistente ed esperibile, altrimenti la riflessione teologica costituirebbe unautocontraddizione di principio. Per entrare nella descrizione delloggetto della teologia necessario esplicitare una distinzione che proviene da una costatazione fenomenologica: la parola dio non attribuisce sempre e costantemente alloggetto dio le stesse caratteristiche. Oltre alla teologia, si occupano di Dio o del concetto di dio anche filosofie e religioni, oltre che altre scienze e discipline umanistiche.

Dato, quindi, linsuperabile pluralismo fenomenologicamente riscontrabile inerente alla descrizione della realt e delle caratteristiche del nostro oggetto di indagine, si opera una scelta. Ci si pone, cio, da un particolare punto di osservazione: quello proposto dalla religione che nasce dal personaggio storico chiamato Ges di Nazaret e che viene fatta conoscere attraverso il libro della Bibbia, dalla comunit dei discepoli di Ges, la chiesa. La religione che prende avvio dalla figura di Ges di Nazaret, detto il Cristo, il cristianesimo; chi segue Ges come maestro e lo ritiene Figlio di Dio e Dio Egli stesso si autodefinisce e viene definito cristiano (=colui che segue Cristo). La particolarit del modo di proporre dio e le sue caratteristiche da parte di Ges e del libro della Bibbia risiede nellattribuirgli alcune qualit che -solo inizialmente- ci aiutano a descrivere loggetto di interesse della teologia connotandolo maggiormente in relazione agli altri modi di intenderlo. Innanzitutto c un potente cambio di prospettiva che diventa essenziale e fondativo per la teologia cristiana. Se logicamente dio loggetto di interesse della teologia, originariamente e principalmente Egli un soggetto intelligente, libero, amante: ovvero la sua sussistenza caratterizzata dalla personalit. Dio della teologia cristiana persona. Questo dato cos imprescindibile e fondante che qualora la teologia lo intendesse in maniera diversa non potrebbe pi definirsi teologia cristiana. Per quanto inerisce la non referenzialit oggettuale della parola dio che abbiamo considerato come ipotesi descrittiva iniziale, la teologia che prende vita dal cristianesimo rileva invece una forte referenzialit storica, culturale e personale: il Dio della teologia cristiana il Dio di Ges Cristo (Chi ha visto me, ha visto il Padre dice Ges nel Vangelo di Giovanni 14,9). Ges, infatti, si propone come rivelatore del Padre (Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che Dio ed nel seno del Padre, lui che lo ha rivelato Vangelo di Giovanni 1,18). Ges Cristo, dunque, il cardine e il nodo del cristianesimo a della teologia cristiana. Ges si auto-manifesta come il Verbo incarnato, Dio fatto uomo, quindi entrato nella storia, che proprio attraverso lincarnazione fa conoscere il Padre, il Dio trascendente di cui si argomentava sopra. Ges il Rivelatore di Dio in quanto Egli stesso Dio. In Ges, pertanto, incontriamo Dio e possiamo fare esperienza di Lui come incontriamo a facciamo esperienza di qualsiasi altra persona umana. E vero che Dio trascendente (completamente altro rispetto alla dimensione dellesistenza a cui appartengono gli uomini e il mondo) ma anche immanente e quindi esperibile in Ges Cristo. Ges che si incarnato , abbiamo detto, la Rivelazione del Padre. In Ges incarnato Dio Padre ha voluto liberamente con intenzione perfetta e profonda- avvicinarsi, venire a cercare e a incontrare ogni uomo e ogni donna della terra. Da cosa stato mosso? Dallamore per la creatura che Egli stesso ha voluto e fatto (Dio amore come si scrive nella 1 lettera di Giovanni 4,16). Pertanto ci che con un concetto sintetico viene chiamata la Rivelazione cristiana costituisce loggetto -si ripete con una certa insistenza-

sintetico della teologia cristiana in quanto contiene quello che Dio ha fatto conoscere di s agli uomini. La Rivelazione, pertanto, non contiene e non descrive tutta intera e senza ombre la personalit e lesistenza e la natura di Dio ma ci che utile e necessario perch tutti gli uomini e le donne possano incontrare e aderire liberamente e gioiosamente al messaggio proposto da Ges di Nazaret e accedere alla comunione damore con il Padre. La Rivelazione manifesta pienamente e incontrovertibilmente lintenzione di Dio Padre nei confronti dellumanit: la sua intenzione e volont di venire incontro e di amare le creature che Egli ha voluto far esistere e nascere sulla terra. Il Soggetto con cui si incontra la teologia ispira fiducia, chiede affetto, adesione e risposta damore. Egli si fa conoscere come Padre che genera il Figlio per amore. Il Figlio corrisponde al Padre con lo stesso amore e come il Padre si dona tutto al Figlio, cos il Figlio si dona tutto al Padre: questa relazione abissale di amore compiutamente oblativo lo Spirito Santo e ha personalit come il Padre e il Figlio. Questo si pu affermare riguardo al Soggetto/Oggetto della teologia. Essa, dunque, nel momento in cui intende essere seriamente se stessa non pu che riferirsi costantemente alla Parola di Dio, dalla quale pu ottenere informazioni su Dio. Da ci si evince che il primo compito del teologo non quello di mostrare o dimostrare lesistenza di Dio (questo compito fondamentale verr in seguito) ma di incontrarlo personalmente, di cercare di conoscerlo e di farne esperienza, di amarlo che Egli gli chiede di essere amato. Il Soggetto/Oggetto della teologia lungi dallessere passivo, in realt la pro-voca, la motiva e la pro-muove attivamente come processo di conoscenza approfondimento della relazione e amore. La risposta positiva da parte delluomo a questo proporsi di Dio prende forma come fede teologale (riferita cio a Dio e donata da Dio). La fiducia nella bont, misericordia retta intenzione di Dio partecipa della natura della fiducia che le persone mettono in campo e vivono quotidianamente: non si potrebbe vivere senza continui e ripetuti atti di fiducia anche impliciti nei confronti di ci e di chi ci circonda. Tuttavia ne differisce perch Dio in quanto nascosto e avvolto nel mistero non pu essere oggetto di fiducia umana a meno che non sia Egli stesso a suscitarla. In quanto ladesione di fede teologale rientra a tutti gli effetti nelloggetto di studio della teologia. Indubbiamente la fede teologale ha una dimensione intima e personale tuttavia va costantemente riscoperta e vissuta anche la dimensione comunitaria e relazionale della fede. Se la fede una rapporto di fiducia con Dio, questo rapporto stesso che mette in comunione con altri per volere dello stesso Dio Padre. 2 Dichiarazione circa i compiti pro-mossi da Dio nella teologia La riflessione teologica terza rispetto a Dio e al partner che Egli a desiderato e creato, luomo e alla libera e accondiscendente manifestazione di Dio. La Rivelazione in se non riflette ma offre, dona, illumina secondo lintenzione di

Dio; la teologia invece ri-flette, ri-specchia la Parola di Dio e la ridice legandola strettamente alluomo, alla sua esistenza, alla sua storia e alla sua cultura. Dal punto 1 risulta pertanto che il primo compito della teologia sia indagare Dio, la Rivelazione e la relazione che Dio vuole instaurare con luomo: una teologia teologica. La riflessione su Dio e la Rivelazione hanno lo scopo di comprenderle quanto pi a fondo possibile secondo tutte le possibilit umane. Un passaggio della lettera di papa Benedetto XVI indirizzata a Piergiorgio Odifreddi lega il compito della teologia al legare religione e ragione: Una funzione importante della teologia quella di mantenere la religione legata alla ragione e la ragione alla religione. Ambedue le funzioni sono di essenziale importanza per l'umanit. Nel mio dialogo con Habermas ho mostrato che esistono patologie della religione e - non meno pericolose - patologie della ragione. Entrambe hanno bisogno l'una dell'altra, e tenerle continuamente connesse un importante compito della teologia. Il secondo compito consiste nellesplicitare la significativit per la vita concreta delle persone di quanto indagato dal primo compito. In questo senso a volte fondamentale il dialogo e il confronto con altre discipline e scienze non legate alla teologia. La teologia non asserve le altre discipline ma non ne nemmeno asservita. Nella cura per adempiere questo compito il teologo deve conoscere luomo, la sua struttura profonda segnata dalla unit dinamica di corpo e spirito e la cultura in cui egli immerso anche quella ostile alla religione cristiana. Il teologo uomo tra gli uomini e quanto pi si fa compagno e con-suona con i suoi contemporanei, tanto pi pu svolgere il suo compito di chiarificazione e di mediazione. Il terzo compito discende dai primi due. La teologia deve trovare un tipo di linguaggio e una modalit di comunicazione capaci di coinvolgere la persona umana nella sua profondit di ragione e affettivit, che permetta di parlare significativamente della vita con le sue ambiguit e difficolt, con le sue vittorie e le sue sconfitte e che permetta alla persona di portare alla luce, per meditarlo e per proteggerlo, ci che sta nel pi intimo di se stessa. Il linguaggio particolarmente importante nel dare voce allesperienza della fede e a viverne la dimensione comunitaria ed ecclesiale. 3. La teologia e la situazione culturale La Parola di Dio nutre la vita di fede della persone e della comunit, la Chiesa: essa permette di incontrare Ges nello Spirito Santo e di crescere nella conoscenza intima di Lui imparando a seguirlo sempre pi da vicino. La Parola proviene dalla stessa fonte dalla quale proviene la vita, la vita dello spirito come la vita materiale: c una profonda unione tra queste due dimensioni di cui impastata la realt, ununione cos profonda che per conoscere necessario considerare anche quella parte che non cade sotto lattenzione dei sensi. La Rivelazione si occupa dello spirituale del reale ed indica quali sono le dinamiche, le regole, i nodi della vita dello spirito: essa descrittiva, quindi, ma anche paradigmatica, normativa. Luomo che si specchia in essa trova se stesso, vede

come il Padre laveva pensato fin da sempre, trova armonia con la vita, col il proprio senso e con il senso del tutto. La teologia, pertanto, non pu trascurare questo aspetto di luminosit che chiamata a riflettere e a testimoniare dalla Rivelazione. Prima di perdersi nelle analisi sociologiche, statistiche filosofiche della cultura in cui si trova ad operare deve essere consapevole di avere un messaggio, un tesoro da proporre con grazia e con tatto, con sensibilit e con convinzione perch un messaggio bello. In questo senso tutte le eventuali analisi a cui si accennato servono, in teologia, a questo scopo. Diversamente il teologo si troverebbe nella paradossale situazione di dover continuamente rincorrere tesi e analisi che si accavallano, si contraddicono anche su punti fondamentali, a volte addirittura si annullano, senza aver la possibilit concreta di calare il proprio contributo originale. Il rischio quello di continuare a sondare il terreno senza mai impiantarci qualcosa di originale e di proprio. La teologia portatrice di una propria visione della realt e della cultura, mutuate dal Vangelo, ed chiamata ad interrogarsi su come e su quanto questa visione illumini una data situazione e un preciso contesto. Questo ci sembra il compito primario della teologia calata in una cultura, compito che non esclude certo altre prospettive, ma compito ineludibile. La particolarit del contesto culturale occidentale contemporaneo, o post- moderno che dir si voglia, pone una domanda radicale alla Rivelazione: la domanda su come si configura il rifiuto della Rivelazione stessa. Le analisi, le indagini, le proposte di spiegazione sono molteplici e provengono in maniera precipua dalla filosofia, dalla sociologia, dallantropologia culturale. Nella grande maggioranza dei casi la teologia fa proprie queste analisi, e le commenta e a partire da esse argomenta. Senza nulla togliere alla validit di tale approccio, come gi chiarito, occorre ribadire che la riflessione teologica primariamente chiamata a indagare e approfondire come la Rivelazione stessa illumina la questione del rifiuto della Rivelazione voluta dal Padre, da parte dei suoi figli. Con questo portato la teologia pu offrire qualcosa di veramente originale anche alla riflessione di tutti gli uomini di buona volont.