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a.a. 2013-2014

Linguistica generale (triennale Lettere)

Strutture morfologiche e significato nellindagine linguistica

Unit didattica A (20 ore)

Morfologia: entit, fenomeni e modelli di analisi

Indicazioni bibliografiche generali:

- T. De Mauro, Prima lezione sul linguaggio, Roma - Bari, Laterza, 2011
3
.

Indicazioni bibliografiche relative allunit didattica A:

- S. Scalise - A. Bisetto, La struttura delle parole, Bologna, il Mulino, 2008.
- A.M. Thornton, Morfologia, Roma, Carocci, 2005.
- Materiali predisposti dal docente.

Per i non frequentanti sono richieste le integrazioni seguenti:

- S. Scalise, Morfologia, Bologna, il Mulino, 1994.
- gli articoli di P. Ramat (Definizione di parola e sua tipologia) e di G. Berruto
(Considerazioni sulla nozione di morfema) in M. Berretta - P. Molinelli - A. Valentini
(a cura di), Parallela 4. Morfologia. Atti del V incontro italo-austriaco della Societ
di Linguistica Italiana, Tbingen, G. Narr Verlag, 1990, rispettivamente alle pp. 3-15
e alle pp. 17-28.



Morfologia: entit, fenomeni e modelli di analisi


La morfologia (gr. morph forma + lgos 'discorso') lambito delle scienze
linguistiche che si occupa delle unit minimamente dotate di significato, gli
elementi segnici che chiamiamo morfemi (unit della I articolazione secondo Andr
Martinet).
Essa costituisce uno dei piani dellarticolazione del linguaggio e rappresenta
linterfaccia tra il piano dei suoni/fonemi (fonetica/fonologia) e il piano della
sintassi. Mostra tale valenza tanto in prospettiva sincronica, quanto in prospettiva
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diacronica, e ci induce gli interpreti a riconoscere nella morfologia una dimensione
centrale nellorganizzazione delle lingue e del linguaggio.

La morfologia studia la struttura interna delle parole e i loro rapporti entro un
paradigma, per meglio dire i cambiamenti di forma esterna aventi riflessi funzionali.
Essa rispecchia e risponde a caratteristiche e a funzioni peculiari del linguaggio
verbale quali:

. economia: la morfologia permette di esprimere le medesime funzioni mediante i
medesimi elementi, utilizzandoli un numero illimitato di volte (si pensi ai morfemi
flessionali);

. coesione: la morfologia garantisce efficacemente la coesione testuale, in quanto
offre un repertorio alquanto vasto di indicatori delle relazioni esistenti tra le diverse
componenti dellenunciato. Tale propriet massimamente evidente nellaccordo
grammaticale, che segnala le relazioni morfologiche e sintattiche tra elementi
diversi di uno stesso enunciato (lat. civis optimus est; it. Quella penna rossa nuova
e raffinata).


Nozione di parola


La nozione di parola da considerarsi un primitivo, poich si presenta alla
consapevolezza dei parlanti di una data lingua con un buon grado di evidenza
intuitiva, pi forte in quelli alfabetizzati ma rilevante anche in quelli non
alfabetizzati.

. Di solito, i parlanti interiorizzano unimmagine del proprio idioma come articolato
e articolabile in (sotto)unit, le parole appunto, ma con esiti strutturalmente
differenti da lingua a lingua e che prescindono da quellopzione culturale che la
scrittura.

In Language. An Introduction to the Study of Speech (New York 1921; trad it. Il
linguaggio. Introduzione alla linguistica, Torino 1969), il linguista antropologo
Edward Sapir (1884-1939) ricorda che locutori amerindiani non istruiti e senza
alcuna esperienza di scrittura erano in grado di dettargli testi nella loro lingua,
3
parola per parola, e che sapevano isolare parole entro un enunciato, potendo anche
ripetergliele singolarmente.

. Nel parlato non vi sono interruzioni tra parole. Tuttavia, entro questo continuum i
confini esistono, come dimostra il comportamento dei bambini in et prescolare, che
sono in grado di individuare inizio e fine di una parola allorquando si chiede loro
Che cosa significa x?.

. Daltra parte, un fenomeno di natura psicologica quale lanalogia rende conto del
fatto che la parola - e con essa i costituenti morfologici (affissi e radici/temi) -
presente al senso linguistico dei parlanti, i quali sia in fase di apprendimento della
L1 sia nellapprendimento e nelluso di una L2 producono forme analogiche come
*piangiuto o *goed o *childs.
Del resto, a questo fenomeno di mutamento morfologico, individuato nella sua
natura psicologica dai Neogrammatici e indicato poi nel 1912 da uno degli allievi di
Ferdinand de Saussure, Antoine Meillet (1866-1936) come una delle cause, insieme
alla grammaticalizzazione, del mutare della morfologia, dobbiamo esiti che sono
ormai fatti di langue nelle diverse lingue.

Fra gli esempi possibili, cfr. ingl. books per il pi antico beech, oppure il coesistere
nel lessico inglese di brother-s come plurale di brother creato per analogia di sister-
s e dellantico plurale metafonetico brethren nellaccezione confratelli, o ancora
lit. amav-o, con -o analogico della I pers. sing. del presente indicativo (am-o) che
ha sostituito il pi antico e regolare -a (< lat. -am di impf. ama-ba-m).

. Si consideri poi che, per quelle lingue che hanno una tradizione lessicografica, la
lemmatizzazione un procedimento familiare per i parlanti, che imparano a
riconoscere una forma archetipica, una parola rappresentativa di tutte le
variazioni formali note nel loro idioma.

Peraltro, definire linguisticamente loggetto parola problematico e ha costituito
per non pochi studiosi (e paradigmi) di linguistica un punto critico, talora anche
evitato (cos, ad esempio, nella prospettiva di Andr Martinet).

Alla riflessione linguistica di Ferdinand de Saussure (1857-1913), quale
testimoniata dal Cours de linguistique gnrale, dobbiamo attribuire questa
considerazione (Ch. Bally - A. Sechehaye [ds.], Cours de linguistique gnrale,
Lausanne - Paris 1916
1
, p. 154):
4

le mot, malgr la difficult quon a le dfinir,
est une unit qui simpose lesprit,
quelque chose de centrale dans le mcanisme de la langue.

Possiamo convenire sul fatto che una parola , al contempo, una unit fonologica,
semantica e grammaticale (cio morfosintattica) e in questi termini la definisce il
linguista britannico John Lyons (1932-: Introduction to Theoretical Linguistics,
1968): a word may be defined as the union of a particular meaning with a particular
complex of sounds capable of a particular grammatical employment.

Tuttavia, la definizione linguistica di parola e lindividuazione di criteri che, nella
loro generalit interlinguistica, siano validi per tutti i tipi di parole possibili e
attestati nelle lingue del mondo si sono rivelate operazioni particolarmente
complesse per una molteplicit di fattori:

.parola individua ununit di confine.
La parola alla base della distinzione tra morfologia, che della struttura interna
delle parole si occupa, e sintassi, che guarda a come le parole si organizzano e si
combinano dando luogo a sintagmi e a frasi. Per la morfologia dunque, la parola
ununit (tendenzialmente) non minima; per la sintassi invece essa unit minima.

.parola ha limiti diversi, secondo che si considerino distintamente i livelli
grafico, fonologico, morfosintattico, semantico.
Daltra parte, nessuno dei criteri riconducibili ai diversi livelli dellanalisi linguistica
di per s bastevole a definire in modo interlinguisticamente e scientificamente
valido che cosa sia parola:

. Parola ortografica: lidea pi banale di parola come sequenza posta tra spazi
bianchi; unidea basata su criteri convenzionali, storicamente dati, e su regole di
divisione della grafia che, fra laltro, quandanche siano adottate da una data
comunit sono meno diffuse rispetto alla scriptio continua.

. Parola fonologica: la struttura fonologica e intonazionale, soprattutto per certe
lingue, un criterio importante al fine di delimitare i confini tra le parole, ma non
comunque sufficiente.
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Anche fenomeni che, in molte lingue, consentirebbero di identificare le parole entro
la catena parlata presentano limiti euristici e mostrano come il criterio fonologico
non sia generalizzabile a tutte le lingue verbali.
Si pensi, ad esempio, a fatti quali laccento fisso, allarmonia vocalica, oppure a
certi processi fonologici (ad. es. in tedesco la neutralizzazione dellopposizione
fonologica tra contoidi occlusivi sordi e contoidi occlusivi sonori in posizione finale
di parola, come in <Rad> nom. sing. nt. ruota omofono rispetto a <Rat> nom.
sing. m. consiglio con realizzazione [T]), che per non sono comuni a tutte le
lingue e dunque hanno scarso valore indiziario.

. Al linguista statunitense Leonard Bloomfield (1887-1949; Language, New York
1933) dobbiamo aver definito parola come a minimum free form. Ma neppure
questa definizione, per quanto significativa, appare omnicomprensiva della variet
di manifestazioni della parola.
Ad esempio, esistono parole che hanno un grado di mobilit e di libert minore
rispetto ad altre (si pensi ad esempio ad articoli, adposizioni e congiunzioni); daltra
parte, esistono parole che i parlanti sentono come tali ma che, pur essendo libere,
non possono dirsi minime (si pensi ad esempio alle unit lessicali polirematiche o
plurilessematiche, come it. gatto delle nevi o partire in quarta).

In effetti, esistono elementi che consideriamo parole ma che si comportano come
se non lo fossero e non rispondono ai criteri sopra elencati, mentre siamo portati a
non considerare parola elementi che si comportano come se lo fossero.

.Ieri ho visto un alligatore
.*Un ieri ho visto alligatore

.Maria seduta in poltrona
.*Maria in seduta poltrona.

In italiano, larticolo un e la preposizione in non esistono in una frase che abbia
senso compiuto se non combinati ad altre unit lessicali, a meno che non ricorrano
in un contesto citazionale, metalinguistico-riflessivo.

.Ho guidato una macchina da corsa
.*Ho guidato una da corsa macchina
.Ho guidato una macchina da corsa velocissima
.Ho guidato una velocissima macchina da corsa
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.Ho guidato una macchina velocissima da corsa


.Ho guidato un gatto delle nevi
.*Ho guidato un delle nevi gatto
.Ho guidato un enorme gatto delle nevi
.Ho guidato un gatto delle nevi enorme
.*Ho guidato un gatto enorme delle nevi


AFFISSI PAROLE SINTAGMI


-bil-e il, un, da, per padrone, poltrona macchina da corsa
-os-o quando, perch imbevibile, spremuta ferro da stiro,
-ist-a corsa ad ostacoli
in- lacrime di coccodrillo


. Inoltre, le lingue del mondo mostrano come le parole siano strutturalmente diverse
e come esistano TIPI morfologici differenti, che possiamo porre lungo un continuum
che ha nel tipo isolante ed in quello polisintetico (e incorporante) i propri estremi e
che apre ad una visione prototipica, scalare e non categoriale della parola.


Tipi morfologici


Su un piano generale, come dice Eugenio Coseriu, parola un universale possibile
per tutte le lingue verbali, dal momento che esiste almeno un tipo linguistico
(morfologicamente parlando), quello detto isolante, in cui la parola appare come
entit ben isolabile e riconoscibile.

Non meno vero quanto afferma Edward Sapir (cit. da Id., Il linguaggio.
Introduzione alla linguistica, p. 123):

tutte le lingue differiscono luna dallaltra, ma certune sono pi differenti
delle altre. Dire questo equivale a dire che possibile raggruppare le lingue in
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tipi morfologici. impossibile elencare un numero limitato di tipi che
rendano piena giustizia alle caratteristiche specifiche delle migliaia di lingue e
dialetti che sono parlati sulla superficie della terra. Come tutte le istituzioni
umane, la lingua troppo variabile ed elusiva per essere etichettata con
sicurezza assoluta. Anche se operiamo con una serie di tipi minuziosamente
distinti possiamo star certi che molte delle lingue che considereremo avranno
bisogno di una certa potatura prima di entrare nei nostri schemi. le lingue,
muovendosi lungo strade diverse, hanno manifestato la tendenza a convergere
verso forme simili.

Altra considerazione fondamentale, ancora con le parole di Sapir (op. cit., p. 126):

Ogni lingua pu e deve esprimere le relazioni sintattiche fondamentali, anche
se nel suo vocabolario non si trova alcun affisso. Da ci traiamo la conclusione
che ogni lingua una lingua dotata di forma. Si intende che, a parte
lespressione delle pure relazioni, una lingua pu essere senza forma, cio,
senza forma nel senso (meccanico e piuttosto superficiale) che essa non ha
lingombro di elementi non radicali il cinese possiede una forma interna
nello stesso senso in cui si pu dire che la possieda il latino, bench il cinese sia
esteriormente informe, mentre il latino esteriormente formale.


Su un piano tipologico, con riferimento alla strutturazione della parola, possibile
contrapporre le lingue di tipo isolante a lingue che esibiscono altri tipi morfologici,
a partire da quello incorporante e includendo i tipi agglutinante, fusivo.
La tipologia della parola si manifesta come un continuum di strategie differenti, i
cui estremi sono rappresentati dal tipo isolante e da quello incorporante.

Con ci, facciamo appello ad un criterio di classificazione morfologica che ha
avuto, tra i promotori nel secolo XIX August Wilhelm von Schlegel (1767-1845),
Wilhelm von Humboldt (1767-1835), August Schleicher (1821-1868) e nel primo
Novecento lo stesso Edward Sapir.

Vediamo i diversi tipi morfologici noti per le lingue del mondo.

Propriet rilevanti per definire i tipi sono, come indicato da Sapir, due parametri fra
loro combinabili:

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. Indice di sintesi: valuta il numero di morfemi che possibile individuare entro una
parola.

. Indice di fusione: valuta il grado di difficolt con cui possibile segmentare una
parola; dunque espressione del livello di trasparenza dei confini tra i morfemi e dei
contenuti espressi da ciascun morfema.

Logicamente possibili sono, a priori, quattro tipi, dati dal combinarsi dei due criteri
sopra citati:

1) Lingue le cui parole sono costituite da un unico morfema esprimente un unico
significato,
2) Lingue le cui parole sono costituite da un unico morfema esprimente pi
significati,
3) Lingue le cui parole sono costituite da pi morfemi ciascuno dei quali
esprime un unico significato,
4) Lingue le cui parole sono costituite da pi morfemi ciascuno dei quali
esprime pi significati.

Dei quattro, il tipo 2 inesistente; i tipi linguistici concretamente ed effettivamente
noti sono i seguenti: tipo isolante (1), tipo agglutinante (3), tipo fusivo (4, con il
sottotipo detto introflessivo), tipo polisintetico/incorporante (4).


. Con tipo isolante si intende una lingua che presenta parole invariabili, prive di
struttura interna, monomorfemiche e tendenzialmente monosillabiche, con indice di
sintesi molto basso (pari a 1:1) e con indice di fusione nullo (data lassenza di
confini interni alla parola).
In lingue annoverabili in questo tipo (come cinese e vietnamita quali esempi
altamente rappresentativi) gli elementi lessicali, invariabili, vedono determinata sia
la classe lessicale a cui appartengono, sia la loro relazione con altre parole in base
alla posizione essi che occupano entro la frase. Nelle lingue di tipo isolante, i
significati grammaticali (quali ad esempio tempo e aspetto verbale, numero, etc.)
sono espressi non da morfemi legati, bens da altri elementi lessicali autonomi.

Il cinese, ad esempio, ha un medesimo ideogramma e una stessa parola per
esprimere il verbo e il nome (hua dipingere e quadro), grazie al processo della
conversione (cfr. anche ingl. N bank e V to bank, Agg. dry e V to dry). Lordine dei
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costituenti frasali molto rigido e d informazioni sulle relazioni grammaticali (ad
es. il genitivo precede sempre il nome a cui si riferisce; laggettivo svolge funzione
di predicato o di aggettivo a seconda che segua - ma hsiao il cavallo () piccolo- o
preceda il nome - hsiao ma il piccolo cavallo). Mancano la flessione nominale (ad
esempio le categorie grammaticali di genere e numero sono espresse attraverso
mezzi lessicali, mediante parole autonome indicanti femmina, maschio,
molti) e quella verbale (nel verbo la persona indicata tramite un pronome;
lespressione del tempo affidata ad avverbi, come presto per il futuro; particelle
definiscono la dimensione aspettuale: le perfettivo, zhe imperfettivo, guo perfetto).

Si noti ad esempio in cinese:

who mai le yi ben shu

io comprare PASSATO uno CLASSIF. libro

e in vietnamita (lingua mon-khmer della famiglia austroasiatica):

ti doch sch

io leggere libro.


. Al polo opposto rispetto al tipo isolante, nelle lingue attribuibili al tipo
polisintetico (come leschimese siberiano e il groenlandese) la parola
polimorfemica, vede la presenza di pi morfemi lessicali e di molti morfemi
grammaticali (lindice di sintesi basso) e la relazione tra elementi retti ed elementi
reggenti viene ottenuta incorporando loggetto nel verbo. Questa somma di
informazioni, in un qualunque altro tipo linguistico, richiederebbe di norma di
essere espressa da unintera frase.
Talora il tipo polisintetico viene distinto dal tipo incorporante (E. Sapir non
condivide tale distinzione), in cui una sola parola vede giustapposti morfemi di
natura eminentemente lessicale.
Una parola in una lingua incorporante - quale il nahuatl (lingua uto-azteca merid.)
o il ciukci (lingua paleosiberiana) - corrisponde in un qualunque altro tipo ad una
struttura frasale.

Si veda, ad esempio, nello yupik siberiano:
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angya ghalla ng yug tuq

barca - ACCR. - comprare - DESID. - III sg.
lui vuole comprare un barca grande

e in groenlandese occidentale (una variet di eschimese):

illu mi nii(p) puq

casa - III sg. - in - III sg.
(egli) a casa sua,

oppure:

ippasaq tikip-put aqagu-lu ikinnguta-at tiki-ssa-pput

ieri arrivare-IND.-III pl. domani-e amici-III pl. arrivare-FUT-IND.-
III pl.
Sono arrivati ieri e i loro amici arriveranno domani.

In una lingua incorporante come il nahuatl posso avere:

ni naka qua

io - carne - mangio
io mangio carne

ma si pensi anche a composti inglesi NV quali (to) babysit, (to) horseride.


. Le lingue di tipo agglutinante (quali turco, finlandese, ungherese), invece,
prendono il nome dalla tendenza ad agglutinare morfi grammaticali ad un (unico)
morfo lessicale. Lindice di fusione alquanto basso e la parola facilmente
segmentabile nelle proprie componenti; lindice di sintesi invece medio-alto.
Le parole sono tendenzialmente polimorfemiche e ciascun morfo, in genere, esprime
un solo morfema (morfi monofunzionali); lordine dei morfemi lineare ed alta la
trasparenza costitutiva.
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Si noti ad esempio in turco:

el - ler - imiz - den dalle nostre mani

mano - PL. - nostro - da (Abl.).

Si consideri la flessione del sostantivo turco adam uomo:

Sing. Pl.
Nom. adam Nom. adam-lar
Gen. adam-in Gen. adam-lar-in
Dat. adam-a Dat. adam-lar-a
Acc. adam-i Acc. adam-lar-i
Abl. adam-dan Abl. adam-lar-dan
Loc. adam-da Loc. adam-lar-da

e quella plurale di el mano:

Pl.
Nom. el-ler
Gen. el-ler-in
Dat. el-ler-e
Acc. el-ler-i
Abl. el-ler-den
Loc. el-ler-de

in cui si noti lallomorfia del morfema di plurale, che si presenta come -lar o come -
ler in funzione del vocalismo del morfo lessicale ( il fenomeno dellarmonia
vocalica, che assume funzione morfologica).


. Le lingue di tipo fusivo (con Edward Sapir, che preferisce questa designazione a
flessivo) presentano una morfologia non necessariamente lineare ma ad incastro e
spesso non trasparente, che prevede anche la modifica dellelemento radicale
(flessione interna, rappresentata da apofonia quantitativa, qualitativa, metafonia,
), come accade nelle lingue indoeuropee. I morfi sono in genere cumulativi,
poich veicolano pi informazioni morfosintattiche (scarsa, se non assente, la
biunivocit):
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.ingl. cat ~ cat-s, lat. nom. sing. amico-s (> amicu-s), it. (io) lessi (< legg-si) con
morfemi grammaticali in posizione lineare;
.ingl. foot ~ feet con segno opaco creatosi in diacronia (dallant. ingl. sing. ft ~ pl.
ft-i > ft ~ foet-i con metafonia > medio ingl. sing. ft ~ pl. foet con apocope della
vocale finale > sing. foot ~ pl. feet ed esito fonetico u, i: che si presta a
rappresentare la differenza funzionale tra singolare e plurale);
.verbi forti dellinglese, con apofonia qualitativa (Ablaut): see ~ saw ~ seen; shake ~
shook ~ shaken;
.verbi forti del tedesco, con apofonia qualitativa (Ablaut): brechen ~ brach ~
gebrochen; nehmen ~ nahm ~ genommen.

. Sottotipo del tipo fusivo considerato quello introflessivo, che caratterizza la
morfologia detta a pettine delle lingue semitiche. Anche in questo sottotipo i morfi
sono polifunzionali e la parola costituita necessariamente dal combinarsi a
pettine di una componente consonantica (in genere trilittera, talora quadrilittera),
che porta un significato lessicale generale e relativo ad unarea di significato, e di
una componente vocalica, che porta valori morfologici.

Ad esempio, in arabo:

KTB si riferisce allambito della scrittura, ai suoi agenti, ai prodotti e ai luoghi,
senza essere parola, diversamente da:
kataba scrisse
kitb libro e kutub libri
ktib scrittore
kutub venditore di libri.



Verso una definizione prototipica di parola


Se la tipologia della parola si manifesta lungo un continuum che ha nel tipo
isolante e in quello incorporante/polisintetico i propri estremi, allora nel definire
parola utile accogliere una prospettiva non tanto categoriale e discreta, bens
scalare, graduale e prototipica. Una simile prospettiva non comporter quindi una
risposta s/no alla domanda se una certa sequenza fonica dotata di significato e di
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funzione morfosintattica sia o meno parola, ma sar in grado di riconoscere
propriet idealmente caratterizzanti questa entit e criteri diagnostici per valutare il
grado di vicinanza o distanza dal modello, cio dal prototipo, delle entit
concretamente oggetto di analisi.

Possiamo ricorrere a criteri formali, che nel loro cooccorrere si rivelano utili a
definire interlinguisticamente parola:

. pausabilit: i confini di parola sono punti di pausa potenziale entro lenunciato ed
parola ogni sequenza che possa essere preceduta e/o seguita (mai interrotta) da una
pausa.

. coesione tra le parti costituenti e non interrompibilit: parola quella sequenza di
elementi che esibisce una struttura interna stabile e coesa (ad es. ocul-ist-a, non *ist-
ocul-a; ferro da stiro, non *stiro da ferro; lat. reg-e-b-ant-ur, non *reg-ant-e-b-ur;
lat. res publica, non publica res; si noti ingl. bibl-ic-ist e bibl-ist-ic, ted.
Feldarbeitsforschungsgruppe gruppo di ricerca di lavoro sul campo e
Feldforschungsarbeitsgruppe gruppo di lavoro di ricerca sul campo; eschim. ino-
rssu-anguag persona-grande-piccola = piccolo gigante e in-ungua-rssuag
persona-piccola-grande = grande nano) e che non pu essere interrotta da altro
materiale linguistico (ad es. padrone, ex-padrone, padron-issim-o, non *pa-xxx-
dron-e; lat. res publica, non *res mala publica; ingl. blackbird in quanto composto,
non a black and yellow bird in quanto sintagma).
Si ricordi che, tra gli affissi, quelli discontinui (circonfissi, transfissi) e gli infissi
sono meno frequenti, interlinguisticamente, rispetto a suffissi e prefissi. A
testimoniare la predilezione delle lingue storico-naturali per queste due modalit di
affissazione sta una formazione come lat. nom.sg. is-te, che gi in et arcaica ha
eliminato la flessione interna (gen.sg. *eius-te, cfr. invece gen.sg. eius-dem rispetto
a nom.sg. is-dem).

. mobilit posizionale: parola una sequenza di elementi linguistici che possono
essere spostati in blocco (ad esempio: Questa spremuta imbevibile, Imbevibile
questa spremuta!, non *Bevibile questa spremuta im, *Imbevi questa spremuta
bile; lat. Brutus Caesarem occidit oppure Caesarem occidit Brutus oppure Occidit
Caesarem Brutus tutte frasi ugualmente grammaticali).

. isolabilit o enunciabilit in isolamento: parola una sequenza di elementi
linguistici che pu costituire, da sola, un enunciato (ad esempio: Bevi!, Imbevibile!).
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Sono questi tratti tipici delle lingue isolanti e che permettono di riconoscere il
prototipo di parola nella struttura caratterizzante questo tipo morfologico: una
parola invariabile, non formata secondo regole (cio non derivata, n composta, n
flessa), recante il minimo di informazione grammaticale, dunque massimamente
opaca, simbolica e non motivata, dunque non iconica e non descrittiva.



Scomporre le parole in morfemi:

Analizzare una parola equivale a individuare i confini tra gli elementi che la
costituiscono, dunque una operazione di scomposizione.
Il principio di scomposizione e quello di commutazione entro il significante di una
parola, utilizzabili per individuare le unit della fonologia, permettono di isolare
anche le unit minime della morfologia (e anche i segni minimi), i morfemi:

<fangoso> <fang-> + <-os-> + <-o>
{fang-} base lessicale, radice
{-os-} suffisso derivazionale
{-o} suffisso flessionale (+ singolare + maschile)

{fang-}: fango, fanghiglia, infangare, parafango,
{-os-}: cremoso, legnoso, ferroso,
{-o}: bello, brutto, corto,

- In base alla funzione che i morfemi rivestono nella parola, distinguiamo tre tipi:

1. morfemi lessicali (o radici), portatori di un contenuto lessicale, referenziale, che
rinvia ad un significato concettuale a sua volta associabile a un contenuto
extralinguistico, oggettivo, connesso alla descrizione del mondo; essi costituiscono
una classe aperta, sempre arricchibile in unit, potenzialmente illimitata;

. morfemi grammaticali, portatori di un significato grammaticale, funzionale,
dunque linguistico e interno al sistema; costituiscono una classe chiusa e
quantitativamente limitata, difficilmente arricchibile in unit. A sua volta, un
morfema grammaticale pu svolgere due diverse funzioni:
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2. derivazionale (o derivativo): permette di derivare parole nuove da parole (o
morfemi lessicali) esistenti; dunque, crea parole nuove entro il lessico e tende a
cambiare la categoria lessicale del derivato rispetto alla forma da cui deriva. I
morfemi derivazionali sono sottoposti a restrizioni combinatorie (combinabilit
parziale) e presentano lacune di distribuzione. Sono comunque in numero
tendenzialmente maggiore rispetto ai morfemi flessionali.

3. flessionale (o flessivo): permette di dar conto delle concrete forme flesse in cui
un lessema si presenta ed esprime i valori (o tratti morfosintattici) inerenti alle
categorie grammaticali obbligatorie operanti in un dato sistema linguistico. Non
crea, dunque, parole nuove entro il lessico, bens forme flesse, e non cambia la
categoria lessicale della forme in questione. I morfemi flessionali (anche detti
desinenze) non presentano restrizioni (combinabilit completa) n lacune
distribuzionali, diversamente dai morfemi derivazionali, e sono in numero inferiore
a quelli, andando a costituire una classe chiusa.

Pertanto:

- In base al grado di contenuto semantico, morfemi lessicali, derivazionali e
flessionali sono da porsi entro un continuum che va dal massimo di concretezza
(tipica degli elementi del lessico) al massimo di astrattezza (tipica delle desinenze).
Daltra parte, il medesimo continuum oppone i morfemi lessicali in quanto
minimamente relazionali ai morfemi flessionali, che sono relazionali al massimo
grado.

- Tale gradiente opera anche in base allinventario, poich si passa da un inventario
aperto, quello proprio del lessico, ad uno chiuso, assai difficilmente modificabile
nelle proprie unit, e massimamente per i morfemi flessionali.
Con riferimento a questi tre criteri (posizione, contenuto semantico, inventario), si
pu proporre la scala seguente:

LESSICO > DERIVAZIONE > FLESSIONE


Alcune considerazioni ulteriori in chiave differenziale:

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I morfemi grammaticali tendono ad assumere collocazione diversa rispetto al
morfema lessicale a seconda del contenuto che esprimono. Di fatto, una tendenza
universale quella per cui il/i morfema/i derivazionale/i segua/no immediatamente
quello lessicale e che questultimo subisca prima la derivazione, poi la flessione;
uno degli universali individuati da Joseph Greenberg, infatti, rileva che se
derivazione e flessione seguono entrambe la radice, la derivazione si trova sempre
tra radice e flessione.
Il morfema flessionale, dunque, tende a chiudere la sequenza e ad essere
posizionalmente pi lontano dal morfema lessicale: libr-ett-o, amor-os-o, ma ted.
Kind-er-chen (con -chen suffisso diminutivo).
In ci si pu vedere un riflesso della natura (generalmente) pi astratta e relazionale
delle desinenze, che hanno una collocazione pi iconica, rispetto a quella degli
affissi derivazionali, la cui contiguit rispetto al morfema lessicale da correlarsi
alla loro funzione di creatori di nuove parole e dunque di diretti modificatori del
valore referenziale della radice.


Una distinzione importante: morfemi liberi e morfemi legati

Diciamo morfema libero (free) un segno minimo che pu occorrere liberamente in
una frase, in modo indipendente dalla combinazione con altri, mantenendo il proprio
contenuto; un morfema libero pu costituire una parola.
Non necessariamente libero un morfema lessicale; ci avviene solo in presenza di
parole monomorfemiche (ad es. ingl. eat, club, apple, who, where, ted. drei, Pferd,
wenn, Rat, it. tre, due, chi, dove, anche, poi, dopo, bar, lat. et, enim, sal, hic) ed
quindi osservabile in lingue a forte tendenza isolante o in quelle che presentano fatti
di isolatezza (litaliano, ad esempio, tende ad avere parole - almeno - bimorfemiche:
gatt-o, per-a, can-e).

Diciamo morfema legato (bound) un segno minimo che non pu ricorrere
isolatamente in una frase e che manifesta il proprio contenuto solo combinandosi
con altri (un morfema libero o un altro morfema legato con cui vada a costituire una
parola), a meno che non si trovi in un contesto metalinguistico-riflessivo (ad es. Il
suffisso derivazionale os in italiano ).
I morfemi grammaticali, comunque, sono senza eccezione tutti morfemi legati (it. -
os-, -mente, -Vbil-, -ist-, -o, -e, can-, gatt-, lav-; ingl. -s, -dom, -ed);
iperonimicamente li chiamiamo affissi.

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Morfema una nozione problematica:

. morfema = lunit emica, astratta, appartenente al livello della forma, della
langue; idealmente, il morfema unentit minima, atomica, non ulteriormente
scomponibile, omogenea, rappresentata da un unico morfo (biunivocit)

. morfo = lunit etica, concreta, che si ottiene dalla scomposizione lineare, con
riferimento al piano della sostanza, alla parole (v. Charles F. Hockett, Problems of
Morphemic Analysis, Language XXIII, 1947, pp. 321-343).

Tale distinzione risolve molti problemi dellanalisi morfologica, in primo luogo il
fatto che una parola possa non essere segmentata in porzioni minori, che parole in
relazione grammaticale possano non condividere (o condividere solo in parte) una
forma fonologica, che una o pi funzioni morfosintattiche non siano rappresentate
da alcun significante, ...

Casi problematici:

Allomorfo: linsieme delle varianti formali di un morfema, che corrisponde a tutte
le realizzazioni concrete in cui un morfema pu presentarsi, mantenendo il proprio
valore funzionale o lessicale. Esempi di allomorfia:

. il morfema lessicale muoversi in direzione di un luogo vicino a chi parla,
presente in italiano nellinfinito pres. venire, conosce cinque allomorfi in
distribuzione complementare:
{ven-} (venire, veniamo, ),{veng-}(vengo, vengono), {venn-} (venni, vennero),
{verr-}(verr, verrei), {vien-} (vieni, vieni!);

. il morfema derivazionale italiano che esprime la potenzialit in rapporto al
morfema lessicale a cui si unisce:
{-abil-} (mangiabile, osservabile), {-ibil-} (leggibile, godibile), {-ubil-} (solubile);

. il morfema flessionale di plurale nominale inglese, con distribuzione
complementare in funzione del suono finale di parola:
{-s} s (cat-s, cup-s) dopo contoidi sordi non fricativi n affricati, {-s} z (dog-s,
god-s, sister-s) dopo contoidi sonori non fricativi n affricati e dopo vocoidi, {-es}
z (hors-es, bush-es) dopo contoidi fricativi o affricati;

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. i casi di allomorfia caratterizzanti le lingue con armonia vocalica (turco -ler : -lar;
-mak : -mek; ung. -ak : -ek).

Altre situazioni di non biunivocit:

Suppletivismo: il suppletivismo una manifestazione di imprevedibilit e di
opacit morfologica a livello orizzontale ed un fenomeno minimamente naturale.
Entro un paradigma si ha, sincronicamente, quando le forme concrete in cui
rappresentato un lessema sono fonologicamente non derivabili luna dallaltra ma
appaiono al parlante semanticamente correlate. Cos per lat. sum/fui rispettivamente
dalle radici per essere e per essere per natura; it. andare/vado; ancora, per basi
lessicali quali it. sangue/ematico, calore/termico, vento/eolico, fr.
il/oculaire/opticien, cheval/questre/hippique, pre/paternel.
Si distingue (ma non sempre facile) tra suppletivismo debole (ad es. it.
Arezzo/aretino; Rovigo/rodigino; ingl. better/best ma forte rispetto a good) e
suppletivismo forte (ad es. it. Chieti/teatino, Ivrea/eporediese,
buono/migliore/ottimo; lat. fer/tuli; ingl. go/went; it. vado/andiamo; sp. voy/ir, fr.
il va/jirai/nous allons) in base al grado di somiglianza fonologica tra la base e il
derivato.

Morfo cumulativo (o cumulo morfemico): caratterizza le lingue tipologicamente
fusive, che hanno morfi polifunzionali esprimenti valori morfosintattici multipli
senza che la scomposizione del significante in segmenti minori possa portare ad
unattribuzione di specifici valori funzionali. Cos, ad es., per lat. est, it. , fr. est,
nonch per ted. ist e per ingl. is (lingua a bassa fusivit); oppure per lat. multae
curae (nom. pl. femm.) in cui -ae veicola per laggettivo e per il nome i valori
morfosintattici di [+ NOMINATIVO + PLURALE + FEMMINILE].

Morfo amalgamato (o m. portemanteau): considerato un sottotipo del morfo
cumulativo e si ha quando, come nelle preposizioni articolate fr. <au> da + le;
<du> da de + le, gli elementi costitutivi non possono essere pi separati e divengono
indivisibili.

Morfo zero: si ha quando una o pi funzioni morfosintattiche operano
fattorialmente (ci che impone di presupporre i morfemi corrispondenti operanti a
livello di langue), ma non sono rappresentate in alcun modo a livello di significante,
nella parole. Ci accade, ad esempio, per plurali italiani quali citt, universit, caff,
specie, per ingl. sheep, per lat. (nom.sg.) sal (rispetto a gen.sg. sal-is), per lat. (voc.
19
sg.) lupe (rispetto a lup-u-s < lup-o-s), per cco (gen. pl.) slov (da *slov-, rispetto a
nom. sg. slovo parola).

Si deve per rammentare quanto si legge in CLG (p. 105): occorre sempre fare
appello a due termini simultanei; non Gste che esprime il plurale
intrinsecamente, ma lopposizione Gast/ Gste, e ci poich anche le signe
zro veicola valori morfosintattici entro un sistema.

Morfo vuoto: tradizionalmente esemplificato dal caso delle vocali tematiche degli
idiomi romanzi, espresse da un significante che, per, non pare portare alcun
contenuto grammaticale e relazionale con riferimento alle funzioni morfosintattiche.
Le opinioni degli specialisti peraltro sono divergenti al riguardo, poich vi chi
riconosce a questi morfi (almeno) la funzione di segnalatori di appartenenza
categoriale; quanto accade per il sistema verbale italiano, in cui si riconoscono tre
vocali tematiche (a, e, i) caratterizzanti le tre coniugazioni (-are, -ere, -ire):

am-a-re am-a-te am-a-va-te
cred-e-re cred-e-te cred-e-va-te
dorm-i-re dorm-i-te dorm-i-va-te.

Per quanti accettano di considerare le vocali tematiche parte del morfema lessicale
importante la nozione di tema (ama-, crede-, dormi-), esito dellunione tra radice e
vocale tematica.

Morfo soprasegmentale (o superfisso o sopraffisso): le lingue verbali possono
attribuire ai tratti soprasegmentali funzione fonologica e il variare di quelli pu
veicolare valori morfosintattici diversi.
Ad esempio, in inglese la mobilit accentuale permette di distinguere parole
appartenenti a classi lessicali diverse (Nome ~ Verbo), come nelle coppie minime
record (N, piana) ~ (to) record (V, tronca), export (N, piana) ~ export (V, tronca).
In shilluk (lingua nilotica del Sudan meridionale) il tono ha valore distintivo e,
dunque, permette di opporre wat casa (con tono alto costante) ~ wat case (tono
discendente).

Morfo sostitutivo (replacive morph): in prospettiva sincronica, sono inclusi in
questa categoria i casi di flessione metafonetica, quali ingl. foot ~ feet, goose ~
geese, mouse ~ mice, man ~ men, tooth ~ teeth, nella misura in cui alla stabilit del
componente consonantico si associa la variazione del vocalismo radicale, che
20
assume propriet articolatorie diverse che veicolano lopposizione tra singolare e
plurale.

Morfo sottrattivo: si ha in casi nei quali un valore morfologico si manifesta
attraverso la cancellazione di parte del significante. Ad esempio, diversamente da
quanto accade nel tedesco standard, in un dialetto dellAssia il plurale di hond
cane hon (v. anche infra).


Anche la nozione di morfema, dunque, appare problematica per quanto concerne i
fenomeni che attengono al rapporto tra dimensione formale e controparte semantica
dei morfemi (non biunivocit) e di cui sono testimonianza i morfi cumulativi, i
morfi amalgamati, i morfi sostitutivi, i morfi zero, i morfi vuoti ...
La nozione di morfema, per, problematica anche per quanto concerne la
posizione segmentale e distribuzionale dei morfemi, come dimostrano - eccezion
fatta per suffissi e prefissi - i diversi tipi di affissi noti nelle lingue del mondo:
circonfissi, infissi, transfissi, sopraffissi.

Scala di morfematicit: un morfema ottimale dovrebbe avere le seguenti
propriet (v. G. Berruto, Considerazioni sulla nozione di morfema, in M. Berretta et
alii [edd.], Parallela IV. Morfologia, Tbingen, G. Narr, 1990, pp. 17-28):

. mostra un significato ben riconoscibile (manifestazione di significato)
. un pezzo di significante, materialmente percepibile (manifestazione di
significante)
. non presenta alternanze allomorfiche (allomorfia)
. linearmente compatto e non interrotto, continuo (linearit)
. concatenativo e additivo e si aggiunge giustapponendosi ad altri (concatenazione
additiva)
. isolabile segmentalmente come sequenza di foni (isolabilit segmentale)
. non d luogo a fusione con altri morfemi attigui e presenta confini ben
individuabili (separabilit)
. ha una forma fonologica ben definita e specifica (definibilit della forma
fonologica)
. corrisponde solo e sempre a un significato e un significato corrisponde sempre e
sempre al morfema (biunivocit)
. non ammette significati plurimi in base al contesto di occorrenza (polisemia)
. non cumula su di s significati o valori plurimi (accumulo di significati)
21
. ricorre in pi contesti, unito ad altri morfemi diversi, ed riusabile (occorrenza
multipla).


Modelli dellanalisi morfologica

Charles F. Hockett, Two models of grammatical description, Word X, 1954, pp. 210-234.

yet we have no completely adequate model

MODELLO ENTITA E DISPOSIZIONI (IA Item and Arrangement): basato sui morfemi e
sul loro concatenarsi in combinazioni sempre pi complesse.

(art. cit., p. 212): The essence of IA is to talk simply of things and the arrangements in which
those things occur. One assumes that any utterance in a given language consists wholly of a
certain number of minimum grammatically relevant elements, called morphemes, in a certain
arrangement relative to each other. The structure of the utterance is specified by stating the
morphemes and the arrangement. The pattern of the language is described if we list the morpheme
and the arrangements in which they occur relative to each other to cover the phonemic shapes
which appear in any occurrent combination

(art. cit., p. 214): A linguistic form is either SIMPLE or COMPOSITE. A simple form is a
MORPHEME. A composite form consists of two or more IMMEDIATE CONSTITUENTS standing in a
CONSTRUCTION and forming a CONSTITUTE. Constituents and construction recur in other composite
forms (save for an occasional unique constituent). Each IC (= immediate constituent) occupies a
certain POSITION in the construction; each is the PARTNER of the other(s)

The grammar, or grammatical system, of a language is (1) the morphemes used in the language,
and (2) the arrangements in which these morphemes occur relative to each other in utterances

(art. cit., p. 215): A morpheme may appear in more than a single phonemic shape. A single shape
of a morpheme is a MORPH; the various morphs which are the shapes or REPRESENTATIONS of one
and the same morpheme are its ALLOMORPHS. The alternations in shape of a morpheme are
predictable in terms of the environments in which it occurs This necessitates a definition of
environment: the environment of a morpheme-occurrence is the setting of that occurrence,
insofar as that setting can be described in purely structural (i.e., nonsemantic) terms

Eugene A. Nida, Morphology. The Descriptive Analysis of Words (Ann Arbor, 1946 I ed.)
22
1) Le forme che hanno una distintivit semantica comune (a common semantic
distinctiveness) e unidentica forma fonemica (an identical phonemic form) in tutte le
loro occorrenze costituiscono un solo morfema
2) Le forme che hanno una distintivit semantica comune (a common semantic
distinctiveness), ma una forma fonemica differente (cio con riguardo ai fonemi o al loro
ordine), possono appartenere a uno stesso morfema, purch la distribuzione delle
differenze formali sia definibile fonologicamente
3) Le forme che abbiano una comune distintivit semantica (a common semantic
distinctiveness), ma che differiscono nella forma fonemica in modo che la loro
distribuzione non possa essere definita fonologicamente appartengono a un unico morfema
se sono in distribuzione complementare alle seguenti condizioni: a) se sono forme che
appartengono alla stessa classe morfologica; b) se riguardano parole diverse da quelle
regolari
4) Una differenza formale esplicita in una serie strutturale costituisce un morfema se in ogni
membro di questa serie la differenza formale esplicita e la differenza formale zero sono gli
unici tratti significativi per distinguere una unit minimale di distintivit fonetico-
semantica
5) Le forme omofone sono da considerarsi come appartenenti a uno stesso morfema o a
morfemi differenti sulla base delle seguenti condizioni: a) le forme omofone con significati
chiaramente differenti costituiscono morfemi differenti; b) le forme omofone con
significati collegati appartengono a uno stesso morfema se le classi di significato sono
accompagnate parallelamente da differenze di distribuzione
6) Un morfema isolabile se ricorre nelle seguenti condizioni: a) in isolamento; b) in
combinazioni multiple in almeno una delle quali lunit con cui si combina ricorra in
isolamento o in altre combinazioni con costituenti non unici; c) in una singola
combinazione, purch lelemento con cui ricorre appaia anche in isolamento oppure in
altre combinazioni con costituenti non unici.


MODELLO ENTITA E PROCESSI (IP Item and Process): basato sui morfemi e attento ad
individuare le regole che, a partire da un morfema soggiacente (underlying form), permettono di
dar conto di tutte le variazioni formali in cui questo appare in una data lingua.

Stephen R. Anderson, Amorphous Morphology, Cambridge 1992, p. 68): If we accept the
evidence that the range of morphological possibilities in natural languages include some processes
that cannot properly be represented as the addition of an affix, we must conclude that a general
morphological theory should admit both affixional and non-affixional rules. Since a process-based
23
approach (scil. IP) naturally accomodates affixation, but not viceversa, the alternative we should
prefer is to explore a theory of morphological processes.

(Ch. F. Hockett, art.cit., pp. 227-228): A linguistic form is either SIMPLE or DERIVED. A simple
form is a ROOT. A derived form consists of one or more UNDERLYING FORMS to which a PROCESS
has been applied. The underlying forms and the process all recur (save for occasional uniqueness)
in other forms. The underlying form or forms is (or are) the IMMEDIATE CONSTITUENT(S) of the
derived form, which is also called a CONSTITUTE; each underlying form is said to occupy a given
POSITION

. le vocali tematiche dellitaliano e Il modello IP

Regola di cancellazione di vocale (RCV)
V [- accent.] / - + V
I sg.
teme allomorfo soggiacente
+ o aggiunta morfo I sg.
teme + o disposizione risultante
tem + o applicazione della RCV
temo forma flessa

II pl.
teme allomorfo soggiacente
+ te aggiunta morfo II pl.
teme + te disposizione risultante
non si applica
temete forma flessa

. un caso di morfo sottrattivo in francese
Agg. M Sg. Agg. F Sg.
<plat> /pla/ <platte> /plat/
<frais> /fr/ <fraiche> /fr/
<laid> /l/ <laide> /ld/


MODELLO LESSEMA E PARADIGMA (WP Word and Paradigm): non richiede
scomposizione morfemica in quanto basato sul lessema.

24
(Ch.F. Hockett, art. cit., p. 210): the traditional framework for the discussion of Latin, Greek,
Sanskrit a frame of reference


Geert Booij, Inherent versus contextual inflection and the split morphology hypothesis, in G. Booij
- J. Van Marle (eds.), Yearbook of Morphology 1995, Dordrecht, Kluwer, 1996, 1-16:

Two types of inflection should be distinguished, inherent and contextual inflection. Inherent
inflection is the kind of inflection that is not required by the syntactic context, although it may
have syntactic relevance. Examples are the category of number for nouns, comparative and
superlative degree of the adjective, and tense and aspect for verbs. Other examples of inherent
verbal inflection are infinitive and participles. Contextual inflection, on the other hand, is that kind
of inflection that is dictated by syntax, such as person and number markers on verbs that agree
with subjects and/or objects, agreement markers for adjectives, and structural case markers on
nouns.

Joseph H. Greenberg, Some universals of grammar with particular reference to the order of
meaningful elements, in Id. (ed.), Universals of human language, Cambridge (Mass), 1963, 73-
113
. univ. 28: se tanto la derivazione quanto la flessione seguono il radicale, o se esse precedono
entrambe il radicale, la derivazione si trova sempre tra il radicale e la flessione.

ted. Kind-er-chen
ol. held (sg.) held-en (pl.) held-en-dom
ol. scholier-en-dom
ingl. bound-ed-ness, lov-ing-ness.