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Ius soli: perché sì, perché no.

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Doc. 1 - https://it.wikipedia.org/wiki/Ius_soli

Ius soli (in latino «diritto del suolo») è un'espressione giuridica che indica l'acquisizione della
cittadinanza di un dato Paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio
indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori[1][2]. Esso contrappone allo ius sanguinis (o «diritto
del sangue»), che indica invece la trasmissione alla prole della cittadinanza del genitore[1].

Quasi tutti i paesi del continente americano applicano lo ius soli in modo automatico e senza
condizioni. Tra questi gli Stati Uniti, il Canada e quasi tutta l'America latina[3]. Alcuni Paesi europei
(Francia, Germania, Irlanda e Regno Unito) concedono altresì la cittadinanza per ius soli, sebbene
condizionata.

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Doc. 2 - http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-11-23/nodo-cittadinanza-ecco-come-
110830.shtml?refresh_ce=1

Il nodo della cittadinanza: ecco come funziona in Italia e nel resto d'Europa
(a cura di Celestina Dominelli - 23 novembre 2011)

Cinquanta proposte parlamentari alle quali si è aggiunta ieri l'iniziativa del senatore democratico
Ignazio Marino che ha presentato un disegno di legge per assegnare la cittadinanza a ogni nato in
Italia indipendentemente da quella dei genitori. Dopo l'appello del capo dello Stato, Giorgio
Napolitano, si riaccendono dunque i riflettori sul nodo della cittadinanza italiana agli stranieri e ai
minori figli di migranti nati nel nostro Paese e il Sole24ore.com ha lanciato un sondaggio. Ma cosa
prevede attualmente la legge italiana?
Come funziona in Italia: lo ius sanguinis
La cittadinanza è oggi regolata dal cosiddetto "ius sanguinis" (diritto di sangue), fissato dalla legge
91 del 1992. In sostanza è cittadino italiano chi nasce da genitori italiani o chi è nato nel territorio
italiano se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi, o se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori
secondo la legge dello Stato al quale questi appartengono. È considerato inoltre cittadino italiano per
nascita il figlio di ignoti trovato nel territorio italiano, se non venga provato il possesso di altra
cittadinanza.
Le eccezioni: lo ius soli
La stessa legge 91 stabilisce però delle eccezioni, ossia la possibilità di acquisire la cittadinanza anche
attraverso il cosiddetto "ius soli" (diritto di territorio). Per quanto riguarda la residenza, infatti, la
cittadinanza può essere concessa allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni sul
territorio italiano; allo straniero, il cui padre, madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo
grado, sono stati cittadini per nascita o che nato nel territorio della Repubblica e, in entrambi i casi,
vi risiede legalmente da almeno tre anni; allo straniero maggiorenne adottato da cittadino italiano che
risiede legalmente nel territorio italiano da almeno cinque anni successivamente all'adozione; allo
straniero che ha prestato servizio anche all'estero, per almeno cinque anni alle dipendenze dello Stato
italiano; al cittadino di uno Stato Ue se risiede legalmente da almeno quattro anni nel territorio
italiano; all'apolide o al rifugiato che risiede legalmente da almeno cinque anni.
I casi di acquisizione "per matrimonio"
La cittadinanza italiana può essere concessa anche "per matrimonio" in presenza di alcuni requisiti:
il coniuge, straniero o apolide, di cittadino italiano può infatti acquistare la cittadinanza quando, dopo
il matrimonio, risieda legalmente da almeno due anni in Italia. Se i coniugi risiedono all'estero, la
domanda può essere presentata dopo tre anni dalla data del matrimonio. I termini sono ridotti della
metà in presenza di figli nati o adottati dai coniugi.
E nel resto d'Europa?
Fuori dai confini nazionali, vigono regole diverse. Attualmente la maggiore parte dei paesi europei
adotta lo "ius sanguinis" anche se con norme meno rigide rispetto a quelle adottate in Italia, con la
sola eccezione della Francia, dove la cittadinanza è disciplinata dallo "ius soli". Danimarca, Grecia
e Austria, hanno sistemi simili al nostro e non è semplice acquisire la cittadinanza per chi è nato nel
Paese da genitori stranieri. In Francia, come detto, esiste addirittura il doppio "ius soli": in sostanza è
più semplice ottenere la cittadinanza per lo straniero nato sul territorio nazionale da stranieri a loro
volta nati in Francia. In Germania il modello prevalente è quello dello "ius sanguinis", ma i tempi
sono diversi rispetto a quelli italiani: è sufficiente infatti che uno dei due genitori di un minore
straniero nato in Germania viva legalmente nel Paese e risieda lì da almeno 8 anni per concedere al
figlio il diritto alla cittadinanza tedesca. Stesso discorso anche per Irlanda, Belgio, Portogallo e
Spagna: vale anche qui il "diritto di sangue", ma le norme sono più morbide rispetto a quanto accade
da noi.

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Doc. 3 - http://www.quotidiano.net/politica/ius-soli-1.3448665

Ius soli in Italia, cosa prevede il ddl. Come funziona in Europa (7 ottobre 2017)

Molti parlamentari, tra cui anche il ministro Graziano Delrio, hanno deciso di aderire allo sciopero
della fame a staffetta a favore dell'approvazione della legge sullo Ius soli. Ma che cosa prevede
esattamente il ddl la cui discussione si è arenata in Parlamento? Ecco cosa cambierebbe rispetto il
passato e che cosa prevede invece la normativa degli altri Paesi europei.
LA LEGGE ATTUALE - La normativa vigente fa riferimento alla legge 91 del 1992, secondo cui
esiste un'unica modalità di acquisizione della cittadinanza ovvero lo 'ius sanguinis' ('diritto di
sangue'): un bambino è italiano se almeno uno dei genitori è italiano. Chi è nato in Italia da genitori
stranieri può diventare cittadino italiano al compimento dei 18 anni, a patto che abbia mantenuto
"legalmente e ininterrottamente" la residenza nel nostro Paese. Sono solo due i casi eccezionali di 'ius
soli': per nascita sul territorio italiano da genitori ignoti o apolidi o impossibilitati a trasmettere al
soggetto la propria cittadinanza secondo la legge dello Stato di provenienza o nel caso di un soggetto
che sia figlio di ignoti ed è trovato nel territorio italiano.
L'attuale legge esclude, quindi, tutte quelle decine di migliaia di bambini nati e cresciuti in Italia,
legando la loro sorte a quella dei genitori a cui, nel frattempo, il premesso di soggiorno potrebbe
scadere.
IUS SOLI TEMPERATO - Il disegno di legge liquidato alla Camera introduce uno 'ius soli'
temperato. Il testo infatti non prevede il diritto di acquisire la cittadinanza italiana a tutti quelli che
nascono nel nostro Paese, ma prevede che possano ottenere la cittadinanza tutti quei bambini stranieri
nati in Italia da genitori stranieri, se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia da
almeno 5 anni.
Di conseguenza se il genitore in possesso di permesso di soggiorno non proviene dall’Unione
Europea, deve aderire ad altri tre parametri:
– deve avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale;
– deve disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge;
– deve superare un test di conoscenza della lingua italiana.
L'acquisizione della cittadinanza non sarà automatica, ma sarà necessario farne richiesta. Per
ottenere la cittadinanza servirà infatti una dichiarazione di volontà espressa da un genitore o da chi
esercita la responsabilità genitoriale all’ufficiale dello stato civile del comune di residenza del minore,
entro il compimento della maggiore età. Chi non presenta questa dichiarazione, potrà fare richiesta
della cittadinanza entro due anni dal raggiungimento della maggiore età. In ogni caso, per chiunque
nasce e risiede in Italia legalmente e senza interruzioni fino a 18 anni, il termine per la richiesta della
cittadinanza passerà da uno a due anni dal compimento della maggiore età.
COME FUNZIONA NEGLI ALTRI PAESI EUROPEI - Gli Stati dell'Unione europea non hanno
regole uniformi su come ottenere la cittadinanza:
- in Germania è cittadino tedesco chi è figlio di un cittadino straniero che ha il permesso di soggiorno
da almeno otto anni;
- sono francesi i figli nati in Francia da immigrati nati in Francia e i bambini nati in Francia da
genitori stranieri se al compimento della maggiore età hanno avuto la residenza per almeno cinque
anni;
- in Spagna un bambino diventa cittadino spagnolo se almeno uno dei due genitori stranieri è nato in
Spagna;
- la cittadinanza irlandese si ottiene se i genitori stranieri risiedono nel paese da almeno tre anni;
- si diventa cittadini belgi, a 18 anni, se si è nati in Belgio.
Infine è cittadino britannico chi nasce nel Regno Unito (ius soli) anche se uno solo dei genitori è
legalmente residente nel Paese.

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Doc. 4 - http://www.ilgiornale.it/news/politica/tutele-esistono-gi-norma-non-ha-senso-ben-160-
paesi-nel-1409848.html

Cinque "no" allo ius soli


(Riccardo Pelliccetti - 16/06/2017)

La sinistra forza la mano ed è scontro durissimo al Senato sullo ius soli. Perché tutta questa bagarre?
Cosa si nasconde dietro questa legge che i progressisti vogliono approvare a tutti i costi? Cominciamo
col dire sinteticamente che lo ius soli è di fatto la concessione automatica della cittadinanza a
chiunque nasca nel nostro Paese, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori.
Ma cerchiamo di chiarire il perché non possa funzionare in Italia e quali rischi si correrebbero
trasformando lo ius soli in legge.
LE MOTIVAZIONI ASSURDE
Le motivazioni addotte per giustificare questo colpo di mano sono essenzialmente due, depurate
naturalmente dai tanti deliri buonisti: il diritto all'uguaglianza e la presenza di troppi immigrati in
attesa di diventare cittadini. Ebbene, sono entrambe ragioni che non stanno in piedi. La prima è
addirittura una fandonia perché in Italia non viene violato alcun principio di uguaglianza: tutti i
minori, a prescindere dalla cittadinanza, godono degli stessi diritti, dall'istruzione alle cure sanitarie
fino all'iscrizione a società sportive o ad altre associazioni. La seconda motivazione, invece, è
inaccettabile perché di fatto affermerebbe il principio della scorciatoia (con tutte le conseguenze che
vedremo nel caso ius soli), negato ad esempio a milioni di italiani in attesa di una sentenza civile o
penale, di un ricorso fiscale, di riscuotere un credito dallo Stato, di ricevere una cura sperimentale
eccetera.
PERCHÉ NESSUN PAESE LO ADOTTA
Se 160 Paesi nel mondo non applicano lo ius soli ci sarà un motivo o vogliamo definirli tutti xenofobi?
Detto che lo ius soli è tipico dei Paesi anglosassoni, soprattutto il Nord America, territorio
d'immigrazione, bisogna ricordare che la Gran Bretagna e l'Eire, dove era in vigore, hanno deciso di
abolirlo, rispettivamente nel 1983 e nel 2005. Anche la Germania, che applica lo ius soli, ha messo
dei rigidi paletti: cittadinanza ai nuovi nati solo se i genitori hanno un permesso di soggiorno da tre
anni e risiedano nel Paese da almeno otto anni. Perché nel mondo allora nessuno lo adotta? Semplice:
per tutelare la cultura e l'identità della popolazione e, quindi, la sua sopravvivenza, messa a rischio
da uno sbilanciamento etnico e demografico con generazioni che per cultura e fede difficilmente
potranno integrarsi nella comunità nazionale.
CONSEGUENZE SOCIO ECONOMICHE
Se la legge entrasse in vigore, immediatamente quasi un milione di stranieri diventerebbero cittadini
italiani. La «cittadinanza facile», provocherebbe un'altra spinta all'immigrazione, già a livelli
insostenibili, aumentando il peso sul sistema sanitario, sulla previdenza e sull'occupazione. Nel 2016
quasi 200mila stranieri hanno ottenuto la cittadinanza italiana senza ius soli e il ritmo cresce di anno
in anno. Di fronte a questi numeri si comprende quanto sia inutile una maggiore apertura. Nelle
classifiche mondiali del net immigration rate (che tiene conto di immigrati ed emigrati), l'Italia figura
fra i Paesi in vetta, davanti a Londra, Madrid, Lisbona. Un tasso elevato, come rilevano questi istituti
di statistica, può provocare crescente disoccupazione e conflitti etnici. E la riduzione di forza lavoro
in settori chiave, se continuasse la fuga all'estero dei giovani italiani.
NON INTEGRAZIONE MA INVASIONE
L'introduzione dello ius soli, come dicevamo, invece di favorire l'integrazione aprirebbe la strada a
un'ulteriore immigrazione senza alcuna integrazione. Quanti stranieri approfitterebbero subito della
politica delle porte aperte per far nascere i figli in Italia? Consapevoli degli scarsi controlli, sarebbero
incoraggiati dalle nostre stesse leggi. Non esiste un'immigrazione contingentata e proporzionata alle
necessità dell'Italia. Ma non solo. I migranti che sbarcano negli ultimi anni provengono in stragrande
maggioranza da Paesi musulmani, con una fede e una cultura del diritto troppo lontana da quella
occidentale che, è sotto gli occhi di tutti, sono pochi a voler far propria. La stessa Istat, nelle recenti
proiezioni demografiche dei prossimi 40 anni senza lo ius soli, ha rilevato che la popolazione straniera
potrebbe attestarsi a 20 milioni di persone. Che succederebbe con lo ius soli in vigore? Probabilmente
in 20-30 anni, gli stranieri supererebbero la popolazione italiana e, acquisendo cittadinanza e diritto
di voto, cambierebbero totalmente non solo gli equilibri sociali ma anche quelli politici.
IL RISCHIO TERRORISMO
Concludiamo con il rischio più grave, quello che minaccia la nostra sicurezza: il terrorismo. Lo ius
soli diventerebbe il grimaldello per aprire anche le porte al terrore. Nel giro di pochi anni l'Italia si
ritroverebbe inerme di fronte all'offensiva jihadista perché questa legge impedirebbe il ricorso alle
espulsioni, che oggi ci permettono di neutralizzare la minaccia, rimpatriando quegli stranieri
sospettati di fiancheggiare il terrorismo. A questo si aggiungerà quel fenomeno, ormai tristemente
noto in Francia, Gran Bretagna e altri Paesi europei, delle seconde e terze generazioni di immigrati
musulmani considerate terreno fertile per la diffusione dell'integralismo islamico. La possibilità di
espellere potenziali terroristi negli ultimi due anni è stata decisiva: dal 2015 a oggi sono stati infatti
espulse 175 persone sospettate di collusione con il terrorismo.

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Doc. 5 - https://spazioliberoblog.com/2017/09/18/perche-e-giusto-e-necessario-approvare-lo-ius-
soli/

Perché è giusto (e necessario) approvare lo Ius Soli.


(Roberto Fiorentini – 18.9.2017)

La dichiarazione di principio l’ho fatta nel titolo. Quindi, per quanto riguarda la comunicazione ai
tempi di Facebook, potrei anche finirla qui. Ma su Spazio Libero – per fortuna – si può argomentare
e quindi lo faccio. Vorrei partire dal fondo dell’ex direttore de La Repubblica Ezio Mauro dello scorso
14 settembre, nel quale si sottolineava un fatto davvero fondamentale e, per me, estremamente
condivisibile: la cosiddetta linea Minniti, che comprende maggiore attenzione nell’accoglienza
indiscriminata dei migranti e una indiscutibile stretta, anche mediatica, ( che porta con se un vago
profumo di destra ) nei confronti di una posizione di grande tolleranza, deve ( il giornalista Mauro
lo sottolinea , ed io con lui ) essere controbilanciata da aperture nei confronti di quel mondo. A più
doveri devono conseguire anche più diritti. Lo ius soli (tra l’altro già ampiamente temperato nella
legge all’attenzione delle Camere) potrebbe ben rappresentare la risposta di un Paese civile,laico
,aperto e tollerante, ma al contempo attento alla sicurezza e alla sostenibilità del fenomeno migratorio,
nei confronti del partito delle ruspe e alla vergognosa campagna, fomentatrice di odio verso gli
immigrati, portata avanti da giornali quali Libero, Il Giornale e da alcune testate giornalistiche
televisive.
Se non si hanno gli occhi foderati di prosciutto ( o non si è completamente in malafede ) non si può
certo negare che il sentiment del popolo italiano in tema di accoglienza, di immigrazione e di
accettazione del diverso stia lentamente ma decisamente virando verso destra. In un recente
sondaggio dell’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza si è certificato che la quota di italiani favorevoli
allo ius soli è calata al 52% dal 57% di Giugno 2017 e dal 70 % di Febbraio dello stesso anno. Negli
anni precedenti il dato aveva toccato anche percentuali dell’80 %. Un giretto sui social network, dove
il razzismo tocca non di rado vette inaccettabili (e prende di mira spesso la Presidente Boldrini), non
può che confermare questa sensazione. Gli italiani hanno paura. Questa paura è spesso assolutamente
ingiustificata ma non per questo deve essere ignorata. Anzi, riprendendo il citato articolo di Ezio
Mauro, una grande responsabilità del centro sinistra (e del PD in particolare ) è proprio rappresentata
da questa sconfitta culturale. Lo spirito di tolleranza, sia quella di matrice cattolica sia quella più
propriamente di sinistra, sta fortemente perdendo colpi nei confronti di un sentimento composto da
un mix di paura, chiusura e rifiuto, che alimenta anche il consenso elettorale della destra e del M5S,
che su questi temi è certamente allineato a Salvini e Casa Pound. La sinistra non è stata capace di far
comprendere gli aspetti positivi di una società plurale, aperta, tollerante e multiculturale, forse anche
a causa di una gestione sbagliata e caotica del fenomeno migratorio.
Ma torniamo allo Ius Soli. Esattamente di cosa si tratta? La legge presentata dal PD introduce due
nuovi criteri per ottenere la cittadinanza prima dei 18 anni: si chiamano ius soli (“diritto legato al
territorio”) temperato e ius culturae (“diritto legato all’istruzione”). Lo ius soli “temperato” presente
nella legge presentata al Senato prevede che un bambino nato in Italia diventi automaticamente
italiano se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia da almeno 5 anni. Se il genitore
in possesso di permesso di soggiorno non proviene dall’Unione Europea, deve aderire ad altri tre
parametri:
– deve avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale;
– deve disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge;
– deve superare un test di conoscenza della lingua italiana.
L’altra strada per ottenere la cittadinanza è quella del cosiddetto ius culturae, e passa attraverso il
sistema scolastico italiano. Potranno chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia o
arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato
almeno un ciclo scolastico (cioè le scuole elementari o medie). I ragazzi nati all’estero ma che
arrivano in Italia fra i 12 e i 18 anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per
almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico.
La legge, cui forsennatamente si oppongono le destre, i cinquestelle e moltissimi giornali,
quindi, riguarda i bambini, i ragazzi, i compagni di scuola dei nostri figli. Si tratta di ufficializzare
l’italianità di tanti che già ora sono italiani di fatto, spesso non parlano nemmeno bene la lingua
d’origine e conoscono persino meglio il dialetto della città in cui vivono. Cosa ci sia di pericoloso e
sbagliato in questo, è difficile da spiegare persino per i più accesi tra i detrattori. Cosa ci sia di
positivo, invece, è talmente evidente che non necessita neppure di spiegazioni ulteriori. Basti dire che
a maggiore integrazione naturalmente corrisponde minore attrazione verso l’integralismo e la
malavita. Rinunciare ad approvare questa legge, prima della fine di questa travagliata legislatura, è
una sconfitta, è una resa alla dittatura del sondaggio, è il sintomo di un ascolto eccessivo della
cosiddetta pancia della gente, è la rinuncia ad una norma che distingua sul serio la differenza tra chi
è progressista e chi conservatore, una specie di piccola abiura della nostra identità politica. Credo che
fino alla fine bisognerà provare ad approvare questa legge, spiegandone bene le motivazioni.
Purtroppo temo che in questi mesi la real politik avrà la meglio, ma, nel mio piccolo, questo articolo
vuole essere un contributo per alimentare la speranza che, in Parlamento, invece prevalgano la
speranza, la tolleranza e l’integrazione.