Anda di halaman 1dari 118

Universitdegli Studi di Torino

Facolt di Lettere e Filosofia


Corso di Laurea in Filosofia





Tesi di Laurea in Filosofia Teoretica

IL CONCETTO DI
AUERSEIN NELLA
TEORIA DEGLI OGGETTI
DI ALEXIUS MEINONG




Relatore: Prof. Maurizio Ferraris

Candidato: Alessandro Salice
matr. num.: 9706874



Anno Accademico 2001-2002



2
SOMMARIO


1. Introduzione. pag. 3

PARTE PRIMA IL CONTENUTO.

2. La novitdel contenuto. pag. 6
3. Il contenuto in Meinong. pag. 11
4. Come intendere il contenuto. pag. 20
a. Mereologia del contenuto. pag. 22
b. La relazione di adeguazione. pag. 26
c. Il contenuto come pura modificazione. pag. 30

PARTE SECONDA LOGGETTO.

5. Loggetto. pag. 33
a. Excursus: il pregiudizio in favore del reale. pag. 39
6. Oggetti ideali e oggetti reali. pag. 42
a. Oggetti ideali: gli oggetti di ordine superiore. pag. 45
b. Oggetti ideali: gli obiettivi. pag. 46
c. Seins- e Soseinsobjektive. pag. 53

PARTE TERZA LAUERSEIN.

7. LAuersein in Meinong.
a. Il paradosso. pag. 58
b. Linvoluzione nel paradosso e la soluzione
meinonghiana. pag. 60
8. Cos lAuersein? pag. 65
9. Estensione del concetto di Auersein.
a. Lessenza della oggettivit. pag. 74
b. Vedere lessenza. pag. 79
c. Gli oggetti e la collocazione spaziale. pag. 86

10. Auersein senza oggetto? pag. 92

PARTE QUARTA CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE. pag. 107

BIBLIOGRAFIA pag. 110
3
1. I ntroduzione.


La produzione filosofica di Meinong si sviluppa in un periodo
complessivo di circa cinquantanni e potrebbe essere indicativamente
suddivisa in una prima fase psicologista ed in una seconda fase logico
realista
1
; questa suddivisione si basa su un cambiamento della
prospettiva teoretica dellautore che per non coinvolge n gli interessi
che lo muovono n il metodo dellanalisi
2
, che nella sostanza
rimangono immutati per tutto il suo periodo produttivo. Proprio a
met della sua produzione scientifica
3
, con un saggio del 1899 che
marcherebbe questo spostamento di prospettiva, ber Gegenstnde
hherer Ordnungund deren Verhltnis zur inneren Wahrnehmung, Meinong
infatti modula i cardini della propria psicologia filosofica
4
sulla base di

1
E la strada battuta dal libro di John Findlay, per molti versi divenuto un
classico degli studi su Meinong, Meinongs Theory of Objects (1933), che
tratta della teoria degli oggetti proprio a partire dal 1899, sostanzialmente
ignorando i contributi delle opere precedenti. Liscrizione di Meinong nella
storia del realismo logico operata da Morscher (1972): pag. 78.
2
In fondo, quella di Meinong sempre rimasta una filosofia dal basso, come
scrive Haller (1966: pag. 321) cio una filosofia che non trascura la pretesa
(Anspruch) dellesperienza (cfr. anche (Haller): 1973: pag. 151). Lespressione
filosofia dal basso coniata dallo stesso Meinong (1988b): pag. 100.
3
La prima pubblicazione scientifica Zur Charakteristik der Gesinnungs-
Philosophie der Gegenwart GA VII, pag. 63-75, risale infatti al 1875
mentre lultima Zur Grundlegung der allgemeinen Werttheorie. Statt einer
zweiten Auflage der Psychologisch-ethischen Untersuchungen zur
Werttheorie GA III, pag. 469-656, data 1923, facendo s che anche
temporalmente, e non solo filosoficamente, il saggio ber Gegenstnde
hherer Ordnung und deren Verhltnis zur inneren Wahrnehmung, (1899)
GA II, pag. 377-471, si collochi esattamente nel mezzo del lavoro teoretico
dellautore. Con labbreviazione GA si fa riferimento ai volumi delle opere
complete (Gesamtausgabe) di Meinong.
4
Espressione suggeritami da Findlay (1972): pag. 15: Einige Hauptpunkte in
Meinongs philosophischer Psychologie.
4
impulsi provenienti da un altro brentaniano, Twardowski
5
,
assegnandogli da un lato il ruolo di argomentazione dirimente contro lo
psicologismo in filosofia, dallaltro la chiave di volta della futura
Gegenstandstheorie
6
. Lenfasi data a questo passaggio pu essere pi o
meno accentuata e peraltro sarMeinong stesso a riconoscere, nella sua
penultima opera, la Selbstdarstellung, pi che una frattura, una linea di
continuitallinterno del suo percorso teoretico, leggendo nel testo del
1899 solo una messa in chiaro di temi e metodi, appunto, gi
precedentemente affrontati:

() gli scopi della quale [della teoria degli oggetti], senza
che ci mi fosse chiaro, erano pi o meno stati considerati
in tutte le mie precedenti pubblicazioni ().
7


In qualsiasi modo si legga complessivamente lo sviluppo di tale
pensiero, resta comunque il fatto, a mio avviso peculiare, che

5
In: Zur Lehre vom Inhalt und Gegenstand der Vorstellungen, Wien, 1894.
6
La denominazione teoria degli oggetti (Gegenstandstheorie) viene usato
per la prima volta nel saggio Bemerkungen ber den Farbenkrper und das
Mischungsgesetz, cfr. Meinong (1903): pag. 499
7
in: Meinong: (1998b): pag. 59. Cos Meinong scrive gi nel 1899 ancor pi
esplicitamente, in un abbozzo di lettera a Max Heinze, che il suo scopo dagli
Hume-Studien in poi era stato quello di elaborare una
teoria della conoscenza da fondarsi su una teoria degli oggetti, in
particolare degli oggetti di ordine superiore (relazione e
complessioni)
riportato nella introduzione di Haller a Meinong GA II: pag. VII.
[Il sistema di citazioni stato organizzato in modo che al nome dellautore
segua la data di pubblicazione del testo nelledizione consultata o della sua
eventuale traduzione in italiano. In questultimo caso, verr sempre indicata
labbreviazione trad. it., il che significa che tutti gli altri casi vanno intesi
come traduzioni personali.]
5
lintroduzione della differenza tra contenuto e oggetto, una novitdel
testo del 1899 fortemente influente peraltro su tutte le opere successive
del filosofo e che una corretta comprensione del tema dellAuersein,
che occupa una posizione centrale nella Gegenstandstheorie, non pu non
passare attraverso lapprofondimento e lesplicitazione operata da
Meinong della tripartizione twardowskiana
8
. Infatti la corretta
individuazione della componente psichica permette a Meinong di
allontanare i rischi dello psicologismo, ovvero di emanciparsi da essa
per tendere allanalisi della sfera oggettuale. Sar allora come
completamento del momento oggettuale che si svilupperla teoria degli
oggetti, i nessi interni della quale sono poi saldati dal concetto di
Auersein.
Ricapitolando quindi, in modo questa volta concettuale e non
cronologico: si vuole prendere in esame il concetto di Auersein, che
viene introdotto da Meinong unicamente in seguito allesigenza
manifestata dalla teoria degli oggetti di un perno sul quale basarsi. La
teoria degli oggetti per, a sua volta, un tentativo di complemento
esaustivo del momento oggettuale, che scaturisce dalla necessitinterna
del modello psichico accettato a partire dal 1899 dallautore. Con
larticolarsi quindi del sistema meinonghiano in una linea che a ritroso
passa dal modello psichico proposto, alla teoria degli oggetti ed agli
attinenti modi di essere, fino al modo dessere ultimo, quello
dellAuersein, si traccia nello stesso tempo una via favorevole
allesposizione, che qui verrseguita.


8
Non infatti un caso che ogni testo sulla teoria degli oggetti di Meinong debba
6
PARTE PRIMA IL CONTENUTO.

2. La novitdel contenuto.


Lintroduzione della differenza tra contenuto e oggetto con il
testo Gli oggetti di ordine superiore in rapporto alla percezione
interna del 1899 segna in Meinong, come si detto, la cosiddetta
svolta logico-realista. Per comprendere di preciso cosa si intenda con
tale svolta e da quale corrente di pensiero Meinong, col suddetto testo,
si congeda, bisogna brevemente riferirsi al suo maestro, Franz
Brentano
9
.
La celeberrima tesi di questultimo, quella dellintenzionalit,
sostiene che:

Ogni fenomeno psichico caratterizzato da ci che gli
scolastici medioevali chiamarono lin/ esistenza intenzionale
(ovvero mentale) di un oggetto, e che noi, anche se con
espressioni non del tutto prive di ambiguit, vorremmo
definire il riferimento a un contenuto, la direzione verso un

iniziare almeno con un riferimento a Twardowski, cfr. J.N. Findlay (1933) e
Michele Lenoci (1972).
9
Meinong segu per pi di quattro semestri le lezioni di Franz Brentano a
Vienna e il pensiero di questultimo lo marc profondamente; per una
valutazione complessiva dei rapporti, spesso conflittuali, fra i due personaggi,
cfr. Dlling (1999): cap. II.3, pag. 25-41.
7
obbietto (che non va inteso come una realt), ovvero
loggettivitimmanente
10
.

Lintenzionalit come indice classificatorio per tutti i fenomeni
psichici avrmolta fortuna fra i suoi allievi, tanto da acquisire quasi un
valore di ovviet
11
, e andrdi pari passo con unaccettazione in larga
parte consensuale della descrizione che Brentano ne fa con la classica
individuazione di tre tipi di atti fondamentali e del loro gerarchico
articolarsi: primaria tra i tre atti la presentazione
12
(Vorstellung), su di
essa si basa latto di giudizio (urteilen) ed infine sul giudizio si sviluppano
i fenomeni di amore e di odio
13
. Se questa teoria viene quindi recepita
senza sostanziali modifiche sia da Twardowski che da Meinong e
persino da Husserl, sebbene ognuno apporti approfondimenti pi o
meno rilevanti, non lo stesso si pu dire sul problema che essa suscita a

10
Brentano (1997): trad. it. pp. 154.
11
Cfr. Coffa (1998): trad. it. pag. 143.
12
Seguo qui luso di alcuni testi in lingua inglese che tendono a tradurre il
termine tedesco Vorstellung con presentation visto che sembra essere pi
adatto ad una resa fedele del termine nel significato meinonghiano. Indicher
nel seguito tra parentesi se luso di presentazione si riferir non a
Vorstellung ma a Prsentation. In merito, trovo anche conferma da Marek
(2001) che scrive a proposito di un suo articolo in inglese:
Il termine tedesco Vorstellung reso con presentation, il
suo verbo corrispondente vorstellen con present. Limpiego
di Meinong di Prsentation e prsentieren viene anche
tradotto con presentation e present, ma ci verr fatto
notare. Nelle opere in inglese su Meinong si pu trovare come
traduzioni alternative di Vorstellung lespressione idea
(talvolta in Grossman e Findlay) e representations (in
Heanue) : Marek (2001): pag.261, nota 1.
Anche la traduzione di Albertazzi (1997) della Psicologia dal punto di vista
empirico segue questa traduzione, cfr. pag. XXVI; al contrario, Melandri, nella
sua traduzione del testo del 1899, utilizza ancora il termine rappresentazione.
Sulla specifica differenza della resa di Vorstellung con presentazione o
rappresentazione, cfr. Nef (1998): pag. 139.
8
riguardo del significato attribuito a termini quali contenuto e
oggetto. Per riassumere il problema con Dale Jacquette:

La difficoltcon la tesi iniziale di Brentano sulla oggettivit
immanente che essa sembra collocare il mondo reale oltre
il raggiungimento del pensiero (beyond thereach of thought). Gli
oggetti del pensiero, che con certe qualificazioni Brentano
caratterizza anche come contenuti di pensiero,
appartengono allatto mentale stesso, sono contenuti al suo
interno. Per prendere solo uno degli esempi di Brentano,
nel desiderio qualcosa desiderato, quindi il desiderio ha un
oggetto intenzionale. Ma a quale categoria metafisica
loggetto desiderato appartiene, dove esso locato?
14
.

La mancanza di una netta differenziazione tra contenuto e
oggetto, insomma, fa involvere la visione brentaniana se non
nellidealismo, quantomeno nello psicologismo
15
, dal momento che non
si riesce a fissare in modo univoco lo status ontologico del quale

13
Brentano (1997): libro II, in particolare: cap. 2, 3, 4.
14
Jacquette (1990/91): pag. 179-180.
15
Intendendo qui per psicologismo ogni dottrina che riconduce allattivit
psichica ogni correlato oggettuale. Cfr. Engel, (2000): trad. it. pag. 44:
Lo psicologismo designa generalmente una confusione fra ci che
di natura non psicologica e ci che si suppone (a torto) di natura
psicologica. Pi esattamente lo psicologismo un certo tipo di
spiegazione o di analisi di una nozione, di un insieme di fenomeni
o di entit in termini psicologici, ovvero in termini di fenomeni o
di entit che sono di pertinenza della psicologia, e questo tipo di
spiegazione o di analisi considerata illegittima.
9
portatore loggetto afferrato dallatto e soprattutto se questultimo sia
riducibile o meno ad attivitpsichiche.
Questo problema viene rilevato abbastanza presto e gi nella
Logica di Hfler, pubblicata sotto la supervisione di Meinong, una
prima differenza tra contenuto e oggetto sembra farsi avanti, pena poi
non essere mantenuta nel corso di tutta lopera:

(1) Quello che sopra si chiamata il contenuto di una
presentazione o di un giudizio sta interamente entro il
soggetto, come latto presentante o giudicante stesso. (2) Il
termine oggetto utilizzato in modo duplice: da un lato
utilizzato per ci che esiste in se stesso, la cosa in s
attuale, realealla quale la nostra presentazione o giudizio,
per cos dire, si dirige. Dallaltro lato esso usato per
limmagine mentale in noi, la pi o meno accurata
immagine di quella realt, la quasi-immagine della quale (o
piuttosto, il segno) identico col contenuto menzionato in
1. Per distinguere ci dalloggetto indipendente dal pensiero,
si pu anche chiamare il contenuto di una presentazione e
di un giudizio (ugualmente: di un sentimento o di un atto di
volont) loggetto immanente o intenzionale di questi
fenomeni mentali ()
16
.

16
Hfler (1890): pag. 7; Marek (2001) a far notare come Hfler mutui a sua
volta probabilmente da Zimmermann la vaga distinzione tra oggetto e
contenuto: la terza edizione del suo testo Philosophische Propdeutik (1867)
infatti venne lungamente studiata e annotata da Hfler. Cfr. Marek (2001), pag.
262-263.
10

Sarper Kasimir Twardowski nel 1894 con la sua opera Zur
LehrevomInhalt und Gegenstand der Vorstellung a fissare questa distinzione
e ad investirla complessivamente con una analisi filosofica. Per evitare
di soffermarmi troppo su questa densa opera dir solamente che
lindividuazione del contenuto va di pari passo con alcune confusioni
dovute al mancato riconoscimento del ruolo e della natura
eminentemente psicologici del contenuto, a favore invece di una
trattazione in termini di immagine/ copia delloggetto (sulluso dei quali,
peraltro, lautore stesso talvolta tentenna): il contenuto altro non
sarebbe cio che una copia o una immagine, nella mente, di ci che
loggetto fuori di essa. Significativo a tal proposito lesempio che egli
porta del rapporto tra il dipinto di un paesaggio e il paesaggio stesso,
secondo il quale il paesaggio corrisponderebbe alloggetto, e il dipinto
del paesaggio al contenuto della presentazione. Esempio che, se verr
poi rifiutato nel corso dellopera stessa
17
, non gli impedisce peraltro di
compiere lerrore di attribuire al contenuto caratteristiche proprie solo
delloggetto
18
, come ad esempio quella di una struttura mereologica.

17
Scrive Twardowski:
Ci che noi abbiamo notato in riferimento al termine dipinto
nelluso di un quadro e di un paesaggio, vale mutatis mutandis
per la determinazione presentato, cos come essa viene usata
per il contenuto e per loggetto di una presentazione,
Twardowski (1894): pag. 14.
Ed in seguito, a pag. 67:
Sembra oggi una domanda generalmente risolta in senso
negativo, quella se vada accettata o meno un tipo di similitudine
fotografica tra contenuto e oggetto.
18
Un altra interpretazione di lettura del contenuto in Twardowski si darebbe su
base semantica, secondo la quale il contenuto sarebbe il senso (Sinn) fregeano e
loggetto il significato (Bedeutung), cfr.:
11
.3 I l contenuto in Meinong.


Lintroduzione della differenza tra contenuto e oggetto operata da
Meinong nel 1899 ha un procedere sistematico che si sviluppa
esplicitamente in un ristretto numero di pagine
19
. Essa viene mutuata da
Twardowski, ma, dal momento che, a detta dello stesso Meinong, lo
studio in questione non rivolto in prima istanza alla discussione di
questa distinzione tecnica, bens allo studio degli oggetti di ordine
superiore, lautore non discuter le tesi del collega polacco, ma si
limiterad esporre le proprie
20
.
La trattazione inizia con la chiara adesione da parte di Meinong
alla tesi dellintenzionalitbrentaniana:


Ovviamente la distinzione di Twardowski () un tipo di
parallelo psicologico della distinzione di Frege tra Sinn e
Bedeutung dellespressione nel linguaggio
in: Cavallin (1997): pag. 53.
19
Nello specifico, unicamente nel secondo paragrafo della prima sezione:
Oggetto (Gegenstand) e contenuto, Meinong (1899): 381. Questo terzo
paragrafo dedicato esclusivamente allanalisi di quei passaggi; ulteriori
riferimenti al problema del contenuto in altre opere verranno riportati nei
paragrafi successivi.
20
Scrive Meinong in nota:
In proposito, molto stimolante e istruttivo il lavoro di K.
Twardowski, Zur Lehre vom Inhalt und Gegenstand der
Vorstellungen, Wien 1894, al quale ci riferiamo qui in generale,
essendo troppo dispersiva una sua dettagliata recensione, in:
Meinong (1899): pag. 381; trad. it., pag. 33.
12
Che a ogni fatto psichico sia essenziale avere un oggetto
(Gegenstand), sarconcesso senza riserve per quanto riguarda
ci di cui qui ci occupiamo
21
.

Se quindi un fatto ovvio e scontato che latto psichico sia
caratterizzato dal riferirsi ad un oggetto
22
(Gegenstand), non altrettanto
ovvio per tale tesi che nellatto vi sia una differenza tra contenuto
(Inhalt) e oggetto (Gegenstand). Continua infatti Meinong:

Si ammetter parimenti di buon grado, probabilmente,
anche che non esiste n rappresentazione
23
n giudizio
senza contenuto: ma questo contenuto, nellopinione di non
pochi, si ridurr allipotesi che contenuto e oggetto
(Gegenstand) siano allincirca lo stesso.
24


Meinong confessa di aver anche lui lungamente usato senza
chiarezza le due espressioni, ma di essersi poi ricreduto e di ritenere
quindi, al momento presente, inadeguato quelluso iniziale. Si tratta ora
di identificare nellatto ( importante notare che Meinong assume nella

21
Meinong (1899): pp. 381; trad. it., pag. 33.
22
A causa dellovvio rischio di fraintendimenti che la parola oggetto pu
causare, traducendo egualmente le parole tedesche Objekt e Gegenstand,
indicher sempre tra parentesi nei passaggi che possono dare adito a tali
confusioni a quale termine tedesco si sta facendo riferimento.
23
Vd. nota 12.
24
Meinong (1899): 381; trad. it. pag. 33.
13
trattazione la presentazione come atto paradigmatico
25
) un elemento a
s stante, differente sia dallatto stesso che dal contenuto; per farlo
bisogner prendere in rassegna vari tipi di presentazione, metterli in
luce, e scoprire innanzitutto se tale elemento si dia effettivamente e, in
tal caso, di che natura esso sia.
Il contenuto viene isolato in prima istanza con una prova diretta,
per quanto riguarda i casi di presentazioni che abbiano come oggetto
degli oggetti inesistenti (si vedr come la denominazione oggetto
inesistente sia in una certa misura fallace e con quale essa verr
sostituita da Meinong). Ovvero noi possediamo delle presentazioni che
sono dirette a degli oggetti che hanno la particolare caratteristica di non
essere, per una qualche ragione, esistenti. Di tali oggetti inesistenti
Meinong propone una mappa quadripartita:
i. il primo caso tratta di oggetti caratterizzati da una sorta di
contraddizione interna (ad esempio: il quadrato rotondo) e per
questo intrinsecamente incapaci di esistenza si vedrnei capitoli
seguenti quale importanza avrlanalisi di questo tipo di oggetti
per lo sviluppo successivo della Gegenstandstheorie;
ii. il secondodi oggetti che di fatto (tatschlich) sono inesistenti (come
per esempio, la montagna doro), ovvero la cui inesistenza
dipende unicamente da motivi empirici;
iii. il terzo il caso di oggetti quali differenza o relazione (poi
chiamati oggetti ideali) dei quali tratter in seguito;

25
Questa sembra essere causa di difficolt per lintendimento della natura del
contenuto, soprattutto nella descrizione della sua struttura in termini
mereologici. Tratter in seguito di questi problemi.
14
iv. ed infine il quarto caso si interessa di oggetti passati o futuri,
quindi di fatto al momento non presenti, per quanto essi siano
stati presenti, o possano esserlo in futuro.
Di tutti questi oggetti noi abbiamo una presentazione, possiamo
persino enunciare dei giudizi veri su di essa, per quanto i loro oggetti
non esistano. Quindi, posto che le presentazioni di tali oggetti ci siano,
come si pu negare il fatto che tali presentazioni hanno degli specifici
contenuti, ai quali esse si dirigono? Scrive Meinong:

() esiste dunque la rappresentazione [corrispondente].
Ma chi vorrebbe sostenere, se non per amore di paradosso,
che la rappresentazione s, esiste, non per il suo
contenuto?
26


Per quanto riguarda loggetto, bisogna porre attenzione alla
differenza, ancora mantenuta da Meinong (a differenza di Twardowski,
che rigetta interamente il termine scolastico di immanenza, usandolo
solo pi in riferimento critico alla teoria di Brentano), che corre tra
oggetto trascendente (che nei casi qui considerati non esiste) e loggetto
immanente, ovvero, scrive Meinong, tra la realt(Wirklichkeit) e il puro
presentato (das blo Vorgestellte)
27
. Luso di Meinong di oggetto
immanente indicherebbe di solito un oggetto interamente contenuto
nella presentazione, appunto, non trascendente, ma lutilizzo

26
Meinong (1899): pag. 382; trad. it. pag. 33.
27
Cfr. Meinong (1899): pag.383; trad. it. pag. 34.
15
meinonghiano del termine non sempre lineare lasciando adito ad una
velata confusione tra il contenuto e loggetto immanente, dal momento
che anche il contenuto , per cos dire, immanenteallatto, come infatti
mette in luce Jacquette Dale:

Gli sforzi [di Meinong] per chiarificare lesatto uso di
queste espressioni difficile da seguire, e i suoi ripetuti
tentativi per raggiungere chiarezza confondono solo le cose,
cos che non si pu non ammirare la decisione di
Twardowski di metter da parte la terminologia e procedere
solo con i nuovi termini chiarificati di contenuto e
oggetto e con la distinzione tra oggetti dati nelle e
attraverso le presentazioni.
28



28
Jacquette Dale, (1990/91): pag. 186. Una possibile delucidazione pu per
venire da Marek (2001):
Il contenuto qualcosa di immanente, ma usualmente non un
oggetto immanente nel senso che un oggetto di una
presentazione e che anche esiste nella presentazione. Loggetto
mentale diventa un oggetto immanente solo se oggetto di una
cosiddetta autopresentazione, cio una esperienza riflessiva
nella quale il contenuto in un certo senso presenta se stesso.
Marek, (2001), pag. 269.
Marek sostiene che se vero che il contenuto sempre un elemento immanente
allatto (lo infatti per definizione), non detto che esso sia un oggetto
immanente, che sia cio intenzionato da un atto; lo sarebbe solo se divenisse
loggetto di un particolare tipo di atto presentante detto di autopresentazione.
I testi a cui per Marek fa riferimento sono tutti successivi a quello del 1899 e,
peraltro, il caso specifico di un contenuto, oggetto di unautopresentazione,
verr chiamato da Meinong quasi contenuto (Quasi-Inhalt), vale a dire n un
contenuto n un oggetto immanente, lasciando cos concludere che la
confusione tra oggetto immanente e contenuto rimane e che il caso di quasi
contenuto, pi che chiarificare tale confusione, tratta di un caso particolare di
16
Meinong mantiene quindi la differenza tra oggetto immanente e
trascendente: nei casi sopra menzionati loggetto trascendente
mancherebbe, ma sarebbe dubbio lo status delloggetto immanente, che
esisterebbe tuttal pi limitatamente alla presentazione. Vista per
lassurditdi porre un genere di esistenza privilegiato proprio solo della
presentazione (un in der VorstellungExistieren), cosa che sarebbe una
palese assurdit, Meinong preferisce parlare di tali oggetti come di
oggetti pseudoesistenti e della loro forma di esistenza come di
pseudoesistenza. In questa opera il termine pseudoesistenza viene
usato per connotare quindi unicamente una esistenza nella mente
29
.

Lesistere nella rappresentazionea rigore non affatto un
esistere, () allora per evitare fraintendimenti sar
vantaggioso tener per fermo che quella pretesa esistenza al
massimo merita desser chiamata pseudoesistenza..
30


E interessante a questo punto rilevare come la ferma esistenza
del contenuto di fronte ad un oggetto, in questi casi tuttal pi
pseudoesistente, sia anche un indice della sua funzione allinterno della
presentazione: grazie ad esso, cio, riusciamo a rendere reali (o
meglio, a dirigere i nostri atti oltre che come si vedr verso oggetti
esistenti anche verso) oggetti pseudoesistenti. Ma non solo, lanalisi del
quarto caso di oggetti non presenti, rende anche chiara una ulteriore

presentazione, quello appunto, di autopresentazione cfr. Meinong (1910): 43,
pag. 264; (1917) 1, pag. 291 e 6, pag. 328.
29
Cfr. Meinong (1988a): pag. 11.
17
funzione del contenuto, ovvero una certa capacitdi presentificare
loggetto della presentazione: per il suo tramite, infatti, oggetti passati o
futuri possono diventareoggetti presenti allatto che li ha di mira, anche
se, certo, nella modalit particolare della presentificazione (sono
oggetti passati resi presenti allatto, non essendo presenti di per s).
Con la decisa affermazione della realtdel contenuto Meinong diverge
tra laltro dalla posizione di Twardowski, che esitava sulla sua reale
esistenza
31
, precisa infatti lautore:

() i contenuti sono sempre altrettanto reali che le
rappresentazioni, di cui sono i loro contenuti
32


Il passaggio allestensione del contenuto per ogni oggetto nel
meccanismo presentativo passa attraverso una considerazione di ordine
diverso. Mentre, infatti, nei precedenti quattro casi, lautore
argomentava in forza dellevidenza assicuratagli dalla effettiva
possibilit di dirigere i propri atti psichici verso un oggetto
pseudoesistente, dando cos una prova diretta dellesistenza del
contenuto, a questo punto dellanalisi egli si deve accontentare di una
prova indiretta. Si ammetta infatti la presentazione di un oggetto qualsiasi
A, fisico, reale e presente, e poi la si confronti con la presentazione di
un oggetto B dalle stesse caratteristiche (fisico, reale) di A. In

30
Meinong (1899): pag. 383; trad. it. pag. 34.
31
Cfr. Twardowski (1894): pag. 31:
Per quanto esso [il contenuto] formi con quello [latto] una
unica realt psichica, mentre latto della presentazione
qualcosa di reale, al contenuto manca sempre la realt ().
18
entrambe queste presentazioni esiste un momento comune, appunto,
quello di essere presentazioni, cio latto. Ma in esse si per forza
costretti ad accettare un elemento che si faccia carico della diversit
degli oggetti presentati, difatti, non solo loggetto A e quello B sono
diversi, ma anche la presentazione delloggetto A diversa da quella
delloggetto B. Questo elemento non pu essere ovviamente lelemento
comune dellatto n pu essere loggetto, essendo questo chiaramente
esterno allatto che lo intenziona, e non interno alla corrispondente
presentazione; si tratter quindi di individuare una componente
mediana tra latto e loggetto, ovvero il contenuto psichico
33
.

Tali accadimenti psichici mostrano dunque tutti a parte
lillimitata variabilitdelloggetto (Gegenstand) un momento
a essi comune, appunto ci in virt di cui tutti sono
rappresentazioni, che poi il rappresentare, ovvero latto
rappresentativo. Daltronde per le rappresentazioni, in
quanto siano rappresentazioni di oggetti diversi, non
possono esser del tutto eguali tra loro, () la diversitdegli
oggetti dovrin qualche modo ricondursi alla diversitdelle
corrispondenti rappresentazioni. Ora ci in cui le
rappresentazioni di oggetti diversi a parte la loro
concordanza nellatto sono tra loro diverse, appunto

32
Meinong (1899): pag. 383; trad. it. pag. 34
33
E interessante notare che esattamente la stessa preoccupazione muove il
medesimo tipo di dimostrazione indiretta seguita da Husserl, allorch lautore
intraprende lo studio della materia di un atto intenzionale: cfr. Husserl (1900):
V Untersuchung, pag. 434; trad. it. pag. 222; oggetti che nella presentazione
non sono nulla, non possono nemmeno differenziare una rappresentazione
19
quel che esige desser chiamato contenuto della
rappresentazione ().
34


Questultimo argomento viene accompagnato dalla precisazione
di ulteriori caratteristiche del contenuto. La prima che si ha un
contenuto anche di oggetti fisici e presenti. E ovvio allora, che il
contenuto di oggetti fisici non pu essere a sua volta fisico, bens solo
di natura psichica. Ci ha come conseguenza il fatto che rappresentare
un oggetto blu non comporta a sua volta un contenuto di colore blu:
proprietdel contenuto di questo tipo
35
non vengano trasmesse al
contenuto. E con questa ultima affermazione Meinong sembrerebbe
lasciarsi alle spalle, questa volta in modo definitivo, la posizione
twardowskiana che tendeva ad assimilare la descrizione del contenuto
alla descrizione della rappresentazione.
Infine linteresse di Meinong si dirige, in conclusione del
paragrafo, su quello che lautore chiama il motivo esterno per il quale
non si riesce nettamente a distinguere il contenuto. Esso consisterebbe
nella natura del linguaggio che per Meinong significherebbe loggetto,
pur esprimendo il contenuto
36
, il che vuol dire, in sostanza, che il

dallaltra (). Per quanto alla materia husserliana non si possa sovrascrivere
adeguatamente il contenuto meinonghiano.
34
Meinong (1899): pag. 384; trad. it. pag. 35
35
Meinong usa lespressione Attribute solcher Art (Meinong (1899): pag.
383), ma difficile dire a quale tipo di attributo egli faccia propriamente
riferimento. Stando agli esempi che porta sembrerebbe riferirsi solo alle
cosiddette qualit secondarie, ma dubbio che un elemento psichico possa farsi
carico di qualit primarie. Questo problema peraltro affine a quello presentato
alla nota 25 e verr ripreso e ridiscusso in seguito.
36
Sul meccanismo della significazione mi soffermer pi profusamente nella
seconda parte (cfr. 6, b.)
20
linguaggio dominato da un atteggiamento naturale che lo spinge a
porre in risalto sempre loggetto e a far slittare il contenuto in secondo
piano.
4. Come intendere il contenuto.


La posizione del contenuto cos come essa avviene nel 1899 resta,
in Meinong, sostanzialmente immutata per tutto lo sviluppo successivo
del suo pensiero. Ci significa che essa, dal momento che rappresenta
chiaramente una soluzione al problema dello Zugang ovvero il
contenuto assolve alla funzione di accesso alloggetto (Gegenstand) nel
larghissimo senso ad esso attribuito da Meinong assumerin seguito
il ruolo di perno della Gegenstandstheorie. A ben vedere, quindi, non
lesclusione dallanalisi filosofica di ogni riferimento alla sfera psichica a
risultare dirimente per il successo di una teoria realista
37
e per evitare
cadute di tipo psicologistico
38
, dirimente invece proprio la corretta
individuazione di un elemento eminentemente psichico come il
contenuto.

37
Per realismo sia per ora da intendere unicamente quella
[] disciplina, per la quale la logica (con inclusione della teoria
della conoscenza) ha a che fare con certe categorie di oggetti, che
sono realmente differenti tanto dai fenomeni psichici quanto dalle
espressioni linguistiche, in: Morscher (1972): pag. 69.
Sulla reale collocazione della filosofia di Meinong allinterno di un concetto pi
allargato di quello di realismo (e sul concetto dello stesso Meinong a
riguardo) si veda 5, a.
38
Via battuta soprattutto dalla fenomenologia husserliana, in particolare, con la
svolta trascendentale del 1913, anno di pubblicazione del primo volume delle
Ideen; cfr. Husserl (2002).
21
Ma se cos , non si pu negare che esistano comunque alcuni
fraintendimenti sulla natura del contenuto da parte di Meinong.
Innanzitutto, come stato fatto precedentemente notare, la discussione
sul contenuto avviene quasi sempre nei termini di contenuto di
presentazione. Questo, se da un lato facilita le cose, visto che Meinong
cos in grado di porre il discorso su un piano di diretta evidenza, ad
esempio con luso ricorrente di esempi, dallaltro le complica. Si
inseriscono infatti, nellargomentazione sulla presentazione e sul
contenuto di presentazione, difficolt e pregiudizi sulla natura della
percezione, che finiscono per confondere i veri risultati, ai quali
Meinong pare in effetti pervenire. La difficoltprimaria consiste nel
fatto che Meinong, proprio come Twardowski, assume ancora un
paradigma di spiegazione atomistico nella teoria della percezione
39
. Tale
posizione facilmente riconducibile agli empiristi inglesi (soprattutto in
Locke
40
) viene anche riconosciuta da Findlay:

Dobbiamo notare come Meinong soffra degli stessi
pregiudizi atomistici [di Twardowski]; egli dedica un intero
capitolo in ber Annahmen per cercare di venire a capo, con
eroici tentativi, delle difficolt connesse con la nostra
apprensione di oggetti complessi
41
,

39
Rilevare ci non significa altro che, ancora una volta, sulla teoria percettiva di
un autore si gioca sempre gran parte della solidit di un sistema filosofico.
40
Autore per il quale si parla di una visione del mondo polverizzata, ridotta ad
un ammasso di idee semplici o qualit, Viano: (2001), pag. XVI, in Locke
(2001).
41
Findlay (1933): pag. 17. Findlay fa qui riferimento allottavo capitolo di
ber Annahmen Annahme bei Komplexen. Weiteres ber das Meinen
Meinong (1910): pag. 247-286.
22

e consiste nellidea che una presentazione complessa sia una
sommatoria di presentazioni atomiche. Ora, secondo una spiegazione
di questo tipo, quando si ha percezione di un oggetto complesso P,
formato da a, b, c, si avr, utilizzando termini esemplificativi come ad
esempio una funzione, f(P) = (a, b, c). Le conseguenze sono, a mio
avviso, due.
a. Mereologia del contenuto.

In primo luogo, chiaro che, in un contesto teorico del genere,
quanto permette alla percezione di realizzarsi nel suo riferimento
alloggetto, ossia il contenuto, si d nella forma complessa di una
sommatoria di contenuti singoli per ogni a, b, cfatto che allora
giustificherebbe lassegnazione di una struttura di tipo mereologico al
contenuto. Prendiamo lesempio discusso da Meinong:

Volendo per es. rappresentar loggetto quattro noci,
loperazione non si compir facendo s che nella mia
percezione o immaginazione nei luoghi a, b, c, d, del mio
campo visivo compaia ogni volta una noce, essendo questa
rappresentazione [] non un collettivo obiettivo di noci
rappresentate, bens qualcosa in pi: il risultato di una
numerazione o comunque di una attivit collettiva, e
precisamente quel risultato che si costituisce come oggetto
23
di ordine superiore sopra gli oggetti rappresentazioni-di-
noce
42


Si tratta del famoso esempio che apre la strada alla discussione
degli oggetti di ordine superiore. Meinong qui afferma che il gruppo di
quattro noci non risulta da una pura enumerazione di rappresentazioni,
poich ad essa si deve sommare una attivit collettiva, una
numerazione capace di presentarci loggetto quattro noci (e non di
giudicare che quelle che vediamo sono quattro noci). A prescindere
per ora da quale sia la natura di questa attivite di quanto essa ci dia un
risultato fedele alloggetto, ci si trova qui in presenza di quello che
Meinong chiamerebbe un caso di coincidenza parziale
43

(Partialkoinzidenz), visto che la complessione delle quattro noci coincide
con la relazione che si instaura tra le quattro noci: cio tra i membri
quattro noci a, b, c, d corre una relazione r che li rende membri anche di
una complessione, di un tutto
44
. Per quanto riguarda loggetto (Objekt)
non mi sembra ci sia nulla da eccepire, ci sonoquattro noci, che si danno
nella forma di quattronoci, ci si trova giustappunto davanti un oggetto

42
Meinong (1899): pag. 388; trad. it. pag. 38.
43
Perlomeno, cos viene tradotto da Melandri (cfr. Meinong (1899): trad. it.
pag. 39); non escluso per che, sulla base di quanto tale principio sostiene,
esso possa anche venir tradotto con coincidenza delle parti, considerato anche
che in tedesco il termine parziale pi che con partial si rende con partiell
e che poco prima di introdurre il termine Partialkoinzidenz Meinong parla di
teilweise Identitt, traducibile propriamente con identit parziale (cos che,
in Melandri, viene persa la differenza tra teilweise e partial essendo resi
entrambi con parziale).
44
Questa intercambiabilit espressa anche con il principio:
dove complessione, ivi relazione e viceversa
in Meinong (1899): pag. 389; trad. it. pag. 39.
24
di ordine superiore. Ma si pu applicare questo discorso al contenuto?
Secondo Meinong s:

E dalle considerazioni gifatte desumo il diritto di esigere
questa coincidenza tra teoria delle complessioni e teoria
delle relazioni tanto per i contenuti quanto per gli oggetti.
45

Esistono cio dei contenuti psichici articolati in inferiora e
superiora, organizzati in complessioni, tra i membri delle quali valgono
delle precise relazioni. Nel gicitato ottavo capitolo di ber Annahmen
questa tendenza sarancora pi esplicita, comparirinfatti il termine di
Teilinhalt e le presentazioni saranno suddivise in
Vorstellungszusammenstellung e Vorstellungszusammensetzung per
denominare rispettivamente presentazioni dove i contenuti per un
oggetto complesso siano naturalmente dati oppure siano dati in
modo relativamente artificiale
46
. Insomma,

Se, come Meinong ha mostrato, ci sono oggetti di ordine
superiore, che si costituiscono su oggetti di ordine inferiore,
allora deve darsi un corrispettivo dalla parte dei contenuti
().
47


45
Meinong (1899): pag. 390; trad. it. pag. 39
46
Meinong (1910): pag. 254.
47
Stock (1995): pag. 476
25

Meinong giunge a queste conclusioni, a mio avviso, proprio
perch soffre ancora di pregiudizi atomistici. Ma compiere
unoperazione di questo tipo risulta, sulla base del testo stesso di
Meinong, quanto meno problematico. Infatti se, come si visto, un
contenuto in forza della sua natura psichica non pu essere n giallo, n
blu, ma neppure, a quanto pare, quadrato o triangolare, profondo,
concavo o convesso, avere insomma le caratteristiche di un oggetto,
riducendosi esclusivamente alla modificazione psichica che loggetto
causa in noi, allora non si spiega in che senso esso possa essere
fondato, avere cio parti, con dei rispettivi inferiora e dei superiora. A
conferma di ci va detto che il contenuto propriamente non un
oggetto (Gegenstand):

Ora per la non-identitdi oggetto e contenuto emerge
non solo quanto alla loro esistenza, ma anche non meno
quanto alla diversitdella loro natura (Beschaffenheit)
48
,

e per questo motivo:

tra oggetto e contenuto regna una differenza categoriale
49
,

48
Meinong (1899): pag. 383; trad. it. pag. 34.
49
Findlay (1972): pag. 18.
26

ma allora come pu lo Inhalt farsi carico di una natura simile ad esso?

b. La relazione di adeguazione.

La seconda conseguenza strettamente connessa alla prima:
Meinong sostiene, discutendo lesempio delle quattro noci, che
loggetto di ordine superiore il frutto di un qualche tipo di attivit.
Questo tipo di attivit verrchiamata produzione di presentazione
(Vorstellungsproduktion) e costituisce forse uno dei maggiori contributi
che la Grazer Schuleabbia dato alla psicologia di fine ottocento
50
. Con
lintroduzione di questa attivitpsichica Meinong riesce a slegarsi dal
paradigma della presentazione come copia (che, come si visto,
ancora in campo con Twardowski), difatti se:

Tutto ci che in loro [nelle presentazioni di percezione
(Wahrnehmungsvorstellung)] non sensazione (Empfindung)
bens presentazione, deve essere prodotto.
51



50
Influssi profondi sopravvivono anche in Italia, tramite i lavori di Benussi, e
dei suoi allievi, Musatti, Metelli, Kanisza e, a tuttoggi, Bozzi.
51
Ameseder (1904b): pag. 489.
27
allora loggetto non combacia con la presentazione come se fosse una
copia, bens esiste tra i due elementi uno scarto derivante dalla attivit
della produzione. Tuttavia nel promuovere la teoria della produzione
di presentazione non si abbandonato lelementismo percettivo
52
, al
contrario, esistono proprio delle presentazioni elementari
(Elementarvorstellung), ovvero delle sensazioni (Empfindungen)
53
, sulle quali
la attivitdi produzione si adopera per produrre delle presentazioni di
percezione: il che vale a dire che per ogni presentazione elementare
esiste un contenuto elementare.
In che modo per, una volta assunto questo scarto tra loggetto
e la presentazione di percezione, assicurare allora che il contenuto
complesso sia fedele alloggetto
54
? Meinong accetta un certo tipo di
corrispondenza tra oggetto (Gegenstand) e contenuto
55
, ma questo non
risolve il problema, infatti di chetipodi corrispondenza si sta parlando?

Meinong la chiama relazione di adeguazione
(Adquatheitsrelation) e la intende come una relazione ideale,
ma oltre a ci la caratterizza unicamente in modo negativo.
Essa soprattutto non una relazione di uguaglianza o di
similitudine, non un rapporto icastico (Abbildungsbeziehung)

52
Cfr.: Qui sta lerrore di Meinong, (): cio nel credere che gli ingredienti di
strutture complesse possano essere ridotti agli elementi che li costruiscono, in:
Bozzi (1996): pag. 294.
53
Ameseder (1904b): pag. 486.
54
La domanda potrebbe essere riformulata nel senso di un teoria
corrispondentista della verit: in che modo assicurare la corrispondenza della
cosa e dellintelletto?
55
Si tratta per Meinong di una forma di relazione, nello specifico, di una
relazione ideale. Cfr. Meinong (1899): pag. 398; trad. it. pag. 46 e inoltre
Meinong (1910): pag. 265.
28
e inoltre non una relazione reale, per quanto sia illusoria
anche una interpretazione causale.
56


Ma perch accettare che un tipo di relazione, quella ideale di
adeguazione, debba sussistere tra loggetto e il contenuto? Infatti il
contenuto non si pone sullo stesso piano ontologico delloggetto
(Gegenstand), ed difficile dire fino a che punto tra due elementi cos
eterogenei possa intercorrere una tale sorta di relazione. Meinong stesso
ammette tali difficoltcon una rassegnata dichiarazione:

Come liberamente accada, che il rapporto di adeguazione
(Adquatheitsverhltnis) tra oggetto e contenuto sussista
talvolta con grande somiglianza, tal altra con cos grande
dissomiglianza, di questo devo rimanere in debito di una
risposta.
57


Credo che quanto faccia involvere lautore in queste infinite
difficoltsia una sorta di metabasis eis allogenos, vale a dire il trattare il
contenuto ancora come una sorta di oggetto nella testa. Una metabasis
che si compirebbe in alcuni passaggi, ad esempio di ber Annahmen
dove, in nota, Meinong riporta:


56
Marek (1995): pag. 351.
57
Meinong (1910): pag. 265.
29
oggetto tutto lafferrabile, quindi in particolare anche il
contenuto, come risulta particolarmente chiaro nelle
presenti circostanze, nelle quali ci stiamo occupando
delloggetto contenuto gi da tempo, afferrandolo e
giudicandolo.
58


Ora, chiaro che noi possiamo parlare del, e studiare il,
contenuto nella nostra mente, rendendolo cos un oggetto, ma questo
non vuol dire che si sia ridotto realmenteil contenuto in un oggetto
59
.
La questione, a mio avviso, si pu risolvere con gli strumenti che
Meinong stesso ci fornisce nelle sue opere: quanto riportato si pone in
stridente contrasto con quanto lo stesso Meinong rimarca pi volte,
cio che il contenuto quel qualcosa di psichico che ci permette un
riferimento alloggetto e che, di conseguenza, si distingue da esso. Una
riconferma di questo effettivo risultato nella trattazione del contenuto si
trova in uno degli ultimi testi di Meinong ber emotionalePrsentation,
dove lautore si sente in dovere di dare una precisazione del concetto
di contenuto (Zur Przisierungdes Inhaltsbegriffes)
60
. Se infatti lo Inhalt
stato lungamente un oggetto senza patria, per parafrasare
unespressione dello stesso Meinong
61
, in questo testo si colloca
definitivamente il contenuto nella sfera psichica, pi precisamente lo si

58
Meinong (1910): pag. 267.
59
In senso traslato potremmo prendere come analogia il problema kantiano
della KdrV tra conoscenza di s come fenomeno e come noumeno cfr. KdrV
B153, trad. it., pag. 175 e seg. dove noi conosceremmo il contenuto
fenomenicamente come oggetto, lasciando risiedere la sua noumenicit nel suo
essere psichico.
60
Faccio riferimento al paragrafo 7 del testo in questione.
30
pone, per cos dire, dentro il vissuto psichico (Erlebnis); dopo aver
affermato il carattere metaforicodellespressione contenuto
62
, Meinong
infatti scrive:

() loggetto qualcosa di altro rispetto al vissuto
(Erlebnis) che lo afferra o al vissuto adatto allapprensione
delloggetto. Ci che io a suo tempo [nel saggio del 1899] ho
utilizzato come contenuto, in prima istanza un pezzo
(Stck) di un tale vissuto ().
63


e propriamente quella parte che:

() assegnata (zugeordnet) alloggetto (Gegenstand) da
afferrarsi con laiuto del vissuto, o meglio, alloggetto
immediatamente presentato (prsentiert) tramite il vissuto,
cos da rimanere costante o modificarsi con questo
oggetto
64
.


61
Cfr. Meinong (1906): pag. 8, titolo della prima sezione: Heimatlose
Gegenstnde.
62
Meinong (1917): pag. 54.
63
Meinong (1917): pag, 55.
64
Meinong (1917): GA III, pag. 63.
31
c. Il contenuto come pura modificazione.

Per spingersi un po oltre il testo di Meinong, si potrebbe quindi
pensare il contenuto in termini aristotelici
65
nullaltro che una specie di
alterazione (alloiosis tis)
66
, vale a dire quella che si d,

come (oion) la cera che riceve limpronta dellanello senza
il ferro o loro: riceve bens limpronta delloro o del bronzo,
ma non in quanto oro o bronzo
67
.

La contemporanea ricerca neurobiologica sembra essersi spinta
pi in l, ma nella sostanza tratta di un approfondimento dellidea
aristotelica, quando parla di mappe neurali
68
:

Quando le particelle di luce, i fotoni, colpiscono la retina
secondo una particolare configurazione collegata a un
oggetto, le cellule nervose attivate in tale configurazione

65
E Findlay accetta questo paragone, cfr.:
Getta una qualche luce sulla teoria del contenuto e delloggetto il
paragonarla con la posizione di Aristotele in merito alla
sensazione in: (1933): pag. 37. Cfr. anche Findlay (1973): pag.
167.
66
Aristotele, De Anima, B5, 416 b 35, trad. it. pag. 143.
67
Aristotele, De Anima, B11, 424 a 20, trad. it. pag. 183.
68
Un concetto, quello di mappa, che
() quando si discute di neurobiologia della mente inevitabile
e irresistibile quasi quanto rappresentazione. Damasio (2000):
trad. it. pag. 386.
32
un cerchio o una croce, poniamo costituiscono una
mappa neurale transitoria. Anche a livelli successivi del
sistema nervoso, per esempio nelle cortecce visive, si
formano altre mappe collegate
69
.

Dove a mappa neurale credo sia a questo punto possibile se
non sovrapporre, quantomeno accostare, senza particolari rischi, il
concetto di contenuto. Inoltre, la prospettiva neurobiologica pu
sostenere la nostra tesi anche da un altro punto di vista: giacch, dal
momento che il riferimento ad un contenuto vale per Meinong per ogni
tipo di oggetto (Gegenstand), ovvero anche per un oggetto che non sia
direttamente presente, cos dovremo trovare anche in questo caso una
specie di alterazione, ed infatti:

Di conseguenza, anche quando stiamo soltanto
pensando ad un oggetto, tendiamo a ricostruire ricordi non
soltanto di una forma o di un colore, ma anche del
coinvolgimento percettivo richiesto dalloggetto e delle
reazioni emotive di accompagnamento, per quanto lievi
possano essere state. Mentre giacciamo immobili dopo
uniniezione di curaro o sogniamo a occhi aperti nel buio, le
immagini che formiamo nella mente segnalano sempre
allorganismo il suo coinvolgimento nellattivit di

69
Damasio (2000): trad. it. pag. 387. Prescindo, qui, dal prendere posizione in
merito agli intenti di Damasio in Emozione e coscienza.
33
formazione delle immagini ed evocano qualche reazione
emotiva.
70


A mio avviso, questo coinvolgimento, cos come le reazioni
emotive di accompagnamento, possono essere intese come un
contenuto psichico, lasciando cadere problemi di natura metafisica,
quali la struttura del contenuto o la sua adeguazione con loggetto: non
esiste una struttura del contenuto, visto che si tratta solo di una
modificazione che ci permette un accesso alloggetto, e perci non pu
neanche vigere propriamente una relazione di adeguazione tra un
oggetto e la diretta modificazione che esso causa in un organismo, non
ponendosi il contenuto sullo stesso piano ontologico delloggetto.

PARTE SECONDA LOGGETTO.

5. Loggetto (der Gegenstand).

Dopo aver tracciato la possibilitprimaria dellaccesso ad un
oggetto da parte di un soggetto, ed averla fissata nei termini di un
contenuto psichico, bisogna prendere in esame cosa Meinong intende
con il termine oggetto. Capire lampiezza di significato che il termine
Gegenstand acquisisce in Meinong in realt nullaltro che
condividere lintuizione fondante del sistema dellautore. Di fatto,

70
Damasio (2000): trad. it. pag. 182/183.
34
quello che il filosofo di Graz presenta nei suoi scritti forse uno dei
tentativi pi ambiziosi, nella storia della filosofia, di spingere la scienza
fino ai limiti estremi delle sue capacit: lidea stessa di Gegenstandstheorie
incarna, pi di ogni altra, quella di una scienza assoluta, ai principi della
quale tuttopossa essere ricondotto. Appunto perch, per Meinong, tutto
un oggetto o costituito da oggetti. Questo, se da un lato un
punto di forza della disciplina in questione, dallaltro risulta essere
problematico proprio per lampiezza che caratterizza il suo oggetto,
poich infatti:

per definire in modo fedele, cosa in prima istanza sia
oggetto, manca sia un genere che una differenza, poich
tutto oggetto.
71


Si tratta allora di comprendere cosa sia questo tutto, o la sua
controparte, loggetto. Una primissima determinazione ci viene da
Ameseder:

Ci che un oggetto , si lascia in primo luogo (zunchst)
caratterizzare psicologicamente.
72


71
Meinong (1988b): pag. 68.
72
Ameseder (1904a): pag. 53; Ameseder, del quale abbiamo riportato gi alcune
citazioni, in particolare al riguardo della Vorstellungsproduktion, fu studente di
Meinong e, sebbene non abbia mai conseguito la Habilitation, contribu , in
particolare con il testo qui citato Beitrge zur Grundlegung der
35

Psicologicamente, cio, ogni psichico diretto a qualcosa,
afferra qualcosa, che non , di suo, neanche parzialmente, identico con
lo psichico che lo afferra: questo afferrato (Erfates) un oggetto
73
.
Ovvero non si pu non partire che da un piano psichico per avvicinarci
poi gradualmente alle determinazioni delloggetto. E per questo motivo
che ad un primo livello gli oggetti si possono catalogare attraverso il
modo di afferramento; scrive Meinong:

Come il concetto di oggetto (Gegenstand) in generale,
sebbene cum grano salis, pu essere definito dallafferrare
(Erfassen), cos le classi degli oggetti principali
(Hauptgegenstandsklassen) possono essere caratterizzate dalle
classi principali dei vissuti afferranti (erfassendeErlebnisse)
(). Alle quattro classi principali () del presentare
(Vorstellen), del pensare (Denken), del sentire (Fhlen) e del
desiderare (Begehren) si contrappongono le classi di oggetto
degli oggetti (Objekte)
74
, degli obiettivi (Objektive), dei
dignitativi (Dignitative) e dei desiderativi (Desiderative), lo

Gegenstandstheorie pubblicato nelle Untersuchungen zur Gegenstandstheorie
und Psychologie (1904) , allelaborazione della teoria degli oggetti.
73
Cfr. Ameseder (1904a): pag. 53-54.
74
Si spiega cos il possibile fraintendimento in italiano del termine oggetto
che pu intendere sia il Gegenstand che lObjekt, anche Meinong si trova in
imbarazzo di fronte alluso di questo tipo di terminologia scrive:
che in questo modo la parola Objekt abbia un senso pi ristretto
che la parola Gegenstand un disguido (belstand)
terminologico, che io sono stato in grado di eliminare unicamente
non senza la pi grossa artificiosit; Meinong (1988b): pag. 70.
36
specifico dei quali per non costituito dai vissuti
afferranti.
75


Quindi, se vero che per Meinong non ci sono criteri di
ammissione delle classi di oggetti () giacch ogni riferimento
effettuabile non pu che rinviare allambito degli oggetti
76
, per
anche vero che dirimente per la definizione delloggetto non sar il
riferimento effettuabile, bens solo loggetto stesso, perch la tavola
degli oggetti che Meinong riporta va accettata solo cum grano salis
77
.
Esso non si riduce infatti al piano psicologico dellafferramento,
neanche in parte, tant che nel paragonare loggetto e lafferrato

75
Meinong (1988b): pag. 70; da notare che la mappa degli oggetti
meinonghiana solo tardi si allarga e prende in considerazione anche dignitativi e
desiderativi, in particolare solo dopo il testo del 1917 (ber emotionale
Prsentation): in precedenza erano trattati solamente oggetti e obiettivi; motivo
che spinge alcuni commentatori a parlare di una Urversion della
Gegenstandstheorie (cfr. Reicher (2001): pag. 180), ovvero di una sua prima
versione, fissata nei suoi tratti essenziali nellopera collettanea curata da
Meinong, Untersuchungen zur Gegenstandstheorie und Psychologie, che
presenta oltre al gi citato testo meinonghiano ber Gegenstandstheorie
contributi da parte di allievi come Benussi, Ameseder, Mally. Per i miei scopi,
poich dignitativi e desiderativi, per cos dire, aprono il capitolo della teoria
dei valori, che io qui non prendo in considerazione, mi limiter a esaminare le
restanti due classi, oggetti e obiettivi.
76
Brigati (1992): pag. 7.
77
In fondo, non c alcuna ragione oggettiva per accettarla in toto, difatti in
ber Annahmen Meinong deve ammettere che:
al momento non conseguibile una evidenza razionale riguardo
al fatto che la disgiunzione di tutti gli oggetti (Gegenstnde) in
oggetti (Objekte) e obiettivi sia completa in: Meinong (1910):
pag. 61.
Ed infatti, con gli anni si sono annessi dignitativi e desiderativi secondo lunica
giustificazione possibile, quella psicologica, che per non pu assicurare
levidenza a priori richiesta dalla teoria degli oggetti, tant vero che persino
nella teoria degli oggetti ampliata (ovvero con lintroduzione di dignitativi e
desiderativi) Meinong tiene ancora aperta la possibilit dellintroduzione di
37
dobbiamo per forza di cose assumere che lestensione del primo di
gran lunga maggiore del secondo, poich la relazione che permette ad
un oggetto di essere detto afferrato da un soggetto, solo una delle
relazioni che lo caratterizzano
78
, quindi:

loggetto in quanto tale deve essere determinabile
indipendentemente da questa relazione [di afferramento]
(). Lindipendenza delloggetto si basa sul fatto che esso
pu essere, anche quando il contenuto afferrante non e
che esso eventualmente pu non essere, quando il
contenuto .
79


Come si visto, infatti, il contenuto deve per forza essere reale,
di fronte alloggetto, che pu anche non esserlo e che anzi pu
benissimo essere (e questo probabilmente il caso pi frequente)
quando latto non . Il che si traduce nella banale constatazione che ci
sono oggetti, anche se questi non vengono afferrati da noi
80
. I due piani
sono quindi, per cos dire, sfasati, fuori fase, e solo talvolta si instaura
una relazione tra essi. Si vedono quindi realizzati quattro casi:

nuove classi fondamentali di oggetti, cfr. Meinong (1917): pag. 113 e Morscher
(1973): pag. 182-183.
78
Cfr. Ameseder (1904a): pag. 54.
79
Ameseder (1904a): pag. 54.
80
Mi sembra, questo, un argomento irrinunciabile per ogni ricerca filosofica, in
virt della capacit di trascendentimento della propria realt effettiva (del Da-
nel proprio Da-sein) della quale la filosofia si fa promotrice (o, forse, della
quale essa dovrebbe farsi promotrice). Se tutto fosse gi in qualche modo
conosciuto, dove si collocherebbe quella matrice taumastica di fronte al mondo,
38
i. loggetto reale e il contenuto corrispondente pure;
ii. loggetto non reale, ma il contenuto corrispondente reale;
iii. loggetto reale ma il contenuto corrispondente non reale;
iv. loggetto non reale e neanche il contenuto corrispondente lo .
Io ho utilizzato per questi casi la determinazione reale come
equivalente della copula del paragrafo precedente. Ma anche qui, questo
termine non sembra mantenere lo stesso significato per il piano
oggettuale o per quello psichico, mostrando uno sfasamento tra i due
piani, infatti:
i. nel primo caso si realizza leventualit molto comune della
nostra vita quotidiana, ad esempio, vediamo qualcosa, un
oggetto reale qualsiasi, come un tavolo, lo tocchiamo, ne
predichiamo una qualche propriet;
ii. nel secondo caso, trattato gisopra, anche se loggetto non
reale, noi riusciamo ad afferrarlo, come ad esempio capita
quando giudichiamo una relazione di uguaglianza;
iii. questa unaltra eventualit molto ricorrente, vale a dire un
oggetto reale, ma noi non lo afferriamo, perch non abbiamo
alcun contenuto che ce lo permetta. Ad esempio, non vediamo
ad occhi nudi tutti i batteri che vivono sulla nostra pelle, dal
momento che nessun contenuto ci permette di afferrarli,
essendo essi troppo piccoli;

in prima linea sempre da scoprire e da incontrare, e che innerverebbe la
filosofia stessa?
39
iv. il caso simmetrico ad i., ovvero non reale loggetto e non
reale neanche il contenuto, ma questa simmetria solo
apparente, infatti dire che loggetto non reale non sinonimo
qui dellaffermare che il contenuto non reale.
Insomma, dire che il contenuto non reale equivale a dire che
non c, non esiste, per un motivo qualunque (generalizzabile con lidea
che lorganismo non stato in grado di modificarsi per cause sue o
delloggetto stesso in modo tale da poter accedere ad un oggetto)
81
, e
ci preclude laccesso a qualsiasi oggetto. Mentre invece, che loggetto
(Gegenstand) non sia reale, non significa che esso non si dia o che non ci
sia. Giacch a reale non si contrappone, sul piano oggettuale, solamente
il puro nulla, bens anche lideale, o, il che lo stesso, loggetto
(Gegenstand) pu essere sia realeche ideale. Riporta Meinong:

Ma linterezza di ci che esiste, comprensiva di ci che
esistito e che esister, infinitamente piccola paragonata
allinterezza degli oggetti di conoscenza
(Erkenntnisgegenstnde); e che ci venga lasciato cos
facilmente senza considerazione (unbeachtet lassen), trova
certo la sua ragione nel fatto che linteresse cos
particolarmente vivace per il reale, che si trova nella nostra
natura, favorisce lesagerazione (bertreibung), per la quale il
non reale viene trattato come un puro nulla (ein bloes
Nichts), nel quale il nostro conoscere non trova se non

81
Per riassumere si pu dire che lo psichico rientra tra gli oggetti (Objekte)
reali: i vissuti sono sempre oggetti (Objekte), mai obiettivi, in: Meinong
(1910): pag. 50.
40
proprio nessuno, quantomeno nessun degno punto
dappiglio (Angriffspunkt)
82
.

a. Excursus: il pregiudizio in favore del reale e la Gegenstandstheorie.


Luomo insomma per sua natura orientato verso il reale, tendea
pensare che esistono solo cose reali, cose che si possono toccare,
guardare, gustare e via dicendo: tutto questo perch egli vive in un
mondo nel quale i primi bisogni da soddisfare sono di tipo
schiettamente naturale. Si tratta, per usare dei termini husserliani, del
cosiddetto atteggiamento naturale (natrliche Einstellung)
83
, che
Meinong non stigmatizza, n attacca indiscriminatamente: in fondo la
stessa Gegenstandstheoriemantiene delle posizioni ambigue nei confronti
di questo atteggiamento. Da un lato, infatti, stato da pi parti
riconosciuto la vicinanza di Meinong alle filosofie del senso
comune
84
, a causa soprattutto dellanalisi linguistica meinonghiana che
si sofferma sulla possibilitnaturale del linguaggio di esprimersi su (per
es.) un cavallo alato o una montagna doro. Dallaltro, ne prende
chiaramente le distanze con lo sforzo indefesso di muoversi controquel
pregiudizio nei confronti del reale (Vorurteil zugunsten des Wirklichen)
85


82
Meinong (1988a): pag. 4.
83
Cfr. Soprattutto: Husserl (2001): Libro I, sez. II, cap. 1.
84
Cfr. Routley (1979): pag. 5; opinione condivisa anche da Findlay:
() Meinong si mantiene vicino allintuizione delluomo
comune. Luomo comune sente che similarit, motivi (patterns),
relazioni, numeri, sono in un qualche senso veramente presenti
() in: Findlay (1933): pag. 73.
85
Meinong (1988a): pag. 3
41
che larga parte ha avuto nellimpedire lelaborazione di una completa
teoria delloggetto
86
.
Per un verso, Meinong ammette che esiste gi una parziale
teoria delloggetto, la quale si proporrebbe di investire con le sue
ricerche tutta lampiezza del reale, dellesistente: la metafisica
87
, la quale
tuttavia ha una portata, anche sulla base della citazione precedente,
appunto, solo parziale. Essa non riuscirebbe infatti ad ergersi al di sopra
di ci che esiste e riconoscere una validita ci che non esiste, non
reale. Dallaltro, a fianco della metafisica, per Meinong esisterebbero
scienze, anche dallalto livello di sviluppo, che si interessano e studiano
oggetti inesistenti; il caso ad esempio della matematica e della
geometria (anche definite da Meinong wirklichkeitsfremdeWissenschaften
88

scienze aliene, lontane dalla realt), che, difatti, non riescono a
trovare una collocazione definitiva nella spartana dicotomia tra Geistes- e

86
Un pregnante esempio dellazione di questo pregiudizio stato gi dato nel
riferire del comportamento del linguaggio nei confronti del contenuto:
linguaggio che non riuscirebbe a significare il contenuto, perch gi sempre
diretto verso loggetto indicato dal contenuto e che per questo motivo manca di
un apparato lessicale capace di denominare tale elemento psichico.
87
Risulta a questo riguardo molto interessante il lavoro ber Christian Wolffs
Ontologie (1910) di Evans Pichler, altro allievo di Meinong, che con grande
chiarezza riscrive lontologia wolffiana in termini di teoria degli oggetti. La tesi
principale la seguente:
Ens significa in Wolff e gi negli scolastici semplicemente
cosa (Ding) o oggetto (Gegenstand). Quindi lontologia
secondo la definizione wolffiana la scienza degli oggetti in
generale, senza riguardo allessere o al non essere. Questa
traduzione di ens viene fissata dapprima dalla metafisica tedesca
di Wolff, dove ens viene tradotto senza mezzi termini con cosa
(Ding). La precedenza dellespressione oggetto (Gegenstand)
su cosa inizia invece per la prima volta con la KdrV in Pichler
(1910): pag.3
Nelle pagine finali del libro, Pichler prende poi anche in considerazione la
posizione kantiana in merito, riferendo come la logica trascendentale altro non
sia, a suo avviso, che lo schizzo di una ontologia nel senso per di una teoria
degli oggetti. Cfr. Pichler (1910): pag. 73 e seg.
42
Naturwissenschaften
89
, ma che, nondimeno, vengono classificate da
Meinong come pezzi di teoria degli oggetti
90
.
Se per matematica e geometria gi raggiungono il piano
dellidealit
91
, rimangono pur sempre in quello della possibilit,
precludendosi cos lo studio dei cosiddetti oggetti impossibili.
Mancherebbe quindi una scienza generalissima preposta allo studio
allargato anche degli oggetti impossibili
92
oltre che dei numerosissimi
altri oggetti senza patria (heimatloseGegenstnde, lespressione dello
stesso Meinong
93
): si tratterebbe della Gegenstandstheorie, che per,
nuovamente, con labbattimento del pregiudizio del reale non si
ripropone lesclusione dellesistenza e del reale dal suo bacino
94
, bens
solo un allargamento esponenziale del bacino stesso, capace di
estendersi fino a comprendere loggetto in quantotale. Diventa quindi
chiaro sulla base di queste semplici annotazioni come la definizione di
realista o di realismo per la filosofia meinonghiana risulti
quantomeno scomoda, fossanche solo perch realismo, in Meinong,
assume chiaramente il significato di parzialit
95
.

88
Cfr. Meinong (1988a): pag. 6.
89
Cfr. Meinong (1988a): pag. 7.
90
Cfr. Meinong (1988a): pag. 27.
91
Oggetto di matematica e geometria sono infatti oggetti ideali di ordine
superiore, cfr. Meinong (1906): pag. 246.
92
Approfondir gli oggetti impossibili alla fine di questa parte.
93
Meinong (1906): pag. 214.
94
Dato che invece varrebbe per lepoch husserliana per la sua pretesa di metter
tra parentesi lelemento reale ed esistente e contemplarlo unicamente nella sua
purezza fenomenologica.
95
Che il concetto di realismo stia troppo stretto alla Gegenstandstheorie viene
peraltro riconosciuto anche dallo stesso Meinong, cfr. Meinong (1988b): pag.
104. E a qualcosa di simile a questa parzialit (dove per lasse era tutto
spostato dallaltra parte, ovvero verso lidealismo), Schelling cerc di far fronte
con la denominazione del proprio sistema, nelle opere giovanili, di ideal-
realismo. Cfr. Schelling (1997): pag. 141.
43
Ricapitolando, stato grazie ad una considerazione psicologica,
quella dello sfasamento tra il piano psichico e quello oggettuale, che si
infine giunti ad una prima determinazione puramente oggettiva, quella
di ideale/ reale, sulla quale mi soffermer prima di procedere nelle
ulteriori determinazioni delloggetto.


6. Oggetti ideali e oggetti reali.


Servirebbe forse una giustificazione iniziale che permetta di
spostarsi dal parlare di oggetti e tipi di oggetti al parlare di essere
e modalit di essere e viceversa, ma Meinong, peraltro sempre
estremamente attento allelaborazione di una precisa e univoca
terminologia, non sembra dare grosso rilievo a questa problematica,
utilizzando in modo sostanzialmente equivalente essere ideale o reale
con oggetto reale o ideale. Si vedrper come questa oscillazione, a
questo livello ontologico ancora implicita, porter a delle grosse
tensioni argomentative nelle pagine che il filosofo dedica alla
descrizione dellAuersein, dove il problema balzerin primo piano. Per
ora, anche seguendo luso stesso dellautore, passer, senza soffermarmi
ulteriormente sulle ragioni di questo passaggio, dal discorso sugli
oggetti reali e ideali a quello sullessere ideale e reale.
Come si visto, il verbo essere in Meinong assume molti
significati, secondo la tradizionale dizione aristotelica per la quale einai
44
pollakos legetai
96
, esiste cio un significato allargato di essere per il quale
essere sia quello ideale chequello reale, ne esiste poi uno ristretto per il
quale essere coincide con essere reale. Infatti, se nella sfera degli oggetti
il non reale (Nichtwirkliches) non sinonimo di niente (Nichts), poich
pu voler dire ideale, allora potremmo parimenti dire che il reale
(Wirkliches) non combacia perfettamente con lessere (Sein), dal
momento che anche lideale essere. Se per si vuole assegnare al
reale una forma ristretta di essere, questa allora verrdetta esistenza
(Existenz). Ma quale forma ristretta di essere potr venir assegnata
allideale? Evidentemente, Meinong si trova di fronte al problema di
riuscire a definire lo status ontologico di cui lideale si fa portatore: se,
infatti, esso , in un qualche senso, quale sarquesto senso? La risposta
ci viene data con lintroduzione di un nuovo termine quello di
sussistenza o Bestand. Con lintroduzione di questa nozione Meinong
riesce a collocare allinterno dellessere anche oggetti in senso stretto
non reali il caso degli obiettivi; Meinong utilizza spesso una
citazione di Ameseder
97
, nella quale lautore scrive:

Anche lessere ha essere, cos esso per esempio o
unesistenza (Existenz) o un sussistere (Bestehen). Quegli
oggetti (Gegenstnde), che sono essere e hanno essere, sono
essenzialmente altro da quelli che hanno essere, ma che
non sono essi stessi essere. Quegli oggetti, che sono essere
e che si riconoscono nellespressione linguistica attraverso

96
Aristotele: Metafisica, , 2, 1003a, 33; trad. it. pag. 86.
97
Da ricordare, tra gli altri luoghi, anche Meinong (1906): pag. 226 e (1910):
pag. 44 e (1988b): pag. 72.
45
la che-costruzione (da-Konstruktion)
98
, vengono chiamati
da Meinong obiettivi. Oggetti (Gegenstnde) che non sono
obiettivi, sono oggetti (Objekte)
99
.

Solo gli oggetti di ordine inferiore sono reali, e viceversa solo gli
obiettivi, insieme agli oggetti di ordine superiore, sono le due classi di
oggetto che propriamente, essendo, sussistono, ma non esistono.
Come caratterizzare queste classi di oggetti (Gegenstnde) pi
precisamente?
a. Oggetti ideali: gli oggetti di ordine superiore.

Innanzitutto, gli oggetti (Gegenstnde) possono essere come si
visto di ordine inferiore e superiore
100
(niederer und hherer Ordnung). Gli
oggetti di ordine superiore sono i cosiddetti oggetti fondati, ovvero

98
Si fa riferimento alla costruzione della subordinata dipendente oggettiva
tedesca, un chiarimento pi esteso verr dato in seguito, nellanalisi della classe
degli obiettivi.
99
Ameseder, (1904a): pag. 54-55; N.B. il testo precedente al 1917.
100
Si noti, che la diversit di ordine non un privilegio unico degli Objekte,
bens anche degli Objektiven in ber Annahmen si parlava ancora solo di
Wesensverwandtschaft, di parentela essenziale, tra le due classi di oggetti (1910,
pag. 72), la sintesi arriver poi in ber emotionale Prsentation (1917: pag.
106) e viene cos riassunta in un testo ancora successivo:
() si riconosce cos anche nellobiettivo un oggetto ideale di
ordine superiore, al quale si pu assegnare, come per gli oggetti
(Objekte), un pi o meno di determinazione. Come per gli oggetti
(Objekte), ci sono serie di ordini (Ordnungsreihen) anche per gli
obiettivi, e, di nuovo, queste serie sono aperte verso lalto, dal
momento che esse, conformemente al principio degli infima
obbligatori, pretendono in basso sempre un oggetto (Objekt)
come chiusura (Abschlu): Meinong (1988b): pag. 73.
46
oggetti che non possono esistere per s, ma che hanno sempre bisogno
di costituenti primi
101
(potrebbero essere anche altri oggetti fondati,
ma necessario che poi anche questi oggetti si riconducano ad una
serie), di infima, ovvero di altri oggetti che stanno alla base della
struttura (principio, denominato da Meinong, dellobbligatorietdegli
infima
102
). Lesempio principe di questo tipo di oggetti quello della
diversit: abbiamo un oggetto diversit nel momento in cui ci
poniamo di fronte, ad es., una cosa blu ed una rossa. Tale oggetto
detto di ordine superiore, ovvero fondato (fundiert) dagli infima rosso
e blu, e non potrebbe sussistere senza oggetti sul quale fondarsi
103
:
sussistere, infatti esso non esistea fianco della cosa rossa e del blu,
eppure c in un qualche modo, che Meinong definisce, appunto, di
sussistenza. A fianco delloggetto diversit, ne abbiamo una serie infinita,
come, ad esempio, i numeri (che difatti non esistono a fianco delle cose
numerate). Preposta alla presentazione di questo tipo di oggetti la gi
citata capacitdi produzione di presentazione (Vorstellungsproduktion).
b. Oggetti ideali: gli obiettivi.

Inoltre, come si gidetto, al concetto di oggetto (Gegenstand)
si pu sussumere sia loggetto (Objekt) sia lobiettivo (Objektiv). Spostarsi
dalla discussione degli oggetti a quella degli obiettivi significa anche
spostarsi allinterno della gerarchia degli atti intenzionali, dal piano della

101
Sembrerebbe quindi che lunica caratteristica di genere che definisce gli
oggetti di ordine superiore sia quella di essere fondati: cfr Haller (1973): pag.
154: Meinong chiama tutti gli oggetti, che ne presuppongono (voraussetzen)
altri, oggetti di ordine superiore o Superiora.
102
Cfr. Meinong (1988b): pag. 71.
103
Chiamati da Meinong, anche oggetti empirici (Erfahrungsgegenstnde)
cfr. Meinong (1899): pag. 396; trad. it. pag. 45.
47
presentazione, a quello delle assunzioni e dei giudizi: tra questi piani
esiste infatti una differenza non solo strutturale, ma anche gerarchica
104
.
Peraltro, in Meinong, pi armonica che in Brentano, grazie al fatto che
la scoperta delle assunzioni
105
come momento a s stante nella vita
psichica permette di passare dalla presentazione al giudizio in modo pi
continuo. Alla presentazione, infatti, lassunzione aggiungerebbe il
carattere affermativo o negativo, ma senza quello del dare lassenso,
ovvero dellesser convinto o convinzione (berzeugtheit - berzeugung) di
cui si fa invece portatore il giudizio. Meinong descrive cos la scoperta
di questa regione di mezzo (Zwischengebiet) tra giudizio e
presentazione, quella delle assunzioni:

Che ogni convinzione dovesse essere o affermativa o
negativa, mi sempre parso ovvio; non mi sarei mai
aspettato di trovare affermazione e negazione, ldove la
convinzione manca. () La menzionata terra di mezzo tra
presentazione e giudizio subito co-data (mitgegeben), non
appena si distingue che non solo la convinzione ma anche
non meno lopposizione tra affermazione e negazione

104
Articolata in dipendenze essenziali, quali quella ad es. del giudizio dalla
presentazione.
105
La scoperta di questo tipo di vissuto psichico, che raggruppa, tra gli altri,
anche particolari fenomeni come la bugia (die Lge), il gioco o alcune forme
darte, ad es., la rappresentazione teatrale, una novit che Meinong introduce
gi nella prima edizione di ber Annahmen del 1902, che poi verr riedita in
una seconda edizione ampliata e approfondita soprattutto per quanto riguarda le
parti dedicate alla discussione sullobiettivo.
48
costituiscono un fatto essenzialmente alieno alla
presentazione (vorstellungsfremdeTatsache)
106
.

Se loggetto (Objekt) prerogativa della presentazione,
lobiettivo lo di assunzione e giudizio.
Va notato che, a conferma di un coerente percorso del pensiero
meinonghiano, che si caratterizza innanzitutto come una filosofia dal
basso, e della mancanza di fondamento di alcuni pregiudizi denigratori
di certa parte dei commentatori nei confronti del filosofo di Graz
107
,
anche gli obiettivi (come gigli oggetti di ordine superiore) non sono
degli oggetti caduti dallalto, frutto unico di un presunto spirito
pedante del loro scopritore, bens , al contrario, sono il risultato di una
rigorosa deduzione.
Come sempre, quindi, si parte dal basso. Come funziona il
fenomeno della significazione? Il meccanismo per gli infima semplice

106
Meinong (1910): pag. 4. Meinong in questo passaggio sostiene che:
a. affermazione, negazione e convinzione non sono un fatto di presentazione;
b. non ci pu essere giudizio senza convinzione e affermazione o negazione;
c. ci pu essere affermazione e negazione senza convinzione, e quindi si d
uno spazio psichico autonomo: il caso dellassunzione o Annahme.
Lassunzione infatti si caratterizza per la capacit di assumere lobiettivo
di una proposizione, affermandolo o negandolo, ma senza che vi sia
presente il momento della convinzione. Proprio come capita nel caso di una
bugia, dove si nega/afferma qualcosa senza che il bugiardo creda a quello
che dice.
107
Uno fra tutti quello di un Meinong massimo moltiplicatore di entit nella
storia della filosofia di Gilbert Ryle dalle pagine dell Oxford Magazine del 25
Ottobre 1933. Daltra parte, non si vede che problema ci possa essere nel
sostenere che, se si vede un oggetto, allora anche si dice un oggetto, cio
sostenere che quello che si dice non possa anchesso essere un oggetto certo,
un oggetto che non si vede, ma che per, appunto, si dice. Il problema
49
da individuare e ripercorrere, come si legge allinizio del secondo
capitolo di ber Annahmen: lidea che nel pronunciare la parola sole
siano innestati una serie di riferimenti semantici per i quali, con quella
parola, esprimiamo (ausdrcken) la presentazione soggettiva che abbiamo
di sole, mentre significhiamo (bedeuten) loggetto sole. Lidea sembra
essere anche ovvia se si considera che, nellespressione, non possiamo
se non rivolgerci alla personale presentazione che abbiamo del sole,
essendo quello lunico accesso datoci alloggetto sole, eppure non
vogliamo certo indicare quel personale vissuto, bens proprio loggetto
sole, al quale per, di nuovo, abbiamo avuto accesso solo tramite il
vissuto di presentazione
108
.

() una parola significa (bedeutet) sempre loggetto
(Gegenstand) della presentazione, che esprime (ausdrckt),
ed esprime viceversa la presentazione delloggetto che
significa
109
.

Questo basilare riferimento al funzionamento del linguaggio, se
ancora non ci ha permesso di definire cosa un obiettivo sia, perlomeno
ci suggerisce come il significato gia questo livello sia per Meinong un
oggetto (Gegenstand)
110
. Ora, come per gli oggetti (Objekte), esistono

risiederebbe allora nel comprendere quanto si intende con oggetto, cosa che
guarda caso il fine del programma meinonghiano.
108
Lesempio del sole utilizzato dallautore in: Meinong (1910): pag. 25.
109
Meinong (1910): pag. 25.
110
Ben diversa la posizione elaborata in quello stesso giro di anni da Husserl,
per la quale il significato (Bedeutung) coincide non con un oggetto
(Gegenstand), o meglio, con una oggettualit qualsiasi (Gegenstndlichkeit),
50
anche per le parole dei complessi, che possono essere o dei meri
aggregati (bloeWortzusammenstellung) oppure delle proposizioni (Stze),
e, in alcuni casi, le proposizioni possono portare ad espressione un
vissuto di giudizio. Quale sarallora il significato di una proposizione
esprimente un giudizio? Il suo correlato oggettivo non pi un oggetto
(Objekt), bens un obiettivo:

() e si fa presto avanti la supposizione che come
sopravvenga alle parole la caratteristica di significare
oggetti, cos si diano costruzioni linguistiche (Sprachgebilde),
che per significati hanno degli obiettivi.
111


Ovvero, in una proposizione, noi abbiamo s ancora un oggetto
sul qualegiudichiamo (ber den geurteilt oder der beurteilt wird), ma abbiamo
anche un oggetto cheviene giudicato (der geurteilt wird)
112
. Vale a dire che,

bens con latto donatore di significato (bedeutungsverleihender Akt)
considerato come atto essenziale che poi pu essere riempito o meno dai
rispettivi atti riempienti di significato (bedeteungserfllende Akte) considerati
come inessenziali. Cfr. Husserl (1900): I Untersuchung, pag. 23-105.
111
Meinong (1910): pag. 53.
112
Cfr.: Meinong (1910): pag 44:
nel nostro esempio troviamo, a fianco di un oggetto
(Gegenstand) sul quale si giudica o che viene giudicato (ber den
geurteilt oder der beurteilt wird), ancora un altro che giudicato
(der geurteilt wird).
Lespressione sembra un po infelice, ed anche Meinong ne riconosce la
tortuosit (herkmmliche Wendung) credo soprattutto perch essa viene volta
alla forma passiva e in una costruzione relativa ma bisogna tenere presente
che in tedesco essa risulta pi chiara dalla differenza dei verbi in gioco:
ponendo queste espressioni in forma attiva, risulterebbe ber etwas urteilen,
etwas beurteilen e etwas urteilen le prime due sono espressioni alle quali
manca il senso di transitivit dellazione di giudizio (grammaticalmente alla
51
prendendo come esempio la proposizione la neve bianca, avremo
che la neve loggetto (Objekt) sul qualenoi stiamo giudicando anche se
propriamente essa stessa non loggetto di nessuna operazione, di
nessun giudizio, perch non si sta predicando la neve chesi ha davanti
come bianca o freddaessa cio non rientra ontologicamente nel
nostro giudizio. Scrive Meinong:

Quindi il giudizio non ha un solo oggetto (Gegenstand),
bens due, che pretenderebbero entrambi di chiamarsi
oggetto di giudizio (Urteilsgegenstand). Per si d la
precedenza, cosa consigliabile da pi punti, a chiamare
oggetto di giudizio in primo luogo solo ci che
caratteristico [del giudizio], come alla presentazione
loggetto di presentazione, quindi sotto oggetto di
giudizio si pu esclusivamente intendere lobiettivo
113
.

Quanto quindi rientra nel giudizio, anzi quanto il suo oggetto,
oltre ad essere ci chesi giudica, loggetto (Gegenstand) chela neve
bianca o chela neve fredda, cio, lobiettivo che mostra la sua
estraneitad ogni vissuto di presentazione proprio nel non esistere a
fianco della neve che abbiamo davanti (proprio come loggetto
diversit non esiste a fianco degli oggetti diversi). La forma

prima, concettualmente alla seconda: il prefisso be- infatti in costruzioni con
verbi transitivi con un oggetto proposizionale [N.B. in questo caso, ber
etwas] rende questultimo un oggetto in caso accusativo cfr. Duden alla voce
be- 1.b., pag. 213), mentre invece etwas urteilen pone in risalto proprio
lazione diretta ad un oggetto, la sua piena transitivit.
52
fondamentale per lespressione dellobiettivo quella che in tedesco si
esprime con la costruzione subordinata oggettiva introdotta dalla
congiunzione da (si spiega cos quella da Konstruktion che
compariva nella citazione dei capitoli precedenti di Ameseder) e, in
italiano, con il che
114
. Quindi:

che A esisteo anche che esso non esiste, ci sussiste
() ma non esiste per cos dire una volta di pi. Del tutto
lo stesso da affermare naturalmente anche per gli
obiettivi, che hanno gi del sussistente come materiale
(Material): che tre pi grande di dueo anche che storto
non dritto, tutto ci pu ugualmente solo sussistere
115

mai esistere.
116


Inoltre, affinch si dia un obiettivo necessario che si dia in
prima istanza un oggetto come sua base (nella citazione precedente: il

113
Meinong (1910): pag. 44.
114
Si noter la vicinanza di questa teoria con quella del complexe significabile
in autori medioevali quali Wodeham, Crathorn e Gregorio da Rimini: sulle
origini della nozione di complexe significabile e dei suoi rapporti con teorie
avversarie di altri autori quali Pietro Aureolo e Guglielmo da Ockham, cfr.
Tachau (1988). Uno studio storico comparato delle teorie medioevali in
connessione con la querelle Meinong-Russell sugli Objektive stato inoltre
condotto da Elie (1937).
115
Da notare che lobiettivo pu sussistere infatti a differenza degli oggetti
di ordine superiore che sono fatti di presentazione e non di giudizio, lobiettivo
pu anche non sussistere, pur rimanendo un oggetto ideale. Un obiettivo che
sussiste anche detto fattuale (tatschlich), quello che non sussiste, infattuale
(untatschlich). Fattuale un obiettivo accompagnato da evidenza. Cfr.
Meinong (1910): pag. 85.
116
Meinong (1910): pag. 63.
53
materiale dellobiettivo). La complessitdellobiettivo segue per di
pari passo quella del linguaggio e cos , come base di un obiettivo pu
anche esser dato un altro obiettivo, ma la struttura alla fine dovr
sempre fondarsi in oggetti, sui quali si giudica:

() e su questa strada si possono trovare una serie pi
lunga o pi corta, di obiettivi di ordine sempre inferiore; in
ogni caso per questa serie, che pu cos verificarsi, se si
vuole restare nei limiti del possibile, deve concludersi con
un oggetto (Objekt).
117


Per questo motivo, tra laltro, Meinong sostiene che latto di
giudizio un vissuto dipendente
118
(unselbstndig, lo stesso termine
che egli usa per gli oggetti fondati che sono appunto dipendenti o non
indipendenti), dal momento che, infatti, gli necessario un vissuto
presentante
119
.
c. Seins- e Soseinsobjektive


Ora, tra i vari tipi particolari di obiettivi che Meinong elenca,
due sono quelli fondamentali: lobiettivo di essere (Seinsobjektiv) e

117
Meinong (1910): pag. 63.
118
() Il giudizio quindi sempre un vissuto dipendente () in: Meinong
(1910): pag. 46.
119
Nel senso allargato di Prsentation e non solo di Vorstellung, visto che un
obiettivo non pu essere presentato da una Vorstellung su quale vissuto sia
preposto alla presentazione di un obiettivo al giudizio Meinong esita e non
sembra dare una risposta definitiva cfr. Lenoci (1972): pag. 130-131.
54
lobiettivo di esser-cos (Soseinsobjektiv)
120
. La deduzione di queste due
forme di obiettivi deriva dalla catalogazione di tutti i giudizi in due
forme (quella, appunto, di essere e di essere cos ) riassumibili in questo
modo:
i. A ;
ii. A B.
La trattazione di queste due forme di obiettivi fondamentale
per riuscire a passare allultima determinazione dellessere delloggetto
(inteso sia come attributo oggettivo che soggettivo), quella dellessere-
oltre o dellessere-fuori, ovvero, comunque lo si voglia tradurre,
dellAuersein
121
.

120
Ad essi si aggiungeranno in seguito anche gli obiettivi di essere con o di
implicazione (Mitseinsobjektive) che indicherebbero la forma di giudizio se A,
allora B, cfr. Meinong (1988b): pag. 74.
121
In realt, lo anticipo qui, il termine Auersein sembra difficilmente
traducibile (e per questo lo user nella sua forma non tradotta), non tanto perch
non si ha un corrispondente italiano della preposizione auer, quanto perch
non se ne ha uno univoco, essendocene troppi. Tale preposizione infatti ha s un
significato principale, quello di esclusione, di essere escluso, ma ad esso
subentra unaccezione non facilmente riducibile alla precedente, quella di
esclusione/collocazione spaziale. Forse alcuni esempi possono rendere pi
intuitivo quanto sostengo. Si prendano i termini tedeschi:
i. auer-ordentlich;
ii. auer-irdisch;
iii. auer Hause;
iv. auerdem.
nei primi due casi, il concetto di esclusione espresso da auer- si renderebbe
in italiano con, rispettivamente, stra-ordinario e extra-terrestre, mentre in iii.
auer- si dovrebbe tradurre con fuori casa. Infine in iv., anche se si tratta di un
avverbio a s stante, facilmente riconoscibile (come spesso in tedesco) la
composizione di auer- e del pronome in dativo -dem: la traduzione italiana
suonerebbe oltre a ci o anche inoltre. Poich non riesco a trovare un
parallelo di fronte a questa plurivocit di significati (stra-essere? Extra-essere?
Fuori-essere? Oltre-essere?), preferisco allora mantenere la parola tedesca.
55
Lobiettivo di esser cos corrisponde alle determinazioni di un
oggetto, alle sue determinazioni essenziali: un oggetto non pu non
esser cos . Potrebbe sembrare, sostiene Meinong, che si debba parlare
di una determinazione di esser cos solo in presenza di una
determinazione di essere. Ovvero che si possa predicare la rosa
rossa solamente se siamo in presenza dellobiettivo la rosa . Ma
questo non sarebbe altro che una ulteriore testimonianza del
pregiudizio a favore del reale, dal momento che nulla ci trattiene dal
predicare una qualche proprietdella rosa, anche in sua assenza: per
riuscire cio a predicare che la rosa rossa non abbiamo bisogno
preliminarmente di predicare la rosa , essendo il Soseinsobjektiv
indipendente dal Seinsobjektiv.

Che senso avrebbe in verit, affermare della mia scrivania
che se essa esistesse, allora sarebbe rettangolare? Certo
che, se io non avessi alcuna scrivania, cio se la mia
scrivania non esistesse, io non avrei neanche il diritto di
denominarla come rettangolare. Ma per nessunaltra ragione
allinfuori del fatto che io intendo con la mia scrivania,
secondo il naturale utilizzo della lingua, unicamente
qualcosa di reale; se non esiste loggetto indicato, allora il
giudizio diretto al reale su una proprietdi questo oggetto
non ha alcuna base. Ma nondimeno loggetto ha le sue
propriet, il suo Sosein: ci che o come , anche se non
esiste ()
122


122
Meinong (1906): pag. 46.
56

Per riassumere questo fenomeno, Meinong fa proprio il
principio, coniato da Ernst Mally
123
, di indipendenza dellesser cos
dallessere (Prinzip der Unabhngigkeit des Soseins vomSein).

() il Sosein di un oggetto non per cos dire coinvolto
(mitbetroffen) dal suo corrispondente non-essere.
124


In questo principio troviamo insomma giustificata la validitdi
una daseinsfreie Wissenschaft, ovvero di una disciplina che non
contempla assunti di esistenza nei suoi principi, quale appunto la
Gegenstandstheorie pretende di essere. Inoltre, se a questa posizione
teorica sembra connessa una buona prospettiva epistemologica che
renda conto di scienze, come la gi menzionata matematica, che
operano senza bisogno di asserzioni preliminari circa lesistenza dei suoi
oggetti di studi
125
, pare per (e a Meinong per primo) che essa possa
facilmente essere condotta di fronte alla responsabilitdi una rapida
involuzione in insanabili paradossi.

123
Enunciato in: Untersuchung zur Gegenstandstheorie des Messens, cap. I,
3 ennesimo contributo dellopera del 1904.
124
Meinong (1988a): pag. 8.
125
In realt lo studio di oggetti ideali o persino inesistenti ben pi esteso:
Meinong fa lesempio dellidealit delle qualit sensibili, che propriamente non
esisterebbero, ma delle quali fisica, fisiologia e psicologia si occuperebbero (cfr.
Meinong (1988a): pag. 8 e anche Meinong (1906): pp.215). E ad esse,
aggiungerei, anche tutti i costrutti teorici della fisica un esempio per tutti,
quello di campo o di forza.
57
Infatti, come comportarsi di fronte a casi come quello del
quadrato rotondo? Secondo tale principio possiamo attribuire delle
determinazioni di Sosein a qualcosa (ergoad un oggetto) e sostenere che il
quadrato tantorotondo quantoquadrato. Ma, chiaramente, il cerchio
quadrato per principio impossibile: come conciliare quindi il fatto che,
da un lato, si possono attribuire a qualcosa delle determinazioni
essenziali e, dallaltro, rilevare che questo qualcosa impossibile, che,
cio, il suo essere escluso tanto dal reale quanto dallideale? O ancora,
per riformulare il problema: per enunciare un veritquale quella che un
quadrato rotondo non esiste, dobbiamo in qualche modo attingere
alcune proprietdel quadrato rotondo, cio quella di essere quadrato e
di essere rotondo: si darebbequindi un quadrato rotondo del quale noi
enunciamo quelle propriet, ma ci per principio impossibile. Si
svilupperebbe insomma un paradosso secondo il quale:

() ci sono oggetti, per i quali vale, che tali oggetti non ci
sono (es gibt Gegenstnde, von denen gilt, da es dergleichen
Gegenstndenicht gibt) ()
126
.

Seguendo quindi quel percorso di emancipazione dallo psichico
che dalla considerazione del contenuto psichico ha portato alle
primissime determinazioni delloggetto in termini di oggetto ideale e
reale, fino allo scarto definitivo tra oggetti possibili e oggetti impossibili,
si giunge infine al paradosso (apparente) di dover concedere una
qualche forma di essere anche ad enti come il cerchio quadrato.
58
Lintroduzione aquesto punto della categoria (senza assegnare per il
momento nessuna ipoteca ontologica sul termine di categoria) che
prende il nome di Auersein , per Meinong, obbligata: la scoperta di
questo elemento e una sua possibile lettura interesserlultima parte di
questo lavoro.





PARTE TERZA DAS AUERSEIN.

7. LAuersein in Meinong.

a. Il paradosso


Con la precedente citazione, quindi, la posizione di Meinong
sembrerebbe rivoltarsi su se stessa e volgersi al paradosso: si darebbero
insomma degli oggetti, per i quali si costretti ad affermare che essi si
danno ed allo stesso tempo non si danno. Un paradosso di questo

126
Meinong (1988a): pag. 9. Sulla traduzione di es gibt si veda 9, par. a.
59
genere spingerebbe la teoria delloggetto, perlomeno cos come stata
intesa dallautore, a scontrarsi con la pi insolubile delle contraddizioni,
quella che ad un tempo afferma e nega la datit di un oggetto. Si
dovrebbe allora negare complessivamente la possibilit stessa del
compito meinonghiano di una disciplina che si propone lo studio puro
delloggetto, ovvero delineare in modo generalissimo quali sono le
caratteristiche essenziali che rendono tale un oggetto.
Per la verit, Meinong non sembra essere eccessivamente
preoccupato dei possibili risvolti ai quali le sue stesse premesse lo
hanno condotto. Nei suoi testi tratta senza particolare enfasi il
problema che gli si presenta di fronte e, con lintroduzione di un nuovo
elemento nellargomentazione, quello appunto dellAuersein, cerca di
venire a capo delle difficolt. Inoltre, il fatto che egli non si confronti
con questo nodo centrale del suo sistema se non in passaggi di tutto
sommato limitata estensione, senza dedicargli mai unestesa ed
esaustiva analisi, indurrebbe a pensare che lautore non sentisse in
modo particolarmente pressante la problematicitdel nervo concettuale
da lui stesso scoperto.
Prima di investire specificamente tale categoria con unanalisi
approfondita, bisognerebbe quindi soffermarsi sulle motivazioni
generali per le quali Meinong non tematizza mai direttamente nei suoi
testi lAuersein. Ritengo che tali motivazioni possano essere ricondotte
a due principali.
La prima risiede nellimpostazione stessa del sistema
meinonghiano, che ad un determinato momento ha preteso
lintroduzione del concetto funzionale di Auersein: per evitare che
60
lintera elaborazione si volgesse ad un absurdum, il filosofo ha introdotto
un elemento schiettamente funzionale per assicurare lintero edificio
teorico, senza accompagnarlo, per, con unadeguata identificazione
della sua natura.
La seconda consiste proprio nella natura problematica
dellAuersein, il quale, anche per il nome che porta (lattribuzione del
quale non dato di secondaria importanza, come si vedr), si
presterebbe facilmente ad aprire la Gegenstandstheoriead assunti di natura
metafisica, ammettendo una nozione non empiricamente verificabile e
di difficile determinazione. Ora, non un mistero quanto la tradizione
filosofica austriaca facente capo a Brentano avesse invise (e fosse aliena
a) posizioni di stampo metafisico
127
. Meinong, da parte sua, condivide
questa avversione e, fedele al progetto di una filosofia scientifica e di
stampo empirista, disattende la ricerca di una definizione univoca e
definitiva della nozione di Auersein, concentrandosi su altri problemi,
che il filosofo ravvisava come pi autentici. Il vero paradosso
sembrerebbe allora essere come gli sforzi di Meinong di preservare una

127
Difficile definire a quale tipo di metafisica (al di l delle sue forme storiche,
quali il kantismo o lidealismo tedesco) si stia qui facendo riferimento, dal
momento che, come si visto, Meinong stesso aveva una idea ben precisa di
cosa fosse la metafisica (un tentativo pi o meno riuscito di elaborare una
disciplina onnicomprensiva, ma sempre limitata al reale). Quindi forse meglio
indicare, pi che un tipo, un modo di fare metafisica che Meinong e i
brentaniani non condividevano. Riassumerei con una citazione (che, credo,
potrebbe essere sottoscritta da tutti i brentaniani) quale sia questo modo scrive
Husserl su Bolzano (prendendo come avversario polemico evidentemente
Hegel):
In Bolzano, contemporaneo di Hegel, non troviamo nemmeno una
traccia della profonda ambiguit della filosofia sistematica che
aveva di mira una saggezza universale (Weltweisheit) ed una
concezione del mondo ricca di idee (Weltanschauung), piuttosto
che un sapere fondato sullanalisi teoretica e che tanto fren, con
uninfelice confusione di questi intenti fondamentalmente diversi,
61
filosofia dal basso, supportata da ampi ricorsi allempiria, lo abbiano
spinto di fronte ad un traguardo che sembra essere tutto meno che un
concetto empiricamente verificabile.
b. Linvoluzione nel paradosso e la soluzione meinonghiana.

Cos per come avviene, lintroduzione dellAuersein non altro
che la soluzione di un paradosso. Ricapitolo ora come la
Gegenstandstheorie involve nel paradosso e qual la strada scelta da
Meinong per uscirne.
Torniamo ad analizzare la proposizione il cerchio quadrato non
esiste cercando di capire meglio largomentazione meinonghiana. Ora,
questa proposizione rientra nei casi di quei particolari tipi di obiettivi
chiamati Nichtseinsobjektive, vale a dire obiettivi di non essere, una forma
derivata dei Seinsobjektive. Se volessimo volgerla nella sua forma
oggettuale pura dovremmo esprimere la frase con una subordinata
oggettiva: cheil cerchio quadrato non esiste. Questo un obiettivo,
ovvero un oggetto di ordine superiore e, in quanto tale, quindi, deve
avere un Infimum, cio uno o pi oggetti (Objekte) che lo fondino
128
. In
questo caso lInfimumcorrispondente , ovviamente, il cerchio quadrato.
Purtroppo la natura del cerchio quadrato ne preclude lesistenza
(Existenz) ed proprio esprimendo questo fatto che il nostro
obiettivo (cio che un cerchio quadrato non esiste) risulta vero. Prima
di poter affermare che non esiste, si deve quindi afferrare in un qualche

il progresso della filosofia scientifica. In. Husserl (1900):
Prolegomena zur reinen Logik , pag. 226, trad. it., pag. 231.
128
Cfr. 6, b.
62
modo tale oggetto, afferrarne delle determinazioni di Sosein, di essere-
cos , e cio proprio quelle di essere rotondo e di essere quadrato.
Che il cerchio quadrato non sia reale, lo si visto, non una
limitazione particolarmente stringente, dal momento che a fianco
dellinsieme degli oggetti reali, si trova quello degli oggetti ideali. Il
cerchio in questione, per, non potrebbe appartenere nemmeno a
questo secondo insieme, dal momento che la sua contraddizione
interna (essere ad un tempo quadrato ecircolare) non glielo permette:
non c insomma alcun dubbio, essendo un oggetto impossibile, il
cerchio quadrato senza patria. Esso non rientra nei due insieme di
oggetti finora conosciuti, non situandosi n tra gli oggetti reali n tra
quelli ideali. Il paradosso in cui gli oggetti impossibili allora spingono la
Gegenstandstheorie proprio questo: essa costretta ad assumere che si
danno oggetti per i quali vale che tali oggetti non si danno.
Ma ad unanalisi pi attenta, si pu vedere come tale paradosso
sia solo apparente, difatti esso tiene insieme due determinazioni che
non sono fra di loro equivalenti. La prima parte del paradosso si danno
oggetti tratta infatti di un modo di datitche non coincide con quello
della seconda parte () per i quali valechetali oggetti non si danno.
Ora, secondo largomentazione precedente, gli oggetti
impossibili non possono n esistere, n sussistere: chiaramente quindi
lesistenza e la sussistenza sono i modi di datitnegati nella seconda
parte del paradosso: per i quali vale, parafrasando, chetali oggetti non si
danno. Questo per non esclude necessariamente che non ci possa
essere un ulteriore modo di datit, grazie al quale gli oggetti impossibili
si danno comunque, sebbene in maniera essenzialmente differente
63
dai modi dellesistenza e della sussistenza. Tale modo di datit quello
dellAuersein. Insomma, quanto viene affermato nella prima parte del
paradosso non lo stesso che verrpoi subito dopo negato.
Riscriviamo quindi il paradosso esplicitando tutti i momenti
impliciti: si danno oggetti nel modo dellAuersein per i quali vale
che tali oggetti non si danno nel modo dellesistenza o della
sussistenza
129
. Riformulato cos
130
il paradosso perde la sua natura
problematica e sembra solamente dirci che, ancora una volta, c

129
Meinong nel 1904 non argomenta in questo modo egli sceglie unaltra via
riassumibile per punti in questo modo:
(1) Si consideri il fatto che non c un quadrato rotondo (i.e. che il
cerchio quadrato non ha essere esistenza o sussistenza).
(2) In ogni caso, lobiettivo che non c un quadrato rotondo ha
essere (i.e. sussiste).
(3) Ora, lobiettivo sta in una relazione con il suo oggetto/i come
un intero sta alle sue parti.
(4) Il quadrato rotondo una parte dellobiettivo che il quadrato
rotondo non ha essere.
(5) Ma se lintero ha essere, cos lo devono avere le parti.
Quindi,
(6) Il quadrato rotondo deve avere essere.
(7) Ma, per (1), il tipo di essere che esso ha non pu essere n
esistenza n sussistenza.
Quindi,
(8) Ci deve essere un terzo modo di essere che appartiene al
quadrato rotondo.
In: Perszyk (1993): pag. 55-56.
Ho scelto di esporre in modo diverso la soluzione del paradosso per due motivi:
a. evitare di utilizzare largomento parti/intero (punti 3, 4 e 5), che
effettivamente non trova ulteriore riscontro negli altri passaggi in cui si
discute del problema dellAuersein, e che avrebbe potuto produrre
confusione (tra laltro il rapporto che intercorre tra obiettivo e oggetto non
viene quasi mai espresso da Meinong in termini di parti/intero, bens in
rapporti di fondazione);
b. evitare di concludere subito con lintroduzione di un terzo modo di essere
per quanto riguarda lAuersein, dato che come si vedr lautore stesso
esita nel prendere posizione in questo senso ed al momento prematuro
fissarlo.
130
Applicata al caso particolare del cerchio quadrato tale riscrizione risulta
essere ancora pi intuitiva: dato un cerchio quadrato, nel modo
dellAuersein, per il quale vale che tale cerchio quadrato n esiste, n sussiste.
64
qualcosa daltro, non esaurendo esistenza e sussistenza lintera estensione
delloggetto. A ben vedere quindi il tutto sembra ricondursi al motore
teorico iniziale che muove Meinong: il problema cio di riuscire a
definire cosa sia un oggetto e quali siano i caratteri ultimi che lo
rendono tale
131
.
A questo punto della ricerca Meinong scopre insomma che il
Gegenstand eccede i limiti imposti da sussistenza ed esistenza e si estende

131
La maggior parte degli studi riguardanti lAuersein sono condotti in termini
semantici, soprattutto riallacciandosi alla polemica Russell-Meinong. Russell fu
attento lettore di Meinong e estimatore del suo metodo analitico e per un certo
periodo sembr anche condividere limpostazione meinonghiana, in particolare
quando scrive:
Ente ci che pertiene a ogni termine concepibile, a ogni
possibile oggetto del pensiero, in breve, a ogni cosa che pu mai
occorrere in una qualsiasi proposizione, vera o falsa, e che pertiene
a tutte le proposizioni in quanto tali () I numeri, gli dei omerici,
le relazioni, le chimere e gli spazi quadridimensionali sono tutti
enti, perch se non fossero entit di sorta, non potremmo enunciare
nessuna proposizione attorno ad essi in: Russell (1988): pag.42.
Poi, con la pubblicazione del saggio On Denoting del 1905, il filosofo inglese
mut la propria posizione e critic aspramente le conclusioni del collega
austriaco. In realt per Russell, pi che la teoria di Meinong, prese
probabilmente di mira le sue stesse tesi del 1903, apparentemente vicine, ma in
realt diverse da quelle meinonghiane. Egli inoltre marc con le sue critiche la
ricezione di Meinong nel mondo anglosassone.
Alla luce della teoria della denotazione di Russell, spesso si intende quindi
lintera problematica dellAuersein come la soluzione di un problema
semantico quale cosa denota lespressione un cerchio quadrato e quale
valore di verit ha una proposizione sul cerchio quadrato?. Sebbene una
trattazione di questo tipo sia pienamente legittima, ritengo per che inserire
lAuersein unicamente nel solco di un problema semantico sollevato dalla
teoria russelliana della denotazione sia (cfr. Jacques (1973)):
a. fallace: Meinong infatti non ha mai elaborato una teoria della denotazione,
non gli si pu quindi imputare errori provenienti da una teoria non sua;
b. riduttivo: infatti lo si visto il significato, in quanto Gegenstand (cfr.
6, b), solo uno degli oggetti che costituiscono il bacino di interesse della
teoria degli oggetti: la tesi dellAuersein scaturisce dal bisogno di
determinare cosa loggetto, cio comprendere in che senso anche un
cerchio quadrato un oggetto (quadrato e circolare, indipendentemente dal
soggetto che lo pensa), ma solo in modo mediato stabilire che valore di
verit ha una proposizione su un cerchio quadrato.
65
ben pi in l. Ci si potrebbe compiacere a questo punto della soluzione
del paradosso, non fosse che, dal momento che non si tratta
semplicemente di una soluzione nominale, si rivela indispensabile
determinare qual la natura dellAuersein e chiarire cosa significa
sostenere che un oggetto sia auerseiend
132
. Prima di tentare una possibile
interpretazione, prender in considerazione quanto Meinong scrive
riguardo a queste due questioni.

8. Cos lAuersein?


Come stato detto, non sono molti i passaggi nei quali Meinong
fa riferimento allAuersein. Cercher quindi di dare una sinossi di
quanto lautore sostiene procedendo a zigzag
133
, seguendo una strada
pi concettuale che cronologica.

132
Grossman (1974b): pag. 67 rileva:
la dottrina di Meinong dellAuersein delloggetto puro
consiste, a mio avviso, delle seguenti quattro tesi principali: (1)
entit non esistenti, come la montagna doro e il quadrato
rotondo, non hanno alcuna forma di essere. (2) Ciononostante
queste entit sono costituenti di certi stati di cose. (3) Esse inoltre
hanno un numero di propriet ordinarie (ordinary properties) la
montagna doro, ad esempio, doro. (4) Lessere non parte di
alcun oggetto.
Sicuramente lAuersein viene introdotto come possibile soluzione ai problemi
avanzati dalla Gegenstandstheorie e in particolare a quelli sollevati dagli oggetti
inesistenti; in realt per questi quattro punti pi che esplicare la tesi
dellAuersein sembrano semplicemente mettere in luce schematicamente le sue
conseguenze teoretiche: vale a dire se si assume il ruolo dellAuersein, allora
si possono accettare come validi i quattro punti sopra elencati. Ma questo per
non rispetta il compito di identificare la natura dellAuersein: definire
apoditticamente cosa si indica col termine Auersein.
133
O meglio attraverso il testo di Meinong in una certa misura, quindi,
vicino al lavoro che Derrida compie sulle Ricerche Logiche di Husserl, cio un
66
Innanzitutto, nella trattazione del paradosso che si condotta,
emerso che lAuersein qualcosa che si pone al di lsia dellesistenza,
che della sussistenza
134
. Si potrebbe in prima istanza pensare che si tratti
di un terzo tipo di essere a fianco dei due precedenti. Ma, se cos fosse,
saremmo di fronte ad un tipo dessere ben particolare, dal momento
che

non permesso ad un non-essere dello stesso tipo
(derselben Art) di contrapporglisi
135
.

Secondo il Meinong del 1904, oltre che a non essere di nessun
vantaggio, contravverrebbe alla basilare regola ockhamiana della
parsimonia ammettere unulteriore nicchia ontologica per gli oggetti
impossibili
136
. Il problema si pone in questi termini: si alla ricerca di
un genere ontologico che valga per gli oggetti impossibili, che, non
esistendo e non sussistendo, rendono inadeguate le due precedenti
categorie ontologiche (cfr. esistenza e sussistenza). Ora, queste due
categorie ontologiche sono essere nel senso pi ampio della parola
(imweiteren Wortsinne
137
), invece gli oggetti impossibili, non esistendo e
non sussistendo, non possono rientrare in questo essere. Se si
ammettesse allora un essere S, comprensivo degli oggetti impossibili,

lavoro che si muove attraverso il testo di Husserl, cio in una lettura che non
pu semplicemente essere quella di un commento, n quella di una
interpretazione, in: Derrida (1967): pag. 88
134
Cfr. non n esistenza, n sussistenza in: Meinong (1988a): pag. 10.
135
Meinong (1988a): pag. 10.
136
Cfr. Meinong (1910): pag. 80.
137
Cfr. Meinong (1988b): pag. 72.
67
esso sardi un ordine superiore n rispetto allessere di sussistenza ed
esistenza (includerebbe cio qualcosa in pi dellessere precedente).
Assumendo questo essere, si sarebbe allora costretti per logica ad
ammettere la sua negazione, diciamo S. Una volta compiuto questo
passo, per, non ci si potrsottrarre dal sovrapporre a S e a S un
ulteriore essere P di ordine n+1, comprensivo anche di S, dal
momento che anche S in un certo senso ci sarebbe: otterremmo
insomma una ramificazione ontologica che procede allinfinito. Il che
una tesi se non impossibile quantomeno fortemente implausibile
138
.
Per evitare questo cul-de-sac, Meinong si decide per lunica
alternativa possibile: lAuersein non un esistere, non un sussistere e,
almeno per il testo del 1904, non neancheun essere
139
. Infatti:

Un essere, al quale non si contrappone per principio
nessun non-essere, pu essere ancora chiamato un
essere?
140


Lautore ci informa dei suoi precedenti tentativi di nominare ci
a cui egli fa riferimento: soprattutto espressioni come Quasisein o
Quasitranszendenz lo hanno tenuto occupato
141
, ma alla fine si risolto

138
Cfr. Findlay (1933): pag. 47.
139
Ecco in cosa differisce la posizione di Meinong da quella di Russell, per
Meinong la chimera non un ente, non ha/ essere. Cfr. nota 131.
140
Meinong (1988a): pag. 11.
141
Cfr. Meinong (1988a): pag. 11.
68
per un rifiuto, giacch il rischio di espressioni del genere di
ontologizzare lAuersein
142
. Il barbarismo
143
Auersein

scaturito dallo sforzo, di accordarsi sullinterpretazione di
ogni particolare c [ dato] (es gibt) del quale sembra
non poter essere privato neanche il pi alieno allessere fra
gli oggetti (seinsfremdesten Gegenstnden) senza il ricorso ad
una nuova, terza modalitdessere a fianco di esistenza e
di sussistenza.
144


Se lAuersein non essere, non per neanche un puro nulla.
Per evitare allora di finire in una sorta di teologia negativa e nel
tentativo di definire in modo positivo cosa lAuersein sia, Meinong
sceglie unaltra strada: al posto di investire frontalmente lAuersein e
parlare di qualcosa che non n esistenza n sussistenza, per poi
proseguire lungo una strada che altrimenti sarebbe stata tutta al
negativo, egli si dirige alloggetto puro. In fin dei conti, per il filosofo, il
cerchio quadrato un oggetto e quindi esso che si fa portatore di
essere Auersein. Ed infatti trattando delloggetto puro il filosofo
sembrerebbe venire a capo del problema: egli volge al participio
presente la forma infinitiva e sostiene che loggetto auerseiend
145
. In

142
Cfr. Meinong (1988a): pag. 11.
143
In Meinong (1910): pag. 79 connotato come () etwas barbarischen
().
144
Meinong (1910): pag. 79.
145
Ed quindi sempre per porre in primo piano il nesso con loggetto che il
termine Auersein compare nel testo del 1904 solo due volte ma mai da solo,
Meinong specifica sempre lAuersein delloggetto puro.
69
questo modo, al posto di rivolgersi direttamente allo status ontologico
dellAuersein, si sposta lottica, sostenendo che ad essere auerseiend
unicamente loggetto puro. Questo passaggio concettuale non un
banale escamotage
146
, prova ne che Meinong presto si trova a far
fronte ad un nuovo problema, vale a dire fissare univocamente quale
oggetto si fa portatore dellAuersein.
Sostenere che loggetto Auersein potrebbe significare come
minimo due cose:
i. ci sono degli oggetti che sono auerseiend e al fianco di essi si
trovano tutti gli altri oggetti (sussistenti ed esistenti);
oppure,
ii. tutti gli oggetti sono auerseiend in quanto oggetti puri, e, di
questi, alcuni sono solamente auerseiend (blo auerseiend), altri
sommano al fatto di essere Auersein la caratteristica della
esistenza ed altri ancora quella della sussistenza
147
.
Analizziamo per gradi queste due possibilit. Nel caso i.
avremmo come auerseiendesolo gli oggetti impossibili quali il cerchio
quadrato. Ci significa che tra tutti gli oggetti solo alcuni avrebbero la
prerogativa di essere Auersein, mentre tutti gli altri sarebbero di natura

146
Tuttal contrario, con questo passaggio Meinong fissa uno dei punti
maggiormente caratteristici (e, a mio avviso, uno dei pi promettenti per gli
spazi che lascia aperti a futuri sviluppi) della sua filosofia, egli si congeda
definitivamente da ogni residuo ontologico: la sua una Gegenstandstheorie,
teoria promotrice di unanalisi generalissima diretta alloggetto e
alloggettualit e non pi unicamente ad una sua singola dimensione: lessere.
147
Cos che capita (happens) che la tour Eiffel esiste e capita che la montagna
dorata non esiste (il corsivo mio), in: Jacquette: (2001): pag. 386.
70
essenzialmente diversa. Il paradosso verrebbe comunque risolto
148
, ma
quale argomento sostiene questa soluzione? Secondo i. esistono delle
regioni ontologiche, quali lesistenza, la sussistenza elAuersein, alle
quali appartengono rispettivamente gli oggetti esistenti, sussistenti e gli
Auerseiende. Cos facendo, per, si fa rientrare dalla finestra quanto si
fatto uscire dalla porta: lAuersein ridiventa una nicchia ontologica, un
Quasisein, nel quale relegare ogni oggetto impossibile. Ma questa una
posizione che lo stesso Meinong aveva girifiutato, dal momento che
secondo questa lettura lAuersein sarebbe una terza forma dessere ed
avrebbe perci un contrario.
Nel caso ii., si detto, tutti gli oggetti, in quanto puri, sono
auerseiend, e solo ad alcuni di essi si aggiunge la caratteristica di essere
esistenti o quella di essere sussistenti
149
. La plausibilit di questa
interpretazione, oltre ad essere confermata esplicitamente dallautore,
che scrive:

Tale Auersein sembra dover assolutamente sopravvenire
(zukommen) ad ogni oggetto
150
,


148
Anzi, sarebbe una pura tautologia, risolvendosi nellaffermazione che ci sono
oggetti auerseiende che non esistono e neanche sussistono. E siccome per
definizione lAuersein non esistenza e sussistenza, allora va da s che un
oggetto auerseiend non possa essere esistente o sussistente.
149
E in questo contesto che spesso stata riconosciuta laffinit della posizione
meinonghiana con quella kantiana: il riferimento ovviamente allidea che
lesistenza non un predicato reale delloggetto i cento talleri reali insomma
non comprendono nulla di pi nel concetto dei cento talleri possibili. Cfr. KdrV
A599, B 627, trad. it., pag. 481.
150
Meinong (1917): pag. 22.
71
trova unassicurazione nel dettato di Meinong: non semplicemente
loggetto auerseiend, bens loggetto puro (der reine Gegenstand)
auerseiend. Dal momento quindi che il termine puro viene preso da
Meinong come sinonimo di ontologicamente neutro, sembra da un
lato difficile accettare che solo parte degli oggetti del mondo siano puri
e, peraltro, proprio quelli appartenenti ad un insieme estremamente
particolare, come gli oggetti inesistenti (quanto il caso i. lascerebbe
intendere). Dallaltro, sottolinea il fatto che ogni oggetto preso in s, al
di ldella sua collocazione ontologica insomma ogni oggetto preso
nella sua purezza di oggetto auerseiend. Cos il cerchio quadrato
bloauerseiend (cio non somma alla sua natura di Auersein una qualche
altra determinazione ontologica), ma anche un tavolo, se preso
puramente come una sommatoria di determinazioni di Sosein, ovvero
considerato al di ldellambito dellesistenza, auerseiend, sebbene non
blo auerseiend, giacch appunto il tavolo, a differenza del cerchio
quadrato, qui, esiste, io lo tocco e ci sbatto contro.
Si ha cos uno spostamento notevole di prospettiva, nella misura
in cui si muove lAuersein da variabile, per cos dire, indipendente, alla
quale cio loggetto fa riferimento, a variabile dipendente, vale a dire, a
caratteristica delloggetto. Innestando lAuersein sulloggetto e non
viceversa, promuovendo cio lidea che ogni oggetto per principio
auerseiend, si instaura insomma un nesso che lega loggettualit
151
con
lAuersein, al punto da farli coincidere. Insomma, lAuersein la
caratteristica ultima delloggetto, o, il che lo stesso, un oggetto tale

151
Oggettualit unespressione che a mia conoscenza non viene usata da
Meinong, ma che impiego per intendere la caratteristica essenziale che rende
ogni oggetto un oggetto.
72
solo nella misura in cui portatore di Auersein. I due sono termini
equivalenti.
Instaurare questa equivalenza dsicuramente la possibilitper
ulteriori analisi, prima per di continuare con questa lettura
dellAuersein, bisogna rilevare come la posizione del 1904 non risulti
essere quella definitiva dellautore. Gi nel 1908 il filosofo di Graz
ritorna sulle acquisizioni precedenti, negandole
152
. Egli scrive infatti:

Ma se sussiste qui la datit(Gegebenheit), per quanto non in
un essere vero e proprio delluno o dellaltro tipo [cfr. della
esistenza o della sussistenza], allora io ritengo essa
comprensibile unicamente (soist ihr [] doch nur in der
Weiseeiniges Verstndis abzugewinnen) se in essa si riscontra
(aufweisen) una modalit per cos dire il pi possibile
dessere (ein sozusagen mglichst Seinsartiges)
153
, quandanche
non essere in senso proprio. [] Per ogni oggetto io
afferro [] qualcosa, che rappresenta una prima traccia
(eineersteSpur) di ci che noi abbiamo di fronte, per cos
dire, in forma pi elaborata come sussistenza o esistenza.
Questo minimum, che non ancora un essere nel senso

152
Quanto Meinong afferma in questi testi non pu non essere preso nel suo
pieno valore, e cio in quello specifico di una oscillazione tutta particolare
nellidentificare correttamente e definitivamente lAuersein; ogni lettura che
parta univocamente solo da un testo di Meinong, sebbene in piena legittimit,
non potrebbe nello stesso tempo pretendere di esporre la teoria definitiva di
Meinong a proposito.
153
Ho tradotto laggettivo sostantivato Seinsartig con modalit dessere,
intendendo Seins- con dessere e -artig con modalit oppure dalla
modalit di-.
73
comune ma che per qualcosa dalla modalitdessere
(etwas Seinsartiges), ho voluto chiamarlo Auersein [].
154


Se per nel testo del 1908
155
Meinong parla ancora solo di una
modalit di essere o di un minimum dalla modalit dessere,
accostando quindi chiaramente lo Auersein ad un tipo dessere, per
quanto magari non di essere in senso proprio (imeigentlichen Sinne), nel
1913 egli molto pi chiaro:

La disgiunzione tra esistenza e sussistenza per
esaustiva (vollstndig)? LAuersein, che a mala pena si lascia
afferrare in modo negativo, costituisce per comunque
qualcosa come un terzo modo di essere.
156


La prospettiva di un Auersein come Quasisein, come terzo modo
di essere a fianco di esistenza e sussistenza, viene quindi da Meinong
stesso, sebbene in lavori mai pubblicati
157
, rivalutata.
Si sono quindi delineate due possibili chiavi di lettura
dellAuersein, entrambe tenute in considerazione dallautore. Si

154
Meinong (1908): pag. 153.
155
Per la verit, anche nella seconda edizione di ber Annahmen si trovano
tracce di questo ripensamento: cfr. Meinong (1910): pag. 80.
156
Meinong (1913): pag. 261.
157
Il primo testo del 1908 costituisce solo un frammento del Nachla, mentre la
citazione seguente tratta da appunti per lezioni tenute nel semestre estivo del
1913.
74
potrebbe dire che la prima (rubricata sopra sotto i.), non essendo stata
discussa nelle pubblicazioni del filosofo se non come tesi polemica
negativa a favore della seconda, la tesi non ufficiale. Mentre invece
la seconda (ii.), quella di un Auersein ormai emancipato da ogni
considerazione di natura ontologica sia, per cos dire, anche quella
meinonghiana ufficiale, visto che quella che lautore presenta nelle
sue opere pubblicate.
Il mio tentativo consister ora nel dare una interpretazione
unitaria del concetto in questione, tentando contemporaneamente di
risolvere le difficoltche queste due strade implicano. Mi servir nella
discussione della mia tesi degli strumenti teorici di altri filosofi che si
sono interessati di problemi pi o meno attinenti, senza considerare
lintero loro sistema, se non quando ci non si riveli strettamente
necessario. Inoltre, non affermo che il risultato della mia tesi sia quanto
Meinong abbia sostenuto nelle sue opere, il mio solo un tentativo,
partendo dal testo di Meinong, di esplicitare nel modo pi coerente
possibile cosa lAuersein sia.

9. Estensione del concetto di Auersein.

a. Lessenza della oggettivit.

Si sono viste le difficoltche spingono lautore a scegliere di
spostare il baricentro dellattenzione dallAuersein alloggetto che ha
Auersein e di come, battendo questa tesi, si possa giungere ad una
75
rapida identificazione del carattere dellAuersein con quello della
oggettualit in generale. Ci significa identificare come tratto
fondamentale delloggetto lAuersein: lAuersein quel carattere senza il
quale loggetto non sarebbe tale. Stabilire che esiste questa
corrispondenza tra Auersein e oggettualitaggiunge alla trattazione una
prima determinazione positiva, per quanto anchessa solo nominale, se
non si riesce a definirla in modo pi approfondito. In fondo, infatti,
non si sa ancora cosa lAuersein sia. Questo , se si vuole, il limite
ultimo del lavoro di Meinong, lautore infatti si arresta senza decidersi
definitivamente in merito.
Prima di procedere oltre lungo lanalisi, c da chiedersi se si
sono rilevati proprio tutti i tratti fondamentali delloggetto. In tal senso,
vorrei allora apportare un contributo ulteriore presente nei testi di
Meinong: cio un ulteriore dato che possa arricchire, grazie alla sua
generale estensione ad ogni oggetto, la nozione ancora sterile di
Auersein. Si tratta di esplicitare un elemento presente nei testi di
Meinong sul quale per la nostra attenzione non si finora soffermata,
probabilmente per il fatto che la traduzione italiana dellespressione
tedesca corrispondente non fa fede al medesimo significato,
ostacolando cos il riconoscimento della sua pregnanza per tale analisi.
Questo elemento che si introdotto in sordina insieme con il
paradosso discusso nei paragrafi precedenti
158
quello per il quale
loggetto, pi che esserci (in forma attiva: c di solito la
traduzione italiana prediletta della forma tedesca) dato (es gibt).
Questa terminologia viene sistematicamente utilizzata da Meinong
soprattutto quando cerca di definire quel qualcosa al di ldellessere e

158
Per quel paradosso non vale che ci sono oggetti che non ci sono, bens ,
traducendo letteralmente, che sono dati oggetti che non sono dati.
76
del non essere (jenseits von Sein und Nichtsein
159
) che loggetto puro.
Daltra parte per neanche Meinong sembra sfruttare a pieno questa
risorsa, poich lascia che lanalisi identifichi i suoi fini solo nella
delimitazione negativa della nozione di Auersein pi che in una sua
determinazione positiva. Insomma, loggetto non c, ma dato,
ovvero si concentra lattenzione prima che su una forma dessere, su
una forma di datit (Gegebenheit)
160
. Tale forma di datit per
particolare: essa cio non intrattiene nessuna relazione essenziale col
fatto di essere una datitper un soggetto. Infatti:

agli oggetti non essenziale essere afferrati, bens poter
esser afferrati (den Gegenstnden ist es nicht wesentlich, erfat zu
werden, wohl aber erfat werden zu knnen)
161


E, in modo ancora pi chiaro:

Di fronte allafferramento (demErfassen gengenber) il suo
oggetto il precedentelogico(das logisch Frhere), anche quando
questo oggetto segue temporalmente lafferramento.
162


159
Meinong (1988a): pag. 12.
160
Cfr. a riguardo Meinong (1908): pag. 153, dove lautore instaura chiaramente
il nesso tra Auersein e Gegebenheit.
161
Meinong (1988b): pag. 76.
162
Meinong (1988b): 103. Cfr. anche:
() loggetto deve (mu) essere pre-dato (vorgegeben) al
vissuto in un qualche modo, sia secondo lesistenza, sia secondo
77

Questa ulteriore esplicitazione, ha consentito di delineare, oltre a
quella gifissata di Auersein, due ulteriori coordinate generali che
determinano la natura delloggetto. Questi tre punti, per quanto non
ancora esaustivamente analizzati, si potrebbero chiamare i caratteri
formali di un oggetto e possono essere riassunti per sommi capi cos :
loggetto
i. , preso nella sua purezza di Auersein, un puro nesso di
determinazioni di esser-cos ;
ii. propriamente non c, ma dato;
iii. questa datit del tutto indifferente nei confronti di un
eventuale soggetto che la afferri.
Questa nuova formulazione, pur avendo messo in luce nuovi
elementi, non riesce ancora a esplicitare quale sia il tratto che unifica
questi tre caratteri e soprattutto cosa significa che un oggetto sia
Auersein: si sono colti solo i caratteri sparsi delloggetto, ma non se ne
ancora compresa la loro reciproca complessione essenziale.
Si ripercorra allora una volta di pi il tentativo complessivo del
filosofo di Graz: eliminare ogni particolaritindividuale che la parola
oggetto pu suscitare e contemplarlo nella sua pi ampia generalit
possibile. Lungo questa strada si giunti a fissare il legame tra Auersein
e oggetto puro. Tale via si pu anche caratterizzare come un

la sussistenza, o quantomeno secondo lAuersein. Per quanto in
nessun modo loggetto ridotto al vissuto n tanto meno il
vissuto afferrante alloggetto. In Meinong (1917): pag. 17.
78
progressivo e metodico avvicinamento al carattere fondamentale
delloggetto nella forma di una continua generalizzazione (dalloggetto
reale e ideale, a quello impossibile ed infine alloggetto puro) che si
risolve alla fine in un asintotico avvicinamento privo di una visione
dinsieme.
Se per fosse possibile riscrivere il tentativo meinonghiano in
termini diversi, si potrebbe gettare maggiore luce su cosa si sta
ricercando. Se infatti venisse fissata la meta ideale alla quale la ricerca
sarebbe supposta tendere, se ne potrebbe guadagnare in termini di
puntualite sintesi. Riconoscendo allora un pendant tra Meinong e il
lavoro svolto in quello stesso giro danni da Edmund Husserl
163
, si
potrebbe fondatamente sostenere, che il filosofo di Graz alla ricerca
di quanto Husserl chiamava lessenza delloggetto: la ricerca cio di
quel qualcosa che resta invariabile in ogni possibile variazione
164
della
quale loggetto si fa portatore (das invariableWas)
165
:


163
La vicinanza tra Husserl e Meinong confermata non solamente dallessere
stati entrambi allievi di Brentano, ma anche dalla comunanza dei problemi ai
quali i due autori lavoravano. Questo legame stato gi largamente
riconosciuto: per una valutazione complessiva, cfr. Findlay (1973), dove
lautore promuove la tesi di un Meinong fenomenologo, mentre per il
carattere specifico del legame in merito alla tematica dellAuersein, cfr.
Jacquette (2001).
164
In sostanza, quello che ho chiamato nel paragrafo precedente oggettualit.
165
Cfr. Husserl (1995): trad. it. pag. 411.
79
() al sensodi ogni esserecontingente[per i nostri intenti: al
senso di ogni oggetto] appartieneappuntounessenza, un
eidos afferrabilenella sua purezza ()
166
.

Una volta instaurato questo legame per il quale cio Meinong
mirerebbe a quanto si potrebbe chiamare lessenza delloggetto
sarebbe allora legittimo
167
cercare di operare qualcosa che Meinong
per mai si ripropose di condurre, vale a dire una visione eidetica
(Wesenserschauung) di tale essenza. Se fosse possibile vederelidea generale
delloggetto, si potrebbe allora riempire di un significato pi denso la
nozione di Auersein e sperare cos di procedereoltrenella determinazione
del carattere fondamentale di questultimo. In fondo, infatti, Meinong si
fermato ad una considerazione esterioredei rapporti essenziali che
vigono tra lAuersein e loggettualit, senza proseguire nella discussione
del problema che il legame instaurato sollevava.


166
Husserl (2001): trad. it. pag. 15; sulla nozione di essenza e sulla sua duplice
natura, materiale e formale, si articola poi la logica formale husserliana, cos
come essa viene elaborata nelle Ideen.
167
Certo, questa legittimit va accettata solo cum grano salis, nella misura in
cui Meinong considererebbe anche lessenza un oggetto (e daltra parte cos
viene anche riconosciuta da Husserl, cfr. Husserl (2001): trad. it. pag. 18).
Scrive infatti il filosofo di Graz:
Ma cosa differenzia allora lEidos dalloggetto nel senso
delloggetto puro, al quale io ho assegnato Auersein?
Meinong (1913/1914): pag. 291.
Questo per non preclude a priori la possibilit di tentare di utilizzare gli
strumenti elaborati da Husserl ed applicarli in modo euristico alla ricerca
meinonghiana.
80
b. Vedere lessenza.

Per quanto riguarda la visione eidetica, essa definita nelle Ideen
come una intuizione radicalmente comune alla intuizione empirica,
cio coscienza di qualcosa, di un oggetto, di un qualcosa su cui si
dirige lo sguardo e che le dato in se stesso in questa intuizione; ma
nello stesso tempo le due intuizioni sono distinte per principio
poich una si interessa solo di dati di fatto, di singolaritempiriche,
mentre laltra di essenze, di eide
168
. Ad essa per, nel testo del 1913, non
viene prescritta nessuna metodica operativa: non si sa cio comeHusserl
vorrebbe compiere questa visione dessenza
169
. Una chiara indicazione
in questo senso ci verrdata dallautore molto pi tardi, in Erfahrung
und Urteil dove alla Wesenserschauungverraffiancata lidea di eidetische
Variation. La variazione eidetica deve insomma essere capace di
liberare il fenomeno dal suo carattere di contingenza (Zuflligkeit) e per
riuscirci essa si propone di variare nella pura fantasia (in reiner Phantasie)
ogni carattere contingente
170
. Quanto resiste a questa variazione, vale

168
Cfr. Husserl (2001): trad. it. pag. 16-19.
169
Lidea era originariamente quella di una astrazione ideante, ma poi questo
procedere viene ritenuto insufficiente.
170
Cfr. Husserl (1995): trad. it. pag. 314 315: Si mostra allora che questa
molteplicit di riproduzioni attraversata da ununit, che cio nella libera
variazione di unimmagine originaria, per esempio di una cosa, viene mantenuto
in maniera necessaria un invariante come la forma universale necessaria senza
la quale qualcosa come questa cosa, come esempio della sua specie, sarebbe
impensabile. Questa forma emerge nellesercizio di una variazione arbitraria
come un contenuto assolutamente identico, un quid invariabile, secondo il quale
si identificano tutte le varianti, unessenza universale, mentre le loro differenze
sono per noi irrilevanti. Noi possiamo volgere lo sguardo verso questa essenza
come linvariabile necessario che a tutte le variazioni, esercitate nel modo del
qualsivoglia e comunque proseguibili, prescrive il loro limite, anche se sono
variazioni della stessa immagine originaria.
81
a dire, quel carattere, modificando il quale non si riesce pi ad avere di
fronte lo stesso fenomeno, lessenza del fenomeno stesso
171
.
E cos possibile operare una variazione eidetica sulloggetto e
trovare il nesso fondamentale di tutti i suoi caratteri. Si provi a variare
liberamente i tre caratteri formali raggruppati attorno al concetto di
oggetto, e quanto resiste a questa libera variazione verrdefinita
come lessenza di tale nozione. Si possono cos variare nelloggetto:
i. ogni particolare esser-cos (ogni determinazione di Sosein).
Questa variazione richiede per uno specifico chiarimento. Si
visto come loggetto individuale si identifichi con linsieme delle
determinazioni di Sosein; il motivo per il quale si deve poter
variare nella fantasia ogni Sosein delloggetto individuale che
non si sta ricercando il carattere che rende un oggetto questo
oggettoparticolare(questo dato lo si giacquisito: sono proprio i
Sosein che rendono loggetto questooggettoparticolare), bens quel
carattere che rende tale loggetto in generale, vale a dire, quel
carattere che rende tale qualsiasi oggetto. La variazione eidetica di
ogni esser-cos allora giustificata dal fatto che, nel modificare
liberamente ogni esser-cos delloggetto (cio trovandosi di
fronte qualsiasi oggetto), ci si trova sempre e comunque di fronte
ancora un oggetto, dimostrando cos che le determinazioni di
Sosein non sono quel invariables Was, quellessenza delloggetto, di
cui si alla ricerca
172
;

171
Cfr. Husserl (1995): trad. it. 87, a.
172
Se non fosse possibile compiere questa operazione (modificare ogni Sosein
di un oggetto e di conseguenza variare liberamente ogni oggetto), non si
riuscirebbe a prescindere proprio da quella Zuflligkeit, da quella contingenza,
che invece la visione eidetica si propone di abbandonare.
82
ii. ogni modo particolare di datit(esistenza o sussistenza);
iii. la presenza del soggetto afferrante (cio se si assume anche la
mancanza di un soggetto afferrante).
Quanto non si pu variare, cio lunico carattere fondamentale
comune a tutti gli oggetti e che per resiste alla variazione (come un che
di residuo, nello stesso senso in cui Husserl parla della coscienza
come di un residuo fenomenologico
173
) lirriducibilitdellesser dato
in senso assoluto delloggetto. Noi possiamo variare come vogliamo
ogni Sosein di un oggetto (ovvero avere qualsiasi oggetto di fronte a

Il problema potrebbe per sussistere nella infinit del processo in atto: per
operare una tale variazione, dovremmo infatti essere capaci di variare
liberamente proprio ogni Sosein di un qualsiasi correlato oggettuale, cos , ad
esempio, di una mela, dovremmo poter variare tutti i suoi Sosein e da rossa e
rotonda e, renderla nella fantasia blu e ottagonale e o verde e
quadrata e (operazioni equivalenti a trasformare la mela originaria in un
altro oggetto) e cos allinfinito. E chiaro che un tale compito irrealizzabile. Il
problema viene per gi ravvisato e risolto da Husserl:
Che leidos sia riferito ad una molteplicit, liberamente ad
libitum riproducibile, di variazioni che vengono a coincidere,
cio ad una infinit aperta, non vuol dire che debba richiedersi un
reale processo allinfinito, ossia una produzione reale di tutte le
varianti []. Allora noi, anche quando ci interrompiamo, non
abbiamo tuttavia inteso la molteplicit di fatto delle varianti
intuitive, singole, e trasportate luna nellaltra []; ma invece,
come ogni singolo ha il carattere di essere esemplare ad libitum,
cos anche alla molteplicit delle variazioni appartiene pur
sempre un essere ad libitum. [] A ogni molteplicit
variazionale appartiene essenzialmente questa mirabile e tanto
importante coscienza dello e cos via ad libitum. Solo mediante
essa dato ci che noi diciamo una molteplicit apertamene
infinita. In Husserl (1995): trad. it. pag. 315-316.
173
Cfr. Essa (la coscienza) rimane come residuo fenomenologico in Husserl
(2001): trad. it. pag. 77 tra laltro, la citazione prosegue poi cos come una
regione dellessere per principio peculiare, che pu di fatto diventare il campo
di una nuova scienza della fenomenologia; nella argomentazione
sullAuersein, invece, non si parla pi di una regione dellessere, essendo ad
un livello pi generale. Da rilevare inoltre che il punto era ben chiaro a
Meinong che riporta proprio come commento alle Ideen di Husserl: in nessun
83
noi), fino a presentarci un oggetto impossibile, al di fuori delle sfera di
esistenza e sussistenza, e possiamo anche prescindere da un soggetto
che lo afferri: esso resta comunque un oggetto dato, che sta l
174
.
Insomma, se si variano tutti questi caratteri, si trova come
loggetto coincide, nella sua purezza di Auersein, con un essere dato,
con un esser-l originario. Loggettodato, ma non solo, essosemprel, fuori
di noi. Potrebbe sembrare una contraddizione sostenere che sussiste uno
stare l o un esser dato delloggetto se non si prende anche in
considerazione in rapportoa cosa loggetto stia l , o ancora a chi esso
dato, riducendo cos il carattere pi fondamentale delloggetto ad una
dipendenza nei confronti del soggetto e quindi contravvenendo proprio
alla regola della indipendenza delloggetto dal soggetto. Quello per che
con stare l si vuole esprimere proprio il pi ampio margine di
indipendenza disponibile: quello della separazione, della esteriorit
spaziale. Nel guardare un oggetto A, noi intratteniamo una relazione
con loggetto: esso definito in prima istanza dal fatto di essere-l , fuori
di noi. Ora, poco importa a quale distanza noi ci collochiamo ed
altrettanto irrilevante se noi siamo in grado o meno di percepire
loggetto: esso infatti comunque presente in tutta la sua esteriorit.
Non necessario che ogni esser-l debba essere un esser-l di cui si
abbia conoscenza. Tale esteriorit rende loggetto tanto
gnoseologicamente quanto ontologicamente del tutto indipendente. Sia
il cerchio quadrato che il tavolo che ho di fronte non sono per nulla
influenzati dalla percezione che io ne posso avere, essi sono l in modo

caso la fenomenologia pu essere presa in senso cos ampio, da inglobare
lintera Gegenstandtheorie. In Meinong: (1913/1914): pag. 289
174
Ha una soluzione il problema degli n corpi? Essa certo trascende tutte le
nostre potenzialit, ma la soluzione data e, per di pi, non dipende da noi, ci
esterna, sta l . A tal riguardo, cfr. Husserl (1900): pag. 185; trad. it., pag. 191.
84
del tutto indipendente da me o da qualsiasi altro soggetto
175
. Non solo:
essi sono l anche nei confronti di tutti gli altri oggetti. Vale a dire il
cerchio quadrato l rispetto al tavolo e viceversa. I due oggetti, prima
di qualsiasi altra relazione, intrattengono un rapporto di esterioritnei
loro reciproci confronti. Anche qualcosa che non c, insomma, pu
essere l, e quel che pi importante per una teoria delloggetto,
proprio attorno a questa irriducibile esteriorit che esso si struttura
oggettualmente
176
, cio che si danno i suoi caratteri di Sosein in modo
indipendente da ogni soggetto.
Va da s che questa esteriorit spaziale solo in senso
metaforico: non si parla infatti di nessuna relazione metrica che
intercorre tra il cerchio quadrato e il tavolo che ho di fronte. Essa
solo per cos dire fenomenologicamente spaziale
177
.

175
Caso emblematico di riduzione delloggetto da esser-l ad esser-qui, caso
emblematico insomma della soppressione dellesteriorit delloggetto,
rappresentato dal passaggio che in Husserl parte dalle Ricerche Logiche e porta
fino alle Ideen: nelle LU Husserl distingue infatti un contenuto effettivo e un
contenuto intenzionale della percezione esterna. La ricerca, nel testo del 1901,
era volta unicamente ad uno studio descrittivo dei contenuti effettivi, ma
durante il decennio che porta fino al 1913 Husserl modificher le sue opinioni
ed alla fine riterr di dover includere nella ricerca anche il contenuto
intenzionale, quindi non solo la manifestazione, ma anche ci che si manifesta,
dando cos il via alla fenomenologia trascendentale e costitutiva. Loggetto, da
qualcosa che sta-l , indipendentemente dalla coscienza, viene fatto rientrare in
essa, perdendo cos il suo carattere di esteriorit. Cfr. Costa: pag. 440 in:
Husserl (2001).
176
Loggetto in questa prospettiva si struttura e non si costituisce. Vale a dire
non esiste alcun processo di costituzione delloggetto, che dato al contrario
sempre in modo indipendente dal soggetto, esso cio si presenta sempre
secondo regole organizzative proprie che non dipendono dal soggetto afferrante.
Dimostrazione sperimentale data dallo studio gestaltista della organizzazione
dello spazio visivo. Ben diverso il caso della fenomenologia husserliana dove
la strutturazione invece una Konstitution, cfr. Husserl (1991).
177
Per la metafora spaziale, cfr. 10.
85
Loggetto insomma, ce lo ricorda il suo etimo sia in quanto
Gegen-stand che in quanto ob-iectum, quel qualcosa che sta l e, sul piano
etimologico, unaltra conferma si pu trovare a questo punto anche nel
termine Auer-sein, che si potrebbe intendere come uno stare-l , fuori
dallessere. Esso insomma quel carattere delloggetto che ha la
possibilitdi stare fuori dallessere, l fuori, secondo quella irriducibile
determinazione spaziale che viene espressa (cfr. nota 121) dallo
Auer-.
Per riassumere, cosa accomuna un triangolo, un tavolo, un
cerchio quadrato e, poniamo, il triangolo di Kanizsa? Il fatto che essi
sono tutti oggetti, ovvero si strutturano in piena indipendenza dal
soggetto e che sia nei suoi, sia anche in un loro eventuale reciproco
confronto, essi sono posti in un rapporto di completa esteriorit. Il
mododi datit indifferente; infatti, ad esempio, il rosso fuori di mesegue
le stesse leggi del rosso che immagino in me: entrambi mi sono esterni
e indipendenti basti pensare che non possiamo afferrare un rosso,
senza nello stesso tempo afferrare una superficie e questo vale sia per il
rosso percepito sia anche per il rosso puramente presentato nella
coscienza.
Si potrebbe ritenere che, seguendo i grandi progetti idealistici
178
,
lesterioritsi possa ridurre ad una esterioritsolo temporale. Ma che
questo l sia un l di natura spaziale, prima ancora di essere
temporale, ci viene dimostrato proprio da un caso particolare di oggetti
che, come si visto, fanno parte dellinsieme degli oggetti ideali: gli
obiettivi. Anche gli obiettivi, come tutti gli oggetti, sono esterni,
86
stanno l, sono cio auerseiend, ma a differenza degli oggetti reali che
sono inclusi in un flusso temporale, gli obiettivi, secondo Meinong, non
hanno alcun rapporto col tempo: essi sono intemporali
179
. Il che
significa che il tempo solo un modo dellesteriorit e non quello
fondamentale
180
, infatti lesteriorit temporale presuppone sempre
quella spaziale. Pertanto, gli obiettivi rimangono esterni, pur non
rientrando in alcun rapporto temporale fra di loro.
Si quindi giunti a riempire di significato la nozione di Auersein.
Resta da vedere in che modo esso attiene agli oggetti. Cio
comprendere come possibile nei fatti che ogni oggetto sia Auersein
e possa quindi essere collocato spazialmente.
c. Gli oggetti e la collocazione spaziale.


Uno dei modi con cui Meinong descrive loggetto la sua natura
di essere un fascio di determinazioni di Sosein. Loggetto sempre cos ,
sempre determinato. E allora chiaro che il discorso generale che
sopra si condotto riguardo allAuersein deve trovare una sistemazione

178
Faccio riferimento a Kant, Heidegger e (in parte) allo stesso Husserl, autori
per i quali il ruolo della temporalit svolge un ruolo trascendentale
fondamentale.
179
Meinong (1910): pag. 64, 76.
180
Anzi per Meinong esso si riduce a momento soggettivo, un:
inserimento ingiustificato nella nostra concezione dellesistenza
di un momento del tutto soggettivo quale si palesa nella
circostanza per cui ogni esistenza appare determinata come
passata, presente e futura; mentre questa determinazione non
altro, ogni volta, che una relazione tra tempo del giudizio e tempo
delloggetto, la quale per il reale in s altrettanto casuale
proprio come per il medesimo casuale se e quando esso
87
adeguata nei confronti di ogni singolo oggetto. Ma che cosa significa
che ogni oggetto dato l , in che senso esso intrattiene dei rapporti
spaziali?
Per dimostrare questa attinenza intrinseca della determinazione
spaziale alla strutturazione delloggetto vorrei fare riferimento ad una
posizione filosofica che, per certi versi, vicina a quella di Meinong:
quella leibniziana.
Ora, secondo Leibniz, si pu dire che di una cosa vi una
unica essenza, ma (che) vi sono pi definizioni che esprimono la stessa
essenza, per preferibile se seguendo luso comune si dicesse che
lessenza delloro ci che lo costituisce e che gli d quelle qualit
sensibili che lo fanno riconoscere e fonda la sua definizione nominale,
mentre ne avremmo la definizionerealeecausalese potessimo spiegare la
sua struttura interna
181
. La definizione nominale viene anche definita
come lenumerazione delle note sufficienti
182
. Quando siamo in
grado di esprimere una definizione nominale attorno ad una cosa o ad
una nozione, ne abbiamo una conoscenza distinta
183
che pu essere
adeguata o inadeguata, intuitiva o ciecasimbolica. Il risultato che, se

conosciuto da chicchessia in: Meinong (1899): pag. 457, trad. it.
pag. 95.
181
Leibniz (1765): trad. it. pag. 418; la definizione causale quella che non solo
ci permette di conoscere il modo secondo il quale la cosa pu essere prodotta,
(Leibniz (1684): trad. it. pag. 679), ma mostra anche che i loro nessi reciproci
non danno luogo a contraddizione, cfr. Mugnai (1996): pag. 68.
182
Leibniz (1684), trad. it. pag. 677; vengono dette distinte quelle idee che
sono ben distinte in s stesse e (che) distinguono nelloggetto i segni che lo
fanno riconoscere, che ne danno lanalisi o la definizione, Leibniz (1765): trad.
it. pag. 380.
183
La nozione distinta una forma della conoscenza chiara (laltra forma la
conoscenza confusa quella che di solito si ha in forza solo di una percezione
sensibile); alla conoscenza chiara si contrappone quella oscura, vale a dire, la
88
si in grado di avere una conoscenza adeguata (come il caso della
conoscenza dei numeri che le si avvicina fortemente), cio se si
spinta lanalisi fino allultimo termine
184
, e in ci non abbiamo
utilizzato dei segni (il che ci assicurerebbe una conoscenza adeguata, s ,
ma cieca o simbolica), bens abbiamo proceduto solamente in forza
di intuizioni (dato possibile per solo per le nozioni primitive
185
o
distinte), allora otterremo una conoscenza perfetta. E, questo, il motivo
per il quale, un cieco
186
, al quale si fossero date le definizioni esatte di
una sfera e di un cubo e che avesse toccato entrambi i solidi, se di colpo
riacquistasse la vista, sarebbe in grado di indicare, semplicemente
vedendoli, quale dei due solidi il cubo e quale la sfera
187
. Ma forse
ancora pi significativo per i nostri intenti questo ulteriore esempio: il
chiliagono, per quanto impossibile da rappresentare, definito dal fatto
di avere mille lati. Una volta acquisita questa definizione, si pu
dimostrare ogni sorta di verit su di esso
188
.
Insomma, la conoscenza si svolge per Leibniz lungo il
reperimento di note delloggetto, di sue determinazioni o propriet, di
suoi in termini meinonghiani Sosein
189
. Noi conosciamo un oggetto

conoscenza che non consente di riconoscere appieno la cosa rappresentata. Cfr.
Leibniz (1684): trad. it. pag. 675-676.
184
E se si in grado di formulare una definizione reale a riguardo, cio di
mostrare che le determinazioni della nozione, non essendo tra di loro
contraddittorie, rendono possibile la nozione.
185
Le nozioni primitive sono o di ragione o di fatto. Di ragione sono le verit
identiche (che non sembra non facciano che ripetere la stessa cosa), di fatto
sono delle esperienze immediate interne. Leibniz (1765): trad. it. pag. 491-
497.
186
Si tratta del famoso esperimento di Molyneux.
187
Leibniz (1765): trad. it. pag. 261.
188
Leibniz (1765): trad. it. pag. 386.
189
Il parallelo stato gi riconosciuto, cfr. Parsons (1978): lautore ritiene che
la teoria leibniziana sia un frammento della teoria degli oggetti (Parsons parla
di ontologia) di Meinong: i due filosofi infatti concorderebbero proprio nelle
89
se ne possiamo elencare le sue determinazioni. Questa anche la
prospettiva gnoseologica meinonghiana: un oggetto conosciuto se
possibile enumerarne le determinazioni di Sosein. Inserita in questa
convergenza di vedute, la trattazione che Leibniz fa dello spazio, d
degli spunti interessanti che possono servire al nostro intento di
comprendere meglio in che senso gli oggetti sono collocati
spazialmente.
Secondo Leibniz, che ha come bersaglio polemico anche
Newton e la sua concezione dello spazio come sensoriumdivino
190
, non
esiste uno spazio vuoto
191
ed esso solamente lordine delle cose
192
. Il
che significa, ad esempio, che la collocazione del tavolo che ho di
fronte non ha delle coordinate assolute, ma che essa si definisce in base
a tutti gli altri oggetti, sicch, se un nuovo coesistente acquista lo
stesso rapporto che il primo aveva avuto con altri, si dice che venuto
al suo posto
193
. Ancora pi chiaramente:

posto (place) ci che si dice essere lo stesso per A e
per B, quando il rapporto di coesistenza di B con C, E, F,

loro teorie su quelle che Parsons chiama propriet nucleari delloggetto: cio
le sue determinazioni di Sosein o le sue note, sulle propriet nucleari cfr.
anche Parsons (1977).
190
Che la natura dello spazio sia una questione che presenta una profonda
rilevanza metafisica e non solamente un oggetto di discussione fisico-
matematico, ben messo in luce dalle implicazioni filosofiche dellevoluzione
di questa nozione nel periodo a cavallo tra il XV e il XVIII secolo. Cfr. Koyr:
From the closed World to the Infinite Universe.
191
Sarebbe allora interessante notare en passant come in fondo non ci sia una
grossa differenza nel sostenere che non esiste uno spazio vuoto (Leibniz) e
che tutto oggetto (cfr. Meinong (1988b): pag. 68): le due espressioni
sembrano essere quasi equivalenti.
192
Non mi interesso qui degli argomenti di natura teologica.
90
G, perfettamente congruente con il rapporto di
coesistenza che A ha avuto con i medesimi, supposto che
non vi sia stata altra causa di cangiamento in C, E, F,
G.
194


Lo spazio secondo Leibniz non nulla in s, ma un ordine, un
rapporto che le cose intrattengono le une con le altre, senza le quali
quindi non ci sarebbe alcuno spazio (cos come nessun tempo). Un
punto interessante inoltre che in questo rapporto non rientrano solo
le cose, ma anche i possibili
195
, cio tempo e spazio si riferiscono
(anche) a possibilitindipendenti dallesistenza
196
. Insomma lo spazio
una funzione del corpo e dei possibili
197
, esso costitutivo
delloggetto nella misura in cui diremmo esso una delle sue
determinazioni di Sosein.
Cos , seguendo il pensiero leibniziano, riusciamo a determinare
la collocazione spaziale come un momento costitutivo delloggetto. Se,
cio, riconduciamo la collocazione spaziale ad una determinazione di
Sosein, allora, grazie alla scissione fissata dal principio di indipendenza
tra Sosein e Sein, anche loggetto preso al di ldella sua esistenza o
sussistenza, cio nella sua purezza, mantiene delle determinazioni di
natura spaziale. Quindi, in forza del principio meinonghiano, secondo il
quale anche un oggetto impossibile a pieno titolo un oggetto, si pu
estendere la posizione di Leibniz, originariamente limitata agli oggetti

193
Leibniz (1715-1716): trad. it. pag. 350.
194
Leibniz (1715-1716): trad. it. pag. 350.
195
Leibniz (1765): trad. it. pag. 274.
196
Leibniz (1765): trad. it. pag. 278.
197
Leibniz (1715-1716): trad. it. pag. 322.
91
reali o possibili, anche a quelli impossibili, dal momento che anche ad
essi ineriscono delle determinazioni spaziali di Sosein. Inoltre, sulla base
di quanto si scoperto riguardo allAuersein, poich si ritiene che esso
sia per cos dire la condizione di possibilitdellessere oggetto,
allora sarsolo grazie al fatto che un oggetto dato l (Auersein), che
esso potressere caratterizzato da ulteriori determinazioni spaziali nei
confronti di altri oggetti ed eventualmente nei confronti di un soggetto.
Se questo discorso facilmente applicabile a tutti gli oggetti
reali
198
, e per parte di quelli ideali (si pensi ad esempio alle figure
geometriche), come poter connotare il Sosein spaziale di, poniamo, un
obiettivo quale, ad esempio, che la mela rossa? E cio facilmente
intuibile in che senso una mela stia l fuori in modo indipendente
(Auersein) ed anche in che senso una mela stia l nei confronti, ad
esempio, dellalbero da cui pende, ma difficilmente comprensibile in
che senso oggetti come la mela presa nella sua purezza o lobbiettivo
che la mela rossa, siano spazialmente collocati, ovvero in che senso
essi hanno una determinazione di Sosein spaziale. Insomma, in quale
spazio si situa lobiettivo che la mela rossa, oppure loggetto puro
mela?
Per risolvere questa difficolt, bisogna innanzitutto sottolineare
come si siano venuti a determinare duesignificati di collocazione o
determinazione spaziale: il primo che coincide con la datit e
lesterioritdelloggetto, cio con il suo Auersein, e il secondo invece

198
Per i quali le determinazioni di Sosein si strutturano in modo metrico.
92
con il suo Sosein spaziale, cio il suo essere elemento di un ordine
spaziale
199
. La prima la condizione della seconda.
Da quanto si osservato, tutti gli oggetti sono portatori di
Auersein ed in questo senso lo quindi anche la mela pura (cio data,
esterna al soggetto ed a ogni altro oggetto) o lobiettivo che la mela
rossa. Per quanto concerne invece la determinazione di Sosein, questi
oggetti devono essere in un ordine spaziale che sia in grado di valere
nonostante essi siano oggetti non esistenti o presi come non esistenti.
Certo non si pu ritenere che lobiettivo che la mela rossa si trovi in
un qualche rapporto spaziale con lobiettivo che la mela rotonda. E
assurdo ritenere infatti che tra questi due oggetti possa valere un ordine
spaziale inteso come quello vigente per gli oggetti fisici (anche se questo
per non esclude il progetto di teorizzare un vero e proprio spazio
logico, diverso da quello fisico
200
). Ma senza discutere, o addentrarsi
in, un progetto del genere, si pu comunque argomentare sostenendo

199
Per questo ho sempre virgolettato il termine spazio (e derivati) in
riferimento allAuersein, mentre quando riferisco tale espressione alla
determinazione di Sosein lo lascio senza virgolette.
200
Senza contare che una tale tesi stata gi elaborata da Wittgenstein nel suo
Tractatus e non un caso che, ad esempio, proprio di questo testo sia stato
detto: Le pagine iniziali del Tractatus sono Gegenstandstheorie pura e
semplice, e il loro tedesco echeggia spesso quello di Meinong in Ryle (1972):
pag.8. La nozione di Sachverhalt (stato di cose) infatti ricorda da vicino quella
di Objektive. Per evitare per di allargare troppo il mio lavoro, far unicamente
riferimento alla voce logical Space (logischer Raum) del Wittgenstein
Dictionary di Glock; cfr. Glock (1996): pag. 220. Ora, secondo Wittgenstein
lesistenza contingente degli stati di cose inserita in un ordine a priori di
possibilit, per le quali possibile parlare di uno spazio logico, infatti: ci
sono numerose dimensioni per lanalogia tra lo spazio e linsieme di possibilit
logiche. Soprattutto quattro sono i punti presi in considerazione: (1) esiste un
luogo (Ort) nello spazio logico, determinato da una proposizione; questo
luogo (2) garantito da una serie di coordinate (quanto noi abbiamo chiamato
determinazioni di Sosein), come ad esempio lesistenza dei suoi componenti;
(3) lo spazio pu essere occupato (pieno) o vuoto; ed infine (4) tale spazio il
campo di ogni possibile cambiamento o combinazione degli oggetti in fatti.
93
che con almeno dueelementi esterni (esterni in quanto portatori di
Auersein) questo obiettivo entra in un ordinespaziale: innanzitutto con il
suo infimum, cio con loggetto che lobiettivo prende come suo
materiale (la mela), e poi con il soggetto che lo intenziona con un atto
di giudizio. Con questi due elementi si d insomma un ordine
prospettico spaziale nel quale anche lobiettivo si situa.
Infine, per riassumere, lAuersein garantisce quella esteriorite
indipendenza delloggetto che permette linnestarsi, su questa
esteriorit, di determinazioni di Sosein capaci di inserire loggetto in una
griglia spaziale con altri oggetti o con un soggetto. Proprio perch due
oggetti sono esterni luno allaltro, essi possono infatti entrare in una
relazione spaziale.
10. Auersein senza oggetto?


Ho cercato in questi ultimi due capitoli di dare una
interpretazione unitaria del termine Auersein, dei suoi rapporti con
loggetto, del modo con cui, a partire da esso, loggetto si pu
strutturare in quanto tale e di come, infine, ci vada inteso, in prima
istanza, in senso spaziale.
Si ricorder per loscillazione che Meinong mostrava nel
trattare lAuersein o come una nozione a s (era la versione non
ufficiale, che poneva il problema di un Quasisein come terzo modo
dessere), o come identificantesi con loggettualit delloggetto. La
strada che io ho cercato di battere nei due capitoli precedenti era uno
svolgimento della tesi ufficiale di Meinong: ve n una diversa?
Inoltre, proficuo parlare di Auersein in s, ovvero senza fare alcun
94
riferimento alloggetto? Sulla base di alcuni elementi individuati nella
trattazione precedente, ritengo di s . Uno di questi di sicuro il chiaro
imbarazzo che si ha nellusare espressioni quali loggetto
Auersein, che di certo non ancora una qualificazione adeguata del
rapporto che vige tra Auersein e oggetto, dal momento che il primo
non una proprietdel secondo al pari di qualsiasi Sosein, visto che
lAuersein la condizione grazie alla quale si struttura ogni Sosein. Un
altro motivo, connesso col precedente, per il quale sarebbe auspicabile
trattare lAuersein sotto una diversa prospettiva, combacia con un dato
intuitivo immediato: posto che loggetto per essere oggetto debba
essere dato l , esso dovestarebbe?
Certo, se gi era lontano dalle tesi di Meinong il trattare
lAuersein come esterioritspaziale delloggetto, non si pu nascondere
che lo sia ancora di pi adesso cercare di battere una via che ginella
prospettiva di Meinong era tentennante. Ma dal momento che ritengo
filosoficamente pi interessante e fruttuoso rendere produttivo un
concetto, tentando di farlo reagire (come se si trattasse di una reazione
chimica) con altri elementi, piuttosto che esporlo nella sua austerit,
proceder oltre.
Finora ci si occupati dellAuersein solo nella sua relazione con
loggetto, ed stato detto in breve che:
i. loggetto, prima ancora di esistere, di sussistere o di essere,
dato; si situa cio al di ldellessere e del non essere (Jenseits
von Sein und Nichtsein
201
);

201
Meinong (1988a): pag. 12; Meinong parla delloggetto puro in quanto
Auersein come posto al di l dellessere e del non essere.
95
ii. questa particolare datit, per garantire lindipendenza ontologica
delloggetto da ogni soggetto e da ogni altro oggetto, deve essere
connotata spazialmente;
iii. loggetto, grazie al fatto di essere fuori ogni altro oggetto e
ogni soggetto, determina attorno a tale datiti suoi Sosein; tra
questi Sosein vanno elencati anche quelli che inseriscono
loggetto in questione in una griglia ordinata spazialmente con
tutti gli altri oggetti.
Queste sono state le conclusioni delle analisi precedenti; sulla
base di esse si provi adesso a ribaltare il punto di vista, lasciando
momentaneamente da parte loggetto, come proponeva la tesi del
Quasisein. Se infatti stato detto che loggetto tale sempre e solo se
dato l , allora che cos quel l nel quale loggetto essenzialmente
dato? Dove si trova loggetto puro? Sembra delinearsi cos un nuovo
oggetto di analisi: uno spazio o un luogo allinterno del quale si
situerebbe sempreloggetto puro; o meglio, visto il legame essenziale che
vige tra le due nozioni, si propone allanalisi uno spazio, il collocarsi
allinterno del quale rende oggetto un oggetto. Si per sprovvisti degli
strumenti teorici adatti per riuscire ad analizzare questo nuovo
elemento. Il reperimento di tali strumenti passerallora attraverso il
riferimento ad argomenti filosofici contigui, ma maturati in un contesto
di natura apparentemente diversa.
Si ricostruisca adesso la struttura gnoseologica meinonghiana,
per la quale il soggetto intenziona un oggetto per il tramite di un
contenuto. Per quanto stato detto, loggetto pu anche non essere e
ciononostante essere intenzionato. Questo grazie al fatto di essere dato
96
l , di essere esteriore al soggetto, che propriamente lunico modo
perch lintenzionalitsi possa attivare.
Esattamente da questo stesso punto di partenza inizia il lavoro al
quale noi vogliamo riferirci per vedere se sia possibile analizzare
lAuersein al di fuori della considerazione del suo legame con loggetto:

Nella contemporanea gnoseologia si separa loggetto, il
contenuto e latto e si spiega la relazione di questi elementi
fra di loro
202
.

Mi riferisco al testo Luogo di Nishida Kitaro
203
. Trarre da
questo autore gli strumenti teorici di cui si ha bisogno potrebbe
considerarsi problematico: esso infatti implicherebbe il mettere in
relazione due autori che a causa della loro lontananza geografica e
culturale richiederebbero di per s delle considerazioni preliminari, le
quali andrebbero per a coincidere con lintera filosofia interculturale e
i suoi metodi. Daltra parte il presente lavoro non si interessa n di tali
argomenti nello specifico n mira a delucidarli: lunico suo intento
quello di proporre una lettura coerente dellAuersein e lo stesso ricorso

202
Nishida (1926): pag. 72; tutte le indicazioni di pagina di questo testo sono
tratte dalla traduzione tedesca.
203
Il cognome precede, secondo luso giapponese, il nome. Per una storia del
pensiero di questo autore, nonch della scuola a cui fece capo in Giappone, cfr.:
Prtner/Heise (1995): pag. 347-356; Ohashi (1990): pag. 11-45, (1986): pag.
121 134, inoltre i due numeri monografici dedicati a questa scuola: Revue
Philosophique de Louvain, n. 4, 1994; e tudes phnomnologiques, n.18,
1993, oltre a Cestari (1996), una visione di pi amplio raggio sulla filosofia
97
a testi nishidiani viene eseguito unicamente nella speranza di trarne
spunti ed impulsi volti a questo fine
204
. Quindi non mi soffermer su
questi temi e discuter di Nishida Kitaro come di un qualsiasi altro
filosofo occidentale
205
. Daltra parte, oltre che per la vicinanza dei
problemi trattati, come la citazione precedente dimostra, sappiamo che
Nishida aveva ben presente il lavoro dei brentaniani tanto da aver letto,
tra gli altri, Meinong stesso e aver preso anche posizione con il pensiero
dellautore in alcuni passi
206
.
Ora, latto deve avere come oggetto qualcosa che gli
trascendente. E chiaro per che per riuscire ad afferrare tale
trascendenza latto deve poter entrare in una qualche relazione con
loggetto
207
. Come possibile? Secondo Nishida, una tale relazione

giapponese contemporanea in particolare dellera Meiji proposta da:
Piovesana (1968).
204
Il testo a cui faccio riferimento segna infatti solo un momento dellintero
sviluppo del pensiero dellautore, che tradizionalmente viene riassunto in tre
fasi. La prima interessata allelaborazione di una teoria della intuizione pura e
viene fatta iniziare con la prima pubblicazione dellautore (Studio sul bene,
1911 trad. ted. ber das Gute, 2001), la seconda mira a teorizzare, attorno
alla scoperta della nozione di luogo, una logica del luogo (questa fase inizia
nel 26, proprio con il testo qui trattato), mentre lultima fase ha al suo centro
soprattutto temi di filosofia della storia e della religione (1930 ca. 1945); per
questo sviluppo si confronti: Andolfato e Pasqualotto in: Nishida (1996) e
Cestari in: Nishida (2001).
205
Dando quindi per scontato che lautore in questione sia innanzitutto un
filosofo nel senso occidentale del termine, che si sia cio interessato di quei
problemi appartenenti a quella tradizione culturale nella quale si sviluppata la
filosofia cos come da noi conosciuta e, infine, che non ci sia alcun tipo di
filtro, linguistico o concettuale, attraverso il quale debba passare la ricezione di
tale autore e delle sue idee. Ma che questa serie di assunzioni non sia cos
lineare dimostrato anche solo dalla travagliata introduzione di un equivalente
giapponese che traducesse il termine filosofia; a riguardo, cfr. Marchian in:
Cestari (1996) pag. 7-23.
206
Cfr. Nishida (1987): pag.72, 113, 114, 162, il testo una raccolta di saggi
incentrati su temi di gnoseologia dove lautore fa pi volte riferimento al testo
ber Gegenstandstheorie del 1904.
207
Questo chiaro anche in base a quanto abbiamo scritto nei precedenti
capitoli, se loggetto fosse preso unicamente nella sua valenza di Auersein, di
98
resa possibile dal fatto che oggetto e soggetto si trovano nello stesso
luogo. Questo luogo per, in quanto si deve fare carico anche di essere
condizione dellindipendenza delloggetto, non pu essere
semplicemente un soggettivo campo di coscienza, un puro
Bewutseinsfeld esso s una prima forma con cui possiamo intendere
questo luogo
208
, ma:

Si accetti che loggetto trascende latto soggettivo ed
indipendente, allora il luogo dal quale loggetto oggettivo
(objektiver Gegenstand) scaturisce non pu essere
soggettivo
209


Questo, in una certa misura, pu essere confermato anche dalle
analisi precedentemente condotte: esse, partendo dalloggetto,
concludevano che esiste, nelloggetto, una determinazione di Sosein per

pura esteriorit, senza avere la capacit di instaurare delle relazioni di Sosein
con il soggetto, allora esso resterebbe s oggetto, ma non si avrebbe alcuna
possibilit di afferrarlo: esso resterebbe oggetto, ma fuori ogni attingibilit. Su
questo punto Meinong mantiene tuttavia una posizione imbarazzante, per la
quale alloggetto non essenziale lessere afferrato, bens il poter essere
afferrato (cfr. Meinong (1988b): pag. 76). Ma ad es. il problema degli n corpi
che trascende ogni possibilit cognitiva umana non pu essere afferrato ( un
compito troppo complesso per le facolt umane), pur restando al contrario di
quanto Meinong in quel passaggio sembrerebbe affermare un oggetto. E
possibile per risolvere la questione leggendo la possibilit in senso
estremamente allargato, come non contraddittoriet (e, credo, cos si dovrebbe
intendere quella citazione): logicamente possibile (e cio non contraddittorio)
afferrare la soluzione degli n corpi, quindi tale soluzione un oggetto.
208
Noi possiamo inizialmente (zunchst) pensare questo luogo come questo
campo di coscienza, Nishida (1926): pag. 74.
209
Nishida (1987): pag. 73.
99
la quale esso si colloca in un determinato posto nei confronti di tutti gli
altri oggetti, nonch di un soggetto:

Il luogo-in-cui (Ort-Worin), nel quale si trova loggetto,
deve anche essere il luogo-in-cui, nel quale si trova anche
la coscienza .
210


Insomma, solo grazie al fatto che oggetto e soggetto si trovano
in un luogo comune che essi possono entrare in relazione tra di loro.
Tra queste nozioni topologiche vige per una struttura articolata.
Infatti, ogni oggetto essente, che (sostituendo coi termini
meinonghiani, che esiste o sussiste), per essere conosciuto da un
soggetto, si colloca insieme ad esso in un luogo essente, nel luogo
dellessere, nel quale esso viene intenzionato dallatto. Viceversa, un
oggetto negativo come potrebbe essere 2 si colloca in un altro
luogo, diverso da quello dellessere, che si potrebbe chiamare luogo del
non essere. Si prenda ora per il senso ampio di oggetto, per il quale
anche un cerchio quadrato un oggetto; il problema che esso comporta
sar: dove sta un cerchio quadrato? Esso si colloca oltre la dicotomia
tra essere e non essere, non pu quindi rientrare in un luogo
dellessere, dandosi in una regione ulteriore. E interessante a questo
proposito notare come di fronte al problema meinonghiano di definire
questo oltre, lautore giapponese scelga una via diversa. In questo
indubbiamente influenzato da una sensibilitdifferente rispetto a quella

210
Nishida (1926): pag. 84.
100
occidentale e parmenidea
211
, alla domanda: come poter comprendere
qualcosa che capace di stare al di ldellessere e del non essere?
212

Nishida, al posto di decidersi per una ricerca mirata alloggetto (come
invece Meinong fa), investe frontalmente tale qualcosa e lo definisce
nuovamente s come luogo, ma come un luogo di maggior
profonditparagonato a quello dellessere o del non essere al di ldei
quali esso si colloca: esso , espresso in un linguaggio
metafisicheggiante, il vuoto o il luogo del nulla assoluto
213
.

211
Basti pensare, da un lato, alle nozioni centrali di impermanenza e di vuoto
della metafisica buddista che per cos dire il background culturale, dal quale
Nishida prende le mosse. Dallaltro, bisogna ricordare che, per quanto Nishida
non ammettesse nessun contatto tra le due sfere (in una lettera a Nishitani Keiji,
suo amico e studente, appartenente alla scuola di Kyoto, Nishida scrive a
riguardo di chi accostava la sua filosofia allo zen: questa gente non capisce n
lo zen n la mia filosofia, in: Cestari (2001): pag. 10), il filosofo stesso
apparteneva alla scuola zen Rinzai, la quale, insieme alla seconda scuola zen
principale, la scuola Soto, fa un largo uso di categorie quali quelle di vuoto e
di nulla, avendole mutuate dal taoismo cinese gi prima del loro sbarco in
Giappone nel XIII secolo (1191 la Rinzai, 1227 la Soto). Alla luce di questo
paragone, non pu essere allora la forza del pregiudizio in favore del reale (nella
forma di un ontologismo parmenideo) che spinge Meinong a scontrarsi con un
Auersein che, se visto in s, non viene riconosciuto altrimenti che come un
Quasisein?
212
Nishida non parla di oggetti impossibili, ma si pu considerare come un
analogo della nozione di oggetto impossibile quella di koan, cio della
domande, discussioni o storie impossibili, che una pratica di meditazione
ricorrente nello zen Rinzai; un esempio di koan la seguente discussione:
Monaco: come si pu esprimere il silenzio?
Maestro: io non lo esprimer qui.
Monaco: dove allora?
Maestro: la scorsa notte, a mezzanotte, ho perduto tre soldi
accanto al letto
Riportato in: Harvey (1990): pag. 153; cfr. anche Pasqualotto (2002): pag. 67.
Se Meinong si interessato al problema del senso per il quale si dice che un
cerchio quadrato un oggetto, si pu dire che Nishida si interessato alla logica
che sottost a formulazioni linguistiche come i koan.
213
Un luogo dal significato certamente metaforico, dove si trova infatti il
cerchio quadrato? La connotazione spaziale palesemente solo metaforica, non
si pu infatti ammettere un vero e proprio spazio metrico per cose che non
esistono o per fenomeni interni alla coscienza. Una stretta vicinanza si pu
riconoscere, (a riguardo, cfr. Elberfeld (1994)), con la vendita dei sogni che
101

Il vero nulla deve contenere in s lente e il non ente
(come contrapposto
214
), esso il luogo che lascia scaturire
lessere e il nulla.
215


Se lAuersein (in quanto ci che sta al di ldellessere e del non
essere) viene allora riconosciuto come vuoto o luogo del nulla
assoluto (sono espressioni equivalenti), lespressione non essere
assume due significati. Il primo di questi la negazione dellessere, una
pura contrapposizione negativa allessere (poniamo: 2 e 2), che si
colloca in fondo sullo stesso piano di ci che nega ( il non essere che
affianca lessere, al di l dei quali sta lAuersein), mentre il secondo
significato assume un diverso valore, infatti esso non si pone pi sullo
stesso piano dellessere come diretta negazione, bens quanto sottende
sia allessere che al non essere, ci che li contiene entrambi, stando
nello stesso tempo oltre entrambi. In questo Nishida giunge a
riconoscere il cul-de-sac meinonghiano del Quasisein: se infatti si
ponesse un terzo modo di essere, allora si riproporrebbe una sua

smercerebbe la teoria platonica della khora, come di un terzo genere (triton allo
genos) tra il mondo delle idee e quello del divenire, nel quale entrambi vengono
collocati. Anche in quel caso Platone poteva argomentare solamente sul filo
della metafora onirica:
Il terzo genere quello dello spazio (khora), che non ammette
deperimento e procura una sede a tutto quanto nasce, e si pu
afferrare senza la sensazione con un ragionamento illegittimo, a
stento credibile, tenendo conto del quale noi vendiamo sogni e
diciamo che necessariamente lessere deve stare tutto in un luogo
e possedere uno spazio, mentre questo non possibile che si trovi
n sulla terra, n in cielo, Platone, Timeo, 52b.
214
Questa regione ontologica viene anche definita luogo del nulla relativo,
in contrapposizione con quella del nulla assoluto.
102
negazione, che si collocherebbe tuttavia sempre sul medesimo piano
216
,
giacch:

Lo stesso nulla che nega ogni essere ancora un tipo di
essere, dal momento che esso solo un nulla contrapposto
[si intenda: relativo perch contrapposto ad un
essere].
217


Intendendo quindi il senso di jenseits, di al di l, come una
collocazione spaziale, si pu perci sfuggire al gioco di posizione e di
negazione, assumendo che lunico modo per non ontologizzare
nuovamente lo jenseits o lo Auer- sia comprenderlo nei termini di
vuoto o di nulla radicale, quanto cio contiene entrambe le sfere
ontologiche. Cos loggetto impossibile insieme alloggetto preso nella
purezza che non n essere, n non essere, nel vuoto. Esso, non
rientrando n nel luogo dellessere n in quello del non essere, si colloca
allesterno di entrambi, in un fuori che quello delimitato dal
vuoto, da quel (se si volesse coniare una espressione ibrida) luogo
dellAuersein che lo accoglie.
Peraltro, anche il luogo dellessere e quello del nulla relativi si
pongono in esso, cos da poter dire, conseguentemente con quanto
rilevato nei capitoli precedenti sulla attinenza di ogni oggetto con

215
Nishida (1926): pag. 81.
216
Dando vita ad un circolo vizioso di infinite modalit di essere e di loro
negazioni, cfr. 8.
217
Nishida (1926): pag. 83.
103
lAuersein, che, come in un sistema di cerchi concentrici, tutti gli oggetti
sono nellAuersein
218
, e di questi qualcuno rientra nello stesso tempo
nel cerchio dellessere, qualcun altro nel cerchio del non essere. Certo,
si spiega cos limbarazzo che spingeva a mettere sempre tra virgolette
espressioni come loggetto Auersein, in questo modo si rischia
infatti di ridurre lAuersein ad una categoria ontologica; al contrario
concependolo come un luogo, come vuoto, tale espressione si
modificherebbe in una pi adeguata loggetto nellAuersein.
Riassumendo, in questo modo si stabilito che: per essereoggetto, ad ogni
oggettosufficienteil suodarsi nellAuersein, chepoi loggettosia (esista osussista)
onon sia, ci una determinazioneulterioreed estrinseca, dipendenteunicamentedal
suo collocarsi ulteriorenei luoghi corrispondenti.
Essere e non essere non sono per che due delle dicotomie che
secondo Nishida vengono contenute nel luogo del nulla assoluto, in
esso rientra ogni tipo di ulteriore dicotomia, come quella di forma e
materia, di universale e particolare, quella intersoggettiva dellio e del
tu
219
.
Il parallelo con la posizione di Meinong sullAuersein allora
lampante: per laustriaco infatti lAuersein comprende tuttoe cos viene
descritto da Findlay (e, non a caso, con una metafora spaziale!):


218
Mentre lAuersein in quanto vuoto sarebbe un cerchio con il centro
ovunque e la circonferenza in nessun posto, cfr. Nishida (1996): pag. 91-92; in
questo riprendendo la sphaera cuius centrum ubique, circumferentia nullibi di
Cusano, il quale peraltro sembra mutuarlo a sua volta dallanonimo del Liber
XXIV philosophorum, cfr. Koyr (1974): pag. 26 e la voce Liber XXIV
philosophorum del deutsche Literatur des Mittelalters Verfasserlexikon,
(1985): Band V, pag. 767.
104
Il regno dellAuersein non ha alcuna esclusione, ogni
possibilit o impossibilit compresa in esso [].
Auersein uno strano tipo di deserto nel quale non
possibile nessun progresso mentale, ma il deserto ha molte
oasi [] tali oasi sono quindi il numero infinito dei mondi
possibili che, stando a Leibniz, sono stati presentati alla
scelta di Dio; ognuno di questi interessante e altamente
organizzato come il nostro universo, tuttavia noi non
abbiamo n il tempo n lingegno (wit) per pensarli (think
themout).
220


Lo stesso vale per Nishida, per lui infatti ogni potenzialit,
ogni possibilit nel senso del termine usato dallautore, per il quale
anche un cerchio quadrato ritenuto possibile, viene realizzata nel
luogo del nulla assoluto, ovvero anche per lui tuttosta in esso, infatti:

Nel luogo del nulla contrapposto, cos come nel campo
di coscienza (nella psicologia), resta ancora una forma di
possibilit (non realizzata). Nel luogo del vero nulla,
invece, [] si esaurisce ogni possibilit (non ancora
realizzata).
221


219
A questa dedicato il testo del 1932, lio e il tu, tradotto anche in italiano
(1996).
220
Findlay (1933): pag. 57-58.
221
Nishida (1926): pag. 103. Cos che si potrebbe reciprocamente sostenere che:
da un lato il quesito impossibile (koan) trova una soluzione nel luogo del nulla
105

Ma dal momento che la nozione limite di Auersein sembrerebbe
stare per qualcosa che non oggetto, non si contravviene in questo
modo allassunto iniziale meinonghiano per il quale tutto oggetto?
Sembrerebbe di no, infatti considerarlo come vuoto solo una
prospettiva di analisi che cerca di garantire maggiore autonomia
teoretica a questa nozione. Daltra parte, il legame di Auersein con
loggetto, cos fissamente saldato nei paragrafi precedenti, non viene
meno: senza oggetto non ci sarebbe neanche un vuoto
222
. Solamente
grazie ad un oggetto possiamo scorgere il vuoto che esso sottende.
Casi particolari di tale legame essenziale rispetto ad oggetti
esistenti sono, ad esempio, innanzitutto larticolazione percettiva in
figura/ sfondo, cos lungamente studiata dagli studi sperimentali
gestaltisti. Cos lo sfondo di un oggetto se non qualcosa che si
estende dietro, vale a dire oltre loggetto
223
, ma che effettivamente
non ha esistenza propria? Anche quando si presenta alla coscienza un
oggetto inesistente, se ne ha uno sfondo, esso per cos dire si staglia
nella nostra coscienza come qualcosa dietro al quale sta il suo sfondo,
giustificando cos la sua estraneital soggetto che lo pensa. Un altro
caso particolare pu ancora essere il legame che unisce la presenza
parassitaria di un buco, in quanto oggetto immateriale, e loggetto che
ospita questo buco
224
, o le rispettive relazioni di inclusione/ esclusione

assoluto o ha una soluzione in termini di Auersein, dallaltro il cerchio
quadrato in quanto Auersein si d in un tale luogo.
222
Cfr. il vuoto non unentit astratta, n un principio originario: perci esso
non si materializza in qualcosa di fisico, perch non c prima e oltre gli
elementi fisici che lo mostrano, in: Pasqualotto (2002): pag. 125.
223
Kanizsa (1980): pag. 41.
224
Cfr. Casati/Varzi (2002), soprattutto il par. Lineamenti di una teoria, pag.
237-257.
106
che vigono per il buco stesso. Volendo, ci si pu esprimere sostenendo
meinonghianamente che possibile studiareil vuoto, esso infatti, per
quanto sui generis, un oggetto non esistente
225
.
Intendendo con Auersein una nozione come quella di luogo
o di vuoto, per quanto superficialmente essa sia stata qui definita, si
potrebbe dare insomma un ultimo fondamento alla teoria degli oggetti.
Ogni oggetto cio in quanto fuori, esterno ad ogni altro oggetto e al
soggetto, allo stesso tempo immerso nellAuersein, senza che ci gli
precluda di collocarsi anche nel luogo dellessere o del non essere (di
essere un oggetto esistente o sussistente, o la loro negazione).
Ora, se la Gegenstandstheorieriesce a slegarsi da ogni valutazione di
natura strettamente ontologica, lAuersein quanto le potrebbe
assicurare una giustificazione ultima; ritengo che senza un principio
sufficientemente saldo sul quale poggiare, essa rischia di disperdere le
sue forze negli infiniti labirinti di difficoltteoretiche che lo studio di
ogni singolo tipo di oggetto avanza. Interpretare lAuersein come vuoto
significa allora semplicemente sottolineare, lungi dallintricarsi in crampi
metafisici, come loggetto in quanto tale alluda sempre a quanto gli sta
dietro, vale a dire a qualcosa che propriamente non c, ma che si d,
per quanto, sempre e comunque, in presenza di un oggetto. Persino un
oggetto inesistente apre attorno a s il vuoto che lo contiene: in esso
difatti che si assemblano le determinazioni di Sosein che pure lo
escludono dal regno della realte della idealit. Se venisse a mancare
loggetto non si darebbe neanche il vuoto nel quale loggetto

225
Si intravede allora la possibilit di una fenomenologia del luogo cos come
essa stata denominata da Ohashi: il luogo fu formato (gebildet) nella
filosofia da K. Nishida e portato ad una profonda comprensione; ma la
107
posizionato. Ma in effetti esso nulla, non si vede, non si tocca, non si
gusta, eppure in esso si colloca tutto quello che si pu vedere, toccare e
gustare. Per questa nozione non valgono i rapporti logici tradizionali
articolati in soggetto-copula-predicato; i suoi sono sempre dei rapporti
di inclusione/ esclusione, tutti di natura prettamente spaziale
226
. Esso
secondo il significato ideografico originario del carattere cinese che lo
esprime (giapp. mu, cin. wu) la stilizzazione di una balla di fieno in
fuoco, che indica quanto resta dopo lazione delle fiamme:
propriamente, nulla, eppure, non semplicemente una negazione di
essere, bens il vuoto nel quale la balla prima era collocata, il vuoto che
si apre nel momento della sua sopravvenuta mancanza
227
. Si raggiunge
in questo modo un fondo ultimo: loggetto indica il vuoto che lo
contiene, pur non essendo nulla.

formazione di categorie fenomenologiche per il vuoto rimane ancora un
compito in: Ohashi (1984): pag. 12.
226
Secondo tali rapporti, ad esempio, la nozione generale il luogo nel quale si
pu collocare o meno lindividuale (cos come la qualit generale contiene la
cosa); sullo studio di essi si basa il tentativo nishidiano di elaborare una logica
del luogo. Un particolare ci che giace allinterno delluniversale e
luniversale il basho (luogo) al cui interno giace un particolare in:
Pasqualotto: Nishida (1996), pag. 187.
227
Pasqualotto (2002): pag. 6.
108
PARTE QUARTA: CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Alla fine di questo lavoro, vorrei riassumere brevemente la linea
concettuale che tiene insieme e dunitalle sue varie sezioni e nello
stesso tempo fissare le conclusioni alle quali sono pervenuto.
La prima sezione incentrata sulla questione del contenuto in
Meinong. Si rilevato, da un lato come, grazie alla sua identificazione,
lautore stato in grado di delimitare in modo preciso il confine fra lo
psichico e loggetto, il mancato riconoscimento del quale avrebbe fatto
involvere rapidamente il sistema in forme pi o meno marcate di
psicologismo o di idealismo; dallaltro, come il contenuto sia
quellelemento psichico che permette un accesso alloggetto. Senza un
contenuto, insomma, non ci sarebbe potuta essere una teoria
delloggetto. E quindi solo dallemancipazione dallo psichico che una
teoria delloggetto pu prendere le mosse.
Nellintento di esaurire tutti i significati che la parola Gegenstand
assume nella sua teoria, Meinong elenca allora svariati tipi di oggetti,
tutti con le proprie leggi e caratteristiche essenziali. Fondamentale per
ognuno per il cosiddetto principio di indipendenza, per il quale
lessere-cos di un oggetto prescinde dal suo essere. Questo principio
indica per un verso un procedere metodico per la teoria degli oggetti:
essa deve porsi come disciplina che non contempla al suo interno alcun
assunto esistenziale, e cio come daseinsfrei. Dallaltro pone il problema
degli oggetti impossibili, che sembrano involvere la teoria in un
apparente paradosso, tali oggetti infatti si danno, ma nello stesso
109
tempo non si danno. Per la soluzione di tale paradosso Meinong fa
ricorso ad un elemento di grande importanza: lAuersein.
Si cercherebbe per invano nei vari testi di Meinong un
riconoscimento univoco della natura di questo elemento. La trattazione
dellautore infatti oscilla tra due poli: quello di trattare questa nozione in
s, con il rischio di ridurla ad un terzo modo di essere, o quello invece
di ancorarla alloggetto, posizione teoricamente produttiva, ma che ha
scarso mordente, dal momento che non viene definita ulteriormente.
Il mio tentativo di lettura prosegue lungo queste due tendenze.
Lungo la prima, ho cercato di mostrare, grazie ad un supporto
metodologico alieno a Meinong, ma peraltro a lui vicino perlomeno nei
fini che si ripropone, grazie cio alla visione o variazione eidetica, come
lAuersein possa essere visto in termini di datit, esteriorit e
indipendenza delloggetto nei confronti di ogni soggetto e di ogni altro
oggetto. Imboccando questa strada, per, restava da spiegare come
fosse possibile che queste esterioritentrassero in relazione tra di loro.
Il mezzo del quale mi sono servito per colmare questa lacuna stata la
nozione leibniziana dello spazio, secondo la quale lo spazio, lungi
dallessere un essere a s, attiene agli oggetti essendone propriamente
lordine che vige tra di loro. Conseguentemente, ogni oggetto viene
fatto rientrare in questo ordine, ma sempre dopo averne realizzato la
condizione primaria richiesta: vale a dire quella di essere esterno ad
ogni altro oggetto.
Lungo la seconda tendenza, mosso proprio dallimbarazzo di
dover utilizzare espressioni quali loggetto Auersein, ho cercato di
provare la liceit di una analisi che si rivolgesse in prima istanza
110
allAuersein, prescindendo, in una certa misura, dalloggetto. In fondo,
se loggetto l , esteriormente dato, dovrpur essere dato in qualche
luogo. Per trattare questa nuova nozione ho adoperato gli strumenti
teorici elaborati da un autore lontano, Nishida Kitaro, ed ho proposto
di considerare lAuersein come vuoto, come qualcosa che non c, ma
che si dinsieme alloggetto. In questo modo, loggetto non sarebbe
Auersein, bens sarebbe immerso nellAuersein; la relazione
essenziale fra i due elementi verrebbe mantenuta, dal momento che
luno non si pu dare senza laltro, ma cos da permettere maggiore
autonomia teoretica alla nozione di Auersein.
Infine, spero col mio lavoro di aver contribuito a tutti quegli
studi che negli ultimi anni, dalle prospettive pi disparate, si adoperano
per smentire quellopinione diffusa per la quale:
la Gegenstandstheorie morta, sepolta e non prossima alla
resurrezione
228

Al contrario, la teoria degli oggetti una disciplina che ha ancora
molto da proporre alla filosofia nei suoi molteplici interessi di ricerca.
Forse e auspicabilmente essa non si presenterpi nei modi spesso
troppo artificiosi e macchinosi con cui stata messa in campo da
Meinong, ma la sua geniale intuizione di fondo, quella per la quale,
anche qualcosa che non c ha pieno diritto di studio, articolandosi
anchesso oggettualmente, in modo cio indipendente da ogni soggetto,
affida, a chi voglia intenderla, un enorme campo di studio, esteso oltre
qualsiasi limite concepibile, gi solo per il fatto che ogni limite
considerabile altro non che un oggetto.

228
Ryle (1972): pag. 7.
111
BIBLIOGRAFIA

AA.VV. (1958): Sources of japanese Tradition, 2 vol., a cura di
Wm. Theodore de Bary, Columbia University Press.

AA.VV. (1985): die deutsche Literatur des Mittelalters
Verfasserlexikon, Berlin, New York, Walter de Gruyter.

AA.VV. (1993): Lcole de Kyoto, in tudes
phnomnologiques, n.18, Louvain-la-Neuve, Ousia.

AA.VV. (1994): La reception de lcole de Kyoto, in: Revue
Philosophique de Louvain, n. 4, Novembre 1994, Louvain-la-Neuve.

AA.VV. (1996): Duden Deutsches Universalwrterbuch,
Mannheim, Leipzig, Wien, Zrich, Dudenverlag.

Ameseder, Rudolf (1904a): Beitrge zur Grundlegung der
Gegenstandstheorie, in: aa.AA. Untersuchung zur
Gegenstandstheorie und Psychologie, a cura di A. Meinong, pag. 51-
121, Leipzig, Barth, 1904;
- (1904b): ber Vorstellungsproduktion, in: aa.AA.
Untersuchung zur Gegenstandstheorie und Psychologie, a cura
di A. Meinong, pag. 481-509, Leipzig, Barth, 1904.

Aristotele, De Anima, trad. it. a cura di Giancarlo Movia, (2001):
Anima, Milano, Bompiani;
- Metafisica, trad. it. a cura di AntonioRusso, (1995), Roma-Bari,
Laterza.

Bozzi, Paolo(1996): Higher-Order Objects, in: aa.AA. The School
of Franz Brentano, Dordrecht, Kluwer.

Brentano, Franz (1874): Die Psychologie vom empirischen
Standpunkt, trad. it. a cura di Liliana Albertazzi, (1997): La
psicologia dal punto di vista empirico, Roma-Bari, Laterza.

Brigati, Roberto(1992): Il linguaggio delloggettivit, in: Quaderni di
Discipline Filosofiche, 1, Thema Editore.

112
Casari, Ettore (1997): La critica dello psicologismo, in: AA.VV.
Storia della filosofia, V Volume, LOttocento, a cura di Pietro Rossi
e Carlo A. Viano, pag. 533-553, Bari-Roma, Laterza.

Casati RobertoeVarzi Achille(2002): Buchi e altre superficialit, trad.
it. di Libero Sosio, Garzanti.
Cavallin, Jens (1997): Content and Object, Dordrecht, Kluwer.

Cestari, Matteo (1996): La scuola di Kyto Kyto-ha, a cura di
Grazia Marchian, Messina, Rubbettino editore.

Coffa, Alberto J. (1991): The Semantic Tradition Kant from to
Carnap, Cambridge, Cambridge University Press, trad. it. a cura di
Gabriella Farabegoli (1998): La tradizione semantica da Kant a
Carnap, Bologna, Il Mulino.

Damasio, AntonioR. (1999): The feeling of what happens Body and
Emotion in the making of consciousness, trad. it. a cura di Simonetta
Frediani, (2000): Emozione e coscienza, Milano, Adelphi.

Derrida, Jacques (1967): La voix et le phnomne Introduction au
problme du signe dans la phnomnologie de Husserl, Paris,
Presses Universitaires de France.

Dlling, Evelyn (1999): Wahrheit suchen und Wahrheit bekennen.
Alexius Meinong: Skizze seines Lebens, in: Studien zur
sterreichischen Philosophie 28, Amsterdam, Rodopi.

Elberfeld, Rolf: (1994): Lieu, Nishida, Nishitani, Derrida, in: Revue
Philosophique de Louvain, n. 4, Novembre 1994, Louvain-la-Neuve.

Elie, Hubert (1937): Le Complexe Significabile, Paris, Librairie
Philosophique J. Vrin.

Engel, Pascal (1996): Philosophie et psychologie, Paris, Editions
Gallimard, trad. it. a cura di Elisa Paganini (2000): Filosofia e
psicologia, Torino, Einaudi.

Findlay, John Niemeyer (1933): Meinong's theory of objects London,
Oxford University Press. [N.B. (1963): seconda edizione con due
113
ulteriori capitoli e (1993), con una inedita introduzione di Dale
Jacquette]
- (1972): Einige Hauptpunkte in Meinongs philosophischer
Psychologie, in: aa.AA. Jenseits von Sein und Nichtsein, a cura
di Rudolf Haller, pag. 15-25, Graz, Akademische Druck- u.
Verlagsanstalt.
- (1973): Meinong the phenomenologist. In: Revue Internationale
de Philosophie, No. 104-105: pag. 161-17.

Glock, Hans-Johann (1960): A Wittgenstein Dictionary, Cambridge,
Blackwell Publishers.

Grossmann, Reinhardt (1974a): Meinong. In: The Arguments of the
Philosophers. London: Routledge & Kegan Paul.
- (1974b): Meinongs doctrine of the "Aussersein" of the pure
object. In: Nos, No. 8: pag. 67-82.

Haller, Rudolf (1966): Meinongs Gegenstandstheorie und Ontologie,
in: Journal of the History of Philosophy, 4: pag. 313-324. N.B. anche
in: Rudolf Haller (1979): Studien zur sterreichischen Philosophie I,
pag. 49-65, Amsterdam, Rodopi.
- (1973): ber Meinong, in: Revue Internationale de Philosophie,
No. 104-105, pag. 148-161.

Harvey, Peter (1990): Introduzione al Buddhismo, Firenze, Le
Lettere.

Hfler, Alois (1890): Logik, in coll. con A. Meinong, Leipzig,
Tempsky.

Husserl, Edmund (1900): Logische Untersuchungen, Tbingen, Max
Niemeyer Verlag, 1993; trad. it. a cura di Giovanni Piana (1968):
Richerche Logiche, 2 vol., Milano, Il Saggiatore.
- (1991): Ding und Raum: Vorlesungen 1907, Hamburg, Meiner.
- (1992): Lidea della fenomenologia, trad. it. di Andrea Vasa, a
cura di Carlo Sini, Roma-Bari, Laterza.
- (1995): Esperienza e giudizio, trad. it. di Filippo Costa e
Leonardo Samon, Milano, Bompiani.
- (2001): Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia
fenomenologica, 2 vol., trad. da Vincenzo Costa, Torino,
Einaudi.

114
Kanizsa, Gaetano(1980): Grammatica del vedere. Saggi su percezione
e gestalt, Bologna, Mulino.
Kant, Immanuel Kritik der reinen Vernunft, Hamburg, Meiner,
(1998); trad. it. (1967) Critica della ragion pura a cura di Pietro
Chiodi, Torino, Utet.

Koyr, Alexandre(1974): Dal mondo chiuso all'universo infinito, trad.
it. di Luca Cafiero, Milano, Feltrinelli.

Jacques, Francis (1973): Rfrence et description chez Meinong, in:
Revue Internationale de Philosophie No. 104-105, pag. 266-288.

Jacquette, Dale (1990/ 91): The origins of Gegenstandstheorie.
Immanent and transcendent intentional objects in Brentano,
Twardowski and Meinong, in: Brentano-Studien, 3: pag. 177-202,
Wrzburg, Mnch.
- (2001): Auersein of the pure object, in: aa.AA. The school of
Alexius Meinong, pag. 373-396, Aldershot, Ashgate.

Leibniz, Gottfried Wilhelm* (1684): trad. it. Meditazioni sulla
conoscenza, la verite le idee, vol. II, pag. 675-682;
- (1686): trad. it. Discorso di metafisica, vol. I, pag. 300-375;
- (1714): trad. it. I principi della filosofia o monadologia, vol. I,
pag. 63-111;
- (1715-1716): trad. it. Carteggio Leibniz-Clarke, vol. I, pag. 300-
375;
- (1765): trad. it. Nuovi Saggi sullintelletto umano e saggi
preparatori, vol. II, pag. 155-675.
* tutti testi tratti da: Scritti filosofici, 2 vol., a cura di Domenico
Bianca, Torino, Utet, 1988.

Lenoci, Michele(1972): La teoria della conoscenza in Alexius Meinong.
Oggetto, giudizio, assunzioni. Milano, Vita e Pensiero.

Locke, John (2001): Saggio sullintelligenza umana, 2 vol., trad. it. a
cura di Camillo Pellizzi, con saggio introduttivo di Carlo Augusto
Viano, Roma-Bari, Laterza.

Mally, Ernst (1904): Untersuchung zur Gegenstandstheorie des
Messens, in: aa.AA. Untersuchung zur Gegenstandstheorie und
Psychologie, a cura di A. Meinong, pag. 121-263, Leipzig, Barth.
115

Marek, Johann C. (1995): Zwei Gegenstnde und ein Inhalt. Zur
Intentionalitt bei Meinong, in: Grazer Philosophische Studien, 50,
pag. 341-365, Amsterdam, Rodopi;
- (2001): Meinong on Psychological Content, in: aa.AA. The
school of Alexius Meinong, pag. 261-287, Aldershot, Ashgate.

Meinong, Alexius* (1899): ber Gegenstnde hherer Ordnung und
deren Verhltnis zur inneren Wahrnehmung, GA II S. 377-471,
trad. it. di Melandri, Enzo(1979): Gli oggetti di ordine superiore in
rapporto alla percezione interna, pag. 29-111, Firenze, Faenza
Editrice.
- (1903): Bemerkungen ber den Farbenkrper und das
Mischungssgesetz, GA I, S. 495-575;
- (1906): ber die Stellung der Gegenstandstheorie im System der
Wissenschaften, GA V, pag. 197-365;
- (1908): ber Inhalt und Gegenstand, GA VIII, pag. 145-160;
- (1910): ber Annahmen. Zweite umgearbeitete Auflage, GA IV,
pag. 1-384.
- (1913): Zweites Kolleg ber gegenstandstheorethische Logik,
GA VIII, pag. 237-272;
- (1913/ 1914): Bemerkungen zu E. Husserls >Ideen zu einer
reinen Phnomenologie und phnomenologischen Philosophie<,
GA VIII, pag. 287-324;
- (1917): ber emotionale Prsentation, GA III, pag. 283-476;
- (1988a): ber Gegenstandstheorie, pag. 1-52, Hamburg, Meiner
Verlag, anche in: GA II, S. 481-530;
- (1988b): A. Meinong. [Selbstdarstellung], pag. 53-123, Hamburg,
Meiner Verlag, anche in: GA VII, pag. 1-62.
* Tutte le edizioni riportate con la abbreviazione GA, sono da
considerarsi tratte da: Meinong Gesamtausgabe, 1968-1978, a cura
di Rudolf Haller e Roderick M. Chisholm, 8 vol., Akademische
Druck- u. Verlaganstalt, Graz.

Morscher, Edgar (1972): Von Bolzano zu Meinong: Zur Geschichte
des logischen Realismus, in: aa.AA. Jenseits von Sein und
Nichtsein, a cura di Rudolf Haller, pag. 69-103, Graz, Akademische
Druck- u. Verlagsanstalt.
- (1973): Meinongs Bedeutungslehre, in: Revue Internationale de
Philosophie, No. 104-105, pag. 178-207.


116
Mugnai, Massimo(1996) : Leibniz, in: AA.VV. Storia della filosofia,
IV Volume, Il Settecento, a cura di Pietro Rossi e Carlo A. Viano,
pag. 61-89, Bari-Roma, Laterza.


Nef, Frdric(1998): Lobjet quelconque: Recherches sur lontologie
de lobjet, Paris, Librarie Philosophique J. Vrin.

Nishida, Kitaro(1926): Ort, in: Logik des Ortes der Anfang der
modernen Philosophie in Japan, a cura di Rolf Elberfeld,
Darmastadt, Wissenschaftliche Buchgesellschaft; presenta anche i testi
Ich und Du (1932) e Ortlogik und religise Weltanschauung
(1945).
- (1987): Intuition and reflection in self-consciousness trad. ingl.
di Valdo H. Viglielmo with Takeuchi Yoshinori and Joseph S.
O'Leary, Albany, State University of New York press.
- (1996): Lio e il tu, a cura di Renato Andolfato con Postfazione
di G. Pasqualotto, Padova, Unipress.
- (2001): ber das Gute Eine Philosophie der reinen Erfahrung,
a cura di Peter Prtner, Frankfurt am Main und Leipzig, Insel
Verlag.
- (2001): Il corpo e la conoscenza; lintuizione attive e lereditdi
Cartesio a cura di Matteo Cestari, Venezia, Cafoscarina.

Ohashi, Ryosuke (1984): Zeitlichkeitsanalyse der Hegelschen Logik.
Zur Idee einer Phnomenologie des Ortes, Freiburg/ Mnchen,
Alber Verlag;
- (1986): Zur Philosophie der Kyoto-Schule, in: Zeitschrift fr
philosophische Forschung, Bd. 40, Heft 1, pag. 121 - 134
- (1990): Die Philosophie der Kyoto-Schule, Freiburg [Brisgau],
Alber.

Parsons, Terence (1977): A Prolegomenon to Meinongian Semantics,
in: aa.AA. Problems in Logic and Ontology, a cura di Edgar
Morscher, pag. 125-147, Graz, Akademische Druck- u. Verlaganstalt.
- (1978): Nuclear and extranuclear properties, Meinong and Leibniz,
in: Nos, 12: 137-151.

Pasqualotto, Giangiorgio(2002): "Estetica del Vuoto", Marsilio, Padova.

Prtner Peter e Heise Jens (1995): Die Philosophie Japans, Stuttgart,
Krner Verlag.
117

Perszyk, Kenneth, J. (1993): Nonexistent Objects: Meinong and
Contemporary Philosophy, Dordrecht, Kluwer.

Pichler, Evans (1910): ber Christian Wollfs Ontologie, Leipzig,
Verlag der Durrschen Buchhandlung.

Piovesana, Gino K. (1968): Filosofia giapponese contemporanea,
Bologna, R. Patron.

Platone, Timeo, trad. it. a cura di GiuseppeLozza (1994), Milano,
Mondadori Editore.

Reicher, Maria (2001): Die Grazer Schule der Gegenstandstheorie, in:
aa.AA. Bausteine zu einer Geschichte der Philosophie an der
Universitt Graz, pag. 173-209, Amsterdam, Rodopi.

Roth, Gerhard (2001): Fhlen, Denken, Handeln Wie das Gehirn
unser Verhalten steuert, Frankfurt a. M., Suhrkamp.

Routley, Richard (1979): The theory of objects as Commonsense. In:
Grazer Philosophische Studien, 9: 1-22.

Russell, Bertrand (1988): I principi della matematica, Milano,
Longanesi;
- (1905): On denoting. In: Mind, 14: 479-493.

Ryle, Gilbert (1972) Intentionality Theory and the Nature of
Thinking, in: aa.AA. Jenseits von Sein und Nichtsein, a cura di
Rudolf Haller, pag. 7-14, Graz, Akademische Druck- u. Verlagsanstalt.

Schelling, F. W. J. (1800): System des transzendentalen Idealismus,
Hamburg, Meiner, 2000; trad. it. a cura di GuidoBoffi (1997): Sistema
dellidealismo trascendentale, Milano, Rusconi.

Stock (1995): Die Genese der Theorie der Vorstellungsproduktion
der Grazer Schule, in: Grazer Philosophische Studien, 50, pag. 457-
491, Amsterdam, Rodopi.

Tachau, Katherine(1988): Vision and certitude in the age of Ochkam.
Optics, epistemology and the foundations of sematics. 1250-1345,
Leiden, E. J. Brill.
118

Twardowski, Kasimir (1894): Zur Lehre von Inhalt und Gegenstand
der Vorstellung, Wien.

Wittgenstein, Ludwig (1933): Tractatus logico-philosophicus, in:
Wekausgabe I, Frankfurt a. M., Suhrkamp, 1984.