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LINGEGNERE
MECCANICO-COSTRUTTORE

OPERE DELLO STESSO AUTORE


Premiata con \fa.rie Medaglie:

Disegno Geometrico, Coaso Paemnnromo con libro di testo ed Atlante di 27 Tavole:


Libro di testo L. 2 - Solo Atlante L. 4. - Opera compiuta .
. . . . . . L. 6
Nozioni di Geometria pratica, Appendice alla Prima Parte . . . .
250
Il Vi noia degli Studenti 0 Lezioni d'Architettura teorico-pratica, un bel Ve
urne di testo ed un ricco Atlante di 63 Tavole:
Libro di testo L. 6. - Solo Atlante L. 12. - Opera com ima . . . . . . . . 18 Il
Libro usato nelle Scuole dArchitettura di alcune nlversit del Regno.
L'Ingegnere Meccanico-Costruttore ossia Corso di Disegno teorico-pratico delle
Macchine corredato delle formole scientiche e dei risultati pratici relativi alla loro
costruzione, ad uso degli Istituti Tecnici, delle Scuole d'applicqione, ecc.; delle Scuole
industriali, serali, e delle ocine, diviso in guattro trattati:
1. Principii generali di Meccanica applicati a le Macchine; Disegno e Costruzione degli
Organi, che compon omo le macchine in generale:
Libro di testo L.

2. -- Solo Atlante L. 20. - Opera compiuta .

32

Manuale d)l Disegno di Macchine, Compendio dellIngegnere Meccanico (in corso di


stampa .
Corso progressivo metodico ragionato di Disegno Topograco, corredato ditavole
a differenti scale, a matita, a enna ed a colori, conforme ai Programmi governativi degli
Istituti Tecnici e Industrial- rofessionali, ad uso delle Scuole degli Ingegneri idraulici,
Civili e Militari, diviso in due Parti con Appendice:
La PRIMA PARTE comprende alcuni esercizh preparatorii da eseguirsi a mano libera a
matita, per abituare lo studioso ai rilevamenti in campagna; il disegno topogra co
lineare e di effetto a tratteggi colla penna; XIII Tavole con testo
. . . ' . . 1.
LA SECONDA PARTE esercizii dombre gio a colori, le tinte convenzionali edil disegno topo
raco a tinte naturali allacquarel?o; VIII Tavole con testo . . . . . . . . . 10
L PPENDICE il disegno di piani di drena gio, disegno ilograco, progetti di strade ed opere
d'arte allacquare Io a colori; XI Tavo e con testo . . . . . . . . . . . . . 13 .i
OPERA COMPIUTA! testo con 26 gure intercalate e Atlante di XXXII Tavole . . . . n 30
Disegno di Fiori lineare ed. ombre giato a una e_due inatite e colorito (Tavole XVI) con
testo e piccolo vocabolario dei ori e loro parti, diviso in due fascicoli, uno in nero ,
laltro colorito, lire 6 ciascuno, ad uso delle Scuole Normali Femminili, Famiglie, ecc.

12

I)

Cinque grandi. Tavole Murali per linsegnamento del Sistema metrico-decimale ad uso
delle Scuole elementari, Tecniche e Magistrali, settima edizione:
Scwlteinfogli
...................n750
Montate su tela con cornice sotto e sopra . . . . . . . . . . . . 17 50
Serie di M_od_elli in rilievo per l'insegnamento del disc no delle proiezioni ortogonali e
dei principii di Geometria descrittiva; ad uso delle _ cuole Tecniche e degli Istituti
Tecnici_e Serali. Essa si compone di 14 tavolette, Ciascuna composta di due piani in
legno di m. 0,35 per 0,25 uniti ad angolo retto, che formano i piani di proxezione,
sui_quali stanno pure incollati i disegni in litograa, con linee abbastanza visibili ad
unintiera scolaresca anche di60a70 alunni. I punti, le linee e le gure sono in ferro,
e l solidi in legno, il tutto verniciato. La serie comprende una cinquantina di problemi.

-_ Sette colorata e verniciata L. 135. - Serie con semplice colore L. 125. - Serie in
bianco senza colore L. 115. -- Cassa d'imballaggio per una serie L. 10.
Manua'le_ di Disegno Lineare Geometrico conforme i Programmi overnativi ad uso
degli alunni del Secondo anno di corso delle Sc_uole Tecniche, con X
IV Tavole e 574
gure, e 13 gure intercalate nel testo. 8 edizrone . . . . . . . . . . . .
Manuale di Disegno Architettonico ossia i Cinque Ordini del Vignola _disposto
didatticamente conforme i Programmijovernativi,arricchito di problemi ed altri esercizii
d'applicazione pel Ter;o anno di corso elle Scuole Tecniche con testocAtlante di45Tavole.
4' edizxone inttcramente rifatta con applicazioni . . . . . . . . . . . . . . 4 50
Manuale di Disegno Lineare Geometrico conforme i Programmi governativi ad uso
delle Scuole Normali e Magistrali maschili, con 33 Tavole . . . . . . . .

4 50
Manuale di Disegno Lineare Geometrico conforme i Programmi overnativi ad uso
delle Scuole Normali e rilagistrali femminili, con 14 Tavole e 447 gure .
. .
5 n
Prime Nozioni di Disegno Geometrico Lineare ad uso delle Scuole Tecniche,llor
mali Maschili, Femminili e serali; XIV Tav. e 209 gure con testo (edmone economica) 2
Corso Elementare d'0rnato Lineare prescritto_dai Programmi governativi, dis osto
metodicamente per gli alunni delle Scuole Tecniche, diviso in due _fasmcoh con 4 le
zioni ciascuno, coi relativi abbozzi a ma gior comodo dei prmctprant1:
Pel 1 anno di corso Fascicolo 1 e niente economica
. . .
1 50
Pel 2anno di corso Fascicolo 2
id.
. . _. . . . _. . . . n
1 75
Pel 3 anno e scuole serali Fascicolo 3, 10 tavole ombreggiate a due tinte . _ .
3 50
I due primi fascicoli ad uso delle Scuole Tecniche, Serali, ecc. completi in foglio su
cartapforte,lOedizione.................. 4
Raccolta d'0rnati di vari! Stili ombreggiati a due tinte, 14 tavole . . . . . . . 10
Corso elementare di Fiori lineari ed ombreggiati a matita, ad uso delle Scuole Fem
minililnferiori...._.....................ii150
Guida per l'insegnamento del Disegno Geometrico nelle Scu_ole e negli Istituti
Tecnici, Corso teorico-pratico sulle proiezioni orto ongh,sulla teoria e determinazione

delle ombre, sui principii di prospettiva. Appendice: rOiezioni a_xonometnche ed oblique


o pros ettiva arallela, ad uso egli insegnanti ed aspiranti allinsegnamento del Disegno
nelecuoleecniche......................8
Corso di Disegno applicato ai Lavori donneschi, esercizii a matita ed_ a penna,
disegni di ricamo in bianco sul tulle, alluncinetto ed in colore sul canavacuo, ad uso
delle Scuole Normali ed Elementari Superiori e Complementari. Tavole XII
. . 4
_NB. Le 0 ere, di cui non indicato il prego, sono in corso di stampa.-Le gi pub_blicate si spe
discono dall Autore per tutta lItalia ajrancate contro Vaglia Postale del prego indicato.
Torino, via Bogino, N. 8

% WM

LINGEGNERE '
MECCANICO-COSTRUTTORE
OBBIA

CORSO Il DlSEGNO Tllilil-PRATICO DELLE MACC E


BOIIIIEIIATO DELLE FOIIIILE SCIEITIFICIIE i DEI RISULTATI PIATICI RELATIVI ALLA LORO COSTRUZIONE

m uso
DEGLI ISTITUTI TECNICI, DELLE SCUOLE DAPPLICAZIONE,m.
DELLE SCUOLE INDUSTRIALI. SERALI E DELLE OFFICINE

muso m omrrno rnnnn :


I.

Principii Generali di Meccanica applicata alle Macchine:


Organi, che compongono le Macchine in generale.

Disegno e Conruaione dein

Il. Macchine idrauliche" Trombe aspiranti prementi per incendi, ruote, turbine, ecc.
III. Macchine a Vapore sse a bassa e ad alta pressione: Locomotive e locomobili per la

Marina e ad aria dilatma.


IV. Macchine e Strumenti applicati allAgricoltura ed allIndustria. Appendice: Vocabolario
tecnico di Meccanica nelle cinque lingue: Italiana, Francele, Inglese, Tedesco e
Spagnuolo.
DI

GIUSEPPE A. BOIDI
Prolauore alla Scuola Tecnica Governativo di Moncenilio, di Dlugno Geometria: 9 Meccanica applicata del R. Albergo di Virt,
d'Anhiu-nura e di Diegno Topograco e delle Macchine al IL Illilulo Tecnico Prolulionale di Torino.

TRATTATO PRI MO
Irincipii Generali di Meccanica applioala alle Macchine:
Disegno e Costruzione degli Organi che compongono le Macchine in generale.
Vocabolario tecnico Italiano-Francese, e viceversa,
contenente i termini usati in ispecie nella Meccanica pratica.

Con Atlante di LIII Tavole.

4g4'

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TORINO
VINCENZO BONA, TIPOGRAFO DI S. M.

1873

PROPRIET LETTERARIA

P R E FA z 1 0 N E ,4;
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7.5].

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Nel comporre e nel fare di pubblica ragione questo mio lavoro,


disegnato gi per una serie di lezioni, che io dettava agli operai mac
chinisti nelle scuole serali, mi studiai di rispondere, come seppi meglio,
ai programmi governativi per linsegnamento del disegno delle macchine
agli alunni dellIstituto tecnico professionale. E ad un tempo mingegnai di
disporlo e d'accrescerlo in guisa da soddisfare al desiderio de numerosi
lettori, i quali han gi spiegato tanto benigno favore verso le altre opere
mie. In questo lavoro come negli altri ho cercato d'essere pi utile che
nuovo; sebbene nuova affatto ne sia riuscita la forma. Esso il primo
Trattato della terza Parte del Programma prefissomi nellimprendere le mie
pubblicazioni. Nellordinameuto del piano di questo lavoro ho avuto un
doppio scopo, cio di dare allItalia un lavoro, di cui mancava affatto (come
gi feci col Corso compiuto di Disegno geometrico, ecc), e di fornire ai
costruttori, agli allievi ingegneri e specialmente agli studenti di disegno
tecnologico applicato alle macchine, negli Istituti tecnici e nelle Scuole
d'applicazione degli Ingegneri, un libro, che potesse servire di norma al
linsegnamento del disegno. Quindi conveniva che contenesse una serie di
disegni, prima degli organi e poi delle parti principali, di cui si compon
gono le macchine,fserie graduata tanto rispetto alle difcolt di esecu
zione nel disegno, quanto rispetto all'importanza, che ciascuno di essi

organi ha nella composizione delle medesime, avanti di intraprendere la


descrizione compiuta dei principali sistemi di esse. Il proposito di far
disegnare delle macchine sovente complicatissime, senza che prima lalunno
abbia studiato la ragione della loro forma, e ne abbia disegnate separa- tamente le parti, mi pare n il metodo pi ragionevole, n il pi utile, n
il pi speditivo. Di questo falso sistema dovetti accorgermi non solo
quando maccinsi al difficile cmpito d'insegnare agli altri dl disegno
delle macchine, ma ben da quando intrapresi tale studio per mia istru
zione, e vidi che questo insegnamento era per ordinarlo mal conce
pito, e peggio dato, siccome sono tutti quelli che vengono impartiti
in generale coi cattivi o nessun metodo seguito nelle scuole di disegno,
delle quali i pi non hanno unidea netta e precisa, perch non hanno
ben determinato lo scopo di ognuna di esse, e sempre confondono listru
zione preparatoria colla principale, laccessoria collessenziale, lartistica

VI

colla tecnologica, solo perch vha fra esse qualche punto di contatto, come
lo hanno le cose tutte del mondo. Il merito principale di siffatte scuole,

i pi lo fanno consistere nella nitezza delle linee o nella leccatura delle


tinte e dei disegni, bench a vero dire questa sia una parte secondaria,
che basta non sia trascurata; perch voler nella scuola insegnare il di
segno come si fa nelle ofcine e un errore, altra essendo la via che si

batte per apprendere a disegnare, ed altro il disegno dellofcina, in cui


si deve credere che chi disegna gi sappia. Perci i metodi saranno di
versi come diversi sono i fini.
Il metodo dinsegnare in queste scuole, poche eccezioni fatte, con

siste nel servirsi di un armadio pieno di cartoni, sopra i quali stanno


attaccati disegni di macchine, che il pi delle volte non forniscono una

compila descrizione n di un organo n di una macchina, epper non


potrebbero servir di guida alleffettiva costruzione delloggetto, che lo
scopo principale del disegno. Siffatli esemplari sovente sono di varii au
tori, che tengono sistemi differenti; e vengono poi distribuiti agli alunni
senza ordine, perch per darli con ordine ve ne dovrebbe essere una
serie per ogni alunno(), e si espongono per giunta senza istruzione
orale preparatoria, salvo poche parole delle man mano allorecchio di
ciascun alunno.
Il disegno insegnato in questa guisa senza metodo, senza base
scientifica e, ci che pi monta, senza un concetto direttivo, preciso, de
nito ed uniforme, non si presta certo ad un corso di lezioni orali tanto

necessarie, le quali dovrebbero sempre precedere nelle scuole di disegno


le esercitazioni grache. Una serie di lezioni coordinate fra loro (senza
innoltrarsi troppo nella parte scientifica, ch cmpito della scuola di
meccanica), procaccerebbe le cognizioni necessarie ad intendere per bene

i disegni che si fanno, e darebbe tutte quelle nozioni, le quali, quan


tunque non facciano parte della meccanica teoretica, non si possono
trascurare parlando di macchine: farebbe insomma conoscere agli alunni,
con ordine, gli organi principali, che occorrono nella composizione delle
macchine; dimostrerebbe colla meccanica geometrica la ragione della forma
voluta dallorgano per soddisfare a un dato problema; insegnerebbe e
porrebbe in evidenza, come dalla sua precisione dipende la perfezione
del lavoro dell'organo, poich da cotali condizioni dipendono appunto la
precisione e la durata del moto della macchina, ond che il disegnatore
deve conoscere appieno le parti della macchine, sulle quali il lavoro
della resistenza e gli attriti si spiegano con maggior intensit, afnch
adatti loro, oltre la forma, il metallo e la spessezza conveniente. Infine si
farebbe in modo che il lavoro della mano sia un mezzo per esprimere con
chiarezza e precisione il lavoro della mente ed il concetto dellintelletto.

(') Onde val meglio che ognuno abbia un trattato,_il quale presenter il van
taggio di poterlo consultare e riandare le cose studiate, impossibile coi cartoni.

VII

Unaltra pecca grave di queste scuole che dordinario si ammet

tono gli alunni a disegnare le macchine senza che abbiano fatto un corso
preparatorio, non dir gi compiuto, di Geometria descrittiva, che sarebbe
cosa eccellente, ma solo di Disegno Geometric0 elementare, nel quale siasi

l'allievo abituato a risolvere con facilit un certo numero di problemi gra


ci di geometria, che ad ogni momento si presentano alla mano di chi di

segna, facilitano per eccellenza luso della riga e del compasso per la
determinazione delle linee, e portano grande economia di tempo, e abbia

specialmente una qualche istruzione teorico-pratica sulle proiezioni orto


gonali. Ove i giovani non abbiano qualche cognizione dei principii di ar
chitettura, tanto indispensabile per determinare con grazia, non solo le
parti delle macchine, ma gli organi stessi, e alcuna nozione sulla teoria e

pratica della determinazione delle ombre per sapere almeno disporre sul
disegno i cos detti tratti di forza, torna quasi inutile linsegnamento del
disegno delle macchine. In tutte le cose vi sono sempre due parti, che
non debbono mai andar disgiunte, un sistema di ragionamenti e uno dope
razioni; la prima si perfeziona collo studio della teorica, la seconda con
un ordine di convenienti operazioni, che costituiscono la pratica. Questa
senza la teorica e cieca, e quella senza questa sarebbe inutile. In ne
non vi si indica, ditl'erente dai cartoni sopra citati, allalunno volenteroso
di studiare un libro, come si usa negli altri rami dinsegnamento, in cui
possa trovare quellistruzione. che per difetto di tempo o di buon anda
mento della scuola non potesse avere.

Per lunga esperienza ho dovuto persuadermi di qual debole giova


mento sia alla costruzione delle macchine edarchitettura il disegno di

sgiunto dai dati della scienza e della pratica. Ho cercato quindi di unire in
questo mio lavoro luna con laltra, corredandolo di tutte quelle nozioni,
formale teoriche e pratiche, tabelle con molta cura calcolate, ove sono
raccolti idati dellesperienza, che sono indispensabili ai costruttori di mac

chine, per abbreviare e rendere pi spedito il lavoro, mirando per


sempre a formare un corso generale, anzich trattenermi su cose parti
colari. Lesperienza dimostra che si dimentica con facilit quanto abbiamo

appreso nei modi ordinari, ma difcilmente si scorda quanto abbiamo


imparato disegnando.
Perci ho procurato che questo lavoro, oltre che una copiosa rac
colta di disegni, riuscisse nello stesso tempo ancora un ampio prontuario
di meccanica per i costruttori, e gli alunni ne acquistassero luso con
temporaneamente allapprendimento del disegno onde potesse riuscir loro
doppiamente utile.
Ho distribuito il lavoro, incominciando con unintroduzione, che
comprende le denizioni generali, le divisioni dei principii di meccanica
applicata, e la conoscenza e la resistenza dei materiali impiegati nella co
struzione delle macchine, indicandone le propriet chimiche e siche e
la loro provenienza. Poi sono passato alla descrizione e costruzione degli

VIII

organi principali, che compongono tutte le macchine pi usitate. Per


ciascuno ho cominciato dalla definizione, poi ho indicate coi rispettivi
nomi le parti di cui si componeva, e poi ne ho indicate le principali
variet. Nei modelli ad ogni organo ne ho sempre scelto uno dei pi sem
plici e comuni come tipo, e lho esposto nel disegno e nel testo col mag
gior numero di particolarit possibile, allinch lo studioso ne potesse acqui
stare unidea compiuta; quindi sono passato alle diverse variet, delle
quali, per economia di spazio, non sempre ho potuto dare nedisegni tutti i
particolari. Quando gli oggetti non erano di grande importanza al dise
gno, e bastava un disegno dimostrativo, per non moltiplicare di troppo le
tavole ho ricorso alle incisioni in legno intercalate nel testo. Inne,
sapendo di quanta importanza sia il linguaggio tecnico e quante diffi
colt esso presenta nell'uso, ho terminato il mio lavoro con un piccolo
vocabolario dei termini adoperati nella meccanica pratica, in francese ed
in italiano, e viceversa.
Ho procurato in tutto lo svolgimento del libro di seguire un me
todo facile, piano, chiarito per esempii e per applicazioni, perch mi
pare pi adattato per le persone, a cui esso destinato, le quali si sup
pone che abbiano gi qualche istruzione, fosse pure semplicemente pratica.
A svolgere con pi vantaggio il mio programma ho consultate le
opere di tal genere pubblicatesi in Francia, in Inghilterra ed in Ger
mania, prendendo in esse quanto trovai di pi conveniente e di maggior
giovamento al mio scopo In molti di cotesti libri rinvenni pregi speciali
di dottrinae di pratica; ma nessuno riscontrai disposto secondo le norme
didattiche e chio potessi per intero seguire.
Essi per lo pi sono raccolte di formole e di disegni da consul
tarsi da quei che sanno, piuttosto che libri da darsi ai principianti affinch
si abituino a studiare con ordine, per riuscire ingegneri e costruttori
istrutti e capaci di dirigere le pi ampie e complicate costruzioni.
In ultime non ho badato n a spese n a fatiche, perch il lavoro
riuscisse compiuto tanto per lordine e disposizione delle tavole quanto
per la nitezza dei disegni, ed altres pel numero degli esercizii teorici
e pratici, adattati anche a quelli, che non hanno compiuto un corso re
golare di studii, i quali non di rado, guidati dal loro ingegno naturale
e dalla pratica, riescono eccellenti industriali. Senza allontanarmi di troppo
da limiti, che mi sono prestabiliti, m'adoperai a che il libro potesse es
sere accessibile nel suo genere anche ai meno agiati. Tuttavia, se non
ostante la mia buona volont, le lunghe fatiche e le molte spese non
fossi riuscito appieno a soddisfare il desiderio de miei lettori, porlo spe
ranza che non mi verr meno il favore benevolo, onde gi fui cou
fortato nelle mie pubblicazioni, a cui fu sempre ed scopo precipuo li
progresso della scienza e il decoro della patria.
LAUTORE.

IX

I N D I G E
ANALITICO DELLE MATERIE

INTRODUZIONE. - Principi! generali di Meccanica teorico-pratica.

ARTICOLO I. -- Denizioni generali o Propriet dei Corpi


.
.
.
.
Fan.
Meccanica - Sue Divisioni - Stato dei Corpi - Propriet dei Corpi - Caduta
- Massa - Volume - Peso - Peso assoluto, relativo e specico - Regole pra
tiche - Determinazione del Peso specico di un Corpo - Densit dei Gas Tabella del Peso specico di alcuni Corpi solidi, liquidi e gasosi - Esercizii

sul Pesi specici - Mobilit. - Moto - Inerzia - Quiete - Forza - Misura delle
Forze - Dinamometri.
ARTICOLO Il. - Del Moto e delle sue Variet .
.
.
.
.
.
.

Considerazioni sul Moto - Spazio - Tempo - Velocit - Direzione - Ostacoli Differenti generi di Moto - Moto uniforme - Regole pratiche - Esempii di
alcune Velocit riferite al minuto secondo - Moto rotatorio - Regole - Eser
cizii sulle Velocit angolare ed assoluta - Moto vario - Moto uniforme acce
lerato - Moto uniforme ritardato - Caduta. dei Corpi - Regole pratiche -

Esercizii sul Moto accelerato e ritardato - Tabella delle Altezze corrispondenti


a differenti Velocit, le uno e le altre espresse in centimetri.
ARTICOLO III. - Centro di Gravit - Equilibrio dei Corpi pesanti, loro Stabilit

27

Centro di Gravit - Determinazione pratica del Centro di Gravit. - Regole

di Guldin - Equilibrio dei Corpi pesanti - Stati diversi di Equilibrio - Sta


bilit dei Corpi.
ARTICOLO IV. - Composizione e Scomposizione delle Forze .
.
.
.

Composizione e Scomposizione delle Forze.


.
ARTICOLO V. - Moto parabolico - Forza centrifuga - Moto dei Gravi sui Piani
inclinati..............
Moto parabolico - Forza centrifuga - Regole pratiche - Esercizii sulla Forza
centrifuga - Moto dei Gravi sui Piani inclinati.

ARTICOLO VI. - Del Pendolo semplice e composto

Pendolo semplice - Oscillazioni - Regole pratiche - Pendolo composto Pendolo di compensazione - Esercizii sul Pendolo semplice e composto.

ARTICOLO VII. - Lavoro meccanico - Inerzia - Quantit di moto - Forza viva

Lavoro meccanico - Unit dinamica - Cavallo-Vapore - Rappresentazione

graca del Lavoro - Massimo Lavoro dei Motori - Tabella delle quantit di
Lavoro medio e giornaliero prodotto dai Motori animati in differenti circo
stanze - Esercizii sul Lavoro meccanico - Inerzia - Quantit. di moto Forza viva.

ARTICOLO VIII. -_ DellUrto e Conitto dei Corpi


DellUrto e Conitto dei Corpi.
ARTICOLO IX. - Macchine semplici
.
.
.

Coppia o Momento meccanico - Leva - Regole - Sistema di Leve - Leva a


ginocchio - Della Leva sica e della sua Costruzione - Costruzione della
Leva - Esercizii sui tre generi di Love.
Il

44

ARTICOLO X. - Della Carrucola ssa e mobile e delle Taglie

.
.
.
Pag.
Della Carrucola - Carrucola mobile - Carrucola mobile a tratti di corda pa
ralleli - Carrucola mobile a tratti di corda convergenti - Sistema di Carru

n...

cole - Taglia 0 Bozzello o Polispato - Taglia di Smeaton - Regole pratiche Esercizii sui sistemi di Carrucole.

ARTICOLO XI. - Del Tornio o Verricello

Del Tornio - Sistemi di Tornii - Volanti - Verricello chinese - Sistemi di


Ruote - Disposizione delle Ruote - Regole pratiche - Esercizii sui Verricelli
composti.

ARTICOLO XII. - Del Piano inclinato .


.
.
.
.
.
.
.
Piano inclinato - Regole pratiche - Esercizii sui Piani inclinati.
ARTICOLO XIII. -- Del Cuneo
.
.
.
.
.
Cuneo - Regole pratiche - Ese?cizii sul Cuneo.

73
.

75

ARTICOLO XIV. - Della Vite e della Chio ciola


.
.
.
.
.
.

Della Vite - Uso della Vite - Applicazione della Vite - Esercizii sulla Vite.
ARTICOLO XV. - DellAttrito
.
'
DellAttrito - DellAttrito radente - Coefciente dAttrito - Angolo dAttrito

- Mezzi per diminuire 1Attrito - Tabella dei Valori del corrispondente dAt
trito delle Supercie piane secondo le esperienze di Moria - Regole pra
tiche - DellAttrito volvente o di rotazione - Tribometri - Attrito composto Regola - Tabella dei Valori del corrispondente dellAttrito degli Assi in
movimento sui loro cuscinetti - Esercizii sullAttrito.

ARTICOLO XVI. - Misura dellEfelto duna Macchina mediante il Freno dina


mometrico .
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Freni dinamometrici - Esempii.
ARTICOLO XVII. - DellElasticit dei Corpi

Elasticit di trazione o tensione - Elasticit dinessione - Elasticit di


torsione.

ARTICOLO XVIII. - Della Rigidezza delle Funi e delle Catene

<i
Esempii sulla Rigidezza delle Corde e delle Catene.

ARTICOLO XIX. - Della Resistenza dei Mezzi ossia dei Fluidi


.
.
.

Esempii sulla Resistenza dei Mezzi.


ARTICOLO XX. - Dei diferenti Materiali impiegati nella Costruzione delle Mac
chine
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Ferro. - Stato sico - Colore, Odore e Sapore - Densit - Dilatazione Tenaeit - Duttilit e Malleabilit - Stato elettrico - Azione chimica del

lAria. - Azione chimica dellAcqua - Azione degli Acidi - Ainit - Leghe


importanti - Delle diverse qualit di Ferro in commercio - Ferri molli Ferri duri - Mezzi per conoscere la qualit del Ferro
.
.
A cciaio. - Stato sico - Acciaio fuso - Acciaio damascato - Colore Densit - Duttilit e Malleabilit - Stato elettrico - Azione chimica del
lAria - Azione degli Acidi - Leghe importanti - Tempera - Mezzi per cono
scere la qualit dellAeciaio .
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Ferruccio o Ghisa. -- Stato sico - Colore - Densit - Malleabilit e

100

103

Duttilit - Azione chimica dellAria - Azione degli Acidi - Leghe - Usi

105

Rame. - Dilatazione - Colore, Odore e Sapore - Densit - Dilatazione Tenacit - Duttilit e I\Ialleabilit - Stato elettrico - Azione chimica del
lAria - Azione chimica dell'Acqua - Azione degli Acidi - Affinit - Usi Qualit del Rame in commercio .
.
.
.
.
.
.
.
.
Slag no. - Stato sico - Colore, Odore e Sapore - Dilatazione - Tena
cit - Duttilit e Malleabilit - Stato elettrico - Azione chimica dellAria Azione chimica dellAcqua - Azione degli Acidi - Afnit - Leghe princi
pali - Usi - Qualit di Stagno in commercio .
.
.
.
.
.

107

Zinco. -- Stato sico - Colore, Odore e Sapore - Densit - I)ilatazione 'Ienacit - Duttilit e Malleabilit - Stato elettrico - Azione chimica del

lAria - Azione chimica dellAcqua - Azione degli Acidi - Afnit - Usi Qualit di Zinco in commercio

..

109

Piomb o. - Stato sico - Colore, Odore e Sapore - Densit - Dilatazione Tenacit - Duttilit e Malleabilit - Stato elettrico - Azione chimica del

lAria - Azione chimica dellAcqua - Azione degli Acidi - Afnit - Usi Qualit del Piombo in commercio - Leghe principali
.
.
.
.
110
Delle Leghe. - Leghe di rame e ottone, rame e zinco e piccolo, bronzo,
rame, stagno e zinco

111

XI

Tabella. - Peso dun metro quadrato di foglio di latta, di ferro lami


minato, di rame, di piombo, di zinco, di stagno e di argento. secondo le
spessezze
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Pag. 116

Tabella. - Peso (lei Ferri quadrati e rotondi per la lunghezza di


un metro
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
117
Mastici e Leghe accessorie - Mastico per la ghisa, pel piombo, con minio.
con bianco di zinco, Serbat, di calce - Leghe fusibili.
ARTICOLO XXI. - Resistenza dei Materiali alla Rottura
.
.
.
.
117
Resistenza alla estensione o trazione - Determinazione del Modulo di Tena
cit - Regole.

Tabella delle Resistenze assolute o di trazione per 1 centimetro quadrato di


sezione di alcuni legni, metalli, ferri e pietre
Esercizii sulla Resistenza per trazione
.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

121

.
.

ARTICOLO XXII. Della Resistenza alla Compressione ossia allo Schiacciamento 123
Resistenza allo schiacciamento - Per i legnami da costruzione - Per il ferro

lavorato - Per il ferro fuso - Determinazione del Modulo di schiacciamento


- Tabella delle Resistenze assolute, negative o di schiacciamento per l centi
metro cubo di alcuni legni, metalli e pietre - Muri maestri - Regole - Eser
cizii sulla Resistenza alla compressione.

ARTICOLO XXIII. - Della Resistenza alla Flessione .

129

Resistenza alla Flessione - DellAsse neutro -Del Momento di rottura - Con


dizioni per aver una buona sezione - Resistenza dei Corpi prismatici contro
la rottura per essione secondo il modo con cui sono caricati.
Tabella delle Resistenze relative a alla essione per centimetro quadrato
di sezione di alcuni materiali .
.
.
.
.
.
.
.
.
134
Regole pratiche - Esercizii sulla Resistenza alla essione.
ARTICOLO XXIV. - Solidi di egual Resistenza .
.
.
.
.
.
.
136

ARTICOLO XXV. - Resistenza alla Recisione o allo Scorrimento

138

))

Coefciente di Resistenza alla Recisione.

ARTICOLO XXVI. - Della Resistenza alla Torsione

140

Resistenza alla torsione - Regole pratiche - Esercizii sulla Resistenza alla


torsione.

TITOLO I. - Disegno e Costruzione degli Organi meccanici.

ARTICOLO I. - Penetrazione dei Solidi ,.


.
.
Pag. 143
ARTICOLO 11. - Dell'Elica cilindrica e conica e delle Viti a pane triangolare,
D 149
quadrangolare e cilindrico
.
.
.
.
.
. _ .
.
.
Denizione dellEtica - Descrizione dellEtica cilindrica - Sviluppo dellEtica
- Descrizione d_ell'Elica conica - Denizioni della Supercie 0 Piano elicoi
dale - Descrizione della Supercie elicoidale - Solido elicoidale - Del Serpen
tino - Della Vite a pane triangolare - Chiocciola - Costruzione - Della Vite
a pane quadrato - Delle Viti a due o pi pani - Della Chiocciola.

ARTICOLO III. - Chiaoarde o Caoiglie

154

Chiavarde - Uso - Testa - Corpo - Vite - Diverse specie di Chiavarde Chiavarde impiombate - Chiavarde a testa incastrato - Chiavarde a due

dadi - Chiavarde a doppio, vite - Chiavarde scorrevoli - Chiavarde a gancio Chiavarde a testa emisferica o a goccia di sevo - Chiavarde a orecchiette.
1)
156
Regole 6 Formato pratiche .
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Regola pratica - Vite a pane triangolare - Diametro - Della Vite - Regola

pratica - Passo del Pane o Filetto - Profondit del Pane-Diametro del Nocciolo.
Tabella delle proporzioni da darsi alle Viti ed alle Chiaoarde a letto o pane
)) 158
triangolare .
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Dadi - Proporzioni dei Dadi - Regola pratica - Altezza 6 Spessezza dei Dadi -

Proporzioni della Testa delle Chiavarde.


Tabella delle dimensioni principali delle Chiaoarde e Dadi a pane triangolare 159
Proporzioni delle Viti a pane quadrangolare - Passo e proporzioni del Pane Regola pratica - Dimensioni dei Dadi.

XII
Tabella delle dimensioni delle Viti, Chiacarde e Dadi a pane quadrato Vite da legno

Pag. 160

Tabella delle dimensioni delle Viti da legno a testa schiacciata ed emisfe


rica. serie della manifattura dei fratelli Japy .
.
.
.
.
162
Viti a martello.
ARTICOLO IV. _ Madreoiti
.

Madrevite - Filiere doppie od a cuscinetti - Madrevite a due cuscinetti -

163

Madrevite ordinaria inglese - Madrevite a tre cuscinetti - Maschio da vite.


Regole pratiche. - Proporzioni delle Madreviti e dei Cuscinetti - Pro
porzioni dei Cuscinetti - Proporzioni del Corpo e delle Braccia delle Madreviti
Tabella relativa alle dimensioni dei Cuscinetti per formare le Viti e le Chia

165

oarde
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
166
Tabella relativa alle dimensioni delle Filiere proprie per formare le Viti e
_
le Clliaearde .
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.

ARTICOLO V. - Gianture di Lastre fatte con Viti

166"

Viti in forma di Chiavarde - Forme varie delle Viti - Giunture fatte con
Viti - Biette o Congiunzioni con biette.

ARTICOLO VI. - Chiedi a cappello a ribadili e Ohiodatnre o Inchiodatare .


Chiodi - Solidit delle lnchiodature.
Tabella sopra le Resistenze delle Inchiodatare .

1643b

v 166c

Tabella sulle Inehiodalnre delle Macchine a vapore


.
.
Chiodatura delle caldaie a vapore - Formazione degli spigoli.

166"

TITOLO II. - Alberi, Giunti fissi e mobili.

ARTICOLO 1. - Degli Alberi e degli Assi

Pag. 167

Alberi - Classicazione - Alberi in legno - Perno a corona - Perno a pe


duccio - Perni in ferro - Albero verticale in legno.

Alberi verticali in metallo .

170

Albero poligonale in ghisa - Albero cilindrico in ghisa - Albero semplice

in ferro - Albero di Grue - Albero verticale duna Grue stabile - Albero


girante colla Grue - Albero verticale in lastra di ferro.
Alberi in ghisa ed in ferro
.
.
.
.
.
.
.
.
u fall'l2
Alberi in ghisa - Alberi in ghisa vuoti - Alberi rotondi vuoti - lnnesti

degli Alberi in ghisa vuoti formati in due o tre parti - Albero in ghisa
massiccio - Albero massiccio con nervature -Alberi motori in ferro - Albero
ripiegato.
Regole e Fermate pratiche

173

Tabella del Diametro dei Perni degli Alberi sottomessi a sforzi di torsione l'75
Regola pratica - Lunghezza degli Alberi - Sezione degli Alberi.
Diametro degli Alberi in ferro fucinato (1 casa) - Diametro degli Alberi
in ferro (2 casa) - Diametro degli Alberi in ghisa (1 caso)

178

Diametro degli Alberi in ghisa (20 caso) - Tabella dei Diametri degli Alberi
di trasmissione d'una grande lunghezza in ferro facinato

ARTICOLO 11. - Giunti ed Innesti ssi e mobili

179

180

Giunti ed Innesti - Varii sistemi dInnesti - Giunto o Chiavetta - Giunto

innesto semplice verticale - Giunti a mezzo ferro con Manicotto - Giunto a


mezzo ferro con Dente a coda di rondine. - Giunto a cima a cima - Mani
cotto a collare - Giunti dAlberi in ghisa vuoti - Giunti con Manicotti in

due parti - Giunto ad artiglio - Giunto a disco - Giunto a disco e Blatta a


coda di rondine - Giunto a disco senza bietta.

Regole e Fermate pratiche


.
.
.

a 184

Tabella delle Proporzioni di alcuni Giunti

186

Giunti mobili - Giunto dOldham - Giunto olandese o di Cardano - Giun


tura cardanica delle Elici.
l90
ARTICOLO III. - Innesti e Imbracamenti
.
.
.
.
.
.
.
.
Imbracamento per rendere girevole l'elice - Imbracamento compiuto - Im
bracamenti a denti od artigli con ruota dentata - Imbracamenti per frizioni.

Anrrcor.o IV. - Sostegni, Sedili, Seggi e Sloggi

XIII
Pag. 194

Sostegni - Sostegni per gli Alberi orizzontali - Staggi - Castelletti - Sedili


con cappello - Descrizioni - Lubricazione dei Cuscinetti - Composizione del

Cuscinetti - Sedile coi Cuscinetti ottagonali - Sedile a quattro Chiavarde Sedile a suola verticale o a mensola - Sedile sostenuto da Mensola - Sedile
verticale e laterale - Sedile pensile - Sedile a due rami.
Formole e [tegole pratiche .
.
.
.
.
.
.
.
.
.
n 200
Dimensioni dei Cuscinetti rapportati al Perno - Dimensioni rapportate alle

Chiavarde.
Tabella delle Dimensioni principali dei Sedili per Perni di 0,030 a 0,500 203
Tabella delle Dimensioni principali dei Sedili (seguito) .
.
.
.
204
ARTICOLO V. -- Sostegni a bronzina e Collari .
.
.
.
.
.
.
205
Bronzina - Bronzina compiuta - Cardine delle Turbine - Forma della. Tur
bina di Fourneyron - Cardine della Turbina Fontaine - Bronzina a mensola -

Cardini delle Grue - Cardine girante in ghisa - Cardine in ferro fuso e ro


vesciato - Cardine duna Piattaforma - Cardine sferico - Dei Collari - Col

lare cilindrico - Collare conico - Bossoli a guida.


Regole e Formato pratiche

213

Tabella dei Diamelri in millimetri di Cardini in ferro ed in acciaio per


carichi dati di 10 a 100,000 chilogrammi
.
.
.
.
.
.
215

TITOLO III. -- Organi per la Trasmissione e Trasformazione del Moto.

Annoor.o I. - Trasmissione e Trasformazione del Moto in generale .

Pag. 216

Trasmissione del Moto - Trasformazione del Moto - Trasmissione equabile

del Moto fra due assi paralleli.


Arrxcor.o Il. - Delle Ruote dentate - Principii generali - Imboccamenti

218

Ruota e Rocchetto - Linea dei Centri - Circonferenza primitiva - Denti Forma dei Denti.

Delle Curve generate dalla rotazione duna Curva sopra unaltra

) 221

Evolvente circolare - Cicloide - DellEpicicloide - Posizioni degli Alberi.


ARTICOLO III. - Ruote dentate, rette o cilindriche - Descrizione di due Ruote

cilindriche che imboccano esteriormente .


Lunghezza dei Denti - Spessezza dei Denti.
Descrizione d'una Ruota dentata
.
.

226

)228

Sostituzione di un arco di circolo all'arco epicicloidale - Costruzione - Im


boccamento di Lalxire.

Costruzione pratica di due Ruote dentate cilindriche

230

ARTICOLO IV. - Imboccamenti ad Eooloente circolare


.
.
.
.
.
o %l
Inconvenienti degli Imboccamenti a epicicloide - Vantaggi dein imbocca
menti ad evolvente circolare.
Aarrcor.o V. - Imboccamento coi denti elicoidali
.
.
.
n 233

Costruzione delle Ruote elicoidali - Imboccamenti duna Dentiera o Cramastro


e dun Rocchetto - Della Vite perpetua - Costruzione della Vite perpetua
che imbocca con un Rocchetto - Vite tangenziale.
n238
Regole pratiche
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Proporzioni delle varie parti duna Ruota dentata - Dimensioni del Denti -

Spessezza dei Denti - Passo dei Denti - Dimensioni della Corona - Dimen
sione delle Razze - Numero delle Razze - Lunghezza e Spessezza del Mozzo.

Tabella delle Dimensioni da darsi al passo ed alla spessezza dei Denti dun
Imboceamenlo, quando si conosce la pressione, che deve sopportare .
245
Tabella delle Proporzioni da darsi alle Razze delle Ruote
.
.
.
247
ARTICOLO VI. - Imboccamenti conici o d'angolo
.
.
.
.
.
.
ve
Imboccamento a lanterna.
ARTICOLO VII. - Dei Modelli in legno

Modelli delle ruote dentate - Modello della Corona - Del Mozzo - Delle Razze -

Modello duna Ruota dentata dangolo.

252

XIV
Regole pratiche -- Tabella dei Diamelri comparativi da darsi ai Modelli in
legno degli Organi aventi una forma cilindrica, che si fanno in ghisa
torniti o non lorniti .
.
Modo di servirsi della Tabella.

Day. 254

ARTICOLO VIII. - Trasmissioni del Moto per mezzo di Puleggie e Tamburi con
Cingoli .
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.

7)

Puleggie - Razze - Corona - Disposizioni delle Puleggie - Coraggio senza

Guida - Trasmissione con Puleggia di rinvio - Coreggia mezzo incrociechiata


con Puleggia di rinvio - Caso generale degli Assi incrocicchiati - Imbraca
mento a cingoli - Delle Funi 0 Corde - Gomena - Delle Corde metalliche -

Resistenza delle Funi.

Funi cilindriche in fili metallici ed in canape della fabbrica Nercal e Oomp.

di Londra pel servizio dei piani inclinaliper le miniere e per la marina

Puleggie estensibiti.
ARTICOLO IX. - Dei Coni a puleggia o Pnleggie coniche e Tamburi
ARTICOLO X. - Trasmissione con Puleggie e Catene
.
Delle Catene - Coreggia a catena - Catena a cuneo.

Regole pratiche

267
269
270

))

Determinazione del rapporto dei Diametri delle Puleggie - Determinazione


della larghezza delle Coreggie.

Tabella per determinare la Larghezza delle Goreggie, la Pressione snin assi


delle Pnleggic, conoscendo la forza da trasmettersi e larco abbracciato
dalle Coreggie
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Velocit delle Coreggie - Tenditore applicato alle Coraggio - Congiunzioni
delle Coregge - Proporzioni delle luleggie.

))

Tabella delle Dimensioni principali delle Pnleggie in ghisa senza rilieei dai
))
due lati della corona impiegate per la trasmissione del Moto
Dei Coni a puleggia.
Regole pratiche per la Costruzione delle Catene, Uncini ed Anelli
.
Degli Uncini - Degli Uncini semplici - Uncini a doppio occhio od Anelli -

Orecchi ed Occhi.
I) 286
ARTICOLO XI. - Degli Eccentrici, dei Boccinoli e delle Palmole
.
Eccentrici - Costruzione - Eccentrico intermittente e variabile detto anche
a onde - Dei Bocciuoli - Delle lalmole.
Regole pratiche
.
.
.
.
.

'
.

Regole pratiche per la costruzione dei Boccluoli - Palmole.


ARTICOLO XII. - Delle Manooelle in ferro ed in ghisa .
.
.
.
.
Manovelle - Manovella motrice semplice in ferro - Delle Manovelle semplici

I)

298

in ghisa - Manovelle motrici occupate.

Regole pratiche
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
l) 300
Diametro del Bottone della Manovella - Dimensioni delle Manovelle in ferro Mozzo - Proporzioni delle Manovelle in ghisa.

ARTICOLO XIII. - Delle Bielle o Aste di rimando

))

Bielle o Aste di rimando - Delle Bielle in ferro fucinato - Della Testa delle
Bielle - Dei Cuscinetti - Delle Bielle in ghisa - Costruzione delle Bielle in
ferro - Bielle in ghisa - Delle Bielle in legno.

Regole pratiche - Proporzioni delle Bielle in ferro

i;--1._ v

Tabella dei Diametri delle Aste e Carpi delle Bielle in ferro fucinato
Tabella delle Dimensioni delle Teste delle Bielle in ferro fucinato

Proporzioni delle Bielle motrici in ghisa - Sezione del Corpo -roporzioni


delle Teste.

Tabella dei Diametri e Sezioni del Corpo delle Bielle in ghisa


.
l)
Tabella delle Proporzioni relative ai Cuscinetti e alle Teste inferiori delle
.

ARTICOLO XIV. - Dei Bilancieri e dei Parallelogrammi .

Bielle in ghisa

l)

Bilancieri - Bilancieri semplici - Bilancieri doppii - Bilancieri in ferro Bilancieri in legno.


\

ARTICOLO XV. - Modo di mantenere rettilineo il movimento di un punto nel


sistema articolato
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
))
Tracciamento del Parallelogramma - Bilanciere senza Asse di rotazione

))
ARTICOLO XVI _ Cilindri e loro Costruzione
.
.
.
.
.
.
.
Cilindri - Cilindro a vapore - Cilindri a vapore con Camicia o Involucro Cilindri doppii con Inviluppo - Cilindri a vapore oscillanti - Cilindri delle

XV

Locomotive - Cilindri delle Trombe ad acqua - Cilindri ad aria - Cilindri per


azione e lavoro esteriore.

Regole pratiche - Calcolo dei Cilindri sottomessi ad una pressione in


teriore .
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Rag. 335
Tabella comparativa delle Resistenze proporzionali dei diversi Corpi di
tromba impiegati nell'elevazione dell'acqua in alcune citt
.
.
n 339
ARTICOLO XVlI. - Scatole di Chiusura o Bossoli a Stoppa. metallici ed in cuoio 342
Bossoli a stoppa o stufng-box - Bossolo a stoppa a coprimento.
347
Regole pratiche
.
.
.
.
.
_
.
.
.
.
.
ARTICOLO XVIII. -- Stantu per Cilindri a vapore, ad acqua o ad aria .
349
Stantuf o Emboli - Stantuf per Macchine a vapore - Stantuf delle
Trombe - Stantuf ad acqua - Stantuf con Bordatura o Guernitura in ca
napa - Stantuf per Trombe idrauliche.

Regole pratiche
.
.
..
.
.
.
.
.
.
.

ARTICOLO XIX. - Delle Traverse e Guide delle Aste degli Stantu


Regole pratiche
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
ARTICOLO XX. - Dei Tubi, loro Unioni e Costruzione .
.
.

%t
'JU

Tubi - Unione dei Tubi in ghisa - Unione dei Tubi in lastra di ferro

Unione dei Tubi di bronzo- Raccordamenti e Attacchi per Diramazioui


Tubi in ottone ed in rame e loro Raccordamcnti - Tubi in lastra di ferro

incatramati o Tubi di ferro e 10r0 Raccordamento - Tubi di piombo - Tubi


in pietra, in terracotta, in legno ed in cartone incatramato.
Il
372
Regole pratiche
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Tabella delle Dimensioni e del Peso dei Tubi per condotte in lastra e bitume
fabbricati da Chamcroyc e Comp. .
.
.
.
.
.
.
.
) 373

ARTICOLO XXI. - Otturatori o Apparecchi di Chiusura, Robinctti o Chiavi, Val


vole. ecc. .
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
376
Chiavi o Rubinetti - Rubinetto a cannella.

Tabella delle Dimensioni principali dei Robinetti o Collaretti di Tipo


inglese

379

Rubinetto a tre acque - Delle Valvole - Valvole coniche - Valvole a sfera Rubinetti-Valvole o a Valvola - Robinetto a cateratta - Rubinetto a sistema

dOrleans - Delle Valvole a cappello


Regole pratiche
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Tabella delle Dimensioni principali dei Robinetli a doppia Valvola .
Tabella delle Dimensioni principali dei Robinelti del signor Thiebaut
Costruzione delle Valvole
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.

ARTICOLO XXII. - Colonne - Cavalletti - Castelli e Intelaiaturc .

Cavalletti o Castelletti - Delle Colonne in ghisa - Colonne in ghisa piene


- Colonne in ghisa accoppiate - Colonne in ghisa piene con nervature - Co
lonne in ghisa vuote - Colonne con nervature e nocciolo cavo - Intelaia

ture o Castelli per la Trasmissione del Moto.


.
Regole Pratiche
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
395
Proporzioni delle colonne piene - Colonne con nervature - Proporzioni delle
colonne vuote.

Tabella delle Esperienze sullo Schiacciamento della Ghisa

Tabella per calcolare le Colonne in Ghisa Piene


.
.
.
398
Tabella delle Pressioni, a cui hanno potuto resistere Colonne in Ghisa Piene
di Diametro ed Altezze diverse
.
.
.
.
.
.
.
.
401

Tabella dei Diametri delle Colonne in Ghisa Piene e dAltczze variabili e


)1 402
delle Pressionipche possono portare .
.
.
.
.
.
.
Tabella delle Pressioni, a cui hanno potuto resistere con sicurezza Colonne
Vuote in Ghisa
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
,
404
ARTICOLO XXIII. - Dei Volanti Regolatori .
.
.
l07
Volanti regolatori - Volanti ad imboccamento in ghisa - Azione della Forza
centrifuga sul Volanti.

Regole pratiche
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Tabella dei Corjlcienti numerici, che servono a determinare il Peso dei Vo

413

lanti secondo il sistema della Macchina e il Grado della Regolarit


4l5
Tabella delle Velocit Circonferenciali della Corona di un Volantc,presa la
media del Diametro c della Velocit di Rotazione.
.
.
.
.
418
Tabella che serve a Determinare la sezione della Colonna di un Volante

in Ghisa

I)

XVI

ARTICOLO XXIV. - Delle Tinte Naturali e Convenzionali dei oarii Materiali, di


Pag. 424
cui sono composte le Macchine
.
.
.
.
.
.
.
Colori - Tinte naturali - Tinte convenzionali - Mattoni ordinarii - Mattoni
apiri o refrattarii - Pietre da taglio - Ghisa o Ferro fuso Acciaio - Stagno

- Cuoio - Legno - Rame - Bronzo - Ottone - Composizione delle Tinte Na


turali - Acciaio - Rame - Ottone - Bronzo - Ghisa o Ferraccio - Cuoio o
Gomma elastica - Legno - Muratura in Mattoni - Pietra - Piombo e Acqua
- Ghiaia e Terra - Acqua dolce - Acqua salsa - Gomma elastica - Terra Dei Disegni acquarellati.
VOCABOLARIO TECNICO TALIANO-FRANCESE e FRANCESE-ITALIANO, contenentei
termini usati in ispecie nella Meccanica-pratica.

INTRODUZIUNE
Principii generali di Meccanica teorica-pratica.

ARTICOLO I.

Denizioni Generali 0 Propriet dei Corpi.

1. Meccanica. - La meccanica quella. parte delle matematiche, che


tratta delle leggi del moto e dell equilibrio dei corpi e del modo (1 applicarle

per mezzo delle macchine.

La parte, che tratta del moto, dicesi dinamica dalla voce greca dgnamis
(forza); quella che tratta dellequilibrio statica dalla voce greca sta (sto).
Allorch trattasi di uidi la statica prende il nome di idrostatica e la dinamica
di idrodina-mz'ca.
v
2. Sue Divisioni. - Essa dicesi speculativa, teorica o razionale, se tratta
unicamente dei principii senza la loro applicazione, escludendo nei corpi ogni
loro propriet; si dice pratica ed istrumcntale, quando considera i corpi tali
quali si presentano in natura escludendo ogni concetto puramente idealcfl).
La meccanica applicata tratta della stabilit delle costruzioni e della teoria
dinamica delle macchine, delle relazioni tra il loro movimento e delle cause

che lo producono.
.
Idraulica chiamasi quella parte, che studia il modo di innalzare, dirigere,
condurre liquidi ad uno scopo presso. Essa si appoggia sulle prop0sizioni
della meccanica. razionale e sui dati dell'esperienza.

(I) La meccanica pu considerarsi ancora come arte, e la professano coloro, i quali non sanno dar ragione
delle sue leggi, ne del princlpli, sui quali sono costrutto le macchine. Gli arteci ed i fabbrlcatori di macebine la
professano per mestiere.
1

K.

2
La meccanica usuale od industriale tratta delle propriet delle macchine
e dei processi impiegati per costruirlo. Essa comprende la meccanica geome
trica delle macchine, la loro teoria dinamica e la loro costruzione.

Sotto il nome poi di tecnologia meccanica essa tratta delle conoscenze


concernenti gli strumenti detti anche macchine utensili o stronzentali od
operatrici (outils) , le quali, mosse da. apparati di trasmissione, eseguiscono le
diverse operazioni dell industria. Tali sono le macchine da lare, da tessere,

da piallare, i laminatori, ecc.


Chiamasi cinematica 0 meccanica geometrica quella parte della meccanica,
che tratta del moto dei corpi e dellintensit e della durata delle forze, che

modicano il movimento, facendo astrazione dalla materia, di che sono composti.


Dicesi macchina in generale ogni apparecchio atto ad utilizzare lazione delle
forze sia come motore, sia come strumento (I). Le parti delle macchine si chia
mano organi, e si possono classicare in due specie, cio in principali esecondarii.
Principali sonoquelli,che operano ciascuno isolatamente, ed il cui insieme co
stituisce la macchina; secondarii invece quelli, che adempiono ciascuno iso

latamente una delle funzioni, il cui insieme costituisce propriamente lorgano


principale,al quale appartengono. I primi si chiamano parti della macchina,
ed i secondi pezzi o semplicemente organi. Comporre una macchina vuol dire
disporne convenientemente le diverse parti. Comporre una parte di una mac
china vuol dire disporre convenientemente diversi pezzi od organi della mede
sima. Comporre un pezzo od Organo vuol dire determinare le forme e dimen
sioni dellorgano secondo le funzioni, a cui deve soddisfare, e le resistenze,
che debbe vincere.
3. Stato del Corpi. - La maggior parte dei corpi tanto semplici quanto
comp0sti si presentano o allo stato solido (come i legni, le pietre, i metalli),
0 allo stato liquido (come l'acqua, l'alcool, lolio), o allo stato aeriforme 0

gasoso (come laria, l'ossigeno, lidrogeno, ivapori). Ai gas ed ai liquidi si da


il nome generale di uidi (2).
Molti corpi possono presentarsi successivamente sotto i tre stati secondo i varii
cambiamenti della temperatura. Lacqua, uno dei corpi pi sparsi nella natura, ci si

presenta abitualmente allo stato liquido, passa congelandosi allo stato solido, ed assume
lo stato aeriforme trasformata che venga in vapore. Un gran numero di altri corpi
sono ridotti ad arte sotto queste tre forme, e l'analogia ci rende proclivi ad ammettere

potersi ottenere altrettanto con tutti i corpi, purch si possa disporre di mezzi sufcien
temente energici; dissiparono ogni dubbio le esperienze del sig. Despretz, il quale

ottenne di liquefare e volatilizzare il carbone, il pi apiro fra i corpi conosciuti.

4. Propriet. dei Corpi. - Per propriet dei corpi sintendono le loro

diverse maniere di presentarsi ai nostri sensi, e si distinguono in generali ed


in particolari. Le prime sono quelle, che spettanoatntti i corpi in qualunque
stato si considerino, e sono: limpenetrabitz't, lestensione, la dioisibtlit, la

porosit, la eompressibitit, lelasticit, la mobilit, linerzia.

(1) Non bisogna immaginare, che una macchina aumenti una forza data, mentre al contrario essa la diminuisce
per le resistenze dette passive. Questo inconveniente delle macchine sl esprime in meccanica dicendo: si perde
in forza quello che si guadagna in tempo, e reciprocamente si guadagna in forza ci che si perde in tempo.
(2) Il calore prOduce un fenomeno singolare, al quale si dii il nome di stato sl'croiduIe, spccnlmente studiato dal

Boutlgny, e che si forma quando si versa un quuldo su duna lastra Incandesceote.

3
Le propriet partiClari sono quelle, che si presentano soltanto in certi
corpi o in certi stati dei corpi, cio: la solidit, la uidit, la tenacit, la
duttilit, la malleabilit, la durezza, la trasparenza, il colore, ecc.
Limpenetrabilite la propriet, per la quale due corpi non possono occupare st

multaneamente la stessa porzione dello spazio. Lestensione la propriet, che ha


ciascun corpo di occupare una porzione limitata. dello spazio. Dioisibilit la pro
priet, che possiede ogni corpo di poter esser ridotto in parti distinte. Porositt quella.
propriet, che hanno le molecole dei Corpi di lasciare fra loro degli interstizi detti pori,
iquali sono di due specie, cio pori sici e pori sensibili; i primi non sono mai appa
renti, mentre i secondi si scorgono nei legni, nelle spugne, ed in gran numero di
pietre. La compressibilit la propriet, che hanno i corpi di poter esser ridotti ad
un volume minore per effetto d'una pressione, ed e una conseguenza della porosit;
i liquidi la posseggono in piccolissimo grado. Lelasticit la propriet, che hannoi
corpi di riacquistare la loro forma ed il loro volume, allorch ha cessato dagire la

forza, che alteravane la forma ed il volume. La mobilit e la propriet, che hanno i


corpi di poter passare da un luogo allaltro. Chiamasi immobilit la permanenza nel
medesimo sito. Linerzia una propriet negativa, cio linettitudine della materia a
passare da se stessa dallo stato di moto a quello di quiete, o viceversa.

5. Caduta. -- Tutti i corpi abbandonati a se stessi cadono sulla terra se


guendo la linea verticale o il lo appiombo. Questa tendenza si chiama. gravit

ed dovuta. allattuazione della terra, ossia allattrazione reciproca fra la massa


della materia del globo terrestre e quella dei corpi. Essa opera su tutti i
corpi, qualunque sia la condizione, in cui si trovino (Vedi del Moto Accelerate).

6. Massa. - La massa dei corpi e la quantit di materia, che essi contengono,


ovvero la quantit della sua inerzia.
_
7. Volume. - Il volume dun corpo il posto occupato da esso nello spazio.

Il volume pu variare, ma non la massa; la massa assoluta di un corpo non


si pu determinare, ma. si pu sempre determinare la massa relativa.

8. Peso. - Ilpeso di un corpo si ottiene moltiplicando la sua massa M per g o


met. 9,81, valore della velocit, che acquistano i corpi a termine del primo

secondo della loro caduta), perci si avr P :Mg e M :E-.


Esempio. - Ammettendo che la massa dun corpo sia eguale a 4, il suo peso P
sar 4 x 9,81 ': Cg. 39,24.

La massa di un corpo si ottiene dividendo il suo peso per g. Cos un corpo


di peso P:Cg. 39,24 avr per massa M:

:4 (2).

9. Peso assoluto, relativo e specico. - In qualsiasi corpo bisogna


distinguere il peso assoluto, il peso relativo e il peso specico.

(I) Valore corrispondente alla latitudine geograca di Parigi adottato nei casi pratici ovunque come Iiis0ih
dell'accelerazlone della gravit.
Al Polo i corpi cadendo percorrono nel |o minuto secondo metri
4,9l573.
'EQUBIOIO I
n
D
I
n
a
n
,8905L
Sotto il parallelo 45
.
n
.
n
4,90502
(2) Non si deve confondere la massa col peso, poich la relazione fra questo e quella non regge che pei soli
corpi posti in un medesimo luogo; infatti la stessa massa, portala alle regioni polari o sotto l'equalore oppure
ad una grande profondit, ove la forza di gravit varia, non darebbe Il medesimo peso. Ci dimostra laccelera
mento delle oscillazioni del pendolo a secondi andando verso il polo, onde la necessit di allungarlo perch
batta i secondi veri.

4
Il peso assoluto di un corpo la pressione, che esso esercita sullostacolo,
che ne impedisce la caduta, la quale risulta dalla. pressione della gravit sulla

massa del corpo, perci il peso dun corpo prop0rzi0nale alla sua massa.
Il peso relativo di un corpo quello, che si determina colla bilancia, ossia
il rapporto tra il peso assoluto del corpo ed un altro peso determinato sciolto
per unit come il gramma.
'
'
La densit o gravit specifica 0 peso specico dun corpo la quantit di
materia, chesso contiene in un dato volume, 0 il numero delle unit di peso,

che pesa. lunit di volume di questo corpo paragonato con altro di ugual
volume preso per termine di confronto. Si dice perci pi denso quello fra due
corpi, il quale sotto lo stesso volume contiene pi massa, ovvero quello che
contiene la. stessa massa in minor volume.
Ne segue perci: 1 Che la densit di un corpo e il rapporto che esiste
tra la massa ed il volume del medesimo; 2' Che le densit di due corpi stanno
in ragione diretta delle loro masse, ed inversa dei loro volumi.

Per convenzione fu sciolto quale unit di peso il Chilogramma e quale unit


di volume il decimetro cubo; perci la densit di un corpo il numero', che
esprime qu'anti Chilogrammi pesa un suo decimetro cubo; cos il peso dun
decimetro cubo di acqua distillata, al maximum di densit, cio alla temperatura

di 4 centigradi, essendo un Chilogramma, la densit dellacqua uguale ad uno.


Da questa denizione si ricava in generale, chiamando d la densit, P

(I) il peso del corpo in Chilogrammi e V il volume del corpo in deeimetri cubi,
la seguente formola, per mezzo della quale, conoscendo due termini, si potr
sempre trovare il terzozd :%, donde P:d,-V e V:-%.

Impiegando questa formola si possono risolvere tre specie di problemi, cio


1 dato il peso ed il volume dun corpo, trovarne la densit; 2 data la densit

ed il volume, trovarne il peso; 3' dato il peso e la densit, trovarne il volume.


1 Esempio. - Il peso di un pezzo di ferro di Chilg. 35,046, il volume di decim.
cubi 4,5: quale sar la sua densit ?

Soluz. e=-5954= 7,788.


2 Esempio. - Qual il peso dun pezzo di ferro, il cui volume di decim. cubi 4,5?
Soluz. La densit del ferro essendo 7,788, la seconda formola precedente da P:
7,788 x 4,5 : Chil. 35,046.
3 Esempio. - Qual il volume dun pezzo di ferro, il cui peso di Chilogr. 35,046, la
densit :7,7780?
Soluz. La terza formula precedente dar. V=C ' 5.7%486 =dec. cubi 4,5.
9

REGOLE - Dalla solzione dei suesposti problemi si pu dedurre le seguenti


regole:
I. Dividendo il peso assoluto di un corpo per il suo volume il quo;iente
esprime la sua densit;
2. Il peso assoluto di un corpo uguale al prodotto della sua densit pel
suo volume;
(I) Siccome Il peso P di un corpo proporzionale alla sua massa ed all'intensit della gravita g, cosl si pu
prendere per misura dipeso il prodotto Mg, cio supporre P:3Mg nella formula M:%, in quale servea trovare la
Musa quando sta noto il peso.

5
3. Il volume dun corpo uguale al quogiente del suo peso assoluto diviso
per la sua densit.
l0. 0sservazioni. t In pratica si pu senza alcun inconveniente supporre, che la den
sit dellaria ordinaria sia eguale allunit invece di 0,9987, che la media nel nostro
clima; dippi alla temperatura ordinaria dellatmosfera si pu senza grave errore trascu

rare linuenza della dilatazione sulla densit dei corpi.


2' Fai gas e i vapori si ritiene quale unit di densit quella dellaria atmosferica alla
temperatura di 0 cent. e sotto la pressione di una sua colonna di metri 0,16. Per
rapporto allacqua la densit dellaria a 0 e sotto la pressione di metri 0,76 secondo Biot
ed Arago 71%: 0,001290, e pi rigorosamente 0,00l299541, per rapporto al mercurio
.
C

1
:0,000096

Secondo le esperienze pi recenti di Regnault 1 litro daria a 0 e sotto la pressione


di metri 0,76 pesa gr. 1,203l87, un litro dacqua al massimo di densit gr. 1000,00, e
un litro di mercurio a 0 gr. 13505,93.

Per rapporto allacqua la densit dellaria a 0 sotto la pressione di met. 0,76


0,001293187, e per rapporto al mercurio 0,0000951 (Vedi la Tabella seguente).
11. Determinazione del Peso specico di un Corpo. --Sec0ndo il

principio dArchimede un corpo solido, immerso in un liquido, perde una parte


del suo peso eguale al peso del liquido che egli sposta, perci, se esso pi
leggiero del liquido, galleggia sul medesimo immergeridovisi nch il peso

del liquido spostato eguain il suo. Quindi le densit del corpo solido e del
liquido stanno fra loro come la parte immersa del primo sta al suo volume totale.
Perci, se un corpo ha un peso specico uguale a 1/5 di quello del liquido,
esso galleggia per 4/5 del suo volume ed un quinto sar immerso spostando
esso un volume di liquido pesante come tutto il corpo. Su questo principio ri
posa la ricerca dei pesi specici. Onde, per far galleggiare un corpo speci
camente pi pesante dellacqua, lo si collega con un altro, che ne sia spe
cicamente pi leggero.
Facendo P il peso assoluto del corpo pi pesante,

pi leggero

n ed m i loro pesi specifici si ha: P (mi) 11:]; (1-1:) m.

Dai principii su esposti risulta che: 1' se il corpo ha la medesima densit


dell'acqua, immerso in essa, rimarr sospeso in qualunque posizione, e il suo
peso assoluto uguale alla massa d'acqua.spostata, quindi il suo peso specico

sar uguale ad 1; 2 se il corpo sar pi denso, immerso nellacqua cade al


fondo; 3 se galleggier sar pi leggiero. Quindi si determina la densit di
un corpo pesandolo prima nellaria. per ottenerne il peso assoluto e poi pesan
dolo nellacqua trattenendolo con un lo; sottraendo il secondo peso dal primo,

la differenza esprimer la perdita di peso, edividendo per questultimo il peso


assoluto si avr la densit o peso specico.
Esempio. - Qual sar il peso specifico di un corpo, che nellaria pesa Cg 2,555

e nellacqua Cg. 1,212?

'

Soluz. Peso assoluto

Cg. 2,555

Peso nellacqua .

Cg. 1,212

2 555
Il suo peso specifico sar: 3g=i,902. Diterenza Cg. l,843
)

Quando il corpo galleggia sullacqua se ne determiner la densit attaccan

dovene un altro pi pesante, per esempio del piombo, dopo di avere deter

6
minuto il peso assOluto delluno e dell'altro; poi si vedr quanto il piombo perde
del suo peso e quanto perdono entrambi, e da. questa perdita complessiva si
sottrarr quella del piombo; la differenza sar la perdita del corpo, di cui si
vuol sapere la densit. Dividendo il peso assoluto per questultima, si avr il
peso specico del corpo.
Esempio. - Qual sar il peso specico di un pezzo di legno di pioppo, il quale
galleggia sullacqua?
Soluz. Peso del pezzo di legno . . . . . . . . . 200 grammi
Peso dun pezzo di piombo attaccatovi . . . . 600 )
Perdita di peso del pezzo di legno nellacqua

54

Perdita di peso dei due corpi insieme nellacqua 450


Onde quella del legno sar .
450-54:396

Il peso specico del legno sar.

20,405

Per trovare il peso specico dei liquidi, si pesa un corpo (che non assorbisca
il liquido) prima nellaria, quindi nellacqua e nalmente nel dato liquido. La
perdita di peso del corpo nel liquido si divide per la sua perdita di peso nel
l'acqua e si avr il peso specico di questo liquido.
Esempio. - Qual sar il peso specico duna soluzione salina data?
Soluz. Preso un corpo lo si pesa nellaria, e trovasi ad esempio 15 grammi, indi nel
lacqua ti, e nella soluzione 9,75; quindi risulta che nellaria perde 4 grammi e nella solu
zione data 5.25. Si conchiuder che il peso specifico della soluzione sarl'%r:zi ,319.5(1).

A questo ne si usano secondo i casi tre metodi, cio quello della bilancia
idrostatica, quello degli areometri e quello della boccetta; i quali tutti riduconsi
a cercare prima il peso assoluto del corpo, indi quello di un egual volume dacqua.
12. Densit. dei Gas. - La densit di un gas, o il suo peso specico il
rapporto del peso dun certo volume di questo gas a quello di un egual volume

d'aria prendendo il gas e laria ambidue a 0 ed alla pressione di metri 0,76.


Onde per conoscere la densit dun gas bisngna conoscerne il peso dun certo vo
lume a 0 ed alla pressione di metri 0,76, indi quello di un egual volume daria alla

stessa temperatura ed alla medesima pressione, e dividere il primo peso pel secondo.

Seguendo per tal operazione il metodo di Regnault, si sospender al piatto duna bi


lancia la vescica, che serve a pesare il gas, e la si equilibra con unaltra vescica dello
stesso volume ermeticamente chiusa, che si sospende allaltro piatto. Queste due ve

sciche dilatandosi contemporaneamente spostano sempre unuguale quantit daria e quindi


le variazioni di pressione e di temperatura dellatmosfera non hanno alcuna inuenza
sulle posate. Quando si ha riempito la prima vescica d'aria e poi del gas, di cui si cerca
la densit, la si colloca in un vaso di zinco circondato di ghiaccio, onde la si trovi alla

temperatura del ghiaccio fondente, ed avendo cura di non chiudere la chiavetta se non
quando il gas introdotto esso pure a 0' si evitano le correzioni di temperatura. Final
mente si valutano i pesi dei due gas alla pressione di metri 0,76 dietro il principio che
essi sono proporzionali alle pressioni (2).

(l) Il peso specico delle leghe e del miscuglt non pu aversi esattamente da quello dei singoli corpi mescolati
O legati, succedendo soventi in tali casi una chimica compcnetrazione; Infatti mescolando un litro l'acido sollorico
con un litro d'acqua, la miscela ottenuta non ha la media densit; lo stesso dicasi dell'alcool.
Le sostanze di egual nome hanno spesso una densit assai ditlcrente. I metalli variano secondo il grado di
purezza, e secondo che sono fusi, battuti, tornti, contati, ecc.
Per i legni ha molta inuenza la natura del suolo, In cui sono cresciuti, e la stagione, In cui furono tagliali_
(2) Pel gas, che intaccano Iottoue, come il cloro, invece della vescica a chiavetta si adopera un vaso, che chiu
delt con turacciolo smerigliuto.

T A B E L L A I.
mao SPECIFICO DI ALCUNI CORPI SOLIDI, LIQUIDI E GASOSI.
a:
.__...

Di:ssrri

NOME "El 00

Dammi

sie'ico

NOME DEI coma

dildecim.c.

Solidi

DBNI

.l.l'fl.

NOME ma coma

di declm.c.

Solidi

laminato . . . 22.0600
-_= passato alla liera 21.0117
E luci_nato.
. 20.3366

(3.1153.

dllldwim<cl

Solidi

Diamante pi greve,
un po color di rosa
Diamanti ipileggieri

Legno di faggio
1d. frassino
ld. tasso .

3.5310
3.5010

0.8520 i
08150
0.8070

2' puricato

10.5000 -Flintglas inglese .

3.32.03

Id.

olmo . .. .

08000

3 lucmato .

10.3617

Spato uoro rosso

3.1011

Id.

melo .

0.7330

O fuso .
Tunsteno

10.2581
17.0000

'lormalina verde .
Zaro del Brasile

3.1555
3.1308

1d.
Id. _

arancio . .
abete giallo.

0.7050
0.6570 1|

. .

13.5080

Asbeslo duro

2.0058

Id.

tiglio .

0.6010

11.3523

Marmo di Paros

2.8376

ld.

cipresso .

0.5080

Palladio .
110010 .
A_rgento fuso

11.3000
11.0000
101713

Quarzo-diaspro onice.
Smeraldo verde
.
Perle .
. . . .

2.8160
2.7755
2.7500

Id.r
Id.

cedro. _
pioppo bian
cod|S agna

05610

Bismuto luso

9.8220

Calce carbonizzata cri-

1d.

sasso rossa

01828

Rame in lo
lian_1e fuso .

8.8785
8.7880

stallizzata.
Quarzo-diaspro

Id. pioppo 0rd. .


Sughero . . . . .

0.3830
0.2100

llloliddeno

8.6110

Corallo

Arsenico .

8.3080

Mercurio .
. Piombo fuso

Nwhelio fuso

2.7182
2.7101

2.6800

Cristallo di rocca puro

2.6530

'

Liquidi

Mercurio. . .' . - . 13-5980

8.2700

Quarzo-agata

8.1000

Feldspato limpido

Acciaio non battuto .


Cobalto l'uso

7 8163
7.8110

Votr0 di S. Gobain
2.1882
Porcellana della China _ 2.3817

Acido solforico
111. 3201050

1.3100
1.5500

0.5200

Ura_nio

2.0150

1d.

(secondo R

2.5611

gnault)

133-50503
.

Ferro in barre

7.7880

Calcesolfata cristallizz.

2.3177

Acqua del Mar Morto .

1.2103

Stagno fuso.

7.2011

Porcellana diSvres .

2.1157

Acido azotico

1.2175

Ferro fuso .
Zinco fuso

7.2070
6.8610

Solfo nativo
Avorio

2.0332
1.0170

Acqua di mare
Latte . . . .

10263
1.0300

Antimonlo fuso

6.7120

Alabastro

1.8710

Acqua distillata

1.0000

Tellurio .

61150

Antracite

1 8000

Vino di Bord .

0.0030

5.0000

Allumc

1.7200

_Jodio .
. ,
Spato pesante .

Cromo

.
_

10180
4.4300

Litautrace compatta .
Jaiso, ambra nera _

1.3202
1.2500

-Gwrgone di Ceylan .

Id.

di Borgogna

0.0015

Olio doliva .
Etere muriatico

0.0153
0.871

1.1161

Succinooambra gialla . 1.0780

llubino orientale .

12833

Le mo di quercia .

_To azio orientale .

1.0107

Satin .

0.9726

Bitume liquido, detto

3.0011
3.5610
3.5180

Ghiaccio nello stato di


fusione
. . . .
Potassio .

0.0300
0.8651

nafta
. .
Alcool assoluto
Etero solforico .

Za ll0 orientale.
I.Topazio di Sassonia .
Berillo orientale .

Olio essenziale di te

1.010

robentina .

0.8607

0.8175
0 712
0.7155

DENSIT di alcuni gas a 0 e sotto la pressione di 0m'76, essendo 1 quella dellaria.

Aria . . . .
Gas idriodiw

, Gas uosilicco
Gas cloroborico

1.0000 Acido uoborico .


11-13 2 Acido solforoso

2.371
2.231-

I Ossigcne . . . .
1 Deulo_ssido dazoto

3.5735 l Gianogene

1.806

1 Idrogeno bicarbonato

3.120

Gas clorocarbonco

Idrogeno fosforato

1.761

1.1057
1.0388

0.072

Ossido di carbone _.

0.057

Azoto .

0.0780

. lrotossido di azoto

1.520

3.300

i Acido carbonico

1.521

Idrogeno arsenian
Cloro .
. . . .
Ossido di cloro (dcn-

2.605
2.170

I Acido idroclorico .
Idrogeue protofosfoi rato
. . . . .

12171 1 Idrogeno carbon.delle


paludi .
1.211
ldrogene-

siti: calcolata). .

2.315

I Acido -idrosulforico

1.1012

(densit calcolata)

| Ammoniaca .

. I 0.5067

0.555
0.0688

DENSIT di alcuni gas a 0 e sullo la pressione di 0L'76, essendo quella dellaria 1


secondo le ultime sperienze di Rdgnault.
Peso dillltro

DENSIT 1

Peso di 1 litro

DENSIT
-gr.

Aria

1"e'oam

moooo l Ossigeno . . .

Idrogeno .
Azoto .

. ' 0080578
1.256167

006026 E Acido carbonico


0.117137

1.120802
1.077111

110563
1.521101

DENSIT di alcuni vapori ridotti pel calcolo a 0 ed alla pressione 019,76.


NOME DEI conrr

osnsrrix

NOME DEI conrr .

onnsrri.

NOME DEI CORPI

DENSIT

Vapore di idrogene ar

Vapore di percloruro di
slagno .

Vapore di fosforo .

4.3550

9.200

- di etere ossalico_ .

5.087

8.716

- di essenza di terebentina .
-- di protocloruro di

- di iodio . . . _.
- di percloruro di uinio . . . .

6.856

_ dimercurio

6.976

F ----

di
di
di
di

arsenico
. .
clorurodisilicio
etere idriodico .
canforaordinar.
etere henzoid

6.301
5.939
5.4749
5.468
5.409

semato .

2.095

5.013

,
2.645
2.312
2.219

fosforo

- di prolocloruro dl

-- dl solfuro di car. bene . . . .


- d1acido fluoborico

4.875

- di elgreidroclorjco

- dinal'lalina

4.5280

- dmc_xdo clorocxa

- di cloruro diboro.
- diidrobicarbonato
dicloro .
- di etere solforico .
- nitroso

3 942

mco . . . .
di alcoleassoluto.
di acidoidrocianico
dico ma
dicar one .

3.443
2.586
3.180

2.1228
1.0133
0.9476
0.6235
0.4220

In genere si pu ammettere che la densit del vapore dacqua, ed una pressione qualunque,
i 4/5 di quella dellaria alla medesima temperatura e alla stessa pressione.
Tabella del peso di un metro cubo di alcuni corpi , la cui densit variabile entro certi limiti.

NOME DEI conrx

50
da

. .

NOME DEI cono:

PES

da
01m .

1 Sostanze domgme mmerale.

Mattone .

Chilg. cun;.
iovana distillata.

Creta bianca

tenera .

. 1142

1713

1000
1014

pezzi di scoglio assoluti 1713


rocciaepietraquasidum 4142

1999
2284

di mare . . . .
| Terra 0 sabbia di macchia . . .
[Stabbio macero . . . . . . .

1028
614
828

1042
643
857

duroscoglioepietmdum 2284
compattissima, detta cli
\ gaart,presso Parigi . 2499

2427

514

Torba

secca

fabbricare

1471

1285

1000
Pietrada

100

1214

i ume, circa
di pozzo . .

a
cani. ]

.
1000

, A6 a
i
q
'

' '
umida. .
Terra vegetale . . . .

.
.

.
.

. 785
. 1214

1285

catello,brecce . . . . . . -. . 2199
Calce uoricata, spato-uore .
. 3084

1428

Calce uoricata, calcarifera, gesso o

. 1642

Argilla e terra da stoviglie


Marna .
. . . . . .

.
.

1656
1571

na e asciutta
1399
ne e umida .
1900
fossile argilloso. .
1713
di ume umida .
1771
Ghiaia con ciottoli . . . . . . . 1371
Terra rassa mescolata di ghiaia e
di 88. bili. .
. . . . . . . . 1860

Terra con molta ghiaia .

Melma o fango .

. .

1357

gabbia
"
'

Terra mescolata didpiccole pietre . 1910


Argilla mescolata i tufo ._ . . . 1990
Terra grassa mescolata di ciottoli . 2290

Scaglie di roccia . . . . .
Cemento di terra cotta .
Rosticci o scorie di fucina .
Scorie di alti f(lltellll
eia .

Pozzlana ' i del Yivarese


Trass, specie di

di calce e di

1756
1642

Pietra da gesso cotta e postata. . . 1199


id.
setacciata ocrivellata 1242

1228 ;
1257 l

1428

1799
1856
1485

Lacqua per impastare pesa . . .


328
Pietra da gesso impastata umida
1571
id.
asciutta .
1399
Lacqua evaporata pesa . . . . . 171
Lacqua combinata per cristallizzazione pesa . . . . . . . . . 157
M r f
d. rottami di pietre
2240

343
1599
1414
186

cemento .

u 0 resc 1 mattoni . . . . 1870


Barite . . . . . . . . . . . . 4284

E
l
l
.
1

157

4626 .

Quarzo, pietra molare o da macine

. 1571
1171
771

1713
porosa .
. . . . . . . . . 1242
1228 I Quarzo, pietra molare compatta sca985 ;
gliosa . . . . . . . . . . . 2485

1285
\
2613

128585
1 1

2656

Quarzo
uarzo ialino
arenario
. . o . ietra
. . I.) i . ia .d.a 2642

Qfaboricare

. .

. . .

. . 1928 2070

Quarzo arenario da far pianciti la-

. 1071

Pietra pom_ice .
. . . . . . .
Calce Viva quando esce dal forno
estinta 1n pasta tta
.

sabbia .

2299 \

. . 1085 1128
.

28701
31841

pietra da gesso cruda ealabastrica 1899

1etra pomice di

Olanda e di An ernach .

Malta

2713,

Alabastri, marmi, lumachelle, broc-

1085

stricati.

. 1427

2613

557
800
1328

928
857
1428

Quarzo resinoso pechstein, 0 pietra


bituminose. . . . . . . . . . 2042
Quarzoo selce piromica viscosa.
2570

2656
2927 \

2813

1856

2142

Diaspro

1656

1813

Feldspato petrosilicioso .

scoria di fucina .

1128

1214

Aan1te o

scorie di forni fusori ,1856

1942

2356
2570

2742.

2699

2742 -

Pordo, o , serpenti-no vario

2756

2927

ietra-paragone.

nona DEI CORPI

"350
da

NOME DEI coam

Chilg. Chilg.
Talee, steatite sbiadito

SQI entin0 .

1
i

2613

PESO

i
,

da

Chllg.

Chilg.

2784

4 Legni,

2730

2856

Castagno che fa i marroni .

Pie ira ollaria .

2742

2856

Arancio

Granito .

., .

2356

2956

Abete comune

2799

3056

. . .
. . .

2570
1056

2927
1780

Acacia (falso) . .
Acaju . . . . .

1813

2784

Acero sicomoro

a tettoie ardeS1e .

27421

2856

. .- .

. y.

. .

657

.' .

700

.. .

528

Pietra da stoviglie .

Mica . .
Amianto .
qchisto

.
.

.
.

.
.

: STOSSO&_DO .

' Trematode, pietra di Volvie

giallo aurora

.
.

671

785
785

643

628

757

Id.

screziato

543

557 ,

928

2642

2756

3056

Albero di Giudea

635

Tu
Lava vulcanici
del Vesuvio

1713
1216,

1382
28112

Albicocco
Alloro
di S .agna
. .

. .

814
771

Scof vulcaniche . . . .

735

880

Lita trace

942

1328

Oro da24 carati, fuso, fucinato . .


Argento da 12 denari, fuso, fucinato

n
n

19065
11494

Platino passato er liera .

. .

21039

rosso
assatouso
per .liera
. . . . .
ll'ia110, ottone fuso . .
S:gato per hera

,,

772%
85
12223
2203

. - . '. -. ' .
fuc1nato

'
7183

battuto e temperato

78 1 3

Ferro

, _

Accmwl
Stagno

non temperato

_ _ _, _

,,

puro di Cornwal fuso .. ..


nuovo, fuso, battuto .
no, fuso, battuto .
comune, fuso .

. . . .

543

800
828
885
914

%3

923 '
1328 ,

- - , -

571

741

CM; inoscwo
- - - ' '- - - - -=- ggalgo Cedro del Libano . . . . . ., .

757

557

4;. 1.
600

. . . . . .,.
1314
.
7M

743 1,

'
1. a ' - '
Bldt dl Olanda
'

1% a c9m.ule

Id.
. .

dellelndie
.

Ciriegio comune _ . . . .V . .l .

.
'
'
'

.'
7
L

. .. . 857
600

5.
'
700
0,2

,,

7915
8439

Piombo fuso . . . . . . . . .

11346

Faggio ' ' ' ' '

{ggg

FrassmoSpinose
. . . . .
Frondi
Gelso
Id. o senza
moro spine
. . .

9 di rottami,

Per tramezzi

U ""
umido secco

Ebano delle Alpi

.
'

. . . . . . .
v Mercurio
3 uadrellz",
liquido.
o mattoni
. . . di. esso
. .

Id.

. l59

_ dl America .

. _.

543
1338

557
1342 |

12

Lance - - - - - '

43

45

Mandorlo

so fa

0m,0937

id_

2|

47

Melagrano o melogranato . .

id.

23

20

Melo

0m,1083
lung.

largh. grosl

al cento

m
m
m '
Mattone Borgogna 0,226 0,108 0,054
di

Montereau 0,2l'7 0,108 0,050

' ,Sarcelles

0,210 0,088 0,047

241

428

208

214

180

184

Mattoni alleg ianti


. compos idipo vere
vulcanica . . . . . 0,189 0,115 0,045

44

Ardesia quadrata forte . . . . .

45

36

38

Id.
id.
g160018. . . . .
Il metro quadrato i tavolette di le-

22

23

gnibianchi adoperate percoperture

Id.

id.

na

- Tegole diBor ogna di grandi dimenI. sioni di 0", 8sopra 0,244e0,0135 .


Canali di Borgogna id. id. di 011,352
Tegole
Id.
di ice. dimensioni
= di 0,224 sopra 0,1 2 e 0,014 . . .

Canali di Borgo na id. di 0m,352


Te ole di Sarce les di 091,257 sopra
0, 62 0 0,018 .

112

116

245

. Mattoni o quadrelli a sei facce di

1301'30f5118 - . - - . . - - Mattoni o quadrelli a sei facce di


Sarcelles . . . . . . . . . .

34
64

800;

600
600

i
685 1

di Africa

Olivo .

. .

. .

.
.

728

743

. .

.. .

914

928l

.
.
.

. ,.
. .
_

.
.

.' .
.; ,
_ ,

7_43
057
814

942 E
714
323 ,

.
.
.

, ;_

371

414

528

614

_
,'

700
628

714

. .

.'

930
043
571
685
900

1220
1015
585
700
914

Id. dei cacciatori . . . . . . .


Tasso di Olanda . . . . . . : '.

743
771

dOlanda .

Platano dOriente .
Id,
dOccidente
Quercia verde .
Id.
secca.
Salice 0 micio
Sambuco.
Sorbo . . . .
Id.

.
'.

.
.

di S a na.

Thuya del a

hina.

. .

814

557

571

600

Tiglio . . . . . . . . . . . .

557

Tuliperp, randalbero del Canad .

471

Vinco, ve rice
Vite
, , , .

, .

Id.

5,3 Prugne o susino

Canali di Sarcelles 0"325

. . .
. .;

130

1357 ;

Nocciuolo . . .
Noce di Francia .
Id.

'

1242
942

Pioppo dItalia

162

47

159

'

328

- - - . - - - -. - . .

.
.
.

225
385

.
.

,
828_

Nesp010

Olmo . . . .
Pero . . . .
Pino del Nord

223
379

857
,

15

1328

id,

1y
,

. ._ ..A . ... .I

0111,0812

871
6
57
98
5

785
8

0m,0677 di grossezza

17

.. .

Ginepro . . . . . .
Guj_aco o legno santo.

di 0m,487

om,afse ..

814
871

.
.

Zinco

f_uso_ . _.

,,

824

Aylande o omma del Giappone


Bagolaro o oto . . . . . . .
LIe nogi 1I\:Irancia
. .

Id.
di. s. Lucia
.
7287 Cgresso
8!mml.d a1 e
7307 CI amato '
7515
tgn ' - ' -

),

Alno od on ano . . . . . . . .

detto da saldatura sottile

7829

di Virginio

. .
.
2 Metalli.

800
914 ,

Id.

557

Lava, litoidi, basalti .

Rame

Id.

.
.

.
.

.
.

.
.

543
1314

485 1
'
1328

10
PESO DELLE VERGHB DI FERRO CXLINDRICHE E QUADRATE
AL METRO CORRENTE.
3

c
!
E g 2_

1' E s 0
del ferro colla sezione

a E
7; 2 E

CL _

, E a ="

2 % -:-1

g %3

-:

quadrata

circolare

millimvlri

chilogrlrnm

chilogrammi

1
2
3
4
5
6
7
8
9
10

0,0078
0,031
0,070
0,124
0,195
0,280
0,382
0,499
0,631
0,780

0,0066
0,022
0,044
0,092
0,152
0,212
0,288
0,380
0,488
0,612

J 12
11

0,943
1,123

13
14
15
16
17
18

1,318
1,528
1,755
1,996
2,254
2,527

19

'
1
1

20
21
22
23
24
25
26

1
:

27
28
29
30

I,_ ,

PEso
del ferro colla sezione

quqdraln

circolare

millimetri

chilogrammi

chilogmmmi

31
32
33
34
35
36
37
38
39
40

7,495
7,985
8,494
9,016
9,555
10,108
10,678
11,263
11,863
12,480

5,872
6,248
6,668
7,060
7,488'
' 7,920
8,36
8,8
9,300
9,788

0,732
0,868

41
42

13,111
13,759

10,276
10,776

1,020
1,188
1,368
1,556
1,750
1,968

43
44
45
46
47
48

14,422
15,100
15,795
16,504
17,230
17,971

11,300
11,836
12,384
12,936
13,504
14,080

' 2,815

2,200

49

18,727

14,680

3,120
3,439
3,775
4,126
4,482
4,875
5,272

2,244
2,688
2,944
3,204
3,512
3,816
4,124

50
55
60
65
70
75
80

19,500
23,595
28,080
32,955
38,220
43,875
49,920

15,292
18,502
22,024
25,842
29,968
34,412
39,160

5,686
6,115
6,559
7,020

4,448
4,784
5,136
5,504

85
90
95
100

56,355
63,180
70,395
78,000

44,202
49,556
55,218
61,159

i, _H_Al i

4,

_,

PESO DELLE LASTRE DI METALLO CILINDRATO

_ per 1 metro quadrato di supercie.

maso DELLE LASTRE 01

' 5.

ferro

mmc

piombo

zinco

millimetri

chilogrammi

chilogrammi

chilogrammi

chilogummi

1/4
112
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
311
12
13
14
15
16
17
18
19
20

1,947
3,894
7,788
15,576
23,364
31,154
38,940
46,728
54,516
62,304
70,092
77,880
85,668
92,256
100,234
109,032
116,820
124,608
132,396
140,184
147,972
155,760

2,197
4,394
8,788
17,576
26,364
35, i 52
43,940
52,728
61,515
70,304
79,092
87,880
96,668
105,456
114,244
123,032
131,820
140,608
149,396
158,184
166,972
175,760

2,838
5,676
11,352
22,704
34,056
45,408
56,760
68,112
79,464
90,816
102,168
113,520
124,872
136,224 ,
147,576
158,928
170,280
181,632
192,984
204,336
215,688
227,040

stagno

argento

'5

1
1
"
, :
,
1
f
'

1,715
3,430
6,861
13,722
- 20,583
27,444
34,305
40,166
47,027
53,878
60,749
67,610
74,471
81,332
88,193
95,054
101,915
108,776
115,637
122,498
129,359
136,220

chilogrammi

chilogrammi

1,825
3,650
7,300
14,600
21,900
29,200
36,500
43,800
51,100
58,400
65,700
73,000
80,300
87,600
94,900 _
102,200
109,500
116,800
124,100
131,400
138,700
146,100

2,652
5,305
10,610
21,220
31,830
41 ,440
52,050
62,660
73,270
83,880
94,490
105,100
115,710
126,320
136,930
147,540
158,150
168,760
179,370
189,890
200,950
211,200

_____=

il
Esercizii sui pesi specici.

1 Problema. - Qual sar il peso duna colonna in legno di faggio tutta cilindrica di
metri 0,35 di raggio e metri 2,50 di altezza?

Solaz. Dalla formola si ha P = Vd onde il volume sar,

R 1 x A :3.1416 x 0,1225 x 2,50 x 0,962105; ora dalla formola P :Vd avremo m. e. 0,962113

x0,8520:0h11g. 0,819,91

2 Problema. - Quale sar il peso duna trave di quercia lungam. 3,25 avente per
base o sezione un rettangolo di met. 0,55 er m. 0,40.

Salate. Dalla formula si ha P:Vd', il vo urne sar essendo dati i lati del rettangolo
P x L x A :V : 0,40 x 0,55 x 3,25 x 1,01 : m. c.- 0,72215: Chilog. 722,15.
3 Problema. - Qual sar il peso dun albero-cilindrico di ferro fuso, lungo_m. 2,25 e
di met. 0,05 di diametro?
Soluz. Dalla formola P:VD: 1/4 3,1416x0,0025x2,25x7,2070 : tonnellate 0,03183963512

:Chilo . 31,83963512.
4 Pro lama. - Qual sar il diametro duna. colonna cilindrica. di ferro di m. 2,50 dal
tezza, il cui sso assoluto di Chilog. 21?
il raggio del cilindro, A laltezza, E il peso, D la densit del ferro,
Solaz. Sia
si avr P:wR2 AD, da cui R:

_, e sostituendone i valori numerici si ha


WAD

R :

: [/ 09343:dec1m. 0,19.

. 5 Problema. - Qual sar il raggio di una sfera di ferro fuso del peso di 24 Chilogr. ?
Solae. Dalla formola P:VD si avr :7% misura del volume in decimetri

,, a : 7 3370
cubi; facendo R il raggio della sfera, il suo volume sar 43R3 dunque A3R_

x 24 4 x 3,1416
72 >< 7,2070 ed E _ |/maleci):
72 .
da 11. R 4axv,eovo
dec' 0,794
3 ______ i _ _. -_-_-_

._

60 Problema. - Laltezza interna dun cilindro pieno dalcool di m. 0,369, ed il suo


diametro di met. 0,246: si domanda il peso dellalcool, ammettendo, che ilsuo peso_spe
cifico sia uguale a 0,863? ,
Solae. La. formola. P :Vd d P:wR* Ad:3,1416x(l,23)x3,69x0,863:0hi1g. 15,1365.
7 Problema. - Qual sar il prezzo di un tubo di ferro fuso, il cuidiametr0 interno
di 9m,245, della grossezza di 0'",014 e della lunghezza di 2134?, supposto che il peso
della ghisa sia 7,207 ed il prezzo dogni Chilogramma sia di L. 0,20 .
Solaz. Denominando Red r i raggi esterno ed interno del tubo, A la sua lun hezza,

il volumeella hisaV=i (R'-r):3,1416 x 2154 x0,003626:24 metr. cub.,


, e il
prezzo: .
, .
.
,
8 Problema. - Un tubo cilindrico di bronzo ha la. lunghezza di m. 0,75 il diametro in
terno di m. 0,36 e le pareti della. grossezza di m. 0,08. Sup ceto che il peso specico

del bronzo sia 8,46, qual il peso di questo tubo 1 quan o vuoto, 2 quando
pieno dacqua a 4 gradi.
'
Solaz. Si chiami A laltezza del tubo, R il raggio esterno, r linterno, D-il peso spe
cico; il peso del tubo vuoto sar
,
j
P:wAD%R-T):Cg. 701,657
6 il peso dello stesso pieno dacqua
+1 7"A:C . 777,997.

9 Problema. - Qual sar il costo dun intela1atura e castello duna macchina in ghisa,
il cui modello di melo e pesa 65 Chilog. (i)?
Solaz. La densit del legno di melo star a nella della. ghisa come il peso del mo
dello star al peso dellintelaiatura, perci 0,
:7,2070::652:0hi10g. 639,06, che
pagasi 5 lire al Miriagramma, onde si avr L. 63,906 x L.5: a 319,55.
_
10 Problema. - Qual sar il peso approssimativo che deve sopportare un trave armato,
sul uale sta un muro di rottami, pietre, ecc. lungo 4 met., alto 3 e spesso 0,50 (2)?
So uz. Cercasi il volume del muro e si avr 4 x 3 X 0,50:m. 0.6; ore un m. e. di

muro pesa 2240 Chilog. perci 2240 x 6 : 13440 Chiiog., peso da sopporterei dal trave.

(l)ll peso d'un oggetto qualunque in metallo si ottiene approssimativamente dal peso del modello,moltiplicando
questultimo col rapporto, che vi tra il peso'specitico del metallo e quello della materia di cui formato il mo
dello stesso.
Nel calcolo del costo delle macchine bisogna considerare, oltre alla materia ed al peso delle singole parti, la
relativa mano d'opera. Perci, fatto il disgno del lavoro da eseguirsi, le parti, che lo compongono, wngano di
vise in varie classi; la prima contiene quelle, che richiedono il massimo lavoro per ciascun Chilograunna, e lul
tima quelle, che richiedono il minor lavoro per ogni Chilogramma. In seguito a questa divisione calcolosi il peso
d'ogni classe e si moltiplica coi prezzi unitarii ad essa corrispondenti.
[2) Il peso dei materiali da costruzione si ottiene moltiplicando il loro volume per il peso medio

metro cubo.

di un loro

12
13. Mobilit. - La mobilit la propriet, che hanno i corpi, di poter
passare da un luogo allaltro.
14. Moto. - Chiamasi moto lo stato di un corpo, che cangia di luogo.
Mobile chiamasi il corpo posto in moto.
Il moto in un corpo pu essere parziale e generale, assolata 0 relativo, reale ed ap
parente.
Il moto assoluto in un corpo sarebbe il suo spostamento rispetto ad un altro, che

si trovasse nello stato assoluto di quiete. Il moto relativo di un corpo non altro che
il suo moto apparente, cio il suo moto rispetto ad altri corpi, che si suppongono ssi,

mentre in realt essi pure cambiano di luogo. Tale il moto duna barca rispetto alle
rive del ume. perch queste partecipano colla barca al doppio moto di rotazione e
di traslazione della terra nello spazio.

15. Inerzia. - Linerzia non che una propriet negativa, cio linetti
tudine della materia apassare da s stessa dallo stato di quiete a quello di
moto, ed a modicare il moto, da cui trovasi animata.

Tutta la materia essendo da per se stessa inerte per porla in moto neces
saria una causa esterna, che lo determini.

16. Quiete. - La quiete la permanenza di un corpo in un medesimo


luogo.

La quiete pu pure essere assoluta e relativa. La quiete assolata sarebbe la pri


vazione di ogni moto. In tutto luniverso non trovasi alcun corpo in questo stato.
La quiete relativa apparente, cio lo stato di un corpo, che ci sembra immobile
rispetto ai corpi circostanti, ma che realmente ha moto comune con essi. Per esempio

un corpo, che rimanga sempre nello stesso posto in un battello, che si muove, in
quiete relativamente al battello, ma in realt. in moto relativamente alle rive; quindi
la sua quiete e soltanto relativa.

17. Forza. - Chiamasi forza ogni causa capace di produrre il moto o di

modicarlo.
fPer caratterizzare una forza devesi considerare: 1 Il suo punto dapplica
zione ossia quello ove essa viene applicata, 2 la sua direzione, o la linea
che tende a far percorrere al proprio punto dapplicazione, 3 la grandezza
o intensit del suo valore relativamente ad unaltra forza presa per unit.
La forza dicesi viva, allorch produce realmente un moto; morta, quando questo moto
non si effettua.
l
La forza muscolare , la gravit, le forze magnetiche od elettriche, la tensione dei
vapori, lespansione dei gas sono forze. Quelle che provengono dallelasticit di alcuni
corpi, come dalle molle di acciaio degli orologi, dalla gomma elastica e simili, diconsi
forze di statuto.
.

Secondo i casi la forza si denomina pure trazione, attrazione, gravit, peso, ten
sione, pressione, ripnlsione, sforzo.
Chiamasi forza motrice, causa, potenza o semplicemente motrice quella. forza, che
tenta produrre un determinato eetto. Resistenza quella, che si oppone alla forza mo

trice. La prima tende ad accelerare ad ogni istante il moto e si dice'aooeleratrioe; lul


tima a rallentarlo, e si chiama tardatriee, (l).
Esse possono agire istantaneamente, come nein urti e nellesplosione della polvere, o

per tutta la durata. del moto: nel primo caso si dicono istantanee o impresse, nel se
condo continue.

(I) Nelle macchine la polenza deve vincere la resistenza dirella e le reslsleuze ladrcllc, gli ullrlll, la rigi
deaa delle corde o catene, la resistenza dell'aria, ecc. Bisogner dunque sempre lmpiegare una forza motrice supe
riore alle resistenze da vincersl, e ci esclude qualunque possibilll del moto perpetuo.

13
18. Misura delle Forze. - Una forza qualunque si misura dal suo effetto.
Leffetto, che una forza suol produrre sopra di un corpo, consiste nelleser
citare sul medesimo una pressione od una trazione mettendo il corpo stesso in
moto, perci si pu ritenere uguale alleffetto prodotto da un peso conve
niente. Una forza, qualunque essa sia, pu sempre esprimersi in Chilogrammi.

Infatti suppongasi una corda avvolta su duna carrucola, alla estremit della
quale siasi applicato un peso di 50 Chilogrmmi per opporlo ad una forza di
pressione o di trazione, si dir che questa forza di 50 Chilogrammi; un'altra
di 100 0g. sar doppia, una di 150 sar tripla della prima.
Ipesi ofroogo il mezzo pi semplice ed il pi comaneper la misura delleforze.
19. Dinamometri. - Vi sono degli strumenti appositi, con cui si pu mi
surare la grandezza di una forza o quella della resistenza da essa superata.
Tali strumenti diconsi dinamomolri o misuratori delle forze.
Un dinamometro pi comune perch semplicissimo quello rappresentato dalla Fi

gura 1.Esso si compone di una robusta molla d'acciaio ripiegata nel suo mezzo; all'estre
mit A ssato un arco di ferro graduato, che passa liberamente
in unapertura praticata nellestremit superiore A, e termina con

un uncino; anche a questa estremit B attaccato un altro arco


di ferro, che passa in unapertura fatta in A e termina parimenti
con un uncino.
Per misurare lintensit di una forza costante, che agisce collin

termediario di una corda per tirare un corpo, quella di un ca


vallo p. e., che tira una corda a cui attaccato un peso, si di
vida questa corda in due parti, e le due estremit si attacchino,
una alluncino in B, laltra alluncino in A invece del peso P; in

questo caso la forza di trazione sar esercitata attraverso il dina


mometro, la sua molla per etl'etto di questa trazione si chiuder,
e le sue estremit A e B si avvicineranno pi o meno. Allora sulFio I.
larco, al quale attaccato luncno B, si legge il numero dei gradi, che misurano la
essione della molla; se il dinamometro graduato numericamente, si sa subito a quanti
Chilogrammi di peso equivale la essione osservata : se poi non lo fosse, si sospende per
uno dei due uncini, ed allaltro si attaccano dei pesi nch la molla si chiuda di un
egual numero di gradi; allora per via di fatto conosceremo quanti Chilogrammi ci vo
gliono per produrre una tensione uguale a quella esercitata dalla corda sul dinamometro.
Supponiamo che ci vogliano 500 Chilogrammi, noi diremo che lo sforzo fatto del cavallo
per tirare il peso, a cui attaccata la corda, di 500 Chilogr.

Vi sono anche altri dinamometri, ma tutti sono poggiati per sopra lo stesso prin
cipio: lelasticit di una molla di acciaio e sempre quella, che serve per ter
mine di paragone a valutare la forza muscolare degli animali.

'

Il dinamometro rappresentato dalla Figura2 si compone di una molla ripie


gata in elica, e chiusa dentro un cilindro. Unasta la traversa in tutta la sua
lunghezza, e termina nella parte inferiore in un dischetto, sul quale fissata
lestremit della molla; laltra estremit di questa bacchetta poi munita di
un anello.
Per misurare una forza con questo dinamometro lo si ssa colluncino, che
nella sua parte superiore, e allanello inferiore si applica la forza, la quale
produrr leffetto di far uscire fuori dal cilindro una parte pi o meno lunga
dell'asta, secondo la sua intensit; un indice esterno indicher su duna scala

segnata sulla supercie del cilindro la pressione esercitate.


Questo dinamometro pu anche servire come una bilancia per pesare i
corpi.

Oltre adescritti usasi pure comunemente anche il dinamometro di Regnier,


il quale si compone duna robusta molla dacciaio di forma elittica A B, colla cui ela
sticit si misura la forza in due maniere differenti (Fig. 3).

14
La prima diretta a schiacciarla comprimem
dola nella direzione dellasse minore per avvi
cinarne le estremit; la seconda a stirarla
nella direzione dellasse maggiore con che si

tende ad accorciare lasse minore.

Laccorciamento dellasse minore si ottiene con


forze mediocri; mentre si richieggono sforzi e

nergici operando nellaltra maniera.


Nel mezzo d un lato della molla havvi sta

bilmente annesso un quadrante i, ed allop


posto lato il braccio duna leva angolare e mobile
Fig. 5.

intorno ad un perno fisso nel quadrante mede


simo. Laltro braccio f della leva, raccorciandosi

- lasse minore della molla in D, sospinge la lancetta _o lindice x, il quale nel girare sul .
perno P scorre sul lembo del quadrante, dove sono segnali i gradi di due scale differenti;

la scalag h di pressione in Chilogrammi serve a misurare piccoli sforzi; la scala E Fdi


trazione si adopera per la misura deigrandi sforzi.

ARTICOLO II.

Del Moto e sue Variet.

20. Considerazioni sul Moto. - Nel moto, oltre la forza da cui


generato, bisogna considerare: 1 lo spazio percorso dal mobile, 2 il tempo
impiegato a percorrerlo, 3 la. velocit con cui il mobile si muove, _4 la dire

zione che prende, 5 gli ostacoli, che si oppongono al moto.


21. Spazio. - Lo spazio traversate dal corpo la lunghezza della lino
percorsa durante il moto, che dicesi traiettoria.
22. Tempo. - Il tempo la durata del moto dal suo cominciamento al

suo termine calcolato in minuti secondi.


.
23. Velocit. - La velocit lo spazio percorso nellunit stabilita di
tempo, che dordinario il minuto secondo; si dice perci pi veloce quello
fra due o pi corpi, il quale percorre il medesimo spazio in meno. tempo, o

che percorre pi spazio nel medesimo tempo.


Esempio. - Due corpi si muovono, il primo percorrendo sempre ogni secondo 1 metro,
ed il secondo 3 metri; il_ secondo sar dunque tre volte pi veloce del primo.

24. Direzione. -- La direzione la linea, secondo cui il corpo si muove,


la quale pu essere retta o curva; nel primo caso il moto si dice rettilineo,
, nel secondo curoilineo.
Nel moto 0tiii7ilitt60, se la curva persersa la circonferenza di un circolo,

'il moto circolare; se unelisse, elittico; parabolico, se percorre una parabola.


Allorch la traiettoria una curva chiusa, il moto pu progredire nello
stesso verso e passare pi volte nello stesso punto: esso dicesi allora ri
cettivo e la traiettoriaprcnde il nome di orbita. Se il corpo ritenuto
invariabilmente da un asse, intorno a cui gira descrivendo in tutti i suoi
punti tanti circoli concentrici posti sur un piano perpendicolare allasse, il
moto rotatorio. Il moto dicesi ancora progressivo o di traslazione , quando
progredisce sempre nello stesso verso, e alternativo od oscillatorio quando
va ora per un verso ora per lopposto.

15
Talvolta un corpo possiede contemporaneamente il moto di traslazione e di
rotazione, come le ruote dei carri e dei pirosca..

Il moto ancora permanente, continuo od intermittente.


Il moto duna locomotiva sulle guide e progressivo, quello dello stantuo alternativo,
ed ambidue sono permanenti; mentre la valvola (cassetto, tiroir), che lascia adito al
vapore di agire ora sopra ora sotto lo stantuffo, dotata di moto intermittente.

25. Ostacoli. - Le resistenze, che si oppongono alla forza generatrice


del moto sono utili, passive o notevoli. Le prime sono quelle, che le forze

della materia, su cui opera la macchina, oppongono al movimento degli


organi, che le sollecitano. Le seconde sono le forze, che derivano dall'azione
dei varii organi della macchina per opporsi al movimento: tali sono l'attrito,
la rigidezza delle corde, delle catene, delle coreggie o cinghie, lo scontro
dei uidi, e simili.
26. Differenti Generi di Moto. - Il moto si distingue: 1 riguardo
al numero delle forze, da cui prodotto; 2 alla velocit, con cui il corpo
si muove.

Il moto riguardo al numero delle forze pu essere semplice e composto: semplice,


quando generato da una sola forza; composto, se prodotto dallazione simultanea di

pi forze.

Il moto rispetto alla velocit pu essere eqnabile od uniforme, inequabile o vario.

27. Moto Uniforme. - Il moto dicesi eguabile od uniforme, se il corpo


cammina sempre colla stessa velocit, cio se in tempi eguali percorre spazii
eguali.
Esempio. - Un corpo, che percorra 16 metri al primo minuto secondo, 16 al secondo,
16 al terzo, ecc., avr un moto uniforme.

Chiamando S lo spazio, V la velocit e T il tempo, si avranno pel moto

uniforme le formole seguenti:


1 S:VXT; 2

:%; 3

:%. La prima formola ci fa conoscere, che

nel moto uniforme si ottiene lo spazio corrispondente ad un tempo qualunque,


moltiplicando la velocit per il numero dei minuti secondi trascorsi nel
nwvimento.
La seconda formola ci fa vedere, che la velocit, colla quale un corpo si

muove, e in ragione diretta dello spazio ed inversa del tempo, perch il valore
d'una frazione e in ragione diretta col suo numeratore, ed inversa col deno
minatore.
La terza formola ci esprime, che il tempo equivalente allo spazio diviso per
la velocit.
.
1 Esempio. - Qual lo spazio percorso in unora da un convoglio della ferrata,
che progredisce con un moto uniforme di 12 metri per minuto secondo?
Soluz. Dalla formula 1' S: VXT si avr: 12x60x60 :43200 metri.

2" Esempio. - Quale sar la velocit media di un cavallo, che in unora, 10 mi


nuti, 5 secondi ha percorso 9510 metri?
. _ V
__ i
9510 _2,26
_
.
Soluz. Dalla seconda formola s1. avra.
T :-*-4205
metri.
secondi

3 Esempio. - Quanto tempo impiegher un pedone a percorrere 7420 metri,


dato che abbia la velocit di metri 1,60?

Soluz. Dalla terza formula si avr: T : zs=463l. secondi ossia 1 ora, 17

minuti, 17 secondi e 30 terzi.

16
REGOLE, - Dalle formole e dalla soluzione degli esposti problemi si possono

dedurre le seguenti regole:


I. Moltz)alicando,la velocit di ogni minuto secondo per il numero di
minuti della durata del moto si ottiene lo spago,
2. Dividendo lo spazio per il tempo, il quoziente esprime la velocit;

3. Dividendo lo spazio per la velocit il quoziente indica il tempo.

ESEMPI DI ILCUNE VELOCIT RIFERITE IL MINUTO SECONDO.


Pedoni

Cavalli al passo .
a
al trotto .

al galoppo

.
.

.
.

.
.
.

_.
.
.

.
.
.

.
.
.

.
.
.

.
.
.

.
.
.

.
.
.

.
.
.

.
.
.

.
.
.

1
2
4

Carri per trasporto di merci .


Carrozze da posta. . . . .

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

0,8
3

Cavalli da corsa inglesi


liroscafi
. . . . .

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

20
5 '

12

12

10

16

20

Treni celeri speciali (100 Chilom. allora).


La maggior parte dei umi . . . . . .

.
.

.
.

.
.

.
.

30
1

. . . . _ .
. . . . . .

.
.

3
15

.
.

.
.

Treni di merci sopra_ una ferrovia


Treni (li passeggieri ordinarii

Treni diretti

Venti ordinarii . .
Venti temporaleschi
Uragani

.
.

.
.

. . .
. . .

50

l)

570

Palle da cannone di 24 libbre . . . . . . . . .

Aria sotto la pressione di unatmosfera etuente in uno

780

Palle di schioppo
y

. .

spazio vuoto .

. .

. . .

305

500

Suono a 0 centigr. .

332

.
.

. .

. .

. .

. .
. .

.
.

.
.

.
.

.
.

. .

Vapore alla tensione di unatmosfera efuente nel vuoto


Luce . . . . . . . .
Elettricit nei fili di rame

da metri 1,4 a

a
a

. . metri 310,098,000
. .
da metri 30000
. . . .
)
30

a 60000

a
9,81

a 1435
3625
448

Velocit di rotazione della terra intorno al solo.

29400

Stantut'fo di una tromba idraulica . . . . . .

del cilindro di una macchina sollianlo .

.
.

.
.

0,30
0,60

1,10

di una macchina a vapore .

. .

di una locomotiva .

320

Ruota idraulica, alla periferia .

1,50

Macina (la grano, alla periferia

Macina da cenci (Olandese delle Cartiere) alla periferia


Ali dei ventilatori
. . . . . . . . . .
Sega circolare
. . . . . . . . . . . . . .

Lama di sega da travi.

7,50
36
10

da ebanista. . . . . . .
Sega a nastro . . . . . . . . . . .
Disco di una pialla per legni . . . . .

.
.
.

. . .
. . .
. . .

10
t)
12

Carro di una pialla per legni per giro . . . . .


Tornitura dei cilindri di g isa dura alla periferia .

.
.

Tornitura meccanica dei pezzi di ghisa, alla periferia


D

ferro

Pezzi di hisa nel tornio a mano, alla periferia

0,0017
0,01

0,08

0,12

. ._

0,12

.
.

.
.

0,1f1r
0,18

nel lavoro di nimento, alla periferia .

0,28

0,00

erro

nella tornitura, alla periferia .

Foratura dei cilindri di ghisa: movimento di rotazione

nel punto di applicazione dello strumento

9.2
5

'

Volo dellaquila
. . . . . . . .
Caduta libera dei gravi dopo il primo minuto secondo .
Suono nellaria (a 16' centigr.) .
. . . . .

nellacqua.
. . . .

nel legno di uercia . . . . . . . . . .


Velocit di rotazione ella terra sul suo asse, allequatore
Velocit del moto diurno a Torino

1.7

17

28. Moto rotatorio. - Il moto rotatorio quello, che descrive un


cerchio attorno ad un asse come quello dei volanti delle macine, delle ruote
idrauliche; esso quasi sempre uniforme. La retta, attorno della quale si
effettua il movimento, dicesi asse di rotazione. Chiamasi velocit angolare
ed anche al centro nel moto uniforme lo spazio o larco espresso in gradi

percorso da un punto in un minuto secondo. Un corpo, che nel muoversi


attorno ad un asse descriva nello stesso tempo un arco doppio di gradi di
quello descritto da un altro corpo, si giudicher di velocit angolare doppia
di questo, quantunque la velocit assoluta effettiva sia molto differente.
I diversi punti di un corpo, che ruota attorno ad un asse, hanno tutti eguale
velocit angolare, per cui le loro effettive saranno in ragione dei raggi.
I punti inegualmente distanti dall'asse hanno diametri differenti, e perci
diverse le velocit assolute ed alla circonferenza di questi punti: sar massima
di quelli, che sono allestremit del corpo, e minima per quelli, che stanno

sullasse stesso, quindi le velocit angolari sono in ragione diretta degli


archi ed inversa dei raggi, o in altri termini: le velocit angolari stanno in
ragione diretta delle efetlz've ed in ragione inversa dei raggi.
Nelle arti importa quasi sempre di conoscere a qual velocit effettiva equi
valga langolare. Le velocit effettive sono come le lunghezze degli archi
retticati e descritti nellugual tempo.
Infatti pongasi una retta 0B perpendicolare allasse di rota
zione di un corpo in un punto 0 (Fig. 4): questa retta, a guisa
dun raggio duna ruota, descriver in un tempo noto, come in
un minuto secondo, un angolo BOA, che sar tanto pi grande,

quanto maggiore sar la celerit del movimento. Facendo OD

uguale allunit di misura lineare, si chiamer velocit angolare

Fitl' 3

lo spazio percorso in un minuto secondo dal punto D. Un punto B, posto ad una distanza
doppia dal punto 0, avr descritto una circonferenza od un arco doppia di quella del punto
D. La ragione della circonferenza al raggio sempre la stessa, e quindi dividendo i raggi
OD e 0B per le loro circonferenze o gliarchi avranno lo stesso quoziente, cio -QA%
CD
AB
0A
1
2
. .
.
.
. .
:W 0 -ED_:-- ovvero _. qumdr veloctt angolare clnamam Il quo
ziente, che si ottiene dividendo la velocit assoluta di un punto qualunque di un corpo
per la distanza di esso punto dallasse.

Ogni qualvolta si parler della velocita effettiva od assoluta di un moto di


rotazione bisogner sempre determinare il raggio.
Sia'r il raggio della circonferenza descritta da un punto che si considera,
n il numero dei giri descritti da questo per minuto, lil tempo della durata.
dunintiera rivoluzione del corpo, v la velocit angolare ew lassoluta.
Dalla propriet dimostrata superiormente si ha pure che: w:v::r:l della proporzione
.
_ _lu_ _
w
_
21m
nvr
_
3011
per 0111 w:vr[l], 1)_ r [2], r__ u [3], v_
(i) o v__ 30 [4], n___-' [5].
l

(I) Dovendo sovenli determinare la velocit angolare d'un corpo, conoscendo n numero dei giri descrilll per
minuto, lo spazio descritto da un punto, che sarebbe distante l metro dallasse, sar 27r per ciascun giroI e per
conseguenza 27m e per 1: giri, cio per 24m 0 in un minuto 0 60 secondi lo spazio perc0l'l in un secondo
2711

111 _

sar
60

50

18
Quando la velocit angolare costante il moto di rotazione uniforme, e chiamando
a larco percorso da questo punto posto a imetro di distanza dallasse, partendo dalla

sua posizione iniziale, et il tempo impiegato a percorrere quest'arco, si avr: :vt [6];
questa formola contenendo tre quantit dar luogo pure ai tre problemi delNum. 27.
i Esempio. - Quale sar la velocit assoluta dun punto distante dal suo centro
di rotazione metri 0,40 essendo la sua velocit angolare uguale a 3 (considerandolo come
numero astratto)?

Saluz 10:0",40 x3:i,20 metri.


2 Esempio. -- Quale sar la velocit angolare di un punto distante dal suo asse
di rotazione 0,40, essendo la sua velocit assoluta di metri 1,20?

__1122_
Soluz. w_
0,40 _3 metri.30 Esempio. - Quale sar la distanza dun punto al suo centro di rotazione, la cui
velocit assoluta di metri 1,20, e langolare di 3?
--mgg :0,40 metri.
Soluz.y r:

4 Esempio. - Quale sar la velocit angolare di un punto che fa 45 giri attorno


al suo centro di rotazione per minuto?

Soluz. v

:-3l3fuw- :4,7124 metri.

5 Esempio. - Quanti giri far un punto attorno al suo asse di rotazione, se la sua

velocit angolare uguale a 5?


'
' -Soluz. n: 5X30'- giri 47 74
3,1416,"

REGOLE, - Dalle forniole e dagli esempi esposti si possono dedurre le seguenti


regole:
.
,
, _.
I. Moltiplicando la velocit angolare di un punto per la sua distanza
dall'asse o pel ' suo raggio, il prodotto d la velocit assoluta;
2. Dividendo la velocit assolata di un punto per la sua distanza dal
lasse, il quoziente indica la sua velocit angolare;
3. Dividendo lo spazio percorso 0 la velocit assoluta per la sua velocit

angolare il quoziente esprime la distanza del punto dallasse di rotazione;


4. .Moltiplicando il numero dei giri per minuto per il rapporto della cir
conferenga al diametro ossia r e dividendo il prodotto per 30 si ottiene la.
velocit angolare;

5. Moltiplicando la velocit angolare per 30 e dividendo il prodotto pel


rapporto della cz'rc0nfcrenqa al diametro, ossia 2, z'l'quop'cntc esprime il
numero dei giri;

6. Dividendo lo spazio percorso da un punto per la sua velocit angolare,


il quoziente segna la durata del moto.
Eserclzli sulla velocit. angolari ed assolute.

1 Problema. - Quale sar la velocit angolare e quale l'effettiva o della periferia


di un volante di 3 metri di diametro, il quale fa 200

irl al minuto primo?

Solaz. La velocit. effettiva m_ xgx" _ 3141 g03X200 * metri 31,41495;


La velocit angolare o:w)w ossia o:-?

: metri 20,944.

2 Problema. _- Quante rivoluzioni al minuto far una ruota idraulica, la cui ve


locit. alla periferia e di 5 metri, se il suo diametro e di 8 metri? e quanto tempo
impiegher in un giro?
60 5
x
Solaz. Dalla formola si ha n:l6zll,937,
quindi
Ogni rivoluzione si compier in 1-163:5,0264 minuti secondi.

__ M,___._

19

3 Problema. - _Uu treno percorre 48 chilometri allora, ed ha le ruote motrici della


locomotiva dl metri 2,66 di dmmetro; quanti giri faranno le ruote motrici?
Solaz. In unora ercorrendo una distanza di 48x1000:48000 metri, la circonfe
renza delle ruote t4igtl)0% locomotiva :3,1416x2,66:metri 8.3566, quindi il numero dei

. . allora
,
._
4800__0 _
gnu
sera. 8,3566 _5743,9628,
ed al mmuto
8,3566><60
- 95,732'7.
_

4 Problema. - Quanti metri sar distante un cannone, se dal momento che si

visto la luce delle sparo a quando si udito la detonazione passarono 10 secondi?


Solaz. Dalla formola S:TXV dunque sapendo che la velocit. del suono di 340 m.
avremo S:340x10:metri 3400 distanza cercata.

5 Problema. - Sapendo che il moto diurno a Torino di 329 metri, qual sar lo
spazgyolperqprlo dalll_q 6fdel nattiuoTallpr 6 gella. sera di queea citt?
.
onz. a a so 1 a ormoa : x14212800.
ri ucen o in anno secondi il tem p oav r e m o
12x60:720x60:j43200x329:me61
6 Problema. - Quale sar la strada percorsa da un piroscafo in 24 ore, il quale
posmede una velocit di 5 metri per minuto secondo?

Solar. ltiducendo le ore in secondi si avr 21x360:8640 minuti, ore S=TXV,

dunque 8610x5:metri 43200 o 43 chilometri circa.


7 Problema. - Quale sar la velocit media dello stantuffo duna macchina a
vapore, supposto che faccia. 20 corse do pie per minuto secondo percorrendo nel ci

lmdro metn 1,50 mentre il volante fa 1 giri?


Solaz. Spazio percorso dallo stantuffo in una corsa sem lice essendo m. 1,50, in una
corsa doppio. 1,50x2:3, in un minuto far 1,50x2xl2: metri, per minuto secondo

si avr v:-llglllzmetrl 0,60.


8 Problema. - Quanto tempo occorrer (per toruire la supercie convessa dun
tubo di

hlsa lun 0 3 metri. se la. velocit

elio strumento (outis) nel suo punto di

applicazwue e di ,05 per minuto?


Solar. Dalla formola T:% si avr T:,% :60' od unora.
9 Problema. - Quale sar la velocit angolare e leffettiva o alla periferia d'una
macina che ha 3 metri di diametro e fa 200 giri al minuto?
L Eoluz. Si avr wd:3,1416x32me1ri9,4248; velocit assolutao 10 :'2-23 x9,4248:

gl><a,1ne:ar,nc; velocit angolare o o:-}= llzeompu.


2

10 Problema. - Un ventilatore fa 800 giri al minuto, il suo diametro di In. 1,45;


quale sar la sua velocit angolare ed alla periferia?

Soluz. Si avr d:3,1416x1,45:4m,55532; velocit assoluta o w:36%)- x4,55532


:T x4,55532:40x1,51844:60m,6576; velocit angolare o_ r _ig.g=ee,eoaa
.

29. Moto vario. _ Il moto vario od ineqaabile quello di un mobile, che


percorre in tempi eguali spazi disuguali. Bench di questo moto esistano molte
specie, non se ne considerano che due, cio moto uniformemente accelerato
e moto nniformemenle ritardato. Un corpo ha un moto uniformemente acce_
lerato o ritardato, quando percorre nelle successive unit di tempo una di
stanza sempre crescente o decrescente prop0rzionale.
I
Il moto di un corpo che cada, fatta astrazione dellaria, uniformemente
accelerato; uniformemente ritardato il moto di una pietra lanciata verti

calmente dal basso in alto.

'

30. Moto uniformemente acceclarato. - Nel moto uniformemente ac


celerato, non essendo eguali gli spazii percorsi in tempi uguali, la velocit non
pi lo spazio percorso nellunit di tempo come nel moto uniforme. In tal caso
devesi intendere per velocit, ad un dato istante del moto, lojspazio che partendo

da questo istante sarebbe percorso dal mobile in ciascun minuto secondo, se la


forza acceleratrice cessasse ad un tratto, cio se il moto divenisse uniforme.
Perci dicendo che un mobile ha una velocit di 00 metri dopo 10 minuti secondi
di moto uniformemente accelerato vuolsi dire, che, se la forza acceleratrice, la quale

agi fluo e. quel punto, cessasse dopo 10 secondi, il mobile in virt della propria inerzia
continuerebbe a muoversi percorrendo uniformemente 60 metri ogni secondo.

20
Perci nel moto uniformemente accelerato, qualunque ne sia lincremento di
velocit, si vericheranno queste tre leggi:

'
1 Le velocit nali sono in ragione diretta dei tempi impiegati ad acqui
starle, ovvero le velocit crescono proporzionatamente ai tempi; cio dopo un
tempo doppio, triplo, quadruplo, la velocit acquistata parimenti doppia, tripla
o quadrupla.
Infatti leffetto della forza continua, che produce un moto accelerato, pu essere
paragonato a quello-di una serie (1 impulsi eguali succedutisi ad intervalli di tempo

uguali ed innitamente piccoli. Ciascuno di questi impulsi producendo ad ogni intervallo


una velocit costante, questa si aggiunge a quella, che il mobile possedeva gi nellin

tervallo precedente.
La velocit va quindi crescendo costantemente di quantit uguali in tempi uguali.
Indicando con V la velocit nale acquistata in un tempo T, e con v la velocit
debita nellunit di tempo ossia la velocit dopo il primo minuto secondo, si avr
V:o:: T: 1, da cui si ricava V=v XT[1].

Esempio. - Un corpo, che possiede un moto uniformemente accelerato, acquista


nel primo minuto di corsa una velocit di 5 metri: qual sar la velocit acquistata dopo
un quarto dora o 900 minuti secondi?

Soluz. V=v x T :900 X 5-4500 metri.

2 La velocit al termine di un certo tempo, nel movimento uniformemente


accelerato, uguale alla velocit primitivapi il prodotto del tempo in secondi

per laccrescimento della velocit per secondi.

Supposto che nel momento, da cui sincomincia a contare il tempo t il corpo pos
sedesse una velocit C, e che aumenti di 9, allora la velocit acquistata dopo T secondi
0 nale sar espressa da V:v+g><t [2].
Esempio. - Quale sar la velocit di un corpo al termine di 8 secondi, sup
ponendo che la sua velocit primitiva sia eguale ad 1, e che aumenti di 3 metri per
ciascun secondo?

Solaz. V:v + 9 x t: 1+ (3x8):25 metri.

3 Lo spazio percorso uguale alla sernisomma delle velocit estreme mol


tiplicata per il tempo in secondi.
Si calcolcr lo spazio percorso in un tempo t da un mobile, che si muova con un
moto uniformemente accelerato, osservando che, se il corpo dovesse percorrere il me
desimo spazio s in un tempo uguale t con un moto uniforme, la sua velocit dovrebbe

essere uguale alla media tra la velocit iniziale e la velocit nale del moto unifor
memente accelerato.

infatti, ammettendo che il corpo possegga una velocit iniziale 11 al principio del
moto accelerato, e che w sia la velocit acquistata dopo tsecondi, la sua velocit media
sar v__gi, e lo spazio da esso percorso per ciascun secondo s:ulux t[1|.
Esempio. - Qual lo spazio percorso dopo 4 secondi da un corpo, la cui velocit
al punto di partenza di 2, ed al termine di questo tempo di 6 metri?

Soluz. S: 2;6 x4:16 metri.


4 Gli spazii percorsi da un corpo con un moto uniformemente accelerato
sono proporzionali ai quadrati dei tempi impiegati a percorrerli.
Infatti segnando con g:9m,80881a velocit acquistata dal mobile alla ne del primo
minuto secondo, supposto che cada liberamente, lo spazio percorso in questo secondo
sar (l-92%; dopo due secondi la sua velocit sar 2g, quindi lo spazio percorso
in questo tempo sar 2X%124X'%; dopo 3 secondi la sua velocit sar 3g e lo

21
spazio =3x%:9x%, e, per analogia, dopo 4 secondi la sua velocit sar 4g e lo
spazio 4 x 4% :16x%; dunque lo spazio dopo 1 secondi sar s:t x'->;g=tx-g- [2]
9 8088_ 01012
. . rappresentando il. tempo 001. numeri. 2, 3, 4, 5, ecc., gli. spazu..
o t g x _-2
perci vi saranno rappresentati dai quadrati di questi numeri 4, 9; 16, 25, ecc.

Ricvando dell'equazione v:gxt il valore di 1:?- e sostituendolo nellequazone[2]


1
si ottiene unaltra espressione dello spazio, quindi si avr s=-%,od s:-g [3].
dalla quale si ottiene 1192298; v:l/2Xg>da cui si ricava che t: V, se
9

gnando con a laltezza o lo spazio percorso nel moto accelerato della caduta dei gravi.
Da ci si pu ricavare le seguenti formole, le quali servono alla soluzione dei varii
problemi, che si riferiscono al moto uniformemente accelerato:
__
s
__
v:gxt', (1)v:l/2gxa; a: %_ xt ovvero a:4,9044><t; a:g; t:V 20

--g .

5 Gli spazii percorsi in ogni singolo tempo stanno come i numeri dispari
naturali 1, 3, 5, '7, 9, ecc.

'

Infatti essendo gli spazii descritti nei tempi totali in ragione dei quadrati di questi
tempi, ne risulta, che si avranno gli spazii descritti in ogni singolo tempo successivo

ed uguale sottraendoli dallo spazio totale descritto; cosi 4-1:3; 9-4:5;16-9:7, ecc.

31. Moto uniformemente ritardato. - Le leggi per il moto uniforme


mente ritardato sono le stesse come nel moto uniformemente accelerato, colla
sola differenza che in questo col crescer del tempo la velocit resta sempre minore.

1 moti uniformemente accelerati ed uniformemente ritardati sono prodotti


duna forza costante, la quale agisce come potenza e come resistenza secondo
che il moto accelerato o ritardato, e perci lincremento ed il decremento
della velocit succede sempre collo stesso grado (N. 30).
Applicando quanto si detto ad un corpo lanciato verticalmente in alto con una
data velocit iniziale, ne consegue, che questa, per effetto della gravit, verr dimi
nuita in ciascun minuto secondo di metri 9,81, cio di quanto verrebbe accresciuta,
se il corpo discendesse. Se dunque un corpo venisse scagliato verticalmente in alto
con una velocit di 4x9,81 metri ossia di metri 39,24, fatta astrazione dalle resi

stenze, la sua velocit sarebbe di metri 3 x 9,81 alla ne del primo minuto secondo.
2 X 9,81

secondo

1 X 9,81

GX'ZO

quarto

cio il corpo si arresterebbe alla ne del quarto minuto secondo, dopo di che ridiscen

darebbe raggiungendo ancora in capo a 4 secondi la velocit di 4 x 9,81 metri.


E pertanto chiarissimo, che un corpo lanciato allins impiega tanto tempo a
salire come a discendere.
Se per esempio un grave scagliato verticalmente verso l'alto ricade dopo 10 se00ndl,

(I) La velocit dovendo nel maggior numero dei casi, che si riferiscono alla caduta, essere delerminuta dallal

' ' 1 nella formula v-;gt, onda a: L1!


'1 0 l 11'Ire ttazza, se ne deduce questo secondo valore
col sostttu:re
.,
,B
_1 "a
- ,
9
per cui v=gxy 2521/29 ; questa operazione Chiamasi la determinazione della velocit dovuta ad unaltezza
9
di caduta.

22
esso avr impiegato 5 secondi nellascendere e 5 nel cadere, epper avr toccata lal
tezza di 5 x 5x 9281: metri 122,625.
Consegue pure dal n qui detto, che un solido lanciato verticalmente in alto

I avr in ciascun punto la medesima velocit che acquisterebhe cadendo liberamente


in quel punto dellaltezza, che ora. gli rimane a percorrere, e che ivi posseder effet
tivamente nella susseguente caduta.

Sia dunque v la velocit iniziale di un corpo gettato in alto, o la velocit nale


di un corpo cadente, e la. relazione fra questa velocit e e laltezza percorsa a per

le equazioni del Numero 30 data dalla formata a =-;; oppure p:t/2_g

La velocit, che deve possedere un corpo al termine di un certo tempo nel


movimento uniformemente ritardato uguale alla velocit primitiva meno il
prodotto del tempo in secondi per la diminuzioue della velocit in secondi.
In vero, se un corpo dotato della velocit iniziale 0, in un moto unifor

memente ritardato esso si riduce ad una minore velocit V: questa sar


naturalmente, supponendo g la perdita. per minuto secondo, V=C-gXt.
1 Esempio. - Un corpo parte con una velocit di 22 metri per secondo, e questa
velocit diminuisce successivamente di 2 metri per secondo: quale sar la velocit di
questo corpo al termine di dieci secondi?
'
Soluz. V222-(2x10):2 metri.

2' Esempio. - Quale sar lo spazio percorso al termine di 4 secondi da un


corpo, che al punto di partenza aveva una velocit di 6 metri, la quale nellultimo momento
si trovava ridotta a soli 2?

6+?
Soluz. S:

x 4:10 metri.

Da questo esempio e quello citato alla pag. 20 vedesi, che, a condizioni eguali, lo
spazio percorso lo stesso nel movimento uniformemente accelerato o ritardato.

32. Caduta. dei Corpi. - I gravi cadono verso la terra con moto uni
formemente accelerato; e quando siano lanciati verticalmente in alto, la stessa
forza toglie loro successivamente dei gradi di velocit, e quindi essi si ele
vano con un moto uniformemente ritardato.
Applicando perci tutte le leggi del moto uniformemente accelerato, si vedr che
igravi, al principio della caduta loro, percorrono in, un minuto secondo di tempo
met. 4,9044; in due secondi met. 4,9044x4 :19,6176; in tre secondi met. 4,9044x9:44,1396;

in quattro secondi met. 4,904x16:78,4704; in cinque secondi met. 125,6100: questi


numeri sono precisamente i prodotti di 4,9044 per 4, 9, 16. 25, ecc., ossia per i quadrati

dei numeri naturali, perci, esprimendo con 1 lo spazio descritto in 1 minuto secondo,
quello percorso in 2 secondi risulta 4, in 3 secondi 9, in 4 secondi 16, e cosi degli
altri; questa progressione essendo la medesima qualunque sia il tempo della caduta

osservata, si dedurre, che nel moto uniformemente accelerato gli spazii totali sono in
ragione dei quadrati dei tempi impiegati a descriverli, o, in altri termini, delle velocit
acquistate.
Gli spazii descritti nei tempi totali essendo in ragione dei quadrati dei tempi, ri
sulta che si avranno gli spazii descritti in ogni singolo tempo successivo ed eguale
sottraendo dallo spazio totale quello descritto precedentemente. Siccome poi 4-1:3,
9-4:5, 16-9:'7, ecc., cos gli spazi percorsi in ogni'singolo tempo saranno comei
numeri dispari naturali 1, 3, 5, '7, 9, ecc., il che fa vedere, che la velocit aggiunta

successivamente in ogni tempo alla forza motrice 2, quindi equivalente al doppio dello
spazio descritto nel primo tempo, ossia eguale a 9,808.
Da ci viene che, se itempi dosservazione sono . . . . . .

1,

2,

3,

4,

le velocit corrispondenti in metri saranno . . . . . . . . . 9111808, 10%, 294, 391112;


gli spazii percorsi alla ne di ciascun tempo saranno . . 4"9, 1961, 44m}, 78m4;
gli spazii percorsi durante ciascun tempo saranno. . . . . 4m9, 14m'7, 24""5, 34m3.

23
Vale a dire, secondo questa tavola, che i tempi stanno fra di loro co'nm i numeri
1. 2, 3, 4, ecc.;
le velocitstarannoancheessecome
.............1,2,3,4;
gli spazii percorsi staranno come i quadrati, ossia .- . . . . . . . . . . . 1, 4, 9, 16;
e gli spazii percorsi in ciascun tempo come i numeri dispari. . . . . . . l, 3, 5, 7.
Questi principii sono applicabili a tutti i corpi, qualunque sia il loro peso, perch

la gravit agisce sempre uniformemente, sovra/tutto quando la caduta. succede in uno


spazio vuoto daria.
Queste leggi della caduta si dimostrano col calcolo e collesperienza. Serve per le

esperienze la macchina di Atwood (1), cos chiamata dal fisico di questo nome, professore
nel 1782 alluniversit di Cambridge. Essa specialmente destinata a rallentare la velocit
della caduta. Si compone di una colonna di legno l, alla sommit della quale si trova una ,

carrucola a traVersata da un asse, le cui estremit riposano sopra un congegno bb chiamato


tribometro, e destinato a diminuire lattrito dellasse
stesso nelle sue rivoluzioni, e fare che la carrucola possa.

girare pi speditamente. Nella gola di questa carrucola


passa un sottile cordone di seta, alla cui estremit sono

attaccati due cilindri di ottone mm' di egual peso; una


scala di centimetri segnata sopra un regolo portadue
scorsoi AB, i quali mediante una vite di pressione pos
sono essere fermati in unfpunto qualunque dei regolo.
Lo scorsoio A porta un piccolo piano destinato ad arre
stare il movimento del peso m quando scende, laltro
B formato da un anello,che lascia passare solo il
peso m, e serve ad arrestare un piccolo peso formato
da una lastrina metallica, la quale gli si aggiunge per

farlo discendere.
Un meccanismo di orologeria H, fissato alla co- .
lonna, serve mediante un indice o lancetta a misu
rare il tempo, e ad ogni minuto secondo fa sentire
un suono abbastanza forte da poter servire a contare

quanti secondi passano dal principio al termine del


lesperienza.
.

'j
r. . . . -.

Uso della macchina Atwood. -- Essendo uguali i

due pesi mm' sospesi alle due estremit del lo, la


carrucola rimane immobile, perch le due forze, che
ad essa sono applicate, si fanno equilibrio; ma se ad
uno dei due cilindri si aggiunga un piccolo peso,
run-u,

l'equilibrio si turba, ed il lo si metter in mo


vimento, facendo girare la carrucola, e quanto pi
il peso aggiunto sar grande, tanto pi veloce sar la

discesa di uno di questi cilindri, e lascesa dellaltro.


in tal guisa potendo diminuire a piacimento la velocil del peso discendente, abbiamo tutto lagio di
studiare gli spazii che esso percorre, in confronto coi
tempi impiegati a percorrerli.
- >
Conoscendo il rapporto fra il tempo e la velocit,

si pu anche geometricamente determinare la ve-

,
mm,l;._.
, H .',,.,',,,,,ll
lilli. ..|I
I

mi
| u.|

,
"
" _-_
' '

Fig' 5'

locit, che ha un corpo in un momento qualunque della sua caduta per moto unifor
memente accelerato, quando si sappia quella che ha alla ne del moto, o in un istante
qualunque del moto. Infatti, ove si rappresenti colla linea CA (Fig. 6) il tempo della durata
del moto, e colla linea AB perpendicolare ad AC la velocit che ha il corpo alla ne del

(I) GalileoI che fu primo a sludlare le leggi di questo moto, si servi del piano inclinato; oggi mesi oltre alla V
qui descritta anche la macchina del signor Merlo.

24
moto, e si congiunga C con B: se con Ce si denota un altro tempo del moto, la retta em"
a
condotta parallelamente ad AB rappresenter la velocit, che ha il
corpo alla ne del tempo ce; perch dalla geometria sappiamo, che la
retta cm" proporzionale a Ce, come AB lo ad AC. Qualunque altra
.retta cm" condotta da un punto c della A0 rappresenter la velocit
del corpo giunto in quelpunto e.
Per stabilire qual relazione passa tra lo spazio descritto, il tempo e
la velocit nale si ammette, che la forza di gravit agisca ad inter

"1"
m"
B

valli niti di tempo: egli chiaro, che la sua azione in Ognuno di


questi tempuscoli pu riguardarsi come istantanea ed il moto come
uniforme, sicch potremo esprimerle col prodotto della sua velocit

>

per il tempo, ossia con altrettanti rettangoli, imperocch in geometria


Fig. 6.

il prodotto di due quantit rappresenta larea di un rettangolo. Procu


riamo dunque di tracciare questi rettangoli, e poi sommandoli, avremo lo spazio totale de
scritto dal corpo.

Rappresentato il tempo della durata del moto con la linea CA, dividiamola in piccoli
tratti ca, ab, bo... corrispondenti ad altrettanti istanti. AB rappresenta la velocit nale, le
rette am, bm'... rappresenteranno le velocit,che ha il corpo in ciascuno di questi istanti,
ed i vari rettangoli descritti sulla gura rappresenteranno gli spazi percorsi nei detti inter

valli di tempo. Se ammettasi che glimpulsi della gravit sul mobile si succedano con molta
rapidit, in modo che possa la sua azione considerarsi come continua, allora i tempi diver
ranno cosi piccoli, che i rettangoli si confonderanno quasi con una linea retta, sicch la
loro somma comporr il triangoloGAB, che perci potremo prendere come misura dello

spazio descritto dal corpo.


Ora, siccome larea di un triangolo si ha moltiplicando la base per la met dellaltezza,
o viceversa, cos nel caso nostro si avr la misura del triangolo ACB moltiplicando la met
di A0 per AB; ci vuol dire che nel moto uniformemente accelerato lo spazio descritto dal

corpo uguale alla met del prodotto della velocit per il tempo impiegato ad acquistarla.
Esempio. - Quale la velocit acquistata da un corpo alla ne di 12 secondi?
Soluz. V:lx9,81:i"7, dalla quale si ricava la la regola.
Allorch un corpo cade da. un'altezza A, la velocit, che ha acquistata. alla. ne
__

.._.

della caduta, e data dalla formola V:V29A ossia V:l/19,62XA, la quale ci d. la


regola 2.
Esempio. - Qual la velocit acquistata da un corpo dopo una caduta di 65 metri?

Soluz. V:VQ,52 x 65 : metri 35,7.


a

da cui
Dalla
deduciano
formola la
precedente
3 regola.V:V2gA, si ha: V:2gA, quindi A:%;ossia

Esempio. - Un corpo animato da una velocit espressa da 35 7; qual laltezza A.


dalla quale Caduto per acquistare questa velocit?
Soluz. A: gu;)a:65 metri, altezza della caduta.

Esempio. - Quale sar l'altezza di una torre, sapendo che una pietra ha impie
gato 5 minuti a cadere?

Soluz. Dalla formola a:J2Lxu si avr A:4,9044x25:122,50.


RE(;0LE - Dal n qui esposto si ricavano le regole seguenti:
1. La velocit acquistata da un corpo, che cade liberamente in un tempo
dato, si determina moltiplicando il tempo in secondi per 9'" 8088.
2. Si moltiplichi laltegqa data per 19,62, e la radice quadrata di questo
prodotto esprimer la velocit in metriper ogni secondo allane della caduta A.
3. Si divida il quadrato della velocit per il numero 19,62, ed il Quo

25
{l'ente esprimer laltqua, dalla quale un corpo caduto, essendo nulla la ae
locz't -iniqiale.
4. Moltiplicando 4,9044 pel quadrato del tempo, che un corPo ha impiegato
a cadere, il prodotto dar l'altegqa.

Esercizi!

ulmoto accelerato e ritardato. '

1 Problema. - Da guale altezza caduto un grave in 6 minuti e qual velocit ha


acquistato in questa ca uta?

Soluz. Dalla formola s:

x ti si avr 3:4,905 x(6,50)::207,236. Dalla form01a

o: x t si avr 4229,81 x6,5: 63m,765.


I
_
.
Problema. - Quale sar la profondit d'un pozzo, in cui, lasc1andovi cadere una
pietra, questa giunge al fondo in tre minuti secondi?
Solaz. Dalla formola s:o x t2 si ha 4,9044 x 9:44,1396.
3 Problema. - Un grave cade da unaltezza di 100 metri: quale sar la velocit,
acquistata alla ne di questa caduta, e quanto tempo avr impiegato? /
_
Soluz. Dalla formola o :l/ 2 ><g x 5 o o:l/2 x y x a, si avr o:V 2x9,808x100

= o: l/1962 :44m,29.

29

.
o
44 .
,,
La durata Si ha dalla formula l:_ :1808:4 ,5.

4 Problema. - Un corpo ha raggiunto una velocit di 30 metri dopo 9 secondi


di moto uniformemente accelerato: qual lo spazio percoggo? 12
Soluz. Si avr dalla formola s:-Q2t sostituendo s:_2_
x
2180 metri.

5 Problema. - Sapendo che una pietra lasciata cadere da un areonauta ha im

piegato 8 minuti secondi nella sua discesa, a quale altezza era lareonauta?

Soluz. Dalla formola a

0 4,9044 X 12 : 4,9044 x 64: m. 314,40616.

6 Problema. - Ad un convoglio della ferrovia, che ha una velocit di 10 metri per se


condo, si chiudono i freni in guisa che perda 0,50 di velocit er secondo; quale sar la
velocit dopo 4 secondi, dopo quanto tempo si fermer e qua e sar lo spazio percorso
dallistante. in cui comincxa lazione dei freni. a quello, in cui cessa il movimento?
Soluz. Dalla formola V:o-9 xt si avr che la velocit dopo 4 minuti secondi

V:lO

X4:8 metri. Afnch il convoglio possa fermarsi, bisogna che o:gxt,

. ._iM1Q
._
. metri. percorsiswalcoler
..
_
_101___
qui:1di
t_ y --05:20880011d1,p81'8\78181
s_
29 os_r2_xo,5_100
me n.
7 Problema. - Una palla dun mortaio lanciata verticalmente in alto con una
velocit di 500 metri: domandasi laltezza, a cui arriver, ed il tempo, che trascorrer
prima che la palla ricade nel mortaio, fatta astrazione dellaria.

Soluz. Dalla formola s=2c-e quindi s:2xgo :4587,15, imperocch per avere il
tempo impiegato nel duplice movimento della palla Bisogna osservare, che la durata della
ricaduta ne e la met. Ma la palla discendendo riacquista la stessa celerit iniziale e,
con cui stata scagliata; dunque per conoscere la durata della caduta baster sapere
quanto tempo sia necessario perch un grave giunga alla velocit di 500. Ora dalle

quazione t:-gil : 9 Sci :50,37 secondi, cio la palla comincier a discendere dopo 50,37
secondi, e perci rimarr complessivamente in moto per due volte 50,97 secondi ossia
per 101.94 secondi.
_
8 Problema. - Un corpo in virt del suo peso ha. percorso in 10 minuti secondi
un piano inclinato della lunghezza di 42 metri: quale era la sua velocit nel primo
minuto secondo?
5
2

4
Soluz. Dalla farmela o: -- si ber-166 :0,42.
9 Problema. - Un corpo parte da un luogo A colla velocit di 100 metri, ed essendo
soggetto ad una ritardazione uniforme di metri 0,5 quando esso arriva in un altro luogo
B non possiede pi che la velqcitgdi 2lronoetri; quale sar lo spazio, che separa A e ?
o -v
- :9996 metri.
Soluz. Dalla formola s:-A-2i--._2
x 050-

Per evitare i calcoli relativamente ai problemi sulle altezze e le velocit cor


risp0ndenti, le quali hanno numerose applicazioni, diamo la Tabella, la quale
contiene tutte le velocit acquistate da un corpo dalla caduta. di un centi
metro no a dieci metri.
4

TABELLA DELLE ALTEZZE CORRISPONDENTI A DIFFERENTI VELOCIT.


I

LE UNE E LE ALTRE ESPRESSI! IN CENTIMETRI.

1
1
, VII-0'

I
l

ALTEZZA

"'

41.11111

WL0'

11.73111

""'

ALTEZZA

"W

ALTEZZA

CI'I'

corrispondente

CT'

corrispondente

CIT

carrilpoudenle

CT

corrinpondcula

CIT\

corrispondunle

I!

(I

2)

i)

I)

il

(I

CCnl.

cantina.

con.

ceulim.

cen1.

centim.

cenl.

cenlim.

cenl.

cenlim.

1
2
3

0.001
0.002
0.005

57
58
59

1.65
1.71
1.77

165
170
175

13.88
14.73
15.61

445
450
455

100.94
103.22
105.53

725
730
735

267.94
271.64
275.38

4
5

0.009
0.013

60
61

1.84
1.90

180
185

16.51
17.45

460
465

107.86
110.22

740
745

279.14
282.92

0.019

62

1.96

190

18.40

70

112.60

750

286.73

7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17

0.026
0.034
0.043
0.051
0.062
0.074
0.087
0.101
0.115
0.131
0.148

63
64
65
66
67
68
69
70
71
72
73

2.02
2.09
2.15
2.22
2.29
2.36
2.43
2.50
2.57
2.64
2.72

195
200
205
210
215
220
225
230
235
340
245

19.38
20.39
21.42
22.48
23.56
24.67
25.80
26.96
28.15
29,36
30.60

475
480
485
490
495
500
505
510
515
520
525

115.01
117.44
119.90
122.39
124.90
127.44
130.00
132.58
135.20
137.84
140.50

755
760
765
770
775
780
785
790
795
800
805

290.57
294. 43
298.32
302.23
306.17
310.13
314.12
318.13
322.17
326.24
330.33

18
19
20
1 21
22
23
24
25
26
21
28

0.166
0.185
0.204
0.225
0.247
0.270
0.994
0.319
0.345
0.372
0.400

74
75
76
77
78
79
80
81
82
83
84

2.79
2.87
2.95
3.03
3.10
3.18
3.26
3.34
3.43
3.51
3.60

250
255
260
265
270
275
280
285
290
295
300

31.86
33.15
34.46
35.80
37.16
38.55
39.96
41.40
42.87
44.36
45.88

530
535
540
545
550
555
560
565
570
575
580

11349
{1.5.90
148.61.
151.
154.20
157.01
159.86
162.72
165-62
168-55,
171.48

810
815
820
825
830
835
840
845
850
855
860

334.45
338.59
342.75
346.95
351,16
355.41
359.68
363.97
368.29
372.64
377.01 '

1
'

I
1

I
1
4

29

0.429

85

3.68

305

47.42

585

174.45

865

381 .41

30

0.459

86

3.77

310

48.99

590

177.44

870

385.83

i 31

0.490

87

3.86

315

50.58

595

180-46

875

390.28

32

0.522

88

3.95

320

52.20

600

183.51

880

394.75

j
1
.

33
34
35

0.555
0.589
0.624

89
90
91

4.04
4.13
4.22

325
330
335

53.84
55.51
57.21

605
610
615

186.58
189.68
192.80

885
890
895

399.25
403.77
403.32

. 36

0.660

92

4.31

340

58.93

620

195.95

900

412.90

37
33
39
10
41
42

0.697
0.735
0.775
0.816
0.856
0.899

93
94
95
96
97
98

4.41
4.50
4.60
4.70
4.80
4.90

345
350
355
360
365
370

60.67
62.44
64.24
66.06
67.91
69.78

625
630
635
640
645
650

199.12
202.32 '
205.54
278.79
212.07
215.37

905
910
915
920
925
930

417.50
422.12
426.77
431 _45
436.15
440.88

43

0.942 11 99

5.00

375

71.68

655

218.69

935

445.63 1

.,

44

0.986

11 100

5.10

380

73.61

660

222.05

940

450.41

45

1.032

5.62

385

75.56

665

225.42

945

455.22

46
47

1.078
1.125

110
.[I 115

6.17
6.74

390
395

77.53
79.53

670
675

228.83
232.25

950
955

460.05
464.90 .1

48

1.17

1| 120

7.34

400

81.56

680

235.71

960

469,78 1

49
50
51
52

1.228
1.274
1.325
1.378

1
1
E
1

125
130
135
140

7.97
8.61
9.29
9.99

405
410
415
420

83.61
85.69
87.79
89,92

685
690
695
700

239.19
249.69
246.22
249.78

965
970
975
980

474.69
479.62
484.58
489,56

53
51,
55

1.431
1.486
1,541

}i
11
-

145
150
155

10.72
11.47
12.25

425
435

92.07
94.25
96,46

705
710
715

253.36
256.96
260.60

985
990
995

494.57
499.60
50466

56

1593

1| 160

13_05

440

98.69

720

264.25

1000

509,75

105

li
4

!
1
1

E
1

27
ARTICOLO III.

Centro di Gravit; Equilibrio dei Corpi pesanti; loro Stabilit.

33. Centro di Gravit. - Il centro di gravit di un corpo il punto


pei quale passa costantemente la risultante dellazione della gravit sulle sue
molecole in tutte le posizioni, che questo pu prendere. Perci esso quel
punto, che soppoggi_ato da un sostegno, e capace di tenere tutto il corpo in
equilibrio, e pu ancora chiamarsi centro della massa o delle medie distanze.
Tutti i corpi sono sottoposti allazione della gravit. Essa attrae tutti i corpi verso

il centro della terra, e la resistenza, che fa. lequilibrio alla gravit per annullarne
leffetto, uguale al peso del corpo. Essendo ogni corpo sulla supercie della terra
lontanissimo dal centro di questa, si ammette che la gravit agisca parallelamente
su tutti i corpi; la sua direzione data dal lo a piombo.

Il centro di gravit varia di posizione secondo la natura e la forma dei


corpi.
Per centro di simmetria duna gura (1) intendesi qualunque punto, in cui
un piano qualsiasi che la contiene taglia la gura in due parti uguali.
Infatti considerando uno qualunque dei piani seganti, i momenti della due parti
del corpo per rapporto a questo piano sono eguali, come composti degli stessi momenti
elementari; ma, siccome questi momenti sono di segno contrario, la loro somma o il

momento totale della gura e zero, ci che non pu aver luogo se il centro di sim
metrianon sopra il piano come deve trovarsi su qualunque pianosegante: lintersezione
comune di questi piani il centro di gravit. della gura.

Dalla denizione risulta, che il centro di gravit, nei corpi di forma re


golare, in generale il centro della gura.
Tutte le gure, che hanno un centro di simmetria, hanno il centro di gravit
in questo medesimo punto.
.
1 Il centro di gravit. d'una linea retta trovasi nella sua met.
Per trovare il centro di gravit di due rette si uniscono i loro centri di
gravit cio ipunti di mezzo, poi si divide questa terza in due parti eguali
reciprocamente pr0porzionali al peso delle due prime o della loro lunghezza,
nella met di questa sar il centro di gravit delle due rette o dei corpi da
esse rappresentati.
Per trovare il centro di gravit di tre o pi rette si opera nella stessa
guisa o come per la composizione delle forze parallele (N. 39, pag. 33).
2 Di un triangolo qualunque, per esempio ABC, nel punto X dintersezione
delle due mediane 00 e BP (Fig. 7).
infatti consideriamo larea di un triangolo ABC siccome composta .,>_
duninnii di elementi (cio liste'lle) paralleli al lato BA, il cui

centro di gravit dovr trovarsi sulla linea OC condotla dallangolo


C alla met del lato AB; il centro di gravit di tutti questi elementi,
ovvero dellintiero triangolo, dovr trovarsi in un punto della retta CO.

(I) Talora il corpo, di cui vuolsi rintracciare il centro di gravit, presenta in tulle la sua eslenslone una
spessezza uniforme e minima in rapporto alle allre sue dimensioni, per cui si pu nsslmiiurlo ad una semplice
supercie.

28
Potendosi in secondo luogo considerare larea del medesimo triangolo ABC siccome
composta di uninnit di elementi paralleli al lato AC, il loro centro di gravit dovr
essere posto sulla linea BP condotta dallangolo B alla met del lato AC. Ora il centro

di gravit del medesimo triangolo ABC si trova posto contemporaneamente nella linea
OC e nel'la-BP, ma queste due linee non hanno di comune che il solo punto X distante

dal vertice C dei due terzi della media C0 partendo dal vertice; queslo'sar il centro di
gravit del triangolo, il quale pure il centro del circolo inscritto.

3 Del perimetro o della. supercie di un parallelogramma


ACBD nel punto dintersezione E delle due diagonali

_
AB, CD (Fig. 8).
4 Di intrapezio ABDC sulla met della retta, che unisce il centro di

gravit dei due triangoli ADC e ACB, in cui vien decomposto per mezzo di
una diagonale AC (Fig. 9).

Trovisi col metodo su esposto il centro di gravit dei due


triangoli; congiungendo questi si avranno i punti E, F, i quali

congiunti mediante una retta EF, e conducendo per met dei due
lati paralleli del trapezio la retta GM, questa taglier laltra retta

FE in un punto 0, e questo sar il centro di gravit del trapezio,


ovvero segnando con a e b i due lati paralleli e la sua altezza con la,
la distanza dal centro di gravit sar x:-3h

5 Del perimetro o della supercie dun poligono regolare nel centro del
circolo inscritto o circoscritto al medesimo.
6 Della circonferenza o del circolo nel suo centro. .
' . \
7' Dun arco di circolo sul raggio del circolo perpendicolare alla corda.
di questarco distante dal centro :ll-cs; r essendo il raggio, c la corda ed I la
lunghezza dell'arco.
8 Dun segmento di circolo la distanza dal centro di gravit sar .z:-1l2x_as;
essendo a la lunghezza della corda, e la supercie del segmento.
_ .
9 Dell'elisse o della sua supercie nel punto dintersezione dei due assi.
10 Duna supercie parabolica limitata da una retta perpendicolare alla
scissa sullasse ai 5); della sua lunghezza partendo dal vertice.
_
Per determinare il centro di gravit di varie supezycz'e _si opera nella stessa
guisa colla sola differenza, che il peso, che si suppone applicato al loro centro,

sar proporzionale alle medesime.

'

11" Di due archi diperbole simmetrici per rapporto al centro delliperbole


stessa.

12 Delle faccio 0 della supercie o del volume d'un parallelepipedo nel punto
dincontro delle due diagonali.
13 D'un prisma nel mezzo della retta, che congiunge i centri di gravit
delle due basi.
14 Duna piramide nel quarto da basso in su della retta, che unisce il vertice '
col centro di gravit della base.
.
.15 Dun tetraedro su duna retta,che congiunge il vertice col centro di
gravit della. base.

16 Dun cono nel quarto del suo asse partendo dalla base.
Per determinare il centro di gravit di oam'i volumi si prendono delle quan

tit ad essi proporzionali, e si opera come per la composizione delle forze

29
parallele. In diversi casi si pu pure determinare la posizione del centro di gra
vit dellinsieme delle gure per_mezzo dei momenti di ciascuna linea, di eia-i
senna supercie o di ciascun volume.
Infatti si trova il centro di gravit di due corpi A e B uniti
_ fra di loro mediante una verga AB inflessibile (Fig. 10) som

mando assieme Ie loro masse, poi dividendo per questo nu


mero la distanza dai centri di gravit di quei due corpi sopra
lasta AB, e portando il numero corrispondente al peso mag

giore sullasta partendo dal centro di gravit del corpo di peso minore o viceversa.

(I
p,,_._ ,,,_'

Sia il corpo A:a 3 Chilog., B:2 Chilog., si divider la retta AB in 3+ 2 o 5


parti eguali e se ne prenderanno due partendo da A, owero 3 partendo da B; il punto
0 sar il centro di gravit domandato, nel quale si potr considerare riunita una
massa eguale a 3+2:5; se vi fosse un terzo corpo D del peso di 4 Cg., si divider
la retta DC in 4+5:9 parti uguali e portando 5 di queste da I) verso C si avr il
punto F, il quale sar il cercato centro di gravit dei tre corpi.
-

17 Della supercie o del volume di un poliedro regolare nel suo centro.


18 Della supercie o del volume d'una sfera nel suo centro.

19 Del segmento di una sfera, la distanza del centro di gravit da quello


della sfera :-_(

); essendo k laltezza del segmento ed r il raggio.

20 Della supercie laterale, o della supercie totale o del volume dun ci


lindro retto a base circolare nella met del Suo asse.
21 Della supercie o del volume dellelissoide di rivoluzione nel suo centro
della sfera.

34. Determinare prettamente il Centro di Gravit. - Pratica

mente si determina il'centro di gravit di un corpo qualunque sospendendo


successivamente il corpo ad un lo 0 ad una funicclla essibile per un punto,
attorno al quale si metter in equilibrio. Prolungando la direzione del lo nelle
due posizioni, il centro di gravit cadr sulla direzione del lo, quindi nel

punto d'intersezione della direzione dei due li sar il centro di gravit.


35. Regola. di Guldin. - Dal teorema di Guldin risulta, che larea di una
supercie di rotazione generata da una curva piana uguale al prodotto della
lunghezza della linea generatrice per la circonferenza, che descrive il centro di
gravit della curva (l). Il volume di un solido di rotazione il prodotto della;
supercie generatrice per lo spazio percorso dal centro di gravit di questa
supercie durante la rotazione.
' Esempio. - Qual il centro di gravit di unasta AB (Fig.ll) di spessezza uniforme,
lunga 3 metri e pesante 30 Cg., supposto che il peso P sia di 45 Cg. e quello di Q 25 Cg.?
Soluz. Dal momento statico si avr lequazione PxAC
=QxBC+P><CS, la quale servir a determinare il

'

punto dappoggio C, che sar pure il centro di gravit


1 ,,
dellasta caricata; difatti si ha AC:QXBLl_X.S_C,
quindi avendo AB:metri 3. AS=SB:metrii,5tl, quindi AC=.z, si avr pure BCI3-r
e 3G: a metri 1,50-x, perci 451=25 (3-9:) + 30(l,15 - a); 451275 - 25x+45 - 30x;
105x:120; x:l,H; cio il centro di gravit S dellasta caricata si trover distante
metri 1,14 da A od a sinistra del suo mezzo.

(l) Vedi le nostre Nozrom m Geomrrnu lamor, pag. 30 e Si.

30
36. Equilibrio dei Corpi pesanti. - Lazione della gravit si riduce
ad una forza unica verticale, diretta dallalto al basso e applicata al centro di
gravit; cos, perch abbia luogo lequilibrio, basta che una forza sia distrutta
dalla resistenza di un punto sso, pel quale passi la sua direzione.
Si distinguono due casi dequilibrio, secondo che il corpo pesante sostenuto da un
sol punto dappoggio o da parecchi, cio 1 quando il centro di gravit coincide col

punto dappoggio e trovasi nella verticale, che passa per questo punto; 2 quando la
verticale, condotta dal centro di gravit, passa nellinterno della base, che sempre

il poligono, che si ottiene congiungendo fra loro con rette i punti dappoggio.
Le torri di Pisa e di Bologna per la loro inclinazione allorizzonte sembrano minac
ciare di cadere; ma il loro centro di gravit trovandosi in una verticale, che passa entro

la base, sussiste lequilibrio.

37. Stati disfarsi dEquilibrio. - A seconda della diversa posizione del


centro di gravit relativamente al punto dappoggio si distinguono tre ge
neri dequilibrio: stabile, instabile e indiferente.
'
Lequilibrio stabile, quando un corpo deviato dalla sua posizione primitiva
vi ritorno. da s stesso tosto che non vi si opponga alcun ostacolo. Un corpo
si trova. in simile equilibrio, quando in tale posizione, che il centro di gra
vit si trovi pi basso che in qualunque altra.
Lequilibrio instabile o labile quello di un corpo, il quale, deviato da questa
sua posizione, tende ad allontanarsene maggiormente.
Questo stato si presenta quando il corpo posto in modo che il suo centro di gra
vit si trovi pi alto che ogni altra posizione; perch, se il centro viene abbassato per
uno spostamento qualunque, la gravit tende a farlo discendere sempre pi.

Equilibrio indiferenie quello, che persiste in tutte le posizioni, che un corpo


pu prendere.
Si ha questo genere dequilibrio quando nelle diverse posizioni del corpo il suo centro
di gravit non n rialzato n abbassato, come succede nelle ruote dei carri sostenute

dal proprio asse, o in una sfera posta su dun piano orizzontale. Nulladimeno in un
corpo girevole intorno ad un asse, come un volante od una ruota, possono darsi tutte
tre le condizioni dequilibrio, non per contemporaneamente. lnlatti, se il centro di gra

vit sull'asse della ruota, questa in equilibrio indillerente; se il centro di gravit


e direttamente al dissotto dellasse della ruota e nella posizione pi bassa, lequilibrio

stabile; se inne il centro di gravit verticalmente al dissopra dell'asse, lequilibrio


instabile; in tutti gli altri casi il volante girer, nch il suo centro di gravit sar

venuto nel posto inmo.

38. Stabilit dei Corpi. - La stabilit di un 00rp0, cio la sua capacit


di star ritto pel solo effetto del suo peso, dipende principalmente dalla posizione
del suo centro di gravit.

_F._\,_

La stabilit di un corpo sorretto da un piano orizzontale e in generale tanto mag


giore: 1 quanto maggiore il peso del corpo a parit delle altre circostanze; 2 quanto
il punto della verticale incontrata dal centro di gravit e lontano dal perimetro, e quanto

pi ampia la base stessa; 3 quanto pi il centro di gravit e vicino alla base. Perci
di due muri, quello costrutto con materiali specicamente pi pesanti avr. maggiore

stabilit. dellaltro in proporzione dei rispettivi posi.


I muri a scarpa o muniti di contrafforti avranno maggiore stabilit dei muri di forma
parallelepipedo. costrutti con uguale qualit di materiali, perch nei primi la base

riesce pi ampia e il centro di gravit pi basso.

'

Un corpo appoggiato sopra un piano (Fig. 12) star fermo nella sua base, quando la ver

ticale CO passa pel suo centro di gravit C, e quindi cade entro la sua base.

La teoria del centro di gravit serve a spiegare molti

fenomeni, come quello delle citate torri di Pisa e di Bo


logna, dei funamboli e del modo di caricare Conveniente

mente le navi ci carri. Nelluomo e negli animali cambia


di luogo quando essi rimuovano qualche parte del loro
corpo o quando portano qualche carico.
'
v

|g. 12 4

In generale tutte le gure e i corpi omogenei ed curitmetici intorno ad


un punto, ad una linea o ad un piano hanno il lor centro di gravit in quel
punto, su quella linea, su quel piano.

ARTICOLO IV.

Composizione e Scomposizione; delle Forze.

39. Composizione e Scomposizione delle Forze. - Talvolta il moto

d'un corpo prodotto da parecchie forze, che agiscono simultaneamente


sopra il medesimo; esse diconsi componenti, e possono essere sostituito da una
forza unica equivalente, che chiamasi risultante, la quale da essa sola sa
rebbe capace a produrre listesso effetto.
Allorch due o pi forze agisc0no nello stesso punto, fa d'uopo considerare
la loro grandezza (o intensit), la loro direzione e la giacitura del loro punto
dapplicazione, onde possono aversi i seguenti casi:
1 Se sono uguali ed agiscono sulla stessa linea in senso opposto, si fanno
equilibrio.
Esempio. _ Se due uomini tirassero una fune attaccata ad un carro in una me
desima direzione colle forze di 8 e il, e due altri la tirasscro in direzione opposta ai
primi colla forza uguale a 12 e 10, il carro non si movercbbc perch la risultante sarebbe O.

2 Se sono uguali od inuguali ed agiscono in linea retta nel medesimo


senso, la risultante uguaglier la loro somma.
Esempio. - Se due o tre uomini e due cavalli tirano un carro nella stessa dire
zione colla forza di 12, H, 20, chiaro che un uomo od un cavallo, il quale tiri nella

stessa direzione con una forza uguale a l*2+ll+20:46, sarebbe la risultante.


3' Se sono ineguali ed agiscono sulla medesima retta in senso contrario,

la risultante uguale alla loro differenza diretta nel senso della maggiore.
Esempio. - Se due uomini tirassero una fune in una medesima direzione colle

forze di 8 e H, e due altri uomini la tirassero in direzione opposta alla prima colle
forze di 9 e 10 sarebbe la stessa cosa, come se i due primi tirassero la fune con
una forza risultante uguale a (8+14)-(9+10):2%-19:3.

4' Se sono uguali od inuguali ed agiscono nello stesso punto in direzioni


diverse formando un angolo retto od altro, la risultante uguale alla dia

32

gonne del parallelogramma, i cui lati rappresentano le forze in direzione ed


intensit, e che chiamasi pamllelograymma delle forze.
Esempio. - Suppongasi che P e Q (Fig. 13) agi

l|e- l5.

scano sur un punto dun corpo in guisa che le loro


direzioni sintersechino in un punto A,e per com
prendano un angolo BAC; si potr prendere A come
loro punto dapplicazione comune. Anche la direzione
della risultante dovr. dunque passare per questo

punto, ed essere compresa nellangolo formato dalle direzioni delle due prime forze.
Poniamo, che le forze P e Q sieno uguali ed operino per un ugual tempo e" con
tinuamente: il corpo, sollecitato da due forze uguali, non percorrer. ne la direzione

AP n AQ, ma una tragettoria rettilinea, che ne sar la risultante e divider langolo


BAO per mezzo. Ma se per una delle forze, per esempio la P, crescesse, la tragettoria
del punto dapplicazione verrebbe maggiormente rimossa dalla direzione dellaltra
forza Q, e la direzione della risultante si accosterebbe pure maggiormente alla direzione

' della componente maggiore, come AD: dunque la risultante riuscir tanto pi grande
quanto pi si avvicineranno tra loro le direzioni delle componenti no ad uguagliare
la loro somma, quando le direzioni venissero a coincidere, e la loro diferenza, quando
andassero scostandosi cos da riuscire direttamente opposte, limiti estremi, in cui si
trover. sempre compresa la componente.
,

Rappresentiamo ora due forze P e Q (Fig. 14)


li egual valore
rette AB ed AC:
questa forza in
punto materiale

in grandezza ed in direzione con due


sar chiaro che, se P operasse da sola,
un certo tempo spingerebbe in B il
A; se invece agisse da sola la forza Q,

il punto arriverebbe in C.
Nel caso poi, che le forze P e Q agiscano in
lftg. u.

siamo, figuriamo infissa nel corpo A una retta non

pesante AB: evidentemente nel tempo suddetto, per effetto della forza Q il corpo dovr
trovarsi in G, e la retta AB avr presa la posizione CD parallela ad AB.
Ritenendo intanto, che il corpo A si muova liberamente lungo la retta AB, esso,
nel tempo ripetuto, arriver in fine di questa retta e si trover cosi non in C, ma in D,

essendo CD:AB. Si intende del pari facilmente che a met del detto tempo la retta AB
dovr trovarsi in EG (ritenuto AGIGC ed FG parallela ad AB), e che il corpo sar in

I nel mezzo della FG.


Ora siccome ACDB un parallelogramma ed AD una linea retta, diagonale del
parallelogramma, ne consegue, che se al corpo A si volesse applicare una diagonale,

essa rappresenter tanto in grandezza quanto in direzione la forza risultante. Facendo


agire nella direzione della diagonale, ma in senso opposto, BS, uguale in gran
dezza alla risultante espressa dalla diagonale, essa far equilibrio alle componenti
P e Q.

Esempio. - Si dimostra ancora esperimentalmente, che la risultante di due


forz'e, le quali formano un angolo fra loro, uguale alla diagonale del pa
rallelogramma descritto sulle due rette rappresentanti il valore e la direzione
delle forze date.
Siano AD e AC queste rette fermenti un angolo qualunque ACD: la diagonale AB del
parallelogramma GABD sar la loro risultante (Fig. 15).
A\
C
Non vi forse teorema di meccanica, che abbia tante dimo

strazioni quanto quello di cui trattiamo; una tal verit ba

Bi.

\\\

stantemente comprovata anche dallesperienza.


Infatti suppongasi sopra un piano (Fig.l) un oggetto, A,

al quale per mezzo di due fili sottilissimi e essibili, poggianti

su due carrucole b e c, si attaccano due pesi: ad un terzo filo


che passa per la carrucola a si attacca peso tale che man
tenga loggetto A in equilibrio. Poi, nella direzione dei tre li, c
si tracciano tre rette proporzionali a questi tre pesi, e com-
piendo un parallelogramma AbAc, si riconosce che la diago

nale AB trovasi sul prolungamento del filo Aa, e sar precisa


mente uguale alla retta AB.
Per convincersi meglio di ci, si sostituisca un peso unico
Fig- 6
ai due, che passano per li e c, attaccandoio ad un filo nella direzione di Ali : il corpo A
rimarr ,in equilibrio, e sar dimostrata lequivalenza della diagonale alle due componenti.
Se due forze P e Q (Fig. 17) agiscono ad angolo retto
sopra un punto, la loro risultante si otterr facilmente; infatti
si costruisca il rettangolo ACBD, dove AB rappresenti la

f01_18 P ed AC:BD rappresenti la Q: siccome la diagonale AD


esprime in grandezza ed in direzione la risultante R, e siccome

il triangolo ABD:ACD ed rettangolo avente per ipotenusa

AD:R, cosi si avr. R:P*+Q: R:/ P+Q, ed altresi

l"ig. n.

che P:/R-Qq, e Q:VRg-P. Si determiner la direzione della risultante costruendo


la gura coi lati dati e con quello trovato, e misurandone gli angoli.
Quando poi le due forze P e Q non opereranno ad angolo retto sopra un punto,
se ne avr. la risultante per una costruzione graca. costruendo la gura in iscala colla.

maggior grandezza possibile. Per mezzo del rapportatore o della tavola delle corde o
dun goniometro qualunque si costruisce langolo, sotto cui si osservato che agi
scono le forze, indi sui lati dellangolo, che segneranno le direzioni delle forze, si pren
dano delle porzioni, che ne esprimeranno la grandezza, rappresentando tanto per l'una
che per laltra un Chilogramma con una stessa lunghezza di un millimetro o di un cen

timetro, ecc.

Siano per esempio la forza P di 90 Chi


logrammi, la Q di 15, e langolo sotto cui
esse agiscono di 40'; si faccia allora lan
golo (Fig. '18) CABILO; poi sulla direzion.
della P si prenda una lunghezza AC='20
millm., se si adotta per unit il millm., e

siccome Q:l5 Cg., si far'ABza 15 millm.;'

condotta poscia CD parallela ad AB e BD


parallela ad AG , risulter il parallelo
gramma ABDC, la cui diagonale AD indicher la grandezza e la direzione della forza

risultante; forza unica, la quale imprimerebbe il medesimo movimento delle due forze
P e Q ed agirebbe nella direzione della diagonale del parallelogramma, i cui lati sono
disposti secondo le direzioni delle forze P e Q. Siccome inoltre per lazione di questa

risultante il corpo dovrebbe percorrere lo spazio AD, mentre P lo farebbe avanzare di


AB e Q di AC, la diagonale AD rappresenter anche la grandezza della risultante, posto

che i lati AB ed AC del parallelogramma esprimano quelle delle componenti P e Q.


Perci, se si prendono sulle direzioni delle forze due segmenti rispettivamente pro
porzionali alle grandezze delle forze stesse, poi si costruisce il parallelogramma avente
per lati adiacenti quei due segmenti, e dal loro termine comune si tira la diagonale,
egli evidente che volendo ottenere qualche esattezza bisogner costrurre la gura
su duna grande scala.
I
-
Per trovare la risultante diptre forze date B, C, D agenti

ad angolo (Fig. 19) sopra un punto dato A di un corpo si cerca


prima la risultante AN fra due delle tre date cio fra AB ed
AC; indi fra la terza AD e la trovata AN si otterr la AP, che
sar la risultante delle tre forze date B, C, D. Nella stessa
guisa si potr trovare la risultante di quattro, cinque o pi
forze formanti fra di loro degli angoli ed agenti sul medesimo
punto.

'

234

Se due forze AB, CD (Fig. 20) agiscono su due punti diversi di un corpo e in dire
zione inclinata, si, trova la loro risultante prolungando le rette AB e CD, che le rappre
-

sentano, dalla partedella loro convergenza tino allincontro

in un punto M; poi facendo MN:AB, MP:CD e compiendo


il parallelogramma MNOP, "la diagonale di questo cio MO
sar la risultante, la quale prolungata, occorrend, taglier la
A0 nel punto X. Prolungando la retta MX e facendo X H: MQ,

la XH rappresenter la grandezza e la direzione della risul


tante richiesta. Se la forza AB agisce sopra un punto A

posto nella linea AC, supposto che questa rappresenti una


solida asta, la forza data agir sopra tutti i punti di della linea,
se anche non giacessero nella direzione di essa forza. La

,
F3- 20

quantit de'etto, o il momento (linerzia, che la forza esercita


-

su ciascun punto, ad esempio F, e uguale al prodotto della

perpendicolarell F abbassata sulla direzione della forza per la forza AB. Quandg il
punto si trovasse nella direzione della risultante, come lo il punto X, le forze ABXGD
dovrebbero agirecon uguale ed opposta energia, ma X0 essendo sopra AltlxXG per
pendicolare aCM, si avr AB XXO:XG, Vale adire che i momenti delle forze ri
guardo al punto X sono eguali tra loro. Questo principio valido per tutte le forze, le
quali danno una risultante, perci due o pi forze staranno in equilibrio'allora soltanto
che la loro risultante e uguale a zero, il quale avr luogo solo quando la risultante di

una parte delle forze ha lo stesso punto dapplicazione_della risultante dellaltra


e che queste risultanti siano eguali e in direzione opposta fra loro.
La risultante di due o pi forze agenti ad angolo sopra un medesimo punto
minore della somma di tutte le componenti, quanto maggiore langolo formato

parte
'
tanto
dalle

forze medesime, perch in tal caso esse agiscono, se non del tutto, almeno in parte, in
senso contrario, e perci una distrugge una parte-dellaltra. Questa considerazione ci

suggerisce di far agire le forze possibilmente sotto la stessa direzione, o almeno con
l'angolo minore possibile.
5 La risultante di tre forze convergenti nello spazio uguale alla diagonale

del parallelepipedo formato dalle quanti e direzioni delle forze medesime.


Esempio. -- infatti suppongasi tre forze P,
P', P" applicate ad un punto A (Fig. 21), e di
Sposte in piani diversi; la loro risultantc.sar la
diagonale del parallelepipedo,che ha per suoi lati

le tre rette AP, AP, AP", le quali rappresentano


l'intensit e direzione delle tre forze. Infatti, se
al punto A sul prolungamento della diagonale AB

F,g_ 2|_

si applica una forza uguale alla diagonale stessa,


esso rimane in equilibrio, e ci dimostra che la
nuova forza uguale ed opposta alla risultante R.

Se le tre componenti fossero a due a due perpendicolari fra loro, il parallelepipedo


costrutto su queste tre forze parallele rettangolo, ed il quadrato della risultante
equivale alla somma dei quadrati delle tre componenti. Facendo P:3, P'=6 e

P":2 le. loro risultante R:|/2+3.+6.:|/1521

6 La risultante di due forze parallele dirette nello stesso verso parallela


alle compmenti, ha la medesima direzione, uguale alla loro somma, e di

vide la rdtlta dapplicazione in parti reciprocamente proporzionali.


Esenrpi'o. - Suppongasi unasta AB (Fig. 22) sospesa nel mezzo a guisa di bilancia, e

B A
HIF:ZH:HQ
i
mg. 22.

divisa nella sua lunghezza in 10 parti uguali. Al dissolto di ogni


punto di divisione vi sia un piccolo anello per potervi attaccare
piccoli pesi, dei quali ci 'scrviremo come forze. Se si sospende
due di questi pesi ad ugual distanza dal centro, la sbarra rimane,

in equilibrio ed orizzontale, come lo dimostra la figura: ci vuol dire che la risultante

35

delle due forze rappresentate dei pesi passa per il punto di sospensione, e vi rimane
elisa: per provare poi che-questa risultante uguale alla somma delle due componenti,
baster sospendere lasta ad un dinamometro. e si vedr che vi produce lo stesso ef
fetto, come se vi si sospendesse un peso equivalente ai due attaccati in A e B, pi il
peso della sbarra stessa. '
"

Se invece noi vogliamo mantenere in equilibrio la sbarra (Fig. 23), sospendendo da

una parte tre pesi e dallaltra sei, noi dovremo porre i primi ad una distanza D dal
centro doppia di quella G deisecondi.
Ci dimostra. che, raddoppiando i pesi, si debbono avvicinare di una met al punto di
sospensione, onde la risultante non cambi di posizione; ovvero si
possono ridurre a met, ed allora perch la sbarra reati in e'qui- FE D . -CJT-i-r-i
librio occorre portarli ad una distanza doppia dal punto di so- F - E
spensione. Da ci si vede dunque che i pesi e le distanze dei loro
i '
punti di applicazione da quello di sospensione della sbarra sono

due cose, che stanno fra loro in ragione inversa, ossia cre-

"

"

F2a'

scendo luna, decresce laltra. Ora, siccome il punto di sospensione non rappresenta
altro che il punto di applicazione della risultante dei due pesi, resta provato che questo
punto divide la_ sbarra in parti inversamente proporzionali alle forze, che si suppongono
applicate alle sue estremit. Che poi la risultante sia parallela alle componenti si capisce
di leggieri; poich, se non fosse anchessa verticale come le componenti, sarebbe obliquo,

ed allora si decomporrebbe in'due forze, una verticale, laltra parallela alla sbarra,
che per effetto di questultima dovrebbe spostarsi orizzontalmente (l).

La. dimostrazione di questo principio emerge chiara dal numero antecedente


e dal ragionamento qui appresso:
Abbiasi un numero qualunque di forze parallele tuttejn un piano: si determina la loro

risultante scemponemiole a due a due, finch si arrivi ad averne due sole, delle quali poi
sar facile di determinarne la risultante, che sar quella di tutto il sistema. Quando le forze
date non si trovano tutte sullo stesso piano, ma (Fin. '24) applicate a tre punti
A, B, C dello spazio, connessi fra loro mediante tre
'
vergheinflessibili AB, BC,CA,tali da formare un trian
golo, la risultante sar sempre uguale alla loro somma

e passer per un punto D posto nellinterno del trian


golo ABC. Per fissare la posizione di questo punto ri

spetto ai treverticidel triangolo ABC si scomporr le


due forze P e P','sostituendone ad_esse una terza Q,

eguale alla loro somma, ed applicata in M sulla linea


AB, e cosi si ridurr il problema alla ricerca della risnl- '
tante delle due forzeQe P", giacenti nello stesso piano;

(1) Fin qui noi abbiamo considerato le forze parallele come rappresentate dei pesi, che noi sospendevamo agli
uncini della sbarra, ossia_abhiamo considerato il caso, in cui le forze date siano perpendicolari alla sbarra, sulla
quale agiscono; rimane adesso a vedere se i ragionamenti fatti restano veri anche nel caso, in cui le forze, restando
sempre parallele fra loro, abbiano un'inciinpzione qualunque sulla sbarra. facile il convincersi della generalit
delle leggi dimostrate, quando, invece di sospendere ipesi'diretlamente ain uncini, noi ve li sospendiamo per
mezzo di funi sottili, le qualici permettonodi far agire obliquamenie i pesi sulla data sbarra; basta che le dire
aloni delle due funi siano parallele fra di loro, onde si verichi sempre che il punto di applicazione della risul
tante divide la sbarra in parti inversamente proporzionali alle forze su' di essa applicate. Vi ancora un altro caso
da considerare, ed quando le forze non sono due soltanto, ma tre, quattro... il problema della composizione non
diventa per questo pi difficile, e si opera su quattro forze, come si opererebbe su due. Ammettiamo infatti che
alla solita sbarra (Fig. 25) siano applicate quattro forze, rappresentate da altrettanti pesi sospesi ai punti F, D, C,
A, considerando i due primi a sinistra, FD, si vede come ad essi se ne pu sostituire uno'soio uguale alla loro
somma ed applicato al punto E, imperocch passiamo a quella parte della sbarra adattare lo stesso ragionamento
che abbiamo tenuto nel cercare la risultante di due forze parallele applicate alla estremit deilinliera sbarra, ed
allora si vedr, come essendo il peso F met di quello D, dovr la loro risultante passare per il punto E, che
divide in parti inversamente proporzionali la distanza FD. Ripetendo lo stesso raglonnmtnto, sull'altra met della
sbarra sostituiremo ai,due pesi C e A un terzo peso equivalente alla loro somma, ed applicato al punto B.

36
questa poi passer in un punto D della retta MO, che la divide in due parti MC e CO, in
versamente proporzionali alle forze P e Q. Lesperienza comprover lesattezza di questa
dimostrazione, poich, se si attacca al punto D un peso R uguale alla somma dei tre P,

P, P", e che mediante una carrucola E si agisce in direzione contraria ad essi, il triangolo
rimarr in equilibrio.

7 La risultante di due forze parallele dirette in senso contrario parallela


alle componenti, passa dalla. parte della forza prevalente fuori della retta dap
plicazione, e forma. colla stessa retta prolungata dei segmenti, i quali sono re
ciprocamente proporzionali alle forze stesse. Esempio. - Due riersone dotate di differente forza come i numeri 7:4, p. e., dovendo
'
"
portare un peso P applicato ad unasta MN (Fig. 25)
di metri 1,10, in qual punto dovr collocarsi il peso
onde i portatori possano esercitare una fatica propor
zionata alle loro forze?
Soluz. Dividendo la sbarra in due parti inversa

?
Fig. 25.
mente proporzionali alle due forze e supponendo la
M superiore, si divider l,l0 in undici parti uguali ed alla distanza di 4 parti verso M si
metter P, che sar distante da N di 7 partio 0,70, e da M 4 parti o 0,40, cio avremo
M:N ::7 :4.

ARTICOLO V.

Moto Parnbolico, Forza Centrifuga,


Molo dei Gravi pei Piani inc'linati.

40. Moto Parabolico. - Dicesi moto parabolico quello di un corpo, la


cui traiettoria una parabola.
Il moto dei proiettili, quello del getto dacqua duna fontana sono moti parabolici.
Il moto parabolico viene prodotto dalla contemporanea e continua azione di due
forze di differente (1) natura, o tormenti un angolo fra loro, delle quali una produce

un moto uniforme, laltra un moto uniformemente crescente e decrescente.


_

infatti suppongasi un corpo nel punto A (Fig. 26), il quale fosse

f DIZF spinto da una forza nella direzione di AF con un moto uniforme,


e dapunaltra forza, cio dalla gravit, venisse portato nella di
rezione di AQ con un moto uniformemente crescente; la prima
di queste due forze gli far,percorrere in tempi uguali gli spazii
uguali AB, BO, CD, ecc. La seconda gli far percorrere invece
nei medesimi tempi uguali gli spazii disuguali AB', BC', CD', ecc.
proporzionali ai numeri i, 3,6, 9. Perci per leffetto della

gravit il corpo si abbassa nel primo minuto secondo di AB ossia


metri 4,905 e sar giunto in M, ossia avr percorso la diagonale AM

del parallelogramma ABMB'; dopo due secondi la forza di proie


zione avr portato il corpo in C, e questo sar sceso da unaltezza

Fili- 26-

quadrupla di quella, con cui si abbassato nel primo minuto se

(I) Le forze, dalle quali pu risultare comunicazione del moto, sono; in la forza di ripulsione, che agisce nella

spinta dell'orto; 20 quello di attrazione.

37
condo, cio tino a 4, e per leffetto del moto composto dopo due secondi si trover in N, per

analogia dopo tre secondi sar giunto in P sulla retta orizzontale passante per 9; i punti
M, N, P giaceranno sulle diagonali dei parallelogrammi ABMB', ACNC', ADPD nellorbita

del corpo slanciata; AMNP pu riguardarsi come tale orbita. Una tale curva sar una
parabola.
. '

Si dimostra anche in via esperimentale, che tutti i corpi lanciati oblique


mente 0 parallelamente allorizzonte descrivono una parabola.
Si tracci sopra un piano (Fig. 27) una para
bola Babcd, che abbia il vertice nel punto B,
vicino al quale termina una curva AB di legno,
avente una scanalatura conformata in modo che,

ponendovi entro una palla, questa cada in basso


e giunta al punto B ne esca con una velocit
orizzontale, che varia a seconda dellaltezza,dalla
quale si lascia cadere. Ponendola successiva

mente in diversi punti della scanalatura, si


giunger a comunicarle una velocit tale da
farle percorrere la parabola tracciata sul nostro
piano.

Fig. 27.

La velocit di un corpo, che cade al suolo percorrendo una parabola, va sempre cre-'

scendo. Ci naturale; la gravit agendo continuamente su di esso vi accumula sempre


nuovi gradi di velocit, e col calcolo si dimostra che, decomponendo in ciascun istante
della caduta questa velocit in due componenti, una orizzontale e laltra verticale, la

componente orizzontale e costante, mentre quella verticale va continuamente crescendo,


ed uguale alla velocit che il grave avrebbe acquistato, se fosse caduto per eii'etto della
sola forza di gravit dal principio del moto no a quellistante.
Se per il corpo, invece di essere lanciato orizzontal- o
mente ed obliquamente dallalto in basso. lo fosse in
Idirezione obliqua dal basso in alto (Fig. 28), allora de

componendo la sua velocit in due componenti, una


orizzontale AM, laltra verticale A0, si capisce bene
come la gravit andr continuamente diminuendo la com
ponente verticale, restando costante quella orizzontale,
ed il corpo descriver un arco di parabola ascendente,

||
;
1
I

|
I

G;
Hg, 23,

seguitando a salire nch si annulli questa componente verticale; ammettendo che ci


accada nel punto G , ivi gli rimarr ancora la componente orizzontale CM', che congiunta
colla gravit gli far descrivere un secondo ramo di parabola CO discendente e simme-
trico al primo.

Questi principii ricevono una grande applicazione nel tiro delle armi da fuoco, studio
che prende il nome speciale di balistica; per nella pratica bisogna tener conto della
resistenza, che laria oppone al moto dei proiettili, e dellattrito, che essi soffrono stri

sciando lungo le pareti della canna del fucile o del cannone; queste resistenze l'anno
si, che la curva da essi descritta non e precisamente una parabola, ma una curva un

poco diversa (t).

41. Forza, centrifuga. - Il moto rotatorio prodotto dal concorso di


due forze, che chiamansi forze centrali. La prima di queste, rappresentata dal

raggio conduttore attorno ad un centro sso, tende ad avvicinare il corpo al

(l) Dalle cose dette si comprende anche la ragione, per la quale nel fucili, nei cannoni ed In altre armi da fuoco
la linea di protezione ossia l'asse della canna non parallela alla linea di mira, perch le canne da fuoco sono coniche
e non cilindriche; rimane pure spiegato il perch bisogna variare l'inclinazione della linea di mira l seconda della
distanza, a cui trovasi l'oggetto, che si vuol colpire. infatti quanto pi lo scopo trovasi lontano, tanto pi noi 60
vremo mirare alto per compensare labbassamento, che subisce ti proiettile prima di giungeni.

' lasse
38 di rotazione, e chiamasi forza

'

centripela; l'altra, diretta in ogni mo

mento perpendicolare su quel raggio, e che tende ad allontanare il corpo dal


Centro, rappresentata dalla sua tangente, dicesi forza centrifuga.
Se allestremit di una fune sosppndiamo un secchio d'acqua, poi, impugnato il capo

opposto della fune, imprimiamo al secchio un moto rotatorio, il recipiente si mantiene


pieno per la forza centrifuga, abbencb, giunto che sia al punto culminante della circon
ferenza che gli si fa descrivere, esso si trovi perfettamente capovolto.
Un cavallerizzo, il quale sta ritto sul dorso dun cavallo percorrente la circonferenza

di un circo, non si pone in posizione verticale, ma incline bens il corpo verso il centro del
circo tanto pi, quanto maggiore la velocit del cavallo; ed appunto la forza centrifuga,

' che lo costringe a prendere questa posizione per non cadere. Varie utili applicazioni si
fanno della forza centrifuga.

'

Da alcuni anni simpiegano delle macchine a forza centrifuga per asciugare pronla
mente i tessuti, che dal loro ufcio si chiamano idro-estrattori.
Lo sforzo, con
la forza centrifuga tende ad allontanare il corpo dal centro, si
ottiene dividendo il quadrato della velocit di rotazione posseduta dal corpo per il rag
gio della circonferenza descritta.
'

Sia AC lo spazio descritto attorno ad un punto 0 (Fig. 29) in un


minuto'secondo: decompongasi la forza AC in due, luna AD nella
direzione del raggio vettore, laltra AB perpendicolare al medesimo
formando un rettangolo ABCD; la prima AD rappresenter lo sforzo

necessario per ritenere il mobile nella circolazione o la forza centri


fuga,che tende ad allontanarsi dal centro,e la seconda AB esprime la

velocit,con cui il punto progredirebbe tangenzialmente,quando ve


nisse abbandonato dalla rotazione, e perci dalla propriet del circolo

F'B- 29-

si avr an:cn ; = CD = DE ot*:ilixiiii, ovverol)zAD (Aa-Ao)=inxAE-tf


per cui)+f-*-ADXAE oC=ADXQr; chiamando f il raggio dallultima equa
_ i

'

zione si ricava AD_-_A_C o AD: v ..


2r

'

'

"21

Dalla misura di questa velocit V si pu, desumere quella della forza che la produce.
Diflatti sia V la velocit uniforme, che il corpo descrive in un tempo determinato ossia

4X4
' in un minuto secondo : 4 metri, il il diafnetro:8 metri, sar AD:
22 metri;
.
8
la forza centrifuga quindi farebbe percorrere in tal caso al corpo lo spazio di 2 metri in un
secondo, laddove la gravit gli farebbe percorrere pure in un secondo metri 4,9; il cam

mino percorso in 'causa della forza centrifuga non sarebbe quindi che %=-g-i- di
'

"

'

quello, che descriverebbe perlefletto della gravit. Ma le forze acceleratrici stando fra loro
nello stesso rapporto delle velocit medie, che esse producono in tempi eguali, e per anche
come gli spazii in questi percorsi, nella supposizione del caso nostro la forza centrifuga non

i
. .
._._ della forza dl gravita
. operante_ su l medes:mo corpo ossia

sarebbe che 2,45

l
2,45 . del suo

peso.
,
.
Suppongasi ora 1 il peso dun corpo e % laltezza, dacui'esso cadrebbe nel primo
minuto secondo, o la velocit media impressagli dalla gravit in questo tempo; F la
forza centrifuga, ed S lo "spazio descritto nel primo minuto Secondo, ossia leffetto di

questa, si avr F:P: :S:-g- , da cui F:.-2l<i.'_Sostituendo a V la sua espressione


"V'_V

.
.
,_2PV_PXW
precedente trovata T_r- , la forza centrifuga sara F_- dg . ___>_(b_
Da questa equazionesi deduce, che la forza centrifuga cresce in proporzione del
pero del corpo ed in ragione diretta del quadrato della sua velocit. Se due corpi di

39
ugua massa compiranno in tempi uguali lo stesso numero di rivoluzioni, ma le cir
conferenze che descrivono saranno diterenti, sar maggiore la forza centrifuga per
quel corpo, che descrive la maggiore circonferenza. '
-

Esempio. - Quale sar la forza centrifuga, che tender a staccare una palla di ghisa
pesante 10 Chilogr., posta allestremit dun raggio di metri 1,40 ed animata da una

velocit di rotazione di i? metri per ogni secondo?


QOCZ xlmxl_fli
So uz Dalla l'ormoh avremo F
l

'

:"

9,8ix1,50

<VW

"

REGOLA, - L'qetto della for;a centrifuga si ottiene "moltiplicando il


peso pel quadrato della velocit, e dividendo questo prodotto pel raggio di
curvatura del moto moltiplicato per 9,81. '
Esercizii sulla forza. centrifuga.
1 Problema. - Quale sar lo sforzo della forza centrifuga di un corpo pesante
40 Cg., il quale descrive una circonferenza di 4 metri di diametro 200 volte per minuto?

Soluz. Si ha lavelocit V:)-lz 29054X344E 241m,86 , Quindi la forza cen


_i42><441.86)1
trifuga sar F: JL><JL
rxil _
2X981 :Ch110gr. 3o7,23
2 Problema. geso duna macchina (locomotiva) com reso (Anello dellacqua
e del tender di 15000 hilogl'., edessa percorre con una ve ocit i 12 metri sulle
guide in ferro un arco di 200 metri di raggio; quale sar lo sforzo della forza centri
fuga, che tende a rovesciare in fuori la macchina?

. ,

n_lsoooxll2l
200x981 :1I01 Chilogr.

Soluz. SI avr. dalla formola F-

42. Moto dei Gravi per iPia.ni inclinati. -- Ogni qualvolta un corpo
soggetto alla sola azione del peso si trova disposto su dun piano inclinato.

egli scende lungh'esso con un moto uniformemente accelerato, e perci il piano


inclinato non sosterr che una parte di questo peso, e laltra operer come forza
motrice, che far discendere il corpo lungo il piano.
Si determina la forza, che fa discendere il

grave, rappresentando col triangolo ABC la se


zionc del piano inclinato; AB sar la sua altezza,

BC la sua base ed AG la sua lunghezza. Hap


presentando con 0 il centro di gravit di un

corpo, con Il la direzione della gravit, con OD


la grandezza di questa, si pu docomporre la_

forza OD in th parallela al piano ed DE perpen


Fl;.(. 30

dicolare al piano AC; la forza DE viene eliminata


dalla resistenza del piano inclinato, mentre la forza Ell produce un moto lungo il me

desimo, e dicesi gravit relativa per dislingnerla dalla gravit assoluta 00.
Ora, considerando che i due triangoli rettangoli ABC,OED ovvero OGD, sono simili,
essi danno la proporzione OD:DE::AC:AB, cio la gravit assoluta sta allagravit re

lativa come la lunghezza del piano inclinato sia allaltezza di questo. Supposto che un corpo
cadendo da A pel piano inclinato sia arrivato in N, esso dovr essere giunto nello stesso

_ tempo in M ed in Q cadendo da A liberamente, poich a motivo della similitudine dei iri


angoli Alltl e ANB si ha AB : AN: : AC:AB; queste due proporzioni avendo un rapporto co
mune danno UD : DE ::AB : AN 0 01) :GO : : AB : AN; donde risultache la_grarit relativa fa
percorrere al corpo lo spazio ON lungo il piano inclinato nello stesso tempo che la gravit
assoluta gli fa_percorrerc lo spazio AB cadendo liberamente (i).

(I) Applicando questa dimostrazione al diametro verticale AB di un _clrcolo ed in tulle le corde AN, AN, AQ,che
partono da unestremit di detto diametro, si vedr che questi sono spazii percorsi in tempi uguali, ossia le della V

40
Perci nel moto dei piani inclinati si ha: 10 la forza che produce il moto sta al peso Q

come l'altezza h del piano inclinato sta alla base b; 2 la pressione N del corpo, che preme
perpendicolarmente il piano inclinato, sta al peso, come la sua base sia alla sua lun
ghezza 1, quindi P:Qll(lL-;N:P-l.

Perci nel moto dei piani inclinati la forza sempre direttamente proporzionale al
peso del corpo che si muove, ed allinclinazione del piano, e cresce col crescere di quesli
due elementi.
'
Lattrito del corpo sul piano inclinato uguale al prodotto della pressione N pel
coefciente/dattrito, quindi lattrito :Q->-<g-xj. Nel moto ascensionale devesi superare la.
forza P e lattrito, mentre nel moto discendente la forza la differenza d'ambedue; perci
si avr: la forza che produce il moto in ascesa :QKZXI+P, quella che produce il moto

in discesazqtbl": -P.

Esempio. - Qual sar la forza occorrente per far salire un peso di 600 Chilogr. per
un piano inclinato lungo 12 metri, il quale ha 1] di questa pendenza, supposto che il coef
ciente dattrito sia di ls ?
Soluz. Base del piano inclinato:l/l*-t:Hm,tl; la forza PIGOOX:SO Cg.;

lattrito poi due movimenti:t300x_1_11-129_5 x%:74-7; la forza per farlo ascendere sar
:74,7 +50 :ltCG-,'l; quelfa per farlo discendere :7t,7-5(l:2408,7.
Quando il coefciente d'attrito fosse di 1 l 15 , lattrito sarebbe : 600 x

>< 15:390r.,83,

mentre il corpo tende a discendere con una forza P :600 x 15=.60 Chilograrnmi.
Perci nel moto ascendente la forza traente dovrebbe agire in opposizione al moto con
50-39,83:l00s-,17, qualora non dovesse accadere nel moto nessun acceleramento.
Nelle strade ordinarie, e specialmente nelle strade ferrate, la pendenza essendo

assai limitata, la. base pu ritenersi come la lunghezza. Chiamando e il rapporto fra
l'altezza e la. base si avr: la forza per ascendere: Qf+Qc, e la forza per discendere
_%FQxf-QXc. In questo caso QX/ la forza necessaria per vincere lattrito, e Q quella
incenrrente per farlo ascendere. Quindi, se il rapporto della pendenza fosse uguale al
Irapporto dattrito, la forza per far ascendere il corpo sar doppia dellattrito, e quella
_per farlo discendere sar:Q (l).
ga.
e.
1

ARTICOLO VI.

2.

Del Pendolo

cmplice e composto.

43. Pendolo semplice. - Chiamasi pendolo un grave qualunque sospeso

ad un punto, attorno al quale pu oscillare.


(

corde rappresrnlnno gli spazii percorsi da un corpo nel medesimo tempo, in rul egli percorrerebbe liberamente il
diametro AB, onde dicesl, che la rada/a lungo il d'amelro verticale e la caduta lungo una delle corde, che hanno
un termine nel suo calremo Inferiore sono isocronr, oun dl ugual durata.
(I) Nelle lerrovle lnclinate l a 200 si tiene costantemente il coefciente dattrito di 230*; Per una tal pendenza, od
anche per una minore, lo sforzo necessarlo al Veicoli per ascendorc o discendere uguale a quello per una strada oriz
zontale, colla dllerenza, che nella strada orizzontale lo sforzo uniformemente ripartito nei due viaggl, mentre. nella
strada inclinata lo sforzo complessivo si applica solo nell'ascesa. Quando il rapporto della pendenza 2 volte pi
grande del rapporto di attrito, la forza per far ascendore un corpo sar tripla di quella dell'attrito; se il corpo
discende per un piano inclinato, la forza per lratlenerlo coopera collatlrito.

41

Si distinguono due sorta di pendoli, cio il pendolo semplice, ideale 0 ma


tematico ed il pendolo sico o composto.
_
Il pendolo semplice quello, che risulterebbe da. un punto materiale pesante,
sospeso per un lo inestensibile e privo di peso ad un punto sso, attorno al

quale potesse oscillare liberamente.


Un tal pendolo impossibile, esso propriamente teorico e non serve che a deter- '
minare per mezzo del calcolo le leggi delle oscillazioni del pendolo sico.

Dicesi pendolo composto o sico ogni corpo, che possa oscillare attorno ad un
punto od asse sso, che non passa pel suo centro di gravit.
Quando il pendolo oscilla attorno ad un punto, questo prende il nome di centro di
sospensione; quando oscilla attorno ad una retta orizzontale, questa retta si chiama asse

di sospensione.
il pendolo composto il solo, che si possa costrurre; la sua forma pu_variare al

linfinito. La forma pi comune per quella di una massa metallica lenticolare o sferica,
sospesa ad unasta mobile intorno ad un asse orizzontale; tali sono i bilancieri degli

orologi. i pendoli composti sono sospesi, o per mezzo di un coltello come quello delle
bilancio , ovvero per mezzo duna sottile lamina dacciaio, che per la sua essibilit si
curva leggerissimamente ad ogni oscillazione.

44. Oscillazione. - Chiamasi oscillazione. o bat


tuta di pendolo (Fig. 31) il passaggio del pendolo da una
estremit m allaltra n dellarco mn, il quale misura lam
piezza delloscillazione; la lunghezza del pendolo semplice
la distanza dal punto di sospensione A al punto materiale
M (l). Il tempo impiegato dal pendolo nel trasferirsi dalla
posizione m alla opposta n chiamasi durata della oscil
lazione.
hg. S)i.

Si rappresenta con I la lunghezza del pendolo espresso in metri. con 9 lintensit


della gravit ossia 9,8088 cio la velocit acquistata in un primo minuto

secondo da

un corpo, che cada nel vuoto, con l il tempo espresso in minuti secondi, e con il rapporto

;del diametro colla circonferenza uguale a 3,1416. Ora la meccanica razionale cinsegna,
che esiste fra questo quantit la seguente relazione: t=w V_gl_(2), dalla quale si dedu
cono le quattro leggi seguenti:

(I) Sar facile rendersi ragione del movimento oscillatorio d'un pendolo considerando un pendolo semplice
A _M, di cui A sia il puntodi sospensione ed iii il punto materiale. Infatti se il pendolo sarin riposo sulla retta
A MI l'azione della gravit sar distrutta; ma se vlcne trasportato in m, la forza di gravit G si decomporr in due
forze: una diretta secondo il prolungamento 116 del lo e l'altra secondo la tangente n Bdeliarco miti e. La componente
n C e distrutta dalla resistenza del punto A, mentre la componente 11: D sollecita il punto materiale a discendere
da m con un moto uniformemente crescente verso M- in M avr acquistato la massima velocit e quindi a motivo
della sua inerzia continuer a muoversi e a cagione della resistenza della retta n A percorrer l'arco M m con un
moto Uniformcmente decrescente in forza dell'azione contraria della gravit, e si avr mM:Mn; ritornando allora
il pendolo verso n si ripete gli stessi fenomeni, ed il pendolo tende cos ad oscillare continuamente descrivendo
degli archi uguali a destra e a sinistra del punto M. In realt per avviene che due cause tendono continuamente
a rallentare" movimento ed anche a distruggerlo, cio la resistenza del mezzo, in cui Il pendolo si muove, e l'attrito
che si produce all'asse di sospensione.
T

(2) Se langolo 4 un po' considerevole, si prender per il tempo delle oscillazioni l: l/

U.

(4+ 1?),
9

durata che cresce un poco la grandezza dell'ampliiudine.


Huygcus ha dimostrato, che, se invece d'essere sospeso ad un lo, il punto materiale scorresse su d'un epicicloide,
il tempo delle sue oscillazioni sarebbe esattamente 1:.1/

(V. la Cine'mque del Luouun).

42
10 Per un medesimo pendolo le piccole oscillazioni sono isocrone, cio si compiono

sensibilmente in tempi uguali, quando le ampiezze non sorpassano il limite di due o tre
gradi al pi.

2 Per pendoli della medesima lunghezza la durata delle oscillazioni uguale, qualunque
sia la sostanza, della quale sono formati , siano essi di piombo,oro, ferro, sughero, ecc.

3 Le durate delle oscillazioni per due pendoli di differente lunghezza stanno fra loro come
le radici quadrate delle rispettive lunghezze, od in altri termini le lunghezze di due pendoli
sono proporzionali ai quadrati delle durate delle loro oscillazioni.
infatti sia T la durata dell'oscillazione di un pendolo di lunghezza L, si avr T:zrl/f [
qumd: stare la proporzione t.T .. 1r

Mg .WV_g--,CIO t.T .. l/ l

: l/ L

Manche l:L :: tz : T, cio, se la lunghezza del pendolo diventasse 4, 9,16 volte pi grande,

la durata delle oscillazioni diverrebbe 2, 3, 4 volte maggiori. Risulta da ci che il un


mero delle oscillazioni fatte da due pendoli in un medesimo tempo in ragione inversa dei
tempi delle radici quadrate delle oscillazioni, quindi in rapporto inverso delle radici
quadrato delle lunghezze. Segnando con N ed n il numero delle oscillazioni si avr il

rapporto N :n :: l/ :|/ oppure N : n' :: l: L.


4 In diversi luoghi della terra, la durata delle oscillazioni per un medesimo pendolo o per

penduli di egual lunghezza, in ragione inversa della radice quadrata dell'intensit della gra
vit. Perci si potr col pendolo rilevare laumento della gravit dallequatore andando
Verso i poli e quindi lo schiacciamento della terra.
Baster risolvere lequazione nellalormolatzzrl/ rispetto a g: innalzando i due
membri al quadrato si trova t'=w'

Moltiplicaitdo per g e dividendo per ti si avr

g = 2.1 . Risulta che per conoscere gbisogna conoscere l, lunghezza del pendolo com
posto, etdurata delle sue oscillazioni; si terminer cercando quante oscillazioni compia
in un numero conosciuto di minuti secondi, e dividendo questo numero per, quello

91
delle oscillazioni (1). Dalla medesima formula si pu ricavare questaltra, l:

,la
Il

quale serve a trovare la lunghezza del pendolo, le cui oscillazioni abbiano una durata
nota. Volendo ad esempio conoscere la lunghezza del pendolo che batte i secondi, vale
a dire del pendolo, le cui singole oscillazioni corrispondono ad un minuto secondo, basta

sostituire a i l'unit, a g il numero 9,8088, ed a f il numero 3,1416, o la lunghezza quale


risulta di m. 0,9938 (2).

Nella pratica si calcola la lunghezza e dun pendolo semplice, che oscillercbbe nello stesso tempo di un pen
19 + iii
dolo composto, colla tomoia a =
I ,di cui I, la lunghezza del pendolo, compresa tra il centro di sospen
sione Id, il quoziente del momento d'inerzia della massa per rapporto ad un asse parallelo all'asse di sospensione,
e passando pel centro di gravit divisa per la massa.
(il Operando in tal guisa si determina il valore di g in diversi punti del globo, e per mezzo del calcolo si
deduce aucccuvamente dal valore di g, per ciascun luogoI la corrispondente distanza dal centro della terra, e per
conseguenza la forma di questo.
(2) La lunghezza del pendolo, che batte i secondi, vale a dire che compie le sue oscillazioni in i",
.

valore cgrrispondenu
I

sotto l'equatore
0
alla latitudine di 26'

di
'

a Roma
a Pisa
a lili;n0

41, sa, o"


43, 42', ti)"
28, 0",0t
4s', so', 43",
6I, 51 s",

in

or no

a Parigi
a Londra

metri 0,090923
I 0.99t528

9,78
9,7"(i0

.
.
-

. o,ooam
i 0,9952a2
- g,ggggoo

9,8026
9,11031
2,gggt

.
-

- 0,903827
. 0.901022

o,soss
9,xna

. .

alla latitudine di

60,

0,99-i79l

9,8291

ai Poli

90,

. 0,9960t8

o,aat2

48
t Esempio.- Quale sar la lunghezza di un pendolo, che in un minuto secondo faccia
due battute?

Soluz. Le lunghezze dei penduli essendo in ragione inversa dei quadrati dei rispettivi
numeri delle battute si avr, segnando con L la lunghezza del pendolo a secondi e con l
quella del cercato: L:l :: n : N2, ovvero 0,994 : l :: 2 : 4 oppure 0,994 : l :: 4 : i,
(

dunque 1' :

= m. 0,2485, lunghezza del pendolo, che di due battute per secondo.

2' Esempio. -- Quante oscillazioni far un pendolo in un minuto prima essendo lungo
due metri ?
Soluz. Sostituendo nella proporzione L : l : :n1 :l\" i rispettivi valori,si avr 0,994:2:1n':60

ovvero 0,994 1 a i; m ; 3600, perci w: V36m ;W :|/ nso,so :42,3, ossia il


pendolo far 42 battute e 3 decimi in un minuto prima.

REGOLE, - Dai suesposti problemi si deduce che:

i. Dividendo la lunghezza del pendolo, che batte i minuti secondi, pel


quadrato del numero delle battute che si vuole, il quoziente esprime la lun
ghezza del pendolo cercato;
2. Si ottiene il numero delle battute d 'un pendolo dato, estraendo la ra

dice del quoziente dal quadrato del tempo moltiplicato per la lunghezza del
pendolo a secondi e divisa per quella del pendolo dato.

45. Pendolo composto. - Nel pendolo sico, oltre il peso della massa
sospesa, vi ancora da considerare qualche altra parte dotata di peso proprio,
che inuisce sulle sue oscillazioni.
Si pu considerare un pendolo composto come un pendolo semplice, quando la lente sia
portata da una verga assai sottile e da un filo metallico; ma dordinario essendo esso com
posto di verghe pesanti (Fig. 32), ciascuno dei punti materiali a,b,c,d, di

questo sistema giusta la terza legge del pendolo tende a compiere le sue
oscillazioni in tempi tanto pi lunghi in quanto sono pi lontani dallasse di
rotazione; ma siccome ttte le parti sono collegate insieme e perci costrette
a compiere le loro oscillazioni in egual tempo, cos ne risulta, che il moto
dei punti elevati sar ritardato dal pi lento oscillare dei punti sottostanti,
mentre il moto dei pi bassi sar accelerato dalle pi rapide oscillazioni dei
superiori: ne segue dunque, che nel pendolo vi deve essere un punto B,

che non so'tlra n accelerazione n ritardo. Un tal punto si chiama centro


di oscillazione, e oscilla precisamente come farebbe lestremo pesante di un
pendolo semplice di lunghezza 0; questa distanza sar la lunghezza del pm-

',

dolo comporta, che si introdurr nel calcolo del pendolo fisico. La posizione Fie- 52
del centro doscillazione dipendendo dalla forma e dalla densit del pendolo e dalla
posizione del punto di sospensione, riesce difcilissimo lassegnarla.

ila se si osserva,che,sospendendo il pendolo pel centro di oscillazione, il punto di


sospensione diventa centro dscillazione ed il pendolo impiega lo stesso tempo, qualunque
sia quello dei due punti citati, a cui sospeso, si comprende, che una tale propriet

serve a determinare praticamenteilcentro di oscillazione; a tal effetto usasi il cosi detto


pendolo a rovesciamento, il quale si compone di unasta munita di due coltelli ossia di due
assi prismatici di rotazione: uno dei coltelli sso, laltro e scorrevole lungo lasta.
Seguitando a fare scorrereil secondo coltello n tanto che si sia trovato il punto, in cui

oscilli con uguale celerit, qualunque sia quella dei due coltelli cui sospeso, quello sar
il centro di oscillazione, e la distanza fra i due assi di sospensione sar la lunghezza del
pendolo semplice, che oscilla nello stesso tempo del pendolo composto dato. Colla teoria
del movimento dinerzia si pu calcolare il centro doscillazione dun pendolo composto.
i penduli somministrano il mezzo pi semplice per misurare il tempo, dividendolo

44
in momenti uguali colle loro oscillazioni; essi vengono applicati ain orologi per renderne
il moto equabile; il primo ad applicarlo fu il sico olandese Huygens nel 1657.
Le variazioni di temperatura producendo delle differenze nella lunghezza del pendolo

. sico per la dilatazione cagionata dal caldo, esso osciller pi lentamente nella stagione
calda e pi celeremente nella fredda, e da ci risultano delle irregolarit nelle applica
zioni del pendolo specialmente ain orologi; si cercato di ovviare a questi inconvenienti

col pendolo di correzione o di compensazione.


Pendolo di compensazione. - Un tal pendolo viene rappresentato
dalla Fig. 33: esso formato di tre verghe dacciaio A, A, A, e da due verghe di
zinco Z, Z. Perla dilatazione delle tre verghe dacciaio, labbassamento della

lente A doppio di quello che si avrebbe se fosse portata da unasta sola.


Ma le aste di zinco non potendosi allungare che verso l'alto, e siccome
la dilatazione del zinco e doppia di quella dellacciaio ne avviene, che

queste porteranno in su la lente precisamente di quel tanto, di cui si sarebbe


abbassata per la dilatazione delle aste dacciaio; quindi si eleva per le aste ZZ

e si abbassa daltrettanto per le aste dacciaio A A A, onde il centro di gravit


della lente B sempre alla stessa distanza del punto di sospensione S.
il pendolo pu altresi servire qual misura di velocit.

Esercizi! sul pendolo semplice e composto.

l Problema. - Quale sar la durata dunoscillazione dun pendolo semplice lungo


un metro?

___

Soluz. Dalla proporzione t: T:; |/ l

___-_

:|/ L, ammmettendo chelesprima la lun

ghezza del pendolo in secpndi, e posto t':1", si avr

l:T::|/ 0,9939:1/T;T:1 |/ 0,9939:1,004 secondi;


2 Problema. - Qual la lunghezza del pendolo, che deve fare due oscillazioni
per minuto secondo ?

Solar. Avremo l : L :: ti: '1, perci l : 0,9939::(%) :l, quindil: 0,9939 :minuti 0,2485,
4
cio il pendolo domandato avr una lunghezza uguale alla parte del pendolo a se
condi, conforme alla legge dimostrata sopra. _ _

3 Problema. - Un pendolo fa 80 oscillazioni in un minuto: quale sar la sua lun


ghezza?
_ '
_
Solaz. Si avr L: I :: n : N1;quindi L essendo la lunghezza del pendolo a secondi,

0,9939 : z :; 802 :602, per cui 1; 099 6400-00 = metri 0,559.


'4 Problema. - Un albero lorologio ha centimetri 0,08 di diametro: qu_ale sarla sua
velocit alla periferia, se un pendolo, che d 408 vibrazioni in cinque minuti, durante
la rivoluzione dellalbero ha compito due oscillazioni?
_
_
Solaz. Trovisi la durata di due oscillazioni, che sar pure quella (1111118 rivoluzione: ai

avr -24508&:1,47. Chiamando v la velocit, si avr o:


.
locit demandata.
'"

:0,1'709, ve

ARTICOLO _VII.

Lavoro meccanico, Iuerza, Quantit di moto, Forzn.vva.

46. Lavoro Meccanido. - Lavorare vuol dire vincere in un certo tempo


delle resistenze ognora nascenti; cos il limare, il segare, il piallare, il trascinare,

45
lavoro. Il lavoro meccanico risulta dalla semplice azione di una forza sopra
una resistenza, chele direttamente opposta e che vien da essa continuamente
distrutta facendo camminare il punto dapplicazione di questa resistenza nella
sua propria direzione-In seguito a questa denizione il lavoro meccanico di '
qualunque motore il risultato di due fattori indispensabili: 1" lo sforzo e la
pressione esercitata; 2. lo spazio percorso 0 la celerit. Il lavoro cresce col
crescere della pressione, ovvero leffetto meccanico di unaforza proporzionale
alla sua intensit ed allo spazio percorso durante la sud azione, ossia questo
efetto in ragione composta diretta della forza e dello spazio, che il suo
punto dapplicazione percorre nella sua direzione.
Segnando con P il peso, con S lo spazio, con L il lavoro, con R la re

sistenza e con s il suo spazio si avr sempre P:R::s:S, per cui si avr
L=PXS=RXS.

'

Se, per esempio, la pressione esercitata di 4 Chilogrammi colla velocit di 1

metro, il lavoro sar espresso da 4 x I: 4.


Se la velocit doppia, il lavoro sar espresso da 4 x2=8, cio sar raddoppiato,
e se la velocit sar. duplicata ossia eguale a due metri, e la pressione divenuta di

8 Chiiogrammi, il lavoro sarespresso da 8x2:16, ossia sar quadruplicato. Cosi


il lavoro meccanico ingrandisce costantemente colla pressione e colla velocit.

47. Unit. dinamica. - Si adottato per unit di lavoro meccanico la


pressione e la trazione di un Chilogramma esercitata per lo spazio di un
metro, che prende nome di chilogrammetro, e si scrive ch.m.
Cos, quando lo sforzo esercitato di 20 Chilogrammi e lo spazio percorso dal suo
punto dapplicazione di 2 metri, il lavoro sar espresso da 40 eh. m. ossia 40 Chilo

grammi innalzati allaltezza di 1 metro.


Perci quando si parler. di un lavoro di 80 Chilog., sintender con ci l'eetto
della pressione o_ della trazione di 80 Chilog. esercitata lungo lo spazio di un metro
ovvero 1 Chilog. lungo 80 metri, ovvero 20 Chilog. per lo spazio di 4 metri, ecc.
Il lavoro o leffetto utile dei motori e delle macchine dogni specie si riferisce a
questa unit. comune, fatta considerazione del tempo, il che importantissimo per
poter arrivare al confronto della potenza dei motori. Infatti si.dice duna macchina
che essa d un eetto utile di tanti ohilogrammetri in un tempo dato, mentreun
cavallo od un uomo ne danno tanti nello Stesso tempo.

48. Cavallo-vapore. - Per i motori di grande potenza si stabilita una


maggiore utilit di lavoro, che deriva dalla prima, e prende il nome di ca
vallo-vapore.
La forza di un cavallo-vapore equivale per convenzione a75 ch.m._ che percorrono
un metro per minuto secondo. Cos, quando si trovato, che la poten2a di un,motore
di 720 ehm, dividendo 720 per '75, il quoziente da 9 cav.-vap. per espressione della.

forza del motore,


'
Rappresentazione graca del lavoro. - Il lavoro meccanico essendo sempre
misurato dal prodotto di una forza, e di uno spazio, lo si potr rappresentare collarea
di un rettangolo, di cui lascissa AB (Fig. 34) sia la base, ed esprima lo spazio percorso dal
punto dapplicazione della forza; lordinata A0 rappresenter allora
la grandezza della forza. Ora larea dun rettangolo essendo uguale
a ABXAC, questa esprimer pure la misura del lavoro..

Quando la forza fosse variabile, il lavoro sarebbe espressodallarea


dun trapezio mistilineo ADCB (Fig.35), avente per base lo spazio S,

e i punti della curva DEE, ove le ordinate o perpendicolari termi


nano, rappresenterebbero lintensit della forza corrispondente a

quel punto dello spazio percorso. Ora siano AD....PE....CB


queste perpendicolari, e fatta AE=BF, uguale approssimati
vamente alla media aritmetica delle loro lunghezze, il rettan
golo M\BH esprimer pure la quantit del lavoro. Il metodo
pi semplice di calcolare l'area di una gura mistilinea

quello di considerarla scomposta in trapezii rettilinei, ov


vero con maggior approssimazione impiegando la l'ormola di
Simpson (1).
.
l-ig. 51

49. Massimo Lavoro del Motori. - I motori ordinariamente impiegati


nelle industrie sono gli uomini, gli animali, l'aria, lacqua, il vapore ed il gas.
Il vapore, laria, lacqua ed il gas sono motori sottoposti solamente alle

leggi siche; al di la di esse possono continuamente, cio senza interruzione,


continuare la loro azione. Ma ci non succede per gli uomini e per gli ani
mali, che si stancano alla ne di un certo tempo, e sono costretti quindi a
riposarsi.
Il lavoro meccanico delluomo e degli animali, che si pu chiamare lavoro
giornaliero, ha per valore il prodotto dello sforzo esercitato, per la velocit
ed il tempo durante il quale pu essere continuata la loro azione. Ma vi
uno sforzo, una velocit ed una durata dellazione, che danno il maggior
valore possibile al lavoro giornaliero di questi due motori animali, e che

prende il nome di massimo lavoro.

TABELLA DELLE QUANTIT DI LAVORO mamo E GIORNALIERO ruonorro

DAI MOTORI ANIMATI IN DIFFERENTI CIRCOSTANZE.

0
W.

_ -

n .

PESO vuocrra
elevato
o nono
per
medio

NATURA DEL LAVORO

1 Elevau'one verticale dei pesi

__.

__

, . .,

I.AVOIO DUIATA
del
per
zuouo
giorna

QUA NTI'I'
m annuo

tatlo

secondo

secondo

"ero

giornaliero
w.

Chilog.

Metri

Cllllog.

Ore

Chilog.m.

f'Un uomo salendo un dolce pendio,ouna scala,

tl

senza carico, consistendo il suo lavoro nel


i

portare il peso del proprio cor o .

65

0,15

9,75

280800

18
20

0,20
0,47

3,60
3,40

6
6

77760
13440

l
50100i

Un uomo alzando dei pesi con una une ed una


carrucola, e facendo discendere la fune a
vuoto . . . . . . . . . . . . .
iUn uomo alzando dei pesi con la mano. .

Un uomo alzando dei

ig

esi portandoli sulle

alle llh somatit i un dolce pendio, o


ando scarico .

l'zl";'w;.

" . ._

05
"; ,

0,04

2,60

_-

- ' IMI_
LI, _

47
PESO

vsaocrri LAVOIO DUM'N

elevato
NATURA DEL LAVORO

QUANTIT l

del

ououo

per

per

Luana

murano

medio
fauo

secondo

secondo

giorna
"ero

giornaliero

Chilog.

Metri

Chilog.

Ore

Chilog.m.

60

0,02

1,20

10

43200

0,10

1,08

10

38880

60

0,15

9,00

959900

12

0,70

8,40

251120 .

1%
8

7,20
6,00

8
8

207360
172800

0,60
0,75
.
1,10

3,50

158000

70

0,90

63

10

2168 000

Un uomo trasportando del materiale con una


carriuola montando una rampa di ),,, e tor
nando scarico .

Un uomo alzando della terra con la pala al


laltezza media 1m 60 . . . . . . .

2,7

2' Azione sulle macchine


e strumenti
.Un operaio girando una ruota a pinoli, o a
tamburo:
1' A livello dellasse della ruota
.

2' Verso il basso della ruota, 0 a 24.


Un operaio camminando espingendoo tirando

orizzontalmente in modo continue.


Un operaio agendo su di una manovella
, Un operaio esercitato spingendo e tirando alterrietivamente nel senso verticale

Un cavallo attaccato ad una vettura andando

al passo .

Un cavallo attaccato ad una vettura andando

44

2,20

96,8

4,5

1568160

,Un cavallo attaccato a maneggio, al passo .

al trotto .

45

0,90

40,5

1166400 i

30
60
30
14-

2,00
0,60
0,90
0,80

60
36
27
11,60

4,5
8
8
8

972000
1036800
777600
322560

65

1,50

0,75

10

3510000

a prenderne dell'altro.
. . . . . 100
Un uomo trasportando del materiale con la
carriuola e tornando scarico per ripren

0,50

50

10
-

1800000

0,50

30

10

1080000

10 - 0,75

30

756000

65

0,50

.
32,5

702000

l dellaltro . . . . . . . . . . . 50
fUn operaio gettando la terra con la pala a 4

0,33

16,5 10

594000

vUn
Un
Un
Un

. .

. .

cavallo attaccato a maneggio, al trotto .


bue attaccato a maneggio, al passo
mulo attaccato a maneggio, al passo .
asino attaccato a maneggio, al passo .
3 Trasporto orizzontale dei pe_si

Un uomo camminando in una strada orizzon


tale senza carico, consistendo il suo lavoro

nel trasporto del peso del proprio corpo

,Un uomo tras orlando del materiale con una


carretta a ne ruote, e tornando, scarico

derne dell'altro

, Un viaggiatore merciaiuolo trasportando il


carico sulle spalle
. . . . . . .
. Un operaio col carico sulle s alle, e che torna
I scaricoaprendernedella tre.
. .
Un operaio trasportando del materiale sopra

60

una barella, e tornando scarico a prenderne

metri di distanza orizzontale.

2,7

l
0,68

1,8

10

61800

Un cavallo trasportando del materiale sopra

una carretta, al passo, continuamente col

700

1,10

770

10

Un cavallo attaccato ad una vettura, al trotto,


continuamente col carico .
. . . 350

carico

. .

930

770

4,5 12474000

Un cavallo trasportando un carico in una car.


retta, al asso, e tornando scarico a pren
derne de laltro .
. . . . . . 700
Un cavallo col carico sul dorso, al passo. 120

0,60
1,10

120
132

10
10

15190000
4752000

Un cavallo col carico sul dorso, al trotto.

L2,20

176

4135000

. .

80

27720000 ,
j

__' 7 _ % l

48
Dalle precedenti Tabelle risulta, che un uomo, che agisce su duna manovella, la de

scrivere all'estremit di questa uno spazio di met. 0,75 per minuto secondo ossia
60 x 0,75:45 metri per minuto; ora supponendo che la manovella abbia un raggio di
0,75, che corrisponde ad una circonferenza di 6,98 x 0,35:2 met. 199 nel punto dap
45 - = 21 giro per minuto
plicazione, luomo capace duna velocit ordinaria di
2",199
circa.
.
Onde, percorrendo un cammino regolare di met. 0,75, lungo il quale esercita uno
sforzo di P Chilogrammi,un uomo produrr un lavoro per ogni secondo di 0,75 X8=6

oh. x 60":360 ehm. per ogni minuto e di 360 ch'". >< 60:21600 ch". per ora,e,sic
come pu esercitare questo lavoro per otto ore al giorno,durante questo tempo produrr
172800 ch'", numero della tabella.
Si pu dunque stabilire per lavoro giornaliero, che un uomo agente su di una ma
novella capace d'innalzare costantemente 8 Chilogrammi allaltezza di met. 0,75 per

ogni minuto secondo; ma allorch un uomo non deve agire che momentaneamente sulla
manovella duna grua, d'un varicella, dun argano, pu sviluppare per qualche istante
una potenza molto pi considerevole.
Dalle esperienze fatte' in inghilterra su di una grua di scarico si vede che un uomo
ha potuto innalzare in 90"allaltezza di met. 5,03 un peso di chilg. 475,57, cosi riducendo
in chilogrammetri il lavoro si avr

{135.7252113 =26,50 ehm.

per secondo per lavoro

90"
sviluppato.

>

'

Nulladimeno luomo non potendo sviluppare una tale forza che in uri tempo brevis

simo, quantunque il peso e la velocit indicato sulla tabella siano quelle che meglio
convengono, se il caso esigesse che la forza da applicarsi all estremit d una mano-.

vetta fosse di 12 chilogram. invece di 8, allora-la velocit dovr diminuire e diverr


--':meL 0,50 in luogo di met. 0,75. Cosicch allorquando si vuol guadagnare in
forza si perde in velocit, e reciprocamente se vacisi guadagnare del tempo ed andare

pi velocemente, questeccesso di velocit non potr attenersi che a spese del carico.

Esercizii sul lavoro meccanico.

1 Problema. - Un Irlandese dotato di una gran forza con qualche difcolt. arrivato
ad innalzare allaltezza di m. 5,03 un peso di

hilog. 1666,25 in 132 minuti secondi: qual

sar il lavoro fatto da questuomo per ognig;ecgnto?

Soluz. Si avr L_:.;lX_S-: Chiiog.l@66_m_x_ :63,49 chilogm.


2 Problema. - Due cavalli tirano una carrozza colla velocit di m. 1,50 esercitando
una trazione di 96 Chilog.: qual sar il lavoro di ciascun cavallo per minuto e per ora?
Soluz. Si avr 4:P x S:-: '72 chilogm. per secondo, quindi in un minuto

primo si avr 72x 60:4320 0 25920 chilogm. allora.

'

3 Problema. - Volendo sollevare un carico di 25 quintali allaltezza di m. 10 qual


sar. il lavoro dinamico, che si dovr. spendere?
' .

Soluz. Dalla formoia si avr. 1.:P x S=2a x 100 x 10:25000ch110gm. Se questo lavoro
si dovesse eseguire in un minuto primo si avrebbe m:5,5550-'9"cavalli-vapore.
4 Problema. - Qual sar il consumo del lavoro per minuto secondo per mantenere
il movimento dun maglio pesante 3th Chiiog. battendo 100 colpi per minuto e solle
vandoio ad ogni colpo di m. 1,50?
_ '
.
_

Soluz. Lo spazio percorso dal maglio in un minuto essendo di 100 x 1,50:m. 150
ed il lavoro richiesto essendo di P x S : w :750chilogrammetriossia- 550- = 10
cavalli-vapore.

5 Problema. - Si s into per9 m. una locomotiva sulle sue gurde impiegando un


lavoro meccanico di 180 c ilogrammetri: quale sar la misura de la resistenza, che essa
patisce, posto che la grandezza della forza. sia appena spiciente a mantenere il moto 1

Soluz. Essendo P x S : 180 chilogm. avremo P : lgO-: _gl : 20 chilogm.

49
6 Problema. - lmpiegando un battilpalo (berta) con un maglio pesante 450 Og., che
cade allaltezza di 3 111., fu piantato ne suolo un palo,il quale negli ultimi 20colpi
disceso nel terreno '7 cent.: qual eso potr sopportare senza sprofondarsi?
Soluz. Segnando con P il peso el maglio e con S lo spazio percorso 0 laltezza, da
Cui cade il lavoro meccanico del battipalo, si avr ad ogni colpo 5 x P; indicando con
R la resistenza del terreno e come lo spazio, che percorre ad ogni colpo il palo nel

suolo, il lavoro del palo sar ad ogni colpo R xs, lavoro uguale al gi espresso del ma
glio (l) , onde si avr 450 x3:Rx -02%-. Risulta cosi che la resistenza del terreno ossia
il carico, che il palo potr sostenere senza approfondarsi nel terreno, sar

'

IiE;_-w(oingoz342857 chilogm. (2).

7 Problema. - Una tromba idraulica a sem lice effetto fornisce in un minuto 30 litri di
ac ua allaltezza di 20 metri: qual sar le etto del suo lavoro meccanico?
oluz. Si avr 30 x20:600chilogm.

'

50. Inerzia. - Allorch un corpo in riposo od in movimento, esso tende


a. rimanere in questo stato, nch una causa qualunque viene a--modicarlo
(N 15). Tale forza, che si oppone al cambiamento di stato della materia, una
resistenza, che chiamasi inerzia. Questa forza dinerzia inerente alla materia

si rivela nella resistenza, che un cavallo deve vincere nel primo momento
che incomincia a trascinare un peso, il quale moto, una volta che la resistenza
vinta, continua facilmente; e ancora la forza dinerzia, che allorquando un
cavallo, che trascina un carro, vuol fermarsi, tende a conservare lo slancio

della vettura o del carico e respinge il cavallo e gl'impedisce di arrestarsi


istantaneamente.

Lo sforzo per vincere linerzia cresce in ragione del quadrato della velocit
impressa al carico, ed espresso dalla formula 1 : m;
.

; ora, Siccome la
a

__10 e g l__
__ 9,81, la formula. diventa
,1 __22<2_
massa m__2><9,81.
Esempio. - Data una vettura, che pesi compreso il carico 6000 Chilogrammi, e

sia animata da una velocit di tre metri per secondo, quale resistenza presenta linerzia
nellarrestarsi?
Soluz. I: 6000x2
1 =2752 Chilogrammi circa.

51. Quantit. di Moto. e Lo sforzo, che un corpo in movimento pu


esercitare su di un corpo in riposo, equivale in chilogrammetri al prodotto
della massa del mobile per la velocit; questo prodotto si chiama quantit
di moto (N 14).

Se un corpo di massa M animato da una velocit V, la quantit di moto sar


espressa da MV; ma siccome M: , MV sostituito da p_;Y-,

Ci che distingue la quantit di moto dalla quantit di lavoro dei motori si , che
nei lavori meccanici si fa entrare lo sforzo del motore, mentre nella quantit dazione

agisce la macchina.

52. Forza. Viva. - Quando_una forza motrice imprime ad un corpo una


certa velocit, il risultato della sua azione si chiama forza viva; essa nu
mericamente il prodotto della massa del cerpo pel quadrato della velocit, che
gli impressa (N 17).

il] Sempre inlesn, che non vi siamo perdite di laimru a causa dellurlu.

. (2) Per maggior sicurezza stante le perdite di lavoro si far sostenere al pan Solamente l|8 o I[IO di questo peso.

50
Rappresentando con M la massa di un corpo e con V la velocit impressa,
f2
MV ossia P_;_
sar lespressione della forza viva di questo corpo.
La forza viva. il doppio dell'eetto sviluppato dalla gravit.
Infatti quando un corpo di peso P cade da unaltezza A, il corpo ha acqui
stato al termine della caduta. una velocit V, che abbiamo veduto essere uguale
I

a i/' 29K, dalla quale si ricava A : g-g, e leffetto PA della gravit espresso
PV

. .

MV

allora da y-; ora ponendo Mg invece del suo valore P, la formola diViene-2_zcom

leffetto meccanico dovuto alla gravit e uguale alla met della forza viva.
Se il corpo ha gi una velocit e, e se la medesima viene innalzato. no al valore
2

di V, a questultima corrisponder la forza viva 1%; il corpo per avendo gi la forza


viva g? corrispondente alla velocit a, laumento di forza viva sar 2123-9- (Vi-v9).

1 Esempio. -- Qual lavoro deve sviluppare lesplosione della polvere di un cane


none per dare una velocit di 500 metri al minuto secondo ad un proiettile, che pesa
3 Chilogrammi?
Soluz. Tralasciando leiletto esercitato contro la canna ed altre resistenze, dalla for
: 38266 chilogm. : 3?72566 :500,7 cavalli-vapore.
mola abbiamo i? I
2 Esempio. - Una locomotiva pesa 15000 Chilogrammi : qual lavoro dovr svilup
pare il vapore per trarla dalla quiete ad avere una velocit di 10 metri per secondo, supposto
che debba muovere soltanto la massa della macchina senza vincere le resistenze?
Soluz. Dalla formola si avr

1%;110'216452 oh. m. "3:52 :1019 cavalli-vapore.

3 Esempio. - Se la locomotiva del problema antecedente dovesse percorrere una


distanza di 200 metri per poter acquistare la velocit di 10 metri, e se lattrito risul
tasse di 1m del peso della locomotiva, quanto lavoro dovrebbe impiegarsi lungo questa
distanza, tanto per vincere lattrito, quanto per dar moto alla macchina?
Soluz. Si avr la resistenza costante dellattrito 2%.g_0:75 Chilog.z il lavoro assor
bito da questa resistenza sulla distanza di 200 metri sar 75x200:15000 chgm. e il la
vero necessario per mettere in moto la macchina dell'esempio antecedente sar 17000g0_
2x9,81

: 76453 perci, 15000+76425 chgm. : 1219 cavalli-vapore. Da questo risultato ap


pare, che per mettere in moto le locomotive simpiega un lavoro superiore al quintuplo
di quello, che occorre per superare la resistenza prodotta dallattrito.
Se il tempo impiegato in questo movimento di 40 secondi, e se la macchina agisce
costantemente, leiletto sar 1-_g :30,5 cavalli-vapore. Se nellistante che la loco
motiva raggiunge la velocit di 10 metri, questa velocit deve rimanere costante, non
si avr a superare che lattrito, onde leiietto sar 75_,10 : 10 cavalli-vapore.
4 Esempio. - Qual distanza potrebbe continuare a percorrere questa locomotiva
a causa della forza viva accumulata, nch il suo moto fosse esaurito dellattrito?

Soluz. La forza viva della locomotiva essendo di 76452 chilogrammetri, e la resistenza


costante di 75 chgm., la distanza cercata sar di 7-(-2: met. 1019, 3.

51
ARTICOLO vm.

Ibellllrto o Conitto dei Corpi.

53. DollUrto o Conitto dei Corpi. - Quando un corpo in moto ne


incontra uno immobile, oppure dotato di moto differente del suo, succede lurto,

cio i due corpi si premono a vicenda, tendendo ciascuno a penetrare nel


luogo dellaltro.
Lorto dicesi centrale quando il moto dei due corpi diretto secondo la retta, che passa
pe due centri di gravit, altrimenti dicesi eccentrico; esso diretto, se nel momento dellin

contro la sua direzione riesce perpendicolare alla supercie dei due corpi nel punto di
contatto; in caso contrario dicesi obliquo.
Lurlo presenta fenomeni diversi secondo che icorpi sono duri, molli od elastici.
Urtandosi due corpi perfettamente duri in direzioni all'atto opposte, lintiera quantit
di moto dopo lurto uguale alla forza maggiore di uno dei due corpi meno quella del

laltro, cio uguale alla dtl'erenza della loro quantit di moto; di maniera che, espri
mendo con F lelfetto ovvero la quantit di moto dopo lurto, con M'M' le rispettive
masse e con V'V' le velocit dei due corpi, che si urlano, si avr F:M xV-M'xV.
Quando i corpi hanno la stessa direzione, la resistenza capace di impedire il loro moto
dovrebbe essere uguale alla forza di uno dei corpi, pi quella dellaltro, cio uguale alla
somma delle loro forze o quantit di moto; dunque F:M x V+MxV'. Questa legge vale
per tuttii casi, sia che luno dei corpi si muova contro laltro, o che stia in riposo. La stessa
quantit di moto trovasi pure dopo l'urto. Perci si avr:
1 La direzione, che risulta dellorto pe due corpi, e la medesima di quella, che
aveva maggior quantit di moto prima dellurto;

2 La velocit, colla quale due corpi si muovono dopo lurto, pu trovarsi dividendo
la quantit. di moto per la somma delle due masse;
3 La quantit di moto dei singoli corpi dopo il conitto e la medesima per ambidue,
e pu trovarsi dividendo la quantit di moto per la somma delle due masse;
4 La quantit di moto dei singoli corpi dopo lurto si trova moltiplicando la massa

di ciascuno per la velocit comune.


1 Esempio. - Quale sar la quantit di moto dun corpo, la cui massa di 5 0g.,
e la velocit di 3 metri?
Soluz. La sua quantit di moto sar 03. 5 x 3:0hilg. 15.
2 Esempio. - Come si distribuir. dopo lurto la forza di 15 Chilg. di un corpo,
la cui massa di 5 Chilg., che incontra una massa di Chilg. 25?

'

Soluz. La forza di 15 Chilg. si distribuir equabilmente nella massa di 5+25:30


e si avr per ciascuna unit di massa una velocit::0,5, velocit di ambi icorpi
30
dopo lurto.

Se il corpo, che possiede la massa di 25 Chilg., possedeva prima dellurto una velocit
di 2 metri, si movesse incontro allaltro, la quantit di moto sarebbe 25lx2:50e1ef

fetto dopo l'urto sarebbe 50-15:35; per conseguenza la velocit dopo lurto sarebbe

:3-5:metri 1,167.
Se i corpi si movessero nella stessa direzione, leiletto dopo lurto imperterebbe 50+15
.
,
:65,e la velocit dopo lurto sar di 2%: metri 2,166.
Nel primo caso la quantit di moto avanti dell'orto era di 15, e lo stesso sar di ambidue
i corpi dopo lurto, essendo questa eguale a 25><0,5+25x0,5:2,5+12,5:15.

Nel secondo caso si aveva prima dellurto 25 x 2-5 x 3:50-15:35; e lo stesso sar
la velocit di ambidue dopo lurto, essendo eguale a 5x2,167 +5 x 1,167 ::29,167+ 5,833

:metri 35.

52
Nella stessa guisa si trover il terzo caso: 25 x 2,167 + 5 x 2,167 :54,167 +10,833:m. 65.

Lurto fra due corpi molli ammette tre casi diversi: 1 il corpo spingente
duro e laltro molle; 2 il corpo spingente molle e l'altro duro; 3 ambidue'

sono molli; i quali per si riferiscono tutti alla medesima soluzione.


In tutti questi casi la quantit di moto di ciascuno dei corpi, che sincontrano, agisce
sopra quelle parti dellavversario, che gli stanno pi vicine; e siccome nel corpo molle
queste possono cedere in diverse direzioni senza comunicare tutto limpulso, che loro venne

impartito a quelle, che loro stanno immediatamente dietro e che ad esse oppongono una
resistenza proporzionata alla propria quanlil di moto, ne nasce per quelle, che vennero
colpite nel primo istante, unazione, che tende a portarle lateralmente e quindi a cangiare

forma alcorpo: una parte dellimpulso viene distrutta dellavversario, e la sua azione si fa
via via minore per la continuata ripetizione della medesima causa, ogni volta che gli pre-'
senta unnuuvo strato di molecoladel corpo molle da spostare; cos potr succedere, che per

il gran numero di questi venga di mano in mano assorbita per intiero la forza del corpo
attivo. Letetto succeder evidentemente pi presto, se i corpi saranno ambidue molli.

Incontrandosi due corpi perfettamente elastici i fenomeni sono diversi, se


condoch ha luogo uno o laltro dei seguenti.casi; 1 uno di essi si muove e
laltro sta fermo; 2 tutti due si muovono in direzioni opposte; 3 essi si muo

vono nella stessa direzione.

Tutti questi diversi risultati convengono nel principio fondamentale, che lazione
dopo lurto resta eguale a quella, che prima del conitto esisteva; i corpi attivi ricevono
un impulso in senso contrario della loro azione. Nel primo caso il corpo, che si muove

contro quello che sta fermo, torna indietro colla medesimayforza, con cui arrivato; nel
secondo ambidue i corpi vanno indietro, ma ognuno con quella velocit, che era propria
dellantagonista; nel terzo essi andranno di concerto muovendosi nella primitiva dire
zione, ma ognuno colla velocit dellaltro.
'

Un corpo elastico, che colpisce un piano duro MN (Fig. 36)


in direzione obliqua OC, viene da esso rimbalzato in direzione

,
' lia- 50.

tale CD, che langolo DCN da questa direzione formato col


piano sia uguale a quello OGM formato col piano medesimo
dalla direzione OC, in cui veniva il corpo elastico, e che
ambedue queste direzioni siano comprese nel medesimo
piano.
\
Si dir dunque, che un corpo elastico urlando con un piano

duro fa l'angolo di riessione UCN uguale a'quello d'incidenza DCM; e che luno e laltro si
trovano nel medesimo piano.
Cadendo il corpo elastico nella direzione FG, perpendicolare al piano lllN, ein verr
rimbalzato nella stessa direzione Cl", ed inmodo, che gli angoli MCF, NCF riescano eguali.

ARTICOLO 11:.

Macchine semplici.

Chiamansi macchine i congegni destinati atrasmettere nel modo pi conve


niente lazionedei differenti motori; esse hanno quindi per iscopo di comunicare,
di dirigere, di accrescere, di diminuire, di regolare, ed in generale di modi
care il moto prodotto dall'azione delle forze di potenza. e di resistenza, e di

facilitarne l'applicazione.

'

,
53
Le macchine si possono dividere in Semplz'ci e comma-te. Ancorch il numero

delle macghinefsia innito tanto per lo scopo quanto per la materia, di cui
sono costrette ,, e_per la loro combinazione e disposizione delle parti (agendo

con esse la potenza da. una parte mentre la resistenza si oppone dallaltra);
coll'intermedio di pezzi mobili essi,_ tutte per nel loro stato (lequilibrio e
di moto si riducono a poche che diventano gli elementi dogni combinazione,

per cui si chiamano macchine semplici.


Le innite altre formate da due o pi macchine {semplici si dicono macchine

composte.

'

'

Per poter calcolare leffetto di una qualsiasi macchina composta, cio il rappm-to
tra la potenza 0 forza motrice e la resistenza od il carico da moversi, bisogna conoscere
previamente leffetto di ciascuna delle macchine semplici.
Una macchina non pu produrre da per s sola nessun effetto utile; essa non fa

che ricevere e trasmettere in modo conveniente allo scopo presso la quantit di lavoro,
che su di essa viene esercitato dalla forza motrice.

Le macchine semplici sono sei: '1 la Zeva, 2 la carrucola, 3_ il tornio o

verricello, 4 il pitmo inclinato, 5 il cuneo, 6" la vite.

A tutto rigore vle 7kacclziazp elementari si riducono alla leva ed al piano

inclinato, potendo i Verricelli e le carrhcole ridursi alla prima, ed il cuneo


e la vite al secondo.

'

54. Coppia. o Momento Meccanico. - Si chiama coppia l'insieme di


due forze uguali e -pa'rallelle agenti in senso opposto, come applicate allea
stremit duna rotta inessibile; laperpcniiiqolare innalzata tra la direzione di
due forze parallele si chiama braccio di leva della coppia, e il prodotto di una
forza pel suo braccio di leva dicesi momento meccanico o statico,
Suppohgasi una verga B-D (Figi 37) inessibile,

N_

mobile intorno al punto G, e ad una _sua estremit B

\,

si applichi un peso P, allaltra D una forza. Supf 3;


quel
pongasi
peso;
pure
in che
questo
cncaso*il
quellapunto
forza Dvogliosi
si abbasser
sollevare
in P
D', ed il punto B salir in B', descrivendo ambidue
nello stesso tempo un arco di circolo con velocit u
guale,giacch suppongo (10:08. Il lavoro della forza
applicata in D sar misurato dal peso sollevato mol

.
,

Fig. 37.

_ .
2ii''f

tiplicato pel suo spazio, il qual prodotto devessere riguale a quello della forza molti

plicata per lo spaziodel suo punto di applicazione;_fna siccome questi due spazii sono
uguali, cos ne viene di conseguenza che il valoreassolu'to dellaforza devessere uguale a
quello del peso;immaginiamo adesso' che il braccio CD della verga si prolunghi in A, e
che a questa nuova estremit si applichi la forza, che prima agiva in B, certo che il punto
_ A nel medesimo tempo descriver un arco AA maggiore di 88', e perci la velocit in A} _
sar maggiore di quellapin B: si potr adunque con una forza minore ottenere lo stesso
effetto, giacch_dovendo sempre sussistere uneguaglianza fra il prodotto del peso per la
velocit, ed il prodotto del valore assoluto della forza per lo spazio del suo punto di ap
plicazione, ammettendo che uno di questi due fattori aumenti, dovr diminuire laltro. Si
deve qui avvertire, che questo vantaggio di forza va a scapito del tempo; applicando in A
una forza minore di quella, che era applicata prima in D, noi verremo a raggiungere lo

stesso effetto, impiegandovi un tempo maggiore, perch il punto A descrive un arco di


circolo AA' maggiore di quello DD. Questavvertenza ci porta a stabilire il gran principio,

che quanto si perde in tempo, altrettanto si guadagna in, forza, o viceversa: principio, sul
quale fondata tutta l'economia delle macchine, e dimostra impossibile il moto perpetuo.
Se AC, per esempio, doppia di CD, con una forza met di quella applicata in D produl*v
remo lo stesso effetto, ovvero applicandovi una forza uguale, otterremo un effetto doppio;

54
seguitamlo a prolungare il braccio CA, applicando la data forza a punti sempre pi distanti
del centro C, si verranno ad ottenere effetti sempre maggiori, relativamente alla resistenza,
che trovasi applicata all'altra estremit della verga. Questo maggiore o minore valore, che
pu prendere una forza, quando opera per azione mediata, chiamasi momento.
La velocit, con la quale agisce la forza nei diversi punti di applicazione D, A..., pro
porzionale agli archi di circolo DD', AA', che sono descritti nello stesso tempo, ma questi

archi di circolo sono proporzionaliai raggi CD, CA, ossia alle perpendicolari condotto dal
centro sulle forze stesse, perci il momento di una forza si ottiene moltiplicandola per la

detta perpendicolare.
Questo prodotto, che, come abbiamo detto superiormente, si chiama momento meccanico,
poi distinto in statico e dinamico, secondo che produce equilibrio o moto. I

55. Leva. - Chiamasi leva una verga o sbarra inessibile retta o curva,
tutti i punti della quale possono ruotare intorno ad uno sso detto punto
dappoggio, fulcro od ipomoclio.

La verga pu avere qualunque forma ed essere diversamente ripiegata, perci si


distingue la leva diritta o rettilinea, la leva curva o curvilz'nea e la leva angolare, cio
quando le due braccia in quella di primo genere sono inclinate ad angolo nel punto,

cui corrisponde il fulcro, e talvolta in quella degli altri due generi dove . applicata la
resistenza o la potenza.

Qualunque leva soggetta all'azione duna potenza P e duna resistenza R:


la distanza fra la potenza e la resistenza ed il punto dappoggio, si dicono
bracci di leva. Nella Figura 38 0 il punto dappoggio della leva, P la
potenza, ed a il suo braccio di leva, R la resistenza e b il suo braccio di
leva.
Si distinguono tre generi di leva secondo le diverse posizioni della potenza,
del punto dappoggio e della resistenza.
'
' "
La leva dicesi di primo genere (Fig. 38), quando il
" "
suo punto d'appoggio 0 posto fra la potenza P e la
resistenza R; di secondo genere (Fig. 39), quando la re
sistenza R interposta fra il punto dappoggio 0 e la
potenza P; di terzo genere (Fig. 40), quando la potenza
P _ posta fra il punto dappoggio 0 e la resistenza R.
In ciascuna di queste leve semplici la potenza e la
resistenza stanno fra di loro in ragione inversa della
loro distanza dal punto d'appoggio, vale a dire che per
ottenere equilibrio, il momento della potenza P><a, ossia
il prodotto di questa potenza pel suo braccio di leva,
Fig. 40.
deve uguagliare il prodotto R><b della resistenza per il
suo braccio di leva, per il che abbiamo la seguente proporzione inversa:
P: R: : b:a. In questa proporzione, conoscendosi tre dei quattro elementi,
R><b
dei quali formata, si potr sempre determinare il quarto e si avr P : v--,

__ P><a
_ P><a __B><b_
b , b_ R , a_ P .

R_

.
4' Esempio. - Una resistenza uguale a i? Chilg. posta alla distanza di 12 centim.
dal punto dappoggio: qual il peso della potenza da applicarsi all'altra estremit alla
distanza di 48 centim. dal punto dappoggio per attuare lequilibrio?
Soluz. Si avr dalla prima farmela P:VW , onde gli? ::3 Cg., potenza ne
48
cessaria per l'equilibrio.
%' Esempio. - Una resistenza rappresentata da 15 cg. posta alla distanza di

55
8 centimi dal punto dappoggio: a qual distanza bisogner porre una potenza di 12 cg.
per equilibrare la resistenza?
Soluz. Dalla formata a:m si ottiene 15138 210 centimetri, quale distanza fra
,
P
la potenza ed il punto dappoggio.

3 Esempio. - Una potenza di 30 rg. posta alla distanza di 18 centim. dal


punto dappoggio :n quale sar il valore della resistenza da applicarsi alla distanza di 6
centim. dal punto dappoggio?
__Pa si ha Q-1_8
Soluz. Dalla formula R:
:90 cg., resistenza cercata.
4' Esempio. - Una potenza di 30 cg. applicata alla,distanza di 18 centim. dal
punto dappoggio: quale devessere la distanza fra il punto dappoggio e la resistenza di
90,00 per avere lequilibrio?

.
3090
x18
Soluz. Dalla formola b_ PA-l- s1. ricava
:6 centim., distanza fra la resi
stenza ed il punto dappoggio.

REGOLE. - Dalla soluzione degli esposti problemi si pu dedurre le seguenti


regole:
I. Itloltiplicando la resistenza pel suo braccio di leva, ovvero la distanza
da essa al punto d'appoggio, e dividendo il prodotto pel braccio di leva della
potenza, il quoziente sar la potenza cercala;
z. Moltiplicarido la resistenza pel suo braccio di leva, e poi dividendo il
prodotto per la potenza, il quoziente esprimer il braccio di leva della potenza;
3. Moln'plicando. la potenza pel suo braccio di leva, e dividendo questo
prodotto per il braccio di leva della resistenza; il quoziente espmer la resi
sicura, che fa equilibrio colla potenza;
4. Moltiplicando la poten;a pel suo braccio di leva, e dividendo questo
prodotto per la resistenza, il quoziente esprimerci la lunghezza del braccio di
leva della resistenza.
'
Applicazione. - Si cerchi la potenza necessaria per bilanciare un peso di 80 Cg.
su ciascuno dei tre generi di leva.
.

Supponendo: 1 la lunghezza totale di ciascuna leva eguale a 60 centimetri; 2


la distanza fra la resistenza ed il punto dappoggio nella leva di primo e di secondo
genere uguale a 10 centimetri, ed in quella di terzo eguale a tutta la lunghezza della

leva; 3 la distanza fra la potenza ed il punto dappoggionella leva di primo e terzo


genere uguale a 50, ed in quella di secondo eguale a 60 centimetri; si trova per la

leva di
| a

Primo genere: P :59%1_0-: 16,


Secondo genere: P :ia!lzclllzl3,
Terzo genere:

P I 825921196.

\
50
Quindi risulta: 1 Che si favorir una delle due forze allungando il suo braccio
di leva, e viceversa; 2 Che la. leva di secondo genere la pi favorevole alla potenza
e la meno vantaggiosa alla velocit; 3 Che la leva di terzo genere la meno favo
revole alla potenza, ma la pi favorele alla velocit; 4 Che nella leva di primo ge
nere la potenza pu essere uguale, minore o maggiore della resistenza.

Lago di ferro per sollevare le pietre e la carrucola sono leve di secondo genere; il
peso per Vero dire vien leggerito di poco, ma si ha il vantaggio di vincere una resi
stenza proporzionalmente pi forte.

Della leva angolare. - Le condizioni dequilibrio in ogni genere di leva si deter-_


minano osservando che due forze, potenza e resistenza, tendano a far ruotare l'asta
con energia eguale al prodotto della forza per la rispettiva perpendicolare abbassata
dal fulcherosulla rispettiva direzioneattorno allipomoclio, per cui i loro momenti

'

i.

l II:'I._ .n

56

-. ..c.

.
.'--.-.-' _

di rotazione ed i prodotti di ciascuna devono

'

'

essere uguali ad N. Abbassando quindi dal


fulchero C'(Figura 41,) della leva le perpen

dicolari CE e CF sulla direzione delle forze PR


e C, queste moltiplicate rispettivamente per
le prime, danno nellequilibrio prodotti uguali,

ossia le due forze sono in ragione inversa delle


perpendicolari; cosi si ha P:R::CF:CE. Le
Ii;.; n.
'
perpendicolari CE e 01 si chiamano braccia di
forza, le qualivanno distinte dalle braccia di leva. Allorquando le forze agiscono per
pendicolarmente alla verga, le braccia di forza coincidono colle braccia di lva, e in

questo caso la potenza e la resistenza sono in ragione inversa delle braccia di leva.

56. Sistema. di Leve. - Pi leve combinate insieme formano un sistema


dilcvc.
'

.
Sia la leva a due braccia-AB (Fig. 42) 001 fuichero in C collegata colla leva ad un braccio-D1? gi
revole intorno al punto F. Su'ppongasi che in E slavi
applicato un carico Q, ed in A agisca la potenza P.
Per calcolare leffetto di questa combinazione scrivasi
lequazione dequilibrio per ciascuna delle leve, che
la compongono. A tal uopo suppongansi svincolata
le due leve, ed affinch AB sia in equilibrio bisogner

|.- ,_. .-_>


*
che nel punto B operi una forza diretta 2?6780 il basso.
Parimenti sul punto D della leva DF dovr agire una forza diretta allins e tale
da tenere in equilibrio il peso Q. Ma evidente per se stesso, che la forza che tira in
gi il punto B e quella che tira in su il punto D dovranno essere uguali, poich, se
lequilibrio dovr stabilirsi in tutto il sistema, dovr BD trovarsi in perfetta quiete,

e quindi le forze agenti sui punti B e D dovranno compensarsif

'

Chiamando S ciascuna di questeforze, avremo per la leva AB: P :S::BC:AC e per


la leva DF: S : Q :: EF: DF ed avremo P x AC:S x B0 e S x DT:Q >< EF.Moltiplicando

fra loro i membri corrispondenti delle due equazioni si ottiene P x AC x S x DF:S


x BC x Q x EF, e dividendo per S ciascun membro si ha P x AC x DF:Q x BC x EF,
. P
BC x EF
BO x EF
da ClllonxF e P:mXQ.
y
_.

Nella
guisa
si pudicalcolare
dt1n
sistema
di leve qualunque,
e si
vedr
che'stessa
in tutti
i sistemi
lieve, cioletietto
in quelli,
dove
il braccio'minore
edil braccio
della resistenza di una leva si collega col braccio maggiore'della leva seguente, dovr

sempre per lequilibrio essere il prodotto della potenza e dei bracci maggiori uguale
al prodotto della resistenza e dei bracci minori, ed in altri termini: la potenza dovr

stare alla resistenza come il prodotto dei bracci minori sta a quello dei bracci maggiori.
Il prodotto della potenza pei successivi bracci di leva presi alternativamente luno
si e laltro no, partendo da quello su cui agisce la potenza, deve uguagliare il pro
dotto della resistenza per i rimanenti bracci di leva, cio per i bracci presi alternati
vamente luno si e laltro no, partendo per da quello, a cui applicato il carico.

Consegue da quanto si premesso, che il vantaggio meccanico del rapporto tra la


potenza e la resistenza dun sistema di leve o di qualunque combinazione dorgani
si ottiene moltiplicando insieme i vantaggi meccanici corrispondenti ai singoli organi

di cui componosi la macchina.


_Esempio. - Suppongasi nella Figura, che

BC:I decimetro, EF:2 decimetri, IK:1 de


cimetro , AC:8 decimetri , DE:]2 decimetri,
illi::ltl decimetri, e non tenendo alcun conto degli

. .

attriti sr avr P
I
rn;.. i.'.

lx2x.l

8-"x''2xlo x Q; ovvero P : 80

di Q, 0 Q ;-480 P, cio il vantaggio di forza sar di


480 volte la resistenza potendo una forza P tenere

57
in equilibrio un carico 480 volte pi grande (1). Duuqde a misura che si aumenta il
numero delle leve dun sistema disposte tutte col braccio pi lungo per un verso, si
aumenta la potenza, ed allappoggio di questo principio che Archimede si gloriava
di dire: Da nbi consistom, et cwlum_terramque mooebo (Dammifnor della terra un

punto solo: Ed io coordiner la terra o il polo).


Esempio. - Il sistema delle leve soventi impiegato, e parecchie macchine non
si compongono daltri organi. Suppongasi di avere a calcolare lo sforzo esercitato da un

ponzone [t e lo spazio da esso percorso nellazione della macchina per forare le lastre
metalliche nella Fig. 44. Essa si compone di due leve, le quali hanno i loro fulchcri
in o e 0'; allestremit P della prima agisce la potenza, ed allestremit della seconda sta

assicurato un ponzone dacciaio Il. Supponiamo che un braccio della prima a sia uguale a
metri 2,64, laltro 11:0,08, il braccio a' della seconda:0m,72, il braccio b:0m,06, e la

potenza P:20 Chilogrammi.

Soluz. Chiamando a: lo sforzo della resistenza in opposizione alla data potenza si avr

0,72 x2,61 x20 117920 C".


la proporzione 20 : z: :0,06X0,08 20,72X2,64, da cui si ha x:-w-Omxm)g
per pressione esercitata. Per conoscere lo spazio
percorso dalla potenza P per far percorrere un

centimetro al ponzone, bisogna rammentarsi che


gli spazii percorsi dalla potenza e dalla resistenza
hanno il rapporto inverso alle due forze. Ma la po
tenza e la resistenza stanno nel rapporto di 20 a
7920 ovvero dii a 396; per cui, mentre la resistenza
percorre un centim., la potenza ne percorrer 396.

' '

'

' ,.|g_ _

57. Leva a. ginocchio. - La leva a ginocchio e 00mposta di due braccia


congiunte tra loro mediante unarticolazione 0 (Fig. 45), e dun fulchero im
mobile B. Se una forza P si far agire sul punto M nella
direzione MD, ne conseguir una pressione sul punto G
della leva AC, la quale si eserciter pure nel punto A e

perci sul piano, che preme gli oggetti in K.


Infatti sia BD perpendicolare ad MD e BE perpendicolare ad
A0: la condizione deqnilibrio da quanto si disse superiormente
sar PxBD:QxBE ovvero P:Q::BE:BD. Ma a misura che
AC e BC s'avvicineranno disponendosi in linea retta, BE andr

diminuendo a poco a poco no a ridursi quasi a zero, ed allora


si avr P : Q: : quasi 0 : BD cio P potr trascurarsi in confronto
di Q 0 reciprocamente; si potr cos con qualsiasi forza P eser
citare sugli oggetti K una pressione relativamente enorme (2).

Fig. "'5

Perci una tal leva viene impiegata nel torchio monetario dei sigg. Ulhorn e Thon
nelier, nei turchi tipograci, ecc.

58. Della. Leva Fisica e della. sua. Costruzione. - Nella leva sica il peso della
leva inuisce sullequilibrio delle forze applicate ad essa. Il suo peso si deve considerare

(I) Calcolando separatamente il vantaggio di ciascuna leva si vedr, che per la leva AC essendo AC:8 declmetri
")

e BC:1 dosimetro, il vantaggio 8. Similmente per la leva or il vantaggio e espresso da ' =6, per la leva
th dal numero 10. Moltiplicando tra loro questi vantaggi separati risulta il vantaggio meccanico della macchina
intiera :8><6><10:480.
(2) Se la forza P agisse nella direzione ab sull'articolnzione a del ginocchio, il problema sarebbe ridotto al pa
rallelogrammn delle forze. infatti suppongnsi che ab rappresenti una forza 1: costruendo i parallelogrumma Ba Ab,
Bo ed Aa rappresenteranno le componenti della forza 1" e quindi anche le pressioni, che perctl'etto di questa ver
ranno ad esercitarsi tanto in A contro Il corpo da comprimersi, quanto sul punto sso li. Da qui si vede, che quanto
pio sar ottusol'angolo BaA, tanto pi grandi saranno le pressioni, crescendo le componenti M e AB.

58
0

come una forza diretta verticalmente dallalto al basso, il cui punto dapplicazione e
il centro di gravit della leva; per cui la distanza orizzontale fra il fulchero e il centro
di gravit e il braccio di leva di questo peso.

59. Gestruzione della. Leva. -- Fissato per mezzo di linee geometriche


la lunghezza e la posizione della leva, indi in a il fulchero o perno, in b e c
i perni, su cui si articolano le aste mosse dalla leva, le quali devono esser

disposte perpendicolarmente
alla posizione media diquesta,
si determineranno le pres
si0ni sui due perni b e c;
la pressione in o sar la loro
somma, e si avr allora per

ogni perno d=0,151/P, es


sendo d il diametro in centim., P la pressione in Chilogr.
Se la leva ha una spessezza costante, la formula sar quella duna parabola
ordinaria (Vedi Della Resistenza), il cui asse ab, e il vertice nel centro del
perno b, onde rappresentare una resistenza costante. Dordinario per si sosti
tuiscono ai lati della parabola delle linee rette. Nel disegno precedente uno dei
bracci triplo dellaltro; per cui, se la pressione in c :'l, la pressione in 6
::3, e quella in a :4, debbono dunque le sezioni di questi perni stare come
1:3:4: ed i loro diametri come le radici di questi numeri, cio come 1:1,73:2.
Gli alberi, che portano le ruote ed i volanti vanno pur considerati come
leve, il cui peso inuisce sullequilibrio delle forze applicate;
Esempio. - Suppongasi che si vogliano determinare le pressioni, che sostengono i
perni A e B dun albero orizzontale, che porti un volante C ed una ruota dentata D. Se lalbero
fosse simmetrico, il peso si ripartirebbe ugualmente sui due perni, ma dordinario questa
condizione non si verifica; per cui il peso dellalbero si terr sempre applicato nel suo
centro di gravit s.

S'immagini il peso
delvolante3000Cg.,
la sua distanza da
A di metri 0,30, la

distanza da B di
metri 1,58; il peso
della ruota dentata
450 Cg., la distanza
da A met. 0,58, la

distanza da B metri
l-ug. 47.
1,30, il centro di
gravit s 250 Chilogr., la distanza da A met. 0,68 e da B m. 1,20 (Fig. 47).
Soluz. Sostituendo alla resistenza presentata dal perno in A una forza .r, che agisca
verticalmente dal basso allalto, si supponga che lalbero possa girare intorno al sostegno B;
si avr una leva, in cui il peso del volante, della ruota dentata e dellalbero tendono a pro
durre la rotazione dallalto al basso, e la forza z dal basso allalto. Ma siccome per lequi
librio dovr sussistere leguaglianza fra i momenti statici di queste due forze, si avr:
1,88Xz:3000><1,58+450x1,30+250x120, dunque a:_ 163%:2092 Chilogr.
7

Questa forza mrappresenta la pressione richiesta in A. Si otterr quella in B sottraendo


la forza A dalla somma 3700 Chilogr. di tutti i pesi della pressione in A, e si vedr eguale
a 708 Chilogrammi.
,.

59
Esercizii sui tre generi di Leve.

10 Problema. - Un peso di 100 Chilogr. e stato applicato allestremit duna leva


di primo genere alla distanza di 45 centimetri dal fulcro; quale forza, agente pure in
direzione verticale alla distanza di metri 1,50, sar duopo per equilibrarlo.
Solar. Chiamisi a la potenzla richiesta, e si avr la proporzrone 150:45::100:z,

dalla quale si ottiene aII-XRg :30. Dunque collo sforzo di soli 30 Chilogr. si equi
libreranno i 100 del dato peso:

2 Problema. - Il peso di 160 Chilogr. posto allestremit di una verga oriz


zontale distante 11 centim. dal fulcro, e deve equilibrare la. forza di 20 Chilogr.z quale
sar la. lunghezza della verga?

Soluz. Rappresentando con a: il braccio di leva della potenza, per la legge dequi
librio su esposta si avr: 20: 160:: 1122:, da cui w:%:881a verga. dovr avere
la lunghezza di 88+11:99 centimetri.

'

3 Problema. - Unasta, che deve servire di leva, e lunga metri 0,90, e deve por
tare ad una delle sue estremit. un peso di 500 Chilogr.; allaltra estremit si ha un
pesodi 60 Chilogr. da opporglisi; il punto dappoggio distante 20 centim. dal pggo
di 500 Chilogr. Quanti Chilogr. bisogner aggiungervi onde possa fare equilibrio e
?
Soluz. Sia a: il peso da aggiungervi, e si avr laproporzione 20 : 70 : : 60+.z) :500, ossia

500x20:(60+w)x70, per cui si avr: 500x20:(60+z)x70, o 1000:40+7w; 7w:580;


x:Chilogr. 82,857.
4 Problema. - Con una leva lunga 10 metri si vuol alzare un peso di 480 Chilg.
impiegando una potenza di 30 Chilogr.: quale sar la distanza di questo peso del suo
punto dap oggio?
.
Soluz. alla solita proporzione, segnando con a: la distanza cercata, avremo:
30:480::(10-z) ::o, ovvero xx30:480x(10-w); onde z:9,412 e 10-w:metri 0,588.

5 Problema. - Unasta lunga 10 metri appoggiata alle sue due estremit, e


porta un peso di 3000 Chilogr. alla distanza di 4 metri da un suo estremo: quale sar.
la. pressione, che sopporta ciascun appoggio?
Soluz. Sia .e il peso sopportato dallappoggio pi distante dal eso, 3000-z sar
quello che sopporta altro, perci si avr : 614:: (3000-40) : w, ovvero xw:4x(3000-zc),
onde a:1200, e 3000-w:1800.

6 Problema. - Un corpo, che pesa 198 Chilogr., posto allestremit duna leva.
alla distanza. di 10 centimetri dal fulcro, mentre lasta, che forma laleva stessa, pesa
12 Chilogr., e questo peso concentrato nel suo centro di gravit favorisce lazione della
utenza. col braccio di 85 centim.: qual potenza si richiede per lequilibrio esercitando

a. sua azione alla distanza di 160 centim.?

Soluz. Cerchisi la porzione y del cor o, che sar equilibrata dal peso di 12 C_h11g.
della verga, che agisce alla distanza di
centim. dal fulcro, e si avr la propozwne:
y:122285: 10, per cui y:lO2 Chilogr. Il peso dunque, che alla forza rimane da reg:
gore, sar 198-102:96 Chilogr. La potenza. a: richiesta a tal uopo per lequilibrio si
avr. dalla proporzione z:96:: 0:160 da cui 92:6 Chilogr. Dunque con so 0 6_Chilg.
si far equilibrio a 198. Vedasi da ci in alcune circostanze qual vantaggio S1 posso.
ottenere nel far concorrere il peso della leva in aiuto della. potenza.

7 Problema. - Con una potenza di 40 Chilogr. ap licata perpendicolarmente ad


una leva di 120 centim. si vuole equilibrare il peso di 9

verga. biso ner a plicare il fulcro?

Chilogr.: a qual punto della

Solita. e due orzo stanno nel rapporto di 40:920, ovvero come 1:23. Dividendo
quindi la verga in 24 parti eguali, di cui 23 formano la lunghezza del braccio della
potenza, ed 1 quello della resistenza; e dividendo 120 centimetri in 24 parti si ha per
quoziente 5 , per cui il punto dappoggio dovr essere collocato alla. distanza di 5 centim.
alla resistenza. e 115 dalla potenza.

8 Problema. - Una leva di secondo genere lunga metri 2,50; alla distanza di
' metri 0,90 dal punto dappoggio sta attaccato un peso di 960 Chilogrammr: quanti up
mini ci vorrebbero per equilibrar quel peso, supposto che losforzo di ogni uomo sia

di 130 Chilogr.?

"

_ _ _

Soluz. Dal teorema generale si avr la roporzione 2,5010,90::960:P, da cui si ri


cava che P:345,6 Chilg., i quali divisi per 1 0 mostrano che tre uomini bastano, poich

il loro sforzo complessivo risulta di 390 Chilogr., maggiore di 345,6 potenza richiesta
per lequilibrio.

9 Problema. - Una leva di terzo genere lunga 2,60; il peso attaccato alla sua
estremit. ascende a 20 Uhilogr.: a qual punto della. verga. dovr un uomo esercitare
tutta la sua forza per equilibrare-questo peso?
Soluz. Supponendo la forza delluomo di 130 Cg., come nel problema. antecedente,
e chiamando a: il braccio di leva, con cui si esercita la forza, si avr: 130:20:22,60:x,
donde si ricava a::metri 0,4. Il punto domandato distante 4decim. dal fulcro della
leva di terzo genere.
_

10 Problema. - Su duna leva angolare ACB, di cui il


braccio CB di metri 2,5, ed A0 di m. 0,4, qual peso si dovr

7_

impiegare per equilibrare un carico Q di 45 Chilogr., che


tira verticalmente, posto che la leva pesi 10 Chilogr. e che
il braccio di leva del peso della leva sua di metri 0,08; quale
sar inoltre la pressione sul fulchero C?
Soluz. Dalla solita. proporzione si ha P x AC:G xCP+Q XCB,

:Asafg quindi0,4xP:10x0,08+45x2,@5,quindiP; 8 ]2l : 30,125


.

Chilogr. La. pressione sul fulchero si otterr componendo

le due forze, che a iscono luna in G:10 Chilogr. e laltra


_

'

m Q:45 Chilg., e a. orizzontale P:30,125 Chilog.; la pres

F'2- "9

sione sul _erno sar dunque la risultante R di queste forze,

cio n. (G+Q)Z+P :Maozs+4amo,ees:oegoe Chilogrammi.

ARTICOLO X.

Della Carrucola ssa e mobile, e delle Taglie.

60. Della. Garrucola. - La carrueola od anche puleggia o troclea o egl


cese consiste in un disco circolare AB (Fig. 49) di legno o "di metallo girevole
attorno ad unv asse C, che la compenetra nel centro, munito sulla sua circonfe
renza di una incanalatura, che dicesi gola, capace di ricevere una fune PBAQ,

la quale abbraccia ed accavalca una parte della sua circonferenza staccandosi


nei anchi a seconda della direzione delle due tangenti; lasse tenuto da una
staffa N ordinariamente in ferro, detta anche cassa. La carrucola si distingue
in fissa e mobile.
Le carrucole sse girano attorno al loro asse senza. cambiare di posizione; esse pos
sono considerarsi come una leva di primo genere a braccia, uguali, perci di nessun
vantaggio meccanico.
1 Lequilibrio della carrucola si ha quando la potenza uguaglia la resistenza,
20 Le tensioni della fune, alla quale sono applicate la potenza e la resistenza, sono
uguali fra loro;

3 Le velocit delle due forze sono uguali, ma in senso contrario ,


4 La pressione R o carico sul punto d'appoggio a tratti di
fune inclinata sta a una delle due forze P e Q applicate alla corda
come la sottesa BA dellarco abbracciato dalla fune sta al raggio CB
della carrucola.

Infatti unendo il punto A con B si avr un triangolo isscele


ACB simile a CPR, e per conseguenza GR 0 RCP' o P::AB:AC.
Perci risulta che la maggior pressione sul punto d'appoggio G della
carrucola ssa esiste quando le due forze agiscono parallele (i).

(I) La troclea o carrucola ssa, ancorch non sia dalcun vantaggio meccanico, facilita il movimento, impiegando
delle corde o delle catene, cambiando la direzione della forza motrice o della potenza, della perci di rinvio,
essendo molto pi agevole di tirare dall'alto al basso che dal basso all'alto; inoltre il peso del motore in questa
guisa va in aiuto alla potenza.

61
61. Carrucola. mobile. - La carrucole mobile o bozzello quella, che non
solo gira sul proprio asse, ma cambia contemporaneamente di posto nello spazio,
e con essa. il carico, che applicato al suo centro C per mezzo della staffa.
La carrucola mobile (Fig. 50), per poco che si rietta sul modo, con cui
trasmessa lazione della potenza alla resistenza, si riduce evidentemente ad una
leva di secondo genere. Il tratto di fune'y attaccato ad H rappresenta il
fulcro B della leva, C il punto dapplicazione della resistenza,
. ed A quello della potenza rappresentata dal tratto di corda a:.
Allora si avr che il braccio della potenza AB sta a quello
della resistenza CB, come Q: P; ma AB il doppio di
CB, cosi la forza P dovr essere met del carico Q. Ma anche
in questorgano si perde in velocit quanto si guadagna
in forza, poich a Qualunque altezza si sollevi il carico, la
potenza deve percorrere uno spazio doppio della resistenza.
Perci nella carrucola mobile una_forza gualunquepu sempre
far equilibrio ad una resistenza di grandezza doppia, quando
i tratti di fune sono paralleli
Nella carrucola mobile bisogna pure distinguere se i tratti
di corda sono paralleli ovvero divergenti.

62. Carrucola mobile a tratti di corda. paralleli.

- Se si riette sulla Fig. 51, si vede che ciascuno dei


tratti di corda d ed y, che abbracciano la carrucola AB,
sostiene met della resistenza. Q, posto che siano paral
leli fra loro, e lestremit della fune essendo raccoman

data ad un uncino L, questultimo porter una met del


carico Q, perci allaltra estremit del tratto a: baster
che sia applicata una forza P uguale alla met di Q,

onde tenere in equilibrio lintero carico, fatta per sempre

astrazione delle resistenze. Le carrucole mobili vengono

FG- 5"

nella pratica ordinariamente adoperate ad innalzare dei pesi con poca forza

combinando insieme parecchie carrucole sse e mobili, ronde la potenza a


gisca con maggior facilit tirando da alto in basso.

63. Carrgcola mobile a tratti di corda conveg;entil - Quando i


tratti di corda e: ed y non sono paralleli (Fig. 52), il vantaggio di forza mi
nore, la fune abbracciando un arco della rotella minore della semicircpnferenza,

' ein tanto


questopicaso
piccolo,
la leva
quanto
di secondo
pi grande
genere non
la loro
coincide
divergenza;
pi col, P"

'

diametro della rotella, e perci si avr che per lequilibrio la


potenza sta alla resistenza come il raggio della rotella sta
alla corda dellarco abbracciato dalla fune, principio enun
ciato superiormente.
Infatti segnando nella Fig. 52,il carico 0 colla DF, e costruendo
il parallelogramma ADBF, AF:FB:BD:AD rappresenter la po
sono
tenza uguali,
P, e si poich
avr quindi
cAB-l-FAB=AFD+FAB:
P:Q::AF:DF. Ma gliadangoli
un retto,
cAB ed
essendo
AFD

Fig.ii2.
:'

cB perpendicolare,z_rd FB; dunque i triangoli AcB ed FAD sono simili tra di loro, e per
conseguenza si avr AF : I)F :: Ac:AB, donde P><AB:QXAc, che quanto si voleva di

mostrare. Perci nella carrucola mobile la potenza pu essere uguale, maggiore o_minare
della resistenza allo stato (l'equilibrio. Infatti
.

62
71' Se larco abbracciato dalla fune di 60 gradi, la corda corrispondente a questo
arco si confonde col lato dellesagono inscritto ed uguale al raggio, per cui la po
tenza uguaglia la resistenza,
2 Se larco e minore di 60 gradi, la corda riesce pi piccola del raggio, e quindi
la resistenza minore della potenza;
3 Se larco supera 60 gradi, la corda diventa maggiore del raggio, e quindi la re
sistenza pi grande della potenza,
4' Giungendo larco ad nguagliare la scmicirconlerenza, la corda si confonde col

diametro, e la resistenza risulta doppia della potenza, perci quandoitratti di fune sono
paralleli, si ha il massimo effetto.

64. Sistema di Carrucole. - Pi carrucole combinate insieme, in parte

sse ed in parte mobili, o tutte mobili, formano un sistema di carrucole.


Quando parecchie carrucole mobili sono combinate con una carrucole ssa nel
modo indicato nella Fig. 53, si ha un sistema di carrucole. Ora, sapendosi che nella
carrucola mobile la potenza sta alla resistenza come il raggio della rotella sta alla
sottesa dellarco abbracciato dalla fune, il rapporto delle due forze in equilibrio nel
dato sistema si valuta. nello steso modo del sistema di leve.
Se i tratti di ciascuna fune sono paralleli, le corde o sottese uguagliano i dia
metri delle rispettive carrucole, quindi il doppio del rispettivo raggio; per cui nel
caso nostro la potenza. sta alla resistenza come 1 ad 8, oppure al numero 2 preso per

fattore di s stesso tante volte quante sono le carrucole, e la potenza nyuaglia la rest
__ _ _3 stanza dtoiea per la potenza di 2, indicata dal numero delle car

_ Q
rucole, ovvero P_ 2

__ 4 _ 1
, e per conseguenza Pw 2-.

Infatti suppongasi il peso di 4 Chilogr. sostenuto per mezzo di


un sistema di tre carrucole mobili ed una ssa: la corda AP non
sostiene che la met del peso di 4 Chilogr., e la parte della corda
QR sosterr l'altra met; ma questa met del peso sostenuta da
QR divisa in due parti uguali tra AP' ed R'Q; dunque R'Q' non

sostiene che il quarto del peso di 4 Chilogr., e questo quarto e


ancora diviso in due parti uguali tra A"P" e R"Q"; quindi R"Q"

, 4 C non sostiene che 'la del peso di 4Chilogr. Quandoi tratti di fune non

sono paralleli, SI ha per lequrlrbrro, che la potenza sta alla T681


Fl8- 55-

utenza come il prodotto dei raggi delle rotelle sta al prodotto delle sot

;ese degli archi abbracciati dalla fune di ciascuna carrucola.

impiegando pi duna fune si possono combinare diversamente

le carrucole fra loro in modo da produrre quelle'elto meccanico, che


si verr, come lo indica la Fig. 54. in alcuni dei varii sistemi di car

rucole il peso delle casse 0 stalle combatte lazione della potenza, in


altri invece contribuisce con la potenza ad equilibrare il peso principale
0 la resistenza Q.

Bisogna per distinguere i varii sistemi di carrucole propriamente


detti, ove simpiega parecchie corde, iquali sono combinati con varie
carrucole mobili e sse, ma in stalle separate dalla taglia 0 polispoto,
che pure un sistema di carrucole sse e mobili formanti due gruppi
distinti in apposita incassatura con una sola fune continua; esse sono

duso generale nelle arti per sollevare pesi.

65. Taglia. 0 Bozzello o Poltspato. - Fra i sistemi di carrucole pi


comunemente usati (I) per facilitare il moto e l'innalzamento dei corpi si fa
notare la taglia.

(I) L'unlnue di due taglie ad una o pi carrucole congiunte con corde chinmasi coppia o paronro.

Le carrucole nella taglia possono avere lo stesso asse od assi


differenti; nella Fig. 55 hanno lo stesso asse BC e B'C'; la fune, che
savvolge sulle carrucole, ha comunemente i tratti paralleli, perch
ciascuna carrucola ssa e della stessa grandezza della mobile cor

rispondente. La corda e attaccata in M, ed il peso FF' si sospende


alluncino M'. La corda parte da M, attornia la carrucola di BC', e
risale nella direzione pq alla prima carrucola della taglia ssa; essa
s'avvolge attorno di questa, e ridiscende nella seconda carrucola
80', per risalire ancora per p'q' alla seconda carrucola della taglia
ssa; poi ridiscende e si avvolge attorno alla terza, risale nella

terza carrueola superiore p"q", dove viene tratta nel senso di UN


dalla potenza posta in N. La trazione del punto N' fa raccorciare
tutte le corde comprese tra le due taglie, e perci elevarne la mo
bile B'C; il peso, innalzandosi duna distanza FF' la taglia mobile,

s'iuualzer daltrettanto, epperci, siccome sempre parallelo a


80, bisogna che ciascun tratto della fune si raccorci duna lun

ghezza ugualc, e per operare questo raccorciamento bisogna, che la


fune tirata dalla potenza N' nel senso NN' sia duna lunghezza u
guale alla somma dei raccorciamenti delle corde.
Se chiamasi n il numero delle corde, h il raccorciamento di
ciascuna, ed II la distanza NN', si avr evidentemente Il:nh, e

siccome h pure lo spazio percorso dal peso FF', si avr FF':%,


cio il cammino percorso dal peso uguale allo spazio percorso dalla
potenza diviso pel numero dei tratti correnti di fune o per il doppio del

, .

numero delle carrucole, ovvero Q:2x3xP:xP, e quindi P: 2x3 . Se la tagl|a conte


nesse 4 carrucole, sarebbe Q:2X4XP ovvero Q:8xP; onde Q:2xnxl, e P:-2-_n .

1' Esempio. - Quale sar la resistenza necessaria per equilibrare una potenza di
125 Chilogr. applicata a due taglie di 3 carrucole mobili?

Soluz. Si avr [I]126X2X32750 Chilogrammi.


2 Esempio. - Quale sar la potenza necessaria per equilibrare un peso di 176 Cg.
con due taglie di quattro carrucole?
Solua. P:

122 Chilogr., potenza richiesta.

66. Taglia di Smeaton. - Quando si vuol (fare al paraneo una


gran possa, si aumenta il numero delle carrucole, ma allora la sua di

sposizione presenta qualche difcolt. Il celebre Smeaton immagino una


forma di taglia, che porta il SUO nome, o in cui ciascuna delle due casse

porta dieci carrucolo disposte a cinque a cinque, come nella Fig. 56,
ovesse sono vedute di profilo senza fune. Ciascuna cassa ha due ordini
di carrucole, ma nella superiore, che ssa, quelle dellordine pi alto

hanno un diametro maggiore di quelle dellordine inferiore, e la cassa


di sotto disposta a rovescio. Le carrucole sono segnate nella Figura coi
numeri 1, 9, 3, ecc. secondo lordine, con cui sono avviluppate dalla
corda. In questa macchina il peso sostenuto dalla cassa inferiore aggiunto

a quello della cassa istessa uguale a 20 volte la potenza.


Infatti, nellipotesi che ciascuna staffa contenga dieci carrucole,

come il caso della nostra Figura, facile intendere che con questo
taglie una data forza Q:2xm<P.
In tutti i sistemi di taglie, che abbiamo descritti, le carrucole gi
rano sopra assi separati, e non possono mai essere cos bene aggiustate

64
che non freghino anche spesso contro i anchi della cassa. Ne risulta un attrito con
siderevole, che fa perdere alla macchina una parte della sua efficacia pel consumo della
forza, che deve vincere lattrito.
' In ciascuno di questi sistemi non si calcola che la potenza necessaria all'equilibrio;
per produrre il movimento bisogner impiegare un eccesso di frza a cagione degli
attriti _e della rigidezza delle corde. Nelle taglie comuni con due o tre carrueole per

cassa tali resistenze possono ritenersi uguali a 113 o 1,'2 del carico, cosicch nel calcolo si
prenderanno sempre /3 o 3/g di Q invece di Q'. Se le carrueole sono in maggior numero di
queste, la forza crescer fin tanto che si giunge a non aver pi alcun guadagno. Il peso
della taglia inferiore si considerer sempre nel calcolo come parte del carico.

6']. Taglia di White. - Se nella taglia (Fig. 57) le carrueole fossero tutte di ugual
diametro, esse roterebhero con velocit proporzionali alle lunghezze di corda, che pas
-- >-
sano su ciascuna di esse; cosicch quando la prima carrueole della cassa
mobile farebbe un giro, la prima della cassa fissa ne farebbe due, la
seconda della cassa mobile ne farebbe tre, e cosi di seguito. Se
_invecei diametri delle carrueole fossero precisamente proporzionali
alle lunghezze di corda, che passano su ciascuna di esse, farebbero
le loro rivoluzioni tutte nello stesso tempo, e nulla si apporrebbe al
farle girare intorno al medesimo asse, oppure a praticare sullo stesso
disco varie gole, i diametri delle quali seguissero la serie dei numeri
dispari i, 3. 5, ecc. per la taglia inferiore, e la serie dei numeri pari
2,4, 6, ecc. per la taglia superiore. La fune si avvolgerebbe succes
sivamente su ciascuna gola, ed opererehbe nello stesso modo come se
le gole fossero scolpite in altrettante rotelle separate capaci di rotare

indipendentemente le une dalle altre. White su queste considerazioni


costrusse la taglia (Fig. 57), che porta il suo nome. I vantaggi di questa
macchina, quando costrutta con precisione, sono grandissimi, perch
lattrito poco considerevole, anche quando si tratta di vincere grandi
resistenze; ma nella pratica ha tali inconvenienti, che ne diminuiscono
di molto lutilit, e sono: 1 La difcolt di formar le gole di giuste
Fig. 57.

proporzioni, per le quali si deve tener conto anche del diametro


della corda, onde per una stessa taglia non pu servire che la stessa

corda e di un certo diametro, e per poco che i diametri si scostino dalla giusta pro

porzione la corda si tende disugualmente e si rompe; 2 La corda facilmente esce


dalle gole: tutti inconvenienti, che fanno usare una tal macchina, bench ingegnosissima,

raramente.
Talvolta la taglia invece di portare tutte le carrueole sullo stesso asse, le ha disposto
le une sotto le altre cogli assi paralleli e di differente diametro, come 0, 0, O"; la corda

attaccata allocchio e della cassa fissa, e passa sulla prima carrueola della cassa mo
bile C'D'; poi, accavalcando questa prima, risale sullaltra eguale 0", dalla cassa ssa
ridiscende sulla vcarrueola pi grande I, come lo dimostra la Figura, dalla quale si
vede,-come precedentemente, che, onde la resistenza Q si innalzi duna quantit qua

lunque m', bisogna che ciascun centro P si sia innalzato daltrettanto, e chei due tratti
di fune, che la portano, si siano raccorciati di 2><m; se vi sono 211 tratti di corda, o n

carrueole, bisogner che laccorciamento totale, e per conseguenza lallungamento NN',


I

sia uguale a 211 volte m o m:

. E qui si possono ancora darle due disposizioni

21:
differenti: o la corda si attacca alla cassa fissa, ovvero alla taglia mobile; nel primo

caso occorrono in ambe le taglie lo stesso numero di carrucole, mentre nel secondo ve
n' una di meno (Fig. 59).
Y
Anche in questa taglia (Fig. 59), come nella Fig. 58, mentre agisce la potenza P, i

tratti di corda e d e b a si dovranno ra'ccorciare tutti duna lunghezza uguale allo spazio
percorso dal peso Q, onde sar evidente, che la potenza 1 ne percorrer nello stesso
tempo uno cinque volte maggiore ossia uguale alla somma degli accorciamenti delle
corde, che girano sulle carrueole mobili. Da qui ne viene, che in ciascun sistema
di carrueole a tratti di fune paralleli la potenza P sta alla resistenza come lunit al

65
numero dei tratti di fune paralleli, compresi fra la taglia fissa e
la mobile. Si avi per le due Figure: P:Q::lz5, cio il van


raggio di una taglia mobile e due volte
maggiore del numero delle carrucole, che
ne formano il sistema, senza aver riguardo
al numero di quelle portato dalla taglia fissa

indispensabile alla direzione delle corde.


Nelle taglie, dove la cassa inferiore con
tiene una carrucola di meno dellaltra, cio

non ne contiene che due (Fig. 59), il carico


sar distribuito sulle cinque corde a, b, c,
d, e, ed in tal caso saranno cinque le forze,
che vi dovrebbero agire verso lalto per te

nere in equilibrio il carico 0; avremo dun


que: Q:5><P:(2x2+l)l. Se la cassa in

feriore contenesse 3 carrucole, e nella cassa


superiore ve ne fossero 4, sarebbe:

Q:7XP: (92X3+1)P; quindi per analogia


indicando con n, come sopra, il numero

y1

delle carrucole della taglia inferiore, e per


conseguenza con n+l quello delle carru

cole poste nellaltra, si avr: Q:(QXn+1)P;


_

e P:_Q--.

Fig. 50.

'

2n+i

Il primo sistema di taglie ha il vantaggio sul secondo di


non occupare tanto spazio e di essere quindi pi facile a ma
neggiare. Allincontro ha lo svantaggio meccanico di avere le

corde oblique ed incrociate, quindi pi facili ad allungarsi e


suscettive di altri maggiori inconvenienti.
'
Fig. 58.

REGOLE. - Da quanto si disse risulta che:


,
I. Dividendo il peso da innal;arsi ovvero il carico pel doppio del numero
delle carrucole mobili, il quoziente esprime la potenga necessaria per equi
librare questa resistenqa (r); _
2. Aloltiplicand il numero delle carrucola mobili per la potenqa appli
cata, il prodotto esprime la resisterqa necessaria allequilibrio;
3. Aloltiplicando la resistenga per il raggio della carrucola, e dividendo
il prodotto per la corda dell'arco abbracciato dalla fune, si ha la potenza
nella carrucola mobile a tratti di fune convergenti.

Esercizii sui Sistemi di Carrucole.

1 Problema. - Quale sar la forza necessaria per equilibrare 192 Chilogr. con un
sistema. di 4 carrucole mobili, i tratti di fune essendo paralleli?
. _
Soluz. Se chiamasia; la forza richiesta, si avr x:1921:1:2x2x2x2, do. CUI s1 de

duce che z:l2 Chilogr.

2 Problema. - Si vuol sollevare un peso di 472 Chilogr. con un sistema com


posto di 6 carrucola tutte mobili, i cui tratti di fune sono tutti paralleli; quale sar. la
potenza per equilibrare questo peso?
_ _

Soluz. Chmmisi o: la forza richiesta, e si avr: 25:1:z4'72zz, da 01.11 51 deduce:


z:l4,75 Chilgr., potenza, che equilibrer il carico proposto.
' <

(I) Salvo il caso che la carrucola inferiore ne contenesse una di meno, perch allora si seguir la regola enunciala
superiormente

66
3 Problema. - Si vuole far alzare un peso di 864 Chilogr. da due uomini, capaci
ciascuno di uno sforzo di 48 Chilogr.; di quante carrucoie deve essere composta la
taglia a tratti di fune paralleli per aver lequilibrio?
'
Soluz. Sia a: il numero dei tratti di fune, che si riferiscono allincassatura delle car

rucole mobili, e si avr 96:864111 :z, da cui si deduce: m::9. Si richiede quindi
una taglia, che presenti 9tratti di fune all'incassatura delle carrucole mobili, er cui
queste debbono essere in numero di 4, le sse di 5, onde attaccare il capo del a fune
allincassatura delle carrucole mobili ed avere cosi 8+1:9 tra_tti per lequilibrio. Se
invece il peso da sostenere fosse di 768 Chilogr., si avrebbe z: i% :8, la cui met da
il numero delle carrucole mobili, e laltra met quello delle carrucole sse (1).
4 Problema. - Quale sar lo sforzo necessario per alzare un peso di 100 Chilg.
impiegando due taglie, una ssa e l'altra mobile, che si compongono ciascuna di tre
carrucole?
Solaz. Sia a questo peso per le uilibrio, e si avr dalla proporzione
6:1 :: 10 :z:Chilogr. 16,666 ,
peso occorrente per far equilibrio a 100 Chilogr., fatta sempre astrazione de li attriti.
5 Problema. - Con due carrucole una fissa e laltra mobile, coi trat i di fune
paralleli si vuole alzare un peso di 250 hiiogr.: quale sar lo sforzo in Chilogrammi

della potenza?
Solaz. Da quanto si disse al N 62 si avr P:-%-, e tenendo conto delle resistenze
passive, le quali si possono valutare ad 1[10 del carico, si avr.

_e_
10 X _.
2

_M>Q_
XQ__
10X2 _Chilogr.
137,5.

ARTICOLO XI.

Del Tornio o Verricello.

68. Del Tornio. - Un tornio o verricello o oeroeekz'o o barbera semplice


si compone di un cilindro b, il cui asse si appoggia per le due estremit su
due sostegni M ed N, che gira su due cuscinetti o plamacciaoll ordinariamente
in bronzo, ed al quale si comunica il moto con una manovella A. Esso , secondo

le circostanze, ora orizzontale ora verticale (Fig. 60-64).


I!

Il vantaggio meccanico, che presenta. un

,.
"

verricello semplice, dipende dalla lunghezza

della manovella in confronto del raggio del


cilindro, vale a dire, la potenza P sta alla
resistenza Q come b, raggio del cilindro, sta
__ a C, raggio della manovella. Perci qualun

_ differenze, che questa opera con sforzi in


termittenti, mentre i tornii e le ruote ope
"- "' rane in un modo continuo.

F''g . oc.

Infatti. suppongasr. che la corda, che regge

il peso B, e la leva sollecitata dalla potenza siano poste nello slcsso piano normale allasse
del verricello (Fig. 61); ci posto, le due forze P e Q si possono ritenere applicate alle
stremit della,leva falcala m0n, che pu considerarsi rettilinea come P'On; lequilibrio

Il , si. 'ha l\:


,
. . nel noslro caso N=iti
i
, e umi]!
da cui
li) Avendo dimoslraio superiormente che P: _w
_
2P
402 '

N:4,5, cio si richiederebbe 4 carrucole e mezza, e qucslo al olliene uumcnlando di uno il numero delle car
rucola sse, cio prendendonc 4 mobili e 5 sse.

sussister quando i braccidi leva saranno in ragione inversa della in


tensit delle forze P e Q, perci si avr P : Q:: 11' : m', onde il prodotto
del raggio del cilindro per la resistenza diviso per il raggio della mano
_

><n'

vella rappresenter la potenza, e s: avranno le formole P221--;


n
r

1 |

Q: P);m ;n:P_(-; m':i;l

Esempio. - Quale sar la potenza da applicare allestremit


duna manovella di metri 0,75 di raggio per equilibrare una resistenza

Fi8- 6

di 50 Chilogr. posta allestremit di una corda avvolta attorno ad un cilindro di metri 0,25
di raggio?

,
, 0 0,75 : 0,25 : : 50 Chilg.
. : P__O
_ 0,25x50
Soluz. Si. avr P :50::0,20:0,70,

: m,oo Cliilg.

Se il sabbie AB piantato perpendicolar


mente nel centro duna ruota 1) (Fig. 62), alla
quale si avvolge una fune, con cui opera la po- _

lenza nel senso pi del cilindro, allora dicesi


asse della ruota. Quando la ruota gira l'angolo
PoP, il cilindro descrive lo stesso angolo pcp,
ed il punto P descrive larco PP', che misura lan

golo nello stesso tempo, che p descrive larco pp',


ossia hanno descritti spazii proporzionali ai raggi _
porzione collaggiunta del raggio della corda, _

dalla quale deriva lequazione

)1

pp

I? -Rj-'-,
r+m

supponendo il il raggio della ruota, 1 quello del cilindro ed m il raggio della corda;

Talora la circonferenza delle ruote e


armata di caviglie, e la mano dun operaio

fa girare la macchina; tale la ruota del


timone delle navi (Fig. 63). In questo
caso per il calcolo va compresa nel raggio
delle ruote la met della caviglia, ove si

suppone che operi la potenza.

Si distinguono varie altre specie di


tornii; quello a slanghe, quello a ma
nubri, il timpano , che alla circonferenza
della ruota porta dei gradini, su cui
ordinariamente un uomo preme col piede
ponendo in moto la macchina per eiTetto del suo peso, la ruota e pinoli, il timpano
a tamburo, dove nella cavit del tamburo un uomo ed un bue od un cavallo sarram

picano continuamente. Quando il cilindro verticale prende il nome di organo e se ne


distingue due specie principali, cio
quello che si fa girare a braccia
dagli uomini per mezzo di stanghe,

e quello a maneggio,munito di braccia


di trazione, a cui si attaccano ca
valli, buoi od altri animali.
Nellargano comune indicando

con p la forza, con cui un manuale


tira uno dei capi della fune, e con
Q la resistenza, si dovr avere

PxB'+pxr:rxQ. Dalla proporzione superiore si ha pure che PXm=an', e si ottiene


0

PzT-XQ ovvero P:%xQ, essendo r ed R i raggi del cilindro e della ruota, vale a
dire i bracci di leva della potenza e del carico.

68
Nella pratica tuttavia, per ottenere il movimento, la forza dovr averepna grandezza
notabilmente maggiore di quella data dallequazione dequilibrio, dovendosi nel movi
mento vincere lattrito dei perni contro i loro cuscinetti e la rigidezza della corda, la quale

consuma una parte non trascurabile della forza. Tutte queste quantit perci debbono ti
gurare nel calcolo; onde, se si rappresenta con E la pressione dei perni prodotta dal peso
stesso F della ruota e dallazione delle forze P e Q, con a il raggio del tornio e con f il

coefciente dattrito, la grandezza dellattrito sar uguale ad fxE:f(F+P-t-Q), e dovr


riguardarsi come unaltra forza applicata alla circonferenza del perno. Tenendo perci
conto dellattrito si avr per lequilibrio: PXB:QXr+fXExa; perci P:Q%L>-a'

Si terr conto della rigidit della corda aumentando il braccio di leva r del carico di una
met della grossezza della corda stessa, ovvero calcolando a parte la resistenza S dovuta
K + Q)<tl2

alla rigidit della corda colla formula S:

, e comprendendola nel carico Q; K


_,.

esprime un coefciente fisso dato dallesperienza (Vedi Della Resistenza dei Man).

In pratica si considera il valore della forza complessiva della resistenza dovuta allat
trito ed alla rigidit della corda uguale ad 1/3 del carico, e nei casi pi favorevoli, quando
la rigidit sia poca, si pu ritenere tra 1/i e 1/; del peso Q. Si usano secondo i casi le se

_ r

_4><"

___5><

-6xr

guentr formale. P-R- (Q+ Q)-_3xR xQ, oppure P_4rxR ><Q, ovvero P_5xQ XQ.
Quando occorrer anche tener conto del peso della fune si osserver, che la potenza
potr diminuirsi a misura dellaltezza,'a cui verr portato il carico, e perci in ragione

della lunghezza avvolta sul cilindro; cioper muovere il carico con velocit costante la
zione della potenza dovr essere pi grande al principio del moto'e andar diminuendo no
al termine di esso.

69. Sistemi di Tornii. - Diconsi sistemi di tarati o di eerrieelli le


loro composizioni, in cui concorrono due o pi verricelli, ovvero in cui la po

tenza applicata all'estremit d'una manovella, la quale, essendo posta sull'asse


dun rocchetto, si trasmette ad una ruota, che gira sullasse del cilindro, ed

attorno alla quale avvolta una corda, che porta la resistenza, onde a. questi
appartengono lasse ripiegato, i sistemi di ruote, la barbera daferenzz'ale
ed i votanti.
70. Albero od Asse a gomito o ripiegato. -- Lasse ripiegato ABC (Fig.65) e posto
in moto mediante una forza alternativa, che agisce dallalto al basso e viceversa oppure

in qualunque altra direzione pro


ducendo un moto circolare; lazione

della potenza si esercita colle braccia


dei gomiti AB come sulla manovella
del tornio, il cui cilindro e rappre
sentato dallasse stesso , e sopra
laltro gomito o ruta si opponela
reazione della resistenza. Talvolta
Fig. 65.
_
allestremit di questa ruota corri
sponde il punto dappoggio, mentre la resistenza congiunta allasse medesimo, e nel moto
si avanzano insieme, come nei legni a vapore e nelle locomotive, dove le ruote motrici
trovano nei primi lappoggio sullacqua, e nelle seconde sulle rotaie, mentreil loro asse,
che rappresenta quello del tor'nio, avanzandosi con un moto progressivo,assieme al legno
ed alla locomotiva stessa, la potenza applicata al gomito dellasse lo fa girare in un verso
mentre la resistenza reagisce, in virt del punto dappoggio nel verso di far ruotare in

opposta direzione lasse medesimo.

.
' Nellequilibrio dellasse a gomito la potenza sta allaeresistenza come il raggio della ruota sta

al braccio del gomito o della ritanoaella (i).


.

.
- ,: ,'i"<.

4,.0 ..".
'

(I) Giova notare, riguardo allasse ripiegato, che nel moto la potenza col girare del gomito o della manovella agisce
J

69
71. Volanti. - Alla classe dei tornii appartengono 1 cos detti volanti, i quali sono
grandi lruote pesanti animate da una rotazione continua, che servono a regolare

il movimento nelle macchine ed a renderlo perci uniforme. Il centro di gravit. dei


volanti deve coincidere col loro centro di rotazione, altrimenti la ruota sarebbe a
ciascun istante spinta pi da un lato che dallaltro, ed il suo movimento non potrebbe
riuscire n regolare, n uniforme.
Molti esempi sincontrano nelle arti e nei mestieri delluso dei volanti. Cosi lar
ruotino ha la sua mola munita dun volante, il quale modera le perdite ineguali di
velocit, che quella subisce mentre egli aila ed arruotai ferri e gli strumenti (Vedi

Dei Volanti).
72. Verricello chinese. - 11 verricello chinese o burbero diferenziole o bipartita
consiste in un subbio diviso in due parti di differente raggio A e B (Fig. 66), il quale
passando da un cilindro allaltro abbraccia
una carrucola mobile, a cui si appende il
carico Q ; al girare della macchina si

svolge in senso opposto la. fune dal cilindro


minore e savvolge sul maggiore B. Questo

verricello molto in uso nella China e chia


masi perci verricello chinese.
.
Le condizioni dequilibrio sotterranno
riettendo, che lo sforzo della. resistenza si

divide in due parti eguali sui tratti della


fune, e che col tratto avvolto al cilindro di

raggio minore si oppone alla resistenza,


mentre allaltro raggio la favorisce. Da ci
si deduce, che nel verricello chinese la po
tenza sto alla resistenza come la semidife
renza dei raggi dei due cilindri sta alla lunghezza della manovella.

Infattisiano Il ed 1 i raggi dei due cilindri A e B, ed L la lunghezza della manovella, cui


applicata la potenza P, la tensione di ciascun tratto di fune z edy uguale a-12 :Q,quella del
tratto di fune appartenente a B favorisce il carico 0, mentre laltra del tratto avvolto ad A

1
lo contrasta. La tensione del primo tratto ha per momento Qr, mentre quella del se
condo tratto ha --QR*, il momento della resistenza risulta dunque
t

I.

"gQT-QRWQ-

e quello della potenza ed LP per lequilibrio si deve quindi vericare

_ 1

. .. i

LXP-Q(R-r), ovvero P.Q.. 2(P1

.
r) .L, 0 P_

(R-f)
2xL

xQ.

linconveniente di questa macchina di richiedere una eccessiva lunghezza della


corda quandosia considerevole laltezza, motivo per cui se ne fa poco uso.
Il vantaggio meccanico, che risulta da questo sistema, nello stesso rapporto che
la semiditlerenza dei due raggi del cilindri al raggio della manovella. Questo rap
porto esprime nello stesso tempo lo spazio percorso della resistenza comparativamente
a quello percorso dalla potenza.
.

1 Esempio. - Quale sar la potenza necessaria ad equilibrare 145 Chilogr. su dun '
verricello chinese, i cui cilindri hanno uno metri 0,25 di raggio e laltro metri 0,15, e la
manovella,su cui agisce la potenza, lunga metri 0,50?

con braccio variabile, e quindi varia il rapporto della potenza alla resistenza nello stato d'equilibrlo, anzi vi hanno due
posizioni. in cui lell'etlo della forza nullo. Parimenti nella locomozione, passando il punto d'appoggio sulla periferia
della ruota, la macchina diventa nna leva di Secondo genere, e varia anche per questa circostanza Il rapporto della
potenza alla resistenza, la quale trasportata sull'asse.

'70
"'
_
Soluz. Applicando la formula avremo P: 145:: ...)'
"
di :50 ovvero P:gl45zz-o- :50; da
_w)
-

cui si ricava P: 145x5 _ r ,


50

_-H,o0.

2 Esempio. - Qual peso si potr sollevare con un verricello chinese formato di


due cilindri, uno di 15 centim. di raggio e laltro di 22 centim., se la manovella ne ha 42,

e la potenza disponibile di 45 Chilogrammi?

Soluz. Dalla formola avremo P : Q : :

: L , quindi Q =_I-Ix-Ii , ovvero

2
Q:

(T_)

= 4- :540 Chilogrammi.

2
.
3' Esempio. - Qual lutile delleffetto meccanico di un verricello formato da due
cilindri, l'uno di 20 e laltro di 10 centim. di raggio, e mosso da una manovella di 50 centim.

di raggio?
Soluz. Lutile meccanico si otterr dalla formola superiore, e si avr 50:

2:10,

ciol Chilogramma applicato allestremit della manovella far equilibrio ad una resi
stenza di 10 Chilogrammi sospesi alluncino della carrueola mobile; ma per il carico non

sinnalzer che ad una quantit eguale alla decima parte dello spazio percorso dalla ma
novella.
4" Esempio. - Quale sarebbe lutile meccanico nellesempio precedente, se i ci
lindri fossero posti su assi differenti, e portassero un doppio ingranaggio, il raggio della
cui ruota fosse uguale a 30, e quello del rocchetto a 50 centimetri?

.
.
Soluz. Lutile meccanico :50 :

20 - l

30
.
.
.
)x 5 *60, Il che vuol dire che l Chilg.

posto allestremit della manovella far equilibrio a 60 Chilogrammi, ma la resistenza non


sinnalzer che la sessantesima parte dello spazio percorso dalla potenza.

'73. Sistemi di Ruote. - Chiamansi sistemi o congegni di ruote le come


binazioni degli assi della ruota. I pi semplici sono quelli, in cui il moto da
un tornio allaltro avviene per mezzo di coraggio e difuni in causa dellattrito
tra queste e le ruote, che abbracciano, come nella
Fig. 67; nella seconda Figura le funi sincrociechiano
I=>

e ruotano in senso opposto, come indicano le freccie.

Un tal sistema di trasmissione di movimento per

mezzo di coreggie senza ne tese sopra ruote o tam


buri si suol adoperare in tutti quei casi, in cui sia
grande la distanza tra gli assi delle ruote, e piccola la
velocit da trasmettersi. La comunicazione del moto
ha luogo da se in forza dell'attrito, che per tensione
della eoreggia si esercita tra questa e la circonferenza

della ruota, e che impedisce alla prima. di strisciare

Et 7
sulla seconda. Soventi volte a trasmettere un movi
mento si usano catene, i cui anelli aerrano apposite prominenze disposte sulle
periferie delle ruote. Ma il caso pi frequente e che merita di fermare latten
zione e quello, in cui, invece di ruote collegate da cinte di cuoio e catene, si
adoprino a trasmettere un movimento ruote dentate dette ingranaggi, special

mente quando la forza da trasmettersi da una ruota allaltra sia considerevole,


e queste non siano molto distanti fra loro. La ruota, che d il movimento
allaltra, si dice ruota movente o conduttrice, e quella, che lo(riceve, ruota

71
cedente o condotta. In ogni incastro di due ruote disuguali la ruota mag
giore, che gira pi lentamente, dicesi ruota lenta, e laltra, che si rivolge
pi spedita, ruota celere 0 rocchetta, e i suoi denti all 0 pinne. Le ruote
dentate si possono considerare come due dischi cilindrici cogli assi paralleli
e le loro supercie convesse in contatto. Se luno di essi gira intorno al suo
asse, anche laltro roter in senso opposto al primo a causa dellattrito, in
guisa che le velocit dei due cilindri alla periferia sono uguali fra loro.
infatti siano 00' i centri dei cilindri (Fig. 68) ad una

distanza invariabile, A il loro punto di contatto, ed il movi


mento duna d'esse nel senso AN, che obbliga laltra a ruo

tare nel senso opposto AA", in guisa che tutti i punti delle
loro superficie vengano a mettersi in contatto senza scorri
mento; si avr che, allorch la prima ha girato dun angolo a,
la seconda avr ruotato dun angolo a' tale, che il suo arco
Flg 68
AA e uguale allarco AA' della prima, poich i diversi elementi piccolissimi della circon
l'erenza 0 debbono essere applicati su elementi della stessa lunghezza della circon

ferenza 0'. Si determiner il rapporto della velocit angolare di un punto del rocchetta a
quello della ruota osservando, che i due archi AA e AA" debbono essere percorsi nello
stesso tempo; onde, essendo 1 il raggio del rocchetto ed E quello della ruota, si avr AA'=ar
.
a
e AA":a'R, ma Siccome
AA:AA", a'l:ar, SI. avr . a':a::r:R o _,:l,;
dunque le vie
a
r
locit angolari del rocchetto e della ruota sono in ragione inversa dei raggi delle due

circonferenze.

Perci quando la ruota avr fatto un giro o descritto 360, il rocchetto avr descritto
360'xl:. Se B doppio dir, il rocchetto avr fatto due giri mentre la ruota ne avr
fatto un solo, e quando la ruota avr fatto n giri, il rocchetta ne avr fatto n', in guisa che

il numero dei giri fatti dal racchette e dalla ruota nello stesso tempo avranno fra loro la
.
11' : A-;
il questi. numeri. sono .in ragione
.
.
relazrone
n , :n x R; 0 T
inversa
dei. raggi..

inversamente, conoscendo il rapporto della velocit da darsi al rocchetta ed alla


ruota, volendo, ad esempio, che il rocchetto faccia 620 giri mentre la ruota ne far 9 e che
la posizione dei centri 0 ed 0' sia data, si divider la distanza in due parti proporzionali ai
numeri 0 e 20: la maggiore former il raggio della ruota,e la minore quello del rocchetto.
Nel maggior numero

dei casi del verricello com


posto, la. potenza P appli

cata all estremit duna


manovella R, che, postasul
lasse dun rocchetto b, tras
mette questa potenza ad
una ruota il, che gira sul
lasse del cilindro r, attorno

del quale avvolta una


corda, che porta la resi
stenza. Sovente per, in
lig, ce.
vece duna coppia din
granaggi, ve ne sono due, come nella Fig. 69, ed allora la ruota il porta sul suo asse
un secondo rocchetto b', il quale incastra con una seconda ruota a', che fa sistema
col verricello r, sul quale savvolge la corda, che sostiene la resistenza Q.
In un verricello composto di una o pi coppieydingranaggi, bisogna mettere
nella regola, oltre al rapporto fra il raggio, la manovella ed il cilindro, il rapporto

fra i raggi dei rocchetti bb' e quelli delle ruote aa', a pel caso della Fig. 69 si avr
P : Qz:bxb'xr:axaxlt, ossia la potenza sta"alla resistenza come il prodotto dei raggi
del rocchelli e del cilindro sta al prodotto dei raggi delle ruote e della manovella.

72
Se nel rotismo vi fosse una ruota dentata senza rocchetto, nellapplicare questo

teorema non si deve computare nei fattori aa'..... poich farebbe le veci duna carru

cola ssa, che trasmette la forza colla stessa intensit che la riceve, come farebbe una
leva a braccia uguali. Una tal ruota non serve che a cambiare la direzione, in cui

girano le ruote seguenti; perci in qualunque rotismo le ruote dei numeri impari gi
rano in un verso, e le ruote dei numeri pari girano in direzione opposta.

'74. Disposizione delle Ruote. - Nei casi pi comuni le ruote sono dis

poste in modo, che lasse, su cui agisce la potenza per mezzo della ruota motrice
o di una manovella, porta la piccola ruota detta rocchetta, che incastra
colla ruota grande posta sopra l'altro asse ponendola in moto. il secondo asse

pu alla sua volta portare un rocchetto, il quale trasmetta il movimento ad


una ruota posta sopra un terzo asse,
e cos via. Questo si fa particolar
mente per non dare alla ruota ed
al rocchetto delle grandi proporzioni.
Impiegando un sistema consecutivo
di ruote e di rocchetti, si avr che
la manovella A di raggio R fa muo

vere il rocchetto a di raggio r unito


alla medesima, il quale fa ruotare la. ruota B di raggio R', e questa fa ruo
tare il secondo rocchetto b, che gli unito, il quale partecipa il suo moto
alla ruota Q di raggio R, la quale fa pure muovere il rocchetto e di raggio r,
che pone in moto la ruota D di raggio R'", e questa pone in moto la ruota
0 di raggio R"" (Fig. '70), moto, che tratteremo molto completamente nel
corso di questo Trattato.
REGOLE, - Dai su esposti esempi si deducono le seguenti regole:

_ l. Moltiplicando la resz'stenga o il carico da sollevarsi per il prodotto


del raggio del cilindro e per i raggi del roca/retti, e dividendo il prodotto
del raggio della manovella per tutti i raggi delle ruote, il quogiente esprime
la potenza da applicarsi allestremit della manovella per far equilibrio alla
resistenza ;
.
2. Moltiplicando la poten;a per il raggio della manovella e per i raggi
delle ruote, e dividendo questo prodotto per il raggio del cilindro e per i
raggi dei rocchettz', il quoqiente esprime la resistenqa, che sar equilibrata
dalla potenza data;

3. Moltiplicando fra di loro i raggi dei rocchetli e del cilindro, e di


videndo questo prodotto per i raggi delle ruote edella manovella, il quo/{l'ente
esprime il rapporto fra la potenqa e la reszstenqa.

Esercizii sul Verricelli composti.

'10 Problema. _ Qual peso si potr equilibrare con un tornio, di cui il raggio
del cilindro e di metri 0,25, e quello della ruota di metri 1,80, impiegando una potenza

di 290 Chilogrammif?
_
_
Soluz. lndicando' con r il raggio del cxlindro e con R quello della ruota, con P la
potenza e con Q la resistenza, s1 avr dalla2&;olorzione P:Q::rzR' sostituendovi
i valori cogniti 290:Q::0,25:1,80, quindi (22- X
L: 2088 Chilogr" peso da e

quilibrarsi colla potenza data.

73
2 Problema. - Quale sar la lunghezza da darsi alla manovella, sulla quale deve
agire una potenza di 125 Chilogr., per equilibrare un peso di 800 Chilogr., impie
gando un argano avente un cilindro di metri 0,15 di raggio?

Soluz. Stabilendo la proporzione del problema antecedente e sostituendo i valori


cogniti si avr P:Q::rzR, onde risulta 125:800::0,15:R230_0122 = O",96, lun
ghezza da darsi alla manovella.
.

3 Problema. - Qual peso bisognerebbe attaccare alla corda della ruota d'un
tornio, se a quella del suo cilindro sta appesa. una resistenza di 4700 Chilogrammi,

affinch il peso della ruota, che ha una velocit di metri 73 '/s(per minuto, imprime. alla
resistenza una velocit. di 120 metri ogni 15 minuti ovvero i 8 metri er minuto?
Soluz. Su unendo o: il peso richiesto, si avr (dal N 51 e52), che mx 3 13 :4700x8,
per cui m:0 ilogr. 512,72.

4 Problema. -- Si vuole alzare un masso di pietra pesante 9680hllogrammi Im


piegando un verricello, al quale va unita una ruota, il cui raggio sta a quello del
verricello come 2 a 9: qual potenza bisogner applicare alla ruota ?'
Soluz. Sia a: questo peso, e per lequilibrio si avr la proporzione 9:968::2:z
dalla. quale ricavasi che x:215 ila Chilogrammi, cio per alzare il masso di ietra. c
vorr un peso maggiore di 2151/9 Chilogr., facendo anche astrazione dein at riti.

5 Problema. - Si vuole alzare un carico di 4000 Chilogrammi impiegando una


grue con un verricello, al guaio va unito un paio dingranaggi, i cui raggi delle
ruote sono uguali 11 metri ,40 e metri 0,45, nello della manovella a. metri 0,32,
quelli dei rocchetti a metri 0,08 e 0,10, e que o del verricello a metri 0,09: quale
sar la potenza da a plicarsi alla manovella?

Soluz. Dalla rego a superiore avremo P:Q:: rxr'Xrc :RXR'XR", dalla quale si
.

Q><r><r'xr

4000x9x10x8

ricava, che P :__ RxRme :

45x40x32

h.l
. .
= 50 C 1 ogr . , potenza n 0h resta .

ARTICOLO XII.

Del Piano Iuclinato.

75. Piano In'clinato. - Il piano inclinato una supercie piana, che


forma un angolo pi o meno acuto col piano orizzontale.
Le questioni relative a questorgano meccanico si riducono alla ricerca delle con

dizioni, sotto cui un carico posto sopra di esso vi pu rimanere in equilibrio o pu


essere posto in movimento.

Allorch un corpo trascinato lungo un piano verticale, il suo peso sostenuto per
intiero dalla potenza, e perci questa uguaglia il peso, che si solleva, o la resistenza. In

vece quando il corpo trascinato sopra un piano orizzontale, questo piano sostenendo il
peso, non si richieder che una forza bastante per vincere lattrito, che si sviluppa nello
scorrere del corpo sul piano.
Ma se il corpo trascinato su dun piano inclinato, la potenza necessaria per innal
zarlo star in un certo rapporto collmclinazione del piano.
Infatti, se si rappresenta col triangolo rettangolo
ABC la sezione verticale di un piano inclinato, di cui
il cateto AC sar la base, il cateto AB l'altezza, BC
lipotenusa o la lunghezza, sulla quale trovasi il
, corpo, il cui centro di gravit sia M, e se ne rappre

sentiamo il peso Q colla retta MX, che pure la dire


zione della gravit, una forza P, espressa da M1 e di
retta secondo MD parallela al piano, deve trattenerlo

sulla 80 risultante di P e Q, ovvero la MO dovr es-

F"" 7

sere perpendicolare alla 80; vale a dire, che rappresentando con MX il peso dun corpo
oppure la resistenza R, chiaro che la MI uguale alla Oli, e dovr rappresentare la p0<
lenza P. I due triangoli simili ABG ed OMX daranno le seguenti proporzioni: 0X : MX :.
BA: BO, ovvero, essendo OXIIMIP ed MX III, si avr P: Q::BA:BC.
710

'

74
Quando nel piano inclinato la potenza agisce parallelamente al piano, essa sta alla
resistenza come l'altezza del piano sta alla sua lunghezza.

Dalla proporzione superiore facendo AB-Ia, (2le ed MX, o il peso del corpo,=Q, si
a
avr la seguente formula: P:Qx
T.

Se invece la potenza agisse in direzione MF' parallela alla base del piano inclinato.
restando la MX uguale al peso, la risultante sar rappresentata dalla MG e la potenza dalla
Ml]. Ma HM:GX, il triangolo MGX simile al triangolo ABC, onde si avr CX:MX::AB:AC

ovvero P: 0 ::All : .\C; perci nel piano inclinato, in cui la potenza agisce parallelamente alla
base, per l'equilibrio la potenza deve stare alla resistenza come laltezza del piano sia alla sua
base; perci dalla proporzione si avr la formola: Q: P xil.
L'attrito del corpo sul piano inclinato uguale alla pressione Q moltiplicata pel
coefciente d'attrito, quindi si avr la formola: attrito:Q x

l'_><L

l .
Nel moto in ascesa chi deve superare questo attrito la forza P; nel moto in discesa
.
.
.
.
.
b
la dill'erenza
dambidue;
nel puma
caso la forza, che produce Il. movrmento,
e:Qx->I+P;
nel secondo =Qxb--f - .

1' Esempio. - Quale sar la potenza occorrente per far equilibrio a 1000 Chilogr.
su dun piano inclinato di metri l,20 daltezza e metri 4- di lunghezza, supposto che questa
forza agisca: l parallelamente alla lunghezza del piano; 2' parallela alla base delmedesimo?
Soluz. Supponiamo, che il piano inclinato sia lo stesso della Fig. 71. Nel primo caso
avremo dalla proporzione P:Q:: AB :BC, sostituendo i valori cognti P:10001:l,20:4, ossia

l000x1,20
P:__ =300 Chilogr., potenza richiesta.
Per la seconda risposta bisogna conoscere la base del piano inclinato; ma considerando
il triangolo rettangolo ABC si otterr: M]: l/BC-ABI:\/l-J,MI Vl4,56:3,82 circa.
Perci si avr P: Q : : AB : AC. ovvero P :1000: : 130:3,82, onde

P: 1-0-0258-32_0: Chilogr. 314,14, potenza cercata.


, .
2" Esempio. - Quale sar la potenza necessaria per fare equilibrio ad un carico di
5275 Chilogr. posto su dun piano inclinato, la lunghezza del quale di 45 e l'altezza ver
ticale di 4 metri?
5275x4

Soluz. Dalla proporzione superiore avremo: P= T: Chilogr. 06,66, potenza


richiesta.
3 Esempio. - Un peso di 525 Chilogr. posto su dun piano inclinato di 15 metri
di lunghezza e 3 daltezza: quale sar la resistenza, che far equilibrio alla potenza?
525x3
Solus. Si avr: Q:

15

2105 Chilogr., resistenza cercata.

4 Esempio. - Quale sar la pressione esercitata da un grave, che pesa 5014 (13.,

posto su dun piano inclinato lungo 25 metri ed avente per base 13 metri?
Solar. Si avrzi:m:(lbilogr. 2607,28, pressione domandato.

REGOLE, - Dal n qui detto apparisce che:


I. La resistenga, moltiplicata per laltezza del piano e divisa per la sua
lungheqqa, d la potenza necessaria per mantenere il corpo in riposo nel piano
inclinato;

2. La potenza moltiplicata per la lunghegga delpiano e divisa per laltegga,

'uguaglid la resistenza,
3. La .potenga moltiplicata per la base del piano inclinato e divisa per
ila sua lunghezza uguaglia il carico su questo piano o la resistenza.

75
Esercizii sul Piani Inclinati.

1 Problema. - Qual peso bisogner, impiegare per mettere in moto un grave


di 100 Chilog-r. su dun piano inclinato avente 6 metri di lunghezza e 4 daltezza, se

la potenza agisce parallelamente al piano inclinato?


Soluz. Sia a: questo peso. e dalla proporzione su eriore avremo la seguente equa
zione: a: x 6:100x4, dalla quale si ricava z=Chi ogr. 66,66, peso richiesto per far

equilibrio a 100 Chilogrammi.


2 Problema. - Un corpo su d'un piano inclinato di 27 metri di lunghezza e 12
daltezza tenuto in equilibrio da un peso di 68 Chilogr., tirato parallelamente al
piano inclinato: quanto peser il corpo messo su questo piano?
Soluz. Sia a: il peso, e si avr: le2:68x27; 2:153 Chilogrammi.

3 Problema. -- Supposto che un cavallo vada alg>asso salendo su per una buona
strada in pietrame asciut a avente il 2 per 030 di pen enza. qual sar il maggior ca
rico che potr. tirare?

Soluz. Dalle formule su esposte si avr: P 2] X Q +--fo La forza di un cavallo,


che vada al passo, si valuta in media a '70 Chilogrammi, per isoliti carri da trasporto,
onde f: 1/m,

er cui si avr:

2
l
.
.
'70 :-5Q +-160- Q:-2<Q, donde Q:25 x70:1750 Chogrammr.

Un cavallo potr dunque tirare su questa strada no a 1750 Cl)ilogr., _mentre. se-au
desse allingi, con pochissima forza potrebbe trascmare qualsras1 carico, essendo in
tal caso fx Q:aQ.
4 Problema. - Qual forza sar necessaria per far salire un peso di 600 Chilog.
su di un piano inclinato, se la pendenza di questo sulla lunghezza di 12 e l'altezza
di 1 metro, il coefciente dattrito essendo di ?

Soluz. Cerchisi la base del piano inclinato, e si avran%5: V1211- ii: 11m,95. Lat
trito tanto nellascesa quanto nella discesa sar:60x-f2-X: Chilogr. 74,7 e la
forza P:600x-112-:50 Chilograrnmi.
La forza per farlo salire sar:74.7+50:0hilogrammi 124.7:

la forza per farlo discendere:74,7-50::0hi103rammi 24,7 (I).

ARTICOLO XIII.

Del Cuneo.

76. Cuneo. - Il cuneo un prisma triangolare, e pu considerarsi come


formato di due piani inclinati congiunti insieme alla loro base.

(I) Quando il coecienle dallrllo fosse , lallrllo sarebbe 600><

44.95
4
42 x -_
45 : 59, 8 3, menlre il corpol ende
1

4
a discendere con una forza P=600 ><T2- :50 Chilogramml; perci nel movimenlo in dlsvesa la forza lraenle do
vrebbe agire In opposizione al molo con 50--3933: 10.|7 Chllogramml, qualora non dovesse accadere nel molo
nessun acceleramenlo.

'76
Lo spigolo ABC, che unisce gli angoli dei due piani
inclinati, dicesi taglio e lo del cuneo; le due faccio AC
e BC adiacenti ai suoi anchi, e la faccia AB opposta al

tagliente prende il nome di testa del cuneo. La retta. con


dotta dalla met della testa tagliente chiamasi asse del

cuneo.
Quest'organo meccanico, tranne che per esercitare
delle pressioni, non si adopera come una vera macchina,
ma. serve piuttosto per disgiungere le parti di un corpo,
o per separare due corpi attaccati insieme spingendo
sempre il suo tagliente fra. luna e laltra. parte da
staccare.

Due casi si presentano nel cuneo, come nel piano in


clinato: le due resistenze possono agire in direzione per

pendicolare ai anchi del cuneo, o possono invece essere


dirette orizzontalmente, cio perpendicolarmente all'altezza del cuneo.

Rappresentisi colla, retta PC la potenza P applicata sul mezzo D della testa del cuneo
e ad esso perpendicolare: questa forza, formando il parallelogramma PECF, rester decom
posta nelle due CE e CF, le quali tenderanno rispettivamente a tenere in equilibrio le re
sistenze, che si trovano sui piani inclinati ADC e BDC, agendo parallelamente ai due piani

stessi. In questo caso sappiamo [N 75], che la potenza sta alla resistenza come laltezza
alla lunghezza del piano: dunque. per la faccia del cuneo sar: CEz-%::AD:AC ossia
2XCE : Q :: AD : AC. La stessa proporzione si avrebbe per la faccia 80, poich le resistenze,
che si oppongono alle due faccie, si suppongono eguali. Ora essendo le forze CE e F0 ov
vero 2><CE equivalenti alla potenza P , sar: P: Q :: AD : AC.
Se l azione delle pressioni si esercitasse perpendicolarmente alla loro base
comune rappresentata dallasse DC del cuneo, allora si avrebbe [N '75], per ciascun

Q ::AD : DC, e quindi P : Q : 2 AD : DG.


fianco del cuneo % : -2Dunque nel cuneo isoscele la potenza sta alla resistenza come AD, met della
testa del cuneo, sta al lato A0 del medesimo, e si avr. perci P : Q : : AD : AC.

Se il cuneo fosse equilatero, risulterebbe AD:%, e per conseguenza P : Q: :1 :2,


cio nel cuneo equilatero la potenza sta alla resistenza come l a 2.
Quando la forza Q 0 le resistenze operano perpendicolarmente ai anchi del cuneo,
la potenza sta alla resistenza come la larghezza del dorso sta alla lunghezza del anco del cuneo.

1' Esempio. -- Quale sar la resistenza, che si potr tenere in equilibrio con una
potenza di Chilogr. 80 impiegando un cuneo, la cui grossezza AB di 8 centim. ed il lato
AC di 20 centim.?
Soluz. Sostituendo nella su esposta proporzione P: Q:: AD: ACi valori dati, si avr:
80:0 : :4: 20, onde ricavasi che Q:-Q_ag 2400 Chilogrammi.
2' Esempio. - Qual resistenza si potr vincere da una forza di 180 Chilogr., impie
gando un cuneo, la cui testa abbia 4 centim. di larghezza ed i cui lati siano lunghi 15 cen
timetri, non tenendo calcolo dellattrito?
.

Soluz. Dalla proporzione superiore avremo , che la potenza sta alla resistenza
come la met della testa del cuneo sta al suo lato, dunque 180 : Q :: 2 : 15, onde

Q:

:1350 Chilogrammi.

Si pu dunque conchiudere, che se in un cuneo ABC1a testa AB lito della lun


ghezza del lato A0, lutile meccanico nel rapporto di 10 a 1. Se il lato AB sar 1120
di AC, lutile meccanico sar come 20 ad 1, cio la potenza P da esercitarsi sul cuneo per
AB
produrre una pressione Q si otterr dalla formola P:QX_E.

- .

REGOLE. -- Nel cuneo isoscele, quando le pressioni sono perpendicolari ai


lati, si avranno le seguenti regole:
1. S'ottiene la potenza moltiplicando la resistenza per il rapporto fra la
larghegqa della testa ed uno dei suoi lati, o per il quoziente della testa di
visa pel lato;
2. .Moltiplicando la poten;a per la Iunghe;qa del lato e dividendo il pro
dotto per la met della larghe;qa della testa si ottiene la resistenza.
Nel cuneo isoscele, quando le pressioni sono perpendicolari allasse, si
avranno le seguenti:
1. Moltiplicando la larghezza della testa per la resistenza e dividendo il
prodotto per laltezza, si ottiene la potenza;
.
2. Moltiplicando la larghezza della testa per la potenza e dividendone il
prodotto per l'altezza si ottiene la resistenza.
Esercizii sul Cuneo.

.
1 Problema. -- Quali saranno le proporzioni da. darsi ad un cuneo, astrazione
fatta. dellattrito, per poter superare con una forza di 120 Chilogr. una resistenza di
1000 Chilo ramm1'!

Solnz.

ne sono i casi da. distinguere: 1' Quando la. resistenza viene esercitata in

direzione er(pendicolare ai lati del cuneo, ed allora. si avr che la testa stara al
lato:zP:6; unque la testa star al lato::l20:1000 ovvero ::12: 100 oppure :: 6:50
0 : : l :8 1/s ; 2 Quando la resistenza si eserciti orizzontalmente, cio in direzione per
pendicolare alla tezza del cuneo, allora. si avr che la testa. slam all'altezza :: P : Q,
dunque la testa star all'altezza, sostituendo, :: 120 : 100 o :: 1 :8 La .

2 Problema. - Usando un torchio a cuneo, cos chiamato. perch formato dun


cuneo tronco, che scorre fra. due ceppi, luno sso e laltro mobile, si vuol trasmettere
lazione contro la sostanza da 1premersr; la resistenza, su cui si deve agire, e di 1800 Cg'.
ed il rppporto fra la testa de cuneo ed i suoi lati Uso. Quale sar la potenza oc

corren e.
Soluz. Si avri8i&tta1 astrazione sempre dellattrito, P: 1800: :l :30, dalla. quale
x
ricavasi che P :_-3Of:60
Chilogrammi. Volendo un risultato pratico, questo di
p;nder dei pezzi: se sono levigati, piallati o greggi bisogner moltiplicare il risul
to trovato per 3, 4 o 5; cos nel caso precedente, sup onendo la supercie ben levr
gata, la potenza reale da applicarsi al cuneo sar 60x :180 Chilogrammi.

ARTICOLO XIV.
Della Vite e della Chiocciola.

'77. Della. Vite. - La vile un cilindro, sulla supercie del quale si

avvolge a elica un solido prismatico in rilievo detto pane della vite; linter
vallo uniforme, che conserva lelica nel suo
avvolgimento, dicesi passo della vite, ed i varii
avvolgimenti spire; il cilindro dicesi mastio o
maschio (Fig. 73 e 75). Alla. vite va ordinaria- .
mente unito un prisma avente una cavit cir-
colare dello stesso diametro della vite, nella
quale scavata una scanalatura spirale capace

'3!.'t
'at

a ricevere esattamente il pane della. vite, la quale

chiamasi madreoile o chiocciola, che secondo la

forma, che le vien data prende il nome di dado


l-ig. 76

della vite (Fig. 74 e 76).

,- ..-..----_-_

78
Secondo poi che il pane della vite generato da un triangolo ovvero da un qua
drilatero, la vite si chiama a pane acuto o triangolare (Fig. '75), ovvero quadrangolare
o a pane quadro 0 piatto (Fig. '75). Le prime a pane triangolare si fanno ordinaria
mente in legno, usando il triangolo equilatero per le viti mezzane, ed il triangolo

isoscele rettangolo per le grosse. Quelle a pane quadrangolare si fanno quasi sempre
in ferro. Nelle viti a pane rettangolare si fa generalmente il passo eguale al doppio di
quello delle viti a letto triangolare, sebbene abbiano un maschio dello stesso diametro.
Si fanno pure delle viti generate da un semicircolo o a pane tondo. Secondo la
direzione della spirale le viti si distinguono in destre o sinistre, e, secondo il numero

delle spire partenti dalla. base del cilindro, si dicono viti semplici, doppie, triple, ov
vero a due o tre pani. Quando la vite ha pi pani, laltezza del passo lo spazio
percorso da un punto qualunque di esso nel senso dellasse mentre la vite descrive

un giro.

Colla vite si trasforma il moto circolare in un doppio moto: circolare attorno all'asse,
e nello stesso tempo rettilineo nel senso dellasse. Suppongasi un cilindro MNPQ (Fig. '17),
nel quale si sviluppi la supercie in
nalzando su una delle generatrici NQ
delle perpendicolari NM, QI eguali

alla circonferenza del cilindro retti


cato; suppongasi in seguito, che si
divida la distanza NQ in un certo

numero di parti uguali, e che si con

P_'____pq

ducano le parallele aa, bb, cc', ecc.,


unendoi punti N con a, a' con b, ecc.,
in guisa che, se avvolgesi nuova

b}; mente il rettangolo NQM'P' sul ci


lindro, lestremit a venga a con

giungersi con a', b con b', e cosi di


seguito: in tal guisa si avr una curva continua sulla supercie del cilindro detta elica.
lmmaginando un punto scorrevole su questelica da N in a', facendo un giro compiuto at

torno del cilindro, questo punto avr percorso nel senso verticale dellasse la distanza M'a',
che il passo della vite. Nel movimento descritto il punto disceso per un piano inclinato
Na'M formato dalla linea Na' avvolta sulla supercie del cilindro, che una spira dell'elica,
ed No sar laltezza del piano inclinato o il passo della vite; onde si potr facilmente cal
colare la lunghezza d'una singola spira. Didatti, essrndo la spira, come si scorge nella

Figura superiore, NMa lipotenusa dun triangolo rettangolo, i cui calati sono luno la cir
conferenza della vite, e quindi :2wr, e laltro il passo a'N, si avr la lunghezza Na=l,
dallequazione seguente l:2r+a'; quindi l:l/4wr+a. Dunque nella vite si deve
considerare un piano inclinato, di cui il pane la lunghezza in rilievo del piano stesso, mentre
il passo ne laltezza, e la periferia del cilindro eguaglia la base del piano medesimo.

78. Uso della Vite. - La vite si usa in tre differenti modi: 1 Tenendo fissa la chioc
ciola, e facendo girare il masto mediante un braccio di leva 0L (Fig. 77); 2 Assicurando
stabilmente il mastio, e facendo girare la madrevite; 3' Disponendo il mastio in guisa da

prendere un moto di rotazione intorno a due perni, ed abbassare ad alzare la chiocciola.


Onde dalla genesi precedente risulta, che la vite si compone di parecchi piani inclinati
eguali in tutte le loro parti e riuniti in un solo avvolto al cilindro, perci tanto nella prima
maniera, quanto nella seconda e nella terza, si riduce sempre a muovere un corpo su di un
piano inclinato mediante una potenza, che agisce parallelamente alla base. Ci posto,
indicando con 1' il raggio medio ossia la distanza tra il mezzo del pane e lasse della vite,
e quindi con 211 la periferia media della vite (o base del piano inclinato), e con a laltezza
del passo avremo: P:Q::a :2, come nel piano inclinato [N' 75]; cos nellequilibrio della

vite la potenza sia alla resistenza come il passo (altezza del piano) sta alla circonferenza del
cilindro (base del piano).

La potenza per non esercita la sua azione direttamente sulla periferia del cilindro,
ma mediante un braccio di leva come L0 (Fig. 77) parallelo alla base. Per il che, indicando

79
con R la lunghezza del braccio di leva, e sostituendolo nella proporzione precedente ad 1,
si avr P: Q::a:2:R; nellequih'brio della vite la potenza sta alla resistenza come il passo

alla circonferenza descritta dall'estremit della manovella. Da ci vedesi che il vantaggio mee
canico, che si ha mediante una vite, ,espresso dal numero delle volte, che il passo della
medesima contenuto nella circonferenza descritta dal punto dapplicazione della potenza,
2wR
.
a
onde Si avr P:WQ, e Q:
P.
(I

Anche nei casi, che la vite sia immobile, e che sia mobile invece la madrevite, come

nel torchio dei legatori da libri, risulter evidente la legge esposta.


t Esempio. - Quale sar la potenza necessaria per produrre una pressione di
6750 Chilogr. col mezzo di una vite, il cui passo sia di 2 centimetri, e la circonferenza di
60 centimetri?
6750x2
Soluz. Dalla proporzione superiore avremo P:67502:2160, onde P:-0_-:225 Cg.,
.
.
.
.
. .
60
potenza teoricamente necessaria, e l'utile meccanico dovuto alla vite e uguale a :30 03.
2' Esempio. - Qual la potenza necessaria per avere la stessa pressione movcndo
la vite con un braccio di leva lungo metri 0,36?
Soluz. Si trovi la circonferenza descritta dalla leva, e si avr 72X1:26,1952, per cui
.
.
6750x2
.
.
Si ottiene P_m_hilogrammi 59,68.
Lutile meccanico :gll)?-zchilogrammetri 3,0976.

Il rapporto tra la 'potenza e la resistenza nella vite multipla o a piu letti sar ancora
lo stesso; giacch in tutti i casi indicati ad ogni giro della vite la resistenza, che questa

destinata a vincere, verr superata lungo uno spazio uguale al passo della vita stessa, quindi
s'introdurr nel calcolo laltezza dei due o tre letti o pani, ovvero il passo comune.
'79. Applicazione della. Vite. - Nella pratica irisultati teorici ottenuti per la

vite vanno modicati pi che per qualunque organo meccanico, in causa dell'attrito.
che fortissimo in questorgano (l).

(i) Ove si tenga calcolo dellattrito si determiner la potenza da applicarsi


ad una vite a pane quadrangolare considerando il pane della vite come un
piano inclinato, in cui la potenza aisca in direzione parallela alla base. ben-

,.1

M'

che due siano le pressioni, che si esercitano contro il piano, cio la resi

b
stanza Q (Fig. 75) uguale a TQ,e l'altra1 che viene esercitata dalla compo

bP
7'

, // /////
////

mente della potenza P parallela alla base, la cui grandezza e %P, ci che si ot-

tiene loan scomponendo la forza 1" come indicato dalla Fig. 78. La pressione
6
totale sostenuta dal piano inclinato o dalla supercie delletica :-. Q + %P'; onde, indicando il coclcienlg
b

d'attrito con f, si avr f(-r Q + T P

Indi sommando questa resistenza colla componente itQ del carico

Q, che tende a far discendere la viteI si avr il complesso delle resistenze, che si oppongono all'azione della forza
a
b
che tende a far salire =-l_ +Qf(T Q + % P'

Ma nella scomposizione indicata dalla Fig. 78 la com

ponente della potenza, che tira in su la vite, =TP'; per lequilibrio sar dunque

{L o: -:- Q+f(% Q + -_P'), dacuist ha i (_--f __)= (i +f><%)Q; quindi

P = (__Jle'
Ora nel caso nostro ponendo 21r invece di b, ed r il raggio medio, si otterr P'= ( 0+, XTX Xf )Q.
2 X 1 X 1- h x f
Ma ordinariamente la potenza P non e applicata immediatamente al cilindro della vite, ma agisce sopra un braccio

80
Che lattrito tra la vite e la chiocciola possa spesso superare la pressione del carico
da sollevarsi, si pu facilmente argomentare da ci, dice lUber, che quando la vite sostenga
una pressione o sopporti un carico, non facile che per letletto di questa pressione o di
questo carico essa prenda a girare ritornando indietro, sebbene la potenza cessi dagire.
Ed e precisamente su ci, che si fonda luso delle viti, che servono a collegare od a tenere
unite tra loro due parti duna macchina o dun ordigno; senza di ci mancherebbero del

loro e'etto.
L'equilibrio nella vite a pane rettangolare, tenendo calcolo dellattrito, suppo
nendo la forza P agente sulla circonferenza media del letto, si ha, secondo che essa
agisce in senso contrario alla resistenza o nello stesso senso, per la seguente formula:

f:e
P=-_ xQ, nella quale Q la pressione lungo lasse, fil coefciente dattrito,
]=exf
ed e il rapporto tra il passo e la media circonferenza della vite, ossia linclinazione

del letto.

Esempio. - Quale sar la forza necessaria per spingere od estrarre una vite di
ferro girevole entro una madrevite dello stesso metallo, se il coefficiente dattrito f20,17,
e linclinazione del letto e :0,04?

Soluz. Applicando la iormola superiore si avr

.
.
0,17+0,04
_
per la forza da spingere la vite P:6okon XQ_O,QQQ,

.
Oli-0,04
_
e per la forza da estrarre la vite p__j,o>20 XQ-_O,129 Q.
Ossservazione. Se non tiensi calcolo dellattrito si dovrebbe porre f:0, il che darebbe
una forza per spingere la vite :Q,ed e:0,04 Q. Da ci si avrebbe che la forza P calcolata

senza attrito sta a quella calcolata coll'attrito come 0,01:0,212 ossia come i a 5, per cui
lattrito in questa vite equivale a circa 4/5 della forza impiegata.
Nelle viti a spire triangolari lattrito alquanto maggiore che in quelle a spire piatte,
perci le prime richiedono maggior forza.
Nella pratica si calcola il diametro interno da darsi al mastio della vite, secondo la
teoria della resistenza assoluta, positiva e negativa, in base alla pressione od alla trazione,

che dovr sostenere, e lo si tiene circa il doppio della misura corrispondente alla sicu
rezza, a motivo del moto rotatorio, che dovr ricevere (Vedi Della Costruzione delle Viti).
La vite prende anche varii nomi secondo il suo uicio , e dicesi di pressione, di
chiamata, micromatica, secondo che serve a premere, ovvero a trarre, o a misurare le piccole
spessezze. La vite combinata col tornio forma una macchina conosciuta sotto il nome di vite
perpetua.

di leva il, come abbiamo visto superiormente, e questa forza potr essere tante volte minore di i", quante volle r
"
.
e contenuto nel braccio il; altrimenti P si dovr valutare ad __"- I", e con la grandezza della forza motrice neces
r(a+2XwX/xrle

orario a superare un carico Q sar =P

. Chiamando P" la forza, che bisognerebbe impie


B(2Xer.r-f+a)
gare per tenere in equilibrio il carico Q, cio per impedire che la vite avesse a relrocedcre per eletto dl questo
b Q + %P"), perch in tal caso dalla forza motrlce % Q
caricoI dovrebbe essere
P": -l- Q [(T
b
-2
bisogna sottrarre l'attrito dovuto al carico Q. In questo caso sarebbe P": vgI-:T><Q=-2E"_r+_;{<Lt.l-.Q;
su
1 x (a - 2 1rlr)
x Q. Supponendo a:2rfssrebbe P": 0,cio
Il (2 ,r 1 +[ X a)
basterebbe l'attrito a produrre l'equilibrio, altrimenti la vile darebbe indietro ohbcdcndo alla trazione del carico.
la forza agisse sopra un braccio dileva R, P":

81
Esercizii sulla Vite.v

l Problema. - Quale sar la

800 Chilogr., impiegando una vite

utenza occorrente a far e uilibrio ad un

eso di

i 10 centim. di diametro, i cui passo d 2-cm.,

astrazione fatta dellattrito?


Soluz. Si avr dalla proporzione P:Q2:22rrovvero

P = 800 : . 2 : 10 x 3,1416 :10_x3%6-= Chilogrammi 50,92.


2 Problema. - Quale resistenza si potr equilibrare im iegando una potenza
di 100 Chilogr., il passo della vite essendo di 2 centimetri, e a forza agendo alle
stremit duna manovella lunga metri 1,50?
Soluz. Cercando la circonferenza descritta dalla potenza, che sar
1,50x2=3; 3x3,1416:9,4248, e stabilendo la proporzione 100:Q::2:9,4248, si avr:
.
00x9,4248
.
. 471,24, res1stenza
.
'
:_27:Chilogrammi
cercata.

3 Problema. - Una vite di 35 centim. di circonferenza, ed avente il passo di


3 ce_ntim. daltezza, messa da una potenza posta all'estremit dun braccio lungo
80 centim.; quale sar la potenza da applicare allestremit del braccio di leva per
alzare un eso di 8000 Chilogrammi posto sopra la vite?
.
Soluz. ndicando con P la potenza avremo dalla proporzione P: 8000: :3:169x3,1416 ,
4000
'

onde P25202_65_47,7m, cio per alzare gli 8000 Chilogrammi bisogner applicare al
braccio della macchina un peso di 48 Chilogrammi circa.
4 Problema. - Qual potenza bisogner impie are per avere una pressione di
100 Chilogr. con una vite di ferro, il cui asso di
centimetri, il raggio medio di
6 centimetri, se la forza agisce sopra un raccio di leva lungo 60 centimetri, essendo
il coefciente dattrito uguale a 0,12?

6(3+2x3,1416_x6x0,12) x1000_
Soluz. Dalla formola superiore avremo P:-Wssszab;wj-_Cg 20,1

.
.
axQ
3x1000
.
.
N on calco I ando lattr1to

s1 avrebbe P:_-_-2xer : _m:


2.x3,1416x60 0 h 11,30. 7,96, oro 1 a
forza domandata dovr essere 201 , ossia circa due volte e mezza maggiore di quella,
che abbisognerebbe, se mancasse lattrito. Se la vite invece fosse di le no, il coef
ciente corrispondente essendo 0,2, si avrebbe P:%%%?:0g. 28,4,
quindi senza lattrito sarebbe necessaria una forza tre volte e mezza maggiore.

ARTICOLO xv.

DellAttrito.

80. DellAttrito. - Per attrito intendesi lareSistenza, che si oppone al


movimento o scivolamento di un corpo in contatto dun altro.
Comunemente si distinguono tre specie dattrito, o piuttosto tre casi, nei quali
lattrito si manifesta sotto condizioni speciali e con energia a norma di quelle. Se un
corpo striscia sopra un altro e presenta costantemente i medesimi punti allazione
dellatro,'lattrito dicesi di prima specie, cio attrito radente. Quando invece un corpo

rotondeggiante rotola sopra un altro in guisa che i punti dambidue, che si toccano,
vanno successivamente variandosi, si ha lattrito della seconda specie, che dicesiyattrz'to
voloente o di rotazione. Quando inne una supercie convesso. gira in una concavo. o
inversamente, come ad esempio, una ruota attorno al suo asse, o un asse sopra il suo

appoggio, si ha lattrito di terza specie od attrito composto o degli assi. Questultimo


non differisce essenzialmente dal primo, imperciocch in ambidue i medesimi punti

delluno dei due corpi si presentano costantemente allazione dellaltro, ed in ambidue


la forza, che li muove, agisce nella direzione della resistenza, laddove nel caso dellat

trito di seconda specie la forza agisce come un braccio di leva.


11

-"

82

81. DellAttrito radente. - Abbiamo un esempio di questo attrito nel


moto di una slitta o di un corpo qualunque, che si muova in guisa da non
cambiare mai la supercie di contatto colla strada, su cui si appoggia e su
cui vien fatto scorrere. Lattrito radente e il pitorte di tutti, ossia quello,

che sciupa maggior forza.

'

Dalle molte esperienze eseguite dal sigg. Moria e Coulomb su tutti i materiali,

che simpiegano nella costruzione delle macchine, e sotto pressioni comparative a


quelle, che hanno luogo nella pratica, con tutte le materie lubricative in uso, si
sono dedotte le seguenti regole:

1 L'attrito radente cresce in ragione della pressione, cio lattrito di un corpo, che
pesi il doppio od il triplo di un altro, eserciter quindi una pressione doppiao tripla
del primo.

Colluumento della pressione le prominenze e le cavit s'impegnano di pi le une


nelle altre.
2 Esso indipendente dallestensione della supercie.
Infatti collaumeuto di supercie aumentano bens le scabrosit, ma diminuisce
proporzionalmente la pressione divisa sopra un maggior numero di punti, onde lattrito

rimane costante.

Se la supercie di contatto molto estesa, la pressione debole; questa legge viene


modicata in causa dell'adesione.

3 L'attrito non varia col variare della velocit.


Infatti con una maggiore velocit pur maggiore il numero delle parti, che
vengono a contatto nello stesso tempo, ma esse non sincastrano profondamente, per

mancanza di tempo, onde laumento dattrito per un lato compensato dalla dimi
nuzione dellaltro.

La velocit non deve essere per tale da produrre riscaldamento, ch con ci cresce
rebbe lattrito.
4 Lattrz'to maggiore al momento, in cui s'inizia il moto, che durante il moto stesso.
Infatti le asperit delle supercie di scorrimento avendo avuto nel primo caso

maggior tempo di addentrarsi nelle cavit dell'altro che nel secondo, la resistenza
sar pi grande in quello che in questo caso.

Questo il motivo, per cui lattrito radente prova delle variazioni secondo la durata

del combaciamento, crescendo per un certo tempo, dopo il quale rimane costante.
5 Lattrito fra i corpi omogenei e maggiore che fra i corpi eterogenei.
Infatti fra le asperit di materie omogenee deve esistere maggiore corrispondenza
che tra le eterogenee, e perci maggiore attrito.

Si trova infatti che fra metallo e metallo e fra legno e legno si ha un attrito maggiore

di quello che fra metallo e legnol Per la stessa ragione si mette nei punti delle macchine,
ove hanno luogo i movimenti, metalli diversi. Nei corpi di struttura brosa, come nel
legno, lattrito maggiore se le fibre sono parallele, minore se sono divergenti.
6 L'attrito tanto maggiore, guarito maggiore la scabrosit delle supercie scorrevoli.
Perci si cerca di diminuire la ruvidezza dei corpi con sostanze grasse, che ne
riempiano le cavit ed appianino le supercie in guisa, che lo scorrimento succeda
quasi per intero fra le materie untuose.

82. Coefciente dAttrlto. - Lattrito in eguali circostanze sta in ra

gione della pressione perpendicolare alle supercie, che si fregano, per cui
si esprime col rapporto, che ha colla medesima. I su citati esperimentatori
ottennero la misura dellattrito di strisciamento col seguente metodo:
Due tavole o lastre A et) (Fig. 79) di quella materia, di cui si voleva determinare la

grandezza dellattrito reciproco, erano poste luna sullaltra per modo, che la prima A

potesse scorrere sull'altra tenuta ferma sul


tavolo ed esattamente orizzontale. La lastra D

si caricava di pesi mediante la zattera A so


vrapposta alla lastra superiore, e veniva tirata
da un peso R sso alla corda, che accavalca
la carrucola C. La grandezza del peso B, che

si doveva applicare, dava la-misura dell'at


trito. Infatti, se il peso R capace di dare
alla lastra D un moto uniforme, la forza mo
trice li deve essere esattamente eguale alla
resistenza al moto, cio all'attrito; se la forza
_ ne fosse stata minore, non si sarebbe prodotto il movimento; se invece fosse stata mag
giore, il moto della lastra sarebbe stato accelerato.

Operando su due tavole di legno di quercia ben piallate, risulta, che quando la lastra
D insieme al suo carico A esercitava sullaltra una pressione di 100 Chilogr., la grandezza

dellattrito sul principio del moto era di 50 Chilogr. Ma per mantenere il movimento in
cominciato bastava porre 34 Chilogr. nel piatto l, afne di vincere l'attrito. L'atlrito R
durante il moto era dunque uguale a M Chilogrammi.

Se la tavola superiore esercitava una pressione di 200 Cg., risultava R:2x34 Cg.;
alla pressione di 300 Chilogr. si aveva lt :lx3t Chilogrammi.
Si vede da queste esperienze, che lattrito fra due pezzi di quercia durante il moto re
stava sempre >-1%) :0,34, cio circa 1}; della pressione, mentre al principio del moto era

il
100 _i
- 2 del peso.
Nella stessa guisa si assegn pure per gli altri corpi il numero esprimeute il rapporto
fra lattrito e la pressione. Questo rapporto, che indica la resistenza al moto in ragione
della pressione, prende il nome di coefciente d'attrito.
Indicando con [il coelliciente dattrito, e con 0 la pressione esercitata da un corpo, si
avr le formule IL:fo; f:% ; Q:-'/-. Dunque l'attrito o la resistenza, che oppone,

uguale alla pressione perpendicolare alla supercie moltiplicata pel coeiciante d'attrito.
Per conseguenza, indicando con L il lavoro e con 11 la velocit 0 lo spazio percorso 1'
.
.
. .
>< Xv
in un minuto
Esempio.secondo,
- UnaSIslitta
ottiene
guernila
la formula
di ferro
generale
pesa 250
L:Chilogr. e scorre su duna strada
orizzontale con una velocit di metri 2,50 per minuto secondo: qual sar lattrito ed il
lavoro da essa consumato, se 0,35 il coefciente dattrito?
Soluz. Dalla formula superiore avremo l:fo ossia 0,35X250:(1hilvg|187,50; onde

l'elletto perduto per un minuto sar 87,50X2,50:218,75 chilg.m., ossia 2 cmalli e '.a circa.
83. Angolo dAttrito. Quando un corpo viene collocato su dun piano inclinato
in guisa, che sia sul punto di discendere lungo il medesimo pel suo proprio peso,

langolo 4 formato dal piano inclinato collorizzonte chiamasi angolo d'attrito, ed


uguale allaltezza del piano inclinato divisa per la base del piano stesso.
I mattoni, per esempio, si sostengono sopra un piano mediorrvmente liscio, sotto
un angolo di 40, il che darebbe un attrito di 0,84, supposto che il piano abbia per

base 100 e per altezza 84. Con questo metodo si determina lattrito {delle terre, della
ghiaia ed in generale delle materie sciolte in particelle pi o meno minute, il quale
per varia per lievi circostanze.
84. Mezzi per. diminuire lAttrlto. - I mezzi per diminuire lattrito sono i
seguenti: 1 Diminuire la pressione fra le pareti, che si fregano; 2 Lisciure quelle
parti, e comporta di materiale pi duro che sia possibile; 3 Interporvi lo strato di

qualche sostanza untuosa e grassa, le cui parti non abbiano che una debole coesione;
4 Procurare che le materie, che si fregano, siano di natura diversa; 5 Aumentare
per quanto possibile il momento statico di quella. parte della forza motrice, la quale

immediatamente destinata a vincere lattrito.


\

84

TABELLA DEI VALORI DEL COEFFICIENTI! nerrmro DELLE SUPERFICIE PIANE,


SECONDO LE asrnmnnzn DI Monm.

d "

IMPIORTO .

e 'atlrilo alla presslone


/"W

INDICAZIONE

DISPOSIZIONE

STATO

delle

della

delle

SUPERFICIE STBOIICCIANTI

F I Il II Il

SUPERFICIE

2':

2 ;
Ez-g.

durante
il movimenw

;as
I

sopra querela
'
Querela

Parallele. . . .
P
1g. l
v erpenicoari
. l_ Id. . _

ll.ltlllfll..
Quercia sopra olmo . . . . .

Parallele. . . .

Id.
Olmo sopra quercia . . . . .

Id.

Perpendicolari
Frassino , abete , faggio ,
sorbo sopra quercia . . . .

Naturale. . . .
11\IInt di sapone secco
aurae...
Bagnata
dacqua. . . ,

,
0,

0,48
0,;2
0
0:25

Naturale_ _ ,

9,43

0,19

Id.

0,38

Id.

0,69

0,43

tinte di sa one secco

0,

0,25

Natura e. .

0,57

0,45

Parallele. . . .

0,3% %20,40
'

Ferro sopra quercia . . . . .

Id.

Ghisa sopra quercia . . . . .

Id.

Bagnate d'acqua . ..
Unle di sa one secco
Natura e . .
Bagnata d'lcqlu . . .
Unle di sa one secco

I, Ottone sopra quercia . . . .


Ferro sopra olmo . . . . . .
Ghisa sopra olmo . . . . . .

0,62

Id.
Id.
Id.
Cuoio a_piatto

0,65

0,65
D

0,26
0,21
0,49
0,22
0,19

Natura e. . . .
Id.
Id.

0,62

3,2;

0,62
0,25
0,20
a

Emme dl-cqua . . I

0:79

, ' 039 ,

Cuoio a piatto.

Id.

. 0,29

Parallele. . . .

Naturale. . . .

0,74

0,27

0,47

0 IO

Cu010 concreto sovra quercia AdOP-Iddliallco


_

sopra una su
Cuoio nerol percie iena
pulito, o
di quercia. .
coreggia ( sopra un tam

buro di quercia

Perpendicolari
.

Cuoio conciato so ra

o sopra bronzo

hisa

. .

ghisa . . . . . . . . . . . . .
-

i nero
ulit
Cliiicoola
di Ighisg.s?lir

.
A P
"'

Bagnata d'nrqin . ..

Id.

Bagnata d'acqua. . .
lle d'0|10_, SQIIO.

grasso dl P0f-

0,12
0,28
0,38

Unluosc e con acqua

Unte dOli0 .
COO (li b118 per guarnimento di stantuffo sopra

- 1 Patto.
l C
l Naturale.
Bugnmc -cqu-.. ..

0.36
0,23

0,l5

0,62

"

Canapa in li 0 in corda

Parallele. . . .

Naturale. .- . .

0.52

sopra quercia . . . . . . . .

Perpendicolari

Bsmle d'cll - - .

0,33

Treccia

di

canapa

sopra

quercia . . . . . . . . . . . . l
Quercia e olmo sopra ghisa .

Parallele

0,50

0,87

0,38

Id.

.Bsle dd- .Naturale . . . .

Id.

Id.

0,44

.
.
.
.

Id.
Id.
Id.
Id.

Id.
Id.
Id.
Id.

0,t9

t6 1


0,18
0,18 1
0,I5 2

I
l

Ghisa sopra bronzo . . . . .


Bronzo sopra bronzo.
hisa . .. . . .

Id.
Id.

Id.
Id.

0,152
0,20
0,22

Bronzo sopra erro . . . . . .

Id.

Id.

0,163

l Pero selvatico sopra ghisa .


Ferro
Ferro
Ferro
Ghisa

sopra ferro . .
sopra hisa .
sopra ronzo .
sopra ghisa .

.
.
.
.

.
.
.
.

.
.
.
.

.
.
.
.

' '

% Naturale. . . .

85
RAPPORTO
ell'allriio alla pressione

W \_

INDICAZIONE

DISPOSIZIONE

STATO

delle

delle

delle

dopo
partenza
qualche
tempo

del
contat o
durante
SUPIIFICII

SUFIIIFICII STROIICCIAITI

il movimento
alla

Unte nel modo


ordinario con
sego , olio ,
grasso di por
co, ecc. . .

Quercia, olmo, pero selva


tico, ghisa, ferro, acciaio

e,

bronzo,

stropicciando

luno sullaltro, o fra loro


stessi . . . . . . . . . . . . .

Un poco unte .
spalm con me _

Quercia, olmo, carpino ferro,

ghisa e bronzo, stropic-

,,

Id d,olio o di
'
d-pr
grasso

ciando
sullaltrodue
. . .a . due
. . . .luno
. . .
Calcaria tenera. detta calcaria
i

notica, bene spianata e

'

mobile sopra. se stessa . .


Calcaria dura detta mu

schelkalk, bene e innata


sopra. calcaria noli ica . .

Naturale. .

0,07 a 0,08
0,15
}

"

0,65

Id.

0,67
0,65

% Mattone ordinario sopra cal-

carie. oolitica . . . . . . . .

Id.

Quercia sopra calcaria colitica . . . . . . . . . . . . . .

'Il legno colle


bre verticali

Id.

0,38

Ferro fucinato sopra Id. .


Muschelkalk sopra muschel

Parallele. . . .

Id.

0,69

kalk . . . . . . . . . . . . .
Calcaria oolitica sopra mu-

Id.

0,38

schelkalk . . . . . . . . . .

Id.

0,65

Id.

0,60

' Mattone ordinario sopra mu

schelkalk . . . . . . . . . .

Il legno colle

Quercia sopra muschelkalk


erro battuto sopra mu-

schelkalk . . . . . . . . . . . I

bre verticali
Parallele. . . .

Id.

Id.
Id.

M d'wt'I---

0,38
0,25

0,30

Malta di 3 parti

,
Calcaria oolitica sopra calcarie oolitiea . . . . . . . .

di sabbia ed 1
Id.

dmalceidrau
11ca . . . . . .

a le supercieconservano qualche untuosit;


b quando il contatto non sia durato tanto tempo da consumare lintonaco;
allorch il contatto sia. durato un tempo sufciente per esprimere l'intonaco
Q
e ridurre nuovamente le supercie allo stato untuoso;
, dopo un contatto di 10 a 15 minuti;
,
le supercie si corrodono quando svanisce lintonaco;
mHO"&. le supercie conservano ancora un poco di untuositil;
le supercie essendo un poco untuose;
quando lintonaco continuamente rinnovato e uniformemente ripartito,
questo rapporto pu abbassarsi no a 0,05.

REGOLA. -- Si ottiene la quantit di lavoro consumato dall'attrz'to di due

supetjcie piane scorrenti una sull'altra su d'una lunghezza data moltiplicando


la pressione in Chz'logrtzmmi pel coeiciente d'attrito dato dalla Tabella cor
rispondente alla natura dellav supercie scorrevole; il prodotto o il valore
dellattrito moltiplicato per lo spazio percorso dalle supercie, dar il la
voro cercato in chilogrammetri, che diviso per 75 dar la forza assorbita
espressa in cavalli-vapore.

86

85. DellAttrlto volvente o di rotazione. - Facendo rotolare un


corpo cilindrico sopra una supercie piana ed Orizzontale sincontra una re
sistenza (bench assai tenue in confronto a quella di strisciamento), la quale
nasce dalla deformazione, che la pressione produce nel punto di contatto si
nel corpo premente che nella supercie premuta.
Il Coulomb istitu delle esperienze per riconoscere linuenza
esercitata dal diametro sullattrito nel moto volventepper mezzo
di cilindri lavorati e di differenti grandezze, ed abbracciati da
una funicella (Fig. 80), la quale sosteneva ai due capi due
piatti di bilancia carichi di pesi. La misura dellattrito si ot

tiene con due prove: rompendo dapprima lequilibrio coll'ag


giungere il piccolo peso ad un capo e poscia allaltro della
cordellina: se fra i pesi addizionali nei due casi passa poca dif

I-ig. so.

ferenza, la media da la misura dellattrito, altrimenti si esamina


quale circostanza produca il divario. Quando il cilindro era di
legno dolmo e posava sopra una tavola di quercia D, ponendo

in ciascuno dei piatti un peso di 500 Chilogr., e perci premendo il cilindro contro
il sostegno con una forza di 1000 Cilogr., bisognava aggiungere altri 10 Chilogr. in
uno dei piatti, onda il cilindro cominciasse a muoversi; esso aveva 163 millimetri

di diametro. Ma se il cilindro aveva 325 millim., bastavano 5 Chilogr., il che prova


.
,
.
__
__
. __
__1_
10
l
5
che nel primo caso lattnto era di

1000 o 100 , e nel secondo di

1000 o 200 della

pressione.
Dalle numerose esperienze eseguite nel modo descritto si sono potuto stabilire le

seguenti regole:
1 L'attrita oolvente segue la ragione diretta della pressione, cio se la pressione sul
cilindro e doppia, tripla, ecc., la resistenza dattrito diventa doppia, tripla, ecc.;
2 Lattrito in ragione inversa del diametro o del raggio del cilindro, che rotola,
talch facendo muovere un cilindro di raggio o di diametro doppio dun altro, si ha
sotto egual pressione un attrito uguale alla met del primo;

3 Lattrito volrente varia anche secondo la natura dei corpi, che si fregano. Ci
lindri di egual diametro e di dierenti materie presentano sotto la stessa pressione
di'erente ostacolo al moto sulle stesse 0 differenti supercie. Le altre circostanze
annoverata nellattrito radente non presentano inuenza variabile, compresa anche

le materie untuose.
Conosciuta nel modo su esposto la resistenza, che presenta un cilindro di data
materia e del diametro di ununit di misura. nel rotolare sopra una supercie di
materia parimenti data, Ove si conosca il coeciente d'attrito dei corpi, fra iquali ha
luogo, lattrito volcente dei cilindri di dijerente diametro fra le stesse materie si ot
tiene moltiplicando il coeciente stesso per la corrispondente pressione divisa pel loro
diametro.

Dal su esposto risulta, che per rendere pi facile il movimento convenga far rotolare
un corpo, anzich lrascinarlo. Le ruote dei carri sulle guide delle ferrovie hanno ordina
riamente per coefciente dattrito 0,02, dal che si vede quanto sia piccolo lattrito di rota
zione in connato di quello di strisciamento. Risulta ancora, che lattrito volvente tanto
minore, quanto pi grande sar il diametro. -

86. Trihometri. - I t;-ibometri (1) sono apparati, che si usano per dimi
nuire possibilmente lattrito dei perni, e consistono nel far appoggiare il perno

il) Chiamami pure lribometri gli apparecchi, coi quali i sici ml i meccanici studiarono le mric specie daitrll,
lquali ilierlscono nella loro costruzione secondo i casi.

87
a (Fig. 81) duna macchina sulle circoaf'erenze AB e CD di
due ruote parallelo sse vicinissime tra di loro invece dei
cuscinetti, le quali girano con molta facilit sui rispettivi
cuscinetti m n. Tra lasse a e gli orli delle due ruote del tri
bometro, che lo sostengono, non vi che un attrito vol
ventc debolissimo, in causa del quale le due ruote girano
Flg. 81.
col girare dell'asse. Un tal apparecchio applicato alla mac
china Atwood (N 32). Altre volte si sopplisce col far-girare lalbero od il perno

in una corona di rotelle dette ruotepazze 0 falli, e cos si sostituisce al moto


radente il volvente.
87. Attrito composto. - Laltrilo composto, il quale partecipa delle due specie
precedenti, dello pure attrito degli assi e dei perni, succede quando un asse o perno gira
entro un cilindro cavo, o viceversa quando un cilindro cavo gira intorno ad un asse o perno
sso. Le sperienze istituito in tal modo hanno condotto alle seguenti regole:
1 Lattrito di terza specie risulta, come i due precedenti, proporzionale alla pres
sione; onde aumentando o diminuendo la pressione, saccresce o scema nell'ugual
rapporto la resistenza al fregamento;

2 Lattrito composto aumenterebbe a dir vero in ragione del diametro dei perni o
degli assi, se un tal aumento non fosse compreso nel calore dedotto dall'esperienza ;
3 Questa specie dattrito varia secondo la dircrsa qualit delle materie, che si fre
gano nel moto di rotazione ;

4 [attrito riesce tanto pi grande, quanto meno gli assi e le cavit dei cuscinetti
sono lecigate;

5 Lubricando le superficie, che si fregano con parecchie sostanze, l'attrito diventa


minore;

6 La velocit non ha sensibile inuenza su questa specie d'attrito, al pari di quella


delle altre due.
Lattrito di terza specie espresso da un certo rapporto della pressione, a cui
proporzionale, ed questo rapporto, che prende il nome di coellciente dattrito. La
resistenza poi uguale in ogni caso al prodotto di questo coqglciente per la corrispon

dente pressione.

Il coefciente delle diverse materie frcgantesi insieme si determina collespericnza.


Nelle esperienze dei diversi meccanici non si riscontra quasi mai risultati identici per la
difficolt dell'rsatta coincidenza di circostanze nellistitnirle.
Questo rapporto non altro che un coefciente, per il quale bisogna moltiplicare la

pressione esercitata da un corpo su dun piano per ottenere la resistenza causata dall'al
lrilo sia nel principio del moto, come durante il movimento, che si la colla lormola
. .

del N' 82, eioe L:

X xv

. .

indicando, come la SI e detto, con L il lavoro assorbito

dellattrito, con Q la pressione in Chilogrammi e con o la velocit 0 lo spazio percorso pe


minuto secondo dal punto di contatto.
'
1' Esempio. - Qual sar lo sforzo necessario per alzare una chiusa in quercia
di una cataratta di 1 met. di larghezza su metri 0,05 di spessezza e metri 0,35 daltezza, che
chiude un oricio di metri 0,30 d'altezza, ed il punto di mezzo trovasi a metri 1,50 al

disopra del livello dellacqua?


Soluz. Supponendo che il montante o stante della cataratta sia in quercia ed abbia
metri 0,08 di spessezza su metri 0,12 di larghezza e 2,30 d'altezza, di cui metri 1,00 im

merso nellacqua, la supercie premuta dallacqua sar uguale a m. 1 X0",35=m. q. 0,35.


Laltezza della colonna dacqua,che preme nella met essendo metri 1,50, la pressione

esercitata eguaglim metri q. 0,35X1,50X1000 Cliilg.:b5 Chilg. Lattrito della cataratta


quando incomincia a salire sar [Tabella pag. 84] 0,71x525 Chilg. Il peso della cateratta e
della porzione del montante immerso nellacqua e sensibilmente uguale al volume dall'ac
qua, cbe sposta. Il peso della parte non immersa dellasta uguale a

88
000(0m,08)x0m,12x0",7=6,05 Chilg. Lo sforzo necessario per alzare la cateratta sar

dunque uguale a, 373+6,05:379,05 Chilogr.; e quando il moto incominciato la resi


stenza per vincere lattrito non sar pi che 0,95x525 Chilogr.=i3l,25 Chilogrammi.
2- Esempio. -- Qual sar lo sforzo occorrente per sollevare una cateratta in ghisa
di 3 metri di lunghezza su metri 0,45 daltezza, formante un oriicio inclinato a 40 di
metri 0,40 di luce'ed il cui mezzo immerso allaltezza di 0m,60 al disopra del livello

dell'acqua?

'

'

Soluz. Supponendo che per una conveniente disposizione del contrappeso, il peso
della cataratta ochiusa sia equilibrato dallapparecchio, nel movimento della chiusa non
si deve vincere che lattrito della medesima nella sua canalatura di guida. Si avr super

cie premuta dall'acqua : 3mx0,45=1m1,35. L'altezza del livello sul suo mezzo di
metri 0,60. La pressione totale: 0111,60 >< 1111,35 x1000:810 chilo". Latlrito, sul principio
del movimento, sar 0,314x810:251 Chilog.

3 Esempio. -Qual sar lattrito della guida dellasta duno stantullo a vapore in .
ferro l'uso pesante' 50 Chilogr., la quale si muove in una canalalura di bronzo lubricato con
strutto di porco ?
Solus. Lattrito dalla Tabella pag. 85 : 0,07><50 Chilogr.: 3,50 Chilogr.
4 Esempio-Qual sar il lavoro consumato dalla guida dellasta del problema
precedente, se la sua corsa di metri 0,68?
Solai. La corsa essendo di metri 0,65, questa quantit di lavoro
0,1 4x50 Cg.x0",65:4,55 cg.m , e, se lo stantuilo facesse 100 corse al minuto 1', la quantit

di lavoroconsumato in i" 4,55 cg.m.xlglz 7 chilg.m. 58.


5 Esempio. - Quale sar il lavoro consumato al minuto secondo dellattrito del

perno d'una ruota idraulica sottomessa ad una pressione di 12000 Chilogranimi, suppo
nendo il raggio del perno in ghisa di metri 0,10, il cuscinetto in bronzo lubricato con grasso
di porco, e che'la ruota faccia cinque giri al minuto primo ?

Solu_z. L'altrito dei perni in ghisa sui loro cuscinetti in br0nzo si ha dalla Tabella pag. 89;
ora, il coeilciente essendone uguale a 0,07, avremo 0,07 X 12000: 840 Chilogr. Lo spazio

m
.
percorso dalla circonferenza del perno per ogni secondo sar 6,28x20",10x5 : 0m,0523.
Dunque la quantit di lavoro consumato dallattrito sar 8481M'txW,0523:4tchilg.m.

REGULA, - Per ottenere la quantit di lavoro consumato dallattrito dei


perni sulle loro incassature o degli orecchioni sui loro cuscinetti moltiplicasi
la pressione esercitata sui cuscinetti jenendo conto del peso dellalbero e della
sua armatura, dello sforro della potenza e della resisten';a pel cogciente
d'attrito: il risultato di questo prodotto moltiplicato peij la velocit degli
orecchioni per minuto secondo esprimer la perdita di fa no, la gule divisa
per 75 dar la forza assorbita espressa in cavalli-vapore (ij.
(i) il Ilcdtcnbacher d le seguenti formole secondo i casi: Per il lavoro assorbito dall'attrilo dun perno cilin

"><d><Qxf

drlco orizzontale l. = ---9TO-- chdogrnmmelri; nella quale ti indica il diametro del perno in centimetri, Q la
pressione del perno contro i suoi cuscinetti in Chilogrammi,E il lavoro assorbito, [' il coeicicnte dattrito, n il
numero dei giri del perno per minuto. Per il lavoro consumato da un perno cilmdrl'co verticale:
n><d
2 Q'l chilogrnmmetri; nella quale Q indica la pressione, che agisce .in una direzione
.
L: _9'f
(Q+ -5per
.
,
pendlcolare all'asse del perno, Q' la pressione nella direzione dellasse del perno, ed n, d, I, E rappresentano le stesse
quantit che nella formula antecedente. Per il lavoro assorbito dell'attrito dun perno conico."

'

L :: -3 X mm ' X

n><dyf
seri/3

chilogrammetrl; nella qualeQ indica la


(lhllogramml, che agisce, nella
. pressionedn
_

direzione dell'asse del cono, p l'angolo tra il lato e lasse del cono, ed I, n, E come nel numero antecedente. lrr
nXdXQ></'

il lavoro assorbito dall'atlrlla d'un perno" emiefrrico: L:

chilogrammelri; nella quale Q la pres


l9|0
.
zione, che agisce nella direzione dell'asse dellalbero, d il diametro della sfera in centimetri; le altre ledere rap
presentano gll stessi valori che nelle termale antecedenti.

89
TABELLA nnr v.u.oru nnr. convmcmrm: DELLATTRITO DEGLI ASSI
IN MOVIMENTO SUI LORO CUSCINE'ITI.

1 Secondo il Momu.

INDICAZIONE
degli

n.s PPORTO
dellallrilo alla reazione
/\/\_,\;.

NATURA DE_GL 1uromrcm

cusciuem

_/ Olio doliva, grasso di porco, sego, o


Gligrasso
stessimolle
intonachi,
. . .e .le . supercie
. . . .

(
Ghisa

bagnate dacqua .

Asfalto

. . . . .

Supercie unte . . . . . . . .
\ Supercie unta e bagnate dacqua.

.
.

grasso ordinario

grasso conlinuo,

0,07 a 0,08

0,054

0,08

0,054

,,

0,14
0,14

Olio doliva, grasso di porco, sego, o

grasso molle
Bronzo

0,07 a 0,08

0,054

Supercie unte . . . . . . . .
Supercie unte e bagnate dacqua
Supercie pochissimo unte. . . .
Senza intonaco . .. . . . . . .

.
.
.
.

0,16
0,16
0,19
0,18

a
b

(S)lio ograssotdi

Bronzo

Gay? i

Supercie unte, o bagnate dacqua


gp_percie pocc_unte
. . . .
10 o grasso
(si_percie
unte 1 porco
. . .

/
Ghisa
s

l Bronzo

Olio o sego

;
i Ghisa
; Gayac
I
I Gayac

10. . . . .
Bronzo 2 -Grasso di porco

.d.

olrco

uper cie un e 0 io, o i grasso di


porco . . . . . . . . . , . .
Supercie unte con mescolanza di gras
so di porco e di piombaggine . . .
Olio doliva, sego, grasso di porco, o
grasso molle . . . . . . . . .
Olio doliva, grasso di porco, o sego .
Grasso tto. . . . . . . . . . .

Gaya'c

Ferro

. .

Grasso di porco .
Supercie unte .
I Grasso di porco

0,090

0,10

0,14

0,07 a 0,08
0,07 a 0,08
0,09

0.054
0,

0.19

n
=

.
g,ig

,
0,09

0,045a0,052

0,12
0,15

0,07

2 Secondo il COULOMB.
mmcu_mnn

mvponro

/-fl,',f
uni

cuscinetti

NATURA neomnroxucm

'

daflfl

P'em0N

Senza intonaco
ego .d_. . .

.
.

.
.

.
.

.
.

0,155
g,(llg.5

rasso 1porco . . . . . . . . . . . . .
Rame, _ Supercie
unte di sego non liquido . . . . .

Ferro

Olio doliva

Supercie da molto tempo unte di sego


Sego
uper ._.
me un
.t.e 6..
1 sego
. compresso
. . . . . .. .
Supercie
ego . . da
. molto
. . . tempo
. . .unte
. . di. sego
. .

G ayac

; Q:gga

,1

. . . . . . . . . . .

,
0,127

0,130 ;
0,133 1
,
,0.

Ga
Olmo
ac 1 Supercie
ego . . unte
. . di
. segc
. . non
. . liquido
. . . .

:Bosso

ego . . unta
. - . di. sego
. . non
. . liquido
. . . .. .
Olmo ; Supercie
' Legno
Non esprime la qualit degli intonachi

Ferro

l_

77 f_

i upercie unto di sego non liquido .

'

a le supercie cominciando a corrodersi;


b i legni essendo un poco unti;

c le supercie cominciando a corrodersi.


12

0,050
0,043

__.

i
,

0,050
0,050 ;

__,7 i

il

90
Eserciin sullAttrito.

1 Problema. - Quale sar la forza necessaria per sollevare una chiusa da mo.
lino verticale in legno di quercia_del peso di 15 Chi ogr., contro la quale si esercita

una pressione di 350 Chilogrammx? '


Soluz. Il coeiciente dattrito della quercia sulla quercia bagnata dopo un certo
tempo di contatto 0,71. Questo coefciente dccresce col movimento no a 0,25, onde
lo s orzo dovuto alla pressione al principio del movimento sar 0.71x350 Cg.:248 Cg.

Questo sforzo durante il movimento sar ridotto a 0,25x350:87,50. Lo sforzo totale


domto alla pressione per sollevare la chiusa sar al (punto di partenza 248+15:263 Cg.,
e durante i movimento Chilogr. 87,50+15:102,5 Chilogrammi.
2 Problema. - Quale sar lattrito di un telaio oriuontale di ghisa, che scorre
in canalature di ghisa unto dolio, e quale la perdita di forza dovuta aquest' attrito,
supponendo che il telaio scorra di metri 0,65, che pesi 80 Chilogr., e che faccia 150
corse al minuto?
Soluz. (1 Il coefciente dattrito della ghisa entro la ghisa con patina durante il.
movimento
di 0,08x80ng.:6,40 per attrito del telaio; ora

: 10,4 chilogrammetri,
forz_a dovuta alla perdita per lattrito.
3 Problema. - Quale sar il lavoro consumato dallattrito duna ruota idraulica,
che unitamente al suo albero pesa 20000 Chilogr., posto che la ruota faccia. 8 rivolu

zioni per minuto, e che il perno in ferro fuso abbia 30 centimetri di diametro, e giri
su cuscinetti di bronzo?
'
Soluz. Per semplicare il calcolo si pu supporre, che tutto il carico sia portato
da uno dei emi. Quando sia lubricato dolio o di sego, il coefciente dattrito sar
uguale a 04%, quindi lattrito R:0,08x20000:16000 Chilogr. La circonferenza del

perno essendo 3,14x3, la sua velocit sar 31-453xs :126 millimetri. La quantit
di lavoro consumato dellattrito er minuto secondo sar 16000 Cg. x0,126:201,6 cg.m.,

che diviso per '75 d 2,688 caval i dinamici o a vapore,


4 Problema. - Quale sar il lavoro consumato dellattrito duna ruota idraulica,
il cui effetto utile 3514 chilo rammetri 0 48,2 cavalli dinamici nelle seguenti circo

stanze: il rag io della ruota

di metri 4,55; lo sforzo esercitato dallac ua sulla

circonferenza. ella ruota verticale, che agisce dallalto in basso, uguale a 372 Cg.;
la resistenza del rocchetto agisce dal basso in alto ed pure uguale a 1372 Cg.
circa; il peso della ruota di 25000 Chilogr.; il raggio dei perni in ghisa, che gi
rano su cuscinetti di bronzo lubricati con grasso, di met. 0,118; la velocit alla circon

ferenza della ruota di metri 2,63?


Solar. Il risultato dello sforzo esercitato dall'acqua e quello trasmesso dal roc
chetto sono circa uguali e diretti in senso contrario, e perci essi si elidono. La
pressione sui perni sar dunque eguale a 25000 Chilogr. +1480:26480 ChilogrammI.
l coefciente dattrito fdei cuscinetti in bronzo coi perni di ghisa uguale a 0.08
(Tabella pag. 89), e l'attrito R per conseguenza sar 0,08x26480 Chilg.:2llS,-19 Chilg.

Lo spazio percorso in un minuto secondo dalla circonferenza del perno i


metri 2,63x %-fd-:0,0B4L La quantit di lavoro consumato dellattrito dei perni
sar in un minuto secondo 2118,4x0,0341:72,2 chilogrammetri, circa un cavallo
vapore.

5 Problema. - Determinare il lavoro consuwato per minuto secondo dai perni '
in ghisa duna ruota idraulica, che muove un laminatow, alla Framont, il cui raggio

esteriore di metri 4,57 gira sopra cuscinetti di bronzo con lubricazione di grasso,
supposte le seguenti circostanze: 1 che la quantit di lavoro trasmesso alla circon
ferenza sia uguale a 4500 Chilogr. ;2 che lo sforzo verticale esercitato dalla ruota den
tata del primo rocchetto, il cui raggio metri 3,05, sia diretto dal basso in alto ed
uguale a 2930 Chilogr. Il peso dellacqua contenuta in ciascuna cassetta sia circa di

5,5000 Chilo rammi; e che il peSO della ruota idraulica con quanto sop orta il suo
albero sia
Chilg.; che la velocit della circonfereza della ruota sia imetri 2,30,
il re gio del perno metri 0,21.

oluz. Si calcoli la pressione sul perno, che sar


86687 Chilogr. 5500 Chilogr.-2930 Chilogr.:89257 Chilogr. Lattrito del porno lu

bricto con grasso R:O%02x89257 Chilogr.:7l40 Chilogrammi. Lo spazio percorso 3


dalla circonferenza del perno uguale 9. metri 2,30x
:0,106. La quantit di lavoro
consumato dallattrito di questo perno per minuto secondo sar
7140x0,106::756,8 chilogr.m.:lO,25 cavalli dinamici o a vapore.

(I) Quando l'oggetto deve muoversi orizzontalmente, non si ha che II vincere lattrito, ma molte. volte fa duopo

conoscere la perdita di forza, che risulta dell'attrito di due supelcie piane; si ottiene questa quantit moltipli
cando lo storno dovuto allatlrito per la velocit del corpo per minuto secondo.

91
ARTICOLO XVI.

Misura dellEetto utile di una Macchina mediante


il Freno diuamometrieo.

88. Freni dinamometrci. - Si chiamano con un tal nome gli appa


recchi, che servono a misurare con sufciente esattezza leffetto utile duna
macchina animata dal moto rotatorio, come duna ruota idraulica, d'una

macchina a vapore, ecc.


Uno dei freni pi generalmente usato quello di Prony (Fig 82). Esso consta di un
braccio di leva BC, alla cui estremit va unito un pezzo di legno D tagliato inferiormente ad

arco di cerchio, che si applica sullal-

bere A della macchina, di cui si vuol


misurare il lavoro, e duna catena EE

composta di altri pezzi di legno articolati


con cerniere di ferro, le quali a guisa di
collare abbracciano la periferia dellal
bero. La catena tenuta da due chia,
verde a vite, che attraversano il braccio
Fig. 82.
di leva 80, le cui estremit sono tenute dai due dadi FF. Allestremit Cdel braccio di leva

sta sospeso un piatto G destinato a ricevere dei pesi. Degli arresti HK vengono disposti in
modo da impedire che ruotando attorno allalbero la leva si discosli di soverchio dalla po
sizione orizzontale, nella quale deve essere mantenuta. Stringendo fortemente lalbero fra
i pezzi di legno ossia fra le mascelle del freno col chiudere i dadi EE, lattrito dellalbero,

che pu essere accresciuto a piacimento, impedisce alla leva di ruotare quando e scarica
collalbero, se non vi fossero gli ostacoli HK. Essendo la macchina in moto colla sua ve

locit normale, si chiudono le viti e si preme cosi maggiormente il collare sulla periferia
dellalbero sino al punto, in cui il fregamento diventa capace di sollevare il braccio della
leva caricato dei pesi G posti sul piatto allestremit della leva BC. Col crescere dellat
trito chiudendo le viti diminuise la velocit della macchina; allora si d nuova acqua alla
ruota 0 nuovo vapore alla macchina, ed in generale si spinge la forza motrice con nuovo
vigore, alline di ricondurre la macchina alla velocit normale, con cui deve lavorare. Du
rante alcune prove si giunge ad equilibrare lo sfregamento del collare sullalbero o la
resistenza R col carico G della leva nello stesso tempo, che la macchina agisce colla

sua velocit nornale. In tale stato la macchina sviluppa tutta la sua forza, con cui deve
operare il lavoro, e continua la rotazione dellalbero, sostenuta per mezzo dellattrito, che
agisce nel senso della rotazione stessa; il braccio di leva carico del peso G si man

tiene in posizione orizzontale con piccole oscillazioni. Tenendo conto del numero delle
rivoluzioni stesse in un secondo e della carica P, si hanno i dati per valutare leffetto di
namico o la quantit di lavoro, di cui capace la macchina.
Infatti consideriamo lattrito l come la resistenza, r il raggio dellalbero A, e G il
peso posto nel piatto, compresovi il peso proprio e quello dellapparecchio ridotto al
punto 0 (il quale si otterr appoggiando la stanga BC od un coltello nel punto situato
direttamente sopra il centro di A ed attaccando C ad una bilancia), e segnando con L la
lunghezza del braccio AC, la condizione dequilibrio della leva orizzontale sar R:G ::l.:r,
quindi Q: G>;L ovvero la forza, che lalbero potr trasmettere sar P:R: G<L , ed
il lavoro consumato dallattrito o leetto utile per minuto secondo, che lalbero a pari
numero di giri, e talvolta lazione del freno, potr trasmettere a qualunque organo

lavoratore.
Indicando con n il numero dei giri fatti dall'albero in un minuto, la velocit alla sua

Periferia sar v --_ 2* _;l>g .Sostituendo a v questespressione si ottiene:

92
GxLx2xxrxn _ 2nlt XG__ 7an
va=li><v=

21rll
. il prodotto

60><r

60

_ 30

esprime la

60

velocit, che prenderebbe il punto G di applicazione del carico, se la leva BC avesse a


rotare cpllalbero, e chiamando V tale velocit, risulta P><v:fxv:GxV.
1 Esempio. - Qual sar leffetto utile duna macchina idraulica, se, applicando
allalbero motore della medesima un dinamometro, il cui braccio di leva e metri 4, e lal
bero girando liberamente, cio non mettendo in moto alcuna macchina, fa 15 giri per
minuto, e il peso necessario a mantenere in moto una tal macchina, compresovi il piatto,

sia di 150 Chilogrammi? '


Soloz. Da quanto si disse superiormente avremo qual effetto utile al secondo per questa
ruota 3,14X4g1_5_x_1_50 :12,56 cavalli. Se si accrescer o si diminuir la pressione
75x30

chiudendo i dadi delle viti EE, si dovr aumentare o diminuire contemporaneamente il


peso per mantenere la leva in posizione orizzontale, osservando ogni volta il numero dei
giri dellasse, e per mezzo della suddetta formola se ne calcoler leffetto e si verr a

sapere quale sia la velocit pi favorevole, ossia che d maggior effetto utile. Ora suppo-
nendo, che con un pi forte attrito che nellesperienza precedente si possa sostituire al
peso di 150 Chilogr. uno di 162, perch la leva rimanga orizzontale, e lalbero faccia in tal
o
caso solo 13 giri al minuto, leffetto utile della ruota sar

3>lgll :11,75 ca

valli, perci la prima velocit di 15 giri al minuto offrir un maggior effetto utile che non
lultima.

Mettiamo ora in moto col mezzo della ruota l'apparato di trasmissione del lavoro alle
diverse macchine dellopifcio, a cui applicata la ruota idraulica, senza che le macchine

lavorino. Se in questo caso il peso P di 170 Chilogr. e se l'asse fa solo 11 giri al minuto,
p effetto utile
- prodotto dall
, , asse della ruota sera. ancora -L-Tg;<)
314x4x1lx170f :10,44 caValh..
Osservazione. - Supponendo che mediante questa trasmissione vengano mosse 40
macchine operatrici,-come torni, macchine per piallarc, telai e simili, si avr P:43 Chilg.,
e se lasse fa ancora 10 giri al minuto, leffetto utile ancora disponibile sar
L>S%3-Iz,io cavalli. Risulta quindi che il massimo effetto utile, che il motore
potr somministrare, sar :12,60, e che leffetto utile richiesto al movimento del mecca

nismo di trasmissione =12,60-10,44:2,16 cavalli, e quello che serve al movimento


delle macchine e di 10,14-2,40=8,04 cavalli.
2 Esempio. - Qual sar leffetto dinamico duna macchina a vapore, la quale si
sottoposta alla prova con un freno, di cui il braccio CP di metri 4,04(Fig. 82), e faceva

colla velocit normale 29 rivoluzioni per secondo equilibrando il peso G,.che, unitamente
al peso del braccio di leva ridotto al suo centro di gravit e a quello del piatto, era uguale
a Chilogr. 96,28?
Soluz. lloltiplicando il doppio del braccio di leva 0 metri 8,08 pel rapporto 3,1416, si
avr la circonferenza del circolo di raggio CP o il braccio di leva eguale a metri 25,38, che

sarebbe lo spazio descritto nel movimento. Per avere la velocit bisogna determinare lo
spazio riferibile allunit di tempo (N 23), cio al minuto secondo, la quale va moltiplicata
per metri 25,38 e pel numero 29 delle rivoluzioni fatte in un minuto primo diviso per 60,

che da 2'326-29_ :12,26. il peso equilibrato di Chilogr. so,a5xle,aouso,os, che


esprime il momento dinamico della macchina in altrettanti Chilogrammi portati allaltezza
di un metro per secondo di tempo. Dividendo questo risultato per 75 (N' 48), si avrebbe il

momento dinamico 15,72 espresso in cavalli a vapore (1).

(i) I dati di questo esempio sono desunti da un esperimento su d'una macchina a vapore ad un sol cilindro senza
bilanciere, senza condensazione e senza espansione, stata consegnata dal fabbricante come della forza di 15 cavalli, la
tensione del vapore si manlenne di 3 H2 atmosfere, il diametro del cilindro era di niet. 0,557, la corsa dello stantuffo di
i incl:, lesperienza dur parecchie ore.

93
ARTICOLO XVII.

[DellElaslicl dei Corpi.

89. Elasticit. - Chiamasi elasticit quella tendenza, che hanno certi


corpi di riprendere la forma primitiva, cessando d'agire su di loro una forza
qualunque, che l'alterava (N 4). Un corpo solido 0 gazoso dunque elastico quando senza cambiar natura cede
ad una forza, che gli oppone una resistenza e che esso tende continuamente a respiri

gore. Cos, quando dicesi che un uido e elastico, intendesi che il suo volume pu
essere ridotto colla compressione, ed inversamente aumentato col cessare di quella.
Lelasticit nei solidi si manifesta in quattro modi diversi: per trazione o tension
per torsione, per inessz'one e per compressione.

I corpi, qual pi qual meno, possiedono un certo grado di elasticit; il diverso


grado di elasticit, di cui sono (letali, li ha fatto dividere in corpi perfettamente ed fm
perfettamente elastici, mettendo trai primi quelli, che riprendono completamente la loro
forma primitiva, quando si cessa di agire su loro, e fra i secondi quelli, che non la
riprendono che solo in parte.
I gaz sono i corpi, che possiedono lelasticit in un grado emineme, mentre nei

liquidi ev appena sensibile.


90. Elasticit. di trazione o tensione. - L'elasticit di trazione o
tensione si manifesta nei li, nelle lamine e nelle sbarre, sulle quali esercitasi

uno sforzo alle loro estremit nel senso della loro lunghezza. Fra i moderni

esperimentatori sullelastieit va distinto il signor Wertheim, a cui devesi


la quarta legge (I).
il Savart adoper un apparecchio composto di un sostegno di legno, al quale si so
spendono le aste ed i li, che si vogliono sottoporre ad esperimento. Si attacca alla loro
estremit inferiore un bacino destinato a ricevere dei pesi, e sulla loro lunghezza si

segnano dei punti, di cui si misura precisamente la distanza per mezzo di un catetometro (2).
Per studiare lelasticit di trazione S. Grawe
santi, che fu il primo ad assoggettarla ad espe
rienze, si servi dellapparecchio, che presenta la
Fig. 83. Il lo metallico am, del quale voleva
provare il grado di elasticit, era teso orizzon
talmente tra due morso sse a e b. Una lamina
di rame C, sospesa liberamente al mezzo del (ilo
ab, sosteneva un piatto B carico di pesi, i quali
iorzavano il filo ad allungarsi e gli facevano fare
un angolo; un ago sospeso per il suo centro di
gravit ad una puleggia mobile posta nel centro

di un quadrante, messa da un filo di seta accavalHg- 3'


calo sulla sua gola e teso da un peso P, serviva a misurare sulla circonferenza del quadrante
labbassamento del punto m, corrispondente al grado di elasticit del lo metallico amb.
(i) Bench debba:i a llegnault la dimostrazione delle variazioni di volume, che prova un vaso in forza dell'ela
slicii delle sue pareti, quando vien premuta la massa liquida, che lo preme, al signor Wertheim dobbiamo i se
guenti risultati: i Che i cambiamenti di volume sono, come cambiamenti di lunghezza, proporzionali ai carichi;
2 Che la variazione dell'unit di sezione di una sbarra stirata alle due estremit 2|5 della variazione dellu
nit di lunghezza; 5' Che le variazioni dellunit di volume sono 5 delle variazioni dell'unit di lunghezza;
40 Che la variazione dell'unit di volume di una massa premuta su tutti i punti della sua supercie uguale alla
variazione dell'unit di lunghezza di una sbarra tirata solo nel senso della sua lunghezza.
(2) Regole dottone diviso in millimetri, al quale si pu dare una posizione verticale per mezzo di un piede con
viti di livello. Un cannocchiale posto ad angolo retto col regolo scorre nel verso della sua lunghezza, e porta un
nunio, col quale si misurano i cinquantesimi di millimetri (V. la Fisica del Cuor).

94
Questi esperimentatori pervennero a determinare, quando non si oltrepassi i limiti,

in cui i corpi non riprendano pi la forza primitiva, che la trazione delle aste e dei
li sottoposta alle quattro seguenti leggi, che regolano lelasticit di tensione:
1' Per una medesima sostanza e per un medesimo diametro l'allungamento delle aste e dei
[ili proporzionale alla forza di trazione ed alla lunghezza ed in ragione inversa dell'area di

una sezione fatta perpendicolarmente al lo;


2' Per aste 0 li della medesima lunghezza e della medesima sostanza, ma di differente
grossezza, gli allungamentt' sono in ragione inversa dei quadrati dei diametri;

3' Che per una medesima sostanza e per una stessa diametro l'allungamento proporzionale
alla forza di trazione ed alla lunghezza;

4' Quando una lamina o sbarra si comprime nel senso della sua lunghezza operando alle
sue due estremit, l'accorciomento, che essa prova, uguale all'allungamento, che avrebbe
subito, se invece di una forza comprimente aglsse una forza stirante.
.
Lesperienza ed i calcoli istituiti in proposito hanno dimostrato, che quando i corpi
si allungano per trazione, crescono di volume.
Wertheim, il quale istitu moltissime esperienze sullelasticit dei metalli, riconobbe
che l'elasticit decresce, quando la temperatura si eleva da 15"a200", eccetto per il ferro

e lacciaio, la cui elasticit cresce no a 100 e poi diminuisce, trov che in generale
tutte le cause, che aumentano la densit, fanno crescere in pari tempo lelasticit ed in

versamente.

91. Elasticlt. dinesslone. - L'elasticit di essione od inessione


quella, che si manifesta in tutti i solidi, che, ridotti in lamine sottili e tenuti

fermi per una loro estremit, dopo di essere stati pi o meno ricurvati, ritor
nano alla loro forma primitiva, quando vengano abbandonati a se stessi.
Questa propriet eminente nellacciaio temperato e nella gomma elastica, e trova
numerose applicazioni nellindustria.

Un esempio di elasticit di essione lo abbiamo


prendendo (Fig. 8l) una sbarra L di ferro e ssandola

g
Fig. 84.

per una estremit orizzontalmente, caricando laltra


estremit no con un peso capace dimprimerle una
inessione n'c'. Togliete questo peso, e la sbarra t'a

cendo un certo numero di oscillazioni, riprender la sua posizione orizzontale in virt


dellclaslicit, che si in essa sviluppata, per lo allontanamento delle molecole prossime
alla sua supercie superiore, e per lavvicinamento di quelle prossime alla supercie
inferiore.
ll Coulomb determin, per mezzo di esperimenti, che lo spostamento dellestremit no
della sbarra proporzionale al peso, di cui si scarica, e che il peso, il quale produce un
certo incurvamento, proporzionale alla larghezza della sbarra; se questa diviene 2, 3, ecc.
volte pi larga, lincurvamento sar una met, un terzo, ecc, e per avere la stessa ines

sione bisogner duplicare, triplicare il peso.

92. Elastioit. di torsione. -- Lelasticit di torsione si sviluppa in un


lo metallico, quando, essendo sso in una estremit, si torce con uno sforzo,
che si opera allaltra estremit; cessando questo sforzo, ritorna al suo antico

stato, dopo di aver fatto un certo numero di oscillazioni.


Chiamaci angolo di torsione lo spostamento, che subisce un raggio della base
inferiore, riferito ad un raggio sso della base superiore.
a,:/_h
Immaginiamo (Fig. 85) un lo A, nel quale in forza della torsione le

' "

molecole dalla loro posizione parallela allasse del cilindro vengono spostate
per disporsi in altrettante eliche bb'...; prendiamo di mira nella base infe
riore una molecola b; essa trovasi trasportata in b, e langolo b ab', latto dal
raggio ba col nuovo raggio ab', ci che si chiama angolo di torsione.

Gli esperimenti fatti dal Coulomb sullelasticit di torsione dei fili fles
sibili ed a sezione circolare furono dal Savart ripetuti sopra verghe rigide
di ottone, di rame, di vetro, di legno, a sezione circolare, quadrata, rettan

95
golare e triangolare. I risultati conformarono le leggi stabilite dal Coulomb; anche il signor
Werlheim ha studiato l'elasticit di torsione servendosi di un apparecchio pi perfetto di
quello usato dal Savart, e facendo esperimenti su 65 verghe di varie sostanze vuote e mas

siccie, aventi tutte le sezioni le pi comuni. Egli ha determinato le variazioni di volume,


che per leffetto della torsione subiscono i tubi pieni di liquido, ed ha potuto anche con
statare che una torsione, quantunque piccola, sempre accompagnata da un all'alto per
manente: un filo metallico torto non riprende mai completamente la sua posizione.

Lelasticit, qualunque sia la causa, che la produce, ha sempre un limite, oltrepassato


il quale, il corpo, che stato allungato, piegato o torto, non riprende pi la sua primitiva
gura.

Le leggi della torsione dei li sono state determinate dal Coulomb, sico francese, nel
l806 per mezzo dun apposito apparecchio, che chiamasi bilancio di torsione, e sono le
seguenti:

1 Le oscillazioni sono sensibilmente isocrone, quando non oltrepassino un piccolo numero


di gradi,

2' Per un medesimo lo langolo di torsione proporzionale alla forza, che lo produce;
3 Per una medesima forza di torsione e per li del medesimo diametro l'angolo di torsione
proporzionale alla lunghezza dei li;
P Per una stessa forza e per una medesima lunghezza dei li langolo di torsione in

versamente proporzionale alla quarta potenza dei diametri.

ARTICOLO XVIII.

[Della Iligdezza delle Funi.

93. Funi. - Le funi sono organi meccanici e fanno parte di parecchie


macchine, come nelle carrucole, nei toruii, nelle trasmissioni del moto, ecc.
Esse nel moto devono essere continuamente piegate secondo una data cur
vatu'ra in alcune parti, e raddrizzate in altre; in tali successive variazioni

si richiede una forza per vincere la resistenza, che esse oppongono per essere
piegate, e per la quale si perde porzione dellazione dinamica della potenza
motrice: questo chiamasi rigidezza delle funi.
Infatti, se una fune perfettamente essibile fosse accavalcata ad un cilindro o ad
una ruota (Fig. 86) con all'estremit due corpi egualmente distanti, deve sussistere l'e

quilibrio, perch in tal caso le due forze parallele ed uguali P e O


sono egualmente distanti dal punto dappoggio A; baster perci un
piccolo peso da una parte per produrre il moto. Per dordinario DV

questa forza Q non avr solo a vincere linerzia del carico e dellat
trito del perno contro il cuscinetto A, ma ben anche la resistenza f
dipendente
dallimperfetta
corda. di questa BE, f_.'
La rigidezza
della cordapieghevolezza
far si, che della
la parte
" i . I.
su cui agisce il carico, non si adatti esattamente al cilindro, ma E

prenda una direzione obliqua BE. Siccome per il carico 0 agisce


in direzione verticale, cosi il suo 'punto dapplicazione andr sup

,
' l'p .

'

I-lg. se.

posto non pi in Il, ma in D, essendo ED una retta verticale e

perpendicolare ad AD. Il peso Q operando alla distanza AI) dal fulcro 0 centro di rota
zione A, per lequilibrio si dovr avere PXAC:QXAD; cosi bisogner accrescere la

forza I della medesima proporzione, sedendo cui, a causa della rigidezza, cresce la di
stanza dal punto dapplicazione del carico.
'

96
Dalle varie esperienze risulta, che nelle funi nuove la distanza dal punto di ap
plicazione del carico supera lanaloga distanza del punto dapplicazione della forza
duna met. del diametro della fune stessa. Nelle funi usate si pu valutare ad 1[3 , e
nella funi vecchie tra /i e 1/5 .
La rigidezza duna fune varia: 1 Secondo la tensione o il peso, da cui stirata;
2 Secondo il vario metodo di fabbricazione; 3 Secondo la sua grossezza; 4 Secondo
il raggio del cilindro, attorno al quale deve avvolgersi.
-

Con esperimenti istituiti mediante appositi apparecchi risulta, che, poste le altre
condizioni eguali, la rigidezza delle funi e prossimamente proporzionale alla forza, da
cui sono tese.
I
Lesperienza ha fatto pure conoscere per questo riguardo ci che segue: 1 La

rigidezza delle funi cresce in ragione della loro grossezza ovvero del loro diametro;
2 Diminuerrdo il diametro del cilindro, su cui si avvolge la fune, cresce in proporzione
la rigidezza della medesima; 3 La velocit non inuisce a far cambiare la resistenza
prodotta dalla rigidezza delle funi.
4
Dai varii calcoli ed esperienze si rilevato, che nei casi generali pu adottarsi la

seguente formula senza commettere gravi errori: S :

, nella quale S esprime

la rigidezza della fune, P indica il peso o la tensione della corda, d il diametro della

corda, R il raggio del cilindro o della carrucola e 25 un numero sso. Uber inveCe
d la formula seguente S:K xll.l-- , nella quale K un numero sso dato dal
lesperienza ossia uguale a 0,186.
Sono tante le circostanze, che concorrono a rendere variabile la qualit di una
fune, che il calcolo esatto troppo complicato per la pratica; nulladimeno si osser

vato, che a pari circostanze le funi umide ed incatramate sono pi rigide delle asciutte
e bianche; cos pure le funi nuove ed attorte sono meno essibili di 'quelle usate e

poco attorte. Ma approssimativamente si trova la resistenza, secondo Redtenbacher,


impiegando secondo le circostanze le formole seguenti:
.
P><d2
.
.

per le corde di canapa 8:0,26x


-

Chilogrammi,

.
.
de
.
.
per le corde in lo di ferro 8:0,58X
D
Chilogrammi;

nelle quali P e la tensione in Chilogrammi della parte della corda, che savvolge; d il
diametro della corda in centimetri; D il diametro del cilindro o della carrucola. Si trova
il valore della forza da impiegarsi sul cappio della corda, che si svolge, per vincere
la resistenza P e la rigidezza della corda, colle formole seguenti:

da
per le corde di canapa S:P(l +0,26

) Chilogrammi,

1)
.
.
diI
.
.
per le corde in lo di ferro S=P(I+O,58) Chilogrammi.
Secondo Eytelwein la rigidezza delle funi usate si ottiene colla formula seguente:

s_-o,1as de
D .
1 Esempio. - Quanta forza si dovr impiegare per sollevare un carico di 300 Cg.
impiegando una carrucola di 36 centimetri di diametro, posto che la fune da usarsi
sia ancor nuova e grossa 42 millimetri?

Solar. Il punto dapplicazione della forza a met della grossezza della corda,
quindi la sua distanza dal centro della carrucola sar :iS+2,1;90,1 centimetri. La
distanza dal punto d'applicazione del carico deve superare la precedente di met la
grossczm della corda; sar dunque eguale a centim. 20,1+2,1:22,2. indicando la forza

300x222

con P avremo quindi 20,1x?:300x22,2; P=--2'1_ :Chilogr. 331,3. La ram


7

stanza prodotta dalla rigidezza della corda sar dunque 331,3-300:21,3.1mpicgand0


la formola S I K

. T: l8 + i22_ :20,i, si ha
Qf" , , siccome

97
S : 9%_3(10M3 :Chilogr. 11,40, e la forza da impiegarsi, non tenendo conto
dellattrito dellasse, sar P:300+HJO:3HJO. Calcolato in questa guisa S ha un
valore pi grande del primo, ma preferibile.

2 Esempio. - Dovendo sollevare un peso di 500 Chilogr. con una fune usata di
4 centim. di diametro, quale sar la rigidezza di questa, se il diametro della carrucola
di 40 centimetri?
Soluz. Dalla formola S: W = Chilg. 37,45, ossia la potenza dovr es

sere di 500 pi Chilogr. 37,45, o Chilogrammi 537,45.


94. Rigidezza. delle Catene. - Le catene presentano una resistenza nellavvol
gersi e nello svolgersi per l'effetto dellattrito, che provano gli anelli girando sul loro

asse; perci nella loro costruzione bisogna fare in modo, che la lunghezza di questi
'sia la pi piccola possibile relativamente al raggio della carrucole. o del verricello.
Le catene, che si ritengono pi vantaggiose, sono quelle piatte ad articolazioni, delle

qualiciascun anello o parte connesso da due caviglie allanello precedente o che.


segue.
.
Unaltra buona disposizione di catene e quella, che ha gli anelli oblungbi piani,
di brevissima lunghezza e perpendicolari gli uni agli altri, e che scorrono nella ca
nalatura della carrucole. o del tamburo. Le catene ad anelli torti debbono essere in
tieramente rigettato.

ARTICOLO XIX.

Della Resistenza dei Mezzi ossia dei Fluidi.

95. Resistenza dei Mezzi. - Dicesi resistenza dei mezzi quella. duplice
resistenza, che incontra un corpo, che si muova in un uido qualunque, sia

per leffetto dellattrito ancorch debole contro le molecole uide, che rasen
tano lateralmente il corpo, sia dalla resistenza assai maggiore prodotta dallo
spostamento delle particelle uide incontrate dal corpo, le quali nell'orto sono
poste in movimento, e tendeno sempre pi a diminuire la sua velocit.
La resistenza dei mezzi cresce:
1 In ragione della densit del uido, in cui si muove la macchina; giacch quanto
pi questa grande, tanto maggiore risulta la. massa del uido da essere rimossa, la
quale in virt dellinerzia oppone ostacolo in ragione del numero delle molecole.
Infatti facendo muovere nello stesso fluido due pendoli uguali, essi faranno nello
stesso tempo un egual numero d'oscillazioni. Ma se luno oscilla in un uido pi denso
di quello, in cui si muove laltro, il primo incontra maggior resistenza ed ridotto alla
quiete pi presto del secondo.
Ne segue da ci, che la resistenza, che un movimento incontrer nellacqua, sar
circa 800 volte maggiore di quella, che proverebbe nellaria, perch la densit di questul

tima allincirca 800 volte minore di quella dellacqua.


2' Cresce col crescere della velocit, anzi in ragione del quadrato della velocit.Si vede
parimenti che uno stesso corpo incontrerebbe nellaria una resistenza uguale a quella
oppostagli dallacqua, se nella prima si muovesse con una velocit un po pi di 28
volte pi grande che nella seconda, essendo 28:784, assai prossimo ad 800. Perle
13

98
stesso motivo il moto dei gravi cadenti da considerevoli altezze dovrebbe essere uni

formemente accelerato [N' 32], ma la resistenza dellaria lo altera e lo cambia dopo un


certo tempo in un moto uniforme. Lo stesso pu dirsi dei traini delle ferrovie (l) e del
moto delle navi.
3Cresce in ragione dellarea della supercie urlata dal corpo di massa uguale e di
forma differente, ovvero a parit di forma e di figura, se si dar al corpo unaltra po
sizione. La resistenza per un corpo di forma prismatica, prendendo per unit di supercie
il metro quadrato, uguale a 0,0759X.\xv, essendo A l'area e v la velocit. Per le
lastre sottili la resistenza in discorso alquanto pi forte, perci invece del coefciente

indicato vi si sostituir questaltro 0,0918. Poi corpi, che si muovono nell'acqua, il coef
ciente uguale a 52, onde si avr per ogni metro quadrato una pressione uguale
52><A><r2 Chilogrammi.

Nel caso che il fluido in movimento battesse contro un corpo fermo, la resistenza
sarebbe un po maggiore che nel caso nora considerato. Quando il corpo ed il fluido

sono entrambi in moto, e luno in un senso opposto all'altro, si dovr prendere la somma
delle loro velocit, mentre se andassero dalla stessa parte si prenderebbe la differenza
delle dette velocit. La somma o la differenza ottenuta dar la velocit, che si dovr

introdurre nel calcolo. Da apposite esperienze istituite sul convogli delle ferrorie risult,
che la resistenza opposta dallaria contro la locomotiva per ogni metro quadrato

per la velocit di 1 metro:0,t%2 Chilogr.,


id.

12 metri :H4><0,122:17,6 Chilogr.,

id.

20 metri: 400x0,122:48,8 Chilogr.;

in generale chiamando A la supercie, la resistenza sar :0,122x:\xv. La resistenza


delle'altre vetture, che vi sono attaccate, si calcola circa il 400/Q della resistenza, cui

la locomotiva incontra per metro quadrato.


La resistenza, che provano le navi, deriva specialmente dellattrito contro la su

perficie immersa nellacqua, e la cos della resistenza della forma ne considerevol


mente minore. Secondo il Navier la resistenza dellacqua contro una nave in movimento

uguale a 8,l><Axv:8,lxlprv Chilogr., nella quale 1 india la lunghezza della


nave; p la profondit, a cui pesca; v la velocit; le dimensioni sintendono in metri.
La quantit di lavoro consumato al minuto secondo nel vincere la resistenza del
mezzo si otterr moltiplicando la misura trovata della resistenza per la velocit v, e si

avr K><Axv><u.:l\'><Axv3 ovvero le><p><v3 chilogr.m., nella quale 1, p e v rap


presentano le quantit della formula antecedente, e K il coefciente numerico da im
piegarsi.

1' Esempio. - Quale sar il lavoro, che si dovr spendere per superare la resistenza
esercitata dallaria su dun convoglio ferroviario, che ha una velocit di 10 metri, sup

posto che la superficie della locomotiva urtata dallaria sia di 8 m. q., e che vi siano
attaccati l'2 vagoni, ciascuno dei quali presenti di fronte una supercie di 4 m. q.?

(i) bei convogli sulle strade ferrate la resistenza dei mezzi diventa considerevole per la grande velocit. L'aria
urla di fronte la locomotiva, ma lo scontro dei vagoni e dei carri non succede in ragione della somma delle loro
supercie anteriori, per essere disposti uno in seguito all'altro. Ma siccome tanto le locomotive quanto i carri del
convoglio hanno pressoch uguale supercie di riscontro, si suole adottare perci la seguente regola pratica per
valutare la resisienza dell'aria provata dei convogli lungo le strade ferrate: Troz-si la supercie del primo vagone
o della macchina e ad ogni 8 metri quadrati se ne aggiunga I per ogni vettura o vagone del convoglio, Indi mol
tlplirhis la somma pel quadrato della velocil espresso in Chilometri allora; si divida inne il prodollo per 200,
c dar la resistenza richiesta in Chilogramml.
'
Esempio. - Supponendo un convoglio composto di 40 vagoni, la velocit di 50 Chilometri all'ora, la su
perficie di scontro 8 metri quadrati, qual e la resistenza, che incontrer?
Soluz. Si avr m. q. 8+ lo: l8, che moltiplicato per (50)! o 900 dar 900xl8=l6200, che diviso per 200
d per quoziente 8| , che esprime in Chilogrammi la resistenza del mezzo. Se sofa il vento allora bisogner alla
velocit 50 aggiungere quella del vento o detrarla, secondo che questo ha una direzione opposta o cospirante col
convoglio, dal cui risultato si far il quadrato, che deve servire di moltiplicatore al numero esprimente la super

cie di scontro. Aggiungendo quella nascente dagli attriti si avr la resistenza di un convoglio sulla strada ferrata.
La resistenza della locomotiva si valuta dordinario di 7 per ogni 4000 Chitogrammi o per ognl tonnellata di peso

del veicolo; mentre quella dei vagoni si calcola meno di 5 Chilogramml per ogni tonnellata
I

'

99

Soluz. Tenendo per coefficiente 0,1'22 avremo per la resistenza contro la locomotiva
0,l22x8><10:97,6 chilogrammetri. La resistenza contro 12 vagoni uguale a
,
12 ( 0,1.x0,122x4xl0 ) : 12><19,52 :234,24 chilogr.m. Quindi la resistenza in complesso
dellaria uguale a 331,81 Chilogr. Il lavoro speso per minuto secondo nel vincere questa
resistenza sar : va :332><l0: 3320 chilogr.m. :.43,6 cavalli-vapore; e per muovere

il convoglio con una velocit di un sol metro basterebbe impiegare contro la resistenza
dellaria un lavoro:

:0,0i cavalli-vapore, perch questo varia in ragione della


1000

terza potenza della velocit.

2' Esempio. - Quanto lavoro sar necessario impiegare ogni minuto secondo per
imprimere una velocit di 5 metri ad una nave larga metri 7,5, e che pesca alla pro
fondit di metri 1,50?

Soluz. Il lavoro da impiegarsi sar per minuto secondo


P:8,lxlprv3:8,1x7,5x1,5x53:11390 chilogr.m.:t5l,8 cavalli dinamici.

ARTICOLO XX.

[lei ilill'ercnti Materiali impiegati nella Costruzione delle Macchine.

96. - La costruzione larte di comporre un insieme soddisfacente a certi


dati con determinati materiali (1).
Fra i metalli, che la natura e lindustria mettono a nostra disposizione, havvene
di quelli, che sono pi adatti ad un genere speciale di costruzione che ad un altro.

Le macchine essendo sempre apparati, in cui vi e movimento, vibrazione e resistenza


a sforzi di trazione, di pressione, di torsione e durto, i materiali, che convengono pi
particolarmente alla loro costruzione sono quelli, che riuniscono contemporaneamente
la tenacit per la resistenza e la docilil per lesecuzione; ma non sono i soli, im
perocch fuori del moto, delle vibrazioni e delle resistenze vi uninnit di funzioni,
che abbisognano di propriet particolari.
Si distinguono tre diverse categorie di materiali, e sono: 10 quelli del regno mi
nerale, come le pietre, le terre, i eetri ed i metalli; 2 quelli tratti dal regno vegetale,
come i legni, il caontekouc 0 gomme elastica, la gulta-pereha, le materie lamentose o
tessili e gli olii essiccatiei; 3 quelli tratti dal regno animale, che sono ienoi, gli olii

fissi, le corna ed i mini.


Ma di tutti i materiali tratti dal regno minerale solo qualche metallo riempie le
condizioni richieste per la costruzione delle macchine. Le terre ed i vetri non sono
abbastanza tenaci, perch troppo fragili; nulladimeno essi gurano in varie parti au

siliarie. Lo stesso dicasi delle pietre, le quali costituiscono eccellenti fondazioni per
le macchine sse, e dei mattoni, che servono esclusivamente quasi per la costruzione
dei fornelli; i vetri servono per la formazione dei tubi indicatori, dei livelli dellacqua
nelle caldaie, dei manometri a mercurio e dei modelli delle piccole macchine a vapore.
Ci poi, che riduce ad un piccolo numero i metalli impiegati nelle macchine, e la loro
carezza. In generale i metalli si possono ridurre ad uno stato di mollezza da poterli

(I) Le conoscenze accessorie allo studio dei materiali impiegati nelle macchine sono: la siologia regalate poi
legni; la mclallurgia pel metalli; l'archileltura per le forme; in mineralogia pe materiali in genere; la siologia
animale per i cuoi, i grassi, gli olil ecc.

100

'

lavorare facilmente; quelli, che convengono maggiormente anche e minore tenacit


per la. costruzione delle macchine, sono particolarmente idestinati a stare allumido,i

cosi detti inossidabilz', come loro, largento, il platino e lalluminio, ecc.; ma il lor prezzo
elevato li esclude quasi interamente, e sono impiegati in qualche eccezione e solo
quando la necessit lo fa sentire, come il platino nella concentrazione dellacido sol
forico e nella costruzione di alcuni strumenti ed apparecchi di sica e di chimica.

Essendo obbligati a rinunciare all'inossidabilit, si deve cercare tra gli ossidabili


il pi tenace e meno caro, e fra questi si trova il ferro, che, solo od in combinazione
collazoto e col carboni , costituisce lelemento principale delle macchine.
Dopo il ferro viene il rame, che, in grazia della sua grande attitudinea condurre
il calorico e della sua pi facile fusibilit, impiegato nella costruzione delle cal

daie; in lega collo stagno nella. costruzione dei piumacciuoli o cuscinetti, che soppor
tano gli alberi in rotazione; in lega col piombo nella fabbricazione di tubi, e col

nichel e col zinco per leghe di altre speciali applicazioni.


Fra i materiali tratti del regno vegetale i legni sono quelli, che in molti casi so
stituiscono con vantaggio i metalli, sia per ragioni economiche, sia per la loro tena
cit, la loro leggerezza e la facilit di lavorarli. Talvolta per la loro sensibilit alle
variazioni igrometriche dellatmosfera ed altri inconvenienti, cui vanno soggetti, ob
bligano a rinunciare al loro uso. Il caoutchouc, le cui qualit e propriet erano or son
pochi anni sconosciute, da qualche tempo viene impiegato in varie guisa nella co

struzione di macchine, e pi specialmente ove duopo delasticit, come nelle con


giunzioni, nelle parti soggette ad urti, ecc. La guita-percha succedette alla gomma
elastica: pur desse, impiegata nelle parti, ove lelasticit indispensabile. Le materie
jllamentose servono a fare la guarnitura o baderna degli emboli o stantuffi e dei bozzoli

a stoppa (stung-bozes). Gli olii essiccativi, coi quali si bagna la biacca od il minio
per far mastici o colorire metalli cssidabili, li preservano dallazione dellumidit.
I materiali tratti dal regno animale sono i cuoi per le coraggio, ch nora la gutta

percha non ha. potuto sostituirli, sebbene simpieghi nelle valvole e nelle giunture
dei tubi.
I grassi, i seghi e gli olii ssi servono a lubricare i cuscinetti dei perni, le guide
delle aste scorrevoli ed in generale tutte le parti scorrenti le une sulle altre.

Le corna e i crini o crine hanno poche applicazioni e di poca importanza. Perci


si vede che i materiali pi adattati alla costruzione delle macchine si possono dividere
in due categorie, cio in materiali fondamentali, come il ferro, il rame e le principali
leghe, che con essi si fanno, e in materiali accessorie, che possono essere rappresen
_ tati dai prodotti naturali della terra o da quelli dell'industria.
Lasciando questi ultimi nella denominazione delle generalit noi faremo conoscere
le propriet siche, chimiche'e meccaniche dei primi come quelli, che presentano un
interesse speciale per la costruzione delle macchine. E considerando che nellappli
cazione delle propriet meccaniche sono indispensabili dei calcoli per determinarne
la resistenza, mentre la teoria delle loro propriet siche e chimiche non che la sem
plice esposizione dei loro caratteri distintivi, divideremo questo studio dei materiali

adatti alla costruzione delle macchine in due parti distinte: la prima tratter delle
propriet sico-chimiche, e la seconda della. resistenza.

97. Ferro.

Il ferro il metallo pi conosciuto, pi comune e pi necessario allin


dustria, specialmente nelle macchine. Esso trovasi in tutte le sostanze: si
rinviene nei corpi organizzati, vegetali ed animali, ed sparso in grandi
masse, in loni, in diversi stati, cio: 1 nativo o schietto pi raramente;
2 ossidato; 3 combinato collacido carbonico; 4 combinato con terre. Nelle

sue numerose applicazioni nelle arti simpiega in tre stati, cio: 1" allo stato

101
di ferro dolce; 2 allo stato dacciaio; 3 allo stato di ghisa. Questi due

ultimi stati non sono altro che combinazioni di esso con piccole quantit

variabili di carbonio e silicio. Esso la causa principale dei diversi colori


delle terre.
Stato sico. - Il ferro alla temperatura ordinaria solido, ma ad una elevatissima
ammollisce, e si fonde a quella di 158 gradi del pirometro di Weedgwood, che corri
spondono a 9593 gradi del termometro di Reaumur. La sua frattura brosa uncinata
di color bigio chiaro risplendente; la sua. tessitura granellare e fogliacea. E dotato
di singolar durezza, e scintilla sotto la percosse dei corpi duri. Cristallizza in ottaedri
sorgenti gli uni sugli altri. Esso combustibile, e nella combustione si combina col
lossigeno, il quale lo priva delle qualit metalliche e lo converte in una polvere

rossa oppure gialla. e talvolta bianca conosciuta sotto il nome di ruggine di ferro,
la quale non altro che un ossido di ferro combinato collacido carbonico.
Colore, Odore e Sapore. - Il ferro di color bianco azzurrognolo tendente al
higio; col pulimento acquista una supercie risplendente. Stropicciato tramanda un
odore suo proprio, ed accostato alla lingua fa sentire un sapore astringente.

Densit. - La sua gravit specica varia tra 7,600 e 7,800 secondo lo stato di mag
giore o minore purezza ed il modo di lavorazione.

Dilatazione. - La dilatazione lineare del ferro dolce da 0 a 100 0,00118210 0


-8-15 , lo stesso da 0 a 300 e 0,00146842 o
Tenacit. - Il ferro tra i metalli, che mostrano in pi alto grado la tenacit:

un lo di due millimetri di diametro pu reggere senza rompersi un peso di 250 Cg.


Pu tuttavia variare grandemente secondo che la sua preparazione riusc pi o meno
perfetta. Il ferro, che ha una tessitura brosa, pi tenace di quello granellare.

Duttllit. e Malleabilit. - Nel ferro si mostrano pure nel pi alto grado la


duttilit e la malleabilit. Per la prima il ferro si presta mirabilmente a ridursi in

li ora cilindrici ora prismatici, a diverso numero di faccie, quali li richiede lindu
stria meccanica; per la seconda esso capace di stendersi in lamine pi o meno
grosse, quali sono quelle che servono ai costruttori meccanici per costruire le caldaie

a vapore, serbatoi dacqua ecc.; le altre pi sottili servono a far tubi, la latta, ecc.
Stato elettrico. - Il ferro attratto dalla calamita. Sotto linuenza di un ma
gnete, come sotto lazione di una corrente galvanica, il ferro si fa magnetico, per
temporaneamente; sottratto allazione della magnete o della corrente esso perde la.
sua virt. Questo osservasi in tutta la sua pienezza nel ferro puro detto ferro dolce;
nel ferro in barre del commercio, il quale contiene sempre una quantit pi o men
grande di carbonio, che gli da le propriet. dellacciaio, conservasi magnetico quando

per un'azione magnetica od elettrica. fu temporaneamente magnetizzato. Il ferro perde


la propriet dessere magnetico quando si porta a temperatura elevata (al rosso bianco),

e la ricupero. col rareddarsi. ammesso che un ferro coperto di ruggine formi un


elemento di pila, di cui la ruggine il polo negativo, ed il ferro il polo positivo; il
suo potere elettro positivo fa si, che, immerso nelle soluzioni di molti sali metallici, ne

precipita i metalli ridotti. Cosi il ferro immerso nella soluzione di solfato di rame si
cuopre duna patina di rame ridotto.
Azione chimica. dellaria. - Il ferro si pu conservare inalterato alla temperatura
ordinaria nellaria atmosferica priva dumidit; pel contrario nellaria umida si ossida
prontamente, si copre cio di ruggine.
Azione chimica. dellacqua. - Lacqua pura in contatto col ferro lo ossida rapi
damente, ma questo si altera. pochissimo quando lacqua contiene qualche millesimo di
carbonato di soda o di potesse. Da alcuni anni si preserva il ferro dalla ruggine coprendolo
dun leggierissimo strato di zinco, che poi prende il nome di ferro galvanizzato. La
limatura di ferro bagnata con acqua ed esposta allaria fornisce idrogeno libero. Di
pi lo sprigionamento dellidrogeno facendosi in presenza dell'azoto e dellaria ha per
effetto la formazione di alquanto ammoniaca, la cui presenza facile a provare nella
ruggine del ferro bagnando questa e scaldandola con un poco di potesse caustica.

102
Azione degli acidi. - Gli acidi, che non cedono facilmente ossigeno reagente sul
ferro in presenza dellacqua, determinano la decomposizione di questa, lo sprigiona
mento didrogeno e la. formazione di un sale a base di protossido di ferro; cosi avviene
cogli acidi solforico, cloridrico, acetico, ecc.
> Afnit. - Il ferro ha una grande afnit per lossigeno: ci si manifesta eviden
temente esponendolo all'aria umida ed immergendolo nellacqua.

Leghe importanti. - Il.ferro si pu unire col potassio, sodio, calcio e magnesio;


ma le leghe, che ne risultano, non hanno importanza veruna per lindustria.

Delle diverse qualit. di Ferro in commercio. - Onde un ferro sia di buona


qualit necessario che sia duttile a freddo, che opponga resistenza quando si vuol
rompere, che si possa lavorare e scaldare senza che si fenda, inne che si lasci ta

gliare a. freddo colle cesoie e colla lima. Quindi la variet della natura del ferro dipende
da. sostanze straniere, con cui in combinazione. Se il minerale e commiato col solfo,
si ha quella specie di ferro, che dicesi piritoso e marziale; se collacido carbonico, costi

tuisce il ferro epatico o carbonato; se collarsenico il ferro mispickel o solfo-arseniuro


di ferro arsenicale.

Le varie qualit di ferro si possono dividere in due classi, cio in ferro molle ed in
ferro duro. Da queste due classi derivano molte variet, che sono le seguenti:

Ferri molli: 1 Il ferro molle e tenace, che il pi duttile, cio quello, che si pu

piegare a freddo ed a caldo senza che si fenda;


2 Il ferro molle e crudo, il quale, se riscaldato, si piega facilmente, ed a freddo si
spezza; i ferri dolci troppo riscaldati sono di questo numero, e si dice che sono bruciati;

3 Il ferro molle e spezzabile, che pu lavorarsi a caldo; a freddo si pu piegare no


ad un certo punto, ma non resiste ad una forte pressione, e non atto a sostenere un
grave peso: il ferro tenero, che si annovera tra questi, dicesi bastardo.

Ferri duri: 1 Ferri dari/orti o tenaci, che possono piegarsi a freddo in ogni di
rezione;
.
2 Ferri duri e crudi, che si lavorano male, si spezzano a freddo sotto il martello, e
sovente si frangono a caldo, non accidentalmente, ma abitualmente: questi ferri somi

gliano a quelli male ainati, e quasi tutti i loro difetti dipendono dal carbonio, con cui
rimangono in combinazione;
3 Ferro duro e spezzabile, che si pu piegare a caldo in ogni verso, ma si spezza a
freddo, per cui detto ferro spezzantesi a freddo;
4 Ferro duro e roverino, che si piega a freddo, e si fende al calore rovente: il che
proviene dal solfo, che tiene in combinazione.
.
Il ferro molle e tenace e pi puro del ferro duro e forte; tuttavia si preferisce questo
ultimo, perch s'ammigliora riscaldandolo successivamente, mentre il primo deteriora e
si abbrucia per lazione del fuoco.
Mezzi per conoscere la. qualit del Ferro. -- Secondo le loro qualit i ferri hanno
tessitura differenti, quindi quelli buoni hanno una tessitura brosa distinta con voce
nervo. La spezzatura a grano no pure indizio di buon ferro; ma quando esso composto
di lamine grandi, isolate le une dalle altre, indica di essere spezzabile. Un ferro nervoso.
che si sottoponga ad un caldo andante per saldarlo, diviene granito, ed il grano tanto
pi grosso quanto fu maggiore il fuoco, a cui venne lavorato; lo si ritorna nervoso sti
randolo di nuovo con precauzione.
Ma questi esteriori caratteri non sono sufcienti per riconoscere le qualit del ferro,
ed mestieri di ricorrere ad alcuni assaggi, i quali si possono dividere in due classi:

1 Assaggi per esaminare la resistenza del ferro ad un colpo, e la sua spezzatura; 2 As


saggi per determinare il modo di comportarsi nel fuoco. Questi assaggi sono i pi impor
tanti e denitivi. I primi si operano nella maniera seguente: 1 Un uomo prende una
spranga con ambo le mani, la innalza sopra la sua testa, e la percuote con forza contro

un'incudine molto stretta: le estremit delle spranghe vengono piegate e ripiegate;


2 Le spranghe pi grosse si battono con un maglio di penna stretta, si curvano e si
raddrizzano; 3 Nellainamento per saldatura necessario sperimentare le barre prove
nienti dal taglio; se resistono inutile sperimentare le altre. Al contrario baster battere
queste di faccia contro lincudine essendo ordinariamente molto sottili. Gli assaggi al

103
fuoco sono pi importanti dei primi, poich manifestano tutti i difetti del ferro. Per questi,
che sono molti e varii, si sottopone il ferro a differenti gradi di temperatura, a. saldarlo
sopra se stesso ecc. In generale lattortigliamento del ferro, il forare le spranghe presso
gli orli si a caldo che a freddo, danno indizii sicuri. Quando il ferro non si salda. bene, si
fonde, si sfalda o si frange sotto il martello, si giudice che non di buona qualit, e
quindi non pu servire a fare degli organi meccanici soggetti a sforzi.

98. Acciaio.

Si d il nome dacciaio ad un carburo di ferro contenente delle traccie di


silicio e di fosforo, e nel quale la prop0rzione del carbonio e circa di 1 p. 100.
Esso contiene pi carbonio (1) che il ferro del commercio, e meno che la
ghisa. Secondo il Gay-Lussac le composizioni dei principali acciai sono le
seguenti:
.

Inglese

Francese

1 qualit.

Iserina.

l1 qualit

2a qualit.

Carbonio

0,62

0,65

0,65

0,94

Silicio .
Fosforo .

.
.

.
.

.
.

.
.

0,03
0,03

0,00
0,08

0,04
0,07

0,08
0,11

Ferro

99,32

99,27

99,24

98,87

100,000
100,000
100,000
100,000
L'acciaio pu c0ntenere inoltre delle piccole porzioni di manganese, di

alluminio e qualche volta delle traccie darsenico. I minerali di ferro magne


sifero sono adatti alla fabbricazione dellacciaio.
Stato sico. - Lacciaio pi duro del ferro, e pu prendere un bel pulimento;
la sua tessitura presenta una grana uissima, uguale e compatta, dun bianco gri
giastro smorto, senza alcuna apparenza di bre, di lame, n di faccielle: tanto
migliore, quanto pi na, pi bianca, pi pallida ed uguale e la grana. Esso ha un

suono piacevole.
Si'distinguono due specie dacciaio: Lacciaio naturale o di fucina, che quello,
che si ottiene direttamente dal minerale, ossia rainando la ghisa con un metodo spe
ciale, un aceiaio poco omogeneo ed assai impuro, e perci non adoperato che per
formare utensili agricoli, armi bianche, seghe, molle da vettura, la grossa coltelleria.
e simili, e lacciaio di cementazione, che fabbricasi con del ferro malleabile esponendolo
in contatto del carbone sotto linuenza di unalta temperatura, ossia scaldando il
ferro in isbarre entro un bagno di carbone, fuliggine e sul marino; questo acciaio per

non omogeneo, e presenta spesso inuguaglianze di carbonizzazione: perci gli si fa


ordinariamente subire due cementazioni onde renderlo pi omogeneo e per conseguenza.
suscettibile di maggior pulimento, e pu saldarsi con altro acciaio ovvero col ferro.

Acciaio fuso. - Sottoponendo lacciaio di cementazione alla fusione si ottiene pi


omogeneo; dopo la fusione esso si pu fucinare e lavorare a piacimento. Ma ad una

temperatura meno elevata che quello di cementazione esso assai duro e bianco, e
pu acquistare una straordinaria durezza. Dacciaio fuso si fanno gli strumenti, che
richieggono una durezza straordinaria, come le liere ed i cilindri per laminatoi, i
conii per le monete, le molle degli orologi, ecc.
,

(I) Il Mushet ha delrrlnln.1ln la porzione di carbonio, che si trova nellocchio; egli trov in tuo parli di acciaio
fuso duttile i,2 di carbonio, in 400 di acciaio fuso ordinario |,0, in 00 di acciaio duro t,t, ed In 400 di acciaio
fragile 2,0.

104
Acciaio damascato. - Si fabbricano molti strumenti taglienti battendo insieme
sullincudine delle barre dacciaio rovente e delle barre di ferro dolce; dordinario

questi miscugli diconsi sto/e dacciaio, e si adoperano per motivo deconomia. Gli stru
menti, che ne risultano, sono meno fragili che se fossero dacciaio puro, ma sono anche
meno duri. Le canne da fucile sono dordinario fabbricate con stoffe di questa natura.
Quando si intacca con un acido debole la supercie d'un oggetto fabbricato con
acciaio non omogeneo, si mette in evidenza la struttura eterogenea della materia, e
ne risultano non di rado dei disegni graziosi a vedersi, e che variano secondo il lavoro,

a cui fu sottoposto loggetto: si dice allora che lacciaio damascato dal nome di Da
masco, citt, in cui gli Orientali preparano da. immemore tempo quelle armi cosl

celebri nel medio evo.


Colore. - L'acciaio pi bianco del ferro; pulito, allorch si ricuoce, prende un color
differente secondo la diversa temperatura, a cui viene portato. Bianco alla tempe

ratura ordinaria esso si tinge in giallo di paglia a +220; in giallo doro a. +240";
in bruno a +255; in porporino a +265; in azzurro chiaro a +286; in azzurro din
daco a +295, ed in azzurro scuro o +315. Siccome ad ogni colore corrisponde un
grado particolare di durezza, elasticit e fragilit, cosi loperaio nella costruzione degli
strumenti si regola dalle apparenze su accennato di colore per dar loro le qualit
convenienti. Le diverse colorazioni sono cagionato da un leggiero strato dossido di

ferro sulla supercie dellacciaio.


Densit. - La densit dellacciaio un po minore di quella del ferro; infatti questa
ordinariamente di 7,8 a 7,9, mentre che quella dellacciaio e di 7,738, e dopo la
tempera di 7,704.
Duttlllt. e Malleabilit. - Lacciaio duttilissimo e malleabilissimo.
Stato elettrico. - Una spranga dacciaio posta a contatto duna calamita si magne
tizza con molta lentezza, e pi rapidamente strofinandola con uno dei poli della cala
mita. La corrente elettrica passando per una spranga dacciaio lo converte in calamita

costante, mentre nel ferro dolce e solo temporaria.


Azione chimica. dellaria. - Una lamina dacciaio si mostra meno ossidabile ed
aria umida quando col ricuocerla in un tratto pi o meno intenso le si diede il color
azzurro.
Azione degli acidi. - Una molto a lamina dacciaio azzurra resiste meglio alla
zione dellacido nitrico che se fosse bianca.
Leghe importanti. _ Lacciaio si combina con altri metalli. Unito 8 -5(1

d ar

gento diventa durissimo e molto adattato agli strumenti da taglio; combinato di 1 o 3

per 100 col rodio ovvero col platino uguale allacciaio doriente o damascato; com

bmandolo con

_1_
100

_7175_ di cromo serve pel rasoi. Secondo questo diverse combi

o 1000

nazioni prende il nome di acciaio argentato, radiata, plattnato e cromato.


Tempera. - Lacciaio possiede una singolare propriet, che lo rende prezioso sulle
altre sostanze metalliche, che servono alle arti, ed quella di poter prendere diversi
gradi di durezza senza che si cangi la sua composizione, ed unicamente per mutazioni

molecolari, che avvengono nella sua massa. Se si scalda un pezzo dacciaio no al


color rosso, poi si abbandona ad un lento raffreddamento, esso si mostra molle, cede
vole alle azioni meccaniche, compressibile sotto il martello, e facile a lavorarsi colla

lima, al tornio ecc. Ma se lo si riscalda no a rovente e lo si fa raffreddare istanta


neamente immergendolo in un liquido freddo, acquista una grande durezza. e diventa
fragile: si ha allora. lacciaio temperato; riscaldato di nuovo a rovente e lasciandolo
ra'reddare lentamente, riacquisto. la sua malleabilit. Si tempera ordinariamente lac
ciaio nellacqua fredda; ma quando si vuole ottenere una maggior durezza, come pel

bulini, per le lime ecc.,si mescolano collacqua degli acidi ovvero dei sali. Si tempera
pure nei corpi grassi, come lolio, il sapone, la cera, il catrame; si tempera pure nella

sabbia e nella cenere, ed anche per mezzo duna corrente daria


Lacciaio, gi portato al massimo grado di durezza, pu ricondursi adurezze minori,
purch se ne elevi gradatamente la temperatura. Ora, poich ad ogni colore, che esso
prende, corrisponde un grado di particolare durezza, elasticit e fragilit, cosi loperaio

105
si regola dai detti colori per dare la tempera conveniente agli oggetti, che costruisce (1).
Questa operazione, che distrugge col calore in parte lazione della tempera, dicesi

rieuoeere.
Il ferro del commercio non essendo quasi mai puro, ma contenendo una sensibile
porzione di carbonio, si mostra suscettibile di'essere indurito colla tempera e rammollito
col ricuocerlo.

La carezza dellacciaio e la facilit, con cui si rompe, servendosi della propriet,


di cui gode di combinarsi col carbonio, ha fatto immaginare di dare le sue qualit
alla superficie del ferro in guisa che intieramente conservi il suo nervo etutte le sue

propriet; questa supercie trasformata in acciaio ha una spessezza di un millimetro,


ma pu aumentarsi. 'lemperansi anche i lavori in acciaio per evitare che si curvino
colla temperatura a freddo. Questo modo di lavorare il ferro dicesi tempera" in car
toeeio o a pacchetto.
Per ben temperare lacciaio si esige molta attenzione e molta pratica.
Mezzi per conoscere la qualit. dellAcciaio. - Si riconosce il buon acciaio:
1 quando temperato ad un debole calore diventa durissimo; 2 quando la sua durezza

e tutta uniforme; 3 quando dopo la tempera resiste allurto senza rompersi, n perde
la sua durezza che dopo una ricotta intensissima; 4 si salda con facilit e senza fen
dersi; 5 nella sua rottura mostra una grana ne. ed uguale.

99. Ferruccio o Ghisa.

Chiamasi ferraceio o ghisa il ferro, che si ottiene nei forni fasorii reali
colla riduzione degli ossidi di ferro mediante il carbone, ossia del ferro com
binato con carbonio e silicio, e ben soventi fosforo, zolfo, manganese ed ar

senico in piccole quantit.


Stato sico. - Varie sono le qualit del ferraccio, che si ricavano da un alto forno,
e provengono dal maggiore o minor grado di carburazione del ferro. La ghisa si di
stingue dal ferro per la maggior fusibilit, fragilit e resistenza allo schiacciamento,
per la minore malleabilit, per la difcolt di poterla lavorare col martello si a caldo

che a freddo, e per limpossibilit di saldarla con se stessa.


Colore. -- Tutte le qualit di ghisa si possono ridurre a tre, cio la nera, la grigia
e la bianca: si distingue eziandio la marezzata (fonte traitee) o mista, che pi spe

cialmente manganesifera, e nella sua frattura si mostra macchiettata di bigio sopra


un fondo bianco; essa fonde tra 10500 e 1100".

Ghisa nera. Ha laspetto della piombaggine; quella, che contiene pi carbonio, ha la


frattura lamellare; capace di-essere improntata dal martello; di facile fusione, epperci

(1) Le indicazioni da noi addotte sono quello, che ha date il Regnault nel suo Corso elementare di Chimica. Po.
niamo qui in nota altre indicazioni, analoghe alle precedenti, quali si trovano nel trattato di Schuberth Humlbuch
ner lechnirchen Chemic.
+ 22t Primo indizio dl color giallo; temperatura conveniente per le lancette.
232 Giallo pagliarlno pallido; tempra dei migliori rasoi e degli strumenti chirurgici.
2i3 Giallo dorato; tempra del rasoi ordinari e dei comuni strumenti di chirurgia.
25% Bruno; tempra delle piccole forbici e dei bullnl, coi quali si lavora il ferro.
266u Macchle porporlne; tempra delle accette, dei hullni o scalpellt, dei ferri da piatta, del colletti da tasca
278 Colore porporlno, tempra del coltelli da tavola e dei grossi scalpelll.
288 Azzurro chiaro; tempra delle lame da spada, delle molto per gli orologi, o delle molte In genere.
295 Azzurro schietto; tempra conveniente per le lame sottili da sega e per tutti gli strumenti, che richteg
gono una grande elasticit.
3t6 Azzurro scuro, quasi nero; tempra, a cui corrisponde la maggior diminuzione della durezza e della fra
gilit dell'acciaio. Essa si adopera per le seghe ( delle quali e mestieri si possano aflare i denti colla
lima), e per alcune molto.

14

106
preferita negli oggetti di getto; reagita con acido cloridrico, lascia indisciolte alcune
parti cristalline di carbone gratoide; oltre allapplicazione accennata si impiega
eziandio alla fabbricazione dellacciaio cos detto di fucina. Le ghise nere sono le sole,
che possano essere rifuse pi volte senza perdere la loro propriet, anzi guadagnando

in resistenza.
Ghisa grigia chiamata pure ghisa da modellare e quella, che impiegasi nella co
struzione delle macchine. Essa di color variante fra il grigio chiaro e grigio scuro,
colla frattura granellosa, e debolmente duttile ed elastica; si lavora alla lima, si lascia

tagliare dalle forbici, e riceve limpressione del martello. Si pu fondere varie volte
senza che perda le sue propriet, purch sia riparata dallaria e si lasci raffreddare

lentamente. La ghisa grigia rareddataappena colata diviene bianca: ma questa pro


priet, che in certi casi dun grave inconveniente, pu pure rendere degli eminenti
servizii: cosi si fa qualche volta dei modelli detti a conchiglia, nei quali la sabbia e so
stituita da un involucro di ghisa fredda, che, ra'reddando rapidamente quella, che si
versa dentro, la imbianchisce.

Versando la ghisa grigia in una forma per gettare una parte di una macchina,
allorch si raffredda le dimensioni diminuiscono da quelle del modello; questa dimi
nuzione varia col variare della qualit della ghisa da 1[se a 1'/100.

Ghisa bianca. La ghisa bianca ha una lucentezza metallica, e qualche volta un


colore argentino, che volge al grigio chiaro con isvariate gradazioni. Questa ghisa

sempre lamellosa, e talvolta anche in modo da poterne misurare gli angoli; ordi
nariamente brosa e raggiata. I caratteri distintivi del suo colore possono dirsi esterni.

La ghisa bianca e fragile, si Spezza facilmente, per cui dicesi cruda, e sovente diviene
ancor pi cruda rifondendo, e gettata negli stampi si rompe prima di raffreddare.
Essa si fonde pi presto della grigia; e difcile a lavorare, e si usa unicamente per

la fabbricazione del ferro acciaioso e dellacciaio; essa altrettanto pi dura, quanto


pi chiara; riga il vetro e resiste alla lima, e la sua durezza pu eguagliare quella del
quarzo; elastica e sonora; non buona per le macchine a vapore, al pi pu servire
a far barre da graticole; esposta allaria, sossida'con maggior rapidit che la bianca,
perch pi porosa.
La ghisa prodotta colla legna e quella fabbricata col carbone cok si possono me
scolare, e si ottiene cosi una ghisa migliore che impiegandole separatamente, la quale
chiamasi ghisa tratta 0 ferraccio trotato.

Densit. - La densit, della ghisa bianca maggiore di quella della grigia; cosi
essa per la prima di 7,5, mentre che non che di 7,1 per la seconda.
Malleabillt e Duttllit. - La ghisa non suscettibile di alcuna estensione al
martello, tanto a freddo, quanto a caldo, e possiede pochissima elasticit.

Azione chimica. dellaria. - La ghisa resiste pi che il ferro allazione dellaria.


Azione chimica. dellacqua. - La ghisa grigia si lascia alterare pi facilmente
della bianca dall'acqua, ma molto meno del ferro e dellacciaio, specialmente dallacqua
di mare. La ghisa, che stata lungo tempo nellacqua di mare, perde la sua forza
di coesione, e si cambia in una specie di piombaggine nera, che tagliasi col coltello,

e particolarmente quando questazione attiva pel contatto del bronzo e del rame.
Azione degli acidi. - Bench la ghisa nera resista pi del ferro e dellacciaio
agli acidi, tuttavia lacido cloridrico la intacca, con svolgimento didrogeno e di com
posti idrogenati di odore disaggradevole; quasi lo stesso avviene per la ghisa grigia.
Leghe. - Essa non si lega cogli altri metalli.
Usi. - Nelle macchine a vapore essa forma tutte le parti sse, che sarebbe quasi
impossibile di eseguire in ferro, i cilindri, i condensatori, i cassetti, le colonne, le in
telaiature ed armature, gli embali, i bilancieri, itubi; adoperasi inoltre in un innit

di oggetti per gli usi domestici.

'

LItalia abbonda di miniere di ferro: il Piemonte nella valle dAosta; la Lombardia


nella Valtellina, Como, Bergamo e Brescia; la Toscana a Tallonica, a Cecita, Valpiana,
Pescia, ecc.

107

l00. Rame.
Stato sico. - Il rame puro fonde alla temperatura di 1150: ad una maggior
temperatura forma un vapore, che in contatto dellaria brucia con una amma verde;
capace di cristallizzare in ottaedri regolari.

Colore, Odore e Sapore. - Il rame ha un colore rosso lucente; inodoro ed insi


pido; pu farsi odoroso collo stronio; in questo caso svolge un odore ingrato, che si
qualica collaggiunto ramoso, e che si comunica alla pelle, siccome avviene a coloro,
che devono manipolare oggetti di rame.
Densit. - La densit del rame varia tra 8,85 ad 8,95, secondo che nel suo stato
normale, 0 che stato battuto o compresso.
Dilatazione. - La lunghezza di unasta di rame puro essendo I, la sua dilatazione
tra 0 e 100 e in media, secondo LAVOISIER e Lumaca, di circa g'2; SMEATON, rame bat

tuto -; Taouenroxv l-; DULONG e Par1r, da 0 a 100 52 , da 0 a300 -1;7 .


Tonacit. - Dopo il ferro il rame e il pi tenace di tutti i metalli. I risultati
dati dalle esperienze fatte su questo proposito sono i seguenti:
rame battuto . . . 2486 00

peso sopportato in 0g. da un cm. q.


rame laminato . . 2110 00
di sezione nel momentodellarottura.
rame fuso . . . . 1339 00
Duttilit'e Malleabilit.. - Il rame e pi duro che loro e largento, ma
poco sonoro. E duttilissimo e malleabilissimo; si lascia battere in fogli estremamente
Stato del metallo

sottili e tirare in li nissimi, ma in quest'ultima forma meno facilmente del ferro


a cagione della sua minore tenacit.

Stato elettrico. - Il rame e elettro positivo con loro, il platino, il mercurio e lar
gento; elettro negativo con lo stagno, col piombo, col ferro e col zinco. Secondo la
classicazione, che il Becquerel fa de metalli riguardo alla conducibilit, il primo.
Azione chimica dellaria. - Laria secca non attacca il rame; laria umida
lattacca, ma lentamente; si ricopre duno strato di verde 9riyio, che pare un idro
carbonato di deutossido; riscaldato in contatto dellaria si ricopre duno strato di pro
tossido, che si distacca nella percossione; riscaldato no alla fusione si ossida pi
prontamente; se lasciasi, che lossido si mescoli colla massa in fusione, questultima

prende un colore fosco e perde la sua duttilit. Per evitare questo inconveniente quando
si fonde il rame si ha cura di coprire la supercie della massa con polvere di carbone
per impedire il contatto dellaria, e lossido si decompone a misura che si forma.
Azione chimica. dellacqua. - Il rame decompone lacqua solo allo stato di

vapore.
Azione degli acidi. - Lacido solforico non attacca sensibilmente il rame afreddo,
ma si allincontro il suo ossido, epperci costituisce uneccellente sostanza per nettare

quello da questo; se caldo presso alla bollizione, lo ossida e lo discioglie con svolgi
mento di acido solforoso e formazione di solfato di rame.
Lacido idroclorico concentrato attacca il rame solo allorquando molto diviso,
come, per esempio, quando precipitato col ferro dalle sue dissoluzioni.
Lacido nitrico in contatto col rame e immediatamente decomposto in ossigeno ed
in deutossido nitroso, che in contatto dellaria si muta in vapori ranciati di acido ipo
ritrico, molesti ed insalubri alla respirazione animale.

Afnit. - Il zolfo, il fosforo e larsenico sono fra i metalloidi quelli, pei quali il
rame spiega un certo grado di affinit. Basta esporlo allazione del vapore di zolfo,
perch si faccia tosto ignescente e si muti in solfuro di rame; lo stesso effetto fa
cogli altri due metalloidi. Il rame in fusione in contatto col carbone assorbe una pic
cola quantit di questa materia e diviene agro efragile;dunque un metodo un po
vizioso quello di fondere il rame al forno alla Wilkinson, che i Francesi chiamano cubilot.
Usi. - Il rame si usa per la costruzione dei vasi da cucina dogni genere, per tubi,
per coperture, per focolari delle locomotive, pei lambicchi, ecc.
Leghe importanti. - Il rame forma varie leghe di somma importanza col zinco

e lo stagno, delle quali sono come basi il bronzo e lottone: aggiungendo poi a questa

108
un po' di piombo 0 nichel si forma una serie daltre leghe, le quali, bench di poca
importanza nelle macchine, ne hanno per nelleconomia domestica, come vedremo
pi avanti parlando delle leghe del rame.

Qualit. del Rame in commercio. - Le varie qualit di rame in commercio


sone generalmente assai pure, e linuenza, che esercitano su di questo metallo le
materie eterogenee, che sincontrano, cio il protossido, il ferro, il carbone, lantimonio

ed il piombo, e molto minore di quella del ferro. Le varie qualit sono ordinaria
mente specicate dal nome del paese donde provengono. Onde dicesi il rame di
Francia, dInghilterra, di Russia, di Svezia, della Norvegia, di Boemia, dUngheria, del
Per, del Messico, del Levante, ecc. La produzione del rame in Europa sale a circa
35,700 tonnellate; lInghilterra sola ne fornisce pi della met.
Il rame francese assai buono, fusibile, duttile, elastico, facile a fucinare, a fou

dere, a laminare e a tirare in li. La sua frattura duna grana na e brillante.


Linglese proviene particolarmente dalle miniere di Cornovaglia, e divide-si in varie

qualit, di cui solo la prima riunisce tutti i caratteri del buon rame e si presta a tutti
gli usi; la seconda e la terza non offrono che un metallo mal afnato, secco, duro e
fragile.
I rami di Russia sono generalmente puri e ricercati; si distinguono tra questi
i prodotti delle miniere del Governo, e sono i rami di Packlwf, di Gregori, di Nicolas
Domizio], di Laval, ecc.

I rami di Svezia sono di varie qualit; la prima uguale ai rami francesi, le altre
sono un po' inferiori, ma superiori alle qualit inferiori inglesi. Questi rami sono
generalmente dun bel rosso vivo, tutto uniforme, avente un riesso argentato nelle

parti pi salienti.
I rami della Norvegia sono inferiori ai precedenti, tranne quelli di Drontheim, che

possono essere assimilati ai rami di prima qualit della Svezia.


I rami della Boemia e dell'Ungheria sono assimilati ai primi rami della Svezia.

Sono purissimi e forniti di tutte le qualit. desiderabili.


I rami del Per sono nerastri, ferruginosi, solforosi, agri e fragili. Questo proviene
senza dubbio in maggior parte dai cattivi processi di rainamento adoperati in questo

paese.
I rami del Messico sono ancor inferiori a quelli del Per. Queste due specie di
rame vengono generalmente rainate in Inghilterra e poi mescolate cogli inglesi di

seconda e terza qualit.


I rami di Levante sono di due qualit, cio il rame tokat rosso ed il rame tokat
grigio. Il primo mediocre, bench suscettibile di acquistare per lafnamento una certa
elasticit e una duttilit uguale a quella dei rami di Svezia. Il secondo e carico di
ferro e di zolfo, ma afnato convenientemente pu fare i medesimi usi tanto al lami
natoio quanto al martello.
Le miniere di rame dItalia ne danno 1,100 tonnellate allanno. Le principali sono:
quelle di Monte Cotini nella valle di Cecina in Toscana; quella dOllemond, Saint
Marcel e Champ-du-Pray nella valle dAosta; quella di Traversella (Ivrea).

l0l . Stagno.

Stato fisico. - Lo stagno uno dei metalli conosciuti dallantichit. Cristallizza

facilmente, e la sua tendenza a cristallizzare tanto pi grande quanto meno puro.


Quando sineurva una spranga di stagno, si sente un rumore particolare, che dicesi

cric della stagno. Esso si fonde alla temperatura di 228. Lo stagno fuso e poi abbandonato
al raffreddamento cristallizza in prismi di otto faccie.

Colore, Odore e Sapore. - Questo metallo e quasi bianco come largento per
la sua lucidezza; ma il suo riesso un po giallastra; sviluppa un odore disaggra
devole allorch viene stropicciato, ed ha un certo sapore ingrato.

109
Dilataziona - Lo stagno si dilata pi o meno secondo la sua purezza; onde

lo stagno no 0,00228333

, lo stagno in grano 0,00248833 (l)z

Tenacit.. - Lo stagno pochissimo tenace; un lo di 2 millim. si rompe sotto


un peso di Chilogr. 15,7.

Duttillt. e Malleabilit. - Lo stagno lottavo dei metalli duttili ed il quarto


dei metalli malleabili. Martellandolo si pu_ridurre in foglie sottilissime.
Stato elettrico. - Lo stagno, secondo Becquerel, il settimo fra i metalli nel
l'ordine della conducibilit: esso starebbe rispetto alloro come 10000 a 1550.

Azione chimica dellaria. - Laria non agisce sensibilmente alla temperatura or


dinaria sullo stagno, ma elevando alquanto la sua temperatura si ossida rapidamente e

trasforma tosto in protossido di stagno, indi in acido stannico anidro.


Azione chimica dellacqua. - Lo stagno decompone lacqua al calore rosso,
appropriandosene lossigeno. Come il zinco pu_eziandio decomporre lacqua a caldo
in presenza degli alcali ssi con svolgimento didrogeno e produzione di stannato.

Azione degli acidi. - Lacido cloridrico caldo lo attacca con molta energia, mentre
che a freddo non ha alcuna azione. Lacidosolforico concentrato a caldo lo decompone
sprigionando dellacido solforoso. Lacido azotico lo ossida facilmente trasformandolo
in acido metastannico.
Afnit. - Lo stagno in quanto allainit per lossigeno e posto dalla classicazione

di Thenard nella quarta sezione.


Leghe principali. - Lo stagno si lega in qualunque proporzione col ferro; queste

leghe sono sempre fragili, e pi o meno fusibili secondo la maggiore o minore quan
tit di ferro, che contengono. Chiamasi latta una lamiera ricoperta duno strato di
lega di ferro e stagno: legato col rame forma il bronzo.

Usi. - Lo stagno essendo un metallo innocuo sulleconomia animale impiegasi nella


fabbricazione dun gran numero di vasi e utensili per gli usi domestici. Serve a stagnare

il rame; ridotto in foglie sottilissime serve a preservare un gran numero di sostanze


dallazione dellaria e dellumidit, per lamalgama degli specchi, e di saldatura pei
lattai. I suoi cloruri sono utilissimi per la tintura.
Qualit. di Stagno in commercio. - Lo stagno del commercio contiene ordi

nariamente una piccola quantit di piombo, di ferro, di rame e darsenico. LInghilterra


ne fornisce allindustria europea 4,000 tonnellate, la Sassonia 125, la Boemia 60 e le
Indie 3,380, ossia un consumo annuo di 7,565 tonnellate. Nel commercio si divide in

quattro qualit: 1 stagno ordinaria, 2 stagno ranato, 3 stagno granito, 4 stagno


granito in lacrime. Il pi stimato quello indiano di Malacca. I negozianti di stagno
giudicano la sua purezza fondendolo con un debole calore, ed esaminando laspetto

della sua supercie quando si solidica: il pi puro e pi bianco, il pi brillante


quello che presenta minori indizii di cristallizzazione; ma quello, che si ricopre di
ramicazioni cristalline dopo il suo raffreddamento o per l'azione degli acidi, e sopratutto
quando presenta una supercie dun bianco smorto indizio certo che contiene corpi
estranei. Esso trovasi in foglie, in bacchette, in tavola, in pani, in lingotti ed in
lacrime.
LInghilterra ne produce circa 4,000 tonnellate, e le Indie circa 3,380, oltre a quello,
che proviene dalla Boemia e dalla Sassonia.

I02. Zinco.

Stato sico. - Il zinco e un metallo solido alla temperatura ordinaria. La sua


frattura manifestamente cristallina, e mostra le supercie piane di prismi a quattro o
sei faccie o dodecaedri pentagonali: perci diamorfo. La sua tessitura lamellosa e

perpendicolare alla supercie. Il zinco destinato al laminatoio puricato mediante una


fusione. Esso si estrae dal suo solfuro'(blenda) e dal suo carbonato (giallaemina) col mezzo
della calcinazione, con carbone ed in apparecchi di varia foggia. Questo metallo e

110
duro, e si spezza sotto i colpi del martello; scaldato da +130" a + 140 si fa mallea
bile; a +204 ritorna fragile; si fondo a +412", ed a +500" forma un vapore, che si
accende in contatto dellaria e brucia con fiamma splendente di luce azzurrognola ed
abbagliante, convertendosi in ossido di zinco; si lascia attaccare dalla lima, ma in breve
la pone fuori duso.
'
Colore, Odore e Sapore. - Il zinco alla temperatura ordinaria di colore bianco

brillante, che volge leggermente allazzurro ; d'un odore tutto suo proprio e dun sapore
disaggradevole.

Densit. - La densit del zinco fuso e 6,862 , del fucinato 7,215.


Dilatazione. a La sua dilatazione lineare e 3:0 .

Tenacit. - Questo metallo ha pochissima tenacit; un lo di zinco di 2 millim.


di diametro si rompe sotto un peso di 12 Chilogrammi.

'

Duttilit. e Malleabilit. - Esso il pi duttile di tutti imetalli, tra 0 e 100.


Il zinco malleabilissimo; ma quando contiene, come quello del commercio, qualche
traccia di carbone, di piombo, di rame, di cadmio, di ferro, di manganese o darsenico
perde la sua malleabilit e si rompe facilmente alla temperatura ordinaria; a 100

pu essere fucinato, lavorato e tirato in li; ma ad una temperatura superiore queste


qualit afiievoliscono di modo che a 205 ritorna fragile cosi che si potrebbe polve
rizzare in un mortaio di ferro riscaldato a quellatemperatura.
Stato elettrico. -- Il zinco e il pi elettro-positivo di tutti i metalli, perci ha
una gran tendenza ad unirsi ai corpi elettro-negativi. Il ferro non agisce che formando
una coppia voltaica col zinco, nella quale questultimo diventa elemento positivo ed
acquista afnit. per lossigeno.

Azione chimica dellaria. - Laria secca e fredda non ha alcunazione su di


esso; al calor rosso lo ossida e lo muta in ossido di zinco, bianco di zinco altrimenti
detto. Laria umida lo ossida lentamente, ed il primo strato, che formasi, preserva il
resto.
Azione chimica dellacqua. - Il zinco decompone lacqua al calor rosso ossi
dandosi e sviluppando idrogeno; decompone lacqua a freddo, ma in presenza degli
acidi.

Azione degli acidi.

- Il zinco si discioglie nel maggior numero degli acidi

(solforoso, solforico, cloridrico, acetico, ecc.) allungati con acqua; la sua dissoluzione
accompagnata da svolgimento didrogeno. Esso a caldo pure attaccato dagli alcali
idrati (notassa, soda, ecc.)eziandio con svolgimento d'idrogeno.
Afnit. - Al calar bianco ha tanta afnit. per lossigeno che getta ardendo una

vivissima luce.

Usi. - Il zinco simpiega per coprire tettoie, tubi di condotta, ornamenti, sbalzati

o ricacciati ad alto rilievo come modanature, rosoni, ecc, per la costruzione delle pile
voltaiche, per la fabbricazione del ferro galvanizzato, dellottone, del maillechort o
argentano, del bianco di zinco, ecc.

Qualit. di Zinco in commercio. - Il zinco del commercio lungi dall'essere


puro, sovratutto quello in massa: il meno impuro quello in fogli od in fili. Le materie

estranee, alle quali dordinario associato, sono il piombo ed il ferro: qualche volta
il carbone, il rame, il cadmio e larsenico. Esso proviene specialmente dalla Siberia,

dallInghilterra e dal Belgio ove abbonda. LEuropa ne consuma in media 40000 ton
nellate allanno.
La maggior quantit del zinco proviene dal Belgio, che ne da 15,000 tonnellate
allanno, oltre a quello, che proviene dalla Polonia, dallInghilterra e dalla-Spagna.

I 03. Piombo.
Stato sico. -- Il pi0mbo assai molle, e si lascia facilmente piegare e segnare col
lunghia; fregato sulla carta lascia una traccia metallica bigia. Entra in fusione a 340;
sotto linuenza duna temperatura pi elevata si volatilizza sensibilmente; raffreddato
lentamente cristallizza in piramidi a quattro faccio ovvero in ottaedri regolari.

111
Colore, Odore e Sapore. - Questo metallo e di color grigio azzurrognolo; il suo
colore appannato ordinariamente quando ha subito l'azione dellaria ; tagliato di fresco
mostra. un vivo splendore metallico. Collo stronio manda un odore particolare detto
plumbeo; insipido.

Densit. - Il piombo ha la densit di 11,445; quello del commercio d'ordinario


l'ha solo di 11,352.
.
'
Dilatazione. - La sua dilatazione di 3_9- o 3',13 per metro.
Tenacit. - Il piombo ha pochissima tenacit, cosicch per questa lultimo dei
metalli. Un lo di 2 millimetri si rompe ad un peso di 9 Chilogrammi.
Duttilit. e Malleabilit. - Il piombo e pure duttile, e si pu conformare in li,
i quali non hanno che poca tenacit. malleabile, e facilmente si conforma in lamine

sia col martello, sia col laminatoio. il sesto per la malleabilit. al laminatoio e lul
timo per la duttilit alla liera.

Stato elettrico. - Il piombo, per rispetto al rame, e elettro positivo; rispetto agli
altri metalli, che lo precedono nella classicazione di tenacit, in generale elettro
negativo.

Azione chimica dellaria. - Il piombo si ossida in contatto dellaria umida, ma


quello strato dossido preserva il resto del metallo.
Azione chimica dellacqua. - Il piombo immerso nellacqua distillata a contatto
dell'aria si ossida in progresso di tempo, 'si muta progressivamente in. idrocarbonato

di piombo bianco; la presenza dun sale estraneo, ed in particolar modo del solfato di
calce, impedisce questa ossidazione.
Azione degli acidi. - Il piombo e corroso debolmente dellacido cloridrico con
centrato e bollente. Lacido azotico e il miglior dissolvente del piombo; lo intacca alla
temperatura comune, con isprigionamento di vapori rossi e formazione di azotato di
piombo solubile.

Afnit. - Il piombo rispetto all'alnit per lossigeno, secondo la classicazione


di Thenard, appartiene alla quinta sezione.

Usi. - Il piombo serve specialmente per fabbricare i tubi per condotti dacqua e
del gas; si adopera in fogli pi o meno grossi per formare coperte di terrazzi, doccia,
e fuso per formare i proiettili da fucile, tanto da guerra che da caccia.
Qualit. di Piombo in commercio. - Il piombo del commercio contiene gene

ralmente in piccolissima quantit i metalli seguenti: rame, antimonio, arsenico, zinco


e qualche volta qualche traccia dargento o di zolfo. Tutte queste materie tendono a
renderlo agro e perci non adatto a mettere tra le congiunture delle varie parti delle
macchine.
La produzione del piombo in Europa pu calcolarsi a 900,000 tonnellate, di cui
lInghilterra sola ne da circa 40,000.

Lindustria del piombo in Italia da qualche tempo molto sviluppata, specialmente


nella Lombardia, nella Toscana e nell'isola di Sardegna; queste provincie danno in
media circa 5,000 tonnellate di piombo allanno.
Leghe principali. - Il piombo si lega con quasi tutti i metalli, e legato col
zinco da una lega dotata duna certa duttilit. Il piombo forma collo stagno differenti
leghe, che sono meno brillanti, ma pi dure e pi fusibili dello stagno; la lega com

posta di parti uguali di stagno e di piombo forma la saldatura dei lattai. Legato col
l'antimonio serve pe caratteri da stampa.

104. [Delle Leghe.


Leghe del Rame. - Il rame si unisce con presssoch quasi tutti i metalli, e delle
leghe, che ne risultano, alcune sono di molta importanza per le arti e per l'industria
meccanica. Unito col zinco costituisce lotteme, collo stagno il bronzo. Agggiungendo
a queste due leghe tipe delle quantit variabili di piombo e facendo variare le pro

porzioni dei loro elementi, ne risulta una moltitudine d'altre leghe caratterizzate da
alcune propriet particolari.

'

112
Ottone. - L'ottone, che s'impiega nella costruzione delle macchine, e general
mente composto con 75 parti di rame e 25 di zinco. In generale si pu stabilire che
quanto maggiore la proporzione del rame, tanto pi queste leghe sono duttili e mal
leabiii, e tanto pi ne. apparisce la grana della loro frattura.
Le leghe di rame e di zinco hanno in generale una densit. maggiore della media
dei due metalli, e sono pi fusibili che il rame.

La densit dellottone varia tra 8,2 e 8,9. Il difetto di questa lega e dingrusara
la lima, difetto per, che si corregge aggiungendovi un po di piombo 0 di stagno.
Quando puro lottone adattato alla fabbricazione del lo e delle spille, e sop

porta molto bene il laminatoio ed il colpo del martello. Si presta facilmente ai lavori
del tornio, quando nella sua composizione vi entra dello stagno o del piombo; si pu

segare e trapanare anche quando ha una certa consistenza.


Diamo qui alcune composizioni delle differenti qualit dottone secondo l'uso:
Rame .
Zinco .

per lo
. 64

per martello
70

per tornire
65
33

statuario
91,22

36

30

Piombo .

1,6

1,57

Stagno

0,4

1,78

5,57

Ecco la composizione di alcune specie dottone del commercio e dalcune leghe,


che ricevono nomi particolari:
Rame
Zinco
Stagno
Piombo
1 Ottone di Hegermuhl .

70,16

27,45

0,79

0,20

. .
. .
. .
. .

71,89
70,29
65,80
64,80

27,43
29,26
31,80
32,80

0,85
0,17
0,25
0,40

0,90
0,28
0,28
2,0

64,45

32,44

0,25

2,86

7 Ottone da lavorarsi alla trala


8 Crisocallo . . .

64,20
88,00

33,10
6,00

0,40

0,40
6,00

2
3"
4"
5

Ottone
Ottone
Ottone
Ottone

dAugsburg .
dInghilterra
di Stolberg .
dei tornitori .

. .
. .
. .
. .

6 Ottone deglindoratori.

Rame, zinco e niccolo. - questa la lega ternaria, di cui dobbiamo linvenzione


ai Cinesi. Essa conserva ancora il nome cinese di pack-fong (rame bianco), tuttoch
le si diano altres altri nomi, quelli cio di argentano, di argento nuovo, di Matite

chort o Melchiar, di Alpacca. Nel pack-fong cinese trov Engstron unicamente rame,
zincoe niccolo. Fyfe vi trov pure ferro. Ora sono circa 100 anni si cominci afabbri
care in Subla una lega detta rame bianco {Weisshupfer), la quale si adoperava a fare
ornamenti darmi da fuoco, speroni ecc. Essa si preparava aggiungendo zinco alla lega

di rame e niccolo. Questa lega aveva la densit. :: 8,64, era bianca come largento e
riceveva una bella pulitura.

Pi tardi si fabbric a Schneeberg, da Geitner, una lega, che si chiam argentano,

argento nuovo (Neusilber), Maillechort o Melchior (l), e si componeva di rame 55,55, nic
colo 5,55, zinco 38,90. Questa aveva bianchezza argentina, era sonora, simile in tutto

al rame bianco, ma alquanto pi fragile. Una lega di rame 53,4, zinco 29,1 , niccolo 17,5,

(4) Questa lega e d'un colore bianco argentato, ma meno brillante di quello, molto dura, ma assai malleabile.
pu essere piegata pi volte ed impressa sotto Il bilanciere.
Il nichel, che dir il colore a questa lega, e un metallo grigio-bianco intermedio tra il bianco dell'argento ed
il grigio dell'acciaio; la sua struttura uncinale, e la sue tessitura brosa; e assai malienbile e duttile; la sua
tenacit grandissima, la sua densit media 8,5. Esso magnetico come il ferro. Laria secca non lo stiaccs,mn
l'aria umida i'ossida. Laria secca, alla temperatura rossa, lo converte in ossido. Alla temperatura ordinaria decom
pone l'acqua per messo degli acidi. Fonde pi facilmente del rame.
La lega di 60 di rame, 20 di nichel e 20 di zinco non proporzione rigorosa per il metilechori; essa e su
sceiiibile, come le altre, di modicazioni in rapporto col lavoro, a cui e destinata.
Finora ii mailiechort stato particolarmente impiegato nel fabbricare oggetti, le cui esecuzione esigere delle
maiieabilitii, come arnesi da tavola, strumenti da ato, compensi, ecc. Se s'impiega nelle macchine, sia per cusci
netti, sis per bossoli a stoppa, la composizione seguente le pi acconcia: rame 65, nichel 25, zinco t8.

113
ha bianchezza simile a quella dellargento, al,titolo di 800 millesimi, ma pi dura,
molto tenace, malleabile, ed ha una densit =8,556. Questa lega pu lavorarsi al mar
tello, purch sia ricotta a calore rosso di ciliegia.
La lega, di cui discorriamo, prese grande importanza come prodotto industriale,
dacch si riconobbe, che essa si appropria convenientemente a molti usi tanto nelle
arti quanto nelleconomia domestica, sostituendosi con molto vantaggio, specialmente
per modicit di prezzo, alle leghe dargento e rame. Quindi la sua fabbricazione prese

grande sviluppo specialmente in Germania ed in Inghilterra. La sua composizione non


sempre la stessa, e varia secondo gli usi, ai quali si destina. Diamo qui un cenno

sulle proporzioni, che si adoprano nella fabbricazione inglese a Birmingham.


In Inghilterra si fabbricano 6 leghe:
1 Largentcma ordinaria composto di
Ramo . . . . . . . 59,26
Niccolo

Zinco .

. 25,93

14,81

100,00
ed la lega della qualit meno pregevole: essa ha una tinta giallognola, e si destina

specialmente al lavoro della trala.

2 Largentano bianco si compone


Rame. .
Niccolo .
Zinco. .

di
. .
; '
. .

.
.
.

.
.
.

.
.
.

55,17
20,69
24,14

100,00
ed simile, quanto al colore, alla lega dargento e rame contenente 750/1000 dargento.
Si presta benissimo ad ogni sorta di lavori.
3 Lelectrum composto di
Rame. ..
Niccolo .
Zinco . .

.
.
'

.
.
.

.
.
.

.
.
.

.
.
.

51,61
25,80
22,59 .

100,00
e questa lega e la pi bella tra le sue congeneri, per la sua tinta leggermente azzurra,
simile a quella dellargento il pi forbito. Essa si conserva allaria senza alterarsi.
4 Una lega di
Rame.
Niccolo

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

Zinco .

. 20,01

'

45,71
34,28

100,00

e la composizione pi ricca di niccolo, che si possa ancora lavorare a freddo: meno


fusibile delle precedenti, colle quali ha comune laspetto argentino.

5 Una lega, che prende il nome


Rame . .
Niccolo .
Zinco . .

di
.
.
.

toutcnague e composta di
. . . . 45,71
. . . . 17,14
.
. . . . 37,15

100,00
identica al pack-fong comune proveniente dalla Cina: molto dura; diicile a la
vorarsi al tornio; ma ottima per gli oggetti di gitto.
6 La saldatura per largentano composta di
Argentano n 1 . . . 55,55
Zinco. . . . . . . 44,45
100,00
ed pi fusibile delle leghe precedenti: difcile a rompersi: la sua frattura di un

lucido smorto ed ha tessitura alquanto brosa.


Queste leghe si fanno tutte fondendo dapprima il zinco colla met del suo peso
di rame, e colando la lega in lastre sottili: fondendo separato il rimanente rame diviso
15

114
in piccole masse con tutto il niccolo; portato a fusione questo' miscuglio, gli si ag
giunge a piccole porzioni la lega di rame e zinco, agitandolo con asta di ferro, perch
riesca uniforme. La lega di rame e niccolo deve sempre tenersi coperta duno strato di
litantrace in polvere per evitare la sua ossidazione.
Il pack-fonp si pregia per la sua bianchezza, per lo splendore e la tinta argentina,
che acquista per mezzo della pulitura. Esso resiste assai bene allazione degli acidi
deboli in presenza dellaria. Cosi una lega di 50 di rame, 31,25 di zinco e 18,75 di
niccolo, trattata con acido acetico, non perdette del suo peso che quanto ne perde

in simili circostanze largento a 800 millesimi incirca. Essa non si ossida sensibilmente
in contatto dellolio, del burro, delle sostanze grasse alimentari, ecc.
Bronzo. - il bronzo e una lega di rame e stagno; impossibile determinarne le
propriet assolute, imperocch esse si modicano secondo le proporzioni dei suoi

due elementi. Le leghe, nelle quali il rame e predominante, comprese per esempio tra
le proporzioni rame 99, stagno 1, e rame 85, stagno 15, sono nervose, alquanto mal
leabili, capaci di bella pulitura, tutte si lavorano colla lima; pi domina lo stagno, pi

esse sono dure, ma fragili. per tesi generale, che la sua densit e pi grande di
quella dei due metalli, che lo compongono, ed pi duro del rame. Il bronzo pi
fusibile che il rame, e diviene malleabile colla tempera, come lacciaio, propriet sin

golare, alla quale debbonsi i piatti turchi ed i tam-tam chinesi, che si usano nelle
nostre bande militari.
La composizione del bronzo varia secondo luso, al quale destinato; eccone le prin
cipali variet:
Rame Stagno o Rame Stagno
Bronzo da cannoni .
. . . . . . . . . . . . 90
10
92,2
7,5
Id. da tam-tam e piatti turchi . . . . . . . . . 80
20
Id. da specchi per telescopi . . . . . . . . . . 67
33
66
93
Id.

da medaglie

95

piqu1lche millesimo

Id. da bussoli per le ruote delle diligenze . . . . 88


12
di lm
Id. pei cuscinetti delle macchine dei battelli a vapore 86
14
Id
idem.
per le locomotive . 80
20
Rame, stagno e zinco. - Queste leghe ternarie sono tanto pi nervose, malleabili,
facili a limarsi ed a lavorarsi al tornio e volgenti al colore rosso-giallo, quanto pi in
esse predomina il rame. A misura che diminuisce la proporzione di questo metallo e

discende verso i2/3 del peso totale della massa, e predominano il zinco e lo stagno,
esse si rendono secche, dure, fragili.

'

gi grandemente dura e fragile una lega contenente la met del suo peso di
rame.
Le leghe, nelle quali la quantit di rame non minore dei 2la della massa totale,
sono assai buone per gli oggetti di gitto.
Le leghe destinate al gitto delle statue e doggetti dornamento debbono essere

capaci di farsi compiutamente liquide, perch ritraggano fedelmente i particolari mi


nuti delle forme, e debbono inoltre prestarsi al lavoro della lima e del cesello. Per
questoggetto si raccomandano le seguenti proporzioni:
1
2
3
4
5
6
7

Rame

Zinco

Stagno

84
83
81
'78
73
70
65

Il
12
15
18
23
21
32

5
5
4
4
4
3
3

Le due prime sono di colore rosso-giallo, le tre seguenti hanno colore giallo-ran
ciato, le due ultime giallo-chiaro.
Alcune leghe resistono assai bene al fregamento, e possono perci adoperarsi con
vantaggio nella meccanica. Tale sarebbe la lega di rame 57, stagno 28, zinco 15; ha

colore bianco leggermente giallo; dura, non malleabile, si lavora alla liina; il suo
prezzo assai minore di quello del bronzo.

115

Per gli oggetti di gitto in bronzo, destinati ad essere indorati, loda il Darcetle leghe
seguenti:

Rame .
Zinco .
Stagno
Piombo
Densit

.
.
.
.
'.

.
.
.
.
'.

.
.
.
.
.

63,70
33,15
2,50
025
_8,395

82,00
18,00
3,00
1,50
8,215

64,45
32,44
0,25
2,86
8,542

70,90
24,05
2,00
3,05
8,392

72,45
22,75
1,87
2,95
8,275

Esse hanno tutte un colore, che si presta bene all'indoratura; si fanno perfetta
mente uide per la fusione, e si possono lavorare con facilit: ricevono bene l'indo
ratura a mercurio, senza esigere troppa quantit di amalgama per riuscire.
Poi candelabri ed altri oggetti delicati di gitto si commendarono dal Darcet le se

guenti leghe:
Rame

78,47

78,85

Zinco . . . . . . . 17,23
17,31
Stagno. . . . . . . 2,87
0,96
Piombo. . . . . . . 1,43
2,80
Per far la lega si comincia dal fondere insieme il zinco, lo stagno ed il piombo,
poi si aggiungono al rame quando questo in piena fusione, come abbiamo detto pi
sopra.
La colonna della piazza di Vendme in Parigi si compone di rame 89,16, stagno
10,24, zinco 0,498, piombo 0,102.

Come appendice a quanto dicemmo intorno alle leghe ramifere, diamo qui i risul
tamenti delle analisi di alcuni bronzi impiegati nella costruzione delle locomotive.
1 Metallo dei cuscinetti da sale di una locomotiva inglese, dei quali si riconobbe

ottimo il servizio e la lunga durata, e ci per esperienza di lunghi anni:


.

73,61

Stagno . . . . . .
Piombo . . . . . .
Zinco . . . . . . .
Ferro . . . . . . .

Rame .

9,45
7,05
9,00
0,42

2 Lega pei cuscinetti della leva, che determina il movimento dei tiratoi di una
locomotiva belga:

Rame . . . . . . .
Stagno . . . . . .
Zinco . . . . . . .
3 Lega da cuscinetti per le sale delle locomotive
Rame .

85,25
12,75
2,03
fabbricate nelloicina di Seraing:
86,00

Stagno . . . . . . 13,97
4 Lega per cuscinetti di sala motrice di una locomotiva belga:
Rame .
Stagno

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

89,03
2,44

Zinco .

7,82

Ferro .

0,79

5 Lega di un regolatore di una locomotiva belga:


Rame .
Stagno

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

86,82
12,58

Ferro . . . . . . . tracce
6 Lega per una scatola stoppata o bossolo a stoppa, per cui passano le aste degli
stantuf di una locomotiva belga:

Rame. . . . . . .
Stagno . . . . . .
Zinco e poco ferro . .
7 Lega per gli stantuf di una locomotiva di
Rame. . . . . . .
Stagno . . . . . .
Zinco.......

90,24
3,57
6,38
Seraing:
89,04
2,40
9,02

116

PESO DUN METRO QUADRATO DI FOGLIO DI LATTA DI FERRO LAMINATO, RAME, PIOMBO,
ZINCO, STAGNO ED ARGENTO, SECONDO LE SPESSEZZE.

g!
SPESSEZZA
dei
.
fogli.

.,

. ..

..-.. .._

#1w.___n

.v._

della
PESO
latta di

della
PESO
Ialla di

del PESO
foglio di

del PESO
foglio di

del PESO
foglio di

ferro.

rame.

piombo.

zinco.

stagno

del PESO
foglio di 5
argento.

l
l

l
|
'

lilllmetr.
1/4

Chilogr.
1.947

Chilogr.
2.197

Chilogr.
2.838

Chilogr.
1.715

Chil0gi'
1.825

Chilogr.
2.652

1/2
1
2
3
4

3.894
7.788
15.576
23.364
31.154

- 4.394
8.78
17.576
26.364
35.152

5.676
11.35
22.704
34.056
45.408

3.430
6.861
13.722
20.583
27.444

3.650
7.300
14.600
21.900
29.200

5.305
10.610
21.220
31.810
42.440

5
6
7

38.940
46.728
54.516

43.940
52.728
61.516

56.760
68.112
79.464

34.30'
40.166
47.027

36.500
43.800
51.100

53.050
63.660
74.270

62.304

70.304

90.816

53.878

58.400

84.880

9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20

70.092
77.880
85.668
92.456
100.234
l09.032
116.82)
124.608
132.396
140.184
147.972
155.760

79.092
87.880
96.668
105.456
114.244
123.032
131.820
140.608
149.396
158.184
16.9672
175.760

102.168
113.520
124.872
136.224
147.576
158.928
170.280
181.632
192.984
204.336
215.688
227.040

60.749
67.610
74.471
81.332
88.193
95.054
101.915
108.776
115.637
122.498
129.359
136.220

65.700
73.000
80.300
87.600
94.900
102.200
109.500
116.800
124.100
131.400
138.700
146.000

95.490
106.100
115.710
126.320
136.930
147.540
158.150
168.760
179.370
189.980
200.590
211.200

'
,
l
1
1
,
.

Per mezzo diquesta Tabella si pu calcolare il peso d'un foglio laminato de varii
metalli indicativi calcolandone la supercie, poi cercando la spessezza corrispondente
alla lastra, che, moltiplicata per questo numero, dar il peso in rapporto colla natura

del metallo.

'

1' Esempio. - Qual sar il peso duna lastra in ferro lunga metri 1,80 e larga 0,75,
' di 7 millim. di spessezza?
Soluz. Si avr per supercie 1,80X0,75:1,35 metri quadrati, che, moltiplicati per

il numero fisso della Tabella 54,516 corrispondente alla spessezza della lastra, dar
m. q. 1,35x54,516 73,60 Chilogrammi.
2 Esempio. - Qual il peso duna lastra di rame avente su tutta la sua supercie
una spessezza dargento, di metri 2,50 di lunghezza e 0,15 di larghezza, proveniente da
una placca di 2 centim. di spessezza, di cui '110 dargento, e che, dopo essere passata suc

cessivamente sotto il laminatoio, stata ridotta ad un quarto di millim. tutto compreso?


Soluz. il problema essendo alquanto complesso, bisogna decomporre la spessezza della
lastra in due parti, di cui una uguale ad 1/m, e l'altra a 9/to, poi prendere nella Tabella

1%) del peso corrispondente ad 1/4 di millimetro per il rame, che sar 2,197 x 9/10=1,9773,
e 1[m del peso corrispondente ad un quarto del millimetro per largento o

: 0,2652:

Perci il peso totale dun metro quadrato del foglio doppiato uguale a Chilogr. 2,2425.
Ora la supercie del foglio di metri 2,50><0,15 :0,375 m. q.; per conseguenza si avr
0,375X0g. 2,24,25 =0,811 Chilogrammi.

117
FERRI qu.4nanr n aoronnr, rea Uni-Lunormzzn or 1 mmc.

i
:

.
,
I
I

DIAMEIRI

Ferri quadrati.

Ferri rotondi.

DIAMEI'RI

Ferri quadrati.

0 m

raso

raso

0 m"

raso

Ferri rotondi.
vaso

in Millimclri.

in Ch,|,,gr_

in (;hi|ogr_

'in M:tlimetri.

in i;|,i|ngr_

in crmosr.

1
2
3
4
5
6
7

0.0078
0.031
0.070
0.124
0.195
0.280
0.382

0.011
0.022
0.044
0.092
0.152
0.212
0.288

31
32
33
34
35
36
37

7.495
7.985
8.494
9.016
9.555
10.108
10.678

5.872
6.248
6.668
7.060
7.488
7.920
8.364

2
,

8
9

0.499
0.631

0.380
0.488

38
39

11.263
11.863

8.820
9.300

il

10

0.780

0.612

40

12.480

9.788

11
12
13

0.943
1.123
1.318

0.732
0.868
1.020

41
42
43

13.111
13.759
14.422

10.276
10.776
11.300

,
'

14

1.528

1.188

44

15.100

11.836

15
16
17

1.755
1.996
2.254

1.368
1.556
1.750

45
46
47

15.795
16.504
17.230

12.384
12.936
13.504

18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30

2.527
2.815
3.120
3.439
3.775
4.126
4.482
4.875
5272
5.686
6.115
6.559
7.020

1.968

48
49
50
55
60
65
70
75
80
85
90

17.971
18.727
19.500
23.595
28.080
32.955
38.220
43.875
49.920
56.355
63.180
70.395
78,000

14.080
14.680
15.292
18.502
22.024
25.842
29.968
33.412
39.160
44.202
49..r
55.210
61.159

l
.i
I

2.200
2.244
2.688
2.944
3.204
3.512
3.816
4.124
4.448
4.784
5136
5.504

100

1
.
'
i

Per mezzo di questa Tabella si pu trovare il peso d'una barra di ferro qualunque:
baster. moltiplicare la lunghezza di questa per il numero della, Tabella corrispondente
al lato del quadrato della sua sezione o per il diametro della sua base, se cilindrica.

1' Esempio. - Qual il peso di una barra quadrata di metri 3,50 di lunghezza e
40 millimetri di lato?
Soluz. Si avr 12,480x 3111,50 : Chilogr. 43,68.

2 Esempio. - Qual il peso di una barra rotonda o cilindrica di metri 2,80 di


lunghezza e di 70 millimetri di diametro ?
Soluz. Si avr 29,968><2,80:Chi10gr. 83,91.

Se la barra, di cui si vuol determinare il peso, fosse di sezione rettangolare, si con


durr questa sezione a quella dun quadrato equivalente, trovando una media proporzio
nale fra i due lati, indi si cercher nella Tabella il numero corrispondente a questa media
come per una barra di sezione quadrata.
Esempio. - Quale sar il peso duna barra in ferro di sezione rettangolare, i cui
lati sono 81 millim. per 27 millim., e la lunghezza di metri 2,25?
2 .____.__

Soluz. Si avr 81 x27:2187, e l/2187:46,75 lato del quadrato; ora, questo nu

mero essendo compreso tra 46 e 47 della Tabella, i pesi corrispondenti per una barra di
1 metro di lunghezza sono Chilogr. 16,504 e Chilogr. 17,230.
Si vede facilmente, che il peso corrispondente 16,75 approssimato a 17 Chilogr., e
per conseguenza Cg. i7x2m,25:03. 38,25 peso della barra di sezione rettangolare.

118
Mastici e Leghe accessorie impiegate nelle macchine:
1 Mastico per la ghisa. Il mastice per la ghisa si prepara come segue: si mettono

insieme 20 parti di ghisa in grani, l-parte di or di zolfo, 2 parti di sale ammoniaco,


indi si mescola bene e si mette in un vaso, onde sia ben riparato dallaria e dallu
midit. Quando si vuole immasticare ununione in ghisa si stempera una certa quan
tit di questo miscuglio con un po dacqua o meglio dorina, indi se ne riempie le

connessure premendola fortemente a colpi di martello. Dopo qualche giorno, se la tem


peratura favorevole, il mastico ha fatto la sua presa, la quale il risultato duna
reazione chimica, che si opera tra il zolfo e la ghisa in granello mescolati nella dis
soluzione del sale ammoniaco. Il zolfo in contatto col ferro e col rame, ad una tem
peratura di 4000 gradi, attacca immediatamente questo metallo collo svolgimento di

scintille. La stessa reazione ha luogo lentamente a delle temperature inferiori sotto


linuenza del sale ammoniaco e dellacqua. Quello che contribuisce a rendere questo
mastico efcacissimo la propriet che ha di gonfiare durante la reazione delle ma
terie, che lo compongono, e di riempiere cos tutti glinterstizii, che fossero tralasciati
da chi lha applicato.

2 Mastino per la ghisa da usarsi nelle giunture a secco, composto di l Cg. di lima
tura di ghisa grigia. di 160 grammi di or di zolfo e l0 grammi di sale ammoniaco, il
tutto mescolato con dellacquavita sino a formarne una pasta poco dura.
3 Mastico per il piombo. E un semplice miscuglio di cerussa (biacca) e di minio, for

mante una pasta con dellolio di lino, di cui queste materie hanno la propriet di
accelerarne la disseccazione, facendogli assorbire pi rapidamente lossigeno, che esse
non assorbirebbero sole. Questo mastice simpiega- generalmente, con delle foglie di
piombo minute, nelle giunte, che sono destinate ad essere disfatte sovente.

4 Mastico con minio per giunture di rame, chiavi di riscontro, ecc., composto di
1 0g. di minio in polvere ed 1 Chilogr. di cerussa o biacca, formanti una pasta, che
non si attacchi alle dita.
.
5 Maslico con bianco di 'zinco per sostituire il mastico con minio, composto di
l Chilg. di zinco impastato assai consistentemente con dellolio di lino.
6 Mastico Serbat per sostituireil mastico con micio, che si secca un po pi presto.
Si vende belle preparato, ed composto di '72 parti di solfuro di piombo calcinato, 54 parti
di perossido di manganese, e 13 parti dolio di lino.
7 Mastico di calce per giunture grossolane non esposte al calore, fatto con bianco
di Spagna 0 con calce pesta, olio di lino e canapa sminuzzata.

3 Leghe fusibili. Le leghe fusibili si compongono generalmente di piombo, bismuto


e stagno, in diverse proporzioni determinate, secondo la temperatura, a cui debbono
fondersi.

Ecco alcune di queste leghe proposte dal dArcet:


Bismuto
Piombo
Stagno Temperatura di fusione
8
5
3
94

4'

100

150

165

ARTICOLO XXI.

Resistenza dei Materiali alla rottura.

105. Resistenza. - Chiamasi msislenza di un corpo lattitudine, che, in


causa della coesione, esso possiede di resistere alle forze, che tendono ad
alterarne la forma e romperlo spostandone le parti, cio quella forza, per cui
le sue singole particelle sono vincolate fra loro.

119
La forza, che tende a rompere un corpo, pu agire su di esso in cinque
maniere differenti: 1 tirandolo o per trazione; 2 comprimendolo o per eom-,
pressione; 3 piegandolo o per essione; 4 torcendolo o per torsione; 5 ta
gliandolo o per recisiowe (cisaillement) detta pure di scorrimento. Nel primo
caso la coesione si oppone direttamente alle forze, che stirano il corpo; negli
altri le forze agiscono indirettamente.
106. Resistenza. alla. estensione o trazione. - La resistenza alla
estensiOne, detta pure tenacit o resistenza assoluta, e quella forza, che, te

nendo unite le bre dun corpo, ne impedisce la rottura nel senso longitu
dinalc.
4

Se all'estremit dim'asta o dun lo, sospesi per laltra, sattacca un peso, questo
eserciter uno sforzo di trazione sullasta e sul lo, che li obbligher ad allungarsi e,
quando questo sia abbastanza grande, a strapparsi. Il peso, che baster a questultimo
olfatto, la misura della loro tenacit. Se le aste fatte della stessa materia avranno
una sezione darea doppia, tripla, ecc., anche la tenacit sar doppia, tripla, ecc. La
lunghezza dellasta non inuisce sulla resistenza assoluta di un corpo, e se la sezione
non fosse dappertutto uguale, si considerer sempre la minore.

Perci si dir che la resistenza dei corpi sottoposti allo sforzo di trazione diret
tamente proporzionale alla loro sezione trasversale presa perpendicolare alla loro lun
ghezza.

107. Determinazione del modulo di tenacit. - Si determina la resistenza


assoluta di parecchi corpi prendendo aste fatte dei medesimi di un centimetro qua
drato di sezione, sospendendole-liberamente ad unestremit e caricandole dallaltra
di pesi, nch si rompano. Il peso o la forza, che ha strappato un corpo, la cui sezione
sia uguale allunit di supercie (come il centimetro od il millimetro quadrato) si

chiama modulo di tenacit. Se la trazione venisse esercitata su dunasta di legno in


direzione perpendicolare alle bre la tenacit sarebbe minore.
evidente per se, che in pratica i corpi non dovranno caricarsi al punto che mi
naccino di spezzarsi, ma che anzi bisogna nrocurare, che non avvenga alcuna alte
razione nel loro stato, e per maggior sicurezza nel calcolare lo sforzo, a cui possono
reggere, non si deve tener conto che duna frazione del modulo di tenacit: sin

tende sempre che i materiali siano affatto omogenei. Questo sforzo si valuta poi me
talli e pei legni |/3 , per le pietre l/i del rispettivo modulo di tenacit.
Per maggior sicurezza, quando lo sforzo deve essere sostenuto non temporaria
mente, ma continuamente, si suol limitarldper i metalli ad 110 , per i legni e perle
pietre ad 1/10, per le funi e coraggio ad 1[3 della loro resistenza assoluta.
Prima che un corpo venga strappato da una forza agente nel senso della sua

lunghezza, esso subisce un allungamento. Dalle varie esperienze eseguite in pro


posito tal allungamento risult proporzionale alla grandezza della forza distraente ed
alla lunghezza del lo, ed in ragione inversa alla sezione del lo stesso (Vedi pag. 33).
Essendo quindi F la forza, A larea della sezione ed L la lunghezza del corpo, E il

..

..i.____F___1LXF

modulo di elasticit, a l allungamento, SI avra -E- . a .. L. A , a_ x-A_ .

Dalla

quale si deduce pure la misura della forza distraente F=Exi, e quella del mo
dulo di elasticit E: L . Osservando la dilatazi0ne prodotta in un corpo qual
siasi da un certo peso si potrebbe calcolare la forza da adoperarsi per distenderlo in
modo da raddoppiarne la lunghezza, se fosse possibile. La forza, che occorrerebbe a que
steeito, posto che l'area della sezione fosse = i, appunto ci che chiamasi il modulo di

P
elasticit: ditl'atti in questipotesi E uguale a -Il-:-x-{-.
1' Esempio. - Qual la sezione duna corda, che deve sostenere 600 Chilog. ?

120
Solar. Il peso, di cui si pu caricarlo con sicurezza essendo Chilg. 325 per centim. q.,
pel diametro medio la supercie della sezione sar

4x1
se Lisin III. ,3.
a_
_ |/
3,
_____

:centim. q. 1,85, ed il diametro

Ma qualora la fune fosse lunga, si dovrebbe prendere delle precauzioni, afnch non
si t0rca; ci, che a poco a poco la indebolirebbe.
2' Esempio. - Qual il peso, che pu sopportare senza alterazione una verga cilin
> drica di ferro del diametro di centim. 2,5?
2

ovvero 0,785XL (2! ,5)2 : lui-,00, e cen


4
timetri quadrati 4,90X650:3185 Chilogr. Conoscendo la resistenza 23185 Chilg., che
Soluz. La sezione cilindrica sar :

deve sopportare la verga di ferro, se ne determiner la sezione cilindrica dividendo, come


nel problema antecedente, 3185 per 666, e questa sezione diventa centimetri 4,90. Il

diametro si avr dalla formola o: |/Jlgizac,s


0,780

3 Esempio. - Quale sar il peso, che si potr far sostenere nel senso longitudinale
ad una sbarra di ferro rettangolare larga metri 0,03 e spessa metri 0,04?
Solar. Si cerca larea della sezione 0,03x0,04:12 centim. q., la quale moltiplicata
per il coefciente medio di sicurezza, dar centim. 12x050:7800 Chilogr., peso, che
questa sbarra pu sopportare senza essere alterata. Dal su esposto moltiplicando 7800 per

6 si avr il peso capace di romperla.


4' Esempio. -- Quale sar la sezione trasversale di una spranga di ferro capace di

resistere senza alterarsi ad uno sforzo di 7800 Chilogr?


Soluz. Si avr %g-= centim. ,17 per sezione trasversale cercata. Se questa
sbarra rettangolare, e si conosce una delle dimensioni, per esempio la larghezza eguale
a centim. 4, si otterr laltra dimensione dividendo la sezione di centim. H,l7 perla lar

ghezza centim. 4, e si avr 279,25 spessezza cercata. Se invece fosse quadrata, si avrebbe il
lato estraendo la radice quadrata dell'area della sezione trasversale.
5' Esempio. - Qual il carico, che potr sopportare unasta cilindrica di ferro bat
tuto del diametro di 3 centimetri?

Soluz. La sezione dellasta essendo =

zr : ii.
.
2 7,065 centim.
q. Ma per

maggior sicurezza, come si disse superiormente, bisogner calcolare il carico da 500 a


1000 Chilogr., quindi in media 800 Chilogr. per centim. q. Lasta potr dunque reggere
un carico : 7,06x800 : 5648 Chilogrammi.
'
Quando la trazione non dovesse essere permanente, si potrebbe spingerlo ad /3 del
modulo di tenacit, ritenendolo in media a 4500 Chilogr, e lasta suddetta potrebbe portare

7,06 x 4520 :10597 Chilogrammi.

REGOLE, - l. Per calcolare lo sforzo di trazione si moltiplica larea della


sezione trasversale del solido per il cogiciente di resistenza corrispondente
alla natura del corpo nella Tabella;
2. Per determinare la sezione trasversale, che deve avere un materiale,

onde sia capace di resistere ad una forza di [ragione data, si divide la resi
stenza per il coq'ciente della Tabella corrispondente al materiale.

121
TABELLA DELLE RESISTENZE ASSOLUTI! O.DI TRAZIONE

mm 1 camma. QUADRATO m SEZIONE.

_
QUALIT DEL MATERIALE

L08111.
Rovere
Rovere
Albero
i Abete,

forte nel senso delle bre


debole, idem .
. .
tremolo, idem.
idem .
. . .

' Abete dei Vogesi, idem .

MODULI)
,,

l0lllll.0
,,

ramarri

SICUREZZA

Chilog.

Chilog.

800
600
600 a 700
800 a 900

80
60
60 a '10
80 a 90

400

40

Pino_ silvestie dei Vogesi, idem .


Jrassino, idem.
. . . .
[ Frassino dei Vogesi, idem .
_ Olmo, idem . . . . .

248
1200
6788
104

24,8
12
-67,8
104

699

69,9

. i Olmo dei Vogesi, idem .


1 Fagio, idem

800

80

, l Tea , id., impiegato nelle costruzioni navali

1100

110

1400
690

140
69,9

560

56

720
57
42
160
125
94

72
5,7
4,2
16
12,5
9,4

440

40

300

30

6000

1000

2500

416

4000

666

. Bosso, idem .
; Pero, idem

1 Acajou, idem

. .

Albero tremulo dei Voges, idem . .


Albero tremolo lateralmente alle bre per
Abete, idem . . . . . . . . . .
I Rovere perpendicolarmente alle bre .
- Pioppo, idem.
. . . . . .
l.ar|ce, idem.
. . . . . .

'

. .
.
iscorrim'
. . . .

Roverc od

..

selli uniti insieme ad intagli 0 ca


tene . . . . . . . . . . .

abe_te'

1 Centine in tavole di campo ovvero in


' legname piegato
Metalli.

i
l

Pezzi retti formati da piccoli las

Ferro lavorato ; il pi forte in piccoli pezzi ..


o disteso

il pi debole in grossr pezzi: .

In barre per un termine medio .


Ferro

tirato nel senso della matura

4100

700

tirato nel senso perpendicolare

3600

600

3500
4500

600
750

diametro .
di diametro
a mill. 1 di
. . . . .

6000
9000

1000
1550

8000

1333

;
. il pi debole di un gran diametro .
Filo di ferro intrecciato o gomene . . . .

5000
3000

l laminato
l
1

Lamine di ferro forti e malleate in ambeduei sensi


Ferro detto di Tuban assai dolce .
. . .

,
Filo di
, ferro non
, ricette

medio da 1 a 3 mill. di
dellaquila di mill. 0,23
il pi forte da mill. 0,5
)
diametro .
. .

Catene in

ordinarie a maglie oblunghe

2400

400

ferro dolce

l rinforzate mediante puntelli

3200

533

1350
1250

225
217

10000
3600

1676
600

7500

1250

l Ghisa di _
ferro grigio

la pi forte colata verticalmente .


la pi debole colata orizzontalmente

fuso 0 dl cementazione tirato al martello

, A_ I www

in piccoli pezzi . . . . . . . .
il pi cattivo in grossi pezzi mal temprato
medio

Bronzo da cannone per un termine medio .


l

8,33
500

laminato nel senso della lunghezza .


idem di qualit superiore

Rame _ battuto .
-1 - ,
fuso .
lOttone no _
16

. . . . .

2300
2100
0260

3,83

350
433

l
i

2500

417

1340
1260

233
210

l
l0llllL0

QUALIT una MATERIALE

Centine 0 pezzi dunione in ferro lavorato ovvero


in ghisa grigia .

v Rame in

. ' .

..

TENACIT

sxoonzzza

Ch1109-

Chil9

2520

420

il pii_1 forte al disotto di un millimetro

mi non

7000

- 0m
c

medioil dapiuno
a due. mali.. di. dram..
idem
cattivo
. . .

5000
4000

l Ottone in

il pi forte al disotto di un millimetro

!i

l0llULll

.,.

di diametro

. _ .

._ ._ .

8336,67
_

li non
{
di diametro
. . . . .
ricotti
medio, idem . . . . . . . . .
Filo di
crudo non ricotto di millimetri 0,127 di
Mino
diametro
. . . . . . . .
i p
i idem non ricotto
. . . . . . . .

' Stagno fuso .

1176

8500
5000

1416
833
.

11000
3400

1033
567

300

50

i Zinco fuso . .
! Zinco laminato .

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

000
500

100
83

Piombo luso . .

128

21

135

22

di '4 millimetri di diametro


. . . .
Funi.
, Funi di canapa di Strasburgo di 13 a 14 millimetri

136

22,7

Piombo laminato .

. Filo di piombo di cappella l'uso passato alla trala

880

440

; Idem, di canape di Lorena . . . . . . . .


Jdem di canape di Lorena o di Strasburgo di 23

di diametro . .

650

325

millimetri di diametro . . . . . . . . .

600

300

i Idem di Strasburgo da 40 a 54 mill. di diametro.

550

275
220

l Cordaggi incatramati .

440

420

Vecchia fune di 12 millimetri di diametro

i Coraggio di cuoio nero .

Pietre.

Basalto dAlveruia. . .
Calcare di Portland
Idem bianca a grano ne
Idem litograca a tessuto

. . . . .
. . . . .
ed omogenea
compatto . .

. . . .
. . . .
'. . . .
. . . .

7700
6000
1440
3080

770
000
144
308

2090
1370
1050
800

229
137
105
80

.
.
.
.

.
.
.
.

.
.
.
.

.
.
.
.

.
.
.
.

impastato meno solidamente . . .


fabbricato nel modo ordinario . . .
dl calce grassa e sabbia di 14 anni .

.
.
.

impastato solidamente

idem cattivo .
; Cemenli
i

l.

20

>

i Idem a tessuto arenaceo e sabbioso


Idem a tessdutopoolitico
. . . .
i
.
i rovenza, en cotti .
Mamm
ordinari deboli . . . .
Gesso

210

. .

11,70
,

580
400
420

75

1,17
58
40
42

di calce idraulica ordinaria e sabbia


di calce eminentemente idraulica . .

.
.

900
1500

00
150

7.5

\ cemento di Poully di un anno. . . .

960

95

NB. Dalla Tabella si vede, che la resistenza assoluta dun lo metallico e tanto
maggiore quanto pi desso no.

Esercizi! sulla. Resistenza per trazione.


1 Esempio. -_ Quale sar il lato della sezione quadrata, che dovr darsi ad un

tirante di abete, che deve resistere ad una trazione continua di 20000 Chilogrammi?
Soluz. Il modulo di sicurezza per il legno dabete da 80 a 90 Chilogr., quindi
in media. 85 Chilogr. per centim. q.; larea della sezione della colonna. sar dunque

123
:235,29 centimetri quadrati, quindi il lato della sezione sar

uguale a.

V235,29 : 15,3 centim.


2 Esempio. _ Qual diametro si dovr dare alle quattro colonne di ferro lavorato
di un torchio idraulico, dato che la massima pressione, che questo pu esercitare, sia
calcolata di 150000 Chilogrammi?
, Solaz. Prendendo per modulo medio di tenacit. 4500 Chilogr, siccome qui l'azione
non continua, per sicurezza adotteremo il terzo di %uesto modulo, ed avremo lo sforzo,
a cui dovranno reggere le colonne, che di 1500
hilogr. per ogni centim. q. La
sezione, che dovranno avere insieme le quattro colonne per resistere allo sforzo com
plessivo di 150000 Chilogr., sar dunque _1

:100 centim. q. La sezione di una

1500_
colonna sar per, conseguenza il quarto o 25 centimetri quadrati, quindi il diametro

sar uguale a V

:5,64 centimetri.

3 Esempio. - Qual sar il diametro da darsi a quattro chiavarde, che chiudono


il fondo dun cilindro a vapore, il quale deve sostenere uno sforzo di 15000 Chilogr.?
Solaz. Ciascuna chiavarda sopporter uno sforzo di

__ 37so _

Lasezronedellachravarda66

__

23750 Chilogrammi.

/' 5,53x4

__

_5,53. Allora d_L _3-1-;6- ._ 0,03552, diametro

di ciascuna chiave. Ma siccome in una vite il diametro del cilindro massiccio, che porta
in rilievo il pane della vite, e in media le del diametro esterno, il diametro della

chiocciola uguaglia due volte quello della chiavarda, e laltezza corrisponde al dia
metro del tronco.
4 Esempio. - Quale sar la larghezza, che dovr avere una core gia di cuoio
della s essezza di millimetri 4,50 per resistere ad uno sforzo di 150 Chi 0grammi?
So uz. Una coreggia, che avesse un centimetro quadrato di sezione, potrebbe re
sistere ad una trazione continuata di 20 Chilogr. Dunque per reggere ad uno sforzo
di 150 Chilogr. la sezione della coreggia dovr essere : -2-6- :'7,5 centim. q. Sia ora
o: la lunghezza della coreg ia, avendo questa una spessezza di centim. 0,45, si avr

0,45xz:7; quindi x:cen im. 16,6.

'

Varii ingegneri impiegano nella pratica per trovare le dimensioni da darsi alle
coreggie la formola seguente: L: l%X_F_, nella quale

esprime la larghezza

della coreggia in centimetri, F la forza in cavalli a vapore, e o la velocit in centim.


per minuto secondo. Si soppone, che la spessezza naturale dun forte cuoio di bue per
le coreggie sia di circa 5 millimetri; la qual formola d luogo alla regola seguente:
Per ottenere la larghezza duna coreggia si moltiplica la forza in cavalli a vapore

per il numero costante 1500, dividendone il prodotto per la velocit: il quoziente esprime
la larghezza della coreggia in centimetri.

Esempio. - Sia F:2 cavalli a vapore, v:3 metri 0 300 centimetri per secondo:

1500x2
si avr L:

:10 centimelri.

300
Questa formola soddisfa mediante le condizioni seguenti: 1 Che la coreggia si svi

luppi senza scivolare sulla puleggia, che avvolge; 2 che non sia suscettibile dallar
garsi notabilmente; 3 che essa resiste allo sforzo di trazione, che deve trasmettere. Si

procurer, che il diametro della puleggia e larco di contatto siano nel rapporto di l a 3.

ARTICOLO XXII.

Della Resistenza alla compressione ossia allo schiacciamento.

108. Resistenza. allo schiacciamento. - La resistenza alla compres


sione, detta pure resistenza assoluta negativa, quella forza, che i corpi
oppongono all'essere schiacciati dalle forze, da cui sono compressi, ed tanto
pi grande, quanto maggiore la loro coesione.

124
La resistenza alla compressione proporzionale alla sezione trasversale del corpo (1),
come quella di trazione, ma solamente in questa si trascura spesso no ad un certo

punto anche il suo peso, se non aumenta sensibilmente il carico, mentre nella com
pressione entra nella valutazione del carico e modica il coefciente. Per fissare le
dimensioni delle colonne, pilastri, piloni, piedritti, puntelli, speroni, appoggi e sostegni
dogni genere, onde siano capaci a reggere carichi determinati, necessario conoscere
la resistenza allo schiacciamento. Lo stesso dicasi per determinare le dimensioni delle
.varie parti, che compongono le macchine ed i muri degli edici.

109. - Lesperienza insegna che, se grande laltezza del corpo premuto,


comincia a lasciarsi piegare, pel che diviene meno atto a resistere alla pressione. In
quanto alla resistenza negativa dun corpo, il quale abbia laltezza uguale alla spes
sezza, ossia la formacubica, lesperienza prova che crescendo laltezza e restando costanti
la lunghezza e la larghezza, la sua resistenza va scemando nel modo seguente:
110. Per i legnami da. costruzione, quando laltezza sia 12 volte_ la. spessezza.
la resistenza ridotta a -"/c ; quando sia 24, ad il: ; quando 36, ad 1/3 ; quando 48, ad lle ;
quando 60, ad 1/n.
111. Per il ferro lavorato, quando laltezza sia 12 volte la larghezza, la resistenza
ridotta a 5le; quando sar 24, ad 1/2 ; quando 36, ad l/|s.
'
.

112. Per il ferro fuso, quando laltezza sia 4 volte la larghezza, la resistenza
ridotta a le; quando sar 8 volte, ad 1/a; quando 36, ad l/lt; quando 80, ad 1[a .

Secondo il Rondelet un cubo di_quercia caricato secondo la lunghezza delle sue bre
si schiaccia sotto un peso di 385 a 463 Chilogr. per centimetro quadrato della sezione, e

questo peso di rottura resta approssimativamente lo stesso, nch la lunghezza del pezzo
non superi 7 a 8 volte la pi piccola dimensione della sezione trasversale. Linessione inco
minciaavedersi prima delle schiacciamento o della rottura, se la lunghezza del pezzo
abbia i0 a 12 volte la pi piccola dimensione.
Il ferro si comprime sotto un carico di 4945 Chilogr. per centimetro quadrato della
sezione, e sinette prima della rottura, quando la lunghezza del pezzo superi il triplo

della pi piccola dimensione della sezione trasversale.


4
La ghisa o ferro fuso si schiaccia sotto un peso di 10000 Chilogr. per centimetro quad.
della sezione trasversale, e sinetle prima della rottura, quando la lunghezza del pezzo
superi 10 volte la pi piccola dimensione della sezione trasversale: sino a questo limite
la resistenza resta quasi costante; avanti del punto, in cui linessione si manifesta prima
della rottura, la resistenza diminuisce notabilmente a misura del rapporto della lunghezza. '
Secondo'le esperienze di Hodgkinson la resistenza allo schiacciamento non cambia,
nch laltezza non superi 4 o 5 volte la spessezza; dopo il corpo incomincia a poco a poco
ad inattersi, e perde tanto pi di robustezza, quanto pi grande ne laltezza. Secondo lo
stesso autore le pietre presentano unegual resistenza alla pressione no a 12 volte la loro

spessezza; quando laltezza arrivi a 24 volte la spessezza, la resistenza ridotta a 96/133 e


circa 13 ; se l'altezza uguale a 30 volte la spessezza, a 75/133 0 circa /5 ; se 40 volte, a ma
0 circa 1la, La rottura succede quasi sempre ad una estremit.
113. Determinazione del Modulo di schiacciamento. - Si determina il mo
dulo di resistenza assoluta negativa o di schiacciamento cercando qual sia il peso,
che vale a tritolare un cubo fatto della stessa materia di un centimetro di lato. Dal
larea della sezione del corpo, che si considera, e dal rapporto tra la sua altezza e la

sua spessezza si potr dedurre da quanto si detto superiormente la resistenza alla


pressione.

1 Esempio. - Qual sar il carico, che pu reggere senza alterarsi una colonna
massiccia di ghisa, il cui diametro di 12 centim., e la cui altezza risulta di 36 volte la sua

grossezza?

'

Soluz. Trovisi la supercie della sua sezione, e si avr


6x3,1416 :36x3,1416:113,0976 centim. q. Il coeiliciente per ogni centimetro quadr.

(i) Quando nel solido la sezione perpendicolare alla forza comprimente varia, s'intender sempre la pl piccola.

' 125
della ghisa essendo di 2500, siavr per resistenza totale 2500x113,0976 :282750 Chilog.
La colonna avendo IalteZza 36 volte maggiore del diametro; la resistenza per lequilibrio,
senza far subire veruna alterazione al sostegno, sar '/.-, del precedente ed uguale quindi

a 50550 Chilogr. E il peso per schiacciarla sarebbe uguale a Chilogr. 36580X4:226200.


2 Esempio. - Qual peso si potr far sopportare ad un cubo in muratura di 50 cm.
di lato senza che si alteri?
Soluz. La supercie risultando di 2500 centim. quadr., il coefciente di resistenza alla
compressione di 4 Chilogr.; onde il detto cubo potr reggere 25l0x4: 10000 Chilogr.
senza diformarsi; esso sarebbe schiacciato dal_peso di 10000X10 ossia

Chilg.

3 Esempio. - Qual sar il peso, che si potr far sopportare con sicurezza ad una
colonna massiccia di ghisa di 8 centimetri di diametro e metri 3,84.daltezza?

Soluz. Si trovi il rapporto fra il diametro e laltezza, il quale risulta come quello del
problema antecedente, oSsia 384 : 8 : 48, perci il coeilciente, che si dovr prendere, sar
2 ,

M
: 50,2654x333 :'16730 Chilogrammi.
4

333. Onde la sezione sar

TABELLA m_n.uz nesxsmnzn assomma NEGATIVE o m scnuccmumia-o


PER 1 caro-mamo cono.

Qualit dei materiali.

"

Modulo di restaten_u.

Legni.
Quercia .
. .
Abete rosso o pino .
Abete bianco .
Pino dAmerica .
Olmo
. .
Quercia inglese .
. .
{ 1a fusione
Metalli.ad alto fornello

Ghisa grigia

2l

id.

' .

1 3' id. al fornello a


1a fusione
Ghisa bianca 2 id.
; . .
3 id. al fornello a
Ferro lavorato
.
.
Ghisa

Rame fuso .
[lame battuto .
Ottone . . .
Stagno colato .
Piombo .
. .
Bronzo da cannoni .
Pietre.

Modulo di sicurezza.

385
462
135

a 463
a 538
a 140
H8
90
271

38
46
13
11
9
27

10000 a 10200
. .

riverbero
. . . .
riverbero
. . . .

a
a
a
a
a
a

40
53
14
1,50
8,50
27,50

2000 a 2050

9900

1060 a 1980

._

11800 a 12400
15000
12500
18000
4945
0522 a 25200
4000
7295
11584
1087
540
25000

2360 a 2480
3000
2500
3600
. 989
1904 a 5040
800
1459
2316,8
217,4
108
5000 '
2m

1
I

9800 a

Basalto .
Pordo .

2000
2450

240

Gneiss .

Granito.

400 a

800

40 a

48

' Marmo .

300 a

1000

30 a

100

70

5 a

Gesso _.

350

50 a

Pietra calcare , .
Arenaria
Mattoni.
Cemento

80
80
40
30

a
a
a
a

1.

400
800
150
60

35

8
8
4
3

a
a
a
a

40
80
15
6

(1) Per il modulo di sicurezza non si devrt tenere. che 1|5 dl questo per i metalli, lo per l legnl o per le
pietre, e soltanto 20 pel muri e per le pietre di cau.

126
La resistenza allo schiacciamento duna colonna duna parete cresce quando
immurata ad unestremit, o tenuta salda nel mezzo, impedendo cosi che essa si pieghi.
Inoltre a parit di supercie la resistenza maggiore quando la sezione circolare,
che non quando sia di forma poligonale. La resistenza duna colonna 0 d'un pilastro
cavi e maggiore di quella di una colonna 0 di un pilastro massicci di pari altezza e
fatti di ugual quantit di materia.

Hodgkinson dopo varii esperimenti conchiuse, che per rompere una colonna massiccia
di ferro l'uso si richiede un carico di 10676 . _
ls,a Chilg., mentre per romperne una cava
necessario un carico di 10676.

da,o _. d13,0
_
I, 3
Cg., nelle quali ci e d esprimono m centim.i

diametri interno ed esterno, ed 1 esprime in cenlim. laltezza della colonna 0 del pilastro.
Per i magazzini e per le botteghe gli architetti stabiliscono ordinariamente due
colonne di ghisa invece dei pilastri di mattone, onde occupare un minore spazio. Le
due colonne sopporteranno allora un peso maggiore di 33,000 Chilogr., e peseranno:

0,785x(08)x2x384x7,20:278 Chilogrammi.
Se invece di due colonne massiccie si impiega una sola colonna vuota del diametro

di 16 centim. per sopportare lo stesso peso di 33,000 Chilogr., si arriva a diminuire


notabilmente il peso della ghisa.
Diii'atti, essendo il diametro della colonna di 16 centim. in luogo di 8 centim., il

rapporto fra laltezza ed il diametro e di 24 invece di 48.


_
Per conseguenza il numero da prendersi di 1000 Chilogrammi in luogo di 33000.
Ora 33000: 1000 :33 centim., sezione duna colonna massiccia equivalente a quella, di
cui bisogna cercare la spessezza, poich il diametro di questultima di 16 centim., e
la sua sezione uguale a 0,785x(16):201 centimetri.
Se da questa sezione si deduce quella di 33 centim., che si trovata, si hanno

168 cent. 06 per la sezione interna della colonna vuota.


Il diametro corrispondente ad una sezione interna di 168 centim. 06 si ottiene cosi:
168
D: V_0,786 =14,75.
Allora la spessezza della colonna vuota uguale a 16-,14,75::h25.

Ora il peso di una tale colonna avente laltezza di metri 3,84 eguale a
3,84x0,785(16 -14,'75) x7,20 : 91 Chilogrammi.
Questo risultato ci mostra, che havvi un gran risparmio di materiale impiegando le
colonne vuote in luogo delle massiccie.
Nei due casi precedenti non si sono calcolate le modanature della colonna, n lau
mento del diametro verso la sua base, per conseguenza il peso aumenta di circa 1110.

Muri maestri. - La stabilit dun muro in un fabbricato esige sempre, che la


verticale passante per il suo centro di gravit passi anche per uno dei punti della
sua base e che il terreno. sul quale stabilita questa base, sia ben compresso. La sta
bilit dei muri ancor pi assicurata dalle fondamenta, la profondit delle quali deve
essere spinta sino al terreno resistente. La spessezza delle fondamenta sorpassa dun

quinto, dun quarto e qualche volta della met quella dei muri. Il peso del muro
si ripartisce su tutti i punti della base, ed evidente che vi sar tanto minore com
pressione, quanto maggiore sar la superficie della base. Oltre questa maggiore spes
sezza, che si d alla base dei muri per assicurarne la stabilit, si da anche al muro

un leggiero pendio dallalto verso il basso di circa Non a 1[ma dellaltezza.


Lo sforzo, che i muri devono sopportare, proviene dalle travi e dai comignoli, il
cui peso ne produce uno, che agisce lateralmente dal di dentro allinfuori; ora ne

nasce che la stabilit d'un muro diminuisce crescendo la sua altezza, e perci la spes
sezza dei muri dipende dalla loro altezza, perch quanto maggiore sar questaltezza,

tanto pi si dovr aumentare il loro peso.


Il Rondelet, dietro queste considerazioni, determina la spessezza dei muri fabbricati
con rottami di pietre, pietre da taglio o mattoni per le fabbriche ordinarie, per mezzo
delle formule seguenti: chiamando S la spessezza da determinarsi, L la larghezza del

fabbricato o la distanza fra gli assi di due muri paralleli, ed A laltezza dei muri:

127
L+'IM , formola, che d la apessezza minima dei muri di facciata nei
24

1 S
0

:_____

fabbricati semplici.
Questa formola conduce alla regola seguente: Aggiungendo alla larghezza del muro

la met della ma altezza e dividendo per 24, il quoziente dar. la spessezza cercata.

Esempio - Si domanda la spessezza dun muro di facciata in una fabbrica semplice,


l'altezza del quale di 8 metri e la larghezza di 12 metri.
12 + 8la
: __-- =
6 .
S

24

0'", 6

2 La formula per determinare la spessezza dei muri dei fabbricati doppi diventa

-- ili
N

_-

48

3 Finalmente la formula, che da la spessezza dei muri intermedli odi tramezzo,


I

S :

in questa formale L' e A' rappresentano la larghezza e l'altezza dei muri

intermedii, i quali non hanno alcun rapporto colla larghezza ed altezza dei muri di

facciata.

Esempio. -- Determinare la spessezza dei muri di facciata dun fabbricato a due


piani della larghezza di il metri e dellaltezza totale di 10 metri nelle condizioni seguenti:
H 5 00 di altezza.
Piano terreno .
1 Piano
2 50
)
2 Piano
2 50

Altezza letale
10 metri.
Prendendo la seconda lormola per i fabbricati a due piani:
Il muro di facciata del piano terreno avr una spessczza

:OM,M.

il muro di facciata del primo piano 8': i%:0m,38.


Il muro di facciata del secondo piano S": -1vtg :0m,28.
_Si pu osservare che queste diverse spessezze, che sempre prudente per rinfor
zare, risultano da ci, che la larghezza del muro diminuisce a misura che esso si

innalza; cosi per il piano terreno bisogna porre nella formola laltezza totale di 10 metri.
mentre per il primo piano l'altezza non che di 10-5:5 metri, e nalmente per
il secondo piano laltezza non che 10-7,50:2m,50.
Secondo Rondelet, la spessezza dei muri isolati varia ordinariamente da 1/n a Via
della loro altezza, e quella dei muri per le abitazioni non deve superare /u della di
stanza fra i loro assi; per queste osservazioni si formata la tavola seguente:

Spessezza

Specie dei fabbricati.

dei muri
di facciala.

Spessezza
dei muri
divisorii.

Speasezza dei
muri di
sparlimeulo. {
l

mai. .

Casa daffitto. .
; Grandi fabbricati

H Grandi edici

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

.
.

mai.

0,41 a 0,65
0,65 a 095

mi.

mal.

0,43 a 0,54
0,54 a 0,65

mal.

mal.

0,32 a 0,48
0,41 a 0,54 ;

1,30 a. 2,90 0,65 a 1,90 I 0,65 a 1,95 l

,7-_
Secondo il Bedtenbacher le grossezze da darsiai muri di una casa o dun palazzo si
possono calcolare colle seguenti formale, chiamando I la larghezza del febbricola, ai , tu,

in le altezze dei piani, che lo compongono, si, sg, sa le spessezze del muro corrispondenti
ai singoli piani: 812% +_;l-; s;:-IO- +-a-l-ggl ; sir-T:)- + iggi'l.

128

REGOLA, - Si deler;ninala resistenza, che un materiale oppone senza alte


rarsi alla compressione, moltiplicando la seqione trasversale del materiale pel
cogciente di compressione corrispondente alla natura del materiale stesso,
modicato secondo la sua lunghezza.
'

Esercizi! sulla. Resistenza alla compressione.


_1 Problema. -- Qual pesongotr sopportare con sicurezza un pilastro di quercia
di ottima qualit di sezione qu rata, il cui lato 16 centimetri, supponendo questo
pilastro alto 12 volte il suo lato di sezione?
'
.

Soluz. Trovisi larea della sezione, e si avr 16x16:256; il modulo di sicurezza


sarebbe di 46 Chilogr. per ogni centimetro quadrato, ma, siccome la sua altezza e 12
volte il suo lato, cosi biso ner limitarsi a prenderlo l 5/a di _46, 0 38,33. Il pilastro
dunque
tra sopportare
x38,33:9812,48 Chilo rammi.

_ 2 .roblema. - Qual diametro dovr darsi a una colonna di ghisa alta 4 metri
destinata a sostenere un peso di 15000 Chilogramm'i?
_
'
.

Soluz. Il modulo di sicurezza della

timetro quadrato. Supponendo che il

hisa.

u ritenersi di 2000 Chilogrammr per cen

lame ro della colonna abbia da essere circa ll'io

dellaltezza, bisogner in tal caso ridurre ad I/|5 il carico indicato, cio ritenere il modulo
di resistenza uguale a 133 Chilogr. Afnch la. colonna regga ad un carico di 15000 0g.

dovr avere una sezione di -1

: 112,78 centimetri quadrati, quindi un diametro


133

d : V%ilszt/ 143,66: 19,9 centimetri quadrati. Questo diametro e quindi ,/o,tttl


ossia 33,6 volte minore dellaltezza appunto circa alla robustezza supposta.

_3 Problema. - Qual carico po r sopportare con sicrezza una colonna massiccia

di ghisa di 15 cent. di diametro, la cui altezza di m.%30, ospita. 30 volte il suo diametro?

Soluz. Trovisi la supercie della sezione, e si avr 4- : 1x_laxa11_419 :c.q.176.714


per supercie. Il modulo di sicurezza essendo er la ghisa 2000 Chilogrammi, e l'altezza
essendo di 36 volte il diametro, secondo il N 12 si dovr prendere 1115 di questa, perci
esso sar Chilogr. 133,33..., che molti licati er 176.714 centim. q. daranno per res1
stenza della colonna 176,714x133,33:23561,27262 Chilogrammi.
_

4 Problema. - Quale sar la spessezza da assegnarsi ad un muro di fonda


menta_da_costruirsi in

ietra calcarea, supponendo che la lunghezza e la larghezza

delledicio misurate es ernamente debbano essere 20 e 12 metri, e che questo muro


debba sostenere una pressione di 8000000 Chilogr.?
_
_
Solaz. Chiamando a: la spessezza da darsi al muro, la sua sezione (Flg_. 87) sr_com:
porr di quattro rettangoli, due dei quali avranno la lunghezza di 20 metri, e gli altri
due quella di 12-2z metri e per larghezza comune o spessezza 2: metri. Larea totale

di nesta sezione sar dun ne uguale a 2x20z + 2t12-227}2 OVVGP0 24040 + 2421'742
: z-4a metri quadr.
a il modulo di sicurezza della resistenza duna buona pietra
calcare pu ritenersr di 500 Chilogr. per ogni cent. q. .Quindi per una Sicurezza 20
volte maggiore si caricher ogni metro q. di -r_xz _:250000 Chilg., e la sezione
calcolata potr reg ere a (64z-4x)250000 Chilogr. Ma secondo il nostro problema essa

deve sostenere
Chilo r.; ereio si avr l'equazione:
250000 (04:: - 425 29800000

ossia

. .
quindi

04x --4a:I : 32,

,.

l6z-z:8;

16x 8 + x:,

a:16 .
a: :.16 + _

Dal quesito stesso permesso sup orre, che a: non .


dovr arrivare ad un metro; sar unque a: una

7
i

frazione, e pertanto -6- numerotrascurabile senza


incorrere in gravi errori. La spessezza domandato. si
potr quindi ritenere di _16 :-2- metro. Risol>
vendo lequazione di segndo grado Ida-29:8 si ha x-l6a: 18; a:-16z+64
:-8+64; z-8:2V56:I7,48; dunque w:8-7,48: metri 052
'
5 Problema. - %ual diametro dovr darsi ad una colonna di ghisa, supposto
che la sua altezza deb a essere 48 volte il diametro, per resistere con Sicurezza ad un

peso di Chilogr. 58807,8?

'

'

Salate. Conoscendo i carichi, che i materiali devono sopportare, s1 determina la I


loro sezione trasversale dividendo questa resistenza per il coefciente corrispondente

alla naturadei materiali ridotti secondo la loro lunghezza. Perci si avr

:centim. q. 170,6 sezione trasversale della colonna (313 e il coefciente di

resistenza. quando "la colonna e alta 48 volte), e V 1)l,;ss-g_ :15 cent., diametro cercato.
.

A
.
i
ARTICOLO XXIII.

129

Della Resistenza di Flessione.

114. Resistenza di Flessione. - Si chiama resistenza relativa o


trasversale o di essione quella, che un corpo oppone ad una forza, la
quale agisce perpendicolarmente alla sua lunghezza, come sulle travi ado
perate nella costruzione delle macchine, sulle verghe delle leve, dei bilancieri

e simili, che fanno parte di esse.


I corpi possono essere sottoposti allo sforzo della essione in diverse maniere. Una
trave per esempio pu essere incastrata in un muro per una sua estremit e caricata
allaltra dun certo peso; oppure essere appoggiata alle due estremit e caricata nel
mezzo; od inne col carico collocato in qualunque punto della sua lunghezza.

115. DellAsse neutro. - Incominciamo a considerare una barra o trave AB (Fig. 88)
disposta orizzontalmente, incastrata ad unestre

mit e caricata allaltra da un peso P, che agisca


perpendicolarmente alla sua lunghezza. Questa
forza P tender a piegare la trave o la barra
intorno al punto B e quindi a spezzarla. La resi
stenza, che la trave opporr a lasciarsi spezzare,
sar la resistenza della essione e relativa della
barra. Quando la forza P tende a spezzare la trave
AC (Fig. 80) piegandola, la resistenza presentata
da ciascuna parte della sua sezione si pu consi
Hg. se.

derare come una forza , che si oppone alla


rotazione del corpo AC intorno al punto (1. Ora, considerando leetto prodotto dal peso P
sulle singole bre della trave, si vede che le bre superiori ne saranno stirate ed allungate,

mentre le inferiori ne saranno compresse ed accorciate, e che questeiletto dovr riuscire


tanto maggiore quanto pi in alto o quanto pi in basso si troveranno le dette bre. Ma
tra queste due ve ne sar un certo strato, che non
soffrir n distensione n accorciamento. Questo
strato chiamasi strato di bre neutre, e la sezione di
csso con un piano longitudinale cd dicesi asse neutro

della sezione trasversale del solido. Se le bre sot


tostanti presentano allaccorciamento la stessa re
sistenza, che quelle superiori oppongono alla disten
sione, la bra neutra passa pel centro di gravit della

sezione della trave, qualunque forma essa abbia. Se


la resistenza alla compressione supera quella all'e
stensione (come nella ghisa), lasse neutro trovasi
al dissolto del centro di gravit; se ihvece lesten

sione supera la compressione, lasse neutro trovasi


al dissopra di esso.

Fig. 89.

116. Del Momento di rottura. - Ammettendo che la forza di ciascuna bra, ovvero

per ciascuna unit superciale della sezione, che si oppone allo spezzamento o rottura (sia
per trazione, sia per pressione) sia in qualunque punto della supercie la stessa uguale
a p, o piuttosto la resistenza media delle diverse bre, allora su tutta la trave agir una

forza Sp, indicando con S larea della sezione. evidente per s stesso, che la risultante
di questo sistema di forze parallele passer pel centro di gravit della sezione, epperci
alla met dellaltezza CD, quando la sezione sia rettangolare, circolare, od in generale abbia
una forma regolare. Perci la resistenza opposta dal corpo allo spezzamento non sar altro
che la risultante delle singole bre.
17

130
Supponendo sempre la sezione rettangolare avremo S :b><a, indicando con b la base

della sezione, e con a laltezza o spessezza della trave. La forza P applicata in A ha dunque
da superare in una trave rettangolare una resistenza totale Sp:bxaxp applicata alla
.
1
a
d|slanza CD
dal centro di rotazioneC: ed quindi, giusta il N 5l, che, onde
sussista lequilibrio, vale a dire. che non si produca rotazione intorno al punto C. il
momento statico o di rotazione della forza P dovr eguagliare quello della resistenza,
.
.
a
.
.
. .
. .
.
oss:a dovra essere PxAC:bxapr-g. La somma (ll questi momenti dmesr Il momento da

resistenza alla rottura. La rottura avviene quando il momento della forza P ossia PXI
giunge a superare il momento di resistenza suddetto. AC :l lunghezza.

Si hanno quindi per calcolare la resistenza relativa e le dimensioni della sezione


trasversale dei corpi incastrati ad una estremit e caricati dallaltra aventi sezioni di forme
diverse le formale seguenti, che si dedussero mediante il calcolo, per i momenti di resi
stenza alla rottura, indicando con K la forza, che varrebbe a rompere una barra colla se
zione di 1 cent. quad., coefciente, che determinasi collesperienza per le diverse sostanze,

e che pu chiamarsi modulo di resistenza relativa alla bra superiore. Indicando con E
i momenti di resistenza alla rottura E: lf),-><ba":

1 Onde si avr per calcolare le spranghe o travi di sezione rettangolare


i
Se il lato
aventi b per base ed a per altezza E :
bag e P : bxla x

ga-4

maggiore del rettangolo fosse posto orizzontale, esso sar la base b, ed il


Flg. 90.

minore a laltezza.

2 Quando la sezione sa un quadrato con a per lato, sr avr E : -6- 0;

K
P :_
a

a3

x .
t

3 Quando la sezione fosse pure un quadrato, ma avesse la giacitura colla


a3
' diagonale verticale si otterr E-K- x "al: e P: L x [xl/ET.
7
v

' 6
t/ 2
5

4 Quando la sezione un triangolo di base b e daltezza a, si ha


><az
K
.
. .
E;
XbXa, per cui P: 6 I
X 2-1; z'-: 2la a, centro dl gravita.

5' Se la sezione un triangolo, ed ha la disposizione della Fig. 94,


si trover E:-K_ ba; z :: l/;; a, posizione del centro di gravit.

12
a
6 Se la sezione un circolo, si ha E :
. .
K
1!de
d ndrametm
' al S:. avra'-' P :g
32 x h--V-_.
1

; quindi per un cilindro

7 Se il cilindro e cavo, e d e (1' sono i diametri interiore ed esteriore,

.
.
K
d-d"
. . _ Kw d-d'i
si avra E:-3-2- r X(-T), e qumdt Pw3-Qr md

8 Se la sezione un'elisse, risulta E=-K- x ba; per il che, essendo

.
'
K >< ba
'

'
2.
a l \ asse maggiore
e b lasso
minore,
5]. .avr
I )_.
__ __
32Xfl

9 Quando la sezione fosse unelisse vuota, si calcolerebbe


Kzr a3b-a'3b'
.
.
:
__ K
(a3b-o'3b')

E :-3(--), e perci SI avra l_

x -_--l_x--.

10" Quando si avesse la forma indicata dalla Fig. 99, si calcolerebbe


K

b(a3-a')

E__
___,,_
6 x

___._.__

b(a3-a'3)

,equmanm
-_-_--__--_---I
6
lxa
a

I
11

b,' a 'Ih.

11 Se la sezione sar un rettangolo vuoto, si avr E :


. .
K bXa3-b'xa'
,_ ,
e quindi P:(T). a:h, a _h.

>< -a-+-l:-vll
b 3 b '3__ la
12 Per una sezione a doppio T si trova E=-t!
3___ 13 ' (Vedi nota 2, pag. 132).
> e quindi P:-l6(- x biaj
-(El-al

bxa3

b'a'3

13' Per una sezione croc1forme E I x -_+_, onde st avra


b><a3+bo'3

K.

14 Per una sezione crocilorme con un cilindro nellintersezione, si ha


K ><0,580d+b(a-d)+b(a-'-d)b3
_

6
a
a 3
_ d)b.
3
eP:;K_se0,589d b +b(a 5_ d)b+(a
6

axl

Dalle formale su esposte ne derivano le seguenti regole pratiche:


1 Le resistenze relative di due travi di egual lunghezza, ma di sezioni, quadrate e
circolari, diverse, stanno in ragione della terza potenza dei lati o dei diametri di queste
sezioni, e perci una barra o trave, la cui sezione, quadrata o circolare, ha un lato od un

diametro doppio di unaltra,-pu portare a parit di lunghezza un peso otto volte maggiore,
e, se triplo, ventisette volte maggiore. Cos se il lato od il diametro sia 4 per uno di questi

corpi e 5 per un altro, le rispettive resistenze staranno tra loro come 41.: 53 :: 64 : 125.
2 Le resistenze di due barre o travi di egual lunghezza aventi sezioni rettangolari
diverse stanno fra loro come le larghezza e come i quadrati delle altezze di queste sezioni.
Un esempio potr chiarire meglio la cosa.
Esempio. - Se 1000 Chilogr. sono portati da una trave di 12 centim. di altezza ed 8
di larghezza, qual peso potrebbe portare una trave della medesima materia e lunghezza,
alto 9 centimetri e largo 7?

.
.
7
92
Soluz. Dalle su esposte regole sx avra 1000x x : 492 Chilogrammi.
3 Se una trave di sezione rettangolare invece di essere posta col lato maggiore della
sezione in piano si mette col lato minore, la sua resistenza cambia nel rapporto fra la lar
ghezza e laltezza.

4 Per sezioni di aree uguali la resistenza di una barra cilindrica sta a quella di una
barra quadrata come 5 a 6. Lo stesso rapporto deve esistere tra il lato del quadrato edil
diametro, se le due barre dovessero presentare la stessa resistenza.

132
5' La resistenza di una trave tubulare di lamiera a sezione quadrata sta a quella di un
tubo circolare, il cui diametro sia di spessezza uguale al lato del primo, e di eguale spessezza
come 1623w221 10,59 ad ugual supercie di sezione come 4 : 3 :: l :0,75.
6' Nei travi vuoti cilindrici od elittici di egual lunghezza, di cui la spessezza della parete
sia piccola rispetto al diametro, le resistenze stanno come le aree delle sezioni perle rispet
tive altezze. Per cui, se un tubo circolare, ad uguale spessezza di parete, ha un diametro
doppio di un altro, anche doppia la sua sezione, e quadrupla la sua resistenza.

7' Le resistenze di due travi simili stanno come i quadrati delle loro dimensioni
lineari, ossia come le supercie delle loro sezioni.

8 Per supercie uguali di sezioni la resistenza di una trave maggiore di quella di


una trave massiccia tanto pi, quanto pi grandi sono le dimensioni interne rispetto alle

esterne; dordinario per il diametro interno dei tubi di ghisa non si fa maggiore di 5/c del
diametro esterno (Vedi Dei Tubi).
9 Da quanto si disse risulta, che le macchine simili e fatte col medesimo materiale

sono relativamente tanto pi resistenti, quanto pi sono piccole, perch i loro pesi stanno
come i cubi delle dimensioni lineari, mentre le resistenze stanno come i quadrati di esse (i).

117. Sezioni pi convenienti. - Ancorch la resistenza di una trave sia tanto mag
giore quantov pi grande ne sia la sezione, vi sono per alcune circostanze da considerare,
le quali inuiscono particolarmente sulla resistenza alla essione, e, a pari grandezza

della sezione, importante linuenza:


i' Della gura. infatti di due travi della ste55a materia, ma una di sezione quadrata
e laltra di sezione circolare, equivalenti in supercie, la prima presenter maggior resi
stenza dellaltra al piegamento. Lo stesso dicasi di due corpi: uno, che abbia la sezione
di un cilindro vuoto, oppure una sezione rettangola tubulare, o crociforme, o a doppio T,

resiste meglio di un altro della stessa materia e della stessa supercie di sezione avente
la sezione circolare o rettangolare piena.
2 Della giacitura. Anche il modo di giacere dun corpo soggetto allo sforzo di essione
varia la resistenza. Un corpo a sezione rettangolare, ad esempio, resiste molto di pi, se
messo in costa che in piatto, cio col lato maggiore verticale ed il minore orizzontale. Lo
stesso dicasi, se avesse la sezione quadrata di egual supercie: lo sforzo, che potr reggere,

sar sempre minore della stessa supercie di forma rettangola messa col lato maggiore ver
ticale. Lo stesso pu dirsi inne di una sezione elittica in confronto di una sezione circolare.

3 Del modo, con cui viene applicato il carico, cio passa una diil'erenza nella resistenza
della trave, come vedremo pi innanzi, dallessere questa caricata allestremit, nel mezzo,

e se il carico vi egualmente ripartito su tutta la sua lunghezza, ovvero distribuito su alcuni


punti, ecc.

4" Del genere dappoggio. Ha pure molta importanza il luogo ed il modo, con cui il corpo
tenuto soggetto allo sforzo.
4

118. Condizioni per avere una buona Sezione. _ Le principali condizioni per
avere una buona sezione si possono ridurre alle seguenti:
1' La materia deyessere pi che possibile allontanata dallasse neutro (2);

2' Quando il materiale, di cui si compone il corpo, presenta la stessa resistenza alla
estensione come alla compressione, la materia deveessere simmetricamente disposta in
torno allasse neutro;
(i) Supposta una macchina qualunque A lalta ad una scala tripla di una macchina B; ogni sua parte peser 27
volte la parte corrispondente della macchina B, ma sar soltanto 9 volte pi resistente.
(2) Faibarin, ingegnere inglese, che costrussei primi bastimcnti in lamina di ferro,
considerando che la ghisa presenta una grande resistenza allo schiacciamento ed una
debole resistenza alla rottura per essione, per mezzo della teoria e dell'esperienza
stabili, che la forma pi conveniente da darsi a travi di ghisa quella di un doppio 1,
le cui proporzioni medie sono indicate dalla Fig. i023, disponendo il nervo maggiore
nel senso della maggior trazione, ed il minore nel senso dello schiacciamento, di
pendente dal modo, con cui la trave sar sostenuta e caricata, quindi facendo la

Fig_ 05.

spessezza verticale uguale ad i, si avranno per le altre spessezze le seguenti propor


zioni: i, i2, 10, 2, ti, 5, M. Quelle di ferro lavorato, presentando maggior resistenza
assoluta, si faranno in forma tale, che il nervo esposto alla distensione sia poco meno
della met dell'altro.

133
3 Se la resistenza alla compressione supera quella allestensione, si dovr dare al
corpo nella parte, che soggetta ad allungarsi. un corrispondente aumento di sezione.

Le travi rettangolari vengono ricavate dal digressamento di un tronco dalbero rotondo,


e quindi perdono della loro resistenza a motivo della perdita della materia, perci importa
moltissimo di sapere in qual modo da un dato tronco si possa ricavare una trave quadran
golare. che presenti la massima resistenza contro la rottura per via di piegamenio. Dalle
ricerche teoriche e pratiche venne dimostrato, che laltezza della sezione della trave deve
stare alla sua lunghezza nel rapporto di 'l a 5 (i).
119. Resistenza dei corpi prismhatici contro la. Rottura per essione,

secondo il modo, con cui sono caricati. - Supponendo che il peso "agisca per
pendicolarmente alla lunghezza, ed indicando con P Chilg. il carico corrispondente
alla rottura (per centimetro quadrato), che ha luogo nel punto del corpo ove lesten

sione maggiore, e con E il momento di resistenza alla. rottura, che corrisponde al


profilo del corpo, nel quale la maggior tensione ha luogo. Le espressioni di E sono raccolte '
nelle pag. 130 e 131.
Si trover. il peso pi grande, di cui la trave pu essere caricata, colle seguenti
formole:

i Il prisma incastrato ad unestremit e cari.


ceto dallaltra:

r\\\_ \g\ \\
->

E
-L

P-T,

2' il prisma incastrato ad un estremo ed il


peso uniformemente distribuito sututta la sua lun
ghezza:

E
3 il prisma incastrato agli estremi e caricato
nel mezzo:
E
P=8T
5

4' La trave incastrata alle estremit e caricata

uniformente in tutta la sua iunghezza


E
P:i2,
5' La trave appoggiata alle estremit e caricata
nel mezzo:
'
P=8

_E
1

(i) SI ha una lei sezione dividendo il diametro del tronco in tre parti uguali, indi
conducendo dal punti di divisione C e D (Fig. iii) le perpendicolari CE e DF, ed inne
congiungenalo tra loro mediante retle i punti A, E, B ed F della circonferenza. il rettan
golo AEBF sar la sezione della trave di maggior resistenza, che si pu ricavare da quel
tronco d'albero. Infatti facciamo AB=d, AE:BF=b ed AF:az pel noto teorema di
geometria, che nei 11' , ' , " _., ' n
4 dall J ' retto una perpendicolan
sullipotenusa, essa e media proporzionale fra i due segmenti di questa, e ciascun calcio
il medio proporzionale In tutto l'ipotenusa ed il suo segmento adiacente, si avr la pro
d
da
porzione AC:AE::AE:AB ovvero ; b:: I: : d; quindi M: -5-. Ma si ha pure

d
AD:AF::AF:AB, cio

idi

di

2d2

M:a:z _3 : -3-

Fig.iii.

:a:: luci; dunque a2:-_5-; e si avr pertanto

ovvero 69:09:: _:; --- o i : 2; da qui si avr 1b2:1a2::Yi:12, cio

b = a:: i : 4,4 :: 5: 7, quanto sivoleva dimostrare.

come

6' La trave appoggiata nel mezzo e caricata agli


estremi:
.

E
|
1

7 La trave appoggiata agli estremi e caricata


uniformemente:
,

E
P:8 T ;

8 La trave appoggiata agli estremi e caricata ad

ugual distanza dai due estremi:


E
l
:_ ovveroP-_-_ x _;
m
m
1
9' La trave appoggiata ai due estremi e caricata

ad inegual distanza da essi, cio il peso applicato a


distanze m o dai punti dappoggio, cosicch si avr
Hg. m.

m + n: I:

tI

P:_X->.

ma

Da queste espressioni risulta, che i pesi capaci di produrre la rottura nei nove
casi considerati superiormente stanno fra loro, seguendo lo stesso ordine, come
'

1:2 : 4 : 4 : 8?8: 12: -"_n : ! , cio una trave nella condizione del secondo caso porta
il doppio del peso, che porterebbe nelle condizioni del primo, nel terzo quattro volte<
il primo, ecc. Volendo tener conto del peso p della trave, supposta costante la sua
densit e la sua sezione, si metter P + /2 p invece di P. Se la trave avesse la forma

curvilinea o duna leva ad angolo (N 55), ovvero fosse disposta obliquamente, si pren
deranno come bracci di levale distanze orizzontali fra i punti dappoggio e quelli

di applicazione del peso.

_ ---_-,_ -

Il valore di K e il peso espresso in Chilogrammi corrispondente ad un ceptim; q.


di sezione del prisma o trave, che capace di rompere il corpo sostenuto ai due estremi
e caricato nel mezzo. Questi valori sono desunti dallesperienza; ma, poich essi cor

rispondono alla rottura, nelle applicazioni se ne dovr prendere solo 1li pel legni, lla poi

metallied 1/t per le pietre. ..'.


-..;

TABELLA DELLE assrsranzs annurva o m naserom:


van cammsrao quannsro m SEZIONE.

MODULO
di
assrsrsnza

QUALIT DEL MATERIALE

Le 0 di faggio

diif quercia -.

abete

r_" .

700 5 1100

70 a 100

550 a 1000

55 a

500 a 900

55 a, 90

se;
.I.<r .

I ; " olmo. . .*-?

Ghisa

Pietra calcare .
', Pietra arenaria

_- r Mattoni. ?:! .

,
. "

Ferro lavorato.

MODULO
_
di
3 f
SICUREZZA

."5-. _-."' .

. A pinood abe'te'osso.

;piho'.

tifi-33.1 '4}
:
7 f'."-"**W

480 a 1200

48 a 120 ,

480 a 960

48 a

96

400 a 800

40 a

80 -.

170034000

. . .

4000 a 6000

. .
. .

.
.

.
.

.
.

.
.

.
. ..

ix.i_ _'

. ",,_,,g.

150

48 a
40 a

120
55

13 a

23

600a1300 1
>

1300 a 2000

12 age-530
_ 10 a - 14

|
i

3 a

135
Ponendo i valori di E del N 116, secondo le varie forme delle sezioni della trave
nelle formole del N' 119, corrispondenti al modo, con cui le travi sono caricate, pog

giato, od incastrato, essendo noto il peso P e la lunghezza l e K, cio il coefciente


di rottura corrispondente al materiale, di cui sono formati, si avr la soluzione duna
infinit di problemi di pratica applicazione.
1' Esempio. - Una trave dabete lunga 2 metri, la cui sezione un rettangolo
di 20 centimetri di base b e 30 daltezza a, incastrata ad unestremit, qual peso potr
sopportare con sicurezza allaltra estremit?
2
Soluz. Prendendo la 1a l'ormola P: -b-xlasz
del N' 116 P:--, e sostituendo
il valore di E colla formola 1 del N 119, avremo, ritenendo per sicurezza quello di K

uguale a 10 Chilog.z : 20XQ1050 Chilogr.


200><6

Se questa trave fosse incastrata

, ed il carico uniformemente

distribuito su-ttta la sua lunghezza, si avrebbe dalla 2 formula del N' 119:

20X30X70

.
Chll0gl'.

Se invece l'osso incastrata alle due estremit e caricata uniformemente, si avrebbe


2

dalla formula del 4 caso: P: 12 (lgl) :12600 Chilogr.


QOUX
2 Esempio. -: Quali saranno i valori di a e b duna trave dabete di sezione
rettangolare incastrata ad una sua estremit, e caricata dall'altra dun peso di 500Cg.,
essendo lunga metri 1,50?

'

J.

bxaxK

Soluz. Facendo b : 5/1 di a, dalla formola 1 del N; 119 avremo P= _-6xl_- ,


a
.
.
.
. .
70X5><a\
70x5a3 _ 35a3 __ 703 _
cui sostituendo 1 relativi valori si avr 500m 1,50x1x6 -150x7x6 15x7 - 3 ,
3 ..___

a : l/ s . 4 :0,05936, e b " sar i% di a 0 0,0338.


3 Esempio. - Qual peso si potr far sopportare ad un albero in ghisa lungo
metri 2,85, avente un diametro di metri 0,20, sapendo che esso sarcaricato nel mezzo
ed appoggiato agli estremi?

Soluz. Non tenendo conto del peso, dellalbero avremo P:4 x _E- ossia
l
vrde3
..
.
.
.
.
P:4-W , e prendendo il valore di K uguale a 500 Chilogrammi, per cm
P:4>< 3143);@ X 29%(2L29- :5509 Chilogr. Quando si volesse farvi entrare il
peso dellalbero, si avr r:0,10; onde la sezione dellalbero sar uguale a

0,0314X%,85X7,20 Cg.:644 Chilogr. Perci il peso, di cui si potra caricare questo


albero (N 119) sar di 5509 Chilogr. + %i125187 Chilogr.

REGOLE PRATICHE,
alle regole
pratiche
seguenti:
V - Le formole su esposte conducono
'

l. Si ottiene il peso, che pu portare un corpo di sezione rettangolare


incastrato ad un estremit e caricato allaltra, moltiplicando la dimensione
della se;ione, trasversale del materiale pel quadrato della dimensione verticale
espressa in centimetri e pel cogciente di resistenga (variabile secondo la ma
teria); poi, dividendo questo prodotto per la lunghezza del materiale, il quo
riente esprimer il peso;

2. Si determiner la sezione trasversale quadrata, rettangolare o circolare


dun materiale incastrato per una sua estremit e caricato dallaltra moltipli

136
cando il carico espresso in Chilogrammi per la sua lunghezza espressa in
centimetri, dividendo questo prodotto pel cogciente numerico di resistenza
(variabile secondo la materia), e la radice cubica del quoziente esprimer in
centimetri il lato del quadrato ovvero il diametro del circolo della sezione.
Esercizil sulla Resistenza. di Flesslone.

1u Problema- Quanti Chilogrammi si potranno sospendere allestremit di una


sbarra. di ferro di base rettangola, di cui il lato verticale a di 4 centimetri ed il lato
orizzontale b:3, sapendo che dal piano dincastramento no al punto dapplicazione
del carico di metri 1,50?

.
bxa*xK e facendo _ K:2000 Chilogr.
.
Soluz. Applicando
la formata P-efl;6-avremo

_ 3x6x3x2000 _
P -

"320 Chilogr.

'
2 Problema. - Quali saranno le dimensioni da assegnarsi alle travi di quercia
di un ranaio incastrato alle due estremit, essendo la. camera lunga 9 metri, e sup

ponen o che vogliasi assegnare il rapporto fra le dimensioni della sezione di 7 a 5


asse nato nella nota della pag. 133?
oluz. Supponendo: 1" che il peso specico delle biade sia di Chilogr. 0,776; 2 che
esse siano scom rtite uniformemente con un altezza di metri 0,90; 3" che la distanza
tra le met di ne travi sia di metri 0,84, si avr che ciascuna trave dovr portare il
peso di un volume di biade uguale a 0,90x9x0,84 :6804 decimetri cubi, e quindi un
peso uguale a 6805x0,770:5280 Chilogr. Ora dal 4" caso del Nu 119 avremo P:12 l-;
sostituendo E colla formola E:-I6i- ba si avr P:12 ( Kba
--6-x-b_) , ma dovendo avere

tra i lati il rapporto di 5 a '7, avremo 5280 :l2(

;ed
6x7xl

6X7X90

a ___M..
a __ V 5280x6x'7x90
12x15_- :0,2217, onde b sar uguale a 0,154 circa.

_
3u Problema. - Una trave di ghisa appog lata alle due estremit avente la forma
dl un doppio T, come il N 12" a pag. 131, nel a quale a sia :metri 0,36, b:0,30,
a:0,24, ':0,09 ed 1:10.80, caricandola nel mezzo qual peso potr sopportare, com
preso anche il suo proprio?
Soluz. Dalla formola 6 del N" 116 e dalla 12a del N" 119 si ha

b'a'3+ b(a-a")
P:4x-__ax

- X 6 ; ritenendo K eguale a 1000 Chilogt. si avr, sostr

y__

tuendo 1 valori, P_4x

9x%3+30(363-245)
1000
_
_
.
36x1080
X
6
- 19022 Chilogr., alla quale si

aggiunger il peso della trave.

4 Problema. - Quale sar la sezione trasversale duna barra di sezione_ rettan


golare in ferro lunga metri 1,50 dal punto dincastramento al punto dapphcazwne
cl carico, che di 32 Chilogr., supposto K:100

32 150

Soluz. Si avr dalla formola ab: -*:

,
:48 cent., e, facendo a:3 c.,

3 _.

si avr i; : 16, e |/ 16:centim. 2,5, dimensione di b.

Per lo stesso materiale, posto nelle stesse condizioni, ma con sezione quadrata, si

avr b:zlx_o :48 cent., 0 b : |/1: centim. 3,6, lato della sezione quadrata
della barra.

ARTICOLO XXIV.

Solidi di ugual resistenza.

120. - Dioonsi solidi di ugual resistenza quei solidi, che per la lor forma
particolare, ancorch non abbiano in tutta la loro lunghezza la medesima
sezione, hanno per la stessa. resistenza alla essione.

137
v 121. - Siccome in una trave cilindrica o prismatica la rottura avviene nella sezione
dincastramento, ne segue, che se un corpo CAB, la. cui lunghezza sia l, incastrato in
BO dovr sostenere alla sua estremit A un carico P, lo
sforzo di questo carico sar maggiore sopra BO che sulle
altre parti. Suppongasi AD:

_: il momento di rottura

in D non sar che '/4 dello sforzo di BO, giacch questo


sforzo o momento varia in proporzione della maggiore o
7
minore distanza del punto-dapplicazione (N 54). Lo
6 5
stesso potr. ritenersi del cos detto momento di rottura o di rotazione in E, che non sar.
che |/o dello sforzo corrispondente in BO, posto 'che AE sia uguale

Ne viene per

conseguenza, che non occorre che un corpo caricato in questa guisa abbia dappertutto
unegual sezione, giacch si potr. diminuire sempre pi collavvicinarsi al punto dap
plicazione del carico, e perci baster, che la resistenza in D sia uguale ad un quarto e
quella in E ad un nono della resistenza calcolata in BC. Quando il corpo dovesse avere

dappertutto uguale laltezza o la spessezza, la larghezza in I) baster che sia 1/t e quella.
in E 1le della larghezza alla sezione BO, onde presentare su tutta la sua lunghezza la
robustezza conveniente.
Nel caso contrario, cio quando si voglia tenere la larghezza uniforme, che il
reso pi comune, bisogner variare laltezza, riducendola in D alla met ed in E ad

una terza parte di BO. Si ha quindi che le resistenze di due travi di egual larghezza
stanno come i quadrati delle loro altezze; e quelle di due travi di egual altezza stanno

come i quadrati delle loro larghezze. Essendo la resistenza : 1/2 x 1le :1/i (N 116),
quando laltezza sia la met, : /a x /a : I/a quando laltezza sia uguale .ad lla .
Perci le altezze corrispondenti alle distanze /a b saranno uguali ad axl/ ; aXt/ T/ ;

(6Xl/ '/z , ecc. Colle altezze trovate con questa regola costruendo m n, op ecc., ed il
profilo longitudinale di una sezione longitudinale del solido incastrato, questa linea
sar una parabola (N 40). A tal eetto si d la forma parabolico. alle sezioni longitu
dinali, alle mensole dei balconi, ai bilancieri, alle leve, ecc. (N 59), poich oltre del

vantaggio delleconomia del materiale si ha pure quello di non avere un carico


inutile.

Nei solidi di ugual resistenza contro la rottura per llessione, ammettendo che una
delle estremit sia incastrata e laltra libera e caricata, negligendo il loro peso in tutta la
lunghezza , essendo la larghezza :b, laltezza al

lincastramento 302 h, per determinare h per mezzo


dellequazione PI : -% bh, di cui K il coeiciente

di rottura per cent. q., la curva CmA una parabola,


che si pu sempre costrurre conoscendo l e b (1). Si
far pure h=y ed 1:1: per avere altre altezze.

Collequazione della parabola (essendo la larghezza costante) laltezza lm:y cor


rispondente ad una distanza se dal punto A, si avr y:h

, e perci, se se sar

uguale a /9 di BA, y sar:hxl/I /a BC, come gi si disse (2).

'

(1) Esempio. - Quale sar la forma duna trave, la cui massima sezione ha un'altezza nel punto d'incastramento
BC (Fig. 111) di metri 0,20, una lunghezza di 5 metri ed una larghezza 514 dell'altezza, cio di 15 centimetri?
Soluz. Si avr per le distanze orizzontali di 1 50 100 200 500 100
Id.
altezze di . . . . y 9,3 11,7 11,7 16,9 18,6

500 centimetri
20
id.

Id.
larghezza di .
5/1 il 7,0 8,8 11,0 12,6 15,9
15
id.
(2) Vedi nella 1* parte del nostro Coaso n| DISISGNO Gzonrrmco, Ne 297-298, pag. 51, 'luv. VIII, Fig.16, 17,18.

18

Se la larghezza del solido e in tutta la sua luni


ghezza uguale ad 1, per la determinazione dellaltezza
BB' : b si ha lequazione P l : -%- bh. La linea curva
BAB una parabola di secondo grado, che si traccier

colla regola solita portando le ordinate trovate col


lequazione precedente da ambe le parti della retta

I due solidi rappresentati nella Fig. lloronogapprossk


mativamente una resistenza uguale. La larghezza essendo b,

per determinare b e BBI : h si ha Pl::6 bh. Per la se


zione all'estremit libera si prender AA, : 1/a b.

Perla Fig. M7, nella quale tutte le sezioni sono


dei rettangoli simili, ed iL rapporto fra laltezza e la
larghezza deve essere il medesimo in tutte le se
zioni, si determiner la forma del solido colla

J _
seguente formola: PII-Kbblz, y:hl/if,
3_
z .-.. b

Le linee curve B1AB e D.\ O, sono delle

parabole di terzo grado.

'

' La Fg. 118 ha una forma approssimativa a quella


dei solidi precedenti. Determinato D D| :b e BBl 2h, si
ha Pl:bh, e per il profilo dellestr'emit libera

6
AA,':% h; EE, :/_3 b.
La Fig.119 rappresenta un solido di rivoluzione dugual

resistenza. Si determina il diametro BBl 2d coll'equazione


Pi : z-Kd; la linea BAB,, che forma una supercie di
rivoluzione, una parabola di terzo grado, di cui lequa
3 _

zione y:d V-?.


La Fig. 120 mostra un cono tronco d'egual resistenza,
che si ottiene con una lormola approssimativa, se prendasi
AA|I% BB|.

ARTICOLO XXV.
Resistenza alla Recisone.

122. - Le pi recenti ricerche fatte tanto in Francia quanto in Inghil


terra sulle resistenze dei materiali hanno condotto a considerare un modo
particolare igi resistenza detta dai Francesi zsz'stancc au cz'saz'llement, che noi

139
chiameremo resistenza alla recisione (1). Questa resistenza ha luogo quando
un solido sottomesso ad uno sforzo trasversale e ritenuto in tal guisa che

la rottura non pu effettuarsi se non per l'intiero scorrimento delle faccie una
sull'altra tagliandole secondo un piano comune, ovvero la resistenza, che

oppongono le diverse molecole dun solido allazione delle forze parallele alla
sua sezione trasversale senza esercitare n compressione n estensione.
Unabrasione o recisione di questo genere avvienenella foratura

delle lamiere, nella tagliatura delle barre di ferro per mezzo delle
cesoie, colle quali la recisione delle parti molecolari si effettua senza

scossa o rottura, perci le due parti del solido non si possono sepa
rare che scorrendo le une contro le altre, come avviene pure nella
recisione delle teste dei chiodi AA' (Fig. 1%) congiungenti due
lamiere prodotta dalla forza, che tende a fare strisciare le lamiere
una sullaltra. Questa resistenza proporzionale alla supercie reciso,

e secondo Laisle e Schiibler sarebbe per Ogni centimetro quadrato


per il ferro di qualit ordinaria 3000 Chilogrammi, per il ferro della
miglior qualit 4000 e per la ghisa 1000.
Fig. m.
Parrebbe prima di rendersi conto esattamente, che la resistenza
di una congiunzione disposta come la Fig. 122 sia superiore di quella a trazione longitu

dinale, e permetta realmente alle molecole di muoversi sensibilmente prima di separarsi,


ci che condurrebbe ad una_preliminare dillormazione della con

giunzione.

La resistenza alla recisione si mostrata sovente uguale e sovente


inferiore a quella di trazione, e per la pratica conviene piuttosto

aumentare le dimensioni dun pezzo cos caricato, che limitarsi a


quella, che corrisponde ad una semplice carica longitudinale. Il
sig_. Love, dallanalisi delle varie esperienze fatte in Inghilterra dal
sig. Edwin Clark e in Francia da Lavalley, dimostra, che non si deve

calcolare che sui /3 o sui 3/4 al pi della resistenza per trazione. Essa
rappresentata dalla formula SXR:T, chiamando con T lo sforzo
parallelo alla sezione, con 8 e con R' la resistenza alla recisione per
unit di sezione o coellcientc di recisione.

123. Coefciente di Resistenza alla. recisione. - Per i


corpi e. tessitura granellare la resistenza alla recisione pu ritenersi la stessa che per

trazione e per compressione, come si disse superiormente. Per i corpi brosi invece
varia, e si possono ritenere nella pratica i seguenti dati per unit, cio per ogni
metro quadrato di supercie della sezione presa perpendicolare alle fibre:
Per il legno di quercia.
.
.
.
.
.
150000 Chilogrammi.
Id.
di abete .
.
.
.
.
.
130000
id.

In riguardo ai chiodi per le caldaie e per le lastre inchiodate a caldo suscettibili, per la
contrazione delle teste rall'reddandosi, di stringere fortemente le parti, che si vogliono

riunire, si presenta una forza addizionale per lattrito delle parti chiuse. Cosi disposti
parrebbe, che questi chiodi non cedessero che sotto uno sforzo eguale a quello, che li farebbe
rompere longitudinalmente (Vedi Della Costruzione delle Caldaie).

(1) Qualcuno la chiama resistenza allo scorrimento. Nei corpl solidi brosi lo scorrimento pu effettuarsi in due
modi dierenlt, cio longitudinalmente o trasversalmente, secondo che la rottura riesce perpendicolare alle bre,
ovvero nel senso di esse.

140
ARTICOLO XXVI.

[Della Resistenza alla Torsione.

124. Resistenza alla. Torsione. -- Dicesi resistenza alla torsione


quella forza, che un solido prismatico o cilindrico oppone ad una forza este
riore e che agisce tangenzialmente alla sua supercie laterale tendente a far
girare tutte le sue molecole attorno al suo centro di gravit ed asse, che
passa per esso, senza che il corpo subisca veruna alterazione nella struttura
delle bre, che lo compongono. Essa agisce come un braccio di leva perpen
dicolare alla sua supercie (N 92).
Parecchi ordigni delle macchine ed alcuni strumenti della meccanica, sollecitati
da forze nel loro esercizio, oppongono a queste la resistenza alla torsione unitamente
alla resistenza alla essione: tali sono gli alberi, gli assi, i cardini e simili.

Gli alberi ed i loro pernii, oltre di andar soggetti alla pressione del carico applicatori
dalle ruote, patiscono lazione delle forze, che ne producono il molo sul rispettivo asse e
tendono a torcerli, cio a piegarne in linee spirali le bre nella loro posizione naturale e

parallela allasse, onde al girare dellalbero il suo estremo passa in altra posizione e quindi
la bra viene distesa ed allungata con una certa forza, diminuendo la sezione ed inde

bolendo la robustezza del corpo [N 92].


Supponiamo che il torcimento dun albero sia spinto ad un limite tale, che ne debba
risultare la rottura: questa potr avvenire in un punto qualunque della sua lunghezza,

essendo che le bre saranno soggette ad una tensione uniforme in tutta la loro lunghezza;
epperci la lunghezza del corpo non dovrebbe inuire sulla sua resistenza alla torsione,
ma nella pratica un albero pi lungo si rompe pi facilmente, bench resiste ad un mag
giore incurvamento delle bre.

Nei solidi sottoposti ad uno sforzo di torsione la resistenza non dipende dalla gran
dezza della sezione retta, e perci non cresce in ragione diretta di essa, ma, come nella

resistenza alla essione, proporzionale al cubo del lato della sezione o del raggio o del
diametro dellalbero, essendoch, come nello spezzamento, qui si dovr rompere una
doppia, tripla, quadrupla... quantit di bre, ma, col divenire doppia, tripla, quadrupla...
la sezione, anche la distanza dallasse di rotazione diventer doppia, tripla, quadrupla,
e lalbero prender una resistenza doppia, tripla, quadrupla... (momento di resistenza). Si
avr quindi che la resistenza per torsione d'un albero cilindrico varier in proporzione del
prodotto della sua sezione fr><rl moltiplicato per il suo raggio o per il suo diametro.
Seguendo ora con K il modulo di resistenza alla torsione, ossia la forza, che basta a
lacerare una bra superciale di un corpo, la cui sezione sia uguale allunit di area, col
calcolo superiore si tram, che la resistenza dun cilindro alla torsione espressa da
3 ovvero, impiegando il diametro d, da
3
'l ,....s _ \.
Infatti chia
I\]_v"r,'

mando P la forza, che tende a far girare il cilindro DC (Fig. _123) in

>

i-s
E

torno al suo asse C ed operi ad una distanza AC :a da questasse, il


momento di torsione o statico [No Si] sar uguale a P><a. Ma allo
sforzo di torsione, che ne deriva, deve opporsi la resistenza del corpo,
od essergli per lo meno uguale: si avr quindi per lequilibrio

de3XK

Flg. 125.

P><a : ---1-6-" ,
a____

"Xd3xK
da

cui

rwavasr

P :

16xa

d_l/ 16><an
wa

141
.

Per una sezione quadrata di lato l, sul quale il contrasto si esercita col braccio di
.
.
l3 .
.
.

azione di lunghezza a, si avr P:%; il lato della sezione per remstere ad un dato

a
sforzo di torsione, cio l, si ricava dellequazione stessa, e sar l':l/

4Po
K .

Ponendo per sicurezza, secondo Redtenbacher, nella farmela


a __
a __
6
6 x l/an
a __ invecedi K1/m del suo valore per il ferro lavorato,
V_;<l_az/:Z

16
ed /33 per il ferro l'uso, ed estraendo quindi la V;K' , si ha per un albero cilindrico
a ,_M_

3 __

di ferro lavorato d:0,291/an, e per uno di ferro fuso d:0,385VPX11. Le formale


della resistenza alla torsione vengono specialmente applicate a determinare il diametro

ovvero il lato degli alberi motori (V. Degli Alberi).


Dalle formole su esposte risulta, che la resistenza alla torsione in ragion diretta
del cubo del lato della sezione e nellinversa del braccio dazione, con cui si oppone il
torcimento; ci vale a dire, che la resistenza alla torsione espressa dal prodotto del

coeciente pel cubo del lato della sezione diviso pel quadruplo del braccio dazione della
forza di contrasto alla torsione medesima.
I valori assegnati dallesperienza. per ogni centimetro quadrato di sezione al coef

ciente di rottura per torsione K, bench i vaii esperimentatori siano poco daccordo
fra loro, sarebbero i seguenti:
Per il legno di quercia
Id.

faggio

Id.
frassino
Per il ferro battuto
.
Id.
fuso .
.

.
.

280 Chilogr.
320

id.

.
.
.

.
.
.
.
. . .

.
.
.

.
.
.

.
.
.

.
.
.

480
4500
3000

id.
id.
id.

1 Esempio. - Qual sar il peso P capace di rompere per torsione un albero in


ghisa di metri 0,15 di diametro, sapendo che la forza agisce allestremit duna leva
di metri 1,20?

_ dK _ 1(0,15)x5000000 _
'
.
16X1)20
H14065,5 Chilogr.
Soluz. Applicando la formula P _ 16x _
2' Esempio. - Quale sara il diametro di una barra, che deve rompersi sotto il

carico di 1000 Chilogrammi, agendo allestremit d'una leva di metri 0,45 di raggio?
z ______
3 H.zm
16><an _
16x1000x0,45 _0129
)
Soluz. Si avr dalla formola d : V
erK
_'
3,1416x5000000 _
'
3 Esempio. - Sopra un albero di ghisa di metri 0,18 di diametro sia una ruota
di metri 0,45 di diametro: che peso si dovr applicare all'estremit del raggio di questa
meta per far girare lalbero?

a __ si avr P Soluz. Dalla formale d:0,387 |/an

di

-0385><45

_0-_-385xa_-__183 22271 Cg.,

potenza richiesta.

REGOLE PRATICHE. -- Vedi Degli Alberi.


Il signor Morin designando con P, come sopra, la forza, che tende a torcere il solido,

con a il suo braccio di leva, con l il lato della sezione se il prisma. ha per base un
quadrato, con d il diametro dun corpo se un cilindro, o quello del circolo inscritto

se la. base un poligono, e con de (1 i diametri esteriore ed interiore se il solido e un


cilindro vuoto, ha trovato le seguenti formole, che inserl nel suo Aida mc'm0ire al n 426,
le quali servono a risolvere un gran numero di problemi di pratiche applicazioni.

142
_

F 0 B M A.

MATERIE

della

F0llll0lli Dl lllllltilllSl Pill1til.l ll.lllllll

sezmnr. raasvrnsauz

tw

' il corpo formato

LEGGIERI

___. _ ___._..

' Ferro 0 ghisa .

, Quadrato

P
13 : 31_5W
[

Leg"

Pa

Po
P -157 )(-)

3_
w.
52 423

,;

Pa

Ferro 0 ghisa .

Circolare

.-.-.
.

_fvsfr_*-_mis___.

.
!

'll;

ronr1

_
ecpzta
a

43:282-W

dIm-Ux

'

Pa
.
Pa
3.: _T_di: .-__
43 038
21 819
F erroog h_1sa . -_*:_-__-----,
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Ferro 0 ghisa .

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Pa
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I

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da-__f__

_37972_t
V?

"

18986 ,
7 i

_ l

Esercizi! sulla Resistenza. alla. Torsione.

1 Problema. -- Qual sar il diametro dun albero in ferro, sul quale sta ssa

una manovella di m. 0,40, allestremit della quale deve agire una forza P:140 Cg.'.'
Soluz. Applicando la l'ormola superiore avremo, prendendo il valore di K venti

1631460-25'
1 0 :m. 0,1081.

volte minore, cio invece di 4500 Cg. 225 Cg., a:

2 Problema. - Qual sar il lato dun albero di legno di quercia di sezione qua
drata, sul quale deve agire una forza P:350 Chilogr. alla distanza di metri 1,30?
Soluz. Prendendo il valore (i K:28, ossia un valore 10 volte minore del coef
ciente di rottura, si avr l':

%IY2.LIIIL 0,39l0.

3 Problema - Qual forza si potr applicare ad un albero cilindrico di ghisa

. della glrossezza di 18 centimetri, se questa dovr agire sulla circonferenza duna ruota
di me 1 0,45 ?
da

Soluz. Dalla tormola P : ix%K_


si avr

P:

16 x0,45

16 x045

- Cg. 9110,4555.

4 Problema. - Serveudosi delle formole date dal Moria, quale sarebbe il lato
da assegnarsi ad un albero in ghisa di sezione quadrata, il quale deve trasmettere
uno sforzo di 45,000 Chilg. operando allestremit di un braccio di leva lungo 111. 1,20?

Pa

Soluz. Impiegando la formola l: soo Si avr


3 ____._

,,_45000x1.20,
" 315000 ,_
*

3 __.__ __

45000><120
315000 _
V45x1,_20_
315 m 082
'

W'/amf\camvf

143

TITOLO I.

DISEGNO E COSTRUZIONE DEGLI ORGANI MECCANICI

ARTICOLO i.

Penetrazione dei Solidi.

125. - Dicesi penetrazione dei solidi la determinazione rigorosa delle


curve a doppia curvatura (I) generate dalle supercie di due corpi solidi, che
s'intersecano e compenetrano.
Una delle pi utili ed importanti applicazioni della geometria descrittiva al disegno
industriale si quella, che determina con rigore il contorno formato da due o pi
solidi, dei quali si conosce la generatrice; essa risolve uninnit. di problemi comuni
a tutti i varii rami dellarte di costruire, e specialmente della costruzione delle mac

chine, nelle quali oltre alla precisione del lavoro si deve ancora tener conto del c'en
sumo del materiale (2).
'
Le intersezioni delle supercie cilindriche o coniche sono curve, piane, ovvero a
doppia curvatura, secondo i casi; esse hanno importanti applicazioni nella costruzione
delle caldaie a vapore, nei tubi, nelle chiavi per lacqua, ecc. Il problema della loro

determinazione consiste nel cercare un punto qualunque di queste curve, indi ripe
tere la stessa costruzione per tutti gli altri.
1 Problema. - Determinare la curva d'interazione di due cilindri retti di uguale
diametro, i loro assi OH ed LK essendo posti sullo stesso piano e perpendicolari fra loro (3).
0

(t) Si chiamano linee a doppia curvatura quelle, I cui punti non sono tutti posti nello stesso piano.
(2) Noi supponiamo nel nostro lettore la conoscenza dei primi elementi della Geometria descrittiva, o che abbia

per lo meno studlato le proiezioni del nostro Coaso m Dlsscno Geonmmo, nozionl Indispensabili a chi vuole
occuparsi del disegno delle macchine, e disegnato i primi ordini d'architettura del Vignola. Onde Il disegno sia
rompiuto, specialmente nell'industria, allesallezza matematica deve unirsi la grazia artistica, privo della quale non
uri che una combinazione di linee tracciate da uno strumento automatico qualunque; oppure nel nostro paese
artistico per cecellenza si trovano non pochil che Il disegno l'intendono cos con grave danno della nostra
I'PUBIOIG
(3) Per facilitare agli alunni la distribuzione delle Figure come nelle nostre tavole, si sono segnate in margine
le distanze tra gli assi, partendo della cornice, in millimetri, al naturale. Onde al troveranno tutte le altre distanze
-tabilendo la proporzione segnata nell'angolo Interiore della tavola stessa. dicendo 522 millimetri lunghezza ab della
nostra tavola sia a 2t9 altezza no come la lunghezza della tavola da disegnarei sta alla sua altezza, e questa alla
"stanza dell'asse ovvero della linea di terra della gura da disegnarai.
Esempio. - Nel Il. Istituto Tecnico Professionale di Torino stabilito, che tutti Idisegni del corso debbano
uvere lo stesso formato, che di 475 millimetri per 325 di cornice Interna. Perci colla proporzione indicata supe
riormente viabiliremo lasse della l- Figura dicendo: la lunghezza ab del disegno originale sto alla lunghezza di
B75 millimetri del disegno da farsi come le distanza della cornice all'asse della I' Figura di 39 millimetri sta alla
cercata, e si avr: 525 : 475 :: 39 : a-; 1257,32 millimetri, distanza dall'asse alla cornice della II Figura. Nello
vstesso modo si operer per avere le altre distanze.

144
TAVOLA I
Figura I e 2.

Soluz. Per determinare la curva dintersezione di due cilindri se ne faccia la pro


iezione sul iano verticale (Fi . l) e sul piano orizzontale {Fig. 2), nella quale si ra

presenter i cilindro orizzonta e col rettangolo LMKI, ed il verticale col circolo AH


descritto dal punto 0': i due cilindri sincontreranno perpendicolarmente e saranno

rappresentati da due rettangoli NOQP ed ABDE, e le loro penetrazioni si

roiette

ranno verticalmente con due rette perpendicolari, che s'incontreranno in H'. creando
i varii punti della curva si riconoscer. facilmente che essi sono due piani perpen
dicolari fra loro e al piano verticale di roiezione, e le curve saranno due elissi uguali.

Si troverannoi varii

unti della curva racciando un numero qualunque di piani aa'b,

cc'd, ee'f, paralleli ai oro assi, i quali taglieranno i cilindri secondo le loro generatrici.
Per maggior regolarit si supporre. ripiegata la met. della base del cilindro NL'P sul
piano verticale, e si divider a sua circonferenza in un certo numero di parti uguali,
per esempio in cinque, come NLP, Na", a'e", e"e",
pei quali si condurranno

altrettante parallele allasse del cilindro orizzontale

, e quali saranno pure le traccie

di altrettanti piani, che tagliano il cilindro secondo la sua generatrice. Lo stesso si

far nel piano orizzontale, notando, che la proiezione della retta NO sia rappresentata
da NO'; perci le divisioni, che incominciano dal punto N nella proiezione verticale,

nella prorezione orizzontale incomincieranno dal punto N", essendo in detta proiezione
rappresentata da LK, che coincide con N'O'. Le traccie dei piani a"'c"" nella reiezione
orizzontale incontrando il circolo AH B, proiezione orizzontale del cilindro, ver icalmente
nei punti 0'", a'", sinnalzeranno tante linee parallele allasse, che saranno pure le traccie

di altrettanti piani, i quali incontrando le rette ce"aa" daranno i punt1ll', c, a', che

saranno quelli dintersezione dei due cilindri. Continuando nella stessa guisa si trover
una serie di punti, i quali uniti fra loro costituiranno la linea di penetrazrone domandata.

Fig. 5 e i.

2 Problema. - Determinare lintersezione_di due cilindri di ugual diametro, che si


eompenetrano perpendicolarmente, notando che il cilindro parallelo al piano orizzontale
forma col piano verticale di proiezione un angolo di 45 gradi.
Soluz. Per maggior facilit supporremo, che questi cilindri siano gli stessi del
roblema precedente, e di cui abbiamo gi le due proiezropi (Fig. 1_ e 2;. Disponendo
la proiezione orizzontale {Fig. 2) in guisa, che faccia col piano verticale di proiezione

un angolo di 45 gradi (Fig. 4), si sser lasse 00', poi, innalzato. dal punto H" una
retta a lui parallela incontrando la LK, questa determiner il unto H' dinterse
zione delle due curve formate dalla penetrazione dei due cilin r1; operando nella
stessa guisa si otterranno i punti 0', a', ecc., che uniti fra loro come nel problema

antecedente ed innalzato tutte le altre traccie dei piani aralleli a Klf, che incontrano
quelle dei piani paralleli alla linea di terra, daranno al rettantt_puntr della curva, che

81 vorr. Lo stesso dicasi della curva

steriore, che sinterseca in H'" come se. si avesse

a fare la proiezione obliquo di due eltssi iv. il DISEGNO Gnomnrraroo pa . 88, 'lav. XV,
Fig. 19, dove si tratta di un circolo, ma uttavia il metodo lo stesso .

3 Problema. - Determinare l intersezione di due eilindridi diverso diametro, che


.gi compenetrano perpendicolarmente, ed i cui essi sono paralleli ai due piani di pro
iezione.
_
l'ig. 5 B 4:.

Soluz. 1 cilindri essendo di differente diametro, la curva dintersezione sar a

doppia curvatura. Conducendo una retta aa'c'db qualunque, come nelle Fi ure antece
denti, e, considerando questa retta come la tracma d'un piano parallelo ag 1 assi nelle
due proiezioni, questo ta lier il cilindro verticale nella proiezione orizzontale secondo
le generatrici a"c". Si 0 err la proiezione verticale di queste ultime immaginandosi
il lpiano della base NP ripiegato sul piano verticale; per cui ai descriver il semicircolo
N P collo stesso raggio del cilindro, di cui rappresenta la base dai punt' , g, ecc.
si condurranno tante parallele allasse IK, che saranno pure parallele alla
neratrice,
ed altrettanti piani, che incontrando il cilindro ed in ari tempo quelli disposti secondo
la generatrice el cilindro verticale determineranno a trettantr punti dincontro della

penetrazione dei due cilindri, e proiettando i punti i' o k' si avranno sullasse IK _'i
punti i e il, che saranno i vertici della curva di penetrazione.
4 Problema. - Determinare lintersezione di due cilindri retti di digerente diametro,

Fig. 7 e 8.

che si compenetrano ad angolo retto ed hanno gli assi nello stesso piano, supponendo
che il cilindro parallelo al piano orizzontale ma inclinato sul piano di proiezione ver
ticale di 53 gradi.
Salite. Supponendo che anche questi due cilindri siano gli stessi del problema re
cedente, di cui abbiamo gi le due proiezioni, si dispon a la proiezione orizzon ale

della_Fig. 6 in guisa che lasse IK, che nel piano sar

0'

formi un angolo di 53

gradi col piano verticale di proiezione; per lasse 00' si effettuer la prorezxone ver
leale facendo correre le linee dalle prorezioni il" come nelle Fig. 5 e 6, e cosi si otter
ranno dai varii

Flngl0

unti dincontro e, i, m le proiezioni dei due ci indri delle Fig. '7 e8,

che saranno qua le oblique delle curve di penetrazione.


5 Problema. -- Determinare lintersezione di due cilindri dinegual diametro,
che compenetranri formando gli assi un angolo di 75 fra loro.
Solnz. Supporremo che gli assi dei due cilindri siano contenuti nello stesso iano.
e che questo era parallelo a piano verticale di proiezione. Disposti gli assi F

in guisa che facciano fra loro lun 010 di 73, si formino

, KH

roiezioni dei due

cilindri conducendo le rette AD e B parallele allasse KH, ed N , PQ parallele ad


FG: descritti sul prolun amento dei due assi due circoli, i cui diametri siano DE e
Q0, questi saranno pu_r e due basi ripiegata sul piano verticale. Divisa la circon
ferenza del cilindro minore OeGdQ in quattro parti uguali, od in altro numero

145
qualunque, si condurranno le rette secondo le generatrici del cilindro dt, fa, le quali,
incontrando quelle sul cilindro maggiore, daranno ipunti m, a, n; queste saranno
le traccie di altrettanti piani paralleli allasse del cilindro e perci alla generatrice, i
uali incontreranno quelli condotti nellaltro cilindro maggiore alla stessa distanza
dallasse, poich rs:Q2 02 :Q0, i cui punti dintersezione saranno pure quelli
delle curve dei due cilindri; abbassando tutti questi punti sul piano orizzontale si
avr. pure la proiezione di detta intersezione sovresso.

6 Problema. Determinare la curva di enetrazione d'una sfera in un cilindro,

TAV. I.

Fig. n e 42.

essendo il centro di quello nello stesso piano de l'asse di questo.


Soluz. Sia c il centro dellaproiezione orizzontale del cilindro ABDE, e C", 0'" i
centri della sfera, dal uali si descriveranno due circoli aventi lo stesso raggio della sfera,
che saranno pure le (due proiezioni di essa; diviso larco di circolo massimo men in
un certo numero di parti uguali, si faranno passare pei punti di divisione tante linee
parallele al piano orizzontale, che saranno pure altrettanti piani paralleli, e taglie
ranno la sfera; fattane la proiezione orizzontale, essi saranno tanti circoli concentrici,
i quali incontreranno il cilindro nei punti e'f', 9', dai quali innalzato tante parallele
alla generatrice, esse incontreranno i piani paralleli corrispondenti alla proiezione
Verticale, e si avranno nellincontro dei inni orizzontalii punti e, f, 9, che formano
la curva dintersezione della sfera col ci indro.
7 Problema. - Determinare la curva formata dalla penetrazione d'un cilindro
in un toro, indi determinare la sezione, che sarebbe fatta da due piani, di cui uno

Hg. la e u.

N'T' parallelo al piano verticale, e l'altro T'E' perpendicolare ai due iani di proiezione.
Il toro un anello generato da un circolo, che si muove attorno ad un asse sso
restando sempre alla stessa distanza da. questo in guisa, che ciascuno de suoi punti
descrive una circonferenza, mentre il circolo mobile e la retta sono costantemente nel
medesimo piano.

Solnz. Sia dunque un anello proiettato orizzontalmente ra presentato dei circoli


A'E'B, F'G'K', e verticalmente dalla Figura. 13 ACBD, ed HjB la base del cilindro
verticale data. Se si condurr un piano orizzontale ab, esso taglier il cilindro secondo
- un circolo proiettato sulla sua base stessa, e lanello secondo due altri circoli, di cui
uno solo rappresentato dall'arco 'b3b ed incontrer il cilindro nei punti f'b3, ' che
saranno la Iprmezione verticale dei due punti / e b2 della curva superiore. Se dissotto

al piano A

ed alla stessa distanza di ab si conduce una linea. orizzontale cd, che rap

presenta un secondo piano orizzontale, questa taglier lanello secondo due circoli, che
si proieftteranno orizzontalmente sui primi e per conseguenza si avranno ancora in b3

ed in f' le proiezioni di altri due punti, e e apparterranno alla. curva inferiore: questi
unti si proietteranno verticalmente in d ed in e. Vedesi pertanto che, conducendo
ne iam orizzontali ad uguale distanza da AB, si determineranno nello stesso tempo
qua.- ro punti della curva cercata. Per ottenerne i punti estremi m, n si far passare
un piano On per lasse del cilindro e qluello della supercie anulare; si far. descri
vere a questo piano un angolo attornoa asse 0D, che prender la posizione OD' pa
rallela al piano verticale; in questo movimento il punto n', che rappresenta una gene
ratrice del cilindro, descriver un arco di circolo e verr a porsi in r'; questa generatrice

ripiegata si proietter verticalmente secondo la retta rp, la uale incontrer il prolo


dellanello nei punti 12 od r, che apparterranuo ai limiti ella curva, esi rimet
teranno nella loro vera posizione per mezzo delle parallele rn e pm e della pro
iezione verticale nn' della generatrice n'. Per ottenere i punti, ove ciascuna curva e
tangente alle generatrici estreme LM ed HI, baster osservare, che si proiettino in
11' ed in 12, che sono le proiezioni orizzontali di queste due rette; descrivendo poi

degli archi di circolo coi raggi OH' e OL' si troveranno, come_ si disse superior
mente, le loro proiezioni verticali. Inne si determinerannoi unt1 di contatto, come
j, 2, ecc. sulle orizzontali, che terminano il contorno apparen del toro circolo gene
descrivendo la circonferenza P's'j' con un raggio uguale alla distanza dal centro del
ratore allasse, cio uguale a DP; le intersezioni 2' ed j' saranno le proiezioni oriz

zontali di questi punti.


Egli evidente, che il taglio del piano TE si proietter verticalmente sulla sua
traccia CD, ma che quello de piano N'I sar rappresentato in questa proiezione nella
sua vera forma. Per determinare questultima conduciamo ad uguale distanza da AB

due

inni orizzontali

ed ili: le loro sezioni nel toro saranno proiettate orizzont l

men e secondo i circo i g'o' ed h'g', i quali, tagliando il piano N'T' in oed in 9, colle
proiezioni verticali o, , 7:, ecc., daranno quattro punti della curva domandata. La stessa
traccia NT incontra i circolo A'E'B' nel punto N, che proiettato in N sopra AB sar
un unto estremo della curva,
a-circonferenza P'sj tagliata da N'T nel (punto 3, che si proietter vertical
mente sulle orizzontali UP e Cl per avere in 8 e l i punti di tangenza di queste
linee colla curva di sezione.
Inne si otterranno ancora i punti 1 ed il descrivendo dal centro 0 un circolo
T'c tan ente ad N'T', e roiettando lintersezione o' nei punti c ed 41:, che si condurranno
sulla re ta DC, median e le rette orizzontali ict ed ex.

8 Problema. - Disegnare la penetrazione duno sfera a d'un prisma retto gno


drangolan, il cui asse passaper il centro della. sfera.

Soluz. Il centro della sfera, essendo dato perle sue due proiezioni, si trova sullasse
C'CO' del prisma verticale ABA'B', che si prole ta orizzontalmente er mezzo del

uadrato

A"_C"B"Q', e la sfera secondo il circolo LH"'K'H"; epperci tut e le faccio la. orali del
prisma essendo ugualmente distanti dal centro della sfera. lincontro si far secondo

19

m. la . 46.

146
tanti circoli minori u
Tl\v.

ali. Ora la faccia verticale del

risma CBC'B' proiettata nel

II

Fig. L; e m.

inno orizzontale in C" " taglia la sfera secondo un circo o minore, il cui diametro dii
uguale a d'h'; dun ne il prolungamento dei piani dellepqnattro faccie taglia la_ sfera
secondo quattro circo i n nati, perclie ugualmente distanti dal punto 0. Ora i circoli,
che hanno per diametro li, sono obliqui al piano verticale di prmezwne, erci le loro
roiezioni sono elissi; er determinare queste elissi si traccia dal punto.
un circolo
uguale ad HLH'K, che sar la proiezione verticale della sfera, ed anche un circolo
massimo della medesima. lnnalzate dei punti dii due perpendicolari sulla retta LK.,

si avranno i punti d ed Il, che saranno due punti dellelisse dh ossia l'asse minore di
nella che incontra la faccia B' C' nel(piano orizzontale e 0B, 0 B' nel piano verticale.
indi, fatto centro in 0 con un raggio li, si descriver un circolo, col quale si avranno
ideqllelisse;
unttro punti
dintersezione
del della
prisma
f, g,
che sarannodistante
gli assidalmaggiori
ma. siccome
lincontro
sfera
si i,
fa I,egualmente
centro,

unendo i punti a e b con una retta si otterr pure il punto c, e nella stessa guisa
i punti
ed l, ovvero innalzando dalla met delle {acne le rette t, i, ie descrivendo
dal pun o 0" un circolo, che abbia per raggio Oc; si otterranno pure i punti estremi
cab dellincontro sui uattrc s igoli conducendo altri piani; collo stesso metodo si

potranno ottenere tanti punti e e si vorr.


Fig. 17 i m.

9 Problema. Determinare la curva din_tersezione dun cilindro, che compenetra


una sfera, il cui centro fuori dellasse del cilindro.

Solnz. Sia la proiezione orizzontale del cilindro dato il circolo D'E'NL', XZVY la
sua proiezione verticale, ed A13 il diametro della sfera :conducendo un piano cd parallelo
al piano verticale. esso taglier il cilindro secondo le due generatrici, che Si miet
teranno verticalmente colle due rette GI ed H K e la sfera secondo un circolo proiettato

orizzontalmente sulle sue traccie c'd', che si descriveranno dal punto 0 con un raggio
met di c'd': le intersezioni delle linee Gl, HK con questo circolo saranno tanti punti

della curva cercata.


I piani a b ed ef tangenti al cilindro daranno per nesta due punti EF ed ML,
in cui le due ultime sono tagliate dal solido; in gu1sa c e qualunque piano al di l
di cf' ed al di un di a'b non potr dare alcun punto. Il piano D'N' passante per lasse
del cilindro taglier la sfera secondo un circolo, la cui proiezione sul piano verticale
incontrer in D, N, gli, le generatrici DD, NN', ale quali le curve sono tangenti.
Fig. ID e 20

10 Problema. - Determinare la penetrazione di un cilindro nella sfera, se l'asse


di quello passa pel centro di questa.
Solnz. Sia il circolo di diametro A'B' la

reiezione orizzontale del cilindro, ed il

circolo, che ha per diametro E'D', quella de la sfera: si avr nella proiezione verticale
AB la proiezione del cilindro, di cui CF e lasse; quella della sfera sar proiettato
dal circolo, che ha per diametro ED. Il cilindro compeuetrer la sfera secondo un
circolo minore della medesima, il cui diametro sar uguale a quello del cilindro ed il
piano parallelo alla linea di terra; perci la penetrazione sar nellincontro della cir.
conferenza ED colle generatrici del cilindro; lo stesso dicasi in ab.
Fig. 2| e 22.

Il" Problema. - Determinare la_ curva di penetrazione di una sfera con un prisma
esagonale retto, il cui asse passa per il centro de/la sfera.
Soluz. Il centro della sfera data dalle sue due proiezioni si trova sullasse CC'del

prisma verticale proiettato orizzontalmente secondo lesagono regolare D'E'F'G'H'I';


perci tutte le faccie laterali del prisma, essendo egualmente distanti dal centro della
sfera, la taglieranno secondo circoli minori della sfera uguali. Ora le faccia ver

ticali proiettate su E'F' t

liano la sfera secondo un circolo, che ha per diametro a b',

e sar. rappresentato dal 01I'COO EFML descritto dal centro 0 col raggio oc.
Gli archi L.\i ed EF compresi tra gli spigoli EL ed FM sono i soli, che indi
spensabile di tracciare.
_

Le intersezioni delle faccie D'E ed FG' colla sfera SI proietteranno evidentemente


secondo unelisse, di cui lasse maggiore_dg non altro che un diametro del circolo,
che abbiamo descritto, nel quale lasse minore la proiezione verticale ef del dia

metro orizzontale proiettato in c'f'. Ma, non avendo bisogno che delle parti FdG ed
MgN_ di

nesta curva, si fpotr. descriverle nel modo, che segue:

E evxdente per se, c e i punti F e G posti sullorizzontale DG appartengono


all'elisse; perci dividendo le rette EF ed FG in un numero di parti uguali, su ciascun
punto di divisione segnato su EF sinnalzerapno delle perpendicolari. che saranno
comprese tra queste linee ed il circolo EcF, poi si porteranno le loro differenti lun

ghezze sulle verticali corrispondenti condotte da tutti i punti ottenuti su FG; cosi,
per esempio, laltezza 1h sar portata da 1' in li per avere due punti dellarco FdG. ecc.
a curva M gN si pu evidentemente tracciare collo stesso processo, e gli archi DE e
KL della seconda elisse nello stesso tempo dei due primi, quando si effettuano le stesse
Fig 23 e 24

divisioni sulle corde DE e KL.


12o Problema._- Determinare la_curca generato dalla penetrazione dun cono retto
in una sfera, il cui centro cade fuori dellasse del cono.
Soluz. Sia DS lasse del cono, la sua base il circolo AL'B', e la sua proiezione
verticale il triangolo ABS; siano anche 0, (3' le proiezioni del centro, ed i circoli E'K'F,
EGF quelle della sfera. Si avranno le curve, secondo le quali i due co i si compe
netrano. conducendo un piano ab (Fin. 23l, il quale taglier la sfera secon o un circolo,
di cui ab il diametro, il quale si descrivere facendo centro in C nella proiezione
orizzontale: la sua sezione nel cono sar anche un circolo con cd per diametro, il quale
si descrivere, dal punto 5' colla met. di cd per raggio; la circonferenza incontrer la.
prima in o' ed in f proiezioni orizzontali dei due punti della curva inferiore, che ven

147
trono tagliate dalla sfera. Questi punti saranno visti in proiezione verticale in a, in b ed

TAV. 1.

in f. Si scorgere facilmente che la seconda curva, che vedesi pe due punti di proiezione,
non si u ottenere contemporaneamente alla prima, ma si costruir nella stessa guisa,
operan o per in modo. che ciascun piano orizzontale tagli i due solidi secondo due
Circoli, che sincontrano, e che si potranno riconoscere dopo che si saranno trovati i

punti limiti ma, che ora determineremo.

Fxg. 23 e 24.

Immaginiamoci un piano passante per lasse del cono e pel centro della sfera, che

sar rappresentato sul piano orizzontale dalla linea CL', che congiunge i centri C'S'.
Supponendo ora che questo piano giri attorno alla retta 00' per venire parallelo al
piano verticale, in questo momento i punti 8 ed L traccieranno degli archi di circolo
Ber porsi in 5 ed Li; Iper conseguenza lasse del cono si proietter secondo la. verticale

81, e conducendo Se 1 si avr il combaciamento della generatrice SUA, il quale


incontra la sfera nei punti p ed r.-Facendo ritornare il piano nella sua primitiva

osi

zione, questi punti descriverann'o attorno alla retta CC de li archi di circolo orizzon alo,
che avranno per traccia verticale le rette po ed 1 para lele alla linea di terra; questi
archi toglieranno la generatrice S'L' in n ed in m', e e si

roietteranno verticalmente in

te ed m. Osservisi che, se si traccia sulla Fig. 24-i circo i delle sezioni fatte dai piani
po ed rq nei due solidi, questi non faranno altro che toccarsi gli uni in m, gli altri
in n', per cui si pu conc nudere che tutti i piani orizzontali compresi tra po ed rq
non daranno dei_punti appartenenti alla curva cercata, erch i circoli di sezione non
si tagliano pi. E essenziale d'ottenere i punti posti sul a generatrice A8 e B8, che

si trovano sul piano verticale, la cui traccia A'B ; e siccome questo piano taglia la sfera
Secondo un circolo proiettato

se tracciasi questo circolo dal centro 0 sulla proiezione

verticale, sincontrer colle re te A8 e B5 in quattro punti, i quali saranno 1 punti di


contatto colle generatrici estreme delle due curve di penetrazione del cono.

T\\'. Il.

13 Problema. - Determinare la penetrazione d'un prisma quadrangolare parallelo


al piano orizzontale con un cono tronco retto a basi parallele.

r.-_;. 1 r '2.

Solaz. Sia ABDC la proiezione verticale del prisma, MN lasse del medesimo, ed abcd

la proiezione orizzontale, il cui asse ma: il trapezio HILO sar. la proiezione verticale
del tronco di cono rappresentato sul piano orizzontale dai circoli lo, M, e l3p
lasse del cono. Supponendo ora il cono tronco tagliato col piano A'B della faccia el

prisma, la sua sezione sar un circolo di raggio uguale ad A'B'; supponendo un altro
piano condotto (per lasse del prisma MN, esso taglier il cono tronco secondo un cir
colo di r gin 'l); nalmente se si considera lo stesso cono tagliato dal piano %as
- sante per a base inferiore del prisma. si avr dalla sezione un circolo di raggio F,

che si descriver sulla proiezione orizzontale dal punto p coi raggi pb'. pd', pe' uguali
a B'A', C'D' ed E'F'; questi circoli incontrando la proiezione orizzontale del prisma ci
daranno i varii punti e, t, a, proiettando i quali verticalmente sui piani corrispondenti

si otterranno i punti S, T, V, che determineranuo la linea della penetrazwne nel


piano Verticale; nella stessa guisa si operer per ottenere itpunti RVX; nel piano

orizzontale la curva sar determinata dai due archi di circolo ormato dal piano AB e
compreso tra le faccie del prisma al, dc, come si vede nella Figura stessa.

14 Problema. - Determinare la penetrazione di un prisma aadrargolare parallelo al


piano orizzontale eformante un angolo di 45 gradi col piano ver icale con un tronco di cono.
Soluz. Supporremo per maggior facilit che il cono tronco ed il prisma siano

uell

del problema antecedente: tracciando la proiezione orizzontale come nella Fig.

, in

Fig. 3 _e i.

guisa per che lasse ma faccia colla m'n' un an 010 di 45, si disegni il rapezio
HILO come nella Fig. 1, e condotte le rette A"
e CD parallele distanti tra loro
quanto la spessezza del prisma, poi innalzate dai punti a e e due linee parallele allasse,
si avr nei punti A"ACC' una faccia del prisma e con le rette innalzato nei punti
a, t, e i punti X, V, R, che formeranno la linea di penetrazione del prisma col cono.
15 Problema. - Disegnare la penetrazione di un cono tronco retto con un cilindro,

i cui casi si tagliano perpendicolarmente.


Solnz. Si disegni il tra ezio HILO, la cui base superiore H1 sia uguale al dia
metro della base superiore cl cono, ed L0 al diametro della base inferiore; ci, segnato
lasse del cono PQp e lasse verticale del cilindro MN erpendicolari fra oro, si trac
cier la proiezione verticale del cilindro ABDC, indi a proiezione orizzontale abcd,
il cui asse mn; dal centro p con un raggio uguale a QL si descriver la proie
zione della base inferiore, e con un raggio PH da lo stesso centro p la proiezione della
base superiore. Si otterranno poi i varix punti della curva di penetrazione operando
come si l'atto per la penetrazione dei due cilindri (_ roblema 5, pag. 144), cio sup
ponendo la met della base del cilindro ripiegata su piano verticale, poi divisa in un
certo numero di parti uguali; lo stesso facciasi sul piano orizzontale come nei n_u
meri 1, 2, 3, 4. 5 e 1, 2, 3', 4', 5', ecc., notando per chela retta AB nel piano Ol'lZ
zontale si confondo con mn. Facendo passare per questi varil punti di divisione. tanto
nella proiezione verticale, quanto nella orizzontale, altrettanti piani, essi tazlieranpo
il cilindro secondo la sua generatrice. Descritto ci dal punto p un circolo con un raggio
l"A si avranno i punti estremi della curva, e escrivendo dal punto P" come centro un
circolo di raggio N P ossia uguale a quello della base del cilindro si otterranno sull'asse

i punti della curva MN, e nellintersezione della retta CD con HL ed 10 in C'D' si


avranno due altri punti della curva; volendo ottenerne altri si condurranno per punti 1,
2, 3, 4, 5 tante linee parallele allasse MN corrispondenti nella proiezione orizzontale
alle rette dei punti 1 e 1", 2' e 2", 3' e 3", ecc., dai quali, innalzando tante linee paral
lele allasse, che sincontrino colle orizzontali, si avranno dei punti della curva
quanti se ne vuole, come R, r', 1", ecc.

l".g. 5 o 6

148
TAV. il.
Fig. 7 e 8.

16 Problema. - Disegnare la

enelrazione di un cono tronco retto con un cilindro

parallelo al piano orizzontale ed ob zqno al piano rerticale.


Solnz. Suppongasi che il cono ed il cilindro dato siano quelli del problema antece
dente, che langolo sia di 55 gradi e lasse ma disposto in guisa che faccia colla linea
di terra un angolo di 55: si disegni la lproiezione orizzontale come nella Fig. 6. indi
si determini la verticale col trapezio H LO; condotto lasseM N del cilindro econ
dotte due parallele distanti dallasse quanto il raggio del cilindro stesso, ed innal
zando dai varii unti a, c, m', a', m" tante parallele allasse del cilindro, queste incon

m. 9 e lo.

trando le altre etermineranno la curva di penetrazione e lelisse, che forma la pro


iezione obliqua della base del cilindro stesso.
17 Problema. - Determinare la curva di penetrazione di un cilindro con un cono
retto, i cui assi sono contenuti nello stesso piano perpendicolare al piano orizzontale.
Soluz. Sia il triangolo ACB la proiezione verticale del cono, il circolo descritto
dal punto c col rag io ac:AD' la sua proiezione orizzontale, db la proiezione della
base del cilindro e EBD la sua proiezrone verticale: si otterr la curva di penetra

zione dividendo la distanza FB in un certo numero di parti uguali, per esempio in


sei, come nei punti G, H, I. L, M, B; conducendo per questi varii punti tanti piani, essi
taglieranno il cono secondo altrettanti circoli concentrici in c', i quali avranno per
raggio la distanza dei puntrl, G, H, I, L, ecc. all'asse del cono; segnato lasse del
cilindro 00' e fattane la g>rmezione orizzontale in o, con un raggio DO fatto centro in
o si descriver il circolo il , il quale rappresenter la proiezione orizzontale del cilindro,
la cui circonferenza taglier 1 circoli concentrici in g. h, i, l. m, dai quali, innalzate
tante parallele allasse del cono, queste incontreranno le traccie dei piani orizzontali
nei punti F, G, H, 1, L, M, N, B, che saranno tanti punti della penetrazione cercata
Fig. H e l2.

18 Problema. - Determinare la curva di penetrazione di un cono retto con una


sfera, il cui centro posto nell'asse del cono.

Soluz. Determinata la proiezione verticale A cB del cono. se ne far la proiezione


orizzontale descrivendo dal punto c un circolo il col raggio u uale a quello della
sfera, indi un altro punteggiato di raggio ac uguale ad AH, c e sar la proiezione
della base del cono; ora, siccome l'asse del cono passa pel centro della sfera, esso
taglier questa secondo un piano FG e DE, e le loro sezioni saranno due circoli minori
concentrici ed aventi il centro sullasse del cono di diametro D E ed FG, i quali. descritti

dal punto c, daranno il circolo de per la proiezione superiore ed fy per quella inferiore
n; I3 u.

19 Problema. - Determinare la proiezione orizzontale e verticale di un dado esa


gonale (vedi pag. '77).
Soluz. I dadi sono prismi quadrangolari od esagonali ovvero ottagonali, deri
vanti da un emisfero tagliato con piani perpendicolari al piano della base, entro la
uale sta incavata a basso rilievo la chiocciola della vite de le chiavarde. Sia AB lasse
el cilindro della chiavarda e CDEF lemisfero, da cui dobbiamo derivare il dado
ELGHIF: facciasi la proiezione dellemisfero cd; divisa questa in tre parti uguali nei
punti 1 e 2, e condotte le rette c2 ed 1d, queste saranno le traccie di due piani per

pendicolari al piano orizzontale, che tagliando lemisfero determineranno le faccia del


dado; questo emisfero o sfera, che vogliasi considerare, sar tagliato dai piani secondo
dei circoli minori di diametro lei, i quali formano un angolo col iano di proiezione
perci questo sul piano verticale di proiezione sar unelisse, in qua e si determiner (Il

descrivendo sul diametro yd un semicircolo dyl; si divida la circonferenza in un certo


numero di parti 1, 3, 4, 5, y, 6, 7 8, ecc.; abbassate da questi punti tante perpendi
colari al diametro 1d, dai punti ', 3, 4'. 5',
6', 7', 8' si elevano tante linee parallele
allasse del cilindro BA, le quali incontran o le parallele orizzontali fatte passare
nei punti di divisione del circolo descritto collo stesso raggio HD ovvero portando
le varie altezze corrispondenti alle ordinate 3'3, 4'4, 55, reo. daranno i varii punti
della circonferenza ehttica, che rappresenta la proiezione dun circolo obliquo al piano
di proiezione. Condotta ci la retta LH1F, essa former la faccia del dado. Nella stessa
511188 si determiner la tra faccia; onde la faccia superiore del dado sar una porzione
el velo sferico e le faccia laterali porzioni di circoli minori della sfera.
Flg. 15 e la.

20 Problema. - Determinare la proiezione orizzontale e verticale del dodo del


problema precedente, se una delle sue faccie parallela al piano di proiezione corticale.
Solaz. Diviso il circolo abcdef della(proiezione orizzontale in sei parti u ,uali ed
unitele fra loro a due a due come ac, b , bf....., questi saranno i diametri i altret
tanti circoli minori, i cui piani determinano le faccie del prisma DDAA', AA'BB' e
BB'CC', delle quali una parallela al piano verticale di proiezione, e perci il circolo,
di cui la faccia parte, si descriver dal centro 0 col diametro fd; per le due faccie
DD'AA' e BB'CC' si operer come nel problema antecedente. cio descrivendo sul

diametro ae dal punto i un semicircolo, dividendone la circonferenza in otto parti


uguali oppure in un altro numero qualunque. abbassando tante perpendicolari al
diametro ac, e dai piedi di queste altrettante linee di reiezione arallele allasse:
ortando al disso ra ed al dissotto del diametro H1 le unghezze 1 questa ordinate
2, 3, 4, ecc. su le rispettive linee di proiezione. si avranno i varii punti dellelisse,

c e rap resenta il circolo obliquo al piano e di cui la faccia del dado fa parte. Della
;:hi_avar a cilindrica, che passa pel dado, non occorre parlare essendo facili le sue pro

6210111.
(I) Vedi la parte II del [ssano GIOIII'IICO Tav. XV, Fig. 9.

149
21 Problema. - Disegnare il raccontamento d'un cilindro con un prisma otta
gonale, di cui il cilindro inscritto nel prisma molto maggiore del dato.
Soluz. Un tal raccordamento si fa quasi sempre nei tiranti detti aste di rimando
o bielle delle macchine a vapore, ed ha luogo per mezzo di una su erflcie anulare

avente per

eneratore il circolo RB descritto dal punto 0, il

nate

TAV. Il.
Fig. I7 e l8.

tangente alla

faccia crlin rica C ed allestremit della parte pr1smatica D.


er ottenere le curve
dintersezione M, N di questa supercie colle faccie del prisma ottagonale bisogner
tagliarla con piani orizzontali sufcientemente avvicinati luno allaltro, come in E,
T, G, G', B, e riunire con linee continue i punti d'incontro delle rispettive sezioni. Le
linee delle sezioni della supercie anulare saranno tanti circoli concentrici, come

vedesi dal disegno stesso nei punti o, f, 11, g ed f, g, b. Le linee di sezione delle faccia
del prisma sono delle rette id, cb ed et, le quali si confondono colle traccie oriz
zuntali dei piani segnati; i unti dincontro delle perpendicolari elevate da questi L,

I, G, H sono tanti punti del acurva di raccordamento cercata.


22 Problema. - Determinare il raccordamento della tparte cilindrica dun tirante
(biella) colla parte quadrangolare o rettangolare della tee a.

Fig. 49 e 20

Solnz. Questo raccordamento comunemente, come vedesi dal disegno, ha luo o per
mezzo d'un prisma ottagonale avente per base una parte della sfera come nei pro temi
antecedenti, N 19 e 20, segnando nelle faccio laterali od inclinate al piano una porzione

di cilindro elittico, ossia quattro unghie cilindriche elittiche, le cui intersezioni sono degli
archi delisse proiettati verticalmente in BA, A'C, FE, FD, ed orizzontalmente in ca,
ca'. fe, e'f'; si determiner lelisse innalzando nel piano orizzontale una perpen
dicolare gli ad ac; fatto alt uguale ad AG e fatto centro in a con_un raggio ah
si descriver larco M, di cui la corda M uguale a ca; colla retta il come iametro
si descrivere, il semicircolo img, che viene diviso in un certo numero di parti uguali,

come l, 2, 3, 4, 5, 6, 7, ecc.; da questi punti si abbassano tante perpendicolari al


diametro h; portate le lunghezze delle ordinate sulle parallele al diametro partendo
dallasse minore ac, si otterranno i noti g, r, 3, ecc. della curva cercata, e ortando
la lunghezza alt nellelevazione verticale in GA da 91' in QQ' e da rr in R', ecc.,

si otterr, una serie di punti della curva cercata. ngtttlld0 la costruzione per le
altre linee curve si perverr a compiere il disegno rie icsto.
_
23 Problema. - Disegnare il raccordamento dell'estremlt dun regolo con un
duca cilindrico.
Soluz. Si determini lasse 00'o, poi conducasi perpendicolarmente ad 00 la retta

Fig. 1" c 22.

ed; dal centro o con un rag io uguale a quello del disco, che dordmario _uguale

ad una volta e mezzo la met della larghezza del regolo ed, si descriva la Cltttlf0
renza boa, e poi la circonferenza col raggio al approssimativamente u uale alla met.
di oc; segnata la retta BE e la spessezza ED del regolo e culla retta

l< la spessez_za

del_ disco cilindrico, prolungando questa retta quanto la spessezza del disco s1 avr in
G Il centro dun circolo, di cui un quarto G1 ella circonferenza. forma il raccorda:
mento del regolo col disco; divisa questa circqnferenza in. un certo numero di parti
uguali, lper esempio in 12, si far passare er tutti questi punti dl_divtsion_e tanti
piani 0 inee parallele a quella di terra; fa te centro in o con un raggio O'G s1 descri

vera la circonferenza gg'g". la cuale taglier il regolo net punti g, g, da cui inco
m_1ncra il raccordameuto; facendo per questi due punti passare una retta g g perpen

dicolare ad ed e portando dal punto g' in li la distanza 0"3, Si ottiene Il centro b per
descrivere la circonferenza la g, che determina il raccordamento nel piano orizzontale:
Per averlo nella proiezione verticale baster proiettare sul piano orizzontale tutti i
nani, che passano pei punti I, 2, 3, 4, 5, 6, che saranno altrettanta circoli descritti
_:il punto o coi raggi uguali alla distanza dallasse ai punti I, 2, 3, 4, 5_, ecc.;questt
circoli taglieranno la circonferenza lcg nei punti I, m, n, o, p, 3, r, s,_dat qual: tonal

lande tante linee parallele allasse 00' si otterr nellincontro elle linee orizzontali
una_se_rie di punti, che costituiranno una curva simmetrica, di cui una parte sola CI
costtturr il raccordamento cercato.
.
_
. _
Qui-sta soluzione dimostra, che qualunque sia la forma degli or ani meccanici e
la combinazione dei solidi. che li compongono, essa pu sempre

etermmarsr con

tutto il rigore geometrico scomponendoli nei corpi elementari, che concorrono alla
loro formazione. Bench non sempre nella pratica si ricorra a tali costruzroni, per
necessario che il costruttore si assuefaccia ad analizzarli minutamente ed a rendersi
ragione anche delle pi piccole variazioni di forma delle parti, che compongono una
macchina.

ARTICOLO II.
DellEllca cilindrica c conica, e delle \iti a panetrangolal'c.
quadrangolare e cilindrico.
TAV. III.

126. Denizioni dellEtica. - Chiamasi elica o spirale rampante una


linea a doppia curvatura generata da un punto, che si muovepattorno ad una
linea retta avanzandosi su dun piano inclinato all'orizzonte. Essa dicesi rego

Flg. I.

150
lare, se nel suo movimento sinnalza duna quantit costante e prepor2ionale
allo spazio percorso nella proieziooe della sua base; irregolare nel caso con
trario; cilindrica, quando si suppone generata da un punto. che giri attorno
alla supercie laterale di un cilindro; conica, se il punto generatore si avvi
cina allasse o si- allontana proporzionalmente da esso, e la curva viene_descritta

sulla supercie di un cono circolare. La linea: attorno alla quale succedono


i movimenti, dicesi asse dellelz'ca. La porzione di curva corrispondente ad
un intiero giro chiamesi giro dell'allora o spira. La distanza, che separa le
due estremit duna spira, detta passo dell'elica: essa regolare, se gli
spazii percorsi dal punto generatore nei due sensi conservano il medesimo
rapporto fra loro; irregolare nel caso contrario.
Fili. | r 2

127. Descrizione dell'Ellca. cilindrica. - Dato il passo AA' e la base (111' desert
vere l'elica cilindrica regolare.
Soluz. Formisi la proiezione verticale ABCD ed orizzontale aa'a" del cilindro, il cui
asse sia 00' ed a; dividasi la circonferenza aa'a" della sua base in un numero di
parti uguali qualunque, per esempio in 12; dai punti di divisione l, 2, 3. 4, 5, 6

della base sinnalzino altrettante linee parallele allasse 00'o; divisa pure laltezza del
sso AA' nello stesso numero di parti, ossia in 12, da ciascun punto di divisione l,
, 3, 4, ecc. si conducano altrettante linee orizzontali, le quali incontreranno le prime
nei punti 1. '2'. 3, 4, ecc ; riunendo successivamente questi diversi punti, si avr la
curva A1'2'3'4 ecc., che sar la proiezione verticale dellelica. La inet di questa curva
tracciata in linea piena. come appartenente alla parte anteriore A'l 2'3' ecc. del cl

lindru, mentre laltra parte simmetrica '7'8910' ecc., ess, mio descritta sulla parte poste

riore del cilindro, e punteggiata.


Ripetendo l0 erazwne per laltezza A'D si avr una seconda spira dellelica. Se si
volesse lelica a destra a sinistra, si dovrebbe incominciare dal punto B, come appare
dal disegno stesso.

Fig. 5 m.

128. Sviluppo dellEltca. - Tanto il cilindro quanto il cono si possono svilu

pare. su supercie piane, e la base del cilindro e approssimativamente uguale a3,l-l 6


del suo diametro. bia dunque AB una retta, su cui si vuole sviluppare la circonfe
renza del cilindro ABCD: si otterr. lo sviluppo dellelica tracciata sul cilindro por
tando su questa retta AB le lunghezze retticate degli archi 1 e 2, 3 e 4, 5 e 6 ottenuti
colla divisxone del circolo o base del cilindro aa'a"o, ed innalzando da ciascun unto
l, 2, 3. 4, 5, ecc. delle erpendcolari,su cui si porteranno le distanza verth ali l'l, 2'2",

3'3". 44", ecc. della

ig. 2, le quali non sono altro che le distanze, verticali dei varii

, punti della curva alla base del cilindro; questi sono posti sulla retta CA, che rap

presenta una porzione dello sviluppo dellelica, la quale, come abbiamo visto al 1\' 77,
sempre una retta rappresentata dallipotenusa d un triangolo rettangolo, che ha per
base la circonferenza sviluppata del cilindro, e per altezza la lunghezza del passo.

Linclinazione di questa retta sulla lese fa v:dere la salita dellelica. Diverse eliche
tracciate sul medesimo cilindro collo stesso passo, ovwro unelica continua, che fa. pi
rivoluzioni, si rappresenta CUlIO sviluppo per mezzo duna serie di linee parallele, la
cui distanza uguale a quella del passo.
Flg. 4.

129. Descrizione dellElica. conica. - Dato il coro intiero ovvero tronco. er


quro [delle sue due proiezioni ABCD ed abcd e l'altezza AE del passo dell'elica, de er
mmar a.
Solar. Lelica conica non dierisce dalla descritta che in quanto tracciata sulla
supercie d'un cono invece dun cilindro, e perci si operer nella guisa suaccennata.

Sia ABCD la proiezione verticale duna parte del cono ovvero del tronco, le cui basi
AB e CD sono rappresentate sul piano orizzontale dai circoli concentrici, che hanno
per diametro ab e. ed ovvero er raggio oc ed 0a; la circonferenza maggiore essendo
divisa come nel cilindro in 1 parti uguali, si riuniranno tutti questi punti di divi
sione al centro o per mezzo dei raggi I, 2, ecc., che incontreranno la circonferenza
interna ed nei punti e, e, f, g, h, i, l, m, n, o', {1; quindi, proiettando questi sulla

base superiore DC del tronco di cono e quelli su la base inferiore AB, e nunendoli a
due a due 1' con l", 2' con 2", 4' con 4", ecc., si otterranno altrettante generatrici
del tronco di cono concorrenti al vertice quando il cono fosse compiuto; divisa, come
nel problema sub-cedente, lal'ezza del passo AE in 12 parti uguali, si condurranno
altrettante parallele alla base 1, 2, 3, 4. 5, 6, '7, 8, 9, 10. ecc., le quali incontreranno
le generatrici nei punti 1'", 2'", 3"'.4"', 5'", ecc.; e riuniti fra loro i punti di divisione
essi determineranno lelica conica. Abbassando i varii punti dellelica della proiezione
verticale, si avr sullorizzoutale nellincontro dei rispettivi raggi una spirale d'Ar
chimede H, 2, 3, 4, 5, ecc. Nella Stessa guisa si opererebbe per tracciare eliche
poste sopra sfere od altre supercie di rivoluzione. I numeri 1, 2, 3, 4, 5, ecc. sono i
centri per descrivere lelica nella pr01ezione Orizzontale.

La natura e l'industria ci ollrono molli esempi di queste curve, come nei convulvi e

151
nei attacchi di tutte le piante arrampicanti, nelle conchiglie, nelle come degli animali,

T.-\V. ili.

nelle vili, nei cavatappi, nei succhielli, nei cnvnstracci, nelle scale e nelle corde.
130. Denizione della Supercie 0 Piano elicoidale. - La superficie eli
ctdule una supercie sghemba generata da una retta ABab, che percorre le due
eliche cilindriche concentriche conservandosi costantemente perpendicolare allasse:
questa rette dicesi generatrice della supercie elicoidale.

Descrizione della. Supercie elicoidale. - Data l'altezza del passo A0 ed i


raggi concentrici A0, 08 dei due cilindri, descrivere la supercie elicoidale.
Soluz. Descritti i due circoli dal punto o coi raggi 0a ed ab; divise le circonfe

renze in un certo_numero di parti uguali, per esempio in 12, come nei problemi ante
cedenti. e condotti dal punto a tanti raggi pei varii punti di divisione, si avr pure

la circonferenza del circolo minore divisa nello stesso numero di parti uguali dai r etti
raggi. Dlv_lSll p01 anche laltezza del passo A6 in 12 parti uguali, e condotte da. questi
Vulll gli1lltl altrettante linee parallele alla AF. esse saranno incontrate dalle varie linee

l. 2.

, 4, 9tc.. che dai varii punti della proievione orizzontale s'innalzano parallele

allasse nei punti 1', 2'. 3'. 4', 5. 6'. ecc., iquali, uniti tra loro, daranno una supercie
elicoidale dal punto A, estremit della retta AB; ripetendo loperazione sul circolo

mi0re 1161 punti 1".2", 3', 4", ecc, si otterr lelica generata dall'altra estremit B,
ccl>illo_tesso passo della prima, e le due eliche formeranno i limiti della supercie

e con ae.

131. Solido elicoidale. - Chiamasi solido elicoidale un solido gene

rato da un rettangolo ABCD, il quale, percorrendo due eliche cilindriche


concentriche, si conserva sempre in un piano perpendicolare allasse 000.
Date le basi acdetghi. bc'd'e'f'g'h'i', il passo A H. ed il rettangolo generatore
ABCD, determinare la proiezione verticale di un solido elicoidale.
Saluz. Conoscendo le basi acdefghi e bcd'e'f'g'li'i' dei due cilindri concentrici,
di cui lasse comune. 000. si traccier la proiezione verticale di unelica posta sulla
supercie esteriore del cilindro maggiore col metodo del problema precedente; por,

determinata laltezza AC del rettangolo generatore ACDB, che sar uguale alla s es
senza. che si vorr dare al solido. si far passare per il punto c una seconda e ica
uguale; e parallela alla prima. Nella stessa guisa si determiner una terza elica Bi F'G'
su cilindro interno, e poi una quarta parallela a questa. le uali avranno lo stesso
asso dell'elica esteriore..Le linee ab. cc'. dd'. ee'. ecc. saranno e varie posizioni della
atee del rettangolo generatore sulla proiezione orizzmtale. che noi abbiamo supposto
parallela alla linea di terra, ma che potrebbe per formare un angolo qualunque.

132. Del Serpentino. - Dicesi serpentina un solido generato da un


circolo ovvero da una sfera, il cui centro descrive unelica attorno ad un

cilindro. Nella pratica un tubo piegato seguendo un'elica cilindrica. I ser

pentini sono sovente impiegati sia come tubi, sia come molle a tondino
(boudins).
_

Dato il diametro della sfera generatrice o del tondino. il passo ed il raggio d.l

cilindro, che contiene lelica percorsa dal centro della medesima, descriverla.

Soluz. Traccisi un circolo di raggio ao, che sar la base del cilindro, sul quale
deve trovarsi lelica generata dal punto proiettato verticalmente in A ed orizmntal
mente in a; divisa la circonferenza descritta col rag io ca. si otterranno i punti
1', 2', 3'. 4', 5. 6', ecc.;, divisa laltezza del asso AB ne lo stesso numero di parti l.
2, 3, 4. 5. 6, ecc, ed innalzando tante para lele allasse nei punti (lintersezione colle

Orizzontali, si otterranno i varii punti delleliva. che si potr continuare indenita


mente secondo il numero delle s ire, che si vogliono avere. Dai differenti punti
i', i", i", 1" ecc. di questelica si escriver una serie di circoli abbastanza vicini gli
uni agli altri. poi, conducendo due curve tangenti alle circonferenze di queste. si

otterr

la proiezione del serpentino. come vedes1 nella Fig. 10. La proiezione orizzontale

del se_rpentino sempre compresa fra due circoli concentrici, di cui la distanza dalle

due circonferenze uguale al diametro della sfera generatrice. Nella Figura si sup
posto un tubo, come vedesi dalle due sezioni esterne.

133. Della. Vite (Vedi N '77, pag. 77) a. pane triangolare. - La

vite e detta a pane triangolare quando generata da un triangolo isoscele.


di cui due vertici descrivono sullo stesso cilindro detto nocciolo e nello stesso

piano del triangolo due eliche, che rappresentano la base del pane della vite;
il terzo vertice tracciato su dun cilindro concentrico al primo, che forma

la parte pi saliente del pane.

F4. o e 7.

152

mv. in.

_
Problema. - Descrivere una vite colla relativa chiocciola, a

ano triangolare,

essendone dato il triangolo generatore ovvero laltezza del passo ed i diametro.

Fig;ii e 42.

Soluz. Fissata la linea di terra si descriveranno due circoli concentrici dal punto
o coi raggi ab, oa, i quali saranno la proiezione orizzontale del nocciolo e del
lestremit del pane: essi rappresenteranno la base del cilindro interno ed esterno,
su cuison descritte le eliche, che formano la vite, aventi per raggio oa, ob, che nella
nostra Tavola per economia di spazio abbiamo descritto solo per met, cio nella parte
anteriore; Diviso il circolo esterno in parti uguali, come a l, 2, 3, 4, 5. 6, ed uniti i
punti di divisione mediante rette col punto o, si otterranno altrettanti punti di divi
sione sulla circonferenza minore nei punti I, 2', 3'. 4', 5', 6. proiezione del cilindro
minore o nocciolo della vite. Divisa laltezza del passo, il quale comprende sempre un

pane ed una scanalatura, nello stesso numero di parti, in cui sarebbe divisa lintiera
circonferenza. ed innalzato altrettante parallele al asse 000 dai varii punti 1, 2, 3, 4

ed 1, 2', 3', 4', ecc, come nei problemi antecedenti, queste incontrando le linee paral
lele, in cui e stato diviso il passo, daranno i punti al", 2", 3", 4", 5", 6", ecc, che
formeranno una spira sul cilindro esteriore; poi, innalzato altrettante parallele nei
punti di divisione della seconda circonferenza, si otterr dai punti 1', 2', 3', 4', 5', ecc.

una spira sul cilindro minore, e ripetendo loperazione si otterr un numero di spire
qualunque, a seconda della lunghezza della vite.

. Fig. 42 bis,

Nella pratica del disegno, quando si hanno a descrivere molte spire, si prender un
assicello sottile ovvero un pezzo di cartone e si taglier secondo una spira,segnandovi

sopra lasse ed il passaggio delle altre linee parallele allasse, i, 2, 3, 4, 5, onde poterlo
porre a posto, e questo servir come un tirocurve per descrivere le varie spire; bisogner
per farne due: uno per le spire interne e laltro per le esterne.

Flg. lo bis.

Rigorosamente parlando il contorno della vite e formato dallunione di varie eliche


' generate dai vari punti del lato del triangolo, e perci da linee leggermente curve, come

vedesi dalla Fig. 13 bis; ma nella pratica del disegno non se ne tiene conto.

134. Chiocciola. - La chiocciola si descrivert nella stessa guisa e collo


stesso metodo della vite, colla sola differenza, che, se questa avr il passo da
destra a sinistra, quella lo avr in verso contrario, il pane saliente della vite

dovendo riempiere la parte cava della chiocciola e viceversa; dovranno perci


essere uguali. Siccome nella chiocciola non si pu vedere che la parte poste
riore, nel disegno la si suppone spaccata con un piano, che passa per il
centro della base.
Flg. ti! e H.

Costruzione. - Disposta la proiezione come si vede nel disegno, supponendo la


chiocciola spaccata per mezzo ossia secondo un diametro. come si disse superiormente,
e divise le due circonferenze in parti uguali, per esempio a, I, 2, 3, 4. E), 6, e o'. 1',
2', 3', 4', 5', 6. da questi punti di divisione sinnalzeranno tante linee parallele allasse

00'0, le quali incontrando le

arallele, che passano

ei punti di divusume del passo

della vite, daranno nei punti i), 2", 3", 4", 5, 6" ed i ", 2'", 3"',ecc., che formeranno la

curvatura delle spire, che ne costituiranno la chiocciola. La proiezione della chiocciola


rappresenta una spirale dArchimede, e si descrivere collo stesso metodo dellelica conica.

135. Della. Vite a. pane quadrato. f Una vite dicesi a pane quadrato
o rettangolare secondo che generata da un quadrato ovvero da un rettan

golo, del quale due lati paralleli appartengono a due cilindri retti concen
trici, e gli altri due descrivono delle eliche attorno al loro asse.
Hg. ili e w.

Problema. -- Descrivere una vite a ano quadrangolare collo relativa chiocciola,


essendone dato il diametro AE, il passo G ed il quadrato generatore del pane AB CD.
Soluz. Condotto lasse 00'o, e portata un certo numero di volte laltezza del pane
uguale ad AD, come OH, HL, LM, MN, NP. PQ, QR, si condurranno per questi punti
tante linee parallele a quella di terra; descritta la pr01ezione orizzontale, come nella
vite e pane triangolare, si divider-pure la circonferenza in un certo numero di parti

uguali, per esempio in 12, e nello stesso numero si divideranno le due altezze del
quadrato generatore, che formano il passo della vite, come nei punti i, 2". 3", ecc.,

poi, innalzando dai varii punti di divisione del circolo minore e maggiore tante linee
parallele allasse. queste, incontrando le linee orizzontali, daranno i punti (linterse

zione l", 2", 3", 4". ecc. ed 1'"; 2", 3'", 4'", ecq., che determineranno le varie spire, che

formano il passo della vite. Tracciato una spira, se ne traccier_una seconda, poi una
terza e cosi di seguito, tanto gel cilindro esterno, quanto per l'interno.
Per le chiocciole si operer

nella stessa guisa, sempre per badando che il passo

delle spire vada in verso opposto a quello della v1_te, a cagione che nella chiocciola
spaccata non si pu vedere se non_ la arte posteriore, e nella sua reiezione orizzon
tale non pi unaspirale dArclume e,. ma, perch tagliata para lelamente ad un
lato generatore del quadrato o dun rettangolo, la sua sezione si presenta secondo una
linea ad perpendicolare alla supercie del cilindro.
v

153
Problema. - Descrivere una vite a pane circolare conoscendone il diametro, lal
tezza del passo ed il raggio del circolo generatore del pane.

TAV. III.
Fig. 49 e 20.

Solaz. Condotto lasse 00'o e descritto dal punto o un circolo col raggio del noc

ciolo, quello della proiezione dellelica esteriore si segna come nel serpentino lelica
percorsa dal centro della sfera o del circolo generatore; poi dai varn punti ottenuti
dellelica A", 1", 2", 3", 4", 5" si descriveranno tanti circoli col raggio dato A0; con

ducendo delle tangenti alle circonferenze di tutti questi circoli, 81 avranno le vane
spire della vita a pane circolare. Un tal genere di vite per poco usato nellindustria.

136. Delle Viti a due o pi pani. - Quando nellimpiego della vite

TAV. IV.
Flg. i e 2.

si ha bisogno di molta forza e leffetto di questa deve essere molto celere,


impiegando una vite ad un sol pane 0 letto, come le descritte, il passo ne
dovrebbe essere molto grande, e perci il pane riuscirebbe duna grossezza

sproporzionata al diametro del cilindro, e la chiocciola per abbracciare molte


spire dovrebbe farsi molto alta. Si ovvia'ad un tale inconveniente impiegando
le viti a due o pi pani, i quali savvolgono attorno allo stesso cilindro paralleli
fra loro. Quando la vite triangolare ed ha un sol pane il passo uguale
alla base del triangolo o, se quadrangolare, al doppio del quadrato generatore,
ma quando a due o a tre o a quattro pani il passo due, tre, quattro
volte la base del triangolo o del quadrato generatore.
Problema.- Dato il diametro del cilindro AB e laltezza del passo O'C, deecriere
la cite a due letti colla relativa chiocciola.

Fig. 4 . 2

Solaz. Fissata la posizione dellasse O'O e determinata la linea di terra AB si


sser. ad arbitrio il 'UDO 0, centro della base del cilindro, poi con un raggio 0B si
descriva il circolo a 8 ovvero un semicircolo, come nel nostro disegno, diviso in otto

od altro numero di parti uguali e perci in 16 lintiera circonferenza; indi diviso il


passo 00, il quale nella vita a due pani comprende sempre quattro altezze del pane,
in altrettante parti, e condotte per queste tante linee parallele ad AB, si avranno le altezze delle varie eliche, che formano la vite, elevando da tutti i punti della divi
sione l, 2, 3, 4, ecc. ed 1', 2', 3', 4', ecc. della circonferenza a48 tante arallele alla
linea O'O, le quali, incontrando le orizzontali l", 2", 3", ecc. nei punti 1 ', 2', 3', 4'",
5", 6", '7'", 8'", daranno i varii punti dellelica, che forma un letto o pane della vite,

che ha origine in A. Nella stessa guisa si operer, per quello, che ha origine in 0'.

137. Della. Chiocciola. - Per descrivere la chiocciola si operer come


per le chiocciole delle altre viti, salvo la speciale avvertenza fatta sulla vite

Fig. 8 e 4.

pe due letti, e che perci il passo comprende quattro altezze del pane.
Problema. - Dato il diametro AB del cilindro, laltezza del passo od il quadrato
generatore del pane, castrnrre la vite o tre pani.

Fil. 5 e 6.

Solar. Il disegno, che presentiamo nella nostra tavola, e una vite a tre pani, i

quali hanno origine da tre

unti equidistanti presi sulla circonferenza della base del

cilindro. Sar bene che i principianti studino la costruzione di questa vite separata
mente formandone lintiera pianta, e, per meglio distinguere i tre pani, dGIIIIGBI'I
con colori diversi fra loro prima di porli in bello sulla tavola. Avvertendo, quanto
gi si disse superiormente, che in questo caso il passo sar u uale a tre volte
laltezza. del pane in rilievo, e tre volte la scanalatura o lo spazio ra pane e pane.
Onde dividendo la circonferenza della base in 24 parti, laltezza del asso sar. pure
divisa in 24 parti. Condotte, come nella costruzione delle altre viti, a trattante paral
lele per ciascun punto di divisione, poi innalzando da
uesti varii punti tante
linee parallele allasse 00' nellincontro colle linee orizzonta i, si avr. una serie di

punti, i

uali costituiranno i varii contorni dei pani della vite. Ripetendo loperazione

sul cilin ro minore o nocciolo, vi si otterr il prolo della spira.


Problema. - Dato il diametro CD del cilindro ed il quadrato generatore del pane,

descrivere la chiocciola della vite a tre pani.


Salate. Descritti sulla proiezione orizzontale due circoli concentrici coi raggi OE,
OC uguali il primo al nocciolo della vite ed il secondo al cilindro esterno, si divi

der la sua circonferenza in 24 parti uguali, poi, ssata, come nelle altre viti, laltezza
del passo 04, si divider. questo in quattro parti uguali, essendo laltezza del passo

uguale a sei altezze ugua i e C4, perch la chiocciola essendo a tre pani compren
der 24 parti come sarebbe divisa la circonferenza se fosse intiera; indi sollevando

da_ ciascun punto altrettante line parallele allasse, questo incontrerannp le parallele
orizzontali nei punti 1", 2", 3", 4" e formeranno il contorno della chiocciola.

Fig. 7 e 8.

154
ARTICOLO III.

Chiavarde o Cavigle.
TAV. III.
m. a . 49.

138. Chiavarde. -- Le chiavarde s.ono aste o specie di grossi chiodi di


ferro portanti ad una delle estremit una capoccia di varia forma chiamata
testa; laltra estremit. hanno guernita. dun letto o dunelica in rilievo per
ricevere il dado o chiocciola; la parte compresa tra la testa e Ielica chiamasi
corpo.
Uso. - Le chiavarde servono a riunire insieme due o pi parti piane
sovrapposte attraversato da parte a parte da un foro, nel quale passano; chiu
dendo il dado la testa preme una delle parti da congiungersi, e il dado l'altra,
rendendole solidarie come fossero un sol pezzo (l).
La vite differisce dalla chiavarda in quanto che la parte coperta dalla
spira occupa sovente tutta la lunghezza del corpo. Essa non ha dado, ma la

parte, che viene introdotta in un foro cilindrico, porta il verme o chiocciola,


che ne fa le veci. Altre volte s'introduce semplicemente in un foro appo
sitamente preparato, ed ella formasi da se stessa. la chiocciola, come nelle
viti da legno.
Testa. - La testa ordinariamente prismatica a base quadrata o esagonale od emi
sferica, secondo i siti, ove viene impiegata. Quelle aventi la forma d'un disco o cilindriche
od esagonali sono le pi comuni, e simpiegano nelle parti pi massiccio delle macchine
le teste esagonali vengono generalmente usate in tutti gli altri casi, specialmente quando
sono in vista, e sempre poste in guisa da poterle chiudere tra le ganasce duna chiave;

quando si tende a celare la chiavarda, come nei carri delle locomotive, si fanno emisfe
riche. La sua spessezza varia da illa a la del diametro del corpo della chiavarda e la sua

larghezza e doppia del diametro.


Corpo. - Il corpo delle chiavarde generalmente cilindrico, ma pu essere quadrato
od esagonale. Quando il corpo cilindrico, indispensabile di munire la sua estremit di
qualche cosa, che gli impedisca di girare nel buco mentre si chiude il dado. A tal ne

si termina da un lato versola testa con un prisma a base quadrata, che sinoltra nella sua
lunghezza in un buco quadrato, ovvero formando una scanalatura mezza nel corpo cilin
drico e mezza nel pezzo da riunire, e introducendo in essa un piccolo corpo detto piccolo
prigionieroocopiglia,il quale impedir alla chiavarda di muoversi nel chiudere il dado. Il suo
diametro e sempre uguale alla parte, che porta la vite, misurata esteriormente. In quanto
alla lunghezza non si possono stabilire regole assolute; essa dipende dalla spessezza dei

pezzi da riunire. Tuttavia vi sono certi limiti, dai quali non si deve allontanarsi nella
pratica. Cos le chiavarde da 8 a 20 millimetri di diametro debbono avere raramente pi
di 4a 10 centimetri di lunghezza; quelle da 20 a 40 millimetri non debbono oltrepassare
1 metro; quelle da 45 a 60 millimetri possono arrivare fino a 2, e quelle di '80 millimetri
tino a 5.
Vite. -- La vite della chiavarda ha ordinariamente il pane triangolare, bench possa
essere quadrato o rotondo: il pane triangolare presentando maggior attrito si pi sicuri

cheidadi non si schiudono. Nelle piccole_chiavarde si fa uguale ad un decimo del diametro


del nocciolo con un diametro esterno uguale a quello della chiavarda protratto su d'una
lunghezza di tre o quattro volte la spessezza del dado.

Diverse specie. di Chiavarde. - Le chiavarde prendono denominazioni


diverse secondo il loro ufcio e la forma particolare della loro costruzione,

(i) Soventi si sottopone al dado un disco detto piattino o rosetta, per poter chiudere con pi forza, senza che
quello, girando, guasti il piano sottostante.

155

onde si dicono chiavarde di fondaz'oae quelle destinate a collegare le parti


sse duna macchina col massiccio in muratura, su cui deve posarne larma
tura, come colonne, cilindri, castelli, intelaiature di varia foggia, e si pos

TAV. [V.

sono dividere in due classi, cio 0 a chiavetta ovvero colla testa.


Il c0rpo delle chiavarde viene pure modicato, secondo le varie circostanze, in quadrato,
cilindrico od irregolare, con dado apparente o nascosto od a orecchiette, ecc., come si

disse pi sopra. Ad esercizio dei nostri alunni ne abbiamo addotti varii esempii.
Le chiavarde a chiavetta sono quelle, che si usano quando si vuole ssare una lastra

F ig. 9.

C a sostegno sul massiccio in muratura o su dunarmatura in legno, e che si possono


introdurre solo dalla parte superiore come la chiavarda B; sono per conseguenza senza
testa, ma ad una delle estremit portano un foro rettangolare, entro il quale sin
troduce una bietta e, che ha la spessezza s:0,2d ovvero 1/5 del diametro della chia
varda, e per altezza verticale a:0,9d essendo d il diametro della chiavarda; afnch

eSsa poi nel chiudere il dado E non isgrani la pietra e la chiusura sia pi solida si usa
mettere tra la pietra e la chiavetta una lastra di ferro ovvero di ghisa F larga una
volta e mezza circa la lunghezza della chiavetta. Poi mediante la Chiusura del dado E

si rende tutto il sistema solidario.


Le dimensioni di queste chiavarde variano colle applicazioni. Un diametro di 25
a 30 millimetri basta per tenere la lastra di fondazione duna macchina della forza di
2 a 8 cavalli, e di 35 a 50 millimetri per le macchine, che hanno una forza superiore a
10 cavalli; il loro numero per variabile colla forma della lastra, e sono pure va
riabili le loro dimensioni; vi sono dei costruttori, che usano aumentare alquanto il dia
metro inferiore per supplire allo sforzo del buco rettangolare della chiavetta, ma sar

sempre meglio aumentare alquanto il diametro del corpo.


Problema. - Disegnare una chiaoarda di fondazione a chiavetta.
Soluz. Fissata la spessezza della pietra ovvero della trave A, su cui si vuol ssare
la piastra C, si determiner lasse della chiavarda B, poi, portato il diametro indicato

dalla quota met a destra e met a sinistra, si avr il corpo; si disegner. il dado E,
come alla Tav. Il Fig. 13 e 15, indi il contorno della lastra O, la spessezza.della piastra F
e la chiavetta e, come indicano le misure scritte sul disegno.

Chiavarde impiombate. - Si chiamano chiavarde impiombate (bouloa scel

Fig. 40 e H.

lemmt) quelle, che si ssano mediante il piombo fuso nella pietra. Esse sono formate
a guisa di piramide tronca B, sugli spigoli della quale si sono praticate tante intac
cature o denti b, onde sincorporino meglio col piombo fuso e, dopo averle introdotte
in incavature appositamente preparate nella pietra, che deve formare il basamento

della macchina ssata alla lastra D e ritenuta dal dado E.


Problema. - Disegnare una chiavarda di fondazione impiombata.
Soluz. Fissato lasse e la larghezza dellapertura appositamente preparata nella
pietra A, si. porter_ la misura del diametro superiore _met da una parte e met _dal
altra, e si costrurra la forma piramidale, che va chiusa nel piombo fuso, poscra il
grolo della lastra D, indi il dado E che in questo caso ha _la forma quadrata bench
ordinario abbia la forma dun prisma esagonale colla facc1a superiore alquan o curva.

Chiavarde a. testa. incastrata. - Queste chiavarde si usano quasi sempre per

Fig. |2_

collegare le suole dei sedili A ed altri sostegni cogli stanti dellarmatura della mac
china B, coi quali esse debbono tenere solidamente collegato il sedile; la testa 0 fa
sempre il piano dello stante B ed quasi sempre rettangolare o quadrata. Quando

serve a ssare sedili di trasmissione del moto, si lascia nel foro della suola A una
pertura oblunga dello spazio D, il quale serve a trasportare il corpo A a destra. o a
sinistra secondo il bisogno per disporlo perpendicolarmente allasse, prima di chiudere

il dado E invitato nella chiavarda F; ma, onde non faccia cattiva gura visto superior
mente, massime quando la chiavarda non si trova nel mezzo dellapertura, si mette sotto
il dado una rosetta G, la quale avendo un diametro maggiore del raggio circoscritto
al dado e al diametro maggiore dellapertura oblunga, qualunque sia la posizione del

corpo della chiavarda rispetto allapertura, questa sempre coperta.


Chiavarde a. due dadi. - Soventi per semplicare la forma dei sedili si fanno
delle chiavarde, che servono a doppio scopo, cio a ssarli sul loro sostegno ed a

chiuderne il cappello o copriralla. A tal ne si fa il corpo della chiavarda lettato

m. 45.

156
TAV. IV.

o a vite alle due estremit, perch possa ricevere un dado superiore E e laltro inferiore

Fig. 45.

E, ed un rigono D nel mezzo con un dente e sporgente per impedire alla chiavarda

H}. H.

di girare mentre si chiudono i dadi. Da una tal disposizione risulta che, chiudendo il
dado inferiore E, si ssa il sedile B sul suo sostegno A senza far girare la chiavarda
e senza agire sul cappello C, il quale chiudesi poi a volont chiudendo il dado E.
Chiavarde a. doppia. vite. - Un tal sistema ordinariamente impiegato pei
focolari delle locomotive, colle sue armature T poste nella parte superiore. Le chiavarde
sono invitate nella spessezza della lastra di rame G, che forma il piano superiore del
focolare vicino alla testa A', e portano pure la vite allaltra estremit, nella quale

Fig. 15.

viene invitato un altro dado C, che si chiude sulla parete esterna.


Chiavarde scorrevoli. - Nella composizione delle macchine vi sono delle chia
varde, le quali pel loro ufficio debbono essere facilmente cambiate di posto colle parti
delle macchine stesse che esse collegano, come i sostegni dei torni scorrevoli e simili.
Le parti A della macchina, nelle quali queste chiavarde si debbono muovere, sono so
venti tagliate a scanalature pi o meno lunghe, le quali, ritenendo la testa rettango

Fig. 06.

lare B, lasciano il passaggio al corpo della chiavarda, il quale pu scorrere nel corpo A
e poi chiudersi a volont mediante il dado D contro la lastra E quando la parte, cui
la chiavarda destinata a tener ferma, al posto voluto.
Ghiavarde a gancio. - Questo genere di chiavarde viene impiegato tutte le
volte che si ha bisogno di sospendere sotto un piano un altro corpo qualunque, come
per ssare le palette delle ruote idrauliche ai loro bracci, quando sono in ferro come
nei battelli a vapore. Essa si compone del corpo A rettangolare uncinato inferiormente
per ritenere la lastra B contro il corpo 0 e cilindrico superiormente, dove la chiavarda
passa nel corpo 0. Su questo sta la rosetta D onde il dado E si possa chiudere senza che

eserciti attrito contro la lastra C, come gisidisse superiormente.

m. 41.

'

Ghiavarde a testa emisferica o a goccia. di sevo. - Questa chiavarda,


pi economica di quelle colla testa esagonale, viene soventi usata per ssare i co
perchi dei cilindri a vapore, o quelli delle valvole a cassetto. La Fig. 17 fa vedere
come simpedisca al corpo A della chiavarda di girare mentre si chiude il dado B

mediante il dente e, il quale posto in unapposita incavatura praticata nella lastra


C. Un tal sistema, presentando una maggior regolarit. nella parte superiore della testa,
si adatta ottimamente quando la supercie va soggetta ad esser bagnata. dallacq un,
potendo con questa disposizione mediante una buona coloritura preservarla completa

Fig. 4: ._ Il).

mente dallossidazione.
'
.
Chiavarde a orecchiette. - Queste chiavarde sono impiegate come viti di
pressione per collegare le parti di alcuni apparecchi, sui quali non si deve esercitare
una gran forza, e che si debbono muovere soventi, il che si fa sempre a. mano e senza
usare strumenti di sorta, potendosi colle dita prendere il dado B e chiuderlo a piaci

mento. La parte inferiore 0 a occhietto si adatta in altri ganci od al corpo di altre


chiavarde, secondo le varie circostanze. Oltre a questi si costruisce uninnit daltri

sistemi di chiavarde, che il giovane meccanico potr facilmente studiare osservando


le varie macchine, che si muovono nelle ofcine degli stabilimenti industriali.
Si disegnino per esercizio le chiaoarde descritte superiormente: Fig. 12 a 19.

REGOLE E FORMOLE PRATICHE.

i39. Le viti sono moltissimo usate nella costruzione delle macchine, sia come mezzo di
chiusura 0 di collegamento, ed allora chiamansi chiavarde, sia come organo mobile

(N' 18 e 79). Perci si desidera da lungo tempo, che a maggior comodit dei costruttori si
adottasse un-sistema uniforme_in tutta lItalia per le dimensioni a darsi loro, secondo gli usi
pi comuni; che ne risulterebbe una grande economia non solo nella costruzione,ma nella

157

riparazione delle stesse. In Inghilterra questo scopo si gi raggiunto in


gran parte, merce lintervento dellabile costruttore G. Witworth di Man-

"T"

chester, che no dal 1841 present uninteressante memoria allIstituto

degli Ingegneri civili, alla quale un pure una tavola delle dimensioni prin

cipali da assegnarsi alle varie specie di viti, che furono adottate da pa- '
recchie Societ industriali.

Il Witwrth si specialmente occupato a determinare il passo, la spessezza


e la forma del pane delle viti in rapporto del diametro. Egli cerc di stabi
lire proporzioni tali, che, conservando al pane la potenza necessaria, pre
sentasse nello stesso tempo la maggior solidit e potesse servire tanto
per la ghisa quanto pel ferro. Le proporzioni stabilite da questo esperimen-

:
'

tato meccanim sono in generale quelle adottate nella pratica da quasi


tutti i costruttori dInghilterra, della Francia e della Germania.

Fis- 424.

LArmengaud d le seguenti regole, che per la loro semplicit sono assai comode
nell'uso e non si allontanano da quelle del su citato autore.

Viti a pane triangolare. - Cercando di stabilire nella costruzione delle viti le mi


gliori condizioni possibili di solidit e durata, si avr riguardo specialmente: 1 al diametro,
2 al passo, 3' alla spessezza del pane, 4 al diametro del nocciolo.
Diametro della vite. - Per fissare il diametro duna vite bisogna conoscere almeno .
approssimativamente lo sforzo, a cui deve essere sottoposta, al quale si deve aggiungere il

modulo di sicurezza corrispondente a quello del ferro, onde non si possa rompere per lo
sforzo di trazione, n curvarsi nella chiusura, e si calcola il suo diametro colla formale

d,_ Px400 ovvero d .:1% V P : l,ll /nella quale


'
d rappresenta il diametro del
"
81
cilindro in millimetri e P il peso o la pressione totale sulla sezione in Chilogrammi (l).
Regola pratica. - Perci si avr che il diamelro del cilindro esterno d'una vite o
duna chiavarda uguale a 10/, della radice quadrata dal peso totale in Chilogrammi, preri
dendo le unit della radice per millimetri (Fig 124).
Esempio. - Qual sar il diametro da darsi a 6 viti, che debbano fissare il

coperchio d'un cilindro a vapore, nel quale la pressione totale ed eil'ettiva e di 2460 Cg.?
Soluz. Dividasi 2460 per 6 e si avr la pressione sopportate da una, ed impiegando
la formula superiore si avr d:% x I/l: mill. 22,5 per diametro.
-

> Passo del

ano o Filetto. -- Avuto il diametro, il passo si calcola colla seguente

formola p : 0,0 x22,5 + i : millim. 2,8.

Regola pratica. - Il passo della vite uguale a _8/100 del diametro della vite pi
I millimetro.

Esempio. - Quale sar laltezza del passo nella vite dellesempio antecedente di
millimetri 22,5 di diametro?
Soluz. Si avr p :0,08x22,5 + I :millim. 2,8.
Profondit del pane. - Secondo il citato autore Witworth segnando con a questa
altezza si avr a:%o ovvero a:%o X 2,8:1,74, ovvero I millim. e 3/4 per la vite
del problema antecedente.
Diametro del nocciolo. -- Il diametro del nocciolo si deduce naturalmente dalla
lormola indicandolo con 11', cio d : d - 2h, vale a dire sottraendo il doppio dellaltezza
del pane dal diametro esteriore.
Esempio. - Qual sar il diametro d' del nocciolo nellesempio antecedente?

Soluz. Si avr.d' : 22,5 - (2xl,77) : millim. 18,96.


Con queste l'ormole si calcolato la seguente tabella per diametri di 5 a 80 millimetri.

(4) Per maeslma sicurezza si considerato Chilogrummi l,03 per millimetro quadrato.

158
TABELLA DELLE PROPORZIONI DA DARSI ALLE VITI ED ALLE CHIAVARDE
A FILETTO 0 PANE TBIANGOLABE.

__

o. .Hensfre.m,-,_r_

,.

DIAMETRO

reso

russo

ruoronnrrl

DIA_METRO

esteriore in

o pressione

del pane in

del pane

_m"" """"

.
m1llim.

.
.
1n Ch11g.

. .
millim.

.
. .
m m1111m.

chiavarde in fondo
a, mmc

9
d'una lunghezza

1,

d,

di 100 millim.

20
45
81
126

1,4
1,6
1,8
2,0

0,8
1,0
1,1
1,3

15

182

2,2

17

243

2,4

20

324

22,5
25
30
35
40
45

410
506
729
992
1296
1640

.E

50

"

55
60
65

delle _, ire 3,,

3,2
5,5
7,7
9,9

71,4
62,5
55,5
50,0

1,4

12,2

45,4

1,5

14,5

41,6

2,6

1,6

16,7

38,4

2,8
3,0
3,4
3,8
4,2
4,6

1,8
1,9
2,1
2,4
2,6
2,9

19,0
21,2
25,7
30,2
34,7
39,2

35,7
33,3
29,4
26,3
23,8
21,7

2025

5,0

3,2

43,7

20,0

2450
2916
3422

5,4
5,8
6,2

3,5
3,8
4,1

48
52,4
56,8

18,5
17,2
16,1

70
75

3969
4556

6,6
7,0

4,4
4,7

61,1
65,5

15,1
14,2

80

5184

7,4

5,0

69,9

13,5

7,5
10
12,5

l
1

NUMERO

Dadi. - Nei dadi si debbono considerare il numero e la di


sposizione delle faccio; perci si dicono dadi a quattro, a cinque, a sei
e ad otto faccie, dadi torniti, sagomati ed a cappella, secondo i siti ed

F. V

(
_"_

_ __

il genere di lavori, in cui vengono impiegati (Fig. 125).


Proporzioni dei dadi. - Soventi si d ai dadi a sei faccia la
forma dun esagono regolare di diametro doppio di quello delle chia
varde corrispondenti, ma tale proporzione li fa deboli per le piccole
dimensioni e troppo massicci per le grandi. Infatti per una chiavarda
di 5 centimetri il diametro esteriore del dado da angolo ad angolo
sarebbe di 10 millimetri, e la spessezza tra il lato e la parte, che

portala chiocciola, sarebbe troppo piccola, mentre per una chiavarda


di50 millimetri il diametro del dado essendo di 100 millimetri, vi

Fis- 125sarebbe una spessezza di 18 millimetri tra i lati del dado e la parte,
che porta il letto, spessezza troppo grande per la forza della chiavarda. Per evitare di
impiegare materia inutile si potr determinare colla seguente formula: D :1,4 d + 5 mill.

nella quale D esprime il diametro del circolo inscritto nellesagono in millimetri, e d


rappresenta, come nelle altre, il diametro esteriore della chiavarda pure in millimetri;
perci si avr la seguente
Regola pratica. - Il diametro del circolo inscritto nel dado esagonale uguale di
prodotto del diametro dell'asta per 1,1 aumentato di 5 millimetri.
Esempio. -- Qual sar il diametro del circolo inscritto in un dado esagonale per
una chiavarda, il corpo della quale di millimetri 22,5?
Soluz. lmpiegando la formula superiore si avr D :1,4x22,5 + 5 : millimetri 36,5.
Ma nel disegno pi facile tracciare un esagono, conoscendo il lato od il raggio del
circolo circoscritto, che quando si ha il diametro del circolo inscritto, perci si potr im
piegare la farmela seguente, rammentandosi che il rapporto fra i due diametri di 1000 a
866, e che D' : Dx1000/w : (1,1 d + 5) 1,15, ossia il diametro D' del circolo circoscritto

uguale a quella del circolo inscritto moltiplicato per 1,15.

159
Se il dado fosse quadrato, il che accade raramente nelle buone costruzioni, il diametro
D del circolo inscritto sarebbe uguale al lato del quadrato, onde si avr D=36,5x1,15:42
millimetri.
Altezza 0 spessezza dei dadi. - Laltezza 11 del dado o della testa della chiavarda
una condizione essenziale nella costruzione; in Inghilterra ed in Francia, ove _si sono
fatte un gran numero di esperienze per ridurre nch fosse possibile le dimensioni delle
varie parti delle macchine, si riconosciuto che, se laltezza del dado uguale alla met
del diametro della chiavarda, la vite resiste sempre pi allo sforzo che il suo corpo stesso;
ed solamente quando laltezza e solo 'la del diametro che la vite cede prima del corpo
od asta della chiavarda. Ci prova Iinutilit di dare al dado una spessezza od altezza
considerevole, eccetto il caso che venga applicato ad organi in moto ove sia suscettibile a

provare delle vibrazioni.


In generale si faccia l'altezza II uguale al diametro stesso dell'asta della chiavarda,
e nelle circostanze ordinarie pu farsi Il :t,2 a 1,411; e meglio per mettere due dadi di
minor altezza, che sono meno soggetti a schiudersi.

Proporzioni della testa delle chiavarda. - Per non moltiplicar troppo le


chiavi bene fare la testa della chiavarda della stessa forma e dello stesso diametro del
suo dado; perci per la forma esagonale si avranno le seguenti proporzioni:
D =l,4d + 5 e D'=Dxl,l5.

Si pu tenere la stessa proporzione per le teste di forma quadrata, ed il diametro D


sar uguale al lato del quadrato.
Per laltezza 11' della testa della chiavarda baster farla uguale alla met del diametro
.
.
D
.
c1rcoscnlto, e sar allora II:--. In conformit delle esposte regole venne calcolata la
2
seguente

TABELLA DELLE mmsrvsrom PRINCIPALI DELLE CHILVAHD! E mm


A PANE TBIANGOLARE.

DIM]ITRO
- e, 8
chiavarda
in
.

mm A SEI FACCIE
Diametro del circolo
_
inscritto
circoscritto

ALTEZZA
del dado
i
millillnetri

NUMERO
delle
s ire nena
paltezza

Tgas; A
;
,
chiavarda,
altezza. in_ l

millimetri

in millimetri

in millimetri

5
7,5
10
12,5

12
15
19
22

13,7
17
22
20

5
7,5
10
12,5

3,6
4,7
5,5
6,2

6
7,5
9,5
11

mllllmetrl \

|;

15
17,5
20
22,5

1
i
1

26
29
33
36

35
36
38
42

15
17,5
20
22,5

6,8
7,3
7,7
8,0

13
14,5
16,5
18

25
30
35

i
3

40
47
54

46
54
62

25
30
35

8,3
8,6
9,2

20
23,5
27

45
40

l,

50
55

l
l

68
61
75
82

78
70
86
94

45
40
50
55

9,8
9,5
10,0
10,1

34
30,5
37,5
41

60

89

102

60

10,3

44,5

96
103
110
117

110
118
126
134

65
70
'75
80

10,5
10,6
10,7
10,8

48
51,5
55,0
58,5

,
l

65
70
'75
80

Proporzioni delle Viti a pane quadrangolare. - Anche per


le viti a pane quadrangolare ci pare, che le proporzioni assegnate dal
citato Witworth siano le migliori tanto pel passo quanto per la pro

porzione del pane.


Passo e proporzioni del pane. - Per formare un passo di
vite conveniente, il quale presenti la resistenza necessaria senza es

sere suscettibile di schiudersi nellapplicazione, il precitato costrut


tore da la seguente i'ormola: p : 0,09d+2 millimetri (Fig. 126).

Regola pratica. -- Il passo uguale a 8/100 del diametro aumen


tato di 2 millimetri. Quando la vite e dello stesso metallo del dado, il
passo si divide naturalmente in due parti, una saliente e laltra in
cavala, e la spessezza del pane si ha dalla formula s : 1[i]! ovvero

Fig. 126.

6:0,045d +1.

La profondit a del pane, un po' meno che la met del passo, uguale a 19120 della
spessezza ossia a 219/40 8.
Dimensioni dei dadi. - Le regole seguite poi dadi a pane triangolare non si
possono applicare a quelli a pane quadrato, per la loro struttura stessa questi non rap
presentando a passo uguale che la met della resistenza dei primi, ed in conseguenza di

questa considerazione si dovrebbe dare ad essi unaltezza doppia dei primi; ma tali pro
porzioni sono inusitate nella pratica.

L'Armenga_ud cercando direttamente la resistenza dei pani prendendo per base lo sforzo,
a cui il corpo della chiavarda sottoposto, ha trovato la seguente formola: d I I, I/ P, e

che in pratica laltezza del dada deve comprendere dodici pani circa, ovvero
H : l,08 d + 24 millimetri.
Una tale altezza data alla somma dei pani considerati secondo la loro posizione da una
resistenza uguale al corpo della chiavarda.

Il diametro del dado calcolato come quello della vite a pane triangolare:
sia D:l,ld+5, D'Il,15D.
Le su espresse proporzioni si possono riassumere nella seguente
TABELLA DELLE DIMENSIONI DELLE VITI, CHIAVARDE E DADI
A PANE QUADRATO.

l
l1

DIAMETRO
in

- .

PEOSO
-

p
-

PASSI
in

. presa-10mm

mlllmet

Ch110g"

20
25
30
35
40
45
50
55
60
65
70
75
80
85
90
95
100
105
110
115
120

324
506
729
992
1296
1640
2025
2450
2916
3422
3969
4556
5184
5852
6561
7300
8100
8930
9801
10712
11664

74
NULIBRO
delle
ne a

- -

PROFONDIT

ALTEZZA

SPESSEZZA

lunghezza

e o

in

in

etto

in

m"" di 100m111. millimetri millimetri millimetri


3,80
4.25
4,70
5,15
5,60
6,05
6,50
6,95
7,40
7,85
8,30
8,75
9,20
9,65
10,10
10,55
11,00
11,45
11,90
12,35
12,80

26,31
,52
21,27
19,41
17,85
16,52
15,38
14,38
13,51
12,73
12,04
11,42
10,86
10,36
9,90
9,47
9,09
8,73
8,40
8,09
7,81

1,80
2,02
2,23
2,45
2,66
2,87
3,19
3,30
3,51
3,73
3,94
4,16
4,37
4,58
4,80
5,01
5,22
5,44
5,65
5,87
6,08
-

45,6
51
56,4
61,8
67,2
72,6
78
83,4
88,8
94,2
99,6
105
110,4
1158
121,2
126,6
132
137,4
142,8
148,2
153,6
__A

1,90
2,12
2,35
2,57
2,80
3,02
3,25
3,47
3,70
3,92
4,15
4,37
4,60
4,82
5,05
5,27
5,50
5,72
5,95
6,17
6,40
_"

,
:
,:
l

161
Il signor Redtenbacher nella sua raccolta di formole d le seguenti per la determina
zione delle viti e dei dadi: .
3___
Pertl_e vitil
gdl/gt/P;n:t/d8+it58d;d,z n-2
n
papane mango are (D'205+L4d; h% DI:033+0,911.

._

3__

4,

_
n-t

Per le viti
a pane quadrangolare

d:/9VP; 1::1/1l/48+168d;d,:

d
7

D,:O,5+t,4d; h:D,:0,5+t,4d;
delle quali si chiama P lo sforzo in Chilg., che agisce su ciascun centim. quadrato di se
zione della chiavarda; d il diametro della chiavarda; d il diametro del nocciolo della

vite; 0' il diametro del cilindro cavo, che contiene la chiocciola; h laltezza del dado; n
il numero dei pani della vite su duna lunghezza 11, e ritenendo che il carico per ogni
centimetro di sezione sia uguale a 103 Chilogr., ossia di 1,03 per mill. quadr. (pag. 157).
Per maggior comodit e speditezza nella costruzione delle macchine alcuni autori
hanno cercato di stabilire delle dimensioni proporzionali tra le varie parti degli organi
meccanici prendendo una parte per unit; e noi le esponiamo ai nostri lettori.

Dimensioni proporzionali. - Tanto le chiavarde quanto i dadi essendo sempre in


ferro, se chiamasi 1 il diametro del corpo, si avr per dimensioni proporzionali delle altre
parti, secondo Julh'en:
.
,

essezza . . . . .
i Testa e dado quadrato i SDiagonale
del quadrato
.
,
2 Testa e dado esagono

100
2;%6

S essezza .
. . . . . . i 00
Diametro del circolo circoscritto 2100.

140. Viti da. legno. - Si chiamano viti da legno quelle, che si adoperano

TAV. V.
Flg. t a 8.

come le chiavarde per riunire due pezzi di legno fra loro, ovvero un pezzo
di legno con una lastra metallica, colla differenza, che queste non hanno
dadi, ma sintroducono in un foro appositamente preparato un po minore
del loro diametro. Esse portano un letto tagliente, epperci preparansi da
s stesse la chiocciola. Si fabbricano da manifatture apposite, le quali non
si occupano daltri lavori, e perci, oltre a fabbricarle con molta perfezione,
le fanno ad un tenuissimo prezzo. Quella dei sigg. Japg e Beaneowrt in
Francia lavora da pi dun secolo quasi allo stesso prezzo del metallo.
Delle viti di grossezza ordinaria se ne distinguono due forme principali, cio

quelle a testa o eapocchia piatta e quelle a eapoechia emisferiea od a goccia di sera.


A queste si potrebbero aggiungere le grandi viti da corazza, dette dai francesi tire

fonds, di cui la testa prende varie forme e lunghezze secondo le circostanze, e le


viti a martello.
La forma del pane delle viti da legno ordinaria generata da un triangolo scaleno.
la cui base quasi i quattro decimi del passo, e langolo al vertice di 50 gradi circa.

La perpendicolare' abbassata dal vertice sulla base la diyide in due parti ineguali,
che stanno fra loro come l a 2; la parte minore posta verso la testa, e la maggiore
verso laltra estremit. Per le varie qualit viene modicata soventi la costruzione
secondo luso. cui sono destinate le viti stesse.

1 Problema. - Disegnare una vite da legno essendo dato il diametro AB.


Solaz. Condotto lasse 000 e ssato il diametro della vite, lo si divider in sette parti
uguali, delle quali cinque formeranno il diametro del nocciolo, e le altre due laggetto

Fig. 4 e 2.

del pane; poi, per maggior facilit, si porter. un certo numero di parti uguali al
settimo de diametro a lungo l'asse 00', quindi sinnalzeranno dai varii punti a, o,
o, 6 e 7 altrettante linee, che incontrando quelle orizzontali daranno una seme di punti

per far poi passare a mano il prolo e contorno del pane, come si operato per la
costruzione delle altre viti, Tav. III e IV.

2 Problema. - Disegnare una vite da legno colla capoeehia piana.


Solaz. Traccisi lasse della vite 00', indi la parte cilindrica A, che non deve por
tare il pane, poi la capocchia a cono tronco C, e nalmente la parte lettata B al

quanto conica verso lestremit. Si traccier il letto seguendo la re ola del problema
antecedente, formando il taglio f per potere per=mezzo del cacciaviti arla girare, tanto
per introdurla nel foro, quanto per estrarla. Il nostro disegno in iscala doppia del
naturale, onde il giovane meccanico possa bene comprendere la forma della vite.

21

Fig. 8.

162
TAV. V.
Fig. 4.

3 Problema. - Dice niri lo spaesato di due pezzi di legno uniti per mezzo di due
piti _dta legno colla capoeo in a goccia di seno, nel quale si regga il foro, da cui e tolta
la m e.
Solaz. Se nata la spessezza dei due pezzi da riunirsi A e B si segneranno gli assi

00', O"O"',

05, poi operando come nel problema antecedente si otterr un numero

sufciente di punti per disegnare le viti, avvertendo, come si disse per le chiavarde,

Fig. 5.

che qualche volta mettesi sotto la testa della vite una rosetta in ferro g, e che per
disegnare lo spaccato del foro C si disegneranno le spire in senso contrario a quelle
della vite, come si fatto per le chioccmle.
4 Problema. - Disegnare l'unione di due pezzi di legno mediante una vite da legno
con capoeehia piatta.
Solaz. Determinata la spessezza dei due legni D ed E e lasse A0 della vite, si
determiner la grossezza di questa ssando la spessez_za della testa e la lunghezza della
parte lettata, e poi si disegner come nei problemi antecedenti.

Fig. 6.

5 Problema. - Dise nare due viti a testa piatta, le quali riten ano una lastra
d'impiallaeeiatura (blinda di ferro su dun pezzo di legno colla re ativa proiezione
orizzontale.

Soluz. Determinata la spessezza della lastra F e del pezzo di legno B, su cui si


vuole ssarla, si traccicranno gli assi delle viti C ed E e del foro D, por, operando
come nei problemi antecedenti, si disegneranno le viti ed il foro.

Fig. 1.

Si far la proiezione orizzontale ab assando da ciascuna vite il diametro della


testa FF' ed indicandone mediante due linee parallele il taglio f.
6 Problema. - Disegnare una grande vite da legno o tire-fond.
Solaz. Determinato lasse, il diametro e la lun bozza della vite, dopo aver dise

gnate le altre sar facile a disegnare anche ques a. La capocchia sormontata da


un prisma quadrangolare, per oterla chiudere colla chiave inglese invece del cac
ciavite, col quale non si potreb e esercitare che pochissima forza, mentre colla prima,

che ha un braccio di leva maggiore, la forza esercitata anche maggiore.

TABELL DELLE DXMENSIONI DELLE VITI DA LEGNO A TESTA SCHIACCIATL ED EMISFERICA,


SERIE DELLA MANIFATTURA DEI FRATELLI JAPY.

.r..

l o

DIAMETRO

l-1

del corpo

, E
2

10
r 11
I 12
13
1 14
15
16
. 17
i 18
19
2)
21
1 22
23
24
25
26
27
, 28
,29
30

_._

-;

/T_,\\
passo

schiacciata

. ..-__

TIPI

emisferica

delle lunghezze
in millimelril

M\

/w\

esleriore interiore

diametro

altezza

diamelro

altezza

milllm.

millim.

millim.

millim.

milllm.

millim.

milllm.

1,5
1,6
1,8
1,9
2,1
2,4
2,7
2,95
3,3
3,7
4,1
4,6
5,1
5,6
6,2
6,9
7,6
8,4
9,1
10,0
10,8

0,8
1,1
1,1
1,4
1,4
1,5
1,5
1,9
2,4
2,4
2,8
3,0
3,7
4,0
4,3
4,6
4,8
5,7
6,1
7,0
7,0

0,6
0,8
0,8
0,9
1,0
1,0
1,25
1,4
1,4
1,5
1,7
1,8
2,2
2,4
2,65
3,05
3,05
3,45
3,45
3,75
3,75

3,4
3,5
3,7
4,0
4,3
5,2
5,7
6,0
7,0
8,2
9,0
9,8
11,0
12,8
13,5
15,0
16,5
18,0
20,0
21,0
22,5

0,9
1,0
1,0
1.0
1,2
1,4
1,6
1,8
1,8
2,4
2,6
2,8
3,0
3,6
3,9
4,2
4.6
5,0
5,5
5,6
6,0

3,0
3,2
3,7
4,0
4,3
4,6
5,2
5,7
7,0
8,0
8,5
10,0
10,7
12,0
13,0
14,0
15,5
17,5
19,0
20,0
22,0

1,4
1,6
1,8
2,0
2,2
2,4
2,6
2,8
2,8
3,8
3,8
4,2
4,8
4,8
5,3
6,5
6,5
6,0
7,0
.7,0
8,5

i
'

5, 7 e 10.
5, 7, 10 e 13
5, 7, 10, 13 e 15.
5, 7, 10, 13, 15 e 17.
5, 7, 10, 13, 15, 17 e 20.
5 a 17, 20, 25 e 30.
5 a 17, 20 a 35.
5 a 17, 20 8. 40.
5 a 17, 20 a 45.
5 8, 17, 20 a 50.
10 a 17, 20, 55 e 60.
13 a 17, 20, 60 e 70.
20 a 70, 80, 90 e 100.
20 a 70, 80, 90 e 100.
25 a 70, 80, 90 e 100.
35 a 70, 80, 90 e 100.
40 a 70, 80, 90 e 100.
40 a 70, &l, 90 e 100.
45 a 70, 80, 90 e 100.
50 a 70, 80, 90, 100 e 110. ,
50 a 70, 80, 90, 100 e 110. \

163
141. Viti a. martello. - Si chiamano citi a martello una specie di viti da legno,
aventi un pane di forma particolare, la cui sezione quasi un triangolo rettangolo,
la quale permette che si piantino nel legno come i chiodi, invece di far uso del cac
ciaviti, che si deve per usare per estrarle. La lunghezza di tali viti non pu oltre
passare i tre o quattro centimetri.

TAV. 1.
Fig_ 9_

Non avendo avuto altro scopo nel porre la vite da legno nella nostra tavola che quello
di presentare ai nostri alunni disegnatori un esercizio, onde apprendano a disegnarle,
stante la continua necessit, che si ha di doverle rappresentare nei disegni di costruzione
per il grande uso, che se ne fa, crediamo inutile lestenderci oltre, non dovendoci occupare
della loro costruzione nelle ollcine, stantech si traggono a bassissimo prezzo dalle fab
briche,che non si occupano daltro, come si disse superiormente, ed hanno ollicine con

apposite macchine (1).

ARTICOLO IV.
Madreviti.

142. Madrevlte. - Dicesi madrem'te ed ancheliera (2) uno strumento,


che serve ad intagliare il pane delle viti su cilindri in ferro ed in ottone od
altro metallo appositamente preparati.

FI- 9 e 49

Si distinguono due specie di liere, e sono quelle semplici e quelle doppie od a

cuscinetti. La liera semplice non altro che una piastra dacciaio temperato con due
o tre o pi buchi, sulla supercie dei quali scolpito il letto, che serve a tagliare
il pane sui cilindri, che vi sintroducono, e soventi si trovano due o tre tagli nel con

torno del foro per lasciar passare i ritagli di ferro formati nello scolpirsi della vite; ma
questa non serve che per viti di piccolissima dimensione, e di pi ha il difetto di
far rompere qualche volta la vite prima che sia terminata.
143. Filiere doppio cd a. cuscinetti. - Di queste liere ve ne sono varii
sistemi con due o tre cuscinetti or mobili, or ssi. La. liera ordinaria o a due cusci

netti quella, che pi. in uso e che trovasi pressoch in quasi tutto le ofcine e
grandi e piccole, perch riunisce maggiori vantaggi nella pratica.
Madrevlte a. due cuscinetti. - Quella, che noi presentiamo, ci parve riunire Fis- 40, H. H bis

i maggiori vantaggi, che nella pratica ed in questo genere di liere si possano avere.
' La Fig. 10 ci fa vedere, che i cuscinetti a a' sono guidati da unincanalatura, in cui
scorrono, e regolati da due viti di pressione d d' in una direzione perpendicolare
allasse dei due bracci B e B, che nella Fig. 10 sono tronchi per economia di spazio,

ma che si vedono nella. Fig. 11, particolarmente il braccio B', che intiero. Questa
disposizione permette di avere il cilindro da formarne la vite sempre nel centro dello
strumento, condizione essenziale per la buona riuscita del lavoro. I cuscinetti quali
si trovano nella Fig. 12 sono nella disposizione, che debbono avere negli ultimi colpi
per terminare la vite. La Fig. 12 una sezione verticale fatta sugli assi delle viti di
pressione, supponendo una vite F sottomessa allazione dei cuscinetti nella seconda

volta, che si ripassa. La Fig. 11 bis fa vedere linterno del corpo della liera. e la di
sposizione della scanalatura b, nella quale si adatta la linguetta e dei cuscinetti.
Da questa sezione si scorge pure, che la scanalatura inferiore non continua su tutta

la lunghezza, ma interrotta quanto la lunghezza dei cuscinetti per poterli togliere


e cambiare. La Fig. 11 una sezione fatta seguendo la linea 5-6 nel mezzo del corpo A
della liera.

(i) Mediante i sistemi del signor Sloan americano una donna operaia basta per guidare 20 di queste macchine
utensili, le quali producono in media trenta grosse di l viti, che si vendono in ragione di lire t,t5 al Cliilg.
(2) Non si deve confondere la trala colla filiera: quella serve a ridurre i metalli in li, mentre questa serve
ad intagliare il letto sul cilindro, su cui vuolsi fare la vite.

.-.- I Q. - _--..-,-s_-,,_

164
TAV. V.

.
Da queste varie Figure appare, che il carattere particolare delle liere risiede nella

disposizione stessa dei cuscinetti, che si schiudono egualmente, ciascuno per mezzo
di una vite di pressione d a testa rotonda, ed il cui asse perpendicolare a quello
dei bracci B. Questa disposizione ha il vantaggio di rendere il corpo ed i bracci per
fettamente solidari e fucinati nello stesso pezzo, oltre alla forma graziosa e perfetta
mente simmetrica in guisa, che il suo centro di gravit corrisponde perfettamente al

centro della gura. I cuscinetti, oltre della scanalatura per far uscire il ferro tagliate
dal cilindro, sono ancora tagliati obliquamente, perch presentino un angolo acuto e

tagliente al cilindro da lettare. Questo sistema, oltre allessere solido, esige pochissima
cura e pu facilmente ripararsi dai guasti prodotti nelluso.

m. o, 11 = 12.

Prqblema._ - Diseynare una )lliera_ a due cuscinetti con una sezione, che passa per
le viti di premono, e unaltra per manici.
Salate. La costruzione del disc no 'uon presenta alcuna diicolt, bastando con
durre due assi perpendicolari 09' e 0 0', fissare a destra e sinistra di questi due distanze
uguali ai raggi dei due bracci e delle chiocciole, in cui si debbono muovere le due
Viti di pressione; poi, trasportando le altre misure indicate dalle quote segnate sul

disegno, sar facile compire 11 tutto. Lo stesso si operer per le sezwni (Fig. 11 e 12).

su. 15, 14 e 15.

Madrevite ordinaria inglese. - La madrevite ordinaria inglese duna costru


zione molto economica e pu, per ragione della sua semplicit, rendere importanti servigi

nelle ofcine applicandola no ad un certo limite. 1 cuscinetti a sono adattati con iscana
latura a coda di rondine in quella praticata nellinterno del corpo A, il quale fuci
nato colle due braccia B; un rigonamento cilindrico b stato praticato su dun lato

per ricevere una vite di pressione c; i piani inclinati della coda di rondine sono soppressi
allestremit il per introdurre od estrarre icuscinetti. Questo sistema ha linconveniente

di non conservare il centro dapertura dei due cuscinetti nel centro dellaigura dello
strumento quando si avvicinano ovvero si aprono, cosi pure di tendere a rovesciarsi quando
si opera: inconvenienti, che impediscono di usarlo in grande estensione.
Fig. 15, N e 16.

Problema. - Dise_qnare una madrevite ordinaria inglese.


Soluz. Fissata la linea 1-2, che passa per lasse della vite di pressione. se ne con

durr una seconda, che faccia con essa un angolo di 29_gradiz nesta dar. la direzione
delle due braccia; portando la met della distanza indicata da la quota del disegno
sotto e sopra della retta 1-2, e conducendo due parallele, queste sseranno le altezze
del corpo A; innalzato poi due altre linee distanti fra loro 80 millim., si avr la lun

ghezza del corpo della madrevite se uendo le altre quote. oyvero costruendosi unap
posita scala e misurando le vane
nella Tavola. Si determiner. la
facendo correre le linee dal corpo
per la sezione longitudinale, Fig.
Fig. 16 e 17.

al re parti non quotate per non far troppa confusione


sezione trasversale (Fig. 15), operata sulla linea3-4
medesimo A della madrevite. Lo stesso si eseguir
14, fatta secondo la linea 1-2.

ladrevite a tre cuscinetti. - Un nuovo sistema di madrevite a tre cuscinetti


quello rappresentato dalle Figure 16 e 17. Noi labbiamo rappresentata in piano colla
Figura 16 ed in sezione secondo lasse dei due manici BB'. Essa si compone di tre cusci
netti, di cui uno a sso ed aggiustato nel corpo A dellistrumento, il quale, come nelle
liere ordinarie, e lucinato in un sol pezzo colle due braccia BB'. 1 due altri cuscinetti

4' ed a sono mobili, cio si possono avvicinare od allontanare dal primo per mezzo dun
doppio cuneo di ferro b, che termina_da una parte filettata in un dado c, le cui faccio sono
numerate, alline dindicare la quantit, di cui si deve far girare allorquando si vuol chiu

dere il cuneo. Le due parti oblique di questultimo non sono ugualmente inclinate a causa
della ditlerente posizione dei due cuscinetti, i quali debbono contemporaneamente essere
della stessa quantit. Tutto lapparato coperto da una lastra di ferro d traforata nel
suo centro da unapertura elittica e tenuta ssa per mezzo di tre piccole viti v, v, 1). Con
questo sistema, che il suo inventore Witworth chiam guidestock, si pu lettare delle
viti e delle chiavarde tanto bene quanto colle macchine da lettare. l pani riescono nitidi,

molto regolari e perfettamente tagliati, senza sbavature nel metallo. I cuscinetti sono
formati da una madre di profondit doppia di quella della vite e dun diametro maggiore
di quello del cilindro da lettare, ci che produce unazione molto vantaggiosa dal prin
cipio fino al fine delloperazione, evitando cos glinconvenienti degli altri sistemi. Quando
sincomincia a lettare il cuscinetto fisso serve di guida e dappoggio pel due altri che si
tagliano,e perci questi due primi sono differenti per la loro forma e direzione.

165
Maschio da vite. .- Il maschio da vite, chiamato dai francesi tureud, un utensile

dacciaio temperato avente la forma duna vite alquanto conica tagliata con tre o quattro
sezioni parallele allasse ovvero a spire allungate e pi profonde che il letto, in guisa da
produrre un gran numero di spigoli acuti per tagliare il metallo, incavando unelica simile
a quella dellutensile, e produrre cosi il pane nel dado della vite. Dall'esattezza di questo

primopanc dipender quella del dado, che si costruisce. Quello rappresentato dalla Fig. 19
serve specialmente per fare i cuscinetti per le madreviti, e perci va costrutto in buon
acciaio non temperato, e dopo la sua costruzione viene temperato per renderlo pi duro
ed atto al suo ufcio.

REGOLE PRATICHE.

H4. Proporzione delle Madreviti e dei Cuscinetti. - Dopo aver esposto i sistemi
di liere a due cuscinetti, che ci parvero i pi convenienti e da adottarsi nelle ollicine,

seguendo lArmengaud abbiamo cercato di stabilire delle proporzioni fra le diilerenti parti
di questo utensile, onde siano abbastanza solide pel lavoro, che debbono eseguire,ed evitare
che siano troppo massiccio e cagionino uno spreco inutile di materia. Le dimensioni dun
madrevite, secondo il citato autore, debbono essere determinate dal diametro del cilindro
e della vite da eseguirsi; ma, per non moltiplicare troppo gli utensili, generalmente si usa
che la stessa liera serva, mediante il cambiamento dei cuscinetti, almeno per tre viti di

diametro diverso. Perci per base del calcolo si prender sempre il diametro della maggior
vite, che si potr fare con detta liera. Chiamando d il diametro del cilindro, su cui si
vuol fare la vite, e rapportando tutte le dimensioni dello strumento]a questo diametro come
unit, dopo una lunga serie dosservazioni pratiche si stabilirono i seguenti valori:

1 Proporzione dei Cuscinetti:

Spessezza di ciascun cuscinetto, misurato nel senso dellaltezza dei pani


della vite, ovvero .

h : 0,65 J

Lunghezza nel senso delle viti di pressione . . . . .


Sporgenza della linguetta . ,.
Spessezza della medesima .' .
Larghezza dei cuscinetti . . .
La porzione della circonferenza abbracciata da ciascun cuscinetto si fa

p :0,86 d
g : 0,13 il
r:0,17 d
c : 0,10 d
in generale

uguale ad un arco di 90' a 100, d essendo il diametro della vite da costruirsi.

2 Proporzione del corpo e delle braccia della Madrevite:


6 T." 0,5 (l
Spessezza del corpo della cassa .
.
;: 0,7 d x 3 millim.
Diametro delle braccia vicino alla cassa .
.
Lunghezza delle braccia, o raggio della liera dal centro no

allestremit

L:l3,5d

La sezione s del corpo della cassa sar uguale almeno a


,

quella delle braccia e per conseguenza la larghezza l:%


\

ovvero rapportandosi d1rettamente


a d SI. avra,
Diametro della vite di pressione

. ..

. .

d
9 x2m,01)
I: .f (x2_(i
,e :0,06 4.

TAV. V.
th. l8 e III.

166
Esempio. - Quali saranno le proporzioni da darsi ad una liera, colla quale le viti
maggiori, che si possono fare, siano di 35 millimetri?

Soluz. Dalle proporzioni suesposte si avranno i seguenti dati:


1 Per i cuscinetti: h:23mm
2' Per la cassa e le braccia: e :17,5
b : 27m,5
L I 472mm

p : 30mm
0 : 38mm;

ti :

21mm

Seguendo le stesse norme si possono trovare le proporzioni convenienti delle filiere e

dei cuscinetti per qualunque diametro di vite dato.


Per maggior comodit dei costruttori, il cui tempo _ sempre prezioso, e per evitare ad

essi lincomodo del calcolo, abbiamo riunito nelle due seguenti Tabelle tutte le propor
zioni tanto delle liere quanto dei cuscinetti, conoscendo il diametro massimo del cilindro,
su cui si vuol fare la vite.

TABELLA RELATIVA ALLE DIMENSIONI DEI CUSCINETTI PER FORMARE


LE VITI E LE CHIAVABDE.

-_V W

dl|llel|lollllsiglo

_ _

larghezzaudel

i..llriitfuo di.iii.i.la
5

5,5

IL

altzza o spesppzm

lunghezza

.'..ii.i..l

l.iiiiif"

q)iinehsiioni dilingiietle a nervature

,.

65532132351? d,,,;",:;g,,,,,

3,2

1,3

1,6

6,5

2,5

13
17

2,6
3,2

3,3
4

16

22

10

11

15
20

16
22

10
13

25

27

30

33

19,5

26

4,6

5,8

35

38

23

30

5,2

6,8

40
45
50

44
45
55

26
29
32,5

34
38
42,5

6
6,4

7,5
8

TABELLA RELATIVA ALLE DIMENSIONI DELLE FILIERE PROPRIE PER FORMARE


LE VITI E LE CHIAVARDE.

1
I

1
11

il

diametro massimo lunghezza delle


diametro delle
spessezzl
larghezza del corpo diametro delle
del cilindri, che braccia del centro braccia vicino alle
del
all'angolo
viti di pressione
possono Ilettarsi
alle estremit
filiere
corpo della liera
11 apertura
dei cuscinetti

millimetri

millimetri

67

10
15
20
25

135
202
270
337

millimetri

6,5
10
13
17
20

millimetri

2,5

millimetri

9
13
18
23

6
9
12
15

5
7, 5
10
12,5

30

405

24

15

35

472

27

1 7,5

millimetri

27

18

31

21

40

540

31

20

36

24

45

607

34, 5

22 , 5

40

27

50

675

25

'

45

30

166
ARTICOLO V.

Guuturc di lastre fatte Icou \"Y.

145. Viti in forma. di Chiavarde. - Quando la lunghezza del fusto TAV. V bis
2, a, 4, 5,
delle chiavarde non eccede le tre a quattro volte il loro diametro, partico e,m.1, I,8,9,10,H.
larmente quando servono ad unire insieme lastre metalliche, allora si chia
mano comunemente nelluso, come si disse al N 138, semplicemente viti;

e si d il nome di china-verde a quelle, che hanno la lunghezza del corpo otto


0 dieci volte il diametro del fusto.

Forme varie delle Viti. -- Talvolta una delle loro estremit. ritenuta per mezzo
duna bietta, mentre l'altra lettata a vite munita di dado (Fig. 1, Tav. V bis). Altre
volte prendono forma, come le chiavarde, di doppio dado (Fig. 13, Tav. IV) colla die
renza che una delle loro estremit invita colla chiocciola fermata in uno dei pezzi da
congiungersi; a met della lunghezza del corpo trovasi una specie di rigonatura avente
la. forma di un dado rettangolare, la quale serve loro di testa, e dopo questa continua

il pane della vite come vedesi nella Fig. 2, Tav. V bis. Altre volte ancora prendono la
forma della Fig. 3 celle testa a segmento sferico; ovvero la lor testa ha la forma dun
cono tronco come la Fig. 4. In certi casi poi il corpo prismatico quadrangolare colla
testa pure quadrangolare, cogli spigoli superiori smussati, ovvero la parte del fusto,

che passa in una delle lastre metalliche da unirsi, ha la forma prismatica od alquanto
appiattita, come vedesi dalle Fig.6 e6 bis, ed poi ritenuta in un buco di forma. ret
tangolare per mezzo di due tasselli. In altre circostanze da ultimo la vite non
porta dado di sorta, ma solo la sua testa prende la forma d'un dado esagonale, e

trova la chiocciola in uno dei pezzi da unirsi come nelle Fig. 6 e '7; tale pure la vite

della Fig. 2.

f, 5:

Nel disegno, quando le viti sono in piccola scala, invece di delinearvi i pani a spire,
per maggior semplicit e speditezza si indicano come nella Fig. 8 mediante linee paral
lele alternate tanto nella loro grossezza quanto nella loro lunghezza.

146. Giunture fatte con Viti. - Nellimpiego ordinario delle viti per le
giunture delle lastre metalliche difcilmente esse vengono sottoposte a sforzi
laterali, cio a sforzi di scorrimento trasversale e di recisione, ma si solo a sforzi

di pressione: quindi a 560011d3.d6i casi si prenderanno speciali precauzioni,


dando alle parti da congiungersi forme particolari ed adattate alle circostanze.
La Fig. 9 rappresenta una giunture con risalto ed incastro a chiave, e la Fig. 10
unaltra con un disco riportato internamente; con questa ultima disposizione la vite
non pu essere soggetta ad alcuno sforzo laterale o di recisione, mentre il contrario

accadrebbe col primo sistema. Il metodo del disco riportato pu in molti casi essere
utileed a raccomandarsi per la sua semplicit e sicurezza. Il disco si fa di ferro bat
tuto, e si tornisce con diligenza; gli incavi, che devono riceverlo, si fanno attorno al

-.,>

foro per le viti, con che resta assicurata l'esattezza della sua posizione. Nelle grandi
di costruzioni il disco si fa anche di ghisa, anzi talvolta si sostituisce al disco una testa
vite, che resta di una forma intermedia. fra la testa e il dado della vite e guisa della Fig. 2.
Le giunture rappresentate dalle' Fig. 9 e 10 servono fra le altre cose a collegare nelle
ruote idrauliche alla corona delle ruote le razze, tra cui stanno le pale. La Fig. 11
rappresenta un altro sistema di giunture a coprigiunte iricastrate.
Pei collegamenti dei vasi di ghisa con pareti piane si usano frequentemente nerva
ture, in cui si fanno passare le viti. Nelle congiunzioni fatte in questo modo le viti

passano completamente dentro ai vasi, ovvero stanno met dentro e met. fuori, 0 intie

ramente fuori, come nella Fig. 12.


147. Biette e Congiunzioni con Biette. - Le bielle sono specie di cunei,
che si usano con diverse forme. Uno o ambidue i proli della bietta formano
"
.

, 15..

." J. h:f.

i;

166
collasse dei due pezzi da congiungere un angolo molto vicino a 90 gradi.
La tangente trigonometrica di questangolo dicesi pendenza del profilo della
bietta; se questangolo esiste solo da una parte, ed nullo dallaltra, la bietta
dicesi ad una sola pendenza; se la bietta a due pendenze, la somma di
queste pendenze dicesi pendenza totale della bietta.
Per le biette, che debbono presentare molta stabilit, la pendenza si fa piccola, da

1130 ad 1150, ed anche ad 11100, della sua lunghezza; ma per quelle, che devono per
mettere un movimento un po considerevole ai pezzi congiunti, la si fa assai mag
giore, cio da 1124 a 1112, ed anche ad 116.
Le biette servono a congiungere le diverse parti delle macchine, e si usano con

varie forme e disposizioni, secondo la forma e la disposizione delle parti da congiun


gere. Nelle giunture con biette vi sono sempre almeno tre pezzi, cio i due da con

giungere e la bietta.
Una continua applicazione hanno le biette nel ssare le ruote, 0 dischi, e manovelle,
o leve ecc., agli assi o alle razze. Nella maggior parte di questi casi le biette agiscono
nel verso della loro lunghezza, e non trasversalmente.

ARTICOLO VI.

Chiodi a cappello o ribadt e Chiodatuve.

148. Chiodi (rz'oet). - Si chiamano chiodi, o bullottom' da cal


daie, nella costruzione delle macchine, dei piccoli cilindri in ferro
aventi un'altezza doppia o tripla del loro diametro, con ad une
stremit ordinariamente una capocchia di forma varia a seconda
dei casi particolari, e che si fa mentre si fabbricano (Fig. 13,
14,15, Tav. V bis) (Fig. I), ed all'altra estremit opposta ribaditi

dopo che furono introdotti nel foro ad essi destinato (Fig. 16 e


17); perci bisogna che siano molto maggiori della lunghezza
del foro medesimo.

Le Fig. 15 e 16 rappresentano un chiodo alla met della scala desecuzione: la testa ha

una forma intermedia tra quelle coniche e le sferiche, ed la pi conveniente e


quella, che viene generalmente adottata. Essa ha il vantaggio di conservare tutta la
forza necessaria, senza impiegare troppa materia e senza far comparire il chiodo
troppo massiccio; la si stampa colla matrice, o con un bilanciere od altra macchina (1).

Quando le capocchie si fanno a mano coi martelli ordinarii e non coi magli, il
che avviene di rado in Germania, ma sovente ancora in Inghilterra specialmente per

(I) Le varie Figure portano segnate le proporzioni, in cui vengono generalmente eseguite

prendendo per unit il diametro del fusto del chiodo, d.

lfI;v.\_.
1

166
le macchine a vapore, la seconda capocchia, cio quella di chiusura, si fa a forma
conica, ovvero dun segmento di paraboloide. La Figura 16 rappresenta la congiun
zione di due lastre di 12 mm. di spessezza con un chiodo proporzionato in tutte le
sue parti} (Fig. Il). Ma, se si adopera il maglio, si d generalmente alle capocchie la
forma sferica (Fig. III e Fig. IV) ovvero di steroide (Fig. V) e si cerca di aumentare il
diametro del fusto vicino alla capocchia, il che ne accresce notevolmente la forza, come

vedesi nella Figura.


La forma varia anche secondo le circostanze; la Fig. III rappresenta un chiodo

colla capocchia incassata come quelle che si usano nel rivestimento delle navi. Nelle
inchiodature delle travi dei ponti conviene badare molto alla scelta della forma dei
chiodi. Quelli, che hanno una parte della testa incastrata, sono considerati di maggior
convenienza.

149. Solidit. delle Inchiodature. - Nelle inchiodature si avr speciale


riguardo, che i chiodi, a seconda del genere di lavoro, siano molto resistenti

nel verso del maggiore sforzo a sostenere; nelle travi dei ponti e simili co
struzioni saranno di preferenza grossi, in altre invece preferibilmente molto
numerosi, come nei vasi di poca pressione interna, nelle navi, nei gasometri,
ecc.; in ogni caso un attento esame degli sforzi, che devono sostenere le in

chiodature, servir a determinare il costruttore nella scelta della loro dispo


sizione.
Nullameno si possono distinguere due specie di chiodature, cio le chieda
ture di forza e quelle di chiusura; tra le ultime sono comprese quelle delle
caldaie a vapore.
Le chiodature di forza si fanno talora dopo aver semplicemente sovrapposti i lembi

delle lastre da congiungere (Fig. VI), e talora col chiudere le lastre a congiungersi
tra due coprigiunla (Fig. VII). Questo sistema molto in uso specialmente per le travi

dei ponti.

.1u

Fig. vx

Fig. vu.

150. Proporzioni dei Chiodi. - Senza guida di_regole sse,i varii costruttori di
caldaie hanno adottato delle serie di chiodi o bullettoni corrispondenti approssima
tivamente ad un certo numero di spessezze delle lastre in uso, limitando la distanza
di essi in ragione delle dimensioni necessarie alla testa, afnch le congiunzioni
riescano solide e compatte. Qualcuno volle stabilire delle regole in proposito, fissando

il diametro dei chiodi a. due volte la spessezza della lastra; ma questa regola pochis
simo seguita da costruttori, non potendo essere dun'applicazione generale, poich da

dei chiodi troppo piccoli per le lastre sottili, ed eccessivamente grossi per le lastre di
una spessezza considerevole.
Supponendo costante la grossezza b delle last_re, chiaro che la forza di una cone
giunzione con chiodi non pu mai rendersi tanto solida quanto ciascuna delle lastre;
ma tuttavia, adottando buone disposizioni, si pu rendere bastantemente grande per
procurarsi sufciente solidit.
Nelle formale generalmente adottate per le chiodature di forza chiamasi o la grossezza

delle lastre; d' il diametro del fusto dei chiodi; a la distanza degli assi di due chiodi
successivi duna stessa la; b la distanza tra lestremit della lastra e la retta, che
contiene il centro dei chiodi no allorlo della lastra; i il numero delle le di chiodi

in una delle lastre; q: il rapporto della resistenza della. chiodatura a quella. di ciascuna

TV. V bis

166"I
lastra, che conviene prendere, quando vuolsi che la parte di lastra contenuta tra essi
e il lembo della medesima abbia la stessa resistenza.
1 Per le chiodature semplici (Fig. VI) si avr:

..
_equ1ndx

__a-d_
d__
1
__
d
4;).
a
_l____l+l_l-
i1rd

2 Per le chiodature coi coprigiunte (Fig. VII) si ha


un
22 1 i

5_2z5(5)+0

4__01
0"8

40

441
:20(0)

s,

_14.

154

2zwd
Nello sviluppo di queste formule conviene aver riguardo alle cose dette sulla resi
stenza alla recisione o scorrimento, specialmente pei chiodi e per le lastre supposte
della stessa bont rispetto ai materiali della loro costruzione.
La seguente tabella contiene i risultati di queste formole per i : l, e i : 2. fa
cile far lo stesso calcolo per un maggior numero di le di chiodi, ma conviene ri

cordare ci che si disse riguardo le chiodature con coprigiunte. Se le formule des


sero per b un valore minore di 1,5 41, converrebbe tuttavia di far 0: 1,5 al ; in questo

caso il calcolo farebbe vedere che il valore di b, che basta per riguardo alla resi
stenza della lastra, non basta per la buona disposizione delle capocchie di chiusura.
TABELLA SOPRA LE RESISTENZE DELLE CHIODATURE.
W_

11
=

1,5

2,0

2,5

3,0

4,0

42121212121|21|2
o 95: 1,03

2,20

2,01

4,33 4,51

7,03

0,43 10,35

8,65 14,31 14,05 24,11}v

43

E: 0,30 0,30 0,30 0,88 1,57

1,57 2,45 2,45 3,53 3,53 0,28 0,23

411 = 0,30

0,53

0,52

0,05

0,50

025%: 2,20

3,51

4,33

7,15

7,43

12,05 10,35 10,21 14,31 25,02 24,11 44,21

1.:!

0,72

0,01

0,70

0,05

0,70

0,72 0,83

'

E&>
11:

1.2;

= 0,70

0,70

0,77

1,77

3,14

3,14 401

4,01

7,07

7,07 12,57 12,57

0 : 0,50

0,72

0,05

0,70

0,72

0,83 0,70

0,30

0,70

0,00

5:

0,83

0,01

I risultati delle esperienze di Fairbaim sulle chiodature semplici e doppie saccor


dano con questa tabella. In generale la solidit delle chiodature riesce maggiore coi

chiodi grossi distanti, che con quelli piccoli pi vicini. Per le travi dei ponti e per

. '

_
*

166

altre simili costruzioni questa considerazione di molta importanza. Anche per le


caldaie a vapore bisogna. aver riguardo al valore di Q).

TABELLA SOPRA LE CHIODATURE DELLE MACCHINE A VAPORE.

l
L

ES

Q) 2

',<

Allena I)mmelro

Altezza

Diametro

0.6 al

0,8 a

2d

1,8 a

gg,

"1

Peso di

a.

sem

_ I

doppie

100

100 Teste

Ch0d_

d_ Oh. d_.

mm.

mm.

mm

mm.

mm

mm.

Kg.

Kg.

3
4
5
6
7

8,5
10
11,5
13
14,5

5
6
7
8
9

15
18
21
23
26

7
8
9
10
12

17
20
23
26
29

20
25
30
34
39

27
30
33
36
39

45
50
55
59
64

1,28
2,25
3,52
5,16
7,27

0,81
1,43
2,11
3,03
4,41

8
9
10
11
12

16
17,5
19
20,5

10
11
11
12
13

29
32
34
37
40

13
14
15
16
18

32
35
38
41
44

43
48
52
57
61

42
45
48
51
54

68
73
77
82
86

9,92
13,08
16,88
21,34
26,52

6,04
7,84
9,87
13,22
15,12

Il 13
14
15
16
17
18

23,5
25
26,5

14
15
16
17
18
19

42
45
48
50
53

19
20
21
22
24
%

47
50
53
56
59
62

66
71
'75
80
84
89

57
60
63
66
69
72

91
95
100
104
109
113

32,50
39,23
47,00
55,63
65,29
75,91

18,22
22,98
27,25
32,57
37,40
42,59

Peso di

29,5
31

151. Chiodature delle Caldaie a. vapore. - Nelle chiodature delle caldaie e va


pore occorrendo specialmente di impedire le fughe, non conviene porre i chiodi assai
distanti fra loro; tuttavia per le lastre pi sottili conviene usar chiodi proporzionata
mente pi grossi e porli pi distanti, che per le lastre pi grosse, come gi si disse.

Del resto queste chiuda/ture possono farsi semplici o doppie, ed anche moltiple.
Nelle Fig. VIII e IX si ha una chiodatura. semplice senza coprigiunte: i lembi si

'
i .

tagliano o perpendicolarmente al piano della lastra, ovvero inclinati alla lamiera con
'

un angolo did8 30',


che corrisponde alla pendenza di 1/3 circa. Nella. Fig. X si ha
una chiodatura,d0ppia con coprigiunte.
B

th-L.d.ihd

l
Fig. V111.

Fig. lX.

Fig. X.

Se, invece di fare la giunta. delle lastre nel verso delle generatrici o perpendicolar
mente ad esse, si fa in direzione oblique. secondo eliche, come suole il Wright in In
ghilterra, in questa guisa aumenta alquanto il rapporto di q); per sarebbe a vedere,

se questaumento di resistenza compensi laumento di spesa desecuzione.


La Fig. XI rappresenta le congiunzioni o. due le di chiodi, senza coprigiunte, e 10.
Fig. XII quelle con coprigiunte.

166
Per le chiodature semplici, secondo il Lemaitre, conviene prendere:
d:4+1,56

a:10+2d

b:1,5d
Con che per le ordinarie dimensioni delle lamiere q) oscilla fra 0,65 a 0,58. Per le
chiodature doppie prendasi a : 20 + 3 d.

Fig. Xl.

Sovente per

Fig. Xl].

usasi anche a:10+2d, nel quale caso il raddoppiamento della

chiodatura non serve punto ad aumentarne la resistenza, ma si rende pi salda lu

nione e pi difcili le fughe.


Nei gasometri sincontrano piccole oscillazioni nella grossezza delle lastre e nella
chiodatura. In alcuni di questi di sperimentata. bont, i chiodi col diametro di millime
tri '7 9.7 1/2 son posti a freddo a distanza di 25 mm. uno dallaltro, e lasciando 13 mm.
tra la la dei chiodi e lorlo delle lamiere. Le fughe vengono impedite da una striscia
di panno imbevuta con vernice di minio.
Per la. fabbricazione dei chiodi bisogna adoperare il ferro delle migliori qualit, af

nch possa resistere alle grandi trasformazioni occorrenti. Luso dille macchine
sembra. per questo riguardo essere assai vantaggioso, perch il ferro rovente ricevendo

la. forma di chiodo in un colpo solo, e perci in brevissimo tempo, pare che man
tenga meglio quella struttura, che lo rende pi resistente.
TAV. V bis

152. Congiunzioni diverse. - Per unire le grandi lastre di ferro o di rame, tanto
a supercie piana quanto a supercie curva, si usano sovente i metodi di congiunzione

Fig. 25 e 26.

rappresentati nelle Fig. 25 e 26, Tav. V bis. In tal modo si ha l'unione di tre lastre,
delle quali una assottigliata. verso lestremit, e laltra trovasi piegata, come lo di
mostra la Fig. 27.

Per rendere solidarie due lastre parallele assai vicine simpiegano delle chiavarde
come quelle segnate nella Fig. 19, che tanto una quanto laltra sono di rame e
adoperate attorno ai focolari delle macchine a vapore, e specialmente delle loco
motive, e la cui lamiera interna di rame devessere di maggiore spessezza del

lesterna di ferro. Nelle nuove macchine si usa far nella chiavarda un piccolo foro,
che va quasi no alla parete esposta al fuoco, il quale serve a mantenerla fredda, e
per avvedersiin tempo dei cedimenti avvenuti pel bruciarsi o pel rompersi della chia
varda stessa. Nella Fig. 20 la chiavarda di ferro, e le due lamiere sono mantenute alla

debita. distanza da. un tubetto pure di ferro, che avvolge la parte di mezzo della chia
varda, e talvolta aperto per poter mandarle attorno dellacqua fredda.
La Fig. 18 della Tav. V bis fa vedere un sistema desecuzione di chiodature imma

ginate da Lemaitre: esso indicato per mezzo duna sezione verticale; da una parte si
vede la. matrice A, che riceve la testa a del chiodo, e dallaltra il punzone dacciaio o
stampa B, che incavato per spingere la chiodatura b, e che si muove in una ghiera

di pressione C, la quale mantiene le due lastre da unire fortemente avvicinate durante

1669
loperazione. Per mezzo di questa macchina, la pressione esercitata talmente consi

derevole, che in certi casi basta un sol colpo per formare la testa dei chiodi e la chiodo.
tura. Basta solo preparare il chiodo come nella Fig. 13, e metterlo caldo nella mac
china della Fig. 18 colla testa sulla matrice, perch rimanga come il descritto nella

detta Figura e quelli delle linee punteggiate nella Fig. 13.


In qualche stabilimento si adottato alcune volte dei chiodi detti a testa piatta,
cio in parte piatta ed in parte conica, come quello rappresentato nella Fig. 14. Questa
disposizione permette di ridurre alquanto laltezza della testa, lasciando pi di spes
sezza verso lorlo.
In Inghilterra specialmente si usa per le caldaie delle locomotive di fare i chiodi
colla testa smussata, come nella Fig. 17.
La testa tutta affatto piana, e la sua altezza e ridotta a. causa dun cono smussato.

che penetra nella parte conica della lastra, e cresce la sua resistenza evitando lan
golo retto. Nello stesso tempo allestremit opposta il cono 0' inchiodato nel secondo
foglio. La lastra permette egualmente di diminuire la spessezza della chiodatura este
riore. Questo sistema ha qualche vantaggio nella pratica, ma pi costoso per la
maggior mano dopera.
La Fig. 22 un esempio di un altro modo di congiunzioni applicato al focolare nelle

antiche locomotive: vi si impiegato il doppio ferro dangolo. Da un lato la lastra


esteriore G' unita con gli angoli inferiori F, e dallaltra colla lastra di rame G;
questa riceve lazione del fuoco, e, inchiodato langolo superiore F', viene riunita alla
prima per una la di chiodi. Questa disposizione evita di curvare le lastre di metallo;

ma esse formano una giunta di pi, onde un tal uso ora abbandonato. Si pure im
piegato, per lo stesso oggetto, una lastra di rame due volte ricurvata H (Fig. 21)
per riunire due lastre G e G'. Gli effetti della dilatazione o della contrazione, che il
focolare della caldaia pu provare, non inuiscono pi sensibilmente sulle giunte, per

ch il foglio intermedio H pu cedere per la parte curva.


Le Fig. 19 e 20 fanno vedere altri esempii di giunture egualmente impiegate per le
caldaie delle locomotive o per qualche altro sistema di caldaia o focolare. La parete

esteriore G supposta piana e in lastra; la parete interiore G' un po ricurva, e per


l'ordinario in rame. Si riuniscono, sia con tubi d (Fig. 19), che traversano le due spes
sezze, sia con lunghi chiodi (Fig. 20), che traversando delle ghiere a manicotto in

ferro f, formano contrasto alle due foglie per mantenerle alla fissata distanza.
Nelle Fig. 23 e 24 abbiamo disegnato lesterno e l'interno dun fragmento di fondo
di caldaia cilindrica composto di segmenti in lastre, afne di mostrare che, in certi

casi, i chiodi debbono unire tre spessezze di lastra. evidente, per esempio, che la
calotta esteriore I, che forma il fondo estremo propriamente detto, la quale general
mente una porzione di sfera, e i due settori e fusi JJ',i cui estremi sono sovrapposti,
sono tre spessezze: in questi casi i chiodi vanno fatti pi lunghi. Nella stessa guisa
si eseguisce la giunta dei fusi colla parte cilindrica le della caldaia.

Quando bisogna riunire un maggior numero di lastre, si assottigliano alquanto gli


orli, afne di diminuire la spessezza totale, come si vede nelle Fig. 26 e 27. Nellan

golo delle intersezioni dei lembi dei due fogli M ed M vi sono necessariamente quat
tro spessezze di lastra; nondimeno i chiodi i, che si trovano in questangolo, non
hanno per lunghezza del gambo tra le due teste che tre volte circa la spessezza
delle lastre. Questa forma sferica composta di segmenti non viene quasi pi usata.
Il fondo delle caldaie come dei bollitori si fa dun sol pezzo di lastra forte dandoglit
una forma di calotta o conca battendola a caldo.
153. Formazione degli Spigoli. - Nella formazione degli spigoli, o si piega un
lembo di una delle due lamiere, e si ssano le due lamiere ad un ferro dangolo. come

alla Fig. XIII. Una delle lamiere ha un lembo piegato allinterno; nella Fig .XIV pie
gato allesterno; in queste due Figure, come nelle due Fig. XIV e XV, la larghezza di
questo ferro dangolo sarebbe necessaria. Nella Fig. XIII e adoperato un ferro d'an

golo di forma ordinaria, cos pure nella Fig. XIX. Ma in questa le lamiere terminano
in forma di cuneo.
La inchiodatura fatta come nella Fig. X colluso dun solo coprigiunte utile pei
tubi di condotta, come da camino, ecc. Il coprigiunte devesi riguardare rispetto alla

n".

T\V. V

166"

resistenza alla trazione come una lastra, onde la congiunzione, quantunque abbia due

le di chiodi diversi, si considera come quelle ad una la. Ma quando effettivamente a


due le di chiodi (nel qual caso bisogna, che quando hassi un coprigiunte sianvi quattro

Fig. X111.

Fig. XIV.

Fig. XV.

Fig. XVI.

le di chiodi), la resistenza devessere maggiore, che quando ve n una sola la; da


altra parte il maggior pericolo di rottura delle caldaie e dei tubi essendo nel verso
delle generatrici, nella costruzione delle caldaie e dei tubi conviene usare due le di
chiodi per le congiunzioni nel verso delle generatrici, ed una sola nella direzione
trasversale.
Nelle buone fabbriche di caldaie si fa questo per diametri maggiori di metri 1,50,

e per le tensioni un pograndi; del resto laumento di resistenza si ha solo nella chio
datura con due le di chiodi mettendoli pi distanti che in quelle ad una la (vedi
la formula a pag. 1661). Nei tubi pel fumo delle caldaie di Tornwall-Kossel si adoprano
i coprigiunte, sia nel verso delle generatrici che nel verso trasversale, e sono ferri

ad angolo T colla costola rivolta allinfuori, che servono ad aumentare la resistenza.


Nella Fig. XIX lo spigolo formato col mezzo dun ferro dangolo di lamiera (assai

conveniente per casse di sottili pareti). La Fig. XX differisce dalla Fig. XIX solo in ci,
che i lembi delle lamiere sono piegati in modo da coprire tutto il ferro dangolo. A
maggior consolidamento bisogna saldare i lembi delle lamiere sopra il ferro dangolo:

nella Fig. XIX il ferro dangolo posto come nella Fig. XX; ma rivolto allesterno.

Fig. xvn.

Fig. xvm.

Flg. XIX.

Fig. xx.

154. Formazione degli Spigoli e dei Vertici. - Le giunte delle lamiere, che ce
corrono nella formazione dei vertici, sono le pi difficili. I vertici presentano un aspetto
diverso, secondo che si adopera una o laltra delle congiunzioni pi sopra vedute.
155. Condizioni principali duna. buona Ghiodatura. - Secondo Molinos e Pron
nier, una buona chiodatura deve soddisfare alle seguenti condizioni:

1 Al freddo, il diametro del chiodo non deve essere minore di quello del buco di
021,001 a 0",0015; oltre questo limite difcile che il rigonamento del chiodo basti
per riempiere compiutamente il buco.
2 Afnch la testa sia convenientemente battuta, bisogna che la lunghezza del
chiodo sorpassi la spessezza della lastra duna lunghezza sufciente.
3 La temperatura del chiodo, al momento che vien messo a posto, deve corrispon
dere circa al colore bianco, ed al termine della operazione devessere ancora rosso-scuro.

_"" 4 Le teste debbono essere perfettamente concentriche relativamente allasse del


chiodo.
5 Il rapporto fra la lunghezza del chiodo e il suo diametro sar sempre piccolo,
afnch il rigonamento prodotto dallo schiacciamento si faccia su tutta la lunghezza.
Secondo i citati autori una comitiva di chiodatori pu porre in un giorno entro
solidi disposti orizzontalmente, il che pi favorevole, come le travi dei ponti:
Chiodi col fusto di 18mm di diametro da 200 a 250
)

20mm

1:

180 a 200

o
a

1)
1)

22"
25mm

a
1)

100 8. 125
90 8100

Sui corpi posti verticalmente questi numeri vengono ridotti ai 3r4.

'

167
TITOLO II.

ALBERI. GIUNTI FISSI E MOBILI.

ARTICOLO I.
Degli Alberi e degli Assi.
TAV. VI.

145. Alberi. - Nelle macchine si chiamano alberi alcuni solidi cilindrici


o prismatici sovente un po' entisati nel mezzo ed animati da un moto circolare
continuo od oscillatorio, che servono di sostegno ad altre parti, come alle ruote,
che d'ordinario girano con essi, ai bucciuoli, ecc. comunicando il moto ad altri

organi dellapparecchio e sopportando sforzi di torsione e di essione.


Si chiamano, bench impropriamente, assi degli alberi (I) di piccolo dia
metro, che sostengono dordinario delle ruote, le quali girano liberamente
senza che lasse sia obbligato a ruotar con esse, qualunque ne sia il movi
mento. Essi sono sostegni sottomessi a sforzi di pressione o di essione.
Classicazione. - Gli alberi si possono classicare sotto tre rapporti: 1 Ri
guardo alla loro posizione, e si distinguono in alberi orizzontali, verticali ed obliqui;
2 Riguardo alla materia, di cui sono formati, e si distinguono in alberi di legno, ghisa o
ferro; 3 Riguardo alle loro funzioni, e si distinguono in alberi primi motori, alberi

di grande comunicazione ed alberi di comunicazione secondaria. Qualche volta gli alberi.


considerati nel senso della loro lunghezza, sono o dun sol pezzo, oppure di pi parti;
questa disposizione proviene sia dalla troppa lunghezza dellalbero, che ne rende la
costruzione difcile, sia dal bisogno di rendere ssa una parte mentre che laltra e

mobile. Onde ne deriva unaltra classicazione in alberi semplici o accoppiati o con


giunti, retti o ripiegati. Il corpo degli alberi pieno ovvero vuoto, mentre quello

degli assi sempre pieno.

,
Si distinguono in un albero tre parti principali, e sono: il corpo, la portata ed i
perni (2).
'
Il corpo consiste in un cilindro ovvero in un prisma quadrangolare o poligonale
regolare, la cui lunghezza e almeno sei volte il diametro; e la grossezza variabile
tra i due punti dappoggio, ma maggiore nel mezzo anzi che alle sue estremit:

' perci la sezione longitudinale degli alberi presenta due archi di parabola. Questa
forma ha per iseopo di rendere lalbero in egual modo resistente su tutta la sua lun

ghezza alla essione (vedi Solidi di egual Resistenza, pag. 136). Il corpo degli alberi
essendo sottomesso, come abbiam detto, a due specie di sforzi di essione e di torsione,
la loro resistenza va calcolata con questo doppio scopo.

Le portate sono diversi cilindri o prismi regolari dun diametro superiore a quello
del corpo e duna lunghezza variabile. Esse sono i punti di congiunzione dei mozzi,

sui quali stanno calettate le razze delle ruote; gli alberi hanno sempre almeno due
portate, una che riceve il moto e laltra intermediaria, che lo trasmette.

II) Per asse deve inlendcrsi una linea geometrica allorno alla quale si ellellua In rolazione di un corpo.
12) NB. chiameremo in queslo nostro corso perni i due cilindri di ferro o d'acelalo di minor dlamelro dell'al
bero, su cui si muove orizznlalmenle; cardini gli slessl cilindri posti nella parte Inferiore e superiore d'un albero
vertlcdc. Quando per Il superiore quael della slassa grosseua dellalbero e gira In un collare lo chiameremo
collo. Orecchlonl diremo quel pernl posti perpendlcolarmenle alla supercie dun cilindro, esula all'eslremll d'un
diamelro, come quelll, su rul onclllanoi clllndrl a vapore e sappogglano al loro all'uslo i pezzi darllgllerla.

Fig I a 25.

168
TAV. Vi.

Si chiamano'pernz due cilindri di diametro inferiore posti allestremit del corpo


dellalbero, i quali sincastrano nei sostegni, in cui girano. Quando il moto tende a
far uscire lalbero dalla sua posizione nel senso della lunghezza, i perni sono muniti
alle loro estremit di un cordoncino o listello in risalto, che impedisce lo spostamento.
In questo caso, quando sono grossi come gli alberi, i perni si dicono colli. Quando
gli alberi sono troppo lunghi si fanno girare su sostegni intermedi, e quelle parti, che

posano su di questi, sono pur dette colli. Gli assi non hanno mai pi di due perni,
e qualche volta uno solo, che dicesi bottone a motivo della sua forma particolare mag
giore all'estremit: esso viene tenuto a suo posto da una piastra forata con un buco
di diametro minore, e quindi obbligato di girarle sotto. Negli alberi verticali il
perno superiore si chiama anche collo e linferiore dicesi ,cardzne. Di qualsiasi ma
teria si faccia l'albero, i perni si fanno, eccettuato qualche raro caso, sempre in
metallo, cio ferro, ghisa od acciaio, materiali pi adatti per resistere agli sforzi, ai

quali i perni sono esposti e particolarmente allattrito dei cuscinetti odelle bronztne,
su cui girano. La forma. dei perni deve essere quella dun solido di rivoluzione: soventi

sono cilindri terminati da una calotta sferica, o a goccia di sevo, quando non hanno
alcun listello, oppure in forma di un cono tronco. Negli alberi verticali ordinariamente
il cardine si costruisce dacciaio l'uso della stessa forma dei perni.
146. Alberi in legno. - Gli alberi in legno, oltre dessere economici, sono prefe
ribilmente impiegati nei motori idraulici per trasmettere grandi sforzi, massime
quando la portata e distanza fra i due perni grande, e questi sono suscettibili nel loro
moto di ricevere degli urti. Si d al corpo ordinariamente la gura di un prisma

ottagonale regolare colle teste cilindriche leggiermente coniche attorniate da cerchi


di ferro, che talvolta si ripetono lungo di esso anche nei punti ove si ssano le razze

delle ruote motrici.


Talvolta gli alberi invece di farli dun sol pezzo si formano con quattro o cinque
uniti fra loro sia longitudinalmente per avere la resistenza necessaria per la forza da
trasmettere, sia a cima a cima per avere una data lunghezza.

Fig. 1 2.

1 Problema. - Disegnare un albero in legno per una ruota idraulica con tutte
le rispettive sezioni per poterlo eostrnrre.
.
Soluz. Conducasi anzitutto una linea, che formi lasse dell'albero, ci, determinata
la resistenza colle formole e ssato il diametro, si descriver un qua. rato CDEF; in
questo si traccier l'ottagono GHILMNOP; da tutti i vertici fatte passare tante linee
parallele allasse, esse daranno le rispettive faccia del prisma, che formano il corpo
dellalbero, come vedesi nella parte A. Allestremit b si dar la forma circolare e

leggiermente conica. I perni B sono fusi ciascuno con quattro ali e, che servono loro
dappoggio, ed una lun a coda 41. Per incastrare lalbero si perfora il centro del cir
colo, che ne forma una elle estremit, con un buco profondo quanto la lunghezza del
erno, come vedesi nello spaccato indicato da A'; nella parte conica si praticano quattro
ntagli in forma di croce piu larghi della spessezza delle ali, ma della stessa lun

ghezza; introdotti il perno e le ali neglintagli appositamente preparati, si fascier la


parte conica b con cerchi di ferro f 'f' alquanto conic1, che simboccano caldi a
forza di colpi di martello; poi si me ono da ciascun lato delle ali robusti cunei in
legno e, che uniscono solidamente i perni colla parte conica. Si aumenta ancora la

solidit di questa estremit con picco e biette in ferro conccate per punta nellalbero.
come vedem in g e 9' (Fig. 2).
2 Problema. Disegnare un albero ottagonale in legno formato di quattro parti

unite ra loro, e coi perni in ghisa, colle rispettive seziom e proiezioni tanto del perno
quan o dellalbero.
Solnz. Il disegno, che qui presentiamo, appartiene ad una ruota idraulica, che fa
sette giri al minuto. La Fig. 3 rappresenta la gura longitudinale dellalbero; dalla
estremit B si vede il perno al suo osto, mentre laltra estremit B' mostra lal
bero preparato per riceverlo, come ver esi dalla Fig. 5, e la Fig. 4, ta lio sulla linea
l-2, fa vedere come siano uniti fra loro i quattro ravi. Le Figure 6 e
fanno vedere
il erno colle sue alette, nel senso longitudinale ed in prospetto. Il erno si ssa
ne lalbero nella stessa guisa del problema precedente, cio chiuden e fortemente
le estremit mediante forti cerchi in ferro messi a osto a caldo quasi a color rosso.

poi piantando a forza di colpi di martello piccole biette tra il legno e le alette del
Fin. 8, 9 0 IO.

perno. Talvolta invece di quattro alette il perno ne porta otto, ossia una per an 10,

come quello dellalbero Fig. 8, il cui perno rappresentato dalle Figure Il el2.

al

bero rafgurato da queste Figure appartiene ad una ruota idraulica della forza di
venti cavalli. La Fig. 9 rappresenta una sezione fatta sulla linea 3-4, e la Fig. 10 lo

stesso albero visto per una sua estremit. Esso nellestremit E porta una ruota den
tata, mentre la ruota motrice sta sulla parte A. Il perno T porta nel suo prolunga
mento (i otto alette, che, come gi si disse superiormente, sono pi corte del raggio

169_
del circolo inscritto dallalbero almeno 15 o 20 millimetri; le estremit

oi si chiudono

TAV.'VI;_

solidamente mediante cerchi di ferro ecc., come negli alberi precedenti. sistemi nora
veduti presentano grandissima difcolt, quando per una causa qualun ne 0 di rottura
o_di consumo si deve cambiare il perno; erci ven ono soventr modi cati col fare il_

FB- H _ '2

perno e la parte, che si prolunga ne_lla baro, in erro, e le alette fuse attorno ad
un nocciolo l'oggiato a ursa di tubo attraversato dal perno medesimo e ssocon esso
mediante robuste viti, ischiuse le quali riescir sempre men difcile loperazione del

cambiamento del perno.

Tale la disposizione del perno ad alette della Fig. 13, la quale ne rappresenta uno
come quello della Fig. 1, ma con laccennata modicazione, che sovent e alette sono
in tutta la loro lunghezza egualmente alte, invece di avere la forma conica (Fi .'14).

Fig._ B.
-

Esse sono ritenute a posto mediante quattro osei chiavarde ii, le quali hanno 1 loro
dadi f incastrati nel corpo dellalbero.
Approttiamo di questa Figura per far vedere una disposizione impiegata alcune

volte per ssare la ruota dentata primo-motore B, quando essa stessa non porta i suoi
organi di trasmissione. Il mozzo della ruota poligonale come lalbero, anzi qualche
volta si fa quadrato nel punto, dove essa si applica. Essa viene centrata mediante le

viti d, che sappoggiano su piastre di ferro appositamente incastrate nel corpo dellal
bero. Quando questa ruota deve avere grandi proporzioni, viene ordinariamente divisa
in due ed anche in pi parti.
'
La Fig. 14 rappresenta unaltra disposizione differente di perno ad alette pi

Ha "

robusto e solido del precedente. Le quattro alette b, di cui il disegno ne fa cono

scere la lunghezza, sono disposte perpendicolarmente e legate fra loro "e col perno
mediante una specie di cilindro, per cui la base del perno O solidamente appoggiata
e sostenuta; esse sono attraversate alle lro estremit da quattro chiavarde a, che
servono a ssare il perno allestremit dellalbero e si chiudono mediante dadi in

ferro d incastrati nel legno dellalbero A.

Il perno C, uguale a quelli visti superiormente e fuso colle alette b, si prolunga


in forma di cono a nel corpo dellalbero A. Tutto il sistema ritenuto solidamente, .
oltre alle chiavarde, da tre cerchi in ferro o c 0 posti in opera riscaldati, onde raffred

dandosi possano chiudere pi solidamente le alette ed il perno ad esse unito.


Perno a. corona. - Qualche volta invece d'un perno ad alette si mette un perno a

corona, cos chiamato dalla sua forma speciale, come vedesi nelle Fig. 15 e 16, di cui
la prima rappresenta il prospetto, e la seconda una sezione secondo la linea 1-2. Quando gli alberi debbono trasmettere grandi sforzi, per non indebolirne il corpo, se lalbero
cilindrico, si usa unire ad essi questa specie di perno fuso con un disco fatto a guisa

m. la e W.

di robusto cerchio, il quale si adatta alla forma dellalbero, a cui viene ssato mediante

viti, e lo abbraccia solidamente. Le Figure 15 e1_6 rappresentano un tal perno adattato


ad una ruota idraulica della forza di parecchi cavalli. Quando lalbero ha la forma
dun prisma ottagonale si forma una specie di coperchio, che si adatta alla sua forma,

col quale fuso il perno C, che si unisce ad una specie di manicotto ottagonale D,
che abbraccialalbero A, e n congiunto collestremita mediante biette, o cunei in
legno a chiusi pi solidamente mediante altri cunei in ferro b b, che tendono a spac
care i primi, operando cosi un fortissimo stringimento, e consolidato con otto viti di

legno o. Il coperchio F portante il perno C si unisce al manicotto D per mezzo di


otto chiavarde d. Si centra mediante lincastro g operato sul coperchio, il quale si adatta

ad una incassatura analoga fatta sulla faccia del manicotto, come scorgesi dalla Fig. 15,
che ne rappresenta il prospetto dalla parte posteriore al perno; la Fig. 17 fa vedere I- "I. '8-0 9
una sezione angolare, che segue le linee 3 e 5. Per diminuire le pressioni esercitatev

sulle chiavarde si sono praticati degli intagli sul contorno del coperchio F a coda di
rondine k h h....., nei quali vengono introdotte altrettante biette.

. ,: t
Perno a. peduccio. - Il sistema di perni impiegato comunemente quello a Fin-20. 2'. 22 25
peduccio, detto dai Francesi talon, di cui le Figure 20, 21, 22, 23 ci fanno vedere come
costrutto e come viene ssato nellalbero stesso. La Fig. 22 ci presenta iLanco del
perno, la Fig. 23 il suo prospetto visto per una proiezione perpendicolare al suo asse,
e la Fig. 20 una sezione, che passa per lasse dellalbero. Il_perno e rintanato da

una parte prismatica quadrangolare e dal peduccio P, e viene ssato allalbero dopo .
avergli preparato l'incassatura mediante biette e cerchi imboccati a forza allestremit
dellalbero, come negli esempii precedenti.
'

22

170
TAV. VI.
Fig. 24.

Perni in ferro. - Tutti i perni descritti finora, come pure i diversi sistemi d'ap

plicazione agli alberi, sadattano ai motori duna potenza considerevole e per soppor
tare grandi sforzi; ma quando trattasi dalberi di piccoli motori, come per molini,

cartiere e simili, basta la disposizione indicata dalla Fig. 24. La parte del perno, che
sintroduce nellalbero, ha una forma leggiermente piramidale ed solidamente tenuto

sso mediante una bietta a, che attraversa il perno e lalbero da parte a parte.
Fig. 25.

147. Albero verticale in legno. - Prima di tralasciare gli alberi in


legno daremo un esempio dun albero d'una grue. Negli alberi verticali bi
sogna distinguere quelli, che sono sottoposti ad uno sforzo di pressione, che
tende a farli piegare, come nelle grue, e quelli, che nelle ocine servono a

trasmettere il moto dai piani inferiori ai superiori per mezzo di ruote d'angolo, e

che sono solo sottoposti ad uno sforzo di torsione come gli orizzontali, ep
perci la loro resistenza si calcola come in questi ultimi.
Gli alberi verticali sottoposti solo alla pressione 0 assi, che vogliansi chia
mare, vengono pure designati col nome di cardini, bench sotto questo nome
debba intendersi il perno, su cui si muovono, e dividonsi in due generi distinti,

cio in ssi e mobili; essi sono costrutti tanto in legno quanto in ferro ed
in ghisa. Di questi tratteremo pi diffusamente fra breve.
L'albero verticale ed asse, che vogliasi chiamare, di cui la Figura 25 rappre
senta lelevazione e la Figura. 26 una sezione trasversale, e tratto da una grue

posta in una fonderia di ghisa, e che serve per muovere le forme e trasportare i
crogiuoli, che contengono il metallo in fusione. Essa consta dellalbero A formato di
una robusta trave in quercia di sezione quadrata, le cui estremit sono armate dei

rispettivi perni in ferro a e b, i quali debbono resistere a considerevoli sforzi laterali;


quello inferiore a, e particolarmente il cardine, sopporta tutto il carico verticale ed e

ritenuto da un mortaletto in ghisa c impiombato in un masso di pietra e da un


collare sso in una trave del tetto dell'edicio. Lintelaiatura, che costituisce la forma
generale della grue, completata dalla traversa o stante orizzontale B e da quella
inclinata C formata di due travi parallele collegate fra loro mediante opportune chia
varda eee, come si scorge dalla sezione fatta sulla linea l-2 Fig. 25. Lasse porta
ancora due sostegni a mensola in ghisa D cogli opportuni cuscinetti per ricevere i
perni del verricello e delle ruote dentate, che servono ad alzare i pesi e lo fanno
muovere per poter vincere le grandi resistenze con una piccola potenza.

148. Alberi verticali in metallo.

TAV. VII.
Fig. 4 o 1

Albero poligonale in ghisa. - Gli alberi verticali in ghisa possono essere pieni
ovvero vuoti, stabili o mobili, di forma cilindrica ovvero poligonale. Lesempio, che
qui proponiamo, appartiene ad un molino da grano, di cui la Fig. 1 rappresenta la

proiezione verticale, e la Fig. 2 una sezione parallela al piano orizzontale secondo la


linea 1-2; P e il perno in ghisa fuso col resto dellalbero; T il collo, che fa le voci

Fig. il.

del perno superiore; il disco B e ssato mediante viti e, e' di pressione al corpo ottan
golare dellalbero, sul quale appoggiasi la ruota motrice.
Albero cilindrico in ghisa. - Questalbero riceve il moto mediante una grande
ruota posta in N, e lo trasmette al piano inferiore mediante una ruota dangolo posta
in N', ed al piano superiore mediante ruote poste sul suo innesto: Esso di ferro fuso,

ed ha il cardine Q in ferro fucinato e ritenuto mediante chiavette. La parte M e il


Fig. 0 o 5.

sito, ove si pone il manicotto per linnesto.


Albero semplice in ferro. - Esso ha la forma cilindrica e leggiermente conica;
verso il suo cardine porta una specie di cono tronco B, sul quale si ssa la ruota; sotto
di essa si mette il cardine c; superiormente il colloha forma di un bottone; pi ab
basso in D si mette la ruota di trasmissione del moto ed altre parti dellapparato.

171
Albero di Grue. - Questo un albero in ghisa ed in ferro duna grue a catena
di Galle invece della catena ordinaria; la sua resistenza massima e di 3000 0g. Lasse A

TAV. VII.
Fig. 6, 6 blu e 7.

unasta cilindrica in ferro, sulla quale sono distribuite le varie portate necessarie per

ricevere la traversa B, la saetta inclinata C e larmatura D per le ruote ed i rocchetti.


che formano il macchinismo per avvolgere la catena. Il cardine a ed il perno b sono
ssi nelle loro bronzine c e et. une fermo nel suolo, e laltro nell'armatura o del tetto
od altro trave del softto dellofcina. Larmatura composta duna traversa B formata

di due lastrein ferro collegate con chiavarde ad un bracciuolo in ghisa rovesciato E


fuso con un tubo, che investisce lalbero. La saetta 0 si unisce allalbero per mezzo
dun manicotto, che lo abbraccia ed diviso in due parti unite fra loro con viti, appog
giandosi ad una specie di collare o disco formato dallalbero stesso.

Nei sistemi di grue del signor Newstadt questa saetta C forma una' specie di
guaina pel deposito della catena, che ha gi servito al tiro per alzare la resistenza.

Albero verticale duna Grue stabile. - Per le grue stabilite fuori degli

g. 8 e 9.

opicii, come quelle poste sulle rive dei umi o dei porti di mare per caricare e sca

ricare le navi, siccome non si pu avere alcun appoggio per le loro estremit supe
riori, si stabiliscono degli alberi verticali detti pure fusi, parte incastrati nel suolo
e parte sbalzati fuori. sui quali si attacca la saetta, che con altre parti forma un brac
ciuolo, il quale porta il braccio orizzontale, che costituisce la cos detta colata della
grue. Bisogna per distinguere due sistemi diversi, cio quelli, in cui lalbero o fuso

e immobile e la grue gira attorno ad esso, e quelli, in cui la grue gira con esso.
Lalbero, che presentiamo in sezione verticale, che passa per lasse, quello duna

grue ssa. Esso consta dun tubo cilindrico A in ghisa avente la forma di due tronchi
di cono sovrapposti per la loro base maggiore, di cui la parte inferiore terminata
da una suola piatta armata. di quattro nervature b, le quali, dovendo portare tutto il

peso dellapparecchio e del carico, debbono essere resistenti agli sforzi trasversali.
Essa incastrata in una pietra M. La parte superiore, che sta fuori del suolo, termina
al contrario per una specie di bronzina, che riceve un perno a, attorno al quale

gira tutta la parte mobile. Questa forma chiamasi a navetta afusata, ed atta a re
sistere ai generi di sforzi, a cui va sottoposta; i suoi punti dappoggio sono la pietra M
ed il suo oricio sostenuto da una piastra in ghisa B, che esso attraversa. Le propor

zioni di questalbero vennero calcolate accuratamente dal succitato signor Newstadt ;


per una grue di 10000 Chilogr. di portata, e che ne pesa 2000, la volata di 5,200.

Le spessezze della ghisa sono cosi collocate, che non lavorano ad una pressione mag
giore di 400 Chilogr. per centimetro quadrato, qualunque possano essere la direzione
e lintensit degli sforzi.
Albero girante colla. Grue. -- Questalbero, dun sistema inverso del prece
dente fatto in guisa, che gira con la volata della grue, e non differisce dei gi

descritti che in quanto esce fuori un terzo circa della sua lunghezza dal suolo.
La Fig. 10 rappresenta lalbero visto in parte esteriormente ed in parte tagliato
seguendo lasse perpendicolare alla volata; la Fig. 11 unelevazione esteriore nello

stesso piano. Le Figure 12, 13, 14 e 15 sono sezioni trasversali fatte in diversi punti.
Esaminando tali Figure si riconosce facilmente la conformazione generale di questo
albero. Come lantecedente esso formato di due coni tronchi vuoti A, traforato late

ralmente da quattro aperture b ed e, rinforzate nellinterno da un panello d, che esiste


su tutta laltezza e si raccorda nella parte inferiore colla massa, che contiene il car
dine in ferro a. In tutta la lunghezza esistono poi varie piccole nervature, che legano
il panello di mezzo col fuso, che forma lalbero. La parte superiore fuori del suolo
termina in una forchetta, i cui rebbii servono a ssar la chiavarda f, alla quale si
attaccano i tiranti, che poi vengono sostenuti dalla saetta C, il cui piede fuso col
lalbero stesso; dalla parte opposta presenta i sedili B occorrenti per ricevere le varie
parti del macchinisrno per sollevare i pesi, ulzio, al quale destinata la grue.
Comparando questo albero mobile collaltro sso si osserva anzitutto, che il primo

regolarmente simmetrico e rotondo, mentre lultimo, ancorch la sua forma sia cir
colare, presenta una resistenza massima alla essione. Infatti lalbero sso deve resi
stere ugualmente in tutti i sensi, "poich la grue si muove attorno ad esso, mentre

m. m, n, 42,
45, H e 15.

172
TAV. VII.

lalbero mobile, essendo solidario alla grue, e sottomesso ad una essione in direzione

ssa. Tuttavia nella costruzione dell'albero, tenendo conto di questa circostanza per
alleggerirlo e conformarlo pi particolarmente al suo modo principale di resistenza,
bisogner evitare di dare a questo principio tutta lestensione, di cui sarebbe suscet
tibile come macchina fissa, imperciocch, quando si orienta il carico, la grue va sog
getta a ritardi nel moto, che danno luogo a momentanei cambiamenti di direzione nel
senso degli sforzi trasversali; se lalbero si trovasse troppo debole nel senso perpen
dicolare alla resistenza, potrebbe derivarne una rottura.
Fig. l, 47 e I8.

Albero verticale in lastra di ferro. - Dello stesso costruttore dellalbero


precedente pure quello, che presenta la particolaritdi essere costrutto tutto in lastre

di ferro. Esso appartiene ad una grue della portata di 20000 0g. dello stesso sistema
gi descritto. La sua volata. o distanza tra lasse e larpione di sospensione di m. 8,50
e laltezza di metri 12 al dissopra del suolo. La sua struttura generale, come vedesi
dalla Fig. 18, quella dun doppio T con un panello formato di due pareti A'A, il
cui intervallo b serve per raccogliere la catena durante la salita del peso. Le pareti
sono inchiodate ad angolo retto per mezzo di lastre piegate ad angelo e e dei rinforzi
d piegati a T col lato B formati a pi spessezze di lastre sovrapposte; cio a cinque

nel mezzo ed una sola o due alle estremit. La parte superiore si apre a forcella per
ricevere i due tiranti della saetta, che sono ssati alla chiavardaf' per mezzo di dadi.
i quali, chiudendosi contro i rami della forcella, hanno per appoggio rigido il tubo f
incannato dalla chiavarda f". Il canale b, il quale deve ricevere la catena di Galle,
guernito di liste in legno e coperte di lastra in ferro sottile, che restringono alquanto
limboccatura del canale b, che fa l'ufcio di guaina, forma pi conveniente per lin

troduzione e luscita della catena.


_
,
La saetta C duna costruzione identica a quella dellalbero, vale a dire non
altro che una trave compsta di quattro pareti solidamente connesse e ritenute

con cantonate di lastra di ferro ed inchiodate direttamente contro lalbero. Il cardine a;


che termina lestremit inferiore di questo, in ghisa ed unito allalbero per mezzo
dun disco,col quale fuso con due piani paralleli, che servono ad inchiodarlo col
lalbero stesso. Unaltra parte importante il tamburo in ghisa D, per mezzo del quale
_ si_fanno eseguire i movimenti dellalbero intorno allapertura posta sulloricio della
fossa, in cui posto il suo piede. Questo tamburo rapportato in due parti attorno
"allalbero formato di due dischi 9 ed h riuniti fra loro per mezzo dun mozzo avente
la forma del corpo dellalbero, che lo attraversa. e col quale legato con chiavarde.
Il disco 9 esattamente cilindrico e cinto dun cerchio di ferro i tornito esteriormente.
sul quale ruotano, per diminuire lattrito, le girello disposte a corona attorno allori
cio, per cui esce dal suolo lalbero. Il disco h pure tornito esteriormente e circon
dato da una ruota dentata, laquale vien legata per una catena disposta orizzontal
niente ad un macchinismo sso, pel cui mezzo si pu orientare la grue. Questo

apparato e dun vantaggio incontestabile per gli apparecchi di grandi dimensioni.


Moltecose rituarrebbero a dirsi in proposito, ma i limiti, che ci siamo pressi, non ci

permettono di occuparci del calcolo e daltra osservazioni tecniche.


Le due parti coniche dellalbero si ammettono ad una parte cilindrica i, che cor

risponde al piano del buco nel suolo, OVe trovasi posta la lastra servente di guida
superiore. Siccome lalbero si muove con un moto, di rotazione, la parte i tornita e
guidata nel suo movimento da. un collare formato di girelle impernate in una corona
circolare dugual diametro dellalbero; cosi il moto radente, che lalbero eserciterebbe
contro lapertura della lastra ssa nel suolo, si cambia in moto volvente, acciocch

quando gira non gli si opponga una resistenza di soverchia energia, e sia facilitato il
moto di rotazione.
Il cardine in ferro (L non presenta alcuna particolarit; esso guernito di una

specie di calotta in acciaio innestata a coda di rondine, e che forma lestremit del
cardine, che posa sulla bronzina o ralla.
Una grue avente un albero uguale al descritto stata costrutta dal signor New
stadt nel porto militare di Cherbourg, ed calcolata per alzare pesi di 15000 Cg. La

sua portata o distanza dallasse dellalbero a quella dellarpione di sospensione di

173
metri 8,50, e laltezza verticale dalla sommit della saetta al livello del suolo di 10 m.
Questa grue si fa muovere mediante un apposito meccanismo, che le va unito per
orientare il suo carico.

REGOLE E FOBBIOLE PRATICHE.


149. Nelle macchine gli organi pi suscettibili dessere sottomessi agli sforzi di torsione
sono gli assi mobili, o gli alberi animati da un movimento di rotazione, e maggiormente

quelli primi motori 0 di prima classe, come gli alberi orizzontali dei battelli a vapore, gli
alberi, che portano i volanti nelle macchine, gli alberi delle ruote idrauliche, ecc. Quelli
invece, che portano dei grandi ingranaggi od altri organi destinati a trasmettere la potenza
senza urti e senza volanti, sono classicati alberi secondi motori 0 di seconda classe. Inne
gli alberi, che non portano che delle puleggc o degli ingranaggi di poca importanza, si

comprendono sotto il nome di alberi di terza classe.


Nellimpiego delle formole per calcolare le dimensioni degli alberi sottoposti a sforzi
di torsione si avr riguardo a ciascuna di queste tre classi dalberi.

In quasi tutte le macchine i perni dellalbero motore sono quelli, che sopportano tutti
gli sforzi della potenza ed il contrasto della resistenza; quindi in pratica il loro diametro

e una delle prime cose da calcolars. Linglese Buchanan, il quale ammette che un albero
in ferro fucinato di qualit media per trasmettere la forza di un cavallo-vapore con una
velocit di 1 giro per minuto con qualche sicurezza, tenendo calcolo degli eccessi dovuti
al volante ed agli urti, che potrebbe ricevere, dovrebbe avere 16 centimetri di diametro,

stabil la seguente lormola:


D3:%xm;

indicando con I) il diametro del perno, con C la potenza da trasmettersi in cavalli-vapore.


con N il numero delle rivoluzioni dellalbero per minuto e con m un coetlciente variabile;
formola, che fa vedere che il cubo del diametro del perno proporzionale alla forza tras

messa ed in ragione inversa della sua velocit di rotazione, e che perci la resistenza d'un
perno proporzionale al' doppio del diametro, ovvero che un cubo doppio dun altro
capace di resistere ad uno sforzo otto volte maggiore, essendo il cubo di 2 uguale ad 8.
Il medesimo ha trovato pei perni in ferro fucinato le seguenti formole:
'

a ______
Per il perno dun albero di 1 classe D3 : % x(16)3, per cui I) :l/% X 4096;
3 _

idem

e classe o3

x219'l, e o:

x 2m;
3

idem

3 classe o3 : % x1090, e o:

_____

x 1000.

Le formule per determinare i perni degli alberi in ghisa dedotte dal succitato autore
sarebbero le seguenti:

.
am
E
Per un albero primo motore 0 di prima classe 03 = -%- x6859, e I):
x6359;
3

idem

20 classe D : kg- x 3375, e I):

x 3375;
3

idem

3 classe D3 :% x 28, e I):

x 1728.

Regola pratica. - Dalle formole superiormente esposte pu dedurre la seguente


regola pratica: per determinarei perni degli alberi in ferro ed in ghisa baster dividere

la forza della macchina espressa in cavalli-vapore (di 75 chilogrammelri) pel numero delle
rivoluzioni dellalbero per minuto, e moltiplicare il quoziente pel numero sso corrispondente
alla classe dell'albero ed al metallo, di cui formato, poi estrarre la radice cubica del prodotto,
ed il risultato dar il diametro in centimetri.

174
ititenendo per coelciente degli alberi primi motori, se in ghisa, 6800 e, se in ferro,

4370, si potranno risolvere iseguenti problemi. Per gli alberi in legno la resistenza a parit
di condizioni '/i di quella degli alberi in ghisa, cosi conoscendo il diametro bisogner

a __
aumentarlo del rapporto di l/411 ovvvero moltiplicarlo per 1,6 per avere il diametro
dellalbero in legno.
,
1 Esempio. - Qual sar il diametro del perno in ghisa ed in ferro dun albero

primo motore per trasmettere una forza di 10 cavalli con una velocit di 20 rivoluzioni per
minuto?

Soluz. lmpiegando le formole superiori si avr


a
__
per il perno in ferro D :
x 4370 :centim. 12,9, diametro cercato;
il .____.__
per il perno in ghisa D:

x 6800 : 15 centim. di diametro.

20 Esempio. - A qual potenza corrisponde il diametro d'un dato perno quando si


conosce il numero delle rivoluzioni dellalbero per ogni minuto?
Soluz. Supponendo, come nellesempio precedente, che l'albero faccia 20 rivoluzioni al
minuto, il diametro del perno in ghisa uguale a 15 centim. e quello in ferro a centim. 19,9,
indicando con F la forza in cavalli-vapore, dalla lormola F: D s N si avr, sostituendo
i valori numerici,

.
. _ _ (15)3x20 _
. .
per quello in ghisa. F _ _6800 __ 10 cavalli circa,
e per quello in
. ferro._ F _
__ (12,9)3x20
4370
_ 10 cavalli. cnca.
Regola pratica. _ Per ottenere la potenza in cavalli-vapore corrispondente al perno
dun albero, di cui si conosce il diametro ed il numero delle rivoluzioni per minuto si fa
il cubo del diametro, indi si divide pel coefciente sso 0800 per la ghisa e 4370 pel ferro, ed il

quoziente moltiplicato per il numero delle rivoluzioni d la forza espressa in cavalli.


Per gli alberi di seconda classe le formule e regole sono le stesse che le precedenti,
solamente che il coefciente m per la ghisa sar 3280 e pel ferro %108.
.
1' Esempio. -- Qual diametro dovr darsi al perno dun albero di seconda classe,

il quale deve trasmettere una forza di 24 cavalli con una velocit di 20 rivoluzioni per
minuto?
3 __.._._

Soluz. Se il perno sar in ghisa si avr D :

x 3280 : 16 centimetri; se invece

3 __.____

sar in ferro D : V% x 2108 : centim. 13,8.


Si calcoler gli alberi di terza classe analogamente, ponendo solo il coelliciente 1640

per la ghisa e 1051- per il ferro.


2 Esempio. - Qual sar il diametro dun albero di terza classe destinato a tras
mettere una forza di due cavalli con una velocit di 36 rivoluzioni per minuto?
3

Solnz. Si avr pel diametro del perno in ferro D :

x 1054 :cent. 3,8, e per

3 .__-__

quello in ghisa o : l/26_ x 1640 : centim. 4,4.


Per abbreviare le operazioni nella pratica, considerando che la lormola di: % x m.
3

si pu mettere sotto questa forma : %l- : oppure -:;-1 : %-, si divide il coefciente m

dellalbero in ghisa pel cubo dei numeri successivi 1, 2, 3, 4 ecc. rappresentando il dia

175
metro dei perm in centimetri, Si avra una serie di numeri corrispondenti -; onde 6859

C
diviso successivamente pe cubi i, 8, 27, 61, ecc. dar i numeri della seconda colonna della

Tabella seguente. Lo stesso dicasi degli altri coefcienti, che divisi pure per questi cubi
daranno la terza, quarta, quinta, sesta e settima colonna della stessa,

TABELLA DEL DIAMETRO DEI PERNI DEGLI ALBERI SOTTOMESSI A SFORZI DI TORSIONE

==-

DIAMETRO |
in

ALBERI IN GHISA

ALBERI 11v ranno

I"

centlmetfl

1 motore

2 motore

3 motore

1 motore

2 motore

3 motore

1
2
3

6859,00
857,38
254,

3375,00
422,00
125,00

1728,00
216,00
64,00

4096,00
512,00
132,00

2197,00
274,62
81,36

1000,00
125,00
37,00

107,17

52,74

5
6
7

,
31,75
20,00

27,00
15,62
,84

8
9

13,32
9,41

10

11

21,00 1

64,00 ,

,31

15,62

13,82
8,00
5,04

32,70
19,90
12,20

17,56
10,17
6,11

8,00
4,62
2,91

6,59
4,63

3,57
2,37

8,00
5,62

4,29
3,13

0,86

3,38

1,73

4,10

2,20

5,15

2,54

1,30

3,08

1,65

1,95
1,37 ,
1,00

0,75 l

12

3,98

1,95

1,00

2,37

1,50

0,57

13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26

3,12
2.50
2,03
1,67
1,40
1,17
1,00
0,86
0.74
0,64
0,56
0,50
0,44
0,39

1,54
1,21
1,00
0,82
0,68
0,58
0,47
0,42
0,36
0,32
0,21
0,24
0,21
0,19

0,78
0,61
0,51
0,42
0,35
0,30
0,25
0,22
0,17
0 6
0,14 .
0,13 1
0,11 ,
0,10

1,86
1,43
1,21
1,00
0,&
0,70
0,60
0,51
0,44
0,39
0,34
0,30
0,26
0,23

1,00 I
0,80
0,65
0,53
0,45
0,31
0,32
0,26
0,24
0,21
0,18
0,16
0,14
0,13

0,45
0,36
0,29
0,24
0,20
0,17
0,15
0,13
0,11
0,09
0,08
0,07
0,06
0,05

21

0,35

0,17

0,09

0,21

0,11

0,04 ;

28

0,31

0,15

0,08

0,19

0,10

29

0,28

0,14

0,07

0,17

0,09

;
1

30
31

0,25
0,23

0,13
0,11

0,06

0,15
0,14

0,08
0,07

32
33
34

0,21
0,19
0,17

0,10
0,09
0,08

1)

0,13
0,12
0,11

0,06

35

0,10

10

0,10

11

i)

36
37

0,15
0,14

0,09
0,08

l
1

1
1
,
1

38

0,13

11

0,07

11

39
40
18A

0,12
211
0,11

D
30

40

0,06
54
0,05

g.

n
7. u

"

Regola pratica. - Secondo questa tavola la regola per determinare il diametro del

perno dun albero primo motore si riduce alla seguente: Dividasi il numero delle rivoluzioni
dell'albero per minuto pel numero dei cavallivapore, poi cerchisl in una delle colonne della
tabella il numero, che pi savvicina al quoziente trovato, avendo particolarmente riguardo alla
natura dei perni, ed il numero corrispondente nella prima colonna d il diametro in centimetri.
1" Esempio. - Quale sar il diametro d'un perno di un albero in ghisa primo motore
duna macchina a vapore della forza di 12 cavalli con una velocit di 33 rivoluzioni per
minuto?

l'76
Soluz. Applicando la regola su esposta si avr --:-2 : 1,65; questo quoziente

l',65 si approssima a quello di 1,67 della seconda colonna della tabella, e questo numero
corrisponde a 16 della prima colonna, per conseguenza il diametro D del perno di
16 centimetri.
Se il perno dovesse essere in ferro bisognerebbe cercare il quoziente nella quinta
colonna, e si trover che sar compreso tra 1,86 e 2,43, e per conseguenza il diametro del
perno sar compreso tra 13 e 14 centimetri, ossia 135 millimetri.
2 Esempio;- Si domanda il diametro del perno di seconda classe o secondo motore,
sul quale havvi una ruota d'ingranaggio capace di trasmettere una forza di 15 cavalli con
una velocit di 40 rivoluzioni per minuto.
'
oluz.Sr avr - : -s- :2,67; questo quoziente SI approssima a 2,51 nella terza
colonna e trovasi compreso tra 3,13 e 220 nella sesta colonna della tabella: risulta che il

diametro corrispondente deve essere di 11 centimetri per il perno in ghisa, e compreso tra
i) e 10 centimetri o 95 millimetri circa pel ferro fucinatu.
3 Esempio. - Un albero di terza classe dovendo trasmettere una forza di 4 cavalli
con una velocit di 48 rivoluzioni per minuto, si domanda il diametro del perno tanto in
ferro quanto in ghisa.
R
48
Soluz. Applicando le regole su esposte si avr
: 12; questo numero nel
C _ 4
"
lultima colonna della tabella compreso tra 15,62 e 8: il diametro corrispondente per il
perno in ferro allora compreso tra 4 e 5 ossia 45 millimetri; si Vedr pure per la quarta
colonna che il diametro del perno supposto in ghisa compreso tra 5 e 6 centimetri ossia

51 millimetri.

'

La lunghezza dei perni degli alberi e sempre maggiore del loro diametro: quelli per

alberi grossi sono lunghi 1,211 01,111, quelli pei piccoli possono essere di 1,5d a 2d. Cosi
il perno dun albero in ferro di metri 0,06 ha metri 0,12 di lunghezza. Quando gli alberi
debbono resistere a sforzi di torsione e di pressione laterale, si prender per diametro dei

perni la maggior dimensione trovata per questi due sforzi.


Il Redtenbachnr d le seguenti formule pei perni degli alberi di trasmissione:
Perno in ghisa:
11 :0,18 V P

1:0,81 +1,21d
perno in ferro t'ucinato:

11 :0,12 t/_

1:0,8'l +1,21a
B : 428 + -3%g ;

perno in acciaio:
d :U,09 t/_,
indicando con P la pressione, che agisce sul perno in Chilogrammi; con 11 il diametro del
perno in centimetri; con I la lunghezza del porno in centimetri, e con B la maggior pres

sione per centimetro quadrato di sezione.


Lunghezza degli Alberi. - Non vi son regole assolute per la lunghezza degli
alberi: essa varia in ragione dei varii organi, che l'albero deve sopportare ed in ragione
della distanza, a cui va trasmesso il moto impresso dal motore. Ciononpertanto raro che
nella pratica la lunghezza superi metri 3 a 3,50 per gli alberi in ferro, e metri 4- a 5 per
quelli in ghisa. Vi sono per degli esempi dalberi in ghisa lunghi 10 met.: in questi casi

si porranno dei sedili intermedii agli estremi per diminuire la portata dellalbero.
Quando lalbero non va che pochissimo soggetto ad uno sforzo di essione e la sua
lunghezza non maggiore di 1 a 2 metri, avr sulle estremit un diametro dun decimo
maggiore di quello pel perno, e da questo diametro, come base, sineomincier la sua

forma parabolica. Si potr aumentare di /3 a /1 per gli alberi in ghisa pieni quando sono
lunghi da 2 a 4 metri.
Sezione degli Alberi. - Per calcolare le dimensioni da darsi alla sezione dun

177
albero sottomesso a sforzi di essione si calcola la somma M dei momenti delle forze
esteriori, che tendono a rompere lalbero in questa direzione. Facendo questo momento
uguale a quello d'elasticit'a E P [N' 116], se ne ottiene unequazione, che d le dimen

sioni di questo profilo. Per P non si deve calcolare che la decima parte del coeiciente di
rottura m (V. la Corlruzione dellAsse dei Bilancieri).

Per costrurre gli alberi, che devono essere sottomessi tanto alla torsione quanto alla
essione si determina dapprima il diametro, che deve aver l'albero per resistere alla tor
sione, poi si adatta allalbero un rinfarzamento, che da solo sia capace di resistere al
momento della essione.

Sia
a .___

d: .6 V_N
n

il diametro, che lalbero deve ricevere per trasmettere, con n rotazioni per minuto, un
eti'etto di N cavalli-vapore; M il momento.di essione, in chilogrammi-centimetri, al quale
una sezione determinata dellalbero esposta: se il rinforzamento dell'albero deve essere
anulare, per la determinazione del diametro esteriore si ha la l'ormola
3_____

32M
P

Se si fa il rinforzamento con quattro nervature, si ha per la determinazione di ho di b:


3

6M

Il:

b:

6Mh
PW-v

Bisogna servirsi della prima di queste formule, se vantaggioso adoperare il rapporto


h
7:7, e cercare h; della seconda formola, se laltezza di h adottata, e se devesi cercar b.

Per gli alberi, che non sono sottoposti che allo sforzo di torsione il citato autore, am
mettendo che tutti gli alberi, costrutti col medesimo materiale, siano sollecitati al mede

simo grado di forza, d le seguenti formole:


Alberi in ferro fucinato:
4 a __

Alberi in ghisa:
a

a:qan/Pn

a __
11:12
n

a=o%svrn
_
d : 16

a __
n

39
T:90)

a
.

indicando con P la forza in Chilogrammi, che produce la torsione dellalbero; con R la


lunghezza in centimetri del braccio di leva, sul quale agisce la forza P; con d il diametro

dellalbero in centimetri; con 1 la lunghezza dellalbero in centimetri; con N leetto in


cavalli-vapore, che trasmette lalbero; con n il numero delle rivoluzioni dellalbero per

minuto, cono langolo di torsione dellalbero in gradi, e con T il coefciente di torsione.


Queste regole, quando gli alberi non siano eccessivamente lunghi, danno ottimi
risultati.

Le quattro tabelle seguenti contengono questi risultati:


1 Caso: quando il e P sono dati si forma il prodotto P B e si trova nella seconda
colonna il valore di d.

'2" Caso: essendo dati N ed n si cerca il quoziente -1:- ed allora il valore di d e


dato dalla seconda colonna.
23

178
074372720 DEGLI ALBERI 18 marzo rucxmro (1 caso).
3

__

4:0,297/93
P in Chilogrammi, d ed E in centimetri.
1

,93

"v

'

A" _

alr.ald'raia

li -__*7 *_.__'_M

ralallr>a

7
.
1
i
.

3,4
3,8
3,0
4,0
4,2
4,4
! 4,0
4,8

Il

l! 5705
7 0450
7200
\ 80007
7 8856i
97707
i 77787!
707407

5,2
5,0
5,4
5,8;
0,0 77
0,2
0,4
0,0 7,

74000
70073
75307i
77974
79454
20992.
22000
24300?

__

328
437
379
499
507
722
.7 7707
900

2
2,2; 7
2,7
2,3 l
2,4
2,0 7,
2,8
3,0

7077
2249
7973
2024
3037
3492
3700
4534

7,0
7,4
7,2
7,0
7,8
80
8,2
8,4

" 27947
8,8
777 37920
9,2
29889
9,0
34055
9,4
, 35208!
9,0
38589
9,8
47000 70,2!
9,0
,. 43509

7l 7344

3,2

,,
2725 I 5,0____ i ,_,_
12891\ ,____,|
0, | m,__,yi
200707 8,0
7:la, 40777 >, 70,4

l;_f

DIAMETRO DEGLI ALBERI IN FERRO FUCINATO (2 caso)

:4V_N_

3_

117

d diametro dellalbero in centimetri; N eletto in cavalli-vapore, che trasmette l'albero;


n numero delle rotazioni dellalbero per minuto.
l

3 7
il

0,0750
0,0798
0,0278
, 0,0305
|7 0,0377
0,0527

d .

__

_N_

77"

, [ 3 7 ,,

7 1

Il

.
7.
.|
|.

7,0000
7,2098 7
7,5800 7
7,9507
2,3030
2,8397

72
73
74
75
70
77

7
[
17

9,5 7 3,3770 l

78

I 22,778

7
7
,
,7

3,00
3,25
3,50
3,75
4,00
4,50

0,7587
0,7982
0,2438
0,2959
0,3559
0,4274

7 0,0723 7

5,00

0,4950

0,0907 7 5,50
0,7248 I 0,00

0,5780
0,7093

0,5
7,0
7,5
8,0
8,5
9,0

-n

70,0
3,9040
77,0 \ 4,0240

79
20

___,_,-.

0,7545
7,9902 22
24
70,755
20
72,088 7 28
75,000
78,940 30
32
34 1

,
7

_-_ .__,_,_.

.-____ i

DIAMETRO DEGLI ALBERI IN GHISA (1 caso).


3

_.

7 :0,385 V9 3
P in Chilogrammi, d ed E in centimetri.

,PR

alra

722
747
780
273
242
308
], 473
385
574

aira

;=._. _.___ _(

2,0
2,7
2,2
2,9
2,4
2,0
2,8
3,0
3,2

7
l
!
|

I7l
l

089
3,4
878
3,0
902
3,8
7748 | 4,0
7299
4,2
7493 | 4,0
4,7
7700
7939
4,8
2797 | 5,0

,l _

dPBI

..

2405
2707
3079
3422
3787
4778
4597
5040
5573

._ ..._.__

1
7
,:7
7

5,2
5,4
5,0
5,8
0,0
0,2
0,4
0,0
0,8

. ._.2_, ,

__ b: .

7|,Pala

77 0073 7,0 7
I 0543! 7,2
7703_ 7,4 il
7 70907 7,0 7
8320 7,8 ,
8970 8,4
8,0 7
; 70390
9000I
8,2
| 77750| 8,0 7

77852! 8,8
72783
9,0
73053l 9,2
745037 9,4
75570
9,0
70503\
9,8
77533
70,07
78399! 70,2,
79083| 70,47

77

179
mmxrao oneu ALBERI IN GHISA (2 caso).

3:16V_N_

3___

Il

N eelto in cavalli-vapore; a numero delle rotazioni per minuto; 11 diametro dell'albero


in centimetri.

14"""' '

0.,|101,105,13
; 0,00000 f. 3,00 {.l 0,0070 1l 0,0 , 0,4213 li 12 li. 2,000 I 22

I}

[1 0,00333
0,01047 1| 3,20
3,00 0 0,0337
0,1030 ..

7,0
7,0 .

'

0,0303
0,0700 l,

13
14

0030 00| 033 1 091 903823 .


a

'

, 0,02220
0,03002 !

4,00

0,00

0,1730
0,2003

= 0,04002

0,00

0,2442

i 0,00274 |

0,00

0,3240 ,

ad

0,0 |

1,1000
0,0 1 1,4240
|

{1.

3,370
4,201 1
:5

24
20

l 3

17
13

3,000 l
0,000
1

32 .
34
1

10,0 0 10740

10

11,0

20

1,0030

Gli alberi di trasmissione duna grande lunghezza, specialmente quelli delle lature
e delle tessiturc, devono essere costrutti in maniera che l'angolo di torsione diventi pro
porzionale alla lunghezza ed indipendente del diametro dellalbero. Per questi bisogna
prendere:
4 __

4 __

0:12
,

. .

=0,70|/ va.
I

L angolo di torsione diventa. a _ m.

La tabella seguente contiene i risultati della formula per 11.

TABELLA DEI DIAME'IRI DEGLI ALBERI DI TRASMISSIONE DUNA GRANDI LUNGHEZZA


IN FERRO FUCINATO.

d____

d:0VL
7!

N effetto in cavalli-vapore; 11 numero delle rotazioni per minuto; 11 diametro dellalbero


in centimetri.
l-

_N_

, l 1

1|

3,00
3,20
3,70
4,00
4,00
0,00
0,00
0,00

,
|
;
,

'

13

Il

0,0020
0,0303 i
0,1013
0,1002
0,2010
0,3100
0,3013
0,1100 '

,___,_,________

, , 0 | ,
,

0,0030
0,0004
0,0072
0,0000
! 0,0123
1 0,0100
0,0303
0,0430

il

0,0
0,0
7,0
7,0
3,0
3,0
0,0
0,0

0,4310 l.
, l 0,7073
1,3030
1,3700
\ 2,4330
3,1320
l 4,0401

:! 1,0000

, |.

10
11
13
14
10
10
17
12

0,0020
0,2000
7,7341
1 11,2220
10,0000
22,1341
20,4340
30,0020

13
10 1 1
22 l
24
20
23
30 I
20 1

180
Gli alberi di trasmissione, che devono resistere allazione d'una forza viva, non vanno

calcolati dietro le leggi statiche, ma dietro quelle dinamiche. Se, per esempio, un albero
munito dun volante e deve ricevere la forza viva di questo senza rompersi, bisogna che
. . .
1 T2
.
la quantita di lavoro T -- V [ N 52 ], che necessaria per produrre la rottura dellal
bero per torsione, sia maggiore della forza viva del volante (espressa in Chilogrammi ed
in centimetri).
Sia Q il peso dellanello del volante in Chilogrammi; C la velocit in centimetri attorno
alla circonferenza del volante; g:9,81x100:981 centimetri, laumento della velocit

nella caduta dei corpi per secondo: si ha lequazione

v>4iict_
T9

29

ARTICOLO II.
Giunti cd Innesti ssi e mobili, Imbracamenli.

TAV. Vlll.

150. Giunti ed Innesti. -- Sotto questo titolo sintendono quegli organi


fatti a guisa dastucci o manicotti (manchons), che appartengono alla tras

formazione del moto rotatorio equabile o non equabile, e simpiegano a comu


nicare il movimento tra due alberi ovvero a congiungere le parti d'un albero
di trasmissione poste sul medesimo asse, che si possono riguardare come il

prolungamento uno dellaltro, sia che i loro assi siano collocati sulla stessa
retta, sia che abbiano direzioni parallele od inclinate, 0 sia che cadano in

piani differenti. Essi non sono sempre destinati a formare giunti ssi, ma
anche solo temporanei, ovvero a congiungere le due parti dun albero in
guisa, che, senza renderli completamente solidari, esse si trasmettano il moto.
Varii sistemi dInnesti. - Fra i molti sistemi dinnesti ne distingueremo tre
specie principali, cioi giuntissi o mobili, glz'mzestz' mobili e glznnestz' ad imbracamento.

Giunti si chiamano tutti quegli organi, i quali servono ad unire le due parti di
un albero in modo rigido e da formare una sola linea.

Fig. l,2e3.

Innestz' mobili quelli, che congiungono due parti d'un albero solidarie fra loro, ma
senza rigidezza, onde si dicono anche articolazioni.
[maestri a imbracamento, o semplicemente z'mbracatoz', quelli, che si fanno per col
legare due parti dun albero, fra le quali la comunicazione del moto si pu interrom
pere e ristabilire senza scomporre la macchina e merce di un semplice cambiamento
di luogo di alcuna delle sue parti.
Fra le innite forme di sistemi diversi di questimportantissimo organo noi sce
glieremo i tipi principali di ciascuna specie cominciando dei giunti ssi, passando
poi ai mobili, e nalmente cOnchiudendo cogli imbracatoz': cos ne descriveremo prima
ipi semplici e poi a mano a mano i pi complicati.
Giunto a chiavetta. - Prima di descrivere i giunti a manicotto propriamente
detti porremo sotto gli occhi dei nostri lettori due giunti semplicissimi, che si e'ettuano
tra le estremit di due alberi scnza alcun altro organo ausiliare. Essi sono usitatissimi
per congiungere alberi mossi a piccola velocit, oppure a congiungere le aste degli
stantqu delle trombe nelle macchine a vapore e simili. Il primo, che serve per un albero
orizzontale, consiste nel terminare una delle estremit A dellalbero o dellasta per

un rigonamento cilindrico, e laltro per una ghiera B, il cui diametro interno sia
uguale a quello dellestremit A, che deve entrai-vi. Queste estremit sono ambedue
traforate da unapertura rettangolare, per la quale si fa passare una bietta e, che
serve a tenere unita la parte A colla parte B, le quali si possono disgiungere togliendo
la bietta o chiavetta, e ricongiungere rimettendola. Un tal sistema ha il vantaggio

di non aggiungere peso a quello dell'albero; ma non deve impiegarsi che per alberi
soggetti a piccolissimi sforzi.
0

181
Problema. Disegnare il giunto dun albero orizzontale o Metto.
Soluz. Conducasi lasse, che passa cl centro dei due alberi da congiungersi, poi,

TAV. Vlli.

seguendo le quote della Figura, sar acile disc nare la parte cilindrica B, nella. quale
sintroduce lestremit dellalbero A ritenuta da la bietia c, che compenetra le due
estremit dellalbero da congiungersi.
.
La Fig. 1a rapppresenta l esterno del giunto;

Fig. i, 2 e 5.

La Fig. 2 la sezione trasversale, la quale intendesi fatta dalla parte A della Fig. 1 ;
La Fig. 3a lo spaccato lon itudinale fatto sullasse nel senso della lunghezza del
l'albero o della generatrice. e quote. che non sono segnate col met., sintendono in
parti proporzionali al diametro dellalbero indicato con d:100 parti.

Giunto od Innesto semplice verticale. - Questo giunto, analogo al gi

FIR. l.

descritto, pu servire per alberi di maggiore importanza, e viene usato specialmente

nei molini per unire gli alberi in ghisa con quelli in ferro, che comunicano il moto
da un piano allaltro. In questo innesto lestremit dellalbero A ha un foro ben liscio
nellinterno per ricevere lestremit dellaltro albero B, il quale si ssa mediante due
_ biette o e g poste in senso perpendicolare fra. loro; una ghiera in ferro 1 rapportata a
caldo esteriormente allestremit dellalbero di ghisa, afne di consolidarlo e renderlo
pi atto a resistere contro lo sforzo esercitato dalla chiusura delle chiavette o blatte c eg,
le quali chiudonsi o dischiudonsi secondo che si vuol congiungere o disgiungere i
due alberi. Un tal giunto va adottato sol quando lalbero in ferro non deve trasmettere
che una parte, cio un quinto od un sesto della forza dellalbero in ghisa, che sormonta.

Giunti a. mezzo ferro con manicotto. - Quando gli alberi non sono suscet

m. Ii, e e 7.

tibili dessere frequentemente disgiunti, come sarebbero quelli, su cui bisogna soventi
cambiare gli organi di trasmissione, si fa uso di un manicotto (manchon) o astuccio A
dun sol pezzo, nel quale le due estremit. dellalbero D e C vengono riunite. A tal
ne si tagliano le estremit delle due parti dellalbero da riunire con un piano, che
passa pel suo asse, e se ne leva una parte, le cui proporzioni sono indicate sul disegno
in parti proporzionali all'albero, si sovrappongono le due estremit in guisa, che alla
parte tolta da una si sostituisca quella dellaltra. Questo metodo vien detto a mezzo

ferro. Le due parti si ritengono una sull'altra mediante due o tre viti, e poi tutto il
inezzo ferro viene introdotto in una specie di tubo o manicotto in ghisa perforato

esattamente uguale al diametro dellestremit delle due parti dellalbero. Tutto il


sistema chiudesi mediante una chiavetta e, che viene introdotta a forza in una sca
nalatura praticata met nel manicotto e met nellalbero. La difcolt maggiore nel
porlo in pratica di ottenere la concentricit delle due parti congiunte dellalbero,

la quale fa si, che i meccanici ne facciano poco uso.


Problema. - Disegnare un giunto di duepartz'd'albero a mezzo/erro con manicotto.
Soluz. Condotto l'asse, che passa per il centro dellalbero, si stabilir su di esso la
lunghezza del manicotto e del mezzo ferro, ed in questi unti sinnalzeranno tante
ger endicolari; portate al dissopra ed al dissotto de lasse e distanze uguali al raggio
el albero e del manicotto sar facile costruirne le Figure.
La Fig. 1 esterna vista nel senso della lunghezza;
La Fig. 2 il prospetto del giunto visto dalla parte dellalbero B;
La Fig. 3 lo spaccato del manicotto sullasse del giunto nel senso longitudinale.

Giunto a. mezzo ferro con dente a. coda. di rondine. - Alcuni costruttori


hanno modicato il sistema antecedente formando nel mezzo ferro una specie di dente

Fig. 8 o 9.

a coda di rondine nelle due estremit B e C delle due parti da riunirsi; ma un tal
giunto sempre di difcile esecuzione ed esige del tempo e dellabilit: esso perci

alquanto costoso. Nel manicotto oltre alla. bietta si mettono pure due viti di pressione 1).
.Problema. - Disegnare l'innesto di due alberi a mezzo ferro con coda di rondine.
Soluz. Condotto lasse al solito e ortate le rispettive misure indicate dalle note
del disegno, non sar difcile costrur o. dopo lantecedente. La Fig. 8 rappresen a il

prospetto visto dalla estremit B, e la Fig. 9 lo spaccato del manicotto A.


Giunto a. cima. a. cima. - Diconsi giunti a cima a cima quelli, in cui le parti
dellalbero da congiungere sono poste una contro laltra ed hanno praticata una sca
nalatura met nelle parti AB dellalbero e met nel manicotto, nella quale sintro

duce una bietta o. Il manicotto ha una spessezze alquanto maggiore nel mezzo per
resistere agli sforzi di essione, che potrebbero esercitarsi nel punto di congiunzione
dei due alberi.
'

Hg. W e Il.

182
TAV. VIII.
Fig. 12 e 13.

Manicotto a. collare. - Questo genere di giunti viene impiegato specialmente


per congiungere le parti di due alberi quadrati, e si fa in ghisa od in ferro fucinato.
Esso pu classicarsi fra i manicotti a guscio (cognilles), ed formato di due stae

M, M' a guisa d'anello in ferro ripiegate ad angolo retto e collegato per mezzo di viti
o chiavarde b attorno alle due estremit dellalbero, che abbracciano a guisa di collare.
Tali manicotti si applicano come mezzo per girare gli alberi nei torni scorrevoli o a
carro, siano essi cilindrici o prismatici; le due ganasce, che formano la ghiera, non

hanno sempre bisogno davere la forma dellestremit dellalbero, poich, quando; le


viti siano strettamente chiuse, la rotazione impressa dallurto del ginocchio del disco

del turno fa. si, che l'albero si gira.


Problema. - Disegnare un manicotto a collare per la congiunzione dun albero
quadrangolare.
Soluz. Condotto lasse, che passa per quello dellalbero, sar. facile, mediante le
misure scritte sul disegno, delmearne un altro.

La Fig. 12 re presenta la congiunzione del collare esteriormente, e vi si scorge


la disposizione de le viti b, b, b.
La Fig. 13 fa vedere come le due staffe piegate ad angolo retto abbracciano lal
bero mediante la chiusura delle chiavarde b, b.

Mg 14 .- 1:1.

Giunti dalberi in ghisa vuoti. - Queste congiunzioni si fanno, come quelle


dei tubi, a cima a cima; le estremit delle due parti dellalbero sono munite di due
ghiere AB, le quali si combaciano ed incastrano perfettamente e sono tutto allin
terno perforate da un certo numero di buchi, pei quali passano tante chiavarde a, a.
Queste ghiere sono generalmente ancora sostenute da quattro o sei nervature b, b'
disposte allestremit di due diametri perpendicolari fra loro. Talvolta. per per sot

trarre le chiavarde allo sforzo di scorrimento trasversale, che potrebbe risultare da


una tendenza o spostamento angolare fra le due parti, si fanno nelle due ghiere dei

denti, i quali sincastrano a vicenda per met da ciascun lato e rendono impossibile
qualunque variazione.
Problema. - Disegnare il giunto d'un albero vuoto in ghisa.
Soluz. Nel nostro disegno presentiamo una sezione longitudinale fatta nel scusa
dellasse dellalbero; onde non sar difcile disegnarsi cominciando dal condurre l'asse,
poi ssando il punto del giunto, conducendo delle parallele allasse distanti fra loro
quanto il raggio dellalbero, sempre seguendo le quote scritte sulla Figura. La Fig. 14
rappresenta una sezione trasversale fatta fuori della ghiera.

Giunti con manicotti in due parti. - Per potere interrompere facilmente


una linea dalbero stabilita sia per cambiare gli organi di trasmissione, come ingra
naggi e puleggia, sia per modicare e trasportare i punti dappoggio ecc., simpie

gano di preferenza dei manicotti divisi in due parti, i quali possano mettersi e levarsi
senza sforzo e senza discendere le due parti dellalbero dai loro sostegni. Quando si
ha da costrurre una linea dalbero un po lunga, la quale per sua natura sarebbe

difcile a mettersi a luogo tutta in un pezzo, usansi con vantaggio i manicotti in


due parti. Considerati sotto questo aspetto generale si possono dividere in tre tipi
principali e distinti, e sono:
1 Il manicotto ad artigli, i quali sono tagli perpendicolari allasse dellalbero

formanti denti, che imboccandosi a vicenda, favoriscono lo sforzo di rivoluzione;


2 il manicotto a guscio, il quale fatto in forma di ghiera diviso in due parti,
che si riuniscono mediante chiavarde;
3 Il manicotto a disco, che somiglia allantecedente, ma il sistema di collega

m. 19, 20 e 21.

mento sostituito per unioni sse.


Giunto ad artiglio (gmfes). - Dei varii sistemi di giunti in uso il pi antico
questo denominato ad artigli, le cui applicazioni sono comunissima. Esso si com
pone di due parti in ghisa M M' tagliato in maniera che il dente o artiglio di una
parte saliente si adatta esattamente nella parte cava dellaltra e viceversa, formando
cosi una specie dingranaggio o imboccamento, i cui denti, che corrispondono a

segmenti di circolo, occupano ciascuno un quarto di circonferenza. Queste due parti


cilindriche in ghisa sono adattate all'estremit dellalbero, che debbono unire, in modo

che una sora la. parte M per penetrare in quella di M' duna quantit uguale alla
profondit del dente o dellartiglio; tale disposizione ha lavventaggio di non lasciar

183
cadere la met dellalbero quando si disgiunga la met M' del manicotto dalla prima,
restando sostenuta dal rigono del primo albero o contro la sponda o maschietto dei
cuscinetti, che li sostengono. Affinch possano girare senza scivolare queste due parti

TAV. VIII.
Fig. 19, 20 e 21.

sono ssate sul loro asse rispettivo col mezzo di due chiavette e, ed afnch durante

il moto non si possano spostare sono ritenuti da viti e, e', le cui teste uguagliano
la supercie del cilindro. Se gli alberi non portano alcun collarino aggettato, ed av
viene raramente che labbiano ambidue, si metteranno allestremit del manicotto le
due viti y, 11/, le quali facciano pressione sullalbero, sempre per atesta rasa oinca
strato nel manicotto per non lasciar sporgenza esteriori, le quali possono essere causa

di gravi accidenti, e sono ordinariamente quadre. onde qualsiasi chiave basti a


chiuderlo.
Problema. - Disegnare un giunto ad artiglio ed a dente.
Solnz. Condotto al solito lasse si sseranno le varie distanze delle parti, che
formano il manicotto e le altezze, conforme alle quote segnate sul disegno, poi con
parallele allasse sar facile costruire il manicotto della Fig. 19.
l 1tLalveduta di prospetto mostra come siano disposti i denti a settore, che formano
a ig io.
Lo spaccato rappresentato secondo una sezione eseguita secondo lasse; ma gli
alberi si vedono intieri e non ispaccati.

Giunto a. disco. -- Dicesi giunto a disco quello, che si effettua mediante


due dischi posti allestremit delle due parti dellalbero da congiungersi, i
quali vengono ritenuti'uno contro laltro con viti e talvolta anche con biette
a coda di rondine. Questi sistemi di manicotti sono assai comodi nella
pratica.
Giunto a. disco e blatte. a. coda. di rondine. - Il signor Blondel, meccanico di Fig. 6, H e in.
Rouen, che si molto occupato degli organi relativi alla comunicazione del movimento,
e particolarmente degli alberi primi motori, ha adottato in varie trasmissioni da esso

eseguite un tal sistema di giunti. Questo, senza avere il merito della semplicit e
della facilit desecuzione, per ingegnosamente combinato. Esso si compone di due
dischi torniti M, M' fissati lun contro laltro mediante due e talvolta quattro viti e
colla testa incassata, e sono inoltre rattenuti da. due biette o cunei e tagliati a coda

di rondine incastrati per met in ciascuno dei dischi e legati fra loro con una chia
varda y, che passa da una parte allaltra e tende a ravvicinarle. Una tale disposizione
permette al costruttore di postare su ciascun albero le chiavette in ferro o, c', le quali

sono alquanto coniche, ma in senso contrario, e per conseguenza quella dellalbero A


conica. da destra a sinistra, e quella dellalbero B da sinistra. a destra. In questa

guisa si comprende facilmente, che allorch il giunto chiuso per mezzo della vite
e impossibile, che il manicotto possa scivolare a destra ovvero a sinistra, onde essa

presenta una grande sicurezza. Con questo sistema si evita qualunque parte saliente
dellalbero, che nello stesso tempo facilissimo da congiungere e da disgiungere.

Problema. - Disegnare un giunta con disco e Metto a coda di rondine.


Solita. Dopo aver condotto al solito gli assi che assano per lasse dellalbero sar
agevole il disegno, conoscendo le varie quote i cos ruzione, rappresentando lesterno
colla Fig. 16, nella quale si vede la disposizione esteriore della bietta a coda di rondine.

Da questa Figura essendo una sezione trasversale fatta

erpendicolarmente allasse

secondo il piano dei dischi, si vede la disposizione delle

ne viti e, o e della chia

varda y, che ritiene le due biette.

Sezione dei dischi nel senso dellasse dellalbero, per cui si pu vedere la dispo
sizione delle due viti e, v' e della chiavetta e.

Giunto a. disco senza. hietta. - Talvolta invece della bietta a coda di rondine
si uniscono i due dischi mediante quattro o sei viti; questo giunto per la sua semplicit
presenta molta facilit nella costruzione. Esso consiste, come il descritto, in due dischi

M, M' di ugual diametro e perfettamente piani, che si possono combaciare, perci quasi
sempre fusi nello stesso modello e perforati nel mezzo per ricevere le parti A e B

dellalbero da congiungere. Essi sono aggiustati in guisa, che la parte B dal lato del
cuscinetto penetra di qualche centimetro nel disco M, onde essere sostenuto quando
viene disgiunto dallaltro disco.

Fig. 22 e 25.

184

TAV. Vlll.
Fig. 22 e 23.

La rigidezza. dellalbero per la resistenza allo sforzo di rotazione si ottiene mediante


due chiavette e c ineastrate per met nellalbero e per met nel disco. I dischi sono
alquanto incavati per impedire il contatto delle parti salienti. La supercie convesso.
dei due dischi leggiermente curva da formare una puleggia in guisa che pu ser
vire a trasmettere il movimento mediante cingoli.

Problema. - D_isepaare un giunto a dischi semplice, che possa, in caso, servire

lit puleggia di trasmissione.


Soluz. Condotta, come negli altri giunti, una linea, che passa per lasse delle parti
degli alberi da con iungersi, si porteranno le rispettive distanze tanto per la lun
ghezza Iquanto per a spessezza, e si otterr facilmente il disegno.
La ig. 22 rap resenta il disco veduto dalla parte dellalbero A, per cui si osser
vano tutte le viti b disposte sulla circonferenza, e la testa della chiavetta o.

La Fig. 23 lo spaccato fatto secondo lasse dellalbero non riuscir men facile dopo
aver disegnato i giunti antecedenti.

REGOLE E FOBI\ICLE PRATICHE.

151. - Ancorch sia quasi impossibile stabilire delle regole fisse per determinare
le proporzioni dei vari'sistemi di giunti ed innesti fra le due parti d'un albero, atteso gli
inniti loro sistemi diversi, tuttavia per dare un qualche indirizzo ai costruttori ci faremo
ad esaminare alcuni dei tipi principali contenuti nella nostra Tavola. lncominciando dalle

dimensioni pi semplici e comparando le loro dimensioni rispettive col diametro del


lalbero, a cui appartengono, il quale deve sempre servire di base, e designeremo con
71 il diametro del perno dellalbero;
d' il diametro del corpo di questalbero nella parte maggiore dellentasi;

e la spessezza del manicotto o ghiera;


D il diametro del manicotto;
L la lunghezza totale;

1 la met della lunghezza dellalbero compresa nel manicotto; ;


c la lunghezza della chiave o chiavetta di chiusura;

3 la sua sporgenza fuori della supercie dellalbero.


Giunto a chiavetta. - lncomincieremo da questo segnato nella Tavola colle Figure 1.

2, 3. Supponendo dato il diametro 71 del perno dellalbero preso vicino allestremit di


quello, che regge, il quale deve connettersi nellestremit dellaltro, si otterr la parte in
rilievo e facendo e:0,4 d, e la lunghezza L: 2,5 71. La chiavetta, che unisce le due parti,
avr per larghezza della sua estremit superiore e : d, e della sua estremit inferiore
c' 20,8 71. La spessezza della chiavetta 8 si avr facendo 820,2 71; il maggior diametro di

ciascuna parte dellalbero nel punto massimo supposto d': 1,2 71.
Giunti d'alberi in ferro ed in ghisa. - Nellinnesto disegnato colla Fig. 4 il diametro D
dellalbero in ghisa uguale al doppio di quello della parte dellalbero in ferro, che deve
penetrare, la cui lunghezza L espressa da L:1,6d; la larghezza della ghiera f, che
inviluppa lestremit dell'albero in ghisa, uguale allo stesso diametro 71, e la sua spes
sezza ad 1/5 di questo diametro.
I Giunto a met ferro. -- Biteuendo sempre le stesse denominazioni la lunghezza idi
ciascuna delle due parti tagliate a mezzo ferro, che formano il giunto dei due alberi, e

uguale al doppio del diametro 71 del loro perno; la lunghezza L del manicotto in ghisa, che
labbraccia, uguale a tre volte il diametro; impiegando una sola chiavetta o nervatura, le

si d per larghezza c:0,4 d, e per spessezza 0:: 0,1 d;'se applicansi due chiavette o due
nervature, che allora vengono messe in direzioni diametralmente opposte, laggetto re
stando sempre uguale, si ha e : 0,3 71.
Giunto a coda di rondine. - Fig. 8 e 9. In questo sistema la lunghezza del manicotto

uguale a quattro volte il diametro del perno, e la sua spessezza alla met di questo dia
metro. La parte saliente delle due parti estreme, che formano il giunto a coda di rondine,

e anche uguale alla met di questo diametro, e langolo (linclinazione del piano obliquo
del dente colla verticale di 40 gradi.

185
Giunti a cima a cima. -- Fig. 10 e 11. Anche in questo sistema si fa ordinariamente la
lunghezza del manicotto uguale a quattro volte il diametro del perno, e la sua spessezza

TAV. Vlll.

media non meno della met ossia e: 0,5 il. La larghezza della chiavetta, che ssa il mani

cotto entrando mct nella sua spessezza e met nellalbero, si far colle stesse proporzioni
precedenti, cio: c: 0,411 e 320,111, lasciando uno spazio tra le due estremit di 3 a

4 millimetri.
Giunti ad artiglio o ad incastro. - Fig. 19, 20 e 01. Supponendo in questi generi di
giunti, come quelli fusi dun sol pezzo, che il diametro del perno sia conosciuto e che tutte
le parti del manicotto gli siano proporzionali, si fa la lunghezza totale per gli alberi in
ferro L :4 d, e perci la met sar l: 2 d. La spessezza della parte estrema del nocciolo
e uguale 0,5 il, che fa naturalmente per il diametro corrispondente D:'7 d.
Pel diametro maggiore 0 delle parti dentate, che simbracano tra loro per la lun

ghezza 1, si ha D' :3d ed l: 2 d. Per conseguenza la lunghezza resta 1": d. Gli aggetti o
lunghezze S dei denti sono uguali alla met del diametro ossia 8:0,5d; lestensione
superciale di ciascuno di loro uguale ad /4 della supercie del circolo risultante dalla
sezione.
Per le chiavette ovvero le nervature, che ssano il manicottonnestato sulle due estre
mit dellalbero, si avr come larghezza c e come spessezza s: 0:0,3d ed 320,? 11. Si la
scieranno come negli altri 4 o 5 millim. tra una estremit e laltra, ed il dente posto alle
stremit dellalbero per penetrare nellaltro per assicurare la coincidenza dei centri sar

qualche cosa menu di '/1 d.


Giunto a disco. - in tali sistemi ciascun disco ha per lunghezza 1 ed 1' nel mezzo e alla
circonferenza: 1:2 d e l':d; perci ne risulta che il giunto formato dai due dischi avr
per lunghezza totale L:4d e per lunghezza totale della supercie esteriore LI"2 d. In

questa guisa si fa la spessezza e :0,5 d, per diametro medio del dente D :2 d, e per dia
metro esteriore del manicotto 0 :1,5 11. Per maggior chiare2za delle su esposte propor
zioni le applicheremo ad un esempio.

Problema. - Quali saranno le proporzioni da darsi a ciascuna parte dun giunto a


disco di due alberi in ferro, che hanno 0, 100 di diametro?
Soluz. Applicando le suesposte regole si otterranno le seguenti proporzioni:

l : 200 millimetri
l' : 100

D : 200

L : 400 millimetri
L' I 200

D' : 450
)

congiungendo i due dischi con cinque chiavarde, il cui diametro e uguale ad '/3 di quello
del perno. Se invece di cinque ne fossero quattro, esse avrebbero '/4 di quello ossia 1]; d.
Sistema Biondel. _ Nel sistema Blondel, Fig. 16, 17 e 18, le dimensioni del giunto dif

feriscono alquanto dalle precedenti, ad eccezione del diametro esteriore, che solamente
uguale a 4d, e la lunghezza totale ridotta a 3,5d. l cunei a coda di rondine, che uniscono
i due dischi, hanno per spessezza e' 2 d, per lunghezza 0 profondit nel senso del raggio
del disco p:0,1 11, per larghezza,nel mezzo esteriormente avranno a:d, e per larghezza

tra le due basi parallele b:1,5 d.


Il diametro delle chiavarde di collegamento sar di 3/10 d.

Ritenendo qual tipo daccoppiamento dei due alberi quello indicato dalla Fig. 107, le

Fig. 127.

Fig. 22 e 20.

186
varie dimensioni si potranno determinare impiegando le seguenti formule tento razionali

quanto empiriche:
a
: 12

in ferro fucinato,
n

Diametro degli alberi

d : 16

in ghisa;

Diametro allestremit dellalbero d': l,25 d;


Lunghezza del manicotto L :2,7 + 1,9 il;
Spessezza del metallo del manicotto e: I]; + 1/i d;

Larghezza della chiavetta o bietta e :0,9 e;


Spessezza della biella s 21/2 c.
TABELLA DELLE PROPORZIONI DI ALCUNI GIUNTI.

L _

DIAMETRO

DIAMETRO

LUNGHEZZA

SPESSEZZA

DIAMETRO

dell'albero

allestremit

del giunto

del giunto

dellalbero

centim.

centim.

centim.

centim.

centim.

g,gg

4,06

8,88

1,58

3,50

4,69

9,83

1,75

14
15
16
17
}3

al DL
DIAMETRO

, LUNGHEZZA

allestremit I

(M
SPESSEZZA

del glunto

del giunto

centim.

centim_

27,40

4,83

31,20

5,50

3500
38,80

6,13
6,83

centim.

16,25

18,75

3,75
4,00
4,50
2,28

5,63
6,90

11,25
13,15

2,00
2,33

gjog

7,90

15,05

2,66

gp

25,00

40,70

7,16

g',gg

9,42

16,95

3,00

223

27,50

44,50

7,83

21,25
23,75

l
l.

glgg

10,60

18,85

3,33

22%

30,00

48,30

8,50

,
9,00
0,50

11,90

20,75

3,66

26
28

32,50
35,00

i
;

52,10
55,90

9,16
9,83

13,75

23,60

4,16

30

;
E

37,50

59,70

10,50

{(11

I
I

152. Giunti mobili.


Nella meccanica pratica soventi si ha bisogno di unire due parti dun albero ov
vero due alberi fra loro, i quali possono essere o paralleli 0 concorrenti, e qui hanno
luogo due diversi sistemi di giunti. Nel primo caso impiegasi il giunto d'Oldham, e nel
secondo il giunto olandese.

Giunto dOldham. -- Il giunto di Oldham, rappresentato nella Fig. 128, serve a


trasmettere il moto tra due alberi paralleli Ao, Bb;
ma qui lalbero condotto gira sempre con la medesima
velocit dellalbero conduttore, come tosto dimostre
remo. Ciascuno dei due alberi porta alla sua estremit

una forcella FAF, GBG: i quattro rebbii di queste


forcelle hanno in F, F, G, G quattro fori, i quali si
trovano tutti nello stesso piano perpendicolare alle
lunghezze dei due alberi, nei quali fori scorrono libe

ramente le quattro braccia della croce CDDEE. Se


ora si fa girare lalbero Aa, girano insieme con esso
la forcella FAF e lasta ECE della croce, e quindi
anche laltrasta DCD, la quale, essendo sempre per
pendicolare alla prima, si muover sempre con un
Fig. 123
angolo eguale a quello descritto da essa; e per conse
guenza gli angoli descritti dai due alberi saranno sempre uguali, e sempre uguali le velo
cit angolari di essi.

187
infatti le due circonferenze GgGy, F/Ff (Fig. 129) rappresentano quelle, che i rebbii
delle due forcelle descrivono intorno agli assi Aa, Bb; in FF
sono le estremit dei rebbii della forcella conduttrice, in GG

quelle della forcella condotta; lasta DD della croce in tutte


le posizioni della macchina passer sempre pel centro B,
Ialtrasta passer pur sempre pel centro A, epper il centro

L,

C della croce si trover sempre sulla circonferenza di un


circolo di diametro eguale alla distanza AB dei due centri,
poich langolo DCE retto, e i suoi lati passano sempre per
le due estremit del diametro AB (Vedi Fig. 128).
Cosi costruito il giunto di Oldham, e giunto a croce,
sarebbe troppo debole quando avesse a trasmettere grandi
sforzi; ma allora alle due forcelle si sostituiscono due robusti dischi di metallo calettati

perpendicolarmente alle estremit dei due alberi, ed in contatto tra loro; nelle due faccio,
che si toccano, si scolpiscono due profondi solchi secondo due diametri, che in tutte le

posizioni del meccanismo si trovan mantenuti in direzioni tra di loro perpendicolari da una
croce, le cui due aste di sezione rettangolo, collocate in piani differenti, scorrono ciascuna
entro uno di quei solchi, senza sporger punto al dissopra della supercie del disco.

Giunto olandese. - Il giunto olandese o di Cardano od universale serve a riunire le


estremit di due alberi, i quali sono suscettibili di formare un angolo qualunque tra loro,
sia accidentalmente, sia duna,maniera continua anche durante la trasmissione del moto.
La Fig. 130 rappresenta un giunto universale. Per

comprenderne la propriet si osserver, che, quando il


moto di rotazione impresso allalbero Aa, questo
conduce con s la forcella ACc posta alla sua estre

mit, cosicch le braccio della croce Cc e Ud pos


sano girare sui loro perni rispettivi postialle estremit
dei rebbii della forcella ACc; il sistema, che riunisce
lasse Bb colla croce Dd, simile; ma, siccome le quat
tro braccia della croce sono unite solidariamente tra
loro e non formano che un sol pezzo, evidente che
quelli, che servono di sostegno ai rebbii della forcella

fissa sullasse Bb girando imprimono un moto di rota-

9 30

zione allasse Aa. La propriet, che questo sistema ha


di trasmettere il moto di rotazione, anche quando i due assi variano langelo, che fanno

tra loro, risulta dalla disposizione descritta superiormente. In effetto i due assi potendosi
inclinare secondo una direzione qualunque attorno allaltro asse, uno pu sempre consi
derarsi come fisso, a causa della doppia rotazione possibile attorno ai perni e ai due
assi rettangolari fra loro, ossia secondo una linea tracciata in un piano di un azimuto

qualunque, per cui permette di ottenere tutte le inclinazioni possibili, ci che la pro
priet caratteristica di questa giunture. Perci la giunture di Cardano, che spesso invece
della forma descritta ha quella della Fig. 13! o quella rappresentata nella Tav. IX, sovente
impiegata come sostegno

lasciando una libert as


soluta dinclinazione in
tutti i sensi alla parte
sorretta attorno al centro

della croce. Gli assi delle


braccia della croce cc',
dd' possono appartenere
ad unintersezione delle

due braccia avente una


forma qualunque M ,
bench quella sferica a
dempia alle condizioni

di resistenza pi conve
nientemente,perchillor

m. tal.

188
punto dintersozione si confonde con quello degli assi A e B prolungati. Se l'angolo for
mato dai due assi si avvicina a 90', la rotazione duno di essi tende a torcere i perni e a
far girare la croce, e lapparecchio non pu pi servire. Anzi anche avanti a questo limite,
quando langolo non gran cosa maggiore di 90, gli attriti e la torsione, che si producono,
l'anno si che con questo giunto non si possono trasmettere grandi sforzi, anzi non si deve
impiegare quando langolo dun asse collaltro prolungato e superiore a 45", o che lan
golo misurato tra i due assi inferiore a 135'; in tal caso si supplisce con un asse

intermediario, che riunisca i due primi.


Quando non si pu disporre dun asse intermediario, e l'angolo dei due assi infe
riore a 130, simpiegher la doppia giuntura di Hooke (Fig. 132), che componesi di due

giunture olandesi, la cui riunione permette la trasmissione del


moto, qualunque sia langolo dei due assi. Talvolta simpiegano
TAV. IX.

pure delle giunture triple.


Giunto di Cardano (l). - Fra i varii sistemi di giunture,

Fig. I, 2 e 5.

che si posseggono nella meccanica pratica per collegare il moto


di due alberi, i cui assi sono suscettibili di variar direzione, e
perci formar un angolo fra loro, la giunture cardanica, della

Flg. t52.

quale rappresentiamo due modelli (Tav. IX). Le Figure 1, 2, 3 rap


presentano la pi semplice, e le Figure 4, 5, 6 corrispondono ad

una costruzione pi accurata. Gli alberi A e A', che si vogliono congiungere per una giun
tura variabile, portano rispettivamente fisse su ciascuna estremit le forcelle B, B', che
per mezzo di due articolazioni vengono a congiungersi ad un circolo C allestremit di due

diametri perpendicolari per mezzo delle chiavarde I), di cui 0' pu essere conservato
d'un sol pezzo, e traversa il circolo C, come pure i rebbii della forcella B da parte a parte.
Considerato geometricamente, questo apparecchio costituisce due assi, che sono le chia
varde stesse, che si tagliano perpendicolarmente, ed attorno alle quali i due alberi A, A'

possono descrivere degli archi di circolo duna certa amplitudine nei due piani egual
mente perpendicolari, come si disse superiormente.
Supponendo lalbero A perfettamente rigido ed animato da un moto di rotazione si
comprender facilmente, che il circolo C, solidario a questalbero per mezzo della for

cella B, gira con esso e nello stesso tempo obbliga al moto circolarei due rebbii della
forcella B' portanti il secondo albero A', di cui esso fa intimamente parte. Legali in questa

guisa due alberi, possono variare di direzione senza punto tralasciare di trasmettersi il
moto rotatorio. Quando lalbero suscettibile dessere inclinato, sia continuamente ovvero
accidentalmente, deve essere indipendente dai due apparecchi, motore e mosse, e costi
tuire un vero intermedio tra gli organi di questi, i quali debbono conservare la loro
rigidit, simpiega una doppia giuntura. Un tal apparato malgrado i suoi vantaggi non
per senza inconvenienti, n applicabile in tutti i casi. Lo sforzo di torsione trasmesso per I
mezzo delle due forcelle, che sono d'un raggio assai corto, e le chiavarde sostengono uno

sforzo di scorrimento proporzionato; perci non si potranno trasmettere con questo ap


parato che sforzi relativamente deboli, ed altrettanto meno considerevoli in quanto che si
vuole avere un numero maggiore di deviazioni, perch la resistenza di un tal giunto dimi
nuisce in ragione della deviazione dalla linea retta.
Prendendo per base della costruzione le forme e le dimensioni delle Figure 1, 2, 3, si

vedr facilmente che ben lungi dellammontare il limite dell'inclinazione, esso non per
metterebbe di estenderlo oltre 25 gradi, ossia quanto risulta naturalmente dallavviciua
mento delle due forcelle contro il circolo C; perci il limite degli angoli possibili dei due
assi dipender dalla forma e dalla resistenza delle parti, che compongono il giunta, la
quale ultima conduce a restringere questo limite anzich ad estenderlo, e perci nel dare
una forma a preferenza dunaltra bisogner tener conto della potenza da trasmettere (2).

(I) Medico, losofo e matematico italiano di grande rinomanza nel secolo XVI. Nacque a Pavia il di 2| settembre

452t, e mor volontariamente di farne a Roma il di 2| settembre 1576, afne di non smentire la predizione, che
aveva fatto dell'anno della sua morte.
(2) Nella trasmissione oblique la velocit dei due alberi, ancorch sia evidentemente uguale m ambidue in

un

determinato tempo e numero di rivoluzioni, non lo per un periodo minore di una rimiuzlone, ossia se la velocit
\
,

189
Le Fig. 1, 5 e6 ci fanno vedere una giunturu cardanica duna costruzione pi studiata
e conveniente ad un meccanismo di accurata costruzione. Le forcelle B', B sono costrutto

TAV. lX.
Fig. 4, s e 0.

per mezzo di due robusti dischi cilindrici in ghisa torniti esteriormente ed imbiettatisugli
alberi A ed A', i quali hanno la forma di veri seggi col rispettivo cappello a ritenuto da

ehiavarde e dai cuscinetti in bronzo b per i perni, i quali sono uniti fra loro per mezzo d'una
specie di croce in ferro lucinato C, che sostituisce il circolo della disposizione precedente,

ma anche in questo il numero delle inclinazioni possibili dei due alberi e assai circoscritto.
Giuntura. Gardanica delle alici. - Le Figure 7, 8, 9 rappresentano una
giunture cardanica applicata ad uno degli alberi giganteschi, che regolano le alici

Fig. 7, 8 e 9.

prepulsive dei maggiori bastimentl a vapore da guerra. Questa stata costrutta


nelle ofcine di Indret per la connessione delle sale ripiegato duna macchina marina
della forza di 900 cavalli sulla linea degli alberi dellelice. Questo macchinismo
degno dosservazione per la cura apportata nella sua costruzione e per le sue propor
zioni; esso composto sullo stesso principio delle Figure 1. 2, 3precedenti.
La Fig. 7 la veduta esteriore del giunto.

La Fig. 8 un taglio trasversale del giunto fatto secondo un piano passante per
il centro dei perni; la parte dellasse A e la parte ripiegata portano tutte quelle
altre, che non possono essere fucinate con esso, perci si connette loro la forcella B,
potente organo in ferro fucinato, che trovasi fissata per mezzo di due chiavi a al
secondo albero A', la cui forma generale cilindrica. I rebbii di queste due forcelle

sono armati di quattro perni D e D' alquanto conici e ssati per mezzo dei dadi b; essi
sono congiunti ad angolo retto per mezzo dun circolo in ferro C formato in due parti
nel senso della sua spessezza, nelle quali sonsi praticate delle aperture circolari per
postare i cuscinetti in bronzo e dei perni D; le due parti del circolo, il quale deve
in effetto essere in due parti per poter riunire le varie altre, che formano il giunto,

e sono solidamente riunite per mezzo di otto chiavarde d a teste e dadi incastrati
e disposti a due a due da ciascun lato dei perni D.

Per congiungere le due parti degli alberi, che portano lelice nei bastimenti a

Fig. 10 e H.

vapore di minori dimensioni, dordinario usasi un manicotto a due ginocchi. Quello

rappresentato colle Figure 10 e 11 stato eseguito nellofcina dei sigg. Nillus di


Havre per un legno di 160 cavalli nominali. Esso sicompone di due manicotti in ferro
a orecchio B e B' imbiettati sulle estremit degli alberi A e A', che trattasi di con
giungere; uno dei due manicotti porta due robusti perni a ginocchio a aventi la

forma conica, imbiettati su ciascun orecchio e terminati dallaltra parte in forma di


oliva, i quali penetrano nei buchi aperti nelle orecchie dei manicotti posti uno contro
laltro allestremit delle parti AA dellalbero da congiungersi, in guisa dassicurare
non la rettitudine degli assi, ma almeno la concordanza dei centri. Leffetto di questa
giuntura quasi analogo al descritto, e sintende abbastanza dal disegno. Ci che

importa di prendere in considerazione sono le proporzioni adottate comparativamente


alla potenza da trasmettersi, di cui il diametro dellalbero lespressione esatta. La

Fig. 12 potr servire a compiere la serie di questi congegni; quello da essa rappre
sentato non ditierisce dal primo che per le sue dimensioni in rapporto collalbero.
Esso appartiene ad una macchina costrutta da Mazeline e Comp. per le maggiori bat
terie galleggianti della marina francese, e serve a legare direttamente lasse ripiegato

della macchina, di cui A lestremit ad A' la. prima parte dellalbero maggiore.
Questo sistema di giunto riunisce le stesse propriet della. giunture. cardanica, ma
entro limiti pi ristretti e con minore complicazione del macchinismo.
Esercizii. - Si disegnino i vari sistemi di giunti, Fig. 1, 2, 3, 4, 5, 6, '7, 8, 9,10, 11
e 12 della Tao. IX.

dellalbero conduttore e uniforme a quella dell'albero condotto, il periodicamente variabile nella durata d'un giro.
Ma considerato esclusivamente sotto il rapporto pratico questo difetto di poca entit anche sotto una inclinazione
di 60 gradi, limite superiore a quello possibile ad ottenere; colla giunlura presa, per esempio nelle Figure 1,
2, 5, la variazione si ripete perlodicamente quattro volte per giro, e dividendo un quarto di rivoluzione In sol
tempi uguali ossia in tanti angoli di 45 gradi, la velocit uniforme seguir una progressiva, di cui Il primo termine
un angolo di 17 gradi e l'ultimo di 15 circa.

Fig. 12.

190
ARTICOLO III.
lamenti a imbracamenln.

TAV. X.

153. - Gli innesti a imbracamenio e disbmcamento, o semplicemente


imbracaioi, come si disse al N" 150, sono quelli, che si fanno per collegare
due parti dun albero, fra le quali la comunicazione del moto si pub inter
rompere e ristabilire senza scomporre la macchina e merc di un semplice
cambiamento di luogo di qualcuna delle sue parti.

Si distinguono negli imbracamenti quelli, la cui modicazione del moto


si fa ad arbitrio del macchinista, e quelli, in cui la. macchina lo e'ettua da

se stessa ad istanti determinati.


Talvolta designasi ancora col nome dimbraeamento un macchinismo desti
nato a cambiare il senso della rotazione dun albero oduna ruota, che i
francesi chiamano changemeni de marche.
Fra gli innesti a imbracamento vanno compresi ancora tutti quei macchi
nismi, coi quali si pu mettere in moto o fermare una macchina o parte di
essa, ovvero che hanno per ufcio di riunire in un tempo determinato lo
sforzo di due motori della stessa ed anche di differente natura per concorrere
a produrre un dato effetto, come riunire in un determinato tempo un motore
idraulico con una macchina a vapore od altro motore.
Gli imbracamenti ordinarii sono apparati di natura dierentissima, ma che si
possono ridurre ai quattro seguenti tipi: imbracamento rettilineo, imbracamenio per

sollevamento, manicotti dimbracamento e cingoli dimbracamento.


Nei primi vanno comprese le aste d'eccentrici, la culissa di Stephenson, ecc;
nei secondi il sedile a sollevamento, il treno, il treno complementare, il treno mul
tiplo; nei terzi il manicotto ad artigli retti od obliqui, i coni a frizione, le tenaglia di

imbracamento, limbracamento a vite, quello istantaneo, lautom