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Mircea Eliade

Il mito dell'alchimia
seguito da

L'alchimia asiatica
Postfazione di Guido Brivio

Bollati Boringhten

Prima edizione giugno 2oo i


2oo ~ Bollati Boringhieri editore s.r.l., Torino, corso Vittorio Emanuele II, 86
I diritti di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento totale o parziale con qualsiasi mezzo (compresi i microfilm e le copie fotostatiche) sono riservati
Stampato in Italia dalla Stampatre di Torino
ISBN 88-339-1309-O

Traduzione e note integrative di Guido Brivio


Schema grafico della copertina di Pierluigi Cerri
Stampato su carta Palatina delle Cartiere Miliani Fabriano

Il mito dell'alchimia

TheMyth of Alchemy, in Parabola, 3, 3, r978, PP. 7-23, poi in


Mircea Eliade, Cahiers de l'Herne, 33, I978, pp. I57-67, nella traduzione francese di Ilena Tacu con il titolo Le mythe de l'alchimie.

Il fatto di aver potuto ristabilire il senso e i fini originari dell'alchimia soprattutto un merito della perspicacia della storiografia contemporanea. Fino a non molto
tempo fa, l'alchimia veniva ancora considerata come una
protochimica, vale a dire come una disciplina ingenua,
prescientifica o, all'opposto, come una congerie di sciocche superstizioni prive del ben che minimo rapporto con
la cultura.
I primi storici delle scienze cercavano nei testi alchemici le osservazioni di fenomeni chimici o le scoperte che
avrebbero potuto esservi contenute. Ma un simile atteggiamento equivarrebbe a mettersi a giudicare e a classificare le grandi opere poetiche secondo i criteri della loro
verosimiglianza storica i loro precetti morali o le loro implicazioni filosofiche. E indubbio che gli alchimisti contribuirono di fatto al progresso delle scienze naturali, ma
ci accadde indirettamente - e solo come una conseguenza del loro interesse per le sostanze minerali e la materia
vivente - dal momento che essi erano degli sperimentatori, e non dei pensatori astratti o dei letterati eruditi.
E tuttavia il loro interesse per la sperimentazione non
si limitava all'ambito propriamente naturale. Come ho

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gi tentato di dimostrare nel mio Forgerons et alchimistes,~


gli esperimenti che gli alchimisti conducevano sulle sostanze minerali o vegetali avrebbero avuto un fine ben
pi ambizioso: modificare la natura del loro stesso essere.
Il recente mutamento di prospettiva storiografica costituisce di per se stesso un evento culturale ricco di significato; tuttavia considerazioni di questo genere ci
condurrebbero troppo lontano. Basti dire che si pu
scorgere questo nuovo modello di indagine storiografica
- per citare solo qualche nome - nelle ricerche di Joseph
Needham e di Nathan Sivin sull'alchimia cinese;2 in
quelle di Paul Kraus e di Henry Corbin sull'alchimia islamica, nelle indagini di H.T. Shepard sull'alchimia ellenistica4 e di Walter Pagel e Allen G. Debus sul Rinascimento e le epoche successive.5 Aggiungerei anche qual' M. Eliade, Forgerons et alchimistes, Paris 1956, nuova ed. riv. ampi.
1977 [trad. it. Arti delmetallo e alchimia, Torino 198o, 2' ed. I987]. Si veda anche Id., The Forge and the Crucibte: A Postscript, in History of Religions, 8, 1968, pp. 74-88.
2 j. Needham, Science and Civilization in China, Cambridge 1954-74,
voll. 2 e 5, t. 2 [trad. it. Scienza e civilt in Cina, Torino 1983, vol. 2];
N. Sivin, Chinese Alchemy: Preliminary Studies, Cambridge (Mass.) 1968,
cfr. la recensione di M. Eliade in History of Religions, i o, i 97o, PP.
178-82.

P. Kraus, ]~bir ibn 'Hayydn: Contributions l'histoire des ide scientifiquex dans l'Islam, Mmoires de l'Institut d'gypte, XLIV-XLV, Le Caire
1942-43; H. Corbin, Le Lvre du Glorieux de ]~bir ibn 'Hayy~n: Alchimie etarchtypes, in Eranos-Jarbuch, 18, I95O, pp. 47-114; Id., En Islam
iranien, Paris 1971-72, vol. 4, cfr. indice s.v. alchimie, alchimique.
4 Cfr., tra i numerosi articoli di Shepard, Gnosticism and Alchemy, in
Ambix, 6, 1957, pp. 86 o i; The Redemption Theme and Hellenixtic Alchemy, ivi, 7, 1959, PP. 42-76; The Ouroboros and the Unity of Matter in Alchemy: A Study in Origins, ivi, io, 1962, pp. 93-96.
Tra i numerosi testi di Pagel, si vedano in particolare Pamcelsus: An
Introduction to PhiloophicaI Medicine in the Era of the Renaissance, BaselNew York 1958 [trad. it. Pamcelso: Un'introduzione alla medicina filosofica
nell'et del Rinascimento, Milano 1989]; Das medizinische Weltbild des

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che altra opera promettente uscita di recente, come quella su John Dee6 ecc.
Per riuscire a situare in modo pi corretto l'alchimia
nel suo contesto originario, occorre tener presente questo fatto: in tutte le culture in cui l'alchimia presente,
essa risulta sempre intimamente legata a una tradizione
esoterica o mistica - in Cina, il taoismo; in India, lo yoga
e il tantrismo; nell'Egitto del periodo eUenistico, Ia gnosi; nei paesi islamici, le scuole mistiche esoteriche ed ermetiche; in Occidente, nel corso del Medioevo e del Rinascimento, l'ermetismo, il misticismo cristiano e settario, la qabbal. In definitiva, tutti gli alchimisti dichiarano che la loro Arte una pratica esoterica che persegue
scopi analoghi o affini a quelli delle grandi tradizioni esoteriche e mistiche.
Prenderemo in esame pi avanti alcune pratiche alchemiche nei loro caratteri specifici. Per il momento, ci che
ci preme sottolineare l'importanza del segreto, cio della
trasmissione esoterica delle dottrine e delle tecniche alchemiche. Il pi antico testo ellenistico, il Physikd ka mystikd
- risalente probabilmente al n secolo d. C. - narra come
questo libro stesso fu rinvenuto, dopo esser rimasto nascosto all'interno della colonna di un tempio egizio. Nel prologo di un trattato alchemico indiano classico, il Ras~mava,7 la dea domanda a Siva il segreto per divenire un fivanParaceIsus, seine Zusammenhiinge mit Neuplatonismus und Gnosis, Wiesbaden 1962. Di Debus si vedano The English Paracelsians, London 1965; The
ChemicaI Dream of the Renaissance, Cambridge I968; Alch'emy and the
Historian of Science, in Hstory of Science, 6, x976, pP. I28-38; The
Chemical Philosophers: ChemicaI Medicine from Paracelsus to van Helmont,
ivi, i2, x974, pp. 235-59.

6 [p. French, John Dee, London 1972].


7 [L'oceano del rasa. Il termine rasa usato in sanscrito per designare

qualsiasi liquido; significa in particolare linfa, succo, nettare, ma

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mukta, cio un liberato in vita. E Siva risponde che


questo segreto assai poco noto, anche fra gli di stessi.
Anche il pi celebre alchimista cinese, Ge Hong8 (26o34o) insiste sull'importanza del segreto, affermando: Le
ricette efficaci sono coperte da segreto [...] Le sostanze a
cui si fa riferimento sono comuni, ma non possibile identificarle se non si a conoscenza del codice in cui vengono
espresse .9 L'intenzionale oscurit dei testi alchemici, che
li rende incomprensibili al non iniziato, diviene pressoch
un luogo comune nella letteratura occidentale postrinascimentale. Un autore citato nel Rosarium philosophorum'o
afferma: Solo colui che sa come ottenere la Pietra Filosofale comprende le parole che la riguardano>>.11 E il Rosarium premunisce il lettore che simili questioni devono essere tramandate in forma mistica, cost come la poesia fa
si riferisce anche ai fluidi del corpo, e in particolare allo sperma, tra cui lo
sperma di Siva (harabija), cio il mercurio. Rasa termine che appartiene anche alla sfera dell'esperienza estetica e assume in tal caso il significato di sapore, emozione.]
s [Ge Hong - vissuto probabilmente fra il 28o e il 34o circa d. C. (datazione considerata oggi pi attendibile di quella accolta da Eliade) - forse il
pi celebre alchimista cinese. Egli tuttavia, pi che un alchimista, da considerarsi un cercatore di immortalit nel senso tipico della tradizione taoista della dinastia Han, per cui l'alchimia non costituisce l'orizzonte supremo n l'unico mezzo - sebbene il pi importante - per divenire un immortale.]
9 Ge Hong, Baopu zi, cap. x6, trad. di Lu-Chiang Wu e T.L. Davis, Ko
Hung Oh the Yellow and the White, in Proceedings of the American Academy of Arts and Science, 7o, ~ 935, PP. 221-84, in particolare pp. 2663.
~o [Nome attribuito a vari testi di alchimia che fa riferimento alla simbologia alchemica della rosa. Il pi antico e celebrato di questi testi quello attribuito ad Arnaldo da Villanova, medico catalano di grande notoriet
nella seconda met del xIv secolo, nato tra il x 235 e il 1248 e vissuto in varie corti d'Europa: nel x285 presso Pedro III d'Aragona, nel I3o8 con papa
Clemente V ad Avignone, nel I3o9 alla corte di Roberto a Napoli, dove
scrisse le sue opere alchemiche; peri in un naufragio nel 131 i 2.]
~~ Cfr. Eliade, Forgerons etalchimistes cit., p. i4o [trad. it., p. I45].

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uso di racconti e parabole. In sostanza, ci troviamo di fronte a un vero e proprio linguaggio segreto . Secondo alcuni autori, esisteva addirittura un giuramento di non divulgare il segreto nei libri, x2
Ora, come noto, il segreto era la regola generale di
quasi tutte le scienze e le tecniche ai loro primordi: la ceramica, le arti dei minatori e del metallo, la medicina e la
matematica. Disponiamo di una ricca documentazione
sulla trasmissione segreta dei metodi, degli strumenti e
delle ricette in Cina e in India, nell'antico Vicino Oriente e in Grecia. E anche in tempi ben pi recenti, un autore come Galeno premunisce un suo discepolo che la
scienza medica che egli insegna dev'essere ricevuta come
l'iniziato riceveva la telet nei misteri eleusini." Di fatto,
nel momento in cui si svelavano a qualcuno i segreti di un
mestiere, di una tecnica o di una scienza, lo si sottoponeva a un'iniziazione. Tuttavia, per l'alchimia orientale o
per quella occidentale, la rivelazione dei segreti faceva
parte integrante di uno sfondo mitico pi vasto, che si
pu tentare di descrivere nel modo che segue. All'origine
dei tempi, tali segreti vennero rivelati ad alcuni personaggi leggendari - ma in seguito furono posti sotto sigillo, e dunque gelosamente custoditi. Questo lungo periodo di occultamento ha per di recente avuto termine;
cost di nuovo possibile aver accesso alla rivelazione originaria - ma, ben inteso, tale rivelazione pu essere condivisa solo da alcuni discepoli eletti, e dopo aver subito una
speciale iniziazione.
Il tema mitologico della rivelazione primigenia, nascosta da tempi immemorabili e da poco svelata o riscoper~2 Zadith Senior, cfr. Eliade, Forgerons et alchimistes cit., p. 140 [trad.
it., p. I5~].
~3 Cfr. Galeno, De usu partium, vn, 14.

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ta, ebbe un grande sviluppo nel corso degli ultimi quattro secoli della nostra era. E questo un tema che si ritrova con facilit in India come nel Vicino Oriente, in Egitto e nelle regioni mediterranee. Tutta una letteratura
deUa rivelazione comincia a svilupparsi in epoca eUenistica - e gi in realt a partire dal discepolo di Platone,
Eraclide Pontico (390-3 io a. C.) - fino agli innumerevoli libri oracolari, alle opere apocalittiche e pseudo-epigrafiche ebraiche e al Corpus Hermeticum.~4
I segreti che vengono rivelati in questi scritti possono
trovarsi in relazione con eventi imminenti e decisivi della storia - come nel caso delle opere oracolari o apocalittiche - oppure sostenere di rivelare i mezzi per conseguire la perfezione, la saggezza, la salvezza o addirittura
l'immortalit.
La letteratura alchemica appartiene a questa seconda
categoria. Gli scritti degli alchimisti cinesi, indiani, islamici ed europei fanno riferimento a metodi, esperimenti
e ricette che sono capaci di assicurare all'individuo la
guarigione e perci il prolungamento indefinito della vita umana - ma anche di rendere perfetti i metalli vili, ovvero di trasmutarli in oro alchemico - o addirittura di
concedere all'uomo l'immortalit. un tratto caratteristico che il compimento dell'opera alchemica non abolisca l'obbligo al segreto e all'occultamento. Secondo Ge
Hong,15 gli adepti che riescono a ottenere l'Elixir e che
divengono immortali (xian) continuano a vagare per il
mondo celando la loro condizione di immortalit e non
possono essere riconosciuti se non da qualche alchimista
14 Cfr. i testi citati e analizzati da M. Hengel, Judaism and Hellenism,
Philadelphia I974, vol. i, pp. 2i 1-43; voi. 2, pp. i39-64.
15 Ge Hong, Baopu zi, cap. 3, trad. di E. Feifel, in Monumenta serica, 6, 194i, pp. r I3_:,TI' in particolare pp. I82-83.

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pari a loro. Allo stesso modo in India esiste un'immensa


letteratura, in sanscrito e nei vari idiomi, a proposito di
alcuni celebri siddba,16 cio yogin alchimisti in grado di vivere per secoli che raramente si rivelano,x7 Ed la stessa
credenza che troviamo diffusa nell'Europa centrale e occidentale: si riteneva che alcuni ermetisti e alchimisti potessero vivere per un tempo indefinito senza che i loro contemporanei fossero in grado di riconoscerli - come fu il caso di Nicolas Flamel~8 e di sua moglie Pernelle. Nel xva secolo si era diffuso lo stesso mito a proposito dei Rosacroce; e nel secolo successivo, a un livello pi popolare, nei
confronti del misterioso conte di Saint-Germain.
Questo sfondo mitico - la rivelazione riscoperta dopo
un lungo periodo di oscurit attualmente in possesso di alcuni iniziati che si sono impegnati a mantenere il segreto
sul loro operare - si rivela di una straordinaria importanza
per la comprensione dell'alchimia. Le fasi dell'opus alchemico costituiscono un'iniziazione - e cio una serie particolare di esperienze aventi come fine la trasformazione radicale della condizione umana. L'iniziato che ha consegui~6 [Persona realizzata o resa perfetta. Nel sud dell'India i perfetti erano i maestri di arti occulte, di yoga e alchimia, noti, in lingua tami!,
come cittar, maestri dei poteri - cio coloro che avevano conseguito le
siddhi, i poteri, appunto, o attingimenti.]
~7 Cfr. M. Eliade, Yoga: Immortality and Freedom, New York 1958,
Pp. 296-97 -- Le Yoga: Immortalit et libert, Paris T954, 2a ed. I975, PP.
299-3oo [trad. it. Lo Yoga: Immortalit e libert, Milano I973, 2a ed. I995,
pp. 283-84].
~s [Scrivano pubblico e copista (circa ~ 33o418). Sotto questo nome si
sviluppata, nel xvI e xvn secolo, una leggenda - originata dalla straordinaria
quanto misteriosa fortuna che il personaggio lasci alla fine della propria vita e che fu spiegata con la sua scoperta deUa Pietra Filosofale - che ha fatto
di Flamel forse il pi celebre degli alchimisti francesi. A1 suo nome sono
ascritte opere come Le livre desfigures hiroglypiques (i6i 2) e il poemetto in
versi Le sommaire philosophique (156 i). L'edizione critica moderna delle sue
opere autentiche N. Flamel, Ecrits alchimiques, Paris I993.]

mente il suo nuovo modo di essere in una


profana, e
si vede costretto a impiegare un linguaggio segreto. D'altronde, egli rifiuter una longevit miracolosa, un'irnmor.
talit di tipo terrestre, e altro ancora per le stesse ragioni
per cui il Buddha proibiva ai bhikkhu~9 di manifestare i loro
poteri prodigiosi (siddbi). Tali poteri infatti avrebbero potuto turbare gli ignoranti e sviare gli innocenti.20
Non intendo attardarmi qui a discutere le origini dell'alc~,2~ ma evidente che i fini della ricerca alchemica- segnatamente la salute e la longevit, la trasmutazione dei metalli vili in oro, la fabbricazione dell'Elixir dell'immortalit - hanno alle proprie spalle una lunga preistoria in Oriente - e anche in Occidente. E d'altro canto

questa storia pregressa rivela sullo sfondo, in modo significativo, una precisa struttura mitico-religiosa. In effetti,
non difficile trovare numerosi miti che evochino una
sorgente, un albero, una pianta o una qualsiasi altra sostanza in grado d assicurare longevit, ringiovanimento
o immortalit. Si possono ricordare il soma vedico,22
19 [Termine p~li. In sanscrito bhiksu, persona che prende cibo come
elemosina, essendo la bhiksa il cibo lemosinato. Reso abitualmente con
monaco, ovvero questuante, colui che vive cio elemosinando il cibo.]
20 Cfr. Eliade, Yoga: Immortality and Freedom cit., p. 179 = Le Yoga:
Immortalit et libert cit., p. 184 [trad. it., p. 174].
21 Elade, The Forge and the Crucible cit., pp. 77-78; Sivin, Cbinese Alchemy cit., pp. 22_23; R.P. Multhauf, The Origins of Chemistry, New York
I967, pp. 82-83; e soprattutto Needham, Science and CiviIization in China
cit., voi. 5, t. 2, pp. 14 sgg.
22 [Spremuto, succo. Pianta dotata di modesti poteri stupefacenti,
stata, nel corso dei secoli, identificata con svariate specie botaniche. Probabilmente da annoverarsi tra le asclepiadacee, anche se spesso il termine
soma veniva a indicare, a volta a volta, le varie piante locali. presentata,
tradizionalmente, come una pianta montana, dai cui gambi cola lattice.
Non sembra invece accettabile 1'"
ipotesi,
forrnulata
1968, che
identifica con il fungo allucinogeno Amanita
muscaria,
dalnel
momento
chelanei
testi

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Iy

l'haoma iranico,23 l'ambrosia greca, e la leggendaria caldaia celtica che custodisce il cibo d'immortalit;24 oppure
ancora la Fontana della Giovinezza, le erbe miracolose e i
frutti appesi a un albero difficile da raggiungere che possono donare l'eterna giovinezza. Ora, in tutte le tradizioni alchemiche - e in special modo nell'alchimia cinese piante e frutti particolari svolgono un ruolo determinante
fatto esplicito riferimento a un vegetale dotato di foglie. Nel mondo vedico, il soma una bevanda sacra - cibo degli di - la cui preparazione e libazione sul fuoco costituisce la parte fondamentale della liturgia.]
2 [Pianta di dubbia identificazione. Secondo la tradizione, l'haoma
cresce odoroso in alta montagna; nella preparazione, i suoi steli vengono
seccati e pestati in un mortaio rituale, quindi miscelati con acqua in modo
da produrreun succo verdastro che, filtrato, assume colorito giallastro e
gusto acre. E descritto nelle fonti antiche come un arbusto somigliante all'erica e con foglie simili a quelle del gelsomino; corrisponderebbe all'amomuro dei latini e all'am~tuon dei greci. E stato modernamente identificato
con l'Asclepias acida o Cynanhum viminale. L'offerta di haoma il centro
del sacrificio mazdeo come il soma il centro di quello vedico. Nell'H6m
Ya~t, una sezione dell'Avesta, si parla a pi riprese del santo haoma, che
allontana la morte. Cfr. D. Chioli, Ilsanto haoma che allontana la morte, in Bollettino d'informazione della Societ italiana per lo studio degli
stati di coscienza, 2, I998, pp. I2-I6.]
24 [La caldaia d'immortalit un tipico elemento mitico indoeuropeo.
Nella tradizione irlandese, il dio Dagda - il Dio Buono - il possessore
della caldaia d'immortalit, che costituisce il suo stesso attributo. I defunti, tuffati nella caldaia e cotti, ne resuscitano trasmutati, divenendo immortali. Nel mito greco di Medea, si assiste a una pratica analoga in cui la
maga, dopo aver tagliato a pezzi una pecora, la cuoce in una caldaia magica, da cui l'animale risorge come agnello; Medea proporr la stessa pratica
di immortalizzazione al re Pelia, salvo poi non risuscitarlo, permettendo
cos~ a Giasone di diventare re al suo posto. In India nota la caldaia vedica, cara - nome che indica anche l'oblazione offerta nel sacrificio, bollita
con burro e latte. In essa la vittima viene bollita nel corso del sacrificio,
passata attraverso il fuoco - dunque modificata organicamente - e perci
resa immortale. Quando, in epoche pi recenti, partito per portare aiuto ai
crociati in terrasanta e colto da congestione nel corso della spedizione dopo aver fatto il bagno in un fiume gelato, Federico Barbarossa mori, il suo
corpo fu bollito in una caldaia, le carni separate dalle ossa e conservate nel
miele, in un processo che ancora debitore dell'idea arcaica d'immortalizzazione attraverso il fuoco.]

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IL MITO DELL'ALCHIMIA

nell'arte di prolungare la vita e riconquistare 1'eterna giovinezza.


La continuit esistente fra uno schema mitico-rituale
arcaico e la ricerca alchemica ci viene illustrata in modo
ancora pi evidente nella reinterpretazione e nell'adattamento della ben nota cerimonia del ritorno simbolico alle origini. NeU'India antica, l'archetipo del rituale iniziatico (diksd)2~ ripete in dettaglio il regressus ad uterum" l'individuo viene rinchiuso in una capanna che rappresenta
simbolicamente la matrice, mentre egli diviene l'embrione. Quando esce dalla capanna, l'uomo simile all'embrione che esce dall'utero e viene proclamato nato nel
mondo degli di.26 Ed significativo il fattoche Caraka27 - il pi grande esperto di medicina indiana - raccomandi una terapia analoga per guarire le malattie, e in
particolar modo per ridare giovinezza ai vegliardi. In
questa terapia il malato viene racchiuso in una stanza
buia dove subisce un regressus ad uterum. A questo trattamento fu sottoposto, nel gennaio-febbraio del ~ 938, il
25 [Apparato per cerimonia religiosa, iniziazione che conduce l'iniziando dalla sfera profana al mondo del sacro.]
26 Cff. M. Eliade, Initiation, rites, socits secrtes, naissances mystiques:
Essai sur quelques types d'initiation, Paris 1976, pp. 118_19, nuova ed. di
Naissances mystiques: Essai sur quelques types d'initiation, Paris 1959. [In India ii sacrificante vedico, nei tre giorni precedenti il sacrificio, deve dormire
per tre notti con la propria sposa, stretto tra le sue cosce, senza giacere con
lei. Egli ricoperto di una pelle di antilope nera, simboleggiante la membrana fetale, e deve dormire con i pugni chiusi, come i neonati. Si trova, insieme alla sua sposa, in una capanna che rappresenta l'utero. Cosi si realizza la
sua rinascita. Ad essa seguir il sacrificio che lo render immortale. ]
27 [Uno dei pi celebri autori medici indiani, vissuto probabilmente nel
I-II secolo d. C. La sua opera, intitolata Carakasambitf~, alla base del canone medico indiano, l'Ayurveda. Il nome Caral~a significa Wanderer,
vagabondo, asceta errante, poich, secondo la leggenda, egli vag per
il mondo intero nell'intento di conoscere tutte le malattie che affliggevano
l'umanit.]

IL MITO DELL'ALCHIMIA

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pa.n.dit Mandan Mohan Mahaniya. La stampa indiana riferisce che quando il pan.dit usct dalla stanza aveva l'aspetto di un uomo di sessant'anni. Una parte del canone
Ayurveda,28 specificamente dedicata al ringiovanimento,
porta il titolo di Ras~yana - alla lettera la via della linfa
vitale.29 Ora, il termine ras~yana giunto in seguito a indicare l'alchimia stessa, e la parola rasa verr utilizzata
pi tardi nel senso di mercurio. A1 BirfinP si ingann
a questo proposito nella sua interpretazione dell'oro
alchemico. In tal modo un rito di iniziazione - il compimento di un ritorno simbolico all'interno della matrice,
seguito da una rinascita a un pi alto grado di spiritualit trova, nell'ambito del sistema medico tradizionale indiano, un'integrazione come tecnica specifica funzionale al
ringiovanimento. Ed proprio questa tecnica che assumer, nel suo impiego successivo, il senso di alchimia .
Il regressus ad uterum un fenomeno che risulta implici28 [Scienza della vita, Scienza della medicina; il termine dyus significa anche salute e longevit. Ayurveda il nome, in India, della
scienza medica tradizionale, cos come stata codificata ed esposta nei
principali trattati antichi di medicina, databili approssimativamente dal rr
al vn secolo d. C., ma spesso fatti risalire a epoche assai pi remote.]
29 Cfr. A. Rosu, Considrations sur une technique du rasdyana ayurvedique, in Indo-IranianJournal, r7, I975, pp. 1-29, in particolare pp. 4-5.
[Il termine pu significare anche la via del mercurio o il veicolo del mercurio. Il rasdyana un preparato mercuriale - divenuto poi sinonimo dell'alchimia stessa - che, a quanto si riferisce, se ingerito provoca il ringiovanimento. Rasdyana anche il nome di varie piante. Per il termine rasa cfr.
sopra, pp. II.2, nota 7.]
o [Al Birfini (973-I o3o) fu autore di opere di straordinaria importanza
nel campo della matematica, dell'astronomia, della farmacologia, della storia, della cronologia e delle religioni comparate, note tanto in Oriente
quanto in Occidente. La sua opera sull'India - redatta a partire da fonti di
prima mano - costituisce la base di tutto ci che verr scritto in seguito, in
ambito islamico, sulle religioni e le filosofie indiane; particolare rilievo ha
il suo tentativo di coniugare la filosofia platonica alla sapienza indiana e al
sufisrno islamico. ]

IL MITO DELL'ALCHIMIA

to anche nella pratica taoista della respirazione embrio.


nale. L'adepto cerca di imitare la respirazione a circuito
chiuso propria del feto. Una celebre sentenza taoista illustra il fine da conseguire attraverso questa pratica yogica:
Volgendosi al fondamento e ritornando all'origine si caccia la vecchiezza e si ritorna allo stato di feto>>.~ Un altro
testo taoista indica la stessa via nel modo seguente: Ecco
perch il [Buddha] Ru lai [Tath~gata],2 nella sua grande
misericordia, ha rivelato il metodo del lavoro [alchemico]
del fuoco e ha insegnato agli uomini a penetrare di nuovo
nella matrice, per ricreare lasua [vera] natura e [la pienezza
del] suo destino di vita." E questo un tema che ricompare frequentemente nell'alchimia occidentale. Tra i molti
esempi citati nel mio Forgerons et alchimistes, ricorder
questa frase di Paracelso: Colui che vuole entrare nel regno di Dio deve anzitutto penetrare col proprio corpo all'interno della propria madre e l morire. In un trattato
del xvm secolo si legge: Poich non posso raggiungere il
Regno Celeste se non nasco una seconda volta, desidero ritornare in seno a mia madre, per essere rigenerato>>.4 Tut1 Taixi koujue (Formule orali per la respirazione embrionale), citato
in Eliade, Forgerons etalchimistes cit., p. I29 [trad. it., p. Io9]. [Nonostante le cautele necessarie per l'epoca, riferimento obbligato sul tema della respirazione embrionale Henri Maspero, Les procds de nourrir le principe
vital dans la religion taoiste ancienne, in Journal asiatique, 228, 1937, i,
pp. I77-252; 2, pp. 353-43o, ora in Id., Le Taoisme et les religions chinoises,
Paris T97I, pp. 497-54I (trad. it., Ilsoffio vivo: I procedimenti delnutrire
il principio vitale nella religione taoista antica, Milano 1985).]
2 [Epiteti del Buddha. Il loro significato letterale il cosi venuto o il
cosi andato. Si tratta di formule impiegate per esprimere il carattere enigmatico e assolutamente indicibile dell'uscita del Buddha dal samsdra - il ciclo delle rinascite - in quanto oltrepassamento completo dei lirniti dell'esperienza.]
3 Testo citato in Forgerons et alchimistes cit., p. 124 [trad. it., p. i o6].
~4 [Georg von Welling (alias Gregorius Anglus Sallwigt), Opus magocabbalisticum et theosophicum, I719.] Testo citato in Forgerons et atchimistes cit., p. x59 [trad. it., p. x 38].

IL MITO DELL'ALCHIMIA

ti questi simboli, questi rituali e queste tecniche pongono


l'accento su un'idea fondamentale: per ottenere il ringiovanimento o la longevit necessario ritornare alle origini
e di l ricominciare la propria vita. Ma questa idea implica
la possibilit di abolire il tempo, cio il passato- presupponendo, per la precisione, un certo controllo sul flusso
temporale. Si pu intravedere un'idea pressoch analoga
nelle credenze e nelle pratiche dei minatori e dei metallurghi antichi: Le sostanze minerali p~trtecipano della sacralit della Madre Terra. Incontriamo prestissimo l'idea che
i minerali "crescono" nel ventre della Terra, esattamente
come gli embrioni. Le arti del metallo assumono cosi un carattere ostetrico. Il minatore e il metallurgo intervengono
nello sviluppo di questa embriologia sotterranea: precipitano il ritmo di crescita dei minerali, collaborano aU'opera
della Natura, la aiutano a partorite pi in fretta. In sostanza, a poco a poco, attraverso le tecniche di cui dispone, l'uomo prende il posto del flusso temporale, e la sua
opera si sostituisce all'azione stessa del Tempo.
Avremo occasione di riparlare tra breve delle conseguenze di una prospettiva siffatta; in virt del fuoco, i
metallurghi trasmutano i minerali fanciulli in metalli
adulti, con l'idea implicita che, se si lasciasse loro il
tempo, i minerali si trast~ormerebbero in metalli puri
in seno alla loro stessa madre, la Terra. Meglio ancora, i
veri metalli non avrebbero esitato a trasformarsi in
oro se li si fosse lasciati crescere indisturbati per qualche migliaia d'anni. Una simile credenza era largamente
diffusa nell'ambito delle societ tradizionali e si conserrata nell'Europa occidentale fino alla rivoluzione industriale. Gi intorno al n secolo a. C., gli alchimisti ci5 Forgerons et alchimistes cit., p. 8 [trad. it., p. 8].

IL MITO DELL~ALCHIMIA

nesi andavano affermando che i metalli vili si trasfor.


mano in metalli nobili dopo molti anni. Con questa
credenza concordano anche alcune popolazioni del SudEst asiatico. Nell'Annam si ritiene che l'oro rinvenuto
nelle miniere si sia formato lentamente nel corso dei secoli, e che se si fosse scavata la terra in origine, si sarebbe
scoperto bronzo l dove oggi si trova oro .36
Aggiungere altri esempi sarebbe superfluo. Mi accontenter di citare un alchimista del xvnI secolo. Se non
esistesse alcun impedimento esterno che si opponesse alla
realizzazione dei suoi disegni, la Natura compirebbe, senza alcuna eccezione, tutte quelle produzioni che le sono
proprie [...]. Per questo noi dobbiamo considerare la nascita dei metalli imperfetti alla stregua della generazione
di aborti e di mostri, la quale si verifica solo per il fatto
che la Natura viene sviata nelle proprie azioni e perch incontra delle resistenze che le serrano le mani e degli ostacoli che le impediscono di agire con quella regolarit che
le propria [...]. Da ci deriva anche il fatto che, per
quanto essa non voglia produrre che un solo metallo, sia
costretta a generarne molti. L'oro soltanto tuttavia la
creatura dei suoi sogni. L'oro il suo figlio legittimo,
perch solo esso il risultato della vera produzione.37
E dunque la nobilt dell'oro il vero frutto maturo; gli
altri metalli sono vili poich non hanno raggiunto il loro
stadio di maturazione. In altri termini, il fine ultimo della
natura portare a compimento il regno minerale, farlo
giungere alla sua completa maturazione. La trasformazione naturale dei metalli in oro un fatto iscritto nel loro
stesso destino, poich la natura tende alla perfezione.
6 Forgerons etatchimistes cit., p. 53 [trad. it., p. 45].
37 Ibid. [trad. it., p. 44].

IL MITO DELL'ALCHIMIA

Questo incredibile stato di esaltazione che l'oro in


grado di provocare nell'individuo ci invita a soffermarci
un istante sull'argomento. Esiste una straordinaria mitologia a proposito dell'bomofaber: tutti i miti, le leggende
e i poemi epici che ne trattano narrano gli inizi decisivi
della conquista del mondo naturale a opera dei primi uomini. Ma l'oro non appartiene alla mitologia dell'bomo
faber; esso una creazione dell'bomo religiosus; questo
metallo cominci infatti ad assumere valore per ragioni
di natura essenzialmente simbolica e religiosa. L'oro fu
cost il primo metallo a essere impiegato dall'uomo, bench non se ne potessero ricavare n utensili n armi. Nel
corso della storia, all'interno delle innovazioni tecnologiche - dall'utilizzo della pietra alla lavorazione del bronzo, e poi del ferro, fino all'acciaio - l'oro non ha svolto
alcun ruolo. Come se non bastasse, il metallo pi difficile da estrarre: per ottenere un quantitativo d'oro che
varia dai sei ai dodici grammi occorre portare alla superficie una tonnellata di minerale.
Lo sfruttamento dei depositi alluvionali spesso meno
disagevole ma anche molto meno redditizio" solo qualche
centigrammo per metro cubo di sabbia. A paragone, il lavoro necessario per lo sfruttamento petrolifero infinitamente pi semplice e comodo. Ci nonostante, dal tempo
dei faraoni fino a oggi, gli uomini hanno faticosamente
proseguito la loro ostinata ricerca. Il valore simbolico primordiale dell'oro non ha mai potuto essere annullato,
nonostante la desacralizzazione progressiva della natura e
dell'esistenza umana.
L'oro, l'immortalit ripetono i Brdbmana, testi di
esegesi rituale successivi ai Veda redatti a partire dall'vlII
secolo a. C. Dunque, una volta che si riusciti a ottenere
l'Elixir capace di trasformare i metalli in oro alchemico,

IL MITO DELLALCHIMIA

si raggiunta l'immortalit; la trasmutazione dei metalli


equivale a una sorta di crescita miracolosa. Secondo il famoso alchimista Arnaldo da Villanova,38 esiste in Natura una certa materia pura che, scoperta e condotta a perfezione dall'Arte, trasmuta in se stessa tutti i corpi imperfetti con cui entra in contatto. In altri termini, I'Elixir - o la Pietra Filosofale - portano a termine e completano l'opera della natura. Come afferma fra Simone
da Colonia39 nello Speculum minus alkimiae: Questa Arte ci insegna come preparare un farmaco chiamato Elixir,
il quale, versato sui metalli imperfetti, li conduce alla
perfezione pi completa, ed a questo scopo che fu inventato.4o Ben Jonson ha espresso la stessa idea nel suo
dramma The Alchemist (atto n, sc. 2). Uno dei personaggi, Surly, esita a condividere il principio alchernico secondo il quale la crescita dei metalli dovrebbe essere paragonata all'embriologia animale, per cui - proprio come
un pulcino nasce dall'uovo - qualsiasi metallo finirebbe
col diventare oro attraverso una lenta maturazione nelle
viscere della Terra. Perch, sostiene Surly, l'uovo predisposto a questo fine dalla natura, ed un pulcino in potentia. E Subtle a sua volta replica: Possiamo dire altrettanto del piombo e degli altri metalli, che sarebbero
oro se solo avessero avuto il tempo di diventarlo. E un
altro personaggio, Mammone, aggiunge: Ed proprio
questo il compimento della nostra Arte.
8 [Cfr. sopra, p. 12, nota i o.]
9 [Situo de Colonia il nome del personaggio cui attribuito il trattato alchemico Speculum minus alkimiae, contenuto in un manoscritto risalente al xIv-xv secolo conservato nella Biblioteca dell'Universit di Bologna. Il testo - che spesso stato ascritto anche a Ruggero Bacone - tratta, in sette capitoli, della definizione dell'alchimia, dei principi naturali dei
metalli, delle materie prime da cui si pu trarre l'Elixir, dei processi alchemici e degli strumentidell'Arte. ]
4o Testi citati in Forgerons et aIchimistes cit., pp. i72.73 [trad. it., p. I47].

I L M I TO D E L L ' A L C H I M I A

25

D'altronde, l'idea che l'Elixir sia in grado di precipitare il ritmo temporale di tutti gli organismi, e perci di
accelerare la loro crescita, si ritrova in Raimondo Lullo:
In primavera, in virt del suo grande e meraviglioso calore, la Pietra [Filosofale] apporta vita alle piante: se tu
ne sciogli l'equivalente di un granello in acqua e se, attingendo da quest 'acqua quanto basta per riempire il guscio
di una nocciola, ne bagni un ceppo di vite, il tuo ceppo
dar a maggio uva matura.
L'alchimia cinese, come l'alchimia araba e quella occidentale, esalta dunque le virt terapeutiche universali
dell'Elixir. Ge Hong ripete spesso che l'Elixir era in grado di guarire i metalli volgari e di trasformarli in oro.
Ruggero Bacone, pur senza ricorrere ai termini di Pietra
o Elixir, parla, nel suo Opus majus, di una medicina in
grado di dissolvere le impurit e ogni forma di corruzione del pi vile metallo, di mondare le impurit del corpo
e di inibire cosi efficacemente il decadimento di questo
da prolungare la vita di molti secoli. Secondo Arnaldo
da Villanova la Pietra Filosofale guarisce tutte le malattie [...] Guarisce anche, in un giorno, una malattia che
durerebbe un mese, in dodici giorni una malattia di un
anno, e una ancora pi lunga in un mese. Essa rid ai vecchi la giovinezza.42 Sembra dunque che il segreto principale dell'opus alcbymicum sia collegato al potere che
l'adepto possiede di agire sul tempo umano come su quello cosmico.
E possibile distinguere, nell'ambito naturale, tre ritmi temporali fondamentali: il tempo geologico, il tempo
vegetale e animale, e il tempo umano. Detto altrimenti,
la natura costituisce un immenso organismo vivente, al%

Cfr. Forgerons etalcbimistes cit., p. x73 [trad. it., p. I47].


42 Ibd. [trad. it., pp. I47-48].

26

I L M I TO D E L L ' A L C H I M I A

l'interno del quale tutto ci che ne fa parte - i minerali,


la pietra, le piante, gli animali e gli esseri umani - il
frutto di un'inseminazione, di una germinazione e di una
nascita. Eppure, per ogni forma di vita, i ritmi temporali
risultano differenti; il processo di maturazione per i minerali si compie in alcune migliaia di anni, mentre le
piante germogliano, danno frutto e muoiono nel giro di
pochi mesi. Per riuscire a dominare il tempo, bisogna
dunque imparare a controllare i suoi differenti ritmi, per
poter scambiare, l'uno con l'altro, i suoi cicli temporali.
Come abbiamo gi visto, i primi minatori e metallurghi
erano convinti di poter accelerare la crescita dei minerali
per mezzo del fuoco. Gli alchimisti si rivelarono pi ambiziosi: essi pensavano di guarire i metalli volgari e di
precipitare il loro processo di maturazione, trasmutandoli in metalli pi nobili via via fino all'oro; ma si spinsero
ancora pi in l: il loro Elixir era ritenuto capace di assicurare la guarigione e di ringiovanire gli uomini, prolungando indefinitamente la loro vita e rendendoli degli esseri immortali. In definitiva, per gli alchimisti la vita era
l'epifania del tempo organico. Ma l'intervento attivo
dell'alchimista nel ciclo naturale introduce un nuovo elemento che si potrebbe definire escatologico .
E l'opus alchemico. Il processo di guarigione, maturazione e perfezionamento delle creazioni naturali d luogo, per cosi dire, a un'escatologia naturale; l'alchimista
anticipa il compimento e la realizzazione gloriosa della natura.
Una simile visione pu essere paragonata aU'attesa, in
Teilhard de Chardin, di una redenzione dell'universo a
opera del Cristo - vale a dire la trasmutazione della materia cosmica attraverso il sacramento della messa.
Come avremo presto modo di constatare, esiste una

I L M I TO D E L L ~ A L C H I M I A

fondamentale simmetria fra la teologia ottimista di


Teilhard de Chardin - e in particolar modo fra la sua speranza in un'escatologia cosmica realizzata a opera del
Cristo - e l'ideologia religiosa propria della tarda alchimia occidentale.
Ma, prima di affrontare questi problemi, opportuno
ricapitolare brevemente lo sviluppo dell'alchimia in Europa centrale e occidentale. L'entusiasmo suscitato dalla
riscoperta del neoplatonismo e dell'ermetismo ellenistico all'inizio del Rinascimento italiano si prolung nell'arco di due secoli. E noi sappiamo che impatto profondo e creativo ebbero le dottrine neoplatoniche ed ermetiche sulla filosofia e suU'arte, e che ruolo fondamentale
giocarono nello sviluppo della chimica alchemica, della
medicina, delle scienze naturali, dell'educazione e della
teoria politica.4~
Quanto all' alchimia, non dobbiamo dimenticare che
alcune delle sue nozioni fondamentali - come la crescita
delle sostanze minerali, la trasmutazione dei metalli,
l'Elixir e il voto di segretezza - furono oggetto di trasmissione dal Medioevo sino all'epoca del Rinascimento
e della Riforma. Tanto che gli scienziati del xvn secolo
- ad esempio - invece di mettere in dubbio l'idea di crescita dei metalli, si interrogarono se gli alchimisti potessero davvero giovare alla natura, e se coloro che pretendevano di averlo gi fatto fossero persone degne di
credito, degli ingenui oppure degli impostori.44 Her4 Pagel, Pamcelsus cit.; F. Yates, Giordano Bruno and the Hermetic Tradition, London 1964 [trad. it. Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Roma-Bari I969]; Id., The Rosicrucian Enlightenment, London 1972 [trad. it.
L'illuminismo dei Rosa Croce, Torino 1976].
4 B.J. Teeter Dobbs, The Foundation ofNewton's Alchemy, Cambridge
1975, P. 44.

IL MITO DELL)ALCHIMIA

man Boerhaave (x664-I739) - che viene considerato il


primo grande alchimista razionalista, noto per i suoi
esperimenti di tipo empirico - credeva ancora alla trasmutazione dei metalli; e avremo occasione di constatare, fra poco, il ruolo centrale che occuper l'alchimia all'interno della rivoluzione scientifica newtonana. Ma fu
sotto l'influsso del neoplatonismo e dell'ermetismo che,
in epoca medievale, l'alchimia araba e quella occidentale
tradizionale cominciarono ad ampliare i loro orizzonti di
riferimento. Il modello aristotelico viene rimpiazzato da
quello neoplatonico - che pone l'accento sulle entit spirituali che svolgono una funzione di intermediazione tra
uomo, cosmo ed essere supremo. Questa antica credenza
universale in una cooperazione dell'alchimista con la natura cominci ad assumere, sin d'allora, un significato di
tipo cristologico. Gli alchimisti dell'epoca pensavano
che, cosi come Cristo aveva riscattato l'uomo attraverso
la sua morte e risurrezione, l'opus alchymicum avrebbe
assicurato la redenzione della natura. Heinrich Khunrath, ermetista del xvI secolo,4 assimilava la Pietra Filosofale a Ges Cristo - il Figlio del Macrocosmo - e
pensava che la scoperta di essa avrebbe rivelato la vera
natura del macrocosmo - cosi come Cristo aveva concesso l'integralit del proprio essere a quel microcosmo che
l'uomo.46 C. G. Jung attribuiva una particolare importanza a questo aspetto dell'alchimia del Rinascimento e
della Riforma, tanto che condusse uno studio minuzioso
45 [Alchimista tedesco (~ 56o- x 60 ~). Interpretava la trasmutazione alchemica come un processo mistico che avveniva all'interno dell'anima dell'adepto. Nel suo Amphitheatrum sapientiae aeternae, Hanau i6o2, identific la Pietra Flosofale con Io Spirito di Dio che sovrastava le acque nel primo periodo della Creazione. ]
4c, Teeter Dobbs, The Foundation ofNewton's Alchemy cit., p. 54.

I L M I TO D E L L ~ A L C H I M I A

sul parallelo fra Cristo e la Pietra Filosofale.47 Nel xvnI


secolo, il benedettino Antoine-Joseph Pernety riassumeva con queste parole l'interpretazione alchemica del Mysterium cristiano: Il loro Elixir , in origine, una parte
dello spirito universale del mondo che ha preso corpo in
una terra vergine, da dove dev'essere poi estratto per passare attraverso tutte le operazioni richieste prima di giungere al proprio termine di gloria e di perfezione eterna.
Nella preparazione prima esso sottoposto a tormenti,
come dice Basilio Valentino,48 sino a versare il proprio
sangue; nella putrefazione incontra la morte; quando il
colore bianco segue al nero, esso sorge dalle tenebre della
tomba, e risuscita glorioso; ascende al cielo, realizzato
nella propria quintessenza; di l, dice Raimondo Lullo,
viene a giudicare i vivi e i morti, e ricompensa ognuno secondo le proprie opere.49 I morti corrispondono a
quella parte dell'uomo impura e deteriore incapace di resistere al fuoco e che destinata a essere annientata nella
Gehenna.
A partire dal Rinascimento, l'antica alchimia opera47 Cfr. in particolare C. G. Jung, Psychologiy and Alchemy, trad. ingl.,
Princeton I968, pp. 345 sgg. [trad. it. Psicologia e alchimia, Torino 198~,
Pp. 352 sgg.].
48 [Le notizie sulla vita del leggendario alchimista Basilio Valentino si
possono ricavare unicamente dalla sua opera: nato nella zona renana della
Germania, fu monaco benedettino della confraternita di San Pietro a Erfurt, dove visse tra la fine del xIv e l'inizio del xv secolo. Non esistono della sua opera manoscritti anteriori al xw secolo, mentre i primi accenni alla
sua figura risalgono al 1599. questa la ragione per cui, per molti studiosi
moderni, egli sarebbe un personaggio mitico inventato non prima del xvI
secolo. Fra le opere a lui ascritte: De Microcosmia, von der Welt im Kleinen,
Eisleben 16o2; Tractat von natiirlichen und iibernatiirlichen Dingen, Eisleben I6o3; Triumph Wagen Antimonii (noto anche come Currus triumphalis
antimonii), Leipzig 16o4.]
4 9 A . M. Pernety, Dictionnaire mytho-hermtique, Paris 1758, nuova ed.
Milano 1969, p. 3 49.

30

IL MITO DELL~ALCHIl~A

tiva - analogamente alle sue reinterpretazioni mistiche e


cristologiche seguenti - svolse un ruolo di primo piano
nell'ambito di quella straordinaria metamorfosi culturale che decret il trionfo delle scienze naturali e diede il
via alla rivoluzione industriale. La speranza di riscattare
l'uomo e la natura attraverso l'opus alchymicum non era
altro se non il prolungamento di quella nostalgia di una
renovatio radicale che assillava il cristianesimo occidentale a partire da Gioacchino da Fiore. Questa rigenerazione - la rinascita spirituale - costituiva originariamente il fine supremo del cristianesimo, ma con l'andare
del tempo, per svariati motivi, essa and perdendo sempre pi importanza nell'ambito della vita religiosa istituzionale. Mentre furono proprio la nostalgia di una rinascita spirituale autentica, l'attesa di una metdnoia collettiva e di una trasfigurazione della fede i motivi ispiratori dei movimenti popolari millenaristi medievali e del
Rinascimento, delle teologie profetiche, delle visioni mistiche e della gnosi ermetica; cosi come fu esattamente
questa aspettativa a ispirare quella che pu essere definita la reinterpretazione chimica dell'opus a[chymicum.
John Dee - nato nel r527, celebre alchimista, matematico ed erudito enciclopedico - assicurava all'imperatore Rodolfo II di possedere il segreto della trasmutazione; egli riteneva che le potenze spirituali liberate dalle operazioni occulte - e in particolare da quelle alchemiche - potessero rinnovare il mondo.o L'alchimista inglese Elias Ashmole~ - come molti suoi contemporanei o Cfr. French, John Dee cit.; R.J.W. Evans, RudoIf II and His World,
Oxford 1975, pp. 2 i8-28. A proposito dell'influenza diJohn Dee su Khunrath, cfr. Yates, The Rosicrucian Enlightenment cit., pp. 37-38.
* [Celebre erudito e antiquario inglese (r617-I69z). Nel suo Qui est
Mercuriophilus Anglicus, London I652, difese l'opinione che la longevit

IL MITO DELL'ALCHIB/IIA

era convinto che sarebbero state l'alchimia, l'astrologia e


la magia a salvare le scienze del suo tempo. In effetti, per
i discepoli di Paracelso e di Van Helmont,52 soltanto attraverso lo studio della filosofia chimica - cio della
nuova alchimia - o della vera medicina, che si pu
comprendere la natura;" ed la chimica, non l'astronomia, la chiave che permette di decifrare i segreti della
terra e del cielo. L'alchimia si rivestiva di un significato
divino.
Poich la Creazione veniva interpretata come un processo chimico, i fenomeni celesti e terrestri erano spiegati in termini chimici. Fondandosi sulla relazione reciproca fra mlcrocosmo e macrocosmo, il filosofo chimico
era dunque in grado di penetrare i segreti dei corpi celesti e di quelli terrestri. Cosi Robert Fludd4 forni una descrizione chimica della circolazione del sangue in parallelo con il moto circolare del Sole.
Come molti loro contemporanei, gli ermetisti e i filodegli antichi patriarchi fosse dovuta al possesso della Pietra Filosofale.
autore della celebre raccolta alchemica intitolata Theatrum chemicum Britannicum, London x652. La sua collezione divenuta l'attuale Ashmolean
Museum dell'Universit di Oxford. ]
52 [Johannes Baptista Van Helmont (1577-I644). Naturalista e filosofo
olandese, fu un precursore nel campo della chimica pneumatica oltrech
celebre medico. Come filosofo cerc di conciliare sperimentalismo e misticismo magico, in ossequio allo spirito dei tempi e in sintonia con il pensiero di Paracelso.]
5~ Debus, Alchemy and the Historian of Science cit., p. 134.
54 [Filosofo, ermetista e medico di origine gallese (I574-I637). Autore
di opere astruse, spesso illustrate da meravigliose incisioni geroglifiche,
Fludd appartiene a pieno titolo alla tradizione ermetico-cabbalistica del
Rinascimento. Aderi e difese le idee rosacrociane, pubblicando numerose
opere, tra cui la celebre e monumentale Utriusque cosmi maioris scilicet et
rninoris, metaphysica, physica atque technica historia, Oppenheim-Frankfurt
~6~7-2~
in tre
tomi,
sontuosamente
illustrata.]
Debus,
The
ChemicalDream
ofthe
Renaissance cit., pp. 7, I4-I 5.

32

IL MITO DELL' ALCHIMIA

sofi chimici attendevano e preparavano una riforma radicale di tutte le istituzioni religiose, sociali e culturali.
La fase primaria e indispensabile di questa renovatio urtiversale era costituita dalla riforma dei saperi. Fu un volumetto anonimo, pubblicato nel I6~4- la Fama fraternitatis - a innescare il movimento di pensiero dei Rosacroce, che rivendicava un rinnovamento del sapere.
Il fondatore leggendario dell'ordine, Christian Rosencreutz, aveva fama di possedere i veti segreti della medicina e, dunque, di tutte le altre scienze. Fu autore di
molti altri testi, rimasti segreti, a cui soltanto i Rosacroce
potevano avere accesso.6
E cos che fa la sua ricomparsa, agli inizi del xvn secolo, un fenomeno gi noto: un personaggio leggendario
che trasmette a una congrega segreta di iniziati la rivelazione primordiale, venuta di nuovo alla luce dopo esser
rimasta nell'occulto per secoli. Come in molti testi cinesi, tantrici ed ellenistici, questa riscoperta annunciata
al mondo per attirare l'attenzione di tutti gli autentici
cercatori di verit e salvezza, anche se continua a essere
interdetta ai profani.
L'autore della Fama fraternitatis si rivolgeva a tutti i
dotti d'Europa esortandoli a riconsiderare il loro sapere e
a ricongiungersi con i Rosacroce per accelerare questa
riforma. La risposta a questo appello fu cosi calorosa che
in meno di dieci anni furono pubblicate diverse centinaia
di libri e opuscoli che avevano come argomento questa societ segreta.
Nel 16 ~ 9 Johann Valentin Andreae, ritenuto l'autore
6 Ibid., pp. I7-I8. La Famafratemitatis riprodotta in Yates, The Rosicrucian Enligbtenment cit., pp. 238-5 i. Una traduzione francese dell'opera, ohrech della Confessio fraternitatis (I615) e delle Nozze chimiche di
Cbristian Rosencreutz di Johann Valentin Andreae (I586-I654) stata
compiuta da B. Gorceix, La Bible des Rose-Croix, Paris r 970.

IL MITO DELL'ALCHIMIA

33

della Fama, diede alle stampe Christianopolis, un'opera


che influenz senza dubbio la New Atlantis di Francesco
Bacone.7 In Christianopolis Andreae auspicava la costituzione di un'associazione che avesse come scopo l'elaborazione di un nuovo metodo di conoscenza fondato
sulla filosofia chimica. Il centro di studi di questa citt
utopica avrebbe dovuto essere un laboratorio in cui cielo e terra si congiungeranno e i divini misteri impressi
sulla superficie della terra saranno rivelati.Ss
Fra i sostenitori della Famafraternitatis e dei Rosacroce
vi era anche Robert Fludd, membro del Royal College of
Physicians e adepto dell'alchimia mistica. Egli era un sostenitore risoluto dell'impossibilit, per chiunque non
avesse ricevuto una seria formazione nelle scienze occulte, di accedere alla conoscenza suprema della filosofia naturale. Per Fludd la vera medicina era il fondamento
stesso di tale filosofia: la nostra conoscenza del microcosino - cio del corpo umano - ci rivela la struttura dell'universo e ci guida verso il nostro Creatore; cosi, pi noi
sappiamo dell'universo, pi impariamo su noi stessi.59
Alcuni recenti studi - in particolar modo quelli di Debus e di Frances Yates - hanno gettato una luce inedita
sulle conseguenze di questo nuovo tipo di ricerca perseguito dalle scienze naturali, fondato sulla filosofia chi7 j. V. Andreae, Christianopolis, an Ideal State of the Seventeenth Century, trad. ingl., London- New York 1916. Cfr. anche Yates, The Rosicruclan Enlightenment cit., pp. 145-46; Debus, The Chemical Dream of the Renaissance cit., pp. I9-2o;J. W. Montgomery, Cross and Crucib le: Johann Valentin Andreae (~586-i654), Phoenix of the Theologiam, 2 roll., The Hague
1973.

* Andreae, Christianopolis cit., pp. 196-97.


~9 R. Fludd, Apologia compendiaris fraternitatem de Rosea Cruce suspicionis et infamiae maculis aspersam, veritatis quasi fluctibus abluens et abstergens, Leiden 1616, pp. 88-93, 10o-o3, citato in Debus, The Chemical
Dream of the Renaissance cit., pp. 22-u 3.

IL MITO DELL'ALCHIMIA

mica e le scienze occulte. L'attenzione rivolta all'approfondimento delle ricette alchemiche attraverso esperimenti condotti in laboratori debitamente attiezzati apriva la via alla chimica razionale, mentre lo scambio continuo e sistematico fra scienziati ebbe come risultato la
creazione di numerose accadere e societ scientifiche.
Nonostante tutto questo, il mit'~~la vera alchimia
non cessava di influenzare i protagonisti aella rivoluzione
scientifica. In un saggio pubblicato nel 1658, Robert Boyle preconizzava la libera circolazione dei segreti medici e
alchemici.6o Newton, da parte sua, riteneva che fosse pericoloso divulgare i segreti dell'alchimia, tanto da scrivere al segretario della Royal Society che Boyle era tenuto a
mantenere il riserbo pi assoluto su questo argomento.6~
Newton non diede mai alle stampe i risultati dei suoi studi e dei suoi esperimenti alchemici, nonostante la riuscita
di alcuni di essi; i suoi numerosissimi manoscritti di alchimia, ignorati fino al ~ 940, sono stati recentemente oggetto
di uno studio approfondito da parte da Betty Teeter Dobbs
nel suo The Foundations of Newton's Alchemy.62 Secondo la
6o Il saggio stato ristampato con uno scritto di M. E. Rowbottom, The
Earliest PubIished Writing of Robert Fludd, in Annals of Science, 6,
~95o, pp. 376-89. Se l'Elixir ~ un segreto che dobbiamo interamente alla
rivelazione dei nostri Maestri, e non alla nostra operosit, allora io penso
che non dovremmo essere contrari all'insegnamento di ci che abbiamo acquisito senza fatica, poich la regola dei nostri Salvatori in un tal caso era:
"liberamente avete ricevuto, liberamente date" (Rowbottom, The EarIiest PubIished Writing ofRobert Fludd cit., p. 384). Il brano citato ripreso da Teeter Dobbs, The Foundation ofNewton's Atchemy cit., pp. 68-69.
61 Alcuni passi di questa lettera a Henry Oldenburg del 26 aprile I676
(in I. Newton, The Correspondance, a cura di H.W. TurnbuU, J. F. Scott,
A.R. Hall e L. TiUing, Cambridge I955-77, vol. 2, pp. I-3) sono citati da
Teeter Dobbs, The Foundation ofNewton's Alchemy cit., p. 19562 La storia dei manoscritti alchemici di Newton sino al momento della
loro parziale riscoperta ad opera di John Maynard Keynes nel x936-37
narrata da Teeter Dobbs, The Foundation of Newton's Alchemy cit., pp. 6

I L M I TO D E L L ' A L C H I M I A

35

Dobbs, Newton speriment tutte le operazioni dell'antica alchimia, cosi come non si era mai fatto prima n si far
dopo di lui (p. 88). Egli cercava in esse le strutture del microcosmo, nel tentativo di omologarlo al proprio sistema
cosmologico; la stessa scoperta della forza di gravit non
riusct a soddisfarlo completamente. Anche se, nonostante
la prosecuzione ininterrotta degli esperimenti dal 1668 al
I696, Newton non riusci a identificare la natura della forza che presiede al moto dei corpuscoli, tuttavia, quando
inizi a studiare attentamente la dinamica del moto orbitale - verso il I679-8o - egli non fece altro che applicare al
cosmo le sue idee chimiche sull'attrazione.6
Come hanno dimostrato J. E. McGuire e Piyo Rattansi, Newton era convinto che, fin dai primordi, Dio aveva rivelato a pochi eletti i segreti della filosofia naturale
e della vera religione. Ma in seguito questa conoscenza
and perduta; essa per fu in parte recuperata e, nell'intento di sottrarla ai profani, venne nascosta sotto forma
di favole e formulazioni mitiche. Ed per via sperimentale che possibile riscoprirla ai nostri giorni>>.64
E questo il motivo per cui Newton rivolgeva la propria
attenzione, in genere, alle parti pi esoteriche della letteratura alchemica: nella speranza che fosse queUo il luogo in cui si trovavano nascosti i veri segreti.
sgg. [La ricostruzione pi ampia e documentata deU'aspetto esoterico dell'opera di Newton in relazione alla sua teoria scientifica si trova attualmente in L. Verlet, La malle de Newton, Paris ~ 993. ]
6 R. S. Westfall, Newton and the Hermetic Tradition, in A.G. Debus (a
cura di), Sciente, Medicine and Society in the Renaissanc: Essays to Honor
Walter Pagel, New York i972, vol. 2, pp. I83-98, in particolare pp. i93-94;
cfr. Teeter Dobbs, The Foundation ofNewton's Alchemy cit., p. 2i I.
64 Teeter Dobbs, The Foundation ofNewton's Alchemy cit., p. 90, riferendosi a J. E. McGuire e P.M. Rattansi, Newton and the Pipes of Pan , in
Notes and Records of the Royal Society of London, 2 i, 1966, pp. 108-43.

IL MITO DELL'ALCHIMIA

96
%

E un fatto estremamente significativo che il fondato.


re della fisica meccanica moderna non abbia mai rifiutato
la tradizione di una rivelazione primordiale segreta - cos come non rifiutb mai il principio di trasmutazione,
fondamento stesso dell'alchimia. Nel suo trattato Opticks Newton scrive: La trasformazione dei corpi in luce - e viceversa - conforme alle leggi della Natura, che
si mostra ben lieta di una tale trasmutazione.6 Secondo
la Dobbs, il pensiero alchemico di Newton era cosi ben
radicato che egli non giunse mai a metterne in dubbio il
valore generale, e, in un certo senso, dopo il I675 la sua
carriera fu tutta consacrata a realizzare un'integrazione
fra alchimia e filosofia meccanica;~ tanto che, quando
egli pubblic i Principia, i suoi avversari gli rimproverarono con veemenza il fatto che le forze di cui parlava fossero in realt delle forze occulte. Da un certo punto di vista, la Dobbs riconosce che le critiche dei suoi avversari
erano fondate: Le forze di Newton assomigliano molto
alle simpatie e alle antipatie segrete che si trovano nella
letteratura occultista rinascimentale. Ma Newton aveva
saputo dare a quelle forze uno statuto ontologico equivalente a quello della materia e dell'energia. Ed proprio
in virt della quantificazione di queste forze che egli ha
permesso ai filosofi meccanicisti di porsi al di sopra del
meccanismo immaginario dell'impatto.
Richard WestfaU, nel suo Force in Newton's Physics,
giunge alla conclusione che sia stata l'unione fra la filosofia meccanicistica e la tradizione ermetica a dare origine
alla scienza moderna, ma che questa, nella sua sfolgoran* I. Newton, Opticks, London z 704, 4' ed., 730; rist. New York i 952,
P. 374, citato in Teeter Dobbs, The Foundation of31ewton's Alche~ cit.,
p. 23x.
Teeter Dobbs, The Foundation o]btewton's Aic~ cit., p. 230.

IL MITO DELL~ALCHI/VIIA

te ascesa, abbia finito per ignorare o respingere il lascito


ermetico.67 Detto altrimenti: il successo della meccanica
newtoniana ha avuto come risultato l'annullamento del
suo stesso ideale scientifico. In effetti, Newton e i suoi
contemporanei si aspettavano un modello di rivoluzione
scientifica completamente diverso.
E attraverso il prolungamento e lo sviluppo delle speranze dei neoalchimisti rinascimentali - e del loro obiettivo primario: la redenzione della natura - che personalit cost eterogenee come Paracelso, John Dee, Comenio,
Andreae, Ashmole, Fludd e Newton poterono scorgere
nell'alchimia il modello di un'impresa ancor pi ambiziosa: il perfezionamento dell'uomo attraverso un nuovo
metodo scientifico. Per essi, un simile metodo avrebbe
dovuto integrare un cristianesimo di tipo sovraconfessionale con la tradizione ermetica e le scienze naturali - ovvero con la medicina, 1'
astronomia e la fisica meccanicistica. Questo ambizioso progetto di sintesi costituiva in
realt una nuova creazione religiosa, paragonabile alla
precedente assimilazione degli esiti metafisici del platonismo, dell'aristotelismo e delle scuole neoplatoniche.
L'elaborazione, nel corso del xvn secolo, di un simile modello di sapere costituisce l'ultimo tentativo dell'Europa
cristiana di un progetto di conoscenza globale . Pitagora e Platone avevano gi fornito alla Grecia antica dei sistemi analoghi, capaci di coniugare dimensione scientifica e religiosa; ma soprattutto della cultura cinese tradizionale che essi sono pi peculiari - una cultura in cui arte, scienza e tecnologia risulterebbero inintelligibili se
private delle loro implicazioni cosmologiche, etiche ed
esistenziali.
67 R. S. Westfall, Force in Newton's Physics: The Science of Dynamics in
the Seventeenth Century, London-New York 1971, pp. 377-91, citato in
Teeter Dobbs, The Foundation ofNewton s Alchemy cit., p. 21 i.

I L M I TO D E L L ' A L C H I I ~ I A

Si pu dire, in buona sostanza, che l'alchimia ha portato a compimento la fase terminale di un progetto molto
antico che nacque allorch i primi uomini intrapresero
un processo di trasformazione della natura. Il concetto
di trasmutazione alchemica dunque l'espressione ultima di questa credenza immemoriale nell'azione umana
come metodo di trasformazione della natura. Il mito dell'alchimia dunque uno dei rari miti ottimisti: l'opus alchymicum non si limita infatti a trasformare, migliorare
o rigenerare la natura; esso conferisce la perfezione all'esistenza umana stessa, concedendole salute, eterna giovinezza e addirittura l'immortalit. Si pu dunque affermare, nella prospettiva di una storia delle religioni, che
attraverso l'alchimia che l'uomo recupera la propria perfezione originaria, una perfezione il cui smarrimento ha
ispirato, nel mondo intero, la nascita di tanti miti tragici.
Per l'alchimista, l'uomo un creatore: egli capace di
rigenerare la natura ed signore del tempo; egli colui
che rende perfetta la Creazione divina. Questa sorta di
escatologia naturale pu essere paragonata alla teologia evoluzionista, redentrice e cosmica di Teilhard de
Chardin, riconosciuta in genere come una delle rare teologie cristiane ottimiste. Ed indubbiamente una simile
concezione dell'uomo come essere creatore dotato di
un'immaginazione inesauribile che pu spiegare la sopravvivenza degli ideali alchemici all'interno dell'ideologia del xIx secolo. Dal momento che tali ideali avevano
gi subito un radicale processo di secolarizzazione, la loro sopravvivenza risultava ulteriormente minata dalla
sparizione dell'alchimia. Il trionfo delle scienze sperimentali non aveva tuttavia offuscato 1 sogni e gli ideali
alchemici: anzi, l'ideologia trionfante del xIx secolo aveva fatto in modo che essi si cristallizzassero attorno al mi-

I L M I TO D E L L ' A L C H I M I A

to di un progresso illimitato. Questa ideologia, rafforzata dalle scienze sperimentali e dai progressi deU'industrializzazione, ha saputo fare propri i sogni millenari degli alchimisti, alimentandoli con rinnovato vigore nonostante il radicale processo di secolarizzazione in atto.68 I1
mito del perfezionamento e della redenzione della natura sopravvissuto cosi, sotto un'altra forma, nei progetti
prometeici delle societ industrializzate, che hanno come loro fine la trasformazione della natura, e in particolare la sua trasformazione in energia.
E in questo modo che, nel corso del XlX secolo, l'uomo
riuscito a sostituirsi al tempo. Il suo desiderio di precipitare i ritmi temporali degli esseri organici e inorganici
comincia a realizzarsi, mentre i prodotti di sintesi dell'alchimia organica dimostrano la possibilit di accelerare e
addirittura di annullare il tempo, attraverso la preparazione in laboratorio e in fabbrica di sostanze che la natura avrebbe impiegato migliaia di anni a produrre. E sappiamo bene come il sogno supremo della scienza, dalla seconda met del XlX secolo ai giorni nostri, fosse la preparazione sintetica della vita, anche solo sotto l'umile
forma di qualche cellula di protoplasma.
Conquistando la natura attraverso le scienze fisiochimiche, l'uomo comincia a divenirne il rivale senza trovarsi pi in balia del tempo, poich d'ora innanzi scienza e
mano d'opera svolgeranno il lavoro al posto suo. In virt
di ci che riconosce come l'essenziale di se stesso - la propria intelligenza applicata e la capacit di lavoro - l'uomo
moderno assume su di s la funzione della durata temporale - ovvero il ruolo del tempo. Certo, egli stato condannato al lavoro fin dai primordi; ma nelle societ tracg Cfr. Eliade, Forgerons et alchimistes cit., pp. ~ 78-79 [trad. it., p. ~ 59].

I L MITO DELL'ALCHIMIA

dizionali, il lavoro assumeva una dimensione liturgica e


religiosa. Ora, nelle societ industriali moderne, lavorare diviene un'attivit completamente secolarizzata. Per
la prima volta nella storia, l'uomo si assunto il compito
di fare meglio e pi in fretta della natura, senza pero
poter pi disporre d quella dimensione sacra che rendeva sopportabile il lavoro in altre societ.
E questo radicale processo di secolarzzazione del lavoro umano ha avuto conseguenze paragonabili aU'istituzione del fuoco domestico e alla scoperta dell'agricoltura.
Ma questa un'altra storia...69

6~ Cfr. ibid., pp. z82-85 [trad. it., pp. z6o-64].

L'alchimia asiatica

Alchimia asiaticd, Cultura Poporului, Bucuresl; 1935. Alcune parti


del volume erano state gi pubblicate in alcuni articoli precedenti:
Note #i extrase despre alchimia asiaticd, in Cuv~ntul, 9, 1933, 2809,
pp. i-2; 2816, pp. 2; 2830, pp. I-2; Alchimia asiaticd, in Vremea,
8, I935, 376, P. 4; 379, P. IO; 38I, p. Io. Il volume neUa sua totalit
stato successivamente pubblicato nella traduzione francese di BAain
Paruit con il titolo L'alchimie asiatique: l'alchimie chinoise et indienne,
L'Herne, Paris ~99o.

Prefazione all'edizione romena

L'opera che presento oggi al pubblico romeno costituisce soltanto la prima parte di una monografia di pi
vaste proporzioni dedicata all'alchimia asiatica. Circostanze indipendenti dalla mia volont mi hanno costretto a pubblicarla in volumi separati - cosi come per le altre opere che seguiranno, dedicate alla fisica e le scienze
naturali in Oriente. La mia intenzione era di presentare
tutti questi studi in un unico volume, per rendere pi evidente la struttura peculiare di quelle che vengono chiamate le scienze orientali. Non una mancanza dell'autore se questo desiderio non si potuto realizzare.
Il presente saggio sar seguito - mi auguro abbastanza
rapidamente - da un'opera dedicata all'alchimia babilonese,1 argomento che, a causa delle controversie che non
cessa di suscitare dal I925, pone tutta una serie di problemi la cui discussione non pu trovar posto in un solo
capitolo. La storia dell'alchimia europea - e al tempo
stesso alessandrina, iranica, araba e medievale - ha inizio probabilmente con gli influssi esercitati dall'alchimia
1 [M. Eliade, Cosmologie si alchimie babiloniana, Bucarest i937, in
parte ripreso - rivisto e accresciuto - in Metallurgy, Magic and Alchemy,
in Zalmoxis, i, i938, pp. 85-i29.]

44

L'ALCHIMIA ASIATICA

babilonese in Egitto. Le differenze strutturali esistenti


tra prechimica e alchimia sono ormai un dato acquisito.
Seguire la storia del conflitto sotterraneo tra esperienza
mistica ed esperimento scientifico vuol dire tender
conto di tutte le trasformazioni che hanno portato alla
nascita del mondo moderno. Problema affascinante e arduo, che non pu essere affrontato se non attraverso una
miriade di dati e documenti, e con l'ausilio di un senso
critico sempre vigile.
Per il reperimento di questi dati e documenti, desidero
esprimere la mia gratitudine a George Sarton (Harvard
University), Aldo Mieli (Comitato internazionale per la
storia delle scienze), Edmund von Lippmann (Halle), Sir
Praphulla Chandra Ray (Calcutta University) e Nae Ionescu (Bucarest), che, per dieci anni, mi hanno offerto senza sosta il loro aiuto, procurandomi libri, riviste e informazioni. Un simile lavoro non avrebbe potuto essere condotto a termine se non in una biblioteca specializzata. Devo per questo la mia gratitudine a Johan van Manen, segretario della Societ asiatica del Bengala, che ha messo a
mia disposizione le ricche collezioni della Biblioteca di
Calcutta e ha incoraggiato le mie ricerche.
M.E.
Aprile 1935

L'interesse degli storici delle scienze e degli intellettuali in genere per l'alchimia si rivolta soprattutto alle parti
scientifiche della letteratura alchemica. L'alchimia,
dunque, stata oggetto di studio soltanto nella misura in
cui essa si presentava come una prechimica. Gli unici autori che venivano considerati degni di attenzione erano
quelli che, attraverso i loro testi, rivelavano di possedere
le doti del moderno uomo di scienza: spirito d'osservazione, scetticismo nei confronti del mito e della leggenda, una certa capacit induttiva e molta, molta prudenza.
Personalmente, ho cercato di dimostrare a pi riprese
che simili criteri di giudizio non si rivelano in ogni caso
adeguati, cosi come ho tentato di provare il fatto che l'alchimia non stata, sempre e in ogni luogo, una prechimica, e che se una nuova tecnica scientifica - da cui nata
la moderna chimica - si a un certo momento separata
dalle tecniche alchemiche, ci non significa che queste
fossero dotate unicamente di carattere pragmatico.
Nel presente studio limiter il campo delle mie ricerche all'alchimia asiatica propriamente detta, vale a dire

46

L ' A L C H I M I A A S I AT I C A

non prender in considerazione la chimica araba- la quale non altro che una prosecuzione dell'alchimia alessandrina. inutile aggiungere che non mia intenzione,
nelle pagine che seguiranno, esaurire tutto il materiale di
documentazione che oggi a nostra disposizione. Ci
che mi preme fare soltanto tracciare alcune linee direttrici. Mi auguro di non aver trascurato, per giustificarle,
alcun testo n alcun saggio critico importante.
In Cina, il primo testo alchemico propriamente detto
si trova citato nello Hanshu,1 testo che Arthur Waley fa
risalire al I secolo d. C. ma che si trova anche nello Shiji,2
opera di Sima Qian - celebre storico della Cina (circa
~45-86 a. C.) - e dunque di epoca pi antica. La traduzione di questo testo - che fornisco a partire da Edouard
Chavannes e Waley - permette di verificare in modo inoppugnabile il caratteresacro e rituale dell'alchimia cinese.
Il mago Li Zhaojun raccomanda all'imperatore Wu
[circa I4x-87 a. C.] della dinastia Han: Reca sacrifici al
forno (zao) e potrai evocare degli esseri [soprannaturali].
Evocati gli esseri [soprannaturali] sarai in grado di tramutare la polvere di cinabro in oro giallo. Prodotto quest'oro giallo, potrai foggiarvi stoviglie per bere e per mangiare. Cost potrai prolungare la tua vita. Prolungando la tua
vita, potrai vedere gli immortali (xian) dell'isola Penglai,
Hanshu, xxv, i2 recto, r. 8. [Libro degli Han. la seconda delle
storie dinastiche degli Han. Costituita di cento capitoli - opera perlopi
dello storico e letterato Ban Gu (32-92 d. C.) - una delle principali fonti
di informazione sulla storia dei primi Han.]
2 [Memorie storiche. la prima storia dinastica, articolata in centotrenta capitoli, capolavoro letterario oltrech fonte di straordinaria importanza perla conoscenza dell'antichit cinese.]
[E la pi celebre fra le isole o montagne meravigliose della leggenda
cinese. Peng significa indefinito, mutevole e/ai terra non coltivata.

L'ALCHIMIA ASIATICA

47

che si trova in mezzo al mare. Una volta che li avrai visti,


potrai compiere i sacrificifeng e shan, e allora non morirai pi .
Tre sono i punti che occorre sottolineare in questo testo: x. l'operazione alchemica - la trasmutazione del cinabro in oro - implica certi atti religiosi (sacrifici ecc.); 2.
l'oro ottenuto viene assimilato, dal momento che viene
ingerito, e in tal modo prolunga la vita (motivo dell'Elixir
di lunga vita); 3- questa rinnovata esistenza sacra permette di entrare in contatto diretto con gli immortali.
Avremo occasione in seguito di ritornare a questi immortali dell'isola Penglai, a cui si ricollegano innumerevoli
leggende alchemiche e religiose. Per il momento, limitiamoci a sottolineare che l'oro alchemico gode della pi alta
stima nell'ambito di tutta la letteratura cinese sull'argomento. Se di quest'oro alchemico farete piatti e vasellame, e se mangerete e berrete in essi, vivrete a lungo, scrive il pi celebre alchimista cinese, Ge Hong, noto con lo
Viene citata fin dallo Shanhai ring, raccolta anonima di testi di origini ed
epoche diverse - databili dal 111 secolo a.C. fino alla dinastia Han, o anche
posteriori - una delle principali fonti di notizie sull'antica mitologia cinese. Gli immortali, unici a poter avvicinare in volo l'isola - che possibile
scorgere nel mare orientale come una coltre di nubi sull'acqua - avrebbero
in essa un palazzo d'oro e di giada destinato a ospitarli. I volatili e i quadrupedi che la abitano sono tutti di colore bianco, a simboleggiare lo stato
di non-dualit che caratterizza l'isola.]
4 [Si tratta di riti sacrificali particolarmente antichi - dedicati rispettivamente al cielo e alla terra - che venivano celebrati insieme dall'imperatore, in origine su una delle cinque montagne sacre, il monte Taishan. La prima notizia a riguardo ci fornita dallo storico Sima Qian nello Shiji, che dedica a questi sacrifici un'intera sezione, intitolata Fengshanshu, cio Trattato dei sacrificifeng e shan. Secondo Sima Qian il primo a compierli sarebbe stato Shihuangdi dei Qin, il primo imperatore dei cinesi, nel 259 a.C.
Nel i io a. C. l'imperatore Wu degli Han richiama a nuova vita questi sacrifici, celebrandoli a espiazione delle proprie'colpe che avrebbero fatto straripare il Fiume Giallo nel 132, in ossequio all'idea antica secondo cui l'uscita
di un fiume dal letto indicava un messaggio del Cielo al sovrano.]

L'ALCHIMIA ASIATICA

pseudonimo di Baopu zi. Lo stesso autore insiste sulle


propriet magiche dell'oro alchemico: L'uomo autenti.
co fabbrica l'oro perch desidera, utilizzandolo come farmaco [cio assimilandolo in quanto alimento], divenire
immortale. L'oro frutto della preparazione alchemica
- l'oro fabbricato - era superiore all'oro naturale che,
come vedremo, possedeva nondimeno delle propriet magiche. I cinesi credevano che le sostanze fossero impure
nel momento in cui venivano estratte dal terreno e che occorresse cuocerle, come gli alimenti, perch l'organismo umano fosse in grado di assimilarle.
Ecco un altro testo sull'oro alchemico, che enumera le
propriet straordinarie di questo Elixir. Il testo tratto
dal Cantongqi - celebre trattato di alchimia di Wei
Boyang,6 il cui titolo potrebbe essere reso approssimativamente con Unione delle corrispondenze separate:
Dal momento che anche la pianta jusbeng pu
prolungare la vita,
Perch non provi a mettere l'Elixir nella tua bocca?
L'oro, per sua stessa natura, non nuoce;
Ecco perch, fra tutte le cose, la pi preziosa.
Allorch il devoto dell'Arte [l'alc~sta] lo include
nella propria dieta,
La durata della sua vita diviene eterna [...]
Quando la polvere dorata penetra nei cinque visceri,
La nebbia dissipata come le nuvole di pioggia
dal vento [...]
I capelli bianchi ridiventano neri;
5 [Baopu zi anche il titolo dell'opera fondamentale che Ge Hong ci ha
lasciato. L'espressione - che significa Il Maestro che ha abbracciato la
Semplicit - proviene da Laozi. ]
6 [Uno dei leggendari immortali taoisti, che sarebbe vissuto nel rr secolo d. C., alla fine della dinastia Han.]

L ' A L C H I M I A A S I AT I C A

49

I denti caduti rispuntano al loro posto.


Il vegliardo rammollito di nuovo un giovane pieno
di desideri;
La vecchia sfatta di nuovo una ragazza.
Colui la cui forma ha subito mutamento e che sfuggito
ai pericoli della vita,
Reca il titolo glorioso di Uomo Reale.
L'intento dell'alchimista cinese dunque chiaro. Egli
non cerca l'oro per arricchirsi. Non ne cerca nemmeno una
grande quantit; si accontenta di qualche granello, per trasformarlo in Elixir, ovvero in un liquido che berr e grazie
al quale diverr immortale. Come ha scritto Berthold Laufer, il meglio documentato e il pi lucido fra i sinologi: I
cinesi credevano che l'oro prodotto tramite i processi di
sublimazione e trasmutazione alchemica fosse dotato di
una vitalit e di un'efficacia superiori nella lotta per il conseguimento della redenzione e dell'immortalit; non era
dunque l'oro in quanto metallo ci di cui erano alla ricerca, ma l'oro di una qualit trascendente, capace di mettere
in atto il processo di spiritualizzazione del corpo.
L'alchimia era soltanto una delle numerose tecniche
per mezzo delle quali i cinesi - i taoisti in particolare cercavano di raggiungere l'immortalit. E non si riuscir
a comprendere nulla dell'alchimia cinese se non la si considerer un tutt'uno con le concezioni fondamentali del
mondo e dell'anima di quel popolo. Secondo la credenza
cinese, l'uno o l'altro dei due elementi essenziali - lo
yin (femminile) e lo yang (maschile) - si trova infuso in
tutte le sostanze esistenti sulla terra e nell'universo. Tutto ci che partecipa, in maggiore o minor misura, di
questi elementi fondamentali. In alcuni corpi il principio maschile a dominare, in altri quello femminile. A po-

L'ALCHIMIA ASIATICA

co a poco - in particolare in certi ambienti taoisti .. lo


yang stato identificato col dao, parola intraducibile che
riunisce in s svariate nozioni - via, principio universale,
norma, verit ecc. Pi una sostanza contiene yang--e
dunque dao - pi nobile, incorruttibile, assoluta. La
trasmutazione dei metalli - da inferiori e scuri in nobili e
luminosi - si compie eliminando lo yin e accrescendo lo
yang. L'oro di sintesi, cio alchemico, si rivela superiore
all'oro naturale proprio perch le operazioni alchemiche
lo hanno purificato da ogni traccia di yin.
Tutte le sostanze che contengono lo yang possiedono,
in maggior o minor misura, le propriet di questo principio cosmico. Chiunque partecipi dello yang- cio chiunque assimili, sul piano della vita biologica, delle sostanze
ricche di yang - sar messo a parte di tutte le propriet
che hanno a che fare con quel principio: chiarezza, salute, forza, longevit, immortalit ecc. Propriet che, come si vede, sono di pertinenza di ambiti diversi: biologico, sociale, spirituale.
E questa la ragione per cui, gi fin dai tempi pi remoti, i cinesi amavano circondarsi di simili sostanze. Indossate a contatto con il corpo, erano in grado di garantire
forza, salute, longevit. La loro presenza permetteva all'uomo di partecipare della gerarchia celeste che esse rappresentavano. Infatti, oltre alle virt magiche che possedevano, tali sostanze erano emblemi del principio solare
e celeste. AH'opposto, le sostanze che racchiudevano in
s lo yin fungevano da emblemi del principio ctonio, della terra ferace, madre dei .metaUi e delle piante. L'oro, la
giada e tutte le sostanze ricche di yang non avevano soltanto il potere di assicurare all'uomo che le indossava - o
le assimilava ingerendole - longevit e perfetta salute; lo
aiutavano anche ad armonizzarsi con il principio stesso

L' ALCHIMIA ASIATICA

di cui erano simbolo, a mettersi in una condizione di pace a livello organico con il cosmo nella sua totalit; in tal
modo la vita scorreva entro quella perfezione che propria di colui che si trova in comunione diretta con le leggi supreme. Ecco perch l'assimilazione delle sostanze
che racchiudevano in s il dao - da cui lo yang - aveva una
funzione cos~ importante nella vita cinese. Non si trattava soltanto di igiene, di medicina o di alchimia, ma anche
di buona virt sociale, familiare, religiosa. La modalit
attraverso cui si svolgeva l'assimilazione di queste sostanze - per mezzo delle rappresentazioni, dell'alimentazione, dei riti - era assai complessa. L'alchimia non pu
essere capita se non si tiene conto di questa funzione - cosi tipica della mentalit cinese - in virt della quale l'individuo si sforza instancabilmente di raggiungere la comunione con i principi e l'armonia con le leggi, di modo che
la vita scorra in lui senza ostacoli.
L'elenco delle sostanze in cui racchiuso lo yang abbastanza vasto. Se ne trovano in ogni regno naturale. Certi
animali sono ritenuti dotati delle qualit proprie dell'Elixir; fra essi, i pi noti sono la tartaruga, il gallo e la gru.7
La tartaruga e la gru sono i simboli per eccellenza dell'immortalit. Con il carapace dell'una e le uova dell'altra si distillano delle bevande che permettono di accrescere la vitalit.s Per quanto riguarda i vegetali che contengono una
7 In Cina, la gru ritenuta un uccello in grado di vivere centinaia e addirittura migliaia di anni. Gli autori antichi la descrivono sempre in compagnia degli immortali (xian), che se ne servono come veicolo. Viene dipinta sui carri funebri a simboleggiare il passaggio all'immortalit, di cui
essa rappresenta abitualmente il genio tutelare. Nei dipinti raffiguranti i
leggendari otto immortali in viaggio verso l'isola dei beati, la gru a trainare la loro barca per i cieli.
s La grande enciclopedia medica cinese, il Bencao gangmu [letteralmente Compendio galenico; una sorta di farmacopea che tratta d erbe,

52

L'ALCHIMIA ASIATICA

grande quantit di yang e che vengono utilizzati per assicurare la longevit, si devono ricordare lo zhi9 (la pianta della felicit o dell'immortalit della letteratura cinese), il
pinolo e il pesco.li Ge Hong scrive: Il miglior ritrovato degli immortali il cinabro, poi vengono l'oro, l'argento, le
diverse specie di zbi e i cinque tipi di giada. Tutte queste
pietre e ssa] d la seguente ricetta: Fa' uso del sangue della cresta di un
gallo di tre anni e avrai essenza di yang in abbondanza. Un'antica usanza
cinese vuole che nel giorno di capodanno si mangi un uovo di gallina per
ottenere l'energia vitale necessaria per tutto l'anno.
9 Questa pianta stata identificata da Matsumura con il Sesamum indicum. [E probabilmente uno dei centotrenta funghi cinesi dell'immortalit.]
lo 11pino e il cipresso sono considerati alberi enormemente ricchi di sostanza yang. Ge Hong, il celebre alchimista, afferma che chi si cosparge la
pianta dei piedi con linfa di cipresso potr camminare sulle acque. Mentre se ci si friziona con la stessa sostanza il corpo intero, si diventer invisibili. Ridotto in polvere e posto in una torcia, il frutto del cipresso produce una luce di straordinaria intensit; se nel sottosuolo si trovano dell'oro o della giada, la sua fiamma diventa blu e si rivolge a terra. Ingerita,
questa polvere fa si che l'uomo viva mille anni. Un testo persiano, il
Bundahhn [testo mediopersiano antecedente all'invasione musulmana di
argomento mitico-religioso, summa del sapere sacro zoroastriano], riferisce di un albero, il i6kard, che ha la propriet di rendere immortali coloro
che mangiano dei suoi frutti. [G6kard termine di difficile interpretazione - che significa forse giallo, forse fecondo ed stato interpretato
anche come zolfo - usato per identificare il vegetale primordiale che
forni i semi di tutte le piante della terra e allontan dalla vita degli uomini
la vecchiezza, facendo sorgere la piena perfezione del mondo ; cff. Bundahishn, IX, 6, trad. di E.W. West in Sacred Books of the East, Oxford
I897, voi. 5.]
n La resina del pesco permette all'uomo di rendere il proprio corpo
luminoso, scrive Ge Hong. Fin da epoche remote sono apparse in Cina
monografie dedicate a singole piante. Lo Zhu pu ( Trattato dei bamb)
stato redatto nel Iv o v secolo d. C., mentre il Cha ring (II libro del t)
stato scritto da Lu Yu nella seconda met del vm secolo. Sotto la dinastia
dei Song sono stati composti numerosi testi di questo genere, fra cui lo
Hanyan zhi (Trattato degli aranci) diJu Lu (i i78), tradotto da M.J. Hagerty in T'oung Pao, uu, i929, pi0.63.96, con una dotta introduzione di
Paul Pelliot.

L'ALCHIMIA ASIATICA

sostanze venivano ingerite in forma di decotti o conservate


a contatto con il corpo.
L'oro - metallo incorruttibile e perfetto - e la giada
- nutrimento degli spiriti - non cessano di sviluppare
le loro propriet magiche con la morte del corpo. Queste
sostanze sono chiamate ad attendere alla conservazione
del cadavere, trasmettendogli il potere insito nella loro
natura simbolica e permettendogli di conservarsi immutabile e intatto, conformemente al principio che esse rappresentano. Se si mettono oro e giada nelle nove aperture del cadavere, esso sar preservato dalla putrefazione, scrive Ge Hong. Tao Hongjing,12 alchimista del v
secolo, ci fornisce queste indicazioni: Quando si apre
un'antica tomba e il cadavere che vi si trova sembra vivo, dovete sapere che all'interno e all'esterno del corpo
c' una grande quantit d'oro e di giada. In ossequio alle regole della dinastia Han, i principi e i signori venivano sepolti in abiti ornati di perle e con scatole di giada,
per preservare il corpo dalla decomposizione.
La giada rappresenta l'essenza del principio yang e
ostacola la corruzione - funzione che appartiene al principio yin, la cui inappellabile dinamica implica l'eterna
trasformazione e combustione che mira a ridurre in cenere ogni cosa, soggiogandola alla legge della terra. A1
momento della morte, il principio femminile del corpo
umano mette in moto i fluidi dell'organismo e tutto ci
che pu svolgere una funzione disgregatrice. A questa
azione disaggregante e di corompimento, la giada oppo12 [Figura poliedrica, sapiente erborista e amico dei buddhisti, Tao
Hongjing (456-536 d. C.) fu il grande teorico della scuola dello Shangqing
- ovvero dell' Assoluta Purezza - movimento sorto alla fine del Iv secolo
d. C. che raccolse l'essenziale della tradizione di Ge Hong integrandola con
una parte di quella dei Maestri Celesti.]

54

L'ALCHIMIA ASIATICA

ne tutto il potere di coesione che proprio del principio


maschile. Fin dalla dinastia Zhou si usava assumere la
giada per via orale. E secondo un'idea diffusa nel tardo
taoismo, la giada era il nutrimento degli spiriti ed era in
grado di assicurare l'immortalit.
Tutti questi simboli e queste rappresentazioni non costituiscono una realt isolata; essi si confondono con la
totalit della vita sociale e spirituale della Cina. La giada
svolge un ruolo fondamentale nella societ cinese antica,
fungendo da veicolo per la sua simbologia e alimentandone la psicologia. La giada infatti non viene utilizzata
soltanto per assumere lo yang e per conseguire l'immortalit. Indossati da alcune persone o in certe circostanze,
braccialetti e altri monili di giada rivelano di per se stessi - in virt del loro colore, della loro forma, del suono
che producono picchiettando tra loro - la condizione sociale dei loro proprietari. I monili di giada sono anche il
simbolo della vocazione spirituale dell'individuo e il segno distintivo del posto che egli occupa nella societ o
del ruolo ufficiale che vi svolge. Ban Gu, autore del Bai
hu tong, scrive: Gli oggetti portati appesi alla cintura indicano ci che un uomo si propone e rivelano le sue attitudini. Cost colui che coltiva la condotta morale assoluta
- il dao, "la via" nel senso delle scuole corduciane - porta appeso un anello circolare. Chi pone la ragione e la
virt - il daode nel senso di Laozi - a fondamento della
propria condotta indossa dei gioielli chiamati Kun.~~ Colui che capace di scegliere (Jue) in questioni imbarazzanti o difficili porta un pendente a mezza luna (Jue). Ci
significa che il tipo di monile appeso alla cintura permette di indovinare le attitudini del suo possessore. La
*' [Pietra preziosa somigliante alla perla; anche una variet di giada. ]

L'ALCHIMIA ASIATICA

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giada un elemento che si ritrova in tutte le leggende sugli eroi e gli imperatori della Cina antica. Del grande
Shilauangdi dei Qin, il primo imperatore, si racconta che
avesse ingerito della giada liquida.14 Ho insistito nel sottolineare il ruolo universale che ha assunto la giada nell'ambito della vita cinese, collettiva come spirituale - I' immortalizzazione dell'individuo - nell'intento di definire la funzione che essa svolge nell'alchimia, e in particolare per mostrare come l'alchimia stessa risulti strutturalmente connessa alla tradizione cinese nella sua totalit e
come non costituisca una scienza - almeno non dal punto di vista da cui noi la stiamo trattando - e infine, e soprattutto, come l'alchimia debba essere studiata attraverso documenti che la prendano in considerazione in
questo senso proprio e non sulla scorta di testimonianze
di tipo prechimico.
Tao Hongjing menziona anche le perle come elemento
capace di preservare il corpo dalla decomposizione. Nella storia leggendaria della Cina, re ed eroi apparivano
spesso adorni di giada e di perle. Queste ultime si trovano in relazione con il dragone, questo animale fantastico
cosi tipico della Cina. Tutto il simbolismo della perla si
pone sotto il segno del femminile e lascia indovinare la
presenza di una tradizione marina, opposta alla tradizione continentale della giada. La perla, immagine del principio femminile, simboleggia la vita e la fecondit e si trova in rapporto diretto con i molluschi, in particolar modo con la Cypraea (vulva = conchiglia = perla = seconda
nascita = immortalit). Perle e tartarughe, nella credenza
degli antichi cinesi, crescono e diminuiscono in armonia
con il ciclo della luna. Come abbiamo appena ricordato,
14 Era usanza mettere in bocca ai morti della giada e delle conchiglie.

L'ALCHIMIA ASIATICA

molto probabile che il simbolismo della perla rientri


nell'ambito delle tradizioni marine - condivise d'altron.
de da gruppi etnici assai diversi fra loro, austroasiatici e
micronesiani, con influssi riscontrabili anche in India _
e che esso abbia costituito a lungo un tipo di simbolismo
parallelo a quello della giada. Ad ogni modo, nei testi che
conosciamo, la perla sembra possedere le stesse propriet
magiche della giada, bench il suo tipo di simbolismo sia
di natura femminile; potrebbe forse trattarsi di una reminiscenza ben radicata dei tempi del matriarcato e della
discendenza uterina? Anche se gli alchimisti la impiegano meno dell'oro e della giada, la perla si inserisce tuttavia a pieno diritto all'interno di quel vasto edificio che
ii circuito dell'immortalit, di cui l'alchimia fa parte.
I cinesi - che hanno la tendenza a mettere in relazione
fra loro ogni cosa - hanno scoperto delle affinit tra gli
organi del corpo umano e certe sostanze minerali. Il
fuoco del cuore rosso come il cinabro e l'acqua dei reni
nera come il piombo, scrive un biografo del celebre alchimista Lii Dongbin, vm secolo d. C.1 Il Wu Xing, il
complesso universale costituito dai cinque elementi - acqua, fuoco, legno, metallo, terra - ha finito per trovare
un'applicazione in tutti gli ambiti dell'esistenza. Si parla
delle cinque relazioni sociali, delle cinque virt, dei cinque gusti, dei cinque colori, dei cinque toni ecc.is E lo
1~ [ verosimilmente questo il personaggio a cui si riferisce Eliade, noto anche come Lii Zu - il patriarca LiJ - personaggio leggendario considerato un maestro da tutte le scuole e annoverato fra gli otto immortali.
Potrebbe anche trattarsi di Lii Yan, alchimista dell'vm secolo.]
16 Secondo lo studioso cinese Liang, il tentativo pi ardito di stabilire
delle corrispondenze all'interno del Wu Xing stato compiuto dal taoista
Lii Buwei (morto nel 235 a.C.). L'opinione di Chavannes che la teoria
dei cinque elementi sia stata presa a prestito dai cinesi alle popolazioni turco-mongole.

L'ALCHIMIA ASIATICA

~7

stesso per gli organi del corpo umano: il cuore ha la natura del fuoco, il legato del legno, i polmoni del metallo, i
reni dell'acqua, lo stomaco della terra.
In virt del naturale e perfetto funzionamento dei
suoi organi, l'uomo si trova in comunicazione con la totalit dell'universo. Il corpo umano racchiude in s l'intero cosmo, si nutre delle forze stesse che animano questo universo ed sottoposto agli stessi conflitti strutturali - lo yin e lo yang ad esempio - che percorrono quello.
La medicina cinese - proprio come l'alchimia e tutte le
altre tecniche che mirano a raggiungere l'immortalit -
fondata su simili corrispondenze. Non si potr comprendere nulla dell'alchimia cinese se non si terr conto della
totalit del sistema di pensiero a cui appartiene, un pensiero che conserva la sua natura cosmica e simbolica anche nel momento in cui ha a che fare con delle realt che
cadono sotto il dominio dei sensi.

I testi che abbiamo citato sinora ci permettono di renderci conto di come l'alchimia cinese faccia parte integrante di un sistema di tecniche spirituali e non scientifiche. Le osservazioni esatte e le induzioni di tipo scientifico che si incontrano casualmente in opere alchemiche risultano troppo rare e sporadiche per poter dar vita a una
vera prechimica. I cinesi erano un popolo molto perspicace ed estremamente paziente, che ha saputo scoprire e
raccogliere un'enorme quantit di dati puntuali a proposito di tutti i fenomeni fisici e biologici; tuttavia l'alchimia non fa parte delle scienze che si sono formate a partire da questi dati. L'alchimia stata, e resta, una tecnica
spirituale attraverso cui l'uomo pu assimilare le virt
che reggono l'esistenza e perseguire l'immortalit. L'Elixir di lunga vita non altro che l'immortahta,
" " fine di
tutte le tecniche mistiche di ogni epoca e luogo. L'alchimista alla ricerca dell'Elixir pi simile al mistico che
cerca la propria via all'immortalit che non all'uomo di
scienza. Quanto all'oro - alla Pietra Filosofale - esso aveva, come abbiamo visto, una funzione puramente spiri-

L'ALCHIMIA ASIATICA

59

tuale: infondere nell'uomo il principio imperituro dello


yang. La stessa formula che consentiva di ottenere I'Elixir di lunga vita serviva anche, talora, a produrre l'oro
alchemico;1 il che dimostra, una volta di pi, che l'oro di
cui parlano i testi di cui ci occupiamo aveva un valore mistico, nel senso che la sua assimilazione conferiva l'immortalit. Ed proprio l'immortalit ci a cui gli alchimisti cinesi ambivano quando cercavano la Pietra Filosofale
e non all'oro in quanto semplice metallo. L'oro d'altronde - che in Cina si trovava in abbondanza - non sempre
stato considerato un metallo prezioso e un talismano, come
accadeva invece fin dai tempi pi antichi per il cinabro.
Pare che le origini storiche dell'alchimia siano da ricercare in relazione alla preparazione sintetica del cinabro2
- mentre le sue origini vitali affondano, come abbiamo
visto, nella ricerca dell'immortalit. Il cinabro sempre
stato considerato in Cina una sostanza dotata di un potere
talismanico e particolarmente apprezzato per le sue virt
rigeneratrici. Il suo colore rosso era ricco di propriet vitali, essendo simbolo del sangue - il principio della vita - e
svolgeva per questo un ruolo fondamentale nell'accesso all'immortalit. Fin da epoche preistoriche, il cinabro veni-

va utilizzato in Cina nelle tombe dei ricchi aristocratici


nell'intento di assicurare loro l'immortalit. Ma non era
soltanto il suo colore a fare del cinabro un veicolo per l'im1 questo il caso di un ritrovato assai diffuso, chiamato ba qiong dan,
il rimedio delle otto sostanze eccellenti - tra cui si annoveravano in particolare il cinabro, il realgr, l'orpimento e il borace - che fungeva al tempo stesso da Ehxir e da Pietra Filosofale.
2 In L'alchimie chez [es chinois, in Journal asiatique , 2, x 895, pp. 314-40,
Fernand de Mly sostiene che sarebbe l'orpimento a costituire la vera base
dell'alchimia cinese. Riferiamo questa opinione unicamente per il fatto de
Mly viene ancora citato nelle opere di storia della scienza; in realt il suo
studio risulta oggi completamente superato.

60

L'ALCHIMIA ASIATICA

mortalit; era importante anche il fatto che, messo sul fuoco - il fuoco capace di trasformare gli alberi e le piante in
cenere3 - producesse mercurio, cio quel metallo che era
considerato 1'anima di tutti i metalli. Ecco la ragione
per cui il cinabro era considerato dotato di yang- mentre
il mercurio veniva associato allo yin. Ge Hong sostiene che
sufficiente mescolare tre libbre di cinabro con una libbra
di miele, far seccare il tutto al sole e quindi ricavarne delle
pillole della grandezza di un grano di canapa perch nel giro di un anno, prendendo dieci di queste pillole, i capelli
bianchi ridiventino neri e i denti caduti rispuntino - mentre se si continua a prenderle per pi di un anno si ottiene
1 ~mmortalita.
A nostro avviso, tuttavia, non soltanto la ricerca del
cinabro sintetico che ha contribuito alla nascita dell'alchimia. La scoperta della metallurgia ha svolto un ruolo
altrettanto essenziale, in virt dei miti e dei riti che ha
generato. La metallurgia era considerata come un'attivit di tipo sacro e i forni venivano assimilati ai Principi.
Yu il Grande - eroe leggendario e fondatore della prima
dinastia reale [quella degli Xia] - crea cinque fonderie in
relazione con lo yang e quattro in relazione con lo yin.4
Per gli antichi cinesi, la metallurgia non era un'attivit
profana, meramente produttiva, ma un atto carico di sacralit, al quale potevano prendere parte soltanto alcuni
Ge Hong, Baopu zi.
4 [Come narrato nello Shiyi ii (cap. rt, p. i a) - silloge in dieci capitoli
composta da Wang Jia dei Jin, ricca di racconti mitologici e di una geografia meravigliosa delle principali montagne cinesi - Yu fece fondere nove
tripodi - cinque in corrispondenza con lo yang e quattro a immagine dello
yin - chiedendo al fabbro di utilizzare metallo femmina per produrre i tripodi yin e metallo maschio per quelli yang. La fusione dei metalli, nella Cina antica, comportava infatti l'unione sessuale di questi due principi. Questi tripodi erano dotati di svariate funzioni divinatorie.]

I , ' A L C H I M I A A S I AT I C A

61

individui a conoscenza dei rituali adeguati. I forni costituivano una sorta di giudice, per il semplice fatto che in
essi trovava compimento un mistero sacro, un atto di
creazione, cio di nascita dei metalli. I forni avevano il
potere di riconoscere la virt, tanto che esistevano dei
giudizi di Dio che imponevano che il sospetto fosse
gettato in un forno. Creare una fonderia costituiva un atto virtuoso che doveva essere compiuto da un uomo puro, a conoscenza dei riti del mestiere. Perforare la montagna che conteneva il minerale costituiva un altro atto sacro che, allo stesso modo, poteva essere eseguito soltanto
da un uomo puro e che fosse a conoscenza dei rituali.
In questi ambiti metallurgici si sono formati dei miti
che hanno alimentato per secoli il folclore e la vita spirituale del popolo cinese. I legami sacri che uniscono gli
uomini e i metalli, il mistero della rinascita di un metallo a partire dal minerale - fenomeno che, parallelamente a quello del cinabro che produce mercurio, ha dato vita all'oscura intuizione della trasmutazione, della resurrezione e dell'immortalit -, le corrispondenze esistenti tra la flora che cresce in un luogo e i metalli che si
trovano nel sottosuolo, tutto questo ha nutrito fin dall'inizio la vita interiore di un popolo che avrebbe scoperto
in seguito l'alchimia come tecnica mistica e non come
scienza chimica. Il motivo per cui continuo a insistere
sulle origini sacre dell'alchimia cinese proprio per cercare di metterne in evidenza il tratto non razionale, mitico e mistico. Venuta alla luce in un ambiente saturo di
elementi fantastici, l'alchimia ha attinto i suoi caratteri
dall'esperienza del meraviglioso di tutto un popolo. In
essa ritroviamo dunque le stesse preoccupazioni di tipo
cosmico, lo stesso motivo dell'armonia con le leggi universali e la medesima ricerca d'immortalit.

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L ' A L C H I M I A A S I AT I C A

Il mito delle isole degli immortali - che fa spesso la


sua comparsa nei testi alchemici cinesi - impone di esse.
re studiato in relazione con le tecniche d'immortalit,
delle quali, con il passare del tempo, l'alchimia divenu.
ta la pi illustre rappresentante. Lo storico Sima Qian
parla per ben tre volte, e diffusamente, di queste isole.
La prima nel capitolo [dello Sbiji] dedicato a Shihuangdi
dei Qin (249-2 ~ o a. C.) l'imperatore che fece costruire la
Grande Muraglia. Questo imperatore desiderava ardentemente entrare in possesso dell'erba dell'immorta.
lit che cresce sulle tre isole meravigliose di Penglai,
Fangzhang e Yingzhou, e invi per questo Xinshi, insieme a svariate migliaia di altri giovani e fanciulle, alla
ricerca degli immortali delle tre isole. La seconda volta
Sima Qian ne parla nel capitolo XXVlI [dello Sbiji] - il
Fengsbansbu [ Trattato dei sacrificifeng e sban]. In esso
apprendiamo che l'imperatore ha inviato la sua spedizione, ma che questa rientrata a mani vuote, dopo aver avvistato le isole senza esser riuscita per questo ad avvicinarvisi. Da ultimo, un terzo testo- il capitolo CXVlII
[dello Sbiji] - ci svela il termine di questa avventura alla
ricerca dell'erba dell'immortalit.
Xu Fu, un altro messaggero di Shihuangdi, parte a sua
volta in direzione delle isole meravigliose. Porta con s
tremila fanciulle e tremila ragazzi, insieme a chicchi dei
cinque cereali e artigiani appartenenti a tutte le corporazioni. Ma lungo il percorso la spedizione si imbatte in
una terra tranquilla e fertile; Xu Fu vi si stabilisce e si
proclama re. Questa regione e le tre isole meravigliose
in mezzo all'Oceano sono state identificate - da Klaproth e pi tardi da Schlegel - con il Giappone. Chavannes accetta l'ipotesi come non del tutto mprobabile. Essa
i
resta, tuttavia, n pi n meno che una semplice ipotesi.
1

L'ALCHIMIA ASIATICA

63

La nostra opinione che queste leggende di isole meravigliose alla cui volta furono inviati messaggeri gi sotto i sovrani dello stato di Wei (378-348 a. C),5 siano da
considerarsi pi come una tradizione mitica - la tradizione dei luoghi paradisiaci cui pervengono santi e maghi che non come la memoria di remote avventure geografiche. Anche nell'ipotesi che siano state delle navigazioni
reali a ispirarle,6 queste leggende conservano, nondimeno, il loro carattere puramente mitico. Le tre isole - abitate da immortali, con palazzi custoditi da uomini-dragone, e sul cui suolo spuntano erbe in grado di procurare
l'immortalit - ricordano da vicino le mitiche contrade
di g~kadvipa e ~vetadvipa7 della tradizione hindfi (del resto, in sanscrito, dvipa significa isola) e il lago miracoloso di Anavataptas delle leggende buddhistiche. Questi
5 questo almeno quanto afferma lo storico Sima Qian nella sua opera
Shiji (vol. 3, pt. 2, p. 436). Padre Albert Tscheppe - in accordo d'altronde
con Chavannes - sembra incline ad accettare questa tradizione.
s Recenti studi di etnografia confermano che le navigazioni in Asia, gi
in epoche preculturali, avevano raggiunto esiti strabilianti. Avremo occasione in seguito, in un'altra opera, di soffermarci sulle migrazioni nel mondo austroasiatico.
7 [Isole meravigliose della tradizione hindfi. La prima l'isola dell'albero di teak (s'dka), la seconda l'isola bianca (veta). A quest'ultima si

fa accenno nel Mahdbhdrata, descrivendola come una zona posta a nord


- in analogia con la tradizione iperborea occidentale - raggiungibile solo
in volo, i cui abitanti sono tutti luminosi e di sesso maschile; chiamata
con questo nome anche una zona situata nei pressi di Benares.] W.E.
Clark, ~dkadvipa and ~vetadvipa, in Journal of the American Oriental Society, 39, 1919, respinge l'ipotesi - avanzata da Max Weber - secondo

cui il mito delle meravigliose contrade del nord sarebbe dovuto a influssi
cristiani in India.
8 [Il significato letterale del nome - an privativo e avatapta cotto,
bruciato - sta a indicare probabilmente il carattere di ci che non toccato dal fuoco, e che ha dunque superato il limite proprio di ci che
cotto o bruciato. Corrisponde all'attuale lago R~vanarhada, da cui
nasce il fiume gatadru, o Sutlej. Questo lago magico poteva essere raggiun-

64

L'ALCHIMIA ASIATICA

luoghi mitici erano popolati da esseri immortali e vi si poteva accedere unicamente attraverso sacrifici, ascesi o
devozione - per quanto riguarda ~~kadvipa e ~vetadvipa
- o in virt di poteri magici - per quanto concerne il lago
di Anavatapta. Il Buddha e i santi del buddhismo venivano trasportati attraverso i cieli, in un batter di ciglia,
sull'Anavatapta. Proprio come, nelle leggende cinesi, gru
dal piumaggio cinerino trasportavano per i cieli, in direzione delle isole meravigliose in mezzo all'Oceano , la
barca in cui si trovavano gli otto immortali.9 Ci troviamo dunque di fronte a varianti di una medesima leggenda, quella di contrade meravigliose a cui potevano accedere solo santi e maghi, dove la vita non conosceva la
morte e la giovinezza non si accompagnava mai alla vecchiezza. Non staremo qui ad analizzarne tutte le varianti
- basti dire che questo tipo di leggenda diffuso in svariate parti del globo. Sottolineiamo soltanto che esso si
ricollega alla fonte inesauribile delle avventure umane: la
ricerca dell'immortalit e dell'eterna giovinezza. da
questo punto di vista che la leggenda delle isole abitate
da immortali e beati stata utilizzata dagli alchimisti e
fatta un mito proprio dall'alchimia.
Anche altri imperatori cinesi sono all'origine di spedizioni e ricerche sulle tracce degli Elixir d'immortalit.
Quelle su cui ci soffermererno d'ora innanzi appartengono a una dimensione perfettamente storica e si situano
to solo da chi possedeva la virt soprannaturale del volo. Il suo nome anche quello di un mitico re serpente.]
9 Tutto un mito si andato creando col tempo a proposito di questi otto immortali - mito alimentato non soltanto dalla credenza nell'immortalit ma altrest dalle numerose superstizioni del periodo di decadenza del
taoismo.

L'ALCHIMIA ASIATICA

65

nell'ambito di una storia dell'alchimia cinese. Non pi


il caso, ormai, della pianta leggendaria delle isole degli
immortali in grado di donare la vita eterna, benst di preparazioni alchemiche ritenute capaci di prolungare la
vita. Cost, ad esempio, l'imperatore Taizong - vn secolo
d. C. - ospitava alla propria corte il brahmano N~~yanasv~min, fatto venire dall'India nel 648 da Wang Xuanze. Questo brahmano era un alchimista esperto nell'arte
di prolungare la vita, e a noi giunto il resoconto delle
sue avventure in Cina. Nel 664-65 Gaozong ordin al
monaco buddhista Xuanzhao di far venire dal Ka~mir un
mago indiano di nome Lok~ditya,lo di cui si diceva che
possedesse l'Elixir di lunga vita.
Nel 1222, Genghis Khan ordin di convocare Falchimista taoista Changqun11 a Samarkand. Questo Changqun era un asceta assai eccentrico, che faceva parte della
scuola Quanzhen, fondata da Wang Zhe nella prima
met del xn secolo,~2 una scuola estremista in cui l'ascetismo era spinto ai suoi limiti pi avanzati - i discepoli della scuola non mangiavano neppure frutta e non bevevano
t, e alcuni arrivavano a privarsi anche del sonno. Un discepolo di Changqun, di nome Li Zhichang, ha stilato il
lo [I1 suo nome, probabilmente un epiteto, vuol dire sole del mondo.]
n [I1 nome significa lunga primavera e perci colui che vive a lungo; era evidentemente un epiteto attribuito a chi aveva scoperto il segreto della longevit. possibile che ci si riferisca a Qiu Chuji (i i48-I2z7),
uno dei sette principali discepoli di Wang Zhe, che era ritenuto in possesso del segreto della longevit e soggiorn effettivamente presso la corte
di Genghis Khan, ottenendo numerosi favori per la propria scuola e per la

Ch,_a.]

12 [Wang Zhe (i iz3-I I7o) considerato il fondatore della scuola


Quanzhen - ovvero della Verit integrale, detta anche del Fiore d'oro - un movimento rigorista caratterizzato da una particolare propensione alla dimensione interiore nell'approccio ai dati tradizionali e che cerc
di coniugare verit confuciane e precetti buddhistici.]

66

L"ALCHIMIA ASIATICA

resoconto del viaggio del suo maestro a Samarkand.


Giunto al cospetto di Genghis Khan, il quale gli chiese
se possedesse l'Elixir di lunga vita, Changqun rispose in
tutta franchezza: Posseggo dei mezzi per proteggere la
vita - dei talismani contro la cattiva sorte - ma non I'Elixir dell'immortalit. E la sincerit dell'alchimista - si
narra - conquist Genghis Khan...
Nulla pi dei preliminari di tipo ascetico e dei rituali a
cui costretto a sottoporsi ogni alchimista ci induce a includere, senza ombra di dubbio, l'alchimia cinese tra le
tecniche mistiche. Ogni operazione alchemica doveva essere preceduta da digiuni, sacrifici e purificazioni - pratiche, queste, che riguardano ovviamente assai meno il
laboratorio che non il corpo e l'anima stessa dell' alchimista. Era dunque indispensabile che l'adepto dell'Arte si
trovasse separato dai profani. Dal momento che era dotato di una natura sacra e si configurava come una vera e
propria lotta per l'immortalit, l'atto alchemico doveva
essere compiuto in una condizione di assoluta purit,
lontano da qualsiasi ambito che avesse un' apparenza pi
o meno impura. L'alchimista cinese era tenuto altres] a
scandire la propria respirazione secondo un ritmo preciso - una pratica caratteristica della tecnica indiana dello
yoga ma altrettanto diffusa negli ambienti taoisti.
Ge Hong scrive: Nel momento in cui si comincia a
imparare l'autentico controllo della respirazione, si deve
respirare dal naso, quindi turarlo stringendolo fra due dita e contare mentalmente i battiti del cuore. Dopo averne contati centoventi, si deve espirare attraverso la bocca. Questa tecnica di respirazione serve a evitare di udite
il rumore deU'inalazione e dell'esalazione dell'aria [...]
Una pratica costante permetter di aumentare la durata

L'ALCHIMIA ASIATICA

67

della sospensione del respiro [...] fino a giungere a mille


battiti del cuore. Nel momento in cui un vecchio giunge
a questo stadio, si trasforma in un giovane.
Laozi, nel capitolo x del Daodejing, e Zhuangzi parlano entrambi della respirazione controllata - lianqi, termine nterpretabile come trasmutazione della respirazione." Nel suo Annuario/4 il grande taoista Li] Buwei
afferma che questo tipo di respirazione favorisce una vita sana e dinamica. Dong Zhongshu/ per parte sua, parla della respirazione come di una modalit di mantenimento del wuwei - l'agire senza agire/6 un'idea cinese
di fondamentale importanza. Lii Buwei specifica inoltre
che occorre scandire ii ritmo della respirazione adottando una certa postura del corpo - zuogong (lavorando a
riposo,,):7 - che ricorda l'dsanaTM degli asceti indiani, po~ [Letteralmente purificare il soffio o assorbire energia. Nonostame le cautele necessarie per l'epoca, un riferimento obbligato su questo
tema : Henri Maspero, L.es procds de nourrir le principe vital dans la religiryn taof~te ancienne cit., il quale spiega lianqi come fondere il soffio,
a-~,ertendo che in cinese tutte le espressioni in cui ricorre il termine flan,
fondere, hanno a che fare con la trasformazione attraverso il fuoco e indicano percib un processo di trasmutazione. Si chiama dunque lianqi la
pratica consistente nel lasciare circolare liberamente il soffio vitale attraverto il corpo senza cercare di guidarlo, come accade invece nella pratica
oppo, ta, nota come xingqi,]
:' [Li~~hi chunqiu, enciclopedia filosofica compilata intorno al 240 a. C.
dai protetti di Li Buwei, primo ministro dei Qin, autore di una dottrina fiSica, politica e cosmologica fortemente sincretista.]
~~ [Circa i79-io4 a, C. Studioso attivo sotto l'imperatore Wu degli
FLan, contrbui - avendo appreso dai cosmologi della scuola Yin-Yang l'arte di trarre presagi dai fenomeni naturali - alla diffusione di una visione
dei mondo inentrata su un accordo scrupoloso dell'azione con le armonie
co, miche, il cui mancato rispetto passibile di creare squilibri di ordine

naturale e morale.]
:" [Letteralmente il non-agire .]
'~ [Letteralmente stando seduto, assumendo cio una postura seduta.]
~*- [Seggio, trono, da cui postura, poich chi la assume fa seggio
del proprio corpo. Questo termine diverr particolarmente noto nella letteratura dello yoga.J

68

L ' A L C H I M I A A S I AT I C A

~izion in cui essi ritmano e .sost?endono la respirazione


(pranayama).19

Marcel Granet sintetizza in modo mirabile la funzio.


'ne altempo stesso organica e spirituale delle tecniche re:
spiratorie cinesi - la respirazione embrionale, propria,
di una pienezza tantd organica Zluanto spirituale.
Cl~i vuole evitare emotivit e vertigini deve imparare a respirare non soltanto con la gola ma attraverso tutto il corpo, a cominciare dai talloni. Soltanto questa re-~
spirazione profonda, e silenziosa, in grado di affinare e
nutrire la sostanza. E questo d'altronde il tipo di respira.
zione che si impone automaticamente negli stati di ibernazione e di estasi. Respirando in questo modo si giunge,
per cosi dire, ad affinare il sffio e a quintessenziarne il
potere vivificante. Il fine ultimo di stabilire una sorta
di cimolazione interna dei principi vitali, di modo che l'individuo risulti sigillato in maniera perfettamente emetica
e possa essere sottoposto, senza pericolo, alla prova dell'immersione. Egli diviene allora - a partire dal momento in'cui comincia a impossessarsi dell'arte di nutrirsi e
respirare a dircuito chiuso, come fa l'embrione - impermeabile, autonomo, invulnerabile.
Oltre alle tecniche di respirazione, all'ascesi prelimi19 [Controllo del respiro, imbrigliamento del respiro. Termine derivante dalla radice yam tener alla briglia, tendere la briglia, che indica un processo di arresto ma anche di dilatazione o allungamento. Il
prdndyama articolato, nella sua forma pi s~mplice, in tre fasi: inspirazione (p~raka), ritenzione (k,umbhaka), espirazione (recaka). La prima indicazion'e di questo termine in tal senso negli Yogas~tra di Patafijali (cfr.
oltre, p. 82, nota x 3), ma la pratica era gi nota in epoche precedenti, come dimostrano alcuni testi del canone p~di. L'origine arcaica di questa tecnica da ricercarsi probabilmente in ambito vedico, se nel Sdmaveda si riferisce di come il cantore sacro, per apprendere a mantenere la nota senza
interruzione, dovesse imparare a regolare attentamente e a trattenere il respiro.]

L ' A L C H I M I A A S I AT I C A

6,~,

nare e alle purificazioni rituali, l'alchimista - come ogni


altro uomo spirituale alla ricerca dell'equilibrio perfetto e dell'immortalit, o, quanto meno, della, longevit adotta una certa dieta, le cui ricette si possono leggere
nel Ben Cao, la voluminsa matdria medica cinese.2''
D'altronde, le sostanze con cui lavorava l'alchimia rimltavano spesso identiche a quelle impiegate n medicina. 'E questo in particolar modo all'epoca in cui l'alchimia si era aUontanata dal suo fine originario - la purificazione dell'anima attraverso l'assimilazione del dao e il
conseguimefito dell'immortalit - e si accontentava di
procurare semplicemente 1a longevit.
Una storia della letteratura alchemica cinese - per quan.
to sommaria - non rientra
nell ambito dl questa !~rattazlo
ne. D'altro canto, opere introduttive all'argoment0 e saggi critici risultano quasi del tutto .inesistenti. A1 di fuori
delle opere di Johnson e di Waley, abbiamo a disposizione soltanto alcune note disseminate qua e l.nelle riviste o
negli archivi di orientalistica. Vogliamo quindi menzionare almeno alcuni grandi alchimisti cinesi.
Il pi celebre , indubbiamente, Ge Hong (249-33o
d. C.),2~ noto anche come Baopu zi. Egli racconta di aver
,

2o Notizie sommarie sulle diverse opere di medicina e di farmacopea che


formano la raccolta del Ben Cao ci vengono fornite da G. Sarton, An Introduction to tbe History ofScience, Baltimore 1927, vol. i, pp. 436, 498, 539.
inevitabile che in un'opera vasta come quella di Sarton compaiano alcuni errori. Riguardo la scienza cinese, ad esempio, le sue informazioni non
sono sempre esatte. Cos, a p. 355, eg!i scambia Ge Hong - autore di un'opera il cui titolo, Baopu zi, funge anche da pseudonimo dell'autore stesso per il titolo di uno dei suoi scritti. Un interessante studio sulla dietetica cinese stato pubblicato da T.T. Chang, Chia Ming's E[ements of Dietetics,
in Isis, 2o, x934, pp. 325-34. Jia Ming visse tra il i268 e il 1374, ma la
sua opera si fonda sul Ben Cao tradizionale.
21 [Cfr. sopra, p. i2, nota 8.]

L'ALCHIMIA ASIATICA

appreso l'arte dell'alchimia da ZuoCi (I55-220 d. C.) il


cui insegnamento giunse attraverso la trasmissione di numerosi discepoli. Il Ba6pu ;:i - trattato che ha come tiro.
Io il suo stesso pseudonimo - non riguarda soltanto l'alchimia. L'autore mostra altrettanto imeresse per le discipline interiori e le scienze naturali. Cosi, a titolo di curiosit, Ge Hong il primo autore Cinese ad ammettere
l'origine animale dell'asbesto,22 il che ha contribuito in
modo determinante alla diffusione della leggenda occidentale della salamandra in Cina.
.interessante notare come nel quarto paragrafo del
capitolo esoterico del Baopu zi, Ge Hong parli dello
huangbai - giallo e bianco, ovvero l'arte di trasmutare
i metalli in oro e argento - come di una tecnica differente da quella deU'Elixir di lunga vita e della Pietra Filosofale~ II.che vorrebbe dire che esistevano due pratiche
diametralmenfe opposte - una che riguardava l'anima e
l'immortalit, l'altra che cercava la trasmutazione pura e
semplice - che andavano entrambe sotto il nome di alchimia. In effetti pare che in Cina - in seguito a influssi provenienti dall'esterno, che cominciarono a farsi sentire a partire dal n secolo a. C. - si assistette alla nascita
di un' alchimia propriamente detta, che si occupava pi
della trasmutazione dei metalli che non dell'anima.
Avremo occasione in seguito di ritornare su questo ari
gomento. Per il momento ci basti constatare il fatto che
la Pietra Filosofale, in cinese, rispondeva a svariati no2 [In mineralogia, altro nome dell'amianto di serpentino. La leggenda
ha origine probabilmente da un passo del Milione di Marco Polo, in cui si
osserva che la salamandra, gettata nel fuoco, non si brucia; poich l'asbesto ignifugo e ha una trama che ricorda quella di un tessuto, presumibile che lo si credesse un prodotto derivato dalla salamandra. Sull'argotnen
to cfr, B. Laufer, Asbe~tos andSalamander, in T'oung Pao, i6, 1915.1

L'ALCHIMIA ASIATICA

?l

mi, e che questi nomi potevano essere divisi in due classi. La prima l'arte della trasmutazione, a cui corrispondono tre termini: liandan2~ (Elixir della trasmutazone),
waidan (Elixir esteriore,) e jindan (Elixir aureo). La seconda classe rappresenta la parte mistica dell'alchimia, a
cui corrispondono i termini xiandan (Elixir degli immortali) e shendan (Elixir degli di). Possiamo dunque affermare di trovarci di fronte a due tecniche che hanno una
struttura differente: la prima dotata di un'attitudine di
tipo squisitamente operativo, in analogia con certe frange dell'alchimia alessandrina, la seconda puramente spirituale, che affonda le sue radici nel cuore della vita spirituale del popolo cinese. Peng Xiao24 - che visse tra la fine del Ix secolo e l'inizio del x - conferm a sua volta la
distinzione gi stabilita da Huisi25 .tra alchimia esteriore e interiore . La prima, chiamata waidan, fa uso di
sostanze materiali - mercurio, piombo, cinabro ecc. mentre la seconda, che va sotto il nome di neidan, utilizza soltanto l'anima di queste sostanze. Con il passar
del tempo, e cio a partire dal x secolo, l'alchimia taoista
si fa sempre pi spirituale. Questi metalli trascendentali, che vengono detti anima dei metalli, cominciano a
essere identificati con certe parti del corpo, mentre gli
esperimenti alchemici, invece di essere condotti tramite
strumenti e sostanze di laboratorio, vengono praticati direttamente sul corpo umano. In altri termini, l'alchimia
23 [Letteralmente dan significa cinabro, uno degli elementi fondamentali delle preparazioni alchemiche. Per estensione, il termine divenuto sinonimo di alchimia.]
24 [Attivo attorno al 947"95o d. C., l'autore dal pi celebre e autorevole commento al Cantongqi, uno dei testi fondatori dell'alchimia cinese
attribuito a Wei Boyang.]
2~ Autore buddhista (515-77). [Uno dei maestri della scuola sincretista
Tiantai, divenuta celebre in Giappone con il nome di Tendai.]

72

L'ALCHIMIA ASIATICA

viene assimilata alle tecniche di meditazione, di purifica.


zione interiore e di educazione psichica.
Questa idea, tipicamente cinese, ha trovato il proprio
sviluppo negli ambienti taoisti, poich in essi l'alchimia
sempre stata considerata come una tecnica spirituale capace di permettere all'anima di purificarsi e di consegui.
re l'immortaliti. Invece di dedicarsi alla preparazione
dell'oro alchemico - come accadeva in passato - e poi di
assimilarlo, assumendone con ci stesso le propriet mistiche (yang, dao), l'alchimista taoista del x secolo rinuncia a fabbricare l'oro per concentrare la sua attenzione
sulle possibilit spirituali insite nelle operazioni alchemiche. Considerando il proprio corpo come un metallo impuro e inferiore, egli si sforza di trasmutarlo in oro, e
cio di conseguire la purezza e l'autonomia della propria
anima, insieme a una vita non soggetta a morte. A1 posto
di effettuare le operazioni alchemiche - purificazione,
calcinazione ecc. - sui metalli inferiori, egli le attua direttamente sul proprio corpo e sulla propria anima. Una
profonda aspirazione alla santit - cio all'assimilazione
delle virt del clao, capace di conferire l'immortalit -
ci che presiede d'altro canto a queste operazioni spirituali praticate dagli alchimisti cinesi, operazioni che, a
partire dal x secolo, assumeranno un carattere sempre
pi dichiaratamente mistico. Nei fatti, l'alchimia si trasforma, d'ora in poi, in ascesi e in preghiera.
Questa concezione dell'alchimia trova una magistrale
illustrazione nel Trattato del dragone e della tigre - ovvero
del piombo e del mercurio - di Su Dongpo, redatto verso
il x ~ oo. Eccone un frammento: Il dragone il mercurio.
Esso ~ lo sperma e il sangue [cio corrisponde a questi
fluidi nel corpo umano]. Proviene dai reni e si deposita
nel fegato. Il suo segno il trigramma Kan. La tigre il

L ' A L C H I M I A A S I AT I C A

73

piombo. Essa il soffio vitale e la forza del corpo [cio


corrisponde ad essi nel corpo umano]. Nasce nel cervello
e si conserva nei polmoni. Il suo segno il trigramma Li.~~'
Quando i1 cervello entra in movimento, il soffio vitale e
la forza si attivano insieme ad esso. Quando i reni si gonfiano, lo sperma e il sangue cominciano a scorrere in sintonia con essi.
La trasformazione dell'alchimia in una pratica ascetica e meditativa completata nell'ambito del taoismo di
ispirazione buddhistica del xm secolo, quando vengono
in voga le pratiche della scuola zen.27 I1 principale esponente d questa alchimia taoista-zen Ge Changgeng, altrimenti noto con il nome di Bo Ychan.2~ Egli descrive
nel modo seguente i tre metodi dell'alchimia interiore. Nel
primo, il corpo prende il posto (o svolge la funzione) dell'elemento piombo, mentre il cuore sostituisce l'elemento mercurio. La concentrazione (dhyJna) si sostituisce al liquido necessario, e le scintille d'intelligenza al
fuoco.29 Bo Yiichan aggiunge: Con questo metodo, una
gestazione che richiede d'ordinario dieci mesi pu essere
26 [Nel celeberrimo Yi ring (Libro dei mutamenti), il pi noto testo
di divinazione cinese, Kan e Li sono i trigramm - cio le combinazioni di sei
linee intere o spezzate - che indicano rispettivamente l'acqua e il fuoco.]

27 La scuola Chan, in giapponese zen - trascrizione fonetica del sanscrito

dhy,~na, meditazione - si sviluppata in Cina attorno al vi secolo d. C., dove stata introdotta da Bodhidharma, che l'ha importata dall'India nel 5 2 7. Il

Chan ha conosciuto un successo ancora pi grande in Giappone, dove si diffuso a partire dalla fine del x~ secolo con il nome d zen. Le tecniche meditative e ascetiche che facevano parte del buddhsmo zen erano di origine tantrica.
2s [Appartenente alla scuola del Sud della tradizione neidan - cio dell'alchimia interiore, di cui fu uno dei pi grandi maestri - Bo Yichan visse
approssimativamente tra il z z 34 e il i229 e fu attivo tra il I2o9 e il I224,
divenendo celebre come gran maestro del rituale del tuono.]
29 Come si pu notare, si tratta d un'unione realizzata per mezzo
della meditazione; l'operazione alchemica si trasforma dunque in esperienza mistica.

L' ALCHIMIA ASIATICA

completata in un batter d'occhio.o Secondo metodo: il


soffio vitale sostituisce l'elemento piombo e l'anima l'elemento mercurio. Il segno del cavallo prende il po.
sto del fuoco e il segno del topo quello dell'acqua. Terzo
metodo: lo sperma fa le veci dell'elemento piombo e il
sangue dell'elemento mercurio .x Le reni prendono LI
posto dell'elemento acqua e il cervello dell'elemento

fuoco .

Il sincretismo mistico e gli influssi tantrici di queste

pratiche alchemiche risultano evidenti. d'altronde


l'autore stesso del Trattato a riconoscerlo: Se ci si rimprovera che questo esattamente il metodo del buddl~smo zen, noi risponderemo che non esistono due vie sotto il cielo e che il cuore dei saggi uno solo.
Abbiamo fatto riferimento a un'alchimia di tendenza
naturalistica, esente da preoccupazioni di tipo mistico
- un'alchimia che dai cinesi detta esteriore, wafdan.
E probabile che questa tecnica sia dovuta a influssi stranieri, provenienti dall'Iran2 oppure dai rapporti maritti%

o I cinesi sostengono che il processo che d vita a un bambino in grado, realizzato aU'incontrario, di produrre la Pietra Filosofale (A. Waley,
Notes Oh Chinese Alchemy, in Bulletin of the Oriental School of London,
6, x 930, p. 16). La nascita e l'embrione sono simboli dae appaiono di
quente nella letteratura alchemica. Alcuni riti indiani di ma#a nera, ancx~a
troppo poco studiati, fanno ricorso a feti, embrioni e cadaveri di bambini
(particolari nell'ArthMdstra: cfr. Das altindiscbe Buch von Welt und S .taatsleben: das Artbaf.astra des KautiIya, a cura diJ.J. Meyer, Leipzig i926, pp. 379,
649 sgg.). I sacrifici tantrici comportano, in certi casi, lo sventramento di
una donna gravida per impossessarsi del suo feto.
~ Non sar difficile ravvisare qui le tracce di un'erotica mistica di ascendenza tantrica (su cui si veda il nostro Le Yoga: Immortatit et libert cat.).
2 L'astrologia iranica ha influito sull'astrologia e l'-alchimia cinese.
Moltissime piante dell'Asia occidentale sono state introdotte in Cina dall'Iran, a partire dalla seconda met del IV secolo a. C. An Shigao, ~lebre
traduttore di testi buddhistici, giunto dalla Persia in Cina nel n secolo d. C.
[forse membro della dinastia arsacide, se il nome cinese la trascrizione di

L'ALCHIMIA ASIATICA

75

mi con gli arabi." Comunque sia, questo genere di alchimia non era tipico del mondo cinese e non trovava posto
nel quadro della sua spiritualit e della sua concezione
del mondo. Si trattava di una tecnica nuova, che la Cina
assimil d'altronde con indubbio profitto, visto che le
conoscenze alchemiche di questo tipo furono di grande
aiuto per l'industria locale?4 Gli influssi esterni - che si
tratti di quelli provenienti dall'alchimia preislamca dell'Asia centrale o di quelli dell'alchimia greca, attraverso
l'intermediazione araba - potrebbero spiegare dunque, a
partire da una certa epoca, la presenza di un'alchimia di
tipo naturalistico. Ma si potrebbe anche sostenere
un'altra ipotesi per motivare l'esistenza di questi due tipi
di alchimia: pu darsi che essi corrispondano a due strutAr~ak, attivo in Cina nel x48 d. C.], era un raffinato conoscitore della magia e dell'astrologia del suo paese d'origine. In un dizionario di termini aL
chemici, il Shiyao erya, redatto da Mei Biao (vm-Ix secolo), si incontrano
numerosissimi termini stranieri, anche sanscriti. Ci sono giunte d'altronde
indicazioni su un testo di alchimia intitolato Trattato delre Hu (cio proveniente dall'Asia centrale [il termine hu indica nella lingua cinese lo straniero, letteralmente colui che non-han, cio non cinese]) Yakat. Il termine
Yakat manifestamente di origine iranica. Il ruolo svolto dalla Persia negli
scambi commerciali sino-romani messo in luce, sulla scorta delle testimonianze degli storici cinesi, da F. Hirth, China and the Roman Orient, Shanghai 1885, opera fondamentale sull'argomento.
"La funzione svolta dagli arabi nella creazione di rapporti commerciali tra la Cina e l'Occidente illustrata da Friedrich Hirth e da WiUiamW.
Rockhill [Hirth, China and the Roman Orient cit.; Hirth e RockhiU, Chau
]u Kua: His Work and the Chinese and Arab Trade ... entitled Chu-fan-chi,
Sankt-Peterburg 19 x i; Rockhill, Notes on the Relatons and Trade of China
with the Eastern Archipelago and the Coasts of the Indian Ocean, in T'oung
Pao, i6, I915].
4 Secondo Berthold Laufer, la pasta chiamata liu li - che serviva per la
realizzazione dell'invetriatura - e il caolino sono stati inizialmente oggetto
di sperimentazione da parte degli alchimisti taoisti. I sali di arsenico, utilizzati inalchimia, hanno trovato impiego in svariate industrie e in agricoltura.
5 E questa l'ipotesi di Waley, Notes on ChineseAlchemy cit., p. 24.

76

L ' A L C H I M I A A S I AT I C A

ture mentali differenti: l'una mistica e trascendentale


- che affonda le radici nella preistoria cinese - l'altra laica e naturalista. In tal caso, gli influssi esterni non avrebbero fatto altro che alimentare la tendenza, propria degli
ambienti laici, a una dimensione operativa ed empirica.

I viaggiatori stranieri di passaggio in India - che fossero europei od orientali - hanno avuto la possibilit di constatare come alcuni asceti e yogin fossero a conoscenza e
facessero uso di preparati alchemici destinati a prolungare la vita. Non si tratta della farmacopea tradizionale degli eremiti indiani, della conoscenza delle piante ricostituenti o medicinali scoperte e tramandate di generazione
in generazione negli ambienti ascetici. I viaggiatori fanno
preciso riferimento a una pozione alchemica, di origine
vegetale o minerale (cio a base di mercurio). Teniamo
presente, per cominciare, che la presenza dell'alchimia negli ambienti ascetici e religiosi indiani costituisce un fatto
di non trascurabile importanza. L'alchimia indiana si ricollega dunque - proprio come quella cinese - alla magia e
alla religione; pi esattamente, essa fa parte integrante
delle tecniche spirituali e non di quelle empiriche. Prendiamo in esame alcuni di questi testi di viaggiatori stranieri.
Parlando di chugchi (yogin) che vivono centocinquanta o duecento anni, Marco Polo riferisce: Fanno
uso di una strana bevanda: fabbricano infatti una pozio-

78

L' ALCHIMIA ASIATICA

ne di zolfo e mercurio mescolati insieme e la bevono due


volte al mese. Questo, sostengono, assicura loro una vita
lunghissima - ed una pozione che sono abituati a bere
fin dall'infanzia. Marco Polo un osservatore piuttosto
puntuale ma, da quello che riferisce in genere degli yogin, non pare essere molto interessato all'argomento.
Non questo il caso di Fran~:ois Bernier, medico dell'Universit di Montpellier, che ha dedicato alla vita
ascetica e alle usanze monacali pagine penetranti.~ Bernier sembra aver rilevato la variet delle scuole ascetiche,
oltre ad aver notato anch'egli le conoscenze alchemiche
di certi yogin. Ve ne sono altri - tipi assai bizzarri - che
vagano ininterrottamente da una parte all'altra; sono
persone distaccate da tutto e che si prendono gioco del
mondo intero; custodiscono dei segreti e, a quel che si dice fra la gente, sono in grado di fabbricare l'oro e di preparare in modo cosi perfetto il mercurio da far si che uno
o due granelli di esso, presi ogni mattino, siano sufficienti a mantenere il corpo in perfetta salute e irrobustiscano
a tal punto lo stomaco da permettergli di digerire perfettamente qualsiasi cosa.
I testi non lasciano dubbi: una certa classe di asceti erranti era a conoscenza delle ricette alchemiche. un fatto significativo che solo in India e in Cina venisse ingerito
il preparato alchemico - che si trattasse di oro alchemico o
di un derivato del mercurio. Altrettanto significativo che
l'alchimia fosse nota e praticata solo da certe scuole ascetiche, quelle persone assai bizzarre [...] distaccate da tutto e che si prendono gioco del mondo intero. Queste
scuole, come vedremo, sono di matrice tantrica, cio appartengono a quella corrente che, all'inizio del Medioevo,
F. Bernier, Voyages de Fran;ois Bernier, docteur en mdecine de la Facult
de Montpellier, Amsterdam 1723, vol. 2, pp. x 2 r-3 i.

L ' A L C H I M I A A S I AT I C A

79

oper una sintesi mistica assimilando tutte le tecniche spirituali indiane, comprese quelle primitive.2
La tradizione secondo cui gli asceti indiani erano a conoscenza dell'Elixir di lunga vita si ritrova anche in altre
fonti: Ho appreso in un libro che alcuni principi del
Turkestan avevano inviato presso i sovrani indiani degli
ambasciatori le cui lettere riferivano che quei principi
erano venuti a conoscenza del fatto che in India ci si potevano procurare delle droghe capaci di prolungare la vita umana, droghe con cui i sovrani indiani erano in grado di raggiungere et molto avanzate [...] I principi del
Turkestan pregavano che fosse inviato loro un po' di quel
ritrovato, e domandavano anche informazioni sul metodo che permetteva agli rsi3 di conservare cost a lungo una
buona salute.4 La leggenda di una pianta che cresceva in
India e in virt della quale si poteva ottenere la vita eterna
era gi nota in Persia sotto il regno di Cosroe I (531-79),
mentre dei riferimenti a una bevanda capace di conferire
l'immortalit si possono trovare fin dai ]dtaka - raccolta
2 Esula dalle nostre possibilit tracciare, entro i limiti di questo saggio,
una storia critica o un'esposizione filosofica delle teorie o delle pratiche
tantriche. Si potr trovare una sommaria informazione su questi argomenti in qualsiasi manuale di buddhismo o hindfiismo. I testi tantrici pi importanti sono stati pubblicati da sir John Woodroffe, noto con lo pseudonimo di Arthur Avalon. Per quanto riguarda i rapporti fra tantrismo e yoga propriamente detto, si veda il nostro Le )Toga: Immorta[it et libert cit.
[Bardo/veggente. E colui che giunge alla conoscenza in modo immediato, non attraverso la mediazione del linguaggio. E detto veggente
poich nella tradizione indiana la vista il simbolo per eccellenza della conoscenza immediata. Individuo di natura semidivina, egli riceve al modo
dell'ispirazione dei poeti - e poeta egli stesso - la rivelazione degli inni sacri. Immerso nella meditazione, ode il suono delle sillabe divine che compongono l'inno e le trascrive.]
4 Citato e tradotto in H.M. Elliot, The History oflndia as Told by Its
Own Historians: The Muhammadan Period, London 1869, voi. 2, p. 174.
[Nascimento, derivato di jMi, nascita. una delle parti pi recenti del canone p~li, fissata nella redazione completa dal suo commento

8o

L'ALCHIMIA ASIATICA

di narrazioni delle vite anteriori del Buddha - anche se


questi riferimenti sembrano richiamare pi il mito dell'ambrosia che non l'alchimia.
Secondo Amir-e-Khosraw,6 gli indiani conseguirono la
longevit tramite la lenta scansione ritmica del respiro ..
il prd.ndydma, tecnica tipica dello yoga" Attraverso le loro arti, i brahmani riescono ad acquistare la longevit diminuendo il numero delle loro respirazioni quotidiane.
Uno yogin che era riuscito a rallentare in questo modo il
ritmo del proprio respiro visse pi di trecentocinquan.
t'anni.7

Amir-e-Khosraw riporta anche altri dettagli sui poteri degli asceti indiani, e tutto ci che riferisce concorda con le leggende e il folclore indiano a proposito degli
yogin. Sono in grado di predire gli eventi futuri per
mezzo del respiro che esce dalle narici, a seconda che la
narice sinistra o destra rivelino una maggior o minor dilatazione. Sono inoltre capaci di gonfiare un altro corpo
con il loro stesso respiro. Sulle montagne del Ka~mir, ai
confini, si possono trovare numerosi uomini di tal fatta
[...] Sono in grado di volare per l'aria come uccelli, per
quanto incredibile possa sembrare. Possono addirittura
diventare invisibili a comando, mettendosi dell'antimonio negli occhi. Solo chi li ha visti con i propri occhi pu
credere a simili prodigi.
Queste leggende ci introducono nell'alveo naturale in
cui fiorita l'alchimia indiana. Poteri magici, lunga vita
intorno al 5oo-6oo d. C., bench in essa sopravvivano elementi molto pi
antichi. Esistono, in lingua sanscrita, altre narrazioni di epoca precedente
delle vite del Buddha.]
6 [Poeta indopersiano originario di Delhi (i253-i 324), autore anche di
alcune opere in prosa di carattere storico.]
7 Amir-e-Khosraw, Nob Sepebr (I nove cieli o Le nove sfere), citato e tradotto in Elliot, The History of India cit.

L ' A L C H I M I A A S I AT I C A

81

e immortalit - ecco gli obiettivi perseguiti dagli asceti


alchimisti indiani. Non incontriamo, fino a prova contraria, preoccupazioni di carattere scientifico, n il
ben che minimo desiderio di conoscere la natura e le sue
leggi. Ci con cui abbiamo a che fare, invece l'eterno
tema della mistica di ogni luogo: l'immortalit; abbiamo
a che fare dunque con delle pratiche magiche che mirano
a concedere un nuovo vigore alla vita umana. D'altronde, esattamente questo il fine originario del tantrismo.
Asceti capaci di volare nell'aria e dotati di poteri magici si trovano anche nel folclore cinese sviluppatosi attorno alle leggende delle isole meravigliose e all'alchimia. D'altra parte, la tecnica yogica che permette di volare nell'aria - nota come dehaveddba* - si trova gi citata nel Ras~m. ava,9 un trattato di alchimia. Il che non fa
che testimoniare una volta di pi degli stretti legami esistenti fra pratiche deUo yoga e alchimia.
Il brano pi illuminante a proposito della longevit
raggiungibile per mezzo deU'alchimia si trova neUo scritto di al Birfini sull'India. A1 Birfini (973-1o48)lo visit
l'India a pi riprese tra il IoI7 e il io3o, e apprese ii sanscrito abbastanza bene da poter tradurre svariate opere in
arabo e qualche trattato scientifico europeo - gli Elementi di Euclide, l'Almagesto di Tolomeo e altri - in sanscrito. A1 Birfini aveva un'indole scettica, ma era un uomo
straordinariamente ben informato per la sua epoca. Dopo
averci riferito che gli indiani possiedono un'alchimia propriamente detta - di cui non riuscito a sapere nulla di
preciso perch su di essa viene mantenuto il segreto, ma
g [Letteralmente penetrare Il'aria] per mezzo del corpo.]
9 [Cfr. sopra, pp. 11-12, nota 7.]
l0 [Allo stato attuale degli studi sembra che la data pi probabile deUa
sua morte sia l'anno 421 deU'Egira ]IO3O dell'era cristiana; cfr. sopra, p. 19,
nota 3o.]

L ' A L C H I M I A A S I AT I C A

che suppone sia un'alchimia a base minerale - aggiunge:


Essi possiedono una scienza analoga all'alchimia e che
tipica di questo popolo. La chiamano rasdyana,~l parola
composta a partire dal sostantivo rasa, "oro".12 Si tratta
di un'arte limitata ad alcune pratiche, a certi tipi di medicamenti e di preparati compositi, perlopi di origine vegetale. I loro principi attivi sono in grado di ristabilire la
salute di malati senza speranza di guarigione e di restituire la giovinezza agli anziani, tanto da farli ritornare
com'erano subito dopo la pubert: i capelli bianchi ridiventano neri, i sensi ritornano acuti, il vigore giovanile si
risveglia, persino nei rapporti sessuali - e la vita su questa
terra si allunga incredibilmente. Perch mai questo non
dovrebbe essere possibile? Non abbiamo forse ricordato,
sulla scorta dell'autorit di Patafijali,~~ che uno dei metodi per raggiungere la liberazione il rasdyana?
Questo passo del testo di al Birfini attesta in modo
inequivocabile la presenza di un'alchimia speciale a
fianco dell'alchimia ordinaria, a base minerale, che consisteva di svariate operazioni: sublimazione, calcinazione, analisi - fasi di cui al Blrum ha sentito parlare in In11 [Cfr. sopra, p. 19, nota 29.]
12 Si tratta certamente, in questo caso, di un errore, poich in sanscrito
rasa significa succo o mercurio - e questo il senso che ha in alchimia;
l'accezione oro si trova soltanto in alcuni repertori lessicografici indiani. [Per il termine rasa, cfr. sopra, pp. ~ i- ~ 2, nota 7.]
1 [Celebre compilatore dei centonovantaquattro sfetra di cui sono costituiti gli Yogas~tra, testo cardine di tutta la letteratura yoga, fissato nella
sua redazione definitiva dal celebre commento attribuito a Vy~sa, databile
al vI-VlI secolo d. C. L'autore si presenta, secondo una pratica comune, come il celebre saggio Pata~jali - grammatico vissuto nel II secolo a.C. - di
cui assume il nome. Secondo una leggenda, il nome Patafijali spiegato attraverso l'etimologia pat, cadere e a~iali, con le mani giunte, poich
quando, appena nato, il bimbo fu presentato alla madre la donna, vedendo
che il figlio portava una coda - segno della sua identit con il serpente divino ~esa - lo lasci cadere, congiungendo le mani in preghiera.]

L~ ALCHI1VIIA ASIATICA

dia e che riferisce. assai probabile che al Birfini - uomo dotato di cultura enciclopedica - avesse gi sentito
parlare dell'alchimia araba, cio dell'alchimia di origine
alessandrina, nel proprio paese natale, il Khw~izm. La
scienza speciale chiamata dagli indiani rasdyana era
dunque completamente differente dall'alchimia ordinaria, dal momento che al Birum la descrive dopo aver riferito dell'esistenza in India di questo tipo ordinario
di alchimia. Questa scienza speciale non si occupava
dell'universo fisiochimico, bens di ringiovanimento,
longevit e immortalit. Detto in altri termini, appartenera alle tecniche magico-mistiche.
La testimonianza di al Bir~ni confermata dal capitolo dedicato all'alchimia da M~dhava nel suo trattato
sui sistemi filosofici indiani (Sarvadaranasa.mgraba),:4
scritto attorno al 13 5o, in cui la scienza del mercurio
- rasesvaradar~ana15 - posta fra i sistemi filosofici e mistici. La liberazione - secondo questo darana~ - dipende dalla stabilit del corpo umano ed per questo che
il mercurio, capace di rafforzare e prolungare la vita, risulta di per se stesso un mezzo di liberazione. Un testo
citato nel Sarvadar~anasamgraha afferma che la liberazione nasce dalla conoscenza, la conoscenza dallo studio, e
lo studio praticabile solo da colui il cui corpo sano. L'a14 [Compendio di tutti i sistemi filosofici. Uno dei primi te~xi di storia della filosofia indiana - opera del brahmano MSdhava, ~~vato nel xa-v
secolo - che codific anche il metodo di tutte te successive.]
15 [Il sistema del signore del mercurio.]
16 [Visione, e perci sistema filosofico in quanto visione del
mondo. termine usato per indicare anche la visione divina che purifica. Il saddar~ana, o sei dars'ana , l'insieme dei principali -~dstemi filosofici ind'ia~ ortodossi - cio che accettano l'autorit dei Veda e l'esistenza
dell'anima - composto da Pfirvamimfirg. sa e Utt~s,i (o VedTanta),
Ny~ya e Vai~esika, Yoga e S- .mgkhya.]

84

L'ALCHIMIA ASIATICA

sceta che aspira alla liberazione dell'anima in questa vita


- dice M~dhava - deve innanzitutto foggiarsi un corpo
di gloria. Ora, dal momento che nell'unione creatrice di
Hara~7 e Gauri~8 il mercurio il seme di Hara e la mica
il menstruum19 di Gauri, mercurio e mica vengono identificati con il dio supremo dell'hindfiismo e con la sua sposa, divenendo cosi i principi cosmici. Il corpo di gloria
proprio della natura divina pu essere ottenuto dall'uomo stesso per mezzo del mercurio. Tra coloro che hanno
realizzato il corpo mercuriale e hanno raggiunto cosi
la liberazione in vita, vengono citati C~rp~ti, Kapila,
Vy~li, K~p~la, Kandal~yana.2o Alcuni di questi personaggi leggendari, come Vy~li e K~p~la, appartengono alla
tradizione tantrica e sono annoverati nella lista degli ottantaquattro maghi, i siddha.
M~dhava tiene a mettere in evidenza la funzione redentrice dell'alchimia. Il sistema del mercurio non deve
essere interpretato come un mero elogio di questo metallo, perch si tratta invece di una via diretta - attraverso
la preservazione del corpo - verso il raggiungimento del
17 [Epiteto di ~iva. Colui che porta via o rapisce, intendendo l'azione in senso trascendente - ~iva infatti colui che sottrae le creature alla morte.]
18 [Epiteto di P~rvati, paredra di ~iva. Significa chiara, aurea,
bionda, riferito al fatto che la dea, irrisa dal suo compagno per la carnagione scura, riusd ad acquisire, attraverso l'ascesi, un colorito chiaro, carattere che ancor oggi particolarmente ambito dalla popolazione indiana,
segno di appartenenza alle caste pi elevate.]
19 [Nella medicina indiana antica, il principio generativo femminile non
era considerato l'ovulo benst il mestruo. L'unione dei fluidi della coppia
divina Hara-Gauri - ovvero ~iva-P~vati - produce una sostanza in grado
di rendere l'uomo immortale.]
20 [C~rpati era uno yogin, Kapila un celebre veggente, Vy~i un siddha,
K~,p~la - il cui nome significa portatore di teschio, un epiteto riservato
agli adepti pi estremi del tantrismo - un siddha, Kandal~yana un antico
saggio.]

L ' A L C H I M I A A S I AT I C A

85

fine supremo, la liberazione. Conseguire la liberazione


il fine unico della filosofia e della mistica indiana; ed
esattamente questo ci che conferma a pieno titolo la
presenza dell'alchimia tra le tecniche spirituali. Il Rasasiddhdnta 2~
, un trattato di alchimia citato da M~dhava,
recita" La liberazione del soffio vitale - jiva -~~ si trova
esposta nel sistema del mercurio. Un testo del Rasdmava e un altro che M~dhava non cita - anyatrdpi 23 affermano che osservando il mercurio si acquisisce un merito
religioso pari a quello prodotto dalla vista e dall'adorazione delle rappresentazioni falliche di Benares o di un
qualsiasi altro luogo sacro.
Tutti questi testi sono abbastanza chiari: le operazioni alchemiche che vanno sotto il nome di msdyana si riferiscono a un principio di tipo spirituale e non a esperimenti di laboratorio; esse mirano, da un lato, alla purificazione deU'a~, dall'altro alla transustanziazione del
corpo. In entrambi i casi si tratta di pratiche di ascendenza tantrica, appartenenti dunque a una tecnica spirituale e non a una scienza di tipo prechimico.
Ancor oggi, in India, si crede che certi yogin siano a
conoscenza del segreto della longevit e della trasmutazione dei metalli. William Crooke, in una delle sue indagini antropologiche, scrive: Gli yogin sostengono anche
di poter tramutare il rame in oro, potere che gli sarebbe
stato trasmesso, affermano, da uno dei loro ordini asceti:: [ Conclusioni definitive relative al rasa.]
[ Vivente. E il principio animatore del corpo, responsabile delle
funzioni fisiologiche e vitali; pu essere paragonato, per la sua funzione indM~nte, all'anima.]

~~ [ParticeUa di valore avversativo-temporale: per altrove, altrove


poi , corrispondente al latino alibi tandem. M~dhava intende dire, dun~ae, che dell'argomento parler in seguito.]

86

LALCHIMIA ASIATICA

ci dell'epoca del sultano Iltutmish.24 E Oman- buon


conoscitore dell'India d'anteguerra - fa riferimento a un
sddhu25 alchimista.
L'influsso islamico non ha avuto un ruolo particolarmente importante nella diffusione dell'alchimia all'interno degli ambienti ascetici indiani. I musulmani hanno
introdotto in India una parte dell' alchimia alessandrina,
che era loro nota attraverso l'intermediazione dei traduttori siriani; tuttavia questa alchimia di origine greco-egizia risulta assai differente dal rasdyana degli asceti indiani. La prima infatti era - o tendeva a essere - una prechimica, una scienza; l'altra ha continuato a presentarsi
come una tecnica spirituale, mantenendo un legame diretto e strutturale con il tantrismo. L'alchimia - intesa
nel senso di arte magica e come soteriologia - era diffusa
soprattutto negli ambienti tantrici. Numerosi scrittori
tantrici risultano anche - almeno secondo la tradizione autori di trattati di alchimia. possibile reperire, d'altronde, dei testi tantrici di alchimia in zone in cui la
penetrazione dell'islam stata minima, come il Nepal e il
sud dell'India, presso i cittar tami!. Costoro altri non sono che quei maghi appartenenti alla tradizione tantrica,
noti con termine sanscrito come siddba. I cittar solevano
dividere le sostanze (caraccu) in maschi (dncaraccu) e
femmine (pencaraccu), il che non pu non ricordarci il binomio yin-yang del pensiero cinese.
Le biografie leggendarie degli ottantaquattro siddha
pervenuteci ci informano che alcuni di essi erano degli al24 [Nel periodo dei cosiddetti sultani-schiavi, Iltutmish fu uno dei pi
importanti fra quelli sultanato di Delhi; nel 1206 trasform il sultanato in
impero.]
25 [Buono. Divenuto sinonimo di asceta. infatti questo l'epitet
con cui vengono abitualmente chiamati gli asceti.]

L'ALCHIMIA ASIATICA

87

chimisti che praticavano l'arte segreta della fabbricazione dell'oro e conoscevano l'Elixr di lunga vita. Cosi, ad
esempio, un testo del siddba C~rp~ti cita dei processi alchemici; Karnari26 in grado di ottenere l'Elixir di lunga
vita a partire dall'urina e sa trasformare il rame in argento
e l'argento in oro; Capari27 a conoscenza di una tintura
che permette di fabbricare l'oro; il guru VySli cerca di trasmutare l'argento e i preparati in oro, e cosi via. Tutti
questi siddba possedevano dei poteri magici ed erano dei
maestri tantrici, per la precisione maestri tantrici del
buddhsmo Vajraydna.28 In alcuni testi tantrici l'alchimia
veniva considerata come una delle otto siddhi; cost la
Sddhanamdld,29 ad esempio, cita il rasarasdyanao - l'alchimia mercuriale - come la quinta siddhi.
Fra tutti questi maghi tantrici, N~.g~juna~ quello
26 [ identificato con uno dei pi autorevoli discepoli di N~g~rjuna (cfr.
oltre, nota 3 i). Divenuto un siddha, assunse il nome di Aryadeva. Si dice
che nelle preparazioni alchemiche fosse superiore allo stesso N~g~rjuna,
tanto che se quest'ultimo riusciva a far rispun,tare agli alberi le foglie, egli
era in grado di far ricrescere gli alberi stessi. E rappresentato tradizionalmente in compagnia di una ninfa che gli porge dei frutti.]
27 [Noto anche come Carapa, era uno yogin mendicante. Si narra che,
per proteggere alcune persone, le trasform in pietre della propria grotta e
che da queste pietre cominciarono a liberarsi delle secrezioni magiche in
grado di conferire le siddhi a chi le assumesse, tanto che su quelle pietre miracolose il sovrano locale fece erigere un tempio.]
28 [ Veicolo di diamante. Indirizzo tantrico del buddhismo Mah~y~na tendente a sottolineare i caratteri esoterici e le esperienze mistiche della scuola. La sua fioritura va daU'vm al XlI secolo d. C.]
29 [La collana [ovvero la raccolta] dei mezzi di realizzazione.]
~o [Letteralmente l'essenza della via del mercurio.]
1 [Celebre fondatore della prima scuola del buddhismo Mah~y~.na, lo
~~nyavdda (dottrina del vuoto), vissuto probabilmente nel m secolo d. C.
Il suo nome significa il bianco dei cobra; infatti, soprannominato Arjuna
(bianco) per essere nato sotto un albero di Terminalia arjuna, egli intraprese un viaggio nel regno subacqueo dei cobra divini (N~a) per impossessarsi di alcuni testi del Mah~y~na.]

L ' A L C H I M I A A S I AT I C A

su cui la tradizione alchemica si soffermata con maggior


insistenza. E molto probabile che l'alchimista e il logico
-- "
anon siano la stessa persona. Coe metafisico N~garlun
munque sia, non questo che ci interessa stabilire in queste pagine. Ci che ci preme invece semplicemente riferire delle leggende che riguardano l'alchimia tantrica. I
materiali raccolti e presentati da Max Walleser ci informano che le siddhi sono state concesse a N~g~juna dalle
divinit e dalle yaksini _2 demoni della vegetazione - e
che queste gli hanno procurato l'Elixir di lunga vita e un
corpo adamantino, risultato di un processo di transustanziazione magica compiuto attraverso pratiche tantriche. Tra i numerosi poteri - siddhi- che egli possiede,
vi quello di fabbricare l'oro. In un certo periodo, poich nella sua regione imperversa la carestia, N8g~rjuna
produce dell'oro e scambia i lingotti ottenuti con cereali
importati da paesi lontani. La fama di N8g~rjuna come
mago e alchimista valica i confini della tradizione tantrica. Il Kathdsaritsagara" di Somadeva (xI secolo) sostiene
che N~g~rjuna, il ministro di Cir~yus,4 fosse riuscito a
preparare l'Elixir d'immortalit, ma che Indra" ne viet
l'impiego. Mentre il Prabandhacintdmani6 narra di come
2 [Cfr. oltre, p. 97, nota 6~.]
" [L'oceano dei fiumi di storie. una sorta di Mille e una notte del
mondo indiano, lungo pi del doppio rispetto alla celebre raccolta, costituito di storie che si innestano l'una nell'altra, alcune delle quali confluite
poi nel classico arabo.]
34 [Colui che ha lunga vita. Epiteto usato per indicare abitualmente
il sovrano.]
5 [Il Signore degli di vedici; antico dio della folgore e della tempesta, nemico dei demoni. E il simbolo della classe degli ksatrya, i guerrieri.
Da un punto di vista interiore, l'immagine del se individuale che, attraverso la consapevolezza, in grado di riconoscere in ogni realt singola del
mondo il S universale.]
6 [La gemma che esaudisce i desideri in fatto di racconti. Si potrebbe rendere con La cornucopia dei racconti. Cfr. oltre, p. 9o, nota 43.]

L ' A L C H I M I A A S I AT I C A

89

N~g~juna riusc a scoprire l'Elixir che permette di volare nei cieli.


Indubbiamente tutte queste leggende non ci sono di alcun aiuto nel ricostruire la biografia di N~~juna. Esse si
rivelano tuttavia interessanti e preziose per il fatto che includono l'al~a tra i poteri magici, le siddbi. D'altra
parte, ci non esclude che la leggenda deUa fabbricazione
dell'oro abbia avuto come supporto concreto varie osserrazioni provenienti dalla metallurgia. Secondo la Rasopanis.ad; N~g~rjuna avrebbe assistito, nel regno del,Malabar, all'estrazione dell'oro da minerale aurifero. E dunque possibile che certe pratiche metallurgiche di N~g~juna - o di un altro personaggio con lo stesso nome - abbiano subito un'elaborazione di tipo mitico. Ma, d'altro canto, non dobbiamo dimenticare che il Nagarjuna tantrico
pi vicino agli ambienti magici e ascetici che non a quelli
laici. A lui vengono attribuiti innumerevoli scritti alchemici e tantrici, e in particoLare i pi importanti trattati di
alchimia indiana.
Non sono d'altronde soltanto le opere tantriche a parlarci della capacit degli asceti di fabbricare l'oro. La ~ivasamhita3s - un manuale di Hathayoga _9 afferma che
lo yogin pu trasmutare qualsiasi metallo comune in oro
soffregandolo con i propri escrementi e le proprie urine.
La Yogatattvopanis.ad4o cita l'alchimia come uno degli
; [L'Upan/sad del mercurio.]
8 ~ivasamhiM [La raccolta di giva], m, 54, ed. e trad. a cura di R.B.
G.C. Vidy~,'nava, Lahore 1884, 2~ ed. AUahabad 1923 [trad. it. Lo yoga
rivelato da ~iv'a (Siva-SamhitA), Torino 199o].
9 [Lo, yoga dell'energia, dello sforzo, o che si applica con sforzo
zelante. E una variet di yoga violento, che tende a pratiche, posture ed
esercizi estremi nell'intento di accelerare il distacco dell'anima dal corpo.
In una lettura esoterica del termine, le sillabe ha e tha starebbero a rappresentare il maschile e il femminile misticamente congiunti.]
4o [L'Upanis.ad relativa ai principi dello yoga.]

9o

L'ALCHIMIA ASIATICA

ostacoli con cui si deve confrontare il principiante ai suoi


primi passi sul sentiero dello yoga; ma essa concede poi,
tra le sue siddhi, il potere di trasmutare il {erro in oro per
mezzo degli escrementi.
Nelle leggende e nel folclore indiano si trovano numerose allusioni al potere degli asceti di trasmutare il bronzo o altri metalli in oro per mezzo di uno speciale decotto
vegetale. Il venerato monaco jaina Hernacandra41 dice a
Devacandra:42 Quand'ero un ragazzo, cosparsi del succo di un arbusto un {rammento di rame e lo posi sul fuoco, secondo le vostre istruzioni, ed esso si trasform in
oro. Rivelatemi il nome di questo arbusto e le sue caratteristiche insieme alle altre informazioni necessarie su di
esso. Questo passo figura nel Prabandhacint~mani, una
raccolta di leggende43 a cui appartiene anche quella di un
altro monaco, il quale estrae dalla montagna di Raiva41 [Poligrafo prodigioso, Hemacandra (i o89- I 17 2) godette anche di notevole prestigio nel mondo politico, tanto che il principe Kum~ap~tla, da
lui convertito, cre nel Gujarat uno stato ispirato ai precetti jaina. Le prime figure storiche della religione jaina risalgono al 6oo a.C., ma alcuni
tratti di questo movimento - come la tendenza a un'animazione di ogni elemento naturale - lasciano supporre un'origine ben pi remota; una dottrina ancorata a una visione realista e pragmatica della vita, e costituisce
attualmente in India una religione minoritaria.]
42 [Figura del buddhismo tantrico, o Vajraydna, vissuto nel x secolo circa, autore del Praj~Aj~Anaprak~ga (Luce della Conoscenza-Gnosi), fondato sul criptico insegnamento della Mah~mudr~, termine che indica la
Realt stessa ma anche una fondamentale pratica segreta, trasmessa da
maestro a discepolo.]
43 L'autore il monaco jaina Merutufiga (xr secolo), che ha scritto anche un commento al trattato alchemico Ras~dhyaya [Lettura (o capitolo)
del rasa]; egli evoca, nel PrabandhacintAmani stesso, l'uomo d'oro. E
possibile ritrovare, d'altro canto, la leggenda'della Pietra Filosofale in India nell'A'in-e Akbari [testo sull'amministrazione dello stato] di Abfi'lFazl 'AllUmi [celebre ministro dell'imperatore Akbar, il quale tent di istituire un culto sincretistico indo-musulmano] (i 55 i-I6O2), trad. ingl. di II.
Blochmann e H.S. Jarrett, Calcutta I873, vol. 2, p. I97.

L'ALCHIMIA ASIATICA

91

Elixir che gli permette di tramutare in oro tutto ci che tocca.


taka44 un

Possiamo renderci conto, a questo punto, dello stretto


legame che esiste fra alchimia e tantrismo. Alcune nozioni di chimica minerale - sia che provengano dall'islam,
sia che siano state scoperte in India - risultano gi presenti nella letteratura sanscrita antecedente al tantrismo.
Non erano tuttavia questi rudimenti scientifici a interessare la prospettiva tantrica, quanto piuttosto la mistica
alchemica, il significato cosmico e mitico che assumevano i metalli, la funzione redentrice attribuita alle operazioni alchemiche. Attraverso la ricerca dell'Elixir di lunga vita, l'alchimia si accostava alla mistica e a tutte quelle altre tecniche spirituali indiane che miravano a conseguire l'immortalit, e in particolar modo al tantrismo e
allo Hat.hayoga che avevano come fine il conseguimento
di un corpo in perfetta salute e immortale.
Come abbiamo gi detto, non si deve correre il rischio
di sopravvalutare l'importanza degli influssi dell'alchimia islamica su quella indiana. Alcuni riferimenti all'alchimia in alcuni testi buddhistici dimostrano che essa era
nota in India ben prima di qualsiasi influenza islamica.
Gli AvatamsakasF~tra45 - che possono essere datati approssimativamente tra il ~5o e il 35o d. C. e che sono stati tradotti in cinese da ~ik.s~nanda46 nel 695-99 - recita44 [Montagna situata nel paese di/~narta, vicino alla citt di Ku~asthali.]
4 [Versi della ghirlanda. una monumentale raccolta formata a partire da antichi testi buddhistici anteriori al Il secolo d.C. Per la scuola
Huayan ( ghirlanda ) del buddhismo cinese - fondata verso la fine del VlI
secolo d. C. - quest'opera raccoglieva il culmine della dottrina nella sua forma pi perfetta e completa.]
46 [ Colui la cui beatitudine sta nel desiderio di apprendere. La ver-

92

L' ALCHIMIA ASIATICA

no: Esiste un liquore vegetale chiamato hathaka. Un


liang47 di questo liquore pu trasformare mile liang di
bronzo in oro puro.
La Maha-prajn'dpdmmitopadeg'a,es tradotta in cinese da
Kum~rajiva49 nel 4o2-o5, ancora pi precisa a questo
proposito: Per mezzo di Elixir e incantamenti, si pu
tramutare il bronzo in oro. Attraverso un accorto irnpie.
go di Elixir, l'argento pu essere mutato in oro e l'oro in
argento. In virt del potere spirituale, un uomo pu cambiare l'argilla o la pietra in oro . Questi poteri spirituali non sono altro che le siddhi degli yogin e del tantrismo. I testi del canone buddhistico ci autorizzano a trarre due conclusioni: in primo luogo, l'alchimia indiana esisteva gi prima delle influenze islamiche; in secondo luogo, essa si ricollegava alle tecniche mistiche - Elixir, incantamenti, poteri soprannaturali - e non a tecniche
prechimiche di tipo scientifico.
L'ipotesi di un probabile influsso sull'alchimia indiana da parte dell'alchimia islamica - cio alessandrina-
stata sostenuta per il fatto che il mercurio risulta presente in India soltanto in seguito all'invasione musulmana.
Le cose, tuttavia, non sono cosi semplici come si presentano all'apparenza. Anche ipotizzando che l'alchimia insione cinese degli Avatamsakas~tra condotta sotto la sua direzione - e di
cui ci sono pervenute solo alcune parti - occupa ottanta volumi.]
47 [Unit di misura cinese, equivalente a circa 3 7,8 grammi.]
4s [L'insegnamento relativo alla grande perfezione di saggezza.]
49 [Figura cardine del buddhismo dell'Asia orientale, Kumar~jiva (344
4I 3 d. C.) fu a capo di un colossale progetto di traduzione di testi buddhistici in cinese, che coinvolse centinaia di collaboratori e diede vita a una
nuova tecnica di traduzione che servi da modello per secoli. anche autore di un vastissimo commentario enciclopedico alla sua versione della
iVlah~praj~~p~ramitopade~a. ]

L'ALCHIMIA ASIATICA

diana sia nata con la scoperta e l'impiego del mercurio,


abbiamo dimostrato come esistesse, fin da tempi remoti,
una alchimia speciale (ras~yana) che non pu essere il
frutto degli influssi islamici e che ricopre esattamente la
stessa funzione dell'alchimia cinese, ovvero la ricerca
della longevit~ e dell'immortalit. Vediamo ora se il mercurio - e dunque anche il suo ruolo all'interno dei processi chimici - sia stato davvero introdotto in India dall' alchimia musulmana.
Il mercurio noto in India fin dal IV secolo, epoca a cui
risale quello che ~ stato battezzato come Bower Manuscript,'o il pi antico trattato di medicina in lingua sanscrita a noi pervenuto. E interessante notare come un capitolo di questo trattato contenga delle ricette per vivere
mi~e anni~~ e che un altro capitolo si occupi della propriett dell'aglio di favorire la longevit. Liiders e R. M~ler pensano che nel Bower Manuscript il termine rasa non
si riferisca al mercurio; comunque sia, la questione non
ancora chiarita. Secondo alcuni, il mercurio era gi noto
in India fin dal In secolo a. C., epoca in cui stato scritto
l'ArthaHstra,52 un trattato di politica; il passaggio interessato, tuttavia, probabilmente frutto di un'interpolazione. Nonostante tutto ci, indubbio come - alla luce
~o [A.F.R. Hoernle, The BowerManuscript, Calcutta i893-i912. Scoperto da Sir Hamilton Bower nei pressi di Kug~ - in Asia centrale -, il testo risale al lv.vl secolo d.C. Redatto in un sanscrito piuttosto approssimativo, contiene una monografia sull'aglio, oltre a diverse formule riprese da
varie samhiM mediche.]
sr Questa espressione non dev'essere interpretata in senso letterale; vivere mille anni - analogamente alla formula vedica vivere cent'anni - indica una perfetta longevit~.
,2 [ Trattato della ricchezza [ del potere. Opera del brahmano Cinakya, il Machiavelli dell'India, detto per la sua abilit nella frode
Kau.tilya - lo storto o il contorto - il quale fu ministro del re Candragupta aU'epoca di Alessandro Magno.]

94

L'ALCHIMIA ASIATICA

delle indagini pi recenti - sia necessario rivedere l'opi.


nione corrente della maggioranza degli orientalisti e degli
storici delle scienze - A.B. Keith, Lfiders, Ruska, Staple.
ton, R. M/~er, von Lippmann - secondo cui il mercurio
e le pratiche alchemiche ad esso connesse sarebbero state
introdotte in India dai musulmani. Il mercurio ha svolto
un ruolo di primaria importanza nel tantrismo, ed noto
che le zone in cui il tantrismo si sviluppato sono state le
meno raggiunte dall'islam. In alcuni Tantra, il mercurio
viene considerato come il principio generatore, e vi s
trovano addirittura delle indicazioni su come realizzare
un fallo di mercurio in onore di ~iva. Per di pi, soltanto da qualche anno che si cominciato a stabilire correttamente la datazione dei Tantra, e non escluso che si
scopra che una buona parte di essi risultino anteriori al
periodo musulmano - e che dunque l'impiego sacro del
53 I1 RudrayAmalatantra [I1 Tantra dell'appaiamento di Rudra] chiama ~iva il dio del mercurio. Il Rasaratnasamuccaya (vi) [Cumulo di
gemme del rasa, ascritto al celebre medico V~gbhata, anteriore al vn secolo d. C.] afferma che l'alchimista, agli inizi della sua pratica, deve adorare ~iva e rispettare il proprio maestro. Egli tenuto, inoltre, a fabbricare
un fallo di mercurio e a venerarlo, dal momento che l'alchimia gli stata rivelata da ~iva stesso. Il medesimo testo prescrive altres dei riti osceni, il
che conferma una volta di pi i legami esistenti fra tantrismo e alchimia. Il
Rasaratn~k~ra [L'aspetto della gemma del rasa], attribuito a N~g~rjuna,
descrive l'adepto con queste parole: Perspicace, dedito al proprio lavoro,
senza macchia e in grado di esercitare il dominio sulle proprie passioni. Il
Rasaratnasamuccaya (vu, 3o) ancora pi preciso: Coloro che amano la
verit, che hanno superato le tentazion, che venerano i Deva [gli di] e i
Br~hmana [i brahmani], che sono perfettamente padroni di se stessi e che
hanno imparato a vivere secondo la dieta e il regime di vita che adatto a
loro, costoro possono intraprendere le operazioni alchemiche. lo stesso
elenco di virt che si incontrano nella descrizione di qualsiasi devoto o
asceta. facile comprendere, a questo punto, come l'alchimia fosse innanzitutto un attlvlta di tipo sacro; praucarla ~mhcava come con&zioni preliminari la purezza, la solitudine e l'ascesi. Il'laboratorio era collocato in
na foresta, al riparo da ogni presenza impura. Inoltre, la maggior parte
ci testi alchemici comportano la recitazione di lodi in onore di ~iva.

L' ALCHIMIA ASIATICA

mercurio non sia stato trasmesso agli indiani attraverso


1 ~....
l'alchimia araba Nel
. Kubiikd
.
t a n t r a ,4
- -1
u ~ : a_n_u.c-n, .l t_a, e,
un dato incontestabile - ~iva parla del pdrada" come del
principio che lo ha generato e fa un elogio della sua efficacia una volta che sia stato fissato sei volte.
Questa fissazione o messa a morte del mercurio
rivela anche un senso strettamente chimico, evidente in
particolar modo nei testi pi tardi allorch la funzione
metafisica dell'alchimia comincia a cedere il posto agli
esperimenti di laboratorio; in questo ambito, indica infatti la calcinazione del mercurio, processo noto all'alchimia europe.a anche con il nome di fissazione o coagulazione. E tuttavia possibile, in alcuni testi, giungere a
decifrare il senso mistico della fissazione del mercurio.
La riduzione di volatilit di questo metallo sacro dotata
di un valore spirituale: il principio dinamico, mobile, viene trasformato in principio immutabile, divino. La mutevolezza costitutiva dell'esperienza psichica, mentale,
viene ridotta, soppressa; l'anima cosi liberata risulta
4 [I1 Tantra della [dea] piegata. Scoperto in Nepal, il testo fondamentale di una tradizione him~layana, risalente forse aU'xI secolo, di tipo
~,~kta - cio dedita alla venerazione della potenza della dea - tradizione
fatta propria dai kaula, gli adoratori di K~li. Kubjikd - colei che piegata
in due - l'epiteto che designa K~i chinata in avanti per pudore dinanzi
alle profferte di giva che le chiede di essere iniziato. E in questa forma che
la dea venerata nella tradizione succitata, che fa anche ampio ricorso al
simbolismo sessuale.]
[Letteralmente ci che conduce all'altra riva; sinonimo di mercurio.] Nel lessico di Mahe~vara, redatto nel i x x x, si trova, per indicare il
mercurio, anche il termine harabija - letteralmente il seme di giva. La
Brbatsa.mhitd, opera enciclopedica di Var?ahamihira composta nel 587, fa riferimento al mercurio e al suo impiego come tonico e afrodisiaco. ['Var?thamihira fu celebre astrologo e astronomo del w secolo d. C. La sua Brbatsa.mhit~, La grande raccolta, un'opera di astronomia dedicata all'analisi del significato dei vari corpi celesti. Var?ahamihira fu anche autore di alcune opere di astrologia oroscopica, che rivelano un forte influsso greco.]

96

L'ALCHIMIA ASIATICA

perfettamente stabile, proprio come il mercurio fissa.


to . L'operazione alchemica possiede dunque anche una
valenza di redenzione. La determinazione alla santit da
parte dell'adepto, il suo desiderio di estinguere il caratte.
re di instabilit che appartiene alla vita interiore ordinaria e di realizzare quell' autonomia perfetta, immutabile,
propria dell'anima liberata, trovano espressione nei simboli e nelle operazioni alchemiche. La ricerca del mercurio fissato corrisponde allora alla ricerca di quella liberazione dell'anima che conduce all'immortalit. E questo senso di redenzione risulta particolarmente evidente
nei Tantra dedicati all'alchimia.
Tutti i testi tessono l'elogio dell'efficacia mistica del
mercurio fissato. Il Suvam. atantra6 sostiene che, ingerendo del mercurio messo a morte (nas.tapis.ta),57 l'uomo pu conseguire 1 lmmortahta, una sola parte di questo mercurio fissato pu trasmutare in oro centomila
parti di mercurio comune. E per di pi, l'urina e gli escrementi dell'alchimista che si nutre di questo mercurio sono in grado di mutare il rame in oro. Il Rudraydmalatantra sostiene che i procedimenti che permettono di mettere a morte i metalli sono stati rivelati da $iva e trasmessi da una generazione all'altra di adepti. $iva il dio
tantrico per eccellenza: le tecniche che egli rivela sono in
ogni caso delle tecniche mistiche, salvifiche.8
Secondo il Rasaratnasamuccaya (I, 26), attraverso l'assimilazione del mercurio l'uomo riesce a sottrarsi alle malattie originate dai peccati compiuti nelle esistenze preceden56
[I1 Tantra dell'oro.]
57
[Distrutto, perito (nas..ta) e pestato (pis..ta).]
s Il Rudraydmalatantra (I, 4o) descrive il mercurio fissato come privo di queLla brillantezza metallica e di quella fluidit che gli sono proprie,
meno pesante, colorato ecc.

L ' ~

A S I AT I C A

ti. Il Rasaratn~kdra,9 attribuito a N~irjtam, cita un Elixir


a base di mercurio in grado di trasmutare il corpo umams in
corpo divino (si tenga presente che le tecniche tantriche e
dello Ha.thayoga mirano allo stesso fine). Sempre in questo
testo, N~~u'juna afferma di essere in grado di fornire dei
medicamenti capaci di far sparire le rughe, i capelli bianche e gli altri segni di vecchiezza. Ecco dunque una prova
ulteriore degli stretti legami che intercorrono fra tantrismo
e alchimia. I preparati a base minerale agiscono con h
stessa efficacia sui metalli e sul corpo umano, s legge nel
Rasaratndk~ra. Una simile metafora - a cui gli alchimisti indiani6o sono particolarmente affezionati - rivela una prospettiva mistica: i metalli - proprio come il corpo umano possono essere purificati e divinizzati attraverso preparafi a base di mercurio, capaci di trasmettere loro h virt
sacra di ~iva (si vedano, per questo, le propriet sacralizzand della giada in Cina).
Secondo il Rasaratndkdra, tali segreti vengono rivelati a
N~g~,'juna dopo dodici anni di ascesi e in virt della sua devozione alla yak.sinisignora della pianta della Ficus religiosa.1 In questo senso il testo riveste un'importanza del tut59 [L'aspetto della gemma del rasa. Trattato alchemico anteriore al m
secolo d.C. (data in cui viene imitato dal cinese Ge Hong) relativo al noto
preparato mercuriale - il rasa appunto - capace di preservare da ogni male
e di garantire la longevit.]
6o Il Ras~.rmva consiglia di applicare il mercamo inizialaz~te sui metalli e
soltanto dopo sui corpo umano; cri-. un testo citato da Madhava tw._l Samada~anasa.mgraha [The Sarvadarfanasa.mgraha: A Review of the Different Systems of
Hindu Philosophy, trad. di E.B. CoweU e A.E. Gough, London- Dethi i882,
4" ed. London i914, p. 8o].
61 [Le yak.sini (le misteriose) sono spiriti genercamente silvestri, paragonabili alle nostre Driadi. La pianta di Ficus religiosa, nota anche come
pippdla, celebre nel mondo indiano per essere la pianta sotto cui il
Buddha raggiunse l'illuminazione. conosciuta anche come Ag'vattha, una
delle ricchezze (vibh~ti) in cui si manifesta la presenza del Brahman,
cio del fondamento ultimo dell'universo.]

98

L'ALCHIMIA ASIATICA

to particolare. Esso ci conferma infatti, ancora una volta, come le radici autentiche dell'alchimia siano l'ascesi,
la meditazione e le pratiche mistiche. Dall'altro lato, esso getta un po' di luce sui nessi ancora poco chiari esistenti fra alchimia e culti della vegetazione (le yaksini sono le entit silvestri femminili). Il tantrismo, nella grande opera di sintesi che ha compiuto, ha saputo assimilare
numerosi culti indigeni, rimasti sino ad allora esclusi dai
confini della tradizione hindfi.62 Un buon numero di essi
affondavano le loro radici nei culti della vegetazione, diffusi un po' dappertutto in India e di origine prearia.
Questi elementi di tradizione indigena assorbiti dal tantrismo sono stati conservati soprattutto nelle regioni
himTalayane.63 L'alchimia indiana, cosi strettamente connessa al tantrismo - tanto dal punto di vista delle strutture quanto della sua storia - ha fatto propri, da parte
sua, all'interno delle pratiche e dei simboli che la contraddistinguono, una moltitudine di elementi culturali
indigeni, perlopi di provenienza him~layana. In questo
modo si spiega la presenza della dea Yaksini in quel trattato di alchimia che il Rasaratndkdra. L'alchimia ha
avuto, d'altronde, una penetrazione assai precoce nel Tibet, introdotta dai monaci buddhisti delle scuole tantriche, tanto che l'autore di un altro trattato di alchimia, il
Rasasara64 - risalente probabilmente al xm secolo - ammette il suo profondo debito nei confronti del buddhismo tibetano.
62 Per tutte le questioni analoghe che, indirettamente, riguardano anche l'alchimia, cfr. Eliade, Le Yoga: Immortalit et [ibert cit.
63 Cfr. il Mahacinakramacara [La condotta graduale della grande CinaI, in cui viene indicata l'origine cinese di alcuni rituali tantrici. Gli influssi esercitati dalle popolazioni annamite e himalayane risultano evi&n"
ti nei Tantra conservati attualmente in Bengala.
[L'essenza del rasa.]

L ' A L C H I M I A A S I AT I C A

99

Secondo il Rasahrdaya,6 l'alchimia in grado di guarire la lebbra e di restituire la giovinezza. Ecco dunque
riapparire il solito motivo della giovinezza che non conosce vecchiezza e della vita senza morte. Per il
KAkacan.degvarimah~tatantra,66 il mercurio fissato in
grado di produrre mille volte la stessa quantit d'oro e,
mescolato al rame, tramuta questo in oro. Ma il RasendracintAmani67 a fornirci il testo pi completo sull'efficacia del mercurio fissato: Allorch il mercurio viene
"fissato" con una pari quantit di zolfo purificato, diviene cento volte pi efficace; quando viene "fissato" con
una quantit doppia di zolfo, in grado di guarire dalla
lebbra; quando "fissato" con una quantit tripla di
zolfo, risana dalla fatica mentale; quando "fissato" con
una quantit quattro volte maggiore, fa sparire i capelli
bianchi e le rughe; quando viene "fissato" con una quantit cinque volte maggiore, guarisce dalla tisi; e allorch
viene "fissato" con una quantit sei volte maggiore, diventa una panacea per tutti i mali dell'uomo.
Il valore di questo testo da un punto di vista chimicoscientifico assai modesto, poich - come noto - gi
molto se venticinque parti di mercurio riescono a combinarsi con quattro di zolfo, dal momento che ogni quantit di zolfo superiore a questa destinata a sublimarsi
senza entrare in legame. Si tratta tuttavia di un testo
interessante, per il fatto che testimonia degli esordi sperimentali dell'alchimia indiana - e dunque del venir meno del senso tradizionale, mistico, dell'alchimia e del ten6~ [Il cuore del rasa.]
[Il grande Tantra di Can.degvari - cio la signora terribile, ardente
di ira - in forma di corvo.] Tutte le nostre affermazioni, in questo saggio,
fanno riferimento unicamente ai testi sanscriti; abbiamo lasciato volutamente da parte i commenti e le interpretazioni di autori moderni.
67 [La gemma dei desideri del re dei preparati mercuriali.]

I oo

L'ALCHIMIA ASIATICA

tativo di trasformarla in scienza naturale. Che gli indiani


siano stati in grado di compiere alcune scoperte scientili.
che fuori di dubbio.~ Dal momento in cui si smarrito
il senso originario delle operazioni alchemiche _ senso
che, come dimostrano tutti i testi itati, nulla aveva a che
fare con il mondo fisico - queste operazioni hanno assunto una logica e una diversa ragion d'essere. Ci che a
noi preme dimostrare che il senso autentico deU'alchi.
mia indiana non quello di essere una prechimia ma una
tecnica mistica.69 Elementi scientifici non ben definiti e
Cos, ad esempio, in India nota l'importanza dei colori della fiamma nell'analisi dei metalli fin dal XlI secolo (cfr. il Ras~.rr.zava). I vari processi metallurgici trovano in terra indiana un'esposizione che anticipa di
tre secoli quella di Agrippa di Nettesheim e di Paracelso, e che si dimostra
oltretutto molto pi precisa di quella fornita da questi celebri alchimisti
europei. In materia di farmacopea, poi, in India si era giunti a risultati impressionanti; l'uso interno dei metalli calcinati era noto, ad esempio, molto tempo prima che in Europa. Paracelso, il fondatore della iatrochimica,
fu il primo europeo a raccomandare Fuso interno del solfuro di mercurio;
ora, questo ritrovato era noto in India sin dal x secolo (cfr. il Siddhayoga
del medico V.rnda). Incontestabilmente, la scienza in senso stretto era coltivata in India con successo. Se stata superata in modo cos evidente dalla scienza europea a partire dal xvm secolo, ci si deve, da un lato all'invasione musulmana, dall'altro allo straordinario sviluppo delle scienze europee in seguito alla rivoluzione industriale.
69 E soltanto in questo modo che si pu spiegare l'enorme quantit di
nomi di alchimisti terminanti in bhairava [tremendo; epiteto di gira]termine che indica un adepto del tantrismo o, pi genericamente, un asceta ~ivaita. La tradizione ci ha consegnato un ManthS.nabhairava, un Svaccandabhairava, un Gahan~.nandan~tha (ndtha anche una terminazione
che rivela un'ascendenza tantrica [letteralmente signore; epiteto rivolto ai maestri ~ivaiti]). Inoltre, alcuni autori pi o meno mitici dei vari trattati di alchimia fanno parte degli ottantaquattro siddha, i maghi tantrici.
attribuita, per esempio, a C~p~ti un'opera intitolata Cirpf~tasiddhanta; a
Gorak#. an~tha - personaggio oscuro, rivendicato da una setta di epoca medievale come maestro iniziatico e autore di trattati e considerato, soprattutto in Nepal, come una divinit; cfr. Eliade, Le Yoga: Imraorta/it et/ibert cit. - un'altra opera, la Goraksasamhita; mentre K~p~la - un nome
comune: i k~p~lika sono gli adepti p'i i~orali del tantrismo - passa per

L' ALCHIMIA ASIATICA

IoI

abbozzi di una prechimica esistevano in India fin da epoche molto remote, ma la loro esistenza si dava parallelamente alle tecniche alchemiche propriamente dette. La
chimica non nasce dunque dall' alchimia: fin dall'inizio si
colloca a fianco dell'alchimia, da essa separata. Si tratta
infatti di categorie mentali profondamente diverse. Solo
chi ha smarrito il senso dell'alchimia pu ricollegarla alla
chimica. L'alchimia ha in s una certa funzione spirituale: conseguire l'immortalit - o la liberazione, lo stesso attraverso un determinato mezzo. La chimica tutt'altra
cosa. E una tecnica che ha come fine la conoscenza e il
dominio del mondo naturale, fisiochimico.
L'oro e le perle - in India come in Cina - sono dotati
di propriet sacre, come legge nei Veda.7o L'oro viene ingerito,7~ e gli alchimisti indiani fanno allusione - anche
se in modo meno esplicito degli alchimisti cinesi - alle
essere l'autore di un trattato di alchimia, il RasarAjamahodadhi [II grande
oceano del re dei preparati mercuriali]. Si annoverano, tra gli autori di
opere di alchimia, anche altri nomi noti della letteratura tantrica: Mall~i,
Siddha Bh~skara, Siddha Pr~.nan~.tha, grin~tha ecc. Si trattava, verosimilmente, di nomi sacri, iniziatici, cio destinati a rivelare la tradizione mistica a cui appartenevano gli asceti che li portavano. interessante notare come, nella Yogatattvopanis.ad, uno degli ostacoli con cui si deve confrontare
1.o yogin costituito dal lavoro sui metalli, ovvero la pratica alchemica.
E in effetti noto, a prestare ascoho ai trattati ascetici indiani, che non esiste tentazione pi grande e pi pericolosa per il neofita di quella di voler
approfittare dei poteri magici (siddhi) acquisiti con la meditazione.
7o L'Atharvaveda conserva ancora la tradizione - verosimilmente di origine marina - della perla in grado di prolungare la vita. Essa la materia ossea degli di e ha sede nelle acque. Un amuleto fatto di perle salvaguarda la vita ed in grado di prolungarla sino a cento anni. [L'Atharvaveda il Veda dello atharvan, cio del sacerdote signore della fiamma, cui
spetta l'esecuzione di riti minori. il pi tardo dei quattro Veda, e ospita
soprattutto una serie di formule, benedizioni e maledizioni di uso medico,
apotropaico, amatorio ecc. Da un punto di vista simbolico l'Atharvaveda
rappresenta il fluido igneo del corpo.]
71 Per quanto riguarda l'uso interno dell'oro e di altri metalli, si veda
V~gbhata, citato in P. C. Ray, A History ofHindu Chemistry, 2~ ed. riv.

L'ALCHIMIA ASIATICA

virt sacre che l'uomo in grado di acquisire per mezzo


di questo nobile metallo. L'influenza dell'alchimia_ di
un'alchimia laica, empirica, indubbiamente - si pu notare anche nella medicina indiana. A partire da V~gbhata,72
il terzo grande autore indiano di trattati di medicina dopo Caraka" e Su~ruta,TM la medicina comincia a far preferibilmente uso di preparati a base metallica. E da allora
che ha inizio la cosiddetta epoca di transizione, i cui rappresentanti pi noti sono V.rnda7 e Cakrap~ni,76 i quali
sanciscono in medicina l'affermarsi della tradizione minera le, contro la tradizione vegetale in voga sino ad aUora. E possibile tuttavia individuare tanto in V.rnda quanto in Cakrapani - ed interessante rilevarlo - degli influssi tantrici. Entrambi indicano formule e gesti impiegati in culti che appartengono al tantrismo.
Nel periodo immediatamente successivo a quello tantrico - chiamato da PraphttUa Chandra Ray iatrochimico si assiste al manifestarsi di preoccupazioni di tipo pi
ampl., 2 voll., Calcutta i9o3-o9. Prima di lui gi Sugruta raccomandava
l'uso interno ed esterno del piombo e dello stagno (S~trM~na, xxxvlII).
72 [Vissuto anteriormente al VlI secolo d. C., autore dell'As..tdngabrdayasambtd, La raccolta del cuore delle otto membra. A lui ascritto anche il trattato alchemico Rasaratnasamuccaya.]
7 [Ct~r. sopra, p. 18, nota 27.]
74 [Figura cardine della medicina indiana, i cui tratti sfumano nella leggenda. Si vuole che gli insegnamenti medici gli siano stati comunicati dal
mitico re Divod~ga, a cui si fa riferimento gi nel .Rgveda - e in tal caso eg!i
sarebbe vissuto almeno un millennio prima dell'inizio della nostra era. E
ritenuto l'autore della Suirutasa.mbit~, uno dei trattati t~ondatori della medicina indiana, la cui redazione primitiva risulta anteriore o al vi o al x secolo d. C.]
7 [Grande compilatore di materia medica, posteriore al vu secolo d. C.
La sua opera pi nota il Siddhayoga, o Libro dei preparati perfetti.]
76 [Autore di un commento all'opera di Caraka, probabilmente anteriore al x secolo. Il suo nome epiteto di V~.nu e significa colui che ha il cakra
in mano. Il cakra - attributo di Visnu - una ruota o anello metallico che
il dio lanciava in battaglia per decapitare i nemici.]
, '~,~ '~

L' ALCHIMIA ASIATICA

scientifico, o, se si vuole, empirico. La ricerca dell'Elixir


d'immortalit e gli altri interessi di natura mistica cominciano a venir meno, cedendo il posto a ricette empiriche di
laboratorio. Il Rasaratnasamuccaya (xm-xlv secolo) un tipico prodotto di quest 'epoca. Eppure anche quest 'opera
conserva, per quanto in modo confuso, la tradizione di
un'alchimia intesa come mistica e non come tecnica empirica. Il testo inizia con un omaggio al dio che salva gli uomini dalla vecchiezza, dalla malattia e dalla morte. Segue
un elenco di alchimisti, in cui si ritrovano i soliti nomi di
maestri tantrici. Gli argomenti trattati vanno dalle formule sacre che permettono di purificare i metalli,77 al diamanteTM (quello che trionfa sulla morte), all'uso interno
dell'oro - temi diversi che rivelano la funzione originariamente soteriologica dell'alchimia. Non dobbiamo dimenticare, tra l'altro, che incontriamo questi argomenti in
un'opera tarda, scritta in un'epoca positivista, in cui venivano particolarmente apprezzate le osservazioni e gli esperimenti compiuti nell'ambito del mondo naturale. Nel Rasaratnasamuccaya trovano posto, d'altronde, numerose osservazioni puntuali, che non hanno nulla da invidiare a
quelle reperibili negli alchimisti europei. il caso, ad
esempio, delle indicazioni a proposito del sale ammoniaco,79
77 Queste formule si riferiscono a un'operazione alchemica particolare,
che compare nell'elenco degli argomenti trattati nel Rasaratnasamuccaya.
7s Il diamante, in virt delle sue propriet che lo rendono indistruttibile, svolge un ruolo di primo piano in tutta la mistica indiana. Va~ra significa al tempo stesso diamante e folgore, oltre a essere epiteto del
Buddha nelle scuole tantriche. Questo termine dotato anche di numerose altre accezioni segrete - erotiche, magiche, rituali. [Nella mitologia
hindfi, il vajra - foggiato per Indra - l'arma suprema degli di. La sua radice connessa con il latino vegeo, sono sveglio, e dunque - nel senso
simbolico dell'alchimia interiore - corrisponde alla folgorazione dell'essere perfettamente desto - la suprema arma degli di.]
79 I1 nome sanscrito del sale ammoniaco [o, pi correttamente, secondo

104

L'ALCHIMIA ASIATICA

una sostanza celebre in tutte le alchimie e che ha goduto in


Asia di un particolare prestigio.
Gli indiani hanno inoltre dimostrato di essere degli
straordinari metallurghi. La colonna di ferro di Kutab,
vecchia di almeno miHecinquecento anni, stata la pi
grande di tutti i tempi fino al xvm secolo. Analisi chimiche
hanno rivelato che il ferro era puro, dal momento che non
stata riscontrata la presenza di altri metalli. Le arti del
metallo erano uno dei vanti dell'India antica. I testi di metaUurgia che ci sono pervenuti rivelano una tecnica molto
evoluta, empirica, quasi di tipo industriale. Non dobbiamo tuttavia per questo dimenticare che anche in India, come in ogni altra civilt, le arti del metallo erano inizialmente un'attivit sacra. E vero che sono pochi i testi a noi
pervenuti; il R. gveda,s tuttavia, conserva la tradizione di
alcuni preparati vegetali noti ai fabbri, lasciandoci la possibilit di intravedere l'esistenza di oscuri legami tra magia,
mistica e arti del metallo,sx Questi legami si rivelano pi
la terminologia chimica corrente, sale di ammonio] navas~ra [nove essenze o nuova essenza]. H.E. Stapleton, in un erudito saggio sull'argomento, Sal-Ammoniac: A Study in Primitive Chemistry, in Memoirs of the
Asiatic Society of Bengal, Calcutta I9o5, I, 2, pp. 25-4I, cerca di spiegarlo, analogamente al persiano n6shAdar, attraverso il cinese naosha.
Berthold Laufer dimostra in Sino-Iranica, Field Museum, Chicago 19 I9,
p. 505, che questi paragoni risultano del tutto ingiustificati. Il sale di ammonio stato conosciuto e impiegato dapprima in Persia, da dove stato
importato in Cina e in India. Julius Ruska ha pubblicato su questo argomento uno studio approfondito, SaIAmmoniacus, Nusddir und Salmiak, in
Sitzungsberichte der Heidelberg Akademie der Wissenschaften, Heidelberg 1925. Oltre a questo saggio monografico, Ruska ha pubblicato alcuni articoli in riviste di chimica, difficilmente accessibili a uno storico ma
riassunti da E. von Lippmann, Enstehung und Ausbreitung der Alchemie,
2 voli., Berlin 1919-3 I.
8o [II Veda degli inni. La pi antica raccolta vedica, variamente datata, comprendente i o 17 inni. La sua recitazione compito dell'oblatore nel
corso del sacrificio vedico.]
81Rgveda, x, 72, 2 (jardtibhi os.adhibhP) [per mezzo di erbe e meta[-

L'ALCHIMIA ASIATICA

chiaramente nel momento in cui si fa riferimento alla Cina


e - come vedremo in altra sedes2 - a Babilonia.
Proprio come in Cina, l'alchimia ha esercitato in India
un influsso su ambiti operativi assai diversi. Ma questo
tipo di influenze esula dai nostri interessi, dal momento
che si tratta di fenomeni pi o meno recenti che si situano pi dalla parte della tecnica chimica che non di quella
scienza speciale (rasdyana) di cui parla al Birfini.
Non nostro intento dar vita qui a uno studio esaustivo sull'alchimia indiana. Il tema supererebbe di gran lunga i limiti imposti a questa introduzione all'alchimia asiatica. D'altra parte, per quanto riguarda l'aspetto scientifico dell'alchimia in India, possibile trovare un'ampia
documentazione nei due volumi di Praphulla Chandra
Ray. A noi baster rilevare l'esistenza di due tecniche
paraUele, che vanno entrambe sotto il nome di alchimia:
la prima - rasdyana - l'alchimia speciale di cui parlava al Birfini, ovvero una pratica mistica, in stretto rapporto con il tantrismo e altre scuole magico-ascetiche; la
seconda - che si trova in relazione con la medicina, la metallurgia e le tecniche empiriche di tipo industriale - si
occupa soprattutto dell'aspetto concreto degli oggetti e
pu andare sotto il nome di prechimica. Nessun tipo di
nesso causale pu essere stabilito fra due tecniche cost
eterogenee, corrispondenti ad attitudini mentali diverse
e dotate di interessi distinti. Il radyana propriamente
detto una tecnica che ha come fine la trasmutazione
dell'animas3 - ovvero la vita eterna e la liberazione. L'alli]. Si pu leggere ii commento a questo verso in M. N. Banerjee, Iron and
Steelin the Rigvedic Age, in Indian Historical Quarterly, v, 3, 1929.
s2 [,Cfr. sopra, p. 43, nota I.]
s E ancora possibile trovare, nell'India moderna, chi concepisce l'alchimia in questo modo. Si veda ad esempio N. Aiyar, Ancient Indian Che-

106

L' ALCHIMIA ASIATICA

tro tipo di alchimia - i cui primi abbozzi cominciano a


mostrarsi nel Medioevo - si occupa invece della prepara.
zione di ricette mediche o industriali. La prima una tecnica metafisica; la seconda una tecnica empirica. Il loro
significato, il loro oggetto, il loro lessico non hanno nulla
in comune. Questo tipo di prechimica, di cui possibile
talora trovare tracce in India - dove, per quanto se ne dica, non ha mai conosciuto quel successo che ha incontrato invece in Iran, Siria ed Europa - potrebbe aver subito
l'influsso dell'alchimia islamica. Ma avremo modo di discutere questo problema in un'altra occasione.84

mistry and Alchemy of the Chemicophitosophical Siddhdntasystem of the Indian Mystics, First National Oriental Congress, Madras I925, e R.K.B.
Mookerji, Rasa-Jala-Nidhi, or the Ocean of Indian Chemistry and Alchemy,
2 voll~, Calcutta ~926-27. Ma il valore di queste opere assai dubbio.
s4 E disponibile un'ampia bibliografia su questo tema, di cui siamo intenzionati a discutere in un altro studio. Per il momento ci basti sapere che
gli influssi provenienti dall'esterno non si sono esercitati sulla concezione
dell'alchimia in quanto pratica mistica, benst sulle tecniche empiriche. L'idea dell'alchimia come pratica mistica propria dell'India e costituisce una
creazione dello spirito indiano - cos~ come, allo stesso titolo, un prodotto
della spiritualit cinese. Del resto, le interpolazioni di carattere scientifico che incontriamo nei testi alchemici indiani risultano di scarso interesse;
si ritrovano infatti dichiarazioni di questo tipo" Offrir una spiegazione
unicamente di quei processi che ho potuto verificare personalmente attraverso i miei esperimenti (cfr. il Rasendracint~mani, citato da Ray, A History ofHindu Chemistry cit.). Interpolazioni di questo genere rivelano uno
spirito critico, pratico, sperimentale - apparso pi avanti - che si sforza di
salvare una scienza tradizionale mettendola al passo con i tempi - tempi che
richiedevano 1 esperimento condotto in prima persona e una verifica di tipo
scientifico. Interpolazioni dello stesso genere e riconducibili alla medesima
spiegazione risultano presenti anche nella letteratura alchemica europea
(cfr. M. Berthelot, La chimie au Moyen Age, Paris 1893).

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Postfazione
Guido Brivio

Un ringraziamento particolare a Mario Piantelli, per la consueta disponibilit senza riserve; a Stefania Stafutti per la generosa, indispensabile consulenza; ad Alfredo Cadonna e Dario Chioli per le preziose
indicazioni.
G.B.

Divenire oro, ovvero l'alchimia non esiste

I nostri umori ci trasmutano ogni giorno. I tre gu.na


- le qualit della natura secondo il pensiero indiano non cessano di alternarsi vorticosamente in noi, spingendoci ora aU'ottundimento e alla stasi, ora all'azione e alla passione, ora alla contemplazione e alla conoscenza.
Le cellule del nostro corlm muoiono e rinascono a velocit incalcolabile, ins~do in noi il germe della vita e della morte senza soluzione di continuit. I nostri pensieri sorgono e si dissolvono in un solo istante, restituiti, forse, alla
grandezza effimera e illusoria di una coscienza universale.
Eppure, noi crediamo fermamente di essere sempre gli
stessi. Il nostro corpo, la nostra mente - ritagli accidentali nel mare della materia e della coscienza - ci accompagnano come i pi fedeli guardiani fino alla stanza vuota
della nostra identit, sentinelle ultime di una permanenza illusoria quanto indubitata.
L'appello buddhistico all'impermanenza - anitya suona vano nell'agonia del cort~ e della mente per la propria sopravvivenza, saldamente vincolati al gioco inafferrabile di m~yd che li proietta sul suo impassibile velo
cosmico offrendo loro apparenza di soggetto e di oggetto, di io e mondo, di materia e di spirito.

I 18

GUIDO BRIVIO

Se la storia della metafisica occidentale pu essere definita, con Heidegger, la storia del soggetto - e perci la storia dell'Essere ridotto a oggetto - questa narrazione non
potr che situarsi agli antipodi della storia dell'alchimia,
che del ricongiungimento di soggetto e oggetto, uomo e
natura - anzi deU'oltrepassamento della loro dualit - ha
fatto il proprio emblema, indecrittabile e patente.
La tensione all'unit - e potremmo dire alla nondualit - infatti il brivido, a ben vedere, che percorre tutti
gli aneliti dell'alchimista, l'elemento in cui si incardina
tutta la sua Arte. Egli sente in s lo spirito dei metalli,
l'unit che anima il tutto nel proprio cuore, e non pu
concepire s e la natura, l'anima e il mondo come forme
separate. Egli percepisce intimamente, senza il velo del
dubbio, la propria vocazione - come recita un detto alchemico - a riunire ci che sparso.
Nella sua angoscia di trascendenza, invece, l'uomo occidentale cresciuto all'ombra di un pensiero dualista crocifigge se stesso al dolore della lontananza dal proprio oggetto amato.
Quanto pi il soggetto si slancia nel desiderio di afferrare il principio che gli sfugge, tanto pi si spalanca l'abisso
dell'inattingibile alterit che da quel principio lo separa.
Abitato dal fantasma, o dal dmone, della trascendenza, egli tentenna fra paura e desiderio - eternamente sospeso alla loro volatilit e all'istantanea reversibilit dell'uno nell'altra, segno fatale della loro origine.
Ogni oggetto di volizione o di pensiero - Dio, l'amato -racchiude cost inevitabilmente in s la propria paura. Paura del soggetto di perderlo o di trovarlo, desiderio di possederlo o timore di incontrarlo - tutta l'angoscia del possibile che da quella separazione viscerale, inflitta nel cuore
della realt, sorge.

POSTFAZIONE

I9

Inarrestabile lacerazione, soggetto e oggetto divengono cosi il volto diviso di una realt sottratta alla propria
riconciliazione e che non pu aspirare ad essa se non nella forma angosciosa del desiderio, eternamente privata di
se stessa nel movimento stesso con cui cerca disperatamente di riparare a quella privazione.
Frutto di un' alienazione (in)cosciente, il desiderio di
trascendenza - la proiezione verso l'Altro- sigilla nella
forma del desiderio stesso l'unica speranza di un' unit
possibile.
Il soggetto si mette in cammino, ma l'oggetto gli sfugge; perch esso stesso la traccia della sua separazione la creatura della nostra lontananza.
L'oggetto (amato) diviene il segno della nostra incapacit (di amare). La forma vivente e dolorosa della nostra
assenza - della nostra essenza.
L'amor alchemico - che presiede alla cottura di ogni
elemento - non si nutre di questa lontananza, n cerca di
colmarla confermandone implicitamente i principi. Esso
muove piuttosto, e in questo si riconosce, da una meraviglia dell'alchimista nei confronti della natura, da una fascinazione per l'unit misteriosa che la anima; da questa
fascinazione stessa originano le capacit dell'alchimista
di operare meravigliosamente su di essa, intuendone e
accompagnandone i processi pi segreti.
Cost - lungi dal pensare che la vera scienza alchemica abbia per oggetto la modificazione, o peggio il dominio, della
natura - Eliade ci persuade una volta per tutte che questo
non ne che un aspetto superficiale, ovvero deteriore.
L'alchimista colui che intuisce, innanzitutto, che le
operazioni deU'Arte vanno compiute su se stessi, interiormente. E ancora un merito incontestabile di Eliade, a questo proposito, aver sottolineato l'affinit deU'alchimia

12o

GUIDO BRIVIO

con lo yoga, e quindi con quella pratica interiore che le


tradizioni spirituali - a cui l'alchimia a pieno titolo appartiene - concepiscono come unica forma di azione reale.
Se scopo dell'alchimia dunque la conoscenza - se essa si riassume in una forma di gnosi, volta alla rivelazione della natura ultima dell'uomo e del mondo, alla scoperta della natura aurea del vivente: l'identit del suo S
con il S universale - la prospettiva propria in cui essa
dovr esercitarsi non potr certo essere quella della dualit, del regno della separatezza e della differenza, animato dai conflitti del soggetto e dell'oggettto, dell'io con
il mondo.
Il suo ambito non potr essere che quello della nondualit in cui gli opposti si stemperano mostrando la loro coessenza, queU'inizio - anteriore ad ogni cominciamento - in
cui i compossibili coesistono prima di ogni separatezza.
L'alchimia si rivela allora come quella scienza della natura il cui fine condurre alla rivelazione dell'inesistenza
della natura stessa, riconducendo questa natura, in ogni
sua forma e immagine, alla pura presenza di quella coscienza che li ha generati: il S, l'dtman-Brahman che
abita il cuore deU'uomo.
La pratica degli elementi e dei metalli, l'esperimento
incessante sulla materia non hanno altro fine se non rivelare, come ha scritto Elmire Zolla, chex"oggetuvlta" "" del
mondo la grande illusione da bruciare nel rogo della
contemplazione>>.1 Per l'alchimista, allora, ogni oggetto
sparisce. La Pietra Filosofale che egli ha conseguito trasforma tutto ci che tocca in oro - cio restituisce ogni
cosa alla realt dell'origine a cui appartiene.
Attraverso un processo che i testi definiscono come
1E. Zolla, Le meraviglie della natura, Marsilio, Venezia 19912, p. 54I.

POSTFAZIONE

I2r

successione di solve et coagula - di dissoluzione e morte e


di coagulazione e fissazione - sono chiamate a raccolta
nell'individuo, in virt deUe operazioni alchemiche, tutte
le forze e sostanze che costituiscono il suo organismo per
rifonderlo al di l di se stesso, intraprendendo su di esso
un movimento al tempo stesso mortale e rigeneratore.
Regressus ad uterum da cui si sorge rinati, rasdyana che prima uccide e poi rigenera, bollitura nella caldaia che dona
l'immortalit/l'alchimia al tempo stesso una disciplina
di dissoluzione del soggetto e dell'oggetto intesi come
realt separate e contrapposte e una scienza di reintegrazione di queste realt nella loro origine indivisa che non
ha mai cessato di essere. Il soggetto desiderante, l'alchim/sta, e l'oggetto desiderato, l'oro, cessano di essere due
realt contrapposte per scoprirsi da sempre la stessa cosa.
L'alchimista, allora, non raggiungeril mai la Pietra Filosofale a cui tanto ambisce; la potr solo diventare.
Egli stesso diviene oro - il compimento dell'Opera.
Le varie fasi alchemiche assumeranno allora, in questa
prospettiva, un significato nuovo e familiare, intimo. La
fissazione del mercurio sar la concentrazione ferma, che
immobilizza il fluire indistinto delle cose; la folgorazione
dell'essere desti che attraversa l'aria nebulosa del quotidiano snebbiando le congetture che avviluppano la realt. La Pietra Filosofale l'essenza luminosa che sgorga
dalla mente assoluta, nutrita della consapevolezza della
propria origine, capace di trasmutare in s ci che incontra sul suo cammino; la conoscenza (vidyd) che rivela il S
di cui ogni cosa ~ intessuta. L'oro - o, altrove, il mercurio - il S stesso, l'dtman che abita il cuore dell'uomo e
2 Cfr. nel testo rispettivamente pp. 18-2 ~, p. ~ 9 nota 29 passim, p. x 7
nota 24.
' Zolla, Le meraviglie della natura cit., p. 5 3 5.

122

GUIDO BRIVIO

che lo rivela identico al Brahman, il principio assoluto a


cui egli anela e che gli sar vietato fino a quando lo concepir come un oggetto fuori di s.4
Non possibile fare dell'oro se non si ha gi dell'oro recita una sentenza alchemica. Il segreto dell'alchimia tutto in questa rivelazione: che l'oro gi in colui
che lo cerca, e anzi, che egli non altro che oro.
L'alchimia questo viaggio, all'apparenza di un periplo, che l'adepto intraprende per ritornare a S - al proprio oro.
L'unica figura antropomorfa che, curiosamente,
possibile rinvenire all'interno del rito vedico una statuina d'oro, posta nella piattaforma sacrificale. Essa rappresenta un omino alto un pollice - l'biranyapurus.a, l'uomo aureo di cui parlano i Veda e le Upanisad pi antiche.
Egli ha barba e capelli d'oro e risiede nell'occhio destro
dell'uomo e nell'astro solare. Quando il defunto ascende
al sole, questi lo accoglie facendolo entrare nel mondo di
Brahma. Nel rituale vedico egli rappresenta l'dtman immortale, la totalit della propria persona fisica e spirituale che il sacrificante ha prodotto e ricostruito minuziosamente - alcbemicamente, vorremmo dire - in tutte le sue
parti nel rito, offrendo al fuoco della distruzione e della
rinascita il proprio dtman individuale.
Un'altra figura aurea che si incontra nel mondo vedico dotata di una risonanza latamente alchemica - nel sen4 Il Brahman abbandona colui il quale riconosce il Brahman all'infuori dell'dtman [...]; i mondi abbandonano colui il quale riconosce i mondi all'infuori dell'~tman; gli di abbandonano colui il quale riconosce gli di all'infuori dell'Mman; [...] tutti gli oggetti che esistono abbandonano colui il
quale li riconosca all'infuori dell'~tman (Brbad~ranyakopanisad, II, 4, 6,
in Upanis.ad antiche e medie, a cura di P. Filippani-R'onconi, Bollati Boringhieri, Torino 19952, p. 78).

POSTFAZlONE

x23

so che realizza una coincidenza fra dimensione macrocosmica e microcosmica - hiranyagarbha, l'embrione d'oro
da cui, secondo il mito, ha origine il sole.
Coincidente, secondo la Ma.nd. ukyopani.sad, con il nxmdo della manifestazione sottile e della conoscenza inter~
re,~ hiranyagarbha rappresenta quella coscienza collettiva
di tutti gli esseri che corrisponde alla mente stessa di Brahman. In epoche pi tarde, nei Pura.na e nel Mab~bb~rata,
questa immagine assumer nuova importanza ricomparendo come hiran, y~nda, l'uovo d'oro da cui viene alla luce
Brahm~, speculare dell'uovo d'argento delle cosmogonie
ortiche da cui nasce Eros Protogono o Fanes, colui che, secondo il mito greco, ha dato ordine e manifestazione a tutte le cose.6
All'uomo d'oro e all'uovo d'oro hindl], l'imm~#nario
alchemico occidentale aggiunge un altro simbolo particolarmente ricco di significato, volto a rappresentare l'ordine e l'unit del tutto nella sua dimensione prima di
nondualit: l'Ouroboro, il celebre serpente che si morde
la coda facendo del proprio corpo una figura circolare.
Nel manoscritto noto come Marcianus graecus 299 - il
pi bello e il pi antico dei manoscritti alchemici, appartenuto al cardinale Bessarione e risalente al x-xI secolo il foglio ~ 88v, noto come Crisopea di Cleopatra, mostra
l'immagine forse pi famosa dell'Ouroboro, quella che
racchiude entro il corpo della serpe il motto alchemico
~Evx ~~v, Uno il Tutto.
5 Cfr. Man.dukyopanisad, I, 4.
6 Cfr. Orph. fragm. 61 Kern. Per una ricostruzione del pensiero orfico
con particolare riferimento alla figura di Eros Protogono si veda J.
Rudhardt, La figure d'Eros dans le traditions orphiques, in Uranie: Mythes
et litt6ratures, 8, I998, pp. 81-92 (trad. it. in J. Rudhardt, Eros e Afrodite, Bollati Boringhieri, Torino 1999, PP. 77-94).

GUIDO BRIVIO

Affermazione di uno stato di nondualit originaria tipica della tradizione antica - presocratica, ermetica e
neoplatonica, oltrech alchemica - da cui tutto procede e
a cui tutto ritorna, e in cui tutto, sempre, stabilmente dimora, l'Ouroboro assume un ruolo particolarmente significativo nel mondo gnostico, in cui - oltre a segnare il
confine tra la terra, il ksmos, e il mondo delle tenebre, il
chdo: - viene a simboleggiare il ciclo dell'eterno divenire nel suo duplice movimento: il dispiegamento dell'Uno
nel Tutto e il ritorno del Tutto all'Uno.
opportuno precisare come nella tradizione alchemica questa immagine non alluda ad alcun concetto filosofico; essa diviene piuttosto il simbolo vivente e sperimentalmente concreto di un'assunzione della natura sub
specie interioritatis capace di condurre al di l dell'antitesi fra materiale e spirituale, ovvero fra io e mondo.8
Figura contradittoria, simboleggiante al tempo stesso la
distruzione e la rinascita, immagine della Grande Opera
nella sua compiutezza e insieme della Materia Prima con
cui l'Opera comincia, l'Ouroboro racchiude - nell'enigmatica indifferenza con cui sfida da secoli ogni interpretazione - il mistero stesso dell'esperienza alchemica, il segreto
inviolabile della conoscenza in virt del quale ogni forma
di dualit - anche quella stessa che oppone conoscente e conosciuto - si stempera nell'assoluta compresenza del Tutto, di cui inizio e fine costituiscono solo i nomi approssimativi e vani, le metafore imperfette e necessarie all'approccio, destinate a svanire neU'istante della comprensione.
v Cfr. M. Mertens, Notes complmentaires a Zosime de Panopolis, M"
moires authentiques, Les Belles Lettres, Paris x 995, PP. 178-79
s Cfr. J. Evola, La tradizione ermetica, Edizioni Mediterranee, Roma
I97I~, p. 38.

POSTFAZIONE

125

Lo aveva capito bene Borges, rappresentandolo con


insuperabile delicatezza in La rosa di Paracelso.9
Qui il vecchio alchimista, ritratto alla fine della sua vita, ormai stanco dei suoi alambicchi, prega il Dio Ignoto
di inviargli un allievo. Nella notte, un rumore alla porta
desta il maestro: un giovane, che dopo tre giorni e tre
notti di cammino, chiede di essere iniziato ai misteri dell'Arte. Egli dar al suo maestro tutto ci che ha - i suoi
beni e la sua vita stessa; prima, per, vorr avere una prova da colui che dovr essere la sua guida. Una rosa. Una
rosa rossa che il giovane ha portato con s e che si dice
Paracelso sia in grado di ardere e poi di far rinascere dalle sue stesse ceneri.
Il maestro cerca di dissuadere il giovane allievo dai
suoi avventati propositi. La via la Pietra. Il punto di
partenza la Pietra gli dice. Se non comprendi queste
parole, non hai ancora cominciato a comprendere.
Ma il giovane non smosso dalle parole del vecchio
maestro, e insiste con tutto il suo ardore nel richiedere la
prova che cerca.
Tu dici che io sono capace di distruggere la rosag
soggiunge allora Paracelso. Ti sbagli. Credi forse che
qualcosa possa essere reso al nulla? Credi che il primo
Adamo nel Paradiso abbia potuto distruggere un solo fiore, un solo filo d'erba? Credi che la divinit possa creare
un luogo che non sia il Paradiso? Credi che la caduta sia
altro dall'ignorare che siamo nel Paradiso?.
Se tu gettassi questa rosa tra le braci prosegue Paracelso crederesti che le fiamme l'abbiano consumata, e
che sia la cenere a essere reale. Io ti dico che la rosa eterna e che solo la sua apparenza pu cambiare.
9 j. L. Borges, La rosa di Paracelso, in Tre racconti, trad. it. in Id., Tutte
le opere, Mondadori, Milano r985, voi. 2, pp. II27-3I.

126

GUIDO BRIVIO

A poco valgono ormai athanor e alambicchi in quest'Arte. Ma il giovane allievo non vuole capire. Paracelso
allora getta la rosa nel fuoco.
I petali lentamente si consumano alle fiamme.
Della rosa non resta ormai che cenere.
Il maestro confessa con strana semplicit che quella
cenere ~ tutto ci che della rosa rester, e nulla pi.
Il giovane, acceso di vergogna per aver scoperto l'inettitudine del maestro tanto venerato, confuso, prega Paracelso di lasciargli tempo per divenire degno di comprendere le sue parole.
Maestro e allievo - o ci che entrambi, l'uno per l'altro, sono stati - si salutano per l'ultima volta.
Ormai solo, prima di spegnere la lanterna, Paracelso
raccoglie nel cavo della mano il piccolo pugno di cenere e
mormora una parola. La rosa risorge.
La disciplina alchemica chiamata Arte e il suo fine
- se di fine ancora si pub parlare - l'Opera. La metafora
artistica non si rivela casuale. In seno aUa tradizione filosofica classica, a ci che il pensiero occidentale ha additato come trascendenza - procurando ogni ricaduta nell'immanenza - e a ci che esso ha elogiato come spirito - producendo al tempo stesso ogni disprezzo e attaccamento
per il corpo - il pensiero alchemco oppone un'intuizione
continua e per cosi dire estetica della realt, in virt della
quale le cose appaiono le une connesse alle altre e sottese
a un'unit essenziale, mentre la distinzione fra il soggetto
che indaga e l'oggetto dell'indagine si rivela irreale.
Questa visione del mondo si manifesta con particolare
forza all'interno di una tradizione apparentemente molto lontana da quella occidentale, il pensiero cinese classi-

~AZIONE

12 7

co,~~' e in particolar modo nell'ambito di quella che forse l'unica grande religione e filosofia tipicamente cinese,
il taosmo. Ed proprio in ambito taoista, tra l'altro, che
si sviluppa una delle forme pi interessanti ed estreme
del pensiero alchemico, il neidan, o alchimia interiore.11
L'alchimia interiore cinese - che si oppone all'alchimia esteriore, o wadan, volta alla fabbricazione materiale di sostanze mracolose attraverso operazioni di laboratorio- non nega la dualit riducendola a unit o affermandorle semplicemente la natura illusoria.
Questa dualit, al contrario - che si tratti di yin e
yang, di acqua e fuoco, d dragone e tigre, di piombo e
oro - sviluppata da tale disciplina in un modo sottilmente illusionistico, vertiginoso e paradossale, spingendo l'adepto a segurne da presso, con un'identificazione
ogni volta totale, tutti i dtours e i capovolgimenti possibili, ncoraggandolo a percorrere ogni singola ramificazione come se fosse finalmente la pista determinante, fino a fargli comprendere come i due termini opposti del
gioco - identit e mutamento - siano la stessa cosa.
Cos, ogni elemento contenuto nell'altro, ogni processo nasce da un altro processo. l'indecidibilit stessa
che disegna i tratti impossibili del volto del Tutto, e ne
suggerisce il sapore - o l'assenza di sapore.~2
Tutto viene associato e dissociato, accomunato e di~o Cfr. P. Flippan-Ronconi, Storia del pensiero cinese, Bollati Boringhieri, Torino 19922, pp. 18-19.
1~ Un'eccellente e stimolante trattazione in questo senso dell'alchimia
taoista si trova in I. Robinet, Histoire du tao?sme, Editions du Cerf, Paris
1991, pp. 212-47, a cui saranno ispirate alcune delle riflessioni seguenti.
:2 Sul concetto di insapore come idea chiave attorno a cui ricostruito
tutto il pensiero cinese - dan, attributo riferito al dao, che indica al tempo
stesso l'assenza di gusto e il distacco - si veda F. JuUien, Eloge de la fadeur,
Picquier, Paris 199 i.

r 28

GUIDO BRIVIO

stinto, in un vertiginoso movimento di dissoluzione e ricongiungimento, nell'intento di sviare la mente e il corpo dell'iniziato da ogni strada - aprendogli la via del dao.
Duplicare la dualit, amandola, conservandola. Per oltrepassarla - senza bisogno di annullarla.
E tutto questo, ancora, non avr altra funzione, per
l'alchimista interiore, se non stimolare in lui l'esprit definess, e, l'agilit inafferrabile e ventosa della conoscenza.
E questo moto in s e per s allora - la sua vocazione
inesausta a ininterrotte trasformazioni - a costituire il
vero fine dell'alchimia - al di l di ogni apparente fine e non gli oggetti o i principi miracolosi che in virt di
quel moto sembrano poter essere ottenuti.
Analogamente a ci che diceva Valry della poesia, la
vera opera d'arte non mai l'oggetto poetico rinvenuto,
ma l'intensit che in quel processo si viene creando e che
permette al suo creatore di salire un gradino nella scala
dell'essere, e di sporgere lo sguardo al di l, laddove potr trovare l'energia per creare ancora - e ancora sporgersi e salire, in un processo virtualmente infinito.
Negli interstizi generati da questo moto, nelle sue pagine bianche, si legge la traccia della vera lezione dell' alchimia: la rivelazione dell'inesistenza del soggetto e dell'oggetto - l'apprensione impossibile della nondualit.
L'alchimia comincia a far sparire la sua traccia - come
la vita dell'uomo saggio, come raccomanda Zhuangzi.
Cosi, il tempo anteriore in cui si svolge l'alchimia non
pu essere il tempo posteriore del mondo. Il suo tempo
piuttosto quello circolare del mito, concentrico a un unico
principio, di cui esso infinita, imperfetta ridescrizione.
Tempo d'eternit, sottratto all'idea del perdere e del
trovare, del permanere e del dileguare, immerso nell'origine acronica del tempo stesso, infisso nel fulcro immo-

bile del proprio moto, tempo in cui ogni cercatore deve


trovarsi - perdendosi e ritrovandosi.
Cancellare le tracce.
Tutta l'incalcolabile congerie di testi alchemici cinesi
- tutto il loro vertiginoso sistema di metafore e di simboli, di esercizi e di processi - non ha altro fine, al pari di
un discorso che cerchi di cancellare indefinitamente se
stesso nel momentostesso in cui venga enunciato, o che
tenti d ridurre il significato delle proprie parole al puro,
gvanescente rapporto fra di esse, alla loro funzione, allo
spazio bianco su cui si depositano e da cui traspare il profumo della loro essenza, abbandonato ormai ogni timore
per la loro contradittoriet.
Veicolo necessario di cui occorre sbarazzarsi il prima
possibile, rivelato una volta per sempre nella sua arbitrariet, senza tregua creato e ridistrutto, il linguaggio diviene per gli alchimisti una scommessa e un ostacolo.
AU'alchimista, al pari del poeta, spetta dunque il compito di dar voce a quel silenzio che - se rimanesse allo stato bruto - si rivelerebbe semplicemente inerte." Afferma a tal proposito lo Zbongbeji: Il silenzio h parola; in
luogo di questa parola stessa, essenz/abnente, sta il silenzio. La parola silenziosa, questa la formula segreta
deU'alchimia. E una prefazione al Wuzbenpian continua: I1 dao non ha nome; il saggio gli ha dato un nome
in virt di un artificio. I nomi e le parole assomigliano al
silenzio [...] Il dao reso manifesto dalle parole, e le parole sono rese aU'oblio dal dao .~'
" Si potrebbe ipotizzare, a tale proposito - come ha fatto Robinet, Histoire du taoisme cit., p. :, :,6 - che il ne/dan non sia altro che uno s~,luppo alle estreme conseguenze della poetica Tang, basata sulle risorse dell'ine-

spresso e del suggerito e facente ricorso, per la produzione del senso, alla
funzione e ai rapporti fra parole piuttosto che a un loro significato univ~-o.
14 Cfr. Robinet, Histoire du taoisme cit., p. :,26.

GUIDO BRMO

L'alchimia si rivela allora come un linguaggio, dotato


di parole e di simboli, e insieme come un'operazione sul
linguaggio stesso, una sorta di metalinguaggio che cerchi
di rendere efficace il proprio sistema significante e al
tempo stesso di invalidarlo, canceUandolo e decretandone la morte.~
La verit dell'alchimia - qualsiasi essa sia - non riposer dunque mai nella descrizione, n in qualsivoglia forma di coerenza razionale o designativa. Essa consister
sempre e soltanto nella sua efficacia.
La scienza alchemica - con tutto il suo ingombrante
armamentario di emblemi e di simboli - non ha altra
aspirazione, nell'intimo, se non di divenire come la barca di cui parla Zhuangzi, che si lascia sulla riva dopo aver
superato il guado, o come la nassa, che si abbandona dopo che il pesce stato catturato.
Analogamente alla scala di cui parla Wittgenstein, che
pu essere gettata una volta servita per salire, l'alchimia
un metali~aggio che, una volta prodotto il suo contraccolpo sul soggetto, si annulla dissolvendosi, ridotto in cenere dal fuoco interiore del suo adepto.
Un fuoco che, se costituisce ora la verit ultima in cui
tutte le verit bruciano, ha potuto svilupparsi e crescere
solo in virt di quelle operazioni che l'alchimia stessa gli
ha pazientemente insegnato.
L'alchimia non costituisce, allora, nemmeno una forma di pensiero dialettico.
Essa piuttosto l'esecuzione di un paradosso.
Quello che gli opposti possono e devono coincidere.
Che soggetto e oggetto, io e altro, Dio e mondo - pur
* Cfr. Robinet, Histoire du taoisme cit., p. 227.

P O S T FA Z I O N E ,

131

restando radicalmente se stessi - si rivelano intimamente/a stessa cosa.


L'alc~a ci mostra con tutta la sua forza che nell'immediatezza della tesi esiste gi la compiutezza della sintesi,
e che passare attraverso il fuoco dell'antitesi solo un'infausta e necessaria dilazione, un differimento esercitato su
quella presenza prima che non ha mai cessato di essere
compiuta, ben avanti ad ogni processo ed ogni operazione.
Eppure l'alchimia stessa tutta in quell'infausta dla~zione, in quella travagliosa, lambiccante distiUazione fatta di passi progressivi e di illusorie sostanze che devono
condurre alla suprema rivelazione: che tutto gi compiuto, che - paradosso di Saturno - la Materia Prima, il
piombo, gi l'oro.
Metafora illusoria - eppure propedeutica e terapeutica, creata a misura delle capacit limitate dell'uomo di
rappresentarsi il proprio compimento e la propria realizzazione al di l di s - l'alchimia, come il dao, il nome di
un processo inesistente.
Un processo che copre con il proprio nome - che protegge - quella perfezione da sempre compiuta, la quale
non cessa di apparire ai nostri occhi come il risultato dello sforzo di un'intera vita.
Occorre perci studiare lungamente l'alchimia per
scoprire che l'alchimia non esiste.
Che i suoi maestri pi venerabili, nella misura stessa
in cui si sono realizzati, non sono mai esistiti.
Che i loro nomi mitici, al pari delle loro mitiche vite,
et e realizzazioni, come la Pietra Filosofale, l'Elixir
d'immortalit, l'oro, non sono stati altro che un mito, la
metafora splendida e vana, divinamente caduca deUa loro perfezione.

13 2

GUIDO BRIVIO

L'irrealt dell'alchimia il segreto dell'alchimia stessa.


Il suo dono incantato che dissolve, per chi pronto ad
ascoltarlo, ogni fede illusoria che ci involve nel suo velo.
che il mondo , e che noi siamo, e che questo non avr
mai soluzione.
Mito che procura la sua stessa demistificazione - e con
ci la dissoluzione di ogni altro mito della dualit - l'alchimia coincide, oltrech con il suo processo demistificante, con il movimento creativo di una rimitizzazione
ulteriore, in cui i concetti di realt e irrealt, cost come
sono abitualmente concepiti, cessano di apparire esclusivi e contrapposti per convergere nella creazione di una
nuova nozione di realt stessa.
Mondo immaginale- in cui i corpi si spiritualizzano rivelando il loro carattere di irrealt e lo spirito si corporeizza mostrando tutto il suo potere reale - il pensiero alchemico apre uno spazio altro all'interno delle pagine note della descrizione del mondo.
Il suo tempo - il tempo in cui l'alchimia accade - non
potr essere dunque che l'istante, sottratto al tempo ordinario come allo spazio puramente esteriore.
Apertura scavata nell'unit intangibile dell'istante
- che si staglia all'orizzonte con l'insostenibilit di un
pensiero unico che ha la vastit del mondo e che quel
mondo cancella, dissolvendo la traccia di ogni altro
pensiero fino a sparire esso stesso - l'alchimia vuole
condurre il vivente a questo: risvegliarsi alla verit dell'essere, o al mondo anteriore .
Di questo mondo anteriore (xiantian) - che detto
precedere il cielo stesso - l'uomo detiene un'inalienabile scintilla che appare in lui nella folgorazione dell'istante, come la luce della luna che improvvisamente si rivela al diradarsi delle nubi.

POSTFAZIONE

13 3

Eppure, questa scintilla, proveniente dello yang originario, non pu manifestarsi nel vivente senza una lunga
e laboriosa via, cos~ come la nonesistenza non pu manifestarsi senza l'esistenza, bench questa da quella abbia
origine.~6
Inizio e fine di ogni operazione alchemica, questa
scintilla la natura originaria (xing) che abita nel cuore dell'uomo - l'oro dell'alchimista.
Solo il risveglio lo pu produrre, ma esso stesso il risveglio.

196508

~6 Cfr. Robinet, Histoire du taoisme cit., p. 243.

Indice

Il mito dell'alchimia
L'alchimia asiatica
Divenire oro, ovvero l'alchimia non esiste, di Guido Brivio

Variantine

Marco Aime, Diario dogon


Marc Aug, Disneyland e altri nonluoghi
Ekaterina Bakunna, Il corpo
Giulio Bollati, Giacomo Leopardi e la letteratura italiana
Aldo Bonomi, Il distretto del piacere
Marco V. Borghesi, Doppio Animale
Duccio Canestrini, Trofei di viaggio, per un'antropologia dei
souvenir
Claudia Castellucci, Uovo di bocca
Ermanno Cavazzon e Edmondo De Amicis, I sette cuori
Giorgio Celli, Dio fa il professore
Andrea Cotti, Tre
Charles Darwin, Castelli in aria: Taccuini M e N.
Profilo di un bambino
William Henry Davies, La piccola Emma
Pablo Echaurren, Compagni
Albert Einstein e Mleva Mari~:, Lettere d'amore
Mircea Elade, Il mito dell'alchimia seguito da L'alchimia asiatica
Mircea Eliade, Sull'erotica mistica indiana e altri scritti
Henry Ford, Il mio amico Edison
Franco Fortini, Dialoghi col Tasso

Sigmund Freud, Sogni e interpretazioni


Rino Genovese, Cuba, falso diario
Rino Genovese, Tango italiano
Mario Giorgi, Biancaneve
Mario Giorgi, Codice
Vittorio Gregotti, Recinto di fabbrica
Herv Guibert, Citomegalovirus
Herv Guibert, Io e il mio valletto
Amadou Hamp~t Bfi, Ges visto da un musulmano
Anne-Marie Hirsch, Ritorno a Weimar
Jacopo da Varagine, Le leggende dei santi
Pierre Klossowski, L'Adolescente immortale
Gabriele Lolli, La crisalide e la farfalla
Gabriele Lolli, Il riso di Talete
Pier Vincenzo Mengaldo, Profili di critici del Novecento
Antonio Moresco, Il vulcano
Antonio Moresco, La cipolla
Antonio Moresco, La santa
Francesco Orlando, Ricordo di Lampedusa (r 962) seguito da
Da distanze diverse (1996)
Yves Pags, Piccole nature morte al lavoro
Georges Perec, Cantatrix sopranica L.
Georges Perec, L'infra-ordinario
Georges Perec, Sono nato
Luisa Prez Prez, Il generalissimo
Luisa Prez Prez, I miei capitani
David H. Pinsent, Vacanze con Wittgenstein
Luigi Pintor, Il nespolo
Luigi Pintor, La signora Kirchgessner

Luigi Pintor, Servabo


Marco Revelli, Fuori luogo. Cronaca da un campo rom
Merc Rodoreda, Viaggi e fiori
La]la Romano, Un caso di coscienza
Lou Andreas Salom, In Russia con Rainer
Vincenzo Sparagna, La commedia dell'informazione
Horst Stern, L'ultima caccia
Javier Torneo, Il maggiordomo miope
Roberto Vigevani, Orion e altri racconti
Luciano Violante, Cantata per la festa dei bambini morti di mafia
Ji Xiaolan, Note scritte nello studio Yuewei
Andreas Zielcke, L'ultimo playboy