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APPUNTI DI STORIA DELLARCHITETTURA ANTICA E MEDIEVALE

CORSO DEL PROF. C. MARCHEGIANI


Parte prima

Larchitettura greca
Introduzione
Grazie a Vitruvio e al suo trattato De Architectura possiamo capire la conformit dei
templi greci e dei templi romani. In particolare possiamo distinguere le diverse tipologie di
tempio:

Origini dellarchitettura greca.


La prima architettura monumentale in Europa: Creta e Micene
Civilt minoica il nome dato alla cultura cretese fiorita intorno al 2700 e inglobatasi nella
cultura micenea intorno al 1420 a.C.. Essa fu riscopertadall'archeologo Arthur Evansverso il
1900. La posizione geografica dell'isola favor il sorgere della prima civilt mediterranea e di
un fiorente impero marittimo.Il termine minoica, si rif alla mitologia greca, dove Minosse
venne associato al labirinto, che Evans identific con il sito di Cnosso.La tipologia
architettonica minoica per eccellenza riguarda i grandi palazzi. Ognuno di essi ha una propria
conformazione: erano spesso a pi piani, con scalinate interne ed esterne, colonne
massicce, magazzini e cortili, e svolgevano la funzione sia di luoghi di culto che di
rappresentanza politica. Esiste una cronologia inoltre che tiene conto delle varie fasi
evolutive dei palazzi. Questo sistema di datazione basato sullo sviluppo dei complessi di
Cnosso, Festos e Mallia, dividendo cos il periodo minoico in: Protopalaziale, Neopalaziale e
Postpalaziale. Nella fase protopalaziale vi la comparsa della scrittura Lineare A, la
costruzione dei primi palazzi e l'inizio della ceramica. Con l'inizio del periodo neopalaziale,
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la popolazione increment, e i palazzi vennero ricostruiti su scala pi grande. Intorno al


1420 a.C.,ebbe luogo linvasione dei micenei. Cnosso: il pi importante sito. Il palazzo
legato agli antichi miti di Minosse e il labirinto. Durante il periodo neopalaziale (1700
a.C.-1500 a.C.) esso venne ricostruito ancora pi sontuoso e privo di mura difensive. Verso il
1450 a.C. Cnosso fu devastata dai micenei. Il palazzo era costruito intorno ad un vasto
cortile. Vi inoltre un riferimento anche morfologico lessicale che riconduce al famigerato
labirinto: il simbolo del palazzo era l'ascia bipenne, (labrys) in greco per l'appunto labirinto.
Il palazzo si sviluppa su pi livelli con percorsi cerimoniali, teatrali. Festos: quando lisola era
ormai dominata da Micene, a Festos fu realizzata la Villa di Haghia Triada che presenta un
porticato a 2 piani possibile anticipatore della stoa greca. Il primo palazzo di Festos, (XVI
secolo a.C.)ha un impianto costituito da un ingresso monumentale, il quale conduce alla
corte rettangolare, chiusa da un colonnato, da magazzini e sale di servizio.Il successivo
palazzo, si articolava su terrazze intorno al cortile centrale, sul quale si affacciavano gli
appartamenti regali, le sale di rappresentanza ed i quartieri di servizio.Santorini Thera:
limmagine di un centro abitato minoico, con case a pi piani si trova negli scavi di Akrotiri
nellisola di Santorini, una sorta di Pompei minoica. La citt si configurava con una grande
porta, delle abitazioni a celle e scalinate. Mallia: troviamo un altro insediamento con il
Palazzo di significative dimensioni organizzato attorno ad un cortile. Gournia: un sito con
una maglia viaria costituita da vie perimetrali e da una rete interna di collegamento. I palazzi
minoico-cretesi soddisfano una marea di funzioni: come centri di governo, uffici
amministrativi, santuari, officine e spazi per l'immagazzinamento. Uno dei pi notevoli
contributi che i minoici hanno dato all'architettura il loro tipo di colonna, unico, con una
rastremazione inversa ovvero pi larga alla sommit che alla base, simbolo della
divinit.Micene:si pu notare, dalle fortificazioni del palazzo, che i Micenei erano un popolo
bellicoso. Tale civilt prende nome dalla citt di Micene, sinonimo di Achei. Gli scavi
archeologici furono avviati da Heinrich Schliemann, colui che ritrov, grazie alla descrizione
dei poemi omerici, la citt di Troia. Larchitettura micenea prosegue quella minoica,
introducendo costruzioni a grandi blocchi di pietra, tanto che le sue mura difensive sono
note come mura ciclopiche. L'entrata monumentale di Micene la Porta dei Leoni.La
Porta famosa per il massiccio architrave sormontato da una grande lastra triangolare con
due leonesse affiancate in posizione araldica ai lati di una colonna, di evidente influenza
minoica. La composizione simboleggia con evidenza un potere regale. Accanto alla Porta si
trova un'acropoli con un cimitero di tombe sotterranee a thlos, pi antiche delle mura,
create in precedenza. Il tesoro di Atreo: costituisce la pi imponente tomba micenea del
tipo a tholos. Una camera circolare sotterranea, chiusa da una copertura a massi aggettanti,
era accessibile da un corridoio scoperto (dromos). Il palazzo: non ha la vastit di quello di
Cnosso, ma presenta una fondamentale novit: il megaron, una sala dove si trovava il trono,
con un focolare al centro (eschra) circondato da quattro sostegni che consentivano
l'apertura di un lucernario. Alcuni storici vedono nel megaron il modello per il tempio greco.
Tirinto: meno imponente. Il monumento pi antico risale al 1400 a.C. ed una cinta
muraria costruita con massicci blocchi appena sbozzati. Dentro queste maestose
fortificazioni si trovano i resti di un palazzo edificato con mattoni di fango essiccati al sole e
colonne lignee. Il megaron principale accoglieva il trono. Palazzo di Pylos:Anche qui
ritroviamo la tipologia del megaron come stanza di rappresentanza con 4 colonne lignee
poste attorno al focolare che sostenevano il lucernaio.
Orgini del tempio greco.come suggerisce Vitruvio, larchitettura monumentale ebbe origine
da edifici in argilla e legno derivati dalla prima capanna. Lorigine del tempio greco stata
individuata nella tomba monumentale di Lefkandi, in Eubea (X sec. a.C.), una sorta di
grande capanna suddivisa in 5 vani con sostegni e telaio in legno e pareti in argilla. L'edificio
fu utilizzato come sepoltura di un importante personaggio che sub il rito
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dell'incinerazione.E il primo esempio di peristasi a colonne, caratteristica dei templi antichi.


Dal VII secolo i templi ebbero planimetrie rettangolari raggiungendo anche i 100 piedi
(hekatonpedon) come a Samo. Il termine hekatonpedon fu usato da Omero per la
gigantesca pira funeraria di Patroclo, le cui dimensione volevano indicare una grandezza
straordinaria. Evoluzione dellordine architettonico: da Corinto a Corf. La vocazione
commerciale di Corinto contribu allintroduzione delle tegole in terracotta, con una
maggiore solidit delle strutture. Il sistema detto protocorinzio a tegole piatte apparve
per primo in Grecia. Le tegole resero necessario rafforzare la struttura muraria e i sostegni,
passando cos dal palo alla colonna in legno. La diffusione della tecnologia delle tegole
tramite maestranze itineranti accertata nei santuari di Perachora e di Delfi. Uno dei primi
templi ad avere la copertura in tegole fu il tempio di Apollo a Thermos, momento di
transizione dal legno alla pietra. Per la prima volta si incontra un portico posteriore
(opistodomo).Uno dei primi templi circondati da colonne in pietra lArtemision di Korkyra
a Corf, costruito tra il 590 e il 580 a.C..Esso anticipa la tipologia pseudoperiptera
(colonnato distaccato di 2 intercolumni). La cella si conlcudeva con ladyton. anche il
primo esempio conosciuto di frontone decorato da sculture, che compensava il contrasto
tra trabeazione in pietra e tetto in terracotta. Linfluenza dellArtemision di Corf,
nellordine architettonico e nella planimetria, riscontrabile nellarchitettura siceliota
(adyton e ampia peristasi). Il colonnato pi antico che ci sia pervenuto rappresentato dalle
sette colonne doriche del tempio di Apollo a Corinto (circa 540 a.C.), dal solido aspetto
massiccio dovuto alla marcata rastrematura. In questo tempio stato anche riscontrato il
pi antico accorgimento ottico, costituito dal leggero rialzo nel centro delle lastre del
pavimento.Il primo ordine dunque a costituirsi fu quello dorico: colonna rastremata e
scanalata, coronata da capitello a forma di braciere sormontato da abaco, trabeazione alta
connotata dall'alterna cadenza di triglifi e metope, fronte a oriente, cella preceduta da un
atrio con colonne (pronao).

Nascita e sviluppo dellordine ionico


La Ionia tra Europa e Asia
Levoluzione dai primi edifici a capanna ai grandi templi in pietra lavorata, riflette lo sviluppo
dellordine dorico, che richiamava ideali prototipi in legno. Parallelamente, in Asia Minore,
altra popolazioni greche realizzarono tipologie con un diverso linguaggio architettonico. Qui
si svilupp la scuola filosofica ionica che diede poi il via a tutto il pensiero scientifico
occidentale. In et arcaica ed ellenistica, gli ordini ebbero frequenti mescolanze, come nel
tempio di Atena ad Assos, unico di ordine dorico in et arcaica nellAsia Minore. Lo stile
ionico si svilupp nelle colonie sulla costa dell'Egeo in Asia Minore e sulle isole orientali. La
morbida grazia dell'ordine stata paragonata a una bellezza di tipo femminile, rispetto alla
solida robustezza dell'ordine dorico. Da un punto di vista funzionale il capitello allungato si
prestava meglio a sostenere le travi disposte longitudinalmente.Il tempio di Hera a Samo
diventa il canone dellordine ionico. L'edificio era suddiviso in due navate da colonne lignee.
Presentava tre colonne sul fronte. A seguito di un'alluvione tutto l'Heraion fu ristrutturato.
La cella circondata da un portico e il primitivo colonnato ligneo furono aboliti. Attorno al
570-560 a.C. il santuario viene modificato di nuovo. L'edificio, opera di Rhoikos e Theodoros
nel 540 a.C., si adegua ad un progetto calcolato nei minimi dettagli. La cella divisa in tre
navate da due file di colonne. Il tempio un Heraion di tipo diptero, cio circondato da una
doppia fila di colonne, con un profondo pronao a tetto quadrato ed una cella chiusa dietro
di esso, entrambi divisi in tre spazi uguali da due file di colonne. Queste colonne si
trovavano su basamenti insoliti per l'epoca, caratterizzati da scanalature orizzontali.
L'Heraion di Samo fu il primo dei giganteschi templi ionici, ma sfortunatamente croll a
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causa di un terremoto. Il Tempio di Artemide situato nella citt di Efeso era considerato una
delle 7 meraviglie del mondo antico. Esso sub numerosi rimaneggiamenti e numerose
ricostruzioni, per resta il tempio in cui lordine ionico trov piena e coerente realizzazione.
L'edificio dovrebbe coincidere con un diptero risalente all'VIII secolo a.C., mentre la base
centrale del tempio fu appunto edificata solo in un secondo momento nel VI secolo a.C.
Dydyma fu, al pari di Delfi, la pi rinomata stazione oracolare di tutto l'antico mondo
ellenistico. La costruzione dellimponente tempio, si protrasse per oltre 4 secoli, ma non fu
mai ultimata. Le basi delle colonne della facciata del tempio sono particolarmente ricche di
sculture. Di fronte alla scalinata, si apre la sala delle Due Colonne (sala d'attesa); ai lati, due
lunghi corridoi conducono all'adyton, il luogo dove operavano i sacerdoti, che ovviamente
era chiuso ai pellegrini. Al centro dell'adyton sorgeva il naiskos, ovvero il piccolo edificio che
accoglieva la profetessa. Dall'interno dell'adyton, una scala conduceva alla sala delle Due
Colonne. Il Didymaion era collegato al santuario di Apollo Delphinios da una via sacra
affiancata da statue sedute e da leoni, come nei santuari egizi. Le esperienze nelle
Cicladi.Un nuovo capitolo dello sviluppo dellordine ionico riscontrabile nelle Isole Cicladi,
dove la lavorazione del marmo attestata fin dal III millennio. Questo linguaggio si presenta
come diretto antecedente allordine ionico attico sviluppatosi ad Atene agli inizi dellet
classica. Nelle Isole Cicladi furono realizzati edifici valorizzando il marmo locale. Lo sviluppo
dellordine ionico quindi procede di pari passo al precoce utilizzo del marmo, usato gi nel
VII sec. a.C.. Si ha dunque una lieve differenza dordine tanto da distinguere uno ionico
insulare da uno ionico microasiatico, sia dalle differenti modanature che dal tipo di capitelli,
o nei criteri progettuali. Questi sviluppi furono per inglobati in un repertorio comune,
grazie anche allo spostamento delle maestranze.

Larchitettura nei santuari panellenici


LAltis di Olimpia
I grandi santuari panellenici costituirono dei veri e propri poli di aggregazione culturale ed
artistica, dove agli edifici sacri si affiancarono spazi destinati alle gare, legati a festivit
connesse agli dei. Questaggregazione era dovuta al fatto che i giochi panellenici (le
olimpiadi) erano lunica cronologia riconosciuta da tutte le poleis. Linizio dei giochi
imponeva una tregua che sospendeva tutte le guerre e le dispute. Olimpia: comprendeva un
recinto sacro, l'Altis, situato in posizione sopraelevata rispetto alle altre costruzioni e al cui
interno sorgevano i pi importanti monumenti di culto e gli edifici adibiti
all'amministrazione dei giochi. Sul lato sinistro dell'Altis, erano situati lo stadio e
l'ippodromo, mentre sul lato destro, vi erano la palestra e il ginnasio al cui interno gli atleti
che volevano partecipare ai giochi dovevano allenarsi almeno un mese prima dell'inizio delle
gare. Il pi famoso tempio di Olimpia era quello eretto in onore di Zeus. Il tempio si impose
a modello canonico dellordine dorico. Le proporzioni erano desunte da un modulo
impostato sullinterasse tra le colonne, pari a 8 piedi dorici. Tutte le superfici erano stuccate
armonizzandosi con le statue e le tegole in marmo. La statua crisoelefantina di Zeus in trono
dava limpressione che se il dio si fosse alzato in piedi avrebbe scoperchiato lintero edificio.
La costante presenza dellordine dorico testimonia la forza della tradizione locale rispetto al
grande santuario di Delfi, il cui carattere panellenico si manifest anche nella variet degli
ordini architettonici.L'Heraion era invece il tempio dedicato alla dea greca Era, uno dei pi
antichi edifici dorici, al cui interno venivano custodite le corone di alloro riservate ai vincitori
dei giochi.La cella, con i lati allineati sullasse delle penultime colonne frontali, prassi dei
templi dorici, terminava in un pronao e opistodomo. Ledificio coperto da tetto a due falde
con tegole esprime la tradizione locale del legno e mattoni crudi. Una delle vie principali di
Olimpia era fiancheggiata dai thesauroi, i templi votivi in antis al cui interno venivano
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custoditi i tesori delle citt che partecipavano ai giochi; vi era inoltre un edificio circolare, il
Philippeion, eretto nel IV secolo a.C. in onore di Filippo II re di Macedonia.Il santuario di
Apolo Pizio a Delfi.La sacralit ispirata dalla natura, caratteristica della maggior parte dei
santuari greci, ispir il culto. I numerosi edifici erano posti su terrazzamenti con percorsi a
tornanti. Il tempio di Apollo, sostenuto da un muro in opera poligonale lesbia (della citt
di Lesbo), domina il temenos. La posizione di Delfi nel mondo greco appare barincentrica e
la sua centralit fu ricordata nel mito di 2 aquile che lanciate da Zeus si sarebbero
riincontrate a Delfi. Allinterno del tempio una pietra sacra ogivale ne concretizzava
limmagine ancestrale. Delfi presenta una particolare variet negli edifici: lintegrazione di
materiali e linguaggi architettonici diversi esercit un fecondo influsso nel successivo
sviluppo dellarchitettura greca. Il tesoro di Sifnos a Delfi, un tempio con un portico
affiancato da due grandi cariatidi (caratteristica ripresa poi per l'Eretteo di Atene), che
reggono sulla testa dei curiosi capitelli scolpiti con figure di uomini e leoni. Fregio e frontone
sono ricchi di sculture con colori vivaci. La fine lavorazione del marmo cicladico ne valorizza
la decorazione.

I Greci in occidente
La Magna Grecia
La Magna Grecia il nome dell'area geografica della penisola italiana meridionale che fu
anticamente colonizzata dai Greci a partire dall'VIII secolo a.C.. Il successo di insediamenti fu
legato anche alla politica di integrazione con i locali. Queste genti, giunte sulle coste Italiche
fondarono diverse citt. Questo fu il periodo in cui fu raggiunta la massima ricchezza
economica, a cui s'aggiunse lo splendore in campo culturale ed artistico. Come conseguenza
di questa realt di grande splendore, le zone colonizzate nella penisola italiana, ci sono state
tramandate col nome di Magna Grecia, che volle testimoniare l'orgoglio per aver dato vita
ad una comunit di Greci che aveva raggiunto alti livelli in campo sociale, culturale ed
economico, da poter essere considerata, in confronto, pi grande della stessa madrepatria.
Ad Agrigento limpianto stradale evidenzia un ingegnoso adattamento al sito, con isolati
larghi e con le vie strette disposte verso il sole. Una via sacra collegava i diversi templi,
condizionando anche il progetto dellOlympeion di fronte al quale fu realizzata lagor.
Cerano inoltre un ginnasio, con ampi spazi aperti, unagor superiore, centro politico
compreso di edifici per le assemblee (ekklesiasterion) e del consiglio (bouleuterion). I
quartieri artigianali erano invece ai margini della citt. I templi sicelioti: Siracusa, Selinunte,
Agrigento e Segesta.Il mito di Kore figlia di Demetra rapita da Plutone, era molto sentito in
Magna Grecia e soprattutto in Sicilia dove si celebravano riti ctonii delloltretomba. Demetra
fu infatti spesso associata alla Magna Mater degli dei. In termini architettonici questi culti
necessitavano di un ulteriore spazio chiuso interno alla cella: ladyton,assai diffuso in Sicilia.
Il tempio siceliota richiese quindi ampie peristasi e vani interni spaziosi e liberi da colonne.
Altra caratteristica peculiare della tipologia siceliota sono le scale poste in genere ai lati
dellingresso, utilizzate per cerimonie come le epifanie (teatrali apparizioni di sacerdoti che
impersonavano divinit). Tempio di Apollo a Siracusa.Il tempio un periptero di 6x17
colonne. Esso anticipa i successivi templi in Sicilia, dove lopistodomo apparir con un secolo
di ritardo: assialit e frontalit, accentuata dal raddoppio del colonnato come nei templi C
ed F a Selinunte. Selinunte presenta ampi assi stradali, che ne fanno uno dei pi antichi
esempi di pianificazione, ed erano scenograficamente conclusi verso il mare da ampi
terrazzamenti. Il centro della citt era lagor. Sullacropoli un grandioso muro di
contenimento a gradoni ampli larea sacra dove fu realizzato il tempio C dedicato ad
Apollo. Con 6x17 colonne, il tipico tempio siceliota: cella allungata priva di opistodomo,
adyton, ingresso in maest. La scenografia di questi templi funzionale dellidea di potenza.
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I canoni di forza e bellezza sono espressi nelle forme tozze e pesanti della composizione. Il
tempio E, dedicato ad Hera, aveva una peristati di 6x15, che unisce alladyton siceliota
lopistodomo della madre patria. Il tempio F dedicato a Dioniso o ad Atena, ed databile
alla met del V secolo a.C..Alle colonne della facciata manca l'entasi (rigonfiamento del
busto). Ogni colonna era collegata ad un'altra tramite pareti che mascheravano le attivit di
culto (decorazione a finte porte). Il tempio G, attribuito ad Apollo,appare ispirato al
Dydimaion, con una planimetria pseudo-diptera di 8x17. Presenta un naiskos per la statua di
culto. Ledificio non fu mai completato. Nella prima met del V sec. a.C. in sostituzione
delladyton, fu realizzato lopistodomo, e la cella fu conclusa da un naiskos per la statua del
culto. I templi di Agrigento, individuati anchessi da lettere, furono realizzati in calcarenite
rivestita da stucco. La loro sequenza rappresentava una simbolica protezione della polis. Il
tempio A presenta caratteri arcaici con una peristasi dorica di 6x15 e scale ai lati
dellingresso. Si adeguava per ai canoni della madre patria nel pronao e nellopistodomo in
antis. Il tempio poteva riflettere le dottrine di Pitagora, che considerava i numeri come
essenza delle cose. Il tempio B dedicato a Zeus (Olympeion) ed il pi grande della Sicilia
di ordine dorico. Esso uno pseudoperiptero con colonne addossate ai muri (fuori rotonde
e dentro quadrangolari). Verso la met VI sec. a.C. si abbandon la prassi di costruzioni
colossali, riducendole come nel tempio D e nel tempio F (della Concordia) con peristasi di
6x13 e aperture sopra la trabeazione che alleggerivano il peso sugli architravi di pronao e
opistodomo e fungevano nei riti epifanici. A Segesta ritroviamo un tempio con caratteri
tipici dellAttica con colonne prive di scanalatura. Poseidonia e lo stile dorico-acheo.
Larchitettura in Magna Grecia stata definita stile dorico-acheo. Prima della
canonizzazione del dorico, le colonie recepirono schemi progettuali dalla Ionia, grazie ai
rapporti commerciali. Poseidonia (rinominata dai romani Paestum) presenta dei templi
realizzati in travertino originato dai depositi del fiume. La citt fu fondata intorno al 600 a.C.
e circa un secolo pi tardi fu realizzato il primo tempio di Hera gi definito basilica per le
insolite proporzioni. La denominazione "Basilica", gli venne attribuita nel XVIII secolo,
quando la cultura architettonica neoclassica cominci ad interessarsi a Peaestum. In tale
periodo per la quasi totale sparizione dei muri della cella, del frontone e della trabeazione e
per altre caratteristiche come l'isolito numero dispari delle colonne sul fronte (9x18), si
credeva che il tempio fosse una basilica, nel senso che il termine romano indica: un luogo
adibito a sede di tribunale ed alle assemble che tenevano i cittadini. un tempio periptero
ennastilo. Presenta contemporaneamente caratteri arcaici con altri tipici del periodo
classico come il rapporto tra larghezza e lunghezza che rispetta il canone di analoghia di 2:1.
La presenza di una colonna in asse rappresenta un elemento arcaicizzante, fu poi rifiutata
dall'architettura greca del periodo classico perch impediva l'accesso e la vista assiale verso
il naos, negando un rapporto diretto con la sacralit. La cella era preceduta da un pronao
con tre colonne in anti. L'interno della cella, coerentemente con la colonna in asse sul
fronte, bipartito da un colonnato centrale. Nella parte posteriore c' l'adyton. Si tratta di
un ambiente chiuso che sostitu l'opistodomo (il corrispondente simmetrico del pronao sul
retro) previsto nella prima fase, forse per modifiche alle pratiche di culto. Tale vano,
caratteristico dei templi della Magna grecia, era accessibile dal naos solo ai sacerdoti e
probabilmente sede del tesoro del tempio e del simulacro della divinit (sancta sanctorum).
Il tempio di Atena o tempio di Cerere (circa 500 a.C.) simbolo di fertilit, presenta la tipica
frontalit siceliota. In facciata ha un alto frontone e un fregio dorico, composto da ampi
blocchi di calcare. La struttura composta dal pronao e la cella, ma privo di adyton,
ovvero la camera del tesoro sul retro. Appaiono anche le scale che portano al tetto
(epifanie). E il primo esempio di compresenza di 2 ordini: il dorico allesterno, e lo ionico
allinterno.Il secondo Tempio di Era, detto anche Tempio di Poseidon, fu eretto a Paestum
intorno alla met del V secolo a.C.. Il tempio di ordine dorico, periptero esastilo (con sei
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colonne in facciata). Si eleva su un crepidoma di tre gradini. L'interno costituito da un naos


in doppio antis, dotato di pronao e opistodomo simmetrici. Immediatamente dopo
l'ingresso della cella vi sono, ai lati, due piccole scale a chiocciola, semioccultate, che
conducevano al tetto. La cella divisa in tre navate da due file di due ordini sovrapposti.
Questa ripartizione degli spazi risente dell'ispirazione del tempio di Zeus a Olimpia. Il
numero pari di colonne sui fianchi, rappresenta un'anomalia rispetto alla canonica pianta
dei templi greci. Le dimensioni che ne risultano sono leggermente pi piccole ma pi
allungate rispetto al modello di Olimpia. Altra particolarit la mole delle colonne,
inusualmente massiccia, che si accompagna ad una notevole rastremazione. A ci si abbina
l'assenza dentasi, tipica dell'ordine dorico. A mitigare ulteriormente eventuali sensazioni
ottiche di pesantezza viene messo in atto un felice ed unico accorgimento: il notevole
infittimento delle scanalature verticali, qui presenti in numero di ventiquattro contro le
canoniche venti. Pressoch unica poi la convessit conferita a stilobate e trabeazione,
destinata ad effettuare una quasi impercettibile correzione ottica, secondo un noto
procedimento architettonico, tipico di molte realizzazioni, tra cui il Partenone. Cuma,
lEtruria e Roma.Cuma nell'area vulcanica dei Campi Flegrei. Fra tutte le colonie elleniche
della Magna Grecia, Cuma posta sul litorale campano di fronte all'isola di Ischia, era una
delle pi antiche e pi lontane dalla madrepatria. E stata fondata intorno al 740 a.C.. Cuma
fu la colonia che diffuse in Italia la cultura greca, diffondendo lalfabeto, che assimilato e
fatto proprio dagli Etruschi e dai Latini divenne lalfabeto della lingua e della letteratura di
Roma e poi di tutta la cultura occidentale. Intimamente legato a Cuma il mito della Sibilla
Cumana. Larchitettura di questo periodo assai diversa da quella greca e fu allorigine di
quella romana. Per tradizione il tempio etrusco-italico (o tuscanico) era posto su un alto
podio con accesso da una scalinata frontale che comportava una rigorosa assialit. Nei
templi la planimetria tendeva a forme quadrate tozze e ad unarchitettura di facciata con
profondo pronao in antis o prostilo. Gli unici elementi decorativi del tempio etrusco sono gli
acroteri e le antefisse, solitamente in terracotta dipinta. Il Tempio di Giove Ottimo
Massimo o di Giove Capitolino, dedicato alla triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva)
era il pi grande monumento esistente sul Campidoglio. Le grandi dimensioni testimoniano
l'importanza di Roma all'epoca dei re etruschi. Il tempio era esastilo, periptero su tre lati
(sine postico, cio senza colonne sul lato posteriore), e sorgeva su un alto podio, il cui
accesso avveniva tramite una scalinata. Probabilmente tre file di colonne tuscaniche
precedevano la cella tripartita: l'ambiente centrale era dedicato a Giove e quelli laterali
rispettivamente a Giunone e Minerva.

Atene e larchitettura classica


La Grecia classica
Larmonioso equilibrio di arti e cultura raggiunto da Atene nel V sec. a.C.,fu di modello
persino in et barocca. Secondo la tradizione la democrazia nacque ad Atene con la
fondazione della citt ad opera di Teseo. Lacropoli.Gli scavi confermano che lacropoli era
la citt vera e propria, centro commerciale e politico. I resti risalenti all'epoca arcaica
attestano che delle costruzioni imponenti si elevavano sull'acropoli alla fine del VII secolo
a.C., epoca in cui le mura risalenti all'et micenea persero la loro importanza difensiva. Nella
prima met del VI secolo a.C., dopo l'espulsione dei Pisistratidi, l'acropoli cess di essere
una fortezza. Le antiche fortificazioni, le costruzioni e gli edifici templari furono distrutti
durante l'occupazione persiana del 480 a.C. Le mura furono ricostruite da Temistocle e
Cimone e, per celebrare la vittoria definitiva sui Persiani, fu eretta una statua colossale di
Atena Parthenos, scolpita da Fidia. Durante l'epoca di Pericle fu realizzata la ricostruzione
dell'acropoli, con la costruzione del Partenone, dei Propilei ed in seguito dell'Eretteo e del
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Tempio di Atena Nike. Il santuario di Aphaia a Egina.I caratteri dellarchitettura tardoarcaica


ateniese possono essere meglio valutati dai resti del santuario di Aphaia nellisola di Egina.
Verso il 570 a.C. vi fu costruito ino dei primi templi interamente in pietra. Questo era un
tetrastilo dorico con cella tripartita e conlcusa da un adyton. Laspetto era massiccio,
rivestito in stucco colorato. Il successivo tempio, ricostruito subito dopo la distruzione del
precedente, testimonia il passaggio tra let arcaica e quella classica, sia nella struttura in
poros stuccata che nelle decorazioni in marmo. Il nuovo edificio si presentava esastilo
periptero, di ordine dorico (6x12). La cella presentava un ingresso distilo in antis e un
opistodomo, ed era, come quella precedente, divisa in navate da colonnati. Le tegole del
tetto e le antefisse erano in marmo e cos gli acroteri. Quasi tutti i fusti del colonnato
esterno (peristasi) erano monolitici.Pianificazione urbana.Ippodamo da Mileto, conosciuto
soprattutto da citazioni di Aristotele, era un astruso uomo politico, teorico della citt ideale.
La citt era organizzata su diversi porti (emporion) serviti da una maglia ortogonale di strade
con una via centrale larga. Una ben congegnata distribuzione delle aree pubbliche (sacre,
militari, commerciali e civili accentrate su 2 agor) allinterno degli isolati residenziali creava
una sorta di zonizzazione. Pericle e lapogeo di Atene (461-429 a.C.).Pericle rafforz il
primato di Atene. Fece la citt grande e divenne superiore in potenza a molti re tiranni. Egli
dominava il popolo senza limitarne la libert. Il primo intervento di Pericle, a livello
architettonico, fu la ripresa della costruzione del Partenone. Grandioso edificio votivo
(anathema) pubblico, che accolgieva la grande statua crisoelefantina della dea (Atena
Partenos) ed i tesori della polis. Egli contin luso dellaltare arcaico di Atena Polias
(protettrice della citt) . il riuso di fondazioni e rocche di colonne, la ripresa della
planimetria, pur ampliandone la fronte, suggeriscono la volont di riconfermare i significati
simbolici, accentuati dalle vittorie sui Persiani. Progettato da Ictino e Callicrate, sotto
supervisione dello scultore Fidia, il Partenone rivoluzion laspetto del tempio dorico.
Ottastilo periptero ebbe un notevole ampliamento interno contornato da un doppio ordine.
Anche il prospetto ottenne unarmoniosa volumetria legata alla semplice proporzione di 4:9
che si ritrova oltre che nellalzato, anche nello stilobate e tra il diametro delle colonne. Nel
Partenone poi si perfezionarono anche tutti quegli accorgimenti ottici gi usati in
precedenza, portandoli a maturazione. Furono realizzate delle vere e proprie convergenze
nelle curvature di stilobnate e trabeazione e nellinclinazione degli assi delle colonne. Ancor
meno percettibili erano gli accorgimenti presi per la messa in opera del marmo con piccoli
arretramenti (peritaeniae) e avanzamenti (anathyrosis), in modo da ottenere una migliore
rifiitura oltre che una solidit strutturale. Il tetto era coperto da tegole corinzie in marmo e
4 teste di leone decorative agli angoli. Lordine dorico contraddistinto da elementi ionici
elaborati in corso dopera. Ulteriori motivi ionici erano le 4 colonne che sostengono a
copertura del vano tra il naos (detto anche Hekatonpedon) e lopistodomo.
LHekatonpedon, che custodiva parte dei tesori della polis, era a volte assimilato
alopistodomo o definito Parthenon, termine che poi indicher tutto ledificio. Il fregio del
Partenone rappresentava lemblematico ritratto della polis, che nelle proprie divinit
trovava il legame profondo tra concittadini e lidealizzazione delluomo, misura di tutte le
cose secondo la definizione di Anassagora. I Propilei, sono il monumentale accesso all'area
sacra, eretti su progetto dell'architetto Mnesicle tra il 437 a.C. ed il 432 a.C. mai portati a
termine. Il monumento, di marmo Pentelico bianco e pietra grigia di Eleusi, rientra nei
grandi lavori di rifacimento dell'Acropoli promossi da Pericle. La struttura consiste di un
corpo centrale con due ali laterali, una detta Pinacoteca e laltra identificata come un
semplice portico. Il corpo centrale costituiva il vero e proprio ingresso, chiuso fra due
facciate doriche con sei colonne doriche; la coppia centrale di colonne pi distanziata per
lasciare pi spazio al carro della processione delle panatenaiche, alla quale la struttura
faceva da sfondo. All'interno vi sono colonne ed elementi di stile ionico. Il progetto dovette
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superare notevoli difficolt tecniche, dovute soprattutto al forte dislivello del passaggio. Dei
quattro ambienti che dovevano occupare le due ali venne realizzato solo quello di nordovest, la Pinacoteca, dove erano raccolti quadri di soggetto mitologico.Il Tempio di Atena
Nike si trova presso i Propilei. Costruito intorno al 425 a.C. in stile ionico un tempietto
anfiprostilo tetrastilo (con quattro colonne libere sulla fronte e sul retro) ornato nei fregi di
preziosi bassorilievi che narrano vicende della battaglia di Maratona. Opera dell'architetto
Callicrate, il primo (e unico) edificio in stile completamente ionico dell'Acropoli; tutti gli
altri presentano originali fusioni di stile ionico e dorico. I muri e le colonne sono inclinati
verso linterno. Ledificio presenta una ricca decorazione con 10 Nikai in bronzo dorato sugli
acroteri, Gigantomachia e Amazzonomachia sui frontoni e un fregio figurato. LEretteo un
edificio dove su sepolcri preistorici o nacquero i culti dei re Cecrope ed Eretteo. Iniziato nel
421, il tempio ionico fu terminato nel 409 a.C. in coincidenza con la drammatica fine del
predominio di Atene e linstaurazione di un governo oligarchico sotto Sparta. LEretto
concluse il rinnovamento dellAcropoli voluta da Pericle, sostituendo un modesto preEretteo che ospitava i culti della dea Atena Polias. LEretteo, adattato al sito, si presentava
diverso in ogni prospetto, con un corpo principale parallelo al Partenone. Linterno era
diviso in 2 parti principali. La fronte orientale, prostila esastila, con impercettibile entasi
nelle colonne, dava accesso alla cella superiore. Sulla pavimentazione del pronao visibile il
triplice segno attribuito al fulmine di Zeus, cui corrisponde unapertura sul soffitto.
Allangolo sud-ovest delledificio fu aggiunta la loggia delle Korai (fanciulle), impropriamente
note come cariatidi. Il fregio a figure in marmo di Paros anticipa il gusto per la bicromia,
come nella tholos di Epidauro o nel mausoleo di Alicarnasso. Alla bicromia si aggiungevano
pigmenti, foglie doro o perle di vetro sulle basi attiche. Lequilibrata ricchezza compositiva
e decorativa fece del santuario poliade il modello per eccellenza dellordine ionico-attico.
LEphaisteion e i templi dellAttica.L'Hephaisteion o Tempio di Efesto un tempio greco
situato ad Atene poco sopra l'antica agor. Il tempio conosciuto anche come Theseion
perch ritenuto erroneamente il luogo di sepoltura di Teseo. Il tempio posto sull'altura
che domina il lato occidentale dell'Agor, nota come Kolonos Agoraios. Si tratta di un
tempio periptero, esastilo, con tredici colonne sui lati lunghi (secondo la proporzione
canonica del tempio dorico che pone sui lati lunghi le colonne in numero doppio pi uno
rispetto alla fronte). La cella distila in antis, con il pronao pi profondo rispetto
all'opistodomo. All'interno la cella vera e propria aveva un doppio colonnato interno che
correva sui due lati lunghi e sul fondo vi erano due statue crisoelefantine di culto di Atena
ed Efesto. Alla fine del V sec. fu realizzata una scalinata di collegamento allagor. Eleusi
collegata ad Atene tramite una via sacra accoglieva il pi insigne santuario di Demetra,
legata alle origini dellagricoltura. La dea stessa avrebbe richiesto un altare e un tempio ai
piedi dellacropoli insegnano i riti misterici di rinascita dalloltretomba. L'edificio principale,
dove si svolgeva la cerimonia, chiamato Telesterion. una tipologia architettonica
sviluppatasi dall'antico tempio di Demetra di epoca arcaica che ha assunto la forma di un
anaktoron (edicola) all'interno della struttura principale. Sotto l'epoca classica raggiunse la
sua massima elaborazione con il progetto di Ictino, autore del Partenone. Il Telesterion era
una stanza di notevoli dimensioni con addossate alle pareti 7 gradini per gli spettatori del
culto. Al centro si ergevano, secondo il progetto di Ictino mai terminato, colonne doriche su
due ordini.

Sviluppi dellet tardoclassica nella Ionia e nel Peloponneso


Il declino di Atene e della Persia
A decenni di stasi nei cantieri ateniesi corrispose un rinnvato sviluppo del Peloponneso.
Frequenti trasferimenti di artisti e maestranze rafforzarono reciproci influssi tra aree
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diverse, pur sviluppandone i caratteri peculiari, come dimostra Skopas di Paros, attivo nel
mausoleo di Alicarnasso. Gli ordini architettonici, rinnovati dallintroduzione del capitello
corinzio, saranno utilizzata in maniera sempre pi disinvolta, con caratteri geografici e
culturali meno rigorosi che nel secolo precedente. Furono cos poste le premesse ai
successivi templi ellenistici, quando anche gli ordini architettonici, nelle diverse inflessioni
locali, apparterranno ad un comune linguaggio (koin) diffuso per tutto il Mediterraneo.
Nelle satrapie dellAsia Minore si preannunciano le architetture dei sovrani ellenistici,
destinate non pi alle poleis ma allindividuo. Il tempio di Bassae e il Peloponneso. Il
tempio di Apollo a Bassae attesta le nuove tendenze architettoniche. Venne costruito da
Ictino, l'architetto cui si deve la costruzione del Partenone e del Tempio di Efesto. Secondo
Pausania l'edificio fu costruito fra il 450 e il 425 a.C. Il tempio venne eretto per esprimere
riconoscenza nei confronti di Apollo Epicurio (soccorritore), per aver risparmiato la citt
dalla pestilenza che infuriava in Grecia sul finire del V secolo a.C.. Il tempio sorge sul fianco
di una montagna, e per superare questa restrizione fu posta una porta sul lato orientale del
tempio, forse per permettere ai devoti di potersi rivolgere verso il sole, o forse per lasciar
entrare la luce.Esso ha un peristilio di sei colonne per quindici, di ordine dorico, e venne
costruito interamente in pietra calcarea dell'Arcadia, tranne che il fregio, scolpito in marmo.
Come tutti i templi maggiori dotato di un pronao, un naos (che probabilmente ospitava
una statua di Apollo),un adyton ed un opistodomo. Il tempio conteneva alcuni accorgimenti
di correzioni ottiche analoghe a quelle contenute nel Partenone, come ad esempio il
pavimento incurvato. L'elemento pi insolito di questo tempio rappresentato dal fatto che
in esso si ritrovano tutti e tre gli ordini dell'architettura classica greca: il dorico, lo ionico ed
il corinzio. Le colonne doriche formano il peristilio, quelle ioniche accompagnano i lati lunghi
all'interno della cella mentre una o tre colonne corinzie furono collocate sul fondo della
cella. Da notare che queste colonne mostrano il pi antico esempio di capitello corinzio
giunto fino a noi.Il tempio di Atena Alea a Tegea della dea soccorritrice e guerriera fu
distrutto nel 395 e ricostruito dopo il 370. Scopa progett il tempio (dorico, esastilo 6x14 e
peristasi interna di semicolonne); accesso tramite due rampe (una a est e laltra a nord in
corrispondenza della fonte sacra presso cui era avvenuto lincontro fra Eracle e Auge da cui
era nato Telefo). Scopa scolp inoltre i frontoni con figure ricche di pathos e
drammaticamente espressive. I capitelli corinzi sono pi tozzi di quello di Bassae con una
foglia al centro del kalathos e per la prima volta caulicoli da cui partono le volute angolari
sotto labaco. Le tholoi nei santuari della Marmari a Delfi e di Epidauro. Una particolare
armonia fu raggiunta nelle tholos di et tradoclassica, a cominciare da quella nel santuario
della Marmari a Delfi progettata verso il 380 a.C. da Teodoro di Focea. La tholos in marmo
pentelico era costituita da un anello di 20 colonne doriche. Un soffitto a cassettoni
circondava la cella arricchita da 10 colonne corinzie addossate e sollevate su di un podio con
capitelli ripresi dal prototipo di Bassae. Accanto alla tholos fu realizzato il tempio di Atena
Pronaia, un prostilo dorico esastilo. Lesperienza di Delfi fu sviluppata ad Epidauro,
principale santuario del dio Asclepio (guaritore). I santuari di Asclepio, pi degli altri dotati
di fontane, giardini o boschi sacri, costituivano dei veri e propri sanatori, dove lesperienza
dei sacerdoti e la localizzazione salubre aiutava le guarigioni. Non mancava il portico
destinato al rito dellincubazione, ove i malati attendevano sogni premonitori sulle
necessarie cure. Attorno agli Asklepiia nacquero delle vere scuole mediche. Nellarea sacra
erano presenti diversi edifici con specifiche funzioni per il culto, ma quello pi interessante
il tempietto a tholos, denominato Thymele, che tra i pi raffinati: ordine corinzio in
marmo nero, al di sotto del quale cera una cripta contenente i serpenti sacri legati al culto.
Lantica definizione di Thymele (altare) era legata a culti ctoni. Rinascita della Ionia: le
satrapie e la rifondazione di Priene. Lo sviluppo del classicismo nella Ionia fu preceduto da
esperienze in aree periferiche scarsamente ellenizzate, che rielaborarono quanto maturato
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in Attica. Nella regione meridionale della Licia si svilupparono architetture auotonome dalla
tradizione greca conservate nelle necropoli rupestri. Anche i grandi sarcofagi con copertura
a carena di nave ripresero i modelli lignei. Un pi antico esempio di sepolcro monumentale
costituito dal monumento delle Nereidi a Xanthos. La costruzione fu realizzata come
tempio ionico in marmo con una peristasi di 6x4. Basi e capitelli richiamano lEretteo e quelli
angolari sono tra i primi esempi del tipo a 4 facce.Il mausoleo di Alicarnasso la
monumentale tomba che Artemisia fece costruire per il marito fratello Mausolo, satrapo
della Caria, ad Alicarnasso. Tale era la magnificenza e l'imponenza della tomba di Mausolo,
che il termine mausoleo venne poi usato per indicare tutte le grandi tombe monumentali.
Un podio rivestito in marmo ne sosteneva uno pi alto in calcare, il tutto sormontato da un
basamento sempre in marmo. Lo zoccolo inferiore doveva sostenere delle statue colossali
convergenti verso il re Mausolo seduto in una nicchia. La sommit del podio era conclusa
con un fregio rappresentante Amazzonomachia. Limmenso monumento, con coloriture
accentuate, doveva elevarsi fin quasi a 50m. Ridotto invece era il vano sepolcrale.
Parte seconda

Lellenismo
Introduzione
Della grecit si distinguono pi fasi evolutive: lultima delle quali lellenismo, giudicata
espressione della decadenza. Il concetto stato introdotto per indicare il fenomeno della
grecizzazione dei popoli entrati in contatto con la civilt greca. Si guarda allellenismo come
sistema a s stante. Larea interessata dallellenismo molto vasta. Comprendeva la Ionia,
alcune aree della madrepatria greca, la Macedonia, la Tracia, la Tessaglia, alcune aree
dellAnatolia, la Siria, larea persiano-iranica, le prime propaggini del subcontinente indiano.

Innovazioni morfologiche e concettuali


Una tappa importante del passaggio dallet tardoclassica allellenismo la costruzione del
Philippeion a Olimpia. Ledificio una tholos al cui interno vi sono 9 semicolonne corinzie,
mentre la peristasi si compone di 18 colonne ioniche. Il capitello presenta elementi
decorativi tratti dalla combinazione di pi matrici figurativ. Un dettaglio importante la
mancanza di elementi di rilievo sullechino profilato ad ovoli. La trabeazione costituita da
un architrave a 2 fasce, da un fregio continuo e da una sottocornice. Questa soluzione sar
ripresa pi volte in seguito. La molteplicit di matrici linguistiche ha indotto a pensare che vi
fosse lintervento di figure qualificate itineranti. Frequente risulta poi, in et
tardoellenistica, la sistematica e disinvolta contaminazione di dettagli di pi ordini
architettonici in un medesimo sistema sintattico. In edifici templari di Paestum ad esempio
compare la cosiddetta trabeazione dorico-corinzia, e altra soluzione che diventer prassi
costante sar ladozione dellordine ionico nel livello edilizio sovrapposto a quello dorico. In
et ellenistica adottata la soluzione di moltiplicare, nello spazio dellintercolumnio, il
numero di triglifi e metope, perch risulta variato il rapporto modulare tra le colonne e la
trabeazione. Questa soluzione deiventer prassi nellarchitettura repubblicana di Roma.

Il sistema edilizio: committenti, progettisti, cantieri materiali.


In et ellenistica assumono un ritmo pi lento sia le iniziative di edilizia religiosa che quelle
di edilizia pubblica civile. Si moltiplicano invece interventi per la realizzazione di architetture
di corte destinate ai ceti pi alti. Per quanto concerne gli aspetti costruttivi si prediligono
materiali di poco pregio. Iniziano inoltre a diffondersi luso dellarco e della volta, cio
strutture non pi trilitiche ma spingenti. Un esempio sono le porte delle mura urbiche o dei
ponti. Limpiego di queste soluzioni spingenti sarebbe da ricollegare non alla scuola greca,
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ma a quella etrusco-italica. Dallintroduzione ufficiale di strutture spingenti (arco o volta)


nella sintassi architettonica dipende unaltra soluzione: larco inquadrato da ordine
architettonico definito da semicolonne sovrastate da una trabeazione. Ne consegue un
modulo ripetuto pi volte dando luogo a una serie ritmica di campate. Nacuqero anche
nuove tecniche murarie: dal pulvis puteolanus (pozzolana) si pass allopus incertum. I primi
esempi di questa tecnica sono: alcuni edifici nel Foro di Paestum; alcuni edifici a Pompei; il
tempio della Magna Mater a Roma; la Porticus Aemilia, sempre a Roma; il santuario della
Foruna Primigenia in Palestrina; il sanuario di Giove Anxur a Terracina. Lopus incertum
scomparir verso la fine delleta repubblicana, e sar sostituita dallopus quasi reticulatum e
poi dallopus reticulatum.

Principali ambiti di intervento


Edilizia templare
Le novit hanno avuto effetto anche nel senso di modificare i criteri della progettazione dei
templi. Di particolare interesse il metodo di tracciamento della pianta: delineata a partire
da una griglia geometrica quadrata o rettangolare. Vitruvio fissa 5 nuovi tipi di pianta tra i
quali spiccano i gi conosciuti pseudodiptero e pseudoperiptero. Caratteristica
architettonica tipica del tempio pseudodiptero la presenza del vasto spazio compreso tra
peristasi e cella dimensionalmente sufficiente ad un altro giro di colonne. Ponendo laccento
sullampiezza degli spazi tra peristasi e cella, questi templi sono denominati dai vasti atri.
Lo pseudoperipetro, che avr molto seguito nellambito dellarchitettura romana di et
tardorepubblicana, in particolare nel tempio sine postico. Lopera pi emblematica della
spregiudicatezza costruttiva dellellenismo il cantiere del colossale tempio oracolare di
Apollo a Dydima (Dydimaion). E un tempio diptero con caratteristiche particolari. una
sorta di tempio nel tempio.Iniziato intorno al 300 a.C. e mai portato a termine, si differenzia
nel disegno della cella ipetrale (cella a cielo aperto) modellata alle pareti da una serie
continua di pilastri, nella soppressione dei frontoni e nel complesso impianto del pronao
seguito da vestibolo e da unampia gradinata per cui si scendeva al livello pavimentale della
cella. Questo tempio che e` forse lesempio piu significativo dell`architettura religiosa di
questo periodo, costituisce anche un vero e proprio repertorio di molte di quelle forme e di
quei motivi che saranno caratteristici delle architetture posteriori: i viticci scolpiti, i fregi
decorativi con motivi vegetali, i capitelli istoriati, i pilastri del cortile interno, le decorazioni
sulle basi delle colonne. La cerchia esterna si presenta con 10x21 colonne cheaffondano nel
pronao a cinque navate. Il sekos era accessibile solo ai sacerdoti. Davanti alla parete
posteriore si ergeva un piccolo tempio con il simulacro di Apollo, circondato da piante di
alloro. Le colonne reggevano una trabeazione coronata da elementi policromi su cui si
distendeva il cielo aperto. Il soffitto marmoreo di questa sala era sorretto da due colonne
soltanto, sormontate da capitelli corinzi che preparavano alla visione di una porta enorme.
Ai due lati della sala, erano celate delle scale che conducevano alla terrazza piana del tetto.
Nei due angoli del pronao si trovavano due piccole porte, attraverso le quali si entrava in
uno stretto corridoio coperto a volta che conduceva nelladyton, il soffitto era decorato a
cassettoni, i pilastri con capitelli dorici determinavano lingresso: da questo stretto propilon
sotterraneo si entrava finalmente nel cortile del dio. Civilt Etrusca. Gli Etruschi erano
organizzati in citt-stato e si riconoscevano in una federazione popoli, corrispondenti agli
insediamenti di dodici citt: Caere (Cerveteri), Chiusi, Tarquinia, Veio, Vulci, Vetulonia,
Populonia, Volterra, Volsinii (Orvieto), Cortona, Perugia, Arezzo. I primi villaggi etruschi
erano costruiti da capanne a pianta quadrata, rettangolare o tonda con un tetto molto
spiovente (generalmente in paglia o argilla). Le citt etrusche si differenziavano dagli altri
insediamenti italici perch non erano disposte a caso, ma seguivano una logica economica o
strategica ben precisa. Ad esempio, alcune citt erano poste in cima a delle alture, cosa che
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rendeva possibile il controllo di vaste aree sottostanti, sia terrestri che marittime. Altre citt
sorgono in un territorio particolarmente fertile e adatto all'agricoltura. La citt etrusca
veniva fondata dapprima tracciando con un aratro due assi principali fra loro perpendicolari,
detti cardo (nord-sud) e decumano (est-ovest), in seguito dividendo i quattro settori cos
ottenuti in insulae (dal latino, isole), tramite un reticolo di strade parallele al cardo e al
decumano. Questa precisa disposizione urbanistica visibile ancora oggi in alcune citt
dell'antica Etruria, corrispondente grossomodo all'attuale Toscana, Umbria e parte del Lazio.
L'idea di fondare le citt partendo da due strade perpendicolari rappresenta un primato
degli etruschi rispetto ai greci, anticipando di quasi due secoli gli interventi di Ippodamo di
Mileto. Successivamente questo sviluppo urbano venne ripreso in epoche successive anche
dai Romani per fondare accampamenti e citt (come ad esempio Augusta Praetoria e
Augusta Taurinorum, le attuali Aosta e Torino). Le citt sono spesso cinte da mura. I
materiali usati erano l'argilla, il tufo e la pietra calcarea. L'ingresso alla citt avviene
attraverso le porte, le pi importanti in corrispondenza delle estremit del cardo e del
decumano. Inizialmente erano delle semplici architravi, ma a partire dal V secolo a.C. le
porte assunsero caratteristiche imponenti a forma di arco, costruite incastrando a secco tra
loro enormi blocchi di tufo, a loro volta inseriti nelle mura. Le porte di epoca tardo-etrusca,
erano inoltre decorate con fregi e bassorilievi nelle loro parti principali (la chiave di volta e il
piano d'imposta). Porte Urbiche. Porta Marzia a Perugia (III II sec) ha un organizzazione
compatta ad unico fornice elaborato con forme ricche. Nella parte alta viene ricreato un
loggione dal quali si affacciano i protettori della citt, al centro domina la scena Giove tra i
Dioscuri Castore e Polluce. Porta di Augusto o Arco Etrusco o di Augusto rappresenta la pi
integra e monumentale delle porte etrusche cittadine di Perugia. Costruito nella seconda
met del III secolo a.C., costituito da una facciata attraversata da un solo fornice e da due
torrioni trapezoidali. L'apertura monumentale non fa parte dell'impianto murario originale,
essendo sorto in sostituzione di una porta precedente che si trovava in una posizione pi
arretrata. Il motivo della riedificazione va cercato soprattutto nell'intento di dare maggiore
monumentalit ad un ingresso cittadino ritenuto particolarmente importante. La Porta
dell'Arco (o all'Arco) di Volterra, fa parte della cinta muraria della citt, edificata
originariamente dagli Etruschi e poi modificata successivamente nel Medioevo. La Porta ha
risentito, rispetto a simili costruzioni in altre citt, in maniera minore dei rimaneggiamenti
romani dopo la sottomissione della citt a Roma ed infatti essa presenta ancora oggi la
grandiosa imponenza tipica delle porte cittadine etrusche. E realizzata in grandi blocchi di
tufo sovrapposti a secco. Come particolare saliente, sul fronte esterno, si nota la
sottolineatura dei tre elementi principali dell'arco (la chiave di volta e i due piani di imposta)
mediante tre teste scolpite nella pietra, forse rappresentanti Giove e i due Dioscuri Castore
e Polluce o Uni e Minerva, divinit protettrici, ricollegabili all' usanza orientale di esporre
sulle mura cittadine le teste mozzate dei comandanti nemici, come tacito monito verso
qualsiasi presenza ostile. Le prime case degli Etruschi erano fatte in legno e fango, ma non
ci sono molti resti. La maggior parte delle informazioni su questo popolo deriva dalle tombe,
costruite in pietra: esse contenevano molti oggetti e spesso sulle loro pareti erano dipinte
scene di vita quotidiana. Urna a Palazzatto di Chiusi. Esempio di casa etrusca sono le urne
conformate ad abitazione, come l esemplare di Chiusi: questo ci presenta due ampi portali
ad arco sui lati corti, e i lati lunghi animati da un probabile portico sorretto da pilastri e
sormontato da un loggiato sostenuto da fitti pilastrini. Gli angoli sono sottolineati da due
alte colonne scanalate con capitello eolico; due colonne minori sottolineano pure lampio
portale. L'Ipogeo dei Volumni una tomba ipogea etrusca attribuibile al III secolo a.C..
L'ipogeo si trova a Perugia. Essa costituiva la tomba di una antica famiglia patrizia romana e
appartiene alla pi vasta area archeologica della Necropoli del Palazzone (VI-V secolo a.C.),
che presenta un gran numero di tombe sotterranee e urne. La tomba raggiungibile
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attraverso un dromos che scende alcuni metri sotto la superficie. Al termine di esso, si trova
la porta d'ingresso ipogea. Oltre la porta si apre un ampio vestibolo, da cui si pu accedere a
quattro piccole camere laterali e a tre camere centrali, pi grandi: una di queste conteneva
le urne principali con i resti dei capifamiglia. L'urna principale in travertino ed
sormontata da un triclinio sul quale vi raffigurato il defunto disteso. Le iscrizioni sono
presenti sia in Etrusco che in Latino. Il soffitto dell'ipogeo a forma di tetto spiovente.

Roma e lEllenismo: let tardorepubblicana sino allinstaurazione del principato


augusteo
Aspetti di ordine generale
A partire dal III sec. a.C. Roma sottomette, o stabilisce rapporti di alleanza-dominio, con pi
civilt e popolazioni: gli Etruschi, numerose popolazioni italiche, gruppi etnici di matrice
gallica, Cartagine, centri magnogreci-sicelioti, popolazioni greco-ioniche e mediorientali. Il
sistema politico noj si fonda ne sul modello della polis ne su modelli ellenistici, ma incentra
sullUrbe tutto il potere. A differenza del sistema ellenistico, nel mondo romano,
allintersezione tra cardo e decumano, veniva attribuito un significato simbolico di segno
della presenza religiosa e civica di Roma: vi veniva infatti costruito il complesso templare
dedicato alla triade capitolina. Uno degli impianti meglio conosciuti di uestepoca quello di
Cosa, colonia fondata nel 273 a.C. nel territorio delletrusca Vulci. Oltre alla sua cinta
muraria e alle sue porte urbiche, gli scavi hanno portato alla luce un reticolato viario che
presenta, diversamente dalla prassi generale romana, unampiezza del cardo e del
decumano non molto diversa rispetto alle vie secondarie. Della citt sono note anche alcune
strutture edilizie: il Foro ,situato nel baricentro urbano, presenta un ingresso monumentale
ad arco a 3 fornici che immetteva nellampia piazza dove era presenta anche la basilica; il
Campidoglio situato in unarea decentrata ed elevata e vi si giungeva tramite un percorso
altimetricamente variato. Qui aveva sede il vero e proprio tempio capitolino ( a 3 celle, con
ampio e alto podio, con scalinata frontale). A Roma la nuova sensibilit urbanistica port a
modificare lassetto dei principale punti della citt. Il Foro tende a divenire un luogo
progettato il cui elemento pi importante era la basilica intesa come luogo di riunioni
politiche e assemblee. Questa era un edificio inizialmente rettangolare a 3 navate. I romani
avevano conoscito questo tipo edilizio in seguito ai rapporti con lambiente ellenistico
dellItalia meridionale, ad esempio Pompei dove ritroviamo una basilica di pianta
rettangolare con sala suddivisa in 3 navate da colonne in laterizio. Questa si affaccia sul Foro
costituito da un porticato. Altro esempio importante la basilica di Fano realizzata da
Vitruvio.Da un punto di vista tipologico costituisce un'anomalia nell'ambito della
costruzione di edifici basilicali. Infatti presenta la facciata principale sul lato lungo,
direttamente sul foro, secondo una tipologia cosiddetta "orientale", presenta inoltre il
cosiddetto "ordine gigante", vale a dire una unica colonna che da terra si eleva fino a
sorreggere le capriate di coperture "coprendo" tutti e due i piani della basilica. Verso il II
sec. a.C. la basilica diviene elemento di progressiva trasformazione. Nel 179 a.C. la basilica
Porcia venne sostituita dalla Basilica Emilia che consisteva in una grande aula divisa in
navate da colonne in marmo pregiato. Questa si affacciava sul Foro Romano modificandone
laspetto che ora risultava pi scenografico. Episodio urbano di eccezionale rilevanza il
grande complesso promosso da Pompeo nellarea del Campo Marzio. Linsieme, che
combina matrici sia ellenistiche che italiche, era costituito da un quadriportico, da una curia
e da una sistema santuariale che comprendeva un teatro stabile (il primo nella storia di
Roma). Il teatro di Pompeo, realizzato nel 55 a.C., diffonde a Roma una nuova sensibilit per
lestetica urbana, ed il primo esempio di ediliza civile pensata a scala urbana.Il Foro di
Cesare fu il primo dei Fori Imperiali di Roma ad essere realizzato, con lo scopo di ampliare gli
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spazi del centro politico, amministrativo e religioso della citt. Il Foro di Cesare era costituito
da una piazza porticata con il lato di fondo chiuso da un tempio, pianta che costitu il
modello di partenza per i successivi Fori Imperiali. Si trattava di un progetto unitario: una
piazza lunga e stretta con duplice porticato su tre lati e con al centro del lato di fondo il
tempio dedicato a Venere, madre di Enea e progenitrice della Gens Julia. Al centro della
piazza vi era la statua equestre di Cesare. L'impianto fortemente assiale e centralizzante era
focalizzato sul tempio e, all'interno di esso, sull'abside con la statua di culto. Dal punto di
vista architettonico, l'impianto riprendeva le caratteristiche delle piazze forensi edificate
nelle colonie romane, dotate di portici con tabernae sul fondo, con diversi edifici pubblici
annessi, tra i quali basiliche civili e curie, spesso dominate dal tempio dedicato alla triade
capitolina. Novit del tempio: non c la scalinata frontale, ma degli ingressi laterali; labside
ha 2 spazi liturgici. Importantissima opera pubblica di eccezionale rilevanza poi il
Tabularium, cio il grnade archivio statale fatto erigere dal console Catulo nel 78 a.C..
lopera consisteva in una serie di ambienti disimpegnati da gallerie con copertura a volta. Di
primario interesse la soluzione della facciata a valle dove compare il tema dellarco
inquadrato dallordine architettonico con colonne scanalate di tipo dorico. La soluzione era
gi conosciuta in ambito ellenistico, ma a Roma viene adottata per risolvere il problema di
inserire sistemi di strutture voltate con proiezione esterna ad arco. Questo episodio
costituisce lesordio ufficiale di una prassi che sar destinata a qualificare gran parte
delledilizia romana. Edilizia templare. I templi romani erano tradizionalmente rialzati su di
un alto podio cui si accedeva con una scalinata frontale. Erano impostati in modo da
consentirne una veduta preferenziale che era quella dellasse compositivo secondo il quale,
nella cella, era anche situata la statua sacra. Questi templi erano generalmente realizzati in
tufo stuccato e non in marmo, e ladozione dello schema a 3 celle richiama la tradizione
italica. Per anche templi di questo tipo, pur avendo in comune limpianto planimetrico
(cio funzionale) presentano delle differenze: vengono cos definiti di tipo tuscanico, se
corrispondenti alle caratteristiche morfologiche e proporzionali indicate da Vitruvio, oppure
di tipo etrusco-italico se divergenti da quelle. Vitruvio raccomanda di dare accesso al
tempio dal suo fronte occidentale perch i fedeli possano fare offerte e rivolgersi verso
oriente. Altra differenza lalto podio con gradinata frontale, tipico italico-romano, e il
profondo pronao a colonne anteposto alle celle. Il pi arcaico esempio di tempio tuscanico a
3 celle il Campidoglio a Roma: questo colossale tempio presentava una fila di colonne
libere su ciascuno dei lati lunghi. Era un tempio periptero sine postico, in quanto la peristasi
presente solo su 3 lati. Nello pseudoperiptero caratteristica fondamentale una sorta di
peristasi virtuale in quanto le colonne del pronao sono semicolonne addossate alla parete.
Un esempio della tipologia il tempio di Portunus nel Foro Boario: tetrastilo, su alto podio
preceduto da scalinata e con ampio naos. Di impianto simile anche il tempio rettangolare
situato sullacropoli di Tivoli, interamente realizzato in travertino. Unulteriore variante del
tempio pseudoperiptero luso di scandire con semipilastri, anzich semicolonne, gli
elementi dellordine architettonico lungo le facciate esterne dei muri. Rientrano nella linea
ellenizzante anche templi ad impianto circolare, con peristasi di colonne e copertura a tetto
conico ribassato, che richiamano modelli delle tholos grece. Anche in questi casi lo schema
modificato in chiave romana soprattutto per la visione frontale. Ne un esempio il tempio
rotondo del Foro Boario: peristasi in marmo pentelico di ordine corinzio e con base attica.
Analogo il tempio rotondo di Tivoli, situato nellacropoli. Questo tempio presenta una
cella (in opus incertum intonacato) contornata da una peristasi di colonne corinzie in
travertino che si innalzano a partire da un podio cilindrico. I santuari laziali. Di notevole
importanza per la storia dellarchitettura italico-romana lomogeneo complesso dei grandi
santuari di et repubblicana sorti tra II e I sec. a.C.. Essi hanno in comune pi elementi:
linsieme costituito dal temenos recintato e parzialmente porticato; la presenza di un bosco
15

sacro; un altare; un tempio; sistemzaione a cavea teatrale; disposizione del complesso su


pi terrazzamenti. Il tutto realizzato in opus incertum o in opus reticolatum. I principali
santuari laziali sono: il complesso di Giove Anxur a Terracina; il complesso di Tivoli; il
complesso della Fortuna Primigenia a Palestrina. Il santuario di Giove Anxur comprende una
terrazza superiore ("campo trincerato") con uso prevalentemente militare, e una terrazza
inferiore, che ospita il grande tempio e il santuario oracolare. Verso ovest una terza terrazza
("piccolo tempio") presentava una serie di camere a volta, ornate da affreschi. La parte alta
del santuario corrispondeva alla zona militare, dotata di una cinta di mura con torri circolari
che proteggeva il santuario e lo collegava all'acropoli. Il campo era costituito da un portico
su tre lati e da un piazzale aperto dove si trova un piccolo tempio in antis (con cella
preceduta da due colonne tra i prolungamenti del muro della cella stessa). Il modello per la
disposizione scenografica su terrazze digradanti pu riferirsi ai grandi santuari della citt di
Pergamo, mentre i templi sorgono su alti podi e privi del colonnato sul retro (sine postico).
Le terrazze sono spesso circondate da portici su tre lati e spesso le arcate e le volte si
affiancano o vengono nascosti dai colonnati. Il santuario di Ercole Vincitore a Tivoli uno
dei maggiori complessi sacri dell'architettura romana in epoca repubblicana. Venne
edificato nel corso del II secolo a.C. Si trattava di una struttura di dimensioni imponenti, che
sorgeva su un tratto dell'antica via Tiburtina. Il tempio, a pianta rettangolare, consta di tre
parti principali: il teatro, che sfrutta il naturale digradare del terreno, una grande piazza con
portici ed il tempio vero e proprio. Una serie di terrazzamenti, portici e colonnati creavano
una grandiosa scenografia intorno al luogo di culto, secondo i gusti del II e I secolo a.C..
L'antica citt di Tivoli si identificava col culto di Ercole proprio in virt della sua posizione
strategica e lo venerava come dio. La struttura del tempio, con il teatro adagiato sulla
collina dominato dal luogo sacro vero e proprio, ha molte affinit con la vicina e coeva area
sacra del Santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina. Il santuario della Fortuna
Primigenia un complesso sacro dedicato alla dea Fortuna della citt di Palestrina. Si tratta
del massimo complesso di architetture tardo-repubblicane dell'Italia antica.Il santuario fu
costruito alla fine del II secolo a.C.. e si articola su sei terrazze artificiali, edificate sulle
pendici del monte, collegate tra loro da rampe e scalinate. I muri di fondo delle terrazze
sono realizzati in opus incertum.La prime due terrazze erano accessibili dal foro cittadino
per mezzo di una serie di scalinate laterali. La terza terrazza dava accesso a due
monumentali rampe porticate, chiuse da un muro verso valle e coperte per met da volte.
Le rampe davano accesso alla quarta terrazza con sul fondo un porticato di ordine ionico,
sovrastato da un attico a semicolonne e interrotto da due esedre ugualmente porticate,
coperte da volte con cassettoni e dotate di sedili ("terrazza degli emicicli"). Su questa
terrazza aveva sede il culto oracolare e vi si trovava il pozzo sacro. La quinta terrazza
("terrazza dei fornici") presenta un muro di fondo con semicolonne corinzie, che inquadrano
alternativamente una nicchia o una finta porta. Un'ultima terrazza ("piazza della cortina"),
pi ampia, era un vasto piazzale a "U", delimitato su tre lati da un doppio portico di ordine
corinzio e ospitava al centro del lato di fondo una cavea teatrale, sotto la quale il portico
continuava come criptoportico. La sostruzione del declivio decorata da archi tra
semicolonne tuscaniche e fregio dorico. La cavea era a sua volta coronata da un altro
doppio portico corinzio semicircolare, chiuso sul fondo da un muro e sopra di esso sorgeva il
piccolo tempio circolare. Qui si trovava il simulacro della dea. Ediliza abitativa. Nel settore
dellediliza abitativa privata romana possibile individuare parti esterne, destinate a
botteghe, e parti interne, fulcro della vita privata. Un aspetto peculiare latrium:
lambiente che costituiva il filtro tra esterno ed interno. Questo era costituito da
compluvium (da dove scendeva lacqua piovana)e da impluvium (che raccoglieva lacqua
piovana). Altrettanto peculiari sono il tablinium, che si apriva in sequenza con latrio ed era
destinato alle occasioni della socialit, e un atrio tetrastilo, un cortile con 4 colonne
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destinato ad areare ed illuminare gli ambienti. Vi era poi la presenza di un giardino o cortile
a peristilio. Presenti in queste abitazioni, soprattutto a Pompei ed Ercolano, vi erano dei
sistemi decorativi di I e II stile. Decorazioni Parietali. Primo stile: detto a incrostazione
(150-180 a.C.). imita le incrostazioni dei marmi e delle pietre pregiate ellenistiche, con colori
brillanti. Secondo stile: detto architettonico (80 a.C.) introduce prospettive e scorci di
paesaggi. Terzo stile: detto ornamentale (I sec. a.C.) molto decorativo e illusionistico.
Lordine dorico venuto a snellirsi con proporzioni pi tipiche dello ionico e del corinzio.
Quarto stile: detto prospettico trova un campionario interessante nella Casa dei Vettii. E
una sorta di riassunto di tutti gli stili. La casa del Fauno a Pompei del II sec. a.C..La domus
costituita da due zone comunicanti con ingressi indipendenti separati da una fila di
botteghe. In essa del tutto scomparso lhortus rimpiazzato dalla presenzadi 2 peristili.Vi
un considerevole numero di stanze.Sono anche noti esempi di ville tardorepubblicane di
importanti personaggi. Articolate in pi parti, di vaste dimensioni, spesso distribuite ed
arricchite da peristili, giardini e fontane. Spesso comprendevano anche dei criptoportici
(cio dei percorsi coperti voltati a botte). Ne un esempio la Villa tardorepubblicana di
Tivoli inserita poi nellinsieme della grande Villa Adriana. Altro importante tipo edilizio
quello delle ville marine, costruite su pi terrazzamenti e con vedute che si aprono verso il
paesaggio. Di carattere differente la cosiddetta insula: il tipo abitativo dei ceti subordinati.
Questo era un complesso a pi piani al quale si accedeva da uno o pi ingressi che davano
sulla strada.Ai piani superiori si accedeva tramite scale interne o ballatoi esterni. Gli
elementi strutturali delle insulae erano in genere in muratura laterizia e cementizia, ma
potevano avere anche elementi in legno.
Parte terza

Introduzione
L'originalit artistica nell'architettura romana si svilupp abbastanza tardivamente. Per
l'intero periodo repubblicano, le forme architettoniche in uso, dipendono fortemente dalle
precedenti tradizioni italiche, a loro volta fortemente influenzate dall'arte greca, ed
ellenistiche, portatrici di innovazioni come l'uso dell'arco e della volta.Nel II secolo a.C. lo
sviluppo della tecnica costruttiva del cementizio viene prontamente sfruttato per le forme
dello spazio interno degli edifici, a cui i Romani sono maggiormente interessati. Una
caratteristica dell'espansione romana l'intensa opera di urbanizzazione del territorio, che
porter alla fondazione di moltissime citt, oltre all'ingrandimento di quelle gi esistenti. Le
citt romane di fondazione si basavano sullo schema dell'accampamento romano. Una sorta
di fortificazione, nella quale risiedeva in forma stabile o provvisoria un'unit dell'esercito
romano. Questa ospitava al suo interno varie tipologie di edifici pubblici (teatri, anfiteatri e
mercati) e privati (domus e insulae).

La rivoluzione di Augusto
Il restauro dei templi di Roma
Ottaviano o Augusto, fu il primo imperatore romano. Rest al potere sino alla morte, e il
suo principato fu il pi lungo della Roma imperiale. L'et di Augusto rappresent un
momento di svolta nella storia di Roma e il definitivo passaggio dal periodo repubblicano al
principato.Fece di Roma una citt monumentale con la costruzione di numerosi nuovi
edifici, avvalendosi di un collaboratore come Marco Vipsanio Agrippa. Egli promosse una
politica sociale con continuative elargizioni di grano e la costruzione di nuove opere di
pubblica utilit (come terme, acquedotti e fori). Augusto stesso lasci alla sua morte un
dettagliato resoconto delle sue opere, quasi una forma di testamento morale: le famose Res
Gestae Divi Augusti.Il tempio di Apollo Sosiano, o di Apollo in Circo, un tempio che
sorgeva nella zona del teatro di Marcello. Il tempio della fase augustea presentava un podio
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in blocchi di tufo. L'alzato esastilo e pseudoperiptero presentava sei colonne sulla fronte e
due laterali relative al pronao, in marmo lunense, mentre l'ordine proseguiva poi con
semicolonne addossate alle pareti della cella, in travertino ricoperto di stucco a imitazione
del marmo. Sulla facciata l'architrave era costituito da blocchi di travertino disposti a
piattabanda, rivestiti da lastre in marmo; allo stesso modo il fregio era scolpito su lastre che
rivestivano la struttura portante. I capitelli sono di tipo "corinzieggiante", trasformati con
l'inserimento di diversi motivi vegetali. All'interno le pareti della cella erano decorate da un
doppio ordine con fusti in marmo africano, quello inferiore con un fregio raffigurante scene
di battaglie. Tra le colonne erano presenti edicole con fusti in marmi colorati e con timpani
dalle insolite forme. Il frontone del tempio era decorato con sculture asportate da un
tempio greco classico raffiguranti una amazzonomachia (lotta dei Greci e delle Amazzoni).
La decorazione presenta diversi motivi insoliti: un esempio sono le scanalature dei fusti
delle colonne alternativamente pi larghe e pi strette (si tratta di un momento in cui si
stava elaborando un nuovo stile decorativo, che sar in seguito codificato nel Foro di
Augusto, in cui dovevano amalgamarsi la tradizione italica e gli influssi della grande
architettura ellenistica). Il Foro di Augusto, inaugurato nel 2 a.C., era il risultato di un
processo di gestazione, passando dalliniziale tempio di Marte Ultore (il vendicatore di Giulio
Cesare), ad un progetto pi grandioso e coordinato spiritualmente al Foro di Cesare.
Lirregolarit del lotto fu risolta edificando nellangolo del muro di fondo una cella absidata
di un tempio periptero sine postico. Due lunghe ali di porticati la delimitavano, con 4 esedre
(2 per ogni porticato), che fungevano da tribunalia. In sostanza si ha ancora limpianto del
Foro di Cesare, ma pieno di novit: i lunghi portici, coperti da un controsoffitto voltato,
presentavano esternamente un attico scandito, in corrispondenza delle colonne, da
cariatidi. Il tempio di Marte Ultore, ottastilo picnostilo (i cui intercolumni sono pari a una
volta e mezzo il diametro delle colonne), il primo esempio di corinzio canonico romano:
basi attiche con plinto, fusto scanalato, capitello corinzio tradizionale, trabeazione
composta da architrave, fregio continuo e cornice a medaglioni. Linterno era ad aula unica
con le pareti decorate da un doppio ordine di colonne sul podio. La parete di fondo era
occupata da una grande abside. Lesperienza del tempio di Marte Ultore venne replicata da
Tiberio nel tempio della Concordia nel Foro Romano.Nel regno di Augusto venne restaurato
da Tiberio tra il 7 a.C. e il 10 d.C., anno della sua consacrazione. Quest'ultimo restauro si
distinse per l'opulenza dei marmi e per i ricchi ornamenti architettonici. Tale era la ricchezza
delle fini sculture greche, dei dipinti e delle altre opere d'arte che il tempio si trasform in
una specie di museo dell'arte e della scultura. A questo rifacimento risale la cella, che venne
ingrandita. Venne inoltre usato come archivio di Stato durante l'epoca repubblicana e per le
riunioni del Senato romano, particolarmente nei tempi di disordini civili. Laltro tempio che
prende esempio da Marte Ultore il tempio dei Dioscuri o tempio dei Cstori, sempre nel
Foro Romano.L'edificio venne interamente ricostruito e inaugurato nel 6 d.C. da Tiberio.Il
podio venne ulteriormente alzato e ingrandito. Nel podio si aprivano ambienti utilizzati
come deposito e banca, chiusi da grate, mentre altri dovevano essere affidati a privati per
attivit commerciali. Lalzato, in marmo lunense aveva l'aspetto di un tempio ottastilo
periptero, di ordine corinzio, con 11 colonne sui lati lunghi. L'interno della cella era decorato
con colonne pi piccole dai fusti in marmo e aveva un pavimento in mosaico bianco e nero,
pi tardi sostituito da uno in lastre di marmi colorati.Davanti al tempio si trova un tribunale,
pi piccolo dei suoi predecessori, dal quale un'ampia scalinata permette di accedere al
tempio; altre scale laterali permettevano l'accesso diretto al pronao. Con la redazione finale
del Foro di Augusto e il rifacimento del Foro Romano risultano consacrate lassialit come
forma preferenziale e la centralit del tempio nella progettazione delle aree sacre
monumentali. Lalto podio di tradizione italica richiede una scalinata che privilegia la visione
frontale del tempio, per il quale sar sempre pi naturale lo schema psudoperiptero o
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periptero sine postico. Il pronao arriver a riassumere le valenze dellintero edificio di cui si
assister alla progressiva contrazione. La canonizzazione dellordine corinzio comporter
lipertrofia visiva del modiglione del timpano. Allaffermarsi dellordine corinzio romano si
assiste allimprovvisa eclisse dellordine ionico. Dopo il tempio di Marte Ultore, che incarna
tutte queste tendenze, larchitettura degli esterni non conoscer innovazioni significative.
Anche per quanto riguarda gli interni i canoni sono stabiliti: prevale una decorazione volta
esclusivamente alla teatralizzazione. La sintassi della trabeazione, inalterata nella sua
tripartizione architrave fregio cornice, arricchita da modanature. La classificazione
delle pitture parietali romane suddivisa in 4 stili definiti pompeiani. Il 1stile, che imita
prima in stucco poi in pittura paramenti e incrostazioni lapidei o marmorei, interessa tutto il
mondo ellenistico fino al I sec a.C.. Mano a mano che i paramenti si arricchiscono di dettagli
prende forma e si diffonde il 2stile che raffigura in maniera realistica architettura
complesse come porticati sacelli e giardini. Nel 3stile le pareti riprendono tutta la loro
sostanza esaltata dalla monocromia, il rosso in primis, assieme al nero, giallo e bianco, fa da
sfondo a delicati elementi come candelabri o racemi, o vedute di edifici e paesaggi. Il 4stile
o stile delle architettura fantastiche sar in voga per tutta let flavia. Tutti questi sistemi
decorativi sono il riflesso di esperienze architettoniche. per quanto riguarda larchitettura
civile, il periodo augusteo vede il rinnovamento delle due grandi basiliche del Foro Romano.
La basilica Giulia costituisce uno dei gi citati esempi di uso dellordine tuscanico. La basilca
Emilia, a 3 navate concentriche e a 3 livelli interni, era stata rivestita da un portico a 2 piani
costituiti da arcate inquadrate da un ordine dorico. Linterno presentava 3 piani i cui
sostegni non erano in asse tra di loro. Le terme sembrano non essere state ancora
concepite con un impianto a simmetria speculare intorno allasse centrale frigidariotepidario-calidario, ma come impianto in linea. Nelle terme di Baia, il tempio di Mercurio,
riferito ad et protoaugustea, ha conservato una vera e propria cupola impostata su
massicci muri portanti. Presentava in origine la forma di una rotonda preceduta da un
pronao decastilo. Questo un modello affine alle tholoi tardoclassiche (Epidauro) o
ellenistiche, con colonnato interno e cariatidi sovrapposte, mentre la presenza del pronao fa
escludere un colonnato esterno. Sempre in et augustea si ingegner un progressivo
migliramento dei materiali da costruzione. Si avvia a scomparire il mattone crudo. Lopus
reticolatum, versione pi raffinata dellopera incerta, costituisce la tecnica principale in uso
nella Roma di Augusto. Il legno resta importantissimo, ed ,oltre alle strutture orizzontali
(solai, tetti e balconi) costituisce anche larmatura dellopus craticium, una sorta di telaio
ligneo i cui interstizi venivano riempiti di sassi tenuti insieme con del fango o della malta.
Con questa tecnica venivano realizzati i tramezzi e spesso anche interi piani. La diffusione
inoltre del marmo di Luni per gli edifici monumentali si accompagna alluso dei marmi
colorati per rivestimenti degli interni dei templi.

Leredit di Augusto: gli imperatori giulio-claudi


Continuit e contrasti nella successione imperiale
La successione ad Augusto avvenne quqando ci f un maschio vagamente consanguineo del
Divo Augusto: il Senato preg prima Tiberio, poi Caligola, quindi Claudio, infine Nerone. Dal
punto di vista architettonico, lintero periodo va considerato come la fase di
metabolizzazione delle enormi novit del principato augusteo. Durante il regno di Tiberio si
ricorda la costruzione dei Castra Pretoria (una sorta di accampamento per le guardie) e la
diffusione dellinnovativa tecnica del mattone cotto, il laterizio. Caligola preso in
considerazione solo in campo topografico per il delirante ampliamento del suo palazzo dal
Palatino fino al Campidoglio. Diverso il discorso per Claudio che realizzer tra laltro il
primo grande porto di Roma, e lacquedotto che prese il suo nome. Nerone dovette
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affrontare la ricostruzione di Roma dopo il famoso incendio. Gran parte di questa


ricostruzione costituita dalla creazione della Domus Aurea. Prendono piede audaci
piattabande, ovvero achitravi realizzate con mattoni disposti a cuneo, che tendono
addirittura a soppiantare luso di architravi lapidee. Al di fuori dellItalia si completa lopera
di romanizzazione iniziata gi in et augustea. Ad Orange larco onorario dedicato a Tiberio
presenta una prima apparizione delle colonne isolate con trabeazione a risalto che chiudono
le facciate principali. In Asia Minore ad Afrodisia di Caria si ha una nuova fioritura
architettonica di et augustea che continua con Tiberio che la dota di una ricca architettura
marmorea grazie alle cave di marmo presenti. In et claudia viene concepito un settore
urbano annesso allagor e portato a termine da Nerone costituito da un propylon
monumentale, un tratto di via porticata e il tempio dedicato al culto imperiale (il
Sebasteion). Il complesso afrodisiense stato considerato il capostipite delle grandiose sale
imperiali che tanta fortuna avranno in Asia nei due secoli successivi. Interessante in Roma
larchitettura privata del primo servitore dello stato, limperatore. Gi Augusto costru a
Capri una villa (Palazzo a mare). Il regno di Tiberio uno dei pi prosperi sotto questo punto
di vista. La villa imperiale di Sperlonga e lintera isola di Capri diventano luoghi ideali per la
messa in scena di un mondo mitico. Nel grandioso palazzo caprese di Villa Iovis Tiberio non
crea un prototipo del palazzo dinastico, ma una sorta di nido dellacquila, incrostando sui
4 lai di un enorme blocco di cisterne un quartiere residenziale, uno termale, uno di
ricevimento e uno di servizio. LOdissea di marmo nella grotta di Sperlonga e la
riproposizione di analoghe installazioni in alcune ville capresi allorigine di future analoghe
creazioni che culmineranno nella villa tiburtina di Adriano. E solo con Nerone che questa
attivit sostanzialmente privata viene elevata a sistema e irrompe nel mondo pubblico.
Buona parte del regno di Nerone caratterizzata dalla creazione della Domus Aurea,
colossale villa urbana impostata immediatamente dopo uno dei pi devastanti incendi. Il
centro di gravit del nuovo progetto era costituito dal Colosso dorato del Sole che si
specchiava su uno stagnum artificiale ricavato nellattuale area del Colosseo. Un settore
privato, modellato sui basilea ellenistici, era costituito da immensi giardini che andavano
dagli Orti di Mecenate sullEsquilino fino al tempio del Divo Claudio sul Celio. In essi erano
immersi padiglioni di abitazione, ninfei. Un grandioso impianto di giardini pensili sul Palatino
sostituiva la vecchia Domus Tiberiana e un altro grande edifcio costituiva la futura Domus
Flavia. Grandiosi proticati collegavano il Colosso al Foro. Limpianto, costituito da un grande
corpo a peristilio e da un impianto centrico con sale satelliti, risulta essere un edificio ad ali
simmetriche. La luce solare veniva forzata a scopi ornamentali o addirittura liturgici. Per
quanto riguarda la tecnica costruttiva notiamo delle immense volte a botte ( le pi grandi
fino a quel momento). La sala ottagona dotata di audaci piattabande che controllano il
sistema di controspinte che consente alla volta a padiglione ribassata di funzionare come
una cupola la quale aperta da un vasto oculo. Questa intuizione condurr alla nascita della
volta ad ombrello e quindi a volte e cupole costolonate. Anche dal punto di vista decorativo
la Domus Aurea far scuola. I resti mostrano come il 3stile pompeiano, cosiddetto
ornamentale, vira verso una dimensione irreale, in cui i motivi ornamentali acquisiscono
consistenze metalliche e si articolano in strutture eleganti e gracili. Di qui il passaggio al 4
stile o delle architetture fantastiche.

La dinastia dei Flavi


Il Colosseo e lo smembramento della Domus Aurea
Con i Flavi e soprattutto con Tito Flavio Vespasiano, si torna alla politica delle grandi opere
pubbliche: smembramento della Domus Aurea e restituzione ad uso pubblico di molte aree
inglobate nella parte privata della villa neroniana. Lo stagnum, il lago intorno al quale
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dovevano disporsi i principali edifici neroniani, fu rimpiazzato dal colossale anfiteatro Flavio.
Il Colosseo ha una forma interamente chiusa costituita da 80 cellule trapezoidali, di cui
lultima combacia con la prima. In corrispondenza degli assi dellellisse i 3 cunei confinanti
vengono uniti mediante arcate, e allestremit orientale un avancorpo monumentale e
marmoreo segna la facciata dingresso al palco imperiale. Anche dallesterno leggibile lo
schema: la cellula compositiva di base larco inquadrato dallordine, ripetuto 80 volte per
3 livelli, mentre un attico con 80 finestre corona ledificio e sorregge le antenne che
dovevano sostenere il velario per ombreggiare larena. Ognuno dei 3 livelli principali
caratterizzato da semicolonne con diversi tipi di capitelli: tuscanici al pian terreno; poi ionici
e poi corinzi. I restanti elementi degli ordini, base, architrave e fregio, sono identici in tutti e
3 i piani, solo la cornice del 3 presenta una dentellatura che si espande verso lesterno
fungendo da cornicione e al tempo stesso dovendo far passare le antenne per il velario. Fu
necessario quindi rinforzarla con mensoloni che segmentano il fregio. E evidente come in
questo periodo la sovrapposizione degli ordini non fosse pi legata alla sequenza
canonizzata in et ellenistica, ma si avviasse ad esprimere valori formali autonomi, in
funzione delle esigenze progettuali. Prendendo in esame 3 edifici a 2 soli ordini esterni
progettati in et flavia, nello stadio di Domiziano scompare il tuscanico, nellanfiteatro di
Arles scompare lo ionico, in quello di Nimes si sovrappongono paraste e semicolonne
tuscaniche; nellanfiteatro Castrense i 3 ordini esterni sono tutti corinzi. Tornando al
Colosseo: il pianterreno risulta il pi basso dei 4 livelli (pi o meno uguali i 2 intermedi,
altissimo lattico). A provocare questo effetto sono i plinti sotto gli ordini collegati da una
struttura muraria. In sezione i plinti nascondono, nei piani intermedi, le volte a botte anulari
delle gallerie sottostanti; al quarto livello il plinto permetteva di raggiungere la quota
necessaria ad alloggiare allinterno un ulteriore galleria che da accesso al loggione.
Significativa la scelta di dividere lesterno in 4 fasce, esattamente come linterno, dove 4
settori concentrici di gradinate ospitavano dal basso verso lalto i senatori, i cavalieri, coloro
che avevano cittadinanza romana, e infine il summum menianum, tutti quelli che non
avevano tale diritto. Nel Colosseo la tecnica edilizia adottata era quella di una struttura a
cheletro di travertino, con tamponature prima in opera quadrata di tufo, poi in mattoni, e
volte rampanti in cementizio. Questa prassi progettuale ne ha permesso la rapidissima
esecuzione.

Per celebrare la presa di Gerusalemme venne costruito il Templum Pacis, noto anche come
Foro della Pace o di Vespasiano. Si tratta di un santuario costituito da un grande recinto
quadrangolare, parallelo al Foro di Augusto. Al suo interno racchiudeva un giardino con
grandi fontane e siepi. Opere darte erano collocate sotto i portici, nelle esedre e nel
giardino. Ledificio templare era situtato al centro del lato sud e la sua esistenza veniva
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denunciata allesterno solo dalla fronte in lieve risalto e dalle maggiori dimensioni delle
colonne, oltre che dal timpano. Diverso il discorso per il regno di Domiziano; primo
autocrate romano a pretendere per s il titolo di dominus ac deus, la sua politica sar
orientata ad una esaltazione del ruolo imperiale. Domiziano stato uno dei pi formidabili
costruttori dellurbe. Complet il Colosseo, ricostru il tempio di Giove Capitolino, e ripar i
danni dellincendio restaurando gran parte dei monumenti del Campo Marzio. Costru ex
novo un tempio dedicato al padre e al fratello divinizzati e un arco in onore del fratello Tito.
Dette forma definitiva al Circo Massimo, di cui comprese e valorizz il potenziale di luogo
deputato del consenso popolare affiancandovi il palazzo imperiale sul Palatino. A differenza
delle precedenti residenze dei sovrani, il Palatium si configura come un palazzo dinastico.
Esso sfrutta il connotato del Circo come luogo della massima affluenza popolare e quindi
della massima ostensione dellimperatore. Il palazzo concepito per blocchi paralleli e
comunicanti tra loro tramite alcune aperture. La domus Flavia, il complesso di
rappresentanza costituito da pochi ma grandiosi ambienti destinati ad ospitare le funzioni
pubbliche; la Domus Augustana la residenza privata dellimperatore in cui si svoglevano
svariate attivit. Allinterno infatti vi erano: un ippodromo, un giardino circondato da
porticati al centro del quale si apriva una grandiosa esedra coperta da una semicupola.
Questi complessi sono legati da un unico percorso che li attraversa con regolare alternanza
di luce-penombra-ombra. Al contrario nei prospetti non esisteva alcuna unit. La Domus
Augustana incombeva sul Circo Massimo con una facciata concava ad arcodi cerchio
caratterizzata da un ordine gigante; la Domus Flavia si affacciava su uno spazio libero. LAula
Regia, concepita per un uomo che per la prima volta a Roma pretese gli onori divini,
presenta unabside in posizione assiale che ritroviamo replicata nelladiacente basilica e nel
grandioso triclino noto come coenatio jovis. Questultima costituir un modello di solenne e
sontuoso spazio assembleare. Anche il Foro Transitorio, inaugurato dal suo successore
Nerva, opera domizianea. Si decise di riorganizzare lintero settore dandogli la forma di
una piazza. Laccesso sarebbe avvenuto dalla suburra tramite la porticus absidata, un
portico dallinedita forma a ferro di cavallo, lungo il quale si aprivano diverse porte e
nicchie. Da una porta si accedeva ad una sorta di vestibolo che conduceva al Foro di Augusto
e al Templum Pacis, mentre un arco monumentale dava accesso al vero e proprio Foro. Il
tempio venne rasato al livello delle fondazioni e ricoperto dal lastricato marmoreo della
piazza; un nuovo tempio fu ricavato in posizione opposta, sulle fondazioni del vestibolo. Il
lotto irregolare venne risolto tramite due testate ad arco di cerchio che nascondevano tutti
gli orientamenti dissonanti. Il muro perimetrale venne decorato tramite un ordine a risalit di
colonne che ribattevano su lesene, dotato di attico con trofei e personificazioni delle
province fedeli (provinciae fideles). Lestrusione della colonna dal muro sul quale per ne
resta la traccia sotto forma di lesena motivo inedito nella precedente architettura
monumentale, ma che si estender a quella successiva, soprattutto a quella delle scenae
frontes teatrali. Il foro e il palazzo presentano compositivamente un elemento generatore
comune: luso della linea curva ad arco di cerchio. Oggi non limitiamo pi il termine barocco
alla sola esuberanza decorativa, ma lo applichiamo ad un sostanziale movimentarsi dello
spazio costruito. A ci si aggiunge la gi evocata esuberanza decorativa, al limite dellhorror
vacui.

Traiano e gli imperatori adottivi


Traiano e Apollodoro: larchitettura come immagine dellImpero
Se mai esistito un architetto imperiale, Apollodoro di Damasco quello di Traiano. Dopo la
costruzione del Colosseo era necessario costruire nelle immediate vicinanze di questo un
impianto di igiene popolare. Loccasione fu offerta quando un incendio devast i piani
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superiori del padiglione del Colle Oppio della Domus Aurea. Rasate al suolo le parti
danneggiate il padiglione divenne il basamento del pi grande impianto termale di Roma.
Limpianto delle terme ha uno schema a simmetria sagittale, con due percorsi identici
intorno ad un asse portante costituita da vestibolo, natatio o piscina, frigidario e calidario. I
cantieri delle terme e del tempio di Venere occuparono i primi anni del regno di Traiano,
fino alle vittoriose guerre daciche, con il cui bottino fu finanziata la costruzione del nuovo
foro. Fondamentale stato localizzare a nord laccesso monumentale del complesso: in tal
modo, anzich creare unappendice dei precedenti Fori, viene realizzato un ingresso
allintera area monumentale. La facciata del Foro: doveva trattarsi di un muro chiuso
scandito da un ordine colossale di colonne di granito con trabeazione a risalti. La narrazione
delle campagne daciche avvolge la gigantesca colonna, leggibile. Il cortile era funzionale alla
lettura dellepigrafe e non dellintera colonna, ed immetteva nelle 2 biblioteche (una latina
e una greca), nella basilica, detta Ulpia dal gentilizio della famiglia di Traiano. Si trattava di
uno spazio coperto organizzato in tre navate concentriche: le due esterne coperte con volte
separate da colonne marmoree, mentre le colonne della navata centrale erano in granito. La
navata centrale era il triplo di quelle laterlai. Due grandi absidi coperte con travature lignee
fungevano da tribunalia. La basilica prospettava verso la piazza con un fronte articolato da 3
avancorpi scanditi di colonne in giallo antico, e coronato da un attico con panoplie
(collezioni di armi) a bassorilievo, e figure di barbari prigionieri. Due portici chiudevano la
piazza lastricata in marmo bianco. I porticati del Foro di Traiano sono coronati da un attico
cieco, scandito da figure di barbari-telamoni, al cui interno era alloggiata una finta volta a
botte. Le gigantesche figure dei Daci prigionieri fungerebbero da acroteri. Il vero scopo della
piazza era incastonare limmenso equus traiani, il monumento equestre dellimperatore. A
differenza del passato, qui non esisteva nessun arco di trionfo inserito in un muro ad arco
cieco. La piazza risultava chiusa da un muro articolato da colossali colonne con trabeazioni a
risalti ed attico. Su questo fondale si stagliava il monumento equestre, mentre, una volta
entrati in galleria, si poteva accedere attraverso una porta monumentale ad un porticato
che circondava unarea scoperta. Questo vano, per la ricchezza della decorazione, era una
sorta di sancta sanctorum dove venivano deposti i trofei di armi daciche ai piedi di una
grande immagine di Traiano. Dal punto di vista della decorazione il Foro di Traiano mostra
un salto stilistico epocale, con labbandono del barocco flavio. Il complesso dei mercati di
Traiano sorse contemporaneamente al Foro di Traiano, ed separato da esso per mezzo di
una strada basolata. Riprende la forma semicircolare dell'esedra del foro traianeo e si
articola su ben sei livelli. Gli edifici sono separati tra loro da un percorso antico che in et
tarda prese il nome di via Biberatica. La parte inferiore, a partire dal livello del foro,
comprende gli edifici del "Grande emiciclo", articolato su tre piani e con due "Aule di
testata" alle estremit, e del "Piccolo emiciclo", con ambienti di nuovo su tre piani. Due
scale alle estremit del Grande emiciclo consentono di raggiungere i piani superiori. I
"Mercati di Traiano" costituiscono un articolato complesso architettonico che, utilizzando la
duttile tecnica costruttiva del laterizio (cementizio rivestito da un paramento in mattoni),
sfrutta tutti gli spazi disponibili, ricavati dal taglio delle pendici della collina, inserendo
ambienti di varia forma ai differenti livelli del monumento. Tale articolazione permette di
passare, con ampio respiro, dalla disposizione curvilinea dell'esedra alle spalle dei portici del
Foro di Traiano, a quella rettilinea del tessuto urbano circostante. A differenza degli
imperatori che lo avevano preceduto, Punlio Elio Adriano ebbe un interesse personale e
specifico, al limite del professionale, per larchitettura: in questarte egli si riteneva
peritissimus. Una vera e propria attivit progettuale lo interess per tutta la durata del suo
regno. Il Pantheon ("tempio di tutti gli dei") un edificio costruito come tempio dedicato
alle divinit dell'Olimpo. Fu fatto ricostruire dall'imperatore Adriano tra il 118 e il 128 d.C.,
dopo che gli incendi del 80 e del 110 d.C. avevano danneggiato la costruzione precedente di
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et augustea. Sotto Adriano l'edificio venne interamente ricostruito. Rispetto all'edificio


precedente fu invertito l'orientamento. Il grande pronao e la struttura di collegamento con
la cella occupavano l'intero spazio del precedente tempio, mentre la rotonda venne
costruita quasi facendola coincidere con la piazza augustea circolare recintata che divideva il
Pantheon dalla basilica di Nettuno. Il tempio era preceduto da una piazza porticata su tre
lati e pavimentata con lastre di travertino. L'edificio costituito da un pronao collegato ad
un'ampia cella rotonda per mezzo di una struttura rettangolare intermedia. Il pronao,
ottastilo era innalzato sul livello della piazza per cui vi si accedeva per mezzo di cinque
gradini. All'interno, due file di quattro colonne dividono lo spazio in tre navate: quella
centrale pi ampia conduce alla grande porta di accesso della cella, mentre le due laterali
terminano su ampie nicchie. I fusti delle colonne erano in granito grigio (otto in facciata) o
rosso (distribuite nelle due file retrostanti), provenienti dalle cave egiziane. La struttura
intermedia che collega il pronao alla cella un avancorpo in opera laterizia (mattoni),
costituita da due massicci pilastri che si appoggiano alla rotonda, collegati da una volta che
proseguiva senza soluzione di continuit l'originaria volta sospesa in bronzo della parte
centrale del pronao. L'esterno della rotonda nasconde la cupola per un terzo, costruendo un
corpo cilindrico che altro non che la continuazione in verticale del tamburo. Tra cupola e
muro esterno cos racchiusa un'ampia intercapedine dove sono state ricavate un doppio
sistema di camere finestrate, organizzate su un corridoio anulare, che ha anche la funzione
di alleggerire il peso delle volte. Il corpo esteriore della rotonda, esclusa la cupola, non era
visibile in antico, in quanto nascosto dalla presenza di altri edifici contigui; per questo non
presenta particolari decorazioni, a parte tre cornici con mensole a altezze diverse. La cupola
decorata all'interno da cinque ordini di cassettoni, di misura decrescente verso l'alto,
tranne nell'ampia fascia liscia pi vicina all'oculo centrale. L'oculo, che d luce alla cupola,
circondato da una cornice di tegoloni fasciati in bronzo fissati alla cupola. La realizzazione fu
resa possibile grazie ad una serie di espedienti che contribuiscono all'alleggerimento della
struttura, dall'utilizzo dei cassettoni, all'uso di materiali via via sempre pi leggeri verso
l'alto: nello strato pi vicino al tamburo cilindrico abbiamo strati di calcestruzzo con scaglie
di mattoni, salendo troviamo calcestruzzo con scaglie di tufo, mentre nella parte superiore,
nei pressi dell'oculo troviamo calcestruzzo confezionato con inerti tradizionali, miscelati a
lava vulcanica macinata. La cupola poggia sopra uno spesso anello di muratura in opera
laterizia (cementizio con paramento in mattoni), sul quale si trovano aperture su tre livelli
(segnalati all'esterno dalle cornici marcapiano). Il tempio di Venere e Roma (templum
Veneris et Romae) era il pi grande tempio conosciuto dell'antica Roma. L'architetto del
tempio fu lo stesso imperatore Adriano. Posto su un alto podio, 2 doppi colonnati sui lati
lunghi cingevano l'area sacra, con dei propilei al centro. La peristasi del tempio scomparsa
e ne resta solo traccia in pianta, dove sono state collocate siepi di bosso e comprendeva
originariamente dieci colonne sui lati brevi (tempio decastilo) e ventidue sui lati lunghi
seguendo lo schema dei templi dipteri[3] e quattro davanti ai pronai. Il naos era diviso in 2
celle quadrate comunicanti attraverso la parete di fondo e rivolte una a nord e una a sud. Fu
costruito in opera quadrata di marmo e di peperino. La decorazione architettonica di et
adrianea eclettica, con forme volta per volta peculiari e non riconducibili ad un unico
modello, ma selezionate caso per caso. Il monopolio del corinzio (modellato sulla
successione canonizzata in et augustea: base attica semplificata, fusto, capitello, architrave
a fasce, fregio e cornice con mensole) non viene messo in discussione. La Villa Adriana la
residenza imperiale fatta costruire nel territorio attualmente appartenente al comune di
Tivoli dall'imperatore Adriano tra il 118 e il 138. Amante del bello, Adriano era appassionato
di architettura ed intervenne direttamente nel disegno e nella progettazione degli edifici. i
resti di due stabilimenti termali detti, per le loro differenti dimensioni, Grandi e Piccole
Terme. La diversit delle dimensioni indica che diversi dovevano essere i destinatari: ospiti
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di riguardo e famiglia imperiale per le Piccole Terme, decorate con grande ricchezza e
raffinatezza, e personale addetto alla Villa per le Grandi Terme. Degli altri edifici annessi a
questo complesso, costituiti da una serie di ambienti, si ritiene fossero destinati ad alloggio
della guardia imperiale (sono detti infatti Pretorio) o del personale della Villa. Il Pecle una
ricostruzione della Sto Pecile (sto poikle, "portico dipinto") nell'agor di Atene, centro
politico e culturale della citt di Atene, la prediletta da Adriano durante i suoi numerosi
viaggi. Il Pecile, un'immensa piazza colonnata di forma quadrangolare, decorata al centro da
un bacino e circondata da un portico..Si innalzava su poderose sostruzioni
artificiali.Attraverso una serie di edifici termali poi si giungeva al Canopo. Il Teatro
marittimo - definizione non nota dalle fonti, ma corrente nell'uso - una delle prime
costruzioni della villa, tanto che stata interpretata come la primissima, provvisoria
residenza di Adriano nel sito. Le sue caratteristiche di separatezza rendono credibile l'ipotesi
che il luogo costituisse il rifugio privatissimo dell'imperatore. La struttura fu edificata nei
pressi della villa repubblicana. un complesso assai singolare, ad un solo piano, senza alcun
rapporto con la forma abituale di un teatro romano, costituito da un pronao. Sono
riconoscibili la soglia dell'atrio e tracce di mosaici pavimentali. All'interno consta di un
portico circolare a colonne ioniche, voltato. Il portico si affaccia su un canale al centro del
quale sorge un isolotto composto anch'esso da un atrio e da un portico in asse con
l'ingresso, pi un piccolo giardino, un piccolo complesso termale, alcuni ambienti e delle
latrine. La struttura non prevedeva alcun ponte in muratura che collegasse l'isolotto al
mondo esterno, e per accedervi era necessario protendere un breve ponte mobile. Il
Tempio di Bacco a Baalbekk elevato su un alto podio e vi si accede da una scalinata con
33 gradini. Era preceduto da un cortile porticato con un monumentale accesso. Risale alla
met del II secolo e si tratta di un tempio periptero con 8 colonne sulla fronte ("ottastilo") e
15 sui lati lunghi. Le colonne scanalate raggiungevano con basi e capitelli una grande altezza
e anche in questo caso il fregio era decorato da protomi di tori e leoni. La peristasi (lo spazio
tra le colonne e i muri della cella) era coperta da un soffitto cassettonato: i cassettoni
poligonali e triangolari, erano decorati con busti di divinit (tra cui Marte, la Vittoria, Diana,
Hygeia) e una ricca decorazione vegetale. L'incorniciatura del portale d'ingresso della cella
presenta fregi figurati e una decorazione di tralci di vite che riferiscono il tempio al dio
Bacco, ma il soffitto del portale mostra un'aquila con un caduceo, attributo tipico del dio
Mercurio. Il culto del dio locale, con caratteristiche simili a quelle del greco Adone, aveva
comportato l'utilizzo del vino, dell'oppio e di altre droghe per il raggiungimento dell'estasi
religiosa.
All'interno della cella le pareti laterali sono decorate da nicchie su due ordini: quelle inferiori
sono sormontate da frontoni arcuati e quelle superiori da frontoni triangolari; le nicchie
sono inquadrate da semicolonne corinzie. Sul fondo del tempio un adyton (sacrario)
ospitava la statua del dio.

I Severi e gli imperatori soldati


Leptis magna
Lucio Settimio Severo fu un generale che divenne imperatore romano dal 193 alla sua
morte, iniziando la dinastia severiana. Lintento dellimperatore era quello di trasformare
Leptis da citt di provincia a succursale della Capitale. In un tessuto urbano che presentava
una griglia fatta di isolati stretti e lunghi, i grandi spazi pubblici si inserivano nella maglia
viaria scandita da cardines. Elemento di rottura furono invece le terme adrianee il cui
orientamento aveva determinato un vistoso cambio direzionale di uno dei cardi. Questo
cardo diviene nellintervento severiano una maestosa via colonnata, lungo il cui percorso si
strutturano gli interventi architettonici pi significativi. L'audace progetto di trasformazione
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di Leptis attuato da Settimio Severo prevedeva anche la revisione della struttura del centro
cittadino, che fu da lui trasferito dal foro vecchio ad uno nuovo, battezzato con il nome della
dinastia imperiale. Intorno al Foro dei Severi, uno spazio aperto e pavimentato in marmo, si
possono ancora vedere numerosi resti che rimandano ai giorni gloriosi della citt. Come
voleva la grande tradizione delle piazze cittadine romane, il Foro dei Severi era circondato
da portici ad arcate. Sulle facciate tra un arco e l'altro erano riprodotte teste di Gorgoni.
Nella maggior parte dei casi sono rappresentazioni simboliche della dea romana della
Vittoria. Oltre ad esse vi sono alcune splendide immagini di Medusa. Stranamente gli archi
erano di pietra calcarea, mentre le teste erano scolpite in marmo. Di fronte alle teste sono
visibili alcuni pannelli verticali con iscrizioni dedicatorie che fungevano da plinti per le
statue. Sul lato sud-occidentale del foro anticamente sorgeva un tempio dedicato alla
Dinastia dei Severi. In epoca romana esisteva infatti la consuetudine di divinizzare gli
imperatori, consuetudini che i sudditi perpetuavano da un lato perch effettivamente
credevano nella loro natura divina, dall'altro perch traevano indubbi benefici politici
considerando i loro sovrani alla stregua di divinit. Del tempio rimangono la scalinata, la
piattaforma e un magazzino sotterraneo. Ad esso appartenevano alcune colonne di granito
rosa che si trovano sparse per il foro. Il Tempio di Venere a Baalbekk era racchiuso in un
recinto sacro che ospitava anche un altro piccolo tempio, conosciuto come "tempio delle
Muse". Il tempio, a cui si accede da una scalinata, era preceduto da un pronao rettangolare
tetrastilo, le cui due successive file di quattro colonne presentavano un'ampia spaziatura
centrale: intercolunnio doppio rispetto ai due alle estremit. Ne risult, di conseguenza, un
pronao coperto a botte sull'asse d'ingresso, architravato e sorretto nelle ali da gruppi di
quattro colonne su disposizione quadrata. La cella rotonda era decorata all'esterno da
nicchie coperte da semicupole a conchiglia. Le colonne che circondano la cella presentano la
trabeazione che non segue la linea del colonnato, ma si incurva verso l'interno fino a toccare
il muro esterno della cella, creando un'insolita forma stellare e inquadrando in tal modo le
nicchie. La testimonianza di Eusebio di Cesarea, che attesta la continuit del culto agli inizi
dell'epoca cristiana, ci informa della sua natura orgiastica e della presenza, probabilmente,
della prostituzione sacra. Il tempio era stato trasformato in chiesa di Santa Barbara, ma
rest al di fuori della cittadella araba e l'intero complesso venne in seguito coperto da una
fitta rete di abitazioni. I resti del tempio furono smontati e rimontati a poca distanza in uno
spazio libero. L'arco di Settimio Severo un arco trionfale a tre fornici (con un passaggio
centrale affiancato da due passaggi laterali pi piccoli), sito vicino al Foro Romano e sorge su
uno zoccolo in travertino, in origine accessibile solo per mezzo di scale. Fu dedicato dal
senato all'imperatore Settimio Severo e ai suoi due figli, Caracalla e Geta per celebrare la
vittoria sui Parti, ottenuta con due campagne militari. L'arco costruito in opera quadrata di
marmo, con i tre fornici inquadrati sul lato frontale da colonne sporgenti di ordine
composito, su alti plinti, scolpiti con Vittorie e figure di barbari. Si tratta del pi antico arco a
Roma, conservato, con colonne libere anzich addossate ai piloni. I fornici laterali sono
messi in comunicazione con quello centrale per mezzo di due piccoli passaggi arcuati. Sui
due lati dell'alto attico presente un iscrizione. Sopra l'attico, come raffigurato nelle
emissioni monetali, si trovava la quadriga imperiale in bronzo e gruppi statuari. I due lati
principali dell'arco erano decorati da rilievi. Ai lati del fornice centrale si trovano le consuete
Vittorie con trofei, che volano sopra genietti che simboleggiano le quattro stagioni (due per
faccia). Sui fornici minori si trovano motivi analoghi, ma le personificazioni rappresentano
dei fiumi. Nelle chiavi d'arco sono scolpite varie divinit. Sui fornici minori corre un piccolo
fregio con la processione trionfale scolpita da altissimo rilievo. Sui plinti delle colonne
rappresentazioni di soldati romani con prigionieri parti (quattro sulla fronte e due sui lati
minori). La parte pi interessante della decorazione sono comunque i quattro grandi
pannelli che occupano lo spazio sui fornici minori, dove scolpita la narrazione delle
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campagne di Settimio Severo in Mesopotamia, organizzate in fasce orizzontali da leggere dal


basso verso l'alto, come consueto nella pittura trionfale e nelle narrazione da essa derivate
(come nella colonna Traiana). Le Terme di Caracalla o Antoniniane (dal nome della dinastia
degli Antonini), costituiscono uno dei pi grandiosi esempi di terme imperiali di Roma.
Furono volute dall'imperatore Caracalla sull'Aventino. Le terme erano grandiose, ma
destinate a un uso di massa. Limpianto comprendeva il recinto e l'edificio termale, ma
erano di vastissime dimensioni tanto che solo le terme di Diocleziano saranno pi grandi.
L'orientamento non era centrato sugli assi, ma sfruttava al meglio l'esposizione solare,
ponendo il calidarium sul lato sud e sporgente come un avancorpo. Il recinto esterno era
costituito da un portico prima del quale una serie di concamerazioni a due piani sostengono
un lato del terrapieno sul quale sorge il complesso. Ai due lati del recinto due esedre
grandiose erano poste simmetricamente e contenenti ciascuna una sala absidata, preceduta
da colonnato, con ai fianchi due ambienti minori di forma diversa: uno a forma di basilica
absidata e uno a pianta centrale. Sul lato di fondo, un'esedra schiacciata, munita di
gradinate, nascondeva le enormi cisterne, poste in una doppia fila di ambienti. Ai lati di essa
vi erano due sale absidate adibite a biblioteche. Una passeggiata sopraelevata seguiva il
recinto sul lato interno ed era probabilmente porticata. Lo spazio compreso tra il recinto ed
il corpo centrale era occupato da aree verdi. Il corpo centrale era un blocco di ambienti a
pianta diversa, di pianta pi o meno rettangolare con l'avancacorpo a forma rotonda che
sporgeva sul lato sud-ovest. La pianta riprendeva quella delle altre terme imperiali, in
particolare quelle di Traiano, con le sale pi importanti lungo l'asse centrale e le altre
disposte simmetricamente. L'accesso avveniva tramite quattro porte, che immettevano in
un ambiente laterale, oppure in uno dei due ambienti a fianco della grande piscina, la
natatio, divisi da essa tramite un portico con quattro colonne. Qui iniziava il percorso del
bagno, con gli esercizi sportivi di vario genere, che potevano svolgersi sia all'aperto che al
riparo. Il percorso poteva essere compiuto su ciascuno dei lati, specularmente identici. Dalla
stanza di ingresso, si giungeva in uno dei due ambienti a base quadrata, forse un
apodyterium, lo spogliatoio. Proseguendo si arrivava a una delle due grandi palestre, poste
simmetricamente lungo i lati brevi, con un cortile centrale chiuso su tre lati da un portico
con colonne in giallo antico e copertura a volta. Oltre il portico delle palestre, si apriva un
emiciclo diviso da sei colonne, mentre il lato opposto, quello verso il recinto non colonnato,
dava accesso a cinque ambienti, quello centrale con abside. Le grandi sale successive,
avevano forme e dimensioni varie (rettangolare, ellittica, quadrata, absidata), dotate di
vasche. La stanza rettangolare, in particolare, caratterizzata da piccoli ingressi obliqui, che
consentivano di evitare la dispersione del calore, era probabilmente il laconicum (bagno
turco). Da qui si arrivava al calidarium, con al centro una grande vasca circolare di acqua
calda. La copertura era a cupola, sorretta da otto poderosi pilastri. Due file di finestroni
ricevevano la luce solare dalla tarda mattinata fino al tramonto. Oltre alla vasca centrale si
trovavano altre sei vasche lungo il perimetro, poste tra un pilone e l'altro. Il calidarium, si
trovava sull'asse centrale, quindi era unico, come tepidarium, basilica e natatio. Il
tepidarium era un ambiente pi piccolo e temperato, a base circolare e tagliato ai lati con
due vasche. La grande basilica centrale, aveva una forma a croce, coperta da tre grandi volte
a crociera poggianti su otto pilastri fronteggiati da colonne di granito. Sui lati brevi si
aprivano nicchie ellittiche con vasche dove aveva luogo il frigidarium. Il bagno terminava
nella natatio, la piscina all'aperto, decorato da quattro enormi colonne monolitiche in
granito. Limpianto aveva un complesso reticolo di ambienti sotterranei, dove si trovavano
le stanze di servizio. In uno dei sotterranei venne installato un mitreo, il pi grande ritrovato
a Roma, al quale si accede dall'esterno del recinto. Le Mura Aureliane sono una cinta
muraria costruita tra il 270 ed il 273 dallimperatore Aureliano per difendere Roma, capitale
dell'impero, dagli attacchi dei barbari. In quel periodo la citt si era sviluppata ben oltre le
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vecchie Mura serviane (che circondavano solamente i sette colli), ma la nuova minaccia
rappresentata dalle trib barbare che fluivano alla frontiera germanica, non poteva essere
controllata dall'impero, che versava allora nella difficile crisi del III secolo. Inizialmente
Roma si considerava immune da ogni pericolo: secoli di tranquillit facevano ritenere
impensabile che un nemico potesse violare il sacro suolo dellUrbe. Nel 270 Aureliano riusc
ad arrestare, non senza difficolt, unennesima invasione di Alemanni e Goti; il pericolo era
scampato ancora una volta, ma ormai ci si rese conto della necessit di correre
urgentemente ai ripari: da molto tempo le legioni non erano pi in grado di controllare il
territorio dello Stato per tutta la sua estensione. La costruzione delle mura inizi
probabilmente nel 271 e si concluse entro due anni, anche se la definitiva rifinitura avvenne
sotto limperatore Probo. Il progetto era improntato alla massima velocit di realizzazione e
semplicit strutturale, oltre, ovviamente, ad una garanzia di protezione e sicurezza. Queste
caratteristiche fanno pensare che un ruolo non secondario, almeno nella progettazione, sia
stato rivestito da esperti militari. E daltra parte, poich allepoca gli unici nemici che
potevano rappresentare qualche pericolo non erano in grado di compiere molto pi che
qualche razzia, un muro con robuste porte ed un camminamento di ronda poteva ritenersi
sufficiente. Il tracciato originario seguiva per buona parte il confine daziario di Roma, che
non era una struttura fisica preesistente, ma semplicemente una linea ideale, identificata da
pietre (dette appunto daziarie) sistemate una per ogni via principale di accesso alla citt,
nel punto in cui, convenzionalmente, erano posti gli uffici di dogana. Le mura Aureliane
ribadivano pertanto un confine commerciale gi esistente e tre di queste pietre sono state
rinvenute murate o interrate nei pressi di altrettante porte (la Salaria, la Flaminia e
lAsinaria). Per dare maggior rapidit alledificazione diverse squadre lavorarono
contemporaneamente su tratti separati, e per motivi economici e militari molte costruzioni
precedenti furono incluse nel perimetro delle mura. Fra queste, l'Anfiteatro Castrense, la
Piramide Cestia, due o forse tre lati del Castro Pretorio, di cui furono murate altrettante
porte, e diversi tratti di vari acquedotti vennero inglobati nella struttura muraria. Questa era
alta dai 6 agli 8 metri (pi 2 di fondazioni) e dello spessore di 3,30 metri. Lintera struttura si
componeva di tratti di muro merlato intervallati ogni 30 metri da torri a pianta rettangolare
e da porte principali, oltre a diverse altre porte e passaggi secondari, servizi igienici e
numerosissime feritoie. Solo ai lati delle porte si trovavano torri cilindriche, ma dubbio se
fossero inizialmente cos o se la forma a pianta circolare sia frutto del restauro realizzato da
Onorio. Nei punti orograficamente pi scoscesi la parte interna del muro era rinforzata da
un terrapieno. Gli architetti di Aureliano compresero che pi di una cinta muraria piatta, le
torri e le baliste piazzate su ciascuna torre avrebbero garantito una maggior copertura di
tiro ed avrebbero quasi completamente eliminato gli inevitabili punti morti. Ogni torre fu
quindi provvista di finestre laterali che potessero assicurare un raggio dazione lungo tutto il
tratto di muro fino alla torre successiva, sia su un lato che sullaltro. Una delle
preoccupazioni maggiori per una citt assediata era la disponibilit di rifornimento idrico.
Questo, oltre certamente alla difesa di unarea alquanto abitata, fu uno dei principali motivi
per cui la cerchia delle mura inglob anche la zona di Trastevere e del Gianicolo, sul lato
destro del fiume, consentendo in tal modo il controllo, per un tratto abbastanza lungo, di
entrambe le sponde del Tevere. Le porte, erano generalmente di tre tipi, a seconda
dellimportanza che allepoca rivestivano le strade che da esse si dipartivano: le pi
importanti si componevano di due arcate gemelle, avevano una pavimentazione in
travertino ed erano affiancate da due torri cilindriche; una sola arcata avevano quelle porte
a cui si riconosceva una importanza secondaria, con pavimentazione in opus latericium,
attico in travertino e due torri cilindriche; al terzo tipo appartenevano porte costituite da
una semplice arcata ed affiancate dalle comuni torri quadrangolari. Fa eccezione a questa
classificazione la Porta Prenestina-Labicana (oggi Porta Maggiore) che, sebbene
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appartenesse, come importanza, al III tipo, fu per aperta inglobando larco a due fornici
costruito dallimperatore Claudio come facente parte dellacquedotto Claudio. Ancora al III
tipo dovrebbe appartenere la Porta Settimiana. Cera poi tutta una serie di passaggi, le
posterule (o postierle), come la Porta Ardeatina: delle semplici aperture nel muro con un
paio di metri di luce, la cui difesa consisteva in una rientranza del muro stesso, a formare un
piccolo bastione. Alcuni di questi passaggi si aprivano verso il fiume. Gi Costantino, con
generose donazioni di terreni ed edifici, oltre alla liberalizzazione religiosa, aveva affidato
alle gerarchie della giovane chiesa cristiana una solida piattaforma per lacquisizione di una
posizione primaria nella gestione delle cose romane. Ai tempi di Onorio ed Alarico
linfluenza della chiesa era gi diventata predominante, tant che da allora si assistette, un
po alla volta, ad una sorta di cristianizzazione delle porte, nel senso che i nomi (che prima
derivavano dalla via che da ciascuna porta usciva) cambiarono riferendosi a chiese e tombe
di Santi che attraverso di esse erano raggiungibili. Il fenomeno non coinvolse per tutte le
porte; alcune conservarono il loro nome originario, sia perch le rispettive strade erano
cadute in abbandono o per un calo demografico dellarea circostante o per la permanenza
dellimportanza della loro caratteristica. In qualche caso il nome cristianizzato venne col
tempo ulteriormente cambiato.

La tetrarchia
Diocleziano e il decentramento delle sedi imperiali
Diocleziano dovette affrontare la riorganizzazione della citt e del mondo romano. Adottata
la tetrarchia e mantenendo per s Roma, questo organizzazione si ripercosse sia
nellurbanistica che nellarchitettura. Alcune citt furono o potenziate o interamente
ristrutturate. Spalato fu fondata ex novo dove Diocleziano si ritir e mor. Tipologia fino a
quel momento inedita, esterno di accampamento fortificato, estensione della citt,
funzione di palazzo, Spalato incarna un vero organigramma delle funzioni vitali per un
imperatore di et tetrarchica. Il Palazzo di Diocleziano, situato a Spalato (Croazia), un
imponente complesso architettonico fatto edificare dall'imperatore Diocleziano allo scopo
di farne la propria dimora. Il palazzo con le sue mura coincide col nucleo originario del
centro storico della citt. Dopo aver riformato l'Impero romano, con l'entrata in vigore del
sistema della tetrarchia, Diocleziano abdic ritirandosi nel palazzo appositamente fattosi
costruire. Il palazzo, una sorta di grande villa fortificata, si presentava come una struttura
autonoma, cittadella dedicata alla figura sacra dell'imperatore, per il quale esisteva gi un
mausoleo, destinata quindi ad ospitarlo in eterno. Strutturata con la pianta tipica degli
accampamenti militari romani: due strade perpendicolari, il cardo ed il decumano, che si
intersecano e dalle quali si dipartono numerose vie trasversali a scacchiera, aveva una
forma leggermente trapezoidale (il lato sud era leggermente irregolare per il declivio del
terreno verso il mare), con un lato affacciato sul mare e quattro poderose torri quadrate agli
angoli. La sua cinta muraria era in opus quadratum. In queste mura si aprono vari torrioni
quadrati e quattro porte, affiancate da torri a base ottagonale: la Porta Aurea (a nord), la
Porta Argentea (ad est), la Porta Ferrea (ad ovest) e la Porta Aenea o bronzea, sul mare a
sud. Le poderose mura furono una sorta di novit rispetto alle ville romane dei secoli
precedenti e si resero necessarie per via degli eventi turbolenti della storia romana
dell'epoca. La Porta Aurea inquadrata da edicolette pensili e sormontata da archetti su
colonnine pensili (oggi delle colonne restano solo le mensole di base e i capitelli). Le altre
due porte (Argentea e Ferrea) hanno decorazione pi semplice. Ciascuna era dotata di
controporta e cortile d'armi. Da qui partivano le vie colonnate che dividevano il complesso
in quattro riquadri principali: i due a nord ospitavano caserme, servizi e giardini, mentre la
parte meridionale, ospitava il quartiere imperiale. Dalla prosecuzione colonnata della strada
nord-sud si poteva giungere al portico detto "peristilio", con quattro colonne sostenenti un
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archivolto a serliana. Attraverso il peristilio verso sud si accedeva a un vano a base circolare
coperto da cupola e poi ad un vano rettangolare con colonne che faceva da vestibolo
d'accesso agli appartamenti privati dell'imperatore, disposti sul lato lungo il mare, sul quale
si affacciavano con un loggiato a semicolonne che inquadravano gli archi; alle estremit e al
centro si trovavano tre serliane. Il peristilio pare che avesse la funzione di scenografia per le
cerimonie ufficiali alle quali partecipava come protagonista l'imperatore. Dal questo si
accedeva ad ambienti di culto: erano presenti due edifici rotondi, di uso sconosciuto, ed un
tempio tetrastilo probabilmente dedicato a Giove; poi si ergeva l'edificio a base ottagonale
del mausoleo imperiale, cinto da una serie di colonne (peristasi) e coperto a cupola,
all'esterno protetta da un tetto piramidale. L'appartamento privato era diviso in due met
simmetriche, divise dalla prosecuzione sotterranea della via colonnata. Si conoscono nella
parte occidentale le sostruzioni verso il mare e una basilica privata, affiancata da una doppia
fila di stanze a pianta centrale, oltre a un complesso termale. La met orientale del palazzo
non molto conosciuta. Le Terme di Diocleziano, le pi grandi Terme della Roma antica,
furono iniziate dall'imperatore Massimiano, nominato Augustus dell'Impero romano
d'Occidente da Diocleziano, e aperte dopo l'abdicazione di entrambi. Le terme furono
costruite per servire i popolosi quartieri del Quirinale, Viminale e Esquilino. Nonostante i
saccheggi, le terme rimasero in uso fino a quando i Goti tagliarono gli acquedotti. Simili
nella forma e nelle dimensioni alle Terme di Caracalla (che a loro volta si ispiravano alle
terme di Traiano), ma ampie il doppio, le Terme di Diocleziano subirono il destino della
grandissima parte dei monumenti romani, utilizzate nei secoli come cava di materiali edili
per altre costruzioni mentre le aule venivano adibite a vari usi privati e perfino come luogo
di doma dei cavalli. Furono le pi grandi e sontuose terme costruite a Roma. Poste sul colle
Viminale, in un recinto. Potevano accedere al complesso fino a tremila persone
contemporaneamente. Erano alimentate da un ramo dell'Acqua Marcia che partiva da Porta
Tiburtina e conduceva l'acqua in una cisterna, detta la botte di Termini. Il modello sul quale
venne disegnata la pianta era quello delle terme di Traiano, con le quali ha in comune
l'esedra semicircolare e il calidarium rettangolare con tre nicchie semicircolari (quello delle
terme di Caracalla invece circolare). Il complesso era orientato a sud-est affinch l'energia
solare riscaldasse il calidarium senza interessare il frigidarium.
Al centro si trovava una grande basilica, dove si incontravano i due assi di simmetria del
complesso. Lungo l'asse minore erano allineati i bagni (calidarium, tepidarium e frigidarium),
mentre sull'asse maggiore si trovavano le palestre. L'abside sorge dove si trovava la grande
piscina rettangolare della natatio. Le tre volte a crociera superstiti del transetto della
basilica, sorrette da otto enormi colonne monolitiche in granito, forniscono ancor oggi uno
dei pochi esempi dell'originale splendore degli edifici romani. Una grande sala ovale fungeva
da apodyterium, lo spogliatoio, e una rettangolare da atrio. Questo gruppo di ambienti
doveva avere i corrispettivi simmetrici sull'altro lato. Treviri era una delle quattro capitali
della Tetrarchia, con Milano, Sirmio e Nicomedia, a oggi quella meglio conosciuta. La sua
stagione architettonica si concentr durante la prima e la seconda tetrarchia, proseguita poi
da Costantino e Valentiniano I. Tra i pi importanti monumenti va ricordata la Porta Nigra, la
porta di ingresso di citt di epoca romana meglio conservata a nord delle Alpi; inoltre vi
sono anche un anfiteatro, i resti delle terme Imperiali e l'enorme Basilica di Costantino (una
basilica civile nel senso che gli antichi Romani davano al termine), che la sala del trono
dell'Imperatore Costantino. La porta cittadina fu costruita attorno al 180 d.C. come ingresso
a nord alla citt di Augusta Treverorum (la citt dellimperatore Augusto nelle regione dei
Treveri), lattuale Treviri. Il nome di Porta Nigra testimoniato a partire dal Medioevo gli
deriva dal colore scuro assunto durante il processo di erosione dei blocchi chiari di pietra
arenaria di cui costituita. La porta non ha mai assistito ad una sua realizzazione definitiva:
le perforazioni che ospitano i cardini della porta erano stati prefabbricati; le mezze colonne
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situate sulla facciata del lato campagna sono state lasciate allo stato grezzo; i fori lasciati dai
rapinatori di metallo medievali allorch essi staccarono con forza i ganci di ferro e di piombo
usati per la costruzione della porta allo scopo di riciclarli per altri usi, rafforzano questa
impressione di incompiutezza. Basilica di Massenzio La Basilica di Massenzio o, di
Costantino, l'ultima e la pi grande basilica civile del centro monumentale di Roma. Non fa
parte del Foro Romano propriamente detto, ma era nelle immediate adiacenze di esso.
Nelle fonti antiche la basilica ricordata come Basilica Nova, o Basilica Constantiniana. La
basilica fu inizialmente fatta costruire da Massenzio agli inizi del IV secolo e fu terminata e
modificata da Costantino I in prossimit del tempio della Pace e del tempio di Venere e
Roma, la cui ricostruzione fece parte degli interventi massenziani. La sua funzione era
prevalentemente quellamdi ospitare l'attivit giudiziaria di pertinenza del prefetto urbano.
Una parte di questo edificio pi antico era occupata dagli Horrea piperiana, i magazzini del
pepe e delle spezie. Della basilica si perse ben presto la corretta denominazione, e i colossali
resti furono noti con la denominazione di Templum urbis. Lo schema costruttivo del
gigantesco edificio, presentava una navata centrale pi larga e pi alta sulla quale si
aprivano, invece che le tradizionali navate minori, tre nicchioni per lato, coperti da volta a
botte con lacunari ottagonali ancora ben visibili nella parte superstite. Gli ambienti erano
collegati tra loro da piccole aperture ad arco. La navata centrale era coperta da tre enormi
volte a crociera in opus caementicium, che poggiavano sui setti murari trasversali che
separavano gli ambienti laterali e sulle colonne di marmo proconnesio addossate alla loro
terminazione. Sorreggevano una trabeazione marmorea, di cui restano resti dei blocchi
parzialmente inseriti nella muratura. Le dimensioni e il sistema costruttivo degli spazi interni
sono del tutto compatibili con quelle delle grandi sale delle terme, che venivano di fatti
chiamate pure "basiliche". L'esempio pi illuminante la sala delle terme di Diocleziano,
trasformata poi nella basilica di Santa Maria degli Angeli. Sul lato corto occidentale, alla
testata della navata centrale si apriva un'abside preceduta da due colonne. Nell'abside
venne collocata una statua colossale, acrolito costruito in parte in marmo e in parte in
legname e bronzo dorato. La statua raffigurava in origine lo stesso Massenzio e in seguito
venne rilavorata con i tratti di Costantino. All'abside occidentale si contrapponeva
l'originario ingresso dell'edificio, preceduto da una scalinata. L'ingresso dava accesso ad un
corridoio trasversale aperto sulla navata centrale mediante cinque aperture ad arco.
L'ingresso su uno dei lati corti, rappresenta una disposizione che divenne poi tipica delle
prime basiliche cristiane. L'impianto originario sub in seguito alcune modifiche, tra cui
l'apertura di un secondo ingresso. Questo secondo ingresso era costituito da un portico
tetrastilo con fusti in porfido, al quale si accedeva con una scalinata. Il nicchione centrale del
lato nord, opposto al nuovo ingresso fu arricchito nello stesso momento di una seconda
abside sul fondo, forse destinata anche ad ovviare a problemi strutturali, coperta da una
semicupola e con le pareti arricchite da nicchie destinate ad ospitare statue su due ordini. Le
nicchie erano inquadrate da edicole costituite da piccole colonne poggianti su mensole
sporgenti dalla parete. Sul fondo dell'abside era realizzato un podio in muratura destinato
ad ospitare il tribunal dei giudici. L'edificio era dotato anche di numerosi collegamenti
verticali: all'interno della muratura all'angolo nord-occidentale era inserita una scala a
chiocciola,; un'altra doveva trovarsi nell'opposto angolo sud-orientale. L'arco di Costantino
un arco trionfale a tre fornici situato a breve distanza dal Colosseo. Oltre alla notevole
importanza storica come monumento, l'Arco pu essere considerato come un vero e
proprio museo di scultura romana ufficiale, straordinario per ricchezza e importanza. Si
tratta di un arco a tre fornici con attico. L'arco uno dei tre archi trionfali sopravvissuti a
Roma: gli altri due sono l'arco di Tito (81-90 circa) e l'arco di Settimio Severo (202-203).
Come anche quello di Tito, quasi del tutto ignorato dalle fonti letterarie antiche e le
informazioni che si conoscono derivano in gran parte dalla lunga iscrizione di dedica,
31

ripetuta su ciascuna faccia principale dell'attico. All'epoca della costruzione dell'arco,


Costantino non aveva ancora "ufficializzato" la simpatia verso il Cristianesimo. L'imperatore
aveva dato libert di culto alle popolazioni dell'Impero Romano nel 313. Tra i rilievi dell'arco
sono presenti scene di sacrificio a diverse divinit pagane (nei tondi adrianei) e busti di
divinit sono presenti anche nei passaggi laterali, mentre altre divinit pagane erano
raffigurate sulle chiavi dell'arco. L'arco costruito in opera quadrata di marmo nei piloni,
mentre l'attico, che ospita uno spazio accessibile, realizzato in muratura e in cementizio
rivestita all'esterno di blocchi marmorei. Sono stati utilizzati indifferentemente marmi
bianchi di diverse qualit, reimpiegati da monumenti pi antichi, e sono stati riutilizzati
anche buona parte degli elementi architettonici e delle sculture della sua decorazione. La
struttura architettonica riprende molto da vicino quella dell'arco di Settimio Severo nel Foro
Romano, con i tre fornici inquadrati da colonne sporgenti su alti plinti; anche alcuni temi
decorativi, come le Vittorie dei pennacchi del fornice centrale, sono ripresi dal medesimo
modello. La cornice dell'ordine principale costituita da elementi rettilinei di reimpiego,
integrati da copie costantiniane per gli elementi sporgenti sopra le colonne, pi
accuratamente scolpiti sulla fronte che sui fianchi. Ancora di reimpiego sono i capitelli
corinzi e i fusti rudentati in marmo giallo antico e le basi delle colonne. Di epoca
domizianea, ma con rilavorazioni successive, anche il coronamento di imposta del fornice
centrale. Di epoca costantiniana sono invece gli archivolti del fornice centrale e gli elementi
lisci (coronamenti e zoccoli, fregio, architrave e basi dell'ordine principale, archivolti e
coronamenti di imposta dei fornici laterali), che presentano spesso modanature
semplificate. La villa del Casale una villa tardo-romana i cui resti sono situati
nell'immediata periferia di Piazza Armerina, in Sicilia.
La scoperta della villa si deve a Gino Vinicio Gentili, che basandosi principalmente sullo stile
dei mosaici, dat in un primo momento l'impianto della sontuosa abitazione non prima della
met del IV secolo. Successivamente lo stesso studioso assegn la villa all'et tetrarchica
(285-305). Nei famosi mosaici della villa lavorarono maestranze africane e forse anche
romane, come testimoniano alcuni motivi. Tra i resti della villa si individuano quattro nuclei
separati, posti sul declivio collinare e in leggera ascensione, strettamente connessi tra loro:
ingresso monumentale a tre arcate con cortile a ferro di cavallo; corpo centrale della villa,
organizzato intorno ad una corte a peristilio quadrangolare, dotata di giardino con vasca;
grande tricora preceduta da un peristilio ovoidale circondato a sua volta da un altro gruppo
di vani; complesso termale. Molte delle sale della residenza presentano il pavimento con
mosaici figurati in tessere colorate. Ognuno dei quattro nuclei della villa disposto secondo
un proprio asse direzionale. Tuttavia tutti gli assi convergono al centro della vasca del
peristilio quadrangolare. Nonostante le apparenti asimmetrie planimetriche, la villa sarebbe
dunque il frutto di un progetto organico ed unitario che, partendo dai modelli correnti
nell'edilizia privata del tempo (villa a peristilio con aula absidata e sala tricora), vi introdusse
una serie di variazioni in grado di conferire originalit e straordinaria monumentalit
all'intero complesso. L'unit della costruzione testimoniata anche dalla funzionalit dei
percorsi interni e della suddivisione tra parti pubbliche e private. La funzione delle sale
quasi sempre suggerita da allusioni nei mosaici pavimentali. La divisione in tre nuclei distinti,
e materialmente divisi, consentiva usi separati, senza il rischio di confusioni. La grande
funzionalit era legata a un'esasperata ricerca degli effetti prospettici e delle planimetrie
con linee curve (soprattutto nelle terme e nel triclinio sud). La successione vestibolo-cortenartece-aula absidata, verr ripresa come impianto delle basiliche cristiane (antica basilica
di San Pietro) e delle moschee arabe. La villa "a padiglioni" o "a nuclei" non una tipologia
isolata a Piazza Armerina, ma ha precise corrispondenze in ville africane e deve il suo
modello originario alla villa Adriana di Tivoli.
32

Parte quarta

Dal tardoantico alla rinascenza carolignia


La prima architettura cristiana
Leditto di Milano
L'Editto di Milano (noto anche come Editto di Costantino,) fu promulgato nel 313 a nome di
Costantino I che allora era imperatore d'Occidente, e Licinio, imperatore d'Oriente, per
porre ufficialmente termine a tutte le persecuzioni religiose e proclamare la neutralit
dell'Impero nei confronti di ogni fede. Nellottica di ci appare probabile che gi prima di
tale data, i cristiani abbiano potuto costruire propri impianti di culto. L'architettura
paleocristiana, cio dei primi secoli del Cristianesimo, ha una data spartiacque fra due
periodi contrapposti: l'editto di Milano del 313 da parte dell'imperatore Costantino. Fino ad
allora infatti il culto cristiano era considerato religione illecita nell'Impero Romano e quindi
le riunioni di fedeli avvenivano specialmente in case private, chiamate Domus ecclesiae. Le
uniche architetture cristiane anteriori al IV secolo sono le strutture ipogee dette in seguito
catacombe. Le catacombe non nacquero per esigenze di difesa dalle persecuzioni, fu
piuttosto l'esigenza di inumare i defunti, secondo la dottrina della resurrezione predicata da
Ges Cristo, a far s che i cristiani usassero in maniera preponderante le sepolture
sotterranee.
I nomi dati alle catacombe potevano derivare da quelli dei proprietari del terreno o di
martiri ivi sepolti. I tracciati irregolari seguivano la struttura geologica del terreno scavato
(molto spesso tufo), con pi piani sovrapposti. Gli ambulacri (le lunghe gallerie), erano in
antico chiamate criptae e talvolta vi si aprivano camere sepolcrali pi vaste chiamate
cubicula. I cubicula avevano spesso una pianta a forma poligonale e vi erano sepolti
personaggi pi facoltosi o pi venerati; spesso vi si trovano tombe ad arcosolio, cio urne
chiuse sormontate da una nicchia coperta da un arco. I sepolcri sovrapposti si chiamavano
loci o loculi e la fila verticale di loculi su una parete veniva chiamata pila. La domus ecclesiae
(termine latino con il significato di "casa dell'assemblea" o "casa della chiesa") era un
edificio privato, adattato alla necessit del culto, nella quale si radunavano i primi cristiani in
epoca precedente all'editto costantiniano del 313. Nel corso del III secolo si ebbe una prima
organizzazione della Chiesa cristiana. Alcune delle domus ecclesiae erano state donate alla
Chiesa dai proprietari e divennero i cosiddetti tituli. I luoghi di culto cristiani non si
distinguevano architettonicamente dai normali edifici di abitazione. Sia le domus ecclesiae
che i tituli prendevano generalmente il nome dal primitivo proprietario dell'edificio e lo
conservarono anche con la costruzione di una vera e propria chiesa in epoca successiva.
L'identificazione come luoghi di culto delle abitazioni private che in diversi casi sono state
rinvenute sotto le chiese successive tuttavia resa difficoltosa dalla mancanza di specifiche
caratteristiche architettoniche e dall'uso di eventuali decorazioni gi appartenenti al
repertorio pagano, ma alle quali potrebbe essere stata dato un nuovo significato simbolico
in senso cristiano. Domus ecclesiae sono state rinvenute soprattutto nella parte orientale
dell'Impero: di eccezionale importanza quella di Dura Europos. La domus ecclesiae fu
ritrovata non lontano dalla Porta di Palmira; grazie a un graffito, pu essere definita una
delle chiese pi antiche del mondo. L'edificio fa parte di una casa affacciata su una strada
lastricata. Si tratta di una struttura a due piani, quello superiore probabilmente utilizzato
come abitazione, articolata con una serie di sale intorno ad un cortile centrale. Al piano
terra, di fianco all'atrio centrale, si trova una sala pi piccola, che immette in un ambiente
ancora pi angusto. Funzione delle sale: la stanza pi grande era la sala della comunit; la
sala piccola era un ambiente intermedio che serviva per le agapi; l'ambiente angusto era un
battistero per l'iniziazione cristiana. Tale ambiente era l'unica decorata (con scene
dell'Antico e del Nuovo Testamento), a riprova che era il cuore dell'edificio. La tomba di
Galerio a Tessalonica un mausoleo romano di forma circolare, trasformato in chiesa (la
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"rotonda di San Giorgio") sotto Teodosio I. L'edificio appartiene ad un nucleo che


comprende il palazzo e l'ippodromo, come riscontrato ad esempio a Spalato. Come nel caso
della colonna di Traiano, che accoglieva nel basamento le ceneri di Traiano, la tomba
imperiale fu collocata eccezionalmente all'interno delle mura cittadine. La calotta centrale
decorata con mosaici raffiguranti teste di Cristo e angeli, mentre il tamburo ospita pannelli
allusivi alla Gerusalemme celeste. Tra i particolari della complessa architettura interna,
alcune edicole riferibili a parti absidali di altre chiese, con raffigurazioni di simboli e dogmi in
discussione nei dibattiti teologici dell'epoca, tra cui una colomba con corona (Trinit, Dio,
Impero), alcune pecore (fedeli) e l'agnello (Cristo). Con la liberalizzazione del culto in epoca
costantiniana si pose il problema di quale forma dare agli edifici della nuova religione. Le
domus ecclesiae erano insufficienti per il numero dei nuovi adepti e i templi classici, oltre
che vestigia di religione aborrita dai cristiani, erano strutturati per funzioni all'aperto e non
avevano spazi interni sufficienti per le funzioni del nuovo culto. La messa, codificata proprio
nel IV secolo, richiedeva degli edifici monumentali, che vennero costruiti usando come
modello la basilica romana, cio un edificio non legato alla religione e polifunzionale,
strutturato in modo semplice. La basilica cristiana mantiene infatti la planimetria
rettangolare e la suddivisione in tre navate, spostando per l'accesso su un lato corto (a
differenza di quella romana che lo aveva spesso sul lato pi lungo) e mantenendo l'abside
solo sul lato opposto. Tale rotazione crea uno spazio inedito, fortemente direzionato e
prospettico, che indirizza a dirigersi e rivolgersi verso l'abside, solitamente orientata, dove
venne posizionato l'altare, ripreso dalle are pagane, che divenne il centro focale
dell'architettura. L'oriente era il luogo dove si trova il Paradiso e dove si trova anche Cristo,
che tornando sulla terra proverr da tale direzione. Il seggio del vescovo deve stare al
centro, affiancato dai sacerdoti, e i diaconi devono avere la cura di disporre in zone separate
i laici, divisi tra uomini e donne; nel mezzo, in un luogo rialzato, doveva stare il lettore dei
testi sacri. La basilica paleocristiana presentava anche elementi nuovi come il transetto che
comunque inizi ad essere adottato solo in un secondo momento e nei primi secoli fu
piuttosto raro, anche se presente nella primitiva basilica di San Pietro in Vaticano, quale
navata trasversale disposta davanti al presbiterio, che d alla basilica la forma planimetrica
di una croce, anche con valore simbolico. La prima basilica cristiana fu probabilmente San
Giovanni in Laterano, costruita su un terreno donato da Costantino stesso dopo l'editto di
Milano, con una struttura a cinque navate divise da quattro file di colonne. Uno degli
elementi tipici delle prime basiliche era la presenza di un atrium, esterno alla basilica, o di
un quadriportico o nartece: essi erano usati dai catecumeni, cio i non battezzati, che
potevano assistere solo alla prima parte della messa, durante la quale si leggevano i testi
sacri, per poi dover uscire. Non esistendo il sacramento della confessione, il battesimo
veniva infatti normalmente dato solo agli adulti, e spesso in un'et avanzata che "lavasse"
tutti i peccati fino ad allora commessi. Un discorso a parte deve essere fatto per ledilizia
cimiteriale, nella quale i modelli dellarchitettura monumentale furono impiegati dai
cristiani prima che in altre costruzioni. Edifici di forma basilicale, utilizzati come cimiteri
coperti e per cerimonie e banchetti funebri si trovano anche a Roma in tre grandi complessi
aventi la stessa funzione cimiteriale: S. Lorenzo sulla via Tiburina, Santi Marcellino e Pietro
e S.Agnese sulla Nomentana, tutti edifici questi sorti presso le tombe di martiri venerati. Tali
basiliche sono un esempio del forte sperimentalismo di et costantiniana. A queste
fabbriche erano annessi i sepolcri di personaggi della famiglia imperiale: il mausoleo di
Elena, madre di Costantino, e denominato Tor Pignattara, era collegato alla basilica dei Santi
Marcellino e Pietro. Quello di sua figlia Costantina, noto come Santa Costanza, si eleva sul
fianco delloriginaria chiesa di S. Agnese. Questi sono entrambi edifici a pianta centrale,
secondo il modello dei mausolei imperiali classici, ma Santa Costanza lesempio della
tipologia chiamata a doppio involucro, cio costituita da 2 strutture concentriche. La
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Basilica di San Giovanni in Laterano era nota, per il suo splendore e per la sua importanza,
con il nome di Basilica Aurea ed era oggetto di continue ed importanti donazioni da parte
degli imperatori, dei papi e di altri benefattori. L'edificio era orientato secondo la direttrice
est-ovest tipica delle basiliche paleocristiane, con la facciata rivolta ad oriente, cio verso
l'alba, e l'abside con l'altare rivolti ad occidente, cio verso il tramonto. La primitiva basilica
aveva una forma oblunga e disponeva di cinque navate fortemente digradanti in altezza,
divise da colonne: la navata centrale era la pi larga e pi alta e si elevava sopra delle altre
permettendo di aprire luminose finestre nel cleristorio. Il soffitto era coperto a capriate, che
probabilmente dovevano essere a vista. Opposta alla facciata era presente un'unica abside
dove venne posta la cattedra vescovile, in analogia con le tribune allestite per le sedute
solenni nelle basiliche civili. In fondo alle navate esisteva una navatella trasversale, il
primitivo transetto, nella quale prendevano posto durante la celebrazione il vescovo,
sedendo in centro, su un seggio rialzato, affiancato dai sacerdoti, disposti ai lati. Tra le
navate ed il transetto due possenti colonne sostenevano un grande arco detto arco
trionfale. Tra la navata e la parte destinata all'altare venne posto il fastigium una grande
struttura su quattro colonne che fu l'antecedente di tutte le strutture simili (pergule,
tramezzi, iconostasi, pontili, jub) che in seguito caratterizzarono le chiese sia in occidente
che in oriente. Le colonne in metallo dorato sorreggevano un frontone con statue d'argento
e lampade d'oro. Verso il centro della navata si disponeva il lettore dei testi sacri, che
doveva disporre di una struttura rialzata. La basilica venne saccheggiata dai Vandali, che la
privarono di tutti i suoi tesori. Antica basilica con quadriportico era quella del Santo
Sepolcro a Gerusalemme (sul Golgota) fatta costruire da Sant'Elena durante il suo viaggio in
Terra Santa. Il luogo del Santo sepolcro, originariamente la tomba vuota di Ges, fu sempre
oggetto di venerazione da parte dei cristiani. Ruolo importante negli scavi giocato dalla
madre di Costantino I, Elena, alla quale attribuita anche la riscoperta della Vera croce. La
chiesa di Costantino fu costruita attorno alla collina della crocifissione, ed era in realt
composta da tre chiese collegate, costruite sopra tre differenti luoghi santi: una grande
basilica (il martyrium); un atrio chiuso colonnato (il triportico) costruito attorno alla
tradizionale roccia del Calvario; una rotonda, chiamata anastasis ("resurrezione"), che
conteneva i resti della grotta che Elena e Macario avevano identificato come luogo di
sepoltura di Ges. L'anastasis e il martyrium vennero in occasione della festa
dell'Esaltazione della Croce. E da questo punto che si introduce in pianta la figura simbolica
della croce: il crismon. L Antica basilica di San Pietro in Vaticano nota anche come basilica
di Costantino, era ubicata a Roma, nell'area attualmente occupata dalla nuova basilica. La
basilica era a cinque navate, con la centrale rialzata e pi larga, e coperta da capriate. Le
navate erano divise da quattro file di colonne, coperte da architravi nella navata centrale e
da archi in quelle laterali. L'illuminazione interna era garantita dalle finestre che numerose si
aprivano nella parte che si elevava della navata maggiore, il cleristorio. La facciata aveva
degli spioventi digradanti, ma a differenza di San Giovanni in Laterano non vi era uno
spiovente per navata, ma le navate minori erano coperte da un'unica travatura digradante.
Un'altra peculiarit di San Pietro era l'uso del transetto (trans saepta, "oltre i cancelli"), il
primo ad essere concepito come navata trasversale indipendente, alto come la navata
centrale (ma meno ampio) e dotato di una propria copertura. Sul transetto si apriva l'abside
e in fondo ai bracci si trovavano due nicchie rettangolari che sporgevano esternamente
oltre il profilo delle navate. In corrispondenza della navata centrale si apriva sul transetto
l'arcone ("arco di trionfo") tipico della basiliche paleocristiane, sia cristiane che civili (come
nella basilica di Costantino a Treviri). Le navatelle terminavano invece con trifore colonnate,
simili a quelle che sia aprivano nelle nicchie laterali del transetto. L'abside era decorata da
mosaici che rappresentavano Cristo tra san Pietro e san Paolo secondo un modello
iconografico definito traditio legis, in sostituzione forse di un originario mosaico. Nell'abside
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si trovava anche la memoria dell'Apostolo, che altro non era che l'edicoletta del II secolo
detta anche "trofeo". Quest'ultima sporgeva dal pavimento della basilica ed era inserita in
un dado marmoreo con lesene in porfido e recintato da una pergula con colonne tortili e
amorini vendemmianti, che fece da ispirazione per il baldacchino seicentesco. Le colonne
originarie della pergula vennero riutilizzate negli altari incassati nei piloni della basilica
attuale. La facciata presentava finestroni ad arco su due ordini. Il frontone aveva solo un
piccolo rosone, mentre la parte corrispondente alla navata centrale era decorata con
mosaici. La facciata della basilica era preceduta, da un quadriportico, dove sostavano
anticamente i catecumeni durante la celebrazione dell'Eucarestia. Il quadriportico aveva
anche una funzione cimiteriale. L'area interna del quadriportico era originariamente un
giardino (da cui forse la denominazione Paradisus) con all'interno un fontana per abluzioni
purificatrici. Basilica di San Lorenzo fuori le mura La primitiva basilica (Basilica maior) fu
eretta nel IV secolo dall'imperatore Costantino I vicino alla tomba del martire Lorenzo,
come altre basiliche cimiteriali della stessa epoca (San Sebastiano, Sant'Agnese, Santi
Marcellino e Pietro). Proprio sopra la tomba fu contemporaneamente costruito un piccolo
oratorio. Le basiliche cimiteriali. Delle sette basiliche che la tradizione attribuisce a
Costantino, sei sono cimiteriali e si trovano fuori le mura. Solo la basilica dedicata al
Salvatore, lattuale S. Giovanni in Laterano, non cimiteriale e si trova entro le mura. Le
basiliche circiformi ad corpus o ad corpora, cio costruite accanto alla tomba di uno o pi
martiri, avevano la stessa forma dei circhi per le corse dei cavalli.
Il corpo basilicale era suddiviso in tre navate; le due laterali si congiungevano nellemiciclo
posteriore. Delle sei basiliche cimiteriali costantiniane, quattro erano circiformi: si trattava
della Basilica Apostolorum (lattuale S. Sebastiano), di S. Agnese, di S. Lorenzo al Verano e
dei Ss. Marcellino e Pietro. Le altre due basiliche cimiteriali costantiniane erano ad aula
absidata e navate. Si tratta di S. Pietro in Vaticano e di S. Paolo fuori le mura, ambedue
supra corpus, cio costruite sulla tomba di un martire. Le basiliche ad aula absidata
derivano dalle basiliche forensi come la basilica Ulpia, adibite a tribunale e agli affari e
dotate di un ampio spazio suddiviso in navate. A differenza delle basiliche forensi che hanno
due esedre sui lati corti e gli ingressi sui lati lunghi, le basiliche cristiane hanno un percorso
longitudinale cio sono suddivise in tre o cinque navate e si concludono con labside, vano a
pianta semicircolare coperto da una semicalotta sferica.
La navata mediana, pi larga e alta di quelle laterali, ha grandi finestre aperte sopra le falde
dei tetti delle navate minori. La facciata ha grandi finestre e ingressi costituiti da grandi
arcate chiuse da pesanti tendaggi.
La basilica della Nativit una basilica di Betlemme eretta nel luogo in cui, secondo la
tradizione, avvenne la nascita di Ges. costituita dalla combinazione di due chiese e da
una cripta, la Grotta della Nativit, che si ritiene essere la grotta ed il luogo preciso in cui
Ges nacque. Nel 135, prima che l'edificio fosse costruito, l'imperatore Adriano fece
piantare degli alberi fino a formare un bosco. Poi l'augusta Elena, dietro l'ordine del figlio
Costantino I, distrusse il bosco e vi fece erigere una basilica. All'esterno della struttura vi era
un cortile che permetteva l'accesso all'atrio, costituito da colonne e da navate grandi un
quarto rispetto a quelle della basilica. Il cortile serviva da luogo di sosta per i pellegrini; per
questo veniva allestito un piccolo mercato. L'accesso alla basilica consentito solo
attraverso una porta, pi simile ad un passaggio, stretto e basso, resa cos per non far
accedere persone a cavallo. Sopra la Grotta della Nativit, nel lato orientale della basilica,
situata una costruzione ottagonale rialzata di tre gradini, il martyrium. Al centro
dell'ottagono situata una balaustra da cui, sporgendosi, si vede un ampio foro circolare; il
foro, praticato nella volta della Grotta della Nativit, consente ai visitatori di guardare
all'interno. L'altare cerimoniale era probabilmente situato a poca distanza dalla costruzione
ottagonale, nella navata centrale, per legare, come nella basilica di San Pietro in Vaticano,
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martyrium e basilica. La basilica di Santa Tecla e il battistero ambrosiano a Milano era


un'antica basilica paleocristiana. Era una basilica a cinque navate. Fu costruita forse per
volere dell'imperatore romano Costante I (figlio di Costantino I ) col nome Basilica Maior e la
sua fondazione risalirebbe, quindi, al periodo preambrosiano intorno al 350. Nella zona
absidale di Santa Tecla si trovano il battistero di San Giovanni alle fonti e la cosiddetta "aula
biabsidata", probabilmente una basilica funeraria o una basilica per i catecumeni. Il
battistero di San Giovanni alle fonti presenta una costruzione a pianta ottagonale con
nicchie, alternativamente rettangolari e semicircolari. All'interno otto colonne su plinti
dovevano sostenere un tamburo su cui era impostata la cupola. Il centro del vano
occupato da una vasca, anch'essa ottagonale, rivestita di marmi bianchi. Basilica di San
Nazaro in Brolo nota come basilica apostolorum, una basilica milanese fatta edificare da
sant'Ambrogio. Il vescovo Ambrogio promosse la costruzione di una serie di nuove basiliche,
dedicate ciascuna ad una diversa tipologia di santi, (non esisteva ancora l'usanza di intitolare
le chiese a un santo solo). Furono cos costruite una basilica per i profeti (dedicata poi a San
Dionigi), una per i martiri (martyrium), che in seguito ospit le sue spoglie e divenne la
basilica di Sant'Ambrogio, una per le vergini (futura basilica di San Simpliciano) ed una per gli
apostoli, san Nazaro in Brolo appunto. Con il ritrovamento del corpo di Nazaro, si cre una
nuova abside, in modo da creare un sacello per la sepoltura del Santo rivestito da marmi
donati dalla nipote dell'imperatore Teodosio I, Serena, che provvide ad abbellire anche il
resto della chiesa. All'esterno la basilica si presenta con un doppio prospetto. Quello
principale, che d sulla piazza, costituito dalla severa mole della facciata della Cappella
Trivulzio, al centro della quale si trova una grande bifora sorretta da una colonnina dorica.
L'altro prospetto costituito dalla testata del transetto sinistro, ovvero una grande abside.
Essa decorata lungo il bordo superiore da una serie di archetti ciechi a tutto sesto, mentre
nella fascia centrale, in basso, vi un grande portale murato avente un piccolissimo protiro
sorretto da due esili colonne. Si tratta della pi antica chiesa a croce latina della storia
occidentale. Si accede alla Basilica Apostolorum tramite il portale che si trova sulla parete
opposta all'ingresso della Cappella Trivulzio. L'impianto interno della basilica costituito da
una via di mezzo fra una croce latina e una croce greca: la navata centrale composta da
due campate coperte da volta a crociera, gli altri tre bracci sono uguali, e composti ognuno
da una campata e da un'abside. La Basilica di San Simpliciano sorge a Milano. Sul luogo
dell'attuale chiesa sorgeva nel III secolo un cimitero pagano documentato da resti di marmi
scoperti nei dintorni. Sant'Ambrogio inizi la costruzione della "Basilica Virginum", una delle
quattro basiliche poste strategicamente sulle quattro vie principali di uscita dalla citt, che
determinarono il successivo assetto urbano della citt. La Basilica Virginum venne terminata
dal successore di Ambrogio, San Simpliciano che vi depose i corpi dei martiri dell'Anaunia
(Martirio, Sisinnio ed Alessandro) ed alla sua morte vi fu collocato il suo sepolcro. Ha uno
schema a nave unica con transetto sporgente ad ali basse; tutte le superfici esterne sono
articolate con un doppio ordine di arcate cieche che inquadrano le finestre. (Limpianto
cruciforme ripetuto anche nel S. Nazaro).

Forme e tipologie dellarchitettura cristiana: il V secolo


Le Basiliche
La basilica era un edificio pubblico utilizzato nell'antica Roma come luogo di riunioni
pubbliche e di amministrazione della giustizia. Dal IV secolo le basiliche vennero riadattate
come luoghi di culto cristiano la cui particolare importanza era sottolineata da riti
cerimoniali officiati direttamente dal Papa. Santa Sabina all'Aventino una basilica di Roma,
costruita nel V secolo sull'Aventino e dedicata a santa Sabina. La chiesa fu costruita sulla
casa della matrona romana Sabina, poi divenuta santa. La chiesa non ha facciata: essa
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inglobata nel nartece, uno dei quattro bracci dell'antico quadriportico, che si trova
attualmente all'interno del monastero domenicano. Si accede alla chiesa attraverso un
portale, preceduto da un piccolo portico con tre arcate, situato sul lato destro. Tipiche
dell'architettura paleocristiana, oltre alle pareti esternamente lisce (prive di contrafforti
poich la copertura era sempre a capriate, quindi una struttura non spingente), era la
presenza di grandi finestre aperte nel cleristorio (la parte pi alta della navata centrale).
All'interno la basilica chiaramente ad impianto basilicale a tre navate, divise da colonne e
grande abside semicircolare in corrispondenza della navata maggiore. La parte superiore
della navata centrale, era un tempo rivestita da mosaici. La basilica di Santa Maria
Maggiore, conosciuta anche come Santa Maria della neve una delle quattro basiliche
papali di Roma. E la sola ad aver conservato la primitiva struttura paleocristiana. Fu fatta
erigere da papa Sisto III e da lui dedicata al culto della Madonna, il dogma della cui divina
maternit era appena stato sancito. La costruzione avvenne su una chiesa precedente. Si
presentava a tre navate, divise da colonne di spoglio, sormontate da capitelli ionici, sopra le
quali corre un architrave continua. La navata centrale era illuminata da finestre (la met
delle quali furono successivamente tamponate) ed era sormontata da una copertura lignea
con capriate a vista. Tale navata venne decorata da splendidi mosaici con un ciclo di storie
del Vecchio e Nuovo Testamento, che mostra i caratteri stilistici dell'arte tardoantica:
ombreggiatura, sfumature con passaggi di colore graduali, realistica raffigurazione dello
spazio e dei volumi. Pi ieratici, e gi pi vicini all'arte bizantina sono i mosaici dell'arco
trionfale, con scene dell' Infanzia di Cristo tratte dai Vangeli Apocrifi. Accanto alla basilica di
Santa Maria Maggiore , il rifacimento sistino del battistero lateranense e la basilica di Santo
Stefano Rotondo, testimoniano linteresse per i valori propri del classicismo. L'edificio si
inserisce nella "rinascita classica" dell'architettura paleocristiana romana, che raggiunse la
sua massima espressione con la basilica di Santa Maria Maggiore, la basilica di Santa Sabina,
il rifacimento del Battistero lateranense, e il mausoleo di Santa Costanza, e fu caratterizzata
dal richiamo consapevole all'architettura romana e tardo-antica. La pianta riprende,
fondendoli, i due modelli di edifici a pianta centrale, la pianta circolare con deambulatorio e
la pianta a croce greca, utilizzate gi in epoca costantiniana per gli edifici di culto e in
particolare per i martyria, memorie dei martiri. La struttura dell'edificio presenta analogie
con la pianta della rotonda (Anastasis) della chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme che,
per il suo grande prestigio, rappresent un modello duraturo per l'architettura occidentale,
fino a tutto il medioevo. La chiesa di San Demetrio a Salonicco ha unimpostazione
centripeta con schema con transetto a croce, dove cio i bracci laterali sono articolati da
colonnati che proseguono o si innestano su quelli della navata centrale.

Il VI secolo: larchitettura bizantina a Costantinopoli e nelle provincie


Ravenna
A Ravenna si decisero le sorti dell'Impero d'Occidente allorch nel 476 venne deposto
l'ultimo imperatore, Romolo Augusto, per mano di Odoacre. Il regno di Odoacre ebbe vita
brevissima e il re dei Goti Teodorico, rivendic il controllo della citt. Il sovrano goto, si
distinse per una politica di distensione soprattutto dal punto di vista religioso. La presenza
di una vasta comunit di cristiani ariani port alla costruzione di numerosi edifici di culto, e
la citt si arricch di opere e cultura. Secondo la tradizione Galla Placidia, figlia di Teodosio,
avrebbe fatto costruire questo mausoleo per s, il marito Costanzo III e il fratello Onorio.
Non fu comunque utilizzato come mausoleo di Galla Placidia, poich le fonti riportano che
essa mor e fu sepolta a Roma. Tuttavia accettato che la costruzione sia un mausoleo
imperiale annesso alla chiesa di Santa Croce, secondo un modello documentato sia a Roma
(Mausoleo di Santa Costanza) che a Costantinopoli. Infatti l'edificio, in origine era collegato
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con un portico alla chiesa. La pianta del piccolo edificio a croce latina, poich il braccio
longitudinale dell'ingresso leggermente pi lungo degli altri. Esternamente l'edificio ha un
paramento in semplice laterizio con la cupola nascosta da un tamburo a base quadrata, che
si sopraeleva sulla copertura a tetto a due spioventi dei quattro bracci. L'unica decorazione
concessa all'esterno costituita dalle arcate cieche che movimentano le pareti. L'interno
decorato da un ciclo di mosaici, fra i pi antichi della citt. Poich Galla Placidia soggiornava
frequentemente a Costantinopoli, si potrebbe ritenere che l'artista incaricato di questi
mosaici fosse bizantino. La cupola centrale domina lo spazio interno, affiancata sui lati da
quattro lunette; altre tre lunette si trovano alle estremit dei bracci, mentre le volte a botte
dei bracci sono coperte da un tappeto stilizzato di fiori a sfondo azzurro. La
rappresentazione escatologico-apocalittica del sepolcro cristiano non in asse con l'ingresso
dell'oratorio che nella direttrice nord-sud, ma in asse con l'orientazione cristiana , in
quanto la croce ha la testa verso occidente e il piede verso oriente; la croce quindi va da
oriente ad occidente come Cristo sole di giustizia e di redenzione. La cupola non visibile
dall'esterno perch coperta da un tiburio, e appare quindi come un modesto torrioncino
parallelepipedo. La chiesa di San Giovanni Evangelista, la chiesa pi antica di Ravenna.
Venne costruita per volont di Galla Placidia in seguito ad un voto fatto all'evangelista
Giovanni durante la traversata che da Costantinopoli la condusse a Ravenna. Viste le
pessime condizioni atmosferiche, la sovrana promise che, se avesse toccato terra, avrebbe
costruito una chiesa dedicata a Giovanni nel luogo dello sbarco. Il Battistero Neoniano,
detto anche degli Ortodossi, un battistero risalente al V secolo e prende il nome dal
vescovo Neone che ne ha fatto proseguire la costruzione dopo il suo predecessore Orso
(vescovo). L'appellativo degli ortodossi va invece inteso secondo il significato dell'epoca, che
intendeva i cristiani della "retta" dottrina in contrapposizione all'eresia ariana. Il Battistero
venne avviato nei primissimi anni del V secolo. Neone vi intervenne con importanti opere
strutturali, e in particolare con la costruzione della cupola che venne decorata con ricchi
mosaici. In pianta presenta la forma ottagonale, secondo la numerologia che associava
l'otto con la resurrezione, essendo la somma di sette, il tempo, pi uno, Dio. Esternamente
ha un semplice rivestimento in laterizio, in cui le lesene e le arcate cieche risalgono alla
costruzione originaria furono riprese da modelli settentrionali (la basilica di San Simpliciano
a Milano). Il soffitto, originariamente piano, venne sostituito da una cupola (alleggerita da
tubi fittili) su iniziativa di Neone, il quale fece provvedere anche alla decorazione a mosaico.
Anche le pareti vennero decorate all'epoca e presentano al piano inferiore archi ciechi su
colonnine, al cui interno sono poste lastre di porfido e marmo verde all'interno di riquadri
geometrici; l'archivolto occupato da mosaici; Il capolavoro pi importante qui custodito
per il mosaico del soffitto, dove entro tre anelli concentrici sono rappresentati vari
soggetti: una serie di finte architetture tripartite; i dodici apostoli su sfondo azzurro; il
Battesimo di Ges. Il battistero molto simile, anche come datazione, ad una chiesa di
Salonicco, dedicata a san Giorgio, gi mausoleo del tetrarca Galerio. Il Battistero degli
Ariani fu fatto costruire all'epoca di Teodorico, nella prima met del VI secolo. Teodorico, di
religione ariana, decise di far convivere pacificamente i goti ("ariani") e i latini ("ortodossi"),
mantenendo le due popolazioni separate, il che comport quartieri separati e doppi edifici
di culto in citt. Vicino al Palazzo di Teodorico il re fece costruire una basilica per ariani
(l'attuale chiesa di Santo Spirito, della quale rimane poco dell'epoca di Teodorico), e un
battistero, oggi detto degli Ariani per distinguerlo dal pi antico di circa un secolo Battistero
Neoniano (degli Ortodossi). Esternamente il battistero si presenta come un edificio in
laterizi a pianta ottagonale, con alcune absidiole e aperture ad arco nel registro superiore.
Lungo il perimetro esterno correva un deambulatorio che si interrompeva soltanto in
corrispondenza dell'abside orientale. I restauri hanno chiarito che l'edificio faceva parte di
un complesso pi ampio. L'interno si presenta vuoto, tranne che per la fonte battesimale,
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ma la cupola completamente decorata a mosaico. La rappresentazione semplificata, con


figure piuttosto statiche e ripetitive nell'aspetto, con abiti semplici (solo la toga bianca), i
volumi appiattiti e calligrafici (le pieghe sembrano solo disegnate). Spicca inoltre
l'affermazione ormai dominante del fondo oro, che si stava imponendo in tutto il mondo
Mediterraneo come veicolo per rappresentazioni pi astratte e simboliche, inondate da una
luce ultraterrena. La similariet con i mosaici neoniani e la mancanza di temi legati
all'arianesimo ha fatto pensare che i mosaicisti del battistero fossero cristiani ortodossi. La
basilica di Sant'Apollinare Nuovo nata come luogo di culto ariano, nel VI secolo fu
consacrata a San Martino di Tours. L'appellativo di "Nuovo" le stato dato per distinguerla
da un'altra chiesa cittadina pi antica, chiamata Sant'Apollinare in Veclo. La basilica
conserva il pi grande ciclo musivo finora conosciuto. La basilica fu fatta erigere dal re goto
Teodorico come chiesa di culto ariano. Fu la chiesa palatina di Teodorico. In seguito alla
conquista della citt da parte dell'Impero bizantino (540) l'imperatore Giustiniano pass in
propriet della Chiesa cattolica tutti i beni immobili gi posseduti dagli ariani. Tutti gli edifici
legati ai goti e all'arianesimo furono integrati al culto cattolico. La basilica ex teodoriciana
venne riconsacrata a San Martino di Tours, difensore della fede cattolica e avversario di ogni
eresia. Sant'Apollinare Nuovo porta i segni tangibili di quest'operazione: la fascia sopra gli
archi che dividono le navate era corredata da un ciclo di mosaici con temi legati alla
religione ariana. Su iniziativa del vescovo, il ciclo fu cancellato e la fascia ridecorata ex novo.
Furono risparmiati solo gli ordini pi alti (con le "Storie di Cristo" e con i santi e i profeti),
mentre nella fascia pi bassa, quella pi grande e pi vicina all'osservatore, si procedette a
una vera e propria ridecorazione. Si tratta di un edificio a tre navate, privo di quadriportico e
preceduto dal solo nartece, che, in area ravennate, viene pi propriamente chiamato rdica
(dall'adattamento bizantino nrtheka del termine greco classico nrthex, nartece).
Esternamente si presenta con una facciata a capanna, realizzata in laterizio. Nella parte
superiore si trova, esattamente al centro, una grande e larga bifora in marmo, sormontata
da altre due piccolissime aperture, l'una a fianco dell'altra. Il nartece presenta un tetto
spiovente, che dalla facciata scende verso le colonne portanti. Queste sono in marmo
bianco e creano un notevole contrasto con la scurezza dell'edificio vero e proprio. Nella
parte anteriore sinistra rispetto alla Basilica, si innalza verso il cielo un campanile dalla
pianta circolare, anch'esso in mattoni. La navata centrale, larga il doppio di quelle laterali,
termina con un'abside semicircolare, ed delimitata da dodici coppie di colonne poste una
di fronte all'altra che sorreggono archi a tutto sesto. La basilica di Sant'Apollinare in Classe
una basilica situata a circa 5 chilometri dal centro di Ravenna. E stata dedicata a
sant'Apollinare, il primo vescovo di Ravenna. La basilica a tre navate, con corpo mediano
rialzato e abside poligonale affiancata da due cappelle absidate. La facciata, in parte rifatta
come altre parti della chiesa, preceduta da un nartece, sotto cui ci sono marmi ed
iscrizioni, che originariamente era un quadriportico, ed alleggerita dall'apertura di una
trifora. Gli stipiti e l'architrave del portale sono in marmo greco. Sopra il portico c' una
trifora. All'interno della basilica le pareti sono spoglie, eccetto la zona absidale, ricoperta da
un "manto policromo" di mosaici, risalenti ad epoche diverse. Al centro della basilica, sul
luogo del martirio del Santo, collocato un altare antico. Il Mausoleo di Teodorico, a
Ravenna, la pi celebre costruzione funeraria degli Ostrogoti. Fu costruito verso il 520 da
Teodorico il Grande come sua futura tomba in marmo bianco d'Istria.
Innanzitutto si distingue da tutte le altre architetture ravennati per il fatto di non essere
costruito in mattoni, ma con blocchi di pietra d'Istria. a pianta circolare, riprendendo la
tipologia di altri mausolei romani, ed caratterizzato da due ordini: il primo esternamente
decagonale, con nicchie su ciascun lato coperte da solidi archi a tutto sesto, mentre
all'interno cruciforme; il secondo pi piccolo, raggiungibile da una scala esterna e
anticamente circondato da un deambulatorio con colonnine che lo rendeva pi aggraziato e
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del quale restano solo tracce nell'attaccatura di archi alla parete. anch'esso a forma
decagonale all'esterno e circolare all'interno, dove erano custodite le spoglie di Teodorico.
La caratteristica pi sorprendente dell'edificio costituita dalla copertura formata da un
enorme unico monolite a forma di calotta, in pietra d'Aurisina, trasportato per mare ed
issato sull'edificio con dodici anse. Inoltre qui si trova all'esterno una fascia decorativa con
un motivo "a tenaglia", l'unica testimonianza a Ravenna di una decorazione desunta
dall'oreficeria gota piuttosto che dal repertorio romano/bizantino. La basilica di San Vitale
una delle chiese pi famose di Ravenna, esemplare capolavoro dell'arte paleocristiana e
bizantina.
Questo edificio, summa dell'architettura ravennate, elabora e trasforma precedenti
occidentali e orientali portando alle estreme conclusioni il discorso artistico iniziato poco
dopo l'editto di Costantino del 313. La chiesa segna un distacco dalle tipiche basiliche
longitudinali di Ravenna e, nella pianta a base centrale (ottagonale), ricorda la chiesa dei
Santi Sergio e Bacco a Costantinopoli, pi o meno coeva, secondo alcuni addirittura opera
dello stesso architetto, oltre ad altri coevi battisteri, cappelle palatine e martyria (mausolei).
Ottagonale (l'otto era simbolo di Resurrezione perch era sette, il tempo, pi uno, Dio), con
cupola inglobata e nascosta dal tiburio, si presenta all'esterno in laterizio, con la consueta
semplicit disadorna. Ogni faccia collegata con quella attigua mediante contrafforti e, a
sua volta, si suddivide in settori per mezzo di paraste e di una sottile cornice dentellata.
Dalla forma geometrica del nucleo principale emergono altri corpi altrettanto
rigorosamente definiti: il tiburio sopraelevato, ugualmente ottagonale, e l'abside, che,
secondo l'uso locale, poligonale all'esterno, semicircolare all'interno e affiancata da due
piccoli ambienti (detti pastoforia, prthesis e diacnicon). Si accede all'interno attraverso
due porte: l'una in asse, l'altra, invece, obliqua rispetto all'abside. Di conseguenza anche
l'ardica (o nartece o esonartece), invece di essere tangente al lato frontale dell'ottagono, si
dispone obliquamente toccando un angolo del perimetro. Viene cos a mancare quel
rapporto rettilineo fra ingresso e abside, che rende evidente la forma dell'edificio. La pianta
apparentemente semplice: un deambulatorio ottagonale a due piani, che racchiude un
ambiente centrale dello stesso disegno, posti fra loro in rapporto aureo. Ma nel passaggio
dall'uno all'altro si trovano delle esedre, traforate da un doppio ordine di arcatelle e
racchiuse entro grandi archi sostenuti da pilastri angolari, che producono un'espansione
radiale pluridirezionale. Su di questi si imposta la cupola, che di elevazione maggiore a
quelle di simili chiese orientali. Il complesso, gi straordinariamente mosso e leggero per il
ripetersi degli archi, doveva esserlo in misura maggiore quando non era ancora
parzialmente interrato e le colonne poggiavano su alte basi a gradini. Del resto tutto
contribuisce ad alleggerire il peso delle masse strutturali: i pulvini che staccano l'arco, quasi
sollevandolo e sospingendolo in alto, e soprattutto i capitelli, scolpiti a Bisanzio, i quali,
persa la forma classica greco-romana, assumono quella di cesti, traforati come se fossero
fragili trine marmoree sulle quali non gravi alcun peso. Oltre ai celeberrimi mosaici,
completano la decorazione interna i marmi policromi, gli stucchi e le balaustre del
matroneo, traforate finemente. Sui pulvini sono raffigurate figure zoomorfe e la Croce.
Grande protagonista la luce, che penetrando da diverse angolazioni determina un gioco
luministico che appare imprevedibile. Questo effetto doveva moltiplicarsi all'infinito quando
la basilica era ricoperta di mosaici. Lo sfarzo, sottolineato dalla particolare pianta che
necessita di essere percorsa per fare esperienza degli innumerevoli scorci, crea un effetto di
sfavillio che sembra annullare il peso della costruzione in una dimensione quasi
soprannaturale. Ci tipico della corte imperiale bizantina, mentre altri elementi, come la
cupola alleggerita da tubi fittili, sono frutto dell'esperienza italiane, per cui si presume che
alla basilica lavorarono maestranze sia locali che venute da oriente. L'arco dell'abside ha un
significato imperiale. Le due aquile imperiali sorreggono il clipeo cristologico che
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rappresenta il monogramma stilizzato (costantiniano imperiale) di Cristo. Sul pavimento del


presbiterio raffigurato un labirinto, simbolo del labirinto dell'anima, del difficile percorso
dell'anima verso la purificazione. L'architettura bizantina l'architettura dell'Impero romano
d'Oriente, conformatosi come entit statuale autonoma nel 395, alla morte di Teodosio I.
Tale arte ebbe come fulcro la citt di Costantinopoli (l'antica Bisanzio), cos chiamata dopo
la morte dell'imperatore romano Costantino I, che l'aveva scelta come capitale dell'Impero
(330) ribattezzandola Nova Roma. Piccola Santa Sofia (precedentemente chiesa dei Santi
Sergio e Bacco) una ex-chiesa bizantina convertita in Moschea dopo la conquista
ottomana di Costantinopoli. L'edificio fu iniziato nel 527, primo anno di regno di Giustiniano
I. La fondazione dell'edificio sorge tra la prima e la terza Regio della citt. Il sito venno scelta
in unarea piuttosto irregolare tra la residenza di Giustiniano e la chiesa dei Santi Pietro e
Paolo. Alla chiesa, che divenne uno dei pi importanti edifici religiosi della citt, presto si
aggiunse un monastero. A causa di alcune somiglianze stilistiche con Hagia Sophia, in
passato si ritenuto che la chiesa potesse essere opera degli stessi architetti Isidoro di
Mileto e Antemio di Tralle, e che la sua costruzione sia servita da modello per ledificazione
della pi grande chiesa di Costantinopoli. Costituita da un vano centrale coperto da cupola a
spicchi e attorniata da esedre alternativamente a curve e rette, ravvisata una significativa
elaborazione dello schema a pianta centrale del martyrion, santuario cristiano dedicato al
culto di un martire. All'esterno il muro meridionale presenta archi murati che collegavano
l'edificio ad una chiesa precedente. All'interno un primo ordine inferiore di archi a travatura
continua (come a San Giovanni di Studio) conferisce una staticit ed immobilit tipicamente
greca. Molti effetti dell'edificio furono poi impiegati in Hagia Sophia: le esedre espandono lo
spazio centrale sugli assi diagonali, colonne colorate schermano i deambulatori dal centro
della chiesa, luce ed ombra aumentano il contrasto sulle sculture dei capitelli e della
trabeazione. La pianta quadrata dell'edificio servita da modello per la basilica di San Vitale
a Ravenna, come si pu apprezzare nell'organicit della struttura verticale e nell'impianto
ottagonale. La basilica di Santa Sofia (o basilica della Santa Sapienza) il principale
monumento di Istanbul. Nota per la sua gigantesca cupola, apice dell'architettura bizantina,
fu terminata nel 537. Le sue gigantesche proporzioni ne fanno uno dei monumenti chiave
dell'architettura di tutti i tempi. La basilica ha una pianta che fonde armoniosamente il
rettangolo entro il quadrato, con tre navate, arcate divisorie in doppio ordine, ed un'unica
abside opposta all'ingresso, che all'esterno si presenta poligonale. L'ingresso preceduto da
un doppio nartece. Gli interni sono arricchiti con mosaici, marmi pregiati e stucchi: colonne
in porfido o marmo verde sono impreziosite da capitelli finemente scolpiti. All'interno,
alcuni corridoi laterali riccamente decorati conducono al grande vano della navata centrale,
dominato dalla mastodontica cupola, che poggia su pennacchio ed archi, che scaricano il
loro peso su quattro enormi pilastri. Questi pilastri sono costruiti con pietre lavorate, legate
tra di loro tramite colate di piombo, mentre le volte, gli archi e le pareti sono in laterizi.
Nelle zone verso l'abside e verso l'ingresso due semicupole digradano da quella principale e
poggiano su esedre a colonne. Nella fascia superiore della grande cupola sono state aperte
numerose finestre, ed in seguito parzialmente murate per aumentare la stabilit
dell'edificio. Sulle navate laterali corrono i matronei, destinati alla corte imperiale che vi
assisteva alla messa da una posizione rialzata. Al di sopra dei matronei la muratura
perforata da due file sovrapposte di finestre di dimensioni variabili. L'impianto non differiva
molto da quello di altre chiese a pianta longitudinale gi esistenti, ma per la prima volta lo
spazio appare dominato dalla grande cupola, che focalizza verso l'alto tutto l'ambiente
architettonico. L'effetto quello di uno spazio incommensurabile e di leggerezza della
copertura, che sembra come sospesa nell'aria. I capitelli presentano trine, trafori, giochi
d'ombra e chiaro-scuro, e compare lo stemma giustinianeo. SantIrene una chiesa
bizantina. La costruzione si trova probabilmente nel sito di un tempio precristiano. infatti
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la prima chiesa costruita a Costantinopoli. L'imperatore romano Costantino commission la


chiesa nel IV secolo e Giustiniano I in seguito la restaur. E l'unica chiesa bizantina di
Istanbul ad avere il suo atrio originale. La chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli era una
delle chiese pi importanti della nuova capitale sin dai tempi della fondazione ad opera di
Costantino I. La chiesa dei Santi Apostoli, con pianta a croce greca, divenne un modello per
tutte le chiese successive dedicate agli apostoli, come la Basilica degli Apostoli di Gerasa o la
Basilica apostolorum fondata un secolo dopo a Milano da sant'Ambrogio. La chiesa fu fatta
costruire da Costantino stesso, assieme alla cattedrale di Santa Sofia; ma solo della prima
l'Imperatore pot vedere anche il completamento dei lavori. Concepita come mausoleo
imperiale, venne eretta nel punto pi alto della citt entro la cinta muraria. Fu ricostruita da
Giustiniano nel VI secolo. Le fonti antiche di epoca costantiniana la descrivono come un
edificio splendido e vasto, a pianta centrale e posto al centro di un cortile con esedre e
fontane, lungo il quale correva un porticato con colonne. Poco lontano si accedeva dal
cortile a un complesso termale ed a una vera e propria residenza imperiale secondaria. In
questo largo recinto, che come impostazione assomigliava all'antico deambulatorio della
basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, era prevista l'accoglienza della folla; le terme
dovevano ristorare chi vi giungesse da lontano mentre il palazzo doveva dare alloggio ai
futuri imperatori giunti in visita al mausoleo: tutto era predisposto per trasformare il luogo
in meta di pellegrinaggio. All'interno si trovava la tomba di Costantino, dove l'imperatore
stesso aveva disposto che giornalmente si celebrasse la messa. Sulle pareti erano presenti
dodici stlai, cenotafi o lapidi che ricordavano i dodici apostoli. Linteresse per larchitettura
armena deriva non solo dalla qualit dei singoli episodi, ma dal fatto che nelle chiese della
regione sono anticipati molti caratteri dellarchitettura del medioevo occidentale e anche
molte sue forme (pilastri compositi, volte costolonate, arcature esterne). I pi antichi edifici
sacri armeni di tipo congregazionale sono infatti impanti longitudinali ad aula unica oppure a
3 navate, originariamente coperti in legno, ma ben presto con sistematica adozione di
coperture voltate a botte in pietra.

Il tramonto del mondo antico


LItalia longobarda e bizantina
Il Regno longobardo fu l'entit statale costituita in Italia tra il 568-569 (invasione dell'Italia) e
il 774 (caduta del regno a opera dei Franchi di Carlo Magno), con capitale Pavia. L'effettivo
controllo dei sovrani sulle due grandi aree che costituivano il regno, la Langobardia Maior
nel centro-nord e la Langobardia Minor nel centro-sud, non fu costante nel corso dei due
secoli di durata del regno; da un'iniziale fase di forte autonomia dei numerosi ducati che lo
componevano, si svilupp con il tempo una sempre maggior autorit del sovrano, anche se
le pulsioni autonomiste dei duchi non furono mai del tutto imbrigliate. Nellarchitettura
religiosa sono adottati sia schemi longitudinali che a pianta centrale in numerose costruzioni
nuove. Tra gli impianti a nave unica, la basilica inferiore di San Salvatore, che sorge a
Brescia, ha un presbiterio-transetto triabsidato e sporgente a configurare un impianto a T.
La chiesa, con transetto a tre absidi, era interamente decorata da stucchi e affreschi. Il
cosiddetto Tempietto longobardo, oratorio di Santa Maria in Valle, si trova a Cividale del
Friuli. E particolarmente importante perch segna la convivenza di motivi prettamente
longobardi (nei fregi) e una ripresa dei modelli classici, creando una sorta di continuit
aulica ininterrotta tra l'arte classica, l'arte longobarda e l'arte carolingia. Si trattava di una
cappella palatina il cui unico vano era a pianta quadrata coperto a volta a crociera. Il
Battistero di San Giovanni ad Fontes a Lomello un monumento posto a fianco alla Basilica
di Santa Maria Maggiore, altro importante luogo. Il battistero riprende la tipologia dei
battisteri ambrosiani ed costruito interamente con mattoni; la cupola, una costruzione
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pi tarda sormontata da un piccolo tiburio a pi piani. Tratto caratteristico dell'architettura


longobarda di quel periodo l'eccentuato verticalismo dell'ottagono centrale, che si
distacca cos dalle omologhe costruzioni paleocristiane, pi compatte. Il tema delledificio
centrale a doppio involucro di derivazione tardoantica ricorre in Santa Maria in Pertica a
Pavia, nota solo attraverso alcuni disegni di Leonardo. La chiesa aveva una pianta circolare
con un deambulatorio che formava un anello delimitato da sei colonne. Il corpo centrale, a
differenza delle basiliche a pianta rotonda di Bisanzio o di Ravenna, era estremamante
slanciato. Pare che la chiesa fece da modello per architetture successiva come la Cappella
Palatina di Aquisgrana o la chiesa di Santa Sofia a Benevento. La chiesa di Santa Sofia una
delle pi importanti testimonianze dell'architettura longobarda nella Langobardia Minor,
anche se nel corso dei secoli stata pi volte rimaneggiata. E una cappella di palazzo il cui
impianto si basa sul quadrato orientato secondo la diagonale e intersecato da 2 triangoli, ne
deriva quindi una planimetria stellare che richiede coperture a volte in forme diverse. Nel
mezzo svetta un tamburo esagonale. Altro importante edificio della Longobardia Minor la
chiesa di San Salvatore si trova a Spoleto. L'ispirazione monumentale dei duchi longobardi
di Spoleto si manifest nel rifacimento della chiesa nell'VIII secolo. L'impianto di San
Salvatore, probabilmente di origine funeraria, basilicale a tre navate; anche il presbiterio
tripartito, ed coperto da una volta a base ottagonale. Labside semicircolare ed
esternamente chiuso da un muro rettilineo; ai lati la fiancheggiano due ambienti absidati,
con volta a crociera. L'interno aveva una decorazione a stucco e pittorica, con una ricca
trabeazione con fregio dorico, impostata su colonne anch'esse doriche (nella navata) o
corinzie (nel presbiterio). La facciata, scandita da lesene e divisa in due ordini da una
cornice, presenta una ricca decorazione. Nonostante la scarsa propensione dei duchi
committenti ad accogliere la contemporanea rinascita anticheggiante che si sperimentava a
Roma, il restauro della chiesa spoletina condotto dai Longobardi raggiunse, come gi nel
Tempietto del Clitunno, una coerenza classicheggiante eccezionale, sia nella struttura
architettonica scandita dalle colonne di navata e presbiterio, sia nella ripresa dei modelli
decorativi romani.
Secondo Libro
Parte prima

Dal secolo VIII al XII


Ledificio chiesastico medievale
Il problema riguardante linterpretazione delle achitetture chiesastiche medievali riguarda
principalmente la determinazione del rapporto tra la forma architettonica ed il suo
significato.

Lalto medioevo
Larchitettura nella penisola iberica
Le Asturie possiedono un ricco patrimonio artistico caratterizzato: da una fase visigotica; da
questa deriv un'architettura autoctona (asturiana), in qualche modo conclusiva del periodo
artistico visigoto e comunque definibile preromanica suddivisibile in tre periodi: il primo in
corrispondenza con il regno di Alfonso II el Casto (791-842), di stile preromanico alfonsino.
La chiesa risente dell'infuenza visigota nella pianta, evidenziata nella ricerca di sintesi fra lo
schema greco a croce e quello basilicale, nelle due cappelle in testa e nella sala posta sopra
l'abside, ma si distacca, invece, dall'architettura visigota per l'introduzione di un grande
spazio trasversale che accoglie tre navate e termina con tre absidi, anzich una sola,
caratterizzate dalla presenza di arcate cieche. Il secondo periodo (842-850), chiamato
"ramirense", incentrato sulla figura di Ramiro I. I suoi architetti sono da considerarsi tra i
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pi creativi dell'Alto-Medioevo, e tra i monumenti pi rappresentativi vi Santa Mara del


Naranco, caratterizzata da una originale piantistica rettangolare che presenta elementi
risolutivi anticipanti il gotico, quali le logge coperte da volte a botte e ripartite in sette
campate. Sia per le decorazioni esterne, sia soprattutto per l'armonia all'interno fra gli
elementi statici e quelli decorativi, il monumento stato definito simbolo della "Rinascenza"
austuriana. Un altro monumento "ramirense" molto significativo San Miguel de Lillo,
situato nelle vicinanze di Oviedo, del quale sono sopravvissute solo le due prime campate
rispetto all'originale struttura a tre navate; l'insieme enumera molti elementi proto-gotici. Il
terzo periodo, collocabile storicamente intorno alla fine del IX secolo e agli inizi del X secolo,
evidenzia qualche elemento derivante dall'arte mediorientale, come ad esempio il portico
semichiuso della chiesa San Salvador de Valdedios e complessivamente attesta l'inizio di una
generale decadenza. L'arte romanica molto presente poich tutta la regione era
attraversata da una delle rutas jacobeas (Cammino di Santiago, in cui si distinguono il
monastero di San Pedro de Villanueva (vicino a Cangas de Ons) e Santa Mara del Junco
(Ribadesella). L'architettura carolingia si svilupp a partire dalle fortune dei sovrani franchi
prima della dinastia dei Pipinidi, chiamata poi dinastia carolingia in onore di Carlo Magno.
Carlo Magno dispose di grandi risorse economiche ed inizi una febbrile attivit edilizia che
aveva due scopi principali: uno pratico, per gli usi della corte dell'amministrazione statale;
uno rappresentativo, per mostrare la dignit imperiale ai sudditi.
Per la prima volta dall'epoca paleocristiana si poterono iniziare edifici di dimensioni
monumentali e fabbriche grandiose: in quarantasei anni di regno di Carlo vennero iniziati, e
in gran parte completati, palazzi, cattedrali e monasteri. I modelli diretti di queste opere
furono quindi i monumenti dell'epoca di Costantino I, adattati alle nuove esigenze ed alla
nuova spiritualit monastica. Questa peculiarit si manifesta in un esempio illustre ovvero il
complesso palaziale di Aquisgrana (una delle capitali favorite di Carlo Magno per la
presenza delle terme) di cui facevano parte il Palazzo reale, ispirato al Palazzo del Laterano,
con l'aula di rappresentanza absidata e coperta di mosaici, similmente al Triclinio
lateranense, e ornato della statua equestre di Teodorico, trasportata appositamente da
Ravenna e usato come collegamento con la Statua equestre di Marco Aurelio, che all'epoca
si trovava nelle vicinanze di San Giovanni in Laterano e che era considerata di Costantino.
Direttamente collegata all'aula di rappresentanza vi era la Cappella palatina, impreziosita da
materiali di spoglio provenienti da Roma e Ravenna, la cui planimetria (poligonale a pianta
centrale e sormontata da una cupola) ricalca esempi di edifici paleocristiani, bizantini e
longobardi modificandoli in chiave pi rigorosa. La Cappella Palatina il nucleo pi antico
della Cattedrale di Aquisgrana. una costruzione ottagonale sostenuta da pilastri. Il numero
otto dai molteplici significati simbolici, era fra l'altro simbolo della Resurrezione; per questo
era gi stato usato in pianta in numerosi edifici che fecero da modello per la cappella
carolingia: il Battistero Laterano, la basilica di San Lorenzo a Milano, la bizantina basilica di
San Vitale a Ravenna (a sua volta eco della grande chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli) o
la chiesa di Santa Maria in Pertica a Pavia, di epoca longobarda, che presentava un corpo
centrale particolarmente sviluppato in altezza. A sua volta la Cappella fu un esempio di
grande influenza per l'architettura successiva. L'ingresso era anticamente preceduto da un
quadriportico, come nelle basiliche paleocristiane. Sul lato minore si trova un westwerk
serrato fra due torri scalari (torri contenenti le scale per i piani superiori, antesignane dei
campanili). In questo ingresso monumentale era presente un nicchione verso l'esterno con
una tribuna al di sopra del portale: qui l'imperatore si mostrava al popolo incorniciato dalla
maestosa architettura per riceverne l'acclamazione. La cappella, come dice il suo nome
stesso, era parte integrante del complesso del palazzo imperiale. All'interno, si accede dal
westwerk ad un deambulatorio anulare con basse volte a crociera. Circondato da questa
struttura, il vano cupolato sorretto da pilastri a forma di croce. Al centro pende l'enorme
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lampadario in forma di Gerusalemme Celeste offerto da Federico Barbarossa e sua moglie.


Al di sopra del primo ordine di arcate a tutto sesto un matroneo, aperto sul vano centrale da
archi a tutto sesto, articolati da due ordini di colonne con capitelli corinzi. Esse nel registro
inferiore sono corredate anche da pulvino, forte citazione da San Vitale e Santa Sofia. Le
colonne, per lo pi antiche, provengono da Roma, Treviri e Ravenna. Tutte queste strutture
verticali creano un ritmo ascensionale che coronato dalla cupola centrale, poggiante su un
tamburo ottagonale finestrato. Possiamo quindi dire che in questo edificio, elementi desunti
da modelli bizantini e tardoantichi vengono riletti in chiave pi verticalizzante e ci avr
vasta eco nell'arte romanica.
Tra le decorazioni originarie figurano le porte bronzee o le transenne bronzee. Anche i
marmi colorati, che creano un effetto di accecante sfarzo, furono originariamente fatti
portare dall'Imperatore da Roma e Ravenna. Notevole e assai sviluppata, l'architettura
religiosa manifesta la grande spinta costruttiva propria della politica di Carlo Magno, il quale
favorisce la costruzione di numerose abbazie, che sancivano la cristianizzazione e la
definitiva conquista dei territori, rappresentando quindi centri di potere e di diffusione
dell'ideologia imperiale. Gli abati stessi erano scelti direttamente dal sovrano. Anche per i
monasteri vennero ripresi ed aggiornati modelli romani: per esempio nella Torhalle (porta
trionfale d'ingresso) dell'Abbazia di Lorsch (760-790) ci si ispir all'Arco di Costantino, con
tre fornici divisi da semicolonne composite che emergono dalla muratura. L'Abbazia
imperiale di Lorsch fu una delle pi famose abbazie dell'Impero carolingio. L'abbazia venne
fondata su di un terreno privato e su cui il signore feudale riteneva il diritto di nominare il
personale ecclesiastico. Questo consacr la chiesa ed il monastero a San Pietro e ne divenne
il primo abate. Per aumentare l'importanza dell'abbazia come luogo di pellegrinaggio,
ottenne dal Papa il corpo di San Nazario, martirizzato a Roma. Le sacre reliquie vennero
deposte con tutti gli onori nella basilica che si trova all'interno del monastero. Gli edifici
vennero quindi rinominati in onore di San Nazario. Presto si sparse la voce di numerosi
miracoli avvenuti a Lorsch per intercessione di San Nazario, e cominciarono a giungere
pellegrini da molte parti d'Europa. La biblioteca e lo scriptorium dell'abbazia resero Lorsch
uno dei principali centri culturali tedeschi. Papi e imperatori favorirono a pi riprese
l'abbazia di Lorsch con privilegi e donazioni, rendendola non solo ricca, ma anche sede di
una notevole influenza politica. Venne quindi dichiarata una Reichsabtei, cio una specie di
principato sovrano, soggetto direttamente e solamente al Sacro Romano Imperatore. L
Abbazia di San Gallo, della quale resta un originario progetto planimetrico, un ottimo
esempio di come venivano organizzati razionalmente i complessi monastici: la chiesa
abbaziale era il fulcro della vita monastica e nel caso di San Gallo possedeva due absidi
contrapposte per esigenze liturgiche legate ad alcune reliquie ivi conservate. Gli edifici
erano disposti tutt'intorno secondo una griglia regolare che ricorda la scacchiera delle citt
romane e che probabilmente venne usata anche da Carlo Magno per nuove citt. Le celle
dei monaci si trovavano a sud, in posizione pi soleggiata, attorno al chiostro dove si
affacciava il refettorio; a nord era presente la cella dell'abate e la scuola; tutt'attorno,
allontanandosi dal nucleo della chiesa, si disponevano gli alloggi per pellegrini, l'ospedale, i
magazzini e gli ambienti di lavoro e servizio, come in una vera e propria citt monastica. Una
rivoluzione fu l'introduzione della Westwerk (letteralmente "corpo occidentale"): un edificio
a pi piani, collocato davanti all'ingresso della chiesa, dove per la prima volta si present il
problema di avere una facciata monumentale che fosse nel contempo autonoma e coerente
col resto dell'edificio, una problematica finora ignorata nell'architettura antica e altomedievale. Nel Westwerk si trovava di solito un atrio coperto da volte, dal quale si accedeva
direttamente alle navate della chiesa; nei due piani superiori poteva trovarsi al centro una
grande sala, dall'altezza doppia che li comprendeva entrambi e che era circondata da
gallerie affacciate su di essa, dove si svolgevano la liturgia del Salvatore e le cerimonie con
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l'Imperatore (infatti vi era collocato il trono); nelle tribune si disponevano i monaci che
intonavano inni sacri; inoltre vi venivano conservate le reliquie, che avevano un ruolo
simbolico di protezione verso l'abbazia stessa. Per architettura ottoniana si intende l'attivit
costruttiva fiorita in Europa occidentale a partire dalla dinastia ottoniana, all'incirca dall'887
(deposizione di Carlo Il Grosso) fino all'anno Mille, con particolare riferimento quindi al IX e
X secolo. Proprio come i sovrani carolingi, anche quelli ottoniani furono instancabili
fondatori di grandi edifici ecclesiastici (abbazie, cattedrali) che si distinguono per un corpo
occidentale, contrapposto al coro, riservato all'imperatore. Proprio in area germanica si
possono quindi vedere i migliori esempi di edilizia monumentale di epoca ottoniana,
sebbene purtroppo la maggior parte delle cattedrali fondate in quel periodo venne
profondamente stravolta nei secoli successivi. San Ciriaco a Gernrode. Il corpo centrale
composto da tre brevi navate, circondate dal transetto orientale e il Westwerk, al quale
sono affiancate due torri scalari. A questi elementi tipicamente carolingi si aggiungono varie
novit soprattutto nell'alzato, come l'alternarsi di pilastri e colonne (che sottolineano la
singola campata invece che lo sviluppo longitudinale della navata), le massicce murature
ispessite, le arcate semicieche all'interno di gallerie sulla navata centrale, la geometrica
razionalit; nei capitelli invece si contrappone una fantasiosa inventiva, dove tra le foglie
scolpite di uno stile corinzio stilizzato compaiono delle testine umane: tutti elementi
strutturali e decorativi che anticipano l'architettura romanica. In Sassonia il capolavoro di
questo periodo la chiesa abbaziale di San Michele a Hildesheim. L'edificio costituito in
pianta dallo schema geometrico con tre quadrati: uno relativo al corpo centrale a tre
navate, due simmetrici con transetti e due cori, con una torre quadrata in ognuno dei punti
d'intersezione. Il coro occidentale enfatizzato da un deambulatorio e dalla cripta. Tutta la
pianta della costruzione quindi segue rigorose norme geometriche, con rapporti ben precisi
fra le dimensioni della navata e dei transetti. Anche l'alzato calcolato su proporzioni
armoniche di tipo matematico e si ha una visione come di solidi geometrici definiti dalle
murature lisce e compatte che si intersecano in un gioco di vuoti e pieni. Vi sono inoltre due
ingressi in ogni abside e 4 sui lati settentrionale e meridionale della chiesa.
Nell'interno pilastri e colonne si alternano tra le navate ed alle estremit dei tensetti si
trovano i cosiddetti cori degli angeli, con finestre che decrescono in alto secondo rapporti
matematici. Oltre al coro ed al chiostro, la parte pi nota della chiesa rappresentata dalla
cella in legno dipinto che si trova all'interno dell'edificio e che mostra l'albero genealogico di
Ges. Sotto il tetto si trova un cleristorio con finestre ad arco che illuminano l'interno. Un
altro cantiere importante era la chiesa di Santa Maria in Campidoglio a Kln (Colonia),
fondata come luogo di culto di un convento voluto dall'Imperatore, che venne edificata su
commissione della badessa. Il corpo della chiesa a tre navate caratterizzato da regolari
arcate su pilastri fino alle maestose absidi, cinte da un deambulatorio, impostato come
prosecuzione delle navate laterali, e coperte da volte. La razionalit della pianta garantisce
equilibrio e grandiosit.

Let romanica
La chiesa romanica
L'architettura romanica lo stile del costruire proprio dell'arte romanica, che si diffuse in
Europa nell'XI e XII secolo, fino all'affermazione dell'arte gotica, cio verso la met del XII
secolo in Francia e con persistenze maggiori negli altri paesi europei. L'aggettivo "romanico"
la traduzione italiana di "roman", vocabolo creato agli inizi dell'Ottocento in Francia per
indicare le lingue e le letterature romanze o neolatine. Nello specifico, il termine "romanico"
fa riferimento al legame con l'architettura romana, dalla quale vennero ripresi alcuni
elementi strutturali (l'arco, la colonna, il pilastro, la volta) e una certa impostazione
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monumentale e spaziale. In relazione al termine romanico sono stati utilizzati dagli storici
anche i termini preromanico (riferito alle realizzazioni architettoniche del IX e X secolo),
protoromanico (riferito alle prime manifestazioni di questo nuovo linguaggio architettonico
sul passaggio tra X e XI secolo) e tardoromanico per le regioni che nel XIII secolo non
accolgono il nuovo stile gotico. La cultura e la civilt europea subirono un'accelerazione
dopo l'anno Mille, grazie ad una serie di innovazioni tecnologiche, prima di tutto in
agricoltura, che permisero di aumentare la produzione di generi alimentari, sollevando la
popolazione dall'endemica scarsit di cibo. Ci innesc un circolo virtuoso che permise un
incremento demografico, la ripresa dei commerci e lo sviluppo di villaggi e citt quali sedi di
mercati; la crescita delle zone urbane gradualmente permise l'affermazione di un nuovo
ceto sociale, quello "borghese" dedito alle attivit manifatturiere e commerciali ed
intermedio tra la massa dei contadini e gli aristocratici o ecclesiastici. Tutte queste entit
presto innescarono una notevole domanda di nuovi edifici, soprattutto religiosi. A ci va
aggiunta l'attivit delle abbazie riformate (come Cluny), il sistema di pievi nelle campagne, la
diffusione dei pellegrinaggi con la conseguente necessit di grandi chiese, ospedali e alloggi
per i pellegrini. Il romanico presenta due aspetti apparentemente antitetici: da una parte
non il prodotto di una sola nazione o di una sola regione ma nato pressoch
contemporaneamente in Francia, Italia, Germania e Spagna e durante il suo sviluppo ha
presentato scambi ed influenze reciproche in tutta l'area, finendo per costituire una cultura
effettivamente europea. D'altra parte, ogni regione presenta forme, schemi costruttivi,
materiali diversi tra di loro. Questa duplice natura probabilmente un perfetto ritratto
storico e geografico dell'Europa medievale che univa elementi "universali" ad altri
estremamente localistici. Questo comporta una certa variet nelle caratteristiche che
possiamo attribuire all'architettura romanica. Pur tenendo conto delle diversit regionali,
possiamo trovare nello stile romanico alcuni elementi caratterizzanti, soprattutto per quel
che riguarda gli edifici religiosi che sono la sua massima manifestazione. Ad esempio, la
suddivisione interna si mostra piuttosto articolata, divisa in campate: spesso una campata
della navata centrale (a base quadrata) corrisponde a due campate di lunghezza dimezzata
nelle navate laterali. Le murature vengono realizzate molto spesse e robuste, ed il
trattamento della superficie delle pareti resa in maniera plastica, sia all'interno, sia
l'esterno, con elementi sporgenti e rientranti che creano giochi di chiaroscuro. Vengono
notevolmente utilizzati non solo colonne come nelle chiese paleocristiane, ma anche pilastri
e successivamente si fa uso di pilastri compositi, come i pilastri cruciformi con semicolonne
addossate. Le colonne, tranne casi di spoglio, presentano capitelli scolpiti con forme vegetali
o fantastiche, geometrizzanti, ma comunque originali e distanti rispetto all'architettura
romana o paleocristiana. La parete della navata generalmente articolata con elementi
plastici ed aperture sopra le arcate ed molto spesso organizzata su vari livelli (matroneo,
triforio, cleristorio), l'evoluzione dei quali sar uno egli elementi di sviluppo verso il gotico. Il
materiale utilizzato per le murature in genere pietra da taglio, ridotta in conci regolari,
lasciati a vista. La copertura prevalentemente a volta. Le volte della navata sono spesso a
botte, soprattutto in Francia, ma proprio durante il periodo romanico si diffonde la volta a
crociera, con una versione a sesto acuto. Allo stesso tempo nelle chiese di pellegrinaggio si
iniziano a usare strutture che sottolineano l'innesto delle navate con il transetto, come torri
e cupole; si diffonde la volta a costoloni dalla Lombardia e da Durham (Inghilterra); nasce
anche la volta reticolare. Ulteriore innovazione sono l'abside con coro, collegato molto
spesso al deambulatorio, su cui si affacciano delle cappelle radiali, nonch l'uso
predominante dell'arco a tutto sesto che distingue il romanico dal successivo periodo
dell'architettura gotica. Infine si possono notare anche l'utilizzo comune di finestre e altre
aperture di dimensioni abbastanza ridotte e di conseguenza una luminosit interna
piuttosto rarefatta di cui si esaltata la spiritualit; da notare come il passaggio dal
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romanico al gotico avvenne come ricerca di una sempre maggior luminosit e progressivo
allargamento delle aperture esterne in seguito alla mutata sensibilit. Abbastanza frequente
la presenza di una cripta e di un presbiterio rialzato, che rendono la chiesa strutturata su tre
livelli. La chiesa abbaziale di Sainte-Foy un importante edificio romanico della citt
francese di Conques. L'edificio considerato un precoce capolavoro dell'architettura
romanica del sud della Francia ed uno dei primi edifici romanici di una certa grandezza
coperti completamente a volte. La fondazione dell'abbazia e della chiesa risalgono all'epoca
carolingia. L'attuale costruzione fu iniziata nel 1041, il coro fu completato intorno al 1065,
mentre la costruzione della navata si protrasse fino all'inizio del XII secolo. La chiesa era una
delle tappe lungo il Cammino di Santiago di Compostela. La chiesa presenta una pianta a tre
navate, con navata centrale, piuttosto corta, coperta a botte, un grande transetto anch'esso
a tre navate, un grande coro con deambulatorio che consentiva il transito dei pellegrini e
cappelle radiali e rappresenta un modello, non ancora maturo, per le chiese di
pellegrinaggio. All'incrocio del transetto con la navata si trova un'imponente torre. L'interno
molto sobrio con la volta della navata centrale molto alta, divisa dalle navate minori,
tramite archi a tutto sesto retti da pilastri. Sopra le navate laterali, voltate a crociera, si
colloca il matroneo aperto verso l'interno, senza finetrature soprastanti. La basilica
cattedrale di San Giacomo di Compostela, la chiesa madre dell'arcidiocesi di Santiago di
Compostela e uno dei massimi santuari cattolici del mondo; al suo interno, nella cripta, i
fedeli venerano le reliquie dell'apostolo Santiago, patrono di Spagna. La cattedrale di
Santiago la meta del Cammino di Santiago di Compostela, storico pellegrinaggio di origine
medievale. L'inizio dei lavori dell'attuale cattedrale risale al 1075. Il tempio, in stile
romanico, venne completato nel XIII secolo e consacrato nel 1211. Si tratta di uno degli
edifici che meglio rappresenta il tipo di chiesa romanica che scandisce il cammino di
Santiago di Compostela tra Francia e Spagna (Sainte-Foy di Conques, Saint-Martial de
Limoges, San Martino di Tours e Saint-Sernin a Tolosa), caratterizzato dall'abside con
cappelle radiali e deambulatorio. La Capela Maior (il coro o presbiterio) il cuore della
cattedrale. Vi si trova il sontuoso altare maggiore, sormontato da un baldacchino, che
contiene la statua in pietra di Santiago. La Basilica di San Saturnino (Basilique Saint-Sernin)
una chiesa di Tolosa. L'edificio sacro, costruito sulla tomba di san Saturnino martire e
primo vescovo di Tolosa, considerato uno dei massimi esempi di architettura romanica.
Quando Saint-Sernin divenne una delle principali tappe sulla via dei pellegrini che si
recavano a Santiago de Compostela, si rese necessaria la costruzione di una chiesa pi
grande. La chiesa ha pianta a croce latina, preceduta da un nartece all'estremit ovest ed
dotata di ampio transetto e di abside semicircolare orientata. Per la sua edificazione
vennero utilizzati mattoni di cotto e pietra calcarea chiara, che conferiscono all'edificio la
particolare bicromia che lo caratterizza. Essa si presenta come un compendio di tutte le
espressioni dell'arte romanica, grazie alle imponenti strutture architettoniche, all'apparato
scultoreo e a quello che resta degli affreschi all'interno del tempio. Abbazia di Cluny.
Storicamente labbazia di Cluny conobbe tre diverse costruzioni: del primo edificio, si sa che
era di modeste dimensioni, mentre il secondo (993-1048) mostrava un ampio presbiterio,
con absidi anche sul transetto, e un coro allungato, tripartito e con deambulatorio. Il
modello di Cluny II venne per esempio replicato nella chiesa di Santa Reparata a Firenze,
dove il vescovo aveva avuto modo di vedere il modello nella sua terra di origine. Per quanto
riguarda i modelli storici a cui si ispir ledilizia monastica, va certo detto che le idee
architettoniche pi salienti provenissero dalla villa romana: in particolare il chiostro ricorda
il peristilio, nellanaloga funzione di raggruppare le parti riservate di un insieme e farle
comunicare tra loro tenendole tuttavia isolate dallesterno. Che la pianta adottata da Cluny
fosse diventata vincolante, dimostrato dallesame del notevole numero di monasteri sorti
in quel tempo soprattutto in Francia, Germania e Inghilterra. Lultima grande ondata di
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diffusione per i monasteri che si richiamano al lideale benedettino avviene con la nascita
dellordine cistercense, col quale si ripresenta in certo senso la mentalit di San Benedetto a
contemperare lo scrupolo di una genuina spiritualit con quello di una reale efficienza
pratica, costituendo nello stesso tempo unavanguardia per i tempi nuovi e un
adeguamento ad essi. L'architettura cluniacense prosegu il modello benedettino gettando
le basi per quello cistercense, contribuendo a diffondere il modello architettonico
dell'abbazia, ossia un complesso di strutture di cui la chiesa quella principale, tutte
ruotanti attorno ad un chiostro quadrato o a "T" come nel caso di Cluny. Le piante
caratteristiche dell'architettura cluniacense furono quelle cosiddette "a gradoni" e "a
cappelle radiali". Quella che noi prendiamo in considerazione la terza ricostruzione della
chiesa. Essa faceva parte della strada di pellegrinaggio e si impose subito come uno dei
modelli ispiratori pi forti in Europa. Il corpo di fabbrica diviso in 5 navate, preceduto da
una sorta di atrio diviso in tre navate ed fiancheggiato da due massicce torri con
terminazione tronca (quasi fortificate per difendersi dai pericoli della foresta). In totale
ledificio aveva sette torri, cos da assumere laspetto di un castello; questo non casuale
ma voluto, perch ledificio, trovandosi immerso nella foresta, poteva essere preda di
attacchi ed incursioni. Compare un nuovo elemento, le cappelle radiali che fiancheggiano il
deambulatorio; questa innovazione risponde ad una precisa esigenza: moltiplicare le zone
dove si officiano i riti senza interferire con il deambulatorio. Con la creazione di questi nuovi
spazi si possono svolgere contemporaneamente pi funzioni diverse. Il trattamento
decorativo delle pareti esterne gioca su pochi elementi: lesene, archi ciechi, finestrelle.
Ledificio ha un doppio transetto, il secondo molto meno sporgente del primo. Un altro
elemento importante leliminazione del matroneo a favore del triforio. La Cattedrale di
Spira un edificio costruito in arenaria rossa. Spira I fu costruita fra il 1030 e il 1061 su
ordine dell'imperatore, che l'aveva scelta come luogo per la sua sepoltura. Come altre
cattedrali costruite su ordine dell'imperatore in quel periodo (Worms e Magonza) venne
chiamata Kaiserdom, cio Cattedrale imperiale. La cosiddetta Spira I era all'epoca uno dei
migliori esempi di architettura ottoniana, con dimensioni monumentali, una complessa
articolazione del presbiterio, una cripta molto ampia e la particolare scansione delle pareti
della navata con la particolarit di altissime semicolonne che raggiungevano quasi il soffitto
(allora coperto in maniera piana, senza le volte) con un'alta galleria di arcate cieche che
incorniciavano le finestre. Un motivo simile (semicolonne appoggiate a pilastri) si trovava
anche nella cripta. Spira II venne edificata appena vent'anni dopo la conclusione dei lavori
della prima. La nuova opera ricalc le dimensioni monumentali della precedente chiesa ed
alcuni elementi, amplificandone per l'impatto. Ad esempio, le pareti della navata vennero
decorate non solo da semicolonne, ma da un triplo strato di pilastri e semicolonne, con
ciascun livello destinato a concludersi in un elemento architettonico nella parte superiore:
le semicolonne pi sporgenti, con capitello all'altezza degli archi delle navate laterali e
secondo capitello corinzio all'altezza del cleristorio, sorreggono gli archi trasversali delle
volte a crociera, che attraversano la navata centrale (in tutto sei campate); le semicolonnine
laterali sorreggono gli archi delle volte paralleli alla navata e i doppi archetti ciechi che
suddividono ciascuna campata in alto; gli spigoli dei pilastri sorreggono le cornici interne
degli archetti. Si venivano cos a generare pilastri a fascio tipici dell'architettura romanica e
ampiamenti ripresi nei successivi sviluppi gotici. La Cattedrale ha conservato lo stile
originale con cui venne costruita, facendone uno dei principali esempi di architettura
romanica. Una sua caratteristica costituita dal deambulatorio del matroneo ad archetti
sorretti da colonne e posto in alto vicino al tetto, che gira intorno a tutto l'esterno
dell'edificio. Inoltre esternamente le pareti sono movimentate da lesene e archetti ciechi. Ai
quattro angoli si trovano altrettante torri. All'esterno la chiesa priva di una vera e propria
facciata, poich, il corpo delle tre navate preceduto dal tipico westwerk. Esso costituito
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da tre campate, ognuna abbinata ad uno dei tre portali del tempio ed possibile
suddividerlo in tre piani sovrapposti: piano inferiore: nartece; piano superiore: spazio
interno illuminato da un rosone (al centro) e da due monofore ai lati; galleria di archetti
ciechi. Inoltre, sopra il corpo centrale del westwerk si pu ammirare il tiburio ottagonale
recante, sulle quattro facce laterali, quattro quadranti d'orologio. Di fianco al westwerk si
trovano due slanciati campanili.
Il Duomo San Martino di Magonza la cattedrale in stile romanico, dedicata ai santi
Martino di Tours e Stefano. Il massiccio duomo che si erge al centro della citt doveva
simboleggiare il potere della chiesa cattolica che a Magonza, per molti secoli, fu anche
potere politico. Infatti, l'arcivescovo della citt era anche Kurfrst, cio principe elettore.
Insieme alle cattedrali di Worms e di Spira, quella di Magonza costituisce il pi alto esempio
di romanico renano. La storia della cattedrale funestata da una lunga serie di incendi, Il
primo dei quali avvenne addirittura la notte prima della consacrazione della chiesa. Ma a
queste catastrofi e conseguenti ricostruzioni si deve un impasto di diversi stili esteticamente
molto riuscito. La fede cristiana, giunta a Magonza coi romani, si svilupp nel corso del
tempo e con lopera di Vescovi santi. Era il tempo in cui i due poteri, quello religioso e
quello politico-militare, provavano ad operare insieme nellinteresse del popolo. Si inizi a
costruire la sua cattedrale dopo il 975. Anche nella costruzione delle grandi chiese, si
rispecchia la politica del tempo: cos nel duomo di Magonza ci sono due cori, in quello a
sinistra vi si sedeva il vescovo ed in quello di destra limperatore. Nel duomo si entra per un
ingresso laterale. Nel duomo sono anche conservate moltissime tombe regali e degli
imperatori del sacro romano impero. La Cattedrale di San Pietro la pi importante chiesa
di Worms. Questa imponente chiesa tardo-romanica insieme con il Duomo di Magonza
ripete abbastanza fedelmente lo schema architettonico della Cattedrale di Spira: pianta
basilicale, tre navate con campate scandite con sistema obbligato. La citt e la sua
cattedrale furono sede di importanti eventi, tra cui il Concordato di Worms che pose fine
alla lotta per le investiture. I resti pi antichi di una chiesa risalgono al periodo merovingio
(VII secolo). Notizie precise si hanno in riferimento alla costruzione del 1000-1025, di cui
restano importanti elementi costruttivi, come le torri scalarie. La costruzione fu iniziata nel
1125. Il cleristorio del 1160. Alla consacrazione del 1181 anche il coro occidentale era
completato. Il rinnovato interesse per il Romanico che si ebbe nel XIX secolo port, non solo
per Worms ma anche per Spira e Magonza, a vari cicli di restauro, tra cui, per Worms, la
totale demolizione e ricostruzione del coro occidentale, pericolante. La struttura in pietra
arenaria locale rossa. Le pareti, non importanti per la tenuta statica, sono in una specie di
tufo dello stesso colore, ma pi leggero. La torre sulla crociera identica a Spira che fu
costruita poco tempo prima. Il complesso dellabside occidentale con le torri angolari che la
sovrastano la pi famosa e bella realizzazione del periodo romanico germanico. Stretta tra
le due svettanti torri circolari la torre del coro si innalza al di sopra dellabside verso il cielo.
Essa ha un matroneo nano, al pari delle torri circolari, ed un tetto di pietra con finestre ad
abbaino. Gli stessi motivi architettonici sono ripetuti nel coro che sta sotto. I capitelli sono
fatti di foglie larghe avvolte, molto particolari, detti Capitelli di Strasburgo. Allesterno
presenta sei torri, quattro laterali scalarie cilindriche e due sullasse centrale, ottagonali
(una sul lato occidentale e laltra sul lato est). La chiesa ha una doppia abside ai lati ovest ed
est e cripta sul lato orientale. Il colore rosso scuro della pietra e le finestre pi piccole di
quelle di Spira rendono linterno poco luminoso e molto raccolto. Anche lesterno cupo e
serioso a causa anche della formazione di concrezioni scure sulle superfici. La torre della
crociera prende luce sia dagli abbaini sulla volta ottagonale che da piccole finestre in
corrispondenza del matroneo nano. Le volte a vela della navata sono costolonate. Una serie
di archi ciechi o meglio finte finestre poco profonde separa la sommit degli archi della
navata centrale dal cleristorio. I pilastri sono meno elaborati che a Spira. Quelli che non
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reggono le campate sono semplici. Gli altri hanno semicolonne e lesene poco accentuate
che si raccordano a tre costoloni della volta. Un cornicione, anchesso poco accentuato,
presente al di sopra degli archi della navata. C unasimmetria tra il lato nord e quello sud.
Nel primo, le larghe lesene dei pilastri non portanti la volta si interrompono, scendendo dal
cleristorio, allaltezza del cornicione sotto gli archi ciechi, mentre nel lato sud le lesene
proseguono fino a congiungersi al cornicione dellattaccatura del pilastro agli archi della
navata. Differenze si notano anche lungo lo stesso lato della navata. Sono sempre diversi sia
i fasci dei pilastri portanti, con larghe lesene e semicolonne, messi in modo differente ogni
volta. Ma ci sono differenze anche negli archi ciechi sotto il cleristorio. Tutto questo non
frutto di ripensamenti ma dellintenzione di non creare un effetto di ripetitivit lungo la
navata o forse anche per ridurre le riverberazioni acustiche. Capitelli discreti sono
allattaccatura dei costoloni della volta. Anche lattacco degli archi della navata presenta una
sagomatura. Finestroni allungati, con vetrate molto colorate, molte recenti, sono sulle
pareti esterne delle navate laterali. Le torri scalarie sono rotonde ma con ricami differenti.
Matronei nani con colonnine ed archetti, merlature a varie altezze e cornici sagomate
adornano le superfici esterne del corpo longitudinale e delle torri, secondo lo stile pi ricco
ed articolato del tardo Romanico. Lesene e merlature di pietra pi scura accentuano e
sottolineano i motivi ornamentali dellesterno. La cattedrale di Worms anche
caratterizzata dalla presenza di rappresentazioni di mostri in pietra. L'architettura romanica
in Italia copre un periodo di produzione architettonica pi ampio di altri paesi europei, dai
precoci esempi negli ultimi decenni dell'XI secolo fino, in alcune regioni, a tutto il XIII secolo.
Il panorama artistico molto variegato, con "romanici" regionali con caratteristiche proprie,
sia per quanto riguarda le tipologie costruttive sia i materiali utilizzati. Grande variet data
anche dai molteplici materiali utilizzati, che dipendevano fortemente dalla disponibilit
locale, dato che le importazioni erano molto costose. Infatti, in Lombardia il materiale pi
utilizzato fu il laterizio, data la natura argillosa del terreno; in Toscana invece non sono rari
gli edifici in marmo bianco di Carrara con inserti in marmo serpentino verde; in Puglia venne
usata il chiaro tufo calcareo. A parte il caso pugliese, da Roma in gi il romanico tende a
scomparire e si trovano influssi per lo pi bizantini ed arabi. Si possono individuare alcune
zone principali: la zona lombarda e emiliana, che influenz buona parte del nord-Italia, dal
Veneto continentale alla Liguria; Venezia, con caratteristiche peculiari influenzate
dall'architettura bizantina; la zona di influenza pisana: Toscana settentrionale fino a Pistoia,
Sardegna e Corsica, oltre a altre zone costiere isolate; il romanico fiorentino o "protorinascimento"; Marche, Umbria e Alto Lazio, con pi influssi; Roma; la zona campana; la
zona pugliese; Sicilia e Calabria, con forti influenze bizantine e, nella prima, anche arabe.
Sardegna con influenze pisane, lombarde, della Francia meridionale. La Lombardia, intesa
come unit territoriale allora pi ampia di oggi, comprendente Emilia e altre zone vicine, fu
la prima regione a ricevere le novit artistiche dall'Oltralpe, grazie all'ormai secolare
movimento di artisti lombardi in Germania e viceversa. La basilica di San Michele
considerata il prototipo delle numerose chiese medievali che pu vantare Pavia. Tuttavia,
San Michele si discosta dalle altre chiese cittadine per l'utilizzo estensivo, sia per quanto
riguarda la struttura che le decorazioni, della fragile pietra arenaria color ocra in luogo del
cotto, e anche per la particolare conformazione architettonica, che prevede una pianta a
croce latina, con un transetto eccezionalmente sviluppato, molto sporgente rispetto al
corpo longitudinale del fabbricato. Tale transetto, dotato di una propria facciata sul lato
settentrionale, di una propria finta abside nel lato opposto e di una volta a botte
sostanzialmente diversa dalle volte a crociera delle restanti parti della chiesa, costituisce
quasi un corpo autonomo, una seconda chiesa compenetrata a quella principale: una
soluzione inedita per quei tempi. Gi le dimensioni della basilica evidenziano l'importanza di
questa parte della struttura. All'incrocio tra navata e transetto si alza l'ardita cupola
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ottagonale (assai asimmetrica), su pennacchi di tipo lombardo. La facciata adornata con


un folto repertorio di sculture di arenaria, a tema sacro ma anche profano, di grande
bellezza e suggestione. Importante il precoce esempio della Basilica di Sant'Abbondio, a
cinque navate e coperta a travi lignee, dove presente un doppio campanile nello stile dei
Westwerk tedeschi e una decorazione del paramento esterno con archetti ciechi e lesene,
oltre che da un notevole corredo scultoreo dei Maestri comacini. Tra la fine dell'XI e l'inizio
del XII, in uno stile romanico gi maturo, venne ricostruita la basilica di Sant'Ambrogio a
Milano, dotandola di volte a crociera costolonate ed un disegno molto razionale, con una
perfetta corrispondenza tra il disegno in pianta e gli elementi in alzato. Il materiale di
costruzione povero (principalmente mattoni di diversi colori, pietra e intonaco bianco) e la
provenienza locale: con esso si costruiscono anche gli edifici che costellano la campagna
dei dintorni. Rispetto alla chiesa originale, la nuova eredit scrupolosamente la pianta: tre
navate absidate con quadriportico antistante. La pianta interna della basilica longitudinale
e (se si escludono le absidi) ha le stesse dimensioni del portico antistante. La facciata (detta
"a capanna") larga e bassa, tipica anche dei casali di campagna. Presenta due logge
sovrapposte. Quella inferiore ha tre arcate uguali e si ricongiunge con il perimetro interno
del portico, mentre quella superiore ha cinque arcate che scalano in altezza assecondando il
profilo degli spioventi. Presenta anche degli archetti pensili, cio file di piccoli archi a tutto
sesto che "ricamano" la cornice marcapiano e gli spioventi. Il Duomo di Modena una delle
testimonianze pervenutaci in maniera pi coerentemente unitaria di tutta l'architettura
romanica. Fondato ad opera dell'architetto Lanfranco, fu costruito in poche decine d'anni. A
tre navate prive di transetto e con tre absidi, era coperta anticamente da capriate lignee,
che vennero sostituite con volte a crociera soltanto nel XV secolo. La facciata a spioventi
riflette la forma interna delle navate, ed tripartita da due poderose paraste mentre il
centro dominato dal portale con protiro a due piani (il rosone ed i portali laterali sono
invece pi tardi). La serie continua di loggette ad altezza di "matroneo", racchiuse da arcate
cieche, che cingono tutt'intorno il Duomo, creano un ritmato effetto di chiaroscuro, molto
copiato in costruzioni successive. La Basilica di San Zeno a Verona l'esempio pi diretto di
derivazione dal Duomo modenese. In Piemonte le influenze lombarde si sommarono a
quelle del romanico francese, provenzale. In Liguria il linguaggio stilistico lombardo venne
ulteriormente filtrato e mischiato con influenze pisane e bizantine, come nelle chiese
genovesi San Donato, Santa Maria delle Vigne. A Venezia il capolavoro architettonico di
questo periodo fu la costruzione della Basilica di San Marco. Iniziata dal doge Contarini nel
1063 su un edificio preesistente, fungeva da cappella palatina di Palazzo Ducale e non
dipendeva dal patriarca di Venezia. La basilica pot dirsi conclusa solo nel XIV secolo, ma
nonostante ci costituisce un insieme unitario e coerente tra le varie esperienze artistiche a
cui stata soggetta nel corso dei secoli. La basilica una congiunzione pressoch unica tra
arte bizantina e occidentale. La pianta a croce greca con cinque cupole distribuite al centro
e lungo gli assi della croce, raccordate da arconi. Le navate, tre per braccio, sono divise da
colonnati che confluiscono verso i massicci pilastri che sostengono le cupole; essi non sono
realizzati come blocco unico di muratura ma articolati a loro volta con quattro pilastri e una
cupoletta. Elementi di origine occidentale sono invece la cripta, che interrompe la
ripetitivit di una delle cinque unit spaziali, e la collocazione dell'altare non al centro della
struttura (come nei martyrion bizantini), ma nella zona absidale est. Per questo i bracci non
sono identici, ma sull'asse est-ovest hanno la navata centrale pi ampia, creando cos un
asse longitudinale principale che convoglia lo sguardo verso l'altare. L'esterno venne
sontuosamente decorato dopo la presa di Costantinopoli del 1204, con lastre di marmo,
colonne policrome e statue di spoglio della capitale bizantina. Pi o meno nello stesso
periodo vennero rialzate le cupole, per essere visibili dall'esterno, e venne disegnata la
piazza porticata di San Marco. L'interno coperto da preziosi mosaici. Il romanico pisano si
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svilupp a Pisa al tempo in cui era una potente Repubblica Marinara, e si irradi ai territori
controllati dalla stessa (Corsica e parte della Sardegna) ed a una fascia di Toscana
settentrionale da Lucca fino a Pistoia. Il carattere marittimo della potenza pisana, e la
peculiarit degli elementi stilistici propri del suo stile fecero s che la diffusione del romanico
pisano si estendesse ben oltre la sfera di influenza politica della citt. Influssi pisani si
trovano in diversi punti dell'area mediterranea, come anche le coste dell'Adriatico (Puglia,
Istria).
La prima realizzazione fu il Duomo di Pisa, iniziato nel 1063-1064 da Buscheto, che venne
consacrato nel 1118. Come a Venezia, l'architettura pisana venne influenzata da quella
costantinopolitana e bizantina in generale, con cui la Repubblica aveva forti contatti
commerciali. Elementi di possibile influsso bizantino sono i matronei e la cupola ellittica con
coronamento a bulbo, posta alla maniera "lombarda" all'incrocio dei bracci. Ma elementi
orientali vennero reinterpretati secondo un preciso gusto locale, pervenendo a forme
artistiche di notevole originalit. Per esempio l'interno a cinque navate con colonnati
(anticamente a croce greca, ampliato poi a pianta latina), ha una spazialit tipicamente
paleocristiana. Elementi tipici del romanico pisano sono l'uso dalle loggette pensili, ispirate
all'architettura lombarda, ma moltiplicate fino a coprire su ordini diversi intere facciate, e di
arcate cieche, il motivo della losanga, una delle caratteristiche pi riconoscibili, derivato da
modelli islamici, e la bicromia a fasce alternate, derivata da modelli della Spagna
mussulmana. Altri capolavori a Pisa sono la celeberrima Torre pendente (iniziata nel 1173),
il primo anello del Battistero (iniziato nel 1153). Da Pisa il nuovo stile arriv a Lucca. La
chiesa di San Michele in Foro e la facciata della Cattedrale di San Martino, ad opera delle
maestranze da Como, rappresentano un'evoluzione dello stile pisano in forme ancora pi
ricche sul piano decorativo, a scapito della originalit architettonica. A Pistoia l'uso del
marmo verde abbinato in fasce alternate al marmo bianco cre effetti di vibrante bicromia.
Decine di pievi sparse nella campagna seguono gli stilemi pisani declinandoli in molte
varianti ed adattandoli alla variabile disponibilit economica delle popolazioni del contado.
A Firenze tra XI e XII secolo si usarono alcuni elementi comuni al romanico pisano, ma con
un'impronta molto diversa, caratterizzata da una serena armonia geometrica che ricorda le
opere antiche. Evidente nel Battistero di San Giovanni il senso del ritmo nella scansione
dei volumi esterni, tramite l'uso di riquadri, lesene classicheggianti, archetti ciechi a tutto
sesto, seguendo un preciso schema modulare che si ripete sugli otto lati. La datazione del
battistero stata a lungo discussa anche per la scarsit di documentazione. A seguito di
scavi archeologici, si riscontrato che le fondazioni sono ben due metri sopra il livello della
pavimentazione romana, quindi se ne pu dedurre che l'epoca d'impianto dell'edificio non
anteriore al IX secolo. Il paramento interno a marmi policromi, fortemente ispirato al
Pantheon di Roma, venne comunque concluso all'inizio del XII secolo, mentre la prima fase
del rivestimento esterno deve risalire circa allo stesso periodo. Altri esempi del rinnovato
stile fiorentino sono la Basilica di San Miniato al Monte (iniziata nel 1013 e completata
gradualmente fino al XIII secolo), che presenta una scansione razionalmente ordinata della
facciata bicroma, e una rigorosa struttura ispirata al romanico lombardo (tribuna). Lo stile
fiorentino non ha avuto la diffusione del romanico pisano o lombardo, tuttavia la sua
influenza fu determinante per i successivi sviluppi dell'architettura, in quanto ha costituito la
base alla quale attinsero Francesco Talenti, Leon Battista Alberti, Filippo Brunelleschi e gli
altri architetti che crearono l'architettura del Rinascimento.
Fuori dall'influenza culturale delle principali citt, la Toscana straordinariamente ricca di
numerose chiese romaniche poste soprattutto in ambito rurale. Molte sono di origine
monastica e sono dovute alla presenza di vari ordini, antichi come i benedettini o di nuova
origine (riformati) come quello cluniacense o quelli dei camaldolesi. Tipica delle chiese di
origine monastica, solitamente ad una sola navata, la presenza di cripte. Molti dei centri
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monastici avevano una funzione di hospitium, cio di centro di accoglienza per pellegrini e
viandanti in genere, posti non solo lungo la via Francigena, ma anche lungo numerosi altri
percorsi. Comunque molte delle chiese rurali sono invece pievi, centri religiosi di territori
caratterizzati dall'insediamento sparso, e posti pertanto, ancora oggi, isolate nel paesaggio
agricolo e non inserite in centri abitati. Anche in Umbria alcune chiese mostrano influenze
lombarde, sebbene combinate con elementi pi classici desunti da vestigia antiche
sopravvissute nella regione. il caso della basilica di Santa Maria Maggiore ad Assisi. Simili
tra loro sono le soluzioni pi originali del Duomo di Assisi o del Duomo di Spoleto (iniziato
nel 1175). Nelle Marche i modelli offerti dall'architettura lombarda ed emiliana vengono
rielaborati con originalit e combinati con elementi bizantini relativi all'uso di modelli a
pianta centrale. Per esempio la chiesa di Santa Maria di Portonovo presso Ancona (met
dell'XI secolo) o la Cattedrale di San Ciriaco (fine XI secolo-1189), presentano una
planimetria a croce greca con una cupola all'incrocio dei bracci e una protiro in facciata che
inquadra un portale fortemente strombato. Un esempio ancor pi fedele ai modelli bizantini
la pianta a croce greca entro un quadrato della chiesa di San Claudio al Chienti (XI-XII
secolo) dove presente anche una cupola centrale e cinque absidi (tre sul fondo e due sui
fianchi).
Nel Lazio settentrionale molti edifici, specie nei centri minori rivelano l'opera diretta di
maestranze lombarde, specie nei pilastri o nelle volte. Comunque gli influssi lombardi filtrati
dall'Umbria vennero fecondati con l'ininterrotta tradizione classica. Particolare la chiesa di
Santa Maria Maggiore di Tuscania, costruita in due fasi con pianta basilicale di derivazione
paleocristiana ma con in facciata elementi di derivazione padana come il portale fortemente
strombato con leoni stilofori e la rappresentazione della Sedes Sapietiae (la Madonna col
bambino seduta) scolpita nell'architrave, dove le gambe della Madonna pendono
letteralmente dalla superficie scolpita. Sempre a Tuscania si erge la splendida chiesa di San
Pietro, caratterizzata da un raffinato rosone opera dei maestri comacini. A Roma con
l'impulso di pontefici impegnati nell'opera di riforma della chiesa, si registr una intensa
stagione architettonica che riprese intenzionalmente la tradizione della basiliche
paleocristiane a tre navate su colonne, presbiterio rialzato con altare a baldacchino,
copertura lignea, abside centrale decorata a mosaico, portico architravato antistante la
facciata che risulta in genere risolta con superficie liscia, senza membrature ed adorna, a
volte, di mosaici. L'influsso lombardo, comunque presente, pu essere rintracciato nella
costruzione di vari campanili in laterizio, con cornici, mensole, bifore e trifore. Nella basilica
di San Clemente furono usati, nella navata, anche alcuni pilastri alternati a serie di tre
colonne, ma senza una precisa logica costruttiva come invece nel romanico. La Puglia e i
suoi porti erano usati dai pellegrini diretti in Terrasanta e furono anche il punto di partenza
per molti crociati. Il gran flusso di persone determin la ricezione di una grande variet di
influssi che si manifest anche in architettura. Uno degli edifici pi rappresentativi la
basilica di San Nicola a Bari, iniziata nel 1087. Esternamente si presenta con un aspetto
massiccio, come una fortezza, con una facciata a salienti chiusa ai lati da due torri
incompiute. Il motivo delle doppie torri rimanda a esempi transalpini, ed spiegabile anche
con la presenza normanna degli Altavilla. La decorazione con archetti pensili e la presenza di
un protiro con leoni stilofori sulla facciata rimandano alle caratteristiche lombarde-emiliane.
Importante anche la cattedrale di Trani conclusa verso la met del XIII secolo, venne
costruita anch'essa secondo il modello della basilica di San Nicola, in prossimit del mare,
come un punto di riferimento luminoso grazie al chiarore del tufo calcareo impiegato. La
facciata ricorda il profilo di quella di San Nicola, ma non tripartita da lesene e non
presenta le torri e il protiro. Palermo e la Sicilia in generale risentirono in questo periodo di
molte influenze diverse, dovute alle vicende storiche, politiche e religiose che accaddero in
quei secoli: due secoli di dominio arabo (IX-X secolo), la conquista normanna (1016-1091) e
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la nascita del Regno di Sicilia. Importanti esempi di edifici dell'epoca sono le cattedrali di
Cefal (1131-1170 circa) e di Monreale (1172-1189). In entrambi sono mischiate pi
influenze, che vanno dalle esperienze cluniacensi nella zona dell'abside, agli archetti pensili
tipicamente lombardi (a Cefal), a quelli intrecciati (a Monreale) di influenza araba, alle due
torri in facciata che ricordano modelli transalpini, introdotti dai Normanni.

Proto gotico e gotico


La chiesa gotica
L'architettura gotica quella fase dell'architettura europea caratterizzata da particolari
forme strutturali ed espressive, in un periodo compreso fra la met del XII secolo e, in
alcune aree europee, i primi decenni del XVI secolo. L'architettura gotica continentale viene
suddivisa in diverse fasi: Protogotico; Gotico classico; Gotico radiante; Tardo gotico.
Esistono inoltre diverse variet nazionali con caratteristiche particolari e fasi proprie,
talvolta ben distinte (come ad esempio il gotico inglese), sebbene sia possibile identificare
gli influssi reciproci delle varie componenti regionali. Fra tutte queste variet la pi
importante senza dubbio quella francese, poich l'architettura gotica dei diversi paesi
europei pu essere vista come il recepimento, spesso estremamente originale, degli stimoli
provenienti dal nuovo linguaggio formatosi verso la met del XII secolo nell'Ile de France.
Diversamente da quanto avvenne per l'architettura romanica, policentrica e senza che si
possa ritenere una regione europea come pi rappresentativa, invece quasi possibile
identificare una localit e un "padre" dell'architettura gotica. La ricostruzione del coro
dell'abbazia di Saint Denis, vicino a Parigi, nell'anno 1144 per opera dell'abate Suger,
infatti generalmente considerata come la data di inizio di questo stile, che da l a poco si
diffonder prima nelle diocesi dell'Ile de France e poi nel resto della Francia, in Inghilterra,
nell'Impero e nel resto d'Europa, incontrando resistenze significative solo in Italia. Uno stile
consapevolmente diverso da quella precedente, caratterizzato dall'uso intensivo di tecniche
costruttive gi note (come l'arco a sesto acuto e la volta a crociera), ma in un sistema
coerente e logico e con nuovi obiettivi estetici e simbolici. L'estetica medievale, che trova
nell'architettura gotica una delle sue maggiori realizzazioni, ha nella matematica e nella
geometria la sua fondazione. Le proporzioni dell'edificio sacro non sono casuali e non sono
nemmeno determinate dalla ricerca di effetti spettacolari, ma derivano da una visione
dell'arte come scienza, cio come speculazione teorica, nella ricerca dei rapporti geometrici
che stanno alla base del cosmo e che sono ritenuti di origine divina. Si tratta degli stessi
rapporti che governano il mondo della musica, le cui regole armoniche non sono fatti
meramente naturali, ma riflessi delle armonie celesti. I primi edifici gotici sono costruiti in
base a rapporti numerici analoghi agli intervalli perfetti dell'armonia musicale, cio ottava,
quinta e quarta e unisono, come nel rapporto fra le dimensioni della campata o del
transetto rispetto alla navata. In questo modo l'edificio sacro viene ad avere gli stessi
rapporti armonici che ha il creato e la musica, poich Dio, il grande architetto
dell'universo, ad avere stabilito in principio queste divine proporzioni, decifrabili dal libro
della natura e anche dal libro della rivelazione. Nel 1140 l'abate Suger decide di ricostruire il
coro e la facciata di Saint Denis, l'abbazia benedettina che conservava le reliquie del patrono
di Parigi. L'abate Sugerio volle ricostruire la sua venerabile abbazia, progettando un nuovo
coro con una serie di cappelle radiali a forma trapezoidale direttamente collegate ad un
deambulatorio che permetteva ai fedeli di muoversi liberamente anche dietro il recinto del
coro. Le cappelle radiali erano coperte da volte a crociera e sulle pareti si aprivano ampie
finestre che davano una grande luminosit allo spazio interno. Le vetrate colorate alle
aperture rendevano l'atmosfera interna quasi soprannaturale. La novit pi originale
dell'architettura gotica la scomparsa delle spesse masse murarie tipiche del romanico: il
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peso della struttura non veniva pi assorbito dalle pareti, ma veniva distribuito su pilastri
all'interno e nel perimetro, coadiuvati da strutture secondarie come archi rampanti e
contrafforti. Lo svuotamento della parete dai carichi permise la realizzazione di pareti di
luce, coperte da magnifiche vetrate, alle quali corrispondeva fuori un complesso reticolo di
elementi portanti. A partire dai soli pilastri a fascio si dipana un sistema di contrafforti ben
pi ampio e diversificato di quello romanico: gli archi rampanti, i pinnacoli, i piloni esterni,
gli archi di scarico sono tutti elementi strutturali, che contengono e indirizzano al suolo le
spinte laterali della copertura, con conseguente alleggerimento delle murature di
riempimento, che presentano un numero maggiore di aperture. Ma la straordinaria capacit
degli architetti gotici non si esaurisce nella nuova struttura statica messa a punto: gli edifici,
svuotati dal limite delle pareti in muratura, poterono svilupparsi in uno slancio verticale,
arrivando a toccare altezze ai limiti delle possibilit della statica. Strumenti essenziali per
questo sviluppo "aereo" furono: l'uso massiccio dell'arco a sesto acuto (di origine sasanide e
islamica), che permette di scaricare il peso sui piedritti generando minori spinte laterali
rispetto ad un arco a tutto sesto; la volta a crociera ogivale, che pu creare anche campate
rettangolari invece di quadrate; gli archi rampanti innestati su contrafforti esterni, che
ingabbiano la costruzione disponendosi dinamicamente attorno a navate ed absidi.
In Inghilterra si ebbe in seguito un ulteriore sviluppo della volta a crociera con la volta a sei
spicchi e poi a raggiera o a ventaglio: tutte soluzioni che permettevano una migliore
distribuzione del peso a favore di una maggiore altezza. Ci che rende affascinante
l'architettura gotica la stretta corrispondenza fra idee estetiche e innovazioni
tecnologiche. L'obiettivo di rendere gli interni degli edifici sacri luminosi e ampi raggiunto
grazie all'utilizzo, sempre pi perfezionato e rivoluzionario, dei principi costruttivi della volta
a crociera e dell'arco acuto. L'integrazione di queste due tecniche permetter la costruzione
di flessibili campate rettangolari (non pi soggette alla limitazione dell'impiego della forma
quadrata come in et romanica) e la costituzione di organismi architettonici puntiformi,
senza cio che il muro abbia pi funzioni portanti, svolte unicamente dai pilastri, riservando
ai muri esterni una mera funzione di tamponamento. L'assenza di carico da parte della volta
sui muri perimetrali, assorbito dai pilastri e dai contrafforti esterni, permetter la
sostituzione della pietra del muro col vetro delle finestre, che raggiungeranno dimensioni
mai viste prima. La cattedrale di Notre-Dame di Parigi, spesso chiamata semplicemente
Notre-Dame ubicata nel cuore della capitale francese, e rappresenta una delle costruzioni
gotiche pi celebri del mondo. La costruzione fu avviata nel 1163. I lavori cominciarono dal
coro, che fu terminato nel 1182 insieme ai due deambulatori. Successivamente furono
realizzate le campate delle navate e le navate stesse, dopo la consacrazione del coro e
dell'altare maggiore. I lavori furono interrotti, lasciando la struttura centrale incompleta. Nei
successivi 35 anni, fino al 1225, fu ultimata la navata ed inizi la costruzione della facciata
(1208). Durante l'edificazione della facciata inizi la lavorazione e la decorazione dei tre
portali occidentali, ed in seguito la realizzazione del rosone. Si tratta di una chiesa a pianta
rettangolare, col transetto contenuto all'interno del perimetro dell'edificio; lo spazio
interno, caratterizzato dalla presenza di numerose cappelle laterali e radiali, quindi
articolato secondo una pianta a croce latina, con cinque navate che si chiudono, nella zona
absidale, con un doppio deambulatorio. La navata centrale costituita da cinque doppie
campate, definite da massicci pilastri circolari sui quali sono impostati gli archi a sesto acuto.
Al di sopra delle navate laterali pi interne si trova il matroneo, schermato da eleganti
trifore e sormontato da ampie bifore, una per ogni campata, che danno luce all'interno. La
copertura costituita da volte a crociera esapartite da eleganti costoloni. Particolari di
rilievo sono i pilastri circolari e il matroneo, elementi tipici delle prime cattedrali gotiche
come quella di Laon, che presenta infatti forti analogie con l'impianto parigino. La navata di
Notre Dame di Parigi non risulta slanciata e luminosa come quella delle cattedrali del Gotico
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maturo (Amiens, Reims e Chartres), in cui i pilastri, a fasci polistili, diventano pi slanciati e il
matroneo sostituito con una piccola teoria di archetti denominata triforio. Per ottenere
una maggiore illuminazione, resa scarsa dalla presenza dell'alto matroneo, pochi anni dopo
la costruzione fu deciso di modificare il sistema delle aperture: cos l'originale rosone e la
piccola finestra ogivale che si aprivano alla sommit, furono sostituiti proprio con la
suddetta bifora. Ci comport anche la modifica del sistema degli archi rampanti, ovvero
delle strutture di sostegno che seguono il perimetro esterno dell'edificio e che sono ben
visibili nella zona absidale. La Cattedrale di Canterbury una delle pi antiche.
Essa fu riedificata in due occasioni: dopo l'attacco danese del 1013 e dopo la conquista
normanna del 1066. Della Cattedrale normanna, la ricostruzione interess a riedificare
l'edificio nello stile gotico gi dominante in Francia. Canterbury ebbe cos la prima cattedrale
gotica d'Inghilterra, uno splendido edificio con pianta a doppia croce e a tre navate,
notevole soprattutto per la sua lunghezza. A questa prima fase appartiene il corpo orientale
dell'edificio attuale; in fondo all'abside si apre la cappella detta "Corona", nella quale si
conservano le uniche vetrate originali del tempio. Una grande scalinata di epoca posteriore
unisce il corpo orientale a quello occidentale. Sia il secondo transetto, coperto da volte a
ventaglio e coronato dalla grande torre centrale, sia la navata principale furono ricostruiti
alla fine del XIV. La cattedrale Notre-Dame de Chartres, il pi celebre monumento ed uno
dei pi perfetti edifici gotici. La figura pi importante nella storia di questa diocesi fu il
vescovo Fulberto, che cominci la costruzione della cattedrale sull'area precedentemente
occupata da un antico santuario pagano. L'edificio costruito fu distrutto a causa di un
incendio ed immediatamente si cominciarono i lavori di ricostruzione, che durarono circa 60
anni. L'aggiunta pi importante la torre a nordest. L'interno si caratterizza per l'armonia e
l'eleganza delle proporzioni. La facciata occidentale, chiamata Portale Reale,
particolarmente importante per una serie di sculture del XII secolo; il portale principale
contiene un magnifico rilievo di Ges Cristo glorificato; quella del transetto meridionale si
organizza attorno a delle immagini del Nuovo Testamento riguardanti il Giudizio Universale,
mentre il portale opposto, dedicato all'Antico Testamento e alla venuta di Cristo ed
famoso per il gruppo scultoreo dedicato alla Creazione. Questa cattedrale si riconosce
facilmente a causa della grande differenza tra le sue due torri: la torre sud dotata di una
base tipicamente gotica e sormontata da una guglia molto semplice; la torre nord, costruita
in epoca pi tarda e di architettura pi complessa. In Notre-Dame di Reims si svolsero le
incoronazioni di tutti i re di Francia. La chiesa costruita sul sito dove sorgevano le
precedenti cattedrali. La prima fu fatta costruire nel IV secolo d.C., sui resti di una chiesa
protocristiana che sorgeva sulle terme gallo-romane. Nell'852 fu ampiamente restaurata e
ristrutturata e nuovamente consacrata. Nel 1210 fu completamente distrutta da un
incendio che si svilupp nel centro della citt, quindi si inizi la costruzione dell'attuale
cattedrale gotica. La costruzione fu condotta da quattro architetti che si succedettero e gran
parte della costruzione fu completata nel 1275. Le torri furono poi portate a termine nel
1475. L'edificio si articola su una pianta a croce latina, suddivisa in tre navate lungo il corpo
principale e il transetto, mentre coro e abside presentano una doppia serie di navatelle,
coronate da cinque cappelle radiali; quella centrale, detta assiale, presenta una profondit
maggiore, ottenuta grazie all'aggiunta di una campata rispetto all'impianto generale delle
altre, che ne rimarca l'importanza visiva e strutturale. La navata centrale risulta suddivisa in
nove campate, che si riducono a due per lato in corrispondenza della navata trasversale.
Osservando l'impianto della Cattedrale di Chartres, di poco anteriore per fondazione, si pu
notare un'impostazione strutturale pressoch analoga, assunta ancora a modello dagli
architetti che pi tardi innalzeranno la Notre-Dame di Amiens, esempio di architettura
gotica che porta ormai all'apice tutte le potenzialit dello stile. La cattedrale assunse
l'aspetto attuale entro la fine del XIII secolo, rimanendo incompiuta: delle sette torri
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inizialmente progettate (due per ognuna delle tre facciate pi una a coronamento del punto
d'intersezione tra navata centrale e transetto), tutte sormontate da alte guglie secondo
l'idea originaria, furono erette solamente quelle del lato ovest, lasciate tuttavia prive della
copertura a cuspide. La torre meridionale contiene due grandi campane. La navata era nel
frattempo stata allungata, rispetto alle dimensioni inizialmente adottate, per fare spazio alle
folle che partecipavano alle incoronazioni. La cattedrale Notre-Dame di Amiens, la pi
vasta delle cattedrali francesi. La sua struttura e soprattutto il suo apparato scultoreo
costituiscono un tutto armonico, fedele ai canoni del Gotico classico definiti a Chartres, ma
anche rivoluzionario per la sua concezione basata sulla grandiosit. L'edificio, in stile gotico
ormai maturo, si estende secondo una struttura a croce latina, dotata di due navate laterali
lungo il corpo del braccio principale (navata centrale), schema che si ripropone nel transetto
e che viene corredato di un'ulteriore navatella presso l'abside, la quale viene cos ad essere
dotata di un doppio deambulatorio interrotto da una serie di sette cappelle radiali. La
cappella assiale, grazie all'aggiunta di due campate, acquisisce un'importanza estetica e
strutturale peculiare. La navata centrale si estende per sette campate, mentre i bracci del
transetto ampliano lo spazio interno di tra campate per ogni lato. L'accesso e l'uscita
dall'edificio sono resi possibili dalla presenza di nove portali, tre per ogni facciata (oltre alla
principale, si contano due facciate minori in corrispondenza della navata trasversale). Il
coro, come in Notre-Dame de Paris e nella Cattedrale di Chartres, si presenta assai
profondo, con un'estensione di quattro campate. L'intera pianta dell'edificio richiama
inoltre diverse analogie con la planimetria delle costruzioni, di poco precedenti, di Chartres
e Reims. Nel Trecento e Quattrocento il gotico si sviluppa in direzioni nuove rispetto alle
forme dei due secoli precedenti. L'edificio tipico dei secoli XII e XIII era caratterizzato da una
navata centrale di notevole altezza e dalle due navate laterali molto pi basse. Ci
comportava che la luce fosse concentrata soprattutto in alto, a livello del cleristorio. Dal
punto di vista della percezione dello spazio interno, questo era caratterizzato dalla forte
assialit della navata centrale. Questi due elementi rendono lo spazio "ascetico" e
"spirituale". Gli edifici pi rappresentativi della prima fase sono soprattutto le cattedrali. Nel
Trecento e soprattutto nel Quattrocento la spinta a costruire grandi cattedrali si esaurisce, e
le fabbriche pi importanti sono soprattutto le chiese di ricche parrocchie cittadine, le
chiese degli ordini mendicanti nelle periferie delle citt e anche le abbazie di alcuni ordini
tradizionali. Nella disposizione interna si diffonde il modello della chiesa a sala, cio con le
navate laterali di uguale altezza rispetto a quella centrale. Ci fa s che la luce non provenga
pi dall'alto, ma dalle pareti laterali, illuminando in modo omogeneo tutto l'ambiente.
Anche la forte direzionalit tradizionale viene modificata, venendosi a perdere quella
precedente in favore di una spazialit policentrica. Questa nuova visione dello spazio stata
anche messa in relazione con la religiosit pi terrena e mondana del XV secolo. La
geografia di questa nuova sensibilit presenta una mappa diversa da quella del gotico
classico. Le regioni pi innovative saranno la Germania, la Polonia, l'Inghilterra e la zona
alpina. La penisola iberica vedr dal Quattrocento al Cinquecento la costruzione di alcune
grandi cattedrali, ispirate ai modelli francesi e tedeschi dei secoli precedenti. Anche la
decorazione subisce una evoluzione. Nell'Europa centrale e in Inghilterra la volta e i
costoloni diventano un motivo ornamentale, a volte raggiungendo effetti di straordinaria
complicazione e astrattezza. La fase successiva, che prese avvio dalla met del XIII secolo,
detta del gotico radiante, poich si arriv a una pi radicale abolizione delle pareti ed a un
assottigliamento di tutte le strutture. Capolavori di questo periodo sono le tastate dei
transetti di Notre-Dame a Parigi e la Sainte-Chapelle (1241-1248), dove tra sottili pilastri a
fascio si dispiegano leggere e diafane vetrate, che non lasciano trasparire la robusta
ingabbiatura esterna dei contrafforti. La Sainte-Chapelle fu il nuovo modello di cappella
palatina (era infatti collegata direttamente al palazzo reale), con due basiliche sovrapposte
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ad aula unica, quella inferiore per la corte e quella superiore, contenente preziose reliquie,
ad appannaggio esclusivo del re e della sua famiglia. Si tratta di un edificio a pianta
rettangolare su due livelli con una cappella inferiore destinata al popolo ed una cappella
superiore a cui originariamente si accedeva solo con strette scale a chiocciola. La sua
costruzione fu decisa nel 1241, e venne rapidamente portata a termine. La decisione della
costruzione si deve al devotissimo Luigi IX di Francia, che la volle come cappella del palazzo
reale e reliquiario. La Sainte-Chapelle aveva bisogno di importanti reliquie: era disponibile la
corona di spine di Ges. Il devoto Luigi trattenne la preziosa reliquia della Passione, avuta
dall'Imperatore Latino di Costantinopoli, come pegno per un ingente prestito in denaro.
Furono poi aggiunti un pezzo della Vera Croce e altre reliquie. In tal modo la cappella,
secondo il programma stabilito da Luigi il Santo, divenne un prezioso reliquiario. Allo stesso
tempo, rivela quali fossero le ambizioni politiche e culturali di Luigi di diventare il principale
monarca dell'Occidente cristiano, mentre il trono di Costantinopoli era occupato da un
semplice Conte di Fiandra e il Sacro Romano Impero era in profonda crisi. Come
l'imperatore poteva passare dall'interno dei suoi palazzi alla Hagia Sophia a Costantinopoli,
cos ora Luigi IX poteva passare direttamente dal suo palazzo alla Sainte-Chapelle. L'aspetto
pi conosciuto della cappella sono le straordinarie vetrate, di cui la struttura muraria risulta
niente pi che una delicata cornice. Le grandi aperture contengono complesse figurazioni
che seguono un preciso programma iconografico incentrato soprattutto sull'Antico
testamento. Il Duomo di Colonia una chiesa il cui nome ufficiale chiesa dei Santi Pietro e
Maria. Con le sue Torri cuspidate la seconda pi alta della Germania, e la terza pi alta al
mondo. Questo grandioso tempio in stile gotico, che si ispira alle grandi chiese di Amiens e
di Beauvais, fu iniziato nel 1248: fu allora che l'arcivescovo pos la prima pietra. La
costruzione dell'edificio richiese tuttavia pi di 600 anni, essendo stata ultimata solo nel
1880. Essa venne innalzato nel luogo in cui si trovavano diversi edifici di culto di epoca
precedente: un tempio romano, convertito in chiesa cristiana, e un secondo edificio.
L'odierna cattedrale venne costruita per ospitare le reliquie dei Re Magi. Nel 1322 venne
consacrato il coro della chiesa, ma dopo questi progressi relativamente rapidi i lavori
andarono incontro ad un progressivo rallentamento, fino a fermarsi. Il gotico in Italia ha
caratteristiche che lo distinguono notevolmente da quello francese, e dagli altri paesi
europei in cui questo linguaggio si diffuso. In particolare non viene recepita l'innovazione
tecnica e l'arditezza strutturale delle cattedrali francesi, preferendo mantenere la tradizione
costruttiva consolidata nei secoli precedenti, e anche dal punto di vista estetico e formale
non trova un grande sviluppo lo slancio verticale. Se da un lato quindi c'era stata
un'applicazione precoce di elementi gotici in epoca romanica (i rosoni e le volte a costoloni,
gli archi a sesto acuto di retaggio arabo), dall'altro la tradizione romanica, influenzata dai
modelli bizantini, paleocristiani e classici, resistette al principio dell'annullamento delle
pareti. Ci fu dovuto probabilmente anche a questioni puramente pratiche: il clima italiano
avrebbe fatto negli edifici coperti di vetrate un "effetto serra" nei mesi estivi, per cui la
soluzione preferita fu quella di mantenere strutture in massiccia muratura. Si ebbe quindi in
Italia un compromesso tra romanico e gotico, senza eccessivi slanci in altezza. Una possibile
periodizzazione dell'architettura gotica italiana contempla una fase iniziale nel XII secolo con
lo sviluppo dell'architettura cistercense, una fase successiva dal 1228 al 1290 di "primo
gotico"; le realizzazioni dal 1290 al 1385 sono considerate di "gotico maturo" ed infine
l'ultima fase dal 1385 fino al XVI secolo con l'inizio e la prosecuzione di cantieri "tardo
gotici" come al Duomo di Milano.
L'architettura gotica in Italia, come in altre parti d'Europa, all'inizio un prodotto di
importazione. Il vettore principale costituito dagli edifici dell'ordine benedettino
cistercense, che dalla zona d'origine borgognona, si espanse in tutta l'Europa occidentale.
L'architettura dell'ordine cistercense costituiva un sottolinguaggio particolare dell'edilizia
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gotica. Si tratta infatti di un'architettura che accoglie le principali innovazioni gi espresse


nelle cattedrali dell'le-de-France, ma in forma molto pi moderata e in un certo senso
"ascetica". Viene completamente bandita la decorazione figurativa, le vetrate hanno
un'estensione ridotta e sono prive di colore, il verticalismo frenato, all'esterno non sono
ammessi torri o campanili. Viene per utilizzata la volta a crociera archiacuta a campate
rettangolari e i pilastri a fascio che proseguono nelle costolonature delle volte. I capitelli
presentano ornamentazioni semplicissime e prevalentemente non figurative. La lavorazione
della pietra accuratissima, e lo spazio definito dai tipici assetti planimetrici modulari e
dalla nettezza e politezza delle membrature risulta, oltre che razionale, intensamente
astratto. L'architettura di questo ordine si diffonde per tutto l'Occidente, e l'incontro del
nuovo linguaggio con la tradizione locale costitu anche in Italia la base per gli sviluppi
successivi. I primi esempi di abbazie gotiche in Italia sono il complesso di Fossanova nel
Lazio (1187-1206). L'abbazia, in stile gotico cistercense, ma pi precisamente in una visibile
forma di transizione fra il romanico ed il gotico, considerata la prima di questo stile in
Italia, ha l'interno spoglio o quasi di affreschi secondo l'austero memento mori dei monaci
cistercensi. Il complesso abbaziale noto come rifacimento di quello benedettino costituito
dal chiostro, fulcro dell'intero organismo, dalla chiesa di Santa Maria, dalla Sala Capitolare
con sovrastanti dormitori dei monaci, dal refettorio, dalla cucina e dai dormitori dei
conversi. Completano l'insieme la casa dei pellegrini, il cimitero e l'infermeria. Altro esempio
l'Abbazia di Casamari, terminata nel 1217. La pianta dell'abbazia simile a quella dei
monasteri francesi, l'entrata passa attraverso una porta a doppio arco. All'interno si trova
un giardino la cui parte centrale occupata dal chiostro, di forma quadrangolare, con
quattro gallerie a copertura semicilindrica. L'aula capitolare un ambiente formato da nove
campate e da quattro pilastri ed usata per le riunioni. Dal chiostro si accede alla chiesa che
a pianta basilicale a tre navate; la facciata presenta all'esterno un grande portico, dietro
l'altare si trova il coro costruito nel 1940. Le finestre della chiesa presentano delle lastre di
alabastro al posto dei vetri. L'architettura cistercense forn spunti significativi agli ordini
mendicanti, come francescani, domenicani, e agostiniani, nella cospicua fase di
inurbamento dei relativi insediamenti che in Italia ha luogo fra la met del Duecento e la
met del secolo seguente. Fra le note distintive di questi ordini vi era infatti una certa enfasi
sulla decorosa povert e semplicit degli edifici sacri e la necessit di avere ampie navate
coperte con tetto a vista, in modo tale che i fedeli potessero ascoltare le prediche e seguire i
riti senza ingombri visivi, come invece avveniva nelle cattedrali di assetto basilicale. Un
esempio precoce di accenni significativi di grammatica gotica (su una sintassi ancora
tardoromanica), dato dalla basilica di Sant'Andrea a Vercelli (1219-1227), finanziata dal
cardinale che aveva potuto ammirare le nuove cattedrali. Gi la facciata molto originale,
con l'innesto di contrafforti a forma tubolare e di due esili torri ai lati, mentre i portali
strombati presentano ancora archi a tutto sesto e le gallerie di loggette ricordano gli esiti
del romanico lombardo e renano. A parte la singolare presenza di archi rampanti, l'interno
sa decisamente pi di gotico, per le volte a crociera ogivali dai costoloni bicromi, gettate su
pilastri 'incantonati' da colonnini serventi. Un altro esempio coevo il grandioso Battistero
di Parma, dove lavor Benedetto Antelami. L'esterno, costruito in marmo rosa di Verona
ottagonale. Senza precedenti lo sviluppo in altezza, come se si trattasse di una torre
tronca. La superficie esterna decorata da un complesso schema, con pieni e vuoti che
ritmano effetti chiaroscurali. Al pian terreno su tre facciate si aprono portali strombati con
archi a tutto sesto, mentre sugli altri lati si trovano degli archi ciechi, grandi quanto un
portale, con al centro delle colonnine, in una collocazione insolita. I portali sono decorati da
vari rilievi, tra i quali spiccano le lunette. Quattro registri superiori sono decorati da loggette
architravate, interrotte in corrispondenza dei contrafforti sugli angoli. L'ultima fascia
decorata da archetti ciechi di dimensione sfasata rispetto alle loggette sottostanti. Gli
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elementi che lo compongono sono tutti ancora romanici, ma la loro disposizione


completamente originale: sviluppo verticale, senso del ritmo, elaborate proporzioni, sono
infatti tutte caratteristiche tipicamente "gotiche" del battistero. Altro edificio degno di nota
Castel del Monte in Puglia. L'edificio ha pianta ottagonale presenta su ogni spigolo una
torretta a sua volta ottagonale. Il portale di ingresso principale si apre sulla parete della
struttura ottagonale orientata ad est, vale a dire di fronte al punto in cui sorge il sole. Ad
esso si accede attraverso due rampe di scale simmetriche, disposte a tenaglia ai lati
dell'ingresso. A differenza del semplice ingresso secondario dalla parte opposta dell'edificio,
costituito da un semplice portale ad arco a sesto acuto, l'ingresso principale decorato con
due colonne scanalate che sorreggono un finto architrave su cui si imposta un frontone.
Ogni parete presenta due finestre: una monofora in corrispondenza del primo piano ed una
bifora per il secondo piano. Da questa regola si discostano le facciate orientale ed
occidentale (quelle in cui sono posti i due portali) che non presentano la monofora, e la
facciata settentrionale, che presenta una trifora per il secondo piano. Ulteriori feritoie sono
presenti sulle torri, per dare luce alle scale a chiocciola interne. Dal punto di vista strutturale
importante notare come le mura tra le torri si ergano direttamente dal terreno, mentre le
torri presentano uno zoccolo, messo in risalto nella parte superiore da una cornice in stile
gotico. Malgrado sia comunemente definito "castello", l'esatta funzione dell'imponente
edificio tuttora sconosciuta. Privo dal punto di vista architettonico di elementi tipicamente
militari e di fossati, posto in una posizione non strategica, in realt l'edificio non fu
probabilmente una fortezza. Alcuni elementi della costruzione, inoltre, fanno decisamente
scartare questa ipotesi: ad esempio le scale a chiocciola nelle torri. Le feritoie, inoltre, sono
troppo strette anche per ipotizzare un lancio di frecce. Anche l'ipotesi che fosse una
residenza di caccia, attivit assai amata dal sovrano, messa in discussione dalla presenza di
fini ornamenti e dall'assenza di stalle e altri ambienti tipici delle residenze di caccia. A causa
dei forti simbolismi di cui intrisa, stato ipotizzato che la costruzione potesse essere una
sorta di tempio, o forse una sorta di tempio del sapere, in cui dedicarsi indisturbati allo
studio delle scienze. La basilica di San Francesco situata ad Assisi. Secondo la tradizione fu
lo stesso Francesco ad indicare il luogo in cui voleva essere sepolto. Si tratta della collina
inferiore della citt dove, abitualmente, venivano sepolti i "senza legge", i condannati dalla
giustizia. Su quel colle, che poi venne chiamato Collis paradisi fu edificata la basilica che
porta il nome del santo. La chiesa, che fu uno dei capisaldi della diffusione del gotico in
Italia, aveva molteplici finalit. Prima di tutto era il luogo di sepoltura del fondatore
dell'ordine, che gi dopo due anni dalla sua morte veniva considerato una delle figure pi
significative della storia del Cristianesimo: per questo si predispose una dimensione
adeguata ad una meta di pellegrinaggio e devozione popolare. Le reliquie dei santi erano di
solito collocate in una cripta, ma nel caso di san Francesco si fece in modo che la struttura
inferiore fosse ampia quanto un'intera chiesa, tanto da parlare di una vera e propria basilica
inferiore. Un secondo ordine di interessi era pi strettamente legato al papato, che vedeva
ormai nei francescani, dopo la diffidenza iniziale, gli alleati per rinsaldare i legami con i ceti
pi umili e popolari. Per questo nella basilica si fusero esigenze legate ai flussi di pellegrini
(ampiezza, corredo di rappresentazioni didascaliche) con lo schema di una cappella palatina
(la basilica era infatti Cappella pontificia) secondo i pi aggiornati influssi gotici, come la
Sainte-Chapelle di Parigi, dove sono presenti due chiese sovrapposte ad aula unica. Per
completare la basilica arrivarono offerte da ogni parte del mondo e vennero chiamati
maestri architetti, decoratori e pittori tra i migliori dell'epoca. Nel 1230 la salma di
Francesco venne trasferita dalla chiesa di San Giorgio (la futura basilica di Santa Chiara) per
essere tumulata nella nuova basilica costruita in suo onore. Assisi divenne cos, per tutti i
pellegrini, una tappa fondamentale lungo il viaggio per Roma. La struttura abbastanza
semplice che si intendeva dare all'inizio viene quasi subito modificata secondo linee pi
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maestose, ispirandosi in parte all'architettura romanica lombarda, con nuove suggestioni


gotiche legate agli edifici costruiti dall'ordine cistercense. Entrambe le due chiese
sovrapposte, nel progetto iniziale, avevano navata unica con transetto sporgente e abside,
poi in seguito quella inferiore venne arricchita di cappelle laterali. A ridosso del fianco
absidale si alza l'altissima torre campanaria, con un gioco di cornici e archetti pensili che ne
spezzano la corsa verso l'alto. La basilica inferiore ha la funzione di chiesa commemorativa,
sottolineata anche dalla presenza della cripta. Appare ancora quasi romanica: priva di
elevazione, le crociere sono larghe, i costoloni hanno una sezione quadrangolare, i pilastri
sono bassi e grossi per sostenere il grave peso della chiesa superiore. Ma che siamo ormai in
un periodo gotico reso palese dal forte distacco dei costoloni dalle vele,che fa risaltare
l'ossatura in maniera pi sentita che nel romanico. La basilica superiore presenta una
facciata semplice a "capanna". La parte alta decorata con un grandioso rosone centrale,
con ai lati i simboli degli Evangelisti in rilievo. La parte bassa arricchita dal maestoso
portale strombato. Sul lato sinistro della facciata stata appoggiata , nel Seicento, la Loggia
delle benedizioni dalla quale, in epoca passata, si mostrava il Velo santo della Madonna.
Sullo stesso lato, poco dopo la costruzione della chiesa superiore, stato innalzato il
campanile, un tempo cuspidato. L'architettura interna mostra invece i caratteri pi tipici del
gotico italiano: archi a sesto acuto che attraversano la navata, poggianti su semipilastri a
fascio, dai quali si diramano costolature delle volte a crociera ogivali e degli arconi laterali
che incorniciano le finestre. La fascia inferiore invece liscia, e venne predisposta fin
dall'inizio per la creazione di una bibbia per i poveri, rappresentata dalla decorazione
didascalica ad affresco. Rispetto ad esempi marcatamente schiacciati (come la Basilica di
Sant'Ambrogio a Milano) o ad altri orientati verso il verticalismo, la basilica francescana
presenta un bilanciato equilibrio in alzato, con lo slancio dei pilastri e delle volte interrotto
dall'orizzontalit del ballatoio che corre sotto le finestre, che d un sofisticato ritmo di linee
perpendicolari. La chiesa venne costruita, dopo la morte di santa Chiara. Lo stile
architettonico quello gotico, e ricorda molto da vicino la quasi contemporanea basilica di
San Francesco d'Assisi. L'esterno caratterizzato da tre grossi arconi che sorreggono il
fianco sinistro dell'edificio. La facciata realizzata in pietra bianca e rosa, ed suddivisa in
tre fasce. L'interno della chiesa ad unica navata con transetto. Le pareti sono spoglie di
affreschi, mentre la volta riccamente decorata. La chiesa di San Fortunato si trova a Todi.
L'interno a tre navate di uguale altezza, ciascuna con un ingresso dalla facciata e portoni
abbelliti da bassorilievi istoriati raffiguranti santi, profeti biblici e ornamenti floristici (la vite
a rappresentare il bene, il fico a rappresentare il male). Dalle due navate si susseguono
cappelle ornate di affreschi e statue. Il coro absidale tardo. Nella cripta sita sotto l'altare, i
cui due accessi si aprono ai lati dell'altare, vi un mausoleo con le spoglie di santi. Davanti
alla chiesa si prospetta un piazzale con declivio e giardino in cui si dipartono delle rampe di
scale per l'accesso alla chiesa dalla strada principale. La basilica di Santa Maria Novella
una delle pi importanti chiese di Firenze. Se Santa Croce era un centro di cultura
francescana e Santo Spirito ospitava l'ordine agostiniano, Santa Maria Novella era per
Firenze il punto di riferimento per un altro importante ordine mendicante, i domenicani.
Santa Maria Novella la prima, in senso cronologico, delle grandi basiliche fiorentine. Nel
1221 questa chiesa e l'area circostante vengono assegnati ai frati domenicani, che subito
iniziano la trasformazione. La costruzione di quella che sar la sontuosa sede del potente
Ordine domenicano inizia nel 1246 ad opera di due monaci architetti, e viene conclusa nel
1360. La ricca facciata a intarsi di marmo bianco e nero un capolavoro: iniziata nel 1300,
sar poi completata nel 1470 da Leon Battista Alberti. La chiesa fu la prima basilica dove
vennero usati elementi dell'architettura gotica a Firenze. L'interpretazione del nuovo stile fu
molto originale e fece da esempio ad un gran numero di edifici religiosi successivi. Presenta
una pianta a croce latina commissa (cio a T), suddivisa in tre navate con sei ampie campate
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che si rimpiccioliscono verso l'altare, dando la sensazione di una lunghezza maggiore di


quella reale. La copertura affidata alle volte a crociera a costoloni con archi a sesto acuto,
decorati da conci bicromi in marmo verdi e bianco, sostenute da pilastri polistili, cio a
sezione mista. L'ampiezza della navata centrale e la sua altezza al limite delle possibilit
statiche per un edificio del genere fanno s che le navate laterali sembrino ariosamente fuse
in un'unica amplissima aula. Un grande tramezzo separava anticamente il presbiterio, l'area
riservata ai religiosi, dalle navate longitudinali dove prendevano posto i fedeli. L'
Hallenkirche, "chiesa a sala" una particolare tipologia relativa alla costruzione delle chiese
che non prevede la sopraelevazione della navata centrale sulla navate laterali, come
invece nella tipologia prevalente. In tal modo la navata centrale rinuncia all'illuminazione
diretta tramite due file di aperture poste sopra i sostegni e l'eventuale matroneo
(claristorio), ma essendo sostanzialmente della stessa altezza delle navate laterali con le
quali comunica per tutta l'altezza, partecipa di una spazialit dilatata, interrotta solo dai
sostegni (colonne o pilastri). La copertura dell'edificio pertanto ridotta a due sole grandi
falde che coprono l'intero edificio. La facciata tipica dell'hallenkirche ovviamente quella a
"capanna". Il tipo di chiesa a sala si diffonde nel periodo romanico, ma soprattutto nel
periodo gotico e tardogotico, in area tedesca, anche se non mancano realizzazioni anche nel
resto d'Europa. In Italia invece gli esempi sono meno numerosi. Da rilevare tra questi alcune
chiese degli ordini mendicanti. San Domenico una chiesa di Perugia. La basilica l'edificio
religioso di dimensioni maggiori in tutta l'Umbria. L'edificio originario di San Domenico,
sorto sulle ceneri di San Domenico Vecchio, inadeguato all'accresciuto ruolo dei
Domenicani, risale al 1304, ed aveva unimportanza particolare in quanto rappresentava un
caso di italianizzazione della forma nordeuropea della cosiddetta Hallenkirche. A Perugia
ledificio tuttavia ad un piano e nella navata non vi sono finestre. Sopra le arcate inizia
direttamente la volta a botte. Il Duomo di Orvieto capolavoro dell'architettura gotica
dell'Italia Centrale. La facciata del Duomo di Orvieto si presenta armoniosa ed equilibrata,
uniforme nello stile, merito soprattutto del rispetto del progetto e delle forme gotiche
iniziali. Quattro pilastri verticali a fasci, terminanti ciascuno con una guglia, dividono la
facciata in tre settori. Le linee verticali sono ben equilibrate dalle linee orizzontali del
basamento, della cornice che limita i rilievi e della loggia con archetti trilobati. I 3 triangoli
delle garimberghe sono ripetuti dai 3 triangoli delle cuspidi, tutti e sei i motivi a delimitare la
doppia cornice quadrata che racchiude il rosone. Le strombature dei portali, i bassorilievi ai
loro fianchi, la loggia, il rosone, le edicole, le statue, i fasci dei pilastri, e infine le guglie
creano motivi a rilievo che ben contrastano con la superficie piana e rilucente dei mosaici. Il
corpo longitudinale consta di tre navate ampie e luminose, coperte da un soffitto a capriate
lignee. Alti pilastri circolari o ottagonali (cinque per lato) e archi a tutto sesto articolano lo
spazio in sei campate. Il transetto consta in tre sole campate coperte da volte a crociera e
non sporgente: le sue estremit sono cio al livello delle pareti laterali del corpo
longitudinale. La pianta terminata da un presbiterio a pianta pressoch quadrata, al di l
della campata centrale del transetto. Le pareti della navata centrale e i suoi pilastri sono
caratterizzati dallalternanza di fasce di basalto e travertino di matrice senese, che ripete la
decorazione laterale esterna. Le pareti esterne delle navate laterali sono state lasciate in
origine vuote, poi ricoperte da affreschi cinquecenteschi. Lunica vetrata antica quella
absidale. Il Duomo di Milano, monumento simbolo del capoluogo lombardo, dedicato a
Santa Maria Nascente ed situato nell'omonima piazza. Nel luogo dove sorge il Duomo, un
tempo si trovavano l'antica cattedrale di Santa Maria Maggiore, cattedrale invernale, e la
basilica di Santa Tecla, cattedrale estiva. Dopo il crollo del campanile, l'arcivescovo
promosse la ricostruzione di una nuova e pi grande cattedrale (1386). Per il nuovo edificio
si inizi ad abbattere entrambe le chiese precedenti. La nuova fabbrica doveva prevedere
originariamente un edificio in mattoni secondo le tecniche del gotico lombardo. Si
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gettarono le fondazioni dei piloni, opere colossali che erano state gi progettate su disegno
l'anno prima. Il Visconti, assunse il controllo dei lavori, imponendo un progetto pi
ambizioso. Il materiale scelto per la nuova costruzione divenne allora il marmo di Candoglia
e le forme architettoniche quelle del tardo gotico di ispirazione renano-boema. Il desiderio
di Gian Galeazzo era infatti quello di dare alla citt un grandioso edificio al passo con le pi
aggiornate tendenze europee, che simboleggiasse le ambizioni del suo Stato, che, nei suoi
piani, sarebbe dovuto diventare il centro di una monarchia nazionale italiana come era
successo in Francia e in Inghilterra, inserendosi cos tra le grandi potenze del continente. Egli
mise a disposizione le cave e accord forti sovvenzioni ed esenzioni fiscali. A dirigere il
cantiere vennero chiamati architetti francesi e tedeschi, i quali per restavano in carica per
pochissimo tempo, incontrando una scoperta ostilit da parte delle maestranze lombarde,
abituate a una diversa pratica di lavoro. La fabbrica and quindi avanti in un clima di
tensione. Inizialmente le fondazioni erano state preparate per un edificio a tre navate, con
cappelle laterali quadrate, i cui muri divisori potessero fare anche da contrafforti. Si decise
poi di fare a meno delle cappelle, portando il numero delle navate a cinque e venne poi
deliberato l'ingrossamento dei quattro pilastri centrali. Per il Duomo vennero presi in esame
accorgimenti matematici che prevedavano di costruire la planimetria attraverso una griglia
modulare ad quadratum, mentre per lalzato si sarebbe usato un proporzionamento ad
triangulum. Lo stile del Duomo, essendo frutto di lavori secolari, non risponde a un preciso
movimento, ma segue piuttosto un'idea di "gotico" mastodontico e fantasmagorico via via
reinterpretata. Il duomo ha una pianta a croce latina, con piedicroce a cinque navate e
transetto a tre, con un profondo presbiterio circondato da deambulatorio con abside
poligonale. All'incrocio dei bracci si alza, come di consueto, il tiburio. L'insieme ha un
notevole slancio verticale, caratteristica pi transalpina che italiana, ma questo viene in
parte attenuato dalla dilatazione in orizzontale dello spazio e dalla scarsa differenza di
altezza tra le navate, tipico del gotico lombardo. La struttura portante composta dai piloni
e dai muri perimetrali rinforzati da contrafforti all'altezza degli stessi piloni. Questa una
caratteristica che differenzia il duomo milanese dalle cattedrali transalpine, limitando,
rispetto al gotico tradizionale, l'apertura dei finestroni (lunghi e stretti) e dando all'insieme
(a eccezione dell'abside) una forma prevalentemente "chiusa", dove la parete innanzitutto
un elemento di forte demarcazione, sottolineata anche dall'alto zoccolo di tradizione
lombarda. Viene cos a mancare lo slancio libero verso l'alto. Ci evidente anche se si
considera che guglie e pinnacoli non hanno funzione portante, infatti vennero
sporadicamente aggiunti nel corso dei secoli, fino al completamento del coronamento nel
XIX secolo. I contrafforti hanno forma di triangoli e servono per contenere le spinte laterali
degli archi. Il basamento in muratura, come pure le parti interne delle pareti e degli altri
elementi, mentre nei pilastri stata usata un'anima di serizzo; anche le vele delle volte sono
in mattoni. Il paramento a vista, che ha anche un ruolo portante, invece in marmo di
Candoglia bianco rosato con venature grigie. Le pareti esterne sono animate da una fitta
massa di semipilastri polistili che sono coronati in alto, al di sotto delle terrazze, da un
ricamo di archi polilobati sormontati da cuspidi. Le finestre ad arco acuto sono piuttosto
strette, poich come si detto le pareti hanno funzione portante. La copertura a terrazze
(pure in marmo) un unicuum nell'architettura gotica, ed sorretta da un doppio ordine
incrociato di volte minori. In corrispondenza dei pilastri si leva una "foresta" di pinnacoli,
collegati tra di loro da archi rampanti.

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