Anda di halaman 1dari 169

Astronomia - Sommario

1 Elementi propedeutici di fisica


1.1 Forze e strutture
1.2 Le 4 forze naturali
1.2.1 L'interazione gravitazionale
1.2.2 Interazione elettromagnetica
1.2.3 Interazione forte
1.2.4 Interazione debole
1.3 Le Particelle elementari e i quanti di forza
1.4 La radiazione elettromagnetica
1.4.1 Spettri di emissione
1.4.2 Spettri di assorbimento
1.4.3 Effetto oppler
2 Unit di misura in astronomia
2.1 Il parsec e la parallasse
3 Il sistema solare: Leggi di Keplero
3.1 prima legge di Keplero
3.2 seconda legge di !eplero
3.3 terza legge di !eplero
4 Il sistema solare: I pianeti
Il sistema solare: i corpi meteorici
! Il sistema solare: corpi cometari
" Il sistema solare: il sole
".1 Struttura del sole
".2 #rigine dell$energia solare
".3 La struttura interna del sole
# Il sistema solare: origine
$ Le stelle: classifica%ione e sistemi di riferimento
1& Le stelle: 'aratteristic(e fisic(e
1%.1 Luminosit& e 'ariabilit&
1%.2 Massa e dimensioni
1%.3 (emperatura e colore) i tipi spettrali
11 Le stelle: e)olu%ione
11.1 Il diagramma *+
11.2 Formazione stellare) fase di presequenza
11.3 Fase di stabilit& ed e'oluzione finale
11.4 E'oluzione stelle doppie) binarie cataclismic,e -no'ae e superno'ae Ia.
12 Le stelle: *ggetti collassati
12.1 Stelle a neutroni e pulsar
12.2 /uc,i neri
13 Il +e%%o interstellare
13.1 Pol'ere
13.2 0as
13.3 istribuzione
14 La ,alassia: -ia Lattea
1 Le ,alassie
11.1 2orfologia e classificazione
11.2 0alassie peculiari) 3uclei 0alattici 4tti'i -403.
11.3 istribuzione) la struttura a grande scala dell5uni'erso
1! +oti della terra
16.1 2oto di rotazione
16.1.1 Pro'e del moto di rotazione
16.1.2 7onseguenze del moto di rotazione terrestre
16.1.3 urata del moto di rotazione) il giorno
16.2 moto di ri'oluzione
16.2.1 Pro'e del moto di ri'oluzione
16.2.2 7onseguenze del moto di ri'oluzione) alternarsi delle stagioni
16.3 2oto doppio conico dell$asse e precessione degli equinozi
16.3.1 7onseguenze della precessione
16.4 urata del periodo di ri'oluzione) l$anno
16.1 moti minori millenari
16.1.1 2o'imento di rotazione della linea degli apsidi
16.1.2 8ariazione dell$eccentricit& dell$orbita
16.1.3 8ariazione dell$inclinazione dell$asse
16.1.4 3utazioni
16.6 moto rispetto al centro galattico
1" La +isura del .empo
1".1 Il calendario
1".2 Fusi orari
1".3 Linea di cambiamento di data
1# L/*rientamento
19.1 #rizzonte e punti cardinali
18.2 #rientamento diurno
18.3 #rientamento notturno
19.4 eclinazione magnetica
19.1 eterminazione delle coordinate geografic,e
19.1.1 Latitudine di notte
19.1.2 Latitudine di giorno
19.6 Longitudine
1$ La Luna
1:.1 l5aspetto fisico
1:.2 2oto di rotazione
1:.3 Sistema (erra;Luna
1:.4 2oto di ri'oluzione e fasi lunari
1:.1 2ese sidereo
1:.6 2ese sinodico e ciclo delle lunazioni -2etone.
1:." La luna e le maree
1:.9 2ese draconico< retrogradazione dei nodi ed eclissi
1:.9.1 Eclisse di Luna
1:.9.2 Eclisse di Sole -occultazione.
1:.9.3 Il ciclo delle eclissi -Saros.
1:.: Librazioni
1:.1% L$orbita della luna intorno al sole
1:.11 Ipotesi sull$origine della luna
1:.11.1 Ipotesi della fissione
1:.11.2 Ipotesi della cattura
1:.11.3 Ipotesi dell5accrescimento
1:.11.4 Ipotesi dell5impatto meteorico
2& Appendice 1 0 1istan%e in Astronomia
istanze fino a qualc,e decina di =4 -interplanetarie.
2
2%.1 2etodi trigonometrici< Periodi di ri'oluzione e +adio;ec,i
istanze fino a qualc,e centinaio di parsec
2%.2 Parallassi annue e Parallassi di gruppo
2%.3 Le distanze fino a qualc,e decina di !iloparsec) Parallassi spettroscopic,e e
Parallassi dinamic,e
Le distanze fino a qualc,e 2egaparsec
2%.4 7efeidi< +egioni * II< 3o'ae< Parallassi nebulari
Le distanze fino a qualc,e decina di 2egaparsec
2%.1 4mmassi globulari e Supergiganti estreme
Le distanze fino a qualc,e centinaio di 2egaparsec
2%.6 (ull>;Fis,er e Superno'ae
Le distanze fino a qualc,e migliaio di 2egaparsec
2%." 0alassie pi? luminose< Lenti gra'itazionali e Legge di *ubble
21 Appendice 2 - 'omposi%ione moti or2itali
21.1 0iorno solare ed Equazione del (empo E
21.2 7alcolo mese sidereo
21.3 2o'imento linea dei nodi e degli apsidi lunari
21.4 +otazione linea degli apsidi terrestri -moto diretto del perielio.
21.1 Precessione degli equinozi
21.6 4nno (ropico
21." ata degli equinozi e dei solstizi
21.9 ata afelio@perielio
21.: Effetto della precessione sulle coordinate celesti
21.1% 0iorno siderale
22 Appendice 3 - 3otometria
22.1 Intensit& luminosa I
22.2 Flusso luminoso u
22.3 /rillanza /
22.4 Illuminamento E
22.1 7alcolo quantit& fotometric,e solari
22.6 Fotometria stellare
22." Indici di colore
22.9 2agnitudine ed albedo planetaria -modello elementare.
23 Appendice 4 0 dati e costanti
3
1 Elementi propedeutici di fisica
141 3or%e e strutture
La caratteristica forse pi appariscente dell'universo sta nella grande variet di oggetti che lo
compongono. Dagli atomi alle galassie l'universo rivela una gerarchia di strutture e forme in
continua evoluzione.
A ben guardare un universo amorfo, senza struttura potrebbe teoricamente esistere, costituito solo
da particelle elementari e radiazione in moto caotico, senza possibilit di legami reciproci. Le
strutture si producono infatti perch esiste un !ualche genere di restrizione al movimento
disordinato della materia. "ossiamo allora affermare che l'esistenza nell'universo di materia
strutturata rivela ine!uivocabilmente l'esistenza di restrizioni, di forze che costringono le particelle
ed i corpi in genere ad aggregarsi in modo pi o meno ordinato.
#n fisica il concetto di forza viene descritto attraverso le tre leggi della dinamica $%e&ton'.
(' #l principio di inerzia afferma che un corpo mantiene il suo stato di !uiete o di moto uniforme
lungo una linea retta se non esiste una forza ad esso applicata.
2' )uando una forza viene applicata ad un corpo libero di muoversi essa produce una variazione
della velocit del corpo $accelerazione' per tutto il tempo durante il !uale la forza agisce. *ale
accelerazione risulta direttamente proporzionale alla forza applicata ed inversamente proporzionale
alla massa del corpo $ + , ma'. %aturalmente se la forza agisce su di un corpo gi in movimento,
essa pu- produrre un'accelerazione positiva se agisce nel senso del moto, negativa se agisce in
senso opposto. .e infine una forza viene applicata perpendicolarmente alla direzione del moto essa
non produce variazioni sul modulo della velocit, ma esclusivamente sulla direzione, costringendo
il corpo a muoversi di moto circolare uniforme.
3' .e un corpo esercita una forza su di un secondo corpo, allora il secondo esercita sul primo una
forza uguale e contraria.
%el sistema internazionale di unit di misura $.#' l'unit di misura della forza / il newton $%'. (
ne&ton / la forza che, applicata ad una massa di ( 0g, le imprime un'accelerazione di ( m1s
2
.
%el sistema cgs l'unit di misura delle forze / la dina $d2n'. ( dina / la forza che, applicata ad una
massa di ( g, le imprime un'accelerazione di (cm1s
2
. # fisici ritengono oggi che in natura esistano 3
tipi fondamentali di forze o interazioni in grado di giustificare tutte le strutture esistenti.
142 Le 4 for%e naturali
1.2.1 L'interazione gravitazionale
4' la forza che si esercita tra corpi in virt della loro massa. 4' una forza esclusivamente attrattiva
che agisce in modo proporzionale alla massa dei corpi, mentre risulta inversamente proporzionale al
!uadrato della distanza che separa i corpi. 5iene descritta dalla legge di gravitazione universale
enunciata per la prima volta da %e&ton.
2
2 (
d
m m
G F =
dove 6 / la costante di gravitazione universale.
L'esperienza dimostra che la forza gravitazionale tra corpi anche molto vicini / estremamente
debole, a meno che non siano in gioco masse enormi. "er !uesto motivo l'interazione gravitazionale
3
non pu- essere invocata per spiegare la stabilit dei corpi di piccole dimensioni. 4ssa diventa invece
l'unica forza in grado di strutturare corpi molto massicci ed / !uindi considerata la forza principale
capace di governare le grandi strutture dell'universo, dai pianeti alle stelle, alle galassie. #l suo
raggio d'azione / infinito, nonostante che alle grandi distanze la sua intensit diventi naturalmente
molto piccola.
1.2.2 Interazione elettromagnetica
7entre la forza gravitazionale / una propriet della massa ed / !uindi sempre presente tra due corpi
!ualsiasi, la forza elettromagnetica agisce solo tra corpi elettricamente carichi. #n natura esistono
due tipi di cariche elettriche, convenzionalmente designate come positive e negative. La forza
elettromagnetica risulta attrattiva solo tra cariche di segno opposto, mentre diventa repulsiva per
cariche dello stesso segno. L'intensit della forza varia in funzione dell'intensit delle cariche in
gioco e della loro distanza con una legge analoga a !uella di gravitazione universale, nota come
legge di 8oulomb.
2
2 (
d
Q Q
K F =
dove 9 / una costante di proporzionalit pari a
(
3tc
o
, con c
o
costante dielettrica del vuoto.
%el sistema .# la carica elettrica si misura in coulomb $8'.
"oich gli atomi di cui / composta la materia sono formati da un nucleo di protoni carichi
positivamente, intorno al !uale orbitano elettroni negativi, la forza coulombiana risulta essere
responsabile della struttura atomica e molecolare, producendo tutti !uei legami che noi definiamo
'chimici', i !uali garantiscono la stabilit dei corpi ordinari. Le forze elettriche hanno come le forze
gravitazionali raggio d'azione infinito, ma risultano circa (:
3;
volte pi intense di !ueste ultime.
1.2.3 Interazione forte
Dopo aver verificato che la forza repulsiva che si esercita tra i protoni positivi / enormemente pi
intensa di !uella attrattiva dovuta alla loro attrazione gravitazionale, diventa inevitabile postulare
l'esistenza di un !ualche altro tipo di forza capace di giustificare la stabilit dei nuclei atomici.
L'esistenza di tale forza attrattiva estremamente intensa, chiamata interazione forte, venne
confermata dopo che nel (<32 8had&ic0 ebbe scoperto il neutrone nei nuclei atomici. .uccessivi
esperimenti durante i !uali i neutroni vennero fatti collidere con protoni e con nuclei atomici
dimostrarono infatti l'esistenza di una attrazione tra nucleoni $protoni e neutroni', che si rendeva
efficace solo !uando !uesti venivano portati a distanze inferiori a (:
=(3
cm. >ltre tale distanza
l'interazione forte non / pi in grado di far sentire i suoi effetti ed / per !uesto motivo che le
dimensioni tipiche dei nuclei atomici sono tutte di !uesto ordine di grandezza $(:
=(3
cm'. #l
minuscolo raggio di azione dell'interazione forte spiega anche perch sono richieste energie enormi
per portare due protoni ad unirsi in un processo di fusione nucleare, come !uello che avviene
all'interno delle stelle.
Forza di colore
In realt& oggi i fisici ritengono c,e l$interazione forte non sia una forza fondamentale di natura ma una specie di residuo
di una forza< detta forza di colore< c,e tiene uniti i quarA all$interno di ciascun adrone.
Secondo tale modello ciascun adrone B formato da tre quarA di colore di'erso< rosso< 'erde e blu. 3aturalmente i colori
indicano semplicemente tre di'ersi tipi di caric,e< nello stesso modo in cui i termini positi'o e negati'o indicano
con'enzionalmente i due tipi di carica elettrica. I tre quarA all$interno di un adrone si attirano per la presenza delle tre
caric,e di colore< le quali complessi'amente appaiono neutre< come un atomo appare neutro per il fatto di essere
costituito da tanti protoni positi'i quanti elettroni negati'i. I fisici si riferiscono al fatto c,e gli adroni non possiedano
complessi'amente una carica di colore residua dicendo c,e gli adroni sono bianc,i -la somma dei tre colori
fondamentali< rosso 'erde e blu..
2a quando due adroni sono sufficientemente 'icini B possibile c,e il quarA di un certo colore di un adrone attiri un quarA
di colore di'erso dell$altro adrone. (ali interazioni tra quarA di adroni di'ersi sarebbero dunque responsabili delle forze
c,e tengono uniti protoni e neutroni nei nuclei atomici e c,e noi abbiamo finora descritto come interazione forte.
L$interazione forte rappresenterebbe quindi un residuo della forza di colore< in modo analogo a quanto accade per le
?
forze intermolecolari c,e rappresentano un residuo della pi? fondamentale attrazione elettromagnetica c,e tiene uniti
protoni ed elettroni all$interno degli atomi e delle molecole.
#nfatti solo !uando due protoni possiedono un'energia cinetica $e !uindi una temperatura' tale da
vincere la repulsione elettrostatica fino a portarsi a distanze di 10
-13
cm, l'interazione forte pu-
produrre i suoi effetti attrattivi. L'interazione forte risulta 137 volte pi intensa della interazione
elettromagnetica. *utte le particelle soggette ad interazione forte sono classificate come adroni.
1.2.4 Interazione debole
L'interazione debole venne introdotta nel (<3? da +ermi per descrivere il fenomeno del
decadimento beta. .i tratta dell'interazione naturale pi sfuggente e difficile da descrivere "oich i
suoi effetti sono !uelli di provocare particolari tipi di decadimenti a livello di particelle elementari.
#n generale possiamo affermare che l'interazione debole / responsabile di tutti !uei decadimenti in
cui sono implicati neutrini. L'esistenza del neutrino venne postulata nel (<3: da "auli per salvare il
principio di conservazione dell'energia che sembrava altrimenti violato nel decadimento beta, visto
che la somma della !uantit di moto del protone e dell'elettrone non era pari a !uella iniziale del
neutrone.
n p e
e
+ + v
L'interazione debole presenta raggio d'azione dell'ordine di (:
=(;
cm ed / (:
(3
volte meno intensa
dell'interazione forte. *utte le particelle che non sentono l'interazione forte e che sono in grado di
'sentire' l'interazione debole sono dette leptoni $gli adroni sentono sia l'interazione forte che
l'interazione debole'. .ono leptoni l'elettrone, il muone $', il tauone $t' ed i rispettivi neutrini.
143 Le 5articelle elementari e i 6uanti di for%a
Le 3 forze naturali agiscono essenzialmente sulla materia. Attualmente i fisici possiedono un
modello estremamente sintetico ed elegante che descrive la materia.
)uando una porzione di materia viene ritenuta non ulteriormente divisibile $l'atomo dei greci'
prende il nome di particella elementare o quanto di materia. .i ritiene che esistano 2 tipi di
particelle materiali elementari $non composte da altre particelle'@ Quark e Leptoni.
.i conoscono ; )uar0 e ; Leptoni, comunemente raggruppati in 3 famiglie, ciascuna contenente
due )uar0 e due Leptoni secondo il seguente schema $la massa / espressa in 7e5 $l'elettronvolt /
l'energia ac!uistata da un elettrone !uando viene accelerato dalla differenza di potenziale di (volt.
( 7e5 , (:
;
e5' e la carica elettrica come frazione della carica unitaria dell'elettrone'
QUA!
L"#$%&I
La prima famiglia va a costituire la materia ordinaria con la !uale / costruito l'intero universo
materiale dagli atomi alle galassie. Le rimanenti due famiglie sono costituite da particelle instabili
che si formano attualmente solo in condizioni termodinamiche particolari $ad esempio nei grandi
I famiglia II famiglia III famiglia
nome sigla carica massa nome sigla carica massa nome sigla carica massa
up u A213 2=B charm c A213 (:::=(;:: top t A213 (C?;::
down d =(13 ?=(? strange s =(13 (::=3:: bottom b =(13 3(::=3?::
I famiglia II famiglia III famiglia
nome sigla carica massa nome sigla carica massa nome sigla carica massa
elettrone e =( :,?(( muone =( (:?,;; tauone t =( (CCC
neutrino
elettron.
v
e
: D :,::?( neutrino
muonico
v

: D :,2C neutrino
tauonico
v
t
: D 3(
;
acceleratori di particelle' e si trasformano $decadono' rapidamente nelle particelle stabili della
prima famiglia.
8iascuna delle (2 particelle presenta inoltre la sua antiparticella che si distingue solo per avere
carica elettrica opposta. Le antiparticelle vengono rappresentate con il simbolo della particella con
una barretta sopra. Ad esempio l'elettrone $e o e
=
' ha come antiparticella l'antielettrone o positrone $
e o e
A
'.
A differenza dei Leptoni, i )uar0 non esistono liberi in natura, ma si aggregano a gruppi di 2 o 3.
Le particelle composte da 3 )uar0 sono chiamate barioni, !uelle composte da 2 )uar0 sono dette
mesoni. Earioni e mesoni costituiscono un unico gruppo di particelle note come adroni.
6li unici due barioni stabili nelle attuali condizioni termiche dell'universo sono il protone $duu'
formato da due )uar0 up ed un )uar0 do&n e il neutrone $ddu' formato da un !uar0 up e due
)uar0 do&n.
La carica elettrica degli adroni si ottiene come somma algebrica della carica elettrica dei singoli
)uar0 che li compongono. %on esistono adroni con cariche elettriche frazionarie. # mesoni si
formano dall'unione di un )uar0 e di un Anti!uar0. Ad esempio il pione negativo t
=
presenta la
seguente struttura uu. # mesoni presentano un !uar0 di un colore ed un anti!uar0 del rispettivo
anticolore $antirosso , cianoF antiverde , magentaF antiblu , giallo', in modo che anch'essi si
presentano globalmente neutri $bianchi' per !uanto riguarda la carica di colore.
# barioni possiedono tutti spin semintero e sono perci- fermioni $ubbidiscono al principio di
esclusione di "auli', mentre i mesoni presentano spin intero e sono perci- bosoni $non ubbidiscono
al principio di esclusione di "auli'.
)uar0 e Leptoni interagiscono attraverso i 3 tipi di forze fondamentali gi descritte. >ggi per-
anche le forze o interazioni vengono descritte attraverso teorie !uantistiche. 8i- significa che
!uando due particelle materiali interagiscono tramite una delle !uattro forze di natura lo fanno,
secondo le attuali vedute, scambiandosi un quanto di forza. # !uanti associati alle !uattro forze di
natura possono a tutti gli effetti essere considerati come particelle portatrici di forza $vettori di
forza'.
Le particelle che mediano le interazioni sono tutte bosoni $bosoni intermedi'.
interazione 'uanto (pin carica elett.

gra)itazionale gravitone $ipotetico' 2 :
elettromagnetica fotone ( :
*orte +di colore, B gluoni ( :
de-ole 3 bosoni deboli
G
A
( A (
G
=
( = (
HI ( :
L'interazione gra)itazionale / una forza puramente attrattiva che agisce tra corpi dotati di massa
tramite scambio di gravitoni. La descrizione !uantistica di tale interazione non / ancora
soddisfacente.
L'interazione elettromagnetica / una forza che agisce sia in modo attrattivo che repulsivo tra
particelle dotate di carica elettrica tramite scambio di fotoni.
C
L'interazione di colore agisce tra i )uar0 tramite scambio di B gluoni, mantenendo legati i )uar0
all'interno degli adroni. # leptoni non possiedono carica di colore e su di essi non agisce pertanto
l'interazione forte.
L'interazione de-ole / alla base di tutti i processi tra particelle in cui sono coinvolti neutrini. .ia
!uar0 che leptoni presentano carica debole. #n tutte le reazioni di interazione debole sono coinvolti
3 fermioni. #l decadimento del neutrone / una tipica interazione debole mediata dal bosone G
=
n p e
e
+ + v
I bosoni deboli elettricamente caric,i -C
D
e C
;
. sono in grado di trasformare i EuarA l$uno nell$altro secondo il seguente
sc,ema
7osF il decadimento beta del neutrone de'e essere interpretato come una trasformazione di un EuarA d in un EuarA u
per emissione di un bosone debole C
;
il quale decade poi in un elettrone e in un antineutrino elettronico
In modo analogo i leptoni possono trasformarsi l$uno nell$altro per interazione debole secondo il seguente sc,ema
4d esempio il muone decade in un elettrone< un neutrino muonico e in un antineutrino elettronico secondo la seguente
reazione
Le 3 interazioni fondamentali presentano ovviamente una diversa intensit $o adesivit'.*ali
differenze tendono per- ad annullarsi con l'aumentare della temperatura.
L'intensit dell'interazione debole e di !uella elettromagnetica diventano ad esempio paragonabili
ad una temperatura di circa (:
(?
I9, che corrisponde ad una energia cinetica media $
3
2
0*
' delle
particelle di circa (:
((
e5.
L'ipotesi che l'interazione debole e l'interazione elettromagnetica potessero essere a tutti gli effetti
indistinguibili ed unificarsi a tali energie ha trovato una conferma sperimentale nel (<B3 ad opera
dell'!uipe del 84J% guidata da 8. Jubbia.
B
Al di sopra di (:
(?
I9 non ha !uindi pi senso distinguere fotoni e bosoni deboli e sarebbe pi
opportuno parlare di un unico tipo di vettori intermedi, i bosoni elettrodeboli che trasportano
un'unica forza elettrodebole unificata.
Anche se non / ancora stato possibile effettuare una verifica sperimentale, pochi scienziati hanno
oggi dei dubbi che anche l'interazione forte possa unificarsi con l'interazione elettrodebole. 5i sono
diverse teorie che prevedono tale unificazione al di sopra di (:
2C
I9 $(:
23
e5' e che sono note come
eorie di Grande !nificazione $.U$'.
.econdo la pi semplice di tali teorie $.K?' al di sopra di tale temperatura risultano stabili 23
bosoni vettori intermedi, noti come bosoni L che trasportano un'unica forza grandunificata. Lo
scambio di tali bosoni tra )uar0 e Leptoni trasforma gli uni negli altri. .opra tale temperatura non
avrebbe nemmeno pi senso distinguere tra )uar0 e Leptoni che vengono spesso indicati come
lepto"quar#.
Al di sotto di tale temperatura (2 bosoni L decadono negli B gluoni e nei 3 bosoni elettrodeboli,
mentre gli altri (2 bosoni L decadono in !uar0 e leptoni stabili.
4sistono infine ipotesi teoriche, sulle !uali non vi / ancora sufficiente convergenza da parte degli
specialisti, che prevedono una completa unificazione di tutte e 3 le forze a (:
32
I9 $(:
2B
e5'. *ra
!ueste sollevano particolare interesse tra i fisici le teorie supersimmetric$e $/U/0' che prevedono
che sopra una certa temperatura anche fermioni e bosoni diventino indistinguibili. .econdo tali
teorie ogni particella elementare nota dovrebbe essere associata ad una particella supersimmetrica
$superpartner' che differisce, oltre che per la massa molto elevata solo per mezza unit di spin. 8osM
tutti i fermioni avrebbero dei bosoni per superpartners e viceversa. # fermioni supersimmetrici $tutti
con spin (12 tranne il gravitino con spin 312' vengono indicati aggiungendo la desinenza =ino al
nome del loro partner normale $fotino, gluino, Gino, Hino, gravitino', mentre i bosoni
supersimmetrici $tutti con spin zero' vengono indicati anteponendo il prefisso s= al nome dei loro
partners normali $selettrone, sneutrino, s!uar0'.
144 La radia%ione elettromagnetica
La maggior parte delle informazioni che ci pervengono dallo spazio sono sotto forma di energia
elettromagnetica. La conoscenza della natura e delle leggi che governano la radiazione
elettromagnetica risulta !uindi fondamentale nello studio dei corpi celesti.
%el (B2: il fisico danese Nans 8hristian %er(ted scoprM che un magnete ed un filo percorso da
corrente elettrica si attirano reciprocamente.
%el (B3( l'inglese 7ichael Farada1 trov- che a sua volta un magnete in movimento esercita una
forza su di una carica elettrica ferma costringendola a muoversi, fenomeno oggi noto come
induzione elettromagnetica.
Divenne dun!ue presto evidente che la forza elettrica e la forza magnetica, fino ad allora ritenute
separate, dovevano essere due aspetti di uno stesso fenomeno.
)ualche decennio pi tardi lo scozzese Oames 8lerc0 2a34ell sintetizz- tali risultati sperimentali
con uno straordinario lavoro teorico. .ervendosi esclusivamente del calcolo differenziale 7aP&ell
dimostr- infatti che un campo elettrico di intensit variabile nel tempo produce nello spazio
circostante un campo magnetico anch'esso di intensit variabile. #l campo magnetico indotto,
variando di intensit, induce a sua volta un campo elettrico variabile e cosM via.
#n conclusione l'iniziale perturbazione del campo $elettrico o magnetico che sia' non rimane
confinata nello spazio, ma si propaga come una serie di campi magnetici ed elettrici concatenati di
intensit variabili. Le variazioni di intensit si presentano con tipico andamento sinusoidale, tanto
da meritare al fenomeno il nome di onda elettromagnetica.
<
La teoria di 7aP&ell permette anche di ottenere per via teorica la velocit di propagazione
dell'onda, la !uale risulta essere pari al reciproco della radice !uadrata del prodotto della costante
dielettrica del vuoto $c
o
' per la permeabilit magnetica del vuoto $
o
'.
v ,
(
c
o o
, 3::.::: 0m1s
La straordinaria coincidenza numerica tra la velocit di propagazione dell'onda elettromagnetica e
la velocit di propagazione della luce nel vuoto 'c', port- 7aP&ell a formulare l'ipotesi, in seguito
confermata sperimentalmente da Nertz, che la luce non fosse altro che un onda elettromagnetica di
particolare lunghezza d'onda.
Kn'onda elettromagnetica, essendo un campo di forze di intensit variabile che si propaga nello
spazio, agisce su tutte le particelle cariche e sui magneti che incontra costringendoli a vibrare al suo
stesso ritmo, cosM come un sughero sull'ac!ua viene fatto oscillare dal passaggio di un'onda d'ac!ua.
4ssendo la radiazione elettromagnetica un fenomeno ondulatorio, essa / descrivibile attraverso i
caratteristici parametri associabili a !ualsiasi onda@
(' il periodo viene definito come il tempo impiegato dal campo elettromagnetico per eseguire una
vibrazione completa o, il che / lo stesso, il tempo impiegato da una cresta d'onda per raggiungere la
posizione precedentemente occupata dalla cresta che la precede.
2' viene definita frequenza v, il reciproco del periodo $(1*'. La fre!uenza misura il numero delle
oscillazione nell'unit di tempo. .i misura in cicli al secondo o hertz.
3' .i definisce infine lung$ezza d'onda , lo spazio tra due creste successive. La lunghezza d'onda
rappresenta anche lo spazio percorso dall'onda nel tempo *.
"oich la velocit di propagazione 'c' delle onde elettromagnetiche / costante ed essa / pari al
rapporto tra lo spazio percorso ed il tempo impiegato a percorrerlo *, se ne deduce che e *
sono direttamente proporzionali
c , /T
inoltre, poich v , (1*, la relazione si pu- scrivere
c , v
lunghezza d'onda e fre!uenza sono inversamente proporzionali.
L'onda elettromagnetica trasporta energia. 8e ne possiamo facilmente convincere pensando al fatto
che le onde elettromagnetiche sono in grado di mettere in movimento le cariche elettriche investite,
eseguendo su di esse un lavoro.
)uando per- si prendono in considerazione fenomeni in cui sono coinvolti scambi energetici tra
radiazione elettromagnetica e materia, il nostro modello ondulatorio diventa purtroppo inadeguato
ed incapace di dar ragione di molti fatti sperimentali.
#n tal caso viene utilizzato un modello corpuscolare in cui la radiazione risulta costituita da
pacchetti di energia detti fotoni.
L'energia portata da ciascun fotone risulta direttamente proporzionale alla fre!uenza della
radiazione secondo una costante di proporzionalit 'h', detta costante di %lanc#.
4 , h v
Dun!ue la radiazione ad alta fre!uenza $e piccola lunghezza d'onda' risulta composta da fotoni
altamente energetici, mentre la radiazione a bassa fre!uenza $ed elevata lunghezza d'onda' /
costituita da fotoni poco energetici.
(:
La classificazione delle radiazioni elettromagnetiche in base alla lunghezza d'onda $o, il che / lo
stesso, in base alla fre!uenza' prende il nome di spettro elettromagnetico.
Le onde elettromagnetiche che il nostro occhio riesce a percepire, indicate come frazione visibile
dello spettro o spettro visibile, possiedono una lunghezza d'onda compresa tra :,3< e :,CC .
%oi percepiamo ciascuna lunghezza d'onda della radiazione visibile come un colore diverso. Alla
radiazione di maggior lunghezza d'onda corrisponde il rosso $:,;2 = :,CC '. Al diminuire della
lunghezza d'onda corrisponde l'arancione, il giallo, il verde, il blu ed infine, alla radiazione di minor
lunghezza d'onda corrisponde il violetto $ :,3< = :,33 '.
Al di l del violetto troviamo radiazioni di minor lunghezza d'onda e di maggior energia, invisibili
all'occhio umano, corrispondenti all'ultravioletto, ai raggi L ed ai raggi gamma.
Al di !ua del rosso troviamo radiazioni di maggior lunghezza d'onda e di minor energia,
corrispondenti all'infrarosso, alle microonde ed alle onde radio.
Attraverso una tecnica detta spettroscopia / possibile suddividere una radiazione proveniente da un
corpo e composta da onde elettromagnetiche di diversa lunghezza d'onda nelle sue componenti,
dette radiazioni monocromatic$e. .i ottengono cosM una serie di righe colorate aventi ciascuna una
particolare lunghezza d'onda, che definiscono lo spettro di !uel corpo.
4sistono due tipi fondamentali di spettri@ gli spettri di emissione e gli spettri di assorbimento.
1.4.1 Spettri di emissione
6li spettri di emissione sono prodotti direttamente dai corpi e rappresentano una forma di emissione
di energia da parte della materia. *rattandosi di un caso di interazione materia1radiazione tali
fenomeni vanno trattati utilizzando il modello corpuscolare.
4sistono due tipi di spettri di emissione@ spettri di emissione continui e spettri di emissione
discontinui o 'a rig$e'.
(' 6li spettri di emissione continui vengono prodotti da corpi solidi o li!uidi a !ualsiasi temperatura
al di sopra dello zero assoluto $:I9'. La radiazione emessa / identica per !ualsiasi tipo di corpo ad
una stessa temperatura. #n altre parole lo spettro che si forma non dipende dalla natura chimica del
corpo emittente, ma / funzione esclusivamente della sua temperatura. Lo spettro che si forma si
dice continuo in !uanto sono presenti tutte le righe spettrali anche se con intensit diversa.
L'intensit delle righe spettrali cresce da sinistra verso destra, raggiunge un massimo per poi
decrescere. Affermare che ciascuna riga spettrale presenta una diversa intensit, significa dire che
ciascuna riga trasporta una diversa !uantit di energia. .e costruiamo il diagramma che mette in
relazione la distribuzione di energia dello spettro in funzione della lunghezza d'onda si ottiene una
curva di !uesto tipo

La lunghezza d'onda in corrispondenza con il massimo della curva trasporta la maggior !uantit di
energia ed / detta lunghezza d'onda di massima emissione $
maP
', mentre le radiazioni di lunghezza
((
d'onda minore e maggiore risultano meno intense e trasportano !uindi una minor !uantit di
energia.
.i noti che l'intensit massima non / necessariamente situata in corrispondenza delle lunghezze
d'onda pi energetiche $lunghezze d'onda minori'. 8i- perch !ueste ultime, pur essendo formate da
fotoni pi energetici, sono evidentemente costituite da un numero di fotoni molto esiguo rispetto a
!uello che costituisce le lunghezze d'onda in corrispondenza delle !uali / situato il picco.
La posizione del picco di energia dipende dalla temperatura del corpo emittente. Diminuendo la
temperatura il massimo si sposta verso lunghezze d'onda maggiori e contemporaneamente la curva
si abbassa.
#l valore della lunghezza d'onda di massima emissione / ricavabile in base alla legge dello
spostamento di &ien

maP
* , 9
*emperatura assoluta e lunghezza d'onda di massima emissione risultano dun!ue inversamente
proporzionali. 4' per !uesto motivo che un corpo portato ad alta temperatura $ ad esempio una
sbarra di ferro' ci appare prima rosso, poi arancione, poi giallo, poi bianco=azzurro. "er lo stesso
motivo vedremo che esistono stelle superficialmente 'pi fredde' che ci appaiono rosse e stelle via
via pi calde che vediamo gialle, arancioni etc. 8i- non significa che emettono solo !uella
lunghezza d'onda, ma che le altre lunghezze d'onda emesse sono talmente deboli da essere
sovrastate dalla lunghezza d'onda di massima emissione.
"er temperature molto basse il massimo di emissione non cade pi nella banda della luce visibile,
ma si sposta nella zona dell'infrarosso, fino a raggiungere, per temperature bassissime le microonde
e le onde radio.
%aturalmente un corpo a maggior temperatura deve emettere complessivamente anche una maggior
!uantit di energia e viceversa. #nfatti diminuendo la temperatura la curva non solo si sposta ma si
abbassa. .i pu- dimostrare che lQarea sottesa alla curva $integrale della funzione' rappresenta
l'energia totale emessa nell'unit di tempo e per unit di superficie radiante.
La relazione che descrive la variazione di energia emessa in funzione della temperatura del corpo
emittente / detta legge di 'tefan"(oltzmann.
4 , o *
3
Per inciso ricordiamo c,e la cur'a di spettro continuo B detta anc,e cur'a di corpo nero -cosF 'iene c,iamato un
radiatore integrale< cioB un corpo in grado di riemettere tutta l$energia c,e assorbe. e c,e tutti i tentati'i di descri'ere
matematicamente tale cur'a applicando il modello ondulatorio di 2aGHell rimasero infruttuosi fino all$inizio del $:%%<
quando l$introduzione della costante di PlancA $,$ aprF le porte ad un modello corpuscolare e quantizzato dell$emissione di
energia radiante.
(2
2' 6li spettri di emissione a rig$e si producono !uando un gas o un vapore assorbe una opportuna
!uantit di energia che poi riemette sotto forma di particolari e caratteristiche righe spettrali.
+acendo attraversare la radiazione proveniente da un gas eccitato attraverso uno spettrografo non si
ottengono tutte le righe spettrali, ma uno spettro composto da poche righe separate da spazi vuoti in
cui le righe sono assenti.
L'interesse di tali spettri / dovuto al fatto che il tipo di righe emesse da ciascun elemento o
composto chimico allo stato gassoso, dipende dalla sua particolare struttura atomica e !uindi esiste
uno spettro a righe specifico e caratteristico per ciascun elemento o composto. #n tal modo
analizzando le righe spettrali provenienti dai corpi celesti / spesso possibile risalire ai composti di
cui sono costituiti, eseguendo una vera e propria analisi chimica a distanza.
1.4.2 /pettri di a((or-imento
)uando una radiazione termica di corpo nero, dopo aver attraversato un vapore o un gas, viene
analizzata allo spettrografo, si constata che dallo spettro continuo mancano alcune righe spettrali, le
!uali sono state assorbite dal gas interposto.
#n pratica si osserva che i gas ed i vapori assorbono le stesse radiazioni che emettono !uando
vengono eccitati $legge di Kirc$$off = (B?<', per cui lo spettro di assorbimento risulta l'esatto
negativo dello spettro a righe. Le righe nere degli spettri di assorbimento vengono dette rig$e di
Fraun$ofer, dal nome del fisico che per primo le osserv- nel (B(? nello spettro solare.
1.4.3 "**etto 5oppler
)uando osserviamo gli spettri provenienti da corpi in moto relativo rispetto a noi essi ci appaiono
deformati. #n particolare le righe risultano spostate verso lunghezze d'onda maggiori se la sorgente
luminosa possiede un moto relativo di allontanamento, mentre risultano spostate verso lunghezze
d'onda minori se la sorgente / animata da un moto relativo di avvicinamento.
"oich nello spettro visibile le lunghezze d'onda maggiori corrispondono al rosso, mentre le
lunghezze d'onda minori corrispondono al blu, il fenomeno di RdilatazioneR della lunghezza d'onda
proveniente da un corpo in allontanamento / indicato come spostamento verso il rosso o red"s$ift,
mentre il fenomeno di RcompressioneR della lunghezza d'onda proveniente da un corpo in
avvicinamento / indicato come spostamento verso il blu o blu"s$ift.
%aturalmente ci- non significa che una radiazione che ha subito un red=shift o un blu=shift ci appaia
effettivamente rossa o blu, significa solo che ci appare con una lunghezza d'onda rispettivamente
maggiore o minore di !uella che possedeva al momento di emissione.
L'intensit del fenomeno / tanto maggiore !uanto maggiore / la velocit radiale di allontanamento o
di avvicinamento. #l fenomeno / analogo, come fece notare 5oppler nel (B32 e come dimostr-
sperimentalmente Fizeau nel (B3B, a !uello che si produce nelle onde acustiche. 4' noto infatti che
una sorgente sonora in avvicinamento produce un suono pi acuto, mentre in allontanamento
produce un suono pi grave $effetto )oppler'.
.upponiamo ora che una sorgente luminosa emetta onde elettromagnetiche di periodo *
e
e che la
sorgente si stia allontanando dall'osservatore ad una velocit v.
Dopo aver emesso la prima cresta, la seconda verr emessa dopo un tempo *
e
.
7a nel tempo *
e
compreso tra un'emissione e la successiva la sorgente si allontana di uno spazio
v*
e
. )uesta distanza aumenta il tempo richiesto perch la seconda cresta raggiunga l'osservatore@
alla velocit della luce c, lo spazio v*
e
verr infatti percorso dalla seconda cresta in un tempo v*
e
1c.
(3
L'osservatore dun!ue non misurer pi un periodo *
e
, ma un periodo pi lungo. #l tempo compreso
tra l'arrivo di una cresta e l'arrivo di !uella successiva sar infatti pari al periodo normale *
e
pi il
tempo necessario per percorrere il tratto v*
e
*
o
, *
e
A v*
e
1c
#n base a tale nuovo periodo l'osservatore calcoler una lunghezza d'onda pari a

o
, c*
o
mentre la lunghezza d'onda in partenza / in relazione con il periodo originario *
e

e
, c*
e
Dividendo membro a membro le due ultime relazioni si ottiene

o
e
e
e
e
c
v
c
c
=
+ $ '
da cui semplificando

o
e
v
c
= + (
ed infine

o e
e
v
c

o e
e

viene comunemente indicato come 'z', parametro di red"s$ift. .i dimostra dun!ue che se z
/ dovuto ad effetto Doppler esso / pari al rapporto tra la velocit relativa del corpo emittente e la
velocit della luce. "oich / piuttosto semplice calcolare di !uanto / aumentata o diminuita la
lunghezza d'onda di uno spettro a righe, confrontandola con gli spettri standard dei vari elementi e
composti ottenuti in laboratorio, rimane di conseguenza subito determinata la velocit di
allontanamento o di avvicinamento espressa come percentuale della velocit della luce.
.e ad esempio misuriamo un aumento della lunghezza d'onda delle righe spettrali dell'idrogeno che
costituisce una galassia dell'(S, possiamo dedurne che tra la terra e tale galassia esiste un
movimento di allontanamento reciproco che avviene ad una velocit dell'(S di !uella della luce
$v1c , :,:(', pari a 3.::: 0m1s.
Determinando il parametro di red=shift $z' di alcuni corpi celesti sono stati calcolati valori superiori
ad (. 8i- non pu- naturalmente significare che tali corpi possiedono velocit superiori a !uelle della
(3
luce. .ignifica invece che essi si allontanano con velocit talmente prossime a !uelle della luce
$velocit relativistiche' che / necessario utilizzare una relazione relativistica per il calcolo di z.
%ella relativit speciale z / legato alla velocit di allontanamento v dalle seguenti relazioni
z
c v
c v
=
+

( e
( )
( )
v
c
z
z
=
+
+ +
( (
( (
2
2
.i tenga presente che per valori di z D :,:(, cio/ per velocit inferiori allQ(S della velocit della
luce, la relazione classica e !uella relativistica forniscono valori praticamente coincidenti.
2 Unit di misura in astronomia
"er distanze relativamente piccole, dell'ordine di grandezza del nostro sistema solare si usa l'unit
astronomica $UA', inizialmente definita come la distanza media sole=terra $semiasse maggiore
orbita', circa (?: milioni di 0m. *uttavia, poich il semiasse maggiore dellQorbita terrestre ha una
dimensione variabile con il tempo, lQKnit Astronomica / stata ridefinita come la distanza dal
centro del .ole alla !uale una particella di massa trascurabile si muoverebbe su di un orbita
circolare con periodo pari ad un anno gau((iano $anno gaussiano , 3;?.2?;B<B3 giorni. +u
adottato da 8arl +riedrich 6auss come lunghezza dell'anno siderale nei suoi studi sulla dinamica del
sistema solare'. Kna Knit astronomica / pertanto pari esattamente a (3<.?<C.BC:.;<( m, mentre il
semiasse maggiore dellQorbita vale attualmente (,::::::((23 KA $(3<.?<C.BBC.?:; m nellQanno
2:::'.
"er distanze superiori, galattiche ed ePtragalattiche, si usano l'anno=luce ed il parsec.
L'anno"luce $al' / la distanza percorsa dalla luce in un anno alla velocit di circa 3::.::: 0m1s, pari
a circa (:.::: miliardi di 0m $<,3;:?3 (:
(2
0m'.
Poic,I l5anno tropico dura 361<2422 giorni -pari a 31.116.:26 s. e la luce 'iaggia a 2<::":2419 1%
1
Am@s< un anno;luce
sar& pari a 31.116.:26 s G 2::.":2<419 Am@s J :4.6%1.294.124.64% Am
241 Il parsec e la parallasse
#l parsec $pc', abbreviazione di parallasse=secondo, / la distanza alla !uale il raggio medio
dell'orbita terrestre verrebbe visto sotto l'angolo di un secondo di grado.
( parsec corrisponde a 3,2; anni=luce e a 2:;.2;? KA.
*ale unit di misura deriva dal fatto che le prime misure di distanza in astronomia, effettuate per le
stelle pi vicine, si basavano su metodi trigonometrici, tramite determinazione dell' angolo di
paralla((e.
#l termine paralla((e indica lo spostamento apparente di due punti situati a distanza diversa
dall'osservatore !uando !uest'ultimo si sposta lungo una retta trasversale alla linea di osservazione.
4' il medesimo effetto prospettico che si produce !uando, osservando un dito proteso davanti a noi,
prima con il solo occhio destro e poi con il solo occhio sinistro, esso sembra muoversi rispetto allo
sfondo.
(?
La distanza tra i due punti di osservazione / detta -a(e parallattica. %el caso dell'esempio
precedente la base parallattica / costituita dalla distanza interoculare. Le due proiezioni che si
ottengono saranno evidentemente tanto pi separate !uanto maggiore / la base parallattica e1o
!uanto pi vicino / l'oggetto all'osservatore. L'angolo compreso tra le due visuali / detto angolo
parallattico o parallasse.
"er ottenere uno spostamento parallattico di un pianeta rispetto allo sfondo delle stelle fisse /
necessaria una base parallattica sufficientemente estesa, ad esempio il diametro terrestre. "er
utilizzare il diametro terrestre come base parallattica / sufficiente eseguire 2 osservazioni a distanza
di (2 ore, aspettando che la terra compia mezzo giro intorno al suo asse. La met dell'angolo
compreso tra le due visuali / detto paralla((e diurna.
"er poter ottenere effetti parallattici per oggetti pi distanti dei pianeti $come sono appunto le stelle'
/ necessario prendere come base parallattica l'asse maggiore dell'orbita terrestre, eseguendo le
osservazioni a distanza di ; mesi. #n (2 mesi le stelle pi vicine sembrano infatti percorrere un
ellisse sullo sfondo delle stelle pi lontane $fisse'. *ale ellisse non / altro che la proiezione
dell'orbita della terra sulla sfera celeste. L'angolo 2o sotto il !uale noi osserviamo l'asse maggiore di
tale ellisse apparente / lo stesso sotto cui un osservatore posto sulla stella osserverebbe l'asse
maggiore dell'orbita terrestre. La met di tale angolo, pari ad o, / detto paralla((e annua della
stella. *ale angolo permette la misura della distanza d della stella $o del pianeta in caso di parallasse
diurna'. Jicordando infatti che in un triangolo rettangolo il rapporto tra le misure dei cateti / pari
alla tangente dell'angolo opposto al primo cateto, potremo scrivere@
r
d
tgo
=
C
sA
sB
A
B
s
o
2o
d
r
%aturalmente lo spostamento apparente e il conseguente valore della parallasse risulter tanto
maggiore !uanto pi la stella / vicina alla terra, mentre diminuir, al punto da non essere pi
(;
misurabile per stelle molto distanti. )uando la parallasse annua di una stella / di (R $(13;:: di
grado', la relazione precedente fornisce una distanza di
( )
d
r
#m = = = =
tg
KA
tg (1 3;::
KA , al
o
(
2:;2;3 B 3 :B?;CC; (: 3 2;(;33
(3
, , ,
Kna stella dista !uindi ( parsec dalla terra !uando misuriamo per essa un angolo di parallasse di (
secondo di grado $(R'. %essuna stella, per !uanto vicina, presenta una parallasse superiore al
secondo di grado. La stella pi vicina, "roPima 8entauri $cielo australe', presenta una parallasse di
:,C;R e !uindi dista da noi 3,2;1:,C; , 3,3 al. Le prime determinazioni di una parallasse stellare
annua si devono a .truve $(B22 = o *quilae :,(B(R' e a Eessel $(B3C = +, -.gni :,3(3R'.
T facile verificare che la distanza della stella, espressa in parsec / inversamente proporzionale
allQangolo di parallasse. .e t / la parallasse annua, allora
t
=
(
' $ pc d
.e misuriamo un angolo di mezzo secondo di grado la stella si trova ad una distanza doppia $2 pc',
se misuriamo un angolo di (1(: di secondo la distanza / dieci volte maggiore $(: pc' e cosM via.
Attualmente i nostri strumenti non ci permettono di apprezzare angoli inferiori al centesimo di
secondo ed / !uindi impossibile determinare la parallasse di stelle la cui distanza sia superiore a (::
parsec $circa 3:: al'.
Immaginiamo c,e l5orbita terrestre giaccia su di una circonferenza c,e abbia
come centro la stella di cui 'ogliamo misurare la distanza d.
Poic,I le parallassi stellari presentano< come abbiamo appena 'isto< 'alori
molto piccoli< sempre inferiori al secondo di grado< possiamo
ragione'olmente confondere l5arco ((1 con la corda ad esso sottesa< la quale
rappresenta il diametro dell5orbita terrestre. +icordando c,e un radiante B
l5angolo c,e sottende un arco lungo quanto il raggio della circonferenza<
potremo scri'ere la seguente proporzione
1 rad ) d J o ) 1 =4
Poic,I o''iamente in una circonferenza sono contenuti 2t radianti pari a
36%K< un radiante corrisponde a 36%K@2t J 1"<2:1"9 K J 2%6.264<9 L. Se
dunque esprimiamo gli angoli in secondi di grado< la proporzione precedente
di'enta 2%6.264<9 ) d J o ) 1 =4 e la distanza d della stella< espressa
o''iamente in =4< 'arr& d =
2:;2;3 B . , KA
o
.
2a essendo 1 pc J 2%6.264<9 =4< la distanza in parsec B pari a d =
( pc
o
3 Il sistema solare: Leggi di Keplero
.econdo le nostre conoscenza attuali il sistema solare / composto da < pianeti orbitanti intorno al
sole, alcuni dei !uali con uno o pi satelliti. *ra l'orbita di 7arte e !uella di 6iove si muove inoltre
una larga cintura di corpi rocciosi, detta fascia degli asteroidi. L'intero sistema solare dovrebbe poi
essere circondato, fino ad una distanza di circa 2 anni=luce da una specie di guscio o alone,
costituito da !ualche centinaio di miliardi di corpi cometari.
Le leggi fondamentali che descrivono le orbite planetarie sono state enunciate verso i primi anni del
';:: da Oohannes 9epler, il !uale si avvalse dell'enorme !uantit di osservazioni e di dati ricavati
negli ultimi decenni del '?:: dal suo maestro, l'astronomo danese *2ge Erahe.
(C
341 prima legge di Keplero
# pianeti percorrono orbite ellittiche !uasi complanari, di cui il sole occupa uno dei due fuochi.
#l punto di massima distanza dei pianeti dal sole / detto a*elio, mentre il punto di minima distanza /
detto perielio. La linea ideale che congiunge afelio e perielio / detta linea degli ap(idi. Le orbite
presentano modeste eccentricit.
"er lQeccentricit6 e di un ellisse valgono le seguenti relazioni@
-
2
2 2
2
a
b a
e

= , con a , semiasse maggioreF b , semiasse minore $da cui
2
( e a b =
'
-
a
c
e =
, con c , semidistanza focale $distanza centro1fuoco' , J
maP
U a , a U J
min

da cui
' ( $
maP
e a / + =
' ( $
min
e a / =
Se ne deduce c,e il semiasse maggiore B pari alla media aritmetica della distanza massima e minima
2
min maP
/ /
a
+
=
mentre il semiasse minore B pari alla media geometrica delle suddette distanze
min maP
/ / b =
342 seconda legge di Keplero
#l raggio vettore che congiunge il centro del sole al centro dei pianeti descrive aree uguali in tempi
uguali.
La conseguenza pi notevole di !uesta legge / che la velocit di rivoluzione dei pianeti intorno al
sole non / costante, ma varia in relazione alla distanza, in modo che i pianeti accelerano
avvicinandosi al perielio, mentre rallentano nel tratto che va da perielio ad afelio $in corrispondenza
degli apsidi lQaccelerazione / nulla, mentre la velocit / minima in afelio e massima in perielio'.
T possibile capire tale comportamento ricordando il principio fisico noto come costanza del
momento angolare o momento della !uantit di moto $mvr , 0'.
4ssendo infatti m, massa del pianeta, costante v ed r devono essere inversamente proporzionali.
343 ter%a legge di Keplero
# !uadrati dei tempi di rivoluzione $"' di ciascun pianeta sono proporzionali ai cubi del raggio
medio dell'orbita $J' "
2
, 9 J
3
.
"oich si pu- dimostrare che il raggio medio dellQorbita / pari al semiasse maggiore a dellQellisse la
relazione pu- essere scritta "
2
, 9 a
3
L5ellisse B una cur'a simmetrica. Se consideriamo due punti P e PM disposti simmetricamente sull5ellisse possiamo
osser'are come la loro distanza media da un fuoco F sia pari a -FP D FPM.@2. 2a per ragioni di simmetria la distanza
FPM del secondo punto dal primo fuoco B uguale alla distanza F5P del primo punto dal secondo fuoco. La distanza media
B perciN pari alla semisomma delle distanze di un punto dai due fuoc,i. 3ell5ellisse la somma delle distanze di un punto
dai due fuoc,i 'ale 2a per costruzione e quindi la distanza media 'ale a -c'd..
(B
La conseguenza di tale legge / che passando da un pianeta pi interno $pi vicino al sole' ad uno
pi esterno, la velocit di rivoluzione non / inversamente proporzionale al raggio $come avviene
all'interno di una stessa orbita', ma al suo !uadrato. Assumendo infatti che la velocit di rivoluzione
media sia pari al rapporto tra la lunghezza dell'orbita approssimata come circolare $2tJ' ed il
periodo di rivoluzione $"'
%
/
0
t
=
2
. .ostituendo opportunamente nella terza di 9eplero si ottiene
t / 0 cos
2
=
La terza legge di 9eplero, come del resto anche le prime due, pu- essere dedotta per via teorica
dalla legge di gravitazione universale.
4ssendo infatti la terra in e!uilibrio dinamico intorno al sole, la forza centripeta $gravitazionale'
deve essere perfettamente bilanciata dalla forza centrifuga. La prima / espressa dalla legge di
gravitazione universale, mentre la seconda / espressa dalla seconda legge della dinamica
F G
m m
/
s t
=
2
F ma
t
=
con m
s
massa del sole e m
t
massa della terra
4guagliando i due secondi membri e nell'ipotesi che la massa gravitazionale della terra, che
compare nella legge di gravitazione, abbia lo stesso valore della sua massa inerziale, che compare
nella seconda legge della dinamica, si ottiene
a 6
m
J
s
=
2
Approssimando ora le orbite planetarie a delle circonferenze ed indicando con J il raggio medio
dell'orbita terrestre e con 5 la sua velocit media, il valore della sua accelerazione / pari a
/
0
a
2
=
.ostituendo opportunamente nella precedente e semplificando otteniamo
5 6
m
J
s 2
=
.ostituendo infine alla velocit media il rapporto tra la lunghezza dell'orbita $al solito approssimata
come circolare 2tJ' ed il periodo di rivoluzione $"' , la relazione diventa

2
2
t/
%
G
m
/
s
|
\

|
.
| =
ed in definitiva
%
G1
/
s
2
2
3
3
=
t
dove
3
2
t
67
s
/ la costante di proporzionalit che compare nella terza legge di 9eplero. *ale valore /
in realt approssimato, in !uanto non / esatto affermare che i pianeti orbitano intorno al sole.
%e&ton ha infatti dimostrato che due corpi che si attraggono gravitazionalmente ruotano intorno ad
un baricentro comune. Le distanze dei due corpi dal baricentro risultano inversamente proporzionali
alle relative masse. 8osM se indichiamo con J
s
ed J
t
la distanza del sole e della terra dal baricentro
comune, vale la seguente relazione.
7
s
J
s
, 7
t
J
t
(<
#l fatto che comunemente si accetti di considerare il moto planetario come un movimento dei pianeti
intorno al sole / dovuto all'elevato valore della massa solare, enormemente pi grande di !uella di
!ualsiasi altro pianeta. #n tal modo la distanza del sole dal baricentro comune / talmente piccola che
il baricentro viene !uasi a coincidere con il centro del sole. La terza legge di 9eplero rappresenta
perci- una approssimazione, anche se molto buona della situazione reale. #nfatti se si tiene conto
anche della massa dei pianeti e non solo della massa del sole la relazione diventa

3
2
2
' $
3
/
1 1 G
%
p s
+
t
=
.i vede in tal modo che la costante di proporzionalit contiene la somma della massa del sole e della
massa del pianeta preso in considerazione, cosM che essa / leggermente diversa per ciascun pianeta.
.e si tiene per- conto del fatto che la massa dei pianeti / trascurabile rispetto alla massa del sole,
l'errore commesso / accettabile.
Il risultato corretto puN essere ottenuto introducendo la massa ridotta. Si puN infatti dimostrare c,e la condizione di
equilibrio dinamico tra due corpi c,e ruotano intorno al baricentro comune rimane inalterata se allontaniamo il corpo di
massa minore m1 portandolo ad una distanza dal baricentro pari a + J +1 D +2< a patto di assegnargli una massa minore<
detta appunto massa ridotta pari a =

+
m m
m m
( 2
( 2
. Infatti se m / m /
( ( 2 2
= < a'remo anc,e
m
m
/
/
(
2
2
(
= ed anc,e
m
m m
/
/ /
(
( 2
2
( 2
+
=
+
. 2oltiplicando ora entrambi i membri per m2 e riordinando otterremo
( )
m m
m m
/ / m /
( 2
( 2
( 2 2 2

+
+ = = / m /
2 2
7osF la forza centrifuga del corpo di massa minore di'enta
F a
m m
m m
v
/
m m
m m
/
%
c
= =

+
=

+

t
( 2
( 2
2
( 2
( 2
2
2
3
c,e< eguagliata alla forza gra'itazionale
m m
m m
/
%
G
m m
/
( 2
( 2
2
2
( 2
2
3
+


=
t

( )
%
G m m
/
2
2
( 2
3
3
=

+
t
2:
Infatti su ciascuno dei due corpi in rotazione reciproca intorno al baricentro / agisce una forza centrifuga -F
1
ed F
2
.
uguale e contraria alla forza gra'itazionale -centripeta.
Essendo la forza centrifuga pari a
+ ma m J = = e
2
-do'e a B l$accelerazione e e B la 'elocit& angolare.<
l$eguaglianza tra le due forze F
1
ed F
2
di'enta
m J m J
( (
2
( 2 2
2
2
e e =
La relazione cosM ottenuta / d'altra parte molto utile per calcolare le masse dei pianeti una volta nota
la massa solare, le loro distanze medie dal sole $J' e i loro periodi di rivoluzione $"'.
%el caso in cui si esprimano i periodi di rivoluzione ed i semiassi maggiori in unit terrestri $anni
terrestri ed KA' la relazione diviene particolarmente semplice.
% /
anni !*
2 3
=
Ad esempio, sapendo che 6iove dista dal sole ?,2 KA, / possibile calcolare agevolmente il suo
periodo di rivoluzione in anni terrestri
% /
Giove
= = =
3 3
? 2 ((B; , , anni
La terza di 9eplero pu- essere infine utilizzata per calcolare le masse di corpi in rotazione
reciproca, come ad esempio sistemi di stelle doppie, mettendola a sistema con la relazione che lega
le masse alle rispettive distanze dal baricentro comune.
Ad esempio, sapendo che il .ole dista circa 3:.::: al dal centro galattico e percorre unQintera orbita
intorno ad esso alla velocit di circa 2?: 0m1s in un periodo di circa 23: milioni di anni, / possibile,
trattando in prima approssimazione lQintera galassia come un sistema 0epleriano, stimarne la massa,
la !uale risulta essere circa 2:: miliardi di volte superiore a !uella del .ole.
'alcolo alternati)o
7onsideriamo la condizione di equilibrio del corpo di massa m2 c,e ruota intorno al baricentro / alla distanza +2<
percorrendo nel tempo P la circonferenza 2t+2.
La sua forza centrifuga sar& pari a
( )
F m a m
0
/
m
/ %
/
m
/
%
2 2 2 2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
3
= = = =
t
t
1
Eguagliamo ora la forza centrifuga F2

alla forza gra'itazionale
2(
Se nella 3O di !eplero usiamo per la costante di gra'itazione il 'alore 0 J 6<6"21: 1%
;9
cm
3
g
;1
s
;2
il raggio de'e
essere misurato in centimetri< la massa in grammi ed il periodo di ri'oluzione in secondi. Se ora scri'iamo la
relazione approssimata per un pianeta generico P e per la terra (
%
G1
/
%
s
%
2
2
3
3
=
t
%
G1
/

2
2
3
3
=
t
e di'idiamo membro a membro le due relazioni otteniamo una relazione in cui le 'ariabili sono misurate in unit&
terrestri. I periodi di ri'oluzione e i semiassi maggiori dei pianeti sono espressi cioB come multipli del periodo di
ri'oluzione terrestre -anno. e del semiasse maggiore terrestre -=4. e la costante di proporzionalit& di'enta unitaria.
% /
anni !*
2 3
=
m
J
"
6
m m
J
2
2
2
2
( 2
2
3t
=
da cui
J 6
m "
J
2
(
2
2 2
3
=
t
4pplicando lo stesso ragionamento al corpo m1 si ottiene
J 6
m "
J
(
2
2
2 2
3
=
t
#sser'ando ora c,e + J +1 D +2< si ottiene
J J J 6
m "
J
6
m "
J
6
"
J
m m = + = + = +
( 2
2
2
2 2
(
2
2 2
2
2 2 2 (
3 3 3 t t t
$ '
da cui
"
6 m m
J
2
2
2 (
3
3
=
+
t
$ '
4 Il sistema solare: I pianeti
#l pianeta pi vicino al sole / 7ercurio, cui seguono 5enere, la *erra, 7arte, la fascia degli
asteroidi, 6iove, .aturno, Krano, %ettuno e "lutone. 6li antichi conoscevano solo ? pianeti, oltre
alla *erra. Krano fu scoperto nel 1771 e %ettuno nel 1748 sulla base di perturbazioni gravitazionali
dell'orbita di Krano. Lo stesso accadde nel 1930 per "lutone, la cui esistenza fu ipotizzata per
spiegare alcune irregolarit nell'orbita di %ettuno. #l sistema planetario presenta forti regolarit e
simmetrie che ci inducono a considerare l'ipotesi di un'origine comune del sole e dei pianeti. .e
infatti i pianeti fossero degli intrusi casualmente catturati dal campo gravitazionale del sole essi non
presenterebbero le seguenti regolarit@
a' tutti i pianeti si muovono intorno al sole nello stesso verso antiorario, se osservati dal polo nord
celeste. *ale verso risulta concorde con il movimento di rotazione del sole intorno al suo asse.
b' le orbite dei pianeti giacciono tutte sullo stesso piano o !uasi. +a eccezione "lutone che risulta
inclinato di (CI rispetto al piano dell'orbita terrestre $eclittica'. )uesta ed altre anomalie di "lutone
fanno d'altra parte ritenere che esso abbia avuto una genesi diversa rispetto agli altri pianeti. Alcuni
sostengono ad esempio che si tratti di un eP satellite di Krano entrato in orbita intorno al sole.
c' i moti di rotazione dei pianeti intorno al loro asse sono tutti concordi e antiorari se osservati dal
polo nord celeste. +anno eccezione "lutone e 5enere che presentano un moto di rotazione orario o
retrogrado.
d' le distanze dei pianeti dal sole seguono una legge empirica, che rimane peraltro ancor oggi
misteriosa, scoperta nel (C;; da *ietz $*itius' e successivamente divulgata da Eode. 4spressa in
termini moderni, con le distanze medie dei pianeti dal sole $J' misurate in unit astronomiche, la
legge di *itius e Eode prende la seguente forma@
J , :,3 A :,3 $2
n
'
con n che pu- assumere i valori = $meno infinito', :, (, 2, 3.......
con n , = J , :,3 K.A. $7ercurio'
con n , : J , :,C K.A. $5enere'
con n , ( J , ( K.A. $*erra'
etc
22
# valori cosM ottenuti si approssimano in modo piuttosto soddisfacente alle distanze reali, con
lQeccezione dei pianeti pi esterni. 4' inoltre interessante notare che fino a tutto il 'C::, la legge di
*itius e Eode mostrava un 'buco' per n , 3, prevedendo in tale posizione la presenza di un pianeta
tra 7arte e 6iove.
La lacuna fu colmata nel (B:( !uando l'astronomo italiano "iazzi scoprM in !uella posizione il pi
grande degli asteroidi, 8erere.
e' i pianeti possono essere suddivisi in due grandi gruppi omogenei per !uanto riguarda le propriet
fisiche e chimiche, se si esclude ancora una volta "lutone. # 3 pianeti terrestri $7ercurio,
5enere, *erra, 7arte' ed i 3 pianeti gioviani $6iove, .aturno, Krano, %ettuno'.
- # pianeti terrestri presentano dimensioni relativamente piccole, ma, essendo costituiti di materiali
prevalentemente silicatici $rocciosi', hanno densit elevate $3 = ?,? 0g1dm
3
'. "resentano pochi o
nessun satellite e le loro velocit di rotazione sono piuttosto basse.
- # pianeti gioviani sono di grandi dimensioni $pianeti giganti', ma essendo composti
essenzialmente di elementi chimici leggeri, prevalentemente #drogeno, presentano densit molto
basse, in alcuni casi $.aturno' addirittura inferiori a !uella dell'ac!ua. "resentano in genere un
elevato numero di satelliti ed elevate velocit di rotazione intorno al loro asse $(: = (? ore'.
Il sistema solare: i corpi meteorici
#l materiale solido ePtraplanetario appartenente al nostro sistema solare pu- essere classificato in
relazione alle dimensioni in polvere meteorica $D ( mm', meteoroidi $( mm = ( 0m' e asteroidi $(
0m = (::: 0m'.
6li asteroidi sono per lo pi concentrati in un fascia compresa tra lQorbita di 7arte e !uella di
6iove. .i ritiene siano il residuo dei planetesimi che durante la formazione dei pianeti non sono
stati in grado di aggregarsi a causa delle forti perturbazioni gravitazionali di 6iove. .ono stati finora
osservati pi di (?.::: asteroidi, anche se solo di settemila se ne conosce lQorbita con sufficiente
precisione. .i stima tuttavia che il numero totale dei pianetini sia dellQordine delle centinaia di
migliaia. #l primo fu individuato la notte del (I gennaio (B:( da 6iuseppe "iazzi e battezzato
8erere.
La polvere forma un disco lenticolare nel !uale sono immerse le orbite dei pianeti. Le particelle di
polvere diffondono la luce solare e sono pertanto responsabili di !uella tenue luminosit, nota come
luce zodiacale, osservabile in particolari condizioni in corrispondenza dellQalba e del tramonto.
Anche i meteoroidi sono distribuiti prevalentemente sul piano su cui giacciono i pianeti. .i ritiene
che polveri e meteoroidi provengano in parte dalla disgregazione delle comete ed in parte dalla
fascia degli asteroidi.
.i valuta che ogni giorno il nostro pianeta sia bombardato da circa 2: milioni di particelle
meteoriche pi o meno consistenti. %ella maggior parte dei casi il materiale meteorico che colpisce
lQatmosfera terrestre ha dimensione minuscole. # corpi con diametri compresi tra :,( ed ( mm
costituiscono !uasi lQB:S di tutta la massa meteorica che penetra nellQatmosfera, ma
sporadicamente possono raggiungere dimensioni relativamente elevate.
# corpi di dimensioni minori non riescono a raggiungere la superficie terrestre venendo
completamente bruciati e vaporizzati a causa dell'attrito atmosferico. # meteoroidi che presentano
una massa sufficientemente elevata da giungere a colpire il suolo, producendo in alcuni casi veri e
propri crateri, sono detti meteoriti. #l calore generato dal forte attrito con l'atmosfera produce
sempre sulla superficie delle meteoriti una caratteristica patina di fusione.
23
# meteoroidi attraversano la nostra atmosfera con velocit elevate $(2 = C2 0m1s' ed il calore che si
libera eccita e ionizza i gas $sia atmosferici che il materiale sublimato dal corpo' limitrofi
producendo caratteristiche scie luminose $stelle cadenti'.
La velocit delle particelle interplanetarie in prossimit della erra deve essere minore o uguale a
23 #m4s5 velocit di fuga del 'istema 'olare alla distanza della erra. %oic$6 la velocit orbitale
media della erra attorno al 'ole 7 di circa +8 #m4s5 la velocit relativa del materiale meteorico
intercettato dalla erra sar 23 9 +8 : ;3 #m4s per le particelle in collisione frontale5 23 < +8 :
,3 #m4s per le particelle c$e inseguono la erra.
La relazione esistente tra comete e sciami meteorici fu suggerita per la prima volta nel (B;;
dallQastronomo italiano 6iovanni 5irginio .chiaparelli, il !uale scoprM le analogie fra i parametri
della cometa .&ift=*uttle e !uelli dello sciame delle "erseidi $lacrime di .an Lorenzo, il (: agosto',
stabilendo una connessione definitiva tra le comete e le stelle cadenti. .uccessivamente, attraverso
studi sistematici, !ueste analogie furono riscontrate anche per altre comete. Durante il suo moto di
rivoluzione intorno al sole la terra attraversa periodicamente alcuni di !uesti sciami che producono
piogge meteoric$e particolarmente intense. 6li sciami oggi riconosciuti in maniera ufficiale sono
circa un centinaio, ma molti di essi sono poco evidenti.
Le scie luminose prodotte da uno sciame meteorico che interagisce con la nostra atmosfera
sembrano apparentemente provenire da un punto della volta celeste, chiamato radiante.
6eneralmente gli sciami meteorici prendono il nome della costellazione in cui si trova il loro
radiante. Abbiamo cosM lo sciame delle Liridi, delle Ac!uaridi, delle >rionidi, e cosM via. 7a gli
sciami meteorici pi noti sono, il (: agosto, lo sciame delle "erseidi ed il (C novembre !uello delle
Leonidi, cosM chiamati poich sembrano provenire rispettivamente dalla costellazione di "erseo e
del Leone. #l radiante non / in realt puntiforme, ma / una regione pi o meno estesa. "i le
traiettorie di caduta convergono in unQarea ristretta, pi lo sciame meteorico / giovane. #nfatti i
disturbi gravitazionali, che la *erra e gli altri corpi celesti producono sugli sciami, hanno lQeffetto di
deviare il tragitto dei meteoroidi, i !uali mutano progressivamente le loro orbite. .i ritiene che col
passare del tempo i meteoroidi appartenenti ad uno sciame andranno ad occupare una fascia sempre
pi ampia di spazio, finch diverr impossibile riconoscerne il radiante, e !uel che resta dello
sciame andr ad incrementare il numero delle meteore sporadiche.
#l flusso di meteore non / uniforme durante le ore notturne, ma aumenta progressivamente e diviene
massimo verso il mattino. 8i- dipende dal fatto che la *erra si muove lungo la sua orbita e
lQemisfero anteriore $rivolto nel verso del moto' terrestre spazza pi particelle interplanetarie di
!uello posteriore. #n definitiva, verso sera e durante le prime ore della notte la *erra intercetta solo i
meteoroidi abbastanza veloci da raggiungerla, mentre verso mattino essa si scontra con tutti gli
oggetti che trova sulla propria orbita.
# fenomeni luminosi che accompagnano un meteoroide si definiscono meteore, se presentano una
luminosit inferiore a !uella di 5enere $m , = 3', bolidi se risultano pi brillanti.
# meteoriti si dividono in@
= aeroliti o meteoriti rocciosi o litoidi $<2S', composti di silicati pesanti di +erro e 7agnesioF
= sideriti o meteoriti metallici $CS', composti di leghe di %ichel e +erroF
= sideroliti o meteoriti miste o metallico=litoidi $(S'.
Le meteoriti litoidi sono di gran lunga le pi fre!uenti e vengono ulteriormente suddivise in
condriti e acondriti a seconda che presentino o meno al loro interno dei granuli tondeggianti detti
condrule.
23
Lo studio delle meteoriti / di particolare interesse in !uanto si ritiene che i meteoroidi rappresentino
frammenti primordiali della nube protosolare derivanti dalla disgregazione di corpi di dimensioni
maggiori $soprattutto asteroidi e secondariamente comete'. Le meteoriti pi vecchie finora
analizzate $condriti' presentano un'et, calcolata con metodi radiometrici $Jb1.r' in 3,?C miliardi di
anni. 8i- avvalora naturalmente l'idea che tale materiale si sia formato contemporaneamente al
nostro sistema solare.
.econdo l'ipotesi che attualmente appare pi probabile le condriti rappresenterebbero le meteoriti
pi antiche e primitive, formatesi dalla disgregazione di corpi in fase di accrezione non ancora
differenziatisi al loro interno in strati a diversa densit. "articolarmente interessanti risultano, a
sostegno di tale ipotesi, un particolare tipo di condriti ricche di composti del carbonio $condriti
carbonacee'. Le condriti carbonacee presentano infatti la stessa composizione chimica della
fotosfera solare $eccetto naturalmente l'idrogeno e l'elio' a testimonianza del fatto che sia il sole che
le condriti carbonacee si sarebbero condensate contemporaneamente dalla stessa materia che
costituiva la nebulosa protosolare.
Acondriti, sideroliti e sideriti si sarebbero invece formate successivamente, a causa della
disgregazione di corpi planetesimali $piccoli pianeti in fase di accrescimento' che, fortemente
riscaldatisi $impatti meteorici, decadimenti di isotopi primordiali $Al=2; che decade in 7g',
trasformazione di energia potenziale in energia cinetica durante lo sprofondamento del nucleo'
avrebbero differenziato al loro interno $differenziazione gravitativa' un pesante nucleo metallico ed
un mantello pi superficiale e leggero. Le acondriti rappresenterebbero frammenti del mantello, le
sideriti frammenti del nucleo, le sideroliti frammenti della zona di confine tra mantello e nucleo.
Lo studio della composizione chimica delle meteoriti permette !uindi di comprendere ed
interpretare la struttura e la probabile composizione chimica dei pianeti ed in particolare dell'interno
della terra.
2?
! Il sistema solare: corpi cometari
# corpi cometari sono oggetti celesti di forma irregolare e di dimensioni variabili, mediamente con
diametri di !ualche decina di chilometri. Analisi dettagliate delle orbite cometarie hanno rivelato
l'appartenenza di !uesti oggetti al sistema solare. .e infatti le comete fossero corpi estranei al
nostro sistema, sarebbero caratterizzate da traiettorie iperboliche, mentre presentano tipiche orbite
ellittiche intorno al sole, anche se, a differenza dei pianeti, caratterizzate da grande eccentricit.
#l primo a supporre che le comete compiano unQorbita ellittica intorno al .ole e ripassino !uindi
periodicamente in vicinanza della *erra, fu Nalle2, il !uale riuscM a prevedere il ritorno della
cometa che da lui prende il nome per il (C?<. :alle1 calcol- analiticamente l'orbita della cometa
utilizzando i passaggi avvenuti nel (?3(, (;:C, (;B2, sulla base della nuova teoria di gravitazione
universale scoperta da #saac %e&ton.
# corpi cometari sono costituiti da materiale meteorico e da gas solidificatisi alle bassissime
temperature cosmiche. 4' il cosiddetto modello a =palla di neve sporca=, proposto negli anni '?:
dall'astronomo americano ;<ipple e sostanzialmente confermato dalla sonda 6iotto che nel (<B;
ha potuto osservare da vicino la cometa di Nalle2.
*ra i gas ghiacciati predomina, di gran lunga, lQacqua, seguita dallQanidride carbonica, dal metano,
dallQidrogeno, dalla formaldeide e dallQammoniaca.
Le polveri meteoriche sono invece composte prevalentemente da silicati, granuli di ferro"nic#el,
carbonati e da una miscela di sostanze organic$e, tra cui sono presenti anche precursori di
aminoacidi.
#l rapporto tra ghiacci e polveri risulta fortemente variabile da cometa a cometa e !uesto si riflette in
un ampia gamma di densit, stimate fra :,2 e (,? grammi per centimetro cubo. La superficie / di
colore scuro, con una albedo estremamente bassa, pari a :,:3, a causa di una sottile incrostazione
superficiale di molecole organiche sottoposte allQazione delle radiazioni ionizzanti.
Le osservazioni effettuate dalla sonda 6iotto hanno inoltre dimostrato che i corpi cometari
possiedono una struttura estremamente porosa, in cui le cavit interne giungerebbero ad occupare
fino al <?S del volume totale. La cometa di Nalle2 presentava ad esempio una densit inferiore a
!uella dell'ac!ua $:,2=:,; g1cm
3
'.
)uando il corpo cometario, detto nucleo, si avvicina al sole, inizia a sublimare producendo
un'atmosfera gassosa che lo inviluppa, detta c$ioma $il termine cometa deriva dal latino coma ,
chioma'. La chioma pu- raggiungere dimensioni enormi. Jecenti osservazioni hanno evidenziato
diametri paragonabili a !uelli del sole. # gas e le polveri non evaporano uniformemente da tutta la
superficie, ma escono con getti violenti da alcuni crateri. Ad ogni passaggio attorno al sole il
nucleo cometario perde parte della sua massa, fino al punto in cui l'attrazione gravitazionale
esercitata dal sole non ha il sopravvento sulla gravit interna e la materia che lo compone si
sgretola, andando a formare materiale incoerente $gas, polveri e meteoroidi' che continua a
muoversi nello spazio come un enorme sciame meteorico.
7an mano che si avvicina al sole la chioma inizia a sfumare in una coda allungata, composta di
gas e polveri estremamente rarefatti che vanno disperdendosi nello spazio. La coda viene prodotta
dall'interazione della radiazione e del vento solare con la chioma ed / per !uesto motivo sempre
disposta in senso opposto rispetto al sole. 4ssa pu- raggiungere lunghezze di centinaia di milioni
di chilometri.
.i possono formare due diversi tipi di code@
2;
= La coda di polveri o di tipo II. Di aspetto biancastro, deve la sua luminosit alla capacit dei
suoi costituenti di riflettere e diffondere la luce solare. 4ssa si presenta leggermente incurvata
rispetto alla congiungente nucleo=.ole a causa della azione gravitazionale di !uestQultimo.
= La coda di gas ionizzati o di tipo I. "rodotta dallQazione dei fotoni solari pi energetici che
eccitano le molecole della chioma. La sua luminosit / determinata essenzialmente dallo
spettro di emissione dei gas eccitati. #n particolare la dominante blu / dovuta a una particolare
riga dello ione positivo dell'ossido di carbonio. La coda di gas ionizzati / in genere pi
rettilinea, breve e sottile rispetto a !uella di polveri.
#l tipo di coda sviluppato viene determinato essenzialmente dalla composizione del nucleo. .i
possono pertanto originare sia code di un solo tipo, sia code miste.
La maggior parte delle comete finora osservate presentano periodi di rivoluzione intorno al sole
molto elevati $(:
3
U (:
;
anni'. 5engono definite comete a lungo periodo le comete che presentano
un periodo superiore ai 2:: anni'. Le orbite di tali comete presentano tutte le possibili inclinazioni
rispetto al piano dell'eclittica. Dal numero di comete osservate, dall'analisi delle loro orbite e della
loro periodicit l'astronomo olandese Oan %ort $(<?:' dedusse l'esistenza nel nostro sistema solare
di miliardi di corpi cometari. .econdo >ort essi formerebbero un guscio $nube di >ort' intorno al
sistema solare. .econdo recenti stime la nube di >ort avrebbe la forma di un enorme sferoide avente
il diametro maggiore pari a 3,2 al ed il diametro minore di 2,? al. # corpi cometari si muoverebbero
all'interno della nube di >ort molto lentamente su orbite praticamente circolari, impiegando milioni
di anni per percorrerle interamente. >gni anno tuttavia alcuni di essi, forse per urti reciproci o per
interazioni gravitazionali $anche con le stelle pi vicine', perdono energia e cadono verso il sole. Le
comete a breve periodo $" D 2:: anni' presentano invece orbite poco inclinate rispetto al piano
dell'eclittica. .econdo l'astronomo olandese 6erard ". !uiper $(<?(' esse formerebbero un anello
di corpi cometari, detto cintura di Kuiper, posto appena fuori dell'orbita di "lutone.
La presenza nelle comete di sostanze volatili in grandi !uantit suggerisce che i nuclei cometari
debbano essersi formati in una regione relativamente fredda e !uindi esterna della nebulosa
protoplanetaria, ma i rapporti esistenti tra nube di >ort e cintura di 9uiper e le modalit della loro
formazione sono attualmente ancora oggetto di dibattito.
.econdo unQipotesi ormai classica la nube di >ort rappresenterebbe il residuo della nebulosa
primordiale dalla !uale ebbero origine il sole e i pianeti, mentre la cintura di 9uiper si sarebbe
formata in un secondo tempo, a causa della progressiva modificazione delle traiettorie delle comete
a lungo periodo. Attraversando le regioni centrali del nostro sistema solare le loro traiettorie
verrebbero infatti fortemente modificate, specialmente da 6iove, divenendo cosM comete di breve
periodo con orbite poco inclinate rispetto al piano dell'eclittica.
Le teorie pi recenti ribaltano invece tale prospettiva. # corpi planetesimali formatisi nelle regioni
periferiche della nube protoplanetaria, e !uindi particolarmente ricchi di ghiacci $cometesimi', si
sarebbero in parte condensati a formare alcuni dei corpi pi esterni del sistema planetario ed in parte
sarebbero andati a costituire la cintura di 9uiper. #n !uesto contesto "lutone e 8aronte vengono
considerati nientQaltro che gli elementi di maggiore dimensione della fascia di 9uiper $cosM come
8erere / il corpo di maggiori dimensioni della fascia degli asteroidi'. Allo stesso modo alcune lune
ghiacciate dei pianeti esterni potrebbero essere corpi di !uesto tipo, come ad esempio *ritone,
catturato da %ettuno in unQepoca successiva alla sua formazione. .i potrebbe inoltre giustificare la
forte inclinazione degli assi polari di Krano e %ettuno mediante lQurto con un gran numero di corpi
cometesimali.
# dati ottenuti dal 5o2ager 2 sulla struttura interna di Krano e %ettuno sembrano dare ulteriore
credito a tale ipotesi. # due pianeti, anzich avere un interno a 3 strati, come 6iove e .aturno
$nucleo roccioso, mantello li!uido e spessa atmosfera' sarebbero costituiti da un insieme
indifferenziato di miliardi e miliardi di corpi cometari.
2C
.olo in parte !uesti corpi cometesimali riuscirono ad aggregarsi a formare i pianeti esterni. La
frazione residua sarebbe rimasta confinata ai margini a formare la fascia di 9uiper.
Le perturbazioni gravitazionali prodotte dalla materia, stelle gas e polveri, concentrata lungo il
piano della 6alassia, avrebbero progressivamente estratto corpi cometari dalla cintura di 9uiper
distribuendoli nella nube di >ort.
%el (<<2, dopo circa ? anni di sistematiche ricerche David Oe&itt e Oane Luu individuarono il primo
corpo appartenente alla cintura di 9uiper, designato )E(. A tuttQoggi ne sono stati individuati
alcune decine ?ice subdwarf', tutti con una caratteristica dominante cromatica rosso cupo, molto
simile a !uella dei nuclei cometari.
# parametri orbitali delle comete vengono calcolati tenendo conto della sola azione della gravit
solare. Le caratteristiche orbitali cosM calcolate $periodo, eccentricit etc' non sono tuttavia
sufficientemente precise. Due fattori modificano infatti sensibilmente le orbite cometarie@ l@effetto
razzo e le perturbazioni dei pianeti. LQeffetto razzo / una conseguenza del principio di azione=
reazione, per il !uale lQemissione di gas e polveri dalla superficie del nucleo cometario determina
unQaccelerazione sulla cometa. LQeffetto razzo pu- produrre variazioni nei passaggi al perielio sino
ad alcuni giorni. Di entit molto maggiore sono le perturbazioni indotte dai pianeti, soprattutto dai
giganteschi pianeti esterni. "oich le perturbazioni gravitazionali non possono essere trattate
esattamente con gli strumenti della meccanica celeste / necessario limitarsi a previsioni
approssimate, valide per un periodo relativamente breve. LQeffetto delle perturbazioni / infatti tale
da rendere possibili evoluzioni delle orbite nel lungo periodo completamente diverse, anche a
partire da osservazioni iniziali pressoch identiche. "er !uesto motivo il comportamento dinamico
delle comete nel lungo periodo / definito caotico e le orbite calcolate con periodi di migliaia di anni
risultano poco significative.

" Il sistema solare: il sole
#l sole / una dei miliardi di stelle che popolano la nostra galassia. %on possiede una posizione
privilegiata all'interno della galassia ed anche le sue caratteristiche sono comuni a molte altre stelle.
*lcuni dati sul sole
La distanza media dalla terra, misurabile in base al tempo impiegato da un'onda radio per
raggiungere la superficie solare, essere riflessa e ritornare, / di circa (?: milioni di chilometri .
8onoscendo la distanza sole=terra e l'angolo sotto il !uale viene osservato il diametro solare /
possibile, con un semplice calcolo trigonometrico, calcolare il diametro reale del sole, che risulta
essere pari a circa (,3 milioni di 0m $(,3<2
.
(:
;
0m'.
Applicando la terza legge di 9eplero al sistema sole=terra / possibile infine calcolare la sua massa,
pari a 2
.
(:
33
g $(,<B<(
.
(:
33
g'. Avendo poi calcolato il diametro possiamo facilmente ottenere il
valore della sua superficie $approssimando la sua forma ad una sfera' e del suo volume.
8onoscendo infine massa e volume / possibile ottenere la sua densit media che risulta pari a (,3(
g1cm
3
.
Kn cm
2
di superficie terrestre al di sopra dell'atmosfera riceve dal sole ogni minuto circa 2 calorie,
pari a circa (,3
.
(:
;
erg1cm
2
s $(,3;B
.
(:
;
erg1cm
2
s'. *ale valore rappresenta la cosiddetta costante
solare. 4ssa viene espressa comunemente in langle2 $ ( langle2 , ( cal1cm
2
min'.
2B
"oich il sole emette energia in tutte le direzioni, la stessa !uantit di energia investir tutti i cm
2
di
una ideale superficie sferica avente per centro il sole e per raggio la distanza sole=terra. "er ottenere
dun!ue l'energia totale emessa dal sole per unit di tempo $potenza totale', sar sufficiente
moltiplicare la costante solare $potenza unitaria' per la superficie di tale sfera ideale.
#l valore cosM ottenuto, espresso in erg1s, / pari a 3
.
(:
33
$3,B3C
.
(:
33
erg1s'.
.apendo che il sole produce energia tramite fusione nucleare, cio/ trasformando direttamente massa
in energia secondo la relazione 4 , mc
2
, possiamo calcolare che il sole trasforma in energia circa
3,? milioni di tonnellate di materia al secondo.
4' possibile poi calcolare l'energia emessa da ciascun cm
2
di superficie solare dividendo il valore
della potenza solare totale $3
.
(:
33
erg1s' per la sua superficie. #l valore cosM ottenuto, introdotto
nella relazione di .tefan=Eoltzmann $4 , o*
3
', ci permette di risalire alla temperatura superficiale
del sole $temperatura efficace' , che risulta essere di ?CB: 9 .
Lo stesso risultato pu- essere ottenuto misurando la lunghezza d'onda di massima emissione di
energia nello spettro solare. "oich tale lunghezza d'onda risulta essere, come era logico attendersi,
nella regione del giallo $il sole / una stella gialla', si risale facilmente alla temperatura di emissione
utilizzando la legge di Gien $ maP * , cost'. # valori ottenuti con i due metodi naturalmente
coincidono.
Dall'analisi spettroscopica $righe di +raunhofer' il sole risulta composto essenzialmente di idrogeno,
seguito dall'elio e da piccole percentuali di tutti gli altri elementi chimici.
"41 Struttura del sole
#l sole emette la sua energia radiante da uno strato superficiale detto fotosfera, la !uale si comporta
come un corpo nero alla temperatura di ?CB: 9. La fotosfera non / omogenea. 4ssa appare
costituita da miriadi di grani brillanti sparsi su di un fondo pi scuro. *ale strutture granulose, dette
grani, hanno un diametro di circa (::: 0m. 8iascun grano compare, brilla e scompare nel giro di
pochi minuti, producendo complessivamente un effetto brulicante. # grani costituiscono la sommit
di enormi colonne di plasma caldo ascendente, che si formano grazie a movimenti di convezione
interni al sole. LQentit del loro blu=shift ci permette di calcolare una velocit di risalita di circa (
0m1s.
La mancanza di alcuni grani in certi settori della fotosfera pu- produrre aree tondeggianti pi scure
dette pori. # pori hanno una vita media di circa un'ora e poi generalmente vengono nuovamente
sostituiti dalle granulazioni luminose. #n alcuni casi vengono ad essere perturbate zone molto pi
estese della fotosfera, con formazione di vaste macchie scure dalla struttura complessa, dette
macc$ie solari. Le macchie sono in genere accompagnate da aree limitrofe che presentano una
maggiore intensit luminosa rispetto alla circostante fotosfera, dette facole.
#l colore pi scuro delle macchie / dovuto al fatto che esse presentano una temperatura di circa
2:::I inferiore rispetto alle zone circostanti della fotosfera. .ono formate da una zona centrale pi
scura e fredda, detta ombra e da una zona periferica meno scura, detta penombra, che mostra una
tipica struttura raggiata, composta da numerosi filamenti chiari e scuri, che si formano e si
dissolvono in continuazione. La vita media di una macchia solare va da pochi giorni a pochi mesi,
P numero di atomi P in massa
* :2<1 "3<4
*e "<9 24<:
#< 7< 3< 3e %<1 1<3
4ltri %<%1 %<4
2<
ma le macchie vengono sostituite in continuazione andando a costituire un ciclo caratteristico, che
sembra dipendere dall'evoluzione del campo magnetico solare.
Le macchie solari sono infatti sede di forti campi magnetici, !ualche migliaio di volte pi intensi
del campo magnetico generale del sole. 7a mentre il campo magnetico generale del sole / poloidale
$come !uello della terra' con le linee di forza che corrono parallelamente alla superficie solare, il
campo magnetico associato alle macchie / costituito da linee di forza perpendicolari alla superficie
solare.
"**etto =eeman
0li astrofisici sono in grado di 'erificare
l$intensit& dei campi magnetici e la
direzione delle linee di forza ad essi
associati tramite l$effetto Qeeman. E$
infatti noto c,e la radiazione sottoposta
ad un campo magnetico esterno
produce rig,e spettrali sdoppiate
-effetto Qeeman.. L$entit& dello
sdoppiamento -A. B proporzionale
all$intensit& del campo magnetico
applicato. Inoltre se le linee di forza del
campo magnetico risultano
perpendicolari alla direzione della
radiazione -come a''iene al di fuori
delle macc,ie solari. la riga spettrale produce altre due rig,e laterali< per un totale di tre rig,e< mentre se le linee di forza
risultano parallele alla direzione della radiazione -come a''iene all$interno delle macc,ie solari. la riga spettrale
semplicemente si sdoppia in due laterali.
#l ciclo delle macchie solari inizia !uando le macchie cominciano a comparire simmetricamente e
contemporaneamente alle medie latitudini $3:I = 3? I %ord e .ud' nei due emisferi. 8ompaiono
solitamente in coppie disposte lungo la direzione 4=G. La macchia che precede, nel senso di
rotazione del sole / detta macc$ia % $preceeding', !uella che segue / detta macc$ia F $follo&ing'.
La macchia " ha sempre la stessa polarit magnetica dell'emisfero al !uale appartiene, mentre la
macchia + ha sempre polarit opposta. Le macchie si spostano !uindi lentamente verso l'e!uatore
solare, raggiungendolo dopo circa (( anni. La produzione di macchie raggiunge un massimo a circa
met ciclo, dopo ? = ; anni, e va esaurendosi mentre viene raggiunto l'e!uatore. 7entre le macchie
che raggiungono l'e!uatore dopo (( anni provenendo dai due emisferi, scompaiono, nuove macchie
si producono alla latitudine di partenza $3:I = 3:I % e .'. #l ciclo ricomincia per- con polarit
inversa. #nfatti il campo magnetico generale del sole si capovolge ogni (( anni e con esso la polarit
delle macchie " ed +. *enendo !uindi conto di tale inversione di polarit, il ciclo delle macchie
solari inizia nuovamente con le stesse caratteristiche ogni 22 anni circa.
Le macchie naturalmente oltre a migrare
verso l'e!uatore, accompagnano il
movimento di rotazione del sole. 7a la
loro velocit di rotazione / maggiore alle
basse latitudini. 8i- conferma il fatto che il
sole non ruota intorno al proprio asse come
un corpo solido. .i calcola infatti che le
zone e!uatoriali compiano una rotazione
completa in 2? giorni, mentre le zone
polari impiegano circa 3: giorni.
%on esiste ancora un modello organico in grado di dar ragione della dinamica delle macchie solari.
.i ritiene comun!ue che gli intensi campi magnetici ad esse associati si formino a causa del
deformarsi del campo magnetico poloidale. .econdo tale ipotesi le linee di forza del campo
magnetico, immerse nel plasma solare, verrebbero deformate dal moto differenziale di !uest'ultimo,
pi veloce all'e!uatore che ai poli, con formazione di un campo magnetico toroidale in cui le linee
di forza sarebbero costrette ad avvolgersi pi volte parallelamente all'e!uatore. L'addensarsi delle
3:
N
S
R a d i a z i o n e p e r p e n d i c o l a r e
N
S
R a d i a z i o n e p a r a l l e l e a
3 R i g h e
s p e t t r a l i
2 R i g h e
s p e t t r a l i
M a n c a l a r i g a
c e n t r a l e
A
linee di forza intensificherebbe il campo magnetico nelle regioni adiacenti all'e!uatore solare. %ei
punti di maggior intensit del campo magnetico le linee di forza sarebbero infine costrette ad
estroflettersi verso la superficie della fotosfera. %ei punti in cui le linee attraversano la fotosfera, in
entrata ed in uscita, si creerebbero le macchie solari, pi fredde a causa della difficolt di risalita in
tali zone del plasma caldo dagli strati solari pi profondi.
>ltre alle macchie solari la fotosfera
presenta anche altri tipi di perturbazioni.
*ra !ueste ricordiamo le cosiddette
protuberanze, enormi eruzioni di materiale
incandescente che si innalzano in poche
ore per centinaia di migliaia di chilometri
al di sopra della fotosfera. Le
protuberanze, proiettate sulla superficie del
sole, appaiono come filamenti scuri.
Alcune di !ueste invece di dissolversi verticalmente formano immensi archi che ricadono sulla
fotosfera $protuberanze a ponte'. .pesso nelle zone della fotosfera perturbate dalla presenza di
macchie e protuberanze, si producono improvvise vampate di luce, dette brillamenti o flares, che in
pochi minuti si estendono su superfici enormi della fotosfera.
# brillamenti emettono grandi !uantit di radiazioni altamente energetiche che, causando tempeste
magnetiche sulla terra, favoriscono le aurore polari. .i ritiene che si formino a causa di brusche
interruzioni delle linee di forza del campo magnetico solare, causate dalla torsione e tensione cui
sono sottoposte a causa della rotazione differenziale del sole, in particolare in corrispondenza delle
macchie.
Al di sopra della fotosfera vi / l'atmosfera solare. La radiazione emessa dalla fotosfera viene filtrata
dall'atmosfera solare, la !uale / dun!ue responsabile della formazione dello spettro di assorbimento
solare. L'atmosfera viene divisa in due strati @ la cromosfera e la corona solare.
La cromosfera / uno strato sottile, spesso !ualche migliaio di chilometri, a diretto contatto con la
fotosfera. La cromosfera diventa visibile solo durante le eclissi di sole o attraverso opportune
tecniche. #n !ueste occasioni essa appare come un sottile anello rosa carico che borda il sole. A
forte ingrandimento la cromosfera rivela una struttura filiforme in continua agitazione. .i tratta di
lingue di idrogeno incandescente $spicole' mosse dai forti s!uilibri termici e da potenti campi
magnetici. #l colore della cromosfera / dato essenzialmente dalla cosiddetta riga N
o

dell'idrogeno $la
prima riga, rossa, della serie di Ealmer'.
Al di sopra della cromosfera inizia la corona solare, anch'essa visibile solo durante le eclissi di sole.
La corona solare / un'aureola, sfumata in enormi pennacchi, che si spinge fino ad B milioni di
chilometri dalla superficie solare. La corona / costituita da gas ionizzati sempre pi rarefatti. %ella
sua parte pi esterna le particelle di cui / costituita sono in grado di vincere l'attrazione
gravitazionale del sole e di disperdersi nello spazio sotto forma di vento solare.
.orprendentemente la corona solare presenta temperature cinetiche $calcolate sulla base dell'energia
cinetica media posseduta dalle particelle' dell'ordine del milione di gradi. La presenza nello spettro
del gas coronale delle righe del 8aL5 $8a
(3A
' e del +eL#5 $+e
(3A
' confermano tali temperature. #l
risultato / paradossale in !uanto sembra in contraddizione con il secondo principio della
termodinamica, secondo il !uale il calore non pu- fluire spontaneamente da un corpo pi freddo $la
fotosfera' ad uno pi caldo $la corona'.
.embra comun!ue che la temperatura della corona non abbia nulla a che vedere con la temperatura
della superficie solare e le cause di tale fenomeno non sono state ancora definitivamente chiarite.
*ra le ipotesi che attualmente godono di maggior credito@ a' propagazione nellQatmosfera di energia
sotto forma di onde dQurto prodotte dai moti convettivi del plasma solareF b' correnti elettriche
veicolate nellQatmosfera solare dalle linee di forza del campo magnetico.
3(
"42 *rigine dell7energia solare
.e l'energia solare provenisse da normali reazioni chimiche di combustione, il sole si sarebbe
esaurito nell'arco di un migliaio di anni.
5erso la fine dell'>ttocento i fisici Nelmholtz e 9elvin concepirono un meccanismo basato sulla
trasformazione di energia meccanica in calore. 4ssi ammisero che gli strati pi esterni del sole,
cadendo verso il centro per effetto della gravit, producessero calore per trasformazione di energia
potenziale in energia cinetica. .uccessive verifiche teoriche di tale modello misero d'altra parte in
luce che anche in tal modo il sole potrebbe sopravvivere non pi di una decina di milioni di anni.
*roppo poco se pensiamo che esistono rocce terrestri ben pi antiche. La via giusta fu imboccata
nel (<2C da At0inson e Noutermans, che ipotizzarono la presenza all'interno del sole di reazioni
termonucleari. .e infatti i nuclei di un elemento pi leggero possiedono un'energia cinetica $e
!uindi una temperatura' sufficientemente elevata da vincere la repulsione elettrostatica causata dai
protoni, possono avvicinarsi a distanze inferiori ai (:
=(3
cm, in modo da permettere all'interazione
forte di tenerli uniti attraverso un processo detto di fusione nucleare.
.i possono in tal modo formare nuclei di elementi pi pesanti. .i verifica per- che la somma delle
masse dei nuclei che si fondono risulta lievemente superiore alla massa del nucleo dell'elemento che
si forma per fusione. *ale difetto di massa si trasforma integralmente in energia secondo la nota
relazione einsteniana 4 , mc
2
.
#l difetto di massa risulta percentualmente inferiore per gli elementi di peso atomico pi elevato
finch non si arriva alla formazione di nuclei di ferro.
"er tutti gli elementi pi pesanti del ferro accade il contrario. #l nucleo dell'elemento che si forma
risulta cio/ pi massiccio della somma dei nuclei che si fondono. #l che significa che la
nucleosintesi degli elementi pi pesanti del ferro / una reazione endoergonica che richiede cio/
energia da trasformare in massa $!uesto / il motivo per cui il processo contrario di rottura del
nucleo dell'uranio in nuclei pi leggeri, processo detto di fissione nucleare, risulta essere
esoergonico'.
.empo di sopra))i)en%a del sole
1. In caso di com2ustione
Supponendo c,e il sole sia formato da 7arbonio ed #ssigeno nelle proporzioni necessarie a dare una reazione di
combustione< secondo la reazione
7 D #2 7#2 D 3:3<11 AR@mol -3<:311 1%
12
erg@mol.
12g 32g 44g
L$energia liberata per grammo di reagenti sar&
3<: 1%
12
erg@mol ) 44 g@mol ~ : 1%
1%
erg@g
Se l$intera massa del sole -2 J 2 1%
33
g. bruciasse si otterrebbe pertanto un$energia pari a
: 1%
1%
erg@g
.
2 1%
33
g J 1<9 1%
44
erg
Poic,I il sole emette energia al ritmo di L J 4 1%
33
erg@s J 1<2 1%
41
erg@anno< sarebbe in grado di sopra''i'ere per un
tempo pari a
1<9 1%
44
erg ) 1<2 1%
41
erg@anno J 1.1%% anni
2. In caso di contra%ione gra)ita%ionale
Il sole possiede un$energia gra'itazionale pari a
erg
/
1
G A
g
3B
2
(: 3 , 2
?
3
= =
se il sole collassasse tale energia si trasformerebbe completamente in energia cinetica e quindi irradiata in un tempo
2<3 1%
49
erg ) 1<2 1%
41
erg@anno ~ 1: milioni di anni
'alore tro'ato da !el'in un secolo fa
3. In caso di fusione nucleare
=na mole di Idrogeno atomico pesa 1<%%":4 g < 4 moli pesano quindi 4<%31"6 g
32
=na mole di Elio pesa 4<%%26% g< con un difetto di massa rispetto all$idrogeno da cui si B formato pari a %<%2:16 g
La diminuzione percentuale B pari a
S C , : ::C23 , :
:3(C; , 3
:2<(; , :
~ =
Poic,I la fusione a''iene solo nel nucleo del sole e nell$ipotesi c,e esso contenga circa un 1%P dell$intera massa solare<
pari a 2 1%
32
g e c,e questa sia costituita per il "1P in peso di Idrogeno< il combustibile a disposizione per il processo di
fusione sar& 2 1%
32

.
%<"1 J 1<1 1%
32
g. urante la fusione 'i sar& un difetto di massa totale pari a
1<1 1%
32
g
.
%<%%" ~ 1%
3%
g
(ale massa produrr& un$energia pari a
mc
2
J 1%
3%.
: 1%
2%
~ 1%
11
erg
(ale energia 'err& dissipata in un tempo pari a
1%
11
erg ) 1<2 1%
41
erg@anno ~ 1% miliardi di anni
%aturalmente affinch all'interno del sole, come del resto all'interno di !ualsiasi stella, si inneschino
le reazioni di fusione / necessario che si producano temperature estremamente elevate, dell'ordine
dei milioni di gradi. *ali temperature vengono raggiunte attraverso il meccanismo ipotizzato da
Nelmholtz e 9elvin. All'epoca in cui il sole era una enorme nube di idrogeno, la contrazione
gravitazionale del gas ha dun!ue sviluppato energia termica sufficiente a portare la temperature
delle sue zone centrali ai livelli richiesti dalle reazioni di fusione termonucleare.
In realt& una temperatura di qualc,e decina di milioni di gradi non sarebbe sufficiente a 'incere la repulsione
coulombiana tra due protoni< fino a portarli a 1%
;13
cm l5uno dall5altro. Infatti l5energia cinetica media di una particella B
A #
c
=
3
2
< mentre l5energia potenziale legata alla repulsione coulombiana tra due particelle a'enti carica elettrica
unitaria B pari a
A
e
r
p
=
2
eguagliando i due secondi membri ed esplicitando la distanza r< otteniamo< per una
temperatura all5interno del sole di 11 milioni di Ael'in
r
e
#
cm = ~

2
3
C ? (:
2
((
,
2a in tali condizioni di temperatura le particelle e'idenziano uno spiccato
carattere ondulatorio. La meccanica quantistica assegna infatti ad una particella
in moto una dimensione caratteristica< nota come lung,ezza d5onda di e /roglie<
c,e dipende dalla quantit& di moto della particella secondo la relazione

)(
$
mv
=
. Possiamo stimare la 'elocit& della particella dalla relazione
A mv #
c
= =
(
2
3
2
2
< ottenendo
v
#
m
=
3
< c,e sostituita nella relazione di
e /roglie< ci fornisce -sostituendo ad m la massa del protone.

)(
$
m
#
m
cm = ~

3
; ? (:
((
,
Le dimensioni quantistic,e delle particelle sono dunque dello stesso ordine di
grandezza della distanza tra le particelle. 3e consegue c,e la probabilit& di
interagire superando la barriera coulombiana -effetto tunnel. B sufficientemente
ele'ata da rendere efficace la reazione.
Le due reazioni fondamentali di fusione che si ritiene alimentino il sole, come la maggior parte
delle stelle, sono il ciclo protone"protone $o ciclo di 8ritchfield' ed il ciclo -arbonio"*zoto $o ciclo
di Eethe'.
#l ciclo protone=protone prevede la fusione di due protoni con formazione di un nucleo di deuterio,
un positrone ed un neutrino $uno dei due protoni si trasforma in un neutrone con un decadimento
beta inverso'. #l deuterio si fonde in seguito con un altro protone formando un nucleo di 4lio
leggero con emissione di energia sotto forma di un fotone gamma. #nfine due nuclei di 4lio leggero
si possono fondere per dare un nucleo di 4lio e due protoni.
8iclo pp

p A p
(
2
B A e
A
A v
e

(
2
N A p
2
3
Ne A
2
3
Ne A
2
3
Ne
2
3
Ne A 2p
33
#l ciclo 8% prevede invece che il 8arbonio funga da catalizzatore alla fusione dell'idrogeno in 4lio.
+ondendosi successivamente con !uattro protoni e subendo due decadimenti beta inversi il carbonio
si trasforma in un isotopo instabile dell'Azoto, !uindi in un isotopo instabile dell'>ssigeno e poi
nuovamente in 8arbonio attraverso l'emissione di un nucleo di 4lio.

L'unica possibilit che abbiamo di controllare


la validit di !uesti e altri modelli di reazioni
termonucleari / di misurare il flusso di neutrini
proveniente dal sole. #l compito non / dei pi
facili poich i neutrini interagendo
RdebolmenteR con la materia vengono
intercettati con estrema difficolt ed / inoltre
necessario impedire che i rilevatori di neutrini
subiscano l'azione della rimanente radiazione
cosmica che disturberebbe eccessivamente la
ricezione. 4' per !uesto motivo che i rilevatori
sono posti nel sottosuolo a grandi profondit
$laboratorio del 6ran .asso'. +inora il flusso di
neutrini misurato risulta essere notevolmente
inferiore a !uello atteso sulla base dei modelli
teorici, e ci- rappresenta uno dei principali
problemi astrofisici in attesa di soluzione.
"43 La struttura interna del sole
All'interno del sole agisce un meccanismo omeostatico, una specie di termostato naturale che
permette il mantenimento di un e!uilibrio dinamico. #mpercettibili movimenti della superficie
solare in espansione ed in contrazione rappresentano il risultato di tale e!uilibrio. .i calcola che tali
pulsazioni ritmiche avvengano con un periodo regolare in cui il raggio solare varia di una decina di
chilometri ogni 2 ore e 3: minuti circa.
L'e!uilibrio complessivo viene raggiunto grazie ad un equilibrio meccanico, in cui la forza
gravitazionale viene eguagliata dalla forza centrifuga legata al moto termico delle particelle e ad un
equilibrio termodinamico, in cui l'energia prodotta viene interamente dissipata dalla fotosfera sotto
forma di energia radiante.
#l meccanismo termostatico / piuttosto semplice@ !uando il sole produce un eccesso di energia
rispetto a !uanto ne irradia la fotosfera, esso tende a riscaldarsi e ad espandersi. L'espansione tende
a raffreddare il sole sia perch il gas si espande adiabaticamente sia perch un aumento della
superficie radiante consente uno smaltimento della radiazione pi efficiente. La diminuzione della
temperatura interna produce infine un rallentamento delle reazioni di fusione che producono energia
ed in definitiva una diminuzione della !uantit di energia prodotta. )uando invece il sole produce
energia in difetto, la diminuzione di temperatura porta ad una contrazione della massa gassosa. #l
conseguente riscaldamento, legato in parte alla compressione adiabatica ed in parte alla minor
superficie radiante, induce un aumento della velocit delle reazioni termonucleari ed in definitiva
aumenta la !uantit di energia prodotta.
6li astrofisici hanno proposto diversi modelli solari, costruiti sulla base degli e!uilibri ora descritti,
calcolando densit e temperature solari alle diverse profondit. #l valore di temperatura ottenuto per
le zone centrali del sole varia a seconda del modello considerato, aggirandosi comun!ue attorno ad
un valore di (? milioni di gradi.
Le temperature necessarie a mantenere i processi di fusione vengono raggiunte solo in una zona
centrale del sole detta nucleo. 6li strati esterni al nucleo non producono energia, ma la convogliano
33
verso la fotosfera. .i distinguono altri due strati, oltre al nucleo, che si caratterizzano
essenzialmente per le diverse modalit attraverso le !uali l'energia viene trasportata@ lo strato
radiativo e lo strato convettivo.
- Lo strato radiativo si trova appena sopra il nucleo solare. #n !uesto strato l'energia viene
trasportata sotto forma di radiazione elettromagnetica. # fotoni impiegano milioni di anni per
attraversare tale strato "oich sono continuamente assorbiti e riemessi dalle particelle cariche che
formano il plasma solare.
- Lo strato convettivo / lo strato pi superficiale al !uale appartiene la fotosfera. #n esso la
temperatura / scesa sufficientemente da permettere al plasma di assorbire la radiazione
proveniente dal sottostante strato radiativo. *ale processo produce un aumento di temperatura del
plasma che forma la base dello strato convettivo. .i generano in tal modo dei movimenti
convettivi di risalita del plasma caldo che si manifestano in superficie attraverso il caratteristico
aspetto granulare della fotosfera.
# Il sistema solare: origine
"ossiamo classificare le teorie sulla genesi del sistema solare in catastrofic$e e nebulari.
Le prime, oramai completamente abbandonate, ipotizzano la formazione dei pianeti attraverso
l'espulsione violenta di materia solare per cause diverse. Jicordiamo ad esempio l'ipotesi del
naturalista francese Euffon il !uale, nel (C3?, avanz- l'idea che i pianeti si fossero formati in
seguito alla condensazione di uno spruzzo di materia solare generato dalla caduta di una cometa
sulla superficie del sole. *eorie di !uesto genere vennero riprese anche nel nostro secolo. Agli inizi
del '<::, ad esempio, trov- un certo credito l'ipotesi che i pianeti si fossero formati per
aggregazione di materia solare strappata al sole dall'attrazione gravitazionale di una stella passata
casualmente nelle vicinanze $8hamberlin, 7oulton, Oeans'. L'ipotesi venne presto abbandonata
!uando divenne chiaro che le probabilit di collisione tra due stelle sono talmente basse da risultare
trascurabili e che la materia solare eventualmente strappata al sole sarebbe comun!ue troppo calda
per potersi condensare in pianeti.
5erso gli anni '3: del secolo scorso inizi- dun!ue a prendere definitivamente piede la teoria di una
nascita del sistema solare per evoluzione di una nebulosa primordiale. .i trattava della riedizione di
una vecchia ipotesi nota come teoria nebulare di Kant"Laplace.
%el (C?? 9ant ipotizza che il sole ed i pianeti si siano formati per aggregazione gravitazionale
$ricordiamo che la legge di gravitazione ne&toniana aveva da poco dimostrato tutta la sua potenza'
all'interno di una nebulosa discoidale di gas e polveri in lenta rotazione.
%el (C<; Laplace tent- di giustificare dal punto di vista scientifico le affermazioni di 9ant,
cercando di dimostrare che mentre la nube primordiale si contraeva essa doveva aumentare la sua
velocit di rotazione $per la conservazione del momento angolare' fino a produrre nelle sue regioni
periferiche una forza centrifuga tale da permettere la separazione di anelli di materia, all'interno dei
!uali si sarebbero successivamente formati i pianeti.
La teoria laplaciana si afferm- durante la prima met dell'ottocento soprattutto grazie all'enorme
fama ed autorit di cui godeva l'autore presso il mondo scientifico contemporaneo. 7a nella
seconda met dell'ottocento 7aP&ell dimostr- che l'ipotetica nube in contrazione non poteva avere
velocit sufficiente per espellere anelli di materia per forza centrifuga.
La teoria nebulare non era inoltre in grado di spiegare l'attuale distribuzione del momento angolare
all'interno del nostro sistema solare. .e infatti il sole ed i pianeti si sono formati per contrazione e
frammentazione di una massa di gas in rotazione, il momento angolare complessivo della nebulosa
si sarebbe dovuto suddividere proporzionalmente alle masse dei diversi componenti del sistema
solare. 8osM ci si dovrebbe attendere che la maggior parte del momento angolare si trovi concentrato
nel sole il !uale possiede il <<,<S della massa del sistema solare. #n realt il sole contribuisce solo
per il 2S al momento angolare complessivo, mentre il rimanente <BS / concentrato nei pianeti.
3?
%el (<33 8arl von GeizsVc0er ripropone la teoria nebulare di 9ant=Laplace integrando e rendendo
pi solida l'ipotesi originaria. La teoria nebulare, nella formulazione odierna, pu- essere cosM
riassunta.
La nebulosa primordiale, costituita prevalentemente di idrogeno, elio e piccolissime !uantit di
elementi pesanti aggregati in granuli microscopici, si trovava in lenta rotazione intorno ad un asse.
#l moto di rotazione costrinse il materiale in fase di collasso a distribuirsi su di un disco appiattito,
rigonfio al centro. 4' infatti facile verificare che mentre la forza gravitazionale ha la stessa intensit
in tutti i punti periferici della nebulosa e!uidistanti dal suo centro, la forza centrifuga risulta
maggiore per il materiale pi distante dall'asse di rotazione. La composizione di tali forze produsse
!uindi una risultante diretta non verso il centro della nebulosa, ma verso il suo piano e!uatoriale.
"ossiamo inoltre facilmente convincerci che durante tale processo di sedimentazione sul piano
e!uatoriale, il materiale che si trovava nelle adiacenze dell'asse di rotazione era in !uantit
maggiore rispetto a !uello che si trovava a maggiori distanze da esso. 8i- spiega la formazione
della massiccia protuberanza centrale destinata a formare il protosole.
%elle fasi iniziali il protosole era
ancora instabile ed emetteva enormi
!uantit di materia sotto forma di un
intenso vento solare. 4' lo stadio *=
*auri $dal nome della giovane stella
variabile nella costellazione del
*oro, in cui per la prima volta venne
rilevato tale fenomeno', attraverso il
!uale il sole avrebbe allontanato
dalla zona pi interna del disco
nebulare gran parte dei gas pi
leggeri e si sarebbe alleggerito di una
frazione notevole della sua massa.
L'introduzione dello stadio *=*auri nel modello nebulare permette di giustificare l'anomala
distribuzione osservata del momento angolare. "erdendo massa il sole diminuisce infatti anche il
suo momento angolare.
%elle regioni adiacenti al protosole poterono accumularsi solo gli elementi pi pesanti, in grado di
non evaporare e di non essere spazzati via dal vento solare. 4ssi precipitarono sul piano del disco
fornendo il materiale col !uale si formarono poi i pianeti interni. # composti pi leggeri, come l'elio,
l'idrogeno, l'ac!ua, l'ammoniaca ed il metano si accumularono invece nella parte pi esterna del
disco nebulare, pi lontana dal protosole e !uindi pi fredda, diventando il materiale da cui si
formarono in seguito i pianeti gioviani e i corpi cometari.
A poco a poco le particelle iniziarono ad aggregarsi all'interno del disco nebulare, creando
agglomerati di dimensioni maggiori, detti planetesimi, che divennero centri di attrazione
gravitazionale per i frammenti pi piccoli. >gni planetesimo spazzava cosM lo spazio intorno a s,
accrescendosi a spese del materiale intercettato, in modo analogo a !uanto fa una valanga.
%on tutti i planetesimi erano destinati a diventare pianeti. %egli urti reciproci alcuni si disgregarono
ritornando a formare materiale meteorico di piccole dimensioni, mentre altri prevalsero
definitivamente diventando i protopianeti.
Le differenze di dimensioni tra 6iove e .aturno, da una parte, ed Krano e %ettuno, dall'altra,
possono essere interpretate sulla base della diversa velocit orbitale. Krano e %ettuno pi distanti
dal sole e !uindi pi lenti furono meno efficienti di 6iove e .aturno nel catturare il materiale
nebulare.
La grande massa ac!uisita da 6iove divenne infine causa di disturbi gravitazionali cosM elevati da
impedire l'ulteriore accrescimento di altri pianeti nelle immediate vicinanze. .i spiega in tal modo la
presenza della fascia degli asteroidi tra 7arte e 6iove.
Risultante verso il
piano equatoriale
Forza gravitazionale
Forza centrifuga
3;
# residui della nebulosa troppo lenti e distanti per aggregarsi in pianeti rimasero a ruotare ai bordi
del sistema solare andando a formare la nube di >ort.
$ Le stelle: classifica%ione e sistemi di riferimento
#l sole / una dei (:: miliardi di stelle che costituiscono la nostra galassia. +in dall'antichit le stelle
sono state raggruppate in costellazioni, alle !uali sono stati attribuiti nomi di animali, di oggetti e di
figure mitologiche. Kna costellazione / un raggruppamento di stelle vicine le une alle altre solo per
ragioni prospettiche e non prodotto da una reale prossimit fisica. %el (<2B l'Knione Astronomica
#nternazionale decise di uniformare l'utilizzo delle costellazioni per individuare una stella sulla
volta celeste. L'intera sfera celeste venne cosM suddivisa in BB aree poligonali, diverse per forma e
dimensioni, ognuna contenente una precisa costellazione. )uando oggi gli astronomi si riferiscono
ad una !ualche costellazione, in realt individuano in maniera univoca un settore ben determinato
della sfera celeste. La sfera celeste / un'astrazione che noi utilizziamo per comodit, al fine di poter
individuare in modo univoco nel cielo un oggetto celeste, tramite opportuni sistemi di coordinate.
"er poter costruire un sistema di coordinate celesti / necessario individuare sulla sfera celeste alcuni
elementi di riferimento. *ra !uesti i pi importanti sono@
- L'asse del mondo, prolungamento dell'asse terrestre, che interseca la sfera in corrispondenza di
due punti detti poli celesti $nord e sud'. A causa della rotazione terrestre l'intera sfera celeste
sembra !uindi ruotare intorno ai poli celesti da est verso ovest.
- L'equatore celeste, proiezione dell'e!uatore terrestre sulla sfera celeste.
- L'eclittica, il percorso apparente che il sole compie tra le costellazioni zodiacali in un anno.
L'e!uatore celeste e l'eclittica giacciono su due piani inclinati di 23I 2C' e si intersecano in due
punti opposti detti rispettivamente punto $gamma' o punto d'*riete o punto vernale e punto O
$omega' o punto di (ilancia o punto autunnale. #l punto d'Ariete / il punto che il sole occupa
durante l'e!uinozio di primavera $2( marzo'. 4sso deve il suo nome al fatto che nell'antichit tale
punto era situato nella costellazione dell'Ariete $attualmente si trova nei "esci', il cui segno
zodiacale / la lettera greca gamma $' che ricorda la testa di un ariete. #l punto di Eilancia / il
punto che il sole occupa durante l'e!uinozio di autunno $23 settembre'. 4sso deve il suo nome al
fatto che nell'antichit tale punto era situato nella costellazione della Eilancia $attualmente si
trova in 5ergine', il cui segno zodiacale / la lettera greca omega $O' che richiama la forma di
una bilancia.
- #l meridiano celeste fondamentale, o colCro equinoziale, / il cerchio massimo passante per il
punto 6amma $ed ovviamente anche per il punto >mega' e per i poli celesti e !uindi
perpendicolare all'e!uatore celeste.
)uesti elementi sono comuni a tutti gli osservatori, in !ualsiasi punto della terra l'osservatore si
trovi. 4sistono poi alcuni elementi propri di ciascun osservatore@
- Lo Denit, il punto delle sfera celeste che si trova sulla perpendicolare dellQosservatore ed il
Eadir, in posizione diametralmente opposta e non / !uindi visibileF
- L'orizzonte celeste, il cerchio massimo perpendicolare alla verticale dell'osservatore, che
individua la porzione di sfera celeste osservabile in un certo istante $volta celeste'.
Kn sistema di coordinate celesti che faccia riferimento alla posizione dell'osservatore si dice
relativo, in caso contrario si dice assoluto.
A' #l sistema altazimutale o orizzontale / un sistema relativo, usato fin dall'antichit. Ktilizza come
asse di riferimento l'orizzonte. Le due coordinate sono
- l'altezza $ della stella $da : a <:I' definita come la distanza angolare della stella rispetto
all'orizzonte, misurata perpendicolarmente ad esso $in direzione dello zenit'
- l'azimut * / la distanza angolare $da :I a 3;:I' che il piede dell'altezza della stella forma con il
.ud $misurata in senso orario, da sud verso ovest'.
3C
Le coordinate altazimutali di una stessa stella sono ovviamente diverse a seconda del luogo di
osservazione e, per uno stesso luogo, cambiano con l'ora a causa dell'apparente moto di rotazione
della sfera celeste
E' #l sistema equatoriale mobile / un sistema assoluto. 4' detto mobile poich / ancorato alla sfera
celeste e la segue nel suo moto apparente. Ktilizza come elementi di riferimento l'e!uatore celeste
ed il meridiano celeste fondamentale. Le due coordinate sono
- la declinazione o $da :I a <:I', definita come la distanza angolare della stella rispetto
all'e!uatore celeste misurata perpendicolarmente all'e!uatore stesso $lungo l'arco di meridiano
passante per la stella'
- l'ascensione retta o o */, definita come la distanza angolare tra il punto 6amma ed il piede del
meridiano passante per la stella $misurata in senso antiorario'. L'ascensione retta si misura in
genere in unit di tempo siderale $ore, minuti, secondi' da : a 23
h
siderali, piuttosto che in gradi
$da :I a 3;:I'.
#l giorno siderale / il tempo necessario affinch la terra effettui una
rotazione completa rispetto al punto 6amma e misura !uindi l'intervallo
di tempo tra due culminazioni successive del punto 6amma sul
meridiano del luogo $circa 23
h
?;
m
3
s
solari'. 6li orologi degli osservatori
astronomici sono sincronizzati sul tempo siderale e non sul tempo solare.
8osM se una stella ha un'ascensione retta di 2
h
e 2:
m
essa culminer sul
meridiano del luogo esattamente 2
h
e 2:
m
dopo il punto 6amma e !uindi
nel momento in cui l'orologio siderale dell'osservatorio segner proprio
tale ora. Le stelle di ogni costellazione vengono classificate in base alla
loro luminosit. .econdo la convenzione introdotta da Oohann Ea2er nel
(;:3, la stella pi brillante di una costellazione / indicata con la prima
lettera dell'alfabeto greco $alfa' seguita dal nome della costellazione al genitivo o dalle sue prime tre
lettere $o=8entauri o o 8en'. La seconda in ordine di luminosit con la seconda lettera dell'alfabeto
greco $beta' e cosM via. +anno eccezione le stelle dell'>rsa 7aggiore $6rande 8arro' in cui le lettere
greche accompagnano la successione delle stelle nella costellazione.
Een presto ci si rese conto che le stelle in una costellazione sono pi numerose delle lettere
dellQalfabeto. %el (C2? +lamsteed, nel suo libro Nistoria 8oelestis Eritannica introdusse un nuovo
sistema di classificazione ancor oggi comunemente usato, secondo il !uale a ciascuna stella di una
costellazione viene assegnato un numero arabo progressivo in ordine di ascensione retta.
A22re)4 8ome ,eniti)o .radu%ione
4nd 4ndromeda 4ndromedae 4ndromeda -figlia di 7Bfeo. -/.
4nt 4ntlia 4ntliae 2acc,ina Pneumatica< Pompa
4ps 4pus 4podis =ccello del Paradiso
4qr 4quarius 4quarii 4quario -Q.
4ql 4quila 4quilae 4quila
4ra 4ra 4rae 4ltare
4ri 4ries 4rietis 4riete -Q.
4ur 4uriga 4urigae 4uriga -/.
/oo /ootes /ootis /oote< 8accaro -/.
7ae 7aelum 7aeli Scalpello< /ulino
7am 7amelopardalis 7amelopardalis 0iraffa -/.
7nc 7ancer 7ancri 7ancro< 0ranc,io -Q.
78n 7anes 8enatici 7anum 8enaticorum 7ani da 7accia< Le'rieri -/.
72a 7anis 2aRor 7anis 2aRoris 7ane 2aggiore
72i 7anis 2inor 7anis 2inoris 7ane 2inore -/.
7ap 7apricornus 7apricorni 7apricorno -Q.
7ar 7arina 7arinae 7arena
7as 7assiopeia 7assiopeiae 7assiopea< -madre di 4ndromeda. -/.
7en 7entaurus 7entauri 7entauro
7ep 7ep,eus 7ep,ei 7Bfeo -re d5Etiopia. -/.
7et 7etus 7eti /alena
7,a 7,amaeleon 7,amaeleontis 7ameleonte
7ir 7ircinus 7ircini 7ompasso
3B
7ol 7olumba 7olumbae 7olomba
7om 7oma /erenices 7omae /erenices 7,ioma di /erenice -/.
7r4 7orona 4ustralis 7oronae 4ustralis 7orona 4ustrale
7r/ 7orona /orealis 7oronae /orealis 7orona /oreale -/.
7r' 7or'us 7or'i 7or'o
7rt 7rater 7rateris 7oppa
7ru 7ruG 7rucis 7roce del Sud
7>g 7>gnus 7>gni 7igno -/.
el elp,inus elp,ini elfino -/.
or orado oradus Pesce Spada
ra raco raconis ragone -/.
Equ Equuleus Equulei 7a'alluccio -/.
Eri Eridanus Eridani Eridano< -il fiume Po.
For FornaG Fornacis Fornace
0em 0emini 0eminorum 0emelli -Q.
0ru 0rus 0ruis 0ru
*er *ercules *erculis Ercole -/.
*or *orologium *orologii #rologio
*>a *>dra *>drae Idra
*>i *>drus *>dri Serpente d5acqua
Ind Indus Indi Indiano d54merica
Lac Lacerta Lacertae Lucertola -/.
Leo Leo Leonis Leone -Q.
L2i Leo 2inor Leonis 2inoris Leoncino -/.
Lep Lepus Leporis Lepre
Lib Libra Librae /ilancia -Q.
Lup Lupus Lupi Lupo
L>n L>nG L>ncis Lince -/.
L>r L>ra L>rae Lira -/.
2en 2ensa 2ensae (a'ola
2ic 2icroscopium 2icroscopii 2icroscopio
2on 2onoceros 2onocerotis =nicorno
2us 2usca 2uscae 2osca
3or 3orma 3ormae Squadra
#ct #ctans #ctantis #ttante
#p, #p,iuc,us #p,iuc,i #fiuco< Serpentario
#ri #rion #rionis #rione< -cacciatore.
Pa' Pa'o Pa'onis Pa'one
Peg Pegasus Pegasi Pegaso -ca'allo alato. -/.
Per Perseus Persei PersBo -figlio di Qeus. -/.
P,e P,oeniG P,oenicis Fenice
Pic Pictor Pictoris 7a'alletto del Pittore
Psc Pisces Piscium Pesci -Q.
Ps4 Piscis 4ustrinus Piscis 4ustrini Pesce 4ustrale
Pup Puppis Puppis Poppa
P>G P>Gis P>Gidis /ussola
+et +eticulum +eticuli +eticolo
Sge Sagitta Sagittae Freccia< Saetta -/.
Sgr Sagittarius Sagittarii Sagittario< -arciere. -Q.
Sco Scorpius Scorpii Scorpione -Q.
Scl Sculptor Sculptoris Scultore
Sct Scutum Scuti Scudo
Ser Serpens Serpentis Serpente
SeG SeGtans SeGtantis Sestante
(au (aurus (auri (oro -Q.
(el (elescopium (elescopii (elescopio
(ri (riangulum (rianguli (riangolo -/.
(r4 (riangulum 4ustrale (rianguli 4ustralis (riangolo 4ustrale
(uc (ucana (ucanae (ucano
=2a =rsa 2aRor =rsae 2aRoris #rsa 2aggiore -/.
=2i =rsa 2inor =rsae 2inoris #rsa 2inore -/.
8el 8ela 8elorum 8ele
8ir 8irgo 8irginis 8ergine -Q.
8ol 8olans 8olantis Pesce 8olante
8ul 8ulpecula 8ulpeculae 8olpetta -/.
9 J costellazioni boreali : J costellazioni zodiacali
3<
Le stelle note fin dall'antichit sono ancor oggi contraddistinte da un nome proprio, spesso di
origine araba. Ad esempio@ .irio $< -1a 4 o -1a , alfa 8anis 7aioris'F Eetelgeuse $FG >ri 1 o
>ri , alfa >rionis'F 5ega $+ L.r 1 o L.r , alfa L2rae'F 7izar $;H !ma 1 , !1a , zeta Krsae
7aioris'.
Le BB costellazioni sono disposte 2; sopra lQeclittica, ?: sotto e (2 giacciono sull'eclittica e sono
dette costellazioni zodiacali. 7entre la terra ruota intorno al sole, !uest'ultimo sembra dun!ue
muoversi sullo sfondo delle costellazioni zodiacali.
1& Le stelle: 'aratteristic(e fisic(e
Le stelle sono corpi celesti caratterizzati da un bilancio energetico negativo. #n altre parole
lQenergia che ricevono dal cosmo / inferiore rispetto a !uella che irradiano e ci- grazie alla presenza
al loro interno di rezioni in grado di generare enormi !uantit di energia. # principali parametri fisici
attraverso i !uali vengono descritte le stelle sono@ la luminosit, la temperatura superficiale, la
massa, il raggio ed il tipo spettrale.
1&41 Luminosit e )aria2ilit
Le stelle vengono classificate in base alla loro luminosit sulla base di una scala introdotta nel ##
secolo a.8. dall'astronomo greco #pparco. #n essa si attribuiscono alle stelle pi luminose il valore (
ed a !uelle al limite della visibilit ad occhio nudo il valore ;, alle altre valori intermedi.
*ale scala naturalmente non riflette la vera luminosit delle stelle, la !uale dipende evidentemente
dalla distanza, ma solo la luminosit percepita dall'osservatore e viene oggi chiamata scala delle
magnitudini apparenti $m'.
#n realt la scala delle magnitudini apparenti / ingannevole in !uanto il nostro occhio non reagisce
alle variazioni dell'intensit dello stimolo luminoso producendo una sensazione visiva ad esso
proporzionale. "er avere una misurazione oggettiva dell'intensit della luminosit / necessario
ricorrere ad un fotometro, uno strumento che trasforma, tramite una cellula fotoelettrica, la luce in
corrente elettrica.
+u proprio usando un rudimentale fotometro che il grande astronomo tedesco Nerschel, verso la
fine del 'C::, scoprM che una stella di (
a
magnitudine non / solo ? volte pi luminosa di una di ;
a
magnitudine, come ci suggerisce il nostro occhio, ma / ben (:: volte pi luminosa.
5erso la met dell'ottocento la relazione esistente tra intensit dello stimolo luminoso $#' e
sensazione visiva percepita dall'osservatore $.', venne chiarita da +echner e Geber. 4ssi
dimostrarono infatti che !uando le nostre sensazioni visive aumentano o diminuiscono in modo
lineare, l'intensit dello stimolo sta variando in modo esponenziale. #n tal modo lo stimolo
percepito . risulta proporzionale al logaritmo dell'intensit #, misurata tramite un fotometro.
. , 0 log # A cost
8i- significa che la sensazione / proporzionale alla variazione relativa $ A#1#' e non alla variazione
assoluta $ A#' di intensit
LQocchio, come tutti i nostri sensi, non / un trasduttore lineare della sensazione, ma / un trasduttore
logaritmico.
In forma differenziale risulta infatti c,e la 'ariazione dS dello sensazione risulta proporzionale alla 'ariazione relati'a dI@I
dell5intensit& luminosa.
d' K
dI
I
=
Integrando< si ottiene infatti S J ! log I D 7< con 7 costante di integrazione c,e dipende dalle unit& di misura usate.
La legge psico;fisica di Fec,ner e Ceber descri'e in realt& il comportamento della maggior parte dei nostri sensi. Si noti<
ad esempio< come sia pi? facile distinguere le differenze di peso tra 1%%g e 2%%g< piuttosto c,e tra 1%Ag e 11Ag. Infatti<
3:
nonostante nel primo caso 'i sia una 'ariazione assoluta di soli 1%%g contro una di 1 Ag< la 'ariazione relati'a B nei due
casi rispetti'amente del 1%%P e del 2P.
.e noi applichiamo tale relazione alla luminosit percepita dal nostro occhio, di due stelle di (
a
e ;
a
magnitudine, in cui le rispettive intensit misurate con un fotometro siano !uindi le luminosit
apparenti l
(
e l
;
, otteniamo
; = ( , 0 log l
;
= 0 log l
(
, 0 log
l
l
;
(
Jicordando ora che gi Nerschel aveva dimostrato che il rapporto tra l'intensit fotometrica di una
stella di (
a
magnitudine ed una di ;
a
/ di (:: a (, possiamo scrivere
? , 0 log (:
=2

e !uindi 0 , = 2,?. La relazione fondamentale della fotometria stellare diventa !uindi $con #
(
W #
2
'
,
3
I
I
m m m
(: ( 2
log ? , 2 = A =
nota come relazione di %ogson $dal nome dellQastronomo inglese %.J. "ogson, che la introdusse nel
(B?;' che lega la differenza di magnitudine al rapporto delle intensit luminose.
4splicitiamo ora il rapporto tra le intensit luminose
(
2
log
2
?
I
I
m = A

2
(
log
?
2
I
I
m = A

2
( ?
2
(:
I
I
m
=
A

(:
2 ? (
2
Am
I
I
=
( 2
?(2 , 2 I I
m
=
A
#n altre parole fra un grado e l'altro della scala di #pparco vi / in realt una differenza di luminosit
di 2,?(2 volte. )uindi se tra due stelle esiste una differenza di magnitudine pari a Am, ci- significa
che una stella / 2,?(2
Am
pi luminosa dell'altra. >gni ? gradi di magnitudine comportano perci-
una differenza di luminosit fotometrica pari a 2,?(2
?
, (:: volte.
.e dobbiamo ad esempio confrontare la luminosit di .irio m , = (,3? con !uella di Aldebaran $m ,
:,B?' troveremo
( ) ( ) ( )
l
l
,
3
= = = =

2 ?(2 2 ?(2 2 ?(2 B 3
2 (
: B? ( 3? 2 3
, , , ,
, , , m m
.irio dun!ue / apparentemente circa B,3 volte pi luminoso di Aldebaran. %aturalmente ci- non
significa che siamo ora in grado di conoscere la luminosit effettiva o intrinseca della stella. "er
poterlo fare dovremmo infatti conoscere anche la distanza della stella dalla terra.
8onoscendo la distanza D terra=stella e misurando con un fotometro l'intensit della radiazione l che
colpisce l'unit di superficie terrestre / possibile calcolare la luminosit intrinseca totale L tramite la
relazione
l 3 t D
2
, L
relazione analoga a !uella utilizzata per calcolare la !uantit di energia totale emessa dalla
superficie solare partendo dalla costante solare e dalla distanza terra=sole.
La relazione pu- essere scritta
2
3 )
L
l
t
=
dove si evidenza il fatto che la luminosit apparente fotometrica / direttamente proporzionale alla
luminosit intrinseca L ed inversamente proporzionale al !uadrato della distanza.
3(
*ale relazione viene utilizzata non solo per ottenere la luminosit intrinseca di stelle di distanza
nota $la luminosit apparente l / sempre misurabile', ma in alcuni casi per ottenere la distanza di
oggetti celesti di luminosit intrinseca nota e riconoscibili per altre caratteristiche. *ali oggetti
vengono detti in astronomia indicatori di distanza. Ad esempio gli astronomi ritengono che tutte le
esplosioni stellari note come supernove producano grosso modo la stessa !uantit di energia e
!uindi presentino la stessa luminosit intrinseca. Kna volta !uindi che una supernova viene
riconosciuta all'interno di una galassia, misurandone la luminosit apparente e data come nota la
luminosit intrinseca, se ne pu- agevolmente calcolare la distanza.
"er confrontare la luminosit intrinseca delle stelle in modo pi semplice, si / convenuto di
esprimerla secondo la scala di #pparco, in gradi di magnitudine assoluta $7'. 5iene !uindi
convenzionalmente definita magnitudine assoluta la magnitudine apparente di una stella una volta
posta a (: parsec dalla terra.
#n !uesto modo si ottengono stelle con magnitudine assoluta addirittura negativa. Ad esempio una
stella di magnitudine apparente del (I grado della scala di #pparco che si trovi ad una distanza reale
dalla terra molto maggiore di (: parsec, una volta avvicinata fino ai (: parsec convenzionali,
risulter pi luminosa e !uindi presenter una magnitudine assoluta minore di (. "er ragioni opposte
esistono stelle di magnitudine assoluta superiori al sesto grado.
)uando noi confrontiamo due gradi di magnitudine assoluta, ad esempio una stella con 7 , (3 con
una con 7 , B, possiamo affermare che la seconda / effettivamente (:: volte pi luminosa della
prima. in !uanto le due stelle si trovano idealmente alla stessa distanza dalla terra.
La relazione che lega magnitudine apparente m, magnitudine assoluta 7 e distanza D $in parsec' /
? log ?
(:
+ = ) m 1
=na stella di luminosit& intrinseca L e distanza presenta un luminosit& apparente l pari a
3
) 2
L
: l
t
< ma posta a 1%
parsec presenterebbe una luminosit& apparente l10

pari a
3 ,8
2
L
: l
(: t
. 4pplicando ora la relazione di Pogson a
questi due 'alori di luminosit& apparente< si ottiene
,
3
l
l
m m
(: ( 2
log ? , 2 =

m 1 = =
|
\

|
.
| 2 ? 2 ?
(: (:
2
, log , log
L 2 )
L 2 ,8
,8
)
3
3
t
t
( ) m 1 = 2 ? 2 ?
(:
2
(:
2
, log , log ) ,8
? log ?
(:
= ) 1 m
Essendo la quantit& -m;2. correlata alla distanza della stella< essa 'iene detta modulo di distanza.
? log ?
(:
+ = ) m 1
.apendo ad esempio che .irio dista 2,;3 pc e Aldebaran (B,3 pc, possiamo calcolarne la
magnitudine assoluta
La magnitudine assoluta di .irio $m , = (,3?' sar
1 = + = ( 3? ? 2 ;3 ? ( 332
(:
, log , ,
La magnitudine assoluta di Aldebaran $m , :,B?' sar
1 = + = : B? ? (B 3 ? : 3C
(:
, log , ,
8osM la differenza di magnitudine assoluta tra .irio e il Aldebaran / (,33 = $= :,3C' , (,<(
.copriamo dun!ue che .irio / in realt circa 2,?(2
(,<(
, ?,B volte meno luminoso di Aldebaran.
#l sole che ha una magnitudine apparente m , = 2;,B presenta una magnitudine assoluta 7 , 3,B.
A (: parsec diventerebbe !uindi una stellina appena visibile ad occhio nudo.
La luminosit di una stella e !uindi anche la sua magnitudine, misurate tramite l'occhio si
definiscono visuali $7
v
'. )uando in astronomia iniziarono ad essere utilizzate le emulsioni
32
fotografiche fu possibile ottenere anche valori di magnitudine fotografica $7
pg
'. # valori ottenuti
sono in genere tra loro diversi in !uanto l'occhio presenta un massimo di sensibilit nel giallo=verde,
mentre la lastra fotografica nel blu=violetto. Applicando ad una macchina fotografica un filtro giallo
si riesce a simulare la sensibilit dell'occhio umano e le magnitudini cosM ottenute sono dette
fotovisuali $7
pv
'.
Le magnitudini ottenute con un fotometro sono dette fotoelettric$e. Le magnitudini fotoelettriche
vengono determinate in corrispondenza di particolari intervalli di lunghezze d'onda. #n genere si
ottengono per l'ultravioletto $7
K
o K' per il blu $7
E
o E' e per il giallo $visuali' $7
5
o 5'. La
magnitudine fotoelettrica E / correlabile alla magnitudine fotografica $7
E
, 7
pg
A :,((', mentre la
magnitudine fotoelettrica 5 corrisponde alla magnitudine visuale o fotovisuale. #nfine la
magnitudine ottenuta misurando l'energia proveniente da una stella su tutte le lunghezze d'onda /
detta magnitudine bolometrica o integrale $7
b
'.
Le differenze nei valori di magnitudine misurati nei diversi intervalli di lunghezze d'onda sono
importanti poich sono correlabili alla temperatura superficiale di una stella. #nfatti per la legge di
Gien un corpo nero che aumenta la sua temperatura emette, in proporzione, sempre pi energia in
corrispondenza delle regioni a minor lunghezza d'onda $blu violetto'. 8osM una stella molto calda
presenter una magnitudine nel blu minore della sua magnitudine visuale, mentre per una stella
molto fredda avverr l'opposto$valori minori di magnitudine corrispondono infatti a luminosit pi
elevate'. Kn indice di colore molto usato / proprio fornito dalla differenza tra la magnitudine
fotografica e la magnitudine visuale $o fotovisuale'.
#.8. , 7
pg
= 7
pv
e utilizzando i valori fotoelettrici
#.8. A :,(( , E U 5
Gli indici di colore $anno il vantaggio di essere determinabili indipendentemente dalla conoscenza
della distanza. *d esempio scriviamo le relazioni c$e legano la magnitudine assoluta nel blu e la
magnitudine assoluta nel visuale alle rispettive magnitudini apparenti
? log ?
(:
+ = ) m 1
( (

? log ?
(:
+ = ) m 1
0 0
sottraendo ora membro a membro le due relazioni 7 facile vedere come
0 ( 0 (
m m 1 1 =
e quindi il valore dell@indice di colore costruito su tale differenza 7 indipendente dalla distanza
della stella e puI essere ottenuto anc$e dalla semplice differenza dei valori di magnitudine
apparente.
"i basso / il valore di tale indice, pi la stella emette nel blu e pi elevata / la sua temperatura.
L'indice di colore del sole / A :,?3, mentre l'indice di colore di una stella a (?.:::I9 / = :,2C.
7ome tutte le scale con'enzionali anc,e la scala delle magnitudini 'a tarata.
Si assume come grado zero delle magnitudini apparenti 'isuali una luminosit& apparente -misurata fuori dall$atmosfera
terrestre. pari a 2<6" 1%
;1%
lumen@cm
;2
.
Si assume come grado zero delle magnitudini apparenti bolometric,e una luminosit& -misurata fuori dall$atmosfera
terrestre. pari a 2<16 1%
;1
erg@-s cm
2
.
Il corrispondente punto zero delle magnitudini assolute si ottiene moltiplicando tali 'alori per una superficie sferica di
raggio 1% parsec.
3 3
,8 2 l ) 2 l : L t = t
(enendo conto c,e 1% pc J 3<%916""1 1%
1:
cm< si ottiene
come grado zero delle magnitudini assolute 'isuali< il seguente 'alore di luminosit& intrinseca 'isuale
( ) L : 35J; ,8 2 ,8
",8
3
+8
= t 3 :B?;CC? (: 3(<
(<
, , lumen
come grado zero delle magnitudini assolute bolometric,e< il seguente 'alore di luminosit& intrinseca bolometrica
( ) L: 35FJ ,8 2 ,8
"F
3
+F
= t 3 :B?;CC? (: 3 :?
(<
, , erg 1 s
33
Le unit di misura fotometric(e
L$unit& fotometrica fondamentale -sia nel sistema SI c,e nel cgs. B la candela cd!< c,e misura l$intensit& I di una
sorgente luminosa. Essa 'iene naturalmente definita in funzione di un campione luminoso< con'enzionalmente
indi'iduato.
Secondo la 'ecc,ia definizione 1 candela B pari ad 1@6% dell$intensit& luminosa prodotta da 1 cm
2
di corpo nero a
2%42K! -temperatura di fusione del platino. entro l$angolo solido unitario -1 steradiante J 1 radiante
2
.. 3el 1:": la S8I
7onferenza 0enerale dei Pesi e delle 2isure definF la candela come l5intensit& luminosa di una sorgente di potenza
1@693 C@sr c,e emette una radiazione monocromatica di 1<4% 1%
14
*z - J 111<%16 nm.
=n steradiante B l$angolo solido sotto il quale un osser'atore posto al centro di una superficie sferica 'ede una calotta
sferica di superficie +
2
. Essendo l$intera superficie sferica pari a 4t+
2
< l$intero angolo solido sar& pari a 4t steradianti.
Si definisce fl"sso l"minoso u il prodotto dell$intensit& luminosa per l$angolo solido O attra'erso cui la luce diffonde. La
sua unit& di misura B la candela
.
steradiante -cd
.
sr. o lumen -lm..
u = I O

=na sorgente luminosa puntiforme di 1 candela c,e diffonda luce in tutte le direzioni -sull$intero angolo solido. produce
un flusso luminoso di 4t lumen.
Per misurare gli effetti della luce c,e colpisce una superficie S si definisce l$ill"minamento #< come il flusso c,e colpisce
l$unit& di superficie S< disposta perpendicolarmente ai raggi luminosi. La sua unit& di misura B il lumen@m
2
-o lu; -lG.< nel
sistema SI. o lumen@cm
2
-nel sistema cgs.. 3el caso il flusso formi un angolo u con la direzione normale alla superficie< il
suo 'alore 'a moltiplicato per cosu.
A :
u
.
cos0
%on tutte le stelle presentano una luminosit costante. Le variazioni di luminosit possono essere
periodiche o del tutto irregolari. Jegistrando il segnale luminoso in funzione del tempo si ottiene la
cosiddetta curva di luce, che presenta caratteristiche diverse a seconda del tipo di variabile.
Le stelle variabili vengono indicate attraverso la seguente convenzione@
la prima variabile scoperta in una costellazione viene indicata con la lettera 'J' seguita dal genitivo
del nome della costellazione. La seconda variabile scoperta in ordine di tempo viene indicata con la
lettera '.', la terza con la '*' e cosM via fino alla 'H'. %el caso si debba andare oltre la H si prosegue
con JJ, J., J*, JK......JH e !uindi .., .*, .K.......H fino a HH.
A !uesto punto si continua con AA, AE, A8...AH e poi EE, E8, ED,......EH, fino a )H, che indica
la 333
a
variabile di una costellazione in ordine di scoperta. Le successive vengono indicate con
533?, 533; etc.
Le stelle variabili possono essere classificate in variabili intrinsec$e e variabili binarie.
A' Le )aria-ili intrin(ec<e o pul(anti sono stelle instabili che variano la loro luminosit a causa di
modificazioni della loro temperatura e del loro volume. 4sse subiscono delle espansioni e delle
contrazioni, da cui il termine 'pulsanti', che determinano delle variazioni della temperatura
superficiale ed una conseguente modificazione della luminosit.
4ll$inizio del nostro secolo 4. Eddington ipotizzN c,e le stelle 'ariabili funzionassero come una specie di pentola a
pressione< con un meccanismo a 'al'ola posto in superficie c,e aprendosi e c,iudendosi periodicamente regola'a il
flusso di energia 'erso l$esterno. In tal modo si sussegui'ano periodi di surriscaldamento ed espansione superficiale a
periodi di raffreddamento e contrazione. Eddington intuF c,e il grado di ionizzazione del plasma superficiale pote'a
fungere da 'al'ola< ma non potI tro'are conferme a tale ipotesi. #ggi si ritiene c,e la principale causa di pulsazione sia
collegata al comportamento dell$Elio. L$Elio ionizzato una 'olta puN infatti innescare la pulsazione quando perde anc,e il
secondo ed ultimo elettrone. Il modello< confermato da simulazioni al computer< pre'ede c,e la contrazione della stella
porti a ionizzare completamente l$Elio c,e di'enta in tal modo opaco alla radiazione -'al'ola c,iusa.. Il calore c,e in tal
modo si accumula produce un$espansione ed un raffreddamento dell$elio c,e< riacquistando l$elettrone precedentemente
perso< ridi'enta trasparente alla radiazione -'al'ola aperta..
%el (?<; l'olandese David +abricius individu- nella costellazione della Ealena la prima variabile
pulsante. "oich a !uel tempo si riteneva che le stelle fossero costituite di un'essenza incorruttibile
33
$etere o !uintessenza', lo stupore che dest- la scoperta fu tale da meritarle il nome di 7eravigliosa
della Ealena o 7ira 8eti.
>ggi noi conosciamo parecchie variabili simili a 7ira 8eti che vengono classificate come variabili
di tipo =1ira=. .i tratta di giganti rosse con periodi di variabilit che vanno dai (:: giorni ai 2=3
anni.
Le -efeidi rappresentano un'altra classe di variabili pulsanti che prende il nome dalla prima stella
scoperta con tali caratteristiche, Delta 8/phei. Le cefeidi sono giganti bianco=azzurre. 4sistono in
realt pi tipi di cefeidi, le principali sono@ le cefeidi classic$e $simili a Delta 8/phei' con periodi di
variabilit che vanno da ( a ?: giorni e le -efeidi tipo // L.rae con periodi di variabilit inferiori
al giorno. le -efeidi tipo & 0irginis, con periodi simili alle classiche ma mediamente meno
luminose $circa 2 gradi di magnitudine'.
Le 8efeidi hanno svolto un ruolo fondamentale in astronomia poich furono tra i primi indicatori di
distanza individuati. %el (<(2 Nenrietta Leavitt scoprM che le 8efeidi appartenenti alla piccola %ube
di 7agellano, una piccola galassia satellite che si trova appena fuori della nostra galassia,
presentavano una luminosit media intrinseca, proporzionale al loro periodo di variazione. #n altre
parole cefeidi con periodi di variabilit pi lunghi si rivelavano mediamente pi luminose.
8ostruendo !uindi un grafico periodo1magnitudine assoluta per stelle di cui si conosca la distanza /
possibile utilizzarlo poi anche per cefeidi troppo lontane per poterne calcolare la distanza con
metodi trigonometrici $metodi utilizzabili solo per stelle a distanze inferiori a 3:: al'. 8osM una
volta individuata una cefeide in una galassia lontana, misurato il suo periodo di variabilit /
possibile risalire attraverso il diagramma della Leavitt alla sua luminosit effettiva. Avendo la
luminosit effettiva e misurando con un fotometro !uella apparente si pu- infine calcolarne la
distanza.
La relazione per le 7efeidi classic,e B
% 1
v
log ? , 2 C , ( =
do'e 2
'
B la magnitudine assoluta -media. 'isuale e P B il periodo di 'ariabilit& in giorni. 4d esempio sapendo c,e per o
7ep,ei il periodo B di 1<3" giorni se ne rica'a una magnitudine assoluta media pari a
? , 3 3C , ? log ? , 2 C , ( = =
v
1
Sapendo inoltre c,e la magnitudine 'isuale apparente media -misurata con un fotometro. B m
'
J 4< se ne rica'a un
modulo di distanza m ; 2 J "<1< da cui
? log ? ? , C
(:
= )
)
(:
log ? , 2 =
):,8
35F
~ 3(; $(.:3: al' pc
La relazione per le C 8irginis B
% 1
v
log ? , 2 3? , : =
mentre per le ++ L>rae la magnitudine assoluta media B praticamente indipendente dal periodo e 'ale %<6.
.ia le stelle tipo 7ira che le 8efeidi sono considerate
stelle che stanno esaurendo il loro combustibile e non
riescono pi a mantenere l'e!uilibrio meccanico e
termodinamico che caratterizza invece le stelle stabili
come il sole.
7a esistono fasi di instabilit stellare anche all'inizio
del ciclo evolutivo di una stella, prima che una stella
riesca a raggiungere un proprio e!uilibrio interno. %e
sono un tipico esempio le cosiddette variabili
eruttive o =a flare=, di cui le stelle tipo *=*auri sono
un caso particolare. .i tratta di stelle che presentano
3?
una variabilit estremamente irregolare, con improvvisi guizzi di luminosit. .ono dun!ue stelle
giovani, particolarmente numerose nelle nebulose, come !uella di >rione, dove si ritiene appunto
che le stelle si formino a partire dalla materia nebulare.
E' Le )aria-ili -inarie sono sistemi di stelle doppie che per la loro lontananza dalla terra e1o per la
loro reciproca vicinanza $doppie strette', non / possibile vedere come stelle singole nemmeno con i
pi potenti telescopi.
)uando la nostra visuale $retta condotta dall'osservatore all'oggetto osservato' giace sul piano
orbitale di tali sistemi doppi, si producono le condizioni necessarie affinch le due stelle si eclissino
alternativamente. #n tal modo !uando le stelle risultano separate noi osserviamo un massimo di
luminosit, mentre !uando le stelle si eclissano osserviamo un minimo nella curva di luce. #n genere
"oich / probabile che le due stelle non presentino la stessa luminosit, i minimi nella curva di luce
hanno profondit differenti. #l minimo pi profondo si ha !uando la stella meno luminosa eclissa
!uella pi luminosa, mentre il minimo meno profondo si ha !uando la stella pi luminosa eclissa
!uella meno luminosa.
*ali variabili sono dette variabili a
eclisse o fotometric$e.
)uando il piano dell'orbita di
!uesti sistemi doppi / talmente
inclinato rispetto alla nostra visuale
da non dar luogo a fenomeni di
eclisse / a volte comun!ue
possibile evidenziarli. 8i- accade
!uando le due stelle orbitano l'una
attorno all'altra ad una velocit talmente elevata che la radiazione che emettono subisce un effetto
Doppler. 8ompiendo osservazioni spettroscopiche in epoche diverse si potr perci- evidenziare uno
spostamento alternativo degli spettri verso il rosso e verso il blu , a seconda che sia la stella pi
luminosa o !uella meno luminosa che in !uel momento si sta allontanando o avvicinando. #n tal
caso non si determina una variazione nell'intensit luminosa ma una variazione periodica nella
struttura dello spettro. *ali sistemi sono conosciuti come variabili spettroscopic$e.
1&42 Massa e dimensioni
# modelli teorici prevedono che la massa delle stelle sia compresa tra :,:B U (2: volte la massa
solare $in astronomia le masse si misurano in masse solari 7 '. Al di sotto di tali limiti non si
innescano le reazioni termonucleari, al di sopra la gravit ha il sopravvento ed il sistema / destinato
a collassare.
La massa delle stelle pu- essere stimata per via indiretta utilizzando la relazione di Addington, che
lega la luminosit intrinseca alla massa $log L , 3,? log 7'. *ale relazione / per- valida solo per le
stelle di se!uenza principale e la costante di proporzionalit necessita di essere tarata per i diversi
tipi spettrali. LQunico modo per ottenere una misura diretta delle masse stellari / studiare i sistemi
doppi.
# sistemi di stelle doppie o multiple non sono un'eccezione, ne sono stati osservati ormai molte
migliaia. #n alcuni casi / possibile osservare le due stelle separate $stelle doppie visuali' e misurare
gli spostamenti relativi delle due stelle lungo archi di traiettorie ellittiche. 4' ci- che fece Nerschel,
arrivando per primo a dimostrare l'esistenza di stelle doppie.
# sistemi di stelle doppie sono stati studiati con particolare attenzione essendo una fonte preziosa di
informazioni sulle stelle. .appiamo cosM che le stelle non presentano un intervallo di masse molto
ampio. # valori ottenuti dall'analisi dei sistemi doppi ci dicono che le stelle hanno in genere masse
comprese tra circa (1(: e (:: 7 , in buon accordo con i valori previsti dalla teoria.
3;
7aggiore / invece l'intervallo di variabilit per i diametri stellari, i !uali si possono calcolare nei
sistemi doppi ad eclisse sulla base dei tempi di occultamento e delle velocit di rivoluzione. .i /
scoperto cosM che mentre le stelle pi piccole hanno dimensioni pari a circa (1(:: di !uelle solari,
paragonabili a !uelle di un pianeta terrestre $nane bianche', !uelle pi grandi possono superare il
sole di oltre (::: volte $supergiganti rosse', con unQescursione di circa ? ordini di grandezza. #
diametri stellari sono stati misurati anche con metodi diversi e sono risultati in buon accordo con i
dati ottenuti dai sistemi doppi ad eclisse.
#n generale se di una stella si conosce la temperatura superficiale * e la luminosit intrinseca
bolometrica L
b
/ possibile calcolare il raggio. .e infatti l'energia emessa per unit di superficie e di
tempo da una stella / 4 , o*
3
, l'energia totale $luminosit bolometrica' emessa da una stella di
raggio J sar
3 2
3 / L
b
o t =
1&43 .emperatura e colore: i tipi spettrali
La stessa relazione pu- essere naturalmente utilizzata anche per calcolare la temperatura
superficiale di una stella, una volta note la luminosit intrinseca bolometrica L ed il raggio J. *ale
temperatura / detta temperatura efficace *
e
.
3
2
3 o t
=
/
L

b
e
La temperatura efficace / determinabile solo nel caso del sole e di poche altre stelle di cui si /
potuto misurare il raggio. #n tutti gli altri casi / necessario ricorrere a metodi indiretti.
%el caso si riesca ad individuare nello spettro di una stella la lunghezza d'onda di massima
emissione / possibile utilizzare la relazione di Gien

maP
* , 9
"i spesso si ricorre alla cosiddetta temperatura di colore *
c
, correlata all'indice di colore #8 , m
pg
=
m
pv
.

I-
-
=
+
B2?:
: B? ,
La temperatura di colore ha il vantaggio di essere determinabile solo conoscendo i dati fotometrici
apparenti $su diverse bande', senza dover ricorrere alla misurazione della distanza e del raggio della
stella.
"arlando delle stelle abbiamo citato 'nane bianche', 'giganti azzurre' e 'giganti rosse'. >ltre a !ueste
esistono anche stelle gialle, come il nostro sole, e arancioni. #l colore delle stelle / una diretta
conseguenza della loro temperatura superficiale. Kna volta fatta passare la luce stellare attraverso
uno spettrometro / infatti possibile osservare !uali sono le righe pi intense. #l colore della stella
dipende infatti essenzialmente dalla riga di massima emissione di energia $maP' e !uesta / legata
alla temperatura superficiale dalla legge di Gien.
4' cosM che le stelle con temperature superficiali pi basse $3?::I9' ci appaiono rosse, mentre
!uelle con temperature superficiali pi elevate $3:.::: = 3:.:::I9' ci appaiono bianco=azzurre.
%aturalmente dalle stelle rosse alle stelle bianco=azzurre si passa, al crescere della temperatura, alle
stelle arancioni e a !uelle gialle con tutte le sfumature intermedie.
Le temperature superficiali delle stelle influenzano non solo il loro spettro continuo, ma anche lo
spettro a righe in modo caratteristico. #nfatti al crescere della temperatura superficiale alcuni
composti, che sono presenti nelle stelle pi fredde, scompaiono poich i legami chimici che li
tengono uniti vengono spezzati. Dai composti si passa cosM agli elementi semplici, prima allo stato
3C
neutro e poi ad uno stato sempre pi ionizzato. %aturalmente tutto ci- viene fedelmente registrato
attraverso le righe spettrali caratteristiche che ciascuna sostanza chimica, presente alla superficie
della stella, assorbe.
Le caratteristiche spettrali delle stelle, colore, tipo di righe presenti e, di conseguenza, temperatura
superficiale vengono raggruppate in C tipi o classi spettrali principali $classificazione di Barvard',
contrassegnati con le lettere > E A + 6 9 7, che gli astronomi anglosassoni ricordano attraverso la
frase R>, Ee A +ine 6irl 9iss 7eR.
8iascuna classe spettrale viene a sua volta suddivisa in (: sottoclassi, indicate con un numero da : a
< che segue la lettera della classe.
# tipi spettrali > e E indicano le stelle bianco azzurre molto calde, mentre il tipo 7 le stelle rosse
relativamente fredde. #l sole / una stella 62.
La classificazione spettrale fu introdotta da E.7. PicAering dell5*ar'ard 7ollege #bser'ator>< 'erso la fine dell59%%.
Inizialmente PicAering propose di classificare le stelle in funzione dell5intensit& delle rig,e dell5idrogeno< assegnando la
lettera 4 alle stelle con rig,e dell5idrogeno pi? intense e associando 'ia 'ia le successi'e lettere fino alla # alle stelle con
rig,e dell5idrogeno progressi'amente pi? tenui. Il successi'o la'oro di classificazione e messa a punto eseguito dalle
collaboratrici di PicAering -C.P Fleming e 4.T. 7annon. portN a modificare la sequenza originaria in funzione del colore.
4lcune classi si ri'elarono superflue e 'ennero pertanto eliminate< mentre le classi # e / 'ennero anticipate.
L5imponente la'oro di classificazione diede origine nel 1:24 all5*enr> raper 7atalogue< contenente 211.%%% stelle.
Per generare rig,e di assorbimento nel 'isibile -serie di /almer J transizioni n 2< con n U 2. l5Idrogeno< c,e
costituisce l5atmosfera di ogni stella< de'e tro'arsi in uno stato leggermente eccitato< con il suo unico elettrone nel
secondo li'ello energetico -n J 2.. Le stelle di tipo spettrale a'anzato -late t>pe. 2 sono troppo fredde per presentare
l5idrogeno in questo stato< pertanto le rig,e di assorbimento dell5idrogeno cominciano a comparire solo nel tipo spettrale
successi'o -!. e di'entano 'ia 'ia pi? intense fino al tipo spettrale 4. 3elle stelle di tipo spettrale iniziale -earl> t>pe. # e
/ le rig,e di assorbimento dell5idrogeno tornano a sparire< poic,I l5ele'ata temperatura trasforma l5idrogeno neutro in
idrogeno ionizzato.
L5Elio B in'ece un elemento c,imico molto pi? stabile dell5idrogeno -si eccita e si ionizza con molta difficolt&.< Per questo
moti'o le sue rig,e spettrali iniziano ad essere e'identi solo nelle classi # e /< do'e la temperatura B sufficientemente
ele'ata.
La maggior parte degli altri elementi< c,e gli astrofisici c,iamano impropriamente metalli si eccitano e si ionizzano in
genere con facilit&. 7osF nei tipi spettrali a'anzati 2 e ! tro'iamo rig,e di composti molecolari -(i#. e di metalli neutri
-7a I ; 7alcio primo.. 3ei tipi spettrali intermedi compaiono le rig,e di metalli 'ia 'ia pi? ionizzati -7a II< 7a III.. Infine nei
tipi spettrali iniziali -# e /. il grado di ionizzazione dei metalli B cosF ele'ato c,e le loro rig,e 'anno a cadere
nell5ultra'ioletto. In questo modo lo spettro 'isibile dei tipi spettrali # e / rimane piuttosto semplice< essendo
caratterizzato solo dalle rig,e dell5idrogeno e dell5elio.
Lo studio degli spettri stellari ci ha permesso di determinare la composizione chimica media delle
stelle. .e ci riferiamo alla percentuale di atomi dei diversi elementi, si trova che le stelle sono
mediamente costituite da circa il <2S di #drogeno, dallQBS di 4lio, dallo :,(S di >ssigeno,
8arbonio, Azoto e %eon $in ordine di importanza' e solo dallo :,:(S di tutti gli altri elementi
chimici.
La serie spettrale principale -#/4F0!2. B stata in seguito ampliata con serie secondarie introdotte per classificare
stelle con spettri peculiari.
I tipi < ed 8 presentano la stessa temperatura rispetti'amente dei tipi ! ed 2< ma un rapporto 7@# ribaltato rispetto alla
serie principale -do'e B l5#ssigeno a pre'alere sul 7arbonio.
Il tipo S -stelle a Qirconio. ,anno la stessa temperatura del tipo !< ma una netta pre'alenza dell5ossido di Qirconio -Qr#.
rispetto al pi? comune ossido di (itanio -(i#..
Il tipo = -o C;+) stelle di Colf;+a>et. Sono caratterizzate da rig,e dell5Elio in emissione molto allargate< su spettri
continui spostati 'erso la regione ultra'ioletta< a testimonianza di una temperatura superficiale estremamente ele'ata<
c,e le pone a fianco o addirittura prima delle stelle di tipo #. Le rig,e allargate testimoniano una intensa perdita di
massa per 'ento stellare -il gas emittente si sta espandendo radialmente) poic,I una parte di esso si a''icina ed una
parte si allontana ciascuna riga subisce contemporaneamente un red ed un blu;s,ift c,e la allarga.. Si suddi'idono In
due 'ariet&) quelle ricc,e di 7arbonio e po'ere di 4zoto -C7. e quelle ricc,e di 4zoto -C3..
11 Le stelle: e)olu%ione
3B
6li antichi ritenevano le stelle corpi celesti perfetti ed incorruttibili, costituiti da una materia
peculiare $!uintessenza' che le rendeva eterne. Le stelle subiscono in realt processi di
trasformazione come !ualsiasi altro corpo materiale presente nellQuniverso, ma i loro tempi
evolutivi sono enormemente superiori ai nostri tempi biologici.
Lo studio dellQevoluzione stellare si avvale di uno strumento fondamentale, il diagramma B/ per
rappresentare graficamente le trasformazioni fisiche cui vanno incontro le stelle durante la loro vita.
1141 Il diagramma ><
All'inizio del '<:: gli astronomi 4. Nertzsprung e N. Jussell, indipendentemente l'uno dall'altro,
scoprirono che riportando in un diagramma le stelle, ordinate in base alla loro temperatura
superficiale $tipo spettrale' ed alla loro magnitudine assoluta, se ne otteneva una distribuzione
ordinata. "onendo in ascisse i tipi spettrali o la temperatura superficiale in senso decrescente ed in
ordinata la magnitudine assoluta decrescente $luminosit crescente', la maggior parte delle stelle $il
<:S circa' si distribuisce lungo una linea curva che attraversa il diagramma diagonalmente dallQalto
a sinistra, a destra in basso. *ale fascia / detta sequenza principale. #l sole si trova circa a met della
se!uenza principale. Kna piccola percentuale di stelle si concentra poi in due raggruppamenti isolati
agli angoli opposti, in alto a destra e in basso a sinistra.
La concentrazione di stelle nella se!uenza principale / in realt perfettamente naturale e prevedibile
sulla base della legge di .tefan=Eoltzmann, in !uanto l'emissione di energia, e !uindi anche di
energia luminosa, aumenta all'aumentare della temperatura superficiale della stella.
# due raggruppamenti isolati sembrano invece fare eccezione. #n alto a destra si concentrano infatti
stelle relativamente fredde, ma molto luminose, mentre in basso a sinistra stelle molto calde, ma
poco luminose. La spiegazione pu- essere una soltanto. Dato che la temperatura superficiale delle
stelle di tipo 7 in se!uenza principale / la medesima delle stelle che si trovano in alto a destra, per
la legge di .tefan=Eoltzmann entrambe devono emettere la stessa !uantit di energia per unit di
superficie radiante. Le stelle in alto a destra, pi luminose, devono !uindi necessariamente emettere
energia da una superficie pi estesa. 4sse sono !uindi stelle fredde, ma molto grandi e per !uesto
chiamate giganti rosse.
Analogo ragionamento vale per le stelle calde in basso a sinistra. 4sse emettono la stessa !uantit di
energia delle stelle calde e luminose di tipo > e E della se!uenza principale, essendo poco luminose
devono perci- possedere una superficie
radiante totale di piccole dimensioni e
per !uesto motivo sono dette nane
bianc$e.
Anche i diametri delle stelle in
se!uenza principale si presentano in
modo caratteristico. Le stelle di
se!uenza principale pi voluminose
sono !uelle in alto a sinistra $giganti
bianco"azzurre'. #l diametro decresce
poi progressivamente lungo la
se!uenza principale fino alle stelle pi
piccole che si trovano in basso a destra
$nane rosse'.
Le giganti bianco=azzurre sono
comun!ue pi piccole delle giganti
rosse, mentre le nane rosse sono pi grandi delle nane bianche.
Le giganti bianco=azzurre sono anche le stelle pi massicce della se!uenza principale. La massa
delle stelle decresce infatti progressivamente scendendo lungo la se!uenza principale. 4siste dQaltra
parte una relazione di proporzionalit tra massa e luminosit intrinseca di una stella, nota come
3<
relazione di 4ddington. "i massiccia / una stella e maggiore / la !uantit di energia che le sue
regioni centrali devono produrre per contrastare la forza gravitazionale che tenderebbe a far
collassare la stella.
La relazione di Addington afferma che la luminosit intrinseca / approssimativamente
proporzionale alla potenza 3,? della massa di una stella@ L , 0 7
3,?
.
*enendo presente che per il sole tale relazione pu- scriversi L , 0 7
3,?
, dividendo membro a
membro si ottiene una relazione in cui scompare la costante di proporzionalit e la luminosit e la
massa delle stelle sono espresse in unit solari
L M ~
3 ? ,
4d esempio una stella c,e presenti una massa doppia rispetto a quella del nostro sole -2 2 . a'r& una luminosit& pari a
circa 1% 'olte quella solare -1% L . L M ~ = =

3 ? 3 ?
2 ((3
, ,
, L
La relazione di 4ddington / stata ottenuta sulla base di considerazioni teoriche basate sulle
condizioni di e!uilibrio delle stelle, ma i valori che essa fornisce sono in buon accordo con !uelli
misurati direttamente per i sistemi di stelle doppie. La relazione di 4ddington / valida
esclusivamente per le stelle in se!uenza principale.
Le classi di luminosit
In realt& la classificazione delle stelle in base alla loro luminosit& B pi? articolata. Si B potuto notare c,e a parit& di tipo
spettrale le stelle presentano le rig,e di assorbimento del loro spettro pi? o meno allargate -una riga spettrale si
caratterizza infatti anc,e per il suo profilo< cioB per il modo con cui l5intensit& della riga diminuisce pi? o meno
bruscamente ai suoi margini.. Si ritiene c,e il fenomeno sia do'uto alla di'ersa pressione esercitata dal plasma c,e
costituisce la stella -quando la pressione in un gas aumenta le sue rig,e tendono infatti ad allargarsi sempre pi?.. 7osF le
stelle c,e presentano atmosfere molto dense< caratterizzate da ele'ate pressioni presentano rig,e spettrali pi? allargate
rispetto a stelle caratterizzate da atmosfere rarefatte. 5altra parte< poic,I il li'ello di rarefazione delle atmosfere stellari
B correlato con le dimensioni della stella -le stelle giganti sono molto rarefatte< mentre le nane sono molto compresse. e
quindi con l5entit& della superficie radiante< B possibile in tal modo rica'are informazioni sulla di'ersa luminosit& a parit&
di tipo spettrale. In definiti'a maggiori sono le dimensioni stellari< pi? il plasma B rarefatto -la sua pressione B bassa. e
pi? le rig,e spettrali presentano un profilo a bassa dispersione -rig,e strette.. =na minor larg,ezza delle rig,e spettrali B
dunque indice di maggiori dimensioni stellari e quindi< a parit& di temperatura< di maggiore luminosit&.
=tilizzando tale criterio C.C. 2organ< P.7. !eenan e E. !ellman ,anno introdotto nel 1:3" un nuo'o sistema di
classificazione della luminosit& delle stelle -Sistema MKK o 2!. c,e suddi'ide le stelle in 9 classi di luminosit&
decrescente -% ; 8II.< distinguendo all5interno di ciascuna di esse 3 sottoclassi a ab b.
7lasse enominazione
% %;Ia Ia;% Ipergiganti o Supergiganti estreme
Ia Iab Ib Supergiganti
IIa IIab IIb 0iganti brillanti
IIIa IIIab IIIb 0iganti -normali.
I8a I8ab I8b Subgiganti
8a 8ab 8b 3ane -Sequenza principale.
-8I. sd Subnane -pop.II.
-8II. 3ane bianc,e
?:
Jicostruire i fenomeni associati alla nascita, alla vita ed alla morte di una stella non / impresa
semplice, poich l'evoluzione stellare si svolge in periodi di tempo lunghissimi che possono andare
da !ualche milione di anni per le stelle pi massicce a !ualche miliardo di anni per le stelle meno
massicce. 8osM non / possibile osservare Rin direttaR le trasformazioni di una stella, ma / necessario
capire in !uale fase evolutiva si trovano le diverse stelle che noi osserviamo e tentare di rimettere in
se!uenza i diversi fotogrammi. 4' un poQ come scattare una fotografia di una comunit umana in cui
compaiono neonati, bimbi, adulti e vecchi, cercando di capire a che fase della vita umana appartiene
ciascuno di loro.
Le istantanee che noi possiamo scattare alle stelle sono rappresentate da punti del diagramma NJ, il
!uale rappresenta perci- uno strumento fondamentale per interpretare l'evoluzione stellare. .i
ritiene infatti che le modificazioni strutturali che una stella subisce durante la sua evoluzione si
manifestino attraverso mutamenti nelle condizioni di temperatura e luminosit ed in definitiva con
uno spostamento all'interno del diagramma NJ. %aturalmente noi non abbiamo il tempo materiale
per cogliere tali spostamenti all'interno del diagramma, ma possiamo cercare di interpretare il
significato evolutivo di ciascun punto del diagramma.
6li astrofisici cercano conferme dei loro modelli evolutivi nei diagrammi NJ degli ammassi
stellari. 4ssi ritengono infatti che le stelle di un ammasso si siano formate pi o meno
contemporaneamente da una stessa nebulosa. Avendo dun!ue la stessa et e la stessa composizione
chimica, la diversa posizione assunta nel diagramma NJ / funzione solo della massa delle diverse
stelle. 4Q pertanto possibile mettere in evidenza come stelle di diversa massa, trovandosi in punti
differenti del diagramma, stiano attraversando stadi diversi della loro evoluzione. #l numero di
stelle che popola ciascuna zona del diagramma / inoltre proporzionale al tempo di permanenza della
stella in !uelle condizioni particolari di *emperatura e Luminosit. Hone scarsamente popolate del
diagramma sono in genere punti di rapido passaggio, dove / pertanto poco probabile riuscire a
cogliere stelle. 4sistono tre tipi fondamentali di diagrammi di ammassi stellari, relativi
rispettivamente alla fase di giovinezza, maturit e vecchiaia.
"er ottenere evidenze osservative sugli stadi iniziali dellQevoluzione stellare si studiano i diagrammi
NJ di gruppi di stelle che, trovandosi ancora immerse nella materia nebulare che le ha generate,
?(
testimoniano la loro giovane et. *ali aggregati sono costituiti soprattutto da stelle massicce $le pi
veloci a formarsi' di tipo spettrale > e E e sono detti associazioni >(.
6li ammassi aperti e gli ammassi globulari vengono utilizzati invece per studiare rispettivamente le
fasi di maturit e di vecchiaia
6li ammassi aperti o di disco $"leiadi, Oadi etc' sono aggregati contenenti da !ualche centinaio a
!ualche migliaio di stelle che si collocano all'interno delle spire del disco galattico, mentre gli
ammassi globulari o di alone sono enormi aggregati di stelle contenenti da (::.::: a !ualche
milione di stelle. 4ssi si dispongono a formare un enorme alone sferico che contiene il disco
galattico, mentre sono assenti nel disco stesso. %ella nostra galassia ne sono stati contati poco pi di
un centinaio $circa (;:'.
>ltre alle osservazioni dirette, esistono anche numerosi modelli teorici, in cui le diverse fasi
dell'evoluzione stellare vengono dedotte a partire dalle caratteristiche di massa e di composizione
chimica di una stella e si fondano sui meccanismi di e!uilibrio interno e di produzione di energia
che si ritiene siano alla base della struttura stellare. #n particolare gli astrofisici ritengono che
l'evoluzione stellare sia condizionata essenzialmente dalla massa iniziale della stella e dalla sua
composizione chimica $teorema di 0ogt"/ussell'.
La massa iniziale della stella ha effetto principalmente sulla sua velocit di evoluzione. "i
massiccia / una stella, pi rapidamente essa si forma, evolve e muore. La !uantit di materia
presente in una stella influenza in 2 modi diversi ed opposti la durata della sua vita. Da una parte
pi massiccia / una stella e tanta pi materia essa ha a disposizione da poter trasformare in energia,
secondo la relazione 4 , mc
2
. Dall'altra, all'aumentare della massa aumenta anche la velocit con
cui la stella trasforma materia in energia secondo la relazione di 4ddington. "er cui al crescere della
massa l'energia a disposizione aumenta proporzionalmente, mentre l'energia utilizzata e dissipata
cresce pi che proporzionalmente. "ossiamo !uindi affermare che la stella / in grado di
sopravvivere per un tempo che / direttamente proporzionale alla massa disponibile ed inversamente
proporzionale alla velocit con la !uale la massa viene trasformata in energia
? , 2
? , 3

= = 1
1
1
L
1
t
# tempi di evoluzione di una stella decrescono !uindi in modo esponenziale all'aumentare della
massa.
1142 3orma%ione stellare: fase di prese6uen%a
Le stelle nascono dalla contrazione gravitazionale di gas e polveri che costituiscono le grandi
nebulose, vere e proprie incubatrici stellari $nurser2'. #l meccanismo che innesca tale contrazione
non / stato ancora chiarito. *ra le varie ipotesi vi sono le onde d'urto prodotte dall'esplosione di
stelle massicce $supernovae', la collisione tra due o pi nebulose ed altre ancora.
Durante la caduta gravitazionale del materiale nebulare l'energia potenziale si trasforma in energia
cinetica con aumento progressivo di temperatura della protostella.
#n !uesta prima fase, la cui durata dipende come sempre dalla massa in fase di contrazione, la
temperatura superficiale / talmente bassa che la maggior parte dell'emissione avviene
nell'infrarosso.
%el (<3C vennero osservati e studiati all'interno di nebulose alcune strutture tondeggianti e dense di
materia nebulare, con temperature estremamente basse $(:I9' che risultarono essere tutte in fase di
contrazione. *ali oggetti sono oggi noti come globuli di (o# e molti autori li ritengono probabili
fasi iniziali nella formazione delle stelle.
Secondo i modelli teorici le protostelle nella loro fase iniziale do'rebbero essere circondate da un bozzolo di materia<
compressa dal forte 'ento stellare< c,e si genera durante le prime fasi di 'ita. Il bozzolo< riscaldato dall$interno do'rebbe
?2
irradiare pre'alentemente nell$infrarosso. =na probabile conferma di tale modello 'iene dall$oggetto $e%lin&'e"geba"er
scoperto in #rione.
Le condizioni che permettono ad una condensazione di materia nebulare di mantenersi e collassare,
invece di disperdersi, sono state studiate all'inizio del '<:: da Oeans. .e una nebulosa presenta una
temperatura assoluta di I9 ed una densit di n atomi1cm
3
, essa collasser solo se la sua massa /
superiore alla cosiddetta massa di Oeans che, espressa in masse solari, vale
M
j
=

(?
3

n
$7 '
o, in alternativa, collasser se il suo raggio / superiore al raggio di Oeans che, espresso in parsec,
vale
/

n
K
= 3 $pc'
+assa e <aggio di ?eans
Per il teorema del 'iriale una massa di gas autogra'itante< in equilibrio dinamico tra la forza centrifuga e la forza
centripeta< 'ale la relazione : 2 = +
c g
A A Possiamo allora affermare c,e il collasso gra'itazionale a''err& quando
c g
A A 2 > L$energia gra'itazionale di una sfera di materia uniformemente distribuita B
/
G1
A
g
2
?
3
=
. L$energia
cinetica media -per particella. B in'ece pari a # A
c
2
3
= < do'e A B la costante di /oltzmann e 'ale 1<39%619 1%
;16
erg
!
;1
. L$energia cinetica totale sar& allora pari all$energia cinetica media per il numero totale ' di particelle
A A
c c
= = E E#
3
2
.
Il numero di particelle presenti si ottiene di'idendo la massa totale 2 per la massa media di una particella.
Supponendo c,e ogni 1%% particelle c,e compongono l$uni'erso< "1 siano di Idrogeno -peso molecolare J 2. e 21 di Elio
-peso atomico J 4.< la massa media relati'a -espressa in u.m.a.. sar&

r
=
+
=
C? 2 2? 3
(::
2 ? ,
.
La massa media assoluta -espressa in grammi. di una particella si determina moltiplicando la massa relati'a per il 'alore
dell$unit& di massa atomica -1<66 1%
;24
g@uma.
a
g = =

2 ? ( ;; (: 3(? (:
23 23
, , , .
L$energia cinetica totale di'enta quindi A
1#
c
a
= =
3
2
3
2
E#

. 4pplicando ora il teorema del 'iriale si ottiene


3
?
2
3
2
2
>
G1
/
1#
a

e quindi 1
#/
G
a
>
?

esprimendo il raggio + in funzione della densit& -. t =


3
3
3
/ 1 < si ottiene
1
#
G
1
a
3
3
3
3
?
>
|
\

|
.
|
t
ed in definiti'a
1 1
#
G

L
a
> =
|
\

|
.
|
3C?
3
3
3
t
2R B detta 2assa di Teans. Il suo 'alore< rispetti'amente in grammi ed in masse solari< B approssimati'amente

1

L
= ; (:
22
3

$g'
<
M
j
= =

1
1

L
3 (:
((
3

$7 '
Se esprimiamo la densit& di materia come densit( particellare< cioB come numero n di particelle per unit& di 'olume -
= n
a
. si ottiene rispetti'amente
1

L
= 3 (:
33
3
n
$g'

M
j
=

(?
3

n
$7 '
Se in'ece di esplicitare la massa esplicitiamo il raggio -dopo a'er espresso la massa in funzione della densit&. otteniamo
?3
/ /
#
G

K
a
> =
(?
3 t

(ale quantit& B detta )aggio di *eans ed il suo 'alore< rispetti'amente in centimetri ed in pc< B approssimati'amente pari
a
/

K
= 2 3 (:
C
,

$cm' /

K
=

C B (:
(2
,

$pc'
Se esprimiamo nuo'amente la densit& di materia come numero n di particelle per unit& di 'olume - = n
a
. si ottiene
rispetti'amente
/

n
K
= (2 (:
(<
, $cm'

/

n
K
= 3 $pc'
Durante la fase di contrazione la protostella / ovviamente pi fredda di !uanto sar una volta giunta
in se!uenza principale, ma, possedendo una maggiore superficie radiante, / anche pi luminosa.
8ome conseguenza di tali caratteristiche, le protostelle raggiungono la se!uenza principale partendo
dallQalto e le fasi di contrazione generano una traccia evolutiva che termina sul bordo sinistro della
se!uenza principale, nella regione detta Linea di et Dero o =A2/ $Hero Age 7ain .e!uence'.
0li studi teorici pre'edono c,e la contrazione gra'itazionale di una protostella a''enga in 2 fasi. La prima< durante la
quale l5interno della stella subisce un rimescolamento con'etti'o< produce nel diagramma *+ una traccia 'erticale detta
Linea di *a>as,i. La seconda< durante la quale l5energia si propaga all5interno della stella pre'alentemente in modo
radiati'o< produce una traccia orizzontale c,e si congiunge alla sequenza principale.
Kna volta che all'interno della
protostella si raggiungono
temperature sufficientemente
elevate si innescano le reazioni
termonucleari che iniziano a
contrastare la caduta del materiale
nebulare verso il centro e generano
le condizioni di e!uilibrio
meccanico e termodinamico che
stabilizzano la stella. %elle fasi
finali la stella neonata genera un
intenso vento stellare $stadio *
*auri' che spazza gran parte della
materia nebulare che le orbita
intorno. #l vento stellare risulta pi
efficace nella direzione dellQasse di
rotazione della stella, dove gas e
polveri sono meno spesse, essendosi depositate prevalentemente sul piano e!uatoriale. #n alcuni casi
/ stato possibile osservare in stelle neonate anelli di polveri circumstellari attraversati
perpendicolarmente da getti di materia bipolare. .uccessivamente allQinterno dei dischi di polvere
nascer il sistema planetario della nuova stella.
#l significato evolutivo della se!uenza principale diventa allora chiaro. 4ssa rappresenta il punto del
diagramma NJ in cui le stelle consumano la maggior parte della loro vita, mantenendosi in
e!uilibrio e trasformando all'interno del loro nucleo idrogeno in elio. La scala temporale
caratteristica per la contrazione gravitazionale di prese!uenza / detta tempo di Kelvin"Belm$oltz.
"er una nebulosa protostellare di densit particellare n, il tempo di 9elvin=Nelmholtz $in anni' /
t
n
KB
~
( 3 (:
C
,
anni
?3
8ome si pu- osservare il tempo di contrazione dipende solo dalla densit. "er una densit
caratteristica delle nebulose di !ualche centinaio di atomi per centimetro cubo i tempi caratteristici
sono di circa ( milione di anni. 4Q probabile che durante la contrazione lQaumento della densit
generi le condizioni per una frammentazione della massa nebulare in nuclei collassanti di
dimensioni minori $allQaumentare della densit diminuisce la massa di Oeans'. 8i- giustificherebbe
il fatto che le stelle tendono a formarsi in gruppi o ammassi.
.empo di Kel)in->elm(olt%
=na particella di massa m posta alla superficie di una nebulosa protostellare di massa 2 e raggio + B soggetta ad una
forza gra'itazionale
F G
m1
/
ma = =
2
. La particella cade dunque 'erso il centro con un5accelerazione
a
G1
/
=
2
.
Poic,I l5accelerazione B la deri'ata della 'elocit& rispetto al tempo e ricordando c,e v
dr
dt
= < si ,a
a
dv
dt
dv
dt
dr
dr
dr
dt
dv
dr
v
dv
dr
= = = =
v
dv
dr
G
1
r
=
2
v dv G
1
r
dr =
2
e integrando -dr B negati'o poic,I il moto in caduta a''iene da quote maggiori a quote minori. si ottiene la 'elocit& c,e
anima la particella ad una distanza + dal centro
0
G1
/
2
2
=
Immaginiamo ora c,e la nebulosa continui a contrarsi
fino a formare una stella di raggi trascurabile rispetto al raggio iniziale della nebulosa. Poic,I la 'elocit& B la deri'ata
dello spazio rispetto al tempo< possiamo scri'ere 0
d/
dt
G1
/
= =
2
< ed in definiti'a
/ d/ G1 dt
(
2
2 =
c,e< integrata<
porge
/ G1 t
3 2
<
2
=
esprimendo infine la massa in funzione della densit& ed esplicitando il tempo< otteniamo
t
G
KB
=
(
;t
(ale quantit& B nota come +empo di Kelvin&,elm-oltz e rappresenta la scala caratteristica dei tempi per la contrazione
gra'itazionale. Il suo 'alore< rispetti'amente in secondi e in anni< -con in g@cm
3
. B dell5ordine di
t
KB
~
<::

s
t
KB
~


2 B (:
?
,

anni
Se misuriamo infine la densit& come numero di particelle per centimetro cubo - = n
a
.< si ottiene rispetti'amente
t
n
KB
~
3 (:
(3
,3
s t
n
KB
~
( 3 (:
C
,
anni
=tilizzando i 'alori caratteristici delle nebulose ( ~ 1% K! ed n ~ 1%
2
; 1%
4
particelle per centimetro cubo< si ottengono i
seguenti 'alori /

n
K
= ~ 3 :,(=( pc
M
j
= ~

(?
3

n
?= ?: 7
t
n
KB
~

~
(3 (:
C
,
(: =(: anni
? ;
La posizione assunta all'interno della se!uenza e che poi viene mantenuta durante tutta la fase di
stabilit dipende dalla massa stellare. Le stelle pi massicce raggiungono pi rapidamente la zona
alta della se!uenza diventando giganti bianco=azzurre, le stelle meno massicce raggiungono pi
lentamente la zona inferiore della se!uenza diventando nane rosse. %aturalmente tutte le stelle con
masse intermedie raggiungono una posizione intermedia che dipende dalla loro massa.
6li astrofisici cercano conferme dei loro modelli evolutivi nei diagrammi NJ degli ammassi
stellari. 4ssi ritengono infatti che le stelle di un ammasso si siano formate pi o meno
contemporaneamente da una stessa nebulosa. Avendo dun!ue la stessa et e la stessa composizione
chimica, la diversa posizione assunta nel diagramma NJ / funzione solo della massa delle diverse
??
stelle. 4Q pertanto possibile mettere in evidenza come stelle di diversa massa si trovino in stadi
diversi della loro evoluzione.
"er ottenere evidenze osservative sugli stadi iniziali dellQevoluzione stellare si studiano i diagrammi
NJ degli ammassi aperti e, in particolare, di gruppi di stelle che, trovandosi ancora immerse nella
materia nebulare che le ha generate, testimoniano la loro giovane et.
Le stelle che si trovano nella vicina nebulosa di >rione sono da !uesto punto di vista un luogo
privilegiato per studiare la nascita delle stelle. Lo studio dei movimenti reciproci $moti propri' ci
conferma infatti che lQassociazione stellare in >rione $associazione >=E' si sta disgregando. Le
stelle si stanno allontanando reciprocamente, ma trovandosi ancora relativamente vicine le une alle
altre, il processo deve essere iniziato solo da !ualche milione di anni. Anche la presenza del gas
nebulare intorno alle stelle, destinato a disperdersi in pochi milioni di anni, / unQulteriore elemento
a favore della giovinezza di tali associazioni.
A conferma di !uanto prevedono i modelli teorici, le stelle della nebulosa di >rione si
distribuiscono per lo pi al di sopra della se!uenza principale, andando a formare un ventaglio pi
chiuso verso l'alto e pi aperto verso il basso.
#n altre parole nell'istantanea scattata tramite il diagramma NJ
abbiamo colto le stelle pi massicce gi arrivate in se!uenza
principale, mentre le stelle meno massicce sono ancora per strada.
"artite insieme, le prime sono state pi rapide, come previsto dalla
teoria.
#n realt si calcola che non tutte le nebulose siano in grado di
formare una stella. .e infatti la materia in fase di contrazione
possiede una massa inferiore a circa :,:B 7 , la temperatura non
sale a sufficienza e non si innescano le reazioni termonucleari. La
stella abortisce e si forma una nana nera $o nana bruna'. *ali
oggetti dovrebbero essere numerosissimi nelle galassie, ma
difficilissimi da individuare, possedendo tipicamente temperature
superficiali intorno ai (:::I9 e luminosit intrinseche dellQordine di (:
=?
= (:
=;
L . Alcuni
ritengono che le nane brune potrebbero contribuire in modo sostanziale alla massa oscura degli
aloni galattici. %el (<<3 sono stati individuati nellQalone della nostra galassia alcuni oggetti che
agiscono come lenti gravitazionali $effetto microlensing' su stelle della %ube di 7agellano e che
potrebbero essere delle nane brune. Ad essi / stato dato il nome di 1*-B> $7assive And 8ompact
Nalo >bXect = >ggetti di Alone 7assicci e 8ompatti'.
L5effetto microlensing si produce quando la luce pro'eniente da una stella lontana 'iene deflessa dal campo
gra'itazionale di una piccola massa c,e le transita innanzi< quasi esattamente sulla congiungente stella;osser'atore. I
raggi luminosi 'engono de'iati e concentrati 'erso l5osser'atore -lente gra'itazionale. c,e percepisce un aumento
temporaneo della luminosit& stellare. La probabilit& di un tal e'ento B e'identemente molto piccola e dipende dal numero
di oggetti interposti tra la stella e l5osser'atore.
1143 3ase di sta2ilit ed e)olu%ione finale
Le stelle rimangono in se!uenza principale finch possiedono idrogeno nel loro nucleo da
trasformare in elio attraverso il ciclo protone=protone ed il ciclo 8arbonio=Azoto. .telle con una
massa pari a !uella del sole impiegano (: miliardi di anni.
Abbiamo gi visto che la scala dei tempi evolutivi per una stella / t #
1
L
#
1
1
#1 = = =

3 ?
2 ?
,
,
. .e
ora misuriamo la massa di una stella in unit 7

$7 , 717 ' e la sua luminosit in unit L $L
?;
, L1L ', possiamo tarare la relazione sul sole. La costante 0 assumer infatti un valore pari al
tempo di permanenza del sole in se!uenza principale $(:
(:
anni' e la relazione diventa pertanto

t anni
sp
= =
(:
(:
(:
(:
M
M
-2,5
L
Ad esempio una stella con ? 7

rimane in se!uenza principale circa (B: milioni di anni, mentre
una stella di (: 7

esaurisce l'idrogeno del proprio nucleo ed esce dalla se!uenza principale dopo
circa 3: milioni di anni.
)uando la maggior parte dell'idrogeno si / trasformato in elio la stella esce dalla se!uenza
principale, avviandosi rapidamente $sempre in relazione alla sua massa' a concludere la sua vita.
6li astrofisici distinguono a !uesto punto 3 possibili strade alternative per l'evoluzione stellare in
funzione della massa. 4' bene tener presente che i limiti di massa di seguito riportati sono
puramente indicativi, essendo stati pi volte ricalcolati e corretti.
(' 'telle di piccola massa ?858G 1 M 1 M 85G 1 N
8omprese tra il tipo spettrale 7B e 6B, comprendono la maggior parte $circa il <:S' delle stelle di
se!uenza principale. .i presume che in tali stelle il movimento convettivo interno interessi tutta la
massa stellare. %on esiste un vero nucleo e l'elio prodotto nelle regioni centrali pi calde si mescola
con gli strati esterni pi freddi.
)uando le reazioni di fusione iniziano a rallentare per mancanza di idrogeno, l'intera stella comincia
a collassare. La contrazione gravitazionale viene infine arrestata dal fenomeno della degenerazione
elettronica. )uando infatti la materia viene compressa fino a densit dell'ordine di (:
;
=(:
B
g1cm
3
$(=(:: t1cm
3
', gli elettroni manifestano una violenta repulsione di natura !uantistica, legata al
principio di esclusione di "auli. 6li elettroni sono infatti fermioni e non possono coesistere su di un
medesimo livello energetico in numero superiore a 2 con spin antiparallelo.
Kn modo alternativo per descrivere il fenomeno della degenerazione elettronica si ha facendo
riferimento al carattere ondulatorio $lunghezza dQonda di De Eroglie' delle particelle materiali.
*enendo infatti presente che la lunghezza dQonda di De Eroglie per una particella materiale vale ,
h1$mv', al diminuire della lunghezza dQonda $come conseguenza del collasso' deve aumentare la
!uantit di moto $mv', essendo h una costante $costante di "lanc0'. LQaumento della !uantit di
moto mv comporta un aumento dellQenergia cinetica $Y mv
2
' e !uindi della pressione esercitata
dagli elettroni.
.i forma in !uesto modo una stella di dimensioni planetarie, costituita al suo interno da materia allo
stato degenere $gas di Fermi', rivestita da un sottile strato gassoso non degenere a temperature
molto elevate $3:.:::=?:.:::I9'. *ali stelle sono note come nane -ianc<e.
Le nane bianche possono esistere come tali solo al di sotto di un certo limite di massa, detto limite
di -$andrase#$ar, pari a (,33 7 , $valore inizialmente calcolato dal fisico indiano 8handrase0har,
oggi si ritiene che tale limite debba essere pi basso, intorno a (,2 7 '. Le nane bianche sono
destinate a raffreddarsi in tempi lunghissimi, trasformandosi in nane nere $o nane brune'.
2' .telle di media massa ? 85G 1 M 1 M G 1 N.
8omprese tra il tipo spettrale 6B e E3, comprendono circa il (:S' delle stelle di se!uenza
principale.
#n !ueste stelle l'elio che si forma dalla fusione dell'idrogeno rimane confinato nel nucleo stellare.
#n tal modo !uando le reazioni termonucleari iniziano a rallentare per scarsit di idrogeno e
l'energia prodotta non / pi sufficiente a contrastare la forza gravitazionale, la stella comincia a
collassare.
#l nucleo di elio centrale viene compresso, si riscalda e raggiunge temperature dell'ordine del
centinaio di milioni di gradi, sufficienti a innescare la fusione dell'elio, mentre gli strati superficiali,
fortemente riscaldate, tornano ad espandersi, trovando un nuovo precario e!uilibrio a grande
?C
distanza dal centro. .i forma una stella enorme, dalla superficie esterna molto fredda $3.:::=
3.:::I9', nota come gigante ro((a.
La traccia evolutiva che nel diagramma NJ sale verso la regione delle giganti rosse / detta /amo
delle Giganti /osse $/ed Giant (ranc$ = .>'.
#l processo di fusione dellQelio / detto ciclo del triplo elio o 3o, in cui tre nuclei di elio si fondono
per formare un nucleo di carbonio ed un fotone energetico.
3
2
3
;
(2
Be - +
.econdariamente il 8arbonio pu- assorbire un altro nucleo di elio e trasformarsi in >ssigeno
;
(2
2
3
B
(;
- Be > +
8ontemporaneamente un sottile strato di idrogeno al di sopra del nucleo raggiunge le temperature
necessarie per fondere idrogeno in elio. .i formano cosM due strati concentrici a livello dei !uali
viene prodotta energia mediante fusioni di diverso tipo.
Le stelle rimangono in stadio di gigante rossa per tempi molto brevi se paragonati alla durata della
loro permanenza in se!uenza principale. L'efficienza delle reazioni di fusione di elementi pi
pesanti dell'idrogeno diminuisce infatti progressivamente. 6i la fusione dell'4lio in 8arbonio
presenta un difetto di massa dello :,:;?S contro lo :,CS della fusione dell'#drogeno in 4lio.
L$Elio ,a massa 4<%%26 uma e quindi 3 atomi di Elio 12<%%"9 uma< mentre il 7arbonio 12 pesa 12 uma. Il difetto di
massa B pari a 12<%%"9 ; 12 J %<%%"9 uma. Il 'alore percentuale B quindi %<%%"9@12<%%"9 J %<%%%61.
Durante le reazioni di fusione si generano anche neutroni liberi che sono responsabili della
formazione di elementi chimici pi pesanti, attraverso i cosiddetti processi"s, in cui un nucleo
cattura un neutrone e subisce un decadimento beta aumentando il suo numero atomico.
8engono definiti processi-s -da sloH J lento. le reazioni di assorbimento neutronico da parte di un nucleo< in presenza
di una densit& di neutroni relati'amente bassa. In queste condizioni il neutrone catturato ,a il tempo di decadere
-decadimento |. prima c,e un nuo'o neutrone 'enga assorbito.
La presenza negli spettri stellari delle rig,e del .ecne%io -(c. rappresenta una delle migliori conferme dell5esistenza
della nucleosintesi stellare e dei processi;s. Il (ecnezio non ,a infatti isotopi stabili -non esiste sulla terra.. 4nc,e il pi?
stabile< il (c;:9< ,a un tempo di dimezzamento di due milioni di anni.
)uando lQ4lio del nucleo comincia ad esaurirsi e l'energia prodotta torna a diminuire la forza
gravitazionale prevale ancora e la stella collassa nuovamente.
Le stelle di media massa non sono per- in grado di comprimere ulteriormente la materia al loro
interno, in !uanto vengono raggiunte densit tali che la degenerazione elettronica / in grado di
contrastare la forza gravitazionale. All'interno della gigante rossa si forma in modo !uiescente
$senza eventi esplosivi' una nana -ianca. #nizialmente la nana bianca / oscurata dal guscio di gas e
polveri che forma gli strati pi esterni della gigante rossa.
"oich le nane bianche possono esistere come tali solo al del limite di -$andrase#$ar, pari a (,33
7 , gli astrofisici ritengono che durante l'evoluzione !uiescente da gigante rossa a nana bianca, la
stella debba espellere, sotto forma di un intenso vento stellare, buona parte della sua massa iniziale.
8i- contribuisce a sospingere ad una certa distanza dalla nana bianca l'inviluppo gassoso, il !uale
va a formare una specie di guscio opaco a circa ( anno luce dal centro. La materia che compone
tale guscio, eccitata dalla radiazione emessa dalla nana bianca, diventa visibile emettendo per
fluorescenza $emissione su lunghezze d'onda superiori a !uelle assorbite' prima di disperdersi nello
spazio.
>ggi si ritiene che gli oggetti celesti che verso la fine del 'C:: Nerschel aveva denominato nebulose
planeterie per il loro aspetto sferico e compatto, rappresentino appunto tale fase di transizione di
stelle di media massa, da giganti rosse a nane bianche. LQestrema rarefazione delle nebulose
planetarie $(:
3
particelle per cm
3
' / responsabile della formazione di alcune rig$e proibite $ad
?B
esempio le due intense righe verdi a 3<?< Z e ?::C Z dellQ>###', inizialmente attribuite ad elementi
chimici sconosciuti $come il nebulio o il coronium individuato nella corona solare'.
Le rig$e proibite sono dovute a transizioni elettronic$e estremamente poco probabili nelle
condizioni di densit del gas raggiungibili nei laboratori terrestri5 dove l@elevata frequenza degli
urti tra le particelle porta a continue eccitazioni e diseccitazioni collisionali. Eelle atmosfere
rarefatte delle nebulose planetarie5 dopo c$e una particella si 7 eccitata a causa di un urto5 un
secondo urto 7 poco probabile e la diseccitazione puI avvenire tramite emissione di radiazione.
8onferme di tale modello teorico vengono ancora una volta dall'analisi dei diagrammi NJ di gruppi
di stelle omogenee per et, !uali sono !uelle che formano i cosiddetti ammassi stellari. 8ome
abbiamo gi detto gli astrofisici ritengono che le stelle di un ammasso abbiano approssimativamente
la stessa et e la stessa composizione chimica. #n conseguenza di ci-, la diversa posizione assunta
nel diagramma NJ deve essere funzione solo della massa delle diverse stelle. %ella nostra galassia
esistono due tipi fondamentali di ammassi@ gli ammassi aperti $o di disco' e gli ammassi globulari
$o di alone'.
I diagrammi : degli amma((i aperti presentano tutti la se!uenza principale interrotta nella sua
parte superiore. %el punto di interruzione le stelle piegano verso destra, andando a formare un
uncino detto punto di svolta o turn"off point. )ui il diagramma manca !uasi completamente di stelle
$lacuna di Bertzsprung' per poi riprendere nella regione delle giganti rosse.
7ettendo a confronto diagrammi NJ di ammassi diversi si osserva che la posizione del punto di
svolta / diversa da ammasso ad ammasso.
6li astrofisici interpretano tali diagrammi come
una conferma delle loro teorie sull'evoluzione
stellare. #l punto di svolta coglie infatti le stelle
che stanno lasciando la se!uenza principale per
trasformarsi in giganti rosse. %aturalmente le
stelle pi massicce, che si sono evolute pi
rapidamente, si sono gi trasformate in giganti
rosse e mancano !uindi dalla se!uenza
principale. #n tal modo ammassi che presentano
un punto di svolta molto basso debbono essere
ritenuti pi vecchi, in !uanto anche stelle di
massa minore hanno gi lasciato la se!uenza
principale per trasformarsi in giganti rosse.
4siste una relazione tra posizione del punto di
svolta ed et dell'ammasso stellare.
La lacuna di Nertzsprung si giustifica con il
fatto che la transizione dalla se!uenza principale alla zona delle giganti rosse / talmente rapida che
/ molto poco probabile cogliere le stelle in !uesta fase.
La lacuna di Nertzsprung non / comun!ue completamente priva di stelle. 4' infatti proprio !ui che
possiamo trovare le variabili intrinseche come le RcefeidiR e le variabili di tipo R7iraR, a
testimonianza del fatto che la transizione avviene attraverso delle vistose modificazioni degli
e!uilibri interni della stella.
I diagrammi : degli amma((i glo-ulari mostrano tutti punti di svolta estremamente bassi, con
la se!uenza principale ridotta praticamente alle nane rosse $subnane', a testimonianza del fatto che
si tratta di aggregati di stelle estremamente vecchie. .i calcola che essi abbiano oltre (: miliardi di
anni.
?<
%el (<32 Eaade accert- una sostanziale differenza nei tipi spettrali e nella composizione chimica
delle stelle appartenenti agli ammassi aperti rispetto alle stelle appartenenti agli ammassi globulari.
#nfatti mentre le stelle degli ammassi globulari risultarono composte essenzialmente da idrogeno ed
elio, le stelle degli ammassi aperti $e delle altre stelle appartenenti al disco galattico, come il sole'
contenevano anche !uantit pi o meno apprezzabili di tutti gli altri elementi chimici $che gli
astrofisici chiamano in modo improprio RmetalliR'. Eaade suddivise cosM le stelle in due
popolazioni. Le stelle come il sole, contenenti anche metalli furono dette stelle di popolazione I, le
stelle senza metalli come !uelle degli ammassi globulari, stelle di popolazione II.
>ggi gli astronomi ritengono che le due popolazioni stellari siano il prodotto di diverse generazioni
stellari. #n altre parole le stelle di popolazione ##, prive di elementi pi pesanti si sarebbero formate
per prime all'interno della galassia, !uando ancora gli unici elementi a disposizione erano l'idrogeno
e l'elio formatisi durante il Eig Eang $nucleosintesi primordiale'. 4sse rappresentano dun!ue la
prima generazione stellare. )uando poi le stelle pi massicce di prima generazione hanno arricchito
le nebulose galattiche di elementi pi pesanti attraverso esplosioni di supernovae, le successive
generazioni stellari hanno prodotto stelle ricche di 'metalli', classificate come stelle di popolazione
#. 4sse costituiscono !uindi stelle di seconda generazione o, in generale, stelle di generazioni
successiva alla prima.
# diagramma NJ di ammassi globulari sono !uindi diversi dai diagrammi NJ degli ammassi aperti,
sia per la differenza di et che si esprime in una diversa posizione del punto di svolta $molto pi
bassa', sia per la diversa composizione chimica. Jicordiamo infatti che, per il teorema di 5ogt=
Jussell, il tipo di evoluzione stellare dipende esclusivamente dalla massa e dalla composizione
chimica. 6li astrofisici ritengono ad esempio che il cosiddetto ramo orizzontale che compare nei
diagrammi NJ degli ammassi globulari sia da mettere in relazione proprio alla loro diversa
composizione chimica. .i tratta di una se!uenza !uasi orizzontale di stelle che congiunge la zona
delle giganti rosse con la parte mediana della se!uenza principale.
6li astrofisici ritengono che essa sia prodotta dal fatto che le stelle, dopo essersi trasformate in
giganti rosse, mutano rapidamente le loro caratteristiche di temperatura e luminosit, ritornando al
centro della se!uenza principale. Da !ui si ritrasformano lentamente in giganti rosse, producendo il
ramo orizzontale.
%el braccio orizzontale si trovano le cefeidi del tipo JJ L2rae $e le G 5irginis', a testimonianza
del fatto che la trasformazione avviene attraverso condizioni di non e!uilibrio.
;:
Kn'altra caratteristica dei diagrammi NJ degli ammassi globulari / l'assenza della lacuna di
Nertzsprung. Le stelle poco massicce rimaste in se!uenza principale si trasformano infatti in giganti
rosse in modo talmente lento che diventa probabile coglierle in tutte le fasi intermedie del loro
percorso ed esse si uniscono !uindi alla zona delle giganti rosse con un tratto continuo. Le stelle di
se!uenza di popolazione ## sono inoltre leggermente meno luminose $classe 5# di luminosit ,
subnane' dei corrispondenti tipi spettrali di popolazione # $classe 5 di luminosit , nane'.
3' 'telle di grande massa ?G1 D 1 M ,38 1 N.
.telle di tipo spettrale > e E $fino a E3', comprendono meno dellQ(S' delle stelle di se!uenza
principale. )uando lQidrogeno del nucleo si / trasformato in 4lio e non viene pi prodotta energia
sufficiente per contrastare la forza gravitazionale, la stella collassa e comprime il suo nucleo di elio
fino ad innescarne la fusione. 8ontemporaneamente un guscio esterno di #drogeno raggiunge la
temperatura di fusione, mentre gli strati pi superficiali si espandono enormemente fino a
trasformare la stella in una supergigante, con dimensioni che possono raggiungere (::: volte !uelle
del sole.
)uando il nucleo di 4lio si sar trasformato in un nucleo di 81> ed il guscio esterno di idrogeno si
sar trasformato in 4lio, la produzione di energia comincer a diminuire, costringendo la stella a
collassare nuovamente. Durante !uesta contrazione, le stelle di grande massa sono in grado di
portare le temperature del loro nucleo a valori intorno ai 2 miliardi di gradi, sufficienti per innescare
la fusione del 8arbonio, con formazione di %eon e 7agnesio ( )
(:
2:
(2
23
Ee 1g F . 8ontemporaneamente
#l guscio esterno di 4lio si riaccende per dare 8arbonio e >ssigeno, mentre un terzo guscio si
aggiunger ai primi due dove l'idrogeno sar in grado di formare elio.
>gni !ual volta lQenergia si esaurisce il meccanismo si ripete e ciascun guscio fonde per dare
elementi pi pesanti, mentre un nuovo guscio si aggiunge esternamente.
%ello stadio successivo lQ>ssigeno fonde producendo prevalentemente .ilicio e Holfo ( )
(3
2B
(;
32
'i ' F
ed infine il .ilicio genera +erro e %ichel ( )
2;
?;
2B
;:
Fe Ei F #n !uesto modo all'interno dell'enorme e
rarefatto inviluppo gassoso che caratterizza una supergigante, si produce una struttura annidata a
cipolla, densa e compatta, formata da strati concentrici, caratterizzati da temperature e densit
crescenti verso il centro, in cui si producono per fusione elementi sempre pi pesanti.
A22ondan%e cosmic(e degli elementi e nucleosintesi
Fred *o>le fu il primo ad intuire c,e c,e gli elementi c,imici potessero formarsi nelle stelle durante la loro e'oluzione.
Insieme a Cilliam FoHler e ai coniugi 2argaret e 0eoffre> /urbidge -sc,erzosamente riuniti nella sigla */2F.< mise a
punto i primi modelli di nucleosintesi stellari -1:1".. Il loro pionieristico la'oro 'enne in seguito esteso e perfezionato con
la collaborazione di +.C. Cagoner -1:6"..
I modelli teorici elaborati per pre'edere i processi di n"cleosintesi stellare -cioB quali elementi c,imici< ed in c,e
proporzioni< si formino durante l5e'oluzione di una stella. sono in grado di giustificare in modo molto soddisfacente le
percentuali cosmic,e osser'ate -abbondanze relative. degli elementi c,imici< con l5eccezione dell5Idrogeno e dell5Elio.
L5origine di questi ultimi B da ritenersi cosmologica e le loro abbondanze ben si accordano< come 'edremo< con quelle
pre'iste dai modelli elaborati per la nascita dell5uni'erso -/ig /ang e relati'i processi di n"cleosintesi primordiale..
a questo punto di 'ista la composizione c,imica dell5uni'erso puN essere considerata una testimonianza Larc,eologicaV
della sua storia e'oluti'a< un reperto fossile cruciale do'e sono registrate le trasformazioni cui B stata sottoposta la
materia dalla sua nascita ad oggi.
L5elemento di gran lunga pi? diffuso nell5uni'erso B l5Idrogeno -~ "3P in peso.< seguito dall5Elio -~ 21P in peso. e da tutti
gli altri elementi c,imici -~ 2P in peso. con al primo posto l5#ssigeno seguito da 7< 3< 3e< S< Si< Fe.
#gni 1%%.%%% atomi di Idrogeno 'e ne sono 9.1%% di Elio< 61 di #ssigeno< 31 di 7arbonio< 2% di 4zoto.
In generale l5abbondanza relati'a di un elemento c,imico nell5uni'erso diminuisce all5aumentare del suo numero atomico
Q. (ro'iamo perN alcune interessanti regolarit&) gli elementi con Q dispari sono meno frequenti dei loro 'icini con Q pari e
si e'idenziano inoltre picc,i di frequenza in corrispondenza degli elementi con numero di massa 4 multiplo intero di 4
-massa dell5Elio. come 7;12< #;16< 3e;2%< 2g;24< Si;29< S;32< 4r;36< 7a;4%< (i;49< 7r;12< Fe;16< 3i;6%.
(ali regolarit& si spiegano facilmente ricordando c,e l5Elio -Q J 2 e 4 J 4. rappresenta il mattone fondamentale con il
quale 'engono costruiti per successi'a fusione gran parte degli elementi pi? pesanti.
;(
La produzione di energia in !ueste fusioni / per- via via inferiore, poich sempre minore risulta il
difetto di massa. #l limite di !uesto processo risulta essere lo stadio del ferro, poich la fusione del
ferro per formare nuclei pi massicci richiede energia $reazione endoergonica' invece di produrla.
8osM invece di contrastare il collasso gravitazionale la fusione del ferro lo accelera. %e segue una
fase di implosione delle regioni centrali della stella.
#l nucleo centrale di +erro crolla su se stesso con una velocit che si calcola essere circa un !uarto
di !uella della luce. L'energia gravitazionale in tal modo liberata produce una immensa onda d'urto
che spazza via le regioni pi esterne, in una esplosione di elevatissima potenza detta supernova $di
tipo ##'. 6li strati pi esterni della stella, investiti da un'enorme !uantit di energia, la utilizzano per
produrre elementi di peso atomico superiore tramite processi"r, di cattura rapida di neutroni. 4' cosM
che le supernovae arricchiscono l'universo di tutti gli elementi chimici, anche !uelli pi pesanti,
formando nuove nebulose, dalla contrazione delle !uali nascono successive generazioni stellari.
8engono definiti processi-r -da rapid J rapido. le reazioni di assorbimento neutronico da parte di un nucleo< in presenza
di una ele'ata densit& di neutroni. In queste condizioni il neutrone catturato non ,a il tempo di decadere -decadimento |.
prima c,e un nuo'o neutrone 'enga assorbito ed in tal modo il nucleo puN rapidamente aumentare il suo numero di
massa.
Kna supernova / in grado di produrre luce !uanto una piccola galassia, presenta infatti in media una
magnitudine assoluta pari a 7 , =(B. La prima supernova ad essere avvistata e di cui abbiamo
notizia dalle cronache cinesi e giapponesi, fu la supernova del (:?3 d.8. nella costellazione del
*oro, che rimase visibile in pieno giorno per alcune settimane.
#n tempi pi recenti sono state avvistate nella nostra galassia soltanto altre due supernovae. )uella
studiata da *2cho Erahe nel (?C2 e !uella di 9eplero del (;:3.
>rmai sono !uasi !uattro secoli che non esplode pi una supernova nella nostra galassia e gli
astronomi sono costretti a studiare le supernovae che esplodono in galassie esterne. 7oltissime
informazioni sono state ottenute dalla supernova esplosa nel (<BC nella grande %ube di 7agellano,
una piccola galassia, satellite della nostra. L'esplosione di una supernova produce una enorme nube
di gas e polveri in espansione. "articolarmente studiata la nebulosa del 6ranchio $8rab %ebula',
prodotta dalla supernova del (:?3 ed ancor oggi perfettamente visibile.
La parte centrale della stella, che ha subito il collasso, pu- evolvere secondo tre modelli diversi in
funzione della massa residua, andando a formare diverse classi di oggetti collassati. .e la massa che
rimane dopo l'esplosione / inferiore (,33 7

$7
8h
, limite di -$andrase#$ar' si forma una nana
bianca, se / compresa tra (,33 7

e circa 3 7 $7
>5
, limite di >ppen$eimer"0ol#ov' si forma
una stella a neutroni, se supera le 3 7

si forma un buco nero.
1144 E)olu%ione stelle doppie: 2inarie cataclismic(e @no)ae e superno)ae IaA
)uando in un sistema di stelle doppie le due stelle possiedono masse diverse e sono
sufficientemente vicine $doppie strette' da riuscire, in opportune condizioni, a rubarsi
reciprocamente materia, si producono fenomeni particolari di evoluzione stellare. La stella di massa
maggiore, indicata come primaria, subisce infatti un'evoluzione pi rapida e diventa una gigante
rossa !uando la stella meno massiccia, indicata come secondaria, / ancora in se!uenza principale.
A !uesto punto, se le stelle sono sufficientemente vicine, parte dell'inviluppo gassoso della gigante
rossa cade sulla stella secondaria, accelerandone l'evoluzione.
8ol procedere dell'evoluzione la stella primaria si trasformer in una nana bianca mentre la
secondaria diverr a sua volta una gigante rossa. .uccessivamente il flusso di materia / destinato ad
invertirsi e parte dell'inviluppo gassoso della secondaria cadr sulla nana bianca $primaria'. La
materia entrando in orbita intorno alla nana bianca forma un anello di accrescimento. %el punto in
cui il flusso di materia urta l'anello di accrezione si produce un forte aumento di temperatura che si
manifesta tramite una macchia luminosa $macc$ia calda'. )uando la materia che si accumula sulla
superficie della nana bianca raggiunge la temperatura di fusione essa esplode come un'atomica.
;2
LQesplosione / cosM violenta che la luminosit della stella aumenta fino a (?:.::: volte in poche
ore.
# primi fenomeni di !uesto tipo furono inizialmente interpretati come l'accensione di una nuova
stella in cielo. La prima nova fu osservata, secondo !uanto narra "linio, da #pparco nel (33 a.8.
+ino ad oggi ne sono state osservate !ualche centinaio, non tutte ugualmente splendenti.
.pesso il fenomeno della nova non giunge a distruggere il sistema binario, per cui la stella
secondaria pu- continuare a perdere materia a favore della primaria fino ad una nuova esplosione
che in genere si manifesta ogni (: = 2: anni $novae ricorrenti'. A differenza delle novae non
ricorrenti che manifestano magnitudini assolute molto diverse, le nove ricorrenti presentano tutte la
stessa magnitudine assoluta $7 , =C,?' e rappresentano pertanto dei buoni indicatori di distanza.
#n alcuni casi invece il fenomeno risulta particolarmente violento e l'aumento di luminosit $7 , =
2:' diventa addirittura superiore a !uello delle supernovae di ## tipo $7 , = (B'. 6li astronomi
indicano !ueste esplosioni come supernovae di tipo Ia e ritengono che in tal caso il sistema stellare
ne risulti completamente distrutto. .i ritiene che ci- avvenga !uando la nana bianca si trova al
limite di 8handrase0har. LQulteriore ac!uisto di materia avvia un collasso gravitazionale che
innesca una reazione di fusione esplosiva nelle regioni centrali della stella.
*ipicamente la luminosit di una supernova di tipo #a raggiunge il massimo in circa tre settimane
per poi diminuire progressivamente nellQarco di alcuni mesi. "resentano una luminosit massima
che varia leggermente da caso a caso, ma che / ben correlata con la durata dellQesplosione $periodo
di aumento della luminosit'. Le esplosioni pi lunghe sono caratterizzate da una maggiore
luminosit. 7isurando la durata del periodo esplosivo / !uindi possibile effettuare le opportune
correzioni e calcolare la luminosit intrinseca con un errore che attualmente si stima essere intorno
al (:S. 8i- fa delle supernovae di tipo #a le candele campione meglio calibrate ed attualmente pi
utilizzate. Le supernovae di tipo #a esplodono in una galassia mediamente ogni 3:: anni.
Le superno'e di tipo Ib non presentano nei loro spettri le rig,e dell5Idrogeno. Si ritiene c,e le superno'e di tipo Ib siano
prodotte da esplosioni analog,e alle superno'e di tipo II< in cui l5in'iluppo gassoso superficiale di Idrogeno sia stato in
qualc,e modo asportato.
;3
;3
12 Le stelle: *ggetti collassati
1241 Stelle a neutroni e pulsar
Le (telle a neutroni si formano !uando la forza gravitazionale / talmente intensa da vincere la
repulsione elettronica associata alla materia degenere. 6li elettroni vengono spinti all'interno dei
nuclei atomici dove si uniscono ai protoni per trasformarsi in
un neutrone ed un neutrino. #n !ueste condizioni la stella
diventa un unico enorme nucleo atomico formato solo da
neutroni in cui la densit / enorme, dell'ordine di (:
(?
= (:
(C
g1cm
3
$(=(:: miliardi di tonnellate'.
Le stelle a neutroni presentano densit& dello stesso ordine di grandezza
della densit& dei nuclei atomici. =n nucleo ,a massa dell5ordine di 1%
;24
g<
dimensioni dell5ordine di 1%
;13
cm e 'olume dell5ordine -1%
;13
.
3
J 1%
;3:
cm
3
.
La densit& B pertanto dell5ordine di 1%
;24
@1%
;3:
J 1%
11
g@cm
3
.
Le stelle a neutroni presentano un diametro caratteristico di
una decina di chilometri. Dovendo poi rispettare la legge
della costanza del momento angolare, con il procedere del
collasso $diminuzione del raggio' la velocit di rotazione
della stella aumenta progressivamente fino a raggiungere
valori estremamente elevati.
L'esistenza delle stelle a neutroni venne ipotizzata teoricamente nel (<32 da L.D. Landau. %el (<33
H&ic02 suggerM che una stella a neutroni potesse formarsi in certe condizioni come residuo
dell'esplosione di una supernova.
"er poter confermare l'esistenza delle stelle a neutroni / necessario attendere la scoperta negli anni
';: delle pulsar.
La prima pulsar, una sorgente celeste che emetteva impulsi radio ad intervalli regolari di (,3
secondi, venne scoperta nel (<;C dai radioastronomi di 8ambridge. # giornali parlarono addirittura
di ePtraterrestri che tentavano di comunicare con noi.
6li astrofisici ritenevano invece si trattasse di una stella in rapidissima rotazione $per l'appunto un
giro ogni (,3 secondi' in grado di inviare un segnale radio ad ogni rotazione $modello a faro'.
%aturalmente solo stelle sufficientemente piccole e dense da non essere mandate in pezzi dalle
enorme forza centrifuga, potevano ruotare ad una tale velocit. La maggior parte degli astrofisici
pensava ad una stella a neutroni e la conferma arriv- l'anno successivo.
6li astronomi pensarono infatti che se le pulsar erano effettivamente stelle a neutroni e le stelle a
neutroni si formavano come residuo di un'esplosione di supernova, allora si sarebbe forse potuto
scoprire una pulsar al centro della nebulosa del 6ranchio.
%el (<;B si scoprM che la nebulosa del 6ranchio conteneva una velocissima pulsar che emetteva un
segnale ogni 33 millisecondi $circa 3: giri al secondo'. .i tratt- di una notevole conferma sia della
natura delle pulsar che del modello di evoluzione di una supernova.
.i ritiene che l'emissione degli impulsi radio regolari da parte di una pulsar sia dovuto al campo
magnetico estremamente intenso associato alla stella, il cui asse non coincide con l'asse di rotazione
della stella. #n tal modo la stella ruotando costringe l'asse magnetico ed il campo stesso a compiere
un rapido movimento doppio conico. L'intenso campo magnetico rotante cattura e trascina in rapida
rotazione il plasma stellare, con produzione di fasci rotanti di radiazione.
%el caso la massa residua in via di collasso ecceda il limite di >ppenheimer=5ol0ov nemmeno i
neutroni riescono ad arrestare l'implosione e tutta la materia si concentra in un punto a densit
infinita. La stella si trasforma in un -uco nero.
linee campo
magnetico
rotazione
asse magnetico
Emissione radio
collimata
Plasma in
caduta
asse
magnetico
asse di
rotazione
;?
1242 9uc(i neri
Kn buco nero / un oggetto nei cui dintorni la gravit / talmente elevata da non permettere nemmeno
alla luce di evadere. *ale comportamento si manifesta fino ad una certa distanza critica, detta
raggio di 'c$warzsc$ild.
Per calcolare il raggio di Sc,Harzsc,ild consideriamo c,e la 'elocit& c,e un corpo di massa WmW de'e possedere per
'incere l$attrazione gra'itazionale di un altro corpo di massa maggiore W2W< detta velocit( di f"ga puN essere calcolata
eguagliando l$energia cinetica all$energia gra'itazionale -Ecin J Egra'.
(
2
2
mv 6
m7
J
=
da cui la 'elocit& di fuga risulta pari a
v
67
J
=
2
unque se< a parit& di massa 2< il raggio + della stella diminuisce< la 'elocit& di fuga de'e aumentare. Poic,I in un buco
nero il raggio B destinato ad azzerarsi la 'elocit& di fuga tende ad infinito. Euando< durante la contrazione< la 'elocit& di
fuga di'enta uguale alla 'elocit& della luce<
v
G1
/
c = =
2

il raggio assume un 'alore critico< pari a
J
67
c
s
=
2
2
(ale raggio B detto appunto raggio di Sc-.arzsc-ild. Esso 'iene
dunque definito come il raggio entro il quale una data massa de'e
essere compressa affinc,I la 'elocit& di fuga eguagli la 'elocit& della
luce.
Per una stella della massa del sole il raggio di Sc,Harzsc,ild assume il
'alore di 3 Am< per la terra di 1 cm.
%el caso dell'implosione di una supernova di ## tipo la materia continua la sua caduta fino a densit
infinita. La superficie sferica individuata dal raggio di .ch&arzschild ha comun!ue una sua
importanza fisica e viene detta orizzonte degli eventi. #nfatti, poich non esiste nessun corpo in
grado di raggiungere la velocit della luce, nessun corpo che si trovi all'interno dell'orizzonte degli
eventi possiede velocit sufficiente per uscirvi. 8i- vale anche per la radiazione elettromagnetica
che all'interno dell'orizzonte possiede una velocit inferiore alla velocit di fuga. %essuna
informazione ci pu- perci- giungere dall'interno dell'orizzonte degli eventi che circonda un buco
nero.
a un punto di 'ista teorico sono possibili anc,e buc,i neri a densit& finita. Se infatti aumenta la massa del corpo in
fase di collasso gra'itazionale< aumenta anc,e il raggio di Sc,Harzsc,ild. In queste condizioni un oggetto puN
raggiungere il suo raggio di Sc,Harzsc,ild in corrispondenza di una densit& relati'amente bassa.
Ele'iamo al cubo il raggio di Sc,Harzsc,ild ed esprimiamolo in funzione della densit&
t
=
1
/
3
3
3
< ottenendo

t
=
3
32
;
3 2
c
G 1
Se ad esempio una galassia di piccole dimensioni< poniamo di 1%
9
masse solari< collassasse fino al suo raggio di
Sc,Harzsc,ild< potrebbe formare un buco nero di circa 2 =.4. -se fosse al posto del sole arri'erebbe oltre 2arte. e con
la densit& dell$acqua.
La speranza di osservare un buco nero / oggi riposta sull'eventualit che uno di essi si trovi
all'interno di un sistema binario. #n tal caso potremmo osservare una stella che sta ruotando intorno
ad un RnullaR che presenta le caratteristiche di massa di un buco nero. #noltre il buco nero sarebbe in
grado di fagocitare la stella compagna, rubandole materia. 8adendo all'interno del buco nero tale
materia sarebbe destinata, secondo gli astrofisici, a ruotare in modo vorticoso in una spirale sempre
pi stretta, riscaldandosi fino a temperature molto elevate con emissione di una tipica radiazione
;;
nella banda dei raggi L. 6li astrofisici ritengono ad esempio che la sorgente di raggi L nella
costellazione del 8igno, nota come 8ignus L=(, potrebbe essere prodotta da un buco nero. Kn buco
nero che fagocita materia rappresenta il pi efficiente meccanismo di produzione di energia, dopo il
processo di annichilazione materia=antimateria. La sua efficienza pu- giungere fino al ?:S contro
lo :,CS del ciclo p=p.
Infatti< un corpo di massa m c,e da grande distanza -idealmente da distanza infinita< do'e l5energia potenziale B nulla. si
a''icina fino a distanza + ad un corpo di massa 2< B in grado di liberare una quantit& di energia gra'itazionale pari a
/
m1
G
/
m1
G
/
m1
G A + =
|
.
|

\
|

|
|
.
|

\
|
=

:
Se ora sostituiamo ad + il raggio di Sc,Harzsc,ild< otterremo l$energia c,e la particella di massa m puN arri'are a
dissipare durante la sua caduta 'erso un buco nero fino all$orizzonte degli e'enti
2 1 2
2
2
mc
c G1
m1
G
/
m1
G A
s
= = =
7ome si 'ede met& della massa della particella puN essere trasformata in energia con un$efficienza massima del 1%P.
%essun oggetto materiale pu- giungere indenne al centro di un buco nero. Durante il percorso esso
subisce infatti delle violente sollecitazioni interne $effetti mareali' che tendono ad allungarlo nel
senso di caduta, fino a ridurlo in brandelli. .i tratta delle stesse forze che sulla terra producono le
maree, allungando lQidrosfera lungo lQasse *erra=Luna. Le forze mareali sono un effetto della
differente attrazione gravitazionale cui sono sottoposti punti diversi di uno stesso corpo. 4sse sono
dun!ue proporzionali non al valore della gravit in un certo punto, ma alla differenza di gravit
esistente tra due punti.
7onsideriamo un corpo di lung,ezza 2L e massa m c,e stia cadendo 'erso un buco nero di massa M. Euando si tro'a a
distanza d dal centro del buco nero< esso B sottoposto ad una forza gra'itazionale
F G
1m
d
g
=
2
< c,e agisce sul
baricentro /< generando un5accelerazione
a
F
m
G1
d
g
= =
2
.
2a nel medesimo istante< i punti 4 e 7< c,e si tro'ano ai due estremi del corpo a
distanza rispetti'amente minore - d d L
*
= . e maggiore - d d L
-
= + . dal
centro del buco nero< sono sottoposti ad una attrazione gra'itazionale pi? intensa -
F
g
*
. e meno intensa -
F
g
-
. rispetto a quella c,e agisce sul baricentro -
F
g
(
..
Il punto 4 possiede quindi una maggior accelerazione rispetto a /< pari a
( )
a
G1
d L
*
=

2
mentre il punto 7 B soggetto ad un5accelerazione inferiore e pari a
( )
a
G1
d L
-
=
+
2
In altre parole mentre nel baricentro / 'i B corrispondenza tra forza applicata e
accelerazione generata< questo non accade negli altri punti. Eui infatti
l5accelerazione tende a rimanere la stessa c,e si ,a nel baricentro -il corpo B infatti
rigido e tutti i suoi punti si muo'ono in modo solidale.< mentre la forza applicata
risulta di'ersa per la di'ersa distanza dal centro di attrazione.
Si determinano pertanto delle tensioni interne c,e tendono ad allungare il corpo ed
i cui effetti in un certo punto sono e'identemente proporzionali alla differenza tra la
gra'it& nel punto e la gra'it& al baricentro. 7alcoliamo ad esempio l5accelerazione
differenziale -e quindi anc,e la corrispondente forza mareale. a cui B sottoposto il
punto 4.
( )
a a a
G1
d L
G1
d
1 * (
= =


2 2
;C
( )
( )
a G1
d d L dL
d d L
1
=
+

2 2 2
2
2
2
nell5ipotesi c,e le dimensioni del corpo siano trascurabili rispetto alla distanza c,e lo separa dal centro di attrazione -
L d <<
. possiamo omettere nelle somme sia L -rispetto a d.< c,e L
2
-rispetto a d
2
.< ottenendo il seguente risultato
approssimato
a G1
dL
d
G1 L
d
1
= =
2 2
3 3
do'e si dimostra c,e le forze mareali sono direttamente proporzionali alla distanza L del punto dal suo baricentro ed
in'ersamente proporzionali al cubo della distanza d del baricentro dal centro di attrazione. 3aturalmente all5altra
estremit& il corpo sar& sottoposto ad una forza eguale e contraria.
In un buco nero< do'e la gra'it& raggiunge 'alori ele'atissimi< le differenze di gra'it& su disli'elli anc,e molto piccoli
di'entano talmente ele'ate da produrre la completa disgregazione in senso radiale dei corpi in caduta. 4d esempio
l5intensit& delle forze mareali per unit& di massa -quindi l5accelerazione. in corrispondenza del raggio di Sc-.arzsc-ild B
pari a

a
G1 L
/
G1 L
G1
c
c
G1
L
1
'
'
=

=

|
\

|
.
|
=
|
\

|
.
|
2 2
2
2
3
2
3
3
2
Se per ipotesi il Sole -2 J 2 1%
33
g. si trasformasse in un buco nero< un uomo dell5altezza di 2 m subirebbe<
attra'ersando l5orizzonte degli e'enti< un effetto mareale dell5ordine di 1%
12
cm@s
2
. La testa ed i piedi 'errebbero strappate
in direzione opposta con un5accelerazione 1 miliardo di 'olte superiore alla normale accelerazione di gra'it&.
+ino a non molto tempo fa si riteneva che un buco nero potesse solo accrescersi inglobando altra
materia. Jecentemente Na&0ing ha dimostrato che la superficie di un buco nero pu- dare fenomeni
di Revaporazione !uantisticaR legati al principio di indeterminazione di Neisenberg.
13 Il +e%%o interstellare
Kn tempo si riteneva che lo spazio galattico interstellare fosse praticamente vuoto. >ggi lQesistenza
di materiale diffuso tra gli oggetti condensati $stelle, pianeti etc' / stata definitivamente accertata
sulla base di innumerevoli evidenze osservative. #l mezzo interstellare $I/2 U interstellar medium'
costituisce circa il (:=(? S della massa galattica ed / composto per il <<S circa $in massa' di ga( e
per il rimanente (S di pol)ere.
1341 5ol)ere
La polvere / formata da particelle solide di minuscole dimensioni $:,(

= ( ', costituite
prevalentemente di grafite, solfuro di carbonio $8.', silicati e ghiacci. 8iascuna particella /
mediamente formata da (:
B
atomi. La densit media / di (:: particelle di polvere per 0m
3
$(:
=(3
particelle per cm
3
'. LQeffetto principale della polvere / !uello di assorbire e, soprattutto, di
diffondere $scattering' la luce. 8i- provoca una diminuzione della luminosit delle stelle che prende
il nome di estinzione interstellare. LQestinzione dipende naturalmente dalla !uantit di polvere
interposta e di conseguenza anche dalla distanza della stella.
.i calcola che mediamente vi sia una diminuzione di magnitudine apparente pari a (=2 gradi per
0pc.
La luce c,e pro'iene dal centro della galassia< posto a circa 1% Apc< subisce una diminuzione molto pi? ele'ata di circa
2"@29 gradi di magnitudine. In altre parole dal centro della galassia ci arri'a solo 1 fotone ogni 1%% miliardi. Infatti< se il
;B
rapporto tra flusso percepito ed flusso in assenza di estinzione B 1@1%
11
< applicando la relazione di Pogson si ottiene
? , 2C
(:
(
log ? , 2
((
= = Am .
#noltre per le loro dimensioni i granuli diffondono prevalentemente la luce a minor lunghezza
dQonda $luce blu' e per !uesto motivo le stelle appaiono sistematicamente pi rosse $pi corretto
sarebbe dire [meno blu\' di !uanto ci si potrebbe aspettare sulla base del loro tipo spettrale
$arrossamento interstellare o reddening'. .i tratta dello stesso fenomeno che arrossa il sole allQalba
e al tramonto, !uando la sua radiazione deve attraversare uno strato pi spesso di atmosfera
4ssendo lQentit dellQarrossamento proporzionale alla !uantit di polvere interposta, esso / di
conseguenza correlabile al grado di estinzione. 8i- permette agli astronomi di apportare le
opportune correzioni alla luminosit, sulla base del livello di arrossamento.
La differenza tra l5indice di colore -/;8. osser'ato e quello teorico fornisce un parametro noto come eccesso di colore
E9--. 2aggiore B l5arrossamento< minore il flusso nel blu< maggiore la magnitudine nel blu /< maggiore l5indice di colore
osser'ato e< di conseguenza< pi? ele'ato l5eccesso di colore. L5eccesso di colore B correlato all5estin%ione -o
assorbimento< absorption. A- nella banda del 'isibile 8< dalla relazione
0 ( 0
A *

= 2 , 3 . =na 'olta calcolata<
l5estinzione A- si utilizza per correggere i 'alori di magnitudine apparente misurati ? log ? ' $
(:
+ = ) * m 1
0
1342 ,as
#l gas / costituito essenzialmente da idrogeno $C3S in massa', elio $2?S in massa' e da minime
percentuali di altri elementi $2S = in prevalenza >, 8, %, %e, ., .i, +e'.
"resenta una densit media di , particella per centimetro cubo La pressione / circa (:
2?
volte
inferiore a !uella atmosferica.
# diversi elementi possono presentarsi, a seconda delle condizioni termodinamiche del gas sia in
forma atomica $neutra o ionizzata' che in forma molecolare.
#n particolare lQidrogeno si presenta in forma@
= ionizzata $Jegioni N ##'
= atomica $idrogeno neutro o Jegioni N #'
= molecolare $N
2
'
LQidrogeno neutro $atomico' e !uello ionizzato si osservano facilmente.
LQidrogeno neutro $N#' emette una riga di 2( cm, il secondo emette nel visibile la tipica radiazione
rossa della serie di Ealmer $riga N
o
' dellQidrogeno eccitato. LQidrogeno molecolare / invece difficile
da osservare direttamente e per rilevarlo si utilizza come sonda la molecola di 8> $la seconda
molecola per abbondanza dopo lQidrogeno molecolare = 8>1N
2
, (1(:
?
', la !uale viene eccitata ed
emette proprio grazie agli urti con lQN
2
unQintensa riga di 2,; mm $ed a (,3 mm'.
1343 1istri2u%ione
6as e polveri si concentrano prevalentemente sul piano galattico ed in particolare sulle braccia della
spirale, dove presentano una concentrazione dieci volte maggiore rispetto allo spazio interbraccia.
Le braccia sono disegnate da nubi di idrogeno atomico diffuso $regioni N#' punteggiate da densi
agglomerati di idrogeno molecolare $nubi molecolari giganti'
- #l ?:S circa del mezzo interstellare si trova diffuso nelle spire a formare le cosiddette regioni
:I dellQidrogeno neutro $atomico', con una densit particellare intorno a (: particelle1cm
3
ed
una temperatura dellQordine di (:
2
I9. 8ome si ricorder fu proprio la mappatura di tale gas
$4d&ard "urcell e Narold 4&en U (<?(' a permettere di disegnare la forma a spirale della nostra
galassia.
;<
- #l rimanente ?:S va a costituire le cosiddette nu-i molecolari giganti $o complessi molecolari
giganti 678', enormi strutture gravitazionalmente legate, immerse nelle vaste regioni N#.
7anifestano unQelevata estinzione per la presenza di elevate !uantit di polveri, che proteggono
le sostanze allo stato molecolare dagli effetti distruttivi della radiazione ad alta fre!uenza $K5,
L, gamma etc'. .ono costituite in primo luogo da idrogeno molecolare, ma in esse si trova una
grande variet di altre specie chimiche molecolari. La temperatura relativamente bassa $(: 9' e
la elevata densit $
n
~ (:
3
1(:
3
cm
=3
' ne fanno i luoghi ideali per la formazione stellare.
%onostante presentino una maggior pressione rispetto al gas che le circonda, sono
sostanzialmente stabili e non si espandono essendo probabilmente corpi autogravitanti. Dopo gli
ammassi globulari, sono gli oggetti pi massicci esistenti nella nostra galassia, con masse
dellQordine di (:
?
1(:
;
7 . +inora ne sono state contate circa ;.:::. Al loro interno la materia
nebulare pu- interagire in modo diverso con la radiazione proveniente dalle stelle, diventando
osservabile nel visibile e formando in tal modo tre tipi fondamentali di nebulose@ oscure, in
emissione, in riflessione. Alcune nebulose sono note fin dall'antichit. )uella di >rione / ad
esempio visibile ad occhio nudo !uando il cielo / particolarmente terso. A differenza delle stelle
che presentano sempre un aspetto puntiforme, a !ualsiasi ingrandimento, le nebulose ci
appaiono come macchie di luce diffusa $altre come macchie scure sul cielo stellato'. #n passato
il basso potere di risoluzione dei telescopi non permetteva di distinguere una nebulosa da una
galassia ed il termine [nebulosa\ veniva utilizzato per indicare indifferentemente !ualsiasi
oggetto dallQaspetto diffuso, non puntiforme.
Le nubi oscure sono caratterizzate da una densit che decresce radialmente in modo
omogeneo dallQinterno verso lQesterno. .ono individuabili per lQelevata estinzione che
producono sulle stelle retrostanti e si manifestano pertanto come macchie scure sul fondo
stellato. "resentano dimensioni di pochi parsec $?=(: pc' e masse pari a (:
2
=(:
3
7

.
)uando le dimensioni non superano il parsec sono dette globuli. )uando si presentano come
striature scure allungate sono dette proboscidi.
Le nebulose in emissione sono regioni di idrogeno ionizzato $regioni B II' da stelle giovani e
massicce $ammassi aperti giovani, associazioni >=E', che presentano la tipica colorazione
rossastra dellQidrogeno in emissione. La dimensione di una regione N## $/aggio di
'trOmgren' e la sua luminosit dipendono dal tipo spettrale $e !uindi dalla temperatura' della
stella eccitante. Le regioni N ## possono essere per !uesto motivo utilizzate come indicatori
di distanza. La pressione molto elevata che caratterizza le regioni N## $* ~ (:
3
I9 F
n
~
(:
2
1(:
3
cm
=3
' ne fa delle strutture non in e!uilibrio e dun!ue in espansione, destinate a
dissolversi nel giro di !ualche milione di anni. La bassa densit particellare / responsabile
$come avviene anche nelle nebulose planetarie' della formazione di rig$e proibite.
.e le stelle che si formano sono pi fredde, il gas e le polveri circostanti diffondono e
riflettono la radiazione emessa, producendo nebulose in riflessione. "oich le radiazioni
diffuse con maggior efficienza sono !uelle a minor lunghezza dQonda, le nebulose a
riflessione presentano caratteristici colori bluastri $il cielo diurno / azzurro per la stessa
ragione'.
Jecentemente si / scoperto che lQidrogeno atomico che forma le spire $Jegioni N#' / in e!uilibrio di
pressione con altre due fasi gassose@
= Kn mezzo internebulare caldo, che separa le regioni N#, con una densit particellare intorno a
(:
=(
particelle1cm
3
ed una temperatura dellQordine di (:
3
I9. 8ostituisce circa il ?:S del volume
del mezzo interstellareF
= Kn gas coronale caldissimo, che si estende fuori dal disco galattico fino allQalone, con una
densit particellare intorno a (:
=3
particelle1cm
3
ed una temperatura dellQordine di (:
;
I9. "ur
contenendo una minima frazione della massa, costituisce circa il rimanente ?:S del volume del
C:
mezzo interstellare. T stato scoperto nel (<C; da 4.E.Oen0ins e D.7. 4lmegreen e si ritiene
possa essersi formato al passaggio delle onde dQurto delle esplosioni di supernova.
7ome si dice'a< le tre fasi sono in reciproco in equilibrio< non e'idenziando alcuna tendenza ad espandersi l5una a spese
dell5altra. 7iN dipende dal fatto c,e esse presentano sostanzialmente i medesimi 'alori di pressione< come si puN
dedurre dal fatto c,e il prodotto della densit& particellare per la temperatura risulta sempre costante.
/icordando infatti c$e la costante di (oltzmann ?# : ,.+G8JFG ,8
"3+
L #
",
NN 7 pari al rapporto tra
costante / dei gas e numero E di *vogadro5 sostituendo opportunamente nell@equazione di stato
dei gas perfetti si otterr
0
n#E
0
n/
p = =
osser'ando ora c,e n3@8 B il numero di particelle per unit& di 'olume o densit& particellare -n.< possiamo scri'ere
# p
n
=
do'e si dimostra c,e i gas in cui B costante il prodotto -n (.< presentano la stessa pressione.
Fase ensit&
-particelle cm
;3
.
(emperatura
-K!.
( Pressione
-pascal.
0as atomico freddo 1% 1%
2
1%
3
1%
;2%
0as atomico caldo e diffuso 1%
;1
1%
4
1%
3
1%
;2%
0as coronale 1%
;3
1%
6
1%
3
1%
;2%
La pressione del mezzo interstellare risulta quindi 1%
21
'olte inferiore alla pressione atmosferica -1 atm J 1%1321 pascal..
14 La ,alassia: -ia Lattea
#l sole, le stelle, le nebulose, gli ammassi stellari sono raggruppati dalla forza di gravit in una
struttura alla !uale diamo il nome di 6alassia. La nostra non / l'unica galassia a popolare l'universo,
ma !uesta certezza ci deriva da scoperte relativamente recenti.
Agli inizi del nostro secolo si riteneva che la nostra galassia rappresentasse da sola l'intero cosmo o
addirittura, per una certa ripugnanza a considerarla completamente circondata dallo spazio vuoto,
che le stelle fossero distribuite in modo uniforme per tutto l'universo.
#l primo a concepire l'idea che le stelle possedessero una !ualche particolare distribuzione nel
cosmo fu *. ;rig<t. %el (C?: Gright ipotizz- che le stelle fossero disposte su di una lastra
circolare di spessore finito. Nerschel dette verso la fine del 'C:: consistenza scientifica a tale
ipotesi, attraverso un lungo e paziente conteggio delle stelle che giunse a dimostrare come esse
fossero pi fre!uenti nella direzione del disco galattico che nella direzione ad esso perpendicolare.
4gli propose correttamente di interpretare la 0ia Lattea come una zona di cielo in cui le stelle
apparivano pi concentrate essendo disposte sul piano galattico e suggerM un rapporto
spessore1diametro di (1?.
AllQinizio del ]<:: lQolandese Oacobus !apte1n $(<:(', utilizzando e perfezionando le tecniche di
conteggio stellare introdotte da Nerschel stim- per la prima volta le dimensioni del disco galattico
$2;.::: P ;.?:: al', ponendo per- il sole !uasi al centro del sistema.
Kn'idea pi concreta sulla reale struttura della galassia, sulle sue dimensioni e sulla posizione del
sole al suo interno si inizi- ad avere solo nel (<(B !uando N. /<aple1, utilizzando le cefeidi
presenti negli ammassi globulari, ne determin- la distanza e scoprM che presentavano una
distribuzione sferica. 4gli propose correttamente che il centro della galassia dovesse coincidere con
il baricentro dell'alone galattico costituito dagli ammassi globulari. 4merse allora che il sole non si
trovava, come molti ritenevano, al centro della galassia, ma a circa 31? del raggio.
C(
.haple2 non poteva per- sapere che le cefeidi degli ammassi globulari erano JJ L2rae, molto meno
luminose delle cefeidi classiche. #n tal modo egli sovrastim- le distanze degli ammassi globulari e
la nostra galassia risult- erroneamente possedere dimensioni eccessive $2?:.::: al'. #n !uesto modo
sembrava che tutti gli oggetti osservabili rientrassero nei limiti della galassia ed in definitiva che
!uestQultima fosse lQunica struttura dellQuniverso.
A tale ipotesi era nettamente contrario N.D.?urti(, il !uale aveva stimato in un milione di anni luce
la distanza della nebulosa di Andromeda e riteneva pertanto che si trattasse di una struttura che,
come molte altre, si trovasse al di fuori della nostra galassia.
.i accese una grande disputa che divise in due fazioni il mondo accademico sulla unicit o meno
della nostra galassia nellQuniverso.
#l primo a congetturare che alcune nebulose osservate nella nostra galassia fossero in realt esse
stesse galassie esterne alla nostra $universi"isola' fu !ant nel (C??. %aturalmente ci- rimase per
molto tempo una pura supposizione fino a !uando nel (<23 :u--le riuscM a risolvere, con il
telescopio di 2,? metri di 7onte Gilson, la nebulosa di Andromeda in stelle separate ed identific-
nelle sue spire alcune 8efeidi che gli permisero di calcolarne la distanza. 4ssa si rivel- di gran
lunga maggiore di !uella di !ualsiasi altro corpo celeste fino ad allora osservato all'interno della
nostra galassia. La nebulosa di Andromeda era diventata la galassia di Andromeda, la prima
galassia ad essere osservata. Kna galassia a spirale con la materia che si concentrava in spire su di
un disco galattico.
%el (<2C Lind-lad e %ort dimostrarono, attraverso l'analisi dei red=shift e dei blu=shift stellari, che
la nostra galassia ruotava intorno al centro galattico.
#l sole ad esempio compie una rivoluzione completa intorno al centro galattico in circa 2:: milioni
di anni con una velocit di circa 2?: 0m1s.
Il moto delle stelle nella galassia
Il moto rispetto al sole delle stelle appartenenti alla nostra galassia puN essere e'idenziato misurandone separatamente
la componente radiale e la componente tangenziale. La componente radiale -8r J cz. B la pi? semplice da misurare in
quanto produce uno spostamento delle rig,e spettrali osser'ate -red o blu;s,ift.. La componente tras'ersale -moto
proprio. B e'idenziabile solo per stelle sufficientemente 'icine a noi da produrre spostamenti significati'i sulla 'olta
celeste.
(ale componente si misura in frazioni di secondi d$arco all5anno -moto proprio in arcsec@anno. e solo conoscendo
anc,e la distanza della stella d B possibile con'ertire tale 'elocit& angolare in una 'elocit& lineare tras'ersale -8t J d..
Si tenga presente c,e B necessario con'ertire l5unit& di misura del moto proprio da arcsec@anno in rad@s e la distanza d
da parsec in Am in modo c,e la 'elocit& tras'ersale 'enga data in Am@s.
( )
( ) ( )
( )

arcsec 1 anno
arcsec 1 rad s 1 anno
rad 1 s
2:; 2;? 3(??C ;:: . . .
= ( ) ( ) ( ) ( ) d pc !* pc #m !* d #m = 2:; 2;? (3<; (:
B
. 1 . 1
C2
do'e< 2%6.261 B il numero di secondi di grado contenuti in un radiante -ed anc,e il numero di unit& astronomic,e
contenute in un parsec. e 31.11".6%% B il numero di secondi di tempo contenuti in un anno giuliano di 361<21 giorni. In
definiti'a si a'r&
0
d
d
t
=

=

( 3<; (:
3(??C;::
3 C3
B
,
. .
,
Euando sono note entrambe queste componenti sar& e'identemente possibile calcolare la 'elocit& risultante -8s J
-elocit spa%iale.. Si tenga presente comunque c,e< poic,I sia il sole c,e le stelle sono in mo'imento rispetto al centro
galattico< la 'elocit& spaziale rappresenta la 'elocit& della stella rispetto al sole -supposto fermo..La 'elocit& spaziale
rappresenta quindi la differenza tra la 'elocit& della stella -8st. e la 'elocit& del sole -8so. misurate rispetto al centro della
galassia.

0 0 0
' 't 'o
=
Se prendiamo in considerazione le 'elocit&
spaziali delle stelle c,e si tro'ano nelle
immediate 'icinanze del sole< abbiamo
l5impressione c,e il sole presenti un moto
di traslazione 'erso un punto della
costellazione di Ercole detto apice solare
-di coordinate equatoriali o J 2"%K o J D
3%K.< alla 'elocit& di circa 1:<1 Am@s. (ale
moto si manifesta tramite la sola
componente radiale) un blu;s,ift per le
stelle prossime alla posizione dell5apice ed
un red;s,ift per le stelle in posizione opposta -anti;apice.< mentre le stelle c,e si tro'ano in posizione laterale non
presentano alcuna componente radiale< ma solo dei moti propri.
%el (<?( venne infine la conferma che anche la nostra / una galassia a spirale come Andromeda. #l
risultato fu ac!uisito grazie ad un lavoro di mappatura dell'idrogeno neutro presente nel disco
galattico $iniziato da 4d&ard #urcell e Narold "4en'. L'idrogeno / infatti l'elemento di gran lunga
pi diffuso nell'universo. %egli spazi interstellari esso si trova a bassissima temperatura come
idrogeno neutro. %el suo stato fondamentale il protone e l'elettrone dell'idrogeno si presentano con
spin antiparalleli. Assorbendo una minima !uantit di energia l'idrogeno passa in uno stato eccitato,
in cui protone ed elettrone possiedono spin paralleli. )uando infine l'idrogeno ritorna nel suo stato
fondamentale emette una caratteristica riga spettrale di 2( cm $come previsto nel (<33 dallQolandese
Nendri0 )an de :ul(t'.
*ale radiazione non / naturalmente osservabile con un normale telescopio ottico, ma con un
radiotelescopio opportunamente sintonizzato. #noltre su tale lunghezza d'onda non si hanno
fortunatamente i fenomeni di diffusione ed interferenza da parte della enorme !uantit di polveri
concentrati nel disco galattico che rendono ardua l'osservazione ottica.
L'idrogeno neutro del disco galattico / stato in tal modo accuratamente mappato e se ne / potuta
osservare una caratteristica distribuzione in spire.
C3
%egli anni ';: e 'C: sono stati scoperti gli spettri di altre molecole nello spazio interstellare, come
!uello dell'ammoniaca $%N
3
', della formaldeide $N
2
8>', dell'ossido di carbonio $8>' etc.
7a probabilmente la scoperta che fece pi scalpore fu !uella dell'acido formico $N8>>N' e della
metilammina $8N
3
%N
2
', le !uali reagendo sono in grado di formare il pi semplice degli
aminoacidi, la glicina.
*utti i dati raccolti fino ad oggi ci permettono di tracciare un modello galattico piuttosto attendibile.
La nostra galassia ha dun!ue la forma di un disco del diametro di circa (::.::: anni luce. Lo
spessore del disco / mediamente di (?:: anni luce, ma in prossimit del centro / presente un
rigonfiamento detto bulbo $bulge' o nucleo galattico che presenta uno spessore di circa (?.::: anni
luce. #l disco galattico / racchiuso in un guscio sferico di ammassi globulari, in cui la materia
interstellare $gas e polveri' / estremamente rarefatta.
La maggior parte della materia $stelle, ammassi aperti, materia interstellare' / infatti distribuita in
spire all'interno del disco galattico.
Le spire ruotano sul piano galattico nella stessa direzione delle stelle, ma con velocit inferiore
$circa la met' rispetto ad esse. .econdo i modelli attuali le spire sarebbero !uindi delle semplici
onde di densit della materia, luoghi in cui il Rtraffico stellareR risulta momentaneamente rallentato
e !uindi pi intenso. #l modo in cui i bracci a spirale si formano e sopravvivono / tuttavia ancora
oggetto di studio e l'esistenza di molti modelli alternativi che tentano di risolvere il problema
dimostra come la soluzione non appaia ancora a portata di mano.
6li astrofisici hanno stimato la massa galattica in 2:: miliardi di 7 . 8onoscendo infatti la massa
del sole, la sua distanza dal centro galattico e trattando la galassia come un sistema 0epleriano /
possibile utilizzare la terza legge di 9eplero.
ata l$incertezza dei dati a disposizione possiamo effettuare un$analisi dimensionale< limitandoci agli ordini di grandezza.
La massa del sole B pari a 2
s
~ 2 1%
33
g
La sua distanza dal centro galattico B ~ 3 1%
4
al ~ 3 1%
22
cm
Il suo periodo di ri'oluzione B P
s
~ 2 1%
9
anni ~ 6 1%
11
s
applicando la terza di !eplero
3
2
2
' $
3
/
1 1 G
%
G s
+
=
t
esplicitiamo la massa della galassia 2
0
( ) ( )
( )
1
/
G %
1 g
G s
=

=


~

3
3 3(3 3 (:
; ;C (: ; (:
2 (: 3 (:
2 3
2
2
22
3
B (?
2
33 33
t
,
,
i'idendo infine per la massa del sole si ottiene appunto la massa galattica in masse solari< pari 2 1%
11
2
8i- naturalmente non significa che la galassia possieda 2:: miliardi di stelle, poich molta materia
non si trova concentrata nelle stelle, ma nelle polveri e nei gas interstellari. .i stima !uindi che la
galassia contenga circa (:: miliardi di stelle e che la massa rimanente sia presente sotto forma di
materia diffusa o collassata.
Jecentemente alcuni dati sembrano indicare la presenza intorno alla galassia di un enorme alone di
materia oscura $non luminosa' che manifesta i suoi effetti gravitazionali modificando il
comportamento dinamico della rotazione galattica.
Le misure effettuate sulla massa luminosa di molte galassie indicano un rapporto medio 2@L dell$ordine di 1% X 2% 2 @L
. Il c,e significa c,e mediamente la porzione luminosa di una galassia c,e emette la stessa quantit& di luce prodotta
dal nostro sole< possiede una massa da 1% a 2% 'olte superiore. La nostra galassia do'rebbe pertanto a'ere una
luminosit& pari a circa 1%
1%
L .
La densit media delle stelle nella nostra galassia / stimata attorno a (:
=2
al
=3
, pari a circa ( stella
per ogni (:: anni=luce cubici, che e!uivale ad una distanza media di circa ? anni=luce tra stella e
stella. .e infatti la distanza media tra due stelle / d, il numero di stelle per unit di lunghezza / (1d,
C3
il numero di stelle per unit di superficie / (1d
2
ed il numero di stelle per unit di volume $
.
' / (1d
3
.
.e ne deduce pertanto che in un aggregato tridimensionale di elementi la distanza che media che li
separa / pari a
al d
'
? (:
(
3 2
3 ~ =

=
La misura della parallasse $a permesso di individuare circa J;88 stelle in un raggio di FF al.
!tilizzando tale dato 7 possibile stimare la densit delle stelle comprese in una sfera di FF al di
raggio.
3 2
2
3
3
2
3
3
(:
??
;C::

~
t
=
t
= al stelle
/
n
'
'
4pprossimando ora la galassia con un disco di raggio + J 1%.%%% al e spessore medio , J 1.1%% al< il 'olume galattico
sar& t+
2
, ed il numero totale 3 di stelle contenute nella nostra galassia sar& dunque pari al 'olume galattico per il
numero di stelle contenute nell$unit& di 'olume
(( 2 2 2
(: (: ?:: . ( ::: . ?: ~ t = t =

'
$ / E
In ottimo accordo con le stime dinamic,e.
1 Le ,alassie
Andromeda / la galassia a noi pi vicina, poco pi di 2 milioni di anni luce, e molto simile alla
nostra galassia per massa e struttura. >ltre ad Andromeda l'universo risulta popolato a distanze
sempre maggiori da un numero enorme di galassie. .i stima ne esistano oltre un centinaio di
miliardi.
141 +orfologia e classifica%ione
#n base alla loro forma le galassie sono classificate in spirali, ellittic$e ed irregolari.
#n alcune galassie a spirale le spire non partono dal nucleo galattico ma dall'estremit di un
segmento di materia che attraversa il nucleo stesso e per !uesto motivo sono dette spirali barrate.
Kn tempo si pensava che le galassie nascessero come ellittiche per poi trasformarsi in spirali
$:u--le'. >ggi si ritiene invece che la struttura della galassia dipenda essenzialmente dalle
particolari condizioni dinamiche e cinematiche della nube protogalattica.
.econdo gli astrofisici infatti le galassie si sarebbero formate dalla frammentazione del gas
primordiale in immense condensazioni nebulari $protogalassie', ciascuna in rotazione intorno ad
un proprio asse e soggette ad un moto di contrazione gravitazionale.
.e le velocit di rotazione e di contrazione della nube protogalattica sono tali per cui la materia che
sedimenta sul piano del disco ha il tempo per essere totalmente utilizzata nella formazione di stelle
di alone di prima generazione, si dovrebbe formare una galassia ellittica. #n caso contrario parte
della materia nebulare, arricchita di elementi pesanti dall'esplosione delle supernovae pi massicce,
raggiunge il piano contribuendo a formare galassie a spirale.
142 ,alassie peculiari: 8uclei ,alattici Atti)i @A,8A
6li A6% $Active 6alactic %uclei' costituiscono un gruppo di oggetti celesti, caratterizzati da
luminosit estremamente elevate $fino a (:
(?
L ' e da una emissione non termica $non di corpo
nero'.
C?
.i manifestano in modi diversi, ma oggi si ritiene che possano essere ricondotti ad un comune
modello galattico.
6li astrofisici ritengono infatti che tutti gli oggetti classificati come A6% siano galassie con i nuclei
interessati da fenomeni esplosivi di enormi proporzioni di cui non conosciamo la natura. #l
candidato pi probabile a fungere da motore centrale $central engine' per gli A6% dovrebbe essere
il solito enorme buco nero. Dal nucleo galattico si dipartono getti di materia luminosa che si
allontanano in direzione perpendicolare al disco galattico $Lets'. #l nucleo / inoltre circondato da
nubi emittenti di gas e polveri in espansione indicate come >L $(road Lines /egion , regione a
linee allargate' e &L $Earrow Lines /egion , regione a linee sottili'.
La larg,ezza delle rig,e in emissione B correlabile con la 'elocit& di espansione del gas. Se la materia si espande in
tutte le direzioni< parte di essa si a''icina e una parte si allontana dall5osser'atore< in modo c,e ciascuna riga subisce
contemporaneamente un red ed un blu;s,ift c,e la allarga.
.econdo il modello unificato i diversi tipi di A6% possono essere spiegati facendo riferimento alla
differente angolazione con cui un A6% viene osservato.
Alcuni tra gli oggetti classificati come A6% sono le galassie di .e2fert, le Jadiogalassie, i Elazar e
i )uasar. Le Galassie 'tar"burst sono galassie peculiari a volte impropriamente classificate come
A6%. .i tratta di galassie in cui lQelevata luminosit / sostenuta da un eccezionale tasso di
formazione stellare $star=burst', probabilmente innescato da uno scontro con unQaltra galassia. #l
loro spettro ottico / molto simile a !uello delle regioni N##.
Le galassie di 'e.fert, sono galassie a spirale caratterizzate dalla presenza di un nucleo puntiforme,
di aspetto stellare, particolarmente brillante.
Le radiogalassie sono galassie ellittiche che presentano unQemissione radio paragonabile a !uella
ottica e !uindi fino ad un milione di volte pi intensa di !uella emessa nella stessa banda dalle
galassie normali. L'emissione radio / concentrata in due enormi lobi che si trovano in posizione
opposta rispetto alla galassia, uniti ad essa da sottili filamenti. Le onde radio sono generate dal
movimento spiraleggiante del plasma intorno alle linee di forza del campo magnetico $emissione di
sincrotrone'.
# (lazar $ing. blaze , vampata' sono caratterizzati da una luminosit fortemente e rapidamente
variabile, con periodi inferiori al giorno. .i suddividono in oggetti (L Lac $EL Lacertae' e in >00
$>ptical 5iolentl2 5ariable'.
# Quasar o Q'> vennero osservati per la prima volta nel (<;2. #nizialmente essi furono identificati
attraverso un'emissione radio intensissima e fortemente concentrata. #n seguito, puntando i telescopi
ottici su di essi, venne rilevata anche una sorgente luminosa dall'aspetto stellare, puntiforme.
8iononostante, l'analisi dello spettro conferm- che non poteva assolutamente trattarsi di stelle. .i
coni- allora il termine di Roggetti !uasi stellariR o Quasi 'tellar >bLects $).> o )uasar'.
#n un secondo tempo vennero scoperti oggetti analoghi, ma radio!uieti, anch'essi classificati come
!uasar.
6li spettri dei !uasar non furono immediatamente riconosciuti finch non si tent- di interpretarli
come spettri fortemente spostati verso il rosso.
.e i !uasar sono oggetti cosM distanti, come la maggior parte degli astronomi ritiene, un semplice
calcolo dimostra che la loro luminosit intrinseca deve essere enorme, superiore a !uella di un'intera
galassia.
7a il dato pi sconcertante fu la scoperta che alcuni !uasar presentavano una luminosit variabile.
Da una parte / infatti piuttosto improbabile che un'intera galassia di stelle produca una variazione
sincrona della luminosit di tutte le sue componenti.
#n secondo luogo / possibile dimostrare che se le dimensioni di un oggetto luminoso sono maggiori
della lunghezza c*, dove * / il periodo di variabilit della luminosit, un osservatore non sarebbe in
C;
grado di percepirne la variabilit. 8i- ha come conseguenza che se un !uasar presenta, come spesso
avviene, un periodo di variabilit della sua luminosit di un mese, esso non pu- possedere un
diametro superiore ad un mese=luce.
4ppure da una regione cosM minuscola, comparabile alle dimensioni del sistema solare, viene
emessa una !uantit di energia maggiore di !uella emessa da un'intera galassia.
6li astronomi si chiedono !uale meccanismo possa produrre una !uantit cosM elevata di energia in
un volume cosM piccolo. +orse enormi buchi neri che stanno inghiottendo materia^ >ggi si ritiene
che i !uasar siano i nuclei attivi di galassie cosM lontane da non poter essere osservate. 7a la grande
lontananza dei !uasar pone anche un problema evolutivo.
+orse / possibile ipotizzare una relazione tra !uasar, radiogalassie e galassie normali, per cui i primi
rappresenterebbero forme primordiali di aggregazione della materia $ricordiamo che i !uasar
essendo molto distanti nello spazio, sono anche molto distanti nel tempo' destinati ad evolversi e a
trasformarsi nelle odierne strutture galattiche^ *utte domande in attesa di risposta, problemi sui
!uali dibatte oggi la cosmologia moderna.
143 1istri2u%ione: la struttura a grande scala dell/uni)erso
Alcune galassie appaiono talmente vicine da far supporre l'esistenza tra di esse di un legame
gravitazionale. L'esistenza di ammassi di galassie $cluster' / stata ipotizzata negli anni *renta da
+ritz =4ick1 e da lui stesso poco dopo confermata con la scoperta dellQenorme ammasso in 8oma
$8hioma di Eerenice'. 6lia ammassi formati da !ualche decina di galassie sono detti gruppi.
La nostra galassia appartiene ad un piccolo ammasso formato da una ventina di galassie $!uasi tutte
ellittiche nane' che ruotano intorno ad un baricentro comune. *ale ammasso / detto Gruppo Locale.
#l 6ruppo Locale appartiene all'ammasso della 5ergine, comprendente 2?:: galassie $!uasi tutte a
spirale'. Analizzando i red=shift delle galassie appartenenti al 6ruppo Locale e all'ammasso della
5ergine a cui esso appartiene / stato possibile evidenziare un movimento di caduta del 6ruppo
Locale verso il 8entro dell'ammasso della 5ergine alla velocit di circa 22: 0m1s.
Jagionando in termini di ordine di grandezza, un ammasso tipico / una struttura delle dimensioni di
(: 7pc contenente (:
3
galassie, con una densit dellQordine di ( galassia per 7pc
3
ed una distanza
media tra galassie di ( 7pc. Le stime dinamiche della massa $massa del viriale' / dellQordine di (:
(?
masse solari, circa ( ordine di grandezza pi elevata della semplice somma delle masse delle
singole galassie. 6li ammassi presentano pertanto tipicamente un rapporto 71L dellQordine di 3::h
7 1L .
LQesistenza di raggruppamenti di ordine superiore, i superammassi $supercluster', formati da
aggregati gravitazionali di ammassi di galassie, fu ipotizzata nel (<?3 da 6erard de @aucouleur(.
Le sue osservazioni lo indussero a ritenere che il 6ruppo Locale, lQammasso in 4rcole, lQammasso
in 8oma e lQammasso in 5ergine fossero gravitazionalmente legati a formare una enorme struttura
appiattita $.uperammasso Locale' di cui lQammasso in 5ergine costituiva il centro. LQipotesi di de
5aucouleurs tard- ad essere accettata, ma i dati osservativi non sembrano lasciare dubbi
sullQesistenza del .uperammasso Locale e di numerose altre analoghe strutture. Le prime conferme
vennero nel (<?< con il lavoro di classificazione eseguito da 6eorge A-ell su 2C(2 ammassi, le cui
posizioni suggerivano chiaramente una loro distribuzione non omogenea nello spazio ed in seguito
con i lavori di mappatura bidimensionale di Oim #ee-le( e tridimensionale di 7argaret .eller e
Oohn :uc<ra. # superammassi sono tra loro separati da immensi spazi vuoti $voids'. L'universo su
grande scala mostra oggi una struttura spugnosa, con gli ammassi ed i superammassi che si
distribuiscono in enormi filamenti e superfici curve, aventi uno spessore minore di un decimo delle
loro dimensioni, che racchiudono bolle di spazio prive, almeno apparentemente, di materia
luminosa delle dimensioni di (:: 7pc. Jiuscire a giustificare una tale distribuzione di materia /
oggi uno dei problemi centrali della cosmologia.
CC
.empre in termini di ordine di grandezza, un superammasso tipico / una struttura delle dimensioni
di (:: 7pc contenente una decina di ammassi, tra loro separati da una distanza media di !ualche
decina di 7egaparsec. La massa / dellQordine di (:
(;
7 < con un rapporto 71L analogo a !uello
misurato per i singoli ammassi.
La distribuzione di materia nell'universo appare estremamente irregolare su piccola scala. 7a
l'omogeneit cresce con la scala, tanto che gli astronomi sono convinti che l'universo possa
considerarsi fondamentalmente omogeneo ed isotropo a grandissima scala, cio/ su distanze
superiori ai (:: 7pc.
+ecenti la'ori di conteggio di galassie ,anno e'idenziato una densit& media delle galassie dell5ordine di 1%
;2
2pc
;3
-'edi
LL5origine della struttura dell5uni'ersoV in Le Scienze n 291 maggio 5:2.. Y stata censita un5area c,e copre il 1%P della
sfera celeste< per una profondit& di 2 miliardi di anni luce -circa 61% 2pc.< indi'iduando circa 2 milioni di galassie.
(enendo conto c,e una sfera di tale raggio occupa un 'olume di circa 1%
:
2pc
3
e c,e il conteggio ,a interessato il 1%P
di tale 'olume -1%
9
2pc
3
.< la densit& media di galassie nell5uni'erso risulta di 2 galassie per 1%% 2egaparsec cubici
3 2
B
;
(: 2
(:
(: 2

=

= = 1pc galassie
0
n
G
G

*ttualmente la porzione di universo osservabile ?distanza"orizzonteN5 per un universo euclideo5 vale
1pc $
B
c
t c >
o
o
2:::
3
2
(
~ = =
do'e , B un fattore di incertezza sul 'alore della costante di *ubble. =na sfera di tale raggio ,a un 'olume di circa 1%
1%
2pc
3
il quale do'rebbe dunque contenere circa 1%
9
galassie -ng J 8= dg J 1%
1%
1%
;2
J 1%
9
.< raggruppate in 1%
1
ammassi< a
loro 'olta riuniti in 1%
4
superammassi< per una massa totale dell5uni'erso osser'abile dell5ordine di 1%
2%
2 -contro una
2assa 7ritica dell5ordine di 1%
22
2 ..
1! +oti della terra
1!41 +oto di rota%ione
La terra ruota attorno al proprio asse in circa 23 ore con un movimento antiorario se osservato dal
polo %ord 8eleste $proiezione lungo l'asse terrestre del polo %ord terrestre sulla volta celeste'. #l
movimento avviene cio/ da G verso 4.
18.1.1 #ro)e del moto di rotazione
>ggi possiamo facilmente verificare direttamente tale rotazione attraverso l'osservazione da un
satellite in orbita. #n passato sono stati invece effettuati esperimenti per dimostrare indirettamente
l'esistenza di tale moto. # pi famosi si devono a 6.E. 6uglielmini
$(;<(' e O.E. +oucault $(B?('.
(;.(.(.( 4sperienza di 6uglielmini
Lasciando ripetutamente cadere un grave dalle torri di Eologna
6uglielmini verific- che esso non cadeva lungo la verticale
individuata dal filo a piombo, ma sistematicamente spostato verso
4st. .e individuiamo con A il punto di partenza del grave in cima
CB
Struttura numero componenti 1imensione
@+pcA
+assa @+ .A
/alassia 1%
11
stelle 1%
;2
1%
11
/r"ppo 1% galassie 1 1%
13
0mmasso 1%
3
galassie 1% 1%
11
S"perammasso 1% ammassi 1%
2
1%
16
1niverso 2sservabile 1%
4
superammassi 2%%%,
;1
1%
2%
alla torre e con E il punto a terra che si trova sulla perpendicolare di A, / facile verificare che se la
terra ruota A deve muoversi ad una velocit lineare maggiore di E. *rovandosi infatti ad una
maggior distanza dallQasse di rotazione terrestre $D
A
W D
E
' la velocit lineare di A $5
A
, e D
A
' /
maggiore della velocit lineare di E $5
E
, e D
E
'. #n altre parole !uando la terra ha effettuato in 23
ore una rotazione completa A deve aver percorso una circonferenza maggiore di E nello stesso
tempo $23 ore'. "er il principio di inerzia il grave lasciato cadere da A deve conservare anche
mentre cade la velocit iniziale che caratterizzava la cima della torre e giungendo a terra si trover
un po' pi avanti $nella direzione del moto di rotazione terrestre' di E che ruota pi lentamente.
"oich/ il corpo cade sempre spostato verso 4st rispetto alla perpendicolare ci- dimostra che la
direzione di rotazione della terra / da >vest verso 4st.
(;.(.(.2 4sperienza di +oucault
#l piano di oscillazione di un pendolo ha la caratteristica di mantenere invariato il suo piano di
oscillazione rispetto all'universo $stelle fisse'.
+oucault appese un pendolo alla cupola del "antheon a "arigi e lo fece oscillare in modo che la sua
punta tracciasse un solco sulla sabbia disposta sul pavimento dell'edificio. 8on il passare del tempo
il piano di oscillazione ruotava . %on potendo trattarsi di una effettiva rotazione del piano di
oscillazione del pendolo, l'unica spiegazione possibile
rimaneva una rotazione della terra intera e !uindi del
pavimento sul !uale il pendolo stava lasciando le sue tracce.
.e l'esperimento venisse condotto ai poli il piano di
oscillazione eseguirebbe una apparente rotazione completa
di 3;:I in 23 ore. All'e!uatore non si avrebbe alcuna
rotazione, mentre a latitudini intermedie in 23 ore la
rotazione sarebbe minore di 3;:I, tanto minore !uanto
minore / la latitudine.
.e la latitudine / pari a , il piano di oscillazione del
pendolo compie in 23 ore una rotazione pari a 3;:I sen ,
con una velocit angolare di (? sen gradi all'ora. "er
compiere !uindi una rotazione completa $giorno pendolare'
di 3;:I impiega

( )

sen
sen
$
$ o
o
23
(?
3;:
1
=

18.1.2 ?on(eguenze del moto di rotazione terre(tre


(;.(.2.( Alternarsi del dM e della notte
La rotazione della terra espone evidentemente la sua superficie ad un continuo cambiamento di
condizioni di illuminazione rispetto alla luce proveniente dal sole. "oich/ la terra ruota da >vest
verso 4st, il sole sembra sorgere ad 4st, effettuare un movimento apparente di salita lungo un arco
di circonferenza sulla volta celeste, per poi ridiscendere e tramontare ad >vest. )uando il sole
raggiunge il punto pi alto della sua traiettoria apparente si dice che si trova in culminazione
$mezzogiorno solare'. #l sole / in culminazione su di un punto della superficie terrestre !uando sta
transitando esattamente sopra il meridiano passante per il luogo.
#l sole / sufficientemente distante dalla terra da poter considerare i suoi raggi paralleli tra loro. #n tal
modo la terra risulta costantemente divisa in due parti uguali, una illuminata ed una oscura, da un
cerchio massimo detto circolo di illuminazione. #n realt, a differenza della luna, dove la mancanza
di atmosfera produce una netta separazione tra ombra e luce, sulla terra il circolo di illuminazione
non / netto. # fenomeni di rifrazione e di diffusione della luce solare prodotti dalla presenza
C<
dell'atmosfera terrestre, producono una zona di penombra, detta crepuscolo. #n altre parole i raggi
solari che in assenza di atmosfera sfiorerebbero solamente la superficie terrestre senza colpirla,
vengono deviati e vanno ad illuminare parzialmente una piccola porzione della zona in ombra,
producendo l'illuminazione tipica dell'alba e del tramonto.
(;.(.2.2 Le forze dQinerzia@ forza centrifuga e forza di 8oriolis
Kn osservatore solidale con un sistema in moto accelerato, !ual / appunto un sistema in rotazione,
non verifica il principio di inerzia, nel senso che sperimenta fenomeni in disaccordo con esso. #
sistemi in moto accelerato sono perci- detti sistemi non inerziali. #n essi, corpi apparentemente non
soggetti a forze, manifestano accelerazioni.
#n realt si pu- dimostrare che la comparsa di tali accelerazioni / legata al particolare sistema di
riferimento considerato ed esse non esisterebbero se il sistema fosse fermo o si muovesse di moto
rettilineo uniforme. "aradossalmente in un sistema accelerato l'inerzia di un corpo si manifesta
come una accelerazione apparente. "er !uesto motivo tali accelerazioni apparenti vengono attribuite
a forze fittizie dette forze d'inerzia. Le forze dQinerzia, come le accelerazioni ad esse correlate, sono
grandezze vettoriali.
,eneralit sui corpi in rota%ione
ato un corpo rigido in rotazione attorno ad un asse< tale c,e< dopo un inter'allo di tempo At esso abbia ruotato di un
angolo Au< si definisce 'elocit& angolare istantanea il limite per At % del rapporto tra la 'ariazione dell$angolo di
rotazione -espresso in radianti. e l$inter'allo di tempo At -deri'ata dello spostamento angolare rispetto al tempo.
dt
d0 0
e =
A
A
A
t
lim ,
: t
Si con'iene inoltre di associare a tale grandezza
scalare un 'ettore

e
parallelo all$asse di rotazione e
con il medesimo 'erso c,e a'rebbe il moto di a'anzamento
di una 'ite -destrorsa. c,e ruoti nello stesso senso del
corpo considerato. In tal modo< detto

r il 'ettore
distanza c,e congiunge un punto P del corpo con un punto
qualsiasi dell$asse di rotazione< B sempre possibile
calcolare la 'elocit& lineare

v del punto P come il


prodotto 'ettoriale
v r

= . e ed in modulo v r = e o sen
do'e o B l$angolo -con'esso< minore di 19%K. compreso tra i due 'ettori<
cosicc,I r sin o B la proiezione di r sulla retta perpendicolare c,e congiunge
il punto P all$asse di rotazione e rappresenta dunque la distanza di P dall$asse.
3el caso della terra B facile 'erificare c,e< utilizzando il raggio terrestre< la
'elocit& lineare di un punto a latitudine B pari a
e o e cos = = r sen r v
Si rammenti c,e il prodotto 'ettoriale

* ( .
B
uguale ad un 'ettore

-
c,e ,a per modulo -4/
sin o.< pari all5area del parallelogramma a'ente
per lati i 'ettori 4 e / -do'e o B l5angolo
con'esso.< direzione perpendicolare al piano
indi'iduato dai due 'ettori< mentre il 'erso B
dato dalla regola della mano destra -se le dita
della mano destra accompagnano la rotazione
di

*
'erso

(
lungo l5angolo o< il pollice esteso indi'idua il 'erso del 'ettore

-
..
(;.(.2.3 +orza centrifuga e schiacciamento polare
La pi comune forza d'inerzia / la *orza centri*uga che si manifesta su corpi ancorati ad un sistema
in rotazione. Kn osservatore solidale con un riferimento rotante $una giostra ad esempio' si sente
spinto verso l'esterno in direzione normale all'asse di rotazione. *ale sensazione / un effetto
B:
dell'inerzia che tenderebbe a far muovere l'osservatore di moto rettilineo uniforme rispetto al
sistema esterno fisso, lungo la direzione tangente al suo moto rotatorio.
LQeffetto pi evidente della forza centrifuga / lo schiacciamento delle regioni polari ed il relativo
rigonfiamento e!uatoriale. #l fenomeno si produce infatti per la maggior forza centrifuga cui sono
sottoposte le regioni e!uatoriali rispetto a !uelle polari, in virt di una maggior distanza delle prime
dall'asse di rotazione. .i pu- dimostrare che tale forza / proporzionale ad una accelerazione
$accelerazione centrifuga' che vale
( )

a r v
c
= . . = . e e e
8on v velocit lineare di rotazione del punto. 4' facile verificare che lQaccelerazione centrifuga /
sempre diretta in senso radiale.
(;.(.2.3 +orza di 8oriolis e legge di +errel
%el caso il corpo possieda una velocit propria v
p
rispetto al sistema in rotazione, oltre alla forza
centrifuga, compare una seconda forza fittizia, detta *orza di ?orioli( $(B3?'.
Anche in tal caso si pu- dimostrare che tale forza / proporzionale ad una accelerazione
$accelerazione di 8oriolis' che vale

a v
-or p
= . 2e
*ale forza fittizia costringe il corpo in movimento a deviare rispetto alla sua direzione iniziale. 6li
effetti di tali deviazioni sono particolarmente evidenti per corpi debolmente vincolati alla superficie
terrestre, come velivoli.
Le deviazioni prodotte dalla forza di 8oriolis sono descritte dalla legge di +errel. La legge di
Ferrel $(B;: circa' afferma che un corpo in movimento sulla superficie terrestre, subisce una
deviazione rispetto alla sua direzione iniziale, verso destra nell'emisfero boreale e verso sinistra
nell'emisfero australe. La legge di +errel governa il movimento delle masse d'aria $venti' e delle
masse d'ac!ua $correnti marine' costringendole a ruotare in modo caratteristico nei due emisferi.
"er comprendere la legge di +errel / necessario aver chiari i seguenti concetti@
a' La velocit lineare di rotazione dei diversi punti della superficie terrestre non / costante. # punti
pi rapidi sono !uelli che appartengono all'e!uatore $essendo !uelli pi distanti dall'asse di
rotazioneF 5 , e D'. 7an mano che procediamo verso i poli incontriamo paralleli di raggio
minore, i cui punti, essendo pi vicini all'asse di rotazione, sono sempre pi lenti.
b' )uando un oggetto si trova su di un punto della superficie terrestre ruota assieme ad essa con la
stessa velocit. %el momento in cui l'oggetto abbandona la superficie terrestre continua per
inerzia a mantenere la velocit di rotazione del punto dal !uale era partito.

#mmaginiamo ora un aereo che si alzi in volo da un punto A
sull'e!uatore e che proceda lungo un meridiano verso un
punto E posto pi a %ord. L'aereo si sposta verso punti della
superficie terrestre che stanno ruotando verso 4st pi
lentamente di !uanto per inerzia non stia facendo lui $5
A
W
5
E
' . #n tal modo L'aereo si trova a precedere in direzione 4st
i punti della superficie terrestre che sta sorvolando. 8i-
e!uivale ad una deviazione verso destra del velivolo.
*llo stesso modo se l'aereo da * si alza in volo verso un
punto - posto sullo stesso meridiano ma in direzione 'ud
nell'emisfero australe5 esso si trover ad essere piC veloce
dei punti c$e sorvola ?0
*
P 0
-
N5 precedendoli sempre in
direzione Ast. 1a in questo caso ciI equivale ad una
deviazione verso sinistra del velivolo.
.e ora immaginiamo che il velivolo parta da E o da 8 e si
diriga verso il punto A sull'e!uatore, esso parte da punti
aventi una velocit di rotazione verso 4st minore del punto di
B(
arrivo. #l velivolo trovandosi cosM a sorvolare punti della superficie terrestre via via pi rapidi si
trova in ritardo rispetto al moto di rotazione terrestre, spostato cio/ in entrambi i casi verso >vest.
8i- e!uivale ad una deviazione verso destra nell'emisfero boreale e verso sinistra nell'emisfero
australe.
In realt la forza di -oriolis produce deviazioni laterali solo quando il movimento avviene lungo
un meridiano. 'i puI infatti dimostrare c$e negli altri casi compaiono anc$e delle deviazioni
verticali ?verso l@alto o verso il bassoN. In particolare se il corpo si muove lungo l@equatore la forza
di -oriolis si manifesta unicamente in direzione verticale.

La for%a di 'oriolis in dettaglio
Per una trattazione pi? dettagliata e precisa degli effetti della forza di 7oriolis B
necessario determinare caso per caso la direzione del 'ettore accelerazione con le
regole del prodotto 'ettoriale.
Possiamo in generale affermare c,e tale forza si manifesta su tutti i corpi in
mo'imento rispetto alla superficie terrestre< con l$eccezione dei casi in cui i 'ettori
v e
= =
e ,anno la stessa direzione -in caso di parallelismo l$angolo compreso tra i
'ettori B nullo ed essendo sin % J %< anc,e il prodotto 'ettoriale si annulla.. 7asi del
genere si ,anno quando un corpo si muo'e lungo la 'erticale in corrispondenza dei
poli -ad esempio un gra'e c,e cade sopra un polo. o quando un corpo parte
dall$equatore con direzione tangente al meridiano. Euando un corpo si muo'e rispetto
alla superficie terrestre possiamo distinguere due casi)
a. mo'imento tangenziale -parallelo alla superficie.
b. mo'imento radiale -perpendicolare alla superficie.
1. Movimento tangenziale
3el caso di un mo'imento tangenziale B facile
'erificare c,e l$angolo o tra i 'ettori v e
= =
e
coincide con l$angolo di latitudine del corpo. L$accelerazione di 7oriolis presenta
in tal caso modulo pari a
a v
-or
= 2e sen
Per la regola del prodotto 'ettoriale essa B
sempre perpendicolare al piano indi'iduato dai
due 'ettori v e
= =
e . 7onsideriamo ora il caso
generale in cui la direzione del 'ettore 'elocit&
formi un angolo | qualsiasi con il meridiano
passante per il luogo. Possiamo allora
considerare le componenti della 'elocit& lungo
il meridiano -' cos|. e lungo il parallelo -' sin|. La componente lungo il meridiano
produce solo una de'iazione laterale< mentre la componente lungo il parallelo
produce sia una de'iazione laterale c,e una de'iazione 'erticale. Per rendercene
conto rappresentiamo il moto di un corpo c,e si muo'a tangenzialmente ad un
parallelo c,e non sia l$equatore< in direzione est. 7ome si puN osser'are
l5accelerazione di 7oriolis risulta in questo caso perpendicolare all$asse di rotazione. E$ dunque possibile scomporre il
suo effetto sul moto del corpo in una componente tangenziale< c,e lo de'ia 'erso destra< e in una componente 'erticale
c,e< in questo caso< lo de'ia 'erso l$alto.
3aturalmente se il corpo si
muo'e lungo un parallelo in
direzione #'est la
componente orizzontale B
diretta sempre 'erso la sua
destra -in questo caso
'erso il polo nord. mentre
la componente 'erticale B
diretta 'erso il basso. La
componente 'erticale B
tanto maggiore quanto pi?
la direzione del 'ettore
'elocit& si scosta dalla
direzione del meridiano
passante per il luogo e< a
B2
parit& di inclinazione< di'enta 'ia 'ia maggiore scendendo in latitudine. In particolare un corpo c,e parta dall$equatore
con un qualc,e angolo rispetto al meridiano presenta solo una componente 'erticale c,e di'enta massima quando il suo
moto B tangente all$equatore.
In definiti'a un corpo c,e si muo'a 'erso est subisce oltre ad una de'iazione laterale anc,e una de'iazione 'erso l$alto
-e pesa quindi meno di un corpo fermo.< mentre un corpo c,e si muo'a 'erso o'est subisce anc,e una de'iazione 'erso
il basso -e pesa quindi di pi? di un corpo fermo..
2. Movimento radiale
3el caso di un mo'imento radiale -caduta di un gra'e< proiettile
lanciato 'erticalmente. B facile 'erificare c,e l$angolo o tra i 'ettori
v e
= =
e coincide con la colatitudine< cioB con l$angolo complementare
all$angolo di latitudine. Se dunque J :% ; o< l$accelerazione di
7oriolis presenta in tal caso modulo pari a
a v v
-or
= = 2 2 e o e sen cos
E$ semplice 'erificare c,e< per la regola del prodotto 'ettoriale<
l$accelerazione di 7oriolis B in questo caso sempre tangente al
parallelo passante per il luogo e diretta 'erso est. Si noti come il
parallelo passante per il luogo non B un cerc,io massimo e la sua
direzione non B quella est;o'est< ma B de'iata 'erso nord.
18.1.3 5urata del moto di rotazioneA il giorno
#l tempo impiegato dalla terra per compiere una rotazione intorno al proprio asse / detto giorno. La
durata del giorno risulta diversa se si prende come punto di riferimento esterno per misurare la
rotazione una stella o il sole.
4ssendo molto distante, una stella rappresenta un buon punto di riferimento, potendo essere
considerata ferma rispetto alla terra $stella fissa'. #l tempo impiegato affinch una stella fissa ritorni
in culminazione su di un dato meridiano misura dun!ue la durata di un'effettiva rotazione di 3;:I
della terra intorno al proprio asse. #l giorno cosM misurato / detto giorno sidereo e dura circa 23 ore
e ?; minuti $23
h
?;
m
3,:<B<
s
, B;.(;3,:<B< s'.
#n realt il giorno sidereo pu- ritenersi costante solo in prima approssimazione e per intervalli di
tempo sufficientemente piccoli. La terra sta infatti impercettibilmente rallentando. Le stime pi
recenti forniscono una variazione della velocit angolare della *erra pari a 3 ore ogni C:: milioni di
anni. .i ritiene che il motivo pi probabile di tale rallentamento sia da ricercare nellQazione frenante
delle maree. La terra starebbe trasferendo momento angolare alla luna, la !uale sta aumentando
progressivamente la sua distanza al ritmo di 3,C :,2 m1secolo
Eonostante il giorno sidereo sia una misura relativamente esatta della durata della rotazione
terrestre5 tutte le attivit umane sono regolate sulla posizione del sole e non delle stelle.
.e dun!ue misuriamo il tempo necessario affinch il sole culmini per due volte consecutive sullo
stesso meridiano $intervallo di tempo tra due mezzodM' si ottiene il giorno solare, pari a circa 23
ore.
#l sole non si pu- per- considerare fisso rispetto alla terra, poich mentre la terra compie una
rotazione intorno al proprio asse, essa si sposta contemporaneamente sulla sua orbita di un tratto di
circa ( grado rispetto al sole. $la terra impiega infatti circa 3;? giorni a compiere una rivoluzione di
3;:I intorno al sole con una velocit angolare di circa (I al giorno. "i precisamente impiega un
B3
Il fatto c,e circa 31% milioni di anni fa il giorno durasse 22 ore B stato confermato dall5analisi dei resti fossili di alcuni
coralli del periodo e'oniano -341 ; 4%% milioni di anni fa.. (ali fossili presentano< come d5altra parte alcuni coralli
odierni< anelli di accrescimento annuali e sottoanelli giornalieri. 2a mentre i coralli attuali mostrano 361 sottoanelli
per anno< i coralli del e'oniano ne mostrano 4%% per anno. Poic,I il periodo di ri'oluzione della terra B
relati'amente costante< l5anno presenta'a allora lo stesso numero di ore -361 G 24 J 9"6%.< ma< essendo formato
da 4%% giorni< ogni giorno do'e'a essere costituito da 9"6%@4%% ~ 22 ore.
anno sidereo, pari a 3(.??B.(?: secondi, a compiere una rivoluzione intorno al sole rispetto alle
stelle fisse'.
Kna volta che la terra ha dun!ue compiuto, dopo 23
ore e ?; minuti, una rotazione completa attorno al
suo asse, non trova il sole nuovamente in
culminazione, essendosi spostata in senso
antiorario rispetto ad esso di circa un grado. "er
ritrovare nuovamente il sole in culminazione la
terra deve dun!ue ruotare ancora di un angolo pari
al suo spostamento rispetto al sole, compiendo una
rotazione complessiva di 3;(I.
"oich/ la terra impiega circa 23 ore per compiere
una rotazione di 3;:I intorno al suo asse, la sua
velocit angolare di rotazione sar di 3;:I123
h
pari
(? gradi all'ora. "er coprire un grado impiegher
!uindi un !uindicesimo di ora pari a 3 minuti circa
$23?,<:
s
, 3
m
55,9
s
).
'omposi%ione dei moti or2itali
Le velocit angolari seguono delle regole di composizione
identiche a quelle utilizzate per comporre le velocit lineari.
Si pensi ad esempio ad unautovettura che si muova a 5!
"m#h verso unautovettura $, la quale si avvicini a sua volta
a 3! %m#h. &l risultato ' il medesimo se si considera una
delle due autovetture (erme e laltra con una velocit pari a
)5! * )*3!) + ,! %m#h. -el caso in cui lautovettura $ si stia
allontanando nella stessa direzione di , la sua velocit
relativa risulta pari a )5! * 3! + .! "m#h). Si noti come i
valori delle velocit a//iano segno concorde se il loro verso '
il medesimo, discorde se il verso ' contrario. &n modo
analogo possiamo comporre i moti or/itali.
Se erot e eriv sono rispettivamente la velocit di rotazione e di rivoluzione della terra rispetto alle stelle (isse, allora la
velocit di rotazione della terra rispetto al sole pu0 ottenersi componendo i due movimenti e sar pari a )erot * eriv).
1ssendo entram/i i moti diretti )antiorari) il loro segno sar concorde.
e e
t t t
rot riv
sid sid sol
G * G
= =
2 2 2
da cui si ricava che il giorno solare dura
3(.??B.(3<, C; B;(;3, :<B<
B;3:: 23
3(.??B.(3<, C; B;(;3, :<B<
sidereo sidereo
solare
sidereo sidereo
* G
G s $
* G

= = = =

,23!! * ,2423,!9!5 + .35,9!95 s + 3
m
55,94
s
pi5 del giorno sidereo
#n realt il giorno solare non ha sempre la stessa durata costante di 23 ore. 4ssa varia infatti con
periodicit nel corso dellQanno a causa dellQeccentricit e dellQinclinazione $o obli!uit' dellQorbita
terrestre. #l valore di 23 ore che noi utilizziamo rappresenta il giorno solare medio, media dei 3;?
giorni solari.
"**etto dellBeccentricit6
"er la seconda legge di 9eplero in perielio la *erra si muove pi velocemente intorno al sole e
!uindi in 23 ore si sposta rispetto ad esso di un tratto leggermente superiore di (I. La velocit di
rotazione terrestre / invece costante e per compiere un po' pi di (I di rotazione al fine di riavere il
sole in culminazione impiegher un po' pi di 3 minuti. #l giorno solare in perielio / un po' pi
lungo di 23 ore. "er ragioni opposte il giorno solare in afelio raggiunge la sua durata minima,
inferiore alle 23 ore.
B3
"er effetto della diversa velocit orbitale della *erra, il giorno solare vero in perielio dura circa B,( s
pi del giorno solare medio, mentre in afelio dura circa C,C s meno del giorno solare medio
La durata del giorno solare varia dun!ue, per effetto della diversa velocit orbitale della *erra, di
circa (?,B secondi nel corso dellQanno, valore che rappresenta la massima escursione nella durata
del giorno solare causata dall'eccentricit dell'orbita terrestre.
6li scarti per- si accumulano nel corso dei giorni, e dun!ue per sapere !uanto tempo ritarda o
anticipa il .ole vero rispetto al .ole medio in un certo giorno, occorre tenere conto di tutti gli scarti
precedenti. )uesto porta ad una differenza massima tra giorno vero e giorno medio di circa _ B
minuti.
"**etto dellBinclinazione +o-li'uit6, dellBor-ita
8ome abbiamo gi detto, dopo un giorno sidereo la *erra si / spostata di circa un grado lungo la sua
orbita intorno al .ole e dun!ue dovr coprire !uestQangolo con un ulteriore rotazione. "ossiamo
descrivere lo stesso fenomeno pensando che la *erra sia ferma e che il .ole si muova lungo
lQeclittica.
L'asse di rotazione della *erra / inclinato sul piano dell'eclittica e cosM anche l'orbita apparente del
sole. #l piano dell'eclittica / inclinato rispetto all'e!uatore celeste di ` , 23,33I. La proiezione della
posizione del .ole sull'e!uatore celeste introduce un'altra variazione periodica sulla durata effettiva
del giorno solare.
)uando il .ole attraversa lQe!uatore in corrispondenza dei punti e!uinoziali la sua proiezione
sullQe!uatore si muove pi lentamente di !uanto non faccia il .ole medio ed il giorno solare vero
risulta pi breve del giorno solare medio. )uando invece si trova in corrispondenza dei punti
solstiziali, il .ole si muove parallelamente allQe!uatore, la sua proiezione sullQe!uatore si muove pi
rapidamente di !uanto non faccia il .ole medio ed il giorno solare vero risulta pi lungo del giorno
solare medio.
"er rendercene conto immaginiamo che il .ole si trovi nel punto gamma $e!uinozio di primavera' e
che sia in culminazione $mezzogiorno' sul meridiano A. Dopo un giorno sidereo la *erra ha
compiuto una rotazione di 3;:I rispetto alle stelle fisse, ma il meridiano A non ritrova il .ole in
culminazione, perch il .ole si / spostato lungo lQeclittica di circa (I. "oich tuttavia lQeclittica /
inclinata di 23,33I rispetto allQe!uatore, il sole non si / spostato di (I in longitudine, ma di (I
cos$23,33I', :,<(C?I. .ar !uindi sufficiente che la *erra ruoti di :,<(C?I per ritrovare il .ole in
culminazione, impiegandoci dun!ue non 23?,<: s, ma 23?,<: P cos$23,33I' , 2(;,33 s.
#l valore 23?,<: s $differenza tra il giorno solare medio ed il giorno sidereo' rappresenta dun!ue il
tempo medio tra il tempo minimo impiegato in corrispondenza dei punti e!uinoziali ed il tempo
massimo impiegato nei punti solstiziali pari a 23?,<: 1
cos$23,33I' , 2?C,(2 s
La durata del giorno solare varia dun!ue, per effetto della
obli!uit dellQorbita terrestre, di 2?C,(2 U 2(;,33 , 3:,;<
secondi nel corso dellQanno..
Anche in !uesto caso gli scarti per- si accumulano nel corso
dei giorni, e dun!ue per sapere !uanto tempo ritarda o
anticipa il .ole vero rispetto al .ole medio in un certo giorno,
occorre tenere conto di tutti gli scarti precedenti. )uesto porta
ad una differenza massima tra giorno vero e giorno medio di
circa _ (: minuti.
B?
"'uazione del tempo
"er ottenere la durata reale del giorno $giorno vero' / necessario sommare gli effetti
dellQeccentricit e dellQobli!uit. Le due componenti con periodi di un anno e di ; mesi sono sfasate
perch/ la posizione del perigeo non coincide neQ con un e!uinozio, neQ con un solstizio.
.ommando i due effetti senza tener conto degli effetti cumulativi si ottiene
>sserviamo che il giorno solare pi corto / il (3 .ettembre $circa 22 secondi in meno del giorno
solare medio', mentre il giorno pi lungo / il 2( dicembre $circa 2B secondi in pi del giorno solare
medio'. .ono differenze piccole, che per- si accumulano nel corso dell'anno raggiungendo anche
parecchi minuti prima di cambiare segno.
*enendo invece conto degli effetti cumulativi si ottiene
>sserviamo che il giorno solare vero pi lungo cade il 33
mo
giorno dellQanno $(3 febbraio' e !uello
pi corto cade il 3:3
mo
giorno dellQanno $3( ottobre'. #noltre il giorno vero dura esattamente 23 ore
come il giorno solare medio 3 volte allQanno
giorno (:; $(; aprile'
giorno (;3 $(3 giugno'
giorno 233 $3( agosto'
giorno 3?B $23 dicembre'
1!42 moto di ri)olu%ione
La terra possiede un moto di rivoluzione intorno al sole con movimento antiorario per un
osservatore posto al polo nord celeste, che compie in circa 3;? giorni e ; ore. #l piano individuato
dall'orbita terrestre / detto eclittica. L'asse di rotazione terrestre / inclinato di ;;I 33' rispetto
all'eclittica e di 23I e 2C' $il valore esatto / 23I 2;Q 2(,3\' rispetto alla perpendicolare all'eclittica.
B;
Durante il suo moto di rivoluzione intorno al sole l'asse terrestre pu- essere considerato, in prima
approssimazione, fermo o, per meglio dire, esso si muove intorno al sole mantenendo inalterata la
sua orientazione rispetto alle stelle fisse $si usa dire che durante il moto di rivoluzione lQasse
terrestre rimane sempre parallelo a se stesso'.
18.2.1 #ro)e del moto di ri)oluzione
(;.2.(.( "arallasse annua
8ome abbiamo gi visto, le stelle pi vicine alla terra sembrano oscillare rispetto a !uelle pi
distanti $considerate fisse' a causa della diversa posizione di osservazione che la terra assume
durante il suo moto di rivoluzione. LQangolo di oscillazione / tanto minore !uanto pi distanti sono
gli astri osservati.
(;.2.(.2 Diversa durata del giorno solare
Abbiamo gi visto come il giorno solare abbia una lunghezza diversa come conseguenza della
differente velocit di rivoluzione della terra lungo la sua orbita. *ale fenomeno pu- dun!ue essere
portato come prova del moto di rivoluzione terrestre.
(;.2.(.3 Aberrazione delle stelle fisse
+enomeno scoperto da O. Eradle2 nel (C2B per il !uale tutte le stelle, indipendentemente dalla loro
distanza, vengono osservate in una posizione diversa da !uella effettiva a causa del moto di
rivoluzione della terra. #l fenomeno pu- essere in prima approssimazione spiegato $come fece lo
stesso Eradle2' nellQambito della meccanica classica, supponendo che la velocit della luce si
componga vettorialmente con la velocit della terra $la relativit speciale ha in realt dimostrato che
la velocit della luce / una costante di natura e non pu- comporsi con altri moti relativi'. 8osM
facendo si trova che tutte le stelle oscillano intorno alla loro posizione vera di 2:,? secondi di
grado, !uantit definita angolo di aberrazione.
Angolo di a2erra%ione
Supponiamo c,e una stella si tro'i in S e c,e la linea 'isuale c,e congiunge S alla (erra in ( formi un angolo u con il
'ettore '< 'elocit& orbitale della terra. Il risultato B o''iamente il medesimo se pensiamo la terra ferma e la stella
soggetta ad un 'ettore contro'erso ;'. (ale 'ettore puN essere scomposto in una componente radiale -' cosu.< c,e non
modifica la posizione della stella< e in una componente tras'ersale -' sinu. c,e modifica le coordinate celesti della stella.
Infatti tale componente tras'ersale< componendosi con il 'ettore 'elocit& della luce c< produce un 'ettore risultante c5. In
tal modo la luce della stella sembra pro'enire da un direzione di'ersa e la sua posizione apparente sulla sfera celeste
'iene ad essere S5. con una 'ariazione di un angolo o delle coordinate celesti effetti'e.
L5angolo o c,e la direzione 'era forma con la direzione apparente< detto angolo di aberrazione< B tale c,e
tan o
u
=
v sin
c
Prendiamo ora in considerazione una stella la cui direzione formi un angolo con il piano dell5eclittica - J latitudine
eclitticale della stella.. Possiamo facilmente osser'are come la componente tras'ersale assuma i 'alori massimi in 4 e
/< do'e u J :%K - ' sin:%K J '. ed i 'alori minimi in 7 e < do'e u J - ' sin..
Se ne deduce c,e ogni stella presenta sempre lo stesso angolo massimo di aberrazione -per u J :%K.< detto costante di
aberrazione< c,e 'ale
tan o =
v
c
BC
Poic,I la 'elocit& media di ri'oluzione della terra B ' J 2:<"91 Am@s e la 'elocit& della luce B c J 2::.":2<419 Am@s< la
costante di aberrazione 'ale o J 2%<1V -l5I4= =nione 4strofisica Internazionale fornisce per l5anno 2%%% il 'alore o J
2%<4:112%V 1 1%
;6
V.. La 'elocit& media di ri'oluzione si puN calcolare assumendo l5orbita terrestre come circolare< con
raggio pari alla distanza media (erra;Sole -+ J 1 =4< pari al semiasse maggiore a J 1<4:1:"9" 1%
9
Am. ed il periodo di
ri'oluzione P pari ad 1 anno sidereo -31.119.11% s.
v
a
%
=
2t
oppure utilizzando la 3O legge di !eplero
( )
%
G 1 1
a
'
2 3
3
=
+
t
ed esprimendo
il periodo in funzione della 'elocit& media
-relazione precedente. si ottiene
( )
v
G 1 1
a
'
=
+
In definiti'a ogni stella presenta
un5oscillazione annua massima di circa 41V
- 2%<1V. intorno alla sua posizione 'era -il
'ettore ' si orienta infatti in senso opposto ogni 6 mesi. ed una oscillazione minima< orientata perpendicolarmente a
quella massima< il cui 'alore dipende o''iamente dalla latitudine eclitticale . Se dunque o J 2%<1V B la costante di
aberrazione e B la latitudine eclitticale< ogni stella descri'e nel periodo di un anno un5ellisse -ellisse di aberrazione. di
semiassi o e o sin. Per le stelle c,e giacciono sul piano dell5eclittica l5ellisse degenera in un segmento di ampiezza 2o<
mentre per le stelle perpendicolari al piano dell5eclittica l5ellisse di'enta una circonferenza di raggio o.
18.2.2 ?on(eguenze del moto di ri)oluzioneA alternar(i delle (tagioni
#l fatto che sui due emisferi terrestri $boreale e australe' si alternino diverse stagioni meteorologiche
/ una delle conseguenze principali del moto di rivoluzione della terra. #n realt il moto di
rivoluzione non / l'unico responsabile di tale fenomeno. Ad esso contribuisce anche la particolare
inclinazione dell'asse terrestre ed il fatto che l'asse mantiene inalterata la sua orientazione rispetto
alle stelle fisse.
.e infatti l'asse fosse perpendicolare all'eclittica e non inclinato i due emisferi verrebbero raggiunti
per tutti i 3;? giorni dell'anno dalla stessa !uantit di radiazione solare e sarebbero caratterizzati da
un'unica stagione uniforme.
#l moto di rivoluzione fa si che l'asse terrestre formi con la direzione dei raggi solari angoli diversi
man mano che la terra procede lungo il suo cammino intorno al sole. #n tal modo i raggi solari
giungono con inclinazione diversa sui due emisferi nei vari periodi dell'anno creando le condizioni
per il prodursi di diverse condizioni climatiche. "er descrivere il fenomeno con maggior dettaglio
possiamo individuare 3 punti fondamentali dell'orbita in relazione agli angoli formati dall'asse con
la direzione dei raggi solari.
BB
A' punto in cui / minima l'inclinazione dell'asse rispetto ai raggi solari $;;I 33''. LQemisfero
boreale e pi esposto alla radiazione solare.
E' punto in cui / massima l'inclinazione dell'asse rispetto ai raggi solari $((3I 2C' , <:I A 23I 2C''.
L'emisfero australe / pi esposto alla radiazione solare.
8' e D' punti intermedi in cui i raggi solari risultano a <:I rispetto all'asse terrestre. # due emisferi
risultano egualmente esposti ai raggi solari.

4saminiamo ora in dettaglio le condizioni di illuminazione dei due emisferi nei !uattro punti
precedentemente individuati.
A' '>L'IDI> )'A'*A
La terra raggiunge tale punto poco prima di giungere in afelio. L'afelio viene raggiunto il 3 luglio,
mentre il punto di minima inclinazione dell'asse rispetto ai raggi solari viene raggiunto il 2( giugno,
detto solstizio d'estate.
La data del solstizio di giugno in realt oscilla tra il 2: ed il 22 giugno e !uella dellQafelio tra il 3 ed il ?
luglio a causa del meccanismo del calendario, che alterna anni civili di 3;? giorni ad anni di 3;;.
Durante il solstizio d'estate i raggi solari risultano perpendicolari $sono allo zenit', a mezzogiorno,
sul parallelo di 23I e 2C' di latitudine nord. *ale parallelo / detto tropico del -ancro. # raggi solari
risultano inoltre tangenti ai due paralleli che si trovano a ;;I e 33' di latitudine %ord e .ud, detti
rispettivamente -ircolo polare artico e antartico.
Durante il solstizio
d'estate tutti i punti a
%ord del circolo
polare artico $calotta
polare artica'
rimangono illuminati
dal sole per 23 ore,
mentre tutti i punti a
.ud del circolo
polare antartico
$calotta polare
antartica' rimangono
al buio per 23 ore.
#l circolo di illuminazione individua un piano inclinato di 23I e 2C' rispetto all'asse terrestre e taglia
in parti diseguali tutti i paralleli che vanno dall'e!uatore ai due circoli tranne l'e!uatore, che viene
diviso in due parti uguali. %ell'emisfero boreale sar maggiore il tratto di parallelo illuminato
rispetto a !uello oscuro, mentre il contrario avverr nell'emisfero australe. 8i- comporta che la
B<
durata del dM sar maggiore rispetto a !uella della notte nell'emisfero boreale, minore in !uello
australe, eguale all'e!uatore.
"oich/ i paralleli sono tagliati dal circolo di illuminazione in parti tanto pi disuguali !uanto pi ci
avviciniamo ai circoli polari, la differenza di durata tra il giorno e la notte si far tanto pi
accentuata !uanto pi ci sposteremo verso i poli.
#n tale situazione si verifica un periodo caldo nell'emisfero boreale $estate boreale' ed un periodo
freddo nell'emisfero australe $inverno australe'.
Jiassumendo l'estate / dun!ue legata al fatto che il polo nord in !uesto periodo / inclinato verso il
sole ed i raggi solari risultano perci- maggiormente concentrati nell'emisfero boreale $a
mezzogiorno il sole risulta pi alto
sull'orizzonte rispetto a !uanto accade
d'inverno'. #noltre !uanto pi un
raggio solare giunge inclinato sulla
superficie terrestre tanto minore sar la
!uantit di energia ceduta per unit di
superficie, sia perch si diluisce su di
una superficie maggiore, sia perch
deve attraversare un tratto pi spesso
di atmosfera.
#noltre l'emisfero boreale risulta riscaldato dal sole per un numero di ore pi elevato rispetto
all'emisfero australe $il dM / pi lungo'.
(N '>L'IDI> )'IE0A/E>
)uando dopo circa ; mesi la terra si trova in prossimit del perielio $che raggiunge il 3 gennaio',
l'asse terrestre, essendosi mantenuto parallelo si trova avere la massima inclinazione $((3I e 2C''
rispetto ai raggi solari. 4' il polo sud !uesta volta a puntare verso il sole. La terra si trova in solstizio
d'inverno $22 dicembre'.
* causa del meccanismo del calendario5 anc$e la data del solstizio di dicembre oscilla tra il 38 ed
il 33 dicembre5 mentre quella del perielio tra il + ed il 2 gennaio.
# raggi del sole
sono
perpendicolari
al tropico del
-apricorno
$23I2C' di
latitudine .ud' e
nuovamente
tangenti ai
circoli polari. Le
condizioni di
illuminazione
risultano essere
perfettamente
capovolte
rispetto al solstizio d'estate. %ell'emisfero %ord si produce una stagione fredda $inverno boreale',
mentre nell'emisfero .ud una calda $estate australe'."oich/ l'estate boreale cade in afelio essa /
leggermente pi lunga e meno calda dell'estate australe $la terra / infatti pi distante dal sole e si
muove pi lentamente'.L'inverno boreale, cadendo invece in prossimit del perielio , / leggermente
pi tiepido e pi corto di !uello australe. #l fatto che l'inverno e l'estate cadano attualmente in
prossimit dell'afelio e del perielio / assolutamente casuale. Le posizioni dei solstizi $ e degli
<:
e!uinozi' sono infatti destinate a mutare gradualmente e con regolarit rispetto all'orbita terrestre. #l
solstizio dQestate coincideva con lQafelio intorno al (2?: d.8. $coincidenza apsidi = solstizi', mentre
gli e!uinozi verranno a coincidere con gli apsidi $e!uinozio di primavera in perielio' verso il ;?::
d.8.
- " ) AQ!IE>DI
6li e!uinozi occupano una posizione intermedia tra i punti solstiziali, tale per cui i raggi solari
risultano perpendicolari all'asse terrestre e giungono !uindi $a mezzogiorno' perpendicolarmente
all'e!uatore. #l calore solare viene ad essere !uindi egualmente distribuito sui due emisferi. #l
circolo di illuminazione coincide con i meridiani, passa per i poli e taglia tutti i paralleli in due parti
uguali. #l dM dura (2 ore, come la notte. LQequinozio di primavera viene raggiunto il 2( marzo
$(<12(', mentre LQequinozio di autunno il 23 settembre $22123'. La linea degli e!uinozi risulta
pertanto perpendicolare allQasse terrestre.
%aturalmente mentre la terra si muove lungo la sua orbita anche l'inclinazione dei raggi solari
rispetto al suo
asse e !uindi alla
sua superficie si
modifica con
regolarit. #l sole
che a
mezzogiorno si
trova allo Henit
al tropico del
8ancro durante
il solstizio
d'estate, con il
passare dei
giorni si trover
allo Henit $sempre a mezzogiorno' su paralleli di latitudine via via inferiore, fino a raggiungere
l'e!uatore durante l'e!uinozio d'autunno, per poi scendere fino al tropico del 8apricorno sul !uale
giunger allo Henit durante il solstizio d'inverno.
)ui sembrer fermarsi per riprendere il suo moto in senso contrario. #l fatto che ai due tropici il sole
dia l'impressione di fermarsi per poi tornare indietro ha dato il nome ai solstizi $sol stare'. #l nome
degli e!uinozi deriva invece dal fatto che !uando il sole si trova allo zenit all'e!uatore il dM e la notte
hanno la stessa durata $ae!uus noP'.
Jisulta evidente che il sole non potr mai trovarsi allo zenit al di fuori delle latitudini comprese tra i
due tropici. 8i- dipende dall'inclinazione attuale dell'asse terrestre. .e l'asse fosse ad esempio
inclinato di 3:I rispetto alla perpendicolare all'eclittica, allora anche i tropici verrebbero a trovarsi a
3:I di latitudine nord e sud, mentre i circoli si abbasserebbero a ;:I % e ..
# due tropici ed i due circoli polari suddividono la terra in cin!ue zone dette zone a(tronomic<e o
climatic$e. La zona compresa tra i due tropici $ l'unica zona della terra dove il sole giunge allo zenit
a mezzogiorno per due volte all'anno' / detta zona torrida. *ra i tropici ed i circoli vi sono le due
zone temperate $australe e boreale'. Al di sopra dei circoli vi sono le due calotte@ calotta polare
artica e antartica.
1!43 +oto doppio conico dell7asse e precessione degli e6uino%i
8ome si / visto, durante il moto di rivoluzione, l'asse di rotazione tende a mantenere inalterata la
sua orientazione. 8i- / dovuto al fatto che la terra gira attorno al proprio asse e, come tutti i
giroscopi $trottole', si oppone ad ogni sollecitazione che tenda a modificarne l'assetto di rotazione
<(
$il momento angolare / una !uantit vettoriale e si mantiene costante in modulo, direzione e verso'.
La luna, il sole ed i pianeti esercitano per- sulla terra un'attrazione gravitazionale che risulta
maggiore sul rigonfiamento e!uatoriale, dove / presente un eccesso di massa, rispetto ai poli. *ale
attrazione tenderebbe a raddrizzare l'asse portandolo a <:I rispetto al piano dell'eclittica. #l risultato
di tali forze su di un sistema rotante, !ual / la terra, / !uello di produrre una rotazione dell'asse il
!uale, facendo perno sul centro della terra, descrive due coni aventi vertice al centro della terra.
"oich lQe!uatore celeste / perpendicolare allQasse terrestre, anchQesso
esegue il medesimo movimento, cambiando lentamente lQorientazione
rispetto alle stelle fisse. Anche la linea degli e!uinozi, che essendo
lQintersezione dellQe!uatore celeste con il piano dellQeclittica risulta essere
sempre perpendicolare allQasse terrestre, ruota rispetto alle stelle fisse con la
stessa velocit dellQasse terrestre. *ale rotazione oraria della linea degli
e!uinozi / nota come prece((ione degli e'uinozi. La precessione si
completa in un periodo di circa 2;.::: anni, detto anno platonico.
18.3.1 ?on(eguenze della prece((ione
(' # punti e!uinoziali stanno lentamente scivolando in senso orario sullQeclittica attraverso le
costellazioni zodiacali. *enendo conto che una costellazione dello zodiaco ha unQampiezza di
3:I, gli e!uinozi $ed i solstizi' percorrono ciascuna costellazione in (1(2 di anno platonico, pari
a circa 2.(?: anni. .e lQe!uinozio di primavera cadeva 2::: anni fa nella costellazione
dellQAriete, oggi cade nei "esci. 7a in generale tutti i segni zodiacali sono slittati rispetto alle
posizioni che avevano !uando / nata lQastrologia $senza che gli astrologi abbiano mostrato di
accorgersene'.
2' *ra (3.::: anni circa lQasse terrestre, avr compiuto mezzo giro e non punter pi verso la stella
polare, ma verso 5ega nella costellazione della Lira, che dista ben 3CI dalla polare.
3' # punti e!uinoziali $e !uindi le stagioni' cambiano la loro posizione rispetto allQorbita terrestre.
Attualmente gli e!uinozi si trovano circa a met strada tra afelio e perielio $apsidi', ma
lentamente li raggiungeranno. )uesto terzo punto verr ripreso in seguito, dopo che avremo
discusso dei movimenti dellQeclittica rispetto alle stelle fisse $moti millenari'.
1!44 1urata del periodo di ri)olu%ione: l7anno
5iene definito anno il tempo necessario affinch la terra completi il suo moto di rivoluzione intorno
al sole. Anche in !uesto caso la durata dell'anno dipende dal punto di riferimento considerato.
<2
Approfondimento
Il fenomeno della precessione fu scoperto da Ipparco di 3icea nel 13: a.7.< osser'ando c,e le longitudini eclitticali
delle stelle erano tutte aumentate di una stessa quantit& -circa 2K. rispetto ai 'alori misurati nella prima met& del III
sec. a.7. -29% ca. da 4ristillo e (imocari. Poic,I la longitudine eclitticale B la distanza angolare di una stella rispetto
al punto -equinozio di prima'era.< Ipparco ne dedusse c,e tale punto si era spostato nell5arco di 144 anni di circa
2K J "2%%V -circa 1%V all5anno.. La 'elocit& angolare di precessione rispetto alle stelle fisse -precessione generale. B
pari< secondo recenti stime dell5=nione 4strofisica Internazionale -I4=. a circa ?: 2<( , R - ?: 2<:<;; , R. per
anno giuliano -361<21 giorni solari medi. per l5anno 2%%% -il segno meno indica un mo'imento retrogrado..
La precessione generale B generata dall5effetto del sole -precessione solare ; 34<6@>.< della luna -precessione
l"nare ; 11<9 @>. e dei pianeti in senso diretto -precessione planetaria %<12@>.. L5effetto cospirante del sole e della
luna si dice precessione lunisolare.
Il periodo necessario affinc,I la linea degli equinozi compia una rotazione completa di 36%K -J 1.2:6.%%% . rispetto
alle stelle fisse sar& quindi pari a circa 26.%%% anni -inter'allo di tempo noto come anno platonico..
%
.
eq
= ~
(2<; :::
?: 2<(
. . R
, R1
2?.CC: anni
Jispetto ad una stella fissa noi misuriamo l'anno sidereo. 4sso misura una effettiva rivoluzione di
3;:I intorno al sole ed ha una durata di 3;? giorni ; ore e < minuti circa $3;?
d
;
h
<
m
(:
s
,
3;?,2?;3; giorni solari medi , 3(.??B.(?: s'.
8ome al solito noi usiamo per- misurare il tempo rispetto al sole. #l tempo necessario affinch la
terra riassuma la stessa posizione rispetto al sole / detto anno solare o tropico. 4sso misura in
pratica l'intervallo di tempo tra due e!uinozi o due solstizi dello stesso segno $ad esempio il tempo
necessario affinch la terra ritorni all'e!uinozio di primavera'.
A causa del fenomeno della precessione l'anno tropico risulta circa 2: $2:
m
2?
s
' minuti pi breve
dell'anno sidereo e pari a circa 3;? giorni ? ore e 3< minuti $3;?
d
?
h
3B
m
3?
s
, 3;?,232(< giorni
solari medi , 3(.??;.<2? s'.
1!4 moti minori millenari
8ome / stato gi anticipato le interferenze gravitazionali degli altri pianeti sulla terra producono
altri fenomeni, tra i !uali ricordiamo@
18.C.1 2o)imento di rotazione della linea degli ap(idi
lQorbita terrestre / un ellisse e le posizioni assunte dagli altri pianeti rispetto ad essa tendono a
modificarne sia l'eccentricit che lQorientamento rispetto alle stelle fisse. 8ome conseguenza delle
perturbazioni gravitazionali planetarie essa ruota in senso antiorario, facendo perno sul sole, in circa
(((.?:: anni.
.e lQorbita rimanesse ferma rispetto alle stelle fisse, un punto e!uinoziale $o solstiziale' la
percorrerebbe completamente in circa 2;.::: anni. 7a lQorbita terrestre, e con essa la linea degli
apsidi, va incontro alla linea degli e!uinozi e ne abbrevia in !uesto modo il periodo di rotazione
rispetto allQeclittica a circa 2(.::: anni. #n altre parole gli e!uinozi $e naturalmente anche i solstizi'
impiegano circa 2(.::: anni a percorrere tutta lQorbita $ad esempio da perielio a perielio' e come
conseguenza le stagioni sono destinate a manifestarsi in punti via via diversi dellQorbita. Avevamo
infatti gi avuto modo di dire che lQestate boreale cade oggi in prossimit dellQafelio solo
<3
1urata dell/anno tropico
Sia eri' la 'elocit& angolare orbitale della (erra rispetto alle stelle fisse e eeq la 'elocit& angolare della linea degli equinozi
rispetto alle stelle fisse. Possiamo considerare ora la 'elocit& relati'a della (erra rispetto alla linea degli equinozi< come
differenza delle due 'elocit& precedenti -e( ; eeq.. Possiamo cioB pensare c,e i punti equinoziali siano fermi rispetto alle
stelle fisse e c,e la (erra si muo'a rispetto alle stelle fisse con una 'elocit& comprendente anc,e quella della linea degli
equinozi. La (erra impiega un anno tropico -4tr. a percorrere un5orbita rispetto ai punti equinoziali. Possiamo pertanto
scri'ere
e e
t t t
riv eq
sid plat tr
* * *
=
|
\

|
.
|
|
=
2 2 2
( )
( )
s m $
plat sid
plat sid
tr
* *
* *
* 3? 3B ? 3;? , s <2? . ??; . 3( 232(< , 3;?
2? , 3;? CC: . 2? 2?;3; , 3;?
2? , 3;? CC: . 2? 2?;3; , 3;?
d
= =
+

=

=
In realt& il 'alore dell5anno tropico cosF ottenuto -361<2421: gsm. B un 'alore medio anno tropico medio.. Infatti la durata
dell5anno tropico dipende dal punto dell5orbita c,e si prende come riferimento ed il suo 'alore B ad esempio di'erso se lo si
misura rispetto all5equinozio di prima'era o all5equinozio d5autunno o ad uno dei due solstizi. La causa di tali differenze 'a
ricercata nel fatto c,e la terra non completa la sua orbita quando ritorna allo stesso equinozio o allo stesso solstizio -per il
moto di precessione di tali punti. ed il tratto parziale di orbita c,e ,a percorso 'iene compiuto in tempi differenti in relazione
alla di'ersa 'elocit& con cui si muo'e nei di'ersi punti della sua orbita. 4ttualmente la durata dell5anno tropico rispetto ai
di'ersi punti equinoziali e solstiziali B pari a
Anno .ropico
Equinozio Prima'era 361<24233
Solstizio Estate 361<24161
Equinozio 4utunno 361<242%"
Solstizio In'erno 361<242"1
2edia 361<2421:
casualmente. 4ssa sta infatti lentamente scivolando in senso orario sullQorbita, come dQaltra parte
fanno tutte le stagioni.
#n prima approssimazione la linea
degli e!uinozi si sovrappone alla
linea degli apsidi ogni 2(.::: anni
circa e le stagioni si ribaltano ogni
(:.?:: anni. #n altre parole dopo
(:.?:: anni circa lQasse si trova ad
aver compiuto mezzo giro rispetto
al sole e le condizioni termiche
risultano completamente invertite
$l'estate boreale si avr non pi in
prossimit dell'afelio ma del
perielio'. "oich/ intorno al (2?:
d.8. il solstizio dQestate
coincideva con lQafelio
$coincidenza apsidi = solstizi' e la linea degli e!uinozi compie un !uarto di giro ogni ?.2?: anni
circa $2(.:::13' gli e!uinozi verranno a coincidere con gli apsidi $e!uinozio di primavera in
perielio' verso il ;?:: d.8.
18.C.2 @ariazione dellDeccentricit6 dellDor-ita
Attualmente la differenza tra la distanza afelio=sole e la distanza perielio=sole / di circa ? milioni di
chilometri. *ale differenza / una misura dell'eccentricit dell'orbita. .e infatti essa si riducesse a
zero l'ellisse si ridurrebbe ad una circonferenza, se aumentasse l'ellisse si farebbe pi eccentrica.
*ale distanza / destinata a mutare da un minimo di ( milione di chilometri ad un massimo di (3
milioni di chilometri. #l ciclo $ad esempio dal valore minimo per ritornare al valore minimo' si
completa in <2.::: anni.
18.C.3 @ariazione dellDinclinazione dellDa((e
L'asse terrestre varia la sua inclinazione rispetto alla perpendicolare all'eclittica da un minimo di
33Q ad un massimo di 32Q38' in un periodo di 28.888 anni circa. Eaturalmente al variare
dell'inclinazione dell'asse deve variare di conseguenza la latitudine di tropici e circoli.
18.C.4 &utazioni
#l movimento doppio conico dell'asse non / regolare, ma si attua con piccole ondulazioni dette
nutazioni $Eradle2 = (C3;'. 8iascuna nutazione si completa in (B,; anni ed / dovuta alle
perturbazioni gravitazionali prodotte dalla rotazione oraria $retrograda' della linea dei nodi lunari.
La nutazione comporta una modificazione periodica delle coordinate
celesti analoga a quella prodotta dall@aberrazione. *nc$e le date degli
equinozi e dei solstizi subiscono delle oscillazioni come conseguenza
della nutazione. * volte si fa riferimento ai solstizi e agli equinozi medi5
la cui data 7 piC facilmente calcolabile5 non essendo influenzata dalla
nutazione.
1!4! moto rispetto al centro galattico
<3
L5asse terrestre descri'e intorno alla sua posizione media un ellisse di semiassi :<21V e 6<96V -ellisse di n"tazione.
c,e si so'rappone al moto principale di precessione< generando un5oscillazione periodica.
#n realt la terra segue il sole nel suo movimento di rivoluzione intorno al centro galattico con una
velocit stimata di circa 2?: 0m1s, per cui la sua orbita assume la forma di una spirale che si avvita
intorno al sole.

1" La +isura del .empo
1"41 Il calendario
L'anno tropico non / un multiplo esatto del giorno solare medio e non inizia !uindi in alle ore : del
( gennaio, ma alle ? e 3< minuti del ( gennaio. "er evitare !uesto inconveniente / stato introdotto
l'anno civile di 3;? $o 3;;' giorni. %aturalmente assieme all'anno civile deve essere introdotto un
meccanismo, detto calendario, in grado di recuperare periodicamente le frazioni di giorno non
calcolate nell'anno civile, pena il progressivo sfasamento tra anno civile e tempo astronomico.
Kno dei primi calendari utilizzati a !uesto scopo / il calendario giuliano, introdotto sotto 6iulio
8esare nel 3? a.8. #l calendario giuliano prevede un anno civile di 3;? giorni ed un recupero delle
circa ; ore non contate ciascun anno, ogni !uattro anni con l'introduzione di un anno di 3;; giorni.
#l giorno in pi veniva aggiunto tra il sesto ed il settimo giorno prima di marzo e chiamato bis
sePtum, da cui bisestile. LQanno giuliano dura !uindi mediamente 3;?,2? giorni solari medi. L'anno
tropico non dura per- esattamente 3;?giorni e ; ore, ma 3;? giorni ? ore e 3< minuti. #l calendario
giuliano, recuperando invece ; ore, contava circa (( minuti in pi all'anno $((
m
(?
s
' e ciascun
giorno bisestile introdotto portava uno sfasamento di circa 33 minuti rispetto al tempo astronomico.
5erso il (?:: il tempo civile aveva accumulato uno sfasamento di circa (: giorni rispetto al tempo
astronomico. %el (?B2 il calendario venne perci- riformato sotto papa 6regorio L###. 5ennero
dapprima soppressi i (: giorni in pi che si erano accumulati $si pass- dal 3 ottobre del (?B2 al (?
ottobre del (?B2' ed il calendario giuliano venne sostituito dal calendario gregoriano, lo stesso che
attualmente utilizziamo.
"oich/ si calcola che gli (( minuti contati in pi ogni anno sfasano il calendario giuliano di circa 3
giorni ogni 3:: anni, il calendario gregoriano introduce un nuovo meccanismo per eliminare
appunto 3 giorni ogni 3:: anni. *ale meccanismo prevede che tutti gli anni secolari aventi le prime
due cifre divisibili per 3 continuino ad essere bisestili, mentre gli anni secolari con le prime due
cifre non divisibili per !uattro non siano pi bisestili $mentre lo erano nel calendario giuliano.
8osM il (;:: fu bisestile, mentre il (C::, il (B:: ed il (<:: videro soppressi il loro giorno bisestile.
#n tal modo dal (;:: al (<::, in un periodo di 3:: anni sono stati soppressi 3 giorni bisestili. #l
2::: sar nuovamente bisestile. "oich ogni 3:: anni vi sono 3:3 anni composti di 3;? giorni e <C
anni bisestili di 3;; giorni, lQanno gregoriano ha una durata di
3;? 3:3 3;; <C
3::
3;? 232? 3;? ? 3< (2
+
= = ,
d $ m s
ed / !uindi circa 2C secondi pi lungo dellQanno tropico. "oich il giorno solare medio / formato di
B;.3:: secondi, il calendario gregoriano produce uno sfasamento rispetto al tempo astronomico di (
giorno ogni B;.3::12C , 3.2:: anni circa.
<?
& 6rancescani ottennero dal 7apa di non eliminare i primi 4! giorni di otto/re per poter
cele/rare la (esta di San 6rancesco )3 otto/re). -ella notte tra il 3 ed il 5 mor8 ad l/a in
Spagna Santa 9eresa dvila, che si cele/ra pertanto il 45 otto/re. La ri(orma (u adottata
inizialmente solo dagli Stati italiani, da Spagna e 7ortogallo. &n 6rancia avvenne nei giorni 9*
.! dicem/re 45,., in ustria 2*4: gennaio 45,3, in &nghilterra .*43 settem/re 4:5. )44
giorni). & paesi ortodossi si adeguarono nel ;; secolo, ultima la <recia che elimin0 43 giorni
tra il 45 (e//raio e il 4= marzo del 49.3. Lunione Sovietica nel 494,.
1"42 3usi orari
#n una certa localit / mezzogiorno !uando il sole culmina sul meridiano del luogo, raggiungendo il
punto pi alto della sua traiettoria apparente. >ra, poich il moto apparente del sole / da 4st ad
>vest, !uando il sole / in culminazione su di un punto A della superficie terrestre, non pu- essere
contemporaneamente in culminazione su di un punto E che si trovi su di un altro meridiano rispetto
ad A $cio/ che abbia una diversa longitudine'. #n altra parole il sole non pu- essere ad esempio
contemporaneamente in culminazione a 5enezia e a 7ilano. %e consegue che !uando a 5enezia /
mezzogiorno, a 7ilano, che si trova pi ad ovest, il sole deve ancora giungere in culminazione e
mancher perci- !ualche minuto a mezzogiorno. "er evitare l'inconveniente che luoghi diversi $con
diversa longitudine' all'interno di uno stesso stato presentino ore differenti, si / convenuto di
dividere la superficie terrestre in 23 spicchi aventi dei meridiani come confini ed un'ampiezza
longitudinale di (?I l'uno. *ali spicchi sono detti fusi orari e tutte le zone comprese all'interno di
uno spicchio hanno convenzionalmente la stessa ora del meridiano passante per il centro del fuso.
Ad esempio per l'#talia il meridiano centrale del fuso / !uello che passa per 7onte 7ario nei pressi
di Joma. )uando il nostro orologio segna mezzogiorno $ora legale a parte' in realt / mezzogiorno
solare solo sul meridiano centrale. LM il sole / effettivamente in culminazione, mentre a 5enezia,
che si trova leggermente pi ad est il sole / gi stato in culminazione e la sua ora effettiva $solare' /
di mezzogiorno e !ualche minuto, mentre ad Aosta, per ragioni opposte non / ancora mezzogiorno.
#n effetti i confini dei fusi non seguono perfettamente l'andamento dei meridiani, ma vengono
opportunamente modificati in modo da seguire i confini politici degli stati. %aturalmente !uesto non
/ possibile per stati molto estesi in longitudine come gli .tati Kniti o la Jussia, dove si / costretti ad
usare pi di un fuso. #l primo fuso / convenzionalmente !uello in cui il meridiano centrale coincide
con il meridiano fondamentale passante per 6reen&ich. )uando ad esempio il sole / in
culminazione si 6reen&ich in tutto il primo fuso / mezzogiorno, mentre nel secondo fuso ad est di
6reen&ich sono le (3, nel terzo le (3 e cosM via.
1"43 Linea di cam2iamento di data
"oniamo ora che a 6reen&ich siano le (: del ; marzo e immaginiamo di muoverci molto
velocemente verso 4st con un aviogetto. 7entre attraverseremo i fusi verso 4st dovremo far
avanzare le lancette dell'orologio, spostandole verso le ((, le (2
e cosM via fino a che, giunti all'antimeridiano di 6reen&ich $(3I
fuso' sposteremo le lancette alle 22 del ; marzo. "roseguendo
verso est il viaggiatore raggiunger il fuso delle 23, il cui
meridiano centrale / detto linea di mezzanotte $L7'.
Attraversandolo il viaggiatore sposter il suo orologio dalle 23
del ; marzo alle ( del C marzo. #mmaginiamo ora un altro
viaggiatore che stia compiendo anch'egli molto velocemente il
giro del mondo ma verso >vest, partendo da 6reen&ich il ;
marzo ore (:. 7entre attraversa i fusi verso ovest egli dovr
portare indietro le lancette dell'orologio alle < di mattina del ;
marzo, alle B, alle C e cosM via finche, raggiunta la linea di
mezzanotte sposter le lancette dall'una del ; marzo alle 23 del
? marzo. 8osM i due viaggiatori incontrandosi alla linea di mezzanotte provenienti da parti opposte,
si troverebbero d'accordo sull'ora ma non sul giorno. "er evitare tale inconveniente il L### fuso, che
contiene l'antimeridiano di 6reen&ich, viene diviso dal (B:I meridiano in due parti aventi stessa
ora, ma date diverse. )ualun!ue sia l'ora sul mezzo spicchio ad ovest dell'antimeridiano, sul mezzo
spicchio ad est / la stessa ora del giorno precedente. #n definitiva esistono due meridiani in cui le
date cambiano in modo opposto@ la linea di mezzanotte $la data aumenta verso est' e la linea
internazionale di cambiamento di data $L8D, la data diminuisce verso est'. #n ogni momento la
terra / dun!ue divisa in due zone aventi date diverse $a est della L8D vi / sempre la data inferiore'.
%aturalmente !uando il sole / in culminazione su 6reen&ich la linea di mezzanotte coincide con la
linea di cambiamento di data e tutti i luoghi presentano la stessa data $attraversando
<;
contemporaneamente le due linee la data dovrebbe sia aumentare che diminuire e !uindi non varia'.
"er evidenti ragioni di opportunit la L8D passa sempre attraverso l'oceano e nei pochi casi in cui
incontrerebbe !ualche isola, viene fatta deviare.
1# L/*rientamento
1#41 *ri%%onte e punti cardinali
>rientarsi significa individuare sull'orizzonte i 3 punti cardinali. L'orizzonte / la circonferenza che
delimita la porzione visibile all'osservatore della superficie terrestre, separandola dalla volta celeste.
LQorizzonte geometrico dipende dallQaltezza h $in metri' dellQosservatore rispetto al suolo. #l raggio
dellQorizzonte geometrico $in metri' / approssimativamente pari a
3?C: . $
.
LQorizzonte sensibile / in realt leggermente pi ampio a causa dei fenomeni di rifrazione della luce
che permettono al nostro occhio di ricevere immagini situate anche oltre lQorizzonte geometrico.
L'4.* / il punto dell'orizzonte dal !uale sembra sorgere il sole nei giorni e!uinoziali , detto anche
oriente o levante. L'>54.*, o occidente o ponente, / il punto dell'orizzonte dove sembra
tramontare il sole nei giorni e!uinoziali. %ei giorni non e!uinoziali il sole sorge e tramonta
leggermente pi a %ord durante l'estate boreale e leggermente pi a sud durante l'inverno boreale.
L'angolo che i raggi del sole formano con il piano e!uatoriale nei giorni non e!uinoziali / detto
declinazione solare. # valori della declinazione solare per ogni giorno dell'anno $in pratica la
latitudine alla !uale il sole risulta allo zenit a mezzogiorno' sono riportati negli annuari
astronomici. "onendosi con la destra ad est e la sinistra ad ovest il %>JD risulta posto esattamente
dinanzi all'osservatore, mentre il .KD si trova alle sue spalle.
1#42 *rientamento diurno
"er orientarsi si pu- dun!ue indicativamente osservare il punto in cui sorge o tramonta il sole.
%ell'emisfero boreale / inoltre possibile individuare il sud dalla posizione del sole a mezzodM
$naturalmente se ci troviamo tra e!uatore e tropico del 8ancro / necessario che il sole non stia
culminando in un punto pi a %ord'. "er un osservatore posto nell'emisfero australe la posizione del
sole in culminazione indica naturalmente il %ord.
<C
=n altro metodo pratico per orientarsi con il sole in qualunque ora del giorno B disporre la lancetta delle ore 'erso il
sole< indi'iduare l$angolo c,e essa forma< in senso orario< con la direzione delle 12 e tracciarne la bisettrice. 4l
mattino la bisettrice indica il Sud< al pomeriggio il 3ord. =n secondo metodo pre'ede di puntare la lancetta delle ore
'erso il sole. Il 3ord 'iene indicato dalla direzione c,e la lancetta delle ore a'rebbe di'idendo l$ora -misurata da 1 a
24. per due. =n terzo metodo utilizza un bastone piantato 'erticalmente sul terreno. 2entre il sole si sposta da Est ad
#'est l$ombra del bastone si sposta da o'est ad est. opo a'er atteso un certo inter'allo di tempo affinc,I di'enga
e'idente uno spostamento dell5ombra sul terreno< la retta c,e congiunge i due 'ertici dell$ombra del bastone indi'idua
la direzione Est;#'est.
1imensione dell/ori%%onte geometrico @Approfondimento facoltati)oA
'e / 7 il raggio medio terrestre ?J.+;, #mN5 $ 7 l@altezza
dell@osservatore e d 7 la visuale dell@osservatore5 tangente
all@orizzonte5 per il teorema di %itagora potremo scrivere
( ) d / $ /
2
2
2
= +
e quindi
d $ /$
2 2
2 = +
essendo , ZZ +< potremo trascurare ,
2
rispetto a 2+,. Si a'r& pertanto
d /$
2
2 ~
e quindi
d /$ / $ $ $ ~ = = = 2 2 2 ;3C(::: 3?C: . . .

1#43 *rientamento notturno
Di notte ci si pu- orientare con la stella polare la !uale indica il polo %ord celeste con circa ?(' di
scarto. $ La stella polare / l'ultima stella del timone del piccolo carro, individuabile prolungando
l'asse anteriore del grande carro di circa tre volte la sua lunghezza'. %ell'emisfero australe /
possibile orientarsi individuando la stella o >ctantis che indica il .ud con circa (I di scarto.
4ssendo per- o >ctantis poco luminosa si cerca in genere la costellazione 8roce del .ud che per-
dista 3:I dal "olo .ud.
1#44 1eclina%ione magnetica
%aturalmente ci si pu- orientare con la bussola, la !uale tuttavia non indica il polo %ord geografico,
ma il polo %ord magnetico, il !uale si trova attualmente a circa C?I % e (::I G in una delle isole
Jegina 4lisabetta $8anada', mentre il polo .ud magnetico si trova a circa ;BI . e (3:I 4 circa.
#n effetti non si tratta di veri e propri punti, ma di zone di estensione variabile, che mutano la loro
posizione con il tempo. 4videntemente solo per un osservatore posto sul meridiano di (::I G $e sul
suo antimeridiano' l'ago della bussola indica contemporaneamente il polo nord geografico ed il polo
nord magnetico.
#n tutti gli altri casi l'ago della bussola punta verso il polo nord magnetico e non verso !uello
geografico. La direzione individuata dall'ago $che punta verso il %ord magnetico' forma in tal caso
con la direzione individuata dal meridiano passante per il luogo $che punta verso il %ord
geografico' un angolo detto declinazione magnetica.
La declinazione magnetica pu- essere occidentale o orientale e varia da luogo a luogo. 8onoscendo
la declinazione magnetica di una certa localit / possibile individuare con esattezza, tramite una
bussola, il polo nord geografico.
1#4 1etermina%ione delle coordinate geografic(e
17.C.1 Latitudine di notte
Durante la notte la latitudine / pari all'angolo che la visuale
verso la stella polare forma con il piano dell'orizzonte. #n
altre parole / possibile calcolare la latitudine di un luogo
semplicemente misurando l'altezza della stella polare sul
piano dell'orizzonte.
%ello schema la latitudine del punto A / rappresentata
dall'angolo o. 4' facile osservare che i due angoli | sono
uguali in !uanto corrispondenti, mentre i due angoli o sono
uguali in !uanto entrambi complementari di angoli
corrispondenti $le due rette parallele sono 2 raggi
provenienti dalla stella polare, uno passante per il centro
della terra, uno passante per il punto A. La retta incidente
coincide con il raggio terrestre passante per A'.
4' facile convincersi che pi ci spostiamo verso nord
$maggior latitudine' pi la stella polare ci appare alta sul
piano dell'orizzonte, mentre pi ci si sposta verso l'e!uatore pi la stella si abbassa sul piano
dell'orizzonte $al polo %ord $latitudine <:I' la stella si trova allo zenit, a <:I, mentre all'e!uatore
$latitudine :I' i suoi raggi giacciono sul piano dell'orizzonte.
<B
17.C.2 Latitudine di giorno
Durante le ore diurne, nei giorni e!uinoziali, la latitudine / pari al complemento a <:I dell'altezza
del sole sul piano dell'orizzonte a mezzogiorno. #n altre parole una volta misurato durante un giorno
e!uinoziale l'angolo che i raggi solari formano a mezzogiorno con il piano dell'orizzonte /
necessario sottrarlo a <:I
per ottenere la latitudine
del luogo.
%ello schema o
rappresenta la latitudine
di A, mentre
| rappresenta l'altezza
del sole sul piano
dell'orizzonte. # due
angoli o sono uguali
perch corrispondenti,
mentre i due angoli | sono uguali perch complementari di angoli corrispondenti $ le due rette
parallele sono due raggi provenienti dal sole, uno passante per il centro della terra, uno passante per
il punto A. La retta incidente coincide con il raggio terrestre passante per A'.
%ei giorni non e!uinoziali / necessario conoscere il valore della declinazione solare del luogo. #l
valore dell'angolo di declinazione va aggiunto all'angolo di latitudine precedentemente calcolato in
primavera estate, mentre va tolto in autunno inverno. *ale correzione / evidentemente necessaria
per riportare il sole in posizione e!uinoziale.
1#4! Longitudine
4' possibile calcolare la longitudine possedendo un orologio sincronizzato sull'ora di 6reen&ich.
Jicordando infatti che il sole impiega ( ora per percorrere (?I di longitudine / possibile tradurre
differenze di tempo tra l'ora locale e l'ora di 6reen&ich in differenze di longitudine.
Ad esempio se il nostro orologio ci informa che a 6reen&ich sono le (: e 3: mentre il sole si trova
in culminazione sul nostro meridiano, possiamo dedurre che il sole arriver in culminazione a
6reen&ich tra un'ora e mezza. 6reen&ich si trover !uindi ad >vest del nostro meridiano ad una
distanza di 22I 3:', distanza che il sole copre appunto in un'ora e mezzo $(?I A CI 3:''. La nostra
longitudine sar pertanto 22I3:' 4. #n generale !uando l'ora locale / maggiore di !uella di
6reen&ich il luogo si trova ad 4st di 6reen&ich, !uando / minore il luogo si trova ad >vest.
1$ La Luna
.eneralit6
La luna possiede una massa pari ad (1B( circa di !uella terrestre $7
L
, C,33B3 (:
22
0g' ed una
raggio medio di (C3B 0m. La sua densit / di 3.3 0g1dm
3
contro i ?.? 0g1dm
3
. La forza di gravit /
(1; di !uella terrestre.
<<
Gravit lunare
La forza di gra'it& di un corpo celeste di massa 2 e raggio + puN essere espressa in rapporto alla gra'it& terrestre
-ponendo cioB la gra'it& terrestre pari a 1. mediante la seguente relazione
( )
1 1
/ /

1
1
2
c,e si ottiene facendo il rapporto tra la forza gra'itazionale misurata nei due sistemi. Essendo il raggio medio
terrestre -+(. pari a 63"1 Am e la massa terrestre -2(. pari a 1<:"42 1%
24
Ag
1$41 l/aspetto fisico
La superficie lunare presenta grandi distese scure chiamate mari $costituite da estese pianure
coperte da una polvere soffice che riflette meno la luce solare, detta regolite'. # rilievi lunari visti
dalla terra si presentano invece pi luminosi e sono costituiti da catene montuose e dai bordi rialzati
di crateri $alcuni vulcanici, altri da impatto meteorico'. .ulla superficie lunare si notano inoltre dei
solchi che possono arrivare a parecchie decine di 0m di lunghezza e a profondit fino a ?:: m. La
loro origine / incerta $fessure dovute all'antico raffreddamento ed alla relativa contrazione della
crostaF canali scavati dalla lavaF fratture $faglie' legate ai movimenti successivi della crosta lunare'.
.ulla luna / assente sia l'ac!ua che l'atmosfera, poich la piccola velocit di fuga caratteristica della
luna ha permesso a !ueste molecole di perdersi nello spazio, vincendo la gravit lunare
$probabilmente !uando la luna era molto pi calda e tali molecole possedevano energie cinetiche
piuttosto elevate'. L'assenza di ac!ua ed atmosfera ha impedito che la superficie lunare subisse
fenomeni erosivi paragonabili a !uelli terrestri, in tal modo la crosta lunare conserva praticamente
intatto l'aspetto fortemente craterizzato prodottosi miliardi di anni orsono al momento della sua
formazione. L'assenza di atmosfera fa inoltre sM che non si abbiano fenomeni crepuscolari $il circolo
di illuminazione / netto'. L'albedo $frazione della luce totale riflessa da un corpo' lunare / solo del
CS, contro !uella della terra che / del 3?S. #n altre parole la terra $a causa delle superfici ac!uee,
dei ghiacciai, delle nubi' riflette, per unit di superficie, una !uantit di luce solare incidente cin!ue
volte superiore a !uella riflessa dalla luna ed appare dun!ue dallo spazio molto pi brillante.
1$42 +oto di rota%ione
La luna ruota attorno al proprio asse da >vest ad 4st in circa 2C giorni terrestri $un giorno lunare
dura 2C giorni terrestri'. #l periodo di oscurit e !uello di luce sono !uindi molto lunghi. .e a ci- si
aggiunge l'assenza di atmosfera, di nubi, ac!ua e copertura vegetale si comprende come
l'escursione termica $differenza di temperatura tra il giorno e la notte' sia molto elevata. La
temperatura diurna pu- infatti raggiungere un centinaio di gradi I8, mentre di notte si pu- arrivare a
(?: I8 sotto zero.
1$43 Sistema .erra-Luna
#n prima approssimazione la luna percorre unQorbita ellittica intorno alla terra, in senso antiorario se
osservata dal polo nord celeste. La terra occupa naturalmente uno dei due fuochi dellQellisse. #l
punto di minima distanza *erra=Luna / detto perigeo $da centro a centro 3?;.3(: 0m', mentre il
punto di massima distanza prende il nome di apogeo $da centro a centro 3:;.;<C 0m'.
La distanza media / di 3B3.3:: 0m.
#n realt la massa della Luna non / del tutto trascurabile rispetto alla massa della *erra ed / !uindi
solo una grossolana approssimazione affermare che la Luna ruota intorno alla *erra. "i
correttamente entrambe ruotano intorno ad un baricentro comune che si trova allQinterno della
*erra, circa (C:: 0m sotto la sua superficie. "er !uesto motivo *erra e Luna possono essere
considerate un sistema gravitazionale doppio.
(::
1istan%a del 2aricentro Sistema .erra-Luna
@Approfondimento facoltati)oA
Il baricentro di'ide la distanza (erra;Luna in due parti
in'ersamente proporzionali alle due masse. etta (@L la
distanza media tra il centro della (erra ed il centro della Luna< (
la distanza media del baricentro dal centro della (erra e L la
distanza media del baricentro dal centro della Luna< si a'r&
1 ) 1 )
L L
=
ed essendo o''iamente (@L J ( D L
)
1
1 1
)

L
L
L
=
+
=

+
~
1
,
, ,
. .
C 33B3 (:
? <C32 (: C 33B3 (:
3B33:: 3;C(
22
23 22
0m
1$44 +oto di ri)olu%ione e fasi lunari
#l piano dell'orbita lunare non coincide perfettamente con il piano dell'orbita terrestre o eclittica $sul
!uale giace anche il sole', ma / inclinato rispetto ad esso di circa ?I $?I BQ 33\'.
#l moto di rivoluzione lunare fa sM che essa cambi continuamente la sua posizione relativa rispetto al
sole ed alla terra. .i individuano usualmente 3 posizioni fondamentali@
a' congiunzione La luna si trova tra il sole e la terra
b' opposizione La terra si trova tra la luna ed il sole
c' quadrature sono le due posizioni intermedie tra congiunzione ed opposizione. Luna terra e
sole formano i vertici di un triangolo rettangolo.
Le posizioni di congiunzione ed opposizione prendono il nome di sizigie o sigizie. #n effetti tali
termini non si riferiscono solo alle posizioni della luna rispetto al sole ed alla terra ma a possibili
posizioni reciproche di !ualsiasi corpo del sistema planetario rispetto al sole. %aturalmente in
ognuna di !ueste posizioni / possibile osservare la luna diversamente illuminata dal sole. Le diverse
condizioni di illuminazione osservabili dalla terra sono dette fasi lunari.
a' !uando la luna si trova in congiunzione noi osserviamo la met non illuminata della luna. La
fase lunare / detta di luna nuova o novilunio. Durante il novilunio la luna sorge, culmina e
tramonta con il sole.
b' !uando la luna / in opposizione osserviamo la met illuminata della luna. La fase lunare / detta
di luna piena o plenilunio. Durante il plenilunio la luna sorge !uando tramonta il sole, culmina a
mezzanotte e tramonta al sorgere del sole.
c' !uando la luna si trova nelle due !uadrature l'emisfero lunare che noi osserviamo risulta per
met illuminato e per met oscuro. Le due fasi lunari sono dette primo quarto e ultimo quarto.
La porzione della luna non illuminata dal sole dovrebbe risultare perfettamente oscura. #n realt
essa / debolmente illuminata dalla luce del sole riflessa dalla terra. *ale debole chiarore / detto luce
cinerea. La corretta interpretazione di tale fenomeno si deve a Leonardo da 5inci. Dalla fase di
novilunio a !uella di plenilunio si ha luna crescente. %ella fase contraria si ha luna calante.
1$4 +ese sidereo
La durata del periodo di rivoluzione / ancora una volta diversa a seconda che prendiamo come
punto di riferimento una stella fissa o il sole. #l tempo necessario affinch la luna compia una
rivoluzione completa di 3;:I intorno alla terra, ritornando nella stessa posizione rispetto ad una
stella fissa / detto mese sidereo. 4sso ha una durata di circa 2C,32 giorni terrestri $2C
d
C
h
33
m
((,?
s
,
2C,32(;;( gsm , 2.3;:.?<(,? s' La luna ruota intorno al suo asse impiegando lo stesso tempo che
impiega a compiere una rivoluzione intorno alla terra. La conseguenza di tale curiosa coincidenza /
che la luna rivolge sempre la stessa faccia alla terra. LQemisfero nascosto della luna si presenta pi
ricco di crateri di piccole dimensioni, mentre sono praticamente assenti i grandi mari che
(:(
caratterizzano lQemisfero rivolto verso la terra. )uestQultimo, a causa dellQattrazione gravitazionale
terrestre, risulta inoltre leggermente pi protuberante.
1$4! +ese sinodico e ciclo delle luna%ioni
@+etoneA
#l mese sinodico o lunazione / il tempo necessario
affinch la luna raggiunga nuovamente una fase
lunare dello stesso segno. Ad esempio l'intervallo
di tempo tra due lune piene consecutive. #n altre
parole il mese sinodico rappresenta il tempo
necessario perch la luna raggiunga nuovamente
la stessa posizione relativa rispetto al sole ed alla
terra. #l mese sinodico dura circa 2<,?3 giorni
terrestri $2<
d
(2
h
33
m
2,<
s
, 2<,?3:?B< gsm ,
2.??(.332,< s, oltre due giorni in pi rispetto al
mese sidereo. 8i- / dovuto al fatto che mentre la
luna compie il suo moto di rivoluzione intorno
alla terra, !uest'ultima compie un tratto della sua
orbita intorno al sole, cambiando perci- la sua
posizione rispetto ad esso.
"oich/ il mese sinodico dura 2<,?3 giorni, un
anno non contiene un numero intero di lunazioni.
#n un anno giuliano si possono susseguire (2
lunazioni complete $3?3,3;C gsm' con l'avanzo di
circa (( giorni. Di conseguenza le fasi lunari non
si ripetono ogni anno alla stessa data, ma solo
ogni 23? lunazioni, corrispondenti a circa (< anni
tropici.
*ale ciclo / detto ciclo aureo o di 1etone
$astronomo greco del 5 sec. a.8.'
1$4" La luna e le maree
A causa del suo moto di rivoluzione intorno alla terra la luna non sorge, culmina e tramonta sempre
alla stessa ora tutti i giorni, ma con circa ?: minuti di ritardo ogni giorno. #n altre parole la terra
completa una rotazione intorno al suo asse rispetto alla luna in 23
h
e ?:
m
circa $giorno lunare'.
La luna / la principale responsabile $assieme al sole' dei fenomeni mareali che interessano
lQidrosfera $ma anche lQatmosfera e in misura molto minore la stessa crosta terrestre'. .i / gi detto
che gli effetti mareali sono dovuti alla diversa attrazione gravitazionale cui sono sottoposti punti
diversi di uno stesso corpo. LQidrosfera, pensata per semplicit come un guscio sferico di spessore
uniforme, si deforma sotto lQazione della luna assumendo la forma di un ellissoide di rotazione
?ellissoide di marea' avente lQasse maggiore orientato lungo la direzione *erra=Luna. #n tal modo,
osservando il sistema *erra=Luna dal polo nord celeste, possiamo individuare 2 zone di alta marea
in corrispondenza dei punti in cui la luna / allo zenit e al nadir e due zone di bassa marea nei punti
intermedi, dove la luna appare sullQorizzonte, in procinto di sorgere o di tramontare.
(:2
In realt& il ciclo di 2etone non B preciso poic,I 1: anni tropici contengono 1: G 361<2421: J 6:3:<6%16 giorni solari
medi< mentre 231 mesi sinodici sono composti da 231 G 2:<13%19: J 6:3:<6994. 8i B una differenza di poco pi? di 2
ore -2
,
1
m
. c,e dopo 11 cicli e mezzo circa - ~ 21: anni.< sfasa il ciclo di 1 giorno.
LQasse maggiore dellQellissoide di marea tende a rimanere sempre allineato con la luna, cosicch la
*erra compie una rotazione rispetto ad esso in un giorno lunare $23
h
?:
m
'. #n altre parole, basse ed
alte maree si alternano ogni
!uarto di giorno lunare $;
h
(2,?
m
'.
Le forze che generano le maree si
determinano a causa del non
perfetto e!uilibrio esistente tra
forze centrifughe e gravitazionali
nei vari punti della *erra. *ale
e!uilibrio esiste solo al centro
della *erra, ma non alla sua
superficie, dove la forza
gravitazionale pu- risultare
maggiore $nei punti pi vicini
alla luna' o minore $nei punti pi
distanti' rispetto alla forza
centrifuga.
L@azione mareale della Luna 7 circa 353 volte piC intensa di quella del 'ole. Quando la Luna si
trova in sizigie gli effetti mareali dei due astri si combinano e le alte maree presentano le massime
ampiezze ?maree di sizigieN5 mentre quando la Luna si trova in quadratura l@effetto mareale del
'ole indebolisce quello della Luna5 senza peraltro annullarlo ?maree di quadraturaN.
1etermina%ione dell/accelera%ione mareale
(erra e Luna si attraggono con una forza pari a
F G
1 1
d
g
L
=
2
do'e d B la distanza c,e separa i rispetti'i centri. La
(erra B dunque sottoposta ad una accelerazione in direzione della Luna pari a a
F
1
G
1
d
g
g

L
= =
2
c,e si esercita sul
suo baricentro. Poic,I la (erra non cade sulla Luna e la loro distanza media rimane< almeno in prima approssimazione<
costante< il sistema (erra;Luna de'e essere in equilibrio dinamico. 7iN significa c,e il moto di rotazione del sistema
intorno al baricentro comune genera una accelerazione centrifuga esattamente uguale all5accelerazione gra'itazionale
centripeta. 2a essendo la terra rigida tutti i suoi punti si muo'ono in modo solidale con il baricentro e possiedono quindi
la stessa accelerazione centrifuga< pari a
a a G
1
d
c g
L
= =
2
< sempre diretta in senso opposto
alla direzione della Luna.
unque< mentre la forza centrifuga B identica in tutti i
punti< la forza gra'itazionale esercitata B in'ece
di'ersa in intensit& e in direzione< a causa della
differente distanza dal centro della Luna. Le forze
(:3
Giorno lunare
Se la 'elocit& angolare orbitale della Luna rispetto alle stelle fisse B pari a
e
L
sid
1
=
3;:
e la 'elocit& angolare di rotazione della (erra rispetto alle stelle
fisse B pari a
e
rot
sid
G
=
3;:
< allora la 'elocit& di rotazione della terra rispetto
alla Luna in moto di ri'oluzione intorno ad essa sar& pari a
e e
t t t
rot L
sid sid L
G 1 G
= =
2 2 2
do'e 0L B il tempo necessario affinc,I la terra compia una rotazione
rispetto alla Luna. E< riordinando
G
1 G
1 G
L
sid sid
sid sid
=

=
23;:?<(? B;(;3(
23;:?<(? B;(;3(
B< 32B 3
. . , . ,
. . , . ,
. , secondi
3.%29<3 secondi J 1%<4" minuti pi? di un giorno solare medio -96.4%% s..
mareali sono la risultante di tali forze applicate e si manifestano e'identemente in tutti i punti in cui tale risultante B
di'ersa da zero e quindi in tutti i punti c,e non siano il centro della terra< do'e la forza gra'itazionale B esattamente
controbilanciata dalla reazione centrifuga. Se + B il raggio terrestre e d B la distanza tra i baricentri della (erra e della
Luna< l5accelerazione gra'itazionale nei punti in cui la Luna B allo zenit e al nadir 'ale
( )
a
G1
d /
g
L
=

2
e quindi l5accelerazione mareale in grado di produrre le alte maree
( )
a a a
G1
d /
G1
d
1 g c
L L
= =


2 2
( )
( )
a G1
d d / d/
d / d
1 L
=
+

2 2 2
2
2
2
e nell5ipotesi c,e il raggio terrestre + sia trascurabile rispetto alla distanza d (erra;Luna -+ZZd e +
2
ZZd
2
.
a
G1 /
d
1
L
=
2
3
Si puN dimostrare c,e nei punti intermedi< di bassa marea< l5accelerazione mareale B< in modulo<
esattamente la met& c,e nei punti di alta marea< mentre la direzione dei 'ettori B centripeta< essendo orientata 'erso il
centro della (erra. 0li effetti mareali del Sole sono meno intensi di quelli lunari. Per confrontare gli effetti mareali dei due
astri< determiniamo il rapporto tra le rispetti'e accelerazioni mareali
( ) ( )
G1 /
d
G1 /
d
1 1
d d
L
L
'
s
L '
L '
3 3 3
2? 33
(: (3
3
C 33B (: (<B< (:
3 B33 (: ( 3<; (:
2(B @
1
1
, 1 ,
, 1 ,
, = =


~
1$4# +ese draconicoB retrograda%ione dei nodi ed eclissi
4ssendo l'orbita lunare inclinata di circa ?I $?I BQ 33\' rispetto all'eclittica, la luna compie met del
suo percorso di rivoluzione sopra il piano dell'eclittica e met sotto. # due punti di intersezione, in
cui la luna attraversa il piano dell'eclittica sono detti nodi e la linea che li congiunge / detta linea
dei nodi. La linea dei nodi rappresenta l'intersezione tra il piano dell'eclittica ed il piano dell'orbita
lunare.
La linea dei nodi $intersezione del piano dell'orbita lunare con l'eclittica' ruota, in senso opposto al
movimento di rivoluzione lunare $e terrestre', compiendo una rotazione completa in senso orario
rispetto alle stelle fisse in (B,; anni $retrogradazione o regressione dei nodi'. #n altre parole i nodi
vanno incontro alla luna, la !uale ritorna pertanto ad un nodo dello stesso segno $ad esempio il nodo
ascendente' un po' prima di aver compiuto una rivoluzione completa di 3;:I rispetto alle stelle
fisse.
Jicordando che il tempo necessario per compiere una rivoluzione completa rispetto alle stelle fisse
/ definita mese sidereo $2C,32(;; giorni solari medi , 2C
d
C
h
33
m
(2
s
', la luna compier un'orbita
rispetto ad un nodo in un tempo inferiore. *ale intervallo di tempo / detto mese draconitico o
(:3
draconico $2C,2(222: gsm , 2C
d
?
h
?
m
3?,B
s
, 2.3?(.(3?,B s'. La rotazione dellQorbita lunare,
misurata dalla regressione dei nodi, muta periodicamente lQinclinazione dellQorbita lunare nei
confronti del piano e!uatoriale. 8osM lQangolo che il piano dellQorbita lunare forma con il piano
e!uatoriale va da un massimo di 2BI 3?Q $23I 2;Q A ?I <Q', !uando orbita lunare ed e!uatore sono
inclinati in senso opposto rispetto allQeclittica $A', ad un minimo $dopo <,3 anni' di (BI (CQ $23I 2;Q
= ?I <Q', !uando orbita lunare ed e!uatore sono inclinati nello stesso senso rispetto allQeclittica $E'.
La Luna pu- dun!ue giungere allo zenit solo su regioni comprese tra le latitudini di 2BI 3?Q % e .
$ed in certi anni solo su regioni comprese tra le latitudini di (BI (CQ % e .'.
La regressione della linea dei nodi porta periodicamente !uesti ultimi ad occupare le posizioni di
sizigie. )uando ci- avviene si producono le condizioni necessarie al manifestarsi del fenomeno
delle eclissi. #nfatti !uando la Luna si trova contemporaneamente in sizigie e in uno dei due nodi,
Luna .ole e *erra si trovano ad essere allineati. %el caso l'allineamento sia perfetto si parla di
eclissi totali, nel caso ci- non avvenga e la luna in sizigie si trovi solo nelle vicinanze di un nodo si
possono produrre eclissi parziali.
#n realt lQeclisse / un fenomeno per cui un astro entra nel cono d'ombra di un altro. .ono dun!ue
propriamente eclissi solo !uelle di luna, mentre le eclissi di sole sono in effetti occultazioni $per cui
un astro passa davanti ad un altro e lo occulta'.
19.7.1 "cli((e di Luna
)uando la luna si trova in opposizione e in un nodo essa / destinata a scomparire completamente
nel cono d'ombra della terra. %aturalmente durante le eclissi di luna, la luna si trova sempre in
plenilunio.
)uando la luna attraversa il cono d'ombra l'eclisse / visibile da tutto l'emisfero terrestre notturno.
"oich lQombra della *erra / !uasi 3 volte pi grande della Luna, unQeclissi totale di Luna pu-
durare oltre (:: minuti. Affinch si produca un'eclisse di luna / necessario che la luna ed un nodo si
trovino contemporaneamente in opposizione. .e la linea dei nodi fosse ferma rispetto alle stelle
fisse, i nodi si verrebbero a
trovare in opposizione ogni
sei mesi $alternativamente il
nodo ascendente e
discendente' e potrebbero
pertanto verificarsi non pi
di due eclissi lunari all'anno.
"oich/ la linea dei nodi si
muove di moto retrogrado di
circa 2:I all'anno, i nodi si
presentano in opposizione
con periodicit leggermente
inferiore ai ; mesi e !uindi a
volte possono presentarsi le
condizioni per eclissi lunari
anche tre volte all'anno.
19.7.2 "cli((e di /ole +occultazione,
L'eclisse o occultazione solare si produce ogni!ualvolta la luna ed un nodo si trovano in
congiunzione. La luna / in grado di oscurare il sole in !uanto possiede lo stesso diametro apparente
della nostra stella.
(:?
%el caso per- in cui la luna si trovi in apogeo e la terra in perielio, il diametro apparente del sole
risulta maggiore di !uello lunare e si producono le cosiddette eclissi anulari, in cui un anello
luminoso del disco solare compare dietro
al bordo lunare.
4ssendo il cono d'ombra della luna molto
meno esteso di !uello terrestre, le eclissi
solari sono visibili sono in una stretta
area ampia da 2:: a 3:: 0m $zona di
totalit' che si sposta da ovest verso est
per migliaia di chilometri, attorniata da
una vasta zona di penombra. "er un
osservatore che si trovi a percorrere il
diametro di tale zona oscura l'eclisse pu-
durare fino a C
m
3:
s
.
A differenza delle eclissi lunari, le eclissi
solari possono verificarsi ai due passaggi
consecutivi della luna in prossimit di un
nodo in congiunzione. "er !uesto motivo
si possono avere fino ad un massimo di ?
eclissi di sole all'anno. #n un anno si
verificano un minimo di due eclissi
$entrambe di sole' ed un massimo di C $? di sole e due di lunaF eccezionalmente 3 di sole e 3 di
luna'. Le eclissi solari sono dun!ue in assoluto pi fre!uenti. 7a relativamente ad un osservatore
particolare risultano pi fre!uenti le eclissi di luna in !uanto visibili sempre da tutti gli osservatori
dell'emisfero notturno. L'intervallo di tempo medio che separa due eclissi solari totali osservabili da
una particolare regione terrestre / di circa 3;: anni.
19.7.3 Il ciclo delle ecli((i +/aro(,
7ediamente si verificano da 2 a C eclissi all'anno. # 8aldei avevano scoperto che le eclissi si
ripetevano con la stessa successione ogni 223 lunazioni pari a (B anni circa $(B anni e (:=(2 giorni,
a seconda del numero di anni bisestili presenti'. *ale intervallo di tempo / noto come ciclo di 'aros.
#n tale periodo si susseguono C( eclissi, 33 di sole e 2B lunari.
(:;
1$4$ Li2ra%ioni
.i / detto che poich la rotazione e la rivoluzione lunare hanno la stessa durata di circa 2C giorni, la
luna rivolge sempre la stessa faccia alla terra. #n realt noi possiamo vedere circa il ?<S della
superficie lunare. 8i- / dovuto ad oscillazioni periodiche della Luna dette librazioni, descritte per la
prima volta da 6alileo e da lui definite titubazioni. Le librazioni si distinguono in vere e apparenti.
a' Le librazioni vere o fisic$e sono dovute allQattrazione che la terra esercita sul rigonfiamento
e!uatoriale della luna e ad irregolarit nel moto di rotazione lunare.
b' Le librazioni apparenti o geometric$e si possono suddividere in
- librazioni in longitudine = dovute al fatto che mentre il moto di rotazione della luna
avviene a velocit costante, in modo regolare ed uniforme, il moto di rivoluzione / pi
veloce in perigeo e pi lento in apogeo. #n tal modo noi possiamo scorgere di volta in
volta una piccola fetta di superficie lunare normalmente non visibile, alternativamente ad
est e ad ovest $ C,?I'. #l risultato / che la luna, vista dalla terra sembra produrre lievi
oscillazioni attorno al suo asse, paragonabili a !uelle di una testa che dice di no.
- librazioni in latitudine = dovute al fatto che lQasse di rotazione lunare / inclinato di ;I
3(Q rispetto alla perpendicolare allQorbita della luna. "oich lQasse mantiene costante la
sua orientazione rispetto alle stelle fisse $come avviene anche per lQasse terrestre', di
conseguenza durante il suo moto di rivoluzione la luna ci mostra alternativamente il suo
polo nord ed il suo polo sud $ ;,CI'. #l risultato / che la luna, vista dalla terra sembra
produrre lievi oscillazioni paragonabili a !uelle di una testa che dice di si.
- librazioni parallattic$e o diurne = dovute al fatto che la distanza *erra=Luna non /
trascurabile rispetto alle dimensioni della terra. >sservando la luna !uando sorge e
tramonta e si trova appena sopra lQorizzonte ci poniamo alle due estremit di una base
(:C
'iclo di Saros e mese anomalistico
Il ciclo di Saros misura il periodo di tempo necessario affinc,I luna< terra e nodi ritornino in una stessa posizione
rispetto al sole. +icordando c,e un$eclisse si produce quando la luna si tro'a contemporaneamente in sizigie e in un
nodo< il tempo necessario affinc,I tale situazione si ripeta nuo'amente si determina calcolando il minimo comune
multiplo tra il mese draconico ed il mese sinodico. (ale inter'allo di tempo risulta essere di circa 6191 giorni solari
medi e 9 ore< corrispondente a 242 mesi draconici e a 223 mesi sinodici.
Il ciclo non B in realt& preciso< infatti
242 M 2"<212221 J 6191<31"
223 M 2:<13%19: J 6191<321
La differenza -circa 12
m
. fa si c,e alcune eclissi 'adano lentamente sparendo dal ciclo e se ne inseriscano di nuo'e.
Il ciclo di Saros dura
; 19 anni 1% giorni e 9 ore circa -con 1 anni bisestili.
; 19 anni 11 giorni e 9 ore circa -con 4 anni bisestili.
; 19 anni 12 giorni e 9 ore circa -con 3 anni bisestili< e'ento raro c,e si puN 'erifica a ca'allo di un anno secolare non
bisestile. .
La linea c,e congiunge apogeo e perigeo -linea degli apsidi lunari. si muo'e in modo concorde al mo'imento di
ri'oluzione lunare< compiendo una rotazione completa rispetto alle stelle fisse in 9<91 anni. In altre parole la luna
dopo a'er completato una ri'oluzione di 36%K rispetto alle stelle fisse< partendo ad esempio dall$apogeo< non si ritro'a
dopo un mese sidereo in apogeo poic,I quest$ultimo nel frattempo si B allontanato.
L$inter'allo di tempo tra due passaggi successi'i della luna in perigeo B detto mese anomalistico e dura 2"<114111
giorni solari medi J 2"
d
13
,
19
m
33<2
s
J 2.39%."13<2 s.
opo un Saros le eclissi si presentano non solo nello stesso ordine< ma anc,e con lo stesso aspetto in quanto il ciclo
di Saros risulta essere un multiplo< anc,e se meno preciso< del mese anomalistico -23: G 2"<11411 J 6191<13".. Le
eclissi si presentano pertanto approssimati'amente con la luna alla stessa distanza dalla terra.
I 0reci c,iamarono e;eligmos un ciclo di 3 Saros< pari a 66: lunazioni< c,e corrisponde ad un numero di giorni
approssimati'amente intero -1:."11<:64 gsm.. opo 3 Saros le eclissi si ripresentano quindi quasi nello stesso
momento della giornata -con un5ora di anticipo circa.
parallattica costituita approssimativamente dal diametro terrestre e ci- ci consente di
scorgere (I di superficie lunare.
1$41&L7or2ita della luna intorno al sole
"er un osservatore esterno al nostro sistema planetario la luna non compie delle ellissi intorno alla
terra, ma segue la terra nella sua orbita ellittica intorno al sole, disegnando intorno ad esso una
traiettoria appena ondulata $epicicloide'. L'orbita lunare possiede la notevole caratteristica di
presentare sempre la concavit rivolta verso il sole
1$411Ipotesi sull7origine della luna
# campioni lunari prelevati dalle missioni Apollo hanno indicato che la luna si / formata 3,? miliardi
di anni fa, contemporaneamente dun!ue alla terra ed al resto del sistema solare. L'analisi chimica
dei campioni ha inoltre dimostrato che esistono alcune differenze sostanziali rispetto alla terra. La
luna possiede infatti una !uantit minore di elementi volatili $9, %a, E etc' mentre /
particolarmente ricca di sostanze non volatili o refrattarie $Al, 8a, *h, Lantanidi'. *uttavia rocce
terrestri e rocce lunari presentano lo stesso rapporto fra l'isotopo leggero dell'ossigeno $
(;
>' e gli
isotopi pesanti $
(C
> e
(B
>'. 8i- fa ritenere che si siano formate nella stessa regione del sistema
solare, poich il rapporto tra gli isotopi dell'ossigeno / molto diverso nelle meteoriti, soprattutto in
!uelle che provengono da regioni lontane del sistema solare. .ulla base di tali risultanze possiamo
analizzare le diverse ipotesi che nel tempo sono state avanzate sull'origine del nostro satellite.
19.11.1 Ipote(i della *i((ione
"roposta inizialmente da 6eorge Dar&in, figlio di 8harles, prevede che dalla terra allo stato
primordiale semifluido si sia staccata una porzione di magma, a causa del rapido moto di rotazione.
7olti scienziati ritengono infatti che inizialmente la terra avesse un periodo di rotazione
estremamente breve dell'ordine di !ualche ora. Da allora ad oggi la terra avrebbe rallentato la sua
velocit di rotazione, frenata dall'attrazione gravitazionale della luna. Kna variante successiva
dell'ipotesi della fissione prevede che la terra abbia addirittura aumentato inizialmente la sua
velocit di rotazione a causa dello sprofondamento del materiale metallico verso il centro durante il
processo di formazione del suo nucleo. L'aumento di velocit avrebbe generato la forza centrifuga
necessaria al distacco del materiale destinato a formare il nostro satellite.
L'ipotesi della fissione spiegherebbe perch la luna presenta una densit media inferiore a !uella
terrestre. #nfatti la luna si sarebbe formata da materiale terrestre superficiale, pi leggero di !uello
che occupa gli strati terrestri pi profondi.
7a non / in grado di giustificare@
= l'inclinazione del piano dell'orbita lunare rispetto all'eclittica
= la diversa composizione chimica evidenziata dalle recenti missioni spaziali
= l'attuale valore del momento angolare del sistema *erra=Luna. #nfatti se la luna si fosse staccata
dalla terra il momento angolare attuale del sistema *erra=Luna dovrebbe essere uguale a !uello
della terra prima del processo di fissione, ma il momento angolare attuale del sistema *erra=Luna /
notevolmente inferiore a !uello richiesto dalle teorie della fissione per giustificare il distacco.
(:B
19.11.2 Ipote(i della cattura
.econdo tale ipotesi la luna sarebbe un corpo formatosi in un'altra zona del sistema solare e
catturato gravitazionalmente mentre passava casualmente accanto alla terra. *ale ipotesi presenta il
vantaggio di poter spiegare la diversa inclinazione dell'orbita lunare e la sua diversa composizione
chimica, ma si tratta di un'ipotesi altamente improbabile. Kn corpo celeste che passasse infatti
casualmente vicino alla terra dovrebbe possedere una traiettoria ben precisa per essere catturato.
Anche lievi differenze porterebbero ad un impatto o ad una spinta gravitazionale con sorpasso
$effetto fionda, simile al cosiddetto [gravit2 assist\ sfruttato dalle sonde interplanetarie'.
19.11.3 Ipote(i dellBaccre(cimento
.econdo tale ipotesi la luna si sarebbe formata attraverso un processo analogo a !uello attraverso il
!uale si form- il nostro pianeta. #n altre parole il materiale meteorico inizialmente presente
sull'orbita terrestre si sarebbe condensato a formare un pianeta doppio. #n tal caso per- la struttura
interna e la composizione chimica della luna dovrebbero essere analoghe a !uelle terrestri. *ale
ipotesi non spiega dun!ue perch la luna possieda un nucleo metallico cosM piccolo $o forse
addirittura inesistente, vista la sua densit media cosM ridotta = 3,3' e le sue rocce presentino
abbondanze chimiche cosM diverse.
19.11.4 Ipote(i dellBimpatto meteorico
.econdo tale ipotesi $Nartmann e Davis = (<C?F J.A. Dal2 (<3;' la luna si sarebbe formata a causa
di un impatto della terra con un gigantesco meteorite. L'enorme !uantit di detriti scagliati in orbita
si sarebbero poi aggregati a formare la luna. Jecentemente tale ipotesi sta trovando un certo
consenso in !uanto permette di giustificare numerosi evidenze osservative che gli altri modelli non
sono in grado di spiegare. "ossiamo infatti ipotizzare che
= durante l'impatto il nucleo metallico, pi pesante, del meteorite si sia fuso con la terra, mentre
solo i materiali pi leggeri siano andati a formare i frammenti dai !uali si condens- la luna.
= il meteorite avesse una composizione inizialmente simile a !uella terrestre $stessa composizione
isotopica dell'ossigeno', ma durante l'impatto l'enorme liberazione di energia abbia consentito
solo agli elementi meno volatili di partecipare alla costituzione del nostro satellite.
= l'impatto sia avvenuto non centralmente, ma secondo un angolo tale da imprimere alla terra un
moto di rotazione molto rapido, tale da giustificare il suo elevato momento angolare.
2& Appendice 1 0 1istan%e in Astronomia
*ra le grandezze relative ai corpi celesti le distanze sono sicuramente le pi difficili da misurare.
"ossiamo suddividere i metodi di misura in primari $o diretti' e secondari $o indiretti'.
(:<
# metodi primari sono !uelli che permettono una misurazione diretta della distanza, in genere
utilizzando procedure di tipo geometrico o cinematico, e che consentono una successiva taratura dei
metodi secondari che su di essi si appoggiano.
2"$%5I #I2AI
1istan%e fino a 6ualc(e decina di UA @interplanetarieA
2&41 +etodi trigonometriciB 5eriodi di ri)olu%ione e <adio-ec(i
1etodi trigonometriciR %arallassi diurne e 1assima elongazione
#l termine parallasse indica lo spostamento apparente di due punti situati a distanza diversa
dall'osservatore !uando !uest'ultimo si sposta lungo una retta trasversale alla linea di osservazione.
La distanza tra i due punti di osservazione / detta base parallattica. Lo spostamento parallattico
sar tanto pi evidente !uanto maggiore / la base parallattica e1o !uanto pi vicino / l'oggetto
all'osservatore. L'angolo compreso tra le due visuali / detto angolo parallattico o parallasse.
"er ottenere uno spostamento parallattico di un corpo appartenente al nostro sistema planetario
$pianeta, satellite, asteroide etc' rispetto allo sfondo delle stelle fisse / necessaria una base
parallattica sufficientemente estesa, ad esempio il diametro terrestre. "er utilizzare il diametro
terrestre come base parallattica / sufficiente eseguire 2 osservazioni a distanza di circa (2 ore,
aspettando che la terra compia mezzo giro intorno al suo asse. La met dell'angolo compreso tra le
due visuali / detto parallasse diurna ?o orizzontaleN.
#n pratica si registra la posizione del pianeta " al momento in cui sorge e in cui tramonta $!uando
cio/ si trova allQorizzonte', determinando in tal modo lQangolo 2o.
si determina !uindi la distanza in funzione del raggio terrestre J. #nfatti per le regole della
trigonometria deve essere d
/
=
seno
.
Ad esempio sapendo che la parallasse media della luna / di circa :,<?I, si trova per essa una
distanza pari a circa ;: raggi terrestri
d
/
/ = =
sen ,
,
: <?
;: 3
"er corpi celesti che orbitano intorno al sole su orbite interne a !uella terrestre / possibile
determinare la massima distanza angolare ?elongazione massimaN del corpo rispetto al sole. )uando
infatti osserviamo un pianeta interno $7ercurio, 5enere' alla sua massima elongazione, la visuale /
tangente allQorbita del pianeta e !uindi perpendicolare alla direzione "ianeta=.ole. #n !ueste
condizioni, per le regole della trigonometria, il rapporto tra la distanza "ianeta=.ole $D
"
' e la
distanza *erra=.ole $D
*
' deve essere pari al seno dellQelongazione massima c
maP
.
((:
)
)
%

= sen
maP
c
8osM, ad esempio, sapendo che lQelongazione massima di 5enere / circa 3;,?I, possiamo
determinare la sua distanza dal sole in Knit astronomiche come d !* !* = = ( 3; ? : C2? sen , ,
Aristarco ed Ipparco: sulle dimensioni e distanze del Sole e della Luna
# primi ad usare metodi parallattici e trigonometrici per la determinazione di distanze cosmiche
furono gli antichi 6reci.
La prima stima della distanza della Luna si deve ad Aristarco di .amo $### sec. a.8.', famoso
soprattutto per la sua ipotesi eliocentrica, in seguito abbandonata in favore del geocentrismo
tolemaico.
%ellQunica opera pervenutaci, ['ulle dimensioni e distanze del 'ole e della LunaS5 Aristarco
afferma correttamente che !uando la luna ci appare illuminata per met $dicotomia lunare' essa
deve necessariamente trovarsi al vertice dellQangolo retto di un triangolo rettangolo, ai rimanenti
vertici del !uale si trovano *erra e .ole. Aristarco valuta in BCI $un !uadrante $<:I' meno un
trentesimo di !uadrante $3I'' lQangolo o compreso tra le visuali che dalla *erra portano alla Luna e
al .ole.
#n termini trigonometrici ci- significa che lQangolo | , 3I e che il rapporto tra la distanza *erra=
Luna $D
L
' e la distanza *erra=.ole $D
.
' / pari al seno di |.
)
)
sin
L
'
= = 3
(
(<
#n realt al tempo di Aristarco non erano ancora disponibili tavole trigonometriche $la trigonometria
nasce con #pparco di %icea verso la seconda met del ## secolo a.8' ed egli dimostra che il rapporto
(((
deve essere compreso tra (1(B e (12:. #l risultato / assolutamente corretto dal punto di vista formale,
ma il valore dellQangolo o ottenuto da Aristarco / inferiore al valore reale $B<I ?(Q (:QQ' per la
evidente difficolt di misurare un angolo cosM prossimo ad un angolo retto. #l valore corretto
dellQangolo porta ad un rapporto tra le distanza pari a circa (13<:.
Aristarco osserva poi correttamente che .ole e Luna hanno nel nostro cielo dimensioni apparenti
uguali $durante un eclisse di .ole il disco lunare si sovrappone perfettamente a !uello solare'. Da
ci- deriva che distanza e dimensione dei due astri devono essere in proporzione. #n altre parole,
poich il .ole / circa (< volte pi distante della Luna, allora anche le dimensioni del .ole devono
essere (< volte superiori a !uelle della Luna.
(<
' '
L L
) /
) /
= =

Dalle osservazioni di un'eclisse lunare Aristarco trasse inoltre la conclusione che l'ampiezza
dell'ombra proiettata dalla *erra nella regione dove essa / attraversata dalla Luna / due volte il
diametro della Luna.
#n realt, come successivamente trov- #pparco, lQombra alla distanza della Luna / circa 2,? volte pi
grande della Luna stessa.
.e indichiamo con J
>
il raggio dellQombra e con J
L
il raggio della Luna / facile verificare come il
percorso effettuato dalla Luna per entrare completamente nel cono dQombra $A [ E' / pari a 2J
L
. #l
tempo necessario per effettuare tale percorso / di circa unQora. #nfatti, poich la Luna impiega circa
3: giorni $2<,? giorni' per completare una rivoluzione di 3;:I rispetto al sistema *erra=.ole, essa si
muove di 3;:I13: , (2I al giorno , :,?I allQora. #n altre parole impiega unQora per spostarsi di un
suo diametro.
La velocit del moto di entrata sar ovviamente pari a 2J
L
1(
#l percorso effettuato dalla Luna per attraversare completamente il cono dQombra rimanendo al suo
interno $E [ 8' / pari a $2J
>
= 2J
L
'. #l tempo necessario $tempo di totalit' per effettuare tale
percorso / di circa unQora e mezza.
La velocit di tale moto di entrata sar ovviamente pari a $2J
>
= 2J
L
'1(,?.
*rattandosi di un tratto breve e limitato dellQorbita lunare possiamo assumere come costante la
velocit di rivoluzione e scrivere pertanto
2J
L
1( , $2J
>
= 2J
L
'1(,?
da cui, riordinando, si ottiene
J
>
, 2,?J
L
((2
Aristarco usa !uesti dati per calcolare le dimensioni e la distanza della Luna, sfruttando lo schema
geometrico che si viene a creare durante unQeclisse di Luna.
5ati
(' J
>
, 2J
L
2'
(<
' '
L L
) /
) /
= =
3' dimensione angolare .ole , dimensione angolare Luna , :,?I
dalla similitudine dei triangoli >?5 e A>" si ricava la proporzione
A* A(
)( )-
=
e, sostituendo opportunamente
2
' '
L L
/ / )
/ / )

Jicordando che Aristarco aveva trovato D


.
1D
L
, (< ed J
.
, (< J
L
, la proporzione diventa
(<
(<
2
L
L
/ /
/ /

che, riordinata, fornisce


2:
?C
L
/ / =
"er Aristarco dun!ue le dimensioni lunari sono circa un terzo $2:1?C > (13' di !uelle terrestri.
.i noti come il valore trovato da Aristarco per le dimensioni della Luna / praticamente indipendente
dal valore assegnato al rapporto D
.
1D
L
, (<. .e ipotizziamo infatti che la distanza del .ole aumenti
e dun!ue il rapporto D
.
1D
L
tenda ad infinito, si trova che il rapporto J
L
1J
*
tende a (13.
.e infatti poniamo D
.
1D
L
, J
.
1J
L
, 0, la relazione diventa
2
L
L
#/ /
#
/ /

((3
(
3
L
#
/ /
#
+
=
se 0 tende ad infinito, allora 0 A ( > 0 e la relazione diventa
( (
3 3 3
L
# #
/ / / /
# #
+
= ~ =
"oich, come abbiamo detto, per Aristarco le dimensioni dellQombra terrestre alla distanza della
Luna sono pari a 2 volte le dimensioni della Luna e le dimensioni della Luna sono circa un terzo
delle dimensioni terrestri, possiamo scrivere
J
>
, 2J
L
, 2 \ J
*
, ] J
*
"er Aristarco lQombra della *erra si rimpicciolisce di circa un terzo delle dimensioni terrestri o, se
vogliamo, si rimpicciolisce di un diametro lunare.
%ella sua opera Aristarco scrisse che il .ole e la Luna presentavano il medesimo diametro
apparente di 2I $(13? di !uadrante'. *uttavia Archimede scrisse che Aristarco fu il primo a
determinare che il .ole e la Luna presentavano il medesimo diametro apparente di mezzo grado. .e
consideriamo corretta lQinformazione di Archimede, !uesto significa che per Aristarco erano
necessari C2: diametri lunari $pari a (33: J
L
' per completare una circonferenza di 3;:I sulla sfera
celeste avente raggio pari alla distanza *erra=Luna $D
L
'. )uindi lQorbita descritta dalla Luna intorno
alla *erra / una circonferenza la cui lunghezza corrisponde a C2: volte il diametro della Luna. #l
raggio D
L
di tale circonferenza si ottiene ovviamente dividendo la sua lunghezza per 2a
2:
(33:
(33: ?C
B:
2 2

L
L
/
/
) /
t t
| |
|
\ .
= = ~
Ipparco
Anche #pparco si occup- del problema. 4gli pubblic- i suoi risultati in due libri intitolati "eri
megethoon 0ai 'apost/mbtoon $R.ulle Dimensioni e DistanzeR'. che non ci sono pervenuti, ma del
cui contenuto parla *olomeo nellQAlmagesto e "appo di Alessandria, nel suo commentario
allQAlmagesto.
%ellQAlmagesto *olomeo attribuisce inoltre ad #pparco l'invenzione di uno strumento, detto diottra,
per misurare i diametri apparenti del .ole e della Luna e "appo d'Alessandria, nel suo -ommento al
quinto libro dell'*lmagesto, descrive la diottra come una guida scanalata lunga !uattro cubiti $circa
2 metri' dove sono montate due pinnule rettangolari. La prima, fissa a un estremo della guida, reca
un piccolo foro d'osservazioneF la seconda, scorrevole lungo la scanalatura, / priva di fori. "untato
lo strumento, si sposta avanti e indietro la pinnula mobile finch copre esattamente il disco del .ole
o della Luna. #l rapporto fra il diametro della pinnula mobile e la sua distanza dalla pinnula fissa
permette di calcolare l'angolo sotteso dal corpo celeste.
((3
Ktilizzando la diottra, #pparco trov- che le dimensioni della Luna variano durante il suo moto
orbitale, mentre non fu in grado di rilevare nessuna variazione sensibile del diametro apparente del
.ole. 4gli trov- che alla distanza media della Luna, il .ole e la Luna aveva il medesimo diametro
apparente e che il diametro della Luna sta ;?: volte nellQintera circonferenza. #n altre parole il
diametro apparente medio / pari a 3;:I1;?: , :,??3I , :I 33' (3R.
#pparco not- anche che la Luna presenta una parallasse diurna, risulta cio/ spostata dalla sua
posizione rispetto al .ole o alle stelle, se osservata da punti diversi della superficie terrestre.
La parallasse diurna della Luna / lQangolo a
L
sotto il !uale un osservatore, posto sulla superficie
della Luna, osserverebbe il raggio della *erra.
7isurando lQentit di tale angolo di parallasse / dun!ue possibile calcolare la distanza *erra Luna
$D
L
' espressa in Jaggi terrestri. #l raggio *errestre pu- essere infatti approssimato allQarco AE posto
sulla circonferenza di raggio D
L
. #l rapporto J
*
1D
L
/ dun!ue pari alla parallasse lunare espressa in
radianti. 4 dun!ue D
L
, espresso in raggi terrestri, / semplicemente il reciproco della parallasse
lunare espressa in radianti.
(
$ '
L
L
)
rad t
=
"er il .ole #pparco, non fu tuttavia in grado di individuare alcuna parallasse osservabile $oggi
sappiamo che il suo valore / a
.
, B,BR, nettamente al di sotto della risoluzione dellQocchio umano
che / di circa (Q.
"robabilmente per !uesto motivo nel primo libro, #pparco ipotizz- che la parallasse del .ole fosse
effettivamente nulla, il che e!uivale a porre idealmente il .ole a distanza infinita. 8ome
conseguenza di tale ipotesi, la diversa manifestazione di una medesima eclisse di .ole per
osservatori posti in punti diversi della superficie terrestre deve essere attribuita solo alla parallasse
lunare.
((?
#n altre parole, la posizione apparente della Luna nel cielo rispetto al .ole dipende dalla posizione
dellQosservatore sulla superficie terrestre. *ale spostamento apparente / detto parallasse lunare e la
sua entit dipende dalla distanza che separa i due punti di osservazione e, ovviamente, dalla
distanza della Luna.
#pparco utilizz- probabilmente le informazioni relative allQeclisse di .ole del (3 marzo (<: a.8,
che fu totale per gli osservatori posti nellQ4llesponto $Dardanelli, latitudine c , 3(I', mentre risult-
parziale per gli abitanti di Alessandria $latitudine c , 3(I' che videro occultati solo i 31? del .ole.
"artendo da !uesti dati #pparco concluse che la distanza della Luna doveva essere compresa tra C(
ed B3 raggi terrestri.
%on conosciamo esattamente il procedimento utilizzato da #pparco per ottenere tale risultato, anche
se diversi storici della scienza hanno tentato varie ricostruzioni.
"oich per #pparco il .ole occupa sulla sfera celeste :,??3I, la frazione di .ole non oscurata dalla
Luna ad Alessandria corrisponde a (1? di :,??3I pari a :,(((I . *ale angolo / uguale allQangolo di
parallasse o del bordo inferiore 8 della Luna osservato dai due punti A e E sulla superficie
terrestre.
Dun!ue lQarco AE posto sulla circonferenza di raggio D
L
ha una lunghezza pari a
:,(((
2
3;:
L
) t
LQarco AE posto sulla superficie terrestre, di ampiezza pari alla differenza di latitudine $dc , (:I'
tra lQ4llesponto ed Alessandria, ha invece una lunghezza pari a
(:
2
3;:

/ t
.e ora assumiamo che !uesti due archi siano approssimativamente uguali possiamo scrivere
:,((( (:
2 2
3;: 3;:
L
) / t t =
da cui
(:
<:
:,(((
L
) / / = =
*ale risultato / stato ottenuto ponendo il .ole e la Luna allo zenit tra 4llesponto ed Alessandria,
perpendicolare dun!ue ad una latitudine, intermedia tra 3(I e 3(I, pari a 3;I . "ossiamo affinare il
risultato se consideriamo che il (3 7arzo la declinazione del .ole / di circa 3I .ud.
La direzione dei raggi solari / dun!ue inclinata di 3; A 3 , 3<I rispetto alla verticale che passa per
la latitudine di 3;I. #n tal modo lQarco di circonferenza ED $approssimato con un segmento' avente
((;
raggio D
L
forma anchQessa un angolo di 3<I con lQorizzonte e la sua lunghezza pu- essere correlata
allQarco AE $anchQesso approssimato con un segmento' che congiunge lQ4llesponto ad Alessandria
dalla relazione
ED 1 cos 3<I , AE
sostituendo nella relazione precedente otterremo
:,((( ( (:
2 2
3;: cos3< 3;:
L
) / t t =

( )
(:
cos 3< C:
:,(((
L
) / / = =
%el secondo libro #pparco usa un metodo diverso per la stima delle distanze, utilizzando un eclisse
di Luna.
.e consideriamo il triangolo .*L, avremo che la somma dei suoi angoli interni / ovviamente pari a
(B:I
a
.
A a
L
A e , (B:I
dove
a
.
, "arallasse diurna del .ole
a
L
, "arallasse diurna della Luna
7a anche la somma dei tre angoli o A e A f , (B:I andando a formare un angolo piatto
dove
o , dimensione angolare del Jaggio solare
f , dimensione angolare del raggio dellQombra terrestre alla distanza della Luna
((C
Dun!ue possiamo scrivere
a
.
A a
L
A e , o A e A f
ed in definitiva
a
.
A a
L
, o A f
# valori di o e e erano, come sappiamo, noti ad #pparco.
Le dimensioni angolari del .ole $uguali a !uelle della Luna' erano stati stimati da #pparco a :,??3I
e dun!ue o , :,??3I 1 2 , :,2CCI
LQombra terrestre alla distanza della Luna era stata valutata da #pparco pari a 2,? volte le dimensioni
della Luna e dun!ue, essendo il raggio lunare apparente uguale a !uello del .ole, f , :,2CCI ? 2,?
, :,;<2?I.
#n definitiva
o A f , :,2CCI A :,;<2?I. , :,<;<?I
.e ne deduce che la somma della parallasse diurna del .ole e della Luna deve essere pari a :,<;<?I
e, noto uno dei due valori, lQaltro resta univocamente determinato.
a
.
A a
L
, :,<;<?I
A differenza di !uanto aveva fatto nel primo libro in cui aveva assegnato al .ole una parallasse
nulla $a
.
, :', nel secondo libro #pparco assegna al .ole una distanza dalla terra di 3<: Jaggi
terrestri, che corrisponde ad una parallasse solare pari a a
.
, :,((;<I > CQ
.e infatti D
.
/ la distanza *erra=.ole, la circonferenza avente raggio D
.
ha una lunghezza 2aD
.
ed il
raggio terrestre J
*
rappresenta una frazione di tale circonferenza pari a a
.
13;:
2
3;:
'
'
/ )
t
t =
e dun!ue, se D
.
, 3<: J
*
, la parallasse solare deve valere
3;: 3;:
:,((;< C'
2 2 3<:

'
'
/ /
) /
t
t t

= = = =

Assegnata dun!ue al .ole una parallasse di :,((;<I, resta determinata la parallasse lunare
a
L
, :,<;<?I = a
.
, :,<;<?I = :,((;<I , :.B?2;I
((B
valore che ci permette di calcolare la distanza della Luna in raggi terrestri utilizzando la relazione
2
3;:
L
L
/ )
t
t =
da cui
3;: 3;:
;C, 2
2 2 :,B?2;

L
L
/ /
) /
t t t
= = =

"ossiamo notare come per #pparco il valore della parallasse assegnata al .ole rappresenti un limite
superiore, superato il !uale, la paralasse solare sarebbe osservabile e misurabile. #n altre parole la
parallasse solare potrebbe avere !ualsiasi valore compreso tra :I e :,((;<I. .e ora facciamo tendere
a zero il valore della parallasse solare osserviamo come la distanza della Luna tenda a ?< raggi
terrestri.
#nfatti per a
.
, : la parallasse lunare vale
a
L
, :,<;<?I = a
.
, :,<;<?I = :, :,<;<?I
e la distanza della Luna diventa
3;: 3;:
?<,(
2 2 :, <;<?

L
L
/ /
) /
t t t
= = =

%eriodi di rivoluzione ?erza legge di KepleroN
La terza legge di 9eplero afferma che il !uadrato del periodo di rivoluzione di un pianeta /
direttamente proporzionali al cubo della sua distanza media $semiasse maggiore a dellQorbita
ellittica' dal sole.
( )
%
G 1 1
a
' %
2
2
3
3
=
+
t
>vviamente la legge vale per !ualsiasi corpo celeste in orbita intorno al sole $ad esempio una
cometa'. "oich/ tutti i corpi celesti in orbita intorno al nostro sole possiedono una massa
trascurabile rispetto alla massa solare, possiamo scrivere
1 1 1
' % '
+ ~
. .e poi misuriamo il
semiasse maggiore a dellQorbita in KA, il periodo " in anni terrestri e le masse in unit solari, la
relazione diventa
( ) ( ) % a anni !*
2 3
=
La misura del tempo di rivoluzione $in anni' di un corpo celeste intorno al sole ci permette dun!ue
di calcolare la sua distanza media dal sole in unit astronomiche. Ad esempio, sapendo che 6iove
impiega ((,B; anni terrestri a compiere una rivoluzione intorno al sole possiamo determinare la sua
distanza che risulta essere pari a
a % !* = = =
2 3 2
3
((B; ? 2 , ,
/adio"Ac$i
4Q possibile determinare la distanza di un corpo celeste inviando sulla sua superficie un fascio di
onde elettromagnetiche e misurando il tempo necessario affinch !ueste vengano riflesse e ritornino
sulla terra. 4ssendo c la velocit della luce e 2t il tempo di andata e ritorno la distanza sar pari a d
, ct.
#n realt, poich la terra si muove intorno al sole durante il periodo di misurazione, la formula per il
calcolo della distanza dovr tenerne conto e sar pertanto pi complessa.
Affinch la radiazione non venga diffusa e !uindi si disperda / necessario utilizzare una lunghezza
dQonda pi grande delle asperit presenti sulla superficie riflettente. "er i pianeti si usano lunghezze
dQonda dellQordine del metro.
((<
1istan%e fino a 6ualc(e centinaio di parsec
2&42 5arallassi annue e 5arallassi di gruppo
%arallassi annue
4seguendo due osservazioni di una stella relativamente vicina a distanza di ; mesi, / possibile
individuare una sua oscillazione rispetto allo sfondo delle stelle fisse. #n (2 mesi le stelle pi vicine
sembrano infatti percorrere un ellisse sullo sfondo delle stelle pi lontane $fisse'. *ale ellisse non /
altro che la proiezione dell'orbita della terra sulla sfera celeste. L'angolo 2o sotto il !uale noi
osserviamo l'asse maggiore di tale ellisse apparente / lo stesso sotto cui un osservatore posto sulla
stella osserverebbe l'asse maggiore dell'orbita terrestre. La met di tale angolo, pari ad o, / detto
parallasse annua della stella. *ale angolo permette la misura della distanza d della stella $o del
pianeta in caso di parallasse diurna'. Jicordando infatti che in un triangolo rettangolo il rapporto tra
le misure dei cateti / pari alla tangente dell'angolo opposto al primo cateto, potremo scrivere@
r
d
tgo
=
C
sA
sB
A
B
s
o
2o
d
r
%aturalmente lo spostamento apparente e il conseguente valore della parallasse risulter tanto
maggiore !uanto pi la stella / vicina alla terra, mentre diminuir, al punto da non essere pi
misurabile per stelle molto distanti. )uando la parallasse annua di una stella / di (R $(13;:: di
grado', la relazione precedente fornisce una distanza di
( )
d
r
#m = = = =
tg
KA
tg (1 3;::
KA , al
o
(
2:;2;3 B 3 :B?;CC; (: 3 2;(;33
(3
, , ,
Kna stella dista !uindi ( parsec dalla terra !uando misuriamo per essa un angolo di parallasse di (
secondo di grado $(R'. %essuna stella, per !uanto vicina, presenta una parallasse superiore al
secondo di grado. La stella pi vicina, "roPima 8entauri $cielo australe', presenta una parallasse di
:,C;R e !uindi dista da noi 3,2;1:,C; , 3,3 al.
Le prime determinazioni di una parallasse stellare annua si devono a .truve $(B22 = o *quilae
:,(B(R' e a Eessel $(B3C = +, -.gni :,3(3R'. Attualmente i nostri strumenti non ci permettono di
apprezzare angoli inferiori al centesimo di secondo ed / !uindi impossibile determinare la
parallasse di stelle la cui distanza sia superiore a (:: parsec $circa 3:: al'.
(2:
%arallassi di gruppo ?o di ammassoN
Alcuni gruppi di stelle, gravitazionalmente legate allQinterno della nostra galassia, si muovono sulla
volta celeste in modo praticamente solidale, presentando !uasi il medesimo moto proprio $ in
arcsec1anno'. 6li esempi pi importanti si trovano tra gli ammassi aperti $gli ammassi delle Oadi e
delle "leiadi nel *oro'.
"er !uesti gruppi di stelle / a volte possibile individuare anche il punto della sfera celeste $apice del
moto' verso il !uale sembrano convergere le singole stelle. #l movimento delle stelle sulla sfera
celeste / rappresentato dalla velocit tangenziale $5
t
', proiezione della velocit spaziale della stella
$5
s
' in direzione perpendicolare alla visuale e tangente alla sfera celeste.
7entre i vettori 5
s
sono tutti praticamente paralleli tra di loro $tutte le stelle di un gruppo si stanno
muovendo insieme nello spazio', / facile verificare che i vettori 5
t
, essendo tangenti ad un cerchio
massimo, devono convergere verso un punto comune $i cerchi massimi si intersecano sempre', detto
appunto apice del moto.
.i pu- dimostrare che lQangolo o compreso tra la visuale *erra=Ammasso e la direzione *erra=
Apice / pari allQangolo compreso tra il vettore 5elocit spaziale $5
s
' ed il vettore 0elocit radiale
$5
r
'. 4ssendo poi
0
0
t
r
= tan o
, possiamo scrivere
0 0
t r
= tan o
e ricordando che la velocit radiale / legata al red=shift dalla relazione
0 c z
r
=
, si avr
0 c z
t
= tan o
DQaltra parte la velocit tangenziale / legata al moto proprio, dalla relazione che lega la velocit
lineare alla velocit angolare $5 , e J'
0 d
t
= 3 C3 ,
il coefficiente 3,C3 / necessario per convertire lQunit di misura del moto proprio da arcsec1anno in
rad1s e la distanza d da parsec in 0m, in modo che la velocit trasversale venga data in 0m1s.
( )
( ) ( )
( )

arcsec 1 anno
arcsec 1 rad s 1 anno
rad 1 s
2:; 2;? 3(??C ;:: . . .
= ( ) ( ) ( ) ( ) d pc !* pc #m !* d #m = 2:; 2;? (3<; (:
B
. 1 . 1
(2(
dove, 2:;.2;? / il numero di secondi di grado contenuti in un radiante $ed anche il numero di unit
astronomiche contenute in un parsec' e 3(.??C.;:: / il numero di secondi di tempo contenuti in un
anno giuliano di 3;?,2? giorni. #n definitiva si avr
0
d
d
t
=

=

( 3<; (:
3(??C;::
3 C3
B
,
. .
,
4guagliando i due secondi membri ed esplicitando la distanza $espressa in parsec' avremo infine
d
cz z
=

=
tan
,
. tan
o

o
3 C3
;323:
#l metodo delle parallassi di gruppo permette di stimare distanze fino a !ualche centinaio di parsec.
2"$%5I /"?%&5AI
L@intervallo di distanza tra i 85F #pc ?limite delle misurazioni diretteN e i F8 1pc ?limite al di sotto
del quale la relazione di Bubble risulta poco affidabileN viene coperto da tutta una serie di metodi
secondari c$e si basano in gran parte su indicatori di distanza.
Indicatori di distanza
6li indicatori di distanza sono oggetti celesti di luminosit intrinseca L $o magnitudine assoluta 7'
nota. 5engono anche chiamati candele campione o candele standard.
Le parallassi ottenute tramite indicatori si dividono in due classi in relazione al criterio di
calibrazione della funzione di luminosit@ parallassi spettroscopic$e e parallassi fotometric$e. 8on
le prime si ricava la magnitudine in funzione delle caratteristiche dello spettro, con le seconde si
riconosce per certe sue caratteristiche un oggetto celeste di luminosit nota o calcolabile $stelle
variabili, novae, supernovae, ammassi globulari, regioni N ## etc'
Kna volta individuato un indicatore di distanza / sufficiente misurarne la luminosit apparente l $o
la magnitudine apparente m' perch sia calcolabile la distanza tramite le note relazioni
fotometriche. Jicordando infatti che L l d = 3
2
t e
1 m = + ? ?
(:
log d
si avr
d
L
l
=
3t

d
m 1
=
+
|
\

|
.
|
(:
(
?
*enendo presente che attualmente i nostri strumenti sono in grado di percepire oggetti fino ad un
limite di luminosit m ~ 2:, / possibile calcolare la massima distanza $in pc' entro la !uale un
indicatore di magnitudine 7 pu- essere individuato e !uindi utilizzato, applicando la
d
1 1
= =
+
|
\

|
.
|
|
\

|
.
|
(: (:
(
2:
?
2?
?
2&43 Le distan%e fino a 6ualc(e decina di Kiloparsec: 5arallassi spettroscopic(e e
5arallassi dinamic(e
%arallassi spettroscopic$e
#l metodo si basa sulla possibilit di riconoscere il tipo spettrale di una stella e la classe di
luminosit alla !uale appartiene. #n genere, noto il tipo spettrale, si risale alla luminosit misurando
la larghezza delle righe di assorbimento $sistema 79'.
Si B potuto notare c,e a parit& di tipo spettrale le stelle presentano le rig,e di assorbimento del loro spettro pi? o meno
allargate. Si ritiene c,e il fenomeno sia do'uto alla di'ersa pressione esercitata dal plasma c,e costituisce la stella.
2aggiori sono le dimensioni stellari< pi? il plasma B rarefatto -la sua pressione B bassa. e pi? le rig,e spettrali si
restringono.=na minor larg,ezza delle rig,e spettrali B dunque indice di maggiori dimensioni stellari e quindi< a parit& di
temperatura< di maggiore luminosit&.
%arallassi dinamic$e
Ad un sistema doppio visuale / possibile applicare la terza legge di 9eplero
(22
( )
%
G 1 1
a
2
2
( 2
3
3
=
+
t
la !uale, se misuriamo il semiasse maggiore a dellQorbita in KA, il periodo " in anni terrestri e le
masse in unit solari, diventa
( )
( )
( )
%
a
anni
!*
2
3
( 2
=
+ M M
.e t / lQangolo $in secondi dQarco' sotto il !uale vediamo il semiasse maggiore dellQorbita del
sistema doppio, allora la sua distanza d in parsec si ottiene come
( )
d
a
%
= =
+
t t
2
( 2
3
M M
"oich il periodo di rivoluzione / facilmente determinabile, il metodo pu- essere utilizzato solo se /
possibile assegnare le masse alle due componenti stellari. .i tenga comun!ue presente che le stelle
non presentano un intervallo di masse molto esteso. #noltre, essendo la somma delle masse sotto
radice cubica, un errore nellQassegnazione delle masse non incide in modo sostanziale sul risultato.
.e le masse sono completamente sconosciute / possibile, al fine di stimare grossolanamente la
distanza, utilizzare un valore medio che per i sistemi doppi di stelle /
M M
( 2
2 + =

1
.
Le distan%e fino a 6ualc(e +egaparsec
2&44 'efeidiB <egioni > IIB 8o)aeB 5arallassi ne2ulari
Le -efeidi
.ono stati i primi indicatori di distanza, introdotti in astronomia allQinizio del ]<::. .i tratta di stelle
variabili in cui il periodo di variabilit / correlato alla magnitudine assoluta. *ra le diverse classi di
8efeidi si possono ricordare le 8efeidi classiche, le JJ L2rae e le G 5irginis, che presentano le
seguenti relazioni $con " in giorni'
% 1
v
log ? , 2 C , ( = % 1
v
log ? , 2 3? , : = 1
v
= : ; ,
7lassic,e C 8irginis ++ L>rae
4ssendo il periodo massimo di una cefeide intorno ai ?: gg, la loro magnitudine massima risulta
essere pari a circa =;. 4sse possono essere pertanto utilizzate come indicatori fino a distanze
dellQordine dei (:
;
pc.
Le regioni B II
)uando nei bracci delle galassie a spirale si formano stelle molto calde $associazioni >=E', la
regione gassosa circostante viene eccitata con formazione di una ne-ulo(a in emi((ione $regione B
II' la cui dimensione $/aggio di 'trOmgren' e luminosit dipendono dal tipo spettrale $e !uindi
dalla temperatura' della stella eccitante. Kna volta individuato il tipo spettrale della stella eccitante
/ !uindi possibile risalire alle caratteristiche della regione N ##. *ali regioni possono essere
utilizzate come indicatori di distanza sia utilizzando i valori di magnitudine assoluta, sia utilizzando
i valori della loro estensione radiale $misurando la loro dimensione angolare apparente e risalendo
alla loro distanza tramite le note relazioni trigonometriche'
*ipo
spettrale
7agnitudine
visuale
*emperatura
4fficace
Jaggio di .trgmgren
$pc'
(23
>? =?,; 3B.::: (:B
>; =?,? 3:.::: C3
>C =?,3 3?.::: ?;
>B =?,2 33.?:: ?(
>< =3,B 32.::: 33
><.? =3,; 3(.::: 2<
E: =3,3 3:.::: 23
E:.? =3,2 2;.2:: (2
Le Eovae
Le novae sono esplosioni stellari che si producono in sistemi doppi. %el giro di 2=3 giorni la loro
luminosit iniziale aumenta fino ad un massimo per poi ritornare lentamente al minimo. La
magnitudine assoluta massima raggiunta da una nova pu- essere stimata ricorrendo alla seguente
relazione
7 , =((,C? A 2,? log t
Dove t / il tempo in giorni che la nova impiega a diminuire di 3 gradi la sua magnitudine massima.
7ediamente t ~ ?: gg e la magnitudine assoluta media di una nova al massimo vale intorno a =C,?.
%arallassi nebulari
%ovae e supernovae generano degli involucri gassosi in rapida espansione radiale i !uali, essendo
eccitati dallQesplosione stellare che li ha generati, producono uno spettro in emissione.
"oich una parte del gas in espansione si avvicina ed una parte si allontana rispetto allQosservatore
ciascuna riga subisce contemporaneamente un red ed un blu=shift che la allarga. LQentit
dellQallargamento delle righe permette ovviamente di calcolare la velocit v di espansione
dellQinvolucro. Dopo un tempo t lQinvolucro gassoso presenter un raggio J , vt $nellQipotesi che la
velocit sia rimasta costante'. .e lQinvolucro gassoso viene visto dalla terra sotto un angolo 2o, la
distanza d sar pari a
d
/
tg
=
o
Le distan%e fino a 6ualc(e decina di +egaparsec
2&4 Ammassi glo2ulari e Supergiganti estreme
L@ammasso globulare piC luminoso di una galassia
6li ammassi globulari di una galassia presentano una magnitudine assoluta media intorno a =C, con
valori massimi intorno a =(:. #potizzando !uindi che lQammasso globulare pi luminoso di una
galassia presenti magnitudine assoluta =(:, possiamo stimarne la distanza
Le distanze raggiungibili in !uesto modo sono dellQordine dei (:
C
pc
d pc = ~
+ |
\

|
.
|
(: (:
2? (:
? C
(23
La stella piC luminosa di una galassia
Le stelle pi luminose che conosciamo, sono le cosiddette #pergiganti o supergiganti estreme,
appartenenti alla classe di luminosit : $zero', tutte con magnitudine intorno a =<,
indipendentemente dal tipo spettrale. #potizzando che la stella pi brillante di una galassia sia una
ipergigante se ne pu- stimare la distanza.
Le distan%e fino a 6ualc(e centinaio di +egaparsec
2&4! .ullC-3is(er e Superno)ae
/elazione di ull."Fis$erR la larg$ezza della riga di 3, cm
%el (<CC *ull2 e +isher hanno dimostrato che esiste una relazione tra la magnitudine assoluta di
una galassia a spirale e la velocit di rotazione della galassia, determinata misurando la larghezza
della riga a 2( cm dellQidrogeno neutro che popola le sue spire.
L , (B: 5
3
8on 5 in 9m1s ed L in unit di luminosit solare L .
La base fisica di tale relazione riposa sul fatto che la luminosit di una galassia / proporzionale da
una parte al numero di stelle che la compone e !uindi alla sua massa $L 7' e dallQaltra alle
dimensioni della galassia e !uindi allQentit della sua superficie emittente $L J
2
'.
4ssendo la galassia un sistema rotante in e!uilibrio dinamico possiamo eguagliare forza centrifuga e
forza centripeta
0
/
G1
/
2
2
=
ed esplicitare la massa, ottenendo cosM la nota relazione del viriale
1
/0
G
=
2
che, espressa in masse solari, diventa
M =

/0
G1
2
dove 7 , 2 (:
33
g
Assumendo ora per le galassie a spirali un rapporto 71L costante e pari a M / L = 2?$in unit
solari', sostituendo si ottiene
L =


/0
G1
2
2?
.i assuma infine come brillanza superficiale media di una galassia il valore l ~

? (:
3B 2
L cm 1 ,
ottenuto dividendo la luminosit media delle galassie $(:
B
L ' per il raggio medio al !uadrato $J ,
?:.::: al'. #n tal modo la relazione tra luminosit assoluta e raggio pu- essere scritta
L l = /
2
e !uindi / =
L
l
che, sostituita nella relazione precedente, fornisce
L
L
l
=


0
G1
2
2?
e in definitiva
(2?
( )
L
l
=


0
G1
3
2
2?
.i noti come, se 5 / in 9m1s, sia necessario introdurre un coefficiente (:
?
per trasformare la
velocit in cm1s e renderla cosM omogenea con le altre grandezze. Avremo perci-
( )
( ) ( )
L
l
=

=

=


(:
2?
(:
? (: 2? ; ;C2?< (: 2 (:
(B:
?
3
2
2: 3
3B B 33
2
3
0
G1
0
0
,
"er trasformare la luminosit assoluta in magnitudine assoluta, scriviamo la relazione di "ogson
1 1
G '
=

2 ?
(:
, log
L
L
G
dove
7
6
,7agnitudine assoluta della galassia
7
.
, 7agnitudine assoluta del sole , 3,B
L
6
, Luminosit assoluta della galassia in unit solari
L , Luminosit assoluta del sole in unit solari , (
da cui
1
G
=

3 B 2 ?
(
(:
, , log
,G8 0
2
e !uindi
1 0
G
= : B3 (:
(:
, log
#n definitiva la magnitudine assoluta della galassia viene ad essere legata alla sua velocit di
rotazione. )uestQultima pu- essere stimata misurando lQallargamento della riga a 2( cm
dellQidrogeno neutro. #nfatti la radiazione proveniente dal lato della galassia che si allontana /
affetta da un red=shift, mentre la radiazione proveniente dal lato della galassia che si avvicina
presenta un blu=shift. #l risultato / che tutte le righe spettrali risultano contemporaneamente spostate
di unQegual percentuale sia verso destra che verso sinistra e !uindi allargate in misura tanto
maggiore !uanto maggiore / la velocit di rotazione della galassia.
# moderni telescopi sono in grado di misurare la larghezza della riga di 2( cm fino a circa (:: 7pc.
Le supernovae
Le supernovae sono esplosioni stellari di enorme potenza. .i dividono in supernovae di tipo #
$suddivise in #a e #b' e tipo ##. Le supernove di tipo ## e di tipo #b presentano una magnitudine
assoluta al massimo intorno a =(B, mentre le supernove di tipo #a raggiungono al massimo i =2:.
8on !ueste candele standard si raggiungono distanze dellQordine dei (:
B
=(:
<
pc.
Le distan%e fino a 6ualc(e migliaio di +egaparsec
2&4" ,alassie piD luminoseB Lenti gra)ita%ionali e Legge di >u22le
.i tenga presente che attualmente la porzione di universo osservabile $distanza=orizzonte' ha
proprio !uesto ordine di grandezza che, per un universo euclideo, vale
> c t
c
B
$ 1pc
o
o
= = =

2
3
2:::
(

dove h / un fattore di incertezza sul valore della costante di Nubble
(2;
La galassia piC luminosa di una ammasso di galassie
.i / statisticamente rilevato che le galassie pi luminose di un ammasso di galassie sono in genere
delle ellittiche giganti con magnitudine assoluta intorno a =23. Le distanze stimate in !uesto modo
sono dellQordine di (:
<
pc
d pc = ~
+ |
\

|
.
|
(: (:
2? 23
? <
Le lenti gravitazionali
La relativit generale prevede che la radiazione elettromagnetica venga deflessa passando accanto
ad una forte concentrazione di massa. #n !uesto modo la luce proveniente da oggetti molto distanti
$!uasar ad esempio', pu- essere deflessa da un oggetto massiccio $ad esempio una galassia o un
ammasso di galassie' interposto sulla nostra linea di vista e concentrata verso di noi con un
meccanismo analogo a !uello di una lente. LQeffetto [lente gravitazionale\ / gi stato osservato
sotto forma di immagini multiple di !uasar lontani.
.e lQoggetto interposto 6 non / perfettamente allineato $condizione dQaltra parte maggiormente
probabile' si formano due immagini $)
(
e )
2
' del !uasar ) disposte sulla sfera celeste in modo non
simmetrico $o
(
= o
2
' rispetto a 6. 8i- comporta che i raggi luminosi che formano le due immagini
sdoppiate compiono un percorso di lunghezza diversa $d
(
W d
2
' per giungere sino a noi.
La relativit generale permette di calcolare la differenza di percorso in termini relativi $
d d
d
( 2
2

'.
.upponiamo ad esempio di trovare che d
(
risulta essere di un miliardesimo pi lungo di d
2
d d
d
( 2
2
<
(
(:

=
e di osservare un aumento di luminosit nellQimmagine )
2
che si ripeta identico
dopo 3 anni nellQimmagine )
(
. "ossiamo allora dedurre che la differenza di percorso $d
(
= d
2
' deve
essere pari a 3 anni=luce. 4ssendo poi la differenza tra i due tragitti molto piccola possiamo porre d
~ d
(
~ d
2
e scrivere pertanto
d d
d
d d
d
( 2
2
( 2
<
(
(:

~

=
e !uindi
( ) d d d = =
( 2
< <
(: 3 (:
trovando cosM che la distanza d del !uasar / di 3 miliardi di anni=luce.
Legge di Bubble
%el (<2< :u--le giunse a definire una relazione che legava la distanza delle galassie all'entit del
loro red=shift z e !uindi, essendo z , v1c, alla loro velocit di allontanamento.
v , N D
(2C
dove v / la velocit di allontanamento in 0m1s, D / la distanza in megaparsec $7pc' e N / una
costante di proporzionalit, detta costante di Bubble, alla !uale si d oggi $N
o
' un valore compreso
tra ?: e (:: 0m s
=(
7pc
=(
$chilometri al secondo per megaparsec'.
#ntroducendo il parametro di red=shift 'z' $ dove z , A1 , v1c', la relazione diventa
zc , N D
In tal modo la misura del red"s$ift di ciascuna galassia diventa una misura5 oltre c$e della sua
velocit di recessione v5 anc$e della sua distanza ). A' in questo modo c$e gli astronomi $anno
calcolato la distanza degli oggetti celesti piC remoti5 come radiogalassie e quasar.
Per tener conto dell$incertezza relati'a al 'alore di *
o
e per uniformare la trattazione si usa introdurre un parametro
-fattore di ,"bble. definito come
(::
o
B
$ =
e quindi *
o
'ale
, ,
o
1pc s #m B

= h (::
. E se trasformiamo i megaparsec in Am -1 2pc J 3<%916""16" 1%
1:
Am.
( (B
h (: 23 , 3

= s B
o
Poic,B il 'alore di *
o
B compreso tra 1% e 1%% B e'idente c,e , puN assumere 'alori compresi tra %<1 e 1. 7osF se
'ogliamo utilizzare la relazione di *ubble per determinare la distanza di oggetti lontani< do'remo scri'ere
1pc z
$
z
1pc s #m
s #m
$
z c
)
( =
2
?
h 3:::
' 1$ (:
1 (: 3
(::
=

~ =
do'e i 'alori di distanza 'engono dati a meno di un fattore ,
;1
.
La relazione di Nubble / poco affidabile per distanze inferiori ai ?: 7pc, in !uanto al di sotto di
!uesto limite i movimenti locali $velocit peculiari ~ (:
3
0m1s' sono dello stesso ordine di
grandezza del moto di recessione. "er distanze inferiori a ?: 7pc la velocit di recessione / infatti v
D ?:::h 0m1s.
(2B
21 Appendice 2 - 'omposi%ione moti or2itali
5A$IA
%e&comb $(<::'
Anno sidereo , 3;?,2?;3; gsm $giorni solari medi' $=<,? (:
=?
s12'
, 3;?
d
;
h
<
m
(:
s
, 3(.??B.(?: s
Anno anomalistico , 3;?,2?<;3 gsm
, 3;?
d
;
h
(3
m
?3
s
, 3(.??B.333 s $=:,2; s1cen'
Anno tropico , 3;?,2322: gsm
, 3;?
d
?
h
3B
m
3;
s
, 3(.??;.<2; s $=?,3:? (:
=3
s12'
.time attuali
Anno sidereo , 3;?,2?;3;3 gsm
Anno anomalistico , 3;?,2?<;3? gsm
Anno tropico , 3;?,232(<: gsm
6iorno sidereo , 23
h
?;
m
3,:<B<
s
, B;(;3,:<B< s
6iorno siderale , 23
h
?;
m
3,:<:?
s
, B;(;3,:<:? s
e

rot
= 5elocit angolare rotazionale *erra@ 2t1B;(;3,( , C,2<2((?( (:
=?
rad1s , (?,:3(:;C s
=(
7ese sidereo , 2C
d
C
h
33
m
((,?
s
2C,32(;;( gsm , 2.3;:.?<(,? s
7ese sinodico , 2<
d
(2
h
33
m
2,<
s
2<,?3:?B< gsm , 2.??(.332,< s
7ese anomalistico , 2C
d
(3
h
(B
m
33,2
s
2C,??3??( gsm , 2.3B:.C(3,2 s
7ese draconico , 2C
d
?
h
?
m
3?,B
s
2C,2(222: gsm , 2.3?(.(3?,B s
2141 ,iorno solare ed E6ua%ione del .empo E
Le velocit angolari seguono delle regole di composizione identiche a !uelle utilizzate per
comporre le velocit lineari.
.e e
rot
e e
riv
sono rispettivamente la velocit di rotazione e di rivoluzione della terra rispetto alle
stelle fisse, allora la velocit di rotazione della terra rispetto al sole pu- ottenersi componendo i due
movimenti e sar pari a $e
rot
= e
riv
'. 4ssendo entrambi i moti diretti $antiorari' il loro segno sar
concorde.
e e
t t t
rot riv
sid sid sol
G * G
= =
2 2 2
da cui si ricava che il giorno solare dura
3(.??B.(3<, C; B;(;3, :<B<
B;3:: 23
3(.??B.(3<, C; B;(;3, :<B<
sidereo sidereo
solare
sidereo sidereo
* G
G s $
* G

= = = =

B;3:: = B;(;3,:<B< , 23?,<:(( s @ 3
m
??,<
s
pi del giorno sidereo
#n realt il giorno solare non ha sempre la stessa durata costante di 23 ore. 4ssa varia infatti con
periodicit nel corso dellQanno a causa dellQeccentricit e dellQinclinazione $o obli!uit' dellQorbita
terrestre. #l valore di 23 ore che noi utilizziamo rappresenta il giorno solare medio, media dei 3;?
giorni solari.
(2<
"**etto dellBeccentricit6
"er la seconda legge di 9eplero in perielio la *erra si muove pi velocemente intorno al sole e
!uindi in 23 ore si sposta rispetto ad esso di un tratto leggermente superiore di (I. La velocit di
rotazione terrestre / invece costante e per compiere un po' pi di (I di rotazione al fine di riavere il
sole in culminazione impiegher un po' pi di 3 minuti. #l giorno solare in perielio / un po' pi
lungo di 23 ore. "er ragioni opposte il giorno solare in afelio raggiunge la sua durata minima,
inferiore alle 23 ore.
La velocit di rivoluzione della *erra alla distanza J dal .ole pu- essere calcolata con la seguente
relazione
( ) v G 1 1
/ a
'
= +
|
\

|
.
|
2 (
dove
6 , costante di gravitazione universale , ;,;C32B (:
=((
a , semiasse maggiore $O2:::' , (.::::::((23 KA , (3<.?<C.BBC.?:; m
e , eccentricit orbitale $O2:::' , :.:(;C(:22
7
*
, 7assa della *erra , ?,<C3; (:
23
0g
7
.
, 7assa del .ole , (,<B<( (:
3:
0g
La velocit massima si ha in perielio, in corrispondenza del raggio minimo J
min
, a$(=e'
( )
( )
( )
maP
2 ( (
3:, 2<(BB 0m1s
( (
'
'
G 1 1
e
v G 1 1
a e a a e
| | +
+ | |
= + = =
|
|
|

\ .
\ .
La velocit minima si ha in afelio, in corrispondenza del raggio massimo J
maP
, a$(Ae'
( )
( )
( )
min
2 ( (
2<, 2<;(? 0m1s
( (
'
'
G 1 1
e
v G 1 1
a e a a e
| | +
| |
= + = =
|
|
|
+ +
\ .
\ .
Le rispettive velocit angolari h $in rad1s' si ottengono dividendo le velocit lineari per il Jaggio
corrispondente
( )
C maP maP
maP
min
2, :?<2<B3 (:
(
v v
/ a e
e

= = =

( )
C min min
min
maP
(, <2;(3:? (:
(
v v
/ a e
e

= = =
+
8alcoliamo la durata del giorno solare vero in perielio componendo la velocit di rotazione della
terra rispetto alle stelle fisse con la sua velocit massima di rivoluzione.
$maP'
2
rot riv
perielio
G
t
e e =
da cui
$maP'
$maP'
2 2
B;3:B.((;: s
2
perielio
rot riv
riv
sidereo
G
G
t t
t
e e
e
= = =


Dun!ue, per effetto della diversa velocit orbitale della *erra, il giorno solare vero in perielio dura
B;3:B,((;: = B;(;3,:<B< , 233,:(C( s , 3 min 3,: sec pi del giorno sidereo e B;3:B,((;: U
B;3:: , B,((;: s pi del giorno solare medio
(3:
8alcoliamo la durata del giorno solare vero in afelio
$min'
2
rot riv
afelio
G
t
e e =
da cui
$min'
$min'
2 2
B;3<2.2<?C s
2
afelio
rot riv
riv
sidereo
G
G
t t
t
e e
e
= = =


Dun!ue, per effetto della diversa velocit orbitale della *erra, il giorno solare vero in afelio dura
B;3<2,2<?C = B;(;3,:<B< , 22B,(<;B s , 3 min 3B,2 sec pi del giorno sidereo e B;3:: =
B;3<2,2<?C , C,C:33 s meno del giorno solare medio
La durata del giorno solare varia dun!ue, per effetto della diversa velocit orbitale della *erra, di
233,:(C( U 22B,(<;B , (?,B2:3 secondi nel corso dellQanno, valore che rappresenta la massima
escursione nella durata del giorno solare causata dall'eccentricit dell'orbita terrestre.
"er rappresentare tale variazione durante tutto l'anno, assumiamo che l'andamento sia sinusoidale
$in verit non lo /, ma l'eccentricit dell'orbita terrestre / molto piccola e dun!ue l'approssimazione
/ ottima'. #noltre sappiamo che, rispetto al valore medio, avremo la durata massima al perielio
$intorno al 3 gennaio', mentre !uella minima all'afelio $intorno al 3 luglio'. L'ampiezza del coseno /
ovviamente la met dell'escursione totale precedentemente calcolata $(?,B212 , C,<(s'. #l ciclo / di
un anno tropico $3;?,2322 giorni solari medi'
( )
2
C, <( cos 3
3;?, 2322
s
d
t | |

|
\ .
dove d / il numero di giorni dallQinizio dellQanno
d , ( $( gennaio'
d , 2 $2 gennaio'
i..
d , 3;? $3( dicembre'
6li scarti per- si accumulano nel corso dei giorni, e dun!ue per sapere !uanto tempo ritarda o
anticipa il .ole vero rispetto al .ole medio in un certo giorno, occorre tenere conto di tutti gli scarti
precedenti. 7atematicamente !uesta operazione si realizza integrando la funzione precedentemente
trovata.
(3(
L'integrale del coseno / il seno, la periodicit e la fase rimangono le stesse. "er calcolare la
massima variazione accumulata basta sommare tutti i contributi che appartengono alla stessa
semionda positiva $o negativa'.
.e dun!ue indichiamo con A la durata dell'anno $3;?,2322 giorni' si avr
1 3
1 3
C, <( cos 2 <(<, ;(B (?, 32C
*
s s m
*
T
dT
*
t

| |
= =
|
\ .
}
"ossiamo ora scrivere l'espressione dell'e!uazione del tempo dovuta all'eccentricit dell'orbita
terrestre. L'ampiezza del seno / ovviamente la met dell'escursione totale precedentemente calcolata
$(?,32C
m
12,C,;;
m
'
( )
2
C, ;; 3
3;?, 2322
m
sen d
t | |

|
\ .
"**etto dellBinclinazione +o-li'uit6, dellBor-ita
8ome abbiamo gi detto, dopo un giorno sidereo la *erra si / spostata di circa un grado lungo la sua
orbita intorno al .ole e dun!ue dovr coprire !uestQangolo con un ulteriore rotazione. "ossiamo
descrivere lo stesso fenomeno pensando che la *erra sia ferma e che il .ole si muova lungo
lQeclittica.
L'asse di rotazione della *erra / inclinato sul piano dell'eclittica e cosM anche l'orbita apparente del
sole. #l piano dell'eclittica / inclinato rispetto all'e!uatore celeste di ` , 23,33I. La proiezione della
posizione del .ole sull'e!uatore celeste introduce un'altra variazione periodica sulla durata effettiva
del giorno solare.
)uando il .ole attraversa lQe!uatore in corrispondenza dei punti e!uinoziali la sua proiezione
sullQe!uatore si muove pi lentamente di !uanto non faccia il .ole medio ed il giorno solare vero
risulta pi breve del giorno solare medio. )uando invece si trova in corrispondenza dei punti
solstiziali, il .ole si muove parallelamente allQe!uatore, la sua proiezione sullQe!uatore si muove pi
rapidamente di !uanto non faccia il .ole medio ed il giorno solare vero risulta pi lungo del giorno
solare medio.
"er rendercene conto immaginiamo che il .ole si trovi nel punto gamma $e!uinozio di primavera' e
che sia in culminazione $mezzogiorno' sul meridiano A. Dopo un giorno sidereo la *erra ha
(32
compiuto una rotazione di 3;:I rispetto alle stelle fisse, ma il meridiano A non ritrova il .ole in
culminazione, perch il .ole si / spostato lungo lQeclittica di circa (I. "oich tuttavia lQeclittica /
inclinata di 23,33I rispetto allQe!uatore, il sole non si / spostato di (I in longitudine, ma di (I
cos$23,33I', :,<(C?I. .ar !uindi sufficiente che la *erra ruoti di :,<(C?I per ritrovare il .ole in
culminazione, impiegandoci dun!ue non 23?,<: s, ma 23?,<: P cos$23,33I' , 2(;,33 s.
#l valore 23?,<: s $differenza tra il giorno solare medio ed il giorno sidereo' rappresenta dun!ue il
tempo medio tra il tempo minimo impiegato in corrispondenza dei punti e!uinoziali ed il tempo
massimo impiegato nei punti solstiziali pari a 23?,<: 1 cos$23,33I' , 2?C,(2 s
La durata del giorno solare varia dun!ue, per effetto della obli!uit dellQorbita terrestre, di 2?C,(2 U
2(;,33 , 3:,;< secondi nel corso dellQanno..
Anche in !uesto caso, per rappresentare tale variazione durante tutto l'anno, assumiamo che
l'andamento sia sinusoidale. #noltre sappiamo che, rispetto al valore medio, avremo la durata
massima in corrispondenza dei solstizi, mentre !uella minima agli e!uinozi. L'ampiezza del coseno
/ ovviamente la met dell'escursione totale precedentemente calcolata $3:,;<12 , 2:,33?s'. #l ciclo /
semestrale $3;?,232212,(B2,;2(( giorni solari medi'
( )
2
2:, 33? cos B(
(B2, ;2((
s
d
t | |

|
\ .
dove d / il numero di giorni dallQinizio dellQanno e lQB(
mo
giorno dellQanno / lQe!uinozio di
primavera in corrispondenza del !uale si presenta il primo minimo..
8ome in precedenza, per calcolare gli scarti che si accumulano con il passare dei giorni integriamo
la funzione precedente. "er calcolare la massima variazione accumulata basta sommare tutti i
(33
contributi che appartengono alla stessa semionda positiva $o negativa'.
.e dun!ue indichiamo con A la durata dell'anno $3;?,2322 giorni' si avr
1 B
1 B
2:, 33? cos 2 ((B2, ;?C (<, C((
1 2
*
s s m
*
T
dT
*
t

| |
= =
|
\ .
}
"ossiamo ora scrivere l'espressione dell'e!uazione del tempo dovuta all'obli!uit dell'orbita
terrestre. L'ampiezza del seno / ovviamente la met dell'escursione totale precedentemente calcolata
$(<,C((
m
12,<,B;
m
'
( )
2
<, B; B(
(B2, ;2((
m
sen d
t | |

|
\ .
"'uazione del tempo
"er ottenere la durata reale del giorno $giorno vero' / necessario sommare gli effetti
dellQeccentricit e dellQobli!uit. Le due componenti con periodi di un anno e di ; mesi sono sfasate
perch/ la posizione del perigeo non coincide neQ con un e!uinozio, neQ con un solstizio.
.ommiamo prima le e!uazioni relative alla durata di un singolo giorno senza tener conto degli
effetti cumulativi.
( ) ( )
2 2
C, <( cos 3 2:, 33? cos B(
3;?, 2322 (B2, ;2((
s s
d d
t t | | | |

| |
\ . \ .
>sserviamo che il giorno solare pi corto / il (3 .ettembre $circa 22 secondi in meno del giorno
solare medio', mentre il giorno pi lungo / il 2( dicembre $circa 2B secondi in pi del giorno solare
medio'. .ono differenze piccole, che per- si accumulano nel corso dell'anno raggiungendo anche
parecchi minuti prima di cambiare segno.
.ommiamo ora le e!uazioni relative alla durata di un singolo giorno tenendo conto degli effetti
cumulativi.
(33
( ) ( )
2 2
C, ;; 3 <, B; B(
3;?, 2322 (B2, ;2((
m m
sen d sen d
t t | | | |

| |
\ . \ .
>sserviamo che il giorno solare vero pi lungo cade il 33
mo
giorno dellQanno $(3 febbraio' e !uello
pi corto cade il 3:3
mo
giorno dellQanno $3( ottobre'. #noltre il giorno vero dura esattamente 23 ore
come il giorno solare medio 3 volte allQanno
giorno (:; $(; aprile'
giorno (;3 $(3 giugno'
giorno 233 $3( agosto'
giorno 3?B $23 dicembre'
LQe!uazione del tempo 4 tiene conto di !uesti effetti cumulativi e permette di trasformare il tempo
medio 7 $misurato da un orologio' nel tempo vero * $misurato da una meridiana' e viceversa e
viene definita come
* , 7 A 4.
.i noti come, se * / maggiore di 7, sar necessario sottrarre ad 7 il valore di 4 per ottenere il
tempo vero *. .e, ad esempio, il tempo vero * / pari a 23h (:m, !uando lQorologio segna
mezzanotte $tempo medio 7', il giorno vero * non / ancora terminato $mancheranno ancora (:
minuti' e dun!ue per calcolare lQora vera devo sottrarre ad 7 la maggior durata di *.
"er !uesto motivo i segni delle due componenti $eccentricit e obli!uit' dovranno essere cambiati e
lQe!uazione del tempo 4 si scrive
( ) ( )
2 2
C, ;; 3 <, B; B(
3;?, 2322 (B2, ;2((
m m
A sen d sen d
t t | | | |
= +
| |
\ . \ .
.i tenga infine presente che in alcuni vecchi testi lQe!uazione del tempo viene definita come 7 , *
A 4. .i tratta di una formulazione legata al passato, !uando la vita era regolata sul sole e !uindi sul
tempo vero * ed era dun!ue pi utile trasformare lQora indicata da una meridiana $*' nellQora
indicata da un orologio meccanico $7'. .e si utilizza !uestQultima formulazione non / ovviamente
necessario cambiare i segni delle due componenti nellQe!uazione del tempo.
(3?
2142 'alcolo mese sidereo
5elocit angolare orbitale *erra ,
e

sid
*
=
3;:
5elocit angolare orbitale Luna ,
e
L
sid
1
=
3;:
Dopo un mese sinodico $7
sin
' la terra si / spostata rispetto al sole di un angolo
o e = 1
sin
.
La luna, per tornare in congiunzione, dovr coprire il medesimo angolo e, alla velocit e
L
,
impiegher un tempo
o
e
e
e
L
sin

L
sin sid
sid
1
1 1
*
= =

#l mese sinodico sar pertanto uguale al mese sidereo pi il tempo impiegato dalla luna per coprire
lQangolo o
1 1
1 1
*
sin sid
sid sin
sid
= +

e, riordinando
1
* 1
* 1
sid
sid sin
sid sin
=

+
1
* 1
* 1
sin
sid sid
sid sid
=

2143 +o)imento linea dei nodi e degli apsidi lunari


.ia e
nod
la velocit angolare della linea dei nodi rispetto alle stelle fisse e e
L
la velocit angolare
orbitale della luna rispetto alle stelle fisse. "ossiamo considerare ora la velocit relativa della Luna
rispetto ai nodi, come differenza delle due velocit precedenti $e
L
= e
nod
'. "ossiamo cio/ pensare
che i nodi siano fermi rispetto alle stelle fisse e che la luna si muova rispetto a !ueste con una
velocit comprendente anche !uella dei nodi.
.i pensi ad unQautovettura A che viaggia a ?: 0m1h verso unQautovettura E, la !uale si avvicini a
sua volta a 3: 9m1h. #l risultato / il medesimo se si considera una delle due autovetture ferme e
lQaltra con una velocit pari a $?: = $=3:' , B: 9m1h. %el caso in cui lQautovettura E si stia
allontanando nella stessa direzione di A, la sua velocit relativa risulta pari a $?: = 3: , 2: 0m1h'. .i
noti come i valori delle velocit abbiano segno concorde se il loro verso / il medesimo, discorde se
il verso / contrario.
La Luna impiega un mese draconico $7
dra
' a percorrere unQorbita rispetto ai nodi. "ossiamo
pertanto scrivere
1
1
dra
L nod
sid
nod
=

3;: 3;:
3;:
e e
e
e !uindi
e
nod
sid dra
1 1
s . =


= =

3;: 3;: 3;:


23;:?<(?
3;:
23?((3? B
;(3333B3 (: (< 3??
C
. . , . . ,
, 1 , 1
(3;
# nodi ruotano !uindi in senso retrogrado $orario' rispetto alle stelle fisse alla velocit di circa (<I
allQanno e impiegano pertanto
%
nod
=

~
3;:
(< 3?? ,
(B,; anni tropici
per effettuare una rotazione completa.
Analogamente possiamo calcolare la velocit di rotazione degli apsidi lunari rispetto alle stelle fisse
La Luna impiega un mese anomalistico $7
an
' a percorrere unQorbita rispetto agli apsidi. "ossiamo
pertanto scrivere
1
1
an
L aps
sid
aps
=

3;: 3;:
3;:
e e
e
e !uindi
e
aps
sid an
1 1
s . =


= =

3;: 3;: 3;:


23;:?<(?
3;:
2 3B: C(3 2
( 2BB<?<3 (: 3: ;C?;
;
. . , .. . ,
, 1 , 1
6li apsidi lunari ruotano !uindi in senso diretto $antiorario' rispetto alle stelle fisse alla velocit di
circa 3(I allQanno e impiegano pertanto
%
aps
=

~
3;:
3: ;C?; ,
B,B? anni tropici
per completare una rotazione.

2144 <ota%ione linea degli apsidi terrestri @moto diretto del perielioA
La terra impiega un anno anomalistico A
an
a percorrere un orbita rispetto agli apsidi $ad esempio da
perielio e perielio'. "otremo pertanto scrivere
*
*
an
aps
sid
aps
riv
=

3;: 3;:
3;:
e e
e
ed in definitiva
e e
aps
an
riv
*
=
3;:
e
aps
sid an
* *
d . =


= ~

3;: 3;: 3;:


3;? 2?;3;3
3;:
3;? 2?<;3?
B B2<:<CC3 (: ((;:<
;
, ,
, 1 , R1
La linea degli apsidi si muove dun!ue di moto antiorario, concorde con !uello di rivoluzione della
terra. 8i- porta ad una diminuzione della velocit di rivoluzione della terra rispetto agli apsidi. La
rotazione completa della linea degli apsidi rispetto alle stelle fisse si completa !uindi in un periodo
di
%
aps
aps
=

~
3;:
e
(((.;:: anni
(3C
214 5recessione degli e6uino%i
La prima stima moderna della velocit di precessione degli e!uinozi si deve a %e&comb $(B<;' che
trov- per lQanno (<:: il valore e
e!
, ?:,2?; A 2,22 (:
=3
12, che riportato al 2:::, fornisce
?:,2CB12.
Le stime pi recenti dellQ#AK $Knione Astrofisica #nternazionale' danno per il 2::: un valore pari a
?:,2<:<;; per anno giuliano $3;?,2? gsm', pari a 3.B23;<B< (:
=?
I1d
#l moto di precessione della linea degli e!uinozi $precessione generale' / prodotto dallQeffetto del
sole $precessione solare = 33,;12', della luna $precessione lunare = (?,B12' e dei pianeti in senso
diretto $precessione planetaria :,(212'. LQeffetto cospirante del sole e della luna si dice
precessione lunisolare.
#l fenomeno della precessione fu scoperto da #pparco di %icea nel (3< a.8., osservando che le
longitudini eclitticali delle stelle erano tutte aumentate di una stessa !uantit $circa 2I' rispetto ai
valori misurati nel 2B3 a.8. da *imocari. "oich la longitudine eclitticale / la distanza angolare di
una stella rispetto al punto $e!uinozio di primavera', se ne deduce che tale punto si era spostato
nellQarco di (33 anni di circa 2I , C2::\ $circa ?:\ allQanno'.
La velocit di rotazione del punto gamma rispetto agli apsidi / pari a
( ) e e
eq aps
. = = ?: 2<( (( ;:< ;(<:: , , , R1
#l punto gamma completa dun!ue una rotazione rispetto agli apsidi $sempre in senso retrogrado' in
un periodo di circa
3;: ;: ;:
;(<
2:<3:

~
, R1
.
.
anni
#n altre parole ogni 2(.::: anni circa lQasse terrestre esegue una rotazione completa rispetto alla
linea degli apsidi e le stagioni si ribaltano ogni (:.?:: anni.
%el 2::: i solstizi disteranno dagli apsidi circa (3I $(2,<332I , 3; ;::\ = 7eeus (<B?'. *ale
angolo / coperto in
3;;::
;(<
C?:
R
, R1 .
~ anni tropici
.e ne deduce che intorno al (2?: d.8. il solstizio dQestate coincideva con lQafelio $coincidenza
apsidi = solstizi'. "oich, infine, la linea degli e!uinozi compie un !uarto di giro ogni ?.2?: anni
circa $2(.:::13' gli e!uinozi verranno a coincidere con gli apsidi $e!uinozio di primavera in
perielio' verso il ;?:: d.8.
#n modo analogo possiamo calcolare il periodo di rotazione della linea degli e!uinozi $e
e!
' rispetto
alle stelle fisse
%
eq
=

~
3;: ;: ;:
?: 2<( ,
2?.CC: anni tropici
detto anno platonico.
$Anno platonico , 2?.CC: anni tropici'.
*enendo conto che una costellazione dello zodiaco ha unQampiezza di 3:I, gli e!uinozi $ed i
solstizi' percorrono ciascuna costellazione in (1(2 di anno platonico, pari a circa 2.(?: anni. .e
lQe!uinozio di primavera cadeva 2::: anni fa nella costellazione dellQAriete, oggi cade nei "esci.
(3B
214! Anno .ropico
LQanno tropico viene spesso definito come il tempo necessario affinch il sole compia una
rivoluzione rispetto al punto gamma $intervallo tra due e!uinozi di primavera'. #n realt il valore
che viene normalmente associato allQanno tropico $3;?,232(<: gsm' / un valore medio ?anno
tropico medio'. #nfatti la durata dellQanno tropico dipende dal punto dellQorbita che si prende come
riferimento ed il suo valore / ad esempio diverso se lo si misura rispetto allQe!uinozio dQautunno o
ad uno dei due solstizi.
La causa di tali differenze va ricercata nel fatto che la terra non completa la sua orbita !uando
ritorna allo stesso e!uinozio o allo stesso solstizio $per il moto di precessione di tali punti' ed il
tratto parziale di orbita che ha percorso viene compiuto in tempi differenti in relazione alla diversa
velocit con cui si muove nei diversi punti della sua orbita.
La velocit lineare $v' e angolare $e' della terra lungo la sua orbita dipendono dalla sua distanza J
dal sole secondo le relazioni
( ) v G 1 1
/ a
'
= +
|
\

|
.
|
2 (
e =
v
/
con
7
.
$massa del .ole' , (.<B<( (:
33
g
7
*
$massa della *erra' , ?,<C32 (:
2C
g
6 $costante di gravitazione universale' , ;,;C2?< (:
=B
a $distanza media .ole=*erra , semiasse maggiore dellQorbita , ( KA' , (.3<?<CBC (:
(3
cm
8alcoliamo la sua velocit media rispetto allQorbita
e
t
= = =

2
(C2:(<C (: 3(:;;;B (:
2 2
*
rad d arcsec s
an
, 1 , 1
"ossiamo allora calcolare la durata dellQanno tropico medio sottraendo allQanno anomalistico
$tempo necessario per percorrere lQintera orbita da perielio a perielio' il tempo mediamente
necessario alla *erra per coprire lQangolo di precessione che fa annualmente slittare e!uinozi e
solstizi rispetto agli apsidi $;(,< secondi dQarco'
;(<
3(:;C (:
(?:C : :(C3?
2
,
,
,

~ =

s d
LQanno tropico / dun!ue mediamente :,:(C3? giorni pi breve dellQanno anomalistico $3;?,2?<;3 =
:,:(C3? , 3;?,232(<'.
.e consideriamo la velocit massima $in perielio' e minima $in afelio' con cui la terra si muove
possiamo calcolare !uale / il valore minimo e massimo che pu- assumere lQanno tropico.
La distanza J della terra dal sole si pu- determinare scrivendo lQe!uazione in coordinate polari di
unQellisse
( )
/
a e
e
=

+
(
(
2
cosu
dove
e $eccentricit dellQorbita terrestre' , :,:(;C2
a $distanza media .ole=*erra , semiasse maggiore dellQorbita , ( KA' , (.3<?<CBC (:
(3
cm
u , angolo antiorario che il raggio vettore J forma con la direzione sole=perielio
(3<
"oich
u , :I in perielio e cos :I , (
u , (B:I in afelio e cos (B:I , =(
le corrispondenti distanze minima e massima valgono
( ) / a e
min
= (
( ) / a e
maP
= + (
Ktilizzando la distanza minima si otterr la velocit massima $in perielio', mentre la distanza
massima fornir la velocit minima $in afelio'
( )
e
maP
min
min
, 1 , 1 =
+
|
\

|
.
|
= =

G 1 1
/ a
/
rad s arcsec s
'
2 (
2 :?<: (: 3 23C: (:
C 2
( )
e
min
maP
maP
, 1 , 1 =
+
|
\

|
.
|
= =

G 1 1
/ a
/
rad s arcsec s
'
2 (
(<2?<3 (: 3 <C2? (:
C 2
il tempo minimo e massimo necessario alla *erra per coprire lQangolo di $;(,< secondi dQarco'
;(<
(3?C 23 (C : :(;B;<
,
,
maP
e
~ = = s d
m s
;(<
(??B 2? ?B : :(B:3?
,
,
min
e
~ = = s d
m s
LQanno tropico pu- !uindi durare approssimativamente dai 23 ai 2; minuti in meno dellQanno
anomalistico, a seconda del punto dellQorbita che si prende come riferimento.
*enendo conto che attualmente la linea degli e!uinozi forma un angolo di circa (3I con la linea
degli apsidi / possibile stimare la durata dellQanno tropico rispetto ai !uattro diversi punti
e!uinoziali e solstiziali.
(3:
La distanza *erra=.ole e la velocit angolare nei punti e!uinoziali e solstiziali possono essere
calcolate conoscendo lQangolo u che il raggio vettore forma con la direzione .ole="erielio. *ale
angolo vale rispettivamente
4!uinozio "rimavera u , <:I = (3I J , (,3<:: (:
(3
cm e , :.:3(3: arcsec1s
.olstizio 4state u , (B:I = (3I J , (,?2:3 (:
(3
cm e , :.:3<C; arcsec1s
4!uinozio Autunno u , 2C:I = (3I J , (,?:(2 (:
(3
cm e , :.:3:CB arcsec1s
.olstizio #nverno u , 3;:I = (3I J , (,3C(; (:
(3
cm e , :.:3233 arcsec1s
.i determina di conseguenza la relativa lunghezza dellQanno tropico come differenza rispetto
allQanno anomalistico
A
an
= A
tr
Anno *ropico A
6r
= A
tr
4!uinozio "rimavera (.3<? s , :,:(C3: d 3;?,23233 :,:::(C d
.olstizio 4state (.??C s , :,:(B:2 d 3;?,23(;( :,:::B< d
4!uinozio Autunno (.?(B s , :,:(C?C d 3;?,232:C :,:::33 d
.olstizio #nverno (.3?< s , :,:(;B< d 3;?,232C? = :,:::2? d
7edia (.?:C s , :,:(C3? d 3;?,232(< :,:::3( d
.ullQultima colonna compare la differenza tra lQanno gregoriano $3;?,232?' e lQanno tropico. .i noti
come lQassunzione dellQ4!uinozio di "rimavera come punto di riferimento per la misura dellQanno
tropico rende attualmente minima la sfasatura con il calendario gregoriano.
%>*A
6li algoritmi di 7eeus $(<B?' generano per il 2::: una durata dellQanno tropico $misurata in tempo
delle effemeridi 4*' leggermente diversa

Anno *ropico A
6r
= A
tr
4!uinozio "rimavera 3;?,2323CC :,:::(23 d
.olstizio 4state 3;?,23(;2< :,:::BC( d
4!uinozio Autunno 3;?,232:2( :,:::3C< d
.olstizio #nverno 3;?,232C33 = :,:::233 d
7edia 3;?,232(<3 :,:::3:C d
*ali durate sono perfettamente coerenti con un angolo di (;,BI tra linea degli e!uinozi e linea degli
apsidi, mentre gli stessi algoritmi forniscono un angolo di (2.<332I.
214" 1ata degli e6uino%i e dei solsti%i
"er determinare la data degli e!uinozi e dei solstizi / necessario osservare come la durata dellQanno
tropico, precedentemente calcolata per ciascun e!uinozio e per ciascun solstizio, si riferisca ai
cosiddetti equinozi e solstizi medi, in assenza cio/ dei fenomeni di nutazione e aberrazione. 6li
equinozi ed i solstizi veri possono cadere fino a !ualche decina di minuti prima o dopo la data
prevista per gli e!uinozi ed i solstizi medi.
6li algoritmi di 7eeus $(<B?' generano per il 2::: i seguenti valori per gli e!uinozi ed i solstizi
medi e veri $tempo delle effemeridi 4*'
(3(
data giuliana $medio' medio vero
e!uinozio di marzo 2 3?( ;23, B:3 3<C OD 2:
d
C
h
(B
m
(<,<
s
2:
d
C
h
3(
m

solstizio di giugno 2 3?( C(;, ?;2 (2C OD 2:
d
(
h
2<
m
2C,B
s
2:
d
(
h
3;
m

solstizio di settembre 2 3?( B(:, 2(( C22 OD 22
d
(C
h
3
m
?2,B
s
22
d
(C
h
23
m

solstizio di dicembre 2 3?( <::, :?3 (<( OD 2(
d
(3
h
(B
m
2,(
s
2(
d
(3
h
3;
m

"er determinare la data dellQe!uinozio1solstizio medio in un intervallo di anni non eccessivamente
esteso, calcoliamo la differenza L tra anno giuliano $3;?,2?' ed anno tropico. 4Q allora facilmente
verificabile che@
- se lQanno successivo non / bisestile, lQe!uinozio1solstizio medio avanza di $;
h
= L'
- se lQanno successivo / bisestile, lQe!uinozio1solstizio medio retrocede di $(B
h
A L'
( ) ( ) ( ) ( )
( E( E( E( (
U U U U + + + +

; ; ; (B
essendo L@
4!uinozio di marzo L , 3;?,2? = 3;?,23233 , :.::C;C d ~ ;;2,C s ~ ((.:3? m
.olstizio di giugno L , 3;?,2? = 3;?,23(;( , :,::B3< d ~ C23,< s ~ (2.:B2 m
4!uinozio di settembre L , 3;?,2? = 3;?,232:C , :,::C<3 d ~ ;B?,2 s ~ ((.3(< m
.olstizio di inverno L , 3;?,2? = 3;?,232C? , :,::C2? d ~ ;2;,3 s ~ (:.33: m
7edio L , 3;?,2? = 3;?,232(< , :,::CB( d ~ ;C3,B s ~ ((.23; m
Ad esempio, partendo dai valori dati per il 2:::, si calcola per i 3 anni successivi
Anno
primavera
$L , ((.:3?
m
'
estate
$L , (2.:B2
m
'
autunno
$L , ((.3(<
m
'
inverno
$L , (:.33:
m
'
2::: 2:
d
:C
h
(B,332
m
2(
d
:(
h
2<.3;3
m
22
d
(C
h
:3,BB:
m
2(
d
(3
h
(B.:3?
m
2::( 2:
d
(3
h
:C,2BC
m
2(
d
:C
h
(C.3B(
m
22
d
22
h
?3,3;(
m
2(
d
(<
h
:C.?<?
m
2::2 2:
d
(B
h
?;,232
m
2(
d
(3
h
:?.2<3
m
23
d
:3
h
32,:32
m
22
d
::
h
?C.(??
m
2::3 2(
d
::
h
3?,(<C
m
2(
d
(B
h
?3.2(C
m
23
d
(:
h
3:,;23
m
22
d
:;
h
3;.C(?
m
2::3 2:
d
:;
h
33,(?2
m
2(
d
::
h
3(.(3?
m
22
d
(;
h
(<,2:3
m
2(
d
(2
h
3;.2C?
m
La data degli e!uinozi e dei solstizi oscilla dun!ue sia per il meccanismo del calendario $che alterna
anni civili di 3;? giorni ad anni di 3;;', sia per i fenomeni di nutazione ed aberrazione. 8osM
lQe!uinozio di primavera cade il (<12( marzo
il solstizio dQestate cade il 2:122 giugno
lQe!uinozio di autunno cade il 22123 settembre
il solstizio dQinverno cade il 2:122 dicembre
La data media sta comun!ue impercettibilmente variando poich lQanno tropico ha una diversa
durata rispetto allQanno gregoriano su cui si basa il nostro calendario. Ad esempio lQe!uinozio
medio di primavera anticipa di :.:::(C giorni allQanno, mentre il solstizio dQinverno posticipa di
:.:::2? giorni $dal riallineamento gregoriano del calendario avvenuto verso la fine del (?:: ad
oggi lQe!uinozio ha !uindi anticipato di circa (?
s
mentre il solstizio ha posticipato di circa 22
s
'
(32
214# 1ata afelioEperielio
"er determinare la data in cui la terra si trova in corrispondenza degli apsidi / necessario osservare
come la durata dellQanno anomalistico si riferisca al baricentro del sistema terra=luna. 8osM il
momento di distanza massima o minima tra il centro della terra ed il centro del sole pu- differire
fino ad oltre un giorno da !uello del baricentro.
6li algoritmi di 7eeus $(<B?' generano per il 2::: i seguenti valori $tempo delle effemeridi 4*'
data giuliana
"erielio 2 3?( ?3C, ?(: 2C2 OD :3
d
gennaio ::
h
(?
m
2;,B
s

Afelio 2 3?( C3:, (3: ?3< OD :3
d
luglio (?
h
22
m
23,?
s

"er determinare la data dellQafelio1perielio medio in un intervallo di anni non eccessivamente
esteso, calcoliamo la differenza L tra anno anomalistico ed anno giuliano $3;?,2?'.
L , 3;?,2?<;3 = 3;?,2? , :.::<;3 d ~ B32,<
s
~ (3,BB2
m
4Q allora facilmente verificabile che@
"er il "erielio
- se lQanno di partenza / bisestile il perielio successivo retrocede di $(B
h
= L'
- se lQanno di partenza non / bisestile il perielio successivo, avanza di $;
h
A L'
( ) ( ) ( ) ( )
( E( E( E( (
U U U U + + + + + +

(B ; ; ;
"er lQAfelio
- se lQanno successivo non / bisestile, lQafelio avanza di $;
h
A L'
- se lQanno successivo / bisestile, lQafelio retrocede di $(B
h
= L'
( ) ( ) ( ) ( )
( E( E( E( (
U U U U + + + + + +

; ; ; (B
Ad esempio, partendo dai valori dati per il 2:::, si calcola per i 3 anni successivi
Anche la data degli apsidi oscilla sia per il meccanismo del calendario, sia per lQazione della luna.
La data media sta comun!ue lentamente posticipando poich lQanno anomalistico / ben :.:(C(3
giorni pi lungo dellQanno gregoriano. 8i- significa che la data degli apsidi posticipa di un giorno
ogni ;: anni circa $(1:.:(C(3 ~ ;:'. 8osM allQinizio del (<:: la data del perielio oscillava tra il 213
Anno
perielio
$L , (3.BB2
m
'
gennaio
afelio
$L , (3.BB2
m
'
luglio
2::: :3
d
::
h
(?,33C
m
:3
d
(?
h
22.3<(
m

2::( :3
d
:;
h
2<,323
m
:3
d
2(
h
3;.2C3
m

2::2 :3
d
(2
h
33,2((
m
:?
d
:3
h
?:.(??
m

2::3 :3
d
(B
h
?C,:<3
m
:?
d
(:
h
:3.:3C
m

2::3 :3
d
:(
h
(:,<C?
m
:3
d
(;
h
(C.<(<
m

(33
gennaio e !uella dellQafelio tra il 313 luglio, mentre ora oscillano rispettivamente tra il 313 gennaio
ed il 31? luglio.
214$ Effetto della precessione sulle coordinate celesti
*enendo presente che lQeclittica / inclinata di 23I 2;Q 2(\ $~ 23,33I' rispetto allQe!uatore celeste /
possibile calcolare facilmente lQeffetto della precessione sulle coordinate e!uatoriali $Ascensione
Jetta e Declinazione'.
Detta e

la velocit di rotazione del punto gamma $e

, e
e!
, = ?:,2<(\12', le componenti di tale
velocit lungo lQe!uatore e lungo il meridiano celeste fondamentale $coluro' sono rispettivamente
e e
*/
. = = cos , , R1 23 33 3;(3

e e
o
= = sin . 23 33 2: : , , R1
2141&,iorno siderale
#l giorno siderale / il periodo di rotazione della terra misurato rispetto al punto gamma $intervallo
di tempo tra due culminazioni successive del punto gamma'. "oich il punto gamma si muove di
moto retrogrado $orario', con una velocit rispetto allQe!uatore celeste pari a
e e
*/
. s = = =

cos , , R1 , 1 23 33 3;(3 3 :;( (:


(:
La velocit di rotazione della terra rispetto al punto gamma sar al solito pari alla differenza tra la
velocit di rotazione della terra rispetto alle stelle fisse e la velocit e!uatoriale del punto gamma
$sempre rispetto alle stelle fisse'
( ) e e e
*/
rot
= =



3;:
B;(;3 :<B<
3 :;( (:
(:
,
,
(33
La rotazione della *erra rispetto al punto gamma si completa dun!ue in un periodo di
%

e
=

~
3;:
B;.(;3,:<:? s
detto giorno siderale, il !uale risulta pertanto B,3 (:
=3
s pi breve del giorno sidereo.
(3?
22 Appendice 3 - 3otometria
La fotometria studia e misura gli effetti delle radiazioni luminose sull'occhio umano, tentando di
determinarne le relazioni $per lo pi empiriche' con le grandezze energetiche che caratterizzano la
radiazione luminosa.
#l problema si presenta complesso in !uanto radiazioni luminose a diversa lunghezza d'onda e a
diverso contenuto energetico possono produrre la medesima sensazione visiva.
8hiamiamo radiazione luminosa o luce l'intervallo dello spettro elettromagnetico compreso tra le
lunghezze d'onda che vanno da :,3 a :,C in grado di generare una sensazione visiva al nostro
occhio.
2241 Intensit luminosa I
L'intensit di emissione luminosa / la potenza emessa sotto forma di luce entro l'angolo solido
unitario $( steradiante , ( radiante
2
'.
Jicordiamo che ( steradiante $sr' / l'angolo solido sotto il !uale un osservatore posto al centro di
una superficie sferica vede una calotta sferica di superficie J
2
. 4ssendo l'intera superficie sferica
pari a 3tJ
2
, l'intero angolo solido sar pari a 3t steradianti.
%el .istema .# l'unit fotometrica fondamentale / la candela ?cdN, che misura l'intensit I di una
sorgente luminosa. 4ssa viene naturalmente definita in funzione di un campione luminoso,
convenzionalmente individuato. Kn tempo la candela veniva definita come (1;: dell'intensit
luminosa prodotta da ( cm
2
di corpo nero a 2:32I9 $temperatura di fusione del platino'. %el (<C<
la L5# 8onferenza 6enerale dei "esi e delle 7isure definM la candela come lQintensit luminosa di
una sorgente di potenza (1;B3 G1sr che emette una radiazione monocromatica di ?,3: (:
(3
Nz $ ,
???,:(; nm'
2242 3lusso luminoso u
.i definisce flusso luminoso u il prodotto dell'intensit luminosa per l'angolo solido O attraverso
cui la luce diffonde. La sua unit di misura / la candela
.
steradiante $cd
.
sr' o lumen $lm'.
u = I O
Kna sorgente luminosa puntiforme che diffonda luce in tutte le direzioni $sull'intero angolo solido'
produce un flusso luminoso di 3t lumen.
2243 9rillan%a 9
"er sorgenti estese $non puntiformi' viene definita la brillanza ( $o luminanza o splendore' come
l'intensit di emissione dell'unit di superficie in direzione ortogonale alla superficie stessa. %el
caso la direzione di emissione formi un angolo con la direzione normale alla superficie, la
superficie emittente va moltiplicata per cos. La sua unit di misura / la candela1m
2
$o nit $nt', nel
.istema .#' o candela1cm
2
$o (til- $sb', nel sistema cgs'.
(:
I
A cos
2244 Illuminamento E
"er misurare gli effetti della luce che colpisce una superficie . si definisce l'illuminamento A, come
il flusso che colpisce l'unit di superficie ., disposta perpendicolarmente ai raggi luminosi. La sua
unit di misura / il lumen1m
2
$o lu3 $lP', nel sistema .#' o lumen1cm
2
$nel sistema cgs'. %el caso il
(3;
flusso formi un angolo u con la direzione normale alla superficie, il suo valore va moltiplicato per
cosu.
A :
u
.
cos0
Kna sorgente puntiforme di intensit I posta al centro di una superficie sferica di raggio J incide su
di essa con un flusso pari a 3tI lumen. L'unit di area di tale superficie viene perci- illuminata da
A :
I I u
. J
luP =

=
3
2
t
t

3 J
2
$ '
"ossiamo definire !uindi ( luP come l'illuminamento a cui / sottoposta una superficie di ( m
2
posta
alla distanza di ( m da una sorgente di ( candela che la illumini ortogonalmente con un flusso di (
lumen.
La relazione precedente mostra anche come l'illuminamento a cui / sottoposta una superficie /
direttamente proporzionale all'intensit luminosa della sorgente ed inversamente proporzionale al
!uadrato della sua distanza.
.e due sorgenti luminose di diversa intensit $ I
(
e I
2
' e a diversa distanza $J
(
e J
2
' illuminano una
superficie allo stesso modo $A , cost' allora deve valere
( ) ( )
2
2
2
2
(
(
/
I
/
I
=
e anche
2
2
(
2
(
|
|
.
|

\
|
=
/
/
I
I
8ome / gi stato detto uno degli scopi della fotometria / !uello di correlare il flusso luminoso alla
potenza $energia per unit di tempo' trasportata dal fascio di radiazione ottica.
#l primo problema che si presenta / legato al fatto che il nostro occhio non / egualmente sensibile a
tutte le lunghezze d'onda ottiche, ma presenta un massimo di sensibilit per la luce di :,???
$giallo=verde'.
.i definisce a tal proposito il coefficiente di visibilit K

come il rapporto tra il flusso luminoso ed il


corrispondente flusso energetico $in &att' portati da una radiazione monocromatica di lunghezza
9 lm G
lum
en

=
u
u
$ 1 '
#l valore massimo di tale coefficiente si ha appunto per la radiazione di :,??? e vale
K lm &
: ???
;B3
,
1 ~
A parit di energia trasportata dal raggio luminoso la sensazione ottica diminuisce di intensit man
mano che ci discostiamo da tale lunghezza d'onda. "er determinare l'entit di tale diminuzione si
calcola il cosiddetto fattore di visibilit relativa $5

' di una radiazione ottica di lunghezza d'onda .


5
9
9


=
: ??? ,
(3C
"er determinare il valore di tale fattore per le diverse lunghezze d'onda visibili / possibile misurare
e rapportare l'energia portata da un fascio di radiazione a :,??? e l'energia trasportata da un fascio
di radiazione di lunghezza d'onda , stimato di egual intensit luminosa $in grado di generare cio/ la
medesima sensazione ottica'.
#l fattore di visibilit relativa varr dun!ue ( per la radiazione di lunghezza :,??? e assumer
valori via via inferiori per le altre lunghezze d'onda ottiche, azzerandosi intorno a :,3 e :,C.
()

V
1
0,5
0, 0,! 0,5 0,"
"ossiamo provare a stimare la visibilit media sovrapponendo alla curva una gaussiana
normalizzata $media 7 , :, scarto !uadratico medio o , (, ordinata massima +$7' , ( 2t ,
:,3<B<3, area totale , (' in cui i valori estremi $:,3 = :,C' coincidano con i valori standardizzati =3,?
e A3,? corrispondenti ad una area praticamente pari ad ( $W :,<<<'.
##,$%
#5,""%
!&,'!%
3o
2o
(1 (' ($ )1 )'
0,$#&#
)$
o
L'ordinata media / pari all'area $(' diviso l'ascissa relativa $A3,? = $=3,?' , C' e vale !uindi (1C.
"ossiamo ora impostare una proporzione tra la gaussiana e la curva di visibilit tra le corrispondenti
ordinate massime e medie
:,3<B<3 @ ( , (1C @ P
che ci fornisce una visibilit media di circa il 3?,B S
La relazione che lega il flusso luminoso alla potenza "

del fascio per unit di area ed alla sezione
trasversale . del fascio /


d ' % 0 K
:
??? , :
}

= u
dove l'integrale viene esteso per consuetudine da zero ad infinito, ma si azzera al di fuori
dell'intervallo di visibilit poich in tal caso si annulla 5

.
(3B
224 'alcolo 6uantit fotometric(e solari
#ntegrando l'e!uazione di "lanc0 per un corpo nero alla temperatura di ?CCB I9 $temperatura
efficace del sole' da :,3< a :,C2 si ottiene l'emissione ottica unitaria del sole, pari a 2,?2 (:
C
&att1m
2
.
8alcoliamo ora l'emissione ottica totale moltiplicando per la superficie solare $;,:BC (:
(B
m
2
',
ottenendo (,?33 (:
2;
&att. 4ssendo l'energia portata su tutte le lunghezze d'onda del visibile,
utilizziamo il fattore medio di visibilit relativa pari a :,3C per calcolare il fattore di visibilit solare
K K 0
sole medio
= = ~
: ???
;B3 : 3?B 23?
,
, lumen 1 &att
il flusso del sole varr allora
u
sole
lumen = = (?33 (: 23? 3 C; (:
2; 2B
, ,
La sua intensit luminosa sar
I =
u
O
=

~
3 C; (:
3
3 (:
2B
2C
,
t
candele
la sua brillanza
(:
I
*
nit =

~
3 :; (:
; :BC (:
? (:
2C
(B
B
,
,
' $cd 1 m
2
mentre, ricordando che la terra dista dal sole J , (,3<; (:
((
m, l'illuminamento solare cui /
sottoposta la terra $al di fuori dell'atmosfera' sar
A :
I I u
' /
luT =

= =

=
3 3 :; (:
2 23B (:
(33 (:
2
2C
22
?
t
t

3 J

2
,
,
,
224! 3otometria stellare
La prima misura dell'intensit luminosa delle stelle fu naturalmente eseguita confrontando le stelle
per mezzo dell'occhio $luminosit visuale'. 8osM #pparco, nel ## sec. a.8., aveva fissato una scala
empirica, detta delle magnitudini apparenti $m', comprendente ; gradi di luminosit. .econdo tale
scala la stella pi luminosa del cielo risultava essere di prima magnitudine $m , (' ed era ? volte pi
luminosa di una $appena visibile' di sesta magnitudine $m , ;'.
Le magnitudini sono dette apparenti poich il loro valore, a parit di intensit luminosa, dipende
anche dalle distanza delle stelle.
Kna profonda revisione si ebbe nella seconda met dell'ottocento !uando si scoprM che la sensazione
visiva $.' non / direttamente proporzionale all'intensit $l' dello stimolo luminoso percepito, ma al
suo logaritmo. *ale relazione viene espressa dalla legge di +echner e Geber.
l K '
(:
log =
che, nel caso di una stella, lega la magnitudine apparente m, alla luminosit apparente l $misurata in
genere in luP'
- 9 l # m
(:
log =
8 / una costante $costante di zero' il cui valore dipende dalle unit di misura usate per esprimere la
luminosit e dal valore assunto convenzionalmente come zero per la scala delle magnitudini
"oich/ tramite registrazioni fotometriche $Nerschel' una stella di prima magnitudine risult- essere
in realt (:: volte pi luminosa di una di ; magnitudine, la costante 0 assume il valore =2,?. #nfatti
(3<
m m 9 9 0
; ( (: (: (:
= = log log log l " l
l
l
J ,
J
,
e !uindi
? 2
(:
= = 0 0 log $ '
,
,88
0 , =2,?
La relazione fondamentale della fotometria stellare diventa !uindi $relazione di %ogson'
m m
2 ( (:
2 ? = , log
l
l
3
,
e !uindi
( ) ( )
3
,
l
l
m m m m
(: ( 2 ( 2
log 3 , :
? , 2
(
= =
passando infine all'antilogaritmo
( )
( )
( )
( )
( )
( )
( 2
( 2
( 2
( 2
?(2 , 2 (: (: (:
? 2 3 , : 3 , : m m
m m
m m
m m
3
,
l
l

~ = = =
.e dobbiamo ad esempio confrontare la luminosit di .irio m , = (,3? con !uella di Aldebaran $m ,
:,B?' troveremo
( ) ( ) ( )
3 , B ?(2 , 2 ?(2 , 2 ?(2 , 2
3 , 2 3? , ( B? , :
( 2
= = = ~
m m
3
,
l
l
.irio dun!ue / apparentemente circa B,3 volte pi luminoso di Aldebaran.
"er ogni grado di magnitudine $m
2
= m
(
, (' la luminosit apparente aumenta di circa 2,?(2 volte.
8ome per ogni scala convenzionale anche nel caso delle magnitudini apparenti / necessario fissare
un punto zero.
5iene dun!ue definita di magnitudine visuale apparente zero $m
vis
, :' una stella che produca $al di
fuori dell'atmosfera' un illuminamento di 2,;C (:
=;
luP.
La costante di zero assume in tal caso il valore
: 2 ?
(:
= , log 35J; ,8 9-
"J
0
-
0
: ",+5H+2
Jicordando che il sole fornisce un illuminamento di (,33 (:
?
luP, possiamo allora calcolarne
facilmente la magnitudine apparente $visuale'
m m m
0 2 ( (: (:
: 2 ? 2 ? 2; C? = = =


, log , log ,
A
A
,5+2 ,8
35J; ,8
8
F
"J
La magnitudine visuale / naturalmente correlata al flusso ottico $spettro visibile' che ci proviene
dalle stelle. )uando invece si misura il flusso energetico su tutte le lunghezze d'onda, si ottiene la
magnitudine bolometrica. Anche in !uesto caso / necessario fissare un punto zero. 5iene definita di
magnitudine bolometrica apparente zero $m
bol
, :' una stella che produca $al di fuori dell'atmosfera'
una potenza unitaria di 2,?; (:
=?
erg1$s cm
2
'.
La costante di zero assume in tal caso il valore
: 2 ?
(:
= , log 35FJ ,8 9-
"F
b
(?:
-
b
: ",,52G
Jicordando che il sole fornisce una potenza unitaria $costante solare' di (,3;B (:
;
erg1$s cm
2
',
possiamo calcolarne la magnitudine apparente $bolometrica'
m m m
2 ( (: (:
: 2 ? 2 ? 2; B2 = = =


, log , log ,
&
&
,5+JG ,8
35FJ ,8
8
J
"F
)ualora si conosca la distanza J di una stella dalla terra se ne pu- calcolare anche la luminosit
intrinseca L $espressa come intensit luminosa o come flusso luminoso'
u = A : A . lumen 3 J
2
t
.apendo ad esempio che .irio dista B,; al $B,(3; (:
(;
m' e che la sua magnitudine apparente vale m
, = (,3? determiniamo@
= l'illuminamento, che / 2,?(2
(,3?
, 3,B volte superiore a A
o
e pari !uindi a circa (:
=?
luP
= il flusso, pari a
( )
2
2 =? (; 2<
3 J ,(: 3 B,(3; (: ,B,32 (: A lumen = t t u
= l'intensit luminosa, pari a I :
2 2
u
t t
=

=
B 32 (:
; ;2 (:
2<
2B
,
, candele
scopriamo cosM che .irio / 2(,; volte pi luminoso del sole
8ome si vede / scomodo confrontare le luminosit intrinseche delle stelle utilizzando lumen e
candele. .i / perci- convenuto di misurare la luminosit intrinseca di una stella utilizzando la scala
di #pparco, dopo aver azzerato le differenze di distanza portando tutte le stelle a (: parsec.
La magnitudine apparente che una stella verrebbe a possedere se fosse posta a (: parsec / detta
magnitudine assoluta 7.
8osM una stella di luminosit intrinseca L $flusso' e distanza J, che presenta un luminosit apparente
l $illuminamento' pari a
l :
L
2 /
3
t
posta a (: parsec presenterebbe una luminosit apparente l
(:
pari a
( )
3
,8
,8# 2
L
: l
t
dove # / un coefficiente $pari a 3,:B?C (:
(;
m1pc' che trasforma i parsec in m
Applicando la formula di "ogson a !uesti due valori di luminosit apparente, si ottiene
m m
2 ( (:
2 ? = , log
l
l
3
,

( )
2
(: (:
log ? , 2 log ? , 2
|
.
|

\
|
= =
/
,8#
,8# 2 L
/ 2 L
1 m
3
3
t
t
4ssendo J10 la distanza della stella espressa in parsec, la relazione diventa
(?(
2
(:
2
(:
log ? , 2 log ? , 2
|
|
.
|

\
|
=
|
|
.
|

\
|
=
,8
/
/
,8
1 m
pc
pc
( )
2
(:
2
(:
log ? , 2 log ? , 2 ,8 / 1 m
pc
=
m 7 = ? ?
(:
log /
pc
4ssendo la !uantit $m=7' correlata alla distanza della stella, essa viene detta modulo di distanza.
.apendo che il sole dista dalla terra (,3<; (:
((
m pari a 3,B3B (:
=;
parsec, possiamo determinarne la
magnitudine assoluta visuale e bolometrica
1 m
vis vis
= + = + =

? ? 2; C? ? 3 B3B (: ? 3 B2
(: (:
;
log , log , , /
pc
1 m
bol bol
= + = + =

? ? 2; B2 ? 3 B3B (: ? 3 C?
(: (:
;
log , log , , /
pc
La magnitudine assoluta di .irio $m , = (,3? F J , 2,;3 pc' sar
1 = + = ( 3? ? 2 ;3 ? ( 332
(:
, log , ,
La magnitudine assoluta di Aldebaran $m , :,B? F J , (B,3 pc' sar
7 = + = : B? ? (B 3 ? : 3C
(:
, log , ,
8osM la differenza di magnitudine assoluta tra .irio e il Aldebaran / (,33 = $=:,3C' , (,<(
.copriamo cosM che .irio / in realt circa 2,?(2
(,<(
, ?,B volte meno luminoso di Aldebaran.
*enendo poi conto che la luminosit apparente che segna il punto zero della scala delle magnitudini
apparenti / 2,;C (:
=;
luP $lumen1m
2
', possiamo trovare il corrispondente valore $7 , :' per la scala
delle magnitudini assolute, calcolando la corrispondente luminosit intrinseca visuale a (: parsec
( ) ( ) L : l 2 ,8# : 35J; ,8 2 ,8 +58GF; ,8
3
"J ,J
3
= t t 3(< (:
3:
, lumen
corrispondenti ad un'intensit luminosa di 2,?3 (:
2<
candele
7entre, ricordando che il punto zero delle magnitudini apparenti bolometriche / 2,?; (:
=?
erg1$s
cm
2
', la corrispondente luminosit intrinseca bolometrica a (: parsec sar
( ) ( ) L : l 2 ,8# : 35FJ ,8 2 ,8 +58GF; ,8
3
"F ,G
3
= t t 3 :? (:
3?
, s cm
=( =2
erg
#n !uesto modo la relazione di "ogson
m m
2 ( (:
2 ? = , log
l
l
3
,
pu- essere utilizzata anche per calcolare la magnitudine assoluta, sostituendo alle luminosit
apparenti le luminosit intrinseche della stella e del punto zero
1
vis
=

: 2 ?
(:
, log
L
+5,H ,8
+8
1
bol
=

: 2 ?
(:
, log
L
+58F ,8
+F
(?2
1agnitudine assoluta di , candela 1 =

= 2 ? C3 ?
(:
, log ,
,
35F2 ,8
3H
1agnitudine apparente di , luT m =

= 2 ? (3 <
(:
, log ,
,
35J; ,8
"J
Formula di /ussell
La relazione di "ogson pu- essere utilizzata per ottenere una relazione tra la 7agnitudine, la
*emperatura ed il Jaggio $in unit solari J ' di una stella. #ndicando rispettivamente con 7
5
e 7
5
la magnitudine visuale assoluta di una stella e del sole possiamo scrivere
1 1
0 0
=

2 ?
(:
, log
L
L
v
v
"er determinare lQemissione di una stella in corrispondenza di una certa lunghezza dQonda
possiamo ricorrere allQe!uazione di "lanc0 che descrive il comportamento emissivo di un radiatore
perfetto $corpo nero', fornendoci la !uantit di energia $erg' emessa, per unit di tempo $s' e di
superficie radiante $cm
2
', da un corpo alla temperatura * $9' in corrispondenza della lunghezza
dQonda $cm'.
' s cm $
(
( (: C32 , 3
(
( 2
( = 3 =
33< , ( ?
?
?
2
' , $
erg
e e
$c
&
#
$c


t
"ossiamo ora stimare lQenergia emessa nellQintorno della lunghezza dQonda , calcolando lQarea
sottesa allQintervallo A centrato in . #n prima approssimazione esso / pari allQarea del rettangolo
avente base A e altezza G
$*'
.
%el nostro caso, dovendo valutare lQemissione nel visibile , ?,? (:
=(:
cm, la relazione diventa
( )
&
e
e
erg


$ ' ,
,
,
,
, $ ' =


A A
3 C32 (:
? ? (:
(
(
C 3 (:
(
(
?
?
? ( 33<
? ?(:
(;
2;(;3
?
cm s
=2 =(
La luminosit assoluta visuale della stella sar pari allQenergia emessa nel visibile dallQintera
superficie.
L & /
v
=
$ '
A 3
2
t
.ostituendo nella relazione di "ogson, otteniamo
(?3
1 1
e
/
e
/
v v

= =

2 ? 2 ?
C 3 (:
(
(
3
C 3 (:
(
(
3
(: (:
(;
2;(;3
2
(;
2;(;3
2
, log , log
,
,
L
L
v
v
A
A
t
t
Jicordando che * ~ ?CCB I9, la relazione diventa
1 1
e
/
/
0 0

|
\

|
.
|

(
(

2 ?
<(?<3
(
(: 2;(;3
2
, log
,
1 1 e
/
/
0 0

= +
|
\

|
.
|
|
\

|
.
|

3 < 2 ? ( ?
(:
2;(;3
(:
, , log log
e assegnando al sole magnitudine visuale assoluta 3,B2 otteniamo
1 e
/
/
0

=
|
\

|
.
|
|
\

|
.
|

2 ? ( : :B? ?
(:
2;(;3
(:
, log , log
o, esplicitando il raggio,
log , , log ,
(: (:
2;(;3
: 2 2 ? ( : :B?
/
/
e 1

|
\

|
.
| =
|
\

|
.
|

(
.e ora, in prima approssimazione, trascuriamo l'unit nella differenza dellQargomento del logaritmo
otteniamo la classica relazione di Jussell
1

/
/
0
=
|
\

|
.
|

2B3::
? : :B?
(:
log ,
o, esplicitando il raggio,
log , ,
(:
: 2
2B3::
: :B?
/
/
1
0

|
\

|
.
| =
|
\

|
.
|
4Q possibile costruire una relazione analoga che leghi la magnitudine bolometrica al raggio ed alla
temperatura. #ndicando rispettivamente con 7
bol
e 7
bol
la magnitudine bolometrica assoluta di una
stella e del sole possiamo scrivere
1 1
bol bol
bol
=

2 ?
(:
, log
L
L
bol
"er determinare lQemissione di una stella in corrispondenza di tutte le lunghezze dQonda possiamo
ricorrere allQe!uazione di .tefan=Eoltzmann. che descrive il comportamento emissivo di un
radiatore perfetto $corpo nero', fornendoci la !uantit di energia $erg' emessa, per unit di tempo $s'
e di superficie radiante $cm
2
', da un corpo alla temperatura * $I9' in corrispondenza di tutte le
lunghezze dQonda e moltiplicarla per la superficie della stella 3tJ
2
. 4ssendo dun!ue
L /
bol
= o t
3 2
3
potremo scrivere
1 1
/
/
/
/
bol bol
=


2 ?
3
3
2 ?
(:
2
2 (:
2
2
, log , log
o t
o t

2
2
2
2
1 1
/
/
/
/
bol bol
=
|
\

|
.
| = +


2 ? 3 2 (: ?
(: (: (: (:
, log log log log

(?3
Assumendo infine per la temperatura e la magnitudine assoluta bolometrica del sole i valori * ~
?CB: I9 e 7
bol
, 3,C? si ottiene
log , log ,
(: (:
B 3C 2 : 2
/
/
1
bol

=
8onfrontiamo ora tale relazione con la relazione
log , , log ,
(: (:
2;(;3
: 2 2 ? ( : :B?
/
/
e 1

|
\

|
.
| =
|
\

|
.
|

(
4guagliando i due secondi membri ed esplicitando la differenza tra 7
bol
e 7
5
si ottiene
1 1 e
bol 0

=
|
\

|
.
| 32 3? (: 2 ? (
(: (:
2;(;3
, log , log
o, trascurando ancora lQunit nella differenza,
1 1

bol 0
= 32 3? (:
2B3::
, log
#l valore cosM ottenuto viene definito correzione bolometrica BC.
La correzione bolometrica viene in realt calcolata tramite modelli pi sofisticati relativi alle
atmosfere stellari. #l valore zero della scala / stato convenzionalmente fissato in modo che sia E8 ,
: per stelle con *
e
, ;?B: I9 $tipo spettrale +?'.
224" Indici di colore
)uando in astronomia iniziarono ad essere utilizzate le emulsioni fotografiche fu possibile ottenere
anche valori di magnitudine fotografica $7
pg
'. # valori ottenuti sono in genere tra loro diversi in
!uanto l'occhio presenta un massimo di sensibilit nel giallo=verde, mentre la lastra fotografica nel
blu=violetto. Applicando ad una macchina fotografica un filtro giallo si riesce a simulare la
sensibilit dell'occhio umano e le magnitudini cosM ottenute sono dette fotovisuali $7
pv
'.
Le magnitudini ottenute con un fotometro sono dette fotoelettric$e. Le magnitudini fotoelettriche
vengono determinate in corrispondenza di particolari intervalli di lunghezze d'onda. #n genere si
ottengono per l'ultravioletto $7
K
o K' per il blu $7
E
o E' e per il giallo $visuali' $7
5
o 5' .
La magnitudine fotoelettrica E / correlabile alla magnitudine fotografica $7
E
, 7
pg
A :,((', mentre
la magnitudine fotoelettrica 5 corrisponde alla magnitudine visuale o fotovisuale.
Le differenze nei valori di magnitudine misurati nei diversi intervalli di lunghezze d'onda sono
importanti poich sono correlabili alla temperatura superficiale di una stella. #nfatti per la legge di
Gien un corpo nero che aumenta la sua temperatura emette in proporzione sempre pi energia verso
le regioni a minor lunghezza d'onda $blu violetto'. 8osM una stella molto calda presenter una
magnitudine nel blu minore della sua magnitudine visuale, mentre per una stella molto fredda
avverr l'opposto $valori minori di magnitudine corrispondono infatti a luminosit pi elevate'.
Kn indice di colore molto usato / proprio fornito dalla differenza tra la magnitudine fotografica e la
magnitudine visuale $o fotovisuale'.
8 , 7
pg
= 7
pv
, m
pg
= m
pv
Kn altro indice spesso utilizzato / lQindice E=5, dato dalla differenza della magnitudine
fotoelettrica nel blu e nel visuale.
La relazione tra !uesti due indici / approssimativamente
(??
8 A :,(( ~ E=5
L'indice di colore ha il vantaggio di fornire i valori di temperatura di una stella $nell'ipotesi che essa
irradi come un corpo nero' indipendentemente dalla conoscenza della distanza della stella e del suo
raggio $e !uindi del valore della sua superficie emittente'.
"i basso / il valore di tale indice, pi la stella emette nel blu e pi elevata / la sua temperatura.
L'indice di colore del sole / A :,??, mentre l'indice di colore di una stella a (?.:::I9 / = :,2C.
"er costruire l'indice di colore si ricorre ad una formulazione approssimata della funzione di "lanc0
che descrive il comportamento emissivo di un radiatore perfetto $corpo nero'.
&
$c
e
c
e e
erg
$c
#
c

$ , ' ,
,
$ '


t

=

2 (
(
(
(
3 C32 (: (
(
2
?
(
?
?
? ( 33<
2
cm s
=3 =(
"oich/ l'indice di colore viene costruito su lunghezze d'onda del visibile, intorno a ? (:
=(:
cm, la
relazione diventa
( )
' s cm $
(
(
(: 2 , (
(
(
(: ?
(: C32 , 3
( = 3 =
::: . 3:
(C
(: ?
33< , ( ?
?
?
' , $
?
erg
e e
&

ed in tal caso / dun!ue possibile, per temperature inferiori ai 2:.::: I9, trascurare l'unit nella
differenza a denominatore ed utilizzare la seguente planc0iana approssimata $approssimazione di
Gien, per le basse temperature'
&
c
e e
c

$ , ' ,
,



= =

(
?
?
? ( 33<
( 3 C32 (: (
2
.iano ora m

ed 7

la magnitudine apparente ed assoluta di una stella di raggio J e distanza D,


misurate nella radiazione di lunghezza d'onda .
La luminosit assoluta della stella sar pari a
2
' , $
3 / & L

t

=
e la sua magnitudine assoluta
| |
1
- / & 1 + =
2
' , $
3 log ? , 2 t

La luminosit apparente della stella sar pari a
2
' , $
2
3
|
.
|

\
|
= =
)
/
&
)
L
l

t
e la sua magnitudine apparente
m
-
)
/
& m +
(
(

|
.
|

\
|
=
2
' , $
log ? , 2

.e ora costruiamo l'indice di colore, come differenza tra le magnitudini $apparenti o assolute' a
diverse lunghezze d'onda
(
e
2
, otteniamo
(?;
I- m m &
/
)
- &
/
)
-

= =
|
\

|
.
|

(
+ +
|
\

|
.
|

(
+

( 2 ( ( 2 2
2 ? 2 ?
2 2
, log , log
$ , ' $ , '
2 2 ( (
2
' , $
2
' , $
log ? , 2 log ? , 2 log ? , 2 log ? , 2

-
)
/
& -
)
/
& I-

+
|
.
|

\
|
+ + +
|
.
|

\
|
=
t
&
&
I-

cos log ? , 2
' , $
' , $
2
(
+ =

4' ora facile verificare che costruendo l'indice di colore con le magnitudini assolute si ottiene lo
stesso risultato, indipendente sia da J che da D.
.ostituiamo ora la planc0iana approssimata ed otteniamo
t
e
e
I-

cos
( (: C32 , 3
( (: C32 , 3
log ? , 2
2
(
33< , ( ?
2
?
33< , ( ?
(
?
+

t e I-

cos log ? , 2
( 2
( ( 33< , ( ?
(
2
+
(

=
|
|
.
|

\
|

t e

I- cos log
( ( 33< , (
? , 2 log ? , (2
2 ( 2
(
+
(

+
(

I- cos
( ( ?;2 , (
log ? , (2
2 ( 2
(
+
(

+
(

.e usiamo ad esempio

(
, 3,2? (:
=?
cm, lunghezza di massima emissione nel blu

2
, ?,3B (:
=?
cm, lunghezza di massima emissione nella banda del visibile
la relazione diventa
- m m

t
pg pv
= =

(
+

(
+


(2 ?
3 2? (:
? 3B (:
(?;2 (
3 2? (:
(
? 3B (:
?
? ? ?
, log
,
,
,
, ,
cos
L'indice di colore viene poi tarato fissando la costante di zero in modo che #8 , : per stelle di classe
spettrale A: $* ~ (:.:::I9'. La costante di zero varr !uindi
(?C
: (2 ?
3 2? (:
? 3B (:
(?;2
(: :::
(
3 2? (:
(
? 3B (:
?
? ? ?
=

(
+

(
+


, log
,
,
,
. , ,
cost
cost , A :,???
e la relazione diventa
-

= + : B2?
B2?:
,
ed in definitiva la temperatura di colore / pari a

-
-
=
+
B2?:
: B2? ,
.e invece utilizziamo

(
, 3,3 (:
=?
cm, lunghezza di massima emissione nel blu

2
, ?,? (:
=?
cm, lunghezza di massima emissione nella banda del visibile
.i ottiene lQindice E=5 del sistema fotoelettrico !"("0 di 7organ=Oohnson
( 0

(
+

(
+


(2 ?
3 3 (:
? ? (:
(?;2 (
3 3 (:
(
? ? (:
?
? ? ?
, log
,
,
,
, ,
cost
Anche in !uesto caso la taratura viene effettuata fissando la costante di zero in modo che E=5 , :
per stelle di classe spettrale A: $* ~ (:.:::I9'. La costante di zero varr !uindi cost , A :,? e la
relazione diventa
( ) ( 0

= + : C(
C(::
,
ed in definitiva la temperatura di colore / pari a
( )

( 0
-
=
+
C(::
: C( ,
224# +agnitudine ed al2edo planetaria @modello elementareA
#potizziamo che il "ianeta si comporti come un disco di raggio J perfettamente riflettente. "er tener
eventualmente conto della forma ellissoidale del "ianeta possiamo usare il raggio di un cerchio
avente la stessa aerea dellQellisse planetario. LQarea di un ellisse / pari a ta-, con a semiasse
maggiore $raggio e!uatoriale' e - semiasse minore $raggio polare'. "er cui il raggio del cerchio
avente la stessa area / pari a b a e, ricordando che
' ( $ o = a b
, avremo anche o = ( a /
(
.
#l flusso luminoso E che colpisce la *erra proveniente da una sorgente estesa $il disco planetario o il
disco solare' / direttamente proporzionale al flusso emesso per unit di superficie w $luminosit
unitaria' del corpo emittente e allQangolo solido F sotto il !uale viene vista la superficie emittente da
un osservatore posto sulla *erra.
(
.pesso nelle tabelle che riportano i dati planetari compare il raggio medio di un pianeta. #n genere si tratta del raggio
della sfera che presenta lo stesso volume dellQellissoide planetario b a
2
3
3
t e pari !uindi a
3
( o = a /

(?B
c , 0 w j
Kn "ianeta di raggio J posto a distanza D dal .ole intercetta una frazione di energia solare $
L
' pari
allQarea del suo disco planetario tJ
2
fratto lQarea totale della superficie sferica 3tD
2
investita dal
flusso solare.
.e il "ianeta si comporta come uno specchio piano perfettamente riflettente $albedo A , (' la sua
luminosit totale sar
2
2
3
/
L
)
t
t
e
e la luminosit unitaria
2
3
%
L
w
) t
=
e
. La luminosit unitaria della
superficie solare sar invece pari alla luminosit totale del .ole $
L
' diviso la sua superficie
2
3
L
w
/ t
=
e
e
e
.
#l rapporto tra luminosit intrinseca unitaria "ianeta1.ole sar dun!ue pari a
2
2 2
3
1
3
|
.
|

\
|
=
t t )
/
/
L
)
L


LQangolo solido $in steradianti
2
' sotto il !uale osserviamo la superficie del disco planetario /
2
2 %
%
/
)
t
u =
, dove D
*"
/ la distanza *erra="ianeta. #n modo analogo lQangolo solido sotto il !uale
osserviamo il disco solare /
2
2 '
'
/
)
t
u =
e
, dove D
*.
/ la distanza *erra=.ole $unit astronomica' pari
a circa (3<,; milioni di 0m.
Dun!ue il flusso luminoso che colpisce la *erra proveniente dal "ianeta /
2
2 2
3
% % %
%
L /
# w #
) )
t
u
t
= =
e
poich tuttavia il "ianeta non riflette integralmente la radiazione proveniente dal .ole, ma solo una
frazione di essa, definita al-edo A del pianeta, il flusso in arrivo deve essere moltiplicato per tale
frazione
2
2 2
3
%
%
L /
# *
) )
t

t
=
e
mentre il flusso luminoso che colpisce la terra proveniente dal .ole /
2
2 2
3
' '
'
L /
# w #
/ )
t
u
t
= =
e e
e
e

#nfine, il rapporto tra i due flussi vale
2
2
2 2
2
2 2
3
3
' % %
' %
'
L /
# *
) / ) )
*
L / ) )
#
/ )
t
t
t
t

| |
= =
|

\ .

e
e e
e
2
( steradiante / lQangolo solido sotto il !uale un osservatore posto al centro di una sfera osserva una calotta sferica
avente una superficie pari al !uadrato del raggio. LQintera superficie sferica misura dun!ue 3t steradianti.
(?<
"ossiamo ora calcolare la magnitudine apparente del pianeta utilizzando la relazione di "ogson che
lega la differenza di magnitudine tra due corpi celesti al rapporto dei loro flussi luminosi ricevuti
sulla *erra
(
( 2
2
?
log
2
m m

=
.apendo che la magnitudine apparente del .ole
2;, C3 m =
e
, la relazione diventa
?
log
2
%
%
'
m m

=
e
2
?
log
2
'
%
%
) /
m m *
) )
(
| |
( =
|

(
\ .

e
dalla !uale / possibile esplicitare lQalbedo A del "ianeta, detta al-edo geometrica
( )
( )
2
2
?
(:
2, ?(2
%
%
m m
m m
%
% ' '
) )
*
) /

| |

= =
|

\ .
e
e
8alcoliamo, ad esempio, lQalbedo di %ettuno sapendo che@
= la sua massima luminosit $in corrispondenza della sua massima vicinanza al .ole ed alla *erra'
corrisponde ad una magnitudine apparente pari a m , C,B
= il suo raggio medio / J , 23;23 0m , (,;3; (:
=3
KA
= la sua distanza minima dal .ole $al perielio' / 2<,B(( KA
= la sua distanza minima dalla *erra / 2B,CB3 KA
( ) ( )
2
2
2;,C3 C,B
3
2<,B(( 2B, CB3
2, ?(2 2, ?(2 :, 3(
( (, ;3; (:
%
m m
%
'
) )
*
) /

| |
| |
= = =
|
|

\ .
\ .
e
%ettuno riflette circa il 3(S della luce solare incidente
Fa(i planetarie
%el caso dei pianeti interni $7ercurio e 5enere' e di 7arte / necessario tener conto delle *a(i, cio/
del fatto che, come avviene per la Luna, il disco planetario osservabile dalla *erra non / sempre
completamente illuminato. #l circolo di illuminazione $perpendicolare alla direzione .ole="ianeta',
proiettato sul disco planetario osservabile dalla *erra, traccia su di esso una semiellisse di semiassi
a , J e b , J cos , dove / lQangolo di *a(e, cio/ lQangolo .ole=*erra visto dal "ianeta.
La distanza angolare del "ianeta dal .ole $vista dalla *erra' si definisce invece elongazione c.
LQarea illuminata del disco planetario osservabile dalla *erra sar dun!ue pari allQarea del
semidisco planetario $
2
2
/ t
' pi lQarea della semiellisse $
2
cos
2
2
t
=
t / ab
'
2
cos (
2
+
t/
(;:
dove
2
cos ( +
rappresenta la frazione illuminata del disco planetario in funzione dellQangolo di
fase .
#n definitiva, per un pianeta che presenti il fenomeno delle fasi, lQangolo solido sar pari a
2
2
( cos
2
%
%
/
)
t
u
+ | |
=
|
\ .
ed il flusso
2
2 2
( cos
3 2
%
%
L /
# *
) )
t

t
+ | |
=
|
\ .
e
Durante una rivoluzione sinodica dei pianeti interni lQangolo di fase pu- assumere tutti i valori
compresi tra : e 2t. "ossiamo considerare, in prima approssimazione, costante la distanza *erra=
.ole e la distanza "ianeta=.ole, ma non la distanza tra la *erra ed il "ianeta.
'criviamo allora la distanza erra"%ianeta in funzione dell@angolo di fase usando il teorema di
-arnot
2 2 2
2 cos
' % %
) ) ) ) ) = +
da cui
2 2 2
cos sen
% '
) ) ) ) = +
#l flusso luminoso proveniente dal pianeta diventa allora
(;(
c
o


R
R c o s
C i r c o l o
d i
i l l u m i n a z i o n e
Te r r a
S o l e

c
= f a s e
= e l o n g a z i o n e
tR
2
2
tR
2
2
c o s
+
=
tR
2
(
2
1 + c o s
)
+
=
D
D
D
T P
( )
2
2 2
2 2 2
( cos
3 2
cos sen
%
'
L /
# *
)
) ) )
t

t

+ | |
=
|
\ .
+
e
ed il rapporto tra il flusso luminoso del "ianeta ed il flusso luminoso del .ole
( )
2
2
2 2 2
( cos ( cos
2 2
cos sen
' ' %
' %
'
/ ) / )
) )
) ) ) )


| |
| | + + | | | | |
= =
| | |
|

\ . \ .
\ . + |
\ .
la magnitudine del "ianeta diventa cosM
( )
2
2 2 2
( cos
2, ? log
2
cos sen
'
%
'
/ )
m m *
) ) ) )


(
| |
(
+ | | |
=
( |
|
\ .
+ | (
\ .

e
(;2
(;3
23 Appendice 4 0 dati e costanti
%e&comb $(<::'
Anno sidereo , 3;?,2?;3; gsm $giorni solari medi' $=<,? (:
=?
s12'
, 3;?
d
;
h
<
m
(:
s
, 3(.??B.(?: s
Anno anomalistico , 3;?,2?<;3 gsm
, 3;?
d
;
h
(3
m
?3
s
, 3(.??B.333 s $=:,2; s1cen'
Anno tropico , 3;?,2322: gsm
, 3;?
d
?
h
3B
m
3;
s
, 3(.??;.<2; s $=?,3:? (:
=3
s12'
.time attuali
Anno sidereo , 3;?,2?;3;3 gsm
Anno anomalistico , 3;?,2?<;3? gsm
Anno tropico , 3;?,232(<: gsm
5elocit angolare linea degli apsidi terrestri ,
;
$ '
B,B2<:<CC3 (: 1 ((, ;:<R1
aps
d . e

= ~
6iorno sidereo , 23
h
?;
m
3,:<B<
s
, B;(;3,:<B< s
6iorno siderale , 23
h
?;
m
3,:<:?
s
, B;(;3,:<:? s
e

rot
= 5elocit angolare rotazionale *erra@ 2t1B;(;3,:<B< , C,2<2((?( (:
=?
rad1s , (?,:3(:;C s
=(
7ese sidereo , 2C
d
C
h
33
m
((,?
s
2C,32(;;( gsm , 2.3;:.?<(,? s
7ese sinodico , 2<
d
(2
h
33
m
2,<
s
2<,?3:?B< gsm , 2.??(.332,< s
7ese anomalistico , 2C
d
(3
h
(B
m
33,2
s
2C,??3??( gsm , 2.3B:.C(3,2 s
7ese draconico , 2C
d
?
h
?
m
3?,B
s
2C,2(222: gsm , 2.3?(.(3?,B s
5elocit angolare linea dei nodi lunari ,
C
;,(3333B3 (: 1 (<, 3?3<; 1
nodi
s . e

= =
5elocit angolare linea degli apsidi lunari ,
;
$ '
(, 2BB<?<3 (: 1 3:, ;C?; 1
aps L
s . e

= =
6 , costante di gravitazione universale , ;,;C32B (:
=((
a , semiasse maggiore $O2:::' , (.::::::((23 KA , (3<.?<C.BBC.?:; m
e , eccentricit orbitale $O2:::' , :.:(;C(:22
7*, 7assa della *erra , ?,<C3; (:
23
0g
7. , 7assa del .ole , (,<B<( (:
3:
0g
( Knit Astronomica $KA' , (3<.?<C.BC:.;<( m
( anno luce $al' , <,3;:?2B3 (:
(C
cm , <,3;:?2B3 (:
(?
m , <,3;:?2B3 (:
(2
0m
( parsec $pc' , 3,:B?;CC; (:
(B
cm , 3,2;(;333 al
( parsec cubico $pc
3
' , 2,<3B (:
??
cm
3
, 3,3C: (:
(
al
3
( megaparsec $7pc' , (:
3
0iloparsec $0pc' , (:
;
parsec
( megaparsec cubico $7pc
3
' , 2,<3B (:
C3
cm
3
, 3,3C: (:
(<
al
3
8ostante di Nubble $No' , (:: h 0m s
=(
7pc
=(
, 3,23 (:
=(B
h s
=(
*empo di Nubble $4t massima dellQKniverso' , (1 No , 3,( (:
(C
h
=(
s , (:
(:
h
=(
anni
4t Kniverso euclideo , 21$3 No' , 2,( (:
(C
h
=(
s , ;,? (:
(:
h
=(
anni
>rizzonte Kniverso euclideo $Jaggio osservabile' , 2c1$3 No' , 2::: h
=(
7pc , ;,(C (:
2C
h
=(
cm
Luminosit media delle 6alassie $
G
L ' , (:
(:
h
=2
L
Densit numerica media delle galassie , 2 (:
=2
h
3
7pc
=3
, ;,B (:
=C;
h
3
cm
=3
Jadiazione isotropa di fondo , 2,C2B :,::3 I9
Densit critica $c' ,(,BC< (:
=2<
h
2
g cm
=3
~ (,( (:
=?
h
2
barioni cm
=3
, (( h
2
barioni m
=3
Densit radiazione $' , 3,(< (:
=(3
erg cm
=3
, 3,;; (:
=33
g cm
=3
, 3(2 fotoni cm
=3
4ntropia specifica Kniverso euclideo $q , 1c , rapporto fotoni1barioni' , 3,;B (:
C
h
=2
Luminosit solare intrinseca $L ' , 3,B3C (:
33
erg1s , 3.B3C (:
2;
&att $3.B; (:
2B
lumen , 3.:; (:
2C
candele'
8ostante solare , (,<;2 cal cm
=2
min
=(
, (,3;B (:
;
erg cm
=2
s
=(
, (,3;B (:
3
&att1m
2
$(,3C (:
?
luP '
Diametro solare $fotosfera' $D ' , (,3<2 (:
;
0m , (,3<2 (:
<
m , (,3<2 (:
((
cm
Jaggio solare $fotosfera' $J ' , ;,<; (:
?
0m , ;,<; (:
B
m , ;,<; (:
(:
cm
.uperficie solare $fotosfera' , ;,:BC (:
(2
0m
2
, ;,:BC (:
(B
m
2
, ;,:BC (:
22
cm
2

"otenza unitaria solare , ;.32 (:
(:
erg cm
=2
s
=(
, ;.32 (:
C
&att1m
2
$?,:3 (:
B
nit'
*emperatura solare efficace $di corpo nero' *

, ?CCB I9
(;?
4missione ottica del sole , 3:S
7agnitudine solare assoluta , visuale 3,B3 = bolometrica 3,C?
7agnitudine solare apparente , visuale =2;,C3 1 bolometrica =2;,B2
Luminosit corrisp. a 7 , : $fuori atm.' visuale 3,(C( (:
3:
lumen , 2,?23 (:
2<
candele 1 bolom. 3,:(? (:
3?
erg1s
Luminosit corrisp. a m , : $fuori atm.' visuale 2,;? (:
=;
lumen1m
2
$luP' 1 bolometrica 2,?2 (:
=?
erg1$s cm
2
'
Jaggio terrestre e!uatoriale $a' , ;.3CB.3BB m $4llissoide internazionale o di Na2ford'
Jaggio terrestre polare $b' , ;.3?;.<(2 m $4llissoide internazionale o di Na2ford'
schiacciamento polare o ellissoidicit k$a=b'1al , (12<B,:
Jaggio di una sfera avente la stessa superficie della *erra , ;.3C(.22B m
Jaggio di una sfera avente lo stesso volume della *erra , ;.3C(.22( m
Jaggio terrestre e!uatoriale $a' , ;.3CB.(3C m $valore raccomandato dall'Knione internazionale geofisica e geodesia'
Jaggio terrestre e!uatoriale $a' , ;.3?;.(3: ? m $4llissoide astrogeodetico'
schiacciamento polare o ellissoidicit k$a=b'1al , (12<B,2?C
"recessione generale anno 2::: , = ?:,2<(\ per anno giuliano $3;?,2? giorni solari medi'
Distanza media *erra=Luna $da centro a centro' 3,B33 (:
B
m
Japporto massa Luna1*erra :,:(23:::2
(;;
+ercurio -enere .erra +arte ,io)e Saturno Urano 8ettuno 5lutone
1ist +edia Sole @UAA
semiasse maggiore a @1&
!
FmA
0,3871
(57,91)
0,7233
(108,2)
1,000
(149,6)
1,524
(227,9)
5,203
(778,4)
9,537
(1426,7)
19,191
(2871,0)
30,069
(4498,3)
39,481
(5906,4)
@
1
A Eccentricit e 0,2056 0,00677 0,0167 0,0934 0,04839 0,05415 0,0472 0,00859 0,2488
@
1
A 5erielio @UAA
@1&
!
FmA
0,3075
(46,00)
0,7182
(107,5)
0,9833
(147,1)
1,381
(206,6)
4,951
(740,7)
9,0207
(1349,5)
18,2860
(2735,6)
29,8108
(4459,7)
29,658
(4436,9)
@
1
A Afelio @UAA
@1&
!
FmA
0,4667
(69,82)
0,7279
(108,9)
1,0167
(152,1)
1,666
(249,2)
5,455
(816,1)
10,053
(1504,0)
20,0965
(3006,4)
30,3271
(4536,9)
49,304
(7375,9)
1ist4 +in4 .erra @UAA
@1&
!
FmA
0,517
(77,3)
0,255
(38,2)
-
-
0,363
(54,5)
3,934
(588,5)
7,9913
(1195,5)
17,259
(2581,9)
28,783
(4305,9)
28,701
(4293,7)
1ist4 +a;4 .erra @UAA
@1&
!
FmA
1,483
(221,9)
1,745
(261,0)
-
-
2,682
(401,3)
6,471
(968,1)
11,086
(1658,5)
21,105
(3157,3)
31,332
(4687,3)
50,356
(7533,3)
-
2
. 5er4 ri)ol4 sidereo @giorniA
@anniA
87,969
(0,2408)
224,70
(0,6152)
365,2564
(1)
686,980
(1,881)
4332,589
(11,862)
10759,22
(29,46)
30685,4
(84,01)
60189
(164,8)
90465
(247,7)
@
2
A -el4 <i)ol4 media @FmEsA 47,88 35,03 29,79 24,13 13,06 9,65 6,80 5,43 4,74
@
3
A 5eriodo ri)4 sinodico @giorniA 115,88 583,92 - 779,94 398,88 378,09 369,66 367,49 366,74
@
4
A 5eriodo rota%4 sid @oreA
@giorniA
1407,5
(58,65)
-5832,4
(-243,02)
23,9345
(0,99727)
24,623
(1,0259)
9,925
(0,4135)
10,656
(0,444)
-17,24
(-0,718)
16,11
(0,671)
-153,3
(-6,387)
@
4
A Incl asse su or2 @gradiA 0,00 177,3 23,45 25,19 3,12 26,73 97,86 29,56 122,46
@

A 1iam App minEma; @sec arcoA 4,5/13 9,7/66,0 -/- 3,5/25,7 29,8/59,0 14,5/20,1 3,3/4,1 2,2/2,4 0,06/0,11
Inclina%4 *r2ita su eclitt @gradiA 7,00 3,395 0,000 1,851 1,305 2,484 0,770 1,769 17,142
8umero satelliti - - 1 2 63 62 27 13 3
@
!
A <aggio e6uat4 @FmA 2440 6052 6378 3397 71492 60268 25559 24766 -
@
!
A <aggio medio @FmA 2440 6052 6371 3390 69910 58230 25362 24624 1137
@
!
A Sc(iacciamento o 0,000 0,000 1/298,25 1/154 1/15,4 1/10,2 1/43,6 1/58,5 -
+assa @FgA
@masse terrestriA
3,30 10
23
(0,055)
4,87 10
24
(0,81)
5,9742 10
24
(1)
6,42 10
23
(0,11)
1,90 10
27
(317,8)
5,68 10
26
(95,2)
8,68 10
25
(14,5)
1,02 10
26
(17,2)
1,25 10
22
0,0021
1ensit media @FgEdm
3
A 5,427 5,204 5,515 3,933 1,326 0,687 1,318 1,638 2<%1
@
"
A ,ra)it all/e6uatore @.erra G 1A 0,38 0,91 1 0,38 2,4 0,92 0,89 1,1 0,067
@
#
A -elocit fuga @FmEsA 4,3 10,36 11,186 5,03 60,2 36,1 21,4 23,5 1,2
@
$
A 3lusso term solare @.erra G 1A 6,67 1,91 1 0,431 1/27 1/91 1/368 1/904 1/1559
+agnitudine ma; -1,9 -4,4 -3,86 -2,0 -2,7 0,7 5,5 7,8 15,1
@
1&
A Al2edo geometrica 0,11 0,65 0,367 0,15 0,52 0,47 0,51 0,41 0,3
@
1&
A .emperatura di corpo nero @KA 442 239 247 217 91 64 36 33 43
.emperatura media @KA 440 737 288 210 129 97 58 58 50
5ressione atmosferica @atmA 10
-15
91 1 6 10
-3
- - - - 3 10
-6
(;C
(
1
) 7er leccentricit e di un ellisse valgono le seguenti relazioniA ( )
2 2 2 2
a b a e = ed
a c e =
, con a + semiasse maggioreB b + semiasse minore, c
+ semidistanza (ocale )distanza centro*(uoco) + )Cma? D a) + )a D Cmin), da cui
2
( e b =
, ' ( $
maP
e a *felio / + = = e ' ( $
min
e a %erielio / = = . Se
ne deduce che il semiasse maggiore ' pari alla media aritmetica della distanza massima e minima ( ) 2
min maP
/ / a + = mentre il semiasse minore ' pari alla
media geometrica delle suddette distanze
min maP
/ / b =
(
2
) &l periodo P e la velocit media di rivoluzione V possono essere calcolati in (unzione della distanza media )pari al semiasse maggiore a utilizzando la 3
a
di
%epleroA 7
.
+ " a
3
oppure E
.
a + " . 1sprimendo tutte le varia/ili in unit terrestri si ottiene
!*
a 0 ( = e
3
!*
a % =
La velocit del pianeta sar
s #m a
!*
1 ( C< , 2< ed il suo periodo
anni a %
!*

3
=
(
!
) &l periodo di rivoluzione sinodico 7s si pu0 calcolare componendo la velocit angolare rispetto alle stelle (isse della 9erra )e9 + .t#79) e del 7ianeta )e7+
.t#77). 7er i pianeti interni
% '
% % %
t

t
=
t 2 2 2
. 7er i pianeti esterni
% '
% % %
t

t
=
t 2 2 2
Fa cui, per i pianeti interni
%
%
'
% %
% %
%

= e per i pianeti esterni


%
%
'
% %
% %
%

=
(
"
) &l moto retrogrado ' preceduto dal segno meno e, secondo la convenzione recentemente adottata dallGHnione stronomica &nternazionale )&H), ai pianeti
con moto di rotazione retrogrado si assegna inclinazione dellGasse maggiore di 9! gradi.
(
#
) Langolo )in radianti) sotto il quale il diametro .C del pianeta viene osservato dalla 9erra )da una distanza F) ' pari a .C#F. 7oich' un radiante ' pari
32!=#.t + 5:,.95:,= + .!2.23,, secondi darco, il diametro apparente minimo e massimo di un pianeta si calcola
maP
2
B , 2:;2;3
)
/

e
min
2
B , 2:;2;3
)
/

(
$
) Lo schiacciamento polare o di un 7ianeta ' pari o % (a&b)'a con a raggio equatoriale e b polare. Fa cui il raggio polare ' b % a (1 & o)( &l raggio medio Cm
' pari
3 2
b a
e quindi
3
( o = a /
m
(
)
) La gravit di un 7ianeta )in unit terrestri) si calcola (acendo il rapporto tra la (orza tra la (orza di gravit calcolata sul 7ianeta e sulla 9erra
2
2
2
' 1 $
1
%
%

%
%

%
/ /
1 1
/
m1
G
/
m1
G
F
F
= =
(;B
(
*
) La velocit di (uga pu0 essere calcolata eguagliando lGenergia cinetica allGenergia gravitazionale
(
2
2
mv 6
m7
J
= da cui la velocit di (uga risulta pari a
/ G1 v 2 =
(
+
) La quantit di energia solare che colpisce un pianeta per unit di super(icie ' inversamente proporzionale al quadrato della sua distanza dal sole. Se F ' la
distanza del pianeta dal Sole )in unit astronomiche), il (lusso risulta allora pari a 4#F
.
volte il (lusso che colpisce la 9erra )Iostante solare + 43,! J#m
.
)
(
1,
) Hn 7ianeta di raggio C posto a distanza F dal Sole intercetta una (razione di energia solare L
e
pari allarea del suo disco planetario tC
.
(ratto larea totale
della super(icie s(erica 3tF
.
investita dal (lusso solare. Se il 7ianeta si comporta come uno specchio piano per(ettamente ri(lettente )al/edo +4) la sua
luminosit totale sar
2
2
3
/
L
)
t
t
e
. &l (lusso luminoso c che colpisce la 9erra proveniente da una sorgente estesa )il disco planetario) ' direttamente proporzionale
al (lusso emesso per unit di super(icie
2
3
L
) t
e
e allangolo solido sotto il quale viene vista la super(icie Langolo solido )in steradianti) ' a)C#F97)
.
, dove F97 ' la
distanza 9erra*7ianeta. Funque il (lusso luminoso che proviene dal disco planetario '
2
2 2
3
%
%
L /
#
) )
t

t
=
e
, mentre il (lusso luminoso che proviene dal Sole e che
colpisce la 9erra '
2
2 2
3
'
'
L /
#
/ )
t

t
=
e e
e
&l rapporto tra il (lusso luminoso in arrivo dal 7ianeta ed il (lusso in arrivo dal Sole ' allora pari
2
' %
' %
/ )
) )

| |
=
|

\ .
7ossiamo con(rontare tale rapporto con il
rapporto e((ettivamente misurato a partire dalla di((erenza di magnitudine Sole#7ianeta
%
m m
e
)con 2;, CB3 m =
e
). &l rapporto e((ettivo dei (lussi ' pari a
( )
2, ?(2
%
m m
e
. 6acendo ora il rapporto tra il valore e((ettivo e quello teorico )calcolato nellipotesi che (osse uguale ad 4) si ottiene una stima dellal/edo del
pianeta
( )
2
2, ?(2
%
m m
'
%
*
/ )
) )

=
| |
|

\ .
e
(;<