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Il piede l'unit ritmica, codificata dalla dottrina metrica antica,

alla base della versificazione basata sulla quantit sillabica greca e


latina.
Un piede composto da almeno due sillabe e lungo due (ma in
realt almeno tre) morae
[ Mora (plurale more o morae), un'unit di suono usata in
fonologia, che determina la quantit di una sillaba, che a sua volta
determina l'accento, in alcuni linguaggi. Come molti termini
linguistici, l'esatta definizione discussa. Il termine, che significa
"ritardo", "indugio", tratto dal latino.
Una sillaba contenente una mora detta monomoraica, una con
due more detta bimoraica.
In generale, le more si computano come segue:
l'attacco consonantico di una sillaba non rappresenta alcuna mora
2. il nucleo sillabico, rappresenta una mora nel caso di una vocale
corta, due more nel caso di una vocale lunga o dittongo. Nel
caso di lingue in cui alcune consonanti possono servire da
nucleo sillabico (sonante vocalica), rappresentano una mora
se brevi e due more se lunghe.
3. In alcune lingue, come il latino la coda consonantica di una sillaba
rappresenta una mora, in altre, come l'irlandese, no.
4. In alcuni linguaggi, una sillaba con una vocale lunga o dittongo nel
nucleo e una o pi consonanti nella coda considerata
trimoraica.
In generale, le sillabe monomoraiche sono definite sillabe brevi, le
bimoraiche sillabe lunghe, e le trimoraiche sillabe extralunghe.
Molti linguisti credono che nessun linguaggio usi sillabe che
contengono quattro o pi more.
1.

Il giapponese una lingua famosa per le sue quantit moraiche. La

maggior parte delle sue variet, inclusa la lingua standard, usano le


more alla base del sistema fonetico piuttosto che le sillabe. Per
esempio l'haiku in giapponese moderno, non segue lo schema 5
sillabe/7 sillabe/5 sillabe, come comunemente creduto, ma piuttosto
quello 5 more/7 more/5 more.

Mora (linguistics)
Mora (plural moras or morae) is a unit of sound used in phonology that
determines syllable weight (which in turn determines stress or timing) in some
languages. Like many technical linguistics terms, the exact definition of mora
is debated. Perhaps the most succinct working definition was provided by the
American linguist James D. McCawley in 1968: a mora is [S]omething of
which a long syllable consists of two and a short syllable consists of one. The
term comes from the Latin word for linger, delay, which was also used to
translate the Greek word chronos (time) in its metrical sense.
A syllable containing one mora is said to be monomoraic; one with two
moras is called bimoraic.
In general, moras are formed as follows:
1. A syllable onset (the first consonant[s] of the syllable) does not represent

any mora.
2. The syllable nucleus represents one mora in the case of a short vowel, and

two moras in the case of a long vowel or diphthong. Consonants serving


as syllable nuclei also represent one mora if short and two if long.
(Slovak is an example of a language that has both long and short
consonantal nuclei.)
3. In some languages (for example, Japanese), the coda represents one mora,

and in others (for example, Irish) it does not. In English, the codas of
stressed syllables represent a mora (thus, the word cat is bimoraic), but
for unstressed syllables it is not clear whether the codas do (the second

syllable of the word rabbit might be monomoraic).


4. In some languages, a syllable with a long vowel or diphthong in the nucleus

and one or more consonants in the coda is said to be trimoraic (see


pluti).
In general, monomoraic syllables are said to be light syllables, bimoraic
syllables are said to be heavy syllables, and trimoraic syllables (in
languages that have them) are said to be superheavy syllables. Most
linguists believe that no language uses syllables containing four or more
moras.
Japanese is a language famous for its moraic qualities. Most dialects,
including the standard, use moras (in Japanese, onji) as the basis of the
sound system rather than syllables. For example, haiku in modern Japanese
do not follow the pattern 5 syllables/7 syllables/5 syllables, as commonly
believed, but rather the pattern 5 moras/7 moras/5 moras. As one example,
the Japanese syllable-final n is moraic, as is the first part of a geminate
consonant. For example, the word Nippon (one of the pronunciations of ,
the name for "Japan" in Japanese) has four moras (ni-p-po-n); the four
characters used in the hiragana spelling match these four moras one
to one. Thus, in Japanese, the words Tky (to-o-kyo-o ),
saka (o-o-sa-ka ), and Nagasaki (na-ga-sa-ki ) all have
four moras, even though they have two, three, and four syllables, respectively.]

Il ritmo dei piedi [modifica]


Ogni piede era, ritmicamente parlando, diviso in due parti: il tempo
forte (di norma una o due sillabe lunghe, cio almeno due more),
portatore dell'accento metrico, e il tempo debole, (costituito da
sillabe brevi o da una lunga), le quali venivano scandite, secondo la
testimonianza degli antichi, dall'abbassare e alzare del piede o del
dito. Per tale consuetudine, il tempo debole viene definito dagli
autori antichi arsi (dal verbo ar, sollevare) e il tempo forte tesi (dal
verbo tthmi, appoggiare).

N.B. I termini arsi e tesi hanno subito nella trattatistica medievale


un processo di inversione semantica a seguito del passaggio dalla
metrica quantitativa a quella accentuativa: il termine arsis da un
originario sublatio pedis (sollevamento del piede o del dito) fu
erroneamente reinterpretato sublatio vocis (cio accento della
voce, tempo forte), e thesis da un originario positio pedis
(battuta, colpo del piede o del dito) fu reinterpretato come positio
vocis (riposo o abbassamento della voce). Tale inversione stata
mutuata completamente nella dottrina musicale moderna. Su tale
scorta nella trattatistica metrica moderna i due termini vengono
spessissimo invertiti e tesi va indicare il tempo debole e l'arsi il
tempo forte.
Quando l'arsi precede la tesi, il ritmo del piede ascendente;
quando invece la tesi precede l'arsi, il ritmo discendente.

Il genere dei piedi [modifica]


Inoltre, a seconda dei rapporti numerici esistenti tra arsi e tesi, gli
antichi dividevano i piedi in quattro generi:
%

il genos ison, a proporzione 1:1, come lo spondeo, l'anapesto, il


dattilo e il coriambo
il genos diplasion a proporzione 1:2, come il giambo, il trocheo,
lo ionico a minore e lo ionico a maiore.
il genos hmilion, a proporzione 2:3, come il cretico e il
baccheo
il genos eptrition, a proporzione 3:4, a cui appartengono gli
epitriti se considerati come piedi indipendenti.

Trasformazioni dei piedi prototipici

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I piedi prototipici possono subire, nel contesto di un verso, varie

trasformazioni:
%

%
%

Possono perdere o acquisire una sillaba all'inizio a alla fine (piede


acefalo, procefalo, catalettico, ipercatalettico)
possono subire anaclasi
possono essere rimpiazzati da un piede secondario dallo stesso
valore metrico (ad esempio un giambo pu essere
sostituito da un tribraco , che vale sempre tre morae)
in alcuni contesti, una sillaba breve pu essere sostituita da una
sillaba lunga (ad esempio, la prima lunga di un metro
giambico). Tale lunga, che non ha una durata di due morae,
ma ha un valore intermedio fra una e due morae, viene detta
lunga irrazionale, in quanto la sua presenza turba i
rapporti proporzionali del verso (se la proporzione del giambo
1:2 e dello spondeo 1:1, la lunga irrazionale assume un
valore intermedio, non esprimibile tramite numeri naturali).