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Platone Simposio

Dopo cena gli antichi usavano dedicare al vino il resto della serata nel simposio, che veniva svolto
secondo regole precise: per prima cosa si svolgeva un rituale con una libagione offerta agli dei, il
canto della peana e luso di corone; in secondo luogo si preparava in un cratere centrale il vino con
lacqua, le rispettive quantit venivano decise dal simposiarco. Durante il simposio ci si
intratteneva attraverso giochi, conversazioni, canti e poesie. Ma oltre ad essere un momento di
divertimento, il simposio fu anche luogo di produzione e trasmissione di cultura e riflessione e
progettazione politica, poich veniva svolto dal ceto aristocratico.
Apollodoro racconta ad un suo amico i discorsi scambiati tra Socrate, Agatone, Alcibiade,
Erissimaco, Aristodemo, Fedro, Aristofane e Pausania, che gli vennero raccontati da Aristodemo.
Apollodoro racconta che Socrate si stava recando a cena da Agatone, il quale aveva vinto due giorni
prima le gare tragiche e per strada incontra Aristodemo e lo invita ad accompagnarlo.
Cos, dopo cena, si decide di bere con moderazione per poter passare il tempo a discutere meglio.
Erissimaco decide, con il suggerimento di Fedro, largomento da trattare: lelogio damore.
Colui che inizia a parlare Fedro, un personaggio appassionato di discorsi e composizioni e quindi
tende a introdurre nei suoi discorsi molte citazioni di poeti e riferimenti mitologici.
Inizia col dichiarare che Amore il pi antico fra gli dei e che ognuno compie azioni belle in
presenza dellamato e che quindi lAmore comporta solo del bene, in quanto lamante tende a
vergognarsi di commettere cose turpi davanti al suo amato. Cos per il bene compiuto dalluomo
risulta limitato, poich lo si compie solamente in presenza dellamato e in piano sociale non
comporterebbe nessun bene. Quindi Fedro dovette aggiungere che un esercito o una citt siano
formati da coppie e ci fa s che allinterno di una collettivit, grazie ad Amore, si tendi a compiere
il bene. Infine dice che una virt che Eros infonde agli uomini quella di morire per laltro e
inserisce cos dei riferimenti mitologici come il mito di Orfeo e Alcesti e quello di Achille e
Patroclo. Fedro arriva alla conclusione che lamato che muore per lamante superiore allamante
che muore per lamato, poich il secondo trae forza dagli dei, mentre il primo solo da se stesso.
Segue cos il discorso di Pausania: egli inizia a dichiarare che essendoci due Afroditi,
necessariamente devono essere anche due gli Amori. Le due Afroditi di cui parla, sono quella
Celeste, non nata da madre e figlia di Cielo, e quella Volgare, pi giovane, figlia di Zeus e Dione.
Descrive cos la differenza fra lamore volgare e quello celeste. Quello volgare si limita ad amare il
corpo e non lanima e preferisce persone ignoranti cosicch possa raggiungere pi facilmente il suo
scopo, senza pensare se lo faccia rettamente o no. Lamore celeste, invece, si rivolge innanzitutto
solamente ai fanciulli e esclude le donne e mira a tutto ci che di natura forte, intelligente e
virtuoso. (Fa poi una riflessione sulle leggi damore nelle diverse culture: nella Beozia e nellElide
non cosa turpe persuadere i giovani con discorsi, come nella Jonia ci considerato disonesto; ma
in questi posti il compiacere agli amanti fu dichiarato disonesto poich poteva risultare pericoloso
per i dominatori.) Crede allora, che amore possa essere bello o brutto, dipende se ben compiuto
oppure no. Lamante malvagio colui che ama il corpo, poich ama cosa non duratura; mentre colui
che ama lanima, rimane amante per tutta la vita. Cos, lamore celeste quello che mira alla virt,
quello malvagio che mira ai beni materiali.
Toccherebbe ora ad Aristofane, il quale per dovette saltare il giro per il singhiozzo e chiese al
medico Erissimaco, che era sdraiato alla sua destra, il metodo per farlo cessare. Questo gli propose
di trattenere il respiro o di fare gargarismi dacqua o di sollecitarsi il naso affinch starnutisca.
Erissimaco inizi cos il suo discorso: come medico inizia a dire che lamore si pu manifestare
verso tutti gli esseri, uomini, animali e vegetali. daccordo nellaffermare lesistenza di due amori,
luno verso le cose belle, quindi sane, laltro verso quelle malvagie, quindi malate. Considera la
medicina la scienza delle tendenze amorose dei corpi a riempirsi e a vuotarsi e il compito della
medicina sta nelleliminare lamore malato e favorire quello sano. Dice dunque che lamore viene
considerato come un accordo tra propriet opposte, come il caldo e il freddo, ecc, e la medicina

deve trovare un accordo fra questi opposti, il quale si contrappone alla discordia, che genera un
amore cattivo. Fa poi una digressione sulla musica, nella quale si deve trovare unarmonia tra
elementi discordanti, la quale si ottiene grazie linfluenza di Eros. Si trova la duplicit di Eros in
seguito, quando parla della musica come strumento educativo, che pu essere tale solamente per gli
uomini regolati o chi vuole esserlo e concedere quello volgare con cautela, affinch non ci si
ammali. Come nella medicina si dice di poter gustare larte culinaria ma con moderazione da non
ammalarsi.
Allarga il concetto di Amore come una forza universale, che porta del bene in tutti i campi se regna
armonia, mentre se prevalente lincontinenza, pu risultare anche una forza devastante
(naturaagricoltura).
Passa cos la parola ad Aristofane, al quale era passato il singhiozzo grazie ai consigli di
Erissimaco. Egli vuole descrivere la potenza di Amore e incomincia cos con il mito degli
androgeni: allinizio ci furono tre generi, maschile, femminile e landrogino, che rispettivamente
avevano origine dal sole, dalla terra e dalla luna. Gli androgeni, terribili per forza e vigoria,
tentarono di scalare il cielo per avventarsi sugli dei, e Zeus, adiratosi, li spacc in due, cosicch essi
diventino pi deboli. Cos le due met si sarebbero ricercate per sempre, perch non poterono fare a
meno dellaltra, tentando di unirsi allo stato antico di un essere unico. E cos anche gli uomini e le
donne tagliati a met, saranno in ricerca della propria met, e questi sono cos gli omosessuali.
Aristofane, con il suo discorso, non d quasi un valore sociale ad Eros, che limitato alla
procreazione per gli eterosessuali e al successo politico per gli omosessuali, ma pi in ambito
naturale egli rivela la sua importanza.
Il prossimo a discorrere Agatone, che illustra prima chi sia Amore, cio il pi giovane, bello e
beato tra gli dei, contraddicendo cos Fedro, il quale ritiene che sia pi antico di Crono e Giapeto.
Le virt di Amore stanno nella giustizia, la temperanza, il coraggio e la sapienza: giustizia in quanto
egli non subisce n commette violenza e la giustizia vista cos assenza di violenza fisica;
temperanza consiste nel domino dei piaceri, infatti nessun piacere pi forte di amore e dominando
cos piaceri e concupiscenze, diventa temperante; coraggio in quanto dominando Amore ognuno e
anche il pi valoroso, egli stesso sar il pi valoroso di tutti; la sapienza viene trasmessa da questo
dio, poich nel momento che si viene toccati da Amore, si apprende la sua sapienza e quindi senza
amore non esistono le arti e ogni altra forma di sapienza. Inoltre, grazie ad Eros, fin il regno di
Necessit, segnato da cose terribili, e inizi cos lamore per le cose belle e ogni bene, perch lui,
bellissimo e ottimo, il generatore di queste qualit negli altri.
Ora arrivato il turno di Socrate, si sente imbarazzato per dover competere con questi elogi di alta
qualit, ma ovviamente non si tira indietro e vuole dire ora la verit su Eros e inizia uno dei suoi
interrogatori con Agatone, nel quale vuol far capire che la tesi di Agatone fallace in alcuni punti:
se amore si manifesta per qualcosa che non abbiamo, e amore tende verso le bellezza, significa che
amore ne privo, pur avendo Agatone affermato che Amore il pi bello tra gli dei. E la stessa
cosa vale per la bont di Eros. Ora Socrate volle narrare il discorso di Diotima riguardo ad Amore.
Questa, ritenendo che Amore fosse la ricerca del bello e quindi non ne era in possesso, crede che tra
il bello e il brutto ci sia qualcosa, e crede quindi nellEros intermedio. E non essendo n del tutto
felice n bello, Amore non dio bens demone, figlio di Ingegno e Povert. Quindi, chi ama ama il
bello e tende a possederlo e a procreare nel bello, sia secondo il corpo sia secondo lanima. E
desiderando limmortalit, la raggiunge generando, dando vita a qualcosa di nuovo al posto del
vecchio. Per amare il bello, si deve iniziare ad amare fin da giovani i bei corpi, e diventare
consapevole che di bei corpi ce ne sono tanti e amarli tutti. Infine poi, deve riconoscere la bellezza
dellanimo e stimarla pi di quella fisica, avvicinandosi cos anche al divino. Il cammino
dellamante: 1)amare il corpo bello, 2)riconoscere la bellezza in pi i corpi e amarli tutti,
3)riconoscere la bellezza dellanima, 4) riconoscere che il bello tutto congenere a s stesso e
diventare amante delle scienze, 5)contemplare la bellezza in s, cio lidea di bellezza, eterna,
assolutamente bella e in s e per s e con s sempre uniforme.

Alla fine del discorso di Socrate e dopo le lodi dei compagni, Alcibiade si aggiunge alla
compagnia, ubriaco, e viene invitato ad esporre anche lui un elogio di Amore, ma egli decide di fare
un elogio a Socrate. Descrive Socrate come il satiro Marsia, che incantava gli uomini con il suono
dei suo flauti. A differenza del satiro per, Socrate incanta con i suoi discorsi.
Poi narra dellesperienza avuta con Socrate e della delusione affrontata dalla sua respinta.
Socrate viene descritto come colui che non guarda affatto la bellezza esteriore, ma un di quelli che
cerca la bellezza dellanima. Poi lode Socrate per lo spirito dimostrato in battaglia, non avendolo
abbandonato quando fu ferito e, nella battaglia a Delio, proteggendo con tutte le sue forze il suo
compagno Lachete e dichiara che la particolarit di Socrate sta nellessere diverso da qualsiasi altra
persona. E conclude col dire che i discorsi di Socrate assomigliano ai sileni che si aprono: allinizio
sembrano ridicoli, ma quando li si apre e si scorge il significato, si nota il pensiero profondo, le
immagini di virt. I difetti di Socrate stanno cos nellingannare gli altri, fingendosi amante, ma
diventando cos lamato.
Lopera finisce con delle battute tra Agatone e Socrate, il quale si sent offeso da Alcibide per le
cose dette. Seguendo il giro, Socrate dovrebbe lodare Agatone, ma entra una brigata di bevitori
nottambuli e cos alcuni invitati se ne andarono e restarono a conversare Socrate, Agatone e
Aristofane. Ma gli ultimi due, presi dal sonno, si addormentarono e Socrate and al Liceo.
SILENI: esseri mitologici, dallaspetto per lo pi umano, con capelli ricci e naso camuso, ma dotati
di alcuni tratti animaleschi: le orecchie, la coda e le corna. Facevano parte del seguito di Dionisio e
si caratterizzavano per la passione del vino e i piaceri afrodisiaci. Talvolta venivano identificati con
i satiri, esseri mitologici dal medesimo aspetto dei sileni e facenti parte anchessi del corteggio di
Dioniso. Tra questi la tradizione ricorda il satiro Marsia, noto per aver sfidato Apollo in una gara
musicale, nella quale il dio con la cetra ebbe la meglio sul satiro con il suo flauto; in seguito il dio lo
scortic vivo per punirlo del suo orgoglio.