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Emanuela Scribano La crisi della trascendenza nella filosofia moderna The crisis of transcendence in Modern thought emerges first

of all in applying t he criteria of scientific reasoning to God, and in submitting God to the demands of Reason. The project, which was motivated by finding unsatisfactory the results obtained by the analog ical method of Aquinas, has as outcomes on the one hand Bayle s atheism, and on the other hand Kant s waiving of rational theology. Quando parliamo di crisi della trascendenza nell epoca moderna il primo pensiero corre a un esempio particolarmente significativo, quello di Spinoza, alla sua es plicita negazione della trascendenza divina. Dio causa immanente di tutte le cose, procl ama Spinoza nella sua opera maggiore, l Etica1. Spinoza toglie ogni autonomia al mondo rispetto a Dio e a Dio rispetto al mondo, teorizzando l identificazione tra natura e Dio. Ora, la filosofia di Spinoza stata giudicata dalla maggioranza dei contempo ranei come un esempio detestabile di ateismo. A prima vista, questo giudizio appare so rprendente: un sistema filosofico che non solo non nega l esistenza di Dio, ma addirittura proclama che tutto Dio, apparve ai contemporanei come un compiuto sistema di ateismo. La reazione dei contemporanei e dei successori di Spinoza rende per evid ente un punto centrale: la negazione della trascendenza avvertita come un grave ostac olo nella fondazione di un rapporto religioso tra l uomo e Dio. Del resto era questa l opinione dello stesso Spinoza. Nell Appendice alla prima parte dell Etica, infatti, Spinoza denunciava il pregiudizio di chi ritiene che esista un Dio libero, creat ore e provvidente, un pregiudizio da cui, secondo Spinoza, derivato il culto e l onore r eso a Dio2. Vorrei qui indicare, a grandissime linee, quelle che a mio avviso sono l e radici concettuali della crisi della trascendenza in epoca moderna, per accennare poi a l percorso che collega questa crisi alla nascita dell ateismo moderno. Il pensiero della trascendenza implica la tesi di una distanza tra mente umana e natura divina, tra Dio e le cose create, ovvero la tesi di una esteriorit della n atura di Dio sia rispetto al mondo sia rispetto alle categorie di pensiero con le quali l a mente umana interpreta il mondo. Due vie sono state tentate per interpretare la conosc enza che la mente umana pu avere di Dio alla luce della irriducibilit tra Dio e mondo: quella dell equivocit tra Dio e creature, in nome della quale nessun predicato che 1 B. SPINOZA, Etica, trad. it. di E. Giancotti, Editori Riuniti, Roma 1988, I, p rop. XVIII: Dio causa immanente, e non transitiva, di tutte le cose.

2 Ivi, I, Appendice : dall erronea convinzione che la natura sia fatta per il bene de ll uomo, gli uomini hanno dovuto trarre la conclusione che ci sia uno, o pi rettori della n atura, dotati di libert umana, che hanno tutto curato in loro favore e hanno fatto tutto per il loro uso [ ] Dal che derivato che ciascuno ha escogitato secondo il proprio modo di sen tire maniere diverse di prestar culto a Dio. Religioni e Societ, 49, 2004, pp. 42-45, ISSN 0394-9397 2004, Firenze University Press

appartiene al mondo pu essere attribuito a Dio con lo stesso significato, e quell a dell analogia3. La prima via, quella della equivocit, esprime al meglio la trascendenza divina, escludendo qualunque uso sensato delle propriet delle creature nel discor so razionale su Dio, un discorso che deve perci limitarsi a giustificare la non cono scenza, o la dotta ignoranza , e l uso di esclusivi predicati negativi nell approccio al divino . Il prezzo da pagare, in questo caso, il silenzio della ragione sulla vera natura di Dio. Il tentativo di mantenere aperta una strada positiva alla ragione senza att entare all incommensurabilit dell infinito rispetto al finito caratterizza invece la via ana logica, che ha conosciuto un elaborazione particolarmente raffinata nel pensiero di Tommaso d Aquino. Si tratta di un complesso tentativo di tenere assieme i diritti della ragione e la trascendenza divina. Secondo Tommaso, il rapporto causale tra Dio e lecreature instaura tra i due termini una relazione di somiglianza regolata. qu esta relazione a consentire un discorso razionalmente sensato e controllato su Dio, pur rimanen do la natura divina irraggiungibile dalla ragione. Gli attributi delle creature pos sono essere predicati di Dio in senso analogico, presupponendo che ci sia una somigli anza tra Dio e le creature, purch rimanga saldo il principio della distanza infinita t ra infinito e finito; in nome di questo principio, sempre impossibile determinare s econdo una misura il rapporto che esiste tra attributi umani e divini, e se somiglianza c tra Dio e il mondo, questa rimane incommensurabile e indeterminata4. Il passo compiuto da Tommaso importante: si tratta, come si vede, di un tentativ o di consentire un accesso alla ragione nella scienza teologica. Ma la soluzione t omista parr al pensiero moderno insoddisfacente. Il pensiero moderno, infatti, caratteri zzato dal netto rifiuto dell analogia tomista e dal tentativo di estendere al divino il modello di intelligibilit che veniva applicato con successo alla scienza. Il prim o ma pi fondamentale indizio di questo processo l imporsi, con Cartesio prima e con Leibniz dopo, del principio di ragion sufficiente , ossia del principio secondo il quale di ogni cosa si pu ricercare la causa o la ragione, un principio che si pu, in lin ea di principio, applicare anche a Dio5. Per Tommaso, invece, di Dio, della sua natura e della sua esistenza, impossibile dare ragione , poich Dio, causa prima, non pu dipendere da niente, e nemmeno dalle regole della ragione. La possibilit di utili zzare il principio di ragion sufficiente implica la possibilit di raggiungere una scien za perfetta di ci cui esso si applica. Di qui la conseguenza tratta da Spinoza: La mente umana ha una idea adeguata dell essenza eterna e infinita di Dio6. Dio non pi al di l della ragione, ma sottomesso alla ragione, fa parte degli oggetti della scienza

. necessario sottolineare che il tentativo di applicare a Dio il modello di intell igibilit piena perfezionatosi nella fisica e nella matematica motivato anche da un urgenza teologica. Gi i pensatori medievali succeduti a Tommaso, Ockham in prima istanza, 3 Cfr. PH. SECRETAN, L analogie, PUF, Paris 1984; L analogie, numero monografico di L es tudes philosophiques, n. 3-4 (1989). 4 Il miglior studio sull analogia in Tommaso d Aquino rimane B. MONTAGNES, La doctri ne de l analogie de l Etre d aprs saint Thomas, Paris-Louvain 1963. 5 Cfr., sull affermarsi del principio di ragion sufficiente nel pensiero moderno, J-L. MARION, Sur le prisme mtaphysique de Descartes, PUF, Paris 1986; L. FOISNEAU (a cura di), La dcouverte du principe de raison, PUF, Paris 2001; V. CARRAUD, Causa sive ratio. La raison de la cause de Suarez Leibniz, PUF, Paris 2002. 6 SPINOZA, Etica, cit., II, prop. XLVII.

avevano rilevato come la via percorsa da Tommaso non potesse soddisfare pienamen te la ragione. Essa infatti si basa sull inferenza dalle creature a Dio, ma questa in ferenza non potr mai dimostrare, ad esempio, che Dio unico e infinito. A partire dal mond o si pu inferire che esiste una causa prima o pi cause sufficienti a produrlo, ma ig norando la natura di questa causa prima impossibile dimostrare che essa unica e infinita . Sulla base di questa esigenza teologica maturano i tentativi di estendere a Dio una co noscenza scientifica a priori, tale che possa fornire una conoscenza vera della natura di vina. Insomma, le concessioni alla ragione fatte da Tommaso con la via dell analogia sono ancora troppo modeste per costituire una base affidabile per una fondazione razionale d el monoteismo cristiano7. I grandi filosofi del Seicento, Cartesio, Malebranche, Leibniz, Spin oza, esprimono tutti, in varie forme, la fiducia nella possibilit di estendere ad ogni ambito il ragionamento umano, anche a prezzo di annullare quella separatezza della ragione da Dio che aveva assicurato la trascendenza del divino. Un caso del tutto singolare quello di Cartesio, il quale, pur sottomettendo Dio alle leggi della mente umana e pret endendo che l uomo sia in possesso di un idea chiara e distinta di Dio, sosterr che le leggi stesse della logica con le quali l uomo conosce sono create da Dio8. Si tratta di un tentativo estremo di far coesistere trascendenza divina e allargamento a Dio dei confini d ella ragione umana. Ma in questo Cartesio non fu seguito dai grandi filosofi che a lu i succedettero. Anche se nessun grande filosofo accetter il rifiuto della trascendenza divina nel le forme esasperate di Spinoza, molti condivideranno la possibilit di sottomettere D io alle leggi del pensiero umano senza accettare l antidoto che Cartesio aveva appron tato contro l annientamento della distanza tra finito e infinito, che da quella sottomi ssione rischiava di conseguire. Si spiega cos l apparente paradosso delle accuse di ateism o rivolte, prima ancora che a Spinoza, a Cartesio, un filosofo il cui sistema interamente f ondato sulle prove dell esistenza di Dio. Cartesio ha per contribuito potentemente a fare di Dio un oggetto da indagare con strumenti paragonabili a quelli con i quali si in dagano le leggi della natura, e questo non il Dio della fede. Il disagio verso questo Dio d ei filosofi stato emblematicamente espresso da Pascal, col rifiuto delle prove razio nali dell esistenza di Dio, col rifiuto della teologia cartesiana, a suo avviso inutile e incerta. Ed significativo che Pascal, di fronte al dilagante razionalismo moderno, non pr oponga un ritorno a Tommaso d Aquino, ma addirittura un abbandono del Dio dei filosofi, l

a cui irrilevanza e pericolosit per la fede era dimostrata dai recenti esiti spinoz isti9. Una verifica importante ai diffusi timori che la sottomissione di Dio al giudizi o della ragione porti a conseguenze atee quella portata dal caso di Pierre Bayle e delle sue provocatorie riflessioni sulla compatibilit del male con la bont divina. Come discolpare Dio dalla presenza del male nel mondo, nell epoca in cui non ci si pu pi rifugiare nell incommensurabilit tra finito e infinito, nell epoca in cui Dio un impu tato come gli altri e pu essere trascinato alla sbarra per rendere conto del suo operato in un modo che risulti convincente per gli uomini che compongono la giur ia? La risposta di Bayle che ogni giustificazione razionale di Dio impossibile, e che, sottoposto all esame impietoso della ragione, l oggetto della teologia un Dio 7 Cfr. E. SCRIBANO, L esistenza di Dio. Storia della prova ontologica da Descartes a Kant, Laterza, Bari-Roma 1994. 8 Cfr. J.-L. MARION, Sur la thologie blanche de Descartes, PUF, Paris 1981. 9 Sul rapporto di Pascal con la filosofia si veda V. CARRAUD, Pascal et la philo sophie, PUF, Paris 1992.

infinitamente buono e infinitamente potente che permette il male si rivela addiri ttura contraddittorio. Se si vuol salvare la fede, la trascendenza dovr essere ripristi nata in tutto il suo rigore, e si dovr rinunciare del tutto alla ragione in materia te ologica; se al contrario volessimo salvare la ragione, allora la teologia dovrebbe essere abbandonata10. Insomma, il razionalismo moderno segna il fallimento dell equilibri o tra ragione e fede ricercato da alcune grandi teologie medievali, segnatamente da quella tomista, e impone una scelta tra l indagine razionale e la credenza in D io. Il Settecento si chiude con la proposta kantiana di sospendere i tentativi di in dagare Dio con la ragione. Tutto il sistema kantiano fondato sull illegittimit di estender e la ragione umana oltre i confini dell esperienza. Ma voglio ricordare qui un testo particolarmente appassionato, sotto questo aspetto, quello dedicato al rifiuto dei tentativi filosofici di discolpare Dio dalla presenza dei mali nel mondo11. Prima di Kant, Leibniz aveva fornito un elaborato sistema di giustificazione di Dio nei Saggi di teodic ea12. Si tratta di un testo importante perch fa ben vedere la distanza dall atteggiamento ch e Tommaso aveva assunto di fronte ad analogo problema. Tommaso, fedele alla sua te si della distanza infinita tra creatore e creatura, riteneva che questo mondo non p otesse affatto dirsi il migliore possibile: Dio avrebbe potuto crearne di migliori, e s e non lo ha fatto stato perch ogni mondo, essendo finito, infinitamente distante dalla per fezione divina, per cui non esiste, agli occhi di Dio, un mondo migliore di tutti gli al tri, che si imponga come oggetto della creazione. Perch la scelta divina sia caduta su questo mondo impossibile dirlo, dal momento che Dio libero nella sua scelta e le sue ragioni sono impenetrabili. Leibniz invece ritiene che Dio, come l uomo, sia s ottomesso alla logica del principio di ragion sufficiente, un principio che, applicato all e azioni volontarie, implica la necessit di scegliere ci che appare il bene maggiore ; ne segue che questo mondo il mondo migliore possibile e non sarebbe stato possibile che Dio scegliesse un mondo diverso. Il male che vi presente non poteva non esse rci, nemmeno Dio avrebbe potuto eliminarlo o diminuirlo. Questo tentativo di giustificare Dio apparir mostruoso a Kant, perch per salvare l a bont divina finisce per rendere il male necessario, lo propone come un ingredient e inevitabile del mondo migliore. La conseguenza non potr che essere un abbassament o

della nostra sensibilit morale e del nostro sdegno di fronte al male. Ora, second o Kant solo la via della morale pu riaprire uno spiraglio verso la convinzione razionale che Dio esiste. Chiunque delimiti l universalit e la forza delle leggi della morale, so stenendo che Dio non vi sottoposto oppure sostenendo, come fa Leibniz, che il male necess ario, chiude l unica via che si possa percorrere per offrire una base razionale alla fed e. Ancora un accusa implicita di ateismo, dunque, rivolta contro la teologia razionale moder na. La proposta di Kant di ristabilire quei limiti rigorosi della ragione che il pen siero moderno aveva tentato di infrangere. Lo spazio per la trascendenza viene cos recu perato imponendo nuovamente il silenzio alla ragione speculativa in materia teologica. 10 Cfr. G. CANTELLI, Teologia e ateismo. Saggio sul pensiero filosofico e religi oso di Pierre Bayle, La Nuova Italia, Firenze 1969; S. LANDUCCI, La teodicea nell et cartesiana, Bibliopolis, Napoli 1986; G. MORI, Bayle philosophe, Champion, Paris 1999. 11 I. KANT, Sul fallimento di tutti i tentativi filosofici in teodicea, in ID., Scritti sul criticismo, a cura di G. De Flaviis, Laterza, Bari-Roma 1991, pp. 129-148. 12 G.W. LEIBNIZ, Essais de thodice sur la bont de Dieu, la libert de l homme et l origin e du mal, pubblicati nel 1710.