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Prof.ssa R.

D'Alfonso, schema della lezione

Tema: il senso del tempo tra Seneca ed Agostino (sintesi)

Cos' il tempo per Seneca? dai vari testi emerge che il solo tempo che esiste fugace, peraltro il
PRESENTE, poich il passato non pi e il futuro non ancora; anzi, nell'istante stesso in cui lo
'percepiamo', il presente diviene passato; pertanto solo del presente possiamo disporre;

Seneca non dedica molta attenzione a domandarsi COSA sia il tempo, ma si concentra sul suo uso, cos
che si possa raggiungere la saggezza: quand'anche le nostre aspirazioni ci portino a desiderare uno spazio
meno angusto della vita e a formulare l'idea di una dimensione ultraterrena dopo la morte (Ep. 102; e
nell'ep. 65 S. Si chiede se la morte sia una fine o un trapasso, finis an transitus), l'uso corretto del tempo
della vita resta cruciale, perch anche quella speranza (spes, dice S.) o quella ipotesi di eternit dell'anima
deve spingerci a disprezzare le vanit e tutto quanto ci distolga dalla ricerca della sapientia;

Seneca,
a) Praesens tempus breuissimum est, adeo
quidem ut quibusdam nullum uideatur; in cursu
enim semper est, fluit et praecipitatur; ante
desinit esse quam uenit, nec magis moram
patitur quam mundus aut sidera, quorum
irrequieta semper agitatio numquam in eodem
uestigio manet. (Brev. Vit. 10.1)
b) Ita fac, mi Lucili, vindica te tibi, et tempus
quod adhuc aut auferebatur aut subripiebaturaut
excidebat collige et serva. [] Quem mihi
dabis qui aliquod pretium tempori ponat, qui
diem aestimet, qui intellegat se cotidie mori? In
hoc enim fallimur, quod mortem prospicimus:
magna pars eius iam praeterit; quidquid aetatis
retro est mors tenet (da Ad Lucilium epistulae I)
c) Nihil differamus; cotidie cum vita paria
faciamus. Maximum vitae vitium est quod
inperfecta semper est, quod [in] aliquid ex illa
differtur. Qui cotidie vitae suae summam manum
inposuit non indiget tempore; ex hac autem
indigentia timor nascitur et cupiditas futuri
exedens animum. [...] Quo modo effugiemus
hanc volutationem? Uno: si vita nostra non
prominebit, si in se colligitur; ille enim ex futuro
suspenditur cui inritum est praesens. [...] Quid
enim varietas mobilitasque casuum perturbabit,
si certus sis adversus incerta? Ideo [...] cui vita
sua cotidie fuit tota, securus est (da Ad Lucilium
epistulae CI).

Traduzioni:
a) Il tempo presente brevissimo, a tal punto che per alcuni
appare inesistente; sempre in corsa, fluisce e precipita; cessa
prima di giungere, n tollera indugio pi del cosmo o delle
stelle, il cui moto incessante non trova mai quiete nella
medesima traccia

b) v. sul manuale (T 10 pag. 83): si pu inserire

c) Non rinviamo nulla; pareggiamo ogni giorno i conti con la


vita. Il pi grade difetto della vita che sempre imperfetta,
perch qualcosa di essa viene rimandato. Colui che ogni
giorno ha dato l'ultima mano alla sua vita, non ha bisogno di
tempo: invece da questa mancanza nascono il timore e
l'avidit di futuro, che rodono lo spirito. [...] In quale modo
eviteremo questo turbamento? In un solo modo, se la nostra
vita non si proietter in avanti, se si raccoglie tutta in se stessa;
sempre sospeso al futuro, infatti, colui per il quale il presente
vano, inutilizzato. [...] In che cosa la variet e la volubilit
degli eventi ti sconvolger, se tu sei sicuro di fronte alle
incertezze? Perci [...] chi possiede interamente la sua vita
ogni giorno e al sicuro, privo di di turbamenti.
Confronta anche gli altri testi senecani sul tempo per approfondire la riflessione.

Per Agostino, che raccoglie l'eredit antica (da Aristotele a Seneca), il problema proprio la definizione
di COSA sia il tempo; A. scrive di essere a disagio nel definirlo, perch sembra una nozione semplice,
alla portata del buon senso comune (vediamo le cose e le persone trasformarsi, invecchiare, morire..), ma,
se si prova a definire il tempo, questa operazione difficilissima ("se nessuno me lo chiede, lo so, ma se
voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so); l'atteggiamento di A.dunque di ricerca ("cerco, non
affermo")

il punto di partenza la definizione ariostotelica di tempo come MISURA DEL MOVIMENTO; ma da


questa affermazione, non negata, discende il problema di come misurare il tempo passato, che non esiste
pi, e il futuro, che non c' ancora, e lo stesso presente, che solo un PUNCTUM inafferrabile, cge
scorre incessantemente e diviene subito passato; ma se un punto, tende a non esistere:

Prof.ssa R. D'Alfonso, schema della lezione

a) Duo ergo illa tempora, praeteritum et futurum, a) Dunque quei due tempi, passato e futurop, in che
quomodo sunt, quando preteritum iam non est et modo esistono, visto che il passato non esiste pi e il
futurum nondum est? Praesens autem si semper esset futuro non ancora? Se poi il presente fosse per sempre
praesens nec in praeteritum transiret, non iam esset e non fluisse nel passato, non sarebbe pi, propriamente,
tempus, sed aeternitas. Si ergo praesens, ut tempus sit, 'tempo', ma eternit. Se dunque il presente, per essere
ideo fit, quia in praeteritum transit, quomodo et hoc tempo, diviene proprio in virt del fatto che trascorre nel
esse dicimus, cui causa, ut sit, illa est, quia non erit, ut passato, in che modo possiamo dire anche questo, la cui
scilicet non vere dicamus tempus esse, nisi quia tendit causa per esistere che non sar, come naturalmente non
non esse? (Agostino, Confessiones XI, 15, "Quid est potremmo dire in verit che il tempo esiste solo in
tempus?")
quanto tende a non esistere? (15, "Che cos' il tempo?")

date tutte le premesse, la natura oggettiva del tempo non misurabile se non partendo dalla constatazione
che, se non ci fosse l'anima che lo percepisce non ci sarebbe il tempo; questo definito come una
DISTENTIO ANIMI (v. testo b)
b) Mihi visum est nihil esse aliud tempus quam
distentionem; sed cuius rei, nescio, et mirum, si non
ipsius animi. Quid enim metior, obsecro, deus meus?
[...] non metior futurum, quia nondum est, non metior
praesens, quia nullo spatio tenditur, non metior
praeteritum, quia iam non est. Quid ergo metior? [...]
In te, anima mea,[...] tempora metior. [...] (26, "Il
tempo una distentio animi")

b) Mi pare che il tempo non sia nient'altro che una


distentio, ma non so di che cosa, e sarebbe strano se non
si trattasse proprio dell'intelletto. Che cosa, infatti,
misuro, ti prego, dio mio? ... non misuro il futuro, che
ancora non c', non misuro il presente, che non si
estenden in nessuno spazio, non misuro il passato, che
non c' pi. Cosa misuro, allora? ... In te, anima mia,
misuro il tempo.

Ma l'anima, l'intelletto di un uomo, durante l'esistenza, , come tutto il mondo creato, abbandonato alla
molteplicit, alla successione, alla dispersione; il tempo nell'anima DISTENTIO, nel senso etimologico
della TENSIONE IN DIREZIONI OPPOSTE E COESISTENTI: INSIEME MEMORIA, ATTENTIO
(attenzione) nel presente, EXPECTATIO (attesa del futuro), quindi dispersione di s in dimensioni che
non hanno consistenza, presenti simultaneamente solo nell'intelletto.
Ma il ragionare di A. non concluso: l'uomo creatura, finita, piccola; il punto di riferimento assoluto
Dio, eterno, immutabile: commentando il passo della Genesi "In principio Dio cre il cielo e la terra",
sorge la domanda "cosa faceva Dio prima di ci?" Ma la creazione "ex nihilo", quindi prima della
creazione del tempo Dio 'semplicemente' era, e null'altro esisteva; pertanto, per avvicinarsi a Dio, per
essere degno di lui, l'anima deve rivolgersi alla direzione opposta alla dispersione del tempo, del mondo,
della finitizza, coltivare al contrario la alla intentio animi, la concentrazione:
c)
Sed quoniam melior est misericordia tua super Ma poich la tua misericordia al di sopra di tutte le
vitas, ecce distentio est vita mea, et me suscepit dextera vite, ecco, la mia vita dispersione, e la tua destra mi
tua in domino meo, mediatore filio hominis inter te ha raccolto nel mio Signore, mediatore il Figlio
unum et nos multos, [...] ut per eum apprehendam in dell'uomofra te, che sei uno, e noi molti,...affinch io
quo et apprehensus sum1, et a veteribus diebus conligar2 comprenda attraverso di lui, nel quale sono anche
sequens unum, / praeterita oblitus, non in ea quae futura conosciuto,e dai miei antichi giorni sia riunificato
et transitura sunt,/ sed in ea quae ante sunt3 non seguendo l'Uno, dimentico del passato, e non disperso
distentus sed extentus, / non secundum distentionem nei tempi futuri destinati a passare, ma alla
sed secundum intentionem sequor ad palmam supernae concentrazione, lo seguo per ottenere il premio della
vocationis, ubi audiam vocem laudis et contempler suprema chiamata, quando udr la voce della lode e
delectationem tuam nec venientem nec praetereuntem. contempler la gioia che viene da te, che non viene n
passa.
(ibidem, 29)

2
3

Per eum apprehendam: attraverso lui io comprenda; in quo apprehensus sum= nel quale sono
anche compreso, conosciuto
Conligo: raccogliere, riunificare
In ea quae ante sunt: nelle cose che sono prima di tutte, che vanno anteposte a tutte le altre