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Rischi della diffusione 03/01/2008

Francesco da Ponte S. Nicola (Padova)


Categoria/Argomento: Richieste varie e testimonianze personali

Richiesta
Sono convinto che ci sia molto di vero nelle scoperte del dottor Hamer, ma
non sono altrettanto convinto che la loro diffusione sia esente da rischi e da
danni per chi ne viene a conoscenza. Pensate che rivoluzione del pensiero e
quante nuove paure, sapendo di essere esposti e magari gi toccati ed
impotenti.
Mi domando e vi domando: che cosa dovrei fare (per essere in pace con la
coscienza) con mia sorella, che in chemioterapia per un cancro al pancreas?
Attendo, purtroppo senza alcuna speranza.

Risposta
Caro Frncesco,
Non credo che se tali scoperte fossero diffuse ed applicate dai medici, anche
a livello ospedaliero, questo comporti dei danni, anzi, credo proprio che non
ci sarebbe alcuna controindicazione. Il fatto di non conoscerle non ti scampa
dalle DHS e dai processi che poi il corpo mette in atto per ristrutturare dopo
la soluzione del conflitto. Invece se fossero conosciute e riconosciute a livello
ufficiale, questo permetterebbe alla gente di sapere cosa gli successo e
perch e anche di scegliere cosa fare, sia nel senso di che terapia, sia anche
nel senso di quali scelte diverse fare nella vita. I medici non spaventerebbero
pi i pazienti con diagnosi ostrogote e prognosi irreversibili con protocolli
devastanti. Semplicemente osserverebbero il processo sapendo cosa sta
accadendo nel corpo di quella persona e perch. Tua sorella ad esempio,
avrebbe ricevuto una descrizione diversa di quello che le successo
(pancreas, pu essere un tessuto endo per un conflitto dove "ho perso un
sogno", dove il tessuto cresce in fase attiva e caseifica in soluzione, oppure
pu trattarsi di un tessuto ecto, dotti pancreatici, che ulcerano in conflitto
attivo e ristrutturano in soluzione). E non di un cancro venuto dal nulla che
va estirpato e che potrebbe produrre dei piccoli (metastasi) da un momento
all'altro! E il medico avrebbe potuto accompagnarla con quello che era
necessario fare (magari anche un'operazione) ma senza terrorizzarla e farla
sentire senza via d'uscita, in necessit di seguire una "cura" che la devasta.
Cosa fare ora per lei, proprio per il fatto che queste scoperte non sono
riconosciute, diventa qualcosa di improponibile. Lei non le conosce ed in
cura in ospedale. Come fai a proporle qualcosa di diverso, che non conosce e
non pu credere, spingendola ad abbandonare qualcosa che sta gi facendo e
in cui crede? (altrimenti avrebbe prima cercato altro). Purtroppo questa la
dolorosa situazione a cui dobbiamo assistere ogni giorno: persone che,
proprio perch non sono informate e non hanno quindi avuto il tempo di fare
le loro verifiche e non hanno appoggio dalla medicina ufficiale, non possono
scegliere per la loro pelle!
Un caro abbraccio a te e a tua sorella, con l'augurio che vada tutto bene. Poi
magari, con tempo e tranquillit, avr anche lo spazio per informarsi su
qualcosa di diverso.