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26/10/2014

Emile Durkheim

EMILE DURKHEIM

SOCIOLOGIA

Durkheim e le regole del metodo sociologico


La sociologia dell'Ottocento la sociologia dei
filosofi sistematici. Essa la figlia delle
speranze o dei timori suscitati dallo sviluppo
della societ industriale della quale SaintSimon aveva intuito le caratteristiche
essenziali: organizzazione razionale;
depersonalizzazione funzionale;
interdipendenza delle funzioni; pianificazione e
divisione del lavoro; programmazione
centralizzata della produzione (Franco
Ferrarotti). Di fronte a tale evento, Comte
teorizza un sistema autoritario; Spencer un
sistema sociologico in evoluzione, nel segno
per di un radicale individualismo; Proudhon
vede inve - ce nella giustizia la molla del
progresso; Marx, da parte sua, prevede una
giustizia che si realizzer in forza di leggi
inesorabili che, mutando la struttura materiale,
sconvolgeranno gli attuali ingiusti rapporti
sociali.
Ebbene, con Emile Durkheim (1855-1917) la sociologia sistematica entra in
crisi. La sociologia, secondo Durkheim, non e non dev'essere una filosofia
della storia la quale presuma di scoprire le leggi generali che guidano la
marcia del progresso dell'intera umanit. Essa non e non deve essere
una metafisica che si reputa in grado di determinare la natura della societ.
La sociologia non n psicologia n filosofia. N, ancora, la sociologia pu
pretendere di atteggiarsi a scientia scientiarum. La sociologia, per Durkheim,
una scienza: una scienza autonoma e diversa dalle altre scienze. Ora, per,
perch la sociologia possa qualificarsi come scienza autonoma, se ne
debbono specificare sia l'oggetto sia le regole del metodo. E questo
quanto fa Durkheim ne Le regole del metodo sociologico (1895).
Innanzitutto, mentre Comte si era preoccupato di specificare le leggi della
fisica sociale (leggi della statica sociale: quelle che determinano
l'equilibrio sociale; leggi della dinamica sociale: quelle che ne determinano
lo sviluppo necessario) e mentre Spencer pensa di avere individuato le leggi
che determinano l'evoluzione delle forme sociali, Durkheim si impegna nella
specificazione dell'oggetto tipico della sociologia, i fatti sociali.
I fatti sociali sono irriducibili alla vita biologica e, siccome non hanno
l'individuo come substrato, hanno come base la societ. Il fatto sociale, come
tale, non si riduce al fatto psichico del singolo individuo, e ci risulta evidente
dalla coercizione che esso il fatto sociale esercita dall'esterno
sull'individuo, sia attraverso sanzioni, sia attraverso la resistenza che esso
oppone ai tentativi individuali di modificazione di una qualche istituzione o
credenza o uso:
Le nature individuali, non sono che la materia indeterminata che il fattore
sociale determina e trasforma. Certi stati psichici, quali la religiosit, la
gelosia sessuale, la piet filiale, l'amore paterno, lungi dall'essere inclinazioni
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inerenti alla natura umana, derivano dall'organizzazione collettiva [...]. Quasi


tutto ci che si trova nelle coscienze individuali viene dalla societ.
Esistono, dunque, i fatti sociali, oggetto specifico di ricerca di quella
scienza autonoma che la sociologia, la quale, peraltro, si potr occupare di
due grandi categorie di fatti: di quelli normali e di quelli patologici.
Leggiamo ancora ne Le regole del metodo sociologico:
Noi chiamiamo normali i fatti che presentano le forme pi generali e daremo
agli altri il nome di morbosi o patologici.
Naturalmente, le forme pi generali si danno solo in relazione a una
determinata societ e in una specifica fase dello sviluppo di essa. Pertanto,
un compito preliminare della sociologia quello della classificazione dei tipi
di societ, e ci si fa distinguendo le societ in base al loro grado di
complessit, dall'orda alle moderne complesse societ.
Esistono dunque i fatti sociali; e questi possono venir distinti, senza che li si
valuti, in fatti normali e fatti patologici; e la sociologia quella scienza che,
considerando i fatti sociali come delle cose, cerca la causa determinante
di un fatto sociale [.. .] fra i fatti sociali antecedenti e non tra i fatti della
coscienza individuale.

Il suicidio e l'anomia
Queste riflessioni metodologiche non furono per Durkheim una esercitazione
in vacuo. Esse, piuttosto, scaturirono dal vivo delle sue ricerche concrete. E,
tra queste, il primo lavoro importante tratta Della divisione del lavoro sociale
(1893), dove si cerca di offrire una spiegazione della divisione del lavoro, ma
soprattutto si cerca di indagare sulla solidariet sociale nella societ
moderna. A tal fine Durkheim distingue tra 1) una societ semplice, basata
sui vincoli della consanguineit; e 2) una societ o tipo sociale secondario,
tipicizzato dalla divisione e dalla specializzazione delle funzioni.
1 Nelle societ semplici o primitive Durkheim vede un comune patrimonio di
idee, di valutazioni, di esperienze che cementa i membri della comunit
dando loro un sol cuore e una sola mente. In questo tipo di societ si ha una
solidariet meccanica.
2 Questa solidariet meccanica non invece riscontrabile nella moderna
societ industriale, dove i soggetti si distinguono per professione, per
ambiente familiare e sociale, per l'educazione ricevuta, in breve in base alla
divisone del lavoro. E, secondo Durkheim, la divisione del lavoro avrebbe
proprio la funzione di fornire un fattore coesivo in grado di unire, in una
solidariet organica, membri non pi omogenei e con differenti interessi.
Durkheim approva il fenomeno della divisione organica del lavoro. Vi vede
uno sviluppo normale e, in definitiva, felice, delle societ umane. Giudica
buona la differenziazione dei mestieri e degli individui, il ridursi dell'autorit
della tradizione, il crescente dominio della ragione, lo sviluppo della parte
lasciata all'iniziativa personale (Raymond Aron).
Tuttavia, rileva anche elementi di insoddisfazione e accenna di sfuggita
all'aumento del numero dei suicidi, tema quest'ultimo sul quale Durkheim nel
1897 pubblica Il suicidio. Dopo aver discusso della predisposizione psicologica
e della determinazione sociale del suicidio, Durkheim distingue, basandosi su
delle comparazioni statistiche, tre tipi di suicidio in corrispondenza a tre tipi
di solidariet sociale.
a C' il suicidio altruistico: questo il suicidio provocato da motivi sociali,
come quando un uomo si uccide per evitare l'obbrobrio del disonore, o come
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quando una persona anziana di una trib nomade si toglie la vita per evitare
di essere di peso al gruppo. Il suicidio altruistico si ha all'interno di gruppi
fortemente coesi, dove i fini collettivi sono vissuti e considerati come
superiori a quelli individuali, e dove l'individuo conta unicamente in funzione
del gruppo.
b Ma accanto al suicidio altruistico c' quello egoistico: che si d in persone
pochissimo legate al gruppo. Il suicidio egoistico, in altri termini, tipico di
una situazione sociale in cui prevalgono la responsabilit, l'iniziativa
individuale e la libera scelta personale, e in cui la crisi deve essere
fronteggiata con mezzi e risorse personali piuttosto che istituzionali.
c Oltre al suicidio altruistico e a quello egoistico c', poi, quello ano - mico.
Anomia (a-nomos = privo di leggi) una situazione sociale in cui non
esistono pi leggi e regole, o, se esistono, sono confuse, contraddittorie
oppure inefficaci. In una situazione siffatta, anche se il gruppo resta, non c'
solidariet alcuna e l'individuo non ha pi n sistemi di appoggio n punti di
riferimento.
L'anomia uno stato di disordine e Durkheim si reso conto che la
percentuale dei suicidi aumenta nelle epoche di forte depressione economica
e di dissesto sociale, ma ha anche visto che tale percentuale cresce pure nei
periodi di prosperit inattesa e improvvisa: la depressione e la prosperit
porterebbero, secondo Durkheim, al crollo delle aspettative e con ci
all'aumento dei suicidi.
D'altro canto, anche per i suicidi altruistici e per quelli egoistici Durkheim
adduce molte esemplificazioni a conferma delle sue idee. Cos, per esempio,
veniamo a sapere che il numero di suicidi molto alto tra i liberi pensatori,
come anche tra i protestanti, mentre tra i cattolici la percentuale bassa, e
ancor pi bassa tra gli ebrei, a motivo della integrazione sociale prodotta
dalle loro rispettive fedi. Durkheim ci dice anche che si registrano pi suicidi
tra gli scapoli, i divorziati e i vedovi che tra gli sposati; tra le persone
sposate senza figli che tra quelle sposate con figli.
Criticato per pi di un verso (sull'idea di fatto sociale, per la rigidit di
chiusura di una sociologia autonoma che si difende quasi dagli apporti delle
altre scienze), Durkheim (al quale si deve un lavoro di grande rilievo su Le
forme elementari della vita religiosa, 1912) ha influito in maniera decisiva su
una numerosa schiera di sociologi, a cominciare da Lucien Lvy-Bruhl (18571939, autore di opere quali: La morale e la scienza dei costumi, 1903, Le
funzioni mentali nelle societ inferiori, 1910, Il soprannaturale e la natura
nella mentalit primitiva, 1931).
Raymond Aron vede al centro del pensiero del Durkheim lo sforzo per
dimostrare che il pensiero razionalistico, individualistico e liberale il
termine provvisoriamente ultimo dell'evoluzione storica. Questa scuola di
pensiero, che risponde alla struttura delle societ moderne, deve essere
approvata dice Aron ma nello stesso tempo rischierebbe di provocare la
disgregazione sociale e il fenomeno dell'anomia, se le norme collettive,
indispensabili a ogni consenso, non fossero rafforzate.

Emile Durkheim: La divisione del lavoro sociale

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