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Intervista sui Social Network

1) Innanzitutto, avrei bisogno di alcuni tuoi dati biografici: età, professione, residenza,
hobbies.

Enrico Miglino, nato a Torino, 48 anni (suonati, è nato a marzo). Dopo aver trascorso l'infanzia a
Trofarello è diventato collegnese per poco più di un ventennio e da ormai sei anni è chierese
d'adozione.

<<Penso che fra tutte le città della cintura – sono nato in campagna e non amo particolarmente la
vita cittadina – Chieri è quella che ho trovato più accogliente.>>

Ha una storia alle spalle in cui il suo lavoro è sempre stato in equilibrio fra tecnologia e cultura.
Dalllo sviluppo software alla scrittura, senza dimenticare mai il primo amore per la scrittura. Dalla
seconda metà degli anni settanta non ha mai smesso di scrivere, giornalismo tecnico, inchieste e
libri, qualche esperienza letteraria, saggi e divulgazione scientifica.

<<Un fatto curioso: la prima collaborazione in assoluto, che risale al lontano 1979 – di cui conservo
ancora le copie dei “pezzi” e quelle che allora si chiamavano notule di pagamento – è stato con “Il
giornale di Moncalieri. Qualche titolo dei libri che ho pubbilcato? Beh, andiamo da “Leggere gli
ebook” e “Difendi la tua privacy” per i tipi di Finson editore a “Sviluppare software con il Palm
OS”, un esperimento di volume in formato ebook pubblicato da Apogeo. Qualche saggio, fra cui il
più interessante è “Non sanguinarmi addosso”, tratto da un'inchiesta sul terrorismo internazionale
pubblicato da Prospektiva editrice nel primo anniversario dell'attentato alle torri gemelle e un
romanzo, “Passato Imperfetto” sempre pubblicato da Prospektiva editrice.
Oltre alla scrittura anche ha sempre rivestito un fascino particolare, sia si tratti di fotografia – faccio
foto praticamente da sempre – sia si tratti di cortometraggi. Le esperienze di regia, montaggio,
ripresa sviluppate con tecnologie “povere” nel corso degli anni realizzando numerori cortometraggi
sono diventate nel 2007 il libro “Girare un corto in digirale”, sempre edito da Apogeo. Da due anni
le conoscenze e capacità acquisite nel mondo della fotografia, della scrittura e dei “corti” sono al
servizio della testata online conTESTI.eu (www.contesti.eu) di cui dirigo la redazione.>>

2) Da quanto tempo lavori nei social network?

Non credo sia del tutto corretto parlare di lavoro nei social network. Piuttosto possiamo dire che il
panorama della comunicazione che si presenta oggi ai nostri occhi, sempre più mediato da Internet,
focalizza in questo fenomeno relativamente recente di aggregazione e scambio fra gli individui una
grande opportunità per la diffusione di ogni tipo di informazione. È ovvio che facendo del
giornalismo, online per una scelta che ritengo naturale di obiettività e indipendenza dei contenuti, lo
sfruttamento dei social netowrk come mezzo per diffondere contenuti diventa quasi d'obbligo,
proprio per la grande quantità di persone che possono essere raggiunte in poco tempo.
Non va dimenticato che “il social network” (da facebook a messenger, passando per myspace,
youtube o vimeo e molti altri) è soltanto lo strumento, ma il meccanismo è quello collaudato da
sempre, umano e tuttaltro che tecnologico, del raccontare qualcosa a qualcuno, che a sua volta lo
racconterà ad altri e così via

3) Com’è nato questo tuo impegno? Perché?

Se si vuole organizzare un sistema di comunicazione indipendente, non legato a particolari correnti


– il famoso “giornalismo vecchio stile” - è indispensabile cercare i modi più efficaci per
raggiungere il proprio target. La rete offre questa possibilità ma da a tutti gli utenti la grande
opportunità di controllare in qualsiasi istante l'attendibilità delle informazioni. Si rompe la barriera
fra chi “ascolta passivamente” (la vecchia televisione ad esempio) e chi “parla”. Allora se la
redazione è forte di contenuti originali, idee, inediti – non c'è bisogno di scoop, basta uscire dalla
logica del copia e incolla – non potrà che trovare un grande alleato in un sistema che consente
velocemente la diffusione di questi contenuti. Per lo stesso motivo i social network spaventano
quando si desidera invece utilizzare la comunicazione come strumento di controllo.
Ciò che fanno i social network è – nel mio caso – di aiutare il giornalismo partecipativo e pulito.

4) Secondo te, quali sono i pregi dei social network? 5) Quali i pericoli?

E anche qui una risposta “controcorrente”. Chiedersi i pregi e i difetti dei social network è come
chiedersi i pregi e i difetti del telefono, oppure della matita. Le persone hanno uno strumento in più,
perchè la tecnologia lo mette a disposizione a costi accessibili alle masse. Questo è il punto. Il resto
è soltanto una discussione senza capo né coda. I pregi e i difetti stanno nelle persone, che possono
relazionarsi fra loro, al pari di andare al bar, frequentare un circolo oppure incontrarsi in discoteca.
Altrettanto si può dire secondo me dei pericoli: i social sono un mezzo, uno strumento. Il pericolo
possono essere le persone.
Se consideriamo con un po' di attenzione la cosa, anche i pericoli in cui incorrono gli sprovveduti o
– ancor peggio – i minori, per citare solo la più evidente fra le contraddizioni di questo fenomeno,
con un po' di obiettività possiamo renderci conto del perchè questi individui incorrono nei pericoli:
ciò che manca è una cultura adeguata in grado di affrontare il cambiamento nei meccanismi della
comunicazione a tutti i livelli.
Se un genitore non dovrebbe lasciare andare in giro suo figlio di dieci anni alle due di notte, perchè
allora lascia che lo stesso figlio – purchè non vada in giro – si possa connettere, supponiamo, ad una
chat? Il pericolo non è LA CHAT, ma nell'incoscienza naturale del bambino e in quella molto meno
naturale ma avventata del genitore, che non si preoccupa. Proprio perchè non possiede ancora la
cultura necessaria ad affrontare il cambiamento. E questa cultura, gliela si può fornire soltanto con
l'informazione, non con i divieti.

6) Hanno cambiato la società e la vita delle persone? Se sì, come? In meglio o in peggio?

La risposta indubbiamente è sì, ma non andrei oltre. Non tanto per evitare di prendere posizione
bensì per … dovere di cronaca? È ora di smitizzare lo strumento elevandolo a mostro. Anche mia
nonna salutava l'annunciatrice (Nicoletta Orsomando) che appariva in bianco e nero prima di
Carosello, ma con ciò non siamo ancora tutti morti catturati dagli schermi televisivi come fantastica
Cronenberg in Videodrome.

7) Come vedi il futuro dei social network? Subiranno delle mutazioni?

I social network sono un nome appiccicato ad un impiego della tecnologia, che può essere utile o
improprio, come accade in molti altri casi. Penso che le mutazioni che potranno subire saranno
principalmente funzionali, come stiamo già vedendo accadere: da facebook sul cellulare alla
possibilità di condividere in un istante le informazioni. Quando un fenomeno di portata planetaria
viene innescato in questo modo, credo che alla fine rientri in quelle che definiamo come dinamiche
sociali, che una volta innescate non possono più arrestarsi con la stessa facilità. Sicuramente è una
rete che ha un grosso valore per consentire una visione della realtà quantomeno complementare a
quella della versione “ufficiale” fornita dai media tradizionali. Credo che si possa piuttosto porre il
dito sulla piaga pensando a come i media vecchio stampo saranno in qualche modo costretti ad
adeguarsi ad un nuovo modo di ascoltare da parte degli spettatori, che oggi vogliono sempre di più
poter condividere e verificare.
8) Pensi che sia necessario un intervento delle istituzioni per disciplinarne l’uso e porre
un controllo sui contenuti?

Penso che sia necessario perseguire legalmente ogni forma di abuso della comunicazione, non tanto
controllare i contenuti personali. È un po' come chiedersi se è il caso di mettere sotto controllo tutti i
telefoni perchè qualcuno li utilizza per scopi illeciti. Non credo che sia la strada. Ciò che deve
essere disciplinato è l'uso degli strumenti e – lo ripeto – è fondamentale formare una cultura in
grado di assorbire i cambiamenti senza demonizzarli.

9) Ritieni importante che l’amministrazione pubblica si ritagli degli spazi sui social
network per dialogare con i cittadini, anche con i più giovani?

Direi che è fondamentale, non tanto per “il fenomeno” quanto perchè se il sistema pubblico deve
essere in grado di interagire con i cittadini, come uno dei suoi scopi primari, non può ignorare le
modalità che adottano gli stessi cittadini a relazionarsi ed entrare in contatto fra loro.

10) A che punto siamo in Italia e, se lo sai, a Chieri nell’uso dei social network, sia da parte
della gente che degli enti pubblici?

Per quanto conosco Chieri direi che la città dal punto di vista della tecnologia possiede tutti i
numeri per competere con qualsiasi altra realtà di dimensioni anche superiori. Con il vantaggio che i
piani di relazione, in una realtà geograficamente più ristretta, sono sicuramente maggiori rispetto ad
una grande metropoli.
In Italia, per una serie di motivi che sarebbe troppo lungo affrontare in questa sede ma che
dipendono sicuramente da interessi economici e non solo si può notare un certo atteggiamento di
demonizzazione del fenomeno social network, senza badare troppo a non fare di tutta l'erba un
fascio.
Quando vennero resi pubblici i primi esperimenti di trasmissione televisiva, negli anni cinquanta,
qualche illustre personaggio sentenziò: questa cosa non farà strada... Oggi, pensando al nostro
Paese, mi viene da pensare “siamo alle solite!”.