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a) Padre Mimamo

Padre, potrebbe farci una piccola presentazione dicendo il suo nome, la sua età, da quanto
tempo sta qui.

Padre, podría hacernos una pequeña presentación, diciendo su nombre, edad, y desde
cuándo está aquí

Ho 51 anni, sono appena 2 anni che sono parroco a Lampedusa e ho sempre avuto interesse
nei confronti di quest’isola , della sua storia, della sua comunità e della vicenda epocale della
migrazione che la riguarda.

Tengo 51 años, soy párroco en Lampedusa desde hace apenas dos años y siempre he tenido
interés en esta isla en relación a su historia, su comunidad y la inmigración, que es el asunto de
nuestra época.

Ci potrebbe raccontare come è stato il momento dell’arrivo, ci aveva iniziato a parlare degli
anni ’90, della sua conoscenza.. poi come è stato l’arrivo, le emozioni.

Nos podría contar cómo fue el momento de la llegada, había comenzado a hablar de los años
noventa, de su conocimiento. Y luego, ¿cómo fue su llegada, las emociones?

Sono venuto a Lampedusa nel periodo invernale del 1992. Quindi tra il ‘92 e il ‘93, ho vissuto
un mese qui in aiuto al parroco di allora, Padre Giuseppe Policardi e l’isola mi ha
particolarmente colpito. Non so dire che cosa in particolare, ma mi é certamente entrata nel
cuore la sua vicenda, le persone e sono stato particolarmente vicino ai preti che si sono
succeduti, sono venuto altre volte in aiuto alla comunità e ho vissuto come una specie di
corrispondente, sul settimanale diocesano e come prete che guidava degli uffici all’interno
della Curia di Agrigento, la vicenda di Lampedusa. Quindi un approfondimento storico,
culturale, anche circa le motivazioni che spingono queste persone a scappare dai loro luoghi di
nascita. Poi è successo che quando c’è sta la disponibilità, nel senso che Padre Stefano, il mio
predecessore aveva compiuto gli anni di sua presenza, di suo servizio a Lampedusa, si è
prospettata la ricerca di un altro prete e (siccome) io ero stato liberato da un altro carico ho
dato la mia disponibilita di venire a Lampedusa come parroco. Mi sono ritrovato qui nei giorni
successivi alla tragedia, non dovevo essere qui, non erano i giorni in cui io dovevo arrivare. A
distanza di due anni, a chiunque mi domanda, non so raccogliere le idee in un pensiero
sintetico su ciò che ho visto quella mattina successiva al 3 di ottobre. Non ci sono esperienze,
nella mia esperienza personale, alla quale paragonare, il fatto di vedere in un hangar 366 bare:
bambini, donne, bambini legati con il cordone ombelicale alla madre, ragazze bellissime e
ragazzi bellissimi, l’odore acre delle sostanze che venivano utilizzate, le forze di polizia che
cercavano di raccogliere in maniera ossessiva, in maniera sacra gli oggetti personali, i segni che
potevano portare sul corpo, per avere gli estremi dell’esistenza di queste persone, chi erano,
da dove venivano, come si chiamavano. La tensione sul volto di queste persone che compivano
questo atto cosi pietoso e nello stesso tempo scientifico. I volti e le storie di chi si immergeva
per andare a prelevare i cadaveri. I subacquei che sono preparati per salvare vite umane, che
dalle generazioni più anziane a quelle più giovani, man mano provavano sempre maggiore
tensione, maggiore sconforto per quello che andavano a fare. Dei sub educati a salvare, che
invece devono prelevare cadavari, dei sub che dall’etá più anziana, vanno scendendo fino alle
età giovanili. È un insieme di immagini, di sensazionni, di dolore che mi è rimasto dentro, ma
che non sono riuscito ad elaborare, a racchiudere in un pensiero. Anche quando mi chiedono
come prete, che preghiere ho fatto, che cosa ho detto, è stato un atto di assoluto silenzio,
neanche di capacitá di invocazione, di appello, di rimprovero, di supplica. Uno stato di
sconforto mutuo e silenzioso di fronte a una ecatombe, tragedia di questa portata, dove già
sarebbe bastata una singola persona, con la sua ricerca di vita e felicità. E moltiplicato per quel
numero infinito non ho in me capacitá di cuore e di mente per capire e dire quello che si prova.

Vine a Lampedusa en el invierno de 1992. Después, entre el 92 y el 93, viví un mes aquí
ayudando al párroco de entonces, el padre Giuseppe Policardi, y la isla me impactó
especialmente. No sé decir por qué en particular, pero, ciertamente, sus vicisitudes y sus
personas han entrado en mi corazón; estuve especialmente cerca de los curas que siguieron.
Vine otras veces para ayudar a la comunidad; una vez en calidad de corresponsal del
semanario diocesano; y otra, como sacerdote responsable de las oficinas del interior de la
curia de Agrigento, donde viví de cerca la cuestión de Lampedusa. En ese sentido, hace falta
generar una reflexión histórica y cultural, incluso alrededor de las motivaciones que empujan a
estas personas a escapar de sus lugares de origen. Luego, coincidió con el hecho de que el
padre Stefano, mi predecesor, ya había concluido su servicio en Lampedusa, y se planteó la
búsqueda de otro cura, y al encontrarme ya libre de otros compromisos, pude venir como
párroco. Aunque no tenía que estar, me encontraba aquí los días que siguieron a la tragedia. A
dos años de distancia, para todo aquel que me pregunta, no sé recoger en un pensamiento
sintético lo que vi aquella mañana después del 3 de octubre. No cuento con experiencias en mi
vida personal con las cuales compararla. El hecho de ver en un hangar 366 ataúdes: niños,
mujeres, bebés unidos por el cordón umbilical a su madre, muchachos y muchachas bellísimos,
el olor acre de las sustancias usadas, las fuerzas de la policía que buscaban recoger en manera
obsesiva, sagrada, los objetos personales así como reconocer las señas de sus cuerpos para
identificar quiénes eran, de dónde venían, cómo se llamaban estas personas. La intranquilidad
en el rostro de quienes realizaban este acto tan piadoso y al mismo tiempo, científico. Las
caras y las historias de quien se sumergía para ir a retirar los cadáveres. Los buzos, preparados
para salvar vidas humanas, desde las generaciones más ancianas hasta las más jóvenes,
demostraban cada vez más tensión, más incomodidad por lo que iban a hacer. Los buzos,
instruidos para salvar; en cambio, debían recoger los cadáveres. Es un conjunto de imágenes,
sensaciones y dolores que me ha quedado dentro y que no he conseguido elaborar ni contener
en un solo pensamiento. Incluso cuando me pidieron que orara como sacerdote, he
respondido con un acto de absoluto silencio, sin siquiera capacidad de invocación, de llamada,
de reprimenda, de súplica. Un estado de incomodidad recíproca y silenciosa frente a una
hecatombe, una tragedia de esta magnitud, donde ya hubiera bastado con la búsqueda de vida
y felicidad de una sola persona, y sin embargo ese número se había multiplicado al infinito. No
tengo dentro de mí capacidad de corazón ni de mente para comprender ni decir lo que se
experimenta.

Octtuobre del 2013... ¿Cóomo reaccionó la comunidad ante la tragedia, cóomo pidió?? la
comunidad de Lampedusa, la gente con la que hablabas..?, ¿cuáles eran las conversaciones,
el sentimiento?.
Anche l’isola ha difficoltà ad elaborare un lutto cosi enorme ed infinito. Sia da un punto di vista
politico, che da un punto di vista mediatico, l’isola sorge a simbolo. Dal punto di vista politico,
quando si vuole dire, come è successo con alcuni governi italiani, “abbiamo fermato i migranti
a lampedusa, sono tutti li. Siamo salvi”. E per altri come per dire “come sono bravi i
Lampedusani, accolgono tutti” e cosi anche da un punto di vista mediatico, Lampedusa diventa
sinonimo di salvezza o di tragedia, di orrore. Lampedusa rischia a volte di essere uno scenario,
che viene montato e smontato di continuo, perchè, proprio per l’eccezionalità degli eventi che
la riguardano, molto spesso, resta ai margini e quindi; ad esempio, non fu possibile per i
lampedusani accedere ai luoghi dove questi corpi erano momentaneamente conservati. Cosi
come, per disposizione del Ministero degli Interni non ci fu possibilità di una partecipazione
popolare. Ma l’offesa più grave ai lampedusani, fu fatta quando non si riconobbe il modo in cui
i lampedusani celebrano i rituali della morte. Quando qualcuno arriva a Lampedusa e viene
portato giù dal traghetto e dall’aereo, la cittadinanza si fa particolarmente vicina, andando al
porto, andando all’aeroporto, accompagnando questo gesto di accoglienza. E invece la
partenza di questi morti lampedusani, fu fatta in maniera meccanica, quasi industriale. Furono
utilizzati dei mezzi non idonei, come possono essere le gru, come possono essere i
montacarichi, e questo è qualche cosa che ha ulteriormente colpito ed impedito ai
lampedusani di partecipare a questa infinita sofferenza. I lampedusani rischiano spesso di
essere tenuti fuori anche dalle vicende che riguardano il Centro di primo soccorso di
accoglienza. Ma questo non soltanto da parte delle autorità di governo o dai funzionari, ma
molto spesso anche dalle organizzazioni non governative che qui interagiscono. Puó succedere
che ci sono forme di presenza di diversi organismi che non interagiscono con la popolazione
locale, conle realtá locali. Quindi è una grande pena essere sinonimo, protagonisti,
coprotagonisti di una vicenda così enorme e nello stesso tempo rischiare di non maturare, di
non crescere, di non essere profondamente partecipi di ciò che ci riguarda cosi da vicino.

Io posso fare risposte anche piú brevi, tu mi devi dire..vado piu brevi...piu veloce la risposta.

Incluso la isla tiene dificultad para elaborar un luto tan grande e infinito. Ya sea desde el punto
de vista político como desde un punto de vista mediático, la isla surge como un símbolo. Desde
el punto de vista político, cuando se quiere decir, como ha sucedido con algunos gobiernos
italianos: “Tenemos detenido a los inmigrantes en Lampedusa, están todos allí. Estamos
salvados”. Mientras otros dicen: “Como son valientes los lampedusanos, acogen a todos”; y así
también desde el punto de vista mediático, Lampedusa se convierte en sinónimo de salvación
o de tragedia, de horror. Lampedusa corre el peligro a veces de ser un escenario que
continuamente se monta y se desmonta, precisamente por la excepcionalidad de los eventos
que la tienen como protagonista. A menudo, queda al margen, y entonces, por ejemplo, no fue
posible para los lampedusanos acceder a lugares donde estos cuerpos estaban
momentáneamente conservados. Así, como por disposición del Ministerio de Asuntos Internos
no fue posible la participación popular. Pero la ofensa más grave a los lampedusanos se hizo
cuando no se reconoció el modo en que allí celebran los rituales de los muertos. Cuando
alguien llega a Lampedusa y se baja del ferry o del avión, la ciudadanía acostumbra ir al puerto
o al aeropuerto como gesto de acogida; y en cambio, la partida de estos lampedusanos fue
hecha de manera mecánica, casi industrial. Fueron empleados medios no idóneos, como
pueden ser las grúas, los montacargas, y esto es algo que posteriormente conmocionó a los
lampedusanos y les impidió participar en este sufrimiento infinito. Los lampedusanos,
habitualmente, corren el peligro de no ser tenidos en cuenta en las experiencias que se
relacionan con el Centro de primeros auxilios y acogida. Pero esto no solamente por parte de
la autoridad de gobierno o de los funcionarios, muchas veces, también de las organizaciones
no gubernamentales que aquí interactúan. Tal vez hay formas de presencia de diversos
organismos que no interaccionan con la población local, con las realidades locales. Por lo
tanto, es una gran pena ser coprotagonistas de una experiencia tan grande y al mismo tiempo
correr el peligro de no madurar, de no crecer, de no ser profundamente partícipes de eso que
nos involucra tan de cerca.

Puedo hacer las respuestas más breves, tú debes decirme.

Le chiediamo di fare delle frasi piu corte, in modo che possano essere sintetizzate. Poi se ha
un’idea, un titolo che vuole utilizzare, lo usi. Una frase forte che ritiene sia il riassunto di ciò
che vuole dire.

Le pedimos hacer las frases más cortas, de forma tal que podamos sintetizar. Luego, si tiene
una idea, un título que quiera emplear, lo usamos. Una frase fuerte que considere que
resuma lo que quiere decir.

Le hemos escuchado a usted hablar de cómo la comunidad de Lampedusa es heterogénea


diversa en en la aproximación relación a la inmigración, ma pero es una, ante la tragedia.
Me gustaría escucharle cómo puede explicar esto ... (10:20)

Ci circondano centinaia di chilometri di acqua, c’è tanta acqua tra qui e la Sicilia come ce n’è
tra Roma e Firenze, quindi i lampedusani sanno, conoscono bene la difficoltà che c’è per
raggiungere quest’isola e per andare via. Quando c’è qualche necessità di carattere fisico,
malattie, o altre necessità di carattere affettivo, c’è un dispendio da pagare che non è solo
economico, nell’allontarsi da quest’isola. Ritengo che sia questo l’atteggiamento
fondamentale, la consapevolezza dell’esiguità geografica di questo luogo, del suo essere uno
scoglio in mezzo al mare, di viverci con vero piacere per ciò che ci circonda, ma allo stesso
tempo con una certa difficoltà per le sue condizioni. Per tanto quando i lampedusani vedono
arrivare queste persone, con tutte le forme di reazioni verbali che si possono avere, come in
tutte le altre parti del mondo, circa l’accoglienza o il rifiuto dei migranti, l’integrazione oppure
l’allontanamento, poi in realtà scatti un sentimento, un atteggiamento di umanità, dico io,
velato, zuccherato dalla fede. Un senso di umanità, che fa capire che dietro certamente
all’attraversamento di questo mare, in quelle condizioni nelle quali arrivano, c’è una
profondissima tragedia, c’è la fuga da qualche cosa. Nello stesso tempo c’è il desiderio di
continuare questo viaggio, con quello che comporta, e già il lampedusani sanno, continuare il
viaggio da Lampedusa, in questo senso c’è un principio di realtà che Lampedusa insegna, ed è
quello che poi porta le televisioni o i corrispondenti, o i ricercatori da tutte le parti del mondo:
che cosa c’è nel cuore di queste persone che stanno scappando. Che cosa c’è nel cuore di
persone che si fanno una ragione nell’accoglienza che da vita, quanto meno di tirarli fuori
dall’acqua. Penso che questo sia lo specifico di Lampedusa, a volte ce ne rendiamo
maggiormente conto, riusciamo ad elaborare qualche concetto collocandoci nella geopolitica,
altre volte invece più semplicemente si vede il bambino con la mamma o il giovane che
rischiava di naufragare, impaurito per quello che ha visto e si da fondo a quel briciolo di
umanitá che tutti abbiamo e ci contraddistingue.
Nos rodea un centenar de kilómetros de agua; hay tanta agua entre aquí y Sicilia como lo hay
entre Roma y Florencia, por lo cual los lampedusanos conocen bien las dificultades para llegar
y salir de esta isla. Cuando hay necesidades de carácter físico, enfermedades, así como otras
necesidades de carácter afectivo, hay un gasto por pagar que no solo es económico, derivado
de alejarse de esta isla. Considero que ésta es la actitud fundamental, la conciencia de la
escasez geográfica de este lugar, de su ubicación como escollo en medio del mar, de que se
vive con verdadero placer por lo que nos rodea, pero al mismo tiempo, con cierta dificultad
por las condiciones. Por lo tanto, cuando los lampedusanos ven llegar a estas personas, los
reciben con toda la gama de reacciones verbales típicas de cualquier parte del mundo, desde la
acogida o el rechazo de los inmigrantes hasta la integración o el alejamiento; luego, en
realidad se dispara un sentimiento, una actitud humanitaria, difusa, endulzada por la fe. Un
sentido de humanidad que hace comprender que, ciertamente, después de cruzar este mar,
por las condiciones en que llegan, hay una profunda tragedia; está la huida de algo. Al mismo
tiempo, existe el deseo de continuar este viaje, con lo que significa, y ya los lampedusanos lo
saben, continuarlo desde Lampedusa. En este sentido, Lampedusa enseña un principio de
realidad, que es lo que luego transmite la televisión, o los corresponsales, o los investigadores
de todas las partes del mundo: qué hay en el corazón de estas personas que están escapando;
qué hay en el corazón de estas personas que encuentran una razón en la acogida que da vida,
por lo menos al sacarlos fuera del agua. Pienso que esto es lo específico de Lampedusa. A
veces, logramos elaborar algún concepto situándolo en la geopolítica; otras veces, en cambio,
más sencillamente, se ve un niño con su madre o un joven en peligro de naufragar,
atemorizado por lo que ha visto, y entonces aparece aquella pizca de humanidad que todos
llevamos dentro y nos caracteriza.

¿Cuál es la frase del Papa Francisco que nos ha dicho antes?

Il Papa Francesco ha utilizzato dei sistemi che voi come spagnoli e figli dei gesuiti dovreste
sapere molto meglio. Ha preso gli esercizi di Sant’Ignazio di Loyola, gli esercizi spirituali e li ha
adattati a questa vicenda cosi importante, cercando di farsi delle domande, lui stesso. Quello
che colpisce di questo uomo è che lui non si sia voluto fermare ai titoli dei giornali, alle notizie
che si possono vedere al telegiornale, ma sia sceso, sia venuto. Ed è quindi un invito a tutti ad
avere la capacità di non fermarsi alla superficie ma di saper vedere dietro ai fenomi, ai numeri,
tanti migranti, tanti siriani, le singole personali storie di queste persone. Il Papa ha utilizzato
due domande, che stanno nella Bibbia, una che sta in un romanzo “Adamo dove sei?”, “Caino,
dov’è tuo fratello?”, “Chi ha pianto?”, quasi invitando ad evitare di fare ideologismi, ideologie,
grandi ragionamenti, senza volgere lo sguardo a chi sta negando, a chi fugge perchè ha una
pistola puntata alla testa, a chi è messo nelle condizioni fra morte certa e morte probabile. E
sfido chiunque in Spagna o in Italia, che fosse messo nelle condizioni di scegliere tra la morte
certa, che ha già riguardato alcuni parenti, figli, moglie e la morte probabile, a non accettare
l’eventualità di morire in mezzo al mare, piuttosto che continuare a subire quello che
subiscono. In questo senso, il Papa, credo, che suggerisca un metodo di avvicinamento alle
persone che vivono tragedie vitali.

El Papa Francisco ha utilizado los sistemas que vosotros como españoles e hijos de jesuitas
debéis de conocer mejor que yo. Ha tomado los ejercicios espirituales de San Ignacio de Loyola
y los ha adaptado a esta experiencia tan importante, buscando hacerse él mismo las
preguntas. Lo que conmueve de este hombre es que no se ha querido detener en los titulares
de los periódicos, en las noticias de los telediarios, sino que ha venido hasta aquí. Y por lo
tanto, invito a todos a tener la capacidad de no quedarse en la superficie, sino de saber qué
detrás de los fenómenos, de los números, están las historias individuales de estas personas. El
Papa ha utilizado tres preguntas que están en la Biblia: “Adán, ¿dónde estás?”, “Caín, ¿dónde
está tu hermano?, “¿Quién ha llorado?”, casi invitando a evitar los ideologismos, la ideología,
los grandes razonamientos; sin darle la espalda a quien huye, porque tiene una pistola que le
apunta a la cabeza, a quien está en una situación de vida o muerte probable. Y desafío a todos
en España e Italia que estén en condición de tener que elegir entre la muerte cierta (que ya ha
alcanzado a algunos parientes, hijos, mujer…) y la muerte probable, que no acepten la
posibilidad de morir en medio del mar, que antes bien continúen padeciendo lo que padecen.
En ese sentido, el Papa sugiere un método de acercamiento a las personas que atraviesan esta
tragedia vital.

Hay una cosa que creo has mencionado que nos interesa, una frase corta. Hablaba hoy usted
de la diferencia entre política y realidad. Creo que es una idea muy fuerte 15:15

Io credo che a Lampedusa muoia o rinasca l’Europa. Quello che qui è avvenuto, ora si sta
vivendo sulle autostrade dell’Austria, si sta vivendo nelle stazioni ferroviarie dell’Ungheria, si
sta vivendo ai confini della Macedonia; quello che qui è avvenuto è come una metafora, è
come un simbolo, è come qualche cosa che avvisa la possibilità di decidere se far nascere
qualcuno o farlo morire. Ma non è soltanto far nascere o morire il migrante, è far nascere o
morire l’Europa e credo che questo sia, a Lampedusa, ulteriormente simbolico. A Lampedusa
non c’è il punto nascite, ci sono 6500 abitanti circa, per grazia di Dio e l’amore di chi si
congiunge, nascono 75 bambini l’anno, che è un altissimo tasso di natalità, ma questi bambini
non nascono a Lampedusa, nascono negli ospedali della Sicilia. Ma Lampedusa ha generato
all’Europa in 20 anni, almeno, si calcola, 600.000 persone. Tra i 600-800 mila persone sono
nate alla cittadinanza Europea, passando da Lampedusa. Questo credo che sia straordinario,
per quello che è avvenuto, che sia ancora una vocazione non compiuta di Lampedusa, nel
senso che come per l’Europa, si tratta non soltanto di prendere atto del fatto, ma di saperlo
interpretare e in un certo senso condividerlo, in un certo senso, farlo diventare progetto
politico. Ed è quello che purtroppo ha richiesto così tanto tempo e che ancora non vede la luce
nel nostro contesto europeo. L’Europa nasce e muore a Lampedusa.

Creo que en Lampedusa muere o renace Europa. Lo que sucedió aquí, ahora se está viviendo
en las autopistas de Austria, en las estaciones ferroviarias de Hungría, en las fronteras de
Macedonia. Lo que sucedió aquí es como una metáfora, un símbolo, algo que informa de la
posibilidad de decidir si se hace nacer o morir a alguien. Pero no se trata solamente de hacer
nacer o morir al inmigrante, sino de hacer nacer o morir a Europa, y creo que esto es en
Lampedusa todavía más significativo. En Lampedusa no hay sala de partos, hay cerca de 6500
habitantes, y por gracia de Dios y amor de los se unen, nacen 75 niños al año, que es una tasa
altísima de natalidad. Pero estos niños no nacen en Lampedusa, nacen en los hospitales de
Sicilia. Sin embargo, Lampedusa ha generado en Europa, al menos en 20 años, según los
cálculos, 600.000 personas. Entre 600.000 y 800.000 personas nacen a la ciudadanía europea
pasando por Lampedusa. Esto es extraordinario para todo lo sucedido, es una vocación
incumplida de Lampedusa, en el sentido de que para Europa se trata no solamente de tomar
acta del hecho, sino de saberlo interpretar, y en cierto modo, compartirlo y convertirlo en un
proyecto político. Y es eso lo que lamentablemente ha tomado tanto tiempo, y que todavía
hoy no ve la luz dentro de nuestro contexto europeo. Europa nace y muere en Lampedusa.

¿Cómo se hace cuando llega algún barco....?. 17:20

Ufficialmente l’accoglienza dei migranti aspetta al Ministero degli Interni, alle forze di Polizia,
alle società cui il Ministero degli Interni da questo servizio. Nel corso di questi 20 anni, si sono
succeduti diversi tipi di modelli, di modi in cui la comuità di Lampedusa e i diversi soggetti al
suo interno, hanno svolto un servizio sussidiario, complementare, a volte unico, inizialemente
unico. C’era la comunità, intesa come comunica civica e comunità ecclesiale che accoglieva i
migranti, a volte sostitutivo. Cioè gli enti preposti non hanno saputo nei diversi anni, per
diversi motivi, alcuni stanno sui titoli di giornali in Italia, cioè malvessazioni, uso indiscriminato
dei fondi...non hanno svolto quei servizi che dovevano svolgere, quindi la comunitá ecclesiale e
la comunitá civile, nei diversi tempi e nei diversi anni, ha svolto modalità diverse di
accoglienza. Attualmente il sistema è questo: presso il molo Favaloro, generalmente, arrivano
le motovedette della Guardia di Finanza o le imbarcazioni cosiddette SAR, della Guardia
Costiera, che tramite un cordinamento, prelevano o fanno trasbordi da altre navi, e queste
persone vengono condotte a Lampedusa. Sul molo Favaloro, ci sono le forze anche della Sanità
pubblica, della Azienda Sanitaria provinciale di Palermo, da cui dipende Lampedusa, e svolgono
un servizio di prima assistenza per verificare se ci sono problemi più gravi o problemi tollerabili
in quel momento. Dal molo Favaloro, l’unico pulmann che esiste sull’isola, porta i migranti,
circa 50 persone alla volta, al centro di primo soccorso e accoglienza. Il centro di Lampedusa è
un centro in cui i migranti dovrebbero permanere 72 ore. In realtà nei diversi anni, questa
permanenza è stata prolungata anche per mesi tra i tanti motivici sono state le vicende
giudiziarie che riguardano queste persone, cioè se hanno subito violenze, se hanno visto
omicidi, se ci sono stati atti particolarmente efferati a cui hanno assistito. E quindi dopo 72 ore
questi migranti uscivano dal centro o aprendo le reti di recinzione si recano...ed è li che la
comunità di Lampedusa svolge quella naturale osmosi che si verifica tra queste persone e la
comunità. Nel passato e ancora oggi, la comunità ecclesiale, ad esempio, può fornire le schede
telefoniche internazionali, quando queste persone devono avvisare i parenti che sono arrivati
sani e salvi. Oppure fornisce capi di vestiario quando il Centro non avesse presenza significativa
di capi di abbigliamento. Integra, quelli che sono cristiani in forme di culto comunitario, anche
se si tratta di fratelli o sorelle ortodosse in genere e comunque svolge il suo servizio
disinteressato nei confronti di tutti coloro che si trovano ad avere qualche necessità e ad avere
possibilità di espressione e di comprensione, perchè a volte può succedere che in ragione dei
luoghi di provenienza non si conosca l’esistenza ad esempio di una comunià di fede diversa,
come puiò essere quella Cristiano Cattolica e il fatto che questa comunità assolva anche
funzioni di solidarietà. Quindi attualmente il sistema vede questo andamento. È stato
costituito un Forum tra le diverse associazioni, e tra le diverse realtà confessionali e non
confessionali, uomini e donne di buona volontà che stanno provando ad essere riconosciuti, a
partire dal molo Favaloro, cioè dal momento dell’accoglienza, dove svolgo questo servizio di
delicata accoglienza. Il tentativo, però, ancora non riuscito, è di essere ufficialmente
riconosciuti in modo da poter agire con il Centro di primo soccorso e accoglienza e svolgere
servizi sussidiari di integrazione e di servizio alla persona. Ma è qualche cosa che ad oggi,
perfettamente non è riuscita, non è compiuta.
Oficialmente, la recepción de los inmigrantes espera al Ministerio de Asuntos Internos, a las
fuerzas policiales, a las sociedades a las que el Ministerio brinda este servicio. En el curso de
estos 20 años, se han sucedido distintos modelos, de modo que la comunidad de Lampedusa y
sus actores han desarrollado un servicio subsidiario, complementario, e inicialmente único. Era
la comunidad, entendida como comunidad cívica y comunidad eclesiástica, la que recibía a los
inmigrantes. Es decir, los entes que dirigen no han sabido en estos años, por diversos motivos
(algunos están en los titulares de los periódicos de Italia: malversaciones, uso indiscriminado
de fondos…), no han desplegado los servicios que debían desarrollar, por lo tanto, las
comunidades eclesiástica y civil, a lo largo del tiempo, han desempeñado diversas modalidades
de acogida. Actualmente, el sistema es éste: cerca del muelle Favaloro, generalmente, llegan
las lanchas patrulleras de la Guardia di Finanza* o las embarcaciones llamadas SAR de la
Guardia Costera, que acordonan, detienen o efectúan el trasbordo a otras barcas, de modo
que las personas son conducidas a Lampedusa. Sobre el muelle Favaloro, están incluso las
fuerzas de la sanidad pública, del Departamento Sanitario Provincial de Palermo, del cual
depende Lampedusa, que desempeñan un servicio de asistencia primaria para verificar en ese
momento si hay problemas graves o tolerables. Desde el muelle Favaloro, el único autobús de
la isla lleva a los inmigrantes, cerca de 50 personas por viaje, al Centro de primeros auxilios y
acogida. En el Centro de Lampedusa los inmigrantes deben permanecer 72 horas. En realidad,
en estos años, esta permanencia ha estado prolongada incluso por meses. Entre los muchos
motivos están las experiencias judiciales de a estas personas, es decir, si han sufrido violencias,
si han visto homicidios, si han sido testigo de actos particularmente atroces. Y por lo tanto,
después de las 72 horas, los inmigrantes salen del Centro o se van por las redes de vallado y es
allí que la comunidad de Lampedusa manifiesta una ósmosis natural entre estas personas y la
comunidad. En el pasado, y todavía hoy, la comunidad eclesiástica, por ejemplo, puede
suministrar tarjetas telefónicas internaciones, cuando estas personas quieren avisar a sus
parientes que han llegado sanos y salvos. O también provee de vestimenta cuando el centro no
tiene suficiente indumentaria. Integra a quienes son cristianos en el culto comunitario, incluso
si se trata de hermanos y hermanas de culto ortodoxo. De todas formas, desarrolla su servicio
sin importar el color de piel, cubriendo las necesidades materiales, de expresión y
comprensión, ya que a veces, según los lugares de origen, no se conoce la existencia, por
ejemplo, de una comunidad de fe distinta como la cristiana católica, y el hecho de que esta
comunidad desempeñe también funciones solidarias. Por lo cual, actualmente, el sistema
registra este comportamiento. Se ha construido un Fórum que coordina a diversas
asociaciones, distintas realidades confesionales y no confesionales, hombres y mujeres de
buena voluntad, y que funciona desde el momento en que se efectúa la acogida, es decir, a
partir del muelle Favaloro. El objetivo, que todavía no se ha conseguido, apunta a ser
oficialmente reconocidos para colaborar con el Centro de primeros auxilios y acogida,
desempeñando servicios subsidiarios de integración y de servicio. Pero es algo que al día de
hoy no se ha alcanzado.

Il Forum è quindi un’associazione spontanea?

¿El Fórum es entonces una asociación espontánea?

È nata mettendo insieme quelle persone e quelle realtá che a diverso titolo operano e
continueranno ad operare. Sia da un punto di vista di comunicazione, sia da un punto di vista
di assistenza diretta ed immediata, si da un punto di vista di assistenza culturale e religiosa.
Siamo diverse realtá, ma non abbiamo ad oggi, nonostante le nostre richieste, non abbiamo
avuto un riconocimento minimo formale da parte della Prefettura di Agrigento o del Ministero
degli Interni, con il quale abbiamo rapporti, scriviamo, consegnamo lettere, ci dicono “avrete
risposta, non vi preoccupate” già al Ministero, ma non siamo dichiarati esistenti e questa è
ovviamente una insita fragilità che impedisce la possibilità di accesso costante al Centro e il
servizio a favore dei migranti e l’integrazione della comunitá che rischia di restare fuori. E
questo è un gravissimo danno.

Nació para agrupar a aquellas personas y realidades que bajo distintos rótulos operan y
continúan operando. Ya sea desde un punto de vista de la comunicación o sea desde un punto
de vista de asistencia directa e inmediata se brinda una asistencia cultural y religiosa. Somos
distintas realidades, pero no tenemos hasta hoy, a pesar de nuestras peticiones, un
reconocimiento formal mínimo de la Prefectura de Agrigento o del Ministerio de Asuntos
Internos, con el que tenemos relación. Escribimos y mandamos cartas al Ministerio. Nos
responden “ya tendrán respuesta, no os preocupéis”. Pero nuestra existencia no ha sido
declarada aún, y ésta es obviamente una fragilidad innata que impide la posibilidad de acceso
directo al Centro, el servicio a favor de los inmigrantes y la integración de la comunidad en
riesgo de exclusión. Y esto es un daño gravísimo.

Una cosa que nos ha llamado la atención, es que no vemos que haya inmigrantes en la
comunidad…23:20

Questo si comprende e bisogna anche accettare il ruolo relativo che ha Lampedusa e


dichiararlo. Come questa domnda, anche altre domande, quando si fanno domande di
geopolitica al parroco, al sindaco, i corridoi umanitari...ci sono questioni così amplie e grandi
che non è detto che noi, e io personalmente, sia in grado di rispondere. Certamente
Lampedusa può dire qualche cosa, ma non può dire tutto, perchè abbiamo presenza di
migranti europei, di migranti latinoamericani, di rientrati dall’Argentina o persone che per
elezione che hanno scelto di venire come in ritiro sull’isola e quindi è davvero un piccolo
mondo, un piccolo microcosmo. Abbiamo presenza di migranti africani, ma che non sono
arrivati qua, sono arrivati in Sicilia e poi sono venuti qualcuno a lavorare qui, oppure se si tratta
di minori , sono stati affidati a famiglie di Lampedusa che hanno dichiarato la disponibiità per
l’affido e l’adozione. Ma nessuno dei 600 mila e più che sono passati da Lampedusa, hanno il
suo progetto di vita di restare a Lampedusa. Quindi non ci son migranti fra quelli che sono
passati che sono rimasti a Lampedusa. Quindi per questa va, anche il servizio dei media, va
relativizzata, la idea, la visione che si può avere di Lampedusa.

Esto se comprende y es necesario aceptar el rol relativo que tiene Lampedusa. Cuando se
hacen preguntas de geopolítica al párroco, al alcalde, los corredores humanitarios… hay
cuestiones tan amplias y extensas que nosotros (yo personalmente) no estamos en grado de
responder. Ciertamente Lampedusa puede decir algo, pero no puedo decirlo todo, porque
tenemos presencia de inmigrantes europeos, latinoamericanos, argentinos que retornan o
personas que por elección decidieron retirarse en la isla, y por lo tanto, estamos ante un
pequeño microcosmos. Hay inmigrantes africanos, pero que todavía no han llegado acá,
llegaron a Sicilia y luego alguno ha venido a trabajar aquí, o si se trata de menores, han sido
confiados a familias de Lampedusa que se han mostrado disponibles para la acogida y
adopción. Pero ninguno de los más de 600.000 que han pasado por Lampedusa ha tenido un
proyecto de quedarse aquí. Por lo cual, ningún inmigrante ha pasado y se ha quedado en
Lampedusa. Por eso, también en los medios de comunicación, hay que relativizar la visión que
se pueda tener de Lampedusa.

¿Quée pasa con las personas que han muerto? ¿Cóomo se gestiona su descanso, su entierro?.

Dall’ottobre 2013, tutti i quei morti sono stati portati in Sicilia. Lo posso attestare, in ogni
Comune della provincia di Caltanissetta, Agrigento e Palermo c’è stata una grande
partecipazione. Con particolare emozione perchè in qualche caso si è arrivati al riconocimento
e sono venuti i parenti addirittura dall’Eritrea. Quindi è qualche cosa di indescrivibile quello
che avviene. Lampedusa attualmente ha avuto soltanto tre sepulture successive all’ottobre
2013, e in quei casi con molta sobrietá, non sapendo, la maggor parte delle volte, di che
espressione religiosa siano, si compie un atto di affidamento a Dio e di preghiera molto sobria
e molto semplice. Abbiamo celebrato un momento insime, per una giovane che si chiamava
Huelela (??), sepolta al cimitero. Li ci siamo ritrovati uomini e donne di buona volontá, i fratelli
e le sorelle della federazione delle chiese evangeliche in Italia, i giovani di un gruppo
internazionale di Messina che si trovavano qua, il parroco, le suore, gli esponenti della Caritas,
a piangere, perche poi abbiamo pianto la storia di questa ragazza che ha interrotto la sua
ricerca della felicità ed è diventata con la morte cittadina europea lampedusana. Al cimitero
voi dovete fare sicuramente una visita. Ad un certo punto la cosa impressionante, è che ci sono
stati dei lampedusani che hanno offerto la tomba. Huelela, cosi come un cittadino rumeno che
era emigrato qui, insieme con la moglie, che fa la badante e lui faceva lavori di muratura e
agricultura. Questo cittadino rumeno e questa Huelela sono sepolti vicini. E quindi Lampedusa
è l’Europa. Due storie diverse, il signore rumeno è morto per cause naturali, diciamo, ma una
signora lampedusana ha offerto la sepoltura per l’uno e per l’altro, e sono messi uno vicino
all’altro. Questo credo che dica quel principio di realtà che vince ogni forma di ideologismo e di
chiacchera che non guarda le storie, le vite e i volti delle persone.

Desde el 13 de octubre, todos los muertos son llevados a Sicilia. Lo puedo atestiguar. En cada
comuna de las provincias de Caltanissetta, Agrigento y Palermo ha habido una gran
colaboración para ello. Con especial emoción, porque en cualquier caso, se llegó a hacer el
reconocimiento, llegando los parientes desde Eritrea. Por lo cual, lo que nos sucede es
indescriptible. En Lampedusa solo ha habido tres enterramientos sucesivos en octubre de
2013; y en esos casos, con mucha sobriedad, sin saber, casi nunca, a qué confesiones religiosas
pertenecían, se ha realizado un acto de entrega a Dios con una oración muy sobria y simple.
Celebramos un acto colectivo, en recuerdo de una joven que se llamaba Huelela (¿??),
sepultada en el cementerio. Allí nos encontramos hombres y mujeres de buena voluntad,
hermanos y hermanas de las federaciones de iglesias evangélicas en Italia, los jóvenes de un
grupo internacional de Mesina, que se encontraban aquí, el párroco, las monjas, los
representantes de Cáritas, llorando, por la historia de esta joven cuya muerte como ciudadana
europea lampedusana ha interrumpido su búsqueda de la felicidad. Vosotros debéis hacer una
visita al cementerio sin falta. En un cierto punto, lo que impresiona es que han sido los propios
lampedusanos quienes han ofrecido la tumba. Huelela, al igual que un ciudadano rumano
emigrado aquí junto a su esposa (él, albañil y ella cuidadora) están enterrados cerca. Luego,
Lampedusa es Europa. Dos historias distintas, Huelela y el señor rumano, muerto por causas
naturales; y en ambos casos, una señora lampedusana que ofreció la sepultura tanto para uno
como para otro. Este credo que sostiene que el principio de realidad es capaz de vencer todo
ideologismo y charlatanería y tener en cuenta las historias, las vidas y los rostros de las
personas.

Hay una pregunta que quería hacerle de susobre su propia vivenciaexperiencia. Recordamos
al Papa Francisco diciendo al mundo, que era una vergüenza (vergogna) lo que estaba
pasando, pero y muchos líderes políticos del mundo viniendo a mostrarmuestran?
rRespecto?, pero permiteniendo que haya leyes que obligan a la gente a buscar suel futuro
en el mar, y arriesgandor sus vidas. Mirándolo desde esta metáfora, desde este lugar que es
Lampedusa, ¿cóomo observa esta diferencia entre la realidad y, la acción?.

Io ti posso dire che cosa, da uomo, da cittadino europeo, da cristiano e anche da prete, è stato
messo in discussione, è stato rivoltato, come se fosse stato un terremoto. Da uomo bianco, da
cittadino europeo, io ritengo che strutturalmente, almeno questo vale per me, mi senta
superiore a quelli che hanno un altro colore. Magari ideologicamente non è così e dico, siamo
tutti fratelli però interiormente, la possibilità tecnologica che noi abbiamo, i soldi che noi
abbiamo, la possibilitá di viaggiare in Europa liberamente, e nel mondo, mi convince di questa
superbia. Quindi quando arrivano queste persone, generalmente il primo pensiero è un aiuto
materiale, dargli le scarpe, vestirli, dargli la scheda telefonica perchè possano chiamare:
l’aspetto materiale, abbiamo di più, dobbiamo dare. Invece sono stato messo in discussione
quando da uomo, cristiano, cittadino europeo, prete, sono arrivati questi amici ortodossi
dell’Eritrea, di etnia abescia, i quali si sono precipitati in chiesa a pregare, fermandosi fuori
dalla chiesa, levandosi le scarpe, secondo l’uso ortodosso, sostando lungamente in preghiera e
cominciando a cantare. Al che ho detto, fatte le debite proporzioni, mi sono rimesso in
discussione con i miei principi. Io pensavo di avere dei principi religiosi significativi e questi mi
hanno ricordato che forse c’è qualche altro principio a cui fare riferimento. Attenzione che
non voglio fare confessionalismo, nel senso, le radici cristiane dell’Europa, no, voglio essere
laico, sobrio e dire, siamo in grado di lasciarci mettere in discussione dall’altro come portatore
di qualche cosa che mi ridà un’identita, mi ridice la mia identità? E questa è la cosa che più mi
ha colpito di tutta questa vicenda, cioè io ho una presunzione di saper dire, di saper fare, di
risolvere problemi agli altri, di avere a disposizione tecnologia, denaro. Noi siamo l’Europa, io
sono l’Europa, io sono superiore, io sono cristaino, sono prete, so. In realtà forse la cosa non
funziona così. Credo che la bellezza dell’Europa stia nella capacità di integrare realtà diverse e
di dire al mondo che si possono integrare realtà diverse. Ce lo stanno dicendo cos’è l’Europa,
ce lo stanno dicendo questi che vengono e che ci percepiscono come un’unità , ci percepiscono
come un’unità, una terra di democrazia, di libertà. Allora, sono gli altri che mi stanno aiutando
ad essere quello che devo essere. Questo è per me un principio che mi ha colpito, perchè ha
messo in discussione le mie sicurezze. Ecco, non basate più sulla tecnologia, sul denaro, la
finanza, che cosa tiene insieme queste nazioni europee se non questo aspetto di integrazione
di ciò che appartiene a culture e realtà diverse e credo che questo ce lo stanno dicendo loro,
non facendo distinzioni tra Gracia, Austria, Germania, Italia e Scandinavia.

Te puedo decir que este tema, como hombre, ciudadano europeo, cristiano, incluso como
sacerdote, me lo he cuestionado una y mil veces. Como hombre blanco y ciudadano europeo,
creo que, estructuralmente, al menos esto vale para mí, me siento un privilegiado respecto de
quienes tienen otro color de piel. Tal vez ideológicamente no sea así, ya que considero que
todos somos hermanos, pero los recursos tecnológicos que nosotros tenemos, el dinero del
que disponemos, la posibilidad de viajar libremente por Europa y el mundo me convencen
internamente de esta soberbia. Por lo cual, cuando llegan estas personas, generalmente, el
primer pensamiento es el de brindar ayuda material: darles zapatos, vestirlos, darles tarjetas
telefónicas para que puedan llamar. En el aspecto material: como tenemos de más, debemos
dar. En cambio, como hombre, cristiano, ciudadano europeo y sacerdote, han llegado estos
amigos ortodoxos de Eritrea, de etnia abescia, que se han precipitado a rezar, deteniéndose
fuera de la iglesia, quitándose el calzado, según el rito ortodoxo, rezando devotamente y
cantando; y salvando las distancias, me debatía con mis propios principios, porque pensaba
que tenía unos principios religiosos significativos, y ellos me han recordado que hay tal vez
algún otro principio al cual hacer referencia. Ojo, que no es mi intención hacer
confesionalismo, en el sentido de las raíces cristianas de Europa… No, quiero ser laico, sobrio y
considerar ¿estamos en grado de poner en tela de juicio al otro como portador de algo que me
otorga una identidad, que cuestiona mi identidad? Y ésta es lo que más me ha sorprendido de
toda esta experiencia, es decir, presumo de saber qué hacer y qué decir, de resolver los
problemas de los otros, de disponer de tecnología y dinero. Nosotros somos Europa, soy
Europa, soy un privilegiado, soy cristiano, soy sacerdote, soy… Y en realidad, la cosa no
funciona así. Creo que la belleza de Europa está en su capacidad de integrar realidades
distintas y de decirle al mundo que se pueden integrar realidades plurales. Los que vienen nos
están diciendo qué es Europa, nos perciben como una unidad, una tierra de democracia, de
libertad. Entonces, son los otros quienes me están ayudando a ser lo que debo ser. Esto es lo
que más me ha conmovido, porque desafía mis certezas. Es decir, no se apoyen más en la
tecnología, en el dinero, las finanzas. Lo que une a las naciones europeas no es más que su
pertenencia a culturas y realidades plurales, y creo que esto es lo que nos están diciendo ellos,
sin hacer distinciones entre Grecia, Austria, Alemania, Italia y Escandinavia.

Quali sono i principali aspetti positivi e i principali aspetti negativi creati di tutta questa
situazione.

¿Cuáles son los principales aspectos positivos y negativos de toda esta situación?

E’ lo stesso fenomeno nel suo aspetto positivo e negativo. Nell’aspetto positivo questo nome è
divenuto simbolo in tutto il mondo di un’umanità che accoglie o che può essere, suo malgrado,
momento di perdida di vita, di morte. L’elemento negativo e positivo è se nello stesso tempo,
Lampedusa se ne rende conto, se i lampedusani se ne rendono conto. Cioé se colgono,
cogliamo questo aspetto come l’opportunità di poter dire “ecco come potrebbe essere il
mondo, bello come Lampedusa”, non solo nell’aspetto ambientale ma anche nella diversità
delle persone che lo possono vivere. Credo che questa sia, simultaneamente, l’occasione in cui
sta o cade Lampedusa. Il rischio è che il criterio acquisito in Europa, la finanza, l’economia
come il criterio acquisito di lampedusa, cioè il turismo estivo, godereccio, consumistico, possa
farci credere che debba continuare sempre così, che ci sia solo questo culto, questa religione
questo motivo per il quale stiamo insieme: il fatto che abbiamo un interscambio di denaro o
che abbiamo delle carte di credito utilizzabili in tutta l’Europa. E’ davvero penoso se
Lampedusa e l’ Europa vivono di questa dimensione. Quindi è un’occasione di vita o di morte
che si sta scontrando e ritengo che come l’europa, come Lampedusa sia su questo crinale, su
questo filo di rasoio e ancora non abbia deciso da che parte stare.

Es el mismo fenómeno en su aspecto positivo o negativo. En el aspecto positivo, este nombre


devino símbolo en todo el mundo de una humanidad que acoge y que puede ser, a pesar suyo,
momento de pérdida de vida, de muerte. El elemento negativo y positivo es si Lampedusa y
sus habitantes, al mismo tiempo, se dan cuenta de esta situación, es decir, si cogemos este
aspecto como la oportunidad para decir: “he aquí cómo podría ser el mundo, bello como
Lampedusa”, no solo en el plano ambiental, sino también en la diversidad de las personas que
pueden convivir. Creo que ésta es, simultáneamente, la ocasión en que o bien Lampedusa se
mantiene o bien cae. El riesgo es que el criterio del poder adquisitivo en Europa, las finanzas y
la economía como criterio de poder adquisitivo de Lampedusa (el turismo de verano,
placentero, consumista) sea la única religión por la cual estar juntos: el intercambio de dinero
o que tengamos tarjetas de crédito utilizadas en toda Europa. Es de verdad penoso si
Lampedusa y Europa viven solo de esta dimensión. Entonces, se está enfrentando una
oportunidad de vida o muerte; considero que al igual que Europa, Lampedusa se encuentra
sobre esta cresta, sobre este filo de la navaja y todavía no ha decidido de qué parte estar.

Una pregunta un poco personal. No sé si cuando uno ve todas estas tragedias que ve ende
estos últimos tiempos, has tenido en algún momento alguna crisis de fe, de que estode
pérdida no tiene de sentido de las cosas y cóomo uno se remonta esta sensacióno.

Io ti ho detto e ripeto, l’imprinting come parroco l’ho avuto con quella tragedia di 366, ma
poteva essere soltanto uno. Ogni volta che arrivano gli amici migranti, e vedo nei loro occhi il
terrore per quello che hanno vissuto, la paura per quello che credono, pensano possano subire
e il fatto che uno sguardo amico, un gesto di affetto, una parola “welcome, ben arrivati, vuoi
bere un bicchiere di acqua”, io credo che li rinasce la mia fede, nella verifica del fatto che arrivi
qualcuno di cui io non conosco assolutamente nulla e piuttosto che ributtarlo al mare con una
pedata mi chieda che cosa può dare e dire alla mia vita. Credo che questa sia l’esperienza
fondamentale della fede, cioè l’inatteso, ciò che non segue i canoni ordinari e vela qualche
cosa di Dio. Bisogna fare molta fatica per andare a cercarlo, dopo il primo approccio che puó
essere simpatico, poi c’e la difficoltà della comunicazione, della convivenza, dei diversi usi,
costumi e tradizioni, dei diversi modi. Ma la bellezza della vita e la bellezza della fede, o si
colloca in questa difficoltà, in questa gioia dell’incontro con l’altro, oppure è una vita di
assoluta tristezza e infelicitá, almeno per me.

Lo he dicho y lo repito. La impronta como párroco la tuve con la tragedia de 366, pero podría
haber sido incluso con uno solo. Cada vez que llegan los amigos inmigrantes y veo en sus ojos
el terror por lo vivido, el miedo por lo que creen o piensan que puedan padecer, y el hecho de
encontrarse con una mirada amiga, un gesto de afecto, una palabra: “bienvenidos, ¿queréis un
vaso de agua?”; creo que allí renace mi fe. Cuando compruebo que llega alguien del cual no sé
nada, y en lugar de tirarlo de nuevo al mar con una patada, me pregunto qué puedo dar y decir
con mi vida, creo que esta es la experiencia fundamental de la fe, es decir, lo inesperado,
aquello que no sigue los cánones ordinarios y esconde algo de Dios. Hace falta hacer un
esfuerzo para salir a buscarlo. Después del primer acercamiento, que puede ser simpático, está
la dificultad de la comunicación, de la convivencia, de los diferentes usos, costumbres y
tradiciones, de las distintas idiosincrasias. Pero la belleza de la vida y la belleza de la fe, o se
coloca en esta dificultad, en esta alegría del encuentro con el otro, o es una vida de absoluta
tristeza e infelicidad, al menos para mí.

Muchas gracias.

Grazie mille

Grazie a voi.

Gracias a vosotros

* Guardia di Finanza: es una fuerza especial de policía que forma parte de las Fuerzas Armadas
de Italia.

Traducción: Adriana Scaglione