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NOT TO BE TAKEN

LE ORIGINI
DEL

MELODEAMMA
TESTIMONIANZE DEI CONTEMPOMNEI
raccolte

eia

ANGELO SOLERTI

TORINO

'-rpr

PROPRIET LETTERARIA

Torino

Vincenzo Bona, Tip. delle LL.

MM.

e dei

RR.

Principi (9132)

PREFAZIONE

Quando
noie

ripenso, se

incontrate

per

non

alle difficolt,

avere

mano

alla

almeno

alle

testimo-

le

nianze prime e contemporanee sulle origini del


melodramma, mi lusingo che questo volumetto che
le

raccoglie giunga gradito agli studiosi.

Le stampe
non

si

teche;

musicali, in generale tutte assai rare,

trovano che in alcune delle maggiori bibliodifficile

pertanto

l'usarne,

anche perch

sono escluse, di regola, dal prestito. Ci forse ha


contribuito a ritardare gli studi sul

che pure

per

oltre

forma

un

letteraria tutta

secolo e mezzo, se

melodramma,

nostra

non

che fu

la piti

impor-

certamente la pii feconda di nostra

tante,

lette-

ratura.

Da

quando fui

tratto

ad occuparmi di

questi

studi acquistai la convinzione che in generale troppe


cose sono ignorate,

che

anche alcune idee princi-

palissime ormai tradizionali debbono essere modificate,

un lavoro preparatorio
prima di poter assurgere

che necessario tutto

d'indagine

di ricerca,

PREFAZIONE

VI

ad una

sintesi che illumini sotto l'aspetto letterario

quanto in quello musicale teoricamente

mente

ornai acquisito.

difficolt

non

lievi

ci tuttavia

tempo

di

s'

storica-

oppongono

di luogo, e anche

qualche pregiudizio che perdura nelle biblioteche


musicali^

non senza aggiungere che in queste sembra

quasi strana la ricerca dei

mentre

terari,

vi

sono

libretti e dei testi let-

trascurati o tenuti in

'poco conto.

Ma
poesia

qualora

si

consideri

che nel

melodramma

musica sono strettamente congiunte, deve

apparire chiaro che una storia compiuta di questa

forma

d'arte

entrambe

le

non

misura chiarite

le

si

potr avere se non quando

parti di cui
e

si

compone siano in egual

ordinate.

da augurare pertanto che giovani

studiosi,

quali si trovino nelle condizioni volute, rivolgano


loro

poche

cure a

taluno

dei

autori

cento

ninne notizie abbiamo

e,

de' quali

queste assodate,

ne valutino V opera con equit, rispetto al genere


al tempo, senza dispregi troppo

facili,

senza en-

tusiasmi che non avrebbero ragione.

Con

ci

sar arrecato un contributo notevolissimo

a quel periodo di storia letteraria generale che va


dalla morte del Tasso al Metastasio,

trarre la storia particolare del

e se

ne potr

melodramma

gloria tutta italiana.

A.

S.

che

INDICE
pc^g-

Prefazione

La rappresentazione di Anima
Alessandro Guidotti.
e Cor/jo musicata da Emilio de' Cavalieri [1600]

Prefazione a V Euridice [1600]


Ottavio Rinuccini.
Dedicatoria e prefazione a l'EuriJacopo Peri.

40

dice [1600]

Giulio Caccini.

Dedicatoria

Prefazione a V Euridice [1600]

prefazione

tusa [1620]

de' suoi

scorsi

Pietro

de'

53

alla

.76
Dedicatoria e prefazione

Giustiniani Vincenzo.

all'-^re-

.90
Discorso

sopra

musica

la

tempi [1628]

Severo Bonini.

50

Dedicatoria e prefazione

Dafne [1608]

43

Le Nuove Musiche

[1601-1614-1615]

Marco da Gagliano.
Filippo Vitali.

Estratto

dalla

Prima parte

Regole sovra la musica


Bardi Conte di Vernio.

G. B. Doni sull'origine del

Lettera

melodramma

98

de' Di-

[1634]

129

143

Della musica dell'et nostra


Pietro della Valle.
che non punto inferiore, anzi migliore di quella
dell'et

Appendice

passata [1640]

Carro di

fedelt

148

d'Amore, posto in musica

180
da Paolo Quagliati [1611]
Descrizione delle opere
GiovAN Battista Doni.
sulla musica
186
.195
Estratti dal Trattato della Musica scenica
Bibliografa delle prime favole per muAppendice.
.

sica dal 1600 al

Bibliografia di

.229

1640

scritti sull'origine del

melodramma

251

44H^.^.|.>|.44''''t''H4^4^4'4'44'4'4'44'44'4^4''t'4*^

ALESSANDRO GUIDOTTI.
rappresentazione di

Anima

De' Cavalieri [1600]

Prefazione alla

Corpo di Emilio

(*).

all'illustriss.^^ et reverendiss."^ Signor

Padron mio Colendissimo

CARD.^' ALDOBRANDINO
camerlengo di s. chiesa

IL

S.

avuto

desiderio ch'io ho

Il

strarmi grato

molti

gentiluomo romano, per


tengo,

mi

musica, fatte a
quale

nuove sue

mo-

stampa

composizioni

di

somiglianza di quello stile, col

dice che gli

si

di

obblighi che le

ha dato ardire di mettere alla

singolari

alcune

sempre

Emilio del Cavaliere,

signor

al

antichi

Greci e

Romani

nelle scene e teatri loro solcano a diversi affetti

(*)

RAPPRESENTATIONE DIAN1MA,ETD1C0RP0\
1

Nuovamente posta
vALLiERE

Del CaData in luce da Ales-

in musica dal Signor Emilio

per recitar Cantando

Con Licenza de' Superiori


Appresso Nicol Mutii l'Anno del lubileo MDC.
In considerazione dell'estrema rarit di questa stampa,

sandro GuiDOTTi Bolognese

IN

ROMA

Solerti, L'origine del Melodramma.

MELODRAMMA

L ORIGINE DEL

muovere

gli spettatori.

particolari

arie

perch in alcune sue

che

par

abbia

imitato

(per

quella notizia che se ne pu avere) appunto l'uso


loro, et egli medesimo pur loda che sia talora

qualche dialogo pastorale suonato e cantato


l'antica,

come

detto,

s'

un esempio

in fine di quest'opera (1)

della quale

conservano due

opportuno

si

questa

con

al-

ne ho voluto mettere

soli

il

cui canto

esemplari, ho creduto

occasione di riprodurre non

sol-

tanto la dedicatoria e la prefazione, nelle quali ho am-

modernata
per

grafia

la

le origini del

l'interpunzione, che interessano

melodramma, ma

tutto intero

il

testo

della rappresentazione medesima, valendomi della copia

esatta eseguita per mio conto nella Biblioteca Universitaria di Urbino.


(1) Infatti

nell'ultima

tipografica, scritta

carta,

prima della soscrizione

una

Aria cantata: et sonata; al modo Antico.


Seguono venti battute di musica di tempo ordinario
scritte a tre parti e comprese in sei righe. A margine
della prima riga a sinistra si leggono le parole = Sonata da un Flauto. = A margine della seconda e della
terza = Sonata da un Flauto, o vero dalle Sordelline, et
il proprio. =
:

Sopra

la quarta riga si

Io piango Filli

'1

Modo

il

del

leggono

versi seguenti:

tuo spietato interito,

mio mal

Deh pensa prego

tutto rinverdesi

al bel viver preterito;

e sotto l'ultima riga:

Se nel passar di Lethe

Viene quindi

Amor non

la nota tipografica:

IN

perdesi.

ROMA,

Nicol Mutii, 1600. Con Licenza de' Superiori.

appresso

melodramma

l'origine del

dever essere accompagnato da dua flauti, vero


dua tibie all'antica, che noi chiamiamo sordelline.

ben

vero che, avendo l'occhio

a dar la maggior perfezione

che

S. Emilio

il

si

puotesse a

questo genere di musica affettuosa, ha giudicato

conveniente

n'abbiamo a tempi

la copia che
si

concertar con altri stromenti, per

il

parla nell'epistola

Lettori.

a'

nostri, del che

Ora vedendo

il

grande applauso che universalmente stato fatto


a questo signore, che abbia potuto con la sua
industria et valore ravvivare quell'antica usanza
cos

come

felicemente:

in diverse occasioni s'

veduto, particolarmente nelle tre Pastorali, che

furono recitate alla presenza delle Serenissime


Altezze di Toscana in
il

1590

diversi tempi: nel

anche un'altra volta;

Satiro, qual fu recitato

e lo stesso anno la Disperazione di Fileno

ratamente, e nel 1595

il

Giuoco della cieca

riti-

alla

Monte

presenza degli Illustrissimi Cardinali

Mont'Alto e del sereniss. Arciduca Ferdinando,


con molta ammirazione, e meritamente, non essendo stato da quel tempo indietro mai da per-

sona alcuna simil

non

porr

fra

modo

quelle

Anima

et

Roma

nell'Oratorio

concorso,

di Corpo fatta

veduto, ne pure udito:


la

rappresentazione di

il

passato Febbraro in

della Vallicella,

con tanto

applauso, e manifesta pruova quanto

questo stile sia atto a muover'anco a devozione

perch

prima
et

il

di

questa ho fatta elezione,

di tutte in istampa, acci

religioso

che

che
il

sia la

secolare

ne possan godere: ho voluto de-

dicarla a V. S. Illustrissima et Reverendissima,

melodramma

l'origine del

sapendo quanto

le sia

quanto

vidore,

et

sia

particolare

in

il

ella

S.

ami

Emilio devoto serle virt,

intelligente

et

quanto

della musica, et

che l'autorit sua la render sicura da qualsivoglia opposizione.

La

supplico intanto non abbia

discaro ch'io mi abbia presa tal fiducia in consacrarle la presente opera, che tutto proceduto
dall'intera devozione,

sempre

che

porto

quale inchinandomi

alla

in

servir

lei,

faccio umilis-

sima riverenza.
Di Roma,

Di V.

alli

3 di settembre

S. Illustrissima et

MDC.

Reverendiss.

Umilissimo

e devotiss.

servidore

Alessandro Guidotti.

melodramma

l'origine del

A' Lettori

Volendo rappresentare in palco

la presente

opera, o vero altre simili, e seguire gli avverti-

menti del signor Emilio del Cavaliere, e far


che questa sorte di musica da

mova
s'

a diversi

affetti,

a pianto et a

bilo,

lui

come a piet

riso, et

ad

rinovata comet a giu-

come

altri simili,

con effetto veduto in una scena moderna della

da

Disperazione di Fileno,

lui

composta: nella

quale recitando la signora Vittoria Archilei, la


cui eccellenza nella musica a tutti notissima^
mosse meravigliosamente a lacrime, in quel
mentre che la persona di Fileno mova a riso:

volendola dico rappresentare, par necessario che


ogni cosa debba essere in eccellenza: che
tante

abbia

la porti

bella voce,

salda,

che

il

can-

bene intuonata e che

canti

con

affetto,

piano e

forte,

senza passaggi, et in particolare che esprima

bene

le

parole

che siano intese,

ma

di passi ancora,

accom-

et le

pagni con gesti et motivi non solamente

di

mani,

che sono aiuti molto efficaci

a muovere l'affetto. Gli stromenti siano bene sonati, e pi e

meno

in

numero secondo

sia teatro o vero sala, quale

il

luogo,

per essere pr-

melodramma

l'origine del

porzionata a questa recitazione in musica, non


doveria esser capace, al pi, che di mille persone, le quali stessero a sedere

per

maggior

rappresentandosi

molto grandi, non

sale

in

commodamente,

e sodisfazione loro: che,

silenzio

onde sa-

possibile far sentire a tutti la parola,

rebbe necessitato
per la qual causa

mancando

sica,

il

scema, e la tanta mu-

l'affetto

la parola, viene noiosa.

all'udito

Gli stromenti, perch

suonare dietro

cantante a forzar la voce,

non siano veduti,

si

debbano

della scena, e da persone

le tele

che vadino secondando chi canta, e senza diminuzioni, e pieno. E, per dar qualche lume di quelli
che in luogo simile per prova hanno servito, una
Lira doppia, un Clavicembalo, un Chitarrone o

Tiorba che

si

insieme fanno buonissimo

dica,

come ancora un Organo suave con un


Chitarrone. Et il signor Emilio laudarebbe mutare
effetto,

stromenti conforme

rappresentazioni

che simili

giudica

del recitante;

all'affetto

in

musica

bene che passino due ore, et che debbano


distribuirsi in atti; e li personaggi vagamente

non

sia

vestiti, e

con variet.

l'altro contrario,

come

dal mesto all'allegro, dal

feroce al mite, e simili,

Quando
cantar
canti

si
i

ora

passar da un affetto al-

Il

commuove grandemente.

cantato un poco a solo, bene far

cori,

et

variare spesso

soprano

ora

basso

ora tenore: et che l'arie e


simili,

tuoni; e che

ora

contralto,

musiche non siine

le

ma variate con molte proporzioni,

cio triple

sestuple, e di binario, et adornate di echi e d'in-

venzioni pi che

si

pu,

come

in particolare di

l'origine del

melodramma
rappre-

che avvivano al possibile queste

balli,

sentazioni, siccome in effetto stato giudicato


da tutti gli spettatori i quali balli o vero mo;

faranno apparir fuori dell'uso commune avr pi del vago e del nuovo come per
esempio la moresca per combattimento, et il

resche, se

si

ballo in occasione del giuoco e scherzo:

come

nella Pastorale di Fileno tre satiri vengono a battaglia, e con questa occasione fanno

timento

cantando

moresca. Et

combat-

ballando sopra un'aria di

Giuoco

nel

il

cieca ballano

della

cantano quattro Ninfe, mentre scherzano intorno


ad Amarilli bendata, ubidendo al giuoco della
Cieca. Non si dice gi che non si debba far in
ultimo, con buona occasione, un ballo formato:
si

avvertisce bene, che

ballo vuole dagl' istessi

il

che ballano esser cantato,


d'avere

stromenti in

suonato, che

cos

ma

e,

con buona occasione

mano,

dagl' istessi

anco

sarebbe pi perfetto e fuori

come quello che fece fare il sig.


Emilio nella commedia grande recitata al tempo
delle nozze della serenissima Gran Duchessa di

dell'ordinario:

Toscana nel 1588.

Quando
atti,
si

la

composizione

si

distribuir

in tre

quali per esperienza fatta devono bastare,

puotrebbono

apparenti,

aggiungere

compartiti

che

quattro
il

primo

intermedii
sia

avanti

del proemio, e gli altri ognuno sia al fine del


suo atto osservando quest'ordine, che dentro la

scena

si

faccia

una piena musica

sinfonia di stromenti, al suono

concertati

moti

dell'

et

armoniosa

de' quali

intermedio

siano

avendo

ri-

l'obigine del

guardo che

non

melodramma
bisogno di recitazione,

abbia

come non avrebbe, per esempio, rappresentandosi li Giganti quando vollero far guerra a
Giove, cosa simile. Et in ciascheduno si potrebbe
quella

far

mutazione

scena che apportasse

di

l'occasione dell'intermedio

il

quale, d'avvertire,

non pu esser capace di descendenza di


nuvole, non potendosi cos conformare il moto
col tempo della sinfonia, come acconciamente
seguirebbe dove intervenissero passi di moresca
che

o d'altri balli.
Il

poema non dovrebbe passare

e conviene che sia facile

non solamente

settecento versi,

pieno di versetti,

et

di sette sillabe,

ma

di otto, et alle volte in sdruccioli; e

vicine, per la
effetto.

di cinque e

con

le

rime

vaghezza della musica, fa grazioso

ne' Dialoghi le proposte

non siano molto lunghe

et risposte

e le narrative d'un solo

siano pi brevi che possano.

la variet de' per-

sonaggi non ha dubbio che arricchisce la scena


di

molta vaghezza: come

nelle

Pastorali

del

si

vede ben' osservato

Satiro,

et

della

Dispera-

zione di Fileno, che, conforme all'intenzione del


si
content comporre la nobilissima
Laura Guidiccioni ne' Luchesini, gentildonna
lucchese; la quale anche pigli il Giuoco della

S. Emilio,

S.

Cieca dal Pastor Fido


et a sua

propria

del S. Cavalier Guarino,

intenzione

molto vagamente accomodato.

quel nobil spirito

l'origine del

melodramma

Avvertimenti per la presente Bappresentatione

per chi volesse farla recitar cantando.

Si sono poste le parole senza


e co'

numeri conformi a

musica, acci rendine


detti
et

numeri

si

musica in ultimo,

quelli che

sono alla

facilit in ordinarla

conosceranno

da

et

distinte le scene

personaggi, che diranno a solo et insieme.


Nel principio, avanti il calar la tela, sar
li

una musica piena con voci doppie

bene far

quantit assai di stromenti

simo
santo

il

et

vero:

a recitar

il

puotr servir benis-

madrigale numero 86. che dice

Calando
tato

Signor

qual' a sei voci.

la tela,

li

due giovenetti, che avranna

proemio, saranno in palco: et reci-

il

che avranno, comparir

il

Tempo; et

gli

stromenti, che hanno da accompagnare i cantanti,


mettendo la prima consonanza, aspettaranno che
esso dia principio.
Il

coro dovr stare nel palco parte a sedere,

e parte
si

in piedi,

procurando sentir quello che

rappresenta, e tra di loro alle volte cambiar

luoghi
cantare,

et
si

far

motivi;

quando avranno da

levino in piedi per puoter fare

gesti, e poi ritornare

la

et

musica per

il

coro a quattro voci,

trebbe, chi volesse, raddoppiarle,

loro

si

puo-

cantando ora

quattro, et alcuna volta insieme, essendo

per capace

li

a luoghi loro: et essendo

il

palco

di otto.

Solerti, L'origine del Melodramma.

melodramma

l'origine del

10
Il

due compagni sar bene che


stromenti in mano suonando mentre

Piacere con

abbiano

li

loro cantano, et si suonino

loro ritornelli.

Uno

alla spagnuola, e l'altro

l'altro una Chitarrina


un Cimbaletto con so-

nagline alla spagnuola,

che facci poco remore,

puotr avere un Chitarrone,

poi

partendosi

mentre suonaranno l'ultimo

ri-

tornello.

quando dir quelle parole. S che


Il Corpo
ormai alma mia^ et quel che segue, puotr levarsi qualche ornamento vano, come collana d'oro,

penna del cappello, od altre cose.


la Vita mondana in particolare
Il Mondo, et
siano vestiti ricchissimamente e quando saranno
:

gran povert e bruttezza

spogliati, mostri quello

sotto a detti vestiti: questa mostri

corpo di

il

morte.

Le

et ritornelli

sinfonie,

con gran quantit


che suoni

simo

soprano per l'appunto, far buonis-

il

si

puotr fare in due maniere, o vero

con un ballo, o senza


dovr

finire

raddoppiando
11

a otto

non volendovi far ballo,


numero 91,

co'l verso, eh'

le voci et

istromenti quanto

verso dice. Rispondono

Volendo
detto

puotranno sonare

effetto.

Il fine

si

si

stromenti: et un Violino,

di

nel Ciel scettri

finire col ballo,

si

si

pu.

corone.

lascier di dire

il

verso a otto: e cominciandosi a cantare

Chiostri altissimi

stellati,

riverenza e continenza

si

cominci

il

ballo in

e poi segnino altri passi

gravi, con trecciate et passate da tutte le coppie

con gravit: ne' ritornelli

si

facci

da quattro.

melodramma

l'okigine del

11

che ballino esquisitamente, un ballo saltato con


capriole, et senza cantare
le

che

maestri

segua in tutte

et cos

stanze variando sempre

ballo

il

puotranno

ballano,

li

quattro

una

variare

volta gagliarda, un'altra canario, et un'altra la


corrente,

simo.

Et

che ne' ritornelli


se

il

vengono benis-

vi

palco non fusse capace di ballare

almeno ballisi in due: et detto ballo


procurisi che sia composto dal miglior mastro
in quattro,

che

si

ritrovi.

Le stanze
si

pu,

si

siano

ballo

del

dentro et di fuori

et

mettine ne'

cantate da tutti
gli stromenti;

tutti

che

ritornelli.

Avvertimenti particolari

per chi cantar recitando:

Nelle parti per cantare

et

si

scritto avanti a qualche nota

lettere g.

m.

z.

t.

per chi suonava.

trover alle volte

una

delle quattro

quali significano quello, che

qua sotto per esempio sar posto.


[Seguono otto battute di musica, contenute in due
mezze righe, dove si vede che alle lettere suddette corrispondono

le

parole

grappolo, monachina,

Cos per chi canta,

come per

avvertimento, che mai non

ne

ini in fa,

note che

si

non quando

se

particolarmente

si

et

il

trillo, zimbelo].

chi

suona sar

tramuta fa

vi son posti

li

in mi,

segni

simile anco s'intende delle

sostentano col diesis

segnate particolarmente

si

#,

che solo

le

sostentano, ancor che

siano pi note in una istessa corda.

l'origine del

12

melodramma

Li numeri piccoli posti sopra le note del basso

continuato per suonare, significano la consonanza,

come

dissonanza di tal numero:


quarta:

et cos di

mano

in

il

3.

terza:

mano.

il

4.

di

Quando il diesis S posto avanti, o vero sotto


un numero, tal consonanza sar sostentata:

et in tal

modo

il

molle fa

il

suo effetto proprio.

Quando il diesis posto sopra le dette note, non


accompagnato con numero, sempre significa
Decima maggiore.
Alcune dissonanze, et due quinte sono fatte
a posta.
Il

segno

per pigliar

'^ significa

fiato, et

qualche motivo.

incoronata^ la qual serve

dar un poco di tempo a fare

l'origine del

melodramma

13

PROEMIO
Avveduto,

Prddentio giovanetti.

mi parete sensato

Av. Voi che all'aspetto


giovanetto, ditemi

prudente

pare

gratia, che vi

di

di

questa

nostra vita mortale, che gli

huomini pregiano tanto

In che concetto la tenete voi

desidero

il

parer vostro

modo che giungendo


non mi trovassi, come molti in-

percioch anch'io vorrei viver' in


al

termine di

terviene,

Pk.

Io

da

essa,

falsa speranza ingannato.

non posso

perch

gli

sodisfare pieno al vostro desiderio

anni miei acerbi non comportano, ch'io in

questo soggetto habbi veduto molto: pure per quanto


ho possuto odorare di lontano, e per quello che ho
imparato da gli huomini savij, che l'hanno con occhio
accorto trapassata

mi

apparenza di vanit

pare, ch'ella sia

una bella

deformit del corpo infermo

et

gramegne nasconde

con

le verdi

voi,

che diresti che ella fusse ?

veste,

una mostra,

et

che ricopra le

un herboso Prato, che


il

velenoso

serpe.

Av. Io ancorch inesperto, direi, eh' ella fusse un Campo


angusto, ma pieno di dure pietre un Bosco folto, ma
:

pieno d'acute

spine:

d'altissime rupi,

et

piena di selvatiche
Pr. Io la chiamerei
sterile di pensieri

un Monte ombroso,
in somma una gran

ma

pieno

ma

Selva,

fiere.

una valle oscura di pianto: un Fonte


un Fiume torbido di lacrime et

un Mare procelloso di miserie.


Av. Io ancora, se bene mi sono accorto, truovo che questa
nostra vita come la Bolla nell'acqua, che subito

l'origine del

14

melodramma

manca: come il vapore nell'aria, che presto


et come il Fiore, che su la siepe in un

si

consuma:
lan-

tratto

guisce.

una Casa vecchia, che minaccia


alta fondata sii l'arena: ad un
Torre
una
ad
ruina:
Arbore pieno di rami, ma senza radici.
Av. A me pare una Navicella senza governo una Vecchiezza senza bastone: un Cavallo senza freno: et un
Pr. Io l'assomiglio ad

Cieco senza guida.


Pe. Io la paragono ad un Ordine confuso ad una Quiete
travagliata: ad una Fatica inefficace: ad una Sanit
:

inferma: et ad una Ricchezza povera.


Av. Dite pure che ella una Bellezza deforme un Honore
infame: un' Ambitione sollecita: un'Altezza precipi:

tosa

et

una Nobilt

oscura.

Pe. Aggiungete ch'ella

un Sacco

Av. Non lasciate di

dire,

un Vaso inun Vetro rotto.

forato:

tronato: uno Specchio macchiato:

et

ch'ella e un'

Amo

d'oro

con

un Tribolo acuto, che fora: un Pomo acerbo,


che disgusta, et un Calice di vino che inebria.
Pr. Anzi un Viaggio pieno d'insidie: una Citt piena
di discordie un Regno diviso un Prencipato tirannico
et un Peregrinaggio molesto.
Av. Soggiungete ch'ella un Castello in aria una Nave
in mez' al mare: una Nebbia inanzi al Sole: et un
l'esca:

Vento, che passa, e non torna.


dite pure ch'ella un Gorgo
somergono un Pelago stretto,
dove molti pericolano: un Mare senza porto, dove a
gran rischio si passa.
Av. Stimatela pure ch'ella sia una Caverna di serpenti:

Pr. Affermate di

una Spelonca

lei,

cuppo, dove molti

si

di ladri

una Grotta

d'assassini

et

un

Refugio di malfattori.
Pr.

Non

vedete voi ch'ella una Piazza piena di rumori:


d'errori: et un Muro vecchio

una Strada torta piena


pieno di fessure.

Av. Nominatela pure un Giogo non soave


leggiero: et una Catena forte.

un Peso non

melodramma

l'origine del

15

come vero, ch'ella una Pece eh' imbratta


un Fango, che tiene: et una Polvere, che accieca.
Av. Assicuratevi ch'ella un Deserto arenoso: una Solitudine horrida: un Paese inhabitabile.
Pr. Non considerate voi, ch'ella si muta come la Luna?
che trapassa come un Corriere ? che va in giro come

Pb.

una Ruota
Av.

pur

troppo chiaro, ch'ella una Citt di sangue

una Concupiscenza di carne un Compiacimento d'occhi


et una Superbia di cuore.
Pr. Chiamatela sicuramente un Amor di pazzi: un Desiderio di vitiosi un Piacer d'appassionati.
Av. Nominatela una Mensa povera: una Cisterna fessurata un Letto duro et un'Arca vacua.
Pr. Assimigliatela ad una Sirena che canta: ad una
:

Meretrice che lusinga: ad un Mago ch'incanta.


Av. Tenetela in concetto di un Dolor, che ride
che piange: d'un Contento che si lamenta.
Pr. Et io per dire

il

Riso,

suo nome, dico ch'Ella e una Vita

bugiarda: una Vita morta: una Morte, che

spira:

et

un' Inferno de' viventi.

Av. Et io concludo che questa miserabil vita altro non

una Pompa funebre di corpi vivi un velocissimo


et un nobile Apparato, che si fa

che

Corso alla morte

vermi.

Mondana Vita le si possano


nomi pi indegni, che tutti se

Pr. Et in effetto questa

dare tutti
li

li

titoli,

convengono benissimo.

Av. Hor ditemi,

s'ella cos,

onde nasce, che

tengono in tanta stima, et la gustano


che non vorriano mai morire ?

molti la

modo

in

tale,

gli hanno offuscata


i peccati
messo un velo inanzi gli occhi, talch non
possono comprendere la verit delle cose e perci
pigliando il falso per vero, e'I male per bene vaneg-

Pr. Questo nasce, perche


la vista, e

giano in mezo
la Morte, e

nelle

mani

li

agli errori: et

porta col dove

in tanto
si

trovano

li

s'avventa

non haver

altro che vento, anzi tormento, e pena.

l'origine del

16

melodramma

Av. Certo, che sono infelicissimi gli

dormono

huomini,

che cos

uno errore di tanto


pericolo, quanto farebbono bene, se una volta si
svegliassero da cos mortifero letargo
quanta, o quanta salute sarebbe alle genti, se si
Pr.
vivono, poich sicuri

in

ponessero a considerare oltre la scorza,

le miserie,

et

imperfettioni di questa ingannevol vita! percioch per

troppo
(

affettionarsi

tremenda cosa

sue

alle

non

si

false bellezze,

cade,

si

vede, nei dolori dell'Inferno,

e nelle crude braccia della Morte.

Av.

qual felicit saria di

sero

dove

ricchezze,

l'Intelletto

d'occhi

e co'

poca luce
Corpo

ma

solo

e scoprissero, eh'
:

co'

tutti, se

da

sensi s'alzas-

che non

vedessero

qui

non Piacere, non honore contenta

in questa vita,

trova

di
i

il

core

il

bene, ch'appresso a Dio

il

Tempo fugge

si

un batter

vero Consiglio apprendessero, che questa


vita

in

un momento tramonta

sensi suoi sollecita ad

all'Amor del fango. Che

il

ogn' bora

Paradiso ne

capo. Che l'Inferno ne arde sotto

piedi.

luce

Che

eh'

il

l'Anima
sopra
il

il

Mondo

vaneggiando ne inganna, e la Vita lusingando n'ocEt che effetto qualunque centra gl'insulti dell'ini-

cide.

miche tentationi virilmente in terra combatte, eterne,


e gloriose corone acquista nel Cielo.

verissimo. E perch la scienza, e cognitione di


quanto stato da voi detto, importantissima, dependendo da quella la somma di tutte le cose; de qui ,

Pk.

che s'hanno preso per

carico di mettercela

inanzi

Et ecco che hor' hora in questo luoco ci


verr rappresentato un vivo, e stupendo esempio, che
mostrar esser vero quanto habbiamo concluso: E si
vedranno venire inanzi le cose istesse, le quali sotto
gli occhi.

mentre con le
nuove et strane imagini dilettaranno, nell'istesso tempo
serviranno per una Idea, dove ciascuno mirando puotr
formarsene un ritratto nel core, nel quale riconosca
figura di persone huraane apparendo,

chiaramente, che questa Vita,

questo Mondo, queste

terrene Grandezze sono veramente

polvere,

fumo,

et

l'origine del

ombra.

ne

melodramma

17

finalmente poi che non ci altro di fermo,


che la virt, la gratia di Dio, e'I Regno

di grande,

eterno del Cielo.

Ma

cipio alla cosa, se

ecco

ne vien

un Vecchio per dar prinfuori. Cediamo il luoco et

appartiamoci.

Av. Cos facciamo.

Solerti, L'origine del Melodramma.

melodramma

l'origine del

18

RAPPRESENTAZIONE DI ANIMA ET DI CORPO.


Interlocutori, che

intravengono.

Corpo, et
Anima.

Tempo.
Choro.
Intelletto.

Consiglio.

Angelo Custode.
Mondo, et

Angeli in Cielo.
Anime dannate
nell' Inferno.

Vita mondana.

ATTO PRIMO.
Scena Prima.

Tempo
II

La

tempo

il

solo.

tempo fugge,

vita si distrugge,

gi

mi par

sentire

L'ultima tromba, e dire,


Uscite dalla fossa

Ceneri sparse et ossa;


Sorgete anime ancora
corpi hor' hora

Prendeti

Venite a

dir' il vero,

Piacere
con due
Compagni.
Anime Beate
nel Cielo.

melodramma

l'origine del

19

Se fu miglior pensiero
Servire al
al

Re

Mondo

vano,

del Ciel soprano ?

S che ciascun intenda

Apra gli occhi, e comprenda


Che questa vita un vento
Che vola in un momento:
Oggi vien

fore,

Doman

muore

si

Hoggi n'appare,

Doman

dispare

Faccia dunque ognun prova,

Mentre

il

tempo

le giova.

Lasciar quant' nel Mondo,

Quantunque in se giocondo
Et opri con la mano, opri col core,
Perche del ben' oprar frutto l'honore.
:

Scena Seconda.
Choro.

Questa Vita mortale

Per fuggir presto, ha

l'ale:

con tal fretta passa


Ch' dietro i venti, e le saette lassa.
Veloce il giorno, e ratto
Corre la notte

Il

un tratto

Dispar la state, e '1 verno.


Tal che da uq punto sol vassi l'eterno.
tempo, che non dura,
Ci logra, e ci misura:

Ahi come in un momento

Ma
Il

il

Ciel la vita, e se la porta

il

la vita, ch' breve,

saggio odiar non deve;

Per

ci che

Fa giunger

il

tempo corto

tosto al desiato

porto.

vento

l'origine del melodramma

20

Scena Terza.
Intelletto solo.

Ogni cor'
Nissun
Quindi
Quindi

ama

bene,

il

voi star in pene:

mille desiri;
mille sospiri,

riso infame, e lutto

Si sentono per tutto

Et io che '1 ben tant' amo,


Dal cor profondo chiamo,
Ahi chi potr satiare
Queste mie voglie avare

La ricchezza ? n, n,
Che me satiar non p
L'honor? ma che mi d,
Se pi bramar mi fa?
Piacer? ma che mi giova
Se mi d sete nova ?
:

Una

cosa io vorrei.

Che

sola

pu

Vorrei nel

Quel ben,

satiar gli affetti miei:

cor'

impresso

eh' ogn' altro

Vorrei, se tanto desiar


Esser' in Ciel con Dio

ben chiud' in

mi

lice,

sempre

felice.

Scena Quarta.

Corpo et Anima.
Corp.

Anima mia

Perche dogliosa

che pensi?
stai

Sempre traendo guai?


Ani. Vorrei riposo, e pace:

Vorrei diletto e gioia,

trovo affanno e noia.

se stesso

l'origine del

e.

A.

melodramma

Ecco i miei sensi prendi


Qui ti riposa, e godi
In mille varij modi.
Non v pi ber quest'acque,

Che

la

mia

sete ardente

S'infiamma maggiormente.

C.

A.

Prendi l'honor del Mondo,


Qui gioir quanto vuoi
Qui satiar ti puoi.

n, ch'io so per prova,

Con quanto
Copre
10

C.

Alma
Tu sei

assenzio, e fele

suo falso mele.

il

d'ogn'altra cosa

pi bella, e vaga:

In te dunque t'appaga.
11

A. Gi non

E come
12

mi

in

feci io stessa:

me

potrei

Quetar gli affetti miei?


C. Lasso che di noi fa
!

Se ritrosa sei tanto


Starenci sempre in pianto

13

se

pi

meco
alti

rimiri

de siri.

Terra perch mi

14

A. Questo n, se m'ascolti,

tiri

Pur alla terra? hor segui il voler mio


Et amendue riposerenci in Dio.
C. Ahi chi mi d consiglio?

qual di due m'appiglio?


L'anima mi conforta,
Il senso mi trasporta,
La carne mia mi tenta
L'eterno

mi spaventa

Misero che far deggio ?


Appiglierommi al peggio

n, che

non

giusto

Per un fallace gusto.


Per breve piacer mio,

21

l'origine del

22

Perder'

il

melodeamma

Ciel, la

Vita eterna, e Dio.

hormai Alma mia,


Con teco in compagnia
Cercar con amore
Si che

Il Ciel,

la vita eterna, e'I

mio Signore.

Scena Quinta.

Choro.

15

Il

Ciel clemente ogn'hor gratia, e favore

Qua gi
Apre

la

versa, e comparte:

man

divina

il

le sue gratie inparte

gran Signore,
:

Alme, ch'in terra ricevete il dono.


Benedite il Signor, perche egli bono.
Benigno ha il volto, il fronte ogn'hor sereno.
Risguarda, ode, e risponde:

Ha pietosa la man, paterno


E i falli altrui nasconde,

il

seno,

Castiga lento, e presto d perdono:

Benedite il Signor, perch'egli bono.


Fate festa al Signor organi e corde,
Timpano, cetre, e trombe,
Il

Salmo,

e l'Hinno in

armonia concorde,

suon rimbombo;
Canti ogni lingua, e dica insiem co '1 suono
Benedite il Signor, perch'egli buono.

Alto co

'1

l'origine del

23

melodramma

ATTO SECONDO
Scena Prima.

Choro

16

Benedite

il

Signor, perch'agli buono.

Scena Seconda.
Consiglio.

17

La nostra

vita in terra

Altro non

che guerra

Ch'aspri nemici intorno


Ci stan la notte,

Et con

arte, et

Spesso cader

Mondo

Il

Co

'1

si

ci

'1

giorno

inganno
fanno

fa bello

vetro, e con l'orpello.

La carne con mal' opre


I

vermi suoi ricopre:


questa vita anchora

li

suo cenere indora.

Si che

il

Armisi

il

soldato eletto
fronte, e

'1

petto,

prenda la maglia,
E venga la battaglia.
Che ogn'huom, eh' Dio
Bisogna esser tentato
Di

s'

Ma
II

felice chi strinse

suo nemico, e vinse,

Ch' in premio se

Nel Ciel

li

dona

scettro, e corona.

dato

24

melodkamma

l'okigine del

Scena Terza.
Choro.

18

quanti errori e tenebre

L'humane menti ingombrano


in quanti abissi giacciano
1

cor ch'ogn'lior vaneggiano

Perche tra fango, e polvere


Il cor de l'iiuom' tant'avido

Va

ricercando

Che

il

giubilo,

solo in Ciel rinchiudesi ?

Mirate menti cupide

Del Ciel

del

le fonti limpide,

Mondo impurissimo

Lasciate l'acque torbide.

Qual incanto, qual fascino


Il cor vi preme, et occupa
Prender per cibo il tonico,
E dar la morte all'anima?
Scena Quarta.
Piacer, con due compagni.

Corpo, et Anima.

19

P. Chi gioia voi, chi

brama

Gustar spassi e piacere

Mentre il tempo lo chiama,


Venga, venga a godere.
Getti gli affanni suoi,

Corra gioir con noi.


Gli augelli pargoletti

Cantan su
1

Guizzano pei

arbuscelli:

gli

pesci semplicetti
ruscelli,

invitano al piacere

Con numerose

schiere.

l'origine del melodramma

25

Ridono i prati herbosi,


C'han coloriti i manti:
Le selve, e i boschi ombrosi
Son lieti, e festeggianti
Ogni piaggia fiorita
:

A l'allegrezza invita.
A questi suoni, e canti,

20

C.

21

Alma muover mi sento


Come la foglia al vento.
A. Come ti cangi presto ?
Sta forte, non temere,
Quest' falso piacere.

22

canti, risi, gratiosi amori,

P.

Fresch'acque, prati molli, acque serene,

Grate armonie che rallegrate

cori,

Conviti, pasti, e saporite cene,

Veste leggiadre, e dilettosi odori,


Trionfi, e feste d'allegrezza piene.

Diletto, gusto, giubilo e piacere,

.Beata l'alma, che vi pu godere.


23

A.

Non

vi cred'io, n, n.

Li vostri inganni io so:

Tutte

le vostre cose

Che paion

dilettose,

Alfin son tutte amare.

Beata l'alma, che ne sa mancare.


24

P. Cacciate via

Torbidi

Aprite, aprite

Al piacer,

il

petto

e al diletto.

Aprite, aprite

pensieri

e neri.

tristi,

il

core

la gioia, e l'amore.

Dolce diletto.
Ch'allegra

il

petto.

Soave ardore.
Gioia del core.

25

A. Via via false Sirene,

Di frodi e inganni piene,


Solerti, L'origine del Melodramma.

l'origine del melodramma

26

fin

Il

del vostro canto,

Occupa sempre il pianto


Ogni diletto breve,

Ma
26

P.

finir no deve.
aggrada

quel ch'affligger,

Or poi che non

vi

La

lieta compagnia,
Ce n'andarem per strada,

Dov'altri ci desia

Che per aver contento


Verranno cento, a cento.
Scena Quinta.
Corpo, et Anima, e Risposta dal Cielo.

27 C.

Non

so s' stato

bene

Lasciar tanto piacer, ch'il

28 A.

V dimandarne

Mondo

tiene.

al Cielo,

Ch'il ver mai non asconde,


Yediam quel che risponde.
Ama il mondan piacer l'huom' saggio

o fugge ? fugge.

Che cosa l'huom, che '1 cerca, e cerca invano ? vano.


Chi d la morte al cor con dispiacere ? piacere.
Come la vita ottien chi vita brama? ama.
Ama del Mondo le bellezze, Dio? Dio.
Dunque morr ch'il piacer brama vero ? vero,
:

Hor

quel, chi

'1

Ciel t'ha detto,

Ecco io raccolgo intero:


Fuggi vano piacer, ama Dio vero.

Scena Sesta.

29

Angelo Custode. Anima, Corpo e Choro.


Ang. Fortissimi guerrieri

Che gli nemici alteri


Havete discacciato.
M'ha qui '1 Signor mandato,

l'origine del

melodramma

Ch'in ogni impresa forte


cor vi riconforta.

Il

Altra pugna vi resta


Faticosa, e molesta,

Ma

non temete punto,


Che son per voi qui giunto.

E
30

in ogni caso strano

Vi porger
Choro. Altri

la

mano.

doman

le fiere,

Altri trionfan de le genti altiere,

Ma

sopra ogni guerrero


il senso lusinghiero.

Forf, chi vince

Scena Settima.

Mondo, e

Vita,

mondana. Corpo, et Anima.

Angelo Custode. Choro.

31

M. Io
Che

son' io son'

'1

il

di grandezze

Mondo

abondo

braccio mio stupendo

In ogni parte stendo:

Miei son tutti

thesori,

Tutti gli argenti, e gli

ori.

Le superbe ricchezze,
Le famose bellezze,
I Principati degni,

poderosi Regni.

Chi mi vorr servire,

32

dov'io v. venire,

Con molto suo diletto


Gran cose gli prometto.
C. Alma, gran cose intendo.
Se '1 Mondo dice il vero,
Vorrei mutar pensiero.

33

A.

Ed

anch'io sto pensando

S'insieme potess'io

34

Servir al Mondo, e Dio.

27

28

l'origine del

Ang.

Non

si

melodramma

pu aver due

cori

servir due Signori,

Ch'uno in un modo regge,

ha contraria legge

L'altro

Servite solamente

35

A Dio Signor possente.


M. Quanto intorno ha la Terra,
Quanto il Mar cinge, e serra,
E dove il Ciel si stende,
Tutto da me dipende:
Tutto nel seno accoglio,

E
36

lo

dono chi voglio.

V. Io son la cara vita

Tanto da voi gradita,


Bella, vaga, e vezzosa,

Allegra, e baldanzosa,

Che con prontezza dono,


Quant'h di

bello, e

bono

Se voi servir volete

Al Mondo, che vedete,


Vi dar con amore

De

la

mia

vita

Vi dar lunghi

fiore:

il
i

giorni,

d'allegrezza adorni:

State aspettando forsi

37

Quando
Quando
Quando
Ang.

Non

fan gli anni scorsi ?


la

chioma imbianca,

la vita
,

manca

chi ben'attende,

Tutt'or quel che risplende


Servite pur adesso

Dio, che v' concesso

Che diman

poi, chi sa

Di voi quel che sar ?


Alma, al nemico ardente,
Rispondi arditamente.
38

A. Io che porto con

L'imagine del R,

me

29

melodramma

l'origine del

Io fatta con honore

Simile al mio Fattore,

C'ho da far'io co '1 Mondo,


Che passa, e cade al fondo?

^9

M. Miratemi

l'aspetto,

Io d quel che prometto:


Prendete il ben presente,

Vivete allegramente.

40

A. Io che son spirto, e mente,


Che dura eternamente,

C'ho da far con la vita.

41
42

Che tosto fa partita ?


Te n'avedrai ben tu
Se ne contrasti pi.
Ang. Questo malvagio ingrato

fango inorpellato

Questa

falsa, e lasciva

morte, che par viva.

Hor venga,

vegga

il

Quel, ch' la Vita, e

'1

Mondo
Mondo

Spoglia quest'empio, e vede

Quel che

il

tuo cor non crede.

43

C. Metti gi questa spoglia,

44

Ahi l'Angelica forza


Per qual cagion mi sforza?
come il mondo tutto
C.

C'ho di vederti voglia.

45

46

poverello, e brutto!

Ben
Non

ti

conosco a

pi,

Choro.
Ch'ai

panni,

non pi m'inganni.

miseri amatori,

Mondo

date

cori,

Mirate quanto vile


Quel che voi par gentile

E quanto
47
48

trista sorte

Abbraciar quel, che vi coduce a morte.


Ang. Dispoglia anco costei.
V. Oime che non vorrei.

30
49

l'origine del melodkamma

C.

Ahi miserabil

sorte

Dunque la vita morte?


Dunque l'humana vita

morte

50

rivestita?

Ang. Poi c'havete scoperto

L'inganno ricoperto,

Con disdegnosa mano


Cacciateli lontano.

51

C.

Via via Mondo fallace,


Via via vita fugace,

et A.

Ite a trovar gli sciocchi,

C'hanno abbagliati

quanta nebbia

gli occhi:

et

ombra

Gli occhi mortali ingombra.

Scena Ottava.

Angelo Custode. Anima e Corpo; et


Angeli nel Cielo, che
52

s'apre.

Ang. Al forte vincitore

debito l'honore,

CusT. L'honor ch' apparecchiato

Nel Ciel, che fa beato


Si c'hormai da la terra
C'havete vinta in guerra
:

Volgete

E
53

il

cor',

'1

viso,

passi al Paradiso.

Ang. Venite

al Ciel diletti.

Venite benedetti,

Che queste sedi belle


Furon fatte per voi sopra
Lasciate pur la terra

le stelle

Dov' perpetua guerra;


Salite al Ciel con volo glorioso.

Dov' pace, e riposo.

Dove senz'alcun velo


Si

vede

il

del Cielo.

melodramma

l'origine del

Scena Nona.
Choro.

54

Dopo

brevi sudori

Poter dal caldo, e

'1

gelo

Salir beato al Cielo

Ai sempiterni honori
Dal mondo pien di mali,

sorte avventurosa de' mortali.

Poter dopo

L'huamo

Ma

le

prove

frale, e

mendicO;

di virtute amico,

Salir' in alto,

dove

Son riccbezze immortali,

sorte aventurosa
Da gli abissi terreni
Dove regna
Poter

salir

de' mortali.

la Morte,

per sorte

Ai sommi eterni beni,

Che non hanno

altri eguali,

sorte aventurosa de' mortali.

Amar'

il

bene eterno

Salir' al Ciel

superno.

Fuggir del Mondo

mali,

sorte aventurosa de' mortali.

31

32

l'origine del melodeamma

ATTO TERZO.

Scena Prima.

Intelletto, Consiglio, Anima, e

Corpo, et Choro.

55

pur

In. Salite

al Cielo,

Ciel Dio

Che nel

si

vede,

56

Del cor ricca mercede.


CoNS. Fuggite pur l'Inferno,
Dov'alberga ogni male
Dov' il verme immortale.

57

In. Salite

58

pur

al Cielo,

Dove s'odono i canti


De gli angeli, e de i

Santi.

CoNS. Fuggite pur l'Inferno,

Dove s'odon
59

De

gli

Choro. Fugge

Del mar

Ma

61

In.

il

fiera

feroci.

nocchier l'infesta

tempesta.

pi s'han da fuggire

Del Ciel
60

le voci

Angeli

gli

sdegni e

l'ire.

Nel Ciel sempre allegrezza,

Nel Ciel sempre la Luce,


Ch'eternamente luce.
CoNs.

Ne

Ne

l'Inferno spavento,

l'Inferno dolore,

Le tenebre,

e l'horrore.

33
62

63

Nel Ciel son le ricchezze,


Nel Ciel sono i tesori,

In.

sempiterni honori.

Ne

CoNS.

tempo

l'Inferno ogni

Miseria, e infamia sta,

Vergogna,

64

e povert.

Nel Ciel sono

In.

palazzi

Fatti di pietre d'oro,

65

Di mirabil lavoro.
Choro. Cerca

Le gemme

Ma
66

Ne

le

gemme

68

rare.

l'Inferno vi stanno

Le spelonche,
Dove alberga
67

pi s'han da cercare

Del Ciel
CoNs.

a tutte l'hore

altri

di valore

e le grotte.
la notte.

Nel Ciel Primavera,


Che '1 Paradiso infiora,

In.

in sempiterno odora.

CoNS. Nel profondo l'Inverno,

L'immondit, e

'1

fetore

D'abominoso odore.

Scena Seconda.
Consiglio, Anime dannate, et apresi una

Bocca d'Inferno.
Intelletto, Anima, et Corpo

Consiglio. Voi che sete la gi.

69

Che vi tormenta pi ?
Che cosa ne l'Inferno
Ani,

Il

foco,

il

foco eterno,

DAN. Crudel, crudel Peccato,

Per cui
Il

ci

ha condennato

Giudice supremo.

Al foco, al foco eterno.


Solerti, L'origine del Melodramma.

34

l'oeigine del melodramma.

Scena Terza.
Intelletto, Anime beate in Cielo che s'apre, et
Consiglio, Anima, et Corpo.

CHIUDE l'Inf.
70
71

In.

Alme

eh' in Ciel godete,

Qual premio in Cielo avete


Pi nobile, e pi degno ?
Ani. Eterno, eterno
bea.

Regno

Regno, Regno eterno:


Ben sommo, e superno,

Che mai non giunse

al segno:

Eterno, eterno Regno.

Intelletto, Consiglio, Anima, e Corpo

DICONO insieme: Cielo aperto.

72

gran stupore

grave errore

C'huomo mortale
D'un tanto male,
Ch'

etemo

dura.

S poco cura!

gran stupore
grave errore
Ch'

huomo mortale

Regno immortale,
Ch' eterno dura.
Stolto

non cura

Scena Quarta.
Consiglio. Anime dannate, et

73

si

CoNs.

Anime

sfortunate,

L'altiere voci alzate

74

riapre l'Infer.

Intelletto, Anima, Corpo, e Cielo aperto

Che

v' toccato in sorte?

l'origine del

35

melodramma

Ani. Eterna, eterna Morte,

DAN. Ahi

ci

toccata in sorte

Morte, che mai non more

Sepolta nel dolore,

Aspra penosa

e forte,

Eterna, eterna morte.

Scena Quinta.
Intelletto. Ani. beate, nel Cielo aperto: Choro.
CoNS., Anima, e Corpo: si rinchiude l'Inf.

Alme beate e
La su sopra le

75

belle,

In.

stelle

Qual cosa pi gradita?

76

Ani. Eterna, eterna vita:

regna

BEA. Vita, che vive, e

Dolce, celeste, e degna.

Sempre, sempre gradita,


Eterna, eterna Vita.

77

gran stupore

Chob.

grave errore

C'huomo mortale
D'un tanto male.
Ch'eterno dura

poco cura
gran stupore
grave errore
C'huomo mortale
S

Regno immortale.
Ch'eterno dura.

non cura

Stolto

Scena Sesta.
Consiglio. Anime dannate, e s'apre l'Inferno.

78

Intelletto

Anima

Corpo e

CoNs. Alme, la pena e

Che
79

'l
'1

danno.

d tanto affanno,
Finir si deve mai?
vi

Cielo aperto.

l'origine del

36

melodramma

mai, non mai, non mai.


sempitemi guai,
Che non fniscon mai
Non mai, non mai, non mai.

Non

Ani.

DAN.

Scena Settima.
Intelletto, Anime beate

si

einchiude l'Inf.

Consiglio, Ani. et Corpo.

80

Alme,

In.

Ne
81

la vostra Gloria,

l'eterna

memoria

per durar mai sempre ?

Ani. S, sempre, sempre.


BEA. Sempre,

sempre

sar,

E mai non finir:


E con perpetue tempre
Durer sempre, sempre.
Intelletto, Cons., Ani. e Corpo dicono insieme

82

Ogn'un faccia sempre bene.


Che la Morte in fretta viene:
Ami Dio ch' suo Signore,

Fugga

il

Mondo ingannatore;

perch ha errato,

Del suo peccato


Con pura fede
Chiegga mercede

Facci opre bone, e la sua vita emende,


Che da un momento sol l'eterno pende.

Anima, e Corpo dicono insieme

83

Come cervo assetato


Corre al fonte bramato,
Cos da noi

si

brama, e

si

desia

con voi per erta


Ma prima insiem cantiamo,
E '1 gran Signor lodiamo.

Salir' al Ciel

via.

melodramma

l'origine del

37

Scena Ottava.
Angeli, et Ani. beate in Cielo

Anima, Corpo,

Intelletto, et Consiglio tutti insieme.

84

Gloria sia a Dio superno,

Che vive

in sempiterno

gran Signore
Sia sempiterno honore.
l'alto, e

Anime beate, et Angeli.


85

Chiamiamo

tutto

Mondo,

il

con canto giocondo


Cantiam, cantiam gioiosi

Di Dio

le lodi; e

fatti gloriosi.

Scena Nona.

Anime beate, Angeli, Anima, Corpo, Intelletto.


Consiglio, Choro, et tutta la multitu-

DiNE insieme.

86

Signor santo, e vero

Che del mondo hai l'impero

Signor santo, e forte,

Domator

della morte,

Donator della
Somma bont

vita.

infinita:

te Signor', te

Gloria, e laude

te

sommo

de;

si

Signor supremo, e degno

Sia gloria eterna, e sempiterno Regno.

87

In.

Voi ch'ascoltando

state,

Perch non giubilate

Non
Tutti

pi,

non

lieti,

pii

pensosi

e gioiosi

38

l'okigine del

melodeamma

Con festa giubiliamo,


Con giubilo cantiamo;
Fugga lontano il lutto

Festa, festa per tutto.

Tutta la moltitudine
88

Gratie, Hinni, laudi, e giubili d'amore

Canti la lingua, e

89

insieme.

le

risponda

il

core.

Ogni lingua, ogni core


Dia laude al mio Signore,
Che l'alme poverelle

Da

terra alz' le stelle.

Vi prego alme dilette,


A ben oprar elette,
Come da serpe irato
Fuggite dal peccato:

E
E

liete i vostri alberghi ritornate,

con voi riportate

Questo ricordo mio

90

Ch'eterno Regno havr chi serve Dio.

Choro. Tenga ogn'un, tenga nel core,


Ch'ai fuggir son preste l'hore:

Et
Tutto

Ne

forza, ch'ogn'un lassi


il

ben, eh' in terra stassi.

c'inganni

il

mondo

rio.

Ch'ogni ben nasce da Dio:

l'opre sante, e bone

Rispondono nel Ciel

scettri e corone.

FESTA
Tutta la moltitudine
91

insieme.

Chiostri altissimi, e stellati,

Dove albergano

beati,

Luna, Sol, Stelle lucenti

Fate in Ciel dolci concenti;

melodramma

l'origine del

Tutto

il

mondo pieno

39

sia

D'allegrezza, e d'armonia.

Mondo,

del

gran signori

Giubilate dentro

D'ogni sesso, d'ogni

cori,
etafce

Donne, et huomini cantate

Con

fanciulli, e verginelle

Canzonette, allegre, e belle.


D'arpe,

lire,

organi, e trombe,

L'aria, e terra, e

L'aure vaghe,

il

mar rimbombe,
suon giocondo

Portin via per tutto

il

Mondo,

il

core,

toccando

suono

il

Senta giubili d'amore.


Voi di Dio fedeli amanti,
Genti giuste, huomini santi,
Gratie eterne a Dio rendete,
Gigli, e rose

co'

insiem spargete,

gigli, e

Lodi eteme,

con

le rose,

e gloriose.

Voi celesti Gierarcbie


Fate nove melodie
Ecco un'altra nova stella
Tutta chiara, tutta bella
Verso il Ciel vola splendente.
Perch luca eternamente.
Congiungete Angeli buoni,
Congiungete i canti, e i suoni
E qua gi la Terra ancora,
:

Mentre lieta il seno


Con il canto, e con
Corrisponda

al

infiora,
il

riso

Paradiso.

LAUS DEO.

melodramma

l'origine del

40

Prefazione

OTTAVIO RINUCCINI.
dice [1600]

a L'Euri-

(*).

Alla Cristianissima Maria Medici

Regina di Francia

di Navarra.

stata opinione di molti, Cristianissima Re-

gina, che gli antichi Greci e

Romani cantassero
ma s nobil ma-

sulle scene le tragedie intere;

niera di recitare nonch rinnovata,

che

mi

derna,

credev'io per difetto della musica

mo-

gran lunga all'antica inferiore.

Ma

di

pensiero

mi

fatto

si

M. Jacopo Peri
signor

ne pur,

era stata tentata da alcuno,

io sappia, fin qui

e ci

ma

Jacopo

tolse interamente dall'animo

quando, udito

Corsi

mia,

l'

intenzione del

mise

con

tanta

grazia sotto le note la favola di Dafne (com-

posta da me, solo per fare una semplice prova


quello

di

che potesse

canto dell'et nostra)

il

che incredibilmente piacque a quei

pochi che

l'udirono.

V EURIDICE

(*)

tata

D' Ottavio

nello Sponsalitio

Francia,

di

Stamperia di

della

Rinuccini

Christianiss.

Navarra IN FIORENZA,
Cosimo Giunti C^on licenza
|

Rappresen-

Regina
1600

di

Nella

de' Superiori.

l'origine del MEL0DEA3OIA

animo, e dato miglior forma alla

Onde, preso
stessa favola,

casa

sig.

il

41

nuovo rappresentandola in
Jacopo, fu ella, non solo dalla
e

di

nobilt di tutta questa patria favorita,

ma

dalla

Gran Duchessa e gli illustrissimi


Cardinali Dal Monte e Montaldo udita e commendata (1).
Ma molto maggior favore e fortuna ha sortito
l'Euridice, messa in musica dal medesimo Peri
con arte mirabile e da altri non pi usata;
avendo meritato dalla benignit e magnificenza
del sereniss. Gran Duca d'essere rappresentata
serenissima

in nobilissima scena alla presenza di V. M., del

Cardinale Legato e di tanti Principi e Signori


d'Italia e di Francia.

onde, cominciando io a conoscere

simili rappresentazioni in

ho voluto
altri di

me

recare
piti

in

queste

luce

intendenti,

quanto

musica siano gradite,


si

perch

due,

ingegnino di accre-

scere e di migliorare siffatte poesie: di maniera

che non abbiano invidia a quelle antiche, tanto


celebrate da

nobili

alterare

mi

il

stato

fine della favola di

parso convenevole, in

grezza, avendo per

mia

ard affermare essersi

mio,

il

Orfeo;

tempo

ma

il

in
cos

di tanta alle-

esempio

giustificazione

di poeti greci in altre favole

(1)

Potr parere ad

scrittori.

alcuno che troppo ardire sia

nostro

sommerso Ulisse

Questa recita in casa Corsi ebbe luogo

Dante

nella sua

il

20

gen-

naio 1599.
Solerti, L'origine del Melodramma.

l'okigine del

42

navigazione, tutto che

avessero contato

il

melodramma

Omero

e gli altri

poeti

contrario. Cosi parimente

ho

neY Aiace, in fare

seguita l'autorit di Sofocle

rivolgere la scena, non potendosi rappresentare

altrimenti

le

preghiere

lamenti

di Orfeo.

Riconosca V. M. in queste mie bench piccole


fatiche, l'umil devozine dell'animo verso di lei,
e viva

lungamente

felice,

per ricevere da Iddio

ogni giorno maggiori grazie e maggiori favori.


Di Firenze,

il

4 ottobre 1600.
D. V. M. umilissimo servitore

Ottavio Eixuccini.

l'origine del

JACOPO PERI.

L'Euridice [1600]

melodeamma

43

Dedicatoria e prefazione a
(*).

Alla Cristianissima Maria Medici

Regina di Francia

Poich

di Navarra.

nuove musiche, fatte da me nello


Maest Vostra, Cristianissima

le

sponsalizio della

Regina, riceverono tanto favore dalla sua presenza, che pu non pure adempiere ogni loro
difetto,

ma

sopravanzare

infinitamente

quanto

di bello e di buono potevano ricevere altronde

vengo sicuro a dedicarle al suo gloriosissimo


nome. E s'Ella non ci riconoscer cosa o degna

almeno proporzionata

di lei,

questo nuovo

poema

(ove

il

alle perfezioni di

signor Ottavio Ri-

nuccini, e nell'ordinar e nello spiegar s

nobile

favola, adornandola tra mille grazie e mille vadi quelle due


accompagnano: gravit e

ghezze, con maravigliosa unione

che

(*)

sopra

diffcilmente si

LE MVSICHE
L'EVRIDICE

di Jacopo Peri

Nobil fiorentino

del

presentate nello Sponsalizio

Ottavio Rinvccini

Regina di Francia
FIORENZA Appresso Giorgio Marescotti

Medici

Rapdella Christianissima Maria


[stemma] IN
e di Navarra

sig.

MDC.

l'oeigine del

44
dolcezza,

melodramma

ha dimostrato d'esser' al par

de' pi

famosi antichi, poeta in ogni parte mirabile) ci


scorger almeno quella nobile qualit che trassi compiacque
mio canto sotto la persona
! Orfeo. Gradiscale, dunque, la Maest Vostra
come nobili e degne, non da altro che dalla grandezza di Lei medesima, che l'ha onorate. Et
accetti in esse un affetto umilissimo dell'antica

sero dalla presenza Sua, quando


ascoltarle e udire

il

servit mia, con

il

musiche,

dedico

le

prego da Dio

il

quale,
di

insieme con queste

nuovo

me

stesso,

suoi favori.
Di Firenze

il

le

colmo delle sue grazie e dei

d 6 di febbraio 1600.

Di Y. M. Cristianissima
Umilissimo servitore

Jacopo Peri.

l'origine del

A'

Prima

melodramma

45

Lettori.

ch'io vi

porga (benigni Lettori) queste

Musiche mie, ho stimato convenirmisi farvi noto


quello che m'ha indotto a ritrovare questa nuova

maniera

umane

di canto: poich di tutte le operazioni

la

ragione debbo essere principio e fonte.

non pu renderla agevolmente, d a credere d' aver' operato a caso. Bench dal signor
Emilio del Cavaliere, prima che da ogni altro
chi

ch'io sappia,

con maravigliosa invenzione

fatta udire la nostra musica sulle scene

nondimeno
Rinuccini

signori Jacopo Corsi

a'
(fin

l'anno 1594), che

io,

ed

ci

fusse

piacque
Ottavio

adoperandola

in altra guisa, mettessi sotto le note


di

la favola

Dafne, dal signor Ottavio composta, per fare

una semplice pruova

di

quello

che potesse

canto dell'et nostra. Onde, veduto che

tava

di poesia

dramatica e che per

si

si

il

trat-

doveva
non

imitar' col canto chi parla (e senza dubbio


si

parl

Greci e

mai cantando), stimai che

Romani

(i

quali,

gli

antichi

secondo l'opinione di

molti, cantavano su le scene le tragedie intere)

usassero un'armonia, che avanzando quella del


parlare ordinario, scendesse tanto dalla melodia

melodramma

l'origine del

46

forma di cosa mezzana.


veggiamo in quelle
onde
E
jambo,
che non si
il
poesie aver' avuto luogo
innalza come l'esametro, ma pure detto avanzarsi oltr' a' confini de' ragionamenti famigliari.
E per ci, tralasciata qualunque altra maniera
del cantare che pigliasse

questa la ragione,

di canto udita fin qui,

l'imitazione che

si

mi

diedi tutto a ricercare

debbo a questi poemi; e con-

siderai che quella sorte di voce, che dagli antichi

assegnata, la quale essi chiama-

fu

al cantare

vano diastematica (quasi trattenuta


potesse in parte
corso tra

affrettarsi, e

e sospesa),

prender temperato

movimenti del canto sospesi e

lenti,

e quegli della favella spediti e veloci, et acco-

modarsi

al proposito

mio (come l'accomodavano

anch'essi, leggendo le poesie

avvicinandosi

all'altra

continuata appellavano:

ad

(bench forse
nelle

musiche

del
il

versi

eroici),

i nostri moderni
hanno ancor fatto

che

altro fine)

loro. Conobbi,

et

ragionare, la quale

parimente, nel nostro

parlare alcune voci intonarsi in guisa che vi

si

pu fondare armonia, e nel corso della favella


passarsi per altre molte che non si intuonano,
ad altra capace di movimento
nuova consonanza. Et avuto riguardo a que'
modi et a quegli accenti che nel dolerci, nel ral-

finche si ritorni
di

legrarci

et

in

somiglianti cose

muovere il basso
or meno, secondo
tra le false

al
gli

tempo
affetti,

di

ci

servono, feci

quegli,

e lo tenni

or

piti

fermo

tra le buone proporzioni, finche,

scorrendo per varie note, la voce di chi ragiona


arrivasse a quello che nel parlare ordinario in-

l'origine del

melodramma

47

tonandosi, apre la via a nuovo concento.

non

solo perch

il

E questo
non

corso del ragionare

fe-

risse Toreccliio (quasi intoppando negli incontri


delle ripercosse corde, dalle consonanze pi spesse)

non paresse

in

un

certo

modo

moto

ballare al

o meste

del basso, e principalmente nelle cose

gravi, richiedendo per natura l'altre pi liete

pi spessi

che

ma

movimenti:

delle false, o

ancora perch l'uso

scemasse o ricoprisse quel vantaggio

s'aggiungne dalla necessit

ci

intonare

di

ogni nota: di che, per ci fare, potevan forse aver

manco bisogno
io

non

l'antiche musiche.

ardirei affermare questo

nelle greche

nelle

per,

essere

romane favole

s
il

come
canto

usato, cos

ho creduto esser quello che solo possa donarcisi


dalla nostra musica, per accomodarsi alla nostra
favella.

Onde

cantare, e

il

quale

aveva

di

arie bellissime per quella favola,

ad

altri

modo

piacque sommamente, non pure

gnor Jacopo,
Pietro

mia

fatta udire a quei Signori la

openione, dimostrai loro questo nuovo

Strozzi

al

signor

di

al si-

gi composte

ma

al

Francesco

signor

Cini

et

molti intendentissimi gentiluomini (che

nella nobilt fiorisce oggi la musica),

a quella famosa, che

si

come anco

pu chiamare Euterpe

dell'et nostra, la signora Vettoria Archilei: la

quale ha sempre fatte degne del

cantar suo

musiche mie, adornandole non pure

di quei

e di quei lunghi giri di voce semplici

le

gruppi
doppi,

che dalla vivezza dell'ingegno suo son ritrovati

ad ogn'ora, pi

per ubbidire all'uso de' nostri

tempi, che perch'olla stimi consistere in essi la

l'origine del

48

melodramma

bellezza e la forza del nostro cantare,

ma

anco

vaghezze e leggiadrie che non si possi imparono da

di quelle e

sono scrivere, e scrivendole non

commend messer Giovan

L'ud e la

gli scritti.

Battista lacomelli, che

in

cognome

tutte

le

parti della

ha quasi cambiato

musica eccellentissimo,

col Violino, in cui

egli

mirabile; e

per tre anni continui che nel carnovale

sommo

present, fu udita con

plauso

universale ricevuta

Ma

ritrov.

Euridice,

ebbe

suo

il

si

rap-

diletto e con ap-

chiunque vi

da

si

miglior ventura la presente

non perch

sentirono quei Signori

la

et altri valorosi uomini, ch'io nominai, e di pi


il

signor conte Alfonso Fontanella et

il

signor

Orazio Vecchi, testimoni nobilissimi del mio pensiero,


s

ma

perch fu rappresentata ad una Regina

grande, et a tanti famosi principi d'Italia e

di Francia, e fu

cantata da' pi eccellenti musici

de' nostri tempi.

Tra

quali

il

signor Francesco

Rasi, nobile aretino, rappresent

Aminfa;

gnor Antonio Brandi Arcetro; et

il

chior Palandrotti Plutone: e dentro

il

si-

signor Melalla

scena

fu sonata da Signori per nobilt di sangue e per

eccellenza di musica

illustri;

Corsi, che tanto spesso

gravicembalo, et

il

il

signor Jacopo

ho nominato, son un
Don Grazia Montai vo

signor

un chitarrone, Messer Giovan Battista dal Violino una lira grande, e Messer Giovanni Lapi un
liuto

grosso.

bench

fin

allora l'avessi fatta

modo appunto che ora viene in luce, nondimeno Giulio Caccini (detto Romano) il cui

nel

sommo

valore

noto

al

mondo,

fece

l'arie

va

l'okigine del

melodramma

alcune del Pastore

d'Euridice et

49

Ninfe

Coro; e de' Cori ^^Al canto, Al ballo ,


rate

"

Poi che

gli eterni

imperi

"

del

Sospi-

e questo

perch dovevano essere cantate da persone dependenti da

lui,

le

quali

arie si leggono nella

composta e stampata pur dopo che questa


rappresentata a S. M. Cristianissima.
fu
mia
Ricevetela per benignamente, cortesi lettori
e bench io non sia arrivato, con questo modo,
sua,

fin

dove mi pareva

di

poter giungnere, essendo

mio corso il rispetto della, novit,


ogni modo; e forse avverr ch'in

stato freno al

graditela in

altra occasione io vi dimostri cosa pi perfetta


di questa.

Intanto mi parr d'aver fatto

avendo aperta

la strada al valor' altrui di

minare, per

mie orme,

non

le

alla gloria,

dato di poter pervenire.

assai,

cam-

dove a

me

spero che l'uso

delle false, sonate e cantate senza paura, discre-

tamente
s

(et

appunto essendo piaciute a tanti e

valorosi uomini) non vi saranno di noia, mas-

meste e pi gravi

sime neir arie

piti

'Arcetro

Dafne, rappresentata con molta

grazia

di

d' Orfeo,

da Jacopo Giusti, fanciulletto lucchese.

vivete

lieti.

Jacopo Peri.

Solerti, L'origine del Melodramma.

melodramma

l'origine del

50

GIULIO CACCINI.
[1600]

Prefazione a L'Euridice

(*).

Air Illustrissimo Signore


Signor Giovanni Bardi de Conti di Vernio

Il

Luogotenente Generale
Dell'una

e dell'altra

Avendo

io

Guardia di N."

composto in musica

Sr

Osservr

in stile rap-

presentativo la favola ' Euridice e fattala stampare,

m' parso parte

a V.

S. Illustrissima,

stato particolar

mio debito dedicarla


io son sempre

di

alla quale

e a

servitore,

mi truovo

cui

infinitamente obbligato. In essa ella riconoscer


quello stile usato da
sono,

come sa Y.

Sanazzaro Itene

me

altre volte, molti anni

S. Illustrissima, nell'ecloga del

all'

ombra

degli

in altri miei madrigali di quei

simo volto; Vedr


e simili.

il

mio

sol;

ameni faggi ecc.,


tempi: Perfidis-

Dovr dunque morire^

questa quella maniera

altres, la

quale negli anni che fioriva la Camerata sua in Firenze, discorrendo ella, diceva, insieme con molti
altri nobili virtuosi, essere stata

usata dagli an-

tichi Greci nel rappresentare le loro tragedie e

altre favole,

(*)

adoperando

il

L'EVRIDICE composta in
I

presentativo

IN FIRENZE

canto.

MVSICA

In

stile rap-

da GivLio Caccini detto Romano [stemma])


Appresso Giorgio Marescotti MDC.
f

51

l'origine del melodramma

Reggesi, adunque, l'armonia

parti

delle

che

un basso

recitano nella presente Euridice, sopra

ho io segnato le quarte,
seste e settime, terze maggiori e minori pi necessarie, rimettendo nel rimanente lo adattare
continuato, nel quale

le parti

di

nell'arte

volte le

mezzo

a'

giudizio e

lor luoghi nel

suona; avendo legato alcune


corde del basso, affine che nel trapaschi

di

sare delle molte dissonanze ch'entro vi sono, non


si

ripercuota la corda e l'udito ne venga offeso.

ho io usata una
ho stimato che abbia

Nella qual maniera di canto


certa sprezzatura, che io
del nobile,

parendomi con essa

pressato quel

pi

ancora fuggito

il

naturai

alla

di

essermi

favella.

riscontro delle due

ap-

Ne ho

ottave e

cantando con

due quinte, quando due soprani


mezzo, fanno passaggi pensando
perci, con la vaghezza e novit loro, maggiorl'altre parti di

mente
essi

dilettare; e

passaggi,

massimamente poi che senza

tutte

parti

le

sono

senza

tali

errori.

Io era stato di parere, con l'occasione presente,


di fare

cantare,

un discorso ai lettori del nobil modo di


al mio giudizio il migliore col quale

altri potesse esercitarsi,

con alcune curiosit ap-

partenenti ad esso, e con la nuova maniera de'

inventate da me, quali

passaggi e raddoppiate

ora adopera, cantando l'opere mie, gi molto

tempo. Vittoria Archilei,


eccellenza che mostra

Ma, perch non


miei amici

il

cantatrice

quella

ad alcuni
non posso, ne devo mancare

parso, al presente,

(ai quali

di

grido della sua fama.

melodramma

l'origine del

52

per questo), mi sono perci riserbato


occasione, riportando

per

io,

soddisfazione di essere stato

ad

altra

ora, questa
il

primo

sola

dare

stampa simile sorte di canti, e lo stile e


la maniera di essi. La qual si vide per tutte
l'altre mie musiche che son fuori in penna, comalla

poste da

me

pi di quindici anni sono in diversi

tempi, non avendo mai nelle mie musiche usato


altr'arte che l'imitazione de' sentimenti delle parole,

toccando quelle corde, pi o meno affettuose,

le quali

ho giudicato pi convenirsi per quella

grazia che
grazia e

ricerca per ben cantare; la qual

si

modo

di canto,

molte volte mi ha

ficato essere stata cost in

buona universalmente V.

Roma
S.

Illustrissima.

quale prego intanto a ricevere in grado


della

sua

mia buona volont


protezione,

sotto

ecc.

sempre potermi ricoverare

l'

ecc.,

scudo

sperer

et esser difeso

dai pericoli che sogliono soprastare alle cose

pi usate; sapendo

che

ella

La

effetto

a conservarmi la

quale

il

testi-

accettata per

non

potr sempre far

fede non essere discare le cose mie a Principe

grande, il quale avendo occasione di esperimentare tutte le buone arti, giudicare ottimamente ne pu; con il che baciando la mano a

V. S.

111.,

prego Nostro Signore

Di Firenze

li

Di V.

la faccia felice.

20 di dicembre 1600.
S. Illustrissima

Servitore affezionatissimo e ohhUgatissimo

Giulio Caccini.

l'origine del

GrIULIO CACCINI.

melodeamma

53

Dedicatoria e prefazione a

Le Nuove Musiche [1601-1614-1615]

(*).

All'Illustrissimo Signor Lorenzo Salviati

Suo Signor Osservandissimo.

Niuna cosa inanimisce pi ad


eziandio

offerire

altrui

che l gratitudine di chi

piccioli doni

si degnato riceverli, V. S. Illustrissima


compiacque sempre di favorire e gradire non

talora
si

dir

(*)

doni,

ma

saggi degli esercizi miei

LE NVOVE MVSICHE di
[stemma] IN FIRENZE

Givlio

Romano

MDCI.
La medesima prefazione
stampa di Venezia, Raverii,

e,

detto

Appresso iMarescotti|

fu ripetuta

1607,

Caccini

mu-

nella brutta

ri-

tranne l'ultimo tratto

in fine, anche nell'edizione del 1615, qui appresso indicata,

cui

manca per anche una breve

Lorenzo Salviati in data


legge nella prima

LE NVOVE

1 febbraio

dedicatoria a

1601 [1602] che

si

MVSICHE

di Givlio Caccini

detto Ro-

mano Musico del Serenissimo Gran Duca di Toscana


Nouamente con ogni diligenza ristampate [impresa] IN
J

VENETIA

Appresso Giacomo Vincenti MDCXV.


all'edizione del 1614 in tutto diversa

La prefazione

e si legge pi innanzi.

sicali
le

melodramma

l'origine del

54

mentre che

suo nobile intelletto in tutte

il

si
dilettato non
da me, e da chi esermusiche mie et il canto; ma

affinato,

belle discipline

solamente
citato

di ascoltare

da me,

le

sovente ancora di onorarle cantandole. Il perch


dovendo io per una certa mia esperienza dell'arte,

pubblicare alcuni pochi miei Madrigali et

canzonette composte a aria, le raccomando alla


protezion sua, che con tanta cortesia

le quali ella nel

stare

si

suo nobilissimo giardino

virtuoso

diletto

pia-

che quelle Muse, con

ciuta pregiarle: sperando

si

suole

che per vicinanza di

luogo a quelle umilissime della mia casa non son


disgiunte, debbiano tener ricordata a V. S. 111.*

quella servit mia, che antica

desidera e spera ognora

pii

oramai essendo,

internarsi nella sua

virti e nella

benignit della grazia sua

desiderando

io

grazia divina,

sempre che
a

lei

Di Casa in Firenze
Di V.

S.

il

fo
d

sia

la quale

illustrata dalla

reverenza debitamente.

primo

di febbraio 1601.

Illustrissima

OMigatissimo Servitore
Giulio Caccini.

melodramma

l'origine del

Ai

Se

lettori.

musica

gli studi della

maniera

alla nobile

55

fatti

da

di cantare, dal

me

pione del Palla mio maestro appresa,

mie composizioni

me

posti da

di piti

io

altre

et

madrigali et arie, com-

non ho fino ad
addivenuto dal non isti-

me

che assai di onore rice-

in diversi tempi, io

ora manifestati, ci

mare

intorno

famoso Sci-

parendo a

vessero dette mie musiche, e molto

pili

del merito

veggendole continovamente esercitate da

loro,

pi famosi cantori e cantatrici d'Italia, et altri


nobili

amatori

di

questa

professione.

Ma

ora

veggendo andare attorno molte di esse lacere e


guaste, et inoltre malamente adoperarsi quei
lunghi

giri

doppiate,

da

me

voci semplici e doppi, cio rad-

Funa

per isfuggire quella

passaggi

per

di

intrecciate

gli

che

gi

voci, et altres

scere

antica

maniera

fiato e di

usarsi

corde che per le

indifferentemente

il

scemare della voce, l'esclamazioni,

e gruppi,

maniera

et
di

di

costumarono, pi propria

si

strumenti di

nell'altra, ritrovate

altri cotali

ornamenti

alla

cretrilli

buona

cantare; sono stato necessitato, et

anco mosso da amici, di far istampare dette mie

musiche

et in questa

mia prima impressione con

l'origine del

56

questo discorso

lettori

ai

che m'indussero a simil

voce

melodramma

sola, affine che,

mostrare

modo

le

cagioni

di canto

per una

non essendosi

ne'

moderni

tempi passati costumate (ch'io sappia) musiche


di quella intera grazia ch'io sento nel

risonare,

io

ne possa in questi

alcun vestigio, e che

altri

mio animo

scritti lasciare

possa giungere alla

perfezione, che Poca favilla gran fiamma seconda.

veramente nei tempi che fioriva in Firenze -la


virtuosissima Camerata dell'Illustrissimo Signor
Io

Giovanni Bardi de' Conti di Vernio, ove concorreva non solo gran parte della nobilt, ma ancora i primi musici et ingegnosi uomini, e poeti
e filosofi della citt, avendola frequentata anch'io,

posso dire d'avere appreso

piii

dai

dotti ragionari, che in pi di trent'anni

loro

non ho

fatto nel contrappunto; imper che questi in^enden-

m'hanno sempre confortato,


e con chiarissime ragioni convinto, a non pregiare quella sorte di musica, che non lasciando

tissimi gentiluomini

bene intendersi le parole, guasta il concetto et


il verso, ora allungando et ora scorciando le sillabe per accomodarsi

mento

della poesia,

ma

al

contrappunto, lacera-

ad attenermi a quella

maniera cotanto lodata da Platone et altri filosofi, che affermarono la musica altro non essere
che la favella e il ritmo et il suono per ultimo,
a volere che ella possa
penetrare nell'altrui intelletto e fare quei mirabili effetti che ammirano gli scrittori, e che
e

non per

lo contrario,

non potevano farsi per il contrappunto nelle


e particolarmente cantando
moderne musiche
:

melodramma

l'origine del

57

un solo sopra qualunque strumento di corde, che


non se ne intendeva parola per la moltitudine
di passaggi,

tanto

nelle

quanto

brevi

sillabe

ogni qualit di musiche, pur che

lunghe, et in

per mezzo di essi fussero dalla plebe esaltati e


gridati per solenni

Veduto adunque,

cantori.

si

com'io dico, che tali musiche e musici non da-

vano altro

fuor

diletto

di

quello

che poteva

l'armonia dare all'udito solo, poi che non pote-

vano esse muovere l'intelletto senza l'intelligenza


delle parole, mi venne pensiero introdurre una
sorte di musica, per cui altri potesse quasi che
in

armonia favellare, usando in essa (come altre

volte ho detto) una certa nobile sprezzatura di


canto, trapassando

nendo per
che quando

mune,
mento
buone
tempi
a

con

eccetto

me

ne volea servire all'uso coparti di mezzo tocche dall' istru-

io

per esprimere qualche

affetto,

non essendo

per altro. L onde, dato principio in quei


a quei canti per una voce sola, parendo

me

che

avessero

muovere, che
quei tempi,
'l

false, te-

corda del basso ferma,

la

le

talora per alcune

le

forza

piti

pi voci

per dilettare e

insieme, composi

in

madrigali Perfidisshno volto; Vedr

mio Sol; Dovr dunque morire, e simili

e par-

ticolarmente l'aria sopra l'Egloga del Sanazzaro


Itene a l'ombra degli

proprio, che poi

Firenze

si

amorevole

ameni faggi, in quello


serv per le favole

sono rappresentate cantando.

madrigali et

il

mi

aria uditi

in

essa

applauso et esortazioni

mio presupposto

fine

stile

che in
I quali

camerata con
ad eseguire

per tal camino, mi mos-

SoLERTi, L'origine del Melodramma.

l'origine del melodramma

58

a Roma per darne saggio


udire detti madrigali et
fatti
ove
anche quivi:
aria in casa del signor Nero Neri a molti gentiluomini, che quivi s'adunavano, e particolara

sero

mente

trasferirmi

al

signor Lione Strozzi,

possono

tutti

rendere buona testimonianza quanto mi esortassero a continovare l'incominciata impresa, dicen-

domi perfino a quei tempi non avere udito mai


armonia d'una voce sola, sopra un semplice strumento di corda, che avesse avuto tanta forza di
muovere l'affetto dell'animo quanto quei madriSI per lo nuovo stile di essi^ come perch
gali
costumandosi anco in quei tempi per una voce
sola i madrigali stampati a pi voci, non pareva
;

l'artifizio delle parti

che per

loro,

corrispondenti

fra loro, la parte sola del soprano di per sola

cantata avesse in se affetto alcuno. Onde ritor-

nato

io

a Firenze, e considerato che altres in

quei tempi

si

usavano per

zonette per lo

me

che

non

pili di
si

parole

musici alcune can-

vili,

convenissero,

le quali

pareva

che tra

gli

uomini intendenti non si stimassero; mi venne


anco pensiero, per sollevamento tal volta degli
animi oppressi, comporre qualche canzonetta a
uso di aria per potere usare in conserto di pi
strumenti di corde; e comunicato questo mio
pensiero a molti gentiluomini della citt, fui compiaciuto cortesemente da essi di molte canzonette
di

misure varie di versi,

dal

signor Gabriello

copie,

et

come anche appresso

Chiabrera,

che

assai diversificate da tutte

fui favorito,

in

molte

l'altre

ne

prestandomi egli grande occasione

L'ORIGINE DEL

MELODEAMMA

le quali tutte

d'andar variando,
in diverse arie, di

tempo

in

composte da

me

tempo, state non

sono poi disgrate eziandio a tutta Italia, servendosi ora di esso stile ciascuno che ha volsuto

comporre per una voce sola, e particolarmente


qui in Firenze: ove stando io gi trenta sette
anni a

gli stipendi di questi

della loro bont

merc

Serenissimi Principi,

qualunque ha volsuto ha

potuto vedere et udire a suo piacere tutto quello

che di continuo ho operato intorno a

Ne

sifatti studi.

quali, cosi ne madrigali come nelle arie, ho

sempre procurata l'imitazione de


parole, ricercando quelle corde
tuose, secondo

colarmente

piti

concetti delle

meno

affet-

sentimenti di esse, e che parti-

avessero grazia, avendo ascosto

esse quanto pi
punto e posato
,

ho
le

in

potuto l'arte del contrap-

consonanze nelle sillabe lun-

ghe, e fuggito le brevi et osservato l'istessa re-

gola nel

fare

adornamento

io

crome, fino al

una mezza
le quali,

saggi

il

passaggi bench per un certo


abbia usato talora alcune poche
:

valor di un quarto di battuta o


pi sopra sillabe brevi per lo pi,

perch passano tosto e non sono pas-

ma un

certo accrescimento di grazia, si

possono permettere, et anco per che il giudicio


speciale fa ad ogni regola patire qualche ecce-

Ma, perch di sopra io ho detto essere


malamente adoperati quei lunghi giri di voce,
d'avvertire che i passaggi non sono stati ritrovati per che siano necessarii alla buona maniera
di cantare, ma credo io piuttosto per una certa

zione.

titillazione a gli orecchi di quelli che

meno

in-

l'oeigine del

60

tendono

clie

melodramma

cosa sia cantare con affetto

che,

se ci sapessero, indubitatamente i passaggi sarebbero abborriti, non essendo cosa pi contraria


di loro all'effetto. Onde per
mente adoprarsi que' lunghi

che

da me

ci

giri

ho detto malavoce, per

di

sono stati introdotti cos per servir-

sene in quelle musiche


sillabe lunghe, e

non facendo

meno

affettuose, e sopra

no brevi, et in cadenze

di mestieri

nel

resto

finali;

intorno alle

vocali altra osservanza per detti lunghi giri se

non che

la vocale

"

fa miglior effetto nella

voce del soprano che del tenore, e la vocale


" i
u esmeglio nel tenore che la vocale

**

sendo

le

rimanenti tutte in uso comune, sebbene

pi sonore le aperte che le chiuse,

come anco

pi proprie e pi facili per esercitare la disposizione.

Et acci che ancora, seppure

questi giri di voce usare,

si

si

debbono

facciano con qualche

regola nelle mie opere osservata, e non a caso


sulla pratica del

contrappunto, onde sarebbe

prima nelle opere che altri


e fare maniera in essi, ne pro-

di mestieri pensarli

vuol cantar solo,


mettersi che

il

contrappunto sia bastevole: per

che alla buona manira di comporre e cantare


in questo stile serve molto pi l'intelligenza del

concetto e delle parole,


di

esso cos

nelle

il

corde

gusto e l'imitazione
affettuose

come

nello

esprimerlo con affetto cantando, che non serve


il

contrappunto ; essendomi

accordar solo le due parti

io servito di esso

insieme

per

sfuggire

certi errori notabili, e legare alcune durezze pi

per accompagnamento dello affetto che per usar

l'origine del

arte

come anco

far e diletter
cotale

stile

melodramma

vede, che migliore effetto

si

pi un'aria o un

composto su

'1

non far un

madrigale in

gusto

delle parole datele, che abbia

cantare, che

,61

del

concetto

buona maniera

di

altro con tutta l'arte

non si potr rendere


migliore ragione che la prova istessa. Tale
adunque furono le cagioni, che m' indussero a
simile maniera di canto per una voce sola: e
del contrappunto

di che

dove, et in che sillabe et vocali


i

si

deono usare

lunghi giri di voce. Resta ora a dire perch

crescere
trilli

scemare

il

T esclamazioni,

della voce,

e gruppi, e gli altri effetti sopra detti siano

indifferentemente usati, perocch allora

si

dicono

usarsi indifferentemente ogni volta che altri se

ne serve tanto nelle musiche affettuose, ove pi


si richieggono, quanto nelle canzonette a ballo.
La radice del qual difetto (se non m'inganno)
cagionata perch

prima quello che

il

musico

non ben possiede

egli vuol cantare

e se ci fosse,

indubitatamente non incorrerebbe in cotali errori,


s come pi facilmente incorre quel tale, che for-

una maniera di cantare, verbi grazia,


tutta affettuosa con una regola generale, che nel
crescere e scemare della voce, e nelle esclamazioni sia il fondamento di esso affetto, sempre
se ne serve in ogni sorte di musica, non discer-

matosi

nendo se le parole il richieggono l dove coloro,


che bene intendono i concetti e i sentimenti delle
parole conoscono i nostri difetti, e sanno distin;

guere ove pi e meno


a'

quali

si

si

richieggia esso affetto:

deve procurare con ogni studio

di

som-

melodramma

l'oeigine del

62

inamente piacere, e pregiare piti la lode loro che


l'applauso del vulgo ignorante. Quest'arte non
patisce la mediocrit, e quanto pi squisitezze
per l'eccellenza sua sono

in

dovemo

fatica e diligenza le

con tanta pi

lei,

professori di

noi,

amore

essa, ritrovare con ogni studio et

quale

il

amore ha mosso me (vedendo io che dalli scritti


abbiamo lume d'ogni scienza e d'ogni arte) a
lasciarne questo poco di spiraglio nelle note appressO;

intendendo

e discorsi:

mostrare

di

io

quanto appartiene a chi fa professione

di

cantar

solo sopra l'armonia di chitarrone o d'altro stru-

mento

di corde,

pur che gi sia introdotto nella

teorica di essa musica, e suoni a bastanza.

gi che ella non

acquisti

si

in

Non

qualche parte

anco per lunga pratica, come si vede che hanno


fatto molti, e uomini e donne, sino a un certo
segno per

ma

perch la teorica di questi

scritti

E perch

sino al segno sopraddetto fa di mestieri.

nella professione del cantante (per eccellenza sua)

non servono
insieme la

solo le

cose particolari,

ma

tutte

fanno migliore, per procedere adunque

con ordine dir, che i primi et pi importanti


fondamenti sono l'intonazione della voce in tutte
le corde,

non

solo,

che nulla non manchi sotto,

cresca di vantaggio,
niera,

come

ella si

ma

abbia la buona ma-

deve intonare, la quale per

essere usata per lo pi in due,

vedremo e l'una
mostreremo

e l'altra, e con le infrascritte note


quella, che a
effetti,

alcuni,

me

parr pi propria per

gli altri

che appresso ne seguono. Sono adunque


che

nell'

intonazione

della

prima voce

l'okigine del

melodeamma

63

intonano una terza sotto, et alcuni

detta

altri

prima nota nella propria corda, sempre crescendola, dicendosi questa essere la buona maniera
per mettere la voce con grazia la quale, in quanto
:

per non essere regola generale, poi

alla prima,

che in molte consonanze ella non accorda, bench


ov'ella si possa anco usare, divenuta ormai

maniera

invece d'aver

che

ordinaria,

cotanto

grazia (perch anco alcuni

trattengono nella

si

terza sotto troppo spazio di tempo, ov'ella vor-

rebbe a pena essere accennata) direi ch'ella fosse


pi tosto rincrescevole all' udito, e che per li
principianti particolarmente ella si dovesse usare
di rado, e

vece di

come pi

essa

mi eleggerei

pellegrina,

seconda del crescere

la

Ma

perch

termini ordinarli et usati da gli

io

in

la voce.

non mi sono mai quietato dentro


altri,

anzi

sono andato sempre investigando pi novit a

me

possibile,

pur che

la novit

a poter meglio conseguire

stata atta

sia

fine

il

del

musico,

muovere l'affetto dell'animo,


ho trovato essere maniera pi affettuosa lo incio di dilettare e

tonare la voce per

contrario

effetto

all' altro,

cio intonare la prima voce scemandola, per


che l'esclamazione, che mezzo pi principale

per muovere

mente

altro

l'affetto

non

(et l'esclamazione propria-

che nel

lassare

della voce

rinforzandola alquanto) et tale accrescimento di

voce nella parte del soprano, massimamente nelle


voci fnte, spesse volte diviene acuto, et impati
bile all'udito,

come

in pi occasioni

ho udito

io.

In-

dubitatamente adunque, come affetto pi proprio

l'oeigine del

64

melodramma

per muovere, miglior effetto far l'intonare la


voce scemandola, che crescendola per clie nella
detta prima maniera, crescendo la voce per far
;

l'esclamazione, fa di mestiere poi nel lasciar di

essa

crescerla di vantaggio:

ch'ella apparisce sforzata

per

cruda.

lio

Ma

detto

tutto

il

contrario effetto far nello scemarla, poi che nel


lassarla,

sempre

il

piti

darle

un poco

affettuosa;

pii

oltre

spirto la render
che,

usando

anco

tal volta or l'una et or l'altra, si potr variare,

essendo molto necessaria la variazione in quest'arte,

purch

ella sia

indiritta

al

fine detto.

maggior parte
muovere
a
cantare
atta
poter
della grazia nel
l'affetto dell'animo in quei concetti di vero ove

Di maniera

pili si

che, se questa quella

conviene usare

tali affetti, e se si

dimostra

con tante vive ragioni, ne viene in conseguenza


di

nuovo, che da gli

scritti

s'impara altres quella

pii necessaria che in miglior maniera e


maggior chiarezza per sua intelligenza non si
pu descrivere, e nondimeno si pu acquistare
perfettamente, pur che dopo lo studio della teorica
e regole dette, si ponga in atto quella pratica

grazia

[per] la quale in tutte le arti si diviene piii perfetto,

ma

particolarmente nella professione e del

perfetto cantore e della perfetta cantatrice.


[seguono alcune righe di musica]

Di quello adunque, che possa essere, con magminor grazia intonato nella maniera detta,
se ne pu fare esperienza nelle soprascritte note
con le parole sotto Cor mio deh non languire; per

giore

l'origine del

melodramma

65

che nella prima minima col punto si pu intonare Cor mio scemandola a poco a poco, nel calar
della semiminima crescere la voce con un poco
pi spirito, e verr fatta l'esclamazione assai
affettuosa per la nota anco, che cala per grado

ma

molto pi spiritosa apparir nella parola deh,


per la tenuta della nota, che non cala per grado,
come anco soavissima poi per la ripresa della
sesta maggiore, che cala per salto.

che ho vol-

Il

suto osservare, per mostrare altrui, non solo che

ma

cosa esclamazione, e donde nasca,

che pos-

sono essere ancora di due qualit una pi affettuosa dell'altra,

sono

l'altro,

per la maniera con la quale

descritte, o

intonate nell'un

come per imitazione

per ella dar significato con


che l'esclamazioni in tutte
per una regola generale
in tutte le

minime

si

le

modo

o nel-

parola quando

jdella

concetto: oltre

il

musiche affettuose

possono sempre usare

semiminime

discendere, e saranno vie pi

punto per

col

affettuose per la

nota susseguente che corre, che non faranno nelle


semibrevi nelle quali dar pi luogo
e

scemare della voce senza usar

le

il

crescere

esclamazioni

intendo per conseguenza che nelle musiche ariose,


o canzonette a ballo,

debba usar solo


suole

invece di

essi

la vivezza del canto,

essere trasportato dall'aria

affetti,
il

si

quale

istessa, nella

quale, bench talora vi abbia luogo qualche escla-

mazione,

si

deve lasciare

l'istessa vivezza, e

non

porvi affetto alcuno che abbia del languido.

Il

perch noi venghiamo in cognizione quanto sia


necessario per

il

musico

un certo

Solerti, L'origine del Melodramma.

giudizio,
9

il

l'origine del melodkamsia

66

quale suole prevalere talvolta all'arte.

Come

al-

possiamo ancora conoscere dalle soprascritte


abbiano le prime

tres

note quanta maggior grazia

quattro crome sopra la seconda sillaba della parola languire, cos rattenute dalla seconda
col punto, che

le

scritte per esempio.

Ma

perch molte sono quelle

usono nella buona maniera

cose, che si

tare che per

croma

ultime quattro uguali, cos de-

trovarsi

di can-

esse maggior grazia,

in

una maniera, fanno contrario effetto


onde si dice altrui cantare con

descritte in

l'una dall'altra,

pi grazia o

men

grazia,

mi faranno ora dimo-

strare prima, in che guisa stato descritto da

me
me

trillo et

il

il

gruppo, e la maniera usata da

per insegnarlo a gli interessati di casa mia,

et inoltre poi tutti gli altri effetti pi necessarii

a ci non resti squisitezza da

non

si

me

osservata che

dimostri.
[seguono alcune righe di musica]

Il

trillo,

descritto da

me

sopra una corda sola,

non stato per altra cagione dimostrato


guisa, se non perch nello insegnarlo

prima moglie
figliuole,

stessa
cio

il

alla

et ora all'altra vivente, con le

non ho

nella

in questa

mia
mie

osservato altra regola che la

quale scritto, e l'uno e l'altro,

cominciarsi della prima semiminima, e

ribattere ciascuna nota con la gola sopra la vocale a fino all'ultima breve, e somigliantemente

gruppo quanto con la


suddetta regola fosse appreso in grande eccellenza dalla mia moglie passata lo lascer giudi-

il

gruppo,

il

qual

trillo

l'origine del

67

melodramma

tempi

chiunque ne' suoi

cantare,

l'ud

care

come

altres lascio nel giudizio altrui, potendosi

udire, in quanta squisitezza sia fatta dall'altra


mia vivente: che se vero che l'esperienza sia

con qualche sicu-

di tutte le cose, posso

maestra

rezza affermare e dire non

potere usare miglior

si

mezzo per insegnarlo, ne miglior forma per descriverlO; come si espresso e l'uno e l'altro.
Il

quale

gruppo, per essere scala necescose che si descrivono e sono

trillo e

saria a molte
effetti di

cantare

quella grazia che pi

come sopra

e,

ricerca per ben


in

detto, scritte

maniera o in altra fanno

si

il

una

contrario effetto di

mostrer non solo


tutti essi
eziamdio
come si
valor
l'istesso
con
maniere
effetti descritti in due
quello

che

fa

mestieri,

di

possono usare,

delle note,

zione,

acci

come sopra

da molti

scritti

imparare tutte

ma

tuttavia
si

venghiamo

in

cogni-

replicato pi volte, che

insieme con la pratica


le squisitezze di

si

possono

questa arte.

[seguono alcune righe di musicci]

le note sopra scritte in due maveggiamo d'aver pi grazia il numero secondo, che il numero primo, acci adunque ne

Poich per

niere

possiamo

far

migliore

esperienza, saranno qui

appi descritte alcune di esse con la parola sotto


et insieme

il

Basso per

lo

Chitarrone, e tutti

passi affettuosissimi con la pratica de' quali altri

potr

esercitarsi

in

loro:

et acquistarne

maggior perfezione.
[seguono alcune righe di musica]

ogni

l'okigine del

68

melodramma

perch negli ultimi due versi sopra

Ahi

le

parole

amor, in aria di romanesca e nel

dispietato

appresso Deh^ dove son fuggiti^ sono

madrigale

dentro tutti

migliori

che

affetti,

possono

si

usare intorno alla nobilt di questa maniera di


canti, gli

ho voluti perci descrivere

si

per mo-

strare dove si deve crescere e scemare la voce,

a fare l'esclamazioni,
tutti

trilli

somma

e gruppi, et in

come anco per non

tesori di quest'arte,

essere necessitato altra volta a dimostrar ci in


tutte le opere che appresso

cioch servano

seguiranno: et ac-

esempio

per

riconoscere

in

in

medesimi luoghi, ove saranno

esse musiche

pi necessari

secondo

gli

delle parole;

affetti

avvenga che nobile maniera sia cos appellata


da me quella che va usata senza sottoporsi a
misura

ordinata,

delle note la

facendo molte volte

met meno secondo

gli effetti

ne

quanto

si

detto; l

la

respirazione

la

del

altro

strumento

di corde,

altri

di essa arte,

buona voce per


fiato

poi che egli deve cantar solo

accomodarsi ad

in sprez-

dove poich sono tanti

da usarsi per l'eccellenza

tanto necessaria

valor

concetti delle

parole, onde ne nasce quel canto poi

zatura, che

il

essi

per valersene

sopra chitarrone,

senza essere forzato

che a se stesso,

un tuono, nel quale possa cantare

si

elegga

in voce piena

e naturale per isfuggire le voci fnte

nelle quali

per fngerle, o almeno nelle forzate, occorrendo


valersi

della

respirazione

molto (poich per


dito, e di essa

per

non discoprirle

lo pi sogliono offendere l'u-

pur necessario valersi per dar

69

maggiore

spirito

crescere

al

scemare

voce, alle esclamazioni e tutti

gli

che abbiamo mostrati), faccia

altri

della
effetti

non

che

gli

venga meno poi, ove bisogno. Ma dalle voci


fnte non pu nascere nobilt di buon canto:
che nascer da una voce naturale comoda per
tutte le corde, la quale altrui potr maneggiare
a suo talento, senza valersi

respirazione

della

per altro, che per mostrarsi padrone di tutti


affetti

gli

migliori che occorrono usarsi in siffatta

nobilissima maniera di cantare, l'amor della quale


e

generalmente

per

di tutta la

inclinazione

tanti anni,

mi scuser

trasportar

pii

se

'mparato,

lo

porto a tutti
bellissima

essendo,

si

mente

l'altrui

seggono e con

non conveniva

alla

il

reverenza che

coio

La quale

dilettando naturalmente,

fa ammirabile e

allora

di

forse

professori di quest'arte.

me

fosse lasciato

imparare, che

lo

et

studi

gli

mi

io

che

oltre,

a chi non meno stima

municar

musica acceso in

natura, e per

di.

si

guadagna

intera-

amore, quando coloro che la poslo

insegnare e col dilettare altrui

esercitandola spesso, la scuoprono e appalesano

per un esempio, e una sembianza vera di quelle


celesti, dalle quali

derivano

tanti beni sopra la terra, svegliandone

gli intel-

inarrestabili

armonie

letti uditori alla

contemplazione dei

diletti infiniti

in Cielo somministrati.

Conciosiach

io

abbia costumato in tutte le

mie musiche che son fuori in penna di denotare


per i numeri sopra la parte del Basso le terze
e le seste maggiori

ove segnato

il

diesis o

l'origine del

70

minori

melodramma

h molle, e similmente,

il

altre dissonanti
delle parti di

che

settime

le

accompagnamento

siano per

mezzo; resta ora

dire,

il

che le

legature nella parte del Basso in questa maniera


sono state usate da me, perch dopo la conso-

nanza

si

ripercuota solo la corda segnata, essendo

non

ella la pi necessaria (se io

posta
e

da

erro) nella propria

del chitarrone, e la pi
farsi pratica

da usarsi

facile

in essa, essendo quello stru-

mento pi atto ad accompagnare

la voce, e par-

ticolarmente quella del Tenore,

che

altro

qualunque

lasciando nel rimanente in arbitrio di chi

pi intende,

il

ripercuotere con

corde, che possono essere

Basso quelle

il

migliore intendimento

il

che pi accompagneranno la parte

loro,

canta sola, non

si

che

potendo fuori della 'ntavola-

tura, per quanto io conosco, descriverlo con pi


facilit (1).

Ma

intorno a dette parti di mezzo

si

veduta

osservanza singolare in Antonio Naldi, detto


Bardella, gratissimo servitore a

'Serenissime,

il

quale

il

queste Altezze

come veramente ne

stato l'inventore, cos reputato da tutti per lo

pi eccellente che sino a nostri tempi abbia mai

sonato di tale strumento, come con loro utilit

fanno fede

professori e quelli che

nell'esercizio del chitarrone

venisse a lui quello

caduto : cio che

(1)

che ad
altri

si

si

se gi egli
altri

dilettano

non av-

pi volte ac-

vergognasse l'avere

Qui termina neiredizione del 1615.

melodramma

l'origine del

imparato dalle discipline


dovesse

potesse
cose, e

come

se

altrui,

essere

e'

71

come se ciascuno

inventore di tutte le

fusse tolto all'ingegno degli

uomini di poter sempre andar ritrovando nuove


discipline

ad argumento

di propria gloria, et al

giovamento comune.

Lo Stampatre a
La

dilazione

del

Lettori.

tempo dal

quest'opera, che fu al

primo

della dedicatoria di

di febbraio, sino a questo

ultimo di giugno, nel quale e sottoscritta la licenzia dei


Superiori, apparirebbe e lunga e difforme se il discreto
avvertito che dopo il cominciamento
lunga infermit dell'autore, e la inferdi Giorgio Marescotti mio Padre, sono state

Lettore non fusse


della

stampa
mit e morte

la

vere cagioni

date.

spiacevoli

di

diversificare

giorni e le

l'okigine del melodramma

72

Ai

discreti lettori (*).

Molti anni avanti che io mettessi alcuna delle

mie opere

musica per una voce

di

sola

alla

stampa, se ne eran vedute fuora molte altre mie,


fatte

tempi et occasioni, delle quali

in diversi

furono pi note la musica che io feci nella fa-

vola della Dafne del Sig. Ottavio Rinuccini, rappresentata in casa del Sig. Jacopo Corsi d'onorata

memoria, a quest'Altezze Serenissime et altri


Principi; ma le prime che io stampassi furon
le

musiche

fatte l'anno

1600 nella favola

del-

V Euridice, opera del medesimo autore: e furon

(*)

NVOVE MVSICHE

con due

arie

corde del Basso,

Romano,
scriuere
tutte

le

nvova maniera

particolari per
|

di Givlio Caccini di

nelle quali

si

di

Roma,

le

detto Givlio

dimostra, che da tal Maniera di

con la pratica di essa,


squisitezze

di scriverle

Tenore, che ricerchi

possano apprendere

si

quest'arte,

senza necessit del

Canto dell'Autore; Adornate di passaggi, trilli, gruppi,


di qualunque voglia
e nuoui affetti per vero esercizio
[stemma] IN FIORENZA
professare di cantar solo
Appresso Zanobi Pignoni e Compagni 1614 Con Li|

cenzia de' Superiori.

Precede una dedicatoria a Piero Falconieri in data


18 agosto 1614, di nessuna importanza.

l'origine del

le

prime che

si

melodramma

73

vedesser date in luce in Italia

da qualunque compositore

tale stile

di

una

voce sola; diedi appresso fuore l'anno 1601 quelle


che

io intitolai

Le Nuove musiche^

pubblicai un discorso, nel quale

non

pu

erro) tutto quello che

professi

cantar solo.

di

di

e con quelle

contiene

presente

al

gradisca questa

cantar solo, la quale

giustamente, come

si

(s'io

desiderare chi

veduto

quanto l'universale abbracci

mia maniera

si

scrivo

io

canta, e quanto sia preferito

a gli altri per lo spaccio che di tal opere hanno

avuto
al

gli

stampatori, e considerato quanto, oltre

cantar solo, sia stata gradita la maniera delle

musiche dei

cori di dette favole, e l'invenzione

dove parimenti
ho fatto diverse arie secondo che richiedevano
di essi, e d'altre favole fatte poi,

diversi affetti di tali cori, chiare e armoniose,

mi son

resoluto a stampar di nuovo quest'altre

mie, alcune delle quali

sono scritte nell'istessa

maniera, che conviene che siano cantate, avendo

segnato sopra la parte, che canta, e

trilli

e gruppi

et altri nuovi affetti non pi veduti per le stampe,

e con passaggi pi proprii per la voce

ne

quali

passaggi per ora non ho voluto mostrare altra


variet in essi, essendomi questi parsi a bastanza

per vero esercizio in quest'arte, non avendo avuto


riguardo a replicar pi volte

medesimi, potendo

esser questi scala ad altri pi


altro
le

tempo

quali

si

cantano

tal'ora

tal'ora di basso, con

amendue

difficili,

come ad

mostrer. Alcune ce n'ho inserte,

le parti

in

voce

passaggi

pi

di

tenore e

proprii per

e queste per uso di chi avesse

Solerti, L'origine del Melodramma.

10

l'origine del

74

melodramma

talento dalla natura di ricercare gli estremi di

esse voci, essendo necessario

in detta parte di

basso nelle semiminime e crome col punto, che

discendono per grado, trillarne or


l'altra,

l'una

or

et

per darne maggior grazia, forza e spirito,

e per darsi bravura e ardire, che pi


in detta parte, e nella quale vi

si

ricerca

richiede assai

si

meno

l'affetto, che nella parte del tenore. In


quanto alla misura o larghezza da osservarsi in
dette arie, secondo che maggiore la gravit da

usarsi conforme a gli affetti delle parole, e altri

muovimenti della voce, pi nell'una che nell'altra


me ne rimetto al giudizio del cantante
et insieme al mio stampato discorso del 1601.
Ho segnato sopra il Basso da sonarsi, e terze

parte, io

maggiori e

seste

tanto per

indifferentemente,

minori

quadro quanto per

molle, et ogni

altra cosa pi necessaria, per rendermi pi facile

li

manco

citarsi

quello
felici:

in

periti,

affetto,

che avessero gusto

di

eser-

con

Ricevetele, cortesi lettori,

esse.

che

io

ve

porgo, e vivete

le

ecc.
[seguono alcuni avvertimenti tecnici]

Tre cose principalmente


da chi professa
Ci sono

lo

di

convengon sapere

si

ben cantare con

affetto,

la variet

affetto,

di

solo.

quello, e la

sprezzatura: lo affetto in chi canta altro non

che la forza di diverse


col

temperamento

espressione delle

note e di vari accenti

del piano

parole e del

del

forte;

una

concetto, che

prendono a cantare, atta a muovere

affetto

si

in

L OKIGINB DEL

chi ascolta.

passo

che

La
si

75

MELODKAMMA

variet nell'affetto quel

fa da

uno

affetto

in

tra-

un'altro coi

medesimi mezzi, secondo che le parole e '1 concetto guidano il cantante successivamente: e
questa da osservarsi minutamente, acciocch
con la medesima veste (per dir cos) uno non
sposo e

togliesse a rappresentare lo

La

sprezzatura

al

canto co

vedovo.

quella leggiadria la quale

'1

'1

trascorso di

pii

si

crome e semi-

crome sopra diverse corde, co '1 quale, fatto a


tempo, togliendosi al canto una certa terminata
angustia e secchezza,
zioso

arioso,

rende piacevole, licen-

si

come

eloquenza alle figure e a


miglierei

passaggi,

tal'ora

la

colori rettorici assi-

trilli

ornamenti, che sparsamente

possono

comune

nel parlar

e
in

gli

altri

ogni

simili

affetto si

introdurre. Conosciutesi queste

cose, creder con l'osservazione

di

questi

miei

componimenti, che chi avr disposizione al canavventura sortir quel fine, che

tare, potr per


si

desidera nel canto specialmente, che

lettare.

il

di-

l'origine del

76

melodramma

MARCO DA GAGLIANO.

Dafne [1608]

fazione alla

Dedicatoria

e pre-

(*).

Vincenzo Gonzaga,

duca di Mantova

di Monferrato.

Quella medesima singulare benignit che msse

V. A. Serenissima ad onorare e favorire s l'opera


e la servit mia, impiegandola nelle musiche delle
felicissime nozze del serenissimo signor Principe

suo figliuolo, mi porge adesso sicurt di rendere


chiari ed illustri queste con lo splendore del suo
serenissimo

nome sperando che


;

state cotanto gradite da lei

come

elle

sono

dalla stessa sua

presenza favorite, cos adesso devano avere il


suo nome non meno favorevole. Nella quale opinione mi confermano maggiormente

favori che

numero e cotanto segnalati ho cost


Mantova ricevuti dall'Altezza vostra serenis-

in s gran

in

(*) LA
DAFNE di Marco da Gagliano Nell'Accademia degl'Elevati l'Afifannato Rappresentata in Mantova [stemma]
IN FIRENZE Appresso Christofano
Marescotti MDCVIII Con licenza de' Superiori.
|

l'origine del

sima, per

melodramma

77

quali ho conosciuto quanto ella nelle

sue grazie degni volentieri

il poco merito altrui


per accrescere maggiormente la sua grandezza.
Alla quale umilissimamente inchinandomi, con

ogni affetto le prego dal Signore Iddio


d'ogni felicit.
Di Firenze,
Di V.

li

Alt.

il

colmo

20 di ottobre 1608.
Ser.'"''

Umilissimo Servitore

Marco da Gagliano.

l'origine del

78

Ai

melodramma

Lettori.

Ritrovandomi

il

carnoval passato in Mantova,

chiamato da quella Altezza per onorarmi servendosi di

me

nelle

musiche da

per

farsi

le reali

nozze del Serenissimo Principe suo Figliuolo e


della

Serenissima

Infanta

essendo differite a maggio dal


lasciar passar

que' giorni

Savoia:

di

sig.

le quali,

Duca, per non

senza qualche festa,

volle fra l'altre che si rappresentasse la

del

signor Ottavio Rinuccini da lui

Dafne

con tale

occasione accresciuta e abbellita, fui impiegato


il
che io feci
a metterla in musica
maniera che ora vi presento. E bench
:

nella
io

ci

usassi ogni diligenzia, e soddisfacessi all'esquisito

gusto del Poeta, non di

meno

voglio pur credere

che l'inestimabil diletto che ne prese non pure


il

popolo,

ma

Principi e Cavalieri e

pi ele-

non nascesse tutto dall'arte mia;


ancora da alcuni avvertimenti che si ebbero

vati ingegni,

ma

in detta rappresentazione. Per, insieme con le

musiche, ho voluto farvi parte

che nel miglior

modo che

io

di

vedere ancora a voi in queste carte


in simili affari

non

il

essi;

possa,
;

la

a fine
faccia

perci che

tutto la musica:

sonci

melodramma

l'origine del

molt' altri requisiti necessari, senza

79
quali poco

varrebbe ogni armonia, anco eccellente.


s'ingannano molti,
gruppi,

quali

passaggi ed esclamazioni, senza

trilli,

aver riguardo per cbe

Non

ma

qui

in far

s'affaticano

fine e

a che proposito.

intendo gi privarmi di questi adornamenti,


voglio che s'adoperino a

nelle canzoni de' cori,


lacci

d'amor

messa

come

tempo

e luogo

come

Chi da'

nell'ottava

vede ch'

vive discioUo, la quale si

in quel luogo a posta per far sentire la

grazia e la disposizione del cantore,

il

che

feli-

cemente consegu la signora Caterina Martinelli,


la quale

con tanta leggiadria la cant, ch'empi

di diletto

meraviglia tutto

di

il

teatro.

Ri-

chiedesi ancora l'esquisitezza del canto ne' ter-

Non curi la mia pianta o fiamma


spiegar tutte
il buon cantore
pu
gelo, dove
richiegga
il canto,
quelle maggiori leggiadrie che
le quali tutte s'udirono dalla voce del sig. Fran-

zetti ultimi:

cesco Rasi, che, oltre a tante qualit, nel canto


singularissimo.

Ma

lascisi del tutto

come quel
il

dove

la favola

non

lo ricerca,

ogni ornamento; per non fare

pittore,

che sapendo ben dipingnere

cipresso, lo dipingneva per tutto. Procurisi in

quella vece di scolpir le

sillabe,

per far bene

intendere le parole, e questo sia sempre

il

prin-

cipal fine del cantore in ogni occasione di canto,

massimamente

nel recitare, e persuadasi pur ch'il

vero diletto cresca dalla intelligenza delle parole.


Ma, prima di mantener la promessa, credo che

non sar
sito

il

disutile,

ridurvi in

ne lontano dal nostro propoe quando ebbero

memoria come

melodramma

l'origine del

80

non ha dubbio

s fatti spettacoli, i quali,

origine

alcuno, poich con tanto applauso sono stati ri-

cevuti nel loro primo nascimento, che non sieno,

quando che

per arrivare a molta maggior

sia,

perfezione,

e forse tali

avvicinarsi

alle

che possano un giorno

tanto celebrate tragedie degli

antichi greci e latini

viemaggiormente se da

gran maestri di poesia e musica vi sar messo


le

mani; e che

Principi, senza

il

puossi condurre a perfezione qual

cui aiuto
si

mal

voglia arte,

saranno loro favorevoli.

Dopo
alla
le

l'avere pi e pi volte discorso intorno

maniera usata dagli antichi

lor

tragedie,

usavano
il

sig.

il

in rappresentare

come introducevano

canto e di che sorte,

Ottavio Rinuccini

favola di Dafne,

il

cori,

se

e cose simili:

diede a compor la

si

Jacopo Corsi, d'onorata

sig.

memoria, amatore d'ogni dottrina e della musica


particolarmente, in maniera che da tutti

con gran ragione ne vien detto

pose alcune arie sopra parte

il

musici

Padre, com-

di essa, delle quali

invaghitosi, risoluto di vedere che effetto faces-

sero su la scena, confer insieme col sig. Ottavio


il

suo pensiero al

sig.

Jacopo Peri, peritissimo

nel contrapunto e cantore d'estrema esquisitezza:


il

quale,

udita la

loro

intenzione e approvato

parte dell'arie gi composte,


l'altre,

che piacquero oltre

si

diede a comporre

modo

con l'occasione d'una veglia

il

al sig. Corsi, e

Carnovale del-

l'anno 1597 la fece rappresentare alla presenza


dell'eccellentissimo

Sig.

Don Giovanni

Medici,

e d'alcuni de' principali gentiluomini de la citt

l'origine del melodramma

nostra.

Il

81

piacere e lo stupore che partor negli

animi degl' uditori questo nuovo spettacolo non


si pu esprimere, basta solo che per molte volte
ch'ella s' recitata,

la stessa

mirazione e

ha generato
stesso diletto. Per

lo

venuto in cognizione
fusse atto
fetti,

il

e che

molti

Rinuccini

quanto

canto a esprimere ogni sorta d'afsolo (come per avventura per

ma

sarebbe creduto) non recava tedio,

si

dosi alquanto
sig.

sig.

non

compose

diletto incredibile,

il

il

am-

fatta prova,

piti

l'Euridice, allargan-

ne' ragionamenti. Uditala poi

Corsi, e piaciutole la favola

lo

stile,

comparire in scena nelle nozze


Regina Cristianissima. Allora ritrov il
sig. Jacopo Peri quella artifiziosa maniera di
recitare cantando, che tutta Italia ammira. Io
non m'affaticher in lodarla, per ci che non

stabil di farla

della

che non le dia lodi

persona

infinite,

e ninno

musica che non abbia sempre d'avanti


i canti d'Orfeo: dir bene, che non pu interamente comprendere la gentilezza e la forza delle
sue arie chi non l'ha udite cantare da lui me-

amator

di

desimo per che egli d loro una s fatta grazia


e di maniera imprime in altrui l'affetto di quelle
parole, che forza e piangere e rallegrarsi se;

condo che egli vuole. Quanto fosse gradita la


di detta Favola sarebbe su-

rappresentazione

perfluo a dire, essendoci

il

testimonio di tanti

principi e signori, e puossi dire


bilt d'Italia, concorsi a quelle

dir solo che fra coloro


il

Serenissimo

sig.

Duca

il

fior della

no-

pompose nozze

che la commendarono,
di

Solerti, L'origine del Melodramma.

Mantova ne rimase
11

l'okiginb del

82

melodramma

talmente soddisfatto, che tra molte ammirabili


feste, che da S. Altezza furono ordinate nelle
superbe nozze del Serenissimo Principe suo Fie della Serenissima Infanta di Savoia,

gliuolo

volle che si rappresentasse

una favola in musica,

e questa fu VAriaina, composta per tale occasione dal sig. Ottavio Rinuccini, che il signore

Duca a questo fine fece venire in Mantova: il


signor Claudio Monte ver di, musico celebratissimo,
capo della musica di S. A., compose l'arie in

modo SI esquisito, che si pu con verit affermare che si rinnovasse il pregio dell' antica
musica,

perci che visibilmente mosse tutto

teatro a lagrime

il

(1).

Tale l'origine delle rappresentazioni in musica, spettacolo

veramente da principi

e oltre

ad

come

quello nel quale

s'unisce ogni pi nobil diletto,

come invenzione

ogn' altro piacevolissimo,

e disposizione della favola, sentenza, stile, dol-

cezza di rima, arte di musica, concerti di voci


e di strumenti, esquisitezza di canto, leggiadria
di ballo e di gesti, e puossi

anche dire che non

poca parte v'abbia la pittura per la prospettiva


e per gli abiti; di maniera che con l'intelletto
vien lusingato in uno stesso tempo

mento pi nobile

ogni senti-

dalle pi dilettevoli

arti

che

abbia ritrovato l'ingegno umano.

Resta

(1)

Qui

ch'io

il

bella

(secondo

Gagliano non preciso;

scritti dal Peri, le

La

discorra

arie dal

Adriana, pag. 64-5.

la

promessa)

recitativi furono

Monte verde;

cfr.

Ademollo,

l'origine del

83

melodeamma

intorno ad alcuni avvertimenti che s'ebbero nel


rappresentare la presente favola, molti de' quali

generalmente si ricercano e potranno per avventura servire in qual si voglia altra rappresentazione. Primieramente avvertiscasi che gli
strumenti che devono accompagnare

le voci sole,

sieno situati in luogo da vedere in viso


tanti acci meglio sentendosi

procurisi

poca,

ma

reci-

vadano unitamente

che l'armonia non sia ne troppa, ne


tale che regga il canto senza impedire

l'intendimento delle parole;

modo

il

del sonare

sia senza adornamenti, avendo riguardo di non

ripercuotere la consonanza cantata,

possono

che pi

ma

quelle

mantenendo sempre

aiutarla,

l'armonia viva. Innanzi al calar della tenda, per

render attenti

gli

suonisi

uditori,

una sinfonia

di diversi istrumenti quali servono per

composta
accompagnare
quindici

cori e sonare

venti battute

esca

il

ritornelli;

alle

Prologo,

cio

avvertendo d'accompagnare il passo al


suono della sinfonia, non per con affettazione,
come se ballasse, ma con gravit, di maniera
Ovidio,

non siano discordanti dal suono


luogo dove gli par conveniente di dar

tale ch'i passi

arrivato al
principio,

senz' altri passeggiamenti cominci;

sopra tutto

il

meno secondo

canto sia pieno di maiest, pi o


l'altezza del concerto gesteggiando,

avvertendo per ch'ogni gesto e ogni passo caschi


su la misura del suono e del canto; respiri, fornito

il

primo quadernario, passeggiando tre o


il ritornello, pur

quattro passi, cio quanto dura

sempre a tempo; avvertisca

di

cominciare

il

pas-

l'origine del

84

melodramma

seggio su la tenuta della penultima sillaba;

cominci nel luogo dove

ri-

trova. Puossi tal volta

si

congiungnere due quadernarii per mostrare una


sia qual conviensi

certa sprezzatura. L'abito

poeta

con la corona d'alloro in testa, la lira al

fianco e l'arco nella

mano. Fornito l'ultimo qua-

ternario, entrato dentro


di scena;

il

coro

il

sar formato di ninfe e di

quale

meno secondo

pi

pastori,

Prologo, esca

il

la

capacit del

palco questi, uscendo l'uno appo l'altro, mostrino


;

e nel volto e ne' gesti di temere l'incontro del


Fitone.

primo pastore, come sia uscito la met

Il

del coro, cio sei o sette tra pastori e ninfe (cb

non vorrebbe essere formato

coro di

il

che di sedici o diciotto persone)

pagni cominci a parlare


vendosi,

formato
altri,

arrivi
il

manco
a'

com-

e cosi cantando e mo-

ove dee fermarsi

luogo,

coro una mezza luna sulla scena, gli


seguitino

o pastori o ninfe,

tocca loro,

vlto

il

che

canto

gesteggiando secondo che ricerca

il

suggetto. Cantando l'inno Se l su tra gli aurei


chiostri,

gendo

pongano

l'un de' ginocchi in terra, vol-

gli occhi al cielo,

facendo sembiante d'in-

dirizzare le lor preghiere a Giove. Fornito


levinsi

in piedi,

seguitino;

l'

inno,

avvertendo,

nel

cantare Ebra di sangue, d'attristarsi o rallegrarsi


secondo la risposta dell'Eco, la quale mostrino
d'attendere con grande attenzione.
risposta dell' Eco,

apparisca

delle strade della scena

il

Dopo

l'ultima

Fitone dall'

una

e nell'istesso tempo, o

poco dopo, mostrisi dall'altra parte Apollo con


arco in mano,

ma

grande.

l'origine del

Il

melodeamma

85

coro alla vista del serpente, mostrando spa-

quasi gridando Ohim che veggio, e

vento, canti

medesimo punto

in quel

ritirinsi

pastori e le

ninfe per diverse strade, imitando fuga e timore,

senza per volgere interamente

le spalle al teatro,

nascondersi del tutto, e resti Apollo; cantando

Nume

Divo,

eterno, e co

'1

volto e co' gesti

cerchino di esprimere l'affetto del pregare. Intanto Apollo muovasi con passi leggiadri e

verso

Filone,

il

saette

mano,

in

vibrando

l'arco

fieri

e recandosi le

accordando ogni

ogni

passo,

gesto, al canto del coro; avvertisca di scoccare


l'arco in quel

schino su

cando

il

tempo che
terzo

Il

'1

medesimamente che

Coro sguiti

strale potr tirare

Vola, vola pungente;

canta

strando

vi ca-

benedetto stral. Cos, scoc-

parole

le

secondo, avvertisca

sia in tal

arder.

tempo appunto che subito

al

glorioso

mentre

qual colpo,

serpente d'esser gravemente ferito,

il

si

mosi

fugga per una delle strade. Apollo lo sguiti, e


*1 Coro, affacciandosi alla veduta di quella via,
e cantando

Spezza l'orrido

derlo morire. Fornito


al suo luogo

il

tergo,

a mezza luna:

tornando e passeggiando

mente Pur giacque

mostri di ve-

canto, ritorni sul palco

il

Apollo,

anch'esso,

campo, canti altera-

estinto alfine; e, partitosi di

il Coro canti la canzone in lode ! Apollo,


movendosi in sguito a destra, a sinistra e a

scena,

dietro

fuggendo per tuttavia l'affettazione del

ballo.

tutti

non

questo

cori.

fatto

modo potr

Ma, perch bene spesso

atto a far quell'assalto,

servire in
il

cantore

ricercandosi per

mlodeamma

l'origine del

86

tale effetto, destrezza,

maneggiar l'arco

salti e

con bella attitudine,

cosa pi

uomo schermitore

danzatore insieme

buon cantore:

quando pur

cuno attitudine e all'uno e

si

appartenente
che

a
a

ritrovasse in qual-

all'altro,

mal potrebbe

combattimento cantare per l'affanno del


vestirannosi
due da Apollo, simili e quello
moto,
dopo

il

che canta esca invece dell'altro dopo la morte

pur con

del Filone,
altro simile,

stesso arco in mano, o

lo

canti,

come

s' detto di sopra.

Questo cambio riesce cos bene che ninno, per


assai volte eh' ella

corto dell'inganno.

si

concertisi con Apollo,

tempo

grande;

ho veduto

se

il

mai ac-

Filone,

perch la battaglia vada


vuole

esser

come

serpente

Il

far ch'egli

io,

s'

pittore che lo fa, sapr,

canto.

del
e,

sia recitata,

Chi fa la parte del

muova

l'ale,

getti fuoco,

far pi bella vista; sopra tutto serpeggi,

sando

il

vada su quattro

piedi.

Nella scena seguente e nelle


eh'

po-

portatore di esso le mani in terra, acci

altre,

personaggi che parlano, non

con quel Coro,

ma

osservisi

confondano

stieno avanti quattro o cinque

passi pi

meno, secondo

mantenga

il

Coro

si

la

grandezza del palco

tuttavia la forma di

mezza

luna. Avvertisca quel pastore che racconta la vittoria

' Apollo

a Dafne,

d'avanzarsi

due o tre

passi avanti agli altri, ed imitare coi gesti l'at-

da Apollo nel combattimento.


venendo quel pastore a portar la nuova

titudini usate

Ma

della trasformazione di Dafne, procurino coloro

che sono su

le teste del

Coro, di ritirarsi tutti

l'origine del

melodramma

87

su quella parte del palco, dove possono rimirare


in viso

il

Nunzio, facendosi alquanto avanti, e

sopra tutto mostrino attenzione e piet nell'ascoltare

dolorosa

la

La parte

novella.

Nunzio importantissima

questo

di

ricerca espressiva di

parole oltre ogn'altra.

Qui vorrei poter ritrarre


cantata dal

sig.

Brandino, chiamato pur

altrimenti

il

senza darne

avvertimenti, per ci ch'egli la cant tal-

mente, ch'io non credo che


pi;

fu

da quella serenissima

Altezza nell'occasione delle nozze,


altri

come

vivo,

al

Antonio Brandi,

voce

la

di

si

contralto

possa desiderare
esquisitissima,

la

pronunzia e la grazia del cantare maravigliosa,

ne solo vi fa intendere
e co'

ma

le parole,

co' gesti

movimenti par che v'insinua nell'animo un

non so che davantaggio.


ragionando
perdita

di

fra

loro

Dafne,

1\

coro seguente che,

personaggi piangono la
agevole a intendere

assai

come proceda; quando cantano insieme


Sparse pi non vedrem di quel

fin oro,

il

il

duo

riguar-

darsi in volto l'un l'altro su quelle esclamazioni

ha gran forza
Dove, dove
il

il

quando cantano tutti


non poca grazia arreca
moto de' cori quando uniti

cos ancora
bel viso;

muoversi secondo

il

insieme replicano Piangete, Ninfe,

con voi pianga


Amore. La scena del pianto d'Apollo, che segue,
vuol esser cantata co '1 maggior affetto che sia
e

possibile: con tutto ci, abbia riguardo

d'accrescerlo, dove
parole.

landa

maggiormente

Quando pronunzia
le

tue fronde e

il

lo

verso

il

cantore

ricercano le

Faran

ghir-

rami, avvolgasi quel ra-

l'origixe del melodeamma

88

moscello d'alloro, sopra


intorno

tato,

quale

il

alla testa,

sar lamen-

si

incoronandosene

ma

perch qui alquanto di difficolt, voglio facilitarvi il modo per far questa azione con garbo.
Scelgansi due ramoscelli d'alloro eguali

sar
di

a proposito), non di

pili

mezzo braccio;

ghinsi

punte,

le

gambi,

di

e congiungendoli

e con la

maniera

che

(il

regio

lunghezza che

piti

insieme le-

mano tenga

uniti

appariscano un solo

nell'atto poi di volersene coronare, spiegandoli,

se

cinga

ne

Ho

sieme.

pili

il

capo

annodando

gambi

in-

voluto scriver questa minuzia, perch

importante ch'altri non pensa: e bench

paia cos agevole, non fu per cosi facilmente


ritrovata

anzi, pi volte nel recitarla s'era tra-

lasciata tale

come impossibile a

azione,

bene, ancorch molti

ciocch

il

ci

farsi

avessero pensato, per-

vedere in mano d'Apollo un ramo

loro grande fa brutta vista, oltre che

d'al-

malamente

pu farsene corona per non esser pieghevole e


il piccolo non serve. Queste diffcult furono superate da messer Cosimo del Bianco, uomo oltre
al suo mestiere diligentissimo, e di grande in;

venzione per apparati, abiti e simili cose.

Non

voglio anche tacere che dovendo Apollo,

nel canto dei

terzetti

-fiamma o gelo,

Non

curi la

mia pianta

recarsi la lira al petto

(il

che

debbo fare con bell'attitudine), necessario far


apparire al teatro che dalla lira d'Apollo esca

melodia pi che ordinaria, per pongansi quattro


sonatori di viola (a braccio o
in

una

delle strade

gamba poco

pi vicina,

rilieva)

in luogo,

dove

l'origine del

melodramma

89

non veduti dal popolo, veggano Apollo, e secondo


ch'egli pone l'arco su la lira, suonino le tre note
scritte,

di tirare l'arcate pari, acci

avvertendo

apparisca un arco solo. Questo inganno non pu


essere conosciuto se non per immaginazione da

qualche intendente, e reca non poco diletto.

Restami solo a dire (per non usurpare

le lodi

quasi cornacchia

dovute ad

altri,

dell'altrui

penne) che l'aria dell'ottava Chi da!

lacci d! Amor

arrichirmi

quella che

canta

Pur giacque

estinto

vive disciolto,

Apollo vittorioso del

Fifone^

con l'altra cantata pur dal me-

al fine, insieme

desimo nell'ultima scena Un guardo, un guardo


appena, infine

Non

nome,

le quali arie

come

stelle,

chiami mille

volte

lampeggiano tra

il

tuo hel

l'altre

mie

sono composizione d'uno de' nostri

principali Accademici, gran protettore della

mu-

Ricevete,

grande intenditore di essa (1).


Lettori, questo mio ragionamento non
come avvertimento di maestro che pretenda insegnare altrui (non regna in me s fatta presunzione), ma come fatica di persona che abbia

sica e

cortesi

diligentemente posto l'occhio a ogni minuzia osservata nel recitamento di tal favola
siate con

minor

lume, aprirvi

(1)
cfr.

si

di

questo piccol

richiede nella rappresentazione

componimenti.

Probabilmente

Ademollo,

merc

acci pos-

sentiero e giugnere a quella intera

il

perfezione, che
di simili

fatica,

La

il

bella

vivete

cardinale

Ferdinando Gonzaga;

Adriana, pa^.

Solerti, L'origine del Melodramma.

lieti.

58.

12

l'origine del

90

FILIPPO VITALI.
SiWAretusa [1620]

IlL''"

Dedicatoria

prefazione

(*).

Bevr

melodramma

Signor Patron Colend.

Ud V. S. 111.^^ questo passato carnovale, in


casa di Monsignore Corsini, la Favola 'Aretusa,
ma non conobbe me per autore di quella, che per
la umile e bassa fortuna non ebbi ardire pararmele innanzi. Ma avendo io all'ora conosciuto
dalle sue cortesi maniere, e compreso da benignissimi ragionamenti da Lei con altri Principi

sopra della favola tenuti, che Ella ne prese

y.

di-

ho pensato esser buon mezzo per dare a

letto,

S. 111.^^ notizia di

sotto la sua

me,

metterla alla stampa

il

magnanima

protezione, acci che

me

venirglila a presentare, aprisse a


di baciarle

il

la strada

con ogni riverenza la veste, e

a'

suoi

eccellenti e rari cantori delle comodit di poter

meno

nell'ore

impedite, rinovare alcuna volta

L'ARETUSA

(*)

tali
I

sini
I

Favola in musica

rappresentata in
et

Borghese
Soldi.
I

Dedicata
|

[stemma]

MDCXX

Roma

all' 111.'"''
]

IN

Rev.*""

et

ROMA

Con licenza

di

Filippo Vi-

in casa di Monsignor Cor-

Sig.

Cardinale

Appresso Luca Antonio

de' Superiori.

l'origine del

nel petto di V. S.

melodramma

91

parte di quel piacere che

111.

all'ora prov.

Ne

credo di dover essere tacciato

ardire,
s

di troppo

essendo dovuta quest' opera a Lei sola,

perch la sua maggior bellezza consiste in esser


dalla presenza di Lei, s anche

stata onorata

perch non ad altro

fine si

mosse Monsignore

Corsini a farla recitare, che per distrarre, per

breve spazio

di

tempo, l'animo

V.

di

S. 111.

dalle

continue cure de' pi importanti negozii della Cristianit,

da

tutti

con onesta ricreazione in quei giorni che


si

sogliono in passatempi spendere

consumare onde spero che V. S. 111. user in perdonarmi l'innata sua benignit e bont e gradir
il mio devotissimo
affetto, mentre quello d e
;

offerisce

che pi pu;

potere per pi offerire


tissima mia servit.

mentre pi vorrebbe

insieme con l'osservan-

per fine profondamente

in-

chinandola, prego Dio benedetto per la conser-

vazione di V. S. Ill.^\
Di Roma, ad 30 di Maggio 1620.
Di V.

S. 111.'"^ e

Rev.'"%

UmilJ^ divJ^"

e fid."^" Servitore

Filippo Vitali.

l'origine del

92

Al Benigno

melodramma

Lettore.

Eccoti alla stampa, cortese lettore, la favola


d'Aretusa, la quale, bench fatta recitare in musica

da Mons. Corsini in casa sua solamente per dare


all'animo dell'Ili, e Rev."^*' Signor Cardinale Borghese ne' giorni carnevaleschi qualche breve e
onesto alleggerimento dal continuo peso de' negozi pubblici di tutta la cristianit, fu poi, per-

mettendolo

S.

soddisfazione

111.^*,

S.

fino

a nove volte per

Corte rappresentata: onde

della

sono andato sovente meco medesimo rivolgendo

come

ma

esser potesse eh' ella nonch venir a noia,

sempre piacesse in tanto che ogni volta


maggior popolo concorresse per vederla, e molti
ancora pi d'una, e pi di due volte si compiapili

cessero

Volentieri crederei

di tornarvi.

essere

questo avvenuto per l'esquisitezza della poesia,


s'io

non sapessi certo che

ebbe familiarit con

le

chi l'ha

Muse

di

composta mai
Parnaso, alle

quali ne anco in questa occasione avrebbe dato


molestia, se egli

non fosse stato da me maggior-

mente molestato

in guisa che per togliersi dagli

orecchi

cosi

fatta

seccaggine

gli

fosse

forza

metter la mano in una parte non mai prima da


lui

maneggiata, e con questo con tanta fretta per

l'origine del
la strettezza del

melodramma

93

tempo, che quando bene egli fosse

stato perito ed esperto poeta, e avesse per suo

questo pensiero nella

diletto e per sua elezione

mente conceputo, non perci avrebbe potuto partorire cosa che tanto piacesse, come questa
Vorrei

piaciuta.

ancor

poter

con

verit

dire

essere questo proceduto dall'eccellenza della

ma

sica,

se giro la

mente

ingegno, conosco manifesto non

essere

abbondantissima

citt

mio

convenire a

si

questo vanto massimo in Roma,

lui

mu-

alla debolezza del

dove per

perfettissimi

di

maestri in questa professione, ogni giorno


tono opere di stupore, senza che anch'

si

io

stato dalla fretta troppo sospinto e premuto

sen-

sono
il

che

potrai agevolmente comprendere, lettore, dal saper

che

26

si

di

cominciarono a metter insieme

dicembre 1619, e fu poi per

la

le

parole a

prima volta

nove Cardinali recitata l'ottavo


febbraio 1620 di sorte che in 44 giorni

alla presenza di

giorno di

fu principata e finita la favola, trovata la

mu-

sica e distribuite e imparate le parti, esercitati

e provati

E si

recitanti, e finalmente rappresentata.

vuol quasi per forza conchiudere non doversi

questa

lode che al proporzionato

apparato della scena e degli

maniera degli
citativo

in

istrioni, alla

pinta, e

leggiadro

alla decente

novit dello

stile re-

Era nella scena figurata


selve e dei campi dell'Arcadia,

musica.

l'amenit delle
la quale

abiti,

da Pompeo Caccini con diligenza diopportunamente per di dentro illuminata,

al cader della

tenda pienamente soddisfaceva a

gli occhi degli spettatori: la

qual soddisfazione

melodramma

l'origine del

94

era mantenuta dalla vista dagli abiti pastorali

molto rilucenti per

dipinture, e per l'ar-

le loro

gento delle tocche delle quali erano fatti e ravvivata nel fine colla venuta di Diana dal cielo
sopra

una nugola molto artifziosamente con-

dotta.

Gl'istrioni quali

siano

stati,

sar facile

immaginare, se considererai che in ninna parte


del

mondo

che in

piti

Roma

maggior comodavano

dit di aver eminentissimi cantori. Essi


alle parole

ed al

tutti

spirito:

vivissimi

gesti

concetto coi

lor

movimenti erano

graziosi,

necessari e naturali, e avresti nei lor volti cono-

sentivano

ch'essi

sciuto

veramente nel cuore

quelle passioni che con la bocca spiegavano.

peo Caccini,

sopra nominato,

di

Romano, inventore

Giulio

grazie del canto

delle

musiche a

d'un freddo fiume,


dalle

fiamme

di

(che ben lo posso dire)


della

ancorch

aria,

si

Pom-

figliuol di quel

vaghezza delle

vestisse

la

persona

mostr nondimeno cos caldo

amore verso Aretusa, che accese

in ciascuno piet dei suoi affanni. Gregorio Lazzerini,

eunuco

ai servizi dell' Ecc."^^

cesco Borghese, generale

di

Sig.

Fran-

Santa Chiesa, con

quella sua veramente angelica voce, mentre finto

Aretusa rappresent

il

zelo della sua castit, e

forma di Diana dimostr la celeste


benignit, ebbe chiaro e notabil applauso da
tutto il teatro. Malagevol era in Francesco Rotondi giudicare se fusse in lui, mentre recitava

mentre

in

la parte

di

Carino,

maggiore

franchezza del

la

modo

canto,

la

grazia.

Mario Savioni, allievo

sicurezza del

veramente la
del sig. Vincenzo
o

melodramma

l'origine del

95

Ugolini, maestro di Cappella di S. Luigi de' Francesi, fanciulletto

in

et

12 anni in persona

di

di Dorino, fratello di Aretusa, fece

conoscere con

l'affettuoso cantare e

con l'attitudine dei gesti


quanto buon maestro egli avesse avuto e quanti
fossero in lui gli anni dal senno avanzati. Flora

bene

cos

gli

femminili costumi d'una

onesti

ninfa poneva con delicata e franca voce innanzi


occhi, che avresti

agli

detto essere veramente

donzella, e non gi Guidobaldo Bonetti, eunuco

a servizio del Signor Marchese Gio Batta Mattei.


D' Aminta vorrei tacere, perch quanto bene egli
raccontasse
dere chi lo

il

caso di Aretusa solo

il

pu inten-

Lorenzo Sanci de'


banchetti, in quel personaggio pi d'una volta a
espresse

sent:

viva forza

le lagrime degli spettatori con tanto


garbo che largamente conferm l'opinione che
s'aveva di lui, che fosse eccellente cantore. Fran-

cesco

Ranani nella parte

di Fileno^

padre

di

Aretusa, pianse nei suoi dolori e fece per com-

passione piangere eh'

il

sentiva, e nelle sue al-

legrezze negli spettatori ancora trasfondeva pia-

cevol contento, cosi bene reggeva


la

moderava

sua voce e coi gesti opportunamente l'aiutava.

Gli

altri

pastori del coro

non

di credere

che

fossero a questi inferiori. Tutti insieme adunque,

accompagnati secondo il bisogno dall'armonia di


due cimbali, di due tiorbe, di due violini, di un
liuto e d'una viola

sentire, che a

attribuire

il

da gamba, facevano cos bel


ninna altra cosa che a loro si pu

tanto diletto che ciascuno da questa

favola ha pigliato.

Non ha

dubbio ancora che tutte

l'oetgine del melodeamma

96
le cose

nuove grandemente piacciono

degli uomini,

quali

desiderosi

animi

agi'

per natura di

sempre imparare, par loro in quella non

piii

udita

imitazione di conseguirlo. Questa maniera dunque


si pu dir nuova, poich
non ha molti anni, dal nobil

cantare con ragione

di

nacque

in Firenze,

pensiero del sig. Ottavio Rinuccini,

il

quale, es-

sendo dalle muse unicamente amato e dotato di particolar talento nell'esprimere gli affetti,

voluto che

il

avrebbe

canto pi tosto accrescesse forza alle

sue poesie che gliela togliesse: e discorrendo col


sig.

Jacopo Corsi bo. me., Mecenate di tutte

le

come fosse da
musica non solamente non impedisse

virt e intendentissimo di musica,


fare, che la

ma

l'intender le parole,

giovasse ad esprimere

maggiormente e pi vivamente
cetto loro, chiamato a se
il

Sig. Giulio Caccini,

il

il

Sig.

senso e

il

con-

Jacopo Peri e

eccellentissimi maestri di

canto e di contrapunto, tanto infine divisarono,

modo; ne

s'in-

gannarono: perch recitata in questo nuovo

stile

che credettero averne trovato


la favola di

Dafne^ poesia del detto Sig. Ottavio,

in Firenze in casa

presenza

il

del

degl'Ili.^ Sig.

Jacopo Corsi

Sig.

alla

Cardinal Dal Monte e Mon-

taldo e dei Serenissimi Granduca e Granduchessa


di Toscana, piacque per si fatto

che

gli lasci attoniti di stupore.

crebbe notabilmente in

opera

degli

Sig. Claudio

pella di S.

stessi

modo a

uqW Euridice,
noW Arianna del

bellezza

artefici

Monteverde, oggi maestro

Marco

tutti

Questo parto

in Venezia,

il

di

Cap-

quale ricevendol,

anch'egli concorse ad abbellirlo ed adornarlo dei

l'origine del

melodramma

suoi ricchissimi e peregrini pensieri.

pervenuto in questa

egli
i

Soriani,

Griovannelli,

citt,

97

Ed

ora che

che ha prodotto

Teofi, padri, si

pu

dire,

del contrappunto e della musica, e infiniti altri

mirabili ingegni e compositori da sperare che

da

sar

a sublime

loro

perfezione

condotto.

Dovendosi dunque, come ho detto, tutta


alla novit dello stile,

e all'eccellenza dei cantori, e

mi sono

volentieri

non ad

altro,

lasciato consigliare

mal-

di darla

ma

m' convenuto in fine soggiacere


domande di chi non l'ha potuto vedere, e

alla luce,
alle

la lode

all'apparato della scena

dei recitanti istessi, dei quali

hanno esercitato
scuno

di averla.

la

come soggetto dove

loro virt, desiderava

So certo, lettore, che se

cia-

io

po-

stampare la grazia che i sopradetti autori


davano, non occorrerebbe ch'io preoccupassi

tessi
le

con iscuse

non

tue orecchie,

le

ma

che alla eccellenza dell'opera,

appagato ed

Dio

poi

che questo

permesso, riguarda piti all'intenzion

ti

io

mia

che tu rimarrai

con obbligo alla tua discrezione.

guardi.
Filippo Vitali.

Solerti,

Uangine del 3Ielodrarama.

13

l'origine del

98

melodramma

GIUSTINIANI VINCENZO.
la

musica

de' suoi

Discorso sopra

tempi [1628]

(*).

Avvertenza.

Nella libreria aggiunta all'Archivio di Stato


lucchese un codice miscellaneo del seicento
dove si contiene come un seguito di trattatelli,

ad istruire un gentiluomo sulle istituzioni,


costumanze del tempo suo (1). Sono
di numero, scritti in prosa volgare, con

diretti

l'arti e le

otto
variet di titoli; e fra essi sesto per ordine
il Discorso sopra la Musica^ che oggi viene per
opera nostra alla luce (2). Non portano espressa

(*) Questo importante Discorso fu edito la prima volta


da Salvatore Bongi, in un opuscolo per nozze BanchiBrini, stampato a Lucca, Tipografa Giusti, 1878, in 150

esemplari, oggi divenuti assai rari.

Stimo pertanto utile riprodurre anche l'erudita avveril Bongi vi premise.


(1) intitolato esternamente lfsceZ/ae di cose diverse,
per la Curia Romana etc. Varj discorsi, instruzioni ec,
e porta la segnatura 0. 49, della raccolta Orsucci. Appartenne a Nicolao Orsucci che vi scrisse il suo nome, a
tenza che

modo
(2)

di possessore, l'anno 1640.

Eccone

titoli:

Dialogo

tra

Renzo (romano)

Roma

Aniello napoletano sopra

gli

di Napoli.

2 Avve'timenti

Scalco. 3 Istruzione

necessaria

per uno

usi

di

l'okigine del

melodeamma

99

l'indicazione dell'autore; salvo che il secondo apparisce indirizzato a modo di lettera da Bassanese

Passatempo,

scherzevole, a

nome evidentemente

un Francesco de Domo.

fnto

Ma

chi

e
li

compose non ebbe nessuna intenzione di nascondersi, perch in pi luoghi, mentovando il padre,
un fratello con altri congiunti e le sue possessioni, ed accennando a pi casi della vita sua,

modo

d'essere con sicurezza riconosciuto.


Vincenzo della nobilissima famiglia Giustiniani di Genova, de' signori di Scio, molti dei
quali venuti in Roma, dopo la caduta dell'isola
in mano de' turchi, vi ebbero uffici, dignit e
ricchezze in buon numero. Gli autori delle prime

dette

Fu

egli

giunte fatte al Ciacconio discorrendo de' tanti


che il Cardinale Benedetto Giustiniani
avea conseguiti da Clemente Vili, soggiungono
che quel pontefice am anche grandemente Giuseppe e Vincenzo, padre il primo e fratello il
secondo di lui; e che specialmente l'ultimo ne
aveva ottenuti insigni privilegi, ampliati poi da
Fra questi fu
Paolo
e da Gregorio
(1).
l'essere decorato del titolo di Marchese di Bassano, terra prossima a Roma dalla parte di Viterbo, dove ebbe vasti possessi, e costrusse palazzi e giardini, come altri ne fabbric in Roma,
adornandoli di statue, di pitture, e d'opere d'arte
d'ogni maniera (2). Delle quali poi fece cavare
disegni, che incisi dal Bloemaert e da altri,
i
favori

XV

formano

due volumi

intitolati

Galleria Giusti-

per Fabbricare. 4 Istruzione per far Viaggi. 5" Discorso


sopra la Pittura. Q Id. sopra la Musica. 1 Id. sopra la
Caccia. 8" Istruzione per
(1)

Edit.
(2)

Paolo

Ciacconius, Vitae

Rom.

un Maestro

et

res

gestae

di Casa.
Pontif.

et

Cardin.

1630, col. 1802.

Bassano fu eretto in Marchesato per un diploma di


V del P dicembre 1605.

melodramma

l'origine del

100
niana, dove

suo ritratto, colla data del 1631,


ma sempre valido e di
bella e dignitosa presenza (1).
Basterebbe quest'insigne monumento per attestare della splendidezza e dell'amore alle arti
il

mostra maturo d'anni,

lo

(1) Il

Giustiniani moriva

espresso nel testamento

il

il

28 dicembre 1637, lasciando

rimorso de' troppi denari spesi

per impulso di vanit in quell'accolta d'opere d'arte,

nei disegni che ne aveva fatti ricavare; denari che dove-

vano, secondo

lui,

mettersi in opere pi cristiane. Talch

per emendare in qualche

modo

gii eredi si valessero di que'

mano alcune

al mal fatto, volle che


rami per tirare di mano in

copie "della Galleria, a fine di venderle a

beneficio dei pii poveri delle famiglie Giustiniano regi-

Repubblica di Genova. Di ci si ha
documenti nel primo volume delle Lettere Memorbili raccolte dall'ab. Michele Giustiniani, stampato in Roma nel
1669. Dall'Archivio posseduto dall'attuale Marchese Giustrate sui libri della

stiniani ultimo del

ramo romano,

si

avuto, per cortese

mediazione del Marchese Gaetano Ferraioli,


d'un documento intitolato

"

notizia

la

Poliza et obligo di Gian Gia-

modo

maniera

"

corno De' Rossi stampatore sopra

**

di

"

(leggasi Galleria) Giiistiniana, a favore del sig. Principe

stampare

il

primo

il

e secondo libro della Cancelleria

Andrea Giustiniani, in conformit del testamento del


Marchese Vincenzo Giustiniani, fatta l'il agosto 1665 ,.
Forse fu questa, non la prima tiratura dell'opera, ma
una delle riproduzioni fatte di tempo in tempo secondo
"

"

la disposizione del testamento. I bibliografi preferiscono

naturalmente

le

prove pi antiche, e sono specialmente

screditate le ultime tirate

niani

dopo

il

1750.

Andrea

Giusti-

ora mentovato, fu lontano parente ed universale

erede di Vincenzo ed ebbe titolo di Principe di Bassano


e la sua carica di Castellano di

S.

Angelo

di

Roma da

Innocenzo X, di cui aveva sposata la nipote Maria Panfili

nel 1640.

l'okigine del

melodramma

101

Onde meritamente i soliti poCiacconio lo chiamarono doctus et


perhwnanus vir: ed assai libri parlarono di lui
come di signore magnifico e culto. Che fosse
poi generalmente informato di tutte le arti liberali, pratico della vita civile e delle costumanze
degli uomini, per apprendere le quali aveva anche
viaggiato in gran parte d'Europa (1), lo dimostrano poi chiaramente questi suoi discorsi, de'
quali non sappiamo che si pubblicasse fuorch
il brevissimo sopra la Pittura, che
si vede nel
terzo volume delle Lettere Memorabili raccolte da
Michele Giustiniani, edito in Roma nel* 1675.
di esso Vincenzo.

stillatori

al

Tale scritto appare nella stampa diretto da Vincenzo all'avv. Teodoro Amideni (2) segno certo
che l'editore ebbe in mano una trascrizione diversa dalla nostra, dove il nome dell'Amideni
non si legge ne qui ne altrove.
Da pi luoghi di queste scritture apparisce
chiaro che furono composte nei primi anni del
pontificato di Urbano Vili. Ma il Discorso sopra
la Musica pu assegnarsi ad un tempo anche pi
preciso, cio all'anno 1628
perch, essendovi
ricordato Vincenzo Ugolino Maestro di Cappella
;

in S. Pietro di

(1)

Roma,

detto

come

allora fosse

De' suoi viaggi sono sparse assai notizie nelle due


modi di fabbricare e di viaggiare. Michele

Istruzioni sui

Giustiniani negli SciHttori Liguri,

I,

58, cita

il

Diario ma-

noscritto del viaggio fatto da esso nel 1605 in Germania,

Fiandra, Inghilterra

Francia, scritto da Andrea

suo

erede.
(2)

Su questo Teodoro Amideni

brabantino, che visse in

Roma

o a

cento, e fu scrittore di pi generi

agente politico ec,


i

si

suoi Diarii nel secolo

Meyden,

nella prima
di

di origine

met

libri,

del sei-

gazzettante,

vegga il volume Giacinto Gigli ed


XVII, per Alessandro Ademollo,

Firenze, Tipografa della

"

Gazzetta d'Italia

-,

1877.

l'origine del

102

melodramma

Parma chiamato nell'occasione delle nozze fra


Duca e Margherita dei Medici. Lo scritto

quel

del Giustiniani abbraccia dunque quel tratto di


storia musicale, che fu illustrata anche da Grio.
Battista Doni nei suoi Trattati, e pi precisa-

mente da Pietro della Valle nel Discorso notissimo; per dir solo di due, che, come lui, scrissero in volgare a modo accademico, e stando in
Roma all'ombra de' Barberini. Ma essi invero
condussero i loro lavori con assai maggiore apparato di erudizione e con lingua e stile incomparabilmente migliori del nostro. Il quale per
di non essere
d'averne attinta
alcuna pratica, allorch ebbe a tenere in casa
propria conversazioni dove se ne faceva esercizio, e di scriverne solo in conformit di quella
pratica, non pu accusarsi di presunzione. E
forse pu anche essere scusato della forma poco
elegante del suo dettato, perch non ebbe probabilmente intenzione che questi scritti dovessero
comparire in istampa.
Ma lasciando i confronti che non sarebbero
certo a suo vantaggio, e non intendendo di giudicare del merito assoluto dell'operetta del Giustiniani, a noi parso di farne la pubblicazione
come documento di storia, colla speranza che
fra le assai notizie che contiene gli studiosi possano ricavarne alcuna che negli altri libri si desideri. Altri vedranno poi se fra gli scritti che
restano inediti nello stesso codice, e che trattano
di altri soggetti, ve ne sia che meriti un'eguale
fortuna. Certamente sarebbero a studiarsi con
molto profitto da chi volesse illustrare la vita
dell'autore che per pi rispetti crediamo degna
di essere maffsjiormente conosciuta.

avendo

studioso

ingenuamente dichiarato
di

musica,

ma

solo

l'origine del

melodramma

103

Discorso sopra la musica.

Aver
venne

mi

fece circa

nelle

V.

di gi

S.

veduto quanto mi sov-

di scriverle in risposta della richiesta che

modo

il

conversazioni,

e regola che

si

riescano

acci

deve tenere
durabili

Ora essendomi sovvenuto che


l'esercizio della musica possa esser mezzo molto
appropriato all'intento di Y. S., mi pare anche
degne

lode.

di

conveniente che
agli altri,

io

aggiunga questi pochi

con esprimere

le considerazioni

fogli

che a

questo proposito mi sono occorse, per maggiormente sodisfare a V. S. Senza voler per entrare

discorrere della teorica

della

musica,

inse-

gnataci da molti antichi e moderni insieme con


le

altre

parti

delle

scienze

Ossian

arti

mate-

matiche, et anche in particolare da alcuni autori et in specie

meno

Santo Angustino e Boezio; ne

delle varie parti della

musica distinte in

canto fermo, figurato, crommatico e enarmonico,


tre prime sono oggid in uso, et
n'hanno trattato diversi autori, e dell'ultima non
se ne ha cognizione. Ne tampoco pretendo di

tra quali le

volere scrivere l'origine ne gl'inventori della

mu-

104

ne quelli che l'hanno perfezionata riducendola in regola certa e misura giusta di voci e

sica,

di

suono tra se proporzionati e corrispondenti


vere regole, perch io non arrivo a cogni-

alle

tione tale di musica, che possa discorrerne con


sicurezza e senza risico d'incorrere

massima

o concetto degno

tacciato di volere

esser

con soverchia preten-

zione entrare in messem alienam.


l'intenzione che ho

di

Ma

solo

con

dar gusto e sodisfazione

mi

a V. S. nella richiesta che

carta familiarmente

qualche

in

riprensione, e di

di

metter in

fece,

alcuni pensieri che

mi

oc-

corrono a questo proposito, fondandoli sopra al-

cuna poca esperienza da

me

acquistata mentre

ho tenuto conversazione in casa senza l'esercizio


del gioco,

ma

con altre virtuose occupazioni, e

particolarmente con questa della musica, esersenza

citata

concorso

di

tra gentiluomini diversi,

persone

mercenarie,

che se ne prendevano

diletto e gusto per inclinazione naturale.

maggior

facilit distender questo

come una narrazione

quasi

in

per

breve discorso

guisa d'istoria,

da alcuni tempi distinti, ne' quali


per il corso della mia et sono stati inventati
vari modi et invenzioni di cantare e suonare, con
compartita

occasione di varie e distinte cagioni

et

occor-

secondo che verr a propopensieri, che per esser


alcuni
inserti
sito, saranno
appropriati al suo intento, non li deveranno esser

renze;

et

in

esso,

discari.

per dar principio le dir, che l'arte della

musica

riputata tra le liberali nel

primo luogo.

l'origine del

melodramma

come quella che per arrivare

sua vera per-

conviene che s'accosti, anzi che parte-

fezione,
cipi del

alla

105

grado nel quale

considerano

si

le scienze.

Perch, acci un'azione musicale riesca di stima


sar necessario che sia composta con le proprie
e vere regole di questa professione, anzi di pi

con nuove osservazioni e


a notizia di tutti
solo

li

li

difficili,

che non siano

musici in generale; e non

Madrigali e composizioni da cantarsi a

pi voci,

ma

Canoni,

quel che pare pi di meraviglia, ristesse

e,

anche

arie da cantarsi

le altre di

contraponto e

con facilit ad una voce sola.

per arrivare a questo segno non baster

clinazione data

li

a molti dalla natura,

ma

l'in-

vi si

ricerca anche uno studio et applicazion d'animo

e di persona, che possedendo le regole e le giuste proporzioni de' numeri, unite con quelle della
sia del suono, et la pratica

voce

de

gli effetti

che da queste derivano negli animi de gl'uomini,

non solo generalmente

ma

particolarmente corri-

spondenti all'inclinationi individuali di ciascuno,


et a

stinti

gusti che in generale prevagliono per di-

tempi

l'artifcio et

di tanto in tanto,

sappia applicare

esperienza ai tempi, alle inclinazioni

in generale et alli gusti particolari di ciascuno.

per arrivare a questo segno

si

ricerca molta

applicazione dell'intelletto e molto discorso, per

venire alla conclusione compita dell'opera, con

aver

fatti molti sillogismi et

senza aver studiato

la

entimemi per avanti,

Dialettica d'Aristotele,

e senza aver imparati quei versi


rent, etc.

ma

Barbara

con unire tutte le condizioni e

SoLERTi, L'origine del Melodramma.

celacir14

l'origine del

106

costanze suddette.

melodramma

per confirmazione di tutte

queste cose dir primieramente

Che nella mia fanciullezza mio padre b. m.


mand alla scola di musica, et osservai
1.

mi

ch'erano in uso le composizioni

dell' Archadelt, di

Orlando Lassus, dello Strigio, Cipriano de Rores


e di Filippo di Monte, stimate per le migliori di

quei tempi,

come

in effetto erano

e per cantare

con una voce sola sopra alcuno stromento pre^


valesse

gusto delle Villanelle Napoletane, ad

il

imitazione delle quali se ne componevano anche


in

Roma,

sico

e particolarmente da

un

poco progresso

2. In

tempo

di

gusto della musica e comparver

Luca Marenzio e
invenzione di nuovo
di

tarsi

tal Pitie

mu-

bravo e buffone nobile.

di

le

s'alter

il

composizioni

Ruggero Giovannelli, con

diletto, tanto quelle

da can-

a pi voci, quanto ad una sola sopra

cuno stromento, l'eccellenza delle quali


steva in una nuova aria

et

con alcune

fughe

facili

al-

consi-

grata all'orecchie,

senza straordinario

tempo il Pellestrina, il
Soriano e Gio. Maria Nanino composero cose da
cantarsi in chiesa con facilit di buon contra-

artificio.

nell'istesso

ponto e sodo, con buon'aria e con decoro condecente; a

gono

le

moderni,

segno che anche oggid

loro composizioni
li

quali

sciplina, la quale

tutti

s'antepon-

a quelle de gl'altri

ebbero

da

hanno procurato

con ornamenti vaghi, che con

quelli la didi variare

artifcio

pi

fondato e

di sostanza.
3.

L'anno santo del 1575

poco

dopo

si

l'okigine del

cominci un

modo

melodramma

107

cantare molto diverso da

di

quello di prima, e cos per alcuni anni seguenti,

massime nel modo di cantare con una voce sola


sopra un istrumento, con l'esempio d'un Gio.
Andrea napoletano, e del sig. Giulio Cesare Brancacci e d'Alessandro Merlo romano, che canta-

vano un basso nella larghezza


con variet

voci,

passaggi

di

dello spazio di

22

nuovi e grati

al-

l'orecchie di tutti. I quali svegliarono


sitori

compo-

a far opere tanto da cantare a pi voci

come ad una

sola sopra

un istrumento, ad imifemina chia-

tazione delli soddetti e d'una tal

mata Femia, ma con procurare maggiore invenzione et artifcio, e ne vennero a risultare alcune
Villanelle miste tra Madrigali di canto figurato

e di Villanelle,

quali

delle

se ne

d molti libri de gl'autori suddetti

Vecchi et

altri.

Ma

come

vedono oggi
e

di Orazio

le Villanelle acqui-

starono maggior perfezione per lo pi artificioso

componimento,
che

le

anche ciascun autore, a

cos

generale, procur d'avanzarsi nel

ponere

Wert

fin

sue composizioni riuscissero di gusto in

in

pi voci,

Mantova,

il

modo

di

com-

particolarmente Giachet

Luzzasco in Ferrara. Quali

erano sopraintendenti di tutte

le

musiche

di quei

Duchi, che se ne dilettavano sommamente, mas-

sime in fare che molte dame et signore principali apparassero di sonare e cantare per eccela segno tale che dimoravano talvolta i
giorni intieri in alcuni camerini nobilmente ornati di quadri e fabricati a questo solo effetto,

lenza;

et era

gran competenza fra quelle dame

di

Man-

l'origine del

108

melodeamma

tova et di Ferrara, che facevano a gara, non


solo quanto al metallo et alla disposizione delle
voci;

ma

rati

in

(nel

che soleva

nell'ornamento di esquisiti passaggi

ti-

opportuna congiuntura e non soverchi,


peccare Gio. Luca

falsetto di

Roma, che servi anche in Ferrara), e di pi col


moderare e crescere la voce forte o piano, asingrossandola, che secondo che

sottigliandola

veniva

a' tagli,

zarla, con

ora con strascinarla, ora smez-

l'accompagnamento d'un soave inter-

rotto sospiro, ora

bene,

guiti

ora con

ora

spiccati,

trilli

passaggi lunghi, se-

tirando

gruppi,

ora a

salti,

lunghi, ora con brevi, et or con

passaggi soavi e cantati piano, dalli quali tal


volta all'improvviso
e

si

principalmente con

sentiva echi rispondere,

azione

del

viso,

dei

sguardi e de' gesti che accompagnavano appro-

priatamente la musica e

li

concetti, e sopra tutto

senza moto della persona e della bocca e delle

mani
per
le

sconcioso, che

il

quale

parole

si

non fusse

cantava, e con far spiccar bene

guisa tale che

in

indirizzato al fine

si

sentisse

anche

l'ultima sillaba di ciascuna parola, la quale dalli

passaggi et altri ornamenti non fusse interrotta


soppressa, e con molti altri particolari

artificj

et osservazioni che saranno a notizia di persone


pili

esperimentate di me.

congiunture

con queste

nobili

suddetti musici eccellenti facevano

ogni sforzo d'acquistar fama et la grazia de' Prencipi loro padroni, dalla

quale derivava anche

il

loro utile.
4.

Coll'esempio di queste Corti e delli due

l'oeigine del

melodeamma

109

napolitani che cantavano di basso nel


detto,

si

cominci

in

Roma

componere a pi voci sopra

libro e canto

il

gurato, et anche ad una o due al

alcuno stromento,

modo sudmodo di

a variar

cominci

pii

fi-

voci sopra

Prencipe Ge-

il

sualdo di Venosa, che sonava anche per eccellenza di Lento e di Chitarra napoletana, a com-

ponere Madrigali pieni

molto

di

contraponto esquisito, con fughe


in

ciascuna parte,

intrecciate

in tale proporzioni che

non

artifcio

fra

di

vaghe

loro,

prese

diffcili

vi fussero note su-

perflue e fuori della fuga ^ncominciata, la quale

sempre anche restava poi messa


della prima.

alla rovescia

perch questa esquisitezza di re-

gola soleva talvolta render la composizione dura


e scabrosa, procurava con ogni sforzo et industria fare elezione di fughe, che, se

vano

diffcolt nel

ben rende-

componerle, fossero ariose o

riuscissero dolci e correnti a segno, che pares-

sero nell'atto del cantare facili da comporsi da

ma alla prova poi si trovassero diffinon da ogni compositore. Et in questa


guisa compose lo Stella, il Nonna e Scipione de
ciascuno,

cili

Ritici napoletani, che seguivano

del Prencipe di

Venosa

il

suddetto

e del Conte Alfonso

modo
Fon-

tanella.
5.

Nell'istesso

de' Medici,

tempo

il

Cardinale Ferdinando

che fu poi Gran Duca di Toscana^

stimolato e dal proprio gusto e dall'esempio degli


altri suddetti Prencipi,
sici eccellenti,

toria, dalla quale

ha premuto in aver mufamosa Vit-

specialmente la

ha quasi avuto origine

il

vero

l'origine del

110

modo

di cantare nelle

melodramma

donne, perciocch ella fu

moglie d'Antonio di Santa Fiore, cosi cognominato perch era stato fino da fanciullo musico
per eccellenza del Cardinal di Santa Fiore.

con

questo esempio molt'altri s'esercitarono in questo

modo

di cantare in

Roma,

in guisa tale che pre-

valsero a tutti gli altri musici dei luoghi e Prencipi suddetti,

e vennero in luce Giulio

Giuseppino, Gio. Domenico

par in Firenze da Giulio

et

Romano,

Rasi, che ap-

il

Romano

e tutti can-

basso e tenore con larghezza di molto

tavano

di

numero

di voci, e

con modi e passaggi esquisiti

e con affetto straordinario e talento particolare

bene

di far sentir

molti

altri

le parole.

soprani,

come

Et

a questi

oltre

Luca,

Gio.

Ottavio

Durante, Simoncino, Ludovico, che cantavano in

voce da falsetto, e molti


pella, et altri

altri

come un Onofrio

eunuchi
pistoiese,

Cap-

di

un Ma-

thias spagnuolo, Gio. Gironimo perugino e molti


altri

che per brevit tralascio. Successe poi al

Cardinal Ferdinando de' Medici


talto,

che niente

perch di

sica,

meno
pili

il

Cardinal

Monmu-

di lui si dilett della

sonava

eccellenza, e cantava con

il
Cimbalo egli per
maniera soave et af-

fettuosa e teneva in sua casa molti della professione che eccedevano la mediocrit, e tra gli
altri
de!l

il

Cavaliere del Lento e Scipione Dentici

Cimbalo, sonatori e compositori eccellenti,

e poi Orazio sonatore raro

d'Arpa doppia, e per

cantare aveva Onofrio Gualfreducci eunuco, Ippolita napoletana, Melchior Basso,


a'

quali

dava grosse provigioni.

molt'altri

con l'esempio

l'origine del

di questi e di

melodramma

111

ravviv

tutti gl'altri suddetti si

l'esercizio della musica,

a segno che se ne sono

dilettati poi molti Nipoti di Papi, et altri Cardi-

nali e Prencipi; anzi tutti

et altri

Maestri di Cappella

ammaestrare diversi eunuchi,


putti a cantare con passaggi e con modi

hanno intrapreso

di

affettuosi e nuovi; tra quali Gio. Berardino

Na-

nino Maestro di Cappella in San Luigi, e Ruggero


Giovannelli hanno fatto allievi di gran riuscita,

che per esser vivi et in gran numero tralascio

nominare per ora.


6. Per r avanti a questo tempo sono

di

molti

li

compositori,

come Claudio Monte Verde,

Gio. Berardino Nanino, Felice Anerio


li

^-^

stati

modo

quali, senza uscire dal

di

et

altri;

comporre del

Prencipe di Venosa Gesualdo, hanno atteso a rad-

^ modo di compohanno fatto molt' opere


da cantarsi nelle chiese, con diverse maniere e
varie invenzioni a pi cori, anche fino al numero di 12; et in questo stile si usa continuamente di cantare al giorno d'oggi e di componere
dolcire et affacilitare lo stile

nere, e particolarmente

con molto numero

Anzi dir che ne

di
i

buoni cantori et cantatrici.

tempi nostri

la

musica viene

nobilitata

et

illustrata pii che mai,

Re

IV

di

Filippo

Spagna

et

ambidue

mentre
li

il

suoi fra-

ne dilettano, e sogliono spesso cantare al


e sonar di Viole concertate insieme, con

telli se

libro,

alcuni pochi altri musici per supplire al

competente,

tra' quali

numero

con Filippo Piccinino Bolo-

gnese, sonatore di Liuto e di Pandra eccellentis-

simo. Anai di pi lo stesso

Re

et

fratelli

fanno

melodramma

l'okigine del

112

le composizioni,

perch

si

non

chiese mentre

si

celebrano

li

molti

divini offizii

e que-

Maest sar cagione

st'inclinazione e gusto di S.

che

ma anche

solo per loro diletto

cantino nella Cappella Regia e nell'altre

signori se ne diletteranno ancora, e

come

molti altri s'applicaranno alla musica,

dice

quel verso: Regis ad exemplum totus componihir


orbis.

7.

da tutte queste cose

si

mente a conoscere quel che dissi


^e il modo e maniera di cantare

viene chiaradi sopra; cio,


si

va

di tanto

in tanto variando dalli varij gusti de' Signori e

Prencipi grandi

che

ne

se

come segue nel modo


sempre rinnovando le
il

che

si

vanno

foggio, secondo che ven-

gono introdotte nelle Corti


esempio in Europa

appunto

dilettano,

di vestire,

de' grandi

modo

vestire a

come per

di

Francia

e di Spagna.

Oltre le suddette variazioni del

8.

cantare

si

ogni provincia, anzi

ogni citt, ha un

cantare differentissimo ciascuno


qui

viene

quel

Hispani ululant,

Anzi

dettato

si

di

modo

dall'altro,

di

e di

volgare, Galli cantait,

Germani

hoant,

di pi, nell'istessa Italia,

l'altro,

modo

vede per esperienza che ogni nazione,

conosce vario

il

Itali

piovani.

da un luogo

modo

e l'aria,

al-

come

per esempio l'aria Romanesca singolare e riputata bellissima e per tutto

si

canta con molto

come esquisita et atta a ricevere ogni


sorte di ornamento et accompagnata con ogni
tuono e con gran facilit e cos l'aria detta Fandiletto,

tinella.

In Sicilia sono arie particolari e diverse

melodeamma

l'oeigine del

secondo

diversi luoghi, perch in

un'aria, in

113

Palermo sar

Messina un'altra, un'altra in Catania

et un'altra in Siracusa. Il simile nelle altre citt

e luoghi di quel
d'Italia,

come

Regno

e cos negl'altri luoghi

in Genova, Milano, Firenze, Ber-

gamo, Urbino, Ancona, Foligno e Norcia et ho


voluto specificare questi luoghi come per esempio,
tralasciatone molti altri per andar restringendo
;

il

discorso.

Per opinione generale

de' musici, acci che

composizione di qualsivoglia

degna

di lode e di

l'atto di

di sopra,

stile o

una

maniera riesca

gusto a chi la sente poi nel-

metterla in pratica come ho accennato

conviene che primieramente, sia fatta

con buon contraponto fondato nelle vere regole,


con fughe nuove e difficili da intrecciarsi insieme
in tutte le parti, senza impitura di note superflue,

tanto pigliandole per la diritta regola ordinaria,

quanto per

la rovescia.

Secondariamente, che la composizione tutta e


le

fughe particolari siano

facili e correnti in

ma-

niera che l'artificio non le renda scabrose, anzi

che non sia conosciuto se non da persone esperte


nel mestiere e che vi facciano riflessione particolare.

per terzo che siano ariose e con grazia sin-

golare; perch per esperienza ho conosciuto che

molte composizioni d'autori insigni con le due


suddette conditioni, perch non avevano questa
terza che io dico, non sono state aggradite, e re-

stano in un fondo di cassa o almeno sopra una


scanzia coperta di polvere; ne potrei addurre molte.
Solerti, L'origine del Melodrarnvia.

15

ma

melodramma

l'origine del

114

essendo pur assai note per breyit

le tacer.

questa terza condizione anco necessaria nel-

l'altre

composizioni che

ad una o poco

pii

dicono arie da cantarsi

si

sopra stromenti, anzi

voci

senza questa restaranno fredde e sciapite, con


tutto che siano artificiose e con difficile contra-

ponto ignoto a

gl'altri.

Dalla maggior parte delle cose suddette forse


in V. S. risulta

un desiderio

e curiosit di sa-

pere che cosa sia l'aria e la grazia nella musica


e nelle composizioni, che

si

fanno a

fine

che

di-

quando si canprevenendo la richiesta

lettino e piacciano a chi le sente

tano o suonano, et io
che

me

ne possa

fare,

di darle gusto, dir

per

che

il

il

desiderio che ho

rispondere precisa-

mente sar cosa difficile anco a persone piti esperte


di me. Con tutto ci senza risolvermi ad altro
tempo come fanno alcuni che professano di sapere
qualche cosa dalla quale sono molto lontani,
dir quello che

In tutte
l'industria

turante

mi

le

occorre.

le

professioni nelle quali

sagacit dell'uomo, la natura na-

ricerca

si

naturata, che vogliamo dire,

si

ri-

serbata per se una parte, per levare all'uomo


l'occasione d'insuperbirsi con riconoscersi inetto
et inutile per se stesso senza l'aiuto
divino,

favore

provando per esperienza, che con tutta

l'industria et invenzione ch'aver in qual si vo-

glia professione, rester oscuro e privo di gloria

e di fama, se

non

vi sar

annessa la grazia ch'

dono d'Iddio benedetto, non solo nelle cose et


azioni

umane,

ma

in tutte le cose create.

Come

115

per esempio

veder una donna bellissima et

si

ornatissima e non aver grazia, et un'altra sar


brutta e sar graziosa; tal cavagliere sapr le
regole del torneare

lenza et non

vi

cavalcare per eccel-

del

aver grazia come un

altro,

che non ne sa tanto di gran lunga. Si dir un

ma non

tale predica per eccellenza,

Si suol

anche

dire,

un

et

un

altro sa poco,

rere. Si dir

uomo

tal gentil

benissimo e scientificamente,

ma

ma

ha grazia.
discorre

non ha grazia

grazioso nel discor-

un'aura soave e graziosa, un ca-

vallo grazioso e

cammina con

Un

grazia.

pittore

sar rozzo, un altro grazioso nelle figure et uno


scultore nelle statue

un pezzo

e cos potrei seguitare per

in tutte le cose create,

Ma

sublunari.

massime

nelle

perch cosa a ciascuno nota,

mi baster aver addotto questi esempi,

et

questa similitudine concludere, che nella musica,


tanto delle voci quanto del suono,

si

potr ad-

durre ristessa cagione della grazia e dell'aria;

con dire per diffinizione che

il

cantare con grazia

non altro se non una lunga osservazione delli


modi e regole di cantare, che sogliono arrecare
particolar

gusto

diletto

alle

orecchie

delle

persone di giudizio per l'ordinario, e di quelle


servirsi con voce che

non

sia ingrata e sconcia,

nel sonare con buono stromento.

cos si potr

non ha troppo buona voce, ma


canta con grazia, come per esempio addurr di
nuovo il signor Cardinal Mont'Alto, che sonava
e cantava con molta gratia ed affetto, se bene
aveva un aspetto pi tosto martiale che apolben

dire,

il

tale

l'origine del

116

melodramma

una voce da scrivere, come si suole


anche Giulio Romano, che come ho
detto fu quasi inventore d'una nuova maniera di

lineo, et

dire

e cosi

cantare.

che sia

vero che la grazia del cantare

il

e non dalcome ho detto,

sia parte proveniente dalla natura

salvo solo nell'osservazione,

l'arte,

modi che piacciono,

delli

si

conosce talvolta

perch tal cantante ad uno parr grazioso et ad

un

il contrario un cantante
non dovrebbe piacere e
vede nell'altre cose ancora e
putterie di Spagna e d'Africa,
donna che non trovi recapito

altro nojoso, e per

piace

sciocco

ristesso effetto

chi

si

specialmente nelle
nelle quali

non

per brutta che

sii.

simile

si

anco che negli

cos si dice

macelli non resta carne che non

si

spacci, et

i]

potrebbe dire dell'altre cose che tacer

per brevit.

Non

per mi pare di tralasciare un effetto mi-

rabile, che dalla


si

musica e dal suono procede e

continuamente osservato da molto tempo in

qua nella Puglia e nel Regno

di

Napoli nelle

persone che sono morsicate dalla tarantola, o


sia soffritto,

come

in que' luoghi si suol dire,

li

male che patiscono nelle viscere, con necessit di stare in moto e quasi ballando, gran refrigerio e molte volte la totale liberazione, dalla musica o dal suono; e, quel ch'
pi di maraviglia, da una musica e da un suono
particolare tra molte altre arie e musiche e suoni,
quali ricevono nel

che

si

fanno sentire a gl'infermi,

li

quali sen-

tono giovamento solamente da un suono

da

117

l'origine del MELODRAMIVIA

una musica tra le molte altre, come ho detto.


E perch quando questi tali non restano liberati,
in ciascun anno nella stagione nella quale furono
oifesi, vengono riassaliti dal tormento, cos con
procura darli occasione,
se non di rimedio, almeno di refrigerio, che ricevono molto maggiore che da gl'altri rimedi di

suoni e canti diversi

si

medici.

Potrei a questo proposito addurre


varij

effetti

li

molti e

che gl'autori antichi scrivono della

musica usata da gl'Arcadi, et altre favolette,

come

delle Sirene, d'Anfione, di Marsia, d'Arione,

d'Apollo, delie

Muse

rate per vere, atte a

e d'Orfeo, e dell'altre nar-

muovere gl'animi

degl'ascol-

tatori a diverse e contrarie azioni, con la diver-

maniera e del modo, e particolarmente


musica enarmonica, che, come ho detto,

sit della

con la

non

a notizia del secolo presente, con la quale

inducevano

al

pianto, al riso,

prender l'armi, non solo


nelle guerre civili,
alli

magistrati

et

e,

contro

al

furore

et

gl'inimici,

ma

quel eh' pi, ad obedire

alli

superiori in congiuntura

di popolare contumace tumulto e ribellione. Ma


passer avanti senza estendermi in questo parpoich anco si pu
ticolare come superfluo
,

vedere quello che gl'antichi autori ne hanno


scritto, come Pitagora e Platone. I quali con
altri hanno anche creduto che sia una continua
procedente dal moto loro infallibilmente ordinato, a similitudine della quale
sieno tutte l'armonie terrene, anzi di pi con

armonia

ne' cieli,

ristesse proporzioni, poscia che

non

si

sa dare

l'oKIGINE del MELODEAlttMA

118

altra ragione della cagione

dissonanze che

non ostante che gl'antichi

moderni

di attribuirle alle proporzioni de

moti
sfare

de' cieli. Il

consonanze e

delle

appaghi, se non l'esperienza,

ci

sforzino

si

numeri e dei

che neanche pare che possa sodi-

a pieno l'intelletto, e che per sia forza

ricorrere alla sola esperienza e prattica fondata

nel senso, non trovandosi

quale la

3^, la

5%

altra ragione per la

la 6^, e l'S^ siano consonanze,

e la 2^, la 4*, e la 7*

dissonanze; oltre

siano

a molte altre regole di proporzioni, nelle quali


il

contraponto fondato, tanto nella durata delle

note, quanto delle diverse proporzioni delle battute,

della diversit de' tuoni, e molte altre

cose che non tocca a


Si potrebbe

anche

sia la cagione che la

atto et incentivo a

me

l'esplicarle.

andar investigando quale

musica

sia

instromento

muover gl'animi all'amore

particolarmente nelle donne, alle quale

per fare

le serenate.

impresa d'astrologo o
la lasciar

Ma

sogliono

si

questa sar pi tosto

di filosofo,

che mia, e per

a quelli per ora; e cos a

teologi

commotione che fa ne
musica alla devozione

l'esplicare la cagione della

gl'animi de gl'uomini la
e fervore nel celebrare

divini

offzij,

e nella

unione di molte anime di persone con l'occasione


del canto,

come giornalmente

si

vede per espe-

rienza nelle confraternite et altri ridotti e processioni per

le

strade delle citt. Et

proposito dir che

uno

da

fece elezione di frequentare

anteponendola a molte

me ben

a questo
conosciuto

una congregazione,

altre, forse migliori,

per

melodramma

l'origine del

l'occasione che

il

119

capo e Rettore di quella aveva

bella voce nel fare

sermoni e cantava bene

le

con grazia e voce sonora e grata.

litanie,

Resteria d'investigare la cagione perch nella

pesca del pesce spada, che


caccia, sia riputato

ch'

pili,

pu dire pi presto

si

canto necessario, e quel

il

con esprimere parole greche. Cosi anche

la cagione perch

il

suono o canto addormenti

gl'uomini, e particolarmente

animali; et anche perch


la fatica e noia del caldo

fanciulli e gl'altri

canto alleggerisca

il

ne

lavoranti e meti-

tori nell'estate, tanto pi che col canto gli s'ac-

cresce la sete; e ancora da che procede

che volgarmente

fizio

et

suono a

il

si

vermi della

che

seta^

cavalieri in Lombardia, e cos perch

scemi la paura ne
notte;

ma

filosofi

Il

bene-

il

canto

il

si

dicono

il

canto

mentre caminano

putti

ne lasciaremo

il

crede che apporti

che ne sanno pi di noi.

canto et

il

suono appropriati hanno forza

d'incitare gli animi delle persone,

come ho

cennato, a varie e diverse azioni,

et

alla guerra; che per s'usa

tamburo e l'acclamare con


tempo. Anzi incita anche i

le

ciere viros,

tromba

la

Germania

canta

il

et

et

come

disse Virgilio;

Martemque accendere cantu;


anche in

il

voci unitamente a

grand'incentivo al bevere soverchio,


in

ac-

in specie

cavalli e gl'infervo-

risce nell'atto del combattere,

Aere

di

pensiero ai medici et

Italia,

berlinghino a questo

fine.

anche in Firenze in compagnia

come

et

s'usa

ove spesso

si

Mi son trovato
di pi di cento

persone, che nel ritorno dalla caccia, per iscemar

l'origine del

120
il

melodramma

tedio del viaggio, da tutti unitamente

si

can-

tavano molte pazze canzoni. Vediamo tra facchini e marinari, nell'operare, per scemar la fatica,

l'accompagnano, con unire

e cos anche

stano le

droghe

cetti;

muovere

modo che

la gente bassa et

servono pi del canto che de

massime

canto

di Rialto pe-

speciare. Si sentono molti

predicatori, che per


idiota, si

le forze col

Ponte

quelli che nel

con-

nelle prediche del Venerd Santo.

pu dir veramente, che ne gl'effetti che procedono dalla musica, la natura vi


abbia gran parte, accompagnata anche dall'artificio, come ha ne gl'animali irrazionali ancora
In

si

e particolarmente ne gl'uccelli, a' quali

cesso varie sorti di voci

di

ha con-

canto; che pare"

quasi che tra loro faccino a gara d'arrivare alla

maggior perfezione, e d'insegnare agli figli tal


esercizio, come per pi conti necessario al mantenimento et esser loro; come si vede per continua esperienza principalmente ne

pappagalli

non

effetto,

ma

onde
solo

si

vede che

la

rosignoli e

musica fa grande

ne gl'huomini, come ho detto,


irrazionali. E se pure

anco ne gl'animali

alcuna persona non ne ha compiacimento, come


io

n'ho conosciuto taluno,

particolarmente

Cardinal Francesco Sforza ultimo,

ci

il

avviene

per la grande applicazione dell'animo loro ad


altri

che hanno veementi, o da troppo

affetti

vivacit loro

che non avendo pazienza in una

sola azione volentieri

condo

la variet

e quasi

si

mutano

l'applicazione se-

de gl'oggetti che s'offeriscono,

pu dire che nesciunt

stare loco.

melodramma

l'origine del

121

Nel presente corso dell'et nostra, la musica


non molto in uso, in Roma non essendo esercitata da gentil uomini, ne

pi voci

come

libro,

al

si

suole cantare a

per gl'anni a dietro,

non

ostante che sia grandissime occasioni d'unire e

E ben la musica
nuova perfezione,
venendo esercitata da gran numero de' buoni mudi

trasmettere

conversazioni.

le

ridotta in un'insolita e quasi

sici,

che disciplinati

porgono

col canto

diletto a chi

li

lo stile passato,
li

dalli suddetti

Perch

sente.

soave molto

avendo lasciato
et anche

che era assai rozzo,

soverchi passaggi con

tendono ora per

buoni maestri

loro artificioso e

li

quali

ad uno

lo pii

si

ornava, at-

stile

recitativo

ornato di grazia et ornamenti appropriati al concetto,

con qualche passaggio di tanto in tanto

tirato con giudizio e spiccato, e con appropriate

e variate consonanze,

di

con

dando segno del

periodo, nel che

ciascun

soverchie

le

li

fine

di

compositori d'oggi

frequentate cadenze so-

et

gliono arrecar noia; e sopra tutto con far bene

intendere le parole, applicando ad

ogni sillaba

una nota or piano, or forte, or adagio, or presto,


mostrando nel viso e nei gesti segno del concetto che si canta, ma con moderazione e non
soverchi.

si

canta ad una o al pi 3 voci con-

certate con istrumenti proprii di Tiorba o Chi-

Cimbalo o con Organo, secondo

tarra

giunture; e di pi in questo stile

si

le con-

introdotto

a cantare o alla spagnola o all'italiana, a quella


simile

ma

tanto in

con maggior

Roma, come

artificio

ornamento,

in Napoli e Genova, con

Solerti, L'origine del Melodramma.

16

l'origine del

122

melodramma

invenzioni nuove dell'arie e de gli

premono

nel che

ornamenti;

come

compositori,

in

Roma

Tedesco della Tiorba nominato Gio. Geronimo.


In Napoli cominci il Gutierrez, e poi hanno seil

guitato Pietro suo figlio e Gallo et altri; et in

Genova un

compone

tal Cicco per eccellenza

canta, porgendo gran

diletto

signore

quelle

nelle conversazioni e nelle veglie, ch'ivi pi che

altrove

si

Questo

costumano.
stile recitativo gi

era solito nelle rap-

presentazioni cantate dalle donne in Roma,

ora anche

ma

uso;

in

tanto

riesce

come

rozzo e

senza variet di consonanze ne d'ornamenti, che


se non venisse moderata la noia che

sente dalla

si

presenza di quelle recitanti, l'auditorio lascie-

rebbe

banchi e la stanza vuoti

li

Giulio

come ho

Romano
di

gl'inventori,

Giuseppino

affatto.

furono

quelli,

sopra accennato, che quasi furono


o

forma, e poi di

almeno che

mano

in

diedero la buona

li

mano

andato per-

s'

fezionando a segno, che poco pi oltre pare che

per l'avvenire possa aggiungere, essendosi anche


introdotto a cantare versi latini in inni et ode

anche piene

di santit e devozione,

con soavit

e gran decoro, e con far sentir bene e spiccati


li

concetti e le parole.

Oggi

non

si

d nelle

composizioni da cantarsi in chiesa

preme tanto come per avanti

et artificio del contraponto,

ma

nella sodezza

nella loro grande

variet e nella diversit de gli ornamenti et a


pi

cori

mento

nelle

feste

solenni,

con accompagna-

di sinfonie di varj istromenti,

con intro-

123

l'origine del. melodramma-

mettervi anche

stile recitativo,

lo

qual

il

modo

ricerca gran prattica pi tosto e vivacit d'ingegno e fatica di scrivere, che gran maturit e

scienza di contraponto esquisita.


si

vede che

li

Maestri

principali sono giovenotti; et

anni, et ora

di

si

per tal segno

il

pi vecchio fra

di anni

Vincenzo Ugolino d'et

essi

che fu Maestro

Cappella delle chiese

di

40 in

circa,

Cappella in S. Pietro per alcuni

trova

Parma chiamato con


Duca Serenissimo

in

l'occasione delle nozze di quel

con la Serenissima Margarita


del Gran Duca di Toscana.

de'

Medici sorella

Nella prima e seconda parte s' discorso della


alle voci umane e da cantarsi,

musica applicata

si dica alcuna cosa di quella dei


diversit d'istromenti. Ma perch
con
suoni varij
mi pare che V. S. mi possa ricercare che differenza sia tra la voce e '1 suono, io, lasciando da

resta ora che

parte che molti ne hanno scritto, dir solo che


suono a mio parere sar proprio delle cose
il
inanimate, che procede dall'aere percosso o comessala e

ristretto, che poi

presso

tempo

con la varia proporzione


della violenza, come per essempio
di

quello dell'incudine e della

gano, e di tutti
Viole.

ma

gli

diffonde

grado

dir suono

si

campana

e dell'or-

stromenti da fiato e delle

voce sar propria

di tutti gli

ammali,

principalmente dell'uomo. G' istromenti so-

gliono esser gli Organi,


il

si

e del

il

Liuto o Pandra, l'Arpa,

Cimbalo, la Tiorba, Chitarra e Lira

menti sopra quali


voci.

Sono poi

li

si

tutti stro-

pu cantare ad una o pi

Flauti,

li

Pferi,

le

Viole di

melodeamma

l'origine del

124

conserto e la Viola Doppia o sia Bastarda, il


Violino, il Cornetto, il Pfero tedesco, la Sordellina, la Piva,

et

altri

che

Culascione e la Sanfornia,

il

da

narrati

questi

qualche invenzione.

Come

derivano

con

per esempio dir che

Alessandro Piccinino bolognese stato inventore


della Pandra, cio d'un Liuto tiorbato con aggiunta di molte corde ne

bassi

e molte negli

e tra queste alcune di ottone e d'argento,


con tal disposizione che con la larghezza delle
note e la quantit delle corde, s'ha campo di

alti,

sonare ogni perfetta composizione esquisitamente,


con vantaggio de gl'altri stromenti nel trillo e
nel piano e forte.

stromenti hanno

di questi

per eccellenza sonato Geronimo suo fratello, che

mor in Fiandra, ed ora ne suona Filippo, terzo


fratello che serve il Re catolico, come ho detto
di sopra.

L'Arpa Doppia quasi


nostri

in Napoli,

da un

Grio'.

et

in

s'

trovata

Roma

ebbe

a'

tempi

principio

Battista del Violino, cos detto per-

suonava ancora per eccellenza. Et ora


Oratio Mihi suona di questa Arpa Doppia quasi
miracolosamente, non solo nell'artificio, ma in
un modo particolare di smorzare il suono delle

ch

lo

corde,

il

quale se continuasse cagionarebbe dis-

sonanza e cacofonia, e
cile

a qual

si

di pi

in

un

Geronimo Frescobaldi ferrarese porta


vanto, e nell'artificio

Di Tiorba

il

diffi-

fra tutti

il

e nell'agilit delle mani.

suddetto Gio. Gironimo tedesco,

quale anche compositore


nelle private

trillo

voglia altro. D'Organo e di Cimbalo

il

serve in Palazzo

musiche e concerti. Questa stata

l'origine del

trovata

a'

tempi

nostri,

melodramma
et

molti

poi

sonatori

d'altri

star a nominare, salvo

esso Gio. Geronimo

modo

l'ha molto migliorata nel

il

125

Sono
stromenti, che non
di sonare.

Cavaliere Luigi del

Cornetto anconitano, che lo sonava miracolosamente, et tra l'altre molte volte lo son in un

mio camerino sopra il Cimbalo, ch'era ben serrato et appena si sentiva e suonava egli il Cornetto con tanta moderazione e giustezza^ che fece
stupire molti gentil uomini che si dilettavano
;

di

musica, che erano presenti, puoich il Cornon superava il suono del Cimbalo. Di

netto

Viola Bastarda ho sentito un Orazio della Viola,

ultimamente
in Roma un englese che sonava senza pari. Per
il trattenersi
i tempi passati era molto in uso
che serviva

il

Duca

con un conserto

di

Parma;

et

di Viole o di Flauti,

ma

alfine

si dismesso per la difficolt di tener continuamente gl'istromenti accordati, che non suonan-

dosi spesso riescono quasi inutili, e di unire le

tante persone al componimento del conserto; e


poi anche l'esperienza ha fatto conoscere che
tale

trattenimento, con l'uniformit del suono

e delle consonanze, veniva assai spesso a noia,

e pi tosto incitava a dormire che a passare

tempo
il

et

il

caldo pomeridiano.

passato molto in uso

il

Era anche per

suonare

questo stromento resta quasi

il

di

Liuto;

abbandonato

ma
af-

fatto, doppoich s'introdusse l'uso della Tiorba,


la quale essendo pii atta al cantare anche me-

diocremente e con cattiva voce, stata accetvolentieri generalmente, per schivare la

tata

l'origine del

126

gran

difficolt,

che ricerca

di Liuto.

Tanto pi che

trodusse

la

Chitarra

massime

Italia,

melodramma
il

saper sonar bene

nell'istesso

alla

tempo

spagnola per

s'in-

tutta

in Napoli, che unita con la Tiorba,

pare che abbiano congiurato di sbandire affatto


il

quasi riuscito a punto, come

Liuto; et

modo

il

spagnola in Italia prevale

di vestire alla

a tutte le altre foggio. Alessandro Piccinino suddetto ha inventato ultimamente

un istromento

simile al Plettro d'Apollo, misto tra Tiorba, Liuto,


Citara,

Arpa

e Chitarra, che

rende maraviglia

ma

non sar molto usato per la difficolt che si trovar di metterlo in pratica con la facilit con la
quale egli
Il

lo

suonare

suona.
di

Chitarra napolitana resta affatto

dismesso in Roma, e quasi anche in Napoli, con


la quale gi

suonavano

in

eccellenza

Don

Et-

tore Gesualdo e Fabritio Fillomarino in conserto


col

Prencipe suddetto

fu inventata anche

di

in

Venosa. La Sordellina

Napoli et introdotta in

Roma, ove non ha poi continuato, per essere


str omento imperfetto, e che solo gusta alquanto
la prima volta che si sente, e poi; non avendo
molta variet nelle consonanze ne servendo
cantare, viene facilmente a noia.

Trombe
e

per

Il

al

suono delle

proprio per la guerra, e per incitare

avvertire

azioni, per

la

cavalleria nelle particolari

non s'usa da persone

nobili

ma

da

mercenarie; et in Fiandra, con l'occasione della


guerra, sono molti

che

suonano con modo pi

che ordinario, e cos in Inghilterra. L'istesso

pu dire del Tamburo e del

fischio dei

si

Comiti

melodramma

l'origine del
di Galere e de

sono

tedeschi e svizzeri. Li Pferi

uso nell'armate e vascelli di mare^ et

in

navigano nell'Oceano

in quelli che

massime

in

Spagna

in Italia

si

usano

nelle feste, e cosi

in

terra,

chiamano Geremias,

li

nelli

suonano

si

anche

usano

esquisitamente. Si

pi

127

luoghi

anche

li

et

terre picciolo

conserti de' Violini,

e nelle citt grandi nelle feste della gente bassa.


Il

suonare con Pfero o sia Traversa all'usanza

ma

tedesca,
cale, e

con termini

di molti in Italia; et in
il

contraponto musi-

di

con grazia e giustezza, non a notizia

Roma

lo

soleva suonare

Cesare d'Orvieto, et al presente

sig. Giulio

suona anche un signor principale, che tra

le

lo

molte

virt et eserciti] onorati che possiede in eccellenza, suona anche di questo stromento con stu-

pore di chi
Il

lo sente.

sonare di Sanfornia, che in

Roma

si

nomina

con nome di mal odore et in Lombardia Viab,

non meritarla d'esser messo

in

campo, vedendosi

per l'ordinario nelle bocche di gentaglia;

essendo stata nobilitata dal


strij,

il

sig.

ma

Ottaviano Ve-

quale la suonava con termini musicali e

con giustezza nell'intonar delle note, non la tralascio; et


gli altri

io

pi volte l'ho sentito suonare tra

Madrigali quello di Luca Marenzio che

comincia Vestiva

colli ecc.,

e l'istesso Madrigale

ho sentito in Anversa suonare nel


della chiesa principale con le

che suonava aveva


li

tasti,

come

il

campanile

campane, e quello

libro davanti, e toccava

s'usa ne gli organi, e l'istesso

mi

dissero che s'usava in Bolduch et in altri luoghi

l'origine del

128
del

Brabante e

Un

di Fiandra.

orefice in Bologna,

nella

melodramma
Francesco Ti-

tal

uomo ben

visto gene-

ralmente, ha inventato una palla d'ottone ben


serrata con alcuni ordegni dentro, che con pochis-

simo moto rendeva un'armonia inaspettata, con


diletto e maraviglia di chi la sentiva.

y.

noiosa,

Ma

S.

parr questa mia narrazione lunga e

massime con

nomi

compita

di darle

della materia

sodisfazione,

della

quale

benissimo che malamente

verne in altra maniera


le

tante persone.

di

s'avr considerazione al mio intendimento

si

io

coli'

et

qualit

alla

tratta, conoscer

averei potuto scri-

intenzione d'esplicare

varie qualit della musica, le diverse muta-

zioni che per intervalli distinti de'

tempi

si

sono

sperimentate secondo la variet dell'occorrenze.

Le

hanno svegliato molti belli ingegni a


nuove invenzioni per porgere occasione

quali

trovar

d'universale diletto e per profittarsene

vedono

al presente molti

li

quali

non

si

come

si

che con l'esercizio della

musica sono arrivati ad avere pi


d'entrata,

di scudi mille

poteva a meno

di no-

minare. Tanto

pi

questo

discorso non

teorico politico,

composto o per

dir meglio rub-

bato

da' buoni

oggi d

si

che

autori antichi e moderni,

usa da molti,

ma

come

una vera narra-

zione a similitudine di relazione e d'istoria, fon-

data sopra una poca prattica da

come ho

detto, con

me

acquistata,

l'occasione d'una conversa-

zione che ho tenuto in casa

mia

di molti signori

e gentil uomini, nella quale, tra gli altri esercizij


onorati, era in uso la musica.

L ORIGINE DEL MELODEAMMA

SEVERO BONINL
de' Discorsi e

Estratto dalla Prima parte

Regole sovra la musica

Dai Discorsi
FiLAEETo

(*)

sica

li

....

chi stato l'inventore


stile recitativo, chi

famosi cantori di quello, chi

Dalla Prima parte


di

Don Severo

(*).

Regole sopra la musica.

questo nuovo e moderno


stati

129

de'

Discorsi

sonatori.

li

Regole sovra la

Bonini, monaco

di

sono

Mu-

Vallomhrosano

di

Firenze, manoscritto col n" 2218 della R. Biblioteca Ric-

cardiana di Firenze, di

ce. 102,

in

parte cke riguarda l'origine del

La parte

estraggo la piccola

4**,

melodramma

(ce. 80-88).

musica assai
religiosa; vi si fa pure
sono toccate molte que-

delle origini leggendarie della

estesa, e cos la parte

morale e

la storia di molti strumenti, e vi

stioni teoriche e pratiche.

Dopo la parte da me recata, il Bonini continua ad


enumerare alcuni celebri suonatori; quindi discorre dei
madrigalisti

Palestrina

ne

distingue vari generi; parla poi del

finalmente

(e.

100

v.)

invece

di

finire col

parlare dei poeti dei melodrammi,

come aveva promesso,


conclude: " I poeti famosi adunque furono Dante, ecc.,
Petrarca, Della Casa, Bembo, Ariosto, Tasso, ecc., Guarini,

La

Marini, Chiabrera, Rinuccini, Preti, Rinaldi, Grillo

forma

Bonini e
un Filareto; l'epoca del dialogo indeterminata, ma certrattazione

tamente

si

in

di dialogo tra

il

pu ritenere composto nel primo trentennio

del secolo.
Solerti, L'origine del 3Ielodramma.

17

l'okigine del

130

Severo.

condo

Veramente
passioni

le lor

melodramma
varii varia dictmt, se-

ed

dirovvi l'opinion mia;

lontano da quelle,

io,

prima dicon

l'in-

clie

ventor primo sia stato Giulio Caccini, detto Romano, poich questo stato il primo che abbia
cantato a voce sola sopra
in questo

nuovo

stile

e principi in

entro ad una

di Firenze

strumenti musicali

li

nugola

San Spirito

all'

arrivo di

Serenissima per nome Cristina di Lorena, moglie del gran Ferdinando Primo, Granduca di Toscana, cantando alcune parole che

Madama

benedetto giorno;

principiavano

molto tempo, per

gran

il

popolo innumerabile che vi


Benedetto

giorno per

onde poi per

diletto ch'egli dette al


si

ritrovava, fu

nomato
preso

sopranome. S che,

gran musico compose molte arie

ardire, questo

in diversi tempi, le quali furono continuamente

esercitate da
d'Italia, e

pii

da

eccellenti cantori e cantatrici

altri nobili della citt

Ma

questa professione.

amatori

veduto egli poi andare

attorno molte di quelle lacere e guaste,

lamente adoperare quei lunghi


plici e doppi, cio

nell'altre,

l'antica

piti

giri di voci

masem-

raddoppiate, intrecciate l'una

ritrovate

maniera

costumava,

di

da

lui

per isfuggire quel-

di passaggi,

che per avanti

si

propria per gii strumenti di fiato

e di corde che per le voci, et altres usarsi in-

differentemente
l'esclamazioni,

il

crescere e scemare della voce,

trilli,

gruppi et

altri

ornamenti

buona maniera di cantare, fu necessitato,


mosso anco dagli amici, di far stampare dette
Musiche con un discorso a' Lettori, mostrando
alla

l'oeigine del

melodramma

modo

cagioni che l'indussero a simil

le

131
di

canto

per una voce sola, affine che non essendosi nei

moderni tempi passati costumate, per quanto


egli sapeva, musiche di quella intera grazia che
sentiva nell'animo suo risonare, egli ne potesse
lasciare

alcun

vestigio,

giungere alla perfezione

che altri potessero

e
(1).

Fioriva in quei tempi di Firenze la virtuosis-

sima camerata

deirill.^ Sig.

non

Giovanni

de'

Bardi

ove concorreva gran parte

de' Conti di Vernio,

sglo della nobilt,

ma

ancora

ed ingegnosi uomini, poeti e

primi musici

filosofi,

della citt

dove confessava anch'esso aver appreso pi da' ragionamenti dotti, ch'ivi si facevano, che in pi
di trent'anni

non avea fatto nel contrappunto;

imperocch questi intendentissimi uomini sempre


stimolavano

lo

et

esortavano

non provare

quella sorte di musica la quale, non lasciando

bene intendere

le parole,

verso, or allungando,

guasta

il

concetto e

ora scorciando

il

le sillabe

accomodare il contrappunto, lacerando la


poesia ma ad attenersi a quella maniera tanto
per

lodata da Platone et altri

filosofi,

che affermano

musica altro non essere che la favella e il


ritmo et il suono per ultimo. S che conosciuto
la

che per

cantando

il

troppo contrappunto delle pi voci


insieme,

de' passaggi,

(1) Il

la

superflua

moltitudine

tanto delle sillabe brevi,

quanto

Bonini riferisce dalla prefazione del Caccini qui

addietro riprodotta a pag. 55 sgg.

l'origine del

132

melodramma

delle lunghe, usata da' cantori nel cantar sopra

qualunque strumento di corde, senza intendersi


parola, allettati dal volgo ignorante che tal canto
gradiva, le venne in pensiero d'introdurre una
sorte di musica, per cui altri potesse quasi che
in

armonia favellare, usando in essa una certa

nobile sprezzatura di canto,

trapassando talora

per alcune false corde, tenendo quelle del basso


ferme, eccetto che quando egli se ne voleva
servire

all'uso

comune con

le

parti di

mezzo

strumento per esprimere qualche

tocche

dallo

affetto.

Laonde dato principio a questi canti per

una voce

sola,

parendole ch'avesser pi

forza

per dilettare e muovere che le voci pi insieme


composte, compose allora li madrigali Perfidis-

Dovr dunque morire


e l'aria sopra Tecloga del Sanazzaro Itene all'ombra, in quello stile proprio che poi se ne

simo

volto,

Vedr H mio

sol,

serv per le favole ch'in Firenze

si

sono rappre-

sentate, fra l'altre la Euridice, parole del sig. Ot-

tavio Rinuccini. I quali madrigali et aria uditi


in

essa camerata

con

amorevole

applauso et

ad eseguire il suo presupposto fine


per tal cammino, lo mossero a trasferirsi a Roma
per dar saggio ancor quivi ove fatti udire detti
madrigali et aria in casa del signor Nero Neri
esortazioni

a molti gentiluomini

particolarmente

che quivi s'adunarono, e

al sig.

Leone

Strozzi, tutti po-

tevano render buona testimonianza quanto l'esortarono a continuare l'incominciata impresa, dicendo che sino a quei tempi non avevano mai
udito armonia d'una voce sola sopra uno stru-

l'origine del

melodramma

133

mento semplice di corde che avesse avuto tanta


forza di muover l'affetto dell'animo quanto quei
madrigali: s per lo nuovo stile di essi, come
perch, costumandosi ancora per quei tempi per

una voce sola i madrigali stampati a pi voci,


non pareva loro che per l'artifizio delle parti
corrispondenti fra loro, la parte sola del soprano,

da per se sola cantata, avesse in se


cuno. Onde, ritornato a Firenze,

che

si

per

non
si

usavano per

lo pili di
si

parole

affetto al-

considerato

musici alcune canzonette

vili,

le quali

convenissero e che tra

li

parevale che

intelligenti

stimassero, gli venne anco in pensiero,

non
per

sollevamento talvolta degl' amici oppressi, comporre qualche canzonetta a uso d'arie per poter

usare in conserto di pi strumenti di corde; e

comunicato questo suo pensiero a molti gentiluomini della citt, fu compiaciuto cortesemente

da

essi di

versi,

molte canzonette

di

misure varie di

siccome anco, appresso, dal

Chiabrera,

sig.

Gabriello

ch'in molta copia et assai diversifi-

cata da tutte l'altre, ne fu favorito, prestandoli

grande occasione d'andar variando. Le quali


tutte da quello poste in musica in diverse arie,
egli

di

tempo

in tempo, state

eziandio a tutta l'Italia,

non furono poi disgrate


servendosi,

oggi, di esso stile ciascuno che

allora

et

ha voluto o vuol

comporre per una voce sola; e particolarmente


qui in Firenze
sett'anni

alli

dove, essendo egli stato trenta-

stipendi di questi Ser."^^ Principi,

qualunque avr voluto, avr potuto

vedere et

udire a suo piacere tutto quello che di continovo

l'origine del

134

oper

intorno

ne' madrigali

come

melodramma
studi; ne' quali, cos

fatti

ha sempre procurata

nell'arie,

l'imitazione de' concetti delle parole, ricercando

quelle

corde pi o

meno

affettuose

secondo

sentimenti di esse, e che particolarmente avessero grazia in quella maniera che osserv nella

sopradetta armonia.
Ci sono stati alcuni che propriamente per in-

hanno cercato di adomquesto uomo veramente mi-

vidia e passione mossi,

brar la gloria di
rabile, a cui si

la

conviene render grazia da tutta

de' musici

caterva

del

mondo, poich con

questo nuovo stile recitativo

si

dato occasione

non solo di
arrichirlo, ma d'imbastardirlo con la musica di
madrigali e sonetti a pi voci, e con i mottetti a voce sola et a pi concertati. Che siano
appassionati ce lo dimostra il tempo che cominci a gustarsi la sua dolce maniera del canto,
a' sublimi ingegni della professione,

come sopra

Madama

udiste, nell'arrivo di

Ser.^*

di

Loreno, sposa del Ser.^ Granduca Ferdinando

il

primo,

con quelle parole

Altri che l'hanno imitato,

detto

stile,

inventori,

benedetto giorno.
et

anco

migliorato

cupidi di gloria d'esser tenuti primi

hanno cercato con alcuni

altri loro

seguaci et aderenti d'impedirle tanta fama, con

inventar molte bugie, contradicendosi


gli altri

gli

uni e

ovvero, se non per esser tenuti inven-

almeno come invidiosi e disturbatori dell'altrui gloria. E bench tali avessero arricchito
il moderno e nuovo stile in ogni modo, perch
tori,

facile est inventis

adclere,

gratiae

habendae sunt

135

melodramma

l'origine del

primis inventorius : oltrech la maniera del detto


signore ha del naturale e pi s'avvicinava all'antica,

come

non avendo

dello stentato e stiracchiato

dir si suole.

Ho bene appreso

FiLAKETO.

il

tutto, e star

aspettando che mi dichiariate quali siano stati


nella nostra et. li cantori, sonatori sublimi e
compositori di cantilene

singolari in

pi.

stile

moderno, tanto a voce sola quanto a pi, concertatamente, e quali

Severo.
del

nuovo

Il

li

poeti.

signor Giulio

solo nella sua giovent che

superasse.

Caccini inventor

stile stato cos eccellente nel

I concerti

non

si

voci

pi

sua faceva erano invero mirabili

cantar

trov chi lo

che in casa

essendo tutti

adorni di peregrine grazie; del che [fede] face-

vano

moltitudini spesse de' principi e signori

le

Firenze

grandi forestieri e della nostra citt

di

ch'andavano, quasi che per favore, a

sentirli.

fu tale

il

grido e la fama, ch'arrivata sino alle

Maestadi Cristianissime

di

Francia

Maria Medici sua sposa, convenne

Enrico

al detto signor

con tutta la sua virtuosissima famiglia


far passaggio et andare per ordine loro a fare
udire la nuova maniera di cantare: dove arriGiulio

vata, non potria lingua

umana esprimere quanto

fossero stati accarezzati e quante lodi et onori

ebbero da quelle, non solo Maiestadi, quanto da


tutti i principali duchi e baroni di Francia, che
qui

si

ritrovarono.

Fior

nel

medesimo tempo

la

signora Fran-

cesca sua figliuola, cantatrice delle prime,

artif-

melodeamma

l'origine del

136

dosa

come fede ne fanno

nelle sue cantilene,

l'opere sue musicali date alle stampe.

Questo ricco oceano di virt gener indi a


poco una Margherita, la quale nutricata nel suo

amoroso seno e gustati

suoi dolcissimi latti,

cresciuta in et divenne cosi lucida e splendente


in

che ciascuno

questa professione del canto,

ammirando

sua

la

voce

suavissima,

quasi in

colma di trilli e
gruppi spiccanti accompagnati con mirabili et
affettuosi accenti, faceva a gara per andare a
canna

d'argento

risuonante,

avendo consacrato

udirla. Oggi,

cuore a Dio, lasciata ogni


si

gode con

il

pompa

suo purissimo

terrena e frale,

menar

l'altre verginelle di

gelica ne' puri chiostri del monistero di

rolamo su
S.

la costa

S.

Giorgio,

Francesco minori osservanti

vita an-

San Gi-

dell'ordine di

dove per udirla

cantare le divine lodi a voce sola, e talora in


concerto con altre virtuose verginelle sue com-

pagne, in alcune feste dell'anno concorre gran

numero

di

persone nobile virtuose,

bench

luogo della chiesa sia alquanto scomodo,

il

me-

diante una ripida salita.

Fece risonar

di se

gnora Settimia

una immortai fama

Caccini,

sorella

Francesca e secondogenita del


sua pi fresca
bella

et

consumata

maniera e grazia

affinata tra

li

della

la si-

signora

sig. Giulio,

maestra

nella

nella

indicibile del canto,

et

primi soggetti d'Italia di questa

professione nell'Accademia dell'Altezza di

Man-

tova Ferdinando Gonzaga, da quello stipendiata

la qual virtuosa oggi, ritornata al proprio nido,

l'origine del

melodramma

dove origine ebbe nella


de' suoi

su

trionfi

citt

di Firenze, lieta

arringhi

gloriosi

137

di

sublimi

donne cantatrici acquistati, se 'n vive e posa,


oramai d'anni carca e gravosa.
In questo nuovo stile cant con affetto singotalento, stimato da ciascun

suo principal

lare,

professore dell'arte, la signora Vittoria Archilei,

per nazione romana, stipendiata da queste Altezze


Firenze,

di

Ferdinando primo e Madama Crila quale, dopo avere sparso di

stina di Loreno

oramai d'et matura, rese

se celeste gloria,
spirito a

Cantore e compositore eruditissimo stato


sig.

lo

Dio con questa eterna fama.

Jacopo Peri, detto

il

il

Zazzerino, d'ottimi co-

stumi e ben nato nella nostra citt di Firenze;


il

quale

sommo

cantando
artifizio,

le

sue opere

composte

con

essendo di concetto lagrime-

vole, proprio suo talento, avrebbe

mosso e

posto al pianto ogni impietrito cuore.

dis-

gi che

tutta l'Italia ha

ammirato

tuosa maniera,

sue opere a voce sola composte,

le

come suggetto unico

la

sua dolce et affet-

raro per tanta esquisi-

pongo silenzio alla mia bocca, deponendo la


penna, temendo confondermi nell'oceano de' suoi
meriti. Questo ben solo dir, che se fu suavissimo nel canto e perito nell'arte del comporre
in questo nuovo stile, fu ancora nell'arte del
tezza,

sonare di tasti leggiadro e artifzioso

compagnare

il

canto con

le parti di

singolare. [Questo ancora fu

e,

nell'ac-

mezzo, unico e

un grandissimo emu-

latore e competitor del S. Giulio Caccini...] (1).


(1)

Sospeso e cassato nel ms.

Solerti, L'oriqine del Melodramma.

18

l'okigine del

138
Il

sig.

melodkamma

Francesco Rasi, nobile aretino e gen-

tilomo dell'Altezze di Mantova, cant leggiadra-

mente con grandissimo

uomo

affetto

di bell'aspetto, gioviale,

e suave,

volto e maest

con

apparire

faceva
il

e
di

spirito.

Era

voce gradita

l'allegrezza del

suo canto angelico e divino:

fu scolare del sig. Giulio detto. Questo, oltre al

suono

de' tasti,

fu dotato da Dio dell'arte della poesia;

compose

cantare e sonar la tiorba et

il

arie a voci sole di canzonette, parole sue

molto

come

testi-

leggiadre, et altre musiche variate,

monio ne rendono i dui libri dati alle stampe.


Composero in questi moderni tempi in stile
recitativo messer Marco da Gagliano, maestro
di cappella della Cattedrale di Firenze, che testi-

monio della sua arte et elegante maniera di


comporre ne rendono la sua Dafne, poesia del
sig.

Ottavio Rinuccini, la quale fu recitata in

Mantova ad istanza

di quelle Altezze,

con gran-

Ha

composti

dissimo applauso di quei popoli.

ancora con leggiadrissimo

stile

madrigali assai

a cinque voci, similmente mottetti a cinque voci


e

sei,

con alcune messe. Le stampe e

suo fanno ampia fede del suo valore

il

grido

ora prendon

riposo le sue ossa nella chiesa ducale di quella

canonica.

Messer Filippo Vitali, fiorentino, maestro di


musica della Camera dello eminentissimo Signor
Card. Antonio Barberini, oggi abitante in Firenze,

sua

patria,

VAretusa, opera di
felice

compose

mons

memoria, chierico

in stile recitativo
(sic)

di

Camera

del

Corsini,

Sommo

139

l'okigine del melodeaioia

Pontefice

la quale fu recitata in

Roma, con tanto

gusto degli uditori, che in Bologna la volsero


recitare ancora, e riusc con sommo onore e

Questo

gloria del compositore dell'opera e sua.

elevato suggetto, non solo

fama per questo

a la

per

le

molte opere

risonare di

lia fatto

stile recitativo,

di

ma

ancora

madrigali a cinque voci,

canzoni a quattro, e mottetti a sei et altre studiose opere date alle stampe.

Questi sono stati


positori
strati,

recitativi

di

cantori, cantatrici e

Firenze,

fioriva lo detto stile [oggi sparso

mentre

Roma

in ogni loco, abbracciato in


si

ammae-

quivi

com-

et in Venezia,

sentono composizioni recitative mirabili]


Tra' forestieri prima fu

teverdi,

vezzi

il

sig.

il

quale arricch questo

nuovi

pensieri

Arianna^ opera del

sig.

nella

(1).

Claudio Mon-

stile di

peregrini

favola intitolata

Ottavio Rinuccini, gen-

tiluomo di Firenze; fu tanto gradita che non


stata casa, la quale, avendo cembali o tiorbe in
casa,

In

non avesse

Roma

Mazzocchi,

fior
il

lamento

il

di quella.

quel gran musico chiamato

quale compose in

il

recitativo

stile

eccellente la Catena d! Adone.

Sono da quei tempi sino ad ora sempre scopertisi novelli cigni,

Rossi, in Venezia
l'invenzione

il

dello

come

in

Roma

il

sig.

stile

recitativo

de' compositori e cantori di quello.

et origine e

Ci resta di

nominare, per soddisfarvi, quali siano

(1)

Cassato nel ms.

Luigi

Cavallo: e questo basti circa

stati

li

melodramma

l'origine del

140

musiche e poeti;
nominer alcuni pi

sonatori, compositori di variate

e cominciando da' sonatori,

famosi, non essendo mio intento voler compilare

per essere di numero

tutti,

complemento

delle notizie su questi musici fiorentini

passo che

si

legge in

un esemplare

si

conserva

stimo opportuno riferire anche

un

infinito.

rarissimo libretto, di

cui

il

nella Misceli. 86. 10 della Biblioteca Riccardiana.

Il li-

bretto, attribuito a Lorenzo Parigi, medico, s'intitola


All' Blustrissimo

Parigi

Sig.

Dialogo terzo

discorre.

[Stemma]

Interlocutori sono
di
il

In

Il

Ove

Zanobi Pignoni. 1618.

Sig.
d'

Montalto.

alcune cose di

Firenze

Con

Cardinal

Medicina

Il
si

Stamperia di

Nella

licenzia de' Superiori; 4.

Leonida Ganucci; Giulio dei Conti

San Secondo; Roberto Falconieri; Ottavio Archilei e


Parigi

fisico.

Dopo aver

discorso di medicina, a

pag. 18, l'Archilei

invita gli altri ad entrare in casa propria per stare pii

perch " ci sar anche quel che piace tanto


a messer Lorenzo . Cos s'introduce il discorso che segue:
al fresco e

Par. Musica forse?

Arch. Signor
Par.

come a me par mill'anni che

sia

domane per

sen-

conserto e la sinfonia (tanto sono invaghito della


musica) che ci promette il signor Ottavio Signori io me

tire

il

ne rallegro tanto, che ben posso dire esser tale la mia


Letizia, che trascende ogni dolzore!

che armonia, o che consonanza di voce e di strumenti musicali fu quella di queste sere al Casino.

melodramma

l'origine del

Arch. Fu bella
sima, che fu

141

maravigliosa e dell'Autor suo degnis-

signor Muzio Effrem mio amicissimo,

il

me

per una chiara lampa de' musici tenuto.


Par. Io l'ho sentito molto celebrare e perch voi non
pensiate che anch'io non sappia allegare autori, fino

da

il

mio garzoncello Benedetto, che ha l'orecchio

lasci star la cena per sentirla,

seco,

n poteva poi chiuder

bocca in lodandola.
Arch. Egl' anche
Par. Per tal

lo

uom

di

grande integrit d'animo.

tengo, e confesso

essergli

tenuto del-

l'onor fatto tal volta alla Caterina e all'Angela in sen-

cantare alcune canzonette (oltre a quelle del lor

tirle

maestro Benedetti) dal signor Giulio Romano, fenice


certo de' nostri tempi, che sormonta ogni cielo, e prima
rinata che morta.
C.

G; Queir d'Arabia

Par.

rinato

il

muor ben

ella

prima che rinasca.

ancor vivendo, nella

signor Giulio

si-

gnora Francesca sua figliuola, la qual novella cantatrice ogni uno afferma che sia
Ricca d'aurate e di purpuree penne.

Ed io che non fui mai amico lusinghiere ad alcuno,


ogni volta che la sento, le dico quel verso del nostro
poeta:

Questa sola fra noi del

ciel sirena.

incomincia Povero

Cos di quella canzonetta che

pelle-

grino che dal sepolcro viene messa in musica dal Semideo


de' musici, dal nostro signor

quella Bel pastor, dal

Unga

e delle selve

Jacopo Peri,

cui bel sguardo

amica,

ambe

del

cio,

di

deV Eco so-

signor Marco da

Gagliano, maestro di cappella di Sua Alt., musico anch'egli cos gentil come dotto, ne fu il detto sig. Muzio
(dico) assai

buon gustatore.

gran lodatore ancora di chi le cant, e furon


veraci le lodi, non gi da soprabbondanza d'affetto o

Arch.

finte,

Par.

come

vi pensaste, pronunziate.

proprio del forestiere

Ganu. Perch tralasciate voi

fin

la

gl'immeritevoli lodare.

madre

del sig. Ottavio?

l'origine del

142

Par. Perch meglio


fine

con

lo

melodramma

sue parti lodevoli che ion

le

'ntelletto discorrere, che

han

con balbuzzante

lingua esprimerle. Quest' una donna, Signori, che tra-

scende la natura umana, ed ha gi col canto dirizzato


il

fatto

suo volo al cielo

con l'angelica sua voce

risonarle stelle: onde all'altre una santa invidia recando,


s'ha l'immortalit

acquistato, e corrisposto di dentro

nome

e di fuori al felice suo

di Vittoria.

Fal. Per non fu gran fatto che

Ferdinando, che sia in

cielo, del

il

Seren.

Par. A' gran principi gusta sol l'ambrosia e

Arch.

Deh

Gran Duca

suo canto s'invaghisse.


il

fermate, messer Lorenzo, le lodi di

nettare.

mia madre

Muzio verso
(quantunque di sonare e di cannon professino e felice quel monistero che

e ritorniam pi tosto a quelle del signor

la Caterina e l'Angela

tare elle
l'avr)
voi,

ed

ma

io

me

ne son rallegrato assai

vie piti che

'1

grido di loro

pii fiate

virti e

con

bont sia

salito altissimo e che queste Sereniss. Altezze le por-

tino

particolare

affetto

melodramma

l'origine del

143

PIETRO DE' BARDI CONTE DI VERNIO.


Lettera a G. B.

dramma

[1634]

Molto Illustre

Doni sull'origine

del melo-

(*).

Signore Padron mio,

e Reverit,

Osservandissimo Giovanbattista Doni.

Avendo

signor Giovanni mio padre gran di-

il

letto alla musica, nella quale, in que' tempi, egli

era compositore di qualche stima, aveva sempre


d'intorno

(*)

pi celebri uomini della citt, eruditi

Questa lettera fu edita col

dell'opera

Ang. Mar. Bandini

Donj

Joannis Bapt.
Cardinal.

Collegii

LXXI,

alle col. 117-20

Commentar io rvm

Patricii
secretis

Libri

De

Fiorentini

vita et scriptis\

Olim

qvinqve

Sacri

Adnotatio-

Ad Silvim Valenti S. R. E. Preshyt. Card.


Accedit Eivsdem Donj Literarivm commercivm]

nibvs illvstrati

Ampliss.

n'

nvnc primvs in Ivcem editvm.

Typis Caesareis

[impressa]

FLORENTIAE

CIO.D.CC.LV Svperiorvm adprobatione;


in-fol.
L'epistolario del Doni ha poi un frontispizio a se.
Fu edita anche da Riccardo Gandolfi nell'art. Sunto
|

Storico precedente

le

illustrazioni di alcuni cimelii concer-

nenti l'arte musicale in Firenze, discorso letto

il

8 luglio 1892

e edito negli Atti dell'Accademia del E. Istituto Musicale


diiFirenze,
l'

Ademollo

anno XXX, Firenze, 1892. Fu ripubblicata


A,,

teatri di

Roma, Pasqualucci,

Roma

dal-

nel secolo decimosettimo,

1888, p. 211-13.

l'origine del melodea:soia

144

in tal professione, e invitandoli a casa sua, for-

mava

quasi

una dilettevole

continua acca-

demia, dalla quale stando lontano

vizio, e in

il

particolare ogni sorta di giuoco, la

nobile gio-

vent fiorentina veniva allettata con molto suo

guadagno, trattenendosi non solo nella musica,

ma

ancora in discorsi e insegnamenti di poesia,

d'astrologia, e d'altre scienze, che portavano utile

vicendevole a

Era

bella conversazione.

tempo

quel

in

in

qualche credito Vin-

cenzio Galilei, padre del presente famoso filosofo


e matematico,

il

quale s'invagh in

modo

di

insigne adunanza, che aggiungendo alla musica


nella

pratica,

valeva

quale

molto,

lo

studio

ancora della teorica, con l'aiuto di que' Virtuosi,


e ancora delle sue molte vigilie,

cavar

il

de' pi

sugo

moderni: onde

maestro

cerc

de' Greci scrittori,


il

Galilei divenne

di teorica d'ogni sorta di

egli

un buon

musica.

Vedeva questo grande ingegno che uno


principali scopi di questa

di

de' Latini, e

accademia

dei

era, col ri-

trovare l'antica musica, quanto per fosse possibile in

sica

materia

moderna,

oscura, di migliorare la

levarla in

mu-

qualche parte dal

misero stato, nel quale l'avevano messa princi-

palmente

Goti,

dopo

altre scienze e arti


il

la perdita di essa, e delle

pi

primo a far sentire

il

Perci

nobili.

canto in

istile

fu

egli

rappre-

sentativo: preso animo e aiutato per istrada


aspra, e stimata quasi cosa ridicolosa,

padre principalmente,
con molta sua spesa

il

si

quale

da mio

le notti intere, e

affatic

per

nobile

l'origine del

melodramma

145

grato a mio

acquisto; siccome detto Vincenzio

padre ne mostr segno nel dotto suo libro della


musica antica e moderna. Egli dunque sopra un
corpo di viole esattamente suonate, cantando un
tenore di buona voce, e intelligibile, fece sentire
il

lamento

del

siccome

novit,

Ugolino di Dante. Tal

Conte

gener invidia in gran parte

ne' professori di musica,

ch'erano

amatori

veri

cos

piacque a coloro

essa. Il

di

Galileo

se-

compose parte delle


Lamentazioni, e responsi della Settimana santa,
cantate, nella stessa materia, in devota compagnia. Era allora nella camerata di mio padre
guitando

Griulio

bella impresa

ma

Caccini, d'et molto giovane,

raro cantore, e di buon gusto,


dosi inclinato a questa

il

tenuto

quale senten-

nuova musica, sotto

la

intera disciplina di mio padre, cominci a cantare

sopra un solo strumento varie ariette, sonetti e


altre poesie, atte ad essere intese, con meraviglia di chi

sentiva.

lo

allora Jacopo Peri,

il

Era ancora in Firenze


come primo scolaro

quale,

di Cristofano Malvezzi, e nell'organo e


di tasto

e nel

neva con molta sua

lode,

stromenti

sonava e compo-

contrappunto

tra

cantori di

questa citt era senza fallo tenuto a nessuno


competenza di Giulio scoperse

inferiore. Costui a

l'impresa dello stile rappresentativo, e sfuggendo

una certa rozzezza e troppa antichit, che si


sentiva nelle musiche del Galileo, addolc insieme
con Giulio questo stile, e lo resero atto a muovere raramente gli

tempo venne

affetti,

come

in progresso di

fatto all'uno e all'altro.

Solerti, L'origine del Melodramma.

19

melodramma

l'origine del

146

acquistarono

la qual cosa essi

Per

primi cantori,

comporre

titolo di

il

modo

e d'inventori di questo

di

e di cantare.

Peri aveva pi scienza, e trovato modo con


ricercar poche corde, e con altra esatta diliIl

genza, d'imitare

gran fama. Giulio ebbe

acquist

familiare,

parlar

il

leggiadria nelle sue

pii

invenzioni.

La prima

poesia, che in

fosse cantata in palco,

isti! e

fu

messa

del signor Ottavio Rinuccini,

dal

Peri con poco numero

di scene,

rappresentativo

Favola di Dafne

la

in

musica

suoni con brevit

di

e in piccola stanza recitata, e priva-

tamente cantata, e

io restai

stupido per la

me-

raviglia.

Fu cantata sopra un corpo

strumenti,

di

quale ordine fu di poi seguitato nell'altre


medie. Grand' obbligo
al signor Ottavio;

ebbe

ma pi

che infiammatosi, e

bili,

Caccini e

il

Peri

Jacopo Corsi,

non contento, se non

del-

que'

com-

l'eccellente in questa arte,


positori,

il

al signor

il

com-

instruiva

con pensieri eccellenti e dottrine mira-

come conveniva a cosa

nobile.

S fatti

insegnamenti furono eseguiti dal Peri e dal Caccini in tutte le composizioni di questa sorta ed
in varie guise furono

da loro composte. Dopo la

molte

furono rappresentate del

Dafne,
proprio

signor

favole

Ottavio,

il

quale,

come buon

poeta e maestro insieme, con l'amicissimo Corsi,


che largheggiava con la

mano

della liberalit;

furono sentite con grande applauso, siccome fu-

rono

le

pi celebri V Euridice e Y Arianna, oltre

l'origine del

melodramma

147

molte Tavolette composte da detti Giulio Caccini

e Jacopo Peri.

molti

non mancarono

loro imitazione

che in Firenze, prima sede di questa

altri,

sorta di musica, e in altre citt d'Italia,


in

Roma,

sono

si

resi,

nella scena rappresentativa

pare da porre

si
;

ma

pi

rendono mirabili

fra

primi de' quali

Monteverdi.

il

Sono sicuro d'aver male eseguito il comandamento di V. S. Reverendissima, non solo per la
tardanza occorsa in servirla, come dell'aver poco
sodisfatto a me medesimo, perch pochi oggi vi-

vono che

si

ricordino della musica di que' tempi.

siccome

che

Tuttavia credo,

io

la

servo

avverr della verit

affetto di cuore, cos

con

di quel

poco che ho scelto fra molte cose che possono


dirsi di questo stile di musica rappresentativa,
eh' tanto in pregio.

Ma

qualunque modo spero che sar scusato


dalla gentilezza di V. S. Reverendissima, alla
quale, mentre le vo augurando felicissimi questi
in

giorni del prossimo Natale, prego dal

Dio, Padre di tutti


Di Firenze,

li

Di V.

medesimo

beni, intera felicit.

16 dicembre 1634.
S.

M.

Illus.

Reverend. Serv. Umilis.

Pietro Bardi Conte di Vernio.

l'origine del

148

melodramma

PIETRO DELLA VALLE.


non

l'et nostra che

Della

punto

musica

inferiore,

migliore di quella dell'et passata [1640]

Al

sig.

del-

anzi

(*).

Lelio Guidiccioni.

Discorso di Pietro Della Valle.

L'altra sera disse V. S. che la musica da cin-

quanta anni in qua aveva perduto assai, e che


oggid non c'erano valentuomini di questa professione simili a quelli dell'et passata. Io, che
contrario parere, aveva

gran parte son di

in

molte cose da dire

ma

a V.

perch passammo in

venne poi l'ora

S.

le

sopra di questo;

ragionamenti e

altri

di separarci,

rappresentare a V.

(*) Il

S.

mie

non ebbi agio


ragioni,

le

di

quali

presente Discorso di Pietro della Valle fu edito

da Anton Francesco Gori a p. 249 segg. dei Trattati di


musica di Gio. Battista Doni, Patrizio fiorentino. Tomo
secondo, ecc. In Firenze, l'anno

MDCCLXIII.

Aggiungo in appendice il testo poetico del Carro di


Fedelt d'Amore dello stesso Della Valle di cui parla nel
Discorso, del quale opuscolo non si conoscono che due
soli esemplari, l'uno nella

e l'altro al British

Biblioteca di

Museum

di

S.

Londra.

Cecilia di

Roma

l'okigine del

mi son

perci

melodramma

risoluto di

149

mandarle qui

scritte,

acciocch mi favorisca di sentirle e possa insieme


considerarle meglio.

Dico adunque che in prima dobbiamo distinguere

le

per

cose

non

parlar

confusamente;

perch altro contrappunto, altro suono, altro


canto, tutte parti della musica;

altro

final-

mente musica detta assolutamente. La musica


un nome generale che comprende tutte le cose
dette

di

ancora

che son parti di essa,

sopra

ma

di pi;

minate parliamo,

altre

baster che solo delle no-

alle quali tutte le altre facil-

mente si riducono: e che parlando cos assolutamente della musica non si verifichi affatto la
V.

proposizione di
parlar libero,
si

S.

(perdonimi

di

grazia

il

che nelle controversie dell'opinioni

concede, e non

si

pu schivare), da quello che

sono per dire delle parti di essa spero che appresso di V. S. rester provato a pieno.
Il

contrappunto, parte della musica necessa-

rissima per potere ogn'altra parte di essa bene

adoperare, ha per fine non


della musica,

ma

solo

fondamenti

forse anche pi l'artifizio e le

pi fine sottigliezze di quest'arte, quali sono le

fughe a diritto e a rovescio, semplici o raddoppiate, le imitazioni,

canoni, le perfidie ed altre

galanterie cosi fatte; le quali, bench

tempo

e luogo,

usate a

adornano maravigliosamente la

musica, non sono tuttavia da usarsi di continuo,

ne sempre

tutte,

n sempre

posito

le stesse;

ma

solo

quando viene a proora queste, ora quelle, e bene spesso,

quelle che sono a proposito,

melodramma

l'origine del

150

quando non fanno

nessuna.

al caso,

spe-

la

c'insegna che l'uso frequente di questi

rienza

musica assai pi convenevole per

artifci di

suono che per

canto,

lo

quando un instrumento
cedo a V.

S.

che

suona solo

si

lo

massimamente per
;

onde con-

organi toccati con tanta

gli

maestra da quei valentuomini, che ella mi nomin, senza dubbio dovevano rapir

Ma

le genti.

nella musica vocale queste esquisitezze di artifizio,

sebbene adoperate parcamente in qualche

luogo conveniente fanno assai bene, come


in molti madrigali

de'

colarmente nel famoso Vestiva


strina, per lo pi
scire; s
si

vede

si

maestri vecchi, e partii

colli

del

Pale-

nondimeno non sogliono

perch nel cantar

solo,

riu-

che oggi giorno

usa assai, e a molti quello che pi piace,

poco luogo possono avere;

anco,

perch nel

cantare in compagnia vengono a fare alcuni malissimi effetti, a

buona grazia

molto riguardo,

quali

V.

di

ma

S.,

compositori di gi, con

non hanno mai avuto

quelli d'oggi con pi accu-

ratezza hanno saputo provvedere.


1

mali

musica

il

che con

effetti,

che

io

cantare troppo
le

fughe

si

dico che produce nella


d'artifizio,

sono in prima

confondono malamente

le

parole; perch cantandosi a pi voci, dovunque

sar fuga, mentre una parte canter una parola,

necessariamente un'altra parte ne canter un'altra

vengono a confondere

diversa;

con che

mente

le

parole insieme, che non

quello

che

si

si

dica,

si

tal-

sente mai

che l'anima del canto, e

quello che pi d'ogn'altra cosa importa, e nella

l'origine del melodramma

musica ha da muovere con

151
in die con-

diletto,

il suo fine.
Secondariamente, a questa confusione di parole
aggiunge la mischia della fuga la quale non

siste

si

potendo avere riguardo nel tempo delle sue note


a quel che ricercherebbe ogni parola conforme
a

suoi propri accenti, ed alla lunghezza o bre-

vit delle sue proprie sillabe, perch

ha necessit

la fuga di seguitare nelle sue note l'ordine suo

non

proprio;

pu

si

quanto

dire

malamente

perci faccia pronunziare la maggior parte delle


parole,

oltre

del

profferirle

mescolate in-

cos

sieme e confuse; e quanto pi artificiosa la


tanto peggio fa in questa parte; onde

fuga,

ne nasce nel canto quello strano mornon intese, che ben con ragione

spesso

morio

di voci

suol dirsi per beffa la braccheria


sati

e de'

pochi vi sono che nella musica

sentire. Vi di
musiche troppo
di contrappunti,

sorte, che

piti

sen-

possano

la

per terzo disordine, che le

pi,

artifiziose,

con tante sottigliezze

vengono a fare melodie

bene spesso

si

di tal

sente in esse l'allegro,

dove averebbe da stare il malinconico lo spiritoso e bizzarro, dove pi tosto anderebbe il


pietoso; il leggiero o vezzoso, dove meglio sa;

rebbe

il

grave

difetti le

piene

e cosi per lo contrario

onde che

buoni musici non

ora cantare con gusto

musiche,
parole

de' quali

composizioni de' maestri passati sono

ma

le

possono

perch in effetto son belle

musiche solo per note,

che quanto a dire belli corpi,

non per

ma

corpi

senza anima, che, se non saranno cadaveri puz-

melodramma

l'origine del

152

saranno almeno corpi di figure dipinte,

zolenti,

ma

non

uomini

di

vivi.

maestri dell'et passata hanno saputo be-

nissimo

musica,

della

l'arte

ma

saputo con giudizio adoperarla;


loro son piene

sottilissimi

di

pochi hanno

le

composizioni

come

artifizi,

si

vede del Soriano, d'uno de' Nanini, e di molti


altri che potrei nominare; ma per con queste
che

imperfezioni

avevano

punto

poco che

le loro

dico,

io

alle

quali

essi

non

mira; anzi badavano tanto

di

note accompagnassero bene le

che di alcuni di loro, e de' migliori,

parole,

si

conta che bene spesso facevano composizioni di


semplici

note,

adattavano

vano loro

alle

con

pili

giudizio,

non

si

curando

cos,

che pure sanno,

artifizi

ma

di ostentare in

quando

canta a pi voci, pi tosto che le odiose brac-

cherie,

usano certi dolcissimi concertini, che cos

chiamano;

per

ma

con

pause,

l'una

usano parcamente in

ne fanno caso che paiano

purch non confondano

facili,

loro senso:

il

le

che siano molto a proposito e

pi assai brevi

lo

troppo

ne

fughe

le

pochi luoghi,

le

finite,

mano.

alla

ogni luogo gli

li

quando erano

parole che meglio veni-

maestri dell'et nostra non fanno

si

quali,

quelle

poi

le

acciocch le

all' altra,

parti

si

diano tempo

e ciascuna di esse spicchi

sue parole; pi delle fughe usano

zioni,

pi

con

le

quali

leggiadria,

le parole,

interrompono bene spesso

forse

essendovi

le

bene

imita-

pu scherzare con
maggior campo da

si

metterle in opera sopra ogni nota: pi che negli

l'origine del

artifizi

sottili

premono

melodramma

153

negli affetti, nelle grazie

e nella viva espressione de' sensi di quello che


si

canta; che quello che veramente rapisce e

Hanno imparato

fa da dovere andare in estasi.

a valersi

fino delle false per far

buonissimi ef-

e delle stesse dissonanze si sanno servire

fetti,

secondo

a fare dolcissimi concenti,

il

detto

di

quel gran dotto e giudizioso di Quintiliano, che


le

regole dell'arte bisogna ben saperle per far

bene, e che molto ignorante chi non le sa

volta a luogo e

tempo

ma

che sa poco assai chi non sa o non ardisce

tal-

buon modo trasgre-

in

dirle per far meglio. Nelle composizioni vecchie,


S.

V. poco di questa farina trover, se non

ri-

corriamo alle antichissime de' Greci che ne contano

le istorie, nelle

moderne.

Le prime composizioni buone che


sentite in questa forma,

sono state

siano

si

la

Dafne,

V Arianna, l'Euridice e le altre cose di Firenze


e di Mantova. I primi che in Italia abbiano seguitato lodevolmente questa strada,

a y.

S.,

diede

sono stati

forse

affettuoso;

luce

Claudio

il

Principe

tutti

gli

altri

Monteverde

ma

nelle opere sopranominate;

dal Rinuccini,

di

autore di poesie,

come

dissi

Venosa, che
nel cantare

Jacopo Peri

per indirizzati
dal Bardi, in-

tendentissimo delle antichit musicali, dal Corsi,


peritissimo nella pratica e gran mecenate e be-

nefattore de' professori di essa; e da quelli altri

gentiluomini eruditi di Toscana che assistevano

con

sopraintendenza

bene spesso

li

alle

loro

composizioni, e

facevano fare a modo loro

Solerti, L'origine del Melodramma.

onde
20

l'origine del

154
si

vede quanto

l'istesso

melodramma

Monteverde ne miglio-

rasse nelle ultime sue cose, che sono state assai


differenti dalle prime Giulio Caccini egli ancora,
;

detto Giulio

Romano,

ma

nelle

musiche

di

citato

altre innanzi, con

tanto di buono.

dopo che

buona pace

in

si

fu eser-

perch nelle

Firenze,

non ci trovo
primo che mise

di lui,

Roma

il

in uso questo cantare sensato e con grazia, fu

mio maestro

l'ultimo

di

cembalo, Paolo Quagliati,

imitato poi subito e felicemente

da

plicate

Tarditi

che oggi ancora fioriscono, e che alle

altri

grazie

dal

messe in uso da

con diverse e re-

lui,

sperienze, raffinato

il

giudizio,

hanno

saputo aggiungere grazie e bellezze maggiori.


se degli artifizi nelle loro composizioni sono
scarsi,

non

mento

di

questo in loro
arte,

ma

pili

ignoranza o manca-

perfezione di giudizio, vo-

lendo usarli solo quanto e quando vanno a proposito; in che senza dubbio di gran lunga

avanzano

componitori che hanno scritto innanzi

a loro.

come pure mi accenn, che


questa eccellenza de' moderni solo nelle mo-

Ne mi

dica V. S.

nodie e nello stile recitativo;

perch

io

spondo, che le stesse opere recitative da

le

me

ri-

di

sopra lodate, oltra delle monodie, o cose cantate

da una voce
a due, a

tre,

sono state piene di concertini


a quattro, e bene spesso anche di

sola,

numerose di piii
cori: e il Quagliati in Roma, questo buon costume che io dico, nella musica l'introdusse
principalmente nelle chiese, dove bene spesso
cori a piti voci, e fin di turbe

melodramma

l'origine del

non
voci insieme, come ne abbiamo buon

faceva cantar
che da

piti

155

le

messe

e vespri a pi cori,

saggio in molti 'suoi mottetti stampati che vanno


in volta.

mio Carro, composta dal


camera mia la maggior
parte, secondo che vedeva a me dar gusto, con
la qual uscii in maschera il carnevale dell'anno 1606, e fu una delle prime azioni (per
dir cos) rappresentate in musica che in Roma
si
siano sentite; bench non v'intervenissero
nella musica del

medesimo Quagliati

in

pi che cinque voci e cinque instrumenti, quanti

a punto in un carro camminante potevano aver


luogo, non gi per questo si cant sempre ad
una voce sola, ma cantavano i personaggi, ora
soli

a vicenda, ora a due, ora a

fine

a cinque, che fece buonissimo effetto

tre,

e poi nel
;

e la

musica di quel canto, come si pu vedere ne' volumi che ne vanno attorno stampati, ancorch

maggior parte in modo di rappresentare,


non era tuttavia di quello stile recitativo sem-

fosse la

usano alcuni, e che

plice e troppo triviale che

suol

ma

presto venire in fastidio agli uditori;

ornata e piena di leggiadrie con vaghezza, non-

manieroso modo di

dimeno che da sollevato

rappresentare punto non

si

estremamente,

piacque

concorso di quasi tutta la


dietro;

ascoltanti,
tirla

che

non

ma

solo

non

gran parte

onde

allontanava:

bene

vide,

si

che

citt,

infastid
di loro

si

per lo
tirava

giammai
vollero

gli

sen-

quattro o sei volte; e tali ve ne furono


la

seguitarono

sempre

in

tutti

dieci o

l'origine del

156

dodici luoghi, dove

melodramma

cant, dalle ventidue ore

si

mezza notte, che si and in


troppo mi dilungo ormai, discor-

in sin passata la

volta

(1).

rendo
punto,

Ma

del

a proposito

canto

sopra

del

quale

perch in esso, come V.

di

dire

delle

solo contrap-

mi sono steso
vede e

S.

sa,

tanto,
si

rac-

non voglio nondimeno

chiude quasi ogni cosa:


lasciar

del

altre parti

della musica,

delle quali in principio promisi di parlare.


Il

suono

si

dee considerare diversamente, se-

condo che in diversi modi

suole adoperare;

si

perch altro sonar solo, altro sonare in com-

pagnia

d'altri strumenti, o di voci, o di voci e

strumenti insieme, ed altro sonare per reggere

di

un

coro.

Nel sonar solo pi che in altre guise fanno


bene tutti i maggiori artifci del contrappunto;

ma

ricordo a Y. S. che

cellentemente che

si

il

sonare solo per ec-

faccia, a lungo

andare suol

venire a noia; onde spesso avvenuto a diversi


organisti e

de' migliori,

che

quando

invaghiti

soverchio de' loro contrappunti hanno fatte certe


ricercate troppo lunghe,

panello per farli tacere

si
;

dere a quei che cantano,

dato loro del

cam-

il

che non suole acca-

quali alle genti dis-

piace quando finiscono, e vorrebbero sempre che

durassero pi che non durano.


In questa parte del

sonare solo anche

io ri-

conosco per grandissimi valentuomini quei che

(1)

Vedi in appendice

st'opuscolo rarissimo.

la riproduzione del testo di que-

l'origine del

melodramma

157

V. S. mi nominava, Claudio da Correggio in


Parma, Lucciasco in Ferrara, Annibale Padovano,
Andrea e Giovanni Gabrielli in Venezia, Giovanni
Macque in Napoli, il Cavalier del Lento in Roma,
e altri tali, bench da me conosciuti solo per
fama; mi maraviglio nondimeno di quel che
V. S. mi disse del Lucciasco, che non sapeva

un

fare

trillo

e che sonasse

cos

rusticamente

solo di arte le pi fine sottigliezze de' suoi con-

trappunti, senza alcuno

Chiamo

giadria.

io

accompagnamento

perch appunto come una vivanda


sale

di cibo de-

condita con ottimi ingredienti,

licato,

come

le statue,

buonissimo disegno,

di leg-

questo un sonare sciapito;

ma

senza

che sono abbozzate di

ma

non

finite

ne

lisce,

pure come quell'altre di metallo, che pur con

buon disegno, sono solo rozzamente fondute, ma


non ritoccate ne pulite. Quasi di questo andare,
cio tutto d'arte di

contrappunto, senza

orna-

mento di vaghezza, ma per in buon modo o


non rozzo, solea sonare anche al mio tempo
Quintio Solini, che per morte di Stefano Tavolaccio,

succeduto nell'organo della

Popolo, fu anche a

cembalo, e

il

primo

me

il

Madonna

del

secondo maestro del

de' principi del contrappunto,

del sonare sul basso, e anche di qualche pizzi-

cata nella tiorba, che pur volli assaggiare;

ma

trovatala di soverchia applicazione, per non dis-

tormi dal cembalo, in che


lasciai.

assai,

io

era pi innanzi, la

Quintio dell'arte mi averebbe insegnato

perch egli assai ne sapeva, e m'incam-

minava per buonissima

strada, se io avessi se-

melodramma

l'origine del

158

guitato con lui a lungo lo studio

ma

interrottolo

per non so che nostra separazione, dopo qualche

tempo non
Quagliati

opere e

ma

bene col

di grazie

che d'ar-

allora che io era molto giovane, oltre

tifci,

dilettavano.

Ma

se

valentuomini che Y.

fama un Ercole
oggi vive,

il

modo

l'et passata ebbe quei

S. dice in

Non

nostra ne ha avuti.

l'et

lo

lui,

maniere del quale, come

le

abbondavano pi

quelle che

mi

con

lo ripresi pi
le

in S. Pietro

questa parte, pur

stato di gran
un Frescobaldi, che
ci

quale V. S. pure confessa che gi

faceva stupire e bene spesso commuovere?

se oggi usa un'altra maniera, con pi galanterie

moderna, che a V.

alla

non piace tanto,

S.

lo

dee fare, perch con la sperienza a vera imparato

questo
tifico

letto,

modo
e
il

gusto

dar

per

che

all'universale

mentre ottenga
suono e

tendere. Nel

delle

genti,

bench meno scien-

pi galante,
di

dare veramente

di-

sonatore non ha pi che pre-

'1

medesimo modo sonano ed hanno

sonato gli organi assai bene nell'et nostra molti


e molti altri che per brevit io

che forse non

conosco.

di

non nomino, o
altri

strumenti,

non si ricorda di Gregorio del Violino,


valentuomo di contrappunti, che pur son nel
mio Can'o? di un altro che vi son una spinetV.

S.

da vero mirabilmente? di Gio. Francesco


Lento che pur vi era? e pochi anni dopo
del cornetto e del violino di monsignor Cornaro,

tina
del

vescovo

di

Padova, amendue sonatori eccellenti?

l'ultimo de' quali a


di violino

alcune

me

ancora una volta diede

lezioni

di

buonissimo garbo,

159

l'origine del melodramma

quando anche dalle viole da gamba, che allora


in casa mia sonavamo spesso, mi aveva insegnato
pi mesi Marco Fraticelli, maestro di cappella
in

Roma

Madonna

della

di Loreto.

de' pi eccellenti

Per alcuni

moderni che

alle

de' contrappunti hanno saputo aggiunger ne' loro suoni mille grazie di trilli, di

sottigliezze

sincope,

di

strascichi,

di

tremoli,

di

finte di

piano e di forte e di simili altre galanterie da


quelli

passate

et

dell'

poco

praticate,

come

Kansperger nella
tiorba, Orazio nell'arpa, Michel' Angelo nel violino, ed altri se ve ne sono di pari grido, V. S.
non mi potr negare che non solo non abbiano
fatto nella presente

hanno

agguagliato,
tutti

ma

il

anche superato in queste parti

sonatori de' tempi passati.

sonare in compagnia d'altri strumenti non


ricerca tanto gli artifci del contrappunto, quanto
Il

le grazie dell'arte

perch, se

il

sonatore buono,

non ha da premere tanto in fare ostentazione


egli solo dell'arte sua, quanto in accomodarsi
con tutti gli altri. Il medesimo si pu dire
perch non stimo io per buon cande' cantori
:

tante quello, per esempio, che avendo un'ottima


disposizione di voce, vuol far sempre
tutti

passaggi, senza dar tempo agli

ne facciano:
confonde

co'

o
i

egli solo
altri

che

se pure gli altri ne fanno, gli

suoi soverchi. Quei che cantano e

sonano bene, in compagnia

si

hanno da dar tempo

l'uno alFaltro, e piuttosto che con artifizi troppo


sottili

di

contrappunti, hanno da scherzar con

leggiadria d'imitazioni. Mostreranno l'arte loro

l'okigine del

160

melodramma

bene e prontamente quel che un


ha fatto innanzi in dar poi luogo agli altri

in saper rifar

altro

e opportuna occasione che rifaccian quello che


essi hanno fatto; e cos con diversa e non meno
artifziosa

maniera, bench non tanto

difficile,

ne

di tanto

profondo sapere, faranno conoscere fra

gli altri

il

piti

non

valor loro. Questo, oggid,

eccellenti,

ma

anche

gli ordinari

solo

sonatori

non so
come meglio potessero farlo quei del tempo
passato che io non ho sentiti. Quando si suona
in compagnia di voci, ristesse, che ho detto con
lo fanno, e

sanno far tanto bene, che

strumenti,

gli

dee

aver

gli strumenti,

perch

luogo,

servendo

io

molto

alle voci,

pii;

come

a principali nella musica, non hanno da avere


altro fine che di bene accompagnarle; il che
da' sonatori di oggid
dizio,

vedo far con estremo giu-

che non so che pi

si

potesse mai fare in

questa parte in altri tempi.


Il
il

sonare per reggere un coro ha da essere

pi semplice

di

tutti,

con nessuno

artifcio di

contrappunto; solo con buone consonanze e con


graziosi accompagnamenti, che secondino le voci

con garbo.
tuomini

si

Credo che in ogni tempo da' valensia saputo far bene,

per in questo

nostro presente, per tacer degli altri,

il

sig.

Pietro

Eredia, con tutto che la musica non sia la sua


professione, lo fa tanto bene,

come pi

volte

abbiamo sentito nella Chiesa del Ges, dove per


sua divozione va bene spesso a sonare; che io
non posso credere che alcuno dell'et passata lo
abbia fatto meglio di

lui.

l'origine del

161

melodramma

Nel canto poi, di cui solo rimane a parlare,


perch
si hanno pur da considerar pi cose;
oltre della diversit del cantar solo, o in compagnia,

si

pu considerar ancora e

la

bont delle

voci, e l'arte di chi canta, e finalmente la bellezza delle composizioni che si pigliano a cantare.

cantar solo ricerca o dolcezza di voce o esquisitezza di arte ma l'uno e l'altro adoperato con

Il

non

altrimenti

perch

giudizio,

si

sa

nulla.

tempi addietro Lodovico, falbench nella mia


conosciuto,
pur
me
da
setto,
lunga ben cannota
una
che
et puerile, dicendo

V.

S.

mi lod

tata da
gli

lui,

de'

come quasi sempre

piaceva assai pi che tutti

egli soleva fare,

passaggi de' mo-

derni; io le risposi che Lodovico cantava con


perch, avendo egli dolcissima voce di

giudizio

sapendo molto dell'arte, non


usava quasi mai n passaggi, ne altre grazie nel
cantare, che solo un bel mettere di voce e un
finir con grazia con quelle sue note lunghe, che
per la dolcezza della sua voce piacevano assai.
Per nell'istesso tempo, o poco dopo, fior anche

falsetto,

ma non

Giuseppino tenore,
gione

di

conoscere

faceva tutto

il

non era buona,

quale per la medesima ra-

il
il

suo talento e valersene,

contrario.

ma

La voce

aveva

egli

di

Giuseppino

grandissima

dis-

posizione e dell'arte non sapeva tanto che finisse


il

mondo: ma

Cantava

egli

passaggi

perci

gli

erano

naturali.

con giudizio quanto a se

stesso, perch si valeva del proprio talento

non

sentiva da lui quasi mai una nota lunga, se


non era con trillo tremolante; tutto il suo can-

si

SoLERTi, L'origine del Melodramma.

21

l'origine del melodramma

162

tare erano passaggi;

cantava

ma

perch

giudizio;

con

quanto agli
pi

non

altri

delle

volte

metteva i passaggi, dove non andavano non si


sapeva mai se il suo cantare era allegro o malinconico, perch era sempre di una sorte, o, per
:

dir meglio, in ogni cosa, o a proposito o a spro-

posito che fosse, era

sempre allegro per

la ve-

locit delle note, che egli di continovo profferiva

credo

senza sapere,
fossero.

Mi

io,

egli

stesso quali note

ma

ricordo anche a quei tempi,

miglior garbo, di Melchior basso,

con

che aveva la

mia grazia, e che oltre l'eccellente disposizione,


aveva anche modi che dopo di lui sono restati
a

bassi per regole del cantar grazioso.

cordo di Gio. Luca


e di passaggi,
Orazietto,

falsetto,

gran cantore

di

Mi

ri-

gorge

che andava alto alle stelle;

di

buonissimo cantante o di falsetto o

di tenore; di Ottaviuccio e del Verovio,

famosi, e tutti

tenori

tre questi ultimi cantarono nel

mio Carro. Per

tutti

costoro,

da' trilli e pas-

saggi in poi e da un buon mettere di voce, non


avevano quasi nel cantare altra arte del piano
e del forte, del crescere la voce a poco a poco,
dello smorzarla con grazia, dell'espressione degli
affetti,

loro sensi;
nirla

secondar con giudizio

del

del rallegrar

la

le

parole e

voce o immalinco-

del farla pietosa o ardita

quando bisogni,

e di simili altre galanterie, che oggid dai cantori

fanno in eccellenza bene; in quei tempi non


se ne ragionava, n in Roma almeno se ne seppe

si

mai

novella,

renze

non

infnch dalla

ce la

port

buona scuola

ne' suoi

di Fi-

ultimi anni

il

melodramma

l'origine del

163

Emilio de' Cavalieri che, prima di tutti, ne


diede in Roma buon saggio in una Rappresen-

sig.

Nuova, alla
mi trovai presente.

tazioncella nell'Oratorio della Chiesa

quale

io,

assai giovanetto,

Dal qual tempo in qua introdotta poi anche fra


di noi la buona maniera, in altro pi gentil
modo, che non facevano quei passati, sentiamo
ora cantare
i

Lorenzini,

Nicolini,

Bianchi,

Marii e tanti

altri,

quei di gi, e senza dubbio


in altro,

Giovannini,

che agguagliano
superano, se non

in questo di saper cantare con

almeno

tanto

pi giudizio,

li

in

compagnia quanto

soli;

essendoci ai d nostri questo particolare di pi


di tutti importante, di
l'arte,

Ma

adoperare

il

giudizio nel-

tanto perfezionato quanto ho detto.


lasciando delle altre voci, per dire un poco

de' soprani,

sono

che

il

ornamento

maggiore

della musica, V. S. vuol paragonare

quei tempi co'

de'

soprani naturali

falsetti di

castrati

che ora abbiamo in tanta abbondanza. Chi cant

mai

in quei

tempi come un Guidobaldo, un ca-

valier Loreto,

un Gregorio, un Angeluccio, un
altri che potrei nominare ?
poteva fare allora era avere un
ma quelli, quando cominciavano

Marc' Antonio e tanti


Il

pi che

si

buon fanciullo

cosa, perdevano la voce; e


mentre pur l'avevano, come persone che per
anche cantavano
l'et non avevano giudizio,
senza gusto e senza grazia, come cose appunto

a sapere qualche

imparate a mente, che

alle volte a sentirli

davano certe strappate

di

mi

corda insopportabili.

soprani di oggi, persone di giudizio, di et, di

l'origine del

164

di perizia nell'arte esquisita

sentimento e
tano

melodramma
can-

cose con grazia, con gusto, con vero

le loro

garbo; vestendosi degli affetti rapiscono a sentirli. Di tali soprani in persone di giudizio, l'et

passata non vide altri che un padre Soto, e da


poi il padre Girolamo, che pi presto della nostra
che della passata et

si

pu

Noi oggi ne

dire.

abbiamo piene tutte le corti, tutte

le

cappelle;

e oltre de' castrati, dove erano ne' tempi addietro


quelle tante donne cantatrici, che oggi abbiamo

con singolare eccellenza?

Una

come chiamano, che io pure


ma non negli anni suoi pi
bella e cantava un poco ad
nella sul cembalo, o che so io

Giulia,

o Lulla,

arrivai a conoscere
fioriti,

perch era

aria qualche villa?

Nell'et de' nostri

padri s'indusse un duca a rubarla, e vi fu perci

molto scompiglio. Vittoria, compagna di lei, sebbene non era bella, perch cantava bene con arte
e

aveva buona voce,

Gran Duchi

di

Toscana

la

tennero al loro servigio molto ben trattata in


fin

che visse.

Ma

Ippolita del cardinale Montalto,

pi moderna, che credo che ancor viva, pass


battaglia
alle

e]

nelle nozze del

Gran Duca Cosimo,

musiche delle quali vi fu concorso

de'

mi-

gliori cantanti di tutta l'Italia insieme.

Oggi

in

Roma

sola quante ne

abbiamo? quante
? Chi non

ne abbiamo avute pochi anni addietro

va fuor

di se

sentendo cantare la signora Leo-

nora col suo arcileuto cos francamente e bizzarramente toccato? Chi pu dar sentenza qual
sia migliore oggi fra lor due, o la signora

nora

Leo-

la signora Caterina sua sorella? Chi ha

come

sentito e veduto,

165

melodramma

l'origine del

io,

signora Adriana

la

di

loro madre, negli anni pi giovanili

bellezza che

dentro

una

il

mondo

quella

a Posillipo in mare

arpa dorata in
ben che confessi che a' tempi

filuga,

mano, bisogna

sa,

con

la

sua

nostri ancora si sono trovate in quei lidi le sirene,

ma

sirene benefiche

bellezza altrettanto

adorne quanto

di

non come quelle

di virt,

antiche malefiche e micidiali.

la signora

Mad-

dalena con la sua sorella, che chiamano le Lolle,


e furono le prime dopo il mio ritorno di Levante, che io sentissi in

Roma

la signora Sofonisba, che ora

cantar bene;

ne invola invidiosa

lontananza, ed a cui pochi anni addietro faceva


Roma applausi cosi grandi, pi che giammai
facesse ad alcuno antico nel teatro di Marcello.

Chi fu mai nell'et presente che le pareggiasse?


forse la Cammilluccia, che con tante sue sorelle
e figliuole faceva parere la sua casa un Monte
Parnasso con tutte le Muse? Ma quelle sono

state pure di questa nostra et, e cos, la signora

Lucrezia Moretti,

del

cardinale Borghese, oggi

viva e sana: e la Laudomia del Muti, che mor


non molto. Fioriscono anche ora pi che mai
le Campane, la Valeri e tante altre in cantare

famose; fra

le

quali

il

contralto della signora

Santa tre o quattro anni


era una

cosa

fa,

gentilissima.

che
Potrei

io

la

sentii,

dire di

al-

cun'altra e pur di gran nome, di cui taccio perch


a celebrarla solo per buona cantatrice, per la
sua qualit, mi parrebbe di farle torto. Taccio

similmente della sorella della signora Adriana

l'origine del

166

da

me non

melodeamma

conosciuta, la quale intendo che in

Germania, dove fu chiamata a' servizi dell' Imperatore, fa grande onore a questa nostra et;
e cosi anche della signora Francesca Caccini,
figliuola del nostro

la Cocchina,

Romano, detta

in

che in Firenze dove pure

Toscana
mia

io in

gioventi la sentii, e per la musica tanto in can-

tare quanto in comporre,

meno

per la poesia non

latina che toscana, stata molti anni in


il mio intento qui,
menzione solamente
sentite, ma che abbiano

grande ammirazione; perch

come ho gi detto, di
di quelle non pur da me

che fioriscono in Roma, che a voler

fiorito,

ricercare tutte le altre

troppo

far

ci

dell'altre

sarebbe che fare.

Ma

citt

e paesi

dove ho lasciato

monache che per onorevolezza doveva prima


nominare? La Verovia nello Spirito Santo ha fatto
pi anni stupire il mondo, ne gii andata di
molti passi addietro quell'altra monaca e quella
donzella, allieve, come io penso, di lei, che nel
medesimo monastero cantano amendue di buonissima grazia. La monaca di Santa Lucia in
Silice ognun sa di quanta fama sia; quelle di
San Silvestro gi, quelle di Monte Magnanapoli,
ora quelle di Santa Chiara si vanno a sentir per
maraviglia. L'et passata non fu mai ricca n
di tanti soggetti, ne di cosi buoni in un tempo.
Ma, non me ne avvedendo, in ragionare del
cantar solo, non so come, io son trascorso bel
bello a dire quanto mai si poteva dire, e del
cantare in compagnia ancora e della bont delle

le

voci, e dell'arte e

sapere de' cantanti, per pr-

melodramma

l'origine del

167

vare che l'et nostra non punto inferiore, anzi


che di gran lunga superiore in tutte queste
cose alla passata.

solo

compagnia

e in

si

benissimo si
cantato bene ne' tempi addietro
canta ne' presenti, ma con molto maggior giudizio, come mi pare d'aver mostrato a bastanza
;

cosa che

il

vero condimento del tutto,

dir meglio, l'estratto e la

o,

per

quinta essenza di

ogni pi rara finezza dell'arte e del sapere.

bont della voce, che


ogni tempo

si

in

Roma; dimodoch

S.

V. vede a

chi di questo ancor

contenta (diasi licenza al vero) bisogna

si

per forza che sia

troppo

come sogliono essere

passati

gusto troppo delicato

il

amatore
i

tempi

vecchi, ovvero di

come

che fanno troppo del saputo,

naturale svegliamento,

de'

che nasca o da sover-

chia affettazione di buon giudizio,


critici

non mai

eccellenza, in quanti l'ab-

che stiamo del paragone.

non

ma

trovata in alcuni,

in tanti, ne in tanta

biamo oggi

La

dono della natura, in

in alcuni

pur da

come anche avviene ad

alcuni de' pi candidi, e in

somma

negli uomini

una certa dose d'imperfezione, qual' appunto


nelli stomachi l'inappetenza, che non lascia loro
avere gusto, ne anche delle cose buone.

mi

resta,

dell'eccellenza delle composizioni che in

musica

Ora per
si

dir qualchecosa, che

solo

fanno, chi potrebbe cantare oggi le villanelle

che

si

dietro?

cantavano quaranta o cinquant'anni adcome La prima volta ch'io, che fu ap-

punto la prima che

io

imparassi sul cembalo,

quando non aveva ancora otto o

dieci anni,

da

melodramma

l'oeigine del

168

Madonna

Stefano Tavolaccio, organista della


Popolo, da me di sopra nominato,

cembalo, avendo

primo che

sul

sette anni,

mi mise

le

mani, e mi

del

quale fu

il

il

io

poco pi di

f'

gran tempo

sonar con la quinta perch non arrivava ancora


all'ottava, e poco dopo insegnatami anche l'intavolatura per rinstrumento, mi cominci a far

cantare ancora le note nell'Archadelt, essendomi


state gi un pezzo prima date a conoscere le
chiavi

da

Don Boezio

Civitella,

San Giovanni, amorevole

di

Beneficiato di

casa nostra,

il

quale

appunto con la notizia delle chiavi mi apr le


prime porte alla musica, essendo io ancora assai
piccolo fanciullo. Cos, chi canterebbe oggi quell'altre villanelle

note a V.

S.

e familiari a Lo-

dovico falsetto, Fillide mia se di belt

Leggiadre ninfe, che

il

'sti colli

erano

sorte? le

quali,

Gite

musici che

per cantar potessero essere altrimenti,


di esse

vaga;

oltrech avevano

parole goffissime, ne pareva allora a

maggior parte

sei

giorno

intorno, e tutte le altre che

cantando per
di tal

la notte e

della

era autore e poeta ristesse

Giuseppino musico, di note ancora, d'aria e di


composizione erano
tilene

da

ciechi.

quanto alla poesia,

tali,

che ora parrebbero can-

Sono d'altro garbo, non solo


ma anche quanto alla musica,

che quello di cui io parlo,


si

le

canzonette che

cantano oggi: per grave quella

di Luigi,

Or

che la notte di silenzio amica; per bizzarra quella


di Orazio,

Per torbido mare: chi pu sentir cose


E se vogliamo triple e canzonette

pi delicate?

alla napolitana, tanto

amate oggi dal volgo, che

l'origine del

169

melodeamma

son tutte di tempi spagnuoli, de' quali io presi


quando in mia giovent col dimorai

in Napoli,

da cinque anni, assai buona cognizione da Giuseppe Novazio, buon maestro di chitarra, oltre

un poco di lume che da uno spagnuolo ne


aveva avuto prima in Roma, si possono desiderar
pi galanti che quelle stampate di Gio. Battista
de Bellis pochi anni addietro, maestro di cappella
di

di

Gaeta?

il

quale, in quel lamento di Orfeo che

vi aggiunse in ultimo, a concorrenza forse del-

ha

VEiiridice,

fatto chiaro conoscere quanto egli

sapeva far bene

di grave, di recitativo e di tutto.

Gran disgusto ebbi io, quando tre anni sono


andando a Gaeta, non lo trovai pi vivo. E le
arie siciliane, che son galantissime per gli affetti

pietosi e malinconici, le quali io,


tutti,

portai

anche da

in

prima forse

di

Roma

da Napoli prima, e poi


dove l'anno 1611 ebbi in Mes-

Sicilia:

Roma

sina un'aria che ora la sento cantare in

per una delle pi belle, e mi furono anche donati

due

manoscritti di ottave

libri

buone, che ancora

li

conservo;

e infin d'allora,

presa un poco quella maniera, anche


testa

in

quel tuono

cosa che ho fra

li

Roma non

si

io

miei scartafacci, e come


:

ne'

mia

si

vede

tempi addietro

erano mai sentite

tano COSI bene come

di

schizzai qualche

siciliano

son cose affettuosi ssime

assai

siciliane

oggi

nell' istessa

se meglio possa farsi.

Lasciamo

gnuole, le saravante,

ci si

Sicilia,

le

in

can-

ne so

ciaccone spa-

passacagli, le ciaccotte

portoghesi e tante altre arie straniere che da

poco tempo in qua, e

di

stravaganze

Solerti, L'origine del Melodramma.

di

tempi e
22

melodeamma

l'origine del

170

di novit di andare,

hanno

in

Roma

arriccliito

molto la musica delle villanelle e canzonette che


prima ci erano ignote. Io ancora ho messo, e
posso mettere in luce alcune arie persiane, turarabiche e indiane, e assai curiose e

chesche,

diverse dalle nostre e di tempi e di tuono, che

da

ancora non sono state mai sentite.

altri

Cos ogni giorno con gli acquisti delle nuove

va aprendo a quest'arte maggior campo


da poter dilettare gli animi con mille variet,
come in fatti vediamo, che a' nostri giorni assai
notizie

si

straordina-

pi che non faceva per lo passato,

riamente

gli diletta.

andare una

si sent

se V. S. tanto

volta,

come mi ha

quasi in eccesso di mente in

Parma
cordi,

tempo

fa

contato,

sonare in

sentir

Correggio, ho anche inteso (se ne ri-

il

per grazia)

che un'altra volta in Roma,

pochi anni sono in casa di monsignor Raimondo,


fu veduta liquefarsi,

per dir

di

cos,

dolcezza,

sentendo cantare alcuni di quei versi di Virgilio,

che fra

opere del maggior fratello de' Maz-

le

vedono con leggiadria messi in musica.


De' madrigali se ne facevano nell'et passata
ne fecero buoni Cipriano di Rore,
de' galanti
Orlando Lasso, il Wert, e de' nostri italiani Filippo di Monte, Felice Anerio, i due Nanini,

zocchi

si

l'Agazzari
netto

e tanti altri.

mi piacevano

Quando

io

era giova-

assai quei del Marenzio, e

particolarmente per certe sue grazie quel tanto


cantato Liquide perle. Per la dolcezza mi piaceva

tuoi capelli^

Fillio

in

una

cistula

di

Ruggier

Giovanelli, e per affetto pietoso e compassione-

l'origine del

melodramma

171

vole Resta di darmi noia del Principe di Venosa,


famoso madrigale.
Oggi non se ne compongono tanti perch si

usa poco di cantare madrigali, ne


in cui si abbiano

ci

occasione

da cantare; amando

le

piii

genti di sentir cantare a mente con gli strumenti

mano con

in

franchezza,

col libro in

che di vedere quattro

che cantino ad un tavolino

cinque compagni

mano, che ha troppo del scolaresco


e che sia vero, noti Y. S. che

e dello studio:

nelle chiese ed in altri luoghi, dove necessario

cantare e sonare con

di

ne' cori

sici

sempre

si

le carte innanzi,

mu-

cuoprono con panni o con

acciocch non siano veduti; dove che


tempi antichi nelle scene stesse, insino quei

gelosie,
a'

coro

del

stavano sempre a vista

genti

delle

adorni di abiti galantissimi; perch, a mio cre-

sonavano e cantavano con franchezza a

dere,

Ma bench oggi, come ho


compongano pochi madrigali, tuttavia

mente, senza carta.


detto, si

ne hanno pur

fatti

giudizio

intendenti

degli

a'

d nostri de' buoni,

molto migliori degli

Ne-

antichi,

Muzio Effrem,

rina,

Mei, e molti altri che sarei lungo a no-

il

il

Pecci,

il

Zoilo,

il

minare; e don Luca Antonio Priori, canonico


se

non

antico

fallo,

arciprete ora di Segni, amico

fin dalla

mia

fanciullezza, per

e,

mio

mezzo del

nostro don Silvio Ricci, ultimo custode gi della

mia adolescenza, bench non abbia mai stampato


che io sappia, so nondimeno che ha cataste di
volumi composti e

di madrigali, e di villanelle,

e di mottetti, e messe, e salmi,

e d'ogni sorte

l'oeigine del

172
in

somma

mlodeamma

musica tanto sacra quanto profana,

di

e tutti di buonissimo

secondo quell'arte

stile,

vecchia. Dimodocli oggi ancora

madrigali e chi sa praticar

manierona grande
predica:

giorno nel Collegio

musica

cori

sei

chi sa fare

che V.

artifizi

V. S.

Romano

si

tanto

a quella nobilissima

composta

giovane

dal pi
stile

vaghezze e leggiadrie, e

con

S.

ritrov l'altro

aver inteso in essa e

Mazzocchi,
galesco

di

a caso

se

ci

quando vuole quella

madri-

stile

da

mottetti con gravit, e imitazioni ben fatte di


arie diverse antiche e moderne, e recitativi spi-

buon garbo, e bizzarrie di trombe, di


tamburi, di bombarde, di battaglie, di serra serra,
che io per me non so che si possa desiderare

ritosi di

di pi variet e di pi galante.

Non

ebbi fortuna

un anno quel gran musicene che il


medesimo Mazzocchi fece in San Pietro, non so
se a dodici o a sedici cori, con un coro di eco
fino in cima alla cupola, che intendo che nell'ampiezza di quel vasto tempio fece effetti maravigliosi. Chi sa far queste cose, ben si vede
di sentire

che di tutto sa e pu fare.

Ma

avverta V.

S.

per grazia, che quella manierona grande che ella


dice

quei

di

siiono,

cio

suoi

di

antichi,

contrappunti

massimamente
artifiziosi,

nel

con far

sentir bene tutte le parti, senza altra gentilezza


di grazie^

appresso

nostri moderni pi speri-

mentati, non sia per avventura quello che una


di queste

sere

sciuta da V. S.
sentii

appunto,
e

da una persona cono-

intendente del mestiere, io

chiamar nella tiorba, sonar da barbieri, e

melodramma

l'origine del

'1

medesimo

pu

si

cantare e d'ogni

del

dir

173

sorte di musica.

Quanto

composizioni

alle

ecclesiastiche,

gi

che sono entrato a ragionarne, ammiro ancor


quella famosa messa

piace a V.

S.,

Trento non bandisse

di

per queste cose


servirsene,
in

ma

si

che tanto

del Palestrina,

e che fu

che

cagione
la

io

il

concilio

musica dalle chiese;

hanno ora

in pregio,

non per

per conservarle e tenerle riposte

un museo come bellissime anticaglie.


La Cappella papale, che pu dar norma

canto ecclesiastico a tutte

le chiese del

del

mondo,

manchino buonissime composizioni


tuttavia tiene pur sempre

bench non

le

de' maestri

vecchi,

componitori propri, perch vuole averne di continuo delle nuove.


nella Cappella

sono che non


ci

non

si
si

E se Y. S. mi dicesse che
cantava assai meglio piti anni

fa adesso;

per far pi brevi le funzioni


fretta

io

per le composizioni,
si

le

rispondo che

ma

perch ora

canta molto in

e quindi che le composizioni, ancorch

non possono apparire per quelle che


i musici non hanno
fretta, che belle cose si sentono de' moderni?
Alcuni anni addietro, poco dopo il mio ritorno
in Italia, un luned della Pentecoste io sentii un
bellissime,

sono. Nelle altre chiese dove

vespero nella Chiesa dello Spirito Santo, cantato


appunto dalle sole monache, tutto da capo, a

musica ornata, che io giuro certo a


a' miei d non ho inteso pi bella

piedi

di

V.

che mai

S.

cosa in tal genere.

Non

so di chi fusse la composizione

ma

chiaro

l'origins del

174

che era cosa

moderni, e forse di alcuno che

di

ed

oggi vive,

melodramma

presente loro maestro.

al

La

notte di questo Natale mi trovai a tutto l'Uffizio e alla messa nella chiesa di Santo Apollinare,

deva

dove

si

cant ogni cosa conforme richie-

la solennit di quella

io vi stessi

sempre

che vi era

gente

gran festa

bench

in piedi e stretto fra

molta

per essere arrivato un poco

nondimeno con grandissimo gusto


buona musica che vi sentii. Nel principio

tardi, vi stetti

per la

in particolare,

Venite exultemus

il

fu

di tanto

non saprei dir pii; non so


buona
m'immagino il Maestro
ma
chi ne fosse autore,
grazia, che io

Cappella di quella chiesa,

di

il

quale infn ora

io

non conosco. Le musiche de' tempi molto addietro


non le ho sentite, perch la mia et non ar-

io

ma

cinquantaquattro anni compiti;

ancora

riva

per quel che se ne pu vedere negli

quando

scritti,

era

come anche

quelle che ho sentite,

fanciullo,.

giovanetto, mi pare che alle nostre

di oggid

So

possano far

lodo

di berretta.

che si trovano alcuni,

che nelle chiese

ancora

io

io

a'

quali

non piace

si

scherzi tanto con la musica;

il

giudizio e

'1

sapere di quei

componitori che in ogni luogo e tempo e in ogni


cosa sanno serbare il dovuto decoro. Altro, senza
dubbio, conviene alle chiese, altro

alli teatri, alle

scene, altro alle strade; e in esse, altro a processioni, altro a

ha da fare
con

quella

la

mascherate o a serenate: non

musica

de' conviti

de' funerali;

nelle

o delle nozze,
stesse chiese

molto diversa ha da essere quella di Natale, o

melodramma

l'origine del

da quelle della Quadragesima e


santa. Non ha dubbio che il

della Pasqua,
della

175

Settimana

ha da giuocare in tutte queste cose, e


non ve lo impiega, o non l'ha da impiegarvelo, non far mai cosa di buono. Per non sarei

giudizio
chi

giammai

di quei tanto scrupolosi,

ne averci giusta

cagione di essere non essendo mai provato di

avere dalla musica tanti incitamenti al mal fare,


che volessi perci bandirla aifatto dalle chiese,
o ridurla a

soli falsi bordoni, o

come

de' frati,

alle volte,

canti pieni

non senza stomaco, ho

sentito dire che vorrebbero alcuni insipidi,

quali forse piacendo poco la musica, io

li

gente da Inferno, non da Paradiso, dove


e cantando

Non
de'

loda

il

Sommo

pu essere, che

so,

sensuale,

si

ma

confesso

il

io

si

canta,

sia

uomo troppo
il

coro

conosco bene per

lo

ma, se ho da dire il vero, a lungo


non lo posso sentire senza somma-

divotissimo

andare

Creatore.

mio peccato;

Padri Carmelitani Scalzi

chiamo

io

mente annoiarmi. Alla nostra nobilissima chiesa


di S. Andrea della Valle, contuttoch sia ottimamente uffiziata e a me tanto comoda e vicina,
che fin mi onora di aver preso il nome della mia
casa e della mia strada, e contuttoch di quei
buoni padri

io sia

divotissimo e parzialissimo, e

per molti rispetti a loro obbligato, non molto


spesso nondimeno vi vado, solo perch

canto in effetto non mi attrae

comodo

co'

Domenicani

della

piuttosto

Minerva

il

loro

mi

ac-

e con quelli

di

Sant'Agostino nelle loro chiese perch almeno

il

loro coro

mi rende un poco

di

buon suono

l'origine del

176

melodramma

ne anche mi dispiacciono i ZoccoAracoeli, mia casa perpetua per le nostre

all'orecchio, e

lanti di

sepolture che ivi sono, che pur

mi danno qualche

gusto con quei loro bassoni sonori. Ma, in somma,


assai pi volentieri vo dove sento cantar bene,

mi ricordo

e dalle buone musiche pi volte

me

aver sentito eccitarsi in

spiriti di

divozione

fino desiderio dell'altra vita

compunzione e

e di

di

e delle cose celesti.

In fine dica chi vuol male della musica; brami


chi vuole di cacciare dalle chiese il canto ornato;
io

ve

lo

ve

desidero,

mia

difetto,

lo cerco,

sensualit,

come

confesso con sincerit la

sia,

vado

volte di pi

alle

(forse

dissi,

ma

mia

colpa)

chiese dove bene

che forse non vi anderei se non vi


Gli oratori sono a
quelli

me

di

soleva lasciarne uno

tutta l'ottava agli Uffzi,

molte
canta,

cantasse.

si

cantava,

e quest'anno passato,

vi si cantasse, vi andai

non

si

unica dilettazione; di

Morte, quando vi

alla

si

mio

checche

non

bench

nondimeno ogni sera

solo per la divozione

che nelle buone musiche vi aveva conceputa gli


anni innanzi.

San Girolamo^

alla Chiesa nuova,

Rotonda; tutta l'ottava de' Santi sono pure


andato volentieri per le buone musiche che ogni
alla

sera vi

sentivano;

si

le

quali

se

non fossero

non forse sarei andato molte volte di notte


per mali tempi e per cattive strade, alle chiese
a far del bene e quello che avviene a me, con
ragione penso che possa avvenire ad ogni altro.

state,

Cantisi pur
gli

uomini

al

dunque nelle chiese per invitare pi


ben fare, e cantisi nel miglior modo

l'okigine del

melodramma

177

pu gi che ogni maggiore esquidove essa s'impiega per lodare


Dio. Non si condanni la musica per qualche errore
indiscrezione che si sentisse di alcuno che non

che

si

sa e

si

poca,

sitezza

sapesse con giudizio esercitarla; poich a detto


della stessa verit, gli errori e g' inconvenienti

mondo non

nel

possibile che alle volte

non

si

trovino. Si attenda al valore di tanti altri che

come

l'esercitano lodevolmente

cavarne

debba

il

si

conviene, per

modo

consiglio che in ogni

nelle chiese

usarsi.

degnamente, il
Paradiso, che cos ben giusto: diansi lodi immortali alla musica, la quale per quanto pu
Imitisi

in

chiesa,

cantando

debolezza di arte umana,

questo mondo pur


piena,

come

dovere,

questa nostra et,


dizio trattarla,

modo

qualche

in

l'imita;

in

a bocca

lodinsi

professori di essa di

che sapendo con tanto giu-

fanno eterno onore a se stessi e

pareggiando non solo, ma


anche superando in molte parti, come bene ho
mostrato, i pi eccellenti maestri dell'et passata.

al secolo presente:

Quanto ho detto

fin qui,

come V.

tutto senza esser punto entrato

S.

ben vede,

nelle

novit

della musica, che da' pi antichi secoli, per via


di lunghi e faticosi studi,

cavate dalla pi intima

erudizione, dentro alla quale fra mille altre ro-

vine de' tempi migliori cagionate da' Barbari,


si

pu

dire, sepellite,

all'

uso

comune

stavano,

espone
sig.

delle

ne rimena ora ed
genti

Gio. Batista Doni, per arricchirne

il
il

nostro

mondo

musicale.
Solerti, L'origine del Melodramma.

si

23

l'origine del melodramma

178

Novit peregrine invero, e che

all'et

passata

furono affatto ignote, e sono tante e tali che io,

che la Dio merc ho avuto fortuna non solo di

averne notizia (avendomi


liberalmente tutti

sig.

il

Doni comunicato
tanto stampati

suoi scritti

quanto da stamparsi, e di pi molte altre cose


a bocca), ma anche di essere stato uno de' primi
a intenderle bene da poterle praticare, in una
parola affermo a V. S. da quel sincero amico
che

che

sono,

le

signor Doni

questa dottrina

con

propone,

ci

si

tutto quello della musica che ne


in fin ora da

pii

che

il

tratta di moltiplicare

abbiamo avuto

ingegnosi spiriti per quindici;

e che ci si faccia con tal facilit, che ogni intendente dell'arte, pur che voglia e non sia uno
sciocco, in un sol giorno d' applicazione potr

capirne
lo

il

modo

potr mettere in

zioni

le quali

(come appunto

ad ogni suo talento


pratica nelle sue composi-

in guisa, che

da chiunque
l'altro

una fanciulla che non

sia nelle note sicuro

giorno
le

esperimentai in

io

aveva

pii

vedute) sa-

ranno cantate e sonate francamente, purch vi


siano gli strumenti a proposito de' quali io ho
;

gi buona supellettile, e ciascuno che ne vorr

potr averne facilmente.


io

se queste cose che

ne asserisco, per caso ad alcuno

paradossi,

mi contento che V.

S.

paressero

dica a tutti in

mio nome, che a chiunque ne fosse curioso, veio mi offerisco di comprovargliele


con l'opera. Frattanto a Y. S. ne dar un poco

nendo da me,

una breve mia composizioncella di


questa maniera la quale, per quello che vi sar

di saggio in

l'origine del

bene che varr poco

di mio, so

che

melodramma

ma

179

per

li

segni

valentuomini scorgeranno in essa di quello

che per questa via

nella musica

si

giover forse a qualche cosa, ed a V.

pu
S.

fare,

sopra-

tutto, per esser fatta sopra versi di Virgilio,

potr se non piacere. Mentre


gradisca V.

S.

io fo quella copiare,

questo schizzo fatto in fretta, in

difesa dell'opinione che tanto

lei,

mi preme

di

so-

perdonimi l'ardire di avere contradetto


che di tutte le cose mi pu tener cento

stenere

non

anni a scuola: ogni errore che trovasse in queste


carte con benigna

ami come

suole,

mano corregga

V. S. e la riverisco

io

li

XVI

di

e me, per fine,

ancora

mani.
Di Casa

amo al solito
sommamente baciandole le

conforme

Gennaio 1640.

l'origine del

180

melodramma

APPENDICE
Valle

della

Pietro

MORE

Cantar Soli Et Insieme


Quagliati

tre

Sig.

Roma

voci.

Dedicati

Battista Robletti, 1611

Air Illusi

Donna

li

FEDELT

sig.

D' A-

Da Cinqve Voci
sig.

Per

Paolo

Oberto- Fidati, con ag-

Arie dell'istesso Auttore, a vna, doi,

Donna Giustiniana

Essendomi

DI

Posto in Musica dal

Dato in luce dal

giunta di alcune
et

CARRO

Rappresentato in

AH'

Et Eccell. Sig. la
Roma, Appresso Gio.

lUustriss.

Orsina.

In

Con Licenza

et

de' Superiori.

Ecceir" Sigr

la

Sig^

Giustiniana Orsina.

giorni passati

logna per alcuni miei affari

trasferito a

Bo-

spinto anche da

un particolare desiderio che avevo di rivedere


quella citt, dove ho passato nelli studi gran
parte della gioventi mia, visitai fra gl'altri miei
signori padroni

una nobilissima Academia

tilissimi virtuosi, nella quale, fra

molte

di

gen-

virti, la

maniera che pare vi si senta


una celeste armonia: onde all'arrivo mio, in
segno d'amore, fecero scelta delle pi vaghe e
musica

fiorisce di

dilettevoli composizioni che avevano, e con molti

instrumenti e voci eccellentissime concertorno con

l'origine del

melodramma

181

tanta grazia e dolcezza, che restai ammirato e pi-

grandissimo diletto di una nuova invenzione

gliai

composta dal

intitolata Carro di Fedelt d'Amore,


sig.

Paolo Quagliati: onde vedendo

bella e scritta a

mano,

tal'

opra

che se per

considerai

causa mia fosse andata in luce ne avrei acqui-

non poca laude. Trattai con

stata

il

detto autore,

e perch ne faceva pochissima stima,

mi

fu ne-

cessario usar seco molte e gagliarde instanze,

per dir meglio, importunit, acci

si

o,

contentasse

che fosse stampato pur che dovesse portare in


fronte

il

nome

di

V. Eccell.

Illustriss.

da

lui

tanto onorato e riverito. Ora l'ho mandata alle

stampe sotto
di

V.

Eccell.

la

felicissima protezione e

Illustriss.,

la

quale

nome

supplico

ad

accettar questo picciol dono in segno della vera

riverenza ed osservanza mia, ed insieme ricono-

scermi per suo perpetuo e fidelissimo servitore,


mentre, facendo

fine,

prego Iddio benedetto, che

doni a V. Eccell. Illustriss. fortunatissima prole,

con lunghezza e prosperit di vita.


In

Roma

li

15 di Settembre 1611.

Di Y. Eccell.

Illustriss.

Umiliss. e devotiss. servidore

Oberto Fidati.

l'okigine del

182

CARRO

melodeamma

DI FIDELT

D'AMORE

Interlocutori:

Amore
Apollo
Arione

Orfeo
Fama.

Amore.
Io ch'accendo nel core
Vive faville e son chiamato Amore,
Questo fedele amante,

Che di quanti mai furo


Son gi molt'anni eh' a

te diedi in sorte,

Amarillide vaga; a

cui cede

te,

il

pi costante,

l'antica beltade e la novella,

Come a

raggi del sol cede ogni stella.

Apollo.
Io che do luce al giorno

nella terra e in cielo

Quant' di bello e di stupor ravvivo,

l'origine del melodramma

Vinto da

pi chiaro sole,

te,

Amore

Dunque

e scorno.

e Apollo.

giusto ben sia

Ch'amante

Ami

Sole,

io,

Cedo a' bei raggi tuoi


Che dal tuo viso adorno
N'ha ristessa bellezza invidia

183

leale

bellezza alla tua fede eguale,

Poi che cos

si

deve

suprema belt fede gradita,


Come non si concede

Men

pregiata bellezza a tanta fede.

Amore.
Ardi,

Che

amante

felice.

sempre graditi

fan gl'ardori tuoi

tu gradisci, amata,

L'amorose sue fiamme.

Che provarai quanto


D'innamorato core.

sia dolce

amore

Apollo.
Cantate, o miei seguaci;

spiega nel tuo canto

L'amoroso trofeo

Tu

nelle selve, Orfeo

'

Quelle bellezze rare

Su per l'onde del mare

Fa

risonare, Ar'ione.

Arione ed Orfeo.

Ne
Sorse

Ne

si

madre d'Amore
vaga mai dall'onde
bella Diana

la

pii

Cacciatrice anelante

il

fuore,

bosco vide.

l'origine del

184

melodramma

Voi, selve e monti,

prati e fonti,

Liete godete;

Gitene

liete,

Ninfe marine,
Disciolte

il

crine,

Poi che la terra e

'1

mare

Grazie non vider mai tante e

chiare.

Fama.

Tacer dunque
Io

io sola?

che dell'opre altrui degne di lode.

Spiegate Tali al volo,

Porto la fama all'uno e

Non

tacer, poich

all'altro

non tacqui

polo

allora

Ch'in tenerella etate

Nota gi

AUor che

feci altrui la tua beltate,

questi, errante, (1)

Del tuo nome invaghito


Per la tua fama sol divenne amante.
S'eri s vaga e s leggiadra quando

Appena usciva fuora


Del tuo bel sol l'apportatrice Aurora,
Tacer dunque adesso? Or che sei fatta
Leggiadretta e

felice.

Unica di belt rara Fenice?


Ah, non sia ver! Viva la tua beltate,
Viva fin che vivr la voce mia.
Sin ch'il sol con le stelle
L'ardenti lor fiammelle

Gireran liete a portar notte e giorno.

(1)

Allusione ai lunghi viaggi del Della Valle, che di

essi ci lasci curiose narrazioni.

l'origine del

melodramma

185

Sola ed insieme.

Lodiamla dunque unitamente e tutti


Cantiamo a prova. Udite, amanti, udite
D'una fida speranza un fido amore;
Questi ch'in gioia vive,

Se ben talor ferito a morte giace


Da quegl'occhi d'amor, luci serene,
Per non poter morir sol vive in pene.
Dolcissimi martiri,

Messaggieri del

cor, dolci sospiri;

Fate voi fede che sol vive amante.


Sol ha piacere e gioia
Chi per fida speranza avvien che moia;
Ne si pu, ne si deve

Dalla fede tradir chi vive in fede

(1)

(1).

Nella stampa originale seguono alcuni

musicati.

Solerti, L'orgine del Melodramma.

altri

Madrigali

melodramma

l'origine del

186

GIOVAN BATTISTA DONI.

Descrizione delle

opere sulla musica.

D'importanza capitale per gli studi storici sopra la


musica sono senza dubbio le opere molteplici di quel
versatile ingegno che fu Giovan Battista Doni.
La biografia di lui, con la biliografa degli scritti, si
legge nelle Notizie letterarie ed istorche intorno agli uo-

mini

dell'Accademia fiorentina. Parte 2)rima

illustri

Firenze
vile, pp.

MDCC. Per

ma

336-44;

In

(1).

Pietro Matini Stampatore Arcivesco-

pi compiuta l'una cosa

l'altra

ha dall'opera Aug. Mae. Bandini Commentariorvm]


De vita et scriptis Joanni Bapt. Donj Patricii Fiorentini

si

Adnotationibvs

Collegii a

illvstrati

Presbyt. Card. Ampliss.

commercivm

Ad

FLORENTIAE

Silvivm

in

rvm adprobatione

Libri qvinqve

Valenti

Ivcem editvm

Typis Caesareis

secretis

E.

R.

S.

Accedit Ejvsdem Doxj Literarivm

Nvnc primvm

Olim Sacri Cardinal.

[impresa]

M.D.CC.LV

dove la bibliografia

Svperio-

occupa

le

pa-

gine CXI-CXVI.
Delle opere del Doni

esiste

una grande edizione che

oggi divenuta assai rara ed molto pregiata

di

questa

dar l'indicazione e gli indici, traendone quelli estratti


che ho stimato convenire a questa raccolta.
Jo. Baptistiae

AMOIXOPAOZ.
edita,

(1)

Doni Patrici Fiorentini Lyra Barberina


Accedunt eiusdem opera

p)l(iraque

ad veterem musicam illustrandatn pertinentia.

Sola pubblicata;

manoscritto

ci.

il

nondum

Ex

au-

rimanente dell'opera forma

il

IX, n^ 42 della Magliabechiana di Firenze.

melodramma

l'oeigine del

187

in lucem proferre curavit Antonio


et
Francisco Gorius, Basilic. Bapt. Fior. Olim Praep. Distributa in Tomos IL Absoluta vero studio et opera Jo. Bapti-

tographis collegit

stae Passeri Pisaurensis cuni Praefationihus eiicsdem, Flo-

anno MDCCLXllI

rentiae, typis Caesareis,

fol.

Questo primo volume contiene


Commentarii de Lijra Barberina.
I.
IL De Praestantia Musicae veteris (1).
III. Progymnastica musicae pars veterum restituta
;

ad

et

hodiernam praxim redacta libri II.


IV. Dissertano de musica sacra recitata in Academa Ba-

Romae, anno 1640.

siliana,

Due

V.

B. Doni, Vuno sopra

trattati di G.

il

genere enar-

monico, l'altro sopra gV instrumenti di tasti

di

diverse

armonie con cinque discorsi, il primo, del sintono di Didimo e di Tolomeo; il secondo del diatonico equabile di
Tolomeo ;

terzo, qual specie di diatonico si usasse dagli

il

antichi e quale oggi si pratichi;

quarto, della disposi-

il

zione e facilit delle viole diarmoniche;

modi

si

il

quinto, in quanti

possa praticare V accordo perfetto nelle

viole diar-

moniche.
Il

secondo volume s'intitola:

De' Trattati Di Musica


trizio fiorentino

Tomo

dimostra la forza
qual via ridar
Raccolti

Gori

si

possa alla

(1)

De

Ne' quali

del p.

Maestro

si

Pa-

per

pristina efficacia la modertia


\

della Basilica

esamina

opera

Di Anton Francesco
del

pubblico professore d'istorie.

sico delle voci musiche,

studio

Battista Doni

Gio.

V ordine della musica antica

pubblicati per

Gi proposto

renze

Di

secondo

Battistero di Fi-

Aggiuntovi un

Vindice generale,

Gio. Battista Martini

les-

per opera
|

Minor

con-

Questo trattato era gi stato edito dal Doni istesso

praestantia musicae veteris libri tres totidem dialogiis

comprehensi in quibus vetus

earum partibus accurate


1643, 4^

et

recens musica

inter

se

cum

singulis

conferuntur, Firenze,

melodramma

l'okigine del

188
ventuale

celeberrimo professor di musica

Bologna.]

in

IN FIRENZE l'anno MDCCLXIIL Nella Stamperia Imperiale. Con licenza de' Superiori; fol.
Precede, pag. v-xi, una prefazione del]' ab. Gio. Bat[fregio]

tista Passeri; e quindi, pag. xii, l'Indice dell'opere con-

tenute in questo secondo tomo, che qui appresso

....

I.

Prefazione, ecc.

IL

Trattato della Musica scenica

in.

Lezione prima recitata in

pag.

camera del

Sig.

Cardinale Barberino nel 1624 se le Azioni

Dramatiche

si

rappresentavano in musica

in parte

in tutto

IV.

Lezione seconda recitata nell'istesso luogo e

V.

Discorso all'Eminentiss. Sig. Card. Barberino

anno

del conservare

la

salmodia de' Greci

candola nella nostra intavolatura


VI.

Lezione prima, del


chi nel

modo tenuto

rappresentare

le

Tragedie

le
^

VII.

Lezione seconda, sopra la Rapsodia, recitata

VIII.

Lezione terza, sopra

IX.

Lezione quarta, sopra la Musica scenica,

X.

Lezione quinta, sopra la Musica scenica, re-

XI.

Discorso della Ritmopeia de' versi Latini e

nella

il

Mimo

citata nell'istessa

163

181

antico, recitato

medesima Accademia

citata nell'istessa

161

dagli anti-

Commedie
nell'Accademia della Crusca

153

re^

145

Accademia

Accademia

186

re

192

198

della Melodia de' Cori Tragichi: al signor


Gio. Jacopo Buccardi

...

XII.

Degli obblighi ed osservazioni de' Modi Mu-

XIII.

Discorso mandato da Gio.

sicali: al sig.

Caccini, detto

antica e

XIV.

'1

Pietro Eredia

Romano, sopra

cantar bene

De Bardi a
la

203
226

Giulio

musica

...

Della musica dell'et nostra, che non punto


inferiore, anzi migliore di quella dell' et

233

l'origine del
passata: al

sig.

Lelio Guidiccioni. Discorso

della Valle

di Pietro

189

melodeamma

pag.

249

Lettera del R. Maestro Gio. Batista Martini


Minor Conventuale, celeberrimo professor

XV.

di

Musica in Bologna,

all'

ab. Gio. Battista

Passeri da Pesaro, Auditor di

Camera

l'Eminentiss. Legato di Ferrara

XVI.

Io.

Min.

Martinii

Baptistae

del

265

Conventualis

Onomasticum seu synopsis


Musicarum Graecarum atque obscuriorum
vocum, cum earum interpretatione ex opeBononiensis

...

ribus Jo. Bapt. Donii

XVII.

268

Tomi

Indice generale delle materie de' due

Doni

276

a' Trattati di Musica di Gio. BatDoni contenente una nuova operetta


^
del medesimo sopra la Musica scenica
Frammento d'un Trattato della Musica degli
Antichi e delle Macchine sceniche di un

delle opere musicali di Gio. Battista

XVIII. Appendice
tista

XIX.

Anonimo,

tratto

da un Codice della Li-

breria Magliabechiana

Di
del

scenica col quale

98

quella pi importante per la storia

tali scritture,

melodramma

senza dubbio

apre

si

il

il

Trattato della musica

secondo volume, e per di

questo dar alcuni estratti, premettendo tuttavia l'indice


generale dei capitoli di cui

si

compone.

TRATTATO DELLA MUSICA SCENICA


Indice dei cajntoli.

I.

Del

Mimo

IL

Si

mostra

....

antico, delle Favole Atellane e

degl'Intermezzi
coli'

Tito Livio che non


soli

pag.
e

autorit d'Aristotile
si

cantavano

di
cori
r

III.

DEL MELODRAMMA

l' ORIGINE

190

S'esamina un bel passo di Tito Livio dove


parla dell'origine de' Giuochi scenici, pag.

molto meglio

Che

V.

Si dimostra con altre ragioni che la

il

azioni che tutte intere

canto e non

il

parlare quieto e

terrotto de' diverbii

com-

non

il

in-

di affetto in scena richiede

mozione

cantare parte delle

IV.

VI.

VII.

Opinioni di alcuni circa le parole che

Vili.

Dell'abuso delle rime

IX.

Dell'origine ch'ebbe

quali specie di azioni drammatiche con-

venga

meno

pili

la

melodia

cantano e della grandezza de' versi

....
a'

tare in scena

tempi nostri

il

Che

XI.

Si risponde

assai

16

19

can

......

musica scenica

X.

la

...

14

si

22

pu perfezionare

si

ad alcune obbiezioni

e si

25

mo-

stra in che differisca lo stile recitativo

dal rappresentativo ed espressivo


XII.

modi

28

si

...

XIII.

prenda il recitare e qual


sorte di melodia convenga alle favole o
azioni bene osservate
Dello stile convenevole alle rappresenta-

In quanti

31

zioni, pastorali e simile azioni osservate,

e come esattamente si possano


mere gli accenti della favella
Che per rendere la musica affettuosa
.

XIV.

rimuovere

fetta necessario

neri e de'

modi antichi

XV.

Quanto male intesa

XVI.

Quanto

XVII.

Che per

de' generi e de'


sia

sia

modi

nostri

la

33

36

materia

...
...

grande la diversit tra

antichi e

e per-

l'uso de' ge.

oggi

espri-

37

modi
n

41

la restaurazione de' generi g' in-

strumenti di tasto non sono molto a proposito

XVIII.

Come

li

e dell'origine dell'organo

generi e

ch'essi praticare

....
modi

si

44

possano an

45

MELODRAMMA

L ORIGINE DEL

XIX.

Quanto

sia

comoda ed

la

utile

divisione ed invenzione

XX.

per l'uso

di tasti

predetta

altri istru-

de' generi e

dei tuoni

48

XXII.

Del modo di accordare l'organo perfetto


Del variare la melodia con diverse cadenze

XXIII.

Dell'uso delle corde accidentali

XXIV.

Altri

XXV.

Dell'imitazione di quello che

XXVI.
XXVII.

Della melopeia

XXI.

e con l'uso di vari tuoni

di

47

pag.

Della divisione degli organi ed

menti

191

56
63

uscite

tuono

66

avvertimenti pi generali circa la

musica scenica

ornamenti

e suoi

si

dice e

....

canta

69

si

73

77

XXVIII.

Alcune osservazioni intorno all'uso della


melopeia

Alcune altre osservazioni particolari


^

XXIX.

Dell'assegnare a ciascun personaggio con-

XXX.

Delle Virti e Vizi

XXXI.

De' cori

XXXII.
XXXIII.

Della favella de' cori

tuono

venevole voce

y.

XXXV.
XXXVI.

82

85

personaggi

simili

ideali

XXXIV.

80

90

92

93

97

Qual sorte di concento sia pi riuscibile


Si mostra che i cori antichi erano ordi-

100

...

Del Ballo e Passeggio de' cori


Della melodia e concento de' cori

nati in questa guisa

...

XXXVII. Dell'accompagnamento degl'instrumenti


XXXVIII.Di alcune altre sorte d'instrumenti

XXXIX. Altre considerazioni in materia degl'instrumenti e del ballo

...

107

114

ridicola che gli attori cantino

XL.

Che cosa

XLI.

Dell'accompagnamento del suono

XLII.

Come

e insieme ballino e suonino

lare scenico
il

102

104

suono

si

115

col par-

possa accordare con la

117

L ORIGINE DEL MEL0DEAM3IA

192
voce

di

chi

parla

cembali antichi
XLIII.

XLIV.

....

semplicemente

e de'

pag.

120

Del Tonorio di Caio Gracco e dell' aria


propria o accenti della Lingua italiana
Per qual cagione la musica scenica non

124

sia cresciuta a

poco a poco; e della

di-

versit di stile de' primi autori di essa

XLV.

Delle qualit naturali e artificiali che

richiedono

nel

siche sceniche

....
....

127

si

compositore di queste

129

XLVL

Di alcune avvertenze che devono avere


muautori stessi

XLVII.

De' teatri antichi e loro vasi

XLVIIL

Della disposizione ed effetto di detti vasi

139

XLIX.

Alcune considerazioni circa

142

gli

detti vasi

132

135

Come appare dalla tavola generale del II volume delle


n'' XVIII in appendice, pubblicata una nuova

Opere, al

operetta sopra la

suadermi che
tosto

di

Musica

si tratti di

non so tuttavia peruna nuova operetta, o non piut-

scenica. Io

una primitiva redazione

primi capitoli

si

le

Trattato;

IV

II

VI

III

VII-VIII

IX

IV-V
VI

VII

due scritture proseguono diversamente, ma non


si ritrovino eguali in entrambe o

senza che interi brani

con

lievi

Appendiot

Trattato

Poi

dell'altro

corrispondono in quest'ordine:

mutazioni di forma.

Comunque, ecco

altres l'indice di

Introduzione al trattato

questa appendice.

....
....

Se nelle azioni Dramatiche interveniva


ed in quali parti

il

pag.

canto

l'origine del ilELODRAMMA

193

Trattato della musica scenica.

Che

....

molto meglio cantar parte delle azioni

che tutte intere


Si

li.

pag.

dimostra con altre ragioni che la com-

mozione d'affetto in scena richiede il canto


e non il parlare quieto e non interrotto

.....

dei diverbi!

III.

meno

pi

IV

e V.

quali sorti d'azioni dramatiche convenga


la

...
...

melodia

Quale deva essere la favella delle azioni che


si

cantano e

dell'

abuso odierno nel con-

trappunto e nelle rime

VI

Dell'origine che ebbe

VII.

Che

lo stile recitativo

assai e che lo stile

viene del tutto

si

15

Vili.

Quale debba essere la melodia scenica ed


in qual conto s' abbia a tenere lo stile re-

IX.

Quale

X.

Che

citativo

1'^

sia l'epica poesia e dell'uso antico di


i poemi
poemi si doverebbono

cantare
i

12

pu perfezionare
recitativo non gli con-

musica scenica

la

cantare in scena e

il

blico

con

,,19

recitare in pub-

ornate melodie in questo

stile

recitativo

Dello

XII.

Alcuni precetti per la musica scenica

XIII.

Alcune

XIV.

Della propriet del grave

XV.

Alcune

stile

21

proprio delle azioni drammatiche

XI.

e quello che in esso si

altre

deve osservare

osservazioni per

le

sceniche

23

28

musiche
32

acuto per gli

,38

affetti

altre

osservazioni per chi

in questo stile
Solerti, L'origine del Melodramma.

compone
41

25

l'okigine del

194
XVI.

melodramma

avvertenze che devono

D'alcune

avere

XVII.

gli

pag.

attori stessi

Delle qualit naturali e

avere un compositore

artifziali

di questa

sorte

di

musiche

XVIII. Delle cadenze, e come


in questa

si

musica scenica

XX.

Della musica corica

XXI.
XXII.

Dell'osservanza del ritmo ne' cori

Della melodia e concento ne' cori

XXIV. Come piti voci


medesima

XXV. Qual

^51
^

^^

61

73

75

78

dispari possano cantare un'aria


,

sorte d'instrumenti e in qual

debbano adoprare nei

XXVI. Che era

....
....

Della musica corica

XXIII. Del concento de' cori

46

debbano praticare

XIX.

45

che deve

modo

soliloquii e ne' cori

82

si
^

87

differente uffizio quello dell'istrione

e quello del tragedo

...

96-98

l'origine del

melodramma

GIOVANNI BATTISTA DONI.

195

Estratti dal

Trattato della Musica Scenica.

CAPITOLO
Del Mimo

I.

Favole Atellane

antico, delle

E DEGLI Intermezzi.

Ammette

il

Doni che

atellane somigliano

le

ai

mimi

antichi

farse dei Francesi

alle

nostri

intermedi.
"

In queste farse de' Francesi la parte prin-

cipale suole appartenere a uno che fa da servo


e s'introduce con abito e faccia assai ridicola, e
col parlare e discorso

molto depravato, a guisa

matti buffoni, che nelFAtellana si


dicevano Macci, dal verbo greco juaKKoav, che vuol
dire desipere, e pi comunemente Moriones; come

degli stolti,

la persona di Tabarin appresso


in Italia

il

Francesi, e

Puccinella, introdotto da pochi anni

qua e come intesi dal sig. Federico Cesi,


Principe di Acquasparta (ch' stato ai d nostri
in

un miracolo di bont, gentilezza ed erudizione),


da una terra del Principato di Salerno, detta
Crifone, dove gli uomini,

per essere

il

sito pa-

l'origine del

196

sono panciuti e pallidi e parlano fioco e

lustre,

nel naso

Ma

melodramma

'

perch

soggetti idonei sono

tanto vari,

molte altre

questa sorte di favola capace


invenzioni ingegnose e dilettevoli; imperocch,
lasciando da parte l'oscenit e la troppa acerbit
di

de' motti, vi si

possono intessere mille sorte

burle e giuochi da veglia, e macchinamenti


dicolosi,

come

di
ri-

alcuni furti (purch piuttosto in-

segnino a guardarcene che a commetterli) e

si-

mili cose. Quivi anche ottimamente vi quadrano

alcuni balli giocondi,

come

mattacini ed

dismessi.

altri,

Quivi possono

oggi sono quasi


aver luogo varie imitazioni ridicolose, come parodie e linguaggi affettati, che oggi hanno oc-

che

cupate

le

commedie:

di

un vecchio veneziano,

di un capitano spagnuolo, di un cuoco francese,


di un dottore bolognese, di un servo lombardo
di un vecchio o vecchia fiorenun medico greco, di un pedante siciliano,
di un rigattiere giudeo, di un contadino perugino, di un ortolano norcino, di uno scapigliato

napolitano,

tina, di

romanesco,

di

un mercante o marinaro genovese:

del suo paese; e


il linguaggio
parimenti di un ciarlatano, di un astrologo, di
un tavernaro, di un truffatore e simili. Qui si

usando ciascuno

possono ancor rappresentare con garbo uccellatori, frugnolatori, ingegnosamente introdotti per
intermezzi dal

nostro

sig,

Michelangiolo Buo-

narruoti nella sua Tancia e quivi

si

possono imi-

tare tutte le sorti di costume depravato, come


di alcuni valetudinari che hanno paura dell'aria

l'origine del

melodramma

197

grammatica,
non le frasi e

di alcuni scrupolosi osservatori della

non ammettono, in

clie

latino, se

volgare del Boccaccio

parole di Cicerone, e in
solo

e di alcuni antiquari

non rancidumi

se

che

cerimoniosi

clie

non apprezzano

dismesse;

parole

consumano

l'ore

certi

di

intere in di-

scorsi affettati e riverenze, inchini o berrettate,

contese di precedenza

stirsi

ed arricciarsi

certi

ecc.; di

che consumano mezzo

attillati

il

zerbini e

giorno in ve-

capelli e profumarsi. Pari-

hanno luogo le gelosie soverchie de'


mariti; gli umori malinconici di alcuni scemi:
per esempio, d'uno che si pensava di avere la

mente

testa

vi

di vetro; gl'incantesimi,

l'apparizione
re,

de'

le

negromanzie,

gl'incendi,

folletti,

questioni,

nozze ed altre feste di contado, e quasi ogni

sorte di accidente

umano

vagante. Insomma

pi ridicoloso e stra-

io loderei

gedie e rappresentazioni gravi


farse, la cui favola

di queste

che
si

dopo

tra-

le

recitasse

una

non fosse lunga;

ma

ingegnosa e nuova d'invenzione, e abbondante di sali arguti e faceti, e recitata con viva ed
espressiva azione, con maschere artij&ziosamente

formate sul modello

come erano
le

ha usate

quelle
il

commedie che

egli

degli antichi

Greci, e

come

Roma

nelle

ha fatto rappresentare

come anco

cos

dell'Accademia del disegno,

s'accostavano assai a quelle

de' greci che

ruoti,

fisionomia,

un'affettata

Cavaliere Bernino in

al vivo dai giovani


le quali

di

propriamente

si

commedie

dicevano antiche;

quelle del sig. Michelagnolo Buonar-

che esprimono gentilmente e motteggiano

l'origine del

198

melodramma

con attica, anzi toscana piacevolezza

corrotti

costumi degli uomini. Queste dunque potranno


servire in gran parte
farse

suddette,

le

per modello

Mimi

de'

quali senza fallo molto

piti

commedie odierne, nelle


le medesime cose
medesimi personaggi. E chi non si

diletteranno che queste


quali

sentono quasi sempre

si

e vedonsi

appagasse

dell'esempio

antichi

degli

degli

odierni francesi, ed avesse per cosa convenevole

che nelle sale dei grandi, dove per ordinario

queste azioni in musica,

recitano

simili farse e zannate, di

gran lunga, a giudizio

mio, s'ingannerebbe; perch


introdurre

talvolta

non sar
farle

lecito

in

si

sentissero

si

si

palco

come
di

proporle alle

si

per

sogliono

se,

perch

azioni gravi per

comparire maggiormente per la regola de'

contrari,

dar gusto a quelli che

si

dilettano

pi delle favole ridicolose, che delle tragiche e

piangevoli?

CAPITOLO

IV.

Che molto meglio cantare


parte delle azioni che tutte intere.
Dimostra prima VA. che
nerano tedio;
tutte in

se

le

le

lunghe musiche ge-

rappresentazioni non fossero

musica Vaiitore di esse potrebbe fare

il

l'origine del melodramma

libretto

per come

il

Pastor

Ma

"

9]

[p.

perfetto

'pi

di

199

lunghezza, non soverchio

fido.

che le azioni, cos tra-

io vorrei

meno

giche come comiche, non fossero

di mille

ne pi di mille cinquecento, come


vediamo essere quelle degli antichi e con poche
scene per ciascun atto, per molte e importanti
versi interi,

ragioni, che altrove ho spiegato

(1)

(1).

Questa teoria che fosse meglio alternare recitazione

e canto

Lezione

era una delle idee

V (p.

fsse del

Doni. Anche nella

198 del Trattato) dopo aver ripetuto su per

gi quanto qui detto prosegue:


[P. 201]. " Del restante perch si pu ragionevolmente
,

dubitare che quel passare di secco in secco dalla favella


al

canto e dal canto alla favella non facesse buon effetto,


a questo c' rimedio, il

voglio che sappiate che ancor

quale volentieri sottoporrei al giudizio vostro se la brevit del tempo e il mio instituto di non ridire cose gi

me

dette,

ne permettesse

il

racconto,

avendone

parlato nel sopradetto Discorso stampato

{Il

di gi

Discorso sesto

a D. Camillo Colonna). Or qui voglio aggiungere che non


altrimenti cosa nuova il mischiare in un' istessa tragedia la favella col canto; poich, per quanto mi vien
riferito, in

Mimo

questa maniera fu rappresentato in

del padre Stefonio e qualche altro

Drama

Roma
in

tova, dove con gran magnificenza simili spettacoli

levano

come

si

so-

Duca Ferdinando, che,


principe pi che mezzanamente erudito

celebrare nel

sapete, fu

il

Man-

tempo

del

musica e della poesia al pari d'ogni altro intendente; anzi stata praticata da alcuni con qualche cone della

venienza. Questa diversit di far recitar cantando le Deit


in scena e gli altri personaggi favellando semplicemente,
non solo in questi paesi, ma anco in Bracciano, come
dal signor

Duca medesimo non ha molto

in

Roma mi

fu

melodramma

l'origine del

200

da commedianti di

diverbi e colloqui recitati

professione, e gli a soli

da cantori: per non va-

riare la persona usare la maschera. Cos occorrerebbe


i

meno spesa di cantori^


Con ci:

e si

potrebbero scegliere

migliori.

"

impiegandosi minor numero

scemerebbe

la spesa, la quale

siva a voler fare cosa

risparmiasse,

secondo

zioni diverse,

oggi riesce ecces-

Principi

come sarebbe

a posta per le azioni che


riati

si

buona; e quello che

potrebbono

spendere in altro

cantori,

di

si

le diversit de'

in fare vestiti

cio va-

recitano,

secoli e delle

na-

premio eccitare

e con qualche

si

utilmente

virtuosi a fare studio negli abiti antichi: al che

perch

necessaria lunga fatica e dispendio,

raccontato

le quali

sorti

di

recitazione, con tutto che

abbiano recato diletto e soddisfazione, per quello che ne


ho inteso, tuttavolta tengo per costante che molto pi
diletterebbono con quell'accoaipagnaniento d'instrumenti

che nel sopradetto Discorso gi dichiarai .


Infatti nel Discorso sesto sopra il recitare in scena con

l'accompagnamento

d'instrumenti

Colonna, (nelle Annotazioni sopra

musicali.

D. Camillo

Compendio

il

de'

Generi

Modi della Musica ecc., Roma, 1640, p. 359), egli ripete


Con tutto ci inla medesima osservazione qui fatta
tendo che gran satisfazione dessero gi in Mantova alcune
azioni fatte rappresentare dal Duca Ferdinando, principe
e

''

molto erudito, le quali in certe parti si cantavano ed in


altre semplicemente si recitavano senza altro aiuto di
instrumenti come anco fu rappresentato il Mimo del
padre Stefonio nel Collegio Romano, che tuttavia piacque
:

assaissimo

[pp. 365-66].

l'origine del

melodramma

di mestieri fare raccolta di

201

buon numero

di di-

segni di statue e bassorilievi pi rari, e confron-

con varie sorte di autori, e in questa ma-

tarli

niera quando

occorresse rappresentare qualche

tragedia con tutti


vestire

debiti requisiti si

colo e di quella nazione, e

verrebbesi a perfe-

zionare quest'arte notabilmente.

11]

[p.

potrebbono

personaggi conforme l'uso di quel se-

"E

questa usanza di variare

le azioni

col canto e con la favella semplice intendo che

gi

si

praticasse

in

Mantova (dove con gran

magnificenza simili spettacoli


brare) nel

come a

tempo

del

tutti noto, della

filosofia e nell'altre

mezzanamente esercitato

CAPITOLO

solevano cele-

musica e della poesia

molto intendente, anzi nella


scienze pi che

si

duca Ferdinando, principe,

VI.

QUALI SPECIE DI AZIONI DRAMMATICHE

CONVENGA PI O MENO LA MELODIA.

[p.

14]

difficile il

"

Dalle cose sin qui

comprendere a

in specie pi si confaccia la

imperocch per
la

tragedia

le ragioni

ne pi

dette

quali

sorte

di azioni

musica o melodia;

adotte

si

capace che

Solerti, L'origine del JTelodramma.

non sar

conosce che
la

comedia,
26

melodramma

l'origine del

202

avendo quella
canto perdono

cori

il

nome

Nelle commedie

senza

che

farse non ammette che

il
.

cai-

inframmezzate al dialogo.

zonette

Nelle tragicomedie

"

cantici,

e l'essenza

poi,

siccome

elle

sono

mezzane fra la tragedia e la commedia, e quasi


composte dell'una e

mezzanamente

si pu dire che
musica rappresenta-

dell'altra,

vi si adatti la

tiva (usando questo termine per escludere quella


delle canzoni, che

non sono parti essenziali della

favola) e per vi si potranno perlopii

mettere in musica, e

cori

se vi

soliloqui

saranno.

Ma

perch queste tragicommedie si possono ridurre


a due capi principali, di Rappresentazioni spiri15] e di Pastorali, di

tuali [p.

amendue diremo

qualche cosa.

Per Rappresentazioni non intendiamo quelle


vanno per le leggende o che
usano dalle monache, perch queste non me-

goffe e plebee, che


si

ritano di essere annoverate tra le altre poesie

ma

ben tessute con arte e

di quelle solite e

vella poetica, quale

il

fa-

S. Alessio dell'ingegno-

sissimo monsignore Giulio Rospigliosi

pii

volte

sempre con applauso universale


ricevuto. Di tal sorte di rappresentazioni dunque
intendo (che sole doverebbono praticarsi anche

rappresentato e

da persone idiote) nelle quali loderei che


il

canto

come

nelle

tragedie;

si

usasse

introducendovisi

saranno persone a proposito per cantarli e ballarli come converrebbe.

anco

cori,

quando

ci

l'origine del

melodramma

203

Vi entrano anco benissimo canzonette, purch


non siano troppo frequenti: che allora come cose
staccate non potranno giammai dare diletto alle
persone di buon gusto.
[p.

oggi

15] Quanto poi alla

pastorale (che tiene

dramma

satirico de' Greci, ed

luogo del

il

stata

una

bella e leggiadra invenzione, bench

alcuni con piccole ragioni l'abbiano biasimata,

perch dagli antichi non fu conosciuta) io direi,


che siccome questa specie suole avere pi del
poetico e astratto che le

soggetti

(come

si

anco se
lodia in
si

commedie

e le rappre-

usa comporlo quasi sempre di


amorosi e con stile fiorito e soave

sentazioni, e

si

vede nelYAninta e nel Fastorfido) cos


potesse concedere di avere la me-

gli

tutte le sue parti,

massime perch

l'antichissimo secolo,

nel

quale la musica era

naturale e la favella quasi poetica; e perci


pili
i

antichi scrittori de' Greci

sa che furono

si

poeti molto prima che l'arte ne fosse stabilita,

e molto avanti loro

patriarchi e

naturalmente poetarono, come


sublime cantico

di

temente

si

Mos. Oltrech per essere la

pu formare in questo

non conosciuto dagli


atti soli,

con

profeti Ebrei

vede da quel

si

pastorale invenzione nuova, molto

antichi, e

piti

convenien-

stile cos

breve

dividersi in tre

sei o settecento versi al pi, acci

anco

conforme l'uso moderno

parti

si

io

vi

rappresentano deit, ninfe e pastori di quel-

possa modulare: tanto

in tutte
ci

le

sue

a dire, che

approvi quella smisurata lunghezza del Pastor-

fido.

veramente

se noi consideriamo che questa

melodeamma

l'okigine del

204

non ha

sorte di favola

come

ridicolo

il

la

com-

media, ne il grande e meraviglioso della tragedia, possiamo fare ragione che se la favola

non

bellissima, la favella ornatissima, e la rappre-

sentazione fatta con molta maestria, poco possa

non

dilettare le persone che

La

di ogni cosa.

presentazione in

contentano cosi

si

perfezione dunque

della

rap-

due modi pu trovarsi: o quando

da attori esercitati ssimi e pieni di


garbo e leggiadria nel gesto e portamento di
vita, quali ne ho veduti alcuni in Francia; o
quando sia cantata con soave e proporzionata
sia recitata

melodia. Io so benissimo che


renti,

e che

tutti

diffe-

non saranno dell'umor mio,

tuttavia credo che molti


le dette condizioni

gusti son

troveranno che senza

si

non potranno ascoltare con

pazienza questa sorte di favole.


[p.

16]

Ne

alcuno mi apponga che l'introdurre

pastori cos leggiadri


in corte ed

come

esercitati di

nella palestra

sia

contro

il

oltrech la verosimiglianza

quando

se

fossero allevati

continuo

nel ballo

verosimile;

non

si

perch,

cerca se non

congiunta col ragionevole e perfetto di


il diletto e la maraviglia

quest'arte, che ricerca


del teatro

(e

non

altrimenti

si

verso ne la magnificenza degli

biamo immaginarci che

adoprerebbe
abiti)

il

non deb-

pastori che s'introdu-

cono siano di questi sordidi e volgari che oggi


guardano il bestiame; ma quelli del secolo antico, nel

quale

pi nobili esercitavano quest'arte,

e tanto pi che vi

s'accompagnano anco Ninfe,

credute dalla semplice gentilit pi rilevate del-

l'origine del

melodramma

205

l'umana condizione. In conclusione mi pare che


il

vero canto tanto

si

confaccia con le pastorali,

che, sebbene io dissi di

non

nerale,
tuttavia

(quando

si

convenirsi

alcune

in

sopra, parlando in gecolloqui

di

queste

di

gli

diverbi,

ammetterei

eleggesse di non farle cantare inte-

ramente); per esempio, nella scena prima del-

primo

l'atto
"

parole di Dafne
mi paiono capaci

dell' Aniita quelle

Stimi [dunque nimico

ecc.

buona melodia quanto qualsivoglia cantico,


ancorch sia un diverbio che non continua un
istesso ragionamento e proposito; poich vi si
vede gran mutazione nel genere del metro e ne'
di

concetti, e favella pi soave che per l'addietro.

non averci per inconveniente che

cos

cipio della scena susseguente


di

Aminta

Ho

"

visto

alla ripresa di Tirsi si

quelle

in

al pianto

mio

il

prin-

parole

ecc.,

fino

cantasse formatamente,

ancorch non sia un vero cantore

CAPITOLO

(1).

VII.

Opinioni di alcuni circa le parole

CHE

facili^

(1)

I compositori

16-17]

[p.

mia

cantano e DELLA GRANDEZZA DE' VERSI.

SI

leggiadre, co'

Fu

infatti

ediz. critica

versi, voi. Ili,

sedisi

vogliono

le

interrotti

musicato subito

v. la

poesie corte,
e

spezzati

bibliografia nella

deV Aminta (T. Tasso, Opere minori in

Bologna, Zanichelli, 1895).

"

melodramma

l'okigine del

206

di 'pochissimi poeti

sodisfanno

si

in cento credono che abbia

musica

[p.

Doni non

Il

stile

cosa della

appena imo

di tale parere.

diciamo solo alcuna

"

17]

proporzionato alla

lunghezza

de' versi

rime

delle

poich non mi pare che la cosa oggi sia presa

per

il

suo verso. Noi vediamo dunque che queste

maggior parte si compongono di


massime settenari, che chiamano

azioni per la

versetti piccoli,

mezzi versi, o sia per conformarsi con l'opinione


dello Speroni,

il

quale in tal forma compose la

sua Canace e con un discorso s'ingegn di provare che tali versi convengono piti alla scena

perch

de' lunghi, o pure


alle canzonette,

si

molti pensano che

nelle quali

consista la perfezione

adattano meglio

musica teatrale, o

della

perch ricevono la rima pi frequente

Il

"

Doni

invece conclude:

Ogni sorte dunque

versi

di

ne' ragionamenti scenici e ne' cori

potr
;

entrare

ma, per mio

avviso, con questa limitazione, che ne' ragiona-

menti pi frequenti saranno


condo luogo
coli.

Ma

lunghi e

ne' cori,
i

lunghi, e nel se-

mezzani e non mai

meno

versetti pic-

frequenti

piccoli (perch questi vi si

ammettere) e pi degli

altri

saranno

potranno

mezzani. Quest'altra

differenza ancora si deverebbe osservare, che ne'

ragionamenti scenici non


i

grandi con

piccoli;

si

mescolassero tanto

ma, verbigrazia,

dopo

l'origine del melodramma

trenta versi lunghi, staranno

mezzani

dici
le

materie,

bene dieci o do-

questa o quella specie, secondo

di

massimamente

nelle cose gravi o indifferenti

vediamo

207

settenari

(come

comuni

neW Aminta

praticarsi) e gli ottonari in alcune leg-

giere e molto allegre

(1).

CAPITOLO

IX.

Dell'origine che ebbe a' tempi nostri

cantare in scena.

IL

[p.

22]

"

In ogni tempo

si

costumato

di

fram-

mettere alle azioni dramatiche qualche sorta di


cantilene, o in
l'altro,

forma d'intermedi tra un atto

occorrenza del soggetto rappresentato.


si

pure dentro ristesse atto, per qualche

Ma quando

cominciassero a cantare tutte le azioni intere,

fresca ne ancora la memoria; perciocch avanti

a quelle

che fece

il

sig.

Emilio Del Cavaliere

gentiluomo romano e intendentissimo della musica,

non credo

si

sia praticato cosa che meriti

mentovata. Di costui va attorno una


rappresentazione intitolata Dell'anima e del corpo,
di essere

stampata qui in
menzione

(1)

rime.

di

Roma

nel 1600 e in essa

si

fa

una commedia grande rappresentata

Nel capitolo Vili

si

mostra contrario all'uso delle

melodramma

l'origine del

208

in Firenze nel 1588

(sic)

per le nozze della se-

renissima Granduchessa, nella quale erano molti

frammessi

musica da

di

lui

medesimo composti;

dove anco due anni appresso si rappresent il


Satiro con le musiche delFistesso. Conviene per
sapere che quelle melodie sono molto differenti

comunemente

dalle odierne che si fanno in istile

detto recitativo, non


ariette con molti

essendo quelle

artifizi

di

altro che

echi e

ripetizioni,

non hanno che fare niente con la


simili,
buona e vera musica teatrale, della quale il
sig. Emilio non pot aver lume per mancamento
di quelle notizie che si cavano dagli antichi scritche

tori.

ci

massime che

egli

tutto contrarie

Tra
coli,

mette avanti,
vuole che

come

di sette e

di sopra,

sono al
teatro.

versi siano pic-

le

anco

rime vicine, che

un volere ridurre

la

nica a barzellette e villanelle, che,

musica sce-

come accennai

propriamente per framessi e

servono

ripieni delle

il

cinque sillabe, e

di

con sdruccioli e con

giustamente

da certe

le quali

a quello che richiede

l'altre cose ei

di otto,

chiaramente

conosce

si

commedie, massimamente giocose.

Vuole anco che bastino tre

non passi settecento

che

atti e

il

poema

altre sue

chi-

mere, cavate dall'odierna pratica corrotta.

Non

capace

che

vorrebbe
di

anco

che

mille persone

versetti, e

la

sala

al pi,

fosse

perch

avessero a sforzare troppo la voce;

che

si

media

cantori non

cose tutte

potrebbero dare per legge ad una comdi

monache, o da giovani studenti, e non

per azioni rappresentate con reale apparato, che

tra le altre condizioni ricliiedono

grandezza

petente

anco trovare
degli attori,

cantori

un

com-

sito di

potendosi

eletti,

ingagliardire la voce

per

rimedi

209

melodramma

l'origine del

come pi abbasso

si

Questa

dir.

dunque si pu dire cbe sia stata la prima et


della musica teatrale, [p. 23] dopo tanti secoli
rinata in Firenze,
fessioni,

stile recitativo,

salmente

ricevuto, e

il

bassi.

notabile
del

quale stato univer-

accortisi che universalmente

che vi

Ma

l'introduzione

praticato

maniera madrigalesca per

bench

visto,

si

con principii molto deboli e


accrescimento fece poi cpn
suddetto

altre nobili pro-

come tante

nella maniera che

da molti,

oggi

diletta

pi che la

gran perdita che

la

fa del senso delie parole. Questo stile

si

cominci parimente in Firenze intorno

mede-

simi tempi; sebbene pi tardi fu introdotto nelle


scene, cio l intorno al 1600, principio di questo
secolo e della seconda et di questa musica scenica.

Era

in quei

tempi

in Firenze

il

sig.

Gio-

quale fu

di Vernia
chiamato poi al servizio di papa Clemente Vili
di felice memoria, che l'am teneramente e lo

vanni Bardi de' conti

(il

fece suo maestro di Camera), signore dotato di

molte

nobilissime

virt;

sopratutto

grande

nella
amatore dell'antichit
intorno
cosi
quale aveva fatto studio particolare,
la teorica come la pratica, componendo anco
per quei tempi assai acconciamente. Era perci
la casa sua un continuo ricetto de' pi ameni
e della

musica,

accademia, dove

adu-

studi, e

come una

navano

spesso giovani nobili per passare onesta-

fiorita

SoLERTi, L'origine del Melodramma.

si

27

melodramma

l'origine del

210

mente

l'ozio in

virtuosi

ed eruditi

esercizi

si

di-

musica vi

scorsi: e in particolare delle cose di

ragionava molto frequentemente e discorrevasi

del

modo

di ridurre

tanto

in uso quell'antica,

lodata e stimata, e gi per molti secoli spenta,

per l'inonda-

insieme con altre nobili facolt,


zioni

accorgendosi sopratutto che,

de' barbari,

siccome l'odierna
era molto

nell'espressione

difettosa, e

delle

parole

mal

procedere

nel suo

graziosa, cos, a volere avvicinarsi a quella, era

necessario trovar
tessero

poesia
si

acconciamente

pi
si

modo che

sentisse

storpiassero.

in

versi

quel tempo

Vincenzio

si

po-

sicch la

profferire,

scolpitamente

Era

musici

credito tra'

cantilene

le

non

in qualche

Galilei,

il

quale

invaghitosi di quella dotta e virtuosa adunanza,

molte cose vi appar; e


ebbe, e

per

il

vigilie, quell'opera

per l'aiuto che ne

suo bell'ingegno

compose sopra

l'odierna musica, che stata

gli

continue
abusi del-

poi due volte di-

le stampe. Per la qual cosa animato il Galilei a tentare cose nuove, e aiutato
massimamente dal sig. Giovanni, fu il primo a
comporre melodie a una voce sola, avendo modulato quel passionevole lamento del conte Ugolino scritto da Dante, che egli medesimo cant
molto soavemente sopra un concerto di viole.

vulgata con

La

cosa, senza fallo, piacque assai in generale;

sebbene non vi mancarono degli emoli che, punti


da invidia, nel principio se ne risero: onde nel

medesimo
tazioni di

stile egli compose parte delle LamenGeremia profeta, che furono cantate

l'origine del

melodramma

211

devota compagnia. Era in quel tempo nella


Camerata del sig. Giovanni, Giulio Caccini, romano, di et giovanile, ma leggiadro cantore e
in

spiritoso

il

quale,

sentendosi

inclinato

tal

componendo
e cantando molte cose al suono di un instru.mento solo, che per lo piti era una tiorba, trovata [p. 24] in quei medesimi tempi in Firenze
sorte di musica, molto vi

da

(sic)

si affatic,

detto

il

Bardella. Costui

ma

dunque, ad imitazione del Galilei,

con

stile

pi vago e leggiadro,

canzonette e
e

non da rimatori a dozzina,

avanti a lui
si
il

messe in musica alcune


sonetti composti da poeti eccellenti,
si

come perlopi

usava, e ancora oggi in parte

costuma onde si pu dire che egli sia stato


primo ad accorgersi di questo errore, ed a
;

conoscere che l'arte del contrappunto non ca-

pace a perfezionare un musico come quasi uni-

versalmente

si

tiene:

suo discorso

di

avere imparato

ragionamenti

della

confessando

Camerata

che in trent'anni spesi da

lui

egli

pi da
di quel

in
i

un

dotti

signore,

nell'esercizio di

quest'arte. Ivi anco dice di esser stato

mandar

fuori

modulazioni

per

il primo a
una voce sola,

hanno avuto grandissimo apsi deve la nuova


e graziosa maniera di cantare che si poi messa
in uso, avendo egli in essa intavolato molte
cose e insegnatola a molti scolari, massime a
una sua figliuola, che riusc, come ancora oggi,
le quali in effetto

plauso

e a lui in gran parte

eccellente in questa facolt.

Intorno

a'

medesimi tempi (per non defrau-

l'origine del

212

melodramma

dare nessuno della lode meritata)

Luca Marenzio,
stile

con

il

madrigalesco

quale stato

fior

camminare

a fare

in

parti

le

purch

bell'aria; poich avanti a lui,

Roma

primo nello

il

il

con-

cento fosse sonoro e soave, di poco altro si cu-

ravano.

Ma

nello stile recitativo fu concorrente

ed emulo del Caccini, Jacopo Peri, fiorentino,


ancora esso esperto compositore e cantatore famoso, neiristrumento di tasti allievo di Cristofano Malvezzi,

si

e in

diede

parimente a

esso

mirabilmente

grandissima

Bardi successe

Grio.

amare

stile

ne riport

riusc e
sig.

quale

il

coltivare questo

il

sig.

e favorire la musica e

lode.

Dopo

il

Jacopo Corsi in

professori di essa,

anzi di ogni pi nobile e virtuosa

professione;

sicch la casa sua, mentre visse, fu

un continuo

Muse e un cortese ricetto de'


non meno forastieri che del paese. Fu

albergo delle

loro

seguaci,

con-

giunto seco

il

sig.

Ottavio Rinuccini

di

stret-

tissima amicizia, la quale non suole essere durabile, se

umori

non dove grandissima simpatia di


come ognuno sa, ei fu leggia-

e perch,

drissimo poeta (avendo le

opere

sue

mirabil-

mente del naturale, del patetico e grazioso, onde


nella musica ottimamente riescono), e la poesia
e la musica sono sorelle e consorti: ci diede
loro occasione di perfezionare scambievolmente
l'una e l'altra, e comunicarne il piacere a quelle
virtuose adunanze. La prima azione che in
questo nuovo stile di musica si rappresentasse,
fu la Dafne, favola boschereccia del Rinuccini;
la

quale

si

recit in

casa

del

signor

Jacopo,

melobeamma

l'origine del

213

essendo modulata cos dal Peri, come dal Caccini,

con gusto indicibile della citt tutta. Di poi furono recitate altre favolette e azioni intere; e
sopratutto con regale apparato, nelle nozze della
Cristianissima Regina di Francia, VEiiridice del

medesimo sig. Ottavio, modulata per [p. 25] la


maggior parte dal suddetto Peri (che anco reda se qualche personaggio, siccome nella
Dafne aveva rappresentato ApoUine), e il restante fu messo in musica dal Caccini; e ci
cit

per la medesima occa-

fu nel 1600, nel quale,

sione fu rappresentato anco II Rapimento di Ce-

dove

fal,

il

Caccini vi ebbe la maggior parte.

grande appluso

Consegu parimente
del

medesimo Rinuccini,

convenevole
verde,

melodia

dal

oggi maestro

blica di Venezia,
la parte pii
l'istessa

il

ne ha

quale

che

azioni di minor

grido,

Roma; perch non

dal sig.

figlio

mi sono

cortesemente molte notizie

Con

successi

gi tralasciare quello

Piero de' Bardi,

sig. Giovanni (da cui

(1)

e principalmente

mio intento

sere qui un'istoria di questi

Non devo

lamento delpi bella com-

rappresentate ad imita-

zione di quelle in vari luoghi


qui in

luce

tempi nostri in
di molte altre

a'

dire

di

dato in

il

Arianna, che forse la

posizione che sia stata fatta

Lascio

Monte-

Claudio

sig.

Cappella della Repub-

di

principale,

questo genere.

V Arianna

quale fu vestita di

la

(1)

l'intes-

musicali.

che ho inteso
del

sopradetto

state comunicate
),

e da altri, che

la lettera qui addietro riprodotta a pag.

143.

l'oeigine del

214

prima

il

Peri e

che ebbero dal


a

arrivarono

questo

Caccini, s per l'industria loro

il

come per

e sapere,

stile

melodramma

l'assistenza continua e aiuto

sig.

quel

Jacopo e dal

sig.

segno che

vede,

appena

si

Ottavio,

che in

pu fare meglio; e pail Monteverde

si

rimente grandissimo aiuto ricev


dal Rinuccini

nell'Arianna,

dizio finissimo e con

possedeva; come

docilit

ascoltarono

che

si

pu

gli

conoscere

sue poesie),

attenzione

sempre

col suo

sagiu-

l'orecchia esattissima che

anco

qualit e testura delle

molta

non

ancorch

pesse di musica (supplendo a ci

questi

dalla

poich con

musici

tre

utilissimi insegnamenti

somministravano,

quei due gentiluomi gli

instruendoli di continuo di pensieri eccellenti e

dottrina esquisita, quale

nuova

e pregiata:

presso

simo

il

si

richiedeva in cosa

onde ne hanno riportato ap-

mondo perpetua

fra la schiera

de'

e luogo

lode

degnis-

musici, con avere cos

notabilmente migliorata questa facolt nella principale parte di


lopeia.

di questa

essa, che la favella e la

conosce che

cos si

veri

architetti

musica scenica sono propriamente

li

signori Jacopo

li

primi formatori di questo

Corsi e

mestati

Ottavio Rinuccini; e
stile

li

tre musici

mentovati, e che alla nostra citt e suoi cittadini

non poco

musica

tenuta

la

professione

della

l'origine del

CAPITOLO
Che la musica scenica
[p.

ma

25]

"

anco la

si

senza

[p.

X.

pu perfezionaee assai.

Quanto dunque non pure la poesia,


musica sia obbligata alla memoria

del sig. Ottavio Rinuccini

da quello

215

melodramma

che abbiamo
26]

lui

potuto conoscere

si

detto;

poich in

vero

mancherebbe questa professione

gran parte della sua leggiadria e vaghezza.


Ma non pertanto debbiamo credere che ella sia
giunta ad un segno oltre il quale non si possa
passare: conciosiacosach questo moderno stile
di

manchevole

in molte parti,

che non lasciano

fare ch'egli operi quegli effetti

musica

si

leggono, ne

uditori che deverebbe

bene che una azione

rechi

che dell'antica

quel

diletto

agli

essendo evidente che per

sia rappresentata, se si al-

lunga niente, viene facilmente in fastidio a quelli


che non si maravigliano cos di ogni cosa e
della

musica non sono del tutto innamorati.

che donde proceda non sar


se

anderemo considerando

musica e

lo

difficile

Il

a conoscere,

la qualit

di

questa

scopo che forse ebbero quei valen-

tuomini in prescriverli questa forma, E quanto a


quest'ultimo si sa che essi formarono concetto
che la melodia dovesse essere poco lontana dal
parlare comune, nascondendo quasi
certa

spezzatura,

come

una semplice favella onde


;

si

il

canto con

come se fosse
tiene comunemente

dicono,

melodeamma

l'origine del

216

poca variet

stile ricerchi

che questo

e che

d'intervalli;

bisogni

esso

in

di voci e

trattenersi

assai nelle istesse corde, alterando anco pochis-

simo

tempi della prelazione che

si

sentono

qual dottrina, mas-

nel parlare familiare; la

sima, bench in qualche senso riesca vera e

si-

cura; tuttavia non la tengo per cos universale


e infallibile,

come comunemente

stima. Con-

si

ciosiacosach, sebbene volendosi modulare narrazioni e simili ragionamenti


fettuosi,

che con

con altra melodia,

simigliante al parlare
parti

affettuose

imiti

gli

si

accenti

dell'ordinaria

bitando grandemente
uscire di

questo

stile

possa fare
semplice e

anco nelle

e che

usare

possa

e poco af-

si

questa

comune

tavia sia variato e arioso

vaga

quieti

non pare veramente che

un canto che
loquela, e

tut-

nientedimeno ve du-

che

molte volte bisogni

per

fare

la

musica pi

e dilettevole, e confermarci con l'esempio

degli antichi,

quali, se

in

cosa sono

alcuna

questa parte al sicuro sono

stati eccellenti, in

stati maravigliosissimi.

Non

si

trover dunque

mai che l'antica musica del teatro sia stata


semplice e poco varia, come i restauratori di
essa forse

c'insegna

si

persuasero; anzi,

Plutarco

che ella

per

l'opposito,

era pi

artifziosa e varia: perciocch riferisce


di lui Aristosseno,

suo coetaneo,

dell' altre

appresso

che un certo Telesia Tebano,

sendosi

in

giovent

allevato in

quella sorte di musica semplice e maestosa che

usarono Pindaro,
et, si lasci

Fratina

e gli

altri di quella

talmente nella sua vecchiaia tras-

melodramma

l'origine del

217

scenica e varia musica che

portare dalla

era

stata di fresco introdotta da Filosseno, Timoteo,


e simili, elle si diede a volere imitare

sebbene la cosa non

gli riusc,

costoro,

per la lunga as-

suefazione in contrario. Con altre testimonianze

ancora proverei questa massima, se la brevit


che mi sono

me 1

proposto no 1

La

vietasse.

ragione vuole anco che la musica teatrale, che


pi degli altri

(sic)

cerca

diletto di

il

sente,

clii

debba essere variata assai e artifziosa; poich


per esperienza

vede che questa diletta molto

si

27] pi che la semplice e povera nel melos


e nel ritmo; non ci essendo miglior mezzo per
[p.

tenere lontano

il

tedio

che la

degli uditori

di-

degli orna-

versit degl'intervalli, la frequenza

menti, le mutazioni dove bisognano, e simili cose.

Anzi

l'uso

senza

fallo

stesso de' pi

sono

stati

musici

periti

(quali

mentovati)

tre

li

in

mio favore; imperocch noi vediamo che


sono ingegnati

di

rendere

variate e ariose che

le loro

ei

si

melodie pi

hanno potuto,

da alcuni

pochi luoghi in poi, che ricercavano, questa semplicit di stile;

appresso
che

il

si

sentire

poema (purch
rito)

il

vedr.

non viene

che come

recitare
il

in

si

Mi potr

deva intendere,

forse dire

alcuno,

una lunga orazione o

recitante sia
fastidio:

grazioso

anzi

si

pe-

suole udire

con molto gusto: contuttoch poca variet di accenti vi si faccia. E similmente un inno, ancorch
fosse lunghissimo, cantandosi

con

quella

sem-

plice aria ecclesiastica, o molte stanze di qualche

romanzo, per esempio dell'Ariosto, cantate comSoLERTi, L'origine del Melodramma.

28

l'okigine del

218

melodramma

petentemente da alcuno conforme qualche aria


di ottava rima, sogliono dilettare assai: dunque
pi diletter un'azione cantata tutta in stile recitativo,

quell'altre

avendo tante perfezioni di pi, che


cose, come l'accompagnamento del

suono e la perizia de' cantori. A ci rispondo,


che se noi intendiamo che un'azione si canti
tutta in

vero

quello

stile,

recitativo,

secondo

che

alcuni

il

da' giudiziosi compositori si

usa solo nelle narrazioni e ragionamenti senz'affetto,

il

corde

quale
fa

si

poca

trattiene assai nelle


diversit di aria;

medesime
o anco,

di

quello che imita, anzi esprime giustamente quei

medesimi accenti che

si

fanno nel parlare quoti-

diano: dico che a continuarlo troppo a di lungo,

presto verrebbe in fastidio.


azioni cantate dilettano,
ci

nasce perch

se

dunque queste

come veramente fanno,


accortisi che

musici

troppa semplicit non riusciva bene,

nano assai da quello

mano
si

recitativo,

canti ad

dove

stile.

sola,

quella
allonta-

sebbene tutto chia-

intendendo ogni

una voce

si

per

melodia

molto

che
diffe-

formatamente quasi alla


regna quello stile
semplice e corrente, che si vede in due lettere
amorose pubblicate dal Monteverdi col suo lamento d'Arianna, e il racconto della morte di
Orfeo hqW Euridice. E se tutte le azioni si comrente,

si

canta

guisa de' madrigali, e dove

ponessero in questo

meno

sebbene
il

stile,

non ha dubbio

che

diletterebbono che le cose suddette, perch

un canto mezzano tra '1 recitare


modulare artifziosamente, non per questo

e
le

melodeamma

l'okigine del

219

cose mezzane sempre piacciono pi, che altrimenti pi gusterebbe la lontra, che mezza
pesce e mezza carne, che la carne di cappone e il

oltrecch altri rispetti militano

pesce storione:

anco nel caso


suole essere
esquisita, e

nostro;

imperroch

un'orazione

accompagnata dal gesto


il poema dagli ornamenti

azione

poetici, e

non
come il pane, che per la
lunga assuefazione non viene mai in fastidio,
[p. 28] Negl'inni poi e ottave rime non ha

l'uno e l'altro per esserci molto familiare

quasi

genera tedio,

picciola forza a continuare

petizione

delle

similitudine

di

ma

dispiace

strofe

ritmo, la

anco

diletto quella ri-

il

stanze,

che

quale

non

sommamente

sentiamo ne' battimenti

dimostra

come

diletta,

tamburo, e

del

non

solo

pare

che richieda anco similitudine di melodia e per


il contrario, dove non cade questa riepilogazione
;

di ritmo,

ma

si

continua la poesia con una sola

maniera

di verso, o pi sorti

sute, vi

si

di canto.

Quanto a

come

molto

confusamente tes-

richieda maggiore variet di aria o

me dunque

disdicevole e

io stimerei

di recitare quasi cantando, nel quale la

parte per de' giovani

tempo

di Quintiliano,

ci
il

che

noioso quel

sic-

modo

maggior

casca (come anco nel

quale dice Pronuntiatio

ut nunc fit, plerisque effeminata), cos


da biasimare quel canto, che pare quasi una

plasmate^
sia

semplice favella, militando l'istessa ragione ne'


contrari.

E perci
Ne dobbiamo

(sic)

maravigliarci

che ci

non

sia

l'origine del

220

comunemente

avvertito,

melodeamma
anzi questa

foggia di

musica universalmente piaccia; perch non nasce


questo da alcuna perfezione che sia in lei, ma
dalla rozza ignoranza di questi musici antichi-

moderni

{sic),

di concenti,

parole,

quali

introdussero queste sorte

ne' quali

pochissimo

solo per

cagione

non

si

godono

di tanti

le

artifizi,

ma

anco de' movimenti sconci e confusione di


ritmo che vi si sente, e principalmente per la
lunghissima tenuta di

sime
di

dall'uso

nuovo

stile,

imperfezioni,

alcune sillabe, lontanis-

della favella;

onde questa

non

nel quale

stato senza

bench sia rispettoso dove


dalla maniera madrigalesca

si

sentono quelle

difficolt
si

sorte

ricevuto:

allontana

troppo

CAPITOLO XXXVII.
Dell' AccoMPAaN amento degl' Instkumenti.

" Resta la considerazione degl'Instru[p. 104]


menti e del modo di accompagnare con essi la
voce degli attori, non meno importante che tutto
il

resto

la quale so certo

tradizioni, perch

anco

assai dalla strada battuta;

ogni sincerit scoprirne

domi sempre

che patir molte con-

in questo

il

mi allontano

tuttavia voglio con

mio senso, rimetten-

al pi sano giudizio di quelli che

meglio possedono queste materie. Vediamo prima

l'okigine del melodkamma

dunque che sorte d'instrumenti


quali

si

221

usino oggi, e

si

adoprassero dagli antichi ne' teatri, e

poi quello che convenientemente

potesse an-

si

cora da noi praticare.


Nell'azioni cantate

Roma,

in

dove mi son trovato qui

e in Firenze,

ho veduto

quasi indif-

ferentemente adoprare ogni sorte d'instrumento


pi nobile, clavicembali, viole, tiorbe,
e che so

ma

io?

in

particolare

liuti,

lire

clavicembali

forma grande; avendosi per opinione che


si possa fare perfetta armonia;

di

senza essi non


attesoch vi
e

si

si

trova ogni sorte di consonanze

suonano comodamente con l'esempio innanzi,


regnano assai anzi mi

e finalmente perch oggi

pare che gli odierni musici, come

sua

del

Cavaliere

sig.

Claudio Monteverde

nella

il

sig.

Emilio

Bappresentazione e
nel

suo

il

diano

Orfeo,

per consiglio di mettere in essa quasi ogni sorte


di questi

instrumenti e in gran numero

melodramma

l'oeigine del

222

Nel Compendio
Della Mvsica.

Di

sopra la perfettione

Del Trattato

De' Generi

Battista Doni.

Grio.

d'un principio di Madrigale del

ridotto nella

medesima Intavolatura.

Sig.

IN ROMA. Per Andrea

Fei.

Principe,

All'Eminentiss.

Cardinal Barberino

Il Sig.

Modi]

tavolatura:

verendiss.

de'

Con vn discorso

Et vn saggio due Voci


Tuono in tre maniere d'in-

de' Concenti.

di Mutationi di Generi e di

MDCXXXV. Con

Re-

[stemma]

licenza de'

una chiara distinzione tra il


nuovo stile, eifetto della riforma

Superiori, in-4 (1); trovasi

genere madrigalesco e

il

operata dalla Camerata fiorentina; stimo pertanto oppor-

tuna la riproduzione di questo luogo [pp. 99-101].

Or bench in ci non consista veramente questa moderna foggia di concenti, es.

"

sendo la diminuzione ne' contrapunti cosa antichissima

ne meno nel connettere pi arie insieme

(perch non ha dubbio che questo

(1)

Sopra

Di

il

questa operetta fecero

Compendio

Gio. Battista Doni.

oscvri,
I

e le

Massime piv

con ragioni,

Dove

si

nvove,

testimonianze

seguito

de' Generi, e de'

et

si

Annotazioni]

le

Modi

praticasse

della Musica,

dichiarano

provano

impoi'tanti si

d'Autori

evidenti

Ivoghi piv

classici.

Con due Trattati


vno sopra i Tvoni e Modi veri.
L'altro sopra i Tuoni o
Armonie de gl'Antichi. Et sette
Discorsi sopra le materie pi princi- pali della Musica,
concernenti alcuni instrumenti
nuovi praticati dalV Autore.
[stemma] IN ROMA, Nella Stamparla d'Andrea
,

Fei.

MDCXL.

Con Licenza

de' Superiori; in-4.

l'origine del melodramma

tempi nelle

sino in quegi' antichissimi

da

de gl'instrumenti

223

fiato),

ma

pi

sinfonie

tosto nel

cantare con artifiziose musiche parole in prosa

non cantavano se non poesie) e


un medesimo tempo e con molte

(che gli antichi

cose diverse in
ridette,

fughe e imitazioni: e in

che, per quello

fatta guisa

che tocca alla parte materiale

del concento, che sono

suoni e le consonanze,

pu sentire cosa pi grata; ma in


quello che d la forma e come l'anima alle mu-

appena

si

siche, patisce notabilissime imperfezioni; s perch

proferendosi

dell'uditore si distrae

perch

anco

troppo

perch

del
le

molto se
o

ridette

tali

triviale

parole

unitamente

cose

pi

si

ripetizioni

affettato;

l'attenzione

ne perde;

storpiano, la

hanno

finalmente

buona pronuncia

corrompe, e tutta la quantit delle sillabe


s'altera e confonde notabilmente. Io non disputo

si

gi se questa sorte di musiche sia stata introdotta ragionevolmente (non appartenendo a me


il

darne giudizio)

messa
dosi

ma

questo so bene, ch'ella s'

in uso da pochi secoli in

usato

per

avanti

qua (non essense non il

nelle chiese,

canto piano e semplice) e pi tosto per privato capriccio de 'musici, che per pubblica autorit; e ch'
stata sin ora, anzi tollerata, che approvata dalla
Chiesa ne' soggetti sacri: ne' quali par ch'ella

avesse

primi principii, perch i madrigali e sivolgari non s'incominciarono cos

mili poesie

subito a cantare in questo

Con

tutto ci

mi piace

di

stile.

chiamarlo

stile

ma-

drigalesco, poich ne' madrigali predomina mag-

l'origine del bielodsam^ia

224

giormente; sotto il qual nome si comprendono


parimente in materia di musica i sonetti^ can-

mascherate e

zoni,

nelle;

e fors'anche le villa-

simili,

bench s'accostino alquanto pi alla sempropriamente si dicono arie

plicit di quelle che

canzonette, et anco
ballo, dagli antichi

ballate o

alle

canzoni a

chiamate lujporchemata.

Molto diverso poi e quasi contrario a questa


il canto d'una voce sola, che s'accompagna
col suono di qualche instrumento: ritornato, si

pu

da morte a vita in questo secolo, per

dire,

opra massimamente di Giulio

Romano; ma con

la scorta

virtuosi Academici fiorentini,


della

Caccini,

ed indirizzo

come

detto

il

di quei

nel Trattato

musica scenica pi ampiamente ho discorso,

ed egli medesimo confessa.

tempo s' praticata qualche


melodia a una voce, con l'accompagna-

se bene in ogni

sorte di

mento d'instrumenti
in questo

canto

non debbono per entrare


volgari

quelle

cantilene,

che

quasi senz'alcun'arte o grazia, e per avanti

si

cantavano dalle persone semplici e idiote, come


da' ciechi; et ancor oggi in ogni paese per poco
si

sentono.
Il

miglioramento che ha fatto la musica per

questa sorte di melodie molto notabile; poich


oltre la finezza de'

componimenti

(alla quale,

ad

esempio del Caccini, s' atteso alquanto pi che

prima non

si

faceva) vi

si

sono modulate azioni

sceniche e dialoghi fuor di scena, che dilettano

grandemente, nello

stile

detto

recitativo: e la

qualit dell'espressione (parte molto importante

melodramma

l'origine del

musica operativa)

nella

sciuto

il

repliche,

quelle

di esso canto, che

s' raffinata assai

risecamento

decoro, col

perfezionato

sono

dustria del

medesimo

questa

citt,

passaggi,

prima per

simili,

di

ornamenti

gli

l'in-

Caccini, e poi per l'espe-

rienza e buona disposizione d'altri


lo pi di

cre-

molte

di

accenti,

gli

gorgheggiamenti e

trilli,

225

cantori, per

e particolarmente di Giu-

seppe Cenci, detto Giuseppino.

queste melodie d'una voce

gere l'accompagnamento
tale,

comunemente

tinuarsi

dal

suole aggiun-

si

parte istrumen-

della

nel grave; la quale per consino

principio

alla

fine,

in note lunghe, che con la voce

chiude

le parti di

mezzo:

le quali,

suol

si

chiamare basso continuo; e consiste per

lo

cantante

pi
rin-

da alcune poche

si segnano co' numeri, come


non facendo altro che il ripieno
(come lo dicono), si lasciano ad arbitrio del sonatore: non essendo solito ch'egli si diparta
molto dalla comune ed ordinaria maniera, per

corde in poi, che

meno

principali,

cos dire,

del

d'intavolatura

sinfoneggiare
il

primo autore

della

Ma

sorte

tien per certo

si

che sia stato Lodovico Viadana

qual

nel Discorso sopra la perfezione delle melodie con-

tenuto nel medesimo Compendio,


escludere

del tutto

il

il

genere

Doni

[pp. 112 sgg.] senza

madrigalesco,

indica

in

quali casi speciali possa applicarsi, ed esaminati vari generi di madrigali conclude:
echi, repetizione

modo
molti

tale
,

[p.

che

simili

"

e finalmente

dove s'usano

gentilezze

poetiche, in

altre

almeno tacitamente

il

parlare esca da

116].

Solerti, L'origine del Melodramma.

29

melodramma

l'origine del

226
[p.

116]

Perch dunque non

"

componimenti

di

questa
questo

imperfezioni di

si

stile

trovano molti

mi pare che

sorte,

siano intrinseche et essenziali a tal

musica;
e che

ma

si

ma

le

non
maniera di

madrigalesco

pi tosto estrinseche ed accidentali;

debbino attribuire non

all'arte stessa,

non l'assegna

che

all'artefice

a'

soggetti

proporzionati. Tale, a giudizio mio, sarebbe anco

qualche coro o sia


altro,

zione;

vittoriale, nuziale,

purch fosse capace

come

(per darne

di

lugubre,

qualche acclama-

l'esempio

in latino) Io

Hijmenee, etc. Et in ma-

triiimphe, Io Paean,

potrebbe essere qualche inno o

teria sacra tal

laude in onor d'alcun santo, nel quale, a esempio


degl'inni ecclesiastici e de' salmi

un breve epiloghetto

si

soggiugnesse

in clausole spezzate in lode

della Santissima Trinit

pure

dove potesse accomodarsi nel principio qualche


breve invito, similmente sciolto e conciso imper
;

che con

molto

garbo

decoro

si

potrebbono

far cantare simili acclamazioni e inviti, all'uso

de' madrigali, in fughe e conseguenze,

ma

per

vicine e giudiziosamente collocate: e l'inno intero,

laude o canzone, all'uso delle monodie da un


solo cantore

o pure coricamento da pii cantori in

un'istessa aria

o vero diverse,

ma insieme

unite,

come il
La qual variet riuscirebbe per parer mio
ottimamente e ben fondata, e averebbe campo il
sopradetto madrigale del Gabrielli.

compositore di mostrare l'arte in

quelle accla-

mazioni, inviti, giubili ecc., e nel restante

gegno e

la

vena musicale.

l'in-

melodramma

l'okigine del

Di

questa

Veglie

sorte

sono

tutta

la

quegl' applausi,

Orazio

del capriccioso

si

fanno

si

da

dopo

da pi

quali

nelle

nelle

che

Vecchi,

brigata musicalmente

quelle particolari cantilene

voci

227

contrafanno cantando vari umori, nazioni

e condizioni di persone

bench in esse

si

parta

dal decoro e convenevole, col disporre a pi voci

dette imitazioni e poi farli applaudere,

un

come

se

solo avesse cantato.

Benissimo anco s'adatta questo


che dicono Vinate,

una brigata dedita


legria lodante

il

nelle

quali

al bere, e

a quelle

stile

si

rappresenta

con strepito e

al-

come ad

vino; alle quali poesie,

composizioni moderne, non molto a pro-

alcune

posito intitolate ditirambi, corrispondono quelle

cantilene che
i

Greci chiamano TTapoivia e non

ditirambi antichi,

poema gravissimo

ch'erano

e artificiosissimo.

Nelle Mascherate similmente (che


.Personatae cantiones,
choreae)

come

molto a proposito

si

direbbero

Balletti Personatae
si

pu usare questo

ed in alcune Serenate e Mattinate; ed in

stile;

somma dovunque non

disdice

un concento

pien di bizzaria e schiamazzo. Di

questa fatta

sono

si

canti Carnevaleschi, e quelli dove

presenta un giuoco, una

battaglia,

una

e simili altri suggetti, che richiedono e

si

rap-

caccia,

compor-

tano ragionamenti d'un solo, mischiati con

altri

che unitamente favellino.

Onde possono anco


di

canzoni che

adattarsi a

quella

sorte

Francesi chiamano Chansons des

comdiens, bench non le componghino in questo

l'origine del

228
stile,

et a certi dialoghi

melodramma
ne' quali

canta una parte per volta.

Ma

non sempre

capriccioso pen-

siero fu quello d'Alessandro Striggio,

il

quale per

burlarsi di questa cos licenziosa sorte di compo-

rappresent

sizioni musicali,

graziosamente in

concento di molte parti que' Cicalamenti che fanno


le

lavandaie al bucato; dove molto acconciamente

sono intessute, quelle repliche e chiacchiere diverse (TTaXiXofiai

d'una

cosa

quadravano

in

ttoXuXotcii) e frequenti salti

un'altra,

che

quel

soggetto
[p.

118]

^^f^XM|fjJpJ^f^<^(^^|^f^^

APPENDICE

Bibliografia delle

prime favole per musica

dal 1600 al 1640.

oggi presso che impossibile compilare una

esatta e compiuta bibliografia delle prime favole

per musica, non tanto per l'estrema rarit degli


esemplari di alcuna di esse, quanto perch molte
giacciono

tuttavia sconosciute nelle biblioteche

non ci rimane che il titolo, almeno


quando una pi accurata esplorazione non

e di altre
fino a
le

abbia restituite alla luce.


Inoltre, in questo

ficile

primo periodo,

determinare la differenza tra

assai difballetti,

inter-

medi e melodrammi, poich come non vi ha


vario nella scelta degli argomenti, nel
trattarli

e nell'ampiezza

bene spesso troviamo che

modo

di-

di

della trattazione, cos


la

medesima composi-

zione fu tal volta rappresentata da sola, tal'altra

come intermedio
una festa da

quando ripetuta per allegrare

ballo.

melodramma

l'origine del

230

Ci premesso, accenner rapidamente a quelle


composizioni che finora sfuggono alle nostre indagini e che tuttavia attendono una qualunque

Or non molto Emilio Picot segnalando una rara stampa .della Ferinda, commedia di Giovan Battista Andreini (1), ne ripor-

illustrazione.

tava la seguente lettera di lui A' benigni


che vi premessa: " Allor che per mia

lettori

felice

"

fortuna in Fiorenza et in Mantova

"

tator d'opere recitative musicali, vidi l'Orfeo,

"

V Arianna,

Dafne,

la

la Siila,

cose

spet-

Cerere

la

la

meravigliosissime, non

vero

in

fui

"

Psiche,

"

solo per l'eccellenza de' fortunati cigni che le

"

cantarono gloriose, come per la rarit de' mu-

"

sici

"

Ond'io invaghitomi di cos maravigliosi spettacoli, conobbi che forse non sarebbe stata cosa

"

canori che armoniose et angeliche le resero.

"

spiacente chi avesse composto un picciol nodo

"

di

commedietta in

cos fatto genere

Ecco subito che, lasciando l'Arianna e la


del Rinuccini,

e l'Orfeo dello Striggio, ci

Dafne

troviamo

dinanzi a tre composizioni di cui finora nessuno

mai parola:

fece

la Siila, la Cerere e la Psiche.

ognuno ricorder che


Monteverdi si apprende che per

E, restando a Mantova,
dalle lettere del

E.

(1)

Gli

Picot,

La stampa

hihliogr. d.

s'intitola

GiouAN Battista Andreini


Eccellentissimo
rigi

Sr Duca

M.DCXXII;

anni di

ultimi

Francia nella Rassegna

in-8,

La
]

G. B.
leti,

Ferinda

Fiorentino.

Andreini in

ital.,
\

IX, p. 66.

Commedia

d'Alui Pari di Francia.

di ce.

senale di Parigi B. L. 5648].

9.

di

All' Illustrissimo
\

Pa-

e pp. 50. [Bibl. dell'Ar-

l'origine del

231

melodramma

1617 Scipione Agnelli aveva preparato una Favola di Teti e Peleo, e Francesco
Rasi una Favola di AH e Cibele, ed Ercole Marliani una Andromeda e lo stesso duca Ferdinando

le feste del

Gonzaga un Endimione: tutte oggi sconosciute,


non dir con danno delle lettere certamente, ma
s con danno della storia (1). E delle parecchie
cose composte dal Marini chi ha notizia? Cos
fino alle fortunate indagini del Neri non rimase
ignorata la Favola

di Aci e Galatea

del

Chia-

brera, di cui, se la fortuna mi ha assistito nel


rintracciare tre delle Favolette da recitarsi cantando, e cio YOrizia rapita,
il

il

Polifemo geloso e

Pianto d'Orfeo, rimangono pur sempre ignote


piet di Cosmo e Amore sbandito, che pur si

La

dicono stampate, senza contare la Rosalba forse

non

finita?

ma

certamente nonuove che ho potuto

E, non per alcun vanto,

tevole la messe di cose


riunire del Rinuccini, che pur de' primi e pi

grandi

(2),

e con

(1) Dell' Agnelli

quell'occasione

ho veduto

al-

non ho trovato che una Bonifacia. Tra-

gedia sacra, Venezia, 1629 e un Sacrificio d'Isac. Poesia


sacra, Napoli, 1629; del Rasi un?\. Elvidia ra2nta,YenQzia,,

1619; del Marliani Le tre costanti. Commedia recitata in


Anche
di gennaio 1622, Mantova, 1622.

Mantova a' 18
una Rosahnina

ricordata

nello studio

del

Davaki

sul

Monteverdi.
Cos le Favolette del Chiabrera insieme con le altre
melodrammatiche, come quelle del Ricomposizioni
sue
nuccini, e altre parecchie tra le pi rare delle prime,
(2)

l'okigine del melodramma

232

quanto

tresi

rimane

del

figliuolo di

lui,

Pier

Francesco, nei manoscritti della Trivulziana di

Milano che offrono

un buon materiale per una

monografia.
Molti melodrammi della prima et rimangono
ancora sconosciuti nei manoscritti Magliabechiani

tra gli altri ricorder

cesco
tito

una Olimpia rappresentata

Salviati, poesia di FranRavai [Mgl. IL IH. 484]; un altro spar-

in casa del sig.

Duca

musicale in cui entrano Enea, Lavinia, La-

tino, ecc.,

Jacopo Mellani [Mgl. IL

di

il

Giasone e

IL

I.

il

Celio di Giacinto

292 e IL L 292].

farsi nelle biblioteche

N minore
di

altre

I.

290];

Cicognini [Mgl.
raccolta pu

poich

citt,

il

rapidamente

per la musica si diffuse


dopo il 1610 circa, e dovunque si and a gara
nel preparare simili spettacoli.
Le indicazioni adunque da me raccolte non
debbono essere considerate che come un primo

fervore

saggio,

il

tegrare

minciare

le

quale tuttavia era necessario per inconsuete bibliografie che usano incodall'apertura

del

teatro

nel 1637, mentre a quel tempo

aveva gi compiuta quella che


la sua prima et.

il

si

ho raccolte in due volumi su Gli albori


di prossima pubblicazione per l'editore
Palermo.

di

Venezia

melodramma
pu chiamare

del

R.

melodramma
Sandron

di

l'origine del

233

melodbamma

BIBLIOGRAFIA

1.

La Dafne
Corsi,

[stemma]

scotti

D'Ottavio

Gran Dvchessa

reniss.

MDC.

Rinvccini

In Firenze

Rappresentata alla Se-

Dal Signor Jacopo


Appresso Giorgio Mare-

Di Toscana

Con Licenza

de' Superiori; 4, ce. 12 nn.

Altre eclizz., Firenze, Marescotti, 1604, e parecchie moderne dal 1775 in poi. -- La bibliografia compiuta si
vegga nel I voi. degli Albori del melodramma ora citato.

2.

Cfr.

il

n 8.

L'Evridice

D'Ottavio

Nello Sponsalitio
cia, e di

Rinvccini

[stemma]
Cosimo Giunti.

Navarra.

Stamperia

Della christianiss.

di

Rappresentata

Regina

Di Fran-

In Fiorenza, 1600.] Nella

Con

licenza

de'

Supe-

riori; 4, ce. 16.

^'^

Giunti, 1622

Firenze,

le Poesie del Rinuccini,

con

e in edizz.

moderne.

Le Mvsiche

VEvridice

del

Di Jacopo Peri Nobil Fiorentino


I

Ottavio

Sig.

Nello Sponsalizio

Rinvccini

della Christianissima

Sopra

Rappresentate

Maria Medici

Regina di Francia e di Navarra. [stemma] In Fiorenza Appresso Giorgio Marescotti. MDC; fol.
\

E: Venetia

Appresso Alessandro Raverii

Solerti, L'origine del Melodramma.

MDCVIII.
30

l'origine del melodramma

234
2

^'.

VEvridice

tivo

Da

Firenze

3.

renze

di Cefalo

Regina

di

Mvsica In

Detto

4,

MDC;

MDCXY.

Navarra
[stemma]

pp. 20

In

fol.

di

Giorgio Marescotti.

cenza de' Superiori

[impresa]

rap)presentato nelle nozze

Francia

Gabriello Chiabrera.

Appresso

E: In Fiorenza

di

rappresenta-

stile

Romano

Appresso Giacomo Vincenti

rapimento

Cristianiss.

Medici

composta in

Appresso Giorgio Marescotti

Venetia,

Il

GivLio Caccini

MDC.

della

Maria

In Fi-

Con

li-

caratt. tondi.

appresso Giorgio Marescotti

MDC

Con

licenza de' Superiori; 4^ pp. 28; caratt. corsivi.

con

le

Venezia, Cambi,

Rime, Venezia, 1601: e

1605

e 1610; e nelle varie edizz. delle Opere.

4.

Evmelio

Dramma pastorale

minario Romano
siche

delV krmoniQO

mente posto

in

Roma

recitato in

Intronato.

Luce

Ricciardo Amadino,

giorni del Carnovale,

7iei

L'anno

[impresa]

nel

Con

1606.

le
\

Se-

Mu-

Nova-

In Venetia appresso

MDC VI.

Nella DrammaUnico esempi, a Roma, S^* Cecilia.


dell' Allacci accresciuta ecc., trovo un Eumelio

turgia

Dramma

cogV Intermedi ap)parenti recitato in


Fabrizio Farratiii e Lucrezia Corradi,
In Ronciglione, per Domenico Dominici, 1614; 8, d'incerto autore; ma non ho potuto identificarlo.

Amelia

5.

La

pastorale

nelle nozze di

Favola d'Orfeo

Rappresentata in Musica

Il Car-

M. DC. VII. Nell'Accademia de g' Invasotto i felici auspizij del Serenissimo


ghiti di Mantova;
[stemma] In
Sig. Duca henignissimo lor protettore.
Mantova, per Francesco Osanna Stampator Ducale.]
nevale dell'Anno

Con licenza

Manca
Striggio.

de' Superiori,

al libretto

il

nome

1607;

8.

dell'autore che fu Alessandro

melodramma

l'origine del
5

'''*.

L'Orfeo

Favola in mvsica

rf

235

Claudio Monteverdi]

et nouamente data
Al serenissimo signor D. Francesco Gonzaga.]
[impresa])
Principe di Mantoiia, et di Monferrato ec.
In Venetia Appresso Ricciardo Amadino MDCIX; fol.

Rappresentata in Mantova
in luce.

l'Anno 1607.

5*". L'Orfeo Favola

in Mvsica

Maestro di Capella
sentata

Mantova

in

stampata.

Amadino

^.L'Arianna

Camera

sentata in Mvsica
cipe di Mantova,

Da

Claudio Monteverde]
Rappre\

Et nouamente RiAppresso
In Venetia MDCXV

1607.

fol.

Tragedia

tilomo Della

[stemma]

L'Anno

[impresa]

Ricciardo

Della Sereniss. Repvhlica.

DeZ 5V^. Ottavio Rinvccini, (rew-

Del Re Cristianissimo.

Rappre-

Nelle Reali Nozze del Sereniss.

E della Serenissima Infanta

Prin-

Di Savoia.]

In Mantova, Presso gli Heredi di Francesco


Osanna Stampator Ducale. 1608. Con licenza de' Su{

periori; 4", pp. 48.

Veramente la prima ediz. quella a pp. 31-65 del Compendio delle suntuose feste fatte in Mantova per le Reali
Nozze ecc., In Mantova, Ajopresso Aurelio et Lodovico
Osanna, MDCIIX, operetta di Federico Follino.
h'Arianna fu tosto ristampata a Firenze, Giunti, 1608 a
Venezia, Ciotti, 1608; e pi tardi a Venezia, Imberti, 1622,
e Venezia, Salvadori, 1640 e Venezia, Bariletti, 1640,
oltre alle riproduzioni moderne.
Com' noto dello spartito musicale non rimane che il
solo Lamento d'Arianna edito tra le altre composizioni
del Monteverdi, e pi volte riprodotto.

7.

Il

Favola in musica di Ottavio Rinuccini


da un ms. originale Barheriniano e nella lieta

Narciso

tratta

S.

occorrenza

D.

che si celebrano

Sigismondo

nozze

le

principe

di

di S. E.

il

Campagnano

Sig.\
\

con

Donna Leopolda de' principi Daria Pamda


pubblicata la prima volta per le stampe

E. la Sig.

phili

Chigi

Luigi Maria Rezzi

professore di eloquenza latina

e ita-

236

l'okigine del

liana

Eoma

nelV Universit di

heriniana.

Roma

Mancando

melodramma
\

e Bibliotecario delia

presso Vincenzo Poggiali

Bar-

1829:

4.

data esatta della composizione del Narciso


ho preferito collocarne qui l'indicazione tra le altre cose
del Rinuccini. Alla stampa del Rezzi manca il prologo
da me di recente ritrovato.

La

8.

la

Dafne di Marco

degl'Elevati

[impresa]

In

Firenze,

MDCYIIL

scoti.

il

Nell'Accademia

Rappresentata in Mantova.]

Appresso

Con licenza

Per questa ripresa


il

Da Gagliano

L'Affamiato

Christofano Mare-

de' Superiori; fol.

Rinuccini ampli in alcuni luoghi

libretto.

L'Orindo. Favola pastorale per musica di Cesare Gal-

9.

per G. B. Boschetti e Giammaria Landi

letti, In Pisa,

Comp,, 1608;

8.

Traggo la notizia dall'AUacci ma per quante ricerche


abbia fatte di questa operetta non sono riuscito a sco;

varla.

L'Aurora Ingannata Favoletta del Co: Ridolfo CamPer gli Intermedij del Filarmindo. All'illustrissimo Sig. Ferdinando Riario. In Bologna. Per gli
Heredi di Gio. Rossi. M. DC. VIII. Con licenza de'

10.

peggi.

Superiori.

Ad

istanza di Gio. Battista Ciotti; 12, p. 24.

Liceo Musicale di Bologna, libretto n 2149.


Rime del Campeggi.

anche

nelle due ediz. delle

Dramatodia Ouero Canti rappresentativi di Girolamo GiAcoBBi Maestro d Capella in S. Petronio di Bologna] Sopra L'Aurora ing^misit?i] dell' Illustrissimo Signor

10*''^

Conte Ridolfo
Sig."

Campeggi

Marchese

Di nuovo
netia,

composti,

et

gV Illust.'^^
Lavra Pepola,]

recitati alle nozze de

Ferdinando

Riario,

dati in luce.

Appresso Giacomo Vincenti

[impresa]

In Ve-

MDCVIII.

Bologna, Liceo Musicale.


Il Filarmindo una favola
pastorale del Campeggi, che ebbe una grande fortuna;

melodramma

l'origine del

237

pubblicata la prima volta a Bologna, Rossi, 1605, fu poi


ristampata a Venezia, Ciotti, 1606; certo deve esistere
una ediz. di Bologna, 1608, cbe non ho trovato; a Bologna, Cocchi, 1613, appariva la quinta edizione che contiene insieme VAiiro'a ingannata [Liceo mus. di Boi.,
libretto n 6418]; e poi lo stesso Cocchi la riproduceva
nel 1615 e nel 1623; e ancora Viterbo, Discepolo, 1619;
Venezia, Ciotti, 1625 e 1627; Venezia, Valentin!, 1694;
e Bologna, Longhi, 1698.
Per la rappresentazione del 1613 il Campeggi prepar
la Proserpina rajnta. Intermedi in musica per la pastorale
recitata in casa delli signori Bentivogli. In Bologna per
gli eredi di Giovanni Rossi, 1618, 4; che si legge anche
nelle Rime. Per la rappresentazione del 1628 un Cesare
Abelli compose Le Sirene confuse. Il giudicio di Mida.
Tebe riedificata. Il ratto di Ganimede. Recitati in musica
per Intermedii col Filar mindo tragicommedia p>(tstorale delIn Bologna, per
l'Ill.'^ Signor Conte Ridolfo Campeggi,

Bartolomeo Cocchi, l'anno 1623,

in-12.

Tragedia Del Co: Ridolfo Campeggi Da


Musica [stemma di Bologna] In Bologna,
Appresso Bartolomeo Cocchi M. DC. X. Con licenza

11.

Andromeda

recitarsi in

de' Superiori.! Ad istanza di

Simone Perlasca;

[Liceo Mus. di Bologna, libretto n 5856].


nelle Rime del Campeggi.
\2.

Glauco

Schernito

Vlntermedij
tore

[impresa]

como Cescato

Vicentino,

In Vicenza

MDCX;

per

Del medesimo Aut-

Per Lorenzo Lori

Gia-

12^

a II Corsaro Arimante Favola


Academico Olimpico
Lodovico Aleaedi
AlV Illustriss Signore, il Signor Conte Giadi

anche

Favoletta da recitarsi in musica

di seguito

Si trova

Maritima

Corsaro Arimante

del

12, pp. 48.

como Conte di ColValto, et Sansalvadore. [impresa]) In


Vicenza Presso Lorenzo Lori e Giacomo Cescato. Con
licenza de' Sup. 1610; 12"^ (Comunale di Vicenza).
I

13.

La

Galatea

Favola maritima

presso Aurelio et Lodovico


ducali

1614.

Con licenza

del Chiabrera. [Com.^ di


Cfr. n 21.

[stemma]

Osanni

In Mantova,

fratelli

stampatori

de' Superiori; 8', pp. 31.

Mantova

V. E. di Roma.]

l'origine del

238
Vegghia

14,

ne' Pitti.

delle Grafie

nelle varie

\h. Favolette

cantando.

1615

Con licenza

fatta

In Firenze per

Di Gabriello
[impresa]

de' Superiori; 4, pp. 16.

delle Opere del Chiabrera.

eclizz.

Con licenza

di Gabriello Chiabrera

Carnevale dell'anno 1615.

II
I

Gio. Antonio Caneo]

melodramma

QKiKEBMB.K\Da rappresentarsi

In Firenze

Per Zanobi Pignoni.

de' Super.; 12, pp. 48.

Polifemo geloso, e il Pianto d'Orfeo.


riprodotte per causa forse della
estrema rarit di questa prima stampa, di cui ho avuto
la ventura di rintracciare un esemplare, donde le ho
tratte per la mia raccolta cit. Gli albori del melodramma.
opuscoli seI bibliografi registrano la ristampa in
parati di queste tre favolette e di due altre La piet di
Cosmo e Amore sbandito, opuscoli che sarebbero stati editi
a Genova, appresso Giuseppe Pavoni, 1622, in-8''; ma nessuno, ch'io sappia, ne vide mai alcun esemplare e le pi
ampie ricerche da me fatte in Italia e all'estero furono
interamente negative.

Contiene

l'Oritia,

il

Non furono mai pi

16. Angelica

donata
Marini.
1615.

in

AlV

Amor

In Firenze,

Con licenza

Fu riprodotta
17.

Ebvda Tragedia] da Gabriello Chiabrera

il

signore Francesco

appresso Zanobi Pignoni,

l'anno

de' Superiori; 8, pp. 52.

nelle varie edizz. delle Opere.

Prigioniero

Accademico

signore

illustrissimo

Favoletta Pescatoria\Del

Ravvivato.

Costante

All'Illustre, e Reuer. Sig.

Don

Mastro di Cappella di S. PeMusico eccellentissimo. [stemma] In Bologna,


tronio,
Presso Bartolomeo Cochi, 1615. Con licenza de' SupeGirolamo lacobi

digniss.

riori; 4, pp. 28.


Il Costante il nome accademico di Silvestro Branchi.
[Liceo Musicale di Bologna, libretto n 7464.]

18. Str atira


detto

il

Tragedia

Costante

Di Silvestro Branchi da Bologna]

Nell'Accademia

de' Ravvivati.

all' Blu-

melodramma

l'origine del

strissimo,

Reverendissimo Sig.

et

Luigi Cardinal Cap-

Dignissimo Legato de latere di Bologna.

poni

Rappre-

sentata dalli Accademici, con gli Inter-

Fatti in musica dal Sig. Ottavio

Petronio

S.

239

[stemma]

Domenico

Gio.

Superiori;

In

medij

dell'istesso.

Vernici Organista di

MDCXVII

Bologna,

Per

Con licenza

Moscatelli, nelli Orefici.

de'

pp. 231.

4,

[Liceo Mus. Bologna,


frammezzati agli atti.

n 7524.J Gl'intermedi sono

libr.

Domenico Belli Diviso in


Con li quali il Signor Vgo Rinaldi ha
Del sig.
rappresentato T Aminta Fauola Boschereccia
Torquato Tasso. Nouamente composta et data in luce.
In Venetia, Appresso Ricciardo Amadino.
[impresa]
M. DO. XVI; 8^
Orfeo dolente

19.

Mvsica di

cinqve intermedi

[Unico esempi, presso

20.

Del

Reno
Sig.

sacrificante

dott.

il

Attione Dramatica

Co : Ridolfo Campeggi
|

Per Sebastiano Bonomi


riori

Emilio Bobn di Breslau.]

1617.

[stemma]

Con

In Musica

In Bologna,

licenza de' Supe-

12, pp. 36.

[Liceo Mus. Bologna,


del medesimo.

libr.

n 2150].

ancbe

con

le

Rime

Favola maritima.]
d'Aci, e di Galatea
amori
[stemma] In Mantova, appresso Aurelio et Lodovico
Osanna fratelli, Stampatori ducali. 1617. Con licenza

21. Gli

de' Superiori; 8, pp. 40.

, con qualche mutazione, la stessa operetta del Chiabrera indicata al n 13. [Univ.^"'* di Genova.]

22. Strali

d'Amore

Favola recitata

in Mvsica

medij, con l'occasione d'una Comedia fatli

Per Inter-

ta in

Viterbo

Con alcuni Madrigali, Dicdoghi


a Vna, Due et Tre Voci. Di Gio. Boschetto

li di Febraro 1616.

e Villanelle

melodramma

l'origine del

240
Boschetti
in luce.

Opera Quarta.

[impresa]

Nouamente composta, et data


Giacomo Vin-

In Venetia, Appresso

centi. 1618.

Un esempi, apparve nel Ca[Praga, Bibl. Univers.


talogo della Biblioteca Borghese venduta nel 1892.]
23. Intermedi di

Branchi il Coper V Alleo opera regia

Ulisse e Circe di Silvestro

stante nell'Accademia de' Ravvivati

maritima delVistesso autore e dedicata


Sig. Card. Capponi Legato di Bologna

all'Ili.''

J?.'"'*

recitata dalli

Accademici Ravvivati nel salone del Pretore con la musica per l'opera et

Intermedi del Sig. Ottavio

San Petronio, Bologna, per


1619; 4^

organista di
scatelli,

Vernici

Mo-

Gio. Paolo

[Com.i^ Bologna 17. Cass. K. 3, n" 13.] h' Alleo


Comunale e al Liceo Musicale.

manca

alla

24.

La Morte

Mvsiche

D'Orfeo

Tragicomedia Pastorale

Di Stefano Landi.

Con

le

All' Illvstrissimo et Reveren-

Signor Abbate Alessandro Matthei Chierico Di


Con Privilegio
[impresa]
Camera
Opera seconda
Stampa del Gardano In Venetia MDCXIX. Appresso
Bartolomeo Magni; fol.
dissimo

[Un unico esempi, dalla vendita Borghese pass


Museum.]

al

British

25. Il

Medoro ch'Andrea ^M.\KT)0'Ri\rappr esentato in mvsica]


G. Dvca di Toscana in
del Serenissimo
j

nel Palazzo

Fiorenza.

Per

la elezione all'Imperio della

Sacra Cesarea

Maest dell'Imperatore Ferdinando secondo. Dedicato


Don Ferdinando Gonzaga Duca di Manal serenissimo
toua e di Monferrato [stemma] In Fiorenza Appresso
\

Pietro Cecconcelli.

1623.

Alle Stelle Medicee;


Il

BiGAzzi {Firenze

[ma 1619],

a.

licenza

de'

Superiori.]

pp. 48.

e contorni)

cio
zione per l'elezione di
s.

4,

Con

cita un'ediz. di Firenze,

contemporanea alla rappresentaFerdinando II; a me non riu-

241
fondi fiorentini.
Il
Poesie del Salvadori,
musicato da Marco da Gagliano.

Fu

26.

L'Aretvsa

presentata in
dicata

In

Favola in Mvsica

Roma

MDCXX. Con

Appresso Luca Antonio Soldi.

Rap-

De[stemma]

fol.

Corsini Fautore del libretto. [Roma,

Mons.""

Cardinal Borghese.

Sig.

Licenza De' Superiori;

cilia.

Di Filippo Vitali

In casa di Monsignor Corsini

all'Ili.''''' et jR.'"'*

Roma

in nessuno dei
voi. II delle

di trovarla

scito

Medoro anche nel


Roma, Ercole, 1668.

Roma, Barberiniana.

Ce-

S.**

Firenze, Bibl. Landau].

Dafne conversa in Lauro],


Silvestro Branchi
AccaCostante.
Per la sua opera

27. La\Coronatione\d''Apollo\Per

Intermezzi in Musica

Del

demico Ravvivato, detto

^'Amorosa

intitolata,

Confaloniero-

Capraia.

Maria

il

Camillo

Li Signori

Gessi

Martio Malvezzi.

Sangiorgi.

Innocenza, recitata

Signori

Blustriss.

gli

sig.

'

Dottore.

Co. Giorgio

Co.

Vincenzo

Salone

nel

Fahio Gozadini
Vincenzo

Cospi.

MangioU.

Pietro

Co. Lodovico

Magnani.
Lodovico Ghelli,
Digniss. Antiani per il
primo bimestre dell'Anno 1623. In Bologna Per Theodoro Mascheroni, et Clemente Ferroni. 1623 Con licenza de' Superiori; 12, pp. 12.
\

[Liceo Mus. Bologna, libr. n 7525.]

28.

Europa Rapita da Giove Cangiato in Toro, H Trionfo


Fama, Angelica legata allo scoglio, liberata da
\

della

Ruggiero, Rinaldo
termezzi

cademia

liberato

de' Rauuiuati,

Fauola Pastorale,

et la

Musica

nista di S. Petronio,

Per

la

il

In-

Costante nell'Ac-

sua Amorosa Innocenza

Recitata sopra del Salone ad instanza

dell'Illustrissimo Senato

nuoui,

da gl'incanti d'Armida,

del sig. Silvestro Branchi,

Con un Prologo,

et

Intermezzi

Ottavio Vernizzi, OrgaNelVarriuo Bologna dell' Blustriss.


del Sig.

Solerti, L'origine del Melodramma.

31

l'origine del

242

Duca

et Eccllentiss. Sig.

per lo Mascheroni, e

melodramma

Horati Ludovisi.

Ferroni, 1623.

'1

In Bologna,

Con

licenza de'

Superiori; 12, pp. 24.


[Liceo Mus. di Bologna, libr. n" 7526.] L'operetta che
fu adornata di tutti questi intermedi si intitola: L' Amomorosa Innocenza Tragicomedia Pastorale del sig. Silvestro Branchi il Costante nell'Accademia de' Rauuiuccti.]
\

Cardinale
et Reuerendissimo Sig. Luigi
Capponi dignissimo Arcive- scovo di Ravenna, e Prencipe.
In Bologna, per gli Heredi di Gio. Paolo Moscatelli, 1623.]

All'Illustrissimo

Con

licenza de' Superiori; 8", pp. 105.


si citano altres alcuni Trattenimenti musicali di Apollo col Reno composti nelle nozze del co: Federico Rossi di S. Secondo e donna Orsina Pepoli, In Bo-

Del Branchi

logna per

La Selva

29.

Moscatelli, 1621, 8.

il

dei mirti, rappresentazione con halli nell'Acca-

demia dei Gelati in casa Zox>pio. Poesia di Bernardo


Marescotti ; musica di Girolamo Giacobbi. Bologna,
1623.

Non mi
30.

fu dato rintracciarne

Argomento

zione

della

Regina

ch'Andrea Salvadori.

un esemplare.

Sant'Orsola.

[impresa]

Rappresenta-

In Firenze

Per

Pietro Cecconcelli. 1624, Con licenza de' Superiori. Alle


Stelle Medicee; 8, pp. 16.

Questo riassunto usc subito per servire alla rappresentazione; l'anno seguente fu pubblicato il melodramma
per intero:
30^^'.

La Regina

Sant' Orsola

Al Sereniss.

Principe

di Polonia e di Suetia
dello stesso

con

lic.

le

Vladislao Sigismondo

Aggiuntivi

Principe

Fiori del Caluario

Con Privilegio [incis. rappres. Arno


Muse] Fiorenza Per Pietro Cecconcelli

Autore

con Urania e

Andrea Saluadori]
Gran Duca di Toscana

del s.^

Rappres.^^ nel Teatro del Sereniss.\

de' Superiori 1625; 8, pp. 168.

Il frontispizio e inciso, e ad ogni atto precede una taE anche nel voi. II
vola incisa firmata da Alfonso Parigi.
Fu musicata da Marco
delle Poesie del Salvadori cit.

da Ga^rliano.

La

31.

Liberazione Di Rvggiero

Rapp} in Musica

Principe di Polonia
Sereniss.'^^

al Ser."^^

Bal-

Ladislao Sigismondo]

di Siiezia

Nella Villa Imp. della

Gran Duch.^^

d'Austria

Arcid.^^

Dall'Isola d'Alcina

letto

243

melodramma

l'origine del

To-

di

Del SgJ Ferdinando Saracinelli Ball di Volterra.


Per Pietro Cecconcelli 1625. Con Licenza de' Supe-

scana

riori.

Alle Stelle Medicee

pp. 36.

4,

Frontisp. inciso e con belle tavole di Alfonso

Ne
31

esiste

anche la partitura

Parigi.

Liberazione] Di Ruggero dall'isola d'Alcina BalComposto in Musica dalla Francesca Caccini ne' Signorini Malaspina Rappresentata nel Poggio Imp}^]
Gran Ducessa
Villa della Sereniss.^" Arcid.^^ d'Austria
^^^.

La

letto

(sic) di

Toscana

Al Principe

di Polonia

Con

Firenze, p. Pietro Cecconcelli 1625.


periori. Alle Stelle

Medicee

fol.,

e di Suezia.

In

licenza de' Su-

pp. 74; front, ine.

Di Francesca Caccini si ricorda anche un Rinaldo innamorato, di cui era segnalato un esemplare nella collezione dell'ab. Baini, passata poi alla Casanatense di Roma,
ma oggi pi non vi si ritrova.
32. Intermedi

Rappresentati in Fiorenza

Leopoldo Arciduca
di Casa d'Austria

d'Austria
Intermed.

Atlante,

P."^"

nell'Isola Eolia. Interm. Secondo.


l'Isola degl'Eroi.

Interm.

degV Argonauti. Interm.

Terzo.

Quarto.

Al Serenissimo
onero l'Imperio

Contrasto de' venti

L'Armi
Balletto

d'Achille neldelle

Muse

Inuenzione D'Andrea

Salvadori.

Ms. Moreniano (Riccardiana) autogr. n 326, 4", ce. 20;


Magliabechiano II, IV, 22 e nelle Poesie del Salvadori, Roma, Ercole, 1668, voi. I, pp. 250 sgg.
e ms.

33.

La

Giuditta. Azione sacra di

Poesie

cit.,

voi.

nelle

e rappresentata per il passaggio del card.^


Firenze nel settembre 1626.

Fu composta
Barberini da

Andrea Salvadori

I.

L'Evropa

34.

melodramma

l'okigine del

244

Di Baldvino Di Monte

Signo'i di Viceno,

Secvro.

il

Rappresentata in Musica

Mantova

di

stria,

etc.

De'\

detto

nella Reale Scena

Al Serenissimo Arcidvca

Mantova MDCXXVI;

In

Simoncelli

Nell'Accademia degli Invaghiti

Leopoldo D'Aufront, inciso.

4",

Mantova.
Presso Aurelio, et Lodovico
Osanna fratelli, Stampatori Ducali, M. DC. XXVI.]

In

In

fine:

Con licenza
35.

La

de' Superiori.

Catena

Ottavio

D'Adone

Teonsarelli

Favola

Boschereccia

D'

Roma, Appresso Francesco

In

Corbelletti. 1626; 8 picc, pp. S2.


Il frontesp. inciso reca la figura d'Adone incatenato;
nel giro della catena al collo si legge La, in quello attraverso il petto Catena e nell'altro intorno all'ombilico
D'Adone-, il rimanente del titolo in uno scudo sorretto
da due putti e le note tipografiche in una linea al basso.
Precede la dedicatoria del Tronsarelli data 30 marzo 1626.
Cfr.
Ogni scena preceduta dall'Argomento in prosa.

n 38.

35

^^^.

La\Catena\ D' Adone\ Fauola\'&o^cwKKE(^ciK\D'0'iT:A.\jio

Tron-

sARELLi.

Con licenza

[incisione]

de' Superiori.

vendono in Nauona

al

Roma,

In

Per

il

et in Viterbo,]

Discepolo. 1626.

Morion d'Oro

12,

Si

pp. 72.

Oltre la dedicatoria del Tronsarelli in data 30 marzo,


data 12 maggio 1626.

vi quella del tipografo in

Zh^^\

La

Catena

Mazzocchi

d'Adone

Con

'

Postain Mvsica\DaJ)ou^iAico

Privilegio.

Appresso Alessandro Vincenti;

la partitura musicale
tobre 1626.
35quat.

j^^

QfiiQ^a

[stemma]
fol.,

s.

In

Venetia,]

a.

la dedicatoria e in data

D'Ado?ie\ Fattola Boschereccia]

24

ot-

Di Ot-

tavio Tronsarelli. All'Illvstriss. Sig. Camillo Baglioni]


[fregio]
sina.

In Venetia,

Con

MDCXXVII

Presso Giacomo Sar-

licenza de' Superiori, et Privilegi; 12", pp. 92.

245

l'origine del melodeambia


35quiiiq.

x^

Catena

d'Adone

musicale

Malvezzi AlVEminentiss.

Sig.

striss.

Brama

I{ax>-

gVlllu-

Uniti nel Salone de

2yresentata nel Teatro degli

Reuerendiss.

Prencipe
latere

Card.

Sig.

Bologna.

di

Il

MDCXLVIII

In Bologna, per gli

Legato de

HH.

del Dozza

licenza de' Superiori; 12, pp. 54.

Con

Fabritio Savelli

[Liceo Mus. di Bologna, libr. n 6042.

D'Odoardo Farnese, e Margherita]


Duchi di Parma, e Piacenza, ecc. Segue

cata air A. A. S. S.
di Toscana,
il

Flora\D'k^r)B.^K ^k\.\k\o^i\ Dedi-

La

Antiporta incisa;

36.

La

frontespizio:

Flora,

vero

Fauola ch'Andrea Salvadori,


recitatiua nel Teatro

Il

Natal

de' Fiori,]

Rappresentata in musica

del Serenissimo

Gran Dvca,

Per

Odoardo Farnese, e della


serenissima Margherita di Toscana Duchi di Parma,
Dedicata A' Serenissimi Sposi [ime Piacenza ecc.
Per Pietro Cecconcelli. 1628 Con
In Firenze,
presa]
le

reali nozze del Serenissimo

licenza de' SS. Superiori; 4^ pp. 102.

Vi sono cinque tavole incise da Alfonso Parigi. Fu


bito ristampata

36

^'K

su-

Antiporta incisa: La] Flora

del Signore

Andrea SalI

Rappresentata al ^er.") Di Parma, [[stemma]]


Segue il frontespizio La Flora Overo
Firenze.
Natale De' Fiori, Favola del Sig. Andrea Salu adori.]

vadori

Rappresentata in Musica recitatiua nel Tea- tro del


Per le Reali Nozze del Sereniss.]
Sereniss. Gran Dvca.
Margherita di
della Serenissima
Odoardo Farnese,
\

Toscana

Duchi

di

Parma,

la Disfida d'Ismeno, Festa


tore.

1628.

[fregio]

In

Con licenza

Agginntoui

cavallo del medesimo

Au-

Appresso Zanobi Pignoni,


All'insegna dell'Arme
Superiori,

Firenze,
de'

di Piacenza, ecc.

di Palle; 12, pp. 80.

anche nel

la partitura:

voi. li delle Poesie del

Salvadori

ne esiste

36

melodeamma

l'oeigine del

246

^^. La Flora
Del sig. Andrea SALVADOKijPosto in musica
da Marco da Gagliano, Maestro di Cappella del Serenis|

simo Gran Duca

di Toscana.

Nelle Reali Nozze del


Gran Duca,
Odoardo Farnese Duca di Parma, e di Pia-

Sereniss.

cenza;

Serenissima Principessa

della

Toscana.

[stemma]

Con licenza

1628.

Natale

Dedicato
niano.

Rappresentata nel Teatro

Serenissimo

del

36^"*^-

De

In Firenze,

Ma?'gherita di

Per Zanobi Pignoni,

de' Superiori; fol.

Fiori

All'lllust.

Di

Eccell.

et

[corona comitale]

Andrea

Sig.

Salvador:.

Giovanni

In Venetia, M. DC. LXIX.

Per Gio. Francesco Valuasense.

Con licenza

Giusti-

de'

Supe-

12^

riori;

una

riduzione perpetrata da una Domenica Costancomica, come si firma nella dedicatoria: la favola manca qui del prologo ed in parte
abbreviata, in parte variata.

tini detta Corallina,

37.

Diana\Schernita\Favola Boscareccia.\ Posta in Musica]

Da

casa

Giacinto Cornachioli d'Ascoli.


dell' Illustriss.

Rechberg.

Con

Sig.

Privileggio.

E rapp>resentata in

[stemma]

presso Gio. Battista Robletti.


Superiori;

Gio. Rodolfo

1629.

Baron di Hohen
In Roma, ApCon licenza de'

fol.

la partitura musicale [Roma, S.** Cecilia ;


Catal. della vendita Borghese] non ho trovato
;

38.

Drammi

Musicali

licenza de' Superiori


letti

rAnno M.

D. C.

Di
|

In

Ottavio

Roma

ed era nel
il

libretto.

Tronsarelli.

Con

per Francesco Corbel-

XXXII; 8^

pp. 454.

veramente quattro
I melodrammi sono
Narciso; Il Fetonte; La creazione del mondo; L'Et
dell'Oro. Vi sono poi un'infinit di balletti, cantate, proCfr. n^ 35 e 43 che mancano a questa
loghi, ecc.
Front, inciso.

soli: Il

raccolta.

247

l'oEIQINE del 3JBL0DRA1VIMA

US. Alessio

39.

Dramma Mvsicale

reve'endissimo Signore

al serenissimo principe

sentare

fatto rappre-

Alessandro Carlo

Dedicato a Sua Eminenza

da Stefano Lanci romano

E posto

in Musica]

Musico della Capiscila di N. S.


[stemma]

Cherico beneficiato nella basilica di S. Pietro.

Roma,

In

delle

nozze

peria del Massi, e

nozze

5.

8.

e.

Dei

degli

Vittoria

per Amadore Massi

frontispizio

Favola

Gio. Carlo

dell' Ab.

nelle reali
|

Ferdi-

In Firenze,

Laudi 1637. Con Li-

Lorenzo

Toscana

di

Principessa d'Urbino.

pp. 148.

4,

all'acquaforte

inciso

43.]

Gran Duchi

cenzia de' Superiori;


Il

dell'Abate

nella

rappresentata in musica in Firenze

nando II

Favola

de' Sereniss."^^

Dei

7 incisioni.

4 nn.

[Esempi. Palat. Firenze

Le nozze

degli

In Fiorenza

de' Superiori; 4, ce.

^^^.

una magnifica con

Nuova StamLaudi. MDCXXXVII Con Licenza

Gio. Carlo Coppola.

Coppola

Con

fol.

esistono due tirature

Argomento

40.

MDCXXXIV.

Appresso Paolo Masotti.

licenza de' Superiori;

Ne

di

Polonia

40

Dall' eminentissimo, et

Card. Barherino

il

volume

ornato di sette pregevoli tavole in rame.


Fa seguito
una Relazione delle Nozze degli Dei Favola delV Abate]
Coppola alla Serenissima Vittoria PrinciGio. Carlo
pessa d^ Urbino Granduchessa di Toscana. In Firenze]
Nella Nuova Stamperia del Massi, e Laudi 1637. Con
licenza de' Superiori, di Francesco Rondinelli.
\

41.

Erminia] Svi Giordano

tato

nel Palazzo

Signore

Principe

Taddeo Barberino

di

Pellestrina

Barberina

Roma

Dramma Mvsicale

Et

Dell' Illvstrissimo,

D.

Eccellentiss.^

lestrina.

Signora

Prefetto

dedicato

La

Signora

Rappresen-

Eccellentissimo
di

Roma

all' Illvstriss.^'^

D.

Anna

Prefettessa di

Appresso

Paolo

licenza de' Superiori;

Masotti.

fol.

e
et

Colonna]

Roma. e Principessa di
Posto in Mvsica da Michelangelo Rossi.
]

MDCXXXVII.

Pel|

In

Con

42.

melodramma

l'oeigine del

248

La

leti

Bramina\Del cav. Loreto Vittori |Z)a SpoDal medesimo posta in Musica e dedicata aU'em.^'^

Gnlatea

e rev.^ sig.^

Card. Antonio

Barberino

Roma

In

Vincenzo Bianchi. Con licenza de' Superiori 1639

ne fu stampato pi tardi

Oltre a questa partitura


libretto

42

'^*^.

Da

La

Galatea] Dramma] del Cavaliero-LonETO VittoriiI

Dedicata

D. Flavio Ghigi
Arnazzini

Diacono,

All' III ustriss. et Eccellentiss. Sig.\

[stemma]

De' Santi

In Spoleto, per Gregorio

Con licenza

1655.

Martirio

Marciano,

de' Superiori; 12, pp. 96.

Ahondio Prete,

stellana

Santi

16.

li

Grignani,

[fregio]

1641.

Manca nella raccolta


non ne ho trovato

V Amorose

Sig.

dei

il

In

Roma

di

questi

Appresso LoSuperiori;

de'

del Tronsarelli(v. n 38)

di Fileno

Carissimo.

Casali in Bologna.

drammi

libretto.

Passioni

Giacomo

Sig.

Poste in Musica

Accademia

fatta in

Casa

dal
delli

MDCXLVIII. ApCon licenza de' Superiori;

In Bologna

presso gl'heredi del Dozza


8,

Con licenza

Ca-

in Ciuita

pp. 60.

12,

44.

Et

Settembre giorno festino

di

rappresentato.

dovico

Ahvndantio

Suo figliuolo Caualieri


Ottavio Tronsarelli l'osto

Giovanni

Romani. Dramma Del Sig.


in Musica Da Domenico Mazzocchi,

il

Spoleto

43. Il

per
fol.

pp. 16.

45. Antiporta incisa

sentarsi in

ilfeZof^ramm

Musica

del Co:

Gran Dvchessa
Melodrammi
tespizio
ser.'^^

in musica.

sima

Con

cio

Di Toscana.
cio

Opere

darajopre-

Prospero Bonarelli

Segue

il

alla

fron-

Opere da Rappresentarsi]

Del Co: Prospero Bonarelli

Alla Serenis-

Gran Duchessa di Toscana. [fregio]


Appresso Marco Salvioni. M. DC. XLVII.|

D. Vittoria

In Ancona.

licenza de' Superiori; 4.

La dedicatoria del figlio Lorenzo, in data di Firenze 23 marzo 1647, che raccolse queste composizioni

melodramma

l'origine del

249

del padre date dopo il 1620. Sono L'esilio d'Amore, La


gioia del Cielo, L'Alceste, L'Allegrezza del mondo, L'Antro
dell'Eternit, Il Merito schernito. Il Faneto, La Vendetta
:

La

d'amore,

Pazzia d'Orlando; alcune seguite da balletti.

Ho stimato opportiino raggruppare qui in fine la descrizione


dei melodrammi di Benedetto Ferrari, perch con essi incomincia
la nuova et insieme con l'apertura dei teatri d'opera di Venezia.
L'Andromeda

46.

Del Signor

presentata in Musica
All' Illustrissimo

cenza
netia,

Marco Antonio

Sig.

Superiori,

de'

MDCXXXVII.

Privilegi.

e
I

Benedetto Ferrari.

In Venetia l'anno 1637

Pisani.

[impresa]

Eap-

Dedicata]

Con liVe-

In

Presso Antonio Bariletti; 8 picc.

Ve

la descrizione della rappresentazione e la nota dei


musici. La musica fu del Marelli e si rappresent al teatro
di S. Cassiano.

47.

La\ Maga Fvlminata

fauola

RAm]Rap2)resentata in Musica

Del

S.""

Benedetto ^-erL'anno 1638.

In Venetia

In Venetia Presso Antonio Bariletti; 8 picc, front, ine.

48.

L'Armida

In Venetia l'anno 1639.

Francesco Erizzo
licenza de'

Benedetto Ferrari. RappresenAl Serenissimo]


Doge Di Venetia Dedicata. Con

del SigJ

Musica

tata in

Superiori,

Privilegio.

presso Antonio Bariletti;

Ve

n'

In Venetia

Ap-

front, ine.

12*,

una ristampa:

dalla Tiorba]
48 bis. L'Armida di Benedetto Ferrari
Rappresentata in Musica In Venetia et in Piacenza.]
All'Illustrissimo
Posta in Musica dalVistesso Autore.
[

Sig.] e

Patron Colendiss.

Piacenza,

il

Sig. Co.

Cesare

Todeschi.]ln

Per Gio. Ant. Ardizzoni Stamp. Cam. 1650]

Con Licenza

de' Superiori,

Ad

instanza di Giulio Fessa

Librare.

49. Il

rari

Pastor
I

Regio

Rappresentato

MDCXXXX.

Dramma del Signor


in

Dedicato

Sol-erti, L'origine del

Musica in

all' III ustriss.

Melodramma.

Benedetto Fer-

Venetia

Signor

bell'anno
\

Angelo
32

l'origine del

250

melodramma

Corraro Fa delV Illustrissimo et Eccellentissimo Signor


Marcantonio Caualier Coti licenza de' Superiori, et PriIn Venetia, MDCXXXX. Appresso
[fregio]
vilegio.
\

Antonio Bariletti;

12", pp. 58.

Vi una ristampa di Piabenza, Ardizzone, 1646, con


l'indicazione: Rappresentato in Musica In Venetia, BoMilano e Piacenza Posto in musica dallogna, Genova,
Quinta impressione.
Vistesso Autore.
\

50.

La Maga

BARi

Fulminata

dalla

Tiorba.

Favola

Benedetto Ferin Bo-

del Sig.

Rappresentata in Musica

In questa terza impressione

logna,
retta.

In Bologna, presso Gio. Battista

Con licenza

Non

dall'
!

Autore cor-

Ferroni 1641.]

de' Superiori; 12, pp. 82.

conosco

impressioni precedenti.

le

La Ninfa avara. Favola boschereccia del s^^wor Benedetto


Ferrari rapp)resentata nel teatro di S. Mois di Venezia

hi.

Vanno 1641, In Venezia, per

gli eredi di

Gio.

Salis,

1642; 12.
52. Il Principe Giardiniero.
de'

SS. Giovanni

Dramma

Paolo di

recitato nel

Venezia

Teatro

Vanno 1644, In

Venezia, nella Stamperia Salis, 1643; 12.

53.

L'Inganno d'amore.

Dramma

per musica

nedetto Ferrari, In Ratisbona, 1653;


54.

La

Licasta

Dirama

Del Signor Benedetto Ferrari]

posta in Musica dal Sig.

del signor Be-

4.

Francesco Manelli

Maestro di

Duca di Parma RapIn


NelVanno M. DC. LXIV.
presentata in Musica
Parma. Per Mario Vigna. Con lic. de' Sup. 8.
Cappella

Del Serenissimo Signor

Delle Poesie Drammatiche di Benedetto Ferrari dalla


Tiorba si trovano anche due raccolte; l'una di Milano,
Ramellati, 1644, e l'altra di Milano, Cardi e Marcili, 1659
entrambe le quali contengono i melodrammi qui addietro
;

indicati

ai n.' 46,

47, 48, 49, 50,

51,

52.

l'origine del

251

melodramma

BIBLIOGRAFIA

storie dei teatri

Ademollo a., [Bibliografa delle


premessa a / teatri di Roma

Roma, Pasqualucci,

La

altre virtuose del

suo

tempo alla

Mantova. Contributo di documenti per

la storia

musica in Italia nel primo quarto del

seicento,

corte di

Citt di Castello, Lapi, 1888.


I primi fasti della musica italiana a Parigi [1645-1662],

d'Italia]

decimosettimo,

1888.

bell'Adriana ed

della

nel secolo

Milano, Ricordi, 1884.

teatri di

Roma

nel secolo

decimosettimo,

Roma, Pa-

squalucci, 1888.

I primi

fasti del teatro di via della

Pergola in Firenze

[1657-1661], Milano, Ricordi, 1885.

La

Cecchina (Francesca Caccini), nel Fanfulla

d.

Do-

Ca-

menica, n 17 (1885).

Le pi

antiche delle

Ro manine

(Vittoria Archilei

terina Martinelli), ibid., n 30, (1885). (E in append. ai

Teatri di Roma.

Entrambi questi

articoli furono

anche

ne La bell'Adriancc).
Algarotti F., Saggio sopra l'opera in musica, Livorno,
rifusi

Coltellini, 1763. (E nelle Opere, Venezia, C. Palese, 1791,


t. Ili,

pp. 309 sgg.).

Allacci,

v.

Drammaturgia.

Ambros, Geschichte der Musik, Breslau, 1862-1878; 5 voi.


e Leipzig, Leuckart, 1882,

S"*.

melodramma

l'origine del

252

la storia del Teatro

Angeli Ubaldo, Notizie per

XVI specialmente

nel secolo

a Firenze

circa gli intermezzi,

Modena,

Namias, 1891.
[Anonimo] Decadimento dell'opera in musica nella prima
met del secolo XVI (sic per XVII). Corruzione nel
tip.

gusto de' poeti, del puhhlico e de' compositori] p)rimordii

An.

Musicale di Milano

nella Gazzetta

canto,

del

dell'arte

Ili (1844), n'' 17.

(in continuaz.), Secol d'oro della

musica Italiana. Pro-

gressi della melodia. Valenti compositori italiani. Scuole

canto e di suono col vario loro carattere,

celebri di

id.,

n" 18, 26, 40, 43.

Trattato de' giuochi


stiani,

e de'

Roma, 1768.

divertimenti permessi

[Gap.

10.

a'

cri-

spettacoli teatrali

Gli

sono contrari alla professione cristiana e alia purit


Gap. 11. Delle commedie private de'
Gap. 12. De' balli delle mamonasteri.
collegi e de'

de' costumi.

schere ed

altri

divertimenti carnevaleschi].

[Arrigoni Renato], Notizie intorno ai teatri veneziani, Venezia, Gondoliere, 1840, (per nozze Michiel-Morosini.
L'opusc. fu pubblicato anonimo).

Arteaga Steano, Le

rivoluzioni

del

teatro musicale

ita-

liano dalla sua origine fino al presente, 2 ediz., 3 voli.,

Venezia, Palese, 1785.


Atti dell'Accademia

del

R. Istituto Musicale di Firenze,

Anno XXXIII: Commemorazione

della

Riforma melo-

drammatica, Firenze, tipografia Galletti e Gocci, 1895,


con

incis. e fac-simili.

morazione

centenaria

Riccardo Gandolfi.

CommeRiforma melodrammatica,

[Dell'opera in musica.

della

Jacopo

Peri

la

sua famiglia,

Cenili di Ottavio Rinuccini


Odoardo Gorazzini.
I costumi teatrali per gli Interpoeta, Guido Mazzoni.
Appendice. Tavole dei
mezzi del 1589, Aby Warburg.
costumi. Frammenti musicali].
Baccini Giuseppe, Notizie di alcune Commedie sacre rappresentate in Firenze nel secolo XVII, Firenze, Libreria

G.

Dante
Beani

ed.,

G.,

1889;

Clemente

8.

IX {Girdio

Prato, Giacchetti, 1893.

Rospiigliosi), notizie storiche,

253

melodramma

l'origine del

Bertolotti a., Musici alla Corte dei Gonzaga in Mantova


al XVIIL Notizie e documenti raccolti
dal secolo

XV

negli

Mantovani, Milano, Ricordi, [1890]; 8.


in Giorn. Stor.,
eli A. Luzio

Archivi

schiacciante

(Cfr. recens.

XVII, pp. 98-108).

La musica

BiAGGi Alessandro,

nel 500 in

La

vita ital. nel

cinquecento, III, Arte, Milano, Treves, 1894.

La musica

La

in

nel 600,

vita

nel seicento, 111,

ital.

Arte, Milano, Treves, 1895.

BoGHEN CoNEGLiANi Emma, Lc Origini del melodramma


Studi letterari. Rocca S. Casciano, Cappelli, 1897.

in

delle cronistorie dei Teatri

BoNAMici Diomede, Bibliografa

Livorno, Stab. Tip. E. Levi e C, 1896. (ediz. di

d'Italia,

100 esempi.).
BoNLiNi Carlo, Le glorie della Poesia

Musica, con-

e della

tenute nell'esatta notizia de' Teatri della Citt di Venezia

purgatissimo dei

e nel catalogo

sin ora rappresentati.

Musica,

con

Con

gli

musicali quivi
e della

propri. In

a' suoi luoghi

annotationi

le

Drammi

Autori della Poesia,

Venezia, per Carlo Bonarrigo, 1730: in-12. [dall'anno


1687, ove giunse ITvanovich, al 1730].
BoNTEMPi Giov. And., Historia, Musica, Nella quale
\

piena cognitione della

Mvsica Harmonica;
qvali,
I

secondo

tada Mercurio,

ha

Teorica, e della Pratica Antica della


la dottrina

prima da Libai avanti

inimitata

doporitroua-

si

il

de' Greci,

Diluuio, e poi

la restituirono nella

sua pri-

come dalla Teorica e dalla


Pratica antica sia poi nata la Pratica moderna, che
Opera non meno
contiene la Scientia del Contrapunto.
stina,

antica dignit:

et

vtile,

che necessaria a chi desidera di studiare in questa

Scientia.

[impresa]

Di

Andrea Angelini Bontempi

Gio.

In Perugia,

per

il

Costantini,

Con licenza de' Superiori; fol.


Bruno Agostino, Vicende musicali Savonesi dal

Pervgino.]

M.DC.XCV|
secolo

XVI

sino al presente, negli Atti della Societ Storica Savonese,

Savona, Bertolotto, 1889-90.

voi. II,

Le Nvove

fol.

Mvsiche

Di Givlio Caccini

Detto Ro?nano.]

Appresso i Marescotti
[Precede una dedicatoria a Lorenzo Salviati,

[impresa]

In Firenze

MDCI

feb-

254

l'origine del

Questa

1601.

braio

melodramma
ha una lunga

ediz.

che

prefaz.,

fu ripetuta in quella del 1615, dove per fu tralasciato

Una

l'ultimo tratto.

brutta ristampa

quella di Ve-

nezia, Raverii, 1607].

Nvove Mvsiche

Nvova Maniera

Di

scriverle

Arie Particolari per Tenore, che ricerchi


Basso,

mano,

Di GivLio Caccini Di Roma,

Nelle quali si dimostra,

scrivere con la pratica di essa,


tutte

nuovi

difetti

quesf arte

di

squisitezze

le

Canto dell'Autore;

per vero

esercizio

solo.

Pignoni

cenzia de' Superiori;

Maniera

trilli,

del

gruppi,

qualunque voglia

di

di

apprendere

[stemma] In Fiorenza ApCompagni. 1614. Con Li|

fol.

Con due

corde del

senza necessit

Adornate di passaggi,

professare di cantar
presso Zanobi

tal

possano

si

le

Detto Givlio Ro-

da

che

[Precede una dedicat. a Piero

Falconieri, 18 agosto 1614; e segue

una prefazione

di-

versa da quella dell'ediz. 1601 e 1615].

Le

Nvove

Mvsiche

Musico

Di Givlio Caccini Detto Romano]


Gran Duca di Toscana No|

Serenissimo

del

uamente con ogni diligenza ristampate.


Venetia,

[Manca

Appresso Giacomo Vincenti.

la dedicatoria;

[impresa]

MDCXV;

e contiene la prefaz.

zione 1601 senza l'ultimo tratto,

come

In
fol.

dell'edi-

s' avvertito].

Caffi Fkancesco, Storia della musica sacra nella gi Cappella

dal 1318

Ducale di Venezia

al

1797,

Venezia,

I,

p. II, p.

469 sgg.

Antonelli, 1854-55, voi. 2.

Canal, Della musica in Venezia, nel voi.


dell'opera Venezia
1847.

[I.

e le

sue Lagune, Venetia, Antonelli,

Fervore generale e musica popolare.

sica sacra.

Musica teatrale.

III.

IV.

IL MuOratori e

Scuole di musica].
Canal, Della musica in Mantova in Atti del R. Istituto
Veneto,

t.

XXI, Venezia, 1881.


"

Osservazioni ed aggiunte alla

des Musiciens
Veneto, S.

III,

par E.
voi.

Canevazzi Giovanni,
spigliosi

sec.

S. Ftis

X, XII, e XIII.
Prt^^a

Clemente

XVII), Modena,

e Pelliqui, 1900;

Biographie universelle
in Atti del R. Istituto

8".

IX

poeta {Giulio Ro-

tipo-litogr.

Forghieri

l'okigine del melodeamma

255

Carli G. R., Dell'Indole del teatro tragico antico


derno. Dissertazione in cui oltre la storica

mo-

narrazione

delle .rappresentazioni particolarmente tragiche in Italia,


e l'analisi delle

italiane, si

tragedie greche,

tratta delle

di atcune francesi e

credute

leggi,

spensabili, intorno all'unit del luogo

costanti

ed indi-

tempo;

e del

e si

fa conoscere essere inconciliabili, col moderno costume

modo

di rappresentare,

antichi nelle loro

tato in Venezia

maniere

le

e le

tragedie. (Discorso

28 di

a'

forme usate dagli

Accademico

reci-

Ottobre nell'anno 1744,

veduto, corretto ed accresciuto); nelle

Opere,

ri-

XVII,

t.

Milano, 1787; e prima nel Calogera, Opuscoli, pp. 147t. XXXV,


ma in forma pi ristretta, col

220 (1745)
"

titolo

Dell'indole del teatro tragico discorso accademico

recitato in

una conversazione

letteraria

XXVIII ottobre OIDIO CCXLIV

a Venezia add

Conte Gianrinaldo

dal

Carli Giusi inopolitano ora pubblico professore di scienza


nautica nello Studio di Padova

nelle Opere,

Casamorata
sicisti

cale

L.

t.

musica

Studi

F.,

Toscani (aggiunte

di

e moderna
XIV, Milano, 1786, pp. 329-450.

Osservazioni sulla

antica

Mu-

sui

bibliografico-biografci
al

[1743],

Ftis) nella Gazzetta Musi-

Milano, An. VI, 1847, n" 31, 32, 36, 38,

39,

45, 47, 48.

Castil-Blaze, L'Opera italienne (1548-1856), Paris, 1856.

Chilesotti Oscar, / nostri Maestri del passato. Note biografiche sui pi grandi

musicisti italiani da Palestrina

Bellini, Milano, Ricordi, [1882].

Civita Amelia,

dramma
Croce

B.,

Ottavio Rinuccini

il

sorgere del melo-

in Italia, Mantova, tip. A. Manuzio, 1900.

teatri

di Napoli. Secoli

XV-XVIII,

Napoli,

Pierro, 1891.

D'Arienzo N., Il melodramma dalle origini a


colo

nel

tutto

il

se-

XVIII, nel volume Aver sa e Domenico Cimar osa


primo centenario della sua morte (11 gennaio 1901),

Napoli, tip. Giannini, 1901.

Origini dell'opera

comica [Delle

origini

della

moderna), nella Rivista Musicale Italiana, An.


pp. 597-628.

musica

Il (1895),

256

melodramma

l'origine del

G. B. BAi.h Olio, Lettera 2J)' ima. SulV Amfi^mrnaso d' Orazio

dramma buffo. Lettera


dramma musicale italiano

Vecchi Modenese creduto in-imo


seconda. Std ^9^*mo pubblico
e

sulVinventore del recitativo, nelle Notizie Biografiche


degli

Letterarie

scrittori

Stato

dello

Estense,

Reggio,

Torrigiani e C, 1832, p. 351 e p. 358. (E prima nelle


Novelle letterarie di Firenze, 1790, nn. 30-33).

Davaki Stefano, Notizie


di

musica

del

biografiche

distinto

maestro

Monteverdi desunte dai documenti

Claudio

Gonzaga, in Atti

dell'Archivio storico

Memorie

della

R. Accademia Virgiliana di Mantova (Biennio 1884-85),

Mantova, 1885, (ed

Mantova,

estratto,

Tip.-Lit.,

Mon-

dov, 1885, pp. 108).

De Barberi C,
tip.

Sul melodramma: Considerazioni, Palermo,

Gandiano, 1896.

De La Fage Adriano, La prima


musica

compositrice di opere in

sua opera [Francesca Caccini], nella Gaz-

e la

An. VI (1847), n 45.


M. Antofrancesco)
[impresa] In Venezia Appresso Gi-

zetta Musicale di Milano,

Canto

Dialogo

Della

Doni Fiorentino.

Mvsica Di

rolamo Scotto. MDXLIII; 8, ce. 48, n. recto; in fine


impresa e Con privilegio per anni X. [Riccardi ana,
I

p.P.p., 386].

Doni Giovan Battista, De

cum

recens musica

singulis

se conferuntur, Firenze,

praestantia

musicae

veteris

comprehensi in quibus vetus

libri tres totidem dialogis

earum partibus accurate

1643;

4".

(Riprodotto nel

et

inter
I voi.

delle Opere).

Compendio
Mvsica.

Del

Di

Trattato

De'

Generi

Gio. Battista Doni.

e de'

Modi

Della

Con vn discorso sopra

Et un Saggio due Voci di


Tuono in tre maniere d'Intauolatura, e d'vn principio di Madrigale 'del Principe^
AlVEminentiss. e
ridotto nella medesima Intauolatura.
Reuerendiss. Sig. Il Sig. Cardincd Barberino [stemma
la perfetione

de' Concenti.

Mutationi di Genere

e di

Barberini]

In

Con licenza
Annotazioni

Roma, Per Andrea

MDCXXXV.

de' Superiori; 4 picc.

Sopra

della Musica,

Fei.

Di

il

Compendio

de' Generi, e de'

Gio. Battista Doni,

Dove

si

Modi

dichia-

l'origine del

melodramma

257

pi oscvri e le Massime pi niioue, et


prouano con ragioni, e testimonianze euiCon due Trattati L'vno sopra i
denti d'Autori classici.
Tuoni, e Modi veri. L'altro sopra i Tuoni o Armonie
rano

Ivoghi

importanti

si

degV Antichi.
princi-

menti

Et

pali della Musica,

nuoui praticati

sopra

Discorsi

sette

materie pi
alcuni

concernenti

istru-

[stemma Barberini]]
Andrea Fei. MDCXL.j'

dall' Autore.

In Roma, Nella stamperia di

de' Superiori; 4" picc.

Con licenza

Jo. Baptistae Doni, Patricii Fiorentini,

AM0IXOPAOI.
edita,

le

Lyra Barberina,

Accedunt eiusdem opera, pleraque nondum

ad veterem musicam illiistrandam pertinentia. Ex


collegtt et in lucem proferri curavit Antonio

autographis

Francisco Gorius Basilic. Bapt. Fior, olim Praep. Distribitta in

Tcmos

Ahsoluta vero studio

II.

Baptistae Passeri Pisaurensis


Florentiae, typis Caesareis,

et

opera Jo.

cum Praefationihus eiusdem.


anno MDCCLXIII; in fol.

De' trattati di musica di Gio. Battista Doni, lyatrizio fioTentino. Tomo secondo ne' quali si esamina e dimostra
la forza e l'ordine della

ridur

si

musica antica e per qual via


efficacia la moderna. Raccolti

possa alla pratica

Anton Francesco Gori, ecc. In Firenze,


MDCCLXIII. Nella Stamperia Imperiale; infoi.
Drammaturgia di Lione Allacci accresciuta e continuata
e

pubblicati da

l'anno

fino all'anno

MDCCLV,

In Venezia,

MDCCLV,

presso

Giambattista Pasquali. (La prima ediz. di Roma, 1666)Ferrari Paolo Emilio, Spettacoli drammatico-musicali e

Parma

in

coreografici

Parma, Luigi Battei,


1884-87;

dall'anno

colle

1628

stampe

di

all'anno

1683,

Michele Adorni,

4.

Flechsig, Die Dekoration der moderner Bilhne in Italien

von Anfdngen

bis

zum

XVI. JahrhundertS

Schluss des

Berlin, Schutze, 1894.

Fronimo Dialogo
qvale

si

Intaiiolare

uamente in
In

presa]
I

Di Vincentio Galilei Fiorentino, Nel


vere,
Et necessarie regole del
le
\

contengono
la

Musica nel Liuto, [fregio] Posto nuoet da ogni errore emmendato.


[im\

luce,

Vinegia

Appresso

Solerti, L'origine del Melodramma.

Girolamo

Scotto.
33

melodramma

l'origine del

258

MDLXVIII;

MDLXIX;

e in fine id,

in-fol.

(La dedicata

in data 20 ottobre 1568).

Frontino

Dialogo

di Vincentio

Galilei

Nobile Fioren-

Sopra l'arte di bene intavolare, Et rettamente


sonare la Mvsica Negli strumenti artificiali s di corde
tino,

come di fia- to, et in partictdare nel Liuto. Nuouamente ristampato


et dall'Autore stesso arrichito,
et
|

ornato di novit di concetti,


presa]

In Vine^gia,

Scotto,

et

d'esempi

Appresso l'Herede

M.D.LXXXIIII

fol.

e im-

[fregio
di

Girolamo

(La dedic. a Jacopo Corsi

in data 30 aprile 1584).

Di Vincentio] Galilei Nobile]


Et Della Moderna f\
Appresso Giorgio MareIn Fiorenza M.D.LXXXI.

[entro

Dialogo

fregio]

Fiorentino

Della Musica Antica,

scotti

in-foL (La dedicat. a Giovanni Bardi in data

primo giugno 1581.

Ve

una ristampa in Firenze,

per Filippo Giunti, MDCII).

Galvani L. N. [Salvioli
nel secolo

XVII

L.],

teatri

musicali di

(1637-1700). Memorie

Venezia

storielle e biblio-

grafiche, Milano, Ricordi, [1879].

Gandini

Alessandro,

Cronistoria

dei

teatri

di

Modena

dal 1539 al 1871, arricchita di interessanti notizie e continuata sino al 1873 da Luigi Francesco Valdrighi e

Giorgio Moreni, Modena,


Cronistoria de'

teatri di

tip. Sociale,

1873, voi.

Modena dal 1873 a

5.

tutto il

1881, compilata da G. Ferrari Moreni e V. Tardini,


Modena, 1883.
Gandolfi Riccardo, Alcune considerazioni intorno alla riforma melodrammatica a proposito di Giidio Caccini
detto Romano, nella Rivista Musicale Italiana, An. Ili,

(1896), pp. 714-20.

Appunti
Emilio

di

Storia

de' Cavalieri,

(1893), voi.

LXXIV,

musicale.

Cristofaro

Malvezzi

nella Rassegna Nazionale, An.

XV

pp. 297-306.

Gaspari G., Dei musicisti bolognesi al XVI secolo negli


Atti e Mem. della R. Dep. di St. Rat. ^yer le prov. di

Romagna,

S. II, voi.

IL

Gasperini Guido, Storia della musica. Letture fatte in Firenze nella Sala Maglioni (Inverno 1899), Firenze, tip.

melodramma

l'origine del

259

Baroni e Lastrucci, 1899; 8"*. [Il medesimo autore ha


tenuto altre quattro conferenze sulla musica nel 500,
nella Sala Costanzi a Roma nell'inverno 1901^ che finora

non furono pubblicate].


Gevaert F. a., Les gloires de V Italie.
anciens

et

indits de la

XVIII

et

Piano

et

sicles,

Chant

reciieillis,

par....

annots

D'aprs
et

G[evaert],

La

XVII
pour

transcrits

Avec

ixi'oles

traduction frangaise de

Victor

Wilder, Paris, Hengel et


F. A.

et

manuscrits originaux

les

ou ditions primitives, avec page


italiennes originales

Chefs- d'oeuvre

musique vocale italienne aux

chiffre.

Fils, [1868]; 2 voi.

musique vocale en

Italie.

Partie. Les maitres florentins (1590-1630),

Premire

neW Annuaire

du Conservatoire Rogai de Musique de Bruxelles, 6^ anne


1882. Bruxelles, C. Muquardt. (Un sommario apparve

come prefazione

alle Gloires d'Italie

e poi per intiero

gennaio 1873).
Giannini G., Origini del dramma musicale, nel Propugnatore, Nuova Serie, voi. VI, Bologna, 1893.
Giordani Gaetano, Intorno al gran teatro del Comune e

ne Le Mnestrel, dicembre 1872

ad altri minori in Bologna. Memorie storico-artistiche,


Bologna, Soc. tip. Bolognese e Ditta Sassi, 1855 8".
Giustiniani Vincenzo, marchese di Bassano, Discorso sopra
;

la

musica

de' suoi

tempi [1628],

(Per nozze Banchi-Brini, edito da

GoLDSCHMiTH HuGO, Dc

XVIL
Gravina

Lucca, Giusti, 1878.


Bongi).

S.

Italienisclie

Gesangsmethode

des

Jahrhunderts, Breslau, 1890.


V., Della tragedia libro uno, nelle Opere, Milano,

musica nelle tragedie).


i drammi per Musica
recitati ne' Teatri di Venezia dall'anno 1637 in cui ebbero principio le pubbliche rappresentazioni de' medesimi
Classici, 1819. (I cap. 33-37 sulla

Groppo Antonio, Catalogo di

fin all'anno

presente 1745. Con

edizioni, ed aggiunte fatte a'

tutti

gli

tutti

Drammi

Scenari, varie

stessi.

In Venezia,

appresso Antonio Groppo, [1745].

Aggiunta

al

Catalogo

dei

Drammi

dalla primavera

dell'anno 1745 fin all'autunno dell'anno 1752. In Venezia,

appresso Antonio Groppo, [1752].


Ingegneri Angelo, Della poesia

rappresentativa

et

del

melodramma

l'origine del

260

modo di rappresentare le favole sceniche. Discorso]


Al Serenissimo Signore, Il Signor Don Cesare d'Este]
Duca di Modena, et di Reggio, ecc. [stemma] In Fer\

rara,

Per

MDXCVIII.

Stampator Camerale,
Superiori, Et con privi-

Baldini,

Vittorio

Con licenza

de'

legi; 4.

IvANOvicH Cristoforo Epirota, Memorie teatrali di Venezia.


Contengono diversi trattenimenti piacevoli della
introduzione dei Teatri,
presentati, col

nome

il

degli autori della

sica, sino

a quest'anno 1681. Trascorso

Minerva

al tavolino (in fine al voi.

Citt, la

drammi

rap-

Poesia, e di

Mu-

Titolo di tutti

istorico,

nell'opera

Venezia, 1681, ap

I),

presso Nicol Pezzana; 12".

e col catal. continuato fino al 1687, ibidem, Venezia,

1688, appresso Nicol Pezzana; 12.

Lanza C, Le origini

melodramma

del

in Italia, negli Atti

dell'Accademia Pontaniana, XXIII, Napoli, 1893.

E Moderna, di
Sopra La Musica Antica,
M. Girolamo Mei Cittadino ed Accademico Fiorentino.]
[impresa]
In Venetia, M. DC. II.
Con Privilegio
appresso Gio. Battista Ciotti. Con licenza de' Superiori; 4"; ce. 12 nn. ( un riassunto di Piero Del Nero

Discorso

a Baccio Valori).

Menestrier
les rgles

p. Cl. Fr.,

de l'art

Des Ballets anciens et modernes, selon


du tieatre, Paris, chez Ren Gui-

gnard, 1682; 12o.

Des

Representations

en musique

anciennes

et

mo-

Ren Guignard, rue


Saint Jacques, au grand Saint Basile. M.DC.LXXXI.j
Avec Privilege du Roy; 16".
dernes.

[fregio]

Paris

chez

MoLMENTi

P.,

La

Poesia

e la

Musica nell'antica Venezia,

nella Gazzetta Musicale di Milano, anno

Di un

antica

forma

di Rappresentazione

(1900), n 34.

teatrale vene-

ziana (Le momarie), nella Gazzetta Musicale di Milano,


Anno XLIX, n" 22, Milano, 3 giugno 1894. (Cfr. Venezia
nella vita p}'ivata,

Storia

p.

298;

Venezia: nuovi studi di

d'Arte, Firenze, Barbera, 1898).

Morrocchi Rinaldo, La musica in Siena. Appunti


tivi

a quest'arte

e a' suoi cultori,

storici rela-

Siena, Sordomuti, 1886.

melodramma

l'origine del

261

L. A., Dissertazioni sopra le Antichit Italiane^

Muratori

Milano, Classici, 1836. (Nel

dopo

arti degli Italiani

t.

Il,

XXIV.

Dissert.

Delle

dell'impello ro-

la declinaziojte

mano, a pp. 13-18 parla della musica).


Napoli-Signorelli Pietro, Storia critica de' teatri antichi
e

dieci tomi, Napoli, presso

moderni divisa in

Vincenzo

Orsino, 1818; 8.

Contributo alla storia

Paglicci-Brozzi a..

Milano nel

teatro a

secolo

teatro.

del

XVII. (con

Il

illustrazioni),

Milano, Ricordi, [1891].

Perosa ab. Leonardo, Della


del

effetti

Melodramma

Italia.

^Memoria.

Venezia,

MDCCCLXIV; 8^

Antonelli editrice,

tip.

origine, dei progressi e degli

in

Piazza, Delle prime opere in musica in Italia

in Francia,

nella Gazzetta Musicale di Milano, An. V, n 10 e 11,


(1846).

PiccHiANTi Luigi, Jacopo Peri, nella Gazzetta Musicale di

Anno

Milano,
n

II (1848),

n 44, 46, 52, e

Anno IH

(1844),

6.

1,

Raccamadoro-Ramelli Francesco, Ottavio Rinuccini. Studio


biografico e critico, Fabriano, Stab. tip. Gentile, 1900; 16.

Raffaelli

P.,

Il

melodramma

in Italia, Firenze, 1881.

Ricci Corrado, I teatri di Bologna nei secoli

XVII e XVIII.

Storia aneddotica. Con 7 illustrazioni, Bologna, Successori

Monti

edit.'S 1888.

Roberti Giulio,

Con una

Roux

La

lettera

e Favale,

Cappella Regia di Torino {lol5-1870).


del

Barone Antonio Manno, Torino,

1880; 16, pp. 70.

La musica alla Corte dei Duchi di Savoia e dei Re di


Sardegna (1515-1870) in Gazzetta Piemontese, Torino,
1879, n 222 sgg.
Roeder Martino, Il melologo e la sua origine. Studio critico-storico, nella

(1875),

n"

Gazzetta Musicale di Milano,

Anno XXX

23, 24, 27, 28, 80.

Rollano Romain, Les

origines

du thtre lyrique moderne.

Histoire de l'Opera en Europe avant Lully

et Scarlatti,

Paris, Thorin, 1895 (della Bibliothque des coles


gaises d'Athnes et de

Rome, fascicule

Fran-

71).

Sacchi DefexVdente, SidVinvenzione del melodramma

attri-

262

ad Ottaviano

hiiita

melodramma

l'okigine del

Discorso storico di

Rinuccini.

(sic)

Nuovo

nel

Milano, 1828,

Ricoglitore di

41,

n**

pp. 327-347.

Drammi

Serie cronologica dei

recitati su

de''

Pubblici teatri

di Bologna dall'anno di nostra salute 1600 sino al cor-

rente 1737,

Opera

Filopatri di Bologna.

dei sig. SoccJ

In Bologna per Costantino Pisarri sotto le

(in fine):

Con

Scuole, 1737.

lic.

de' Superiori; in-8 picc. [

dell'avv. Alessandro Machiavelli

Cos I'Arteaga
(pp. 4-5),

il

non

170),

(I.

Fantuzzi

il

Giordani

52).

(p.

il

Ricci

L'Accademia dei

Filo-

p. 96),

(v,

mai esistita a Bologna].


Solerti Angelo, Le rappresentazioni musicali
patri

nel secolo dec7nosesto,

Yol. IX, fase.

Emilio

opera

piena d'imposture.

3*,

nella

di

Venezia

Rivista Musicale Italiana,

pp. 503, Torino, Bocca, 1902.

de' Cavalieri

Laura

Guidiccioni Lucchesini

{Le origini del melodramma), nella Rivista Musicale


liana, Voi. IX, fase. 4, pp. 797,

Ita-

Torino, Bocca, 1902.

Torchi Luigi, L'accompagnamento degl'istrumenti nei melodrammi italiani della prima met del seicento, nella
Rivista Musicale Italiana,

II,

4.

Yaccolini Domenico, Della musica in

Italia,

Bagnacavallo,

1844.

Vogel

e.,

Claudio Monteverdi. Leben, Werken

Lichte

ini

der zeitgenossischen Kritik und Verzeichnis seiner im


DrucTc erschienenen Werke, Leipzig, Breitkopf und Hartel,

1887

(estr.

dalla

Vierteljahrschrift

Musikwissen-

filr

[La prima ediz. fu: Claudio Monteverdi. Inaugural-Dissertation zur Erlangung der Doctorivilrde von der
philosoph. Facultt der Koniglichen Friedrich- Wilhelmschaft).

Universitt zu Berlin, 1887, in pochi eserdplari].

Marco da Gagliano, Zur Geschichte


1570

des

Florentiner

1650;

estr.

dalla

jahrschrift filr Musikwissenschaft,

1889,

Heft.

Musiklebens

von

Leipzig, Breitkopf

WiEL Taddeo,

bis

und Hartel,

Viertel3, n.

4.

1888.

Catalogo delle opere in musica rappresentate

in Venezia, Venezia, 1892.

FINE

^I?

ai

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Ili
*5002 0047 7773
,

"3

ML 1702 .S6a2
Solerti^ Angelo^

1865-1907

Le origini del melodramma

ML 1702 .8682
Solerti^ Angelo^

1885-1907

Le origini del melodramma


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"be

taken from the library.