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L'altro diritto
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Conclusioni
A conclusione del mio studio sul fenomeno, le interpretazioni e le soluzioni della pedofilia, emerge
chiaramente come, nonostante vi sia stata una maggiore attenzione al problema dei maltrattamenti,
delle violenze e negligenze nei confronti dell'infanzia, ancora vi siano varie problematiche da
risolvere.

Prima di tutto la problematica dell'abuso e dello sfruttamento sessuale sui minori dovrebbe essere
affrontata in maniera profonda, riconoscendone la sua complessit, la molteplicit degli attori coinvolti
e soprattutto concentrandosi sugli effetti devastanti che tali abusi hanno sui minori. Non si tratta di
fornire numeri eclatanti e di reagire convulsamente agli stessi: anche un solo bambino sfruttato ed
abusato sessualmente costituisce un fatto gravissimo ed una mancanza di intervento per prevenire e
riparare all'abuso una responsabilit inderogabile. A livello istituzionale esiste una quantit di
comitati, commissioni, osservatori, dipartimenti, programmi, iniziative, gruppi di lavoro. necessaria
una maggiore efficacia del lavoro degli stessi, un maggiore coordinamento delle iniziative e non una
duplicazione degli sforzi che finisce per svilire le realt esistenti e i risultati ottenuti. Occorre che le
figure istituzionali concentrino maggiormente i loro sforzi sull'identificazione delle vittime e sul loro
accompagnamento attraverso il trauma.

Per contrastare e prevenire il fenomeno, oltre alle attivit svolte dalle forze dell'ordine, occorre
svolgere una efficace campagna di sensibilizzazione/informazione sul fenomeno rivolta ai minori (nel
rispetto della loro maturit e del loro diritto di partecipazione ed informazione), agli insegnanti e a tutti
coloro che lavorano a stretto contatto con i bambini/adolescenti. Lo Stato dovrebbe quindi essere
responsabile della realizzazione di politiche idonee ad attuare tale azione e dovrebbe finanziare
progetti rivolti a perseguire tale obiettivo. Da parte delle Istituzioni occorre un impegno a lungo
termine e risorseper risolvere le cause originarie dell'abuso sessuale sui bambini e per rafforzare le
iniziative miranti alla protezione dall'abuso tramite Internet da distribuire agli attori coinvolti nel
contrasto al fenomeno della pedo-pornografia.

Sarebbe inoltre necessario elaborare un piano d'azione nazionale contro l'abuso e lo sfruttamento
sessuale in linea con gli obblighi sottoscritti dal Governo italiano a Stoccolma e a Yokohama. Il piano
d'azione dovrebbe mirare ad un'azione che sia al contempo preventiva, di contrasto e di riabilitazione.
Il Governo italiano, dal suo canto, dovrebbe anche ratificare e attuare la Convenzione sul Cybercrime
elaborata dal Consiglio d'Europa. Occorrerebbe per che il piano, in ogni sua forma, tecnica di
prevenzione e contrasto dell'abuso in Internet sia applicato nel pieno e responsabile rispetto delle
normative sulla Privacy che regolano il trattamento dei dati personali.

E proprio a questo proposito, nel 1998 a Roma si discusse molto, durante il convegno Pedofilia e
Internet: vecchie ossessioni e nuove crociate. Durante quel convegno ci furono moltissimi interventi
che "spararono senza piet" sulla legge 269 del 1998, considerandola una legge che alimenta la
"caccia alle streghe", illiberale, anti-garantista, cavallo di Troia contro Internet, come la defin
Sergio Seminara. Fu sostenuto che si tratta di una sorta di legge virtuale per un allarme virtuale,
scritta per nascondere una realt che, dati Censis alla mano, ben diversa e forse molto pi
spaventosa. Il 90% degli abusi sui minori infatti, avviene in famiglia, l'8% avviene in ambienti contigui

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alla famiglia, alla scuola e agli altri luoghi di aggregazione dei bambini. dunque nel rimanente 2%
dei casi che si nasconderebbe il pedofilo che adesca il minore via Internet, quello per il quale il
legislatore, all'art. 3 della legge 269/98 ha scritto la clausola "anche per via telematica" e che
inserisce i fornitori di accesso a Internet tra coloro che divulgano e distribuiscono materiale
pedopornografico, facendo rischiare agli Internet Provider l'incriminazione e la chiusura qualora sui
loro server transitino contenuti o immagini contemplati come reati dalla legge in questione. Una
possibile soluzione fornita dagli stessi Internet Provider: per rendere la rete pi sicura, i fornitori di
accesso potrebbero impegnarsi a registrare con cura i propri abbonati, in modo da poter rintracciare
l'autore di eventuali fatti illeciti.

A questo vorrei aggiungere un altro paio di considerazioni: in primo luogo, va detto che se non
troppo difficile consultare gli innumerevoli siti web che pubblicano immagini e filmati a carattere
pedopornografico o frequentare Newsgroups e Chat-Lines in tema (basta conoscere le parole-chiave
da utilizzare nei motori di ricerca, come Teen, Young, Kid, Child, abbinate ai termini Sex, Hard, Fuck,
ecc., ovvero accedere ai Newsgroups e alle Chat denominati Childsex, Teensex, lolita, ecc.), entrare
in contatto con le organizzazioni che gestiscono il traffico di filmati ed immagini amatoriali realizzati
mediante lo sfruttamento di soggetti minorenni ovvero con le organizzazioni che propongono turismo
sessuale nei paesi in cui la prostituzione minorile non reato o viene tollerata, non cos semplice
come paventato dai mass-media. Anche per un utente smaliziato, infatti, difficile riuscire a violare il
muro di diffidenza che gli esponenti delle varie organizzazioni ostentano verso i nuovi interlocutori:
per accedere al ristretto circuito dei pedofili necessario acquisirne col tempo la fiducia attraverso la
costante presenza nelle Chat e nei Newsgroups dedicati all'argomento e la reiterata dimostrazione di
condividere la stessa perversa passione tramite lo scambio di notevoli quantit di materiale
pedopornografico.

In secondo luogo, se vero che l'estrema versatilit del mezzo e le sue potenzialit hanno indotto la
frangia tecnologicamente avanzata dei pedofili ad utilizzare Internet per scambiare materiale e
intrattenere rapporti, occorre non dimenticare che Internet , per la maggior parte degli utenti, ancora
un mondo tutto da scoprire e che se solo il 5-10% della popolazione del mondo in grado di usare un
computer per comunicare.

Schematizzando, si pu sostenere infatti che, affinch un pedofilo possa utilizzare Internet per
cercare soddisfazione alla sua perversione, si debbano verificare particolari condizioni come il
possesso di un computer e di un modem, ed un loro utilizzo disinvolto, essere in possesso di
competenze di livello medio nella navigazione, valutazione di acting-out positiva ecc. In assenza di
tali condizioni infatti, presumibile che il soggetto-pedofilo continui a vivere la sua perversione in un
ambito non digitale, intrapsichico o all'interno di uno spazio fisico limitato (la famiglia, il giro delle
conoscenze, la strada).

Il problema da risolvere in realt, gira intorno all'esigenza di prevenire la pedofilia. E questo significa
comprendere come possa una persona diventare pedofilo ed evitare per quanto possibile, che
questo avvenga. Significa fare in modo che i propri figli non corrano il rischio di subire il fascino e
l'attrazione perversa di un pedofilo. Significa sensibilizzare tutta la societ a guardare a questo
problema come una responsabilit di tutti, perch occorre "spendere" un po' di se stessi per gli altri,
per vivere una speranza.

L'altro diritto - Centro di documentazione su carcere, devianza e marginalit - ISSN 1827-0565

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