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be.

,
SOCIETA EDITRICE DI NOVISSIMA ROMA
COLLEZIONE DEI
A CURA DEL M]NISTERO
GRANDI DISCORSI
DELLA CULTURA POPOLARE
HITLER
al Reichstag, 30 gennaio 1939
"
Onoreuoli Deputati !
Uomini del Reichstag germanico !
Quando
sei anni fa, la sera di questo stesso giorno, die-
cine e diecine di migliaia di combattenti nazisti sfilarono
attraverso la Porta di Brandeburgo al chiarore delle fiac-
cole, per esprimere a me, nominato allora Cancelliere del
Reich, i sentimenti della loro traboccante gioia e per con-
fermarmi la loro fedelt di gregari, innumerevoli sguardi
a Berlino e in tutta la Germania si fissarono pieni di
preoccupazione sull'inizio di uno sviluppo, il cui esito
sembrava ancora non delineato e comunque tale da sfug-
gire ad ogni previsione. Circa 13 milioni di elettori e di
elettrici nazionalsocialisti mi avevano allora seguto. Ci-
fra enorme questa, tuttavia poco pi di un terzo dei voti
complessivi. Gli altri zo mrlioni di voti si frazionarono e
andaron dispersi, vero, in ben
3g
fra partiti e gruppetti.
I.'unico legame che stringeva questi gruppi era soltanto
I'odio comune contro il nostro giovane movirnento; odio
rrato dalla loro cattiva coscienza o dalle loro ancor peg-
giori intenzioni; odio che univa allora
-
come unisce
:rltrovc ancor oggi
-
preti del centro e atei comunisti,
FW
..rrr
l,rllr,ll itnnt('nl;tlol'l
tltrlla
llropriet.
privata e SpeCula-
lr,r r,
( ir grit;rlisli, r:oltsctvatori che sostenevano
1o Stato e
rr'1,rrlrl,li,',,r,i
tlistruttori del Reich' Durante la lunga lotta
, lr,. il Nlrzisrlg clovette impegnare
per giungere al potere'
r.r,loro si ct'ano trovati uniti nella difesa dei loro inte-
rcssi ctl ivcvano fatto causa comune col giudaismo' I
vcscovi
politicanti delle varie confessioni
levavan su loro
It' rnrttti bened.icenti.
Dinanzi a tale frazionamento
clella
Nirzione, accordato
a tendenze soltanto
negative' si er-
y;r,vir quel tetzo di uomini e di donne
germanici infiam-
,,,,.ti d fede, che si erano assunti il compito di risollevare
il popolo ed il Reich, fronteggiando
un mondo di resi-
stcnze interne ed esterne'
I1 quadro complessivo
della
vastit.acuieragiuntoalloralosfacelo'andatolenta-
rnente impallidendo
nella memoria;
tuttavia una cosa
non stata ancora dimenticata:
e cio che soltanto
un
miracolo all'ultima
ora avrebbe
potuto salvare
la Ger-
mania.orbene:noialtrinazionalsocialisticicredemmo.
Ii appunto
per questa nostra fede nel miracolo eravamo
latti segno ut toaiUtlo dei nostri avversari'
L'idea di voler
,alvarelaNazionedaunadecadenzatrilustrecollasem-
lrlice
forza di una nuova idea' sembrava
ai non-nazisti
rtna fantasticheria,
agli ebrei ed agli altri nemici
dello
Stato un insignificante
e convulso ravvivarsi
di un'ultima
lcsistenza
nazionale, estinta la quale si poteva sperare
di
<listruggere
una volta per sempre
non solo la Germania'
rrtil anche l'Europa'
Un neicn
germanico sprofondato
nel
r:rros bolscevico,
avrebbe
precipitato
allora tutto I'Occi-
tlr'ttttlnunacrisidiinconcepibilevastit.Soltantori-
r;lrctlc mentalit.
isolate avrebbero
potuto immaginare
r'lrt Lr
lrcste
rossa si sarebbe arrestata
da s davanti
alla
santit" di un'idea democratica o dinanzi alle frontiere di
Stati disinteressati. Con Mussolini e col Fascismo il sal-
vataggio deli'Europa cominci da una parte; col Nazi-
smo continu dall'altra; ed in questi giorni, in un altro
Paese, assistiamo alle gloriose gesta di un popolo che, va-
lorosamente combattendo, riesce a spezzare il tentativo
giudeo-internazionale di annientamento della civilt" eu-
ropea.
Che cosa sono 6 anni nella vita c1i un individuo? E
che cosa sono nella vita dei popoli ? In cos breve lasso di
tempo si possono misurare appena i sintomi di un gene-
rale ristagno, di un regresso o di un progresso. I 6 anni
di regime nazista in Germania ormai trascorsi, sono per
materiati di awenimenti fra i pi grandi di tutta la nostra
storia germanica.
Il
3o
gennaio 1933 entrai nella Wilhelmstrasse pervaso
da gravissime preoccupazioni per l'awenire del mio po-
polo. Oggi
-
6 a.nni dopo
--
posso parlare davanti al
primo Parlarnento <lclla Germania unita. fnvcro noi,
forse pi di qualsrasi ;rltra gcttct'ltziot't{r, siittno in grado di
comprendere il significato tlcll'trscllltttitziotltr : tr
Qnale
mu-
tamento, per voiont <li l)io ! rr.
Sei anni sono bastirti pt:r' tt't<lrtt't'c in atto sogni seco-
lari. Un anno solo, pcr t:ott<lttt'rc il nostro popolo al rag-
giungimento di quell'uniliL che fu f insoddisfatta aspira-
ziome c1i molte generazioni. Vedendovi oggi riuniti intorno
a me quali rappresentanti del nostro popolo,'convenuti
qui da tutte le provincie del Reich, e sapendo che fra voi
si trovano i neo-eletti deputati della Marca Orientale e dei
Sudeti, rivivo ie potenti impressioni degli eventi di un
anno, nel quale si sono concretate aspirazioni di secoli.
m;_-*5*
(
)rr,urlr) s;urgttc ir stirto spal-so itlvano
l)cr
il raggiungimen-
lo rli rlrrcslrr nrirta I
Quanti
milioni di tcclcschi, al serviZio
rli rlrrt,sto s(ol)1; hanno Seguto nel corso cli oltrc mille anni,
,,,scir'rrti o ittconsapevoli, ia dura vja vct'so tna m()rte or
r;rlrirl:r ot- tormentosa!
Quanti
altri furoro col(l.nnati,
lr;r lr: Inura clelle carceri o delle ortezzc, a tct-tninrtt'e una
vitrr clt'essi volevano dare in olocausto ad unl
(cnnauia
rrrritil !
Quante
centinaia di migliaia di nostri fratclli clo-
vt:ttrrrr), coll'emigrazioe tedesca, prender le vie dcl gran
rrrorr<lo, torrente umano flagellato dal dolore e dal biso-
grr() ! Essi per diecine d.'anni restarono ancora vincolati
r:ol pensiero alf infelice paese nato, che per dopo alcune
gcnerazioni fu climenticato. Ed ora, in un anno solo, siamo
|iusciti ad avverare questo sogno. Non senza lotta, come
sogliono forse credere sconsideratamente
certi borghesi,
1;crch
quest'anno dell'unione germanica stato prece-
tluto da quasi due decenni di lotta ardente e appassionata
pc:r' un'idea politica. Milioni di uomini hanno messo per
<luesto fine a repentaglio tutto l'essere loro, la loro esi-
stcnza fisica ed economica; hanno accettato nel suo nome
Io schcrno e l'oltraggio colla stessa dedizione, come subi-
t.o1o
l)(r
lnni un trattamento ingiurioso, vili calunnie ed
rrrr irrs()lrlror-tabile terrore. ovunque nelle regioni germa-
rrir.lrr,rr0rr si contano i nstri morti e i nostri feriti. E si
;rttr;i
r'ltt' <lllrrsto successo fu ottenuto spingendo fino al
1r;rro:;r;i:;tno
l:t ttostra volont,: prendendo decisioni eroi-
r'lrl r' lt'trr'rttlo rlttt6 nella passione. Lo dico apertamente
;rr,rrlr,'r.'i
i'il
1rt'ricolo
che proprio quelli che ebbero ia
| | | | | rr )r
I
rr t t I. t rr'l l';r vvt't tto clell'unificazione
germanica avo-
,'lrrrrr,
lroi
1tr,1,1,,r l;t,'iltltctttc a s
-
declamatori rumorosi
l:r ll(.r;l;t
,1,'llrr
(
l(';rziol() cli questo Reich, o valutino
tutto ci che awenuto nell'anno r93B corne un frutto
gi da lungo tempo maturo, e colto dal Nazionalsociall-
smo con evidente ritardo.
Dinanzi a siffatti individui debbo constatare che per
superare gli ostacoli di quest'anno occorsa una forza
di nervi, di cui questi omuncoli non posseggono nem-
meno un'idea. Si tratta di quei soliti incorreggibili pessi-
rnisti, o scettici o indifferenti a noi arcinoti, sempre assenti
quali fattori positivi nel corso della nostra lotta venten-
nale, e che ora, dopo la vittoria, si credono in dovere di
fare le loro chiose marginali, in qualit di esperti dell'in-
surrezione nazionale.
Ed ora, in poche parole, far un'esposizione obbiet-
tiva degli avvenimenti storici del memorabile anno rg38.
Fra i 14 punti che il Presidente americano Wilson
aveva assicurati alla Germania, anche in nome degli altri
Alleati, come base della nuova pace mondiale da organiz-
zare qualora il Ileich avesse deposto le armi, si trovava
anche il concetto fondamcntalc dcll'a.uto<krcisionc clei po-
poli. I popoli non <lovcr,no,
(or gli lrr'1t:lr:i rlclla cliplo-
mazia, passare scrnplit:crr.rcrrtc lr gtris;r rli rnclco da una
sovranit" all'altra, rr r, irr virtr tlci sacri cliritti della na-
tura, dovevano essi stcssi rlclt:r'rnirxlrc il loro modo di
vita e, quindi, la loro csislr:nil;r
lrolitca.
La proclarnazione c'li lalc concetto fondamentale po-
teva essere cli elernentarc im1>ortanza. Effettivamente, le
Potenze Alleate d'allora irpplicarono poi queste tesi, ma
solamente a favore clci krro fini egoistici. Cos si rifiut
aila Germania la restituzione dei suoi posseclimenti colo-
niali, affermando che non si dovevano senz'altro resti-
tuirle le trib e le popoiazioni indigene contro la loro vo-
lorrl;r, rllll:r rltt;rlc yrttt'ir nel rgr8 nessuno s'era curato' E
rrrlrrlrr, irr nolno clol diritto d.'autodecisione dei popoli ci
:ri :rll0ggiilvlr a plotettori delle primitive trib di negri,
rrr,ll'r11o r()r8 al popolo tedesco, di cos elevata cultura,
si riftrtr ogni diritto umano, che in precedenza gii era
sl:rto r:os soiennemente assicurato. Molti milioni di citta-
rlirri tccleschi furono strappati contro la loro volont. al
l,lcich, oppure s'imped loro di congiungersi col Reich'
Anzi, in completo contrasto con la solenne promessa del
rlir.itto all'autodecisione,
nel Trattato di pace di versaglia
lrr persino proibita l'unione dei tedeschi della Marca
orientale aI Reich, proprio nel momento in cui col si era
rnanifestata la tendenza
rii dar forma concreta, mediante
lrlebisciti,
al diritto d'autodecisione'
I tentativi fatti per ottenere, attraverso le vie normali,
tlclle revisioni ragionevoli e quindi un cambiamento della
situazione, erano finora falliti e, data la nota mentalit"
tlclle potenze di versaglia, dovevano abortire anche in
irvvenire. Gli articoli contenuti negli Atti della Societ"
rltlle Nazioni contemplanti una revisione, non avevano
irr rcalt. che un'importanza soltanto platonica'
lo stesso, quale figlio della Marca Orientale, avevo il
si(r'o rlcsiderio cli risolvere questo problema al fine di
;r,lcr
rr:onrlurre la mia patria in seno al Reich' Nel gen-
rrri, 1ry.;,8
1rt'csi
la definitiva risoluzione di ottenere, nel
r ()r,,() rl(,ll';rtttt(), in un modo o nell'altro,
per i 6 milioni
,. rrrr,z,z() rli tt,<lcschi che vivevano in Austria, il diritto
, r Il',r trIur llci:liottr'.
r ) lrrr,ilrri l';rllo|il Cancelliere federale Schuschnigg
a
ll|rr lrl|r;1irrrl,'il
lx't
tv(rl con lui un colloquio, assicuran-
Io
II
dogli che il Reich germanico non avrebbe assistito pi a
lungo passivamente all'uiteriore oppressione di questi
compatrioti tedeschi e che perci mi rimettevo a lui onde
trovare, mediante un accordo ragionevole ed equo, una
definitiva soiuzione a questo problema. Gli feci chiara-
mente capire che, in caso diverso, avrei ottenuto con gli
adatti mezz coercitivi, la libert nel senso del diritto
d'autodecisione per questi 6 milioni e mezzo di tedeschi.
Ne risult un accordo che, per via di un'intesa generale,
faceva sperare nella soluzione di questo difflcile problema.
z.) Nel mio discorso tenuto dinanzi al Reichstag ll zz
febbraio, dichiarai che la sorte dei ro milioni di tedeschi
nell'Europa Centrale, distaccati contro la loro volont
dalla madrepatria, non poteva pi lasciare indifferente il
Reich; che ogni ulteriore oppressione o maltrattamento
di questi tedeschi avrebbe necessariamente condotto alle
pi gravi rappresaglie.
Pochi giorni dopo, il signor Schuschnigg commcttcva
la pi flagrante volazionc <lr:llir lcakl intt:sa conclrrsa a
Berchtesgaden. Il suo scolx) <rur rli toglicn:,
lrct-
rnczzo cli
un'insensata farsa <1i plclrisr:ito, rr r1u<:sti 6 rnilioni c mezzo
di tedeschi, il fondarncnto lcgirlt: lLl krro diritto ed alla
volont" d'autodecisione rxlzionale. Mercoled sera g matzo
venni a conoscenza di questa intenzione dal discorso te-
nuto da Schuschnigg ad Innsbruck. Nella notte dal mer-
coled al successivo mattino del giovecl, impartii l'ordine
di mobilitazione per un certo numero di divisioni tede-
sche di fanteria e di divisioni di carri armati d'assalto,
che dovevano tenersi pronte per sabato, az narzo, alle
ore B del mattino, onde passare
immediatamente il confine
l)(
r lilr.rrrt't: llt Mlllca Orientale'
La mattina
di venerd'
i'
",,,t2.o,
lit rnobilitazione
di queste formazioni
dell'Eser-
r ilo c tlclltr SS. era ultimata
e la loro marcia veniva
ef-
Ir,ttrr:rtrr
rtcl corso clello stesso
giorno' Nel pomeriggio'
sot-
to la prcssione degli awenimenti
e del sollevamento
dei
cottttazionali
nelia Marca Orientale'
avveniva
intanto ii
ritixr clello stesso Schuschnigg'
venerd sera mi venne rivolta la preghiera, allo scopo
tl'cvitare
incalcolabili
torbidi aif interno di questo paese'
rl'irnpartire
alle truppe tedesche l'ord'ine di marciare oltre
i confini.
Gi, verso le ore 22 flJroo varcati
in numerosi
punti
i confini.
Alle 6 del mattino cominci
la rnarcia
generale, ac-
colta con indescrivibile
giubilo da parte deila popoiazione
{nalrnente
liberata.
Domenica
13 marzo disposi in Linz'
mediante
le due leggi a Voi note' f incorporazione
clella
Marca Orientale
nel Reich
germanico' come pure disposi
che l'ex-esercito
federale
prestasse sul mio nome'
quale
Comandante
supremo
dell'arrnata
tedesca'
il giuramento
rli rito. Due giorni dopo ebbe luogo a Vienna la prirna
gnrncle rivista delle truPPe'
'l'rrtto
ci si svolse to" ott ritmo cos accelerato'
da
t,lilit:r'c
l respiro. La fiducia che si era riposta nella rapi-
rlilr c rrr'lll potenza d'azione
della nuova armata tedesca
f f {)n v('nttc punto delusa,
ma anzi sorpassata'
La generale
r
')trvitrzi0tro
rl<ll'eminente
valore di questo ottimo
istru-
rrtr'trlr) ;tv('vrr
ottgnuto in pOchi
giorni la SUa piena cOn-
lltttt,t.
|,r
l,titlrrt
l,tttltlil clettorale
per la costituzione
del
li.r, lr"l,t;'
tl,'ll;r
(t:ttltlc
Germania'
che ebbe luogo il ro
aprile, dimostr una sbalorditiva adesione della Nazione
tedesca. Circa il
99
per cento dette il suo voto in questo
senso.
Poche settimane dopo, sotto I'azione della campagna
internazionale d'aizzamento da parte di certi giornali e
di singoli uomini politici, nella Cecoslovacchia incomin-
ci ad aggravarsi l'oppressione contro i tedeschi col.
residenti.
Quasi 3
milioni e mezzo di nostri conna-
zionah vivevano in detto Paese raggruppati in zorre
che, nella loro grande maggioranza, confinavano col
Reich. Con i tedeschi cacciati negli ultimi decenni dal ter-
rore ceco, ci costituiva una massa di oltre
4
milioni di
persone che, contro la loro volont., erano trattenute in
detto Stato e venivano pi o meno maltrattate. Nessuna
Potenza mondiale gelosa del proprio onore avrebbe po-
tuto assistere passivamente per lungo tempo ad un tale
stato di cose. L'uomo responsabile di questo sviluppo, che
gradatamente fece deila Cecoslovacchia l'esponente di
tutto ci che aveva intenzioni ostil contro il Reich, fu
l'ex-Presidente l)ot1. llcnes. Pcr srrggt:r'irnt:nto c con la
collaborazione di ccrti cirr:oli cslcli, rrcl nrrggio clell'anno
scorso egli effettu rlrrcll;r rrrolrililirzi<)ro coc?r., con ia quale
si intendeva: r) di provor:anr il Rcich germanico; z) di
procurare al Reich germilrricr) una sconfitta nel suo pre-
stigio internazionale. Nonostante l'assicurazione data due
volte in mio nome al l)n:siclente Benes, che la Germania
non aveva mobilitato un solo soldato e malgrado che le
stesse assicurazioni furono date ai rappresentanti delle Po-
tenze estere, venne tuttavia mantenuta e diffusa la finzione
che la Cecoslovacchia, di fronte alla mobilitazione tedesca,
era stata costretta a sua volta a mobilitare, e che
perci
t2 r3
1,1
(
r|ilililliil
tlovOvzt per prima revocare
la propria mo-
l,rlrl;rzrt)tr(:
o l'illlrnciare
alle sue mire' I1 dott' Benes fece
rlivttliirrt't:
ltl versione
che a questa maniera'
con la riso-
Irrlt'z,z,rt tlclle sue misure, il Reich
germanico era stato co-
slrctto
a rientrare
nei limiti che gli si addicevano'
Sicco-
rrrc lil Germania
non aveva n mobilitato'
n aveva
al-
t:rrtta inten ztone di aggredire
la Cecoslovacchia'
un simile
sviluppo
doveva
neclssariamente
condurre
ad una grave
rlirninuzione
del prestigio del Reich'
In base ad una tale
irrsopportabile
provo cazione'
aggravata
inoltre da una ve-
ratnente
infame
persecuzione
e terrorizzazione
dei nostri
.,r-putrioti
in Ccoslovacchia'
mi decisi di risolvere
defi-
rritivamente,
ed ormai
in maniera
radicale'
la questione
tleiSudetitedeschi.IlzBmaggioimpartiiinprimoluogo
l,ordinedipreparareperilzottobrel,interventomilitare
contro detto Stato'
In secondo
luogo ordinai
l'imponente
ccl accelerato
completamento
del nostro
fronte difensivo
zrd occidente.
Per la definizione
delia contesa
con il signor Benes
( per la protezione
del Reich contro altri tentativi
di in-
fuenzamento,
o rnagari di minacce'
era prevista dappri-
rn l'immediata
mof,iliturione
di
96
divisioni'
alle quali
t,vt'rrltralmente
sarebbelo
seguite
in brevissimo
tempo nu-
nr('r'()s( altre formazioni
del genere'
l,o sviuppo
che ne segu nella piena estate'. dall'ago-
,;lr;r
trrlto scttembre,
e la situazione
che ne risult
per
l'r'lr'r r r r' I r t o I t't lr:sco in Cecoslovacchia'
giustificarono
pie-
r r r i n('r tlc r
ltlcsli llreparativi'
I r' ',ttri,lt' lirsi della soluzione
finale di questo pro-
Irl.rrr,r
.rl)l)i| lt'ttgotto alla storia' Questi
preparativi
mili-
.r r"rl.sr'to trll'intera armata,
alle formazioni
SS
l,rtt I lrr'
r4
r5
t:tl SA, come pure, nel caso dell'Austria, anche a nume-
losi contingenti di truppe di Polizia, hanno dato ottima
[)rova.
Ad occidente, con l'intervento della organizzazone
del dott. Todt, sotto la direzione del suo geniale Capo, e
grazie all'abnegazione di tutti i soldati, dei membri del
Servizio del Lavoro e dei lavoratori col. addetti, si ot-
tenne un risultato incomparabile, che nella storia finora
non era ritenuto possibile.
Se certi giornali e uomini politici nel resto del mondo
ora affermano che, mediante ricatti d'ordine militare, la
Germania abbia voluto minacciare altri popoli, ci non
significa che un capovolgimento dei fatti. In un territorio
in cui n inglesi n atrtre Nazioni occidentali hanno al-
cunch da ricercare, la Germania ha ristabilito per dieci
rnilioni di tedeschi ii diritto all'autodecisione. Con ci essa
non ha minacciato nessuno, ma si posta soltanto sulle
difese contro il tentativo d'intromissione da parte di terzi.
Ed io non ho bisogno di assicurarVi, miei Deputati, uo-
mini del Reichstag tedesco, che neanche in avvcnirc noi
tollereremo che in cet'te questioni chc rignarc.lnno r:sclnsi-
vamente noi, certi Stati occi<lcntirli tcntino scrrz';rltro <li
immischiarsi, per impcclinr, col loro irrlt:r.vcn1o, <clk: so-
luzioni naturaii e ragioncvoli. I)crciir furnmo tutti ben fe-
lici che, grazie ail'iniziativa clcl nostro amico Benito Mus-
solini, e grazte altres all'altamente encomiabile buona
volont" di Chamberlain e di Daladier, si riusc a trovare
gli elementi di un accordo, che non solamente permise la
pacifica soluzione di una questione improrogabile, ma che
inoltre pot esser valutato come esempio per la possibilit
d'iniziare discussioni e di trovare soluzioni ragionevoli per
determinati importanti problemi vitali.
tiltrz:t la lt:t'tt'tlt" clecisione di giungere, in una maniera
,r,l irr rrrr'lrltr-lr, acl una soluzione
di questo problema, non
:;i srrrclrltt: lrcl ogni modo addivenuti
a un tale accordo fra
lc
iir';rrrrli
Potenze euroPee.
I I popolo tedesco dei Sudeti ha pure avuto a sua volta
lrr
1,Ossibilit,
rnediante la libera manifestazione
della sua
volont., di sanzionare
il processo di unione al grande
lcich germanico. Esso manifest il suo consenso con la
stcssa travolgente rnaggioranza
dimostrata con le elezioni
per il prirno Reichstag delia Grande Germania'
In tal modo oggi abbiarno davanti a noi una rappre-
sentanza del popolo tedesco, che effettivamente
pu pre-
tendere d'essere considerata la vera corporazione
costi-
tuente.
Non nelf intenzione di questa rnia esposizione'
e nem-
meno sarebbe
possibile farlo da questo luogo' di men-
zionare tutti coloro che con la loro cooperazione
hanno
creatolepremessespiritualiematerialiperilsuccesso
clella grand" op"ru diunificazione'
In quest'ora devo per
rilevare che accanto alla trascinante ed ardente attivit"
clel vecchio membro d.el Partito, feldmaresciallo
Goering,
svolta nei dominii a lui affrdati, furono in prima linea
il girrclizio equo e ardito come pure l'efficace
impostazione
rli trrlti i problemi di plitica estera da parte del camerata
v,,rr l{ilrltentrop, che nel grande periodo trascorso furono
rli :lt;rot'tlinario ausilio per la realizzazione
di questa mia
l,olrlir';r.
(.)rtcsto
desidero rilevare
in merito al decorso
'lrlrrlllivo
rli <luesto anno storico'
N,lr
,,r.rrrlrr.rr
rrt:cessario per, in ricorrenza dell'attuale
lir{)rr{,,
,li :rllt'r ttlltrc clinanzi all'intera nazione che I'a'nno
1r1ili r",l;tl, ttt
lrtitn:r
linea l'anno del trionfo di un'idea'
IJrr'iclca ha unito un popolo, a differenza di ci che avve-
niva nei secoli passati, in cui si credeva di dover affrdare
<luesto compito alla sola spada. Allorquando i soldati te-
cleschi entrarono nella Marca Orientale e nei Sudeti, ci
avvenne contro gli oppressori di quelle popolazioni ed
inoitre corne rappresentanti della collettivit" del popolo
nazionalsocialista, alla quale questi milioni di tedeschi
erano gi. da tempo devoti e vincolati.
I tedeschi della Marca Orientale e dei Sudeti, mal-
grado tutte le oppressioni, portavano gi" da lungo tem-
po nei loro cuori, quale simbolo, la bandiera del Reich
nazionalsocialista. E ci costituisce la differenza fionda-
mentale fra la creazione del grande Reich germanico ed
altri tentativi consimili nei secoli scorsi. Allora si voievano
costringere entro un regno le diverse stirpi tedesche
-
og$ stato il popolo tedesco a sopraffare i nemici del
Reich. In appena B mesi si effettuato uno dei pi note-
voli rivolgimenh d'Europa.
Se un tempo era"no sopr;rtutto lc prctcsc nc<:<:ssit <Jcllc
singole stirpi e dcllc siltgolc trrgi<ttti, ol)l)lll'( l'cgoistnrl dei
principi tedeschi acl o1r;rot'si rttl oglti cf'lcllivit. rrrrifcazione
del Reich, questa voltir, tlolro I'clitttittirziorttt tlci ncmici
interni della Germania, ct'rtrro gli sf'r'rrttatori internazionali
della disunione tedescu t:ltc tctttarono di alzare l'ultimo
ostacolo. Perci questa volta non fu pi necessario trarre
la spada per realizzarc cot-t Ia orza l'unitL nazionale,
bens soltanto a difesa <la.llc minacce esterne. Il giovane
esercito del Reich ha cos superato con brillante successo
la sua prima prova.
Questo
awenimento, unico nella storia del nostro po-
polo, rappresenta per Voi, onorevoli deputati del Reich-
r6
f7
,l,r1i rlr'll;r
(,rtntlc
Gcrmania, un sacro ed imperituro do-
vlrr'. Voi rton sicte i rappresentanti di una regione o di
un;r
(lt:lcltninata stirpe, non siete i rappresentanti di par-
tilolir;i interessi, ma siete innanzi tutto gli eletti dell'in-
tr:ro popolo tedesco. Con ci Voi siete i garanti di questo
l{cich, voluto e creato dal Nazionalsocialismo. voi avete
lrcrci
l'obbligo di servire con fedelt. il movimento na-
zista che prepar e seppe realzzare il miracolo storico
clcll'anno 1938.
In Voi debbono incarnarsi in sommo grado le virtu
clel Partito Nazionalsocialista: fedelt", cameratismo ed
ubbidienza. A11o stesso modo che noi ci siamo educati a
queste virt combattendo per la Germania, cos esse do-
vranno restare per tutti i tempi futuri ii dettame spiri-
tuale dei rappresentanti al Reichstag. Allora la rappresen-
lanza della nazione sar. costituita da una consacrata col-
lettivit di fattivi artefici deltro Stato tedesco.
Onoreuoli membri, del Reichstag!
La storia degli ultimi
3o
anni insegna a tutti noi che
il prestigio delle nazioni all'esterno pari alla lotza dei
1'olroli
nelf interno. Dal"numero e dal valore dei cittaclini
ri:;rrlt I'importanza di un popolo nel suo insieme. Il fat-
lrrrc rrllirno e decisivo, per, nella valorizzaziote dell'ef-
l.llrv;r lorza di una nazione sarL dato sempre dal grado
rlr'l :;rrr, <rr'fline all'interno, cio dalla organizzazione di
r
1lrr";l:r
lot'2,1. nazionale.
l.'rr,,rrn lctlcsco non oggi diverso da quello di ro,
.,{) {r
ir:urrri
l';r. Il numero dei tedeschi aumentato da
allora di poco. Attitudini, genio, energia, ecc., non pos-
sono esser considerati maggiori di quel che furono nei
passati decenni. L'unica cosa essenzialmente cambiata
la migliore atilizzazione di questi valori, in forza della
loro organizzazione e grazie alla formazione di nuovi
strati dirigenti selezionati.
Il popolo tedesco degli scorsi decenni, politicamente
e socialmente disorganizzato, ha consumato la pir grarr
parte delle sue forze in una guerra intestina sterile ed as-
surda. La cosiddetta libert democratica di dare sfogo
alle proprie opinioni e ai propri istinti, non ha condotto
allo sviluppo e nemmeno all'affrancamento di valori spe-
ciali e di speciafi forze, ma alla loro dissipazione insen-
sata, ed infine alla paralisi di qualsivoglia personalit"
veramente creativa ancora esistente. Mettendo fine a que-
sta vana lotta, ii Nazionalsocialismo svincol le forze irn-
rnanenti fino allora prigioniere e le adib a rappresentare
i vitali interessi della Nazione nel senso di assolvere i
grandi compiti sociali nell'interno del treich, e di assicu-
rare le nostre necessit vitali dinanzi al mondo circo-
stante. assurdo creclere chc oblrcr'licnza c <liscilrlina sia-
no necessarie soltanto al soltlato, c chc nclla rimanente
vita dei popoli rivestano scrstl utlit. Tutt'al contrario !
La comunit. di popolo disciplinata e educata all'obbe-
dienza in grado di mobilitare energie che ridondano a
beneficio di una pi facile afferrnazone dell'esistenza dei
popoli e servono quindi ad una pi fruttuosa rappresen-
tanza degli interessi collettivi. Ma una tale comunit. non
si pu creare colla forza, s bene colla convincente dina-
mica di un'idea e quindi cogli sforzi di una continua edu-
cazione. Il nazisrno mira a creare una vera comunit di
rB r9
1r,;rolo
(,)ucslr) (:olcotto
un ideale che sembra ancora
l*rrl;rrr,. Ma rron questa certamente una disgrazia! Al
.rrrlr;rrio ! Appunto la bellezza di quest'ideale impegna ad
rrrr l;rvor-o ininterrotto e ad un risoluto sforzo per conse-
lirrirlo.
Proprio qui sta la differenza fra i cosiddetti pro-
11r:rnrmi
di partito di un'epoca tramontata e il fine cui
rrrirrr" il Nazionalsocialismo. I programmi di partito di un
Icrnpo contenevano concetti o piani economici, politici e
rcligiosi variamente formulati, determinati per dalle cir-
custanze e quind.i limitati. I1 Nazionalsocialismo, invece,
i>one
nella sua comunit" di popolo una mta che solo con
un'educazione ininterrotta pu essere tenuta continua-
mente di mira, raggiunta e conservata.
Mentre dunque l'attivit" dei vecchi partiti si esauriva
precipuamente nella disamina delle questioni e dei quoti-
diani problemi economici e statali ed era quindi essen-
zialmente affidata al Farlamento, il movimento nazional-
socialista deve compiere il suo indefesso lavoro sul po-
polo stesso. Ma anchel'atilizzazione di questo lavoro non
si cornpie nel Reichstag, s bene in tutti i campi della vita
politica interna ed estera. Infatti, la comunit" di popolo
costituisce il valore decisivo e quindi il fattore di potenza
r'lrr: 1 Governo in grado di impegnare nelle sue deci-
r;i,rrri. T-'importanza di' questi fatti non sminuita dallo
:i(:us() intendimento che specialmente i passati rappresen-
lrrrrli rlt'i nostri partiti borghesi dirnostravano
per tali
r r rttr llli.
Vi :urrro uomini che anche dinanzi ai pi grandi e
,rr
;,rir
lr:rliici avvenimenti non mostrano di saper riflet-
Ir,r,' ,, ,li g,rr)v;r-c commozione alcuna. Essi sono inariditi
rr, l 1,,r,, rrrlirrro c rlrtindi senza valore alcuno
per la comu-
nit. Non creano la storia e non certo con essi che si
pu fare la storia. Nella loro stoltezza o nella loro apatica
decadenza costituiscono una inutile merce di scarto di
madre natura.
Essi trovano calma o soddisfazione atteggiandosi ad
un contegno che vorrebbe esser superiore in virt di una
loro presunta scienza e coscienza circa gli avvenimenti
contemporanei, ma che, in fondo altro non se non su-
pina ignoranza. Ci si pu bene immaginare come un
popolo che non possegga un solo di questi ignoranti possa
esser capace di grandi gesta e di nobili azioni, ma im-
possibile immaginare e governare una nazione formata
nella maggior parte di siffatti ignoranti, anzich di uomini
forniti di ideali, provvisti di una fede positiva, pieni di
tutto il vigore della razza. Son questi i soli preziosi ele-
menti di una comunit di popolo. Ad essi si dovranno
perdonare mille debolezze purch posseggano la sola virt
di dare
-
quando sia necessario
-
anche la vita per un
ideale. Per questo io non posso, onorevoli Dclrrrta.ti tlcl
Reichstag, chc ripetcrc tlin;urzi a V,i, l'rr.g.nt<:
1rr..glricr.a.
da me reiteratam{rrtc .s1r'cssrr irr rrrill. r' rrrill. r'rrtlrrrri :
scorgete Ia salvezzir <lrl llcir:lr sollrrrrl, rrcllrr <:r-t:azionc e
nel rinforzamento clcll:r r:orn r r r r il r. r ur zionalsocialista. Ci
vi costringer. automalit:irrnt'rrlc a comltiere un lavoro
dawero positivo in molli c:irmpi specifici. Soltanto cos
sar possibile inserirc cflt:accmente nel ciclo vitale della
nazione milioni di inclivirlui dinamici ai quali la normale
attivit borghese nella vita economica ecc. non potr rnai
dare sufficiente soddisfazione. L'organizzazione della co-
munit popolare nazionalsocialista richiede milioni di
membri attivi. Cercarli e trovarli vuol dire collaborare a
2T
rlr('l
l)(l(l('r'()so l)r-ocesso
di selezione che ci renderL pos-
,;rlrrh'rli
sr:olrrire e di addurre allo Stato per i suoi supremi
r orrrlrili, tron coloro che siano addestrati a rappresentare
l;r t'osa pubblica unicamente dalla scuola, ma soltanto chi
r.r:r:olkr per capacit proprie. E questo decisivo non solo
pt:r' il governo della nazione, ma anche per la suprema
rlirczione politica. Nella gran massa del popolo vivono
ingegni bastanti per coprire con successo tutti i posti di
rnaggiore responsabilit. Ci crea la sicttezza massima
clello Stato e della comunit" popolare dinanzi alle ten-
denze rivoluzionarie dei singoli e alle tendenze disgrega-
trici del tempo. Ch il pericolo vien sempre da quelle in-
telligenze inavvertite e trascurate, e pur creative nel pro-
fondo d.ella loro psiche; giammai dai criticastri cavilla-
tori e negatori. In quest'ultimi non v' idealismo n ener-
gia sufficienti per compiere qualcosa di veramente deci-
sivo. La loro astiosa opposizione va raramente al di l"
del libello, dell'articolessa o dell'eccesso oratorio'
I veri rivoluzionari di alta ievatura sono stati in tutti
i tempi quegli spiriti con vocazione di comando, che una
societ. presuntuosa, frolia e chiusa in se stessa, non riusci
a. scoprire o non volle accogliere nel suo seno. Sta quindi
rroll'interesse dello Stato. riesaminare continuamente, con
;rccrrrata cernita, coloro che tra il popolo sono dotati di
l;rl('rrli speciali e in qual modo possano essere utilzzatl
A r;rr(,stcl fine, la prima prernessa costituita dalla stessa
1rr,l.rrlc
organizzazione di una vivente comunit" popolare,
lrlrr
lri'(ssa pone i compiti pi chiari ed esige un lavoro
r r)nlurrr) ()
vario. Pensate alla immensa mole dell'opera
rrlrrr :rlirr;r c tlirettiva che deve esplicare ad esempio 1'or-
i,if f lrl i,t/tt,u,'<lr'l F'ronte del Lavoro.
Miei Deputati, noi ci troviamo ancora di fronte ad altri
enormi e poderosi compiti. Dobbiamo costituire un nuovo
strato dirigente dei nostro popolo. La sua composizione
condizionata dalla azza. per ugualmente necessario
che mediante il sistema ed il tipo della nostra educazione,
quale naturale premessa per l'occupazione di ogni pub-
blico impiego, sia da esigere e da assicurare sopratutto
il coraggio come anche l'interesse, nonch la gioia di as-
sumere una responsabilit. Per occupare posti dirigenti
nello Stato e nel Partito occorre valutare il carattere assai
pi della cosiddetta attitudine puramente scientifica o di
una presunta idoneit intellettuale. Poich in ogni luogo
ove occorre dirigere, non decisivo il sapere astratto,
bens l'innata capacit" di dirigere ed in conseguenza, tn
vasta rnisura, l'interesse e la responsabilit. personale, cio
la risolutezza, il coraggio e la perseveraza.
In Xinea fondamentale, vale il principio che la man-
canza d'intercssc c dcl si:nso cli responsabilit non potr
mai esser coml)cnsrtrr rllrlla istrtrziorrc sr:icntif<:a, irnche
se questa sia di
lrrirn'orrlir(
('(lirrrostrrlt
rlrr r:crtifcrrti.
I1 sapere e la calxr.cit rli rliriiiclr', r'ioi'l'r'rrcrgirr, non si
escludono a vicenclir. l,i rlr)v(' :iorgor() rlt'i <lrrlrbi, in nes-
sun caso il sapere potrir sur'r'(fgirrrr lrr vir-tr, il coraggio, il
valore e la decisione. Pt,r' rliligr:r'c r.rna. comunit popolare
nello Stato e nel Fartito, lrrli <lualit" sono le pi impor-
tanti. Se io affermo qut:sto <'lzrvanti a Voi, miei Deputati,
lo faccio sotto l'impressiouc cli quest'anno di storia tede-
sca che mi ha insegnato pi di tutta la mia vita vissuta
fino a questo momento, sul fatto come proprio queste
virt siano importanti e insostituibili e come nelle ore cri-
tiche un solo uorno energico vaiga sempre pi di rooo
o)
rrr,nurrr r I'irr;1r'gtto, rner imbelli.
Questa
nuova selezione dei
,lrrrli.rrli rlcvc
l)cr,
nella sua manifestazione sociale, es-
:;r,r.' lilrt'rltrr. <la numerosi preconcetti, che io non posso
I rr r ;r I I r o clrc definire come una morale sociale menzognera
r,rl :rssolutatnen{,e assurda nella sua intima essenza. Non
v i i' r:onclotta e presa di posizione che non possa trovare
l;r srra ultima giustificazione nell'utile che ne deriva per
ll collettivit. Ci che per l'esistenza della collettivit ri-
srrlti di poca importanza o magari dannoso, non pu es-
scr valutato come morale al servizio di un ordinamento
sociale. E sopratutto : una comunit popolare solamente
concepibile a patto che vengano riconosciute delle leggi
che valgono per tutti. Non possibile, cio, attendersi o
esigere dagli uni I'osservanza dr principii che agli occhi
degli altri siano assurdi, dannosi oppure anche soitanto
insignificanti.
Non ho nessuna comprensione per gli sforzi di certi
strati sociali moribondi, intesi ad isolarsi dalla vita reale,
mediante una barriera di leggi di classe inaridite e senza
contenuto, onde potersi mantenere artificialmente in vita.
I'in tanto che questo avviene solo per assicurarc alla pro-
pria estinzione un tranquillo cimitero, non vi t': nulla da
olrbiettare. Ma se con ci si vuol innalzare una barriera
('()r1r'o
il progresso della vita, allora l'assalto di una gio-
vcrrlir pletorica e cLinamica eliminer senz'altro cluesta
rrr,r'l;r sterpaglia. L'odierno Stato tedesco, fondato sLli po-
;r,1,,
nolr conosce preconcetti sociali, e perci non cono-
',r ('
n('qsulL particolare morale sociale.
l,';';, r'onosce soltanto le leggi vitali e le necessit rive-
l,rl,. .u,li rrorrrirri mediante la ragione e il sapere. Il Nazio-
s1,11',,,r r.rlir;rn,, lc ha riconosciute e vuol vederle rispettate.
Se mi esprimo in tal modo dinanzi a Voi, miei Deputati
del grande Reich germanico, lo per impegnarvi in que-
sto giorno solenne ancora una volta a cooperare, quali
militi del movimento nazionalsocialista, alla realzzazone
delle grandi mte della nostra concezione del mondo e,
quindi, della iotta del nostro popolo. Infatti, Voi non vi
trovate qui come parlamentari designati per elezione, ma
come combattenti nazionalsocialisti, proposti dal Movi-
mento al popolo tedesco. La Vostra attivit" deve essere
svolta sostanzialmente al fine di forgiare il nostro popolo
come Nazione, di sviluppare la nostra comunanza, e di
educarla a pensare veramente in modo nazionale e socia-
lista. Per questo motivo il popolo tedesco ha eletto me
e Voi. Le leggi del nostro Movimento impegnano tutti
noi, qualunque sia il posto da noi occupato. dunque
con maggior diritto di quei parlamentari d'una volta, di
origine democratica, ben noti in Germania, che siamo i
rappresentant clclla Nazione tcclesca; di quei clcputati
che avevano ottcnttto il lot-o tnatt<llt1o tnctliltllltt il
l)gll-
mento di un prcnrio piit o lr(to clcvlrlo.
Se oggi, dopo
(r
ltrti t:lrr: gtri<lo il popolo tc<lcst;o cd
il Reich, guardo all'avvcrtirl', non
lx)ss()
f'ltt'lo st:nza esltri-
rnere la profonda ltclur:i;r rli t:tti sotto r:otnpcnetrato. La
compattezza del popokr 1r'rlcst:o, rlclliL <1uale Voi, miei De-
putati, siete e resteretc i
lrlinr:ipirli
garanti, mi d la sicu-
ezza, che qualunquc
lx)ssr
osscre il compito che il no-
stro popolo dovr" assolvt:t.{r, 1o Stato nazionalsocialista
presto o tardi lo assolvu'.
.l)cr
quanto grancli siano le dif-
ficolt che noi ancora incontreremo, l'energia ed il corag-
gio della nostra iniziativir riuscir a padroneggiarle. Pa-
rimenti sono convinto che il popolo tedesco, ammaestrato
25
,l,r r,r,r l.z,ir)r(' st()l'ica decennale, seguir" con tutta riso-
hrltt.r,,t l;r srr;r guida.
l)r,1rrrtirti, uomini del Reichstag!
Noi viviamo in
ilrr'('lx)cir. assordata dalle grida dei paladini d,ella morale
(l('rroor.atica
e dei sedicenti riformatori d,el mondo. Stan-
rlr :rlle dichiarazioni
di questi apostoli, si potrebbe quasi
t:r.cludere
che tutto il mondo stia in agguato per redi-
rnere il popolo tedesco dalla sua sventura, per ricondurlo
'cl
felice stato di fratellanza
cosmopolita ai assistenza
internazionale
che, noi tedeschi, nei 15 anni che precedet-
tero l'avvento ai potere del Nazionalsociarismo,
abbiamo
avuto occasione di sperimentare in maniera cos miraco-
losa. Dai discorsi e dai giornali di queste democrazie udia-
mo ogni giorno enurnerare le clififrcolt in cui noi tedeschi
ci dibattiamo. Fra i discorsi dei roro uomini di Stato e gli
articoli di fondo dei loro pubblicisti
si nota per una di-
vergenza, inquantoch gli uni ci compiangono o, pieni di
unzione, ci raccomandano
re roro provate ricctte, purtrop-
po applicate con scarso successo nei loro
1>acsi,
mentre i
pubblicisti
esprimono con maggior sincerit i loro veri
sentimenti. trssi ci comunicano con una sicure zza imytron-
tata a gioia maligna, che noi abbiamo la carestia, oppure
-
se Dio vorr
-
l'avremo bentosto, che noi andrcmo in
rrrrlrrra in seguito ad una crisi finanziana, o per causa di
rilr;r r:r-si di produzione,
od anche, qualora nemmeno que_
sl;r rlr)vcsse
verificarsi, in seguito ad una crisi del consu-
rrrr. l'.rr l'acume obbiettivo, di cui han dato tanta prova
r;rr.sli rlrttori
dell'economia mondiale di marca democra-
lir';r, rrr)rr s(mpre giunge ad una diagnosi del tutto uni-
lrrrrrr'. lrr r;rr.st'ultima
settimana, di fronte alla rafforzata
z6
27
volont del popoio tedesco di non rasciarsi sopraffare, si
pu leggere simultaneamente
:
r) che la Germania, pur avendo un eccesso di pro_
duzione, perir. in seguito a insufficienza di consumo;
z) che la Germania, nonostante le enormi richieste
dei consumatori, si troverebbe all'orlo dell'abisso per man-
canza di produzione;
3)
che dovremo fallire per l,enorme peso dei debiti;
4)
che, non volendo far debiti, anche in questo cam_
po agiremo con mezzi nazionalsocialisti
in opposi zone
aiie sacrosante concezioni del capitalismo privato e, per-
cio
-
coll'aiuto di Dio
-
andremo incontro allo sfacelo;
5)
che, in seguito al basso livello di vita, il popolo
tedesco si trova in rivolta;
6) che lo Stato non pir in grado cli mantenere
l'elevato tenorc di vita <k:l popolo ftrdcsco ! ccc.
Tutte queste e mrllc rrltrrr r:.nsirniri tcsi <li lrrrrr-ca dei
nostri democratici lcologi < lcl l'cr.rr rorn iil r norr<l ialt: cbbero
gi i loro precursori ncllc irrrrrrrrr.rrrvoli
constirtazioni fatte
durante il periodo della. l.lr;r
';rzirnirlsocialista
per la con-
quista
del potere e pa'tir:rl.r'rn.rte
negli urtimi 6 anni.
Tutte queste lamentele c
1r'rlczie
sono sincere in una cosa
soia : nell'unico onesto <l.sirlerio democratico che il po_
polo tedesco, ed in particolare l'attuale Germania nazio_
nalsocialista, vadano una buona volta in malora. Su un
punto per anche il popolo tedesco e sopratutto noi sia_
mo perfettamente
in chiaro: la Germania trovasi indub-
biamente da ternpo imrnernorabile in una condizione eco-
ll()rf f l( ir
llirrticol-lmcnte grave. Anzi dal rgr8 essa poteva
;r1,1r;rri't: 11
p6l1i
come disperata. Mentre per dopo il
rr;r8, tli f'onte a queste difficolt, si era semplicemente
r:;rlritrlati oppure ci si era affidati al resto del mondo e
ri. questo si era stati abba.ndonati, il Nazionalsocialismo
si ribellato a questo sistema di vile rassegnazione
ad"
un destino che sembrava ineluttabile
ed ha fatto appello
alla volont di conservazione
della Nazione; detfo ap-
pello non soltanto fu lanciato con straordinaria risolu-
tezza, ma fu anche coronato, oggi posso dirlo, da uno
straordinario successo, cosicch sono in grado d'affermare
due cose:
r) noi combattiamo effettivamente
un,enorme lotta,
impiegandolaforza
compatta e tutta |energia del nostro
popolo e
z) noi vinceremo assolutllmcnlc cl.csta lotta, anzi
l'abbiamo gi. vinta !
Quale
la ragione di tutte lc n.str-r: <liilr:,lr rl'.r-cine
economico? I-a ragione va ricerc:rta rr<:lla srrpcr-prilrola-
zione del territorio in cui viviamo ! Ai signrr.i r:r-ilit:i nelle
democrazie occidentali ed extra-europce rlcsir lcr.o r_.s1rorre
qui solo un fatto e indtrizzare una dom:rrr<l;r. ll l';rttr:, Il
pr;rolo tedesco ha una densit di r3s :rlril;rrrli
1r.r- chilo-
trtr:lro quadrato,
senza alcun aiuto estt,.r.irr.. t' st,rrzir Al-
currrr rlt:llc riserve di un ternpo. Depredato
Pcr.
lrcrr tr.r: lu-
slri, <l;r lrrtto il resto del mondo, gravato cli t,rr.r.nri rl.biti,
s('nzi <'rlorric, purtuttavia
esso vien nutrito c vcslitr) (
non
lr;r rlisrt:t'u1xrti.
Ed ecco la domanda :
eualc
rl.ll1, 1.1yqi11.1_-
l.
iqr;rrrli
rl.rn'crazie
sarebbe mai in gra<lo <li t:rrnlriere
tlucsl, rrrir';r<:olo? Se per compiere tutto ciir irlrlrirrrno do-
vuto seguire speciali vie, la ragione va ricercata sempli-
cemente nel fatto che ci furono imposte anche condizioni
speciali. Le circostanze sono di natura cos grave che la
situazione degli attri grandi
Stati non pu esser punto
paragonata
alla nostra. Su questa terra esistono degli
stati in cui, su ogni chilometro quadrato,
vivono non r35
persone,
come in Germania,
bens soltanto da
5
ad rr
persone.
Ner conternpo
essi dispongono
di terreni ferti-
Iissimi e sterminati,
che rasciano incolti, posseggono
tutti
i tesori imrnaginabili
del suoro, ricchezze naturari, car-
bone, ferro, minerali, e purtuttavia
non sono in grado
di
risolvere i propri probremi
sociaii, di eriminare la disoc-
cupazione nei loro territori o di padroneggiare
gri artri
loro bisogni. I rappresentanti
di tati Stati giurano per
sulle miracolose qualit
della roro democrazia.
Lo fac-
ciano pure per proprio
uso e consumo. F'inch noi in Ger-
mania eravamo un.
I)ropagginc cti tarc cremocrazia,
ave-
vamo
7
milioni tli rlis.<:cuplrri,
'.'.t:rrrirrir.
rrrJl.nir il
agricola prossirnir alllr <:orrrJrlr,l;r r,\,ilr;r, r'rl rrrrr socicl in
procinto di divcrrtar'
1rr.rl;r
rl.llrr rivrrrrz,irrr.. or-:r, mal-
grado le nostre cliflr:rlri, rrlrlri;rrr, r'isrlt, <lucsti pro-
blemi, e ci grazie al rr'st. r'r,girrt: .rl irila'ostia organiz-
zazione interna. r raP1r..s.nl.rrti
clelle democrazie
stra-
niere si meravigliano ch. r:i
Prendiamo
la libert di con-
siderare il nostro regim.
'tlicrno
migriore di quello pas-
sato, e si stupiscono s.1r'.tutto che il popolo tedesco dia
all'attuale regime il proprio
consenso e rifiuti il prece-
dente ! un regime che sa sostenuto dar gg% d tutti con-
nazionali non costituisce forse una democrazia di ben
altra natura che quella brevettata di certi Stati, in cui so*
zB
29
\'('rrl(' (':isir
r()l
r)ra)
ffantcnersi
se non con l'impiego dei
,tt,/,/,1
;riir
srrbdoli della corruzione
elettorale?
lrr ogni modo, per quale motivo vorrebbero
essi im-
lrrrt:i
una cosa che, per quanto
concerne il concetto cti
rr:gime popolare,
noi possediamo
in una forma assai pir)
chiara e migliore?
Ne[a misura che essa s'id,entifica cor
rnetodo
che ci vien raccomandato,
una tale democrazia
si dimostrata nel nostro paese assolutamente
inservibile.
In detti Stati si dichiara tuttavia d,i sperare che fra le de-
rmocrazie
e le cosidette dittature sia possibile
una coilabo-
razione.
Che significa questo? La questione
della forma
dello Stato o della organizzazione
di una comunit. na-
zionale non costituisce affatto un oggetto di disclissione
internazionale.
Per noi tcdcschi : assorutamente
indif-
ferente quale sia la forrn. st.l.rr:
1r'ssccruta dagli altri
popoli.
Per noi anchc irr<lil'frr.rrlt.
;rl rnassimo grado
se il Nazionalsocialism<1,
chc i' or';rr;ri <ri nrstr-1,- ,ro.oo,
allo stesso modo che il Fascismr i: rri rrr;r'r.;r irrrri;rrl,
vr:'-
ga o non venga esportato. Ncli stt:ssi n()n rrt, rrlrrri;rrrro ii
bench minimo interesse r Nemrncro v.(|ilrrrr' ;r rr:rlr v'ri-
taggio di fornire il Nazionarsociarisrnr) (orr(
irrr,rr, t: rrguar-
mente non abbiamo motivo di far la grr.rr;r ;rrl rrltr-i
'._
poli, perch
costituiscono
delle demo''rrzir.. r,';r r'rt:r.rn:rzio-
ttr che la Germania naziqnarsociarista
:ril:rr.r:rrt'r'
rrrossi-
rrr:rrr.rrtc
l'America
del Nord o del sucl, I'Arrsrr-rrri., la ci-
rir ()
rrg'r'i l'olanda, perch col. d,ominaro ;rlrri sisterni
tli g'v.r'lrr,
P'trcbbe soltanto essere integr^.tlr .rn Ia prre-
rlizirrr. r:1r., rl'P't.li fatti, avremmo l'intc'zi'rr. rli occu-
1r:rr.
irrrrrrt'rli;rlrrrncnte
la luna piena. Il nostrrr Stato e il
r.st"
1r'1r'1,
vcl'sano in ben gravi
conclizi'rri cconomi-
<:1r.. ll ..ginrc precedente
ha capitolato cli lr.rnte a tale
3o
compito, e per la sua intima natura non sarebbe stato
nemmeno in grado di intraprendere
la iotta contro siffatte
dififrcolt. orbene, il Nazionalsocialismo
non conosce ra
parola capitolazione, n nel campo della politica interna,
n in quello della politica estera. dominato dalla bru-
taie energia volitiva di fronteggiare i problemi che de-
vono essere risolti e di risolverli in una maniera o nel-
l'altra. E, date Ie circostanze di fatto, dobbiamo sostituire
i mezzi materiali che ci mancano, con un'infinita dili-
genza e con un'estrema concenttazione
della nostra ener-
gia di lavoro. Per chi la natura stessa fa nascere le ba-
nane a portata di bocca assai pi facile la lotta per
l'esistenza che per il contadino tedesco, il quale d,eve affa-
ticarsi tutto l'anno a coltivare il suo campo. Noi non pos-
siamo perrnettere
che un tale spensierato coglitore inter-
nazionale di banane critichi l'attivit clel contaclino teclc-
sco. Se agli altri ccrti metocli dollir nostr-:r
lxrlitica
ocor()-
mica sernl)ri-ro <iurrrosi, vogl irrrro cssi r-t,rr<lt:r.si r:6p16 t:lrt:
l'odio da p;rrtc rlcllc N;rziolri virrcilri<.i rli rrrr;r vol{ir, il
quale dal punto <li vist;r rlr.ll'r,r'rrrrrrirr
Prlili<:rr
' t;rrrto
irragionevole quarrt, i rrrrt i lr,, r:rst i l rr i:;t'r. rrrrr tlcllc princ-
pali ragioni di un sirnilc strrto rli r:osc.
Desidero esporrc lr..v.rrr:rrtt: ir Vri, miei Deputati del
Reichstag, e quindi all'irrt.r., prlr.lo tedesco, come ho gi
fatto tante altre volte, c.s ;rrche in quest,ora, una situa_
zjane di fatto esistente, :r.lla. rFlale noi dobbiamo adattarci
o che dobbiamo cambiarc.
Prima della guerra la Germania era una fiorente po_
tenza economica. Prendcva parte al commercio interna-
zionale, rispettando tanto le leggi economiche ailora gene-
ralmente valide, quanto i metodi di tale commercio. sul-
3r
I''l'lrlrr',r rlr
l)ir
l(.il).r'e ad un tale commercio non ho bi-
',t
'/'r
r{ } {
lu
r (
li sP.rrrlcrc molte parole, poich sarcbbe un'ar-
r(,j',rr/;r rilt'rrc|c che il buon Dio abbia creato il mondo
,,r,lt,rrrl,;r.r'uno
o due popoli. Ogni popolo ha il diritto
,lr ,.-si.r'lrrsi
la propria vita su questa terra. Il popolo
l.rl.s.t) a uno dei pi antichi popori civili cl'Europa. Il
riu() (:ontributo
alla civilt" umana non consiste in frasi di
rrrrriri politici, rna in opere durature e positive. Esso ha
rrssolutamente 1o stesso diritto di partecipare
alla varorz-
r,ttzione di questo mondo corne qualunque
altro popolo.
Cionondimeno gi_ in tempo di pace, ed a quell,.poa
,r"i
circoli inglesi, fu sostenuto e propagato il concetto, dal
punto di vista economico veramente infantile, che la di-
struzione della Germania avrebbe fatto aumentare enor-
memente i profitti del commercio inglese. A ci si aggiunse
la circostanza che la Germa'ia cli allora, dopo tutio, non
sembrava potersi considerare un f'att,r-c abbastanza docile
per quell'egemonia
econornica gi'rl'ic^
rli ca.rattere mon-
diale a cui si mirava, e cos ancrrc rlir rlrr.sr;r
;rarte
si aizz
con tutti t mezz aila lotta contro la
(cr-rnrrrria.
[,ir guerra
mondiale, in cui la Germania venne coirrv, rlr;r
Jr.r-
on .on-
cetto allora certamente erroneamentc irrlt:r-1rr..tato
di fe-
delt" all'alleanza, fin dopo oltre
4
anni c.l f ir.tirstico ap-
pello del celebre presidente americano wils.rr. I suoi r4
punti, che furono poi integrati con alt'i ryrr;rftr.r, c.stitui-
rono gli impegni assunti solennemente rl.llt: l),tcnze al-
leate, in base ai quali la Germania dep'sr: r.
'rrni.
f)opo
1'arrnistizio questi impegni vennero obbrol r-irstrnente
vio-
l:rti.
Qui
cominci la folla dei cosidetti Strrti vincitori, di
vrler trasformare i mali della guerra in .r guerra per-
rrrrrrcnte in periodo di pace. Se tale stato cli cose risulta
oggi in gran parte elirninato, non lo fu certo per ragioni
di comprensione od anche di equit da parte degli uomini
di Stato democratici, ma esclusivamente in virt della
riacquistata .orza della Nazione tedesca, che ha ritrovato
se stessa.
Comunque cosa certa che, alla fine della guerra
mondiale, ogni considerazione
sensata avrebbe dovuto
giungere alla conclusione che un visibile vantaggio non
ne era derivato per alcuno Stato.
Gli spiritosi articolisti economici britannici, i quali in
un prirno tempo avevano scritto che l'annientamento
della
Germania avrebbe elevato la ricchezza media di ogni sin-
golo cittadino inglese e giovato ar benessere del loro
paese,.
dovettero tacere, almeno per un certo periodo del dopo-
guerra, risultando i fatti smentiti fin troppo dalla realt..
Solamente negli ultimi mesi cominciano di nuovo ad ap-
parire, nei discorsi degli uomini politici inglesi e negli ar-
ticoli di fondo dei giorn;rlisti
crcila. stcss. nazionalit, si-
mili geniali affermazioui.l)r:rr;hi:
f r frrilir lir gui:r'ra
mon-
diale? Per distruggoro l. rn.r'i.* <la gucr.ra germanica,
che aveva allora il scconrl'
P,st,
n.r rn'nclo ? Il risultato
fu comunque che al
P.st-
<rcila Gcrmania, sono suben-
trati due altri Stati. olrprr'. pcr riquidare il commercio
tedesco? L'annientamcrrt,
rlcl commercio tedesco ha por-
tato all'Inghilterra
alnrenr ;rltrettanto danno, quanto alla
Germania stessa. L'Inghilterra e gli Inglesi non sono di-
ventati pi ricchi. Oppure per annientare, qualunque ne
fosse il motivo, 1o Stato germanico? Il Reich oggi pi
forte che mai. o forse per consolidare ra demo crazii occ-
dentale nel mondo ?
Questa
democrazia in molte parti del
mondo stata ritirata nella sua edizione originaie e in-
QC
33
vi;rl;r ;rl rrrrccro. Dalle rive del Pacifico, nell'Oriente asra-
lit'o, lrro a <1uelle del Mar Baltico ed alle coste del Medi-
It'n;urc{r, si diffondono rapidamente altri sistemi di go-
vcr'no. Ogni utile immaginabile di questa guerra stato
lotirlrnente eliminato dagli enormi sacrifici, non solo in
vitc umane o in beni, ma anche dal continuo aggravio di
tutte le produzioni e sopratutto dei bilanci dello Stato.
Questa
per era una realt" gi evidente nelf immediato
dopoguerra e che si sarebbe dovuta riconoscere senz'al-
tro. Se si fosse tenuto conto di tutto ci, si sarebbe arri-
vati ad altre idee circa la forma dei trattati di pace.
Cos, ad esempio, appariranno in avvenire come una
dimostrazione di molto limitata perspicacia in fatto di
possibilit" economiche, le cifre che vennero stabilite negli
anni rgrg e rgzo quali riparazioni cli guerra. Esse stanno
talmente al di fuori e di l clcl buon senso economico, che
il solo rnodo per comprenderc <lrrcsto
lrroccclimento,
altri-
menti pazzesco, quello di attr-iblrirn<:
'l'origine
ad un
istinto malvagio e distruttore.
Poich tale era allora la situazonc: <'lrrpprirnt si fece
la guerra per escludere la Germania clarl cornrnclr:io mon.
diale. Col raggiungimento di questo finc <li
l'u(r'r',
Lr frr-
ma della pace avrebbe dovuto trasformart: la
(r:r'mania
irt un'autarchia. Gli altri Stati, i quali si scntivarro rninac-
r:irrti r'la.l commercio mondiale germanico, dolro lir lne del
corrfi{lo r-nondiale, avrebbero dovuto mettcr.r: :r rlisposi-
ziont', rlt:l
lxrpolo
tedesco un territorio adatto allo sviluppo
<li rrn sistrrna di vita autarchica, con l'imposizione di tro-
vrrrvi tla vivcrc a sufficienza, serza venire in contatto eco-
rorrit:o r:orr il rcsto del mondo.
Questo
perr non fu fatto,
poit:lrr la grtr:rra mondiale era stata scatenatzr clai guerra-
34
35
fondai di allora per escludere la Germania dal commercio
mondiale, e quindi si caric il soccombente Stato di un
tale onere di riparazioni internazionali, quali solo con
una raddoppiata attivit" sui mercati mondiali esso avreb-
be potuto realizzare.
Ma questo non tutto : per trattenere la Germania da
ogni attivit autarchica, o per impedirgliela, si tolsero al
Reich persino i suoi possedirnenti coloniali, acquistati a
suo tempo mediante compere o trattati.
Questo
significa
quindi che il pi forte popolo dell'Europa Centrale venne
obbligato, attraverso una serie di geniali manipolazioni,
a dedicarsi pi di prima, costi quello che costi, al com-
mercio di esportazione. Poich infatti nel seguito I'espor-
tazione tedesca dove' non solo bastare a soddisfare i bi-
sogni interni, ma a procurare nuove incredibili somme di
riparazioni, dato che naturalmente per poter consegnare
il valore di un marco, si doveva praticamente esportare
per
3
o
4,
giacch, coll'andar del tempo, queste gigante-
sche somme si polcvano riclrvtrr-c solo ral guaclagno e
non dalla sostanza. I poir:lri' la
(crurrrritr
non cra in
grado di far front<: a tali olrlrli,qlri, lr: rurzioni vncitrici
finanziarono, a mc7ln
lrlcstili,
lir r-icornl)arsa sul mercato
rnondiale di quella cor(or-r'onz. cconomica tedesca, per
l'eliminazione della rlrurlt: to o rz milioni di uomini erano
caduti sui campi di balt;rglia..
Come poi tale par,zia abbia superato ogni limite e
scombussolato tutte le cconomie nazionali, determinando
gravissime crisi monetarie, sia menzionato solo di pas-
saggio.
Il contegno delle cosidette nazioni vincitrici, dopo la
fine della guerra, fu altrettanto insensato come irrespon-
sirlriL'. l.';rlrlrrrpriazione
indebita dele colonie tedesche
Irr rrrrr ;rlrrr.rrtc un'ingiustizia. Economicamente,
una evi-
rk'rrl. f rllia ! Politicamente, nella sua motivazione, cos
vilr', t:lrc si tentati di chiamarla senz,altro sciocca. Nel
r r y r ,ri, tlopo la fine della guerra,
ci sarebbe veramente
slrrla suffrciente autorit" per addivenire ad un ragionevole
;rsscstamento dei problemi internazionali. Non si pu giu_
stifrcare tale mancato assestamento col dire che i popoli
erano ancora troppo eccitati per dare ascolto aila voce
degli uomini di Stato ragionevoli.
Ci non depone certo a favore delle democrazie. Gli
stessi uomini di Stato non avevano nessun'idea di quel
che facevano, n delle conseguenze che potevano risul-
tare dalle loro azioni. Il problema veniva posto effettiva-
mente alla fine della guerra con maggiore asprezza di quel
che non fosse il caso nell'anteguerra. Ed il problema,
laconicamente enunciato, era il seguente : Come si pu
assicurare una partecipazione
eque e ragioneuole d,i tutte
le grandi Nazioni alle ricchezze del mondo? Ncssuno in-
fatti poteva seriamente pensare che, a lungo anclerre, come
nel caso della Germania, una massa di Bo rnilioni di uo-
mini civili potesse esser condannata a vivcrc da. paria,
o indotta a starsene eternamente quieta dinarrzi allo spau-
racchio di un qualsivoglia ridicolo titolo <li
lrropriet.,
sorto esclusivamente da passati atti di violcnza.
E ci non vale soltanto per la Germania, rnir vale per
tutti i popoli che si trovano in situazioni consimili.
IJna cosa pertanto evidente : O i tcsori clel mondo
vcngono distribuiti colla violenza, e talc <listribuzione
vr:r'r allora di tempo in tempo corretta dalla violenza, o
lir <listribuzone awerr. seguendo le norme della giusti-
36
zia e, quindi, della ragione
-
ed equit e ragione do_
vranno servire allora dawero atla giusti zia, e, in ultima
analisi, anche all'opportunit..
Ritenere che Dio permetta
ad alcuni popoli di appro_
priarsi prima, colla violenza, di un mondo intiero,
e di
difendere poi il loro furto accampando teorie morali,
cosa certo tranquillante e sopratutto comoda per i pos-
sidenti, ma di nessun rilievo e priva di qualsiasi inte-
resse, quindi non impegnativa per i non abbienti.
Il problema non si risolve nemmeno quando
un emi_
nentissimo uomo di Stato, con ghigno
sarcastico, dichiara
semplicemente
che vi sono Nazioni possidenti, per cui le
altre sarebbero destinate
a rimanersene per sempre nul-
latenenti.
Queste
sbrigative opinioni possono
varer forse da di-
rettive in seno alle demo crazie capitalistiche nella solu-
zione dei loro problemi sociali; gli Stati a regime dawero
popolare rigettano tanto all'interno chc all'estero siffatte
teorie. Nessun pop,. i: nal. nrrll.tr:nc:nt. . ncssrrn
1>opolo
nato possidentc; i
'irplrrr'li
rli
P,sst)sso
soro risultati in
questo mondo nel cr's. <lr.llr svilrryrlr. storico. conce-
pibile che nel corso rli lrrrrglri
1r.r'ir<ri
c in seguito a crisi
interne, alcuni pop'li s.rnlrr-irr' cclissarsi temporanea-
mente dalla scena dcgli lvvcrrirnenti
storici; pensare per
che in Europa, popoli cor'o quello germanico
ed italiano
possano sparire per scml)r-c dalla storia quali stirpi che
abbiano il diritto alla parit; e che possano non solo spa-
rire quali energie passive, ma anche come forze plasma_
trici di vita: questo, evidentemente,
un grossolano
er-
rore.
37
l,:r situir/,iolo, per quanto riguarda la Germania,
rrrrf f rr scttt;rlit:c. ll Reich conta una popolaztone di Bo rni-
lr,rri rli ;rtritnc. Sono r35 per ogni chilometro
quadro' Il
lr';ur(lt' lrossesso
coloniale che la Germania a suo tempo
..;i crpir il forza di accordi e di acquisti, ci stato rubato
r:0rrtr-ariamente alle solenni promesse del presidente ame-
|it:ano Wilson; promesse che formarono la base della no-
stra resa.
L'obiezione che questo possesso coloniale comunque
non ha nessuna importanza, dovrebbe indurre pi facil-
mente alla restituzione. L'altra frivola scusa, non esser
ci possibile perch la Germania di colonie non saprebbe
che farsene, come non sapeva che farsene prima, ridi-
cola. La Germania acquist tardi il suo possesso coloniale,
e lo pote' sviluppare soltanto in tempo relativamente
bre-
ve; d'altronde,
prima della guerra, non si trovava nelle
rrsttefrezze in cui vive oggi. dunque, questa, una scusa
tanto stolta come se si negasse ad un popolo la facolt" di
costruirsi una ferrovia, per la semplicc ragione che non
aveva ferrovia alcuna cento anni fa'
L'a.ltra obiezione che non si pu restitnirc il possesso
coloniale perch la Germania verrebbe a clispOrre cos di
una posizione strategica, un rnostruoso tcntativo di con-
tendere in precedenza diritti comuni ad un popolo, a una
nazione.
Non si pu trattare infatti che di questo. I-a Germania
era il solo stato che non aveva messo in piccli un'armata
coloniale fidando nei trattati del congo,
pit tardi violati
rlalle Potenze alleate. Ma la Germania non ha bisogno
<krl suo possesso coloniale per crearvi armate
-
a ci
lxr.stando la rcchezza demografia della propria tazza"
-
sibbene per ii suo sgravio economico. E se mai a ci non
si dovesse credere, riman pur cosa di nessunissima impor-
tanza, che nulla muta al nostro diritto. IJna tale obiezione
sarebbe giustificata solo quando anche il resto del mondo
abbandonasse le sue basi, e fosse costretto a mantenerle
soltanto in seguito alla ricostituzione del possesso colo-
niale germanico.
un fatto incontrovertibile che, a lungo andare, una
nazione di Bo milioni non vuol essere valutata diversa-
mente da qualsiasi altro popolo. Nella loro insincerit"
e meschinit tutti questi argomenti mostrano all'evidenza
che, in fondo, d'altro non si tratta che di una questione
di orua, con esclusione completa della ragione e della
giustizia.
Esaminati dal punto di vista della ragione, i medesimi
motivi che poterono essere addotti un tempo contro la
rapina delle colonie, parlano oggi in favore della restitu-
zione. La mancanza di una zona di sviluppo economico
propria, costrir-rgc lir. Gcrma.nia a collrrr: il suo fabllisogno
partecipanclo irr piir vlrstlr rnisrrnr lrl r:ornrncrr:io rnorr<li:rle
internazionale, cioi: ltllo st:lttttlrio <ltrllc tntrl'c:i.
Qtrtri
ltacsi
che dispongono <li r:ttot'ttli t'isol'sc t:<:ottomicltc, sia.
Pcrch
immensa la supcr'l<:it: tlcllir lttlrtlt'tlpatria, sia perch
posseggono vasti tcr-r'i{oli t:olrtttiali, clcvono rendersi conto
almeno di questo pttttto : t'ltc scnza un suffrciente approv-
vigionamento di dct't'lrltr alimcntari e senza certe materie
prirne inrlispensabili, non si pu assicurare l'esistenza eco-
nomica di un popolo.
Qrrando
mancano entrambe, si co-
stringe in tutti i casi un popolo a partecipare all'economia
mondiale; ed a parteciparvi in una rnisura che pu dive-
nir persino incomoda ad altri Stati. Ancor pochi anni fa,
3B
39
(luiur(lo sollo llt
1tl'ttssione
delle circostanze, la Germania
rlovr.llc irrtz,i;rtr: il suo piano quadriennale, potemmo udire
;r n():rlt;r
l3ttltcle
meraviglia dalla bocca di statisti e di
rrrrrrirri politici inglesi il rimprovero
-
che aveva l'aria
rli e+icr sincero e doveva esprimere un rincrescimento
-
r'lrc Ll
(ermania
si escludeva cos dall'rnbito dell'econo-
rrril internazionale e dalle relazioni economiche mondiali,
lroncndosi
n una situazione di deplorevole isolamento.
Ilisposi aliora a Mr. Eden che i suoi timori erano un po'
esagerati, e non ammissibili quand'anche essi fossero stati
veramente sinceri. Le circostanze attuali non permettono
alla Germania di staccarsi dall'economia mondiale, la co-
stringono invece a parteciparvi ad ogni costo pet forza
di circostaze; a parteciparvi anche quando le forme
della nostra partecipazione non dovessero forse a taluni
piacere. Si potrebbe poi aggiungere quanto segue: il rim-
provero che coi metodi tedeschi dello scambio il com-
mercio mondiale verrebbe a trovarsi su una linea discen-
dente, potrebbe, anche se vero, colpire soltanto chi re-
sponsabile di questo sviluppo. E la colpa ricade su quegli
stati a forma capitalistico-internazionale
chc colle loro
manipolazioni valutarie hanno arbitraria.mcntc c'listrutto
ogni rapporto stabile fra le diverse valutc pur cli saziate
le loro egoistiche brame. Stando cos le cosc, il sistema
tcclcsco di dare per una onesta prestazione cli lavoro una
contropa.rtita pure onestamente ottenuta col lavoro, costi-
tuisce una pratica pi decorosa che non quella di pagare
con divise che un anno dopo vengono svalutatc clel tanto
e tanto per cento.
Se taluni paesi avversano il metodo teclesco, ci av-
viene, in primo luogo, perch il sistema tedesco di rego-
lare i rapporti comrnerciali ha tolto di mezzo le pratiche
della speculazione rnonetaria e borsistica internazionale.
Del resto, la Germania non impone ad alcuno i suoi me-
todi commerciali, ma non tollera nemmeno che da qual-
sivoglia parte democratica le si prescriva quali principii
essa debba o possa seguire. Noi siamo acquirenti di buoni
prodotti alirnentari e di buone materie prime, e siamo
fornitori di merci altrettanto buone. ovvio che tutto
ci che una economia non in grado di produrre nel-
l'mbito della sua circolazione monetaria interna, si pu
ottenere unicamente attraverso beni complementari, e
cio aumentando gli scambi con l'estero. Ma quando
-
come s' accennato
-
un popolo non possiecle risorse pro-
prie in quantit sufficienti, l'acquisto all'estero di prodotti
alirnentari e di materie prime diventa un'imperiosa ne-
cessit, e l'economia di questo popolo deve per forza ob-
bedire all'imperativo pi urgente, quello del bisogno. Cer-
cando di soddisfare una gran parte dei propri bisogni nel
proprio territorio ccolrornico, consolicllto aplrrrrrlo me-
diante il piano cltur<llit,rrrralc, il
lrolrolo
l<:rcst:o sr:arica con
ci i mercati stranit:r'i <lrrllrr con(()r'r'('nz,i eclntiuticiL. Ma
tutto ci che non
llttir
tlov;u'(' lul solrrziorrt: cconomica-
mente soddisfacentc ncllo slxrzio <li r:rri oggi disponiamo,
deve essere realizzato rrllr';rvcrso lrr
lra"rtccipazione
al mer-
cato mondiale. La necr:ssitir ilnpcriosa, a cui deve obbe-
dire la politica economir:a tcrlcsca, cos grande e urgente,
che nessuna minaccia e ncssuna coercizione capitalistica
possono distoglierci cla qucsta attivit economica. L'im-
pulso non va ricercato, come s' detto, nel desiderio di
guadagno di alcuni imprenditori capitalistici, bens nel
bisogno impellente di una intera collettivit nazionale in-
40
4r
llrllo|r :('il2:r ;rl(ttll motivo pressante, semplicemente
per
|()11,;r :rllrtri. Nolt ha alcuna importanza il fatto che gli
rrrlr,rcs:;i rlcll:r Nazione tedesca vengano salvaguardati da
rlrrcslo r'ogime piuttosto che da un altro: importante e
rlr.t.isiv0 soltanto, che tali interessi siano salvaguardati.
Irr ltrc parole: anche un regime diverso dal nostro non
lrotrcbbe
sottrarsi a queste imperiose necessit. economi-
t:lrc; esso dovrebbe agire esattamente come quello nazo-
nalsocialista, a meno che, bene inteso, non si volesse venir
lneno al proprio dovere ed esporre una grande nazione
alla rovina, condannarla allo sfacelo non solo economico,
rna anche umano. Il popolo tedesco,
graze agli effetti
della politica delle riparazioni, stato cullato non soltanto
da molte illusioni, ma anche da nurnerose ideologie eco-
nomiche e da concezioni finanziarie elevate alla intangi-
bilit di dogmi. Se il bisogno prt far aprire gli occhi,
questo il caso tipico del polrokr tcrlesco. Dorninati dal-
l;assillo di questo bisogno, noi a55i^rn. imparato in primo
luogo a
tener conto del capitalc sosl:rnzialc cli una na-
zione, e cio della forza del lavoro. I)inlrnzi alla diligenza
e alla capacit" delle energie produttivO r'irzi0lralmcnte
im-
piegate di una nazione, impallidisconO lttllO lc riserve
auree e di divise. Noi non possiamo chr: sor-r'itlcre pen-
sando ai tempi in cui i nostri economisti cort lrt maggiore
scricl di questo mondo sostenevano che il virlore di una
ntottt:ttt vicne deterrninato dalle riserve atlroo c tli divise,
acclilrlOrlrtc nci tesori delle Banche di Stato c, soprattutto,
vicnc rllr cssct garantito. Noi, al contrario, alrlriamo impa-
rlto cr salrpiiLrno che il valore di una valuta. : insito nella
orrcrgiu prrt<luttiva di un popolo, che l'aumcntato volume
rli pr.()rlrrz.ione sostiene una valuta, anzi, in determinate
42
circostanze la rivalorzza, mentre ogni diminuito rendi-
mento della produzione deve necessariarnente condurre,
presto o tardi, a una svalutazione. Ecco perch lo Stato
nazionalsocialista, in un periodo in cui i gran sacerdoti
della finanza e della economia degli altri Paesi ci profetiz-
zavano ogni trimestre o semestre lo sfacelo, stabllizzava
il valore della sua moneta, aumentando in misura straor-
dinaria la produzione. Tra la produzione tedesca in au-
mento e il denaro in circolazione venne creato un rap-
porto naturale. La formazione dei prezzi, attuata con
tutti i mezzi, fu possibile soltanto mantenendo stabile il
livello dei salari. Ma tutto ci che in questi ultimi sei
anni stato distribuito in Germania dell'aumentato red-
dito nazionale, corrisponde all'aumentata produzione,
vale a dire all'aumentato rendimento del lavoro. In tal
rnodo si potuto non solo dare lavoro a
/
milioni di di-
soccupati, ma anche assicurare al loro aumentato reddito
una corrispondente capacit" cli acquisto; in altrc parole,
ad ogni marco plrgato corrisponrlc (nclla stcsslr rnisrrra")
un aumento clcllir ttoslI':r prorltrz,iortr nrrziort;rlr'. lrr ltltri
Paesi avviene csa11;rrnt'rrlr' I'o1r;roslo. Vicrrt' r'irlolt;r ltr
lrro-
d.uzione, si aun{t:rrlrr il rr'<lrlilr) rrz,i()nr, rrun.rcntarrclo i
salari, si diminuisc(: r:orr r:iir lrr r:;r1racil tli acquisto dei
denaro e si arriva irrfnt' ;rll:r svalutazione della moneta.
Ammetto che il sistcrrrr lctlcsco, in s e per s, rneno
popolare, in quanto sl:rlrilisr:c che ogni aumento di salario
deve necessariamentc <lipcnclere da un aumento della pro-
duzione, per cui l'aurncrrto dei salari deve passare semilre
in seconda linea rispctto alla produzione: ne consegue,
in altre parole, che l'inserimento di
7
milioni di disoccu-
pati nel processo procluttivo, non o non era in prirno
A)
J
lltolio un
l)lolrlcrnir
salariale, bens una pura questione
rli
l,rotlrrziorrr.
Solternto quando le ultime braccia saranno
o('('ulr;rlr', ogrri ulteriore aumento del rendimento totale
-
tf
,:()
possilrile o attraverso una intensificazione del lavoro
()l)l)rrr'(
irr conseguenza ad una maggiore inventivit. della
Ir:r:rrica. del lavoro
-
sar in grado di condurre a una
rrrirggiore partectpazione del singolo al consumo divenuto
rrt:l frattempo di pi vasto accesso, e con ci praticamente
acl un aumento dei salari.
Per, miei Deputati, noi sappiamo bene che un sif-
fatto aumento complementare di rendimento non pu
aver luogo in un settore: cio in quello della nostra ali-
mentazione. Ci che il contadino tedesco riesce a ricavare
dal suolo tedesco ha semplicemente del fantastico e ap-
pare addirittura incredibile. Egli merita la nostra massi-
ma riconoscenza. Ma qui la natura medesima che inter-
viene, ponendo dei limiti a ogni ulteriore aumento della
produzione. In aitre parole : se non si verificasse un mu-
tamento, la capacit di consumo tedesca troverebbe una
naturale limitazione al margine estremo dclla produzione
alirnentare
I
La situazione che ne deriva pu esserc fronteggiata
in due maniere
r) mediante una importazione complementare di
prodotti alimentari e quindi con un adeguato aumento
della esportazione di prodotti tedeschi; a questo propo-
sito giova tener presente che per tali prodotti necessario
importare in parte anche delle materie prime, sicch sol-
tanto una parte rimane disponibile per l'acquisto dei pro-
clotti alimentari; oppure
44
z) mediante l'arnpliamento
deilo spazio vitale del
nostro popolo per risolvere il problema dell'alimentazione
della Germania nell'"mbito delra circolazione interna
della nostra economia.
Poich la seconda soluzione, per il momento, non
possibile, a causa della pcrsistcnte
cecit delle
potenze
gi vittoriose, noi siamo cost'ctti . occuparci
della prima;
noi dobbiamo'cio
espor-ta.r.c, p.r
1>oter
"o*p.rui"
p.o_
dotti alimentari; inoltrc, p.iclri: rlrr.sta esportazione ri-
chiede, in parte, matcrie pr.ir'. t:lr. rr,i non possediamo,
siamo costretti a esporta'e arco''. <li
1>iir,
.nd siano assi-
curate alla nostra economia le rnirt.r.i<r plirne indispensa-
bili.
Questa
necessit, contrariamc'tr:
u <;ui.'t, potrebbe
manifestarsi in altri Paesi, non cli natur-ir caPitalistica;
essa corrisponde al bisogno pi grave chc p'sslr
l)esare
su di un popolo: la preoccupazione
per il
1ru.,r.,
.1ou_
tidiano.
Se da parte degli uomini di stato esteri ci si minaccia
con rappresaglie
economiche, non so bene di qual ge_
nere, io sono in grado di assicurare che, in tal .".o, ,.r_
rebbe impegnata una battagria economica disperata che
noi potremmo condurre morto facilmente a tuon fine.
Per noi questa lotta sarebbe pi facile che per le altre
nazioni satolle, poich la ragione di questa nostra batta-
gli economica sarebbe semplicissima.
Eccola: popol'
tedesco, se vuoi vivere, esporta, altrimenti perirai ! Ed io
posso assicurare a tutti gli scettici internazionali
che il
popolo tedesco non perir in nessun caso, ma vivr. Se
necessario, esso metter" a disposizione dei suoi capi tutte
le energie di iavoro della nuova comunit. nazionalsocia-
45
Ir:,1;r ,rllr':;r 11,, rli irriziare e di condurre a termine una tale
loll,r l'r,r rlrr;rrrto riguarda il governo, posso garantire
r'lr. r.:r:r, i, <l.ciso a tutto. Una soluzione definitiva del pro-
lrlr,rrr;r, r.
lrrccisamente
in senso ragionevole, potr. verifi-
r';rrsi solo quando l'avidit" di singoti popoli sar stata
virrlir <lal buon senso generale, vale a dire quando ci si
sa r convinti che l'ostinarsi nella perpetuazione di una
irrgiustizia semplicemente inutile non solo politicamente,
ma anche economicamente; anzi puramente pazzesco.
Quanto
insensata possa rivelarsi una simile testarda
intolleranza lo si pu dedurre da quanto segue:
Nel rgr8 la guerra finisce; nel r9r9 vengono tolte alla
Gerrnania le colonie. Per i nuovi proprietari queste colo-
nie, economicamente parlando, non hanno alcun valore,
esse non possono essere n valorizzate n intensivamente
sfruttate. L'espropriazione costituiva per una parte della
discriminazione di un grande po1>olo cli ottanta milioni,
stabilita dall'articolo
447
del Trattato cli Vcrsaglia. 11 pro-
posito di aliora era il seguente: renclcrc
I)c-
scmpre im-
possibile al popolo tedesco di vivere da pari a pari con
le aitre nazioni.
Quale
fu invece la conscguonz. clclla po-
litica d'odio? Economicamente, la distruzionc cli ogni ra-
gionevole ricostruzione del mercato moncliak,; ifit"r-
mcntc, il mantenimento di uno stato di inferiorit" d'arma-
mento pcr il vinto, il che presto o tardi doveva condurre
ad una violenta. reazione.
Negli ann 1933-34 feci un'offerta dopo l'altra per una
ragionevole limitazione degli armamenti. Tali offerte tro-
varono gelide accoglienze e vennero respinte, esattamente
come la richiesta di restituzione dei rubati possedimenti
coloniali tedeschi. Se oggi i geniali uomini di Stato e i
geniali uomini poiitici di questi Paesi facessero un po' di
bilancio, per rilevare gli utili derivanti dall'imparit" im-
posta negli armamenti e nel campo coloniale e con ci
dalla generale discriminazione dei diritti, forse non po-
trebbero contestare che la loro presunta superiorit" in
fatto di armamenti e il meraviglioso possedimento colo-
niale tolto alla Germania risultino gi oggi strapagati. Sa-
rebbe stato economicamente pi prucente e intelligente
trovare un accordo politico e coloniale con ia Germania,
piuttosto che seguire una via la quaie pu dare degli
enormi dividendi ai fornitori di materiale bellico, ma che
impone gli oneri pi gravi. Stimo che i
3
milioni di chilo-
rnetri quadrati dei possedimenti coloniali tedeschi, passati
nelle mani dell'Inghilterra e della Francia, unitamente al
rifiuto di accordare al Reich la parit" politica e militare,
sono costati soltanto aila Gran Bretagna pi di zo miliardi
di marchi oru.r. I temo che questa cfra assumer. prcsto
ben altre prolrolziorri. Alllrialr-ro vcrlrrlo <lrrrrrlrrrl r:hc lo co-
lonie tedeschc nott solo tton llrtrrro
lrol'llrlo
rlr:ll'oro, lr. so-
no costate dellc sottttrrc l'irvolosr:.
( r'r'1o,
si
lrollr:lrlrt:
olrbiet-
tare che anche la
(r,rtrr;uri;r
lrrr srrlrto tlci grzrvi danni.
Non c' dubbio!Mrr st, rrr;rl r:orrrrnc. i'tnczzo gaudio, c'
tuttavia una differ('.trz,ir,lt sci3trcrrtc : noi combattiamo per
i nostri diritti vitali, sorzr. <li che noi non potremmo a
lungo esistere, mentrc
.gli
altli si battono per un'ingiusti-
zia che costituisce soltanto un peso e non reca alcun be-
neficio. In vista delle prcscnti circostanze, a noi non resta
per altra via: noi dobbiamo cio continuare una poli-
tica economica volta a sfruttare al massimo le risorse
dello spazio di cui disponiamo.
Questo
ci costringe ad un
46
47
iylu('nl(, ii('nl)l'o maggiore del nostro rendimento e quindi
rlr'llrr
l,rotlrtzi()ttc;
ci ci obbtiga a intensif,care gli sforzi
l)('l
l:r rc;rlizzazione integrale del nostro piano quadrien-
rr;rlr', rrrr, ci costringe altres alla mobilitazione di sempre
nu()vo ctrergie lavorative, ed appunto qui che ora ci
rrvviciniamo a una nuova fase della politica economica
Icrlt:sca. Mentre nei primi sei anni di governo l'obiettivo
tkrlla nostra politica economica era di assorbire nel pro-
cesso produttivo i dsoccupati, l'obiettivo dei prossimi
anni sar. una accurata selezione deile fotze disponibili,
il cui impiego dovr awenire sistematicamente; inoltre,
attraverso una adeguata razionalizzazone e sopratutto
attraverso una organizzazione tecnicamente migliore deile
nostre condizioni di lavoro, pur rimanendo invariata
quantitativamente la mano d'opera, si dovrr realzzare
un rendimento pi elevato e risparmiare cos energie per
nuove produzioni complementari. Tutto questo, a sua
volta, ci obbliga a concedere al mercato dei capitali una
maggiore libert di azione e con ci ncl alleggerirlo dalle
richieste da parte dello Stato; questa maggiore libert
consentir. una pi intensa e vasta collirborazione fra
l'economia e la finanza. Da ci nata la rnia decisione di
condurre a termine la riorganizzazione della Reichsbank,
annunciata il3o gennaio 1937, e che mira a sottrarre l'Isti-
tuto di emissione delle imprese bancarie dall'influenza in-
ternazionale e a trasformarlo nell'Istituto di emissione del
Reich tedesco. Se da qualche parte del monclo si deplora
che con questa decisione un altro grande istituto tedesco sia
r:Ondannato a perdere le sue caratteristiche internazionali,
si pn obbiettare che nostro fermissimo proponimento di
confcrire a tutte le istituzioni nazionali caratteristiche in
primissima linea tedesche, vale a dire nazionalsocialiste.
Codesti critici dovrebbero convenire, treggendo queste no-
stre dichiarazioni, quanto errata e falsa sia l'accusa se-
condo la quaie noi vorremmo imporrc al resto dei mondo
le nostre idee, e quanto pi legittimo sarcbbe che la Ger-
mania nazionalsociatrista protcstassc
IX)l'
i continui siste-
matici tentativi dell'ester,o cli itnlrot't:i lc stte crtncezioni.
Miei deputati, io consiclcro oggi cotttt: tlovct'c di ogni te-
desco, uomo e donna, tli t't:tt<lctsi t:ottlo rlt:lllr
lrolitica
eco-
nomica del Governo tlt:l llt,it:lr c tli ;tlrlroggiirre la sua
opera con tutti i mt.'t,r,i, rtcllt: t:it1:'r c Itr'llr'(;tlll)a"gne, l1on
perdendo mai cli vista cltt: lit lxrst: <lcll;r
ltolilit:lt
trconomica
tedesca non si trova in ncssuna tt:ot'ilt llr;trrziltt-in, bens
in un riconoscimento, assai primitivo, tlcl vrtlot't: <lccisivo
della produzione. Che da ci derivino altt'i t:orttlriti, c pi
precisamente che noi siamo costretti a inrlrit:grrr.t: ttttla
improduttiva industria bellica un'alta percenttta.lc cltrllc
nostre risorse, un fatto deplorevole, ma che non
lrtt
essere mutato. La vita o Ia morte della economia dcl-
l'odierno Reich dipende in definitiva dalla sicurezza poli-
tico-statale. megiio riconoscere questo subito, piuttosto
che troppo tardi. Considero pertanto come supremo com-
pito del Governo nazionalsocialista, di fare tutto quanto
sia umanamente possibile per potenziare Ie nostre forue
armate. Faccio pertanto assegnamento sulla comprensione
del popolo tedesco e sopratutto sulla sua capacit di ri-
cordare. Infatti il periodo della impotenza tedesca non
era certo quello della egua glianza internazionale, politica
o anche economica. Al contrario, fu quello il periodo dei
trattamenti pi umilianti che rnai siano stati inflitti a un
grande popolo, il periodo anche dei peggiori ricatti.
4B
Norr rrlrlrirrrrro .Llcun motivo di supporre che, ove mai
l:r
(r'nrr;rrri;r
cl<.rvesse soccombere in awenire a crisi di
rlr'lrolcz,z,;r, lc toccherebbe una sorte diversa: coloro che
rrr lcrrrpo gettarono sul mondo la fiaccola della confla-
1ir;rziorrtr,
sono in parte quelli stessi, che anche oggi si
:rrlrlrt:r'ano ad inasprire le inimicizie, quali orze motrici
o rlrrali strumenti ciechi per sobillare i popoli l'uno contro
l';rltro e prepararii cos ad una nuova lotta.
E sopratutto Voi, miei Deputati, tenete presente una
cosa.
Presso taluire democrazie si considera apparentemente
speciale privilegio della vita politica democratica, alimen-
tare artificialmente l'odio contro i cosidetti Stati totalitari,
aizzando, con un'ondata di notizie deformatrici della ve-
rit" o addirittura inventate di sana pianta, l'opinione pub-
blica contro popoii che nessun male hanno fatto n vo-
gliono fare ad altri popoli e che, anzi, furono vittime essi
stessi per lunghi anni di gravi ingir-rstizie. I.a nostra rea-
zione contro siffatti sobillatori come DulT Cooper, Mr.
Eden, Churchiil o Mr. Ickes ed altri vicnc bollata come
un'offesa ai sacri diritti delle democrazie. Scconclo la con-
cezione di costoro, essi hanno il diritto cli attaccare altri
popoli ed i loro regimi, ma nessuno deve pcrmettersi di
reagire. Non ho bisogno di assicurarvi che, fnch il Reich
uno Stato sovrano, il governo non ammettcr che uo-
mini politici inglesi o americani gli proibiscano di rispon-
dere a questi attacchi. Ed a garantire la nostra sovranit,
pcr tutto l'awenire provvederanno le armi che noi for-
giamo, e prowediamo noi stessi con la scelta delle nostre
ir r n icizie.
5o
5r
Si potrebbe veramente rispondere con una risata al-
I'affermazione, che la Germania pensa di aggredire l'Ame-
rica, e col silenzio all'incessante campagna di aizzamento
di certi apostoli di guerra britannici, per non dobbiamo
dirnenticare quanto segue :
r) Nel caso di queste democrazie si tratta di Stati,
dove la struttura politica del regime consente che tali
guerrafondai possano assumere essi stessi dopo qualche
tempo il governo del Paese
z) La sicurezza del Reich ci impone quindi il dovere
di informare ternpestivamente il popolo tedesco sul conto
di questi uomini. Siccome il popolo tedesco non nutre
odio alcuno contro l'Inghilterra, l'America e la Francia
e non desidera che di vivere in pace, mentre invece questi
popoli vengono incessantemente atzzati dai loro sobitrla-
tori pi o mcno cbrei contro la Germania e la nazione
germanica, succc<lcrcbbc che, rea"lizzandosi le intcnzioni
di questi gut:t'r':rl'ott<liri, il ltoslt'o popolo vt:t't'clrlrc :r tro-
varsi psicologiclrrttctttc itttlrt't,;xtt'itlo c tli f'trrtttt: lt<l una
situazione chc gli t ittscit't'lrlrt ittt:otttlrn:ltsilriltt. Iitengo
qriindi indispcnsrtlrilt, <;ltc llt ttosttil
l)l'ol)llllttl<lir
e la no-
stra stampa rispotttlirtto tl'ot';t irr
lroi
a tutti gli attacchi
delle democrazic c: solrt'lrtrttto li
lrortino
a conoscenza della
Nazione, la qualc <lt:vc srtlrtrt'c chi sono coloro che vo-
gliono ad ogni costo rlrt"
f{trcrra.
Sono convinto che co-
storo fanno male i krftr conti, poich, passando al contrat-
tacco, la propagancla nazionalsocialista
non mancher" di
riportare
quello stesso successo, che gi ci permise di an-
nientare nelf interno clella Germania per l',appunto con la
orza imperiosa della propaganda, il nemico mondiale
liirr,lr.o
I
lrolroli
riconosceranno ben presto che la Germa-
rri;r rr;rz,iorrrrlsocialista non vuole essere nemica di altri
grogr,li, r'lrt: tutte le affermazioni circa le mire aggressive
rlr'l rroslro
1;opolo
contro altre nazioni sono menzogne nate
rl;r rrrorboso isterismo o da ambizione personale di singoli
rronrirri politici, e che queste menzogne hanno in certi
St:Lti lo scopo di permettere ad incoscienti affaristi di sal-
vare le loro finanze : riconosceranno anche e sopratutto
che con queste menzogne il giudaismo internazionale si
propone di soddisfare la propria sete di vendetta ed avi-
dit di lucro e che esse costituiscono la pi inaudita dif-
famazione che si possa commettere contro una nazione
grande e amante della pace. Sta di fatto, p. es., che mai
i soldati tedeschi hanno combattuto su suolo americano,
mentre invece in nome della indipendenza e libert" ame-
ricana, soldati americani vennero trasportati in Europa
per concorrere a jugulare
una grande nazione che lottava
per la sua libert". Non la Germania ha aggredito l'Ame-
rica, ma l'America la Germania, e precisamente, come ha
constatato la commissione d'inchiesta del parlamento
americano, seza alcun motivo, unicamente per ragioni
capitalistiche. Una cosa per certa e nessuno deve farsi
illusioni in proposito: questa campagna non potr mini-
mamente influire sulla condotta della Gerrnania nella so-
luzione clel suo problema ebraico. Al contrario ! Per
quanto riguarcla il problema ebraico vorrei osservare
quanto segue : Non v' spettacolo pi vergognoso di
quello odierno di un intero mondo democratico, che tra-
suda cornrniserazione da tutti i pori per il cosidetto po-
vero popolo ebreo perseguitato e che, viceversa, rimane
duro e inesorabile di fronte all'evidente dovere di oor-
gergli aiuto. Le argomentazioni, con cui si vorrebbe glu-
stificare questa mancata assistenza non fanno che dare
ragione alla Germania e all'Italia.
Infatti costoro dicono :
r) Noi, democrazie, non siamo in condizione di po-
ter accogliere gli ebrei. Invece si tratta di Imperi, che
hanno una densit di nemmeno ro abitanti per chilometro
quadrato. Esse pretenderebbero che sia in grado di farlo
la Germania, che deve nutrire r4o abitanti per chilometro
quadrato.
z) Costoro aggiungono: Non possiamo accogliere
gli ebrei, a meno che la Germania non consenta loro di
portare con s un determinato capitale. La Germania
stata per lunghi secoli cos ingenua da dare ricetto a que-
sti elementi, ad onta che essi nulla possedessero all'in-
fuori di morbi contagiosi politici e fi.sici. Il patrimonio
odierno di questi ebrei stato quasi per intero realizzato
ai danni del popolo tedesco, non altrettanto scaltro, e con
manipolazioni <k:llir.
lrcggiorc
spccic.
Noi non facr:iirtno oggi rr,ltt'o clrr, r'ilrirrirt'c rr questi
danni.
Quando
iuttti or sono irr gnrzirr rlcll'infazione
ideata ed attual:r. tlrrgli clrrtri il polrokr tr:<lcsco perdette
tutti quanti i srroi rislxrr.rrri, f'r'rrlto rli rlccenni di onesto
lavoro, quando si tolsclo ;rlla. ttazione tedesca i suoi ca-
pitali all'estero, <lrurrrrkr si prcsero alla Germania tutte le
sue colonie, le consirlcnrzioni di carattere umanitario non
ci consta abbiano avrrto rimarchevole parte presso gli
uomini di stato dcmocr:rtici.
A questi signor-i
lx)sso
oggi assicurare che la brutale
lezione impartitaci pcr quindici anni dalle democrazie
52
53
r r lr;r r(',;r
(
rrr1rl.l:uoltc insensibili contro tutti gli im-
1,rrl:;r
ru.rrlrrrr.rrlrrli. Alla hne della guerra e clopo che oltre
,ri,, rrrl,r lr;rnrlrirri tcdeschi erano morti di fame e di stenti,
r r 1r;rrrr. visti portar via quasi un milione di mucche, in
r()rrr^ tlt'i crudeli paragrafl di un dettato impostoci come
lr;rll;rlo <li pace dagli apostoli dell'umanitarismo demo-
.r';rlic.. oltre un milione di prigionieri di guerra tedeschi
v(nrcro trattenuti in prigionia per oltre un anno dopo la
frrc della guerra senza alcuna ragione. Oltre un milione
c mezzo di tedeschi delle nostre terre di frontiera dovet-
tero abbandonare le loro case, scacciati a orza, portando
con s nella maggior parte dei casi solo quanto avevano
indosso. Dovemmo tollerare che milioni di tedeschi venis-
sero strappati alla madrepatria senza interpellarli e senza
lasciare loro la minima possibilit" di esistenza.
potrei
citare altre diecine e diecine di cscmpi di atrocit. siffatte.
Non ci si venga quindi a parlarc cli umanitarismo. Il po-
polo tedesco non desidera che i sucli intercssi vengano
tutelati da una nazione straniera. La Irancia ai francesi,
l'Inghilterra agli inglesi, l'America agli a.mcr-icani e la
Germania ai tedeschi. Siamo risoluti a imlrcilir-r: l'anni-
darsi in Germania di un popolo straniero, chc avcva sa-
puto impadronirsi di tutti i posti di comando, cd a di-
sfllrcene, poich vogliamo preparare
ed educare
l)cr
que-
sti
lrosti
cli comando il nostro proprio popolo. Alrbiamo
centinaia di migliaia di intelligentissirni figli di opcrai e
di contadini. Provvederemo ad educarli e gi li echrchia-
mo a questo scopo, giacch intendiamo che essi, c non gli
appartenenti ad un popolo straniero, occupino un giorno
insieme con le altre classi colte i posti di comando. La
cultura tedesca, come implicito nella stessa definizione,
tedesca e non ebrea, e sar" quindi amministrata e cu-
rata dal nostro popolo. Se il resto del mondo strilla ipo-
critamente contro questa barbara eliminazione dalla Ger-
mania di un fattore a tal punto insostituibile e cos pre-
zioso ai fini della cultura, non possiamo che stupirci di
questa reazione. Giacch ci pare che il mondo dovrebbe
esserci grato che noi rinunciamo a questi magnifici espo-
nenti della cultura mettendoli a sua disposizione. Per sua
stessa dichiarazione, esso non in grado di spiegare con
un solo argomento la ragione per cui si rif,uta di dare
ricetto a questi individui cos straordinariamente pre-
ziosi. E infatti non si riesce a capire perch proprio la
nazione tedesca debba ospitare i figli di questa razza,
mentre i Paesi che sono cos affezionati a questa
((
ma-
gnifica gente ri si rifrutano improvvisamente con ogni
pretesto di accoglierla. Credo che quanto pi sollecita-
mente rlucsto problcma verr- risolto, tanto megiio sar,
poich frn cht: lr rlrrestionc cbraica non sar liquiclata,
l'Europa non
Irotll'r
rilr'oviu() llr r:lrltn:r r: a 1t-irrrrluillill'r..
Pu darsi bcitissittto t:lrc
1rt't'slo
o trrrrli si gittttg;r irr lrr-
ropa ad un accot'rlo su
(lttcslo
lrtolrlcrn;l
:tttt'lrt: tt';t tt;tzioni
che in altri campi ttorr riuscirclrlrcro :rrl rt:<'ot'tlrtt'l;i tlrrtto
facilmente. Nel monrlo t:'i'
lxrsto
sttlit:ictttc
lrct
ttttti, ma
sopratutto occorre chc si aIrlxrIrrot'ri clclnitivarnente f idea,
secondo cui il popolo clrrco sarcbbe stato per l'appunto
destinato dall'Onnipotcntc a profittare in determinata
quota percentuale dell'organismo e del lavoro produttivo
di altri popoli. Gli ebrei dovranno acconciarsi a svolgere
anch'essi una concreta attivit produttiva, come gli altri
popoli, altrimenti presto o tardi finiranno per essere tra-
volti da una crisi di inconcepibili proporzioni.
54
55
lrr r;ttr'',lo llir)t'1o memorabile fOrse nOn soltantO per
nr'r lr.rlr',,r lrr v()nci fare un'altra osservazione: Nelia mia
vrl,r
,.1,('ri);()
lro l'ormulato delle profezie e quasi sempre
\'{ nrr rlr.riso. Negli anni della mia lotta per il potere fu-
r{,n, rrr pl'irna linea gli ebrei ad accogliere con risate la
rlrl,l
1,r<tlt:zia
che un giorno avrei assunto la direziorre
rlr'llo Stato e con ci quella dell'intera nazione ed avrei,
lr;r gli altri, risolto anche il problema ebraico. Ritengcr
,'lrc nel frattempo quelle schiamazzanti risate si siano
slrcnte nella strozza. Oggi voglio fare un'altra profezia:
Sc la
f,nanza
internazionale ebraica d'Europa e d'Oltre-
oceano douesse ri,uscire a precipit&re
ancora, un& uolta i
popoli in una glterra, il risultato sarebbe non la bolsce-
ui,zzazione d.el rnondo e con ci la uittoria dell'ebraismo"
ma le d,istruzione della razz ebraica in Europa!
L'epoca dell'inerzia propagandistica dei popoli non
ebraici finita. La Germania nazionalsocialista e l'Italia
fascista posseggono le istituzioni chc pcnnettono, in caso
di bisogno, di illuminare il mondo sull'csscnza di un pro-
blema che a molti altri popoli chiaro per istinto e con-
fuso solo sotto l'aspetto scientifico. Presentcrncntc gli ebrei
possono svolgere in aicuni Paesi la loro camp.grir cI aiz-
zamento sotto la protezione di una starnpa clrr: col_ si
trova nelle loro mani, del cinematografo, della larlio, del
teatro, della letteratura, ecc. Ma se mai questa razz;t do-
vesse riuscire a scatenare tra i popoli una grlcr-r-ir total-
mente insensata per essi e che non servirebbc c:hc agli
irrteressi giudaici, certo che si rivelerebbe l:r clhcacia
<li nna propaganda che in Gerrnania ha iiquiclato per in-
l,'ro n pochi anni l'ebraismo. I popoli non nc vogliono
,r;rl)('r.c
di morire sui campi di battaglia affinch questa
razza internazionale di nomadi possa intascare prof,tti di
guerra o soddisfare la sua biblica sete di vendetta. Contro
il motto ebraico r< Proletari di tutto il mondo, unitevi ! r.
trionfer" un altro appello : rr Lavoratori di tutte le na-
zioni, riconoscete il vostro nemico comune ! ii.
Tra i rimproveri, che le cosidette democrazie muovo-
no alla Germania, fgura anche quello secondo cui ia Ger-
mania nazionalsocialista sarebbe uno Stato nemico della
religione. Su questo argomento voglio dichiarare soien-
nemente davanti alf intera nazione tedesca quanto segue :
r) in Germania nessuno mai stato fnora persegui-
tato per le sue convinzioni religiose, n lo sar mai I
z) dal
3o
gennaio 1933 io Stato nazionalsocialista
ha messo a disposizione deile due Chies e, a trrezzo dei
competenti organi statali, le seguenti somme attinte al
reddito delle pubbliche imposte:
Nell'csercizio rrljj . r3o milion
r():J4. r7o ))
l().5: 25o ))
rt;.;(r:
..to
))
t().'t'J
'.
.l( x )
rr;;li:
5(x)
A ci devonsi rrggirrIril('r('iII||ltirIrnttrtc cilca 85 mihonr
di Reichsmark tli sussirli <lci sirrgoli
lxrcsi
e circa
7
milioni
di Reichsmark di srrssirlii rlti <:omuni e delle corporazioni
comunali.
Prescindendo da. ciir, tlolro lo Stato le Chiese sono pro-
prietarie del piu vasto currnlrlesso immobiliare. Il valore
dei terreni di loro
lrropricte,
anche di quelli cornpresi
nell'economia forestalc, sulrera f importo di circa ro rni-
Reichsmark
56
l
lr;rrrlr tli lit'i.lrsr.ar-k. It reddito di questi beni immobi-
Irrri :;rrPr,r:r i
_1oo
milioni di Reichsmark all,anno. A tutto
r;rr.r.;1, si rlcvono aggiungere le innumerevoli d.onazioni,
i l;r;r'rli l.stamentari
e, sopratutto, il ricavo delle collette
rrt'llr'
(llriese.
Nello Stato nazionalsociarista
la chiesa gode
inoltrc in vari campi di riduzioni sull,imposta; Ie dona_
zirrri, i lasciti, ecc., sono assoiutamente esenti da imposte.
, per lo meno, una inaudita sfacciataggine se particolar-
rnente degli uomini politici esteri osano affermare che nel
'rerzo
Reich si persegue una politica ostile alla rerigione.
Se le chiese tedesche volessero effettivarnente conside-
rare questa situazione come insopportabile, lo Stato na-
zionalsocialista pronto ad ogni momento ad. effettuare
una chiata separazione fra Chiesa e Stato, come ci av-
venuto in Francia, in America, ed in altri paesi.
Ora mi permetto di porre questa sernplice domanda:
Quali
somme, tolte dai proventi statali, hanno fornito nel-
lo stesso periodo alle loro Chiese la Francia, l'Inghilterra
o gli Stati Uniti d;America?
S)
Lo Stato nazionalsociaiista non ha chiuso una
sola chiesa, n impedito una sola funzionc rcligiosa, n
ha mai voluto influire sulla forma dei riti releiosi. Non
mai intervenuto per ci che attiene alla dottrina c1i una
qualsivoglia confessione. Nello Stato nazionalsocialista,
ognuno pu raggiungere la beatitudine come rncglio g1i
pare.
D'altra parte per : ai sacerdoti, che invece rli servire
il Signore rawisano la loro missione nel diffamare il Ter-
z,o Reich, le sue istituzioni o i suoi dirigenti, lo Stato na-
z,ionalsocialista proweder sempre inesorabilmente a fare
capire che esso non perrnette a nessuno di minare le basi
dello Stato e che i sacerdoti, quando contravvengono alle
leggr, saranno chiamati a rispondere proprio come ogni
altro cittadino tedesco. doveroso peraltro constatare
che ci sono diecine di migliaia di sacerdoti di tutte te
confessioni cristiane, i quali assolvono i loro obblighi re-
ligiosi nello stesso modo, o forse meglio, dei loro confra-
telli sobillatori, senza entrare mai in conflitto con le leggi
dello Stato. Il regime considera suo compito proteggerli,
suo dovere distruggere i nemici dello Stato.
+)
Lo Stato nazionalsocialista non n moralista n
ipocrita. Ma ci sono determinati principii morali, che van-
no osservati neli'interesse biologico della salute di un po-
polo e che non permettiamo quindi vengano violati. La
pederastia o i reati sessuali contro bambini sono puniti nel
nostro Stato daila legge, senza riguardo alla personalit.
dei colpevoli.
Quando
cinque anni fa elementi dirigenti
del partito nazionalsocialista si macchiarono di clucsti
reati, vcnncro fucilati. PcrsonrLlil. rlcllir vita
lrrrlrblica
<r
privati cittaclini orl ;rrrclrc s;rr:crrloli, r'lrc r:orrrrrrcttoro (luc-
ste colpe, s<tno pruriti rl:rllrr lcggc <:oI t:;u(('r'o o con la
reclusione. Le rnfraziorri tli s;(:orrloti r:orrtr-o i loro voti di
castit" od altro non ci inturrrssano.
Su ci non stato ancola mai pubblicato nulla nella
nostra stampa. Per il resto, il nostro Stato intervenuto
una sola volta neil'ordine interno delle Chiese, e cio allor-
quando io stesso feci il tentativo, nel 1933, di unire le
diverse impotenti e spezzettate chiese regionali della Ger-
mania in una grande e potente Chiesa evangelica del
Reich.
Questo
tentativo fall a causa della resistenza di
5B
.i
.rl, urrr \','., r,vr rcgiotrali. In seguito a ci abbiamo rinun-
rr,rl,, .rrl ,rlIri rrltcliore tentativo del genere; dato che, in
l,rrrrlr,, rr.rr i' <li rtostra cornpetenza il difendere la Chiesa
f \',llli,, lir';r r:orr la forza, e tanto meno di rafforzarla, con-
I r r , I
.;11,
,i pr-clpri esponenti !
St orl l'cstero, ed in particolar modo certi uomini di
5l;rlo rlcmocratici, tanto s'impegnano a difendere taluni
:;;rccrrloti tedeschi, ci pu avere soltanto una ragione po-
litit:rL, poich questi stessi uomini di Stato tacquero, quan-
rkr in Russia centinaia di migliaia di sacerdoti furono tru-
cidati o bruciati; essi hanno taciuto quando in Ispagna
decine di migliaia di preti e di monache sono stati mas-
sacrati nella maniera pi bestiale o gettati vivi nelle fiam-
me. Essi non potevano n possono negare questa realt",
ma hanno mantenuto e mantengono tuttora il silenzio.
E
-
ci 1o debbo pur dire a questi uomini di Stato de-
mocratici
-
in quel mentre, per protesta a tali massacri,
numerosi volontari nazionalsocialist c fascisti si sono
messi a disposizione del generale Franco, pcr impedire un
trlteriore espandersi in Europa di questa el>ln'czza di san-
gue del bolscevisrno, e cos cooperare alla salvezza della
maggior parte clell'umanit civile. Poich stata appunto
la preoccupazione per la cultura europea e per la vera ci-
vilt" ad indurre la Germanib" a prendere partito in questa
lotta della Spagna nazionale contro le forue distruttrici
del bolscevismo. pertanto un triste segno per la men-
talit in diversi Paesi se essi non possono immaginarsi
rlclle ragioni cos altruistiche come motivi del nostro agire.
Irrvero, la Germania nazionalsocialista ha partccipato atr-
I'irrsurrezione del generale Franco spinta soltanto dal vivo
rk'si<lcrio che egli riesca a salvare il suo Paese da un pe-
ricolo, da1 quale La stessa Germania sarebbe stata un
giorno quasi sopraffa.tta. Non
l)ossono
dunque essere la
simpatia o la coinpassione per i scrvi cli Dio, vittime della
persecuzione, a suscitare f intct-trssc rlei cittadini democra-
tici per alcuni preti tedcschi trtttrirti in conflitto con la
legge, rna piuttosto f intelt)ss( rrl ttctnico dello Stato ger-
manico. In quanto a qrtt'sto i' ,,1';'ot ltttto che si sappia una
cosa: noi proteggercm() il s;tt't'trlolo tr'rlcsco nella sua
qualit di servo di Dio, rllir ;tttticttlt't't'ttro il prete che si
dimostrasse avversit'io
lrolilico
rlr.l lit'i<:lr. Noi crediamo
di prevenire cos tttrl lttotlo
lriil
tf lir';rcc ttrr,r sviltippo che
-
corne lo dimoslt'rtlto lt'r'slrctit'ltzc irr ls1);lllil
-
in caso
COntrariO pritnrltlrc pol'l;rlc f'lrt:iltnt'ltlc lttl tttt;t :rz,ione cli-
fensiva cf incat:ollrlriic crrlit.. A tlrlt
lrro;rosilo
vorrci, in
linea cli rnassirna, ancora dichirLr:1r't
(llttrrlo scgrrs: in
certi ambienti dell'estero sembra sussistclc I'o1riItiotlt' t:lte,
mettendo particolare lorza nelle manifestaziorri rli sirrr-
patia per gli elementi in conflitto con le leggi tcclcst:lrc,
si possa ottenere un alleviamento della loro situazotrc.
Forse si nutre la speranza di poter esercitare in questo
senso, con deterrninati metodi pubblicistici, una influenza
terroristica sul Governo tedesco.
Questo
parere si basa
su di un errore capitale. Nell'appoggio da parte dell'estero
di certe imprese dirette contro 1o Stato noi vediamo la
definitiva conferma del 10ro carattere di alto tradimento.
E difatti la pura e semplice opposizione contro un re-
gime non mai riuscita a conquistarsi le simpatie clella
democrazia estera. li meno ancora ad ottenere ia perse-
cuzione od il castigo di un tale malfattore politico. Tn-
fatti, v' stata mai in Germania una opposizione pi forte
di quella nazionalsocia.lista ?
\
6o
6t
N4;r r rn r
( )l)lx rsizione fu repressa e perseguitata con mez-
r,t
1'tir
r,,ili r:orrrc lo fu quella del Partito nazionalsocialista.
A rror;lr() ()rorc
possiarno constatare che, per questo mo-
liv,,, rrr;ri f'ummo oggetto di compianto o magari di soc-
( ()r:()
rlrL parte di una fra queste Potenze estere. Un simile
;r;,1roggio sernbra dunque riservato soltanto a coloro che
;rlrlriilno l'intenzione di distruggere il Reich nazionalso-
r:irrlista. Per questo motivo noi vedremo in esso, in ogni
singolo caso, soltanto un movente coercitivo per inasprire
le nostre misure.
Di fronte ai pericoli che ci minacciano sento come una
grande ventura l'aver trovato in Europa e fuori d'Europa
degli Stati che, alla stessa guisa del popolo tedesco, de-
vono combattere una grave lotta per affermare la ioro
esistenza : l'Italia ed il Giappone. Nell'attuale mondo oc-
cidentale gli ltaliani, quali cliscenclenti dell'antica Roma,
e noi, tedeschi, quali disccnclcnti dci Germani d'allora,
siarno i popoli pi antichi e perci qurli che hanno avuto
pi a lungo degli altri contatti fra cli loro. Nclla mia allo:
cuzione al Palazzo Venezia a Roma, in occasione della
rnia visita in Italia, gi" dichiarai che fu certamente una
disgrazia che proprio il pi potente popolo civile clel mon-
do antico ed il giovane popolo di un nuovo mondo in
formazione, in seguito alla mancanza di una frontiera na-
turale come pure ad altre numerose circostanze, per lun-
ghi secoli abbiano avuto fra di loro infruttuosi conflitti.
In consegtenza a tali contatti millenari sorse una comu-
nanza che non soltanto si basa su numerosi vincoli di
sngue, ma che sopratutto dal punto di vista storico e
r:rrlturale di incalcolabile importanza. Ci che il Ger-
rrr;rncsmo deve all'antica civilt. nel campo della sua co-
stituzione statale e quindi anche per il suo sviluppo na_
zionale, come pure nel carnpo della cultura generale ,
nei particolari, incommensurabile;
nel complesso, enorme.
Da allora son passati quasi due millenni. Anche noi, nel
frattempo, abbiamo dato in larga misura il nostro con-
tributo alla cultura. Siamo per sempre rimasti spiritual-
mente legati al popolo italiano, al suo passato culturale
e storico. I1 xIX secolo port un processo di unificazione
statale di sorprendente somiglianza. Le stirpi germaniche
si unificarono nei Reich Gerrnanico, gri Stati italiani nel
Regno d'Itaiia. In un anno, nel 1866, il destino dei due
popoli li ha persino allineati nella guerra per la loro nuo-
va costituzione statale.
Per la seconda volta oggi si ripete un tale sviluppo
analogo. IJn uomo di portata secolare ha per il primo
intrapreso con successo di opporre alla rnentalit demo_
cratica, divenuta sterile nel proprio popolo, una nuova
idea, facr-'ndola t'ionfare nel corso di pochi anni. ci che
il Fascisrno sigrrif ica
1x:r
l'Itir.lia non r: facilc valutirrc.
(]r
che esso ha cornlrirrto pcr' (ors(r-v.r-c
lll <:rtllur-r r.ornanr-
arriva alle stelle.
(hi
lrirss.gi3'i;rrrrlo P.r'
Ionrr , Iircnze
non resta soggiogato cla.l
lr.rrsicl,
<l.ilrt sor-tc chc sarcbtre
toccata a questi documenti rrrric:i <lcll'a'it: c clella cultura
umana, se Mussoiini ed il Su. Iascismo non fossero riu-
sciti a salvare l'Italia dal bolscevismo ? La Germania s,
trovata di fronte allo stesso pericolo.
eui
il Nazionalso-
cialismo ha compiuto il miracolo della salvezza. A questi
due Stati s'aggrappa ora, nel mondo spirituale di innu_
merevoli uomini di ogni azza,la fede in una nuova ri_
nascita della nostra epoca. La solidariet di questi due
regirni perci assai pi che una questione di egoistica
6z
63
()l)lx)rlurit. ln questa solidariet riposa la salvezza del-
l'l'.urolxr di fronte alla minaccia della distruzione bolsce-
vica. Allorch l'Italia combatt la sua lotta eroica per il
srro <liritto di vita in Abissinia. la Germania le fu a fianco
tlrr;rlc amica. Nell'anno r93B l'Italia fascista ci ricompens
irr larga misura per questa nostra amiczia. Che nessuno
al mondo si illuda nel giudicare la portata della decisione
presa dalla Germania nazionalsocialista di fronte a ques-
ta amica. Non pu che giovare alla pace, se non esisteran-
no dubbi in proposito : qualora dovesse scoppiare contro
l'odierna Italia una guerra, non importa per quali motivi,
la Germania sarebbe al fianco dell'amica. Sopratutto non
ci si lasci consigiiare da quegli altri che in ogni paese
vegetano da fiacchi borghesi, i quali non possono conce-
pire come nella vita dei popoli la saggezza possa consi-
gliare oltre alla vilt" anche il coraggio e l'onore. Per ci
che concerne la Germania nazionalsocialista, essa sa qua-
le destino le sarebbe riservato qualora ad una Potenza
internazionale dovesse riuscire, non importa con quali
motivazioni, di soggiogare l'Italia fascista.
Noi riconosciamo le conseguenze che ne risulterebbero
e le consideriamo con glaciale freddezza. II clestino della
Prussia del 18o5-18o6 non si ripeter" una seconda volta
nella storia tedesca. I deboli che nel rBoS furono consi-
glieri del re di Prussia, non hanno da impartir consigli
alla Germania odierna. Lo Stato nazionalsocialista rrco-
nosce il pericolo ed deciso a prepararsi per scongiu-
rarlo.
So bene che non solo le nostre forze arrnate sono al-
I'tllt,zza di qualsivoglia compito militare, ma cos pure la
;rolcrrza
militare dell'Italia. E come non si pu giudicare
l'esercito germanico di oggi dalla vecchia armata della
Confederazione verso il 1848, tanto meno si deve valutare
la moderna Italia fascista alla stregua dei tempi in cui
essa era smembrata in tanti staterelli. Solo una stampa
isterica, in mala fede, senza tatto, e, sopratutto, maligna
al sommo grado, pu aver dimenticato in cos breve tem-
po, che pochi anni fa, colle sue. profezie sull'esito <iella
campagna italiana in trtiopia, fece una ben meschina fi-
gura, come l'ha fatta ancor oggi col suo giudizio sulle
orze nazionali cli lranco nella guerra spagnola. Gti uo-
mini fanno ia storia. Ma forgiano anche gli strumenti
idonei a plasmarla, e sopratutto imprimono ad essi il loro
vitale respiro. Uornini grandi formano la pi gagliarda e
la pi essenziale rappresentanza di un popolo. La Ger-
mania nazionalsocialista e l'Italia fascista son tanto forti
da assicurare la pace contro chicchessia, e da mandare a
termine con decisione e con successo un conflitto che po-
tesse venir scatenato a cuor leggero da qualche forza irre-
sponsabile. Ci non vuol clire chc noi
-
come si pu leg-
gere ogni giorn<l in rrn;r <:r:r'1ir strrrnlrir irrcsltrlns;rbile
-
desideriamo una gu(r't'r; signilca. a.l contr-errio che noi:
r) abbiamo colnl)r'onsir>rrc
1>cl
diritto di altri popoli
di partecipare alle ricchczzt: clcl mondo; parte che loro
spetta rn orza del numero e clel coraggio e del valore; e
significa che noi:
z) riconoscendo questi diritti, siamo decisi di rap-
presentare in comune i comuni interessi.
Signiflca sopratutto che non cederemo giammai e per
lessuna ragione a rninacce ricattatrici.
65
('.:;i
;rrrr:lrt: il tostro rapporto col Giappone fissato
rl;rl rrr r)n(fs(incnto e dalla decisione di porre con la mas-
:ilf rf ir ('rrtrlliiL
un freno alla minacciosa bolscevizzazione di
ilil ilrorrrlo clivenuto oramai cieco. I1 Patto anticomintern
rlivt'rrL folse un giorno un polo di concentramento di un
iinrl)l)o
di Potenze il cui intento supremo non sar che
rlrrt:llo di opporsi atrle minacce contro la pace e la civilt"
<f cl mondo da parte di una cos satanica forza.
Il popolo nipponico, che ci ha dato in questi ultimi due
:uini tanti esempi di fulgido eroismo, , senza dubbio, ad
urr altro capo del mondo, un valido combattente a ser-
vzio della civilt umana.
La sua disfatta non recherebbe vantaggio alle nazioni
europee o ad altre nazioni civiii, rna porterebbe alia si-
cura bolscevtzzazione dell'Asia orientale. All'infuori del-
l'ebraismo internazionale che vi interessato, nessun po-
polo pu augurarsi un simile sviluppo.
Se i possenti sforzi compiuti lcl scorso anno ci permi-
sero di raggiungere la meta con mezzi pacifici, vogliamo
esserne grati oltre che a Mussolini anche agli altri due
uomini di Stato, che nell'ora critica seppero attribuire alla
pace maggior valore che al mantenimento cli una ingiusti-
zia. Contro l'Inghilterra e la Francia la Germania non ha
da far valere alcuna rivendicazione territoriale all'infuori
della restituzione delle nostre colonie. La soluzione di que-
sto problema contribuirebbe moltissimo alla pacifi cazone
del mondo, ma non per questo si tratta di questione che
possa deterrninare un conflitto armato.
Le presenti tensioni europee sono dovute in prima li-
rrca all'incoscienza di una stampa priva di scrupoli, che
rron lascia passare giorno senza rnettere in orgasmo il
mondo con notizie allarmistiche altrettanto sciocche quan-
te rnenzognere. Ci che alcuni giornali si perrnettono di
scrivere ai fne di awelenare l'atmosfera internazionale,
non pu venire quaiificato che un criminoso reato. In
questi ultimi tempi si cerca di mettere al servizio di que-
sta campagna di aizzamento anche la radio. A questo pro-
posito vorrei formulare un rnnito : sc le emissioni indi-
rtzzate da certi Paesi aila Germania non cessano, provve-
dererno quanto prima a rispondere. Voglir) sperare che i
dirigenti di questi Faesi non vorranno
1roi,
tli l a poco,
farsi vivi con l'urgente desiderio di rista.bilire rclazioni
normali, poich io sono pi che mai d'a.vviso che la no-
stra propaganda sar" pi effrcacc di rlrrr:lla conclotta a
base di menzogne da questi sobillatoli clx'r:i. .A.nche l'an-
nuncio che societ cinematografichc anrcricane si propon-
gono di allestire film antinazisti, valr: rr rlire antitedeschi,
ci pu, al massirno, indurre a proclurrc ;r nostra volta dei
film antisemiti. In questo campo rron ci si dovrebbero
fare ilhrsioni, poich ci sono molti pacsi e molti popoli
che climostreranno la pir viva compri:nsione per tale pro-
paganda, in un settore cos imlror'l.ante !
Io credo che se si riuscissr porre freno alla campa-
gna internazionale di it.izz,atncnto attraverso la starnpa e
la propaganda clrraichc, I'ar:corclo tra i popoli verrebbe
rapidamente rista.bilito. Soltanto questi elementi sperano
fermarnente in una gucrr;-. Io invece credo in una lunga
pace !
Infatti, quale conflitto cli interessi esiste, per esempio,
tra l'Inghilterra e la Germania? Ho dichiarato ripetuta-
mente che non v' un solo tedesco e sopratutto un solo
67
rr;r,/,i()rritls,r'irrlisll, r:llc abbia l'intenzione, sia pure nel pen-
sir.rr,, rli volr,r' cr'oir'(: difhcolt alf impero britannico.
1,. <lrrll'lrriilrilterra
ci giungono voci di uomini ragione-
v,li i rlrrrrli t:sprimono gli stessi sentimenti nei riguardi
rlr,ll;r
(t'r'lnania.
Sarebbe una fortuna per tutto il mondo
sc i rlrri:
lropoli
potessero giungere ad un rapporto di fidu-
r:iosa collabora.zione. Lo stesso vale anche per le nostre
rt:lazioni con la Francia.
In questi giorni caduto il quinto anniversario della
r:onclusione del nostro patto di non aggressione con la
Polonia. Certo nessuna divergenza di opinione esiste oggi
tra tutti i veri aitrici della pace circa il valore di questo
accordo. Basta chiedersi che cosa sarebbe forse accaduto
dell'Europa se cinque anni fa non si fosse conclusa questa
convenzione verarnente liberatrice. I1 grancle Maresciallo
e patriotta polacco ha reso con essa al suo popolo un
servigio altrettanto prezioso cotc quello reso dal regime
nazionaisocialista alla nazione icclesca. Anche nei burra-
scosi mesi dello scorso anno I'arncizia. leclesco-polacca
stata uno dei fenomeni pi tranquillizza.nti clella vita po-
litica europea.
I nostri rapoorti con l'lJngheria si basano su una lun-
ga provata amicizia, su interessi comuni e su una tradi-
zionale stirna reciproca.'La Gerrnania ha contribuito con
gioia a far s che venisse riparato il torto commesso lln
ternpo ai danni dell'Ungheria.
Un Paese, che dopo la fine della guerra si a.ccosta.to
in crescente rnisura alla nostra na.zione, la
.|ugoslavia.
I-a stima che i sodati ted-eschi provarono per questo po-
polo valoroso, si approfondita da allora, cliventando
tuna sincera amicizia.
I nostri rapporti economici sono in incessante incre-
mento cos come con l'amica Bulgara, anche con la Grecia,
la Romania, ia Turchia. La ragione principale di questo
sviluppo va ricercata nella struttura naturalmente com-
plementare di questi Paesi rispetto alla Germania.
La Germania felice di possedere oggi delle frontiere
pacificate ad occidente, a mezzogiorno ed a settentrione.
I nostri rapporti con gli Stati dell'occidente e del set-
tentrione
-
vale a dire con la Svizzera", il Belgio, I'Olan-
da, la Danimarca, la Norvegia, la Svezia, la Finlandia e
gli Stati Baltici
-
sono tanto pi sodclisfaccnti quanto pi
sembra vada affermandosi per l'appunto in questi paesi
la tendenza a distaccarsi da certi parirgrafi societari bel-
licisti. Nessuno pi della Germania puir alrprezzare il fatto
di possedere ai suoi confini degli Stati ncrrtrali veramente
amici. Ci auguriamo che anche la Cecoskivacchia riesca
a trovare la via della pace in un orclinc interno, che
escluda una ricaduta nelle tendenze clcll'ex-Presidente
Benes.
L'aclesione dell'Ungheria e del Manciukuo al patto an-
tikomintern un felice sintomo di consoliclamento della
resistenza mondiale contro la minaccia ebraico-interna-
zionale-bolscevica.
I rapporti del Reich con gli Stati del Sudamerica sono
soddisfacenti e si awantaggiano di un crescente incre-
mento degli scambi.
Le nostre relazioni con gli Stati Uniti soffrono per una.
carnpagna di denigraztone, che sotto il pretesto di una
rninaccia tedesca contro I'indipendenza o la libert" ame-
ricana, cerca di aizzare tutto un continente ai fini di tra-
{
I
i
'l
{
69
j
i
68
sl)u'cnli irr{r'rrssi politici o finanziari contro
t'o1x'i rr rt:girrrt:
1;opola.re.
Stati eu-
Noi trrtti pcr non crediamo che questi tentativi corri-
slx)n(l;rrro irlla volont di rnilioni di cittadini americani i
rlrrrrli rron possono dubitare che vi sia anche una sola
lrir
rola di vero in quanto va predicando un'awersa e gi-
girntcsca propaganda ebraico-capitalistica a mezzo della
slampa, della radio e del cinematografo.
La Germania desidera pace ed amicizia con tutti i
Paesi, anche con l'America. Non si ingerisce nelle fac-
cende americane, ma ugualmente non toilera ingerenze
americane netrle faccende interne del Reich.
Che la Germania mantenga rapporti economici, per
esempio con degli Stati dell'America del Sud o dell'Ame-
rica Centrale, e faccia degJi affari, una questione che
riguarda esclusivamente tali Stati e noi, e nessun aitro.
In ogni caso, la Gerrnania una grande Potenza sovrana
e non punto soggetta al controllo da parte di uomini
politici americani. Del resto credo che oggi tutti gli Stati
a.bbiano da risolvere tali e tanti problcmi interni, che
sarebbe una vera fortuna per tutti, qualora gli statisti
responsatrili s'occupassero esclusivamente dei oro propri
a.ffari.
In quanto alla Germaf,ria, so per rnia esperienza che i
r:tim1>iti che si posta sono cli tale vastit da sorpa.ssare
quasi la capacit intellettuale e l'energia di una singola
)ersona.
Posso quindi, in norne mio e dei miei collabo-
ratori, darc l'assicurazione che consideriamo come la prin-
cipalc missionc clella nostra vita prowedere al benessere
ccl al mantcnimento del nostro proprio popoio e del no-
stro Reich, che vantano una gioriosa storia rnillenaria.
Miei Deputati,! Uomini del primo Reickstag
d,ella Grande Gertnania !
Nel chiudere queste mie dichiar-azioni, il mio pensiero
ritorna ancora una volta ai passati rrnrri clella lotta e della
vittoria, che per la maggior parte di rroi soro senso e con-
tenuto dell'esistenza stessa. Noi sa1>piarrro che per il no-
stro popolo e quindi per la nostra vitil rron ci potranno
essere eventi pi grandi. Senza spargirnt:rrto cli sangue
siamo riusciti a creare il grande Rciclr tkrlla nostra na-
zione tedesca. Non dobbiamo per dirnt:rrlir:alc che ci ha
significato per taluni dolorose rinuncit:. l,irr-ccchie tradi-
zioni divenute care, parecchi ricordi t: sirrrlroi dovettero
essere eliminati. Dei l-nder vennero s()l)l)r.ossi, le loro
bandiere ripiegate, le loro tradizioni srrrinrritc; ma sia di
conforto per tutti il fatto che analoglrc rlokrr-ose impres-
sioni non vennero risparmiate a nessllra g'rrcrazione che
oper neila storia a costruire la Germauirt. liin dal giorno
in cui i prirni duchi tedeschi si adoper:arl)no r trasformare
le trib selvagge in formazioni unitarit: c s111rcriori, essi
furono costretti a passar sopra a tradiziorri t: istituzioni di
ogni genere, cui la gente si era affezionirt;r, ;r cari ricordi
ed impegni di fedelt.
Quasi
duemila anni
lxrssarono
pri-
ma che le trib disperse dessero vita ac'l urr
lropolo,
e gli
infiniti Lnder e Stati ad un Reich. Oggi, <1rrt:sto processo
di sviluppo della nazione tedesca pu clirsi sostanzial-
mente terminato: e con ci la grande Gcnnania chiude
anche la miilenaria lotta del nostro popolo
1>cr
I'esistenza.
Come in questo popolo sboccano tuttc lc correnti del
sangue tedesco, cos si riuniscono in esso tutte le tradi-
zioni del passato coi loro simboli e coi loro vessilli, e
7a 7r
Irrlti
i
6;ranclj uo
Ir:rrr;r,
r'agio'e
;T'ltj',di
cui la gente
germanica
ebbe
un
(iacch,
tr i:':':lare
orgogliosa'
fi:fi ,?*:iT,:I""1ff
liliT'-,tl':lffi
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