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LA SOCIET DI CORTE
(pagine tratte da N. Elias, La societ di corte, Il Mulino, Bologna 1980, pp. 94-98; 123-24; 126-31; 138)

Il sociologo tedesco Norbert Elias ha ricostruito con grande acume, in un'opera pubblicata nel 1969, i meccanismi operanti all'interno
della societ di corte. L'etichetta non solo definisce nei minimi particolari il rapporto col sovrano persino nei momenti pi privati della vita
quotidiana (com' qui il risveglio del re), ma sollecita anche una attenta osservazione degli altri. Un'abitudine che aliment larga mente,
allora e in seguito, la letteratura francese.

Le cerimonie che avvenivano nella camera da letto di Luigi XIV sono state descritte innumerevoli volte. Ma non
sufficiente rammentarle qui come una curiosit, come un oggetto impolverato in un museo storico, che desta
stupore negli spettatori soltanto per la sua singolarit e rarit; dobbiamo invece farle rivivere passo passo in
modo da comprendere, attraverso di esse, l'organizzazione e la funzionalit delle cerimonie di corte, e insieme i
caratteri e gli atteggiamenti di coloro che le compivano e che da esse ricevevano una certa impronta.
Per esemplificare l'organizzazione, la tecnica e la realizzazione della vita di corte, illustriamo qui innanzitutto
dettagliatamente una delle cerimonie il cui scenario era appunto la camera da letto del re [...]: alludiamo al
lever del re, al suo risveglio.
All'ora che egli stesso aveva stabilito, di solito verso le 8 del mattino, il re viene svegliato dal primo cameriere
particolare (il valet de chambre ), che dorme ai piedi del letto regale. Le porte vengono spalancate dai paggi1.
Uno di essi, intanto, ha avvertito il gran chambellan2, un altro ha avvertito la cucina di corte per la colazione,
un terzo si pone sulla porta e lascia entrare soltanto i signori che hanno diritto d'ingresso.
Tale diritto era regolato con molto rigore: esistevano sei diversi gruppi di persone che potevano entrare
successivamente. Si parlava dunque di varie entres; per prima vi era l'entre familire, cui prendevano
parte soprattutto i figli legittimi e i nipoti del sovrano (Enfants de France), le principesse e i principi di sangue
reale, il primo medico, il primo chirurgo, il primo cameriere personale e il primo paggio.
Vi era poi la seconda, la grande entre, riservata ai grands officier de la chambre et de la garderobe3 ed ai
signori della nobilt ai quali il sovrano aveva concesso tale onore. Seguiva quindi la premire entre4 per i
lettori del re, l'intendente delle feste e dei divertimenti e altri. Quarta veniva l'entre de la chambre5, che com-
prendeva tutti gli altri officiers de la chambre e inoltre il grand-aumnier (il grande elemosiniere), i ministri e
segretari di Stato, i conseillers d'Etat6, gli ufficiali della guardia del corpo, i marescialli di Francia e altri.
L'accesso alla cinquime entre7 dipendeva entro certi limiti dalla buona disposizione del primo cameriere
(ciambellano), e naturalmente dal favore del re. A questa entre partecipavano signori e dame della nobilt
che godevano di tale favore tanto da esservi ammessi dal ciambellano; avevano il privilegio di avvicinarsi al re
davanti a tutti gli altri. Vi era, infine, una sesta entre, ed era la pi ricercata di tutte: avveniva non attraverso
la porta principale della camera ma attraverso una porta secondaria: era a disposizione dei figli del re, anche di
quelli illegittimi, insieme alle loro famiglie ed ai generi. [...] Appartenere a questo gruppo voleva dire godere di un
favore particolare; infatti i suoi membri potevano entrare in ogni tempo nei gabinetti reali, - a meno che il re non
tenesse consiglio o dovesse attendere a un lavoro particolare con i suoi ministri - e potevano restarvi fino a che
il re si recava a messa e perfino quando egli era malato.
Come si vede, ogni atto era rigorosamente regolato. I primi due gruppi potevano accedere quando il re era
ancora a letto. Il re recava in capo una piccola parrucca senza la quale non si mostrava mai, neppure quando
era a letto. Quando poi si era alzato e il gran ciambellano insieme con il primo cameriere gli aveva porto il
vestiario, veniva annunziato il gruppo successivo, la premire entre. Dopo che il re aveva calzato le scarpe
chiamava gli officiers de la chambre, e le porte si spalancavano per la successiva entre. Il re prendeva i
suoi abiti; il matre de la garderobe8 gli sfilava la camicia da notte dal braccio destro, il primo cameriere de la
garderobe dal braccio sinistro; la camicia da giorno gli veniva porta dal gran ciambellano o da uno dei figli del
re che fosse presente. Il primo cameriere gli faceva infilare la manica destra, il primo cameriere de la
garderobe quella sinistra. Cos il re indossava la camicia. Quindi si alzava dalla poltrona, e il matre de la
garderobe lo aiutava ad allacciare le scarpe, gli cingeva al fianco la spada, gli faceva indossare la giubba etc.
Terminato di vestirsi, il re pregava brevemente, mentre il primo elemosiniere, o un altro ecclesiastico in sua
assenza, pronunziava a bassa voce una preghiera. Nel frattempo, l'intera corte attendeva gi nella grande
galleria che dietro la camera da letto del re e in direzione dei giardini occupava l'intera ampiezza del corpo
1
La descrizione che ne fa il duca di Saint-Simon (1675-1755), autore dei celebri Mmoires che trattano ampiamente della
vita di corte) un po' diversa: dice infatti che si faceva entrare prima il medico e poi, finch visse, la nutrice del re, i quali lo
frizionavano.
2
Lufficio di gran ciambellano era uno dei pi elevati a corte. Colui che lo deteneva doveva sorvegliare tutti gli officiers de la
chambre du roi.
3
Questo esempio dimostra l'intraducibilit di molti di questi titoli; traducendoli con alti o grandi ufficiali di camere o gran
camerieri si creerebbero associazioni errate. Tutti questi incarichi di corte erano venali; tuttavia necessitavano
dell'approvazione del re e inoltre, all'epoca di Luigi XIV, erano riservati esclusivamente alla nobilt. N la struttura n le
funzioni di questa gerarchia di corte possono essere minimamente identificate con gli odierni concetti di ufficiali o
funzionario.
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Prima entrata.
5
Entrata della camera.
6
Consiglieri di Stato.
7
Quinta entrata.
8
Capo del guardaroba.

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centrale al primo piano del castello. Questo era dunque il lever del re.
L'aspetto che maggiormente colpisce in questa cerimonia la rigorosa precisione organizzativa. Non si
tratta per, evidente, di un'organizzazione razionale in senso moderno, anche se ogni mossa
predeterminata, ma di un tipo di organizzazione nel quale ogni gesto conservava quel carattere di
prestigio che era ad esso legato in quanto simbolo della divisione del potere.
Ci che nell'ambito dell'attuale struttura sociale ha per lo pi - anche se non sempre - carattere di una funzione
secondaria l invece rappresentava una funzione primaria. Il re utilizzava i suoi momenti pi privati per
stabilire differenze di rango ed elargire distinzioni e manifestazioni di favore o di sfavore. Appare
dunque evidente che nella struttura di questa societ e di questa forma di governo l'etichetta aveva una
funzione simbolica di grande importanza. [...] Era senza dubbio necessario che il re si sfilasse la camicia da
notte e indossasse quella da giorno; ma, come si visto, nel contesto sociale questo gesto assumeva subito un
diverso significato. Il re, infatti, lo trasformava per i nobili che vi prendevano parte in privilegio che li distingueva
dagli altri. Il gran ciambellano aveva il privilegio di aiutarlo a compiere quel gesto, ed era rigorosamente stabilito
che poteva cedere tale privilegio soltanto ad un principe e a nessun altro; e lo stesso avveniva per il permesso o
l'autorizzazione ad assistere ad una delle entres. Questa partecipazione e questa autorizzazione non
avevano, a prima vista, e secondo i nostri usuali criteri, alcuna utilit pratica, ma ciascun gesto nel
corso della cerimonia aveva un suo valore di prestigio accuratamente graduato, che si comunicava a
quanti vi prendevano parte; e il valore di prestigio di quell'atto - indossare la camicia - o della prima,
della seconda, della terza entre e via dicendo, in un certo senso acquistava una sua vita autonoma.
[...] Esso diventava un feticcio del prestigio: serviva cio a indicare la posizione del singolo individuo
nell'equilibrio di potere tra i vari cortigiani, equilibrio che era regolato dal re ed era estremamente labile.
Il valore d'uso, l'utilit immediata insiti in ciascuno di questi gesti erano pi o meno in secondo piano, o
quantomeno piuttosto insignificanti. Ci che a quegli atti conferiva la loro grande, grave e determinante
importanza era esclusivamente il valore che essi conferivano a quei membri della societ di corte che vi
prendevano parte, la relativa posizione di potere, il rango e la dignit che esprimevano. [...]
La precisione con cui erano organizzati ogni cerimoniale e ogni mossa dell'etichetta, la cura con cui era
avvertito e calcolato il valore di prestigio di ogni passo corrispondono al peso vitale spettante all'etichetta, come
pure al comportamento reciproco, nella considerazione degli uomini di corte. [...]
Ma bisogna [...] chiarire le motivazioni e gli obblighi per i quali la nobilt si sentiva legata all'etichetta e quindi
anche alla corte. L'obbligo primario non scaturiva certo dall'esercizio di determinate funzioni di dominio; infatti in
Francia la nobilt di corte era stata progressivamente allontanata da tutte le funzioni politiche di questo tipo.
Non si trattava neppure di possibilit di guadagno: infatti migliori possibilit di guadagno si sarebbero potute
trovare altrove. L'obbligo primario scaturiva invece dalla necessit, sempre presente, di affermarsi in
quanto aristocratici di corte, sia isolandosi rispetto alla spregiata nobilt di campagna, sia rispetto alla
nobilt di toga (noblesse de robe) e al popolo, e di mantenere intatto o addirittura aumentare il
prestigio conquistato. [...]
La vita di corte un gioco serio e melanconico, che impegna: bisogna saper adattare i propri pezzi e le proprie
batterie, avere un disegno e seguirlo, schivare quello dell'avversario, qualche volta azzardare e suonare a
orecchio; e dopo tutti i sogni e tutte le precauzioni, a volte subiamo uno scacco, e per fino scacco matto9. La
vita nella societ di corte non era affatto tranquilla. Le persone vincolate in modo permanente a questa cerchia
erano numerosissime. Esercitavano pressioni reciproche, lottavano per le chances di prestigio e la posizione
nel rispettivo ordine gerarchico. Gli scandali, gli intrighi, la competizione per il rango e per il favore del re non
cessavano mai, ciascuno dipendeva dall'altro e tutti dipendevano dal re. Ognuno poteva danneggiare
l'altro: chi era un giorno sulla cresta dell'onda poteva trovarsi l'indomani in declino, non esisteva nessuna
sicurezza. Ciascuno doveva cercare di legarsi ad altre persone la cui quotazione era molto elevata ed evitare
inimicizie non necessarie, meditare con cura la tattica di lotta contro nemici inevitabili, dosare con la massima
precisione l'allontanamento e l'avvicinamento rispetto a tutti gli altri, secondo il proprio ceto e la propria
quotazione.
In armonia con questa struttura, la societ di corte svilupp fortemente nei suoi membri certi caratteri
del tutto differenti da quelli della societ borghese-professionale. [...] Non era psicologia in senso
scientifico, ma quella capacit derivante dalle necessit della vita di corte di rendersi conto del caratte-
re, dei motivi, delle capacit e dei limiti altrui. Vediamo come questi uomini meditassero sui gesti e le
espressioni di ogni altra persona, come esaminassero accuratamente tutte le manifestazioni dei loro si mili per
interpretarne il significato, l'intenzione e il peso. Ecco un esempio tra tanti:
Mi accorsi subito che si stava raffreddando; tenni d'occhio dunque la sua condotta verso di me, perch non
volevo equivocare tra un atteggiamento magari accidentale di una persona sovraccarica di problemi spinosi e i
miei sospetti. Ma i miei sospetti divennero poi una certezza, per cui mi allontanai subito da lui, facendo tuttavia
finta di nulla10.
Quest'arte cortigiana di osservare i propri simili tanto pi un prodotto di realismo in quanto non ha mai di mira
l'osservazione del singolo individuo, per s, come un essere che accoglie in primo luogo dal suo intimo le leggi
e le norme essenziali. All'interno del mondo di corte, l'individuo viene osservato sempre nell'intreccio dei
suoi rapporti sociali, come un uomo in rapporto con altri uomini. E ancora una volta ci dimostra come gli
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La Bruyre, Caractres de la Cour, Firmin-Didot, Paris 1890, p. 178. La Bruyre, letterato e moralista, visse dal 1645 al
1696.
10
Saint-Simon, Mmoires, Paris 1843, vol. XVIII, cap. 31.

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uomini di corte fossero interamente legati alla loro societ. Ma quest'arte dell'osservazione non applicata
soltanto agli altri, bens si estende all'osservatore stesso. Si sviluppa, insomma, una forma specifica di
osservazione di s. [...] All'osservazione di s fa dunque riscontro l'osservazione degli altri, l'una
sarebbe inutile senza l'altra. Non si tratta, come avviene nell'introspezione di tipo religioso, di un'osservazione
del proprio io interiore, che si compie calandosi nel proprio io per esaminare e disciplinare i propri impulsi pi
segreti per amore di Dio: quest'altro tipo di osservazione mira all'autodisciplina nel rapporto sociale-mondano:
Chi conosce la corte padrone dei propri gesti, dei propri occhi e del proprio viso; profondo e im penetrabile;
dissimula i cattivi servigi, sorride ai suoi nemici, reprime i propri umori, cela le passioni, smentisce il proprio
cuore, parla e agisce contro i suoi stessi sentimenti.
Ma non affatto necessario ingannarsi sui propri impulsi, come l'uomo potrebbe tentare di fare: al contrario.
Proprio perch costretto a cercare dietro il comportamento altrui, mascherato e controllato, i veri
motivi ed impulsi, proprio perch perduto se non riesce a scoprire sempre dietro l'atteggiamento im-
passibile dei suoi rivali gli impulsi e gli interessi che li muovono, l'uomo di corte deve conoscere molto
bene le proprie passioni per poterle dissimulare. L'opinione che l'egoismo sia la molla dell'agire umano non
nata nella societ capitalistico-borghese basata sulla competizione ma in quella di corte, basata anch'essa
sulla competizione; e da questa societ sono nate le prime, inesorabili descrizioni moderne degli affetti umani.
Si pensi, ad esempio, alle maximes di La Rochefoucauld11.
All'arte di osservare i propri simili corrisponde infatti l'arte di descrivere gli uomini. Il libro, e quindi la
scrittura, ebbero un significato assai differente dal nostro per gli uomini di corte. [...] Dato che
l'osservazione degli altri era una delle arti di importanza vitale a corte, comprensibile che l'arte di
rappresentare gli altri abbia raggiunto nelle memorie, nelle lettere e negli aforismi un alto livello di perfezione.
La via che, grazie alle particolari condizioni della societ di corte, venne cos tracciata agli scrittori
francesi e alla letteratura francese in generale, fu poi seguita in Francia fino ai tempi nostri da
numerosissimi scrittori12, per motivi che non il caso di ricercare qui, ma che possono, almeno in parte,
essere ricollegati alla sopravvivenza di una buona societ parigina, che eredit direttamente la civilt di corte
anche dopo la Rivoluzione. []
facile comprendere il motivo per cui tale atteggiamento di importanza vitale per le persone di corte: infatti
difficile calcolare il dosaggio di un'esplosione emotiva. Questa rivela i veri sentimenti della persona in una
misura che, non essendo calcolabile, pu essere dannosa, dando buone carte in mano ai rivali. Inoltre, e cosa
che pi conta, indice di inferiorit, e questa appunto la situazione pi temuta dall'uomo di corte. Cos la
competizione ineliminabile dalla vita a corte impone di dominare i sentimenti a favore di un
atteggiamento accuratamente calcolato e sfumato nel rapporto con gli altri. La struttura di questa
societ, la natura dei rapporti sociali tra i suoi membri lascia loro ben poco spazio alle manifestazioni
affettive spontanee.

QUESITI

[1] Spiega
a) perch lorganizzazione della societ di corte nella Francia di Luigi XIV, pur essendo rigorosamente e
dunque razionalmente determinata, non comprensibile usando il criterio moderno di razionalit
organizzativa e dunque chiarisci
b) quale sia il senso e il fine di tale organizzazione.

[2] Chiarisci come, secondo lautore,


a) la vita di corte abbia contribuito in misura determinante a sviluppare nei suoi membri una raffinata
capacit di analisi psicologica di se stessi e degli altri e
b) abbia trasmesso tale potenza analitica e descrittiva alla letteratura e in particolare al romanzo francese.

11
Il duca di La Rochefoucauld, moralista e scrittore, visse dal 1613 al 1680. Le Massime cui si fa riferimento furono
pubblicate nel 1665 (titolo completo: Riflessioni o sentenze e massime morali).
12
Ci limiteremo a una semplice indicazione: dalla raffigurazione degli uomini in Saint-Simon si diparte una linea retta che
passa anche per Balzac, Flaubert, Maupassant fino a Marcel Proust: per essi, la buona societ rappresentava insieme un
luogo dove si vive, un campo d'osservazione ed un argomento.