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I Domenica di Quaresima A Appunti della lectio divina tenuta da Ludwig Monti della Comunit di Bose Chiesa di San Lorenzo

6 marzo 2014

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Gruppi biblici di San Lorenzo

Testo non rivisto dall'autore

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Prima domenica di Quaresima Matteo 4,1-11 La Quaresima un tempo di verit per discernere da che cosa siamo abitati in profondit, quali idoli ci seducono, quali sono le tentazioni pi forti nelle nostre vite, dove siamo nel nostro cammino di conversione, di ritorno incessante al Signore da cui puntualmente ci allontaniamo. La conversione, biblicamente, il ritorno, la teshuva, al Signore; ci allontaniamo dal Signore e abbiamo bisogno di tempi forti in cui sforzarci, con la grazia di Dio che ci attira, di ritornare, di riavvicinarci a lui. La chiesa ci offre questo tempo favorevole. Nella lettura dellapostolo (2Cor, 6,2), il mercoled delle ceneri, il testo si concludeva: Ecco ora il tempo favorevole, ecco ora il giorno della salvezza. Questo veramente un tempo favorevole, che la Colletta della prima domenica di Quaresima definisce addirittura un sacramento: Concede nobis per annua quadragesimalis exercitio sacramenti [Concedici Signore attraverso lannuale esecizio del sacramento della Quaresima], parola fortissima a ragione usata nella preghiera della chiesa, tempo quasi sacramentale. un tempo per farsi domande, per ritornare al Signore mettendoci con tutte le nostre forze di fronte a Cristo. Preciso questo perch noi rischiamo, una volta capito che siamo immersi nelle difficolt, lontani dal Signore, dalla gioia, di sprofondare in autoanalisi sfiancanti in cui ognuno cerca di fare bilanci, di guardarsi dentro, per sappiamo che queste autoanalisi si rivelano sempre in rosso: con le nostre forze cerchiamo di uscirne e pi passa il tempo, pi abbiamo motivi di dubitare di noi stessi. Un padre della chiesa diceva: Declinano i miei anni e aumentano i miei peccati. Questa la nostra condizione. Dobbiamo allora fare questo cammino davanti a Cristo, dobbiamo mettere la nostra vita, quella che oggi, davanti a lui, di fronte al Vangelo, guardando avanti, senza voltarci indietro, senza disperare, ma guardando avanti. Domenica scorsa il testo del vangelo (Mt 6,34) si chiudeva con la frase di Ges divenuta proverbiale: A ciascun giorno basta la sua pena [Sufficit diei malitia ea]. A ciascun giorno nostro che ci donato di vivere basta la tentazione che ci viene data, non dobbiamo stare a cercarne di chiss quali, a fare autoanalisi per uscire da questa condizione. La nostra condizione umana di essere persone tentate. Nella tradizione cristiana, nei padri del deserto si arriva a dire: Togli la tentazione e nessuno sar salvato. Il nostro sogno aggirare le tentazioni, dire che non le abbiamo, fingere di non vedere il problema; in realt di fronte a Cristo, di fronte al Vangelo dobbiamo guardare in faccia la tentazione sapendo che Cristo stesso stato tentato. Lo dice il brano che vedremo, ma lo dicono anche altri due testi particolarmente densi della lettera agli Ebrei: (Eb 2,18) Cristo, proprio per essere stato messo alla prova e aver sofferto personalmente, in grado di venire in aiuto a quelli che sono tentati, proprio per aver sofferto personalmente la tentazione; (Eb 4,15) Non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze. Egli stesso infatti stato messo alla prova in ogni cosa come noi, eccetto il peccato, essendo in tutto uomo, ed riuscito a lottare e a vincere la tentazione. Agostino, commentando questa pagina, arriva a dire una frase molto consolante, se ci pensiamo bene: O cristiano sappi che in Cristo tu fosti tentato, in lui tu riporti la vittoria. In Cristo siamo tentati, in lui come lui, in lui possiamo vincere. Ecco perch ogni anno la chiesa ci fa cominciare questo tempo sostando ancora e sempre sulla pagina paradigmatica delle tentazioni di Ges allinizio della sua vita pubblica. Questa pagina, come alcune altre del Vangelo, inesauribile, pi densa di altre. Possiamo fare questo test su di noi: ogni anno, quando ci torniamo in Marco, in Matteo o in Luca, possiamo vedere come siamo cambiati; la pagina rimasta la stessa eppure noi siamo cambiati, quindi leggiamo e vediamo cose nuove. una pagina inesauribile, ma dovrebbe essere cos almeno per il Vangelo che il cuore alle Scritture. Non un caso che liturgicamente la chiesa, nei primi vespri delle grandi feste, fa intronizzare non la Bibbia, ma il Vangelo che il cuore delle Scritture. Prima di iniziare il commento voglio dire qualcosa che spero possa servire in questo tempo di Quaresima. Pi si va avanti nella vita spirituale, cristiana, umana, e pi ci si rende conto che davvero basterebbe dedicarsi con calma e intelligenza alla meditazione del Vangelo. Unesperienza che le persone di una certa et hanno fatto, e anche io, che ci sono tante cose che nella vita cristiana andando avanti, diventano secondarie, si sfrondano, ma il Vangelo no, il Vangelo resta al centro quando tutto si disperde, si semplifica; quando tante cose passano in secondo piano, emerge invece in tutta la sua luminosit il Vangelo. Basterebbe dedicarsi ogni giorno a leggere e meditare il Vangelo, in Quaresima possiamo farlo con pi intensit, perch nel Vangelo c la vita di Cristo, c il senso ultimo ed essenziale del nostro essere cristiani. Non serve molto altro. Per questo motivo in queste sei lectio faremo estrema attenzione ai particolari del testo, a costo di sembrare a volte un po pedanti, ma leggendo con attenzione e con calma tutte le parole del Vangelo che si aprono orizzonti straordinari. Pi si resta attaccati al Vangelo, nella sua profondit e semplicit, e pi si lascia vivere Cristo in noi. Siamo attratti dalla gioia della Pasqua nella misura in cui lasciamo emergere Cristo in noi, e possiamo dire con lapostolo Paolo: Vivo, ma non sono pi io che vivo, ma Cristo che
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vive in me. Questa vita che io vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me, Cristo che vive in ciascuno di noi. Vediamo come Cristo vive in noi attraverso la pagina delle tentazioni, preceduta dal racconto del battesimo di Ges. Il battesimo ricevuto dal Battista non ha aperto a Ges la via larga al riparo dalle prove, trionfale. In unottica banale verrebbe da dire che Cristo al battesimo ha sentito la voce che diceva: Tu sei il mio figlio amato e allora si spalancano le porte del successo, comincia una via tranquilla, senza problemi. In realt interessante come appena finito il battesimo: Questi il figlio mio, lamato, in lui ho posto la mia gioia. la voce del Padre Allora subito dopo Ges fu condotto nel deserto per essere tentato. Il battesimo immette Ges nel sentiero di ogni uomo: la tentazione. Matteo e Luca hanno esemplificato in tre grandi tentazioni tutte quelle subite da Ges. Non pensate che abbia provato solo quelle tre, in quel momento l, ma Matteo, Luca e Marco, forse pi brevemente, mettendo questo testo subito dopo il battesimo, prima dellinizio della vita pubblica di Ges, ci dicono che la tentazione stata una costante dallinizio alla fine, quando Ges tentato addirittura in croce: Se sei il Figlio di Dio, scendi dalla croce. Sono tre tentazioni paradigmatiche, che riassumono tutte quelle che Ges ha vissuto. In Mc 1,12-13 si dice: Lo Spirito cacci Ges nel deserto e stette nel deserto quaranta giorni tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Con queste pochissime parole Marco ci presenta la tentazione; Matteo e Luca fanno un midrash, uno sviluppo narrativo del racconto ampliandolo e presentandoci tre tentazioni maggiori. Presento il testo di Matteo in due fasi, prima far una lettura versetto per versetto, perch ogni parola in questo racconto apre un mondo, delle piste da percorrere; poi, in un secondo momento, andr a fare una o due considerazioni pi teologiche che discendono dal testo commentato. Il testo comincia dicendo che Ges fu trasportato (condotto) dallo Spirito nel deserto. Marco molto pi brutalmente diceva: Lo Spirito lo scacci nel deserto, un verbo quasi violento. Matteo usa il verbo fu condotto, fu trasportato che indica un movimento verso lalto, come se Ges fosse sollevato. Potremmo dire che il Ges di Marco cacciato nel deserto cos come Adamo cacciato dal paradiso; il Ges di Matteo condotto in alto come Israele fu condotto su ali di aquila nel cammino del deserto. Ges trasportato, evidentemente a livello geografico, dalla piana del Giordano, dove stato battezzato, vers o la zona montuosa di Giuda, un deserto senzacqua dove si patisce la sete e la fame. Il deserto, secondo la Bibbia, il luogo orrido e desolato, abitato dai demoni. Gi qui ogni parola apre un mondo: se ci fermassimo su cosa significa deserto, potremmo passare la sera. Il deserto certo il luogo in cui, liberati da tante presenze ingombranti, ciascuno di noi si ritrova solo, dunque pu cercare di fare la verit in se stesso; questo vero, ma anche, attenzione, il deserto la condizione in cui, nella solitudine, si pu essere tentati di pensare a s, di uscirne ancora pi egoisti. interessante che tutte le tentazioni che il diavolo pone a Ges sono sulla linea dello stare bene lui, senza gli altri, contro gli altri, facendo trionfare la filautia, legoismo e cos le cose andranno bene. Il deserto pu essere anche questo, non mitizziamolo, pu essere il luogo in cui faccia a faccia con noi stessi cadiamo miseramente nella tentazione. Matteo precisa, sulla scorta di Marco, fu condotto dallo Spirito nel deserto; qui un complemento di agente, in Marco un soggetto, ma la realt non cambia. Lo Spirito santo non gioca con Ges nel senso di metterlo alla prova per divertirsi, per fare un test; no, lo Spirito, la forza, la potenza, lamore di Dio spinge, conduce, trasporta Ges nel deserto perch vuole che lui, e ciascuno di noi, diventi uomo e donna. Senza lottare contro la tentazione questo impossibile: ecco perch lo Spirito santo ci spinge verso la tentazione, fa s che noi entriamo in tentazione; come nel Padre nostro, quando diciamo: non ci abbandonare nellora della tentazione. Dio non ci abbandona, per nello stesso tempo vuole che ci mettiamo onestamente, sinceramente di fronte alle tentazioni senza esitare, senza aggirare con sotterfugi il problema. Fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo: qui c una finalit per esser messo alla prova dal diavolo, chiamato subito dopo tentatore: il diavolo colui che divide; etimologicamente diabolos significa colui che divide, che distoglie, che separa luomo da Dio mettendolo alla prova, tentandolo, per questo il tentatore, satana, colui che fa inciampare. Un teologo ha detto: In Dio dobbiamo credere, nel diavolo no, non c bisogno di credere, ne facciamo esperienza nelle tentazioni che ci soverchiano, ci squassano, ci dividono. Noi ne facciamo semplicemente esperienza, come ne ha fatto Ges. Ges va in un deserto e si dice: Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, un numero simbolico della Scrittura. Sono i quaranta giorni e le quaranta notti di Mos sul Sinai prima di ricevere la Tor, la rivelazione da Dio; sono i quaranta giorni di Elia sullOreb prima dellincontro con Dio; sono i quarantanni di Israele nel deserto. un tempo lungo, un tempo compiuto, un tempo che viviamo in questa Quaresima. In questi quaranta giorni Ges digiuna: la chiesa ci chiede a fare lesperienza del digiuno il mercoled delle ceneri, il venerd santo; sarebbe utile farlo ogni venerd di Quaresima, ciascuno secondo le proprie forze, unesperienza in cui davvero siamo messi di fronte ai nostri bisogni, pulsioni, a ci che ci abita. Quando
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digiuniamo, quando volontariamente ci priviamo del cibo, ci chiediamo che cos che ci fa vivere, che ci d la vita. Alla fine dopo quaranta giorni ebbe fame: un verbo che ha un suo significato preciso. Certamente la fame un dato fisico (quaranta giorni di digiuno), ma anche un dato simbolico, fame di amore, di senso, di vita. Di fronte alle tentazioni affrontate con il digiuno si arriva a provare fame ed il momento in cui si dice: ecco il tentatore si avvicin. Quello che avvenuto per Ges avviene anche per noi: nel momento in cui, digiunando, con tutta la valenza simbolica di questo verbo, ci mettiamo seriamente di fronte a Dio, a noi stessi, alla nostra coscienza, uscendo da un tempo lungo di solitudine, di silenzio, arriva la fame, il bisogno di vita, e l il tentatore si insinua: come noi cerchiamo vita, come noi andiamo verso la vita. Il tentatore gli si avvicin e gli diss e: Se tu sei Figlio di Dio. La prima e la seconda tentazione hanno come introduzione queste parole. Alla fine del battesimo si dice Tu sei il mio Figlio, lamato, in te mi sono compiaciuto. Le prime due tentazioni vertono su questo: se sei veramente Figlio di Dio, mostramelo, gli dice satana. A partire da questo essere messo alla prova discende la proposta che il tentatore fa a Ges. La prima la tentazione base, primaria: Di che cosa vive Ges? Di che cosa vive luomo? Se tu sei Figlio di Dio, di che queste pietre diventino pane. Ma egli rispose: Sta scritto: Non di solo pane vivr luomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. La nostra tentazione di trasformare le pietre in pane la tentazione di vivere a ogni costo, anche ricorrendo al facile miracolo, a cambiare le pietre in pane, miracolo che sopprime la fatica del lavoro necessaria per trarre dalla terra il nutrimento. Se Ges accettasse di trasformare magicamente le pietre in pane verificherebbe di avere unidentit magica, un potere magico che Dio gli ha dato nel battesimo; se fosse capace di cambiare le pietre in pane sarebbe facilmente acclamato dal popolo come messia. Sia nei Vangeli sinottici, sia in Giovanni, quando Ges moltiplica i pani, cio da pochi pani sfama una grande folla, anche solo da quel gesto, soprattutto in Giovanni, si dice che vennero a prenderlo per farlo re, per farlo messia, per acclamarlo; a maggior ragione se lui cambiasse le pietre in pane. Cos facendo Ges diventerebbe un capo politico che potrebbe plagiare, costringere a qualsiasi cosa il popolo. Il messianismo politico ed economico chiederebbe a Ges di mostrare le sue prerogative divine dando pane in abbondanza agli affamati. Egli dunque potrebbe attraverso questa scorciatoia violentare le coscienze, essere acclamato facilmente trionfatore, re, messia, ma cos facendo tradirebbe la sua umanit mentre Ges in tutte le tentazioni vince, lotta con due armi di fondo. Primo, restando attaccato in maniera tenace, forte, alla sua umanit, senza saltarne i limiti: Ges era uomo come noi ed rimasto attaccato a questa sua condizione umana. Seconda condizione la sua obbedienza alla legge di Dio contenuta nelle Scritture: Ges risponde citando le Scritture, resiste alla tentazione, obbedisce al Padre, gli resta sottomesso e sa che se il Padre lo ha inviato sulla terra nella debolezza umana. Egli deve fare obbedienza alla sua creaturalit, per questo risponde al tentatore con Dt 8,3: Non di solo pane vivr luomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. La fame di pane indiscutibile, ma la fame della parola di Dio per Ges e dovrebbe essere per noi ancora pi vitale, ancora pi essenziale del mangiare. Attenzione, Ges non replica dicendo: Non voglio. Invoca Dio suo Padre: ci che uscito dalla bocca di Dio sta scritto in Dt, nella Tor, nella legge rivelata da Mos. Le Scritture sono per Ges mediazione del suo rapporto con Dio perch egli uomo e come tale non gode della visione beatifica, ma vive di fede in Dio. Quando Paolo in 2Cor 5,6 dice: Noi camminiamo per mezzo della fede e non nella visione certamente lo dice per i cristiani cui scrive, per tutti noi, ma anche pensando a Ges. Questo vero anche per Ges che ha vissuto di fede, attraverso la mediazione della parola di Dio contenuta nelle Scritture, per questo risponde citando le Scritture. Obbedisce e si sottomette esistenzialmente alla parola di Dio, al Padre cui si abbandona totalmente con fiducia e da cui attende ogni cosa. Ges non confida nelle sue forze, nei suoi poteri, ma confida nella potenza di Dio e per questo pu dire: Non di solo pane vivr luomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. La seconda tentazione (Mt 9,5-7) quella religiosa. Dopo quella base che verte sul pane, abbiamo la tentazione del religioso, del sacro. Allora il diavolo lo port nella citt santa, lo pose sul punto pi alto del tempio il pinnacolo da cui si poteva dominare tutta Gerusalemme e gli disse: Se tu sei Figlio di Dio, gettati gi; sta scritto infatti ecco che il tentatore si fa furbo, sentito Ges citare la Scritture, lui stesso cita la Scrittura e cita il salmo 91 Ai suoi angeli dar ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perch il tuo piede non inciampi in una pietra. Satana, citando questo salmo omette un particolare, ai vv. 11-12 il salmo dice: ai suoi angeli dar ordine a tuo riguardo ma satana non dice di custodirti in tutte le tue vie, sulle loro mani ti porteranno perch il tuo piede non inciampi in una pietra. C questo particolare di custodirti in tutte le tue vie, cio la custodia degli angeli, dei messaggeri di Dio per ciascuno di noi come per Ges, una custodia che avviene in tutte le nostre vie, non solo nel miracoloso, nello straordinario, nel magico. Satana vorrebbe fargli credere che la custodia di Dio avviene solo nel momento topico, straordinario. Certamente se Ges si buttasse dal punto pi alto del tempio e fosse salvato
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miracolosamente, contravvenendo a quelli che sono i suoi limiti umani, questo farebbe di nuovo di lui un messia portentoso. Ma Ges sa che Dio con lui in tutte le sue vie quotidiane, non nel miracoloso, per questo, notate la finezza, risponde citando questa volta Dt 6,13: Non tenterai il Signore Dio tuo. Ges tentato da satana ma risponde: Non tenterai il Signore tuo Dio, cio Ges sa riferire la tentazione che gli viene imposta a Dio, sa che la vera tentazione non va a lui, ma va a Dio. come se dicesse che tentando lui, satana tenta Dio. Ovvero, sviluppando lo sta scritto, come se Ges dicesse: Che immagine hai di Dio, che immagine abbiamo noi di Dio, un Dio appunto che il Dio del miracolo? Un Dio che accanto a noi e che ci protegge solo nello straordinario? Che Dio quello che noi abbiamo bisogno di tentare, di mettere alla prova perch ci mostri il suo amore? Perch vogliamo prove dellamore di Dio? Perch non sappiamo coglier le nel nostro quotidiano, nelle nostre vie ordinarie, nellamore che ci viene dato attraverso altri? Perch tentiamo Dio? Ges risoluto: Non tenterai il Signore tuo Dio. una tentazione certo per noi quella di tentare Dio, di mettere alla prova il suo amore, ma dobbiamo resisterle fidandoci di Ges. Se Ges lo ha fatto, ha resistito, anche noi possiamo farlo. Cerchiamo di accogliere il passare di Ges tra noi, il passare di Dio tra noi che Ges ci ha rivelato, quellimmagine ultima, definitiva di Dio che Ges ci ha rivelato. Anche questo per noi cristiani sufficit, basta; non inventiamoci un Dio da tentare, ma accogliamo il volto di Dio che Ges ci ha narrato e facciamo fiducia a lui nel nostro quotidiano. Infine, la terza tentazione quella di garantirsi la vita con il possesso compulsivo, con laccumulo dei beni: Di nuovo il diavolo lo port sopra un monte altissimo e gli mostr tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: Tutte queste cose io ti dar se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai. Siamo su un monte altissimo, non localizzato, che la tradizione cristiana palestinese ha indicato con il cosiddetto monte dei quaranta giorni, della quarantena, sopra il sito della Gerico antica, ma pi che un monte geografico Matteo ci sta riferendo quello che un topos, un luogo comune letterario; anche domenica prossima, la trasfigurazione, Ges va su un monte altissimo. Per chi conosce la Bibbia il monte sempre il luogo della rivelazione di Dio, pensate al monte Sinai. Il monte ancora, Matteo ha certamente in mente questo, il monte Nebo su cui Mos (Dt 34) contempla la terra santa senza potervi entrare. C tutto questo dietro limmagine del monte e su questo monte satana, il diavolo, gli mostra tutti i regni del mondo e la loro gloria: il denaro, i possedimenti, il beni, quelli che, sempre secondo il vangelo di Matteo, sono mammona, come nel vangelo di domenica scorsa: non potete servire Dio e la ricchezza (e mammona), la ricchezza come idolo in cui noi siamo tentati di mettere fiducia. Pensiamo di giungere alla vita accumulando beni, schiacciando gli altri, garantendoci con il possesso i beni materiali e non materiali, a volte con possesso di persone plagiate, schiavizzate? Pensiamo di ottenere cos la via della vita? Ges risponde che non cos. C un particolare che spesso si cita quando si legge questo testo in parallelo, ma che val la pena citare ancora una volta. Nel passo parallelo di Luca (4,5) il diavolo dice a Ges: Gli mostr in un istante tutti i regni della terra, quasi come una specie di ebbrezza in un attimo di tempo. In questo particolare di Luca sta la tentazione che almeno una volta nella vita, se non pi, abbiamo sperimentato: la tentazione del tutto e subito, saltando la fatica del vivere quotidiano, del fatto che, per i nostri limiti creaturali su cui torniamo sempre, noi abbiamo bisogno di tempo per vivere le grandi cose della vita, e di condivisione. Per vivere una vita degna di questo nome abbiamo bisogno di non tutto, di non tutto mio, c qualcun altro accanto a me. Non a caso la prima lettura di questa domenica Gen 3, il famoso episodio del frutto dellalbero del paradiso. Adamo ed Eva sono tentati, perch Dio d loro tutto, ma un frutto no, come a dire: lasciatene almeno uno per gli altri, da cui possa germogliare qualcosa per la condivisione. Non tutto, ma insieme agli altri, e non subito; ci vuole tempo per condividere insieme le cose. Sempre nel passo parallelo di Luca (4,6) si dice: Ti dar tutto questo potere e a loro gloria perch a me stata data e io dar a chi voglio, dove satana fa questa rivelazione quasi sbalorditiva: il potere, le ricchezze, laccumulo vengono da satana, tutto suo e lui li d a chi vuole, come dire che chi accumula, sappia o no, diventa un amministratore di satana. Ges risponde dicendo lunica parola non tratta dalle Scritture che s i trovi sulla sua bocca: Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto. Ges custodisce ancora una volta il senso del limite, dellunicit di Dio e gli resta obbediente, per questo cita Dt 6,13. Ladorazione va solo a Dio, solo a lui si rende culto, non si pu rendere culto a mammona: Non potete servire Dio e mammona, su questo Ges stato netto. Solo a Dio ci si prostra, solo a lui si rende culto. Per questo d una risposta cos forte: Vattene, Satana!. come se Ges dicesse che Dio ci ha liberati perch noi restassimo liberi e dunque siamo chiamati a resistere alle tentazioni sapendo che ci chiesto di aderire solo a Dio, solo a lui rendere culto, non ad altri, a oggetti, alle ricchezze. Alla fine si conclude dicendo Allora il diavolo lo lasci, ed ecco, degli angeli si avvicinarono e lo servivano. Ricordate il testo di Marco: Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Qui alla fine c di nuovo una comunione potremmo dire paradisiaca e

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il diavolo lo abbandona, salvo poi tornare pi avanti nellora della tentazione finale; ed ecco che gli angeli si avvicinano e lo servono. Da questa lettura puntuale del testo vorrei, avvicinandoci alla conclusione, fare solo un breve approfondimento. Altre volte abbiamo analizzato come Ges abbia resistito alle tentazioni obbedendo alla propria creaturalit, obbedendo alla parola di Dio; altre volte abbiamo visto come le tre tentazioni che Ges subisce e le risposte che egli d con i passi del Deuteronomio sono nientaltro che una riproposizione d el cammino di Israele nel deserto. Sarebbe facile fare questo parallelo: i tre passi del Deuteronomio sono proprio legati a tre tentazioni, a tre tappe del cammino di Israele nel deserto, come Israele ha subito la tentazione e ha ceduto, cos invece al contrario Ges subisce la tentazione ma le vince. Questa sera voglio fare un breve percorso di altro tipo, che si ispira alla tradizione ebraica. Avete certamente presente il testo di Dt 6,4-5, il famoso Ascolta Israele, Shema Israel, la grande professione di fede che il credente ebreo fa tre volte al giorno: Ascolta Israele, il Signore il nostro Dio, il Signore uno. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. Sentite come parafrasa questo testo un brano della tradizione ebraica, della mishna: Con tutto il tuo cuore, cio con entrambi i tuoi impulsi, quello buono e quello cattivo. Nella Bibbia la parola cuore pu essere detta con un termine levv che indica due cuori, indica il fatto che in ciascuno di noi ci sono due istinti, quello buono e quello cattivo, dunque amerai Dio anche con il tuo impulso cattivo. Secondo: con tutta la tua anima, cio perfino se Dio ti prendesse lanima, la vita, il respiro. Terzo: con tutta la t ua forza, cio con tutti i tuoi beni. Quello che vorrei brevemente farvi notare come queste tre specificazioni sono quelle che Ges vive lottando e vincendo contro le tre tentazioni. Prima: con tutto il cuore, cio con entrambi i tuoi impulsi, quello buono e quello cattivo. Ges chiamato ad amare Dio con tutto il cuore, e quando parlo di Ges parlo di ciascuno di noi, con limpulso al bene e con limpulso al male, con la fede ma anche con la tentazione. Esser capaci di fare questo significa saper porre tutta la nostra vita di fronte a Dio, luci e ombre, il cuore capace di bene e il cuore capace di male. Cos Ges nella prima tentazione risponde con tutto se stesso dicendo: Non di solo pane vivr luomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di D io. Pu dire con tutto il proprio essere: sia fatta la tua volont, sia fatta la tua parola. Seconda specificazione: la disponibilit ad amare Dio con tutta la nostra anima, con tutto il nostro respiro, cio perfino se Dio ci prendesse lanima, cio esser e capaci di perdere persino la nostra vita, di dare tutto noi stessi a Dio. Attenzione per, non perdere la vita gettandosi dallalto, mettendo alla prova Dio, chiedendogli un miracolo, ma perdere la vita per Dio e per gli altri giorno dopo giorno. nella fatica del giorno dopo giorno che possiamo rispondere con Ges: Non tenterai il Signore Dio tuo , accogliere lamore di Dio obbedendo a una parola di Ges che dovremmo tenere ben pi presente, la parola che esprime meglio la specificit, la differenza cristiana (Mt 16,24-25): Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua perch chi vorr salvare la propria vita la perder, ma chi perder la propria vita per causa mia, la salver. Siamo capaci di dire questo? Di perdere giorno dopo giorno per Cristo, cio per i fratelli, la vita? E infine, lultima prova verte sulla capacit di rinunciare a tutti i propri beni. Con tutta la tua forza cio con tutti i tuoi beni. Non a caso il testo ebraico che ho citato usa proprio mammona. Ecco come si adora e si serve Dio: condividendo con gli altri i propri beni, ci che si ha. Non dimentichiamolo mai, il vero nome della povert condivisione con gli altri di ci che si ha. Mt 16,26 dice: Che giova alluomo guadagnare il mondo intero se poi perde la sua vita?. Ecco un modo di attualizzare la pagina meravigliosa delle tentazioni, ecco come Ges vissuto e ci ha insegnato a vivere. La sua , e lo si vede subito dalla lotta contro le tentazioni, la via di un messia mite, obbediente, umile, povero, di un messia talmente debole che andr fino alla croce, fino alla morte antimessianica e antitrionfale per eccellenza che la morte di croce. Questa dovrebbe essere anche la nostra vita quotidiana, di suoi discepoli, in questa Quaresima a patto di vivere la lotta contro le tentazioni dietro a Ges non come un peso insostenibile, uno sforzo titanico. Siamo chiamati ad accogliere questa lotta sapendo quello che Ges ci ha detto: Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi dar riposo: prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore. Il mio giogo dolce e il mio carico leggero (Mt 11,28-30). Dunque siamo chiamati a vivere questa Quaresima per amore suo, per amore di Ges, e nella libert di chi sa che ne vale la pena. Chiediamoci semplicemente questo: credo che valga la pena fare questa lotta contro le tentazioni, obbedire a Ges e lottare e vincere con lui? Se la risposta no, fermiamoci subito; se la risposta s, il cammino che si apre. Siamo chiamati dunque a cercare di accogliere la luce di Cristo, a lasciarci illuminare da lui per vivere questo tempo forte. Parlando di luce, vorrei concludere citando un testo poetico di Charles Bukowski, uno scrittore dichiaratamente ateo che probabilmente si rivolterebbe nella tomba sentendosi citato in una chiesa:
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La tua vita la tua vita. Non lasciare che le batoste la sbattano nella cantina dellarrendevolezza. Stai in guardia. Ci sono delle uscite. Da qualche parte c luce. Forse non sar una gran luce ma la vince certo sulle tenebre. Stai in guardia. Non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in vita, qualche volta. E pi impari a farlo di frequente, pi luce ci sar. La tua vita la tua vita. Sappilo finch ce lhai. Tutti noi cerchiamo luce, vita, amore; nelle forme pi diverse e a volte contorte non cerchiamo altro e in questa ricerca, a volte, finiamo per cedere alla tentazione, per credere che la tentazione sia una scorciatoia per arrivare a quella sete di amore, di vita. Ci perdiamo, ci abbagliamo, capita. Noi cristiani, che siamo umani come tutti, dovremmo fare una sola cosa diversa, se siamo davvero cristiani, per noi e per tutti, dovremmo cogliere la luce, la vita, lamore, la bellezza nel Vangelo che poi alla fin fine nientaltro che luomo Ges Cristo, lui il Vangelo, parola fatta carne. Nella sua vita, nella sua umanit accogliere e donare il racconto di Dio; accogliere e donare la sua luce e il suo amore; essere certi che lui, Cristo, la nostra vita; che lui in noi e per noi pu vincere ogni tentazione. Se crediamo questo, se ogni giorno ci sforziamo almeno un po di fare questa lotta, allora anche questa Quaresima non sar trascorsa invano.

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