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Universit degli Studi di Padova

Dipartimento di Fisica e Astronomia Galileo Galilei

Corso di Laurea Magistrale in Fisica

A PPUNTI DI F ISICA T EORICA


Modulo B

Scritti da: M ATTIA FAGGIN


Anno accademico 2015-2016

Questopera distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale -


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2
Indice

1 Estensione dellequazione di Schrdinger 7


1.1 Assunzioni preliminari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7
1.2 Notazione relativistica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
1.3 Equazione di Klein-Gordon (libera) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
1.3.1 Soluzione dellequazione di Klein-Gordon . . . . . . . . . . . . . . . 13
1.4 Equazione di Klein-Gordon con accoppiamento minimale . . . . . . . . . . . . 16
1.5 Paradosso di Klein . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18
1.6 Equazione di Dirac . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22
1.6.1 Soluzione generale dellequazione di Dirac . . . . . . . . . . . . . . . 30
1.6.2 Equazione di Dirac accoppiata con un campo magnetico esterno nel
limite non relativistico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37

2 Teorie di campo libere 41


2.1 Teorie lagrangiane e hamiltoniane . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41
2.1.1 Sistemi classici con finiti gradi di libert . . . . . . . . . . . . . . . . . 41
2.1.2 Sistemi con gradi di libert infiniti e continui: i campi . . . . . . . . . 43
2.2 Simmetrie globali e conservazioni - il teorema di Nther . . . . . . . . . . . . 47
2.2.1 Applicazione ad una simmetria globale interna . . . . . . . . . . . . . 48
2.2.2 Applicazione ad una simmetria interna spazio-temporale . . . . . . . . 49
2.2.3 Applicazione ad una teoria di campo relativistica . . . . . . . . . . . . 50
2.3 Teoria lagrangiana (classica) per un campo scalare (relativistico) . . . . . . . . 52
2.3.1 Teoria lagrangiana (classica) libera per un campo scalare (relativistico)
reale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 53
2.3.2 Teoria lagrangiana (classica) libera per un campo scalare (relativistico)
complesso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 55
2.3.3 Teoria lagrangiana e hamiltoniana classica di Dirac (campi spinoriali) . 58
2.3.4 Teoria classica relativistica di campo vettoriale (reale) . . . . . . . . . 61
2.4 Quantizzazione canonica di una teoria di campo relativistica . . . . . . . . . . 70
2.4.1 Sistemi con un numero finito di gradi di libert . . . . . . . . . . . . . 70
2.4.2 Sistemi con un numero infinito di gradi di libert: i campi . . . . . . . 71
2.4.3 Campo reale scalare libero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 72
2.4.4 Campo scalare complesso libero . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 79
2.4.5 Quantizzazione canonica della teoria di Dirac . . . . . . . . . . . . . . 81
2.4.6 Quantizzazione canonica covariante per il campo elettromagnetico . . . 85
2.5 Teoria di campo di Schrdinger . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 90

3
4 INDICE

3 Teorie di campo con interazione 95


3.1 Teorie di campo classiche con interazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 95
3.1.1 Teoria di campo scalare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 95
3.1.2 Teoria di campo spinoriale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 96
3.1.3 Teoria di campo di interazione tra campo scalare reale e campo spinoriale 97
3.1.4 Teoria di campo di interazione tra campo vettoriale e campo spinoriale . 97
3.1.5 Quantum ElectroDynamics (Q.E.D.) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 98
3.2 Quantizzazione canonica delle teorie di campo con interazione . . . . . . . . . 100
3.2.1 Visuale di interazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 101
3.2.2 Espansione perturbativa delloperatore di evoluzione temporale in vi-
suale di interazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 104
3.2.3 Matrice di interazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 108
3.2.4 Processi di scattering . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 108
3.3 Il teorema di Wick e i propagatori di Feynman . . . . . . . . . . . . . . . . . . 109
3.3.1 Campo scalare reale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 110
3.3.2 Campo scalare complesso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 112
3.3.3 Campo vettoriale (reale) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 113
3.3.4 Campo spinoriale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 114
3.3.5 Caso generale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 116
3.4 Diagrammi di Feynman . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 116
3.4.1 Interpretazione grafica dei propagatori di Feynman . . . . . . . . . . . 116
3.4.2 Interpretazione grafica dei campi non contratti . . . . . . . . . . . . . 124

4 Quantum ElectroDynamics (Q.E.D.) 127


4.1 Espansione della matrice di interazione nello spazio delle coordinate . . . . . . 127
4.2 Espansione della matrice di interazione nello spazio dei momenti . . . . . . . . 136
4.2.1 Regole di Feynman . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 143

A Funzionali e derivata funzionale 149

B Meccanica quantistica - visuali di Schrdinger e di Heisenberg 153

C Tensore di Levi-Civita 155

D Gammologia 157
Introduzione

Programma del corso


Il corso verter sulla seconda quantizzazione, o quantizzazione canonica di una teoria di campo.
Il nostro scopo sar dunque quello di estendere la descrizione di sistemi quantistici al caso rela-
tivistico. Risulta necessario introdurre uno strumento nuovo, quale le teorie di campo, essendo
lequazione di Schrdinger

i (~x,t) = H(~x,t) (1)
t
con H loperatore hamiltoniano, non adatta alla descrizione di molti sistemi fisici. Infatti:

la ricerca della soluzione risulta troppo complicata qualora il sistema in esame sia par-
ticolarmente complesso. La soluzione per latomo di idrogeno, in cui lunico grado di
libert rappresentato dallelettrone orbitante attorno al nucleo, risulta semplice, ma non
appena aumenta il numero di elettroni la cosa si complica notevolmente;

lequazione di Schrdinger, per costruzione, permette di descrivere sistemi con gradi di


libert fissati. E dunque necessario sviluppare un nuovo strumento per trattare sistemi
con gradi di libert variabili, come per esempio processi di decadimento : il nucleo
padre, avente un grado di libert, si divide in una particella e un nucleo figlio, che
complessivamente costituiscono due gradi di libert;

lequazione di Schrdinger non permette di descrivere sistemi relativistici. La stessa


soluzione per i livelli energetici dellelettrone nellatomo di idrogeno non accurata,
essendovi delle imprecisioni sulle stime delle spaziature tra i livelli energetici. Tra laltro,
in sistemi relativistici il numero di gradi di libert non fissato (lelettrone in moto in un
acceleratore pu emettere radiazione di Bremsstrahlung), tornando quindi al problema
precedente.

Il motivo storico dellintroduzione delle teorie di campo proprio quello di estendere la descri-
zione di sistemi quantistici nel contesto relativistico.

Il programma del corso il seguente:

1. tentativo di estensione dellequazione di Schrdinger al caso relativistico (approccio sto-


rico) per trovare unequazione donda relativistica, osservando linconsistenza di questo
approccio;

2. introduzione e studio della teoria lagrangiana di campo a livello classico, studio delle
equazioni di Eulero - Lagrange e teorema di Noether;

3. quantizzazione canonica di una teoria di campo libera, in particolare:

5
6 INDICE

di un campo scalare (particelle scalari, cio di spin 0);


di un campo fermionico (particelle fermioniche, cio di spin 12 );
di un campo vettoriale (particelle vettoriali, cio di spin 1).

4. descrizione di una teoria interagente tramite sviluppo perturbativo (interazione di debole


intensit: e  1), applicazionealla QCD (Quantum
 ElectroDynamics), cio al caso del-
e2
linterazione elettromagnetica d = 4  1 , diagrammi di Feynmann, stime di sezioni
durto e lunghezze di decadimento.

Unit di misura naturali, o di Planck


Il sistema di unit di misura maggiormente utilizzato nel contesto delle teorie di campo il
sistema di unit naturali. Esso permette una semplificazione nella scrittura delle equazioni. In
questo sistema di unit di misure

h = c = 1(= 0 = kB ) adimensionali

Questa scelta ovviamente si ripercuote sulle unit di misura delle altre grandezze fisiche:

essendo c adimensionale, allora


[L]
[c] = = [L] = [T ]
[T ]

cio tempo e lunghezza hanno le stesse dimensioni;

essendo h adimensionale, allora lazione s adimensionale, dunque

[M][L]2
[s] = [E][T ] = [M] = [L]1 = [T ]1
[T ]

cio la massa ha le dimensioni dellinverso di un tempo, o di una lunghezza;

lenergia a riposo di un corpo E = mc2 . Essendo c adimensionale, allora

[E] = [M]

cio massa ed energia hanno le stesse dimensioni1 ;


2 1 2
la costante di struttura fine = 4e 0 h c ' 137.04 e
diventa = 4 . Essendo adimensionale,
allora anche la carica diventa adimensionale.

Qualora necessario, per ritornare al sistema di unit di misura internazionale (SI) basterebbe
reintrodurre opportune potenze di c, h , ch riaggiustando le unit di misura. Questa operazione
verr spesso effettuata alla fine dei conti, una volta ottenuto il risultato cercato.

1 Non a caso lequazione E = mc2 viene interpretata come quella che afferma lequivalenza tra massa ed energia
Capitolo 1

Estensione dellequazione di Schrdinger

1.1 Assunzioni preliminari


La validit dellequazione di Schrdinger si basa su alcune assunzioni:
i. data lenergia di un sistema classico
p2
E= +V (~x)
2M
possiamo ottenere lequazione di Schrdinger
2
 

i (~x,t) = H(~x,t) +V (~x) (~x,t)
t 2M
tramite il principio di corrispondenza

E i p i~ ~x X (1.1)
t
ii. alla funzione donda (~x,t) viene dato un preciso significato fisico, cio viene interpretata
in termini probabilistici: essa corrisponde infatti alla probabilit di trovare la particella
considerata in un intorno di (~x,t). In particolare, la densit di probabilit associata
(~x,t) = ||(~x,t)||2
Per definizione stessa di probabilit, la probabilit che la particella si trovi in un qualun-
que punto dello spazio Z
P(t) = ||(~x,t)||2 d 3 x = 1 (1.2)
R3
dove (~x,t):
normalizzata;
modulo quadro integrabile su R3 , cio (~x,t) C2 .
iii. la probabilit totale sempre pari a 1, ad ogni istante di tempo.
Verifichiamolo:
Z      
d d
Z
2 3
P(t) = ||(~x,t)|| d x = (~x,t) (~x,t) + (~x,t) (~x,t) d 3 x =
dt R 3 dt R3 t t
i
Z h i
= (~2 ) V (~2 ) +V d 3 x =
2M R3
i
Z h i
= (~2 ) (~2 ) d 3 x
2M R3

7
8 CAPITOLO 1. ESTENSIONE DELLEQUAZIONE DI SCHRDINGER

avendo utilizzato al terzo passaggio lequazione 1 e la sua coniugata. Ora, definendo la


corrente
~j(~x,t) = 1 (~) (~ )
h i
(1.3)
M
allora, utilizzando il teorema di Gauss:
d
Z Z
P(t) = ~ ~jd 3 x = ~j ~nd = 0
dt R3 R3

essendo (~x,t) C2 , dunque nulla al bordo di R3 .


Come voluto, la probabilit totale si preserva nel tempo, quindi linterpretazione proba-
bilistica della funzione donda coerente.
Considerando il primo ed il terzultimo passaggio del conto precedente otteniamo dunque
lequazione di continuit della probabilit

d
||(~x,t)||2 + ~ ~j = 0 (1.4)
dt

iv. nel caso libero lequazione di Schrdinger facilmente risolvibile. Lhamiltoniana libera
~2
H = 2M e, supponendo di ricercare soluzioni a variabili separabili

(~x,t) = (~x)(t)

allora, inserendo il tutto nellequazione 1:

1 ~2
i(~x) (t) = (~x)(t)
t 2M
i 1 ~2
(t) = (~x)
(t) t 2M(~x)
Essendo il primo membro indipendente dallo spazio, allora anche il secondo membro
deve esserlo, e viceversa per ci che riguarda la dipendenza dal tempo. Insomma, ambo i
membri devono essere uguali ad una costante E, perci


(t) = iE(t) = (t) = (0)eiEt
t

~2 (~x) = 2ME(~x) ~ |~k|2


= (~x) = eik~x con E = k =
2M
perci
~
(~x,t) ei(Etk~x)
Dunque, una generica soluzione dellequazione di Schrdinger
1
Z
~
(~x,t) = ~k)ei(k tk~x) d 3 k
(
(2)3/2

(il segno allesponente di fatto arbitrario, essendovi unintegrazione su tutti i ~k) dove
~k) la trasformata di Fourier tridimensionale di (~x)1
(
1 Convenzioni:
1.2. NOTAZIONE RELATIVISTICA 9

1.2 Notazione relativistica


Definiamo un vettore controvariante la quantit

A = (A0 , ~A) = (A0 , Ai ), con i = 1, 2, 3 (1.9)

ossia un quadrivettore con indice di Lorenz in alto. I quadrivettori che utilizzeremo molto spes-
so saranno x x e il quadrimomento p p .
La metrica di cui il nostro spazio dotato la metrica di MinkowsKi "mostly-negative", rappre-
sentata dal tensore metrico

1 0 0 0
1
0 1 0 0
= = 0 0 1 0 = diag(1, 1, 1, 1) (1.10)

0 0 0 1

con il quale riusciamo ad definire i vettori covarianti

A = A (1.11)

In questo modo, i quadrivettori covarianti relativi alle coordinate spazio-temporali e al quadri-


momento sono:
x = x = (x0 , ~x) = (x0 , xi ) (x0 , xi )
p = p = (p0 , ~p) = (p0 , pi ) (p0 , pi )
Si noti che lalzamento/abbassamento di un indice spaziale provoca un cambio di segno, mentre
non ha effetti di segno se viene coinvolto lindice temporale.
Si noti che la derivata relativistica

= (0 , ~) (1.12)
x
loggetto
1
Z
~
~k) =
( (~x)eik~x d 3 x (1.5)
(2)3/2
la trasformata di Fourier di (~x), mentre loggetto
1
Z
~
(~x) = ~k)eik~x d 3 k
( (1.6)
(2)3/2

~k). La potenza 3/2 a denominatore arbitraria: limportante che fa-


lantitrasformata di Fourier di (
1
cendo il prodotto tra i coefficienti degli integrali si ottenga (2) 3 . I segni + e degli esponenziali sono
intercambiabili;
se (~x) modulo quadro integrabile, allora lo anche ( ~k) e

~k)||2
||(~x)||2 = ||(

la delta di Dirac tridimensionale definita come


1
Z
~
3 (~x ~y) = eik(~x~y) d 3 k (1.7)
(2)3

la trasformata di Fourier della delta di Dirac nello spazio di Minkowski definita come
1
Z
0
4 (k k0 ) = ei(kk )x d 4 x (1.8)
(2)4
10 CAPITOLO 1. ESTENSIONE DELLEQUAZIONE DI SCHRDINGER

definita come un quadrivettore covariante2 . Nello spazio di MinkowsKi il prodotto scalare


definito cos:
x y = x y = x y = (x0 y0 ~x ~y) = xT y (1.13)
Si noti che il prodotto scalare nello spazio di MinkowsKi non definito positivo, dato che in
generale x y pu essere positivo, negativo o nullo. In tal caso, lintervallo spazio temporale

s2 = s s = ct 2 (x2 + y2 + z2 ) (1.14)

pu essere:
> 0, timelike;

= 0, lightlike;

< 0, spacelike.
Il prodotto scalare suddetto lasciato invariante da tutte le trasformazioni del gruppo di Lorenz,
ad ognuna delle quali associata una matrice di determinante 1 tale che:

: M4 M4
(1.15)
x 7 x0 = x

dove M4 lo spazio di MinkowsKi. Infatti, valendo 3

T =

allora il prodotto scalare invariante sotto trasformazioni di Lorenz:

x0 y0 = xT T y = xT y = x y

Il gruppo di Lorenz un sottogruppo del gruppo di Poincar

(, a) : M4 M4
(1.16)
x 7 x0 = x + a

Secondo il principio di relativit ristretta tutte le leggi della fisica sono invarianti in forma
nei sistemi di riferimento inerziali, cio quelli legati da una trasformazione di Poincar. Di
conseguenza, esse dovranno necessariamente essere relazioni tra grandezze invarianti sotto
trasformazioni del gruppo di Lorenz, ossia devono essere covarianti, cio del tipo F = G .

1.3 Equazione di Klein-Gordon (libera)


Lequazione di Schrdinger non pu descrivere un sistema relativistico. Infatti:
per scriverla abbiamo utilizzato il principio di corrispondenza a partire dalla forma clas-
sica dellenergia della particella;
2 Questo implica che il segno nella componente spaziale compare per :

= ( 0 , ~)

3 Le trasformazioni di Lorenz costituiscono di fatto il gruppo delle isometrie della metrica.


1.3. EQUAZIONE DI KLEIN-GORDON (LIBERA) 11

essa presenta una quantit differente di derivate rispetto alle coordinate spaziali e rispetto
al tempo. Presentando derivate rispetto a tempo e spazio, per essere estesa relativamente
affinch sia covariante essa deve necessariamente essere riscritta in termini di , ma ci
non possibile per la differenza numerica tra derivate temporali e spaziali.
Allora, per trovare unequazione donda relativistica partiamo da una teoria classica relativistica
e tentiamo di quantizzarla.
In relativit ristretta, vale la legge covariante

p p = E 2 |~p|2 = M 2 (1.17)

dove M la massa invariante del mio sistema (cio la massa della particella). Questo implica
dunque q
E = |~p|2 + M 2 p (1.18)
Come possiamo vedere, lequazione 1.17 prevede una duplice soluzione: una con E > 0 ed una
con E < 0, di cui per ora non siamo in grado di dare alcun significato4 .
Per raggiungere il nostro scopo proseguiamo dunque in questo modo:
1. Come primo tentativo, vediamo cosa succede "dimenticandoci" della soluzione E < 0,
mantenendo cio solamente la relazione lineare
q
E = |~p|2 + M 2

Applicando il principio di corrispondenza 1.1 si ottiene


p
i (~x,t) = 2 + M 2 (~x,t)
t
Questa equazione presenta per due problemi:

(a) non si pu scrivere in termini di oggetti esplicitamente covarianti;


(b) pur sviluppando la radice nel caso M  |~p|2 5

2 4
 

i = M 1 +...
t 2M 8M
se ci fermiamo al termine quadratico si riottiene loperatore non relativistico;
se si tronca lo sviluppo ad un qualsiasi ordine si perde la covarianza dellequa-
zione;
se lo sviluppo non viene troncato si ha a che fare con un operatore non locale6 .

2. Manteniamo allora le soluzioni E < 0 dellequazione quadratica 1.17. Applicando il


principio di corrispondenza 1.1 si ottiene lequazione

2
2
(~x,t) 2 (~x,t) = M 2 (~x,t)
t
(~x,t) = M 2 (~x,t)
4 Le "particelle" di energia negativa verranno dette antiparticelle.
5 Propriamente non relativistico.
6 Con un numero infinito di derivate.
12 CAPITOLO 1. ESTENSIONE DELLEQUAZIONE DI SCHRDINGER

che dunque covariante. Definendo poi loperatore dAlembertiano

 (1.19)

si ottiene dunque lequazione di Klein-Gordon

( + M 2 )(x) = 0 (1.20)

dove x x .
Essendo M uno scalare di Lorenz e  invariante per costruzione, quindi anchesso scalare
di Lorenz, a sua volta la funzione donda deve essere scalare7 , cio

0 (x0 ) = (x)

Solo cos lequazione di Klein-Gordon covariante, cio

(0 + (M 0 )2 ) 0 (x0 ) = ( + M 2 )(x) = 0

valendo quindi per tutti i sistemi di riferimento inerziali, soddisfacendo il principio di


relativit ristretta.
Abbiamo dunque trovato unequazione donda relativistica. Cerchiamone allora lequazione di
continuit associata, in analogia a quanto fatto per lequazione di Schrdinger. Moltiplichiamo
lequazione di Klein-Gordon a sinistra per (x) e poi prendiamone la coniugata: si ottengono
le equazioni
(x)( + M 2 )(x) = 0
(x)( + M 2 ) (x) = 0
Sottraendo membro a membro otteniamo:

(x)(x) (x) (x) = 0

cio
0 = (x) 02 2 (x) (x) 02 2 (x) =
 

= 0 [ (x)0 (x) (0 (x)) (x)] (0 (x)) (0 (x)) + (0 (x)) (0 (x)) +


h   i        
~ (x)~(x) ~ (x) (x) ~(x) ~ (x) + ~ (x) ~(x) =
h   i
= 0 [ (x)0 (x) (0 (x)) (x)] ~ (x)~(x) ~ (x) (x)

Definendo ora la densit


i i
(x) [ (x)0 (x) (0 (x)) (x)] = (x) 0 (x) (1.21)
2 2
e la corrente

~j = i (x)~(x) ~ (x) (x) = i (x) (x)
h   i
(1.22)
2 2
possiamo allora scrivere lequazione di continuit relativa allequazione di Klein-Gordon:

0 (x) + ~ ~j J = 0 (1.23)
7 Come vedremo, la natura scalare di implica che essa descriva particelle scalari, ossia di spin nullo.
1.3. EQUAZIONE DI KLEIN-GORDON (LIBERA) 13

avendo definito la quadricorrente


J (, ~j) (1.24)
che si dimostra essere un quadrivettore.
Lequazione di continuit 1.23 evidentemente covariante. Inoltre, possiamo verificare che la
quantit Z
Q= (~x,t)d 3 x (1.25)
R3
detta carica totale, si conserva nel tempo. Infatti, utilizzando la 1.23 e applicando il teorema di
Gauss:
d
Z Z Z
3 ~ ~ 3 ~j ~nd = 0
Q= (~x,t)d x = j(~x,t)d x =
dt R3 t R3 (R3 )

visto che la corrente ~j allinfinito si annulla essendo integrabile.


Lequazione di Klein-Gordon sembra dunque adatta al nostro scopo, ossia per assumere in am-
bito relativistico lo stesso ruolo che assume lequazione di Schrdinger per sistemi quantistici
non relativistici. Tuttavia, ci non vero per il semplice fatto che la densit 1.21 non definita
positiva. In generale, infatti:
i
(x) = [ (x)0 (x) (0 (x)) (x)] 0
2
Questo significa che alla (x) non pu essere associato il significato di densit di probabili-
t che aveva nel caso di Schrdinger, dunque la quantit Q, ossia lanalogo di Klein-Gordon
della probabilit totale 1.2, non assume il significato di probabilit. Insomma, con lequazione
di Klein-Gordon non sussiste linterpretazione probabilistica della funzione donda, sancendo
dunque il fallimento del tentativo di estensione dellequazione di Schrdinger nel caso relativi-
stico.

1.3.1 Soluzione dellequazione di Klein-Gordon


Consideriamo una funzione donda (x) scalare nello spazio di MinkowsKi. Essa pu essere

scritta attraverso la sua trasformata di Fourier (k) nello spazio di MinkowsKi:

1
Z
ikx 4
(x) = (k)e d k
(2)2

Dato che:

k x = k x scalare;

d 4 k d 4 k0 = | det |d 4 k = d 4 k;

allora, affinch (x) sia scalare, lo deve essere anche la sua traformata di Fourier, cio

0 (k0 ) = (k)

Allora lequazione di Klein-Gordon 1.20 pu essere scritta cos:

1
Z
2 ikx 4
( + M )(x) = (k2 + M 2 )(k)e
d k=0
(2)2
14 CAPITOLO 1. ESTENSIONE DELLEQUAZIONE DI SCHRDINGER


Questo integrale nullo se (k) si annulla per tutti i valori di k, al pi non per k2 = M 2 . Dunque,
possiamo dire che

(k) = (k2 M 2 ) f(k)
con f(k) una generica funzione di k k . Ora, dato che8

(k0 k ) + (k0 + k )
(k2 M 2 ) = ((k0 )2 (k )2 ) =
2k
q
con k |~k|2 + M 2 , allora

1 d 4 k  ikx
Z 
(x) = e (k0 k ) f(k) + eikx (k0 + k ) f(k)
(2)2 2k
E opportuno osservare che seppur i conti portino ad una forma di (x) non covariante a vista,
ci non contraddice il fatto che (x) sia invariante: per come stata definita, infatti, essa una
funzione scalare.
Definendo ora
f (~k) f(k ,~k)
allora
1 d 3 k  ik x0 +i~k~x ~
Z 
~
(x) = e f+ (k) + eik x0 +ik~x f (~k)
(2)2 2k
Mandando ora nel secondo addendo dellintegrando ~k ~k allora

1 d 3 k  ikx ~ 
Z
(x) = e f+ (k) + e f (~k)
ikx
(2)2 2k k0 =k

Notiamo come lintegrando sia costituito da due addendi, ognuno dei quali costituito da un
esponenziale il cui esponente ha componente 0 opposta rispetto allaltro: come vedremo tra
poco, questi due addendi corrispondono alle due soluzioni dellequazione di Klein-Gordon, una
relativa al caso E > 0, laltra relativa al caso E < 0.
Effettuando ora una rinormalizzazione di f 9

f+ (~k) f (~k)
a(~k) b (~k)
2 2k 2 2k
la soluzione generale dellequazione di Klein-Gordon pu essere scritta cos:

1 d 3 k h ~ ikx i
Z
~ ikx
(x) = a(k)e + b (k)e (1.26)
(2)3/2 2k 0
k =k

Si osservi che la 1.26 pu essere scritta come

(x) = + (x) + (x)


8 La delta di Dirac gode della seguente proprieta:

Ni=1 (x xi )
( f (k)) =
| f 0 (xi )|

xi , i = 1, . . . , N| f (xi ) = 0
9 Il significato di a(~k) e b(~k) lo vedremo quando tratteremo le teorie di campo.
1.3. EQUAZIONE DI KLEIN-GORDON (LIBERA) 15

dove
d 3 k ~ ikx

1
Z
+ (x) = a(k)e
(2)3/2 2k 0
k =k

d 3 k ~ ikx

1
Z
(x) = b (k)e
(2)3/2 2k k0 =k
Si verifica facilmente che
i0 + (x) = k + (x)
i0 (x) = k (x)
ed essendo i0 il corrispondente operatore quantistico dellenergia, ci implica che + (x) la
soluzione di energia positiva, mentre la soluzione di energia negativa.
Si noti infine che la soluzione 1.26 in generale una funzione complessa. Volendo restringersi
al caso di soluzioni reali, ossia tali che (x) = (x), allora le soluzioni 1.26 assumono la forma
seguente:
1 d 3 k h ~ ikx i
Z
~ ikx
(x) = a(k)e + a (k)e (1.27)
(2)3/2 2k 0
k =k

ESERCIZIO: ricaviamo a(~k) e b(~k) in funzione di (x) e 0 (x).


Caso reale: dallequazione 1.27 deriva che

1 d3k h i
Z
~ ikx ~ ikx
i0 (x) = k a(k)e k a (k)e
(2)3/2 2k 0
k =k

Costruiamo allora la seguente combinazione lineare:

1 d3k h i
Z
ikx
i0 (x)+ p (x) = ( p + k )a(~k)e + ( p k )a (~k)eikx
(2)3/2 2k 0
k =k

dove q
k = |~k|2 + M 2
q
p = |~p|2 + M 2
Ora, moltiplichiamo per eipx e integriamo in d 3 x:
Z
d 3 x (i0 (x) + p (x)) eipx p = =

0 p

1
Z 3
d k
 Z Z 
~ i(kp)x 3 ~ i(k+p)x 3

= ( p + k )a( k) e d x + ( p k )a (k) e d x
(2)3/2 2k 0
k =k

Essendo (ricordando la relazione 1.7)


Z Z
0 p0 )x0 ~
d 3 xei(kp)x = ei(k ei(k~p)~x d 3 x =
0 p0 )x0
= ei(k (2)3 3 (~k ~p)

e analogamente Z
0 +p0 )x0
d 3 xei(k+p)x = ei(k (2)3 3 (~k ~p)
16 CAPITOLO 1. ESTENSIONE DELLEQUAZIONE DI SCHRDINGER

allora
" #
2 p 0
Z
d 3 x (i0 (x) + p (x)) eipx p = (2)3/2 e2ip0 x0

a(~p) + p
0 = p
p
2 p 2 p

avendo imposto k = p : infatti questa uguaglianza direttaq conseguenza delluguaglian-


za ~p =~k imposta con la 3 (~k ~p), e dal fatto che k = |~k|2 + M 2 e p = |~p|2 + M 2 .
p

Dunque deriva che



1 d3x
Z
ipx
a(~p) = p ( p (x) + i 0 (x)) e (1.28)
(2)3/2

2 p
p0 = p

1 d3x
Z
a (~p) = ( p (x) i0 (x)) eipx (1.29)

p
(2)3/2 2 p
p0 = p

Caso complesso: per esercizio.

1.4 Equazione di Klein-Gordon con accoppiamento minima-


le
Consideriamo ora lequazione di Klein-Gordon in presenza di un campo elettromagnetico ester-
no di cui la particella risente. Si parla di accoppiamento minimale10 quando si effettua la
sostituzione 11
+ iqA (1.30)
con A = (A0 , ~A) il quadripotenziale che descrive il campo elettromagnetico esterno in questo
modo: (
~E = ~A0 0~A
~B = ~ ~A

Definendo la quantit Lorenz-invartiante detta derivata covariante

D := + iqA (1.31)
10 Laccoppiamento minimale si pu scrivere anche cos:

p p qA

Questo infatti laccoppiamento minimale risultante dallaccoppiamento dellequazione di Schrdinger con un


campo elettromagnetico esterno. Infatti, lhamiltoniana di tale sistema

1  2
H= ~p q~A + qA0
2M
riscrivibile come 2
1 
H qA0 = ~p q~A
2M
p 2
ottenibile dallhamiltoniana di Schrdinger libera H = 2M con il suddetto accoppiamento minimale.
11 ATTENZIONE: vedi anche la nota relativa alla derivata covariante con segno invertito nel caso di teorie con

interazione (vedi 3.13).


1.4. EQUAZIONE DI KLEIN-GORDON CON ACCOPPIAMENTO MINIMALE 17

allora lequazione di Klein-Gordon che descrive il comportamento di una particella quantistica


relativistica soggetta allazione di un campo elettromagnetico esterno si ottiene dallequazione
di Klein-Gordon libera 1.20 sostituendo con la derivata covariante D :

D D + M 2 (x) = D2 + M 2 (x) = ( + iqA )( + iqA ) (x) = 0


   
(1.32)

cio, esplicitando tutti i termini:

iqA + + iq( A ) q2 A2 + M 2 (x) = 0



(1.33)

Scegliendo ora la gauge di Lorenz


A = 0 (1.34)
evidentemente Lorenz invariante a differenza, per esempio, della gauge di Coulomb, si ottiene

 + 2iqA q2 A2 + M 2 (x) = 0

(1.35)

Come visto, la soluzione generale dellequazione di Klein-Gordon una combinazione di onde


piane del tipo
(x) = eikx
con + (x) soluzione ad energia positiva e (x) soluzione ad energia negativa. Inserendole
nella 1.35 otteniamo
h i
D D + (x) = (k qA0 )2 (~k q~A)2 + = M 2 +
h i
D D (x) = (k + qA0 )2 (~k + q~A)2 = M 2
Questi risultati ci dicono che se noi consideriamo + come la funzione donda relativa ad una
particella di massa M e carica q, per esempio lelettrone, allora lequazione di Klein-Gordon
accoppiata relativa a (x) si ottiene dalla precedente sostituendo q con q e lasciando inva-
riata M. Quindi, possiamo intuire che (x) sia la funzione donda riferita allantiparticella
dellelettrone, cio il positrone12 .

IMPORTANTE: le soluzioni dellequazione 1.32 sono complesse.

Dimostriamo ora che considerando il limite non relativistico M  |~k|, o analogamente M  Ek ,


lequazione di Klein-Gordon accoppiata si riduce a quella si Schrdinger accoppiata. Infatti,
nel limite non relativistico
k2
q
k = |~k|2 + M 2 ' M + + ' M
2M
ossia domina il termine di massa. Possiamo allora ridefinire la soluzione dellequazione di
Klein-Gordon accoppiata come

(~x,t) eiMt 0 (~x,t)

ossia la fattorizziamo in un termine di oscillazione legato alla massa (eiMt ) e in un termine di


oscillazione legato allenergia cinetica ( 0 (~x,t)). In questo modo, dalla 1.32 deriva che
h i
2 ~ ~ 2 2 iMt 0
(0 + iqA0 ) ( iqA) + M e (~x,t) = 0
12 Ribadiamo che il tutto sar pi rigoroso nel contesto delle teorie di campo.
18 CAPITOLO 1. ESTENSIONE DELLEQUAZIONE DI SCHRDINGER

cio h i
2 iMt 0 iMt ~
2
( iqA) 0 (~x,t)
~ 2
 
(0 + iqA0 ) + M e (~x,t) = e

ossia
 iMt
(M 2 0 2iM0 0 + 02 0 + 2qMA0 0 + 2iqA0 0 0 q2 A20 0 + M 2 0 ) =

e
h i
= eiMt (~ iq~A)2 0

cio
 h i
2iM0 + 0 + 2qMA0 + 2iqA0 0 q A0 = ( iqA) 0
0 2 0 0 0 2 2 0 ~ ~ 2


Imponiamo a questo punto le condizioni di approssimazione non relativistica, ossia:


0
1. M  0 0 k = Ek ,
13 , ossia la massa della particella molto maggiore della sua
energia cinetica;

2. M  |qA0 |, ossia lenergia potenziale elettrica trascurabile rispetto alla massa.

Cos facendo, i termini proporzionali alla massa prevalgono, dunque, trascurando tutti gli altri,
otteniamo  
0 1 ~
i0 = ( iqA) + qA0 0
~ 2
2M

che non altro che lequazione di Schrdinger14 . Si verifichi per esercizio che lequazione di
continuit per lequazione 1.32

J = 0 J = (, ~j)

dove
= i
h i
2  0 qA0
(1.36)
~j = i

2 q~A

1.5 Paradosso di Klein


Consideriamo un sistema costituito da una particella carica quantistico-relativistica incidente su
di un gradino di potenziale V dovuta alla presenza di un campo elettromagnetico esterno. Sia
dunque A = (A0 , ~A), dunque qA = (V, 0), con
(
0 , se z < 0 (regione 1)
V=
V , se z > 0 (regione 2)

dove per comodit lasse z individua la direzione del moto della particella.
13 Si noti infatti che 0 non altro che un termine proporzionale a qualcosa del tipo eik t , che derivato nel tempo
ik 0 .
14 Si ricordi infatti che loperatore corrispondente ad H i .
0
1.5. PARADOSSO DI KLEIN 19

Figura 1.1: Scattering tra una particella quantistico-relativistica libera e un gradino di


potenziale.

Come visto nei precedenti corsi di meccanica quantistica , la funzione donda associata al
sistema in questione
+ = eit (z)
con (
1 (z) = eikz z + reikz z (regione 1)
(z) = 0
ikz z
2 (z) = e (regione 2)
dove r il rapporto tra lampiezza dellonda riflessa nella regione 1 e lampiezza dellonda
incidente, e il rapporto tra lampiezza dellonda trasmessa nella regione 2 e lampiezza
dellonda incidente. Chiamando 1,2 = eit 1,2 allora:

1. nella regione 1 vale la legge di Klein-Gordon libera, cio

( + M 2 )1 = [(02 ~2 ) + M 2 ]1 = 0

dalla quale deriva la legge di dispersione


p
2 kz2 M 2 = 0 = kz = 2 M2 (1.37)

2. nella regione 2 vale la legge di Klein-Gordon con accoppiamento minimale, cio


h  i
(D2 + M 2 )2 = (0 iV )2 ~ ~2 + M 2 2 = 0

dalla quale deriva la legge di dispersione


q
0
( V )2 kz2 M 2 = 0 = kz0 = ( V )2 M 2 (1.38)

A questo punto, per avere una buona soluzione dobbiamo imporre:

i. la continuit della funzione (z,t) in z = 0, cio

1 (0,t) = eit (1 r) = eit = 2 (0,t) = = 1r

ii. la continuit della derivata z (z,t) in z = 0, cio

z 1 (0,t) = ikz eit (1 r) = ikz0 eit = z 2 (0,t)


20 CAPITOLO 1. ESTENSIONE DELLEQUAZIONE DI SCHRDINGER

Queste due condizioni forniscono un sistema di incognite r e , la cui soluzione


kz kz0 2kz
r= =
kz + kz0 kz + kz0
Considerando la quadricorrente conservata 1.36 si dimostra che la densit e la densit di corrente
nelle due regioni sono (
1 = |1 |2
(1.39)
j1 = kz (1 |r|2 )

= ( V )||2 ei(kz0 kz0 )z
2
0 (1.40)
j = kz0 +kz ||2 ei(kz0 kz0 )z
2 2

kz0
con in generale complesso.
Valutiamo ora tre casi distinti:
1. V +M, ossia il caso equivalente alla situazione in cui, per lequazione di Schrdinger,
si ha la particella con energia maggiore del potenziale. In questo caso le equazioni 1.37
e 1.38 ci dicono che kz , kz0 R, essendo in ambo i casi i radicandi numeri reali. Allora,
dalle equazioni 1.39 e 1.40 deriva che
( (
1 = |1 | 2 2 = ( V )||2
j1 = kz (1 |r|2 ) j2 = kz0 ||2

si noti che, essendo ( V ) = M > 0 e kz0 > 0 poich londa trasmessa va verso il semiasse
z positivo, allora 1,2 0 e j1,2 0. Definendo il coefficiente di riflessione R e il
coefficiente di trasmissione T
jIN j1
R= (1.41)
jIN
j2
T = (1.42)
jIN
in questo caso si ottiene

kz kz0 2 kz0 2 4kz kz0


 
R = |r| =
2
T = || =
kz + kz0 kz (kz + kz0 )2
Come si pu notare, entrambi questi coefficienti sono positivi e la loro somma 1:

R +T = 1

Come nel caso non relativistico, essi possono essere interpretati rispettivamente come la
probabilit che londa incidente venga riflessa dal gradino di potenziale e la probabilit
che londa incidente venga trasmessa nella zona in cui il gradino di potenziale presente;

2. V M < V + M, cio la particella ha energia inferiore alla barriera di potenziale.


In questo caso le equazioni 1.37 e 1.38 ci dicono che kz R, ma kz0 immaginario, cio
kz0 = ik, k R. Allora, dalle equazioni 1.39 e 1.40 deriva che
( (
1 = |1 |2 2 = ( V )||2 e2kz
j1 = kz (1 |r|2 ) j2 = 0
1.5. PARADOSSO DI KLEIN 21

Si noti che la quantit 2 decade esponenzialmente, ma pu assumere valori sia positivi


che negativi, visto che, in generale, ( V ) 0: questo implica che 2 non pu essere
interpretata come densit di probabilit. Inoltre:

0 k + ik0 kz2 + |kz0 |2

kz ik z z z 0
R = |r| =
2
T

0 = = 1 = =0
kz + ikz0 kz ikz kz2 + |kz0 |2

jIN

Anche in questo caso R + T = 1 e i due coefficienti possono essere interpretati in termini


probabilistici. In particolare, in questo caso londa incidente viene sicuramente riflessa;

3. < V M, ossia la particella ha unenergia di molto inferiore alla barriera di potenziale,


tanto da poter parlare di regione di potenziale forte. In questo caso, le equazioni 1.37 e
1.38 ci dicono che kz , kz0 R, perci le densit e densit di corrente nelle regioni 1 e 2
hanno la stessa forma di quelle nel caso > V + M. Ora per c una grossa differenza:
dato che ( V ) < 0 per ogni valore di < V M, allora 2 non pu mai essere inter-
pretata come densit di probabilit. Ora, dato che la particella trasmessa si propaga nel
verso positivo dellasse z ci aspettiamo che kz0 > 0. Tuttavia, essendo la velocit di gruppo
la quantit fisica che indica la direzione di propagazione dellonda, e dovendo dunque
questa essere > 0, allora

kz0 kz0
vg = = = >0 = kz0 < 0
kz0
q
02
kz + M 2 V

essendo ( V ) < 0. Tutto questo implica che j2 < 0. Inoltre, scrivendo 0 > kz0 = |kz0 |:

kz kz0 2 kz + |kz0 | 2
 
R = |r| =
2 = >1
kz + kz0 kz |kz0 |

4kz kz0 4kz |kz0 |


T = = <0
(kz + kz0 )2 (kz + kz0 )2
Questi ultimi risultati sono lessenza del cosiddetto paradosso di Klein: interpretando
R e T in termini probabilistici, allora se mando una particella incidente ne ritornano
indietro pi di una, mentre ne viene trasmesso un numero negativo. In particolare, poich
ancora R + T = 1, secondo questi risultati possibile la situazione paradossale in cui
mandando una particella ne vengano riflesse 2 e ne venga trasmessa -1.
Pur trattandosi di un paradosso per quelli che sono i risultati ottenuti, possiamo interpre-
tare tutto questo in maniera fisica. Supponiamo che sia di poco minore di V : il fatto
che 2 possa essere negativo si pu interpretare come una possibilit che a ridosso del-
la buca vi sia la produzione di coppie particella-antiparticella, le quali per annichilano
immediatamente, giustificando la corrente nulla nella regione 2. Se ora  V , ossia la
regione 2 di potenziale forte, allora il potenziale in grado di accelerare nella regione 2
le antiparticelle: in questo modo, interpreto j2 < 0 come una corrente di antiparticelle.
Nonostante questa interpretazione, il paradosso di Klein evidenzia i limiti della quantiz-
zazione di sistemi relativistici sino ad ora effettuata. Nel caso dellequazione di Klein-
Gordon, infatti, non permette uninterpretazione probabilistica della funzione donda e
questo porta ad evidenti inconsistenze15 .
15 La soluzione si trover solo nel contesto delle teorie di campo, nelle quali il numero di particelle del sistema
non vincolato come nei casi sino ad ora trattati.
22 CAPITOLO 1. ESTENSIONE DELLEQUAZIONE DI SCHRDINGER

1.6 Equazione di Dirac


Nel 1928 Dirac propone una nuova formulazione della quantizzazione dei sistemi relativistici.
La sua idea si basa sulla volont di ottenere unequazione donda lineare nelle derivate, evi-
tando cos le inconsistenze derivanti da unequazione donda quadratica (Klein-Gordon). Dirac
propone unequazione delle onde del tipo

 
i = i~ ~ + M = H (1.43)
t
dove nel membro di sinistra compare una sola derivata temporale e nel membro di destra una
sola derivata spaziale. Ora, si tratta di capire che tipo di oggetti sono 1 , 2 , 3 , , sulla base di
alcuni requisiti che diano un senso fisico alla nostra equazione. Imponendo queste condizioni,
lequazione donda risultante dovr:

avere unequazione di continuit della probabilit;

essere covariante, cio essere consistente con il principio di relativit.

Imponiamo dunque le seguenti richieste:

i. loperatore hamiltoniano
H = i~ ~ + M
deve essere hermitiano, in modo tale che sia autoaggiunto, cio unosservabile. Questo
implica (verificare per esercizio) che i = i e = , cio che i , R;

ii. lequazione di Dirac deve essere consistente con lespressione relativistica E 2 = p2 + M 2 ,


2
dunque con lequazione di Klein-Gordon. Per fare questo, calcoliamo t2 :

2
 
h ~ + M = i i~ ~ + M =
i h i
= i i = i i ~

t 2 t t t t
h ih i
= i~ ~ + M i~ ~ + M =
= i j i j + i (i + i ) M i 2 M 2
 

Ora, per essere consistente con lequazione di Klein-Gordon deve valere16

2 ~ 2 2

= M
t 2
e questo implica che 1 , 2 , 3 , devono soddisfare le seguenti propriet:

i , j = i j + j i = 2i j (1.44)

{i , } = i + i = 0 (1.45)
2 = 1 (1.46)
Tuttavia queste propriet non possono essere soddisfatte da semplici numeri, quindi 1 , 2 , 3 ,
devono essere degli oggetti pi complicati. Dirac propose che 1 , 2 , 3 , fossero dun-
que delle matrici N N, ossia loggetto pi semplice in grado di soddisfare le propriet
16 Deriva direttamente dalla 1.20.
1.6. EQUAZIONE DI DIRAC 23

1.44, 1.45 e 1.46. Di conseguenza, la funzione donda dovr essere un vettore di


dimensione N e lequazione

= H
t
sar di conseguenza unequazione vettoriale.
Le matrici suddette dovranno dunque soddisfare le seguenti propriet:

devono essere hermitiane, cio i+ = , + = ;


dalla 1.44 deriva immediatamente che i2 = 1, i = 1, 2, 3, e vale anche la 1.46;
dalla 1.44 deriva che {i , j } = 0 , i 6= j e vale la 1.45.

La seconda di queste propriet ci dice, in particolare, che gli autovalori delle quattro
matrici sono solamente 1. Inoltre:

Tr[i ] = Tr[i j j ] = Tr[ j i j ] = Tr[i j j ] = Tr[i ]


| {z }
1

dove al secondo passaggio si sfrutta la propriet {i , j } = 0 per i 6= j, mentre al terzo


passaggio si sfrutta la ciclicit della traccia17 . Il tutto implica che

Tr[i ] = 0 i = 1, 2, 3

e affinch questo accada necessario che la dimensione delle matrici i , e dunque di ,


deve essere pari:
N = dim i = dim = PARI
Cerchiamo dunque per quali N pari riusciamo a trovare delle matrici che soddisfano le
propriet suddette.

N=2 Le matrici di Pauli


     
0 1 0 i 1 0
1 = 2 = 3 = (1.47)
1 0 i 0 0 1

soddisfano le propriet elencate precedentemente. Infatti, esse soddisfano le pro-


priet 18
i+ = i i2 = 1 {i , j } = 2i j (1.48)
Possiamo quindi identificare i i , i = 1, 2, 3. Per trovare , ci ricordiamo del
fatto che una base dello spazio delle matrici 2 2 costituita da (1, i ), cio una
generica matrice M si pu scrivere come
3
M = m0 1 + Mi i
i=1

17 Tr[ABC] = Tr[BCA] = Tr[CAB].


18 Esse soddisfano anche le propriet
[i , j ] = 2ii jk k
i j = ii jk k + i j 1
24 CAPITOLO 1. ESTENSIONE DELLEQUAZIONE DI SCHRDINGER

con m0 C e M1 , M2 , M2 matrici 2 2. Ma visto che lobiettivo trovare , la quale


in particolare deve soddisfare la propriet 1.45, allora deve valere {M, j } = 0, cio
3
0 = {M, j } = m0 {1, j } + { Mi i , j }
i=1

ma visto che la matrice identit commuta con tutte le matrici, cio {1, j } 6= 0,
necessariamente m0 = 0, ma allora M non altro che una combinazione lineare
delle matrici di Pauli. Quindi per N = 2 non riusciamo a trovare quattro matrici
indipendenti che soddisfino tutte le propriet di cui abbiamo bisogno.
N=4 In questo caso possibile trovare le matrici 1 , 2 , 3 e : si tratta delle matrici
4 4 diagonali a blocchi
1 0
   
0 i
i = = (1.49)
i 0 0 1
dette matrici di Dirac (verificare per esercizio che le matrici 1.49 soddisfano le
propriet volute).
Questo significa che la dimensione minima dello spazio spinoriale, ossia lo spazio
vettoriale su cui agiscono le matrici di Dirac, N=4. Si noti che nel caso di particella
non massiva (M = 0) la dimensione minima dello spazio spinoriale 2 (il termine
M nellhamiltoniana nullo, quindi sono sufficienti le matrici i , i = 1, 2, 3).
Poco dopo lo stesso Dirac propose una diversa scrittura delle proprie matrici: egli intro-
dusse la quantit
= ( 0 , i ) i = 1, 2, 3
dove
12 02 02
   
0 i i
= = = i = (1.50)
02 12 i 02
Questa la rappresentazione di Dirac delle matrici di Dirac (detta anche non relativi-
stica, in quanto utile per studiare il limite non relativistico). In tale rappresentazione si
definisce anche loperatore di chiralit
i
= i 0 1 2 3
5 = (1.51)
4!
che nella rappresentazione di Dirac delle matrici di Dirac
02 12
 
5
= (1.52)
12 02
Unaltra importante rappresentazione delle matrici di Dirac la rappresentazione di
Weyl
02 12 02 i 12 02
     
0 i 5
= = i = = (1.53)
12 02 i 02 02 12
utile per studiare il limite ultrarelativistico.
Le matrici 1.50 e loperatore di chiralit 1.52 soddisfano le seguenti propriet19 :
0 = ( 0 )+ , 5 = ( 5 )+ hermitiane ; i = ( i )+ antihermitiana (1.54)
19 ATTENZIONE: nonostante valga la propriet 1.56, la quale definisce la cosiddetta algebra di Clifford, lo
spazio spinoriale di dimensione 4 uno spazio diverso dallo spazio di MinkowsKi!
1.6. EQUAZIONE DI DIRAC 25

( 0 )2 = ( 5 )2 = 14 ( i )2 = 14 (1.55)
{ , } = 2 , = 0, 1, 2, 3 (1.56)
{ 5 , } = 04 , = 0, 1, 2, 3 (1.57)
Inoltre, le matrici soddisfano la propriet

0 ( )+ 0 = , = 0, 1, 2, 3 (1.58)

Si pu dimostrare che per ciascuna matrice invertibile C le matrici

= C C1

soddisfanno la condizione 1.56. Affinch siano soddisfatte anche le propriet 1.54 e 1.55, la
matrice C deve essere anche unitaria.
Dunque, moltiplicando a sinistra ambo i membri dellequazione
 ~

i = i~ + M = H
t
per = 0 si ottiene
i 0 0 + i i i M = 0
da cui lequazione di Dirac20

(i M) = (i/ M) = 0 (1.59)

Lequazione di Dirac unequazione vettoriale, cio consiste nelle quattro equazioni scalari
 

i M = 0 , = 0, 1, 2, 3 (1.60)

dette equazione di Dirac in indici spinoriali21 .


Verifichiamo la consistenza dellequazione di Dirac con lequazione di Klein-Gordon tramite il
formalismo delle matrici : moltiplicando a sinistra per i/ + M lequazione 1.59 otteniamo

0 = // + iM / iM / + M 2 = + M 2 =
 
 
1
{ , } + M = + M 2 =
2

=
2
=  + M2


avendo utilizzato alla seconda riga la propriet 1.56 e avendo riscritto


1 
= +
2
da cui, cambiando i nomi agli indici e nel secondo addendo e sfruttando la commutativit
reciproca delle derivate, si ottiene
 
1
 1
= + = { , }
2 2
20 / P = P , cio P contratto con di componenti 1.50.
Per definizione P
21 Dora in avanti riserveremo e per indicare gli indici di Lorenz, mentre riserveremo e per indicare gli
indici spinoriali.
26 CAPITOLO 1. ESTENSIONE DELLEQUAZIONE DI SCHRDINGER

Lequazione appena ottenuta in realt ancora unequazione di tipo vettoriale. Formalmente,


infatti, lequazione andrebbe scritta cos:

 14 + M 2 14 = 0


evidenziando il fatto che e resta uno spinore 22 . Dunque, lequazione di Dirac consistente
con quella di Klein-Gordon nella misura in cui ciascuna delle quattro componenti dello spinore
soddisfa lequazione 1.20:

 + M 2 = 0,

= 0, 1, 2, 3

a differenza di quanto accade nellequazione di Dirac, nella quale le varie componenti di


vengono mescolate, non essendo diagonale.

Lequazione di Dirac unequazione lineare nelle derivate, proprio come richiesto allinizio.
Essa per deve essere compatibile con il principio di relativit ristretta, cio deve essere une-
quazione covariante. In questo caso, il problema riguarda lo spinore .
Supponiamo che lo spinore sotto trasformazioni di Lorenz trasformi come

0 (x0 ) = S()(x) (1.61)

0 (x0 ) = S() (x)


dove S() la rappresentazione spinoriale del gruppo di Lorenz 23 . Applicando una trasfor-
mazione di Lorenz al primo membro dellequazione 1.59 otteniamo 24
   
i M S()(x) = S() i S()1 S() M (x)

Questo significa che lequazione di Dirac covariante se e solo se

S()1 S() =

cio
S()1 S() =

(1.62)
Questo significa che le matrici S() sotto cui devono trasformare gli spinori devono essere tali
da far trasformare come un quadrivettore, cosa non scontata a priori, non essendo di
un indice di Lorenz (tra poco vedremo meglio cosa significa).
22Di fatto la matrice identit 4 4 si omette sempre.
23Questo significa che S la rappresentazione del gruppo di Lorenz avente come sede lo spazio spinoriale. Noi
conosciamo altre due rappresentazioni del gruppo di Lorenz:
1. la rappresentazione banale 0 (x0 ) = (x), cio quella che mappa tutti gli elementi del gruppo di Lorenz
nellidentit ( 7 1);
2. la rappresentazione vettoriale, vista per esempio con il quadripotenziale A
0
A (x0 ) = A (x)

in cui cio i quadrivettori trasformano come le coordinate. In questo caso, la sede della rappresentazione
lo spazio di MinkowsKi.

24 Si sfrutta il fatto che commuta con S() , in quanto agenti su spazi differenti, e che S()S(1 ) = 1.
1.6. EQUAZIONE DI DIRAC 27

A questo punto non ci resta che trovare le matrici S(). Consideriamo trasformazioni infi-
nitesime del gruppo di Lorenz. Nella rappresentazione vettoriale si tratta di considerare le
trasformazioni

= +

dove le sono matrici 4 4 antisimmetriche che rappresentano trasformazioni infinitesime in
un intorno dellidentit nello spazio di MinkowsKi. Nella rappresentazione spinoriale, invece,
si tratta di considerare le trasformazioni
i
S() = 1
2

dove sono matrici 4 4 antisimmetriche che rappresentano trasformazioni infinitesime in un
intorno dellidentit nello spazio spinoriale (dette generatori del gruppo di Lorenz nello spazio
spinoriale). Analogamente
i
S()1 = 1 +
2
Inserendo il tutto nella relazione 1.62 si ottiene
   
i i
1 +
1

= +
2 2
da cui
i
[ , ] + O( 2 ) = +
2
perci, sfruttando lantisimmetria di :
i 1
[ , ] = = ( )
2 2
da cui infine
[ , ] = i ( ) (1.63)
Si verifichi per esercizio che vale la relazione 25

i 1 i
= [ , ] con [ , ] (1.64)
4 2 2
visto che la matrice 5 definita nella 1.50 anticommuta con tutte le (propriet 1.58) allora si
verifica che
[ 5 , ] = 0 (1.65)
Questo risultato ci dice che la rappresentazione spinoriale del gruppo di Lorenz non una
rappresentazione irriducibile, in quanto esiste un elemento della rappresentazione stessa che
commuta con i suoi generatori26 . Scritte in forma non infinitesima, le matrici S() sono dunque
 
i
S() = exp (1.66)
2
 
1 i
S() = exp (1.67)
2
valide comunque in un intorno dellidentit.
Definiamo ora alcuni oggetti:
25 NOTA BENE: importante sottolineare che ai fini del calcolo nello spazio spinoriale il tensore metrico
proporzionale allidentit 14 , ossia commuta con tutti gli operatori spinoriali. Esso infatti agisce sullo spazio di
Minkowski, che non coincide con lo spazio spinoriale.
26 Nel modulo A del corso di Fisica Teorica si vedr che la rappresentazione del gruppo di Lorenz ha dim = 2.
28 CAPITOLO 1. ESTENSIONE DELLEQUAZIONE DI SCHRDINGER

1
i. definiamo loperatore di spin 2

1
i = i jk jk , i = 1, 2, 3 (1.68)
2
E facile verificare che 27  
1 i 0
i =
2 0 i
scrivendo quindi i in funzione delle matrici di Pauli, associate a rappresentazioni del
gruppo SO(2) isomorfo al gruppo di spin 12 .
Si verifica facilmente che spin e momento angolare presi separatamente non si conserva-
no (cio non commutano con lhamiltoniano), bens si conserva la loro somma, ossia il
momento angolare totale. Dati gli operatori
 
1 3 0
H = ~ ~p + M L3 = x1 p2 x2 p1 3 =
2 0 3

allora 28
[H, L3 ] = [i pi + M, L3 ] = [i pi , L3 ] + [ M, L3 ]
= i [pi , L3 ] = i [pi , x1 p2 x2 p1 ] = i [pi , x1 p2 ] i [pi , x2 p1 ] =
= 1 (p1 x1 p2 x1 p2 p1 ) 2 (p2 x2 p1 x2 p1 p2 ) =
= 1 (p1 x1 p2 x1 p1 p2 ) 2 (p2 x2 p1 x2 p2 p1 ) =
= 1 ([p1 , x1 ]p2 ) 2 ([p2 , x2 ]p1 ) =
= ih(1 p2 2 p1 ) = ihi jk i p j

avendo sfruttato il fatto che 29


[xi , p j ] = ihi j
ossia che se i e j sono diversi allora xi e p j commutano.
Valendo [ , 3 ] = 0 ( facile da verificare: basta fare il conto esplicito) in maniera del
tutto analoga si dimostra che

[H, 3 ] = ih(1 p2 2 p1 ) = ii jk i p j

Dato che il momento totale J3 = L3 + 3 , allora dai due risultati precedenti immediato
verificare che
[H, J3 ] = 0

ii. loperatore elicit definito cos:


~ ~p
p (1.69)
|~p|
Lelicit non altro che la proiezione dello spin lungo la direzione del moto, la quale si
conserva nel tempo (esercizio);
27 Un modo per farlo sfruttando il fatto che j k = ii jk k + jk 12 e i jk jkl = 2il
28 NOTA BENE: gli operatori x e p vivono su uno spazio differente rispetto a quello spinoriale dove vivono
invece , e . Questo implica la commutativit, in quanto indifferente far agire prima uno e poi laltro
operatore, vivendo appunto su spazi diversi.
29 In questi conti h viene esplicitato, ma sappiamo che, essendo in unit di misura naturali, h = 1.

1.6. EQUAZIONE DI DIRAC 29

iii. consideriamo lequazione aggiunta della 1.59:


 
0 = + i ( )+ + M + i ( )+ + M



dove il simbolo significa che la derivata agisce sulla funzione che sta alla sua
sinistra, cio . Sfruttando le propriet 1.58 e 1.54 lequazione precedente diventa

 
0 = + i 0 0 + M 0 0 = + 0 i + M 0
|{z}
1

Definendo a questo punto lo spinore coniugato

(x) + (x) 0 (1.70)

lequazione di Dirac 1.59 e la sua aggiunta possiamo scriverle rispettivamente nel modo
seguente:  
i / M (x) = 0
 
/
(x) i + M = 0
Ricordando ora la 1.61 otteniamo
0
0 (x0 ) = + (x0 ) 0 = + (x)S+ () 0 = + (x) 0 0 S+ () 0

Dato che (verificare)


0 S+ () 0 = S1 ()
allora lo spinore coniugato sotto trasformazioni di Lorenz trasforma come

0 (x0 ) = (x)S1 () (1.71)

Definiamo ora lo scalare matriciale bilineare (x)(x). Sotto trasformazioni di Lorenz


esso trasforma come

(x)(x) 7 (x)S1 ()S()(x) = (x)(x)

Questo implica che (x)(x) sia uno scalare matriciale, sia uno scalare di Lorenz.
A questo punto, possiamo vedere il significato dellindice delloggetto definito in
1.50. Infatti, sotto trasformazioni di Lorenz la quantit trasforma cos (si ricordi la
relazione 1.62):
7 S1 S =

cio loggetto trasforma come un vettore di Lorenz. Lindice di dunque un


indice quasi di Lorenz, nel senso che rende quadrivettoriale anche la quantit .
Giunti a questo punto, abbiamo sviluppato lintero formalismo. Possiamo dunque ricercare
lequazione di continuit dellequazione di Dirac, andando poi a valutarne la consistenza o meno
con uninterpretazione in termini di equazione di continuit della probabilit. Moltiplicando a
sinistra lequazione di Dirac per e moltiplicando a destra la sua aggiunta per otteniamo
   
/
i M (x) = 0 /
(x) i + M = 0
30 CAPITOLO 1. ESTENSIONE DELLEQUAZIONE DI SCHRDINGER

Facendo la somma membro a membro si ottiene


  
0 = i + = i ( )

cio possiamo definire la quadricorrente conservata associata allequazione di Dirac

J = J = 0 (1.72)

Scritta in componenti:
(
= J 0 = 0 = + 0 0 = +
J i = i = + 0 i = + i

Dunque, lequazione di continuit


0 + i J i = 0
permette di definire la carica conservata
Z Z
Q= 3
d x = + d 3 x

Purtroppo, anche in questo caso, come vedremo, Q non definita positiva, impedendo linter-
pretazione probabilistica della funzione donda.

1.6.1 Soluzione generale dellequazione di Dirac


Per costruzione, lequazione di Dirac risulta consistente con lequazione di Klein-Gordon,
quindi le sue soluzioni dovranno essere consistenti con eikx + eikx , rispettivamente onde pia-
ne di energia positiva e negativa. Trattandosi tuttavia di unequazione vettoriale, le soluzioni
dellequazione di Dirac saranno allora del tipo
 
ikx ikx
(x) ' u(k)e + v(k)e + (x) + (x)
k0 =k

dove u(k) e v(k) sono rispettivamente lo spinore a energia positiva e lo spinore a energia negativa
nello spazio dei momenti. Dunque, lequazione di Dirac nello spazio dei momenti assume la
seguente forma:

(i/ M)+ (x) = eikx (/k M)u(k) = 0 = (/k M)u(k) = 0 (E > 0) (1.73)

(i/ M) (x) = eikx (/k + M)v(k) = 0 = (/k + M)v(k) = 0 (E < 0) (1.74)


Consideriamo il caso di spinori massivi (M 6= 0): in questo caso possibile determinare le
soluzioni dellequazione di Dirac nel sistema di riferimento a riposo della particella, nel quale
il quadrimomento della particella

kR = (M, 0)
per poi trovare le soluzioni valide in un generico sistema di riferimento tramite un boost di
Lorenz. Allora, nel sistema di quiete della particella le equazioni 1.73 e 1.74 diventano
" ! !#
1 2 0 2 12 0 2
M u(M) = 0


0 12 0 1
(
(M 0 M 14 )u(M) = 0

2 2 2
=
(M 0 + M 14 )v(M) = 0
" ! !#
1 2 0 2 12 0 2
M + v(M) = 0


02 12 02 12

1.6. EQUAZIONE DI DIRAC 31

dove u(M) e v(M) sono gli spinori calcolati nel sistema di quiete della particella. Questo implica
dunque che
! !
0 2 0 2 x
=0


0 21
02
   
2 2 y x
= u(M) = v(M) =
02
! !
212 02 x y
= 0


0 0

y
2 2

dove x e y sono oggetti a 2 componenti. Questo implica che lequazione di Dirac prevede
quattro soluzioni indipendenti, con in particolare due soluzioni degeneri per ciascuno dei due
casi energetici. Scegliendo la propriet di normalizzazione

ur (M)us (M) = 2Mrs vr (M)vs (M) = 2Mrs

consideriamo allora le soluzioni




1 0


0 1

(M) = 2M , u2 (M) = 2M (E > 0)

u

1



0 0

0 0
(1.75)


0 0
0 0



v (M) = 2M , v2 (M) = 2M (E < 0)

1
1 0





0 1

riscrivibili come
( ! !
r 02
ur (M) = 2M vr (M) = 2M
02 r

dove    
1 0
1 = 2 =
0 1
La degenerazione in energia delle soluzioni u1 , u2 e v1 , v2 dovuta al fatto che in realt questi
non sono altro che autostati delloperatore di spin 1.68. Infatti

1 3 02
      
1 1 3 1 1 1 1
3 u1 (M) = = = = u1 (M)
2 02 3 0 2 2 02 2 20 2

1 3 0 2 02
      
1 3 2 1 2 1
3 u2 (M) = = = = u2 (M)
2 02 3 2 2 02 2 02 2
1 3 02 02 1 02 1 02
      
1
3 v1 (M) = = = = v1 (M)
2 02 3 1 2 3 1 2 1 2
1 3 0 2 02 1 02 1 02
      
1
3 v2 (M) = = = = v2 (M)
2 02 3 2 2 3 2 2 2 2
Questo significa che nel sistema di riferimento di quiete della particella esistono quattro solu-
zioni indipendenti:
32 CAPITOLO 1. ESTENSIONE DELLEQUAZIONE DI SCHRDINGER

1. u1 (M) con E > 0 e spin 1/2;

2. u2 (M) con E > 0 e spin 1/2;

3. v1 (M) con E < 0 e spin 1/2;

4. v2 (M) con E < 0 e spin 1/2;


Quindi lintroduzione del numero quantico di spin mi giustifica la degenerazione energetica
delle soluzioni 30 .
A questo punto, invece di applicare direttamente il boost sfruttiamo il trucco seguente: visto
che  
(/k M)(/k + M)|k0 =k = /k 2 M 2 =0

k0 =k
allora possiamo ipotizzare che le soluzioni dellequazione di Dirac nello spazio dei momenti in
un generico sistema di riferimento siano della forma
(
u(k) = c(/k + M)u(M)
v(k) = d(/k M)v(M)

Esse sono delle buone soluzioni, poich per k0 = k lequazione di Dirac per questi spinori

(/k M)u(k) = (/k M)(/k + M)u(k) = 0

(/k + M)v(k) = (/k + M)(/k M)v(k) = 0


Scegliendo le condizioni di normalizzazione

ur (M)us (M) = 2Mrs vr (M)vs (M) = 2Mrs

che permettono di fissare c e d otteniamo

ur (k) = /k+M

ur (M) (E > 0)
2M(M+k )
(1.76)
vr (k) = /k+M vr (M) (E < 0)
2M(M+k )

Le soluzioni dellequazione di Dirac in un generico sistema di riferimento nello spazio dei mo-
menti assumono una forma diversa in base alla rappresentazione delle matrici di Dirac utilizzata.
In particolare, scegliendo la rappresentazione di Dirac 1.50 allora
!
M + k r
ur (k) =

~
~ k r


M+k
~
!
~ k r
M+k
vr (k) =



M + k r

Gli spinori coniugati nello spazio dei momenti sono invece

ur (k) = ur (M) /k+M



(E > 0)
2M(M+k )
(1.77)
vr (k) = vr (M) /k+M (E < 0)
2M(M+k )

30Si noti che la scelta delle soluzioni 1.75 ovviamente non lunica possibile, ma se ne possono scegliere altre.
Questa particolare scelta permette di scrivere una base di autostati di 3 dello spazio spinoriale.
1.6. EQUAZIONE DI DIRAC 33

che nella rappresentazione di Dirac 1.50 diventano

ur (k) = M + k T , T ~ ~k
 
r r M+k

vr (k) = T ~
~
k T

r M+ , M + k r k

Giunti a questo punto, possiamo scrivere la soluzione generale dellequazione di Dirac per una
particella di spin 1/2 31

1 d3k 2 
Z 
(x) = cr (k)ur (k)eikx + dr (k)vr (k)eikx (1.78)

(2) 3/2
2k r=1
k0 =k

da cui lo spinore coniugato



1 d3k 2 
Z 
(x) = dr (k)vr (k)eikx + cr (k)ur (k)eikx +

(2)3/2

2k r=1
k0 =k

Vediamo ora come possiamo costruire i proiettori relativi agli spinori nello spazio dei momenti
nel sistema di quiete della particella (1.75). Le matrici 4 4
/k + M
(k) = (1.79)
2M
sono i proiettori sugli spinori nello spazio dei momenti di energia positiva e negativa. Infatti
/k + M
+ (k)u(k) = c (/k + M)u(M) = c(/k + M)u(M) = u(k)
2M
dove al secondo passaggio abbiamo utilizzato la propriet

/k 2 = M 2 = /k = M

valida nel rest frame. I proiettori soddisfano le seguenti propriet:


i. 2 (k) = (k) (definizione di proiettore);

ii. + (k) + (k) = 1;

iii. + (k) (k) = 0, cio sono operatori ortogonali;

iv. Tr[ ] = 2, cio non costituiscono una base per i proiettori;

v. si possono riscrivere nella forma

2r=1 ur (k)ur (k) 2r=1 vr (k)vr (k)


+ (k) = (k) =
2M 2M

Oltre a dei proiettori sugli autostati dellhamiltoniana vogliamo anche dei proiettori sugli auto-
stati delloperatore di spin 1/2. Nel sistema di quiete della particella loperatore 3 commuta
con lhamiltoniana, cio si conserva nel tempo, ma ci non accade in un sistema di riferimento
generico, essendo loperatore di momento angolare totale a conservarsi. Tuttavia, in un sistema
di riferimento generico si conserva lelicit, ossia la componente dello spin lungo la direzione
31 La sommatoria ri=1 fatta su tutti i possibili stati di spin (r) (in questo caso r = 2).
34 CAPITOLO 1. ESTENSIONE DELLEQUAZIONE DI SCHRDINGER

del moto. Cerchiamo dunque dei proiettori su autostati di elicit 1/2.


Volendo scrivere tali proiettori tramite il formalismo quadrivettoriale, introduciamo lo pseudo
vettore di Pauli-Lubansky32
1
W = J P (1.80)
2
dove J loperatore di momento angolare totale e P loperatore momento. Esso trasforma bene
sotto trasformazione di Lorenz e grazie al fatto che L = X P X P e che J = L + allora

1
W = P
2
cio il vettore di Pauli-Lubansky pu essere espresso in funzione dei generatori della rappresen-
tazione spinoriale del gruppo di Lorenz . Il vettore 1.80 nel sistema di quiete della particella

M
WR0 = 00 = 0
2
M
WRi = i jk0 jk = Mi
2

Dunque il casimir individuato da W , calcolato nel rest frame,

W 2 W W
= = i i = |~|2
M2 M2
Il segno meno deriva dal fatto che abbiamo un indice spaziale in alto e uno in basso, quindi c
un segno meno relativo tra i due. Ora, loperatore di spin al quadrato ha autovalore s(s + 1); si
pu dimostrare che

W2 3
2
= |~|2 = 21 22 23 = 14 s(s + 1)
M 4
Questo implica che la rappresentazione che noi stiamo considerando del gruppo di Poincar
si riferisce a particelle con spin 1/2, proprio come ci aspettavamo. In definitiva, possiamo
affermare che uno spinore di Dirac descrive un fermione di spin 1/2.
Definiamo ora un generico quadrivettore di tipo spazio ortogonale alloperatore momento:
(
n n = 1
n (n0 ,~n) :
n P = 0

Nel rest frame, essendo P = (M, 0), soddisfa le propriet


( (
n n = 1 |~n| = 1
=

n P = 0 n0 = 0

Ricordandosi della relazione 1.64 possiamo dunque dire che

W n 1 1
= P n = P n
M 2M 4M
32 Il vettore di Pauli-Lubansky individua, insieme alloperatore momento, i casimir del gruppo di Poincar,
che sono P2 = M e W 2 , associato allo spin. Questo implica che identificando massa e spin di una particella
automaticamente di individua una rappresentazione del gruppo di Poincar.
1.6. EQUAZIONE DI DIRAC 35

Utilizzando ora lidentit 33


= 2i 5
allora
W n i 5 1 5
= P n = /n /p
M 2M 2M
che calcolato nel rest frame diventa

W n 1 5 1 5 1
n0 0 + ni i p0 0 + p j j = ni i p0 0 = 5 ni i 0
    
=
M 2M 2M 2
ossia 34
W n 1 ~ ~n 02
 
= = ~ ~n
M 2 02 ~ ~n
Quindi contrarre W con il quadrivettore n significa proiettare loperatore di spin 1/2 lungo la
direzione del versore ~n. Definendo allora il quadrivettore
(
 
|~
p| p ~
p n p n p = 1
np , :
M M |~p| n p P = 0

facendo il conto nel rest frame abbiamo

W n p 1 5 ~ ~p
= /n p /p = = p
M 2M |~p|

ossia loperatore elicit.


In definitiva, possiamo definire i proiettori di elicit
!
1 5 /n p
= (n p ) (1.81)
2

i quali rispettivamente proiettano su autostati di elicit +1/2 e -1/2. Tali operatori agiscono in
questo modo sugli spinori nello spazio dei momenti:

+ u1 = u1 + v1 = 0

u1 = 0 v1 = v1
+ u2 = 0 + v2 = v2
u2 = u2 v2 = 0
Dunque, gli spinori nello spazio dei momenti u(k) e v(k) oltre ad essere autostati delloperatore
di spin 1/2, come gi visto, sono anche autostati delloperatore elicit. In particolare:

u1 autostato delloperatore di spin 1/2 relativo allautovalore s = 1/2 ed autostato


delloperatore elicit relativo allautovalore 1/2;

u2 autostato delloperatore di spin 1/2 relativo allautovalore s = 1/2 ed autostato


delloperatore elicit relativo allautovalore -1/2;
33 Con i mezzi attuali difficile da dimostrare: prenderla per buona.
34 ATTENZIONE: il quadrivettore n controvariante, quindi ni = ni .
36 CAPITOLO 1. ESTENSIONE DELLEQUAZIONE DI SCHRDINGER

v1 autostato delloperatore di spin 1/2 relativo allautovalore s = 1/2 ed autostato


delloperatore elicit relativo allautovalore -1/2;
v2 autostato delloperatore di spin 1/2 relativo allautovalore s = 1/2 ed autostato
delloperatore elicit relativo allautovalore 1/2.
Definiamo ora i proiettori di chiralit sinistro (left) e destro (right)
14 5 14 + 5
PL = PR = (1.82)
2 2
Essi soddisfano le seguenti propriet:

PL2 = PL PR2 = PR (proiettori) (1.83)

PL + PR = 14 (1.84)
PL PR = PR PL = 04 (1.85)
In questo modo possiamo scrivere lo spinore (x) come composizione delle sue componenti
chirali. Sfruttando la propriet 1.84 infatti:

= (PL + PR ) L + R

con
L = PL R = PR (1.86)
dette componenti chirali dello spinore di Dirac. Esse infatti sono autostati delloperatore
chirale 1.51 di autovalori 1 e +1 rispettivamente. Infatti:

5 14
 5
5
L = = PL = L
2

5 14 +
 5
5
R = = PR = R
2
Lequazione di Dirac pu essere dunque riscritta in termini delle due equazioni per le compo-
nenti chirali, ossia in termini di rappresentazioni irriducibile del gruppo di Lorenz di dimensione
2.
A questo punto possiamo definire le componenti chirali coniugate35

L = L+ 0 = + PL+ 0


Dato che PL 0 = 0 PR allora


L = PR R = PL (1.87)
Ora, nel limite ultra-relativistico
 
|~p| ~p p
np ' 1, =
M |~p| M
quindi, nel limite ultra-relativistico, si ha che
!
1 5 /p
(n p )u(p) ' u(p)
2 2M
35 Noi definiamo (L ), in alcuni testi viene definito ()L .
1.6. EQUAZIONE DI DIRAC 37

Utilizzando la 1.73 allora


1 5
 
(n p )u(p) ' u(p) = PR,L u(p)
2 2
In maniera del tutto analoga si dimostra che

1 5
 
(n p )v(p) ' u(p) = PL,R v(p)
2 2
ossia nel limite ultra-relativistico loperatore di chiralit e di elicit coincidono.
Ricapitolando, in generale:
u1 autostato delloperatore di spin 1/2 relativo allautovalore s = 1/2, autostato del-
loperatore elicit relativo allautovalore 1/2 ed autostato delloperatore chiralit di
autovalore 1;
u2 autostato delloperatore di spin 1/2 relativo allautovalore s = 1/2, autostato
delloperatore elicit relativo allautovalore -1/2 ed autostato delloperatore chiralit di
autovalore -1;
v1 autostato delloperatore di spin 1/2 relativo allautovalore s = 1/2, autostato del-
loperatore elicit relativo allautovalore -1/2 ed autostato delloperatore chiralit di
autovalore -1;
v2 autostato delloperatore di spin 1/2 relativo allautovalore s = 1/2, autostato
delloperatore elicit relativo allautovalore 1/2 ed autostato delloperatore chiralit di
autovalore 1.

spinore spin elicit chiralit


u1 (k) 1/2 1/2 1
u2 (k) -1/2 -1/2 -1
v1 (k) 1/2 -1/2 -1
v2 (k) -1/2 1/2 1

Tabella 1.1: Spinori e autovalori relativi agli operatori di spin, elicit e chiralit.

1.6.2 Equazione di Dirac accoppiata con un campo magnetico esterno nel


limite non relativistico
Affinch lequazione di Dirac resti consistente con lequazione di Klein-Gordon, anche in que-
sto caso imponiamo laccoppiamento minimale 1.30. In questo modo, lequazione di Dirac 1.59
diventa  
iD/ M = i/ qA/ M = 0 (1.88)
Per calcolare esplicitamente il limite non relativistico conviene riscrivere lequazione nella
forma 1.43, cio h   i
(i0 qA0 ) = i~ ~ iq~A + M
Ridefiniamo ora lo spinore, esplicitando in particolare il termine di oscillazione temporale
legato alla massa:
(x,t) = eiMt 0 (x,t)
38 CAPITOLO 1. ESTENSIONE DELLEQUAZIONE DI SCHRDINGER

il quale, inserito nellequazione precedente, fornisce:


h   i
eiMt (i0 + M qA0 ) 0 = eiMt i~ ~ iq~A + M 0

da cui h   i
i0 0 = i~ ~ iq~A + ( 14 ) M + qA0 0
Definiamo a questo punto gli spinori bidimensionali 0 e 0 tali che
 0
0

0
Lequazione di Dirac in accoppiamento minimale diventa allora
 
i0 0 = qA0 0 i~ ~ iq~A 0
 
i0 0 = (qA0 2M) 0 i~ ~ iq~A 0

cio si scinde in due equazioni vettoriali in due dimensioni. Giunti a questo punto applichiamo
le condizioni di approssimazione non relativistica, ossia, analogamente a quanto fatto nel caso
di Klein-Gordon:
0
1. 00  M cio la massa molto pi grande dellenergia cinetica della particella, cio

del momento36 ;
2. |qA0 |  M cio siamo in approssimazione di potenziale debole.
In questo caso, la seconda equazione diventa
i  
0 = ~ ~ iq~A 0
2M
la quale, non presentando pi una derivata temporale, perde il ruolo di equazione dinamica,
acquisendo invece il ruolo di semplice vincolo: essa infatti "congela" due componenti dello
spinore 0 , dimezzando dunque i gradi di libert del nostro sistema. La prima equazione del
sistema diventa dunque
1  ~ 2
i0 0 = qA0 0 ~ iq~ ~A 0
2M
Ora, sfruttando il fatto che
1 1
i j = [i , j ] + {i , j }
2 2
e che
1
{i , j } = ii j
2
allora
 2
~ ~ iq~ ~A 0 = (i + iqAi ) j + iqA j i j 0 =

 
1 1
[i , j ] + {i , j } i j q2 Ai A j + iqAi j + iqA j i + iq i A j =

=
2 2
 
= q A 2iA q B 0 =
~ 2 2~ 2 ~ ~ ~ ~
 2 
= iqA 12 q~ B 0
~ ~ ~

36 Si noti che ha senso imporre tale condizione solo su 0 perch solo la sua equazione presenta la massa.
1.6. EQUAZIONE DI DIRAC 39
  
Si noti che alla terza riga si sfrutta sia il fatto che la contrazione tra tensori simmetrici i , j = 2i jk k
e antisimmettrici (Ai A j e i j ) nulla, sia la definizione di campo magnetico come rotore del
potenziale vettore: Bl = i jk j Ak . Questo significa che lequazione ottenuta
 2 
0 1 ~ q
i = ~
iqA + qA0 ~ B 0
~ (1.89)
t 2M 2M

detta equazione di Pauli. Si tratta dellequazione di Dirac con accoppiamento minimale ad


un campo magnetico esterno valutata nel limite non relativistico. Si noti che, a differenza
dellequazione di Dirac 1.59, lequazione di Pauli unequazione bidimensionale, valutata sugli
spinori bidimensionali 0 i quali non dipendono dal termine oscillatorio legato alla massa.
Il termine ~ ~B fornisce laccoppiamento tra spin e campo magnetico, assicurando un momento
di dipolo magnetico non nullo, il quale, per definizione,
q
MDM = ~ ~B ~s ~B
2M
dove ~s il momento magnetico di spin della particella. Questultimo definito cos:37
!
q ~ ~ q
s
~s = ge (2) = ge

2M ~(2) 2M

dove ge detto rapporto giromagnetico dellelettrone, il quale, in base alla 1.89, pari a 2 38 ,
mentre ~(2) = 21 ~ loperatore di spin 1/2 bidimensionale.

Il formalismo di Dirac sicuramente corretto e la sua equazione lineare nelle derivate, ma


nonostante gli sforzi effettuati egli ritrova nuovamente:

una densit che definisce una carica conservata che per non definita positiva, quindi
non interpretabile in termini probabilistici;

il paradosso di Klein, in analogia al caso dellequazione di Klein-Gordon.

In virt di ci, si decise di abbandonare lidea di estendere lequazione di Schrdinger al caso


relativistico, per sviluppare un nuovo strumento, che va sotto il nome di teorie di campo.

37 In analogia alla definizione


 
q ~ ~L q
~L = L ~L = 2M

2M

con ~L il momento angolare orbitale.


38 Il rapporto giromagnetico non esattamente 2. Tuttavia, lequazione di Dirac con accoppiamento minimale

nel limite non relativistico permette di dare una stima di ge molto vicina al suo valore reale, senza giustificare
(come spesso viene fatto) il fatto che ge ' 2.
40 CAPITOLO 1. ESTENSIONE DELLEQUAZIONE DI SCHRDINGER
Capitolo 2

Teorie di campo libere

2.1 Teorie lagrangiane e hamiltoniane


2.1.1 Sistemi classici con finiti gradi di libert
Consideriamo un sistema classico con N gradi di libert (particelle). Ciascuna particella si
identifica con una posizione e una velocit ad un istante t, cio tramite la coppia

(q(t), q(t))
= ((q1 , . . . , qN ) , (q1 , . . . , qN ))

con detto spazio delle fasi. Il formalismo lagrangiano prevede lesistenza di una funzio-
ne, detta lagrangiana, di posizione, velocit ed eventualmente tempo (in modo esplicito)1
L (q(t), q(t),t).
La lagrangiana permette di trovare le equazioni del moto del sistema in ma-
niera unica. Com possibile questo?
In generale, infatti, fissati due punti q(ti ) e q(t f ) esistono infinite traiettorie che li uniscono. Si
definisce allora lazione
Z tf
S[q(t), (ti ,t f )] = L (q(t), q(t),t)
dt (2.1)
ti

la quale un funzionale della sola traiettoria q(t) scelta: lazione dunque assume valori nei
vari diversi istanti a seconda della traiettoria q(t). Ora, per trovare la traiettoria effettivamente
seguita dal sistema si utilizza il principio di minima azione, secondo il quale la traiettoria
fisica tra i punti q(ti ) e q(t f ) quella che minimizza lazione 2.1. Questo significa che la
traiettoria del sistema deve fare in modo che la variazione funzionale dellazione sia nulla2

0 S[q]|t (S[q + 0 q] S[q])t = 0 (2.2)


1 Noi considereremo solo sistemi conservativi, in cui cio la lagrangiana una funzione del tempo in maniera
indiretta, cio solo perch funzione di posizione e velocit che, a loro volta, sono funzioni del tempo. Dunque le
lagrangiane di nostro interesse saranno del tipo:

1 N

L(q(t), q(t)) = mi q2i V (q2 )
2 i=1

con V (q2 ) potenziale dipendente solo dal modulo delle distanze tra le particelle.
2 Condizione necessaria ma non sufficiente: essa infatti implica che si tratti di un estremale, non neces-

sariamente di un minimo. Nonostante ci, non verifichiamo esplicitamente che si tratta effettivamente di un
minimo.

41
42 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

dove
q(t) q0 (t) = q(t) + 0 q(t) (2.3)
la variazione funzionale della traiettoria q(t), ossia la traiettoria q che viene leggermente
modificata allistante t FISSATO 3 . Dato che le traiettorie che stiamo considerando hanno in
comune il fatto di partire tutte da q(ti ) e di finire in q(t f ) allora si pongono le condizioni al
contorno (
0 q(ti ) = 0
(2.4)
0 q(t f ) = 0
Detto questo, calcoliamo la variazione dellazione:
Z tf Z tf Z tf  
L L
0 S = 0 L (q(t), q(t))
dt = 0 L (q(t), q(t))
dt = 0 q + 0 q dt
ti ti ti q q

dove al secondo passaggio abbiamo sfruttato il fatto che la variazione, essendo definita a tempo
fissato, pu entrare nellintegrale. Dato che, per lo stesso motivo, la variazione commuta con la
derivata temporale, allora
Z tf   Z t f    
L L d L d L d L
0 S = 0 q + 0 q dt = 0 q + 0 q dt
ti q q dt ti q dt q dt q

Ma poich per le condizioni al contorno 2.4


Z tf   t f
d L L
0 q = 0 q = 0
ti dt q q ti

allora se la variazione dellazione deve essere nulla 0 , cio per ogni variazione, allora neces-
sariamente lintegrando deve essere nullo.
Lequazione del moto del nostro sistema lagrangiano allora lequazione di Eulero-Lagrange

L d L
=0 (2.5)
q dt q

E facile dimostrare che lequazione del moto derivante da una lagrangiana L pu derivare da
una qualsiasi altra lagrangiana
df
L0 = L +
dt
con f = f (q,t).
Ora, dal formalismo lagrangiano possiamo agilmente passare a quello hamiltoniano. Definiamo
il momento coniugato
L
p (2.6)
q
Possiamo allora definire anche lhamiltoniana tramite la trasformata di Legendre4

H(q, p,t) = pq L(q, q,t)


(2.7)
3 La variazione definita per un istante fissato, quindi non intacca il tempo.
4 Per sistemi conservativi non c dipendenza esplicita dal tempo, come nel caso lagrangiano.
2.1. TEORIE LAGRANGIANE E HAMILTONIANE 43

Si noti che la lagrangiana una funzione di q e q,


mentre lhamiltoniana funzione di q e p: il
passaggio da q a p viene fornito dalla 2.6. A questo punto, possiamo ricavare lequazione del
moto nel formalismo hamiltoniano per sistemi conservativi:
   
H H H q L q q L L q
dH = dp+ dq + dt = q + p dp+ p dq
p dq t
|{z} p q p q q q q
=0

A questo punto, utilizzando lequazione di Eulero-Lagrange 2.5 e la definizione di momento


coniugato 2.6 si ottiene
H H L
dH = dp+ p
dq = qd p pdq
dq = qd
p dq q
da cui derivano immediatamente le equazioni del moto in formalismo hamiltoniano, dette equa-
zioni di Hamilton (
q = Hp
(2.8)
p = Hq
Date due funzioni f (q, p) e g(q, p) definiamo le parentesi di Poisson a tempo fissato
N  
f g f g f g f g
{ f , g}t = = (2.9)
q p p q i=1 qi pi pi qi
con le quali possiamo riscrivere le equazioni di Hamilton:
(
= {q, H}t
q(t)
(2.10)
= {p, H}t
p(t)

Data una generica funzione f (q, p,t) vale la relazione


df f
= + { f , H}t (2.11)
dt t
Le parentesi di Poisson soddisfano le seguenti propriet:
 
qi , q j t = pi , p j t = 0 (2.12)

qi , p j t = i j (2.13)

2.1.2 Sistemi con gradi di libert infiniti e continui: i campi


Consideriamo ora un sistema fisico costituito da una quantit infinita di gradi di libert continui,
ossia per ciascun punto dello spazio ~x sia definito un campo ~x (t). Passando dal continuo al
discreto, allora, ogni grado di libert individuato da un campo e le sue derivate spaziali e
temporale:  
(q(t), q(t))
(~x,t), (~x,t) = (x), (x)

In questo contesto la lagrangiana conservativa sar allora una funzione L = L (x), (x) .
Se ad esempio noi consideriamo un sistema con N gradi di libert di lagrangiana conservativa
N mi 2 2

L = i=1 2 qi qi , il passaggio al continuo prevede la sostituzione
N Z
d3x
i=1
44 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

dunque la nostra lagrangiana sar


 
 Z (~x) 2
L = L (x), (x) = (0 ) d 3 x
2
2
Lintegrando
(~x)
(0 )2 2
L (~x,t) = L (x) = L (, ) = (2.14)
2
detta densit lagrangiana ed lelemento base per la costruzione di una teoria lagrangiana
di campo 5 .
Definiamo ora lazione 6
Z tf Z Z
S[, D4 ] = dt L (, )d 3 x = L (, )d 4 x (2.15)
ti D4

la quale permette di trovare il campo fisico che descrive il sistema. Infatti, secondo il principio
di minima azione, fissate le condizioni al contorno D4 il campo fisico quello che minimizza
lazione (o meglio che la rende stazionaria), ossia che soddisfa

0 S[] = S[ + 0 ] S[] = 0 (2.16)

dove la variazione funzionale, o sincrona sui campi in un punto x fissato

0 (x) = (x) + 0 (x) (2.17)

Cos come nel contesto finito dimensionale le traiettorie ricercate sono quelle con i punti iniziale
e finale fissati (condizione 2.4), in questo caso noi cerchiamo i campi con la variazione sincrona
nulla allinfinito:
0 ( D4 ) = 0 (2.18)
Applichiamo il principio di minima azione, sfruttando il fatto che 0 per definizione non inter-
ferisce con il punto spaziale x e di conseguenza commuta con :

L L
Z Z  
0 S[] = 0 L (x) = + d 4 x =

L L L
Z    
= + + 0 d4x

 
L
ma visto che 0 la quadridivergenza di una quantit J che si annulla al bordo,
allora tale quantit, integrata in d 4 x, d contributo nullo 7 . Dunque,dovendo essere lintegrale
nullo per una qualsiasi variazione, questo implica che lintegrando stesso deve essere sempre
nullo. Dunque, il campo fisico soddisfa lequazione di Eulero-Lagrange per i campi
L L
=0 (2.19)

5
Da ora in avanti i termini lagrangiana e densit lagrangiana diverranno interscambiabili: in ogni caso, si
parler sempre della densit lagrangiana 2.14 propriamente detta.
6 Nel caso relativistico D = M (spazio di Minkowski), mentre nel caso non relativistico D = R R3 .
4 4 4
7 Infatti
Z Z
J d 4 x = ni J i d 3 = 0
D4 D4

perch Ji ( D4 ) = 0.
2.1. TEORIE LAGRANGIANE E HAMILTONIANE 45

che in una teoria non relativistica si scrive esplicitamente


L L L
0 = i
0 i
Anche nel caso infinito dimensionale tutte le lagrangiane del tipo

L 0 (, ) = L (, ) + k () (2.20)

portano alle stesse equazioni di Eulero-Lagrange prodotte dalla lagrangiana L (, ). Infatti,


date Z Z
S = L (x)d x 4
S = L 0 (x)d 4 x
0

si ha che Z Z
0 4
0 S = 0
(L + k )d x = 0 S + 0 k d 4 x

Ma visto che
 
k
Z Z Z
4 4
0 k d x =
(0 k ) d x = 0 d 4 x = 0

visto che al bordo 0 = 0, allora
0 S 0 = 0 S
quindi L 0 e L forniscono le stesse equazioni di Eulero-Lagrange. Per questo motivo, le lagran-
giane 2.20 e la lagrangiana L (, ) si dicono equivalenti. Quindi, modificare la lagrangiana
aggiungendo una quadridivergenza non modifica le equazioni del moto.
Per passare al formalismo hamiltoniano definiamo prima di tutto il momento coniugato
L
(x) (2.21)
0
con cui possiamo definire la densit hamiltoniana

H (, ) (0 ) L (, ) (2.22)

dalla quale risulta che lhamiltoniana


Z
H(t) = H (~x,t)d 3 x (2.23)

Si noti che introducendo lintegrazione nelle coordinate spaziali perdiamo la covarianza: non a
caso lenergia infatti non uno scalare di Lorenz, ma di fatto una componente del quadrimo-
mento.
Ricaviamo le equazioni di Hamilton per una densit hamiltoniana conservativa (cio non dipen-
dente dal tempo in maniera esplicita) :
H H
dH = d + d

Considerando ora una densit lagrangiana del tipo 2.14, ossia indipendente dalle derivate spa-
ziali del campo , allora sfruttando lequazione di Eulero-Lagrange 2.19 e la definizione 2.21
otteniamo
L
 
dH = d 0 d
d = d
0 L
46 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

da cui le equazioni di Hamilton


= H
(
(2.24)
= H

Verifichiamo esplicitamente la validit di queste equazioni:

1.
H L L
L (, ) = +

= =
|{z}

0
L 0 L i L i
= + =
0 | {z } i i
| {z }

A questo punto, riscrivendo il campo (x) come funzionale identit 8 , cio


Z
(x) = 3 (x y)(y)d 3 y

allora
L i L
  Z  
(y) x 3 3
i
=
i x i (x y)d y = 0
x x
| {zi }
0

avendo riscritto solo la varphi a numeratore del secondo fattore. In questo modo, si
conclude che
H
=

come voluto;

2.
H
L (, ) =

=

L L
= +

|{z} |{z}
0 1

Sfruttando ora la 2.19 otteniamo


H L L
= =

L L L 0 L i
= 0 i =
0 i 0 i
| {z } | {z }

L L i
= i
i i
8 Vedi appendice.
2.2. SIMMETRIE GLOBALI E CONSERVAZIONI - IL TEOREMA DI NTHER 47

ma dato che, utilizzando lo stesso trucco del punto precedente9

L i L (y) x 3 L
  Z
= i (x y)d 3 y = i
i x i i
| {z }
1

allora
H
=

come voluto.

Dati ora i due funzionali


F[, ] G[, ]
le parentesi di Poisson (a tempo t fissato) sono definite come
Z  
F G F G
{F, G}t = d3x (2.25)
~ (x,t)
(x,t) ~ ~ (x,t)
(x,t) ~ t

dove , la derivata funzionale10 . Possiamo allora riscrivere le equazioni di Hamilton


come (
x,t) = {(~x,t), H}t
(~
(2.26)
x,t) = {(~x,t), H}t
(~
Le parentesi di Poisson soddisfano le seguenti propriet:

{(~x,t), (~y,t)}t = {(~x,t), (~y,t)}t = 0 (2.27)

{(~x,t), (~y,t)}t = 3 (~x ~y) (2.28)

2.2 Simmetrie globali e conservazioni - il teorema di Nther


Per definizione, in una teoria di campo si parla di simmetria quando si considera una trasfor-
mazione dei campi e/o delle coordinate che lascia invariata lazione, ossia tale che

S = 0

cio una trasformazione che non modifica le equazioni del moto. 11

Le simmetrie si dividono in due grandi categorie:

1. simmetrie discrete, come la parit (x 7 x), linversione temporale (t 7 t) o la


coniugazione di carica (q 7 q);

2. simmetrie continue, associate cio al gruppo continuo di Lie.


9 Si ricordi che Z Z
d 3 y x 3 (x y) f (x) = d 3 y x f (x) 3 (x y)

10 Vedi appendice.
11 ATTENZIONE: questo non significa che anche L = 0. Vale solo limplicazione L = 0 = S = 0.
Infatti considerando una lagrangiana equivalente del tipo 2.20 tale che L 0 = k si ottiene sempre S = 0, cio
le stesse equazioni del moto fornite da L . In generale, quindi, una simmetria pu modificare la lagrangiana.
48 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

In questa trattazione si analizzeranno in dettaglio le simmetrie continue, le quali si suddividono


in:

1. simmetrie globali, legate quindi a parametri i indipendenti dal punto spazio-temporale


scelto. Esse a loro volta si suddividono in:

interne, agenti cio sui soli campi (es/ conservazione numero leptonico/numero
adronico/sapore);
spazio-temporali, agenti cio sulle coordinate (es/ trasformazioni del gruppo di
Lorenz/Poincar);

2. simmetrie locali, legate quindi a parametri i (x) dipendenti dal punto spazio-temporale
scelto. Anchesse si suddividono in simmetrie interne (es/ invarianza di gauge) e spazio-
temporali (es/ gravit).

Il teorema di Nether afferma che ad ogni simmetria continua e globale dellazione associata

una corrente conservata J(a) e, di conseguenza, una carica conservata Q(a) :
Z
0 3
J(a) =0 = Q(a) = J(a) d x (2.29)


Data infatti la corrente conservata J(a) allora
Z Z t2 Z  
J(a) d 4 x 0 i

0= = dt 0 J(a) + i J(a) = Q(a) (t2 ) Q(a) (t1 )
t1 R3

poich, per il teorema della divergenza


Z Z
i
i J(a) d3x = d 2 ni J(a)
i
R 3 R3

la quale va a 0 perch per ipotesi i campi si annullano allinfinito12 quindi J(a)


i () = 0.

2.2.1 Applicazione ad una simmetria globale interna


Una simmetria globale interna per definizione agisce solo sui campi, cio
( 0 (
x = x x = 0
(2.30)
0 (x) = (x) + 0 (x) 0 (x) = (a) X(a) ()

dove:

0 la solita variazione sincrona 13 ;

(a) , con a = 1, . . . , n, sono n parametri globali;

X(a) (), con a = 1, . . . , n, sono gli n generatori del gruppo di simmetria considerato nella
rappresentazione con sede lo spazio in cui vive il campo. Essi dunque saranno diversi a
seconda del tipo di campo considerato (scalare, spinoriale, vettoriale).
12 Solo cos sono funzioni integrabili in R 3 .
13 Detta anche variazione in forma.
2.2. SIMMETRIE GLOBALI E CONSERVAZIONI - IL TEOREMA DI NTHER 49


Troviamo lespressione esplicita di J(a) :

L L L
Z   Z  
4
0 = 0 S = 0 d x + 0 d 4 x
L

A differenza di quanto quanto fino ad ora, noi non stiamo facendo alcuna ipotesi sulle variazioni,
quindi, in particolare, non stiamo imponendo le condizioni 2.18, quindi il secondo integrale non
si annulla. Invece, noi in questo caso stiamo valutando una simmetria agente su campi fisici,
cio campi che sono soluzioni dellequazione di Eulero-Lagrange 2.19: questo implica che il
primo integrale si annulli, quindi

L
Z  
(a)
0 = 0 S = X d4x
(a)

Dunque, la corrente conservata associata ad una simmetria globale interna

L
J(a) = X , a = 1, . . . , n (2.31)
(a)

da cui la carica conservata nel tempo

L
Z
Q(a) = X d 3 x, a = 1, . . . , n (2.32)
0 (a)

2.2.2 Applicazione ad una simmetria interna spazio-temporale


Una simmetria interna spazio-temporale per definizione modifica sia i campi sia le coordinate,
cio ( 0 (
x = x + x x = (a) (a)
(2.33)
0 (x) = (x) + (x) (x) = (a) X(a) ()
dove:

NON la variazione sincrona, perch adesso stiamo variando anche le coordinate;

(a) , con a = 1, . . . , n, sono n parametri globali;



(a) (), con a = 1, . . . , n, sono gli n generatori del gruppo di simmetria considerato nella
rappresentazione con sede lo spazio di Minkowski: essi infatti variano le coordinate.

In questo caso abbiamo due aspetti in pi da tenere presenti:

1. ora la variazione non pi sincrona, quindi non pu entrare liberamente negli inte-
grali perch variano anche le coordinate, cio lelemento di volume. Considerando lo
jacobiano della trasformazione, arrestandoci al primo ordine perturbativo otteniamo

d 4 x0 = d 4 x(1 + x )

cio
d 4 x = x d 4 x
50 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

2. la variazione detta variazione totale e agisce in maniera diversa rispetto a quella


sincrona:
0 (x0 ) (x) (2.34)
Tuttavia, visto che la 2.34 riscrivibile come

= 0 (x0 ) )(x0 ) + (x0 ) (x)

effettuando uno sviluppo di Taylor del termine (x0 ) (x) si ottiene



= 0 (x) + x (2.35)

La relazione 2.35 permette di scrivere la variazione totale in termini della variazione


sincrona, permettendo di proseguire nel conto

Troviamo allora lespressione esplicita di J(a) :
Z Z Z
Ld x=
4
L d x +
4
L d4x =

0 = S =
Z 
L ( x ) + 0 L + L x d 4 x

=

utilizzando la relazione 2.35 (in quel caso particolare scritta per i campi) direttamente sulla
densit lagrangiana. Ora, riscrivendo il primo e terzo addendo in termini di una derivata totale
e sfruttando lespressione di L ottenuta nelle sezioni precedenti, si ottiene
L L L
Z     
0 = S =
(L x ) + 0 + 0 d4x

Visto che la simmetria considerata agisce su campi fisici, che c+sono quindi soluzioni delle-
quazione di Eulero-Lagrange 2.19, allora, utilizzando la relazione 2.35 ed esplicitando poi le
variazioni secondo la relazione 2.33, si ottiene
L L
Z    
L d4x =

0 = S = x +

L L
Z    
(a)
L X(a) d 4 x

= (a) +

Dunque, la corrente conservata associata ad una simmetria interna spazio-temporale
L L
 

J(a) = L + (a) X , a = 1, . . . , n (2.36)
(a)
da cui la carica conservata nel tempo
L L
Z   
0
d 3 x,

Q(a) = L + (a) X a = 1, . . . , n (2.37)
0 0 (a)

2.2.3 Applicazione ad una teoria di campo relativistica


Consideriamo ora una teoria di campo relativistica. Affinch essa descriva correttamente un
sistema relativistico, necessario richiedere che lazione sia uno scalare sotto trasformazioni del
gruppo di Poincar, ossia sotto traslazioni spazio-temporali e sotto trasformazioni del gruppo di
Lorenz (rotazioni). Consideriamo separatamente i due casi.
2.2. SIMMETRIE GLOBALI E CONSERVAZIONI - IL TEOREMA DI NTHER 51

1. Sottoponiamo il nostro sistema ad una traslazione spazio-temporale. Questo significa che,


in termini di traslazioni infinitesime
( 0 ( (
x = x + x = =
cio (2.38)
0 (x0 ) = (x) = 0 X =0

Sfruttando il fatto che lazione, per ipotesi, invariante sotto traslazioni spazio-temporali,
calcoliamo le correnti di Nther e le cariche associate. Dalla relazione 2.36 otteniamo
allora
L
( ) L

J() =

Definendo il tensore energia impulso canonico 14
L
( ) L

T (2.39)


allora J() = T .
Le quattro cariche conservate associate sono
Z Z Z
0
Q() = J() d3x = 0 3
T() d x p d 3 x = P

avendo definito la densit di momento

p T0 (2.40)

Questo significa che le quattro cariche conservate Q() non sono altro che le quattro
componenti del quadrimomento:
L
Z Z Z  
3 0 3
Q(0) = p0 d x = J(0) d x = 0 L d 3 x =

Z Z
= (0 L )d x = 3
H d 3 x = H = P0

e Z
Q(i) = = (i )d 3 x
la quale vedremo pi avanti essere proprio Pi . Questi conti dunque ci dicono che:

la conservazione dellenergia conseguenza dellinvarianza dellazione sotto trasla-


zioni temporali;
la conservazione della quantit di moto conseguenza dellinvarianza dellazione
sotto traslazioni spaziali.

2. Sottoponiamo ora il nostro sistema ad una rotazione. Dunque, in termini di trasformazioni


infinitesime
( 0 ( (
x = 21

x = x + x = x x
con
0 (x0 ) = (x) + 21 = X X =
(2.41)
14 Questo in realt non il vero tensore energia impulso: questo infatti in generale non simmetrico, e per
questo detto canonico. Tuttavia, sempre possibile simmetrizzarlo, ottenendo il vero tensore energia impulso.
52 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

Analogamente al caso precedente, tramite la relazione 2.31 si ottiene


 L L
J( ) = x x L ( )x ( )x

+

| {z }

S

Definendo il tensore di momento angolare



M x T x T + S (2.42)

evidentemente antisimmetrico negli indici e , allora le correnti di Nther sono J( ) =

M .
Le cariche conservate ad esse associate sono

Z Z h  i Z
0
d3x = 0
x T0 x T0 + S d3x = x p x p + S d 3 x

Q( ) = M
| {z } |{z}
I II

avendo definito il tensore di spin

0 L
S S = = (2.43)
0
Non a caso, infatti, la quantit I pu essere interpretata come un momento angolare orbi-
tale e quindi la II come un momento angolare di spin. In definitiva, le correnti di Nther
in questione sono le componenti del momento angolare totale:

Q( ) M = L + S

Dunque, questo significa che la conservazione del momento angolare totale conseguen-
za dellinvarianza dellazione sotto trasformazioni del gruppo di Lorenz (rotazioni).

In definitiva, linvarianza dellazione associata ad una generica teoria di campo relativistica


sotto trasformazioni del gruppo di Poincar implica lesistenza di 10 cariche conservate:

traslazioni conservazione del quadrimomento P (4 cariche);

rotazioni conservazione di M (6 cariche)15 .

2.3 Teoria lagrangiana (classica) per un campo scalare (rela-


tivistico)
Consideriamo ora una teoria di campo scalare classica. Per poterla sviluppare, dobbiamo
innanzi tutto costruire la lagrangiana, basandosi su alcuni principi:

richiedendo che lazione sia una quantit misurabile, allora questa deve essere una quan-
tit reale. Di conseguenza, anche la densit di lagrangiana L deve essere reale16 ;
15Infatti M una matrice 3 3 antisimmetrica, quindi ha 6 gradi di libert.
16 Quanto passeremo alla quantizzazione della teoria di campo richiedere che lazione e la lagrangiana siano
misurabili implicher che siano entrambe operatori hermitiani.
2.3. TEORIA LAGRANGIANA (CLASSICA) PER UN CAMPO SCALARE (RELATIVISTICO)53

volendo trattare una teoria relativistica, lazione deve essere uno scalare sotto trasforma-
zioni del gruppo di Poincar. Di conseguenza, anche la densit di lagrangiana L deve
essere uno scalare.

Lazione deve fornire tramite il principio di minima azione delle buone equazioni del
moto. Dato che per ipotesi il campo un campo scalare, allora le equazioni di Eulero-
Lagrange devono coincidere, nel caso libero, con lequazione di Klein-Gordon, soddi-
sfatta, appunto, dai campi scalari. Allora, la densit di lagrangiana L (, ) deve
essere:

quadratica nei campi (cio dovr contenere termini del tipo ()2 );
quadratica nelle derivate dei campi (cio dovr contenere termini del tipo ( )2 ).

2.3.1 Teoria lagrangiana (classica) libera per un campo scalare (relativi-


stico) reale
Consideriamo innanzi tutto un campo reale, che soddisfa dunque le propriet seguenti:
(
(x) = (x)
0 (x0 ) = (x)

Ipotizziamo che la lagrangiana del nostro sistema sia del tipo


1 1
L = ( ) m2 2 V ()

(2.44)
2 2
dove:
1

2 ( ) detto termine cinetico, il quale associato al quadrimomento;
1 2 2
2m detto termine di massa;

V () detto termine di interazione, cio V () = n , con n > 217 .


Le equazioni del moto, calcolabili tramite la relazione 2.19, sono
V
m2 = 0

cio
V
 + m2 =

(2.45)

Volendo per considerare la teoria libera, cio con V () = 0, otteniamo, come voluto, proprio
lequazione di Klein-Gordon 1.20, la quale ha la soluzione nota 1.27 ( campo reale), a partire
dalla lagrangiana
1 1
L0 = ( ) m2 2

(2.46)
2 2

Una volta sviluppata la teoria lagrangiana possiamo ricavare anche quella hamiltoniana. Nel
17 Il caso n = 2 il termine di massa
54 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

caso della teria di campo libera considerata il momento coniugato , secondo la definizione
2.21
(x) = 0
si ottiene la densit hamiltoniana
  2 
1
H0 = 0 L0 = + ~ + m
2 2 2
(2.47)
2
Si noti che la densit hamiltoniana somma di termini positivi, dunque lhamiltoniana H =
H d 3 x, e quindi lenergia, definita positiva.
R

Si pu verificare (esercizio) che valgono le equazioni di Hamilton scritte in termini delle paren-
tesi di Poisson 2.26.

Troviamo a questo punto le correnti di Nether e le rispettive cariche derivanti dallinvarianza


dellazione sotto trasformazioni del gruppo di Poicar. Consideriamo separatamente le correnti
e cariche di Nether dovute allinvarianza dellazione sotto traslazioni spazio-temporali e quelle
dovute allinvarianza dellazione sotto trasformazioni del gruppo di Lorenz (rotazioni).
1. Linvarianza dellazione sotto traslazioni spazio-temporali implica lesistenza delle cor-
renti di Nether

J() = ( )( ) L T

J() = 0

da cui deriva la conservazione del quadrimpulso


Z   2 
1
Z
P0 = H = H d x =3 ~
+ + m d 3 x
2 2 2
2
Z
Pi = i d 3 x

2. Poich per un campo scalare


= 0
linvarianza dellazione sotto rotazioni implica lesistenza delle correnti di Nether

J( ) = x T x T J() = 0

In questo caso le cariche conservate sono


Z  
M = x T0 x T0 d 3 x = L

questo implica dunque che una teoria di campo scalare descrive sistemi a spin 0.
ESERCIZIO: scrivere le componenti del quadrimomento nello spazio dei momenti, consideran-
do lespressione esplicita delle soluzioni reali dellequazione di Klein-Gordon 1.27, verificando
che (dato che in questo caso a(~k) e a (~k) commutano)
Z
0
P =H = k a(~k)a (~k)d 3 x

ossia lenergia totale del sistema la somma delle energie del sistema in ogni singolo stato, e
Z
i
P = ki a(~k)a (~k)d 3 x
2.3. TEORIA LAGRANGIANA (CLASSICA) PER UN CAMPO SCALARE (RELATIVISTICO)55

2.3.2 Teoria lagrangiana (classica) libera per un campo scalare (relativi-


stico) complesso
Consideriamo ora un campo scalare complesso (x), ossia un campo che soddisfa le condizioni

0 (x0 ) = (x) scalare (sotto Poincar)

(x) 6= (x) complesso


La possibile lagrangiana relativa a questa teoria di campo

L = ( ) m2 V ( ) (2.48)

dove:

( ) detto termine cinetico, il quale associato al quadrimomento;

m2 detto termine di massa;

V ( ) detto termine di interazione, cio V ( ) = ( )n , con n 2.


La densit di lagrangiana del caso libero (V ( ) = 0) dunque

L = ( ) m2 (2.49)

Rispetto al caso con il campo reale, ora considerare un campo complesso significa di fatto
considerare due campi che possono essere scelti luno in maniera indipendente dallaltro. Un
campo complesso si pu infatti scrivere in termini di due campi reali

= 1 + i2

con 1 e 2 campi reali indipendenti. Di conseguenza

= 1 i2

In sostanza, la nostra teoria lagrangiana e hamiltoniana dovr tenere in costante considerazione


sia che , costituenti due gradi di libert differenti.
Tramite lequazione di Eulero-Lagrange 2.19
L L
=0

scritte in funzione del campo , troviamo le equazioni del moto
V V
m2  = 0  + m2 =

=

Invece, se scriviamo lequazione di Eulero-Lagrange 2.19
L L

=0

in funzione del campo , troviamo le equazioni del moto
V V
m2  + m2 =

 = 0 =

56 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

Le equazioni del moto dei due campi diventano, nel caso di una teoria libera (V = 0), le
equazioni di Kleing-Gordon 1.20
 + m2 = 0


 + m2 = 0


le cui soluzioni generali sono della forma 1.26.

Per passare alla teoria hamiltoniana dobbiamo ora definire i momenti coniugati. Allora:

il momento coniugato del campo

L
= 0
0

il momento coniugato del campo

L
= 0
0

Ora, per scrivere lhamiltoniana bisogna tenere conto del fatto che in presenza di N campi
1 , . . . , N la densit hamiltoniana
N
H = i (0 i ) L (2.50)
i=1

Nel nostro caso 1 e 2 , perci

H = (0 ) + (0 ) L

la quale considerando le definizioni dei momenti coniugati e lespressione 2.48 della lagrangia-
na diventa
  
H = + L = + (0 ) (0 ) + ~ ~ + m2 +V ( )
| {z }

la quale, nel caso della teoria libera diventa


  

H = + ~ + m2 0
~ (2.51)

La densit di hamiltoniana, dunque la hamiltoniana, cio lenergia, definita positiva: questo


significa che la lagrangiana 2.49 scelta una buona lagrangiana.
si pu verificare (esercizio) che le equazioni di Hamilton per lhamiltoniana H = H d 3 x con
R

la H della relazione 2.51 sono della forma 2.26, dove le parentesi di Poisson per N campi
1 , . . . , N sono
N Z  
A B A B
{A, B}t = d3x (2.52)
i=1 i i i i

ESERCIZIO: calcolare le correnti e le cariche di Nther associate allinvarianza dellazione


2.3. TEORIA LAGRANGIANA (CLASSICA) PER UN CAMPO SCALARE (RELATIVISTICO)57

sotto trasformazioni del gruppo di Poincar.


Si noti che linvarianza dellazione di N campi 1 , . . . , N

S = S[1 + 1 , . . . , N + N ] S[1 , . . . , N ]

dove 1 , . . . . N sono le variazioni dei campi 1 , . . . , N , porta, in base alla 2.36, alle correnti
di Nther
!

N
L
N
L
J(a) = L + i (a) Xi(a) , a = 1, . . . , n (2.53)
i=1 i i=1 i

La teoria di campo che abbiamo costruito invariante sotto trasformazioni del gruppo di Poin-
car. Nel caso particolare di un campo complesso, tuttavia, essa prevede una simmetria interna
aggiuntiva rispetto al gruppo U(1). Se infatti definiamo i campi

0 (x) = ei (x)
0
(x) = ei (x)
con parametro globale (indipendente dal punto x), la lagrangiana 2.48 resta invariata. Infatti:
 0 0
L = 0 0 m2 0 V ( 0 ) =



= ei ei ( ) m2 V |ei{z ei} = L
 

Trattandosi di una simmetria interna (sui soli campi), allora la relazione 2.31, opportunamente
riadattata al caso con N campi 1 , . . . , N


N
L
J(a) = Xi(a) , a = 1, . . . , n (2.54)
i=1 i

fornisce delle correnti conservate. Nel caso di due campi indipendenti e bisogna de-
finire per esntambi le variazioni e i generatori delle rappresentazioni. Considerando dunque
trasformazioni infinitesime si ha:
0

x = x
x = 0
= 0

0 (x) = (1 + i)(x) 0 (x) = i() X = i
0


(x) = (1 i)(x) 0 (x) = i() X = i

In virt di ci, in base alla 2.54, si trova che la corrente di Nther associata alla simmetria
interna rispetto U(1)

JU(1) = i i = i
 
(2.55)

Si noti che tali correnti di Nether non sono altro che le quantit conservate 1.21 e 1.22 trovate
"a mano" associate allequazione di Klein-Gordon, a partire dalla sua equazione di continuit.
In quel contesto, il fatto che tali correnti e le relative cariche associate non fossero definite po-
sitive creava dei grossi problemi, in quanto cadeva lipotesi iniziale di poter trattare le funzioni
58 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE


donda in termini relativistici. Nel contesto delle teorie di campo, invece, le JU(1) non hanno
nulla a che fare con alcuna densit di probabilit.

ESERCIZIO: derivare il quadrimomento P e la carica QU(1) nello spazio dei momenti, cio in
funzione di a(~k),a (~k),b(~k) e b (~k).

ESERCIZIO: (facoltativo) definito il doppietto di campi scalari complessi


 
1
=
2

il cui coniugato
= 1 2


la lagrangiana della teoria di campo associata



L = ( ) m2

Provare a studiare le possibili simmetrie interne del sistema.

2.3.3 Teoria lagrangiana e hamiltoniana classica di Dirac (campi spino-


riali)
Nel caso di campi spinoriali la nostra teoria di campo deve fornire come equazioni del moto le
equazioni di Dirac. Questo significa che la nostra lagrangiana dovr essere lineare nelle derivate
dei campi. Ipotizziamo allora una lagrangiana del tipo

i i
LD = [ ] m
( ) ( ) = / m
(2.56)
2 2
dove:
i
2 [ ( ) ( ) ]
il termine cinetico;

m
il termine di massa.

A questo punto, le relazioni 2.19 rispetto a forniscono le equazioni del moto per e viceversa.
Calcolando esplicitamente le derivate della lagrangiana rispetto si ottiene

i i
/ m + / = 0 (i/ m) = 0
2 2
che proprio lequazione di dirac 1.59. Facendo i conti analoghi derivando per si ottiene
lequazione di dirac aggiunta. Insomma, le equazione del moto sono
   
i / M (x) = 0 (x) i / + M = 0

La lagrangiana di Dirac 2.56 si pu scrivere

i
LD = (i
/ m) J
2
2.3. TEORIA LAGRANGIANA (CLASSICA) PER UN CAMPO SCALARE (RELATIVISTICO)59

dove J = . Dato che le lagrangiane differenti a meno di una quadridivergenza sono


equivalenti, ci significa che la lagrangiana

L 0 = (i
/ m) (2.57)

equivalente alla 2.56. 18

ESERCIZIO: verificare che L 0 fornisce le stesse equazioni del moto di LD .

Studiamo ora le cariche conservate associate allinvarianza dellazione sotto trasformazioni del
gruppo di Poincar. Studiamo separatamente linvarianza sotto traslazioni spazio-temporali e
sotto trasformazioni del gruppo di Lorenz.
La corrente di Nther associata allinvarianza dellazione sotto traslazioni il tensore
energia impulso canonico
L L
T = + L

che di fatto corrisponde al tensore 2.39 dove per si tiene conto del contributo di ambo i
campi e .
Considerando in particolare la lagrangiana 2.57 si noti che poich le correnti conservate
si ottengono imponendo che i campi fisici soddisfino le equazioni del moto, cio le equa-
zioni di Dirac, questo implica che la lagrangiana 2.57 per i campi fisici nulla. Questo
iplica che il termine L nullo e calcolando esplicitamente le derivate si ottiene il
tensore energia impulso canonico
i
T = [
( )
]
2
il quale non simmetrico. E sempre possibile simmetrizzare il tensore energia impulso
definendo il tensore energia-impulso metrico
T + T
= (2.58)
2
Si verifica che (
T = 0
= 0
T = 0
cio il tensore energia impulso metrico anchesso corrente conservata.
A tale corrente associato come carica il quadrimomento P :
i
Z Z
d 3 xT 0 = d 3 x + ( ) ( + )

P =
2
In particolare
i
Z Z
d 3 x + ( 0 ) ( 0 + )
d 3 xH =

H=
2
pu essere scritto equivalentemente (verificare)
Z
H =i d 3 x + (0 )

18 Questo implica che nel fare i conti lutilizzo di una o dellaltra lagrangiana assolutamente arbitrario.
60 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

Rotazioni: sottoponiamo il nostro sistema ad una trasformazioni di Lorenz infinitesima.


Allora 0
= x + x

x = x x

0 (x0 ) = 1 2i (x) X = i

0 0
1 + 2i



(x ) = (x)
X = i
La corrente di Nther associata
L L
 

J( ) = T X + X

cio, esplicitamente: (a me torna con un segno - !!!)

J( ) = x T x T +

dove il termine tra parentesi la densit di momento angolare che avevamo anche nel
caso di campo scalare. La corrente conservata associata dunque
Z Z
3 0
d 3 x (x p x p ) + + = L + S

J = d xJ( ) =

dove in particolare S loperatore di spin tipico per il campo spinoriale: essendo questo
derivante dalloperatore di spin 1/2 1.68 allora a campi spinoriali sono associate parti-
celle di spin 1/2.

Anche in questo caso il sistema gode di una simmetria globale interna (non tocca le coordinate)
di tipo U(1)19 :
( ( (
0 (x) = ei (x) (x) = i X = i
0 i

(x) = e (x)
(x) = i X = i

Calcolando esplicitamente la corrente di Nther associata (verificare)


L L
JU(1) = X + X
= =

da cui la carica conservata Z Z
3 0
Q= d xJU(1) = d 3 x
0

Per passare alla visuale hamiltoniana definiamo dapprima i momenti coniugati ai campi e
Utilizzando la lagrangiana 2.56 si ottiene
.
i i
= + = 0
2 2
Come si pu notare le due coppie di campi coniugati di fatto si riducono ad una coppia indipen-
dente. Non a caso, infatti, usando la lagrangiana equivalente 2.57 si ottiene
= i + + = 0
19 In generale, dunque, ogni volta che consideriamo campi "complessi" , + esiste una simmetria globale
interna che implica la conservazione della carica elettrica.
2.3. TEORIA LAGRANGIANA (CLASSICA) PER UN CAMPO SCALARE (RELATIVISTICO)61

dove la seconda espressione di fatto un semplice vincolo, che non produce una nuova coppia
indipendente di campi coniugati.
Le equazioni di Hamilton in questo caso sono della forma

(x) = { (x), H}t

(x) = { (x), H}t


con = 0, 1, 2, 3, quindi di fatto si tratta di 8 equazioni diverse. Le parentesi di Poisson sui
campi, invece, usando la lagrangiana equivalente 2.57 sono

{ (x), (y)} = { (x), (y)} = 0

{ (x), (y)} = 3 (x y)
Questultima parentesi di Poisson concide con

{ (x), + (y)} = i 3 (x y)

2.3.4 Teoria classica relativistica di campo vettoriale (reale)


Vogliamo ora sviluppare una teoria classica relativistica di campo vettoriale (ci limitiamo al
solo caso reale). Tale teoria sar descritta dunque da un campo quadrivettoriale

A (x) = (A0 , ~A)

il quale trasforma come un quadrivettore sotto trasformazioni del gruppo di Lorenz. Visto
dal punto di vista delle rotazioni tridimensionali spaziali, il quadrivettore A possiede 4 gradi
di libert: 1 derivante dallo scalare A0 , 3 derivanti dal vettore ~A. Un campo quadrivettoriale
tuttavia dovr descrivere particelle bosoniche di spin 1. In particolare:

nel caso massivo (m 6= 0) la particella avr 3 gradi di libert, uno per ogni valore di spin
che pu assumere: 1, 0, +1;

nel caso massless (m = 0), come per esempio quello del fotone, la particella avr solo 2
gradi di libert, poich gli unici valori possibili dello spin sono 1.

Insomma, il quadrivettore A sembra possedere pi gradi di libert di quelli richiesti. In realt,


come vedremo, esso in entrambi i casi sar sottoposto in maniera naturale a dei vincoli che ne
diminuiranno i gradi di libert.

Caso massivo (m 6= 0)
Partiamo dal caso massivo libero. Denotiamo con V il campo che dovr descrivere il nostro
bosone massivo. Per prima cosa, dobbiamo cercare una densit lagrangiana che sia:

reale;

scalare sotto trasformazioni di Lorenz;

funzione di V e V ;

che sia, come nel caso scalare, quadratica in V e V .


62 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

Una prima possibilit che la densit lagrangiana sia del tipo

1 1
L = ( V )( V ) + m2V V (2.59)
2 2
Definendo loggetto antisimmetrico

V V V

una seconda possibilit per la densit lagrangiana che sia del tipo

1 1
L = V V + m2V V (2.60)
4 2
Si noti che questa lagrangiana ha i segni invertiti rispetto a quella della teoria di campo scalare:
questo si riveler cruciale in seguito.
Utilizziamo dunque la seconda lagrangiana per costruire la nostra teoria. Poich

L V V
= m2V = m2V = m2V = m2V
V V V
e, sfruttando lantisimmetria di V

L 1 V V
= V = V = V = V
V 2 V V

allora le equazioni di Eulero-Lagrange della teoria sono

m2V + V = 0

cio lequazione di Proca


( + m2 )V ( V ) = 0 (2.61)
Lequazione di Proca in realt si pu ridurre semplicemente allequazione di Klein-Gordon con
laggiunta di un vincolo: se infatti deriviamo lequazione per otteniamo

( V ) + m2 ( V ) ( V ) = 0 m2 ( V ) = 0

e poich la teoria in questione riguarda una particella massiva (m 6= 0) allora

V = 0

In virt di questo vincolo sul campo V ne consegue che lequazione di Proca si possa riscrivere
come
( + m2 )V = 0 con V = 0 (2.62)
cio lequazione di Klein-Gordon per ciascuna delle 4 componenti di V con il vincolo V =
0.
In virt di ci, le soluzioni dellequazione di Proca avranno la forma delle soluzioni dellequa-
zione di Klein-Gordon. Limitandoci al caso reale, allora

d4k 
Z 
ikx ikx
V = f (k)e + f (k)e
(2)4
2.3. TEORIA LAGRANGIANA (CLASSICA) PER UN CAMPO SCALARE (RELATIVISTICO)63

Ora, V deve essere soluzione dellequazione di Klein-Gordon, cio


d4k
Z  
2 2 2 ikx ikx
( + m )V = (k + m ) f (k)e + f (k)e =0
(2)4
Definiamo allora la funzione f (k) come
p
f (k) = (2)5/2 2k (k2 m2 ) ( ) (k)a (k)



dove il quadrivettore ( ) detto vettore di polarizzazione e descrive proprio i gradi di libert
di f (k), dove un indice che indica lo stato di polarizzazione. Allora, la soluzione generale
dellequazione di Proca 20
1 d3k
Z  
ikx ikx
V (x) = (k)a
( ) ( )
(k)e + ( )
(k)a ( ) (k)e (2.63)
(2)3/2 2k k0 =k

Il campo quadrivettoriale V deve per soddisfare anche il vincolo V = 0, il quale implica


la condizione

k ( ) (k) = 0 (2.64)
Questa condizione ci dice che non tutti i vettori di polarizzazione sono indipendenti: fissato
il quadrimomento k solamente 3 vettori di polarizzazione possono essere scelti in maniera
arbitraria, mentre il quarto deve essere scelto in modo tale che la 2.64 sia rispettato. Questo
implica che il numero di gradi di libert del sistema ridotto a 3 e questo si concilia con il fatto
che vogliamo descrivere una particella vettoriale massiva, la quale possiede 3 gradi di libert.
Si definiscono i vettori di polarizzazione

(1,2) = (0, e1,2 ) trasversali
(3)
~
|k| ~k
 (2.65)
= m , m longitudinale

con ~k e1,2 = 0, ossia scegliendo la direzione del moto, cio ~k, lungo il versore e3 . Una dif-
ferenza fondamentale tra le particelle vettoriali massive e massless sar legata a tali vettori di
polarizzazione: le particelle massless avranno solamente le componenti trasversali, mentre le
particelle massive prevedono unulteriore componente longitudinale.
In definitiva, i vettori di polarizzazione 2.65 descrivono i 3 gradi di libert della particella
massiva vettoriale. essi soddisfano le seguenti propriet:
( 0 )
( )
= 0 ortogonalit (2.66)
3 
k k

( ) ( )
(k) (k) = m2 (quasi) completezza (2.67)
=1
Formuliamo ora la teoria hamiltoniana. Il momento coniugato del campo quadrivettoriale V
il quadrivettore
L
= = V 0 (2.68)
0V
20 Si ricordi che per linvarianza della misura
d3k
Z Z
d 4 k (k2 m2 ) '
2k
64 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

Si noti che, per lantisimmetria di V , si ha che


0 = V 00 = 0
il che implica che V0 non ha il ruolo di variabile dinamica, bens di costante 21 . Questo significa
che i gradi di libert fisici sono solamente le tre componente V1 ,V2 e V3 di V .
Calcoliamo allora la densit hamiltoniana:
H = (0V ) L =
1 1 1 1
= 0 0V0 + i 0Vi + V 0iV0i + V i jVi j m2V 0V0 m2V iVi
| {z } 2 4 2 2
0
Sfruttando la definizione di momento coniugato e il fatto che quando si abbassa un indice
spaziale si ottiene un cambio di segno, allora la densit hamiltoniana si pu riscrivere come
1 1 1 1
H = i2 i iV0 + Vi2j + mVi2 m2V02
2 4 2 2
Poich i iV0 = i (V0 ) + (i i )V0 allora possiamo definire la densit hamiltoniana come
1 1 1
H = i2 + Vi2j + m2Vi2 (2.69)
2 4 2
dove abbiamo buttato via la tridivergenza, assolutamente ininfluente per il calcolo dellhamil-
toniana, e il termine 21 m2V02 , poich V0 , essendo una costante e non una variabile dinamica,
possiamo metterla a 0.
Si noti che la densit hamiltoniana definita positiva e questo dovuto ai segni opportunamen-
te scelti della densit lagrangiana 2.60. La densit hamiltoniana dipende poi dai soli gradi di
libert spaziali che, come detto, sono gli unici con un significato fisico.

ESERCIZIO: dimostrare che la densit hamiltoniana che si ricava dalla densit lagrangiana
2.59 non definita positiva e che la densit lagrangiana 2.59 porta ad avere come equazioni del
moto le equazioni di Klei-Gordon 1.20.

ESERCIZIO: dimostrare che la corrente di Nther associata allinvarianza per traslazioni spazio-
temporali
1 1
T = V V + V V m2 V V

4 2
e che Z
H = d 3 xT 00

ESERCIZIO: dimostrare che la corrente di Nther associata allinvarianza per trasformazioni


del gruppo di Lorenz (rotazioni)

J( ) = (x T x T ) + (V V V V )
e la carica conservata
Z Z
3
L + S d x(x p x p ) + d 3 x(V0V V0V )

con S d 3 x(V0V V0V ) loperatore di spin 1.


R

21 Questo provoca la non covarianza della teoria di campo.


2.3. TEORIA LAGRANGIANA (CLASSICA) PER UN CAMPO SCALARE (RELATIVISTICO)65

Caso massless (m = 0)
Passiamo ora al caso massless (m = 0). La teoria di campo che vogliamo costruire dovr pre-
sentare come equazioni del moto le equazioni di Maxwell: si tratta della teoria di campo dell
elettromagnetismo. Le equazioni di Maxwell in forma covariante necessitano della definizione
di tre oggetti:

1. il tensore elettromagnetico 22
(
F 0i = E i
F = (2.70)
F i j = i jk Bk

il quale antisimmetrico;

2. il tensore elettromagnetico duale

1
F = F (2.71)
2

3. la quadricorrente
J = (, ~j)

In questo modo le equazioni di Maxwell in forma covariante sono

F = J F = 0 (2.72)

La prima equazione implica la conservazione della quadricorrente J : prendendone infatti la


quadridivergenza risulta F = 0 in quanto il tensore F antisimmetrico nei due indici
, mentre simmetrico. Questo implica dunque che J = 0.
Definendo a questo punto il quadripotenziale A (x) tale che

F = A A (2.73)

allora la seconda equazione immediatamente verificata, fornendo lidentit per gli stessi
argomenti di contrazione tra tensori. In questo caso la prima equazione di Maxwell diventa

A ( A ) = J

Limitandosi al caso della teoria libera (J = 0), in assenza cio di cariche nello spazio, le
equazioni di Maxwell si riducono a

A ( A ) = 0 (2.74)

Sviluppiamo dunque una teoria lagrangiana elettromagnetica libera, le cui equazioi di Eulero-
Lagrange siano insomma le 2.74. La cosa pi facile da fare definire la lagrangiana dellelet-
tromagnetismo come quella di una teoria di campo vettoriale massivo imponendo per m = 0.
In questo modo:
1
LEM = F F (2.75)
4
22 NB: il tensore elettromagnetico che avevamo visto a suo tempo definito con un segno - rispetto alla
definizione 2.70, ripercuptendosi anche sulle equazioni di Maxwell (la quadricorrente ha un segno -).
66 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

Le equazioni del moto sono esattamente le equazioni di Maxwell libere: infatti


LEM LEM
0= + = = A ( A )
A A
Nel caso massivo, come visto, prendere la quadridivergenza dellequazione del moto portava al-
lintroduzione di un vincolo che diminuiva i gradi di libert del sistema, oltre che alla riscrittura
delle equazioni del moto stesse (vedi 2.62). In questo caso, invece, applicare la quadridivergen-
za sullequazione del moto porta allidentit A = a e questo mantiene a 4 il numero di
gradi di libert del nostro sistema, che sono le 4 componenti del quadrivettore A (x).
La differenza principale tra caso massivo e massless che, nel secondo caso, la teoria preve-
de una simmetria in pi: si tratta di una simmetria di gauge. Dato il quadrivettore A (x), la
trasformazione 23
0
A (x) = A + (x) (2.76)
con (x) una generica funzione reale, detta trasformazione di gauge. Come si pu notare, si
tratta di una trasformazione locale: il parametro della trasformazione dipende infatti dal punto
x scelto.
Dimostriamo linvarianza del tensore elettromagnetico sotto tale trasformazione:
0 0 0
F = A A = F + = F

Questo implica linvarianza della lagrangiana, dunque delle equazioni di Maxwell libere, sotto
trasformazioni di gauge. Si noti che nel caso massivo la teoria non invariante sotto trasforma-
zioni di gauge, non essendolo il termine 21 m2V m uV della lagrangiana 2.59.
La scelta della gauge dunque non fisica, in quanto loperazione di gauge fixing non modifica
la fisica descritta dalla teoria. La gauge pi semplice da scegliere la gauge di Coulomb
~ ~A = 0

Si tratta di una condizione di gauge fixing esplicitamente non relativistica. Nel caso di una teoria
libera, essa implica la possibilit di porre A0 = 0. In definitiva, nel caso di nostro interesse, la
gauge di Coulomb corrisponde ad imporre
~ ~A = 0, A0 = 0 (2.77)

Nella gauge di Coulomb le equazioni del moto per una teoria di campo massless 2.74 si riducono
alle equazioni di Klein-Gordon
A = 0
A0 + ~
in quanto ( A ) = (0 |{z} ~A) = 0. Le soluzioni di questa equazione le conosciamo
|{z}
0 0
e sono della forma
1 d3k 3
Z  
ikx ikx
A (x) = (k) a (k)e + a (k)e k0=|~k|
(2)3/2 2k =0 ( )

avendo supposto che i vettori di polarizzazione ( ) siano reali24 . Le condizioni di gauge di
Coulomb implicano che:
23 ATTENZIONE: vedi anche la nota relativa alla trasformazione di gauge con segno invertito nel caso di teorie
con interazione (vedi 3.14).
24 Si ricordi che lindice indica le possibili polarizzazioni del quadripotenziale che, in generale, sono 4.
2.3. TEORIA LAGRANGIANA (CLASSICA) PER UN CAMPO SCALARE (RELATIVISTICO)67

A0 = 0 implica
0
( ) = 0, = 0, 1, 2, 3
ossia tutti i vettori di polarizzazione hanno componente temporale nulla;

~ ~A = 0 implica
~k ~( ) = 0, = 0, 1, 2, 3
cio il vettore ~( ) ortogonale alla direzione del moto della particella descritta dal campo
A (x) .

Fissando in particolare che la direzione del moto del fotone sia lungo lasse z allora gli unici
vettori di polarizzazione non nulli sono
(

1 = (0, 1, 0, 0)
con k = (k0 , 0, 0, |~k|) (2.78)
2 = (0, 0, 1, 0)

Questo significa che il fotone pu possedere solo polarizzazione trasversale e non longitudinale,
come precedentemente anticipato: i vettori di polarizzazione di cui sopra sono dunque i due
gradi di libert richiesti per descrivere il fotone ed essi, nel caso della teoria di campo vettoriale
massless, emergono dallinvarianza sotto traformazioni di gauge.
Normalmente nel caso relativistico si usa imporre la gauge di Lorenz

A = 0 (2.79)

la quale esplicitamente covariante. Si osservi che:

1. partendo da un generico A (x) sempre possibile ricavare una quadripotenziale che sod-
disfi la gauge di Lorenz attraverso unopportuna trasformazione di gauge, ossia sceglien-
do opportunamente la funzione (x). Se infatti A (x) in generale non soddisfa la gauge
0
di Lorenz, il quadrivettore A (x) = A (x) + (x) soddisfa la gauge di Lorenz se la
funzione (x) soddisfa la condizione  = A . Infatti:
0
0 = A = A +   = A

2. loperazione di gauge fixing in questo caso prevede la presenza di una gauge residua:
infatti, se oltre alla traformazione di gauge 2.76 effettuiamo una seconda trasformazione
di gauge
00 0
A = A +
che debba ancora soddisfare la gauge di Lorenz, allora
00 0
0 = A = A + 
0
la quale implica  = 0, visto che A = 0 in quanto soddisfacente per ipotesi la
condizione 1.34. Questultima condizione non fissa completamente la funzione (x), la
quale dunque costituisce un grado di libert del nostro sistema. In questo modo, la teoria
di campo in esame non descrive 2 gradi di libert, bens 3.

Anche nel caso della gauge di Lorenz le equazioni del moto della teoria sono le equazioni di
Klein-Gordon
A = 0
68 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

In questo caso, per, le soluzioni A (x) devono descrivere 3 gradi di libert, dunque avranno la
stessa forma delle soluzioni della teoria del caso massivo. In tal caso, tuttavia, uno dei 3 vettori
di polarizzazione non avr significato fisico.

Passando alla costruzione della teoria hamiltoniana, mantenendo valida la gauge di Lorenz, ci si
rende immediatamente conto della necessit di dover modificare qualcosa. I momenti coniugati
LEM
= = F 0
0 A
sono, per lantisimmetria del tensore elettromagnetico, tali che
0 = F 00 = 0
quindi loperazione di gauge fixing di Lorenz sottrae a A0 il ruolo di variabile dinamica. Que-
sto implica una differenziazione tra i vincoli da imporre sulla componente temporale e quelli
da imporre sulle componenti spaziali del quadrivettore A (x), con conseguente perdita della
covarianza della teoria. In questo caso varrebbe allora la pena di operare direttamente con la
condizione di gauge fixing di Coulomb, la quale per non covariante.

Per risolvere la questione riscriviamo la lagrangiana 2.75 aggiungendovi un termine di gauge


fixing: costruiamo cio una teoria di campo vettoriale massless differente da quella elettroma-
gnetica, descritta da una lagrangiana del tipo
L = LEM + LGF
Ora, visto che la condizione di gauge voluta quella di Lorenz, scriviamo la lagrangiana nel
modo seguente:
1 1
L = F F ( A )2 (2.80)
4 2
con xi parametro arbitrario, dove LGF = 2 1
( A )2 la lagrangiana di gauge fixing che
"assomiglia" in forma alla condizione di gauge fizing di Lorenz. Questultima non invariante
sotto trasformazioni di gauge, dunque non lo neppure la lagrangiana 2.80, quindi la teoria
di campo che stiamo sviluppando non pu essere quella elettromagnetica che, invece, gauge
invariante. Le equazioni di Eulero-Lagrange relative a questa lagrangiana sono (verificare)
L L
   
1
0= + =  A = 0
A A
Data larbitrariet del parametro possiamo fissarlo al valore che vogliamo. Imponendo la
condizione di gauge fixing residua di Feynman
=1 (2.81)
le equazioni del moto associata alla lagrangiana 2.80 lequazione di Klein-Gordon per un
campo vettoriale massless:
A = 0 ( = 1)

ESERCIZIO: verificare che la lagrangiana


 
0 1 1 1
L = ( A )( A ) + ( A )2
2 2
2.3. TEORIA LAGRANGIANA (CLASSICA) PER UN CAMPO SCALARE (RELATIVISTICO)69

equivalente alla 2.80.

Scegliamo dunque come densit lagrangiana


1
L = ( A )( A ) , ( = 1)
2
che corrisponde alla L 0 con lapplicazione della condizione di gauge fixing residua di Feynman.
Ad essa associata lequazione di Eulero-Lagrange

A = 0

La soluzione generale della forma

1 d3k 3
Z  
ikx ikx
A (x) = (k) a (k)e + a (k)e
(2)3/2 2k =0 ( )
k0 =|~k|


con i vettori di polarizzazione ( ) (k) supposti reali. Definiamo poi

1 d3k 3
Z
( ) (k)a (k)eikx

A+
(2)3/2 2k =0

1 d3k 3
Z
(k)a (k)eikx

A
(2)3/2 2k =0 ( )
Essi descrivono 4 gradi di libert e soddisfano le condizioni seguenti:

( ) (k)( 0 ) = 0 (ortogonalit) (2.82)

3

( )(k)( ) = (completezza) (2.83)
=0
Definendo un quadrivettore di tipo tempo di modulo unitario n tale che

k n 6= 0

ossia un vettore del tipo


n = (1, 0, 0, 0)
e fissando
k = (k0 , 0, 0, |k|)
cio identificando con lasse z la direzione del moto, possiamo scrivere i vettori di polarizzazio-
ne in questo modo:

0 (k) = n (2.84)
detto vettore di polarizzazione scalare;


k (nk)n
3 (k) = (2.85)
nk
detto vettore di polarizzazione longitudinale;
70 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

(1,2)
(k) tali che (
(1,2) (1,2)
k = n
(2.86)
~ (1,2) ~ (1,2) = 1
detti vettori di polarizzazione trasversale (ovviamente ortogonali a k ), della forma
2.78.
ESERCIZIO: verificare le propriet di ortogonalit e completezza.

Costruiamo ora la teoria hamiltoniana. Il momento coniugato (x)


L
= = 0 A
0 A
che in generale ha componenti non nulle. Questo implica che tutte 4 le componenti del qua-
dripotenziale A (x) sono variabili dinamiche, costituendo dunque dei campi fisici. La densit
hamiltoniana (verificare)
1 i 2
H = (0 A ) L = ( ) + ( i A j )2 ( 0 )2 ( i A0 )2

(2.87)
2
Come si pu notare, essa non definita positiva25 .
Le parentesi di Poisson sono (verificare)
( 
A (x), A (y) t = (x), (y) t = 0
A (x), (y) t = 3 (x y)


e le equazioni di Hamilton sono

A (x) = A (x), H t
 
(x) = (x), H t

2.4 Quantizzazione canonica di una teoria di campo relativi-


stica
2.4.1 Sistemi con un numero finito di gradi di libert
Un sistema costituito da un numero finito di gradi di libert (particelle) caratterizzato da una
e, una volta definito il momento coniugato p = Lq , da una hamiltoniana
lagrangiana L(q, q)
H(p, q) = pq L. Esistono inoltre due "set" di parentesi di Poisson:
i. le equazioni di Hamilton 2.10;

ii. le parentesi di Poisson tra coordinate e momenti coniugati 2.12 e 2.13.


Essi ci permettono di definire le prescrizioni della quantizzazione canonica:
i. le variabili (qi , pi ) si sostituiscono con due operatori (Xi , Pi ):

(qi , pi ) (Xi , Pi ) (2.88)


25 Nonostante questo sia, in effetti, un problema, proseguiamo con la trattazione: la questione verr risolta in
seguito.
2.4. QUANTIZZAZIONE CANONICA DI UNA TEORIA DI CAMPO RELATIVISTICA 71

ii. le parentesi di Poisson a tempo fissato vengono sostituite dal commutatore a tempo fissato
tra gli operatori:
i
{, }t [, ]t (2.89)
h
Da tutto ci segue che:

1. le equazioni di Hamilton 2.10 diventano

dX i dP i
= [X, H]t = [P, H]t (2.90)
dt h dt h
Queste sono le equazioni che definiscono levoluzione temporale degli operatori X e P,
cio le equazioni del moto in visuale di Heisenberg (stati fissi, osservabili variabili nel
tempo);

2. le relazioni 2.12 e 2.13 forniscono le condizioni di quantizzazione canonica


(   
Xi , X j = 0 = Pi , Pj
  (2.91)
Xi , Pj = ihi j

2.4.2 Sistemi con un numero infinito di gradi di libert: i campi


Un sistema costituito da un numero infinito di gradi di libert (particelle) caratterizzato da una
lagrangiana L (, ) e, una volta definito il momento coniugato = L , da una densit
0
hamiltoniana H = 0 L . In tal caso, i due "set" di parentesi di Poisson sono:

i. le equazioni di Hamilton 2.26;

ii. le parentesi di Poisson tra campi e campi coniugati 2.27 e 2.28.

Ora, la quantizzazione canonica ha le seguenti prescrizioni:

):
i. i campi classici (, ) si sostituiscono con due operatori (,

(, ) (,
)
(2.92)

ii. le parentesi di Poisson a tempo fissato tra i campi classici vengono sostituite dal commu-
tatore a tempo fissato tra gli operatori:

{, }t i[, ]t (h = 1) (2.93)

Da tutto ci segue che:

1. le equazioni di Hamilton 2.26 diventano

d d
H t H t
   
= i , = i , (h = 1) (2.94)
dt dt
dove H loperatore hamiltoniano. Queste sono le equazioni che definiscono levoluzione
temporale degli operatori e , cio le equazioni del moto in visuale di Heisenberg (stati
fissi, osservabili variabili nel tempo);
72 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

2. le relazioni 2.27 e 2.28 forniscono le condizioni di quantizzazione canonica26 )


(
x,t), (~
[(~ y,t)] = 0 = [(~
x,t), (~
y,t)]
3
(2.96)
y,t)] = i (~x ~y) (h = 1)
x,t), (~
[(~

2.4.3 Campo reale scalare libero


Nel caso di una teoria libera di campo scalare reale le equazioni del moto coincidono con le
equazioni di Klein-Gordon 1.20, le cui soluzioni reali sono 1.27. Dato che, per la prescrizione
2.92 i campi e devono diventare operatori, allora la stessa cosa avverr per a(~k) e a (~k):
~k) e a+ (~k). In virt di ci:
essi diventano gli operatori hermitiani a(

1 d 3 k h ~ ikx i
Z

(x) = k)e
a( + ~
+ a (k)e ikx
(2)3/2 2k 0
k =k

i d3k i
Z h
ikx

(x) = ~k)e
k a( a (~k)e
+ ikx
(2)3/2 2k 0
k =k
con
d3x

1
Z
ipx

p) =
a(~ + i(x)]
[ p (x) e
(2)3/2 2k p0 = p


1 d3x
Z
a+ (~p) = i (x)
[ p (x) ]eipx

(2)3/2 2k |{z} |{z}
+ (x) + (x) 0
p = p
27

Questo ci permette di trovare (esercizio) le condizioni di quantizzazione nello spazio dei mo-
menti (
[a(~p), a(~k)]t = 0 = [a+ (~p), a+ (~k)]t
(2.97)
[a(~p), a+ (~k)]t = 3 (~p ~k)
dalle quali si ricavano le 2.96, e viceversa.
Le condizioni di quantizzazione 2.97 generalizzano le equazioni di un oscillatore armonico
per un sistema con infiniti gradi di libert. Invece di prendere degli operatori continui a(p)
prendiamo degli operatori discreti a p le relazioni 2.97 diventano
(
+
[a p , ak ]t = 0 = [a+
p , ak )]t
[a p , a+
k ]t = pk

ossia a p e ak , poich commutano, consistono in due oscillatori armonici indipendenti.


Dora in avanti a(~k) e a+ (~k) assumeranno rispettivamente il ruolo di operatore di distruzione e
26
Queste valgono solamente per un solo campo e il suo coniugato . Nel caso di N campi 1 , . . . , N , i cui
campi coniugati sono 1 , . . . , N , le relazioni 2.96 si generalizzano:
(
[i (~x,t), j (~y,t)] = 0 = [i (~x,t), j (~y,t)]
(2.95)
[i (~x,t), j (~y,t)] = ih 3 (~x ~y)i j (h = 1)

27
Da questo momento in avanti si ometter il "cappuccio" visto che le quantit in considerazione sono
inequivocabilmente operatori quantistici.
2.4. QUANTIZZAZIONE CANONICA DI UNA TEORIA DI CAMPO RELATIVISTICA 73

creazione.
Definiamo loperatore densit numero

N (k) = a+ (k)a(k) (2.98)

che soddisfa le seguenti propriet:

N + (k) = N (k) hermitiano (2.99)


(
[N (k), a(p)] = a(p) 3 (~k ~p)
(2.100)
[N (k), a+ (p)] = a+ (p) 3 (~k ~p)
e loperatore numero Z
N= N (k)d 3 k (2.101)

il quale soddisfa le propriet seguenti:

N + (k) = N(k) hermitiano (2.102)


(
[N, a(p)] = a(p)
(2.103)
[N, a+ (p)] = a+ (p)
In virt di ci valutiamo nel dettaglio lhamiltoniano. Considerando la densit hamiltoniana
2.47 si calcola che
1
Z Z
d 3 xH = k a+ (k)a(k) + a(k)a+ (k) d 3 k

H=
2
che per i commutatori 2.97 diventa28
1
Z Z
H= k N (k)d k + 3
k [a(k), a+ (k)]d 3 k
2
Ora, la seconda quantit in realt diverge allinfinito: infatti, per i commutatori 2.97 abbiamo
che Z Z Z
+
k [a(k), a (k)]d k = k (0)d k = (0) k d 3 k =
3 3 3 3

integrando su uninfinit di stati. Questo termine, tuttavia, del tutto eliminabile29 . Infatti,
considerando la quantit equivalente nel caso finito abbiamo
N
i = C
i=1
28 ATTENZIONE: noi qui stiamo ragionando sin dallinizio in termini quantistici, ossia consideriamo a e il suo
coniugato gi in versione operatoriale quantistica (perci il coniugato di a diventa a+ , cio laggiunto), quindi
gli operatori a e a+ non commutano. Questo, come si vede immediatamente, porta ad una anomalia, seppur
eliminabile, relativa allenergia dello stato fondamentale. Se invece noi avessimo ragionato in termini classici sino
alla fine del conto, considerando cio a e il suo coniugato come delle funzioni, che quindi commutano, avremmo
ottenuto H = k a+ (k)a(k)d 3 k = k N (k)d 3 k, per poi passare solo ora in ambito quantistico considerando H
R R

come loperatore hamiltoniano. Noi faremo la stessa cosa restando sin dallinizio in ambito quantistico, ma solo
dopo aver "buttato via" il termine aggiuntivo che ci resta, oppure, analogamente, definendo il prodotto ordinato
normale.
29 Qualora si riuscisse a quantizzare la gravit ci non sarebbe pi possibile, visto che a tale energia infinita

corrisponderebbe una certa massa infinita, da inserire opportunamente nella teoria.


74 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

con C costante arbitraria. Questo termine quindi definibile come il livello energetico dello
stato forndamentale, il quale pu arbitrariamente essere messo a 0: cos come si fa nella trat-
tazione delloscillatore armonico quantistico, la quantit di interesse infatti la differenza di
energia rispetto allo stato fondamentale.
In maniera del tutto analoga, loperatore momento
1
Z Z
(i ) d 3 x = ki a+ (k)a(k) + a(k)a+ (k) d 3 k

Pi =
2
cio
1
Z Z
Pi = ki N (k)d k + ki [a(k), a+ (k)]d 3 k
3
2
con il secondo termine, interpretabile come il trimomento dello stato fondamentale, viene "but-
tato via" con le stesse argomentazioni di prima. In definitiva, per un campo scalare reale gli
operatori hamiltoniano e trimomento sono
Z
H= k N (k)d 3 k (2.104)
Z
Pi = ki N (k)d 3 k (2.105)

ossia il quadrimomento Z

P = k N (k)d 3 k (2.106)

Dunque, lenergia del sistema in sostanza la somma dei prodotti delle energie relative ai sin-
goli stati moltiplicate per il rispettivo numero di occupazione dello stato stesso e, analogamente,
il trimomento del sistema la somma dei prodotti dei trimomenti relativi ai singoli stati molti-
plicati per il rispettivo numero di occupazione dello stato stesso.

Come abbiamo detto, il termine di energia/trimomento dello stato fondamentale emerge a causa
del fatto che gli operatori di creazione e distruzione non commutano, ma soddisfano la propriet
2.97. Per eliminare formalmente questo termine di ambiguit, definiamo il prodotto ordinato
normale: dato un generico operatore nello spazio dei momenti A , ossia scritto in funzione
degli operatori di creazione a+ e distruzione a mettiamo a sinistra tutti i termini di creazione e
a destra i termini di distruzione, formalmente

: A : (a+ +
k1 . . . akN )(ak1 . . . akN ) (2.107)

Agli effetti pratici, questo significa sostituire dei termini del tipo aa+ con a+ a. In particolare,
nel caso dellhamiltoniano:
1
Z
k a+ (k)a(k) + a(k)a+ (k) d 3 k :=

: H : =:
2Z
1
k a+ (k)a(k) + a+ (k)a(k) d 3 k

=
Z2 Z
= k a (k)a(k) d k = k N (k)d 3 k
+
 3

che esattamente 2.104. In definitiva, il prodotto normale tutti gli operatori nello spazio dei
momenti commutano. Nonostante questo, lalgebra che stiamo considerando non viene modifi-
cata, cio invariante per prodotto ordinato normale.
2.4. QUANTIZZAZIONE CANONICA DI UNA TEORIA DI CAMPO RELATIVISTICA 75

sino ad ora non abbiamo specificato nulla sullo spazio di Hilbert dei momenti su cui gli opera-
tori di distruzione e creazione agiscono. Lo spazio di Hilbert in questione il cosiddetto spazio
di Fock, la cui definizione operativa la seguente:

1. definiamo uno stato di vuoto |0i tale che

N (k)|0i = 0 k (2.108)

ossia lo stato che viene annichilato dalloperatore densit numero. |0i chiamato stato di
vuoto perch:

dalla 2.108 deriva subito che


N|0i = 0
cio ha numero di occupazione30 0;
dalla 2.104 deriva
H|0i = 0
cio ha energia nulla;
dalla 2.105 deriva
Pi |0i = 0
cio ha trimomento nullo;

2. lo spazio di Fock lo spazio di Hilbert che si ottiene applicando la costruzione a+ in


maniera ripetitiva sullo stato di vuoto:

|n1 n2 . . . nl i = C(a+ (k1 ))n1 (a+ (k2 ))n2 . . . (a+ (kl ))nl (2.109)

con C costante di normalizzazione31 .

Valutiamo alcuni stati particolari dello spazio di Fock:

consideriamo lo stato
|1(p)i = Ca+ (p)|0i (2.110)
Vediamo qual il suo numero di occupazione:
Z
N|1(p)i = C N a+ (p)|0id 3 k

il quale, per la relazione 2.103, diventa

N|1(p)i = Ca+ (p)|0i = |1(k)i

Dunque, lo stato |1(k)i ha numero di occupazione pari a 1. In maniera del tutto analoga
sono
H|1(k)i = p |1(k)i Pi |1(k)i = pi |1(k)i
cio ha energia e trimomento rispettivamente pari a p e pi .
Da un punto di vista fisico, interpretiamo lo stato 2.110 come lo stato rappresentante una
particella di energia p e trimomento pi , i = 1, 2, 3;
30 ...cio lautovalore delloperatore numero
31 Vedremo tra poco in che modo si definisce.
76 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

lo stato
|n(k)i = C(a+ (p))n |0i (2.111)
fisicamente interpretabile dunque come lo stato rappresentante n particelle identiche di
energia p e trimomento pi , i = 1, 2, 3. Infatti si vede facilmente che

N|n(k)i = n|n(k)i H|n(k)i = n p |n(k)i Pi |n(k)i = npi |n(k)i

Si tratta di particelle identich poich possiedono la stessa massa, poich avendo stessa
energia e momento automaticamente hanno la stessa massa, in base alla relazione p =
p
M 2 + |~p|2 . tutto questo significa necessariamente che la nostra trattazione riguarda
esclusivamente bosoni e lesistenza di particelle identiche deriva dalle particolari regole
di commutazione tra a e a+ . Nel caso fermionico, infatti, il principio di esclusione di
Pauli escluderebbe lesistenza di particelle identiche;

lo stato
|n1(p1 )n2 (p2 )i = C(a+ (p1 ))n1 (a+ (p2 ))n2 |0i (2.112)
fisicamente interpretabile dunque come lo stato rappresentante n1 particelle identiche
di energia p1 e trimomento pi1 , i = 1, 2, 3 pi n2 particelle identiche di energia p2 e
trimomento pi2 , i = 1, 2, 3. Infatti:

N|n1 (p1 )n2 (p2 )i = (n1 + n2 )|n1 (p1 )n2 (p2 )i

H|n1 (p1 )n2 (p2 )i = ( p1 + p2 )|n1 (p1 )n2 (p2 )i


Pi |n1 (p1 )n2 (p2 )i = (pi1 + pi2 )|n1 (p1 )n2 (p2 )i

Ora, qual il significato del campo ? Dato che la teoria di campo studiata quella per un
campo scalare reale libero, allora corrisponde alla soluzione reale delle equazioni di Klein-
Gordon 1.27, la quale si pu scrivere come

= 1 + 2

con
d 3 k ~ ikx

1
Z
+ (x) = a(k)e
(2)3/2 2k 0
k =k

d 3 k + ~ ikx

1
Z
(x) = a (k)e
(2)3/2 2k k0 =k
Notiamo ora che
h0|1(p)i = h0|(a+ (p)|0i) = (h0|a( p))|0i = 0
Tuttavia:
1 d3k
Z
h0|+ (x)|1(p)i = 3/2
h0|a(k)eikx a+ (p)|0i =
(2) 2k
1 d3k 3 ~ 1 eikx
Z
ikx
= (k ~
p)e = p
(2)3/2 2k (2)3/2 2 p

il che implica che + (x)|1(p)i |0i, cio + distrugge una particella nel punto x. Analoga-
mente, si mostra che (x)|0i |1(p)i, cio crea una particella nel punto x. In definitiva,
+ e sono rispettivamente le trasformate di Fourier di a e a+ .
2.4. QUANTIZZAZIONE CANONICA DI UNA TEORIA DI CAMPO RELATIVISTICA 77

Vediamo ora come fissare le costanti di normalizzazione presenti nelle definizioni degli stati
nello spazio di Fock. Lassunzione preliminare che lo stato di vuoto sia normalizzato:

h0|0i = 1

Sulla base di ci, considerando lo stato di 1 particella 2.110 allora, per le relazioni di commu-
tazione 2.97
h1(k)|1(p)i = C2 h0|a(k)a+ (p)|0i = 3 (~k ~p)C2
Ma la delta tridimensionale non un oggetto invariante sotto trasformazioni del gruppo di Lo-
renz, quindi la costante C deve essere scelta nella maniera opportuna. La costante di normaliz-
zazione fissata per lo stato 2.110 dunque

C = (2)3/2 2 p
p
(2.113)

In questo modo32

2 p 2k 3 (~k ~p) = (2)3 2 p 3 (~k ~p)


p
h1(k)|1(p)i = (2)3
p

il quale un oggetto invariante sotto trasformazioni del sottogruppo proprio di Lorenz 33 .

Sino ad ora ci siamo semplicemente preoccupati di quantizzare la nostra teoria, senza preoc-
cuparci di verificare se quanto detto fosse compatibile con il principio di relativit ristretta.
Vediamo ora che, in realt, quanto fatto sino ad ora coerente con il principio di relativit ri-
stretta, ossia che la teoria costruita con i commutatori a tempo fissato covariante.
Consideriamo il commutatore covariante

D(x y) = [(x), (y)] (2.114)

ossia lestensione quadridimensionale dei commutatori 2.96, definiti a tempo fissato34 .


Calcoliamo esplicitamente il commutatore 2.114, ricordando che = 1 + 2 :

D(x y) = [+ (x), + (y)] + [+ (x), (y)] + [ (x), + (y)] + [ (x), (y)]

Dato che + lantitrasformata di Fourier di a, quindi a e, analogamente, a+ , allora


per le regole di commutazione 2.97 si ha che il primo e il quarto commutatore vanno a zero,
perci:
D(x y) = [+ (x), (y)] + [ (x), + (y)]
32 NB: vale la propriet
f (x) (x y) = f (y) (x y)

33 Questa affermazione sar una diretta conseguenza di un risultato che vedremo tra poco.
34 Tali commutatori sono definiti per intervalli di tipo spazio: essendo infatti il campo valutato nellistante t
in due punti spaziali differenti ~x e ~y allora

ds2 = dt 2 c2 |~x|2 = c2 |~x|2 < 0


78 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

Le condizioni 2.97 implicano anche che





d3k d 3 p ikx ipy

1
Z Z
[a(k), a+ (p)]

D+ (x y) = [+ (x), (y)] = e e =

(2)3
p
2k 2 p | {z }
3 (~k~p)
p0 = p
k0 =k
d3k

1
Z
ik(xy)

= e
(2)3 2k
k0 =k

e in maniera del tutto analoga:


d 3 k ik(xy)

1
Z
D (x y) = [ (x), + (y)] = e
(2)3 2k
k0 =k

Questi due commutatori sono covarianti, perch tali sono gli esponenziali e perch tale la
misura. Considerata infatti una generica funzione scalare f (k), allora vale la relazione
Z 3 Z 3
d k d k 4 2
(k m2 ) (k0 ) f (k)

f (k)
=
2k k0 =k 2 k | {z }
k0 =k

Questa quantit e invariante sotto trasformazioni del sottogruppo proprio di Lorenz. Infatti:
d 4 k0 = | det 4 4
| {z} |d k = d k;
1

4 (k2 m2 ) invariante in quanto lo sono k2 = (k0 )2 |~k|2 e m2 ;


la funzione di Heaviside (
1, k0 0
(k0 )
0, k0 < 0
non invariante sotto una generica trasformazione di Lorenz, ma limitandosi ad un intor-
no dellidentit invariante sotto le trasformazioni di Lorenz che non modificano il segno
di k0 , quindi sotto le trasformazioni del sottogruppo proprio di Lorenz.
Perci, i seguenti commutatori
1 d3k 4 2
Z
D+ (x y) = [+ (x), (y)] = (k m2 ) (k0 )eik(xy) (2.115)
(2)3 2k
1 d3k 4 2
Z
D (x y) = [ (x), + (y)] = (k m2 ) (k0 )eik(xy) (2.116)
(2)3 2k
sono covarianti sotto trasformazioni del sottogruppo proprio di Lorenz, cos anche il commu-
tatore 2.114.
Definiti i circuiti orari C+ e C rispettivamente attorno ai punti (k , 0) e (k , 0) nel piano
complesso (x, y) = ((k0 ), (k0 )) allora i due commutatori precedenti possono essere riscritti
tramite integrali complessi:
i eik(xy) 4
I
D+ (x y) = [+ (x), (y)] = d k (2.117)
(2)4 2
C+ k m
2

i eik(xy) 4
I
D (x y) = [ (x), + (y)] = d k (2.118)
(2)4 2
C k m
2
2.4. QUANTIZZAZIONE CANONICA DI UNA TEORIA DI CAMPO RELATIVISTICA 79

Covarianza e microcausalit
Abbiamo dimostrato che per un intervallo di tipo spazio vale il commutatore 2.96
[(~x,t), (~y,t)] = 0
e la sua estensione quadridimensionale covariante 2.114
D(x y) = [(x), (y)]
per consistenza deve essere, per ogni intervallo (x y)2 < 0 (tipo spazio)
D(x y) = [(x), (y)] = 0
Questo significa che il campo nel punto x totalmente scorrelato al campo nel punto y, essen-
do commutativi. Questa propriet detta microcausalit: consistentemente con il principio
di relativit ristretta, due punti nello spazio-tempo di Minkowski sono connessi causalmente
solamente se possono scambiarsi tra loro un segnale luminoso, ossia se essi costituiscono un
intervallo di tipo luce (x y)2 = 0 o di tipo tempo (x y)2 > 0.

2.4.4 Campo scalare complesso libero


Nel caso di una teoria di campo scalare complesso la condizione 2.92 deve essere applicata per
ciascuna coppia di campi coniugati. Essendovi dunque sia i campi (, ) che i campi complessi
coniugati ( , ) la teoria di campo considerata dipender dalle coppie di operatori aggiunti
e ( + , + ). Omettendo ora il simbolo , la condizione di quantizzazione canonica 2.93
)
(,
prevede che tutti i commutatori tra gli operatori , + , , + siano nulli, eccezion fatta per i
seguenti casi:
[(x), (y)]t = [ + (x), + (y)]t = i 3 (x y) (h = 1)
Considerando in particolare la teoria di campo libero, lequazione del moto diventa lequazione
di Klein-Gordon 1.20, le cui soluzioni complesse sono della forma 1.26 (dove , a e b vengono
a e b + ) e
sostituiti dagli operatori ,
r 
i
Z
3 k + ikx ikx

= d k a (k)e be

(x) 3/2 2
0
(2) k =k

Inserendo e nelle precedenti regole di commutazione risulta che tutti i commutatori con le
varie combinazioni di a, b + sono nulli, eccezion fatta per i seguenti casi:
a+ , b,
[a(k), a+ (p)]t = [b(k), b+ (p)]t = 3 (k p)
Queste regole di commutazione nello spazio dei momenti individuano due famiglie distinte di
infiniti oscillatori armonici, quindi due operatori di costruzione (a+ , b+ ) e di distruzione (a, b),
cio due famiglie distinte di particelle, le quali tuttavia, soddisfacendo entrambe alla stessa
equazione di Klein-Gordon, possiedono la stessa massa.
A questo punto possiamo scrivere le varie quantit nello spazio dei momenti "sdoppiando"
quelle trovate nel caso reale.
Definiamo gli operatori densit numero e numero
Z
Na (k) = a (k)a(k) Na =
+
d 3 kNa
Z
Nb (k) = b (k)b(k) Nb =
+
d 3 kNb
i quali soddisfano entrambi le propriet di commutazione 2.100 e 2.103.
80 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

Data la forma 2.51 e sostituendovi le forme esplicite dei vari campi, loperatore hamilto-
niano Z
H = d 3 kk (Na (k) + Nb (k)) + INF

analogamente a quanto visto nel caso reale. In virt della relazione 2.107, possiamo
definire loperatore hamiltoniano normalmente ordinato
Z
: H := d 3 kk (Na (k) + Nb (k))

Analogamente, il trimomento normalmente ordinato


Z
: Pi := d 3 kki (Na (k) + Nb (k))

A questo punto possiamo costruire lo spazio di Fock a partire dallo stato di vuoto |0i tale
da annichilare entrambi gli operatori di densit numero:
(
Na (k)|0i = 0
(2.119)
Nb (k)|0i = 0

In particolare, possiamo definire lo stato


n n
(a+ (p)) (b+ (p))
|n(p), n(k)i = |0i (2.120)
n!
n!
Questo lo stato che individua un sistema costituito da n particelle di tipo a e n particelle
di tipo b, costruito sottoponendo lo stato di vuoto allazione delloperatore di costruzione
a+ per le particelle di tipo a per n volte e allazione delloperatore di costruzione b+ per
le particelle di tipo b per n volte. Le particelle a e b si differenziano per la carica elettrica.
Scriviamo esplicitamente la carica di Nther associata alla simmetria U(1) del sistema:
allora, dalla relazione 2.55 si ottiene
Z
Q = iq d 3 x( )

che definito come operatore normalmente ordinato, sostituendo lespressione esplicita dei
campi, Z
: Q := q d 3 k(Na (k) Nb (k))

evidentemente non definita positiva. Ora, applicando questo operatore allo stato di Fock

di particella singola |1(p)i di tipo a e di particella singola |1(p)i di tipo b si ottiene, grazie
alle relazioni di commutazione 2.100 e 2.103
Z Z
+
Q|1(p)i = q 3
d kNa (k)a (p)|0i d 3 kNb (k)a+ (p)|0i =
Z
+
d 3 k a+ (p)Na (k) |0i =

= qa (p)|0i + q
= q|1(p)i + qa+ (p)Na |0i = q|1(p)i + qa+ (p)0|0i = q|1(p)i

e analogamente

Q|1(p)i
= q|1(p)i
2.4. QUANTIZZAZIONE CANONICA DI UNA TEORIA DI CAMPO RELATIVISTICA 81

Come possiamo notare, dunque, le particelle di tipo a sono autostati delloperatore carica
relativi ad un autovalore opposto rispetto a quello delle particelle di tipo b. Questo implica
dunque che le particelle a e b costituiscono un sistema particella-antiparticella35 .

I commutatori covarianti sono sempre nulli per tutte le combinazioni tra , + , e +


sono tutti nulli, quindi covarianti, tranne i casi [(x), + (y)] e [(x), + (y)]. Analizzando
in particolare il primo caso, abbiamo (con le stesse considerazioni fatte nel caso reale)

[(x), + (y)] = [+ (x),


+ +
(y)] + [ (x), + (x)]

che con considerazioni del tutto analoghe a quelle fatte nel caso reale si dimostra essere
covariante, da cui dunque vale anche la microcausalit.

2.4.5 Quantizzazione canonica della teoria di Dirac


Applichiamo ora le prescrizioni della quantizzazione canonica 2.92 e 2.93 sulla teoria di campo
spinoriale. Le equazioni del moto per i campi (che ricordiamo essere ora degli operatori) sono

= i[(x), H]t = i[(x), H]t

e i commutatori tra i campi diventano

[ (x), (y)]t = [(x), (y)]t = 0

[ (x), (y)]t = i 3 (x y) [ (x), + (y)]t = 3 (x y)


In questo caso lequazione del moto soddisfatta dal sistema lequazione di Dirac, dunque le
soluzioni sono della forma 1.78 e analogamente

1 d3k 2 
Z 
ikx
+ (x) = d
r r (k)v+
(k)e + c+
r (k)u+
r (k)eikx
(2)3/2 2k r=1 k0 =k

Gli operatori di creazione e distruzione sono allora

1 d3x +
Z
cr (k) = ur (k)(x)eikx
(2)3/2 2k

1 d3x +
Z
dr (k) = (k)vr (x)eikx
(2)3/2 2k
Sostituendo le espressioni dei campi nelle regole di commutazione nello spazio ordinario si
ottengono le regole di commutazione nello spazio dei momenti

[cr (k), cs (p)]t = [dr (k), ds (p)]t = 0

[cr (k), ds (p)]t = [dr (k), ds+ (p)]t = 0


[cr (k), c+ + 3
s (p)]t = [dr (k), ds (p)]t = (k p)rs
35 Talvoltale a sono particelle e le b antiparticelle, talvolta il contrario: per esempio, nel caso dellelettrone-
positrone in questo caso le a sono antiparticelle (positroni, carica positiva) e le b le particelle (elettroni, carica
negativa)
82 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

Quanto visto sino ad ora del tutto analogo al caso di una teoria di campo scalare complesso:
esistono infatti due famiglie indipendenti di particelle che rispettano lalgebra degli oscillatori
armonici. Possiamo dunque definire due operatori densit numero differenti che soddisfano
entrambi le propriet di commutazione 2.100:
( (r)
(r) [Nc (k), cs (p)]t = cs (p) 3 (k p)rs
Nc (k) = c+
r (k)cr (k) (r)
[Nc (k), c+ + 3
s (p)]t = cs (p) (k p)rs

( (r)
(r) [Nd (k), ds (p)]t = ds (p) 3 (k p)rs
Nd (k) = dr+ (k)dr (k) (r)
[Nd (k), ds+ (p)]t = ds+ (p) 3 (k p)rs
A questo punto per sorgono due problemi:

1. lavorando nello spazio dei momenti lhamiltoniano risulta


Z 2
d 3 kk c+ +

H= r (k)cr (k) dr (k)dr (k)
r=1

il quale secondo lordinamento normale del prodotto e le regole di commutazione tra gli
operatori di creazione e distruzione diventa
Z 2  
(r) (r)
: H := d 3 kk Nc (k) Nd (k)
r=1

Esso in generale non definito positivo e questo inconsistente con il fatto che un sistema
libero possiede energia non negativa. La carica, invece, (carica di Nther della simmetria
globale interna di tipo U(1))
Z 2
d k c+
3 +

Q=q r (k)cr (k) + dr (k)dr (k)
r=1

che secondo lordinamento normale del prodotto e le regole di commutazione tra gli
operatori di creazione e distruzione diventa
Z  2 
(r) (r)
: Q := q d k Nc (k) + Nd (k)
3
r=1

Essa invece risulta definita positiva, inconsistentemente con il fatto che la carica possa
essere sia positiva che negativa;

2. la costruzione usuale dello spazio di Fock inconsistente con la natura fermionica delle
particelle descritte da una teoria di campo spinoriale. Nella relazione 2.111 avevamo
definito lo stato di n particelle identiche applicando n volte loperatore di creazione sullo
stato di vuoto. Come abbiamo notato, per, questo va bene solo se il sistema descritto
costituito da particelle bosoniche. Nel caso di particelle fermioniche, infatti, il principio di
esclusione di Pauli esclude la possibilit di avere particelle con gli stessi numeri quantici,
ossia particelle identiche, e la teoria di Dirac descrive proprio particelle fermioniche (spin
1/2).
2.4. QUANTIZZAZIONE CANONICA DI UNA TEORIA DI CAMPO RELATIVISTICA 83

Questi due problemi evidenziano dunque uninconsistenza delle prescrizioni di quantizzazione


canonica con la teoria di Dirac. Per risolverli necessario rivisitare tali prescrizioni. In parti-
colare, se la 2.92 deve restare invariate, ci che deve cambiare la struttura dellalgebra degli
oscillatori armonici: la 2.92 deve essere sostituita dalla seguente prescrizione fermionica, in cui
cio le parentesi di Poisson classiche devono essere sostituite da anticommutatori quantistici:
{, } i{,
}
(2.121)
Di conseguenza, le condizioni di quantizzazione canonica 2.96 fornite in termini di commutatori
devono essere ora fornite in termini di anticommutatori:
(
{ (x), (y)}t = { (x), (y)}t = 0
(2.122)
{ (x), (y)}t = i 3 (x y) { (x), + (y)}t = 3 (x y)

Nello spazio dei momenti vengono dunque imposte le seguenti regole di anticommutazione 36
(
{cr (p), cs (k)}t = {dr (p), ds (k)}t = = 0
(2.123)
{cr (p), c+ + 3
s (k)}t = {dr (p), ds (k)}t = (k p)rs

Definendo allora i due operatori densit numero


(r) (r)
Nc (k) = c+
r (k)cr (k) Nd (k) = dr+ (k)dr (k)
si dimostra che il commutatore con gli operatori di distruzione (e analogamente di creazione) si
pu scrivere come somma di anticommutatori
(r)
[Nc (k), cs (p)]t = [c+ + +
r (k)cr (k), cs (p)]t = cr {cr (k), cs (p)}t {cr (k), cs (p)}cr (k)

da cui si ottengono le consuete regole di commutazione


( (r)
( (r)
[Nc (k), cs (p)]t = cs (p) 3 (k p)rs [Nd (k), ds (p)]t = ds (p) 3 (k p)rs
(r) (r)
[Nc (k), c+ + 3
s (p)]t = cs (p) (k p)rs [Nd (k), ds+ (p)]t = ds+ (p) 3 (k p)rs
(r)
Queste regole di commutazione sono fondamentali perch sono quelle che assicurano che Nc
(r)
e Nd siano definiti positivi e come abbiamo visto esse vengono riprodotte anche da unalgebra
di anticommutazione. Questa permette inoltre di risolvere i due problemi precedentemente
incontrati:
1. applicando ora il prodotto normalmente ordinato 2.107 usufruendo delle nuove regole di
anticommutazione introdotte e tenendo a mente che gli operatori di creazione e distruzio-
ne, agenti sullo spazio di Fock, commutano con u e v, che invece stanno nello spazio di
Fourier, otteniamo
Z 2  
(r) (r)
: H := d 3 kk Nc (k) + Nd (k)
r=1
Z 2 
(r) (r)
: Q := q d k Nc (k) Nd (k)
3
r=1
dove ora lhamiltoniano definito positivo mentre la carica elettrica no, consistentemente
con quanto voluto;
36 I puntini indicano che tutte le possibili combinazioni danno anticommutatori nulli, eccezion fatta per quelli
della seconda riga. Nei conti si tenga a mente che u e v non appartengono allo spazio spinoriale degli , quindi
commutano con essi.
84 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

2. definito lo stato di vuoto |oi il quale viene annichilato da ciascun operatore densit
numero (come nelle 2.108) allora possiamo costruire:

lo stato di una particella di tipo c applicando sullo stato di vuoto loperatore di


creazione c+r , ossia
|1r (p)i c+
r (p)|0i

il quale autostato delloperatore carica di autovalore 1

Q|1r (p)i = |1r (p)i

lo stato di una particella di tipo d applicando sullo stato di vuoto loperatore di


creazione dr+ , ossia
|1 r (p)i dr+ (p)|0i
il quale autostato delloperatore carica di autovalore -1

Q|1 r (p)i = |1 r (p)i

lo stato di due particelle di tipo c lo costruiamo allora applicando due volte sullo
stato di vuoto loperatore c+
r , cio

c+ + + +
r cr + cr cr {c+ +
r , cr }
|2r (p)i c+ +
r cr |0i = |0i = |0i = 0
2 2
dove lannullamento dellanticommutatore dovuto alle regole 2.122. Questo signi-
fica che lo stato formato da due (o pi) particelle identiche ha numero di occupazione
nullo, quindi lo spazio di Fock costituito in maniera naturale da soli stati di singole
particelle diverse.

Nonostante la quantizzazione canonica fermionica imponga delle regole di anticommutazione,


le equazione restano della forma seguente (verificare):

= i[, H]t = i[, H]t

In virt di questi risultati possiamo affermare dunque che le prescrizioni di quantizzazione cano-
nica in termini di commutatori valgono per un sistema RELATIVISTICO che segue la statistica
di Bose-Einstein, mentre le prescrizioni di quantizzazione canonica in termini di anticommuta-
tori valgono per un sistema RELATIVISTICO che segue la statistica di Fermi-Dirac 37 .

Ancora una volta abbiamo quantizzato la teoria a tempo fissato. Tuttavia, questo non inficia
la covarianza della teoria stessa. Considerando ora gli anticommutatori quadridimensionali tra
i campi gli unici non banali sono (le matrici)

S (x y) = { (x), (y)} = {+ (x), (y)} + { (x), + (y)} =


= S + (x y) + S (x y)
37 Laggettivorelativistico stato particolarmente evidenziato, vista la sua importanza: come vedremo con le-
sempio della teoria di campo che prevede lequazione di Schrdinger come equazione del moto, una teoria di
campo non relativistica pu essere quantizzata sia definendo unalgebra in termini di commutatori sia in termini di
anticommutatori.
2.4. QUANTIZZAZIONE CANONICA DI UNA TEORIA DI CAMPO RELATIVISTICA 85

Calcoliamo esplicitamente i due addendi:


!
2
1 d3k
Z
ik(xy)
S+ (x y) = ur (k)ur (k)e
(2)3 2k r=1 k0 =k
!
2
1 d3k
Z
S (x y) =
(2)3 2k vr (k)vr (k)eik(xy)
r=1 k0 =k

Le sommatorie 2r=1 ur (k)ur (k) e 2r=1 vr (k)vr (k) sono legate ai proiettori sugli spinori a energia
positiva u e ad energia negativa v (vedi relazione 1.79). Dunque, possiamo scrivere
2m d3k 
Z 
S(x y) = + (k)eik(xy) (k)eik(xy) 0
(2)3 2k k =k

che si pu scrivere (verificare) come


1 d 3 k  ik(xy)
Z 
S(x y) = (i/ + m) e eik(xy) = (i/ + m)D(x y)
(2)3 2k
Essendo dunque D(x y) covariante come gi dimostrato allora lo anche S(x y) e, di
conseguenza, continua a valere il principio di microcausalit per gli intervalli di tipo spazio.

2.4.6 Quantizzazione canonica covariante per il campo elettromagnetico


Partiamo dalla teoria di campo elettromagnetica + gauge fixing, avente cio come lagrangiane
2.80 o, equivalentemente
1
L = ( A )( A ) , ( = 1)
2
Le condizioni di quantizzazione canonica che imponiamo sono dunque le seguenti38 :
(
[A (x), (y)]t = i 3 (x y) [A (x), 0 A (y)]t = i 3 (x y)
(2.124)
[A (x), A (y)]t = [ (x), (y)]t = 0

Scrivendole in termini di componenti spaziali e temporali si ottiene


(
[A0 (x), 0 A0 (y)]t = i 3 (x y)
[Ai (x), 0 A j (y)]t = i 3 (x y)i j

La seconda relazione fornisce le stesse regole di commutazione che avevamo nel caso di un
campo scalare, relative ad un sistema di oscillatori armonici, mentre la prima equazione eviden-
zia un comportamento scomodo delle componenti temporali, le quali non soddisfano la stessa
algebra di quelle spaziali, a causa della presenza di un segno - aggiuntivo. Ancora una volta,
come nel caso della mancata positiva definitezza della densit hamiltoniana, i problemi sorgono
da termini di tipo temporale.
Inserendo lespressione

1 d3k 3
Z  
ikx ikx
A (x) = (k) a (k)e + a (k)e k0=|~k|
(2)3/2 2k =0 ( )
38 Si L
ricordi che = 0 A = 0 A .
86 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

e quella di (x) nelle relazioni precedenti si ottengono le regole di commutazione nello spazio
dei momenti (
[a (k), a 0 (k0 ))]t = [a+ + 0
(k), a 0 (k ))]t = 0 (2.125)
[a (k), a+
0 (k 0 )] = 0 3 (x y)
t

Scrivendo la seconda relazione in termini delle componenti spaziali e temporali risulta


(
[a0 (k), a+ 0 3
0 (k ))]t = (x y)
[ai (k), a+j (k0 ))]t = 3 (x y)i j

evidenziando lo stesso problema precedentemente notato.


Definiamo ora loperatore densit numero, distinguendo per i due casi seguenti:

se = 1, 2, 3 allora possiamo definire tranquillamente

N (k) = a+
(k)a (k)

che soddisfa le consuete regole di commutazione con gli operatori di creazione e distru-
zione;

se = 0 affinch vengano soddisfatte le regole di commutazione suddette bisogna definire


loperatore densit numero con un segno - davanti:

N0 (k) = a+
0 (k)a0 (k) (2.126)

Solo in questo modo, infatti, si tratta di un operatore densit numero, soddisfacente cio
le condizioni (
[N0 (k), a+ + 3
0 (p)]t = a0 (k) (k p)
[N0 (k), a0 (p)]t = a0 (k) 3 (k p)

Gli operatori hamiltoniano e trimomento risultano (verificare)


Z 3 Z 3
: H := d 3 kk N (k) : Pi := d 3 kki N (k)
=0 =0

A questo punto sembra sorgere una contraddizione: di norma loperatore densit numero un
operatore definito positivo, quindi lhamiltoniano, somma di operatori numero, dovrebbe an-
chesso essere definito positivo, mentre come abbiamo visto non lo (vedi 2.87). In realt,
come vedremo immediatamente, loperatore densit numero 2.126 non definito positivo. Per
mostrarlo costruiamo dapprima lo spazio di Fock della teoria.
Definiamo come al solito lo stato di vuoto |0i tale da essere annichilato dalloperatore di
distruzione o, equivalentemente, lo stato con numero di occupazione nullo:

a (k)|0i = 0 N (k)|0i = 0 = 0, 1, 2, 3

A questo punto:

nel caso in cui = 1, 2, 3 si ha la stessa situazione che si presenta nel caso di una teoria
di campo scalare, ossia lo stato di n particelle di tipo i

|ni (k)i ' (a+ ni


i ) |0i
2.4. QUANTIZZAZIONE CANONICA DI UNA TEORIA DI CAMPO RELATIVISTICA 87

nel caso in cui = 0, invece, lo stato relativo ad una particella di tipo 0

|10 (k)i ' a+


0 (k)|0i

Esso presenta un aspetto critico. Calcolando infatti la norma al quadrato di tale stato
risulta

h10 (k)|10 (k)i = h0|a0 a+ + +


0 |0i = h0|[a0 , a0 ]|0i + h0|a0 a
3
0 |0i = (0) = 1 < 0
| {z }
0

la quale evidentemente negativa: in questo modo essa non si concilia con il ruolo fisico
di probabilit di trovare tale stato.
In questo caso si verifica un secondo aspetto critico, legato al valor medio delloperatore
densit numero. Esso infatti risulta negativo (verificare):

h10 (k)|N0 (p)|10 (k)i = 3 (k p)

e, di conseguenza:
h10 (k)|H(p)|10 (k)i = k
Questo significa che loperatore densit numero non definito positivo, e cos lhamilto-
niano. Tuttavia, la cosa piuttosto critica perch lultima espressione implicherebbe un
numero di occupazione medio negativo, cosa che non ha significato fisico.
Il motivo per cui sorgono queste inconsistenze il seguente: ricordiamo che noi non stiamo
quantizzando la teoria elettromagnetica, ma una teoria di campo la cui hamiltoniana la som-
ma di quella elettromagnetica pi quella di gauge fixing, le cui equazioni del moto sono quelle
di Klein-Gordon e non quelle di Maxwell. Quello che dobbiamo fare imporre delle opportune
condizioni in modo tale da ricondurci alla teoria elettromagnetica, mantenendo allo stesso tem-
po la covarianza.
Quello che vogliamo fare, insomma, passare da una teoria che soddisfa lequazione del moto
A = 0 a una teoria che soddisfa la stessa equazione del moto ma con il vincolo della gauge
di Lorenz A = 0. Per fare questo, proviamo con le seguenti opzioni:
1. imponiamo la relazione di gauge fixing voluta in termini operatoriali, ossia imponiamo
che valga, appunto, A = 0. Come abbiamo visto, per, cos facendo imponiamo una
condizione troppo forte, la quale provoca la mancata covarianza della teoria nel momento
in cui si decide di quantizzarla;
2. una seconda possibilit considerare tra tutti gli stati dello spazio di Fock solamente
alcuni stati, che chiamiamo stati fisici, che soddisfano la propriet

A |PHY S i = 0

ossia gli stati fisici sono quelli tali per cui vale la condizione di gauge fixing di Lorenz
che, in generale, non vale per tutti gli stati. Questa idea suggestiva ma presenta un
problema con lo stato di vuoto: infatti

A |0i = A+ |0i + A |0i 6= 0

in quanto se A+ |0i = 0 non si pu dire altrettanto per A |0i39 ;
39 A infatti proporzionale alloperatore di distruzione che, contratto col vuoto, d 0, ma A proporzionale
+
alloperatore di creazione che contratto col vuoto non d 0.
88 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

3. la soluzione al nostro problema la seguente: definiamo come stati fisici gli stati |PHY S i
dello spazio di Fock che soddisfano la condizione
hPHY S | A |PHY S i = 0 (2.127)
che pu essere scritta in maniera analoga in questi termini (nello spazio delle coordinate):

hPHY S | A+ = 0 A |PHY S i = 0 (2.128)
Le due scritture precedenti, del tutto analoghe, sono la cosiddetta condizione di Gupta-
Bleuer, la quale ci permette di distinguere gli stati fisici dagli stati dello spazio di Fock
che invece non lo sono. Definendo loperatore di Gupta-Bleuer
3
( )
L(k) k a (k) (2.129)
=0
dato che
i d3k 3
Z
k ( )(k)a (k)eikx

A+ =
(2)3/2 2k =0
la condizione di Gupta-Bleuer si pu riscrivere in questo terzo modo (nello spazio dei
momenti):
hPHY S |L+ (k) = 0 L(k)|PHY S i = 0 (2.130)
La relazione 2.130 ci dice che gli stati fisici sono quelli annichilati dalloperatore di Gupta-
Bleuer. Questo significa che tale operatore e il suo aggiunto possiamo interpretarli come degli
operatori di distruzione e costruzione rispettivamente: chiamiamo allora L(k) e L+ (k) operatori
di pseudofotoni ( o non fisici). Interpretiamo insomma L(k) e L+ (k) in termini di operatori di
distruzione e creazione degli stati non fisici. Essi tuttavia non soddisfano le consuete regole di
commutazione, ma commutano (verificare):
[L(k), L+ (p)] = 0
A questo punto, scegliendo come base per i vettori di polarizzazione quella costituita dai vettori
2.84, 2.85 e 2.86, allora
   
k
L(k) = k n a0 (k) + n a3 (k)
kn
e sfruttando la condizione k k = m2 = 0 (la teoria considerata massless) allora
L(k) = k n (a0 (k) a3 (k)) c(a0 (k) a3 (k)) (2.131)
Come possiamo notare loperatore di Gupta-Bleuer non presenta termini relativi ai vettori di
polarizzazione trasversali, i quali sono gli unici vettori di polarizzazione fisici (il fotone ha solo
polarizzazione trasversa). Questo risultato coerente con il fatto che tale operatore relativo
agli stati non fisici.
Vediamo ora alcune propriet.
1. Vale il seguente risultato:
hPHY S |N0 + N3 |PHY S i = 0
Infatti, la condizione 2.130 e la relazione 2.131 ci dicono che a0 |PHY S i = a3 |PHY S i,
quindi
hPHY S |N0 + N3 |PHY S i = hPHY S |(a+ +
0 a3 )a0 |PHY S i = h
+
PHY S |L a0 |PHY S i = 0
| {z }
0
2.4. QUANTIZZAZIONE CANONICA DI UNA TEORIA DI CAMPO RELATIVISTICA 89

2. la propriet precedente permette di dimostrare che le polarizzazioni scalare ( = 0) e


longitudinale ( = 3), cio quelle non fisiche, non contribuiscono allenergia del sistema.
Infatti
Z 3 Z
hPHY S |H|PHY S i = 3
d kk hPHY S | N |PHY S i = d 3 kk hPHY S |N1 +N2 |PHY S i
=0

dove al secondo passaggio si utilizza la propriet di cui al punto 1

3. Ogni stato del tipo L+ |PHY S i non fisico, in quanto soddisfa le seguenti propriet:

hanno norma nulla;


sono ortogonali agli stati fisici;
hanno energia nulla.

Dimostriamo queste tre propriet prendendo il caso particolare |PHY S i = |1(k)i L+ (k)|0i.
In questo caso:

h1(k)|
1(k)i = h0|LL+ |0i = h0|L+ L|0i = 0

h1(k)| PHY S )i = h0| L|PHY S )i = 0
| {z }
0


h1(k)|H|
1(k)i = ...verificare... = 0

4. Consideriamo lo stato
0
|PHY S i |PHY S i + |i

con |i stato non fisico. Lo stato appena definito fisico: si dimostra facilmente che
esso ha la stessa norma e la stessa energia dello stato |PHY S i. Da un punto di vista
0
fisico, questo significa che gli stati |PHY S i e |PHY S i sono indistinguibili: laggiunta di
uno stato non fisico ad uno stato fisico di fatto porta il sistema ad uno stato fisicamente
equivalente. Possiamo quindi definire la classe di equivalenza

{|PHY S i} = {|PHY S i + |i, |i non fisico} (2.132)

i cui rappresentativi sono, come detto, stati fisici equivalenti. La classe di equivalenza
2.132 degli stati fisici associata allinvarianza di gauge della nostra teoria: questo dun-
que implica che la teoria costruita in questo modo definita a meno di una trasformazione
di gauge, descrivendo dunque a tutti gli effetti la teoria dellelettromagnetismo.
Dimostriamo quanto appena detto. Consideriamo il campo classico

Acl (x) h0|A (x)|PHY S i

ed esprimiamo Z
|i d 3 k f (k)L+ (k)|0i
0
con f (k) una generica funzione. Considerando il rappresentativo |PHY S i allora
0
0
Acl (x) h0|A (x)|PHY Si =

= h0|A (x)|PHY S i + h0|A (x)|i = Acl (x) + h0|A (x)|i
90 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

Ora:
Z

h0|A (x)|i d 3 k f (k)h0|A L+ (k)|0i
Z Z 3
d 3 k f (k)h0| d3q ( )(q)a (q)eiqx L+(k)|0i


=0

avendo tenuto conto che h0|a+ +


= 0. Inserendo ora lespressione esplicita si L otteniamo

Z Z 3 3
0
3
d3q ( ) (q)a (q)eiqx k (k)a+

h0|A (x)|i d k f (k)h0| 0 (k)|0i
=0 0
=0
Z Z
0
d 3 k f (k) d 3 qeiqx (q) (k)k h0| [a (q), a+ +

= q (k)] + a 0 a |0i
0
Z
0
d 3 k f (k)eikx k

= 0 (q) (k) 0

| {z }

Reinserendo una costante i si ottiene


Z Z
ikx

h0|A (x)|i = i 3
d k f (k)e k =
d 3 k f (k)eikx

Questo significa dunque che aver cambiato rappresentativo della classe di equivalenza
2.132 significa aver effettuato la trasformazione di gauge
0
Acl = Acl +

I questo caso il commutatore covariante della forma

D = [A (x), A (y)]

che, separando la parte + dalla parte - si ottiene



D+ (x y) = [A+ (x), A (y)] D (x y) = [A (x), A+ (y)] = 0

Gli altri commutatori covarianti sono invece nulli:



[A+ (x), A+ (y)] = [A (x), A (y)]

In particolare, detti D (x y) i commutatori covarianti per un campo scalare (reale o complesso


non fa differenza, tanto coincidono), valgono le sequenti propriet:
(

D+ (x y) = D+ (x y)

D (x y) = D (x y)

2.5 Teoria di campo di Schrdinger


Costruiamo una teoria di campo scalare non relativistica che abbia come equazione del moto
lequazione di Schrdinger 1. La lagrangiana della teoria dovr essere reale e invariante sotto
2.5. TEORIA DI CAMPO DI SCHRDINGER 91

rotazioni tridimensionali e sotto traslazioni spaziali e temporali (queste ultime assicurano la


conservativit della teoria). Ipotizziamo una densit lagrangiana del tipo

i 1 ~ ~
( (t ) (t ))
L (, t , i , , t , i ) = ( ) () V (|~x|)
2 2m
(2.133)
Le equazioni del moto soddisfatte dai campi fisici si trovano minimizzando lazione con la
condizione che le variazioni dei campi al bordo del dominio di integrazione vadano a zero
( ( ) = 0):

L L L L
Z   Z  
3 3
S = d x + l = d x l = 0
l l

dove lindice l assume i "valori" t (temporale) e i (spaziale)40 . Quindi le equazioni del moto per
una teoria di campo non relativistica sono

L L
l =0 (2.134)
l

Nel nostro caso i campi indipendenti sono due, cio e , quindi derivando rispetto alluno
si trovano le equazioni del moto dellaltro. In particolare, derivando rispetto a la lagrangiana
2.133 si ottiene
i i 1
(t ) V (|~x|) + (t ) + i i = 0
2 2 2m
da cui immediatamente si ottiene la 1:
1 2
i(t ) = +V (|~x|)
2m
Si verifica che la seguente densit lagrangiana

1 ~ ~
L 0 = i (t ) ( ) () V (|~x|) (2.135)
2m
equivalente alla precedente.

Il teorema di Nther nel caso di una simmetria globale interna, ossia tale per cui

0 = l Xl

porta ad una corrente conservata

L
l J l = t Jt + i J i = 0 Jl = 0 (2.136)
l

Infatti, azzerando la variazione dellazione si ottiene

L L L
Z    
3
0 = 0 S = d x l 0 + l 0
l l
40 Pur non essendo in contesto relativistico manteniamo la convenzione di Einstein sugli indici contratti.
Ovviamente la posizione degli indici "in alto" e "in basso" ora del tutto arbitraria, essendo una teoria non
relativistica.
92 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

che per i campi fisici, cio quelli che soddisfano lequazione del moto 2.134, fornisce la corrente
2.136. Lequazione di continuit integrata nello spazio porta allannullamento dellintegrale
della tridivergenza (i campi si annullano infatti ai bordi), portando alla carica conservata
Z
Q= Jt d 3 x (2.137)

ESERCIZIO: verificare che L e L 0 ammettono una simmetria globale interna di tipo U(1)
cui associata la carica conservata
Z
QU(1) = d 3 x

ESERCIZIO: verificare che le cariche conservate relative allinvarianza dellazione sotto tra-
slazioni spaziali (x0 = x + x ) e temporali (t 0 = t + t ) sono
 
1 ~ ~
Z
3
Qt = d x ( ) () +V (x) H
2m
i
Z
Qx = d 3 x ( (i ) (i )) Pi
2

In generale, dunque, questa teoria ammette:


7 cariche conservate derivanti da simmetrie per rototraslazioni, in particolare:

3 dallinvarianza per traslazioni spaziali (trimomento);


1 dallinvarianza per traslazioni temporali (energia) se la teoria conservativa (il
potenziale V non dipende dal tempo);
3 dallinvarianza per rotazioni, cio trasformazioni del gruppo SO(3) (momenti
angolari orbitali);

1 carica conservata derivante dalla simmetria globale interna di tipo U(1) (carica elettri-
ca).
Per quantizzare la nostra teoria dobbiamo dapprima passare alla visuale hamiltoniana. Definiti
i momenti coniugati utilizzando la lagrangiana 2.133
L i L i
= = = =
t 2 t 2
si ottiene che la densit hamiltoniana
1 ~ ~
H = (t ) + (t ) L = ( ) () +V (2.138)
2m
Utilizzando la lagrangiana equivalente 2.135 si ottiene
L L
= = i = =0
t t
2.5. TEORIA DI CAMPO DI SCHRDINGER 93

il che ci dice che non una variabile dinamica, bens una costante. La densit hamiltoniana
che si ottiene
H 0 = (t ) L 0 (2.139)
la quale equivalente alla 2.138 in quanto differente da essa solo per una tridivergenza, assolu-
tamente ininfluente quando si va a stimare lhamiltoniana H.
Si verifica che le parentesi di Poisson della teoria sono
(
{(~x,t), (~y,t)} = {(~x,t), (~y,t)} = 0
{(~x,t), (~y,t)} = 3 (~x ~y)

e le equazioni di Hamilton sono della forma


(
t (~x,t) = {(~x,t), H}
t (~x,t) = {(~x,t), H}

Effettuiamo ora la quantizzazione canonica della teoria di campo.


1. Vediamo dapprima cosa accade quantizzando la teoria con la prescrizione bosonica 2.93,
ossia con i commutatori. Le condizioni di quantizzazione canonica risultano dunque
(
[(~x,t), (~y,t)]t = [(~x,t), (~y,t)]t = 0
[(~x,t), (~y,t)]t = 3 (~x ~y)

Come al solito occupiamoci della sola teoria libera (V = 0). La soluzione generale
dellequazione di Schrdinger libera
1
Z
3 ik t i~k~x
(~x,t) = d k a(k)e e k2
(2.140)
(2)3/2

k = 2m

Notiamo che in questo caso abbiamo solo una componente a energia positiva k : nel caso
ultrarelativistico vi era anche unaltra componente ad energia negativa, a causa del fatto
che lequazione quadratica nelle derivate temporali. Inserendo la 2.140 nelle condizioni
di quantizzazione si ottengono le regole di commutazione nello spazio dei momenti:
(
[a(k), a(p)]t = [a+ (k), a+ (p)]t = 0
[a(k), a(p)]t = 3 (~k ~p)

dove a(k) si ottiene antitrasformando la 2.140:


1
Z
~
a(k) = d 3 xeik t eik~x (~x,t)
(2)3/2
Ancora una volta abbiamo a che fare con un sistema infinito di oscillatori armonici. Pos-
siamo dunque definire ancira una volta un operatore densit numero N (k) = a+ (k)a(k)
che soddisfi le solite propriet 2.99 e 2.100. Lhamiltoniana e la carica elettrica, che si
conservano per quanto gi detto, si scrivono allora (verificare)
Z Z Z
H= 3
d xH = d xk N (k)
3
Q=q d 3 qN (k)

Entrambi gli integrali sono definiti positivi. Questo ci dice che:


94 CAPITOLO 2. TEORIE DI CAMPO LIBERE

la teoria libera consistente con la quantizzazione canonica perch lenergia non


negativa;
stiamo considerando solo una particella senza la sua antiparticella. Anche ci
consistente, in quanto le antiparticelle hanno origine ultrarelativistica.
E importante sottolineare che per calcolare i due integrali di cui sopra NON serve ap-
plicare le regole di commutazione nello spazio dei momenti, dunque non serve definire
un prodotto normalmente ordinato. Questa peculiarit sar responsabile del fatto che H e
Q avranno la stessa forma anche dopo, quando effettueremo la quantizzazione canonica
secondo la prescrizione fermionica, cio con gli anticommutatori.
Le condizioni di quantizzazione imposte in precedenza ci permettono di definire lo spazio
di Fock a partire dallo stato di vuoto. In particolare, con le suddette regole di commuta-
zione si pu costruire uno stato
|ni (a+ )n |0i
di n particelle identiche: stiamo dunque descrivendo una teoria bosonica41 .
2. Adesso quantizziamo secondo la prescrizione fermionica 2.121, in cui cio le parentesi
di Poisson dei soli campi vengono sostituite con gli anticommutatori tra gli operatori as-
sociati, moltiplicati per i. Le condizioni di quantizzazione canonica sono allora della
forma 2.122, cio
(
{(~x,t), (~y,t)}t = {(~x,t), (~y,t)}t = 0
{(~x,t), (~y,t)}t = 3 (~x ~y)
dove ora, ovviamente e sono operatori quantistici. In questo caso, nello spazio dei
momenti emergono le regole di anticommutazione
(
{a(k), a(p)}t = {a+ (k), a+ (p)}t = 0
{a(k), a+ (p)}t = 3 (~k ~p)
In maniera del tutto analoga al caso precedente possiamo dunque definire un operatore
densit numero con le consuete propriet e gli operatori hamiltoniano e di carica elettrica
sono uguali al caso precedente, visto che per il loro calcolo non ne cessario usare alcuna
propriet di anticommutazione:
Z Z Z
H= 3
d xH = d xk N (k)
3
Q=q d 3 qN (k)

Ci che varia , per, lo spazio di Fock. Infatti, le regole di anticommutazione permettono


di costruire solamente lo stato
|1i a+ |0i
di una particella: gli stati di pi particelle risultano tutti nulli. Questo significa che la
quantizzazione canonica tramite gli anticommutatori fa s che la nostra teoria descriva
sistemi fermionici.

In definitiva, una teoria di campo non relativistica pu essere quantizzata canonicamente


sia tramite la prescrizione bosonica sia tramite la prescrizione fermionica. Questo non
invece possibile, come visto, nel caso di una teoria di campo relativistica. Non a caso,
lequazione di Schrdinger coincide con il limite non relativistico sia dellequazione di
Klei-Gordon (bosonica, s = 0) sia dellequazione di Dirac (fermionica, s = 1/2).
41 Lo spin considerato.
Capitolo 3

Teorie di campo con interazione

3.1 Teorie di campo classiche con interazione


Sino ad ora abbiamo studiato solo teorie di campo libere, nelle quali cio non vi erano termini
di interazione. Prendiamo in rassegna i vari casi studiati e vediamo quali sono i possibili termini
di interazione che possiamo inserire.

3.1.1 Teoria di campo scalare


Consideriamo dapprima il caso di un campo reale . Una possibile densit lagrangiana del
nostro sistema fisico la somma della lagrangiana libera 2.44 (in cui si pone V = 01 ) con una
lagrangiana di interazione del tipo

LINT = k 3 + 4 + 5 + . . .

Fissata una lagrangiana, per sviluppare la teoria di campo bisogna trovare le equazioni del mo-
to. Per farlo, bisogna minimizzare lazione, applicando cio il principio di minima azione. Per
fare questo, per, necessario che linterazione considerata possegga un punto di minimo.

Per capire che tipo di termine di interazione opportuno inserire nella teoria di campo valu-
tiamo gli oggetti presenti nella nostra teoria da un punto di vista dimensionale2 . Per definizione
lazione una quantit con le dimensioni di h , la quale per adimensionale. Ladimensionalit
dellazione implica dunque che sia di dimensione 4 in massa:

[L ] = M 4 (3.1)

Infatti Z
S= d 4 xL = M 0

e poich nel sistema di unit di misura naturali la lunghezza il reciproco di una massa, quindi
[d 4 x] = M 4,si conclude che [L ] = M 4 . Questo ci permette di capire quale sia la dimen-
sione del campo : considerando che la derivata ha le dimensioni di un momento che, per
ladimensionalit della velocit, ha le dimensioni di una massa:

[ ] = M (3.2)
1 Il termine di interazione si mette direttamente in LINT .
2 Si ricordi che stiamo ragionando in termini di unit naturali (h = c = 1).

95
96 CAPITOLO 3. TEORIE DI CAMPO CON INTERAZIONE

Visto che unequazione consistente solo se ambo i suoi membri hanno la stessa dimensione,
allora vale [( )2 ] = M 4 , il che implica che il campo scalare ha dimensione 1 in massa:
[] = M (3.3)
In base a ci, possiamo determinare immediatamente le dimensioni delle costanti di interazione
nellespressione generica di LINT :
[k] = M, [ ] = M 0 (adimensionale), [] = M 1 , ...
Enunciamo ora la seguente 3
Definizione 3.1 (Teoria Rinormalizzabile). Una teoria di campo si dice rinormalizzabile se i
termini di accoppiamenti hanno dimensione M , con 0.
Una teoria di campo non rinormalizzabile (detta anche effettiva) valida solo entro una
certa scala di energia . Dunque, bene che una teoria di campo sia rinormalizzabile, in modo
tale da valere per un qualsiasi range di energia.
In base a questa definizione, la teoria di campo scalare reale rinormalizzabile solo se si
includono i primi due termini di interazione suggeriti, ossia se si considera la lagrangiana
1 1
L = ( )( ) m2 2 k 3 4 (3.4)
2 2
Termini di interazione successivi renderebbero non rinormalizzabile la teoria considerata.

Nel caso complesso, la lagrangiana complessiva sara la somma della lagrangiana 2.48 (con
V = 0) e una larangiana di interazione del tipo
LINT = ( )2 + ( )3 + . . .
Affinch la teoria sia rinormalizzabile necessario fermarsi al primo termine di interazione
(infatti [ ] = M), dunque
L = ( ) ( ) m2 ( )2 (3.5)

3.1.2 Teoria di campo spinoriale


Consideriamo ora le possibili autointerazioni tra fermioni, cio nel caso di una teoria di campo
spinoriale.
Il primo tentativo di spiegare le interazioi deboli, in particolare il fenomeno del decadimento
si deve a Enrico Fermi, il quale sugger come lagrangiana della teoria loggetto
L = (i
/ m) + G()(

) (3.6)
dove una qualsiasi combinazione delle matrici di Dirac 1.50 consistente con il fatto che la
lagrangiana debba essere una quantit reale.
Come detto, [L ] = M 4 , dunque deve valere

[] = M4
Tenendo conto della relazione 3.2, si ottiene che il campo spinoriale ha dimensione 3/2 in massa:
= M 3/2
[] = [] (3.7)

Questultimo risultato implica che, dovendo valere [G()(
)] = M4,
[G] = M 2
La teoria di Fermi non dunque rinormalizzabile.
3 Tutte le teorie di campo fondamentali sono rinormalizzabili (es/ Q.E.D.).
3.1. TEORIE DI CAMPO CLASSICHE CON INTERAZIONE 97

3.1.3 Teoria di campo di interazione tra campo scalare reale e campo


spinoriale
Consideriamo ora una teoria che studi linterazione tra un campo scalare reale ed un campo
spinoriale, ossia linterazione tra un bosone di spin 0 e un fermione di spin 1/2. La lagrangiana

L = LFREE + LINT
dove:

la lagrangiana libera la somma delle lagrangiane libere del caso scalare reale e spino-
riale, cio
1 1
LFREE = ( )( ) m2 2 + (i / m)
2 2
la lagrangiana di interazione del tipo

LINT = ys 5 + 2
+ iy p +...

5 costituisce un accoppiamento di tipo pseudoscala-


In particolare, il termine iy p
re4 .Affinch la teoria considerata sia rinormalizzabile, essendo

5 + 2
+ iy p
[ys + . . . ] = M4

da cui
[ys ] = [y p ] = M 0 (adimensionali) [] = M 1 ...

allora la lagrangiana deve essere


1 1
L = ( )( ) m2 2 + (i
/ m) + ys
+ iy p
5 (3.8)
2 2

3.1.4 Teoria di campo di interazione tra campo vettoriale e campo spino-


riale
Consideriamo ora una teoria che studi linterazione tra un campo vettoriale ed un campo spi-
noriale, ossia linterazione tra un bosone di spin 1 e un fermione di spin 1/2. La lagrangiana

L = LFREE + LINT
dove:

la lagrangiana libera la somma delle lagrangiane libere del caso vettoriale e spinoriale,
cio
1
LFREE = V V + (i / m)
4
la lagrangiana di interazione un oggetto del tipo

LINT = gv
V + gA 5 V
5 V V
+ cv V V + icA
V + idA
+ dv 5 V + . . .
4 Infatti 5 trasforma come uno pseudoscalare.

98 CAPITOLO 3. TEORIE DI CAMPO CON INTERAZIONE

Ora, poich [(V )2 ] = M 4 , cio [V ] = M 2 , allora

[V ] = M (3.9)

= M 3 allora si ottiene che


Considerando poi che []

[gv ] = [gA ] = M 0 (adimensionali) [cv ] = [cA ] = [dv ] = [dA ] = M 1 ...

Affinch la teoria sia rinormalizzabile, la lagrangiana di interazione deve essere

LINT = gv
V + gA
5 V (3.10)

V ) e di un termine di tipo pseudovet-


somma di un termine di tipo vettoriale (gv
5 V ). Questa lagrangiana di interazione pu essere scritta in altri due
toriale (gA
modi equivalenti:

1.
LINT = gL

L V + gR
R V (3.11)
avendo definito
   
1 5 1 + 5
L = PL R = PR
2 2
dove PL e PR sono i proiettori di chiralit (vedi 1.82). In questo caso

gL gv gA gR gv + gA

2.
LINT = gL L LV + gR R RV (3.12)
avendo definito

L P
R L PL R P
L R PR

Anche in questo caso

gL gv gA gR gv + gA

Scrivendo il termine di interazione in questo modo possibile valutare pi comodamente


lazione della parit. In particolare, si osserva che una teoria invariante sotto parit deve
avere
gL = gR = gA = 0
In caso contrario (gL 6= gR ) la parit non una simmetria del sistema.

3.1.5 Quantum ElectroDynamics (Q.E.D.)


La Q.E.D. una teoria che tratta linterazione elettromagnetica, in particolare linterazione tra
un fermione e un fotone (mediatore dellinterazione)5 . Per sviluppare tale teoria facciamo le
seguenti assunzioni:
i. il fotone ha massa nulla m = 0 (ovvio);
5 Si tratta dunque di un caso particolare di quanto trattato nel paragrafo precedente.
3.1. TEORIE DI CAMPO CLASSICHE CON INTERAZIONE 99

ii. il fotone una particella vettoriale, non pseudovettoriale, quindi laccoppiamento riguar-
da solo la parte vettoriale, cio, considerando la 3.10, si ha che gA = 0. Questo implica
che laccoppiamento sia invariante sotto parit ( un input sperimentale);

iii. la teoria deve relativistica, quindi Lorenz invariante, e rinormalizzabile.


La lagrangiana della Q.E.D dunque 6
1
LEM = F F + (i
/ m) + q
A (3.15)
4
La Q.E.D. una teoria invariante sotto trasformazioni di tipo U(1)-gauge 7 . Per verificarlo dob-
biamo dapprima definire tale trasformazione: abbiamo gi definito una trasformazione di gauge
per un campo quadrivettoriale (vedi 2.76), ma non per un campo spinoriale. Una trasformazione
di tipo U(1)-gauge per i campo vettoriale e un campo spinoriale si definisce
( 0
A (x) = A (x) + (x)
(3.16)
0 (x) = eiq(x) (x)

Questa una trasformazione di gauge che coinvolge entrambi i campi: sia quello vettoriale che
quello spinoriale.
Abbiamo gi dimostrato che F invariante sotto tale trasformazione. Per proseguire, vedia-
mo come trasforma la derivata covariante:

(D )0 (x) = ( iqA0 ) 0 (x) = ( iqA iq (x))eiq(x) (x)


= eiq(x) (iq (x) + iqA iq (x))(x) = eiq(x) (D )(x)

/ da cui
Per la notazione "slashed" di Dirac si ha che A = A,

/ m) + q
(i / iqA)
A = (i( / m) = (i
D / m)

Questo implica che la lagrangiana della Q.E.D. si possa scrivere nella forma
1
LEM = F F + (i
D / m) (3.17)
4
6 ATTENZIONE: in questo caso il termine di interazione lo inseriamo con il termine positivo. Questo implica

la necessit di specificare alcune convenzioni di segno:


le trasformazioni di gauge 2.76 sui campi vettoriali non vengono toccate;
la derivata covariante 1.31 cambia il segno, cio di definisce cos:

D = iqA (3.13)

Solo cos la teoria consistente.


Qualora invece la teoria venga definita col termine di interazione avente un segno - davanti:
le trasformazioni di gauge 2.76 sui campi vettoriali cambiano di segno, in particolare
0
A (x) = A (x) (x) (3.14)

la derivata covariante resta quella della forma 1.31.


NON si possono mischiare le cose, cio per esempio considerare la derivata covariante 3.13 con la trasformazione
di gauge 3.14.
7 La notazione U(1) indica che il parametro in questione 1: (x).
100 CAPITOLO 3. TEORIE DI CAMPO CON INTERAZIONE

concludendo immediatamente che essa invariante sotto trasformazioni di tipo U(1)-gauge in


quanto somma di termini invarianti sotto tale trasformazione. In particolare:

D
((i / m))0 = i 0 (D )0 m 0 0 =
= i(eiq(x) )
(eiq(x) D ) m(eiq(x) )(e
iq(x) )
(D ) m
= i = (i D/ m)

3.2 Quantizzazione canonica delle teorie di campo con inte-


razione
Per quantizzare le teorie di campo con interazione saremmo intenzionati ad utilizzare il consueto
procedimento utilizzato per le teorie libere:

i. scrivere la lagrangiana L = LFREE + LINT ;

ii. derivare il momento coniugato e la densit hamiltoniana;

iii. scrivere le parentesi di Poisson;

iv. applicare le regole di quantizzazione canonica (con i commutatori nel caso dei bosoni
e con gli anticommutatori nel caso dei fermioni) trovando lalgebra nello spazio delle
coordinate;

v. ricavare le condizioni di quantizzazione nello spazio dei momenti usufruendo della solu-
zione dellequazione del moto della teoria;

vi. costruzione dello spazio di Fock.

Questo procedimento, tuttavia, non funziona. Per capirne il motivo studiamo rapidamente il
caso della teoria di campo scalare reale. La lagrangiana della forma 3.4, in particolare

1 1
L = ( )( ) m2 2 4
2 2 4!
Lequazione del moto non pi lequazione di Klein-Gordon libera, ma lequazione di Klein-
Gordon con un termine di interazione:
3
( + m2 ) =
3!
il momento coniugato non cambia rispetto al caso libero, ed = 0 , e risulta

H = (0 ) L = HFREE LINT

Le parentesi di Poisson sono (verificare)


(
{(x), (y)}t = {(x), (y)}t = 0
{(x), (y)}t = 3 (x y)

e le equazioni del moto sono (verificare)


(x) = {(x), H}t
(x) = {(x), H}t
3.2. QUANTIZZAZIONE CANONICA DELLE TEORIE DI CAMPO CON INTERAZIONE101

Procediamo a questo punto con la quantizzazione della teoria tramite i commutatori. Attraverso
le prescrizioni 2.92 e 2.93 si ottengono le regole di commutazione
(
[(x), (y)]t = [(x), (y)]t = 0
[(x), (y)]t = i 3 (x y)
A questo punto, normalmente si cercano le regole di commutazione nello spazio dei momenti
inserendo nelle precedenti relazioni la forma esplicita delle soluzioni dellequazione del moto.
Visto che per lequazione del moto di questa teoria possiede un termine di interazione aggiun-
tivo, le funzioni della forma 1.27 non soddisfano lequazione del moto della nostra teoria, ma
di quella libera. Dunque non conosciamo la forma esplicita delle soluzioni dellequazione del
moto e questo ci impedisce di proseguire con il solito ragionamento.

3.2.1 Visuale di interazione


Per risolvere il problema della quantizzazione canonica cerchiamo delle soluzioni approssimate
dellequazione del moto della teoria, non conoscendone lespressione esatta. Trattiamo in par-
ticolare le teorie debolmente accoppiate, in cui cio le costanti di accoppiamento sono piccole
(nel nostro caso  1): in questo modo, cerchiamo le soluzioni approssimate con la teoria
delle perturbazioni8 . Per seguire lapproccio perturbativo in maniera pi agevole utilizziamo la
visuale di interazione della meccanica quantistica: si tratta di una visuale intermedia tra quella
di Schrdinger e quella di Heisenberg (vedi appendice).
Supponiamo che il nostro sistema sia descritto dallhamiltoniana
H = H0 + HINT
dove:
H0 lhamiltoniana libera;
HINT lhamiltoniana di interazione.
A questo punto, possiamo definire due differenti operatori di evoluzione temporale:
loperatore di evoluzione temporale totale
U(t,t0 ) = eiH(tt0 ) (3.18)
dipendente dallhamiltoniano totale H = H0 + HINT ;
loperatore di evoluzione temporale libero
U0 (t,t0 ) = eiH0 (tt0 ) (3.19)
dipendente dallhamiltoniano libero H0 .
Detto questo, definiamo la visuale di interazione rispetto alla visuale di Schrdinger in
questo modo:
(
|(t)iI = U0+ (t, 0)|(t)iS
(3.20)
AI (t) = U0+ (t, 0)AS (t)U0 (t, 0) = U0+ (t, 0)AS (t0 )U0 (t, 0)
Queste condizioni, basandosi sulla visuale di Schrdinger B.1, si possono interpretare cos:
8 Nelnostro caso lapproccio perturbativo pu essere seguito, in quanto la costante di struttura fine
102 1. Lapproccio perturbativo non va bene nel caso di interazioni non debolmente accoppiate, come per
esempio linterazione forte tra i quarks. In questo caso necessario trovare un altra via per quantizzare la teoria.
102 CAPITOLO 3. TEORIE DI CAMPO CON INTERAZIONE

lo stato in visuale di interazione coincide con quello in visuale di Schrdinger al quale


viene per sottratta levoluzione temporale libera, cio rispetto ad H0 ;
losservabile in visuale di interazione coincide con quella in visuale di Schrdinger alla
quale viene per aggiunta levoluzione temporale libera, cio rispetto ad H0 .
Gli stati e le osservabili in visuale di interazione vengono definiti rispetto un istante temporale
di riferimento, che noi poniamo a 0. Esso non coincide necessariamente con listante t0 nel
quale comincia levoluzione temporale.
Studiamo dunque levoluzione del sistema in visuale di interazione.
i. Vediamo qual levoluzione temporale degli stati fisici in visuale di interazione. Valutia-
mo dunque come varia nel tempo lo stato |(t)iI , ricordando in particolare le condizioni
della visuale di Schrdinger B.1:
d d d
U0+ (t, 0)|(t)iS = i U0+ (t, 0)U(t,t0 )|(t0 )iS
 
i |(t)iI = i
dt dt dt
= U0+ (t, 0)H0U(t,t0 ) +U0+ (t, 0)HU(t,t0 ) |(t0 )iS


= U0+ (t, 0)(H H0 )U(t,t0 )|(t0 )iS


= U0+ (t, 0)HINT U(t,t0 )|(t0 )iS = U0+ (t, 0)HINT |(t)iS
Considerando ora la prima condizione della visuale di interazione rispetto a quella di
Schrdinger si ha che
|(t)iI = U0+ (t, 0)|(t)iS U0 (t, 0)|(t)iI = |(t)iS
da cui si ottiene
d
|(t)iI = U0+ (t, 0)HINT U0 (t, 0)|(t)iI
i
dt
Definendo lhamiltoniana di interazione in visuale di interazione
I
HINT (t) U0+ (t, 0)HINT U0 (t, 0) (3.21)
si ottiene lequazione di evoluzione temporale degli stati in visuale di interazione:
d I
i |(t)iI = HINT (t)|(t)iI (3.22)
dt
Lequazione di evoluzione temporale degli stati fisici coincide in forma con quella nella
visuale di Schrdinger con limportante differenza che in visuale di interazione levolu-
zione temporale dovuta soltanto allhamiltoniana di interazione (in visuale di interazio-
ne). E importante sottolineare che lhamiltoniana di interazione in visuale di interazio-
ne dipende esplicitamente dal tempo: questo conseguenza del fatto che, in generale, il
termine libero e di interazione dellhamiltoniano non commutano:
[HINT , H0 ] 6= 0
ii. Vediamo adesso qual levoluzione temporale delle osservabili in visuale di interazione.
Valutiamo dunque come varia nel tempo losservabile A(t)I 9 :
d d
U0+ (t, 0)ASU0 (t, 0)

i AI (t) = i
dt dt
= U0+ (t, 0)H0 ASU0 (t, 0) +U0+ (t, 0)AS H0U0 (t, 0)
= H0U0+ (t, 0)ASU0 (t, 0) +U0+ (t, 0)ASU0 (t, 0)H0
= [U0+ (t, 0)ASU0 (t, 0), H0 ]
9 In visuale di Schrdinger le osservabili sono costanti nel tempo, quindi nei conti immediatamente successivi

non scriviamo la dipendenza dellosservabile dal tempo, cio poniamo AS (t) = AS (t0 ) AS .
3.2. QUANTIZZAZIONE CANONICA DELLE TEORIE DI CAMPO CON INTERAZIONE103

avendo sfruttato il fatto che [U0 , H0 ] = 0 in quanto entrambi funzioni di H0 che, tautologi-
camente, commuta con s stesso. In virt della definizione di visuale di interazione rispet-
to alla visuale di Schrdinger 3.20 si ottiene allora lequazione di evoluzione temporale
delle osservabili in visuale di interazione
d
i AI (t) = [AI (t), H0 ] (3.23)
dt
Come possiamo vedere, levoluzione temporale delle osservabili in visuale di interazione
coincide con quella della visuale di Heisenberg B.4, con limportante peculiarit che le-
voluzione temporale delle osservabili in visuale di interazione dovuta solamente allha-
miltoniana libera H0 . Questo implica che tutti i risultati validi per le osservabili di una
teoria di campo libera in visuale di Heisenberg sono validi anche per unosservabile di una
generica teoria di campo con interazione, a patto che di utilizzi la visuale di interazione
3.20. Ritornando per un momento al problema della teoria di campo scalare reale, le so-
luzioni in visuale di interazione dellequazione di Klein-Gordon con interazione possono
essere scritte nella forma delle soluzioni dellequazioni di Klein-Gordon libera, cio

I a(k)eikx + a+ (k)eikx

A questo punto, il procedimento di quantizzazione canonica pu proseguire esattamente


seguendo il ragionamento fatto per le teorie libere, a patto di restare nella visuale di
interazione.10
In definitiva, supponendo di considerare il sistema fisico in visuale di interazione:
gli stati evolvono secondo lequazione tipo Schrdinger 3.22, in cui lunico pezzo di
I (t) (ve-
hamiltoniana responsabile dellevoluzione degli stati quello di interazione HINT
di3.21) in visuale di interazione;
le osservabili evolvono secondo lequazione tipo Heisenberg 3.23 n cui lunico pezzo di
hamiltoniana responsabile dellevoluzione degli stati quello libero H0 .
Ecco dunque che la visuale di interazione una visuale intermedia rispetto quelle di Schrdin-
ger e Heisenberg, poich sia gli stati che le osservabili evolvono nel tempo.
Cerchiamo ora la forma esplicita delloperatore di evoluzione temporale in visuale di interazione
UI (t,t0 ). Per definizione, esso loperatore tale che

|(t)iI = UI (t,t0 )|(t0 )iI

Secondo la definizione della visuale di interazione 3.20 e di quella di Schrdinger B.1 abbiamo
che
|(t)iI = U0+ (t, 0)|(t)iS
= U0+ (t, 0)U(t,t0 )|(t0 )iS
(
= U0+ (t, 0)U(t,t0 )U0 t0 , 0)|(t0 )iI
Questo permette di definire loperatore di evoluzione temporale in visuale di interazione
(
UI (t,t0 ) U0+ (t, 0)U(t,t0 )U0 t0 , 0) = eiH0t eiH(tt0 ) eiH0t0 (3.24)
10 Pi volte viene evidenziato il fatto che tutti i ragionamenti e i risultati sin qui trovati valgono solo in visuale
di interazione e la cosa pu apparire ridondante. Ciononostante mi sembra doveroso specificarlo per non cadere
altrimenti facilmente in inganno. Per questo penso di continuare a farlo.
104 CAPITOLO 3. TEORIE DI CAMPO CON INTERAZIONE

E importante sottolineare il fatto che

UI (t,t0 ) = eiH0t eiH(tt0 ) eiH0t0 6= eiH0tiH(tt0 )iH0t0

Leventuale uguaglianza sarebbe valida solo se gli operatori H e H0 commutassero, cosa non
vera perch, come gi detto, in generale

[HINT , H0 ] 6= 0 [H, H0 ] 6= 0

Questa particolarit delloperatore 3.24 complica notevolmente la risoluzione dellequazione


di evoluzione temporale di UI (t,t0 ) stesso. Inserendo lespressione |(t)iI = UI (t,t0 )|(t0 )iI
nella 3.22 si ottiene lequazione di evoluzione temporale per loperatore di evoluzione temporale
in visuale di interazione
d
i I
UI (t,t0 ) = HINT (t)UI (t,t0 ), con UI (t0 ,t0 ) = 1 (3.25)
dt
Come possiamo vedere, levoluzione temporale delloperatore UI (t,t0 ) identica a quella degli
stati in visuale di interazione.
Dato che [HINT , H0 ] 6= 0, come gi visto, loperatore hamiltoniano di interazione in visuale di interazione
dipende dal tempo, il che implica, in particolare, che
I
[HINT I
(t), HINT (t 0 )] 6= 0

Qualora non vi fosse dipendenza dal tempo, la situazione sarebbe facilmente risolvibile come
nel caso della visuale di Schrdinger, in cui loperatore di evoluzione temporale ha la forma
B.2.

3.2.2 Espansione perturbativa delloperatore di evoluzione temporale in


visuale di interazione
Lequazione differenziale 3.25 equivalente allequazione integrale
Z t
UI (t,t0 ) = 1 i I
dHINT ()UI (,t0 ) (3.26)
t0

Per risolvere tale equazione imponiamo le seguenti ipotesi:

supponiamo che lhamiltoniana di interazione in visuale di interazione sia proporzionale


ad un certo accoppiamento con costante  1, cio
I
HINT (t)

Nel caso della Q.E.D. = q;

supponiamo di voler cercare soluzioni del tipo



UI (t,t0 ) = Un(t,t0), con Un (t,t0 ) n
n=0

supponiamo di conoscere la soluzione dellequazione 3.26 solo fino allordine n-esimo,


(N)
formalmente UI (t,t0 ) = N
n=0 Un (t,t0 ) = SOL O( )
N
3.2. QUANTIZZAZIONE CANONICA DELLE TEORIE DI CAMPO CON INTERAZIONE105

(N)
Detto questo, valutando lequazione 3.26 per la nostra soluzione nota UI (t,t0 ) si ha
Z t
(N) (N)
UI (t,t0 ) = 1 i I
dHINT ()UI (,t0 )
t0
Z t
(N1)
= 1i I
dHINT ()UI (,t0 ) + O( N+1 )
t0

dove al secondo passaggio si nota che per avere al membro di destra una grandezza N , esat-
I () (la quale ) per
tamente come il membro di sinistra, sufficiente moltiplicare HINT
(N1)
UI (,t0 ) N1 . In questo modo possiamo cercare la soluzione aggiungendo ricorsiva-
mente un pezzo per volta.

Soluzione di ordine 0: si tratta del termine della teoria libera, privo di accoppiamento,
cio = 0. Banalmente risulta
(0)
UI (t,t0 ) = 1 (3.27)
In questo caso gli stati non evolvono: siamo nella visuale di Heisenberg.

Soluzione di ordine 1: la soluzione prevede il primo termine perturbativo, ossia quello di


ordine . Allora
Z t
(1) (0)
UI (t,t0 ) = 1 i I
dHINT ()UI (,t0 )
t0
Z t
= 1i I
dHINT () = U0 + U1
t0 |{z} |{z}
=0

Soluzione di ordine 2: la soluzione prevede fino al secondo termine perturbativo, ossia


quello di ordine 2 . Allora
Z t
(2) (1)
UI (t,t0 ) = 1 i I
dHINT ()UI (,t0 )
t0
Z t  Z 1 
= 1 i d1 HINT (1 ) 1 i
I I
d2 HINT (2 )
t0 t0
Z t Z t Z 1
= 1i I
d1 HINT () + (i)2 d1 I
d2 HINT I
(1 )HINT (2 )
t0 t0 t0
= U0 + U1 + U2
|{z} |{z} |{z}
=0 2

Soluzione di ordine N: la soluzione prevede fino al n-esimo termine perturbativo, ossia


quello di ordine n . La soluzione dellequazione 3.26

UI (t,t0 ) = Un(t,t0) (3.28)
n=0

con Z t Z n1
Un (t,t0 ) = (i)n d1 . . . I
dn HINT I
(1 ) . . . HINT (n ) (3.29)
t0 t0
106 CAPITOLO 3. TEORIE DI CAMPO CON INTERAZIONE

Figura 3.1: Dominio di integrazione. Prima si fa variare 2 tra t0 e 1 (vedi doppia freccia nel
primo grafico) e poi 1 viene fatto variare tra t0 e t.

Consideriamo a titolo di esempio il secondo termine perturbativo


Z t Z 1
U2 (t,t0 ) = (i)2 d1 I
d2 HINT I
(1 )HINT (2 )
t0 t0

Questo integrale prevede il seguente dominio di integrazione di figura 3.1.


Tuttavia, lo stesso dominio di integrazione pu essere ottenuto dapprima facendo variare 1 tra
2 e t, per poi far variare 2 tra t0 e t. In questo modo, il precedente integrale diventa
Z t Z t
2 I I
U2 (t,t0 ) = (i) d2 d1 HINT (1 )HINT (2 )
t0 2

Si noti che, nel dominio di integrazione considerato, in ambo i casi si ha che 2 1 , quindi 2
indica un istante precedente rispetto a 1 .
Ci significa che possiamo scrivere

(i)2
Z t Z 1 Z t Z t 
I I
U2 (t,t0 ) = d1 d2 + d2 d1 HINT (1 )HINT (2 )
2 t0 t0 t0 2
(i)2 t
Z Z 1
I I
= d1 d2 HINT (1 )HINT (2 )+
2 t0 t0
(i)2 t
Z Z t
I I
+ d1 d2 HINT (2 )HINT (1 )
2 t0 1

I ( ) e H I ( ), che
tenendo presente che al secondo passaggio non abbiamo commutato HINT 1 INT 2
come detto non commutano, ma semplicemente nel secondo integrale abbiamo invertito i nomi
1 2 . Si noti che ora:
nel primo integrale 2 1 ;
nel primo integrale 1 2 (a causa del cambio di nome).
Per uniformare gli intervalli di integrazione introduciamo una funzione di Heaviside:

(i)2
Z t Z t
I I
U2 (t,t0 ) = d1 d2 { (1 2 )HINT (1 )HINT (2 )+
2 t0 t0
I I

+ (2 1 )HINT (2 )HINT (1 )
In questo modo, il primo integrando non nullo per 1 2 mentre il secondo quanto 2 1
11 . Si noti che in ambo gli integrandi loperatore che agisce per primo, cio quello pi a destra,

11 La funzione a gradino di Heaviside nulla quando largomento minore di 0 e pari a 1 altrimenti.


3.2. QUANTIZZAZIONE CANONICA DELLE TEORIE DI CAMPO CON INTERAZIONE107

lhamiltoniano di interazione in visuale di interazione calcolato nellistante cronologicamente


precedente.
Forniamo ora la seguente

Definizione 3.2 (Prodotto ordinato temporalmente,o T-prodotto). dati due operatori A(t) e B(t)
dipendenti dal tempo si definisce il prodotto ordinato temporalmente, o T-prodotto, la quan-
tit (
A(t1 )B(t2 ), per t1 > t2
T[A(t1 ), B(t2 )] = (3.30)
B(t2 )A(t1 ), per t1 < t2

Nel caso t1 < t2 :

il segno + se si tratta di operatori bosonici;

il segno se si tratta di operatori fermionici.

analogamente a quanto avviene nel caso del prodotto ordinato normale.

Nonostante la definizione generale suddivida il caso bosonico da quello fermionico, lope-


I (t) non costituisce alcun problema, essendo di tipo bosonico per tutte le teorie di
ratore HINT
campo considerate, anche quelle in cui sono coinvolti campi fermionici. Infatti, essi compaiono
nei termini di interazione sempre almeno "in coppia", costituendo di fatto un sistema bosonico
A ).
(si pensi al termine di interazione della Q.E.D.: q
Questo significa che possiamo scrivere

(i)2
Z t Z t  I I

U2 (t,t0 ) = d1 d2 T HINT (1 )HINT (2 )
2 t0 t0

In generale, la soluzione 3.28 si pu scrivere cos 12 :

(i)n
Z t  I I

UI (t,t0 ) = d1 . . . dn T HINT (1 ) . . . HINT (n ) (3.31)
n=0 n! t0

cio, usufruendo della serie esponenziale:


  Zt 
I
UI (t,t0 ) = T exp i d HINT () (3.32)
t0

Si noti che nel caso in cui lhamiltoniano di interazione in visuale di interazione fosse indi-
pendente dal tempo, ossia tale operatore calcolato in t commutasse con s stesso calcolato in
t 0 , allora loperatore di evoluzione temporale sarebbe B.2, cio quello esponenziale della vi-
suale di Schrdinger. Insomma, la dipendenza esplicita dal tempo delloperatore di interazio-
ne in visuale di interazione implica che loperatore 3.24 si debba scrivere in termini di un T-
I (t)) e non come semplice prodotto
prodotto di infiniti esponenziali (uno per ogni valore di HINT
di esponenziali.
12 Ilfattore n! a denominatore sintomatico del fatto che il dominio di integrazione pu essere visto in n! modi
diversi, tanti quanti le permutazioni tra gli n tempi in questione.
108 CAPITOLO 3. TEORIE DI CAMPO CON INTERAZIONE

3.2.3 Matrice di interazione


Definizione 3.3 (Matrice di interazione S). La matrice di interazione S si definisce come

S := lim UI (t,t0 ) UI (+, ) (3.33)


t,t0

Questa matrice loggetto cruciale per lo studio dei processi di scattering e decadimento. In
particolare, la matrice di interazione si pu scrivere cos:
  Z 
I
S = T exp i dHINT ()

  Z 
4 I
= T exp i d xHINT (x) (3.34)
(i)n
Z Z
4
d 4 xn T HINT (x1 ) . . . HINT
 I I

= d x1 . . . (xn )
n=0 n!

Solitamente, nei casi che verranno trattati

HINT
I I
= LINT I
= LINT (I )

La matrice di interazione S soddisfa due propriet:

1. unitaria, in quanto esponenziale di operatori hermitiani, cio

S+ S = SS+ = 1

2. covariante, cio Lorenz-invariante, visto che la densit lagrangiana di una teoria di


campo relativistica viene sempre definita covariante.

3.2.4 Processi di scattering


In generale un processo di scattering un qualsiasi processo che prevede uno stato iniziale
con N particelle ed uno stato finale con altre N particelle, non necessariamente uguali a quelle
iniziali, frutto dellinterazione delle particelle di partenza.
Consideriamo per semplicit il caso di uno scattering tra due particelle. Consideriamo uno stato
iniziale allistante t0 = costituito dalle particelle a(~p) e b(~q) 13 infinitamente distanti tra
loro, cio
t0 = x =
Per continuare il discorso supponiamo che linterazione decresca allaumentare della distanza
14 : questo implica che le particelle a(~
p) e b(~q) non interagiscono tra loro, in quantoo infini-
tamente distanti. Questo significa che lo stato iniziale in visuale di interazione del processo di
scattering uno stato libero:

|IN i = |(t0 = )iI = |a(p)b(q)i a+ (p)b+ (q)|0i


13~
p e ~q sono i momenti.
14 Questa ipotesi valida per la maggior parte delle teorie di campo (interazioni), quale la Q.E.D., ma non vale
per esempio per la Q.C.D., descrivente linterazione forte.
3.3. IL TEOREMA DI WICK E I PROPAGATORI DI FEYNMAN 109

Supponiamo che il sistema evolva con lavvicinamento delle particelle sino ad una distanza
finita, tale per cui linterazione tra le due particelle non sia pi nulla. Per un istante < t < ,
allora, sulla base della relazione |(t)iI = U(t,t0 )|(t0 )iI si ha che
|(t)iI = UI (t, )|IN i
Aspettando un tempo infinito, lo stato del sistema evolver. Lo stato |(t = )iI , evoluto di
|IN i al tempo t = in visuale di interazione allora
|(t = )iI = UI (+, )|IN i = S|IN i
Quindi una volta fissato lo stato iniziale in visuale di interazione possibile conoscerne le-
voluto allistante t = nella stessa visuale tramite la matrice S: la matrice di interazione S
contiene
tutta linformazione sullinterazione tra le particelle a(~p) e b(~q). Nello stato finale saranno
presenti le due particelle a0 (~p0 ) e b0 (~q0 ) infinitamente distanti tra loro, cio
t = x =
Daltra parte, esso uno stato della teoria libera, in quanto le particelle a0 (~p0 ) e b0 (~q0 ), infinita-
mente distanti, non interagiscono tra loro, quindi pu essere scritto come
|FIN i = i | fi i
i

dove | fi i un generico stato nello spazio di Fock della teoria libera.


Ora, qual la probabilit di avere lo stato finale |FIN i a partire dallo stato iniziale |IN i? Essa
15
P(IN , FIN ) = |hFIN |(t = )iI |2 = |hFIN |S|IN i|2 = |SFI |2
avendo definito lelemento di matrice
SFI hFIN |S|IN i (3.35)
Si noti che lunitariet della matrice di interazione e la propriet
|iihi| = 1
i
assicurano la validit della propriet PT OT = 1, supponendo che lo stato iniziale sia normaliz-
zato. Infatti:
!
P IN , f = hIN |S+ | f ih f |S|IN i =
FIN f FIN f
S+ S |IN i = hIN |IN i = 1
= hIN | |{z}
1

3.3 Il teorema di Wick e i propagatori di Feynman


La relazione 3.34 fornisce lespressione della matrice di interazione in funzione del T-prodotto
delle hamiltoniane di interazione in visuale di interazione. Ai fini pratici importante capire
come calcolare esplicitamente il T-prodotto suddetto. Lo strumento che ci permette di calcolarlo
il teorema di Wick, che enunceremo nella maniera pi generale in seguito. Consideriamo le
varie casistiche possibili, in base al tipo di campo considerato.
15 Tale probabilit risponde alla domanda: " dato lo stato finale del sistema |FIN i qual la probabilit di trovare
lo stato |(t = )iI , evoluto dello stato iniziale |IN iI ?" In generale infatti |FIN i 6= |(t = )iI .
110 CAPITOLO 3. TEORIE DI CAMPO CON INTERAZIONE

3.3.1 Campo scalare reale


Sia un campo scalare reale. Si definisce propagatore di Feynman la funzione 16 17

DF (x y) (x)(y) := h0|T[(x)(y)]|0i (3.36)

Ora, loperatore18 si pu scrivere come

= + +
|{z} |{z}
a a+

ossia come la somma di due parti proporzionali una alloperatore di creazione e laltra a quello
di distruzione. Ricordando che, in particolare

a|0i = 0 h0|a+ = 0

possiamo calcoliamo esplicitamente il propagatore di Feynman:

DF (x y) = (x0 y0 )h0|(x)(y)|0i + (y0 x0 )h0|(y)(x)|0i


= (x0 y0 )h0|a(x)a+ (y)|0i + (y0 x0 )h0|a(y)a+ (x)|0i
= (x0 y0 )h0|[a(x), a+ (y)]|0i (y0 x0 )h0|[a+ (x), a(y)]|0i
= (x0 y0 )h0|[+ (x), (y)]|0i (y0 x0 )h0|[ (x), + (y)]|0i

Si noti che al terzo passaggio abbiamo aggiunto il termine

(x0 y0 )h0|a+ (y)a(x)|0i (y0 x0 )h0|a+ (x)a(y)|0i

il quale nullo per le suddette propriet a|0i = 0, h0|a+ = 0. Poich i commutatori sono fun-
zioni, dunque, ai fini dellalgebra dei commutatori, degli scalari in quanto multipli dellidentit,
e ricordando i commutatori covarianti 2.115 e 2.116 si ottiene
DF (x y) = (x0 y0 )h0|[+ (x), (y)]|0i (y0 x0 )h0|[ (x), + (y)]|0i
(3.37)
= (x0 y0 )D+ (x y) (y0 x0 )D (x y)

A questo punto, per proseguire necessario dimostrare la seguente identit19

T[(x)(y)] = N[(x)(y)] + (x)(y) (3.38)

Si tratta della forma semplificata del teorema di Wick: tale relazione infatti tratta il T-prodotto
di soli due campi.
Per dimostrarla, riscriviamola nella forma equivalente

(x)(y) = T[(x)(y)] N[(x)(y)]


16 Il propagatore di Feynman non un operatore, ma una funzione che, nellalgebra degli operatori, funge da
scalare (insomma, proporzionale allidentit).
17 La notazione che uso per contrarre due oggetti nel propagatore ha questo significato: sono contratti i due

operatori che stanno "pi a sinistra" e "pi a destra" della sottolineatura. Se quindi per esempio scrivo 1 2 3 4
significa che il propagatore di Feynman tra 1 e 4 . Se invece scrivo 1 2 3 4 significa che un propagatore di
Feynman tra 1 e 4 e laltro tra 2 e 3 .
18 Ricordiamo infatti che i nostri campi ora sono osservabili, cio operatori quantistici.
19 Il simbolo N indica il solito prodotto ordinato normale 2.107, ivi indicato con ::.
3.3. IL TEOREMA DI WICK E I PROPAGATORI DI FEYNMAN 111

Ora:
T[(x)(y)] = (x0 y0 ) { (x) (y) + + (x)+ (y) + (x)+ (y) + + (x) (y)}
+ (y0 x0 ) { (y) (x) + + (y)+ (x) + (y)+ (x) + + (y) (x)}

stando attenti di mettere a destra prima gli operatori in y(x) qualora x0 > y0 (y0 > x0 ), come nel
primo (secondo) addendo, per mantenere il corretto ordine cronologico.
Il prodotto ordinato normale prevede invece che agiscano prima (cio stiano a destra) gli opera-
tori di distruzione e poi quelli di creazione, senza alcuna importanza riguardo lordine dei punti
x e y, differentemente dal termine precedente. Perci, dato che

(k) + (k) = 1 k

possiamo scrivere 20

N[(x)(y)] = (x0 y0 ) { (x) (y) + + (x)+ (y) + (x)+ (y) + (y)+ (x)}
(y0 x0 ) { (y) (x) + + (y)+ (x) + (x)+ (y) + (y)+ (x)}

In virt di ci, sommando i due termini risulta


T[(x)(y)] N[(x)(y)] =
(x0 y0 )[+ (x), (y)] (y0 x0 )[ (x), + (y)]
= DF (x y)

La forma generale del teorema di Wick per n campi scalari reali

T[(x1 )(x2 ) . . . (xn )] = N[(x1 )(x2 ) . . . (xn )]


+ N[(x1 )(x2 ) . . . (xn )]
1 contr.
+ N[(x1 )(x2 ) . . . (xi ) . . . (xn )] (3.39)
2 contr.
+...
+ N[(x1 )(x2 ) . . . (xi ) . . . (xn )]
all contr.

ci significa che al prodotto ordinato normale si aggiungono:


tutti i prodotti ordinati normali possibili in cui c una sola contrazione tra 2 campi;

tutti i prodotti ordinati normali possibili in cui ci sono due contrazioni tra 2 campi;

...;

tutti i prodotti ordinati normali possibili in cui ci sono tutte le possibili contrazioni tra 2
campi. In particolare:

se i campi sono pari in numero allora ognuno di essi coinvolto in una contrazione,
cio in un propagatore di Feynman;
se i campi sono dispari in numero allora ognuno di essi coinvolto in una contra-
zione, cio in un propagatore di Feynman, tranne uno che resta "libero".
20 si
noti che nel secondo termine della somma (quello per y0 > x0 ) scrivere (y) (x) + + (y)+ (x) oppure
(x) (y) + + (x)+ (y) la stessa cosa perch i campi coinvolti commutano.
112 CAPITOLO 3. TEORIE DI CAMPO CON INTERAZIONE

Altrettanto interessante il seguente corollario del teorema di Wick:

T [N[(x), (x)](x1 ) . . . (xn )] = T 2 (x)(x1 ) . . . (xn ) NET


 
(3.40)

dove la sigla NET sta per No contractions at Equal Time. Questa formula ci dice che se il T-
prodotto coinvolge un prodotto di operatori in cui si ripete 2 volte lo stesso identico operatore21
allora non si effettua la contrazione tra tale operatore e la sua "copia" identica.
Per verificarlo, osserviamo che, tautologicamente:

2 (x) = (x)(x) = T[(x)(x)] = N[(x)(x)] + (x)(x)

da cui
N[(x)(x)] = (x)(x) (x)(x)
Inserendo questa espressione nel primo membro della 3.40 otteniamo, ricordando che il propa-
gatore pu essere portato fuori dal T-prodotto in quanto proporzionale allidentit:

T [N[(x), (x)](x1 ) . . . (xn )] = T [(x)(x)(x1 ) . . . (xn )]


(x)(x)T [(x1 ) . . . (xn )]

Ora, il significato del primo addendo quello di un normale T-prodotto del tipo 3.39, con la
possibilit di contrarre a formare un propagatore anche (x) con s stesso. Il secondo adden-
do invece "rimuove" questa possibilit: esso infatti esattamente il primo addendo, a meno di
rimuovere la possibilit di contrarre (x) con s stesso. In generale, dunque, la somma un
T-prodotto tra operatori calcolati in punti diversi, in particolare a tempi diversi. Ecco dunque
dimostrata la relazione 3.40.
Ai fini pratici, nel calcolo del T-prodotto non si considerano propagatori di Feynman tra operatori
calcolati nello stesso punto (tempo).

3.3.2 Campo scalare complesso


Il propagatore di Feynman in questo caso definito come

DF (x y) (x) + (y) := h0|T[(x) + (y)]|0i (3.41)

Si dimostra (verificare) che anche in questo caso vale la relazione 22


+ +
DF (x y) = (x0 y0 )h0|[+ (x), (y)]|0i (y0 x0 )h0|[ (x), + (y)]|0i
(3.42)
= (x0 y0 )D+ (x y) (y0 x0 )D (x y)

dove, in questo caso


+ +
D+ (x y) = [+ (x), (y)] D (x y) = [ (x), + (y)]
21 Per identico si intende anche calcolato nello stesso punto (tempo).
22 ATTENZIONE: in questo caso

b+ ++ b + a+ + a
3.3. IL TEOREMA DI WICK E I PROPAGATORI DI FEYNMAN 113

e il teorema di Wick per campi scalare complessi lestensione naturale di quello per campi
scalari reali:
T[(x1 ) + (x2 ) . . . + (xn )] = N[(x1 ) + (x2 ) . . . + (xn )]
+ N[(x1 ) + (x2 ) . . . (xn )]
1 contr.
+ N[(x1 ) + (x2 ) . . . (xi ) . . . + (xn )] (3.43)
2 contr.
+...
+ N[(x1 ) + (x2 ) . . . (xi ) . . . + (xn )]
all contr.

Il corollario del teorema di Wick vale anche nel caso di campi scalari complessi.
Si presti attenzione al fatto che ora, per, esistono tre tipi differenti di contrazioni possibili:

1. propagatori del tipo


(x) + (y) = DF (x y)

2. propagatori del tipo


(x)(y) = 0
essendo infatti nullo il commutatore covariante [(x), (y)] = 0;

3. propagatori del tipo


+ (x) + (y) = 0
essendo infatti nullo il commutatore covariante [ + (x), + (y)] = 0.

Dunque, di fatto anche nel caso di campi scalari complessi esiste un solo propagatore di Feyn-
man non nullo.
anche in questo caso vale (verificare) lidentit

T[(x) + (y)] = N[(x) + (y)] + (x) + (y)

3.3.3 Campo vettoriale (reale)


Il propagatore di Feynman in questo caso definito come

DF (x y) A (x)A (y) := h0|T[A (x)A (y)]|0i (3.44)

Si dimostra (verificare) che anche in questo caso vale la relazione



DF (x y) = (x0 y0 )h0|[A+ (x), A (y)]|0i (y0 x0 )h0|[A (x), A+ (y)]|0i
(3.45)
= (x0 y0 )D+ (x y) (y0 x0 )D (x y)

Il caso con campi vettoriali (reali) del tutto analogo a quello con campi scalari reali. Lunica
accortezza che bisogna tenere che ad ogni indice di Lorenz associato un punto 23 .
Nel caso particolare della gauge fixing residua di Feynman 2.81, cio per = 1, vale la propriet

DF (x y) = DF (x y)
23 Non si mischiano le cose: se per esempio abbiamo A (x)A (y) non si pu verificare qualcosa del tipo
A (x)A (y).
114 CAPITOLO 3. TEORIE DI CAMPO CON INTERAZIONE

dove DF (x y) il propagatore di Feynman del caso scalare reale.


Anche in questo caso si verifica in maniera del tutto analoga la validit dellidentit

T[A (x)A (y)] = N[A (x)A (y)] + A (x)A (y) (3.46)

e il teorema di Wick assume la forma


T[A (x1 )A (x2 ) . . . A (xn )] = N[A (x1 )A (x2 ) . . . A (xn )]
+ N[A (x1 )A (x2 ) . . . A (xn )]
1 contr.
+ N[A (x1 )A (x2 ) . . . A (xi ) . . . A (xn )] (3.47)
2 contr.
+...
+ N[A (x1 )A (x2 ) . . . A (xi ) . . . A (xn )]
all contr.

e, come al solito, vale il corollario del teorema di Wick.

3.3.4 Campo spinoriale


Il caso di campi spinoriali pi delicato degli altri, visto che la teoria classica viene quantiz-
zata per mezzo di anticommutatori. Questo fatto ha delle conseguenze rilevanti. Analizziamo
innanzi tutto il prodotto normalmente ordinato, secondo il quale prima agiscono gli operatori di
distruzione (cui sono proporzionali le componenti + dei campi):

N[ (x) (y)] = +

(x) + (y) +
(x) (y) +
(x) + (y) (y)+ (x)

Come possiamo notare, per ordinare normalmente il prodotto compare un segno - nellultimo
addendo. Il passaggio, nel dettaglio, il seguente:

+ (x) (y) = (y)+ (x)

Questo risultato si ottiene considerando le regole di anticommutazione 2.123 e trascurando


il termine aggiuntivo derivante dalla delta di Dirac (come fatto al solito nella definizione del
prodotto ordinato normalmente). Ai fini pratici, dunque:
la commutazione di due operatori bosonici non provoca cambi di segno;

la commutazione di due operatori fermionici provoca la comparsa di un segno -.


Anche il T-prodotto ora segue le regole fermioniche. In particolare:

T[ (x) (y)] = (x0 y0 )+

(x) (y) (y0 x0 ) (y)+ (x)

avendo inserito correttamente il segno -, stando alla definizione 3.30.


In questo caso, il propagatore di Feynman definito cos:

SF (x y) (x) (y) := h0|T[ (x) (y)]|0i (3.48)

ATTENZIONE: in questo caso, per la definizione del T-prodotto 3.30 nel caso fermionico, il
propagatore di Feynman antisimmetrico, cio

(x) (y) = (y) (x)


3.3. IL TEOREMA DI WICK E I PROPAGATORI DI FEYNMAN 115

Scritto esplicitamente (verificare):

SF (x y) = (x0 y0 )h0|{+ (x), (y)}|0i (y0 x0 )h0|{ + (y), (x)}|0i


(3.49)
= (x0 y0 )S+ (x y) (y0 x0 )S (x y)

Come nel caso scalare complesso, la contrazione 3.48 lunica non nulla: le contrazioni

(x) (y) (y) (x) = 0

essendo nulli i relativi anticommutatori covarianti (vedi 2.122).


Si dimostra che il propagatore di Feynman spinoriale legato a quello scalare tramite la rela-
zione 24
SF (x y) = (i/ + m)DF (x y)
(si ricordi che S(x y) = (i/ + m)D(x y)).
Anche in questo caso vale (verificare) lidentit 25

T[ (x) (y)] = N[ (x) (y)] + (x) (y) (3.50)

Consideriamo ora il seguente esempio per visualizzare bene la "delicatezza" degli spinori di
Dirac: sia i (xi ), con i = 1, . . . , 8 e consideriamo il prodotto ordinato normale 26

N[1 2 3 4 5 6 7 8 ]

Consideriamo laccoppiamento tra 1 e 6 : noi vogliamo scriverne il propagatore di Feynman e


per farlo dobbiamo portare 6 vicino a 1 . Per farlo, per, bisogna anticommutare 6 con ogni
termine che si frappone tra esso e 1 : essendovi 4 termini intermedi con cui anticommutare,
per ognuno dei quali lanticommutazione produce la comparsa di un 1, allora

N[1 2 3 4 5 6 7 8 ] = (1)4 N[1 6 2 3 4 5 7 8 ]

Analogamente, volendo portare 5 prima di 2 , dovendo fare 3 step si ottiene che

N[1 2 3 4 5 6 7 8 ] = (1)7 N[1 6 5 2 3 4 7 8 ]

essendo poi i propagatori di Feynman degli scalari ai fini del conto con gli operatori, essi
possono essere portati fuori dal prodotto ordinato normale. Risulta:

N[1 2 3 4 5 6 7 8 ] = (1)7 1 6 5 2 N[3 4 7 8 ]

24 NB: attenzione che in questo caso

+ c d + + d c+

25 ATTENZIONE: se nei casi bosonici (vedi es/ campo scalare reale) la commutazione dei campi calcolati in x e
in y non provoca alcun cambio di segno, ora invece s.
26 ATTENZIONE: quanto viene detto ora vale solo se stiamo considerando le componenti degli spinori,

e non gli spinori interi!!! Infatti, se consideriamo gli spinori in generale, ci che si spostano sono i soli
operatori di creazione e distruzione, mentre restano inalterati nelle posizioni gli spinori nello spazio dei
momenti u, u, v, v Spostare le componenti degli spinori coincide proprio con questa cosa appena detta.
116 CAPITOLO 3. TEORIE DI CAMPO CON INTERAZIONE

3.3.5 Caso generale


Avendo analizzato singolarmente ciascun caso, passiamo ora ad enunciare la forma pi generale
del
Teorema 3.3.1 (Wick). Siano Bi , i = 1, . . . , n generici operatori di tipo scalare reale, scalare
complesso, vettoriale reale, vettoriale complesso o spinoriale. Allora:
T[B1 (x1 )B2 (x2 ) . . . Bn (xn )] = N[B1 (x1 )B2 (x2 ) . . . Bn (xn )]+
+ (1)Pi j Bi (xi )B j (x j )N[B1 (x1 ) . . . B i (xi )B j (x j ) . . . Bn (xn )]+
ij
+ (1)Pi j (1)Pkl Bi (xi )B j (x j ) Bk (xk )Bl (xl )
i jkl
N[B1 (x1 ) . . . B i (xi )B j (x j ) . . . B k (xk )B l (xl ) . . . Bn (xn )]+
+...
(3.51)
dove:
gli operatori scritti con il allinterno del prodotto ordinato normale sono quelli che
escono tramite la contrazione in propagatore;
i fattori (1)Pi j e (1)Pkl riguardano solo il caso di operatori fermionici. In partico-
lare, Pi j e Pkl sono le permutazioni fermioniche necessarie per avvicinare gli operatori
contratti nella formazione di un propagatore di Feynman.
Gli unici propagatori di Feynman non nulli sono quelli tra operatori dello stesso tipo. In
particolare:
(x)(y) = DF (x y) campi scalari reali
(x) + (y) = DF (x y) campi scalari complessi

A (x)A (y) = DF (x y) campi vettoriali (reali)

(x) (y) = SF (x y) campi spinoriali

3.4 Diagrammi di Feynman


I diagrammi di Feynman sono dei grafici che permettono di interpretare in maniera pi in-
tuitiva oggetti matematici piuttosto corposi presenti nelle teorie di campo con interazione. I
diagrammi di Feynman sono validi per ogni teoria con interazione. Nel capitolo successivo
tratteremo, in particolare, il caso della Q.E.D.

3.4.1 Interpretazione grafica dei propagatori di Feynman


I propagatori di Feynman possono essere interpretati graficamente usufruendo di particolari
diagrammai di Feynman. Distinguiamo i vari casi.
1. Campo scalare reale. Il propagatore di Feynman fornito dalla formula 3.36. In partico-
lare esso pu essere riscritto come
DF (x y) = (x0 y0 )h0|+ (x) (y)|0i + (y0 x0 )h0|+ (y) (x)|0i
Distinguiamo ora i due casi in cui x0 > y0 e viceversa.
3.4. DIAGRAMMI DI FEYNMAN 117

(a) Se x0 > y0 allora il propagatore di Feynman


DF (x y) = h0|+ (x) (y)|0i
Dato che a+ e + a, allora possiamo dare la seguente interpretazione:
i. il termine (y)|0i ci dice che nel punto y viene creata una particella di tipo a;
ii. il termine h0|+ (x) ci dice che nel punto x viene distrutta una particella di tipo
a.
Al propagatore di Feynman suddetto possiamo dunque dare la seguente interpreta-
zione: esso ci dice che nel punto y viene creata una particella, la quale si propaga fino
al punto x per poi essere distrutta in tale punto. Graficamente possiamo interpretare
cos la situazione:

Figura 3.2: La particella viene creata in y, si propaga fino a x e in questo punto viene distrutta.

(b) Se y0 > x0 allora il propagatore di Feynman


DF (x y) = h0|+ (y) (x)|0i
Dato che a+ e + a, allora possiamo dare la seguente interpretazione:
i. il termine (x)|0i ci dice che nel punto x viene creata una particella di tipo a;
ii. il termine h0|+ (y) ci dice che nel punto y viene distrutta una particella di tipo
a.
Al propagatore di Feynman suddetto possiamo dunque dare la seguente interpreta-
zione: esso ci dice che nel punto x viene creata una particella, la quale si propaga fino
al punto y per poi essere distrutta in tale punto. Graficamente possiamo interpretare
cos la situazione:

Figura 3.3: La particella viene creata in x, si propaga fino a y e in questo punto viene distrutta.

Nessuna delle due condizioni x0 y0 covariante: cio che covariante invece la som-
ma dei due casi. Il propagatore di Feynman DF (x y) pu essere dunque schematizzato
cos:

Figura 3.4: La particella viene creata in y, si propaga fino a x e in questo punto viene distrutta.
118 CAPITOLO 3. TEORIE DI CAMPO CON INTERAZIONE

Sino ad ora si parlato di particelle create e distrutte. A dire la verit non si sta parlando
di particelle fisiche, bens di particelle virtuali:
Definizione 3.4 (Particelle fisiche e particelle virtuali). Si definisce particella fisica (det-
ta ON-SHELL) una particelle tale che

p2 = m2 (3.52)

Si definisce particella virtuale (detta OFF-SHELL) una particelle tale che

p2 6= m2 (3.53)

Il propagatore di Feynman descrive dunque particelle di tipo virtuale27 .


A questo punto scriviamo esplicitamente il propagatore di Feynman ricordando la forma
esplicita dei termini D+ e D , cio
Z 3
1 d k ik(xy)
D+ (x y) = [+ (x), (y)] = e
(2)3 2k
k0 =k
Z 3
1 d k ik(xy)
D (x y) = [ (x), + (y)] = e
(2)3 2k
k0 =k
sulla base della relazione 3.37 possiamo dunque scrivere
d 3 k ik(xy)

1
Z
DF (x y) = (x0 y0 ) e
(2)3 2k
k0 =k
Z 3
1 d k ik(xy)
+ (y0 x0 ) e
(2)3 2k
k0 =k

Mostriamo ora che possiamo scrivere il propagatore di Feynman anche nel seguente
modo:
d 4 k eik(xy)
I
DF (x y) = i 4 2 2
(3.54)
CF (2) k m
Consideriamo il seguente cammino CF nel piano complesso (Re(k0 ), Im(k0 )):

Figura 3.5: Cammino CF nel piano complesso (Re(k0 ), Im(k0 ))


27 Per visualizzare meglio la questione consideriamo il seguente semplice esempio. Consideriamo un particella
di Energia E che si sta avvicinando da sinistra ad una barriera di potenziale di altezza . La meccanica quantistica
ci dice che anche nel caso E < possibile che la particella "passi" da sinistra a destra rispetto alla barriera.
nonostante sia la particella fisica a potersi trovare a destra della barriera, in realt essa non passata attraverso la
barriera: in questo caso, la particella possiede unincertezza sullenergia (dovuta al principio di indeterminazione
di Heisenberg) tale per cui, in realt, la particella fisica abbia effettivamente E > , in modo da poter scavalcare
la barriera. Intuitivamente, per, uso comune dire che la particella ha attraversato la barriera, ma cos dicendo si
sta considerando una particella virtuale.
3.4. DIAGRAMMI DI FEYNMAN 119

Dato che k0 k , allora il cammino scelto passa sotto il polo m e sopra il polo m della
ik(xy)
funzione integranda ek2 m2 . 28
0
Possiamo dunque scrivere 29

1 i eik0 (x0 y0 )
Z I
3 i~k(~x~y)
DF (x y) = d ke dk0
(2)3 2 CF k02 m2

A questo punto:

nel caso x0 > y0 il termine x0 + y0 presente nellesponenziale negativo. Ci


significa che, per calcolare lintegrale con il teorema dei residui, si deve chiudere il
cammino di integrazione nel semipiano complesso con parte immaginaria negativa
30

Figura 3.6: Chiusura del cammino CF nel semipiano complesso con parte immaginaria negativa
(Il circuito circolare lo chiamiamo C+ ).

In questo caso, il circuito ottenuto equivalente al circuito C+ che circonda il polo


k0 = k . In virt di ci, per il teorema dei residui possiamo scrivere 31

eik0 (x0 y0 ) eik0 (x0 y0 )


I
dk0 = 2iRes k =
CF k02 k2 0 k
(k0 + k )(k0 k )
28 Come possiamo notare, nei punti k = m la funzione integranda presenta due poli, quindi in essa non
definita. Questo giustifica a ma ggior ragione il fatto che stiamo considerando particelle virtuali, cio con k2 6= m2 .
29 Si noti che k2 m2 = k2 |~k|2 m2 = k2 2 .
0 0 k
30 Infatti, nel caso in cui la funzione integranda presenti un esponenziale del tipo eiz :

se > 0 la chiusura va fatta sopra;


se > 0 la chiusura va fatta sotto.

31 ATTENZIONE: si aggiunge un segno (come in questo caso) qualora il circuito in questione sia in senso
orario.
120 CAPITOLO 3. TEORIE DI CAMPO CON INTERAZIONE

Dato che il residuo di una funzione f (z) con z0 polo di ordine n


 n1 
1 d n
{Res f (z)}z=z0 = lim (z z0 ) f (z) (3.55)
(n 1)! zz0 dzn1
ik (x y )
allora, essendo nel nostro caso z k0 e f (k0 ) (ke +m)(k
0 0 0
, si ottiene (per il caso
0 0 m)
k0 = k ):
eik0 (x0 y0 ) eik (x0 y0 )
I
dk0 2 = 2i
CF k0 k2 2k
Inserendo questo risultato nellespressione

1 i eik0 (x0 y0 )
Z I
3 i~k(~x~y)
d ke dk0 2
(2)3 2 CF k0 k2

si ottiene

1 i eik (x0 y0 )
Z
~
d 3 keik(~x~y) (2i) = D+ (x y)
(2)3 2 2k

nel caso y0 > x0 , invece, il termine x0 + y0 presente nellesponenziale


positivo. Ci significa che, per calcolare lintegrale con il teorema dei residui,
si deve chiudere il cammino di integrazione nel semipiano complesso con parte
immaginaria positiva:

Figura 3.7: Chiusura del cammino CF nel semipiano complesso con parte immaginaria positiva
(Il circuito circolare lo chiamiamo C+ ).

In questo caso, il circuito ottenuto equivalente al circuito C+ che circonda il polo


k0 = k . In virt di ci, per il teorema dei residui e svolgendo gli stessi passaggi
del caso precedente si ottiene il termine D (x y).
3.4. DIAGRAMMI DI FEYNMAN 121

In definitiva, abbiamo dimostrato la validit della scrittura 3.54, in quanto abbiamo mo-
strato che
d 4 k eik(xy)
I
DF (x y) = (x0 y0 )D+ (x y) (y0 x0 )D (x y) = i
CF (2)4 k2 m2
Definendo il propagatore di Feynman nel caso di campi scalari reali nello spazio dei
momenti
i
D F (k) = 2 (3.56)
k m2
allora si pu scrivere
d 4 k ik(xy)
Z
DF (x y) = e DF (k) (3.57)
(2)4
Questultima equazione non altro che la riscrittura del propagatore di Feynman in
funzione della sua trasformata di Fourier D F (x y).

2. Campo scalare complesso. Il propagatore di Feynman fornito dalla formula 3.41. In


particolare esso pu essere riscritto come
+ +
DF (x y) = (x0 y0 )h0|+ (x) (y)|0i + (y0 x0 )h0|+ (y) (x)|0i

Distinguiamo ora i due casi in cui x0 > y0 e viceversa.

(a) Se x0 > y0 allora il propagatore di Feynman

DF (x y) = h0|+ (x) (y)|0i


+
Dato che a+ e + a, allora possiamo dare la seguente interpretazione:
+
i. il termine (y)|0i ci dice che nel punto y viene creata una particella di tipo a;
ii. il termine h0|+ (x) ci dice che nel punto x viene distrutta una particella di tipo
a.
Al propagatore di Feynman suddetto possiamo dunque dare la seguente interpreta-
zione: esso ci dice che nel punto y viene creata una particella di tipo a, la quale si
propaga fino al punto x per poi essere distrutta in tale punto. Graficamente possiamo
interpretare cos la situazione:

Figura 3.8: La particella di tipo a viene creata in y, si propaga fino a x e in questo punto viene
distrutta.

(b) Se y0 > x0 allora il propagatore di Feynman


+
DF (x y) = h0|+ (y) (x)|0i
+
Dato che b+ e + b, allora possiamo dare la seguente interpretazione:
122 CAPITOLO 3. TEORIE DI CAMPO CON INTERAZIONE

i. il termine (x)|0i ci dice che nel punto x viene creata una particella di tipo b;
+
ii. il termine h0|+ (y) ci dice che nel punto y viene distrutta una particella di tipo
b.
Al propagatore di Feynman suddetto possiamo dunque dare la seguente interpreta-
zione: esso ci dice che nel punto x viene creata una particella di tipo b, la quale si
propaga fino al punto y per poi essere distrutta in tale punto. Graficamente possiamo
interpretare cos la situazione:

Figura 3.9: La particella di tipo b viene creata in x, si propaga fino a y e in questo punto viene
distrutta.

come abbiamo potuto notare, il caso complesso presenta una differenza rispetto al caso
reale: ora abbiamo 2 specie particellari distinte, una di tipo a e una di tipo b. Come
abbiamo visto in precedenza, queste due specie particellari non sono altro che luna lan-
tiparticella dellaltra. Convenzionalmente, la specie particellare di tipo a si identifica con
la particella propriamente detta, mentre quella di tipo b con la sua antiparticella.
Il diagramma di Feynman relativo al propagatore di Feynman nel caso scalare complesso

Figura 3.10: La particella viene creata in y, si propaga fino a x e in questo punto viene distrutta
(1 diagramma) e viceversa (2 diagramma).

La differenza rispetto al caso reale la presenza di una freccia: questa indica il moto della
particella propriamente detta (cio della specie a). Se consideriamo il moto di unantipar-
ticella, allora bisogna tenere a mente che il verso della freccia sempre opposto a quello
del moto dellantiparticella.
Si noti che i diagrammi di Feynman relativi a particelle scalari sono contraddistinti da
linee tratteggiate.
Anche nel caso scalare complesso possiamo scrivere
d 4 k ik(xy)
Z
DF (x y) = e DF (k) (3.58)
(2)4
dove il propagatore nello spazio dei momenti
i
D F (k) = 2 (3.59)
k m2
3.4. DIAGRAMMI DI FEYNMAN 123

3. Campo vettoriale (reale). Il propagatore di Feynman fornito dalla formula 3.44. La


situazione fisicamente identica al caso del campo scalare reale. In questo caso, dia-
grammaticamente il propagatore definito cos:

Figura 3.11: La particella viene creata in y, si propaga fino a x e in questo punto viene distrutta.

A differenza del caso scalare, per rappresentare una particella vettoriale si utilizza una
linea ondulata. Inoltre, in corrispondenza dei punti solitamente si specificano gli indici di
Lorenz ad essi associati.
Ricordando poi che, nella condizione = 1 vale

DF (x y) = DF (x y)

allora anche in questo caso si pu scrivere


d 4 k ik(xy)
Z

DF (x y) = e DF (k) (3.60)
(2)4
dove il propagatore nello spazio dei momenti


D F (k) = i 2 (3.61)
k m2

4. Campo spinoriale. Il propagatore di Feynman fornito dalla formula 3.48. In particolare


esso pu essere riscritto come

SF (x y) = (x0 y0 )h0|+ (x) (y)|0i + (y0 x0 )h0|+ (y) (x)|0i

Dato che in questo caso

+ c d + + d c+

la situazione del tutto analoga a quella relativa al caso scalare complesso: anche in
questo caso esistono due specie particellari differenti, che sono luna lantiparticella
dellaltra. In particolare:

(a) se x0 > y0 : SF (x y) = h0|+
(x)
(y)|0i;

(b) se y0 > x0 : SF (x y) = h0| + (x)
(y)|0i.

Diagrammaticamente, il propagatore di Feynman nel caso spinoriale si rappresenta cos:

Figura 3.12: La particella viene creata in y, si propaga fino a x e in questo punto viene distrutta
(1 diagramma) e viceversa (2 diagramma).
124 CAPITOLO 3. TEORIE DI CAMPO CON INTERAZIONE

Nel caso di particelle fermioniche i diagrammi di Feynman sono caratterizzati conven-


zionalmente da linee continue e la convenzione sulla freccia la stessa vigente nel caso
scalare complesso.
Per propagatori di Feynman fermionici possiamo scrivere

d 4 k ik(xy)
Z
SF (x y) = e SF (k) = (i/ + m)DF (x y) (3.62)
(2)4

dove il propagatore nello spazio dei momenti 32

/k + m i
SF (k) = i 2 = (3.63)
/k m2 /k m

ESERCIZIO: verificare che i propagatori di Feynman sono funzioni di Green dellequa-


zione del moto della teoria. In particolare, per il caso scalare reale, che

( + m2 )DF (x y) = i 4 (x y)

e, in generale, a meno di costanti moltiplicative, uguale a i 4 .

3.4.2 Interpretazione grafica dei campi non contratti

Nel caso di contrazione per formare propagatori di Feynman abbiamo gi visto come trattare la
cosa. Nel caso di campi non contratti, invece, si ragiona in maniera leggermente diversa, ma
sempre in linea con quanto precedentemente detto. In particolare:

nel caso di un campo proporzionale ad un operatore di costruzione il diagramma di


Feynman associato costituito da una linea che comincia da un punto;

nel caso di un campo proporzionale ad un operatore di distruzione il diagramma di Feyn-


man associato costituito da una linea che finisce in un punto.

Convenzionalmente, si dice che una linea inizia in un punto quando si sviluppa alla sua sinistra,
mentre vi finisce. 33
I risultati relativi ai vari casi sono riassunti per comodit in figura 3.13.

32 Si ricordi, come visto, che (/k + m)(/k m) = k2 m2 .


33 La spiegazione poco rigorosa, ma in teoria intuitiva.
3.4. DIAGRAMMI DI FEYNMAN 125

Figura 3.13: Diagrammi di Feynman dei campi.


126 CAPITOLO 3. TEORIE DI CAMPO CON INTERAZIONE
Capitolo 4

Quantum ElectroDynamics (Q.E.D.)

Applichiamo ora quanto imparato nel caso specifico della Q.E.D.. Da questo momento in avanti
tutte le quantit considerate sono in visuale di interazione: la cosa non verr pi ripetuta per
comodit. In particolare, non verranno ripetuti:
I H
n i simboli I sulle grandezze fisiche, dandoli per scontati (per esempio HINT INT );

n il simbolo N del prodotto ordinato normale. Tutti i prodotti tra campi che troveremo
sono normalmente ordinati.

Eventualmente, queste cose saranno specificate le prime volte.

Prima di proseguire diamo la seguente regola intuitiva per la realizzazione di un diagrama di


Feynman:
un diagramma di Feyman si disegna mettendo a sinistra tutte le particelle distrutte, costi-
tuenti cio lo stato iniziale, e a destra le particelle create, costituenti cio lo stato finale.

4.1 Espansione della matrice di interazione nello spazio delle


coordinate
La lagrangiana della Q.E.D.
1
LQED = F F + LGF + (i
/ + me ) + qe
A (4.1)
4
dove:

LGF un termine di gauge fixing;

la lagrangiana di interazione

LINT = N[qe
A ] (4.2)

le grandezze con il pedice "e" sono relative allelettrone.

La densit hamiltoniana di interazione

HINT = LINT = N[qe


A ] (4.3)

127
128 CAPITOLO 4. QUANTUM ELECTRODYNAMICS (Q.E.D.)

Stando alla relazione 3.34, la matrice di interazione della Q.E.D.


  Z 
4

SQED = T exp iqe d x A / (4.4)

dove
A = A
/

Occupiamoci ora dellespansione della matrice di interazione, assegnando a ciascun ordine per-
turbativo il corretto significato fisico. Ci basiamo sullo sviluppo della serie esponenziale (vedi
3.34).

Termini di ordine 0

Si tratta del caso con costante di accoppiamento nulla, cio in cui si pone q = 0: il fotone non
si accoppia con particelle elettricamente neutre. Ci significa che

S(0) = 1

Termini di ordine 1

In questo caso
Z
S(1) = iqe d 4 xT[N[( A)
/ x ]] =
Z
= iqe d 4 xN[( A)
/ x] =
Z
= iqe d 4 xN[( + + )x (A/+ + A/ )x (+ + )x ]

dove al secondo passaggio si utilizza il corollario del teorema di Wick1 . La matrice di intera-
zione al primo ordine perturbativo la somma di 8 termini. Sulla base delle regole grafiche
imparate, ad essi sono associati i diagrammi fi Feynman riportati in figura 4.1.
Facciamo un paio di osservazioni.

In Q.E.D. le frecce che indicano il flusso delle particelle fermioniche propriamente dette
devono essere un continuo: questa una conseguenza della conservazione della carica2 .

I diagrammi di Feynman riportati in figura 4.1 sono detti diagrammi di vertice: essi
descrivono le interazioni fondamentali di Q.E.D., ossia quelle con interazioni al primo
/
ordine (del tipo A). In seguito risulter chiaro come distinguere tra processi fisici e
non, ma per il momento lunico modo che abbiamo per verificarlo controllando che
tali fenomeni siano dinamicamente consistenti con la conservazione del quadrimomento.
Sulla base di ci, si pu dimostrare che i diagrammi di vertice della Q.E.D. descrivono
eventi non fisici, in quanto non si conserva il quadrimomento a causa del fatto che m = 0.
1I campi nel prodotto normale sono infatti tutti quanti calcolati allo stesso tempo, quindi non vi alcuna
contrazione nella formazione di propagatori di Feynman.
2 Non si possono presentare ad esempio situazioni con due frecce dirette verso lo stesso punto o fuoriuscenti

dallo stesso punto


4.1. ESPANSIONE DELLA MATRICE DI INTERAZIONE NELLO SPAZIO DELLE COORDINATE129

Figura 4.1: Diagrammi di vertice della Q.E.D.

Termini di ordine 2
Consideriamo ora il termine di ordine 2 nella costante di accoppiamento qe della matrice di
interazione S, ossia
(iqe )2
Z
d 4 xd 4 yT N[( A)
 
S(2) = / x ]N[( A)
/ y]
2!
Come al solito, utilizziamo il teorema di Wick per scrivere esplicitamente il T-prodotto. In
particolare, ricordando il corollario del teorema, secondo cui
T[N()x N()y ] = T[()x ()y ]NET
allora le uniche contrazioni possibili sono tra campi calcolati in x e campi calcolati in y, senza
la possibilit di trovare propagatori di Feynman relativi a campi calcolati nello stesso punto. In
definitiva:
 
/ x ]N[( A)
T N[( A) / y ] = N[( A)
/ x ( A)
/ y]
| {z }
A
/ x ( A)
+ N[( A) / y ] + N[( A)
/ x ( A)
/ y]
| {z }
B1
/ x ( A)
+ N[( A) / y]
| {z }
B2
/ x ( A)
+ N[( A) / y]
| {z }
C1
/ x ( A)
+ N[( A) / x ( A)
/ y ] + N[( A) / y]
| {z }
C2
/ x ( A)
+ N[( A) / y]
| {z }
B2
130 CAPITOLO 4. QUANTUM ELECTRODYNAMICS (Q.E.D.)

Figura 4.2: Generico diagramma di tipo A di S(2) .

Valutiamo singolarmente ciascuno dei singoli termini.

A) Questo termine non prevede alcun tipo di propagatore di Feynman. Il termine di S(2) relativo
a questo caso
q2e
Z
A
S(2) = d 4 xd 4 yN[( A)
/ x ( A)
/ y]
2!
Non essendoci alcun propagatore che collega il punto x con il punto y, questo termine
corrisponde al prodotto di due diagrammi di vertice del tutto indipendenti tra di loro,
ossia diagrammi del tipo mostrato in figura 4.2.
Dato che i diagrammi di vertice non descrivono fenomeni fisici, e quindi non fisico
neppure il loro prodotto, questo termine non fornisce un contributo interessante, in quanto
non fisico.

B1 ) Questo termine descrive processi che coinvolgono un propagatore fermionico. Il termine


di S(2) ad essi relativo

q2
Z n o
B1
S(2) = e 4 4 / / / /
d xd y N[( A)x ( A)y ] + N[( A)x ( A)y ]
2!
Consideriamo per un momento il secondo addendo del T-prodotto. sulla base dellanti-
commutativit dei campi quantistici fermionici si ha che 3

N[( A) / y ] = (1)4 N[( A)


/ x ( A) / y ( A)
/ x]

Ora, essendo le variabili x e y mute, possiamo scambiarne il nome nel secondo addendo,
cio x y. Cos facendo, il secondo addendo diventa identico al primo, da cui si ottiene
Z
B1
S(2) = q2e d 4 xd 4 yN[( A) / y]
/ x ( A)

Nel caso della Q.E.D. avviene sempre questo tipo di semplificazione: i termini topolo-
gicamente equivalenti descrivono lo stesso processo fisico e rimuovono il fattore n! a
denominatore tramite una semplice cambio di nome delle variabili di integrazione e, in
generale, degli indici muti. In questo caso, i due termini di tipo B1 sono topologicamente
equivalenti e rimuovono il denominatore 2!.
B1
Prima di analizzare nel dettaglio ciascun prodotto ordinato normale che compare in S(2)

3 ATTENZIONE: anche in questo caso si deve operare spostando i soli operatori di creazione e
distruzione o, equivalentemente, le componenti degli spinori , con = 1, 2, 3, 4.
4.1. ESPANSIONE DELLA MATRICE DI INTERAZIONE NELLO SPAZIO DELLE COORDINATE131

Figura 4.3: Generico diagramma di tipo B1 di S(2) .


valutiamone le caratteristiche generali. In questo caso il termine (x)(y) un propaga-
/ x e rispettiva-
tore fermionico che collega i punti x e y, nei quali, poi, gli operatori ( A)
/
mente (A)y creano/distruggono un fotone e un fermione. I diagrammi di Feynman sono
quindi del tipo mostrato in figura 4.3, caratterizzati da una linea fermionica e una fotonica
sia a destra che a sinistra e da un propagatore fermionico nel mezzo.
Riscrivendo i campi nelle componenti + e e portando il propagatore di Feynman fuori
dal prodotto ordinato normale si ha
Z
B1
S(2) = q2e d 4 xd 4 y(x)(y)N[(
x (A/+ + A/ )x (A/+ + A/ )y (+ + )y ]
+ + )

Questo prodotto ordinato normale produce 24 = 16 termini diversi, in cui vengono rap-
presentati tutti i casi possibili, da quello in cui ci sono 4 particelle nello stato iniziale e 0
nello stato finale (schematicamente 4 0) a quello in cui ci sono 0 particelle nello stato
iniziale e 4 nello stato finale (schematicamente 0 4), passando per tutti i casi intermedi.
Non tutti questi per sono dei processi fisici, poich:
in alcuni di essi non si conserva il quadrimpulso;
in alcuni di essi o il numero di vertici non corretto oppure in almeno un vertice c
un numero errato di linee. Infatti, in Q.E.D.:
il numero di vertici coincide con lesponente della costante di accoppiamento
relativo al termine perturbativo considerato della matrice di interazione (in
questo caso, poich consideriamo il termine perturbativo di S allordine 2 allora
ci devono essere 2 vertici);
ciascun vertice possiede 3 linee totali, somma tra quelle entranti e uscenti, dove
3 il numero di campi che interagiscono4 .
In generale, in Q.E.D., sono fisici solo i processi che prevedono un numero uguale di
particelle tra stato iniziale e finale. Dunque, nel caso particolare da noi considerato, sono
fisici solo i processi di tipo 2 2.
In definitiva, il prodotto ordinato normale relativo al termine di tipo B1 produce solo i
seguenti termini fisici 5
x (A/+ + A/ )x (A/+ + A/ )y (+ + )y ] = ( + A/ )x (A/ + )y + ( A/+ )x (A/+ )y
N[( + + )
+ ( + A/+ )x (A/ )y + ( + A/ )x (A/+ )y
+ ( A/+ )x (A/ + )y + ( A/ )x (A/+ + )y
4 La / e
lagrangiana di interazione della Q.E.D. data dalla relazione 4.2: essa coinvolge solo i 3 campi A
quindi ciascun vertice vuole solo 3 linee. Se una teoria di campo prevede un numero diverso di campi moltiplicati
normalmente tra loro nella lagrangiana di interazione allora il numero di linee per ciascun vertice pu cambiare.
5 Omettiamo il propagatore di Feynman (x)(y) che a fattor comune di tutti questi termini, in quanto
moltiplica il prodotto ordinato normale.
132 CAPITOLO 4. QUANTUM ELECTRODYNAMICS (Q.E.D.)

Figura 4.4: Diagrammi di Feynman B1 di S(2) .

Con la conveniente notazione del tipo

( + A/+ )x (A/ )y (+ + )

si riportano in figura 4.4 i diagrammi di Feynman relativi a ciascun pezzo.


Si noti che:

alcuni diagrammi prevedono il propagatore in verticale. Questo dettata sia dalle-


sigenza di mettere due fermioni nello stato iniziale (particelle distrutte) o finale (par-
ticelle create) sia dal fatto che la linea fermionica deve essere continua (seguendo la
freccia);
lo stesso fenomeno pu essere descritto da pi grafici di Feynman (e quindi termini
del prodotto ordinato normale) che sono topologicamente indipendenti, come per
esempio:
lo scattering Compton e+ e+ , rappresentato dai diagrammi (+ + ) e
(+ +);
lo scattering Compton e e , rappresentato dai diagrammi ( + +) e
( ++).

Dunque non tutti i diagrammi di Feynman descrivono processi diversi rispetto a quelli
descritti da altri diagrammi.
4.1. ESPANSIONE DELLA MATRICE DI INTERAZIONE NELLO SPAZIO DELLE COORDINATE133

B2 ) Questo termine descrive processi che coinvolgono un propagatore fermione. Il termine di


S(2) relativo a questi processi

q2
Z
B2
S(2) = e d 4 xd 4 yN[( A)
/ x ( A)
/ y]
2!
Anche in questo caso gli unici processi fisici sono quelli del tipo 2 2. Si lascia per
esercizio lo studio dettagliato di questi termini. Noi trattiamo in dettaglio solo un caso
particolare.

ESERCIZIO: scrivere lelemento di matrice S al secondo ordine che descrive il processo


di scattering e+ e e+ e .
I termini che ci interessano sono quelli che coinvolgono i seguenti operatori:

gli operatori di creazione di elettrone e positrone, rispettivamente e ;


gli operatori di distruzione di elettrone e positrone, rispettivamente + e + .

Gli operatori fermionici costituiscono il propagatore di Feynman 3.44, quindi sono a fattor
comune. In definitiva, lelemento di matrice S al secondo ordine che ci interessa questo:

q2e
Z
+ e+ e
Se(2)e d 4 xd 4 yDF (x y) N[( )x ( + + )y ]

=
2!
+ N[( + + )x ( )y ]
+ N[( + )x ( + )y ]

+ N[( + )x ( + )y ]

A questo punto, consideriamo il primo e il secondo addendo. Essi in realt sono uguali:
per mostrarlo e sufficiente effettuare un numero pari di permutazioni di campi spinoriali
e poi rinominare, in uno dei due addendi, gli indici e le variabili mute e x
y, sfruttando il fatto che il propagatore di Feynman vettoriale simmetrico, in quanto
proporzionale al tensore metrico, che simmetrico 6 . In questo modo, i due contributi si
sommano e "rimuovono" il fattore 2! a denominatore. La stessa identica cosa vale per il
terzo e il quarto addendo. Insomma:
Z
+ e+ e
e e
= q2e d 4 xd 4 yDF (x y){N[( )x ( + + )y ]

S(2)
| {z }
a
+ N[( + )x ( + )y ]}
| {z }
b

I termini a e b sono topologicamente indipendenti. Infatti:

il termine a relativo ad un diagramma di canale S, ossia nel quale tutta lener-


gia dello stato iniziale "fluisce" nello stato finale trasportata dal propagatore (il
propagatore orizzontale);
6 ATTENZIONE: in questo caso possiamo fare questo giochetto anche dopo aver esplicitato i termini + e

dei campi. Questo concesso soprattutto perch vale DF (y x) = DF (x y), cosa che invece non vera per i
propagatori fermionici, per i quali vale invece SF (x y) = SF (y x)! Ecco perch nel caso dei termini B1 non
abbiamo fatto questo tipo di riordinamento dopo aver esplicitato le componenti + e dei campi.
134 CAPITOLO 4. QUANTUM ELECTRODYNAMICS (Q.E.D.)

Figura 4.5: Diagrammi di Feynman di tipo B2 di S(2) . Si noti che, essendo il propagatore
fotonico, a ciascun punto assegnato un indice di Lorenz che viene (spesso) specificato.

il termine b relativo ad un diagramma di canale Q, ossia nel quale lenergia dello


stato iniziale non viene trasportata allo stato finale dal propagatore (il propagatore
verticale).

Il tutto mostrato in figura 4.5.

C1 ) Questo termine descrive processi che coinvolgono 2 propagatori fermionici. Il termine di


S(2) ad essi relativo

q2e
Z
SC(2)
1
= d 4 xd 4 yN[( A)
/ x ( A)
/ y]
2!
q2e
Z
d 4 xd 4 yN[A (x)A (y)]( )x ( )y

=
2!
Ora, tenendo conto che i campi spinoriali quantistici anticommutano e ricordando che il
propagatore di Feynman fermionico della forma allora possiamo scrivere

q2e
Z
SC(2) d 4 xd 4 yN[A (x)A (y)]( )x ( )y

1
=
2!
q2
Z
= e d 4 xd 4 yN[A (x)A (y)](1)3 ( (y) (x)) ( (x) (y))

2!
2Z
3 qe
d 4 xd 4 yN[A (x)A (y)]SF (y x) SF (x y)

= (1)
2!
Aver esplicitato gli indici spinoriali permette di vedere come lespressione scritta non sia
altro che una traccia di matrici (il primo e lultimo indice, che formalmente sono quelli
della matrice risultante, sono uguali a : formalmente corrisponde ad avere una matrice
X = Tr[X]). Insomma:

2Z
3 qe
SC(2)
1
= (1) d 4 xd 4 yTr[SF (y x) SF (x y) ]N[A (x)A (y)]
2!
La comparsa della traccia suddetta giustificata dalle caratteristiche particolari dei dia-
grammi di Feynman in questione. come possiamo notare, tutte le componenti spinoriali
sono "inglobate" nei propagatori di Feynman, mentre i campi fotonici sono nel prodotto
ordinato normale. Questo significa che i diagramma di Feynman considerati, rappre-
sentati in figura 4.6, prevedono 2 propagatori fermionici e una linea fotonica nello stato
iniziale e una nello stato finale. I diagrammi di figura 4.6 sono detti diagrammi di loop
fermionico e soddisfano le seguenti propriet:
4.1. ESPANSIONE DELLA MATRICE DI INTERAZIONE NELLO SPAZIO DELLE COORDINATE135

Figura 4.6: Generico diagramma di Feynman si loop fermionico.

Figura 4.7: Generico diagramma di Feynman di loop.

tutte le linee fermioniche sono "chiuse", sintomo della traccia che compare nel
termine SC(2)
1
;
per riordinare correttamente i campi spinoriali per formare i propagatori di Feyn-
man sempre necessario un numero dispari di permutazioni, con la conseguente
comparsa di un fattore (1) aggiuntivo (nel nostro caso: (1)3 = 1).

C2 ) Questo termine descrive processi che coinvolgono un propagatore fermionico e un propa-


gatore fotonico. Il termine di S(2) ad essi relativo

q2e
Z
SC(2)
2
= d 4 xd 4 y{N[( A)
/ x ( A)
/ y ] + N[( A)
/ x ( A)
/ y ]}
2!
Senza entrare nel dettaglio del conto, in questo caso si pu riscrivere
Z
SC(2) = q2e d 4 xd 4 yDF (y x)SF (x y)N[(x)
2
(y)]

Anche in questo caso gli unici processi fisici sono quelli con egual numero di particelle
tra stato iniziale e finale. In particolare, sono processi fisici quelli del tipo 1 1, in
cui stato iniziale e stato finale sono costituiti da un fermione (il fotone svolge il ruolo di
propagatore). Anche in questo caso i diagrammi di Feynman associati, mostrati in figura
4.7, sono contraddistinti da due propagatori che si "chiudono" luno nellaltro, anche se
stavolta si tratta di propagatori di tipo diverso. In questo caso si parla di diagrammi di
loop7 .

D) Questo termine descrive processi che coinvolgono 2 propagatori fermionici e un propaga-


tore fotonico. Il termine di S(2) ad essi relativo

q2
Z
SD
(2) = e d 4 xd 4 yN[( A)
/ x ( A)
/ y]
2!
7 Si parla di diagramma di loop tutte le volte che ci sono pi propagatori che si "chiudono" luno con laltro.
136 CAPITOLO 4. QUANTUM ELECTRODYNAMICS (Q.E.D.)

Figura 4.8: Generico diagramma di Feynman di vuoto.

In questo caso, tutte e tre le particelle coinvolte svolgono il ruolo di propagatori, con
conseguente assenza di linee "libere". I diagrammi di Feynman associati, mostrati in
figura 4.8, sono detti diagrammi di vuoto. Essi infatti contribuiscono alla definizione
dellenergia del vuoto, quindi non fornisce alcun contributo ai processi fisici studiati8 .

ESERCIZIO: dare una descrizione sommaria dei processi del 3 ordine dello sviluppo
perturbativo della matrice S.

4.2 Espansione della matrice di interazione nello spazio dei


momenti
A questo punto ci poniamo un nuovo problema: che cosa facciamo quando vogliamo studiare
un processo specifico del quale conosciamo soltanto lo stato iniziale e lo stato finale?
Supponiamo di fissare lo stato iniziale |ii del sistema: per farlo, diciamo che allistante t0 =
abbiamo un elettrone di momento ~p e un positrone di momento ~q a distanza infinita tra di
loro. Specificando il momento delle particelle e il fatto che sono infinitamente distanti tra
loro, essendo linterazione elettromagnetica uninterazione che decresce con laumento della
distanza, automaticamente stiamo fissando uno specifico stato dello spazio di Fock della teoria
libera, ossia stiamo fissando lo stato iniziale in questo modo:

|ii = |e (~p)e+ (~q)i

Lasciando evolvere il sistema, esso allistante + si trover ad un certo stato finale. Ora, lo
stato evoluto | f i di |ii allistante t = +, nel quale le particelle del sistema sono infinitamente
distanti tra loro, quindi non interagenti, anchesso uno stato della teoria libera, dunque

| f i = |e (p0 )e+ (q0 )i

Quello che vogliamo studiare la quantit 3.35, cio

SFI = h f |S|ii

Infatti, poich la matrice di interazione unitaria, la quantit |SFI |2 ha proprio il significato di


probabilit di transizione tra lo stato |ii e lo stato | f i. Per stimarla, dovremo contrarre con questi
due stati tutti quei campi che, nellespressione della matrice di interazione, non sono contratti
tra loro nella formazione di propagatori di Feynman. Si parla di contrazione perch il risultato
questa operazione fornisce un numero a partire da unoperatore quantistico.
Cominciamo considerando tutte le possibili contrazioni tra operatori e stato iniziale |ii. In primo
8 La definizione dellenergia del vuoto ai nostri scopi del tutto arbitraria.
4.2. ESPANSIONE DELLA MATRICE DI INTERAZIONE NELLO SPAZIO DEI MOMENTI137

luogo consideriamo il caso in cui lo stato iniziale sia costituito da un elettrone libero si spin s e
momento p, cio 9
|ii = |e
s (p)i

Un generico termine fuoriuscente dal T-prodotto nello sviluppo perturbativo della matrice S
potrebbe avere il campo + (x) libero. Esso dunque si va a contrarre con lo stato |ii. Vediamo
qual il risultato di questa contrazione. Allora:

1 d3k
Z
+ (x)|e ur (k)cr (k)eikx (2)3/2 2 p c+
p
s (p)i = s (p)|0i
(2)3/2 2k r
s
2 p ikx
Z
= d3k e ur (k)cr (k)c+
s (p)|0i
2k r

Utilizzando ora le regole di anticommutazione 2.123 si ottiene

+ (x)|e
s (p)i = us (p)e
ipx
|0i

In maniera del tutto analoga si verifica facilmente che

(x)|e + (x)|e
s (p)i = (x)|e
s (p)i = s (p)i = 0

Scegliendo ora come stato iniziale quello di positrone singolo, cio

|ii = |e+
s (p)i

si dimostra in maniera del tutto analoga che lunica contrazione non nulla la seguente:
ipx
+ (x)|e+
s (p)i = vs (p)e |0i

mentre scegliendo come stato iniziale lo stato di fotone singolo

|ii = | (p)i

allora si mostra che lunica contrazione non nulla

A+ (x)| (p)i = (p)eipx |0i


Se per esempio studiassimo la Scalar QED, ossia linterazione tra un fotone e un campo scalare
reale s di momento p, allora risulterebbe che lunica contrazione non nulla

+ |s(p)i = eipx |0i

Facciamo ora la stessa identica cosa sugli stati finali del sistema, supponendo separatamente i
casi in cui tale stato finale sia costituito da un elettrone, un positrone, un fotone o un campo
scalare reale liberi 10 . Cos facendo, anche in questo caso emergono solo 4 contrazioni non
9 Ricordiamo che gli stati iniziale e finale sono tutti stati di particella libera.
10 Se il campo scalare complesso nella 4.6 lultima relazione

hs(p)|+ (x) = eipx h0|


138 CAPITOLO 4. QUANTUM ELECTRODYNAMICS (Q.E.D.)

nulle. I risultati sono riassunti di seguito: 11





+ (x)|e
s (p)i = us (p)e
ipx |0i
(x)|e+ (p)i = v (p)eipx |0i

+ s s
(stato iniziale) (4.5)
A+ (x)| (p)i = (p)eipx |0i




|s(p)i = eipx |0i

+

ipx
hes (p)| (x) = us (p)e h0|


he+ (p)| (x) = v (p)eipx h0|

s s
 (stato finale) (4.6)
h (p)|A (x) = (p) eipx h0|



hs(p)| (x) = eipx h0|


Detto tutto questo facciamo le due seguenti osservazioni. Nel caso in cui la contrazione consi-
derata non nulla, emergono sempre i due seguenti termini:
1. un termine che indica la polarizzazione del campo, ossia lo spin della particella 12 ;
2. un esponenziale che fissa il momento della particella considerata.
A questo punto riprendiamo lo sviluppo della matrice di interazione S e vediamone i risultati
della contrazione con gli stati |ii e | f i.
i. Termine di ordine 0. Considerato che in questo caso S(0) = 1 allora
(
1, se |ii = | f i
h f |S|ii = h f |ii =
0, se |ii 6= | f i
Il primo caso non di nostro interesse: il fatto che |ii = | f i implica che non c stata
interazione, mentre noi stiamo studiando proprio i processi in cui coinvolto un processo
di interazione. Dunque possiamo concludere che il termine di ordine 0 dello sviluppo
perturbativo della matrice di interazione non contribuisce.
ii. Termine di ordine 1. Questo termine dello sviluppo perturbativo della matrice S costitui-
to dalla somma di 8 termini, come gi visto. Studiamo in dettaglio solo uno dei processi
rappresentati, in particolare scegliamo
e e
quindi significa scegliere gli stati iniziale e finale
|ii = |e
s (p)i | f i = |e 0 0
s0 (p ) 0 (k )i
e il seguente termine di S(2) :
e e
S(2) = N[( A/ + )x ]
In definitiva, dobbiamo studiare la contrazione
Z
e e (1)
h f |S(2) |ii = S f i = iq d 4 xhe 0 0 /
s0 (p ) 0 (k )| (x)A (x)+ (x)|es (p)i

ossia, detto a parole:


11 A differenza di quanto fatto precedentemente, ora consideriamo i vettori di polarizzazione come vettori
complessi. In Q.E.D. considerare tali vettori reali o complessi non ne modifica la sostanza.
12 Cio i termini u , , . . . . Si noti che nel caso di campo scalare tale termine semplicemente un fattore 1
r
perch lo spin della particella rappresentata ha spin 0, dunque il campo non ha polarizzazione.
4.2. ESPANSIONE DELLA MATRICE DI INTERAZIONE NELLO SPAZIO DEI MOMENTI139

e 0
s0 (p ) contratto con (x);
e
s (p) contratto con + (x);
0 (k0 ) contratto con A/ (x).

Ora, sfruttando le relazioni 4.6 e 4.5 si ha che


Z
(1) 0 0
0 us0 (p0 ) us (p) d 4 xei(pp k )x h0|0i

Sfi = iq
| {z }
1

il che implica, sfruttando la definizione 1.8 della delta di Dirac 4-dimensionale,


(1)
S f i = (2)4 4 (p p0 k0 )M f i con M f i = iq 0 us0 (p0 ) us (p)

La quantit M f i detta ampiezza di Feynman. Ora, lelemento di matrice considerato


coerente con il fatto che i processi di interazione al primo ordine in q non sono processi
fisici. Infatti la delta di Dirac 4 (p p0 k0 ) non nulla solamente se p = p0 + k0 , ossia
se si conserva il quadrimomento tra stato iniziale e finale del sistema. Tuttavia, essendo il
fotone massless, questo impossibile e quindi p 6= p0 + k0 con conseguente annullamento
della delta di Dirac. Coerentemente con il fatto che stiamo considerando termini al primo
ordine perturbativo in q, lampiezza di Feynman proporzionale a q.
Questo conto matematico per la via pi lunga di scrivere lampiezza di Feynman. Essa
infatti pu essere scritta in maniera agevole utilizzando il diagramma di Feynman relativo
al processo considerato.

Figura 4.9: Processo e e .

Le regole di Feynman per ricavare M f i direttamente dal diagramma sono le seguenti:

(a) si comincia considerando la linea fermionica e la si segue percorrendola nel ver-


so opposto alla freccia partendo dalla fine della linea stessa. Questo significa che,
nellordine:
i. c il termine di polarizzazione dellelettrone nello stato finale, cio us0 (p0 );
ii. c il fattore relativo al vertice di destra, cio iq ;
iii. c il termine di polarizzazione dellelettrone nello stato iniziale, cio us (p).
(b) Una volta conclusa la linea fermionica si considera il resto. In particolare, nel nostro
caso abbiamo un fotone nello stato finale, il cui termine di polarizzazione (k0 ).

Riscrivendo i vari termini nellordine appena seguito si ottiene

M f i = us0 (p0 )iq us (p) (k0 )

che coincide con quello scritto in precedenza.


140 CAPITOLO 4. QUANTUM ELECTRODYNAMICS (Q.E.D.)

iii. Termine di ordine 2. Anche in questo caso i processi fisici descritti sono pi di uno.
Studiamo nel dettaglio lo scattering Compton

e e

Questo significa fissare gli stati iniziale e finale

|ii = |e
s (p) (k)i | f i = |e 0 0
s0 (p ) 0 (k )i

e scegliere di studiare il seguente termine:


Z
e e
= (iq)2 d 4 xd 4 y N[( A/ )x SF (x y)(A/+ + )y ] + N[( A/+ )x SF (x y)(A/ + )y ]

S(2)

I diagrammi di Feynman relativi a questo processo sono i ( + +) e ( ++) rappre-


sentati in figura 4.4. Studiamo separatamente la contrazione dei due addendi con gli stati
iniziale e finale.
( ++) Considerando tutte le possibili contrazioni non nulle dobbiamo dunque stu-
diare
Z
h f |S(2) |ii = q 2
d 4 xd 4 yhe 0 0 / /
s0 (p ) 0 (k )|N[( A )x SF (xy)(A+ + )y ]|es (p) (k)i

Utilizzando le relazioni 4.6 e 4.5 e riscrivendo il propagatore fermonico nello spazio


dei momenti di ottiene
d4q
Z
h f |S(2) |ii = q 2
0 (k0 )SF (q)/
u 0 (p0 )/ (k)us (p)
(2)4 s
Z Z
i(qp0 k0 )x
d xe4
d 4 yei(qpk)y h0|0i
| {z }
1
d4q
Z
= q2 (2)4 (2)4 0 (k0 )SF (q)/
u 0 (p0 )/ (k)us (p) 4 (q p0 k0 ) 4 (q p k)
(2)4 s
0 (k0 )SF (p + k)/
= q2 (2)4 us0 (p0 )/ (k)us (p) 4 (p + k p0 k0 )
Perci
h f |S(2) |ii = (2)4 4 (p + k p0 k0 )M f i
con lampiezza di Feynman

0 (k0 )SF (p + k)/


M f i = q2 us0 (p0 )/ (k)us (p)

Notiamo ora due cose:


anche in questo caso possibile ricavare facilmente lampiezza di Feynman
direttamente dal diagramma di Feynman relativo al processo studiato. In par-
ticolare, con riferimento al diagramma ( ++) di figura 4.4, seguendo le
regole di Feynman dette in precedenza, cio considerando dapprima la linea
fermionica, dunque il resto, otteniamo 13

M f i = us0 (p0 )(iq )SF (p + k(iq ))us (p)


0
0 (k ) (k)

che coincide con il risultato precedente;


13 Essendo coinvolti dei fotoni, assegnamo al vertice di destra lindice e a quello a sinistra lindice .
4.2. ESPANSIONE DELLA MATRICE DI INTERAZIONE NELLO SPAZIO DEI MOMENTI141

la conservazione del 4-momento avviene su ogni singolo vertice di interazione


per i diagrammi di canale S 14 . Infatti, con riferimento ai momenti assegnati
alle varie particelle, si ottiene che p + k = q relativamente al vertice sinistro
e q = p0 + k0 relativamente al vertice destro. Il propagatore fermionico, poi,
assicura che tutto il quadrimomento q relativo al primo vertice sia trasportato al
secondo, da cui p + k = p0 + k0 .
( + +) ESERCIZIO: verificare che

S f i = (2)4 4 (p + k p0 k0 )M f i

con lampiezza di Feynman

M f i = q2 us0 (p0 )/ 0 (k0 )us (p)


(k)SF (p k0 )/

ESERCIZIO: calcolare le ampiezze di Feynman dei due seguenti processi:

e+ e+

e+ e e+ e

iv. Termine di ordine 2 con loop fermionico. Studiamo ancora una volta per semplicit un
caso particolare. Scegliamo il processo di self energy del fotone, cio

Questo significa fissare gli stati iniziale e finale

|ii = | (p)i | f i = | 0 (p0 )i

e studiare lelemento di matrice

q2
Z
d 4 xd 4 y(1)Tr[SF (y x) SF (x y) ]N[(A+ + A )x (A+ + A )y ]

S(2) =
2!

In questo caso particolare, possono presentarsi pi possibilit di contrazione, infatti, cos


come possiamo contrarre A+ con | (p)i e A con h 0 (p0 )| possiamo alternativamente

contrarre A+ con | (p)i e A con h 0 (p0 )|. Le due situazioni sono del tutto identiche,

ossia topologicamente equivalenti: basta scambiare in una delle due i nomi delle variabili
mute x y e e sfruttare le regole del prodotto ordinato normale per campi fotonici,
oltre che lantisimmetria del propagatore fermionico. Questo provoca un fattore 2 che
elimina quello a denominatore. Insomma, ci si ritrova a studiare lelemento di matrice
Z
h f |S(2) |ii = q2 d 4 xd 4 yTr[SF (yx) SF (xy) ]h 0 (p0 )|(A+ + A )x (A+ + A )y | (p)i

14 Infattiin generale il quadrimomento si deve conservare solo tra stato finale e iniziale: solo in diagrammi di
canale S il propagatore trasporta il quadrimomento dello stato iniziale allo stato finale.
142 CAPITOLO 4. QUANTUM ELECTRODYNAMICS (Q.E.D.)

Sfruttando come al solito le relazioni 4.6 e 4.5, riscrivendo i propagatori fermionici nello
spazio dei momenti e riordinando opportunamente gli esponenziali si ottiene

d4q d 4 q0
Z Z
h f |S(2) |ii = q2 Tr[SF (q0 ) SF (q) ] (p0 ) (p)

(2)4 (2)4
Z Z
i(p0 qq0 )x 0
4
d xe d 4 yei(pqq )y
d4q d 4 q0
Z Z
=q 2
4 4
Tr[SF (q0 ) SF (q) ] (p0 ) (p)
(2) (2)
(2) (2) (p q q0 ) 4 (p q q0 )
4 4 4 0

d4q
Z
4 4
= (2) (p p)q 0 2
4
0 (p0 )SF (q)/
Tr[SF (q p)/ (p)]
(2)
Perci
h f |S(2) |ii = (2)4 4 (p0 p)M f i

con lampiezza di Feynman

d4q
Z
M f i = q2 0 (p0 )SF (q)/
Tr[SF (q p)/ (p)]
(2)4
Come possiamo vedere, il "mescolamento" delle delta di Dirac in virt dellintegrazione
in dq0 fa s che largomento della delta di Dirac restante non contenga la variabile di inte-
grazione rimanente. Questo implica che il momento q (da non confondere con la costante
di accoppiamento q qe ) non fissato, ma deve essere integrato su tutti i possibili valori.
Anche in questo caso valgono le regole di Feynman per poter scrivere lampiezza di Feyn-
man a partire dal diagramma. In particolare, con riferimento alla figura 4.6, nel percorrere
la linea fermionica si pu scegliere un qualsiasi punto. Scegliendo in particolare il vertice
di interazione sinistro (al quale assegnamo lindice , mentre a quello di destra lindice
), percorrendo la freccia al contrario si ottiene

SF (q p)(iq )SF (q)(iq ) 0 (p0 ) (p)


In questo caso per questa quantit non corrisponde allampiezza di Feynman. Per scri-
vere questultima bisogna utiizzare delle accortezze aggiuntive:

visto che non ci sono linee spinoriali esterne nel diagramma, allora tutti i termini
spinoriali, relativi ai propagatori, vanno inclusi in una traccia, preceduta da un segno
che deriva dal corretto ordinamento degli spinori fatto in principio;
poich il momento q non fissato bisogna integrare rispetto a tale variabile (divi-
dendo per (2)4 ).

Con queste operazioni ulteriori risulta

d4q
Z
Tr[SF (q p)(iq )SF (q)(iq )] 0 (p0 ) (p)

M f i = (1) 4
(2)
risultato equivalente a quello scritto prima.
In definitiva, in caso di loop fermionico bisogna effettuare le seguenti accortezze per
4.2. ESPANSIONE DELLA MATRICE DI INTERAZIONE NELLO SPAZIO DEI MOMENTI143

calcolare correttamente lampiezza di Feynman:


( R d4q
LOOP (2) 4
(4.7)
LOOP FERMIONICO (1)Tr[ ]

ESERCIZIO: calcolare lampiezza di Feynman relativa al processo e e .


Soluzione: dati gli stati

|ii = |e
s (p)i | f i = |e 0
s0 (p )i

risulta
d 4 q
Z
M f i = q2 DF (q)us0 (p) SF (p + q) us (p)
(2)4
Il diagramma di Feynman relativo al processo quello di figura 4.7.
I diagrammi di loop presentano una criticit legata alla loro divergenza. Di essi infatti
riusciamo a scriverne lampiezza di Feynman, ma non a calcolarla esplicitamente. In tal caso
lintegrale relativo al termine di matrice S presenta una divergenza quadratica,la quale deve
essere inclusa nei parametri della teoria stessa effettuando unopportuna rinormalizzazione.

4.2.1 Regole di Feynman


Elenchiamo allora le cosiddette regole di Feynman utili per calcolare le ampiezze di Feynman
direttamente dai diagrammi.
1. Il punto di partenza il calcolo di

h f |S|ii = (2)4 4 (pIN pFIN )M f i

dove la delta assicura che un processo fisico deve conservare il 4-momento tra stato inizia-
le e finale, altrimenti essa si annulla. Tutta linformazione fisica riguardante linterazione
risiede nellampiezza di Feynman M f i .

2. Dato un preciso processo, lampiezza di Feynman ad esso relativa


(n)
Mfi = Mfi (4.8)
n

dove (n) indica lordine perturbativo che stiamo considerando.

3. Fissato lordine perturbativo sino al quale voler calcolare M f i si disegnano i diagrammi


topologicamente indipendenti. Se per esempio consideriamo il processo di scattering
e+ e e+ e sino al quarto ordine perturbativo allora

Figura 4.10: Diagrammi di Feynmnan del processo e+ e e+ e sino al 4 ordine perturbativo.


144 CAPITOLO 4. QUANTUM ELECTRODYNAMICS (Q.E.D.)

4. Si considerano separatamente i diagrammi topologicamente indipendenti e su ciascuno di


essi si applicano le seguenti regole di Feynman:
(a) Linee esterne. In figura si riportano i diagrammi di Feynman relativi alle linee
esterne e i relativi termini di polarizzazione associati.

Figura 4.11: Regole di Feynman per le linee esterne.

Si noti in particolare che nel caso del campo sclare la freccia va messa solo nel caso
in cui si tratti di un campo scalare complesso.
(b) Linee interne = PROPAGATORI. In figura si riportano i diagrammi di Feynman
relativi ai propagatori e le relative forme esplicite nello spazio dei momenti.

Figura 4.12: Regole di Feynman per le linee interne, cio i propagatori.

NB: quando si guarda il propagatore spinoriale per unantiparticella, ossia quando


il momento k va nel verso opposto al segno della freccia, questa provoca linsorgere
di un segno nella forma esplicita del propagatore.
(c) Vertici di interazione. Quanto riportato ai due punti precedenti valido per una qual-
siasi teoria di campo. Ci che varia da teoria a teoria invece la regola di Feynman
relativa al vertice di interazione.
Mostriamo come trovare esplicitamente la regola di Feynman per il vertice di in-
terazione per una generica teoria di campo con interazione considerando il caso
particolare della Q.E.D.. La densit hamiltoniana di interazione della Q.E.D.
HINT = LINT = q A
/
4.2. ESPANSIONE DELLA MATRICE DI INTERAZIONE NELLO SPAZIO DEI MOMENTI145

Per procedere, si considera il termine di matrice S allordine pi basso con intera-


zione, aldil del fatto che i processi descritti siano fisici o no. Nel caso della Q.E.D.,
dunque, si considera il termine S(1) :
Z
S(1) = iq d 4 x( A)
/

Questo termine fornisce diagrammi di vertice. Ora, si considera un generico dia-


gramma di vertice, per esempio quello relativo al processo e e (vedi figura
4.1) e si applicano al diagramma stesso le regole di Feynman sopra elencate sulle
linee esterne, mantenendo anche tutti i fattori aggiuntivi presenti nel termine di ma-
trice S considerato, ossia, in questo caso, iq e la matrice (infatti del termine A/
solo A il campo fisico al quale viene associato il termine di polarizzazione nella
scrittura dellampiezza di Feynman). In questo modo, lampiezza di Feynman che
risulta

M f i = iqu(p)
u(p) (k)

Infine, si ottiene immediatamente la regola di vertice togliendo tutti termini di po-


larizzazione. In questo caso, togliendo dunque gli spinori e il vettore si ottiene la
regola di vertice della Q.E.D.:

Figura 4.13: Regole di Feynman per i vertici di interazione.

In figura riportata anche la regola di vertice relativa allinterazione di Yukava,


ossia tra due campi fermionici e uno scalare. In questo caso la densit hamiltoniana
di interazione
HINT
YUKAWA
= y ( 1)

5. Si pu scrivere lampiezza di Feynman con le regole di cui sopra mettendo in ordine i


termini opportuni, seguendo la linea fermionicca in senso opporto alla freccia.

6. Qualora il diagramma preveda loop ci si deve ricordare di aggiungere i dettagli della


formula 4.7, dove la traccia coinvolge la struttura fermionica.

Tutto questo, grazie alle regole appena viste, viene in maniera piuttosto automatica. Nei se-
guenti casi bisogna per prestare particolare attenzione:

i. Se ho pi di un diagramma di Feynman relativo allo stesso processo si devono tenere in


considerazione i segni relativi che vi sono tra di essi. Lunico modo per capirlo scrivere
esplicitamente ogni elemento di matrice S che descrive il processo, riordinando normal-
mente i campi in modo che a sinistra vi siano tutti gli operatori di creazione (componenti
146 CAPITOLO 4. QUANTUM ELECTRODYNAMICS (Q.E.D.)

dei campi) e a destra tutti gli operatori di distruzione (componenti + dei campi). Nel fa-
re questo bisogna prestare attenzione alle permutazioni fermioniche, ognuna delle quali
provoca la comparsa di un fattore (1): ecco da dove pu comparire un segno relativo
tra i vari diagrammi.
Facciamo un esempio. Consideriamo il processo e e e e . Il termine della ma-
trice S che lo descrive quello dove compaiono gli operatori di creazione e distruzione
dellelettrone, cio
Z

Se(2)e e e = q2e d 4 xd 4 yDF (x y)N[ (x) + (x) (y) + (y)]

Gli stati iniziale e finale sono

|ii = |e
s (p)er (q)i | f i = |e 0 0
s0 (p )er0 (k )i

e e e e
Quando si considera la contrazione hi|S(2) | f i si possono presentare 2 casi diffe-
renti:

il caso in cui in x si distrugge lelettrone p, s e si crea lelettrone p0 , s0 mentre in y si


distrugge lelettrone q, r e si crea lelettrone q0 , r0 ;
il caso in cui in x si distrugge lelettrone p, s e si crea lelettrone q0 , r0 mentre in y si
distrugge lelettrone q, r e si crea lelettrone p0 , s0 .

Nel primo caso la contrazione d tale contributo:

he 0 0
s0 (p )er0 (k )|N[ (x) + (x) (y) + (y)]|es (p)er (q)i
= (1)he 0 0
s0 (p )er0 (k )| (x) (y)+ (x) + (y)|es (p)er (q)i

dove si hanno le seguenti contrazioni, non disegnate per semplicit:

es0 (p0 ) contratto con (x) (prima posizione a sx);


er0 (q0 ) contratto con (y) (seconda posizione a sx);
es (p) contratto con + (x) (prima posizione a dx);
er (q) contratto con + (y) (seconda posizione a dx).

ATTENZIONE: ancora una volta gli scambi devono coinvolgere i soli operatori di
creazione e di distruzione: quanto scritto vale allora solo per le singole componenti
degli spinori, che non sono state erroneamente esplicitate.
Valutando correttamente il secondo caso, ci si accorge che per avere il corretto ordine bi-
sogna fare 2 permutazioni fermioniche, cio scambiare lordine prima tra (y) e + (x)
e poi tra (y) e (x) (perch noi vogliamo creare in y lelettrone p0 , s0 che si trova
nella prima posizione nella scrittura dello stato finale!). Questo provoca laggiunta di un
fattore (1)2 = 1 che quindi non modifica il segno. Dunque, nel primo caso emerge un
segno mentre nel secondo no: ecco come pu emergere un segno relativo.
Considerare correttamente eventuali segni relativi fondamentale per il corretto calco-
lo della probabilit di transizione: quando infatti si prende M f i il risultato diverso se,
per esempio, si tratta del modulo di una somma oppure di una differenza;
4.2. ESPANSIONE DELLA MATRICE DI INTERAZIONE NELLO SPAZIO DEI MOMENTI147

ii. una volta disegnato il diagramma bisogna scegliere una convenzione sui momenti. Per
esempio, la convenzione pi intuitiva quella che prevede come entranti nel vertice i mo-
menti dello stato iniziale e invece uscenti dal vertice quelli dello stato finale. La regola da
seguire la seguente: la somma dei momenti entranti in un vertice deve coincidere con la
somma dei momenti uscenti dallo stesso vertice, ossia il quadrimomento conservato su
ogni singolo vertice. In questo modo, si capisce qual il momento relativo al propagatore;

iii. in Q.E.D. il fattore di simmetria 1/n! si cancella sempre quando ci sono pi diagrammi
di Feynman topologicamente equivalenti che descrivono lo stesso processo fisico, ma ci
non vero per una generica teoria di campo. Questultima considerazione, comunque,
non interessa per quelli che sono i nostri scopi.
148 CAPITOLO 4. QUANTUM ELECTRODYNAMICS (Q.E.D.)
Appendice A

Funzionali e derivata funzionale

Un funzionale F una mappa da una variet di funzioni (C ) in R o C:

C R, C

f 7 F[ f ]
In fisica siamo interessati prevalentemente a funzionali su R, come per esempio lazione 2.15.
La lagrangiana e lhamiltoniana di una teoria di campo
Z Z
L(t) = L (~x,t)d x
3
H(t) = H (~x,t)d 3 x

possono essere considerate come dei funzionali qualora decidiamo di calcolarle in un istante t fissato:
in questo caso, t un semplice parametro e L e H diventano funzionali dei campi calcolati ad
un istante t fissato
L = L[t (x)] = L[(~x,t)]
H = H[t (x)] = H[(~x,t)]
dove i campi calcolati in un istante t fissato sono delle funzioni

R3 R

~x 7 t (~x)
Definendo la variazione di un funzionale come

F = F[g + g] F[g]

allora possiamo definire la derivata funzionale rispetto ad una funzione g

D R, C

x 7 g(x)
F
come la quantit g tale che
Z  
F
F[] = g
D g
Essa, come suggerisce il nome, gode di tutte le propriet di cui godono le derivate di funzioni
continue, ossia:

149
150 APPENDICE A. FUNZIONALI E DERIVATA FUNZIONALE

1. un operatore lineare;

2. si annulla se calcolata per funzionali costanti;

3. soddisfa la regola di composizione di Leibnitz (derivata del prodotto).

Ogni funzione pu essere scritta come il funzionale identit, ossia


Z
g(y) = (x y)g(x)d x FID [g]

In base alla definizione, allora, la derivata funzionale del funzionale identit

g(y)
= (x y)
g(x)

In particolare:

nel caso 4-dimensionale


(~x,t)
= 3 (~x ~y) (t t 0 ) = 4 (x y)
(~y,t 0 )

per campi calcolati a t fissato


t (~x)
= 3 (~x ~y)
t (~y)
Ht Ht
ESERCIZIO: calcoliamo t e t .
Lhamiltoniana Z
H[t , t ] = H (t , t )d 3 x
Ht Ht
Considerando ora la variazione sincrona dellhamiltoniana, le derivate funzionali t e t sono
per definizione tali che
Z  
Ht Ht
0 H[t , t ] = 0 t + 0 t d 3 x
t t

Calcoliamo esplicitamente la variazione sincrona di H[t , t ]:

H H
Z Z  
0 H[t , t ] = 0 H (t , t )d x =
3
0 t + 0 t d 3 x
t t

da cui si ottiene dunque che 1

Ht H Ht H
= = (~
x,t) = x,t)
= (~
t (~x) t t (~x) t

sfruttando le equazioni di Hamilton.

1 NB: si noti ora che le variabili indipendenti ora sono solamente t e t , dunque eventuali termini del tipo

in generale non sono nulli. Si consiglia di calcolare esplicitamente le variazioni per trovare la corretta forma
delle derivate funzionali.
151

ESERCIZIO: verifichiamo la forma delle equazioni di Hamilton tramite le parentesi di Poisson


e le propriet delle parentesi di Poisson2 :




H
Z
(~x) H
t t t (~
x) H t
Ht
= {t (~x), Ht } =
d3y = =

t (~y) t (~y) t (~y) t (~y)
t (~x) t

| {z } | {z }

3 (~x~y) 0




Z
t (~x) t (~y) t (~x) t (~y)
{t (~x), t (~y)} = d 3 z = 3 (~x ~y)

t (~z) t (~z) t (~
z) t (~
y)


| {z } | {z } | {z } | {z }
3 (~x~z) 3 (~y~z) 0 0

2 Faremo solo due delle cinque dimostrazioni richieste. Il resto lasciato per esercizio.
152 APPENDICE A. FUNZIONALI E DERIVATA FUNZIONALE
Appendice B

Meccanica quantistica - visuali di


Schrdinger e di Heisenberg

La visuale di Schrdinger della meccanica quantistica prevede che, dato un sistema fisico,
levoluzione temporale del sistema stesso coinvolga gli stati e non le osservabili:
(
|(t)iS = U(t,t0 )|(t0 )iS
(B.1)
AS (t) = AS (t0 )

dove U(t,t0 ) loperatore unitario di evoluzione temporale. Imponendo che gli stati soddisfino
lequazione di Schrdinger 1 si ricava che
d
i U(t,t0 ) = HU(t,t0 )
dt
da cui loperatore di evoluzione temporale

U(t,t0 ) = eiH(tt0 ) (B.2)

che soddisfa la propriet U(t0 ,t0 ) = 1. La visuale di Heisenberg della meccanica quantistica
prevede invece che, dato un sistema fisico, levoluzione temporale del sistema stesso coinvolga
le osservabili e non gli stati:
(
|(t)iH = |(t0 )iH
(B.3)
AH (t) = U + (t,t0 )AH (t0 )U(t,t0 )

dove U(t,t0 ) loperatore B.2. Derivando la seconda equazione delle B.3 si ottiene lequazione
di Heisenberg
d
i AH (t) = [AH (t), H] (B.4)
dt
Il passaggio da una visuale allaltra possibile attraverso le trasformazioni unitarie
(
|(t)iH = U + (t,t0 )|(t)iS
AH (t) = U + (t,t0 )AS (t)U(t,t0 )

Le due visuali sono del tutto equivalenti: possibile verificare che le variabili fisiche, ossia i
valori medi delle osservabili, non dipendono dalla visuale scelta, cio

< AH >H =< AS >S

153
154APPENDICE B. MECCANICA QUANTISTICA - VISUALI DI SCHRDINGER E DI HEISENBERG
Appendice C

Tensore di Levi-Civita

155
156 APPENDICE C. TENSORE DI LEVI-CIVITA
Appendice D

Gammologia

Riportiamo di seguito le propriet delle matrici introdotte nella teoria di Dirac.


1. Algebra di Clifford:
{ , } = 2 { , 5 } = 0
con
(0 )2 = (5 )2 = 1 (i )2 = 1
2. Propriet di contrazione (si sottintende sempre lindentit 1) :
= 4
= 2
= 4
3. Propriet della traccia:
Tr[ ] = Tr[5 ] = 0
Tr[ ] = 4
Tr[ ] = 0 = Tr[numero dispari di matrici ]
Tr[ ] = 4( + )
Tr[ 5 ] = Tr[ 5 ] = Tr[ 5 ] = = 0
Tr[ 5 ] = 4i (unico caso non nullo)
4. Le matrici possono costituire una base per le matrici 4 4. Ogni matrice A 4 4 pu
essere infatti scritta come
A = c

dove il coefficiente della combinazione lineare c = 41 Tr[A ], dove la seguente


base:
= {1, 5 , , i5 , }
Il simbolo di "cappuccio" sopra la indica che si stanno considerando le sole compo-
nenti indipendenti di questo tensore che, essendo antisimmetrico, sono 6: in pratica, per
esempio, contano una volta i termini i j e ji = i j .
Come nel caso 2 2 le matrici possono essere scritte come combinazione lineare delli-
dentit e delle 3 matrici di Pauli, per un totale di 4 matrici di base, nel caso 4 4 ci sono
4 4 = 16 matrici di base.

157