Anda di halaman 1dari 55

questoilsuoprimoromanzo 1

marco busetta

diario dalla stanza bianca e vuota

Indice Introduzione p. 7
di Simone Buttazzi e Gianfranco Franchi

Diario dalla stanza bianca e vuota p. 9 Postfazione p. 105


di Angela Migliore

Diritti di riproduzione secondo la Licenza Creative Commons (Codice Legale: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/it/legalcode) La riproduzione totale o parziale e/o la diffusione telematica di questopera sono consentite a singoli e comunque a soggetti non costituiti come imprese a carattere editoriale, cinematograco o televisivo.

2006 END Edizioni Non Deperibili Firenze - via delle Ruote 38/r Gignod (Ao) - fraz. Tercinod 2 tel. 347 7722541 - 347 0909185 www.corpo12.it end@corpo12.it isbn Finito di stampare nel mese di novembre 2006 presso Global Print, Gorgonzola (Mi)

Introduzione Questo diario, che non un diario, mente come tutti i libri. Siamo stati ingenui, nel giugno del 2005, quando abbiamo indetto il concorso Il nostro bisogno di consolazione. Cercavamo testi in prima persona, necessari e dolenti. Spiriti riottosi e pesti che pulsassero come ferite aperte. E niente, ad arginare la sofferenza, se non denti stretti no a scricchiolare. La giuria del concorso ha riunito due realt editoriali e virtuali: da un lato lankelot.com (ora lankelot. eu) e le Edizioni Del Catalogo (che non sono pi), dallaltro corpo12.it e le Edizioni Non Deperibili, per i tipi delle quali il Diario vede la luce e si stropiccia gli occhi. La risposta al bando stata immediata e prodiga. Nei sei mesi che ne hanno separato la diffusione dalla scadenza abbiamo ricevuto qualcosa come duecentoquaranta testi, tra romanzi, racconti e raccolte di poesie. Pochi, a dir la verit, si sono dimostrati in sintonia con la citazione di Stig Dagerman, unico innesco di questo processo. Per quanto la consolazione sia un nostro bisogno con la bi maiuscola, ci dice Stig, destinata a rimanere a bocca asciutta. Anche per la pi castigata delle seti. Le sue parole descrivono una lotta impari ingaggiata con il Mondo - cos vicina a quella di Kafka - che si permea, passo passo, di un dolore incapace di dissiparsi, attutito solo dalla gioia della scrittura. Ossessione e sollievo, la scrittura, ma anche maledizione quando ha a che fare con le logiche mercantili, spietate, talvolta furbastre, che la rendono pubblica. Oggi la scrittura ha unalternativa che sinterpone tra il diario chiuso col lucchetto e la pubblicazione cartacea: il web. In tutte le sue forme. Questo concorso nato da persone che si sono conosciute sul web; tramite il web ha irradiato le sue spore e ha inter-

cettato azioni e reazioni. Il Diario ci arrivato in digitale: un le. Ora un libro di carta e getti dinchiostro, risultato di una scrematura difcile. giusto, in questa sede, segnalare i quattro testi classicati (dal secondo al quinto posto), sebbene il concetto di podio abbia ben poco a che spartire con le lettere. Cozza. Questi romanzi sono Michelle K di Enrica Ciabatti, bora di Chiara Sambo, La banca dei reincarnati di Davide Riccio e Le due statue di Marco Amerighi. Il Diario si imposto, tuttavia, come una scelta necessaria. Quello che abbiamo trovato non un Bambino bruciato, cos come il suo autore non uno Stig mediterraneo. la stata la sua scrittura a sceglierci, insinuandosi tra le parole del bando con lagilit un po mesta di chi non ha paura di immolarsi sulla tastiera e di consegnare parole taglienti e essuose come li derba. Ci ha fatto male. Eccolo qua. Simone Buttazzi, Gianfranco Franchi (e Antonio Benforte, Patrick Karlsen, Luca Martello, Paolo Mascheri, Angela Migliore, Marina Monego, Viviana Rosi)

neppure una consolazione, quando rimane il niente

Nota Le opere di Stig Dagerman sono state pubblicate in Italia a partire dal 1962. In tempi recenti, dopo fugaci apparizioni nellArchivio del romanzo delle Edizioni Guida, stata la casa editrice Iperborea a farlo conoscere al pubblico italiano.

11

prologo Nientaltro che labitudine a scrivere. Pur essendo incapace di raccontare una cosa qualunque. E piove, sulla lunga strada bianca innanzi a me, sopra di me. I palazzi, ombre sui muri, o piuttosto in fondo ai miei occhi, fanno da lari, ai bordi del viale. Ma sono privi di quella naturale magia che grava sugli alberi veri. Sono come binari: si delano allorizzonte, mi ingannano ngendo di riconciliarsi, sono ostili invece. Tutto estremamente chiaro, illuminato da una luce non compresa, che pare venire dalla mente stessa; (non ho il coraggio di voltarmi, ma intuisco un freddissimo neon, dietro la mia testa, in alto). un susseguirsi di scene belle, mai repentine nei loro mutamenti. Sono nebbie discorsive, e io non richiedo alla mia immaginazione, daltronde, n premura n concretezza. Scorrono cos dolcemente, sovrapponendosi piano una allaltra, senza che io me ne possa avvedere, fotogrammi pi o meno comprensibili. Lacqua ha smesso ormai di cadere sullasfalto; e anchio adesso mi sto asciugando. La larghezza enorme del viale mi vorrebbe disperdere, ma sento che nonostante la piccolezza in cui sono stato risucchiato, la mia volont eroica si afferma principio unico e forte in questo mare di colori vaghi. Vorrei andare avanti, ma per davvero. Pi i miei passi si aggiungono infatti a quelli precedenti, pi mi accorgo che il paesaggio mai mi potr soddisfare. I piccoli cambiamenti riguardano particolari insignicanti, mentre questo cielo chiaro, e la strada soprattutto sono sempre gli stessi. La strada percorsa di recente... razzolo nella mia stessa polvere, perch polvere siamo:

13

primo Venivo da una settimana agghiacciante, nel corso della quale avevo avuto modo di vericare la perfetta inconsistenza di chi mi stava intorno. E dal momento che avevo sempre fermamente creduto nella tendenza umana, troppo umana, di circondarsi di simili, non mi rimanevano conclusioni troppo confortanti. Scesi le scale che mavrebbero portato al livello del marciapiede con una specie dindecisione, chiedendomi ad ogni gradino cosa stessi esattamente facendo: pi ripensamenti che idee vere e proprie. Assaggiai con le dita la barba rasata da poco: troppe punte sul mento e una fastidiosa irritazione sul collo declamarono la mia incapacit di barbiere: mi dissi che eppure sarei stato capace della migliore delle rasature, bastava solo che mimpegnassi un poco: ma nessuna volont in tutte le cose. Marcello mi aveva ossessionato tutta la mattina con le sue banalissime idee sul genuino valore dellarte. Lavevo ascoltato pochissimo, ma una cosa lavevo capita: su questa terra non ero lunico a porsi dei problemi; e come tutti gli altri non ero assolutamente in grado di risolverli. I tentativi che facevo ogni tanto, impugnando una penna sopra la faccia bianca di vecchie fotocopie di sica-uno, servivano solo a riavvicinarmi a quellequilibrio che, tanto precario quanto in fondo familiare, aveva caratterizzato i miei ultimi anni desistenza e dal quale curiosi episodi - frangenti, di tanto in tanto cercavano di distrarmi. Lo capisci?, mi diceva Marcello, per quanto io possa spendere anni e anni della mia vita a studiare, non riuscir mai ad essere nientaltro che un serio professionista... mi manca il genio! E allora, che studio a fare? Che campo a fare? Sapevo benissimo che in cuor suo Marcello era perfetta-

14

15

mente convinto di avercelo almeno un poco di quel genio che aveva preso labitudine dinvocare. Aspettava per giorni che io gli dicessi: guarda, secondo me, tu hai qualcosa: il quid. E dovresti metterlo a frutto... ma chiss perch, in quel periodo avevo deciso di essere un poco pi onesto del solito. E io sapevo che Marcello quel genio non lo vedeva neanche col binocolo, forse persino incapace di riconoscerlo in qualcuno che lo possedesse davvero. Io che qualcosa di pianoforte ne capivo - avevo preso da piccolo qualche lezione e comunque ascoltavo tantissima musica classica - a vederlo suonare mi annoiavo prestissimo, impalato comera spesso su una panchetta che avrebbe cigolato volentieri a un suo minimo ondeggiare. In quanto al suono che riusciva a trarre dalle strumento, lo trovavo piuttosto sgradevole nel forte, e ridicolo, senza voce, nel piano: incapace duna mezza tinta qualsiasi. Lo vedevo con la faccia tutta gona e arrossata, le vene del collo e della fronte ridicolmente ingrossate, abbattersi su tasti bianchi e neri con tutta la sua forza. E un poco tremavo per quei pezzi di legno che pure, perduta ogni anima possibile, non avevano quindi modo di soffrire: beati loro. Mentre io, per amicizia, o qualcosa di simile, ero costretto a sorbirmi, almeno una volta a settimana, le capitali esecuzioni di autori diversi. Un paio di volte avevo provato a dargli dei consigli, magari seguendo lesempio di certe incisioni famose: il risultato era stato solo un suo infastidimento fortissimo e un arroccarsi ancor di pi nelle sue ragioni, come a dirmi che io dovevo ascoltare e basta. Tornato a casa rintronato scrivevo un poco. Nel senso che accostavo parole pi o meno con la cura duna vecchia zitella che metta assieme un bouquet. Fiori: per chi? Ero in strada. A guardare il cielo si sarebbe detto che tutto andava per il meglio, e fondamentalmente perch il cielo

perfettamente stupido, fatto com di scarse molecole il cui unico pensiero vibrare tutto il giorno. O qualcosa del genere. Certo, se magari avessi avuto la certezza di avere sopra la testa, anzich quei quattro atomi, qualcosa di ben pi consistente, o addirittura Qualcuno a osservarmi con sorriso benevolo e lunga barba bianca, pronto a intervenire e soccorrermi be, molte cose sarebbero state diverse. E invece mi ritrovavo senza amore e senza dio. E per di pi con un amico rompipalle che si credeva il nuovo Horowitz, e che da me non voleva altro che gli ricordassi di continuo la sua natura superiore. Per lui la vita era come una trama da costruire, in cui anche la pi banale delle fortuit niva collassumere unimportanza determinante e anche una sola parola, magari detta per sbaglio, rischiava di diventare importantissima, il nodo essenziale della discussione duna intera serata. La donna, tale Veronica, che un anno prima aveva avuto la disgrazia di innamorarsi di lui, mistero questo chero certo che mai avrei saputo svelare, laveva abbandonato da poco; irrimediabilmente stanca. Le era bastata una minima pausa di riessione per incontrare una persona normale carina. Mia minima riessione: quello che cercano in genere le donne una persona normale carina. Ma soprattutto normale. Marcello, meglio che sia andata cos. Non ti meritava. (ridicolo). Solo che poi Marcello le vere spiegazioni le chiedeva a me. Cos passeggiavo, non rimanendomi altro. La felicit a distanza di sicurezza; e le persone estranee passeggianti anche loro per direzioni diverse; la mia tendenza a considerare il mondo un teatro di metafore; la popolazione a me intorno unaccozzaglia variopinta di attori scadenti: io sapevo che recitavano. Impossibile che non sentissero quel ghiaccio, quel nero immenso che circonda la terra, la nostra

16

17

galassia. A chiudere gli occhi, facile sentire tutto quel buio: in qualunque direzione il vostro pensiero cerchi di fuggire non trover che il freddissimo niente. Nessun bisogno dinventarsi un Inferno... In quella serie di passi in la disordinata, avrei potuto incontrare chiunque: Marcello stesso, ad esempio, che avrebbe colto loccasione per rompermi ancora i coglioni: gli avrei potuto allora dare fuoco, e passare una buona mezzora a rimirarlo rosolar ben bene, magari a strazio ulteriore un enorme spiedo, qualche seme di nocchio a prolungarne la sofferenza... perch no? Ero incredibilmente frustrato; e attraverso lelaborazione di innumerevoli fantasie pseudoerotiche, la mia mente non faceva altro che tentare di depurarsi un poco, o persino liberarsi. Magari non era Marcello ad avere colpa di tutto; cera anche dellaltro. Per esempio il fatto che da giorni cercavo di scrivere qualcosa di decente, ma non mi riusciva assolutamente di metter su una trama che non sapesse di qualche lm americano visto da poco, o peggio dun teleromanzo da primo pomeriggio. Bellissimo. Arrivato allangolo tra viale della Libert e via Mariano Stabile ebbi una specie di illuminazione: io non scrivevo libri per bambini n copioni per la televisione, quindi non avevo alcun bisogno di una trama. La vita delle persone comuni non segue alcun percorso; si limita a ricoprirsi di giorni e di rughe. Perch io allora avrei dovuto arrovellarmi il cerebro per parlare di qualcosa che non sarebbe mai accaduto davvero. Certuni sono davvero perversi: scrivono col senno di poi. Mi spiego: vi presentano gli eventi come perfettamente incastonati in una trama che gi conoscono nei minimi risvolti, che sanno esattamente dove condurr: non ha alcun senso. La vita, noi non abbiamo la minima idea di dove conduca, neppure se siamo ottusi come Marcello e crediamo

di credere in certi fati predeterminati! Altra considerazione che non ho voglia di sviluppare: se il destino esistesse non ci sarebbe alcun motivo per vivere la vita... Non mi rimaneva che scrivere di niente. O raccontare cose gi accadute. Oppure non scrivere affatto. Avrei potuto disegnare sul foglio parole che dicessero di loro stesse, senza volere insegnare alcuna cosa, n tantomeno raccontare. Del resto era lo stesso affanno che soffocava i miei giorni a impedirmi di poter vivere anche solo unora di quella mia esistenza. Non riuscivo a trovare la forza di raccogliere me stesso, indaffarato in attivit della cui perfetta inutilit ero pronto a giurare. Ma di sfuggita mi dicevo di non aver tempo, anche soltanto per perdere cinque minuti. La vita diventa cos, apparentemente senza motivo, essa stessa chimera. Non la felicit addirittura, ma la vita stessa, ovvero ci che pi banalmente diamo per scontato di avere. La sensazione era quella duna certa necessit di fermarsi per cominciare nalmente a vivere, ma in realt la stessa esistenza, in gran parte subita, impediva che questo momento davvero arrivasse. Solo un poco di ristoro lavevo quando decidevo di non uscire e passare una serata davanti al televisore, ad assorbire quello che scriventi pi esperti di me avevano ritenuto opportuno, redditizio, propinarmi. Ma in tutto questo cera un vantaggio. Ero un uomo perfettamente nudo, che aveva appreso nel corso degli anni un certo gusto nel vestire. E sapevo a quale guardaroba avrei attinto. Due giorni prima maveva chiamato Valeria, per farmi gli auguri per lonomastico, che lei ci teneva. Ceravamo lasciati con la promessa di vederci al pi presto. Valeria era una giovane donna poco pi grande di me, capelli chiari appena ondulati. Per mia sfortuna non eravamo mai andati pi in l dunamicizia. Per mia fortuna, anzi, ch cos non avevo

18

19

mai corso il rischio di perderla. Potevo parlarle di ogni cosa. Lei in genere capiva, e se non capiva me lo diceva. Il suo modo di ragionare era robustamente femminile. Per esempio credeva fermamente che il maschio stronzo per costituzione. Tu - mi diceva mentre io, cercando di non farmi sorprendere sul fatto, le guardavo le gambe semplicemente stupende - hai avuto modo di essere un po meno stronzo solo perch cero io a tenerti a bada. In effetti me la portavo appresso da quasi dodici anni, e cio dal mio primo liceo. Lei era allultimo anno, coetanea e amica di mia sorella. Naturalmente me nero subito innamorato. E mero sentito malissimo per giorni quandero venuto a sapere che il mio caro amico Marcello, pianista di quasi gradevoli speranze, che proprio io le avevo fatto conoscere, le aveva conquistato il cuore. In verit non pi di un atrio e un ventricolo e pure per poco, visto che parlando ogni volta di quella tuttosommato breve esperienza, lei un poco si intristiva e diceva: capita. Altri amori non ne aveva avuti, ed era fondamentalmente questo che la rendeva speciale ai miei occhi. Cio Valeria poteva avere chi voleva... il vero problema era che forse lei non voleva, non desiderava nessuno. Le sue tristi poesie in rima baciata in cui mi recitava dun principe blu mentre io le mettevo da sottofondo il secondo tempo del concerto di Ravel, raccontavano di un dio pi che di un essere umano. Una persona chiara e forte e dolce, presente e discreta, romantica e pragmatica, e via sognando. Certo, lei aveva molto da offrire, ed era quindi legittimo che chiedesse tanto. Solito discorso maschilista: era molto bella e quasi in carriera, quindi non cera altro da chiedere. Che mi venisse in mente, non restava altro da chiedere a una donna. Comunque non le si avvicinava praticamente nessuno. I trentenni molto belli erano tipicamente ancora troppo stupidi abbronzati e pieni

di s per comprendere o anche solo volere scoprire cosa ci fosse ancora; e quindi venivano respinti immediatamente. Quelli bruttini con gli occhiali il pizzetto e la pancia non osavano neppure accostarsi perch era come se un piccione dotato di senso estetico decidesse di cagare sopra il David di Michelangelo. Rimanevano quelli ricchi, belli o brutti che fossero, e quelli medio-carini dotati di una certa intelligenza e sensibilit; individui da cui io cercavo di tenerla lontana il pi possibile, almeno per quanto mi fosse dato. Anche perch sapevo quanto Valeria, nonostante tutte le sue brave poesie, fosse in fondo sensibile al fascino dellSLK grigio metallizzato. Inoltre mincazzavo del fatto che io, pur avendo pi volte conseguito il certicato sul campo di gradevole atque sensibile, non potessi ambire alla conquista, causa et notevolmente inferiore e forse, diciamola tutta, preso atto del mio ridicolo conto in banca. Non che lei sembrasse porsi gravi problemi in proposito, dal momento che usciva tranquillamente con un venticinquenne rampante e squattrinato come me, ma era chiaro che per certe cose... lerrore in cui era caduta con Marcello non si sarebbe mai pi ripetuto. Cos io e lei aspettavamo, con stati danimo ben differenti, che arrivasse questo stronzo di principe multicolore ben messo sotto ogni punto di vista, degno di quella fortuna. Forse avrei dovuto scrivere libri per bambini. Forse tornare a cinque anni det per essere almeno una volta nella mia vita bambino. Non ricordavo daver passato una vera e propria infanzia. E adesso che Marcello era di nuovo libero, avevo un po paura, a sei anni di distanza, che potessero tornare a far coppia. Non fare il bambino... Guarda che io sono stata la prima a saperlo... Garanzie di nessun pericolo. La invitai a uscire,

20

21

prendere un gelato una birra. Le solite cose? Le solite cose. E in pi Marcello, che tende a mantecarmi gli zebedei. Dice che centra la madre, che lei non avrebbe mai voluto lasciarlo. La madre. Locchio della madre... Ci fermiamo qui? Locale mezzo deserto, nessun problema per sedersi. Valeria, due cose mi mancano: lamore. E Dio. In compenso ho la tua amicizia, e la compagnia di due tre persone, cui sono legato da un buon numero di interessi. E comunque hai la speranza di trovare, presto o tardi, la donna della tua vita: nel frattempo continua a guardarmi le gambe; in quanto a Dio... potresti sempre avere unilluminazione quando meno te laspetti. Vedrai... No, nessuna speranza. Dovresti sforzarti. La speranza essenziale per condurre una vita interessante. Non speri niente davvero? Vediamo... no. Non mi risulta. Ero tentatissimo: Valeria io ti ho sempre amato, fammi felice, ti prego. In fondo, visto che le nostre menti erano gi tanto vicine, si trattava di colmare occasionalmente la nostra lacuna. Dovette scapparmi qualcosa, non so bene quali parole. Smettila, sarebbe tristissimo! Feci la faccia sorpresa per circa tre secondi, quindi cambiai discorso: devo iscrivermi in piscina. Da un po di tempo, effettivamente, avevo notato dei comportamenti strani da parte mia. Ad esempio, come appena successo, dicevo cose senza averne coscienza; un paio di volte almeno, poi, mera successa una cosa curiosissima. Nello stringere la mano ad una persona che pure conoscevo benissimo, mero lasciato scappare un piacere, come mi stessi presentando per la prima volta. Cosa che aveva spiazzato puntualmente entrambi.

Lunica spiegazione chero riuscito a darmi: sovrappensiero, il cervello aveva inserito il pilota automatico. Ma a pensarci bene mero trovato s sovrappensiero, senza poter dire per cosa mavesse effettivamente trasceso. Sar pur legittimo avere la testa fra le nuvole, ma che almeno le nuvole ci siano davvero. Io no, vagolavo, galleggiando sopra il pensabile. E questo mi capitava talmente spesso che mero cominciato a preoccupare. Lo feci presente persino a Valeria, ma tutto quello che seppe dirmi fu che mi dovevo prendere una bella pausa: sei soltanto un po stressato... certo! Stressato di far niente, di non essere a conti fatti nulla dinteressante; stanco senza che tutto il faticare duna vita avesse prodotto neppure una melanzana. Bello per esempio fare lagricoltore, il restauratore, il meccanico, il chirurgo... un po meno bello fare il tranviere, limpiegato in un negozio di scarpe. Mi sarebbe piaciuto fare il modello. Avrei smesso di frequentare luniversit, avrei girato il mondo... lultimo esame era stato Storia della Letteratura Greca. Il quarto da quando avevo abbandonato la facolt di Fisica, peraltro non molto pi redditizia. Eppure studiare mera sempre piaciuto. Non che fossi mai stato un secchione, ma stare sui libri, magari addormentarmici sopra snito da una nottata di duro lavoro... be, questa era una delle cose per me pi romantiche in assoluto. Che si trattasse del moto dei uidi o di un canto dellEneide leffetto era comunque lo stesso. E addirittura, perch tutto fosse ancora pi emozionante, mero preso la polverosa abitudine di studiare su libri vecchi, vecchissimi. Una delle cose di cui andavo pi ero era una copia dellOdissea con testo inglese a fronte, stampata a ne Ottocento: bella, giallastra, e vagamente odorosa di muffa, almeno credo. Sotto questo aspetto Valeria mera sempre stata molto vi-

22

23

cina. Lo studio, per lunghi tratti della sua esistenza, era stato esso stesso motivo di vita. La vedevo stringersi i libri al petto, gi alluscita del liceo, e un poco mero sorpreso ad invidiarla. Quasi un rapporto sico, a raccontarne la completa devozione. Ma a guardarmi un poco intorno sarebbe stato facile notare lo stesso atteggiamento in un buon cinquanta per cento degli studiosi di sesso femminile. Per me era quasi lo stesso: unica differenza il fatto che questo piacere non riuscisse a manifestarsi per pi di tre o quattro giorni di seguito. Non avevo alcun diritto di meravigliarmi: niente che mi riguardasse poteva durare di pi... e lunico miracolo che mera nora accaduto era proprio lei, la mia Valeria, della quale nora, tranne brevissime pause, non avevo mai saputo fare a meno. Per quanto riguardava tutto il resto, invece, la legge era la solita e inesorabile. Marcello, Roberto, Luciano: nomi diversi per una stessa gura che nessun trascorrere del tempo aveva saputo alterare. Uomini di una perfetta inutilit, di qualche vocazione ma ottusa, e di unincredibile mancanza di senso esistenziale. Quello che io chiamo senso esistenziale, e con nessuna pretesa di far losoa, lo potrei spiegare come unassieme di sensazioni, di percezioni. per esempio laver coscienza di s, di quello che si sta facendo, nel breve o lungo periodo, di dove si sta andando. Per quanto sosticato possa essere il modello, ogni previsione nir col rivelarsi inadeguata, o quanto meno inesatta. Ma questo non toglier alcuna dignit al senso esistenziale che ne scaturisce. Nel momento in cui si era formulata la previsione, questa era comunque chiarissima, si percepiva con la solidit dun fatto reale, e neanche la stessa realt potrebbe incrinarla un poco. Nel verboso libro in cui si trovano trascritte in ordine decrescente di importanza le mie conquiste di pensiero la voce

senso esistenziale viene descritta come ... quella capacit o attitudine che permette di rivelare la precariet morale di ogni rapporto umano, sulla base di prese di coscienza progressive che indaghino nella direzione di disvelamenti di false professioni di amist. Insomma si tratta di quella buona dose di cinismo che ti rende bene chiari in testa i rapporti umani, con tutto il loro sterminato corredo di facezie. Va da s che il senso esistenziale il necessario frutto duna intelligenza diversa, superiore. E io, in tutta la mia splendida modestia, me ne riconoscevo una straordinaria espressione. Salvo poi assistere giornalmente a suoi disastrosi fallimenti, che come ho gi detto per non erano teoricamente roba cos grave. Teoricamente. La mia intelligenza relazionale era anche lei tutta ossidata e piena di buchi. Piaghe i cui nomi erano ingenuit, ducia sconsiderata e concessa con ingiusticabile fretta. Ogni volta deluso mi curvavo su un foglio biancastro, e scrivevo qualcosa che poi puntualmente disprezzavo, appallottolavo e davo in pasto al mio amato cestino. Possibile che di cento giorni vissuti, quanto meno trascorsi, se ne potessero prendere s e no un paio? Se davo unocchiata al mio passato, sinceramente guardando, non era difcile accorgermi che i momenti migliori erano trascorsi quasi tutti di notte, sotto le lenzuola, la testa fra i cuscini: sognati. Sul senso esistenziale avevo per imparato una cosa fondamentale: tutto dipendeva da quale lato osservassi le cose.

24

25

secondo Intorno a me cera una bellissima ragazza intelligente affascinante con cui avevo miliardi di cose in comune che per da quel punto di vista, quello fondamentale, non mi cagava minimamente. Sapevo benissimo che nonostante tutte le stronzate tardo romantiche che mi voleva propinare quotidianamente, luomo della sua vita era un primario cardiochirurgo; ovvero un noto avvocato civilista; o tuttalpi un ingegnere dallo studio ben avviato. Il tutto sulla quarantina circa, spalle larghe e rughetta affascinante sulla fronte; to, facciamo un paio di rughe. Come amante un sursta californiano di passaggio per la Merit Cup: nessuna traccia e tanto piacere. E se li meritava, cazzo! Io che ero? Uno simpatico medio carino trascuratissimo che alla veneranda et di venticinque anni si ritrovava ancora iscritto al terzo anno di lettere classiche, che aveva qualche lira da parte ma che tendeva a risparmiarsela avidamente in vista di un incertissimo futuro, che si faceva la barba ogni tre giorni, e che aveva la confortante tendenza a cadere in paranoia un giorno s e laltro pure. Valeria io ti amo, capisci? Ma se non era neppure completamente vero, come potevo pretendere di convincere addirittura lei? Io, in n dei conti, non lamavo... mero abituato a lei, ecco. E mi piaceva da matti, dopo pi di un decennio mi faceva ancora un sangue semplicemente irresistibile. Era troppo bella... me la sarei fondamentalmente fatta, ecco. Me la sarei fatta per un paio danni di seguito. Ma non lamavo, questo no. Lamore unaltra cosa, lamore. Lamore quando vedi una persona e senti che lei quella cosa che ti serve per sentirti completamente uomo, quella cosa che ti fa trasalire, i brividi, le palpitazioni... da circa dieci gior-

ni mera arrivata une-mail, piuttosto stringata, con la quale una mia ex qualcosa mi comunicava che i rapporti tra noi si erano incrinati a tal punto che si era vista costretta a troncare ogni tipo di relazione, persino amicale. Il nocciolo della questione era che io pensavo semplicemente a introdurre nel suo corpo il mio organo genitale nella varie combinazioni possibili, mentre lei, la gran signora, era alla ricerca di qualcosa di ben pi profondo e duraturo; cosa che io, naturalmente, non ero in grado di darle. In pratica sera trovato un altro. Presumo migliore di me. Altrimenti sei stupida. Quindi potevo sentirmi formalmente libero. Marcello era libero. Valeria era libera. Io ero solo. Cio: anche Marcello era solo, ma siccome di lui non me ne fregava un cazzo, diciamo che era libero, quindi pericoloso. E daltronde normale che col passare del tempo si sia portati a considerare gli altri esclusivamente in funzione di se stessi, cio del ruolo che possono giocare nella nostra vita: il discorso del teatro e degli attori. Se un essere umano inuenza la mia esistenza io me ne posso curare, almeno nella misura in cui questi pu appunto incidere sul mio destino. Se Qui Quo e Qua si strafogano la torta di Nonna Papera, e io non leggo da anni Topolino, che cazzo mi frega? Il mondo che sta fuori di me, ammesso che esista per davvero, talmente smisurato che questo egocentrismo mi sembra inevitabile, se si desidera sopravvivere. Quindi solo io esisto davvero. Degli altri posso solo dire rispetto a me, e nel limite del tempo che con me interagiscono. Ora, tutto questo abbastanza logico, e in qualche misura, normale, cio evidente e necessario. Ma quando ne feci parola a Valeria, mi linci quasi. E come speri di trovare qualcuno, se sinceramente non fai altro che pensare che gli altri siano tuoi personaggi? Che gli altri siano attori per te? Che persino la donna che ami sia

26

27

una specie di simulacro? Certe volte adoravo il suo modo di parlare - oserei dire un tabernacolo... Muori! sei un porco maschilista infelice misantropo. Be, anchio ti amo... Cavolo, la vuoi smettere! Non mi piace proprio. Di... scherzavo. Ci siamo fatte suscettibili... Non sopporto sentirti dire ogni cinque minuti che mi ami. Magari vero... che ne sai? Smettila. Tu non sei capace di amare. Qualcosa mi sfuggiva, qualcosa di molto importante: Valeria, recitando la sua battuta, non aveva avuto il coraggio di guardarmi in faccia. Eravamo seduti, separati da un tavolino bianco di plastica e ferro allesterno di un bar. Vale - molto tempo che non la chiamavo cos. Come sono fredde tu tremi: la scena era pi o meno di questo genere. Ma Dio, che esiste e ha un profondo senso dei tempi teatrali, fece intervenire il cameriere. Desiderate qualcosaltro? No, porti il conto. Paga e andiamo. Odiai il cameriere, ma senza veemenza. Il mondo non avrebbe mai permesso che io fossi nito con Valeria; e a questo destino che gi conoscevo non potevo assolutamente oppormi. La riaccompagnai a casa con molta naturalezza e durante il tragitto disse pochissime parole. Ancora pi naturalmente il giorno dopo, con un certo mio sconcerto che mi affrettai a camuffare, fece nta di nulla. Non era accaduto nulla. Ma la cosa pi fastidiosa che, come sapevo che sarebbe successo, smisi di essere attratto da Valeria. Il fascino assai poco oggettivo; nel mio caso - empiricamente provato - lattrazione non pu essere biunivoca. A parte un caso o due, su cui sto ancora indagando. Sabato notte avevo portato Valeria Marcello e una sua amica in un locale carino, mezzo libreria, mezzo taverna chic. [No Marcello: tu non sei un musici-

sta vero, dovresti darti alla prostituzione. Valeria, dimmi: ma tu mi ami? Perch io ti ho amata, davvero, alla follia, ma ora, ora ti vedo pi come unamica... cazzo quanto sei bella... mi spieghi perch devo per forza suonare il pianoforte coi polpastrelli e non posso invece usare le unghie o la lingua o il mio pisello? Eh?] Avevo preso labitudine di ubriacarmi, anche perch mi faceva sentire vicino a certa parte di letteratura irlandese a me piuttosto cara. Gradita. E mi faceva pensare meno, come pi leggermente. Cio: non proprio ubriaco, ma allegrotto s, quasi tutte le sere. Sereno. Potevo dire quello che pensavo, in quattro o cinque in macchina si parlava di ga e letteratura e musica, ma soprattutto di ga. Pi raramente di esperienze pornograche e di usi impropri di appendici corporali. Era come se tutto quello che sporgesse potesse adattarsi a tutto quello che rientrasse. Si parlava soprattutto di questo. E anche dellinutilit della vita: a tratti Marcello tendeva ad essermi un poco pi simpatico. Faceva discorsi intelligenti sempre, e ora meno patetici. Una sera eravamo in macchina i soliti quattro: io, il grande pianista, Vale amore mio e Francesca. In linea teorica le coppie sarebbero dovute essere per come eravamo seduti (davanti cera Valeria). Ma Marcello, chera dietro di lei, parlando aveva cominciato a sporgersi e con le lunghe dita aveva sconnato. Guidando non avevo potuto vedere bene, ma a un certo punto Francesca aveva smesso di parlare, e anche Valeria; Marcello era zitto pure lui: mero ritrovato a fare uno stupido monologo. Francesca non riuscivo pi a inquadrarla nello specchietto, quindi doveva avere la testa appoggiata al nestrino, evidente dimostrazione di malumore. Marcello invece era improvvisamente tornato al suo posto, ad appoggiare le spalle sul sedile posteriore. Vale mi sembrava imbarazzata, fece un colpo di tosse, nto, e inizi

28

29

un discorso perfettamente inutile su quello che aveva fatto di mattina. Poi disse una cosa, che molti giorni dopo avrei valutato come una sorta di favore che mi faceva per farsi perdonare un peccato che comunque mi sarebbe dovuto rimanere ignoto. Oggi venuto un cliente in studio, un editore. Parlando uscito fuori che cerca scrittori giovani. Gli ho fatto il tuo nome, gli ho dato il tuo numero. Non si sa mai. Potresti fargli leggere le ultime cose. Magari i racconti. Perch no. Ero piuttosto distratto, e mi scordai di dimostrare gratitudine o almeno entusiasmo. Ho sbagliato? Non lo so - ma mi stavo riferendo a ben altro. No, non credo, non importante. Come non importante... Mi sono espresso male. Intendevo quello che ho scritto nora: non assolutamente degno desser letto da anima viva, n moribonda. Neppure. Comunque grazie. Ero tremendamente geloso, ed avevo appena avuto un attacco poco controllabile. Una quantit di birra che bastasse a stordirmi e distrarmi: questa lunica soluzione. Ceravamo seduti, e dopo un poco il mio boccale freddo chiedeva solo di esser bevuto tutto dun sorso. Vediamo? Era Marcello che voleva assaporare quel nettare, violarlo prima che io potessi baciarne la schiuma ancora vergine. Sapevo che fargli assaggiare la mia birra avrebbe signicato rovinare lintera bevuta (una forma mai del tutto debellata di nevrosi igienista mi aveva negli anni convinto che lusurpatore lasciasse residui della propria saliva nel mio bicchiere e che questo viziasse irrimediabilmente anche il pi solido degli equilibri), ma daltro canto, negargli quella gentilezza avrebbe signicato esporre lati del mio carattere che universalmente non mi ve-

nivano riconosciuti. Lespediente consistette nel far nta di non aver capito e nellaver trangugiato nel frattempo una buona porzione di liquido scuro amarognolo. Dicevi? Fammi assaggiare... Tieni. Marcello aspettava un cartoccio con salsa rosa. Francesca sorseggiava il suo Bellini. Valeria contemplava in silenzio il suo analcolico alla frutta. Che c Vale... Mi sembri siddita... Sono stanca. Ordinai unaltra birra, identica alla precedente. Lalcool cominciava a impregnare a sufcienza le meningi. Mi avvicinai a Valeria - hai un buon odore... Be, mi lavo No, non di bagnoschiuma... pi una cosa di pelle... Il vero problema era che Valeria aveva davanti un bicchiere pieno di frutta spremuta e frullata. Niente cio che potesse scioglierla anche un pochino. Vuoi un sorso? Proposi. No, non mi va. Che palle! Ma che hai? Tho detto niente: sono solo stanca. Non mi convinceva. A questo punto magari, da bravo migliore amico, avrei dovuto chiederle che cos che non andava, starle vicino, ascoltarla dire stronzate... pur vero che Valeria era sempre Valeria, ma diomio! ogni limite cha la sua brava pazienza... [affermazione che sottolinea il rapporto di biunivocit tra gli elementi pazienza e limite]. Cos la serata trascorse inutilmente ad elevare il tasso alcoolico nel sangue, nch lei disse chera tardi, che lindomani doveva alzarsi presto, lavorare questo quello: andiamo. Accompagnai per ultimo Marcello. A quellora il cervello era abbastanza lucido per intrattenere una conversazione, ma brillo

30

31

comunque al punto da avere pochi freni inibitori. Volevo indagare. Ma con Francesca? Lho vista strana. Francesca... Francesca quella che . Se ho la possibilit me la faccio, ma insomma... non che sia tutto sto granch... Come? cos carina, simpatica... S ma... tirando le somme... guarda, non regge il confronto. Confronto sta per rapportare a qualcun altro. Effettivamente c di meglio sul mercato... Non c il minimo dubbio. Conferma del fatto che il mio attacco di gelosia era pi che giusticato, cio motivato, sebbene non giusticato. Una ragazza deve essere fondamentalmente intelligente. Io credo che lintelligenza sia la cosa pi erotica in assoluto, persino pi bella dun paio di tette che stanno dritte da sole. Non potei far altro che far oscillare leggermente la testa in segno di netta e soddisfatta approvazione. E se poi anche bella... provai ad aggiungere. Certo! Se poi anche bella, addirittura un miracolo... Era come se allimprovviso il cervello di Marcello mi si fosse squartato di fronte, felice di mostrarmi meandri no ad ora insospettabili, e di una confortante familiarit. Ma cosa che in assoluto mi sconcertava di pi era il fatto che sapevo benissimo di chi stessimo impersonalmente parlando; e che per quella stessa persona, avevo da sempre provato le medesime cose. Benvenuto nel club! - mi scapp da dire. Quale club? S.I.V. club: Club degli Spasimanti Insoddisfatti di Valeria. Ma che cazzo dici? Ma non pot fare a meno di sorridere. Mi misi a cantare, piuttosto stonato: ...I-o che non vi-vo pi di unora-a senza teee, come-e posso staare una vita-a

senza te... Orribile. Ti manca, eh? Gi ti manca... Marcello era completamente spiazzato, credo essenzialmente per due motivi: il primo che era tornato inaspettatamente a una vicenda cardiaca che riteneva superata e abbondantemente archiviata da tempo. Laltro motivo consisteva nel dover prendere atto che con quello che in fondo era il proprio amico migliore si trovava adesso a condividere anche linteresse supremo, qualcosa che addirittura si sarebbe potuto denire amore. Guarda che ti capisco, continuai. Valeria ha tutto: bella intelligente sexy spiritosa colta rafnata elegante divertente ironica affettuosa e ha pure un certo talento nel cantare. Ma non te lha data allora e non te la dar mai. Marcello si gir a guardarmi con una specie di mezzo sorriso che lasciava scoperti solo i denti di sotto: respir. E tu che ne sai. Conosco Valeria meglio di chiunque altro. So che non torner mai con te. E poi, francamente, non la meriti... E qui ti sbagli: se lha fatto una volta, pu farlo ancora. E poi io ho tante cose da offrirle, lo sai bene. E so di piacerle ancora, sento lattrazione: c poco da fare... si sente, si sente: un fatto di pelle, di odori... Tu non hai capito mai un cazzo di Valeria... dimmi una cosa: che avete fatto stasera? Vi siete baciati? S... cio lei, le ho messo le mani sul collo, le ho sorato le guance... lei ha baciato le mani. Ha leccato le tue mani? Tipo... no, non le ha leccate, la lingua non lha tirata fuori... le labbra, le labbra soltanto... Ti ha semplicemente baciato a or di labbra le mani. S per... Ma di... ti rendi conto che sei un pirla? Che non capisci

32

33

pi nulla? Spiegato il comportamento di stasera: semplicemente pentita e morticata di quello che ha fatto. Non ti vuole illudere, ecco qua. E quindi ha avuto questa reazione: si sente in colpa... gurati se in questo momento pensa a te! Le piace qualcuno? Tipo. Chi , lo conosco? Pu darsi, s, lo conosci... Non dirmi che Luca, quel coglione nano! No, non Luca. Ti pare che Luca pu essere il tipo che piace a Valeria? Prova a ragionare... Quel gran frocio di Matteo? Ti mancano Marco e Giovanni e abbiamo il set degli evangelisti al completo! Matteo... Pu essere mai? un cliente dello studio dove lavora? Non lo so... - stavo cominciando a divertirmi. Di, smettila! Chi cazzo ? A quel punto decisi di fare la faccia ironico-intelligente che avrebbe dovuto svelare il mistero. Secondo te? Le mie sopracciglia erano opportunamente tese a formare un bellarco acuto. Ma evidentemente la poca luce, oppure la mia totale incapacit di attore, annullarono ogni buon proposito, e Marcello non ne cap nulla. E quel frangente inatteso mi fece cambiare allimprovviso idea. Non ne so nulla. Ti ho solo preso un po in giro. Daltronde, a esser sinceri, la mia era stata solo unintuizione, e nch Valeria non mavesse confessato a chiare parole quello che provava nei miei confronti, ogni cosa sarebbe stata una semplice - gradevole - supposizione. Comunque Marcello accolse con sollievo la rivelazione, e mi benedisse, prima di lasciare la macchina, con un sospiro e un vaffanculo straordinariamente liberatori: aveva ancora concrete

speranze. Serano fatte le tre e mezza, un orario in cui Palermo sembrava diventare ogni volta una citt un poco pi intima. Era questo uno dei pochi momenti della giornata in cui sentivo la vita ritornarmi vicina. E cos mi godevo sempre estremamente il rientro a casa, per esempio scegliendo il percorso pi lungo, e mantenendo unandatura lentappagante; spegnevo la radio e abbassavo tutto il nestrino, perch laria entrasse, fresca, senza troppi pudori.

34

35

terzo Passarono circa due settimane perch le parole di Valeria assumessero una valenza reale. Un gioved sera, intorno alle ventitr, fui informato a mezzo di una telefonata dai toni abbastanza formali che avrei dovuto recarmi presso leditore Tizio, in mano i miei manoscritti migliori. Venerd alle tredici in punto, al numero otto di via Fibonacci. Chieda al portiere. I toni merano sembrati pi quelli di un capo dei servizi segreti che di un segretario qualunque che si permetteva di chiamarmi in orari non da ufcio; comunque abbozzai un sorriso e ringraziai. Occhiata al pendolo della cucina: mi rimaneva pi di unora da passare ancora sveglio: la televisione era mezzo guasta, nessuna voglia di leggere... non mi restava che accendere lo stereo: Shostakovich, secondo tempo del secondo concerto per pianoforte e orchestra. Me laveva regalato Marcello il Natale passato. Bastavano poche note degli archi e gi il tempo cambiava ogni volta; che fuori piovesse tuonasse o risplendesse una stella gigante, unaria splendida simpadroniva di tutto me stesso. Avrei dovuto scegliere le cose migliori, meno peggiori, cio. Alzai un poco il volume, alla quinta tacca, quel tanto che il vicinato poteva permettermi, per riempire la casa di note meravigliose, e lasciando un orecchio sul divano del salotto mi avvicinai alla scrivania zeppa di carte, nello studiolo. Cera una miriade di frasi, anche incomplete, che avevano labitudine di sorprendermi, a volte - odiosamente - persino in quel sublime momento che il dormiveglia. Dico odiosamente perch la mia pi forte necessit segnarle, prima che inesorabilmente sfumino via per sempre. E quindi sono costretto a svegliarmi completamente per poterle annotare. Una quantit incredibile di mezze descrizioni di personaggi,

fatti impossibili e disegni. Tantissimi disegni: ori automobili criceti Minnie & Topolino proli di donne bellissime. Tenevo tutti quei fogli a portata di mano, pronti ad essere riciclati non appena ce ne fosse stato bisogno. E probabilmente li avrei utilizzati anche stavolta. Ma come far leggere a qualcuno qualcosa di incompleto, un editore poi, che appartiene alla peggiore razza di miopi... fosse stata una persona intelligente avrebbe intuito, capito cosa si celasse davvero dietro quei mille capoversi... promesse di un nuovo grande romanzo, qualcosa di estremamente brillante, poco commerciale... Love Story: il tipo di romanzo grande quanto un racconto che non volevo (sapevo) scrivere. Ma ne tenevo sempre una copia sul tavolo, un regalo prezioso. E Ammonitore. In genere un romanzo caratterizzato da un ristretto numero di personaggi, tra i quali bene che sintreccino storie di amore gelosia e vendetta, e tutta una serie di comparse pronte a riempire vuoti e a dire frasi interessanti. Ci deve essere una donna intelligente afnch gli uomini sognino e le donne leggano con piacere, e questa donna deve avere delle passioni smisurate. Porca miseria, dimenticavo le storie damore! Incredibile, ma bench avessi no a quel punto macchiato parecchie centinaia di pagine incolpevoli, non avevo mai indugiato su una autentica storia damore... buona soluzione per un personaggio: il cattivo intelligente e colto. Il cattivo ignorante e stupido non piace a nessuno, fa solo pena o schifo. Ma ce ne deve essere uno soltanto, altrimenti il lettore si perde e non capisce pi nulla. E poi sono importanti i nomi. Ci vogliono bei nomi che rimangano impressi. Cercavo dei nomi. Armando magari poteva andar bene. Manuela Armando. Un nome ambiguo: Simone. Che in italiano maschile, ma se lo leggi in francese... Un nuovo romanzo. Perch no? Avrei portato quei cento

36

37

cocci, tanto per mostrargli cosero capace di fare, far vedere la mia tecnica nuda e cruda. Mi decisi ad estrarre il primo cassetto di sinistra. Nel primo cassetto di sinistra tengo la calcolatrice una squadretta e gli appunti un poco pi sensati, del materiale che aveva di per s un certo interesse, che era stato anche corretto e che aveva appunto la caratteristica squisita di non appartenere a nulla; anche se a dire il vero una parte di quei fogli erano capitoli tagliati da lavori precedenti. Ci trovavo descrizioni di donne fatali di nasi maschili di strane abitudini che un tempo mi erano appartenute, di giochi che i bambini facevano nel parco: tutte cose che non potevano reggere nulla, ma che quasi sempre funzionavano da straordinario condimento e punto di partenza per chiss quali mondi. Scrivere solo questione dabitudine: lestro creativo qualcosa che ci accompagna sempre; basta un nonnulla perch la gatta in calore che dentro di noi ricominci a miagolare rumorosamente [pessima metafora, giocata sul doppio signicato della parola estro]. E questa la mia tattica appunto. Non ho quasi mai idee degne dun romanzo, intendo qualcosa che possa essere portato avanti per pi di dieci quindici pagine... niente idee politiche nuove o esistenziali degne desser protagoniste. Mi sedetti quando gi suonavano le ultime note dellandante. Attaccava il terzo tempo: fortunatamente non era subito fortissimo e potei rinviare di poco la corsa alla manopola dellamplicatore. Tornai a sedermi, mentre il pianoforte si valangava godurioso di scale e io, brevemente, rimpiangevo di non aver mai studiato musica seriamente... altro che Marcello a questora! Vediamo un po. Questo non signica niente, questo nulla... vediamo... Dovevo selezionare due o tre capoversi interessanti. Ecco qua: descrivevo accuratamente la scollatura duna mia conoscente, fantasticando so-

pra universi di pizzo e labbra ciuccianti; avevo naturalmente sostituito il nome. Sennonch, dopo una mezza pagina cos strascicata, mi riducevo a parlare di politica spiccia, del vecchio partito comunista e del rimpianto Togliatti. Tagliare: niente politica. Soprattutto: niente vecchio comunismo. Non sapevo chi mi sarei trovato davanti, magari qualcuno che vuole emergere, che cha la mentalit aziendale. Ci fosse stata una donna nel libro, comunque le avrei messo due tette cos e avrei riempito quasi una facciata a parlare delle sue multiformi scollature (espediente di diversi vestiti: camicetta mezzo aperta, abito da sera con paillettes, costume due pezzi in spiaggia, eccetera). Inoltre, per renderla pi interessante, lavrei fatta compagna dun dirigente di partito, e lei stessa politicamente impegnata. No, niente politica. E una donna c sempre in un libro. Se immagino un libro di soli uomini mi assale una tale tristezza! Altro foglio interessante: dialogo tra una donna sulla sedie a rotelle, che rinfaccia al suo amante di averla tradita di nuovo. Proteste vigorose. Avrei potuto prendere la splendida donna di prima, farle avere un incidente, ed ecco i risultati. Storia tragica, non si sa se riuscir mai a riprendersi da questo stato... lui cerca di difendersi, ma un povero disgraziato che non se la sente pi di fare lamore con la donna che ama, o che ha amato (questo non si capisce bene). Sono fermi allingresso, lui ha appena chiuso la porta. Ha un carattere debole, tradisce per debolezza. Riciclabile. Era nito il concerto. Trovai anche due pagine abbastanza interessanti, spillate insieme. Una macchinosa digressione sui tipi umani, su certi concetti di bellezza da tirar fuori come le migliori giusticazioni per le occasioni pi tristi. Valeria mi ripeteva che avrei dovuto cambiare non solo il mio modo di scrivere, buono ma comunque ancora da appianare, ma anzitutto il pubblico cui

38

39

indirizzare la mia produzione. Che a suo parere mi ostinavo ancora a far coincidere grottescamente con me stesso, essere umano dai gusti curiosi e dalla pazienza letteraria innita. Giro di parole per dirmi che scrivevo cose noiose a dal nessun futuro editoriale. Valeria era lunica persona che aveva avuto modo di saggiare le mie qualit di scribacchino. Di lei mi davo, forse per ragioni di cuore; e continuavo a darmi nonostante ripetesse da sempre la stessa litania: vuoi vendere? Cambia! E questa volta avevo deciso di raccogliere la sda: sarebbe stata la giusta occasione. Ci avrei inlato una storia di sesso, con un discreto numero di particolari piccanti, un paio di colpi di scena, il tutto sorretto da una struttura piuttosto equivoca - instabile - tipo Sliding doors. Perch al pubblico questo piace, in quanto costituito principalmente da esseri umani con le solite banali esigenze: impulsi, desideri, bisogni, frustrazioni. Avrei confezionato un prodotto perfetto, fatto su misura per lessere umano, che ne risvegliasse ogni sua singola particella, che smuovesse i suoi umori. La regola bizantina: sesso politica sangue: andr a ruba. Luomo sempre lo stesso da sempre, non gli importa altro... Venivo da una settimana agghiacciante, nel corso della quale avevo avuto modo di vericare la perfetta inconsistenza di chi mi stava intorno. Anzi, in gran parte dei casi, mero sorpreso insofferente nei confronti degli individui che mi circondavano. E trovai quindi n troppo evidente che in quel romanzo ci avrei dovuto mettere almeno un paio di soggetti completamente imbecilli, da arrostire come si deve (avrei usato la mia lunga penna come spiedo). Stavo passeggiando lungo il corridoio, e tenevo ancora quelle due paginette spillate in mano. Bla, bla, bla... ecco: giacch ogni essere umano si rif ad un modello, psicologicamente e si-

camente. Questi modelli rappresentano quindi i vari caratteri e i vari tipi (per un approfondimento sui tipi psicologici cfr. Jung, 1921). Inoltre proprio qui si inserisce il concetto di bello. bella infatti quella persona che risponde ai canoni del tipo cui appartiene; e quanto pi si avvicina al tipo perfetto tanto pi essa considerata bella. Concordo. Pi o meno. In effetti si trattava di cose piuttosto banali, esposte per di pi con un linguaggio da pseudotrattatello pseudoscientico. Se avessi voluto davvero riciclarle, le avrei dovute imbellettare, trasformare, poetizzare. O romanzare. Per esempio avrei potuto parlare di due amiche, tutte due di simile carnagione e simili tratti somatici, colore dei capelli, altezza. Ma una di esse considerata bella, laltra no. A questo punto avrei potuto inserire il dramma esistenziale della bruttarella, i suoi vari complessi, ladorazione per lamica perfetta, eccetera. Perch quando si vogliono esprimere delle idee, e si ha intenzione di farlo senza rischiare dessere tacciati di supponenza, necessario farlo in maniera poco esplicita. [Ho appena fatto quello che ho detto di non fare]. Il lavoro del grande romanziere quello di utilizzare delle storie lunghissime farcite di dialoghi improbabili tra esseri umani normali per esprimere un concetto semplice e generalmente tragico - tipicamente russeggiante - che un losofo o uno studente di losoa, saprebbe riassumere in una mezza pagina di quadernone a quadretti. Vuoi dire che lamicizia un valore importante e che, se sei veramente go, alla ne il tuo tormento ti far fare una pessima ne? Scrivi Tre di tre, o Quattro di quattro, ma meglio non superare la cifra di cinque, che potrebbe destare sospetti. Basta: il mio nuovo primo vero romanzo non sarebbe stato banale, non sarebbe stato soprattutto un ammasso di inconsistenze romanzate: un romanzo non romanzato quindi.

40

41

Come ce ne sono stati tanti. E cavrei messo un personaggio in particolare a me pi caro, il solito alter ego. Ma non principe idiota, e neppure Raskolnikov: qualcosa di medio, di normale, uno che non ha mai pensato di ammazzare nessuno, e che pure si fa rispettare dai propri simili, uno che vive la vita, che ha i suoi problemi, che spera di risolverli. Sarebbe stato un romanzo normale, come la vita. Non pagine di cronache che piacciono perch romanzabili e puntualmente romanzate, ma la vita interiore; che ad esser sincero a volte mi pare persino un poco noiosa: lanimo in fondo imperturbabile. Se interrompo un momento ogni mio legame col mondo e smetto di far nta di sorprendermi di quello che attorno intanto mi accade, facile rendermi conto che nulla cambia mai per davvero. Almeno per me. Mi ripeto: negli ultimi giorni avevo avuto modo di comprendere come ai tizi che frequentavo non importasse praticamente nulla di me, di quale effettivamente sarebbe stato il mio destino. Ma a ciascuno di loro, presi a parte, non interessava neppure la sorte di tutti gli altri. E per me valeva ancora lo stesso. A nessuno frega sinceramente niente di nessuno. A tratti non frega neanche di se stessi! [Una delle ultime poesie che avevo studiato al liceo era stata La ginestra. Il gobbetto di Recanati mi aveva sorpreso, con quel suo slancio nale. Adesso non sapevo esattamente se la mia condizione si trovasse tragicamente oltre la sua - lultimo stadio di un pensiero miracoloso - o ancora pi tragicamente, ma forse un lo di speranza, anni luce ancora distante. Io non so esattamente se vendano di pi i romanzi tristi, intrisi di pessimismo esistenziale, o quelli a lieto ne. Sapevo soltanto che quanta pi pornograa fossi riuscito a riversare in maniera non troppo volgare su quelle pagine, tante pi sarebbero state le probabilit di non pendere dallalbero

della Sfortuna (op. cit.). Certo, se avessi deciso di inlarmi di soppiatto in quel libro come personaggio, travestito dalluomo scaltro che ha capito ogni cosa... se avessi tentato di rilarmi come donna avvenente bionda... ma sinterruppe presto quel sognare diverso. Ero abbastanza curioso. Volevo vedere come sarebbe andata a nire]. Lamicizia: come fai a scrivere di unamicizia vera quando intorno vedi merda antropomorfa che si sbraccia e dimena unicamente per il Proprio tornaconto... mie pessime esperienze, daccordo. Ma possibile davvero che delle centinaia di tipi che mi fosse stata data lopportunit di conoscere, nessuno - non uno - lo si potesse prendere, senza che questo valesse per induzione per lintero pianeta umano? Aprii altri cassetti ammonticchiando cose pi o meno inutili, tendenzialmente tutte uguali. Mi venne in mente un discorso che mi aveva fatto una volta Marcello: Hai presente lInno alla Gioia di Beethoven? Be, se ascolti la parte nale della Fantasia per pianoforte e orchestra senti pi o meno la stessa cosa, solo che fa un po schifo. come se fosse una prova, un tentativo mal riuscito. Stessa cosa per me, solo che non mi chiamo Ludwig. Un continuo tentare, senza mai arrivare allopera centoventicinque - cos la chiamava Marcello con fare trono leggermente. pur vero che il tipo c arrivato dopo centoventiquattro altre opere, ma ha fatto altre cose, in gran parte fondamentali... Rassettai i fogli inquadrandoli bene, sbatticchiandone due dei lati sul tavolo. Pensai a come descrivere quel gesto sarebbe stato difcile. Usare il tavolo per allineare i fogli, perimetrarli tramite il piano di legno, formare la piccola risma e ricondurla alla silhouette archetipica, appaiarla raddrizzarla. Tanto imbarazzo per un gesto cos semplice, immaginarsi parlare della vita. La tecnica di chi scrive. Innanzitutto adatta a descrivere,

42

43

in grado di ripetere accuratamente e univocamente qualunque gesto azione stato reale o immaginato. Lonnipotenza del linguaggio tante volte negato. Non vero! Si tratta solo di personale impotenza. Pensai alla differenza tra una lingua evolutissima come la mia e la musica. Lingua universale un caterpillar! La musica non un linguaggio, ecco perch sembra universale. La prerogativa di un linguaggio comunicare qualcosa di ben denito, per poter essere ripetuta e trascritta, non solo una maniera di esprimersi vaga. La forma come valore portante e non struttura accessoria. Per questo necessario avere un soggetto un verbo e a volte un complemento oggetto per unidea completa complessa - non elementare [ma forse proprio questo uno dei limiti fondamentali di qualunque linguaggio cellulare]. La frase si muove attraverso soggetti costituenti, la musica pu farne in genere a meno, a parte forzature evidenti, e pi tipicamente si muove attraverso livelli costituenti: tonica sottodominante sensibile e non c neppure questa necessit, scoperta recente e vecchissima, prima che le gerarchie trionfassero... per avere senso una frase di parole deve disporsi secondo una struttura ordinata ben precisa (poche varianti); le note hanno comunque senso (varianti della permutazione e simili). Idea: mi sarebbe potuta servire una vecchia cosa che ricordavo di aver scritto, un paio di pagine spiritualizzanti attorno alla differenza tra Vita e Corpo, dialoghi pseudobuddhisti, in cui lignoranza personale era mascherata da ingenuit. In effetti troppo privo di conoscenze, speciche e sulla vita stessa, per poter parlare davvero di qualcosa. Improvvisare su Trasmigrazione e Co. Lanima individuale et cetera ma con fare da casalinga... In quel periodo avrei voluto fare tuttaltro. Altro che scrivere! Trovarmi una donna, scacciare il ricordo di quella che avevo piantato per non ricordo bene

quale strano motivo. Ma non Valeria, che forse mi voleva forse no, fatto sta che non lavrei mai avuta, per ragioni curiose. Quellaltra, invece! Frase utilizzata per piantarla: Cara, come sarebbe romantico se passeggiassimo sul lungomare, tenendoci per mano, e io ti sussurrassi: mio tesoro, non ti amo affatto; e tu: sta tranquillo, neppure io. Ecco, questo quello che si pu benissimo chiamare una specie di motivo [linguaggio parlato volgare]. Non mi sentivo affatto solo [momento ricorrente nella letteratura sviluppata in prima persona: si parte sempre da una gura maschile abbandonata o che ha abbandonato senza sapere perch - vittima dunque in ogni caso]. N provavo alcuno slancio verso lumanit parimenti sola, tante solitudini allora messe assieme a farsi compagnia. Avrei illustrato alleditore la mia idea di romanzo, una specie di trama, come avrei condotto la cosa; gli avrei fatto leggere i soliti undici racconti che non raccontano nulla - roba che continuavo a correggere da anni; e gli avrei mostrato anche un po di quei capoversi, le cose migliori, giusto per dimostrargli che avrei potuto scrivere davvero... casomai lavrei facilmente adattato. Larte del riciclare ogni cosa. Questo mestiere. Se per avessi dovuto scrivere veramente qualcosa di commerciale, termine terricante che sta ad indicare della roba facilmente consumabile, appetibile per chi possiede un orribile gusto e solo quello, avrei dovuto fabbricare almeno una storia. Bisogna partire per forza da una storia. Prova per il mattino seguente: fabbrichiamola, ad alta voce: c un lui, Francesco, nome buono, aperto, che evoca sincerit; c una lei, Tiziana, carattere difcile, sicuramente affascinante, capelli scuri naturalmente con qualche riesso, consapevole di piacere, tendente a edicare palchi. Lui viene a sapere da Chiara, unamica segretamente innamorata (di Francesco) che

44

45

Tiziana ha fatto le porcherie con Luca, personaggio simpatico-stronzo (dipende da che lato lo guardi). Francesco che follemente innamorato della sua Titti non riesce a credere alle parole di Chiara, anzi, visto che sa dei trascorsi tra lei e Luca pensa ad una messinscena che serva a screditare il povero amico innocente e contemporaneamente a distruggere una storia felice (quella tra Francesco e Tiziana). Cos una sera, si ritrovano tutti e quattro da soli allo stesso tavolo di un pub. Luca, per non fare capire niente a Francesco, fa il lo a Chiara. Lei un poco confusa, e un poco ci cade. La cosa continua. Frase di Francesco a Tiziana: vuoi vedere che quei due tornano assieme. Risposta di Tiziana che nel frattempo si sta innamorando di Luca e continua ad andarci a letto: sarei troppo felice. Troppo. Si dissipano gli ultimi dubbi di Francesco. Luca nel frattempo avvicina davvero Chiara che sempre pi spiazzata e si accorge di provare ancora qualcosa per lui. Luca ti devo parlare. Parlano. Frase di Luca: ti assicuro che tra me e Tiziana non c pi nulla. vero c stato un momento, ma era solo sesso [perch, c dellaltro?] eppure un decimo di quello che provo per te. Sei tu la ragazza che io voglio accanto. Per tutta la vita. Luca ti amo. Tiziana comincia a sentirsi in pericolo. Luca ti devo parlare. Parlano. Frase di Luca: tra me e Chiara nito tutto da un sacco di tempo. Sai bene che sei tu quella che voglio. Luca voglio lasciare Francesco. Lascia stare decisioni avventate: per ora meglio che continui a stare con lui. Non vorrai fargli del male, io non potrei vederlo soffrire. Pensiero di Tiziana: Luca un vero amico, proprio un tesoro, come sono fortunata ad avere trovato un ragazzo cos, deve essere soltanto mio. Francesco parla con Luca: vorrei che tu riconsiderassi Chiara: veramente carina e ti adora, non ti ha mai dimenticato. Pensiero di Francesco: per effettivamente

non niente male Chiara, forse sto sbagliando a riavvicinarli. Ma in questo modo almeno sono sicuro del fatto che sto stronzo non si avvicina troppo a Tiziana. Pensiero di Luca: comunque una meglio dellaltra, due tipe diverse, molto carine; quasi quasi me le faccio tutte due che la cosa migliore. Prima conclusione: Luca diventa buono e dice a Tiziana che giusto che lei torni dal suo Francesco. Luca si mette con Chiara che recupera il vecchio sconnato sentimento. Mia personale reazione: un poco deluso. Seconda conclusione, variante della prima: bisogna aggiungere che dopo pochissimo tempo Francesco viene a sapere la verit, sincazza come una jena, pianta tutti in un mare di lacrime femminili, viene visto come il cattivo e si trova unaltra donna, pur continuando ad essere innamorato di Tiziana. Commento: cose che generalmente capitano; cominciato il periodo di vagabondaggio per Francesco che comunque si dimostrato una persona migliore di quanto pensassi. Terza conclusione: Luca si fa effettivamente tutte due, poi si stanca, pianta Chiara e Tiziana che piuttosto annoiata si va a fare ancora un paio di anni di relazione con Francesco per poi lasciarlo. Chiara piange. No comment. Quarta conclusione, un poco ad effetto: Tiziana, Chiara e Luca si ritrovano nello stesso letto, magno cum gaudio. Alla faccia di Francesco che non sapr mai nulla. Forse Luca diventato il mio eroe. Non vorrei mai trovarmi nei panni di Francesco. Da notare che questa scena potrebbe causare nel lettore un moto di sdegno apparente; tranne il caso in cui il lettore stesso non faccia Luca di nome, o sia una sorta di Luca addirittura [ma non neppure detto: possibile giusticarsi: la mia era una situazione particolare eccetera]. Mi parve perfetta: lindomani lavrei messa su carta, forse. Ma naturalmente, se si vuole creare una creatura pi com-

46

47

plessa, non bisogna mai dimenticare di inlarci il denaro. Sesso e denaro. Sesso e denaro. Sesso e denaro. Altro che buddhismo! Un fertile terreno rappresentato da un nucleo familiare. Meglio se ampliato. In seno ad esso [sesso] si potranno facilmente costruire lotte intestine basate sullaccaparramento di ingenti quantit di patrimonio. Le rivalit tra fratelli per una stessa donna o per lo stesso malloppo sono un classico irrinunciabile. Ma io ambivo a costruire qualcosa di pseudointellettuale, fatto per talmente bene da poter interessare anche i caproni, qualcosa che si potesse leggere a diversi livelli. Be, allora non mi restava che introdurre citazioni. In genere quelle che funzionano meglio sono poesie belle e conosciute, che abbiamo studiato tutti a scuola; e arte suprema sarebbe darne una lettura nuova, che sorprenda i pi smaliziati [tutti contenti]. Unaltra possibilit quella di parlare di unopera darte, far passare la storia da un museo o da una sala da concerto. La musica soprattutto fa molto cool: la musica classica fa intellettuale per pochi, il rock anni Settanta fa invece molto aperto e classico in altro modo, intelligente e di tendenza. Il jazz poi lideale: go e colto nello stesso tempo, e al riparo da ogni sospetto di razzismo. Io adoro la musica nera [negra]! La mia anima anche lei cha un po di blues eccetera. La cosa divertente che la gran parte di chi cita musica mentre scrive non minimamente in grado di eseguire decentemente una fuga a tre voci del buon geipuntoessepuntobac. Quindi che cazzo fa il go a parlare di questo e quellaltro? Come se io scrivessi un trattato sullammissione lamellare [punto]. Lo stereo. Cera ancora il concerto di Shosta nel cassettino del lettore. Play: un piccolo miracolo. Ogni volta che mi capita di ascoltare leggere vedere assaporare un qualche

capolavoro, non posso fare a meno di interrogarmi sulla sua circostanzialit. Mi spiego meglio: naturalmente mi pongo la questione se quel capolavoro avrebbe potuto essere lo stesso altrimenti, cresciuto in unaltra culla, addirittura sotto mani diverse. Risposta inevitabile: se si tratta di arte evidentemente no. [Inevitabile digressione]. Delle quattro cose - e quattro ben meno di venticinque, aldil di come questi numeri vengono usati - delle quattro cose che ho scritto, io vado estremamente ero. Perch sono esattamente rispondenti al mio gusto: le cose - come dovrebbero essere. Ecco quindi subito un elemento di contestazione. Da un lato dico che larte si va creando assecondando i momenti, nutrendosene, costruendosi di casualit (unidea che altrimenti si sarebbe disfatta, o persino un mezzo errore che diventa ispirazione autentica o gioco arguto di parole); dallaltro riconosco al prodotto nito una certa necessit. Risoluzione e ne della digressione che sinceramente mi sarei aspettato pi ampia: larte pu nascere in mezzo alla casualit, anzi sinceramente ritengo che il vero artista fruttichi le larve delle sue creature in pieno stato di incoscienza o addirittura in una sorta di condizione estatica che possibile indurre ma assai poco pilotare; e daltro canto la vera opera darte si raggiunge solo dopo un attento faticoso labor limae (compito dellartigiano dallottimo gusto coinquilino dello stregone caduto in trance poco fa) che conduca alle necessarie fattezze. E naturalmente i due stati non sono sempre perfettamente distinguibili. Ma distinguere una vera opera darte dal buon lavoro di un artigiano e basta difcile quasi quanto capire quale sia il vero amore. [Chi ha parlato di amore? A questo punto certamente potrei aprire unulteriore digressione su questo interessantissimo tema, ma a dire il vero mi secca piuttosto e seccherebbe enormemente chi legge].

48

49

Comunque, tra una chiacchiera e laltra (nonostante la perfetta solitudine), era cominciato il secondo tempo del primo concerto di Shostakovich. Nello stesso cd ci stavano entrambi i lavori: concerto numero uno e concerto numero due. E tra una nota e laltra mi era capitato di pensare che troppe volte chi scrive si scorda di chi legge. Cio: non aiuta per esempio il povero lettore a capire le sue reali considerazioni, non gli porge le storie, non fa i dovuti richiami a cose avvenute sessanta pagine prima e che quindi molto probabilmente si saranno gi perdute nel passaggio dalla memoria a breve termine a quella di maggior durata. Un libro dovrebbe essere comodo da leggere, non deve essere noioso, certo, almeno; ma non basta. [Io credo cosa fondamentale il fatto che il romanzo debba anzitutto piacere a chi lo scrive: io non posso portare avanti unidea infelice, qualcosa che non mi aggradi neppure: il primo lettore colui che scrive. Bella sentenza. E allora?] Cominciavo ad innervosirmi, ma senza alcuna autentica carica nervosa. Forse innervosirmi non la parola giusta: stavo cominciando ad annoiarmi. Non sapevo che cacchio gli avrei fatto leggere a quel fottutissimo editore sabato mattina [uso retorico di unespressione volgare mutuato da certa buona letteratura statunitense]. Vabbe i racconti, ma a parte quelli? Avevo gi provato a scrivere sottospecie di romanzi. I primi due un disastro: noiosi gi per me, immaginarsi chiunque altro. Uno stato il mio miserrimo tentativo di emulare Il signore degli anelli. Che adesso va tanto di moda, ma no a un po di tempo fa era conosciuto solo da chi aveva studiato bene linglese, da quattro intellettuali e da un esercito di liceali affetti da acne che non lhanno mai letto neppure tutto. Tentativo pessimo, dicevo: pochi personaggi sconclusionati che arrivati a un certo punto della storia prevedevo si sareb-

bero incontrati, ma che invece non riuscivo assolutamente a mettere assieme. Errore fondamentale dal quale avrei dovuto imparare per i miei prossimi lavori: di prima una struttura, unidea, una storia appunto che sia gi compiuta. Il mio tipico modo di procedere invece quello di concepire un pantano, una palude emotiva o eventizia dalla quale spiccare il volo, partire. Forse in me regna la sublime capacit di scrivere per ore di nulla, di avvinghiare il lettore fesso, che ha pagato quindi vuole dare un senso ai soldi spesi. Questo lo so fare. Parole & Co. Storie un ca***. Ma effettivamente se avessi deciso di scrivere una storia avrei nito con inventarne una piuttosto deludente gi sentita, comunque meno coinvolgente di una puntata di Melrose Place Ma se qualcuno ti ordina di scrivere un libro che possa avere qualche speranza di vendere la cosa pi naturale da fare : prendi due coppie, le fai innamorare in croce, ci metti magari un nocchio o una lei ambigua. Metti un cazzo e vaffanculo ogni tre quattro pagine, parli di cose losche che sanno tutti (lei si toccava la sera, quando non riusciva a prendere sonno) ma che ancora sortiscono un certo effetto. Lui penetr il corpo caldo di lei dopo averla stretta con forza tra le braccia possenti, e lei gemette sotto i colpi poderosi e profondi. Per non ti dovresti dimenticare dellamore. O di realt forti tipo la droga, limmigrazione, un glio adottato che cerca un posto al sole. [Benny centra qualcosa? Perch scomodarlo, lui che davvero pende calvo e a testa in gi dallalbero dalla sfortuna]. Ci puoi mettere una donna malata, che non pu avere gli, due fratelli che lottano per leredit: e che stai combinando? Cos non sarai mai uno scrittore. Il vero scrittore non si dilunga mai in storie complesse, da mezzo secolo almeno. Lasciale al cinema certe cose, e ai polpettoni post prandiali. No, tu devi scrivere un libro di

50

51

cinquecento pagine anche se non hai una cazzo di storia da raccontare, vaffanculo! Altrimenti per guadagnarti da vivere puoi sempre contattare Retequattro! Le belle storie sono semplici, elementari, banali: Lalchimista un capolavoro perfettamente inutile, ma pur sempre un capolavoro. [Ma io veramente non voglio scrivere storie, non le so scrivere: la volpe e luva]. Leditore mi avrebbe cacciato, scacciato. Ma prima di andarmene gli avrei con erezza a voce alta, esposte le mie chiare belle ragioni. Punto primo: in cinquecento grammi di letteratura io non voglio trovare la bella storia. Se c magari meglio, certamente. Ma non quello che mi interessa soprattutto. Io voglio trovare me stesso, delle risposte a delle domande. Voglio soprattutto divertirmi. Voglio capire cose che no ad allora non avevo capito. Voglio che mi siano raccontati i colori dun quadro colossale posto in una parete di una stanza perfettamente buia [metafora complessa che rischia di signicare assai poco]. Certo ci sono anche i libri leggeri. Sto leggendo Le afnit elettive. Uno splendido libro leggero, un affresco ineguagliabile con qualche dose di sperimentazione e la voglia di chi lha scritto di fare vedere ogni tanto quanta cultura riuscito ad accumulare: conoscenze mineralogiche, antropologiche, architettoniche: un uomo completo, un suo rafnato testamento. E piacevole, coinvolgente. Arrivati a pagina novanta chiunque vorrebbe essere duard. Ma io non scrivo storie. E adesso che ho lurgenza di almeno proporre una storia non so davvero che pesci imitare. [Il passaggio dallimperfetto allindicativo presente avvicina il lettore; un problema riuscire a risolvere la modulazione inversa senza fastidiosi scalini]. Punto secondo: niente, come non detto. Fine della mia arringa. Me ne sarei andato sbattendo la porta sullo sfumare del punto primo. Quindi

unica soluzione vagabondare un poco sabato mattina per la citt, nei pressi di via Fibonacci numero otto, aspettando lora convenuta. Non potevo improvvisarmi qualcosa che non sono mai stato. Padroneggio le parole, non le storie. Di fondamentale importanza essere maestri dello scrivere. Un concetto vicino a quello della composizione musicale: si possono mettere assieme cose gradevolissime allorecchio, senza aver detto nulla di particolare. Da cui: la banalit fa piacere? Dal momento che sadatta perfettamente a una disposizione gi stabilita (disposizione nelle orecchie, nel cuore) non costringe il fruitore ad alcuno sforzo, quindi buona. Quindi va bene. Comunque tra un pensiero fondamentale e uno straordinariamente idiota, nella perfetta incapacit di discernere uno dallaltro (perfezione identica a quella del buio della stanza del quadro), sera fatta mezzanotte meno dieci. Cominciavo ad avere sonno. Non sapevo cosa fare. In realt non avevo molto da fare, niente di preciso intendo. Avete mai pensato a quanto sia perfettamente stupido dormire. Meglio: quanto sia perfettamente stupido vivere in genere. Non ti porta da nessuna parte. Sembra che lunico ne sia arrivare a morire in maniera decente: si vive la vita in funzione della sua stessa ne! Ecco, tutto questo mi sembra estremamente stupido. E dal momento che mi sono piuttosto rassegnato alla perfetta latitanza (ammessa la sua esistenza - cosa gi questa ardua piuttosto da ammettere) delloste senza nome di questa cacchio di locanda grossa, ecco, dal momento che non si fa vivo nessuno, be: per quanto mi riguarda io potrei essere gi morto da un pezzo; giuro che non mi cambierebbe un granch. N sono perfettamente sicuro dessere vivo. Non ho nessuna irrefutabile prova di questo. Ma adesso avevo altri pensieri: convincere qualcuno che fa di lavoro forse leditore ma che in realt probabilmente

52

53

gestisce un bordello nel centro, meglio al piano di sopra dellufcio, ad assegnarmi un compito, un lavoro stipendiato. Solo un contratto con un editore privo di buon gusto. Magari un contratto, ma quale contratto... non avevo la minima possibilit di convincere qualcuno a darmi un lavoro, pagarmi per fare una cosa che effettivamente non potevo dimostrare di saper fare. Fiducia, Speranza e Carit. Prima o poi sentivo che sarei diventato cristiano.

quarto Che cazzo dici? Non potevo crederci: Marcello mi stava davanti con la faccia tutta contenta di un idiota. Aveva appena nito di dirmi della strepitosa scopata che serano fatti lui e Valeria la sera prima. Ti giuro, una roba paurosa. Altro che un altro... Ama me, Me! Valeria mi ama! A quel punto la tipica situazione di trovarmi ospite sul pianeta Terra, scaraventato non si sa da chi non si sa perch dal pi remoto degli angoli delluniverso, sensazione questa che mi ha storicamente avvinghiato ogni volta nei momenti di pi smarrente depressione, questo CONVINCIMENTO assurdo mi prese dolorosamente e come mai prima dallora. Prima esclamazione intima: puttana. Seconda esclamazione intima: bastardo. Terza ed ultima: sono un coglione. Non intima e comunque ripetuta pi volte allo specchio: coglione perfetto da ogni angolazione possibile.

54

55

quinto Il tipo che mi trovai davanti sabato mattina non era assolutamente lignorante che mi aspettavo. Persona alla mano invece, e alquanto giovane; bench gi calvo. Naturalmente non gli feci il minimo cenno di Tiziana Luca Francesca e altri simili guri, limitandomi a dirgli che avevo intenzione di scrivere qualcosa di pi lungo. Lesse rapidamente qualcosa, e fece un paio di commenti non-stupidi sul mio modo di costruire la frase, che tuttavia trov un po troppo abusato; e inl in un cassetto i fogli che gli avevo portato: tredici racconti selezionati dai ventuno che avevo scritto e trentaquattro capoversi incompleti. Mi accennava ad un romanzo... S, una specie. Avr capito che odio Romanzare. Sorriso bonario. Il suo, e il mio a seguire. Mi sentivo stupido. I suoi progetti di un libro... comunque vedremo, anche queste cose che mi ha gi dato. Valeria mi ha detto che sono molto buoni, e lei in genere indovina sempre. Da quando c lei a darmi una mano, non ho praticamente pi preso cantonate. Sorrideva. Non sapevo che Valeria collaborasse con la sua casa editrice. Non una consulente stipendiata, ma visto il rapporto che ci unisce... cos curiosa... Adora spulciare tra le mie carte. Pensi che allinizio credevo si trattasse di gelosia, cho messo un po a capire che invece il suo carattere... Un momento: gelosia? Mi sfuggiva ancora una volta qualcosa. Avete una relazione? Sbottai. Poi mi corressi: Da... da molto tempo? A giugno facciamo un anno. Continuava a sorridere. Io realizzai di non essere in assoluto il pi coglione sulla

piazza. Secondo classicato, con gli altri due primi a pari merito; cosa da cui deriva la necessit di dotare la medaglia di ben due facce. Rimasi secondi piuttosto lunghi in perfetto silenzio, quindi tirai i muscoli di guance e labbra no a disporli in una smora socialmente gradevole e decidendo che della cosa al momento non mi sarei curato, dissi: una donna meravigliosa, lei davvero fortunato. Il tipo di frase che dolorosamente quasi sempre falsa e di circostanza, ma che comunque viene sempre ben gradita. Hai capito Valeria... basta: dovevo pensare a far soldi con le mie parole, quindi mi sarei messo a scrivere questo maledetto romanzo non romanzato. Cio: se avessi veramente voluto far soldi sarei dovuto scendere a patti, con me stesso... ci lasciammo col proposito di sentirci non appena avesse nito di leggere le mie cose e se ne fosse fatto unidea. Arrivederci A presto. Ma per quanto l per l avessi retto, nto di reggere, alla notizia terribile, appena arrivato a casa scoppiai a piangere. Ero a met tra lincredulo e il crocesso. Era impossibile che Valeria, la mia Valeria, non era mai stata mia! O almeno non lo era adesso: un po di Marcello, un po di quellaltro. Non potevo crederci. A questo punto nei migliori romanzi sarebbe successo che io magari scendevo per strada e la incontravo e le chiedevo spiegazioni e ci nivo a letto anchio, oppure incontravo Marcello e lei abbracciati. La voglia di sputtanarla, di farle del male. Ma dal momento che la vita non ha quasi mai a che vedere coi romanzi, segu una settimana di agghiacciante normalit. Marcello si fece sentire a telefono un paio di volte per ripetermi che era lei la donna della sua vita e che non capiva perch gli avevo fatto quello scherzo assurdo di dirgli che lei

56

57

aveva gi uno in testa ma che comunque adesso se ne fotteva perch era tutto meraviglioso. Vaffanculo Marcello: fottiti con le tue stesse mani. Di Valeria invece nessuna traccia. Sapevo solo che era come sempre molto occupata... e grazie: a fare pompini alleditore calvo e ora pure a Marcello, certo che era occupata! Il quale editore per rispett le promesse fatte, e mi richiam anche abbastanza presto: la telefonata fu abbastanza zuccherosa, e mentre ne sentivo la voce vagamente ansimante realizzavo perfettamente che il suo unico pensiero era il sesso sudato di Valeria che lei gli avrebbe fatto leccare a lungo non appena le avesse fatto questo favore. Io faccio pubblicare quelle stronzate al tuo amico a cui tieni tanto e tu ti fai scopare nch mi rimane duro. Certo che reggere a quel tipo e a Marcello pure, che da quel po che sapevo era una specie di satiro insaziabile, doveva essere abbastanza stressante... donna dalle mille risorse! Lode a te, mia Valeria! Vicina e irraggiungibile, inafferrabile indistruttibile ma soprattutto bagascia. Nel mio cervello stavano cominciando a istaurarsi i ben noti meccanismi da maschio socialmente maturo (cio in aftto da qualche parte) che lasciato appena un cordone gi in cerca di un altro: dicevo che era puttana, a ragion veduta e riveduta, perch scopava con vari ed eventuali. Ma poi che centravano luno con laltro? Esemplari radicalmente diversi: non cera alcuna logica. Comunque, ritornando al tipo senza capelli, mi disse che era Veramente Entusiasta, che si trattava di opere brevi ma Fondamentali, perfetto equilibrio tra Forma e Contenuti. Si vede che io non ci capivo niente di quello che avevo scritto; o che addirittura non sapevo scrivere, dal momento che il mio intento era stato quello di scrivere cose assolutamente squilibrate; cose che rileggendo tendevo fra laltro a trovare perfettamente prive di Contenuto. Sar... mi disse che cerano

una decina di correzioni che avrebbe voluto suggerirmi, ma con calma, quando ci saremmo rivisti. Fiss lappuntamento per mercoled tredici alle sedici e trenta. Al solito ufcio. Come chiaramente comprensibile, a me non rimase altro che dedicarmi anima e corpo allalcool amaro. E tra un sorso e laltro ringraziavo dio di non avermi straziato con previsioni di unesistenza pi lunga del dovuto. Entro qualche decennio me ne sarei andato, e avrei concluso quella pratica imbarazzante che in genere viene denita come esistenza. Seduti a un tavolo mi capit di dire quello che sapevo a Marcello. Il quale, da quel che ricordo, prese la cosa non benissimo, afferrandomi per il colletto della camicia e strattonandomi con una certa irruenza. Di, smettila. Non ci puoi fare niente. Ne seguirono un discreto numero di casini, dal momento che comunque Marcello chiese spiegazioni a Valeria, e lei, a quanto ne so, gli disse la verit, ovvero quella parte che ritenne opportuno e/o inevitabile rivelare. Il risultato di tre settimane piuttosto sgate pu essere cos sintetizzato: io avevo sprecato lunica fortunosa possibilit di vedere stampate le mie robacce e in pi mi ritrovavo con la testa nettamente confusa e impregnata di alcool, cosa che se da un lato mi impediva di prendere decisioni sensate dallaltro ne faceva scomparire completamente la necessit: quindi tuttosommato bene; Marcello aveva cominciato ad essere il mio compagno di fogna: due bei topi pasciuti [nella mia curiosa lucidit comunque riuscivo a rendermi conto che lui doveva stare molto peggio di me, o per lo meno ne aveva un diritto maggiore]; Valeria dopo un breve fortunale aveva rimesso le cose apposto col belluomo, e aveva ripreso a strombazzarselo allegramente; in quanto al tipo non me n mai fregato un cazzo, ma certo aveva di che essere contento. E a dire

58

59

il vero fece una cosa che non mi spettavo minimamente: mi chiam per parlare delle mie cagate, facendomi capire che sarebbe passato sopra le vicende personali pur di pubblicare quelle schifezze; ma a me venne da vomitare e lo mandai a quel paese senza troppe giusticazioni. Di me non mimportava pi niente, ma cazzo, vedere Marcello ridotto in quello stato era veramente terribile. Lui che gi bello non era, adesso aveva assunto un aspetto veramente pietoso: due occhiaie da ultrapippaiolo praticante convinto, i capelli che cominciavano a farsi radi, lunghi e riportati di qua e di l. Mi faceva pena. Il venerd e il sabato ci vedevamo di pomeriggio. Passava da me verso le cinque cinque e mezza, infagottato nel suo giubbotto quattro-stagioni; almeno nel senso che lui lo considerava tale, ma sulla cui efcienza da novembre in poi io nutrivo seri dubbi. Il saluto consisteva in una serie ben precisa di imprecazioni del tipo che cazzo di tempo / tempo di merda oppure pi personali come oggi non ho fatto un emerito cazzo giornata inutile. Quindi si cominciava la marcia a passo prestabilito nellutero cittadino verso viale della Libert, che da casa mia distava circa due chilometri. Le luci gialle dei lampioni simulavano unatmosfera da citt fredda, nordica, buona per il prossimo romanzo, e questa cosa piaceva a entrambi. Era uno stare sospesi in quellaria ambrata, fregandosene di qualunque accidente. A quellora io ero ancora sobrio, ma Marcello, che aveva gi cominciato il rito verso ora di pranzo, poteva permettersi unallegrezza spensierata e contagiosa, cosa che tutto sommato mi dava un minimo di conforto. Anzi, a tratti mi divertiva proprio. Delle occhiaie e dei capelli castani tendenti al biondo di Marcello ho gi parlato. Il resto suscitava pochissimo interesse, a parte forse i denti, disposti con una certa fantasia geometrica e

gli occhialini, piuttosto belli, da intellettuale ne ottocento. Kroma ki symmetria. Eh? Colore e simmetria: la miglior sintesi della bellezza... che te ne pare? Non lho mica inventato io, che cazzo! Mi pare giusto. Ma a proposito di che? Cos, tanto per... leggo parecchio per ora Che leggi in particolare? Tutto quello che mi capita a tiro. E il piano? Chi cazzo se ne frega di quellingrato pezzo di plastica e legno... non mi servir mai. Perch dici questo? Potresti sempre nire nelle balere, o in qualche albergo di lusso ad allietare clienti americani col cognome italianeggiante in -uozzo, stronzi viziati volgari... potrebbe tornarti utile... non studi? Non mi serve studiare. Forse miscrivo alluniversit, o mi faccio il corso per la patente europea di operatore informatico. Certo: perch non ti iscrivi a Ingegneria elettronica? Mi pare estremamente sensato. Pensa per te. Hai pi scritto? La cosa che mi hai fatto leggere, il Signore delle lettere, non lho trovata affatto male. Magari un po pallosa, per sto tipo, Sir Mo - perch non lo chiamavi direttamente SerMona! - be, mi pare interessante. Solo che a dire il vero credo di non aver capito proprio tutto, magari vuoi dire molte cose, ma ti esprimi male, hai una forma piuttosto stretta. Prima o poi avrei dovuto dirgli che Sir Mo era lui. Lavoro per sovrapposizione, te lho detto come funziona: in una stessa frase si possono sovrapporre ben pi di due sensi, e i sensi si accavallano tra una frase e laltra. un gioco ad incastri che il lettore deve dipanare col tempo.

60

61

Certo che sei un gran coglione... no, vabbe, ti capisco, fa molto ammingo! Ma guarda che alla ne un bordello. Secondo me ti senti una specie di Dante fallito. Dovresti scrivere dei libri che spiegano quello che hai gi scritto. Certo che ti tira su, per! Perch non scrivi qualcosa di pi allegro? Gli feci vedere la mia faccia, a perfetta risposta. Ti sembra che potrei scrivere cose pi allegre? E comunque sto lavorando su un certo romanzo. Mi do da fare Io! Ci sono quattro personaggi che sinnamorano in croce. Passiamo un attimo dalla tavernetta, va! Cos mi spieghi meglio. La discussione che ne segu fu abbastanza sorprendente, dal momento che Marcello mi spieg, (come risposta alla confusa esposizione delle mie tesi), con molta calma e lucidit perfetta, che le mie idee sul romanzo non romanzato non potevano stare in piedi, visto che anzitutto il romanzo per denizione un bene di consumo e che deve offrire determinate caratteristiche stabilite dal mercato. Altrimenti non vende. Le mie teorie potevano magari anche andar bene, ma per cos dire, prese a parte. Hai sbagliato il soggetto. Non puoi scrivere un racconto non raccontato! Abbi almeno lonest di chiamarlo in un altro modo. Tipo? Pezzo, brano. Momento. Momento mi piace: sa di breve e incompiuto; ma per una cosa pi lunga che compiuta dovrebbe esserlo... Vedi un po... puoi usare le forme musicali. Hai mai ascoltato gli Etudes-Tableaux? Rachmaninov, una cosa splendida! Te li presto, e poi come pretendi di non portare avanti nessuna storia... a me sembra solo che tu non ne sia capace, che non te la senta.

Te lho gi spiegato: la vita non ha mai storie compiute. Una cosa che racconta storie false falsa. Ma pu divertire, e in genere intrattenere, commuovere... Se non vuoi essere neppure un cantastorie... Rimasi un poco in silenzio: stavo perdendo anche lultimo grammo di entusiasmo. In pi ripensai a Love Story, successo commerciale indiscutibile: io stesso, che faccio lo snob, mi ero commosso alle ultime pagine, in specie proprio lultima. La vuoi la verit? Non centro niente coi romanzi, non ne so fare! Dovrei scrivere saggi sulluomo io, dovrei fare questo: il libero pensatore. Magari il losofo. Ma so quattro cose di sica e quattro di letteratura latina, tutto qui. Guarda che cho fatto caso, io. Se prendi un personaggio qualsiasi, uno di quelli famosi, se lo guardi bene... be, matto. Sono tanti matti, tipi che agiscono stupidamente, senza un minimo di buon senso, e per di pi vestiti in maniera curiosa, caratterizzati in maniera assurda. Questi tipi affollano i romanzi scadenti. Ma ce ne sono anche nelle cose migliori. Shakespeare: sono tutti matti, oddio ce ne fosse uno normale. Se ne incontri uno cos per strada pensi che cha le sue brave rotelle fuori posto: inevitabile. Lanno scorso, la mattina, quando andavo alluniversit, incontravo spesso una tipa grassa vestita sempre con un tailleur blu e una camicia bianca o rosa, la faccia impiastricciata di trucco, e sudata: aspettava lo stesso autobus tutte le mattine o quasi. Ecco, una cos solo matta; ma se la prendi e la inli in un racconto o in un romanzo o una tragedia diventa un personaggio. Ma per forza di cose... uno che scrive e non il dio delle parole mica pu descrivere una persona vera. Ci vorrebbe molto pi del tempo necessario per immaginarla tutta, cosa che gi impossibile di per s... e allora crea dei personaggi.

62

63

Si chiama letteratura, arte spicciola, da sorbire in quattro e quattrotto! E larte esaltazione del reale. Esaltazione, non copia fedele, capisci? Mica ci puoi mettere solo personaggi normali noiosi... e poi, se guardi bene, la gente matta davvero! cos difcile trovare un tipo che puoi giudicare normale, e comunque sarebbe molto noioso. Somma questo al fatto che scrivere come dipingere; nessuna donna cha il collo come lo disegnava Modigliani! E allora che fai? Parli delle cose pi strane di un tipo solo perch ti serve solo quello o distorci addirittura di proposito? Pi o meno. Pensa di essere uno scrittore normale, di imitare gli scrittori normali. Di guardare la gente che ti sta in giro: tutta pi o meno matta, non-normale. Cha le sue manie, i suoi tic strani, i suoi tratti di ridicolo. Ce li ha per davvero! O si muove in una maniera tutta sua. Cera il mio insegnante di pianoforte... bello, pulito, alto, i capelli a posto, laria da intellettuale... aveva una voce assurda, sembrava quella di Lino Ban: Madonna Benedetta! Secondo me non hai capito cosa devi scrivere, magari al momento ti manca linspirscion e allora ti rifugi in queste stronzate giusticanti. Le persone sono personaggi davvero, anche tu, sai? Dici? che non sopporto quei romanzieri a modo che ti descrivono accuratamente la giacca lisa dai gomiti per illustrarti la condizione psichica di Tizio. Non ha senso: conosco persone sgate e sceme col Fay, e gente altrettanto inutile con interessantissime pelurie sul viso e giacche di velluto marrone lise e sporche che vanno in giro con la bicicletta perch fa molto di sinistra. Ma quando ci parli, diomio: sembra di specchiarsi nellacqua appena tirata di un cesso! E non sopporto di leggere quei dialoghi perfetti alla Tolstoj che non senti mai da nessuna parte, che non esistono! Mon

cher, ma maman, Kabajlanskavajavaskova et similia. Perch non ti dai una bella aggiornata sullargomento? Leggi roba nuova, italiana, o almeno di questo secolo! Magari eviteresti di sparare stronzate! Leggiti Hemingway. Mi prendi in giro? Lunica cosa decente di Hemingway effettivamente sono i dialoghi, e neanche tutti. Il resto merdume: scritto malissimo. Vedi, quello non mica uno scrittore: solo un buon giornalista che ha deciso di scrivere articoli molto lunghi. Borges: quello s che un Dio delle parole. Concordo pienamente: una delle maggiori divinit mai esistite. Pi o meno come Zimermann un dio del pianoforte... ti devo prestare le ballate fatte da Zimermann... E allora leggi Borges: impareresti moltissimo. Non mi va di leggere roba di altri per ora. Non mi va neanche di scrivere. I libri mi fanno schifo. A me non va pi di campare... pensa! Laltra sera ho avuto unilluminazione: stavo guardando, cio vedendo il telegiornale; a un certo punto: tac! Mi sembrato tutto estremamente chiaro, nessuna altra possibile soluzione: dovevo morire. Voglio dire: la morte lunico modo per risolvere sensatamente la vita, e quanto prima arriva tanto pi brillantemente ottieni il risultato... non c altro da cercare, capisci? Abbass gli occhi lentamente no al pavimento. Peccato sia durato poco... Ma che cazzo dici? [tipica scena nta da romanzo di ne secolo, secolo qualunque]. Che cazzo dico... mon cher, non riesco a trovare un solo motivo di merda per continuare a campare. Si tratta solo di un fastidio, perpetrato giorno dopo giorno Ma smettila! Suoni il piano da dio, potessi io suonare a quel modo... ti sei comunque scopato un paio di volte Va-

64

65

leria, che praticamente il Sacro Graal delle ghe e chai la tipa, com che si chiama... Francesca. Chai Francesca che ti sbava dietro ancora nonostante tutto da fare schifo... che cazzo vuoi di pi! Bench recitassi vistosamente ero comunque riuscito a tirarlo un po su, o quantomeno a distrarlo da neri propositi. Lo vedevo adesso un po titubante, non completamente convinto di galleggiare in un canale di scolo. E me ne sentii ero. Ma subito dopo ricadde. In effetti suono discretamente ma sono vecchio per qualunque impresario, cho gi provato: dicono che mi manca la presenza scenica... non interesso. Sono vicino ai trentanni e non ho mai vinto neppure un concorso internazionale di quelli importanti. In quanto a Valeria, averci fatto lamore una volta, una, non fa altro che farmi sentire peggio, dal momento che adesso se la sta sbattendo ripetutamente un altro. Per giunta orribile. Se poi vuoi parlare di Francesca, ti basti sapere che perfettamente stupida: una capra coi capelli e le tette umane. Ho sempre sognato di essere un altro, magari un po tonto. Uno di quelli che tu e io di solito giudichiamo stupidi, che ne so, un ghetto belloccio, istruttore di surf che non si pone troppi problemi perch materialmente non carriva! Almeno campa tranquillo e si sente un dio se si scopa una caruccia. Cio ragazzi, capito? Mi sono fatto una scopata...! Ed felice: arrivato! Non gliene frega niente della palla di merda solidicata azzurrina che galleggia in un emerito cazzo di niente e gira su se stessa senza motivo. Non ci pensa neanche! Ecco, io vorrei essere nato cos, magari un po pi stupido. E soprattutto belloccio! Cattiveria che avrei potuto risparmiarmi, visto soprattutto il per me inspiegabile notevole narcisismo - dalle manifestazioni oscure e complesse - di Marcello. Ogni volta che dicevo qualcosa da cui potesse tra-

sparire lidea che comunque un adone non fosse, mi guardava malissimo, con faccia amareggiata. ma senza replicare. Una volta mi aveva mostrato tutto contento un contorno occhi biancastro, dovuto semplicemente a una seduta prolungata in spiaggia tenuti addosso gli occhiali, dicendomi che gli piaceva tantissimo perch gli faceva risaltare gli zigomi. Mistero della fede: a me sembrava malato di qualcosa di grave. Glielo dissi ridendo: fece loffeso per circa due giorni. Di, scherzavo... lo sai che non sei male... che questaria da go spensierato... insomma bisogna essere stupidi e spensierati davvero per avercela... e vuoi sapere unaltra cosa? Pi go e spensierato sei nella vita, pi successo hai. Ci sono certi miei colleghi inutili di sica che si sono laureati in quattro anni e fanno gli assistenti o lavorano presso non so bene cosa. Tipico. Abbiamo sbagliato tutto. Pensa per te. Ma non glielo dissi, almeno questo. [Devo essere sincero: nonostante non avessi in mano concretamente un bel niente, non mi riusciva in alcun modo di sentirmi autenticamente un fallito. Cio: a volte, tra i miei pensieri, mi capitava di indugiare su denizioni abbastanza simili; ma la natura mi ha dotato di un orgoglio singolare, la cui essenza capricciosa, mentre generalmente langue, nisce sempre col venir fuori puntualmente nel momento in cui la faccenda diviene pubblica: non ammetter mai una cosa del genere di fronte a nessuno. Io non ho fallito un bel niente; e tantomeno sono un fallito io stesso. Invece Marcello non faceva altro che parlarmi di quelli migliori di lui, pi giovani e gi avanti nella carriera. Gianluca, per esempio. Supercialmente lo odiava, ma sotto sotto ne era profondamente innamorato: Gianluca riuniva tutte le qualit che possono essere attribuite dalla natura e dallesistenza ad

66

67

un essere umano. Lunico argomento con cui io cercavo di oppormi allapparente idillio, animato anche da personale invidia, era quello che in n dei conti neanche lui poteva essere felice; e quindi mi consolavo perfettamente. Ma solo io. Il balsamo non funzionava invece con Marcello, che sotto questo aspetto molto pi materiale di me, nel senso che tende a misurare la felicit di un uomo col numero e qualit dei titoli conseguiti e nel numero di donne e loro qualit, e ancora nellintroito annuo e nelle auto possedute, secondo coefcienti diversi che ignoro. Anche se questo naturalmente non signica assolutamente che in presenza di tali realizzazioni sarebbe felice. I suoi bilanci sono molto precisi: attivo e passivo. Stato patrimoniale e conto economico, riclassicati con cura. Gianluca era molto bello, alto, ricco di suo, talentuoso, animato da uninvincibile forza di volont e unassolutamente invidiabile determinazione. Il tutto accompagnato da unincredibile senso degli obiettivi, realistici ma ambiziosi sempre, sin da piccolissimo. A quindici anni Gianluca sera diplomato col massimo dei voti la lode e menzione speciale in pianoforte. A diciassette incideva per la Decca. A diciotto stava con una delle pi belle e dotate violiniste al mondo, due anni pi grande di lui. E naturalmente non faceva che girare il mondo. Ma, quel che peggio, Gianluca era il pargolo di una famiglia molto amica di quella di Marcello, che gli era quasi coetaneo. A quindici anni Marcello vinceva il Concorso Citt di Caccamo, a sedici superava brillantemente lesame di compimento inferiore di pianoforte. A ventuno anni si diplomava piuttosto bene. Il tutto mentre i propri genitori continuavano ad aggiornarlo sui continui successi del tipo. Sai ieri ha suonato alla Cappella Paolina del Quirinale: un successone! Il problema vero di Marcello non era quello

di essere a conoscenza del fatto che esisteva al mondo qualcuno migliore di lui. Il dramma consisteva nel conoscerlo personalmente. Da quanto ho potuto capire di Marcello, lui odia le competizioni. Non si galvanizza al pensiero di potere sdare qualcuno, non tira fuori il massimo per contrapporlo al valore altrui; al contrario si deprime, e se ne esce con certi discorsi losofeggianti sul valore della vita eccetera. Solo che poi quel rimasuglio, una specie di appendice inutile, di chiamiamolo orgoglio di scarto, gli fa odiare la propria condizione di perdente. La reazione che ne consegue piuttosto ridicola e infantile: si barrica in un malumore fastidioso per parecchi giorni e ti risponde con un s o un no. Questo modo di fare non ha mai portato a niente. Credo che dallet di ventuno anni Marcello abbia smesso completamente di migliorarsi, e anche di lavorare su se stesso. sempre la stessa persona solo un poco pi vecchia e depressa. E ritengo che provi un forte senso di fastidio nei suoi stessi confronti. Ecco, se dovessi descrivere lo stato psicologico di Marcello in via piuttosto generale userei questa parola: fastidio. Per se stesso e per coloro che appartengono al suo mondo e sono migliori di lui. Questo forse il motivo principale per cui Marcello accetta la mia presenza: il mio talento non tale da poterlo minacciare. In particolar modo la mia abilit nel suonare - da pessimo dilettante, ignorante persino i rudimenti del solfeggio - considerevolmente minore della sua. Inoltre possiedo una certa abilit nello scrivere, cosa che lo porta a ritenermi degno della sua amicizia, elevandomi almeno di un poco dalla massa cafona. Laddove per massa cafona Marcello senza appello intende linsieme di tutti coloro che non siano in grado di dedicarsi ad una qualche attivit creativa, espressione di una minima quantit di autentico talento. Il migliore degli ingegneri elet-

68

69

tronici che non si sia mai per reso protagonista di un qualche slancio creativo nullaltro che un cafone. Andrebbe meglio se almeno disegnasse o apprezzasse sinceramente larte. Se non si annoiasse ascoltando Beethoven. Ma se solo questo: un ingegnere elettronico, magari il migliore del mondo... be: allora veramente nientaltro che un cafone; un realizzatissimo cafone. Concetti che in parte mi sento di condividere. In realt ultimamente sto cominciando a considerare pi importante la solidit di una persona. Tutto sommato preferisco una persona solida normale senza nessun estro creativo che uno psicopatico dotato di un certo talento. Con Marcello possiamo comunque parlare fruttuosamente di molti argomenti, dialogando autenticamente e apportando ciascuno contributi attivi alla discussione. Dulcis in fundo: la mia carriera universitaria disastrosa e tormentata, cosa che sento rendermi simpatico ai suoi occhi: un piccolo perdente anchio, insomma; uno da cui non si pu temere che un giorno se ne spunti con un successo clamoroso e invidiabile e opprimente. Ma nonostante tutto, appunto, non mi mai riuscito di sentirmi veramente un fallito. E mai soprattutto lho detto in sua presenza. Del mio per lui ben chiaro insuccesso ho infatti sempre evitato accuratamente di parlare, preferendo caso mai discutere, e con intenzioni quasi sempre positive, dei miei travagli letterari, lunica cosa su cui io possa accettare critiche e rimproveri. Non so bene motivare questa scelta, ma probabilmente deve trattarsi del fatto che tutto sommato mi ritengo ancora uno che scrive per passione, lontano dallessere un professionista della parola. La facolt in cui sono iscritto dovrebbe decidere il mio effettivo futuro lavorativo... ma sinceramente ho sempre sperato di diventare uno scrittore professionista e meno che mai un

insegnante di lettere alla scuola media. Chi lo sa, forse entrambe le cose, o nessuna delle due. Ecco in sintesi perch pensa per te. E feci bene davvero a non dirglielo.

70

71

sesto I libri sono delle strane creature. Man mano che li scrivi ti rendi conto delle loro stesse esigenze, perch come se fossero vivi. A questo punto, per esempio, chiaro che la storia nita in una zona morta; anzi c proprio dentro no alla cintola: una vera palude. Certo: pur vero che mi manca la sana volont di ripulirla dal fango e condurla a forza per sentieri virtuosi, che non hanno alcuna intenzione di biforcarsi, e che uno scrittore senza volont non pu essere un buono scrittore. che io preferisco in genere lasciare che la storia vada da s. Sono fermamente convinto che ogni frase, forse ogni parola persino, contenga in s il germe della propria prole: un fatto genetico insomma. In parte il buon gusto, ma direi soprattutto listinto a spiegarmi cosa deve seguire. curioso, ma la presenza e lordine di ci che scrivo non gestito dal senso ma direi piuttosto dal suono che le parole possiedono. Il signicato una conseguenza, naturalmente corretta, di questo criterio costruttivo. Listinto segue il bello. E il bello ha sempre senso. Anzi direi che ci che supremamente bello ha decisamente pi senso di qualunque altra cosa. Se penso a quanto bella la Nona mi viene da tremare. E il signicato di tanta bellezza veramente innito. Comunque, se proprio volessi aiutare il naturale corso potrei a questo punto: a) far intervenire un nuovo personaggio, che la maggior parte degli autori a questo punto consiglia di sesso femminile; oppure b) far ritornare un personaggio vecchio (Valeria, naturalmente); ancora c) far morire qualcuno. E dal momento che chi scrive pu morire solo allultima riga dellultima pagina, non mi rimane che far morire Marcello. Scarto a priori la prima possibilit perch con troppi per-

sonaggi io tendo a confondermi, e pure chi legge, secondo me. Quindi devo far morire Marcello e far ritornare Valeria sulla scena. Non crediate sia una cosa facile. Bench da tempo, e in modo particolare negli ultimi giorni, Marcello aveva preso a parlare con una certa insistenza di suicidio. Dipartita Liberamente Decisa, DLD: cos laveva presa a chiamare, scherzandoci un po su. Ma io sapevo che scherzava per nta. Lo sapevo bene in fondo allanima, ma sono sempre stato un codardo. Mi dicevo che non poteva essere. E solo perch avevo paura, perch non avevo la minima idea di come lavrei potuto salvare, o anche solo distrarre. Sono unautentica merda. Un mercoled pomeriggio mi diedi una bella smossa e feci lunica cosa che potevo fare: chiamare Valeria. Limbarazzo dur circa venti secondi; poi lei cap che la cosa era importante, che io avevo davvero bisogno del suo aiuto. Ci incontrammo. Rivedere i suoi lineamenti mi stup un poco. Nel mio cervello serano nel frattempo evoluti, assumendo fattezze che adesso potevo riconoscere estranee. Non credo fosse particolarmente ingrassata o dimagrita in quei quattro mesi: semplicemente dentro la mia testa era cambiata. Valeria... Ciao. Come stai? Insomma. Pi che altro Marcello, dovresti vederlo, una larva... Non mangia? Era preoccupata davvero, pi o meno come una mamma, come una donna che ha amato. Poco, e pi che altro beve. Ha ripreso. Gi, pi di prima. Non studia? Non lavora? Praticamente beve e dorme tutto il giorno. Non fa altro.

72

73

E come fa per mantenersi...? Mi dispiacque sinceramente dirlo, ma le feci presente che campicchiava grazie ai miei scarsi contributi. Hai lasciato luniversit? Lasciato una parola grossa. I turni del call center ti svuotano il cervello... sai com. E poi sto cercando un lavoro migliore, so fare tante cose io... Non pareva convinta. La bella faccia di Valeria era tirata in una smora che non le avevo mai visto prima, una disposizione che portava le sopracciglia vicine e le faceva ingrugnire il naso, come stesse provando un piccolo dolore. Soffriva per Marcello: laveva amato. E fui terribilmente geloso, per due o tre secondi. Poi vennero le sue parole, molto dolci, direi balsamiche. Cos lavori per dargli una mano... sei un grande... un vero amico. Si avvicin per abbracciarmi, per stringermi con affetto. Ma io miseramente mi eccitai, no a sentirmi i corpi cavernosi sufcientemente duri. E mi feci molto schifo: proprio un grande, davvero! Valeria ti propongo un gioco. Mann, stai zitto! Il mio monopensiero era che avrebbe potuto darla anche a me, perdio! Uno pi uno meno che differenza avrebbe fatto. Ma cos non era stato e pertanto non potevo neanche vantarmi del ricordo. Dovevo provarci, cavolo! Non era possibile che non la attraessi neppure minimamente... Valeria... Continuai labbraccio, e anzi la strinsi ancora di pi no a farle sentire sul ventre il mio sventrapapere ormai granitico. Allinizio non dovette accorgersene o comunque fece nta di niente. Ma poi sallontan dalla mia morsa, divincolandosi un poco a fatica: unaltra pessima gura. Ma non me ne fregava niente. Pensiamo a Marcello, adesso - dissi io, con unespres-

sione particolarmente stupida che sarebbe stata perfetta solo se avessimo appena nito di fare lamore. Gi - stessa inspiegabile espressione. Mentre facevamo la strada assieme verso casa del tipo, non dicemmo una sola parola. Lei forse pensava a Marcello. Io mi ripetevo che in questi momenti avrei decisamente preferito tornare sulla Critica della ragion pura o su un bel problema di termodinamica, di quelli che non te ne frega niente di niente: chai le tue brave formulette da applicare che approssimano in maniera vergognosa la realt, e lesercizio ti viene; e sei veramente contento nel tuo mondo fatto di urti perfettamente elastici e diavoletti di Maxwell che fanno cose assurde. Pensai curiosamente anche al mio professore di sica-uno, che come introduzione alle sue preziose lezioni ci aveva esposto unancor pi preziosa disamina sul ruolo della sica, oggi. Digressione colta e ben fatta, estremamente lontana dal tono approssimativo di tutto quanto sarebbe seguito in aula. Digressione che avrei ritrovato per caso, molti mesi dopo, scritta pari pari in un vecchio libro americano di meccanica, tradotto. Testo che quello sera placidamente scordato di menzionare. Adesso che avrei invece dovuto fare qualcosa di serio, salvare un amico, senza che ci fossero formule da nessuna parte, testi consigliati, Autori Vari, eccetera mi sentivo terribilmente perso. Cazzo cazzo cazzo: non ne avevo nessuna voglia. Non che non provassi nulla per Marcello, non che sinceramente, in qualche modo, non lo stimassi; non che non avvertissi il Dovere di porgergli soccorso. che mi scocciava terribilmente, e inoltre mi sentivo nientaffatto in grado di poter aiutare qualcuno, perso comero io stesso in non meglio precisati vortici oscuri. Valeria, ti prego, facciamolo qui, di ti spoglio io. Ma forse neppure questo avrei sapu-

74

75

to fare... dunimpotenza straziante. Eppure le sue mutande di pizzo nero, gliele avevo intraviste una volta, sotto un pantalone di lino chiaro. Unossessione per parecchi giorni. Pensai alla sua pancia, bella, levigata, morbida, magra ma non muscolosa, proprio come piace a me... andare al mare con lei era stata per Anni unautentica Tortura. Cazzo, ci mancava solo Marcello, rompicoglioni di merda fallito! Ma perch non mero stato zitto, non lavevo mandato a fanculo questalcolista di merda! Stavo impazzendo. Le cose le ricordo pi o meno in questordine: Valeria chiese notizie di Marcello al portiere, che rifer di non averlo visto scendere ancora, fatto effettivamente piuttosto insolito visto che erano gi le dodici e un quarto; salimmo allora no al piano per suonare il campanello per circa cinque minuti; io composi il numero di Marcello con il mio cellulare: sentivamo squillare il telefono da fuori ma non rispondeva nessuno. Valeria cominci allora a bussare coi pugni, e io ci misi poco per imitarla; non avendo nessuna risposta Valeria cominci a preoccuparsi sul serio; io non capivo un granch della cosa. Pass circa unora prima che ci decidessimo a chiamare i Vigili del Fuoco, cosa che mi port a riettere sul nome che si erano dati o che luso aveva loro attribuito: Vigili del Fuoco, pensando che forse sarebbe stato pi corretto chiamarli Vigili sul Fuoco, Vigili riguardo il Fuoco, Attenti al Fuoco, Protettori dal Fuoco e roba simile. Tutto questo mentre Vigili Del Fuoco vestiti con ununiforme assolutamente inutile in quel frangente sfondavano la porta dellappartamento di Marcello (lunica cosa insieme agli oggetti che vi erano contenuti che credo si potesse denire di sua autentica propriet) e lo trovavano riverso sul pavimento della cucina. Il giorno dopo un medico mi avrebbe riferito senza troppo dolore apparente, ma comunque con collaudata dignit,

che si era suicidato con i pi classici dei barbiturici, roba che credevo fosse ormai del tutto fuori commercio. Mentre Valeria ebbe modo di esibirsi in lacrimazioni copiose e diverse, io rimasi sinceramente deluso per pi giorni. Suppongo perch da Marcello mi sarei aspettato una Dipartita Trionfale. Eclatante. Geniale. Che ne so? Anche un volo dal sesto piano avrebbe fatto pi rumore, lo si sarebbe potuto perlomeno cogliere come un gesto estremo e liberatorio, poeticizzabile almeno. Ecco, s; ci avrei potuto scrivere sopra qualcosa; gliene sarei stato almeno grato; forse sarei potuto diventare famoso. E invece aveva deciso di andarsene nella maniera pi ovvia del mondo: addormentandosi denitivamente. E forse ero io che non volevo coglierci alcuna poesia... pensai tuttavia in maniera per la verit piuttosto disarticolata, che avrei potuto comunque sostituire la modalit effettiva con quella che avessi ritenuto pi adeguata, nella mia testa e nelle mie carte. Avrei costruito un ricordo appropriato, con tanto di bigliettino ed estremo messaggio. A questo punto mi sarei ricavato un ruolo fondamentale, e avrei ricordato a tutti la mia leale amicizia, vitale nei momenti di pi grande sconforto. Grazie a me, Marcello aveva scorto la luce, eccetera eccetera... ma mio caro amico, non son degno di te... Fortunatamente la mia faccia da essere umano sotto choc per i motivi che ho detto e per altri cui forse presto far cenno and bene per il pubblico, che fraintese lespressione e mi lod parecchie volte per il mio sincero dolore fraterno. Mentre nel mio intimo appunto la cosa che mi indisponeva di pi era il fatto che nella cruda realt preromanzata non mavesse ricordato in nessun genere di estremo messaggio, testamento danima o che so io; e nemmeno mavesse donato in eredit il suo vecchio pianoforte scordato o i suoi

76

77

quattro libri. Niente di niente. Non sera neppure ricordato di me! Cazzo, un po di riconoscenza, brutto bastardo. Almeno questo me lo sarei meritato.

settimo Ci che io penso davvero di me stesso. Ci che Marcello avrebbe voluto insegnarmi in quelle serate etiliche e che io invece riutavo sordastro. Ora che non cera mi sentivo profondamente una merda, non c che dire. Ripresi lentamente a leggere, parecchia roba celebre che avrei dovuto gi vantare nella mia biblioteca; e ancora pi piano ricominciai a scrivere. Per lunghe sere accendevo una candela e dellincenso sul tavolo, carta e penna, respiravo quellaria che mi sarebbe dovuta sembrare buona ma che sotto sotto mi faceva schifo e buttavo gi frasi, dal fascino puramente musicale, dallo scarsissimo senso. Smisi presto, stanco di qualunque cosa, stanco della vita stessa, che ora manifestava pienamente la sua perfetta inutilit. Finch hai accanto qualcuno che sta palesemente peggio di te, daccordo: campare piuttosto facile. Ma quando il tuo universo si limita alla tua stessa persona non che ne cogli il fatto positivo - ovvero che tu stesso sei il migliore in assoluto; no: ti senti lunica autentica merda in circolazione. Uno dei discorsi migliori che mi era stato dato di ascoltare da Marcello era quello passato alla storia nei miei diari come la parabola del E: nati, venuti al mondo con un certo livello di energia, il nostro obiettivo fondamentale - lunico, a pensarci un poco - era quello di innalzare questo livello di energia, lavorare sul E appunto (la impostazione scientizzante mia, ma serve solo per esprimere meglio), e dunque migliorarsi. Ma n io n lui avevamo saputo fornire un esempio decente di come mettere in pratica questa dottrina. Entrambi anzi chiarissimi esempi di unautentica decadenza. Ottimi preludi per deludentissime fughe. Quindi neppure il limitato

78

79

mosaico nella memoria di un tuttosommato buon rapporto - di cui ho detto pure uno dei migliori tasselli - sapeva rendere degna desser vissuta questa sequela di giorni. Aver perso quellamicizia, pure fastidiosa, non lo dimentico mai, mi condannava inesorabilmente. Certa boccata daria, presa non ricordo esattamente quando: un libro darte intorno a Paul Klee, uomo che mi accorsi di adorare autenticamente. Di avere sempre adorato senza saperlo. Linee tese incise di litograe, braccia mani come segmenti, colori fortissimi sfumati, o densi. Avevo trovato la rappresentazione dei miei sogni. Qualcuno che li avesse saputi rendere visibili. Questuomo - io - ha braccia gambe cuore e mani. Il mio piccolo cuore rosso vivo. E ora non mi restava che usare le mie parole come lui i suoi colori magnici. Cercai allora le parole dietro le sedie tra la polvere, tra la carta igienica usata che si andava bagnando e presto moriva. Sopra le foglie delle due uniche piante che mera rimasta la forza di curare, di cui per ignoro i nomi. Specie di felci, credo. Cercai di accarezzare i gatti per strada, seguirli nei loro percorsi che portano in nessun luogo, e che hanno solo un senso gattesco. Ma se noi umani ci sforzassimo... io mi sforzai ben molto, e trovai parole preziose. Miauuu, miuuu, moauuu... due gatti e il loro tempo degli amori. Per me nessun tempo invece; gi. Valeria era molto bella, mispirava parecchie parole. Ma sotto forma di odore sbiadito, nebbiolina di percezioni, meglio: da percepire. Sapevo che non si vale [Vale] nulla nch qualcuno non grida al mondo il tuo valore. La propria gloria negli altri, nellessere umano diverso da te stesso (che sei invece il pi competente), devi trovare conforto. Ma una regola vana, per uomini deboli, [anche se Cristo persino ha avuto bisogno BISOGNO di dodici almeno... cosa sarebbe stato infatti da solo?] che puzza

un poco di democrazia. Poco. Certo la democrazia ben altra cosa, e assai pi sudicia, anzi oserei dire che la democrazia una cosa schifosa. Secondo la Democrazia io e un gatto psicotico valiamo uguali. Simpatici i gatti, con quellaria sorniona e difdente, di indipendenza incrollabile nch stanno bene e sazi. Se noi tutti avessimo la forza di essere come i gatti saremmo indubbiamente felici, non ci piangeremmo addosso per amori traditi, mai raggiunti e amicizie fallimentari, roba da cani. Non mi mancava niente, a pensarci bene. Uno che sa scrivere pu tutto, non c che dire. E io, signori miei, sapevo scrivere alla perfezione. Meglio che fare il compositore. Di carta sono i miei castelli e una spada lucente la mia penna. Vi giuro: quando uno sa scrivere non ci mette niente a costruirsi il suo bravo mondo ideale, paradosso: a volte persino non c bisogno di scriverlo. Gi, perch scriverlo potrebbe spesso voler dire raccontarlo. Uno che scrittore di suo non ha bisogno neppure di scrivere, forse tranne il caso in cui si voglia ricordare il proprio mondo in certi momenti di oblio... allora s. Lideale, a dire il vero, sarebbe quello di essere sempre uno scrittore, e non dimenticarsi mai il proprio mondo, che anzi cresce ad ogni risveglio ed terra privilegiata di sogni [la vita un sogno, eccetera], per questo ho detto labitudine a scrivere e basta. Non c bisogno di nessuna storia da raccontare. Le parole come le note, belle da sentire, in strutture meravigliose di architetti supremi, e combinatorie disposizioni, senza per questo avere una storia da raccontare... ci sarebbe solo una cosa che vi vorrei raccontare: dei capelli di Valeria. Biondi, sottili e liscissimi a volte amavo farmeli scivolare tra le dita come sabbia chiara, ngendo propositi amicali. Avrei potuto giocare per anni coi suoi capelli appena lavati. Ma sono

80

81

consapevole dellimpossibilit della cosa, dal momento che latto stesso di toccarli li avrebbe insudiciati [e molte metafore a seguire]. Rammento una sera splendida [ecco venir su un piccolo castello proprio davanti i nostri occhi], bella al punto che non sarei stato capace di apprezzarla se non nel ricordo, e molte sere pi tardi. Eravamo a Mondello, in estate, verso le ventitr, col salmastro che si appiccicava sulla faccia, a impedirci una respirazione serena. Sudaticci, le sue ascelle chiazzate, la mia pancia fastidiosa anche lei umida avida del gelato che tenevo in mano. Su una panchina verde di ferro smaltato. E poca gente intorno. Non mi viene una sola parola di quello che ci dicemmo, ritengo le solite banalit, ma anche altrimenti io non le avrei trattenute, fragile com la mia memoria per le cose che accadono realmente. Allora, frasi del tipo: Buono, molto molto buono... ma guarda che pancia! - S, dovrei andare a correre - Andiamo insieme? - Non ora per, fa troppo caldo, appena comincia il fresco eccetera. Queste frasi magari le ho inventate ora, ma ricordo in maniera perfetta di essermi fatto scivolare tra le dita i suoi capelli, questo s. Oh s se me lo ricordo. Capelli di ottima fattura, seta avrei detto, nonostante la salsedine il caldo e tutto il resto. Le mie mani presto per si sarebbero sporcate di gelato (avete presente come diventano appiccicose e c bisogno per forza dellacqua?) quindi smisi di accarezzarli mentre nivo di mangiare il gelato. Ma non smisi di guardarli quegli splendidi capelli colore della sabbia chiara... magari esagero... per sono belli davvero: dovreste vederli. Volete la verit? Uno che non sa vivere normalmente non si pu pretendere che scriva cose che sanno talmente di vita normale: logico. O forse no. Magari sono scrittori quelli che non sanno vivere e riproducono la vita, intrecciata,

complessa, insomma: vissuta, la riproducono su carta. Forse questi sono scrittori. A parte tutto dovevo farmi una doccia: girai per casa nudo per un po mangiando a cucchiaini uno yogurt alla banana, estremamente cremoso (ne posso a comando rievocare la sensazione: ottima); mi sedetti nudo di fronte al notebook radioattivo (per quanto vecchio), indossai i tappi di cera e presi a correggere qualcosa. Mi annoiai. La doccia... ero tutto sudato, una doccia mi ci voleva proprio. Spensi il notebook col sano proposito di riaccenderlo pi tardi, magari indossata una ancor pi sana tuta protettiva. Lacqua tiepida, amorevole, mi colava attraverso i capelli crespi, bagnandoli senza fretta. Ricordo con una certa nettezza che provai piacere, una sorta di schiuma chiara che mi allag piano e inesorabile. Spensi le luci e schermai la piccola nestra del bagno con un accappatoio, perch tutto fosse ancora pi dolce: mi ritrovai immerso in unombra bagnata. Lacqua la sentivo cadere, in un ritmo giusto e appagante, buono perch ogni cosa riprendesse il proprio signicato. Il buio si schiariva mano a mano che gli occhi vi si abituavano e lo spazio piccolo del bagno sembrava adesso sufciente per viverci, meglio: per esisterci, almeno un poco. Eravamo io, il mio corpo che pian piano si porgeva a me, la semioscurit e il proferire dellacqua, ragioni buone e condivise da tutti l dentro passavano di bocca in bocca, si dicevano sommessamente. Dur un buon quarto dora, almeno credo: il tempo sufciente per accedere a uno stato piacevole e duraturo per il resto della serata. Che trascorsi a letto, il solo accappatoio aperto indosso, inebriato dun buon odore di bagnoschiuma. Pensai a diverse cose quella sera, e in una successione

82

83

che ricordava il gioco che mero inventato da piccolo per non annoiarmi troppo una volta niti i compiti. Vi faccio un esempio, cos capite subito: vita-vite-bullone-bulli-pupepupi-guerra-spada-pesce-lesso-carne-mucca-pezze-stracci, e cos allinnito. Passare da vita a stracci; la seconda parte del gioco consiste nel ricordarsi i vari passaggi e i collegamenti logici relativi. Pensai come tipicamente si pensa, che una maniera assai diversa da quella facilmente sostenibile che invece incontriamo inspiegabilmente in gran parte dei libri raccontati. Flusso di qualcosa. Giusto. Pensai a un individuo completamente dilaniato dalle amme, rimanenze di un essere umano, che frequentava la vecchia palestra in cui ero andato per qualche tempo. Immaginate un corpo maschile cui manca il naso, una mano, le orecchie, parte della bocca, due dita della mano superstite e che presenta tutta la pelle pi o meno rovinata. Devo essere sincero: a guardarlo mi sentivo male. E mi basta ancoroggi ricordarne le sembianze per vedermi costretto a fermarmi un attimo, girare la testa reggendola con una mano, e aspettare che la nausea mi passi. Le considerazioni cui mi spinge ogni volta questo pensiero - , infatti, piuttosto ricorrente - sono di due ordini estremamente differenti, ma ben legate fra loro. La prima osservazione riguarda lindividuo stesso: cos, quasi senza lineamenti, con le orecchie di silicone appiccicate su quella carne dun colore osceno, mi pare che quello non possa quasi essere un individuo. Non possa cio avere un carattere suo proprio, bisogni, e tutta quella roba che viene assegnata dufcio a qualunque essere vivente, bello o brutto che sia. Quasi si fosse bruciata con tutta quella pelle e carne anche la sua dignit fondamentale. Non riesco a vederlo come un uomo, e mi rattristo di questo, ma lo vedo piuttosto come un giocattolo. Mi correggo: non so se si tratta

di una tendenza comune ad altri esseri umani, ma se io vedo qualcuno troppo bello o troppo brutto sono portato a pensare che non ci sia nessun carattere vero, dietro. So bene che si tratta di una cosa stupidissima, ma una sensazione; e non voglio neppure perdere tempo a giusticarla. Laltra considerazione di carattere pi generale e riguarda la compassione e il senso di ribrezzo. Bench la prima non sia effettivamente del tutto usuraja nasce chiaramente da un senso di difesa. n troppo evidente che si tratta di momentanea immedesimazione. Fine delle considerazioni, pi per mio personale momentaneo esaurimento che per effettivo completamento dellesposizione. Ma va bene cos, limportante capirci. E poi sono convinto che la cosa fondamentale sia non annoiare. Certo che per uno come me, che non sa scrivere storie, pretendere di non annoiare veramente un assurdo. Le storie sono il primo divertimento, sin da bambini. La favola il riassunto perfetto delle attese infantili - sempre presenti a qualunque et. La bella storia discretamente intricata, ma dallandamento generale di tipo parabolico. Il lieto ne. Non ne so scrivere: la verit. Potrei mettermi a tavolino a congegnare storie su strutture e graci preconfezionati, in modo che creino delle attese per poi non deluderle. Ma chissenefrega! Daltronde, quando lo fanno certi miei colleghi scadenti, il risultato talmente chiaro e scontato e trasparente e brutto! S: brutto. C un libro che mi ha dato fastidio ultimamente: Il maestro e Margherita: non lo capisco. La prima parte straordinaria. Non ci sarebbe stato alcun motivo di introdurre Margherita. Personaggio brutto e inutile. Il Maestro in sovrappi. Si sarebbe potuto semplicemente intitolare Una bella sera. Tutte quelle scenette, alla ne, portano a noia. Forse non lho letto bene, o forse sono troppo prevenuto con chi gli altri dicono

84

85

possieda larte dello scrivere. E anche la storia di Cristo. Ho avuto come limpressione che ci fossero molti li, ma intrecciati male, di colori diversi, senza formare per nessun disegno. E non che si tratti di astrattismo! Ma io parlo con un linguaggio da ignorante di cose pi grandi di me. Grandi, come un arazzo splendido che ricordo daver visto da piccolo. Uno scorcio quattrocentesco: in fondo delle mura forticate, in primo piano un cavaliere grandioso... e bei colori dal beige al porpora. Fili intrecciati superbamente... ma non ricordo dove lho visto. Forse un palazzo vecchio adattato per ricevimenti e feste. Sono sinceramente stanco. E ho una specie di sonno continuo, che non mi lascia mai, neppure appena sveglio... Ora vi spiego il mio modo di lavorare, di pi: il mio modo stesso di campare: per straticazioni successive. Quando rileggo per caso uno dei quattro o cinque minuetti verbali che ho scritto non posso proprio fare a meno di associare la lettura alla vista duna parete di roccia dallenorme interesse geologico. Tanti colori e qualche fossile ogni tanto [i ricordi] quasi essi stessi impalcatura fragilissima a tenere in piedi il tutto. Se prendete un metro quadro qualsiasi [un periodo una pagina un capitolo] e scavate scavate troverete mille cose diverse, di tempi diversi. Ecco: io campo allo stesso modo. Per me la vita non una linea continua, anzi no, vi dico come mi immagino che dovrebbe essere: una supercie piana, abbastanza larga chiara e molto molto lunga. Non affatto cos. Per me la vita un percorso nel bosco e giro e torno indietro e odoro pi volte [mi pare di odorare] profumi gi conosciuti per strada. E potrei scambiare il mio nome con un altro qualsiasi senza quasi trarne sconforto. Ricordo una passeggiata splendida (magari in s non era un granch ma ci ha pensato la memoria a fare gran par-

te del lavoro): per un bosco vero, in alta montagna, con le serpi e si diceva un cinghiale nei paraggi. Lidea di sapere che probabilmente cera un grosso animale furioso l nei dintorni pronto a farci a brandelli [brani] naturalmente mi eccitava. Ma ero lunico dellintera compagnia a pensarla cos. Gli altri o avevano paura oppure ostentavano un senso di assoluta indifferenza alla cosa. Io no: io ero estremamente fremente. Con mia somma non-delusione il bestione non si fece neppure sentire. Quando rientrammo in albergo (si trattava di una gita organizzata da unassociazione cattolica) il mio compagno di camera, un tipo per carit piuttosto interessante, non fece alcun cenno al cinghiale, e questo mi deluse moltissimo. Credevo di poter condividere con lui quellemozione; gliene feci allora cenno io, ma niente: fece cadere immediatamente il discorso, passando non capisco proprio come dal cinghiale al pranzo che ci avrebbe atteso di l a poco. Di preparati che tra poco si va a tavola. Effettivamente era un gran mangione, si vedeva dalla pancia che gi portava in giro ad appena sedici anni. Non mi sarei dovuto aspettare troppo da uno come lui. Uno dei preti che dirigeva la situazione era ssatissimo con la Sinfonia dal Nuovo Mondo: ce ne faceva ascoltare un pezzo dopo cena tutte le sere. Diceva che simboleggiava la rinascita e la forza che la genera e che ne generata. Che la forza sia con te. Io che proprio in quel periodo avevo cominciato a interessarmi di musica mi ritrovai costretto a far la parte di quello sensibile alla cosa e siccome i miei compagni di viaggio sapevano che suonavo, con loro dovevo ngere di essere estremamente appassionato e tipo lusingato per liniziativa. Ma sapete che vi dico? A me quella sinfonia non piace proprio. Non m mai piaciuta. sinceramente

86

87

volgare, e specialmente nellultimo tempo la trovo ridondante e noiosa. Meno male per quellultimo mezzoforte che salva un po la composizione. E invece dovevo far nta che mi piacesse. Solo quando vidi che gli altri si dimostravano annoiati a sufcienza ebbi il coraggio di dichiarare il mio dissenso, pi al fatto di farci sentire sempre la stessa solfa anzich lasciarci uscire che al brano scelto in se stesso, naturalmente. Cosa che mi permetteva di rinnegare il ruolo di secchione del tipo amante della musica classica con gli occhiali e i capelli pettinati con la riga di lato e quellaria sempre seria antipaticissima. Aspetto che odiavo nel prossimo e di tanto in tanto nel mio stesso specchio di merda, in particolar modo quando uscivo da quello stronzo di barbiere che aveva lodiosa abitudine di pettinarmi appunto con la riga di lato. Bench ogni tanto protestassi timidamente. Una volta gli avevo detto che volevo essere pettinato col gel; ma con questo intendevo evidentemente che prima mi tagliassi i capelli in maniera adeguata, un po pi moderna. Invece no. Lui sorrise come ad aver capito tutto di me e del mondo e delle donne eccetera e mi tagli i capelli esattamente come sempre. Solo si limit ad aggiungere un po di gel alla ne. Ecco fatto! Era stronzo e pieno di soddisfazione. Dovetti correre a rifarmi lo shampoo perch cos sembravo davvero uscito dalla crisi del ventinove... certo con un bel vestito gessato... quindi uno dei primi gesti che segnarono la mia crescita fu quello di cambiare barbiere. Addirittura ne girai un paio prima di trovarne uno che potessi ritenere degno. E che oltretutto era simpatico. Certo magari un po volgare. Uno che mi raccontava barzellette che nivano con ca e pompino, ma insomma: siamo uomini! Ed assolutamente normale che in un negozio di barbiere ci sia un po di quella sana volgarit che ci fa sentire tanto maschi... e

poi, a dirla tutta, mi faceva ridere davvero. Cos ero tutto soddisfatto: avevo nalmente i miei capelli nerissimi dritti in testa pietricati dal gel e stava cominciando a maturare sul mio viso quellespressione un po da bulletto che sembra voler dire ad ogni istante: ehi, pupa. Certo ci sarebbero voluti molti mesi perch quellespressione imparassi a gestirla, evitando di metterla in atto con persone tipo mia madre o mio padre, o altra gente serissima che mi avrebbe considerato uno stupido e basta; ma vi garantisco che i frutti (biondi bruni e castani) non tardarono ad arrivare. Devo essere sincero: allinizio pensai che anche Valeria sarebbe caduta vittima del mio indiscutibile charme. Ma con lei ogni cosa diversa. Non la puoi abbordare come fai come una ragazza qualsiasi. Valeria odia i ragazzi belli perch dice che sono inafdabili e hanno un ego talmente smisurato che sono incapaci di amare altri fuorch se stessi. E lei non vuole essere il trofeo di nessuna bellezza, quindi evita i ragazzi belli. Evidentemente deve preferire gli editori calvi, ma questa una scoperta troppo recente. Allinizio credevo fosse attratta da tipi intellettuali; per questo quando fui costretto a presentargli Marcello, capii da subito che quella sarebbe stata la mia ne. Perch, diciamo la verit, Marcello appena lo vedi ti d subito lidea del ragazzo intelligente, tutto sommato non brutto, tormentato e via discorrendo; di quelli insomma che piacciono alle ragazze con un certo senso estetico e che vogliono essere la parte bella della coppia. E che vogliono sentirsi intelligenti guardando il proprio partner. Io ci misi molto tempo prima di intuire queste qualit di Valeria; molto pi di quello che bast a Marcello per conquistarla e farsi da lei abbandonare. Sapete gi che la cosa - labbandono naturalmente, mi procur un certo piacere, ma inferiore in valore assoluto alla tragedia causata

88

89

dallamplesso precedente. Non ho alcun pudore a dirlo: da allora il mio risentimento nei confronti di Marcello non si mai pi ridimensionato, e nella mia sincera solitudine il suo stesso nome mi d persino fastidio. Evito di pensarlo, anche adesso che non pi.

ottavo Ora che ho ripreso a *** (non so davvero come esprimermi meglio: forse andrebbero bene termini come scrivere o sognare, non so), a distanza di quattro anni, tutto mi sembra estremamente pi chiaro, direi quasi elementare. La stessa morte di Marcello mappare come un evento necessario, e tutto sommato gradito. Al di l di lacrime posticce, la realt infatti che grazie a questo evento momentaneamente spiacevole sono potuti accadere due altri eventi che almeno per qualche ora ho ritenuto fondamentali per la mia esistenza e che vorrei denire addirittura belli: Valeria porta in grembo una creatura che non posso fare a meno di immaginare assolutamente meravigliosa, e ho conosciuto il maestro di pianoforte di Marcello, persona rivelatasi importantissima per la mia evoluzione personale. Conobbi il maestro un mese dopo la morte di Marcello in una chiesetta di cemento, dove per volont dei genitori si stava curiosamente - senza Dio io, senza Dio era infatti anche lui - tenendo una messa in suo ricordo. Alto, distinto, estremamente elegante nel portamento, poco meno nellabbigliamento. Era stato avvisato da un vecchio compagno di classe di Marcello. Si era seduto nelle prime le di banchi, e aveva cominciato con molta discrezione a cercare facce che gli potessero risultare familiari. Ma a parte i parenti pi stretti chiaramente non riconobbe nessuno. Io e Valeria, seduti accanto distratti, lavevamo presto notato e classicato. Lo fermammo alluscita chiarissima di un sole tardo-primaverile. Il maestro di Marcello, vero? Voi siete... Due cari amici. Bench fossi estremamente curioso di

90

91

conoscere nalmente quellindividuo di cui tanto mera stato detto, non sapevo assolutamente come impostare la discussione. Per fortuna ci pens Valeria. stato estremamente doloroso. E inspiegabile. Non era assolutamente inspiegabile, anzi: gi allora, bench ne ignorassi gli sviluppi, mi era sembrato un gesto piuttosto necessario e, a conti fatti, buono. E certamente non cos estremamente doloroso. Comunque assunsi una sana espressione di approvazione. Gi. Doloroso e estremo. Ma mi sarei atteso un gesto del genere da Marcello: la sua natura. Gi questo mi piaceva. Continu Valeria: Noi che gli eravamo accanto ci sentiamo irrimediabilmente in colpa, non abbiamo saputo aiutarlo... Marcello non lo avrebbe permesso. Sono convinto del fatto che non abbia chiesto mai aiuto, che mai abbia fatto capire, nonostante il suo stato. Pensai che entrambe le ultime frasi erano clamorosamente false. La prima perch mentre lei scopicchiava col tipo calvo da chiss quanto tempo cero sempre stato io accanto al desperado Marcello, nel bene e nel male; e quindi non aveva diritto di dire che gli era stata accanto, cazzo! In quanto a me non mi sentivo gi allora minimamente in colpa; quindi che parlasse al singolare. La seconda perch Marcello, negli ultimi giorni specialmente, aveva invocato aiuto; solo che io, che ero per davvero lessere umano a lui pi vicino, non gli avevo prestato nessun sostanziale soccorso; e purtuttavia, ripeto, non mi riuscivo assolutamente a ritenere responsabile della morte. Affetto da una certa indolenza, gli ero comunque sempre stato accanto. Indolenza di cui nessuno sapeva, e di cui nessuno quindi poteva accusarmi. Ricapitolando: lunica persona che potesse accusarmi di negligenza era Va-

leria, cio quella stessa persona che se lera portato a letto, mettendo le corna al tipo ufciale e illudendo - forse avvicinando denitivamente al baratro... s, in fondo era quasi tutta colpa sua! - il povero Marcello, del quale sera poi serenamente dimenticata: stavo pi che tranquillo! Comunque ripetei la stessa faccia di prima, annuendo e aggiungendo espressioni verbali adatte allo scopo. E cercando di far caso a quella voce ridicola di cui maveva detto Marcello, ma che forse, dato il frangente, faticava a venir fuori. Io continuavo a parlare, pur di inserirmi nella discussione, e nii col mentire e inventarmi episodi mai avvenuti. Mai il minimo sospetto. Era s molto gi negli ultimi tempi, ma mai che mi avesse parlato concretamente delle sue intenzioni. Una cosa assolutamente imprevedibile. Per pi di qualche secondo fui tentato di dire che aveva sofferto per una donna, un tipo falso dai terribili costumi; ma mi corressi presto e quindi giocai subito la mia carta preziosa, servita con una faccia piuttosto intelligente. Stava anzi studiando lHammerklavier, e mi sembrava estremamente entusiasta della cosa. Ne parlavamo quasi tutte le sere. Ci avevo azzeccato: la citazione scosse estremamente il maestro, che io sapevo essere, almeno nelle intenzioni, un appassionato beethoveniano: mi guard meglio di come avesse fatto no ad allora, si aggiust gli occhiali sul naso, quindi, dimenticandosi totalmente del contesto reale in cui ci trovavamo, alz di molto la voce (nalmente!) e mi disse: Lei suona? Non potevo mentire con un Maestro di pianoforte, almeno non potevo promettere doti che non possedevo, quindi decisi semplicemente di inocchettare la cruda realt. Ho suonato per qualche anno il pianoforte, poi ho ab-

92

93

bandonato lo strumento. Ma la musica, la Musica fa parte costantemente della mia vita! Non passa giorno che non ascolti o analizzi per quanto possa fare uno spartito. Conosce lHammerklavier? Naturalmente! Bench non ne sappia suonare a malapena che le voci estreme. E una mano per volta! Cercai di risultare almeno simpatico, pur di evitare che provasse unicamente pena nei miei confronti. E a quanto pare ci riuscii, visto che comunque si apr in un discreto sorriso. Poi buttai sul panno forse lultima carta, condando nella correttezza delle informazioni di Marcello. Adoro, adoro linterpretazione di Pollini. Unesecuzione per me assolutamente sacra. Informazioni giuste: il Maestro adorava Pollini, e questa mia uscita sembr renderlo veramente felice: Assolutamente fondamentale, disse. A questo punto si rendono per assolutamente necessarie due considerazioni. Innanzitutto bisogna dire che il maestro non assolutamente una persona ingenua, come invece sembra trasparire dalla cronaca di queste prime nostre battute. pervaso, vero, da una sorta di spirito fanciullesco che lo porta a un facile entusiasmo, in particolar modo per tutto quello che concerne la musica; ma non certo persona che si possa sedurre tanto facilmente. Io fui avvantaggiato soprattutto dalle preziose informazioni che mi erano state a suo tempo passate e dalla disposizione cui il sensibilizzante frangente lo aveva condotto; e comunque c da dire che la mia passione per la musica stata sempre sincera e forte, cosa che non dubito abbia immediatamente avvertito; e che altrettanto sinceramente e fortemente sono convinto delleccellenza di quella magnica esecuzione. Laltra considerazione da fare che, in qualche modo, io mi sentivo adesso

pienamente e curiosamente una sorta di erede spirituale di Marcello. Come ne avessi raccolto un qualche messaggio; in un codice, per, che io soltanto avrei saputo decifrare e che forse, avrei persino io stesso potuto inventare. Il fatto di aver condiviso molte delle questioni che lo avevano ultimamente lacerato - meglio: aver odorato le affezioni dellanimo che ne scaturivano - mi poteva rendere, almeno nel cuore e nella volont, bench forse i fatti avrebbero voluto dire altre cose, un compagno realmente fedele, e allora in grado di rivendicare lesistenza effettiva di un suo qualche pensiero. Adesso che la sua gura sera totalmente dissolta nella mia esistenza, avevo limpressione di percepirne sinceramente il messaggio, seppure con tratti soffusi. E parlo solo di me stesso con una certa sicurezza perch nessuno degli altri viventi sembrava avesse davvero ascoltato le sue parole. La stessa Valeria, amica buona e pure occasionale amante, mi pareva sordastra e ottusa, incapace di attribuirgli un valore e uno spessore che a questo punto poteva essere benissimo unicamente una mia faccenda intima e squisitamente personale. Da cui un dubbio: che Marcello e soprattutto la presenza di questo suo messaggio ancora tutto da rintracciare e decodicare me lo fossi costruito io, a mia immagine e volont; che fosse solo un personaggio dei molti che porto nellanimo: vecchi discorsi, certo... ma sostenitori almeno di nessun rimorso. Pi sminuivo dentro di me il valore reale di Marcello, per sostituirlo con uno ttizio e buono per un pubblico scelto di cui io avrei fatto parte, pi i miei eventuali rimorsi per unamicizia dovuta ma mai stata si avvicinavano allo condizione di fantasmi, pensosit diverse e vaghissime, dello stesso valore di molte altre fantasie. Mi volevo eleggere comunque, a questo punto e tutto sommato forse con estre-

94

95

mo diritto, un suo discepolo, il suo unico discepolo - quasi il discepolo potesse inventarsi un maestro! Quindi, quasi per transitivit, discepolo addirittura del maestro stesso. Insomma, avevo scaltramente, sebbene senza troppa coscienza, cercato un valico mentale e in qualche modo anche etico, per arrivare a una gura cui anelavo sul serio. Marcello come tramite necessario e occasionale allora per ben altri paesaggi montani. Questo atteggiamento un poco usurpatore lo assunsi quasi immediatamente, volendo riconoscere nel maestro la guida che tanto invano avevo cercato. E automaticamente dismisi quasi ogni venerazione intima nei confronti di Marcello (venerazione che non avevo mai manifestato, neppure a lui stesso, e che forse mero inventato dopo la sua morte), per indossare i paramenti di unaltra scuola, questa volta chiari e ben leggibili. Divenni improvvisamente molto eccitato dallidea di avere trovato una Guida e una Scuola. Altra nota: durante la nostra discussione Valeria si era allontanata per parlare coi genitori di Marcello, da cui invece io e il maestro ci eravamo tenuti accortamente lontani. Questo modo comune di affrontare un dovere fastidioso contribu a creare unulteriore complicit, al punto che il maestro, prima di lasciarmi, volle assolutamente che prendessi il suo numero di telefono, e promettessi di chiamarlo quanto prima mi fosse stato possibile.

nono Eventi vari non degni di cronaca.

96

97

decimo Ma ad esser sinceri siamo sempre allo stesso punto. Marcello morto e io sembra non ne abbia approttato abbastanza. Ho gi dichiarato che Valeria aspetta un bambino: potrei parlarne per ore, descrivere accuratamente le condizioni che hanno portato a. O almeno gridare quanto sono felice. Ancora ho conosciuto il maestro (se solo fosse meno vecchio potrei fantasticare su una Valeria-Margherita, giuro: almeno io scriverei qualcosa di bello!): e a dire il vero sono alquanto deluso per come lho presentato: n troppo chiaro che si tratta di una brutta rappresentazione di un Marcello migliore. Forse mi sarei meritato di meglio! Trionfo dellimpotenza letteraria, ovvero come mettere tanta carne al fuoco, senza per avere neppure un fuoco decente. E carne di nemmeno troppo buona qualit. Forse aveva ragione Marcello buonanima: lispirazione che mi manca. Non dovrei essere un impiegato delle parole. Certo, se avessi un minimo dorgoglio letterario, farei leva sui gomiti per rialzarmi e spiegherei almeno perch lincontro col maestro stato talmente importante; potrei occupare diverse pagine raccontando i lunghi pomeriggi trascorsi in casa sua ad ascoltare e riascoltare e analizzare ogni passo e voce e tema e relative elaborazioni dellHammerklavier. Il tempo lento nelle prime battute: gradini che conducono a un tempio. E sicuramente non meno spazio dovrebbe essere dedicato alla serata magnica in cui il maestro decise di rendere omaggio alla settima sinfonia, con relativa visione del DVD appena acquistato... Abbado e i Berliner. Sono piuttosto stufo, la verit questa. Mi sento attratto verso un altro punto morto dal quale non so davvero se riuscir a cavarmi. Non che non fossero belle quelle che

pi che lezioni dovrei denire improvvisate composizioni di profumi, spesse volte sublimi. E le prime note, scelte ogni volta con la massima cura ed incredibilmente opportune ogni volta, saffacciavano al mio cerebro ottuso assonnato, eppure capaci di scavarsi nicchie di autentico piacere. La voce, la sua stessa voce, bella e strumento anchesso di cui potevo dirlo virtuoso, saccostava con umilt calcolata a quella che ascoltavamo per radio, profonda e magnica di Maurizio Pollini, prima dogni concerto, amoroso per il gesto deroe che di l a poco avrebbe compiuto sul palco. Altre cose belle: persino il salotto chiaro rivestito di stoffa ruvida. I suoi due gatti persiani, nobili e noncuranti. Uno di loro, incredibilmente, a volte rispondeva al richiamo del proprio nome. E si andava a stendere sul tavolino di vetro su cui sempre nto-distrattamente erano posate ma riposavano riviste buone tipo Limes e Micromega nuove di parecchi mesi prima. Pi in l su una sedia accessoria riviste musicali per appassionati; roba che poteva andar bene comunque anche per me, e che trovavo estremamente utile nei lunghi frequenti periodi in cui mi lasciava solo, con la scusa di preparare un t o un caff; operazioni per le quali impiegava effettivamente un tempo assai lungo. Chiudeva la porta dietro di s e cos non potevo indagare. Silenzio. Ma chiaro che, almeno se escludiamo lutilizzo di mezzi preistorici per produrre il fuoco e se diamo per scontata la presenza di acqua corrente, il fatto che impiegasse dai venti minuti a mezzora per far bollire il contenuto dun pentolino e metterci in infusione una due bustine, non poteva che puzzarmi (ma solo pi tardi avrei potuto associarvi un odore ben preciso) e puzzarmi pure moltissimo. E tuttavia per molto tempo la mia unica reazione fu quella di tapparmi il naso e dedicarmi allavida lettura di cose

98

99

tipo recensioni dellUlisse, Ritorno di. In Patria. Opera tutto sommato divertente, sulla quale il maestro insistette parecchio, nendo col rintracciarvi la comparsa prima di un buon trenta per cento delle trovate musicali di tutti i tempi. Finalmente un pomeriggio, il maestro, dopo aver parlato per circa mezzora del valore innegabile e inscalbile della bellezza, pure tanto giustamente provvisoria, mi rivel con una certa dovizia di particolari cosa facesse esattamente in quelle sue lunghe frequenti vacanze trascorse nellaltra stanza: si masturbava con cura pensandomi. Mio caro, sei assolutamente meraviglioso! Chiaramente avevo gi i miei bravi drammi cui pensare per cui la cosa non mi scandalizz neppure. Mi fece un po schifo, questo s, e legai irrimediabilmente lodore e la scena immaginati alla musica di Monteverdi, che da allora evito accuratamente di ascoltare. Mi alzai, non gli diedi la mano come avevo invece sempre fatto, e mi dissi piuttosto stanco. La sua faccia dimostrava una certa delusione ma anche apprezzabile rispetto per il mio comprensibile stato. Naturalmente non lo chiamai pi. Adesso capite perch non mi va di parlarne. Ecco come svan improvvisamente tutto lentusiasmo che avevo, e tutte quelle farneticazioni - adesso posso riconoscerle come tali - sulla faccenda del Discepolo e del Maestro, roba che ha occupato pi di una pagina densa e molte mie ore di pensieri. Tutto svanito in un niente. Pensate: io che mi ritrovo in un pomeriggio qualunque piuttosto caldo e appiccicoso di nuovo perfettamente solo, senza quel bastardo di Marcello che quantomeno mi faceva compagnia, e senza quel transustanziarsi di libido repressa che era il maestro: unautentica tragdia! S, vi ho mentito anche riguardo Valeria. Lei vi dir che non assolutamente vero che aspetta un glio da me. Che lei sia incinta non

c alcun dubbio per, con quel pancione... solo che il padre non sono io! Ne abbiamo parlato una volta, cio: ho buttato l la cosa per scherzo, ma lei ha subito cambiato discorso, dandomi in pratica dellidiota importuno. Credo che il bambino sia del tipo calvo. Certo che mi piacerebbe tantissimo mettere al mondo un esserino, in particolar modo se condiviso con una creatura splendida come Valeria. Ma ultimamente le cose non sono andate troppo bene tra noi e poi lei continua a sostenere che siamo solo amici. Per una volta ci siamo veramente baciati. Subito dopo la morte di Marcello: era cos affranta... Ricordo ancora perfettamente la sensazione che mi procur leccare la sua lingua inaspettatamente molto grossa. come in certi pezzi di Schumann: a un certo punto non capisci le idee da dove vengono, ma vengono e sono pure molto belle. Cos accadde una sera. Me ne stavo seduto a guardare la televisione, niente di pi innocuo. A un certo punto mi alzai, presi il contenuto di tutti i cassetti della mia scrivania (sia le cose buone che quelle meno buone, e anche tutti i disegni) ne feci poltiglia e tirai lacqua del water parecchie volte, impaziente per i lunghi tempi di attesa necessari tra unoperazione catartica e laltra. Poi tornai a sedermi.

100

101

epilogo Bench abbia adesso la testa piuttosto confusa ricordo ancora perfettamente le operazioni che feci quel venerd quindici maggio, vigilia del mio compleanno, quando mi resi conto, per la prima volta nella mia vita, di non essere pi in grado di discernere ci che era accaduto secondo me da quello che era accaduto secondo gli altri, che pure si ostinavano a far fronte comune contro le mie percezioni. Non sapevo pi che fare, cos mi adagiai sul letto, completamente nudo dopo una doccia che presto avrebbe perso i suoi effetti ristoratori, e raccolsi tutte le mie forze. Tutta la mia volont era diretta verso un unico scopo: pensare un punto. Un eclatante monopensiero puntiforme, indenito nelle dimensioni, capace di occupare lintera mia immaginazione. Non potevo fare altro, lo capite? Non restava niente della mia vita... non capivo che cosa potessi denire vita e cosa no. Io ero sinceramente convinto di aspettare un glio da Valeria quando ve lho detto. Ma dovete pur ammettere che se lei si ostina a negare la mia evidenza, ci che evidente a me, e tutti intorno sono con lei daccordo, be: non mi resta che resettare ogni cosa. Ecco, adesso avrete pi chiaro il monopensiero: pensare quel punto che, se ti riesce di premerlo, funziona esattamente come il tastino sul anco del computer: resetta ogni cosa... Quel diavolo di quindici di maggio resettai parzialmente le cose, e questo fu un danno, perch loperazione o ti riesce alla perfezione o unautentica sciagura: perdi la cognizione del tempo, ieri e domani diventano paurosamente simili, non capisci se la tua vita una spirale ingarbugliata, cominci a losofeggiare... da allora ho perso ogni totale cognizione temporale e affettiva, non distinguo la sincerit dal

dopodomani e una mela da una frase damore. E siccome tutte le parole che precedono e seguono - s, insomma, tutte quelle che stanno attorno al quindici di maggio - sono glie di questo stato, io non posso garantire pi nulla. Ecco che signica resettare malamente! Magari lidea era buona ma adesso non so pi da che parte vado. Mi ritorna in mente, brutto com e forse ancor di pi, quel maniaco di un insegnante pederasta, e non riesco a capire perch ho detto che stato importante per la mia vita. Non ha fatto un bel niente per la mia vita! Almeno che io adesso mi ricordi. Devo scusarmi: tutta questa confusione non vi deve allietare poi troppo, o miei sultani... La strada bianca non c pi. Nessun volto di donna, ormai, domina i miei pensieri. Nemmeno pi forme umane. A stento certe volte riesco a sorare con lo sguardo il mio naso. Vedo invece molte altre cose belle. E diversissime, ma ogni giorno uguali. Cambia limmagine, che pare incastrarsi nella mia retina per un intero giorno per poi svanire del tutto senza mai pi tornare, ma limpressione rimane sempre la stessa. Unestrema luce, impalpabile investe i miei sogni. I miei pensieri, anche, dal momento che ormai non pi possibile distinguerle gli uni dagli altri. Ruzzolo quasi contro le visioni a testa bassa, cercando a volte di sfuggire a queste immagini che troppo spesso si fanno opprimenti. Certi giorni ci riesco occupando la mente con la vista di una nestra mezza aperta, in alto sul muro. Ma poi mi viene dolore al collo, e allora devo restare un altro giorno senza muovere la testa. E penso a quello che avevo pensato il giorno precedente scrutando quellapertura magica sul mondo. Dava sul cortile, ma era troppo vicina al tetto altissimo perch potessi arrivarvi col capo; mi limitavo a scrutare i minuscoli fasci di luce che passavano indiscreti per essa. Cos meditando

102

103

arrivai nalmente un giorno a poter affermare senzombra di dubbio, dopo mesi e mesi di osservazione accorta, che la luce composta da particelle vitali. Esse vivono e splendono nch possono librarsi in aria, ma quando giungono a terra si schiantano contro il pavimento duro e muoiono sfracellate. E io ho raccolto in tutto questo tempo i loro corpi, di quelle che passavano per la mia nestra, e li ho messi in un barattolo di vetro che mi sono inventato e che ormai quasi pieno. Ogni tanto lo guardo quel barattolo, e mi inorgoglisco del mio importante lavoro. Sono cosciente che se non uscir mai da questa prigione bianca tutti i miei sforzi saranno vani e nessuno conoscer mai questa mia fondamentale scoperta: non onda ma corpo... incido sui muri della mia cella molte parole con una penna che mi ha portato una gazza, un giorno, rubata chiss dove. Sono per lo pi verbi; ho sempre amato i verbi, perch signicano sempre qualcosa di vitale. Un verbo unazione. Anche morire o star fermi unazione, mentre qualsiasi parola senza un verbo non potrebbe esistere, non avrebbe alcun senso. Si limiterebbe a descrivere. Qui i custodi sono molto ignoranti, non apprezzano i miei sforzi. Un giorno entrarono nel mio minuscolo appartamento, ma non so dire quando, e videro tutte quelle scritte piccolissime. Il muro diceva: Sono, Esisto, meravigliato, estasiato, CONTINUO, Penso, Mi sforzo. Ma loro non compresero nulla nella loro bassezza dintelletto; presero la penna e mi sventrarono con quella la mano destra. Pochi colpi bastarono perch i miei fragili tendini e le ossa fradice cedessero in una pozza di sangue dolorante. Da quel giorno, ogni volta che entravano nella mia stanza bianca, mi affrettai a conservare subito una nuova penna dentro di me, per ripulirla subito dai succhi del mio intestino,

non appena avessero nito di picchiarmi. Imparai a scrivere con la mano sinistra, e la prima parola nuova che scrissi, naturalmente fu un verbo. Sopravvivere avevo voluto tracciare con quella cannuccia il cui inchiostro stava ormai per nire, ma che si era adesso cominciata ad alimentare del mio stesso sangue e della mia forza di resistere, nonostante tutto... Mi hanno dimesso dalla clinica dopo non so quanti mesi anni stamattina. Dicono che sono tranquillo e nalmente ho raggiunto un equilibrio (farmacologico). I pensieri sono abbastanza chiari, ma piuttosto elementari: non mi riesce di pensare niente di quelle cose meravigliose che la mia mente era in grado di generare un tempo. Non sono pi in grado di immaginare un Marcello che muore e risorge come Cristo, una Valeria bellissima che non mai esistita. Ma sono abbastanza tranquillo. Tranne domani, verso le undici, che venuto a trovarmi Marcello. Stavo scendendo le scale e mi toccavo il mento rasato da poco: ma troppe punte: davvero incapace come barbiere. Allinizio mi ha fatto piacere vederlo e niente affatto stupito. Abbiamo parlato dellassurdit della democrazia e dellHammerklavier e altre cose a noi sempre care. Mi ha detto di quella volta che era svenuto e io e Valeria lavevamo soccorso; mi ringrazi ancora una volta. Da allora tutto era cambiato per lui: aveva smesso di bere e aveva ripreso a studiare il pianoforte alacremente e con protto: proprio in quei giorni sarebbe partito per una piccola tourne. Leditore calvo si interessato e grazie a certe sue amicizie gli ha trovato un ingaggio. E grazie a quello che io avevo fatto, ma che dovevo aver irrimediabilmente rimosso, adesso le sue cose con Valeria andavano a gone vele. Non capivo. Mi ringrazi ancora. Prego. Prego. Pregherei davvero per me, se solo conoscessi le

104

105 Postfazione
di Angela Migliore

parole giuste. Pregherei per la mia anima se solo fossi certo di averne una. E daltronde perch innafare un campo su cui non sono mai state sparse sementi. In verit, in verit vi dico che non c rimasto niente.

Giocare col fuoco Un romanzo non romanzato: Non c bisogno di nessuna storia da raccontare. Le parole come le note, belle da sentire, in strutture meravigliose di architetti supremi e combinatorie disposizioni, senza per questo dover necessariamente avere un plot di cui diventare schiavi. Perch Si legge quello che piace leggere, ma non si scrive quello che si vorrebbe scrivere, bens quello che si capaci di scrivere (J.L. Borges) e Busetta pare concordare. Annuisce dalle righe del suo Diario della stanza bianca e vuota, dove riconosce allo scrittore lattitudine a costruirsi il proprio mondo ideale e a rievocarlo mediante le sue pagine, non gi per necessit di raccontare, quanto per ridestare dalloblio la memoria di castelli di carta e di penne lucenti al pari di spade da leggenda, ritrovando la via verso quella terra privilegiata di sogni, che cresce ad ogni risveglio e che rappresenta il proprio habitat naturale. Da qui, il male di vivere. Perch la vita ha quasi mai a che vedere coi romanzi e da uno che non sa vivere normalmente non si pu pretendere che scriva cose che sappiano di vita normale. La trama, pertanto, diventa mero espediente attraverso il quale consumare lepifania di quella sofferenza mista allinsaziabile bisogno di consolazione di cui scriveva Stig Dagerman, in tal modo sottolineando lincapacit di trattare in termini concreti con il mondo e il conseguente smarrimento generato dalla carenza acuta di signicato da attribuire ai propri giorni, che distorce la visione della morte qui concepita come unico modo per risolvere sensatamente la vita. La prospettiva del romanzo senza dubbio egocentrica:

106

107

nellincrocio tra il proprio destino e quello dei restanti personaggi, il protagonista considera gli altri esclusivamente in funzione di se stesso, e perso nei numerosi buchi della propria intelligenza relazionale - i cui nomi corrispondono a ingenuit e ducia sconsiderata, concessa con ingiusticabile fretta - si curva deluso su un foglio biancastro per mescolare il proprio dolore allinchiostro, facendone autoritratto in tinta ironica. Busetta, infatti, stempera la tensione puntando su un umorismo agrodolce che sfocia, talvolta, nel cinismo di chi guarda al futuro col ghigno della pi disincantata indifferenza: Dal momento che mi sono piuttosto rassegnato alla perfetta latitanza (ammessa la sua esistenza - cosa gi questa ardua piuttosto da ammettere) dellOste senza nome di questa cacchio di locanda grossa, ecco, dal momento che non si fa vivo nessuno, be: per quanto mi riguarda io potrei essere gi morto da un pezzo; giuro che non mi cambierebbe un granch. N sono perfettamente sicuro dessere vivo. Non ho nessuna irrefutabile prova di questo... Al pari di Dagerman, seppure in toni che qui sorano la goliardia, emerge un rapporto conittuale con un Dio che, stigmatizzato, continua, per, a meritare quella maiuscola, segno di malcelato ossequio. motivo ricorrente, pi volte ripreso nel corso del romanzo, senza la rassegnazione affranta dello scrittore svedese, ma con tono ntamente scanzonato e tuttavia incapace di ridimensionare il disagio. Valeria, due cose mi mancano: Lamore. E Dio. Una sola frase che ssa con chiarezza indiscutibile e lapidaria lo smarrimento di un uomo lontano dai due unici centri propulsori di energia vitale: lamore e la fede. Ne consegue la tristezza inconsolabile che spegne la voglia di restare al mondo e soffoca il tempo nel fondo di un bicchiere in grado di sbiadire la lucidit, regalando unetilica allegria.

Lo stile quello limpido del parolaio facilmente capace di districarsi entro il perimetro delle proprie pagine. Caratteristica fondamentale: la uidit di scrittura che, priva di orpelli e barocchismi, scivola via leggera con lincisivit dellimmediatezza, consentendo limmedesimazione totale del lettore, dinanzi al quale viene rappresentata la resa incondizionata nei confronti di una vita subita al pari di una tortura, di una pena da scontare. Non c tempo futuro, i giorni scorrono inesorabili, uno dopo laltro e ognuno identico a se stesso, con linsignicanza delle azioni quotidiane che si pone come scenario entro cui il protagonista agisce non allo scopo di raccontarsi, ma, cosa ben pi difcile, di essere compreso. Non c spazio dunque, per la storia: dialoghi e gesti servono unicamente da sfondo e lasciano trasparire la pi autentica solitudine, concepita come prospettiva privilegiata al ne di indagare la natura inconsolabile del proprio dolore. Strumento principale dello scandaglio operato da Busetta diventa la forza della sua stessa prosa che, senza perdersi nel narcisismo compiacente comune a molti contemporanei, riesce a non banalizzare la semplicit, troppo spesso erroneamente associata ad una povert di contenuti, traducendola, invece, nel pi efcace codice espressivo in grado di dar voce alla dolorosa consapevolezza del proprio percorso borderline, con le pagine che, di volta in volta, registrano la precariet di un Io continuamente in bilico tra lurgenza di riempire fogli che siano specchio del proprio sentire e il desiderio di tacere. Perch uno che scrittore di suo, non ha bisogno neppure di scrivere, forse tranne il caso in cui si voglia ricordare il proprio mondo in certi momenti di oblio... allora s. Lideale, a dire il vero, sarebbe quello di essere sempre uno scrittore, e non dimenticarsi mai il proprio mondo.