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CAPITOLO 1

Spazio geografico: insieme delle relazioni che legano oggetti e soggetti localizzati sulla superficie terrestre.
Spazio geo-economico: sottoinsieme dello spazio geografico contenente solo le relazioni di tipo economico.
Relazioni orizzontali e verticali: le relazioni orizzontali intercorrono tra gli oggetti e i soggetti nelle loro diverse sedi (scambio e
circolazione di merci, di persone ecc.) viceversa le relazioni verticali riguardano il rapporto delle singole attivit economiche con le
caratteristiche dei luoghi in cui esse hanno sede (ad es. fertilit del suolo).
Territorio: insieme delle relazioni verticali e orizzontali e di oggetti e soggetti che tali relazioni legano tra loro e a al suolo.
Organizzazione territoriale: rappresenta lordine complessivo assunto dalle relazioni in un determinato territorio. loggetto
principale di studio della geografia economica e viene analizzata considerando tre ordini di fatti: le condizioni naturali dei luoghi e
regioni, le condizioni ereditate dal passato (sia materiali che sociali, culturali ed economiche) e lorganizzazione attuale.
Economie di scala: decrescita dei costi marginali al crescere delle dimensioni degli impianti aziendali.
Esternalit positive: vantaggi derivanti da condizioni favorevoli presenti nel luogo in cui opera limpresa.
Economie di urbanizzazione: esempio di esternalit positive derivanti principalmente da opere di urbanizzazione primaria,
facilit di scambio delle merci tra le imprese, formazione di un ricco mercato del lavoro, presenza di servizi pubblici e privati per famiglie
e imprese.
Infrastrutture: tutto ci che mediante la spesa pubblica rende un ambito territoriale stabilmente idoneo a svolgere le funzioni
economiche e abitative.
Rendita urbana: nelle agglomerazioni e nelle regioni urbane il valore del suolo viene assegnato in base alla sua posizione, ovvero a
seconda delle economie esterne che offre a chi vi si localizza; il valore del suolo urbano visto come reddito del proprietario viene
chiamato rendita urbana.
Regione geografica: porzione della superficie terrestre costituita da un insieme di luoghi contigui, con qualche caratteristica
comune o relazione preferenziale, che li distingue dai luoghi circostanti.
Regioni formali e funzionali: le regioni economiche possono essere individuate in due modi, il primo individua le regioni formali in
base a certi attributi che caratterizano pressappoco allo stesso modo tutti i luoghi che le compongono (ad es. regioni industriali); Le
regioni funzionali, allopposto, non vengono indentificate in base ad attributi comuni dei luoghi che le compongono, ma per il fatto che
tali luoghi sono tra loro connessi da relazioni pi intense rispetto a quelle che quegli stessi luoghi possono avere con lesterno.
Regione complessa: regione economica considerata al tempo stesso per i suoi caratteri formali e funzionali. Un particolare tipo di
regione complessa la regione programma, che corrisponde allambito territoriale entro cui si svolgono interventi programmati.
Strutture regionali monocentriche e policentriche: Le regioni funzionali possono essere monocentriche polarizzate (i flussi fanno
capo ad un unico centro), monocentriche gerarchiche (organizzazione monocentrica ripetuta su pi livelli, risultante in un sistema di
regioni monocentriche inscatolate luna dentro laltra) o policentriche (ogni centro ha una specializzazione ed complementare agli altri).
Rete locale: insieme di soggetti, coordinati sotto ununica leadership, che si comporta come un attore collettivo al fine di perseguire un
progetto di sviluppo rispondente ad interessi comuni.
Milieu territoriale: insieme di risorse e condizioni stabilmente localizzate in un determinato territorio, non producibili a piacere in
tempi brevi, n trasferibili da o verso altri luoghi.
Sistema territoriale locale: regione programma (costruita volontariamente) derivante dallambito territoriale che risulta dall unione
delle reti e dei milieu locali.

CAPITOLO 2
Globalizzazione: insieme di processi che hanno determinato, e tuttora determinano, profondi mutamenti nelle relazioni umane e
geografiche, che tendono ad espandersi su una scala geografica senza precedenti, ad accelerarsi e ad interconnettere luoghi un tempo
separati da enormi distanze. Da un punto di vista geografico consiste in un cambiamento di scala nellorganizzazione di molti fenomeni
(ad es. effetto serra, crisi economiche).
Squilibri nella globalizzazione: lintegrazione economica pu procedere a velocit differenti in luoghi differenti.
Compressione spazio-temporale: la moda e levoluzione tecnologica rendono i nostri oggetti obsoleti in tempi molto ristretti rispetto
al passato. Parallelamente, lespansione delle filiere economiche e industriali, permettendoci di consumare prodotti provenienti dallaltra
parte del mondo o di eliminare ogni stagionalit dagli scaffali dei supermercati, consente una trasformazione nella nostra percezione
dello spazio e del tempo.
Aspetti della globalizzazione: gli effetti della globalizzazione non si limitano al settore economico, ma si estendono a tutte le attivit
umane, gli esempi pi importanti sono: il sapere scientifico-tecnologico frutto di cooperazioni internazionali, la globalizzazione
ambientale il cui effetto pi conosciuto sicuramente leffetto serra, lomologazione culturale conseguenza della mondializzazione dei
media e la globalizzazione geopolitica, conseguenza dellinterdipendenza delle decisioni politiche prese dai singoli paesi.
Divisione internazionale del lavoro: la globalizzazione ha avuto come conseguenza la frammentazione dei processi produttivi su
scala mondiale, un tempo organizzati pi semplicemente come centri industrializzati circondati da periferie fornitrici di materie prime. Le
cause di questo cambiamento sono principalmente tre: disponibilit di un bacino di lavoratori industriali a livello globale (con la
liberazione di migliaia di persone da una vita di pura sussistenza successivamente alla rivoluzione verde degli anni 50), possibilit di
frammentare i processi produttivi in differenti parti del mondo e presenza di una rete di trasporto e comunicazione efficiente.
Filiera produttiva: insieme delle fasi e attivit che compongono la produzione e commercializzazione di un bene.
Dinamiche dei flussi e delle reti di scambi: la globalizzazione ha causato una diminuzione del ruolo dellagricoltura nella
composizione della ricchezza mondiale (da circa il 50% all8% attuale) e in parallelo un aumento della produzione mineraria e
manifatturiera. I rapporti commerciali fra i tre principali poli mondiali (america settentrionale, europa e sud-est asiatico)
rapprensentano la quota pi importante degli scambi a livello globale anche a causa di una quasi tatale mancanza di relazioni dirette
fra i paesi del sud del mondo. Infine, per quanto riguarda il flusso di ricchezza proveniente dagli investimenti esteri effettuati dalle
multinazionali, emerge un quadro fortemente sbilanciato sia per le fonti (sedi delle multinazionali) con un 90% proveniente dal nord del
mondo, sia per le destinazioni 30% indirizzato verso il sud del mondo.
Fondo monetario internazionale: creato originariamente per regolare i fenomeni di natura monetaria, ha visto il suo ruolo legarsi
soprattutto al finanziamento del debito pubblico dei paesi del sud del mondo e alla formulazione dei cosiddetti piani di
aggiustamento strutturale, ovvero linee di intervento per lo sviluppo economico a cui i paesi beneficiari dei finanziamenti devono
sottostare.
Banca mondiale: nata per risanare le economie degli Stati coinvolti nella guerra, dagli anni 70 ha iniziato ad occuparsi
prevalentemente di progetti di sviluppo tramite finanziamento di grandi opere o lotta alla povert.
Organizzazione mondiale per il commercio: oggi riconosciuta da quasi tutti i paesi del mondo, si occupa della risoluzione delle
controversie internazionali con la possibilit di infliggere sanzioni (per gli scambi di beni industriali, di prodotti agricoli e servizi, ma
anche in materia di difesa della propriet intellettuale).

CAPITOLO 4
Esplosione demografica: Rapido aumento della popolazione umana iniziato allinizio dellottocento. Il tasso di crescita della
popolazione ha iniziato a ridursi negli ultimi decenni (dimezzatosi dal 20% degli anni 70), tuttavia lincremento demografico continua ad
esserci e non sono previste variazioni per il futuro (con le dovute incognite).
Teoria della transizione demografica: Teoria secondo la quale vi sarebbe un regime demografico antico e uno moderno, separati
da uno stadio di transizione. Nel primo regime, tipico delle societ preindustriali, gli elevati tassi di natalit sono compensati da
corrispondenti alti tassi di mortalit. Lo stadio di transizione si divide in due fasi: Nella prima si riduce la mortalit sotto leffetto delle
migliori condizioni di vita causando un aumento improvviso della popolazione. La seconda fase ha invece una riduzione del ritmo di
natalit come conseguenza della mutata situazione sociale (inurbamento, costo delleducazione per i figli). Infine nel regime moderno il
tasso di natalit diminuisce ancora, portando ad un livello di crescita pari a zero o in alcuni periodi, addirittura negativo.
Distribuzione della popolazione: Innanzi tutto bene distinguere le parti della terra completamente disabitate, dette anecumene
(antartide, groenlandia e siberia settentrionali, ecc.) dalle parti abitate, dette ecumene. Queste ultime sono caratterizzate da densit di
popolazione fortemente variabile, ad esempio lOceania ha una densit di circa un ventesimo rispetto allAsia. Anche allinterno di ogni
continente emergono differenze marcate tra regioni nelle quali si concentra la maggior parte della popolazione mondiale (situate
nellemisfero settentrionale e originate dalla secolare colonizzazione agricola e dallo sviluppo industriale moderno) e vaste aree
scarsamente popolate.
Migrazioni: Le cause dei movimenti internazionali di popolazione sono molteplici; In primo luogo la transizione demografica
asimmetrica tra i vari paesi (paesi nel regime moderno affiancati da paesi ancora nella prima fase di transizione), in secondo luogo la
forte differenza nel reddito e nella qualit della vita dei diversi paesi ed infine la mondializzazione dei trasporti e delle
comunicazioni, che tende a ridurre le distanze sia spaziali che culturali. Da notare la forte crescita negli ultimi decenni dei rifugiati politici
e dei profughi ambientali. Lemigrazione avviene attualmente verso paesi con economie sviluppate (Europa, Giappone, USA, ecc.) ed
vista dai paesi di partenza come un rimedio contro la disoccupazione, a cui si aggiunge il vantaggio economico portato dalle rimesse
degli emigranti e da quanti ritornano e investono i risparmi in patria.
Capitale umano: La popolazione di un paese considerata come risorsa economica; Si definisce popolazione attiva linsieme delle
persone in et lavorativa che lavorano o che cercano un lavoro (i cosiddetti disoccupati, che nelle economie evolute variano tra il 3% e il
10%).
Sanit: Esistono ancora forti differenze tra paesi ricchi e paesi poveri, anche se nel corso della seconda met del ventesimo secolo il
divario tra Nord e Sud del mondo si notevolmente ridotto.
Istruzione: In tutti gli Stati esiste un livello di istruzione di base garantito dalla scuola pubblica, tuttavia non sempre laccesso a questo
servizio possibile per lintera popolazione. Pertanto lanalfabetismo tuttaltro che scomparso non soltanto nel Sud del mondo (dove
pu raggiungere anche l80%) ma anche in alcuni paesi ricchi (Italia 1,4%).
Fame e malnutrizione: Su scala mondiale la sovraproduzione agricola coesiste di fatto con la denutrizione: mentre
statisticamente ciascun abitante del globo dispone di una quota giornaliera di alimenti pari a circa 2.700 calorie, secondo la FAO oltre un
miliardo di persone soffre di denutrizione.
Indice di sviluppo umano: Misura la qualit della vita consentendo confronti tra pi paesi; Ha valori che vanno da 1 (massimo) a 0
(minimo) e si basa su tre dati: speranza di vita alla nascita, alfabetizzazione degli adulti e PIL pro capite reale.
Regioni culturali: Una caratteristica di fondamentale importanza, che differenzia la popolazione mondiale, data dal tipo di cultura. Per
cultura sintende linsieme di conoscenze, credenze religiose, istituzioni, abitudini, stili di vita, espressioni linguistiche e
artistiche che caratterizzano una popolazione e la distinguono dalle altre. Storicamente le culture si sono differenziate su base
geografica e ancor oggi a scala mondiale continuano a corrispondere ad alcune grandi aree o regioni culturali: lEuropa, lAmerica
anglosassone, lAmerica latina, larea dellIslam, lAsia meridionale e orientale, lAfrica nera e lOceania, anche se lintensificarsi dei flussi
migratori ha portato di recente alla formazione di societ multietniche nelle grandi aree metropolitane.

CAPITOLO 5
Distribuzione delle coltivazioni: Circa un terzo delle terre emerse oggi coltivato o utilizzabile per il pascolo, unaltro terzo
occupato da foreste e il restante terzo improduttivo. Lo spazio coltivato procapite in diminuzione, sia per opera delle
desertificazioni che per laumento della popolazione, tuttavia in parallelo cresciuta anche la produzione agricola globale,
mantenendo una produzione procapite teoricamente sufficiente.
Competizione per luso del suolo: Le scelte economiche portano ad una continua competizione nelluso dei terreni, come ad esempio
terreni coltivabili utilizzati per la produzione di biocarburanti, o ancora foreste distrutte per aumentare la produzione alimentare
(causando globalmente un peggioramento delleffetto serra).
Limiti latitudinali delle colture: Il clima assume unimportanza fondamentale per lagricoltura, infatti ogni coltivazione agricola ha i
propri limiti latitudinali oltre i quali non pu essere (economicamente) praticata.
Agricoltura intensiva: Agricoltura rivolta ad ottenere la massima produttivit del suolo, di solito attuata in aree a elevata densit di
popolazione. Nellagricoltura intensiva moderna (utilizzata in zone con poca superfice agraria rispetto alla popolazione, come in Europa,
Giappone ed Israele) la necessit di intensificare le colture richiede continui investimenti nella meccanizzazione, lintroduzione di
moderne tecniche di fertilizzazione e irrigazione, nonch di infrastrutture agricole. Lagricoltura intensiva si dice invece tradizionale
(diffusa soprattutto in Africa, Asie ed America meridionale) quando si ottengono alte rese per ettaro attraverso il lavoro, avendo poco
capitale a disposizione e quindi poche possibilit di meccanizzare ed infrastrutturare.
Agricoltura estensiva: Nella sua versione moderna tende ad ottenere il massimo di produzione per persona impiegata, cio una
elevata produttivit per addetto. Cos facendo le rese del terreno possono essere basse, ma il proditto assicurato dalla vastit dei
terreni. Nellagricoltura estensiva tradizionale (la forma meno redditizia di agricoltura) invece si fa scarso uso di macchinari e gli
investimenti sono minimi.
Agricoltura transgenica e biologica: Lagricoltura transgenica mira a modificare il patrimonio genetico delle specie vegetali portando
molteplici vantaggi: piante in grado di resistere a parassiti e insetti, per aumentare la resa per ettaro coltivato, per incrementare il valore
nutrizionale o ancora per far marcire il prodotto pi lentamente. In alcuni paesi e soprattutto in Europa vi sono resistenze allutilizzo di
variet OGM, in primo luogo perch impoversicono lambiente rimuovendo ogni biodiversit ma anche perch vengono percepite
dallopinione pubblica come innaturali. Proprio questo desiderio di prodotti agricoli naturali spiega la forte crescita dellagricoltura
biologica che non utilizza sostanze chimiche e che utilizza pratiche agricole pi antiquate e quindi pi costose.
Agricoltura di sussistenza: Nel Nord del mondo si arrivati ad una separazione fisica tra luogo di produzione e luogo di consumo e
lagricoltura spesso in grado di recepire innovazioni scientifiche e tecnologiche. Viceversa nel Sud del mondo le tecnologie e i
macchinari utilizzati si riducono, ma anche qui la produzione viene in misura crescente destinata alla vendita e sempre meno alla
sussistenza (comunque ancora diffusa nei paesi pi poveri). Si parla di agricoltura di sussistenza quando gli scambi dei prodotti sono
totalmente assenti o assai limitati, se ne possono distinguere tre tipologie: sussistenza intensiva (le colture predominano su
allevamento e territorio, come il riso nella cina meridionale), sussistenza itinerante (tipica della fascia tropicale, consiste nel ciclico
abbattimento delle foreste per fare spazio alle colture, che dopo il raccolto lasceranno spazio alle foreste per ricrescere) ed infine la
sussistenza delle zone semiaride (raccolti modestissimi e una pratica necessariamente estensiva).
Commercio dei prodotti agricoli: Nellultimo secolo, per quanto riguarda i paesi ricchi, la dieta si diversificata ed arriccchita,
alimentando la domanda di prodotti nuovi e prodotti di sostituzione, come gli oli vegetali che hanno sostituito i grassi animali. Nei paesi
del Sud del mondo, al contrario, la componente cerealicola della dieta aumentata vistosamente, mentre il consumo di carne e pesce
cresciuto nelle sole aree a economia emergente. Tutto ci trova riscontro nei flussi commerciali mondiali, molto variegati e intensi per
quanto riguarda il Nord e meno consistenti nonch limitati ai soli cereali per il Sud.
Rivoluzione verde: Insieme di misure (impiego di concimi chimici, introduzione di nuovi cereali ad alta resa produttiva, ecc.) volute
dalla FAO, tese a intensificare la produzione agricola nei paesi del Sud del mondo. Se da una parte queste misure hanno portato un
drastico aumento della produzione agricola, dallaltro non hanno migliorato la condizione sociale dei contadini del Sud del mondo: mentre
i grandi e medi agricoltori (in grado di acquistare macchinari e tecnologie) ne hanno beneficiato, si sono intensificate la denutrizione e
la migrazione dai campi verso i centri urbani perch laumento della produzione non f destinato al sostentamento delle masse
contadine ma bens allesportazione.
Agricoltura di piantagione: Agricoltura specializzata nella coltivazione di prodotti tipici delle regioni a clima tropicale umido,
praticata nel Sud del mondo e votata allesportazione. Sviluppatasi grazie alla rivoluzione verde, produce un numero limitato di beni,
per i quali si possono individuare grandi regioni specializzate, monocolturali.

Agricoltura capitalistica dei grandi spazi: Caratterizzata dalla grande distanza che separa i luoghi di produzione dai centri di
mercato e di consumo del prodotto. Si differenzia dallagricoltura di piantagione per la sua localizzazione in regioni a clima temperato
anche non densamente abitate, sovente comprese in territori di paesi del Nord del mondo (ad es. grandi pianure degli Stati Uniti e del
Canada). Si distingue inoltre per il suo carattere estensivo e la scarsa quantit di manodopera impiegata, che per utilizza un gran
numero di macchinari.
Impresa agroindustriale: Rappresenta la specializzazione e razionalizzazione pi elevata delle attivit collegate alla coltivazione della
terra e allallevamento e forma un sistema di produzione complesso, che collega lagricoltura allindustria e al settore dei servizi. In
particolare hanno un controllo tendenzialmente completo sul ciclo produttivo (dalla produzione alla trasformazione fino alla
commercializzazione, lungo tutta la filiera), un dominio dellattivit industriale sullagricoltura (macchinari, fertilizzanti e
antiparassitari pesano pi del prodotto agricolo in s) e, spesso, la realizzazione di tutte le diverse fasi produttive allinterno di ununica
grande impresa (compresa la ricerca, la formazione, il marketing, ecc.).
Agricoltura commerciale contadina: Presente soprattutto in paesi ricchi e densamente popolati della fascia temperata, un tipo di
agricoltura intensiva che adotta sistemi moderni di coltivazione ma che non ha vaste superfici aziendali ed condotta di solito a
livello familiare. I prodotti sono quasi interamente destinati al mercato, ma a differenza dellagricoltura dei grandi spazi e di quella di
piantagione essi sono destinati a mercati relativamente vicini ai luoghi di produzione. Unaltro fattore che la distingue lalto prezzo
dei terreni, che si ripercuote sui costi elevati dei prodotti (per questo lEuropa mantiene dazi verso lesterno).

CAPITOLO 6
Materie prime minerarie: Si possono distinguere minerali metallici (ad es. ferro), non metallici (ad. es. salgemma) ed energetici
(ad es. carbone). La distribuzione dei minerali sulla superficie terrestre altamente ineguale, mentre alcuni abbondano altri sono
relativamente scarsi. I minerali si presentano in giacimenti, ossia accumuli di materiali utili che possono assumere dimensioni e forme
assai diverse (che influenzano la convenienza economica dellestrazione).
Risorse e riserve minerarie: Con il termine risorse ci si riferisce ai volumi dei minerali il cui impiego in attivit umane possibile,
anche dal punto di vista dei costi di estrazione (variano nel tempo assieme al progresso tecnologico). Differentemente, si intende con
riserva una tipologia ancora pi ristretta, relativa ai soli elementi effettivamente disponibili, per i quali esistono cio le condizioni
economiche e politiche per limmediato sfruttamento.
Limitatezza delle risorse: Nellindustria mineraria il riciclaggio ha un impatto piuttosto limitato, sia per ragioni tecniche che per ragioni
economiche (vi sono comunque delle eccezioni, come ad esempio il piombo che viene riciclato all84%). La strategia dominante dinanzi
al problema della limitatezza consiste ancora oggi nella diffusione dellattivit estrattiva nello spazio geografico, e in particolare
nella ricerca e nello sfruttamento di risorse localizzate in regioni precedentemente inesplorate o difficilmente raggiungibili.
Industria estrattiva: Nei primi decenni successivi alla rivoluzione industriale la localizzazione dei depositi minerari ha rappresentato
una precisa condizione per lo sviluppo regionale; Dati gli alti costi di trasporto e linsufficienza delle infrastrutture, le aree di estrazione
mineraria e di approvvigionamento energetico rappresentarono la naturale sede delle grandi concentrazioni industriali. A partire dagli
anni 70, grazie alla riduzione dei costi di trasporto su scala mondiale successiva al dopoguerra, si diffuso il ricorso ai giacimenti
presenti nel Sud del mondo pi ricchi nei contenuti rispetto a quelli presenti nel Nord: ad esempio, i giacimenti di ferro della Lorena
(33%) furono abbandonati in favore di quelli della Liberia (oltre 65%) distanti migliaia di chilometri dai distretti siderurgici francesi.
Regione mineraria: Area di esportazione di materiali utilizzati altrove, dotata di un efficiente sistema di trasporti e di
infrastrutture specializzate per avviare i minerali estratti verso le aree industriali. Un esempio la Liberia.
Fonti energetiche: Si distinguono in fonti rinnovabili (non esauribili o che tendono a rigenerarsi in tempi utili per luomo, come
lenergia solare) e non rinnovabili (che possono solo diminuire nella scala di tempo umana). Il petrolio detiene il primato del consumo
(oltre il 30%) tra tutte le fonti a causa dei limiti delle soluzioni alternative: il gas naturale (circa 20%) necessita di infrastrutture
complesse e costose, il carbone (circa 25%) ha elevati costi di estrazione e trasporto, lenergia nucleare (6%) ha un costo troppo
elevato (luranio disponibile in scarsissime quantit, inoltre gli impianti necessitano di misure di sicurezza di alto livello) ed infine le
fonti alternative hanno una bassa produttivit in relazione allo spazio occupato rendendole inadatte allutilizzo su larga scala.
Aumento dei consumi energetici: Il consumo energetico mondiale cresciuto in progressione geometrica raddoppiando una prima
volta tra il 1910 e il 1950 e una seconda volta nel ventennio successivo; In tempi pi recenti il ritmo si invece ridotto, con una crescita
dal 1980 al 2004 di circa il 50%. Laumento dei consumi energetici stato possibile grazie allo sfruttamento di nuovi giacimenti
(sfruttando nuove tecnologie) ed ha determinato gravissimi problemi ambientali (ad es. effetto serra). Per il futuro, le previsioni dei
consumi sono diverse a seconda delle fonti e delle aree geografiche a cui si fa riferimento: per i paesi del Sud si prevede un sensibile
aumento parallelo alla crescita demografica, al contrario, nei paesi del Nord si assister ad un rallentamento della crescita dei
consumi favorito da nuove e pi efficienti tecnologie nellindustria e nei trasporti ma anche dalla percezione generale degli importanti
rischi legati alla degenerazione ambientale.
Spazi energetici: Come per le materie prima minerarie, la geografia degli spazi energetici deve tener conto della separazione fisica tra
aree di estrazione e di consumo. Il quadro si differenzia notevolmente a seconda della tipologia di fonte energetica: ad esempio lutilizzo
del carbone fortemente dipendente dalla prossimit fisica dei giacimenti (situazione che si riflette sullo scarso volume degli
scambi internazionali), mentre nel caso del petrolio (spesso estratto congiuntamente al gas naturale) c grande facilit di trasporto.

CAPITOLO 7
Filiere: Si possono individuare tre famiglie generali di rapporti tecnico-funzionali nelle relazioni fra imprese allinterno di un ciclo
produttivo: verticali (processi legati luno allaltro in successione, contribuendo alla graduale trasformazione della materia prima in
prodotto finito), laterali (nel caso in cui pi imprese producano parallelamente e indipendentemente componenti o servizi destinati a
convergere verso ununica impresa finale di assemblaggio) e di servizio (processi o servizi comuni forniti in una determinata area, come
ad esempio la logistica). Queste relazioni saranno relativamente semplici per la piccola impresa e via via pi complesse con laumento
dimensionale. Linsieme di questa complessa rete di relazioni che interessa varie imprese allinterno di uno o pi settori economici
definisce una filiera, ovvero una catena produttiva che genera valore.
La localizzazione industriale: i soggetti che partecipano al funzionamento di una filiera possono concentrarsi in uno spazio molto
circoscritto (distretto industriale) o disperdersi tra luoghi distantissimi (ad. es. impresa italiana con fornitori cinesi), questo perch
esistono spinte economiche sia per la concentrazione che per la dispersione nello spazio. I primi addensamenti industriali (nati nel
diciottesimo secolo) si formarono attorno alle fonti di materie prime e di energia; Levoluzione dei processi industriali complic ben
presto le logiche di posizionamento delle industrie con la necessit di abbondante forza lavoro che spingeva verso aree densamente
popolate e la necessit di minimizzare i costi di trasporto che imponeva distanze minime rispetto ai consumatori finali. Dal dopoguerra lo
sviluppo industriale si diffuso in altre regioni e paesi, tuttavia le regioni che per prime si erano industrializzate hanno mantenuto
strutture produttive particolarmente solide. Il processo di localizzazione industriale opera infatti con un certo grado di inerzia, causato
principalmente dalle infrastrutture che, una volta nate, costituiscono un vantaggio a cui le imprese tendono a non voler rinunciare.
Economie interne ed esterne: Allinterno della singola impresa, la riduzione dei costi di produzione pu avvenire con laumento delle
dimensioni degli impianti e dei volumi di produzione, unitamente alla standardizzazione della produzione di massa (fordismo). Lutilizzo di
macchinari specializzati permette la riduzione dei tempi e dei costi, non ch la divisione del lavoro fra reparti e gruppi di lavoratori
specializzati. Allo stesso tempo, la realizzazione di ampi volumi di produzione permette di ripartire i costi fissi su un numero maggiore di
prodotti finali. Allesterno dellimpresa, lintensificarsi delle relazioni tra pi imprese localizzate in una stessa area produce vantaggi
collettivi (economie di agglomerazione) derivanti dalla facilit di scambio per le imprese operanti nello stesso ciclo produttivo (che porta
ad una maggiore specializzazione e quindi efficienza), dallo sfruttamento congiunto di un unico insieme di infrastrutture e servizi (strade,
logistica, ecc.) e infine dalla atmosfera industriale che si diffonde e dalla conseguente reputazione acquisita dai prodotti provenienti
dallarea. Mentre le economie di agglomerazione riguardano la vicinanza fra imprese, le economie di urbanizzazione
rappresentano vantaggi economici legati alla prossimit dei centri cittadini come laccesso a un mercato del lavoro pi differenziato
ed ampio, la prossimit ad un vasto mercato di sbocco, la vicinanza a infrastrutture e servizi di livello superiore (come ad esempio
aeroporti e ferrovie) e la possibilit di relazionarsi ad unampia gamma di servizi per la produzione (finanziari, commerciali).
Decentramento produttivo e territoriale: La continua addizione di industrie in uno spazio ristretto pu tradursi in una serie di costi
che annullano i vantaggi iniziali (congestione del traffico, inquinamento, perdita di efficienza dei servizi, ecc.). Oltre una certa soglia di
agglomerazione tendono quindi a sorgere diseconomie che sono alla base dei processi di deglomerazione. Questi processi possono
assumere pi forme: la prima la rilocalizzazione ed avviene quando le aziende si spostano nelle aree periferiche delle grandi
agglomerazioni (suburbanizzazione, a corto raggio) o verso aree decisamente esterne allagglomerazione originaria (delocalizzazione, a
lungo raggio),la seconda il decentramento produttivo che seppure simile alla precendente nasce per motivazioni diverse legate alla
dimensione degli impianti (eccessiva sindacalizzazione, obsolescenza degli impianti, ecc.) e porta alla scomposizione del processo
produttivo in segmenti assegnati ad altre imprese di pi modesta dimensione che poi inviano parti e componenti allimpresa principale,
infine c la formazione di sistemi industriali periferici che si sviluppano in parte come conseguenza di processi di decentramento,
ma anche seguendo logiche proprie, dettate dalle condizioni della societ, delleconomia e dellorganizzazione territoriale (ad esempio il
proliferare di distretti industriali formati da imprese di piccole e medie dimensioni nel centro-nord Italia, favorito da un mercato del
lavoro pi flessibile e da una diffusione territoriale che non ha causato diseconomie di agglomerazione).
La dimensione delle imprese: La grande impresa, potendo acquisire consistenti vantaggi sui mercati, in grado di attuare strategie
di sviluppo che travalicano i confini di una ristretta area geografica, inclusa la capacit di dialogare efficacemente con soggetti molto
differenti (fornitori, pubblica amministrazione); al contrario, la piccola impresa esprime una limitata capacit di azione strategica nei
confronti del mercatoe di altri soggetti operanti nel sistema economico. Le dimensioni delle imprese vengono generalmente rapportate al
numero di occupati (quindi grossolanamente, non tenendo conto dei volumi produttivi e dei fatturati). Laffermazione della grande
impresa prese forma, in occidente, verso la fine dellottocento per poi consolidarsi verso la prima guerra mondiale, in particolare in quei
settori in cui la tecnologia del tempo consentiva di produrre volumi elevati per mercati distribuiti su uno spazio geografico ampio (ad es.
automobili). A strutture produttive caratterizzate da numerose imprese di modeste dimensioni, operanti su mercati regionali o nazionali,
and cos sostituendosi un modello organizzativo in cui alcuni giganti industriali incorporano molteplici unit produttive, dapprima nel
paese dorigine e poi a livello internazionale.

Le imprese reticolari: La grande impresa assume tipicamente una struttura reticolare, coordinando le attivit di pi stabilimenti
industriali distribuiti su scala regionale, nazionale o sovranazionale, e realizzando cos una divisione funzionale del lavoro con una sede
centrale a capo delle varie divisioni che a loro volta controllano le unit operative vere e proprie. Spesso questa struttura si sovrappone a
una divisione spaziale del lavoro allinterno della grande impresa retivolare con funzioni diverse per regioni e paesi diversi (ad es. la
pianificazione strategica e la ricerca si svolgeranno in un numero ristretto di centri metropolitani mentre le funzioni produttive
avverranno in aree industriali intermedie o periferiche a seconda della qualit della manodopera richiesta).
Limpresa multinazionale: organizzazione economica che ha il potere di coordinare e controllare operazioni in pi di un paese (traendo
quindi vantaggio da differenze geografiche della distribuzione della produzione e nelle politiche nazionali). Le prime multinazionali
nascono negli anni settanta (Ford, General Motors e General Electric) e si evolvono nelle attuale multinazionali globalizzate durante gli
anni ottanta: questi nuovi soggetti sostituiscono alla struttura tendenzialmente rigida una notevole flessibilit organizzativa,
trasformando le attivit estere dalle unit di secondo livello gerarchicamente dipendenti in centri pi o meno autonomi diffusi a rete su
tutti i continenti. La strategia globale si articola fra processi di standardizzazione e di differenziazione delle produzioni, e si fonda sulla
capacit di coordinare un panorama variegato di conoscenze, capacit e funzioni localizzate in regioni e paesi differenti.

CAPITOLO 8
Distanza funzionale: Lo spostamento delle persone e lo scambio di beni su distanze superiori allambito locale sono stati possibili solo
grazie al parallelo sviluppo dei trasporti. Nellultimo trentennio si avuta una intensificazione delle relazioni spaziali su scala planetaria,
difatti grazie ai miglioramenti tecnologici nei trasporti e nelle telecomunicazioni stato possibile ridurre lattrito della distanza,
avvicinando molte aree del mondo, producendo il fenomeno definito convergenza spazio-temporale (anche se alcune regioni del Sud del
mondo sono, allopposto, state ulteriormente marginalizzate). La distanza di cui si parla ovviamente non una distanza fisica, ma una
distanza funzionale, misurabile cio considenrando i tempi e i costi di percorrenza.
Distribuzione delle strutture di trasporto: Segue una localizzazione a rete sulla quale si inseriscono dei nodi; sulla rete circolano
flussi di traffico di diversa intensit, che determinano limportanza del nodo. Le linee di trasporto pi importanti vengono definite assi e,
a loro volta, gli assi pi importanti vengono chiamati corridoi di traffico.
Politiche dei trasporti: Dalla rivoluzione industriale fino a met dellottocento, i trasporti furono gestiti principalmente da compagnie
private che costruivano le reti ove ci risultasse conveniente causando una distribuzione territoriale delle reti assai squilibrata (densa
nelle aree pi sviluppate, rada ed incompleta altrove). Nel novecento si impose in Europa il concetto di trasporto come servizio collettivo,
di interesse pubblico e utilit generale. Lintervento dello Stato si intensific rapidamente sia tramite la nazionalizzazione delle
compagnie private che tramite la politica delle infrastrutture (costurzione di vie di comunicazione in determinate aree per incidere
sullo sviluppo economico di una regione). A partire dagli anni novanta, i paesi del Nord del mondo hanno subito un parziale cambiamento
di rotta: da un lato si cercato di migliorare lintegrazione tra reti internazionali e reti locali e dallaltro stata avviata una
deregolamentazione del settore, lasciando libero accesso alle imprese private (intensificando la concorrenza e rendendo pi efficiente
il servizio, ma anche diminuendone la sicurezza).
Scelta del mezzo di trasrpoto: Unanalisi generale dei modi di trasporto rivela che ciascuno possiede vantaggi commerciali particolari,
tuttavia da alcuni decenni i singoli modi oltre a competere tra loro si completano a vicenda, dando vita a sistemi di trasporto integrati,
costruiti grazie soprattutto a due grandi innovazioni organizzative: lintermodalit e la logistica. La prima stata possibile grazie
allutilizzo del container, ovvero con la standardizzazione dei moduli di carico trasferibili su mezzi diversi (che ha causato una
concentrazione del traffico nei luoghi in cui sono presenti gli impianti di sollevamento per lo spostamento dei container). La seconda
grande innovazione deriva dallorganizzazione geografica dei flussi di merci e persone. La logistica divenuta un fattore strategico,
sia perch garantisce una riduzione dei costi, sia perch rende possibile in funzionamento dellimpresa-rete, basata su una forte intensit
di relazione, flessbilit e specializzazione (inoltre, risponde alla crescente domanda di produzione just-in-time).
Hub & spoke: Le esigenze di logistica hanno prodotto una nuova organizzazione territoriale nella rete dei trasporti di vaste aree. Per ci
che riguarda ad esempio il traffico merci e persone per via aerea i maggiori aeroporti mondiali fungono da nodi centrali, chiamati hub,
per lo smistamento o il raccordo verso destinazioni pi periferiche, chiamate spoke (esempi di hub europei sono Francoforte, Londra,
Parigi ed Amsterdam). Le nuove piattaforme logistiche e di interconnessione, insieme ai pi importanti nodi di traffico tradizionali,
se da un lato migliorano le relazioni tra sistema locale ed ambito globale, dallaltro accelerano i divari regionali, tra territori molto ben
collegati e aree a elevata distanza funzionale dai principali centri economici.
Regione marittimo-portuale: I porti, essendo il principale punto di entrata-uscita, spesso hanno il ruolo di nodo organizzatore di
intere regioni. Limpiego di navi sempre pi grandi (necessit di fondali profondi) assieme alle nuove tecnologie di trasporto e caricoscarico hanno fatto s che il gran numero di porti polivalenti del passato si sia ridotto ad una decina. In alcuni casi la polifunzionalit
stata raggiunta con la creazione di sistemi portuali, cio con lintegrazione di pi porti su uno stesso litorale. Gli altri porti si sono
invece specializzati, concentrandosi nel trasporto di uno o pochi prodotti. Tra di essi un ruolo particolare hanno i porti di trasbordo, che
si occupano di trashipment (traffico mare-mare, da navi intercoceaniche a imbarcazioni pi piccole) come il porto di Gioia Tauro. Un
aspetto importante per la fortuna economica dei porti la presenza di un vasto e ricco retroterra economico, infatti, considerando
che alcune aree portuali sono divenute motore e cemento dellorganizzazione e dello sviluppo di una vasto territorio, gli studiosi si
trovano spesso a parlare di regioni marittimo-portuali (porti che hanno allargato il proprio raggio di influenza a tutta laregione
retrostante, fungendo da stimolo alla crescita economica).
Digital divide: disuguaglianza nella possibilit di accesso alle tecnologie dellinformazione e comunicazione da parte di individui, famiglie
e imprese situate in differenti aree geografiche del pianeta. Rappresenta im aspetto specifico del pi ampio problema del trasferimento
tecnologico (lenta diffusione nel territorio delle innovazioni).

CAPITOLO 10
Sistema territoriale urbano: In Europa, dopo che quasi ovunque erano state abbattute le antiche mura, con la rivoluzione industriale
la citt dilagata nella campagna circostante trasformandosi da citt nucleare a citt estesa. Questo processo ha portato le citt ad
essere oggi delle vere e proprie regioni, cio dei sistemi territoriali articolati in una rete di centri vicini (estesi attorno al comune
centrale), legati tra loro da forti relazioni orizzontali.
Megacitt: Enormi agglomerati, presenti soprattutto nel Sud del mondo, nati a causa dellabbandono delle campagne da parte di folle di
immigrati. Ne sono esempi Shangai, Mumbay e Citt del Messico.
Area metropolitana: Nei paesi pi ricchi, come gli Stati Uniti, lo sviluppo dellautomobile ha fatto s che una parte consistente della
popolazione urbana si insediasse in corore o cinture urbane del raggio di alcuni chilometri attorno ai vecchi centri. A questo
fenomeno, detto suburbanizzazione, ha fatto seguito negli ultimi decenni quello della periurbanizzazione, cio il distribuirsi della
popolazione e di varie attivit economiche e di servizio lungo le strade e attorno ai villaggi e alle citt minori, in una regione urbana (o
citt-regione) del raggio di alcune decine di chilometri attorno ai principali agglomerati (le cosiddette citt diffuse, come avviene nel
Veneto). Il dilatarsi delle strutture urbane fino a comprendere decine (ma anche centinaia) di municipalit contigue, ha posto il problema
di come governare queste citt estese. In alcuni paesi sono state incentivate forme di cooperazione tra i vari comuni coinvolti, in altri
paesi (come in Italia) si sono istituiti dei nuovi enti territoriali sovracomunali, detti aree metropolitane (ad. esempio Milano, Roma,
Napoli, eccetera).
Megalopoli: Territori altamente sviluppati dove presente una fitta rete di aree metropolitane e di citt minori fortemente connesse tra
loro, anche se separate fisicamente da vasti spazi rurali (ad. es. megalopoli padana).
Reti urbane: Citt viste come infrastrutture connettive, che si occupano di valorizzare le risorse locali del territorio (le citt devono
essere geograficamente ben distribuite) e di unificare i circuiti regionali e nazionali e di collegarli con quelli internazionali (funzione tipica
delle grandi metropoli). Queste caratteristiche sono dette funzioni urbane.
Sistemi territoriali policentrici: Situazione ideale in cui esistono numerose citt, ben distribuite nel territorio, connesse tra loro e con
alcuni grandi centri metropolitani, intervallate da spazi rurali e riserve naturali.
Citt globali: Citt che svolgono funzioni che riguardano lintero pianeta (Londra, New York, ecc.).
Servizi per famiglie, imprese e collettivit: I servizi per le famiglie dipendono dal reddito spendibile della popolazione e quindi la
quantit e la qualit della loro offerta si localizza nelle citt in funzione della dimensione e della ricchezza della popolazione presente. I
servizi per la collettivit sono quelli gratuiti o che hanno prezzi che di regola sono inferiori al loro costo, in quanto sono rivolti a
soddisfare interessi generali e sovente indivisibili. La loro qualit grosso modo proporzionale al gradi di sviluppo economico di ogni
paese, con alcune differenze dovute ai diversi orientamenti delle politiche sociali nazionali. I servizi per le imprese si distribuiscono in
modo tendenzialmente gerarchico (i pi comuni si trovano nelle citt pi piccole mentre quelli pi rari solo nelle metropoli), inoltre si
localizzano in relazione alle specializzazioni locali e regionali delleconomia, in quanto parte delle filiere produttive.
Settore quaternario: La funzione principale che caratterizza le citt globali e le metropoli non quella di fornire servizi, ma di orientare
e dirigere la vita materiale, culturale, sociale ed economica delle popolazioni, dalla scala nazionale a quella mondiale. Tale funzione di
comando e di controllo si articola in una serie di attivit che formano il settore quaternario (distinto dal terziario per sottolinearne la
superiorit rispetto alla semplice offerta di servizi). Possiamo considerare il settore quaternario come un insieme di attivit direzionali
al centro delle quali si trovano gli organi del potere politico, economico e culturale, in stretta relazione con certi servizi di natura
strategica.
Milieu creativo urbano: Ambiente stimolante, che si ritrova soprattutto nelle grandi citt e che, come quello metropolitano in generale
non tranquillo, n sempre confortevole, ma piuttosto sede di forte competizione, di rischi voluti e di possibili fallimenti.
Moltiplicatore urbano: Possiamo separare la totale occupazione della citt in attivit di base, dirette a soddisfare la domanda
esterna, e attivit locali, per chi vive allinterno del contesto urbano. Posto che esiste un rapporto diretto tra posti di lavoro disponibili
ed abitanti della citt, possiamo individuare un moltiplicatore urbano che rappresenta le unit di aumento della popolazione per ogni
singolo posto di lavoro disponibile in pi.
Modello di uso del suolo urbano: Considerando lo spazio urbano come omogeneo e isotropo, laccessibilit presenta un valore
massimo nel centro dellagglomerazione (e quindi prezzi molto alti, data la quantit di domanda e la limitatezza dellofferta) e valori via
via decrescenti allontanandosi da esso verso la periferia. In questo scenario le posizioni centrali saranno possedute da coloro che pi le
sfrutteranno (imprese) e da chi pi ricco (famiglie facoltose). Nella realt la situazione pi complessa e caotica: l accessibilit
aumenta anche in corrispondenza delle maggiori arterie che si irradiano dal centro, inoltre lo spazio urbano non omogeneo ma
pieno di differenze (caratteri ambientali, inquinamento, zone di degrado, ecc.) che ne alterano il valore.