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Ripensare la scienza

Dossier Airesis: scienza e irrazionale / 1

Verso una nuova Inquisizione?


Paolo Portone - Storico, Saggista

da molto tempo che vado appuntando scrupolosamente i sempre pi numerosi articoli che i nostri
quotidiani dedicano al revival della magia. Dietro all'apparente innocuit di certe affermazioni
rilasciate da illustri esponenti dell'accademia scientifica e da noti intellettuali, si celano in realt
inquietanti analogie con gli strumenti culturali e le categorie concettuali che furono propri dei
demonologi del passato. Inoltre, accanto a certe rigidezze proprie della mentalit scientifica e laica,
della superstizione atea e della paranoia positivista, emergono atteggiamenti di intolleranza nei
confronti delle molteplici manifestazioni del "pensiero magico", i quali in alcuni casi, accuratamente
documentati, si sono tradotti in un'azione repressiva dei cosiddetti operatori dell'occulto.

Alla luce di ci, vien fatto di chiedersi se effettivamente la lotta contro quella millenaria forma di
conoscenza rappresentata dalla magia, si sia esaurita con gli ultimi roghi appiccati nel Glarus
protestante e nella Polonia cattolica, e parimenti con la definitiva affermazione delle concezioni del
mondo elaborate da Cartesio in poi.
Sebbene sotto il profilo storico sia stato chiarito da alcuni studiosi l'ambiguo ruolo svolto dalle elites
culturali europee durante la persecuzione contro streghe e lumeggiata la collusione, indiretta ma
oggettiva, tra la nuova scienza e l'istituzione, religiosa nella lotta contro le sopravvivenze culturali e
conoscitive dell'arcaico pensiero magico; d'altro canto resta ancora da studiare il rapporto che con
questo, a partire dalla sua sconfitta storica, si venne realizzando nella nostra civilt.
Per quanto sconfitta, la mentalit magica infatti sopravvisse ai suoi, stessi persecutori, negli interstizi
della societ industriale, scientifica e tecnologica: da un lato sotto le spoglie borghesi dello spiritismo e
dell' esoterismo, dall' altro nelle superstizioni dei "volghi dei popoli civilizzati". A partire dalla fine del
XVIII secolo, passando per quello "delle magnifiche e progressive sorti dell'umanit", per finire ai
nostri giorni dominati dalla civilt informatica e telematica, l'uomo occidentale ha continuato ad
operare su un doppio binario, oscillando di fronte alla conoscenza e alle esperienze della vita, tra
comportamenti afferenti alla mentalit magica e concezioni derivanti dal modello esplicativo delle
scienze moderne. Questa tenace persistenza nella nostra coscienza dell'antico pensiero servita alle
moderne scienze, in particolare alla psichiatria e all'antropologia per elaborare una serie di
interpretazioni, in cui si poneva in risalto l'associazione tra il ricorso alla magia e l'insorgere di periodi
critici nella vita dell'uomo o di una societ. Pi in generale la scienza con la esse maiuscola di fronte

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all'ineffabilit del campo di eventi che definiamo magici, ai propri criteri di verifica di tipo realistico
(tesi cio ad accertare il senso di un'esperienza in base alla prova dei fatti), ha tradotto quella realt e il
tipo di conoscenza ad essa collegata in termini come suggestione, illusione, superstizione, misticismo.
Oppure in termini psicologici che esprimono l'idea che esistano dei meccanismi mentali da prendere
alla lettera, e perci senza "mistero". In tutti e due i casi si tratta comunque di termini negativi, perch
indicano o un meccanismo a cui qualcuno soggiace passivamente oppure un vero errore mentale.
D'altra parte la pretesa scientifica di spiegare ogni fenomeno in termini realistici ha destituito di ogni
dignit conoscitiva e di qualsiasi efficacia quelle zone dell'esperienza prefigurare dalla magia, ma non
ancora illuminate dalla scienza per mancanza di adeguate prove fattuali. Al misconoscimento
complessivo di tutte le forze psichiche profonde alle quali allude la simbologia magica, alla rigorosa
demarcazione operata dalla moderna scienza tra la razionalit delle leggi naturali e i campi inesplorati
dell'esperienza (dall'estasi al sogno, dalla narcopoiesi agli stati di alterazione) subentrata nella
coscienza laica dell'occidente industriale una sorta di autodifesa nei confronti di tutto ci che risulta
inspiegabile e sfuggente alla presa dei propri strumenti concettuali. Ma come risaputo, ogni
meccanismo di autodifesa cela in realt la paura di perdere il controllo di se e in definitiva la propria
identit.
La rigida morale cristiana e le chiusure della mentalit scientifica hanno contribuito a qualificare
negativamente le forze espresse dal pensiero magico, in quanto negatrici della libert o del libero
arbitrio dell'uomo. Dal Trattato contra gli astrologi di Girolamo Savonarola alle recenti prese di posizione
di illustri esponenti della Big science, la "fede" nella magia e l'adesione ai suoi richiami stata
concepita come una menomazione dell'uomo, un ostacolo al libero dispiegamento delle sue energie.
In quest'ottica la difesa dell'originalit del nostro intelletto andata di pari passo in seno alla cultura
moderna con il timore di essere sedotti dalle forze profonde della natura racchiuse nell'esperienza
magica
Non stupisce allora che nella nostra civilt, l'uscita da s, il traboccamento del proprio corpo,
riscontrabili non solo in certe esperienze mistiche o sciamaniche, ma in tutti noi, a partire dall'estasi
amorosa, siano fatalmente diventati manifestazioni di irrazionalit nocive per l'integrit psichica e
responsabili di pericolosi comportamenti individuali.
Emblematiche di questo atteggiamento sono alcune dichiarazioni rilasciate da noti esponenti
dell'accademia scientifica a riguardo dell'enorme successo riscosso dal revival magico. Margherita
Hack, illustre astronoma triestina in un suo recente articolo comparso sul "Corriere della sera" oltre a
lanciare un veemente attacco agli operatori dell'occulto, se la prende con quanti, uomini di cultura e
mass media, tendono a prendere sotto gamba l'inquietante fenomeno:
A chi mi dice che l'astrologia non fa danno, ma d una consolazione e una sicurezza a tanti, risponderei
che pu anche essere di danno a persone deboli e indecise, che invece di essere arbitre e padrone delle
proprie azioni accettano di farsi guidare da astuti ciarlatani; o nella migliore delle ipotesi da ignoranti e
ingenui sostenitori dei vari cultismi.

Un'identica preoccupazione mosse poco tempo fa un altro noto scienziato, Giorgio Tecce, a prendere
provvedimenti contro una trasmissione targata Rai dedicata al mondo del paranormale (all'epoca del
fatto l 'attuale rettore dell'universit di Roma era membro del consiglio di amministrazione dell'ente
radiotelevisivo). Egli nell'annunciare alla stampa la ferma intenzione di dar seguito ad un'azione
penale contro gli autori della trasmissione, rilasci la seguente dichiarazione:
Trasmissioni come questa rischiano di produrre nella gente gravissime deviazioni.

In Italia alcuni prestigiosi esponenti del mondo scientifico, sentendo la necessit di difendere il
cittadino medio dal contagio delle perniciose credenze provenienti dall'occulto e al contempo di
ristabilire la verit nel mondo terreno, hanno costituito un comitato per il controllo delle affermazioni
sul paranormale (Cicap) al quale hanno aderito ben tre premi Nobel: Carlo Rubbia, Rita Levi di
Montalcino e Daniel Bovet.
Scopo del Comitato di arginare il dilagante fenomeno dell'occultismo ("che sembra diffondersi come
un'epidemia", sostengono i coordinatori) smascherando gli imbroglioni che prosperano sulla credulit
della gente e sottoponendo a rigorose verifiche i fenomeni presentati come paranormali. A garanzia
della seriet di questa iniziativa e della sua buona fede, sono stati chiamati a far parte del Comitato
anche famosi prestigiatori; pur non ammettendolo esplicitamente i coordinatori del Cicap hanno gi la
verit in tasca: il mondo magico frutto di semplici illusioni. Ma poich anche un premio Nobel
potrebbe essere ingannato da un abile illusionista, sono proprio loro, i prestigiatori che devono
controllare gli esperimenti sul paranormale e non i fisici.
Al di l della risibilit di siffatte affermazioni, ci che inquieta da un lato il fatto che a sottoscriverle
siano autorevoli scienziati, e dall'altro l'ostilit preconcetta che esse esprimono. Non casuale che il
cronista e i numerosi partecipanti che hanno preso parte alla conferenza di presentazione del Comitato,
siano rimasti turbati dallo spirito "da nuova inquisizione" aleggiante negli interventi dei coordinatori.
Eppure tale spirito sempre stato presente nell'accademia scientifica, o quantomeno in sostanziose e
prestigiose correnti di essa.
Gi qualche anno fa Eugenio Garin, nell'introduzione di un suo famoso saggio sull'astrologia,
evidenziava l'analogia tra certi atteggiamenti dell'accademia scientifica e la dotta ignoranza e la santa

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intolleranza degli inquisitori del passato. In particolare ricordava come in un intervento all'universit
del Nebraska, lo scienziato George Sarton avesse addirittura invocato l'intervento del braccio secolare
contro gli astrologi. Simili posizioni, lungi dal costituire isolati episodi di fondamentalismo scientifico,
si ricollegano a quel meccanismo di autodifesa introiettato, ab origine, dalla nostra civilt nei confronti
della dimensione magica. Tuttavia la scienza nell'accentrare in se il ruolo di difensore delle nostre
libert manifesta ben altre preoccupazioni: la difesa del proprio monopolio sulla conoscenza e sui suoi
strumenti. In gioco infatti la pretesa dell'accademia, della cultura e in definitiva della societ
occidentale, di impedire all'individuo di disporre liberamente del proprio corpo e della propria mente,
soprattutto una volta che loro stesse si sono dimostrate incapaci di plagiarlo.
"I pranoterapeuti sono tutti plagiatori", titola perentoriamente un quotidiano romano. Nell'articolo
veniamo informati che l'ordine dei medici di Padova ha consegnato un sostanzioso dossier alla
magistratura, nel quale vengono elencati i reati di cui si sarebbero resi colpevoli i "maghi del
massaggio": abuso (della professione medica) truffa e per l'appunto plagio.
Sia chiaro - sostengono i medici veneti - noi non affrontiamo nemmeno l'argomento (l'efficacia presunta o
reale della pranoterapia), nostra competenza di giudicare i medici. E questi, medici non lo sono
proprio.

A questa presunzione deduttiva fa pendant l'energica difesa del proprio monopolio paludata, inutile a
dirsi, dal nobile intento di difendere i creduloni. Con l'arresto di 32 pranoterapeuti, sui quali pendono
pene che vanno da un minimo di sei mesi di reclusione al pagamento di sostanziose ammende, l'ordine
dei medici padovano, complice la magistratura, ha reso un concreto beneficio all'umanit, facendo
trionfare la ragione contro le forze irrazionali.
un copione questo, deja vu, per chi come il sottoscritto ha una certa dimestichezza con i processi per
stregoneria; con argomenti non molto dissimili altri benefattori razionalisti dell'umanit spedirono, pi
o meno direttamente, al rogo uomini e donne responsabili unicamente di esercitare pratiche
terapeutiche al di fuori delle universit e soprattutto efficaci, al contrario di quelle dei dottori patentati.
Ritorniamo cos a bomba: con l'affermarsi della nuova scienza la lotta contro la stregoneria non si
esaur ma mut semplicemente la forma. Le leggi varate in Francia ed in Inghilterra che sancivano la
fine dei roghi, in realt continuarono a comminare durissime pene agli stessi soggetti (indovini,
sapienti, praticoni ecc.), accusati non pi di collusione con it demonio ma di truffare il prossimo o di
turbare l' ordine pubblico con la loro follia. Quella che potrebbe sembrare, specialmente con un'ardita
linea di difesa, ossia la associazione stregoneria/infermit mentale, viene a configurarsi altres come il
presupposto teorico di una nuova forma di punizione della "strega": la reclusione nei manicomi.
Se gli inquisitori nel tentativo di capire a cosa corrispondeva l'esperienza delle streghe, ricorrevano agli
strumenti forniti dalla demonologia, traducendola in uno schema straniante e mistificante, la
medesima questione si ripropose storicamente per la scienza.
Non pi collegate al loro codice simbolico, le esperienze delle streghe vennero drasticamente ridotte
nei confini della ragione calcolante e concretista delle moderne concezioni scientifiche. Isolate da un
ben preciso terreno di usanze, di abitudini, di modi di vivere e di stare al mondo, esse divennero
brandelli di superstiziosa arcaicit, relitti di antichi saperi, sindromi di alterazioni psichiche,
manifestazioni di devianza sociale.

Costantino Grimaldi nella sua Dissertazione sopra le operazioni della magia diabolica, artificiale e naturale

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(Roma 1751), esprime al pari del pi famoso Tartarotti, il proprio scetticismo nei confronti dei racconti
di quelle donne che credevano di recarsi in volo al sabba, sostenendo perci la loro innocenza in
quanto poveri dementi bisognose di cure. Argomentazioni che troviamo ripetute, limitandoci alla
nostra penisola, a ogni pi sospinto nella vasta pubblicistica che accompagn durante il '700 l'acceso
dibattito sulla realt, vera e presunta dei poteri delle streghe.
Ma se lo scetticismo e l'elleboro furono gli strumenti che regolarono durante l'Illuminismo il rapporto
tra la cultura, le istituzioni ufficiali e il variegato mondo della magia, con la comparsa nel corso del XIX
secolo di quella vera e propria religione della scienza, che definiamo scientismo, le distanze tra i due
mondi erano destinate ad accentuarsi.
Ancorch possa apparire paradossale, le nuove concezioni elaborate dalla scienza ottocentesca non
potendo ammettere l'esistenza di zone oscure alla comprensione della "ragione", auspicavano
l'investigazione, o se si vuole la civilizzazione dei territori selvaggi della magia.
Scriveva lo scorso secolo il noto antropologo ed igienista Paolo Mantegazza:
Lo psicologo naturalista non deve arrestarsi davanti al fango umano, ma deve studiarlo, perch tutto ci
che umano gli appartiene; l'alto come il basso, il sublime come il ributtante. Non si pu migliorare
l'uomo che dopo averne studiato tutte le possibilit. Non con filippiche declamatorie ne con ipocriti veli
che si distrugge l'abiezione umana ma collo studio indulgente e spassionato delle sue origini.

Senonch lo spassionato e indulgente studio si stemperava nelle rigide premesse ideologiche e


culturali del positivismo. Non manc chi in quegli anni per eccesso di realismo tese a dar ragione agli
inquisitori, affermando la veridicit e giustezza delle accuse contro le streghe, non pi ovviamente in
virt del patto diabolico, ma perch responsabili concretamente di venefici o di procurati aborti. Vi fu
addirittura chi, come il De Blasio, giunse ad istituire un parallelo tra le fattucchiere e i briganti del
nostro Mezzogiorno, definendo sulla scorta degli studi del Lombroso, una precisa tipologia fisica della
strega alla stregua di altri tipi di devianti e criminali.
Quando si passi poi all'osservazione dell'atteggiamento concreto assunto dalle istituzioni, in specie
dall'accademia medica e dalla magistratura, nei confronti di coloro che continuavano ad operare sul
terreno della magia, ci si accorger dell'abbandono di qualsiasi indulgenza e premura proprie dello
studioso.
L'ispettore sanitario di Cercemaggiore (BN), Luigi Addonizio nel 1898 invocava dalle pagine del
"Corriere medico", la punizione per i maghi e le fattucchiere, rei di intralciare i medici condotti
nell'esercizio della loro professione. Ieri come oggi la tutela dei diritti della casta dei medici attraverso
la difesa della credulit popolare, veniva garantita dalla solerzia della magistratura. Molto chiaramente
agli inizi di questo secolo il giurista Gaetano Amalfi definiva la "novella orientazione" della
giurisprudenza nei "delitti di superstizione":
Se un allucinato crede a buona fede di essere fornito di potenze soprannaturali, si consegna a' medici ed
al manicomio. Se taluno col pretesto di sapienza e potest soprannaturali, spaccia prescrizioni, come filtri
amorosi, bevande abortive, poculi produttivi di sterilit ecc. pronto, secondo le circostanze del caso, il
titolo di veneficio, di lesione personale, di procurato aborto, e simili, o consumati o tentati, e bastano
siffatti titoli alla tutela giuridica. E se finalmente taluno senza porre a pericolo la salute de' propri simili,
si spaccia per mago, ciurmatore, indovino, sortilego, ecc. a solo fine d'ingannare i creduli e procacciarsi
illeciti lucri, speculando sull'ignoranza altrui, pronto il titolo di frode o stellionato, che, a sua volta,
basta alla tutela giuridica della propriet aggredita. Ne pu dubitarsi della punibilit di consimili frodi,
sotto il pretesto, che chi ne rimanga vittima, sia vittima della propria dabbenaggine ed ignoranza, perch
anche gli ignoranti sono cittadini, che hanno diritto ad essere protetti, come si proteggono gli infanti e i
pupilli, ed anzi pu tenersi come doverosa una pi energica azione dove pi energico se ne ravvisa il
bisogno.

A distanza di anni, ritroviamo gli stessi reati contestati ai pranoterapeuti, agli operatori dell'occulto e ai
praticoni: abuso della credulit popolare, circonvenzione d'incapace, truffa, esercizio abusivo della
professione medica ecc. Come abbiamo visto anche le argomentazioni continuano ad essere improntate
al medesimo zelo scientista e alla stessa necessit di tutelare i deboli e gli indifesi. Eppure esiste tra la
situazione attuale e quella passata una differenza di non poco momento.
Se infatti nell'et classica della scienza e dell'industrializzazione, l'ottimismo della ragione accendeva le
speranze in un miglioramento dell'esistenza quotidiana, alimentando con le sue radiose conquiste
l'aspirazione umana al benessere in terra; oggi ci si comincia a chiedere se quel sistema di certezze non
mostri le prime crepe. Sempre di pi si manifesta collettivamente l'incredulit nei confronti dell'ordine
delle cose esistenti mentre l' attenzione sulle cause ultime si fa pi viva.
Di fronte alla pubblica impazienza nei confronti di quella che leibnizianamente viene ritenuta l'unica
realt possibile, le istituzioni della nostra societ, in primis quella scientifica, accusano una inedita
difficolt (all'origine di certe scomposte reazioni di alcuni suoi esponenti) nel realizzare il consenso
attorno alle fondamenta della stessa. Ne d'altro canto sono pi sufficienti le assicurazioni razionali,
scientifiche e tecniche, con le quali la civilt occidentale ha delineato, dallo scorso secolo ad oggi, la sua
politica di sicurezza sociale. Con grande acume, lo storico Jean Delumeau ha di recente affermato in
un'intervista che
arriva un momento in cui un eccesso di assicurazione non assicura pi, dove la ricerca febbrile della
protezione crea di nuovo l'angoscia, dove la corsa inquietante tra pericoli e sicurezze produce vertigine.

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Alla luce di ci, la rinnovellata durezza con cui la scienza affronta oggi il revival del magico costituisce
la spia indiziaria di quel profondo disagio e senso di insicurezza che attraversa orizzontalmente la
societ occidentale, e probabilmente l'estremo tentativo da parte delle sue principali istanze, di
ricondurre questa pericolosa perdita di se in uno schema di
sicurezza generalizzata, di asepsi universale, di una immunizzazione del corpo e dello spirito contro
tutte le incertezze e tutti i pericoli.

Eppure le crepe che si sono aperte nel monolitico edificio della nostra cultura, lasciano intravedere
spiragli per un avanzamento della conoscenza e per un arricchimento della coscienza dell'uomo
occidentale.
Sebbene le manifestazioni di incredulit o di devianza, rispetto ai modelli mentali e comportamentali
costituiti, non sempre rappresentino una garanzia di libert, pur vero altres che queste indicano la
volont diffusa di acquistare consapevolezza di s.
Esse, lungi dall'esprimere un'irrazionale fuga da ogni valore ed ordine, sono il segno del crescente
desiderio degli individui di organizzare gli eventi della propria esistenza in un nuovo ordine,
sottoponendo a critica le verit inconfutabili e i loro gelosi custodi e ricercando la "felicit" al di fuori
della paterna protezione delle istituzioni.
Ribaltando la classica definizione che De Martino diede della magia, per cui essa avrebbe
rappresentato il limite interno all'avanzamento della scienza nella nostra civilt, riteniamo che il
terreno magico esprima la limitatezza e l'angustia della visione del mondo elaborata da un certo tipo di
razionalit e di conoscenza.
Non solo, le concezioni, i simboli e le pratiche di quella esperienza conoscitiva alludendo ad una
diversa relazione tra l'uomo e la natura, relativizzano il nostro sapere prefigurando territori fecondi per
l'indagine fisica e psichica dell'uomo.

Il dossier "Scienza e irrazionale", sul rapporto tra conoscenza, metodo scientifico, irrazionale e
scientismo, disponibile su Airesis all'interno della sezione I Labirinti della Ragione, ed composto dai
seguenti contributi:
Paolo Portone, Dossier Airesis: scienza e irrazionale / 1. Verso una nuova Inquisizione?
Attilio Agnoletto, Dossier Airesis: scienza e irrazionale / 2. Motivi di riflessione e una risposta
Giuliana Conforto, Dossier Airesis: scienza e irrazionale / 3. La rivoluzione antropica
Fernando Piter, Dossier Airesis: scienza e irrazionale / 4. Storie di errori e ordinaria follia della scienza
ufficiale
Paolo Aldo Rossi, Dossier Airesis: scienza e irrazionale / 5. Razionalit scientifiche e pseudoscienze eretiche
Paolo Aldo Rossi, Dossier Airesis: scienza e irrazionale / 6. Fra scienza e magia: da cosmo ordinato alla
natura magica

Airesis un progetto ideato e fondato da Paolo Aldo Rossi, Ida Li Vigni e Massimo Marra

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