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Condominio ed esecuzione: s alla responsabilit parziale dei

singoli condomini
Cassazione civile , sez. III, sentenza 20.02.2013 n 4238 (Giuseppina Mattiello)
Il titolo esecutivo formatosi nei confronti del Condominio azionabile anche contro i singoli condomini, sia pure in
proporzione delle rispettive quote. Pertanto, le obbligazioni dei condomini sono regolate da criteri consimili a quelli dettati
dagli art. 752 e art. 1295 c.c., per le obbligazioni ereditarie.
questo il principio di diritto ribadito dalla Suprema Corte nella sentenza in commento (in tal senso vedi Sezioni
Unite, sentenza 9148/08).
In particolare, nella fattispecie in esame, ad avviso del ricorrente, il Tribunale non avrebbe considerato, ai fini della
valutazione di proponibilit dell'opposizione all'esecuzione nei suoi confronti, che egli, nell'epigrafe della sentenza
costituente il titolo esecutivo, figurava quale parte del giudizio autonoma e distinta dal Condominio, e che dalla
motivazione e dal dispositivo risultava che egli aveva definito il giudizio con transazione, determinando la cessazione
della materia del contendere.
Tuttavia, ad avviso della Suprema Corte, pur essendo stato il ricorrente in Cassazione parte del giudizio concluso con la
sentenza impugnata, incontestato che le domande fossero state originariamente proposte, in cumulo tra loro, quindi
separatamente, sia dallattuale resistente che dallattuale ricorrente, ciascuno pro quota, e che il ricorrente avesse
transatto la lite prima della pronuncia della predetta sentenza.
Ne segue che il titolo esecutivo costituito dalla sentenza di condanna individua come unici soggetti legittimati attivi e
passivi al pagamento della somma liquidata in sentenza a titolo di risarcimento danno, il resistente, da un lato, ed il
Condominio, dall'altro.
Ed invero, ci che rileva ai fini dell'azione esecutiva l'individuazione dei soggetti, legittimati rispettivamente ad agire in
executivis ed a subire l'esecuzione; questa individuazione va fatta esclusivamente in base al titolo esecutivo, a nulla
rilevando - contrariamente a quanto sembra sostenere il ricorrente - che nel giudizio concluso con la sentenza
costituente titolo esecutivo fossero parti altri soggetti.
Nel caso di specie, peraltro, la ragione per la quale la pronuncia di condanna non stata emessa (anche) in favore
dellattuale ricorrente che, avendo questultimo definito transattivamente il giudizio, stata dichiarata cessata nei suoi
confronti la materia del contendere.
In conclusione, quindi, in applicazione del principio di diritto ut supra richiamato, sono validi il precetto ed il pignoramento
posti in essere nei confronti del ricorrente, quale condomino del Condominio destinatario della condanna, da parte del
resistente, essendo questultimo il soggetto in favore del quale la condanna stata pronunciata.
(Altalex, 12 marzo 2013. Nota di Giuseppina Mattiello)

/ condominio / esecuzione / titolo esecutivo / responsabilit / parziariet / Giuseppina Mattiello /

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE


SEZIONE III CIVILE
Sentenza 8 novembre 2012 - 20 febbraio 2013, n. 4238
Svolgimento del processo
1.- Con la decisione ora impugnata, pubblicata il 19 novembre 2008, il Tribunale di Roma ha accolto l'opposizione
all'esecuzione proposta da N.F. nei confronti di S.G. nell'ambito della procedura esecutiva per pignoramento presso terzi
promossa da quest'ultimo sulla scorta della sentenza del Tribunale di Roma n. 13478/06.

L'opponente aveva dedotto che con quest'ultima sentenza il Condominio di via (OMISSIS), era stato condannato a
pagare al condomino S. la somma di Euro 100.000,00, oltre interessi quantificati in Euro 70.938,76 (per danni provocati
da infiltrazioni nel locale ad uso magazzino in compropriet tra lo S. ed il N.) e che il precetto era stato intimato nei suoi
confronti, quale condomino coobbligato, per Euro 115.936,69, stante il mancato integrale pagamento da parte del
Condominio; che del giudizio concluso con detta sentenza era stato parte anche l'esponente N., ma aveva definito
transattivamente la controversia; che, a seguito dell'emissione dell'azionata sentenza, l'assemblea condominiale aveva
deliberato di ripartire la spesa tra tutti i condomini, compresi gli attori, con addebito allo S. della somma di Euro
30.964,48; che il Condominio aveva pagato la somma di Euro 55.000,00; che, al massimo, egli avrebbe potuto
rispondere per la somma corrispondente alla propria quota, pari ad Euro 7.067,69.
Aveva dedotto altres la mancata notificazione del titolo esecutivo ed invalidit concernenti l'atto di pignoramento.
Nel giudizio si era costituito S.G. ed aveva resistito all'opposizione all'esecuzione, deducendo, in particolare, che,
essendo il N. un condomino a tutti gli effetti, sarebbe stato tenuto in solido col Condominio al pagamento integrale del
dovuto; aveva altres dedotto che la delibera condominiale di ripartizione della spesa era stata impugnata.
Aveva contestato i motivi concernenti l'opposizione agli atti esecutivi.
Il Tribunale ha, come detto, accolto l'opposizione all'esecuzione e, per l'effetto ha dichiarato che S.G. aveva diritto di
procedere ad esecuzione nei confronti di N.F. per la sola somma di Euro 2.985,23 anzich di Euro 115.936,69; ha
dichiarato inammissibile l'opposizione agli atti esecutivi; ha respinto la domanda al risarcimento dei danni ex art. 96
c.p.c., avanzata dall'opponente; ha condannato l'opposto, S. G., al pagamento delle spese di lite, liquidate
complessivamente in Euro 6.000,00, oltre accessori.
2.- Avverso la sentenza N.F. propone ricorso affidato a due motivi.
S.G. resiste con controricorso e propone ricorso incidentale affidato a due motivi.
N.F. resiste con controricorso al ricorso incidentale; deposita, inoltre, memoria ex art. 378 c.p.c..
Il Collegio ha raccomandato la motivazione semplificata.
Motivi della decisione
1.- Col primo motivo del ricorso principale si denuncia violazione del combinato disposto degli artt. 1132, 1253 e 2909
c.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, perch, secondo il ricorrente, il Tribunale, ai fini della valutazione di
proponibilit dell'opposizione all'esecuzione nei suoi confronti, non avrebbe considerato che egli, nell'epigrafe della
sentenza costituente il titolo esecutivo, vi figurava come parte del giudizio, soggetto autonomo e distinto dal Condominio,
e che dalla motivazione e dal dispositivo risultava che egli aveva definito il giudizio con transazione, determinando la
cessazione della materia del contendere.
Tale situazione avrebbe comportato, a detta del ricorrente, che egli non avrebbe potuto essere destinatario degli effetti
della sentenza, in quanto dovrebbe prevalere il principio "delle parti in senso formale".
1.1.- Ritiene il Collegio che il motivo sia infondato. Premesso il principio, riconosciuto pure dal ricorrente, per il quale il
titolo esecutivo formatosi nei confronti del Condominio azionabile anche contro i singoli condomini (Cass. n. 20304/04;
cfr. anche, da ultimo, Cass. n. 12911/12), sia pure in proporzione delle rispettive quote (a seguito del principio di diritto
fissato da Cass. S.U. n. 9148/08), esso va applicato anche al caso di specie.
Ed invero, la sentenza del Tribunale di Roma n. 13478/06, posta a fondamento dell'azione esecutiva da parte di S.G.,
contiene una condanna a favore soltanto di quest'ultimo ed a carico soltanto del Condominio; pur essendo stato N.F.
parte del giudizio concluso con la detta sentenza, incontestato che le domande fossero state originariamente proposte,
in cumulo tra loro, quindi separatamente, dai predetti S. e N., ciascuno proquota (oltre che da S.C., con riguardo ad altro
locale) e che N.F. aveva transatto la lite prima della pronuncia della sentenza predetta, tanto vero che questa dichiara
cessata la materia del contendere sulla domanda da lui avanzata.
Ne segue che il titolo esecutivo costituito dalla sentenza di condanna individua come unici soggetti legittimati,
attivamente e passivamente, riguardo al pagamento della somma liquidata in sentenza a titolo di risarcimento danni,
S.G. (e S. C., con posizione qui irrilevante), da un lato, ed il Condominio, dall'altro.
Ed invero, ci che rileva ai fini dell'azione esecutiva l'individuazione dei soggetti, legittimati rispettivamente ad agire in
executivis ed a subire l'esecuzione; questa individuazione va fatta esclusivamente in base al titolo esecutivo, a nulla
rilevando - contrariamente a quanto sembra sostenere il ricorrente - che nel giudizio concluso con la sentenza

costituente titolo esecutivo fossero parti altri soggetti. Nel caso di specie, peraltro, la ragione per la quale la pronuncia di
condanna non stata emessa (anche) in favore di N.F. indicata nel titolo stesso, trattandosi di parte che, avendo
definito transattivamente il giudizio, si sentita dichiarare cessata la materia del contendere rispetto alla propria
originaria domanda di condanna.
E' corretta quindi la statuizione del giudice di merito che, in applicazione del principio di diritto sopra richiamato, ha
ritenuto validi, nei confronti di N.F., quale condomino del Condominio destinatario della condanna, il precetto ed il
pignoramento posti in essere da parte di S.G., essendo questi il soggetto in favore del quale la condanna stata
pronunciata.
2.- Col secondo motivo del ricorso principale si denuncia violazione dell'art. 96 c.p.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 5,
al fine di sostenere che la motivazione della sentenza sarebbe insufficiente relativamente al rigetto della domanda di
condanna dell'opposto S. al risarcimento dei danni per responsabilit aggravata avanzata dall'opponente N.. Secondo il
ricorrente, lacunosa la motivazione che ha giustificato l'azione esecutiva iniziata dallo S. per l'intero, in ragione del fatto
che, all'epoca, non era ancora intervenuta la sentenza a Sezioni Unite n. 9148/08 (che ha affermato la responsabilit
parziale dei condomini anche nei rapporti dei terzi). Si tratterebbe infatti di motivazione inidonea ad escludere la
mancanza di normale prudenza, perch non avrebbe considerato che, agendo esecutivamente per la somma di Euro
115.936,69, lo S. non detrasse le somme corrisposte dal Condominio nelle more tra il precetto ed il pignoramento n
quella che il medesimo S. avrebbe dovuto imputare proquota a s medesimo.
2.1.- Il motivo non meritevole di accoglimento.
Va qui ribadito che la valutazione sulla sussistenza del presupposto soggettivo della responsabilit aggravata ai sensi
dell'art. 96 c.p.c., comma 2, cio l'avere il creditore agito senza la normale prudenza, spetta al giudice di merito e che la
relativa valutazione non sindacabile in cassazione se congruamente motivata (cfr. Cass. n. 327/10). Nel caso di
specie, la congruit della motivazione emerge dal richiamo fatto alla sentenza a Sezioni Unite su citata;
quanto agli altri elementi menzionati dal ricorrente, il giudice del merito non li ha affatto trascurati, ed anzi, ne ha dato
conto dettagliatamente per pervenire all'accoglimento soltanto parziale dell'opposizione; si deve perci ritenere che li
abbia ritenuti irrilevanti ai fini del giudizio di responsabilit aggravata, non certo che li abbia obliterati. Si tratta di un
apprezzamento di fatto sul quale questa Corte non pu ritornare, essendo la relativa motivazione logicamente e
giuridicamente corretta e non lacunosa, si da doversi escludere il vizio di cui all'art. 360 c.p.c. n. 5, quanto al denunciato
profilo dell'insufficienza (cfr. Cass. n. 2272/07).
3.- Col primo motivo del ricorso incidentale si denuncia violazione ovvero erronea applicazione dell'art. 91 cod. proc. civ.
in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3, al fine di censurare la condanna dell'opposto al pagamento delle spese del giudizio di
opposizione, malgrado il rigetto dell'opposizione agli atti esecutivi (perch inammissibile), il rigetto dell'eccezione di
carenza di legittimazione passiva (sostenuta, in via principale, dall'opponente), il riconoscimento dell'esistenza del diritto
azionabile esecutivamente da parte dello S. ed, infine, la sopravvenienza, soltanto dopo il pignoramento, della sentenza
a Sezioni Unite n. 9148/08.
3.1.- Il motivo infondato.
Il Tribunale ha fatto applicazione del principio della soccombenza espresso proprio dall'art. 91 c.p.c., di cui malamente
invocata la violazione.
L'opposizione all'esecuzione stata accolta, per di pi per una parte di notevole consistenza ( stato riconosciuto, infatti,
un credito di Euro 2.985,23, a fronte di quello indicato in precetto di Euro 115.936,69) e quindi l'opponente, proprio in
ragione di detto principio, non avrebbe potuto essere condannato al pagamento delle spese del giudizio in favore
dell'opposto, soccombente.
4.- Col secondo motivo del ricorso incidentale si denuncia, in via gradata, violazione ovvero erronea applicazione dell'art.
92 c.p.c., u.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3, al fine di censurare la mancata compensazione delle spese del giudizio
di opposizione per reciproca soccombenza, in considerazione di quanto gi dedotto col primo motivo del ricorso
incidentale.
4.1.- Il motivo non meritevole di accoglimento.
Va ribadito il principio per il quale con riferimento al regolamento delle spese, il sindacato della Corte di cassazione
limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le spese non possono essere poste a carico della
parte vittoriosa, con la conseguenza che esula da tale sindacato e rientra nel potere discrezionale del giudice di merito la
valutazione dell'opportunit di compensare in tutto o in parte le; spese di lite, e ci sia nell'ipotesi di soccombenza
reciproca, sia nell'ipotesi di concorso con altri giusti motivi (Cass. n. 406/08).

5.- In conclusione, entrambi i ricorsi vanno rigettati e le spese del giudizio di cassazione possono essere compensate
per la reciproca soccombenza.
P.Q.M.
La Corte, decidendo sui ricorsi, principale ed incidentale, li rigetta; compensa le spese del giudizio di
cassazione.