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Appunti di Scienza delle Costruzioni: i

modelli di trave di Eulero (modello 1) e di


Timoshenko (modello 2)
Francesco dellIsola ed Alessandro Della Corte
2 ottobre 2015

Premessa

Lo scopo di questo corso quello di comunicare un certo numero di concetti


e metodi in maniera logicamente consistente e tenendo in dovuto conto le
capacit professionali che sono richieste ad un Ingegnere.
Non si tenter di elencare un insieme di conoscenze da mandare a memoria ma si cercher di organizzare in maniera coerente idee e metodi, che lo
studente possa utilizzare in maniera consapevole durante la sua attivit professionale. Citando Gustavo Colonnetti: Il lettore non trover qui la solita
raccolta di soluzioni fatte, da applicare -a proposito o a sproposito- a tutti
i problemi che la pratica tecnica gli potr presentare. Ma potr imparare
ad analizzare ed a risolvere ciascuno di quei problemi, rendendosi conto del
valore delle ipotesi su cui la soluzione si fonda e del grado di approssimazione
chessa comporta.
Si rinvia alla ultima sottosezione per la citazione completa della Premessa posta da Colonnetti allinizio del suo famosissimo testo di Scienza delle
Costruzioni.
Purtroppo bisogna constatare che: 1) negli ultimi anni lordine degli studi
universitari cambiato cos frequentemente che non stato possibile aggiornare (con efficacia e seriet) alla stessa velocit il materiale didattico 2) il
livello di conoscenze in entrata precipitato, e quindi il contenuto del corso
stato pi volte modificato fino a ridurlo ad una taglia minimale.
Questa premessa finalizzata a chiarire lo spirito che ha animato il corso e
contiene le tanto insistentemente richieste istruzioni e modalit per sostenere
lesame. Pur ritenendo che le istruzioni si possano riassume in poche parole
(studiate cercando sempre di capire e non fermatevi alle prime difficolt)
1

esse sono state date in forma pi adatta allepoca ed alle mode vigenti. Le
conoscenze propedeutiche richieste allo studente per la comprensione del testo
che contiene le istruzioni per sostenere lesame saranno le minime possibili;
fra di esse, peraltro, rientra inevitabilmente la capacit di leggere un testo in
lingua italiana lungo qualche pagina).
Non comunque possibile andare (se si vuole mantenere un minimo di
decenza e di decoro, e una parvenza di dignit degli studi) pi in basso
di certi livelli di semplificazione. In particolare non ovviamente possibile
ricominciare dai contenuti degli studi medi inferiori.

1.1

Le nozioni che verranno assunte come note agli studenti.

Questo un corso del secondo anno della facolt di ingegneria. E inevitabile


che si assumano note alcune nozioni, oggetto dello studio nei corsi di studio
precedenti. In particolare si assumer che siano note:
1) La matematica e la fisica dei programmi di Liceo Scientifico; Si ritiene
che gli studenti della facolt di Ingegneria devono apprendere e padroneggiare
le basi del calcolo delle proposizioni1 (ancora programma del Liceo Scientifico) ed essere capaci di comprendere che due testi possono avere lo stesso
contenuto anche se tali testi usano notazioni diverse. Tali capacit sono da
considerarsi essenziali alla professione dellIngegnere.
2) Le nozioni e i metodi oggetto degli esami propedeutici;
3) Le nozioni di base della sintassi e della grammatica in generale e della
lingua italiana in particolare: si tenga conto che la lingua inglese da tempo
la lingua franca della scienza del nostro tempo e che un ingegnere deve poter
scrivere, leggere e parlare in inglese. Una parte del materiale didattico deve
essere quindi in lingua inglese.
Nessuno che voglia sostenere lesame dovrebbe decidere di seguire il corso senza aver sostenuto gli esami propedeutici. Tutti gli studenti interessati
veramente a capire (invece che soltanto a superare) lesame dovrebbero preoccuparsi di acquisire le conoscenze preliminari allo studio della meccanica
della trave e delle strutture.
Queste note serviranno di ausilio alle lezioni disponibili sul canale youtube
M&MoCS
Il mio testo con il compianto collega Alessandro Bichara:
1

Stiamo parlando qui dei concetti base come quello di condizione necessaria e sufficiente,
i sillogismi del tipo: tutti gli uomini hanno due occhi, Nicola un uomo allora Nicola ha
due occhi, ecc...

Elementi di algebra tensoriale con applicazioni alla meccanica dei solidi,


Esculapio, 2005, ISBN 88-7488-183-5,
stato usato con profitto da alcuni studenti degli anni passati.
Tuttavia il livello di difficolt di tale testo superiore a quello dellattuale
versione del corso, e quindi solo gli studenti che si sentono particolarmente
portati al pensiero astratto, oramai, sono disposti a fare lo sforzo di leggerlo.
Visto il moderno disinteresse per il pensiero astratto, purtroppo questo testo
diventato non generalmente utilizzabile, visto che presuppone conoscenze
comuni nelle facolt di Ingegneria fino a 10 anni fa che ora sono diventate
irraggiungibili allo studente medio.
Si consigliano gli esercizi contenuti nel volume:
http://www.editrice-esculapio.com/dellisola-placidi-esercizi-e-complementidi-scienza-delle-costruzioni/
che danno una idea precisa del tipo di prove desame che gli studenti
saranno chiamati a sostenere.
Si consigliano inoltre i seguenti testi che possono essere utili per rafforzare
le enormi lacune culturali mostrate nelle prove di esonero che sono state
tenute negli anni passati:
1) Alessandro Bocconi, Appunti di matematica, Il calcolo letterale, disponibile liberamente in rete (si tratta di un testo di livello elementarissimo,
consigliato solo per coloro che si sentono insicuti nella matematica del primo
biennio di scuola media superiore);
2) Emiliano Cristiani, Chiamalo x!: ovvero Cosa fanno i matematici?
(I blu); (molti degli studenti non hanno le idee chiare quando si parla di
variabili, incognite, parametri ...);
3) i testi dei corsi istituzionali di ANALISI I, ANALISI II, FISICA I,
FISICA II;
4) Per questioni storiche e metorologiche, le utilissime e fondamentali
opere di Lucio Russo: La Rivoluzione Dimenticata (Feltrinelli), Segmenti e
Bastoncini (Feltrinelli), Ingegni Minuti (Feltrinelli) e Stelle, Atomi e Velieri
(Mondadori Universit).

1.2

Per quanto riguarda le prove di esame

Premesso che lesagerato interesse per queste modalit preoccupante (e


rappresenta un sintomo del quale bisogna tenere conto) si ritiene che gli studenti dovrebbero avere un solo interesse: quello di ottenere e padroneggiare
gli strumenti concettuali necessari a diventare dei buoni ingegneri.
Tuttavia visto lalto numero di richieste in tal senso riteniamo necessario
ribadire che le modalit desame sono finalizzate ad assicurare un corretto

svolgimento delle prove di valutazione e che saranno contrastati tutti i tentativi di inopportune collaborazioni fra i candidati o fra persone esterne ed
i candidati. Nel caso della preparazione di un Professionista, tali collaborazioni non sono infatti solo inopportune (come sempre in sede di pubblico
esame), ma rappresentano un gravissimo illecito formale.
La procedura di massima sar la seguente:
1) Gli studenti SI PRENOTANO utilizzando il sistema informatico di
Ateneo.
2) Chiuse le prenotazioni gli studenti prenotati saranno divisi e convocati
in gruppi di congrua numerosit eventualmente in aule ed orari diversi.
3) Tutti gli studenti dovranno sostenere una prova scritta selettiva. Non
potranno usare: libri, appunti, telefoni cellulari o qualsiasi altro strumento
per collegarsi in rete o con altre persone. NON sar possibile lasciare lAULA
durante la prova. Chi dovesse lasciare laula non potr consegnare lelaborato. Ogni studente/studentessa dovr firmare lelaborato sottoscrivendo la
seguente dichiarazione da lui/lei riportata nellultima pagina del documento
consegnato: Il sottoscritto dichiara di aver elaborato questo manoscritto da
solo/sola, senza consultare nessun collega e nessuna altra persona e dichiara
di averlo redatto nellaula YY dalle ore X1 alle ore X2. Ogni candidato riporter, oltre al numero di matricola, il suo indirizzo di posta elettronica in
maniera chiara e leggibile. Se tale indirizzo non risulter leggibile la commissione rinuncer a cercare di contattare il candidato che dovr ripresentarsi
allappello successivo.
4) Per una correzione accurata e dettagliata degli elaborati saranno necessari almeno 10 giorni. Lelenco degli ammessi allorale sar comunicato
a tutti gli iscritti allappello con voto in trentesimi. Gli ammessi alla prova orale saranno convocati seguendo un calendario che permetta il regolare
svolgimento della prova in tempi ragionevoli e non troppo compressi. La
commissione potr richiedere la redazione della risposta alle domande orali
anche per iscritto, fermo restando lobbligo dei candidati a rispondere, su
richiesta, in maniera orale alle ulteriori domande. Chi, non avendo superato
la prova scritta, volesse, come suo diritto, sostenere la prova orale dovr firmare il verbale di esame allinizio della prova, tenendo conto che leventuale
bocciatura sar verbalizzata.
5) Le prove di esonero, che nella situazione attuale sembrano necessarie
soprattutto per aiutare gli studenti a trovare un ritmo di studio, saranno
utilizzate dalla commissione desame durante la prova orale, come iniziale
strumento di ricostruzione dei processi logici utilizzati dai candidati.
Gli studenti sono invitati, inoltre, a svolgere la prova di autovalutazione
alla fine dei presenti appunti, per avere unidea delle proprie conoscenze al
momento di iniziare lo studio.
4

1.3

Si riporta qui lIntroduzione II al testo BicharadellIsola

Uno dei risultati delle recenti riforme del sistema educativo italiano, ed in
particolare di quello universitario, che quasi tutti gli studenti hanno perso la
capacit di studiare utilizzando i libri di testo. Labitudine che va sempre pi
diffondendosi quella di affidarsi alla tradizione orale: le lezioni dei docenti,
ma anche i racconti ed i resoconti dei colleghi degli anni precedenti.
Questa circostanza sintomo di una profonda malattia delluniversit italiana ed prodromo di gravi difficolt per la nostra societ se vero (come
ampiamente discusso da G. Bigatti nel Capitolo La Matrice di una nuova
Cultura Tecnica del saggio Amministrazione, formazione e professione: gli
ingegneri in Italia tra Sette e Ottocento ([4], Bibliografia relativa alla Parte
II), curato da L. Blanco) che la nascita della moderna figura dellingegnere,
protagonista dellinarrestabile progresso tecnologico avvenuto nellOttocento, dovuta allabbandono dellantico modello di insegnamento basato sulla
trasmissione orale del sapere.
Lo studente segue, spesso distrattamente, la lezione e ritiene che
questo sia sufficiente: nessuno sforzo viene fatto per fare proprie le
idee che il corso intende trasmettere e tutti i tentativi di attirare
la sua attenzione sono trattati con fastidio e talvolta ostilit.
Latteggiamento pi diffuso porta a richiedere che questioni complesse
siano esposte brevemente. Mi sono spesso sentito chiedere di spiegare, in due
parole, il principio dei lavori virtuali oppure il metodo degli integrali di Mohr
oppure in che cosa consista lanalisi modale di una struttura (qualche volta
anche la teoria delle equazioni differenziali o addirittura il perch sia impossibile dividere per zero). Quindi non mi aspetto che molti studenti leggano,
addirittura!, questa introduzione. A quei pochi che lo faranno voglio consigliare di non far sapere assolutamente ai loro colleghi che si sono dedicati a
questa strana attivit: non vorrei essere causa di loro problemi di socializzazione. In realt mi accaduto spesso di entrare in polemica discutendo
sulle scelte che debbono essere fatte nel concepire un testo da utilizzare come
supporto ad un corso universitario. Alla fine mi sono rassegnato: viviamo
un ciclo storico (di quelli descritti da G.B. Vico) nel quale alla moda ritenere che le uniche attivit intellettuali utili siano quelle immediatamente
dirette alla pratica: ogni sforzo per basare le applicazioni tecnologiche su
solide basi teoriche viene deriso apertamente ed aspramente avversato. I pericoli per una societ nella quale questa tendenza prende il sopravvento sono
lucidamente descritti nel bellissimo saggio di Lucio Russo La Rivoluzione
Dimenticata ([35], Bibliografia relativa alla Parte II). Rimandiamo a quel
saggio per una approfondita descrizione delle ragioni per le quali si deve re5

sistere alla citata tendenza. In questa introduzione si vuole semplicemente


affermare esplicitamente quello che sar sotto gli occhi di ogni lettore che
studier criticamente le pagine seguenti: lalgebra lineare e tensoriale sono
uno strumento indispensabile per lo studio dei fenomeni descritti dalle teorie
meccaniche. Poich tali teorie sono la base di molte tecnologie correntemente
utilizzate nelle applicazioni ingegneristiche (e questo era noto fin dai tempi
della rivoluzione scientifica ellenistica: si veda ancora il saggio di Russo ed
il brano in quarta di copertina) possiamo concludere che le matematiche sono strumento indispensabile alla pratica ingegneristica. Questa affermazione
stata considerata infondata in varie epoche e di conseguenza spesso nella
storia delle istituzioni universitarie si sentita la necessit di semplificare il
curriculum formativo degli allievi ingegneri: questa stessa storia che ci insegna quali siano gli esiti di tali semplificazioni. Rimandando al citato saggio
[4], si ricordano gli effetti disastrosi sulla qualit del lavoro dei professionisti
iscritti allalbo milanese nella prima met dellOttocento a causa dellabilitazione alla professione di ingegnere assicurata per mezzo di opportuni ope
legis a tecnici non in possesso di titoli accademici e quindi di una adeguata preparazione teorica ma forti solo di una lunga attivit professionale: la
Scuola di Ingegneria Milanese dovette essere rifondata da professori provenienti da Vienna e Parigi. di quellepoca linvenzione di un neologismo che
molto ha fatto discutere i moderni riformatori: laggettivo propedeutico ed
il sostantivo ad esso associato propedeuticit.
Attestato fin dal 1829 questo aggettivo definito dal Grande Dizionario
Italiano delluso (il cosiddetto De Mauro) come segue:
propedeutico=che serve da introduzione ad una scienza.
La radice utilizzata s=fanciullo da cui deriva =educo che
insieme al prefisso o=prima produce ovs=istruzione preventiva
attestato in epoca ellenistica. oos=propedeutico, sebbene non
utilizzato nei testi greci a noi pervenuti, potrebbe essere stato gi coniato in
quellepoca.
La ragion dessere di questo testo e della mia collaborazione con il Prof.
Bichara riaffermare che nella formazione dellingegnere sono indispensabili un numero congruo di discipline propedeutiche a quelle esclusivamente
ingegneristiche pi specificatamente applicative.

CENNI DI TEORIA DEI MODELLI

2.1

Introduzione

Ci si pu legittimamente chiedere il perch di un capitolo che sembra trattare piuttosto di questioni di Filosofia della Scienza allinterno di appunti di
Scienza delle Costruzioni. Una iniziale giustificazione di questa scelta pu
essere trovata invocando il principio di autorit.
Il corso di Scienza delle Costruzioni, nellimpostazione e nei contenuti,
stato elaborato da molte generazioni di docenti e scienziati. Ebbene in tutti i
corsi -anche i peggiori sia dal punto di vista scientifico-tecnologico (per quanto
riguarda la scelta degli argomenti trattati) sia didattico (relativamente a
come i predetti contenuti sono esposti)- si tenta di fondare la disciplina a
partire da una rigorosa analisi dei suoi principi scientifici. Bisogna ammettere
che, purtroppo, talvolta questo tentativo perseguito soltanto per mezzo di
un artificio: cio utilizzando un linguaggio esoterico2 .
Daltra parte la Scienza delle Costruzioni, che in francese chiamata Resistance des Materiaux ed in Inglese Strenght of Materials, ha avuto come
fondatori Galileo, Eulero, almeno due membri della famiglia Bernoulli, Navier, Cauchy, Saint-Venant, Maxwell, Beltrami. Essa stata riconosciuta,
fin dalla istituzione dellEcole Polytechnique, una materia di base nella scuola di applicazione per ingegneri perch non tratta direttamente delle regole
tecniche del progettare in sicurezza ed efficienza una struttura. (Tali regole
sono importantissime, e la loro valenza scientifica, culturale e formativa non
deve assolutamente essere messa in discussione: esse sono oggetto dei corsi
successivi, come per esempio quello di Tecnica delle Costruzioni, Geotecnica,
Costruzioni Idrauliche, Costruzioni Aeronautiche, Robotica ecc.)
La Scienza delle Costruzioni ha piuttosto come finalit il portare lallievo
ingegnere alla conoscenza di alcuni modelli matematici di una enorme mole
di fenomeni (quelli che occorrono quando un qualsiasi materiale o struttura si deformano) la cui descrizione essenziale per progettare, controllare e
prevedere il comportamento di una infinit di apparati, tecnologie ed artefatti ingegneristici. Tuttavia non disciplina di base, per lingegneria, come
le matematiche, la fisica o la chimica: infatti nella modellazione dei fenomeni meccanici che sono alla base del comportamento delle strutture deve
2

Ovviamente il linguaggio esoterico pi facilmente disponibile per impressionare il profano quello fornito dalla matematica, e leffetto voluto tanto pi facilmente ottenuto
quanto pi moderno il formalismo utilizzato e quindi quanto pi ristretto il numero dei
lettori che ne abbiano una ragionevole padronanza. Si noti tuttavia che stato sviluppato un linguaggio da iniziati proprio dei cultori della Scienza delle Costruzioni e della
Meccanica delle Strutture, linguaggio che utilizzato talvolta solo per rivendicare la loro
particolarit di tecnologi astratti.

essere incessante il riferimento alle ipotesi semplificatrici necessarie per ottenere modelli matematicamente trattabili e contemporaneamente capaci di
descrivere fenomeni non banali e di interesse nelle applicazioni. Quindi la
sua trattazione non pu e non deve essere n puramente logico-deduttiva,
ch altrimenti si confonderebbe la Scienza delle Costruzioni con una parte
delle matematiche che essa utilizza, n generale e fondamentale come accade
nei corsi di fisica o chimica: lambito della modellazione deve essere ristretto
ad una particolare classe di fenomeni meccanici tenendo sempre chiaramente
in vista lutilizzo nella pratica ingegneristica dei modelli introdotti.
Questa dichiarata autolimitazione dellambito dei suoi interessi non deve
essere per fraintesa: recentemente i modelli tradizionalmente sviluppati nellambito della Scienza delle Costruzioni hanno dimostrata la loro attualit e
modernit, giocando un ruolo cruciale nello sviluppo di nuove ed importanti
tecnologie. Si pensi, ad esempio, ai fenomeni in biomeccanica, piezoelettricit, magnetostrizione, ferromagnetismo che si stanno rivelando cos importanti in molti campi dellingegneria ambientale, biomedica, aerospaziale,
elettronica e delle telecomunicazioni.
Il principio di autorit non deve essere il solo a motivare la scelta di
parlare di Teoria dei Modelli nel presente contesto. In ogni corso di Scienza
delle Costruzioni si espongono i fondamenti della teoria della trave e di quella
dei corpi deformabili. Oggetto di queste teorie sono il comportamento meccanico di strutture sottoposte a carichi esterni e vincolate. Ora uno stesso
blocco di materiale (snello) soggetto ad un dato sistema di carichi viene mo
in letteratura in modi molto diversi:
1. utilizzando il modello di trave di Eulero-Bernoulli, la cinematica del
blocco descritta per mezzo della sua curva dasse e la sua resistenza
da una o al pi due rigidezze (flessionale ed estensionale);
2. utilizzando il modello di Timoshenko, tale cinematica ulteriormente
precisata introducendo il campo delle rotazioni delle sue sezioni trasversali alla curva dasse cosicch almeno una rigidezza al taglio deve
essere aggiunta;
3. utilizzando lapproccio alla Cauchy (anche limitandosi al caso di piccole deformazioni) la cinematica dello stesso blocco di molto complicata, essendo caratterizzata da un campo di spostamenti definito su di
una forma tridimensionale del corpo, detta forma di riferimento, mentre per descrivere la deformabilit sono necessarie in generale ventuno
rigidezze;
4. utilizzando una teoria atomica (si ricorder che in un primo tentativo
dovuto a Navier questo era proprio lapproccio utilizzato) la cinematica
8

quella di molte moli (nel senso di Avogadro) di particelle materiali


collegate fra loro (di qui una dettagliatissima descrizione delle modalit
di deformazione del corpo considerato) da forze centrali di tipo elastico.
Si noti che una analisi empirista della serie presentata di descrizioni dello
stesso oggetto fisico porterebbe a concludere che ciascuna di tali descrizioni
pi vera di quella precedente; tra laltro tale analisi avrebbe difficolt a giustificare il fatto che lordine di elencazione scelto non cronologico. Ancora
pi difficile, in questa ottica, sarebbe giustificare il perch non si proponga lutilizzo di una qualche Teoria Quanto-Relativistica che utilizzi quarks
o qualche altro costituente elementare della materia. Ovviamente questa
regressione verso linfinitamente dettagliato, dettata dal tentativo di identificare la vera natura dei sistemi meccanici studiati, fondamentalmente inutile
perch rende impossibile lo studio del comportamento di semplici strutture
utilizzate in tante applicazioni, non solo ingegneristiche.
Latteggiamento pi appropriato da assumere proprio quello proposto
nellambito della teoria dei modelli: rinunciando ad inseguire la vera natura
dellente fisico oggetto dello studio ci si limita a modellarne alcuni aspetti che
risultino importanti in una classe di situazioni e di fenomeni ben precisata.
Probabilmente la familiarit con i vari modelli di corpo deformabile insieme alla necessaria capacit di passare da una descrizione allaltra di un
medesimo ente fisico e di stabilire delle relazioni fra tali differenti descrizioni
- che rende, in generale, i cultori della Scienza delle Costruzioni contemporaneamente cos inclini allo studio delle applicazioni, allastrazione matematica
ed alle discussioni metafisiche. Unaltra loro caratteristica peculiare la
tendenza alla estrema precisione dei loro discorsi, unita ad una cura quasi
maniacale della scelta delle parole utilizzate. Tale caratteristica facilmente comprensibile quando si tenga conto che nelluso dei vari modelli da loro
utilizzati correntemente importantissimo, pena una confusione inestricabile
di concetti e significati, distinguere, attribuendo loro diversi nomi, fra diversi enti: quelli fisici, che appartengono al mondo dei fenomeni che vogliamo
descrivere (i corpi deformabili) e quelli astratti, che servono come modello
matematico dei primi (trave di Eulero, trave di Timoshenko, Continuo di
Cauchy).
Il necessario confronto fra le prestazioni dei vari modelli spiega, infine, sia
le citate tendenze alla metafisica che la necessit di scegliere diversi nomi per
caratterizzare i diversi enti matematici utilizzati per descrivere un medesimo
ente fisico.
Il fatto che una ragionevole padronanza dei metodi della Scienza delle
Costruzioni richieda lutilizzo di diversi registri intellettuali induce talvolta

gli allievi ingegneri a non accettarne lutilit ed a ritenerla incomprensibile e


lontana dalla pratica.
Al lettore che, arrivato a questo punto, ritenga di poter dedurre dalla
presente introduzione la totale inutilit delle sezioni successive si pu consigliare di, tout simplement, saltarle: la sua posizione altrettanto rispettabile
di quella rappresentata dalla letteratura -di parte- che viene citata a difesa
delle scelte fatte nella loro stesura. Il pi antico sostenitore di cui si abbia notizia della inutilit della Teoria dei Modelli e della sua visione di base Sesto
Empirico, come chiaramente si evince fin dalle prime frasi del suo Adversus
Mathematicos: insieme a molti suoi epigoni egli recisamente nega lutilit dei
modelli matematici nella descrizione del mondo fisico.
Al lettore che ritenga, invece, di leggere le sezioni seguenti dovuto un
avvertimento: non si aspetti di potere apprezzare appieno gli esempi che vi
trover prima di avere assimilato i concetti esposti nei capitoli successivi.
Questo prologo deve essere considerato anche un epilogo da rileggere come
capitolo di riorganizzazione della materia trattata in tutto il presente testo.

2.2

Morfismi.

laspetto pi delicato del nostro tentativo di dare una rappresentazione logica


del mondo fisico racchiuso nel concetto di modello matematico. Per illustrare tale concetto, dobbiamo fare ricorso alla nozione algebrica di morfismo,
di seguito introdotta.
Siano (X1 , X2 , X3 ) e (Y1 , Y2 , Y3 ) due terne di insiemi, per ciascuna delle
quali sia definita una operazione binaria. Una tale operazione associa ad ogni
coppia di elementi in X1 X2 (risp. Y1 Y2 ) un elemento di X3 (risp.Y3 ).
Indicandole rispettivamente con i simboli e avremo:
: X1 X2 X3 ,

(1)

: Y1 Y2 Y3 ,
: (x1 , x2 ) X1 X2 7 (x1 x2 ) X3 ,
: (y1 , y2 ) Y1 Y2 7 (y1

y 2 ) Y3 .

(2)

Siano inoltre fi (i = 1, 2, 3) una terna di applicazioni iniettive da Xi ad Yi :


f i : Xi Yi ,

fi : xi Xi 7 fi (xi ) Yi .

10

(3)

Costruiamo il seguente diagramma:


(x1 , x2 ) X1 X2

x1 x2 X 3

(f1 , f2 )
(f1 (x1 ) , f2 (x2 )) Y1 Y2

&

f3

= (?) f3 (x1 x2 )
(4)
A priori le due strade che partono dalla coppia (x1 , x2 ) non portano allo
stesso risultato, ovvero in generale non vale il segno di uguale in basso a
destra nel diagramma.
Nel caso particolare in cui i due risultati coincidano sempre (cio per ogni
coppia (x1 , x2 )), la terna di applicazioni (fi ) detta morfismo della struttura
algebrica (X1 X2 X3 , ) nella struttura algebrica (Y1 Y2 Y3 , ) .
I due esempi che seguono servono ad illustrare meglio il concetto di
morfismo appena introdotto.

f1 (x1 )

f2 (x2 ) Y3

Il logaritmo di un numero reale positivo rappresenta un morfismo di IR


munito delloperazione prodotto in IR munito delloperazione somma
poich
log(xy) = log(x) + log(y).
(5)
Si noti che nel caso in esame i tre insiemi Xi ed i tre insiemi Yi sono
tutti copie di IR e tutte e tre le funzioni fi coincidono con log . Come gi
dimostrato da Archimede nel suo Arenario un tale morfismo molto
utile quando si vogliano calcolare i prodotti di numeri molto grandi.
Consideriamo a) un circuito RLC collegato in serie ad un generatore
di potenziale V (t) e b) una particella materiale di massa m, in moto su
una retta assegnata, soggetta ad una forza esterna assegnata F (t), una
forza di richiamo elastica lineare con costante k ed una forza di attrito
proporzionale alla velocit, con costante di viscosit . Consideriamo
poi i) loperazione che associa alla coppia circuito RLC e generatore
di potenziale il segnale carica capacitiva Q(t) corrispondente ad un
certo stato iniziale del circuito RLC; ii) loperazione che associa alla
coppia particella materiale e forza esterna il moto x(t) corrispondente
ad un certo stato iniziale della particella; iii) le funzioni che associano
le costanti RLC alle costanti , m, k , V (t) rispettivamente ad F (t) e
Q(t) ad x(t) (tutte le grandezze considerate essendo opportunamente
adimensionalizzate). Levidenza sperimentale permette di affermare
che, in una ampia gamma di situazioni, le tre funzioni (rispetto le
operazioni) introdotte rappresentano un morfismo. Solitamente quando
11

un tale morfismo fra fenomeni fisici viene osservato si dice che si


stabilita unanalogia fisica.
Il concetto di analogia fisica stato utilizzato sovente nellinsegnamento
delle materie tecnico-scientifiche e nella pratica professionale perch si ritiene
che grazie ad esso si ottengano interessanti suggerimenti sul comportamento
dei due fenomeni cos confrontati. In passato, per esempio, sono stati trovati
circuiti elettrici analoghi ad alcune strutture particolarmente interessanti nelle applicazioni dellingegneria civile: tali circuiti sono da considerarsi come
calcolatori analogici utilizzabili per la progettazione delle citate strutture.
Oppure, ancora, nello studio delle travi di Saint-Venant stato notato come,
utilizzando una sorprendente analogia fisica con i fenomeni di deformazione
di una membrana di uguale sezione, si possano ottenere interessanti informazioni sulla loro deformazione torsionale. Lanalogia fisica fra due fenomeni
spesso giustificata solo invocando laccertamento di una solida evidenza sperimentale. In realt tutte le analogie fisiche sono sempre ottenute per mezzo
della mediazione di due processi di modellazione matematica: i) due fenomeni fisici sono modellati per mezzo di opportuni enti matematici ed equazioni
differenziali; ii) fra tali enti ed equazioni si stabilisce una corrispondenza biunivoca; iii) si dimostra infine che, note le soluzioni delle equazioni modello del
primo fenomeno, sono note anche quelle relative al secondo (e viceversa); iv)
infine si collegano fra di loro gli aspetti dei due fenomeni confrontati ritenuti
nei modelli matematici gi introdotti.
Purtroppo spesso la trattazione di questo complesso procedimento viene
semplificata non riportando i passi da i) a iii) ma semplicemente riferendo il
risultato ottenuto in iv).

2.3

Esempio

Consideriamo a) linsieme delle curve di classe C 1 a tratti nello spazio


puntuale euclideo tridimensionale e linsieme delle distribuzioni (nel senso
di Schwartz) di forze e momenti definito sulla generica ; b) linsieme
delle forme di un corpo deformabile B e linsieme delle possibili interazioni
meccaniche di tale corpo con il mondo esterno; supponiamo inoltre che B sia
snello, cio che in presenza delle citate interazioni abbia sempre una forma
in cui una dimensione sia dominante rispetto alle altre due. Consideriamo
poi i) loperazione che, per mezzo della soluzione dellequazione differenziale
della linea Elastica detta di Eulero, associa ad una curva 0 e ad una distribuzione di forze e momenti la curva ; ii) loperazione che associa alla forma
indeformata e ad una interazione la forma che il corpo assume a causa di
questultima; iii) le funzioni che associano ad una curva la forma del corpo
12

ottenuta traslando una figura piana (detta sezione) lungo la stessa , e ad una
distribuzione di forze e momenti la corrispondente interazione meccanica. Si
noti che nellesempio in esame gli insiemi X1 e X3 , Y1 e Y3 e le funzioni f1 e
f3 coincidono. Levidenza sperimentale dimostra che in unampia gamma di
situazioni le funzioni (rispetto alle operazioni) appena definite rappresentano
un morfismo. Oggetto della teoria della trave di Bernoulli-Navier (formalizzazione delle idee di Eulero) e di una gran parte dei corsi di Scienza delle
Costruzioni la costruzione e lanalisi di tale morfismo.

2.4

Modelli Matematici di Fenomeni Fisici

Facendo riferimento allEsempio 2.3, possiamo dire che gli enti descritti al
punto b) sono il prototipo dellinsieme degli enti descritti al punto a), che, a
causa dellesistenza del morfismo introdotto, ne sono un modello matematico.
Data una ben precisata classe di enti e di fenomeni fisici un loro modello
matematico ottenuto:
1. Scegliendo, a priori, una classe di enti matematici e di regole di identificazione fra enti matematici ed enti fisici;
2. Verificando in quali circostanze le citate regole di identificazione sono
effettivamente un morfismo, facendo uso sia di ragionamenti logicodeduttivi (per investigare le relazioni fra gli enti matematici introdotti)
sia del metodo sperimentale (per investigare le relazioni fra gli enti fisici
considerati).

2.5

Una visione induttivista del concetto di modello


matematico.

A seconda di quale sia linsieme di definizione delle funzioni fi che appaiono nella definizione di morfismo data nella sezione precedente, il nostro
modellista avr una visione induttivista o deduttivista del metodo scientifico.
Consideriamo il seguente diagramma di morfismo:

13

Insieme degli
oggetti fisici

operazioni fisiche

modello
Insieme degli
oggetti matematici

risultati
fisici
modello

operazioni matematiche

(6)

risultati
matematici

Questo diagramma riflette una visione induttivista (e ci sembra di poter dire


Platonico-Newtoniana) che si basa sulla speranza di poter trovare, forse dopo
una serie di tentativi ed errori, il modello: cio il morfismo tra il mondo fisico
e linsieme degli oggetti matematici utilizzato per descriverlo. La speranza
consiste nel ritenere che lintera realt sia rappresentabile nelluniverso matematico e quindi, almeno in linea di principio, completamente prevedibile.
Si vuole intendere cio che i due mondi hanno in sostanza la stessa forma
(Galilei afferma che il gran libro della natura scritto con i caratteri della
matematica e della geometria): il progresso della scienza consisterebbe, in
tale visione, nellaggiungere sempre pi dettagli (cio oggetti matematici)
nella nostra descrizione del mondo.
La validit universale del modello sarebbe verificata sperimentalmente
in maniera indiscutibile proprio accertandosi della chiusura del diagramma,
ovvero della perfetta corrispondenza tra risultati matematici e risultati fisici.
A difesa della visione induttivista vengono ricordati (a nostro avviso a
sproposito) i successi della meccanica Newtoniana: per esempio utilizzando il modello Newtoniano del sistema solare Gauss aveva calcolato leffetto
sullorbita di un pianeta intorno al Sole della presenza di un altro pianeta
dallorbita pi esterna. Analizzando lorbita di Urano, fu possibile a Leverrier, nel 1846, verificare lesistenza di Nettuno. Tale argomentazione stata
facilmente confutata da Bertrand Russell con il suo aneddoto del tacchino
induttivista3 .
3

Un tacchino induttivista, serio sperimentatore, decide di formulare una teoria riguardo


le modalit con cui il fattore nutre i suoi tacchini. Dinverno e destate, se piove o se
tempo sereno, in tutti i giorni della settimana, se ha litigato o meno con la moglie, ecc.
ecc. il fattore alle 19 in punto nutre tutti i tacchini. Il tacchino, confortato dallenorme
mole di dati raccolti lantivigilia di Natale enuncia solennemente la sua legge universale: Il
fattore ci nutre sempre e lo fa alle 19 in punto. Alle 11 della vigilia di Natale al tacchino
fu tirato il collo.

14

2.6

Una visione deduzionista-falsificazionista del concetto di modello matematico.

Il meccanicismo scientifico Newtoniano da considerare troppo ambizioso.


Pi modestamente, seguendo la visione di K.Popper, bisogna rassegnarsi a
considerare, invece di (6) il seguente altro diagramma:
Insieme degli
oggetti matematici

operazioni matematiche

modello
Insieme degli
oggetti fisici

risultati
matematici
modello

operazioni fisiche

(7)

risultati
fisici

Nella visione deduzionista-falsificazionista si riconosce esplicitamente che


la teoria precede losservazione e la dirige, e si rinuncia alla pretesa che le
teorie siano accertabili come (anche probabilmente) vere in forza dellevidenza sperimentale. Le teorie sono congetture speculative, avanzate a titolo
di prova, ipotesi create nel tentativo di risolvere le incongruenze presentatesi
nelle teorie precedenti e di descrivere il comportamento di alcuni aspetti della
realt. Quando tali congetture sono state formalizzate debbono essere sottoposte al vaglio del confronto con levidenza sperimentale: in questo modo
le teorie pi efficaci sono selezionate mentre quelle confutate sono scartate.
Pur rinunciando ad affermare che una teoria vera si pu sostenere che la
migliore a disposizione, cio pi adatta delle precedenti.
Il compito del modellista (e lordine anche temporale) consiste nello
1) sviluppare teorie (in greco teoria significa visione, osservazione)4 , cio
creare sistemi di assiomi e dedurre da essi un insieme significativo di teoremi
2) stabilire corrispondenze tra gli oggetti di una data teoria e parti limitate
della realt (le funzioni fi della definizione di morfismo sono iniettive ma
non suriettive!) 3) verificare che tutte le previsioni prodotte nellambito
della teoria non siano confutate sperimentalmente (le fi sono un morfismo,
limitatamente ad alcuni sottoinsiemi di fenomeni e situazioni fisiche).
4

Uno studio approfondito delletimologia della parola teoria porterebbe il lettore a


scoprire che essa ha radice comune con la parola teatro. Suggestivamente si pu affermare
che secondo gli inventori greco-ellenisti della parola teoria lo scienziato che ne formula una
uno spettatore del teatro dei fenomeni, ne osserva la sequenza e li sintetizza con metodi
matematici.

15

Caratteristica fondamentale di un dato modello la sua falsificabilit:


nellambito di un dato modello bisogna poter prevedere che un dato fenomeno
accadr (o non accadr) in modo che levidenza sperimentale possa verificare
o confutare (falsificare) il modello proposto.
Questa concezione del metodo scientifico, sebbene possa sembrare limitativa, probabilmente in grado di dare un quadro unitario e comprensibile
del modo dinvestigare proprio della scienza.
Pu essere interessante scoprire che, nel formulare la sua storica abiura,
Galileo abbracci una dottrina epistemologica molto simile a quella falsificazionista e che successivamente, nella sua prigione di Arcetri, ebbe il permesso
di studiare solo la nuova Scienza della Deformabilit dei Corpi.
Chi a questo punto ritenesse di voler resistere nella sua posizione induttivista dovrebbe anche ricordare che la meccanica newtoniana applicata allo
studio del moto dei pianeti non pu considerarsi dimostrata dalle esperienze di Leverrier: infatti pi recentemente stato possibile descrivere levidenza sperimentale relativa al moto di Mercurio solo grazie alla meccanica
relativista.

Di che cosa si occupa la Scienza delle Costruzioni

Quella disciplina che stata chiamata Scienza delle Costruzioni un sottoinsieme di quel vasto complesso di conoscenze che va sotto il nome di scienza
esatta. Il nome primitivo della materia dinsegnamento stato per lungo
tempo Meccanica delle Strutture: in seguito ad una delle tante riforme (generalmente ad effetti fluttuanti fra il negativo ed il disastroso) il nome
stato modificato per avere un aspetto pi professionalizzante. Tuttavia sono
costruzioni una protesi danca, un insieme di nanotravi, unastronave, un
razzo ed, in generale, qualsiasi cosa debba sostenere un carico: lambito di
generale applicabilit della conoscenza scientifica e tecnologica di cui si parla
chiaramente molto vasto.
Prima di entrare nel merito del contenuto della disciplina particolare cui
siamo interessati, sar quindi opportuno descrivere le caratteristiche generali
del complesso di conoscenze a cui essa appartiene.
La Scienza delle Costruzioni si occupa di elaborare e studiare modelli
teorici di particolari classi di oggetti reali, quelli chiamati "strutture", ovvero
a quelle parti delle opere ingegneristiche di qualunque tipo che siano preposte
a sostenere i carichi e che sotto lazione di tali carichi siano soggetti a piccole o
grandi deformazioni dalla configurazione scelta come confronto. La scelta di

16

progettare in piccole deformazioni collegata alla necessit di semplificare i


calcoli: tale necessit era di grande impatto nelle epoche nelle quali tali calcoli
erano fatti con metodi analogici usando riga e compasso oppure con metodi
algebrici usando foglio e penna. Dalla nascita e lo sviluppo dei calcolatori
digitali la limitazione auto-imposta allo studio delle piccole deformazioni non
ha pi molto senso, visto che la difficolt pratica che si trova nello studio delle
grandi deformazioni oramai paragonabile in molti casi a quella che si deve
affrontare in quello delle piccole deformazioni.
Si noti che oggetto della Scienza delle Costruzioni lo studio delle strutture: cio insiemi di corpi vincolati nessuno dei quali si pu muovere con atti
di moto rigido. Si chiamano invece meccanismi insiemi di corpi vincolati ad
alcuni dei quali i vincoli imposti permettono atti di moto rigido.
Come prototipo di modello nellambito della Scienza delle Costruzioni
considereremo qui il semplice modello della trave dovuto a Eulero.5
Oltre che per la sua importanza applicativa, che rimane notevole, il modello di Eulero ci servir come base dal punto di vista didattico, in quanto
rappresenta un contesto ideale, a causa della sua semplicit, per lillustrazione razionale di importanti concetti base, come quello di configurazione di
riferimento, di equilibrio, di energia di deformazione ecc...
Dal punto di vista logico, la teoria esposta adotta come postulati gli assiomi della Teoria degli Insiemi6 che costituiscono la base logica della maggior
parte della matematica contemporanea (e in particolare della teoria assiomatica dei numeri reali), i principi della meccanica Lagrangiana e le ipotesi
che caratterizzano in modo specifico la trave di Eulero (che saranno ben
evidenziate nel seguito).
La teoria, tuttavia, sar qui presentata in modo "ingenuo", ovvero senza
fare esplicito riferimento ai postulati per giustificare le proposizioni introdotte, che saranno quasi sempre dimostrate (come usuale fare in ambito
ingegneristico ma anche fisico-matematico) riconducendole a proposizioni pi
semplici e/o pi generali la cui dimostrazione non viene esplicitamente fornita. Nei casi in cui lapparato matematico necessario allo sviluppo di una
teoria rigorosa fosse troppo gravoso per un corso di Scienza delle Costruzioni (in Italia nella.a. 2015-2016), la cosa sar esplicitamente menzionata e
motivata.
5

Leonhard Euler (1707-1783), matematico e fisico svizzero, il cui nome viene di solito
latinizzato nella forma data nel testo.
6
Tale Teoria inclusa nei programmi ministeriali per i Licei ed stata formalizzata da
Zermelo e Frenkel.

17

Concetti fondamentali

Gli oggetti che sono utilmente approssimabili con il modello di trave di Eulero
sono solo un piccolo insieme di quelli che comunemente sono impiegati in
strutture artificiali (o che si incontrano in natura) per il sostegno di carichi.
Essi sono, per la precisione:
1) I corpi cha hanno la forma di un cilindro snello, avente sezione di
diametro d e avente lunghezza totale L. Con la parola "snello" intendiamo
che d << L (tale modello detto cilindro di de Saint-Venant). Ricordiamo
qui che il cilindro considerato non , in generale, a sezione circolare, e che
per diametro di una sezione si intende la massima distanza tra due punti del
perimetro della sezione stessa. La sezione, date le precedenti definizioni, pu
avere quindi forma arbitraria, ma ulteriori limitazioni alla sua forma sono
date nei punti seguenti.
2) Tra i corpi di cui al punto 1), quelli la cui sezione abbastanza simile
a un cerchio.
3) Tra i corpi di cui ai punti 1-2), quelli le cui sezioni siano semplicemente
connesse, ovvero non presentino buchi.7 Questa limitazione pu essere
rimossa facilmente: ma in questo testo didattico ci restringeremo ad un caso
particolare della teoria di de Saint-Venant.
4) Tra i corpi di cui ai punti 1-3), quelli per cui linsieme dei centri darea,
anche in presenza di deformazioni, rimane con buona approssimazione una
curva piana.
5) Tra i corpi di cui ai punti 1-4), quelli per cui la sezione, anche in presenza di deformazioni, rimane con buona approssimazione piana e ortogonale
alla linea dei centri darea delle sezioni stesse.
6) Tra i corpi di cui ai punti 1-6), quelli costituiti da materiale che si pu
considerare, con buona approssimazione, isotropo e (per lo meno nei casi
elementari) omogeneo.
I corpi reali che soddisfano 1-6) sono ben descritti dal modello di trave di Eulero che andiamo ora a descrivere. Si noti, che 1-6) non sono
in senso stretto postulati, perch non si tratta di affermazioni che
riguardano gli enti interni al modello teorico, ma piuttosto condizioni di applicabilit della teoria in questione. Detto in altri termini: esistono travi per le quali 1-6) sono verificate con sufficiente
approssimazione. Solo ad esse si pu applicare il presente modello.
Il modello da cui partiamo descritto da un continuo monodimensionale,
che pu essere pensato, in riferimento alloggetto reale "trave", come la linea
7

Parlando in termini pi formali, un dominio piano si dice semplicemente connesso se


per esso vale la propriet che ogni curva chiusa formata da suoi punti pu essere deformata
con continuit in un punto dal dominio stesso.

18

Figura 1: Rappresentazione grafica di una trave a cui utilmente applicabile


il modello di Eulero. Il diametro d della sezione piccolo rispetto a L, le
sezioni sono semplicemente connesse e restano perpendicolari alla linea media
che collega i baricentri delle sezioni. Nel riquadro, due sezioni per le quali il
modello di Eulero darebbe previsioni inaffidabili.
formata dai centri darea delle sezioni trasversali. Sceglieremo una certa
configurazione della trave, che chiameremo di riferimento. Lo stato della
trave in ogni configurazione "attuale", ovvero nella configurazione assunta in
un dato istante o in risposta a un dato insieme di sollecitazioni esterne, sar
descritta come variazione relativa rispetto alla configurazione di riferimento.
Vediamo come ci si possa fare in termini formali.

4.1

Configurazione di riferimento ed attuale nella trave


di Eulero

Scegliamo come configurazione di riferimento (detta anche configurazione


di confronto) un segmento di retta I := [0, L]; indicheremo dora in poi
tale configurazione con C . Consideriamo ora nel piano reale un sistema di
riferimento costituito da due assi cartesiani ortogonali, scelto in modo che la
configurazione di riferimento sia coincidente con il segmento delle x tali che
0 x L. Se associamo allascissa di ogni punto di C , la relativa ordinata
nella configurazione attuale, questultima allora caratterizzata dal grafico
di una funzione reale di variabile reale. Se x cio la generica ascissa in I,
introduciamo la funzione spostamento u(x). La curva y = u(x) rappresenta
la configurazione attuale della trave di Eulero.

19

La configurazione della trave caratterizzata quindi da un funzione, ovvero da infiniti parametri reali, a differenza di un sistema composto da un
numero finito n di particelle, la cui configurazione pu essere descritta da
3n numeri reali, che possono essere ad esempio le loro coordinate cartesiane,
sferiche o cilindriche. Si tratta di unimportante differenza, che sar responsabile, come vedremo, della maggioranza delle difficolt matematiche della
teoria della trave di Eulero.
Per i nostri scopi, essenziale caratterizzare lenergia di deformazione che
corrisponde a una data configurazione della trave. Per giungere a unespressione ragionevole per questa energia, facciamo un breve richiamo di meccanica elementare. Per una molla perfettamente elastica, lenergia potenziale
elastica data, se x lallungamento, da kx2 /2, dove k indica unopportuna
costante caratteristica della molla in questione. Ora consideriamo un tratto
di trave compreso tra le ascisse x e x + dx di C . Consideriamo le rotazioni
(x) e (x + dx) delle sezioni in x e x + dx.
La rotazione relativa delle due sezioni evidentemente (x + dx) (x),
che divisa per dx ci d la rotazione relativa per unit di lunghezza. Questa
grandezza, detta incurvamento della trave, 0 quando dx 0.

4.2

Energia di deformazione ed ipotesi cinematica di


Eulero.

Lenergia di deformazione locale Ed funzione dellincurvamento 0 . Noi


assumeremo che essa sia data dallespressione :
Ed = kM (0 )2 /2.
Questa ipotesi unimmediata generalizzazione alla trave dellespressione
dellenergia per una molla perfetta. Questa particolare ipotesi, come tutte le
altre, si giudica in base alla sua capacit di predire accuratamente i fenomeni
sperimentali nellambito di applicabilit previsto dal modello.
Facciamo ora una osservazione geometrica elementare: due angoli che
hanno i lati rispettivamente ortogonali sono uguali. Ricordiamo inoltre che,
se langolo che la tangente al grafico della funzione u(x) forma con il
semiasse positivo delle x, si avr tan = u0 , dove con lapice indichiamo
lusuale derivazione rispetto alla variabile x.
Lipotesi cinematica di Eulero pu formularsi cos:
La sezione generica della trave rimane sempre ortogonale alla
curva occupata dalla sua linea media (quella formata dai centroidi
delle sezioni).

20

Questo, in forza della precedente osservazione geometrica, in formule


significa che
=
da cui si deduce
= arctan (u0 ) ; tan = u0

4.3

Ipotesi sulla piccolezza di : supponiamo che sia


prossimo a 0.

Lipotesi di Eulero si traduce semplicemente in formule:


0

Ed = kM ((arctan(u0 )) )2 /2.
Eulero ha sviluppato la teoria della deformazione della trave che rispetta
la sua ipotesi cinematica nel caso di generiche rotazioni. Tuttavia lespressione per lenergia appena trovata si semplifica drasticamente se le rotazioni
delle sezioni sono piccole (cio assumono un valore prossimo allo zero). Infatti
in questo caso si pu scrivere che
tan
espressione che si ottiene troncando al primo ordine lo sviluppo in serie di
Taylor con centro in zero per la tangente.
Di conseguenza si ha che
u0
e quindi si ottiene:
Ed = [kM (0 )2 /2]dx [kM (u00 )2 /2]dx
Notiamo esplicitamente che 0 lespressione pi generale per lincurvamento, che coincide con u00 per piccole deformazioni quando vale lipotesi
cinematica di Eulero.
Consideriamo adesso una suddivisione della trave in tratti di lunghezza
x. Lenergia di deformazione locale (cio per ognuno dei tratti considerati,
sar allora: [kM (u00 )2 /2]x, che integrata in dx tra 0 e L fornisce lenergia
totale di deformazione:
L
kM (u00 )2
dx
2
0
Il primo obiettivo nello studio di una struttura quello di individuare la sua condizione di equilibrio dato un certo insieme di azioni esterne,

21

che possono esplicitarsi attraverso apparati vincolari oppure forze o coppie


applicate.
Un principio fondamentale della meccanica Lagrangiana, ricavabile in modo rigoroso dai principi della meccanica Newtoniana, che, nelle configurazioni di equilibrio stabile di un dato sistema, lenergia totale ET del sistema
stesso ha un minimo. Applicheremo ora questo principio per dedurre delle
relazioni di carattere fondamentale applicabili in una grande molteplicit di
situazioni nelle quali possono trovarsi le travi di Eulero.
Prima di procedere, tuttavia, dobbiamo notare che i concetti di minimo
e massimo relativo per una funzione appresi nei corsi di Analisi elementare
(I e II), devono essere opportunamente generalizzati al caso di configurazioni caratterizzate da uninfinit di parametri reali. Nel nostro caso, infatti,
lenergia di deformazione (e come vedremo anche quella totale) non funzione di un numero finito di variabili reali, ma unapplicazione che associa
a ogni configurazione, ovvero a ogni funzione u(x) appartenente a un certo
insieme di funzioni B, un numero reale positivo che rappresenta lenergia di
quella stessa configurazione (tali oggetti sono esempi di quelli che gli analisti
chiamano funzionali). Dovremo, cio, trovare non il numero (o i numeri) per
i quali ET minima, ma la funzione u appartenente a B tale che ET (
u)
minima. Per fare ci in termini formalmente rigorosi dovremmo:
1) caratterizzare B;
2) dotare B di una struttura di spazio vettoriale topologico normato;
3) definire il concetto di operatore reale lineare da B in R, e quindi quello
di derivata di un operatore non lineare;
4) dimostrare opportune generalizzazioni dei teoremi per la ricerca dei
minimi.
Questi concetti esulano di gran lunga dal corso di Scienza delle Costruzioni attuale8 . Tuttavia, seguendo il procedimento che storicamente fu seguito
da Lagrange9 nella risoluzione del problema della trave di Eulero, mostreremo come luso intelligente della tecnica di integrazione per parti consente di
aggirare molti ostacoli e di giungere a conclusioni ragionevoli con strumenti
formali elementari.10
8
Anche se esistono libri di testo in italiano e per ingegneri nei quali essi sono utilizzati
sistematicamente
9
Giuseppe Luigi Lagrangia (1736-1813), matematico e meccanico italo-francese.
10
Alcuni cenni agli sviluppi formali prima menzionati, non necessari al superamento
dellesame, sono comunque stati forniti durante il corso.

22

Sviluppo della teoria la Lagrange

Consideriamo una trave fissa (incastrata) a unestremit: u(0) = 0 e (0) =


u0 (0) = 0. Laltra estremit invece libera.
Questi dati si chiamano condizioni cinematiche, ed buona norma individuarle subito esplicitamente, in quanto esse, in un certo senso, precedono
logicamente le condizioni dinamiche che andremo a esaminare pi avanti,
in quanto determinano linsieme di funzioni ammissibili, cio linsieme delle
funzioni tra le quali cercare il minimo dellenergia.
Applichiamo un peso localmente e ortogonalmente concentrato allestremit libera della trave. Prendiamo il segno positivo per le forze verso il
basso. Sia b il modulo di tale forza peso. Lenergia potenziale associata al
peso11 allora: bu(L), mentre lenergia totale :
L
kM 00 2
(u ) dx + bu(L) = ET (u())
2
0
Nella formula precedente, il simbolo u() indica che E non funzione
di un valore particolare della funzione u(x), ma della funzione stessa. Il
nostro problema (problema di Galileo) quello di individuare la forma di
una trave snella in presenza delle azioni esterne specificate. Galileo, non
potendo utilizzare i metodi della moderna analisi matematica, non riusc a
trovarne una soluzione.
Per capire come procedere bisogna accettare il principio di minimo dellenergia.12
Le configurazioni dequilibrio stabile rendono minima lenergia totale del
sistema. Quindi il problema della ricerca delle forme di equilibrio stabile
delle travi si riduce al problema della ricerca di quella configurazione che
rende minima questenergia. Un problema pi generale di quello posto qui
fu risolto da Lagrange (allet di quasi 17 anni).
Osservazione: Il dominio (cio linsieme di definizione) del funzionale ET
quello delle funzioni due volte differenziabili. caratterizzare correttamente
questo insieme corrisponde a individuare linsieme B di cui sopra. Il problema
non semplice, e fu risolto solo dalla matematica del XX secolo, in particolare
con la teoria degli spazi di Sobolev.
11

Trascuriamo, qui e in seguito, il peso della trave stessa.


Le origini di tale principio sono antichissime: il lettore interessato trover utili le
considerazioni sviluppate da Lucio Russo nella sua Rivoluzione Dimenticata.
12

23

5.1

Alcune considerazioni intuitive

Consideriamo lenergia totale introdotta. Dobbiamo scegliere una funzione


due volte differenziabile (la funzione u) che la rende minima. Sia chiaro:
come insegnato nel corso di Analisi Matematica, non sempre detto che
una funzione (come pure un funzionale) abbia un minimo (o tantomeno un
massimo!). Cerchiamo di capire se il particolare funzionale di energia totale
un minimo lo possa effettivamente avere. Se vogliamo tentare di diminuire lenergia espressa dal secondo addendo, lestremo in L deve scendere,
cio il valore di u(L) deve diventare sempre pi grande in modulo restando
negativo. Si noti che bu(L) non inferiormente limitato e pu essere reso
grande in modulo a piacere. Allora il problema sembrerebbe risolto facendo
andare sempre pi gi la sezione della trave in L. Tuttavia facile rendersi
conto che cos facendo si incurva sempre di pi la trave facendo aumentare
la derivata seconda di u e di conseguenza, mentre diminuisce il termine di
energia potenziale del carico applicato bu(L), aumenta il valore dellintegrale
che esprime lenergia di deformazione. I due fenomeni coinvolti nellincurvamento e nellabbassamento dellestremo in L sono in competizione e giocano
un ruolo opposto nella variazione dellenergia totale. Si pu quindi sperare
che una configurazione di equilibrio, cio di minimo dellenergia, possa esistere nel problema in esame. Inoltre possiamo facilmente renderci conto che
a parit di altezza dellestremo in L, si pu escludere a priori una configurazione in cui ci sia un minimo (o massimo) locale per u in un punto compreso
tra 0 e L. Infatti un andamento monotono sembra chiaramente minimizzare
lintegrale della derivata seconda dello spostamento.
Il lettore si dovrebbe rendere conto che le considerazioni appena esposte,
in assenza degli sviluppi formali prima ricordati, non sarebbero che girandole di parole, come le chiamava Galileo. Ci si pu convincere, grazie a
tali girandole di parole, di tutto e del contrario di tutto. Le considerazioni
precedentemente mostrate sono fondate solo perch esse sono il risultato
di calcoli e considerazioni rigorose, basate sulla logica formale alla base dellanalisi matematica. Nel seguito mostriamo come il calcolo delle variazioni
sviluppato dal giovane Lagrange si possa utilizzare per capire come risolvere
il problema di Galileo.

5.2

Il metodo di soluzione di Lagrange

Lagrange rinuncia a cercare di definire la derivata prima dellenergia totale di


una trave (energia di deformazione pi energia potenziale dei carichi esterni)
ma si limita a considerare la variazione prima della stessa: in altre parole
Lagrange scrive lo sviluppo in serie di Taylor dellenergia totale troncata
24

al primo ordine. Pi precisamente Lagrange cerca quella funzione lineare


che calcolata sullincremento della variabile indipendente fornisce la migliore
approssimazione dellincremento dellenergia di deformazione.
Lunico prerequisito tecnico a quanto mostrato nel seguito il metodo
dellintegrazione per parti (indispensabile per sostenere lesame di maturit
scientifica).
Come gi osservato, chiamiamo funzionale una funzione che ha come
argomento unaltra funzione. Lenergia totale di deformazione allora un
funzionale della curva che il grafico della funzione u(x), cio della forma
della trave.
Ricordiamo le idee di base coinvolte nella tecnica dello sviluppo in serie
di una funzione reale x.
Per ogni funzione reale f il valore f (x) pu esprimersi per mezzo della formula (dove o(d) un infinitesimo di ordine superiore al primo nella variabile
d):
f (x) = f (x0 ) + f 0 (x0 )(x x0 ) + o(x x0 )
da cui, trascurando infinitesimi di ordine superiore al primo si pu concludere
che
f (x) f (x0 ) f 0 (x0 )(x x0 ).
Lagrange generalizza la formula appena scritta al caso dei funzionali.
Chiediamoci perch Lagrange si pone il problema intermedio di trovare una
formula di Taylor al primo ordine per i funzionali. Se sappiamo che il valore
x0 un valore di minimo, allora siamo sicuri che vale la condizione
x vicino ad x0 risulta 0 f (x) f (x0 )
ma poich se x vicino ad x0 allora f (x)f (x0 ) f 0 (x0 )(xx0 ) la condizione
necessaria di minimo di cui parliamo si riduce alla
x vicino ad x0 risulta 0 f 0 (x0 )(x x0 )
che ovviamente comporta che f 0 (x0 ) = 0 (basta prendere, come lecito, il
valore di (x x0 ) una volta positivo ed una volta negativo13 ) da cui si deduce
che
x vicino ad x0 risulta 0 = f 0 (x0 )(x x0 )
affermazione che pu essere equivalentemente enunciata dicendo che
Nei punti di minimo la variazione prima dellenergia nulla.
13

Lo studente non familiare con il sillogismo precedentemente ricordato a questo punto


ha probabilmente perso il filo della dimostrazione.

25

Si noti che una funzione lineare non nulla assume sempre valori sia positivi
che negativi. Lunica funzione lineare che non assume sia valori negativi che
positivi la funzione lineare nulla. Una funzione lineare nulla che appare
nello sviluppo in serie di Taylor permette al termine successivo (il secondo!)
di determinare il segno della variazione della funzione sviluppata. Poich
una funzione quadratica (i termini successivi dello sviluppo in serie di Taylor
sono quadratici!) pu avere un segno determinato allora una condizione
SUFFICIENTE allessere x0 un punto di minimo che la sua variazione
prima nellintorno di x0 si annulli E CHE CONTEMPORANEAMENTE la
sua variazione seconda sia positiva.
Osservazione: Annullando la variazione prima di una funzione (o di un
funzionale), troveremo certamente un valore candidato ad essere di minimo
(ma potrebbe essere anche di massimo, oppure anche n di minimo n di massimo: i valori per cui una variazione prima si annulla sono detti estremali).
Resta sempre da dimostrare che esso sia effettivamente un minimo. In generale questa dimostrazione non semplice e talvolta molto difficile. Tuttavia
per quanto riguarda la teoria della trave di Eulero con energia quadratica
che stiamo considerando si pu utilizzare unosservazione di carattere intuitivo che molto utile: lenergia di deformazione della trave non pu avere
un massimo neppure locale (come invece succede, ad esempio, per il pendolo, che ha evidentemente energia potenziale massima quando si trova nella
posizione verticale di equilibrio instabile). Il contributo locale allenergia di
deformazione totale pu infatti essere reso arbitrariamente grande facendo
assumere alla configurazione attuale un raggio di curvatura locale piccolo
abbastanza.14
Lagrange si appresta quindi a scrivere lo sviluppo in serie di Taylor dellenergia totale, per poter trovare condizioni necessarie allessere una funzione
di forma un minimo dellenergia totale: infatti nelle forme di equilibrio la
variazione prima di ET si deve allora annullare. In formule si dovr
1) trovare la seguente espressione:
ET (
u + u) ET (
u) = L(u) + o(u)
relativa allenergia totale, con L funzionale lineare della variazione di
forma u , dove o(u) un infinitesimo di ordine superiore (che dovr essere
sempre positivo!) nella variazione di forma e dove u denota una forma di
minimo dellenergia,
e si dovr
14

Il lettore ricordi dai suoi studi liceali oppure dal corso di Analisi che la derivata seconda
di una funzione collegata al raggio del cerchio osculatore alla curva grafico della funzione
stessa.

26

2) imporre che per ogni u si abbia


L(u) = 0.
In altre parole sia u una configurazione specifica per la nostra trave; se
cambiandola di poco lenergia aumenta qualunque sia il modo in cui la cambiamo, u sar un minimo del funzionale ET . Come stimiamo che la variazione
di energia totale sempre positiva? Annullando la sua variazione prima e
verificando che la sua variazione seconda sia positiva.
Calcoliamo quindi la variazione finita dellenergia di deformazione Edef ,
poi trascuriamo infinitesimi di ordine superiore (sempre di valore positivo), e
chiamiamo variazione prima di Edef , indicata con Edef , la quantit ottenuta.
Cominciamo a scrivere la variazione finita dellenergia di deformazione:
L
kM 00 2
kM
[(u + u)00 ]2
(u ) ]dx =
[
Edef =
2
2
0
L
kM
kM 00 2
[
=
((u00 )2 + (u00 )2 + 2u00 u00 )
(u ) ]dx
2
2
0
Semplificando e trascurando gli infinitesimi di ordine superiore (il che
significa, propriamente, che stiamo calcolando la variazione prima del funzionale ET ), abbiamo:
L
Edef =
kM (u00 u00 )dx
0

E facile verificare (lo studioso lettore lo faccia!) che i termini trascurati


sono effettivamente di segno positivo, il che implica che la configurazione in
oggetto effettivamente di minimo, come precedentemente osservato.
La grande idea di Lagrange, a questo punto, fu quella di aggirare i problemi formali di analisi funzionale affrontati dai suoi successori (Sobolev essendo
lultimo ed il pi importante in questo contesto) semplicemente integrando
per parti.
Si parte dalla regola di Leibnitz, che fornisce:
u00 u00 = (u00 u0 )0 u000 u0

Si ha allora:
kM u00 u00 = (kM u00 u0 )0 kM u000 u0

27

e quindi:

kM
(2u00 u00 )dx =
2

[(kM u000 u0 ) + (kM u00 u0 )0 ]dx


0

Il secondo addendo nellintegrale a secondo membro semplicemente


[kM u00 u0 ]L0 . Ripetendo il procedimento:
kM u000 u0 = (kM u000 u)0 + kM uiv u
Avremo quindi:

L
00
00
000
L
00
0 L
kM u u dx = [kM u u]0 + [kM u u ]0 +

kM uiv udx

lultimo integrando ha finalmente la propriet di linearit in u che cercavamo di raggiungere integrando per parti. Come si vede, non compare nessun
altro termine integrale, poich il resto del nostro secondo membro dato da
condizioni ai bordi (0 e L).
Sommando anche il termine bu(L) dovuto al potenziale esterno, avremo,
per la condizione di minimo:

000

ET = [kM u

u]L0

00

+ [kM u

u0 ]L0

[kM uiv udx + bu(L) = 0

+
0

Il termine kM u000 risulta nella precedente relazione moltiplicato per u,


e compare come addendo nellespressione di unenergia. Questo implica che
esso dimensionalmente equivalente a una forza, ovvero d come risultato
un lavoro se moltiplicato per u. Si dice allora che esso un termine duale di
u nellenergia. Analogamente, il termine kM u00 d unenergia se moltiplicata per u0 , che rappresenta una rotazione. Esso quindi dimensionalmente
equivalente a una coppia, e si dice che duale di u0 nellenergia. Il concetto
di dualit riveste un ruolo molto importante in meccanica. Una sua definizione formale, per quanto elementare, richiede una formulazione abbastanza
astratta; in questa sede ci limiteremo a questi cenni.
Ricordiamo ora che u arbitrario. Scegliendo una u opportuna (in modo che si annulli in 0 e in L insieme alla sua derivata prima), leguaglianza
precedente implica che lintegrale deve essere uguale a 0 per ogni u opportunamente regolare (si ricordi che abbiamo avuto bisogno di introdurre la
derivata seconda di u). Grazie alla linearit dellintegrando in u possiamo
allora applicare il seguente
28

1. Teorema di Lagrange (detto anche Lemma Fondamentale del Calcolo delle


b
Variazioni): Se f una funzione continua in [a, b], e a f (x)g(x)dx = 0 per
ogni funzione continua g definita in [a, b], allora deve essere f (x) = 0 per
ogni x [a, b].
Il Teorema appena enunciato15 fornisce lequazione differenziale ordinaria
lineare del quarto ordine (Equazione della Linea Elastica di Eulero)
kM uiv = 0
come condizione necessaria allequilibrio stabile del nostro sistema.
Le nostre condizioni cinematiche al bordo in 0 erano
u(0) = 0;
u0 (0) = 0
Possiamo inoltre osservare che, per larbitrariet di u0 in L, si dovr
avere:
kM u00 (L) = 0
Mentre per larbitrariet di u in L si avr:
b kM u000 (L) = 0
Le condizioni cos ottenute determinano univocamente la nostra configurazione di equilibrio u. Infatti la funzione u, come evidente dallequazione
della linea elastica, un polinomio di terzo grado i cui quattro coefficienti
possono essere determinati imponendo le quattro condizioni al bordo trovate.
Osservazione: Come ripetuto pi volte, le condizioni appena trovate per
lequilibrio stabile sono solo necessarie. Il fatto cio che le precedenti uguaglianze debbano valere per ogni variazione ammissibile u ha implicato che
debba valere lequazione della linea elastica. Si noti, tuttavia, che nel caso
particolare qui considerato le condizioni trovate determinano univocamente una configurazione u e che il resto dello sviluppo in serie di Taylor del
funzionale dellenergia totale ha sempre valore positivo: quindi, sebbene in
generale sia molto difficile verificare che la soluzione trovata sia effettivamente
di minimo, in realt nel caso considerato, e cio per energie di deformazione
che siano funzioni polinomiali quadratiche nellincurvamento senza termini
15

Una dimostrazione del Teorema di Lagrange pu essere trovata ad esempio in Gelfand,


Fomin, Calculus of Variations, Dover Books on Mathematics, ed stata data in una lezione
del corso (sebbene non sia richiesta in sede di esame).

29

di primo ordine, siamo certi che la soluzione trovata un minimo dellenergia


totale.
Osservazione: Uno dei requisiti concettuali della tecnica presentata il
Teorema di Rouch-Capelli. Ci perch, per determinare le costanti di integrazione che caratterizzano il generico polinomio cubico soluzione dellequazione della linea elastica, dobbiamo risolvere un sistema di equazioni lineari.
Scriviamo u(0) = 0 e riduciamo le costanti a 3. Poi u0 (x) = a1 +2a2 x+3a3 x2 ,
quindi u0 (0) = a1 = 0. u00 (x) = 2a2 + 6a3 x, quindi u00 (L) = 2a2 + 6a3 L = 0.
Infine b/kM = u000 (L) = 6a3 . Dobbiamo quindi risolvere un sistema di tre
equazioni in tre incognite (e lo facciamo come ogni studente di liceo scientifico
dovrebbe saper fare).
Tuttavia il numero di equazioni lineari da risolvere cresce velocemente al
crescere del numero di travi incluse nelle strutture considerate, il che conduce
inevitabilmente lingegnere alla dipendenza da software numerici in grado di
gestire sistemi lineari in molte equazioni. La comprensione di ci che tali
software fanno, quindi, non affatto secondaria o superflua nella preparazione
di un ingegnere professionista, ma a tuttoggi semplicemente indispensabile.

Caso con spostamento assiale

Quella esposta finora era la teoria della trave di Eulero nel caso in cui sono
considerati solo spostamenti trasversali alla configurazione di riferimento. Il
modello di Eulero pu essere arricchito prendendo in considerazione anche
spostamenti assiali (ovvero allungamenti) della trave stessa, nel qual caso i
concetti utilizzati e lo sviluppo formale dei risultati sono del tutto analoghi.
Consideriamo quindi non uno, ma due componenti di spostamento, u e
w, luno come prima ortogonale alla configurazione di riferimento, laltro a
esso parallelo. Lenergia associata a questultima deformazione, nel caso di
trave di Eulero, ancora una volta unimmediata generalizzazione della molla
perfettamente elastica, ovvero:
L
kN 0 2
(w ) dx
Edef =
2
0
dove kN una costante elastica che in generale sar diversa da quella flessionale che abbiamo indicato con kM . La precedente relazione deriva infatti
dalla nota formula per la lunghezza di un arco di curva la quale, qualora si
consideri il suo sviluppo in serie di Taylor troncato al primo ordine, dipende
solo dallo spostamento assiale w, mentre il contributo di quello trasversale u
un infinitesimo di ordine superiore. Allapprofondimento di questo aspetto
dedicata la seguente sottosezione.
30

Figura 2: Rappresentazione grafica della funzione vettoriale r(s), della partizione P, e della spezzata formata dai punti r(si ). Il numero LP la somma
delle lunghezze dei segmenti in rosso.

6.1

La lunghezza di un arco di curva

Per giustificare lenergia introdotta precedentemente, occorre dare un senso


matematico preciso alla nozione intuitiva di lunghezza di un arco di curva.
Tale argomento usualmente trattato nei corsi di Analisi matematica 1, ma
per comodit dello studente lo richiamiamo qui brevemente.
Definire (e calcolare) la lunghezza di una curva rappresenta un problema classico che stato risolto in modo soddisfacente con una procedura
che rappresenta il prototipo di quel concetto astratto che prende il nome
di integrale di linea; vediamo come. Sia r : s I r(s) R2 una
funzione vettoriale di variabile reale definita sullintervallo I = (a, b). Dividiamo lintervallo I in un numero N di intervalli mediante i punti si , con
a = s0 < s1 < s2 < ... < sN = b; diciamo che tale scelta dei punti si individua una partizione, P
che chiameremo P, dellintervallo I. Si pu definire
1
il numero reale LP := N
i=0 ||r(si+1 ) r(si )|| qualunque sia la partizione
considerata. E intuitivamente chiaro che, al tendere a zero della maggiore
delle lunghezze (si+1 s1 ), il numero LP si avvicina alla vera lunghezza
dellarco di curva il cui sostegno dato dai punti del piano rappresentati, al
variare di s in I, da r(s) (vedi figura).
31

Peraltro, non affatto vero che per qualunque funzione r(s) il limite di LP
per N esiste finito16 . Come usuale, abbiamo bisogno di dare un senso
matematico preciso alla precedente considerazione intuitiva; introduciamo
quindi la seguente
DEFINIZIONE: Una curva che il grafico di r(s) si dice rettificabile se, qualunque sia la partizione P, esiste il numero reale non negativo
L = limN LP , e inoltre si ha che questo limite uguale per ogni partizione. Se ci si verifica diciamo che L la lunghezza della curva . Esplicitando
la norma ||r(s
i+1 ) r(si )|| e ricordando la definizione di integrale definito, si
b q dx
)2 ds, dove x(s)e y(s) sono le componenti del vettore
ha L = a ( ds )2 + ( dy
ds
r(s). Sotto opportune ipotesi di regolarit17 , per sottointervalli sufficientemente piccoli (, ) del dominio I si pu esprimere y come funzione di x.
In tal caso, poich si ha dx
= 1, la lunghezza di tale sottointervallo sar
dx
q
dy 2
evidentemente data da L = 1 + ( dx
) dx. Quindi, se la configurazione
di una corda o di una trave rappresentata matematicamente dal graficno di
una funzione y(x), cio se ogni punto della corda o della trave subisce nella
deformazione uno spostamento puramente trasversale, luguaglianza precedente definisce la lunghezza della corda (o della trave) nella configurazione
deformata considerata. Sviluppando in serie di Taylor la precedente espresdy
:= (x), si trova che il termine al primo ordine dato da
sione rispetto a dx
(x0 )

(xx0 ), e quindi si annulla quando  tende a zero. Per spostamenti


2
1+[(x0 )]

trasversali piccoli, quindi, lallungamento trascurabile al primo ordine.


Una domanda difficile la seguente: qual linsieme di tutte le funzioni i
cui grafici sono i sostegni di curve rettificabili? La risposta esula ampiamente
dal presente corso; osserviamo per qui che si pu dimostrare abbastanza
facilmente il seguente
LEMMA: Il grafico di ogni funzione reale di classe C 1 , ovvero dotata di
derivata prima continua, il sostegno di una curva rettificabile.

6.2

Lenergia di deformazione totale di una trave estensibile

Riprendiamo, dopo questa parentesi tecnica, il nostro ragionamento sullenergia della trave in presenza di spostamenti assiali. Lenergia di deformazione
totale della trave data dalla somma delle due energie di deformazione doPer convincersene, basta considerare il grafico della funzione sin x1 , prolungata in zero
al valore zero, nellintervallo (0, ).
17
Lo studente eventualmente interessato ai dettagli pu studiare il Teorema della
funzione inversa in qualunque buon libro di Analisi.
16

32

vuta agli spostamenti trasversali e a quelli assiali. Per questa seconda, dal
momento che nellintegrando appare come abbiamo visto la derivata prima
di w, sar necessaria nellespressione della variazione prima una sola integrazione per parti per ottenere un integrando lineare in w, a cui sar dunque
possibile applicare il Teorema di Lagrange. Le due equazioni differenziali che
si otterranno in questo modo saranno quindi ora:
kM uiv = 0
00

kN w = 0
mentre le condizioni al contorno saranno determinate in modo analogo a
quanto visto prima, ovvero considerando opportunamente le condizioni cinematiche al contorno e ricordando che larbitrariet in un estremo implica che
ci che lo moltiplica (ovvero il suo termine duale nellenergia) si annulli.

Il modello di Timoshenko

Le ipotesi che si assumono nel modello di trave di Eulero e le relative condizioni di applicabilit individuano, come gi osservato, la classe di oggetti
reali a cui il modello stesso opportunamente applicabile.
Si tratta di una considerazione molto importante, su cui lo studente
invitato a riflettere, dal momento che il suo travisamento spesso causa
di seri errori concettuali che possono avere anche gravi ripercussioni pratiche. In particolare, la mancata consapevolezza dei limiti di applicabilit del
modello in questione rischia spesso di portare a confondere il modello stesso con la realt, dimenticando in tal modo le assunzioni semplificatrici che
ne costituiscono allo stesso tempo la condizione di sussistenza e la ragion
dessere.
Se quanto appena detto risulta chiaro, altrettanto evidente dovrebbe essere che possono esistere corpi reali a cui il modello di Eulero non applicabile
con successo. Un modo naturale di estendere lapplicabilit del modello
quello di rinunciare a una (o pi) delle condizioni di applicabilit 1-6) prima
enunciate, il che condurr ad assumere ipotesi meno restrittive sul comportamento del nostro sistema. Consideriamo, ad esempio, la condizione 4).
Essa richiede due cose distinte, ovvero che 1) la sezione rimanga piana e che
2) essa sia ortogonale alla linea dei centri darea anche nelle configurazioni
deformate. Se rinunciamo a questultima ipotesi, otteniamo un modello pi
generale, detto di Timoshenko.
Dal momento che in esso sono consentite rotazioni della sezione rispetto
alla linea dei centri darea, risulta evidente che la sua descrizione formale
33

comporta, anche nel caso pi semplice in cui siano presenti solo spostamenti
trasversali, limpiego di due distinti descrittori cinematici: lo spostamento
trasversale stesso u e un nuovo descrittore (x) che indica langolo di rotazione locale della sezione rispetto alla linea dei centri darea. Impiegando tali
descrittori, la densit di energia di deformazione dovuta a flessione, che nel
caso di Eulero dipendeva quadraticamente da u00 , deve ora dipendere semplicemente da 0 , e ad essa andr aggiunto il contributo alla densit di energia
di deformazione dovuto alla rotazione locale della sezione di un angolo .
Per scrivere correttamente questultimo termine, si consideri che ad avere un
significato energetico non pu essere stesso, in quanto esso dipende dalla
scelta convenzionale del sistema di riferimento, ma dovr essere piuttosto la
differenza u0 , che ha un carattere intrinseco e che si pu facilmente interpretare come la rotazione della sezione relativamente allassetto ortogonale
alla linea dasse (ovvero dei centroidi) della trave. In altre parole, non
la rotazione assoluta della sezione rispetto alla configurazione di riferimento che ha un significato energetico, ma la sua rotazione locale rispetto alla
giacitura ortogonale alla linea dei centri darea nella configurazione attuale.
Si noti che la scelta del segno di questultimo termine rimane convenzionale (dipende infatti dal verso in cui consideriamo positive le rotazioni), e
infatti nellespressione della densit di energia esso deve apparire elevato al
quadrato.
Seguendo le considerazioni dovute a Timoshenko lenergia di deformazione totale della trave sar allora fornita da:
L
kM 0 2 kT 0
( ) + (u )2 ]dx
Edef =
[
2
2
0
dove kT una nuova costante di rigidezza che sar, in generale, diversa
da kM . Chiameremo la nuova costante introdotta rigidezza al taglio.
La teoria della trave di Timoshenko pu essere sviluppata in modo analogo a quella del caso di Eulero. Si procede, infatti, scrivendo anche qui la
variazione prima Edef dellenergia di deformazione e uguagliandola a zero,
il che fornisce una condizione necessaria allequilibrio stabile del sistema. Si
procede poi integrando per parti, analogamente a quanto gi visto, ricordando per che in questo caso siamo in presenza di due descrittori cinematici
distinti e quindi corrispondentemente di due variazioni distinte.
La variazione prima associata allenergia di deformazione dovuta alla
rotazione della sezione sar evidentemente
L
L
L
0
0
0
0
kT (u )(u )dx =
kT (u )u dx
kT (u0 )dx
0

Il secondo integrale del secondo membro della precedente eguaglianza


gi lineare nella variazione del descrittore cinematico , e non richiede
34

pertanto unintegrazione per parti per lapplicabilit del Teorema di Lagrange. Ricordando a questo punto anche il contributo, analogo al caso Eulero,
dellenergia dovuto a spostamenti trasversali, si otterr, in caso di assenza di
potenziali esterni distribuiti, lequazione differenziale
kT (u0 ) + kM 00 = 0
Il primo integrale invece, in cui il termine kT (u0 ) duale di u0 nella
densit di energia, dovr essere integrato per parti, ottenendo
L
L
0
0
0
L
kT (u )u dx = [kT (u )u]0
kT (u0 )0 udx
0

In modo analogo a quanto visto nelle sezioni precedenti, esso fornir allora
lequazione differenziale
kT (u0 )0 = 0
Il sistema costituito dalle due precedenti equazioni differenziali si risolve facilmente considerando, analogamente a quanto abbiamo visto nel caso Eulero, le condizioni cinematiche e quelle dinamiche ottenibili scegliendo
opportunamente le variazioni u e e ricordando il loro carattere arbitrario.

Conclusioni

La teoria qui esposta rappresenta un caso (estremamente semplificato) di un


approccio formale potentissimo in meccanica (e non solo), lapproccio variazionale. Formulando la meccanica in modo variazionale, gli enti fondamentali
non sono pi le forze, ma energie e spostamenti, il che corrisponde assai meglio alle grandezze effettivamente misurabili e a quelle che giocano un ruolo
pi basilare dal punto di vista logico. Lapproccio variazionale, infatti, pi
generale di quello basato sullequilibrio delle forze (detto in genere approccio bilancista), e soprattutto quello ormai pi usato dai migliori software
di calcolo numerico, che in molti casi formulano un problema variazionale
e calcolano una sua soluzione approssimata in un certo insieme di funzioni
opportunamente regolari (ad esempio polinomiali a tratti). Questo metodo
si dice agli elementi finiti, e si differenzia da quello pi usato fino a qualche tempo fa detto alle differenze finite perch a essere discretizzato non
loperatore differenziale, ma lo stesso problema di minimizzazione.
Lavere dimestichezza con metodi variazionali, quindi, non solo fornisce
allingegnere una robusta base teorica indispensabile allo sviluppo di un pensiero lucido e critico, ma costituisce anche il miglior modo per mettere il

35

professionista in grado di comprendere, e quindi di gestire, il modo in cui


lavorano i software professionali di cui egli inevitabilmente dovr avvalersi.
Ancora una volta lo sviluppo tecnologico ha dato ragione a coloro, come Gustavo Colonnetti, che seguaci dellantica lezione di Archimede, hanno
basato il loro insegnamento su solide basi teoriche, le uniche che danno un
valido ed affidabile ausilio alla pratica ingegneristica.

Prova di Autovalutazione
1. Si calcoli, al variare di t R, il rango della
3
t t 2t
2
9
3 6
2
A=
3
1 2
2
3+t 2 4

matrice A,

2. Siano {e1 , e2 }.e {f1 , f2 } due basi ortonormali per lo spazio R2 tali che
{e1 , e2 } = {f2 , f1 } .
Sia L : R2 R2 un applicazione tale che v R2 , b, c R si ha
L [v] = c2 e1 b1 e2 ,
con v = 1 e1 + 2 e2 . Rispondere alle seguenti domande:
(a) Dire se L lineare.
Se la risposta alla 2 (a) positiva:
(b) Trovare le matrici Le ed Lf rappresentative di L nelle basi date
(c) Calcolare il determinante, la traccia e gli autovalori delle matrici
Le ed Lf .
3. Sia f : R2 R una funzione di R2 in R definita come segue,
f (x, y) = 5x2 + y 2 1.
Individuare il luogo dei punti rappresentato da f (x, y) = 0 e calcolare
il versore normale a talecurva
nella direzione delle x crescenti

q 1diretto
3
.
,
nel punto P = (x, y) =
20
2

36

4. Risolvere il seguente sistema:

x x 2x = 1,
x (0) = 0,

x (0) = 0,
in termini della funzione x = x (t). Si consiglia, inoltre, di verificare
che la soluzione trovata sia effettivamente soluzione del sistema.
5. Sia C una trave rigida avente estremi in P1 = 0 e in P2 = le1 . Si
applichi il sistema di forze tale che
= {(f1 , Pa ) , (f2 , Pb ) , (f3 , P1 ) , (f4 , P2 ) , (fl , C)} ,
con

f 1 = X 1 e 1 + X2 e 2 ,

f 2 = X 3 e 1 + X4 e 2 ,

f3 = 0
f 4 = X 5 e2

s (l s)

fl = 6
X6 e2 s [0, l] .

l3

Pa = 1 le1 ;
Pa = le1 .
3
3
Determinare le relazioni fra X1 , X2 , X3 , X4 , X5 e X6 che assicurano
lequilibrio. Si noti che f1 , f2 , f3 e f4 sono forze che agiscono su un dato
punto e la loro dimensione fisica Newton (in simboli: N ). Daltra
parte fl una forza distribuita (per unit di linea) e la sua dimensione
fisica Newton su metri (in simboli: N/m). Per completezza si dichiara
che s ed l hanno le dimensioni fisiche di metri (in simboli: m).
Comprensione del testo 1
Il candidato legga attentamente il seguente testo:
ll fanciullo che si arrabatta coi barbara ed i baralipton (cio con forme
medioevali di regole di deduzione logica) si affatica, certo, e bisogna cercare
che egli debba fare la fatica indispensabile e non pi, ma anche certo che
dovr sempre faticare per imparare a costringere s stesso a privazioni e limitazioni di movimento fisico, cio a sottostare ad un tirocinio psico-fisico.
Occorre persuadere molta gente che anche lo studio un mestiere, e molto
faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale anche muscolarenervoso: un processo di adattamento, un abito acquisito con lo sforzo, la
noia, anche la sofferenza. La partecipazione di pi larghe masse alla scuola
media porta con s a rallentare la disciplina dello studio ed a domandare
37

facilitazioni. Molti pensano addirittura che le difficolt siano artificiose, perch sono abituati a considerare lavoro e fatica solo il lavoro manuale. La
quistione complessa. Certo il fanciullo di una famiglia tradizionale di intellettuali supera pi facilmente il processo di adattamento psico-fisico (....).
Ecco perch molti del popolo pensano che nelle difficolt dello studio ci sia
un trucco a loro danno (...): vedono il signore (e per molti signore vuol dire
intellettuale) compiere con scioltezza ed apparente facilit il lavoro che ai loro
figli costa lacrime e sangue, e pensano che ci sia un trucco. In una nuova situazione, queste quistioni possono diventare asprissime ed occorrer resistere
alla tendenza di rendere facile ci che non pu esserlo senza essere snaturato.
Se si vorr creare un nuovo strato di intellettuali, fino alle pi grandi specializzazioni, da un gruppo sociale che tradizionalmente non ha sviluppato le
attitudini conformi, si dovranno superare difficolt asprissime.
(Da A.Gramsci Gli intellettuali e lorganizzazione della cultura Einaudi
1964 pp.113-114. Il saggio da cui tratto il brano Per la ricerca del principio
educativo fu steso nel 1930 in uno dei primi Quaderni dal Carcere).
Il candidato indichi quali sono state le difficolt che ha incontrato nello
studio della Chimica, Fisica, della Geometria, dellAlgebra e dellAnalisi motivandole in base alle sue conoscenze pregresse. In particolare faccia riferimento alle conoscenze di sintassi della lingua italiana, logica, matematica
e fisica che ritiene opportuno siano acquisite prima di poter cominciare a
seguire il corso di studi in Ingegneria Chimica.
Il Candidato discuta dellimportanza dei seguetni argomenti:
1. Algebra dei vettori e delle matrici
2. Sviluppo in serie di Taylor
3. Il metodo di dimostrazione per assurdo.
Comprensione del testo 2
Dai Discorsi e Dimostrazioni intorno a due Nuove Scienze di Galileo
Galilei (1638):
Salviati: Or tornando al nostro primo proposito, intese tutte le cose sin
qui dichiarate, non sar difficile lintender la ragione onde avvenga che un
prisma o cilindro solido, di vetro, acciaio, legno o altra materia frangibile,
che sospeso per lungo sosterr gravissimo peso che gli sia attaccato, ma in
traverso (come poco fa dicevamo) da minor peso assai potr tal volta essere
spezzato, secondo che la sua lunghezza ecceder la sua grossezza. Imper
che figuriamoci il prisma solido ABCD, fitto in un muro dalla parte AB, e
nellaltra estremit sintenda la forza del peso E (intendendo sempre, il muro
38

Figure 3: Lillustrazione originale dei Discorsi e Dimostrazioni


esser eretto allorizonte, ed il prisma o cilindro fitto nel muro ad angoli retti):
manifesto che, dovendosi spezzare, si romper nel luogo B, dove il taglio
del muro serve per sostegno, e la BC per la parte della leva dove si pone
la forza; e la grossezza del solido BA laltra parte della leva, nella quale
posta la resistenza, che consiste nello staccamento che sha da fare della
parte del solido BD, che fuor del muro, da quella che dentro: e per le cose
dichiarate, il momento della forza posta in C al momento della resistenza,
che sta nella grossezza del prisma cio nellattaccamento della base BA con
la sua contigua, ha la medesima proporzione che la lunghezza CB alla met
della BA; e per lassoluta resistenza allesser rotto, che nel prisma BD
(la quale assoluta resistenza quella che si fa col tirarlo per diritto, perch
allora tanto il moto del movente quanto quello del mosso), allesser rotto
con laiuto della leva BC, ha la medesima proporzione che la lunghezza BC
alla met di AB nel prisma, che nel cilindro il semidiametro della sua base.
E questa sia la nostra prima proposizione. E notate, che questo che dico, si
debbe intendere, rimossa la considerazione del peso proprio del solido BD, il
qual solido ho preso come nulla pesante: ma quando vorremo mettere in conto
la sua gravit, congiugnendola col peso E, doviamo al peso E aggiugnere la
met del peso del solido BD; s che essendo, v. g., il peso di BD due libbre,
e l peso di E libbre dieci, si deve pigliare il peso E come se fusse undici.
Simplicio: E perch non come se fusse dodici?

39

Salv.: Il peso E, Sig. Simplicio mio, pendente dal termine C, preme, in


rispetto alla leva BC, con tutto l suo momento di libbre dieci; dove se fusse
appeso il solo BD, graverebbe con tutto l momento di due libbre: ma, come
vedete, tal solido distribuito per tutta la lunghezza BC uniformemente,
onde le parti sue vicine allestremit B gravano manco delle pi remote; s
che in somma, ristorando quelle con queste, il peso di tutto l prisma si riduce
a lavorare sotto l centro della sua gravit, che risponde al mezzo della leva
BC: ma un peso pendente dalla estremit C ha momento doppio di quello
che arebbe pendendo dal mezzo: e per la met del peso del prisma si deve
aggiugnere al peso E, mentre ci serviamo del momento di amendue, come
locati nel termine C.
Simp.: Resto capacissimo; e di pi, sio non minganno, parmi che la
potenza di amendue i pesi BD ed E, posti cos, arebbe listesso momento che
se tutto il peso di BD col doppio di E fusse appeso nel mezo della leva BC.
Salv.: Cos precisamente, e si deve tenere a memoria. Qui possiamo
immediatamente intender, come e con che proporzione resista pi una verga,
o vogliam dir prisma pi largo che grosso, allesser rotto, fattogli forza secondo la sua larghezza, che secondo la grossezza. [?] Concludesi per tanto, la
medesima riga o prisma pi largo che grosso resister pi allesser rotto per
taglio che per piatto, secondo la proporzione della larghezza alla grossezza.
Domande (in ordine di difficolt):
1) Esprimere in italiano moderno il contenuto del primo capoverso (Or
tornando ... grossezza).
2) Come esprimereste in simboli matematici il contenuto dell?ultimo periodo?
3) Spiegate la seguente obiezione di Simplicio e la risposta di Salviati:
Simp. E perch non come se fusse dodici? Salv. Il peso E, Sig. Simplicio
mio, pendente dal termine C, preme, in rispetto alla leva BC, con tutto l
suo momento di libbre dieci; dove se fusse appeso il solo BD, graverebbe con
tutto l momento di due libbre: ma, come vedete, tal solido distribuito per
tutta la lunghezza BC uniformemente, onde le parti sue vicine allestremit
B gravano manco delle pi remote; s che in somma, ristorando quelle con
queste, il peso di tutto l prisma si riduce a lavorare sotto l centro della sua
gravit, che risponde al mezzo della leva BC.

40