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Cos larte islamica

COSE LARTE ISLAMICA? Wijdan Fawaz Al-Hashemi[1] Larte islamica nacque subito dopo la conquista islamica, durante la Dinastia degli Omayyadi (660750 d.C.), e quasi immediatamente manifest una totale unit di aspetti che si sarebbe mantenuta nel corso dei secoli. Nonostante i principi dellarte islamica non avessero dei fondamenti scritturali, possedevano un carattere profondamente islamico. Commercianti arabi, prima dell'avvento dellIslam ebbero contatti con larte bizantina, persiana, greco-romana ed anche indiana, tuttavia queste rimasero estranee ai loro interessi primari. Principalmente, fu la rinuncia ad una vita nomade e l'adozione di modi di vivere sedentari che rese necessaria la nascita di un'arte conforme allIslam. Il tempo necessario allarte islamica per sviluppare il proprio carattere fu relativamente breve. Esso si protrasse approssimativamente per i primi 150 anni dopo la morte del Profeta (632 d.C.) e coincise con lespansione fulminea dellIslam in Asia e Africa. Dopo il successo delle prime conquiste islamiche, vi furono conversioni di massa nella maggior parte delle terre assoggettate allautorit musulmana, mettendo gli arabi musulmani in contatto con altre culture. Conquistando popoli differenti, i musulmani ebbero a loro disposizione tradizioni artistiche e tecniche praticate da varie civilt, come l'ellenico e il romanico-bizantino della Siria, il sassanide dellIran e della Mesopotamia, il copto dell'Egitto con la sua eredit dei faraoni e le numerose tradizioni locali come quella dei brberi. Tutti questi elementi erano a disposizione della nuova comunit. Fin dalla sua origine, larte islamica segu un processo selettivo che favor alcuni motivi e stili rispetto ad altri. Tale processo fu intrapreso dagli artisti stessi, molti dei quali erano dei convertiti alla nuova religione. L'arte dovette cos adeguarsi al nuovo criterio etico ed estetico e alle necessit dei nuovi mecenati, fra queste, quella dell'adorazione ebbe un ruolo predominante. Fu nellarchitettura religiosa che larte islamica espresse la sua ingegnosit per integrare le tradizioni artistiche preesistenti adattandole ai suoi scopi e richieste. I migliori esempi di questo genere di prima integrazione tra soggetto e motivi sono nella Moschea della Roccia a Gerusalemme - il primo monumento dellIslam (688-692 d.C.) - la Grande Moschea Omayyade a Damasco (ca. 706-716 d.C.), e il Qusair 'Amra nel Deswet Giordano sul quale ritorneremo pi tardi. Il processo selettivo seguito dai primi mecenati ed artisti islamici, fu importante nello sviluppo dellarte islamica delle origini. Ai nuovi musulmani occorreva una modalit estetica che potesse soddisfare la natura spirituale e contemplativa della loro religione, rafforzare le sue concezioni fondanti e la struttura sociale, oltre ad essere un ricordo costante dei suoi principi le cui radici risalgono al monoteismo abramico. La sfida fu colta dai primi musulmani, che, lavorando con vecchi motivi e tecniche conosciuti dai loro predecessori semiti, bizantini e sassanidi, ne svilupparono di nuovi al sorgere di esigenze ed ispirazioni. Centocinquanta anni dopo l'arrivo dellIslam, larte islamica aveva formato il suo linguaggio e la sua estetica. Per esempio, la Grande Moschea di Cordoba (785 d.C.) in Andalusia ed la Moschea Ibn Tulun (879 d.C.) in Egitto, rappresentarono, non a lungo, delle fasi in un evoluzione provvisoria, ma furono, a ragione, dei capolavori insuperabili, che evidenziavano delle regole e un'estetica peculiari.[2] Nelle sue fasi creative, l'arte nel mondo islamico fu ladattamento sintattico e semantico di una struttura figurativa pi antica. Per i musulmani non si trattava di uninnovazione, ma di una ricombinazione, con modifiche interiori della loro esperienza e della loro conoscenza. Il mondo musulmano, nei secoli seguenti mantenne questa relazione simbiotica con le culture che lo precedettero e con quelle circostanti. Fino al 18 secolo, lIslam rimase la sola importante cultura in stretto contatto con quasi ogni altro centro di civilt e vita in Asia, Africa e Europa, con un'intensit di contatti che variarono da luogo a luogo e da secolo a secolo.[3] Per l'artista tradizionale, larte non un dono, ma conoscenza da acquisire e, perci, larte tradizionale secondo il senso comune della parola non 'auto-espressiva'. Come nellarte medievale europea e nellarte orientale, per l'artista islamico era l'eccezione piuttosto che la regola attribuire il proprio nome al lavoro eseguito. La personalit dell'artista non era di alcuna rilevanza per il mecenate tradizionale, che esigeva solamente un uomo a sua disposizione a cui commissionare il lavoro in qualit di artista-artigiano. Tale
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filosofia punta alla pi grande possibilit di liberazione da s stessi.[4] Per cui, l'artista islamico e tradizionale fu anonimo e raramente firm con il suo nome. Era il prodotto del suo lavoro che importava e non la sua persona. Quello che contava era il risultato piuttosto che l'azione o chi la faceva. Per l'artista musulmano, i fondamenti dottrinali dell'estetica islamica si trovano nei seguenti detti del Profeta: "Dio bello e ama la bellezza"; "Dio ha iscritto la bellezza in tutte le cose"; "Dio desidera che se facciate qualche cosa sia fatto alla perfezione"; "Il Lavoro una forma di adorazione". Il perfezionamento del proprio lavoro creando oggetti belli e ben fatti, che servono ad un scopo, diviene una forma di adorazione e un obbligo religioso che l'artista adempie facilmente attraverso l'aderenza alla fede e al suo credo. Gli artisti islamici cercavano continuamente idee nuove e tecniche che potessero intensificare ulteriormente lincanto e il fascino che abbelliscono la vita intera e fanno della gioia e della bellezza una costante azione interiore.[5] Larte e larchitettura islamiche conferiscono tradizionalmente la pi elevata importanza al conseguimento della bellezza. Questo deriva del Corano che d importanza alla bont, alla verit e alla conoscenza, mentre enfatizza principalmente i Begli Atti, al-acmal al-hasana. Un altro esempio di questa importanza data alla bellezza sono i novantanove Sacri Attributi di Dio che in arabo sono detti i Pi Bei Nomi di Dio (asma Allah al-husna). Lo scopo fondamentale dellarte e dellarchitettura islamiche, a parte adempiere ai requisiti necessari di funzionalit, mostrare un evidente senso di bellezza. La bellezza nellarte islamica richiede sia una dimensione quantitativa, realizzata principalmente attraverso un processo di adattamenti ambientali pragmatici ed una dimensione qualitativa, essenzialmente espressa attraverso l'estetica islamica.[6] Irrappresentabilit Nessuna dibattito sullarte islamica completo senza citare lirrappresentabilit e il dipinto figurativo. C' stato un grande equivoco fra numerosi studiosi e non, in Oriente e in Occidente, che credono che larte figurativa nellIslam sia proibita o quantomeno tollerata solo fra i musulmani sciiti. In Occidente, larte figurativa islamica divenne sinonimo esclusivamente delle miniature iraniane che, a causa della loro diffusione, divenne la forma di arte figurativa islamica pi conosciuta. La questione trascurata che, fino dal 16 secolo, quando la Dinastia di Safavidi and al potere, la maggioranza degli iraniani era sunnita e che la maggior parte dei governanti che patrocinarono le arti librarie, inclusa la miniatura, erano sunniti. Nel mondo arabo, la rappresentazione figurativa era stata coltivata, fin dall'inizio dellIslam, in forma spettacolare e monumentale, come possiamo vedere nei mosaici della Moschea della Roccia a Gerusalemme e la Grande Moschea degli Omayyadi a Damasco. Larte figurativa nei suoi vari aspetti fu presente con continuit fin dal 7 secolo d.C., dopo che Islam fu rivelato. Le arti della calligrafia e dell'astrazione non si svilupparono nel mondo musulmano per compensare o sostituire l'immagine vivente e proibita, ma fiorirono in parallelo alla pittura figurativa. Scrittura e pittura erano rami della stessa arte, dove il calligrafo e il pittore usavano il calamo nella stessa maniera.[7] La proibizione della rappresentazione figurativa ed umana nellIslam non si applica a quelle immagini eseguite a scopo decorativo. A rigor di termini, si applica solamente all'immagine della Divinit che irrappresentabile, una pratica radicata nel monoteismo abramico che si oppone direttamente al politeismo idolatra. I due detti attribuiti al Profeta che "nel giorno del Giudizio agli artisti potrebbe essere chiesto di ricreare le loro opere; e non riuscendoci saranno puniti severamente" e "quelli che saranno puniti pi severamente da Dio nel giorno del Giudizio saranno i pittori e gli scultori", sono infatti le regole che hanno determinato la legge dellirrappresentabilit, anche se spesso furono interpretate erroneamente come unassoluta proibizione delle immagini figurative. Comunque, non hanno influito del tutto sullarte islamica come alcuni possono credere. LIslam una religione ragionevole basata sulla logica, e la motivazione che sta dietro a questi detti profetici era di evitare l'idolatria e non scoraggiare la creativit artistica. Dipende da questa fonte teologica
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l'atteggiamento ostile delle generazioni successive, che di tanto in tanto si manifesta nel mondo musulmano, emettendo la sua sanzione. Essendo una religione ragionevole, lIslam chiar che la proibizione riguardava solamente statue e ritratti eseguiti a scopo di venerazione ed in luoghi di preghiera.[8] I detti del Profeta giunsero in un periodo di idolatria e servirono a dissuadere i nuovi convertiti allIslam dallessere blasfemi, nel caso in cui il pittore o scultore era un idolatra che prendeva parte ad atti sacrileghi. Se questa condizione viene meno, allora il dipinto figurativo e la scultura divenuti uguali allarabesco non-figurativo sono totalmente accettabili.[9] Altrimenti, il Profeta, entrando nella Kaaba dopo la caduta di Mecca, non avrebbe coperto il ritratto di Maria e Ges con le sue mani per proteggerlo dalla distruzione, mentre seguendo le sue indicazioni i musulmani stavano facendo a pezzi e cancellando statue e immagini di idoli pagani e divinit.[10] N avrebbe permesso a sua moglie Aisha, di tenere un cuscino con figure di animali nella sua stanza. Ugualmente, lortodosso e rigoroso Califfo Umar us un incensiere decorato con figure che aveva portato dalla Siria per profumare la moschea a Medina.[11] Quindi un'immagine piana riconosciuta come un elemento dellarte profana, purch non rappresenti n Dio n il volto del Profeta,[12] mentre le figure umane sono accettabili ovunque eccetto nei luoghi di preghiera, per paura dell'idolatria. Detto questo, la rappresentazione del Profeta Muhammad era conosciuta nei manoscritti non-arabi, il primo dei quali facente parte della famosa serie di immagini dei Profeti contenuti nel Cofano di Eraclio, oggi andato distrutto. La ritrattistica di messaggeri divini, profeti e santi, evitata per due ragioni, primo, per impedire alle loro immagini di diventare oggetti di idolatria e secondo, perch nessuna riproduzione potrebbe veramente rappresentare le qualit inerenti a tali santi uomini e donne. Fin dall'inizio, lirrappresentabilit e non liconoclastia stata il fondamento dellarte sacra dellIslam[13]. Le parole del profeta, che condannano coloro che vogliono imitare lopera del Creatore, non sono state sempre interpretate come un rifiuto puro e semplice di tutta l'arte figurativa, ma la condanna di un prometeico scopo idolatrico. L'arte figurativa pu inserirsi perfettamente nell'universo dellIslam e partecipare direttamente all'economia spirituale della religione, a patto di non eccedere i giusti limiti. Delle tre grandi religioni missionarie - Buddhismo, Cristianesimo e Islam, ciascuna che si sforza di indirizzare il mondo e gli uomini verso Dio, ognuna secondo i propri mezzi il solo Islam ha rifiutato di servirsi del sussidio dell'arte pittorica per questo scopo[14]. Tuttavia, il rifiuto della rappresentazione figurata naturale nell'Islam non basato su una proibizione legale iscritta nel Corano, ma esprime un rifiuto a vedere luomo sostituire se stesso al Creatore nel tentativo di imitare le forme naturali. In s, l'atto creativo dell'artista non considerato perfido o detestabile, come alcuni storici dellarte ritengono; piuttosto il contrario, poich Dio stesso usa l'esempio del vasaio che modella l'argilla per indicare il Suo proprio atto creativo come Dio Artista, "ha generato l'uomo di argilla, come il vasaio"[15]. Un tale atto pu dare all'artista umano l'illusione di avere aggiunto egli stesso qualcosa alla creazione, da cui la tentazione di vantarsi, che nell'Islam considerato come il peggiore di tutti i peccati, poich ha l'effetto di porre la creatura a livello del Creatore[16]. Rifiutando di copiare il mondo fisico, l'artista musulmano tradizionale lo ha sostituito e ha generato la sua propria lingua artistica universale, capace di soddisfare simultaneamente requisiti spirituali ed estetici. Come gli Egiziani antichi, che hanno tentato di vincere la morte ritraendo leternit nella loro arte, e i Greci, che hanno scelto il corpo umano come espressione di perfezione divina, i Musulmani, con la stilizzazione e l'astrazione, si sono sforzati di descrivere i valori spirituali dell'uomo. Evitando il naturalismo, che include l'uso dello spazio tridimensionale, della prospettiva e della modellistica della figura umana in luci e ombre, l'arte islamica figurativa ha guadagnato la legittimit fra gli arabi, i mongoli, i persiani, gli indiani e i turchi. Con la stilizzazione delle forme che appartengono agli esseri viventi, l'artista musulmano poteva appagare la sua ispirazione creativa e contemporaneamente aderire alla sua fede religiosa. I primi esempi dell'arte figurativa in costruzioni religiose islamiche sono i mosaici della Cupola della
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Roccia (685-691 d.C.) a Gerusalemme (il primo monumento religioso costruito dai musulmani) ed la Grande Moschea Omayyade (706-716 d.C.) a Damasco, che rappresenta case, alberi, cascate e altre forme di natura morta. In costruzioni secolari, le prime pitture e sculture nell'Islam sono gli affreschi Omayyadi di Qusayr Amra (712-715 d.C.) nel Deswet giordano, e i mosaici e le sculture di Khirbat Al-Mafjar (724-743 d.C.) vicino a Gerico. Anche se in tutti gli esempi, le influenze Greco-Romane, Sassanidi e Bizantine sono evidenti in termini sia di stile che di soggetto, si ravvisano anche gli inizi di una nuova forma di stilizzazione. Tuttavia, nessuno di questi esempi stato studiato per essere copiato. Durante il successivo periodo Abbaside e particolarmente Fatimide, la pittura figurativa stata continuata su ceramica, cos come gli affreschi, i cui esempi sopravvivono sulle pareti del palazzo Abbaside di Jawsaq Al-Khaqani, a Samarra[17], che portano le influenze Sassanidi e centroasiatiche, e su ceramica duso quotidiano, oggetti d'avorio e di metallo dei due periodi. Un punto di interesse per gli italiani la Cappella Palatina a Palermo, costruita dal re Ruggero II dopo la riconquista dell'isola dopo molti anni di dominazione araba. Egli import artisti dallEgitto Fatimide per decorare la parte interna della cupola della sua chiesa con i migliori esempi di pittura Abbaside passata dallIraq all'Egitto fino in Sicilia. Le pitture architettoniche Fatimidi meglio conservate fuori dell'Egitto si trovano nella Cappella Palatina, la cappella privata di re Ruggero II, completata intorno al 1140, a Palermo, in Sicilia. Il soffitto coperto da un gran numero di pannelli che rappresentano le varie attivit di corte, gli episodi profani e le scene religiose, interamente fatti con le caratteristiche stilistiche sviluppate nellIraq Abbaside. Le pitture, attribuite agli artisti arabi portati dall'Egitto da Ruggero II, sono eseguite in brillanti colori rosso, marrone, porpora, azzurro, verde, bianco e oro e sono chiaramente differenti dai mosaici bizantini della stessa chiesa (pannello 12). Contemporaneamente, lunghi epigrammi in arabo incorniciano i campi decorativi. Anche se eseguite 300 anni dopo gli affreschi di Samarra, le pitture di Palermo seguono lo stesso stile di base dello stile Abbaside, derivato dall'arte Sassanide, che mostra la vitalit di questo stile e lestensione della sua espansione. L'isola era sotto la legge musulmana dall 827 al 1061 quando il conte normanno Ruggero la conquist e adott molti modi e stili musulmani. La lingua araba fu usata ampiamente e le iscrizioni arabe si trovano tuttora nel Palazzo Ecclesiastico. Il ramo principale dell'arte figurativa nell'Islam la miniatura, conosciuta soprattutto attraverso le miniature iraniane, che superano quelle degli altri paesi islamici. Anche se sono nate come illustrazioni di libri, le miniature islamiche hanno raggiunto un livello artistico elevato. A causa dellirrappresentabilit di cui si parlato precedentemente, l'arte della miniatura non potrebbe essere considerata sacra. Mentre le prime scuole di pittura araba di Mosul e di Bagdad del tredicesimo secolo hanno le loro radici nella pittura dei Sabei e dei Cristiani, le miniature persiane sono state modellate sulla pittura Cinese, mescolante perfettamente la calligrafia con l'illustrazione. Inoltre hanno mantenuto la riduzione dello spazio ad una superficie piana e la coordinazione delle figure umane con il paesaggio. I colpi forti e fragili della spazzola cinese sono stati sostituiti dalle linee definite e continue disegnate dal calamo, nel vero stile della calligrafia araba, mentre le superfici sagomate sono state riempite di colori pieni. Il paesaggio in una miniatura persiana era come un universo bene ordinato, inserito a volte in un'architettura cristallina che faceva di esso una struttura magica per predisporre la scena senza renderla troppo materialistica. Un collegamento fondamentale esisteva nelle miniature persiane fra scrittura e immagine, come tutti i miniaturisti famosi che sono stati calligrafi prima di diventare pittori[18]. L'artista islamico tradizionale non intende mostrare il lato brutto della vita, con tutti i suoi orrori e deformit. Per lui, l'arte un mezzo di culto e, pertanto, le sfaccettature ingiuste e repulsive del mondo non hanno posto nella sua estetica. Anche la morte, una volta ritratta, prende l'apparenza di un atto degno e solenne, senza alcuna traccia di spiacevolezza. Rare sono le scene di brutalit pura e senza senso in una miniatura[19]. Oltre alla miniatura, la rappresentazione figurativa nell'arte islamica si estendeva alle immagini tessute in tappeti e arazzi, pittura su ceramica e vetro, su sculture davorio e di legno, cos come la smaltatura e l'incisione del metallo. Tuttavia, in tutte le sue forme e indipendentemente dal supporto, la rappresentazione
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figurativa ha seguito rigorosamente una stilizzazione bidimensionale che lha liberata dai limiti della naturalizzazione. Se la proibizione fosse totale, come a volte si creduto o supposto, l'arte islamica non avrebbe avuto questa ricchezza dell'espressione figurativa pittorica. Il divieto della pittura non fu n assoluto n universale nel mondo islamico, per oltre 13 secoli. Tuttavia nella storia artistica dellIslam, come in altre civilt, vi furono periodi di tolleranza quando fior la creativit artistica basata sulla figura, cos come periodi di oscurantismo. Questultimo non dovrebbe essere rappresentativo della produzione artistica di una intera civilt. Per concludere vorrei citare un maestro tradizionale sani (artista-artigiano) dalla citt di Fez: "Uccelli, cavalli, donnole si possono trovare dappertutto. C' solo da guardarsi in giro e copiare. Questo non richiede conoscenza. Ma se vi chiedo di disporre quattro rosette (tasatir) alternandole in stelle a otto e dieci punte, che siano una di fianco all'altra, senza lasciare spazi, e poi riempirne un'intera parete, sarebbe unaltra cosa. E questa arte!"[20] BIBLIOGRAFIA Al-Faruqi, I and L. L. Faruqi. The Cultural Atlas of Islam. New York, 1986. Al-Faruqi, L. L. Islam and Art , Islamabad, 1988. Ardalan, N. On Mosque Architecture. In Architecture and Community: Building in the Islamic World Today, New York, 1983. Bakhtiar, L. and Ardalan, N. The Sense of Unity. Chicago, 1973. Burckhardt, T. Art of Islam. London, 1976. Burckhardt, T. Fez City of Islam. Cambridge, 1992. Coomaraswamy, A. Christian and Oriental Philosophy of Art . New York, n.d. Coomaraswamy, A. The Philosophy of Mediaeval and Oriental Art. In Coomaraswamy I: Selected Papers Traditional Art and Symbolism. Princeton, 1977. Grabar, O. "Introduction". In Treasures of Islam. London, 1985. Michon, J-L. "The Message of Islamic Art". In Studies in Comparative Religion. n.d. Nasr, S.H. Islamic Art and Spirituality. Ipswich, 1987.

[1] Storica dellarte islamica, artista e Fondatrice/Presidente della Royal Society of Fine Arts, di Giordania e fondatrice ed Ex Preside del College of Arts and Design, Universit di Giordania. Attuale Ambasciatore di Giordania in Italia. [2] Burckhardt, Art of Islam, p. 44. [3] Grabar, Introduction. In Treasures of Islam, pp. 16-7. [4] Coomaraswamy, The Philosophy of Mediaeval and Oriental Art, pp. 49-50. [5] Grabar, Introduction, p. 19. [6] Ardalan, On Mosque Architecture. In Architecture and Community, p. 55. [7] Melikian-Chirvani, The Aesthetics of Islam. In Treasures of Islam, pp. 21-2. [8] al-Fatawi al-Islamiya , pp. 3453-8. [9] cAmara, Al-a cmal al-Kamila lil-Imam Muhammad cAbdu , part II, pp. 205-6. [10] al-Azraqi, Akhbar Makka , p. 165. [11] Arnold, p. 7. [12] Burckhardt, Sacred Art in East and West, p. 101. [13] Burckhardt, Arts of Islam, p. 27. [14] Arnold, p. 4 [15] Sura LII, 4. [16] Michon, The Message of Islam in Studies of Comparative Religion , p. 76. [17] Samarra una citt dellIraq eretta dal Califfo al-Mu ctasim, e fu la capitale del Regno Abbaside dal 836 al 892. [18] Burckhardt, Art of Islam, p. 31
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[19] Non c posto nellarte islamica per la Fontana di Marcel Duchamp (1917) che in realt un orinatoio, o per lanimale sezionato in formaldeide di Damien Hirst. [20] Burckhardt, Fez City of Islam, p. 95

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