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Il canto ventottesimo dellInferno si svolge nella nona bolgia dellottavo cerchio, in

questo luogo si trovano i seminatori di discordie e gli scimatici.


Il canto comincia quando Dante si trova nella difficolt di descrivere bene la realt
che ha in fronte ai suoi occhi. Dante annuncia che la lingua non basta per
presentare il sangue e le ferite che vede in questa bolgia. Infatti, questa bolgia
viene preannunciata nel canto canto precedente negli ultiimi versi (135-136).
La lingua (intesa come le parole adatte o la capacit mentale per poter fare capire
gli altri) mancano a Dante nel momento che lui guarda i dannati. Allora Dante
ricorre a fare un paragone per figurare un po meglio la scena. Dante elenca nel
paragone alcune guerre che insanguinarono la Puglia (intesa in senso ampio,
come l'Italia meridionale): (9) si riferisce alla seconda guerra punica, (13-14) si
riferisce a quella guerra che ha tentato di conquistare la Puglia nellundicesimo
secolo, (15-17) a quelle conosciute come le guerre angioine (La Battaglia di
Benevento e la Battaglia di Tagliacozzo).
Questo canto si trova tra i pi affollati di dannati, con un totale di sei personaggi
nuovi. I dannati in questa bolgia sono nudi e vengono tagliati da un demone. I
dannati vengono descriti di modo volgare e abbastanza specifico. Le ferite sono
aperte e Dante pu guardare alcune cose non tanto gradevoli: (25-27).
Il primo dannato Maometto il profeta dellIslam, ha il petto aperto e gli pendono
gli intestini. Maometto si avvicina verso Dante, si apre il petto per creare
compassione nel poeta (facendolo in modo volgare) e dice nei versi (30-31). Dopo
Maometto porta Ali con lui. Ali stato il cugino e il genero di Maometto. Loro due
vengono rimproverati da Danti in questa bolgia per una parte professare una falsa
religione, ma per laltra e la pi importante: aver provocato la separazione della
comunit musulmana.
Maometto chiede chi Dante se sia un dannato che indugia ad arrivare al luogo
della sua pounizione, e Virgilio risponde che Dante non n morto n dannato.

Quando i dannati ascoltano che l c una persona viva, la bolgia resta stupita e
come dice nel verso 54 obliando il martiro. In questo momento Maometto resta
con un piede sospesso tra un passo e laltro (unimmagine un po sciolta di Dante,
credo io, per ridicolizzare Maometto una seconda volta). Maometto si sbriga a fare
una raccomandazione a fra Dolcin: (35-37). Con questa raccomandazione Dante
ridicolizza per terza volta il profeta dellIslam perch non c una ragione per cui
Maometto si debba preoccupare per un eretico italiano. Infatti, fra Dolcin lunico
eretico vero che viene citato nelle Commedia propriamente, perch nel sesto
cerchio soltanto vengono presentati epicurei ed atei.
Il terzo dannato Pier da Medicina (nato a Bologna). Lui ha un buco nella gola dal
quale zampilla il sangue quando parla, ha il naso tagliato e solo un orecchio. Pier
da Medicina prega Dante una sorte di rievocazione del mondo dei vivi, che mi ha
fatto ricordare il passaggio di Francesca nel canto 5. Anche questo personaggio ha
un messaggio, e questo messaggio rende Dante un po dubitante. Dante domanda
qualcosa e Medicina prende Curione per la mascella. Curione, il quarto dannato
del canto, ha la lingua tagliata (i suoi consigli a Cesare hanno provocato una
guerra civile).
Il quinto dannato del canto Mosca dei Lamberti, lui mostra in alto i moncherini
perch ha le mani mozzate e il sangue zampilla sulla faccia. Mosca dei Lamberti,
citato da Ciacco nel canto sei, ricordato qui per la frase COSA FATTA CAPO HA,
lui stato il responsabile della divisione tra guelfi e ghibellini.
Il sesto e ultimo dannato del canto Bertram dal Bornio. Lui un poeta della
letteratura provenzale. I commentatori dicono che lui ha istigato Enrico III contro
Enrico II, suo padre. presentato decapitato nella bolgia e con la testa presa in
mano in modo di lanterna.
La legge del contrapasso abbastanza evidente in questa bolgia: come in vita loro
hanno diviso popoli, adesso il loro corpo diviso da diavoli armati di spada quando
passano davanti.

Il canto ventinovesimo dellInferno presenta il passo dalla nona alla decima e


ultima bolgia dellottavo cerchio. Il canto comincia con un Dante triste e con il reso
pieno di lacrime dopo linterazione con i sei dannati del canto precedente: (2-3).
Virgilio domanda Dante cosa succede: (PARAFRASI: Che guardi? Perch i tuoi
occhi si soffermano ancora l gi tra l'ombre triste smozzicate? Eppure nelle altre
bolge non hai fatto cos.. che, vuoi forse vedere tutte e ventidue le miglia di questo
fossato?). Dante si giustifica con Virgilio e dice che credeva di aver visto nella
bolgia anteriore un suo parente. Virgilio capisce subito la situazione e risponde che
lui aveva sentito il nome di Geri il Bello mentre Dante parlava con Bertram dal
Bornio, e come Dante non laveva notato, Geri il Belli se n andato. Dante spiega
chi questo suo parente e aggiunge che la sua anima non stata ancora
vendicata: (31-32).
Nellultima bolgia sono puniti i falsatori di metalli o alchimisti. La prima impressione
che Dante riceve uditiva: lui ascolta dei lamenti forti che fanno che lui si coprisse
le orecchie con le mani.
Essattamente come lo fa nel canto precendente, Dante elabora un paragone per
rappresentare meglio lorrore della bolgia in cui si trova. In questo caso il paragone
si fa con gli ospedali di Valdichiana, di Sardegna e di Maremma, perch con tutti i
malati di questi tre ospedali insieme nei mesi estivi non si riesce a uguagliare la
scena che lui sta vivendo.
C unalttra alussione alla Metamorfosi di Ovidio quando Dante rievoca la
pestilenza di Egina, che colpisce tutto il popolo e gli animali di una isola greca,
tranne il re che chiede poi a Giove (ZEUS) di trasformare tutte le formiche in
uomini (58-64).
La punizione di questa bolgia la lepra. I dannati sono uno sullaltro.
Lattenzione di Dante viene attirata da due dannati che sono uno appogiato
sullaltro. Questi due dannati sono Griffolino dArezzo e Capocchio di Siena, due
alchimisti che sono stati condannati per giocare con la natura fata da Dio.

Unaltra volta c la curiosit di un personaggio per sapere chi Dante e cosa fa in


quella bolgia. In questo canto lo fa Griffolino, ma questa volta la risposta di Virgilio
pi sintettica.
Alla fine del canto c una metafora interessante tra le azioni di un alchimista
quando modificano la natura delle cose e la scimia che per natura lanimale pi
simile alluomo.
La legge del contrapasso meno evidente in questa bolgia: come in vita loro
hanno sfigurato in qualche modo la realt, adesso sono loro stessi i sfigurati con la
lepra.