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95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Primo Tema: Iniziazione al Battesimo cristiano.

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Prof. Juan Javier Flores, OSB.

13/02/2001 – Iniziazione Cristiana, Prof. Juan Javier Flores, OSB.

Programma del corso


Introduzione. Bibliografia. Lavori. Esami.
Primo tema: L’iniziazione al battesimo cristiano. Gli antecedenti del battesimo: i riti di
purificazione dell’Antico Testamento, le prassi battesimali del giudaismo, i lavacri con
acqua, praticati dalle religioni misteriche. Il battesimo di Giovanni. Il battesimo di Gesù. Le
prassi battesimali nelle comunità post pasquali. Conclusione.

Secondo tema: Documenti a carattere liturgico-canonico: la Didaché, Epistola di


Barnaba, San Giustino, la Traditio apostolica. Documenti siriaci: la Didascalia, le
Costituzioni apostoliche, il Testamento del Signore.

Terzo tema: Documenti a carattere catechetico e omiletico: Tertulliano e il De


Baptismo, le Catechesi di Cirillo di Gerusalemme e Giovanni di Gerusalemme, le catechesi
di Sant’Ambrogio. Il battesimo negli scritti di Sant’Agostino, le catechesi di Giovanni
Crisostomo e Teodoro di Mopsuestia, nonché dei Padri Cappadoci..

Quarto tema: Documenti a carattere liturgico: Lettera del diacono Giovanni a Senario,
Liber Ordinum della liturgia ispanica, il Sacramentario Gelasiano, il rituale egizio edito da
Baumstark. Il Sacramentario Gregoriano. Il Supplemento al Gregoriano e i Sacramentari
Gelasiani dell’VIII secolo: il Sacramentario di Gellone.

Quinto tema: Gli Ordines Romani: L’Ordo Romanus XI. Conclusioni.

Sesto tema: I Pontificali Romani: il Pontificale Romano-Germanico e i suoi rituali: il


Pontificale Romano del XII secolo, il Pontificale della Curia Romana del secolo XIII, il
Pontificale Romanum, Editio princeps 1595-1596. Conclusioni.

Settimo tema: I Rituali: il Liber Sacerdotalis di Alberto Castellani; il Rituale


Sacramentorum Romanum del Cardinale Giulio Antonio Santori, il Rituale Romanum del
1614. Conclusioni.

Ottavo tema: Il Rituale del battesimo degli adulti in sette tappe del 16 aprile 1962.
L’Ordo Initiationis. L’Ordo Initiationis Christianae Adultorum del 1972.
Nono tema: La Confermazione, il problema biblico, il problema liturgico, il problema
teologico. L’Ordo Confirmationis del 1973.
Decimo tema: L’Ordo Baptismi Parvulorum del 1969.

Conclusione generale.

Il Docente ha, poi, consegnato una fotocopia dove è indicata la bibliografia relativa
all’argomento introduttivo: L’Iniziazione Cristiana. Essa è, qui di seguito riportata:
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BIBLIOGRAFIA

RASSEGNE BIBLIOGRAFICHE:

1964 CAPRIOLI, A., «Rassegna di teologia positiva sul sacramento del battesimo», in: La
Scuola Cattolica: Supplemento Bibliografico 2,92 (1964) 195 - 210.

1970 NEUNHEUSER, B., «Bibliografia sul battesimo» in: AA:VV:, Il Battesimo. Teologia
e pastorale, Torino 1970, pp.323-335.

1974 VENTURI, G. F., “Problemi dell’iniziazione cristiana: Nota bibliografica”, in:


EL 88 (1974) 241-270.

1992 ZITNIK, M., Sacramenta. Bibliographia Internationalis, IV (Indices), Pontificia


Università Gregoriana, Roma 1992, 108-109.

1990-1994 Initiatio christiana in Bibliographia Internationalis Spiritualitatis, Roma,


Teresianum: 25 (1990) [1993] 179-180, nn. 3217-3234; 26 (1991) [1994] 180-181, nn.
3190-3204; 27 (1992) [1995] 210. Nn. 3820-3831; 28 (1993) [1996] 218, nn. 3987-3996; 29
(1994) [1997], 197, nn. 3573-3581.

STUDI1
CAPRIOLI, A., L’iniziazione cristiana: aspetti generali, battesimo e confermazione, in
Celebrare il mistero di Cristo. Manuale di liturgia a cura dell’Associazione Professori di
Liturgia II. La celebrazione dei sacramenti, BEL-Subsidia 88, Roma CLV- Ed. Liturgiche,
1996, 53-124.

CASPANI, P., La pertinenza teologica della nozione di iniziazione cristiana, Glossa, Milano
1999.

DUCHIESNE, L., Origines du culte chrétien. Études sur la liturgie latine avant
Charlemagne, De Boccard, Paris 11889 (51925).

KLEINHEYER, B., Sakramentliche Feiern I, Die Feiern der Eingliederung in die Kirche,
in Gottesdienst der Kirche. Handbuch der Liturgiewissenschaft VII/1, Regesburg 1989.

NOCENT, A., I tre sacramenti dell’iniziazione cristiana, in Anàmnesis 3/1, Casale


Monferrato 1986, 9-131.

TENA, P.- BOROBIO, D., Sacramentos de iniciaciòn cristiana: Bautismo y Confirmación,


in La Celebración en la Iglesia II, Sacramentos, Salamanca 1988, 27-180.

1
Un altro studio interessante, oltre a quelli già enunciati, è la tesi dottorale di Pierpaolo Caspani dal titolo: La
pertinenza teologica della nozione di Iniziazione Cristiana, Milano 1998. Inoltre, è importante consultare la
seguente opera: Alle origini del Battesimo cristiano. Radici del Battesimo e suo significato, Pius Roman
Tragan ed., Atti dell’VIII° Convegno di Teologia Sacramentaria, Roma 9-11 Marzo 1989 (Sacramentum 10 –
Studia Anselmiana 106, Roma 1991).
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Introduzione
Il termine iniziazione fa riferimento a initium e deriva dal latine in eo, entro-dentro.

Il termine può avere un senso ambiguo e polivalente: esso, in primo luogo rimanda ai
misteri iniziatici delle religioni pagane, e palesemente delle religioni con culti misterici, che
si sono sviluppati nello stesso periodo in cui il cristianesimo si diffondeva. Il linguaggio
dell’Iniziazione non è specificatamente cristiano. Odo Casel parla di iniziazione anche in
riferimento ai misteri pagani. In concreto, parla dell’iniziazione nella sua opera:
Metamorfosi di Apuleio.
La Chiesa, indubbiamente, ha voluto utilizzare questa parola per designare l’entrata
sacramentale nella vita di Dio per mezzo della Chiesa.
Il termine iniziazione vuole designare unicamente le tappe necessarie attraverso le quali
deve passare chi vuole entrare nella Chiesa per rendervi il nuovo culto in Spirito e verità. Si
tratta di coloro che, non facendone parte, hanno incontrato il vero mistero della loro vita, ma
tendono ad una nuova esperienza che li conduca alla pienezza della loro esistenza.
Questi riti di iniziazione cristiana non sono comunicati a coloro che non sono ancora
membri della Chiesa. E’ esistito, fin dall’antichità, “il segreto dell’arcano” del quale i Padri
ne hanno spesso parlato, separandolo nettamente dall’iniziazione dei culti misterici,
malgrado ci fossero delle somiglianze. Per tale motivo tale segreto è nei Padri sottolineato.
In effetti, parlando dell’iniziazione, si tratta di una entrata in una vita nuova che si realizza
in diverse tappe che con il tempo saranno definite e costituite dai tre Sacramenti.
La Chiesa con costanza ha designato con la parola “iniziazione” i tre sacramenti:
Battesimo, Confermazione, Eucaristia, ricevuti da chi s’impegna ad essere inserito
sacramentalmente nel corpo ecclesiale. I primi due sacramenti sono conferiti una sola volta
poiché costituiscono “l’essere e l’agire del cristiano”, mentre il terzo è ripetuto come
sacramento di “costruzione” continua della Chiesa. In questo modo si spiega la triade
sacramentale dell’iniziazione cristiana: il Sacramento che dà l’essere cristiano è il
Battesimo, quello che dà l’agire cristiano è la Confermazione, mentre il sacramento
dell’inserzione plenaria nella Nuova Alleanza per mezzo dell’azione di grazie è l’Eucaristia.
Di fatto nell’antichità, sia dal punto di vista biblico, sia da quello patristico, con
l’iniziazione che abitualmente comportava prove e riti simbolici, l’individuo veniva
ammesso a fare parte di un gruppo religioso o sociale. Il processo iniziatico, presente in
molte religioni e anche in comunità profane, si concludeva di regola con un rito particolare,
grazie al quale il candidato faceva il suo ingresso definitivo nel nuovo gruppo e diventava
iniziato. Questo processo iniziatico in ambito cristiano prevedeva diverse tappe, che non
sempre erano considerate sacramento, e non sempre erano considerate parte dell’iniziazione
cristiana.
Ciò che è importante ed induce ad una certa riflessione è che, fin dalle sue origini, la
Chiesa non ha mai amministrato il battesimo alla leggera, anzi lo ha circondato con la
grande esigenza, con un profondo senso comunitario e con una grande varietà di riti. Per tale
motivo, nel periodo apostolico si incontra una varietà di riti e di simboli che spiegano
l’accesso o l’ammissione al battesimo, ma i tre sacramenti erano tradizionalmente conferiti
nell’ordine di Battesimo, perché con esso costituivano una medesima realtà. L’ordine con il
quale venivano conferiti (Battesimo, Cresima ed Eucaristia), spiega che questi tre
sacramenti sono talmente legati tra loro che non sarebbe possibile fare una catechesi
dell’uno senza trattare degli altri due, almeno nel periodo apostolico.
Benché per motivi di ordine storico e pastorale questi tre sacramenti non sono stati
sempre amministrati insieme e secondo il loro ordine, la Chiesa li considera ugualmente
come intimamente legati tra loro, tanto da porre in evidenza il legame che li unisce,
ritenendoli dell’iniziazione cristiana.
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La successione ed il legame tra questi tre sacramenti sono descritti in un famoso testo di
Tertulliano, De Resurrectione, 8,3 CCL 3, 93 1:
caro abluitur, ut anima emacultetur;
caro ungitur, ut anima consecretur,
caro signatur, ut anima muniatur,
caro manus impositione adumbratur,
Ut et anima spiritu inluminetur;
Caro corpore et sanguine Christi vescitur,
ut et anima de Deo saginetur.

Si scopre facilmente il legame che unisce i tre sacramenti dell’iniziazione:

 Battesimo: il sacramento dell’essere cristiano;

 Confermazione: il sacramento della destinazione del cristiano;

 Eucaristia: il sacramento dell’attuazione della Nuova Alleanza realizzata nel suo


principio, ma che deve essere continuamente celebrato per manifestare la pienezza di
questa comunione tra Dio e l’uomo.
La nostra prospettiva non può non essere biblico-patristica-teologico-liturgica.
Attualmente, malgrado la terminologia “Iniziazione Cristiana”, sia relativamente
corrente nel linguaggio ecclesiastico, a partire dal secolo XVIII, il primo autore ad
impiegare l’espressione “Iniziazione Cristiana” per designare il Battesimo, la
Confermazione e l’Eucaristia, è Duchesne L., (v. bibliografia), la cui opera ha avuto cinque
edizione che risalgono agli anni 1889, 1898, 1903, 1909 e 1925. E’ un’opera fondamentale
per capire il valore ed il significato dello studio della Liturgia, tanto che dopo Duchesne si
inizierà a parlare di “Iniziazione Cristiana”, applicata ai tre Sacramenti. In merito a ciò, c’è
da dire che Duchesne prese le distanze dall’uso dell’espressione “edificazione spirituale”,
spesso usata dalle opere ecclesiastiche che, verso la fine del secolo scorso, si interessavano
di Liturgia. Il carattere strettamente storico dell’opera fa si che si presenti come studio vero
e proprio della Liturgia, tanto da ritenerla una tra le fonti principali da conoscere. Dopo
Duchesne il termine e l’idea di “Iniziazione Cristiana” prese sempre più piede, a partire dai
liturgisti, sino ad influenzare i teologi stessi. All’avvicinarsi della 2 a Guerra Mondiale, la
diffusione della nozione di iniziazione cristiana, interagì con l’influenza esercitata, a quel
tempo da Odo Kasel. Così la categoria di “iniziazione cristiana” si trovò implicata nel
rapporto importantissimo tra Cristianesimo e religioni misteriche. Nella medesima opera di
Duchesne, al cap. IX si trova la seguente affermazione:
«Iniziazione cristiana come ce la descrivono i documenti, a partire dal
secolo II, comprendeva il Battesimo, la Confermazione e la Prima
Comunione. Essa non veniva mai accordata, almeno nei casi ordinari, senza
una preparazione più o meno lunga».

L’espressione, “Iniziazione Cristiana”, in Duchesne è usata come formula sintetica per


indicare insieme i riti del Battesimo, della Confermazione e la Prima Comunione, malgrado
non sia compresa la relativa preparazione. Quest’ultima, però, costituisce una condizione
necessaria, almeno ordinariamente, al fine di rendere pienamente valida ed efficace la
medesima iniziazione cristiana.
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L’espressione, “Iniziazione Cristiana” non sempre ricorre nell’opera di Duchesne, ma


nel capitolo IX trova il suo più ampio significato. Duchesne, in precedenza aveva enumerato
tra i riti di iniziazione cristiana, anche il Catecumenato, dando l’impressione di una certa
ambiguità determinata dall’assenza della Prima Comunione. Più frequentemente l’uso del
termine “iniziazione” viene adoperato in senso stretto, riferito alla celebrazione
sacramentale che aveva luogo nella Veglia Pasquale, mediante la quale i catecumeni
facevano ingresso definitivo nella Comunità cristiana.

Tutto questa introduzione ci fa comprendere anche l’importanza del continuo contatto


con le fonti: a tale riguardo è importante conoscere la Fontes selecta del rito relativo
all’Iniziazione Cristiana.
Dopo questa introduzione generale si può già illustrare il primo tema del programma,
accennato all’inizio: L’Iniziazione al Battesimo cristiano. Gli antecedenti del Battesimo
cristiano.

PRIMO TEMA
L’INIZIAZIONE AL BATTESIMO CRISTIANO
Gli antecedenti del battesimo cristiano2

Se vogliamo individuare i contesti che hanno potuto influenzare sia l’origine del
battesimo cristiano sia la prassi di questo rito nella Chiesa nascente, devono essere presi in
considerazione:
1. I riti di purificazione dell’Antico Testamento;
2. Le prassi battesimali del giudaismo;
3. I lavacri con acqua praticati dalle religioni misteriche.

1. I riti di purificazione con acqua nell’Antico Testamento.

Le molteplici purificazioni con acqua di cui si parla nell’Antico Testamento evocano


rappresentazioni mitico-religiose che il pensiero monoteistico di Israele ha però trasformato
con la sua tradizione.
Adesso, per preparare la comprensione profonda della dottrina del battesimo cristiano,
appare di grande utilità l’illustrazione della tematica concernente la purificazione dal
peccato nella teologia veterotestamentaria e giudaica.
L’importanza di questo tema nell’Antico Testamento e nel giudaismo inter-testamentario
è fondamentale. (Vedere il contributo di F. Hauck, kaqarÒj, kaqarizw nel Grande
Lessico del Nuovo Testamento vol. IV, 1255-1299, innanzitutto l’uso linguistico ed il suo
senso: puro e impuro al di fuori del Nuovo Testamento, nel giudaismo e nel Nuovo
Testamento).
Tutte le purificazioni sono di natura puramente cultuale, non morale. Nell’Antico
Testamento è impuro tutto ciò che è connesso con un culto straniero e perciò contrario a
Jahvé.
I profeti esortano gli Israeliti a purificarsi, a diventare mondi, abbandonando il male e
convertendosi al Signore (Is l,15s; Ger 4,14; 13,27). Nei profeti la fonte della vera impurità
che contamina l’uomo è individuata nel peccato; le immondezze legali non ne sono che
2
A tale riguardo può essere utile ricordare che in passato c’è stato un Convegno di Teologia Sacramentaria
sulle radici del Battesimo ed il suo significato nelle prime comunità cristiane, durante l’epoca apostolica. In
riferimento a ciò c’è un libro dal titolo: Alle origini del Battesimo Cristiano. E’ un testo edito dal Pontificio
Istituto Sant’Anselmo, ed è ricco di molti articoli di carattere biblico-sacramentale.
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un’immagine esteriore. L’impuro è contrario in sé alla paternità di Jahvé. Non purificarsi


quando si è impuri, è un peccato morale, non per semplice disobbedienza al comando di
purificazione, ma per opposizione a Dio nella sua stessa essenza. Dio è il Santo per
eccellenza.
In Mc 7, 3-4 troviamo la parola battesimo con il significato di abluzione delle cose, cioè
come purificazione rituale.
Importante è il testo di Sir 38,10, dove il saggio esorta il suo discepolo a purificare il
cuore dal peccato. La purezza di cuore è una metafora che sta per rimozione della sporcizia
interiore, ossia del peccato nel suo autentico principio: essa prepara alla disposizione
interiore del bene.
La purificazione profonda delle coscienze si ottiene con il perdono dei peccati, e questa
purificazione interiore sarà frutto dell’intervento di Dio in persona, il quale nell’epoca
escatologica monderà il suo popolo da tutte le sue iniquità, perdonandogli tutti i peccati.
Possiamo dire dunque che “la purificazione radicale delle labbra, del cuore, di tutto
l’essere” fa parte delle promesse messianiche.
I punti di contatto con il battesimo cristiano sono esigui. Si tratta di auto purificazioni
ripetute periodicamente per ottenere una purezza rituale o cultuale. Non sono richieste né la
conversione interiore né il perdono dei peccati.

2. Le prassi battesimali del giudaismo.

Il bagno delle comunità essene


Nei documenti di Qumrán troviamo abbondante materiale sulla purificazione.
Vedere la traduzione di L. Moraldi, I manoscritti di Qumrán, U.T.E.T., Torino, 1971.
Più che un rito di iniziazione nella comunità, e ad essa, si tratta, verosimilmente, di un
segno di appartenenza alla stessa.
C’è una differenza fondamentale, una connotazione che la caratterizza: precisamente la
sua ripetibilità. Si potrebbe affermare che il bagno delle comunità essene assomiglierebbe
più ad un’azione, ad un rito igienico che, in momenti successivi, acquista una connotazione
religiosa.
A Qumrán, erano presenti diversi gradi di bagni. Rivestivano particolare importanza
quelli che si realizzavano nei momenti culminanti con l’iniziazione alla setta.

I più comuni erano i “diari”: si trattava di un bagno completo fatto verso le undici della
mattina, dopo il quale ci si rivestiva di una tunica bianca al fine di penetrare nel recinto
sacro dove si consumava il pranzo, al quale, sottinteso, non venivano ammessi gli “impuri”.
Dunque, la purezza rituale era simbolo della purezza interna e della conversione del
cuore ed aveva un’intensa componente escatologica; si ricorreva al bagno escatologico
nell’attesa della purificazione messianica definitiva in virtù dello spirito di santità.
Le comunità essene conferivano ai bagni un’importanza eccezionale, certamente al di
sopra delle purificazioni giudaiche, venendo ammessi alla comunità coloro che, dopo la
prova destinata a manifestare la sincerità della loro conversione, si sforzavano di condurre
una vita pura e aspirassero alla grazia purificatrice.
Possiamo domandarci: Qual è il vero significato di questi bagni? Lo si può comprendere
solo alla luce dell’ideale di purezza che anima l’intera comunità.
Il significato del bagno era quello della purezza rituale per avvicinarsi a Dio e
partecipare alla comunità, quest’ultima comparata ad un santuario santissimo.

In secondo luogo, poi, era il simbolo della purezza interiore, cioè della conversione
effettiva e dipendeva principalmente dallo sforzo dell’uomo, così come dal dono di Dio.
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Né fu rito proprio la cosiddetta “circoncisione del cuore”, atto che sanciva il nuovo
patto mosaico e rendeva membri dell’Israele santo. La “circoncisione del cuore” degli
Esseni, era un rituale di iniziazione lungo e severo ai fini della buona pratica della legge.
Come l’ingresso, cosi il progresso, dipendeva dai giudizi positivi della comunità medesima.
I vari rituali di iniziazione, sin dal primo ingresso nel nuovo patto, coincidevano con il
rito annuale del patto, solennemente celebrato nella festività di Pentecoste per tutti i membri
della comunità, come si può riscontrare nel Libro dei Giubilei (Giub 6,7).
Tali riti, sembrano essere sempre basati sulla stessa struttura, ovvero sulla confessione
di fede e dei peccati. Più specificatamente:

• formula della benedizione e della maledizione;


• giuramento di totale adesione alla legge;
• immersione nell’acqua lustrale.
Tutto l’insieme appare, perciò, effettivamente adeguato a produrre, per convenzione,
l’accesso alla comunità dei santificati.
Prosper Grech dice che questo rito della comunità di Qumrán non ha molte analogie con
il battesimo cristiano perché non è un rito di iniziazione ma soltanto di purificazione. Era un
rito penitenziale che potrebbe essere messo in rapporto più con il nostro sacramento della
penitenza che non con quello del battesimo3
Radicandosi nelle pratiche giudaiche della purificazione rituale i bagni degli Esseni
hanno una nota di originalità che consiste nell’ideale di purità a cui essi aspirano e all’essere
parte integrante di una Comunità che celebra il mistero della propria fede.
Certamente tutto questo lascia intravedere elementi di continuità con quello che sarà il
battesimo predicato dal Precursore e con il battesimo cristiano, benché quest’ultimo si
ponga in una assoluta discontinuità, ma con tanti elementi di continuità4.

Il battesimo dei proseliti


Israele sottoponeva all’iniziazione i gentili di condizione libera, che volevano
divenire membri del popolo di Jahvé.
Si tratta di un rito di iniziazione che doveva essere praticato dai pagani convertiti al
giudaismo. Piuttosto che di un “battesimo”, in senso proprio, sarebbe più esatto parlare di un
bagno di immersione richiesto al neo convertito per la purificazione, unico rito necessario
per le donne, completato dalla circoncisione per gli uomini.
Si definiva proselito colui che, proveniente dal paganesimo, desiderava incorporarsi al
popolo giudeo (Mt 23,15; At 14,1-6; At 16,4). Se dai Giudei si esigeva la purezza rituale, a
maggior ragione, era da esigersi dai pagani convertiti (specialmente nel caso di donne che,
comprensibilmente, non potevano ricevere la circoncisione). Ciò richiedeva una catechesi
adeguata, che consisteva nel prepararli e nel sottometterli ad un rito che comprendeva la
circoncisione, la lavanda con acqua ed il sacrificio.
Mentre i proseliti si immergevano nella piscina, i rabbini recitavano alcuni
comandamenti della legge, ricordando al candidato i punti fondamentali della dottrina. Il
battesimo si doveva praticare, ove era possibile, con acqua corrente che possedeva le

3
P. GRECH. La pratica del battesimo ai tempi di Gesù, in P. R., TRAGAN. (ed.), Alle origini del battesimo
cristiano. Radici del battesimo e suo significato nelle comunità apostoliche, Studia Anselmiana 106.
Sacramentum 10. Roma. 1991, p. 62.
4
Le prassi battesimali del Giudaismo erano due: il bagno delle Comunità Essene ed il battesimo dei proseliti.
Si trattava di un rito di purificazione che riguardava soprattutto i pagani convertiti al Giudaismo.
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migliori condizioni (v. il sistema dell’acqua secondo la tradizione di Qumrán). Il nuovo


adepto diventava così ebreo a tutti gli effetti, innanzitutto dal punto di vista religioso.
Oggi, molti dubbi si nutrono circa l’anteriorità o posteriorità di tale rito nella sua
condizione storica nei confronti del battesimo cristiano5. Nella citata opera, Zeitlin afferma
che il suddetto rito non si é potuto collocare storicamente prima dell’anno 65 d.C.
Risulta difficile determinare, con maggior esattezza la data della sua comparsa,
giacché in origine non venne considerato come qualcosa a sé stante dalle abluzione normali,
né tantomeno godette di un rituale proprio; tuttavia, si usò nell’epoca precristiana
(sembrerebbero verosimilmente date le ragioni dell’ordine interno ed esterno che si
manifestarono a suo favore).
Il battesimo dei proseliti, senza perdere le caratteristiche del suo valore
purificazionale – rituale, si colloca strettamente legato al cambio di vita degli stessi ed al
loro incorporamento alla nuova comunità.
Pius Tragan dice che il bagno dei proseliti non ha a che fare con il perdono dei peccati,
ma ha il valore di una purificazione cultuale per superare le impurità reiteratamente
contratte. Esso è un auto-battesimo, perché è sconosciuta la figura del battista o del ministro.
Un parere un po’ diverso è di Prosper Grech nello studio citato, quando dice che questo
battesimo non è un rito di purificazione, ma di iniziazione, che rende, insieme alla
circoncisione, il proselito come un rigenerato (pag. 65).
L’iniziazione a cui Israele sottoponeva i gentili, che volevano diventare membri del
popolo israelitico medesimo, non rappresentava una tappa del cammino che conduceva
dall’iniziazione israelitica verso quella cristiana, cioè dall’Antico Testamento al Nuovo, ma
si trattava, piuttosto, dell’introduzione al popolo di Israele, in un’atmosfera dove gli
elementi si concentrano per manifestare una ritualità.
Secondo Coppen, uno dei più grandi conoscitori del rito delle mani, il battesimo dei
proseliti, conosciuto e praticato prima della venuta del Battista, ha potuto influenzare il
battesimo di penitenza predicato dal profeta-precursore, ma per i suoi effetti, il battesimo
cristiano è nettamente originale. E aggiunge:
“Comme toute l’economique sacramentelle, l’ablution baptismale est sans précédent dans
les milieux contemporaines de l’àge apostolique. Jamais l’eau n’avait recu certe mystèrique
puissance sacramentelle que seule a pu lui donner la volonté de l’Homme Dieu”6 (col. 895).

3. I lavacri con acqua praticati dalle religioni misteriche.

C’è da dire che è presente tutta una teoria scaturita dal dibattito con Odo Kasel:
quest’ultimo fa un confronto fra il battesimo cristiano ed il battesimo mandeo, il quale
comprende tre atti:
 battesimo;
 unzione;
 il pasto.
L’unzione è una ripetizione del battesimo in quanto l’olio riveste la funzione di acqua di
luce che non aggiunge nulla al battesimo stesso, ma ne evidenzia il carattere divino. Proprio
in questo punto Kasel ha avuto delle discussioni con un suo confratello, nel senso che Kasel
respinge l’ipotesi che il battesimo giudaico possa derivare da quello mandeo. Tale teoria può
5
S.Zeitlin. L’origine de l’institution dii bapteme pour les proselvtes, Revue des Etudes Juives 98 (1934).
57.
6
J. COPPENS. Baptéme, in Dictionnaire de la Bible. Supplément, Tome Premier, Paris. 1928, 852-924.
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derivare solo dal completo disconoscimento di ciò che anima l’interno della comunità
cristiana. Tutto questo, secondo Kasel, ha origine da una sopravvalutazione del ruolo
battesimo mandeo, con il rischio di conoscere a sufficienza l’originalità del battesimo
cristiano e della sua tradizione.
Andando oltre, alcune prassi rituali delle religioni misteriche del mondo ellenistico sono
state considerate da diversi autori come antecedenti o parallele al battesimo cristiano. In
alcuni testi il senso di certi bagni è quello di un morire volontario per ottenere una nuova
vita divinizzata. Tragan offre l’esempio delle Metamorfosi di Apuleio.
Piuttosto che come effettivi antecedenti del battesimo le religioni misteriche sono state
considerate come fonte per una risignificazione del rito cristiano. Il testo di Rm 6,1-11 è
stato messo in relazione con i misteri ellenistici. Si tratta di una discussione aperta.
Conclude Tragan che per spiegare l’origine del battesimo cristiano non occorre
necessariamente fare appello al sacramentalismo ellenista delle religioni misteriche perché il
suo vero humus è piuttosto da ricercare nei lavacri del giudaismo tardivo.

Conclusione aperta degli antecedenti del battesimo cristiano


E’ evidente e logico chiedersi se il battesimo dei proseliti ha influito - e in tal caso, in
che misura - nel battesimo cristiano.
Certamente si può giungere ad una conclusione: tra di essi esistono corrispondenze o
similitudini7. Appare, infatti, evidente l’intercorrente parallelismo che trova espressione
nella catechesi preparatoria. Il battesimo dei proseliti, infatti, comportava un’istruzione
preparatoria, cioè, prima di entrare a far parte della comunità giudaica, essi dovevano essere
catechizzati per un certo tempo e solo così, conseguentemente, venivano ammessi al bagno
rituale. Per quello che esplicitamente si riferisce a tale rituale, vi sono, anche lì, similitudini
da considerare. Di fatto, la liturgia del battesimo dei proseliti nel Talmud prevedeva un
interrogatorio degli stessi, cui doveva seguire una risposta da parte loro, ovvero, qualcosa
che ha la connotazione evidente di una confessione di fede.
Ambedue le forme battesimali si contrassegnano con l’immersione ed, ancora, in
ambedue svolgono il loro ruolo i testimoni, cioè coloro che devono garantire la fede del
battezzando ed accettarne la sua professione, rappresentandone la comunità e,
parallelamente, testimoniandone l’autenticità del battesimo stesso.
E’ dopo la cerimonia che il proselito vivrà la condizione nuova di autentico giudeo e,
in quanto aggregato al popolo di Israele, sarà partecipe della sua vita spirituale ed avrà
maturato il diritto di mangiare la Pasqua.
Il proselito, una volta battezzato, veniva considerato come un appena nato: ciò ci
indica come la conversione rappresentasse sostanzialmente l’inizio della nuova vita. Questa
nuova nascita alla vita sgorgava dal fatto che “tutti i peccati, dopo la conversione, gli erano
stati perdonati; di conseguenza, a cominciare dal momento del battesimo, egli si trovava in
uno stato di santità e poteva prendere l’epiteto di neofita”.
Non si tratta di semplici contratti isolati, sporadici, ma piuttosto di una terminologia
giudaica che si riaffaccia nel vocabolario battesimale cristiano, anche se, parimenti, non può
negarsi la mentalità teologica che lo separa.
Il battesimo dei proseliti, non tralasciando di sottolineare che si poteva praticare più
volte, non toglie che sia un rito di purificazione ed un nuovo stato giuridico.
Tuttavia, non si può certo affermare che si tratta di una vera rinascita spirituale e
meno che mai di una morte nel battesimo dei proseliti; piuttosto si tratta di un esistenza
nell’ubbidienza alla legge, per cui non vi si può attribuire che il significato di un semplice
atto con valore purificante mediante il quale ci si aggrega alla comunità. Al contrario il

7
Oggi, tale fenomeno è molto valutato dai filosofi o dalla filosofia della religione.
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Primo Tema: Iniziazione al Battesimo cristiano. 10
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

battesimo cristiano sarà un bagno nello Spirito Santo mediante il quale i riceventi acquistano
il pieno diritto al regno messianico.
I riti con cui l’iniziazione cristiana si esprime si potranno meglio comprendere nella
riflessione teologica alla luce del lungo itinerario religioso, della difficile e reale messa in
pratica della Chiesa nascente, in un alveo cultuale, dove la Comunità cristiana offrirà la sua
originalità che parte fondamentalmente dalla persona di Cristo.
Il battesimo cristiano non è derivato direttamente da queste prassi anche se ci sono,
forse, degli influssi indiretti, tra i quali la ritualità e la simbologia.

4. Il Battesimo di Giovanni.

Da quanto si è detto, il rito del battesimo compiuto dal Battista al Giordano non
doveva apparire assolutamente nuovo. I Giudei da tempo praticavano i bagni religiosi. La
stessa concezione simbolica dell’acqua accompagnava il simbolo dello Spirito nella
letteratura intertestamentaria.

Pare doppia la fonte informativa sul battesimo di Giovanni:

• Flavio Giuseppe
• Nuovo Testamento.
Flavio G. antiq. judaic, lib. XVIII, 5, 2, afferma:
«Giovanni era un uomo buono che incitava i Giudei alla virtù,
spronandoli a praticare la giustizia tra loro e la pietà verso Dio per poi
battezzarsi. Quanto gradito a Dio dovesse risultare questo battesimo risulta
facilmente deducibile dal fatto che non ci si serviva di esso al fine
dell’espiazione dei peccati, ma piuttosto ai fini della purificazione del corpo,
visto che l’anima era, prima, purificata mediante la giustizia».

Giovanni si caratterizza, dunque, secondo il testo, per il suo messaggio morale (esso
corrisponde alla sua chiamata) e per il suo battesimo. Tuttavia, il contenuto viene declassato
da operativo ad illustrativo e didattico. In sostanza, il rito compiuto dal Battista, manifesta
un valore che ormai è vicino al battesimo cristiano, senza – peraltro – arrivarvi. In
compenso, però, il rito battesimale trova, adesso, un valore non privo di una sua
convenienza.
L’esegesi recente è molto impegnata a mettere in luce l’originalità di Giovanni
nell’ambito del movimento battista della Palestina e la sua importanza nell’orizzonte del
cristianesimo nascente. Diverse monografie concordano nel sottolineare la forte impronta
religiosa che il Battista, con la sua predicazione, il suo genere di vita e l’originalità del suo
rito battesimale, ha dato a Israele. Il suo messaggio insiste sulla necessità di far penitenza in
preparazione alla venuta di colui che è più grande di lui, il giudice, colui che sradicherà
l’albero che non da frutti, cioè tutti i mali del mondo. Così, Giovanni si presenta ai suoi
contemporanei come ultima possibilità di perdono e di salvezza, dando luce ad un tipo di
battesimo che esprima pentimento e perdono dei peccati. Amministrato una sola volta,
questo battesimo rappresenta una creazione originale di Giovanni, cioè un battesimo aperto
a tutti i peccatori che volevano convertirsi. Esso che veniva praticato dal Battista stesso
nelle acque correnti del Giordano e in quelle della Perea e della Samaria, dove poi sarà
battezzato il Cristo.
In effetti, però il battesimo di Giovanni pare ben diverso dall’immersione dei proseliti.
A prima vista esistono analogie tra Giovanni e l’essenismo, come pure delle differenze. In
tal senso è interessante leggere lo studio di Edmondo Lupieri, Il battesimo di Giovanni
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Primo Tema: Iniziazione al Battesimo cristiano. 11
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Battista, nel Dizionario di Spiritualità biblico-patristica vol. 6 Borla, nelle pagine 70-72, in
riferimento ai problemi concernenti il battesimo di Giovanni.
Il Battista fu il primo a pensare che un’immersione in acqua corrente potesse in qualche
modo coincidere con la remissione dei peccati. Per questa ragione fu lui ad essere definito
“il battista”, cioè il battezzatore per antonomasia. In tal modo egli ha realmente preceduto i
cristiani, il cui battesimo sembra essere stato, sin dagli inizi, uno strumento efficace per la
remissione dei peccati (conclusione di Lupieri, op. cit. 73).
Secondo gli studi recenti, il battesimo di Giovanni, non disgiunto dal contenuto della
sua predicazione profetica, può allora costituire il contesto storico-religioso più vicino al
battesimo cristiano.
Ma il battesimo cristiano presenta due caratteristiche originali che lo distinguono dal
battesimo di Giovanni:

I. L’implicito riferimento alla persona di Gesù;


2. Il dono dello Spirito Santo, almeno in un secondo momento della fase post pasquale.

Queste novità non escludono le dimensioni teologiche proprie al rito del Battista: il
perdono dei peccati e la partecipazione alla salvezza escatologica.
Su questa base oggi si sostiene che la comunità cristiana primitiva ha adottato il
battesimo di Giovanni, mentre alcuni esegeti ritengono che siano gli stessi discepoli del
Battista, unitisi dopo la Pasqua al gruppo dei credenti di Gesù, a introdurre nella nuova
comunità il rito di ammissione praticato dal loro maestro.

5. Il Battesimo di Gesù.

Il battesimo cristiano ha le sue radici nell’azione redentrice di Gesù. Sottoponendosi al


battesimo di Giovanni (Mc 1,9 par.), Gesù mostra e realizza la sua solidarietà con i
peccatori; il cielo aperto e la voce divina mostrano il battesimo di Gesù quale preludio della
salvezza e promettono la rivelazione completa del regno nell’opera compiuta dal Messia.
Il racconto del battesimo di Gesù è essenzialmente una rivelazione cristologica, ma se la
prima faccia del battesimo, quella esplicita, è cristologica, l’altra faccia, quella in ombra, è
ecclesiale. La presenza della Chiesa si affaccia nel simbolismo della colomba e nella figura
del Servo che è contemporaneamente il Messia e Israele.
La lettura dei testi, dunque, ci mostra che il battesimo di Gesù è essenzialmente una
rivelazione cristologica, ma con un indirizzo verso la Chiesa e verso l’esperienza cristiana.
Se il battesimo di Giovanni è diventato un tipo, una figura del battesimo cristiano, il
battesimo di Gesù manifesta l’essenza del battesimo cristiano: non il rito, ma la teologia.

6. La prassi del battesimo nelle comunità post pasquali.

La testimonianza del Nuovo Testamento è quasi unanime nel presentare il battesimo


come prassi comune delle diverse comunità credenti, che trova le sue radici nella fase più
primitiva della Chiesa nascente.
I testi più antichi sulla prassi del battesimo si trovano nelle lettere paoline scritte più di
20 anni prima degli Atti degli Apostoli (At 6,11).
La maggioranza degli esegeti sulla base della testimonianze paoline e dei testi degli Atti
considerano il battesimo cristiano come una prassi comune ricevuta e conservata sin dalle
origini del cristianesimo.
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Tenendo conto sempre dell’esegesi attuale, rimane prudente riconoscere che le origini
del battesimo cristiano siano state diversificate e complesse, benché il rito del battesimo, che
suggella la fede dei credenti in Cristo, si sia rapidamente imposto e diffuso.
Kretschmann (lo cita Tragan) mette in luce come il battesimo del secondo e del terzo
secolo sia la risultante di una tessitura di riti diversi e come rifletta la varietà di significati
che esso deve aver avuto già nell’epoca precedente. Questa diversità di prassi manifesta
originariamente un rito arcaico, sul quale si affacciano diverse teorie sostenute da più
studiosi, ma di per sé parlando del battesimo, si scopre un contesto molto diverso da quello
della “Cena”.
Le svariate prassi battesimali dei primi secoli non sarebbero sviluppi di un unico rito
arcaico, ma piuttosto varianti di prassi battesimali già originariamente tra loro diverse.
Secondo quest’autore (Kretschmann) non si potrebbe parlare di una fondamentale unità
di struttura del battesimo, come si può parlare invece per il rito della Cena del Signore.
Ancora, egli aggiunge: «Alla base del battesimo non c’è, oltretutto, né un evento né una
tradizione fondanti che obblighino ad ammettere l’omogeneità della sua origine». Rimane,
dunque, valido il principio che la prassi del battesimo cristiano proviene dalla fase più
primitiva delle comunità post pasquali.

Da quello che è stato detto bisogna considerare importanti i seguenti punti:


I. Rimane molto chiaro che il battesimo cristiano non è quindi un’espressione religiosa
isolata: la sua radice immediata è il battesimo di Giovanni, benché l’esegesi
recente concorda nel considerare il battesimo cristiano come una derivazione e un
superamento proprio del rito del profeta nel Giordano.
2. I racconti evangelici del battesimo di Gesù hanno un’intenzione chiaramente
cristologica, non sacramentale. L’attività di Gesù come battezzatore fu breve, il
centro della sua missione rimane la predicazione del Regno.
3. Nelle prime comunità pasquali il battesimo fu un battesimo di Giovanni
cristianizzato; tra i due c’era la vita e l’opera di Gesù. Per i credenti, ormai, il
battesimo diventa un battesimo “nel nome di Gesù”.
4. Ma troviamo un nuovo significato in questo battesimo di Giovanni cristianizzato;
questo rito non rappresenta soltanto la partecipazione all’evento escatologico, ma
l’ingresso in una comunità pasquale.
5. Negli Atti degli Apostoli il significato trova il suo contesto all’interno del tema della
“Nuova Nascita”. Esso si fonda piuttosto:
a) sulla formula battesimale nel nome di Gesù (essa è esplicitata per la prima
volta);
b) sulla contrapposizione tra battesimo con acqua e battesimo nello Spirito.
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16/02/2001 - Iniziazione Cristiana, Prof. Juan Javier Flores, OSB.

Riprendendo il contesto relativo ai punti principali che concludono l’argomento sulle


prassi del battesimo nelle comunità post pasquali, riprendiamo dal punto 6:

6. I cristiani hanno cominciato a praticare il loro battesimo “nel nome di Gesù” (Atti
19,5). C’è qui un’espressione molto arcaica. Col sottofondo del Battista, questa
formula suppone che dietro questo lavacro c’è la persona stessa del Signore, che in
questo modo conferisce ad esso un significato nuovo, essendo il Signore Gesù anche
l’oggetto della predicazione apostolica. Come il battesimo di Giovanni era legato
alla sua predicazione profetica, così il battesimo cristiano è legato alla predicazione
dei discepoli di Gesù, al loro annunzio di salvezza: Gesù morto e risorto, glorificato.
In questo modo Gesù assicura la sua presenza nella Chiesa.

7. Il battesimo nel nome di Gesù: eij to onom£ epi tw onom£. Secondo studi
recenti, il rito battesimale di questa formula di 1 Cor 1,13.15 esprimerebbe il
rapporto personale del battezzato con Cristo, rapporto di destino (eij to) o di
dipendenza (epi) oppure rapporto fondato sul nome di Gesù ('en tw onom£).

8. Il battesimo e lo Spirito Santo (v. Atti degli Apostoli). Luca ha elaborato una sua
nozione di tale rapporto dalle diverse tradizioni di cui poteva disporre, ma non è
arrivato mai a precisare lo sviluppo del suo pensiero in forma unitaria e coerente. Il
battesimo con acqua, ripreso dai cristiani, conserva gli stessi elementi di quello di
Giovanni Battista: conversione, penitenza e perdono dei peccati. Ciò che caratterizza
il battesimo nel tempo della Chiesa è piuttosto l’effusione dello Spirito. In tal senso,
è importante il testo di Atti 2,38 come la testimonianza chiave del pensiero lucano
sul battesimo. Il testo riproduce o presuppone la normale prassi del rito e rivela il
giusto significato del lavacro con acqua. Così si può vedere che non c’è discontinuità
tra battesimo con acqua e dono dello Spirito Santo in quanto l’imposizione delle
mani è un elemento costitutivo del rito battesimale medesimo. Per Luca il battesimo
comporta il dono dello Spirito Santo e non esiste per lui altro battesimo cristiano che
quello nello Spirito.

9. Le prassi del battesimo nelle comunità post pasquali. Si vede una prassi unanime
del battesimo, radicata nella fase più primitiva della Chiesa nascente (At 2,38). I
primi testi apostolici e post apostolici dimostrano che il battesimo cristiano è stato
una prassi comune, ricevuta e trasmessa sin dall’inizio e non un’abitudine che via via
si è imposta. Abbiamo menzione anche dei testi battesimali, molto arcaici, che non
comportavano l’effusione dello Spirito (At 8, 26-40).

10. Nelle grandi lettere paoline il battesimo si dà per scontato. Era un rito conosciuto
e praticato in tutte le chiese. Per tale ragione, troviamo diversi significati nelle lettere
paoline. L’interpretazione più tipicamente paolina del battesimo cristiano resta quella
delle grandi lettere: esso è la partecipazione alla morte e alla risurrezione di Cristo,
innanzitutto in Rm 6,1-11, dove si definisce il battesimo come partecipazione alla
morte e alla risurrezione di Cristo. Per Paolo il significato fondamentale del
battesimo deve essere capito con la formula kerigmatica di 1Cor 15,3-5, cioè con la
morte redentrice, la sepoltura e la risurrezione di Cristo (Rm 6,1-11) 8. In questo
8
Le diverse ipotesi sul rapporto che unisce la morte salvifica di Cristo sulla croce e il rito battesimale, si
possono vedere nello studio di Tragan a pagina 28 e seguenti.
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Primo Tema: Iniziazione al Battesimo cristiano. 14
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modo sembra chiaro come il battesimo abbia uno stretto legame con la theologia
crucis, cioè con la predicazione del Vangelo, con la fede che salva, con la
giustificazione, mediante le quali acquista, dunque, un po’ da tutti i grandi temi della
teologia paolina, ricchezza di significati e pregnanza di simbologia.

11. Nelle lettere pastorali di Paolo il battesimo viene menzionato una sola volta,
soltanto da Tt 3,4-7, ma il testo è denso di contenuto e deve essere capito all’interno
di un ampio contesto teologico e parenetico. Il battesimo è anzitutto una
rigenerazione palingenesia e un rinnovamento. La rinascita individuale del neofita è
collegata con la nuova era del cosmos inaugurata da Gesù Cristo, così da ritrovare
l’evento escatologico, che appare nel testo di Marco.

12. La Prima lettera di Pietro. È considerata come un’omelia o come una liturgia
battesimale, addirittura propria della Vigilia pasquale. Non c’è accordo tra gli
esegeti. Il battesimo è il punto di partenza per un’esortazione parenetica a sopportare
il peso della vita cristiana e viene presentato come il fondamento del comportamento
etico che deve contraddistinguere i credenti. Il peculiare punto di vista sul battesimo
della 1 Pt va riconosciuto nella rilettura tipologica del racconto del diluvio e
dell’arca di Noè e nell’insistere sulla collaborazione da parte del credente all’agire
divino operante nel rito di purificazione (l Pt 3,20b-21). Per questo motivo il
collegamento tra battesimo ed il fatto del diluvio non sta nel tema dell’acqua, ma in
quello della risposta obbediente a Dio. L’acqua del battesimo manifesta, di fronte a
quella del diluvio (punizione di Dio) una forza purificatrice, creativa, principio di
rinnovamento e di vita e rimanda alla dimensione simbolica positiva dell’acqua.

13. Il Battesimo secondo Mt 28.16-20. Un testo che per il vocabolario e il contenuto


esprime una fase già avanzata della tradizione evangelica. La formula battesimale
triadica non è un resoconto delle parole del Risorto, ma piuttosto una testimonianza
del rito del battesimo in uso nella comunità matteana. L’insieme della pericope
mostra la mano dell’evangelista, ma in fondo riposa su una tradizione pre-matteana.
Dunque, battezzare tutte le nazioni nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito
Santo è un mandato che Matteo collega con un’autorivelazione di Cristo glorioso,
con la proclamazione della sua condizione divina e con l’affermazione del suo potere
in cielo e sulla terra. Matteo stabilisce un rapporto diretto tra missione e Battesimo,
tra il tema della missione della Chiesa, il potere attuale del Risorto, la sua costante
presenza nella comunità credente e la sua azione sacramentale. Qui si trova la grande
ricchezza della conclusione matteana. L’amministrazione del battesimo, che
presuppone la formula è collegata alla predicazione del Regno in una comunità post-
pasquale e all’insegnamento cristiano indirizzato a tutti i popoli. La formula trinitaria
acquista forti accenti teologici complementari: la sequela Christi, la partecipazione di
tutti i credenti all’opera redentrice di Cristo e del Padre, la fede in Cristo e dunque la
conversione.

14. Il battesimo negli scritti giovannei. Innanzitutto Gv 3,5, loghion giovanneo,


definisce il battesimo come rigenerazione operata dall’acqua e dallo Spirito Santo. Si
tratta del tema del battesimo come una nuova creazione (cfr. Rm 6,4; 2 Cor 5,17; Tt
3,5; 1 Pt 1,3.23). Le espressioni rinascita o nuova vita evocano un vocabolario
conosciuto dalle religioni misteriche, ma il senso più profondo e il contenuto proprio
della rinascita battesimale devono essere cercati nell’ambito dell’Antico Testamento
(i temi dell’acqua, della creazione e delle nozze sono tipicamente
veterotestamentari). Gv 3,3 specifica che il battesimo è una nascita dall’alto, una
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Primo Tema: Iniziazione al Battesimo cristiano. 15
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generazione operata da Dio, cioè una generazione battesimale che secondo Gv 3,5 è
una rinascita dallo Spirito e dall’acqua. Nella tradizione giovannea il battesimo è una
nuova nascita, un’illuminazione ed i credenti sono generati da Dio, nati dallo Spirito
Santo. In 1 Gv il battesimo rimane sempre il luogo in cui avviene l’atto della
generazione operata da Dio. Il significato fondamentale rimane quello della
rigenerazione come opera e dono dello Spirito. Il senso simbolico di molti testi del
Vangelo di Gv è indubbio: Gv 4,10.14; Ge 7,37-39; Gv 9, 1-41; Gv 13,1-20 (la
lavanda dei piedi) e Gv 19,34 (sangue e acqua che sgorgano dal costato di Gesù),
dove non pochi commentatori vedono nel costato aperto di Gesù l’origine dei due
grandi sacramenti: il Battesimo e l’Eucaristia. Il colpo di lancia collega la vita
sacramentale della Chiesa con la persona e l’opera di Gesù e in concreto con la sua
morte redentrice. I sacramenti costituiscono un’unica realtà con la persona ed il
sacrificio di Cristo, con la sua esaltazione, e sono fonte di vita per la Chiesa che
zampilla . Riprendendo la conclusione di C.K. Barret, egli afferma: “esiste un
insegnamento sacramentale in Gv più intenso che nei vangeli sinottici”(Tragan,
Dizionario, p. 156).

Conclusione.
 I diversi scritti del Nuovo Testamento offrono la possibilità di intendere e di spiegare il
battesimo secondo diverse prospettive e con terminologie simboliche differenti, ma
mostrano una rilevante unità che manifesta una certa autenticità.

 Troviamo elementi costanti che si ripetono sia nelle forme battesimali più primitive
“nel nome di Gesù”, sia in quelle più sviluppate di orientamento trinitario.
 Cristo Gesù, la sua persona e la sua opera sono il punto di riferimento essenziale che dà
senso al battesimo; nel Suo nome il battezzato entra a far parte della comunità
escatologica dei salvati.

 Questa molteplicità di prospettive presente nell’indagine neotestamentaria non


rispecchia, dice Tragan, forse la stessa molteplicità di dimensioni teologiche,
soteriologiche ed ecclesiali contenute nel rito battesimale fin dalle sue origini?
(Sacramentum, Studia Anselmiana, 42).

 Data la molteplicità e l’ambiguità dei testi si può dire che l’origine del battesimo
cristiano sia stata complessa. Non possiamo arrivare a una nozione unitaria e coerente,
ma si arriva ad una prassi, ad una teologia e ad una simbologia.

 Il significato teologico del battesimo cristiano esprime la realtà della salvezza realizzata
dalla morte e dalla risurrezione di Cristo e si manifesta nel dono dello Spirito Santo
(Pasqua, donazione dello Spirito, apertura alla Chiesa).
 Nella sua globalità, questo Battesimo – che subito troveremo nella sua complessità
nell’Iniziazione Cristiana, unisce alla passione di Cristo e realizza la piena
incorporazione dell’uomo a Dio, facendo del credente un alter Christus (v. Kasel) che è
abilitato ad offrire un sacrificio gradito a Dio. Si comprende, allora, la qualifica
dell’Eucaristia come culmine dell’Iniazione cristiana.

Seguendo le indicazioni di V. Saxer nella sua opera Les rites de l’initiation chrétienne
du II au VI siècle. Esquise historique et signification d ‘après leurs principaux tèmoins,
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Primo Tema: Iniziazione al Battesimo cristiano. 16
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

vorrei dividere tutto ciò che dobbiamo studiare in tre parti diverse, ma con qualche
cambiamento da parte mia, che mi sembra, per il nostro scopo più adatto:

1. Documenti a carattere liturgico-canonico, normativo: Tema 2°.

• La Didaché,
• Epistola di Barnaba,
• San Giustino,
• La Traditio apostolica,
• La Didascalia,
• Le Costituzioni apostoliche,
• Il Testamento del Signore.

2. Documenti a carattere catechetico e omiletico: Tema 3°.

• Tertulliano, De Baptismo
• Le Catechesi di Cirillo di Gerusalemme/ Giovanni Crisostomo e
Teodoro di Mopsuestia, I Cappadoci, Sant’Ambrogio, Agostino.

3. Documenti a carattere liturgico: Tema 4°.

• Lettera del diacono Giovanni a Senario,


• Liber Ordinum della liturgia ispanica,
• Sacramentario Gelasiano,
• Rituale egizio edito da Baumstark.
Tutto questo conduce ad una riflessione della Chiesa, nel quadro del Nuovo Testamento: ci
fermiamo, quindi, in questo primo millennio che è molto significativo per la ricostruzione
della prassi dell’Iniziazione Cristiana. In questo primo millennio, si trova un’antica
testimonianza dell’evoluzione che i riti dell’iniziazione Cristiana ha avuto, in rapporto alle
diverse epoche e alle diverse condizioni locali che hanno costruito un contesto vissuto delle
singole Chiese.
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Secondo Tema: Documenti liturgico-canonici. 17
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

SECONDO TEMA

DOCUMENTI A CARATTERE LITURGICO-CANONICO

La Didaché

Bibliografia: W. RORDORF- A., TUILLIER, La doctrine des douzes apôtres, S.C. 248,
Paris 1978.

Entriamo adesso nei cosiddetti Padri Apostolici9. La denominazione Padri Apostolici


risale a Giovanni Battista Cotelier, il quale nel 1672 pubblicò a Parigi la prima edizione di
quei Padri che egli riteneva essere fioriti al tempo degli Apostoli, cioè Barnaba, Clemente
Romano, Erma, Ignazio d’Antiochia, Policarpo di Smirne. Nel 1765 il Gallandi
ripubblicando a Venezia I Padri Apostolici del Cotelier, vi aggiungeva Papia di Gerapoli e
la Lettera a Diogneto.

Nel 1883 Filoteo Bryennios pubblicò la Didaché, da lui scoperta un decennio prima
in un codice greco di Costantinopoli. Per la sua antichità la Didaché fu posta a capo della
raccolta dei Padri Apostolici.

Dunque, con il nome di Padri Apostolici viene designato un gruppo di scrittori e di


scritti, che appartengono alla seconda metà del I secolo o alla prima metà del Il. Per la loro
antichità ed importanza, essi seguono immediatamente i Vangeli e gli altri scritti canonici
del Nuovo Testamento ed aprono la letteratura cristiana non ispirata.
Lo studio esauriente di Jean-Paul Audet, La Didaché, Instructions des Apôtres, Paris,
1958, commenta: “Una raccolta d’istruzioni e di usanze della Chiesa primitiva, fatta da
uno di quei ministri itineranti del Vangelo”, di cui si parla nella Didaché10 stessa. La sua
composizione risalirebbe all’epoca in cui furono composti i Vangeli e le Lettere di Paolo, tra
il 50-70. Gli altri studiosi, prima dell’Audet, ponevano diversamente la composizione della
Didaché tra il 50-150. Oggi generalmente si propende per gli ultimi decenni del primo
secolo.
Il luogo di composizione sembra la Siria e più precisamente Antiochia. L’autore è un
cristiano proveniente dal giudaismo. In merito alla sua struttura e ai suoi contenuti, essa è
così disposta:
 Nella prima parte studia le due vie (cc 1-6): Istruzioni morali
 Nella seconda parte, cc 7-10: Istruzioni liturgiche: il battesimo, il digiuno, la
preghiera e l’Eucaristia.
 Nella terza parte: Istruzioni disciplinari.
Ci interessa la seconda parte. Il suo genere letterario è una collezione di precetti
morali, di istruzioni sull’organizzazione della comunità e di regolamenti riguardanti le
9
Gli scritti, che vanno sotto il nome di Padri Apostolici, sono, dunque, il riflesso della predicazione degli
Apostoli, prezioso completamento del kérygma fissato negli scritti canonici. Sono, inoltre, la più antica
testimonianza dell’attuazione del messaggio di Gesù nella vita cristiana, nella formazione del dogma, nella
dottrina e nella prassi morale, nella liturgia, nell’organizzazione e nella disciplina ecclesiastica.
10
Questo importante scritto godette di grande notorietà (è presente nella Lettera di Barnaba nel Pastore
d’Erma, ne fa uso Clemente Alessandrino, ecc.), tanto che verso la fine del III secolo i suoi primi quattro
capitoli vengono introdotti nei Canoni ecclesiastici dei santi Apostoli (vedi la Costituzione Apostolica
Egiziana). Nella seconda metà del IV secolo o al principio del V sec., fu incorporata nelle Costituzioni
Apostoliche. Fusa, poi, in vaste compilazioni, la Didaché perdette la sua notorietà. Dopo il XII si perderanno le
sue tracce.
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Secondo Tema: Documenti liturgico-canonici. 18
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

funzioni liturgiche in Antiochia, verso la fine del I secolo. Viene definito un manuale
catechetico, liturgico e disciplinare. E’ importante, dunque, notare che si tratta di una
compilazione di documenti di origine diversa.
Commento sul testo e struttura dell’azione liturgica:

 “Dopo aver preso tutte queste cose” (altra traduzione: “dopo aver insegnato
tutto ciò che precede” - traduzione di Benoit e Rordorf). Si intendono tutte le
cose dette prima sulle due vie, il che costituisce un tipo di catechesi remota per il
battesimo. Troviamo qui una chiara allusione ad un periodo detto del
catecumenato, anche se questo termine non appare ancora chiaramente, durante il
quale avveniva l’ammaestramento o la catechesi delle persone desiderose di
diventare membri della Chiesa. Questa prescrizione insinua la fase preparatoria
per il conferimento del sacramento cristiano, mostrando che il battesimo può
essere amministrato solo dopo un’accurata catechesi.
 La formula trinitaria e la formula cristologica che si trova nello stesso autore
() sono
la formula trinitaria di Mt 28,19. A tale riguardo si deve ricordare che nel
capitolo 9,5 c’è anche la formula nel nome di Gesù (coloro che sono stati
battezzati nel nome del Signore) ispirandosi alla dottrina di At 8,16; 10, 48; 19,5.
Dunque, troviamo già le due formule che nella prima tradizione non si
oppongono, ma hanno un unico riferimento alla formula matteana, che via, via
sarà la formula sacramentale. Secondo Audet (pp. 361-365), con queste due
formule possiamo fare un’analogia con altre due: il Vangelo di Dio o il Vangelo
di Gesù Cristo. Fanno parte dello stessa kerygma. Le due formule non si
oppongono.
 In questo passo, troviamo ormai una distinzione dai bagni rituali giudaici o di
altre religioni, perché è riportato l’ordine di battezzare nel nome della Trinità:
“nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (7,1- 7,3). Questo è
l’elemento dottrinale più importante di questo passo della Didaché. Il merito
della teologia battesimale consiste nella esplicitazione delle Tre Persone divine
della Trinità; per due volte, infatti, è prescritto che bisogna amministrare questo
sacramento nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Si parla di una
triplice immersione che mostra l’inserimento del battezzato nelle singole persone
della Trinità. Possiamo assicurare (come fa Panimole, Il battesimo dei Padri
apostolici a pag. 169) l’equivalenza delle due serie di locuzioni battesimali,
anche se l’una mette in risalto la dimensione trinitaria e l’altra quella
cristologica.
 L’elemento fondamentale di questa teologia battesimale è questo inserimento
nella Chiesa. L’elemento dottrinale e spirituale più profondo in tale dimensione
trinitaria del battesimo consiste nell’inserimento del credente nella Famiglia di
Dio e nel suo rapporto esistenziale con le singole persone della Trinità.
 L’uso dell’acqua corrente (7,1). Si tratta di una prescrizione singolare rispetto
all’insegnamento del Nuovo Testamento, perché in questi scritti ispirati non è
reperibile tale precetto, anche se in At 8,36ss. è narrato che Filippo battezzò
l’etiope in un luogo dove c’era l’acqua, con probabile allusione a un ruscello o a
una fonte. Del resto l’autore non si mostra troppo categorico in questo dettaglio,
perché ammette la possibilità di battezzare anche in acqua non corrente (7,2).
Tertulliano dirà che si può usare qualsiasi acqua (De Baptismo, 4). La
precisazione sulla possibilità di battezzare versando un po’ d’acqua sulla testa del
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Secondo Tema: Documenti liturgico-canonici. 19
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

catecumeno mostra che di norma il battesimo era amministrato per immersione e


non per abluzione, come lascia intuire Rm 6,3ss.
 In tutta la Didaché troviamo una forte preparazione per il battesimo: il digiuno. Il
battesimo esige una metanoia e il digiuno ne è il segno (Audet, 367). Chi
battezzerà e colui che dovrà essere battezzato digiunano uno o due giorni
(mercoledì e venerdì della Quaresima romana, che diventeranno giorni di
riunione e di sinassi liturgica, dopo la Domenica) prima del battesimo.
 C’è anche un preciso rapporto con l’Eucaristia, secondo la Didaché 9,5:
“nessuno mangi, né beva della vostra Eucaristia, se non i battezzati nel nome
del Signore”. Non è lecito a nessuno partecipare all’Eucaristia, se non a quelli
che sono stati battezzati nel nome del Signore; dunque il battesimo è visto in
rapporto con l’Eucaristia che rappresenta il culmine del cammino iniziatico alla
Comunità cristiana. Il mangiare e il bere l’Eucaristia è riservato ai battezzati nel
nome del Signore. C’è, inoltre, da notare che l’espressione, “battezzati nel nome
del Signore” è un’altra formula cristologica e trinitaria. Andando avanti, il testo
di 10, 2 dice: “Rendiamo grazie a te, Padre Santo, per il tuo santo nome, che hai
fatto abitare nei nostri cuori, e per la conoscenza, la fede e l’immortalità, che
rivelasti a noi per mezzo di Gesù tuo Servo. A Te la gloria nei secoli”. E’ un testo
interpretato da Wily Rordorf come un’allusione al battesimo, ma – come si può
notare – è anche un frammento della futura anafora eucaristica.

Conclusione. Queste indicazioni sono le più antiche e preziose che conosciamo. Il


testo della Didaché serve come prototipo delle Constitutiones Apostolorum e di altri
documenti canonico-liturgici. Occupa un posto importante tra il Nuovo Testamento e la
tradizione ecclesiastica dei primi secoli: essa è stata considerata come un’opera ispirata non
dalla Chiesa Cattolica, ma da altre tradizioni. Lo stesso Wily Rordorf aggiunge:
«Le manuel catéchétique, liturgique et disciplinaire, qui remonte à la
primitive Église, occupe une place intermédiaire entre le Nouveau Testament et
les Pères apostoliques, et la Tradition ecclesiastique des premiers siècles l’a
parfois considéré comme un ouvrage inspiré» (Rordorf Introduction, p. 11).

L’Epistola di Barnaba
Bibliografia: Bosio et alii, I volume; Panimole S., Il battesimo nei Padri Apostolici,
DDEBP, VI, 171-173; P. Prigent, Epitre de Barnabé, S.C. 172, Paris, 1971.

L’Epistola che prende il nome di Barnaba e che le più antiche testimonianze della
tradizione attribuiscono concordemente al compagno di San Paolo, si presenta in realtà
come un breve trattato apologetico-catechetico sotto forma di epistola (v. Schr 172).

Suo autore fu un anonimo didaskalos che scrive in ambiente siro-palestinese nei


primi decenni del II secolo (circa 130 d.c.).
L’Epistola consta di una introduzione, di due parti fondamentali e di due brevi
conclusioni
Nell’ambito dell’Iniziazione Cristiana, in modo particolare ci interessano: il capitolo
6 ed il capitolo 11, dove più propriamente si trovano il fondamento al discorso stesso del
Battesimo e delle sue prefigurazioni.
Nella prima parte, nei capitoli 5-6, troviamo il titolo: Incarnazione e passione in
relazione al battesimo, mentre il capitolo 11 è introdotto dal titolo: Tipologia dell’acqua,
della croce e del battesimo.
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Secondo Tema: Documenti liturgico-canonici. 20
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

Il capitolo 11, in effetti, ci presenta un’interessante teologia battesimale, anche se in


polemica con gli Ebrei che non hanno voluto ricevere questo sacramento, benché
nell’Antico Testamento siano reperibili varie sue prefigurazioni con il simbolo dell’acqua.
L’elemento dottrinale più importante di questo capitolo consiste nell’effetto salvifico
del battesimo cristiano, che consiste nella remissione dei peccati, quindi mediante questo
sacramento i credenti ottengono il perdono di tutti i peccati. A tale riguardo, appare
significativa ed importante la presenza dei termini greci di  e  il cui
significato rispettivo è “scendere” e “risalire”. Vuol dire che l’uomo scende nell’acqua pieni
di lordura e di peccati e risale su come nuova creatura, rigenerata alla Vita Eterna. Chi
sentirà annunziare queste cose e crederà, vivrà in eterno. E’ anche importante l’elemento
catechetico battesimale che utilizza le diverse epoche dell’Antico Testamento per descrivere
l’itinerario del catecumenato.
Nel capitolo 6 (v. testi nella Dispensa del Professore) si parla anche della
rigenerazione spirituale che avviene mediante il battesimo cristiano; il battesimo è
presentato come una nuova creazione e riconduce l’uomo ad uno stato primitivo e gli fa
rivivere la vicenda di Israele: la promessa della terra si compie nell’eucaristia del giorno del
battesimo, quando al fedele si offrono latte e miele, simbolo di quel Gesù raffigurato nella
terra promessa.
Conclusione: il battezzato come nuova creatura cammina verso l’ultimo giorno e il
regno definitivo. In 6,17 si trova la seguente espressione: «Chi sentirà annunciare queste
cose e crederà, vivrà in eterno». Anche noi vivificati dalla fede nella promessa e nella
promessa vivremo con il Signore della Terra.
Anche noi vivificati dalla fede nella promessa e dalla Parola vivremo come signori della
terra.
Un altro testo molto significativo che arricchisce la stessa Tradizione della Chiesa è il
Pastore di Erma, annoverato tra i Padri Apostolici: è, in realtà, un’apocalisse apocrifa - c’è
chi parla anche di “romanzo” edificante - che godette nell’antichità di una stima grandissima
e di una notorietà che si potrebbe paragonare a quella dell’Imitazione di Cristo nei tempi
moderni. Sant’Ireneo lo ritiene scrittura sacra. Clemente Alessandrino e Origene lo
considerano anch’essi libro ispirato, quantunque non alla pari dei Vangeli o delle Lettere di
S. Paolo. Anche Tertulliano lo ritenne scrittura sacra. L’Occidente dapprima del 200 era
favorevole in un’eventuale introduzione di questo scritto nel canone, ma con il Frammento
Muratoriano fu proibito di farne lettura pubblica in Chiesa, perché Erma non era un profeta
né un apostolo. Alla fine del IV secolo S. Girolamo attesta che il Pastore di Erma è letto
pubblicamente in alcune chiese greche, ma presso i Latini è quasi totalmente sconosciuto.
In questo scritto il suo autore ci fornisce delle notizie “autobiografiche”, la cui storicità è
molto dubbia. Il modo in cui parla dell’Arcadia induce a credere che quello sia il suo paese
natale. Allevato nel cristianesimo fu venduto come schiavo ad una matrona cristiana di
Roma, di nome Rode, la quale gli diede la libertà.
Erma giunse presto alla ricchezza, tanto che occupato negli affari trascurò i suoi figli i
quali si abbandonarono ad ogni sorta di vizio e quando scoppiò la persecuzione, non solo
apostatarono, ma denunciarono alle autorità pagane i genitori. Così tutti i suoi beni furono
confiscati ed Erma si ritrovò ad essere povero, pur avendo ancora qualche podere e dei
servi. Questa disgrazia della vita lo fece diventare un cristiano fervente e il Signore lo
avrebbe incaricato di predicare la penitenza. Da questo contesto scrisse il Pastore di Erma
che presenta uno stile singolare, dovuto al genere apocalittico, e che rivela una cultura
giudaico-cristiana, con elementi ellenistici. Il linguaggio è quello del popolo. Più che un
letterato, Erma è un uomo pratico buon conoscitore degli uomini e ottimo moralista, pieno
di comprensione per l’umana debolezza, e perciò autore di un cristianesimo equilibrato,
lontano da esagerazioni rigoristiche.
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Secondo Tema: Documenti liturgico-canonici. 21
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Il Pastore di Erma comprende 5 visioni, 12 precetti e 10 similitudini, ma per quanto


riguarda l’Iniziazione Cristiana, appaiono interessanti la Visione 3,3, dove l’autore parla
della salvezza della nostra vita mediante l’acqua, e la Similitudine 9,16, dove parla
espressamente del Battesimo. (v. i rispettivi testi nella dispensa del Professore).

La Prima Apologia di San Giustino martire, cap 61, 65.


Giustino11 emerge tra i Padri del II secolo come il più importante apologista greco ed
una delle più affascinanti e significative personalità del cristianesimo antico. egli stesso si
presenta come il figlio di Prisco. Nacque intorno al 100 d.C., probabilmente da dei coloni di
origine latina. Frequentò le diverse scuole filosofiche (i peripatetici, gli stoici, i pitagorici),
ma rimase deluso. Approderà per un certo tempo al platonismo, ma grazie ad un episodio
singolare (l’incontro con un personaggio strano, un vegliardo) entrerà in crisi e scoprirà la
“vera filosofia”, cioè la via che conduce a Dio, dopo aver scoperto che l’anima da sola non
è in grado di soddisfare la sua aspirazione al divino. Questa “vera filosofia” la scoprirà
nelle Sacre Scritture. Il vegliardo lo esorta alla preghiera, perché a lui si aprano le porte
della luce: infatti la comprensione dei libri sacri è dono concesso da Dio.
Così egli si convertirà al cristianesimo intorno al 130, forse ad Efeso, luogo in cui,
secondo S. Eusebio, si sarebbe svolto il dialogo con Trifone. Divenuto cristiano si impegnò
con ardore a difendere la fede cristiana e divulgarla come la vera ed unica filosofia. Nel 140,
giunto a Roma, fondò una scuola, durante il regno di Antonino Pio (138-161) per coloro che
si volevano iniziare al cristianesimo. Fu, per la sua opera indefessa di diffusione della fede
cristiana, arrestato, condannato dal prefetto Giunio Rustico e decapitato intorno al 165 d.C.
Uno dei discepoli fu proprio Taziano, futuro apologista, mentre uno degli avversari fu
proprio il filosofo cinico Crescente.
Circa le opere, secondo anche S. Eusebio, lasciò un grandissimo numero di scritti
che rivelano la sua cultura ed il suo zelo per le cose divine e che sono di grande utilità in
ogni campo. Purtroppo a noi ci sono soltanto pervenute la Prima Apologia (intorno al 150-
155), la Seconda Apologia (intorno al 160) e il Dialogo con Trifone [vedi il Bosio pp. 163-
166].
La Prima Apologia12 fu composta verso il 153 e indirizzata all’imperatore Antonino
Pio e ai suoi due figli adottivi, Marco Aurelio e Lucio Commodo. Essa consta di 68 capitoli.
La datazione dell’opera è posta dagli studiosi tra il 148 ed il 161.

Per quanto riguarda l’Iniziazione Cristiana ci interessano, in modo particolare i


capitoli 61 e 65, dove si sottolinea il rinnovamento della creatura da parte di Cristo, il
credere alla verità degli insegnamenti esposti, la rigenerazione per mezzo dell’acqua e il rito
battesimale.
L’amministrazione del battesimo secondo Giustino avviene secondo tre fasi:
 Preparazione remota;
 Preparazione prossima;

11
Per la vita e le opere di Giustino abbiamo tre studi generali:
1) BARNARD L. W., Justin Martyr. History life and though, Cambridge 1967.
2) OSBORN E. F., Justin Martyr. Beiträgen zur historischen. Theologie 47, Tubinga 1973.
3) KAMMENGIESSER CH., - SOLIGNAC O., ART. DAL DIZ. DI SPIRIT (in francese) col. 1640-1647 (1974).
12
I testi liturgici di Giustino si trovano nell’apologia di questo maestro (didascalos), vescovo e martire.
Quest’opera è sottoposta alla questione se la seconda Apologia sia un’opera vera e propria oppure se si tratta di
un’Appendice della Prima Apologia di Giustino. L’Apologia, insieme al dialogo con Trifone, sono tra i pochi
scritti che ci sono rimasti e che dalla Tradizione sono attribuiti a Giustino. L’Apologia è stata composta verso
l'anno 150 a Roma e rappresenta un documento di importanza particolare perché offre elementi preziosi sulla
liturgia del tempo (v. l’Historia Ecclesiastica di Eusebio).
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Secondo Tema: Documenti liturgico-canonici. 22
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

 Amministrazione;

Nel capitolo 61 si parla della consacrazione cristiana.


Nei capitoli 62-64 si trova la spiegazione viene approfondita per mezzo di un
confronto del battesimo cristiano con i riti pagani.
Nel capitolo 65 troviamo la continuazione della descrizione dell’iniziazione cristiana
(l’Eucaristia).
Nei capitoli 66-67 si trova una spiegazione ulteriore dell’Eucaristia.

Capitolo 61: Apologia I.

Dall’analisi del contenuto si può dire che Giustino sottolinea una preparazione morale
che manifesta lo sforzo di tutta la Chiesa che accompagna il candidato nel proprio cammino
personale. Accanto a questa preparazione morale, segue una preparazione dottrinale,
accompagnata dalla preghiera e dal digiuno, assieme alla Comunità in vista della remissione
dei peccati e della rigenerazione. Qui troviamo già, in modo più sviluppato i due effetti del
Battesimo: rigenerazione e la remissione dei peccati. Inoltre si può notare una:

 Preparazione dottrinale e morale dei catecumeni:


a) Dottrinale: “quanti sono persuasi ed hanno fede che sono vere queste
cose...insegnate” (61).
b) Morale: “e promettono di potere vivere così”.

 Preparazione immediata: preghiera e digiuno assieme alla comunità in vista della


remissione dei peccati e la rigenerazione, i due effetti del battesimo.

 Rito battesimale:
a) lavacro in un luogo particolare, dove c’è l’acqua;
b) nel nome della Trinità: “Nel nome di Dio Padre e Signore dell’universo e del
salvatore nostro Gesù Cristo e dello Spirito Santo”. Si tratta della formula
sacramentale vera e propria.

 Spiegazione sul significato del battesimo:


a) la necessità del battesimo per la salvezza;
b) la remissione dei peccati è descritta a lungo, con l’aiuto dei brani della Sacra
Scrittura: quelli che si preparano “imparino a pregare e a chiedere a Dio la
remissione dei peccati”. Si tratta della prima deputazione riservata alla preghiera
che assume una grande importanza, subito dopo la Parola proclamata;
c) Rigenerazione dei figli di Dio. Si parla sempre di questi due effetti insieme: la
remissione dei peccati e la rigenerazione;
d) Illuminazione (photismos – 61,12 e 61,13): Questa abluzione si chiama
illuminazione perché tutti coloro che ricevono questa dottrina hanno lo spirito
riempito di luce”(61,13);
e) Si vedono tracce del Credo battesimale che esprime in pieno la fede cristiana
secondo le espressioni: “Dio Padre”, “nel nome di Gesù Cristo”, “crocifisso
sotto Ponzio Pilato”, “nel nome dello Spirito Santo”. Colui che è illuminato è
lavato nel nome di Gesù Cristo crocifisso sotto Ponzio Pilato e nel nome dello
Spirito che annuncia per mezzo dei profeti la storia di Gesù.
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Secondo Tema: Documenti liturgico-canonici. 23
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Capitoli 65-66:

Eccone il contenuto: Cap. 65.

Dall’analisi contenutistica dei due capitoli, sopra riportati si possono cogliere diversi
punti:
a) Ingresso nella fraternità;
b) Preghiera universale;
c) Bacio della pace;
d) Preparazione del pane e del vino;
e) Anafora eucaristica con l’Amen;
f) Comunione distribuita dai diaconi e portata agli assenti;
g) E lo stesso cibo è da noi chiamato Eucaristia (66,1).

Conclusione.
In Giustino troviamo le prime descrizioni di una organizzazione catecumenale e
dell’iniziazione cristiana (metà II secolo).
La stessa struttura descritta da San Giustino rimane costante in tutti i riti, con una
continuità straordinaria.
Troviamo una vera teologia liturgica del battesimo con i riti particolari che possiamo
sintetizzare in cinque punti:

1° - preparazione remota e prossima al battesimo;


2° - il lavacro nel nome della Trinità;
3° - gli effetti del battesimo:
- la remissione dei peccati;
- l’illuminazione.

4° - Ingresso nella comunità;


5° - Il compimento del sacramento nell’Eucaristia;

Il battesimo viene chiamato: ¢nag™nnhsij (LXI, 10) nascita soprannaturale,


Fotismoj (LXI, 12) illuminazione,
Loutron (LXI, 3) bagno.

Infine, le testimonianze di Giustino relative ai sacramenti del Battesimo e


dell’Eucaristia, sono di eccezionale importanza per la storia, la liturgia e il dogma. In
Giustino non si parla ancora della Cresima.
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Secondo Tema: Documenti liturgico-canonici. 24
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

16/02/2001 - Iniziazione Cristiana, Prof. Juan Javier Flores, OSB.

La Tradizione Apostolica13
La Tradizione apostolica14 è un documento di valore inestimabile per la conoscenza delle
istituzioni ecclesiastiche e della vita cristiana dei primi secoli; riporta un rituale rudimentale
che fissa determinate regole e forme per l’ordinazione, le funzioni delle diverse classi della
gerarchia, la celebrazione dell’Eucaristia e l’amministrazione del battesimo. Fornisce anche
l’eucologia.

Oggi si parla della “questione ippolitea”, per indicare la difficoltà e l’importanza


Ippolito è un autore di lingua greca vissuto fra II e III secolo, sotto questo nome è giunto, o
è stato ad esso attribuito, un nucleo consistente di scritti, alcuni interi, altri frammentari,
taluni in greco, altri in traduzione di antiche lingue orientali: l’insieme di questi dati però ha
fatto sorgere un ‘intricata questione storico-letteraria, tuttora aperta.

La Tradizione Apostolica è l’opera più importante e antica, dopo la Didaché, per


conoscere la vita liturgica nella Chiesa del II e III secolo. Se il Botte, situa la data della
Traditio Apostolica intorno al 215, con la questione ippolitea, essa viene posta più
tardivamente, sempre nel II secolo o all’inizio del III secolo. Della Traditio, ci interessa la
sua origine romana, difesa a lungo dal Botte e dal Simonetti.

Sull’autore della Traditio, si può fare riferimento a Marcel Metzger, Nouvelle


perspectives pour la prétendue Tradition Apostolique, Ecclesia Orans 5 (1988/3), 214-259;
Idem, Enquetes autour de la prétendue Tradition Apostoliques, Ecclesia Orans 9 (1992), 7-
36. Questo autore contesta l’attribuzione tradizionale dicendo che il genere letterario è una
collezione anonima di canoni provenienti da periodi diversi, dunque non è un trattato
omogeneo e non sarebbe di Ippolito. Inoltre, sostiene che la ricostruzione di Bernard Botte
sia da ritenersi assolutamente fantastica.
Argomento e la struttura: la Tradizione Apostolica è composta da 43 capitoli o
paragrafi e comprende un prologo, tre parti ed una conclusione. L’autore dice di riferire la
tradizione conservata finora, e di scrivere per correggere quanti hanno corrotto
l’insegnamento degli apostoli. Oggi, Metzger afferma che ci troviamo dinanzi ad una
collezione di canoni, provenienti da periodi diversi, per cui non si può arrivare ad un trattato
omogeneo. Si trova, tuttavia, un corpus ricco di dottrina e di riti.
L’influsso della Tradizione Apostolica è fondamentale in tutte le liturgie, comprese le
orientali, ma innanzitutto la liturgia latina. Ciò prende forza dalla sua preghiera eucaristica
che è stata adottata dalla liturgia etiopica, sotto il nome di Anafora del Nostro Signore Gesù
Cristo e sotto il nome di Anafora di Nostra Signora Maria, Madre di Dio, che compose Abba
Giorgio e dalla Liturgia siriaca col nome di Testamento del Signore nostro Gesù Cristo.
Ci interessano i capitoli 15-22. Con questi sette capitoli possiamo dividere il testo in
cinque tappe per parlare dell’Iniziazione Cristiana, come indica Padre Nocent:
a) La presentazione dei candidati;
b) Il periodo del catecumenato;

13
Per quanto riguarda il testo in latino, consultare una dispensa a parte del Docente dal titolo: «Fontes selecti
de Ritu Initiationis Christianae – L’Iniziazione Cristiana – 95020 Prof. J. J. Flores – A.A. 2000/2001» , pp. 32-
61.
14
Il titolo di quest’opera è riportato sulla cattedra della statua di Ippolito, eretta nel III sec. Il testo originale è
andato perduto, tranne alcune brevi sezioni conservate nei documenti greci posteriori, in particolare nell’ottavo
libro delle Costituzioni apostoliche e nella loro Epitome.
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Secondo Tema: Documenti liturgico-canonici. 25
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

e) La preparazione prossima al battesimo;


d) L’iniziazione;
e) La mistagogia.

Prima tappa (15-16): la presentazione dei candidati (seguire la dispensa, Fontes


Selecti de Ritu Initiationis Christianae, del Prof. Flores, pp. 32-39).
Nei cc. 15 e 16, si può notare la stessa preoccupazione che esamineremo in
Tertulliano, nel De Baptismo 18, di non dare il battesimo con molta facilità. Ciò costituisce
un elemento costante della tradizione della Chiesa nei primi secoli. In effetti, il battesimo
significa una conversione di vita, un cambiamento di tutto, un atteggiamento contro
corrente. In questo modo, la nuova vita del battesimo deve essere mantenuta di fronte:
- al rischio di ricadere nel peccato grave (collegamento alla penitenza);
- alla possibilità della persecuzione.

Se leggiamo la prima frase del cap. 15:


 Qui adducuntur ad audiendum verbum: dunque, lo scopo è ascoltare la parola.
 Adducantur coram doctores: ci sono persone della comunità che hanno l’incarico
di insegnare. Sono i doctores che devono assicurare la catechesi per coloro che si
accostano per la prima volta alla fede.
 Adducantur... siano condotti. Da chi? Dagli amici che testimoniano se sono in
grado di ascoltare la parola, cioè i padrini.
 Peccati non accettabili: idolatria fornicazione/adulterio/omicidio.

Seconda tappa (17-19): il periodo del catecumenato (seguire la dispensa sopra


citata alle pp. 39-41).
Con il Cap. 17, si ha nuovamente una certa insistenza sull’ascolto della Parola. In
questo senso si può già ravvisare la presenza di norme rigorose e precise che
caratterizzano il catecumenato, per il quale, secondo l’espressione “per tres annos
audiant verbum”, si prevede un lungo periodo di istruzione di tre anni. Ma non è
assoluto, perché si giudica secondo la conversatio, il comportamento della persona,
non secondo il calendario. In questo senso diventa importante l’inchiesta che viene
fatta sui candidati, in merito alla sincerità delle loro intenzioni, alla condizione civile
delle professioni, delle quali viene indicata la compatibilità o l’incompatibilità con la
fede.

Con il Cap. 18 si può concludere che nell’adunanza d’istruzione i catecumeni


pregano, ma non insieme ai fedeli. Donne e uomini in disparte. I catecumeni non
danno il bacio di pace, né ai fedeli, né tra di loro.

Con il Cap. 19 si può notare l’imposizione delle mani, come prova di un rito già ben
sviluppato. Il dottore (didascalos) impone la mano, prega e congeda. Questo dottore
può essere un ecclesiastico o un laico. Poi si sottolinea la possibilità del martirio ed il
battesimo di sangue: si apprehenditur cathecumenus propter nomen domini…
Accepit baptismus in sanguine suo (Se un catecumeno viene preso per il nome del
Signore… Ha ricevuto il battesimo nel suo sangue). In questo modo il martirio viene
equiparato al battesimo, tanto che chi non ha ancora ricevuto il perdono dei peccati,
sarà giustificato.
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Secondo Tema: Documenti liturgico-canonici. 26
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Dunque, il periodo di tre anni è caratterizzato con queste adunanze d’istruzione e


preghiera.

Terza tappa (20): la preparazione prossima al battesimo.


Prima di entrare in questa tappa, il candidato è interrogato di nuovo sulla
conversatio, cioè se è vissuto devotamente, onorando le vedove, visitando gli ammalati,
praticando le opere buone. Dunque, si tratta non di un esame, ma di una valutazione del
comportamento, ed i padrini stessi devono darne testimonianza. Poi i candidati possono
ascoltare il Vangelo (ma non prima). In questo periodo ogni giorno si impongono le mani
per esorcizzarli: imponatur manus super eos quotidie dum exorcitatut. Ciò lascia intuire che
il candidato si trova ad affrontare un periodo più intenso 15, alla fine del quale, il vescovo
stesso fa l’esorcismo (v. dispensa citata, p. 42):
- Il giovedì quando si fa il bagno rituale;
- Il venerdì quando si digiuna in vista del Sacramento del Battesimo.

Il sabato si radunano in un luogo determinato dal vescovo. Egli stesso fa un ultimo


esorcismo:
• preghiera in ginocchio;
• imposizione della mano;
• esorcismo, che includeva un soffio sul viso;
• il segno della croce sulla fronte, le orecchie, le narici ed alla fine i candidati si
alzano.
Nel c. 20 si trova un’indicazione molto bella alla fine, che indica l’inizio della veglia
battesimale: «Et agent totam noctem vigilantes, et legentur eis et instruentur»
(Durante la notte di sabato si veglia ascoltando le letture e le istruzioni).

Quarta tappa (21): L’iniziazione.


Di questo capitolo, il Botte ha fatto la ricostruzione del testo greco: ciò dimostra
l’importanza del termine “paradosis”, usato anche da San Paolo, che rimanda alla
tradizione della Chiesa (v. dispensa citata pp. 44-59).
a) il battesimo.
 In vista del battesimo, alla fine del capitolo precedente viene precisato che i futuri
battezzati non portano niente con loro, se non il necessario per l’Eucaristia, poiché
saranno degni di offrire.

 La benedizione dell’acqua si fa al momento del canto del gallo, come segno che indica
la seconda parte della notte. Si battezza nell’acqua di una fontana o con dell’acqua
piovana, o anche con una qualsiasi acqua.

 I candidati si tolgono i loro vestiti e rimangono completamente nudi.

15
Questa parte del testo è molto importante perché si parla della V a Ebdomada, della Parasceve e del Sabato
mattina, come indicazione per il triduo pasquale. Tuttavia si può notare che il ciclo liturgico completo non è
completo almeno fino al IV secolo, giacché non si trova ancora un riferimento ad un’istruzione del Giovedì
Santo, anche se appare il nucleo principale di tutto il triduo pasquale.
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 Dapprima si battezzano i bambini: coloro che sono in grado di farlo rispondono alle
domande sulla fede; se invece non sono capaci, lo fanno in loro luogo i genitori o i
parenti o qualcuno della famiglia. In seguito si battezzano gli uomini, poi le donne.

 Si benedicono poi i sacri Oli. Al momento fissato per il battesimo il vescovo prega
sull’olio che mette in un’ampolla: è l’Olio d’azione di grazie. Poi esorcizza un altro olio,
cioè l’Olio d’esorcismo. In questo modo, per la prima volta si ha la distinzione tra l’olio
del rendimento di grazie e l’olio dell’esorcismo16. Inoltre, di per sé il testo dice che il
Vescovo “esorcizza” l’olio dell’esorcismo, mentre prega su quello di rendimento di
grazie.

 Un diacono porta l’Olio d’esorcismo e prende posto alla sinistra del sacerdote; un altro
diacono prende posto alla destra del sacerdote con l’olio d’azione di grazie.

 Il sacerdote chiama ciascun candidato per nome, il quale deve pronunciare la rinuncia, la
cui forma è la seguente: Io rinuncio a te, Satana, alle tue pompe17 e a tutte le tue opere.

 Dopo la rinuncia, il sacerdote unge il candidato con l’olio d’esorcismo dicendo: “Che
tutti gli spiriti maligni s’allontanino da te”. Poi affida il candidato nudo al vescovo e al
sacerdote che si trovano vicino all’acqua per battezzarlo. Qui si può notare l’importanza
della distinzione del ruolo del vescovo, del presbitero e del diacono.

 Un diacono entra nell’acqua con il candidato e colui che battezza, imponendogli la


mano, lo interroga sulla sua fede. Il candidato risponde Credo ad ognuna delle tre
interrogazioni (v. pp. 48-50 della Dispensa, sopra citata, dove sono riportate e disposte
in due versioni: una lunga ed una breve. Ambedue contengono la formula trinitaria).
Notiamo così il contenuto delle tre interrogazioni: si tratta della fede nel Signore
Onnipotente; della fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, nato dalla Vergine Maria,
crocifisso sotto Ponzio Pilato, morto e sepolto e il terzo giorno risuscitato vivo dai morti,
asceso al cielo e assiso alla destra di Dio Padre, e che verrà a giudicare i vivi e i morti;
della fede nello Spirito Santo e nella santa Chiesa.

 Dopo il battesimo il neofita è unto dal sacerdote con l’Olio d’azione di grazie con queste
parole: “Io ti ungo con l’Olio santo nel nome di Gesù Cristo” (p. 52).

b) La confermazione.
Quando i neofiti si sono vestiti, entrano nella chiesa. Il vescovo impone loro la mano
dicendo:
Domine Deus, qui dignos fecisti eos remissionem mereri peccatorum per
lavacrum regenerationis spiritus sancti, inmitte in eos tuam gratiam, ut tibi
serviant secundum voluntatem tuam: quoniam tibi est gloria, patri et filio
cum spiritu sancto, in sancta ecclesia, et nunc et in saecula saeculorum.
Amen. (pag. 52).
16
Senza dubbio l’unzione fatta con l’olio di esorcismo simbolizza la forza necessaria per la lotta contro il
demonio che avviene nell’acqua per far morire l’uomo vecchio. Il posto di questa unzione varierà nel corso dei
secoli e secondo i paesi, come avremo modo di constatare. L’unzione con l’olio di azione di grazie è fatta dal
sacerdote dopo il battesimo, e tale unzione è riportata già da Tertulliano che le dà un senso sacerdotale.
17
Se la voce latina servitium fosse la versione del termine pompê, la traduzione potrebbe essere «fasto»,
«apparato», «seduzione» o anche «pompe». Il termine «pompe», al plurale, nel linguaggio ecclesiastico indica
la seducente fastosità delle opere del diavolo.
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Secondo Tema: Documenti liturgico-canonici. 28
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

Postea oleum sanctificatum infundens de manu et inponens in capite dicat: Ungeo te


sancto oleo domino Patre Omnipotente et Christo Iesu et Spiritus Sancto.
Notiamo la distinzione tra l’unzione post-battesimale e il rito della confermazione
con imposizione delle mani e nuova unzione (la seconda) dal vescovo. Della vestizione vera
e propria non dice nulla, anche se dopo riceveranno la veste bianca. In merito alla formula
sopra riportata, essa si svilupperà in seguito e costituisce già il nucleo della formula
sacramentale per quanto riguarda la Confermazione.
Ormai essi pregheranno insieme a tutto il popolo. In effetti essi non pregano con i
fedeli prima d’aver ottenuto tutto questo. E quando avranno pregato, si scambieranno il
bacio di pace. Ciò indica una teologia caratteristica del rito della Confermazione.

c) L’eucaristia18.
I diaconi presentano l’oblazione al vescovo il quale rende grazie: sul pane affinché
sia il simbolo del corpo di Cristo; sul calice del vino, affinché sia l’immagine del sangue che
è stato versato per chiunque crede in lui; sul latte e sul miele per indicare il compimento
della promessa fatta ai nostri Padri, nella quale si parla della terra dove scorre latte e miele.

Quinta tappa (21): La mistagogia.


Una volta che tutto è finito, ognuno dovrà impegnarsi a fare delle buone opere, a
piacere a Dio, a comportarsi bene e ad essere pieno di zelo per la Chiesa, mettendo in
pratica quanto ha appreso progredendo nella pietà. Interessa sottolineare anche che Ippolito
commenta che se è necessario dare delle informazioni complementari, il vescovo lo farà in
segreto a tutti coloro che hanno ricevuto l’eucaristia.

Conclusioni
Non si può negare in nessun modo l’importanza singolare della Tradizione
Apostolica per quanto riguarda la storia della Liturgia, benché l’edizione di Dom Botte è
una ricostruzione che si fonda sulla versione latina del IV secolo. Rimane aperto il problema
dell’attribuzione. Quali sono le questioni che manifestano la realtà della Chiesa di Roma, al
tempo della Traditio? Esse sono:
 Il problema della doppia unzione. Nel rituale troviamo due unzioni fatte con lo stesso
Olio d’azione di grazie, prima da un sacerdote, non si sa dove, poi, una unzione sulla
testa e sulla fronte fatta dal vescovo. Solo la tradizione romana comporta queste due
unzioni. Botte, Martimot, Cabié, Bouhot, Nocent, hanno parlato spesso di questa
duplicità di unzioni (v. Anàmnesi, 3/1). L’uso di questa doppia unzione, quella del
sacerdote e quella del vescovo è rimasta solo nella tradizione romana, non si trova
altrove, basta vedere l’interpretazione di Nocent a pagina 39 di Anàmnesi 3/119.
 L’Ordo attuale dell’iniziazione cristiana degli adulti (OICA) trova la sua struttura
essenziale nella Tradizione Apostolica.
 Notiamo ormai l’affermazione della pratica corrente del battesimo dei bambini, ma si
trova anche la pratica del battesimo degli adulti.

18
Per quanto riguarda l’ordinazione del vescovo, si tratta dell’anafora eucaristica che attualmente corrisponde
alla seconda.
19
Padre Nocent esprime la seguente opinione: «Ci si potrebbe domandare se non vi sia qui un parallelo voluto
da uno stesso simbolismo: l’immersione è seguita da una unzione e questa sembra essere l’illustrazione
sensibile di quanto è stato appena fatto nell’acqua battesimale; per la confermazione, lo Spirito è donato per
mezzo dell’imposizione della mano del vescovo e questo dono è illustrato a Roma da una unzione?».
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Secondo Tema: Documenti liturgico-canonici. 29
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

 Importanza, serietà e severità dell’esame dei candidati; si tratta di un documento


importante a livello storico-liturgico.
 Notiamo l’imposizione delle mani fatta dal catechista, dal laico o dal sacerdote, non
soltanto da ministri ordinati.
 Troviamo qui i riti, i simboli ed i segni importantissimi per tutta l’iniziazione cristiana:
l’insufflazione sul viso, la signatio, la rinuncia con una formule ben precise20.
 Si trovano preghiere di benedizione dell’acqua, dell’olio, le formule del Credo e delle
rinunzie.
 La Confermazione è vista anche come deputazione per la preghiera: “In seguito essi
pregheranno insieme a tutto il popolo di Dio; di fatto, essi non pregano con tutti i fedeli
prima d’aver ricevuto tutto ciò”. Tutto questo richiama al battesimo e alla
confermazione.
 L’Eucaristia è accompagnata da elementi veterotestamentari, cioè viene celebrata con
l’uso dell’acqua, del latte e del miele; tale uso è commentato da Ippolito ma si trova già
nella Prima Apologia di Giustino.
 La Traditio è l’unico documento per due secoli prima dei Sacramentari e degli Ordines,
sia della tradizione orientale, sia di quella Occidentale.

________Note Personali di Studio_____________________________________________

20
L’insufflazione sul viso è un uso popolare che richiama alle pratiche della magia ben note ai contemporanei.
Nella tradizione cristiana il soffio significava la forza dello Spirito di Dio (Gen 2,7; Sap 15,11; Ez 37,9; Gv
20,22; 2Ts 2,8). La «signatio» sembra essere molto in uso nei riti cristiani. Troveremo nell’opera ormai
vecchia, ma sempre interessante di F. J. Dölger numerose testimonianze sulla signatio. In un’altra opera lo
stesso autore ci fornisce delle testimonianze di questo segno per cacciare il demonio. Anche Tertulliano nel già
citato testo dice: «Caro signatur, ut anima muniatur» (De Resurrectione 83: CCL 2, 932). La rinuncia ha in
Ippolito una formula ben precisa che richiama al gesto tradizionale in Oriente della rinuncia verso l’Occidente
e l’adesione verso l’Oriente.
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Secondo Tema: Documenti liturgico-canonici. 30
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

21/02/2001 – Iniziazione Cristiana, 3a. Lezione, Prof. Juan Javier Flores OSB.

Testi liturgici-canonici siriaci21.


Vengono messi insieme tre documenti di carattere simile e che sono prescrizioni
canoniche e liturgiche conducenti ad una idea simile, cioè quella di dare un’origine almeno
apostolica, se non addirittura farla provenire dal Signore stesso. Si tratterebbe di una sola
idea presente nella Tradizione Apostolica che ha influito su questi tre documenti. Infatti,
tutte e tre hanno una medesima provenienza geografica ed una stessa tradizione: si tratta di
Antiochia, che costituisce il grande Patriarcato della Siria. Esse rappresentano tappe
successive di una stessa corrente liturgica22. Tali documenti sono:
1) Didascalia e Constitutiones Apostolorum;
2) Constitutiones Apostolorum;
3) Testamento del Signore (Testamentum Domini).

Circa le Fonti si segnala quanto segue:


a) La Didascalia e le Constitutiones Apostolorum: Edizione: FUNK, F. X.,
Didascalia et Constitutiones apostolorum, I-II, Paderborn l905. Per gli Studi v.
SAXER, Les rites...op. cit. L’Edizione del Funk è la più antica. Il titolo indica già
la natura del documento.

La Didascalia dei apostoli23 probabilmente risale probabilmente alla prima metà del
secolo III.
Nel libro III, nei capitoli 9 e 16, troviamo diversi riferimenti ad un’iniziazione
cristiana, che di per sé presuppone un documento anteriore alla data sopra indicata. Ci sono,
però, elementi nuovi, rispetto a quelli che abbiamo visto, come ad esempio, il servizio delle
diaconesse per l’aiuto delle donne e “per il bene della comunità”. Una sottolineatura più
evidente è riservata alla figura del vescovo, per quanto riguarda il servizio liturgico, il quale
deve scegliere bene i suoi collaboratori, cioè i diaconi, e le diaconesse. Inoltre, è presente
un’unzione pre-battesimale che ormai viene affidata a questi ministri differenti, in base alle
persone di sesso maschile e femminile, sopra enunciati.
Il vescovo impone la mano ai futuri battezzati e unge il capo mentre i diaconi e le
diaconesse ungono il resto del corpo.
Il battesimo lo fa il vescovo, ma lo può delegare anche ai diaconi. Ma in ogni caso
chi battezza fa anche l’epiclesi battesimale.
C’è anche un’unzione post battesimale: dopo il battesimo viene data l’unzione
crismale con il muron riservato al vescovo. Il neofita (v. Dispensa citata, pp. 208-210 ai
nn. 2-3 fino a riga 14). In questo modo riceve lo sfraghis, un marchio tale da rendere
inviolabile il cristiano. E’ il segno indelebile del Battesimo.
Sembra che l’autore voglia giustificare che le donne non possano battezzare ma
possano avere solo un ruolo nell’unzione pre battesimale. Infatti, dice: «Fu lo stesso Cristo
che lo vietò; se lui avesse voluto che le donne potessero battezzare, lui stesso avrebbe
21
Nella Dispensa del professore, citata alla nota n. 14 di questa Dispensa, consultare le pagine dove è riportato
il testo italiano della Tradizione Apostolica 20, la Didascalia Apostolorum III (alle pagine numerate da 208 a
211), le Constitutiones Apostolorum VII (alle pagine numerate da 404 a 453).
22
B. STUDER Documenti liturgici nei primi quattro secoli, in Scientia Liturgica, Anscar J. Chupungco ed., Vol.
I, Casale Monferrato, Piemme, pp. 217-239.
23
Si tratta di una Costituzione ecclesiastica, composta, secondo le ultime ricerche, nella prima parte e forse nei
primi decenni del III secolo. Era destinata ad una comunità di convertiti dal paganesimo, situata nella Siria
setttentrionale. L’opera segue il modello della Didaché e rappresenta la fonte principale dei sei libri delle
Costituzioni Apostoliche. L’ignoto autore della Didascalia sembra fosse di razza ebraica. Era vescovo,
possedeva estese conoscenze mediche, ma mancava di una precisa formazione teologica.
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Secondo Tema: Documenti liturgico-canonici. 31
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

ricevuto il battesimo dalla sua madre e non da Giovanni Battista» (v. Dispensa citata a p.
210, n. 4, righe 14-18).

Libro VII 1-28;39-45 delle Constitutiones Apostolorum.


Si tratta della seconda parte della Didascalia24.
Il libro VII delle Costitutiones Apostolorum25, dove si parla anche dell’Eucaristia,
contiene due rituali del battesimo:

 A) il primo rituale (1-28) (pagine 405-407, il capitolo 22) dove possiamo trovare due
parti, la prima che porta all’insegnamento delle due vie e l’altra perˆ de bapt…
smatoj che tratta dal battesimo e dagli altri riti connessi. Il rituale contiene tre elementi
che provengono dalla Didaché: 1) la catechesi; 2) battesimo e riti connessi; 3) Eucaristia
battesimale. I battezzati vengono associati al Cristo morto e risorto e ormai con Lui
appartengono alla nuova vita. C’è qui una teologia che è paolina che verrà poi ripresa. Si
tratta di una teologia battesimale.
 B) il secondo rituale (39-45) (pagine 440-441) è una rielaborazione della Didaché e
della Traditio Apostolica. Esso parla dell’istruzione come un tempo di iniziazione alla
dottrina della pietà cristiana. Si trovano, dunque, le cosiddette cerimonie battesimali. Si
nota, inoltre, il cambiamento della materia della catechesi suggerita da queste parole
greche: Apot£ssomai tù Satan´ ... Suntassomai tù Cristù (v. p.444, cap. 41).
Si tratta, infatti, delle rinunce battesimali, molto più ben sviluppate rispetto alla
tradizione26

Dunque, con questi riti entriamo nelle cerimonie battesimali vere e proprie: la
benedizione e l’unzione con l’olio, benché non ne conosciamo il rito. Si può notare dunque:
- Prima del battesimo, l’acqua deve essere benedetta.
- Benedizione e unzione col crisma e imposizione della mano.

Non conosciamo i restanti riti post-battesimali, tranne il Padre Nostro che il neofita
deve recitare in piedi, dal momento che adesso è risuscitato (45,1): «post hoc stans dicat
orationem, quam docuit nos Dominus. Necessario qui resurrexit debet stare et orare
quoniam, qui exsurgit, erectus est». E’ un elemento importante che indica il modo di recitare
il Padre Nostro. C’è anche da dire che al cap. 43,1-2 si trova il riferimento alla benedizione
dell’acqua e tutta la giustificazione teologica, malgrado non ci sia una formula concreta.

Conclusione: tra il III e la fine del IV secolo, tre rituali distinti e diversi che indicano una
grandissima varietà di riti: essi si giustappongono, dei quali, il primo è quello
24
E’ stato riportato il testo del Funk, ma per quanto riguarda le tesine, non è bene citarlo, ma piuttosto bisogna
fare riferimento alla Sources Chrétienne, ed. di Marcel Meyer ai nn. 320 (1985), 329 (1986), 336 (1987).
Meyer lo divide in tre volumi.
25
Si tratta di un’opera fondamentale, di natura canonico-liturgica, della fine del IV secolo. Essa comprende
ben otto libri. Tale opera fu composta nella Siria del Nord, sede del patriarcato. Essa fu presentata come
documento finale del cosiddetto Concilio degli Apostoli. Essa è curata da Clemente di Roma. Per quanto
riguarda il Libro VII, esso comprende tre parti: 1) i capp. 1-32 sono un ampliamento della Didaché; 2) i capp.
33-38 sono composti da cinque preghiere di lode a Dio, che sembrerebbero redatte su preghiere ebree; 3) i
capp. 39-45 presentano un rituale dell’iniziazione cristiana in cui sono riconoscibili alcuni echi del rituale
battesimale della Tradizione Apostolica, qui molto sviluppato. Il libro si conclude con diverse appendici (46-
49).
26
Il testo latino, riportato alla p. 445 della Dispensa citata, dice: «Cum ergo renuntiat, qui baptizatur, ita
recitet: Renuntio satanae et operibus eius et pompis eius et cultibus eius et angelis eius et inventis eius ac
omnibus, quae sub eo sunt».
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Secondo Tema: Documenti liturgico-canonici. 32
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

della Didascalia degli Apostoli, mentre gli altri due si trovano nelle
Costituzioni Apostoliche (III, 9 e 16 e VII, 1-28 e 39-45), che manifestano la
tradizione liturgica della Chiesa di quel tempo. Per quanto riguarda il primo,
esso è piuttosto un direttorio episcopale sul ruolo delle diaconesse nel rito del
battesimo, che suppone gli altri due rituali, che si trovano nelle Costituzioni.
(Vedere la ricostruzione di V. Saxer nella pagina 231).
Come novità e difficoltà troviamo l’imposizione della mano da parte del vescovo in
III, 16,3 che viene accompagnata dall’unzione pre battesimale, mentre in VII, 44,3 l’unzione
post-battesimale è posta in relazione con la crismazione. Mancano però le consegne del
Vangelo del Simbolo e della preghiera del Signore.

Il Testamento del Signore27.


Edizione: RAHMANI I., Testamentum Domini nostri Jesu Christi, Mogustiae 1889
(reimpr. Olms 1968); SAXER, op. cit., 232 ss. (v. Dispensa citata, pagine numerate 112-
135).
E’ un’opera scritta nella Siria orientale verso la fine del secolo V da un autore che
segue da vicino la Tradizione apostolica, molto preoccupato per la dignità e la decenza delle
donne nel loro battesimo. Di essa si devono esaminare i diversi elementi che essa ci offre,
sempre in riferimento alla Traditio e alla Didascalia Apostolorum.
Naturalmente, la sua testimonianza dell’iniziazione cristiana verte sul catecumenato
e sulla vigilia battesimale, secondo quanto segue:

 CATECUMENATO che segue la Traditio. La novità è la pedagogia della catechesi che


comporta la spiegazione di tutti gli elementi. I suoi tre gradi vengono calcolati per le
letture della sinaxi e vengono chiamati profetico, apostolico ed evangelico. Questo
spiega anche l’importanza delle letture dette anche profetica, apostolica ed evangelica.
Inoltre, è indicato un luogo per i catecumeni ed anche un battistero. Questo elemento,
forse, costituisce una novità. I catecumeni assistono alla sinaxi, non all’eucaristica. Tale
sinassi finisce con una preghiera per i catecumeni, mediante la quale ricevono
l’imposizione delle mani; dopo questa vengono inviati fuori (v. Ordo Romanus XI).
 VIGILIA BATTESIMALE, che la si potrebbe identificare con la vigilia pasquale,
anche se non tutti gli studiosi sono d’accordo. I catecumeni la celebrano, separati dai
fedeli, fino a quando non inizia la Messa. In questo caso, l’acqua non viene benedetta,
perché deve essere pura e corrente (8,3) e nemmeno si prevede la benedizione dell’olio
dell’esorcismo, destinato alle pre/post unzioni battesimali.
 RITI POSTBATTESIMALI. Essi riguardano l’unzione del corpo, imposizione
generale della mano dal vescovo, l’unzione del capo e imposizione della mano ai singoli
neofiti fatta dal vescovo, la signazione della fronte da parte del vescovo. L’imposizione
della mano, nel Testamento del Signore, viene fatta la prima volta collettivamente su
tutti i neofiti, accompagnata da un’epiclesi dello Spirito; la seconda volta, invece, viene

27
Opere diverse portano questo titolo. La più conosciuta è un trattato liturgico-canonico conservato in siriaco.
Si presenta come uno scritto degli Apostoli riportante una conversazione che Gesù avrebbe avuto con loro
dopo la risurrezione. Vi si trova: 1) una descrizione dei segni precursori della venuta dell’Anticristo, 2) talune
regole per la costruzione delle chiese; 3) delle prescrizioni concernenti l’ordinazione e i doveri dei chierici,
l’eucaristia, il battesimo e la vita cristiana. Questa terza parte ha come base la Tradizione Apostolica (come si
legge nelle collezioni latina, copta, araba ed etiopica), ma le preghiere vi sono considerevolmente sviluppate,
mentre altre preghiere e riti vi sono inseriti. Alcune preghiere del Testamentum Domini sono ancora in uso nel
pontificale siriaco. Lo stesso trattato esiste in versione araba ed etiopica.
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Secondo Tema: Documenti liturgico-canonici. 33
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

fatta sui singoli neo battezzati, assieme all’unzione del capo. Tutte le due volte è il
vescovo che opera.

La prima unzione va unita alla rinuncia a Satana che si fa guardando a Occidente; dopo
di ciò viene l’adesione a Cristo, guardando ad Oriente (v. p 129: «Deinde episcopus tradat
illum presbytero, qui baptizare debet. Baptizandi stent nudi in aquis. Cum baptizando
descendat et diaconus simili modo»). Seguono, poi, una serie di domande e risposte, che
corrispondono alla professione di fede durante il Battesimo. Questo fa capire che le rinunce
e l’adesione sono due aspetti complementari della conversione interiore dei catecumeni.

Il cambiamento morale viene manifestato con il gesto della conversione fisica


dall’Ovest ad Est, un gesto che non viene indicato nella Traditio, ma che troviamo nei
documenti orientali dei secoli IV e V.

La rinuncia, l’unzione pre battesimale, l’adesione a Cristo si fanno alla presenza e per
mano del vescovo, il quale per il battesimo li demanda al sacerdote.

Il catecumeno scende nell’acqua accompagnato da un diacono ed è battezzato dal


sacerdote, ma non sappiamo se per immersione o meno.

Le vedove hanno un ruolo importante nel battesimo delle donne. Poiché c’è l’esigenza
di una nudità totale, diventa quanto mai necessaria la presenza delle diaconesse, le quali
fanno l’unzione, prima e dopo il battesimo e preparano una tenda al fine di evitare che gli
uni guardano gli altri, durante il rito del battesimo.

Conclusione
Tutti questi documenti ci offrono un’idea multiforme dell’iniziazione cristiana.
Troviamo sempre nel fondo documenti quali la Didaché e la Traditio apostolica, ma i riti, i
simboli, la teologia, le formule, le spiegazioni e la didascalia, sono ogni volta più sviluppate.
La grande diversità si può spiegare dalle vicende storiche dei diversi paesi, dove sono state
composte le diverse opere citate in questo secondo tema.

«La Didachè et la Traditio apostoliche font peau neuve dans la


Didascalie, les Constitutions et le Testament”. Ces avatars caractérisent en
définitive cette liturgie initiatique syrienne comme profondément
traditionelle, puisque’ elle a été capable de nous transmettre, certes en les
adaptant, deux trésors de la liturgie des II et III siècles» (Saxer, 239-240).
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Prof. Juan Javier Flores OSB. 34
Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

28/02/2001 – Iniziazione Cristiana, 4a. Lezione, Prof. Juan Javier Flores OSB.

TERZO TEMA

DOCUMENTI A CARATTERE CATECHETICO - OMILETICO28

Tertulliano e la sua teologia sul battesimo.


Di pari passo con lo sviluppo rituale cresce anche la riflessione e la comprensione
teologica dell’Iniziazione Cristiana. Certamente, Tertulliano ha scritto il più antico trattato
sul battesimo nel suo periodo cattolico.
Tertulliano presenta anche la sua teologia del battesimo nel De Baptismo (CCL 1,
277-295), che acquista sempre di più la fisionomia sacramentale, ma troviamo anche altre
allusioni nel De anima (CCL 2, 781-869), nell’Adversus Marcionem (CCL 1, 437-726),
nel De Corona (CCL 2,1037-1065), nel De carnis resurrectione (CCL 2). Con tutto questo
materiale possiamo ricostruire il rituale completo dell’iniziazione cristiana verso il 200 a
Cartagine.
Troviamo la prima esposizione sistematica e dottrinale sul sacramento battesimale
nel De Baptismo, scritto nel periodo cattolico intorno agli anni 200-206.

Nel De Baptismo, Tertulliano consacra i primi nove capitoli contro l’eresia di


Marcione che insegnava un dualismo assoluto: solo la fede può salvare senza nessun
intervento di ordine materiale, essendo la materia essenzialmente cattiva. Parla anche
dell’eresia di Basilide, Valentino e altri. Verso il 207 cominciò ad accostarsi al
montanismo; nel 213 ruppe definitivamente con la chiesa istituzionale e intraprese la sua
polemica con i pastori e con i cattolici.

Il trattato si può dividere in due grandi parti:


1. La prima parte comprende il simbolismo dell’acqua (III-VI), il commento al rito del
battesimo (VII-VIII) e la tipologia biblica (IX).
2. La seconda parte si sofferma su alcuni problemi teologici (X-XVI) e disciplinari
(XVII-XX).

Il De Baptismo è l’unico trattato anteniceno sul battesimo d’importanza capitale per la


storia della liturgia e dei sacramenti e la loro comprensione teologica. Tertulliano, dunque,
dedica i primi nove capitoli contro l’eresia di Marcione, il quale insegnava un dualismo
asssoluto: solo la fede può salvare senza nessun intervento di ordine materiale, essendo la
materia essenzialmente cattiva. L’autore fa riferimento anche all’eresia di Basilide e a
quella di Valentino (v. i Valentiniani). E’ importante affermare che Tertulliano contrappone
ad esse la dottrina cattolica, prima ancora che passasse al montanismo intorno al 213. Per
tale ragione il De Baptismo si può situare intorno al 206. Di esso, la parte più importante è,
senza dubbio, la riflessione sul simbolismo dell’acqua, come adesso vedremo.

Il simbolismo dell’acqua.
28
A tale riguardo, consultare: E. MAZZA, La Mistagogia, le catechesi liturgiche della fine del IV secolo ed il
loro metodo, Roma, BEL – Subsidia 46, CLV 21996.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Prof. Juan Javier Flores OSB. 35
Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

Il De Baptismo è la prima testimonianza Occidentale dove troviamo una


benedizione dell’acqua. Ma non ci offre, in senso stretto, una descrizione del battesimo in
senso stretto. La domanda che lui si fa di fronte ai suoi avversari è questa: è così assurdo
ed impossibile essere ricreati dall’acqua?
Risponde: se Dio ha utilizzato questa materia in tutta la sua opera, egli l’ha resa
feconda anche quando si tratta dei sacramenti. A motivo di ciò, Tertulliano inizia ad
elencare tutti gli esempi dell’acqua nella Sacra Scrittura, ed aggiunge che è lo Spirito che
conferisce all’acqua la sua qualità; lo stesso Spirito, aleggiando in principio sulle acque per
animarle, prefigurava il battesimo (v. Gen 1,1-2). In questo senso fa riferimento anche
all’opera della Creazione.
Inoltre, l’acqua riceve la propria santità dallo Spirito che essa porta. La materia, che
è l’acqua, è penetrata dallo Spirito: viene così a trovarsi santificata e diventa essa stessa
santificante.
Nei diversi luoghi dove ne parla, Tertulliano segnala l’immersione battesimale e la
professione di fede come due riti uniti che la Chiesa ha ricevuto dagli Apostoli. Per tale
ragione egli sottolinea come il battesimo è veramente il sacramento della fede, che si
riceve quando nella fede si accoglie tutta la storia della salvezza. All’uscita dell’acqua al
battezzato viene conferita l’unzione cui fa seguito l’imposizione delle mani. C’è qui
un’anticipazione di quello che il contenuto delle catechesi mistagogiche.
Andando oltre, l’unzione veniva data in conformità ad un’antica disciplina e si
sottolinea che il nome Cristo deriva da questa unzione come pure per il nome del Signore.

Vengono poi imposte le mani invocando e trasmettendo lo Spirito Santo mediante


una benedizione. Questo avviene mediante una benedizione. Si tratta, dunque, della
CONFERMAZIONE che trova la sua tipologia nella stessa Bibbia. Nel capitolo 9 si
sviluppa, anche se solo parzialmente, la tipologia dell’acqua, utilizzando il metodo di
catechesi che sarà caro ai Padri della Chiesa e verrà sviluppato maggiormente intorno al
secolo IV. Tertulliano, prende, poi, come punto di partenza il segno visibile, cioè l’acqua.
Questo dice il motivo per cui egli risalga prima alla Scrittura per spiegarne la specificità
quotidiana ed elenca in questo contesto delle tipologie che diventeranno dei classici:
- il Mar Rosso, meravigliosa figura del sacramento del battesimo;
- l’acqua amara raddolcita dal legno che Mosè vi immerge, legno che è il
Cristo che cambia le acque amare in acque salutari;
- l’acqua che sgorga dalla roccia, simbolo del Cristo che accompagna il popolo
in cammino.

Il Cristo non appare mai senza l’acqua: Numquam sine aqua Christus! (9,4).

Tertulliano esamina, poi, sette punti teologici che possono illuminare la realtà del
battesimo, cioè il battesimo di Giovanni, il battesimo di Cristo, il battesimo e la Passione, il
battesimo degli Apostoli, il battesimo della Chiesa, la necessità del battesimo, la
predicazione ed il battesimo, la fede ed il battesimo, il battesimo degli eretici ed il
battesimo di sangue.

Il battesimo di Giovanni non portava lo Spirito Santo ma veniva amministrato


come una disposizione al perdono e alla santificazione che doveva apportare il Cristo.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Prof. Juan Javier Flores OSB. 36
Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

Inoltre, Gesù non ha battezzato e ciò non è in contrapposizione col fatto che egli sia venuto
per conferire il battesimo, perché Egli delega i suoi apostoli per conferire il battesimo, ma
dice che non era un vero battesimo non essendo ancora venuto lo Spirito e non essendo
ancora fondata la Chiesa. Parlando anche del battesimo degli Apostoli, agggiunge che essi
battezzavano in modo subordinato, conferendo il medesimo battesimo di Giovanni, poiché
il Cristo non aveva ancora fondato l’efficacia del battesimo nella sua passione e nella sua
resurrezione: “… quia nec mors nostra dissolui posset nisi domini passione nec uita
restitui sine resurrectione ipsius” (11,4).

Tertulliano, poi, si domanda come sono stati salvati gli apostoli, se solo Paolo ha
ricevuto il battesimo. Egli risponde affermando che secondo il principio ecclesiologico,
non si può essere salvati senza battesimo, tanto da non renderlo valido, oppure gli apostoli
per essere salvati sono stati battezzati, altrimenti non hanno ottenuto la salvezza. Allora, il
privilegio di essere stati chiamati per primi e di vivere familiarmente col Cristo poteva
sostituire il battesimo.
Prima della passione - resurrezione del Signore la salvezza si otteneva mediante la
sola fede, ma adesso che conosciamo la natività, la passione e la resurrezione questi sono
diventati oggetti della fede, cosicché il sacramento si è ampliato, insieme a tutta l’opera
salvifica di Cristo: il sigillo del battesimo – agginge Tertulliano – fu aggiunto, quale vestito
per la fede che prima era nuda e che ora non ha più potere senza la legge che vi è aggiunta:
Andate, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole (qui riprende in modo chiaro il testo di
Mt 28). Nessuno è salvato senza rinascere dall’acqua, perché in essa si trova tutta la forza
della Chiesa e della Pasqua.

Parlando del battesimo degli eretici (cap. XV), Tertulliano argomenta che non esiste
che un solo battesimo (Gv 13,10; Ef 4,5), ma questo è stato scritto per noi che crediamo,
non per gli eretici. La conclusione è la necessità di battezzare gli eretici, se vogliono
passare alla Chiesa e sono stati battezzati nell’eresia. Dunque, l’unico battesimo è quello
che passa per mezzo dell’acqua della Chiesa, ma vi è tuttora un secondo battesimo da
considerare, anch’esso unico: è il battesimo nel sangue, perché nel martirio, sostituisce il
battesimo vero e proprio, nel caso non l’avesse ancora ricevuto chi lo ha subito. Invece, il
battesimo degli eretici non sostituisce il battesimo vero e proprio.

Tutto il capitolo XVI parla del battesimo di sangue. In sostanza, il martirio è un


battesimo che sostituisce il lavacro se non lo si è ricevuto e che lo rinnova se lo si è perso.
Ciò richiama, in realtà, all’incorporazione che avviene attraverso l’acqua.

Altri problemi:
 Il ministro del battesimo (XVIII): il vescovo è il vero ministro; in modo
subordinato e con la sua autorizzazione il presbitero e il diacono sono ministri
del battesimo. Anche i laici hanno questo potere. Come la Parola che nessuno
ha il diritto di nascondere, il battesimo, venendo da Dio, tutti possono
conferirlo, ma è l’urgenza del pericolo che deve guidare questa condotta.

 I candidati al battesimo (XVIII): La preparazione al battesimo è molto


importante; secondo Tertulliano, a motivo di ciò, è preferibile ritardare il
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Prof. Juan Javier Flores OSB. 37
Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

battesimo, soprattutto se si tratta di bambini molto piccoli, occorre anche


posticipare il battesimo di coloro che non sono preparati o si devono preparare.

 Il giorno del battesimo è il giorno di Pasqua, ma anche il tempo prima di


Pentecoste verrà indicato adatto per il battesimo: è il tempo nel quale Cristo
apparirà ai suoi discepoli. Dunque, il tempo di Pasqua fino a Pentecoste è un
unico giorno di festa, tuttavia ogni tempo può essere conveniente per il
Battesimo.

 La preparazione al Battesimo. Ancora non abbiamo un catecumenato


propriamente detto, del quale sembra non possiamo parlare prima del 170,
sebbene qui troviamo qualcosa di simile che viene chiamato tirocinia
auditorium (De poenitentia VI, 14, CCL 1,331) o abolitio omnium peccatorum.
Tertulliano specifica una preparazione non rituale ma ascetica prevedendo una
preghiera intensa, accompagnata dai digiuni, dalle genuflessioni, dalle veglie e
dalla confessione dei peccati (v. De Paenitentia, cap. VI, dove Tertulliano parla
della prima e della seconda “tabula salvationis”: il tempo di penitenza viene
paragonato al tempo di preparazione al bettesimo). Prima del battesimo
avveniva una preparazione immediata, distinta dalla preparazione ascetica, un
esame riguardante la condotta del candidato che veniva denominato audientes,
auditores, catechumeni (De poenitentia VI, 1,14,15). C’è dunque una
preparazionoe ascetica (che si chiamerà catecumenato) ed una preparazione
immediata.

 Riti pre battesimali: innanzitutto, si tratta della benedizione dell’acqua e della


rinuncia a Satana.

 Riti battesimali: si tratta della professione trinitaria e del bagno (immergere,


tinguere, intinguere, aspergere, perfundere, in acqua demittere, aquam ingredi,
lavare o baptizare). In ciò richiama nuovamente al contesto di Mt 28.

 Riti post battesimali: si tratta dell’unzione, della segnazione, e dell’imposizio-


ne delle mani. A tale riguardo, c’è il famoso testo: «caro manus impositione
adumbratur ut et anima spiritu inluminetus?» (De Resurrectione Mortuorum
8,3). In altre parole:
- La carne riceve l’unzione perché l’anima sia consacrata.
- La carne riceve il sigillo, perché l’anima sia fortificata.
- La carne è adombrata con l’imposizione delle mani perché l’anima sia
illuminata dallo Spirito.
- La carne si nutre del corpo e del sangue di Cristo, perché anche l’anima si sazi
di Dio (De Resurrectione Mortuorum 8,3).
 Eucaristia. E’ l’ultimo elemento dei riti post battesimali. Essa richiama alla
triade tra l’acqua e lo Spirito: «Eam aqua signat, Sancto Spiritu vestit,
eucharistia pascit, martyrium exortatur…» (De Praescritione haereticorum
36,5-6; CCL 1,217, oppure CSEL 70,46 o PL 1,49B).
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Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

Cirillo e Giovanni di Gerusalemme


Le catechesi prebattesimali e mistagogiche.

Bibliografia: CIRILLO E GIOVANNI DI GERUSALEMME, Catechesi


prebattesimali e mistagogiche a cura di G. Maestri e V. Saxer, Milano 1994.

Entriamo in un periodo ricchissimo, il secolo IV e V, che costituisce l’apogeo


dell’epoca patristica ed anche il periodo dello sviluppo pieno della liturgia battesimale e
della riflessione teologica sull’iniziazione cristiana.

Le più importanti catechesi battesimali e mistagogiche di questo periodo sono:

 Nell’Oriente: Cirillo/Giovanni di Gerusalemme, San Giovanni Crisostomo e


Teodoro di Mopsuestia.

 Nell’Occidente: Sant’Ambrogio e i sermoni di Sant’Agostino.

In merito al primo punto, conosciamo tre tipi diversi di catechesi attribuite a


San Cirillo di Gerusalemme (315-387), vescovo dal 348 fino al 387. Conserviamo
di lui un corpus di 24 omelie, corrispondenti alle 24 prediche da presbitero o forse
più probabilemente da vescovo verso il 350-360. Tale corpus è diviso in tre parti:

1. Protocatechesi di Cirillo di Gerusalemme;

2. Le Catechesi pre battesimali di Cirillo di Gerusalemme;

3. Le Catechesi mistagogiche di Giovanni di Gerusalemme.

Le catechesi pre battesimali o agli illuminati costituiscono l’opera principale di


Cirillo e di per se furono predicate durante la quaresima del 348 o del 350 nella basilica
costantiniana detta Martyrium.

Col nome e il titolo di Catechesi pre battesimali o agli illuminati figurano:

1. Una Protocatechesi su Ez 18,31;

2. Diciotto catechesi agli illuminati (o illuminandi), così chiamati perché erano


indirizzate ai catecumeni che si preparavano a ricevere la grazia o
l’illuminazione del battesimo. (Nel libro delle Paoline a pagina 26-27 trovate
tutte le indicazioni);
3. Seguono poi cinque Catechesi mistagogiche che costituiscono una
“Introduzione ai misteri” cioè ai sacramenti dell’iniziazione, perché ai neo
battezzati vengono spiegati i sacramenti ricevuti durante la veglia battesimale.
Furono predicate tra il 380 e il 390.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Prof. Juan Javier Flores OSB. 39
Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

C’è qui un riferimento ed un preciso rapporto con la testimonianza di Egeria, che si


può situare tra il 382 ed il 387. Queste catechesi mistagogiche sono difficilmente
attribuibili allo stesso autore che ha composto le pre battesimali, perché la psicologia del
predicatore e la liturgia in esse attestate non sono di Cirillo, come oggi ammettono tutti. Le
catechesi mistagogiche sembrano di Giovanni: è un’opinione, questa, non ancora comune
fra gli studiosi (V. Saxer, Les rites…44).

Le pre battesimali sono impartite ai catecumeni che hanno fatto la domanda del
battesimo e che sono stati giudicati degni, mentre le mistagogiche introducono il neo
battezzato all’intelligenza dei riti ricevuti durante la veglia pasquale.

Questo insieme di 24 catechesi riflettono l’uso gerosolimitano nel secolo IV e


permettono di distinguere una struttura celebrativa a tre livelli:
1. Periodo di preparazione al battesimo con due tappe: catecumenato (preparazione
remota) e preparazione vicina dei 40 giorni precedenti (seconda ed ultima
preparazione battesimale che coincideva con la Quaresima).

2. Rito battesimale: è molto sottolineata l’immersione completa per tre volte, insieme
alla confessione trinitaria.
3. Riti post battesimali: si tratta della crismazione.

PRIMA CATECHESI MISTAGOGICA.


Tema generale: Rinuncia e professione battesimale.
Ecco una traccia generale:
Lettura del testo: Siate sobri, vegliate.
Luogo: indica la parte esterna del battistero ed il fatto che tutti sono rivolti verso
Occidente, con il gesto di stendere la mano come rinuncia a Satana.
Rinunce: con la rinuncia a Satana iniziava la veglia battesimale a Gerusalemme:
«Rinunzio a te Satana, e alle tue opere, ad ogni tua pompa, e al tuo culto».

Fede: Voltandosi da Occidente verso Oriente si fa la professione di fede.

Nel numero 9 di questa prima catechesi, si legge: «Quando rinunci a Satana... si


apre per te il paradiso di Dio, che egli piantò ad Oriente... di questo è simbolo il tuo
rivolgerti da Occidente ad Oriente, regione della luce. Allora ti fu ingiunto di dire: Credo
nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo, e nell’unico battesimo di conversione».

Da questa lettura si devono ritenere alcuni punti importanti:


1. Interpretazione tipologica della Scrittura. E’ un fatto comune a tutti i Padri
della Chiesa del secolo IV i quali sottolineano la necessità di guardare
nell’Antico Testamento a tutti gli episodi o ai personaggi che prefigurano, nel
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Prof. Juan Javier Flores OSB. 40
Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

Nuovo Testamento, Cristo e i riti della sua Chiesa. La parola greca typos viene
abitualmente tradotta con il termine “figura”, ed è un avvenimento veterotesta-
mentario che prefigura la realtà di Cristo.

2. Descrizione molto chiara del potere del diavolo (I, 4-5). Viene, dunque,
sottolineata la necessità di rinunciare a Satana esplicitamente (I, 8). Questo
elemento lo si ritroverà nel Gelasiano, che vedremo in seguito. Sono importanti
le rinunce a Satana e a tutte le sue opere, accompagnate dalle preghiere che
riguardano gli esorcismi.

3. Epiclesi eucaristica in paragone con il problema degli idolotiti (I,7) che


richiama al testo di Paolo: 1Cor 10,23-30).

4. Esortazione forte a perseverare nella fede e a rimanere saldi nella nuova


vita in Cristo (I, 8 e 10). Su questo punto, l’autore insiste molto perché lo
ritiene fondamentale per la vita cristiana.

5. Formula della professione di fede propria della Chiesa di Gerusalemme:


«Credo nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo e nell’unico battesimo di
conversione». A tale riguardo, così commenta il prof. V. Saxer: «La formula e il
rito gerosomilitano, da una parte illustrano l’originalità dell’usanza di
Gerusalemme, dall’altra confermano la coesistenza di usanze molto diverse
nell’Antichità da una città all’altra» (p. 588). Questo fa capire che se si vuole
mettere d’accordo i diversi autori, si trova una grande diversità che manifesta
una grandissima ricchezza teologica e liturgica..

SECONDA CATECHESI MISTAGOGICA.


Essa inizia con il testo di Rm 6,1, nella quale si possono riscontrare i riti del
battesimo, secondo questi punti:

- Descrizione del rito (seguita da una spiegazione).


 Spogliarsi della tunica: questa nudità battesimale è spiegata da Giovanni come
imitazione di Cristo crocifisso e come un recupero dell’innocenza paradisiaca (c’è un
riferimento al testo della Genesi per quanto riguarda l’origine della Creazione).

 Unzione pre battesimale con l’olio esorcizzato, cioè benedetto: «Questo olio
esorcizzato dalle invocazioni divine e dalla preghiera, riceve una forza tale che non
solo purifica bruciando le tracce dei peccati, ma mette ancora in fuga le potenze
invisibili del nemico» (II, 3).

 Domanda riguardo alla fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo: ciò esprime
tutta la ricchezza della professione di fede, accompagnata da una triplice immersione.
In questo si ha anche la spiegazione di tutto il rito, ricco di simbolismo. Dall’aspetto
rituale ed esterno si deve raggiungere il simbolismo ed il significato sacramentale.

- Teologia del rito.


PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Prof. Juan Javier Flores OSB. 41
Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

- Tutto il rito è ricco di simbolismo.


- Dall’aspetto rituale ed esterno si deve raggiungere il significato sacramentale.

In riferimento a questi punti l’autore dice: «Nello stesso modo che è remissione dei
peccati e procura il dono dello Spirito Santo, così questo battesimo è anche memoriale
delle sofferenze di Cristo. Il Battesimo rappresenta la Passione e la Risurrezione di Cristo.
Anzi, rende spiritualmente presente la Passione di Cristo in noi…».

Da queste parole si può comprendere l’uso dell’espressione antitypon che è la


rappresentazione o l’immagine esatta, come quella di uno specchio o come le copie in serie
di un modello; è una delle parole chiavi dell’esegesi tipologica dei Padri. Il contesto
dell’antitypon garantisce l’identità sacramentale (non identità) tra il cristiano e Cristo. Cosi
il battesimo rappresenta, cioè rende spiritualmente presenti, la passione e la risurrezione di
Cristo.
Riguardo allo spogliarsi della tunica possiamo dire che questo gesto è la
raffigurazione (eikon) dello spogliarsi dell’uomo vecchio con le sue abitudini: «Spogliati,
siete rimasti nudi imitando (mimoumenoi) Cristo nudo sulla croce».
Ma in questo modo si porta l’immagine del primo uomo Adamo, che nel paradiso
era nudo e non si vergognava.
Le figure del battesimo più adoperate dai Padri sono la creazione e il diluvio.
L’autore di questa seconda catechesi mistagogica dice ancora: «L’imitazione del primo
Adamo nel paradiso e l’imitazione del secondo Adamo sulla croce, ha come effetto il
conferimento al neofita dell’immagine sacramentale di questi avvenimenti… e questa
immagine sacramentale comunica sempre la partecipazione alla realtà di Cristo».
Ed aggiunge: «Il rito dell’unzione è esteriore, ma il simbolismo è interiore». Ancora
una volta egli richiama alla piena partecipazione a Cristo e alle sue sofferenze.

Andando avanti, è interessante soffermarsi sul senso della piscina, cioè sul scendere
e sul risalire, come lo indica bene il testo, al cap. 4: «Dopo questo, siete condotti per mano
alla santa piscina del divino battesimo, come Cristo fu portato dalla croce al monumento».
Dunque, si può leggere come Egeria descrive il luogo nel suo Pellegrinaggio in Terra
Santa. Ciò che colpisce è il fatto di spiegare la morte, la sepoltura e la risurrezione del
cristiano sacramentalmente nel battesimo, che corrisponde al luogo della morte, della
sepoltura e della resurrezione di Cristo. A tale riguardo l’autore aggiunge: «Come il
Salvatore nostro trascorse allora tre giorni e tre notti nel cuore della terra, così anche voi
con la prima immersione avete imitato il primo giorno del Signore» (II, 4). Poi conclude:
«E nello stesso momento siete morti e siete rinati» (ibi). In altre parole, come Come Cristo
morì e fu sepolto il terzo giorno, allo stesso modo il cristiano nel gesto delle tre immersioni
rivive e ricorda il gesto di Gesù di morire, di essere seppellito e di essere risorto.

In II, 5 si parla della partecipazione come partecipazione che ci viene donata come
salvezza. Si tratta della partecipazione alla morte e alla risurrezione di Cristo.

In riferimento alla Sacra Scrittura, l’unico elemento specifico cristiano dell’esegesi


patristica del Vecchio Testamento è il riferimento a Cristo. Accanto ad una tipologia
cristologica ve ne è una sacramentaria, già presente nel Nuovo Testamento: questa
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Prof. Juan Javier Flores OSB. 42
Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

tipologia sacramentaria ci introduce così ad una teologia biblica dei sacramenti. In questo
caso, siamo di fronte al metodo liturgico-catechetico del secolo IV. In tal senso sono
evidenti gli effetti mistici, cioè il battesimo che è simbolo (antitupon) della passione di
Cristo(II, 6); il battesimo è la partecipazione in figura alla vera passione di Cristo.

In II, 7, alla fine di questa catechesi, si dice che per noi è solo una somiglianza
(omoiwma) di morte e di sofferenza, ma per la salvezza non c’è la somiglianza, bensì la
verità (aleqeia). L’autore conclude: «La salvezza non è somiglianza ma realtà, perché in
Cristo c’è stata la morte vera, in lui tutto è autentico. Noi, invece, non abbiamo sofferto,
né siamo morti, ma in somiglianza e questa somiglianza ci dà la partecipazione alla realtà
della salvezza».

TERZA CATECHESI MISTAGOGICA


Unzione post-battesimale: la crismazione.

Il testo inizia così: «Battezzati in Cristo e rivestiti di Cristo, siete divenuti conformi
al Figlio di Dio. Infatti, avendoci predestinati all’adozione a Figli Dio ci rese conformi al
corpo glorioso di Cristo. Divenuti partecipi di Cristo, siete chiamati Cristi…Siete certo
diventati Cristo, ricevendo l’impronta dello Spirito Santo, ma tutto si è compiuto in voi a
modo di immagine, perché siete l’immagine di Cristo». L’autore, poi, aggiunge: «Con
questo, che sei simbolicamente unto sulla fronte e sugli altri sensi…Con questa mirra
visibile viene unto il corpo, ma con il Santo Invisibile Spirito è santificata l’anima». Da
queste parole, la terza catechesi mistagogica manifesta l’unzione pre battesimale, che
avviene con la crismazione. Il significato dell’unzione crismale è spiegato dagli autori in
relazione all’etimologia della parola crisma: questa è infatti della stessa famiglia delle
parole “Cristo” e “cristiano” e tutte derivano dal verbo greco “chrio”, ungere. Come
Cristo, così anche i cristiani sono gli unti del Signore a complemento della figliolanza
divina. Il rito viene spiegato così, nel senso che c’è un’unzione (III, 4):
1. Sulla fronte;
2. Sulle orecchie;
3. Sulle narici;
4. Sul petto.
La riflessione che viene dopo è sempre la più importante: «Siete divenuti Cristo
ricevendo il sigillo (to antitupon). Tutto si è compiuto in voi figuratamente
(eikonikwj), poiché siete le immagini di Cristo (eikÑnej) di Cristo». Nel ricevere lo
Spirito Santo il nuovo battezzato si sente pienamente di Cristo ed opera, finalmente,
come Lui ha operato.

L’autore, a questo punto aggiunge: «Come il Cristo fu veramente crocifisso e


sepolto e resuscitò, anche voi, per il battesimo in similitudine (™n Òmoiwmati) siete
stati degni di essere con lui crocifissi».

Dunque, nel ricevere l’unzione dello Spirito Santo, il nuovo battezzato imita ciò
che ha fatto Cristo, con la discesa dello Spirito dopo il suo battesimo nel Giordano.
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Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

Il neofita, imitandolo nell’azione liturgica, diventa icona di Cristo e questo essere icona
comunica la partecipazione alla realtà di Cristo stesso.
Questa unzione esterna, resa visibile con l’olio, ha un effetto straordinario a causa
dell’epiclesi. In modo analogo all’Eucaristia, questo balsamo viene trasformato dallo
Spirito Santo nell’epiclesi e diventa strumento efficace della sua divinità. Dunque, l’autore
fa un paragone con l’Eucaristia stessa ed evidenzia come questo balsamo acquisisce il
potere divino.

QUARTA CATECHESI MISTAGOGICA.


La quarta catechesi è una teologia dell’Eucaristia, benché il rito stesso venga
spiegato nella quinta catechesi, dove si afferma la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia.
Il vescovo esorta i neofiti che considera degni di sentire parlare del mistero dell’Eucaristia,
essendo divenuti un solo corpo ed un solo sangue con Cristo. Da qui nasce una precisa
interpretazione sull’Eucaristia che segna un importante passo in avanti, giacché è più
chiaro il discorso della reale presenza di Cristo. Per tale ragione è importante soffermarsi
nello studio dei paragrafi 1 e 3.

Questo è il risultato dell’azione liturgica, cioè il ricevere il corpo e il sangue di


Cristo, mediante i quali partecipiamo alla realtà del Signore in modo tale da diventare
(susomoi), un solo corpo, e sÙaimoi un solo sangue con lui. Questo realismo
sacramentale viene espresso in modo puntuale nel terzo paragrafo:
«È dunque con somma certezza che partecipiamo in qualche
modo al corpo e al sangue di Cristo. Nella figura, infatti, del pane
ti è dato il corpo e nella figura del vino ti è dato il sangue di
Cristo, affinché, avendo partecipato al corpo e al sangue di
Cristo, tu diventi un solo corpo e un solo sangue con Cristo» (IV,
3).

Dunque, l’effetto dell’Eucaristia è la realtà sotto i segni sacramentali che viene


comunicata in modo che partecipiamo realmente in Cristo.

Così diventiamo portatori di Cristo (Xristofo…). Noi diventiamo cristophoroi


anche nel senso fisico dal momento che il suo corpo e il suo sangue si spandono adesso per
le nostre membra.
Ci troviamo di fronte ad una teologia sacramentaria profonda e semplice, basata sul
rito. Nel Battesimo – Cresima – Eucaristia, il cristiano è intimamente unito a Cristo «al
punto che ciò che è avvenuto a Cristo nella storia, avviene anche al cristiano
nell’imitazione sacramentale. Il risultato è la divinizzazione, anche se la pienezza di
questa unione avverrà soltanto nell’ultimo giorno; nel frattempo, la nostra vocazione
battesimale è la santità». Il vescovo commenta dicendo ai neofiti che mentre questo giorno
arriva, ognuno si deve santificare: ciò sta alla base della vocazione battesimale.

QUINTA CATECHESI MISTAGOGICA


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Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

La sinapsi (sinassi) eucaristica.

Si tratta di una delle testimonianze più antiche. Come riferisce il Prof. Saxer, dal
suo commento, riportato nella nota a pie di pagina del suo libro, la Quinta Catechesi
Mistagogica è una delle testimonianze più importanti dell’Antichità cristiana, assieme a
quelle di Teodoro di Mopsuestia e delle Costituzioni apostoliche, sulla celebrazione
eucaristica in Oriente nel IV secolo.
Questa Catechesi inizia così: «Per l’amore di Dio verso gli uomini, durante le
precedenti sinapsi, avete sentito parlare abbastanza del battesimo e della comunione al
corpo e al sangue di Cristo. Adesso dobbiamo passare al seguito perché ogni cristiano
pone il coronamento all’edificio spirituale del vostro profitto».
Giacché il battesimo era conferito nel contesto delle celebrazioni pasquali, la
liturgia eucaristica della Pasqua assumeva un carattere di particolare solennità. A tale
argomento è dedicata la catechesi mistagogica quinta che descrive la sinassi eucaristica dei
neobattezzati, nei suoi quattro momenti fondamentali:
1. Offertorio;
2. Preghiera eucaristica;
3. Preghiera del Signore;
4. Comunione.

Mentre si celebrava l’iniziazione battesimale dei catecumeni nel battistero, i fedeli già
battezzati e i catecumeni non ancora ammessi al battesimo vegliavano nell’aula eucaristica
con letture, canti, preghiere e commenti della parola divina. Al momento di celebrare
l’Eucaristia i catecumeni erano congedati, mentre i neofiti, rigenerati dal loro battesimo,
avanzavano in un luminoso e bianco corteo verso un posto speciale loro riservato nell’aula
eucaristica.
Manca qualsiasi allusione ad una liturgia della Parola. Anche gli altri autori non ne
parlano. Tale omissione sembra essere stata di uso universale. Sembra, però, che, in base
alla tesi di Saxer, la stessa liturgia battesimale che la precedeva sostituisse eccezionalmente
la liturgia della Parola durante la Veglia Pasquale.
Dunque, la celebrazione della Messa iniziava con i due riti dell’offertorio, ed il lavarsi
le mani, dopo la preghiera eucaristica che incominciava con il noto dialogo: «In alto i
cuori». Quando è il momento per i fedeli di avvicinarsi alla comunione, mentre il sacerdote
lancia un avvertimento: «Le cose sante ai santi». Il movimento dei fedeli che avanzano è
accompagnato con il canto del salmo 33, 9: «Gustate e vedete com’è buono il Signore». In
questo caso è interessante la descrizione dettagliata di come bisogna tenere le mani,
secondo quanto riferisce Giovanni, perché ogni fedele riceva il corpo di Cristo in modo
degno.
L’esortazione rivolta da Giovanni ai neofiti a conclusione del discorso allarga il
senso della comunione eucaristica a quella, poiché l’una non è possibile senza l’altra, ma è
costituita da essa.
Da quello che appare, in ultima analisi, l’Iniziazione Cristiana, al tempo di Cirillo e
nelle Catechesi è quell’insieme complesso di gesti, di riti, di preghiere e di cambiamenti di
vita ai quali era sottomesso l’uomo antico che voleva diventare cristiano secondo tre
momenti fondamentali, secondo la tradizione della Chiesa di Gerusalemme:
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Prof. Juan Javier Flores OSB. 45
Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

- la preparazione remota: il Catecumenato;


- la preparazione conclusiva: la Quaresima;
- Il compimento dell’iniziazione: la Veglia battesimale.
Come accada anche per l’Anno Liturgico e per l’Ufficiatura, quello che la Chiesa
Madre di Gerusalemme ha stabilito nella sua tradizione, ha avuto una grande importanza
ed un grande seguito in tutta la Chiesa, malgrado si conosca già dalla Tradizione
Apostolica il modo di celebrare i tre Sacramenti a Roma.

LE CATECHESI DI AMBROGIO DI MILANO


In Occidente, troviamo dei riferimenti dell’Iniziazione Cristiana, almeno dieci anni
dopo (389-390). In Ambrogio esamineremo le catechesi mistagogiche, tratte dal De
Sacramentis e dal De Mysteriis.

Come bibliografia si possono citare le seguenti opere: A. CAPRIOLI, Battesimo e


confermazione. Studio storico sulla liturgia e catechesi di S. Ambrogio, Varese 1977.
SANT’AMBROGIO, Spiegazione del Credo. I Sacramenti. I Misteri, in Opera Omnia
di Sant’Ambrogio. Opere dogmatiche III, introduzione, traduzione, note e indici di G.
BANTERLE, Biblioteca Ambrosiana - Città Nuova, Milano - Roma 1982, voll. XVII, pp.
25-38; 41-133; 135-169.

Ambrogio ha tre trattati sull’iniziazione cristiana tra il 389-390.


1. De Mysteriis;
2. De Sacramentis;
3. De Symbolo.

Oggi non c’è dubbio sulla paternità di queste prime due opere di Ambrogio. Il De
Sacramentis è una redazione stenografica di omelie; il De Mysteriis è un trattato del
sacramento e ci offre materiale più ordinato che non troviamo nell’altro. Siamo di fronte
alla rielaborazione libera che rimaneggia, riordina, concentra il materiale del De Mysteriis.
In quest’opera Ambrogio arriva a «parlare dei misteri e a spiegare la natura dei
sacramenti» (1,2).
Di nuovo si tratta di una catechesi mistagogica e perciò non troviamo molto a
proposito del catecumenato, ma soltanto alcune allusioni, essendo tutta la catechesi
centrata sui sacramenti ricevuti. Per Ambrogio il progresso mistico nella via di Dio avviene
con la comprensione razionale anche razionale dei sacramenti, che è possibile solo
attraverso un’indispensabile istruzione catechetica.

La riflessione di Ambrogio inizia dal rito dell’effetha legato a Mc 7,34 e alla


guarigione del sordomuto, ma si trova in difficoltà nel giustificare il tocco non della bocca
ma del naso29 e ci dà una spiegazione molto originale (De Sacr 1,3).
29
La cerimonia del vescovo dava inizio alla veglia pasquale con l’apertio: infatti, il vescovo tocca gli orecchi
e le narici del battezzando, mentre pronuncia le parole Effetha quod est adaperire (De Myst., 1,3). Ambrogio
per giustificare il tocco del naso e non della bocca, si richiama a quello che il Signore fece quando gli fu
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Prof. Juan Javier Flores OSB. 46
Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

Il punto di partenza della catechesi è il segno liturgico e la tipologia a cui rimanda


ma va sempre oltre: sed videte mysterium (De Sacramentis 11,6).
Dopo l’effetha segue l’unzione prima della rinuncia (De Sacr 1,4).

Segue, poi, l’importanza dell’acqua che è fondamentale nel pensiero di Ambrogio,


il quale enumera tutto ciò che conosce della tipologia dell’acqua battesimale. Innanzitutto
considera l’acqua come immagine del sepolcro di Cristo e come strumento che permette
all’uomo di essere come veramente sepolto con Cristo (2,19). L’acqua è testimone della
sepoltura (De Spir. 5. 1,5, 77: aqua igitur testis est sepulturae…Si qua ergo in aqua gratia,
non ex natura aquae, sed ex presentia est spiritus sancti). Da ciò si può comprendere che
c’è una differenza tra l’elemento dell’acqua e la consacrazione dell’acqua.

06/03/2001 – Iniziazione Cristiana, 5a. Lezione, Prof. Juan Javier Flores OSB.

DOCUMENTI CATECHETICO-OMILETICO ( SANT’AMBROGIO).


presentato un sordo muto. Infatti, gli toccò gli orecchi perché era sordo e la bocca perché era muto. Allora,
perché le narici? Sant’Ambrogio giustifica così: «Là, perché era muto, gli toccò la bocca, affinché, visto che
non poteva parlare dei misteri celesti, ricevesse la voce di Cristo, e là si trattava di un uomo. Qui perché si
battezzano le donne e la purezza del servo non è così grande come quella del padrone – quale confronto vi
può essere, dal momento che questi rimette i peccati, mentre a quello sono ammessi? –, perciò, in riferimento
all’azione e al compito, il vescovo non tocca la bocca, ma le narici. Perché le narici? Perché tu accolga il
buon odore dell’eterna pietà, perché tu dica: “Siamo il buon odore di Cristo per Dio (questo passo è citato a
proposito dell’unzione delle narici anche in Cirillo di Gerusalemme, come risulta dalla Cat. Myst. III, 4),
come disse il santo Apostolo, e in te vi sia la fragranza della fede e della devozione».
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Prof. Juan Javier Flores OSB. 47
Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

L’acqua è ciò che si vede con gli occhi, ma non ogni acqua può guarire: guarisce
l’acqua che ha la grazia di Cristo (1,5,15). Esiste una differenza fondamentale tra
l’elemento e la consacrazione, tra l’azione e la sua efficacia: «l’azione è dell’acqua,
l’efficacia è dello Spirito Santo» (ibi).

L’acqua senza la croce di Cristo è un comune elemento privo dei vantaggi che sono
propri del sacramento, cioè l’acqua, il sangue, lo spirito: Ideoque legisti, quod tres testes in
baptismate unum sunt, acqua, sanguis et spiritus, quia si unum horum detrahas, non stat
baptismatis sacramentum30, (De Mysteriis 4,20).
Senza l’acqua non vi può essere il mistero della rigenerazione: nec iterum sine
aqua regenerationis mysterium est (De Mysteriis 4,20).

Il fonte è eqivalente alla sepoltura. Il battesimo si fa con la triplice interrogazione e


la triplice risposta “Credo” e Ambrogio utilizza un’espressione a lui cara ossia similitudo
mortis. Dopo il battesimo il vescovo unge il battezzato pronunciando una preghiera che
rimarrà invariata nei nostri rituali fino al Vaticano II:

«Ergo mersisti, venisti ad sacerdotem. Ouid tibi dixit. Deus,


Pater omnipotens, qui te regeneravit ex aqua et Spiritu
concessitque tibi peccata tua, ipse te unget in vitam aeternam»
(De Sacramentis 2, 20).

Dopo il battesimo il vescovo lava i piedi del neofita in ricordo della lavanda dei
piedi del Giovedì Santo e delle parole di Gesù a Pietro. Ambrogio ricorda che questa
usanza è una particolarità della chiesa di Milano e che Roma non conosce (3,4-7).

La triplice immersione battesimale, anche se lava ogni colpa, non è sufficiente a


detergere dal veleno che il serpente ha sparso sui piedi di Adamo e che, secondo Ambrogio,
costituiste l’origine della nostra inclinazione al peccato, il peccato originale. Per cancellare
questa colpa occorre un rito particolare, quello della lavanda dei piedi, di antica tradizione
nella liturgia milanese ed al quale Ambrogio non vuole rinunciare, pur sapendo che “la
Chiesa romana non ha questa consuetudine” (De Sacramentis 3,1,5). Egli spiega che col
battesimo la colpa scompare ma è necessario un supplemento di santificazione per
detergere i piedi degli uomini dal veleno del serpente (v. De Sacramentis 3 1-7).
Questo rito ha il valore particolare di cancellare completamente il peccato
originale, non riguarda quindi i peccati commessi dall’individuo. L’Explanatio Psalmi
XLVIII, 8 lo spiega.

Dopo essere risaliti dal fonte battesimale ed aver ricevuto sul capo il balsamo
profumato Accipe autem myrum, hoc est ungentum, supra caput, i cristiani indossano le
vesti candide (vestimenta candida) per indicare che si sino spogliati dell’involucro dei
peccati e si sono rivestiti d’innocenza (De Sacramentis 3,1,1).

30
Nella traduzione italiana suona così: «Perciò hai letto nel battesimo che i tre testimoni sono l’acqua, il
sangue e lo spirito. Sono tutte e tre una medesima cosa, perché se tu togliessi uno di questi il sacramento del
battesimo non ci sarebbe più».
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Prof. Juan Javier Flores OSB. 48
Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

Andando avanti, è bene fermarsi sul rito della Cresima, designata come spirituale
signaculum. Ambrogio spiega il contenuto dell’espressione: post fontem superest ut
perfectio fiat.

In merito al sigillo dello Spirito, Ambrogio fa riferimento al signaculum spirituale.


E’ significativo il fatto che Ambrogio insista molto sul fatto che ogni cristiano ha realmente
ricevuto il sigillo Spirituale, cioè lo Spirito di Sapienza e di Intelletto, lo Spirito di
Consiglio e di Fortezza, lo Spirito di Conoscenza, di Pietà e di Timore di Dio. Da questa
affermazione si può comprendere che ci troviamo già nell’ambito dell’amministrazione
della Cresima, per il quale Ambrogio vuole spiegare ai suoi interlocutori il contenuto
dell’espressione post fontem superest ut perfectio fiat.
Il segno di croce che viene dato al battesimo è il sigillo dello Spirito che viene dato
come pegno. Nel De Sacramentis 6,2,6 si ritrovano un versetto di Ct 8,6 e di 2Cor 1,21-22
(tale testo è molto importante, perché il suo riferimento fa si che si veda nel signaculum
spirituale indichi tutta la realtà del Battesimo) per spiegare il valore del sigillo spirituale
col quale l’uomo è segnato da Cristo in conformità della sua passione:
«Hai ricevuto il sigillo a somiglianza di lui, per risorgere nel suo aspetto,
per vivere in figura sua, che è stato crocifisso al peccato e vive per Dio»
(5 6,2,7).

Alla luce del testo paolino, che cosa significa questo signaculum spiritale? I Padri
studiando a fondo il testo paolino di 2 Cor 1,21-22 hanno potuto concludere che esso si
riferisce a tutto il complesso del battesimo, senza escludere al suo interno un rito di
confermazione. Il testo paolino parlerebbe del battesimo come fatto unitario e nello stesso
tempo come un insieme di aspetti particolari e specifici. Su questa scia non sembra che
Sant’Ambrogio designi con queste espressioni un rito di consegna in fronte, ma piuttosto
sembra che si riferisca alla donazione dello Spirito Santo, che diventa Confermazione
rispetto all’intero processo battesimale. L’espressione perfectio, in senso spirituale,
teologico e sacramentale, richiama il neofita al fatto che il signaculum ricevuto gli è stato
dato per configurarlo a Cristo crocifisso, per poi risorgere. Tutto questo avviene proprio nel
fonte battesimale.
Ambrogio ricorda al neofita di aver ricevuto il signaculum spiritale: accepisti ergo
signaculum sanctum in corde tuo... quando accipis spiritale signaculum.
Tutto questo offre una unità profonda nel battesimo cristiano, ma anche una
diversità di aspetti.
A. Caprioli conclude il suo studio affermando che signaculum spiritale è riferito da
S. Ambrogio ad un momento particolare dell’unico battesimo, quello dopo la chiamata alla
fede e l’abluzione battesimale: sequitur spiritale signaculum quod audisti hodie legi, quia
post fontem superest ut perfectio fiat.

La perfectio della quale si parla è la perfezione della fede trinitaria. Il battesimo


non è pienamente totale senza la corretta fede trinitaria e, quindi, senza la fede nello
Spirito: plenum autem est (baptismatis sacramentum) si Patrem et Filium Spiritumque
sanctum fateraris (De Spiritu Sancto I, 3, 42). Il momento dell’effusione dello Spirito
doveva essere particolarmente efficace per richiamare al neofita la pienezza della sua fede
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Prof. Juan Javier Flores OSB. 49
Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

trinitaria, in particolare la fede nell’uguaglianza dello Spirito col Padre e col Figlio messa
in discussione dagli ariani dell’ambiente di Ambrogio. L’effusione dello Spirito sul neofita
era un potente richiamo alla professione della fede trinitaria.

La Perfectio è dunque la caratteristica del battesimo cristiano, ma è anche


l’espressione della fede perfetta cioè ortodossa, nel mistero trinitario, soprattutto circa
l’uguaglianza dello Spirito con il Padre ed il Figlio; inoltre, è anche il fondamento della
vita cristiana perfetta, cioè della vita di unione sponsale dell’anima con il Verbo nella
Chiesa.
Dunque, da quanto è stato detto, si può dire che la Perfectio è sinonimo del
battesimo, ma può essere intesa anche come sinonimo della Cresima.

In ultima analisi, possiamo sintetizzare i temi principali di Sant’Ambrogio, in


riferimento a quello che A. Caprioli suggerisce:

1) La fede come preparazione indispensabile al battesimo.


Le diverse tappe che conducono al battesimo sottolineano il ruolo essenziale della
fede, innanzitutto la tappa del catecumenato. La catechesi pre battesimale aveva un
aspetto morale ed un aspetto dogmatico e costituiva una preparazione all’atto di fede
del Battesimo che è detto da Ambrogio sacramentum fidei in quanto comporta
necessariamente una professione di fede nell’insegnamento ricevuto dalla Chiesa,
l’unica regola di verità. Alla nostra fede tale rito è stato proposto (De Sacramentis I,
16).

2) Il battesimo come sigillo della fede.


Non solamente la fede ha un influsso sul battesimo, ma a sua volta anche il
battesimo ha un influsso sulla fede. Il battesimo presenta, dunque, un duplice apporto
positivo alla fede. La luce dei misteri penetra meglio di ogni parola in coloro che non
hanno ancora alcuna conoscenza del mistero sacramentale. Il battesimo illumina la fede
meglio di qualsiasi altro insegnamento e lo fa attraverso i riti stessi ed i loro
simbolismi. Ambrogio insiste sull’importanza di lasciare che i sacramenti (rito,
tipologia e teologia) stessi illuminino la fede di colui che li riceve. Man mano che i riti
si svolgono, il neofita deve credere nei misteri che riceve, credere nella consacrazione
del fonte e nella sua virtù santificatrice. Ma questo lo realizza non soltanto
esteriormente, ma anche interiormente. Il lavacro battesimale fa passare il credente dal
peccato, che è tenebra, alla grazia che è luce. Dunque non solo il battesimo esige un
atto di fede, ma introduce anche in una vita di fede, inizia alla vita di fede.

3) Il dono dello Spirito e la perfezione della vita di fede.


Se si concepisce la vita cristiana in termini di fedeltà alla grazia di rigenerazione
ricevuta nel battesimo, allora il dono dello Spirito viene ad assumere un ruolo speciale.
Lo Spirito Santo è detto signaculum fidei, cioè un pegno di fedeltà come lo è l’anello
per gli sposi. Nel battesimo il signaculum spirituale è anche in signaculum fidei e
questo sotto due aspetti; innanzitutto perché il dono dello Spirito dà il fulgore della
fede: Pone me ut signaculum in cor tuum, quo fides tua pleno fulgeat sacramento (De
Mysteriis 4,1). Il battezzato raggiunge la perfetta unione a Cristo quando manifesta la
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Prof. Juan Javier Flores OSB. 50
Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

sua fede, la confessa pubblicamente, la testimonia; per questo viene segnato nel corpo,
ma più ancora viene segnato interiormente dallo Spirito, perché è lo Spirito Santo che
manifesta in lui l’immagine celeste, la vita nuova data nel battesimo. Così il dono dello
Spirito dice fedeltà al battesimo: Sicut enim in Christo monimur et nenascamur, ita
etiam Spiritu signamun ut splendorem atque imaginem eius et gratiam tenere possimus
(De Spir. S. I, 6,79).

4) Il battesimo come passaggio: qui per hunc fontem transit, non meritur, sed resurgit
(De Sacramentis 1,12). Chi passa per questa fonte non muore, ma risorge in Cristo.

Il battesimo negli scritti di Sant’Agostino


Bibliografia: V. GROSSI, La catechesi battesimale agli inizi del V secolo. Le fonti
agostiniane, Studia Ephemerides Augustianianum 39, Roma 1993; Idem, Il battesimo negli
scritti di S. Agostino, DDSBP, t. VI, Borla, 304-337: V. SAXER, Les rites, op. cit. Vedere
anche in Schr 116 un’opera di Susan Poque che è fondamentale per lo studio della
Mistagogia in Sant’Agostino: I Sermoni per la Pasqua. Lei ha ricostruito una serie di
omelie pasquali di Agostino dando la possibilità di studiare la mistagogia dell’Ipponate,
attraverso un ciclo completo di sermoni del numero di quindici. Quest’opera è ricca di note
metodologiche e bibliografiche.

Motivazioni degli scritti agostiniani sul battesimo.


Le motivazioni battesimali presenti negli scritti di Agostino furono sostanzialmente
quattro:

1. Come capire il battesimo dato ai bambini qualora non pervengano all’età adulta.
2. La posizione sacramentaria dei donatisti che mise in questione l’unicità del battesimo
e, quindi, la sua validità o meno, qualora venga conferito da ministri indegni. Agostino
scrisse sull’argomento due opere fondamentali, il De baptismo (a. 400) e il De unico
baptismo (a. 411) nei quali ribadì la tesi della validità del battesimo anche se
amministrato da eretici, scismatici o ministri indegni.
3. La controversia pelagiana che mise in questione la necessità stessa del battesimo dei
bambini. Due scritti, il De peccatorum meritis et remissione et de baptismo
parvulorum e l’Epistula 98 (a. 412/413).
4. La prassi del catecumenato. Scrisse il De catechizandis rudibus (a. 400); de fide et
operibus, i sermoni 56-59 relativi ai riti della traditio et redditio orationis dominicae e
i sermoni 212-215 sulla traditio redditio symboli.

Elementi dell’iniziazione cristiana:

1. Catecumenato: La catechesi propria per i catecumeni era finalizzata al battesimo. In


questa epoca assunse un andamento meno strutturato che nei secoli precedenti. Il
De catechizandis rudibus manifesta l’atmosfera del tempo del catecumenato
dall’inizio della quaresima quando invita all’iscrizione: Ecce Pascha est, da nomen
ad baptismum. Nel De fide et operibus offre un esempio d’istruzione indirizzata a
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Prof. Juan Javier Flores OSB. 51
Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

spiegare la fede e la morale. Di per sé si tratta di una formazione più ascetica che
catechetica: non solum quid credere, venum etiam qualiten vivere debeant (De fide
et operibus 27,49). Gli scrutini esprimono in Agostino il complesso dei riti ricevuti
dai catecumeni in preparazione al battesimo, mentre i riti della Traditio/Redditio
richiamano al significato del Simbolo e del Pater. Questi riti esprimevano in sintesi
la natura dell’istituzione del catecumenato ed il senso all’iniziazione alla vita
cristiana. Il Simbolo, cioè il Credo, costituiva la sintesi essenziale delle realtà
cristiane, alle quali era esortato ad aderire il catecumeno, conformandovi la vita. Il
Pater indicava, invece, i limiti e le possibilità del suo impegno personale nel poter
vivere la fede cristiana. I riti del Simbolo e del Pater sintetizzavano insieme
l’iniziazione alla vita cristiana.

2. Veglia battesimale. A tale riguardo, secondo Sant’Agostino si conoscono i riti:


baptizatus est, sanctifìcatus est, unctus est, imposita est ei manus; si conoscono
anche le letture della celebrazione che erano tratte all’inizio del libro della Genesi,
dal Cantico dell’Esodo, dopo il passaggio del mar Rosso, e dal Cantico dei tre
fanciulli nel forno ardente. Di essi si conoscono anche i temi relativi alle letture: la
creazione, il peccato dell’uomo, la cui distruzione era simboleggiata dal passaggio
del mar Rosso, l’inizio del ritorno dell’uomo alla creazione originaria grazie alla
rigenerazione battesimale. A motivo di tutto questo è presente anche la formula
battesimale: Ego unum baptismum novi, Patris et Filii et Spiritus Sancti nomine
consecratum atque signatum; hanc formam ubi invenio, necesse est, ut adprobem. I
catecumeni venivano interrogati su tale forma al fonte battesimale aspettandosi da
essi una sincera confessione di fede.

3. Teologia. Il mistero della Pasqua. La Pasqua del Signore è il mistero del suo
passaggio dalla vita alla morte e dalla morte alla vita. L’essenziale della fede
cristiana è credere nella passione e nella risurrezione di Cristo. Invece, quello che
sembra più essenziale della vita del cristiano non è tanto l’annuale celebrazione di
questa solennità, ma è il passare dalla morte alla vita identificandosi con Cristo
nell’unità del suo corpo ecclesiale. Il battesimo realizza questa morte e risurrezione
in figura e nella speranza. Vivendo ogni giorno il mistero pasquale, il cristiano
ricapitola in lui la storia della salvezza, storia del popolo di Dio e storia di Cristo.

4. riflessione. Agostino approfondì la teologia del battesimo nella polemica donatista,


in relazione al ruolo del ministro nel conferirlo e alla comunione ecclesiale che esso
produce sul piano sacramentale; e nella polemica pelagiana approfondì la teologia
in relazione alla remissione dei peccati, anche del peccato originale molto evidente
nel battesimo dei bambini in quanto incapaci di peccati personali. Se il primo
approfondimento contribuì notevolmente alla teologia sacramentaria e a quella
della Chiesa, il secondo contribuì allo sviluppo dogmatico sacramentario. In ultima
analisi, come Sant’Agostino sostiene, il battesimo deve essere spiegato partendo
dalla parola degli Apostoli, senza altre alternative: infatti, la Scrittura è la vera fonte
di conoscenza del Battesimo. Gli eventi dell’Antico Testamento sono la figura degli
eventi del Nuovo Testamento, poiché non può essere negata la stretta relazione tra i
primi ed i secondi.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Prof. Juan Javier Flores OSB. 52
Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

Le catechesi battesimali di Giovanni Crisostomo


GIOVANNI CRISOSTOMO, Le Catechesi Battesimali, a cura di Luciano Zappella
Paoline, Milano, 1998.
WENGE A., Jean Chrisostome. Huit catéchèses baptimates inedites, ed. Schr. 50bis, Paris
197031:
Una sintesi: A. COVITO, La dottrina sul battesimo di Giovanni Crisostomo IN DDSBP,
TOMO 6, op. cit., 26 1-283.

In Giovanni Crisostomo possiamo individuare alcuni elementi strutturali, nonché la


loro teologia. In merito alla loro struttura si trovano:
a) riti pre battesimali;
b) gli esorcismi;
c) la rinuncia a Satana;
d) l’adesione a Cristo.

Nel pensiero di questo grande Padre della Chiesa, l’ambito morale costituisce la
chiave di volta di tutte le sue omelie mistagogiche, ma non per questa ragione, si devono
considerare inferiori alle altre omelie mistagogiche. Parlando dei riti pre-battesimali, lui
insiste sull’adesione a Cristo e dell’impegno morale che il catecumeno si propone di
attuare in tutta la sua vita.
Dopo questi prelimari in Crisostomo, si possono individuare due gruppi principali di
catechesi mistagogiche:
- Catechesi della serie A, composte intorno alla Quaresima del 388.
- Catechesi della serie B, scritte tra il 390 ed il 391.

Di quelle della serie A ci sono ben quattro:


1. Catechesi A 1: pre battesimale;
2. Catechesi A 2: pre battesimale;
3. Catechesi A 3 :pre battesimale;
4. Catechesi A 4: post battesimale.

Invece, della serie B si conoscono:


1. 2 catechesi pre battesimali;

31
Il 5 ottobre 1955 Wenge scoprì nella biblioteca del monastero della Croce sul Monte Atos, un codice
contenente otto omelie inedite di Giovanni Crisostomo. Si tratta di una serie completa di istruzioni
battesimali che si possono definire mistagogiche. Queste famose catechesi furono pronunciate da Giovanni
Crisostomo quando era ancora presbitero ad Antiochia, dove – prima di diventare Patriarca di Costantinopoli
– svolse l’ufficio di predicatore.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Prof. Juan Javier Flores OSB. 53
Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

2. 5 catechesi post battesimali della serie B predicate ad Antiochia, quando il


Crisostomo era presbitero di quella comunità.
Tra il 398 e il 403 Crisostomo ha tenuto le catechesi quaresimali e mistagogiche a
coloro che avrebbero ricevuto il Battesimo nella notte di Pasqua.

Teologia del battesimo:


 gratuità della grazia.
Il principio fondamentale della dottrina battesimale del Crisostomo si fonda sulla
suprema gratuità della grazia del battesimo. Tale grazia annulla lo stato di miseria
morale delle persone chiamate al battesimo attraverso un’azione santificatrice che
proviene dalla bontà e misericordia di Dio.

 le figure del battesimo.


Per spiegare il battesimo il Crisostomo si serve di varie immagini, ciascuna delle quali
evidenzia un aspetto diverso: celebrazione nuziale, leva militare, Eva – Chiesa, nuovo
esodo, nuova creazione, bagno di rigenerazione, circoncisione, illuminazione.
Il Crisostomo vede il battesimo come morte-sepoltura-risurrezione con Cristo
accennando alla Lettera ai Romani 6,4-8. Il battesimo è, dunque, configurazione
sacramentale con Cristo, morto e risorto; ci assimila a Cristo dandoci lo stesso destino del
Figlio di Dio: questo avviene mediante un lavacro di rigenerazione, per cui il fedele nasce
nuovamente. Altre volte afferma che è il Cristo che ci genera e ci nutre con il suo stesso
sangue. Infine troviamo anche che è Dio Padre che ci genera e non vuole che in questa
nascita divina noi abbiamo un altro padre che lui stesso.
Meriterebbe leggere e commentare il capitolo IV Prassi e teoria battesimale nelle
catechesi dell’introduzione di Luciano Zapella alla sua opera completa delle Paoline.

Riti battesimali.
Rito centrale è il battesimo nell’acqua, che simbolicamente esprime la morte al
peccato e la decisione di cambiare vita. Esso non è un atto magico.
Conosciamo i riti pre battesimali che cominciano con gli esorcismi, la rinuncia a
Satana e l’adesione a Cristo. E l’impegno che il catecumeno si propone di vivere in tutta la
sua vita. Alla rinuncia a Satana fa seguito l’adesione a Cristo. Il rito dell’unzione viene
dopo ed è fatta sulla fronte con un mistico balsamo. Più che di unzione si tratta del segno
della croce.
Il Rito centrale.
E’ il battesimo nell’acqua che simbolicamente esprime la morte al peccato e la
decisione di cambiare vita. Il rito è simbolo di un effetto che non si vede. L’effetto è
segreto, il ministro è Cristo e la trasformazione interiore dell’uomo è opera dello Spirito
Santo.
I riti post-battesimali.
Il primo è il bacio di pace. Appena i battezzati escono dalla vasche, ricevono gli
auguri del padrino e di tutta l’assemblea. A questo punto segue la recita del Pater,
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Prof. Juan Javier Flores OSB. 54
Terzo Tema: Documenti a carattere Catechetico – Omiletico.

conformemente alla liturgia antica, siriaca e bizantina. Ora che il battezzato è divenuto
figlio di Dio può a buon diritto chiamare Dio con il nome di Padre. Dopo il battesimo i
neofiti in veste bianca e col cero in mano si avviano in processione per andare dal
battistero alla chiesa dove “alla mensa sublime, ricolma di beni, mangiano e bevono il
corpo e sangue del Signore”.
Conclusione: dal materiale studiato, per quanto riguarda le catechesi di natura
catechetico-omiletico, è emerso il metodo mistagogico che è diverso in ciascun autore,
benché esprima un unico progetto che è quello di dare al battezzato una formazione
adeguata. Nella diversità degli autori si trova una unanimità nel presentare gli elementi
essenziali del battesimo, nonché i diversi significati che lo accompagnano.
In ultima analisi, è importante richiamare la teologia liturgica, dove si trova l’uso
della tipologia biblica che appare una costante in ciascun autore: essa esprime, in tal modo,
la grande ricchezza della mistagogia. Allora, la metodologia diventa metodo vero e proprio
per fare una ricerca o elaborarare una teologia liturgica nel senso che da una struttura
liturgica si passa alla teologia soggiacente. Nella tipologia sviluppata ogni autore è
differente, ma la loro diversità indica come la Chiesa abbia potuto sviluppare il complesso
di elementi rituali e teologici dell’Iniziazione Cristiana. In tale orizzonte questa tipologia
viene applicata alla liturgia: è un modo di costruire una teologia sacramentaria, a partire dai
medesimi sacramenti.
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Quarto Tema: Documenti a carattere liturgico. 55
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

QUARTO TEMA

DOCUMENTI A CARATTERE LITURGICO

I Documenti a carattere liturgico sono così disposti:


• Lettera del diacono Giovanni a Senario.
• Liber Ordinum della liturgia ispanica.
• Sacramentario Gelasiano.
• Rituale egizio edito da Baumstark.

La lettera del diacono Giovanni a Senario

Bibliografia: vedere fogli; V. SAXER, Les rites, 589 ss.

Edizione critica del testo: A. WILMART, Jean Diacre: Epistola ad Senanium, Analecta
Reginensia: Extraits des manuscrits latins de la reine Christine conservés au Vatican”, Studi
e Testi 59, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana 1933, pp. 170-179.

Tra la Traditio Apostolica del secolo III e il Sacramentario Gelasiano troviamo una
lacuna abbastanza grande riguardo allo sviluppo del rito dell’iniziazione cristiana. In questo
tempo invece conosciamo tante catechesi, che ci manifestano l’importanza e la realtà
dell’iniziazione cristiana nella vita della Chiesa.

Saxer denomina la Lettera di Giovanni a Senario un monument insigne dell’ancienne


liturgie romaine. Per Wilmart il documento appartiene al secolo VI, mentre per Andrieu la
data sarebbe invece il 500, data accettata anche da Antoine Chavasse. Saxer aggiunge: Il n’y
a pas de raison de changer cette datte (p 589). La Lettera costituisce la più preziosa fonte di
informazione sul catecumenato e sui riti, cosi com’era praticato a Roma all’inizio del VI
secolo.
Se, da una parte, si sa che il contenuto del Sacramentario Gelasiano risale a un’epoca
anteriore al secolo VII, tanto che i riti del Battesimo, si possono collocare nel secolo VI,
dall’altra, però rimane ancora un vuoto di quasi tre secoli e per riempirla abbiamo un
importante documento, la lettera di un certo Giovanni Diacono. Si tratta un documento
della Chiesa di Roma del 500.

L’autore.
Si tratta probabilmente dell’arcidiacono di Roma che, poi, diventò Papa Giovanni I
(523-526). Nella lettera leggiamo che un certo Senario, funzionario di Ravenna, che i
contemporanei riveriscono come vir illustris era un dignitario della corte di Teodorico che
interpella il diacono Giovanni affinché questi spieghi alcune cose riguardo al battesimo. In
quell’epoca Ravenna era città imperiale, per cui sembra un’ipotesi logica che un ufficiale
imperiale si sia rivolto a Roma per una riposta ad una domanda liturgica.
Preso da dubbi sul significato di alcune osservanze liturgiche, Senario mandò una
lettera a Giovanni, andata smarrita; fortunatamente la risposta è stata conservata.
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Quarto Tema: Documenti a carattere liturgico. 56
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

Inoltre, quando Giovanni I fu eletto papa, si dice che era diacono da lungo tempo, e
ormai anziano e infermo32. Il primo paragrafo della lettera parla di questa debolezza fisica
dell’autore.

Genere letterario.
Non si tratta di un trattato sistematico sul battesimo, ma di una risposta ad una serie
di domande specifiche. La risposta va al di là delle questioni proposte.

Il primo paragrafo è un’introduzione un po’ stilizzata, nella quale Giovanni dice


che la complessità del tema, l’infermità fisica e la mancanza di tempo a causa di altri
impegni (ecclesiastico iugiter adstringor officio, v. riga 15 a p. 171 della Dispensa citata)
impediscono una risposta sviluppata. Invece Giovanni propone questo trattato.

Il secondo paragrafo latino corrisponde al numero 446 del testo italiano. Qui
l’autore riformula alcune delle domande di Senario (Requiro vobis…p. 171, paragrafo II,
riga 1 e ss.) . Potrebbero esse 7:

I. Perché prima di ricevere il battesimo si diventa catecumeno?

2. Che cosa significano le parole catecumeno o catechesi?

3. Con quale regola nell’Antico Testamento è stata preparata la catechesi?

4. Forse si tratta di una regola nuova che ha le sue origini nel Nuovo Testamento?

5. Che cos’è uno scrutinio?

6. Perché tre volte prima di Pasqua sono scrutinati i bambini?

7. Perché questa premura per gli scrutini?

Il terzo paragrafo del latino (v. Disp. cit. alle pp. Num. 171-172) corrisponde alla
seconda parte del 446 italiano e comincia con le parole: Ad haec ita rispondeo. (A questo
riguardo ti rispondo).

Dalle risposte all’alto funzionario Senario, si è in grado di individuare la prassi


catecumenale, dove si trovano le frequenti imposizioni delle mani, la signazione,
l’insufflazione sul viso, l’imposizione del sale, la consegna del simbolo, gli scrutini, la
rinuncia a Satana, la redditio Symboli, il tocco delle orecchie e del petto, la triplice
immersione, la consacrazione del crisma, l’unzione con il sacro crisma, l’offerta del latte e e
del miele. Giovanni Senario parla anche dei primi rudimenti della fede (v. Disp. cit. alla p.
num. 171: fidei rudimenta…, riga 8. Tale elemento lo ritroveremo nel Gelasiano). Nei riti
pre battesimali si nota un elemento rituale molto eloquente, ma poco conosciuto alla
tradizione liturgica occidentale. Giovanni Senario presentando alcuni elementi nuovi
aggiunge:

32
J. KELLY, Giovanni I, in Grande dizionario illustrato dei Papi, Casale Monferrato 1989, 153. Cfr.
Dispenda dei testi, già citata alla pagina numerata 171, paragrafo 1 (Domino merito inlustri…). Questo primo
paragrafo è un’introduzione un po’ stilizzata. L’infermità fisica e la mancanza di tempo sono la causa primaria
del suo malessere.
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Quarto Tema: Documenti a carattere liturgico. 57
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

«Si ordina inoltre di camminare a piedi nudi, perché riconoscano


che, dopo essere stati spogliati delle vesti mortali della carne, si
impegnano in un cammino senza asperità in cui non si incontra nulla di
nocivo».

Ciò induce ad alcune domande.

1. Perché il catecumenato? L’uomo dal primo peccato, è precipitato nella morte e non
può essere riscattato se non dalla grazia del Salvatore (nisi affuerit gratia
salvatoris…, p. 171, riga 4). Dunque, l’insegnamento sul peccato originale è molto
chiaro. Questo dono della salvezza offerto a noi richiede una doppia risposta. Fin dai
primi rudimenti della fede, (fidei rudimenta), ci vuole il distacco dal diavolo e
l’adesione a Cristo prima di diventare cristiano; per tale ragione occorre il
catecumenato. Questo concetto lo ritroveremo nell’Eucologia che si svilupperà
successivamente.

2. Come si svolge questa istruzione?


 Istruzione: il testo dice che il catecumeno riceve l’istruzione da parte del ministro
ecclesiastico quando gli si impone la mano (v. Disp. cit. p. num. 172, righe 10-14:
Instruitur namque aeclesiastico ministerio per…appareat). Tutto l’insegnamento
catechetico è composto da parole e dall’imposizione della mano, ma sembra più
ridotto, ovvero mancante dell’aspetto catechetico perché si tratta dell’istruzione dei
bambini (les catéchumènes sont des enfants à la mamelle). Saxer dice che ce sont
donc les rites eux-mémes qui tiennent lieu de catéchèse. Dunque i riti stessi
sostituiscono l’istruzione.
 Imposizione della mano: per benedictionem inponentis manum (v. Dispensa citata,
p. num. 172,righe 13-15) affinché il catecumeno sappia ciò che diventerà e si
converta da condannato a santo, da ingiusto a giusto, da schiavo a figlio.

 Esorcismo/exsufflatio: Exsufflatus igitur exorcizatur, ut fugato diabolo, Christo


domino nostro paretur introitus (v. Disp. cit. p. num. 172, righe 15-16). Il ministro lo
esorcizza alitando su di lui (gesto che abbiamo trovato nella Traditio apostolica)
perché il demonio fugga e possa entrare Cristo. Si soffia su di lui perché l’antico
disertore merita questo insulto.

 Sale benedetto: accipit etiam cathecuminus benedictum sal in quo signatur (v. Disp.
Cit. p. num. 172, riga 22). Il sale è simbolo di due cose: a) la preservazione
dell’anima, col sale della sapienza e della predicazione, dai pericoli del mondo; b) la
soavità del sale divino placa ogni umore corrotto. Dunque, è attestato che sul sale
veniva recitata una preghiera di benedizione e che con il medesimo il catecumeno
veniva segnato; il diacono dava il senso del rito: egli partiva dall’idea della
conservazione e la riversava sulle qualità e sui doveri morali del catecumeno.
Giovanni ha il merito di abbozzare l’andamento del rito, secondo quanto segue:

 benedizione, imposizione del sale, signatio, imposizione delle mani, reverentia


Trinitatis.

3. Il catecumenato: Hoc ergo agit frequens impositio manus et in revenentia trinitatis


invocata super caput eius tentio benedictio conditoris (Disp. cit. p. 172, righe 26-
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Quarto Tema: Documenti a carattere liturgico. 58
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28). Il testo non dice, come nella traduzione italiana 33, la triplice benedizione, ma
afferma che si ha per tre volte il gesto di esorcismo e la benedizione. Questo
corrisponderebbe ai tre scrutini durante la Quaresima. A. Chavasse pensa che
possiamo vedere qui i tre scrutini, che si trovano nel GeV 291-298: Item Exorcismi
super electos.

Il paragrafo IV corrisponde al 455 della traduzione italiana (v. Disp. cit. p. num. 173).

 Traditio symboli all’eletto. Dopo aver progredito per un certo tempo, gli è consentito di
ricevere le parole del Simbolo, che ci è stato trasmesso dalla Tradizione degli Apostoli:
ut qui paulo ante solum catechuminus dicebatur nunc etiam vocetur competens vel
electus (v. Disp. cit. p. num. 173, righe 3-4). Colui che poco prima era chiamato
catecumeno, ora lo si chiama competente o eletto. Secondo Saxer, troviamo qui
un’indicazione che il catecumenato non è più un processo lungo e esteso, ma è stato
ritualizzato. La lettre suggère qu’il ne s’agit de guère autre chose que d’appellations:
dicebatur, vocetur (p. 592). La Traditio Symboli aveva luogo qualche settimana appena
dopo l’iscrizione e l’ammissione al catecumenato. Le parole quodam profectu atque
provectu lasciano supporre un tempo breve. Così il tempo del catecumenato, ormai
riservato ai fanciulli, aveva la durata di una sola quaresima.

 La Traditio Symboli avrebbe luogo dopo il terzo scrutinio che di solito si faceva la
quinta domenica di Quaresima. A tale riguardo non c’è nessum indizio della Traditio
Evangelorum e neppure nella Traditio orationis dominicae. Il testo della Disp. cit., alla
p. num. 173, righe 4-6, così recita: Conceptus enim est in utero matris aeclesiae, ci
vivere ian incepit, etiam si nondum sacri pantus tempus explevit. Concepito nel seno
materno della chiesa adesso comincia a vivere anche se il tempo della sua nascita non è
ancora compiuto.

 I riti della mattina del Sabato Santo (gli scrutini): allora hanno luogo quelli che la
consuetudine della Chiesa chiama scrutini. La spiegazione è molto bella: Tunc fiunt illa
quae ab aecclesiastica consuetudine scrutinia dictitantur. Perscrutantur enim eorum
corda per fidem utrum menti suae post… (v. Disp. cit. p. num. 173, righe 6-7). In altre
parole, si scrutano i cuori con la fede per rendersi conto se i candidati, dopo la loro
rinuncia al demonio, hanno fissato nello spirito le parole divine, se riconoscono la grazia
futura del Redentore e confessano la loro fede in Dio, Padre Onnipotente. I riti descritti,
secondo Saxer, sono la redditio symboli, e il rito dell’effethà (v. riga 13), cioè Il tocco
delle orecchie e del naso. Con il testo de Rm 10,17 (tanguntur sanctificationis oleo
aures eorum, tanguntur et nares (v. Disp. cit. p. num., righe 12-13). Con queste parole fa
la spiegazione del rito del Effetha: per avvertire di rimanere nel servizio di Dio e
nell’obbedienza…finché respirano il soffio di questa vita, per sentire il profumo
spirituale (Cant 1,2-3), e come protezione perché il senso dell’odorato sia preservato dai
piaceri di questo mondo. Padre Nocent pensa che Giovanni sbaglia quando considera gli
scrutini come una sorta d’esame del catecumenato o sulla fede, mentre la tradizione
mostra che si tratta di esorcismi (Anamnesi 3/1, p. 42). Dopo questo, alla fine, si svolge
il rito del camminare a piè nudi, cioè la Excalceatio (v. Disp. cit. paragrafo VI p. num.
174, righe 1-7: Hi etiam nudis pedibus iubentur incedere… nociuum. Haec igitur
33
G. Leopardi: E cosa osservata che le antiche opere classiche, non solo perdono moltissimo. tradotte che
siano. ma non valgon nulla, non paiono avere sostanza alcuna... E perciò appunto necessario che le opere
classiche antiche tradotte perdano tutto o quasi tutto il loro pregio cioè quello dello stile, perché i moderni non
hanno di gran lunga l’arte dello stile che gli antichi ebbero né possono nelle loro traduzioni conservare ed esse
opere il detto pregio ( Zibaldone 3475-3476).
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aeclesiastica sollicitudo…non ostendat); si tratta di un rito senza precedenti nella


liturgia romana. In sostanza, si ordina di camminare a piedi riconoscano che dopo essere
stati spogliati delle vesti mortali della carne si impegnano in un cammino senza asperità
in cui non si incontra nulla di nocivo.

____________Note Personali di Studio_______________________________________


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Prof. Juan Javier Flores, OSB.

13/03/2001 – Iniziazione Cristiana, 6a. Lezione, Prof. Juan Javier Flores OSB.

 Il rito del battesimo (Disp. cit. VI, p. num. 174, righe 10-11; in italiano il n. 513: In quo
sacramento baptzatus trina demersione perficitur; et recte). Quando l’eletto ha
progredito nella fede arriva il momento del battesimo. Vediamo, così, i riti, cioè la
triplice immersione con una spiegazione spirituale: il neofita è battezzato nel nome della
Trinità. La triplice immersione è da una parte simbolo della Trinità e anche imitazione di
Cristo che è risorto dai morti il terzo giorno. La triplice immersione ha un significato
cristologico di imitazione della risurrezione di Cristo; il battesimo conferisce ai cristiani
una caparra della risurrezione del corpo. Qui è molto evidente la teologia di Mt 28..

 Dopo il lavacro, il neofita assumeva l’abito nuovo (Disp. cit. VI, p. num. 174, riga 15:
Sumpits dehinc albis vestibus caput eius sacri chrismatis unctione perenguitur, ut
intellegat baptizatus regnum in se ac sacerdotale conuenisse myterium). Rivestito in
seguito di vesti bianche il battezzato riceve l’unzione del santo crisma sul capo perché
comprenda che in lui si intrecciano la dignità reale ed il mistero sacerdotale. Si parla,
dunque, delle vesti bianche e dell’unzione col sacro crisma, che indica la dignità regale e
sacerdotale del cristiano34.

 Il rito particolare. per esprimere più pienamente l’immagine del sacerdozio, si orna con
un nastro la fronte del neofita, un gesto che non troviamo altrove: si tratta del linteum o
velamen misticum (v. Disp. cit. VI, righe 24-25: Resplenduit facies eius vel ut sol,
vestimenta vero eius facta sunt candida sicut nix). Siamo dinanzi al linteum, che,
insieme all’abito battesimale (veste bianca) e all’unzione post-battesimale, costituisce il
segno della novità del Battesimo ricevuto, quindi, del cristiano. Il rito del legare una
benda intorno alla fronte del neofita è un rito conosciuto nella prassi del battesimo
proselitico e che anche Agostino conosceva un certo velamen battesimale. In seguito si
può notare un’altra significativa affermazione: Rivestono dunque vesti bianche, perché
la loro tenuta manifesti ciò di cui sono stati rivestiti nella seconda generazione
gloriosa.., e così ornati della veste nuziale possano accedere alla tavola dello sposo
celeste come uomini nuovi” (Disp. cit., VI, p. num. 174, righe 25-31: Utuntur igitur
albis vestibus ut quorum primae nativitatis…habitus secundae generationis gloriae
proferat indumentum, ut ad mensam sponsi caelestis nuptiali veste circumdatus homo
novus occurat). L’abito battesimale, il linteum legato intorno alla fronte del neofita e
l’unzione post battesimale, diventano segno e simbolo del ministero nuovo.

Spiegazione delle vesti bianche (v. Disp. cit., VI, p. num. 174, righe 15-30).
Abbiamo quattro spiegazioni delle vesti bianche:

1. Il sacerdozio della chiesa risorta: ad ministerium resurgentis ecclesiae (riga 22).


Tutti i rigenerati sono rivestiti di abiti bianchi per esercitare il sacerdozio della
Chiesa risorta. La Chiesa risorgente ha una vocazione regale e sacerdotale e tutti i
battezzati partecipano a questo ministero.

34
A tale riguardo è stata pubblicata da poco una bellissima tesi dottorale di uno degli ex studenti del
Sant’Anselmo. Essa porta il seguente titolo: Induere Christum. Rito, linguaggio simbolico-teologico della
vestizione battesimale. E’ una tesi completa, ricca di fonti patristiche che compie un cammino dell’evoluzione
dei riti, da quelli pagani sino all’OICA attuale.
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Quarto Tema: Documenti a carattere liturgico. 61
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

2. La trasfigurazione: sicut ipse dominus et salvator coram quibusdam discipulis ac


prophetis ita in monte transfiguratus est (righe 22-23). La vita battesimale è una vita
risorta, trasfigurata, divinizzata.

3. Le nozze dell’agnello. Con questo abito nuziale, i nuovi battezzati possono accedere
alla mensa dello sposo celeste come uomini nuovi: utuntur igitur albis vestibus ut
quorum primae nativitatis infantiam vestusti erroris pannus fuscaverat, habitus
secundae generationis gloriae proferat indumentu, ut mensam sponsi caelestis veste
circumdatus homo novus occurrat (righe 27-29). Si tratta della preparazione
posteriore che descrive la condizione dell’uomo prima del battesimo: si tratta, infatti,
del confronto che l’autore fa tra la prima veste, quella della prima nascita, offuscata
dall’errore, e la seconda veste, quella della seconda nascita, che simboleggia l’uomo
sollevato dal peccato e rinato nello spirito, al fine di accedere alla mensa celeste.

4. La novitas della vita cristiana si disegna adesso attraverso diversi elementi rituali, di
cui la veste battesimale è soltanto uno. Lo spogliarsi dell’abito proprio e il
camminare a piedi nudi preparano la vestizione battesimale. La spogliazione trova il
suo compimento e la sua spiegazione ulteriore nella vestizione post battesimale. In
tal senso la spoliazione stessa è una delucidazione anticipatrice della vestizione
battesimale. Questo significato è molto presente nella Tradizione dei Padri: è il
simbolo dello spogliarsi totalmente per rivestirsi di Cristo.

Il battesimo dei bambini.


In base alla dispensa citata, paragrafo VII, p. num. 175, righe 1-3 (il testo italiano è il
n. 513), l’autore affronta un altro problema, al suo tempo molto sentito; si tratta del fatto che
aggiunge - come un ripensamento - un’osservazione riguardo al battesimo dei bambini:
quod ista omnia etiam parvulis fiant, qui adhuc pro ipsius aetatis primordio nihil
intellegunt. Qui si accenna a un problema della Chiesa antica. Da ciò si può comprendere
anche che la prassi degli Adulti inizia a venir meno, mentre l’attenzione si sposta di più
verso il battesimo dei bambini. Il trattato di Sant’Agostino dedicato a questo argomento si
intitola De peccatorum meritis et remissione, et de baptismo parvulorum.

I paragrafi seguenti (VII-XIV) non parlano direttamente del battesimo (il testo non è
stato tradotto in italiano), ma – in compenso mettono in luce alcune questioni
importanti. Esse esplicitano i seguenti temi:

 Perché battezzare il bambini? VII.


 Perché è lecito solo al vescovo di consacrare il sacro crisma, e non al presbitero?
(v. Disp. cit., VII, righe 5-6: Ac proinde adiungis, ut dicam quur sanctum
chrisma soli pontifici liceat consecrare, quod presbitero non videtur esse
concessum).
 Anche la preghiera consacratoria del presbitero è diversa dalla preghiera
consacratoria del vescovo. VIII.
 Perché la chiesa cattolica non ribattezza gli eretici che si pentono e ritornano ad
essa? (v. Disp. cit., IX, p. num. 176, righe 1-2: Illud etiam vultis…non baptizet
hereticos).
 La differenza tra accoliti e esorcisti. I diversi gradi ecclesiastici: esorcista,
accolito, sottodiacono, diacono, presbitero (v. Disp. cit., X, p. num. 176, righe 1-7 e
seguenti: Acolithi autem exhorcistas hoc ordine differunt quod exrcistas portandi
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Quarto Tema: Documenti a carattere liturgico. 62
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

sacramenta, ea quae sacerdotibus ministranda, negata potestas est…vel cetera quae


intra acolithorum ordinem esse probantur explere festinent…).

 Perché nella città di Roma, il sabato santo si consacrano sette altari? (v. Disp. cit.,
XI, p. num. 177).
 Perché il sabato di Pasqua si mette nel santo calice latte e miele per essere offerti
con i sacrifici? (v. Disp. cit., XII, p. num. 177, righe 1-2: Quod autem quaesistis
cur in sacratissimum calicem lac mittatur et miel, et paschae sabbato cu
sacrificiis offeratur). Qui si trova in modo esplicito il riferimento alla pratica della
Pasqua.

 Perché l’alleluia è cantato fino a Pentecoste? (v. Disp. cit., XIII, p. num. 178).
 Nel caso che qualcuno che é stato battezzato, ma non cresimato, muore: questo
gli impedisce di essere salvato? Il testo è incompleto e non abbiamo tutta la
risposta di Giovanni a questa domanda, lui indica che la cresima fatta dal vescovo
è un’aggiunta, un aiuto, non qualcosa sostanzialmente diversa dal battesimo. (v.
Disp. cit., XIV, p. num. 178-179). C’è, dunque, un probabile riferimento alla
cresima.

Conclusione
Nella Lettera di Giovanni Diacono a Senario, si trovano tutti gli elementi
dell’iniziazione cristiana che disegnano la struttura dell’azione rituale del battesimo,
secondo quanto segue:

a) Il rito di ammissione al catecumenato.


- con l’imposizione della mano (III, 11-12);
- con il Soffio in faccia con la formula di esorcismo (III, 15-16; 19-22);
- con il segno di croce e imposizione del sale (III, 22-26).

b) Il catecumenato.
Consta di tre scrutini, di un rito in cui c’è un’imposizione della mano e di un
esorcismo. Esorcismi (scrutini nel senso tradizionale) (v. Disp. cit., III, righe 26-28).
Alla fine di questo periodo, il catecumeno diventa electus, competens. La Traditio
Symboli corrisponde a questo momento rituale: Traditio symboli (v. Disp. cit., IV, righe 1-
4).

c) I riti della mattina del Sabato Santo.


- Redditio Symboli. Sono gli scrutini nel senso particolare dato alla parola (v. Disp.
cit., IV, righe 6-13);
- Unzione degli orecchi, le narici (v. Disp. cit., IV, righe12-16 e V, righe 1-12);
- Unzione pre-battesimale del petto (v. Disp. cit., VI, righe 1-4);
- Ilcilicium (v. Disp. cit., VI, righe 4-6).
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Quarto Tema: Documenti a carattere liturgico. 63
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

d) La veglia pasquale: Battesimo.


- Triplice immersione (v. Disp. cit., VI, righe 8-14);
- Unzione post battesimale fatta dal presbitero; l’uso di un tipo di velo (v. Disp.
cit., VI, righe 14-21) Veste bianca (v. Disp. cit., VI, righe 21-31);
- Probabile riferimento alla cresima (Ad Sen XIV, Im 1-3: restat);
- Benedizione della coppa di latte e miele (v. Disp. cit., XII, righe 1-16);
- Comunione dei neofiti.
In riferimento a questa conclusione, rimane molto importante il rapporto con la
tradizione (cfr. Saxer, 591). Adesso i destinatari sono adulti e bambini mentre il rituale del
Gel V ormai è pensato, quasi esclusivamente, per i bambini.

Siamo di fronte al problema pastorale di adattare ai bambini tutto il complesso dei


riti ereditati dalla tradizione, considerando che questi riti originariamente erano stati pensati
per adulti, almeno per la maggior parte dei casi. A tale riguardo si possono fare le seguente
conclusioni:
 L’istruzione stessa sparisce;
 I riti sostituiscono l’istruzione (il periodo catechetico viene ritualizzato);
 Il numero delle riunioni è ridotto.

Conclusione. Giovanni offre a Senario le proprie riflessioni riguardanti i riti


preparatori al battesimo e al medesimo tempo fa capire a noi che, secondo lui, il battesimo è
vittoria sul male, acquisto della sapienza per seguire Cristo e camminare sulle sue orme,
dopo aver vinto il male.

Traditio: organizzazione del rituale.

Epistula ad Senarium: spiegazione della simbologia dei riti.

Gelasianum Vetus: eucologia con una ricca teologia.

La cosa importante da rilevare è che Giovanni, rispondendo a Senario, che gli


domandava le cose concrete della liturgia cristiana, intreccia nelle risposte la realtà della
celebrazione e la verità che le realtà rituali annunciano, ma anche le immagini bibliche che
hanno prefigurato questa ritualità. In questo senso la Lettera a Senario è stata ritenuta da
Nocent la più preziosa fonte di informazione sul catecumenato e sui riti battesimali come
erano praticati a Roma, all’inizio del secolo VI. Il sacramento del Battesimo, nella teologia
di Giovanni Diacono, è una consacrazione nuova, più perfetta rispetto a quella
veterotestamentaria. Questa novità si manifesterà attraverso i riti che lui sviluppa attraverso
alcuni simboli, come la veste bianca ed il linteum: essi significano il nuovo ministero, la
Chiesa che risorge, il nuovo sacerdozio dei battezzati. Il sacerdozio antico testamentario è
sostituito dal nuovo sacerdozio nella novità del Battesimo e viene simboleggiato dalla veste
che il neo battezzato indossa.
Così si trova nella Traditio Apostolica, l’organizzazione del rituale. Nella Lettera a
Senario è centrale la spiegazione dei riti e della loro relativa simbologia, mentre nel GeV è
molto più presente l’eucologia, accompagnata da un certo sviluppo teologico.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 64
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

IL SACRAMENTARIO GELASIANO
SCHEMA DEL SACRAMENTARIO GELASIANO

PRIMO LIVELLO SECONDO LIVELLO


prima parte seconda parte
sec. VI sec. VI
IL CATECUMENATO
L’iscrizione
Denuntiatio XXIX – A (283)
Inscriptio XXIX – B (284)
Orationes super electos ad caticumenum
faciendum
Inscriptio - Insufflazione XXX (287)
Signatio XXX (286)
Esorcismo e benedizione del sale XXXI (288)
Altra orazione XXX (285)
Imposizione del sale XXXI (289)
Benedizione conclusiva XXXII (290)
Gli esorcismi – scrutini
III Domenica di Quaresima XXVI (193-199)
Esorcismo 1 XXXIII (291-298)
IV Domenica di Quaresima
Esorcismo 2 XXVII (225-228)
V Domenica di Quaresima
Esorcismo 3 XXVIII (254-257)
Le “traditiones”
Expositio Evangeliorum XXXIV (299-309)
Praefatio Symboli XXXV (310-318)
Praefatio Orationis Dominicae XXXVI (319-328)
SABATO SANTO
Esorcismo XLII (419)
Effeta XLII(420)
Unzione pre-battesimale XLII (421)
Rinuncia a Satana XLII (421)
Redditio Symboli XLII (422)
VEGLIA PASQUALE 425
Benedizione del cero 426-428
Benedizione dell’incenso 429
10 Letture 431-442
Benedizione del fonte XLIV (444-448)
Battesimo: Triplice domanda
Triplice immersione XLIV (449)
Unzione post-battesimale fatta
Presbitero XLIV (449-450)
Confermazione conferita dal
Vescovo XLIV (450-452)
Gloria in excelsis Deo XLIV (452)
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 65
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

Incontriamo per la prima volta un rituale dell’iniziazione cristiana propriamente


detto nel Gelasiano, Sacramentarium Gelasianum. Nel Veronense, invece, non se ne parla.
Per poter seguire meglio il Sacramentario Gelasiano antico è opportuno consultare lo
schema sopra riprodotto, dal momento che la lettura di codesto importante Libro Liturgico
non è sempre facile da farsi.
I riti dell’iniziazione, raccolti in tre gruppi di testi e sistemati secondo la loro
disposizione nel corso dell’anno liturgico, risalgono a epoche differenti e appartengono
prevalentemente alla tradizione romana. In base allo schema sopra riprodotto, ci sono due
livelli che inquadrano il periodo risalente dei diversi riti: ad esempio, l’iscrizione
(denuntiatio) appartiene alla secondà metà del secolo VI, insieme alle “traditiones”, mentre
le Orationes super electos, gli esorcismi, il Sabato Santo e la Veglia Pasquale, risalgono gà
alla prima metà del secolo VI. I formulari non rispecchiano la prassi liturgica di una sola
epoca: essi risalgono ad epoche differenti, ma appartengono prevalentemente alla
tradizione romana. Noi seguiamo l’opinione ormai comune che il rituale battesimale
tramandato dal Gelasiano è anteriore all’Ordo Romanus XI e sarebbe stato composto non
prima della metà del secolo VI ad usum dei titoli romani in cui la cura pastorale della gente
dell’Urbe fu affidata ai sacerdoti.
In merito alla liturgia battesimale, si può vedere un progresso storico dalla lettera di
Giovanni Diacono a Senario (circa nel ‘500) al Sacramentario Gelasiano (nel ‘600) sino a
raggiungere il suo compimento nell’Ordo Romanus XI. Si tratta dell’opinione di A.
Chavasse che non rispecchia, però, il pensiero di altri studiosi secondo i quali si potrebbe
ipotizzare una coetaneità tra il GeV e l’Ordo Romanus X.
Ora, di questo importante Sacramentario è bene rilevare alcuni dati importanti:
a) Datazione. Nocent, riprendendo il pensiero di Chavasse afferma: «Il rituale del
Gelasiano è dunque antico senza essere anteriore alla seconda metà del VI secolo,
anche se contiene dei riti e dei formulari più antichi e la sua ultima redazione non
potrebbe essere fissata al di sotto del VII secolo» La composizione si può datare tra
il 628 e 715, ma il contenuto è molto più antico. Chavasse distingue due livelli: il
primo risalirebbe alla prima metà del secolo VI; il secondo alla seconda metà del
VI. Nocent utilizza le rubriche per individuare la data: alcune rubriche usano la
seconda persona, altre la terza, e dove le rubriche usano la seconda persona
riscontriamo uno stadio più antico.
b) Composizione. il Gelasiano è un libro misto di elementi gallicani e romani. Nei
formulari che noi dobbiamo studiare si tratta di elementi romani. E un libro per la
liturgia delle chiese titolari o presbiterali.
c) Soggetti. I soggetti sono sempre i bambini. Troviamo spesso la parola infantes.
Mentre all’epoca di Giovanni Diacono il rito era ancora organizzato per gli adulti, e
lo stesso Giovanni aggiunge che gli stessi riti sono celebrati anche per i bambini (n°
7), già nell’epoca del GeV, pochi decenni dopo, il battesimo degli adulti è divenuto
così raro, che il rito ufficiale era organizzato esclusivamente per i bambini.
d) Sezioni. Le diverse sezioni del Gelasiano che presentano dei formulari
dell’iniziazione cristiana sono:
1. Le sezioni da XXVI a XXXVI
2. Le sezioni da XLII a XLIV
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Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

3. Le sezioni da LXVI a LXXVI.

Di questi, sopra menzionati, non tutti i formulari sono della stessa epoca e tutti si
trovano in una grande disorganizzazione per cui diventa necessaria una ricomposizione
dei medesimi.

IL CATECUMENATO

Nella Tradizione Apostolica l’ammissione al catecumenato era seguita da un lungo


periodo di istruzione alla fine del quale il catecumeno era eletto per l’ultima tappa di
formazione intensiva.
Qui invece le due cose sono state unite in un’unica azione rituale. Basta citare il
titolo della sezione XXX: Orationes super electos ad caticumenum faciendum (v. Disp. cit.
sez. XXX, p. num. 42, num. 285, riga 30).
Nell’antichità prima si diveniva catecumeno e dopo un lungo periodo egli veniva
eletto; invece, nel caso del GeV, l’eletto stesso diventa catecumeno ed il periodo di
preparazione sparisce.

Prima di guardare le sezioni XXIX e successive, bisogna far presente che le sezioni
XXVI a XXVIII, contengono i formulari per la Terza, la Quarta e la Quinta domenica di
Quaresima.

Sono formulari composti per gli scrutini che vengono celebrati la domenica. Seguono i
formulari d’ammissione al catecumenato, l’iscrizione del nome, e gli esorcismi.
I formulari delle messe della Terza, Quarta e Quinta domenica di Quaresima, si
trovano nelle sezioni da XXVI a XXVIII, che sono le più antiche.

 III domenica di Quaresima XXVI (193-199);


 IV domenica di Quaresima XXVII (225-228);
 V domenica di Quaresima XXVIII (254-257).

Molto importante è fermarsi sull’eucologia delle tre domeniche. Il Memento della 195
è fatto per i padrini. Essa riporta la nota espressione: Memento, domine, famulorum
famularumque tuarum, qui electos tuos suscepturi sunt ad sanctam gratiam baptismi tui, et
omnium circumadstantium. Sono da notare le rubriche espresse nella seconda persona,
dove i nomi vengono menzionati. In questo modo manifestano la loro antichità, come
attesta A. Chavasse. Nella 196 si trova la seguente espressione: quos ad aeternam vitam et
beatum gratiae tuae dinumerare elegere atque vocare dignatus est. Il Battesimo è
realmente visto e sentito come ingresso nella vita spirituale, cioè nella Vita Eterna. Nel n°
199 si trova una preghiera molto bella: Suppliciter, domine, sacra, familia munus tuae
miserationes expectat; concede, quaesumus, ut quod te iubente desiderat, te largiente
percipiat.
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FORMULARI D’AMMISSIONE AL CATECUMENATO, ISCRIZIONE, ESORCISMI.


SEZIONE XXIX: L’iscrizione.
Denuntiatio pro scrutinio quod tertia hebdomada in Quadragesima secunda feria initiatur
Seguono due riti distinti:
Denuntiatio: XXIX-A (283);
Inscriptio: XXIX-B (284).

La Denuntiatio (L’appello).
Si tratta dell’azione rituale che si trova al secondo livello.
Al n° 283 alle righe 18 e 19 c’è un riferimento al lunedi della terza settimana di
Quaresima, suggerita dall’espressione: succidente sequente illa feria. In questo senso, si
può notare uno spostamento dello scrutinio dalla domenica al lunedì.
Di questa denuntiatio è molto interessante la teologia delle preghiere ivi contenute.

Sempre nel n° 283 si trova la proposizione: ut caeleste mysterium…peragere valeamus.


Ma ci si domanda qual è il mistero? Esso è suggerito dalla frase: quo diabolus cum sua
pompa distruetur et ianua regni aperitur.

La Inscriptio (l’iscrizione).
L’iscrizione del nome si fa al momento dell’ammissione al catecumenato, come attesta
anche la Lettera di Giovanni. Al n° 284, alle righe 25 e 26 si trova la seguente espressione:
Scribuntur nomina infantium. Si vede che il soggetto del battesimo sono i bambini. Ed
aggiunge: et dat orationem praesbiter super eos. Dovrebbe, poi seguire l’orazione per
l’entrata al catecumenato, ai numeri 285-287. E’ un formulario non ben organizzato.
Guardando al n° 287 si ha l’espressione: Deus qui humanae generis ita es conditor, ut sis
etiam reformator: prospiciare popoli adoptiuis…E’ una preghiera alla quale dovrebbe
seguire l’insufflazione. Al n° 286 si trova l’imposizione del segno di croce con la
preghiera: Praeces nostras, quaesumus, domine, clementer exaudi et hos electos tuos
crucis dominicae…Al n° 288 abbiamo, invece, la formula della preghiera: Exorcizo te,
creatura salis… Segue, quindi la solenne liturgia del sale: si tratta dell’esorcismo del sale
che richiama nuovamente al n° 285, dove si trova all’inizio la preghiera di benedizione del
sale: Omnipotens sempiterne Deus. Al n° 289, invece, si trova la formula dell’imposizione
del sale: Accipe ille sal sapiencie propiciatur in vitam aeternam. In ultima analisi, al n°
290 si trova la benedizione conclusiva con la preghiera: Deus patrum nostrorum, deus
universae conditor veritatis, te supplices exoramus…

Da come si è visto, dunque, LE SEZIONI da XXX a XXXII comprendono i


formulari d’entrata al catecumenato. Ma la prima cosa che colpisce è il disordine dei
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Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

formulari della stessa sezione XXX che porta il titolo: Orationes super electos ad
caticumenum faciendum.

In sintesi, i formulari d’ammissione al catecumenato danno i seguenti elementi:


1. Iscrizione del nome con la preghiera Deus, qui humanis generis (n° 287).
2. Insufflazione;
3. Imposizione del segno di croce con la preghiera Exorcizo te creatura salis (n° 286);
4. Imposizione del sale, con le diverse parti.

Da questi elementi viene a comporsi un quadro nel seguente ordine:


 Esorcismo del sale con la preghiera exorcizo te, creatura salis (n° 288).

 Benedizione del sale con la preghiera omnipotens… respicere dignatus est (n° 285).

 Imposizione del sale con la formula accipe ille sal (n° 289).

 Benedizione conclusiva con la preghiera Deus Patrum nostrorum (n° 290).

Da questa panoramica emergono alcuni spunti interessanti che riguardano l’iscrizione


del nome, la signatio, l’esorcismo del sale, la benedizione del sale e la benedizione
conclusiva:
 Al n° 287, come si è già visto, vi è l’iscrizione del nome: Deus qui humani generis ita
es conditor. Come nella lettera di Giovanni, l’iscrizione del nome si fa al momento
dell’ammissione al catecumenato, segno di uno stato più recente del cristianesimo.

 Padre Nocent indica: «Malgrado le apparenze, il rituale gelasiano dell’iniziazione è


composto per bambini e non per adulti» (Anamnesis, 48).

 Ci interessa la teologia della preghiera dell’iscrizione del nome: Deus qui humani
generis. Ci ricorda la preghiera Deus conditor et reformator del Gel V 27 e innanzitutto
Ver 1239. Si tratta di una preghiera del tempo di Natale che inizia così: Deus qui in
humanae substantiae dignitate et mirabiliter condidisti et mirabilius reformasti.
La nascita spirituale di nuovi figli costituisce un popolo adottivo.
Siamo figli non per natura, ma per gratia35.

 Al n° 286 si ha la signatio: Praeces nostras, quaesumus, domine, clementer exaudi


è una prehiera che manifesta il rito della signatio. Di essa, merita conoscere la teologia,
innanzitutto l’espressione: magnitudinis gloriae rudimenta servantes per custodiam
mandatorum tuorum ad regenerationis pervenire gloriam mereantur. Si tratta di elementi
della loro propria glorificazione che i catecumeni già possiedono.

35
Al tale riguardo, se si guarda verso la fine del n° 287 si trova la seguente preghiera: «…quod non potuerint
adsequi per naturam, guadeant se recepisse per gratiam».
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Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

Nel De Catechizandis rudibus di Sant’Agostino, i candidati sono definiti rudes cioè


incolti, anche se sono istruiti, perché si trovano in una condizione di ignoranza riguardo
alla conoscenza di Cristo e all’essenza del vivere cristiano. Nell’introduzione,
Sant’Agostino parla del momento in cui vengono impartiti i primi rudimenti della fede, ma
anche del potere che ha la croce di proteggere i catecumeni in vista della gloria della
rigenerazione che otterranno attraverso il battesimo. Da ciò si nota che, nel tempo di
Agostino, la Catechesi aveva il compito di un primo orientamento per tutti coloro che
erano ancora ignari di Cristo.

Entrando più specificatamente nella liturgia del sale, nel rituale stesso, il sale ha tanta
importanza, tanto da essere considerato il sacramento del catecumeno e da essere
benedetto; di esso conosciamo due orazioni di benedizione:

 al n° 288, si trova l’Esorcismo del sale (sezione XXXI). Il mondo è sotto il potere
del maligno ma per l’efficacia sacramentale questi elementi naturali devono essere
esorcizzati prima di essere benedetti. La formula, Exorcizo te creatura salis, manifesta tutta
questa teologia.

 Al n° 289, dopo l’esorcismo, il celebrante ponet sal in ore infantium dicendo: Accipe
sal sapientiae propiciatur in vitam aeternam. Tale formula è presente anche nell’OICA
attuale.

Questo esorcismo ruota intorno al proinde36 che ne è il cardine tanto grammaticale


quanto concettuale. Si chiedono due cose: la cacciata del nemico e l’effetto medicinale e
ciò come conseguenze dell’aver creato il sale ad tutelam humani generis ed averlo inserito
nell’iniziazione dei convertiti i quali prendono il sale come novità di vita e come
preparazione al nutrimento dell’Eucaristia.

Il termine tutela, preso nel senso comune di difesa e protezione, sarebbe una novità
nella speculazione sul sale, ed inoltre non ha un fondamento pratico. Il Lexicon di
Forcellini aggiunge, ai due effetti noti, anche quello di medicina e di nutrimento, elencando
i frammenti di autori classici. Queste due accezioni sono invece universali, e quadrano
bene con l’invocata medicina permanens in visceribus eorum.

L’esorcismo dice che Dio, oltre a creare il sale ha comandato di consacrare secondo
l’espressione: populo venienti ad credulitatem per servos suos consecrare praecepit (n°
288, righe 23-24). Questo ‘praecepit’ parla di un precetto esplicito, ma in nessun versetto
della Scrittura esiste un qualunque accenno a un simile ordine. La questione sarebbe forse
rimasta insoluta se il Pontificale Romano-Germanico non ci avesse aperto la strada giusta.
Troviamo un rito ad succurendum his qui a daemonibus vexantur. Di ciò se ne parlerà in
seguito.

 al n° 285, segue la Benedizione del sale: benedictio salis. Questa preghiera deve
essere attribuita alla benedizione del sale e fa allusione ai rudimenta fidei dignatus vocare
est acquisiti dal catecumenato. Il sale viene considerato come il signum sapientiae tuae
36
Al n° 288, righe 22-24 si legge: «quae te ad tutelam humani generis procreavit, et populo veniente ad
credulitatem per servos suos consecrare praecepit. Proinde rogamus te, domine…».
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Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

imbuti e come medicina. Infatti, il sale era considerato come il sacramento del
catecumenato, il segno della saggezza divina.

 al n° 290, si ha la Benedizione conclusiva (Benedictio post datam salem –


sezione XXXII) con la preghiera Deus patrum nostrorum nella quale si sottolinea il
ad novae regenerationis lavacrum, ut aeterna praemia consequi mereatur. Tale
preghiera si trova anche nell’OICA attuale. Tra l’altro, è interessante la conclusione
del n° 290: Perduc eum ad novae regenerationis lavacrum, ut cum fidelibus tuis
promissionum tuarum aeterna praemia consequi mereatur.

Queste preghiere si fondano sul sale come simbolo della fede (venienti ad
credulitatem), sulla fuga del demonio (ad effugandum inimicum) e sulle virtù attive (spiritu
fervens, spe gaudens, tuo semper nomini serviens).

La formula n° 290, cioè il terzo formulario, comincia con un abile gioco di parole: si
tratta dell’assimilazione tra condere, creare, condire alla quale si unirà poi quella gemella
tra sal e salus. Poi c’è quel primum pabulum che potrebbe sembrare una prova della
derivazione del rito dai costumi pagani, perché anche ai neonati pagani si dava come primo
cibo il sale. Ma potrebbe essere una prova insufficiente, perché anzitutto bisognerebbe
dimostrare che quest’orazione è stata composta quando già si battezzavano gli infanti, e poi
perché quel primum pabulum potrebbe anche voler dire cibo spirituale, ma questa ultima
ipotesi non sembra molto sicura. Ancora, primum potrebbe essere un avverbio, così che
primum pabulum avrebbe il significato di chi mangia il sale per la prima volta ovvero chi
comincia col mangiare il sale: nel primo caso si alluderebbe alla reiterazione del rito, della
quale, tuttavia, non ci sono prove nella liturgia romana; nel secondo caso, occorre tener
presente che la datio salis era il primo rito del catecumenato vero e proprio37.
Il resto della preghiera post datum non contiene più riferimenti al sale, ma al pabulum
e alla speranza del vicino battesimo.

Dei tre formulari il più interessante rimane sempre il primo, n° 288 dove leggiamo il
veniens ad credulitatem che lascia intravedere che rimonta all’epoca in cui si battezzavano
solo gli adulti, almeno come necessità di fatto determinata da un ambiente ancora in gran
parte pagano. Il demonio da cacciare sarebbe, dunque, il paganesimo, ed il sale, simbolo
della fede cristiana, ne prende il posto. Il permanens in visceribus eorum era
un’invocazione contro l’apostasia: ciò riporta, sia pure con sfumature diverse al sale di
Agostino e della Chiesa africana.

Non entriamo nei problemi testuali di queste preghiere, ma è bene vedere Nocent a
pagina 48-49 di Anàmnesis 3/1.

Bisogna notare che queste frasi rimangono nei rituali fino al Vaticano II. Nel Rituale
Romanum del 1614, per fare l’acqua benedetta, si faceva prima un esorcismo del sale
molto simile a questo esorcismo, quasi parola per parola.

37
E. MARTÈNE, De antiquis Ecclesiae ritibus, 2, ed. Antuerpieae 1736. Coll. 37-39.
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Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

 Una parola occorre spenderla sulla teologia: si tratta dei Rudimenta fidei, cioè il
contenuto della catechesi che enuclea tutta la storia della salvezza. Sant’Agostino nel De
catechizandis rudibus descrive il contenuto della catechesi pre battesimale. Sant’Agostino
diceva che l’esposizione è completa quando la catechesi inizia dal versetto della Scrittura
“In principio Dio creò il cielo e la terra” e si conclude con il tempo presente della Chiesa
(3,5). E’ opportuno, secondo l’Ipponate, proporre una visione d’insieme per sommi capi,
scegliendo i fatti che colpiscono di più, che si ascoltano con maggior piacere e che si
collocano nei punti chiave del racconto. In altre parole, Agostino, afferma che tutta la
Scrittura è stata scritta sin dall’inizio per annunziare la venuta del Signore. In questo modo
egli manifesta la forza della Parola di Dio come spiegazione della Sacra Scrittura.

Dunque, i temi principali che appaiono in questa sede, come fondamento della
catechesi sono:

 La conversione dal male a Cristo;

 Una vita di ascesi cristiana;

 Nel catecumenato troviamo già una base di gloria (rudimenta gloriae);

 Il progresso spirituale;

 Tramite la croce di Cristo si arriva all’adozione come figli di Dio.

SEZIONE XXXIII: Gli esorcismi.


Gli esorcismi38 si intercalano dopo l’omelia delle domeniche riservate agli scrutini.
Con il titolo Item exorcismi super electos. Questo gruppo di formule di preghiere è legato
dall’item alla sezione anteriore, alla sezione XXX.

La struttura la troviamo nei numeri 291-298.


Gli esorcismi si intercalano dopo l’omelia delle domeniche riservate agli scrutini.

Questi esorcismi sono realizzati dagli accoliti che hanno l’incarico di farli imponendo
la mano sul catecumeno, ma la preghiera conclusiva, n° 298, Aeternam ac iustisimam
pietatem viene recitata dal sacerdote. Secondo questa indicazione si può vedere un indice
d’antichità del testo:
n° 291 – quos acolyti inposita manu super eos dici debent;
n° 298 – sequitur oratio quam sacerdos dici debet.

Vediamo tre tipi di esorcismi. Ogni esorcismo comincia con una preghiera, poi viene
un’invettiva (minaccia) rivolta a Satana e finiscono con una preghiera conclusiva riservata
38
Lo scrutinio è diverso dall’esorcismo. Nel giorno di scrutinio si fa l’esorcismo. Nel Gelasiano, le
Domeniche, dalla III alla V, sono organizzate in vista di questi scrutini. La prima Domenica i catecumeni
vengono radunati per l’iscrizione, mentre alla terza per gli esorcismi. Ciò rimanda alle sezioni precedenti
dalla XVI alla XVIII (v. la pagina 90 di questa Dispensa).
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Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

al sacerdote. Guardando al GeV, si nota che il 292 si ripete più volte nei numeri 293, 295,
297 e 298; mentre i numeri 292 e 297 si riferiscono all’esorcismo sulle donne, i numeri
293 e 295 si riferiscono all’esorcismo sui maschi. In questo modo si può vedere anche la
diversità di esorcismi per gli uomini e per le donne. Ad ogni modo, si fa riferimento ai
lezionario del tempo. Tutto questo appare più chiaro nella struttura che segue:
STRUTTURA (291-298).
Essa si ripete più volte, secondo questo schema:
Prima volta:
a. imposizione della mano fatta dall’accolito;
b. orazione sui maschi (291);
c. orazione sulle femmine (293);
d. esorcismo sulle femmine: Ergo, maledicte diabole (292).

Questo si fa tre volte, anche se la struttura non è sempre così chiara.

Seconda volta:
a. esorcismo dei maschi (294);
b. orazione sulle femmine (295);
c. esorcismo sulle femmine (292).

Terza volta:
a. esorcismo sui maschi in due momenti (296/292);
b. esorcismo sulle femmine in due momenti (297/292).

L’orazione conclusiva viene fatta dal sacerdote (298). Questa preghiera chiede per i
catecumeni una vera scienza, una dottrina sana che possa condurli alla grazia del
battesimo: Munda eos et sanctifica; da eis scientiam veram, ut digni efficiantur accedere
ad gratiam baptismi tui. Teneant firmam

Il n° 295 fa un ricordo a Susanna liberata da una falsa accusa, che sviluppa il Vangelo
di Quaresima.

Il n° 294 fa allusione a Gesù che cammina sulle acque e tende la mano a Pietro.

Il n° 297 fa allusione al vangelo del cieco nato e a Lazzaro: Ipse enim tibi imperat,
maledicte, damnate, qui cieco nato oculos aperuit et quatriduanum Lazarum de
monumento suscitavit.

Il n° 298 è più positivo e offre una visione teologica della Quaresima e della paternità
di Dio con una formula che mostra la profondità della liturgia romana: Domine, sancte
Pater ommpotens aeterne Deus luminis et veritatis. Si chiede per i catecumeni che dopo
essere stati purificati possano ricevere l’illuminazione, la luce della conoscenza di Dio, la
vera scienza, una speranza salda, soprattutto, una vera scienza, una dottrina sana che possa
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 73
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

portarli a ricevere il battesimo: Da eis scientiam veram…firmam spem, consilium rectum,


doctrinam sanctam.

Segue la Messa: Infra canone; c’è un Memento proprio e un Hanc igitur proprio.

SEZIONE XXXIV e XXXVI: Le traditiones.


Ci sono, al riguardo tre Traditiones:
1. Expositio Evangeliorum XXXIV (299-309);
2. PraefatioSymboli XXXV (310-318);
5. Praefatio Orationis Dominicae XXXVI (319-328).

a) Si tratta di tre “perle” preziose che vengono consegnate ai catecumeni, cioè il


Vangelo, il Simbolo e la preghiera del Signore. Nel GeV, occupano un posto
importante le cosiddette consegne. Con tale termine si intendono i riti durante i
quali, ai candidati al Battesimo, vengono consegnate queste tre perle preziose.

Da questi elementi, ora, è bene passare ad ogni singolo argomento.

EXPOSITIO EVANGELIORUM

La Sezione XXXIV, nn 299-309, che si trova al secondo livello, nella seconda


parte dello schema, tracciato all’inizio dell’argomento del Sacramentario Gelasiano, come
è già stato detto, comporta la consegna dei Vangeli. Tale consegna avviene nella terza
tappa di formazione del rituale gelasiano.

La tradizione del Simbolo e del Padre Nostro hanno per titolo: Praefatio Symboli,
Praefatio orationis dominicae; adesso per la consegna dei Vangeli il titolo è Incipit
expositio.

Per la tradizione dei Vangeli, al di fuori del campo liturgico, non ci sono tracce di
questo rito nella letteratura patristica. Il rito trova la testimonianza più antica nel
Gelasianum Vetus e dopo passerà ai sacramentari gallicani, agli Ordines e ai Pontificali.

Al di fuori dei libri liturgici, l’unica allusione a questo rito e alla cerimonia della
tradizione dei Vangeli ai catecumeni si trova in Beda il Venerabile nell’opera da titolo:
quattuor Evangeliorum sacramentum explanetur ac recitantur esordia (In Esdram et
Nehemiam allegorica expositio PL 91,862). Tale testimonianza manifesta una liturgia che,
probabilmente ha dato luogo alla formula eucologica del rito stesso.

Dalla lettura della rubrica n° 299, si nota una struttura, accompagnata da un effetto
drammatico. In sostana, entrano quattro diaconi portando ciascuno un evangeliario. Essi
sono preceduti da altri ministri con candelieri e turiboli per l’incenso. Arrivati all’altare,
essi depongono un evangeliario per ogni angolo dell’altare stesso. Chi presiede, cioè il
presbitero, spiega brevemente che cos’è un Vangelo. Un diacono poi proclama i primi
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 74
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

versetti di un Vangelo e chi presiede pronuncia un breve commento che sintetizza e mette
in luce le caratteristiche del Vangelo proclamato e dell’evangelista. Lo stesso rito si ripete
identico per gli altri tre Vangeli. In merito a ciò, consultando il Sacramentario GeV, si può
notare il seguente ordine:
a) al n° 299, si trova l’espositio Evangelorum: Pritus enim procedunt de sacrario
IIII diaconi cum quattor / evangelia praecedentibus duo candilabra cum
turabulis, et ponuntur super IIII angulos altaris. Et tractat praesbiter,
antequam aliquis eorum legat, his verbis. Tale consegna manifesta ormai un
rituale nel quale queste tre perle preziose venivano consegnate per l’istruzione;
b) al n° 300, è indicato il momento in cui avveniva l’esposizione, cioè quando si
aprivano le orecchie all’ascolto della dottrina, da parte degli eletti. La tradizione
del simbolo e del Padre Nostro hanno il titolo De praefatio symboli e De
praefatio dominicae orationis;
c) al n° 302 il diacono invita al silenzio per l’ascolto della Parola: Et adnuntiat
diaconus dicens: State cum silentio, audientes intente. Subito dopo si inizia a
leggere il Vangelo di Matteo;
d) al n° 303 viene spiegato il Vangelo di Matteo: Postquam legerit, tractat
praesbiter his verbis: Filii carissimi…exponamus vobis quam rationem et
/quam figuram unusquisque in se conteneat; et quare Matheus in se figuram
hominis habeat…(righe 1-4);
e) al n° 304 si ripete nuovamente l’invito del diacono al silenzio e si inizia a
leggere il Vangelo di Marco: Item adnuntiat diaconus ut supra (v. il n° 302) Et
legit initium evangelii secundum Marcum usque…;
f) al n° 305 viene spiegato il Vangelo di Marco: Marcus evangelista leonis gerens
figuram a solitudine incipit dicens…;
g) al n° 306 c’è un nuovo invito al silenzio da parte del diacono ed inizia la lettura
del Vangelo di Luca: Item adnuntiat diaconus ut supra. Et legit initium
evangelii secundum Lucam usque…;
h) al n° 307 si prosegue con la spiegazione del Vangelo di Luca: Lucas evangelista
vitali speciem gestat;
i) al n° 308, dopo un breve, silenzio si procede alla lettura del Vangelo di
Giovanni;
j) al n° 309 si procede alla spiegazione del Vangelo di Giovanni.

Da ciò si nota una solenne liturgia, la cui teologia del Battesimo è resa visibile, al
n° 309 da queste parole: ut adveniente die venerabilis paschae, lavacro baptismatis
renascentis, sicut sancti omnes mereamini munus infantiae a Christo domino nostro
percipere: qui vivit / et regnat in saecula saeculorum. In altre parole, leggendo il testo
si ha l’immagine della Chiesa che concepito nel suo grembo i nuovi rinati con il
lavacro del battesimo. Ciò richiama profondamente alla teologia dei Padri. Infatti,
traducendo il n° 309 si ha la seguente esposizione: La Chiesa vi ha concepito e vi tiene
in grembo; si gloria di portarvi con ogni genere di celebrazioni verso le sorgenti nuove
della legge cristiana, al lavacro del battesimo rinascente. Arrivando così il giorno
della Santa Pasqua, rinati con il lavacro del Battesimo meritiate di ricevere con tutti i
santi il dono dell’infanzia da Cristo nostro Signore, che vive e regna nei secoli dei
secoli.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 75
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

PRAEFATIO SYMBOLI

Con la Sezione XXXV vi è la descrizione della consegna del Simbolo Praefatio


symboli ad electos. Si tratta di un rito antichissimo proveniente dai tempi apostolici, che
sviluppa tutta una teologia. La celebrazione è ben conosciuta. Prima di realizzare la
consegna del Simbolo, il sacerdote lo introduce con alcune parola designate col termine
praefatio. Infatti, al n° 310, riga15 vi è la seguente espressione: Accédite suscipientes
evangelicae symboli sacramentum, a domino inspiratum ab apostolis institutum.

La consegna del Simbolo ha le seguenti parti:

1. la Monizione presbiterale;
2. la recita del Simbolo da un’accolito, con un’imposizione di mani, prima in greco e
dopo in latino (311-314);
3. il commento/omelia presbiterale dopo il Simbolo degli apostoli (315): Hoc expleto
sequitur presbiter his verbis.

In questo commento si passa del “vos” al “nos” e sono presenti delle anafore, con le
quali viene proclamato l’Unigenito di Dio e si parla della Chiesa: Hic dei patris et filiii…
Hic unigenitus dei de Maria virgine et spiritu sancto…Hic eiusdem crucifixo et sepoltura
ac die tertia resurrectio…Hic ascensio ipsius super caelos et confessio…Hic postremo
ecclesiae vocatio, peccatorum remissio et carni resurrectio…(v n° 315, righe 27-35). In
sostanza, si viene a conoscenza che Cristo è nato; si proclama che egli è stato crocifisso;
infine, si parla della Chiesa, della remissione dei peccati e la risurrezione della carne. In
questo modo viene a svilupparsi la sintesi del Credo Apostolico, il cui testo greco
traslitterato si trova al n° 312, con la differenza che quest’ultimo riporta il Simbolo
Niceno-Costantinopolitano e non quello degli Apostoli.
Secondo De Puniet è stato San Leone ad essere stato incaricato di introdurre questo
Credo nel processo catecumenale, poiché parecchi termini appartengono allo stile leoniano.
Ma, soprattutto, studiando i testi cristologici di San Leone, De Puniet trova delle
corrispondenze non prive di valore.

Comunque l’influenza di Leone Magno nel Gelasiano è molto grande. L’Expositio


Symboli potrebbe essere una delle molte formule dove si trova lo stile di Leone Magno,
giacché potrebbe trattarsi di una formula scritta per il Concilio di Calcedonia oppure di
un’Omelia pasquale. Come è già stato detto, il testo del Simbolo è stato trascritto in greco
traslitterato ed in latino, secondo il desiderio del catecumeno: molto probabilmente si tratta
di una colonia greco-cristiana che giustificherebbe la presenza di ambedue le lingue.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 76
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

20/03/2001 – Iniziazione Cristiana, 7a. Lezione, Prof. Juan Javier Flores OSB.

Riprendendo il discorso, relativo al Gelasiano Vetus, c’è da dire che Nocent


commenta che l’autore – in ogni modo – se non è san Leone stesso, e qualcuno della sua
scuola, intriso della mentalità del maestro.

Questo interessante praefatio symboli appartiene allo strato antico del Gelasiano
accanto al prefatio orationis dominicae della sezione XXXVI.
Il testo del Simbolo è presentato in greco trascritto in caratteri latini, e in latino,
secondo il desiderio del catecumeno. Quale sarebbe la ragione? Nocent commenta: “Vi era
una colonia greca molto importante in questo momento o è solo archeologismo?”.

Questa parte del rituale non può essere stata scritta prima del 550, periodo
bizantino della storia di Roma (vedere Chavasse, Le sacramentaire gelasien, 169-170).

Il n° 318 così conclude, per quanto riguarda la consegna del simbolo: Ergo,
dilectissimi, praefatum symbulum fidei catholicae in praesente cognovistis: nunc euntes
edocimini nullo mutato sermone. Potens est enim dei misericordia, quae et vos ad baptismi
fidem currentes perducat, et nos qui vobis mysteria tradimus, una vobiscum ad regna
caelestia faciat pervenire…

EXPOSITIO ORATIONIS DOMINICAE


ITEM PRAEFATIO ORATIONIS DOMINICAE

Nei numeri 319-328 troviamo la Consegna del Pater Noster

La consegna del Pater Noster comincia con un’ esortazione riservata al diacono, il
n° 319, ma nel n° 320 entra il sacerdote, a cui, malgrado non sia nominato, viene rivolta la
rubrica in seconda persona: Post hoc intras et dicis e comincia il commento all’orazione
domenicale. Si tratta di una prefazione fatta dal presbitero, che inizia dal n° 320 e finisce al
n° 327. La particolarità sta nel pronunciare le parole del Padre Nostro che si trovano ad
ogni numero del Gelasiano39. In sintesi si ha che:
al n° 319 è la monizione diaconale;
ai nn° 320-327 riguarda la recita presbiterale,
al n° 328 avviene la conclusione con queste parole: Audisti, dilectissimi, dominicae
orationis sancta mysteria: nunc euntes ea vestris cordibus innovate, ut ad exoranda ac
praecipienda dei misericordia perfecti in Christo esse possitis. Potens es dominus deus
39
Il n° 320 inizia così: <Pater noster es in caelis>; il n° 321 inizia con <sanctificetur nomen tuum>; il n°
322 inizia con <adveniat regnum tuum>; il n° 323 inizia con <fiat voluntas tua sicut in caelo et in terra>; il
n° 324 inizia con <panem nostrum cotidianum da nobis hodie>; il n° 325 inizia con <et dimitte nobis debita
nostra, sicut et nos demittimus debitoribus nostris>; il n° 326 inizia con <et ne nos inducas in
temptactionem>; il n° 327 inizia con <sed libera a malo>. In ciascun numero, segue, infatti, un breve
commento della preghiera del Signore; essi introducono i catecumeni alla grande scoperta del dono che Gesù
ha fatto alla Chiesa con la consegna del prototipo della preghiera cristiana.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 77
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

noster, et vos qui ad fidem curretis ad lavacrum aquae regenerationis perducat, et non qui
vobis misterium fidei catholicae una tradidimus vobiscum ad caelestia regna faciat
pervenire…In sostanza si sviluppa una riubrica del diacono, anche se l’espressione iniziale,
Audisti, dilectissimi, è riservata al sacerdote. Con queste parole viene sottolineato l’ascolto
dei santi misteri racchiusi nella preghiera del Signore. C’è qui un invito a fissarli nel cuore,
affinché si possa implorare la misericordia di Dio e giungere alla perfezione in Cristo.
Questa brevità di istruzione indica una catechesi con una medesima profondità ed una
uguale linearità, rispetto alle altre due tradizioni o consegne dei simboli, precedentemente
viste.
Anche nell’ambito della consegna del simbolo del Pater Noster, avviene il passaggio
tra il “nos” ed il “vos”, come è avvenuto nel caso precedente: Potens es dominus deus
noster, et vos qui ad fidem curretis ad lavacrum aquae regenerationis perducat…(n° 328).
Infatti, l’autore dice: A noi che vi trasmettiamo i sacri misteri conceda di pervenire insieme
a voi nel Regno dei Cieli. Ciò indica la preparazione della Comunità per la celebrazione del
Battesimo, indicando ancora una fase di penitenza.
Secondo De Puniet le fonti di questo discorso sarebbero Tertulliano, in riferimento
al De Oratione, Cipriano, in riferimento al De oratione Dominicae e Cromazio
d’Aquileia40.

LA MATTINA DEL SABATO SANTO

Sezioni XLII e XLIV: ultimi riti e il rito proprio del battesimo.

Nella Sezione XLII, che va dal 419 al 424, si trova la seguente struttura che indica
cinque grandi momenti:
1. ESORCISMO (419);
2. EFFETA (420);
3. UNZIONE PRE-BATTESIMALE (421);
4. RINUNCIA A SATANA (421);
5. REDDITIO SYMBOLI (422).

In questa prima tappa bisogna anche collegare le sezioni XLII e XLIV.

La sezione XLII è intitolata: Sabbatorum die e comporta un esorcismo, secondo il


n° 419 che comincia con queste parole: Nec te latet, satanas, inminere tibi poenas,
inminere tibi tormenta, inminere tibi diem iudicii…Questa prima tappa avviene con
l’imposizione delle mani sulla testa. Molti di questi esorcismi di questo genere si trovano
ancora nell’attuale OICA. In questo ersorcismo è interessante notare il passaggio tra le
parole inminere tibi tormenta… e le parole da honorem deo vivo et vero, da honorem Iesu
Christo filio eius et spiritui sancto, in cuius nomine atque virtute praecipio tibi…Ciò indica

40
P. DE PUNIET. Les tres homélies catéchetiques du sacramentaire gélasien. Pour la tradition des Évangiles,
du symbole et de l’Oraison Dominicale, ReHist E 5 (1904), 505-521; 755-786; 6 (1905). 15-32.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 78
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

una forte contrapposizione tra la realtà del demonio e dei suoi angeli e quella di Dio: se da
una parte l’esorcismo assume un carattere forte, accompagnato da espressioni altrettanto
forti, dall’altro, esso diventa un invito ugualmente forte per onorare profondamente Dio e
la sua grandezza, nonché la grandezza della sua opera di salvezza che si è attuata per
mezzo di Cristo. Infatti, il cuore di questo esorcismo sta nelle parole: …ut exeas et recedas
ab hoc famulo dei, quem hodie dominus noster Iesus Christus ad suam sanctam gratiam et
benedictionem fontemque baptismatis dono vocare dignatus est... Ciò sottolinea la grande
preparazione al battesimo, insieme al fatto che c’è una minaccia esplicita a Satana gettato
negli inferi dell’inferno insieme ai suoi angeli. Questo esorcismo avviene con
l’imposizione della mano destra come indicano la righe 21 e 22 del n° 419: Mane reddunt
infantes symbulum. Prius catacisas eos, inposita super capita eorum manu, his verbis.

Al n° 420 è descritto il rito dell’Effeta. Si tratta di una liturgia non verbale, fatta con
il tocco delle narici e delle orecchie: essa si svolge anche con l’impego della saliva. A tale
riguardo c’è da dire che quest’ultimo elemento manca del tutto nella lettera di Giovanni
Senario. Nell’OICA 202 si trova questo stesso rito continuiamo ancora oggi dicendo queste
stesse parole: Effeta, quod est adaperire, in odorem suavitatis. Tu autem effugare, diabule,
adpropinquavit enim iudicium dei.

Nel n° 421 segue la rinuncia preceduta da un’unzione sul petto e inter scapulas col
oleo exorcitato. La rinucia è individuale e ognuno è chiamato con il proprio nome. La
rinuncia è fatta a Satanae, operibus eius, omnibus pompis eius.

Al n° 422, avviene la Redditio Symboli, dopo la quale gli eletti sono invitati a
recitare il Simbolo mentre il sacerdote impone la mano sulla loro testa.

Al n° 424, segue l’invito del diacono verso i candidati, a lasciare il luogo della
celebrazione perché si preparino convenientemente al Battesimo vero e proprio che verrà
amministrato durante la Veglia Pasquale. Sono, infatti, molto significative queste parole:
Revertimini locis vestris et expectantes horam quae possit circa vos dei gratia baptismum
operari. Con queste parole viene sottolineata l’attesa al grande momento, quando i neo
catecumeni riceveranno il Battesimo, diventeranno membri del Corpo di Cristo che è la
Chiesa e riceveranno la dignità di figli di Dio. Il fatto stesso che il Diacono pronunci
questa parola, expectantes, indica l’importanza di questa attesa.

LA VEGLIA PASQUALE

Ci si trova dinanzi ad una rubrica difficile da tradurre e difficile da interpretare,


anche se dal suo contesto appare ricca nella sua teologia pasquale.
Al n° 425 si trova la descrizione in merito allo svolgimento della veglia pasquale ed
inizia con il seguente titolo: Sequitur ordo qualiter sabbato sancto ad vigiliam
ingrediantur. Prosegue poi così: «Primitus enim uiiia hora diei mediante procedunt ad
ecclesiam et ingrediuntur in sacrario et induunt se vestimentis sicut mos est. Et incipit
clerus laetania et procedit sacerdos de sacrario cum ordinibus sacris. Veniunt ante altare
stantes inclinato capite usquedum dicent…».
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Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

Dal contenuto si può rilevare che:


 la celebrazione della Pasqua nei titoli romani cominciava verso l’ora ottava, cioè verso
le 14.30. Nella Basilica papale del Laterano la veglia iniziava molto probabilmente più
presto, dal momento che i subddiaconi portavano una particella del pane consacrato
dal pontefice, nelle chiese titolari, per significare l’unità della comunità ecclesiale e
soprattutto l’unicità del mistero celebrato (Cfr. A.CHAVASSE, Le Sacramentaire
Gélasien, 100). Ciò lo si ritrova anche negli Ordines Romani.
Andando avanti nella consultazione di questa ultima parte del Sacramentario
Gelasiano si possono rilevare alcuni punti importanti:
1. Benedizione del cero pasquale, n° 426: Deus mundi conditor, auctor luminis, siderum
fabricator, deus qui iacentem mundum in tenebras luce perspicua retexisti, deus…. Si
tratta di un testo molto bello che fa allusione all’opera della Creazione;
2. Benedizione dell’incenso e del cero acceso, n° 429: Veniat ergo, omnipotens deus,
super hunc incensum larga tuae benedictionis infusio et hunc nocturnum splendorem,
invisibilis regnator, intende, ut non solum sacrificium quod ac nocte litatum est
archana luminis tui admixtione refulget…. Anche questa parte del testo esprime tutta la
forza che promana dalle parole nocturnum splendorem, le quali indicano Cristo
splendore che illumina la notte e libera gli uomini dalle tenebre del peccato;
3. Si trovano successivamente 10 letture ognuna delle quali è seguita da un’orazione,
relativa alla Sezione XLIII, ai numeri 431-442: si tratta delle Orationes per singulas
lectiones in Sabbato Sancto. La cosa interessante che si può rilevare è che per ogni
lettura c’è un riferimento esplicito, seguito dalla preghiera. In sostanza, avviene in
questo passaggio la sintesi di tutta la Parola di Dio proclamata e celebrata durante la
Veglia Pasquale41. Queste 10 Letture sembra che siano riservate al sacerdote, secondo
questa dizione: Post hoc surgens sacerdos a sede sua et dicit orationes 42. Pinell si
propone di dimostrare che le dodici orazioni del Gel 431-443 formano un complesso
eucologico unitario e indivisibile, che per la loro forma letteraria e per il loro contenuto
dottrinale, costituiscono il più grande capolavoro dell’eucologia latina. Pinell ritiene
che siano opera di Leone Magno e che esse contengano il nucleo essenziale della
teologia di San Leone. Il n° 443 è una rubrica vera e propria che descrive il rito del
41
Tali riferimenti sono: per la 1a Lettura: Sequitur lectio: In principio fecit deus (c’è un richiamo alla
Creazione), seguita dalla preghiera (v. riga 13); per la 2a Lettura: Sequitur de Noe (c’è un riferimento al
diluvio universale), seguita dalla preghiera (v. righe 20-25, col. 70), per la 3a Lettura: De Abraham tertia (c’è
un riferimento alla vocazione di Abramo), seguita dalla preghiera (v. righe 26-31, col. 70); per la 4a Lettura:
In Exodo quarta cum cantico: Cantemus domino (si celebra la vittoria sugli Egiziani e la liberazione di
Israele dalla schiavitù d’Egitto) seguita dalla preghiera (v. righe 32-34, col 70 e righe 1-4, col. 71); per la 5a
Lettura: In Esaia v (c’è un riferimento alla realtà della Chiesa futura) seguita dalla preghiera (v. righe 5-9, col
71); per la 6a Lettura: In Ezechihel vi (c’è un nuovo richiamo alla celebrazione del mistero pasquale) seguita
dalla preghiera (v. righe 10-14, col. 71); per la 7a Lettura: vii in Esaia cum cantico. Vinea domini (c’è un
riferimento ai santi profeti che precedono la storia della Chiesa), seguita dalla preghiera (v. righe 15-21, col.
71); per l’8a Lettura: Item in Exodo viii, seguita dalla preghiera (v. righe 22-26, col. 71); per la 9a Lettura: In
Deuteronomio cum cantico, seguita dalla preghiera (v. righe 27-34, col. 71). Infine, segue l’orazione finale
(Oratio post psalmum xli – v. n° 442, righe 3-14, col. 72). Da tutti questi riferimenti è dimostrato che, al
tempo del Gelasiano, accanto alla Parola si trova l’Eucologia. Si tratta, dunque, di un dato molto interessante
sia a livello storico, sia a livello liturgico.
42
J. PINELL., Ad celebrandum Paschale Sacramentum. Il complesso eucologico “per singulas lecturas” della
vigilia Pasquale secondo la tradizione gelasiana, opera di San Leone Magno, Ecclesia Orans 15 (1998) 163-
191.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 80
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

Battesimo secondo queste parole: Inde procedunt ad fontes cum laetania ab


baptizandum. Baptismum expletum consignantur ipsi infantes ab episcopo, dum
accipiunt septem dona gratia spiritus sancti, et mittit chrisma in frontibus eorum.
Postea vero ipse sacerdos revertit cum omnibus ordinibus in sacrario. Et post
paulolum incipiunt tertia laetaniam, et ingrediuntur ad missas in vigilia, ut stella in
caelo apparverit. Et sic temperent, ut in trinitate numero ipsae laetaniae fiant. Ciò
rimanda al n° 432 dove dice: Deus inconmutabilis virtus, lumen aeternum, respice
propicius ad totius aeclesiae tuae mirabile sacramentum et opus salutis humane
perpetuae dispositionis effectu tranquillus operare, totusque mundus experiatur et
videat delecta erigi, inveterata novari, et per ipsum redire omnia in integrum, a quo
sumpseret principium. E’ una preghiera molto difficile da tradurre, tanto che non ci
sono delle buone traduzioni in lingua volgare. Infine, il senso pasquale, in riferimento
alla Liturgia della Parola, lo troviamo nell’orazione al n° 437, dove dice: Deus, qui nos
ad celebrandum paschale sacramentum utriusque testamenti paginis inbuisti da nobis
intelligere misericordias tuas, ut ex perceptione praesentium munerum firma sit
expectatio futurorum.
4. Segue la benedizione del fonte, in base alla Sezione XLIV ai numeri 444-448; essa
porta il titolo: Inde discendis cum laetania ad fonte. Benedictio fontis.
5. Segue il Battesimo, accompagnato dalla triplice domanda e dalla triplice immersione,
in base alla Sezione XLIV, al n°449.
6. Segue l’Unzione post-battesimale fatta dal presbitero, secondo la Sezione XLIV ai
numeri 450-452.
7. Infine, viene cantato il Gloria in excelsis Deo, in base alla Sezione XLIV e al n° 452.

 la rubrica del n° 443, come è gia stato visto, descrive il procedimento del rito
battesimale: in questo frangente si parla della consignatio. A tale riguardo, non c’è, però,
alcun accenno alla Cresima.

BENEDIZIONE DEL FONTE BATTESIMALE


Si tratta di una lunga benedizione dell’acqua battesimale che già si trova in
Tertulliamo. Nella Sezione XLIV, ai numeri 444-448, si trova una lunga Eucologia,
considerata maggiore, che può essere suddivisa in diversi momenti. Essa inizia così:
Omnipotens sempiterne deus, adesto magne pietatis tuae mysteriis, adesto sacramentis et
ad creandos novos populos, quos tibi fons baptismatis parturi, spiritum ad / optionis
emitte, et quod humilitatis nostrae gerendum est ministerio, tuae virtutis conpleatur
effectus. Si tratta di un’introduzione che ricorda, in primo luogo, l’opera della Creazione e
la generazione di un nuovo popolo generato dall’acqua battesimale.
La seconda parte è costituita dal n° 445 dove viene messa in evidenza la potenza
dell’opera di Dio, secondo queste parole: Deus, qui invisibili potentia tua sacramentorum
tuorum mirabiliter operaris affectum, et licet nos tantis misteriis exquientis simus indigni,
tu tamen gratiae tuae dono…La terza parte si trova, sempre al n° 445, alle righe 26 e 29,
dove si trovano le espressioni: ipsa mundi primordia ferebatur e in ipsa diluvii effusione
signasti; c’è qui un chiaro riferimento all’acqua della creazione ed al Diluvio come
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 81
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

tipologia del Battesimo. Si tratta dell’acqua della Creazione sulla quale aleggia lo Spirito,
mentre il Diluvio è il simbolo del male che viene distrutto ed estirpato, nonché indica
l’inizio della virtù. Alla riga 31, nella quarta parte, si trova anche l’espressione: respice,
domine, in faciem acelesiae tuae et multiplica in ea generationes tuas, quae gratiae tuae
effluentis impetum…Essa richiama al fonte visto come l’utero, nel quale viene generata la
nuova creazione: questo è un tema molto caro ai Padri della Chiesa, come Clemente
Alessandrino e Tertulliano. Il fonte è la madre che partorisce una nuova creatura. L’acqua
non soltanto genera, ma anche distrugge il male. Dunque, genera il bene e purifica il male.
In questo ambito, ritorna l’immagine del Diluvio, secondo anche questa espressione alle
righe 6 e 7 della col. 73 della quinta parte o momento: Procul ergo hinc iubente te, domine,
omnis spiritus immundus abscidat…
Segue un nuovo momento, il sesto, indicato dalle parole: Hic signas. Forse è la
parte più epicletica, dal momento che si tratta della benedizione dell’acqua vera e propria.
L’acqua è raffigurata in quattro fiumi, che indicano sia l’origine della Creazione, sia
l’acqua che il popolo eletto berrà nel deserto. Si tratta di una tipologia che richiama alla
realtà di Cristo e al battesimo cristiano. Infatti, al n° 446 dice: Unde benedico te, creatura
per deum vivum, per deum sanctum, per deum qui te in principio verbo separavit ab arida
et in quattor fluminibus totam terram rigare praecepit, qui te in deserto amarem
suavitatem inditam fecit esse potabilem et sitienti populo de petra produxit. Benedico te et
per Iesum Christum filium eius unicum dominum nostrum, qui te in Channa Gallileae
signo ammirabili sua potentia convertit in vinum, qui pedibus super te ambulavit et a
Iohanne in Iordane in te baptizatus est, qui te una cum sanguine de latere suo produxit et
discipulis suis iussit, ut credentes baptizarentur in te dicens: Ite docete omnes gentes
baptizantes eos in nomine patris et filii et spiritu sancti.

Da questo testo sono evidenti alcune figure sia dell’Antico Testamento, sia del
Nuovo Testamento, come ad esempio, l’acqua amara che diventa dolce, l’acqua sgorgata
dalla roccia, l’acqua trasformata in vino a Cana, l’acqua sulla quale Gesù camminò,
l’acqua del Battesimo e l’acqua che esce dal costato di Cristo. Dunque, si tratta di una
grande Benedizione dell’acqua43, strutturata secondo l’anamnesi che indica tutti i momenti
nei quali l’acqua stessa ha assunto un ruolo salvifico.
Segue il n° 447: Hic sensum mutabilis. Haec nobis praecepta servantibus tu, deus
omnipotens, clemens adesto, tu benignus aspira, tu has simplices aquas tuo ore benedictio,
ut praeter naturalem emundationem, quam lavandis possunt adhiberi corporibus, sint etim
purificandis mentibus efficaces. Quest’acqua svolge la funzione di purificazione: essa va
oltre la sua funzione naturale, esprimendo l’efficacia battesimale.
Tale formula si conclude, poi, con il n° 448: Discendat in hanc plenitudinem fontis
virtus spiritus tu et totam huius aquae substantiam regenerandis fecundet effectu 44…Ci si
trova dinanzi ad un’epiclesi ancora più pronunciata e resa evidente dalla parola
“Discendat”. Tutto questo si conclude con il n° 449, dove si trova la formula: Inde
benedicto fonte baptizas unumquemque in ordine suo sub has interrogationes. Si tratta del
momento in cui il vescovo chiede al candidato la professione di fede per tre volte secondo
43
Essa indica la pienezza dello Spirito che feconda l’acqua per la rigenerazione. È proprio una preghiera
pienamente romana. Nel Veronense si trova, n° 1331, una formula molto breve che fa allusione allo Spirito
che aleggia sulle acque nel racconto della Genesi; si ricorda anche l’acqua del Giordano e si evoca il mistero
di Pasqua, che cancella il peccato e fa rinascere in Cristo.
44
Tale formula si trova nell’OICA 215: si tratta di una benedizione che accompagna con la teologia, dal
Gelasiano in poi, tutti i riti dell’Iniziazione cristiana.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 82
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

tre articoli: il credere in Dio Padre Onnipotente, il credere in Gesù Cristo figlio dell’unico
Dio Salvatore, il credere allo Spirito Santo, alla Santa Chiesa, alla remissione dei peccati e
alla risurrezione della carne.
Al riguardo di questo argomento sviluppato, è bene leggere un bel commento a
questa preghiera, fatto da P. Nocent nelle pagine 52 e 55 di Anàmnesis 3/1 il quale divide
la benedizione in nove paragrafi45.

Le fonti di questa famosa preghiera si possono leggere in questo studio di Nocent.


Conclude così: “Sembra quindi più probabile pensare che il testo di questa benedizione
fosse conosciuto a Ravenna all’inizio del V secolo, ma composto a Roma.

RITO DEL BATTESIMO


Il n° 449 prevede la triplice immersione del Battesimo, accompagnata dalle
interrogazioni: si tratta del rito del Battesimo vero e proprio46.

Unzione postbattesimale fatta dal presbitero


Con il n° 450, all’uscita dal fonte battesimale, il neo-battezzato viene unto con il
santo crisma, dal sacerdote; questo momento è accompagnato dalla seguente formula:
Deus omnipotens, pater domini nostri Iesu Christi, qui te regeneravit ex aqua et spiritu
sancto quique dedit tibi remissionem omnium peccatorum, ipse te linit chrisma salutis in
Christo Iesu domino nostro in vitam aeternam47. Si tratta dell’unctio post battesimo. C’è da
dire anche che tale formula pone in evidenza gli effetti salutari del Battesimo, a partire
dalla rigenerazione mediante l’acqua, sino al dono dello Spirito Santo e la remissione.

45
Secondo P. Nocent, tali paragrafi sono: 1) «Omnipotens sempiterne Deus… compleautur» (v. n° 444, righe
17-21: è un’introduzione nella quale si ricorda la creazione di un popolo nuovo, generato nell’acqua
battesimale e l’adozione realizzata attraverso il sacramento); 2) «Deus qui invisibili potentia…aures tuae
pietatis inclina (v. n° 445, righe 22-25: Dio opera delle meraviglie nei suoi sacramenti e non abbandona
l’uomo); 3) «Deus ciuius spiritus…origo virtutum» (v. n° 445, righe 26-30: si ricorda l’acqua primordiale
della creazione sulla quale aleggia lo Spirito. Fino ad allora l’acqua era preparata per santificare. Il Diluvio è
tipo dello sterminio del male e punto di partenza della virtù); 4) «Respice, Domine, in faciem ecclesiae…
gratia mater infantia» (v. n° 445, col. 72, righe 31-33 e col 73, n° 445, righe 1-6: il fonte battesimale è aperto
alle nazioni. L’acqua della rigenerazione è stata preparata da secoli.); 5) «Procul ergo hinc… indulgentiam
consequantur» (v. col. 73, n° 445, righe 6-14); 6) «Unde benedico te, creaturae aqua… baptizantes eos in
nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti» (v. col. 73, n° 446, righe 15-26: Si tratta propriamente della
benedizione dell’acqua della quale sono utilizzati i tipi, di cui si è detto sopra); 7) «Haec nobis praecepta…
purificandis mentibus efficaces» (v. col. 73, n° 447, righe 27-31: è l’acqua che purifica gli spiriti); 8)
«Discendatin hanc plenitudinem… nova infantia renascatur» (v. col. 73, n° 448, riga 32 e col. 74, riga 1:
indica la pienezza dello Spirito che rende feconda l’acqua per la rigenerazione ); 9) «Per Dominum…» (v.
col. 74, righe 1-3).
46
Lo si fa per immersione con la triplice interrogazione sulla fede nel Padre, nel Figlio, nello Spirito, nella
Chiesa, nella remissione dei peccati, nella risurrezione della carne. Ad ogni interrogazione sulla fede, il
battezzando risponde Credo. Non esiste nessun’altra formula battesimale.
47
Tale formula è contenuta nel n° 223 dell’OICA (Untio post Baptismum) attuale. Secondo Nocent questa
preghiera si trova anche nel De Sacramentis e nel De Mysteriis di Ambrogio (SC 25 bis, 88-89).
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 83
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

Confermazione conferita dal Vescovo48


Con il n° 451, si ha una successiva formula, per la quale interviene, stavolta, il
vescovo: Deinde ab episcopo datur eis spiritus septiformis. Ad consignandum inponit eis
manum in his verbis. Essa prosegue con le seguenti parole: Deus omnipotens, pater domini
nostri Iesu Christi, qui regenerasti famulos tuos ex aqua et spiritu sancto quique dedisti eis
remissionem omnium peccatorum: tu domine, immitte in eos spiritum sanctum tuum
paraclytum et da eis spiritum sapientiae et intellectus, spiritum consilii et fortitudinis,
spiritum scientiae et pietatis; adimple eos spiritum timoris dei: in nomine domini nostri
Iesu Christi, cum eo vivis et regnas deus semper cum spiritu sancto per omnia saecula
saeculorum. Amen. E’ una formula simile alla precedente perché si richiama anch’essa agli
effetti del Battesimo
Con il n° 452, si ha la descrizione della signazione con il santo crisma. Il Vescovo
segna il neofita sulla fronte con la formula: Signum Christi in vitam aeternam. Poi, offre il
bacio di pace dicendo: Pax tecum. Questo testo resterà invariato fino al nostro rituale, tanto
da essere ancora presente nell’OICA 365, anche se con qualche variante. Alla preghiera
segue la rubrica che indica come deve svolgersi il rito della signatio. Il n° 452 si conclude
con le parole: Inde vero cum laetania ascendit ad sedem suam et dicit: Gloria in excelsis
Deo.
Con la Sezione XLV e con il n° 453, inizia l’eucologia vera e propria della Messa
di Pasqua. Infatti, porta il titolo: Orationes et praeces ad missam nocte. Qui si nota che il
redattore omette la vestizione postbattesimale. Possiamo presuporre che la liturgia romana
del secolo VI non conosceva una formula propria della consegna della veste battesimale,
ma sicuramente conosceva la spoliazione prebattesimale anche se questa non menzionata,
eccetto che nei formulari che regolano l’amministrazione del Battesimo agli infermi: cum
autem expoliatur infirmus, benedicit fontem (Gel 603).

L’esistenza della spoliazione del bambino prima dell’immersione nel fonte è così
evidente dal contesto celebrativo che non necessita di ulteriori spiegazioni. Ma se il
redattore non trova una sufficiente motivazione per inserire una rubrica o un indicazione
sulla consegna della veste candida, l’eucologia da lui tramandata ci testimonia l’influsso
della vestizione battesimale sul linguaggio teologico riguardante il sacramento del
battesimo.
In questo ambito, però, ci sono due testi eucologici del Gelasiano che conservano
un chiaro richiamo alla simbologia della veste battesimale; con ciò la tradizione romana
continua a esprimere il mistero battesimale con i termini indumenti e induere. Si tratta del
formulario LXXI, che contiene il rito Ad caticuminum ex pacano faciendum Gel 598-601. I
due testi sono interessanti anche a causa della presenza di un simile linguaggio simbolico
delle vesti nell’eucologia della tradizione gallicana e in alcune liturgie orientali, in cui,
però, non si allude al battesimo, ma alla confermazione.

Il Sacramentario gelasiano offre un’importante testimonianza sull’uso della veste


battesimale nella tradizione liturgica romana. La veste battesimale veniva data agli infantes
appena battezzati, ma l’uso di indossarla durante l’intera Ottava pasquale viene a mancare,
48
In questo momento il vescovo interviene per la confermazione. Il termine usato per designarla è ad
consignandum. Il vescovo impone la mano per donare lo Spirito settiforme con la preghiera Deus
omnipotens, Paier Domini..., che ricorda i sette doni dello Spirito. Ancora oggi si trova nell’OICA 230.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 84
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

sia a causa della tenera età dei battezzati, sia a causa dell’omissione delle catechesi
mistagogiche e delle riunioni liturgiche dei neofiti nella settimana pasquale.

Ritornando al n° 452, si può notare che il rituale vero e proprio del Battesimo
aggiunge: inde vero laetania ascendit ad sedem suam et dicit: Gloria in excelsis Deo (v.
righe 37-38, col. 74). Ciò indica che la Veglia prosegue con il Gloria e, quindi, il battesimo
ha luogo tra le letture ed il Gloria medesimo, tanto da avere una collocazione diversa dalla
nostra. Si conclude così la prima tappa di formazione del rituale gelasiano dell’iniziazione
cristiana. Naturalmente, la celebrazione eucaristica, che completa l’iniziazione, incomincia
dal Gloria in escelsis Deo, ma il rituale non mette in rilievo questa prima parte
dell’Eucaristia.

Seconda tappa
La seconda tappa di formazione del rituale gelasiano dell’iniziazione cristiana
comprende le sezioni LXVI-LXXVI: Si tratta del Rituale dell’iniziazione del sabato di
Pentecoste, che va dai numeri 592 a 617; esso comprende diverse circostanze. Esso
riguarda la descrizione della Veglia Pasquale e costituisce quasi un doppione della prima
tappa sopra illustrata. Di questa seconda tappa si può accennare alla struttura così disposta:
 Sez. LXVI, n° 592: Sabbato pentecostem caelebratis baptismum sicut in nocte
sanctae paschae. Egrotanti caticumino inposita manuum;
 Sez. LXVII, n° 593: Item inposito manus energumenum caticuminum;
 Sez. LXVIII, n° 594: Item alia pro paruulo energuminum;
 Sez. LXVIIII, n° 595: Oratio super caticuminum infirmum;
 Sez. LXX, n° 596: Si fuerit baptizandus, accedens sacerdos / dicit ei orationem
et symbulum, et catacizat eum his verbis, inposita manu capiti eius. Deinde dicit
hanc orationem super eum: Nec te lateat, satanas, sicut scriptum est in sabbato;
 Sez. LXX, n° 597: è la preghiera indicata dalla rubrica al n° 596 che inizia con
le parole, Te domine, supplices exoramus, ut visitationi tua sancta erigas ad te
famulum tuum…;
 Sez. LXXI, nn°598-601: Item ad caticuminum ex pacano faciendum49;
 Sez. LXXII, n° 602: Item ad succurrendum infirmum caticuminum50;
 Sez. LXXIII, nn° 603-604: Cum autem expoliatur infirmus, benedicit fontem;

49
La rubrica che segue dice: «Gentilem hominem cum susceperis, in primis catacizas eum divinis sermonibus
et das ei monita, quemadmodum post cognitam veritatem vevere debeat. Post haec facies eum caticuminum:
exsufflas in faciem eius et facis ei crucem in fronte; inponis manum super caput eius his verbis. Accipe
signum crucis tam in fronte quam in corde…» (v. col. 93, righe 11-17 dei nn° 598-599). Continuando a
consultare la Sez. LXXI al n° 600 è indicata la preghiera che segue: «Sequitur oratio», mentre al n° 601,
riprende la rubrica con una preghiera conclusiva la Sez. LXXI.
50
In questo caso, diversamente di come si è verificato nella prima tappa, avviene la rinuncia a Satana e alle
sue opere da parte del candidato al battesimo.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 85
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

 Sez. LXXIIII, nn° 605-606: Item alia ad cuccurrendum;


 Sez. LXXV, nn° 607-616: Item alia benedictio51;
 Sez. LXXVI, n° 617: Ad succurrendum. Benedictio olei exorcizato.

Con la Sez. LXXVII si conclude definitivamente il Gelasiano Vetus, per quanto


riguarda i riti dell’Iniziazione Cristiana, notando, in questa seconda tappa, un accento
marcato sull’iniziazione dei catecumeni infermi. Si nota, però, un rito più semplice che
inizia con la benedizione dell’acqua, a cui segue il battesimo di un bambino, accompagnato
dall’unzione del sacro crisma, ad opera del presbitero. Alle colonne 96 e 97 è evidente la
comunione sotto le due specie, anche nel caso in cui non dovesse svolgersi la Messa.
Infine, avviene la Cresima, amministrata dal Vescovo, seguita da un’orazione propria e con
l’unzione del crisma sulla fronte del neofita.

Conclusione

Dalla Lettura del Gelasiano Vetus, si nota, in primo luogo una grande ricchezza ed
una varietà di elementi che vanno dalla simbologia, alla ritualità, all’eucologia e alla
celebrazione della Parola di Dio, insieme alla catechesi. Il Sacramentario Gelasiano offre,
dunque, il prototipo dell’Iniziazione cristiana della Liturgia Romana, sino ai nostri giorni.
Questo sacramentario, tuttavia, contiene dei testi che a livello redazionale pongono delle
difficoltà, di non facile soluzione, soprattutto per quanto riguarda l’interpretazione delle
fonti. Da ciò si possono trarre diversi punti:
1. I ministri operanti nei riti sono il sacerdote (presbyter e sacerdos); il vescovo, è
designato col nome episcopus, al quale è riservata l’imposizione della mano e
l’unzione della confermazione; segue il diacono che svolge la funzione per le
monizioni; all’accolito, invece, toccano diversi interventi, in primo luogo, gli
esorcismi. Ciò pone in evidenza che ognuno svolge un ruolo a lui propriamente
assegnato, caratterizzando, in questo modo, la ricchezza della celebrazione
liturgica dell’Iniziazione cristiana.

2. Le rubriche mostrano sufficientemente che il rituale è stato composto per i


bambini.

3. C’è una ricchezza di linguaggio non verbale: a tale proposito c’è un libro del
Prof. Valenziano dal titolo: Liturgia e Antropologia; in esso si trova un
bellissimo commento al tema dell’olio, a partire dall’Iniziazione Cristiana.

4. Manca il riferimento alla seconda domenica di Quaresima; si passa dalla prima


domenica di Quaresima, riservata una volta per l’iscrizione del nome, alla terza
domenica, in cui ha luogo solamente il primo scrutinio. La spiegazione è data
51
In questa sezione, si verifica l’esorcismo (v. col. 95, n° 607, righe 21-27) del futuro battezzato ed avviene
l’interrogazione triplice sulla confessione di fede, accompagnata dalla triplice immersione nell’acqua (v. col.
95, n° 608, righe 28-31, col. 96, nn° 608, 609, 610, 611, 612, 613, 614, 615, righe 1-37 e col. 97, n° 616,
righe 1-5).
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 86
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

dalle Quattro Tempora, la cui celebrazione si è introdotta nella Quaresima


durante la prima settimana. Il sabato delle quattro tempora comportava
parecchie letture e aveva la struttura di una vigilia; la messa era celebrata il
sabato notte come veglia e non era celebrazione domenicale, così i sacramentani
portano per le seconde domeniche di Quaresima domenica vacat.

IL SACRAMENTARIO GREGORIANO
Il riferimento delle Dispense del Professore, alle pagine numerate da 180 a 189 e da
334 a 337, riguarda il Sacramentario Gregoriano d’Adriano: inviato a Carlo Magno verso
la fine dell’VIII secolo, non comprende più veri scrutini, ma piuttosto dei gruppi di
esorcismo. A questo punto diventa interessante vedere lo schema generale dove si notano
chiaramente due linee diverse:
1. Un rito battesimale in varie tappe, che arriva direttamente dal Gelasiano e dall’Ordo
Romanus XI. E’ un rito molto ridotto.

2. Inoltre, c’è un’altra celebrazione che viene anche dalle stesse fonti, ma tramite il
Supplemento di Benedetto di Aniane.

Sappiamo bene che il Sacramentanio Gregoniano è un libro per la liturgia papale, e che
il papa non aveva bisogno di avere tutto il rituale battesimale nel suo libro, perché egli
veniva soltanto alla fine della stessa celebrazione, per la benedizione del fonte battesimale;
per il rito completo i sacerdoti e i titoli utilizzavano l’Ordo XI ed il Gelasiano. Non
descrive lo svolgimento della celebrazione, ma indica soltanto la collocazione ed il titolo
delle rubriche.

Osservando il contenuto, nel Gregoriano ex Adriano autentico ci sono due gruppi di


testi:
 Tre esorcismi fuori della Quaresima;
 Il battesimo e la confermazione.

Gli esorcismi si trovano dopo le preghiere universali del Venerdì Santo (nn° 338-355) e
prima delle orazioni che corrispondono alle letture della Veglia pasquale (nn° 362 ss).
Questi testi sembrano essere piccoli testi del rituale completo, inseriti a questo
punto per motivi non del tutto chiari.

Entrando più dettagliatamente negli esorcismi si possono osservare diversi gruppi:


PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 87
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

1.  al n° 356-357 avviene la benedizione del sale e l’orazione ad catechumenum


faciendum, è ciò che è rimasto del 1° scrutinio del Gelasiano Vetus. Infatti, il 356
corrisponde, più o meno, al GeV 288, mentre il 357 corrisponde al GeV 285. Dunque,
il primo gruppo inizia con l’esorcismo del sale: Benedictio salis (v. n° 356-357);
comprende anche la Sez. 81, n° 358 con queste parole: Oratio catechumenum
faciendum. Questo tipo di celebrazione non è affatto legata alla Quaresima.

2.  al n° 358 si trova l’orazione sui bambini durante la Quaresima, per la expositio


evangeliorum, che rappresenta un frammento del terzo scrutinio (v. GeV 298). Si tratta
del secondo gruppo di esorcismo che prevede la consegna dei Vangeli. Tale
celebrazione si svolge durante la Quaresima, in preparazione al battesimo dei bambini,
come indica il titolo della Sez. 82: Oratio super infantes in quadragesima ad quattor
evangelia.

3.  ai nn° 359-361 si trova il terzo gruppo di esorcismo che comprende la celebrazione


del Sabato Santo: Oratio in sabbato Paschae. Ad reddentes dicit domnus papa, post
pisteugis. Item ad catechizandos infantes: Nec te latet… Post tangit singulis nares…
(GeV 419-421)52. Si tratta di un esorcismo, dove si trova il rito dell’effeta (Post hoc
tangit singulis nares et aures et dicit eis: Effeta. v. col. 182, n° 360, riga 10), e della
rinuncia a Satana (Postea tangit de oleo sancto scapulas et pectus ei dicit: Abrenuntias
satanae. Et respondit: Abrenuntio. Et omnibus operibus eius. Respondit: Abrenuntio.
Et omnibus pompis eius. Respondit: Abrenuntio. v. col. 183, n° 361, righe 1-4). A
motivo di tutto questo, si ricorda che nella Tradizione Apostolica quest’ultimo
scrutinio/esorcismo era riservato al vescovo, ma nel Gelasiano questo è compiuto dal
sacerdote. Questo fatto fa pensare che forse il papa celebrava gli stessi riti nella basilica
lateranense.

5.  ai nn° 363-372 della Sez. 84, è interessante notare la celebrazione della Parola di
Dio, accompagnata dalle orazioni, dopo la Lettura. Si nota, dunque il seguente ordine:
a. al n° 362: Lectio libri genesi. In principio fecit deus caelum et terram (c’è un
riferimento esplicito all’opera della Creazione da parte di Dio);
b. al n° 363: Deus qui mirabiliter creasti hominem et mirabilius redemisti…(riprende
il tema della Creazione per chiedere a Dio la possibilità di giungere ai beni eterni.
Si nota qui un’accento di natura escatologica, come per dire che tutta la Creazione
è orientata verso il premio della Vita Eterna);
c. al n° 364: Lectio libri exodi. Factum est autem in vigilia matutina (c’è un richiamo
agli avvenimenti salvifici dell’AT, relativi alla liberazione di Israele dalla schiavitù
d’Egitto: si tratta della Pasqua Ebraica);
d. al n° 365: Deus cuius antiqua miracula in praesenti quoque saeculo coruscare
sentimus, praesta quaesumus ut sicut priorem populum ab aegyptiis liberasti, hoc
ad salutem gentium per aquas baptismatis operaris: la preghiera riprende il tema
della Lettura, ma dà un significato più profondo al passaggio dalla schiavitù
d’Egitto alla libertà nella Terra promessa. C’è un senso soteriologico molto più

52
Si trova lo stesso testo nel Sacramentario di Padova: cfr. J. DESHUSSES, Le Sacramentaire grégorien ses
principales formes d’après les plus anciens manuscrits, III, Fribourg 1971, 631.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 88
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

marcato, contraddistinto dall’elemento dell’acqua che richiama incontestabilmente


alle realtà battesimali);
e. al n° 366: Lectio esaiae prophetae. Et adpraehendent VII mulieris unum hominem
(richiama al tema dell’uomo preso da sette donne),
f. al n° 367: Deus qui nos ad celebrandum paschale sacramentum, utriusque
testamenti paginis instruis, da nobis intellegere misericordiam tuam…(anche in
questo caso c’è una previsione escatologica, anticipata già dal testo di Isaia 4,1);
g. al n° 368: Lectio esaiae prophetae. Est hereditas credentibus in domino (è esplicito
il riferimento a coloro che credono nel Signore, che richiama al tema della fede);
h. al n° 369: Deus qui ecclesiam tuam semper gentium vocatione multiplicas,
concede propitius ut quas aqua baptismatis abluis continua protectione tuearis: la
preghiera collega il tema della fede al tema del battesimo, chiedendo la protezione
di coloro che si sono a Lui affidati);
i. al n° 370: De psalmo xli. Sicut ceruus desiderat (è un salmo che invita alla fiducia
totale in Dio, giacché egli è la vera rupe che salva e non lascia vacillare colui che in
essa si rifugia. Ciò giustifica il collegamento al tema del Cero Pasquale, fonte e
portatore di luce fra le tenebre);
j. ai nn° 371-372 seguono in alternativa due preghiere. Ambedue esplicitano il
riferimento al Cero Pasquale posto nell’acqua del Fonte Battesimale, anticipando
così, quello che avverrà con la Sez. 85, dove si parla della Benedictio Fontis.

Il battesimo e la confermazione Gr 373 ss.


Non ci sono, in questo caso, informazioni sulla formula del battesimo. In questa
parte, il lavacro e la confermazione sono piuttosto accennati che descritti.
Dopo la Benedictio fontis (Gr 373-374 = Gel V 444-448), c’è una rubrica molto
breve nel n° 375 che dice: Baptizat et linit eum presbiter de chrisma in cerebro, et dicit,
dunque, si tratta della prima unzione postbattesimale del GeV 450.

Al n° 376, segue un’altra orazione fatta dal vescovo per l’imposizione della mano e
la consignatio con il segno della croce (v. GeV 451). L’unzione fatta dal vescovo nel
Gelasiano non è menzionata nel Gregoriano.

Altri riferimenti battesimali: battesimo degli infermi.


Nei numeri 980-984 troviamo i testi per il battesimo dei moribondi, in un rito molto
abbreviato. Si nota, dunque, la seguente struttura:
 Sez. 205, n° 980: Orationes ad Baptizandum infirmum;
 Sez. 206, n° 981: Oratio aquae ad baptizandum infirmum;
 Sez. 207, n° 985: Orationes aquae exorcizatae in domo.

In modo particolare nella Sez. 206, ai nn° 982-984, c’è l’esplicitazione del rito
battesimale, tenendo presente anche che al n° 982 è indicata la formula battesimale: Ill.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 89
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

tali, baptizo te in nomine patris et filii et spiritus sancti. Dopo questa formula, al n° 983
segue l’unzione con il crisma sul capo del candidato, seguito da una preghiera: Deus tangis
eum de chrisma in caput, et dicis orationem istam. Deus omnipotens pater domini nostri
Iesu Christi qui te regeneravit ex aqua et spiritu sancto quique dedit tibi remissionem
omnium peccatorum ipse te liniet chrisma salutis in vitam aeternam. Infine, al n° 984,
avviene l’amministrazione della Cresima, oltre alla Comunione: Communicas et confirmas
eum.

Ritornando alla formula battesimale, sopra menzionata, la si potrebbe paragonare


con quella del GeV 449. Adesso, però, la triplice domanda sulla fede sparisce e viene
sostituita con la formula indicativa: Talis, baptizo te in nomine patris et filii et spiritus
sancti. Si tratta di una formula battesimale dichiarativa, diversa da quella caratterizzata
dalle famose interrogazioni sui tre principali articoli di fede. Questo fatto indica che tali
interrogazioni sobo sostituite da questa nuova formula battesimale. Sparisce, dunque, la
triplice domanda sulla fede. In ultima analisi, c’è da notare che quasi sempre sono i
bambini ad essere battezzati, i quali non sono in grado di rispondere alle interrogazioni.
Questa è forse la ragione ultima di questo cambiamento sopravvenuto che ha spinto la
tradizione a mettere da parte lo stile delle interrogazioni medesime.

Ritornando al n° 983, è importante ricordare che la formula per la prima unzione è


post battesimale, di carattere presbiterale: di essa c’è una corrispondenza con il GeV 450;
nella rubrica si trova la seguente dizione: postea tangis eum de chrisma et spiritus sancti.

Conclusione
Dal contesto che esso offre, il Sacramentario Gregoriano non è adatto per il rituale
del battesimo. Esso indica qualche cambiamento che può interessarci per vedere lo
svolgimento del rito. Ci sono diverse preghiere, ma – come è già stato detto, il rituale è
stato molto ridotto. Si capisce, dunque, l’atteggiamento dei personaggi nell’Impero
carolingio, che dovevano riempire le lacune del Gregoriano con riti e preghiere prese
altrove. Rimane, comunque, il riferimento alla formula battesimale con la novità che essa
comporta rispetto al passato. Certamente contrassegna un cambiamento della stessa
tradizione liturgica in seno alla Chiesa, direttamente collegata alle vicissitudini del tempo.

IL SUPPLEMENTO AL GREGORIANO53
Il supplemento ha preso il rituale battesimale principalmente dal Gelasiano e
dall’Ordo XI, e la cosa più notevole riguardo a questo libro liturgico assai particolare è il
fatto che tutti i riti del battesimo sono uniti in un’unica celebrazione: vale a dire che aveva
raggruppato insieme in una sola celebrazione, l’entrata al catecumenato, gli esorcismi, i riti
del Sabato Santo e il battesimo con la possibilità della Confermazione. Questo dimostra
che, a poco a poco, verranno meno il catecumenato e la preparazione per tappe. Insomma,
come si vedrà nell’Ordo XI, tutto verrà ritualizzato. Rimane, comunque, forte l’influenza
del Gelasiano e la celebrazione unitaria dei tre sacramenti, anche se la Confermazione

53
Il supplemento al Gregoriano è indicato nelle Disp. cit. del Professore, alle pagine numerate dal 370 al 379.
Esso è situato subito dopo il Sacramentario Gellonense e prima del Pontificale Romano Germanico.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 90
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

verrà celebrata soltanto alla presenza del Vescovo. Nel Supplemento mancano le rubriche:
lo stesso rito pare che si svolga dopo le Letture, tanto che la sua collocazione appare un po’
insolita.
Questo supplemento è diviso in tre parti:
1) riti preparatori (1065-1082);
2) il Battesimo (1083-1086);
3) i riti post battesimali (1087-1089).

Di essi si può dare uno sguardo sintetico.

1) RITI PREPARATORI.
Oltre a Pasqua, il battesimo incomincia a essere amministrato anche a Pentecoste, a
Natale e in alcune feste dei Santi. Questo aspetto è già presente nel Gelasiano, come si è
potuto vedere, perché nella seconda tappa parla in modo esplicito della celebrazione del
Battesimo nel periodo di Pentecoste. A tale riguardo può essere interessante vedere la
rubrica 1064: Inde descendendum ad fontes cum litania. Come è già stato accennato,
sembra che tutto questo rito si svolga dopo le letture ed, inoltre, si parla non di Pasqua ma
di Pentecoste. I riti preparatori sono così articolati:
1. 1065-1067: l’entrata nel catecumenato. Tutto è stato preso dal Gelasiano; essi
sono così disposti:
 n° 1065: Oratio ad caticuminum faciendum. Deus sempiterne
deus pater domini nostri Iesu Christi, respice dignare super hanc
famulum tuum…;
 n° 1066: Alia. Preces nostras quaesumus domine clementer
exaudi et hunc electum tuum crucis dominicae cuius inpraessione
eum signum virtute custodi, ut…;
 n° 1067: Alia. Deus qui humani generis ita es conditor, ut sis
etiam reformator, propitiare adoptius, et novo testamento sobolem
novae prolis adscribe, ut filii promissionis quod…;
2. 1068-1070: l’imposizione del sale. Ha origine dal Gelasiano; essi così si
dispongono:
 n° 1068: Benedictio salis dandum caticuminum. Exorcizo te
creatura salis in nomine dei patris omnipotentis, et in caritate
domini nostri Iesu Christi, et in virtute spiritu sancto. Exorcizo te
per deum vivum, et per deum verum, qui te ad tutelam humani
generis procreavit…;
 n° 1069: Hac oratione expleta accipiat sacerdos de eodem sale
et ponat in ore infantis dicens illi: Accipe sal sapientiae propitius
in vitam aeternam;
 n° 1070: Oratio post sal. Deus patrum nostrorum, deus univer-
sae conditor veritatis, te supplices exoramus, ut hunc famulum
tuum respicere digneris propitius, et hoc primum pabulum salis
gustantem, non diutius esurire permittas…;
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Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

3. 1071-1079: gli esorcismi dei quali c’è qualche aggiunta del Gelasiano, tranne il
1074 che, invece, ha attinto dal Gelonensis 2233; essi così si
dispongono:
 n° 1071: Iterum fac crucem in fronte eius et dic hanc orationem:
Deus abraham, deus, isaac, deus, iacob, deus qui moysi famulo tuo
in monte synai apparuisti, et filios israhel de terra aegypti eduxisti,
deputans eis angelum pietatis tuae, qui custodiret…ut similiter
custodiat et hunc famulum tuum, et perducat eum ad gratiam
baptismi tui;
 n° 1072: Ergo maledicte diabole recognoscere sententiam tuam,
et da honore de deo vivo et vero, da honorem Iesu Christo filio eius
et spiritui sancto, et recede ab hoc famulo dei…Et hoc signum
sanctae crucis quod nos fronti eius damus, tu maledicte diabole,
numquam audes violare:
 n° 1073: Item super faeminas. Deus caeli, deus terrae, deus
angelorum, deus archangelorum…deus cui omnis lingua
confitetur…te invoco domine super hanc famulam tuam ut
perducere eam digneris ad gratiam baptismi tui. Ergo maledicte.
Ut supra (v. n° 1072. Si tratta dell’esorcismo per le donne);
 n° 1074: Super masculum. Deus immortale praesidium omnium
postulantium, liberatio supplicum, pax rogantium…te invoco super
hunc famulum tuum, qui baptismi tui donum potens, aeternam
consequi gratiam spiritali generatione desiderat. Accipe eum
domine, et quia dignatus es dicere: petite et accipietis, quaerite et
invenietis, pulsate et aperietur vobis…promissa tui muneris regna
percipiat (è un esorcismo compiuto sugli uomini);
 n° 1075: Audi maledicte satana adiuratus per nomen aeterni
dei, et salvatoris nostri filii eius, cum tua victus invidia…(si tratta
come al n° 1072 di un invettiva o minaccia contro Satana);
 n° 1076: Item super faeminas. Deus Abraham, deus isaac, deus
iacob, qui tribus israhel…te supplex deprecor domine, ut liberes et
hanc famulam tuam, et perducere eam digneris ad gratiam baptsmi
tui. Ergo maledicte. Ut supra (si tratta del 2° esorcismo sulle
donne, seguito da una nuova minaccia contro Satana, come al n°
1075);
 n° 1077: Item super masculos. Exorcizo te immunde spiritus in
nomine patris et filii et spiritu sancti, ut exeas et recede ab hoc
famulo dei. Ipse enim tibi imperat maledicte damnate, qui pedibus
super mare ambulavit, et petro mergenti dexteram porrexit. Ergo
maledicte. Ut supra ( si tratta del 2° esorcismo sugli uomini,
seguito da una nuova minaccia contro Satana, come al nà 1075);
 n° 1078: Item super faeminas. Exorcizo te immunde spiritu, per
patrem et filium et spiritum sanctum, ut exeas et recedas ab hanc
famula dei. Ipse enim tibi imperat maledicte…Ut supra (si tratta del
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 92
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

3° esorcismo sulle donne, a cui segue una nuova minaccia o


maledizione a Satana, come al n° 1075);
 n° 1079: Item oratio super masculos vel feminas. Aeternam ac
iustissimam pietatem tuam deprecor domine sancte pater
omnipotens aeterne deus luminis et veritatis, super hunc famulum
tuum, ut digneris eum inluminare lumine intelligentiae tuae…
4. 1080-1082: i riti del Sabato Santo. Essi sono così disposti:
 n° 1080: In sabbato sancto oratio ad catecizandum infantem.
Nec te latet satanas inminere tibi poenas, inminere tibi tormenta,
inminere tibi diem iudicii, diem supplicii sempiterni, diem qui
venturus est velut…Proinde damnate, da honorem deo vivo et vero,
da honorem iesu christo filio eius et spiritui sancto…ut exeas et
recedas ab hoc famulo dei, quem hodie deus et dominus noster iesu
christus ad suam sanctam gratiam et benedictionem fontemque
baptismatis dono vocare dignatus est, ut fiat eius templum per
aquam regenerationis in remissionem omnium peccatorum…(si
tratta di una nuova maledizione o minaccia a Satana che presenta
una formula analoga alle precedenti);
 n° 1081: Inde vero tanget ei nares et aures de sputo et dicat ad
aurem: Effeta quod est adaperire in odorem suavitatis. Tu autem
effugare diabolo appropinquabit enim iudicium dei (si tratta del rito
dell’effeta, simile a quello già visto nel Gelasiano);
 n° 1082: Postea vero tangat ei pectus et inter scapulos de oleo
crucem faciendo cum pollice, et vocato nomine eius dicat:
Abrenuntias satanae…Et omnibus operibus eius…Et omnibus
pompis eius (si tratta della rinunzia a Satana secondo la tipica e
triplice formula. Vi è anche l’unzione prebattesimale).

2) IL BATTESIMO STESSO.
Anche per quanto riguarda il rito specifico al Battesimo, si può notare un certo
procedimento, nel seguente modo:
1. al n° 1083 si trova la benedizione del fonte: procedat sacerdos ad fontes
benedicendo, et dicat benedictionem fonti, sicut superius in gregoriano
continetur;
2. al n° 1084 si trova la triplice domanda sulla fede del simbolo che è un resto
della redditio symboli: Benedicto fonte et eo tenente infantem a quo
suscipiendus est, interroget sacerdos ita:…;
3. al n° 1085 segue la formula: ego te baptizo in nomine patris… che troviamo
anche nel Gellonensis con la triplice immersione. Nel Gregoriano la formula
era: ille, baptizo te in nomine patris… Nel Supplemento, invece, è: ego te
baptizo in nomine patris… Et filii… Et spiritu sancti…, e così rimarra fino ai
nostri giorni.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 93
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

4. al n° 1086 si svolge un’unzione post-battesimale: Deus omnipotens pater


domini nostri iesu christi, qui te regeneravit ex aqua et spiritu sancto, quique
dedit tibi remissionem omnium peccatorum, ipse te linit chrismate salutis in
christo iesu domino nostro in vitam aeternam. Amen (cfr. GeV 450).

3) I RITI POST-BATTESIMALI.
Essi concludono il rito del Battesimo, secondo quanto segue:
1. al n° 1087 si svolge il rito della vestizione, secondo queste parole: Et vestitur
infans vestimentis suis. (Non si tratta di una veste bianca: ognuno si veste con i
propri vestiti, per cui il rito appare più sobrio e semplice nello svolgimento);
2. al n° 1088 è il momento in cui il vescovo conferma con l’olio del crisma.
Rientra nelle unzioni post-battesimali, prima della comunione: Si vero
3. episcopus adest statim confirmari eum oportet chrismate, et postea. Questo
avviene se il Vescovo è presente.
4. Al n° 1089 è descritto il momento della comunione: se il vescovo non è
presente si omette la confermazione e il sacerdote dà la comunione con la
formula che è stata mantenuta fino al Vaticano II. Il n° 1089 così recita:
communicare si vero episcopus adcst staiim confirmani eum oponict chnismate,
Et si episcopus deest communicetur a presbitero dicente ita. Corpus domini
nostri iesu christi custodiat te in vitam aeternam. Amen.

Concludendo questa parte delle Dispense, si può notare una linea tra il Gelasiano,
l’Adriano ed il Supplemento del Gregoriano. Ad essi bisogna aggiungere anche il
Sacramentario Gelasiano dell’ VIII: il Gellonensis.

IL SACRAMENTARIO GELASIANO DEL VIII SECOLO


Il GELLONENSE

In merito al Sacramentario di Gellone (Gel), anche se non si affronterà tutto


l’argomento, perché è molto lungo, qualcosa di esso si può dire: questo importante
documento liturgico comporta due rituali battesimali. Il primo Ordo, si presenta come un
compromesso tra il Gelasiano e l’Ordo XI. Il suo testo è abbastanza confuso ed
incompleto. Le messe per gli scrutini vengono dopo i formulari delle messe della terza,
quarta e quinta domenica. Qui, nel Gellone, il copista ha tralasciato la prima messa ed ha
copiato direttamente l’Ordo del primo scrutinio. Dopo aver trascritto l’Ordo del primo
scrutinio, egli continua a copiare le messe della Quaresima fino al sabato della quinta
settimana; poi copia l’Ordo completo degli scrutini. Ma scopre che deve ricominciare un
lavoro già fatto; così si accontenta di vaghi rinvii.
Un’ altra particolarità la si accoglie con il confronto con il GeV e l’Ordo XI: nel
Gelasiano e nell’Ordo XI il sacerdote recita semplicemente il Simbolo degli apostoli al
momento della «Redditio Symboli». Vi troviamo qui le domande che precedono il
battesimo. Il sacerdote interroga sulla fede nelle tre Persone divine, ecc., imponendo la
mano sulla testa dei catecumeni.
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Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

Per il battesimo, il sacerdote interroga una seconda volta sulla fede nelle Persone
divine, poi battezza con la formula: «Baptizo te in nomine Patris, (et mergit simul) et Filii,
(et mergit iterum) et Spiritus Sancti (et mergit tertio)».
La confermazione è data subito per mezzo dell’imposizione della mano del vescovo con la
formula gelasiana; la «signatio» con il sacro crisma è fatta anch’essa con la formula
gelasiana. Si riscontrano già delle negligenze quando il bambino è stato battezzato, per
esempio, d’urgenza, e non è stato confermato; una rubrica ricorda l’importanza della
confermazione; «Hoc autem precaventes ut hoc non neglegatur quia tunc omnem
baptismum legitimum christianitatis nomine confirmatur». Il secondo Ordo di Gellone è
stato spesso ripreso in seguito da un gran numero di Ordines locali e le sue rubriche sono
quelle dell’Ordo XI.

Dunque, come è gia stato detto, in questo sacramentario abbiamo tre rituali
battesimali, secondo questa disposizione sintetica:
PRIMO ORDO: è un tipo di compromesso tra il GeV e l’OR XI; in tale ambito il testo
appare non molto chiaro ed incompleto. Esso comprende:
 La Sezione 73 (395-410) che parla del primo scrutinio con l’iscrizione del nome,
l’imposizione del sale e gli esorcismi. Il formulario viene
dopo la terza domenica di Quaresima.
 La Sezione 96 (525-532) parla di un altro scrutinio, che si svolge il lunedì della
terza settimana.
 La Sezione 97 (533-564) presenta i vari riti che nel Gelasiano fanno parte del 3°
scrutinio: ordo in aurium apertionem, expositio Evange-
liorum, Praefatio Symboli, Praefatio Orationis Dominicae.
 La Sezione 108 (667-674): la redditio symboli del Sabato Santo con il rito
dell’effeta e la rinuncia a Satana.
 La Sezione 111 (702-714) parla dell’ORDO BAPTISMI (il battesimo nel suo rito).

Di ciò che è stato sopra accennato, interessa la rubrica 707 dove vediamo che:
 ci sono molti ministri che scendono nel fonte;
 il battesimo è realizzato con un triplice immersione;
 la formula è Baptizo te in nomine patris et filii et spiritus sancti in tre parti
corrispondendo a una triplice immersione.

Andrieu spiega54 che qui si può vedere un influsso visigotico, giacché si tratta di tutta
una controversia della quale parla anche San Gregorio Magno in una lettera a San Leandro
di Siviglia.

L’antica prassi romana era: - la Triplice domanda;


54
M. ANDRIEU, Ordo XV: Introductio, in Les Ordines Romani du Haut Moyen: Age III Les Textes (Suite).
Ordines XIV-XXXIV, Louvain 1974, 87-90.
PIL – Roma – Iniziazione Cristiana – Dispensa del Prof. Juan Javier Flores OSB. 95
Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

- la Triplice immersione.

L’antica prassi ispanica dopo il VI secolo era: - La formula trinitaria;


- una sola immersione.

Una sola immersione per sottolineare l’unità della Trinità e forse per rispondere
all’eresia aniana. Certi ambienti spagnoli, che ritenevano la triplice immersione, ripetevano
tre volte la formula ego te baptizo.

Il testo del sacramentario di Gellone risponde a questa controversia come si vede nella
rubrica 707: sub trina immersione (la prassi romana), tantum…semel (soltanto una volta)
sanctam trinitatem invocantes, ita dicendo. La stessa formula riguarda la stessa rubrica nel
secondo Ordo n° 2321.

Inoltre, si può notare che:


al n° 709, avviene la vestizione, secondo queste parole: Et dat stolam et chirsmate et
decem silicas et vestiuntur;
al n° 719, viene descritta la confermazione che è data subito per mezzo dell’impo-
sizione della mano da parte del vescovo con la preghiera del GeV 451:
Deus omnipotens, pater domini e con la formula gelasiana; la signatio con il
santo crisma è fatta anch’essa con la formula gelasiana (GeV 712).

Una rubrica ricorda l’importanza della confermazione con queste parole:

hoc autem prccaventes ut hoc non negleatur quia tunc omnem baptismum legitimum
christianitatis nomine confirmatur (GeV, Sez. 344, nn° 2215-2343).

Seguono, poi, altri riti postbatesimali, come abbiamo visto già nel GeV e nell’OR XI.

SECONDO ORDO: ORDO BAPTISTERI.


Riguarda la Sezione 344 (2215-2328): questo ordo si trova anche nel libro di
Martène ed è stato molto adoperato.

Qui abbiamo un rito completo e in questo ordine:


 le orazioni sono scritte per intero;
 anche le letture sono scritte interamente;
 le rubriche sono prese dall’OR XI. Si ricorda che per gli Ordines Romani ci sono due
gruppi principali: gruppo “A”, che sono gli Ordines Romani veri e propri; gruppo “B”,
che sono gli Ordines Romani con aggiunte gallicane. Secondo Deshusses le rubriche
qui rispecchiano OR XI-B.
 Questo insieme di rubriche e azioni è da studiare facendo un confronto con OR XV.
 al n° 2328 si trovano queste parole: hoc auiem superscripto ordine baptismum sanctae
Paschae celebratur.
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Quarto Tema: Documenti a carattere Liturgico – Il Sacramentario Gelasiano.

 Questo secondo Ordo di Gellone è stato spesso ripreso da un gran numero di Ordines
locali e le sue rubriche sono quelle dell’Ordo Romanus XI.

TERZO ORDO: AD INFIRMUM

Questo Ordo ha due parti:


1. 2344-2365, che si poteva omettere se non c’era tempo;
2. 2366-2386, è il rituale vero e proprio.
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Quarto Tema: Il Sacramentario Gelasiano Vetus. 97
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

QUINTO TEMA
GLI ORDINES ROMANI: L’ORDO ROMANUS XI

La datazione di questo rituale è del secolo VII, forse la seconda metà del VI. E’ uno
dei più antichi Ordines che ci siano arrivati. Per Saxer, che segue Chavasse, appartiene al
secolo VII (verso il 650). Per C. Vogel, esso andrebbe collocato tra il 650 ed il 700. Ciò
dimostra la complessità del problema cronologico, relativo all’appartenenza ad una precisa
epoca storica. La cosa importante è che questo Ordo è proprio romano, tenendo presente
l’importanza del rapporto che ha con il Gelasiano Vetus. In esso vi è una descrizione ben
sviluppata di un rito di battesimo che presuppone il sacramentario Gelasiano per i testi
eucologici, con diversi nuovi elementi. Ciò dimostra un buon sviluppo delle Rubriche, ma
manca, però, l’eucologia, perché non si tratta più di un Sacramentario.
Questo Ordo è previsto per l’uso dei presbiteri, nelle Chiese titolari, anziché per
l’amministrazione del Battesimo dei bambini.
Oltre a quelli sopra menzionati, in primo luogo, si vedeno bene alcuni elementi, dei
quali due già sono stati sopra citati:
 Le rubriche sono ben sviluppate;
 Si conoscono soltanto l’incipit delle orazioni;
 Il latino è stato corretto;
 L’ordo è per l’uso dei presbiteri delle chiese titolari o delle basiliche, piuttosto che per lo
svolgimento assai complicato dei riti per il battesimo dei bambini;
 I riti del catecumenato sono stati conservati, ma anche modificati per la nuova situazione
pastorale, che è il battesimo dei bambini.
Il rituale battesimale concernente all’ordo Romanus XI55, anche se quasi
contemporaneo al Sacramentanio Gelasiano è destinato alle celebrazioni presbiterali nei
titoli e nelle basiliche romane; esso ci offre una sistemazione ben diversa delle celebrazioni
catecumenali e di quelle dell’iniziazione propriamente detta, a differenza di come le
organizza il Gelasiano. Ciò presuppone la liturgia papale.
Le nuove circostanze delle celebrazioni catecumenali, prima fra tutte la
predominanza del battesimo dei bambini, sprona i responsabili della pastorale a cercare
nuove strade possibili per l’adattamento dell’antico rituale composto per l’iniziazione degli
adulti. Con la progressiva diffusione del cristianesimo e con la trasformazione della società
pagana in societas christiana il battesimo degli adulti tende a scomparire o resta come fatto
individuale circoscritto alle rare conversioni di Ebrei, tollerati, durante il medioevo, ai
margini della città.
Un tentativo di adattamento liturgico fu l’introduzione dei sette scrutini al posto di
tre dell’epoca antecedente. L’inserimento degli altri quattro scrutini si spiega con il bisogno
di creare un certo dinamismo nella preparazione battesimale affinché si compensassero gli
elementi rituali perduti nel nuovo ambiente ecclesiale. L’intento era quello di creare un certo
dinamismo pastorale.
I sette scrutini erano un tentativo di uscire dal passivismo che si percepiva nel
catecumenato dei bambini svolto secondo il rituale antico. Secondo Nocent questi tentativi
di adattamento potevano essere introdotti in vista della catechesi ai genitori, padrini e

55
M. ANDRIEU, Ordo XI: I, Introductio II, Texte, in Les Ordines Romani du haut Moyen Age, II. Les Textes.
Ordines I-XIII, Louvain 1960, II, 363-447.
95020 – Iniziazione Cristiana: Introduzione generale – Quarto Tema: Il Sacramentario Gelasiano Vetus. 98
Prof. Juan Javier Flores, OSB.

madrine per salvaguardare, così, l’entrata progressiva del fanciullo nella vita cristiana e
nella Chiesa.
L’OR XI vuole, così, preparare nel modo migliore genitori, padrini e madrine
all’iniziazione del loro bambino, tanto che il rito assume un valore catechetico per i genitori
stessi.
La celebrazione di sette scrutini, accompagnati dagli esorcismi e dalle Messe per i
catecumeni e le tre consegne (dei Vangeli, del Simbolo e del Padre Nostro) forniscono un
quadro del catecumenato nella tradizione romana nell’alto medioevo.
Se si escludono le catechesi e le istruzioni, tutta la preparazione riceve un carattere
espressamente cultuale.
La veglia pasquale cominciava, come nel Gelasiano, nelle ore pomeridiane. Lo
svolgimento della celebrazione nell’OR XI, 96-105 è descritto soltanto nelle indicazioni
sommarie e viene omessa anche la formula battesimale. Si può immaginare che l’Ordo
aveva l’intenzione di mettere in evidenza soltanto i riti che avevano bisogno di un
adattamento, ovvero quelli che avevano subito qualche modifica nel nuovo contesto
celebrativo.