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Strutturalismo

Lo strutturalismo, nel senso del termine reso popolare da Claude Lvi-Strauss, si riferisce delle
scienze sociali che ricerca una rete di relazioni che rimandano a caratteristiche basilari della mente
umana. Inoltre, gli strutturalisti guardavano alla mente come se generalmente lavorasse per
categorie binarie. Una delle opere di Lvi-Strauss : Le strutture elementari della parentela (1949).
Come suggerisce il titolo, questa scuola di pensiero ha le sue origini nell'antropologia. Essa ebbe
due grandi effetti sulla sinistra politica a partire dagli anni 1960. In primo luogo lo strutturalismo si
schier dalla parte della natura nell'antico dibattito natura/allevamento. Molti pensatori di sinistra
avevano da tempo pensato alle norme sociali come elastiche, risultanti dall'"allevamento" o
socializzazione da parte delle forze in essere, e soggette al cambiamento quando queste forze
cambiano. Ma lo strutturalismo quanto meno in tensione con tali premesse.
In secondo luogo lo strutturalismo, nel suo impatto sulla critica letteraria, aiut a far sorgere la
decostruzione. Le premesse strutturaliste portarono alla lettura ravvicinata dei testi canonici, nel
tentativo di mostrare che le opposizioni binarie da esse favorite erano presenti anche, o
specialmente, in modi inaspettati che gli autori probabilmente non comprendevano.
Decostruzionismo
Jacques Derrida inaugur il movimento decostruzionista, spesso chiamato anche poststrutturalismo, nel 1967, con il suo libro "Della grammatologia. Anch'egli si impegn nella lettura
ravvicinata di testi canonici, letterari e filosofici. La sua interpretazione illumin e sovvert le
opposizioni binarie, come quella tra discorso e testo.
Decostruzione ha finito per significare regressione infinita del significato di qualsiasi testo, e anche
la nozione che non c' alcun testo, solo una comunit di interpretatori. Si veda: Stanley Fish.
Femminismo
Come abbiamo visto, il 1949 vide la comparsa di un'opera fondamentale di Lvi-Strauss sullo
strutturalismo. Quello stesso anno vide anche la pubblicazione de "Il secondo sesso" di Simone de
Beauvoir, che stabil l'ordine del giorno di quella che negli anni seguenti divenne nota come la
seconda ondata del femminismo.
Negli anni 1960, questa seconda ondata stava bagnando i dipartimenti di storia delle principali
universit. Gli storici scoprirono con sconforto che gran parte di ci che insegnavano trattava degli
uomini, uomini bianchi in particolare. La soluzione non era semplicemente di riscrivere la storia
politica e militare evidenziando figure come Rosa Luxemburg e Giovanna d'Arco, ma di riconcepire
la storia in modo che gli sviluppi politico-militari perdessero la loro centralit, e che la storia della
societ, delle usanze, dell'infanzia, guadagnasse importanza. Molte femministe credevano che ci
richiedesse un cambiamento nelle formulazioni Marxiste della vecchia sinistra, per deenfatizzare la
lotta sui mezzi di produzione e enfatizzare invece quella sui mezzi di riproduzione.

Femminismo
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
"We Can Do It!" (1943), poster di J. Howard Miller, comunemente associato a "Rosie the Riveter",
icona della cultura popolare americana
Il femminismo stato il primo momento politico di critica storica alla famiglia e alla societ

(Manifesto di Rivolta femminile, luglio 1970[1])


Con il termine femminismo, generalmente, si pu indicare:
la posizione o atteggiamento di chi sostiene la parit politica, sociale ed economica tra i sessi,
ritenendo che le donne siano state e siano tuttora, in varie misure, discriminate rispetto agli uomini
e ad essi subordinate;
la convinzione che il sesso biologico non dovrebbe essere un fattore predeterminante che
modella l'identit sociale o i diritti sociopolitici o economici della persona;
il movimento politico, culturale e sociale, nato storicamente durante l'Ottocento, che ha
rivendicato e rivendica pari diritti e dignit tra donne e uomini e che - in vari modi - si interessa alla
comprensione delle dinamiche di oppressione di genere.
Il femminismo un movimento complesso ed eterogeneo che si sviluppato con caratteristiche
peculiari in ogni paese ed epoca. Molti fattori contribuiscono a definire e ridefinire il concetto di
femminismo e le pratiche politiche ad esso connesse (ad esempio classe, etnia, sessualit). Al suo
interno ci sono quindi diverse posizioni e approcci teorici, tant' che ad oggi alcune studiose,
teoriche e/o militanti femministe parlano di femminismi.
In particolare esistono teorie contrastanti riguardo l'origine della subordinazione delle donne ed in
merito al tipo di percorso che dovrebbe essere portato avanti per liberarsene: se lottare solo per le
pari opportunit tra uomini e donne, se criticare radicalmente le nozioni di "identit sessuale" e
"identit di genere", oppure - ancora - se eliminare alla radice i ruoli e quindi tale subordinazione.
Accezioni terminologiche ed origini del termine
Il termine "femminismo" esiste e viene usato in Europa da poco prima del XX secolo e le sue origini
si possono rintracciare in due ambiti diversi[2]:
all'interno della letteratura medica francese, in cui veniva usato per riferirsi ad un indebolimento
del corpo maschile[3]
nel contesto delle mobilitazioni per il diritto di voto in Francia[4].
In questo secondo ambito fu introdotto nell'uso e nel senso corrente grazie a Hubertine Auclert che
lo utilizz nella sua rivista La Citoyenne, pubblicata dal 13 febbraio 1881. Successivamente il
termine apparir prima in Gran Bretagna e poi negli Stati Uniti.
Con tale nome il movimento femminista venuto alla ribalta internazionale negli anni sessanta del
Novecento, con l'intento di modificare radicalmente la divisione sessuale dei ruoli femminili e
maschili quindi di rimettere in discussione, in tutti gli aspetti del vivere associato, una
gerarchizzazione umana che riteneva gli individui di maggiore o minore valore sulla base dei
rapporti di potere basati sul genere e sulle relative proiezioni sociali e politiche. Gli anni settanta
hanno visto il termine contestato: alcune parti dei movimenti delle donne rifiutarono di definirsi
femministe in relazione all'associazione del termine con l'emancipazionismo[4]. Recentemente
alcune attiviste islamiche preferiscono usare il termine "movimento delle donne" (haraka alnissa'wiyya)" rifiutando il termine "movimento femminista" (al-haraka al-nassa'wiyya).[5].
Storia
Le origini del femminismo: la prima ondata
"Societ patriottica e della beneficenza delle amiche della verit"
La Dclaration di Olympe de Gouges
Una delle prime sostenitrici dell'emancipazione femminile Olympe de Gouges (1748-1793) che,
con la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina del 1791, dedicata a Maria Antonietta,
pose la societ a lei contemporanea di fronte al ruolo negato nello spazio pubblico alle donne. De
Gouges scont il suo moderatismo politico filo-monarchico e girondino (fu denunciata dalle donne
repubblicane di Parigi) finendo sulla ghigliottina nel 1793. Accanto a lei oper in difesa dei diritti
delle donne Etta Palm d'Aelders di origine olandese, figura ambigua di femminista e spia al servizio
degli Orange e della Francia rivoluzionaria.

In quegli stessi anni, nel 1792, l'inglese Mary Wollstonecraft (1759-1797) scriveva nella sua A
Vindication of the Rights of Woman (Rivendicazione dei diritti della donna) che " ora di effettuare
una rivoluzione nei modi di vivere delle donne - ora di restituirle la dignit perduta - e di far s che
esse, in quanto parte della specie umana, operino riformando se stesse per riformare il mondo".[6]
Nata in una famiglia povera, Wollstonecraft aveva studiato da autodidatta e si era resa
economicamente indipendente[7]. Comprese subito la grande importanza che la Rivoluzione
francese poteva assumere per lo sviluppo dell'eguaglianza sociale e civile dei cittadini,
difendendola nella sua A Vindication of the Rights of Men dagli attacchi del reazionario
connazionale Edmund Burke e stabilendosi, alla fine del 1792, proprio in Francia. Qui convisse con
lo scrittore e patriota statunitense Gilbert Imlay, dal quale ebbe una figlia, Fanny Imlay. Lasciata dal
precedente compagno, ebbe una relazione con William Godwin e mor dando alla luce la futura
scrittrice Mary Shelley. A causa della sua condotta di vita, per quanto possibile libera dai pregiudizi
dell'epoca, lo scrittore Horace Walpole la defin una iena in gonnella.[8]
John Opie: Mary Wollstonecraft
Le rivendicazioni di Wollstonecraft potevano corrispondere ai principi della rivoluzione guidata dalla
borghesia francese. Secondo Wollstonecraft solo le donne della classe media potevano elevarsi
dalla condizione di subordinazione in cui erano tenute da un'educazione improntata sui falsi valori
maschili, secondo i quali la donna sarebbe stata naturalmente inferiore all'uomo. Un'eguale
educazione impartita fin dall'infanzia, senza distinzione di sesso, avrebbe invece eliminato alla
radice tale problematica.[8]
Le tematiche dell'emancipazione sorsero, quindi, proprio nell'Inghilterra della Gloriosa rivoluzione e
del parlamentarismo, negli Stati Uniti che si erano emancipati dalla madre-patria e avevano
formulato la prima dichiarazione dei diritti dell'uomo inserita nella stessa dichiarazione
d'indipendenza, e nella Francia, che aveva ripreso quella dichiarazione nel momento di dar vita alla
grande Rivoluzione contro l'Ancien Rgime.
La rivoluzione industriale
Operaia al lavoro in fabbrica
In tutto l'arco del XIX secolo si assist ad un sempre pi intenso spostamento di grandi masse di
persone dalla campagna alle periferie delle citt dove sorgevano nuove fabbriche. I vecchi
laboratori artigianali, su cui spesso si era fondata la sussistenza di intere famiglie, vennero in parte
abbandonati perch incapaci di sostenere la concorrenza della grande manifattura, dove
lavoravano, accanto agli uomini, anche le donne e i bambini. Al tradizionale mercato degli oggetti si
aggiunse, quindi, il cosiddetto "mercato del lavoro", dove uomini e donne entrarono in concorrenza
tra di loro, vendendo al ribasso l'unica merce che possedevano, l'energia delle loro braccia. Per
molte donne il lavoro scarsamente retribuito della fabbrica si aggiunse cos al consueto lavoro, non
retribuito, della cura della casa e della famiglia.
Le donne delle benestanti famiglie borghesi non dovettero rapportarsi con questi nuovi panorami:
spesso, difatti, non avevano necessit di impegnarsi personalmente in un'attivit lavorativa poich
mantenute dai mariti, la cura della casa e spesso anche dei figli, invece, era riservata alla servit
sottoposta al loro comando: di qui l'appellativo di regine della casa. In questo contesto l'arte del
ricamo non rappresentava un'iniziativa propriamente economica, bens una sorta di arte domestica,
in cui le donne potevano mettere in mostra il proprio gusto, impreziosendo al pi gli arredi
casalinghi. Pi o meno stesso discorso valeva per l'abilit culinaria, che gratificava il capofamiglia
di ritorno dal lavoro, gravato da pensieri dai quali le consorti erano generalmente escluse. Le
numerose gravidanze, spesso a rischio della vita, considerando la tecnologia medica dell'epoca,
servivano a perpetuare la trasmissione del nome e dei beni di famiglia agli eredi maschi: la nascita
di una femmina veniva tradizionalmente considerata una disgrazia.
Per le donne appartenenti alla classe media sarebbe stato deprecabile cercare un lavoro fuori
dall'ambiente familiare, perch ci avrebbe significato esporle al contatto di estranei, degradarle al
livello delle donne del popolo e insinuare che il padre o il marito non erano in grado di
mantenerle, gettando su di essi un disonorevole discredito. Un'attivit intellettuale era resa difficile,
oltre che dal generale scetticismo riguardo alle loro effettive capacit, dalla loro istruzione
incompleta, perch esse non avevano diritto di accesso alle scuole superiori e perci anche

all'esercizio delle professioni liberali.[9] La loro dipendenza economica dall'uomo le escludeva per
legge[9] dalla gestione del patrimonio familiare e dal diritto di paritaria eredit con gli altri
beneficiari maschi. Infine, come a riassumere la loro condizione di subordinazione e di ininfluenza
nella vita della nazione, erano escluse dal diritto di voto e di rappresentanza parlamentare.
Se dunque tutte le donne, indipendentemente dalla loro connotazione sociale, vivevano una
condizione di discriminazione, l'appartenenza a classi sociali diverse produceva problemi ed
esigenze differenti e perci distinti programmi di rivendicazione. Le donne operaie, direttamente
impegnate nel lavoro di fabbrica, fecero confluire la loro protesta all'interno delle rivendicazioni del
movimento operaio, dal quale - quindi - non si distinsero; le donne della classe media, che invece
non erano generalmente inserite nel mondo del lavoro ma del quale volevano far parte,
produrranno un movimento d'opinione formato di sole donne. Nell'Ottocento nacquero pertanto due
distinte correnti: il femminismo liberale, che ha nella conquista dei diritti civili il suo principale
obbiettivo, e il femminismo socialista, che punta a rivendicazioni sindacali e vede nella rivoluzione
e nella conseguente instaurazione di una societ socialista la condizione necessaria per realizzare
una reale, e non solo formale, liberazione delle donne.
Il femminismo liberale
Elizabeth Cady Stanton
Nel luglio del 1848, a Seneca Falls, presso New York, si tenne un'assemblea di circa trecento
donne, nella quale Elizabeth Cady Stanton (1815-1902) formul una dichiarazione dei diritti delle
donne all'eguaglianza. Vi si affermava che uomini e donne sono eguali e dotati dal loro Creatore
di diritti inalienabili; che tra questi vi sono la vita, la libert, il perseguimento della felicit. Il
governo deve garantire al popolo tali diritti e, qualora non lo facesse, diritto di quelli che ne
soffrono di rifiutargli obbedienza e di insistere per istituire un nuovo governo.
Se si giunge a forme di dispotismo, il governo va rovesciato: tale stata la tolleranza paziente
delle donne sotto questo governo, e tale ora la necessit che le costringe a richiedere la
condizione di eguaglianza alla quale esse hanno diritto. La storia dell'umanit una storia di
ripetute offese e usurpazioni degli uomini nei confronti delle donne, allo scopo di istituire su di esse
una tirannia assoluta.[10]
Stuart Mill e Harriet Taylor
Dalla collaborazione tra Harriet Taylor (1808-1858) e John Stuart Mill (1806-1873) derivarono due
importanti saggi sulla questione femminile. Ne L'emancipazione delle donne (The Enfranchisement
of Women), del 1851, Taylor, premesso il diritto naturale di ogni essere umano che viva in societ a
esprimere liberamente le sue capacit, osserva che l'esercizio del potere politico conquistato dagli
uomini ha provocato la condizione di sudditanza in cui le donne hanno vissuto e vivono nelle
societ che si sono succedute nella storia dell'umanit. L'emancipazione della donna sar possibile
quando essa potr godere degli stessi diritti concessi all'uomo - all'istruzione, all'esercizio delle
professioni, alla partecipazione amministrativa e politica - che per le sono ancora negati.
Alla diffusa obiezione che la sua natura biologica assegnerebbe in modo esclusivo alla donna la
cura dei figli e della famiglia, impedendole obbiettivamente il pieno esercizio di quei diritti, Taylor
risponde che con la liberazione dagli impegni familiari - da assegnare alla cura di un apposito
personale domestico femminile - la donna potr conseguire la sua piena emancipazione. Una reale
emancipazione non pu allora essere ottenuta da tutte le donne, ma solo da quelle che potranno
liberarsi dai pi specifici obblighi familiari: le donne della classe media.
Ne L'asservimento delle donne (The Subjection of Women), pubblicato nel 1869, Stuart Mill
individua la causa della mancanza di diritti civili della donne nella storica subordinazione della
donna all'uomo, la quale una forma di schiavit espressione del pi generale rapporto schiavi-le
che stato una delle forme di organizzazione sociale del passato. Le societ antiche sono
tramontate da secoli e la schiavit stata da poco abrogata anche in America, ma l'asservimento
delle donne, oggi come ieri, persiste.
Casa-mercato di schiavi ad Atlanta, 1864
Questa forma persistente di schiavit - afferma Stuart Mill - viene esercitata da tutti gli uomini su
tutte le donne e si realizza innanzi tutto e in forma compiuta nel luogo privato della famiglia. Essa

resa possibile dalla maggior forza muscolare dell'uomo, ma si esercita anche con l'affetto: Gli
uomini non vogliono solamente l'obbedienza delle donne, vogliono anche i loro sentimenti. Tutti gli
uomini, tranne i pi brutali, vogliono avere nella donna che a loro pi legata non una schiava
forzata, ma una schiava volontaria, non una pura e semplice schiava, ma una favorita.
L'idea che tale servit sia necessaria e naturale stata inculcata nelle menti delle donne fin
dall'infanzia. Esse sono state educate a pensare di dover essere l'opposto dell'uomo: non devono
esprimere una libera volont e un comportamento auto-controllato, ma una sottomissione e una
subordinazione al controllo altrui. Tutte le morali dicono che dovere delle donne, e tutti i
sentimenti correnti affermano che proprio della loro natura vivere per gli altri, compiere una totale
abnegazione di s e non avere altra vita che la vita affettiva.[11]
L'asservimento della donna all'uomo si dimostra una contraddizione pratica dell'affermazione
teorica dell'eguaglianza dei diritti umani: La subordinazione sociale delle donne si configura come
un fatto unico nelle moderne istituzioni sociali; una rottura isolata di quella che divenuta la loro
legge fondamentale; l'unica reliquia di un vecchio mondo di pensiero e di pratica che esploso in
ogni altro aspetto.[12]
Il femminismo socialista
La Femme libre
I temi dell'emancipazione femminile appaiono nella riflessione dei primi socialisti utopisti, come
Robert Owen e Charles Fourier, il quale enunci la tesi che il grado di emancipazione della donna
misura il progresso generale della societ, si manifestarono con forza in Francia con Flora Tristan
e nelle donne che appoggiano la Rivoluzione del 1848: Dsire Gay, fondatrice con Marie-Reine
Guindorf de La Femme libre (La donna libera), il primo giornale femminista della storia, Suzanne
Voilquin, Pauline Roland, Jeanne Deroin. Esse uniscono le richieste di eguaglianza giuridica e di
riforme civili - diritto di voto, introduzione del divorzio - alle rivendicazioni economiche e alle
provvidenze sociali - aumenti salariali e diritto al lavoro. Richieste che, prima vanificate dal
conservatorismo della Repubblica borghese e poi dalla reazione napoleonica, si ripresenteranno
nella breve stagione della Comune di Parigi.
Anche Marx prese posizione sul problema della condizione femminile. Da Fourier riprese l'idea
secondo la quale il progresso sociale si pu misurare con esattezza dalla posizione sociale del
bel sesso,[13] e vide nello sviluppo capitalistico il fattore di trasformazione degli stessi rapporti tra
i sessi: per quanto terribile e repellente appaia la dissoluzione della vecchia famiglia entro il
sistema capitalistico, cionondimeno la grande industria crea il nuovo fondamento per una forma
superiore della famiglia e del rapporto tra i due sessi, con la parte decisiva che essa assegna alle
donne nel processo produttivo fuori dalla sfera domestica. Marx giudicava la composizione del
personale operaio combinato con individui d'ambo i sessi e delle et pi differenti, per quanto
spontanea e brutale, cio capitalistica, fonte bens di corruzione e di schiavit, ma che si
sarebbe poi rovesciata in fonte di sviluppo di qualit umane

Decostruzionismo
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il termine decostruzione, da cui decostruzionismo o decostruttivismo, fa il suo ingresso nella storia
della filosofia occidentale con il tentativo, da parte di Jacques Derrida, di tradurre linguisticamente
e semanticamente linvito heideggeriano alla Destruktion dei concetti della metafisica. Per quanto
lautore algerino (di famiglia ebrea, di origini spagnole e di lingua francese) si sottragga ad ogni

tentativo di definizione della decostruzione, possiamo dire che si tratta di operare un confronto
serrato con i testi e gli autori della filosofia occidentale nellintento di mettere in luce i presupposti
impliciti, i pregiudizi nascosti, le contraddizioni latenti della cultura e del linguaggio che non troppo
consapevolmente abitiamo.
Decostruzione e decostruzionismo
La Decostruzione, in quanto metodo filosofico post-metafisico, non si pone come sistema di
pensiero totalizzante, bench sia il pi pieno e onesto riconoscimento dell'impossibilit, per la
filosofia, di "sbarazzarsi" della metafisica: la filosofia, infatti, condannata inesorabilmente a
continuare a muoversi ai "margini" di essa. Questa premessa permette di comprendere il
fraintendimento che alla base dello slittamento linguistico e semantico da "decostruzione" a
"decostruzionismo", operato sulla base di uno schema tradizionale dagli storici della filosofia, i quali
seguendo questo tipo di catalogazione finiscono per limitare la portata della decostruzione entro il
sistema filosofico-metafisico di cui essa costituisce la critica radicale. In senso altrettanto limitato,
come metodo di critica filosofica e letteraria, la nozione di decostruzionismo pu essere usata in
riferimento alla ricezione americana di Jacques Derrida, in particolare attraverso la mediazione di
Paul de Man.
Cos' la Decostruzione?
La decostruzione ha molte facce e nessuna gerarchia: la disseminazione del senso a chiamarla
in causa, non la polisemia. Dapprima si configura come una strategia di lettura dei testi della
tradizione metafisica, volta a metterne in luce gli scarti, i vuoti, le fratture, le discontinuit, le aporie,
le strutture ideologiche e attanziali, anzich l'unit intrinsecamente manifesta e voluta da essi.
Questa strategia tesa all'annientamento del concetto di sistema che tutto unifica, che tutto
"identifica" (riduce ad identit), che tutto ingloba in s, che tutto plasma a propria immagine, in vista
di una rivendicazione dell'Altro e della differenza come grande impensato della tradizione filosofica
occidentale. In questa direzione la decostruzione una conseguenza della riflessione filosofica di
Martin Heidegger. Infatti il progetto della seconda sezione di Sein und Zeit (Essere e tempo) rimasta alla fase di mera progettazione, per la caratteristica inadeguatezza del linguaggio della
metafisica - risuonava come una "distruzione della storia dell'ontologia", distruzione ben poco
"distruttiva" a ben guardare, poich l'intenzione heideggeriana trovava il suo fine nella liberazione
dei pi importanti concetti filosofici (quali "verit", "libert", "mondo" e, in primis, "Essere") dalla
secolare ipoteca oggettivante impressa dalla metafisica, a partire da una acuta e penetrante
ricognizione linguistica, in nome di una ontologia fenomenologica capace di assurgere alla facolt
di "lasciar/far vedere il fenomeno per come esso si mostra" - a partire da un linguaggio
radicalmente rinnovato (ripensato), per cui filosoficamente (nell'accezione classica e ordinaria del
termine) scandaloso.
Abbiamo parlato, seguendo Jacques Derrida, di "strategia" di lettura dei testi classici, e non a caso;
infatti la Decostruzione non , e non vuole affatto essere, un metodo riproducibile (le coordinate
cartesiane o il sillogismo deduttivo p.es.) capace di "smontare" i sistemi filosofici, ma si tratta
piuttosto di una strategia di "ascolto" da attivare di volta in volta, poich il testo (e la cultura) non
devono essere decostruiti (nel senso ipotetico di "passati al vaglio della decostruzione"), bens
sono proprio essi stessi ad essere costitutivamente in decostruzione; per cui il filosofo non deve
che tendere il proprio orecchio scaltrito, in grado quindi di captare le dissonanze e i guasti che
minano al sogno totalizzante ed esaustivo del credo sistematico. Non pi quindi l'occhio teoretico,
capace di "contemplare" concetti distribuiti in un sistema (come in una sorta di armonia visuale) ma queste sono metafore, e Derrida insegna che la radice del linguaggio metafisico risiede nella
metafora. La filosofia deve superare il sistema, non per scelta, ma per necessit, o forse seguendo
la logica perversa di una possibilit necessaria.
Derrida ci ha sempre mostrato che la decostruzione intacca qualsivoglia oggetto della cultura, e
non solamente testi metafisici; infatti la tarda produzione del filosofo applica l'esperienza
decostruttiva non pi esclusivamente ai sistemi cartacei della tradizione filosofica, bens anche a
quelli storici e concettuali a noi pi vicini (almeno apparentemente), proprio laddove il moto
decostruttivo ci coglie impreparati: il "dono", l'"ospitalit", il "perdono", fino al sistema, che tutti ci
riguarda e coinvolge, della "democrazia".

Lo strutturalismo - in filosofia - quel movimento filosofico, scientifico e critico letterario che,


sviluppatosi soprattutto in Francia durante gli anni sessanta, estese all'antropologia, alla critica
letteraria, alla psicoanalisi, al marxismo e all'epistemologia, le teorie e il metodo dello strutturalismo
linguistico.
In particolare nella critica artistica e letteraria (vedi gli studi di Grard Genette), stata applicata la
teoria e la prassi strutturalista che considera l'opera presa in esame (testo letterario, creazione
pittorica o filmica) come un insieme organico scomponibile in elementi e unit, il cui valore
funzionale determinato dall'insieme dei rapporti fra ogni singolo livello dell'opera e tutti gli altri.
Fra i pi importanti pensatori associati allo strutturalismo occorre ricordare il linguista Roman
Jakobson, l'antropologo Claude Lvi-Strauss, lo psicoanalista Jacques Lacan, il filosofo e storico
Michel Foucault, il filosofo marxista Louis Althusser e il critico letterario Roland Barthes.
Storia
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Lo stesso argomento in dettaglio: Strutturalismo (linguistica).
Le origini dello strutturalismo si fanno risalire al lavoro di Ferdinand de Saussure in linguistica. Fino
ad allora l'esistenzialismo era il movimento intellettuale dominante in Europa. Lo strutturalismo
emerse soprattutto in Francia, da cui poi si diffuse nel mondo.
Il termine "strutturalismo" apparso nei lavori dell'antropologo francese Claude Lvi-Strauss. Ci
port all'emergere del movimento strutturalista in Francia, grazie anche all'opera di Louis Althusser
e Jacques Lacan. La maggior parte degli appartenenti a questo movimento non si consideravano

parte di un movimento specifico. Deriva dal filosofo Iraniano Gubbis che, con uno scritto apparso
sul Journal de Bumbay il 27 dicembre del 67, pone le fondamenta di questo nuovo movimento
che assume caratteristiche diverse nellarea Orientale e Occidentale (influenzando Foucault e altri
grandi strutturalisti).
Lo strutturalismo rifiuta il concetto di libert e scelta umana e si concentra invece sul modo in cui
l'esperienza e il comportamento umano sono determinati da varie strutture.
Per alcuni anni antropologi come C. Lvi-Strauss, psicoanalisti freudiani come J. Lacan, filosofi
marxisti come Althusser e Foucault, critici letterari come Barthes, linguisti come Jakobson,
Benveniste e Greimas, sembrano appartenere a una comune area culturale antistoricista,
antiumanistica e antiesistenzialista che sostituiva al primato della storia, dell'uomo, della
soggettivit della coscienza e dell'individuo quello della struttura: invece di comprendere i fenomeni
sociali e culturali dall'interno, ricostruendo il loro farsi storico attraverso l'azione consapevole e
potenzialmente libera degli individui, gli strutturalisti preferivano trattare il mondo umano come un
qualsiasi altro campo di ricerca indagato dalle scienze naturali e scoprire dall'esterno quali relazioni
sistematiche e costanti (o strutture) intercorressero tra i fenomeni socio-culturali e dunque entro
quali limiti, spesso inconsci, fosse costretta l'azione degli individui.
La prima importante opera in questo caso Le strutture elementari della parentela (1949) di
Claude Lvi-Strauss. Lvi-Strauss utilizza l'analisi strutturale in ambito antropologico per
esaminare le varie forme di aggregazione sociale. Lo studio di Lvi-Strauss si concentra sul tab
universale dell'incesto e le strutture parentali che stanno alla base del vivere sociale.
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Lo stesso argomento in dettaglio: Strutturalismo (psicologia).
Il post-strutturalista Jacques Lacan applic lo strutturalismo alla psicoanalisi e al suo programma
da lui denominato significativamente "ritorno a Freud". Non casuale infatti che egli usasse dire
esplicitamente e con lo stile di linguaggio esoterico che gli era proprio, di essere l'unico vero
psicoanalista freudiano ortodosso.
Il marxista e militante del Partito Comunista Francese Louis Althusser propone il "Marxismo
strutturalista", un programma di "ritorno a Marx" in chiave di lettura strutturalista che togliesse di
mezzo l'incomodo e poco scientifico Hegel.
Oltre a Lacan e Althusser sono state considerate di impostazione strutturalista anche le ricerche
dell'"archivista" o "archeologo del sapere" Michel Foucault nel campo dell'analisi politica e sociale;
tuttavia l'autore ha negato la sua filiazione con la corrente, fino a considerarsi una delle persone
pi anti-strutturaliste in assoluto.[1]
Strutturaliste sono anche le analisi del testo letterario condotte da Roland Barthes e soprattutto
molte sue proposte nel campo della semiotica[2] e l'ultima fase della letteratura di Italo Calvino
(specialmente Se una notte d'inverno un viaggiatore).