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12 ottobre 2017 - 05:09 > Versione online

Grazie a Dio il graphic novel ci racconta


ancora il mondo Quando il museo diventa
social: cos la cultura comunica con il web
Grazie a Dio il graphic novel ci racconta ancora il mondo Quando il museo diventa social: cos
la cultura comunica con il web : La ricerca presentata al Festival del giornalismo culturale di
Urbino: il digitale ancora poco usato dai visitatori per informarsi Immaginate di poter lasciare la
vostra firma virtuale su un monumento. Oppure di girare per una citt giocando con le opere o le
installazioni artistiche. O ancora di avere in tempo reale tutte le informazioni sugli orari di
apertura di un museo, semplicemente scrivendo a un operatore su Facebook. Sono tutte idee gi
diventate realt in diversi musei italiani. Modi diversi di rispondere alla stessa domanda: come si
pu comunicare il patrimonio culturale e come lo si pu fare su internet? Se ne parler in questi
giorni fra Urbino, Pesaro e Fano, durante la quinta edizione del Festival del giornalismo culturale.
Losservatorio News-Italia dellUniversit di Urbino ha promosso una ricerca che ha coinvolto un
campione di cittadini italiani e alcune figure chiave che si occupano di comunicazione nei musei.
I media tradizionali come i materiali promozionali cartacei, la televisione o i periodici sono
utilizzati ancora da met degli intervistati per informarsi su mostre e musei. Eppure sono proprio i
musei a credere sempre di pi nelle nuove frontiere del digitale, anche se per ora il modo per
informarsi scelto da un terzo di potenziali visitatori. In realt con i social riusciamo a
raggiungere a costo zero un tipo di pubblico che prima non potevamo coinvolgere spiega Elisa
Tessaro, responsabile dei social per il Muse, il museo delle scienze di Trento . Partiamo da
Facebook e poi il resto lo fa il passaparola. Penso ai giovani, ai gruppi di amici che non sono
abituati a frequentare i musei o a chi non della nostra citt. Funziona soprattutto per iniziative
originali: come il delitto al museo, una cena-spettacolo che sar promossa con un trailer in stile
hollywoodiano. Facebook, YouTube o Instagram? Il social pi utilizzato per informarsi dal
pubblico dei musei Facebook (28%). Seguono YouTube (15%), Instagram (9%), Pinterest (8%)
e Twitter (5%). Ma non tutti i musei utilizzano i social allo stesso modo. Il Museo egizio di
Torino ad esempio trasmette in streaming su Facebook tutte le conferenze tenute nelle sue sale:
Cos possiamo raggiungere un pubblico molto vasto di interessati, di studiosi o anche di curiosi
che vogliono conoscere da vicino legittologia dice Paola Mitossi, responsabile della
comunicazione . Abbiamo realizzato anche una campagna in lingua araba destinata ai nuovi
italiani provenienti dallEgitto e dal nord Africa, utilizzando i canali digitali molto frequentati da
queste comunit. Il Museo Egizio ha profili ufficiali su Facebook, Twitter e Instagram
aggiunge Mitossi . Per ognuno utilizziamo strategie diversificate per raggiungere questi
obiettivi: attrarre nuovi pubblici, far conoscere la collezione, raccontare la vita del Museo, parlare
della ricerca, comunicando anche gli eventi e le iniziative che vengono organizzate dalla nostra
istituzione. Finora abbiamo utilizzato i social soprattutto per dare informazioni ai nostri
visitatori dice Elisa Maria Cerra, responsabile comunicazione del Museo darte moderna di
Bologna . In futuro vorremmo usare Facebook come se fosse unestensione fisica del museo,
come una vera e propria sala espositiva virtuale. Pubblicheremo alcune delle nostre opere, faremo
vedere i backstage delle mostre, faremo conoscere le professioni museali che normalmente sono
sconosciute al grande pubblico. All Opera del Duomo di Firenze sono andati anche oltre.
Avevamo un problema: le firme e i messaggi lasciati dai turisti sui muri dei nostri monumenti
spiega la responsabile della comunicazione Alice Filipponi . Abbiamo creato Autography,
unapp che permette di lasciare messaggi sulle superfici degli stessi monumenti, ma tutto in
virtuale. Ha funzionato: i turisti non scrivono pi sui muri ma sui tablet. Figure professionali In
tutti i musei coinvolti nella ricerca dellUniversit di Urbino ci sono professionisti che si
occupano di comunicazione: le specificit sono diverse in base alle dimensioni del museo, alle
abitudini e alla natura pubblica o privata dellistituzione. Spesso per il ruolo di comunicatore
non occupato da esperti in comunicazione museale. Per di pi, chi gestisce i profili dei musei
sui social media non ha quasi mai seguito un percorso formativo ad hoc. un aspetto diverso da
quanto accade in altri paesi europei o negli Stati Uniti, dove c unattenzione maggiore alla

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formazione di queste figure professionali e al loro inserimento nei musei. Forse anche per questo
in Italia il pubblico ancora abituato a cercare nei media tradizionali le informazioni su musei e
mostre. Di fatto mettendo in secondo piano, almeno per il momento, le potenzialit del digitale.

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