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dai 9 anni

, L eco delle battaglie

Michele Santuliana

Un racconto sulla Grande Guerra per riettere sulla pace

A VENTO

IL MULINO A VENTO
Per volare con la fantasia

IL MULINO A VENTO

IL MULINO A VENTO
Collana di narrativa per ragazzi

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Editor: Paola Valente Redazione: Emanuele Ramini Approfondimenti e schede didattiche: Michele Santuliana e Paola Valente Ufficio stampa: Salvatore Passaretta Team grafico: AtosCrea 1a Edizione 2014 Ristampa 7 6 5 4 3 2 1 2021 2020 2019 2018 2017 2016 2015

Tutti i diritti sono riservati 2014 Raffaello Libri Srl Via dellIndustria, 21 60037 - Monte San Vito (AN) www.raffaelloeditrice.it www.grupporaffaello.it e-mail: info@ilmulinoavento.it http://www.ilmulinoavento.it Printed in Italy

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Michele Santuliana

Leco delle battaglie


Un racconto sulla Grande Guerra per riettere sulla pace

Illustrazioni di

Mauro Marchesi

Ai miei cinque lettori: EMANUeLA, PAOLA, ALeSSANDRO, MARIA, SIRA. GRAZIe.

A voi piace la storia? A voi piace la storia?

Lo so, una domanda rischiosa: non proprio come chiedere in una classe quanti sono bravi in matematica, ma quasi. A me, ad esempio, la storia piace molto. Mi piaceva prima ancora che cominciassi a studiarla a scuola. Ricordo che uno dei primi libri che lessi era uno splendido volume illustrato sugli uomini della preistoria. Mi conquist subito: era appassionante conoscere le vicende di quei nostri lontani antenati, il loro modo di vivere, di vestire, di procurarsi il cibo tra mille pericoli e insidie. Ammetto per che non tutti la pensano in questo modo. Molti vedono la storia solo come una serie infinita di nomi e di date da ricordare. Anche mio fratello la vedeva cos e non la studiava volentieri. Almeno, prima che ci capitasse lavventura che sto per raccontarvi una noia mortale diceva ogni volta che doveva aprire il quaderno e svolgere i compiti per casa. E altre volte, quandera di cattivo umore, esclamava: Preferirei andare dal dentista, piuttosto che studiare queste cose!

Io evitavo di commentare, non volendo scatenare assurde guerre domestiche. A volte, per, lo aiutavo a ripassare prima di una verifica o di uninterrogazione e gli davo qualche dritta per aiutarlo a ricordare. Quand morto Alessandro Magno? chiedevo. Lui corrugava la fronte e si dava una grattatina al naso, lo faceva sempre di fronte a un problema difficile. Uhm, duecentoven No, alza. Trecentotren Ora abbassa. Ecco, vedi? impossibile ricordarsela! diceva. Aspetta, non cos difficile. Pensa alla targa della macchina di Paperino ma aggiungi una decina. Uhm trecentoventitre? Esatto! Per pi divertente pensare alla macchina di Paperino che ad Alessandro Magno, uffa! Dipende Immagina Alessandro Magno che guida la macchina di Paperino! concludevo io. Limportante era che non mi uscissero di bocca dei rimproveri o dei commenti sulla sua preparazione. Secondo mio fratello, infatti, il fatto di avere quasi due anni in meno di lui e, soprattutto, di essere femmina non mi consentivano in alcun modo di criticarlo.

Fortunatamente sono di indole pacifica e non mi piacciono i litigi. Porto un nome che mi ricorda in ogni momento come la soluzione dei problemi vada cercata con serenit e dialogo. Mi chiamo Irene, una parola che proviene dalla lingua greca antica e significa pace. Mio fratello invece si chiama Emanuele e, come dicevo, sostiene di avere quasi due anni in pi di me. In realt, a voler essere precisi, sono solo un anno e otto mesi. La nostra una famiglia come tante altre. Nulla di strano: nessun pap giocoliere di circo, nessuna mamma pilota di dirigibili, nessuna casa galleggiante o circondata da boschi incantati. Mamma una maestra, pap un operaio specializzato. Io e mio fratello siamo diversi ma ci vogliamo bene e, nonostante qualche screzio ogni tanto, andiamo daccordo. Abbiamo imparato a non fermarci alle differenze, ma a trarre il meglio dalle nostre particolarit. E questo, forse, anche grazie allavventura che sto per raccontarvi.

Vacanze? S, ma Era giugno e lanno scolastico ormai volgeva al

termine. In classe si avvertiva unaria frizzante, profumata di vacanze, di giochi allaperto, di avventure al mare o in montagna, di nuovi amici e nuove esperienze. Allepoca stavo terminando la quarta elementare e la mia aula si trovava al piano terra della scuola, proprio sotto la quinta B, la classe di mio fratello Emanuele. E spesso, attraverso le finestre aperte, sentivamo leuforia dei nostri compagni pi grandi, prontamente seguita dai richiami delle maestre. Beati loro! pensavamo scrutando il soffitto. Non avrebbero avuto lezioni per le vacanze ma unestate libera da impegni scolastici. Ogni giorno, al suono della campanella, io ed Emanuele tornavamo a casa assieme. La scuola distava da casa nostra non pi di due isolati. Vivevamo nella periferia di una graziosa citt stretta tra le colline e il mare, pi o meno al centro dellItalia. Non era una citt molto grande, ma era ricca di storia e di cose belle da vedere.

Lultimo giorno di scuola, davanti ai cancelli, trovammo una sorpresa: ci stavano aspettando mamma e pap. La cosa ci stup. A volte accadeva che la mamma venisse a prenderci, ma quasi mai questo capitava con pap poich gli orari della fabbrica in cui lavorava non gli consentivano che brevi pause, durante le quali pranzava in mensa. Che ci fa pap qui? domandai a Emanuele. Mio fratello non seppe darmi risposta. Spero non si tratti di qualche problema rispose. Lanno prima infatti pap aveva perso il lavoro a causa della crisi economica. Erano seguiti mesi difficili, in cui ogni spesa veniva ponderata con cura e in cui il clima in famiglia era spesso teso; ogni sciocchezza innescava reazioni a catena. Dopo innumerevoli tentativi a vuoto, lettere, colloqui e richieste respinte, pap era stato finalmente assunto in unazienda che produceva pannelli solari. Le difficolt passate ci avevano resi diffidenti verso gli imprevisti, ma anche piuttosto maturi. Le nostre ansie furono comunque presto fugate dallatteggiamento affettuoso dei nostri genitori. Pap, oltretutto, si affrett a spiegare che non cera nessun problema al lavoro e che sarebbe rientrato in fabbrica dopo pranzo. Eh, il lavoro non manca, anzi! esclam con fare misterioso, strizzando locchio verso la mamma.

Io ed Emanuele ci guardammo senza capire. Non potevamo immaginare la notizia che ci attendeva di l a pochi istanti. Pap ci port a pranzo in una trattoria in cui ci recavamo ogni tanto. Ricordo che ordinammo tutti spaghetti allamatriciana, la specialit della casa, per me ed Emanuele in versione poco piccante. Mentre attendevamo le portate, pap guard ancora una volta la mamma. Lei annu e a quel punto lui prese la parola. Ragazzi, io e la mamma dobbiamo darvi una notizia importante. Segu un istante di silenzio carico di mistero. Una notizia prosegu pap che riguarda voi e le vacanze. I nostri sguardi si illuminarono. Pensai subito ai vecchi viaggi tra i borghi dellAppennino, o a quelli nelle citt di Firenze o Torino. Un anno eravamo andati pure allisola dElba, affascinante e ricca come non mai di storia e bellezza. Tutto fino allanno prima. Lestate precedente ci eravamo dovuti accontentare di qualche giornata sulla spiaggia libera della citt. La voce di pap mi riport sulla terra. Ragazzi, il mio nuovo lavoro non mi consente di avere delle ferie per pi di qualche giorno, tuttavia pensiamo che vi meritiate una vacanza. Sarebbe per voi il primo anno da soli, senza di noi, per cui

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per cui concluse la mamma, abbiamo chiesto ai nonni Alfonso e Luisa di ospitarvi. Hanno affittato per tutta lestate una casa in montagna e vi accoglieranno molto volentieri. La notizia mi rese felicissima: i genitori della mamma erano simpatici e cordiali e ci dispiaceva di vederli solamente in poche occasioni durante lanno. La mamma era originaria del Veneto e i nonni vivevano in quella regione, in una citt non molto pi grande della nostra. Ogni volta che li andavamo a trovare ci riempivano di attenzioni e ci rimpinzavano di cibo. Inoltre mi facevano ridere per come parlavano, con un accento del tutto diverso dal nostro: saliva e scendeva come una melodia e non batteva le doppie. Guardai mamma e pap con un sorriso di soddisfazione, mentre mio fratello non pareva entusiasta. Non sei contento, Emanuele? chiese la mamma. Non molto In quellistante arrivarono i nostri spaghetti allamatriciana. Quando partiamo? domandai. Pap si infil il tovagliolo nel colletto della camicia. Tra una decina di giorni disse. Noi vi accompagneremo e ci fermeremo per il fine settimana, poi torneremo a riprendervi alla fine di agosto. Passerete con loro circa un paio di mesi.

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Emanuele fece una smorfia. E dove sarebbe questo posto? domand. Oh, abbiamo dimenticato di dirvelo esclam pap. Si chiama Asiago, un magnifico luogo di villeggiatura, un ridente paese sulle Prealpi Vicentine. Alludire quel nome, una lampadina si accese in me. Ero sicura di aver gi sentito o letto da qualche parte il nome Asiago, ma non riuscivo a ricordare n dove n quando.

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La medaglia doro Augusto Martinelli


del tempo che ci separava dalla partenza. Nel frattempo il nome della localit continuava a ronzarmi in testa. Asiago, Asiago ripetevo fra me. Dove avevo incontrato quel nome? Su qualche libro? Non ne ero sicura. Sentito alla televisione? Forse. Letto sul cartello di una qualche via? Mah Nel pomeriggio precedente la nostra partenza, mentre coloravo un disegno, mi ricordai. Non si trattava di un cartello, bens di una lapide incastonata nel muro di un palazzo del centro. Corsi in salotto e mi avvicinai alla mensola della libreria che ospitava i testi sulla nostra citt. Allinterno di un volume pesantissimo, pieno di fotografie, trovai unimmagine abbastanza nitida della parete in cui era fissata la lapide. Nonostante la foto fosse stata scattata da una certa distanza, le parole si distinguevano nettamente. In questa casa nacque il 28 settembre 1885 la medaglia doro Augusto Martinelli caduto sul fronte di Asiago il 30 maggio 1916

Passai i giorni seguenti facendo il conto alla rovescia

Ora ricordavo perfettamente. Una domenica, passando davanti a quel palazzo, avevo chiesto chi fosse quellAugusto Martinelli. Un soldato morto durante la Prima Guerra Mondiale e decorato con una medaglia al valore era stata la risposta della mamma. S, ad Asiago, una localit di montagna del Veneto aveva aggiunto pap. Dunque tutto tornava. Per adesso mi vennero in mente altre domande. Quando era avvenuta la Prima Guerra Mondiale? Perch si era combattuta sulle montagne? Che cosa era accaduto con quella guerra? Quanti uomini erano morti? Volevo saperne di pi. Cercai tra le mensole della libreria un testo che facesse al caso mio. In quel mentre mio fratello entr nella stanza. In viso aveva unespressione cupa. Cosa c? gli domandai. Non ho voglia di partire rispose secco. Mamma e pap ci scaricano come due sacchetti della spesa. A loro non importa di noi. Non dire cos. Sai che non vero. Ci divertiremo coi nonni, vedrai. La nonna ci racconter i suoi record sportivi e il nonno ci cuciner la polenta col formaggio e i funghi. Del resto chi conosci che abbia un nonno giornalista e una nonna campionessa sportiva? Solo questo gi tutto un programma, non credi?

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Questo di sicuro disse Emanuele ridacchiando. In effetti le particolarit della nostra famiglia erano cose talmente note che spesso ce ne dimenticavamo. La nonna Luisa da giovane era stata campionessa di Pentathlon, una delle prime donne a praticare quella disciplina sportiva. Nonno Alfonso laveva conosciuta allinizio della sua carriera di giornalista. Curava la pagina sportiva per un piccolo quotidiano locale e qualche mese dopo laveva intervistata per conto del giornale. Evidentemente dovevano aver fatto colpo luno sullaltra. Un anno dopo si erano sposati e un anno dopo ancora era nata la mamma. Quel pomeriggio, il ricordo dei nonni serv a rasserenare mio fratello Emanuele sul nostro destino estivo. Io invece avevo altro in mente, qualcosa che la medaglia doro Augusto Martinelli aveva acceso allimprovviso.

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pap ricevette una telefonata. Era impossibile non riconoscere, attraverso il cellulare, la voce squillante della nonna. Buongiorno, Luisa rispose pap dopo aver indossato lauricolare, siamo partiti in orario ma abbiamo incontrato parecchio traffico nella zona di Bologna. E ti pareva! esclam la nonna dallaltro capo. LItalia il paese del traffico e delle code! Se tutti imparassimo a muoverci di pi con le gambe e meno con i motori A ogni modo, spero siate in arrivo ormai! A me scapp da ridere. Avevamo dormito per tutto il viaggio e ora sonnecchiavamo accoccolati sui sedili posteriori. Come si faceva a non ridere quando la nonna telefonava? Lei, quando si accostava allapparecchio, non parlava, urlava. Urlava tutto, dalle parole ai sospiri, senza pensarci; a volte canticchiava persino. Ci vorr ancora un po disse il pap. Emanuele guard lorologio. Che ore sono? gli chiesi. Io lorologio non lo portavo mai.

Una coppia di poderosi cannoni lungo la strada Eravamo per strada ormai da qualche ora quando

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Le dieci passate. Nel frattempo la conversazione tra la nonna e il pap volgeva al termine. Mi raccomando, chiamate se avete bisogno di indicazioni o altro. Vi aspettiamo per pranzo! Il pap ringrazi e salut a sua volta. A dopo! url la nonna, tanto forte che pap, posato lauricolare, si massaggi lorecchio. Quindi, guard attraverso lo specchietto retrovisore.

Oh, vi siete svegliati finalmente esclam rivolto a me e mio fratello. Va tutto bene l dietro? fece eco la mamma. Annuimmo. Pap guidava concentrato, la mamma osservava assorta dal finestrino, mio fratello prese a giocare con un videogioco. Guardai anchio dal finestrino e scrutai il paesaggio che lautostrada offriva. Comera diverso rispetto a quello di casa nostra! Nella nostra regione era facile orientarsi: da una parte il mare, dallaltra colline verdeggianti o coltivate; qui, invece, solo una vasta pianura, ricca di campi e al contempo disseminata di costruzioni dogni tipo, da vecchie cascine a capannoni di cemento grigio. Dove siamo? chiesi. Abbiamo da poco oltrepassato Padova, la citt in cui ho studiato quandero alluniversit rispose la mamma. Quel riferimento alluniversit risvegli in me, chiss come, il ricordo della sera precedente. Mamma continuai, ma nel posto dove stiamo andando si combattuta una guerra? S, Irene. Sullaltopiano di Asiago si combatterono aspre battaglie. Le montagne del vicentino furono uno dei luoghi attraverso cui passava il fronte durante la Prima Guerra Mondiale.

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Me lo sono sempre chiesto intervenne Emanuele, che, come tutti i maschi, si animava sempre al sentir parlare di battaglie e combattimenti, ma perch si chiama mondiale? Perch quella guerra coinvolse numerosi paesi in tutto il mondo spieg la mamma. E accadde molti anni fa? chiesi. Proprio cento anni fa: inizi nel 1914 e dur fino al 1918. Ma vedrete che una volta arrivati lass il nonno Alfonso vi racconter tutto quello che vorrete sapere. Lui sa molto pi di me sullargomento. Ha scritto anche numerosi articoli a riguardo. Io non dissi nulla. Se la storia mi appassionava, sentir parlare di guerra mi provocava uno stato di inquietudine. Quando in un museo osservavo con interesse un elmo o una corazza era perch mi stupivo dellabilit necessaria per realizzarli, ma lo scopo di quegli strumenti mi metteva i brividi. Ricordai le immagini viste un giorno al telegiornale, scene di una guerra in un paese africano in cui addirittura dei bambini non molto pi grandi di me sorridevano imbracciando il fucile. Scossi il capo disgustata: io da sempre odio le guerre. Presto la mente si liber. Venti minuti dopo la telefonata con la nonna, allorizzonte apparve il profilo imponente delle montagne.

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Ecco laltopiano di Asiago disse pap. Tra poco meno di unora saremo arrivati. Fu quella la parte pi bella del viaggio. Uscimmo dallautostrada e imboccammo una via che ci port fin sotto ai monti. Visti da cos vicino apparivano ancora pi imponenti, coi loro fianchi ripidi e scuri, gli spuntoni di roccia e qualche casa sperduta aggrappata lungo i pendii. Quando poi cominciammo a salire, lemozione crebbe: man mano che ci lasciavamo alle spalle la pianura, ci sembrava di staccarci da un mondo per entrare in un altro. Non sono mai stata in aeroplano, ma credo che volando si provi una sensazione simile a quella che sentii io quella mattina di fine giugno. E non era finita: tornante dopo tornante, la mia curiosit si accendeva. Il paesaggio cambiava, la vegetazione pure, finch la pianura, ormai divenuta piccola e lontana come in una carta geografica, spar e ci ritrovammo in un bosco di conifere. Sentite che aria di montagna! esclam pap abbassando il finestrino. Brrr, che freddo! brontol Emanuele. In effetti ci invest una folata di vento fresco. Poco dopo tornammo a rivedere i segni delluomo. Io e mio fratello ci incollammo ai finestrini mentre passavamo sotto un enorme arco, al centro del quale campeggiava la scritta: Benvenuti sullAltopiano.

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Dunque era quello laltopiano di Asiago, un saliscendi di colli e prati contornato di boschi e disseminato di villaggi. Attraversammo paesetti dai nomi stranissimi: Tresch Conca, Cesuna, Canove. Pap guidava sicuro, la mamma sorrideva. Ah, quanti ricordi dinfanzia tra questi luoghi! sospir. Un particolare colp Emanuele mentre attraversavamo il paese chiamato Canove: davanti a un edificio, che aveva tutta laria di una stazione, faceva bella mostra una coppia di poderosi cannoni. Guardate! esclam. Ci sono due cannoni!

Rabbrividii. Dietro quel paesaggio emozionante, dietro quella natura splendente al sole del mattino, si celavano indizi di un passato oscuro e sinistro. Di nuovo si affacciava il fantasma di una guerra lontana di cui non sapevo quasi nulla ma con cui sentivo in qualche modo di avere a che fare. Decisi ancora una volta di rimandare ogni indagine. Cara, ti ricordi la strada? chiese a un tratto pap. Dobbiamo andare da quella parte, credo. Eravamo ormai arrivati ad Asiago. Non mancava molto a mezzogiorno e il paese brulicava di gente. Il traffico era intenso. Ci infilammo in un reticolo di stradine e presto uscimmo dal centro. L non cera quasi nessuno per strada. Pap e mamma si guardavano intorno, non riuscendo a trovare unindicazione. La mamma stava per telefonare ai nonni quando pap ebbe unidea. Chiediamo a quel signore che sta salendo sul trattore. di certo uno del posto.

Ci avvicinammo e pap si sporse dal finestrino. Buongiorno. Ci scusi, noi dovremmo andare in contrada Luomo, un signore anziano, con una grossa pancia, i vestiti lisi e il volto trascurato, squadr il pap e storse la bocca, quasi maledicendoci. Io non so niente, arrangiatevi! disse con tono aggressivo. Non aggiunse altro, anzi, si volt senza neppure salutarci. Non nego che quellincontro ci lasci alquanto amareggiati. Gli ultimi minuti di viaggio trascorsero in un silenzio tetro: se quella era laccoglienza riservata al nostro arrivo, mi sembr davvero poco promettente.

Nuove conoscenze Dopo aver percorso una stradina che costeggiava

un vasto terreno recintato, trovammo la contrada dove sorgeva la casa in cui avremmo trascorso le vacanze. I nonni dovevano averci visti arrivare; ci attendevano infatti nel piccolo cortile antistante labitazione. Con loro cerano pure altre persone: una signora anziana coi capelli raccolti sulla nuca e un viso dolce, un signore dallaspetto giovanile che doveva essere suo marito e infine due bambini. Eccovi, finalmente esclamarono allunisono nonno Alfonso e nonna Luisa. Ben arrivati! Io ed Emanuele scendemmo di corsa per salutarli. Erano mesi che non li vedevamo e sopportammo i loro segni di affetto, gli abbracci, i baci, le carezze. I nonni mi parvero quasi identici a come li avevo visti lultima volta: nonno Alfonso aveva forse qualche capello bianco in pi tra la folta chioma grigia, nonna Luisa aveva un colorito abbronzato. Indossava un lungo grembiule da cucina. Il nonno invece portava una camicia a quadri e pantaloni marroni di fustagno ruvido. Dopo averci salutato, i nonni si rivolsero ai nostri genitori:

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si informarono sul viaggio e si rabbuiarono quando la mamma accenn loro dellincontro col tipaccio a cui avevamo chiesto le indicazioni. Non fateci caso, sappiamo di chi si tratta. un uomo scorbutico e maleducato! esclam a gran voce la nonna, sbattendo una mano sul grembiule. Era sporco di farina e al tocco un nugolo di granelli si sollev in uno sbuffo. Il nonno, pensieroso, si pass una mano sul mento. Venite, ora le presentazioni disse poi. Il signore e la signora che avevano assistito al nostro arrivo si avvicinarono. I due bambini invece non cerano pi. Doverano finiti? Vi presento la signora Cecilia e suo fratello, il signor Angelo disse il nonno. Nonna Luisa prosegu: Sono loro che ci hanno affittato la casa. Piacere dissero mamma e pap porgendo la mano. Io ed Emanuele salutammo con un buongiorno. Dunque, Angelo e Cecilia erano fratelli, non marito e moglie. Pensai a come spesso lapparenza porti fuori strada. Ma che bei bambini! esclam la signora Cecilia. Mi sa che avete pi o meno la stessa et dei miei nipoti. Ma dove si sono cacciati? Mario, Verena, venite qui, presentatevi!

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A quelle parole, i bambini rispuntarono sulla soglia di una casa oltre la strada. Perdonateli, sono qui da due giorni e non fanno che combinarne sospir la signora Cecilia. Mentre i due si avvicinavano senza troppo entusiasmo, ne approfittai per guardarmi intorno. La casa affittata da nonno Alfonso e nonna Luisa non era come le tante che avevamo visto lungo il percorso, casette nuove e linde dai colori variopinti e i terrazzi in legno. Era una casa piccola e dallaspetto dimesso, incastrata in un nido di altre abitazioni simili. Una vecchia contrada che mi piacque subito. Sapeva di autentico.

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Ecco i miei nipoti: lui Mario e lei Verena disse Cecilia. Hanno otto e undici anni. Mi venne da ridere. Mario era un bambino grassottello, dai capelli biondi, indossava un paio di occhiali tondi come due tuorli duovo e sorrideva impacciato; Verena invece, che aveva la stessa et di Emanuele, mostrava uno sguardo sicuro, quasi di sfida, sotto i capelli corti tagliati a caschetto. Aveva una corporatura snella e si muoveva con scatti rapidi e nervosi.

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Ciao disse rivolta a mio fratello. Io gioco a calcio. E tu? Vidi gli occhi di Emanuele accendersi. Era qualcosa che non riuscivo a capire, a met tra la diffidenza e linteresse. Fu questione di un attimo, ma bast a farmi sorgere un pensiero: di certo non ci saremmo annoiati nelle settimane che avremmo trascorso coi nonni. La signora Cecilia prese ancora la parola. Vi chiedo scusa, ma ho mille faccende da sbrigare e Angelo deve sistemare le bestie. Non fate caso al maleducato che avete incontrato lungo la strada. di certo il Battista, un uomo solo e scorbutico ma non cattivo. Deve solo imparare a stare al mondo. Adesso devo proprio andare: ci vedremo presto, arrivederci e buona permanenza. Ringraziammo e ricambiammo i saluti. Mentre entravamo in casa notai che mio fratello seguiva Mario e Verena con lo sguardo. Forse era il caso che lo tenessi docchio. Nonna chiesi subito dopo, che bestie hanno Cecilia e Angelo? Oh, galline, conigli e anche alcune mucche. Possiedono una piccola stalla. Hai sentito, Emanuele? esclamai. Ci sono anche le mucche. Non vedo lora di vederle!

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Purtroppo ora non sono nella stalla ma nei pascoli assieme a tutte le altre disse la nonna. Di certo ci capiter di incontrarne quando andremo in passeggiata. La nonna ci fece accomodare in casa mentre il pap e il nonno provvedevano a scaricare la macchina. Io osservavo ogni particolare: i muri con le loro imperfezioni, i quadri appesi alle pareti, le travi annerite sul soffitto, la lampadina solitaria che spuntava sotto il piatto metallico del lampadario, la scala di legno per salire al piano di sopra, una vecchia credenza in un angolo, un divano basso e marrone, il camino sulla parete di fondo, la stufa accanto al fornello a gas. Pareva di essere tornati indietro di un secolo. La nonna diede una controllata alle pentole disposte sul piano cottura. Mandavano un odore delizioso. Il sugo pronto e lacqua tra poco bolle disse. Venite, vi mostro la vostra stanza. Salimmo al piano di sopra attraverso la scala di legno. Scricchiolava. sicura questa scala? domand la mamma. La nonna si mise a ridere. Se riesce a portare me e quello scansafatiche di tuo padre, porter anche te e i bambini. Il piano superiore era costituito di due sole stanze pi un minuscolo bagno, senza dubbio ricavato

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in anni recenti. Ogni cosa al suo interno brillava di nuovo. La stanza destinata a me e ad Emanuele era rivolta a mezzogiorno e in quel momento splendeva di luce. Non era molto grande, ma mi sembr perfetta. Eccovi sistemati disse la nonna mentre pap e il nonno salivano con i bagagli. Poi scendemmo tutti di sotto e ci sedemmo a tavola. Il nonno e la nonna avevano preparato un pranzo prelibato per festeggiare il nostro arrivo: grossi spaghetti fatti in casa con sugo di panna e funghi, affettati e formaggi tipici con pane biscotto e contorno di insalata e pomodori. Per finire la nonna mise in tavola un dolce. Dallaspetto pareva davvero invitante. Questo un omaggio della signora Cecilia, una sua specialit per festeggiare il vostro arrivo: la chiama torta Monte Zebio. Ma hanno dato alla torta il nome di una montagna? chiese Emanuele perplesso. Il nonno lo guard. Si tratta di un monte tristemente famoso non distante da qui. Su di esso si combatterono sanguinose battaglie durante la Grande Guerra. Unaltra guerra! esclamai. Non bastava la Prima Guerra Mondiale da queste parti? I nonni e i miei genitori sorrisero.

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la stessa guerra, Irene spieg il nonno. Fu cos terribile che la gente la chiam Grande Guerra. In seguito, gli storici le hanno affibbiato laggettivo Prima, per distinguerla da quella che segu, che fu anche pi brutta. Scossi la testa. A volte la storia proprio non la capisco sospirai.

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PER COMPRENDERE MEGLIO


Approfondimenti e schede didattiche a cura di Paola Valente e Michele Santuliana

PER COMPRENDERE IL RACCONTO

I PERSONAGGI DEL RACCONTO


Scrivi il nome dei personaggi:
1 - una bambina, frequenta la quarta primaria, lei che

racconta la storia e il suo nome significa pace: si chiama


..................................................................................................

2 - Di mestiere faceva il giornalista, il suo carattere tranquillo,

sa dire parole di saggezza, nonno ......................................


3 - Gli piace il calcio, interessato alla guerra e alle armi,

il fratello di Irene, si chiama ................................................


4 - Era una campionessa di pentathlon, ora ama camminare

in montagna, quando al telefono parla a voce molto alta, nonna ....................................................................................


5 - Vive in compagnia di una cagna e di altri animali, ha un

carattere chiuso e scorbutico ma dimostra anche una certa sensibilit, si chiama ................................................................
6 - Sono due fratelli, uno porta gli occhiali, laltra vivace e

un po superba, si chiamano .................................................


..................................................................................................

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I FATTI DEL RACCONTO


Rimetti in ordine i fatti numerando le frasi con la successione corretta.
Battista accoglie i bambini nella sua casa.

Pap e mamma annunciano che Irene ed Emanuele andranno in vacanza con i nonni.

I bambini sorprendono Battista mentre picchia la sua cagna Fides.

Durante una passeggiata in montagna, i bambini si ritrovano nel bel mezzo di un temporale.

Irene ed Emanuele incontrano per la prima volta Mario e Verena.

I nonni portano i bambini in passeggiata sul monte Zebio.

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I LUOGHI DEL RACCONTO


Scrivi il nome dei luoghi:
1 - un paese sulle montagne del Veneto dove Irene ed

Emanuele trascorrono le vacanze estive, si chiama


..................................................................................................

2 - un monte da cui prende nome anche una torta e sul

quale si combatterono molte battaglie, si chiama


......................................................................................................

3 - una zona montagnosa sopra Trieste, tristemente nota

per i combattimenti della Grande Guerra, si chiama


..................................................................................................

4 - La citt di origine di Giuseppe P., il soldato di cui i pro-

tagonisti del racconto trovano il coperchio della gamella, si chiama .....................................................................................


5 - Ledificio dove sono stati raccolti i corpi dei soldati caduti

durante la Grande Guerra il ................................................


6 - Individua sulle carte geografiche i luoghi nominati nel

racconto.

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VENETO

FRIULI VENEZIA GIULIA

TRENTINO ALTO ADIGE

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RICOSTRUIAMO IL RACCONTO
Segna la casella con la risposta corretta:
1 - Il nome Irene significa: Felicit Pace Amore 2 - Nonna Luisa unex campionessa di: Pugilato Scherma Pentathlon 3 - Nel racconto, Verena : Una bambina Unanziana signora Una montagna 4-Q  uali sono gli aggettivi che potrebbero definire il vecchio Battista?  ocievole, gentile, sempre allegro S Silenzioso, educato, signorile Scorbutico, solitario, trascurato 5-G  razie a che cosa Emanuele si appassiona alla conoscenza della storia? Ha trovato dei libri che ne parlano Ricercando nel bosco dei reperti di guerra Guardando la televisione

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6-  il nome dellaltopiano dove vanno in vacanza Irene ed Emanuele: Asiago Ortigara Grappa 7 - I rene lo riceve in dono dal Battista: Un elmetto italiano Un bottone russo Un distintivo austriaco 8 - Fides una cagna di razza: Pastore tedesco Pointer San Bernardo 9 - La casa che i nonni hanno affittato si trova in una: Via del centro Piazza Contrada 10 - Q  uando scoppia il temporale, i bambini sono soccorsi da: I nonni Battista Un turista

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COME UN SOLDATO IN TRINCEA


Immagina di essere un soldato in trincea, fra i rumori assordanti della battaglia, e di scrivere una cartolina alla tua mamma:

......................................................................... ......................................................................... ......................................................................... ......................................................................... ......................................................................... ......................................................................... ......................................................................... ......................................................................... ......................................................................... ......................................................................... .........................................................................

Cara mamma,

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LE IMMAGINI DELLA TRINCEA


Osserva le immagini e scrivi accanto a ciascuna di esse di che cosa si tratta:

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LE CANZONI DELLA TRINCEA


Una delle canzoni pi conosciute e signicative della Grande Guerra quella del Piave, proposta negli approfondimenti di questo libro a pag. 146. Leggendo le parole della canzone, cerca e trascrivi quelle che ti ricordano la Prima Guerra Mondiale.

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COMPLETA
Accanto a ciascuna di queste parole riferite alla Grande Guerra e al racconto, scrivi uno o pi aggettivi o nomi che la deniscano:
Trincea .................................................................................... Assalto .................................................................................... Fronte .................................................................................... Fante .................................................................................... Sacrario militare ................................................................... Montagne ............................................................................... Recuperanti ............................................................................ Fides .................................................................................... Bosco .................................................................................... Medaglia ................................................................................

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UNA PAROLA FONDAMENTALE : PACE


Conosci di sicuro la bandiera della pace, con tutti i colori dellarcobaleno. Disegnala oppure inventane unaltra come piace a te:

Ricerca:
1 - Con laiuto dei vocabolari, di internet e dei tuoi compagni

provenienti da altri paesi, cerca come si scrive in lingue diverse la parola pace:
........................... ........................... ...........................

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...........................

...........................

Leggi le frasi seguenti, sottolinea quella che ti sembra pi vicina al tuo pensiero, poi confronta e discuti con i compagni di classe:
1 - Per avere una vera pace bisogna darle unanima. Lanima

della pace lamore.

(Papa Paolo VI)

2 - Nessun trionfo di pace pi esaltante di un trionfo di guerra.


(Theodore Roosevelt)

3 - Non si pu separare la pace dalla libert perch nessuno

pu essere in pace senza avere libert.

(Malcom X)

4 - Se vuoi la pace, prepara la guerra. (Giulio Cesare) 5 - La pace si ottiene con una potenza di fuoco superiore.
(Roach, dal film Point Break)

6 - Non c mai stata una guerra buona e una pace cattiva.


(Benjamin Franklin)

Scrivi la tua frase sulla pace e, insieme a quelle dei tuoi compagni, inseriscila in un cartellone da appendere nellaula:
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PER RIFLETTERE CON IL RACCONTO

LA PRIMA GUERRA MONDIALE

Chiamata anche Grande Guerra, la Prima Guerra Mondiale fu il primo dei due grandi conflitti che segnarono il Ventesimo secolo. Si svolse dal 1914 al 1918 e fu detta mondiale per il numero di paesi che coinvolse in tutto il mondo. Si tratt infatti di un conflitto dalle proporzioni immani, che cost allEuropa perdite e distruzioni prima di allora mai avvenute: oltre otto milioni furono i soldati che persero la vita, venti milioni i feriti.

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Al termine del conflitto il continente europeo sub modificazioni profonde a livello territoriale e sociale. Mutarono radicalmente i confini tra gli Stati, scomparvero istituzioni politiche secolari come, per esempio, lImpero asburgico, e nacquero Stati completamente nuovi.

Cartolina dellepoca per celebrare la fine della guerra.

La firma del trattato di pace di Versailles mette fine alla Prima Guerra Mondiale.

LItalia usciva dalla guerra come vincitrice. Il 4 novembre di ogni anno si ricorda la fine della Prima Guerra Mondiale (4 novembre 1918).

Festaggiamenti per la fine della guerra.

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INDICE
A voi piace la storia? Vacanze? S, ma... La medaglia doro Augusto Martinelli Una coppia di poderosi cannoni lungo la strada Nuove conoscenze Un monumento illuminato dal sole Ora si vince, ora si perde Un gesto di coraggio Una guerra combattuta sulle montagne Escursione sul monte Zebio Come piccoli recuperanti Un pomeriggio come tanti? Dietro le apparenze Il sapore dellamicizia Storia di famiglia Quale miglior finale... Approfondimenti e schede didattiche 5 8 13 16 24 32 38 43 50 60 70 80 86 93 99 107 115