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Fernanda Farias De Albuquerque

Maurizio Iannelli

Brevi note di contesto di Maurizio Iannelli


Princesa
Intervista
Glossario

Brevi note di contesto


di Maurizio Iannelli

Una crisi profonda port Fernanda sulla soglia dellirreparabile. Quel giorno, in quel
momento, la scrittura irruppe tumultuosamente nella sua vita. Giovanni, che a sua volta
scriveva brevi raccontini autobiografici sulla sua esperienza di pastore, le consigli la
medicina: scrivere per tenersi insieme, per resistere allazione devastante della reclusione,
per non dimenticare di essere nati liberi. Anchio, che nel frattempo stavo riordinando i suoi
fogli sparsi, venni coinvolto in quella pratica vitale. Accadde cos che per oltre un anno
quaderni e bigliettini viaggiarono tra la mia cella, quella di Giovanni e quella di Fernanda. I
nostri pensieri, le discussioni, le nostre giornate, deviarono bruscamente per territori
inesplorati. Fernanda ci introdusse in un mondo sconosciuto, quello dei transessuali. La
sua scrittura produsse altra scrittura, la mia. Lentamente, luna rimandando allaltra, ci
aprimmo lo spazio per lincontro, la reciproca conoscenza e infiniti altri giochi sottratti allo
sguardo dei guardiani. Come tre funamboli ci inseguimmo, incerti, lungo il filo di una spirale
epistolare che ci port oltre le mura, oltre il carcere. Cos Princesa nata. Da un incontro
irregolare, da tre storie, tre persone che approdano al carcere lungo itinerari diversi: la lotta
armata delle Brigate rosse il mio, la prostituzione transessuale quello di Fernanda, la vita
pastorale e la rapina quello di Giovanni.
Lo scenario dellincontro fu Rebibbia. La scena quella dellarrivo nel reparto G8 di un
gruppo di brigatisti in piena crisi didentit. La lotta armata era finita, le antiche certezze
che li avevano tenuti insieme sgretolate . Venivano da lontano, da migliaia di giornate
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sempre uguali, assuefatti ai segni di un piccolo universo esclusivamente maschile. Tra loro
cero anchio. Lincontro con i trans in principio ci disorient. Profumi di donna arrivarono
ad olfatti disabituati; gonne, calze e reggiseni stesi alle finestre spezzarono le continuit
monotone del precedente panorama carcerario. Per noi, i rivoluzionari di un tempo, irrigiditi
dalle fasciature strette dellideologia, quei corpi fotocopiati da riviste sexy, bloccati nel
transito da un sesso allaltro, costituirono un ulteriore attentato al vecchio modo di condursi
in carcere. Come rispondere alle loro richieste di essere chiamate al femminile? Alle loro
avances esagerate? Ma soprattutto, come interpretare quei nuovi fantasmi che di notte
iniziarono ad abitare i nostri sogni?2

Ci dividemmo in due partiti. Quello degli indifferenti, di coloro che, suppongo con sforzi
inauditi, decisero di rimuovere e mettere a tacere ogni emozione. E quello di chi, con mille
autogiustificazioni, diede ascolto ai sentimenti contraddittori di attrazione e repulsione che
quelle ambiguit inducevano. Io partecipai a questultimo e conobbi Fernanda tramite
Giovanni.
Giovanni un pastore sardo. Sedici anni fa, lui ne aveva diciotto, scese dal monte Alzu in
cerca di fortuna, entr in una banca a mano armata e trov, unito alla condanna, anche un
destino: lergastolo. Mi venne a salutare, ceravamo conosciuti dieci anni prima nel
supercarcere di Fossombrone. Gett uno sguardo esperto alla mia nuova sistemazione e
mi inform che linquilino che mi aveva preceduto nella cella laveva appena abbandonata
in fretta e furia appendendosi con una corda al collo. Ci abbracciammo, fummo felici di
rincontrarci. Poi se ne and, aveva un appuntamento. Cera Fernanda che laspettava alla
finestra, dietro una rete fitta che affacciava sul campo di pallone e separava la sezione dei
transessuali. Attraverso le sbarre lei gli raccontava del Brasile, dellAmazzonia, della sua
storia di prostituzione. Lui della Sardegna, delle sue asperit, della sua vita. Inventarono
una loro lingua, costruirono un mondo. Lui la segu per tutta la durata del processo e, dopo
la condanna, scrisse per lei istanze e richieste burocratiche per farle ottenere qualche
giorno di libert. Giulietta e Romeo, cos scherzosamente li chiamavano gli altri detenuti.
Ma il carcere vigliacco, e nello scherzo cera aggressione e cattiveria. In quel periodo chi
offriva una parola ai froci veniva stigmatizzato violentemente dagli altri detenuti. In molti
volevano allontanare da s e dalla sezione quelle vicinanze contaminanti. Ma Giovanni del
carcere e dei carcerati ne aveva avuto abbastanza. Quindici anni tra quelle mura erano
troppi per prestare ascolto a quelle voci e i racconti di Fernanda continuarono a riempire le
sue giornate.
Ad ogni passo i funamboli rischiano il vuoto, ondeggiano, senza la certezza della terra sotto
i piedi. Fernanda, tra una pagina e laltra della sua scrittura, precipit cento volte. Perse il
suo equilibrio per gli inciampi di una identit sessuale continuamente sottoposta a
tensione, sempre rimessa in discussione. Oscill paurosamente alla brutale comunicazione
della sua sieropositivit, per la lontananza della sua famiglia, per le brutalit del carcere. Le
manc la terra sotto i piedi, si aggrapp a noi. E noi a lei. Perch, sia io che Giovanni
affannavamo un senso, un tempo, una identit diverse da quelle eterne scandite dal nostro
carceriere. E per due anni la scrittura di Fernanda sopport, senza spezzarsi, anche il peso
dei nostri interrogativi, i silenzi, le riprese e gli abbandoni.
Per comunicare con Fernanda partecipai e contribuii al farsi della nuova lingua. Alla
variazione, scritta e orale, che risult dalla chimica delle nostre lingue materne. Il
portoghese, litaliano e il sardo. Di questultimo, negli scritti originali di Fernanda, ci sono
tracce deliziose che rimandano al suo maestro. Nata solo per noi, la scrittura originale
stata successivamente manipolata per renderla accessibile ad un pubblico pi ampio.
Cionondimeno, mani e provenienze culturali diverse sono forse rintracciabili anche nella
sua stesura ultima.
Princesa, al dunque, non altro che un frammento compiuto di una storia pi larga che va
oltre il testo. Una storia che potrebbe iniziare dallultima riga del libro: dal carcere e dalle
sorprese di un incontro. Il compito di renderla visibile al lettore stato affidato a queste
brevi note introduttive.
Lidea di fare di Princesa un libro mi venne suggerita da Renato Curcio, leditore intendo,
nonch compagno di viaggio e testimone di questa traballante avventura. Un
ringraziamento particolare lo devo anche a Giorgio Benfenati, per la pazienza con cui ha
sopportato e sostenuto questo tentativo. E a Ombretta Borgia e Giancarlo Simoncelli per
laiuto datomi nella revisione ultima del testo e nella compilazione del glossario.
Naturalmente i limiti e le insufficienze appartengono per intero agli autori.

Princesa

Avevo sei anni e Ccera Maria da Conceio, mia madre, stanca del lavoro nei campi mi
raccoglieva tra le sue braccia e mi adagiava nel letto grande. Tra la veglia e il sonno la
sentivo, la sento ancora, mentre mi sfila dolcemente pantaloncini e camicetta.
Manuel Farias de Albuquerque, suo marito, era morto che lei mi teneva in grembo. Non
prima per di aver messo al mondo due mie sorelle e un fratello. Alade la pi grande,
Aldenor il primo maschio e Adelaide. Tutti sposati, tutti emigrati nelle citt grandi del
Brasile. San Paolo e Rio de Janeiro.
Lultima a lasciare casa fu Adelaide. lvaro la corteggiava, lei rimase incinta. Ccera
infiamm il municipio. Lasci i campi di mais e di cotone, precipit sul prete, sul prefetto.
Reclam il suo, di lei e di sua figlia: un matrimonio, si doveva fare. La famiglia di lvaro, in
principio, si oppose alla pretesa. Poi donna Inacina intervenne, parl con tutti, mise a posto
tutto. Si pianse in chiesa, si festeggi in fazenda. Per me e i miei cuginetti guaran e dolce
di goiaba. Per loro, i grandi, liquore di jurubeba e churrasco. Una festa nordestina. Un vitello
e due tacchini furono uccisi. lvaro port via Adelaide. Io e Ccera rimanemmo soli.
Nel cigolio del grande letto, ogni sera, dopo che sole e mais lavevano consumata,
raccoglievo il suo primo sospiro di sollievo. Mamma, dov mio padre? morto
Fernandinho. Nessuno prender il suo posto, n per me, n per te. Tutte le sue lacrime
erano per Manuel Farias, la sua solitudine. Io mi rannicchiavo dentro quel sentimento, lei
mi stringeva al seno.
Io ero la vacca. Genir il toro, Ivanildo il vitello. Camicette e pantaloncini sfilavano via in
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mezzo al bosco. Lontano da tutti, era il segreto. Genir muggiva e minseguiva. Una fantasia
di spinte, toccamenti e fiato grosso. Montava la vacca, indiavolava sopra di me. Si
dimenava, cucciolo avvinghiato al piede del padrone. Pisello di bambino e strofino. Ivanildo
il vitello, cuginetto trafelato, sinfilava muso muso in quellinferno. Inumidiva e succhiava
sotto la mia pancia. Oh, Ivanildo cerca la mammella! La mia piccola mammella. Inghiottita,
mozzicata. Un solletico, un brivido di gioia. Con Genir appiccicoso e a fiato spento il gioco
era finito. Io sfinito. Ma Ivanildo rilanciava: Ehi, c la pecora e il montone, il gatto e la gatta.
Una domenica zio Joo sbuc dal nulla e ci scopr. Prendemmo tante botte, poi rifer tutto
a Ccera.

Ragazzini roba del diavolo! Presi botte anche da lei. Intervenne zia Maria, la moglie di
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Joo: Ccera basta! Ma non vedi che un bambino, che sono soltanto giochi di bambini!
Inizi la grande vigilanza, il controllo. Genir e Ivanildo insistevano: Zia Ccera fai venire
Fernandinho a giocare con noi! No, c da fare in casa, ci sono i semi da separare. Ma i
semi li mischiava lei, io lo sapevo, per tenermi con s: Fernandinho, vieni a farmi
compagnia. Vieni a separare il mais dai fagioli!

Quando linsulto comincer a camminare col mio nome, dopo lAve Maria della sera, inizier
a sussurrarmi: Ormai sei grande, perch non dormi nel letto che era di Aldenor. No, ti prego,
sogno la foresta. C il cane che mi morde, lUomo Nero che mi mena. Sono i racconti del
tuo spirito, mi tranquillizzava. Quando dormi lui parte in viaggio e vede e sente tante cose.
Poi torna e ti racconta. Sono questo i sogni. Cose belle, cose brutte. Se il giaguaro ti
spaventa o lUomo Nero ti molesta, copriti con la maglietta. Non dormire nudo e non avrai
paura. Ma se lo fai arrabbiare lui non torna pi, e allora sei in pericolo. C malattia e morte.

Facevo la pip a letto, mi toccavo fronte e spalle con il segno della croce, sognavo la foresta.
Continuer a bagnare le lenzuola e dormir con lei fino a quattordici anni. Con la maglietta
e lincubo dellUomo Nero fino a oggi.

Mamma, come nascono i bambini? Dio che li porta con laereo di mezzanotte. Sono nato
anchio cos? S, Fernandinho. Al mattino introdussi la variante. Mi sdraiai su un letto derba
secca ed aspettai, occhi al cielo, aereo e figlioletto. Giocavo con Josefa il gioco della
famigliola.Casetta, pentoline, e ruoli familiari. Io, la madre. Ma non era mezzanotte e lei, la
cuginetta, inviper peggio di un urut: Oh, ma tu non sei femmina, tu sei maschio!

Fernandinho meglio di una figlia femmina, si sveglia presto e mi porta caff e tapioca
dolce al letto. Lava i piatti e vuole fare anche il bucato. Nemmeno Alade e Adelaide a sette
anni facevano tanto.
Ccera parlava cos, di me, a donna Inacina. Io sono l, che ascolto di nascosto pieno
dorgoglio e contentezza.
Donna Inacina e le sue figlie: Maria Aparecida e Maria das Graas. Arrivavano nella nostra
casa dopo il tramonto. Vedova da poco, Inacina teneva le due figlie sottochiave. Per via di
quel diavolo di maschi che arruffa intorno alle bambine senza padre, diceva. Le portava da
noi a sbucciare fagioli e sgranare mais. Le due vedove, le due figliole, io con loro. Fuoco di
legna, lampada a gas e storie di trancoso : favole e leggende nordestine.
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Inacina sapeva raccontare. Era un incanto. Noi intorno, noi recitavamo. Maria das Graas
cominciava con la sua certezza: Fernandinho il principe ed io la sposa. No, ribattevo,
anchio voglio sposare il principe! Oh! Ma tu sei maschietto e non femminuccia, non puoi!
Perch no? Anchio voglio il principe azzurro! No! Tu non puoi! Ed allora guazzabuglio e
bisticcio. Maria Aparecida mi difendeva: S, anche Fernandinho sposer il suo principe
azzurro! Dolce Aparecida.

Allevamenti e piantagioni disegnano terra piana a nord di casa Farias. Ma un colpo docchio
a sud rivolta la veduta in verde umido, uccelli e cacciatori. Un ristoro dombra fitta, ritaglio
antico di foresta rosicchiata. Spianata. Molte ore di cammino prima che la desolazione della
caatinga dimora di diavoli, banditi e santi non bruci tutto nella fissit del deserto. Terra
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sbriciolata, passi che affondano, rocce, macchie di spine e arsura. Veloci, ad est, in
direzione di Remigio, un trivio di autostrade a sei corsie per Campina Grande, Joo Pessoa
e per Picu.

Due mezze noci di cocco furono il mio primo seno. Davanti allo specchio grande, Ccera
mi sorprese e botte. Mi coprivo con la mano per vedermi come Aparecida anche tra le
gambe. La mia fantasia, pancia tonda e fessura di bambina.

Avevo sette anni e non sapevo cosa fosse il peccato. I grandi mi nascondevano le parole,
io gliele rubavo: Vedi come si comporta Fernandinho? Non gioca come gli altri bambini,
vuole sempre fare da femmina per loro!
Le bambine mi allontanavano: Oh, ma tu sei maschio, vai coi maschi! Josefa e Aparecida
mi difendevano, ci sar sempre qualcuno che mi difender. Allora rimanevo, le sfidavo.
Camminavo come loro, le femminucce. Aumentarono i controlli. Ccera mi affid a Aldir.
Aveva quindici anni, divenne il mio guardiano. Lei chiedeva, lui riferiva.

Al sabato, a Remigio, vendono pesce secco e erbe miracolose. Scarpe e biancheria per i
contadini. la fiera. Camion, pullman e saltimbanchi arrivano da Campina Grande, da
Solnea. Al pomeriggio tutti alla partita. Arrivavamo a frotte da tutti i municipi per
ammassarci ai bordi del prato verde. Aldir, controvoglia, mi stava sempre a fianco. Tifo e
sberleffi per i giocatori, per me gli insulti: Ecco il veadinho! Ecco luomodonna! Anche Genir
e Ivanildo facevano comunella, ridevano di me. Prendevo pietre dure e gliele tiravo
addosso. Uomodonna siete voi figli di puttana! Qualcuno mi veniva sotto: Cosa hai detto?
Ho detto figli di puttana! Maledetti! Aldir mi difendeva. Aldir, tu difendi un veadinho! Ma
cosa ve ne importa, cosa vi frega di quel che . Ah, tu lo difendi perch ti piace! Ma Aldir
era il pi forte, nessuno aveva il coraggio di picchiarlo.
Senti Fernandinho, vero quello che dicono di te gli altri bambini? Che cosa? Dicono che
ti piace fare le cose delle donne. No, non vero Aldir! Ma con Genir lo fai! Togliti i
pantaloncini, andiamo al fiume a fare il bagno. Scappai impaurito fuori dal bosco. Due salti,
Aldir mi riacchiapp. Era il pi forte di tutti, mi gett a terra. Prov, forz. Desistette. Si
spavent del mio spavento. Io sette anni, lui quindici. Non dire niente a Ccera! Se no ti
uccido!

Aldir, io desideravo tanto che lui mi volesse bene. Semplicemente, io volevo il suo bene.
Lo sapevo, non mi avrebbe ucciso. Io ero la vacca, mi piaceva essere femmina con le
bambine, coi cugini. Non capivo la diffamazione. Veado parola al vetriolo, intuivo loffesa.
Chiaramente, ma non sapevo che dentro quel suono cera tutto il mio destino. Riparavo da
Ccera, dove arrivavano i suoi occhi era territorio rispettato. Da tutti. Intorno a lei nessuna
derisione ad alta voce. Solo qualche sguardo storto. Con lei vicino ero obbediente, con lei
lontana svergognato.

Seu Jos deixa eu ver seu caralho! Signor Jos fammi vedere il cazzo! Jos si guard
intorno senza successo. Bestemmi San Sebastiano e continu verso la fiera. Era sabato
e passarono cinque Jos sconosciuti. Insultarono anche loro il santo protettore e
continuarono. Poi, in lontananza, vidi apparire Arlindo. Lo conoscevo bene, era del nostro
municipio. Avanzava barcollante con il sole a mezzogiorno e il primo vino in corpo.
Signor Arlindo fammi vedere il cazzo! Ma chi il diavolo che parla! Dove sei nascosto
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indemoniato? Si mosse in cerca nella mia direzione. Presi coraggio e fazzoletto in testa mi
alzai tra lerba alta. Sono io, Fernandinho! Cosa vuoi, ragazzino? Arlindo fammi vedere il
tuo pisello! Se ti sente tua madre tammazza! Ccera non c, via per il parto di Adelaide.
Se me lo fai vedere ti faccio mangiare gallina e bere liquore!
Lo presi per mano, io sette lui trentanni. Lo chiusi in casa e volai da Severino, allemporio.
Presi a credito una bottiglia di jurubeba. Per Ccera, inventai. Tirai il collo a una gallina.
Senza paura, freddo come un assassino. La spennai, mi alzai sulla punta dei piedi per
metterla nel pentolone. Ora porte e finestre sono chiuse e il cibo cuoce. Lui seduto, beve
lento e suda sale. Mi guarda e zitto. Non lo perdo mai di vista mentre faccio. sempre l,
pesante sulla sedia. Impaurito. Nel paese, nella campagna, era deriso dagli uomini e
scartato dalle donne. Arlindo, insistetti, mentre la gallina cuoce me lo fai vedere? No, prima
si mangia. Mangi gallina mezza cruda e si ubriac definitivamente: Spogliati, mettiti nudo
Fernandinho! No, Arlindo, voglio solo vedere il tuo cazzo! Si alz, perse e ritrov lequilibrio.
Oscillando, si apr i pantaloni e lo tir fuori, eretto e grande. Limpugn, il ramo duro.
Sudava, strattonava come un cavallo al tiro. Sfigur in volto dalleccitazione. Io,
terrorizzato. Avrei voluto cacciarlo via, lanimale. Provai a tirare fuori un grido, uscirono solo
lacrime. Mi immobilizz sul letto grande. Tra le sue ginocchia divenni pi piccolo di un
uccellino. Ebbe un po di sale in zucca, la bestia. Rinunci, non spinse dentro. Non riesco
a dimenticare: io che piango e lui che sagita e saffanna. Poi, sulle mie spalle, uno sputo
caldo e appiccicoso. Ha finito, io atterrito. Bestiolina impaurita. Zia Maria buss forte alla
porta, lui scapp dalla finestra. Ma come, Fernandinho, una gallina intera tutta per te?
Balbettai una bugia, lei vide il disordine del letto. Il mio tremore, la reticenza. Oggi ne sono
sicura, lei cap tutto. Mi trascin via sollevandomi a un palmo da terra. Non mi lasci pi
solo fino al ritorno di mia madre.
Doveva accadere, accadde. Donna Ccera, c da sdebitare una bottiglia di jurubeba, lha
presa Fernandinho il sabato di fiera. Severino ramment a mia madre il debito.
Cosa hai fatto del liquore? Lho bevuto tutto mamma! Chiuse porte e finestre, dallarmadio
tir fuori il ramo di marmeleiro: cespuglio di caatinga, spinoso. Legno fine e resistente che
lascia lividi sottili come lamettate. Mi picchi come mai aveva fatto. Tanto, tantissimo, fino
a farmi credere che mavrebbe ucciso.
Perch tu mi meni e zia Maria non mena Genir? Perch voglio allevare un figlio e non una
canaglia. Se fai le cose del demonio andrai in carcere e allinferno!
Nel grande letto quelle vergate mi ritornarono trasformate in tenere carezze. Dolci e senza
fretta, come le ninnenanne che mi addormentavano.

Con il primo sole, dopo le grandi piogge, il piccolo fiume in piena dava il suo spettacolo.
Uomini e donne scendevano per ammirare la sua potenza, la sfilata. Buoi e cavalli gonfi
dacqua, tronchi dalbero degradati a zattere impigliate di carogne. Talvolta persino
duomini e donne irriverenti. Barche rovesciate, baracche ridotte in mille pezzi galleggianti.
Mi unii al piccolo corteo, alla paura e allo stupore che lo tenevano insieme. Tra loro cera
anche Paulo.
Al sabato, durante la partita, lui assisteva alla mia diffamazione ma non diceva niente. Non
mi accusava, non mi difendeva. Se ne stava lontano, come la sua ricchezza. Durante i
festeggiamenti del toro il padre lo voleva sempre a fianco, era il suo vanto, lerede. La sua
famiglia finanziava ogni anno la ricorrenza contadina, il bumba-meu-boi.
Si distacc dal gruppo giocando con il cane, lo seguii lungo la riva. Fin dove il fiume si
restringe e il bosco preme ai suoi fianchi con lubuzeiro e il barauna. Lultima strettoia prima
che il salto dacqua consumi rapide, tumulti e tonfi in uno specchio chiaro e trasparente.
Unacqua cheta, un laghetto. Paulo inizi a bagnarsi. Entrai anchio. Zoccoli in mano,
bagnato alle ginocchia. Cosa fai qui? Sono venuto a vedere il fiume! Non vedi che gonfio,
che per te pericoloso? S, lo vedo, non ho paura.
Fernandinho, vero che sei un veado? Veado. Di nuovo quella parola velenosa come il
coral, la serpe del deserto. Risuonava sempre dove cero io. Non mi arrabbiai, non gli
risposi.
Si avvicin, sapevo cosa stava per accadere. Non scappai. Tirai fuori un po di voce, una
vocina: Lasciami, non voglio! Per me era ancora un gioco, io la vacca. Ma lui spinse forte
e mi penetr. Era la prima volta. Pancia e testa rivoltarono in supplizio. Lui indiavol nel
mio dolore. Brevissimamente, vidi lacqua tingersi di rosso. Sbiancai dalla paura. Vomitai e
piansi per il male, per il rimorso. Se fai le cose del diavolo andrai in carcere e allinferno!.
La febbre sal improvvisa, simpossess di me. Tremavo di paura, di vergogna. Cosa mi hai
fatto! Anche Paulo divenne bianco in faccia. Ma tu volevi! disse. Era vero, io volevo. Mi
faceva male, ma lo desideravo. Semplice e inaccettabile, questo il mio ricordo. cos che
andarono le cose. Corse su e gi per il fiume in cerca derba, pinho roxo, quella che ferma
il sangue, lo coagula. Il cane gli girava sempre intorno, giocava, saltellava. Paulo prov ad
asciugare le mie lacrime e a tamponare lemorragia: Ma la prima volta per davvero? S.
Perch non me lhai detto? Fernandinho, non devi dirlo a casa! D che sei caduto su una
pietra appuntita, su un ramo. Di quello che vuoi, ma non dirlo!
Avevo otto anni, lui sedici.
Scotta! pallido come un cadavere! Perde sangue dallano! Dobbiamo portarlo subito
allospedale! Quel giorno Adelaide e lvaro erano a casa. Tranquillizzarono Ccera, mi
adagiarono sul sedile posteriore della macchina e partirono per Remigio. strano pens
Adelaide a voce alta come possibile cadere su di un ramo e ferirsi lano? Dal medico
sapremo la verit, le rispose lvaro alzando il tono della voce. Come a dirmi: inutile che
ti lamenti l di dietro, non mi fai fesso, io so quello che hai fatto! Diffidava. lvaro ha sempre
diffidato di me, gi prima di sposare Adelaide. Mi guardava storto, andava sempre
cercando conferme al suo sospetto. Non aveva il coraggio di dichiararlo a Ccera, non
poteva, lei non glielo avrebbe permesso. Aspettava che una evidenza parlasse anche per
lui. Lavevo capito bene, e allora diffidavo anchio. Lui indagava una conferma, io gliela
nascondevo. Ora per viaggiavamo verso il medico, verso la verit. Lautorit indiscussa.
Quasi come il prete o il prefetto. Invece no. lvaro non ebbe soddisfazione. Il dottore mi
medic, poi, da solo, volle parlarmi: Altro che ramo dalbero, ragazzino! Non dir nulla, ma
prometti che non ti farai pi indemoniare! Lo prometto, non lo far pi.

Izael Diaz, ventanni. Maria Nazareth Monteiro, ancora bella e senza et. Si dividevano i
due stanzoni della scuola elementare municipale del Stio. Una confusione di trenta
quaranta bambini tra i nove e i sedici anni. Cerano Aldir, Genir, Josefa, Aparecida, Maria
das Graas, Francisco, Rildo, Robson, Luz. Cero anchio, avevo nove anni. Cerano tutti,
e con loro la mia diffamazione: Signor Diaz, ha visto Fernandinho! Cammina come una
femmina! Rildo vociava come un forsennato. Izael Diaz mi chiam: Fernandinho, cammina,
facci vedere come cammini! Arrossii di vergogna, ma diedi lo spettacolo. Ha visto maestro?
Cammina come una femminuccia, come un veadinho! Eh, ragazzi, quando Fernandinho
sar pi grande andr a San Paolo o a Rio soldi facili per lui! Lo diceva Izael Diaz, il
maestro, e tutti sghignazzavano.

Veado, vergognati, impara ad essere uomo. Veado, ti piace prenderlo nel culo. Erano
pallottole di carta, me le sparavano addosso scritte su fogli ciancicati. Mi arrivavano sulla
schiena mentre stavo alla lavagna. Basta, figli di puttana! Quando usciamo fuori vi spacco
la testa con una pietra! Chiedevo aiuto a Izael Diaz. Lui ancheggiava, mi rinfacciava il verso
con voce effeminata: Parla, dimmi Fernandinho, cosa vuoi? Zittivo, pieno di vergogna.

Rildo mi odi per tutti gli anni della scuola. Il motivo semplice: non gli ho mai dato il culo.
Davanti ai grandi minsultava: Maschio-e-femmina, impara ad esser uomo! Da solo
piagnucolava: Fernandinho, deixa eu meter meu caralho no seu cu. Fernandinho, lasciami
mettere il cazzo nel tuo culo. Cazzetto di bambino. Mi incastrava nel bagno, insieme a
Robson e Luz: Spogliati uomodonna, se no ti meniamo! Infiammava le bambine contro di
me. Estela mi attacc una gomma da masticare tra i capelli. Presi una pietra e le spaccai
la testa.

Si masturbarono nel bagno, raccolsero lattaccaticcio in una mano e mimpiastricciarono


la faccia. Piansi di rabbia, strappai tutto. Libri e quaderni. In cambio ebbi botte e punizione.
Aldir, perch non mi difendi pi? Non posso Fernandinho, non posso mostrare che ti voglio
bene. Mio padre mi caccerebbe via da casa, Ccera mi ucciderebbe.

Aldir, il mio guardiano. Dopo Paulo sar con lui che inizier la mia carriera nel peccato. Non
provavo sentimento come adesso. Non lo so. Lo facevo per gioco, poi mi lamentavo, mi
dicevo: Fernandinho, non sei una femmina!
Io desideravo soltanto il suo bene. Per questo andr con lui. Per questo mi azzuffer con
la sua amica, la fidanzatina.

Che begli zoccoli, mamma! Me li posso mettere? Ma sono da donna Fernandinho! Ma sono
belli mamma! La spuntai: Va bene, solo dentro casa altrimenti ti dicono cose brutte! Ccera
se ne and nei campi, io a scuola. Prima per presi il suo smalto rosa brillante e mi pitturai
le unghie dei piedi. Infilai gli zoccoli e mi avviai per la stradina bianca che si attorcigliava
verso il paese. Arrivai presto e nascosi i piedi sotto il banco. Maria da Guia, tredici anni di
malignit e vista davvoltoio, non si fece sfuggire la novit: Maestra! Venga a vedere i piedi
di Fernandinho! Venga a vedere, c luomodonna! Ma Maria Nazareth Monteiro non era
Izael Diaz. In classe mi difendeva. Vide smalto e zoccoli, mi accarezz i capelli. Zitt la
derisione. Poi mi parl da sola: Fernandinho, ma queste sono cose da donna, unghie
pittate, zoccoli. Tua madre ti ha visto uscire vestito cos? No, non mi ha visto.

Ccera mi rase i capelli a zero. Tir fuori il marmeleiro, minacci di mandarmi al Febem, il
collegio minorile. Un correzionale.
Quel giorno fu un inferno, litigai con tutti. Finita la lezione, lungo la strada, Genir e altri due
mi aggredirono lanciandomi delle pietre: Uomodonna! Veado! Rispondevo: Veado sei tu,
Genir! Mio padre ti picchier Fernandinho! Allora mio cognato uccider tuo padre! Mi
assalirono in tre e mi picchiarono a sangue.

Le voci giravano, io le catturavo. Non si pu pi tenere a scuola un bambino che si


comporta come una femmina. cos perch non ha un padre per farlo diventare
maschio.

Genir parlava con una gallina. Era solo, seduto in mezzo alla mandioca alta. Avevo ancora
addosso i segni della zuffa e i capelli rasi a zero. Rotolai un sassetto nella sua direzione,
interruppi il dialogo. Non si gir nemmeno: Lo so che sei tu, uomodonna, vieni qui! Vengo
se facciamo il gioco del toro e della vacca. Sorrisi verde foglia, ci spogliammo. Abbassai le
spalle a terra e mi mostrai. Lui non mugg, non si dann sopra di me in strofinii. Forz, ma
non per gioco. Spinse dentro, ma salt dallombra al sole. Urlante, salz col pene rosso
sangue in mano. Il filetto sera rotto. Scapp via chiedendo aiuto aiuto. Rimasi insieme alla
gallina, nascosto allombra dellerba alta. Mi ha morso un cane tutto pelle e ossa! Raccont
al padre e ai compagni di classe. Nessuno gli credette, nessuno pens a me. Al mio sorriso,
che era bello e soddisfatto come una vendetta.
Ero libero, era il carnevale. Niente insulti, nessuno sguardo storto. Avevo dieci anni e Ccera
mi lasci fare. Raccolsi i miei capelli dentro un fazzoletto verde e azzurro che annodai sulla
fronte. Infilai una veste lunga di cotonina bianca. Mi dipinsi gli occhi, spalmai le labbra di
rossetto e calzai le scarpe alte di mia madre. Finalmente! Il Stio organizzava il suo corteo.
Irriconoscibili, i maschi si nascondevano dietro spaventose maschere di toro, capra e
montone. Maschere di legno e di cartone. Altri uomini travestivano da donna. Avevano
grandi pance, come Adelaide prima del parto. Le donne libere svestivano da puttane.
Provocavano, perch senza il bordello non c nemmeno il carnevale, si diceva. Tutto si
legava al ritmo lento e antico dei tamburi. Pentole in metallo e secchi preparati per levento.
Al Stio non avevamo orchestra o banda con strumenti musicali, solo percussioni. Il tam
tam era assordante. La polvere impastava sudore e ritmo lungo la stradina per Remigio. La
banda musicale ci aspettava nella piazza del paese per rilanciare in frevo, balli e canti.

Aldenor era impazzito. Colpa di sua moglie, donna dalto rango. Lei voleva una vita libera,
ebbe tre figli da allevare. Desiderava fare la signora, lui guadagnava da meccanico. Aldenor,
Ccera lo stimava. Il primo maschio della famiglia, uomo serio e accigliato. Tutti lo
ripetevano: Intelligente intelligente. Un esaurimento nervoso: Quella donna gli ha portato
via la testa, dicevano al Stio. Aldenor era pazzo, ma restava bello. Pelle bianca e azzurri gli
occhi. Proprio come Ccera.
Avevo undici anni e lui torn a casa senza moglie e figli, soltanto con la sua follia. Lo vidi
masturbarsi e un impulso che non rinnegai mi port da lui mentre dormiva. Lo avvicinai,
mio fratello, con una carezza che sfior il suo gonfiore. Si svegli, mi cacci via. Riemp la
stanza di passi avanti e indietro. Di parole furiose, avvelenate. Fernandinho veado! Veado,
per la prima volta quel suono odioso oltrepass il confine, risuon dentro la nostra casa.
Ccera sent, si spavent. Chiam la polizia e Aldenor venne internato in ospedale.

Sulla terra c la chiesa e il carcere. Chi va in chiesa va in cielo, chi va in carcere allinferno.
Ccera mi voleva in cielo e mi portava in chiesa. Gli uomini da una parte, le donne dallaltra.
I bambini tutti mischiati fino a tredici anni. Per due volte, nel confessionale il prete mi
incalz:
Rubi?
S, qualche soldino.
Calunni?
No, non faccio diffamazione.
Litighi?
S, qualche volta, a scuola.
Fai cose sporche?
No!
(mentivo, non capivo)
C un peccato che non riesci a dire?
No!
Per penitenza ebbi in recita dieci Padre Nostro, dieci Ave Maria, dieci Salve Regina. La
seconda volta and diversamente:
Rubi?
S, qualche soldino.
(alla fiera mi compravo smalto e rossetto ma mi tenni il segreto)
Fai cose sporche?
(silenzio)
Fai cose sporche?
(divenni rosso di vergogna)
Parla! Tu hai da dirmi e non dici! Fai cose sporche?
S, le faccio.
Con uomini o con donne?
Vado con i ragazzi.
Fai la donna per i tuoi amici?
S, faccio la donna per loro.
Se ci riprovi per te c linferno!
Triplic la penitenza: E tra una settimana ti rivoglio al confessionale.

La stessa sera Joo Paulo mi prese per la gola e mi trascin nel bosco: Ho il cazzo duro,
cazzo duomo grande, veadinho! Gli altri sentivano e vedevano. Sghignazzavano. No, con
te non voglio! Dopo lesperienza fatta con Arlindo avevo paura dei grandi, andavo solo coi
ragazzi. Ma lui mi prese per il collo e mi rassegnai ad annegare nella derisione, nelle urla,
nellincitamento bestiale. Ebbi un lampo dodio: Lo dir a tua moglie! Ai tuoi figli! Grugn
cinque parole, il maiale: Se lo fai tammazzo! Tre bastonate tra spalle e schiena mi
stramazzarono per terra. Era sicuro, mi avrebbe ucciso. Ero sceso al fiume per vedere la
pesca: trara e curumbat. In tanti, mentre ero a terra mi passarono vicino: Ma come,
veadinho, prima ti piaciuto adesso ti lamenti?

Se c un diavolo in mezzo a voi che si ritiri! Ero certo, il diavolo ero io. Cambiai di sette
colori. Mi fiss dal pulpito, mise in silenzio lanarchia dei maschi. La calamit mi pioveva
addosso e riempiva anche la chiesa di insulti, appuntamenti segreti al fiume e peccati. Se
c un diavolo in mezzo a voi che si ritiri!. Si fece il segno della croce in nome del Padre
del Figlio e dello Spirito Santo e inizi la Santa Messa. Io mi ritirai uscendo ad occhi bassi
dalla chiesa.

Aldenor andava e veniva dallospedale. Riempiva la casa di parole: Ccera, stai creando un
uomodonna, Fernando veado! Lei faceva finta di niente, non sentiva pi niente. Litigare
con un matto molto brutto, disperato. Un giorno ci fu un gran casino. Prese tutti i miei
libri e li strapp. Ccera lo fece internare nuovamente. Ritorner un mese dopo per non
tornare pi: scappato nella caatinga, diranno i contadini. Dove la terra sbriciola in polvere,
affossa i passi e asciuga gole.
Non partecipavo pi alla ginnastica dei maschi. La direttrice ora frequento le scuole
superiori mi teneva allerta: Fernando, non ho nulla contro di te, ma qui dentro ti devi
comportare bene. Se vengo a sapere che fai da donna per qualche ragazzo ti mando via e
nessun collegio ti accetter pi. Fuori fai quello che vuoi. Ed io facevo, frequentemente.
Arrivavo per primo e uscivo ultimo per evitare insulti e confusioni. In classe, di nascosto,
mi chiedevano appuntamenti al fiume. Io andavo.

Francisco era un amico. Sapeva bene chi ero: veado, veadinho, ma non voleva che altri,
per questo, mi discriminassero. Una sola volta. Una volta soltanto manifest una intenzione
maliziosa nei miei confronti. Una curiosit. Dissi di no, e non certo per vergogna. Ma per
mantenere un amico. Era lunico che per i sette chilometri di strada che separavano la
fazenda dalla scuola di Remigio mi offriva una compagnia. Poi anche lui mi venne stretto,
soffocante: Dai, Fernando, cammina come un uomo, smettila, non dare spettacolo! Chi mi
vedeva ormai capiva, e a me piaceva. Quei sette chilometri erano la mia libert e decisi di
prendermela tutta. Dissi a Ccera che avevo litigato con Francisco e che da quel mattino
avrei fatto un altro percorso per andare solo a scuola.

La nuova strada taglia per boschi e campi, trovo sempre chi mi avvicina. Contadini poveri,
cacciatori. Gli uomini non mi spaventano pi. Li cerco, mi aspettano. Faccio io, quello che
voglio io. Francisco insisteva, mi metteva in guardia. pericoloso andare solo per il bosco,
c il gatto selvatico, il serpente! Povero Francisco, la sua ingenuit.

Mamma, vado a cercare frutta nel bosco. Non mi rispondeva. Ccera non sentiva, non aveva
pi occhi per guardare. Imbu, cajarana, pitomba, tutta frutta di foresta, non la raccoglievo.
Mi truccavo di nascosto, un accenno. Mi annodavo il fazzoletto in testa come le contadine
nordestine. Qualche volta mettevo anche gli orecchini. Scalavo il cajueiro e ad ogni sparo
dei cacciatori facevo voce e cantavo. Che fai qui ragazzino? Raccolgo frutta. Spaventi la
selvaggina, torna a casa! No, se prima non mi fai vedere il cazzo! Il mio Jos imprecava il
Santo ma io non lo mollavo, io sapevo come. Era la mia preda giornaliera. Nel fitto degli
alberi cedevano moltissimi alla mia sottomissione. Gli catturavo il desiderio negli occhi,
tra le gambe. Senhor Jos deixa eu ver seu caralho! Parole magiche, terremotavano le loro
teste con turbamenti e confusioni. Nel bosco il Principe con me regnava, io lo servivo. Con
la bocca, con il culo.

Veado! Un giorno o laltro ti infilo il fucile nel culo e te lo faccio uscire dalla bocca! Erano in
cinque o sei. Uno di loro, capiter altre volte, reag male alla mia sfrontatezza. Non ti
vergogni di fare da donna per i miei amici? Ma gli altri, da soli, erano tutti miei Jos. Si
misero di mezzo, lo fermarono.

Ero solo, non so dire cosa cercassi dentro quelle teste dure, teste deboli. Nei loro sudori
acri, appiccicosi, nei loro modi violenti, maneschi. Ma attraversai cos i miei quattordici,
quindici e sedici anni. Centinaia di incontri, appuntamenti. Tre volte a settimana, due Jos
per ogni volta. un conteggio per difetto. Ventiquattro appuntamenti al mese.
Duecentosessantotto appuntamenti allanno, per quattro anni: mille e cento volte, prima
della mia partenza per Campina Grande.

Ccera non si rendeva conto, non si rassegnava: Fernandinho da grande sar un


sottufficiale, diceva. Uno zio organizz tutto e venne il giorno della visita per lammissione
al corso militare. La lasciai fare per non toglierle anche lultima speranza. Lultimo straccio
di dubbio. Aldenor, io dove albergava lerrore? In lei? In noi? Fuori da tutti noi? Ccera
viveva semplice: donne da una parte, uomini dallaltra. Ed io? La sua pelle sera indurita, il
suo volto si bagnava di lacrime silenziose: Fernando, domani il pullman per Campina
Grande parte presto, andrai? S, mamma, andr.
Entrammo a gruppi, ordinati per lettera iniziale, io con la F di Farias. Tutti nudi come vha
fatto mamma! Un comando, voce roca di sergente. Tolgo soltanto la camicia, mi vergogno.
Ho detto nudo! Obbedisco, abbasso i pantaloni, levo le mutande. Su di me cento occhi
storti, occhi di diavoli. Aspettavano solo che io parlassi per avere la conferma, per iniziare
con gli insulti. Un ragazzo mi rivolse una domanda: Anche tu vuoi fare il sottufficiale? S,
risposi. Mi rise in faccia, il piscio di jena. Infuoc la stanza. Guardate cosa ci regala
lesercito! Far contenti tutti, piselli grandi e piccolini! Ci fu una risata generale, l dentro un
brulichio di vermi. Squill una tromba, addomestic tutti. Arriv il mio turno: Fai cinque
passi avanti! Girati! Abbassati! Stringi forte il pene! Ebbi unesitazione, me lo strizz il
tenente medico. Piegati in avanti! Mi apr lano. Spinse con qualcosa: Fatto male? No! Che
cosa sai fare? So cucinare! Ridono di nuovo, il vermicaio. Seguirono gli esercizi psicotecnici
e di lingua portoghese. Sembrava finita, invece no, per me cera una prova in pi. Un
sergente della commissione desame apr una porticina laterale, saccomod sul divano e
mi fece entrare. Il tempo di sedermi e lui ha gi il cazzo fuori dai pantaloni, il carne moscia.
I miei occhi si persero nel vuoto, non volevo. Inutile, si alz, divaric le gambe, me lo piant
in faccia. Fammi un bocchino! Reclinai la testa, abbassai lo sguardo, madonna dei dolori:
No, non faccio. Fece un passo indietro e lo richiuse dentro i pantaloni: Tu ti travesti! Io
negai, lui insistette. Come no? Sembri pi donna che uomo! Sei mai stato con una
femmina? Negai ancora, era vero; vero: non sono mai stato con una donna in vita mia. E
con gli uomini? Carne moscia mi guardava dritto in faccia, lo sentivo, leggeva bene nella
mia coscienza. Presi di rosso e ammisi: S, soltanto tre volte, forzato. Forzato? S, forzato.
Mi ero dichiarato, finalmente, e lui si rilass: Ma come ti venuta in testa lidea di fare la
domanda per essere arruolato? Perch non ti sei dichiarato prima delle prove? Avevo paura
di andare in prigione. No, non andrai in prigione. La vita tua e puoi dannarti come vuoi.
Foglio di riservista, dispensato per sovrannumero. Non scrivo che sei veado, cos avrai
qualche problema in meno. Due soldati mi scortarono attraverso il vermicaio, fino allultimo
cancello.

Ccera rassegnati, Fernando non sar mai, n contadino n militare. Lascialo venire da noi
a Campina Grande, lavorer in fabbrica. lvaro lo aiuter. Finir le scuole con un corso
serale. Ad un patto lei si pieg lui verr in fazenda ed io in citt due volte a settimana.
Era il millenovecentottantuno e Adelaide, sorella cara, addolc lvaro e pieg Ccera al mio
desiderio. Abbandonare la campagna, vivere in citt.
Col buio della sera, nel giardinetto che avevo eletto a nascondiglio tiro fuori i miei
travestimenti. Sfilo i pantaloni, infilo mutandine femminili. la mia nuova libert, un brivido.
Una necessit. Strettissimi, gli slip raccolgono un sesso che maltratto. Che affondo nella
pelle dei testicoli e tiro e schiaccio indietro tra le cosce. Nella stoffa delle mutandine,
leggero, sul davanti, un solco verticale lascia intuire il segno di una fessura femminile. Un
inganno, la mia fantasia. Poi, lunga fino alle ginocchia, indosso una gonna a pieghe blu che
accoppio ad una camicetta beige con colletto e merlettini. Un trucco leggero, discreto,
completa la preparazione. Sono pronta per la mia passeggiata cittadina. Incerta, su due
scarpette femminili, esco dal giardino e affido la mia onorabilit a due libri stretti al petto.
Io, una studentessa.

Eulina ed Eullia. Due cugine di citt che non conoscevo. Ricche, elegantissime.
Eullia cap subito che la mia era una scusa: per il carnevale, mi presti gonna e scarpe
per le prove? Sorriso dolce e armadio aperto. Mi aiutava a scegliere, era attrice in un teatro.
Custod il mio segreto. Eulina, invece, era sempre distratta. Non mi guardava. Libri sul
tavolo, libri sotto braccio. Era studentessa. Le rubai le mutandine e il modo di camminare
la citt.

La direttrice del Collegio evangelico, dove andavo per il corso serale, convoc una
assemblea di studenti maschi. Dett, con me presente, il nuovo regolamento:
Fernando Farias non deve entrare nel bagno dei maschi nellorario in cui frequentato
dagli altri. E che nessuno abbia laudacia di provocarlo quando andr da solo.
Fernando Farias non deve venire a scuola vestito da donna, pena lespulsione.
Fernando Farias deve uscire dieci minuti prima della fine delle lezioni.
Fernando Farias far ginnastica il giorno in cui la palestra libera. Ci sar un insegnante
volontario solo per lui.
Rimasero tutti zitti, intimoriti dalla fermezza delleducatrice.
Qualche tempo dopo, sempre la direttrice, mi chiam in presenza di otto professori: Farias,
in questa scuola ci sono molte ragazze che hanno i fidanzati nella sua classe, non faccia
nascere problemi. No, non ci saranno problemi. Sar discreto coi miei appuntamenti. Andr
nel parco dellAude Novo, dentro stradine buie e senza vita. Sono ragazzi profumati,
ingentiliti dalla citt.

In fabbrica tagliavo la gomma per le suole delle scarpe. Un problema, una volta soltanto.
Un Jos in tuta mi diede appuntamento al bagno, io accettai. Ci chiudemmo dietro la porta
e lui trov soddisfazione in fretta. Usc per primo ma un altro Jos irruppe di prepotenza.
Poi un altro ancora. Quellinfelice sera messo daccordo con due compari. Tutti sposati,
mi desideravano. Dovetti rinunciare ad usare il bagno per evitare altri agguati e il
licenziamento. Dopo quellepisodio ci furono soltanto scherzi e giochi di parole.

Vestito da studentessa ero felice. Imitavo una donna per trovare un uomo. Si vede, sono
un travestito. Non ho le misure femminili, ma i libri mi proteggono, mi rassicurano. Cammino
di sera, dopo la scuola, per vie quasi deserte, movimentate soltanto dalle luci delle
macchine e da vetrine ancora accese. Campina Grande cittadina educata, semplice, che
respira ancora contadino. Trecentomila anime. Di giorno lunico problema sono i ragazzini,
il mio tormento. A grappoli mi squadrano, non me li tolgo pi di torno: O veadinho!

Adelaide e lvaro, con loro cominciarono parole dure e musi scuri. Per i miei rientri notturni,
per il mio modo di parlare e camminare. Per i capelli che crescevano. A casa cerano i nipoti
ed io dissimulavo il vizio. Facevo il maschio, ma si vedeva.

Una notte, lungo rua Antonio Veloso, vicino alla stazione dei pullman, il mio cuore buss
forte. Aldir mi camminava incontro. Lui avanzava con passo contadino. Io con la gonna
lunga e i libri stretti al petto. Non accadde nulla, non mi riconobbe e pass oltre. Ma la mia
testa and in confusione. Scappai in preda al panico verso il giardino dei miei travestimenti.
Volevo fermare la paura. Ero agitato e non mi accorsi dei due poliziotti che mi seguivano.
Aspettarono che frugassi nel cespuglio dove avevo nascosto i vestiti maschili. Poi,
allimprovviso, mi terrorizzarono con un fermo o sparo! Credevano di aver catturato un
ladro. Mi menarono, ebbero la verit. Ma questo il cognato di lvaro!. Una vergogna,
uno schiaffo. lvaro ebbe finalmente la conferma che cercava: Ora so quello che fai!

Un passo indietro. Sauro Afonso do Amaral, eccolo qui il problema. Quarantuno anni,
avvocato e professore del Colgio Estadual do Bairro da Prata. Si era innamorato di me e
io di lui. Lo conobbi nellospedale Antonio Targino. Mi avevano ricoverato durgenza per
via di un misto duova, latte e ananas che si era imbizzarrito nella mia pancia. Appendicite,
fu la prima diagnosi. Subito ridimensionata in semplice intossicazione. Ccera corse al mio
capezzale, fu lei a presentarmi Sauro. Aveva avvicinato luomo di legge con deferenza
contadina e un problema eterno di liti per terre confinanti. Poi, con orgoglio, riscatt la sua
ignoranza rivendicando il suo capolavoro: Ecco qui mio figlio! Ah, Sauro Afonso mi sfogli
veloce, unocchiata e cap tutto, il professore. Lui si vestiva di cultura, anche dentro il
pigiama lostentava. Anche nudo non era come gli altri. In ospedale il suo buongiorno
rimetteva ognuno al posto giusto. Alla distanza giusta. Chiese e ottenne un letto nella mia
stanza: Con questo bravo ragazzo che presto guarir e torner ai suoi studi. Ccera se ne
and felice e tranquilla per la nuova protezione. Lavvocato avrebbe vigilato su di me. Mi
salut con un bacio e Sauro Afonso do Amaral avvocato e professore del Colgio Estadual
do Bairro da Prata mise la sua mano sotto le lenzuola, tra le mie cosce. Mi accarezz sul
basso ventre. Lo fece a luci spente, appena mi addormentai dopo una puntura
antidolorifica. Oh, professore, ma che fa? Niente, ti lamentavi in sonno, massaggio la tua
pancia. Linfermiere ci sorprese in posa oscena. Il professore era fregato. Le distanze
accorciate, in quella posa era un vizioso come tanti. No, niente affatto, dopo un breve
bisbiglo litigioso Sauro ripristin la sua autorit. Laltro, per rispetto o per danaro, si tenne
in silenzio con la direzione. Il professore fu dimesso e si port via, intatta, anche la sua
onorabilit. Mi lasci un numero di telefono e il giorno dopo, dalla corsia dellospedale, gi
chiamavo. Sauro, il primo uomo della mia vita. Uomo maturo. Io lo spoglio dentro camere
dalbergo, lui mi porta in gita in macchina. Seduti al bar di rua Maciel Pinheiro ordiniamo
birra e guaran.
Lui mi voleva in pantaloni, discreto. Io in minigonna, scintillante. Un conflitto delicato, il
nostro. Sanato in parte dalla situazione. Il professore lo ripeto, uomo di mille raffinatezze
viveva separato dalla moglie. Abitava nella casa materna con una madre anziana e una
figlioletta di dieci anni. Fu per lonore della famiglia altolocata che cedetti alla sua richiesta:
Solo pantaloni Fernando, anche di sera.

La madre, donna severa e religiosa, di domenica lasciava la sua camera per andare a
messa. Noi ci spogliavamo nella stanza accanto. Poi Sauro mi invitava a pranzo. Tutti
insieme, la vecchia, Sauro, la figlioletta ed io: Fernando, il suo giovane amico, uno studente,
il suo pupillo. Presentazioni a voce bassa, posate dargento, sala in ombra e mobilia scura
portoghese.

Uomo di cultura, lho gia detto. Lui preferiva sfilarmi i pantaloni, io tirarmi su la gonna. Un
equivoco in amore. Non mantenni la promessa. A sua insaputa facevo le mie passeggiate
solitarie. Non potevo farne a meno. Era una sera di quelle quando incrociai Aldir e la mia
testa and in confusione.

Ora so quello che fai! Una vergogna, uno schiaffo. lvaro era stato informato. Ma non rifer
n a Ccera n a Adelaide del mio fermo di polizia. Non gli ho mai chiesto perch, non ne
ebbi il tempo, n il coraggio. Accadde infatti che il giorno dopo mia madre era a pranzo da
noi. Ero terrorizzato da quel che avrebbe potuto dirle lvaro. Arrivai a casa in ritardo, era
domenica e con Sauro avevamo approfittato della religiosit materna. Finalmente, ti
aspettavamo tutti, dove sei stato? A casa di una amica, mamma. Ma davvero! Ccera si
illumin in un gran sorriso. Adelaide le and dietro: Dimmi Fernando, di chi ti sei
innamorato? Raccontaci, chi questa tua amica? Mi arrampicai in cima ad una bugia
mentre lvaro occhi sempre pi storti era l che ascoltava. Inventavo, cambiavo di cento
colori quando un clacson nella strada distolse tutti dalla mia menzogna. Suon scomposto,
maleducato. Una volta, unaltra, eppoi unaltra ancora. Era Sauro, io lo sapevo. Lui
suonava, io scendevo. Un colpettino, doveva essere solo un colpettino, perdio! Ma il
professore era impazzito, era fuori di testa per il vino e il desiderio. Suonava, rombava su
e gi per la viuzza. Mi voleva subito, immediatamente. Adelaide si affacci alla finestra:
Fernando, in strada c quelluomo che stava in ospedale con te! Anche lvaro e Ccera
saffacciarono. Tutti, sulla via serano affacciati. Sullo spettacolo che il professore dava di
s e del suo amore. Impazzito, il panico mi afferr alla gola e mi picchi forte in testa. Voci
e volti andarono sottosopra. Barcollai tre passi indietro e mi schiacciai sulla parete opposta
alla finestra, svenni. Ccera mi venne in soccorso, anche Adelaide lasci il davanzale. lvaro
no, lvaro, occhi di fuoco, incasellava al posto giusto lultimo pezzetto del suo mosaico.
Ora era completo. Solo mia madre, appena mi ripresi, mi trascin di nuovo dentro il suo
delirio: Ah, lavvocato! disse con tono rispettoso.

Era lotto maggio millenovecentottantadue, e tutto mi precipit addosso. Fu per la


vergogna di essere scoperto, per il coraggio che non avevo. Per lvaro che incombeva,
perch ognuno mi voleva come io non ero. Perch alla mia gonna non potevo rinunciare.
Per tutto questo e per tante altre cose ancora quella sera vidi solo una possibilit, la fuga.
Laltra, il suicidio, allora mi pareva troppo rumorosa.
La stessa notte sgusciai fuori di casa. Bussai al 41 di rua Pedro Americo che era quasi
mezzanotte. Sauro apr. Limbecille, si preoccup per lora tarda e sbirci attraverso la
porta semiaperta della madre. Non si era svegliata, bene: Fernando calmati, parla
sottovoce. Non posso pi stare a casa Sauro, lvaro ha capito tutto, presto lo dir a Ccera
e Adelaide. Ero ubriaco Fernando, perdonami, ti desideravo tanto. Ora per non precipitare
la situazione, torna a casa, non mi rovinare, non fare il mio nome! Lo stronzo, il professore.
Mi sussurr: Se non ti travesti poi ti trovo una pensione, poi si vedr, si aggiuster. Gli urlai
in faccia un vaffanculo che riemp la casa. Lui corse da sua madre. Io acquistai un biglietto
per Joo Pessoa. Due ore di pullman e destino ignoto.

Tra un passo e laltro c labisso. Ed era esattamente l che io fluttuavo. N prima, n dopo.
Nella schiuma, tra lo scoglio e il mare. Non sapevo pi chi ero, quello che volevo, dove
andavo. Camminavo, con il bagaglio stretto in mano e la notte segnata allorologio.

Un taxi accost il marciapiede, fuori dal finestrino spunt una faccia bianca da ventenne:
Ehi, lo vuoi un passaggio?
S, lo voglio.
Dio solo sa quanto lo desideravo. S, lo voglio confermai. Entrai nellauto senza esitazione,
senza un indirizzo dove andare. Quella parola mi rimise al mondo. Lasciai le mie paure sul
marciapiede, fuori. Dentro, nellabitacolo, soltanto io e lui. Denti bianchi e odore di benzina.
Le sue mani stringono il volante.
Dove vuoi andare?
Pupille chiare, fiori alle finestre: eccoli qui i suoi occhi. Un palcoscenico. Fernanda, la mia
nuova libert, come una prima attrice occupa la scena. Ccera, lvaro, Sauro Afonso la
fuga. Vuota il sacco, piange, racconta tutto. Anche il piacere desser presa, non avevo
compiuto dieci anni; penetrata, in quel diavolo sganasciato che mi faceva femmina per
loro. Tredici anni e io la vacca, nella campagna, nel bosco. In mille immagini ricostruite,
inventate per un Jos tutto mani al volante che accelera sfriziona e frena. Affollano la
macchina, le immagini. Gli intrappolano la testa. Io sono l, scisso, inoffensivo, mentre
Fernanda scintilla e si racconta, puttana e studentessa. La guardo, mi guardo.
Rincantucciato sul sedile viaggio la citt di notte. A portata di mano, nellabitacolo, sono
lunica via duscita nel traffico di desideri dentro cui lho preso: Ehi, Jos, lei che guida,
che dipinge il panorama dove sterzano i tuoi pensieri. S, mi piace lei si racconta un
guizzo caldo dentro di me. Guardatelo, Jos, ora il suo corpo risponde alle mie parole
come a tenere frustate. Fermo sul rosso palpita ad ogni azzardo nel peccato, segretamente
stringo e dilato il mio piacere. Il culo. Fernando, sono spettatore di me stessa. Fernanda mi
sorprende, inaspettata, liberata. Mossette, mossettine. Abita il mio corpo, inghiotte la mia
coda, la biscia. Eccomi qui, maschioefemmina con un Jos-con-me e la voglia che ci
riempie mentre viaggiamo un lungomare sconosciuto che allontana la citt. Ora lo so,
baster un soffio e lui verr gi, castello di carte al primo sfioramento.
Oh, Jos, se potessi rinascere femmina per un uomo.
Dolcemente, lui manovra un bordo desolato, ferma la vettura. Apre gambe e braccia con
uno sbadiglio che una resa. Le carte del castello sono in aria. Confuse. Gli apro la zip dei
jeans con la punta delle unghie, pacco infiocchettato. Luce di luna, una carezza sulla nuca
mi comanda in basso. Tra le mie labbra la sua capitolazione la mia sottomissione.
Succhialo, succhi meglio di una donna. Lo so, Fernandinho meglio di una figlia femmina
Ccera diceva. Io la sentivo, la sento, mentre intanto inghiotto.
Jos lasciami qualche cruzeiro per continuare.
S, comprati un biglietto per tornare a casa. La notte fatta di neri, banditi e stronzi. Rischi
la vita.

Cammino dentro strettoie, slarghi, lungo pareti buie di palazzi silenziosi e sconosciuti.
Scivolo, mimetizzato dentro passi duomo, attraverso sguardi notturni, occhi guardiani che
mi fermano il cuore ed il respiro. Animale da preda, animaletto senza tana n rifugio. La
citt sconosciuta lievita dentro di me uninquietudine che scombina in caos, il mondo
intero che mi minaccia, che sfugge al mio controllo. Sono solo. Mi tengo stretto alla valigia,
poche cose. Due vesti di Eullia, le sue mutandine, un quaderno di matematica io, la
studentessa. No, a casa non ci torno.

Busso con una bugia alla porta di un commissariato: Ho perso il pullman, tenetemi con voi,
quando far giorno partir. Sono gentili, mi indicano un divano tutto macchie dunto e
puzzolente dove accucciarmi. Il tempo dun respiro lento, di un pensiero svelto a quellidea
fissa di mia madre che mi voleva militare. Come loro. Un rumore di voci, ferri e porte
spalancate mi riporta nella stanza. Entrano, strattonano una catena, legato ai polsi un
gigante nero suda olio e sputa sangue un bandito. Mi fulmina con gli occhi veados! Una
bastonata, un poliziotto lo colpisce su un orecchio che ancora impreca Dio. Era sicuro,
allalba avrei ripreso la mia fuga.

Davanti al tabellone della biglietteria dei pullman la voce di Izael Diaz, la carogna, torn a
ghignarmi dentro: S, Fernandinho, da grande andr a Rio o San Paolo, soldi facili per lui!
No, io andr a Recife, figlio di puttana! S, scelsi Recife, anche perch la generosit del
giovane tassista non mi consentiva altro. Non avevo soldi a sufficienza. Non era importante,
io non partivo per arrivare, io fuggivo e basta. Lontano da tutti, dalla esecuzione della mia
condanna: solo Fernando: pantaloni e uccello duro. Desideravo il bene di un uomo per
loro un attentato, un brivido dorrore. Per me una colpa, uno smarrimento in un mondo che
non aveva la fantasia per inventarmi senza disprezzarmi. N maschio n femmina, allora
solo veado e rottoinculo! Stronzi!
Davanti alla biglietteria tutto questo io lo sragionavo. Sono pensieri doggi. Intorpidito dalla
brutta notte riuscivo solo a contare i chilometri che avrei messo tra me e il Stio. Tra me e
lUomo Nero dei miei incubi. Cinquecento mi sembrarono abbastanza, e allora fu Recife.

Lasciai la valigia al deposito bagagli e ripresi a camminare. Di nuovo verso il mare, fino al
porto. Cammino lungo la banchina, lungo la spiaggia, in un brulichio di facce sconosciute
che una pioggia calda, improvvisa, disperde velocemente in mille direzioni. Resto solo,
bagnato. Costeggio lorlo delloceano fino alle prime piantagioni di cocco e di banano. La
citt si fa lontana, dentro la notte. Il sonno mi prende in mezzo allerba umida, col sollievo
delle lacrime e la pancia gonfia del cocco che ho spaccato e ingurgitato.
Allalba mi svegliano due neri, fanno jogging lungo la spiaggia. Mi guardano come si guarda
un cane morto, senza fermarsi. Le gambe non mi tengono, tremano per la fame, lumidit.
Col sole alto sono di nuovo calamitato in citt. Scappo come un ossesso per marciapiedi
e vicoletti. Di corsa, con la paura delle botte e la vergogna desser ladro. Veadinho, ho
rubato la mia colazione. Sono completamente fuori di me. Bocca impastata e sabbia nella
testa da due giorni. Addento la refurtiva e gi penso a sera; oltre non vado, oltre non so.

Devo riposare, fermare quella citt che mi gira troppo svelta nella testa. Varco la soglia di
una chiesa per un po di pace, tra santi portoghesi e cristi neri. Per chiudere gli occhi, tra
soffitti ricchi doro e croci intarsiate di smeraldi. Al sicuro, sotto laltare cercavo un po di
quiete. Un giovane prete, passi svelti dentro una veste nera, mi sorprese che mi ero appena
raggomitolato. Ci spaventammo. Doveva chiudere il portone: Per salvare loro e il fresco
delle mura, disse.
Chiudimi dentro, resto solo per dormire!
No, trova un lavoro e troverai di che dormire!

Il prete ragionava bene, dovevo trovare un lavoro. Di l si ricomincia. Guardo avanti, i miei
passi prendono una direzione. Busso porte dalberghi e ristoranti. Azzardo perfino
unofficina, lunica aperta alle dieci di sera.
Faccio qualsiasi cosa per due pasti e un letto per dormire.
Aspetta la chiusura nel retrobottega ragazzo, ti trover un lavoro.
Due volte il culo. Edinando senza collo, il proprietario, entr nella saletta con la faccia
raggiante di chi ha deciso di far festa. Al primo sguardo aveva gi capito. Una scatola di
biscotti, guaran e due asciugamani. Feci una doccia, mangiai i biscotti e lo lasciai fare.
Controvoglia, due volte il culo la sua festa. A giorno fatto mi diede lindirizzo di una
pensione: Usa il mio nome come credenziale. Lo ringraziai.

Faccio tutto: lavo la biancheria, cucino, pulisco le stanze. Faccio tutto per un letto e due
pasti al giorno.
Faccia di cocco Mariluci, annus il buon affare, ebbe compassione. Minquadr con due
parole.
Ti travesti?
S, ogni tanto, ma porter rispetto, me ne andr lontano dalla pensione.
Va bene, puoi iniziare subito.
Doveva essere una rinascita, fu linferno. Alle cinque del mattino devo preparare venti
colazioni. Operai che lavorano in campagna, un panino, caff, un po di latte bianco. Prima
per servo a letto Mariluci: Fernando, il caff freddo! Le due figlie femmine: Fernando,
troppo caldo! I due figli maschi, lamentandosi: Fernando, tardi, portaci il caff! Alle otto
ritiro la roba sporca dalle stanze e sono tutto pavimenti e docce. Torno in cucina che sono
le undici e organizzo venti pranzi. Operai che lavorano in citt, riso e fagioli. C un coperto
anche per Edinando. Poi lui mi chiede il culo. Io glielo d, dopo la chiusura, sempre nel
retrobottega della sua officina. Finito il pranzo lavo piatti e biancheria sporca. Faccio tutto
per due pasti caldi e un letto per dormire. Alla sera sono disfatto ma mi tengo ad occhi
aperti: in TV c la mia novela preferita. Passano soltanto due settimane e sono gi minacce
e schiaffi, per un bicchiere rotto, per un ritardo del pranzo. Mariluci: Sei come uno di
famiglia, Fernando. Poi per mi tratta come un cane. Sembrava un buon inizio, fu linferno.

Antonio, quarantanni, sposato con due figli. Era arrivato da Rio de Janeiro per lavoro. Mi
vide e non perse tempo. Mentre facevo le pulizie mi strinse allangolo per un appuntamento:
A mezzogiorno dentro la doccia, mi disse. Si poteva fare ed io andai. Fu rapido come un
coniglio, mi ritrovai un po di soldi in tasca. Dur quarantacinque giorni e fu un gioco a
nascondino. Io lavoravo come uno schiavo, lui ubriaco mi sbirciava. Mi acchiappava svelto
svelto nei posti giusti, nelle ore buone. Un rischio divertente, presi gusto al gioco. Un
belluomo, un ricordo che un piacere. Part presto e sentii la mancanza sua e degli
spicciolini.

Conosco la citt, giro di notte. buio, eppure vedo linee e confini da non oltrepassare.
Bordeggio e scanso territori pericolosi. Scopro percorsi e nascondigli. So dove camminare,
gonna di Eullia e mutandine di merletto. Inizio a frequentare il Batutas de So Jos. Il club.
Molte donne ed io tra loro, discreto. Viso truccato e pantalone giusto. Parlo con loro, le
donne, e gli uomini mi avvicinano: Campari, whisky o vodka? Solo per scherzo, lui mi dice:
Vieni, vieni a ballare il forr, vieni a ballare con me. Oh, il mio Jos del club mi fa ballare
come una donna, forr di musica ed io Fernanda. Una coppia tra le altre. S, stanotte non
voglio danzar con una donna, voglio ballar con te, veadinho! S, stringiamoci Jos. Io per
davvero e tu per scherzo. Abbracciami Jos, che mi voglio femmina per te. Per questo forr
che mi prende dentro, per questo giro di danza da non tornare indietro.

Io lavevo in testa il mio modello, il desiderio: Sonia Braga. Nella TV, negli occhi dei Jos di
Brasile. Bellezza che si guarda, natiche fortunate e bocca disegnata. Seducente. Sonia
Braga mi umiliava il corpo e mozzicava lanima. Io come lei, un sogno.

Un giovane Jos, un militare dellaeronautica mi avvicina al club. Solo due musiche, due
balli, eppoi via in albergo. Una notte intera con un uomo dentro il letto. la prima volta.
Stella del settimo cielo, io brillo, dentro un bacio che mi fa femmina per lui. Era deciso, solo
Fernanda. Sar questo il mio futuro, la fantasia. Mi prese come un uomo prende una donna.
Viso a viso, bocca a bocca. Fernanda, come Josefa e Aparecida: pancia tonda e fessura
tra le gambe. Cos io mi sentivo. Lho amato come una donna ama un uomo. Era bellissimo
e glielo dissi con cento s per cento desideri. Ma cosa buona finisce presto e al mattino mi
lasci in malo modo.
Era lalcool diavolo di un veadinho, io non bacio in bocca i froci!
Ciccia che pende sotto il ventre, Fernando solo Fernando.
No, brutto stronzo! Io ero per davvero!
Vuoi farti crescere i seni? Semplice, vendono gli ormoni in farmacia, Anaciclin, senza
ricetta, sono pasticche anticoncezionali. Il culo? Poi ti dir, c Severina a bombadeira,
poche iniezioni di silicone.
Vania, la conosco al club. Tutti i Jos per lei. Gambe sbarrate da un finale di calze scure.
Tenute su da due giarrettiere che le spogliano lanima prima che la minigonna oscuri il vizio.
Il tab. Uno spavento tra le gambe, sotto sotto da toccare i viziosi. Mi prende a ben
volere, ciglia finte e tanto rosso di rossetto. (Vania intoccabile, inviolabile, sospesa su due
tacchi a spillo la perfezione. Desiderio perfetto, perfettamente realizzato. Incarnato.
Forma compiuta da violare, da toccare. Soltanto di notte, solo a pagamento). Mi prende
per mano, sorellina. Io il brutto anatroccolo, lei la diva. Anaciclin, per cominciare.

Anaciclin, ventotto pasticche a confezione. Non so aspettare e le bevo tutte insieme


frammiste a un frullato di carote. Dentro il letto, occhi al soffitto, aspetto che ad albeggiare
siano due seni di magia. Aspetto, come aspettavo laereo di mezzanotte. Josefa inviperiva:
Ma tu sei maschio, laereo non ti porter il figlioletto! Vomitai una macchia rossa, mi contorsi
dal dolore. Fernando mi resisteva, si rivoltava. Durezza del suo corpo. Petto liscio e natiche
quadrate. Un uomo. Era lalcool, veadinho, io non bacio in bocca i froci!. Io ti piegher,
Fernando. I miei Jos non baceranno un maschio. Nascosi vomito e strazio dentro un
silenzio sofferente. Venne lalba e torn sera. Corsi da Vania che gi batteva il marciapiede.
Fernanda, vieni proprio dalla campagna. Solo due, al massimo quattro pasticche al
giorno, e i seni cresceranno. Piano piano, vedrai che cresceranno.

Nella pensione i pantaloni erano obbligati, le voci mi comandavano al maschile.


Insopportabile, rimuginavo: Vania ha ragione, ma che ci sto a fare qui? Dopo due mesi non
ho ancora un soldo in tasca. Pensavo, tutti dormivano, puzzavano. Ronfavano, svenuti tra
le pezze, nel gira e rigira di una stanchezza operaia che gli agitava il sonno. Un dormitorio,
una tristezza di futuro. No, io no. Vania ha ragione, che ci sto a fare qui? E allora detto fatto.
Lo specchio mi assorb tutta, mi risucchi nel suo riflesso.Lentamente, iniziai col fondo
tinta, finii col rimmel e il rossetto. Minigonna e tacchi a spillo mi avviai decisa per lavenida
Antonio Falco, il lungomare di Recife. Zona bene, gente ricca, dove il culo si trasforma in
buon affare. La vergogna per mi blocc su una stradina laterale: Per iniziare va bene anche
questa, pensai.
Cosa fai qui frocio?
lei, fruga rabbiosa dentro la borsetta
La stessa cosa che fai tu, bicha!
io, rovisto impaurita tra i rifiuti
Vattene!
una lametta serrata tra le dita.
No, non vado.
un vetro stretto in pugno
Non sei femmina, sei un trans! Solo qualcosina in pi di me, allora resto e batto il tuo
stesso marciapiede, stronza!

Ma le cose non stavano cos. Non era solo qualcosina pi di me. Era che mi rovinavo gli
occhi dentro il solco dei suoi seni. Anche lei mi condannava: un frocio: piatto al seno e
senza culo. Farle concorrenza era impossibile. Se ne accorse subito e capovolse la sua
furia in una gran risata.
Ti credevo uno di quei finocchi che rapinano i clienti e rovinano la piazza, sono bastardi,
sono brutti e puntano il coltello in gola ai miei Jos. Della concorrenza io non ho timore.
Vero, dalla concorrenza non aveva niente da temere, era bellissima. la mia prima notte di
marciapiede, le confessai. Sintener e mi prese sottobraccio, sorellina, fino al lungomare.
Mi lasci dentro uno sfolgorio di fari accesi, clacson e stelle a cielo aperto. Recife. Una
cometa, Vania si faceva illuminare. Era lei che illuminava, fantasia in azione, una fila di Jos
in quattroruote. Multicolori. Pelli nere, bianche e girandola di abbagli. Azzurri, verdi,
avantindietro di freni e accelerate. Giostra di luci e lampi su culi smisurati, labbra
sboccacciate, tette, guaine e merletti. Frevo! Febbre carnevalesca: Fatti vedere tra le cosce
Vania! Gonne per aria lei faceva il prezzo, talvolta anche per il cazzo, i viziosi. Sul lungomare
la transessualit dava il suo spettacolo e mille Jos andavano a baciargli il culo. Entrai nel
circo impaurita e affascinata.
Vania mi salut ed io tic e tac mi portai discreta in lontananza. Dietro la ribalta, per
nascondere le mie insufficienze. Avrei imparato presto, io volevo. Lo sa il diavolo quello che
volevo. Arrivarono i fari di un Jos di cinquantanni anche per me: Monta in macchina, mi
dice. Io salgo. Prima un gamba e poi laltra. Si fa dentro lauto, pensai. Invece no, dentro
un albergo, lui cos che vuole. Ha una faccia seria che mi intimidisce. Non facile
disbrigarsi in quel genere di mercato, non semplice dichiarare il prezzo, la prima volta.
Nella stanza mi comand a quattro zampe. Poi si rimise i pantaloni: Quanto vuoi? Come
non lo sai? Dovrai pur vivere, no? Cinquecento cruzados vanno bene? Risposi di s. Glielo
dissi con un lieve movimento della testa, tradii la mia vergogna. Quella di esser pronta a
pagamento. Ma il pi era fatto, ora Jos cliente: io servo e lui paga.

Quella sera furono in quattro. Prestazioni differenti, qualche soldino. Niente male. Ma non
era solo il denaro a tenermi l alle tre del mattino. Io faccio la puttana, ecco il punto. Batto
il marciapiede con altre venti trenta transessuali. Sono desiderata. Mi esibisco al femminile.
Fernanda, ed spettacolo.

Era la prima volta, il mio sguardo basso, intimidito. Ma dentro indemoniavo. Voglio i miei
seni, voglio un culo grande da farmelo leccare da questi Jos che di giorno non mi sanno
amare. Tra pensieri di vendetta e desideri non mi accorsi della polizia che arriv
improvvisamente. Mani e calci addosso: Via, via da qui frocio maledetto! Fui lenta, mi
acchiapparono. Mi chiusero con le altre dentro uno stanzone. Uno spettacolo in disarmo.
Trucchi disciolti e visi accartocciati. Odori forti e pisciatoi per cazzi in mano. Solo uomini.
Tornai libera e schedata che erano le sei del mattino.
Mariluci mi aspettava fuori di s. Fuori dalla porta, gettati alla rinfusa, con violenza, cerano
pezzi di me: i vestiti di Eullia, il completo per il trucco, le scarpe comprate con i soldi di
Antonio, tutto il mio piccolo corredo: Frocio, vattene da questa casa. Era incattivita, ebbi
un gran spavento. Mi avrebbe uccisa. S, se avesse saputo di me e di suo figlio lei lavrebbe
fatto, spalle da pugile. Mi avrebbe buttato dentro la buca. Dentro il fosso sotto la finestra
dove il marito si era suicidato. Per me ucciso, da quel donnone, in un giorno di furia come
questo, forse per un sedia lasciata fuori posto. Mariluci mi avrebbe ammazzato, spalle
giganti. Suo figlio aveva insistito, toccato, ed io ceduto. Costretta, perch non volevo. Cera
il patto, niente dentro casa, niente con i miei figli, avrei dovuto rispettarlo. Ma non and
cos e ora temevo la vendetta. Tirai un sospiro di sollievo, non sospettava la mia
trasgressione. Quando si calm presi anche il coraggio per una protesta: Mi devi pagare
Mariluci, ho lavorato come un diavolo, ora mi devi pagare! Forse non si aspettava la mia
ribellione, forse pens ai clienti della sera e si acquiet. Era un giorno di gran lavoro e non
poteva fare a meno di me. Raccolsi le mie cose una ad una, entrai nella stanza e mi sfilai,
piangendo, gonna e camicetta. Indossai gli abiti di Fernando e cominciai a preparare le
colazioni. Ma la testa mi girava senza sosta, la domanda sempre la stessa: Ma che ci sto a
fare qui? Con questa negriera, con tutti quei soldi che mi aspettano sul lungomare. Preparai
anche il pranzo. Faccia di cocco prima o poi verr a sapere, pensavo, mi uccider. Arriv
anche lora di cena. Scoprir il vizio di suo figlio e allora impazzir. Fu buio, spazzai via di
stanza in stanza un po di soldi dei clienti, chiamai un taxi e diedi fuoco alla cucina. Carta
e stracci sui fornelli. Mariluci, eccoti servita!. Lei non cera, i clienti fuori casa. Lincendio
bruci alto, avvamp fuori dalla finestra. Ipnotizzata, confusa tra la folla della strada, io
guardavo. Mi bruciavano dentro quelle fiamme, di vendetta. Poi il bagliore dellesplosione
della bombola del gas devi i miei pensieri. Niente di grave, nessun morto. Arriv il taxi e
nella confusione lautista afferr solo il mio comando: A Natal! Rio Grande do Norte, lui
obbed. Era il venti giugno del millenovecentottantadue.

Trecento chilometri, una fuga di cinque ore. Gi sapevo che in citt si lavorava il
marciapiede. Solo cinque o sei mesi di ormoni e la notte avrei battuto il lungomare, puttana
e qualche lineamento femminile. Fernanda, finalmente senza umiliazione. Come Vania. Ero
eccitata, spaventata. Stanca per la notte passata e per quella da passare. Mi abbord un
taxi ricorrenza , questa volta un vecchio nero sbiancato, un cinquantenne che ne
mostrava cento.
Sali veadinho che ti d un passaggio.
No, non voglio.
Non puoi stare qui, se ti prendono i banditi ti uccidono!
Ebbi paura, accettai. Mi raccont di una casa di puttane e di una paga giusta per un lavoro
che non era il marciapiede. In cambio volle il culo e glielo diedi. Di fianco, sul sedile della
macchina, per evitare al naso il fetore del suo cazzo puzzolente. Il porco. Alle due di notte
mantenne la promessa. Mi present a Damio, il gestore del bordello. Nove puttane, una
schifezza di casa. Giusto il tempo necessario per far crescere i miei seni, poi me ne andr,
pensai.

Un frocio!? Damio, ma che ci fai con un finocchio nella Casa?


Ricever i clienti. Di giorno far le pulizie, di notte servir bibite e liquori. Cuciner e far
di conto per le percentuali. La paga sar giusta. Dormir nella mia stanza o nel vostro letto.
Solo a vederle, le puttane, mi restituirono la differenza: sempre e solo veado: ancora senza
seni e ciccia tra le gambe. Ebbi unaccoglienza fatta di cento scherzi per vedermi nuda.
Volevano toccarmi il pene, glielo nascondevo. Dormimmo in quattro dentro un grande letto.
Giovanissime, le tre puttane ed io. Ci furono parole tra di loro, storie di una notte. Di vizi
stravaganti e amanti avvelenati. Ma nel grande letto la festa era tutta per me. Ebbero un
gran ridere per il pudore che mi aveva fatto mettere faccia al muro e schiena verso loro.
Non mi toccate, dissi, non le voglio le carezze delle donne. Rosa mi giaceva accanto, la
sua voce sintener: Va bene Fernandinha, ti rispetter. Per togli la faccia dal muro,
guardami, dimmi se ti piaccio. Risate dacqua chiara, fiori in un letamaio. Una sopra laltra,
le cavalle nitrivano per le mie mutandine di merletto. Che bel pisello Fernandinha! Se vieni
con me ti presento un cliente assai vizioso. Soldi soldi soldi! Con lo scherzo mi portarono
tra loro, arriv anche il rispetto.

Damio, il padrone della casa, era una vecchia maricas encubada, un frocio non dichiarato.
Non voleva si sapesse. Quando il suo amante non cera voleva che dormissi nella sua
stanza: D alle puttane che ti scopo, non mi va che quelle malelingue sparlino in giro del
mio vizio. Ingenuo! Tutte sapevano, tutte gli ridevano dietro, le vipere. Di nascosto, perch
Damio non perdonava niente. Quando cera lui erano tutte rispettose, perch quelluomo
era s duro ma anche giusto. Preciso nel far di conto e preciso nel pagamento delle
percentuali. Damio non rubava alle puttane, offriva un luogo sicuro dove lavorare. Pi
qualche servizio in camera con il sottoscritto. Per Rosa il bordello era una casa da abitare.
Una strana famiglia cui appartenere, dove cero anchio: Fernandinha, lultima arrivata.

Gilda era lesbica, gli uomini non le bastavano. Voleva me, voleva fare lamore con me. Me
lo dissero le puttane: Si innamorata di te, Fernandinha. La maledetta allungava le mani,
mi toccava tra le gambe. In principio, nella confusione dello scherzo generale, non
compresi il suo desiderio. Poi tutto venne a galla. Accadde quando un amico di Damio
chiese di stare un po con me: Unoretta e ti far un bel regalo. Dissi di s. Di tanto in tanto
anchio avevo i miei clienti. Un servizio della casa, solo per alcuni. Discretamente, senza
disturbare il lavoro delle donne. Dissi s col consenso di Damio ed entrammo in camera.
Era dietro di me che mi scopava sul bordo del letto. La specchiera di un vecchio armadio
stile coloniale mi restituiva la sua faccia smilza e agonizzante. Avrei voluto buttare allaria
quellespressione troppo seria con una risata fragorosa. Ero su di giri, ma non osavo.
Silenzioso, il suo piacere cigolava triste e regolare come la morte. Repentinamente, per,
nel bel mezzo della faccenda mi moll di scatto e si gett come un diavolo sulla pistola che
aveva riposta sul comodino. Muto come un piranha esplose due colpi secchi verso la
finestra. Qualcuno ci spiava. Tutta la casa corse in allarme alla nostra porta. Lui usc vestito
e triste, cos comera entrato. Ebbe solo un cenno per Damio che a sua volta liquid il
fatto con una battuta: Un guardone, disse. Le puttane per sapevano e mi riferirono. Era
Gilda che mi spiava. Me lo conferm lei stessa quando mi dichiar il suo amore: Tu sei
lesbico come me, Fernando, mettiti con me. Mi si appiccic mani e bocca addosso ed io
persi il controllo. Mi liberai di lei con uno spintone, ruppi una bottiglia e provai ad arrivarle
al collo. Damio mi blocc con mano ferma. Mi avrebbe cacciato via, Damio non
perdonava niente, ma le puttane intervennero in mio favore: lei che lo perseguita da due
settimane. Il padrone mise tutte in silenzio e impose una pacifica convivenza. Dur poco,
la maledetta non si era rassegnata.

Tuca Rubirosa, presentatrice alla TV, seno giusto e un sedere sproporzionato. Per i
brasiliani un trans perfetto quando ha il culo grande: O belo rabo, o bum-bum. E Tuca
aveva le misure giuste. Aveva tutto questo e in pi era ricca, miracolata dal piccolo video.
Era un trans tra i pi famosi del Brasile, forse uno dei primi. Ora vive a Ginevra, si dice,
operata e felice. Alla casa delle puttane era lei a tenermi incollata alla TV. Intanto continuavo
a prendere anaciclin, quattro pasticche al giorno, come mi aveva consigliato Vania. Tuca
Rubirosa aveva viaggiato Parigi e modellato natiche e seni col silicone. Corpo di donna e
viso come Sonia Braga. Modella delle mie modelle. Dalla TV illuminava la mia via.

Gli ormoni iniziarono a produrre i primi effetti. Due accenni, due piccoli seni, il mio sollievo.
Giorno dopo giorno i due capezzoli germogliavano. Due grandi aureole pigmentate gli si
allargarono intorno a sostenere la fioritura. Cime sensibili ad ogni mia carezza, alla cotonina
della camicetta. Crescevano. Per la meraviglia di Rosa, cuorgiocoso di puttana; per me,
che consumavo specchi e sogni. Fernanda prendeva consistenza. Anche fuori di me, i
clienti me la restituivano, me ne accorgevo da cento piccoli dettagli. Le puttane aiutarono
il miracolo. In cinque mesi mi migliorarono nel trucco e nellacconciatura dei capelli. Imparai
a spogliarmi e a rivestirmi di cento malizie per catturare i Jos al desiderio. Una sera Rosa
mi disse: Ehi, Fernandinha, Heronaldo da quando ci sei tu si fa vedere molto spesso. S,
lavevo notato anchio e gi ero innamorata.

Heronaldo. Lui diciottanni, io diciannove. Lavorava in un bar della stazione, frequentava la


casa per curiosit. Anche la vecchia maricas di Damio aveva notato il movimento:
Fernandinho, dimmi, un tuo innamorato o un cliente? Lho conosciuto alla stazione, viene
per le donne, gli risposi. Ma Heronaldo non veniva per le puttane, pensavo senza dire. Lui
viene solo per me che gi deliro di gelosia per linteressamento del padrone e per le donne
che lassillano. Un giorno, felicit, chiese di me. Voleva stare in camera con me. Ed ecco
qui il disastro. Gilda si fece avanti che io non cero: Vattene Heronaldo, lascia stare
Fernando, mio cugino, di te non sa che farsene. Rosa sent tutto: Heronaldo aspetta, non
le dare retta, vado a chiamare Fernanda, lei ti dir. Gilda impazz di gelosia e mi raggiunse,
lametta in mano, che stavo sotto la doccia: Tu sei solo per me Fernando, ti amo, ti voglio
tutto per me! A me piacciono gli uomini e non le donne, non mi toccare! Lasciami in pace
brutta lesbica! Come una pazza, nuda, scaricai una pioggia di colpi sulla sua faccia idiota
e maledetta, su quella indiavolata. Le tirai fuori il sangue con un vecchio rubinetto, forza
furiosa che non si fermava. Lavrei uccisa. Rosa e le altre me limpedirono, finirono loro, a
calci e sputi, di menarla. Scesi sconvolta da Heronaldo, invocai un appuntamento: Alle
cinque alla stazione. Lui disse s, io arrivai puntuale. Damio non mi avrebbe perdonato una
seconda volta, lo sapevo: Heronaldo, devo andar via da l, affittami un piccolo
appartamento, ti pagher, lavorer il marciapiede. Ma lui sintestard in unalternativa: Se
sai cucinare per davvero ti trover lavoro in una famiglia. Accettai, pi per lui che per il
lavoro.
Mi trasferii a Ponta Negra. Presso una famiglia che mi offriva una camera con bagno,
telefono e televisore. Una villa sul mare, gente ricca, chiave elettronica per entrare. Il dott.
Nilo e la signora Mercedes mi accolsero senza pregiudizi e con una buona paga. Sapevano
chi ero. Heronaldo era stato chiaro e loro comprensivi. Le tre figlie praticamente non le vidi
mai, perse nei labirinti della casa studiavano per luniversit. Ero in paradiso e la casa delle
puttane, vista da l, ora mi appariva avvolta tra le fiamme dellinferno. Alle cinque e trenta
lavoravo in cucina, alle venti avevo finito la giornata. Rinunciai a fare marchette, cera solo
Heronaldo. Lo vedevo di sera, mi vestivo da donna: baci sulla bocca e mani sui miei seni.
Una delizia. Ma la luce del giorno ci divideva ed io soffrivo. Dovevo accontentarmi, quello
era il patto: Verr soltanto di sera. Era fidanzato con una giovane donna. Niente di grave,
pensai, glielo porter via. Me lo prender tutto, lo conquister come una donna conquista
un uomo. I miei seni cresceranno. I miei fianchi saranno perfetti, come quelli di Rubirosa.
Heronaldo, il suo bene sar solo mio. Sicuro. Ma di giorno lui non cera e la gelosia mi
gonfiava dentro. Allinizio sfogava con improvvise tristezze, poi divenne rabbia e fu sfrenata.
Non riuscir mai ad essere donna giorno e notte. Straripavo, oppressa dentro certezze
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che mi straziavano lanima: fa lamore con unaltra, parla con un altra, si bacia con unaltra.
Chiusa dentro la villa schizzavo da un tormento allaltro. Era mio e andai a riprendermelo
anche di giorno. Al lavoro, da sua madre, da Damio, per sapere se era l che mi tradiva:
No Fernando, Heronaldo qui non s pi visto. Rosa mi era amica ma non le credetti, era
una puttana. In pochi giorni la mia febbre, la gelosia, divor tutto il paradiso intorno.
Inghiott il mio sorriso e mi risput allinferno. Tutto il mondo divenne mio nemico. Per tre
giorni e tre notti, sconvolta, girai strade e spiagge alla ricerca di Heronaldo. Nessuna
traccia, era sparito. Si negava. Furono notti insonni, il mio cervello liquefatto. Mi tradisce,
mi ha lasciata! Albeggiava appena e mi bruciai gola, viscere e polmoni con una mistura di
veleno per topi, varecchina e olio diesel. Vomitai schiuma bianca e sangue pesto, dal naso
e dalla bocca. Un nonsoch mi port durgenza allospedale. Mi svegliai dopo due giorni,
con i tubi nella gola e dentro le narici. Fernanda teneva il palcoscenico, ma lui non ritorn.
Era il dicembre del millenovecentottantadue.

Dimessa dallospedale, recitavo la mia fine buttata su una panchina alla fermata dei
pullman. Sola, male in arnese, con la gente che mi scansava come unappestata. Ma nella
vita si fanno incontri per il Bene e incontri per il Male. E quel giorno il Bene arriv con la
faccia di Carlos. Diciotto anni, mulatto e veado: Hai un posto dove andare? No, non ce lho.
Allora vieni con me, mamma Tets non dir nulla. Tets, Teresa. Una faccia crepata dalla
miseria, nera. Mani segnate da cento rughe, come la casa dove dormiva. Una favela. Per i
suoi figli aveva mescolato il sangue, mischiato semi e colori. Santi cristiani e Orixs africani.
Tets mi accolse senza fare domande, ma io ero cresciuta dentro unaltra storia, una
nostalgia cabocla.

Negro, quando no caga na entrada, caga na sada. Negro, quando non caga allentrata,
caga alluscita. Ccera non ammetteva repliche. Ed io avevo succhiato il latte dal suo seno.
Lavevo succhiata tutta quella piccola lista del Bene e del Male, dei Buoni e dei Cattivi. Ma
Tets disse di s alla mia presenza, che stavo l pancia bruciata e pelle mora tra mulatti e
neri. Mi curarono per un mese e a febbraio, quando mi fui completamente ripresa, li lasciai
alla loro miseria.
Scrissi una lettera a Ccera: Sono scappato perch non sono un uomo. Non mi piacciono
le donne, sono nato per amare i maschi. Tu non vuoi capire. Anche lvaro, tutti a Remigio
mi guardano con gli occhi storti. Non ho avuto il coraggio di dichiararmi davanti a te.
Quando la mia vergogna finir ritorner.
Arriv la sua risposta: Non posso stare sola, sei mio figlio, vengo a prenderti a Natal.

Ccera veniva, io scappavo. Il giorno dopo, sul pullman per Salvador guadagnavo distanza
a sud del Stio. Mille chilometri potevano bastare. Guardavo indietro e scappavo. Di nuovo,
nuovamente. Avanti non vedevo, non sapevo. Avanti lo sa solo Dio.

Salvador risucchi lultimo pensiero per mia madre dentro una bolla calda di spazzatura,
incenso e olio fritto di dend: Alla churrascaria Roda Viva, al Pelourinho! Il tassista nero
mise in moto senza degnarmi di uno sguardo. Lo pagai, ed entrai a chiedere di Risomar.
Era lui che movimentava il ristorante. Sangue arabo mischiato a portoghese. Una famiglia
di ristoratori. Lindicazione fu lultimo regalo di Tets. Ebbi una buona accoglienza, un
lavoro in cucina e un posto per dormire. Ricominciai a guardarmi intorno. Nello specchio, i
miei seni che crescevano. Sempre anaciclin, quattro pasticche al giorno.

Fernando o Fernandinha? Quello che vuoi tu, Risomar. Allora sa-rai la principessa della mia
cucina. Princesa, eccomi qui, fu Risomar a battezzarmi. Per un filetto alla parmigiana che
gli conquist il palato e mi port nelle sue grazie. Ma anche sulla bocca di cuochi e
camerieri neri. Princesa, anche per qualche cliente che dopo la chiusura veniva gi a
pagarmi il culo. Discretamente, senza lavorare il marciapiede, perch battere a Bahia
come andare in guerra, le puttane mi avevano messo sullavviso. Ed ora, dentro quella
bolla scura, tentennavo. Risomar mi voleva bene e nel ristorante mi sentivo protetta da una
citt disordinata come la mia testa. Mischiata. Impaurita, dentro un brulichio nero e
scolorato che sotto grattacieli e chiese coloniali intrecciava Nosso Senhor do Bonfim e
Orix, Cocacola e Me-de-santo. Risomar era buono ma la tentazione irresistibile:
Princesa, uno spettacolo. Pirotecnica. Deciso: di giorno cuciniere, di notte gran puttana.
Dopo qualche settimana mi sentii pronta e scesi per rua Chile a rischiare il marciapiede.
Una festa.

Avenida Otavio Mangabeira, lungomare. Eccole qui che arrivano, facce di diavolo, facce di
scimmia: Frocio, ora ti spacchiamo il culo, le bestie. Dai Jos, tienigli le gambe, tenetelo,
tenetelo fermo stronzi, dai, ficcaglielo su per il culo, bagnalo di merda quel bastone. Facce
di diavolo, facce di cane: Faglielo uscire dalla bocca, fagliela passare la voglia a questa
bicha maledetta. I maiali. Neri, erano cinque poliziotti neri: Apri la bocca frocio, aprigli la
bocca Jos, mangia questa sigaretta finocchio, bruciati la lingua leccacazzi. Le carogne,
facce di jene. Botte, sangue: Sparagli, sparagli un colpo in testa a questa spazzatura,
stronzo spara! Dio mio noo, aiutami Signore. Pisciagli addosso a questa schifezza duomo,
andiamo andiamo, mollalo, via via andiamo via! Madre santissima non mi abbandonare,
dammi la forza per arrivare a casa, voglio ancora vivere.
Neri, eccolo qui il mio odio.
Edson, un nero. Fu il terzo uomo della mia vita. Ventisette anni, una moglie, due figli, troppo
pigro per lavorare. Suo nipote faticava nella cucina del Roda Viva: Princesa, zio Edson
vuole conoscerti, ti aspetta dopo la chiusura. Ero ancora convalescente, forse mi aggrappai
a lui per amore, forse per paura.
Dopo la violenza rinunciai al marciapiede per qualche settimana. Mi prescrissero una cura
di antibiotici. Mi restava soltanto il ristorante: puzzo di fritto, sudore e veste da cuciniere.
Lo ripeto ancora, il lavoro era buono, ben pagato. Ma io volevo, li rivolevo addosso quegli
sguardi. Tutti quei Jos per me. Fu cos che ricominciai: Solo per due o tre ore a notte, mi
ripromettevo. Ma poi rimanevo sulla strada fino allalba forbice lunga dentro la borsetta.
Per gli stronzi e i ragazzini.

Edson guardava senza batter ciglio, io facevo e disfacevo: cuciniere e gran puttana. Amore
per lui, marchette per i clienti. Tette che fiorivano, barba che raspava. Tutto e il contrario di
tutto la guerra e la festa. Ogni cosa sembrava tenersi insieme dentro quella bolla calda,
Bahia de Todos os Santos, nella mia testa. Eppoi cera il portafogli, coi miei Jos in pronta
cassa Edson mi sorrideva. Soldi facili e lui legato a me. In pochi mesi aprii un piccolo conto
in banca, affittai una camera al Pelourinho, acquistai una Fiat voyage. Non per me che non
avevo la patente, per lui, che lo volevo al fianco come una donna un uomo.

Il tuo Edson una maricas, Princesa, Spende i tuoi soldi coi finocchi, Vuole essere
inculato!. Un frocio. Mi tradiva col peggiore dei tradimenti: darsi come una femmina con
un gay, il mio uomo. Un marico, pensai a una confidenza avvelenata: tra i transessuali c
sempre invidia e gelosia. Per qualcosa cera, fare lamore con lui era un dispiacere. A letto
ero io che insistevo: Facciamo o non facciamo? Era un uomo freddo che non sapeva quello
che voleva. Una tristezza. Io col desiderio di esser penetrata, lui con mille scuse. Stava con
me soltanto per i soldi, mi sfruttava.

Soltanto per i soldi, solo per lavoro che lo lascio fare. Un Jos mi viene mani e bocca tra
le gambe per addrizzarmi il cazzo. Io sono l, minigonna sollevata ai fianchi e seni allaria
che non mi si addrizza. Paga doppio, solo per lavoro che lo lascio fare. Sotto di me, lui
vuole che lo monti, ma il mio pisello mezzomoscio. Mi invoca al femminile: Dentro
Principessa, mettimelo dentro! Io non ce la faccio, troppi ormoni. Le amiche mi avevano
messo sullavviso: Tieniti nel giusto Fernanda, quanto basta per i seni, quanto basta per
fartelo tirare ancora, altrimenti perdi un pezzo di mercato. Sono clienti di citt, ormai lo sai,
in molti sono viziosi. Anaciclin, quattro pasticche al giorno forse erano troppe. Ma erano
seni e fianchi quello che volevo, di farmelo rizzare non mi importava niente. Anzi, lavrei
buttata nel cesso quella ciccia moscia. Eppure devo accontentarlo questo vizioso. Devo
fare tanti soldi con questi mariti di citt, padri perduti, figli cattivi di metropoli scassate.
Vuole che i miei seni ballino mentre linfilo, lo stronzo. Dice che paga doppio, che paga
triplo e spinge di natiche e piagnucola che lo vuole dentro. Fatico e soffro mentre glielo
appoggio e lui si inarca. Il rizza culo. Scappo, vado a nascondermi nella mia fantasia. Una
dissolvenza, la sua voce che scompare. Mi allontano, mi ritrovo dentro i riflessi di una
immagine increspata al tremolio di unacqua mossa. Io e Paulo, nellacqua cheta. Profumo
di bosco e terra bagnata dalluvione. Avevo otto anni, mi lamentavo eppure lo volevo. la
mia voce quella che sento. Sono mie queste fossette che accarezzo su una schiena
sconosciuta che intanto infilzo, sudo e sbatto forte contro. Sto sotto di me, dentro di me.
Jos solo trasparenza dacqua chiara. Non lo sento pi, non lo vedo pi. Lui non esiste
pi. Sono io che inghiotto la mia coda, che sto con me. Tutta dentro di me, solo per me.
Improvvisamente, due fari accesi a centoallora stridono e sgommano per una curva presa
stretta. Rubano la scena al buio e vanno oltre, in un muro muro che sfreccia un cimitero di
finestre spente. Mi strappa al ricordo, quellabbaglio. E rieccolo qui questo stronzo che mi
sta ancora sotto. Ansima, chino sul cofano di un automobile. Sbircia da didietro che una
principessa su due tacchi a spillo spinge e se lincula nel parcheggio. Lui gode, io no. Io
non vengo, quello non il mio piacere, solo cacca sul pisello. Io sto da unaltra parte. Io
sto alla fine, io conto i soldi e basta.

Rossana se ne stava a far clienti in solitario. I suoi seni erano uninvidia. Due desideri.
Strappati, tagliati, mutilati. Anche il pene, mozzato, reciso, evirato. Di lei rimaneva soltanto
quellorribile mucchietto, un rituale. Il corpo era irriconoscibile. Carbonizzato, di benzina e
testa indemoniata. Bastardi.

Lo vidi coi miei occhi. Edson stava con un frocio sulla spiaggia. Prendevano il sole, i carini.
Gli stronzi. Avevo dato il cuore e i soldi ad un finocchio. Lo aspettai a casa, lui arriv che
mi faceva schifo. Ubriaca di whisky litigai durla e unghie in faccia. Ruppi la bottiglia per
sfregiarlo ma mi manc il coraggio. Affondai il vetro nel mio braccio. Una cicatrice per
sempre. Un taglio nella carne per una persona che poteva anche vedermi spaccata in due
in mezzo a una strada e non avrebbe fatto nulla per salvarmi. Edson scapp, giurai che non
mi sarei pi innamorata. Volevo essere amata, ma il finale era sempre lo stesso.
Arriva un Jos di cinquantanni: Fatti vedere Princesa! Vuole lo spettacolo. Devo, Salvador
non Natal, c tanta concorrenza anche se non ancora Rio o Milano. E allora si deve,
mi piace. Abbasso la minigonna a fil di natica: Scegli me Jos, mostro merletti, faccio parole
che gli gonfiano il pisello. Mi risponde: Sali in macchina, andiamo al motel. Arriviamo e lui
si spoglia, posa una pistola il serpente. Ha anche un pugnale nascosto dentro le mutande.
Lo vedo e scappo, il vecchio bavoso. Salto dalla finestra e sono nuda nel cortile. Figlio di
puttana! Grido aiuto a squarciagola. Arrivano due poliziotti, corre anche il direttore del
motel: Non urlare stronzo, spaventi i clienti, vestiti e lascia stare. Pag tutti, anche i
poliziotti: E tu sta zitto frocio, se no peggio per te. Eccoli qui, le facce di diavolo, sapevano
e coprivano.

Chi molto si evita, ci sta sempre addosso. Mi nascondevo, cambiavo casa, ma Edson mi
ritrovava. Arrivava fumato, minaccioso. Fatto di maconha e con un compare sempre
appresso. Gli davo un po di soldi ma non bastava. Con lui cera sempre un amico nuovo,
ed io l a fargli gratis il servizietto, gallina dalle uova doro. Col mio sfruttamento manteneva
vizi, moglie e figli. I miei guadagni evaporavano come acqua al sole. La polizia buss alla
mia porta per una multa salatissima. Quel maledetto aveva investito un vecchio, io pagavo.
Cercai lo scandalo con il nipote, con la moglie. Poi chiesi a Risomar di tenermi a dormire
al ristorante. Disse di s, ma niente doveva rimanere come prima e tutto cambi.

Princesa, tieniti nascosta. Non farti vedere in cucina dai clienti. Nascondi quelle tette,
vestiti decente: c gente che pranza. C laids, froci e transessuali mettono paura.
Valquira aveva ventanni, una felicit. Era lalba, Praia da Amaralina. Tutte noi intorno e lei
che se ne andava. Un collo di bottiglia rotto infilato dentro lano. Cocacola grande. Ci fu
anche una perizia: violentata coi bastoni, emorragia interna.
Un mal di testa, ora basta un mal di pancia e intorno a me salza una fortezza docchi storti.
Laids, la Maledetta, prende il gesso e segna i suoi confini io fuori, loro dentro. Anche al
ristorante. Lei tocca tutto, presente dappertutto: un colpo di tosse in cucina e lei appare
con cento sussurri alle mie spalle. Princesa non pi principessa al Roda Viva, frutto
avvelenato.
Sul marciapiede la Maledetta arriva coi bastoni della polizia facce di diavoli, e
perquisizioni dentro la borsetta: Frocio, facci vedere i preservativi! Niente, allora bastonate.

Chiesa di Santa Teresa, Rogria e un suo cliente. Due spari nella testa. I corpi abbandonati
sul sagrato della chiesa. la mattanza.

Risomar fu definitivo: Deciditi Princesa, o lavori senza fare la puttana, o fai la puttana e lasci
il lavoro. Scelgo di fare la puttana. S, anche perch dopo una piccola flessione dovuta al
Virus il mercato riprende incandescente. Indemoniato, c qualcosa di pi, qualcosa di
diverso, spaventoso. Io non capisco, porto i preservativi sempre appresso. Io faccio un
altro viaggio, verso altre mete.

Anaciclin, sempre quattro pasticche al giorno. Fernando si consuma lentamente. Il pene


rimpicciolisce, i testicoli si ritirano. I peli diradano, i fianchi si allargano. Fernanda cresce.
Pezzo dopo pezzo, gesto su gesto, io dal cielo scendo in terra, un diavolo uno specchio.
Il mio viaggio.

Iara era la pi bella del Brasile, dopo Roberta Close. Trentanni, tutte le scuole di samba la
volevano per la sfilata. Playboy e Fatos & Fotos la celebravano nuda e in patinato. Mulatta
chiara, alta come una tedesca. Il suo corpo era perfetto, plastica e silicone. Viaggi a Parigi
e tre appartamenti a Rio. Iara faceva anche un po di prostituzione, ogni tanto, per vizio,
non certo per bisogno.
Avevo appena fatto due clienti sempre preservativi dentro la borsetta. Passeggiavo per
un ultimo Jos e lincontrai. Fu lei a mettermi la pulce nellorecchio, a consigliarmi una
nuova destinazione: Rio la citt giusta, qui ti stai perdendo.

Arrivano sballati, scippano, violentano senza preservativo. Fumano maconha, sono neri,
disoccupati, maconheros, appunto. Due volte mi acchiappano, rapinano e bastonano.
Sono loro che fanno la citt di notte. C paura, c difesa. Si batte il marciapiede in gruppi
di cinque o sei. Coltelli, forbici e combattimenti. Fughe, tacchi scollati e cicatrici.
Il settembre del millenovecentottantacinque scappo a Rio. Per le lusinghe di Iara, per la
paura dei neri.

Sui marciapiedi della grande metropoli, Severina a bombadeira espone i suoi capolavori.
Corpi bombati, levigati, siringati al silicone. Sfarfallio mai visto di numeri e fantasie. Mille
modelli al desiderio mi confondono dincanto, di paura. Io, poca cosa cosetta. Io vedo e
scelgo: Perla il mio modello. Definitivo. Perla, se mi guardate adesso, dopo lapplicazione
del silicone, la rivedete. Vedreste le sue gambe lunghe che come sabbia al mare vanno
lente al cielo.

Diana fofo ha perso la faccia, ha perso tutto. La nasconde al sole e alla vista dei clienti. I
suoi occhi: due biglie lucide affondate, sparite dentro una devastazione al silicone. La sua
bocca: un taglio rossoschifo su un pallone gommapiuma. Diana fofo sera bombata il viso
e non le restava niente. Deformata, repellente. Un errore. I Jos ora la sgassano lontano.
Lei aspetta quelli vecchi e ubriachi offrendosi di schiena. Ma il silicone lha tradita. La sua
faccia franata, sformata. Plastica al calore. Lui abbassa il finestrino, lei entra tutta spalle
e natiche in esposizione. Lui si accorge e urla di spavento: Vattene, mostro ammosciacazzi!
Lei gli pianta una forbice alla gola: Stronzo, paga lo stesso. La materia entrata dentro
locchio. Diana fofo guasta, forma andata a male. Se toglie il silicone cieca: non vedr
pi il mondo che la guarda. Senza operazione le rimane solo un mondo che la schifa.
merce andata a male. Lava i cessi e fa le pulizie dentro una pensione. Faccia senza luce,
entr in una chiesa e si tir una corda al collo fiore di plastica appassito.

Severina a bombadeira mi tranquillizz: No, per il viso niente silicone liquido, troppo
rischioso. Ebbi unesitazione: Ho paura, Severina. Come paura? Se vuoi diventare donna
prima c il dolore, solo poi sarai Fernanda. Mi convinse, per una settimana mi prostituii
con mille astuzie per racimolare i soldi necessari. Strappai cento Jos alle bombate per
realizzare il desiderio: Princesa come Perla. S, una copia, perch a Rio tutto possibile. A
Rio si sogna, ed gi fatto.

Novembre millenovecentottantacinque, Severina, nella sua casa, mi bomba i fianchi con


iniezioni di silicone liquido. Senza anestesia.

Dicembre millenovecentottantacinque, il prof. Vinicius, nella sua clinica mi applica le protesi


di silicone ai seni. Con anestesia.

Una felicit addomesticata da infinita attesa. Come se nello specchio, per ventidue anni,
non avessi visto altro che quelle linee, quelle forme. Due mezze noci di cocco furono i miei
primi seni, le prime rotondit che addolcirono il mio corpicino. Ccera mi scopr e furono
botte. Sono passati quindici anni ed ora, finalmente, eccomi qui che indosso fianchi
esagerati, ampi e lenti come le anse del San Francisco. Mi danno passi al femminile, quelle
curve. Mi stringono dolcemente in vita per arrivare senza fretta ai seni: due mele di stagione
profumate. Un tocco finale, manca solo un tocco per finire. Sar un amore certo che mi
decider. Intanto cos sto bene. Mi sentivo bene davanti a Dio e davanti agli uomini. Nella
testa e nello specchio: Fernanda e transessuale.

Luce di giorno, mi spoglio e sdraio sulla sabbia. Vado in spiaggia. Nel formicaio sono una
tra le altre. Mi confondo nella folla. Sono tuttapposto e passo liscia, presente e invisibile
nella distrazione della gente: una donna. Fernanda ora mi ritorna sempre pi forte, restituita
da mille attenzioni prima sconosciute: un uomo che mi cede il passo, la gentilezza di un
anziano, locchieggiare di un ragazzo. Soltanto dopo le applicazioni seppi veramente cosa
volesse dire essere donna in mezzo a mille sconosciuti. Cambi tutto, persino i suoni della
mia lingua vibrarono diversi. Cambiai anchio. Fui letteralmente trascinata in un mondo
altro: quello delle donne.

Una donna con il pene, lo so. Ma quello che loro non vedono ci che non si deve. E io li
aiuto. Li rassicuro nascondendolo con abilit ed esperienza sotto la minigonna. Compresso
negli slippini elastici. Rimpicciolito dagli ormoni. Schiacciato, che solo chi lo cerca lo ritrova.
(Lo so, forse non cos. In molti sanno, capiscono. Vedono, eppure si comportano come
se io fossi tutta donna. E quel come se per me gi tanto. Forse tutto. Nellimbarazzo di
un disagio i pi sappoggiano allapparenza del convenzionale: seni culo tuttoapposto,
allora signorina. Nella spiaggia come al ristorante. E per me unaltra vita).

Mi sentii davvero bella quando qualche notte dopo lapplicazione un cliente abituale si
present con un fratello minore al primo svezzamento. Accadde in rua Augusto Severo. Il
minore scelse me: lei che voglio! Io dissi no, col ragazzino rischiavo la galera. Ma il pi
grande si mise a garanzia e andai con loro. Arrivammo in un parcheggio semibuio e
nellabitacolo mi misi in posa per accontentare il piccolino. Lui mi prese con una botta
danimale. E il prepuzio, staccandosi, lo fece urlare dal dolore, il barbaro. Mi lasci il
preservativo dentro il sedere e mi imbratt di sangue senza smettere di urlare. Il fratello
accorse minaccioso ed io faticai a spiegargli che il profilattico s che cera, anche se al
momento lui non lo vedeva. Fimosi, suggerii quasi professionale: Eppoi, Jos, c che il tuo
fratellino un gran goloso, ecco perch s fatto male! Mi obbligarono a seguirli
allospedale dove per fortuna il medico conferm la mia versione. Una decina di giorni dopo
ritornarono e il minore ebbe soddisfazione. Capita spesso, ai transessuali, di celebrare
simili iniziazioni.

Severina a bombadeira e il dottor Vinicius ebbero con me mani fortunate e per qualche
giorno pensai che la mia fuga fosse finita. Mi illusi dessere arrivata. Duemilacinquecento
chilometri, mi ero allontanata abbastanza per tornare. Da Ccera, donna e dichiarata: io,
sua figlia, una normalit. Non sarei pi arrossita di vergogna. Battevo e sognavo un ritorno
in pompa magna. Avrei smesso di vendermi come si vende carne al macello. Avrei vissuto
come una donna con un uomo, oppure artista in qualche club. Ancora qualche anno di
prostituzione e avrei potuto aprire un piccolo bar, una boutique, oppure un ristorante, prima
piccolo eppoi grande. Insomma, dopo Severina il mio futuro si era agghindato a festa.
Povera fessa!
Diana faceva bocchini a rottadicollo. Forse brutale ma i fatti stanno, stavano, proprio cos.
Era il suo lavoro, niente di male, la sua specialit. Il problema era che lei li faceva ai poliziotti.
Anche qui niente di male. Tutti i trans cedono alle minacce della polizia. Per tenersela
buona, per evitare una notte in gattabuia e un bel po di bastonate. Diana per strafaceva.
Lei era la Regina della polizia carioca, una protetta. Loro arrivavano in pattuglia, legnavano
a destra e a manca e lei gi a succhiare su tutto quello che poteva. Quasi una passione, la
sua. A me la cosa non piaceva affatto ma non me ne facevo un cruccio, erano affari suoi.
Una volta ci beccarono sullAvenida Atlantica che battevamo in concorrenza. Con noi
cerano altri cinquanta transessuali. Il carrettone arriv con molte macchine di sostegno e
fu il putiferio. Un parapiglia. Accadeva spesso, per un vizioso che andava a denunciare una
rapina. Per la droga che girava. Per la Maledetta, oppure, pi semplicemente, per noi,
cheravamo un attentato mortale alla pubblica decenza. Comunque, quella sera mi resi
conto che per Diana sarebbe finita male. Lei quel trattamento non laccettava. Sul furgone
non ci voleva salire: Ma come, solo ieri notte ero l, tutta Regina a farvi il piacerino ed ora
come ricompensa mi trattate a spinte e calci. Erano parole in generale e in quel casino
passarono leggere come acqua di rose insieme a qualche sputo in faccia. Quello che invece
non and gi al sottufficiale fu ben altro. Quellinfelice, infatti, non tenne a freno la sua
lingua e cominci a chiamarli tutti, fece lappello. Uno per uno, per nome e per cognome.
Tutti suoi clienti, tutti poliziotti. Fu a quel punto che la cosa si fece veramente seria, sul
posto furono in molti a perdere la faccia. Facce nere, facce di diavoli. Diana si dimostr
unincorreggibile. Una pasionaria della verit al costi-quel-che-costi. Non la passer liscia,
pensai sul carrettone. Fa sempre cos, mi alit una bicha affianco. Senza vederla la
sentivamo che strillava indiavolata. La trascinarono via e per me era gi morta. Ma la sera
dopo, miracolosamente, era di nuovo che batteva lAvenida Atlantica di Copacabana. La
faccia livida di botte. Ci scambiammo anche un saluto, era nordestina anche lei, di
Fortaleza stato del Cear, per precisione. Poi ci dedicammo ognuna al suo lavoro. Erano
le tre di notte quando una pattuglia linvit a salire. E lei accett tutta consenziente. La vidi
coi miei occhi, ancora piena di passione e smancerie. Tre giorni dopo la trovarono sulla
spiaggia di Botafogo. Senza seni e senza pene. Tagli di coltello e cinque pallottole in
bocca.

La bastonata arriv dal basso allalto e schizz via tre punti di sutura al seno destro. Mi
beccarono chero sola, lontano dal gruppo per via di un cliente che mi aveva scaricato in
periferia. Inchiodarono la macchina e uscirono sbattendo le portiere. Di nuovo loro, a Rio
peggio che a Bahia: facce di diavoli, facce di scimmia. Mi costrinsero in un angolo e
distinto tirai fuori dalla borsetta venti centimetri di forbici taglienti. Attentai al primo volto
che mi arriv a portata. Una faccia di cane, un poliziotto. Nero. Il sangue non era ancora
uscito a colorargli il muso che mi ero gi pentita per tutto quel coraggio. Quando ogni via
di fuga chiusa di solito io non lotto, mi rassegno. Sono gi finta morta o sottomessa.
Metto in scena lopera come se il diavolo lavesse gi compiuta, con la speranza che
nellaltro arrivi un cedimento, un ripensamento. Una deviazione dalla linea retta della sua
intenzione. Ma quella sera gli avrei appuntato il cuore allanimale. E fu per questo che
spaventai me stessa: per quellaudacia loro mavrebbero finita. La bastonata arriv cattiva
al seno che ero gi piegata in due da un colpo dritto preso nella pancia. Caddi di piatto sul
marciapiede con al seguito una scarica di frocio maledetto, legnate e calci addosso. Non
mi accorsi nemmeno quando fu finita. Se ne andarono come erano arrivati. Dentro un
battere veloce di portiere e una sgommata sullasfalto. Era un venerd di notte del dicembre
millenovecentottantacinque e il seno sanguinava forte.
Dovetti aspettare il luned per sentire il dott. Vinicius constatare che la ferita, nel frattempo,
si era infettata. Asport la protesi e il mio petto divenne un sorriso senza denti. Guardarmi
nello specchio divenne una fatica, quella cicatrice contorceva i miei pensieri. Ad attenuare
la depressione arrivarono i conforti della chirurgia: Solo sei mesi e tornerai tutta a posto.
Con una operazione fresca e un seno nuovo. Se trovavo i soldi per pagare.

Lorena fu la mia salvezza. Una bicha, un vecchio transessuale. Una persona sincera e
amica come lei non lho pi incontrata. Fu nel suo appartamentino che trovai rifugio e
assistenza. Pochi soldi, tanta solidariet.

Ma fu Severina che mi rialz il morale. Mi riport a galla con una seconda applicazione di
silicone ai fianchi: Pagherai quando sarai guarita, Princesa. Ripresi fiato. Due belle natiche
appaiate al fondo schiena mi consolarono dello sparigliamento al seno. Io lo sapevo, quel
solco morbido che le unisce e le divide attira i miei Jos pi dei due rigonfiamenti al petto.
Sono le natiche la vera tentazione! Cos antica che perfino il diavolo che non ce le ha
sinfiamma dallinvidia. Insomma, mi consolavo. Severina ebbe per me anche parole
dincoraggiamento: Ma s che puoi tornare sul marciapiede. Sei bella, chi vuoi che noti il
tuo piccolo difetto al seno.

Joo Paulo lo not, ma disse che non era niente: Vedrai, presto ritorner a sorridere. Joo
Paulo studiava per diventare ingegnere. Mi avvicin lungo rua Augusto Severo. Un mese
dopo non sar pi un cliente, ma il mio amante. Un ragazzone dal sesso divertente, un
maschio fantasioso. Niente a che vedere con Edson, il frocio. Una domenica mi invit a
pranzo e mi fece una proposta: Affittiamo insieme un appartamento, divideremo le spese.
Dissi di s, ma non avevo soldi a sufficienza: Andr a battere a San Paolo per una settimana,
poi prenderemo insieme casa. Mi decisi per San Paolo perch l si lavorava meglio, cos
raccontavano le mie colleghe. Lui protest per quellallontanamento, ci fu una gran litigata.
Come tra marito e moglie, la cosa non mi dispiacque affatto. Caricai di lacrime e cattiveria
la scenetta, poi la risolsi con un lieto fine. Joo Paulo accett lidea della mia partenza.

Uno sconosciuto avvicin Tet che usciva dallalbergo Ouro Preto, in rua da Lapa. Aveva
appena finito una marchetta. And sul sicuro: era lei che lama alla gola lo aveva rapinato.
Una catena doro e un portafoglio micragnoso. Lavvicin a sangue caldo, urlando e
smaneggiando come un ossesso. Le spar un colpo al cuore e un altro nella schiena. Tet
mor allistante.
Mor innocente. Perch a fare la rapina non era stata lei ma una sua co-pia. Una stronza
uguale uguale, bombata dalla stessa mano: stesso mo- dello. Tet mor per un errore, per
uno scambio di persona. Lo sconosciuto le spar mentre entravo allOuro Preto con un
cliente appena rimorchiato. Rinunciai alla marchetta e tornai a casa per sentirmi male.

Partii per San Paolo con un programma preconfezionato. Albergo e marciapiede per una
settimana. Non vidi altro, non feci altro, and tutto bene. Joo Paulo mi aveva convinto, e
la lontananza aveva aumentato linnamoramento. Mi voleva donna giorno e notte, e a me
bastava. Non era uno spiantato come Edson. Possedeva una bella macchina e aveva un
impiego alla Petrobras, limpresa brasiliana del petrolio. Insomma, dopo la parentesi
paulista stavo correndo da lui quando inciampai in Jaqueline, un trans molto discreto e
senza gelosie. Si scus con me per una scopata fatta con Joo Paulo. O meglio, lui aveva
pagato e lei fatto la marchetta: Tutto qui, Princesa, un cliente come un altro. Non sapevo
fosse il tuo uomo. Ma quel che si fa si sa, e allora meglio dirtelo subito: Lui va con tutte!

Lui aveva fatto, io saputo. Davvero un bel ritorno, davvero un buon inizio. Non me la presi
con Jaqueline. Se lavesse fatto apposta le avrei tagliato il viso. Me la presi con Joo Paulo
che insisteva nel negare tutto. Non lo mandai affanculo subito perch era troppo educato.
Il bugiardo. Aveva stragiurato: Con gli altri trans ho chiuso, finito. Mi aveva fatto perdere la
faccia, lo stronzo. Tutte, su rua Augusto Severo, avrebbero riso alle mie spalle: Princesa gli
d il cuore gratis, noi il culo a pagamento! Lavrei sbranato e fui moglie in lite col marito.
Poi gli dissi di togliersi di torno e di lasciarmi in pace. Invece divenne unossessione.

Brenda, la bella Brenda. Unartista. Tutta plastica e silicone, una bellezza molto femminile.
Battevamo insieme rua Augusto Severo dal luned al gioved. Poi mi lasciava per fare il suo
spettacolo al Papagaio, disco club di Rio. Saliva sul palcoscenico, tutte le luci erano per
lei. Tutte, in rua Agusto Severo, linvidiavamo. Imitava Tina Turner, Diana Ross e altre
cantanti americane. Il disc-jockey metteva su la musica, Brenda la riempiva di gesti
provocanti. Il figlio di un giudice, un minorenne, le rifil due coltellate al collo. Per gelosia,
disse al processo. Laveva sorpresa col suo migliore amico. Due mesi dopo il ragazzino,
lassassino, girava libero per rua Augusto Severo. Nessuno protest, le altre continuarono
a mungergli la mammella.
Scendevano al Galeo, laeroporto di Rio. Arrivavano a grappoli, tutte espulse dallEuropa.
Sul marciapiede ci davano le informazioni: In Spagna, Francia e Italia si lavora molto bene.
Sei mesi di marchette e puoi comprarti un appartamento a Rio. S, a Parigi c da pagare
un pedaggio per il marciapiede. Ci sono le veterane che sfruttano e dispongono. Ma i soldi
sono tanti e ti rimane molto. Gli uomini sono pi viziosi dei brasiliani ma pagano bene. Gli
italiani pi di tutti. La polizia? Non ti uccide per la strada.

Non era poco, a Rio ci ammazzavano come se fossimo galline. Tre o quattro alla settimana.
Le notizie rimbalzavano in un battibaleno da un marciapiede allaltro, allalba le ritrovavo
dentro un trafiletto di giornale.
Le donne no. Venivano risparmiate da banditi e polizia. Avevano abbandonato le strade,
facevano marchette nelle case.

Ma non erano solo spari e coltellate.

Renata di Brasilia. Apprende di aver contratto laids, si uccide con unoverdose di eroina.
Jane di Niteroi. Viene espulsa dalla Francia. Il suo denaro, una piccola fortuna,
sequestrato dalla polizia francese. Torna a Rio senza un soldo e ricomincia a battere. Si
buca di cocaina e beve alcoolici come una pazza. Acceca locchio di un poliziotto con una
forbiciata. Vive sbandata, braccata dalla polizia carioca. Laids la colpisce. Muore di cirrosi
epatica in ospedale.

Alcione, cornacchia incattivita. Nel millenovecentottantacinque si scopre sieropositiva.


Tenta il suicidio gettandosi dal settimo piano. I fili dellelettricit attenuano la botta. Si
rompe gambe e braccia ma salva la vita. Un miracolo, scrivono i giornali. Esce dallospedale
e riprende a fare marchette. Senza preservativo: Come lho preso lo restituisco, racconta
in giro. Rapina un cliente padre di tre figli. Lo punge con una siringa insanguinata al collo.
Dopo tre mesi luomo risulta sieropositivo. Torna in rua Indianpolis e le spara quattro colpi
in faccia.

Suzi, detta Suzi Freire. il transessuale pi vecchio di San Paolo. Sessantanni. Non fa
pi marchette. Lavora come cuoca in una casa abitata da altri dieci transessuali. Beve e
fuma maconha ventiquattrore al giorno. Muore di aids in ospedale. Valmor, la proprietaria
della casa, la cura affettuosamente fino alla fine. Organizza e paga anche il funerale. Una
solidariet rara per un transessuale.

Geraldina di Recife. Cinquantadue anni. Gestisce una casa abitata da venti transessuali.
Anticipa i soldi dei biglietti aerei per lEuropa. molto amica della polizia paulista. Si buca
di eroina. sieropositiva. Rade a zero i capelli di due trans cariocas perch le insidiano il
ragazzino. Scende allaeroporto di Rio arrivando da Milano e viene colta da malore. Muore
ventiquattrore dopo in ospedale. Dicono uno sbalzo di pressione. Dicono eroina. Dicono
che laids lha fulminata.

Acasia. Nata a Manaus, cuore dAmazzonia. Una bella india, alta un metro e ottanta.
Sfugge alla schiavit dei garimpos. Nell86 viene in Italia. Dopo quattro mesi torna ricca.
Acquista un appartamento di ventimila dollari a San Paolo e una bella macchina. Colleziona
parrucche. Continua il suo vaevieni con lItalia. Fa lamore senza preservativi e sniffa
cocaina. Muore di aids in ospedale. Nel testamento lascia tutto al suo convivente italiano.

Simone, meglio conosciuta come Laranjinha. bianca, bella e forte. sieropositiva. Va


in spiaggia tutti i giorni. Batte con me rua Augusto Severo. La concorrenza non le mette
paura. cordiale con tutti. Viene ricoverata in ospedale. Cinque giorni dopo muore. Non
ha famiglia. Il suo corpo se lo prende luniversit di Rio.
A me pareva matto. Non mi mollava. Joo Paulo, rifiutato come amante si ripresentava
come cliente. Prima implorava, poi mi co- stringeva: Pago, allora fammi la marchetta! Ogni
notte faceva lo spettacolino. Io ci andavo a letto, poi gli strappavo i soldi in faccia. Il
traditore, piangeva. Si dannava come un pazzo, mi voleva fidanzata. Pensai davvero che il
cervello gli fosse andato in pappa. Sopra di me stragiurava che era amore. Sotto di lui ero
annoiata, disturbata dalla sua insistenza. La situazione peggior di giorno in giorno. I soldi,
per, dopo i teatrini iniziali lintascavo. Ma poi restava l a piantarmi delle storie. Non mi
faceva lavorare. Abbandonai rua Augusto Severo per un altro marciapiede. Ma non cambi
niente. Mi stava appiccicato addosso come un cane con la cagna in estro.

Quando finalmente il dott. Vinicius rimise mano al mio seno Rio era per me una citt da
abbandonare. Il ventidue maggio millenovecentottantasei, il giorno del mio compleanno,
mi decisi e partii per San Paolo. Citt educata, civilizzata. Cos pensavo, cos speravo.
Limbecille.

Pulisci San Paolo, uccidi un transessuale a notte. Eccola qui la metropoli industriale del
Brasile. Stampata sui muri, in guerra contro la peste gay e transessuale contro il Virus e
la prostituzione. Arriv in massa un venerd di notte, sbuc dal fondo dellavenida Floriano
Peixoto. Una nuvola di pubblica decenza. Turbolenta. Un corteo docchi di vetro,
abbaglianti. Fari che mangiano la luna, zanne bianche. Moto, macchine e gente a piedi. A
passo duomo, lentamente. Le mogli coi mariti, i figli con i padri. Agitano bastoni, stringono
pietre e catene. Ripuliscono la citt. Sono una nuvola che avanza al centro della strada,
lungo i marciapiedi. Io gi mero fatta furba, guardinga. Battevo il viale nascosta dietro un
albero, sulla curva. Mi bastava un colpo docchio per avere in panoramica la via e mettermi
in allarme. Karina no. Lei era assorbita anima e corpo dal suo spettacolo, dalla concorrenza.
Per questo io li vedo e lei no. Accelerano, e sono dieci, venti centauri in motocicletta. Si
staccano da quella massa minacciosa e Karina resta avvolta. Linfelice preda, presa
persa. Mozzicata dai bastoni, dalle catene. Tormentata dalle pietre le mogliettine coi
mariti, i figlioletti con i padri. Bianchi, belle famigliole bianche. Rua Peixoto per una notte
ripulita, Karina ammazzata. Azzannata. Io mi salvai per un pelo, per le scarpe prese in mano
e una fuga fortunata.

Di San Paolo gi conoscevo la mappa, tutti i marciapiedi. Quel che non conoscevo era il
freddo, i vestiti per scaldare. Io li sceglievo per fare la puttana, oppure per essere signora.
Pudibonda o spudorata. I miei abiti non erano per protezione. Mi attrezzai con un
impermeabile che mi copriva tutta. Quasi nuda, mi nascondevo sotto il soprabito per
raggiungere e lasciare il posto di lavoro. Sul marciapiede, invece, mi battevo nuda come
una femmina di giaguaro. Avevo natiche sensazionali e seni e body e tuttoapposto. Che il
mio Jos paulista ci cascava dentro tutto intero. Io non battevo, gli vendevo un sogno. Gli
sballavo dentro gli occhi, tra le gambe, appena lui mi avvicinava. Ma a San Paolo la notte
era fredda e per essere giaguaro iniziai a bere forte. Whisky e vodka. Mi intorpidivo nel
cervello, nei pensieri. Ero sola e precipitavo.

Dopo due mesi presi in affitto un appartamentino. Oliria, la padrona di casa, mi chiese
soltanto puntualit nel pagamento. Non mi discrimin. Nacque unamicizia. Si appassion
ai miei racconti amorosi e ai miei progetti. Tra donne parlavamo duomini. Mi rispettava
perch di giorno ero discreta, gonne lunghe e passo da signora. In casa non portavo mai
clienti. Passavo silenziosa e lei apprezzava. Perch di solito il trans casinista. Dove c
lui c sempre comunella: un puttanaio: furti e droga, rapine e ammazzamenti.
Marg: pelle dagnello e spirito di lupo. Una mulatta alta un metro e ottanta. Il suo
spettacolo era il tradimento. La sua forza quella di un pugile in allenamento. Ben vestita e
provocante. Ma anche prepotente e incarognita. Saliva in macchina e lama alla gola
rapinava il suo cliente. Lo lasciava inebetito con due schiaffi in faccia e la chiave
dellaccensione spezzata nel cruscotto. Era lei che decideva come doveva essere fatta la
marchetta. E il Jos doveva essere obbediente, altrimenti botte e coltellate. Marg era
malvagia e perversa. Si batteva come un lupo, con gli uomini e con la polizia. Sul
marciapiede esponeva i suoi trofei: pistole e serramanici sequestrati ai suoi nemici. Una
guerra, tante piccole battaglie personali. Era questa la sua prostituzione. Se le prendeva il
ghiribizzo allinfelice che le capitava sotto gli faceva anche il culo. Non prendeva ormoni e
la sua forza era bestiale. Si capisce che per il poverino lumiliazione era cocente. Andare a
fottere ed essere fottuto: uno sfregio mortificante. Marg era la rovina del mercato. Avenida
Indianpolis si liber di lei con quattro spari calibro trentotto. Pi quarantottore di atroci
sofferenze.

Non che io fossi una santa. Mero fatta furba, guardinga, lho gi detto. Anche il mercato
di San Paolo sera fatto difficile, indemoniato. La Maledetta se non ti rodeva dentro (io mi
sentivo incontaminata), era da fuori che ti additava con bastoni e revolverate addosso. Di
soldi ne giravano di meno. Allora anchio, talvolta, per arrotondare la nottata sfilavo qualche
portafogli. Solo ai clienti ubriachi, o fatti di maconha. Solo se erano cos cotti che non
mavrebbero pi riconosciuta. Ma Marg esagerava. Io non critico chi prende i soldi a chi
ce lha. Ma lei li rovinava quegli infelici. Li castigava nellonore. Per colpa di quelle come lei
Tet e altre innocenti hanno pagato con la vita. Anchio, per poco, non la persi per una che
era la mia copia.

Battevo lavenida Indianpolis e un signore assai educato mi chiese il prezzo. Duecento


cruzados per lamore solo col preservativo. Andiamo al motel, suggerii. No, facciamo in
macchina, mi rispose. Mi port in un parcheggio che non era il solito. Parlava bene, si
vedeva che era un professore: Ti caduto il rossetto, mi disse, cercandolo con lo sguardo
in basso. Distinto mi piegai anchio a cercare con il palmo della mano. Fu cos che mi
punt la rivoltella su un orecchio: Stronza, ora facciamo i conti! No, ti sbagli, non sono stata
io! Tira fuori i soldi e la catena doro! Prenditi tutto, ma non sono stata io. Ti prego Jos
guardami diavolo! guardami bene in faccia, non sono stata io! Tammazzo lo stesso
checca maledetta! Dovevi sparargli a quelle due infelici, io non centro niente! Tammazzo
lo stesso rottoinculo. Strapp i miei capelli, ma non vennero via. Voleva la certezza, si
ritrov col dubbio. I miei capelli non erano finti come i loro. Volle vedere la carta didentit,
si convinse che non ero stata io. Si consol tirandomi due pugni in faccia.

Io sapevo chi erano quelle che lavevano derubato. Facevano marchette in coppia, le due
stronze. Erano esperte in servizietti un po speciali. Conoscevo anche il loro indirizzo, ma
non dissi niente.
Dopo una settimana le due erano sparite. Sparate e torturate. Abbandonate come
spazzatura alla discarica.
Duemilacinquecento chilometri mi separavano da Ccera, lvaro e Adelaide. Un sospiro
lungo, una malinconia. Ricominciai a sognare il gran ritorno: Fernanda, femmina e
fortunata. Nel corpo mi sentivo bene, rinata. Ma la fortuna era lontana: in Europa, ormai era
chiaro. La via pi lunga era la pi breve. Per costruire il mio piccolo tesoro, per ritornare a
casa.

Oliria mi consigliava per il bene: Devi trovarti un uomo, Fernanda. Lascia stare il
marciapiede. Scrivi a tua madre, si star consumando nel dolore. Presi carta e penna e
scrissi a casa. Prima per mi recai da un fotografo per tre pose castigate. Sono viva, bella
e transessuale, questa era limmagine che desideravo farle arrivare. Le misi in busta, ma
prima di imbucare ebbi un dubbio, la paura di esagerare. Come avrebbe reagito Ccera
allimpatto? Non era maschio il figlio che aveva partorito? Fu cos che deviai la lettera su
un indirizzo obliquo. Spedii tutto ad Adelaide, la sorellina avrebbe capito. Le sue parole mi
avrebbero aiutata a preparare lincontro con mia madre. Con lei, che in pubblico mi voleva
militare.

Immobile, il motore ancora acceso. Spense le luci della moto e ci rimase sopra. Un
passamontagna gli copriva il volto. Due cerchi per vedere, uno per respirare. Un guerriero.
Lo controllavo a distanza, da dietro lalbero che mi riparava dai malintenzionati. Una
macchina accost il marciapiede alla mia altezza. Un cliente, lentamente. La moto sgass
e gli and dietro. Diede ancora gas e gli lampeggi sullo specchietto. Tuon di clacson e
quello in macchina si spavent da matti. Sgattaiol via senza sentire il prezzo. La moto
sinfil nella sua scia e mi sfior che ero ancora tutta stupita. Complet il giro dellisolato e
si ferm di nuovo sul punto di partenza. Immobile, il motore sempre acceso. Per cinque
volte spavent i miei clienti. Alla terza gli urlai dietro: Mi lasci lavorare, demonio!? La paura
mimped di avvicinarlo. Presi una pietra, ma rinunciai allintento. La moto, nella garoa,
fumava gas di scappamento. Lui a cavallo mi fissava. Lo provocai dondolando le natiche
con passo da bahiana. Sollevai la gonna a mostrargli bene in faccia il culo: Guarda stronzo,
puoi anche ararlo il solco, se hai aratro a sufficienza! Si allontan, con una coda lunga di
parolacce appresso.

Passarono tre giorni e ritorn a piantarmi il faro addosso. Presi coraggio e risalii la luce per
insultarlo faccia a faccia. Ma lui, languilla, sgusci lontano. Poi ritorn vicino. Sullo stesso
punto. Le colleghe vennero a chiedermi se lo conoscevo. Se quello era il mio protettore.
Dissi no e gli andammo tutte incontro. Lui zigzag di nuovo e scans una forbiciata che
lavrebbe offeso malamente. Anche quella notte mi imped di lavorare. Tornai a casa irritata,
impaurita. Oliria, donna di buon senso, avanz lipotesi che Joo Paulo era ritornato. Non
lho detto. Joo Paulo il matto, linsistente, dopo labbandono mi aveva inseguita anche a
San Paolo. Il tormentone dur una settimana. Ma San Paolo, per mia fortuna, fu pi grande
della sua pazzia. Mi nascose bene e lui moll la presa. Quando affittai lappartamento
raccontai a Oliria anche questa storia. E lei, la saggia, ora quadrava il cerchio con la sua
interpretazione. Le risposi che luomo sulla moto non poteva essere Joo Paulo. Lui era
grosso, questo piccolino. Allora prendigli la targa e vai alla polizia, tagli corto la demente.
Buonanotte Oliria! E se poi un poliziotto? E se un bandito eppoi larrestano? Allora s
che sono belle fritta.
Masaru Takeda, la faccia era piatta, la razza giapponese. Era lui luomo del mistero. Lo
riconobbi subito quando mi chiese la marchetta. Lo insultai per mandarlo via: Vattene
vizioso, mi hai fatto perdere venti clienti! Una rivoltella in faccia mi abbass la temperatura.
Anzi, quando mi ordin di salire sulla moto ero gi praticamente morta. Si impenn con
una accelerata e io mi aggrappai schiacciata seni e pancia alla sua schiena. Ad ogni scatto
al rettilineo lo stringevo. Pi aderivo, pi sentivo che era esattamente quello ci che lui
desiderava: sentirsi stretto da dietro. Era questa la sua fantasia. Tutta qui, inoffensiva. Il
mio guerriero sfrecciava sotto i grattacieli, io gli stavo appiccicata addosso. Un finocchio,
pensai inizialmente, ma mi sment coi fatti.

Sopra di me fu leggero come una farfalla. Il suo amore un solo batter dali. Troppo piccolo
laratro, forse troppo coltivato il campo. Ma poi meraviglia si dilung accarezzandomi
la schiena. Baci bacetti, tanti bacini. Potrei giurarci sopra, era la sua prima volta con un
transessuale.

Lo dicono in molti, provate lamore transessuale, non riuscirete pi a farne a meno. Diventa
una passione. Masaru divenne un cliente affezionato. Veniva quasi ogni sera, solo da me,
che me lo stringevo braccia e cosce sulla moto in corsa. Nellintimit inizi a trattarmi come
se fossi la sua donna. Ogni volta un regaluccio, un profumo, una camicetta. Fantasticava
unamante, ed io saltai dentro la sua allucinazione. Cera per quella pistola in faccia, e il
ricordo mi lasciava ancora sospettosa. Frugai nel suo portafogli, trovai la mia sorpresa.
Masaru era sposato. Moglie giapponese e figlia appena nata. Per farsi perdonare le bugie
mi raccont di un matrimonio naufragato, tenuto ancora a galla soltanto dalla sua bimbetta.
Vero, lo posso affermare, era tutto vero.

Con un uomo sposato! E pure orientale! Quelli vivono tra loro, Fernanda, non pu durare.
Era Oliria, fin dallinizio si oppose al mio rapporto giapponese. Immediatamente, non
appena le accennai la mia intenzione: puntare dritta ad una convivenza con il piccolino.
Certo, se avessi avuto unaltra possibilit, un altro uomo, sicuramente lavrei scartato. Non
sentivo vero amore per Masaru. Non perch fosse di unaltra razza. Pi semplicemente, lui
non era quello che cercavo. Ma ero sola, e da sola non so stare.

Masaru aveva ventitr anni. Era socio di una ditta che gestiva un ristorante ed era
impiegato, come operatore informatico, nella Telesp, la Compagnia dei Telefoni di San
Paolo. La domenica mattina suonava il clacson sotto le mie finestre. Oliria ed io ci
sporgevamo sulla via. Lei gli faceva gli occhi storti: Con quelluomo non hai futuro,
Fernanda. Io, invece, sempre pi dolci: Lui mi porta a spasso, Oliria. Faccia allins Masaru
ci incorniciava dentro due mandorle sorridenti. Solo un cenno ed io scendevo. Salivo in
moto e me lo abbracciavo stretto per il solito giochino. Ogni volta mi invitava in posti nuovi.
Pranzi al ristorante, visite con foto al giardino zoologico. Mi port perfino nella fazenda di
famiglia. Lo sciagurato mi present alla signora Mitsuko, sua madre: Ti presento una mia
amica, le disse. Non pronunciai una parola. Non seppi mai se la vecchia vide donna o
transessuale.
Masaru non pagava pi le mie marchette, cos volevo. Per me solo regali, per lui niente
preservativo. Tutte per noi cerano due sere intere alla settimana.
Era il febbraio del millenovecentottantasette e da qualche mese si era formato il nuovo
governo Jnio Quadros. Il suo programma era semplice e lineare: farla finita con la
criminalit e la prostituzione. La mattanza di transessuali e meninos de rua sinfiamm.
Squadroni della morte, gruppi di perbenisti e polizia. Si scatenarono tutti, con tanto di
protezione governativa. I muri si affollarono di manifesti: Uccidi un transessuale a notte,
ripulisci San Paolo. I marciapiedi divennero campi di battaglia. A trattenermi dal partire
per lEuropa cera solo Masaru.

Io non so cosa mi rendesse gelosa di quelluomo. Masaru non mi piaceva affatto. Senza
peli e piccolissimo il pisello. Ma la felicit che non mi dava a letto me la restituiva con le
sue premure, con mille tenerissime attenzioni. Credo fosse per questo che pi passava il
tempo pi desideravo tenermelo vicino. Tutto per me. Solo per me. Tutto mio. Come
spiegare questa confusione? Non mi piaceva e lo volevo. Niente, la gelosia il mio
tormento. Di punto in bianco iniziai a sospettare tradimenti e a controllarlo con due
telefonate al giorno. Linsicurezza aveva sotterrato i suoi semetti. Nella mia testa
germogliarono rigogliosi: una foresta, ed io l dentro.

Con Oliria discutevo giorno e notte: Chiss quali bugie racconter alla moglie, dissi
simulando distacco e noncuranza. Ma la grana della voce trad il difetto, la mia gelosia.
Oliria se ne accorse e si tuff a volo dangelo dentro quel nondetto. Sguazz nellacqua,
moviment le onde. La sua lingua divenne coda di balena. Anche la mia fu presa nella rete
e cominci a sbattere cos forte che fu subito tempesta. Ci ritrovammo sulla stessa barca,
io e Oliria, a criticare il doppiogiochista, il senza peli, il traditore. Furono onde alte, pettegole
e maligne per tutta la conversazione. Beccheggiavamo nella stessa direzione. Lei per
convincermi a lasciarlo stare. Io perch sfuggiva al mio possesso.

Oliria dice che mi lascerai, Masaru.


Oliria dice che non pensi al mio futuro.
Oliria dice che tornerai da tua moglie.
Oliria dice che con te perdo soldi e tempo inutilmente.

Oliria dice un cazzo! Fernanda, basta, non parlarmi pi di quella ficcanaso!

Iniziammo a litigare, e non finimmo pi.

Devi smettere di fare la puttana, troppo pericoloso Fernanda.


E tu lascia tua moglie, vieni a vivere con me! Voglio un futuro!
Non posso, c mia figlia.
Allora non mi ami!

Voglio andare a Rio per il carnevale!


No, tu vai l a sfilare nuda e ubriaca come una puttana.
Non sono tua moglie, faccio quello che mi pare!

A decidere una tregua fu la polizia paulista. Una pattuglia mi sorprese con il culo nudo che
davo al meglio il mio spettacolo. Oltraggio al pudore e foglio di via. Mi trattennero tre giorni
in guardina, le facce di scimmia. Uno di loro prov a radermi i capelli a zero. Qualcuno lo
dissuase. Masaru in quelloccasione fu davvero carino. Mi mand un avvocato e scongiur
lespulsione con una finta assunzione nel suo ristorante. Venni liberata e seguirono giorni
di pace. Poi la mia testa ricominci a rollare.

Hai fatto lamore con tua moglie! Lo sento!


Mi tradisci con qualche bicha maledetta, vizioso!

La progressione fu micidiale e tocc rapida la vetta.

Tu fai le marchette senza preservativo! Non mi fido pi, Fernanda!


Se mi lasci faccio uno scandalo con la tua famiglia!
Basta, tra noi finita.

Corsi in bagno per tagliarmi i polsi. Lui mi anticip con un cazzotto in faccia. And in
ospedale per sapere se era sieropositivo. Risult negativo.

La fine vera arriv qualche tempo dopo. Quando la moglie, frugando nella borsa del marito,
trov due foto. Due scatti fatti al giardino zoologico con su scritte due dediche firmate.
Come Princesa una, come Fernanda laltra. La situazione precipit catastroficamente
quando rigirando ancora nella borsa tir fuori la fotocopia del mio documento (quello utile
per lassunzione). Sotto la fototessera, in bella vista, cera il nome col ritratto: Fernando
Farias, maschio e carnagione mora.
Era il dicembre del millenovecentottantasette e Masaru mi sped definitivamente affanculo.

Oliria, soddisfatta, prov a varare il suo commento con un te-lo- avevo-detto. Laffondai
subito sbattendole la porta in faccia.
Cambiai casa, affittai un appartamento in periferia. Salii anche al quattordicesimo piano del
nuovo palazzo. Mi vidi schiacciata sullasfalto, rinviai il gran finale. Iniziai a bere forte,
divenni quasi pazza. Tutti i giapponesi somigliavano a Masaru, linseguivo, li chiamavo. Di
notte il mio spettacolo si infiamm sguaiato, scomposto. Persi la corona, non ero pi la
principessa. Scesi in guerra con tutti i baciaculo che mi avvicinavano. Sfilavo portafogli, il
mio alito puzzava dalcool. Se avessi continuato per quella via mi avrebbero sicuramente
uccisa, con una rivoltella oppure di coltello.

Erano in quattro. Tre mulatti e un nero. Banditi. Mi trascinarono, pistola alla tempia, dentro
una macchina scassata. Mi portarono fuori citt e si fermarono sullautostrada: Parla, dove
nascondi la coca! Furono botte ad ogni risposta negativa: Io non sniffo, bevo e basta! Non
mi credettero e mi legarono mani e piedi: Parla o tammazziamo! No, vi porto a casa mia,
ci sono i soldi dellaffitto, con quelli la coca la comprate. Il capo, il nero, diede lordine e li
guidai fin sotto casa. Due rimasero di guardia in macchina. Gli altri due mi scortarono
nellappartamento. Si presero i soldi, e si presero anche il culo. Uno dopo laltro, senza
nessuna protezione. Non se ne accorsero nemmeno, ma si scoparono una morta. Il nero,
prima di andarsene, mi appoggi una lama sul pisello: Bellezza, se vuoi ti faccio subito
loperazione! Mi lasciarono dentro una risata che era un vomito dinferno.

Sullaereo per Lisbona sognavo rose e fiori. Il calcolo era semplice e gi fatto: sei mesi di
marchette in Spagna, oppure solo quattro in Italia; cos mi sarei sistemata. Organizzai la
partenza in pochi giorni. Acquistai il biglietto senza chiedere soldi in giro, per rimanere
indipendente. Partii da sola, fare matassa con le altre non era necessario: nei racconti delle
espulse cera tutto quello che dovevo sapere. In Europa la polizia non tammazza per la
strada. Una cuccagna.

Il buio fuori dallobl assorb sguardo e pensieri. Nel vuoto, la mia mente si popol di ansie
e figure familiari: Ccera, Adelaide e lvaro, mio cognato. La lettera con le tre foto castigate
che avevo spedito a Adelaide era arrivata dritta a destinazione, mia sorella aveva rispettato
la consegna. Non so come, ma aveva preparato Ccera alla visione di quelle fotografie.
Prima di partire avevo telefonato per sapere leffetto provocato. Adelaide un po piangeva
un po se la rideva: Sapessi, Fernando, nostra madre rimasta sbalordita, non ci crede,
non vuol credere che sei tu quella della foto. S impuntata come un asino, dice che lei non
ancora rimbambita, che lei tha fatto bello e maschio. Ti piange morto, aspetta il tuo
ritorno: un miracolo. Chiesi di Aldenor e lei rispose: No, non ritornato. Dicono tutti che
vaga ancora nella caatinga inseguendo una visione. Chiesi di lvaro, suo marito, e lei mi
rassicur: No, Fernando, se lui il tuo problema puoi tornare senza paura. Ha capito, s
fatto comprensivo. Parlai anche con mia madre, per farla certa chero vivo. Riconobbe la
mia voce: Fernando, il secondo maschio della famiglia. Mi chiese di che vivessi, le dissi
una bugia. Poi parl confusa di certe foto che le avevano messo tra le mani. Le risposi di
non preoccuparsi, che avrebbe capito tutto al mio ritorno: Verr per la fine dellanno, le
promisi.

Laereo atterr a Lisbona dopo un transito a Casablanca. Erano le nove del mattino e
primavera.
Arrivai nella capitale spagnola dritta dritta dallaeroporto di Lisbona. In taxi, dodici ore di
viaggio e quattrocento dollari per lautista. Calle Atocha 13, lindirizzo. La pensione, nel
centro storico della citt. Il padrone era un giovane brasiliano. Alcy, fu lui a darmi il tariffario.
Mille pesetas per la bocca, duemila per il culo. In albergo potevo aumentare il prezzo fino
a cinque, settemila pesetas. Gli chiesi anche tre frasi in spagnolo che mi segn su un
fogliettino.

Di Madrid non sapevo niente, non mi interessava niente, non vidi niente. Un marciapiede,
un albergo, tre frasi in lingua sconosciuta erano la sufficienza. S s, il cambio di clima, le
strade, le chiese, i palazzi. Era quasi tutto diverso, una solennit. Non me ne fregava niente.
In Europa non tammazzano sparata. Questo era importante, questo bastava. Tutto il resto,
roba per turisti. Gli spagnoli da me volevano lamore, e io ero venuta da molto lontano per
concludere laffare. Madrid, valeva la pena. Questa la certezza. Ad essa avevo appeso la
mia determinazione, la partenza. La strada pi lunga era la via pi breve per accumulare il
mio tesoro. Tutto qui, il rapporto con quella citt era gi chiarito. Affittai la camera, feci una
doccia e chiesi ad Alcy di chiamarmi un taxi per andare a battere al Paseo de la Castellana,
nel centro storico. Ero stanca ma non ebbi esitazioni. Cinque trans brasiliani che abitavano
la pensione mi proposero di aspettarli che mi avrebbero iniziata. Fiutai il puttanaio e dissi
di no, che volevo andare subito, da sola.
Appena poggiai un piede fuori dal taxi fui circondata da parole svelte, parole malamente.
Taglienti e sconosciute. Una rissa di brutte intenzioni, erano tutti transessuali spagnoli. Il
tassista mi aveva scaricato sul marciapiede sbagliato. Fui svelta, risalii immediatamente
nella vettura. Tornai delusa e amareggiata alla pensione. Alcy mi spieg lerrore: Le
brasiliane stanno dopo il ponte, sempre sulla stessa via. Potevi finir male Princesa, i trans
spagnoli con voi sono avvelenati. Per le tariffe, che avete ribassato. Per il casino che fate
per la strada con clienti e polizia. Salii in camera e dormii senza interruzione fino al
pomeriggio del giorno dopo.

Il mio primo spagnolo pag duemila pesetas. Il secondo mille. Poi furono altre duemila.
Scendevo da una macchina, salivo su unaltra. Rapida, rapidissimi i continentali. Veri
coniglietti. Mai visti tanti soldi, mai lavorato tanto. Avevo i capelli neri lunghi fino al fondo
schiena, minigonna brasileira su due tacchi alti che mi sparavano alla luna. Lunica mora
della sera. Fu un avantindietro accellerato. Ogni dieci minuti un Jos bussava a bocca
oppure per lamore nel didietro. Trentadue clienti. Non facile da immaginare. Difficile
davvero. Fu il mio primato personale. Ero fresca di Brasile e qualcosa ai clienti lo diceva.
Lo sentivo, da come li attiravo dentro il mio sorriso. Vendevo esotico, e soltanto alle sei del
mattino lultima fantasia era esaudita. Io sfinita.

Fresca che diavolo! ero fresca, le altre appassite. Non che fossero pi brutte, anzi, erano
bellissime, molto pi femmine di me, almeno alcune. Incandescenti, tutte avevano lavoro
in abbondanza. Ben confezionate, i Jos spagnoli compravano straniero. Lo sa il demonio
cosa compravano. I corpi erano un incanto, bombati ad arte a Rio o San Paolo. Ma sulla
faccia niente, la porta era sprangata. Da l non si arrivava a nulla. La vita, la morte
lappassiva in superficie. Eroina, seppi dopo. Tutte nel giro, tutte drogate. Io non bucavo,
non sniffavo ancora. Si vedeva, mi vendevo bene.
Mara, detta Mara Sexy, una conoscenza dal Brasile, ebbe a che ridire, invidiosa, del mio
superlavoro: Princesa, tu scopi gratis o fai sconti colossali! No, io applico il nostro tariffario,
sono professionale!

Trentadue clienti non uno scherzo il culo mi faceva male. Per carit, molti, una buona
met, passarono per altre vie che non erano il didietro. Ma la rimanenza, che non fu da
poco, era di l che era transitata.

Quando il lavoro tanto ci sono le pomate. Largomento sgradevole, ruvido ma


necessario. Le pomate, dicevo. Xilocaina e Furacin, erano quelle che usavo in Brasile su
consiglio delle veterane. Capita, pu capitare: su dieci clienti puoi trovarne due o tre che
hanno il pene fuori del normale. la mia statistica, tutta personale. La rottura di una vena
nellano spesso ne la conseguenza. Allora sono tre o quattro giorni di riposo e tanti soldi
andati in fumo. Per evitarlo usavo Xilocaina, pomata anestetizzante, elasticizzante. Ancora
prima, contro le infezioni, minfilavo dentro anche una dose di Furacin, pomata antibiotica.
Una prevenzione, anche questa per lavori in eccezione.
Diversa era la pratica prima del preservativo. Dieci anni fa. Quando lamore non era ancora
diventato un gran problema ed era senza pro-filattico che io facevo. Allora, accadeva che
nellintestino rimaneva lo sperma dei clienti. Dopo il lavoro facevo pulizia, ma non era mai
completa e quel che restava usciva solo dopo alcune ore. Laccumulo e la compresenza di
ferite favorivano linsorgere delle infezioni.
A quel tempo la pratica era quella della penicillina. Per iniezione, fatta dal medico, dalla
amica o dalla veterana.

Talvolta, sul fondo dellabisso, sorpresa! risuona alta una risata. Accadde prima delluso
dei preservativi, a Bahia. Avevo gi fatto quattro o cinque clienti ed era trascorsa unoretta
vuota, senza lavoro, quando arriv un Jos di cinquantanni. Un uomo rozzo di campagna.
Mi fu subito sopra e il dai e dai cre un risucchio di pressione che si port dietro, fuori
dallano, tutto il lascito dei clienti precedenti. Il povero campagnolo si vide il membro
bagnato dal liquido seminale che non era il suo. Lo vide scorrere denso, fuori dal tondo e
fece una faccia stupida, stupita. Una vera perplessit. Pass un attimo e tir fuori la sua
considerazione: Oh, Maria Vergine, tu vieni col didietro! Rimase stupefatto, in
contemplazione. Per nulla al mondo lavrei svegliato, rinsavito. S s, dissi ridendo, vero,
io vengo col didietro!

Trentadue clienti. Il giorno dopo fu per le pomate e il riposo i soldi li avevo gi contati.
Una notte madrilena valeva un mese di Brasile. Fantastico! Chiesi ad Alcy se
maccompagnava in banca a comprare dollari con le pesetas. Fu il mio primo gruzzoletto
americano. Alcy fu scherzoso: Se il guadagno questo, indosso una parrucca e vengo
anchio alla Castellana. Oh, Alcy, il culo ti farebbe male!
Sul marciapiede molti clienti mi scambiavano per Perla, la mia ammirazione. La notizia della
sua presenza mi eccit e iniziai a indagare in giro. Seppi che lei, anche a Madrid, era la
Regina. Perla di Rio, fu lei la mia modella, la definitiva. Princesa & Perla, le gemelle. Due
gioielli di Severina a bombadeira. Scandagliai di bicha in bicha. Io, la copia in cerca
delloriginale. Tutte la conoscevano, mi riconoscevano. Ma nessuna sapeva dove fosse
finita. Partita, cos in molte risolvevano il mistero. Poi arriv linformazione: Perla non vuole
essere vista, solo per te, uneccezione. Lebbi davanti, mi guard, noi ci guardammo. La
copia con loriginale. Era sdraiata su un lettino, dentro una stanzetta dospedale. Aids
conclamato era la sentenza. Nei suoi occhi, fresca comero, non fui altro che una nostalgia.
Una fotografia ingiallita, un tempo andato. Perla, lei moriva. Brillava, riflessa nei miei occhi,
tutta la crudelt del mio destino. Insopportabilmente. No, io non sono la copia, lei non
loriginale! Appiccicosa, solo a vederla, guardandola che mi guardava, mi incoll
addosso quella schifezza di futuro. La Malattia. Io no, la sua rovina non la mia. Io mi
strapper via da questo destino, dalla profezia. Perla non aspett, non poteva sopportare.
Si uccise qualche giorno dopo con unoverdose di eroina.
Fu tutta colpa della figlia del re. Transit di notte per il Paseo de la Castellana su una vettura
luccicante con tanto di svolazzo e luminaria intorno. Fu cos che le vide tutte, splendide e
spogliate. Cos favoleggiavano i trans le puttane. La figlia del Re di Spagna, per, sempre
a loro dire, sembra non abbia gradito la visione. Forse per lesposizione esagerata di tante
natiche immorali. Forse per tutta quella immigrazione invertita, dal Brasile al centro
dellantico impero. Prese la penna e scrisse sul giornale: Veados, Madrid da ripulire! Fu
per questo, mi spiegarono poi le mie colleghe, che a una settimana dallarrivo i gendarmi
mi afferrarono per un braccio. Gentilmente, devo dire, mi invitarono a sgombrare il
marciapiede. Fu tutta colpa della figlia del re, dicevo, se dovetti rifare subito i bagagli e
partire per Milano. Il centro storico, dopo quellintervento sul giornale, venne interdetto ai
trans brasiliani. Ci tolleravano soltanto sullautostrada. Al buio, fuori della citt. Una miseria,
per di pi pericolosa. Molti clienti disertavano lappuntamento. Fu per questo che mi decisi
per il trasloco.

Presi accordi con una bicha dellalbergo, conosceva la strada e qualche parola ditaliano.
Altre mi diedero gli indirizzi giusti per Milano.
Madrid-Barcellona, fu il primo tratto. Tutto in treno.
Barcellona-Figueras, il secondo. Solo taxi.
A cento chilometri dalla Francia, sullautostrada, iniziammo a chiedere un passaggio per
entrare. Autostop, un camion era lideale. Due francesi ci fecero salire con la promessa di
unentrata clandestina. Prima per vollero scopare. Poco prima del confine, le carogne, ci
scaricarono sul bordo della strada. Capii subito la malaparata e fui obbediente, sottomessa
come un agnellino. Laltra, invece, mont su una protesta, rimedi un cazzotto in faccia e
ci rimise la valigia.
Fu un camionista spagnolo a farci superare la dogana.
Con altri due passaggi arrivammo allimbocco della Marsiglia-Nizza. Eravamo stralunate,
sporche e affamate. Litigammo, io e la scema. La stronza, se la prese con la mia valigia per
il fatto che nessuno si fermava. Per zittirla buttai tutto sul ciglio della strada. Non cambi
nulla, rimanemmo bloccate per la notte intera. Arriv la polizia, ci nascondemmo. Senza
visto lespulsione era sicura. Al mattino ci affacciammo di nuovo sulla strada. Prima per
ci fu unaltra litigata. Questa volta definitiva. Lei torn indietro, io proseguii nel senso giusto
per lItalia, a caccia di fortuna.

Lungo i marciapiedi di via Melchiorre Gioia, vicino alla stazione di corso Garibaldi, io non
seppi pi se ero maschio o femmina, donna o uomo. Furono loro, i milanesi della prima
notte, a precipitarmi nella confusione. E non certo perch il loro sguardo fosse rivolto al
cielo, quelli non vedevano il pi uomo di tutti gli uomini: lAndrogino: lAdamo bisessuale.
No, quelli non pensavano, pagavano e toccavano. Guardavano basso, in mezzo alle mie
gambe. Furono le loro mani, i loro bizzarri desideri che rimescolarono la mia fragile e
chirurgica certezza: Fernanda, ancora uno sforzo nel finale, un piccolo difetto da eliminare.
No, per loro quellimperfezione era decisiva. Fondamentale. Me ne accorsi subito, nel
parcheggio dietro il Luna Park. Furono in quindici, quasi tutti vollero toccare. Volevano
vederlo, sentirlo dritto nelle loro mani il mio pisello. Solo cos godevano, eppure, occorre
dirlo, molti di loro sopra di me erano uomini che facevano. Quando il primo cliente prese
liniziativa pensai che era normale. Anche in Brasile capitava, anche quello era un pezzetto
di mercato. Ma al quindicesimo pensai che tutta Milano fosse viziata. S, perch fino allora
quando un Jos veniva da me e pagava profumatamente, io, spontaneamente, pensavo
che era la parte femminile che lui desiderava. Ma con quei quindici, e fu solo il primo
assaggio, mi capit di tutto. Era maschio e femmina che mi volevano.

Ottocentodiecimilalire, il guadagno della prima sera, mi offrirono una buona via duscita per
quelliniziale smarrimento. Un si-poteva-fare, un compromesso che un po tutti per lavoro
sono costretti ad accettare. Io non ho mai capito se i milanesi comprassero una donna con
il pene o un uomo con i seni. La cosa non mi interessava, era soltanto per lavoro, si poteva
fare. In fondo, bloccata sullinvisibile confine, trafficavo per un futuro tutto al femminile.

Mi sistemai alla pensione Giava, in via del Lazzaretto. Ci ritrovai un pezzetto di rua
Indianpolis e rua Augusto Severo: cerano Jessica, Lenir, Angelica, Tas, Cintia Close,
Tamara e altre di cui non ricordo i nomi. Mi diedero un letto nella camera di Jessica. Avrei
preferito stare sola, ma cera il tutto esaurito e quella fu lunica soluzione. Lei andava sul
volgare e per me, che di giorno ero una signora, era impossibile camminarci insieme. Non
lo facevo a Rio, figuriamoci a Milano. Io con Jessica, per via Montenapoleone. No, non si
poteva fare. Con lei, e con tutto il puttanaio, di giorno, non facevo comunella. Alla pensione
Giava tutte noi camminavamo senza fare gran rumore. Il padrone era stato poliziotto, cos
si raccontava, e questo, per me che non bucavo n rubavo, si traduceva in un buon
vantaggio. Infatti, quando la polizia arrivava era solo per il controllo dei passaporti. Per i
fogli di via era lui stesso, il padrone, che provvedeva e proponeva. Telefonava alla questura
non appena beccava dentro lalbergo qualcuno che spacciava oppure offendeva di lametta
o di coltello. Lo stesso accadeva per quelle che non si adeguavano al suo regolamento:
dalla pensione, di giorno, non si usciva vestite da puttane. Nessun cliente era ammesso
nelle stanze. Il tutto mi sembr un buon quadretto, compreso il padrone poliziotto.

Un cliente di quarantanni fren la macchina davanti alle mie gambe e dal finestrino
accenn ad una fantasia. Io, che non capivo litaliano, risposi con la solita recita a memoria:
trenta in bocca, cinquanta per lamore. In camera duecento, li portavo al Bari oppure al
Serena. Insistette su particolari che non afferravo. Salii comunque nella vettura e dietro il
luna park tir fuori un paio di manette. Era cos che mi voleva, legata al volante. Dissi no e
lui raddoppi il prezzo. Continuai nellopposizione ma lui and su di giri. Si eccitava nella
contrapposizione. Disse parole e allimprovviso si fece autoritario. Tir fuori il distintivo della
polizia, spezz la mia resistenza. Ebbe la vittoria. Con me imprigionata al volante fu libero
di prendersi quello che desiderava. Forse era cos che sognava i criminali. Pag doppio e
mi riaccompagn preciso. Divenne un abituale.

Di giorno non giravo tanto, solo per lo shopping. Andavo sola, passeggiavo per corso
Buenos Aires. Acquistavo doppio. Minigonne elasticizzate e body neri per la notte. Jeans
e gonne lunghe per il giorno. Nelle boutique compravo anche su suggerimento dei clienti.
Per uno che veniva con me solo se vestivo tutta in nero, e per un altro che mi desiderava
con una veste lunga e indiana. Uscivo dalla pensione anche per mangiare. Spaghetti alla
bolognese, filetto e tortellini divennero subito le mie passioni. Ma lo erano anche i ristoranti
thailandesi e cinesi che ogni tanto frequentavo. Sempre rigorosamente sola, lontana dalle
altre e dai problemi. Ero quasi una suorina. Ma se devo esse- re sincera, il pi delle volte,
il giorno si risolveva in una brevissima passeggiatina. Per un pezzo di pizza, per un calzone
da mangiare in una squallida tavola calda due portoni affianco. Ero sempre sola. Facevo
shopping, per la parola di un commesso che mi scaldava il cuore.

Saccostarono con una mercedes che era una nave. Lui elegantissimo, un uomo che era
un pezzo di Milano. Quella che navigava bene, che dinverno sabbronza a Santo Domingo
o sdraiata sulle spiagge thailandesi. Lei era biondissima, perfetta per la situazione. Mi
proposero una notte insieme e andarono subito al pratico: Un milionecinquecentomilalire.
Come insieme? Insieme, mi rispose. Io, te e la mia donna, a casa mia. Con te va bene,
ripresi la parola, ma con la donna io non faccio! Chiedeva troppo, insistette. No, alla donna
io non d soddisfazione! Se ne andarono ma dopo dieci minuti riattraccarono al mio
marciapiede. Fu lei che prese la parola, complimentosa: Ok, solo tu con lui, io guardo e
non ti tocco. Ma pago solo settecento! Aggiunse laltro tirando il collo verso il finestrino.
Chiesi alluomo una garanzia. S s, sei garantita, lei guarda ma non tocca. Mi accomodai
nella macchina e salpammo per una casa miliardaria che salzava su tre piani. Dentro una
abitazione cos non ero mai entrata. Musica, whisky e fui ubriaca persa. Mi giravano intorno,
la testa mi girava. Capii che era lei lindemoniata. Mi sfidava, provocava, ed io entrai nel
gioco. Lui mi volle nuda, iniziai lo strip. Ma era lei quella che guardavo. Per tenerla lontana,
per allontanarmi. Le rubavo luomo, fu questa la mia fantasia. Lidea che lievit nella mia
testa. Fui nuda, ed ero stella. Una cometa, lui mi accarezz la coda. Fu a questo punto che
mimposi: Lei deve andare via, dissi convinta. No, lui mi rispose, non questo il patto. Lei
guarda, anche se non tocca. Giravo a mille: Con lei presente io non faccio! Lei stizz, era
eccitata. Entr nel letto mentre lui gi faceva. Scattai come una molla. No, stronza, con te
non voglio! Mi avvicin, la serpe, le sue parole mi leccarono gli orecchi. Era lei, pi di lui,
che mi voleva. Se mi tocchi spacco tutto! Non mi piacciono le carezze delle donne! Furono
urla, voci alte. Mi agitai come una pazza. Lui intervenne spaventato, lallontan, fatic per
trattenerla e farla ragionare. A quel punto la notte era finita, io incazzata. Mi rivestii, si
rivestirono per portarmi in via Melchiorre Gioia: Voglio essere pagata per il tempo perso.
Lui inizi una contrattazione: Ti d duecento. No, voglio le settecento. Lei sera incarognita,
la signora ora somigliava ad una puttana. Lui non metteva mano al portafogli, il pezzente.
Bloccarono la macchina davanti alla Finanza e uscirono dalla vettura. Si allontanarono
veloci dopo aver innestato lantifurto. Questo inizi a strillare come per uno scasso. Mi
spaventai, dalla caserma avrebbero pensato che ero io la ladra, e non loro i truffatori.
Veado, vestita da puttana mavrebbero fermata. Scappai via senza un soldo in tasca.

Jessica sera trovata il fidanzato. Lasci la stanza per un appartamento, Cassandra occup
il suo posto. Linfelice mi rub subito mille e ottocento dollari e qualche franco svizzero.
Me li sfil da dentro lalbum di fotografie dove li nascondevo. Fu lei la ladra, ne sono sicura.
Il padrone-poliziotto organizz una perquisizione generale, senza risultato. Era stata lei,
Cassandra, la bicha disonesta. Di suo, infatti, non era sparito niente. Era stata furba, me li
rub prima di andare a battere al Monumentale. Tornammo insieme allalba e alla scoperta
recit la sua sorpresa. Erano sparite anche due fotografie dove ero proprio bella, due pose
un po azzardate. Rovistai tra sue cose e per due volte fui l l per rifilarle una coltellata.
Giuro, lavrei fatto per davvero, ma col padrone-poliziotto sarei finita subito in galera.
Cassandra divenne la mia nemica. Tutte mi diedero ragione, era lei la ladra. Ci furono litigi
ma dalla stanza non se ne volle andare, fui io a cambiare albergo.

Traslocai alla pensione Clara, in via Pontaccio. Se penso a quellingresso non vedo pi una
porta che conduce dentro un edificio. Vedo una bocca che digrigna i denti. Un animale con
pelle davvoltoio e stomaco dacciaio. Il palazzo, nelle sue viscere tutto era corrotto. L
dentro sannodava un gomitolo di bisce. Ventiquattro, tra loro si accoppiavano. A me, lho
gi detto, quella pratica faceva schifo. Non che alla pensione Giava ci non accadesse. L
per tutto era ordinato, pulito. Il guardiano era poliziotto. Il tuo spazio, se volevi, lo
preservavi da presenze non gradite. Al Clara era impossibile. Cera un commercio che
inesorabilmente timpigliava. Un porta a porta tra di loro e coi clienti.
Quando varcai quella soglia avevo gi accumulato novemila dollari, altri diecimila e sarei
rimpatriata col mio piccolo tesoro. Allora mi sentivo bene, in Europa per me spuntava lalba.
Oggi ricordo, mi rivedo entrare in quellalbergo ma c un sole che diventa nero. Presi una
singola al quinto piano. Come al solito volevo stare sola, ma al Clara tutto saggroppava.
Corpi e voci e non capivi niente. Cerano liti tra di noi e coi clienti. Tra le plastificate e quelle
senza il silicone. Perch le seconde, per reggere la concorrenza, stracciavano i prezzi del
mercato. Tutte si vantavano di aver trovato il ragazzino, il fidanzato. Quello di ognuna
ovviamente era il pi bello. Cerano furti e traffici di droga. Un bordello senza fine, giravano
coltelli. Dopo ogni controllo della polizia cerano sempre espulsioni. Ma per venti che
partivano, in quel periodo, erano quaranta quelle che rientravano. Dal Brasile cera
linvasione.

I trafficanti, con noi, facevano soldi buoni. Non spacciavano sul marciapiede perch era
facile incontrare un cliente poliziotto che voleva la marchetta. La roba arrivava nellalbergo,
era un trans argentino che organizzava la distribuzione. Tutte sniffavano, alcune bucavano.
In albergo solo due la rifiutavano. Ed io, dopo una settimana, non ero pi una di quelle.

Princesa, il tuo alito fa schifo. Se arriva al naso di un cliente ti rifiuta! Milano non Rio, qui
si lavora con la coca e leroina. Era Gianna che mi consigliava. Io, per essere giaguaro,
buttavo gi un miscuglio di whisky e campari. Bevevo molto, e la notte era pi leggera.
Entr nella mia stanza con una striscia di polvere marrone: Lascia lalcool, sniffa questa, il
cliente non sentir pi il puzzo. Non riuscii a finirla, quella striscia. Il fuoco mi usc dagli
occhi e vomitai nel cesso anche laria che avevo respirato. Il calore mi avvamp la pelle, i
vestiti mi scottavano. Mi ripresi dalla botta e unora dopo ero su via Melchiorre Gioia che
battevo nuda. Alle due di notte Gianna venne a trovarmi per vedere come stavo. Sniffammo
unaltra striscia, mi cost cinquantamila lire. Tornai in albergo alle sei del mattino, dormii
come una dannata. Mi svegliarono nel pomeriggio per unaltra striscia. Pagai altre
cinquanta e rotolai a precipizio. Con linverno arriv la mazzata, col freddo battere senza
eroina era impossibile. La pelliccia da sola non bastava. Inoltre a Milano, se non battevi
oscena, la concorrenza era spietata. Pi sniffavo, pi spogliavo. Fatta di eroina mi vendevo
il culo e non sentivo niente.

Un cliente di trentacinque anni mi offr mezzo milione per una notte intera. Mi chiese pure
se tiravo cocaina. Ero gi a rota, pippavo tutto, e non ebbi esitazioni. Era un bel moro.
Aveva la barba e baffi spessi e neri. Atletico, un corpo da modello. Guid veloce verso un
albergo di Varese. Mi fece spogliare e poi mi chiese di passargli le mutandine. Se le infil
lungo due gambe maschie e pelose. Poi volle le mie calze e le scarpe con i tacchi a spillo.
Si mise davanti allo specchio e inizi a posare. Di fronte, di fianco, di dietro. Giravolta e
avantindietro. Sbottai a ridere per quanto era grottesco, ridicolo sul serio. Un uomo barba
e baffi vestito da puttana. Non credo di essermi mai divertita tanto. Era simpatico, non se
la prese a male. Gli dissi, piegandomi in due dalle risate: Sei bello, sei donna e sei barbuta!
Preso nella sua immagine non ascolt nemmeno. Seduta sul letto lo guardavo, e unombra
nera, un pensiero scuro, mi pass sul volto: C un uomo dentro i miei vestiti! Il suo numero
di scarpe anche il mio.

Erano in mille, forse duemila. Quella tempesta gi la conoscevo. Saddens in lontananza,


con tanto di fulmini, tuoni e lampi minacciosi. Cera stata linvasione, ed ora in via
Melchiorre Gioia, ma anche via Pirelli, a San Siro e al Monumentale, gli abitanti della zona
erano in agitazione: La polizia non provvede, facciamo noi da soli! Preservativi e siringhe
nei parcheggi dove giocano i bambini. File di macchine, clacson, liti e caos fino alle cinque
del mattino! Basta, facciamo pulizia! Cerano stati tanti titoloni sui giornali e proteste alla
televisione. Ma era la prima volta che vedevo a Milano una burrasca di bastoni e manici
dombrello. Ebbi paura ma non mi sentii persa. Qui, in Europa, non tammazzano per
strada. Ma quella sera, se cera il faccia a faccia, non erano solo pugni e legnate. I veados,
messi alle strette, non sono tenerelli. Vengono da lontano, da un corpo duomo e da citt
immense e affamate. Sono in molti che sanno di coltello. Se cera il corpo a corpo poteva
anche scapparci il morto per strada. Ma arrivarono sirene e luci lampeggianti. Parole
concitate tra polizia e manifestanti, accuse e battibecchi. Le urla smorzarono la rabbia e
per noi che fuggivamo il rischio divenne soltanto quello di un foglio di via.

Al Clara, quella notte, erano in molte ad essere incazzate. Dicevano di aver visto tra i
manifestanti anche i clienti.
Salii su un treno per allontanare la bufera. Su consiglio di Marly e Severina andai a
Montecatini. Un bel paese, piccolino. Alloggiai al Buenos Aires per due settimane. Di giorno
facevo marchette lungo lautostrada. Di notte passeggiavo i marciapiedi di La Spezia.
Anche a Viareggio e a Forte dei Marmi per noi cera un buon mercato. Ma tra taxi, albergo
ed eroina spendevo oltre mezzo milione al giorno e in tasca non mi rimaneva niente.
Le specchiere andarono in frantumi. Fragorose, tintinnanti. I vetri delle finestre saltarono
gi per via Pontaccio. Cominci cos, alle nove del mattino. Quattro trans, quattro bulldog
in minigonna bloccarono luscita. Noi altre, tutte dentro, divenimmo valchirie combattenti.
Venti furie scatenate. Sniffammo, bevemmo, ci abbandonammo ad una guerra contro
luniverso, alla demolizione dellalbergo inospitale. Scassammo tutto. Dai muri sradicammo
i lavandini. La rabbia prese il ghigno di una festa indemoniata. Furiosamente. Nessuno ci
fermava. Uscimmo dalle stanze con appresso fumo e fiamme. Urla maschili e corpi
femminili. Le regine, le puttane. Culi dorati, serpi maledette. Repentinamente. Bast un
dubbio e lesplosione risucchi se stessa dentro una calunnia, la certezza: stata
Cassandra! lei la ladra! Bast uninsinuazione, divenne sicurezza. Lagguantarono per i
capelli, le stracciarono le vesti. Le insanguinarono la faccia, la massacrarono di botte. Dur
poco, ero l dentro. In mezzo a tutto quel casino, unghie lunghe che affondavo. Per
Cassandra non ebbi compassione, la nemica. Fuori di testa, ero fatta deroina. Salii in
camera, presi il salvabile, diedi fuoco al resto. Provai a fuggire dallinferno ma le quattro
che stavano alla porta sbarravano luscita. Una gran bella pensata! Una stronzata. Volevano
laiuto della polizia perch loro, le carine, si sentivano le vittime, e la devastazione meritata.
Un atto di giustizia, una vendetta contro il mondo per il furto che avevano subito: una
cinquantina di milioni sottratti dalle cassette portavalori. Sei di quelli erano i miei.
Carabinieri, pompieri e poliziotti inchiodarono davanti al Clara, diedero uno sguardo,
chiamarono rinforzi. Al commissariato ci chiesero i permessi di soggiorno e fu di nuovo
rissa. Del furto non gli fregava niente. Ci diedero il foglio di via e la pensione venne chiusa
per alcune settimane.

Il giorno prima ero tornata dalla Toscana. Non lho detto ma alla pensione scopavo gratis
con il figlio del padrone. Mario, un ragazzino di diciassettanni. Un uccellino che si
affacciava al nido gi pronto per il volo. Il piccolino, aveva unapertura dali che era quella
di un pappone un malandrino. Il ragazzetto mi aveva fatto perdere la testa. Pieno di vita,
per me era un vanto averlo dentro il letto. Per le altre solo invidia. Gli lasciai in custodia tre
catene doro. Una gliela misi al collo e lui accett il regalo. Divenni subito gelosa,
inevitabilmente. Lagganciai alla mia catena con un clic dietro la nuca, ognuna che
lavvicinava diventava mia nemica. Sospettavo tutte, non volevo nemmeno lo guardassero.
Ma il piccolo era carognetta, lo sapevo, lavevo gi visto in volo e lo stile era quello del
magnaccia. Andava da quelle che sniffavano, gli chiedeva il culo, se rifiutavano lui le
ricattava. Gli spillava i soldi, era bellino, era figlio di padrone. Per questo tutte per lui erano
in gara. Quella sera lo trovai rilassato sul divano in compagnia di Giordana, una bicha che
era una bellezza. Una siliconata, fresca fresca di Brasile. Era pi femmina di me, entrai in
fibrillazione. Gli passai davanti come se nulla fosse. Lui si alz e venne a porgermi la chiave
della stanza. Gli abbassai il collo del maglione per vedere se portava ancora il mio collare.
No, mi disse, lho riposto nella cassetta portavalori. Salii al quinto piano e per telefono lo
allontanai dalla concorrente. Sali, gli dissi, portami le tre catene! Me le mise nella mano, le
buttai nel cesso con lo scarico in azione. Nel gorgoglio del water lui ci perse gli occhi. Vide
loro scomparire e mi rifil un pugno in faccia: Stronza, puttana maledetta! Figlio di puttana
sei tu! Volevi regalarle a quel culo seduto gi di sotto! La brocca mera partita. Stava sulla
porta e gli chiusi le dita tra i battenti. Gli spezzai una falangetta. Lui url dal dolore e io
testa malata minacciai di buttarmi dalla finestra per tenermelo al guinzaglio. Il giorno dopo
partecipai alla devastazione.
Il primo foglio di via non era un gran problema. Battevo Milano ma gi pensavo a Roma.
Una piazza buona per sparire qualche settimana, sullautostrada non ci volevo ritornare.
Chiesi a Jessica di ospitarmi nella sua abitazione. Lei aveva il fidanzato e lappartamentino.
Mi chiese una cifra esagerata per una stanza in subaffitto. Con lei, per, non cera alcun
problema per rimediare leroina. Con lei mi arrivava dritta a domicilio.

Un cliente mi abbord al Monumentale. Uno come un altro, niente di particolare. Mi chiam


per nome: Principessa, sei tu quella che cercavo! Salii in macchina e capii subito che era
uno povero in canna, uno squattrinato. Non era unintuizione da veggente, prov a
chiedermi lo sconto. Erano trenta in bocca, cinquanta nel didietro. Lui lo sapeva, ma in
tasca aveva solo quarantamila lire. Fui dura, dissi no: Per lo sconto cercatene unaltra. Va
bene, disse mesto, vada per la bocca, a cinquanta non ci arrivo. Iniziai veloce per liquidarlo
in fretta, ma lui non veniva. Pass un minuto, lentamente. Poi cinque, e ancora niente. La
mandibola inizi a farmi male. Provai di tutto, ogni tanto alzavo gli occhi desolata. Nulla,
dovetti concedermi una sosta. Gli dissi di sbrigarsi che per trentamila non potevo farci
giorno. Mi rimisi a testa bassa e tentai cento trucchi del mestiere. Niente da fare, il suo
pisello era di gomma, non sinduriva. Se non me lo toglievo dalla bocca lavrei azzannato.
Mozzicato, per dar soddisfazione alle mascelle che mimploravano di serrare. Mi girai
sconfitta e gli dissi ok, mi arrendo, dammi altre diecimila e prenditi il didietro. Fu lungo
uguale, sagit e venne. Era Domenico, diventer il mio amante. Il fidanzato.

Promessa fatta, la mantenni. Presi un aereo per il Brasile. Prima di arrivare a casa feci una
sosta a San Paolo per riprendermi dalleroina. Non sniffai, tentai. Volevo presentarmi con il
viso acceso, illuminata. Senza lombra pallida di Milano addosso.

Tutti aspettavano Fernando, quello che se nera andato. Ma non avevo pi vergogna, era
Fernanda quella che tornava. Avrei affrontato Ccera, lvaro e Adelaide, le mie tre
preoccupazioni. Tornavo da mia madre, ma non risalivo alla sorgente. Come il piccolo fiume
che attraversa la mia terra avevo cambiato nome e corpo seguendo la discesa, londa lunga
che lunisce al mare. Dove sei maschio o femmina senza rimedio. Ed io finalmente ero
Fernanda, n gay n omosessuale. Perch mia madre mi voleva militare? Ccera mischiava
i semi, io non li sapevo separare. Ero in trappola e non riuscivo a districarmi. Se non fosse
stato per quello scherzo iniziale, per quel corpo che non mi corrispondeva, con lei avrei
abitato bene. Ne sono sicura: Fernandinha, dentro casa a lei piaceva.

Tu sei mio figlio? Ma io tho partorito maschio! Pianse, si sent in colpa. Se la prese con
Dio, col diavolo, per quel capriccio che aveva coinvolto un innocente. Fernandinho, suo
figlio. Voleva il mio perdono. Era invecchiata, singhiozzava per la confusione. Poi si risolse
in volto asciutto e duro. La conoscevo bene quella sua espressione: Sei vivo, questo
limportante. S, ero vivo, anche se indossavo una gonnella. Meglio cos che bandito o
criminale: la porta del paradiso per me non si sarebbe chiusa. Mi domand se mi sarei
sposata, se un giorno avrei potuto avere un figlio.
Adelaide rideva a crepapelle. Una risata cristallina, svapor le lacrime materne. Coinvolse
tutti nella sua allegria e inizi la festa. Mi prese per mano, ci chiudemmo in una stanza:
Fernando, Fernandinha, fammi vedere, sei come me anche tra le gambe? No, non ti faccio
vedere, mi vergogno! Rideva, sorellina, mi tirava su le gonne. Entrai nel gioco e le mostrai i
seni. Anche il sedere, era perfetto. I suoi occhi ridevano, meravigliosamente. Volle sapere
dei miei amori, le dissi che ero fidanzata. Parlammo del trucco e di tutti i miei vestiti. Uno
sfarzo, ero agghindata come una signora. Avevo con me pacchetti e pacchettini. Tutti regali
da Milano, profumi, camicette e vestitini.

Edvania e Rosi le vedevo per la prima volta. Due nipoti di otto e nove anni. Giocavano,
correvano, aumentarono la confusione. Nonna! zia Fernanda lo zio che aspettavamo?
Ccera non sapeva pi dove aggrapparsi. S, Fernando vostra zia. Una magia.

lvaro, eccola qui laltra preoccupazione, una sorpresa: davanti a quella mora prosperosa
fu gentile e tollerante. Addirittura divertito. Alla partenza insistette per farmi rimanere.

Ero una favola, tutti mi vollero abbracciare. Per il Stio la mia metamorfosi era un evento
eccezionale.

Aldir, la mia prima gelosia, il primo sentimento. Buss alla porta con sua moglie. Entr, era
gi vecchio. Indeciso, mosse un passo, poi ci fu labbraccio. Ero profumata, ben vestita,
come una diva della televisione. Mi strinse forte. Il nostro segreto era stato custodito.
Parlammo fitto, di me, di lui e del suo figlioletto. La moglie non diger lesclusione. Non
capiva, noi non le badammo. Solo Ccera si accorse della sua gelosia. La prese da parte e
le disse di non preoccuparsi. Le attenzioni che Aldir mi rivolgeva non erano peccato. Era
Fernandinho, il cuginetto, quella che suo marito accarezzava. Innocentemente, la
contadina fatic di testa: Se quella donna un uomo, non devo essere gelosa. Lingenua,
il giorno dopo venne a portarmi le sue scuse.

Maria Aparecida fu una contentezza: Oh, Fernandinho, dov il tuo principe azzurro? In
Italia, Aparecida. Tornammo intime, mi chiese se avevo le mestruazioni. Arrossii, glissai con
un giro di parole.

Genir, lui mi sorprese. Si present con barba, baffi, due figli e una seconda moglie
appresso. Il piccolo toro era cresciuto. Ci chiedemmo che cosa fosse successo. Arriv
anche Ivanildo e fu di nuovo festa. Noi tre, i giochi della foresta.

A Campina Grande aprii un conto in banca, una decina di milioni. Gran parte del tesoro me
laveva rosicchiato il vizio maledetto. Sullaereo, volando per Lisbona, giurai a me stessa
che non avrei pi sniffato. Solo tre mesi di lavoro intenso e poi sarei per sempre ritornata.
La prima notte, al Monumentale, lavorai senza eroina. La seconda ricominciai peggio di
prima.

Domenico, divenne un cliente abituale. Sempre in macchina, lalbergo per lui era costoso.
Era lento, interminabilmente. Non gli concedevo sconti, poi divenne mio marito. Il principe
azzurro montava gli antifurti, un operaio. Gli proposi il viaggio di nozze in Brasile. Gli chiesi
di affittarmi un appartamento e lui lo prese. In via Leoncavallo, dentro una bella palazzina.
Per mettere insieme i tre milioni dellanticipo partii per la capitale. Milano era appestata,
invasa dalla concorrenza. Di Roma, invece, si parlava bene.

Lesordio lo feci in via Padre Semeria, la Fiera di Roma era il riferimento. Un teatro
sottotono. Un inizio stravagante. Un gran signore brizzolato pag triplo per bere whisky
dalla mia scarpa. Divenne un abituale. Delicatamente, una volta a settimana, mi sfilava il
calice dal piede. Colmo di liquore se lo portava religiosamente in bocca. Nella scarpa, il
suo delirio. La bordeggiava con le labbra, la sfiorava con le guance. Affettuosamente, tra
le sue mani, la baciava sulla punta.
Poi scelsi lEur, battevo sotto il fungo, ed era la mia zona preferita. Strade larghe, tanto
verde intorno, una concorrenza misurata. Non cera bisogno dindiavolare la marchetta con
culi scoperti, strip e tutti gli accessori. Il cliente romano andava sul serioso, talvolta battevo
anche con la gonna lunga, salvo poi invogliarlo alloccasione. Anche il lungotevere era una
bella passeggiata. Il Flaminio, invece, lavevo scartato ancora prima di arrivare. L cera il
puttanaio. Spettacoli infuocati, la solita giostra di abbaglianti, liti, clacson e proteste della
gente. Un circo urlante, il fermo di polizia era una certezza.
Uno era grasso e laltro magro: Signorina, favorisca il passaporto. Accadde mentre
camminavo per via Palestro con Daniela. Lei sera appena allontanata per incontrare il
trafficante. Eroina, anche a Roma, inesorabilmente. Io laspettavo fissando alcuni
pupazzetti di peluche che mi guardavano curiosi da dentro una vetrina: Il passaporto sta
alla pensione Primavera di via Principe Amedeo, risposi agitata ai poliziotti. Col cuore a
centoallora ci arrivai scortata dai due agenti. La vecchia, occhi di mostro, sostava sulla
soglia dellingresso. Nella pensione, in assenza del padrone, era lei che governava. Gli
consegn il mio passaporto, mi allontanarono dalla conversazione. I due, la vecchia e arriv
anche il padrone. Intuii landazzo, presi la chiave della camera e mi chiusi dentro. Col
telefono chiamai la vecchia: Ti prego, non farli entrare. Impossibile, sono della polizia!
Bussarono, aprii. Furono dentro, il grasso con il magro. Il primo mi fu subito addosso. Il
secondo, ipocrita, gli diceva di lasciare stare. Il ciccione mi prese il culo, laltro rimase a
guardare.

Mi nascosi sotto il letto: Domenico mi tradisce, pensai aspettando che arrivasse a casa.
Ossessivamente, ero di nuovo posseduta da quel sentimento devastante: Per cinque giorni
resta solo, sicuro, lui va con le altre e gli paga la marchetta. Oppure porta le donne
nellappartamento, il maritino. Ero partita per Linate con lanticipo di un giorno, volevo fargli
una sorpresa. Lo sapevo, quella sera sarebbe passato per via Leoncavallo prima di andare
a dormire dalla mammina. Lo sentii manipolare con le chiavi dietro la porta, ma non gli corsi
incontro ad abbracciarlo. Mi infilai sotto il letto, non mi feci trovare. Fu tutto regolare, non
aveva trans o donne appresso. Concluse quello che doveva fare, spense le luci e chiuse la
porta. Io restai dentro, sniffai una striscia per dormire. Con unaltra ancora, al mattino, mi
preparai per il week-end da signora. AllIdroscalo, preparando a casa la cenetta.

Occhi di mostro, il combattimento era iniziato: Sono malati, ecco perch vengono con te,
schifosa! Sono affari miei, stronza, voglio vedere cosa dici a tuo figlio se scopri che va coi
transessuali! Gli sputo in faccia, cosa zozza, lo caccio via di casa! Sei invidiosa, per te ci
sono solo i vecchi storti, da me vengono i ragazzini. Cinquantanni, occhi di mostro ci
odiava, mi detestava. La ladra di profumi, la grassona. Con la scusa delle pulizie sparivano
le bottigliette. Ero salita con un cliente per fare una marchetta lunga una notte intera. Per
la camera, in questi casi, cera sempre da pagare doppio. Ed il cliente che deve chiudere
quel conto. Il mio lo fece, ma la megera venne da me a pretendere di nuovo il saldo. Trov
la lite, fui velenosa. La guerra era cominciata. Per la storia dei due poliziotti, per i furti, per
la sua faccia soddisfatta. Un rospo, la bavosa era baffuta.

Unaltra striscia di eroina. Le tre di notte, lultimo cliente. Uno di quelli che sembrano
arrivati. Body building, cravatta allentata e qualche ricciolino. Un vestito che era una divisa.
Sono tutti uguali, li vedi in Prati alle nove e trenta del mattino. I finti, i precisini. Per me,
lultimo incasso della nottata. Dentro una bella macchina, mi penetr prendendomi da
dietro. Con la mano mi frug davanti: Ma tu sei maschio! Esclam, sinnervos, ebbi paura.
Cominci a colpirmi sulla schiena. Non farmi male, ti d i soldi indietro! Me lo staccai di
dosso, lui mi teneva. Spingeva, il finto. S che lo sapeva! Solo veados a quellora del
mattino. Risaputo, lui mentiva. Si raccontava la bugia, il frocio camuffato. Non moll la
presa, mi scopava, sembrava una tragedia, mi stringeva anche luccello: Ormai ci sono e
faccio, la giustificazione. Pag cinquanta e scapp veloce, il suo piacere linseguiva.

Michelle batteva il lungotevere, era morta. Ossuta, senza pi carne addosso. Una schifezza
di mondo andava ancora a chiedergli la marchetta. Pagavano, per grufolare dentro quel
cimitero. Al Flaminio, poco tempo prima, era una stella. Bionda, di origine tedesca. Un
angelo atterrato a Roma dal Brasile. Sul lungotevere parlammo per cinque minuti. LAids
era conclamato, i segni unevidenza. Li ho visti con i miei occhi, fermavano la macchina e
lei saliva. Ma come fai Michelle? Fermati, altrimenti la rovina! Vedono la morte che
cammina eppure non gli frega niente. Pagano, per un orgasmo dentro quel disastro. Io non
so cosa li morde nella testa. Non vogliono il preservativo, pagano doppio se li accontenti.
Ma Michelle era gi cadavere, si vedeva. Perdio, nemmeno in Brasile le avrebbero chiesto
la marchetta. Li ho visti, li rivedo ancora. Sul lungotevere che scherzano, contrattano il
prezzo con la morte. La loro, quella che hanno dentro il cuore. Lei no, Michelle era viva.
Faticosamente, combatteva per i suoi tre grammi di eroina. Dei vizi decadenti di tutti quei
merdosi non le importava niente. Si ribellava, rassegnata nella sua rovina. Terribilmente, lei
viveva. Penosamente, mor per un infezione polmonare. Fin cos, con laids e leroina.

Cal bucava forte, le vene dellinguine gi bruciate. Si iniett una dose non tagliata e mor
allistante. Con lei, quella sera, cerano due maledette. Le due disgraziate la videro morire.
Non mossero una paglia. Le jene, le sfilarono dal braccio lorologio. Frugarono negli abiti,
dentro i cassetti. Le arraffasoldi, le rubarono altri diecimila dollari. La trascinarono fuori
dallappartamento tirandola per i piedi. Labbandonarono sulle scale per non avere
problemi con la polizia: Il denaro serve ai vivi, i morti non lo sanno usare! Le due fogne,
erano sue paesane. Non le organizzarono nemmeno il funerale, la spedizione della salma.
La buttarono via per le scale. Ecco perch mi vergogno della mia categoria. Tra transessuali
c solo invidia e gelosia. C cattiveria, rapina e infamit. cos, le altre sono favolette da
salotto, storielle imbellettate. Lo dico io, Fernanda, Princesa e transessuale.

Ancora unaltra striscia, la notte mi scappava. AllEur, sulla Colombo, non mi accorsi
nemmeno che sera fatto giorno. Mi ritrovai puttana in mezzo a tanta gente, la luce del sole
che svelava lo sconquasso. La disfatta, dopo tanti corpi addosso. La mezza pelliccia di
finto leopardo presa allUpim dellEsquilino mi inchiodava come un riflettore acceso sul
protagonista: un clown, una puzza di piscio a colazione. Erano le sette del mattino, mi
ritrovai in mezzo a tute doperai, studenti e donne di servizio che andavano nelle ville a fare
pulizia. Tutti andavano al lavoro, dignitosamente. Non cera un taxi a pagarlo oro,
sprofondai nella vergogna. Io, che di giorno ero una signora, confusa con le maledette. Con
quelle che dopo la nottata insistono intorno alla stazione. Sfatte, il trucco liquefatto che gli
sbrodola sul viso. Entrano e escono dalle pensioni, non si danno pace. Trafficano, la barba
che rispunta. Cercano coca ed eroina, le pagine sbagliate. Sono sempre fuori posto. Per
questo dalla pensione uscivo poco, dal lavoro rientravo sempre che era ancora buio. Ma
quella notte mera scappata. Sullautobus tutti mi guardavano, sentii gli occhi di mia madre
addosso. Accesi la luce della stanza, illuminai la mia desolazione. Telefonai a Domenico
che stavo male: Vieni a Roma, non ce la faccio a partire per Milano. Mi addormentai,
anestetizzata da un altra striscia deroina.

Domenico non voleva assumersi le sue responsabilit. Non mi presentava ai suoi fratelli, ai
genitori. pazza, una pretesa stravagante, penseranno i benpensanti. Ma io credo che
un uomo debba avere il coraggio delle sue azioni. Davanti a Dio e alla societ intera.
Domenico, invece, della sua famiglia aveva paura. Era fragile, lo vedevo. Gli pagai laereo
per venire a Roma. Laccolsi bene, prima tirai su altra eroina. Veniva il fidanzato, il maritino.
Me lo rivestii da Coin, gli comprai le scarpe in via Merulana. Piena di buste e bustine
recitavo un sabato sera con un belluomo affianco. Una normalit, la mia follia. In camera
andavo al bagno a sniffare di nascosto: Vieni con me, andiamocene in Brasile, non resisto.
Lo sai, non posso, c mia madre che sta male. Mi aggrappavo a lui per uscire dalla melma
ma lappiglio non reggeva. Cedeva, la fanghiglia mi travolgeva. Torn a Milano, di luned
ricominciavo.

Occhi di mostro mi attaccava. Sputava freddo sui passi che lasciavo. Vennero di nuovo, il
grasso con il magro: Dov la mora dellaltra volta? in camera, sempre alla diciannove, il
rospo, la confidente gli parlava. Lodiavo, lodiavamo. Era una spia. Vidi tutto attraverso
uno spiraglio e mi rifugiai nella stanza di Daniela. Bussarono, una bussata poliziotta.
Nessuno apr la porta, se ne andarono delusi.

Mi beccarono col culo nudo, ebbi il quarto foglio di via. Un altro ancora e cera larresto o
lespulsione. Lavvocato mi spieg la procedura, pagai salato ma sistem tutto. Uscii
dallItalia con un aereo per Lisbona, solo tre giorni. Rientrai dalla Svizzera, sempre
clandestina. Quella breve uscita aggiustava la mia posizione. Avevo bisogno di soldi e la
sera stessa che atterrai a Fiumicino arrivando da Linate salii di nuovo sulla giostra che
girava. Ricominciai a sbattermi tra Caracalla, lEur e lungotevere. Pippavo coca e eroina
per lavorare. Battevo per sniffare. Del tesoro accumulato non rimaneva quasi niente.
Spendevo tutto tra Roma e Milano, per droga, viaggi e tutto il corollario. Nella cassetta
della pensione Primavera rimanevano solo quattromila dollari. Una miseria, avevo smesso
di sognare.

Mi striscio gli occhi coi colori, impasto le labbra di rossetto. Non pi il bel rituale, profumo
il corpo, lo porto alla svendita finale. Sputo sperma, mi ungo il culo. Sniffo eroina, non ho
pi futuro. LEuropa spenta, io brancolo nel buio. Non so pi che voglio, perch lo faccio.
Non fa pi giorno, non so pi chi sono. Perla, Dio mio che destino, non me la stacco pi di
dosso. Sento le voci. Ccera, voglio dormire. Addormentarmi, dentro una carezza. Io mollo
tutto, torno a casa. Ma che si suona questo stronzo! S s, la faccio la marchetta: Cinquanta
il culo, trenta il bocchino, ma abbassa gli abbaglianti stronzo! Dio mio no, questo linferno,
questo un infelice. Tra le gambe ha un cazzo che un fondo di bicchiere, un disgraziato.
Parla, parla, parla, vuole parlare della sua disgrazia. Tutte le donne lhanno abbandonato.
Ma io che centro? Ognuno brucia solo nel suo inferno. Il nostro, tra le gambe. No, la
marchetta non te la faccio, tu sei malato, vattene da una puttana. Ma lui mi parla, io sono
al buio. Tiro su una striscia, non scendo dalla vettura. Lo sento, non ascolto. Soffia vento
nella mia testa. Un poveraccio, un derelitto. Dio mio, che faccio. Mi ungo ancora il culo,
non c preservativo che lo contenga. Perch non me ne vado? Piano, fai piano animale!
Fermati stronzo, non ce la faccio! Perdo sangue, mi scalda tra le cosce. Vattene via bestia,
lasciami stare. Ha la testa tra le mani, io linsulto. solo un infelice, ma io non ce la faccio.
Via tutti, voglio soltanto dormire.

Stavo male, il sangue rappreso tra le gambe. Ancora una sniffata, volevo finire, chiudere gli
occhi nel mio letto. Riaprirli, su pareti e volti familiari: Domani parto per il Brasile, mollo
tutto. Ma occhi di mostro stava sulla soglia che aspettava. Dammi i soldi vecchia, domani
parto. Niente soldi, principessa, la tua cassetta vuota. Rideva, la bavosa. Il rospo
maledetto. Tira fuori i soldi che ho depositato, se no tammazzo! Chiama la polizia, se hai
coraggio! Due amiche mi portarono via, mi chiusero nella mia stanza. Immobile, luniverso
mi rovinava addosso. Mille mani mi facevano a brandelli: Io lammazzo a quel diavolo
inquartato! Aprii la porta, stava spicciando la cucina. Vedevo solo orrore, non vedevo
niente. Fece un urlo, maccec la testa. Accoltellai il mondo colpendola alle spalle. Lei
safferr al mio braccio con forza disumana. Il mostro, mi vomitava ancora addosso: Frocio
maledetto ti far internare! Le rifilai la seconda e la terza staffilata. Io sono maledetta. La
vecchia, per terra, ansimava. Sanguinava, era anche lei una poveraccia. Fuori di senno,
corsi per via Manin verso la chiesa allEsquilino. Minseguivano, gli insulti mi mordevano
alle spalle. Ero maledetta, mavrebbero linciata. Urlai che ero assassina, mi consegnai a
una volante che passava. Chiesi aiuto, la muta di rabbiosi alle spalle ringhiava. La pattuglia
mi port via in manette. Ero salva, lontana da una folla che non cera.

Ci fu il processo, una condanna: sei anni per tentato omicidio. Mi fecero le analisi: sifilide e
sieropositivit.
Senza sforzo, nelle braccia del demonio, in Europa, ci si arriva a bassa voce,
silenziosamente. Qui da voi, non si muore fragorosamente. Sparati o di coltello, tra urla e
sforbiciate.Qui si sparisce zitti zitti in sottovoce. Silenziosamente. Sole e disperate. Di aids
e di eroina. Oppure dentro una cella, impiccate a un lavandino.Come Celma, che vorrei
ricordare. Dormiva nella cella a fianco, dentro questaltro inferno dove ora vivo e che ho
deciso di non raccontare.

Intervista*

Maurizio: Princesa. Qual la storia di questo nome?


Fernanda: una storia curiosa. A ventanni, nel millenovecentottantatre, lavoravo in un
ristorante molto famoso; un ristorante che aveva due padroni, due fratelli, entrambi ufficiali
dellaeronautica. Si chiamavano Omar e Risomar. Io lavoravo in cucina. Ero il sostituto di
un cuoco che si chiamava Arlindo. Un giorno Risomar si lament con Arlindo. Gli disse di
non fare i due riposi settimanali proprio nei giorni in cui veniva a pranzare, e questo perch
nessuno sapeva fare il suo piatto preferito: il filetto alla parmigiana. Arlindo rispose che
cera unaltra persona che poteva farlo buono come il suo. Risomar chiese chi fosse questa
persona e Arlindo rispose che potevo farlo io: Fernandinha. Accadde cos che Risomar,
davanti a tutti, mi disse: Senti mia princesinha (principessina), se riesci a fare il filetto alla
parmigiana come piace a me sarai la princesa del mio ristorante. Dopo un po chiamai il
cameriere per portare a Risomar il mio filetto alla parmigiana. Tutti, in cucina, pensarono
che mi sarei presa un rimprovero. Invece Risomar mi fece i complimenti e mi aument
anche la paga. Fu cos che divenni Princesa. Poi, di notte, molti clienti quando mi cercavano
chiedevano: Chi la bicha che si chiama Princesa? Anche qui, nel carcere di Rebibbia,
quando arrivai, nel novantuno, gli altri trans mi conoscevano come Princesa. Oggi
preferisco essere chiamata Fernanda. pi discreto, Princesa non si capisce. Una volta in
un bar un trans mi chiam Princesa e tutti i clienti si voltarono per vedere chi fosse questa
Principessa. Fernanda pi discreto.

Fuori ti capitava spesso di dover discutere con le persone che incontravi per essere
chiamata con il nome femminile di Fernanda?
No, non ho mai avuto bisogno di discutere molto per farmi chiamare Fernanda. Anche le
persone che conoscevano il mio nome da maschio, come i padroni delle pensioni in cui
abitavo, mi chiamavano Fernanda. Con rispetto.
Fuori dal carcere chi mi conosceva mi chiamava Fernanda, anche se sapeva che sul mio
passaporto cera scritto Fernando; altri mi chiamavano signora o signorina. Fuori non ho
mai avuto problemi al riguardo. Mai. Nei ristoranti i camerieri mi chiamavano signorina.
Anche i clienti che mi usavano come uomo, mi rispettavano come donna.

E in carcere, come ti chiamano le guardie, gli operatori penitenziari, i medici e gli altri
detenuti?
In carcere le guardie, per rispetto del loro lavoro, per la direzione, mi chiamano al maschile;
sono obbligati. Ma se fossero fuori non mi chiamerebbero al maschile, mi chiamerebbero
Fernanda, ne sono sicura. Due anni fa, quando ero fuori, ho conosciuto uno di loro. Era mio
cliente e mi chiamava Fernanda. Quando per mi incontr qui dentro, forse per non attirare
dei sospetti su di s, cominci a chiamarmi Fernando. Capisco molto bene perch abbia
fatto cos. Qualcuno di loro, per scherzo, senza che gli altri vedano mi chiama al femminile,
una cosa normale. Anche il direttore del carcere mi chiama Fernando, per forza, ma non ho
dubbi, se mi avesse conosciuta fuori mi avrebbe chiamato Fernanda. Il prete mi chiama
Fernanda. Qualcun altro, i volontari della Caritas e qualche medico, mi chiamano Fernanda.
Per una cosa normale per questa gente avere due regole. Per i detenuti, invece, c solo
una regola e basta: Fernanda.
Da quando sto in carcere, solo due tra i detenuti che conosco mi chiamano al maschile.
Non ho mai capito perch chiamano solo me al maschile, mentre gli altri trans, molto pi
maschi di me, li chiamano al femminile.

Qualche tempo fa ho visto un trans di nome Kelly litigare furiosamente perch un detenuto,
con disprezzo lo aveva chiamato frocio. una cosa che accade spesso in carcere? E
fuori?
No, una cosa che accade solamente in carcere. Fuori dipende da come uno si comporta.
Fuori, a chi si comporta bene, non succede. A me non quasi mai successo, solo con
qualcuno ubriaco. Conosco un trans che in carcere considerato la pi femmina. Per come
si comporta dicono che sembra una ragazzina. Si chiama Celma. veramente la pi
femmina, nella voce e nel comportamento. Eppure ho visto qualcuno, sia tra i detenuti che
tra le guardie, chiamarla frocio. Ho visto delle guardie chiamare frocio anche Gianna, un
trans molto femmina, ma forse in questo caso proprio per come si comporta. Tra di noi
non usiamo mai questa parola. Anche se ci sono alcuni che hanno la barba, io ho sempre
avuto per loro questo rispetto. Anche se non siamo mai daccordo, su questo per ci
rispettiamo.

E tu ti arrabbi se qualcuno ti dice che sei un gay o un omosessuale?


Mi arrabbio s! Perch anche se faccio parte della stessa razza, e faccio quello che fa anche
il gay o lomosessuale, siamo diversi. Il gay si presenta davanti alla famiglia come un uomo,
vestito da uomo. Solo di nascosto vuole dire che femmina. Tanti di loro vanno sia con le
donne che con gli uomini; poi usano la cravatta. Il trans, invece, si traveste da donna
davanti a tutta la societ.
Anche se c poca differenza tra gay, omosessuale e trans, ed quasi tutta la stessa cosa,
il gay riservato; il trans, invece, non ha paura, dichiarato, si mostra a tutto il mondo;
lomosessuale discreto, nasconde il suo disagio o il suo vizio alle persone estranee.
Comunque, ognuno ha il suo carattere.

Bene, se ho capito, da quando hai deciso di diventare Fernanda anche nel corpo, molti ti
chiamano al femminile, ma capita per che certi clienti alcune volte ti chiedano prestazioni
da uomo.
S, questi per non sono solo clienti dei transessuali, sono anche clienti delle donne. Non
esiste una pratica per cui si pu dire che questi vanno solo coi trans. Questi vanno
sicuramente anche con le donne.
Comunque vero, ci sono clienti che ci chiedono un comportamento da uomo con loro.
Ecco la confusione. Generalmente quasi tutti sono sposati o hanno una donna al loro
fianco. qui che molta gente si sbaglia: quando si pensa che se un uomo va con un trans
sia, per questo, un frocio. Non cos.
Certo, se si vede questuomo con un gay diverso! Perch il gay che aspetto femminile ha
da offrire a un uomo?
Insomma, ci sono clienti che vogliono dal trans solo comportamenti da uomo. Ce ne sono
altri invece che chiedono al trans tutte due le prestazioni: da uomo e da donna.

Anche tra i transessuali in carcere c chi si comporta da uomo?


S, c chi si comporta cos. E non solo in carcere ma anche fuori. Il motivo sono i soldi.
Anchio mi sono comportata da uomo per ottenere soldi da questi clienti. Mai per mi sono
comportata da uomo con una donna o con un altro trans. Per me un trans che si comporta
da uomo con un altro trans una tristezza, uno schifo. Conosco tanti trans che lo fanno.
Anche con me hanno voluto provare, sia dentro che fuori. Un mio connazionale ci ha
provato. Ha insistito, ho detto no. Io non so che piacere ci sia a fare la donna per un altro
trans, a me d noia. Io ho sempre accettato lamore solo dei maschi maschi, anche se un
pochettino fantasiosi. Se un transessuale fa da uomo per un altro transessuale in carcere
vuole dire che lo faceva anche fuori. Che gli piacciono le donne e non gli uomini.
Ho conosciuto un ragazzo al quale piaceva andare in moto. Sono salita dietro di lui, era
freddo e mi sono stretta a lui. Le tette toccavano le sue spalle. Lui mi disse che gli piaceva
sentire il mio petto sulla sua schiena mentre andava in moto. Dopo quella corsa ho
verificato che quel ragazzo era un uomo vero, aveva soltanto una fantasia diversa,
particolare. Allora gli ho chiesto: Ma anche quando porti le donne in moto tu provi lo stesso
piacere che provi con me? Mi ha risposto che non gli piacevano le tette delle donne per
quella fantasia l. Non era un frocio, era un uomo e penso lo sia ancora oggi. Lo so, chi ha
la lingua velenosa probabilmente far un pensiero malizioso.

Ad un certo punto della tua vita hai deciso di diventare Fernanda sia di giorno che di notte.
Come doveva essere Fernanda di giorno? E come di notte?
Dopo essere arrivata dove ero arrivata, anche se il mio corpo era cambiato, la difficolt
rimaneva sempre la stessa. Per vivere dovevo prostituirmi. Altrimenti come fare per laffitto,
per mangiare, per i vestiti o per tutte le altre cose?
Ho iniziato a prostituirmi dieci anni fa. Sono cose che accadono anche nella vita di una
donna normale. Per non dipendere da nessuno, per vivere a modo mio. Comunque, a me
piace vivere cos. Di notte mi vedono tutti. Se come puttana voglio guadagnare un po di
soldi in pi devo esporre il mio corpo. Ma solo di notte, solo nella zona dove vado per quel
tipo di lavoro. La sera, o di notte, quando non lavoro, invece, mi piace vestire come una
signora sposata. Anche se non ho un marito, mi sono sempre comportata cos. Di giorno
non sono mai andata in giro vestita come una puttana; a me fa schifo una donna che si
comporta da puttana davanti a tutta la gente, davanti ai bambini o alle persone anziane. Di
giorno si deve avere un po di rispetto per se stessi. Io non ho mai fatto lo spogliarello di
giorno, a meno che non fossi in spiaggia. Di notte s, lho fatto per quei clienti che altrimenti
non sarebbero venuti con me; per non perdere ogni notte tre o quattro clienti che, al
minimo, mi rendevano duecento o trecentomila lire. Con lo spogliarello i clienti avevano
soddisfazione, io i soldi. Ero obbligata a farlo. Sul marciapiede stavo in mezzo agli altri
trans, alle puttane, ai froci, insomma, in mezzo a uomini di tutti i tipi. Se mi fossi vergognata
gli altri trans mi avrebbero preso il cliente. Non era facile, cera la concorrenza. Quando non
cera concorrenza lavoravo anche vestita normalmente. Insomma, di notte facevo la
puttana. Ma negli ambienti dove giravo di giorno ero una signora ed ero sempre rispettata.
Quando ero ancora un gay, o meglio, quando ancora non avevo le tette ed ero una cosa
che manco si capiva cosa ero; quando ancora non avevo nessun lineamento femminile,
non avevo le protesi di silicone e il dosaggio ormonale che ho oggi; ecco, allora, gi avevo
lintenzione di copiare e di essere come una attrice brasiliana molto famosa, Sonia Braga.
Io la vedevo nei film, nei canali della televisione brasiliana. Come donna, Sonia Braga
perfetta. Ha i capelli lunghissimi come piacciono a me. La sua pelle mora, non scura. Il
suo viso un po magro, non appallonato. Il suo fisico, per come lo vedo, perfetto. Ho
sempre avuto lo stesso desiderio: essere come lei, come Sonia Braga. E oggi, se mi guardo
allo specchio e vedo Sonia Braga nelle riviste, vedo che la differenza poca!

Ci sono delle differenze di forma tra il corpo che si fanno costruire i transessuali brasiliani e
quello dei transessuali italiani?
S, c differenza e si pu notare molto bene. Per i transessuali brasiliani il corpo viene
costruito con la preoccupazione di avere bene in vista la parte che richiama di pi
lattenzione degli uomini, principalmente degli uomini brasiliani. Questa parte a bunda, o
bum-bum, il culo. Se hai un bel culo allora va bene! Poi ci sono le altre parti del corpo,
dove, se si fa fare un bel lavoro, si riesce a togliere anche il 60% dei tratti maschili. Il petto
grande, ai brasiliani, non piace tantissimo. Le donne brasiliane devono avere la misura del
petto in accordo col fisico, mentre tutte esagerano con il sedere.
I transessuali italiani, invece, hanno il petto grande quanto il culo piccolo. Tanti di loro
hanno paura di fare il silicone e, quando sentono parlare del rischio che si corre, lasciano
perdere. I trans italiani non danno molta importanza al sedere, si preoccupano di pi del
petto. sufficiente che il petto sia grande e per loro tutto a posto.
In Brasile ci sono persone che diventano ricche applicando il silicone. Alcune lavorano
dentro cliniche specializzate, altre fanno le applicazioni a casa loro. In Brasile a usare il
silicone hanno cominciato i travestiti, dopo di che molte donne si sono chieste come fosse
possibile che un transessuale potesse avere un corpo femminile pi bello ed armonioso del
loro. Sono tante le donne che invidiano i transessuali, perch la caratteristica del
transessuale brasiliano proprio quella di avere un gran bel sedere. Poi hanno cominciato
le attrici.
Si fanno le applicazioni di silicone anche al petto, ma per il petto, come per il viso, molto
pericoloso. A qualche trans brasiliano che ha fatto lapplicazione sulla faccia, il viso s
fatto come un pallone, si deformato. Ci sono due tipi di applicazioni possibili. Il primo
con lanestesia, il secondo a sangue freddo. Questo a sangue freddo quello che
preferisce fare il bombador o la bombadeira: la persona che fa lapplicazione. Ci sono stati
tanti morti per lapplicazione del silicone, erano sempre trans che esageravano.
Lapplicazione senza anestesia molto dolorosa. Ma c meno rischio perch se lago
prende una vena o un vaso del polmone, si sente subito e arriva il dolore. Per me ci sono
volute due ore e venti minuti per lapplicazione. Sembrava che stessi partorendo. Mi volevo
alzare dal letto perch non riuscivo a sopportare tutto quel dolore, ma sapevo che era il
dolore della bellezza e non mi mossi. Per tre volte ho fatto lapplicazione a sangue freddo.
Oggi come oggi penso che non riuscirei a resistere di nuovo a tutta quella sofferenza. Io ho
fatto lapplicazione solo al sedere. Lho fatta con un transessuale brasiliano che abita a Rio
de Janeiro. Si era trasferito a Parigi, ma, quando fu espulso torn in Brasile. un trans
molto famoso nella applicazione del silicone. Severina, questo il suo nome. Ha costruito
i corpi di molti transessuali, centinaia di corpi. uno dei primi trans brasiliani. Oggi ha
cinquanta o cinquantacinque anni di et. Il petto conviene farlo fare a un dottore, con le
protesi. I seni fatti crescere con gli ormoni sono diversi da quelli fatti con le protesi. Con i
primi devi stare sempre sotto ormoni perch se ti fermi per un certo tempo spariscono. Io,
comunque, devo stare sempre sotto ormoni lo stesso perch mi si rotta una protesi e,
per non fare vedere un difetto cos vistoso (un seno pi grande dellaltro), sono obbligata a
prendere gli ormoni fino a quando non potr rifare loperazione.

Ci sono specialisti che fanno le applicazioni di silicone con lanestesia e ci sono i


bombadores che non sono dottori e fanno le applicazioni a casa. Puoi parlarmi di queste
persone? Sono tutti transessuali come Severina?
Quelli che fanno lapplicazione di silicone a casa non sono legali. Ma ogni paese ha le sue
regole e in Brasile la polizia, bench sappia, fa finta di niente. Il problema che questi
bombadores che generalmente sono dei transessuali dovrebbero avere un po pi di
attenzione e responsabilit poich con le applicazioni fatte in casa il rischio di morte
sempre molto alto. Invece, pu accadere che uno assiste ad una applicazione di silicone.
Poi si compra il materiale necessario e mette in giro la voce che anche lui sa fare le
applicazioni. A questo punto il primo cliente che gli capita sotto deve ritenersi fortunato se
non gli succeda niente, perch se la siringa prende un vaso che va al cuore o al polmone
ci resta. Tanti transessuali sono morti in questo modo, a San Paolo e a Rio.
Le cliniche legali adesso sono cinque o sei. Anni fa erano due o tre in tutto il Brasile. Ci
andavano le donne e gli artisti. Solo adesso ci va qualche trans che si sta trasformando.
Ecco, il novantacinque per cento dei corpi fatti col silicone sono illegali, fatti dai
bombadores. Questi sono quasi tutti transessuali, sono i transessuali pi responsabili, non
persone qualunque. Severina, per esempio, un transessuale che non ha mai avuto
problemi con le applicazioni. Io le ho fatte sempre con lei. Solo lultima volta sono stata
male. Abitavo a San Paolo e Severina stava a Rio. Avevo fatto lapplicazione e non avrei
dovuto fare il viaggio di ritorno nello stesso giorno. Ma lo feci lo stesso, un viaggio lungo
come da Milano a Roma. Quando arrivai a San Paolo mi usciva un po di silicone dal fianco
destro. Nel millenovecentottantasei, volevo fare i seni con il silicone liquido ma Severina mi
disse che era pericoloso e mi consigli di farmi applicare le protesi da un dottore.

Conosci qualche storia di bombadores di silicone?


Ne conosco tante. Oltre a Severina ce ne sono altre molto brave. Jelma e Fiorella, ad
esempio, sono due trans e stanno a Rio. Eunice, invece, una donna e sta a San Paolo.
Joo un uomo e sta anche lui a San Paolo. Marli, un trans e sta a Recife, adesso si
operata e abita in qualche paesino qui in Italia. Si sposata. Lultima volta lho vista a
Viareggio nel marzo dellottantanove. Manuela, trans e sta a San Paolo. Daniela stava
nella citt di Curitiba, capitale del Paran. Adesso morta ma stata la prima trans a fare
le applicazioni di silicone in Brasile. morta in un incidente dauto. Sono tutti diventati
bombadores imparando dagli altri. Poi c Rosana Staise, transessuale e vive a Belo
Horizonte, la capitale dello stato di Minas Gerais. Neuza unaltra, una donna che vive a
Campinas, vicino San Paolo.
I bombadores ci sono da circa tredici anni. Adesso per sono aumentati e ce ne sono di
nuovi. Scuole per diventare bombador non ce ne sono, bisogna imparare da qualcuno.
Quelli famosi sono dieci in tutto il Brasile: due donne, un uomo e sette transessuali. Le
cliniche pi famose sono due: quella a Rio, del dottore Vinicius, dove ho fatto le protesi dei
seni; e quella a San Paolo, la clinica del dottor Jran, la pi conosciuta. Adesso forse ce ne
saranno anche altre.
Quasi tutti i trans vanno dal bombador. Alle cliniche vanno per fare il petto oppure se hanno
problemi con il silicone. Il fatto che dal chirurgo non puoi chiedere la quantit di silicone
che desideri: lui che decide. Invece, con il bombador chi decide il trans. Dal dottore
vanno sempre le donne, perch le donne hanno paura di esagerare. I trans no, i trans
decidono prima di andare dal dottore. Decidono loro, ecco la storia.

Mi racconti la storia del tuo incontro con Severina?


Ci siamo conosciuti nel settembre del millenovecentottantacinque. Venivo da Salvador,
Bahia. E andai ad abitare in un appartamento che era di fronte al suo, nella stessa via. Gi
a Bahia sentivo dire che Severina era la migliore. Erano tre giorni che stavo a Rio quando,
passando vicino a cinque o sei transessuali che parlavano con una certa signora, mi sono
fermata e a due di loro che avevo gi visto ho chiesto se conoscevano Severina la
bombadeira. Mi rispose la signora: Sono io. Quella signora era un trans, era lei, proprio
Severina. Mi chiese se mi volevo bombare. Le risposi che avevo paura. E lei: Come paura?
Se vuoi essere donna c da sopportare il dolore, solo cos diventi donna. Io comunque
avevo gi lintenzione di mettere il silicone per avere un po di fianchi, come hanno le donne.
Poi mi ha chiesto di dove ero e io: Di Campina Grande, Paraiba. Fu una sorpresa, anche lei
venti anni prima era partita da Campina Grande per venire a Rio. Eravamo paesane. Mi
chiese perch non ero venuta subito a Rio, le raccontai la mia vita. Lei la sua. Mi disse che
se volevo potevo fare lapplicazione subito e pagarla anche dopo. Quando andai a casa
sua vidi tanti quadri, tante fotografie, tutte di famosi transessuali che erano passati per le
sue mani. I loro corpi erano bellissimi. Tutti fatti con il silicone, belli da impazzire. Lavorai
due settimane battevo, naturalmente per fare i soldi. Poi vidi il corpo di un trans. E allora
chiesi a Severina di farmi uguale. Era Perla, un transessuale dai capelli scuri e con la pelle
mora come la mia.
Quando nellottantotto rividi Perla a Madrid, tanta gente mi confondeva con lei. Mi dispiace
che sia morta, in Spagna. Overdose di eroina. Suicidio. Si era iniettata cinque grammi poco
dopo aver saputo di essere in Aids conclamato. Eravamo una la copia dellaltra, io e Perla.
Comunque, per arrivare ad avere un corpo come quello di Perla c stato bisogno di una
seconda applicazione. Perla & Princesa Carlos & Fernando.
Severina uno dei primi trans, voglio dire che quando io sono nata, lei era gi trans. Viveva
di prostituzione e nel millenovecentottanta and a Parigi. Ma non ebbe fortuna e fu espulsa.
Nellottantuno and a Curitiba per fare le applicazioni con Daniela. Al ritorno port con s
una certa quantit di silicone. Lapplicazione se la fece da sola, dopodich divenne una
famosa bombadeira. Severina ha fatto anche corpi di alcune donne. Aveva un po di pratica
perch nella sua vita, quando era ancora gay, quando viveva con la famiglia, faceva
linfermiere. Sapeva dove mettere la siringa di silicone. Oggi una persona molto esperta.
Lho vista anche qui in Italia, nellottantotto, a Milano, era venuta per fare lapplicazione ad
alcuni trans.
Quando si fa lapplicazione, sei ore prima e sei ore dopo non si pu mangiare. N si
possono bere alcolici come vino o whisky, niente.
Il giorno stabilito, Severina mi fece entrare in una stanza con un letto di ferro e un materasso
duro. Avrei potuto portare qualcuno per vedere, ma chi aveva coraggio di venire? Una
collega che lo ebbe, quando mi vide con tutti gli aghi infilati nella pelle, strill cos tanto che
aument la mia paura. Comunque, la bombadeira di solito non vuole estranei mentre fa
lapplicazione. Finita loperazione si deve stare a letto per tre o quattro giorni, si pu
camminare per non pi cinque o dieci minuti di seguito.

Daniela, mi dici, stato il primo transessuale che ha usato il silicone in Brasile,


nellottantuno. Mi parli un po di lei?
Daniela stato un transessuale che ha avuto successo non con la sua bellezza ma con il
silicone. Nel millenovecentottanta and a Parigi dove si fece applicare le protesi al petto
da un chirurgo plastico. E, sempre da Parigi, ritorn con un bel po di soldi. Come
transessuale era perfetto. Dopo il viaggio in Francia non ebbe pi bisogno di prostituirsi,
inizi a fare le applicazioni di silicone ai trans e anche alle donne. lei che ha fatto il corpo
del trans pi bello del Brasile, Roberta Close. Roberta un artista della televisione
brasiliana. operata e vive a Rio; conosciuta da tanti: francesi, svizzeri e italiani.
Daniela ha fatto altri modelli, per esempio Tuca Rubirosa che oggi abita a Ginevra. Il corpo
di Tuca splendido. Jarley, un altro corpo modellato da Daniela. Anche il corpo del trans
pi famoso di San Paolo, Telma Lipe, lha fatto lei con le sue mani.
Oggi questi trans che hanno avuto il corpo bombato da Daniela sono i pi belli di tutti.
Daniela era capace di trasformare qualsiasi corpo maschile in femminile. A renderli perfetti
come quelli delle donne. Anche Daniela era unartista, come Roberta Close. Entrambe, per
arrivare dove sono arrivate, sono partite dalla prostituzione. Forse la prostituzione non
faceva per loro, ma se dalla vita vuoi aver tanto devi fare la puttana, cos si dice.

Una volta applicato, il silicone si pu togliere? Conosci storie di transessuali che hanno
desiderato tornare indietro?
S che si pu togliere, ma un intervento molto delicato perch una volta applicato al viso,
al petto, ai fianchi o in qualsiasi altra parte del corpo, il silicone arriva alla carne, in
profondit. Cos per togliere questo silicone che ormai penetrato nella carne, si deve
andare da un bravo chirurgo plastico. Il medico deve usare strumenti molto sofisticati, deve
aprire, delicatamente, muscolo per muscolo per separare il silicone dalla carne. Inoltre, per
togliere il silicone, si deve fare unanestesia perfetta.
Fino ad oggi non ho visto nessun trans che volesse tornare indietro. Ma ho conosciuto due
trans brasiliani che, a causa di deformazioni, hanno dovuto togliere una parte di silicone.
Uno di questi aveva viso e corpo molto belli ma aveva esagerato ai fianchi ed stato
obbligato a toglierne un po, per poi gli rimasta la cicatrice. Laltro si tolto il silicone
dal viso. Ne aveva messo troppo. Ma il difetto gli rimasto. Non ho mai visto nessuno
togliere il silicone per tornare come prima.

Parliamo dei clienti. Tu ne hai avuti centinaia, sia in Brasile che in Europa e nel tuo racconto
scrivi che i clienti italiani, mi riferisco alle tue esperienze di Milano e Roma sono pi
educati, meno violenti di quelli di Rio o di San Paolo, ma anche pi viziosi. Puoi accennarmi
le differenze? Cosa vuol dire pi viziosi?
Ai clienti italiani, o meglio, alla maggioranza dei clienti italiani, allottanta per cento, piace
vedere anche la parte maschile dei transessuali, non solo quella femminile. Faccio un
esempio. Quando un cliente viene da me e paga in anticipo, dentro di me, quasi
spontaneamente, penso che sta pagando perch vuole il mio culo e basta. Ecco, in Italia
la maggior parte delle volte non cos.
Ci sono clienti che s, vogliono il sedere, ma insistono anche perch mi masturbi. Sono
clienti che insistono per vedere e toccare il mio pisello. A me successo parecchie volte
di avere clienti che pagavano solo se gli facevo vedere che mi masturbavo. Che arrivassi o
no allorgasmo non era importante, per loro importante era vedere quello spettacolo. Tanti
di questi clienti non sono dei froci, sono solo dei tipi che con noi sfogano la loro
omosessualit latente.
Prima di finire in carcere, a Roma, avevo un cliente fisso che mi pagava duecentomila lire
a prestazione. In macchina. Lui non mi toccava davanti, prendeva il mio sedere. Per prima
dovevo masturbarmi davanti a lui. La prima volta che me lo chiese non capii, e gli dissi:
Non mi piace fare da maschio per te. Ma lui rispose: No, io desidero solo vedere che ti
viene duro e ti masturbi. Insistette e siccome cerano duecentomila lire Insomma mi sono
concentrata su quello che voleva, anche se non era il mio piacere, e lho fatto. Mi sentivo
donna e uomo nello stesso tempo. Era incluso nel mio lavoro e dovevo farlo, mi servivano
i soldi.
Ci sono altri clienti a cui piace farsi i transessuali, ma prima vogliono essere fatti. Cos come
ci sono casi in cui i clienti, uomini con barba e baffi, vogliono fare i bocchini ai trans. Io non
posso nascondere, non posso negare che ho fatto e provato tutto questo. Non mi vergogno
a dire che per tante volte ho dato soddisfazione a molti clienti facendogli esplorare la mia
parte maschile. Ho provato tutto, anche quello che non mi andava a genio. Ma ero spinta
a farlo dai soldi! E voglio dire che lho fatto solo con i maschi. Con altri trans, cos come
con le donne, nemmeno con la minaccia di morte riuscirebbero a farmi fare del sesso!
Un altro vizio dei clienti che mi capitato diverse volte quello di fare dei 69. Certe volte,
con alcuni clienti, ad essere sincera, mi piaceva. Ricordo un signore ben vestito,
fisicamente pulito e di buona posizione finanziaria, educato. Mi diceva: Io faccio solo
questo, il 69, e basta. A me piace scopare e non essere scopato. Cos diceva.
Sono questi i vizi pi frequenti degli italiani. Non che a Rio o a San Paolo non ci siano clienti
che chiedono questo tipo di prestazioni. Ci sono, per sono una minoranza. Qui, in Italia,
invece, sono la maggioranza. Comunque, io giudico omosessuali quei clienti che fanno
bocchini o si fanno penetrare dai trans. Per quanto riguarda gli altri, io non li critico. A loro
piace lo spettacolo. Per come la penso io, questi altri, non sono gay.
Unaltra differenza tra i clienti europei e quelli brasiliani che qui pagano prima, in anticipo.
In Brasile, invece, pagano dopo.
Ecco, sono questi i vizi pi particolari e pi frequenti dei clienti romani e milanesi, vizi diversi
da quelli dei clienti di Rio e San Paolo.

Com organizzata lemigrazione transessuale?


Non c nessuna organizzazione per questa emigrazione. Pu accadere, invece, che
quando un transessuale viene espulso dallEuropa, arrivato in Brasile, non ha i soldi per
farci ritorno. Allora, spesso, si rivolge ad un altro trans che ha gi sistemato la sua vita. Tra
loro fanno un accordo, e questultimo gli paga il biglietto. Il trans che ha finanziato, qualche
volta, viene lui stesso in Europa a riscuotere il credito. Altre volte, invece, aspetta il suo
debitore al ritorno. Una specie di strozzinaggio. Alcuni di questi finanziatori sono trans
prepotenti, o che lavorano in complicit con la polizia carioca o paulista. Questi aspettano
al ritorno anche chi ha gi pagato il debito e gli chiedono altri soldi per un qualche motivo,
per esempio un ritardo nel pagamento. Capita allora che chi deve pagare si ribella.
Comunque la maggioranza dei transessuali brasiliani viene in Europa per proprio conto,
come ho fatto io. Si va ad una agenzia, si chiede anche lindirizzo di un albergo o una
pensione e via. La cosa che si soffre la lingua. Allinizio la situazione dura, ma
generalmente c sempre qualcuno che conosce il portoghese e il pi delle volte, alla
destinazione, si incontrano altri trans

Quali percorsi usano i transessuali brasiliani per entrare clandestinamente in Italia?


Spesso entrano dalla Francia, attraverso la frontiera di Ventimiglia. Oppure dalla Svizzera
(Chiasso e Lugano). Attraversano queste frontiere nascosti dentro camion con la complicit
dei camionisti. Oppure facendo il percorso delle montagne dallAustria o dalla Jugoslavia,
di notte, a piedi. Io per esempio ho passato due volte la frontiera di Ventimiglia nascosta
dentro un camion. Unaltra volta lho passata tranquillamente seduta in una macchina con
un signore che conosceva bene la polizia di frontiera. Ogni tanto pu capitare che si entri
con documenti falsi. Ci sono trans che sono passati, fregando la polizia, con passaporti
intestati a donne. Tutti i problemi che oggi incontrano i trans per entrare in Italia sono
successivi ai casini che sono accaduti dopo il loro arrivo in massa. I primi trans che
arrivarono in Italia, infatti, negli anni ottantacinque ottantasei, arrivavano tranquillamente
come turisti agli aeroporti di Malpensa o di Fiumicino. Oppure in treno. Nellottantasei sono
sbarcati ventisei transessuali al porto di Genova. Erano partiti in nave da Barcellona, ebbero
tutti il visto dingresso come turisti. Oggi nemmeno con dieci milioni in tasca te lo rilasciano.
Ti fanno entrare solo se hai un lavoro, o il domicilio presso una famiglia. Oggi ci sono pi
controlli.
Quando un trans brasiliano arriva in Europa a chi si rivolge per organizzare la sua vita?
Non si rivolge a nessuno. La prima cosa che fa cercare un albergo o una pensione. Poi,
chiede al padrone della pensione, oppure ad un altro transessuale che gi si trova l, il nome
delle vie dove ci si prostituisce. Oppure, chiede ad un tassista di portarlo dove lui
sicuramente sa. Altre volte, semplicemente, si comincia a camminare, c sempre qualcuno
che si ferma e che pu darti indicazioni. Come ho gi detto, la cosa pi tosta la lingua.
Anche se per un transessuale straniero non poi cos difficile: su certe cose ci si mette
poco a capirsi. Bastano i gesti, per non dire che i clienti imparano subito il portoghese.
Chi sono i trans che in Europa si fanno pagare il pedaggio per il marciapiede?
Sono i primi transessuali arrivati in Europa quelli che fanno prepotenze sugli altri trans. Si
fanno aiutare dai maschi, oppure si impongono con la protezione della polizia. S, perch
alcuni vecchi trans lavoravano per la polizia. Questo successo in Francia. In Italia chi
faceva prepotenze erano perlopi uomini italiani e non i transessuali brasiliani. A Parigi cera
un transessuale di nome Elisa. Era una delle prime arrivate. Si era fatta conoscere dagli
arabi, e collaborava con la polizia. Lei comandava una via famosa, a Pigalle. Ci lavoravano
venti, venticinque transessuali ogni sera. Elisa li comandava e controllava. Faceva pagare
il pedaggio e metteva le multe. Gli altri trans ci andavano comunque perch il posto rendeva
molti soldi. Ma Elisa non lavorava da sola. Veniva sempre con una mercedes,
accompagnata da tre o quattro arabi. I trans dovevano pagare quanto decideva lei, se no
li cacciava. Lei gi sapeva quando un trans partiva dal Brasile e del suo arrivo a Parigi. Se
questo non accettava le sue proposte lo faceva espellere. Immediatamente. Elisa fu uccisa
brutalmente sulla porta del suo appartamento da un altro transessuale brasiliano che non
sopportava pi i suoi soprusi. Questa una storia accaduta circa dodici anni fa.
Al Bois de Boulogne non comandava una sola bicha ma erano cinque o sei vecchi
transessuali quelli che pretendevano il pedaggio. In ogni caso erano meno pericolosi di
Elisa.
Sono sempre i pi vecchi che fanno le prepotenze. In Italia per, nella maggioranza dei
casi, non lo hanno potuto fare perch gi lo facevano i maschi italiani. Due trans che hanno
tentato di fare in Italia quello che facevano in Francia sono subito finiti in carcere. Oggi
credo che storie del genere ce ne siano di meno.

A Madrid ti sei scontrata con dei trans spagnoli perch avevi sbagliato marciapiede. Mi puoi
raccontare come sono i rapporti tra trans brasiliani e italiani? C conflittualit?
S. Il motivo che ai clienti europei, essendo assai viziosi, piace che il trans dia spettacolo.
Gli europei vedono che i brasiliani si mostrano di pi, fanno pi spettacolo dei trans milanesi
o romani. Eppoi, i trans brasiliani accontentano il cliente in tutti i modi, cosa che a volte i
trans italiani non fanno. Molti clienti dicono che vengono con noi perch siamo pi
effeminati dei trans italiani e siamo pi divertenti. Per questo i trans europei perdono i loro
clienti.
I clienti italiani sono davvero viziosi. A loro piace vedere sempre facce nuove. Un cliente
che passa tutte le settimane e vede sempre la stessa faccia se ne va con la prima novit
che arriva. E quella novit siamo noi. Ci sono per anche casi di clienti fissi. Mi ricordo che
a Milano avevo un cliente che usciva spesso con me e che aveva paura della delinquenza
degli altri trans. Allora capita che un cliente che simpatizza con un trans rimane con lui e
basta.

C differenza tra battere il marciapiede a Rio o San Paolo e Milano o Roma?


S, c differenza. Una grandissima differenza. Sui marciapiedi di Roma o Milano un
transessuale che lavora onestamente, senza aggredire i clienti e senza farsi coinvolgere nel
traffico di droga, non viene mai ucciso o massacrato per la strada come, invece, succede
a Rio e San Paolo. In Brasile, per essere uccisi basta unantipatia, basta non volere fare
lamore gratis con certi individui. Altre volte si pagano con la vita gli errori fatti da altri trans.
L c violenza e discriminazione.

Puoi raccontarmi una notte di prostituzione a Milano e Roma. I luoghi, gli episodi, il clima?
A Milano, in via Melchiorre Gioia, vicino alla stazione Garibaldi, sembrava una passerella,
una sfilata. Destate durava dalle nove di sera alle cinque del mattino. Eravamo tutte quasi
nude. Io lavoravo con minigonna e tacchi a spillo. Dinverno, invece, lavoravo con una
pelliccia fino alle ginocchia, sotto avevo una mutandina e nientaltro. Molti trans, dinverno,
si toglievano anche quella e si coprivano solo con la pelliccia. L lo spogliarello doveva
esserci per forza perch la concorrenza era davvero forte. Si arrivava al punto che tutti
facevamo lo spogliarello. Dovevi farlo se volevi lavorare. Doveva farlo anche chi era seria.
Per i milanesi soprattutto, che sono molto pi viziosi dei romani.
La quotidianit era che quando un trans batteva quindici macchine in una notte
cominciavano i battibecchi. Linvidia. Qualcuno iniziava a dire che quella faceva gli sconti;
che se ne doveva andare via. Chi aveva il coraggio mandava affanculo le invidiose e
rimaneva. Chi era diverso andava via. Poi cerano gli insulti coi clienti. Poi cominciavano le
discussioni su chi aveva lavorato di pi, su chi aveva raggiunto diecimila dollari in due o tre
mesi, chi quindici, chi ventimila; su chi veniva espulsa, su chi si drogava. Si parlava dei
clienti abituali della via, di quelli che pagavano bene, di quelli che si prendevano una serata
per sniffare cocaina con i trans. Ci si spogliava per vedere chi, tra di noi, aveva il corpo pi
bello, chi aveva i capelli pi lunghi, il petto pi bello. Su chi aveva fatto la plastica, su chi
aveva il ragazzo e chi no. Erano questi gli argomenti.
A Roma per cerano meno casini che a Milano. AllEur si lavorava bene. Via Flaminia era
quella in cui cera pi casino. Io non ci andavo mai. La prima notte che ho lavorato a Roma
sono andata sulla Cristoforo Colombo, un marciapiede su via Padre Semeria, vicino alla
Fiera di Roma. Era il novembre dellottantotto. Niente battibecchi, niente spogliarelli, niente
casini. La polizia non li permetteva. E comunque non ce nera bisogno perch ai clienti
romani piacciono le persone pi serie, cos almeno ho capito col mio lavoro tra Roma e
Milano. A Roma non ho mai avuto bisogno di spogliarmi per strada come a Milano. Eppure
battevo i soldi meglio che a Milano. In via Flaminia ci andavo soltanto quando dovevo
parlare con qualche bicha. Io preferivo battere lEur e il lungotevere.
A Milano, in via Melchiorre Gioia, cera sempre spettacolo grande. Le notti destate, il cielo
splendido, la via tutta illuminata. La gente era in vacanza ma le macchine, in via Melchiorre
Gioia non mancavano mai. Dalla sera al mattino. Tutti i trans lavoravano. Io facevo circa
dieci macchine a notte. Cinquecentomila lire entravano di sicuro in tasca. Allora non parlavo
quasi niente ditaliano. In macchina, lui o loro, mi facevano vedere i monumenti di Milano,
piazza Duomo, porta Venezia, corso Buenos Aires ecc. ecc. Ogni tanto, qualche trans
brasiliano che mi conosceva dal Brasile, mi portava in giro. Ancora non conoscevo leroina
(sniffavo ogni tanto) e forse non ero neanche sieropositiva. Ero contenta di quello che
facevo. Mi sentivo orgogliosa di essere una prostituta. Da me venivano persone che, anche
se ero straniera e non sapevo dialogare, affittavano il mio corpo. Mi usavano, ma capivano
che quel mestiere era il mio modo di vivere, di sopravvivere. Per in mezzo a tutta quella
fantasia cera sempre unangoscia dentro il mio cuore. Per tutta la notte ero visitata da tanti
ma poi, allimprovviso, dovevo riprendere la strada dellalbergo per rimanerci chiusa tutto
il giorno. Allora mi sentivo gi. Una persona buttata via, che non faceva parte della societ.
Dovevo passare la giornata insieme agli altri trans, nellalbergo. Mi dovevo trattenere nella
stanza fino a sera, quando ero di nuovo pronta per via Melchiorre Gioia, per via Abruzzi
per lo spettacolo. A via Abruzzi andavo dopo le due di notte, dopo che le donne lasciavano
quel marciapiede. Tutti mi conoscevano con il nome darte di Princesa. Qualche milanese
rideva e mi chiedeva: Perch ti chiami Princesa? un nome come un altro, Jos, un nome
qualsiasi rispondevo.

Glossario
Barana: Grande albero della famiglia delle Leguminose (Melanoxylon brauna), di legno
durissimo adatto per le costruzioni.
Bicha: Sanguisuga, mignatta, lombrico. Termine comunemente usato per definire gli
omosessuali.
Bombadeira: Praticona alla quale si rivolgono i transessuali per modificare il corpo con
iniezioni di silicone.
Bumba-meu-boi: Rappresentazione drammatica organizzata in corteo dove i personaggi
principali sono il bue, il cavallo marino, il medico.
Burit: Specie di palma (Mauritia vinifera) molto comune dal Par a San Paolo. Dai suoi frutti
si ricavano dolci e liquori.
Caatinga: Zona arida del Nordest con vegetazione composta di alberi che durante i periodi
di siccit perdono le foglie. Ricca di cactacee, bromeliacee e arbusti spinosi. Scenario
fantastico e drammatico di innumerevoli opere della letteratura brasiliana.
Caboclo: Indigeno brasiliano dalla pelle color bronzo; meticcio di bianco con indio;
contadino povero delle regioni dellinterno.
Cajarana: Albero della famiglia delle Anacardiacee (Spondias dulcis) chiamato anche caj-
manga.
Cajueiro: Albero della famiglia delle Anacardiacee (Anacordium occidentalis).
Churrascaria: Ristorante dove si serve il churrasco.
Churrasco: Carne arrostita alla brace.
Curumbat: Pesce di acqua dolce della famiglia degli Eritrinidi (Prochilodus reticulatus).
Dend: Palma di origine africana (Elaeis guineensis), da cui si estrae un olio molto usato
nel nord per friggere e condire.
Favela: Insieme di abitazioni poveramente costruite, in genere sulle colline o ai margini delle
citt; spesso prive delle pi elementari strutture igeniche.
Fazenda: Grande propriet rurale con coltivazioni e allevamenti.
Forr: Ballo popolare detto anche arrasta-p (trascina piedi).
Frevo: Danza di origine nera dal ritmo assai vivace presente soprattutto durante il
carnevale.
Garimpos: Giacimenti doro e diamanti.
Garoa: Condizione atmosferica che si ha quando la nebbia si scioglie in goccioline
minutissine, lente e fitte. Molto frequente nella regione di San Paolo.
Goiaba (dolce di): Dolce fatto con il frutto della goiabeira.
guaran: Bevanda refrigerante dolce e gassata prodotta in origine con i semi del guaran
(Paullinia cupana).
Imbu: Frutto dellimbuzeiro, albero della famiglia delle Anacardiacee (Spondias tuberosa).
Jurubeba (liquore di): Vino liquoroso ricavato dalla jurubeba (Solanun paniculatum), pianta
della famiglia delle Solanacee.
Maconha: Canapa indiana (Cannabis indica). Le foglie e i fiori sono usati come stupefacenti.
Me-de-santo: Sacerdotessa della macumba, rito religioso di origine africana con influenze
cristiane.
Mandioca: Pianta delle Euforbiacee (Manihot utilissima) e tubercolo commestibile della
stessa pianta.
Marico: Effeminato, finocchio.
Maricas: V. marico.
Marmeleiro: Albero della famiglia delle Rosacee (Pyrus cydonia) i cui rami, flessibili e
resistenti, sono spesso usati come fruste.
Meninos de rua: Milioni di bambini che a causa della gravissima crisi economica
sopravvivono di espedienti nelle strade delle grandi metropoli brasiliane.
Orixs: Divinit della mitologia africana che si ritrovano nei riti religiosi della macumba e del
candombl brasiliani.
Pitomba: Frutto della pitombira (Sapinadus esculentus).
Trara: Pesce di fiume della famiglia degli Eritrinidi (Hoplias malabaricus).
Urutu: Nome di varie specie di serpenti velenosi della famiglia dei Crotalidi.
Veado: Cervo. Termine volgare brasiliano per definire il pederasta passivo.

Sensibili alle foglie, Prima edizione 1994

Edizioni Sensibili alle foglie Societ Cooperativa


Tel e fax: 0173742417 0774311618
E-mail: sensibiliallefoglie@tiscali.it
http://www.sensibiliallefoglie.it

Questo libro racconta la vita e gli incontri di Fernanda Farias de Albuqueque, ovvero
Princesa, Principessa. Una storia di vita transessuale. Lesperienza di un corpo in
dissonanza, in transito da unidentit sessuale allaltra, bloccato sul confine dellambiguit.
N uomo n donna: una fascinazione antica, uno spavento tra le gambe. Il racconto di
Princesa prende avvio da lontano: dal Nord-Est del Brasile, al confine con la caatinga, un
tempo deserto di pazzi, santi e banditi. E da un corpo maschile, Fernandinho, che mille Jos
di campagna fanno femmina per il loro piacere.
Princesa anche la narrazione di una metamorfosi e di una fuga. La prima si snoda tra la
chimica del silicone e la chirurgia plastica delle bombadeire brasiliane, costruttrici
clandestine di corpi illegali e transessuali. La seconda, catastrofica, rovina verso un centro
vuoto: le grandi citt scassate del Brasile e dellEuropa. Fuga paradossale, in ogni caso.
Perch lei, lanomalia, per sottrassi alla vista si rende pi che mai visibile e, nel nascondiglio
stereotipato di un corpo quasi femminile, letteralmente costruito come-tu-mi-vuoi, diventa
trasparente. A volerla di notte, comunque, salvo poi disprezzarla di giorno, sono un fiume
di Jos brasiliani, spagnoli, francesi, italiani; quellonda crescente che sui marciapiedi di
Rio, di Roma o di Milano cerca la prostituzione transessuale per placarsi, col primo sole, in
effimere certezze.
La certezza vive semplice dice la protagonista gli uomini da una parte, le donne dallaltra.
E io?