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Clemente Alessandrino

QUALE RICCO
SI SALVERÀ?
Introduzione, traduzione e note
a cura di M aria G razia Bianco

Città Nuova
Grafica di copertina di Gyòrgy Szokoly. Restyling di Rossana Quarta

© 1999, Città Nuova Editrice,


via degli Scipioni 265 - 00192 Roma

Con approvazione ecclesiastica

ISBN 88-311-3148-6

Finito di stampare nel mese di aprile 1999


dalla tipografia Città Nuova della P.A.M.O.M.
Largo Cristina di Svezia 17
00165 Roma - tel. 06-5813475/82
IN T R O D U Z IO N E

C l e m e n t e A l e s s a n d r i n o : v it a e o p e r e

L a vita di Tito Flavio Clemente, che da Alessandria d’E ­


gitto deriva l’epiteto che lo caratterizza, si svolge tra il 150 e il
215. Partendo dalla Grecia (potrebbe essere nato ad Atene?) al­
la ricerca di un maestro, arriva in Egitto e si ferma ad Alessan­
dria, alla scuola di Panteno. Nato da genitori pagani, approda
al cristianesimo da adulto, forse grazie anche all’insegnamento
di Panteno, l’ape sicula come Clemente lo definisce 1. D i lui di­
viene collaboratore, e più tardi successore, in quella particolare
attività di ricerca, di approfondimento e di insegnamento che
raccoglie nella città egiziana un pubblico molto vario per origi­
ne, per religione e per cultura, avviando in questo modo l’atti­
vità futura della scuola catechetica alessandrina, il Didaska-
leion. La vita di Clemente si svolge nella città africana fino al­
l’inizio del III secolo quando, a causa della persecuzione di
Alessandro Severo, è costretto a lasciare la città e a rifugiarsi
presso Alessandro vescovo di Cesarea in Cappadocia, che era
stato suo discepolo. In una lettera del 211 egli loda l’attività di
Clemente a favore della chiesa di Cesarea 2, mentre in una let­

1 Cf. Str. 1 11, 1.


2 La lettera è tramandata da Eusebio, H.e. VI 11, 6.
6 Introduzione

tera posteriore di qualche anno 3 parla di Panteno e di Clemen­


te come di persone già morte, definendoli «i beati padri che
hanno fatto la strada prima di noi».
Indagare la verità, dare spazio alle istanze profonde del­
l’animo umano, fare luce sugli ambiti approfonditi dalla cul­
tura greca, caratterizzano l’attività e le opere di Clemente
Alessandrino. Ampia è la sua produzione, anche se pervenuta
solo in parte. Essa è concepita sotto forma di trilogia incardi­
nata intorno alla persona del Logos. Clemente lo presenta nel
suo triplice compito di esortare gli uomini alla scelta per la ve­
rità (il Protrettico ai Greci,), di guidare ad un cammino di cre­
scita morale (il Pedagogo,), di esercitare per ciascuno la fun­
zione di Maestro che illumina sui contenuti più elevati e na­
scosti del messaggio cristiano. D i tale trilogia sono arrivate a
noi le prime due parti; ci è invece giunta un’altra opera (forse
è la terza parte della trilogia, anche se il titolo non la eviden­
zia come tale?) dal titolo Stromatéis, un’opera che illustra l’at­
tività di insegnamento di Clemente Alessandrino e nasce da
essa. Si tratta di una raccolta di pensieri annotati a l fine di ser­
vire all’autore «per la vecchiaia» 4, un materiale amplissimo e
molto vario per la riflessione e la discussione su argomenti di­
versi: la fede, la gnosi cristiana, le virtù dello gnostico, il mar­
tirio, una cronologia parallela tra cristianesimo e filosofia gre­
ca.
Attestano la capacità dialogica di Clemente altri scritti, in
particolare le Eclogae propheticae e gli Excerpta ex Theodo-
to, in cui vengono ripresi temi e problematiche gnostiche, ma
in una linea di fede ortodossa. D i altre opere clementine sono
giunti frammenti o, in qualche caso, titoli.

3 Cf. Eus. H.e. VI 14, 8-9.


4 CL Str. 1 11, 1.
Introduzione 7

Un’opera a sé è quella presentata in questo volume. Essa,


dedicata alla spiegazione del brano evangelico di Me 10, 17-31,
è stata definita una omelia, ma in realtà dell’omelia non ha né
il tono, né l’estensione 5.

I l Q uis d iv es salvetur

Il titolo dell’opera Tic ó <7&>£ó/i£V0c nXovaioc è noto per


tradizione indiretta, da Eusebio di Cesarea in poi 6. L’opera,
pervenuta con qualche lacuna, si snoda intorno all’episodio
evangelico dell’incontro di Gesù con il ricco che gli chiede cosa
deve fare per avere la vita eterna. Ciò che a noi è pervenuto del­
lo scritto dementino sembra raccogliersi, e quindi dare forma e
consistenza, a due blocchi relativi a due argomenti: ricchezza e
penitenza. Il titolo vulgato allude però alla sola ricchezza e sem­
bra voler esprimere il dubbio o almeno la domanda relativa al
mettere in discussione la possibilità di salvezza per il ricco 1.

5 Forse l’episodio del giovane brigante ricondotto dall’apostolo Giovanni


nella comunità cristiana, attraverso un atteggiamento e un cammino di conversio­
ne, narrato alla fine dello scritto dementino (42, 1-15), può presentare caratteri­
stiche di tono omiletico. Si tratta di narrazione dall’intento esemplare e pareneti-
co. Clemente vuole insegnare, attraverso un esempio di vita vissuta, presentato
con immediatezza di stile e di contenuto, che la penitenza è sempre possibile, che
è possibile per tutti in qualsiasi condizione, che nell’arrivare ad essa può avere una
funzione di rilievo la persona che come l’apostolo Giovanni sa essere vicino a chi
si è allontanato dalla coerenza al battesimo ricevuto.
6 Cf. Eus. H e. Ili 23,5; VI 13,3 (ed. G. Bardy, SCh 41,1955, 104): « ... ap­
partiene a Clemente anche il discorso Protrettico ai Greci e i tre libri dell’opera in­
titolata Pedagogo e l’altro suo discorso Tic ó ocp^ó|i£voc jtÀO'óaioc così intitola­
to...»; la traduzione latina del titolo è di Girolamo, De vir. ili. 38 (ed. G. Herdin-
gil, Teubner 1924, 31): nell’elenco delle opere composte da Clemente viene anno­
verato alius liber qui inscribitur, quisnam ille dives sit, qui salvetur. La notizia è an­
che in Fozio (Bibl. 111).
7 L’opera, però, ha come argomento la descrizione della fisionomia spiri­
tuale del ricco salvato, cioè credente (per questo valore di <5(ù^ó|ievoc vedi Str. VI
8 Introduzione

Nelle lingue moderne il titolo viene tradotto con un in­


terrogativo intorno alla salvezza del ricco 8. E necessario com­
prendere bene il contenuto del titolo che deve forse intendersi
come indicativo della fisionomia - interiore e spirituale - del
ricco che aderisce alla fede. Clemente, di fatto, esprime con il
contenuto di questa sua opera non una argomentazione sul te­
ma se è possibile la salvezza per il ricco, né quale ricco sarà sal­
vato, ma una riflessione su come è, che stile di vita tiene, che
tipo di persona è, il ricco che pratica la fede cristiana e che ha
già ricevuto la salvezza, che è credente in quanto battezzato 9.

Il Q u is d iv e s s a l v e t u r e i l te m a d e l l a r ic c h e z z a
N E I PRIMI SEC O LI CRISTIANI

A l di là di letture semplicistiche e riduttive che possono


vedere nel testo dementino una esegesi letterale dell’invito di

42, 2; cf. infra, p. 21), piuttosto che la considerazione circa le possibilità di sal­
vezza del ricco. Il titolo, invece, viene per lo più interpretato come espressione di
dubbio circa la possibilità di salvezza del ricco, quasi Clemente vedesse nella ric­
chezza un elemento di controindicazione per la fede cristiana. In realtà, a leggere
attentamente l’opera, ci si rende conto che essa vuole essere in ultima istanza un
approfondimento circa la redenzione e circa la universalità di estensione della sal­
vezza, operante in tutti e per tutte le situazioni umane, ivi compresa quella del ric­
co. Cf. infra, p. 21.
8 Cf. ad es. O. Stahlin - M. Wacht, Welche Reiche wird gerettet werden?,
Miìnchen 1983; A. Pieri, Retto uso delle ricchezze nella tradizione patristica, Edi­
zioni Paoline 1985, 63: C’è salvezza per il ricco?-, C. Nardi, Clemente di Alessan­
dria, Quale ricco si salva? Il cristiano e l’economia. Boria 1991.
9 Nella traduzione che ne fa W. Wilson (nel volume The Testaments of thè
Twelve Patriarchs, Edinburgh 1871, 185-217), a p. 187 il titolo si legge così: Who
is thè rich man that shall he saved? Da parte mia preferirei mantenere la ampiezza
e il tono del contenuto dell’operetta clementina traducendone il titolo con l’e­
spressione: «L a salvezza e il ricco», vedi infra. Tale, di fatto, sembra voler essere il
messaggio dello scritto dementino, rivolto piuttosto ad illustrare il rapporto in­
tercorrente tra la salvezza e il detentore di ricchezza che non ad interrogarsi sulla
possibilità della salvezza per il ricco.
Introduzione 9

Gesù a vendere tutti i beni 10 (e Clemente verrebbe allora ad


essere un precursore del comuniSmo) oppure una esegesi alle­
gorica (e Clemente sarebbe in questo caso un borghese soste­
nitore e difensore del capitalismo) n, è necessario dedicare al­
l’opera una riflessione più attenta alla lettura del testo nella
sua completezza.
Nei primi secoli cristiani, mentre si riflette sulla povertà
come requisito indispensabile per essere discepoli del Cristo
che proclama la beatitudine della povertà e ai poveri annunzia
il vangelo 12, ci si pone l’interrogativo sul rapporto tra ricchez­
za e povertà. L’opera dell’Alessandrino va inserita in tale con­
testo e nell’ambito della riflessione dei cristiani nei primi se­
coli circa la ricchezza in sé e per sé e il retto modo di usarla.
Lepisodio dell’incontro di Gesù con il ricco (Me 10, 17-31; Mt
19, 16-30) 13, che trova nell’operetta clementina il primo lavo­
ro sistematico di esegesi, va inserito nello sviluppo del pensie­
ro e della prassi cristiana rivolta alla condivisione dei beni u.

10 Cf. Mt 19, 21; Me 10, 21; Le 18, 22.


11 Sono rispettivamente le posizioni di L. Brentano (Die wirtschaftlichen
Lehren des christlichen Altertums, Miinchen 1902, 150-151) e di G. Walter (Les
origines-du communisme, judaìques, grecques, latines, Paris 1931, 181); cf. V. Mes-
sana, L'economia nel «Quis dives salvetur». Alcune osservazioni filologiche, «Au-
gustinianum», 17 (1977), 133-143, in particolare 133-134, ove sono presenti altre
indicazioni bibliografiche.
12 Cf. E. Peretto, «Evangelizare pauperibus» (Le 4, 18; 7, 22-23) nella lettu­
ra patristica dei secoli II-III , «Augustinianum» 17 (1977), 71-100.
13 Particolare attenzione alla tematica e alle sue implicanze è stata offerta da
un seminario di studi dell’Università Cattolica di Milano che ha trovato espres­
sione nel volume: A A.W ., «Per foramen acus». Il cristianesimo antico di fronte al­
la pericope evangelica del giovane ricco, Milano 1986; si veda inoltre, anche per un
aggiornamento bibliografico, E. dal Covolo, I primi cristiani dinanzi alla ricchezza
e alla povertà, in A A .W , Laici e laicità nei primi secoli della Chiesa, Milano 1995,
281-329.
14 Per una lettura del Quis dives salvetur (lo indicherò in seguito con Qds)
nello sviluppo del pensiero patristico successivo, cf. A. Cortesi, Linterrogativo su
ricchezza e povertà, in A A.W ., Il vissuto virtuoso: la giustizia, Roma 1993,117-140.
10 Introduzione

L in e e e ss e n z ia l i d i c o n t e n u t o

Per entrare nella comprensione del testo sembra opportu­


no presentarne al lettore in primo luogo alcune linee essenziali.
Clemente persegue con questo suo scritto l’intento di of­
frire un servizio ai ricchi (migliore del servizio reso dagli enco­
mi adulatori) mostrando loro i beni migliori, che sono la sal­
vezza, la verità, la vita eterna 15. Lo scritto è un protrettico per
la salvezza rivolto ai ricchi. Clemente conosce le idee errate che
circolano riguardo all’impossibilità per i ricchi di aderire ai
precetti del Signore, con la conseguente tentazione per essi di
cedere allo scoraggiamento come se fossero esclusi dalla sal­
vezza. Egli vuole eliminare queste idee errate, nell’intento di
curare le anime con il dono della salvezza (1, 4) e di eviden­
ziare che la salvezza per il ricco va posta nella logica della con­
versione. LAlessandrino è consapevole sia del fatto che la ric­
chezza, di per sé, non è né bene né male, sia delfatto che la sal­
vezza non può essere scissa dall’aver risolto il rapporto con la
ricchezza (14), nella vita interiore e nella pratica, alla luce e
con la forza delle parole e degli esempi del Cristo, nell’ottica
per il credente di una sua radicale conversione al vangelo.
L‘opera, intessuta di allusioni, rimandi e citazioni neote­
stamentarie, risulta essere un mezzo per scoprire e penetrare il
significato profondo e autentico, il senso sapienziale (5), della
affermazione evangelica relativa al lasciare tutti i beni per cau­
sa di Gesù e del suo vangelo. Lo scritto nasce dalla consapevo­
lezza di ciò che si legge in Gc 2, 5: «Dio non ha forse scelto i
poveri nel mondo per farli ricchi con la fede ed eredi del regno,

15 Cf. Qds 1, 4: il pensiero è chiaro anche se il testo tradito di questo passo


è lacunoso. D ’ora in avanti indicherò i riferimenti ai passi dell’opera clementina
tra parentesi, nel corpo stesso del testo.
Introduzione 11

che ha promesso a quelli che lo amano ? » 16. Si è di fronte a un


discorso che si situa nell’ottica paolina dell’avere tutto e non
possedere nulla, e si innesta nella constatazione che la fede -
non altri beni - rende ricchi. Il vero ricco è appunto colui che
è ricco delle virtù e capace di comportarsi con santità e con fe ­
de nelle varie situazioni (18).
La lettura più immediata e corrente, la più diffusa dell’o­
pera, la pone immediatamente e semplicemente nella catego­
ria degli scritti sulla ricchezza ll, uno scritto che esamina per
quale causa la salvezza sembra più difficile per i ricchi che per
i poveri (2, 1): i ricchi non devono trascurare la loro salvezza,
ma non devono neppure condannare e disfarsi della ricchezza,
devono imparare ad usarla (27, 1). In realtà, però, l’opera di
Clemente affronta una tematica almeno duplice: l’autore si oc­
cupa della esegesi relativa all’episodio del ricco chiamato dal
Cristo a lasciare i propri beni per seguirlo, ma accanto a que­
sto argomento egli presenta anche la tematica circa la peniten­
za, intesa come possibilità per il cristiano di ritornare in ami­
cizia con Dio nonostante i peccati commessi dopo il battesimo.
A l di là di tutto questo c’è un interesse - e, nello stesso tempo,
una tematica - di fondo, presente in questo come in tutti gli
scritti clementini: l’Alessandrino coglie il modo in cui Dio ope­
ra, lo stile del suo amore per gli uomini che lo porta ad anda­
re verso l’essere umano in qualsiasi condizione e situazione es­
so si trovi. «Guarda i misteri dell’amore e allora contemplerai
il seno del Padre che soltanto l’unigenito Figlio di Dio ha ma­

16 Clemente, di fatto, non cita questo passo, ma esso risulta essere ben pre­
sente in filigrana a tutto il suo discorso.
17 E così nelle edizioni recentemente pubblicate, cf. ad es. M. Todde - A.
Pieri, Retto uso delle ricchezze nella tradizione patristica, Edizioni Paoline 1985,
55ss.; C. Nardi, Clemente di Alessandria, Quale ricco si salva? Il cristiano e l’eco­
nomia, Boria 1991, passim.
12 Introduzione

nifestato 18. Dio stesso è am ore 19 e da amore per noi fu cattu­


rato. E, mentre l’ineffabilità di lui è Padre, la compassione
verso di noi è divenuta madre. Il Padre per avere amato si fe ­
ce donna, e di questo è grande segno colui che egli generò da
se stesso: anche il frutto generato da amore è amore» (37, 1-2).
La certezza che Dio è amore e si lascia “catturare” dall’a­
more per la creatura ha, tra le conseguenze possibili, quella im­
mediata, che chi aderisce alla fede non deve cedere allo sco­
raggiamento, pure se scopre la sua incapacità di vivere bene il
cristianesimo. Nell’opera è presente non solo l’impegno a far
sì che il credente non ceda allo scoraggiamento, anzi al positi­
vo, l’intento perseguito è quello di dare coraggio: il cristianesi­
mo, la vita eterna, la salvezza, sono per tutti in quanto dono di
un Dio che vuole l’uomo salvo e lo ama di un amore con i con­
notati dell’amore paterno e di quello materno. «Amati da lui
per primo 20 e posti da lui nell’essere, è empio considerare
qualche altra cosa più di lui degna di rispetto e di venerazione,
potendo noi dare in cambio questo solo favore piccolo a con-

i s c f . G v l , 18.
19 Cf. 1 G v 4, 8.16.
20 Cf. 1 Gv 4, 19; il pensiero dell’Alessandrino si fonda sulla certezza che
Dio si rivolge all’uomo per amore e con amore, amandolo per primo: da questo
scaturisce la risposta di fede e di amore che parte dal cuore dell’uomo, cf. M.G.
Bianco, Il Protrettico e il Pedagogo di Clemente Alessandrino, Torino (Classici
UTET) 1971, 49s. Tale risposta non si esaurisce in qualche gesto di breve o lunga
durata, si esprime invece attraverso un cammino perenne dell’uomo, intelligente
e amante, che incessantemente si rivolge a Dio Padre nel Logos incarnato peda­
gogo e maestro, per lo Spirito Santo (cf. M.G. Bianco, Clemente Alessandrino: un
itinerario di fede pensante, in: S. Felici [a cura di], Sacerdozio battesimale e forma­
zione teologica nella catechesi e nella testimonianza di vita dei Padri, Roma 1992,
39-49). L’amore dell’uomo per Dio è ciò che lo mette in condizione di esprimere
ed esplicare la sua somiglianza a Dio, ed è, nello stesso tempo, l’unica cosa che gli
consente di ricambiare i favori/doni/beni messi dal Creatore a sua disposizione e
servizio. Accanto all’iniziativa di Dio che non fa violenza e non impone l’acco­
glienza del suo amore Clemente evidenzia l’iniziativa dell’uomo che, in quanto li­
bero, sceglie di cercare, chiedere, accogliere il dono di Dio (cf. C. Tibiletti, Pagi­
ne monastiche provenzali, Boria 1990, 13).
Introduzione 13

fronto dei suoi grandi doni’ non avendo nessuna altra cosa da
dare in cambio a Dio, che non ha bisogno di nulla ed è perfet­
to, se non rivolgere a lui il pensiero e amare il Padre allo stes­
so modo ricevendo l’incorruzione» (27, 5). Nessuno perciò,
sottolinea in molti modi e in molti passi Clemente, tema di
non essere adatto alla fede e al mondo di amore di Dio, alla vi­
ta di familiarità con Dio.
Come ad ulteriore convalida di questo messaggio, Cle­
mente inserisce il racconto del brigante. E la narrazione di un
evento di salvezza, l’esperienza del giovane che, dato in affida­
mento con grande speranza dall’apostolo Giovanni a una co­
munità cristiana e al suo vescovo, abbandona la fede e si dedi­
ca al brigantaggio. Giovanni, tornando a visitare la comunità
e non trovandovi il giovane, con le sue parole e con il suo af­
fetto ottiene che il brigante si converta tornando con pienezza
alla sua professione di vita cristiana. Là scelta di tale racconto
da parte di Clemente in questa sua opera contiene un messag­
gio di sostegno forte per quei ricchi che dopo il battesimo non
fossero stati fedeli agli impegni cristiani: il giovane/brigante
infatti è diventato tale in quanto dopo il battesimo ha abban­
donato la sua fedeltà a Cristo, ma, nonostante tutto questo, an­
che per lui c’è ancora salvezza.
In definitiva l’opera è un invito al cristianesimo e, nello
stesso tempo, un invito alla conversione, ma forse ancor più è
un invito a rendersi conto del modo in cui Dio, spinto dal suo
essere amore che opera la salvezza dell’uomo nella filantropia,
agisce nella vita dei singoli e nella storia.

I DESTINATARI D E L L’OPERA

Destinatari dell’opera di Clemente sono i ricchi già cri­


stiani (2, 4), i ricchi credenti, i «chiamati alla fede»; in 3, 1 l’e­
14 Introduzione

spressione tó)V nXovaicov kXtizcov rimanda a 1 Cor 1, 24 do­


ve con KXr\TOÌc ci si riferisce all’universalità degli invitati ad
accogliere la predicazione paolina riguardo al Cristo, potenza
di Dio e sapienza di Dio.
Nei ricchi Clemente evidenzia due categorie e due situa­
zioni esistenziali: ci sono quelli che si abbarbicano alla vita di
quaggiù e quelli che, pur accogliendo il messaggio del Salvato­
re, non lo accompagnano con azioni in linea con esso (2, 2-3).
Come un atleta, il ricco deve desiderare e sperare di ricevere la
corona e deve allenarsi per conquistarla, impegnandosi a non
lasciarsi ingannare dai «beni di fuori» (34), i beni materiali e
terreni, la ricchezza appunto.
Quel tal ricco del vangelo di Marco è prototipo di coloro
che, alla ricerca della vita vera, spostano gli ormeggi della loro
nave verso il Salvatore (8, 5) consapevoli che lui solo può dare
la vita vera. E d egli la dona, ma non costringe a riceverla, la
porge a coloro che la cercano (10, 2): Dio salva chi vuol rice­
vere questo dono (21). Nell’itinerario dell’accogliere il dono
della vita vera si pone l’invito di Gesù a vendere i propri beni
( I l 1).
Clemente si sofferma su questa espressione di cui si im­
pegna a cogliere il significato nascosto e tutt’altro che eviden­
te. Il vendere i beni che Gesù propone è una novità rispetto al­
la prassi praticata dai filosofi anche prima di lui. Tale novità
consiste in un vendere molto arduo, lo spogliare l’anima dalle
passioni mentre ci si spoglia esteriormente dei beni, senza per
questo vivere con arroganza e senza pensare in maniera super­
ba al proprio stile di vita (12).
Inanima dell’uomo può fare buono o cattivo uso dei beni
esteriori e, nella sua interiorità, l’uomo può portare oro o cam­
p i invece del cuore (17). Per questo è necessario vigilare. Il
cammino del cuore non finisce mai, ed è il cammino della con­
versione: «a chi si è rivolto con verità a Dio con tutto il cuore
Introduzione 15

vengono aperte le porte e il Padre 21 accoglie, più che contento,


il figlio che veramente si converte; la vera conversione è non
essere più asserviti alle cose stesse, ma avere sradicato comple­
tamente dall’anima i peccati per i quali ci si era condannati a
morte; infatti, tolti questi, Dio verrà di nuovo ad abitare in te»
(39, 2). Clemente è consapevole che può risultare forse impos­
sibile eliminare del tutto le passioni cresciute insieme, ma la
potenza di Dio, la preghiera umana, l’aiuto fraterno, il penti­
mento sincero e l’esercizio costante possono fare in modo che
esse si raddrizzino (40, 6). Soprattutto l’Alessandrino è con­
vinto di una cosa: Dio, Padre delle misercordie 22, Padre buo­
no, Padre che consola 2i, pieno di tenerezza e di compassione,
per sua natura è grande di animo 2A. Egli attende chi si con­
verte, e convertirsi è cessare veramente dai peccati e non guar­
dare più alle cose e alle situazioni che sono state lasciate dietro
le spalle (39, 6).

Un c a m m in o d i s a l v e z z a n e l l a c o n v e r s io n e

Il cammino di conversione è aspro e duro e Clemente sug­


gerisce accanto a chi lo intraprende la presenza, come allena­
tore e timoniere (41, 1), di un uomo di Dio (forse lo “gnosti­
co” di cui si parla negli Stromati?) che faccia da ambasciatore
presso Dio con la preghiera e che, con la sua parola, aiuti a non
fa r accecare l’anima dalle incrostazioni (41, 3) derivanti dal
modo in cui, a causa della presenza e prepotenza delle passio­
ni, vengono usati i beni di questo mondo.

21 Cf. Le 15, 23s.


22 Cf. Mt 7, 11; Le 11, 13.
23 2 Cor 1,3.
24 Vari attributi biblici (per i quali cf. G c 5, 11; Sai 85, 5; Es 34, 6) sono
messi insieme da Clemente in questa frase.
16 Introduzione

Clemente attraverso il discorso sulla ricchezza descrive il


cristiano come uno che, pur possedendo molti beni, non è
schiavo di ciò che ha (16, 3; 17, 2-4), non fa dipendere dai suoi
beni la sua vita ed è capace di continuare a vivere serenamen­
te anche se viene privato dei beni: è il povero in spirito, defi­
nito beato dal Signore Gesù. La ricchezza può essere uno stru­
mento per la vita eterna, la vita vera (27, 1) in quanto è un
mezzo da usare per la sequela del Cristo. Bisogna fare atten­
zione che Clemente pone il lettore di fronte non ad una pro­
posta di vita frutto di un abile compromesso tra possesso di be­
ni e distacco interiore dalle passioni, bensì dinanzi a una radi-
calizzazione della evangelica rinunzia alle ricchezze e ad una
chiara condanna della ricchezza non comunicata, nell’ottica e
alla luce di una sapienza umana penetrata dal messaggio cri­
stiano 25.
Il trattato presenta l’annuncio e la proposta del cristiane­
simo ai ricchi. Clemente insiste sul fatto che la salvezza procu­
rata dal Cristo è anche per essi, perché di fatto non c’è nessu­
na condizione di vita degli esseri umani che sia esclusa dalla
salvezza e quindi dal messaggio cristiano. I!opera è da inserire
tra i lavori di annuncio evangelico e non la si può intendere co­
me limitata al solo ambito della riflessione morale o pareneti-
ca circa il modo di considerare e di usare le ricchezze.
Tutti gli scritti di Clemente affrontano nel loro insieme
una tematica di ampio respiro, l’invito a una vita di comunio­
ne con Dio nella familiarità e nella assimilazione a lui, la pos­
sibilità di salvezza per tutti gli esseri umani, un cammino uni­
versale di redenzione proposta e offerta a ognuno, in qualsiasi
situazione si trovi, purché egli sia aperto all’accoglienza di Dio.
Nell’ambito di tale riflessione sull’estendersi universale della

25 Cf. Cortesi, L'interrogativo su ricchezza e povertà, cit., 125.127.


Introduzione 17

redenzione, tutte le categorie di esseri umani, compresi i «ric­


chi» e i «peccatori» - ribadisce Clemente - sono guardate con
amore benevolo e benefico da Dio, tutti possono essere salvati
ed entrare nel godimento della vita eterna, e l’Alessandrino si
ferma ad illustrare questo aspetto del messaggio cristiano. Si
direbbe quasi che nel suo pensiero e nel suo modo di vedere il
cristianesimo la categoria dei ricchi e dei peccatori, nei con­
fronti della buona novella del Cristo, corrisponda alla catego­
ria dei pubblicani e delle prostitute presentati dalla predica­
zione di Gesù come coloro che passeranno avanti a tutti nel re­
gno di Dio. Della riflessione clementina sulla salvezza sono
giunte a noi queste pagine relative ai ricchi e sono pagine che
si rivolgono anche all’esperienza di chi, dopo il battesimo, può
aver abbandonato gli impegni assunti tornando a una vita di
male e di peccati.
Lintento di Clemente è quello di animare i ricchi avvici­
natisi al cristianesimo a considerare che le ricchezze, contra­
riamente a un modo corrente di leggere e di intendere il van­
gelo, non sono un elemento inconciliabile con il messaggio cri­
stiano. L’esordio del trattato lo chiarisce in maniera inequivo­
cabile e non dovrebbe lasciare adito a letture affrettate perché
in realtà una lettura attenta e integrale del Quis dives salve-
tur lo manifesta, oltre che un’opera sulla ricchezza, anche
un’opera sull’apertura universale del cristianesimo. Non ci so­
no condizioni di vita e situazioni di alcun genere che impedi­
scano a chiunque - quindi anche ai ricchi e ai peccatori - di
poter vivere pienamente il messaggio e la salvezza del Cristo.
Questo dipende dal fatto che la salvezza è dono di Dio che
ama l’uomo. E, in definitiva, l’operetta di Clemente sembra
essere una celebrazione della filanthropia di Dio (2-3) e una
esplicitazione del cammino interiore mistico cui ciascun cre­
dente è invitato. LAlessandrino ribadisce che «seguire real­
mente il Salvatore è imitare la sua libertà dal peccato e la sua
18 Introduzione

perfezione e abbellire su di lui come su di uno specchio l’ani­


ma, armonizzandola e disponendo similmente tutto in tutto»
(21, 7).

N ota d el T rad u tto re

Il Quis dives salvetur è tramandato da un solo codice, lo


Scorialensis £2-111-19 (326v-345r) del X II secolo, e dalla sua co­
pia, il Vaticanus graecus 623. E stato tradotto molte volte e in
molte lingue, compresa la lingua italiana. M i limito a citare so­
lo qualche traduzione tra le più recenti, M. Todde - A. Pieri,
in: Retto uso delle ricchezze nella tradizione patristica, Edi­
zioni Paoline 1985, 63-132; C. Nardi, Clemente di Alessan­
dria, Quale ricco si salva? Il cristiano e l’economia, Boria
1991, 59-116.
Per la presente traduzione si è seguita l’edizione critica di
O. Stàhlin - L. Frùchtel - U. Treu (GCS 17/2), Berlin 19702,
159-191. D i essa si è cercato di dare una traduzione quanto più
possibile fedele al testo.
Clemente Alessandrino

QUALE RICCO SI SALVERÀ?


Q U A L E R IC C O SI SA LV ERÀ ? (1)

1, 1. Coloro che offrono in dono ai ricchi discorsi enco­


miastici dovrebbero, a mio avviso, giustamente essere consi­
derati non soltanto adulatori e ignobili - in quanto per lo più
si danno l’aria di offrire con grazia le cose che ne sono pri­
ve (2) - ma anche empi e perfidi. 2. Empi, perché trascuran­

ti) Avrei preferito il titolo: La salvezza e il ricco, per rispettare l’andamento,


il tono e il contenuto dell’opera (vedi supra, Introduzione, p. 8). La descrizione del­
la fisionomia spirituale del ricco “salvato”, cioè “credente”, “aderente alla fede cri­
stiana” (per acp(^ó|i£voc con il valore di “salvato” nel senso di “credente”, fedele,
aderente alla fede cristiana, cf. ad es., Clem. Al. Str. VI 42, 2, edd. O. Stàhlin - L.
Friichtel, GCS 52/15, I960’, 452, ma anche Orig. In Mt. XVI 17, ed. E. Kloster-
mann, GCS 40,1, 1935,532,21; In Mt., Comm. ser. 133, edd. E. Klostermann - E.
Benz - U. Treu, GCS, OW 11,1976,271,18ss.) risulta essere il vero contenuto e ar­
gomento dell’opera e non invece l’interrogativo sulla possibilità di salvezza per il
ricco. Il titolo è stato tramandato da Eusebio (H.e. I I I 23,5; VI 13, 3, ed. G. Bardy,
SCh 41,1955,104) ed è attestato nella traduzione latina da Girolamo (De vir. ili. 38,
ed. G. Herdingil, Teubner 1924, 31). Esso viene per lo più inteso come titolo che
esprime il dubbio circa la possibilità di salvezza del ricco, quasi Clemente vedesse
nella ricchezza un elemento di controindicazione per chi pratica la fede cristiana.
Di fatto la lettura dell’opera manifesta che per Clemente la ricchezza di per sé non
è né un male né un bene, quindi non esclude dalla salvezza chi la possiede, per il
solo fatto di possederla. La ricchezza esclude dalla salvezza soltanto se e chi si lascia
possedere dalle passioni connesse con la ricchezza. In realtà, a leggere attentamen­
te l’opera ci si rende conto che essa in ultima istanza vuole essere un approfondi­
mento circa la redenzione, circa la universalità di estensione della salvezza, operan­
te in tutti e per tutte le situazioni umane, ivi compresa quella del ricco. Questo ho
voluto rispecchiare nella mia proposta di traduzione del titolo stesso.
(2) Si è voluto mantenere la traduzione vicina quanto più possibile a
greco x«pvoaa0ai t à à x à p ia ia . Nell’uso di termini il cui nucleo è xàpic forse è
da cogliere anche un’allusione al dono della salvezza offerta dal Cristo, quasi a di­
22 Clemente Alessandrino

do di lodare e glorificare Dio, il solo perfetto e buono (3),


«dal quale provengono tutte le cose e attraverso il quale so­
no tutte le cose e verso il quale procedono tutte le cose» *,
applicano questa prerogativa <divina> ad uomini che si vol­
tolano in una vita <corrotta e melmosa> (4), che è il punto
capitale soggetto al giudizio di Dio. 3. Perfidi, perché pur es­
sendo anche la ricchezza stessa capace di per sé di far gon­
fiare d ’orgoglio le anime di coloro che la possiedono e di cor­
romperle e di allontanarle dalla via attraverso la quale è p os­
sibile imbattersi nella salvezza, costoro sconvolgono le men­
ti dei ricchi eccitandoli con i piaceri delle lodi smisurate e
mettendoli in condizione di disprezzare assolutamente tutti i
beni eccetto la ricchezza, per la quale vengono ammirati. Se­
condo il proverbio 2, costoro aggiungono fuoco a fuoco, ac­
cumulano orgoglio a orgoglio e aggiungono volume alla ric­
chezza, un peso più pesante su una pesante natura, su cui
piuttosto bisognerebbe operare con asportazioni e tagli, co­
me su un male pericoloso e letale. Infatti per chi si innalza e
si fa grande è pronto, come risposta, il mutamento (5) e la ca­
duta verso il basso, come insegna la parola di Dio 3. 4. A
me (6) invece sembra essere espressione di amore più gran-

1 Cf. Rm 11,36. 2 Cf. Clem. Al. Paed. I I 20,3 ; Plat. Leg. II 666a. 3 Cf.
Mt 23, 12; Le 14, 11; 18, 14; Ez 21, 26.

re che gli adulatori dei ricchi attraverso parole intrise del messaggio di Cristo of­
frono qualcosa che ne è invece privo.
(3) L'espressione^ intessuta di rimandi evangelici, cf. Mt 5, 48; 19, 17; Me
10, 18; Le 18, 19.
(4) Il testo di questo passo è lacunoso (nella traduzione sono indicate tra
parentesi uncinate le congetture accolte), ma il senso è accessibile grazie anche al
passo dementino parallelo di Protr. 56, 3.
(5) È espressione tucididea, cf. Tucid. I I 53, 1.
(6) Il periodo è lacunoso, anche se è di facile comprensione - con l’ausilio
dei periodi iniziali dell’opera clementina - il senso generale: Clemente non si in­
serisce nella schiera degli encomiatori delle ricchezze ed esprime nei confronti dei
Quale ricco si salverà? 1 ,2 - 2 , 2 23

de del servire... i ricchi... a loro danno, il sollevarli..., o f ­


f r e n d o loro la salvezza in ogni forma possibile, da una par­
te chiedendola a Dio che concede sicuramente e volentieri ai
suoi figli tali cose, dall’altra, ripeto (7), curando le loro ani­
me con il dono della salvezza, illuminandoli e guidandoli al­
l’acquisto della verità: solo chi si è trovato a parteciparne e a
darsi luce con opere buone avrà il premio 4 della vita eterna.
X E necessaria la preghiera di un’anima forte e perseverante
fino all’estremo giorno della vita commisuratale e una con­
dotta di vita che sia disposizione d ’animo buona e costante e
protesa 5 verso tutti i comandamenti del Salvatore.

2, 1. Risulta non semplice, ma variegata, la causa del


sembrare la salvezza più difficile per i ricchi che per i pove­
ri. 2. Alcuni infatti, ascoltata con immediatezza e leggerezza
la parola del Signore: «Più facilmente un cammello si intro­
durrà nella cruna di un ago che un ricco nel regno dei cie­
li» 6, disperando7 di se stessi come non destinati alla vita, do­
nandosi in tutto al mondo (8) e abbarbicandosi alla vita di
quaggiù come alla sola loro rimasta, si sono allontanati mag­
giormente dalla via di lassù (9), senza neppure più ricercare

4 Cf. F a 3, 14. 5 Cf. FU 3, 13. 6 Cf. Me 10, 25; Mt 19, 24; Le 18, 25.
7 Cf. Erma, Mand. XII 6, 2.

ricchi un amore più grande, in quanto invece di porsi a loro servizio con empietà
e perfidia, adulandoli - cosa che reca loro danno -, vuole indicare loro il bene au­
tentico, la salvezza, la verità, la vita eterna. Nella traduzione ho segnalato con pun­
tini (...) le lacune del codice.
(7) Non sembra necessario modificare il Xéyo) dello Scorialensis che non so­
lo offre un testo comprensibile, ma sottolinea lo stile operativo di Clemente e la
distanza che egli prende dagli adulatori dei ricchi.
(8) Qui “mondo” è usato con accezione negativa.
(9) È insistente, specialmente in queste pagine iniziali, il contrasto tra le co­
se/i beni terreni, materiali, esteriori e le cose/i beni celesti, spirituali, interiori, tra
la vita nel tempo e la vita nell’eternità.
24 Clemente Alessandrino

né di quali ricchi parli il Signore e Maestro né di come ciò


che è impossibile presso gli uomini diventi possibile (10). 3.
Altri invece, da una parte compresero rettamente e conve­
nientemente l’espressione del Signore, ma dall’altra facendo
poco conto delle opere che portano alla salvezza non fecero
i preparativi necessari per conseguire l’oggetto della loro
speranza. 4. Presento dunque queste due situazioni riguardo
ai ricchi che hanno già conosciuto la potenza del Salvatore e
la sua salvezza visibile; di coloro che non sono iniziati alla ve­
rità poco mi importa (11).

3, 1. Bisogna dunque, per amore della verità e per amo­


re dei fratelli [...] (12), e non inasprendosi spietatamente nei
confronti dei ricchi chiamati (13), né di nuovo cadendo ai lo­
ro piedi per un personale amore di guadagno, dapprima ri­
muovere con la parola la nuova (14) disperazione e mostra­
re con la giusta esegesi dei detti del Signore perché non è de­
finitivamente eliminato per loro il possesso del regno dei cie­
li, se obbediranno ai comandamenti. 2. Quando poi avranno
appreso che provano un timore indebito e che il Salvatore li
accoglie con piacere, se essi vogliono, allora bisogna sia

(10) Cf. Me 10, 27 e vedi infra, 4, 9.


(11) Clemente definisce in questo modo l’ambito dei destinatari cui egli si
rivolge con questo scritto, i ricchi che già in qualche modo si sono avvicinati al cri­
stianesimo. La sua riflessione si raccoglie intorno al cristianesimo come religione
che si rivolge a tutte le categorie di esseri umani e a tutte le possibili condizioni di
vita.
(12) Altra breve lacuna nel testo.
(13) Cioè credenti, i destinatari appunto di questa operetta di Clemente.
Per l’espressione cf. ad esempio 1 Cor 1, 2.24; Rm 1, 6.7; 8, 28; G d 1; Ap 17, 14.
(14) Traduco “nuova”, seguendo la lezione KOU.VT|V del codice, e non se­
condo la congettura Kevnv,,“vuota” , degli editori. L’aggettivo “nuova” per defi­
nire la disperazione dei ricchi esprime fortemente il contrasto con la vita nuova
che il Cristo è venuto a portare ai suoi seguaci.
Quale ricco si salverà? 2, 2 - 3, 6 25

istruirli sia iniziarli perché conoscano attraverso quali opere


e quali disposizioni potranno conseguire la speranza, dal
momento che essa non si compie per loro senza fatica né vi­
ceversa sopraggiunge per caso. 3. Ma, al modo stesso in cui
vanno le cose degli atleti, per paragonare realtà piccole e ca­
duche a realtà grandi (15) e incorruttibili, così il ricco se­
condo il mondo consideri che vanno le cose sue. 4. Tra gli
atleti (16) infatti l’uno, che non ha sperato di poter vincere e
di ricevere la corona, non si è neppure iscritto alla gara; l’al­
tro, che ha concepito nella sua mente questa speranza ma
non ha affrontato fatiche e allenamenti e diete adeguate, è ri­
sultato senza corona ed è fallito nelle sue speranze. 5. Così
uno, anche circondato di questo terreno rivestimento (17),
non si escluda da solo, sin dall’inizio, dai premi del Salvato­
re, se è credente e vede la grandezza dell’amore che Dio ha
per l’uomo, né poi speri di conseguire le corone dell’incor­
ruttibilità, se rimane privo di allenamento e di gara, senza fa­
tica e senza sudore. 6. Si offra piuttosto all’allenatore, il Ver­
bo, al giudice della gara, il Cristo. Cibo per lui e bevanda as­
segnata sia il nuovo testamento del Signore8, esercizi di alle­
namento i comandamenti9, decoro e bellezza le belle dispo­
sizioni: amore, fede, speranza 10, conoscenza della verità...,
mitezza, misericordia, dignità, affinché quando l’ultima

8 Cf. 1 Cor 11, 25ss. 9 Cf. Str. VII 83, 2. 10 Cf. 1 Cor 13, 13.

(15) Un rimando al virgiliano si parva licet componere magnis, Verg. Georg.


IV 176. In questo luogo, come altrove, ad es. in 38, 1 - vedi nota (94) - a monte
del passo dementino è riscontrabile un testo latino.
(16) Il passo utilizza le metafore paoline della gara e dello stadio (cf. ad es.
1 Cor 9, 24ss.; Gal 5, 7; Fil 3, 14; 2 Tm 4, 7-8), un tipo di metafore ricorrente in
Clemente, vedi infra, 40, 3.
(17) Clemente si riferisce alla ricchezza; l’idea di beni terreni come realtà
esterne all’uomo è presente altre volte nel Qds: cf. ad esempio, Qds 19.26...
26 Clemente Alessandrino

trom ba11 darà il segnale della corsa e dell’uscita da qui come


da uno stadio della vita, con buona coscienza, possa stare di­
nanzi al giudice di gara (18), vincitore, riconosciuto degno
della patria di lassù, nella quale entra con corone e procla­
mazioni angeliche.

4, 1. Conceda dunque il Salvatore, a noi che comincia­


mo ora il discorso, di dare ai fratelli le realtà vere e adegua­
te e portatrici di salvezza, in primo luogo per quella (19) spe­
ranza e in secondo luogo per il conseguimento della speran­
za stessa. 2. Egli concede doni a coloro che chiedono e inse­
gna a coloro che rivolgono domande e scioglie l’ignoranza e
fa cadere la disperazione, introducendo di nuovo, riguardo
ai ricchi, gli stessi discorsi resi interpreti e guide sicure di se
stessi. 3. Niente infatti è efficace come ascoltare di nuovo i
detti che fino ad ora nei vangeli ci avevano turbato in quan­
to li ascoltavamo senza approfondimento e senza una cor­
retta valutazione, con leggerezza infantile. 4. «Mentre Gesù
usciva per mettersi in viaggio, un tale avvicinatosi si inginoc­
chiava dicendo: “Maestro buono, che cosa devo fare per ave­
re in eredità la vita eterna?” . 3. G esù risponde: “Perché mi
dici buono? Nessuno è buono se non il solo Dio. Tu conosci
i comandamenti: non commettere adulterio, non uccidere,
non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua
madre” . 6. Quello gli risponde: “H o custodito tutte queste
cose dalla mia giovinezza” . Gesù, posato lo sguardo su di lui,

11 Cf. 1 Cor 15,52.

(18) Un concetto presente altre volte in Clemente, cf. ad es. Protr. 96,3; Str.
VII 20, 3-8.
(19) H o voluto mantenere nella traduzione di a\)Tr|V con “quella” il ri­
mando di Clemente alle espressioni iniziali in cui egli indica nella perdita della
speranza la prima causa per l’allontanarsi dei ricchi dalla salvezza.
Quale ricco si salverà? 3, 6 - 4 , 10 27

lo amò e disse: “Una cosa sola ti manca: se vuoi essere per­


fetto, vendi tutte le cose che hai e dalle ai poveri, e avrai un
tesoro in cielo, e vieni qui, seguimi” . 7. Ma quello, rattrista­
tosi per il discorso, se ne andò addolorato giacché aveva
molti possedimenti e campi. 8. Volgendo lo sguardo intorno,
G esù dice ai suoi discepoli: “Quanto difficilmente entreran­
no nel regno di Dio coloro che hanno ricchezze” . I discepo­
li furono colti da stupore per le sue parole. 9. Di nuovo G e­
sù rispondendo dice loro: “Figlioli, come è difficile che co­
loro che confidano nelle ricchezze entrino nel regno di Dio;
più facilmente attraverso la cruna di un ago entrerà un cam­
mello che un ricco nel regno di D io”. Quelli si turbarono an­
cor più e dicevano: “Chi dunque potrà salvarsi?” . Egli, p o ­
sato lo sguardo su di loro, disse: “Ciò che è impossibile per
gli uomini è possibile per D io” .
10. Pietro cominciò a dirgli: “Guarda, noi abbiamo la­
sciato tutto e ti abbiamo seguito” . G esù rispose: “In verità vi
dico: chi ha lasciato le sue cose e genitori e fratelli e posse­
dimenti per causa mia e per causa del vangelo, riceverà in
cambio cento volte tanto. Ora, in questo tempo presente, a
qual fine avere campi e possedimenti e case e fratelli insieme
a persecuzioni? Nel tempo avvenire c’è vita eterna. I primi
saranno ultimi e gli ultimi primi”» (20).

(20) Clemente ha riportato l’intero passo di Me 10, 17-31 con qualc


gera variante. Degna di attenzione sembra la variante presente negli ultimi verset­
ti del passo evangelico: «Ora, in questo tempo presente, a qual fine avere campi e
possedimenti e case e fratelli insieme a persecuzioni?». Clemente pone la doman­
da sul senso del possedere ricchezze, dal momento che, nel tempo presente, da es­
se vengono tribolazioni. Il testo di Me 10, 30 (èàv |ì.ti èKaxovTajtXaciova
v v v èv Tei) Kaip(p xoijxo) oiiriac Kaì àSeXcjioÌK Kai àSeX^àc K a i irnxépae m i xÉKva
Kaì àypoùe |iExà Siayyncòv, Kai èv xcò odcovi xà> èpxonévtp £a>Tiv ai(óviov) non pone
invece sotto forma di domanda la presenza dei beni terreni in cambio dell’avere
lasciato tutto.
28 Clemente Alessandrino

5, 1. Questo è scritto nel vangelo secondo Marco; anche


in tutti gli altri vangeli, che sono riconosciuti come tali, p o ­
co forse cambiano in ciascuna parte le parole, ma tutto mo­
stra il concordare delle cose dette 12. 2. Il Salvatore ai suoi di­
scepoli non insegna affatto alla maniera degli uomini, ma in­
segna ogni cosa secondo una sapienza divina e mistica, que­
sto bisogna sapere con chiarezza per non ascoltare material­
mente le cose dette, ma scoprire e apprendere, con adegua­
ta indagine e comprensione, il significato nascosto in esse. 3.
E infatti, tra le affermazioni espresse in forma enigmatica,
quelle che risultano essere state rese semplici dal Signore
stesso per i discepoli, vengono scoperte essere bisognose di
una attenzione niente affatto inferiore, bensì maggiore anche
ora, per la sovrabbondante presenza in esse di saggezza. 4.
Dal momento che anche gli insegnamenti che si ritiene esse­
re stati da lui offerti ai suoi e a quelli da lui chiamati figli del
regno 13 richiedono ancora un ulteriore approfondimento,
senza dubbio gli insegnamenti che egli usava porgere con
semplicità e perciò non hanno provocato domande negli
ascoltatori, portando al compimento pieno del fine stesso
della salvezza, avvolti di una meravigliosa e celeste profon­
dità di pensiero, non è conveniente accoglierli superficial­
mente con le orecchie, ma spingendo la mente fino allo spi­
rito e al segreto del pensiero del Salvatore.

6, 1. Con piacere il nostro Signore e Salvatore si è la­


sciato interrogare con domanda a lui oltremodo adeguata: la
Vita riguardo alla vita, il Salvatore riguardo alla salvezza, il
Maestro riguardo all’argomento principale delle cose da lui
insegnate, la Verità riguardo alla vera immortalità, il Verbo

12 Cf. Mt 19, 16-30; Le 18, 18-30. 13 Cf. Mt 13, 38.


Quale ricco si salverà? 5, 1 - 7, 3 29

riguardo alla parola del Padre, il Perfetto riguardo al riposo


perfetto, l’Incorruttibile riguardo alla sicura incorruttibilità.
2. E interrogato riguardo a quelle cose per le quali è anche
venuto sulla terra, quelle alle quali educa, che insegna, che
offre, per mostrare ciò che sottostà al suo annunzio, cioè il
dono di vita eterna. 3. Sa in antecedenza, in quanto Dio, sia
le cose che gli saranno chieste sia le cose che ciascuno gli ri­
sponderà. Chi infatti potrebbe saperlo più che il Profeta dei
profeti e il Signore di ogni spirito profetico?
4. Chiamato buono, prendendo l’avvio da questa s
prima espressione, comincia da lì anche il suo insegnamen­
to, facendo volgere il discepolo verso il Dio buono e primo
e unico dispensatore di vita eterna, che il Figlio dà a noi
avendola ricevuta da lui (21).

7, 1. Il più grande dunque e il principale tra gli inse­


gnamenti per la vita dal principio, subito, deve essere posto
nell’anima: conoscere (22) il Dio eterno e donatore di beni
eterni e primo e sommo e unico e Dio buono. E possibile
possederlo mediante conoscenza (23) e comprensione; 2.
questo infatti è principio fermo e immutabile e sorgente di
vita, la conoscenza (24) di Dio, colui che veramente è e che
dona gli esseri, cioè le cose eterne, dal quale per le altre co­
se deriva l’essere, e si partecipa il rimanere in esistenza. 3.
Non conoscerlo infatti è morte, la conoscenza di lui invece e

(21) Cf. Gv 5, 26; 17, 2. In questo modo di parlare di Dio sono da ricono­
scere anche espressioni platoniche, cf. Rep. II 379c (per l’attributo “buono”);
379e (Platone presenta Dio come TOC^uae dei beni e dei mali).
(22) C ’è una allusione a Gv 17, 3.
(23) Alà yvcóoeok: nel pensiero di Clemente la “gnosi” è un modo e un mez­
zo per il cammino di fede dell’uomo che si sviluppa nella conoscenza e nell’amo­
re di Dio. Fondamentale è lo studio di P.Th. Camelot, Foi et gnose. Introductìon à
l’étude de la connaissance religieuse chez Clément d’Alexandrie, Paris 1945.
(24) Per questa definizione di èm atf|)iri, di sapore stoico, cf. Str. II 9, 3-4.
30 Clemente Alessandrino

la somiglianza e l’amore per lui e l’assimilazione sono la sola


vita (25).

8, 1. Questa conoscenza viene in primo luogo suggerita


a chi vuol dunque vivere la vita vera 14, conoscere colui che
«nessuno conosce se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo
abbia rivelato» 15; in secondo luogo, apprendere dopo lui la
grandezza del Salvatore e la novità della grazia, perché se­
condo l’apostolo, «la legge fu data tramite Mosè, la grazia e
la verità tramite G esù Cristo» 16. E le cose date tramite un
servo fedele non sono uguali a quelle date da un figlio legit­
timo 17. 2. Se dunque la legge 18 di Mosè era capace di dare
vita eterna, è inutile che il Salvatore 19 stesso venga e soffra
per noi percorrendo la natura umana dalla nascita fino al se­
gno (26), non c’è motivo che colui che ha adempiuto tutti i
precetti della legge «fin dalla giovinezza» 20 chieda in ginoc­
chio ad un altro l’immortalità. 3. Infatti non solo ha adem­
piuto la legge, ma ha anche cominciato subito, dalla prima
fanciullezza. Difatti, che cosa c’è di grande o di fulgido in
una vecchiaia priva di quegli atti riprovevoli generati da pas­
sioni giovanili come l’ira che ribolle o la cupidigia dei beni?
Ma se uno nella sfrenatezza giovanile (27) e nella calura del­
l’età offre un pensiero maturo e più vecchio dell’età, è un
competitore meraviglioso e degno di nota e canuto quanto a

14 Cf. 1 Tm 6, 19. 15 Mt 11, 27. 16 Gv 1, 17. 17 Cf. Eb 3, 5s.


18 Cf. Gal 2, 21. I9 Cf. FU 2, 8. 20 Cf. Me 10, 20.

(25) Matrice evangelica (Gv 17, 3) e matrice platonica ( Teet. 176ab) si uni­
scono nella riflessione clementina a proposito della conoscenza di Dio. Per Cle­
mente il cammino del credente si svolge in un intreccio di conoscere/credere/a­
mare/assimilazione a Dio.
(26) Il “segno” per eccellenza della vita del Cristo è la sua morte in croce.
(27) Cf. Antif. sof. fr. 49 Diels6 II 360, 2.
Quale ricco si salverà? 7, 3 - 9, 2 31

senno (28). 4. Ma tuttavia questo tale (del vangelo di Marco)


è fortemente convinto che a lui quanto a giustizia non man­
ca nulla, ma la vita gli manca del tutto, perciò la chiede al­
l’unico che può darla; nei confronti della legge ha sicurezza
fiduciosa, ma supplica il Figlio di Dio. 5. Passa «d a fede a fe­
de» 21, come nave che, fluttuando malsicura nella legge e na­
vigando pericolosamente, sposta gli ormeggi verso il Salva­
tore.

9, 1. Gesù dunque non lo rimprovera come uno che


non ha adempiuto tutti i precetti della legge 22, ma lo ama e
lo accoglie amorevolmente per la docilità nei confronti delle
cose che aveva appreso, dice che è imperfetto in quanto ha
adempiuto cose non perfette per la vita eterna, da una parte
solerte operatore della legge, dall’altra pigro operatore della
vita vera. 2. In realtà, sono cose belle anche quelle (chi non
lo afferma? infatti «sacro è il comandamento» 23) che proce­
dono fino a essere come pedagogo di una persona per mez­
zo del timore e a educarla preliminarmente in ordine alla leg­
ge somma di G esù e alla grazia 24, ma pienezza «della legge
è Cristo in ordine alla giustizia per ogni credente» (29), egli
che non rende servi in quanto servo, ma rende figli e fratelli
e coeredi coloro che adempiono la volontà del Padre 25.

21 Cf. Rm 1, 17 e Str. II 29, 3 . 22 Cf. Str. IV 29, 3 . 23 Rm 7, 12.


24 Cf.Gal 3, 24. 25 Cf. Rm 8, 14-17; Mt 12, 50.

(28) Per questo passo cf. Filone, De poster. Cain. 71: in un diffuso modo di
sentire l’età giovanile come preda delle passioni e l’età adulta come sede di sag­
gezza e di virtù, viene invece qui presentato il motivo del puer senex, che diven­
terà poi un topos, il motivo del giovane che nei suoi costumi virtuosi dà prova di
maturità superiore alla sua età e compete per questo con coloro che, vecchi, sono
virtuosi.
(29) Con la citazione di Rm 10, 4 in questo brano si richiamano e si fondo­
no passi scritturistici paralleli, quali ad es. Rm 13, 10 e Mt 5, 17,come in Str. IV
32 Clemente Alessandrino

10, 1. «Se vuoi essere perfetto» (30). Dunque non era


ancora perfetto; niente infatti è più perfetto del Perfetto. E
divinamente con «se vuoi» mostrò la libertà dell’anima che
dialogava con lui. Nell’uomo infatti era la scelta, in quanto
libero; in Dio la possibilità di donare in quanto Dio. 2. Egli
dona a coloro che vogliono e si impegnano e chiedono, af­
finché così la salvezza divenga un bene loro proprio. Dio in­
fatti non costringe, giacché la violenza è nemica a Dio, ma a
coloro che cercano porge e a coloro che chiedono offre e a
coloro che bussano apre 26. 3. Se dunque vuoi, se vuoi vera­
mente e non inganni te stesso, acquista ciò che ti manca.
«Una cosa sola ti manca» 27: l’unica, la mia, il bene, ciò che
è ormai al di sopra della legge, ciò che la legge non ti dà, ciò
che la legge non contiene, ciò che è proprio dei viventi. 4.
Senza dubbio costui che ha adempiuto tutti i precetti della
legge «fin dalla giovinezza» 28 ed è pieno di orgoglio non ha
potuto aggiungere questa cosa sola a tutti i precetti della leg­
ge, la scelta del Salvatore, per ricevere la vita eterna, che de­
sidera; se ne andò invece rattristato, molestato dall’invito
della Vita, per la quale si era accostato supplicando. 5. D i­
fatti non voleva veramente la vita, come andava dicendo, ma
si circondava soltanto della gloria di una volontà buona e ri­
guardo a molte cose era capace di darsi da fare, ma riguardo
ad una cosa sola, l’opera della vita, era privo di capacità e di

26 Cf. M t 7 ,7 ;L c 11,9. 27 Me 10, 21; Le 18, 22. 28 Cf. Me 10, 20.

130, 3 in ordine alla presentazione del Cristo come completamento e perfeziona­


mento dell’Alleanza e della legge veterotestamentaria. La risposta di Gesù al ric­
co non è un rimprovero per la vita che egli ha condotto, è una constatazione che
alla legge dell’Antico Testamento si è ormai sostituita una situazione nuova, il re­
gime della grazia cui Gesù ha dato inizio.
(30) Clemente riprende l’analisi dell’episodio del ricco da Mt 19, 21.
Quale ricco si salverà? 10, 1 - 11, 3 33

desiderio e di forza per adempierla. 6. Qualcosa di simile


disse il Salvatore anche a Marta che si dava da fare circa mol­
te cose e si prodigava e si preoccupava nel servizio, rimpro­
verando invece la sorella, perché tralasciato il servire, stava
seduta ai piedi di lui, trascorrendo il tempo nell’impegno di
imparare: «Tu ti affanni per molte cose, Maria invece ha scel­
to la parte buona e non ne sarà privata» 29. 7. Così anche a
questo suggeriva che abbandonando il molteplice indaffa­
r a t i si dedicasse ad una cosa sola e si sprofondasse in essa,
il dono di colui che porge la vita eterna.

11, 1. Ma che cosa era ciò che lo fece volgere in fuga e


lo rese disertore nei confronti del Maestro, della domanda,
della speranza, della vita, delle fatiche precedenti? «Vendi le
cose che ti appartengono» (31). 2. Che cosa significa questo?
Non come alcuni colgono con superficialità, che comandi di
rigettare il patrimonio che si ha e di allontanarsi dalle ric­
chezze, ma di separare l’anima dai pensieri relativi alle ric­
chezze, dall’inclinazione ad esse, dal desiderio eccessivo,
dalla brama morbosa di esse, dalle preoccupazioni, dalle spi­
ne del vivere, che soffocano (32) il seme della vita. 3. Non è
infatti cosa grande e da perseguire il trovarsi senza motivo
privi di beni, a meno che non sia a causa di una parola di vi­
ta (se così fosse, coloro che non hanno assolutamente nulla,
ma sono abbandonati e privi di ciò che serve per l’oggi, i
mendicanti gettati lungo le strade, «che non conoscono» Dio
e «la giustizia di D io» 30, per questo stesso essere somma­

29 Cf. Le 10, 38-42. 30 Cf. Rm 10, 3.

(31) Mt 19, 21 (cf. Me 10, 21; cf. anche Qds 4, 6, vedi supra).
(32) Allusione alla parabola del seminatore, cf. Mt 13, 22; Me 4, 19; Le
8, 14.
34 Clemente Alessandrino

mente nel bisogno e nella privazione dei mezzi di vita e nel­


lo scarseggiare delle cose più piccole, sarebbero i più felici e
i più amati da Dio e i soli che hanno la vita eterna), 4. o a me­
no che non sia una novità il rinunciare alla ricchezza e farne
dono ai poveri o alla patria (33), cosa che molti hanno fatto
prima della venuta del Salvatore, gli uni per interesse allo
studio e per una sapienza morta, gli altri per una fama vuo­
ta e per vanagloria, i vari Anassagora, Democrito, Crate-
te (34).

12, 1. Che cosa dunque raccomanda come nuova e pro­


pria di Dio e l’unica capace di dare vita, ciò che non salvò gli
uomini di prima? (35) Se la «nuova creazione»31, il Figlio di
Dio, annunzia e insegna qualcosa di straordinario, racco­
manda non qualcosa che appare, che altri hanno fatto, ma
qualcosa di diverso indicato per questo come più grande e
più divino e più perfetto: lo spogliare l’anima stessa e il suo
atteggiamento dalle passioni che soggiacciono e tagliare e
gettare via le radici estranee del pensiero. Questo infatti è
l’apprendimento proprio del credente, l’insegnamento de­
gno del Salvatore. 2. Infatti gli uomini di prima, spregiatori
delle cose esteriori, gettarono via e alienarono i possessi, ma
le passioni dell’anima credo che le portarono anche in avan­
ti. Vissero infatti in superbia e arroganza e vanagloria e di­
sprezzo degli altri uomini quasi essi facessero qualcosa di so­

31 Cf. Col 1, 15; 2 Cor 5, 17; Gal 6, 15; Clem. Al. Protr. 114, 3.

(33) Diogene Laerzio VI 87 lo narra a proposito di Cratete.


(34) La presentazione di questi esempi e la loro scelta hanno una lunga sto­
ria, anteriore e posteriore a Clemente, cf. ad es. Diog. Laert. I I 6; IX 35.39; VI 86;
Filone, De vita cont. 14; Orig. In Mt. X V 15; Contra Cels. II 41; Girol. Ep. 58, 2;
66, 8; 71, 3; Adv. lovin. II 9; Comm. in Mt. Ili 19, 28.
(35) È evidente l’allusione all’episodio del ricco al quale Gesù dice che l’a­
dempimento dei precetti della legge antica non era capace di dare la vita eterna.
Quale ricco si salverà? 11, 3 - 13, 3 35

vrumano. 3. Come dunque il Salvatore, per coloro che vi­


vranno nel per-sempre, avrebbe potuto lodare le cose che
impacciano e danneggiano la vita da lui annunciata? (36) 4.
E infatti è ancora possibile anche questo: dopo essersi spo­
gliato degli averi uno può nondimeno avere ancora il desi­
derio e la brama delle ricchezze radicata e connaturata e può
aver gettato via il possesso, ma continuando insieme a guar­
dare e bramando le cose che aveva lasciato si addolora dop­
piamente sia per l’essere privo di ciò che sarebbe servito sia
per l’essere in compagnia del pentimento (37).
5. E infatti irraggiungibile e impossibile che chi è p
delle cose necessarie per sopravvivere non si abbatta nell’a­
nimo e non provi disinteresse per le cose migliori, mentre
cerca in ogni modo e da qualsiasi parte di procurarsi quelle.

13, 1. E quanto sarebbe più vantaggioso il contrario,


cioè che uno, possedendo beni sufficienti, non si turbi per­
ché li possiede e aiuti quelli che è conveniente aiutare? In­
fatti quale condivisione rimarrebbe tra gli uomini, se nessu­
no avesse niente? 2. Questo modo di pensare come si trove­
rebbe non certamente in contrapposizione e in conflitto con
molti altri e bei modi di pensare del Signore? 3. «Fatevi ami­
ci con il mammona dell’ingiustizia affinché quando vi verrà
a mancare vi accolgano nei tabernacoli eterni» 32. «Procura­
tevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine corrodono né

32 Le 16, 9.

(36) Numerosi testi neotestamentari sono sottesi a questa espressione, cf.


ad es. Gv 10, 28.
(37) H o cercato di mantenere nella traduzione il contrasto possibile in chi
ha rinunciato ai suoi beni, l’essere preso dal dispiacere di trovarsi privo dei beni
che aveva e insieme dal dispiacere di questo suo cambiare pensiero. Clemente pre­
senta tale contrasto con i termini à n o v m a (reso con « l’essere privo») e GUVOU-
o i a (reso con «l’essere in compagnia»).
36 Clemente Alessandrino

ladri rubano» 33. 4. Come si potrebbe dar da mangiare a chi


ha fame e dar da bere a chi ha sete e vestire chi è nudo e
ospitare chi è senza tetto 34 (e a coloro che non fanno queste
cose minaccia fuoco e l’essere gettati fuori, nelle tenebre 35),
se ciascuno si trovasse ad essere privo di tutte queste cose?
J>. Invece egli stesso è ospitato da Zaccheo 3é, da L e v i37, da
Matteo (38), ricchi e pubblicani, e ordina loro non di dare
via le ricchezze, ma, dopo aver presentato il possedimento
giusto ed eliminato quello ingiusto annunzia: «O ggi la sal­
vezza è per questa c a sa » 38. 6. Così loda il loro uso, così e con
questa aggiunta comanda anche la condivisione, dar da bere
a chi ha sete, dare pane a chi ha fame, accogliere chi è senza
tetto (39), rivestire chi è nudo. 7. Se non è possibile compie­
re questi gesti utili senza avere ricchezze e ordina di liberar­
si dalle ricchezze, che cos’altro farebbe il Signore con le sue
esortazioni se non dare e non dare le stesse cose, dare e non
dare da mangiare, accogliere e respingere, condividere e non
condividere? E questa sarebbe la cosa più illogica di tutte.

14, 1. Non sono dunque da buttare via le ricchezze che


aiutano anche i prossimi: sono infatti possessi (40) in quan­
to sono possedute e vantaggi in quanto sono vantaggiose e

33 Mt 6, 20. 34 Cf. Mt 25 , 35-46. 35 Cf. Mt 8, 12; 22, 13; 25, 30.


36 Cf. Le 19, 5s. 37 Cf. Me 2, 14s.; Le 5, 27-29. 38 Cf. Le 19, 9.

(38) Cf. Mt 9, 9s. Per Clemente, Levi è distinto da Matteo, cf. Str. IV 71, 3
(inserito in un rimando ad un testo del valentiniano Eracleone) e Orig. C. Cels. 1 62.
(39) Al di sotto di queste espressioni che ricalcano i passi evangelici (in
particolare Mt 25, 35-45) già richiamati è da vedere anche Is 58, 7 (per il termi­
ne àazeyot: = senza tetto).
(40) Clemente articola e sviluppa il suo pensiero e la sua riflessione intorno
ad alcuni vocaboli che si riecheggiano fra loro e su cui egli enuclea il suo discor­
so: le ricchezze (%pii|iaTa) sono insieme cose che si posseggono (KTT||l(XToO e co­
se atte a procurare vantaggi (%pr|cn.|j.a).
Quale ricco si salverà? 13, 3 - 15, 1 37

preparate da Dio a vantaggio degli uomini, esse che sono


soggiacenti e sottoposte come materia e strumenti al fine di
un uso buono per coloro che lo comprendono. 2. L o stru­
mento (41), se lo usi con arte, è capace di arte, se sei privo di
arte, trae un bel guadagno dalla tua incapacità, senza esser­
ne causa. 3. Anche la ricchezza è uno strumento del genere.
Puoi usarla con giustizia: è al tuo servizio per la giustizia;
uno può usarla ingiustamente, si manifesta allora ministra di
ingiustizia: per sua natura infatti è a servizio, non al coman­
do. 4. Non bisogna dunque chiamare in causa ciò che di per
sé non ha né bene né male, essendo privo della capacità di
essere causa, ma ciò che, potendo usare queste cose sia bene
sia male, secondo ciò che sceglie, per questo stesso è causa.
Questa cosa è la mente dell’uomo, che ha in se stessa sia un
criterio libero sia la libera scelta dell’uso delle cose che le so­
no state date (42), 5. così da eliminare non i beni ma piutto­
sto le passioni dell’anima, che non consentono la migliore
utilizzazione delle sostanze, perché divenuti belli e buo­
ni (43) si possa usare bene anche di questi possessi. 6. In
conclusione, il rinunciare a tutte le cose che si hanno e ven­
dere tutte le cose che si hanno si deve intendere in questo
modo, come espresso per le passioni dell’anima.

13, 1. Io dunque direi anche questo: dal momento che


le une sono dentro l’anima, le altre fuori, e se l’anima ne farà

(41) È ricorrente nel pensiero di Clemente il concetto di strumento (ópya-


vov) per esprimere vari modi di rapporto esistenti tra le realtà create, cf. ad es.
Protr. 5, 3.6; Paed. II 41, 5; 42, 1.
(42) E concetto platonico (cf. Plat. Rep. X 617e), presente anche altrove
nelle opere di Clemente, ad es. Paed. I 69.
(43) Il binomio espresso dal mondo greco della corrispondenza e connes­
sione tra bellezza e bontà diventa per Clemente un modo per descrivere chi, libe­
ratosi dalle passioni dell’anima, sa usare anche le ricchezze.
38 Clemente Alessandrino

un buon uso, si rivelano anch’esse buone, se ne fa un uso cat­


tivo, cattive, colui che ordina di alienare le cose che si han­
no, in primo luogo (44) chiede che siano eliminate queste
cose, tolte le quali rimangono ancora le passioni, o non piut­
tosto chiede che siano eliminate quelle, tolte le quali anche
gli averi diventano utili? (45) 2. Colui dunque che getta via
da sé l’abbondanza mondana può ancora essere ricco delle
passioni anche se non ha la ricchezza materiale; infatti la
propensione dà energia verso di essa e affanna il pensiero e
molesta e infiamma con le brame che crescono insieme: di
nessun vantaggio dunque è stato per lui diventare povero di
ricchezze, dal momento che è ricco delle passioni. 3. Di fat­
to egli non gettò via le cose che erano da gettare via, ma le
cose indifferenti, e recise da se stesso le cose che lo avrebbe­
ro potuto servire, dette invece fuoco alla materia della mal­
vagità connaturale alla mancanza dei beni esteriori. 4. Biso­
gna dunque rinunziare ai beni dannosi, non a quelli che pos­
sono anche essere utili, se uno ne conosce l’uso retto 39. 5.
Tali beni giovano quando sono amministrati con saggezza e
sobrietà e riverenza, sono invece da eliminare i beni danno­
si; i beni esteriori non recano danno.
6. Così dunque il Signore ammette anche l’uso dei beni
esteriori, ordinando di separarsi non dalle cose per vivere,
ma da ciò che le usa malamente, cioè le infermità e le pas­
sioni dell’anima.

39 Cf. Paed. Ili 35, 1.

(44) Non c’è motivo per emendare il codice dello Scorialensis, alla cui lez.
jtpóxepov mi sono attenuta nella traduzione, cf. anche Messana, L'economia. .., cit.,
138.
(45) Ancora un gioco di parole con l’assonanza t r a k t t ^|j .octcx e x p i i c n j i a .
Quale ricco si salverà? 15, 1 - 1 7 , 1 39

16, 1. L’abbondanza di queste con la sua presenza por­


ta morte a tutti, con il suo scomparire porta salvezza; di essa
bisogna purificare, cioè rendere povera e priva, l’anima, pre­
parandosi così ormai ad ascoltare il Salvatore che dice: «Vie­
ni, seguimi» 40. 2. Egli infatti diventa strada ormai per il pu­
ro di cuore (46), in un’anima impura invece non si introdu­
ce un dono di Dio, e impura è l’anima ricca delle passioni e
travagliata da brame numerose e mondane.
3. Infatti chi ha possedimenti e oro e argento e case
me doni di Dio, celebra con essi il Dio che glieli dà per la sal­
vezza degli uomini e sa che possiede queste cose per i fratel­
li piuttosto che per se stesso, ed è superiore al possesso dei
beni, in quanto non è schiavo di ciò che possiede né porta
questi beni nella sua anima, né in essi mette radici o circo­
scrive la sua vita, si impegna invece sempre in un agire bello
e divino, e se un giorno dovrà essere privo di questi beni,
può sopportare con animo ilare anche la privazione di essi
allo stesso modo con cui ne accettò anche il possesso, costui
è definito beato dal Signore ed è detto povero nello spirito.
E un erede pronto a ricevere il regno dei cieli, non un ricco
che non può avere la vita 41.

17, 1. Chi invece porta nell’anima la ricchezza e in luo­


go dello Spirito di Dio nel cuore porta oro o campi e rende
sempre senza misura il possesso e ogni volta guarda il di più,
volto in basso e impigliato nei legami del mondo, è terra e
destinato a tornare alla terra 42, come può costui desiderare
il regno dei cieli e pensare ad esso? Un uomo che porta non

40 Me 10, 21. 41 Cf. M t5 ,3 . 42 Cf. G n 3 , 19.

(46) Il discorso è intessuto di allusioni evangeliche, in particolare cf. G


6; Mt 5, 8.
40 Clemente Alessandrino

il cuore, ma campi o metalli (47), sarà necessariamente tro­


vato in queste cose dalle quali è stato preso. «Dove infatti è
la mente dell’uomo là è anche il suo tesoro» 43.
2. Il Signore conosce due tipi di tesoro, quello buono -
infatti « l’uomo buono trae il bene dal buon tesoro del cuo­
re» - e quello cattivo - infatti « l’uomo cattivo trae il male dal
cattivo tesoro, perché la bocca parla dalla sovrabbondanza
del cuore» 44. 3. Come dunque non c’è un tesoro solo pres­
so di lui e presso di noi, quello che dà il grande improvviso
guadagno a chi lo trova 45, ma ce ne è anche un secondo,
quello senza guadagno e non invidiabile e difficile da procu­
rarsi e dannoso, così anche c’è una ricchezza di cose buone
e una di cose cattive, se sappiamo che la ricchezza e il teso­
ro non sono separati l’uno dall’altra per natura. 4. Di queste
ricchezze, l’una potrebbe essere procurata e posseduta, l’al­
tra è da non procurarsi e da allontanare da sé; parimenti an­
che quella spirituale è una povertà beata. Perciò anche Mat­
teo proseguì: «Beati i poveri». Come? «In spirito»; e ancora:
«Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia di
D io» (48). Sventurati dunque i poveri nell’altro senso, al
contrario: non partecipi di Dio, ancor più non partecipi del­
la ricchezza umana, non gustano la giustizia di Dio.

18, 1. Così, sono da ascoltare penetrandole in profon­


dità e non in maniera rozza, villana, o materiale le parole cir-

43 Cf. Mt 6, 21; Le 12, 34; vedi anche Str. VII 77, 6. 44 Le 6, 45; cf. Mt
12,35.34. 45 Cf. Mt 13,44.

(47) Cf. Qds 40, 2, ma è un pensiero altre volte presente, cf. ad es. anche
Str. VII 10, 1: l’uomo si lascia catturare da ciò che egli ha nel cuore, a questo per­
ciò deve porre attenzione. Il suggerimento dell’Alessandrino va a proporre all’uo­
mo un orientamento radicale verso Dio e i beni di Dio.
(48) Mt 5, 3.6. Cf. Qds 11,3.
Quale ricco si salverà? 17, 1 - 18, 6 41

ca i ricchi che difficilmente entreranno nel regno dei cieli46,


giacché non è stato detto così. Non sulle cose esteriori si b a­
sa la salvezza, né se queste sono molte né se sono poche, o
piccole, o grandi, o gloriose o ingloriose, o nobili o ignobili,
ma sulla virtù dell’anima, fede, speranza, carità A1, amore fra­
terno, conoscenza, mitezza, modestia, verità: di esse è pre­
mio la salvezza. 2. Infatti non per la bellezza del corpo uno
vivrà (49) o, al contrario, perirà: colui che si serve del corpo
che gli è stato dato con purezza e secondo Dio, vivrà; colui
invece che distrugge il tempio di Dio 48 sarà distrutto. 3. Si
può essere nell’impudicizia anche da brutti, e vivere in ca­
stità pur nella bellezza; non la forza e la grandezza del corpo
fanno vivere, né la nullità delle membra fa perire, invece l’a­
nima usandole può causare l’una e l’altra. 4. «Porgi la guan­
cia se sei colpito» 49 dice, dunque, il Signore, e può obbedi­
re a questo uno che è forte e in buona salute, invece uno che
è senza forze, per debolezza di animo, può trasgredirlo. 5.
Così pur essendo povero e senza mezzi di sussistenza, uno
può trovarsi ebbro di desideri, e uno ricco di beni può tro­
varsi sobrio e povero di piaceri, ubbidiente, assennato, puro,
disciplinato.
6. Se dunque ciò che vivrà è soprattutto e in primo
go l’anima e la virtù che nasce intorno ad essa salva, la mal­
vagità invece produce morte, è ormai del tutto chiaro che se
essa è povera di quelle cose dalla cui abbondanza uno è ro­
vinato (50) si salva, e se è ricca di quelle cose la cui ricchez-

46 Cf. Me 10, 23 . 47 Cf. 1 Cor 13, 13. 48 Cf. 1 Cor 3, 17. 49 Cf. Le
6, 29; Mt 5, 39.

(49) Il verbo C,àco è usato, qui e in seguito, per indicare la vita per eccel­
lenza, quella vera, eterna, la vita dello spirito che non consiste in ciò che è este­
riore e materiale.
(50) Ho seguito il testo dello Stàhlin.
42 Clemente Alessandrino

za rovina muore; 7. e noi non dobbiamo cercare ancora in un


altro luogo la causa della fine, se non nell’atteggiamento e
nella disposizione dell’anima all’obbedienza a Dio e alla pu­
rezza, alla trasgressione dei comandamenti e all’accumulo
della malvagità.

19, 1. Il <ricco> in modo vero e bello è in definitiva il


ricco delle virtù e capace di comportarsi in ogni situazione
che gli tocca in sorte con santità e con fede; il ricco illegitti­
mo invece è colui che arricchisce secondo la carne e ha tra­
sferito la vita nel possesso delle cose esteriori, possesso che
passa e si deteriora e appartiene ora ad uno ora ad un altro
e alla fine in nessun modo ad alcuno. 2. Ancora, allo stesso
modo, c’è anche un povero genuino e un altro povero ille­
gittimo e falso; l’uno, quello che lo è autenticamente, è po­
vero secondo lo spirito, l’altro, quello che lo è in maniera
non autentica, è povero secondo il mondo. 3. A colui che se­
condo il mondo è povero (51) e ricco quanto alle passioni,

(51) La non facile interpretazione di questo periodo ha fatto registr


verse ed anche plausibili congetture in vista di emendamenti che consentissero
una più immediata comprensione del testo: si tratta, in particolare, dello sposta­
mento della negazione où dinanzi a questo primo ntcù^óc e della sua espunzione
dinanzi al secondo 7CX<B%(X (i rimandi in Pieri, Retto uso delle ricchezze nella tra­
dizione patristica, cit., p. 92 n. 1 e in Nardi, Clemente di Alessandria, Quale ricco
si salva? Il cristiano e l’economia, cit., p. 81 n. 73). Probabilmente il testo tradito
è da conservare così come è e ad esso mi sono attenuta nella traduzione. Va forse
evidenziato, per comprendere meglio il passo, 1’ordo verborum della frase clemen­
tina, con due kola paralleli ma di significato antitetico: z à Kaxà KÓG|XOV 7tT(0X<Ì>
m i jtXouaicp Kaxa za rox0T|... e ó Kaxà jrve'ò(j.a ov 7txcoxò<; Kcà Kaxà 0eòv
n X cu oioc... Il senso della frase sarebbe questo: colui che secondo il modo di sen­
tire del mondo sarebbe povero, ma non lo è secondo lo spirito (il ricco Kaxà
0eóv), invita a staccarsi dal possesso dei beni colui che secondo il mondo è pove­
ro (il ricco Kaxà xà Jtà0T|). La riflessione di Clemente è da intendersi nell’ambi­
to di uno sviluppo del precedente periodo, la constatazione che c’è un povero ge­
nuino (il povero in spirito) e un povero non genuino (il povero agli occhi del mon­
do). Non viene qui chiamata in causa - a mio avviso - la beatitudine evangelica
dei poveri in spirito. Centro della riflessione è il “povero” , considerato tale se-
Quale ricco si salverà? 18, 6 - 19, 6 43

colui che secondo lo spirito non è povero e quanto a Dio è


ricco <,dice>: «Staccati dai possedimenti estranei che sono
nella tua anima affinché, divenuto puro di cuore, tu veda
D io», che, in altre parole, significa entrare nel regno dei cie­
li (52). 4. E in che modo ti potresti staccare da essi? Col ven­
derli. Cioè, prenderesti denari invece di possedimenti (53)
facendo scambio di ricchezza con ricchezza, convertendo in
denaro la ricchezza visibile? Certamente no. 5. Invece, al p o ­
sto delle ricchezze di prima, introducendo nell’anima, che
brami salvare, un’altra ricchezza divinizzatrice e apportatri­
ce di vita eterna, cioè le disposizioni conformi al comanda­
mento di Dio, in cambio delle quali avrai ricompensa e ono­
re, perenne salvezza ed eterna incorruzione. 6. In questo m o­
do vendi bene le cose che hai, numerose e superflue e che ti
chiudono i cieli, dandole in cambio delle cose che possono
salvarti50. Quelle se le tengano i poveri secondo la carne, che

50 Cf. Mt 19, 21; Me 10, 21.

condo il mondo, non considerato tale secondo lo spirito. Ciò che differenzia le
due situazioni è l’essere ricco di passioni o l’essere ricco di Dio. Anche il Nardi
(Nota a Clemente Alessandrino, Quis dives salvetur 19, 3, «Prometheus», IX-
1983, 105-110) è dell’avviso di conservare il testo tradito, ma ne dà una interpre­
tazione diversa (egli ritiene che Clemente in 19, 6 «si muove entro quadri concet­
tuali ben lontani dalla beatitudine evangelica [Mt 5, 3], come prova anche la ten­
denziale identificazione del povero dal punto di vista economico col vizioso» [e
rimanda a C. Curti, Osservazioni sul Quis dives salvetur di Clemente Alessandri­
no, Torino 1968], e pensa che non si debba «intervenire sul testo tramandato, che
dà un senso plausibile, in sintonia con le idee che precedono e seguono» [p. 110]).
Conseguentemente a questa interpretazione, il Nardi dà anche una differente tra­
duzione del passo: «ora, a chi è povero secondo il mondo e ricco secondo le pas­
sioni, colui che non è povero secondo lo spirito e ricco conforme alla volontà di
Dio dice...» (cf. Nardi, Clemente di Alessandria, Quale ricco si salva? Il cristiano
e l’economia, cit., 81s.).
(52) Molte allusioni evangeliche, cf. ad es. Mt 5, 8; 19, 23; Me 10, 23; Le
18, 24.
(53) Vedi supra, nota (45).
44 Clemente Alessandrino

hanno bisogno di esse; tu invece prendendo in cambio la ric­


chezza secondo lo spirito puoi avere già un tesoro nei cieli.

20, 1. Non comprendendo a modo queste cose quel­


l’uomo molto ricco e osservante della legge, né compren­
dendo come uno possa essere e povero e ricco, e come p os­
sa avere ricchezze e non averle, usare del mondo e non usar­
lo 51, se ne andò amareggiato e triste 32, dopo aver lasciato il
posto della vita che egli potè soltanto desiderare, ma non
avere in sorte, dal momento che egli stesso si rese impossibi­
le ciò che era difficile. 2. Difficile infatti era non far circuire
e sviare l’anima dalle seduzioni presenti nella ricchezza vi­
stosa e dai piaceri insidiosi, ma non è impossibile ottenere la
salvezza anche in questa situazione, se uno conduce se stes­
so dalla ricchezza sensibile a quella immateriale e insegnata
da Dio e impara ad usare bene e con proprietà i beni indif­
ferenti e così tende alla vita eterna. 3. Anche i discepoli in un
primo momento furono essi stessi smarriti e abbattuti nell’a-
scoltare53. Perché mai? Forse perché anch’essi possedevano
molte ricchezze? Ma essi già da prima avevano lasciato an­
che le stesse reti e gli ami e le barche da pesca: e questi era­
no tutti i loro beni. Perché, dunque, spaventati, chiedono:
«Chi può salvarsi?» 54. 4. Avevano ben ascoltato e come di­
scepoli ciò che era stato detto dal Signore in parabole e ma­
nifestamente (54) e avevano percepito lo spessore profondo
delle parole.
5. Da una parte, a causa della mancanza di beni p
vano ben sperare circa la salvezza, ma dall’altra, poiché era­

51 Cf. 1 Cor 7,31. 52 Cf. Me 10,22 . 53 c f. Me 10, 26. 54 Me 10,26.

(54) Il testo è comprensibile con la lezione tradita aa<|>òx, che per


mantengo, senza accogliere l’emendamento àaa§(ÌK .
Quale ricco si salverà? 19, 6 - 21, } 45

no consapevoli di non aver ancora deposto del tutto le pas­


sioni (erano infatti discepoli da poco e di recente erano stati
aggregati dal Salvatore), «si spaventarono fortemente» 55 e
disperarono per se stessi non meno di quanto era senza spe­
ranza quell’uomo ricco di beni e terribilmente attaccato al
possesso, che preferiva alla vita eterna. 6. Era dunque del
tutto giusta per i discepoli la paura, dal momento che sia chi
possiede ricchezze sia chi è gravido delle passioni - delle
quali anch’essi erano ricchi - sarà ugualmente escluso dal re­
gno dei cieli: delle anime senza passioni e pure è infatti la sal­
vezza.

21, 1. Il Signore risponde: «C iò che tra gli uomini è im­


possibile, è possibile a D io» 56. Anche questa risposta è pie­
na di grande sapienza: l’uomo pur impegnandosi nell’ascesi
e lavorando per liberarsi dalle passioni non consegue nulla,
ma se manifesta con chiarezza che lo desidera molto e si im­
pegna, con l’aggiunta dell’aiuto che gli viene da Dio, riesce.
2. Dio infatti respira insieme alle anime che lo vogliono, ma
se si ritirano dal desiderio si ritira anche lo spirito dato da
Dio: infatti salvare chi non vuole è proprio di un violento,
salvare chi lo sceglie è proprio di chi fa un dono. 3. Né di chi
dorme né di chi è pigro è il regno dei cieli, ma i «violenti se
ne appropriano» 57; questa è la sola violenza bella, fare vio­
lenza a Dio (55) e strappare a Dio la vita. Egli conoscendo
che alcuni gli stanno di fronte con violenza, anzi con sicu­
rezza (56), si tira indietro: gode infatti Dio nel farsi superare

55 Me 10, 26. 56 Me 10, 27 . 57 Mt 11, 12.

(55) L’espressione ha matrice insieme evangelica (cf. l’appena citato Mt 11,


12) e platonica (cf. Plat. Rep. II 365d), come è frequente in Clemente Alessandrino.
(56) Il testo greco di Clemente offre un bel gioco di parole nei due avverbi
che caratterizzano il modo di porsi nei confronti di Dio: (3iaiox (che continua il
46 Clemente Alessandrino

quanto a tali cose. 4. Perciò avendo udito queste parole, il


beato Pietro, il chiamato, lo scelto, il primo dei discepoli, l’u­
nico per il quale insieme a se stesso il Salvatore paga il tri­
buto 58, prontamente afferrò e comprese il discorso. 5. E che
cosa dice? «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo se­
guito» 59. Il «tutto», se dice i suoi possessi, forse quattro obo­
li (57), ingrandisce ciò che ha lasciato e, senza rendersene
conto, mostrerebbe equivalente al suo «tutto» il regno dei
cieli; 6. ma se, come stiamo or ora dicendo, gettando via da
sé i vecchi possessi mentali e le malattie spirituali vanno die­
tro a ciascun passo del Maestro, l’espressione dovrebbe allo­
ra adattarsi a coloro che saranno iscritti nei c ieli60. 7. Q ue­
sto è infatti seguire realmente il Salvatore, imitare la sua li­
bertà dal peccato e la sua perfezione e abbellire su di lui co­
me su di uno specchio l’anima, armonizzandola e disponen­
do similmente tutto in tutto (58).

22, 1. «Rispondendo, G esù disse: In verità vi dico: co­


lui che lascerà le proprie cose e genitori e fratelli e beni per
causa mia e per causa del vangelo, riceverà cento volte tan­
to» 61. 2. Ma non ci turbi neppure questo né ciò che più du­
ro di questo è espresso altrove con le parole: «Chi non odia

58 Cf. Mt 17, 27. 59 Me 10, 28. 60 Cf. Le 10, 20; Eb 12, 23. 61 Me
10, 29s.

precedente discorso sulla violenza/decisione nei confronti del regno dei cieli) e
pepodcoe che vuole esprimere ciò da cui parte il comportamento «violento» per
impadronirsi del regno dei cieli: la sicurezza che Dio dà il suo dono.
(57) L’espressione, di origine comica (cf. Aristoph. fr. 300 Koch in Poli.
Onom. VII 133; cf. Suda s. v. XETxdpcùv ófìoXcòv), è proverbiale ed equivale al no­
stro «quattro soldi».
(58) Emerge qui con chiarezza il concetto dementino di imitazione e assi­
milazione a Dio come indicazione dell’impegno fondamentale di vita per il cri­
stiano.
Quale ricco si salverà? 21, 3 - 23, 2 47

padre e madre e figli e perfino la sua stessa anima, non può


essere mio discepolo» 62. 3. Non induce a odio e separazio­
ne dalle persone più care il Dio della pace, egli che invita ad
amare anche i n em ici63. 4. Se si devono amare i nemici, ne
deriva analogamente che si devono amare anche i più vicini
per sangue; se bisogna odiare i più vicini di sangue, molto di
più il discorso che ne deriva insegna ad odiare i nemici, così
che i discorsi si annullerebbero a vicenda. 5. Ma non si an­
nullano affatto vicendevolmente, giacché con la stessa men­
talità e disposizione e nella stessa misura odierebbe il padre
e amerebbe il nemico uno che né si vendica del nemico né ri­
spetta il padre più di Cristo. 6. Infatti in quel discorso estro­
mette l’odio e il far del male; in questo invece estromette, nei
confronti dei parenti, un rispetto errato se reca danno circa
la salvezza. 7. Se dunque uno avesse un padre o un figlio o
un fratello senza Dio e questi diventasse un ostacolo per la
fede e un impedimento per la vita di lassù, non si accordi
con questo e non pensi come lui, ma sciolga l’affinità carna­
le attraverso l’inimicizia spirituale.

23, 1. F a’ conto che ci sia un’azione giudiziaria. Imma­


gina accanto a te tuo padre dire: «Io ti ho dato la vita e ti ho
nutrito; seguimi e compi con me il male e non osservare la
legge del Cristo» e tutte quelle parole che potrebbe dire un
uomo blasfemo e morto naturalmente (59). 2. Dall’altra par­
te ascolta il Salvatore (60): «Io ho rigenerato te che eri stato

62 Le 14, 26. 63 Cf. Mt 5, 44; Le 6, 27.35.

(59) Per questa espressione, V E K póc xfj (jnxjei, cf. E f 2, 1.3.


(60) Le parole che Clemente mette sulla bocca del Cristo in questa scena di
processo immaginario sono un continuo rimando a luoghi scritturistici, cf., ad
esempio, nell’ordine 1 Pt 1, 3; Gv 10, 28; Gv 14, 8; Mt 23, 9; Mt 8, 22; Le 9, 60;
Mt 11, 28s.; 2 Cor 12, 4; 1 Cor 2, 9; 1 Pt 1, 12; Gv 6, 50s.
48 Clemente Alessandrino

malamente generato dal mondo per la morte, ti ho liberato,


curato, riscattato; io ti offrirò una vita senza fine, eterna, so­
pramondana; io ti mostrerò il volto di Dio padre buono;
“non chiamare nessuno tuo padre in terra” ; “i morti seppel­
liscano i morti, tu seguimi” ; 3. ti condurrò in un luogo di ri­
poso e di godimento di beni ineffabili e indescrivibili, “che
né occhio vide mai, né orecchio udì, né mai entrarono in
cuore di uomini” , beni verso i quali gli angeli bramano vol­
gersi e guardare, beni che Dio ha preparato per i santi e per
i figli che lo amano. 4. Io sono colui che ti nutre, dandoti co­
me pane me stesso - e nessuno che si nutre di me prenderà
ancora esperienza di morte - e dandoti ogni giorno una be­
vanda d ’immortalità; io sono maestro di insegnamenti cele­
sti; per te ho lottato con la morte e ho riscattato la tua mor­
te della quale tu eri debitore a causa dei peccati precedenti e
della incredulità verso D io» (61).
5. Ascoltando da una parte e dall’altra questi discorsi
giudica in favore di te stesso e porta il voto alla tua salvezza;
e se un fratello, un figlio, una moglie o chiunque altro dices­
se cose simili, dinanzi a tutti in te Cristo sia il vincitore; per
te infatti egli vince.

24, 1. Puoi stare al di sopra anche delle ricchezze? Dil­


lo e Cristo non ti allontana dal possedere, il Signore non pro­
va invidia. Invece vedi te stesso sopraffatto da esse e scon­
volto? Lasciale, gettale via, odiale, rinuncia, fuggi.
2. « E se il tuo occhio destro ti scandalizza, presto
glialo» 64: è meglio il regno di Dio per chi ha un solo occhio

M Cf. Mt 5, 29s.; Me 9, 43.45.47.

(61) Il discorso è un intreccio di numerosi passi neotestamentari: 1 P


Gv 10, 28; 14, 8s.; Mt 23, 9; 8, 22; Le 9, 60; Mt 11, 28s.; 2 Cor 12, 4; 1 Cor 2, 9;
1 Pt 1, 12; Gv 6, 50s.
Quale ricco si salverà? 23, 2 - 25, 5 49

che il fuoco per chi è tutto intero; e se ti scandalizza una ma­


no, se un piede, se l’anima 65, odiala. Se infatti qui la si per­
de per Cristo <, là sarà salvata> 66.

25, 1. Simile a questo pensiero è anche quello che se­


gue. «O ra, in questo tempo avere campi e possessi e case e
fratelli insieme a persecuzioni, a che p rò ?» 67 2. Non chiama
infatti alla vita né persone senza averi, né senza case, né sen­
za fratelli, giacché ha chiamato anche ricchi, ma nel modo
che abbiamo detto (62), e fratelli allo stesso modo che si è
detto, come Pietro con Andrea e Giacomo con Giovanni, i
figli di Zebedeo 68, ma in comunione di pensiero fra loro e
con Cristo. 3. Respinge l’avere queste cose «insieme a perse­
cuzioni»; una persecuzione viene dall’esterno, dagli uomini
che o per inimicizia o per invidia o per brama di guadagno o
a causa di una energia diabolica fanno opposizione ai cre­
denti; 4. l’altra, la più difficile persecuzione è dal di dentro,
mandata a ciascuno dall’anima stessa dilaniata da desideri
senza Dio e da piaceri variegati e da speranze vuote e da so­
gni destinati a perire, quando essa sconquassata dalla brama
del sempre più e provocata e infiammata da amori selvag­
gi (63), come da pungoli o tafani che le stanno attaccati, si
insanguina di passioni per muoversi verso attrattive spudo­
rate e disperazione di vita e disprezzo di Dio. 5. Questa è la
persecuzione più pesante e più difficile, che nasce dal di
dentro, che è sempre presente, che non può essere elusa da

65 Cf. Le 14, 26. 66 Cf. Me 8,35 (Mt 10, 39; 16, 25; Le 17,33). 67 Cf.
Me 10, 30. 68 Cf. Mt 4, 18-22; Me 1, 16-20; Le 5, 1-11; Gv 1, 40-42.

(62) Vedi supra, Qds 13, 5.


(63) Allusioni platoniche, cf. ad es. Plat. Phaed. 81a; Rep. 1329c, ma anche
Apoi. 30e, cf. C. Nardi, Clemens Alexandrinus (QDS 25.4) Platonis Apologiae
(30E) interpres, «Prometheus», XV, 1989, 207-208.
50 Clemente Alessandrino

chi ne è inseguito, giacché egli porta il nemico in se stesso,


dovunque (64). 6. Così anche un incendio 69 che si abbatte
dal di fuori produce una cernita, quello che nasce dal di den­
tro opera la morte. Anche la guerra, se è esterna, finisce fa­
cilmente; se è nell’anima si prolunga fino alla morte. 7. Se in­
sieme con questa persecuzione hai una ricchezza sensibile,
anche fratelli di sangue, anche le altre sicurezze, abbandona
ogni possesso di queste cose che conduce al male, procurati
la pace, liberati da una persecuzione lunga, volgiti da quelle
cose verso il vangelo, preferisci a tutte le cose il Salvatore, lui
che è consigliere e conforto della tua anima, sovrano della vi­
ta senza fine. 8. «L e cose che si vedono sono di breve dura­
ta, quelle che non si vedono sono eterne» e nel tempo pre­
sente sono passeggere e senza sicurezza, «nel tempo a veni­
re è la vita eterna» (65).

26, 1. «Saranno i primi ultimi e gli ultimi primi» 70.


Questa espressione ha molti contenuti quanto al significato
e quanto alla spiegazione, ma in questo momento non è og­
getto della ricerca; essa infatti non riguarda soltanto i ricchi
possidenti, ma semplicemente tutti gli uomini che si sono
dati una volta per sempre alla fede, così non la prenda in esa­
me la riflessione di questo momento. 2. Quanto a ciò che ci
siamo proposti ritengo che sia stato dimostrato come niente
è inferiore alla promessa, giacché il Salvatore non ha in alcun
modo escluso di per sé la ricchezza e l’abbondanza del pos­
sesso, né ha loro precluso la salvezza, se possono e vogliono

69 Cf. 1 Cor 3, 13; Rm 5, 4; 1 P t4 , 12. 70 Me 10,31.

(64) Altro concetto platonico (cf. Plat. Soph. 252c) e nello stesso tempo bi­
blico (cf. ad es. G b 14, 4; Rm 7, 15-23).
(65) 2 Cor 4, 18 e Me 10, 30 sono uniti da Clemente in queste espressioni.
Quale ricco si salverà? 25, 5 - 26, 7 51

sottostare ai precetti di Dio e valutano la loro vita più del


momento presente e guardano al Signore con sguardo atten­
to, come prestando attenzione al cenno di un buon nocchie­
ro, che cosa vuole, che cosa ordina, che cosa significa, che
cosa dà ai suoi marinai, dove e da che parte promette l’or­
meggio. 3. Che ingiustizia infatti farebbe uno, se facendo at­
tenzione e risparmiando, prima di venire alla fede, avesse
messo insieme i mezzi per una vita facile? O, cosa ancora
meno colpevole di questa, se da subito, dal Dio che dà l’ani­
ma sia stato posto a nascere in una famiglia e in una stirpe
magnifica di uomini, forte di beni e potente per ricchezze?
4. Se infatti per la non voluta nascita nella ricchezza fosse al­
lontanato dalla vita, riceverebbe piuttosto una ingiustizia dal
Dio che lo ha generato, dal momento che è stato considera­
to degno di una dolcezza passeggera, ma privato di vita eter­
na. 5. Perché mai in definitiva sarebbe dovuta venir su una
volta dalla terra ricchezza, se è corega e prossena (66) di
morte? 6. Ma se uno può prendere la curva più all’interno
dei beni di cui dispone, e avere il senso della misura e esse­
re sobrio e cercare Dio solo e respirare Dio (67 ) e essere con­
cittadino di Dio, questi si mostra povero per i comanda-
menti, libero, invincibile, privo di malattie, privo di ferite
causate da ricchezze; 7. se no, un cammello passerà attraver­
so un ago più velocemente di quanto un tal ricco entrerà nel

(66) Dalla vita sociale del mondo greco Clemente trae le due metafore del
corego (colui che pagava le spese per allestire un coro) e prosseno (l'incaricato uf­
ficiale di dare accoglienza ad un ospite straniero illustre) e le usa con una conno­
tazione negativa, applicandole alla ricchezza, presentata come ciò che dà ospita­
lità e paga le spese per far essere presente la morte.
(67) H o tradotto in questo modo 0eòv àvoiTweìv che indica l’atteggiamen­
to del desiderare Dio in modo esistenziale e profondamente vitale; è espressione
presente, in riferimento a Cristo, in testi di letteratura monastica, cf. ad es. Atan.
Vita Ant. 91.
52 Clemente Alessandrino

regno dei cieli71. 8. Ammettiamo pure che significhi qualco­


sa di più alto il cammello che passa prima del ricco per la via
stretta e accidentata 72, qualche mistero del Salvatore da ap­
prendere nell’opera Esegesi dei principi e della teologia (68);

27, 1. non di meno l’espressione dovrà offrire un primo


significato evidente e letterale della parabola. Insegni ai ric­
chi che non devono trascurare la loro salvezza come se fos­
sero già condannati, né devono buttare a mare (69) la ric­
chezza né condannarla come insidiosa e ostile alla vita, ma
devono imparare in quale modo e come usare la ricchezza e
procurarsi la vita. 2. Poiché infatti uno non è assolutamente
perduto perché è ricco in preda alla paura, né è assoluta-
mente salvato per la certezza e la fede che sarà salvato, si de­
ve allora indagare quale speranza il Salvatore sottoscrive lo­
ro e come l’insperato diventi attuabile, lo sperato arrivi ad
essere posseduto.
3. Il Maestro, quando gli viene chiesto qual è il più
grande dei comandamenti, dice: «Amerai il Signore tuo Dio
con tutta la tua anima e con tutta la tua forza» 73, e che nes­
sun comandamento è più grande di questo, e ben a ragione.
4. E infatti questo comandamento viene dato riguardo a ciò
che è la prima e la più grande realtà, lo stesso Dio Padre no­
stro, per opera del quale tutte le cose sono state create ed esi­
stono e al quale ritornano di nuovo le cose salvate74. 5. Ama-

71 Cf. Me 10, 25. 72 Cf. Mt 7, 14; Orig. C. Cels. VI 16. 73 Cf. Mt 22,
36-39; Me 12, 29-30; Le 10, 27-28. 74 Cf. Rm 11, 36.

(68) Clemente allude a una sua opera non pervenuta, o forse non scritta, cui
fa riferimento anche altrove, cf. ad es. Str. Ili 13, 1; 21, 2; IV 2, 1.
(69) Il verbo è usato da Diogene Laerzio (VI 87) a proposito di Cratete e
da Luciano (Tim. 56).
Quale ricco si salverà? 26, 7 - 2 8 , 2 53

ti da lui per primo (70) e posti da lui nell’essere, è empio


considerare qualche altra cosa più di lui degna di rispetto e
di venerazione, potendo noi dare in cambio questo solo fa­
vore piccolo a confronto dei suoi grandi doni, non avendo
nessun’altra cosa da dare in cambio a Dio che non ha biso­
gno di nulla ed è perfetto se non rivolgere a lui il pensiero,
amare il Padre allo stesso modo ricevendo l’incorruzione per
una forza e capacità simile. Quanto più uno ama Dio, tanto
più profondamente si immerge in lui.

28, 1. Il secondo comandamento in successione, ma


niente affatto più piccolo di questo, dice essere l’«amerai il
tuo prossimo come te stesso» 75; dunque Dio più di te stes­
so. 2. Chiedendogli l’interlocutore «chi è il prossim o?» (71),
non lo delimitò allo stesso modo dei Giudei con la vicinan­
za di sangue, né con l’essere concittadino o proselita o, pari­

75 Cf. Le 10, 27.29.

(70) Cf. 1 Gv 4, 19; il pensiero dell’Alessandrino si fonda sulla certezza che


Dio si rivolge all’uomo per amore e con amore, amandolo per primo: da questo
scaturisce la risposta di fede e di amore che parte dal cuore dell’uomo, cf. M.G.
Bianco, Il Protrettico e il Pedagogo di Clemente Alessandrino, Torino (Classici
UTET) 1971, 49s. Tale risposta non si esaurisce in qualche gesto di breve o lunga
durata, si esprime invece attraverso un cammino perenne dell’uomo, intelligente
e amante, che incessantemente si rivolge a Dio Padre nel Logos incarnato peda­
gogo e maestro, per lo Spirito Santo (cf. M.G. Bianco, Clemente Alessandrino: un
itinerario di fede pensante, in: S. Felici [a cura di], Sacerdozio battesimale e forma­
zione teologica nella catechesi e nella testimonianza di vita dei Padri, Roma 1992,
39-49). L’amore dell’uomo per Dio è ciò che lo mette in condizione di esprimere
ed esplicare la sua somiglianza a Dio, ed è, nello stesso tempo, l’unica cosa che gli
consente di ricambiare i favori/doni/beni messi dal Creatore a sua disposizione e
servizio. Accanto all’iniziativa di Dio che non fa violenza e non impone l’acco­
glienza del suo amore Clemente evidenzia l’iniziativa dell’uomo che, in quanto li­
bero, sceglie di cercare, chiedere, accogliere il dono di Dio (cf. C. Tibiletti, Pagi­
ne monastiche provenzali, Boria 1990, 13). Vedi supra, Introduzione, pp. 17s.
(71) Nel brano che segue Clemente parafrasa la parabola del Samaritano
(Le 10, 30-37).
54 Clemente Alessandrino

menti, circonciso o osservante dell’unica e medesima legge,


3. ma presenta con il suo racconto un uomo che scendeva
dall’alto, da Gerusalemme verso Gerico, e lo mostra aggre­
dito da predoni, abbandonato semimorto sulla strada, evita­
to da un sacerdote, trascurato da un Levita, oggetto di mise­
ricordia da parte del Samaritano, il disprezzato e messo al
bando. Costui non passò di lì per caso 76 come quelli, ma
venne dopo aver preparato ciò di cui aveva bisogno l’uomo
in pericolo di vita, vino, olio, bende, ricchezze, giumento,
denaro per l’oste, denaro che in parte già dà, in parte pro­
mette. 4. «Chi di costoro», chiedeva Gesù, «è diventato
prossimo a quel tale che si trovò a soffrire cose terribili?», e
rispondendo l’interlocutore: «Colui che ha mostrato miseri­
cordia verso di lui», «anche tu dunque - disse - va’ e fa’ al­
lo stesso m odo», giacché l’amore fa fiorire un agire buono.

29, 1. In entrambi i comandamenti introduce dunque


l’amore, ma lo ha distinto con ordine e pone il primo posto
dell’amore per Dio, attribuisce il secondo posto al prossimo.
2. Chi altro potrebbe essere costui, se non il Salvatore stes­
so? O chi più di lui ha misericordia di noi, quasi messi a
morte dai dominatori delle tenebre 77 con molte ferite, pau­
re, desideri, ire, dolori, errori, piaceri? 78 3. Di queste ferite
unico medico è Gesù, che taglia le passioni alla radice, non
come la legge che eliminava semplicemente le loro conse­
guenze, cioè i frutti delle piante cattive, ma avvicina la sua
scure alle radici79 della malvagità. 4. Egli ha versato sulle no­
stre anime ferite 80 il vino, cioè il sangue della vite di D a­
vid 81, egli ha portato e donato abbondantemente l’olio, cioè

76 Cf. Le 10, 31. 77 Cf. E f 6, 12. 78 Cf. Paed. I 101, 1; Str. II 119.
79 Cf. Mt 3,10; Le 3, 9; vedi anche Paed. I I 51,2. 80 Cf. Gv 15,1. 81 Cf. Did.
9,2 .
Quale ricco si salverà? 28, 2 - 30, 3 55

la misericordia (72) che proviene dalle viscere del Padre, ha


mostrato i resistenti legami della salute e della salvezza, cioè
carità, fede, speranza (73), ha ordinato ad angeli, principati,
potestà di servirci82 per una grande ricompensa, poiché an-
ch’essi saranno liberati dalla vanità del mondo nella manife­
stazione della gloria dei figli di D io 83. 5. Costui bisogna dun­
que amare alla pari di Dio. Ama Cristo G esù chi fa la sua vo­
lontà e custodisce i suoi comandamenti 84. 6. «Infatti non
chiunque mi dice: “Signore, Signore” entrerà nel regno dei
cieli, ma chi fa la volontà del Padre m io» 85. E: «Perché mi
dite: “Signore, Signore” , e non fate ciò che dico?» 86. E:
«Beati voi che vedete e ascoltate ciò che non videro e ascol­
tarono né i giusti né i profeti» 87, se fate ciò che dico 88.

30, 1. Primo dunque è colui che ama Cristo, secondo


colui che onora e si prende cura dei credenti in lui. Infatti se
uno fa del bene a un discepolo, il Signore accoglie questo co­
me rivolto a sé e lo rende tutto suo. 2. «Q ui, benedetti del
Padre mio, prendete in eredità il regno preparato per voi
dall’inizio del mondo. Infatti ebbi fame e mi avete dato da
mangiare, ebbi sete e mi avete dato da bere, ero straniero e
mi avete accolto, ero nudo e mi avete vestito, mi ammalai e
mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti da me». 3. Al­
lora i giusti gli risponderanno: «Signore, quando mai ti ve­
demmo affamato e ti demmo da mangiare, o assetato e ti
demmo da bere? Quando ti vedemmo straniero e ti abbiamo

82 Cf. Eb 1, 14; E f 3, 10. 83 Cf. Rm 8, 19-21. 84 Cf. Gv 14, 15.23.


85 Mt 7, 21. 86 Le 6, 46. 87 Cf. Mt 13, 16s. 88 Cf. Gv 13, 17.

(72) Un gioco di parole, con l’assonanza èXoaov-ÈÀeov, caratterizza questa


espressione; qualcosa di analogo in Paed. II 62, 3.
(73) Torna in questo testo il rimando a 1 Cor 13, 13.
56 Clemente Alessandrino

accolto, o nudo e ti vestimmo? O quando ti vedemmo am­


malato e ti abbiamo visitato; o in carcere e venimmo da te?».
4. Il re risponderà loro: «In verità vi dico, quanto avete fat­
to a uno solo di questi miei fratelli, i più piccoli, lo avete fat­
to a m e» 89. 5. Poi, viceversa, getta nel fuoco eterno coloro
che non hanno fatto loro queste cose 90. E altrove: «Colui
che accoglie voi accoglie me, colui che non accoglie voi re­
spinge m e» 91.

31, 1. Costoro egli chiama figli, bambini, infanti, amici,


e piccoli (74) qui, quasi in confronto con la loro futura gran­
dezza lassù, dicendo: «N on disprezzate uno solo di questi
piccoli, perché i loro angeli vedono sempre il volto del P a­
dre mio che è nei cieli» 92. 2. E altrove: «N on abbiate paura,
piccolo gregge, giacché al Padre è piaciuto dare a voi il re­
gno» 93 dei cieli.
3. Secondo questo stesso criterio dice che il più pic
nel regno dei cieli, cioè il suo discepolo, è più grande di G io­
vanni, il più grande tra i nati da donna 94. 4. E ancora: «Chi
accoglie un giusto o un profeta in qualità di giusto o di pro­
feta avrà la ricompensa di costoro, chi ha dato da bere a un
discepolo in qualità di discepolo un bicchiere di acqua fre­
sca non perderà la ricompensa» 95. Questa sola, dunque, è la
ricompensa che non si perde.
5. E ancora: «Fatevi amici dal mammona dell’ingi
zia, affinché quando verrà a mancare, vi accolgano nelle ten­
de etern e»96. 6. Afferma essere ingiusto per natura ogni pos-

89 Mt 25, 34-40. 90 Cf. Mt 25, 41-45. 91 Cf. Mt 10, 40; Le 10, 16.
92 Mt 18, 10. 93 Le 12, 32. 94 Cf. Mt 11, 11; Le 7, 28. 95 Mt 10, 41s.
96 Cf. Le 16, 9.

(74) Molti i riscontri evangelici per questi appellativi, ad es. Me 10, 2


21, 5; Mt 11, 25; Le 12, 4; Gv 15, 14; Mt 10, 42.
Quale ricco si salverà? 30, 3 -32, 3 57

sesso che uno possiede per se stesso come bene proprio e


non lo pone in comune per coloro che ne hanno bisogno 97,
ma che da questa ingiustizia è possibile compiere un’opera
giusta e salutare, dare riposo a qualcuno di coloro che han­
no una dimora eterna presso il Padre (75).
7. Guarda in primo luogo che egli non ti ha comandato
di farti pregare né di aspettare di essere supplicato, ma di
cercare tu stesso quelli che sono ben degni di essere ascolta­
ti, in quanto sono discepoli del Salvatore. 8. E dunque bello
il detto dell’apostolo: «D io ama chi dona con gioia» 98, chi
gode nel donare e non semina scarsamente, per non racco­
gliere allo stesso modo, ma condivide senza rammarichi e di­
stinzione e dolore, e questo è autentico far del bene. 9. Su­
periore a questo è il discorso del Signore in un altro passo:
«D a ’ a chiunque ti chiede» " : in verità è caratteristico di Dio
questo tipo di disponibilità al dono. Così la parola è al di là
di ogni divinità, è non aspettare di essere pregati, ma ricer­
care colui che è degno di ben accogliere, poi delimitare una
tale ricompensa della condivisione, una abitazione eterna.

32, 1. Che bel commercio! Che divino contratto! Uno


compra incorruzione per mezzo di beni, e dando le cose del
mondo destinate a perire riceve in cambio la sola durata
eterna delle cose nei cieli. 2. Naviga verso questo raduno 100
di festa, o ricco, se sei saggio, e se occorre, fa’ il giro di tutta
la terra 101, non risparmiarti pericoli e fatiche, per comprare
nel frattempo il regno dei c ie li102. 3. Che razza di godimen-

97 Cf. At 4, 32 . 98 2 Cor 9, 7. 99 Le 6, 30. 100 Cf. Eb 12, 22.


101 Cf. Senof. Ages. 9, 3. 102 Cf. Mt 23, 15.

(75) Cioè i «piccoli» secondo l’insegnamento di Gesù, di cui Cleme


precedentemente parlato.
58 Clemente Alessandrino

to ti danno pietre diafane e smeraldi, e una casa, alimento


per il fuoco (76) o giocattolo per il tempo 103, o affanno per
il terremoto, o oltraggio per il tiranno? 4. Tu desidera abita­
re nei cieli e regnare con Dio, questo regno te lo darà un uo­
mo imitatore di Dio; per aver ricevuto qui piccole cose, là ti
farà suo coabitante per tutta l ’eternità. 5. Prega per ricevere;
affrettati, lotta, abbi paura che non ti onori, infatti non è sta­
to dato ordine di ricevere, ma a te è stato dato ordine di of­
frire. 6. Il Signore 104 non disse: «d a ’» o «offri» o «benefica»
o «vieni in aiuto», ma «fatti un amico»; ora, l’amico non si fa
con un solo dono, ma con un aiuto completo e una lunga
convivenza; infatti non la fede né l’amore né la forza di un
solo giorno, ma «chi persisterà sino alla fine, costui sarà sal­
vato» 105.

33, 1. Come l’uomo dà queste cose? Per la considera­


zione di lui, per benevolenza, per affinità il Signore dà.
«D arò, infatti, non solo agli amici, ma agli amici degli ami­
ci» (77). 2. E chi è costui, l’amico di Dio? Tu non giudicare
chi sia degno e chi indegno; è possibile che ti inganni nel pa­
rere, come nell’incertezza del non sapere, è meglio fare del
bene anche agli indegni a motivo dei degni piuttosto che evi­
tare che i meno buoni neppure si avvicinino agli eccellenti.

103 Cf. Greg. Naz. Or. 37, 11. 104 Cf. Le 16, 9. 105 Mt 10, 22; cf. an­
che Me 13, 13.

(76) Cf. Porf. A d Marc. 19, p. 204, 4 Nauck.


(77) Potrebbe essere un agraphon (una espressione autentica non riportata
dai vangeli) del Signore, ma in questo caso forse più semplicemente si è di fronte
ad una “formula oratoria” . Clemente approfondisce le parole di Gesù presenti in
Mt 25, 36ss. (il povero è un altro Gesù) e in Le 16, 9 (fatevi amici per mezzo del­
le ricchezze inique) e trae la conclusione che mette impropriamente sulle labbra
di Gesù (cf. J. Ruwet, Les agrapha dans les oeuvres de Clément d’Alexandrie, «Bi­
blica» X X X , 1949, 133-160, in particolare 140-141).
Quale ricco si salverà? 32, 3 - 34, 1 59

3. Infatti col prestare attenzione e darsi da fare per discerne­


re quelli che meritano e quelli che non meritano, ti capita di
trascurare alcuni di coloro che sono cari a Dio, e ricompen­
sa di questa cosa è la punizione del fuoco eterno; col dare in­
vece a tutti i bisognosi, senza dubbio troverai anche qualcu­
no di quelli che sono in grado di salvarti presso Dio.
4. «N on giudicare», dunque, «per non essere giudi
con la stessa misura con cui misuri sarai a tua volta misurato
tu stesso; una bella misura, pigiata e scossa, traboccante, ti
sarà data in cambio» 106. 5. Apri le tue viscere (78) a tutti co­
loro che sono ascritti come discepoli di Dio, senza guardare
sospettosamente al corpo, senza trascurarli a causa dell’età,
senza provare fastidio o ribrezzo per chi appare senza beni,
o malvestito, o deforme, o debole. 6. Questa forma (79) è
dall’esterno, ne siamo stati rivestiti in vista della venuta al
mondo, per essere in grado di entrare in questa scuola uni­
versale. Dentro, invece, nascosto, abita 107 il Padre e il Figlio
suo che per noi è morto e per noi è risuscitato 108.

34, 1. Questa forma visibile inganna (80) la morte e il


diavolo: la ricchezza interiore infatti, come la bellezza inte­
riore, è loro invisibile; essi impazziscono intorno alla carne,
la disprezzano come priva di forza, dal momento che sono

106 Cf. Mt 7, ls.; Le 6, 38. 107 Cf. Gv 14, 23. 108 Cf. Policarpo, PM .
9,2.

(78) E il termine, estremamente concreto ed espressivo dell’amore, usato


nel vangelo per esprimere l’amore di tenerezza che Dio Padre misericordioso pro­
va per gli uomini, cf. Le 1, 78.
(79) È di matrice platonica questo modo di concepire l’uomo per cui egli
sembra consistere quasi solo nell’anima e viene inteso in maniera dicotomica.
(80) L’inganno del diavolo a causa dell’aspetto esterno è concetto presente
altre volte nei testi patristici, cf. M.G. Bianco, Il maligno nella concezione dei Pa­
dri della Chiesa (IV-Vsec.), in Bessarione. La cristologia nei Padri della Chiesa, Aca-
demia Cardinalis Bessarionis, Quaderno n. 6, Herder, Roma 1988, 23-42.
60 Clemente Alessandrino

ciechi riguardo ai beni di dentro, non sapendo quale «teso­


ro» portiamo «in un vaso di creta», difeso da ogni parte dal­
la potenza di Dio Padre e dal sangue di Dio Figlio e dalla ru­
giada (81) dello Spirito Santo. 2. Tu, però, non lasciarti in­
gannare, tu che hai gustato la verità e sei stato giudicato de­
gno del grande riscatto; piuttosto arruolati, a differenza di
tutti gli altri uomini, in un esercito senza armi (82), senza
guerra, senza spargimento di sangue, senza passione, senza
contaminazione: vecchi rispettosi di Dio, orfani cari a Dio,
vedove armate di mansuetudine, uomini ornati di amore. 3.
Questi acquista con la tua ricchezza, come custodi e del cor­
po e dell’anima, di essi è condottiero Dio. Per opera loro una
nave affondata emerge, mandata avanti dalle sole preghiere
dei santi, una malattia nel suo massimo rigoglio è domata,
messa in fuga da imposizioni di mani, un assalto di predoni
è disarmato, messo in fuga da preghiere sante, la forza dei
demoni è spezzata, rimproverata da severi comandi.

33, 1. Attivi soldati e guardie sicure sono tutti costoro,


nessuno è pigro, nessuno buono a nulla. Uno può intercede­
re per te presso Dio, uno darti conforto quando sei sfinito,
un altro, soffrendo con te, può piangere e gemere per te al Si­
gnore di tutti, uno insegnare che cosa è utile per la salvezza,
uno guarirti con franchezza (83), uno consigliarti con bene-

(81) Per lo Spirito Santo indicato come rugiada, cf. Clem. Al. Inno al Cri­
sto, v. 51 (= Paed. Ili 101, 3); Ignazio, Magn. 14.
(82) Emerge qui il pacifismo di Clemente, cf. E. Pucciarelli, I cristiani e il
servizio militare. Testimonianze patristiche dei primi tre secoli, Firenze 1987, 112-
129.
(83) Ho espresso con il termine “franchezza” ciò che Clemente vuole tra­
smettere attraverso 7tocppT|<ri(X, di matrice filosofica ed evangelica, cara all’Ales­
sandrino per indicare l’atteggiamento interiore ed esteriore del credente che sta fi­
ducioso dinanzi a Dio e manifesta con serena e tranquilla sincerità il suo pensiero.
Quale ricco si salverà? 34, 1 - 36, 2 61

volenza, tutti amarti con veracità, senza inganni, senza pau­


re, senza ipocrisie, senza adulazioni, senza finzioni. 2. Dolci
ministeri di chi ama, felici servizi di chi è coraggioso, fede
trasparente di chi teme Dio solo, verità di parole in chi non
può ingannare, bellezza di opere in chi ha deciso di servire
Dio, di obbedire a Dio, di piacere a Dio: non ritengono di
toccare la tua carne, ma ciascuno la sua stessa anima, non di
parlare ad un fratello, ma al re dei secoli che abita in te (84).

36, 1. Tutti, dunque, i credenti sono buoni e religiosi, e


degni dell’appellativo che come diadema li corona. Non ba­
sta, ma ci sono alcu n i109 più eletti anche degli eletti, e tanto
più quanto meno in vista, che in qualche modo trascinano se
stessi fuori dalla tempesta del mondo e si pongono al sicuro,
e non vogliono sembrare santi e, se qualcuno lo dicesse, si
vergognerebbero, nasconderebbero in profondità di pensie­
ro i misteri ineffabili110 e impedirebbero che la loro nobiltà
fosse vista nel mondo, essi che il Verbo chiama «luce del
m ondo» e «sale della terra» 1H. 2. Questo è il seme (85), im­

109 Cf. Str. VI 107, 2. 110 Cf. 1 Pt 1, 8. 111 Cf. Mt 5, 14.13.

(84) Un rimando paolino (1 Tm 1, 17) consente di spiegare il rapporto di


fraternità, sincero e profondo, che può esistere tra cristiani, nel reciproco rispet­
to e attenzione amorosa che nasce dall’amare l’altro come se stesso e dalla consa­
pevolezza di fede dell’inabitazione di Dio nella persona.
(85) Cf. Gn 1, 26; Str. II 97, 1; Exc. ex Theod. 26. La terminologia del “se­
me” per indicare Gesù e del “soggiorno in terra straniera” per indicare l’incarna­
zione, come del resto tutto il Quis dives, e in particolare il presente brano (34-37),
lascia emergere il mondo immaginifico e la terminologia degli gnostici, cf. C. Nar­
di, Il seme eletto e la maternità di Dio nel Quis dives salvetur di Clemente Ales­
sandrino, «Prometheus», XI, 1985, 271-286, in particolare 277 (il Nardi rimanda
a S. Lilla, Clement o f Alexandria. A Study in Christian Platonism and Gnosticism,
Oxford 1961; e R. Mortley, Connaissance religieuse et herméneutique chez Clément
d’Alexandrie, Leiden 1973). Si veda inoltre Nardi, Clemente di Alessandria, Qua­
le ricco si salva?, cit., 103, n. 159.
62 Clemente Alessandrino

magine e somiglianza di Dio (86), e suo figlio legittimo 112 ed


erede 113, mandato quaggiù, come per un soggiorno in terra
straniera, da un progetto grande e da affinità col Padre; 3.
per mezzo di lui (87) sono state fatte sia le cose visibili sia le
cose invisibili del mondo, le une perché siano a suo servizio,
le altre perché egli si eserciti, le altre perché egli impari, e
tutte, fino a che il seme rimarrà quaggiù, sono unite e queste
saranno immediatamente sciolte quando esso sarà stato rac­
colto (88).

37, 1. Infatti, che cosa ancora manca? G uarda i misteri


dell’amore e allora contemplerai il seno del Padre che sol­
tanto l’unigenito Figlio di Dio ha manifestato 114. 2. E anche
lui stesso il Dio amore 115 e da amore per noi fu cattura­
to (89). E, mentre l’ineffabilità di lui è Padre, la compassio-

112 Cf. l T m l , 2 ; T t l , 4 . 113 Cf. Rm 8,17. 114 Cf. Gv 1,18. “ ’ Cf.


Gv 4, 8.16.

(86) Per la riflessione sul Logos immagine e somiglianza del Padre e sul­
l’uomo immagine, vedi A.-G. Hamman, Lhomme image de Dieu, Paris 1987; tr. it.
(coordinata da E. Giannarelli), L’uomo immagine somigliante di Dio, Milano 1991.
(87) H o tradotto mantenendo il testo tradito dallo Scorialensis. Il linguag­
gio di Clemente è fortemente allegorico e allusivo. La creazione, opera del Padre
per mezzo del Logos e in ordine al Logos, è consegnata al seme che sono gli elet­
ti e rimane compatta, cioè viva, finché non ci sarà la raccolta finale (la fine del
mondo, vedi infra).
(88) A monte di questo periodo è da cogliere la presenza della parabola del
seme seminato dal nemico, cf. Mt 13, 36-43 (la raccolta rappresenta la fine del
mondo, Mt 16,39) con rimandi a Mt 3, 12; Did. 9 ,4 ; 10,5. La presenza di un con­
cetto analogo è anche in Clem. Al. Exc. ex Theod. 26, 3.
(89) Sembra preferibile mantenere il testo tradito dallo Scorialensis è0T|pd-
0T|, in luogo della correzione £0eà0T| accolta dallo Stàhlin. Se l’emendamento è
difendibile (cf. Str. 5, 3, 16,5), il verbo dello Scorialensis è termine platonico assai
usato da Clemente (Str. 1, 1, 11, 2; 6, 35, 4; 26, 168, 3; 5, 1, 7, 3; 4, 23, 2; 6, 12,
98,3; 11, 90,4; 7,15, 91,5), cf. Nardi, Il seme eletto e la maternità di Dio nel Quis
dives salvetur di Clemente Alessandrino, cit., 281. Viene espresso in questo pas­
saggio il pensiero fondamentale di Clemente: Dio ama la creatura e si lascia pren-
Quale ricco si salverà? 36, 2 - 37, 6 63

ne verso di noi è divenuta madre. Il Padre per avere amato


si fece femminile (90), e di questo è grande segno colui che
egli generò da se stesso: anche il frutto generato da amore è
amore (91). 3. Per questo anche lui discese, per questo rive­
stì l’umanità, per questo patì volontariamente ciò che è degli
uomini, affinché, dopo essersi misurato con la debolezza di
noi che egli amò (92), potesse in cambio misurare noi con la
sua potenza. 4. E quando stava per offrirsi in libagione 116 e
dare se stesso come riscatto ci lascia una nuova alleanza: «Vi
do il mio amore» 117. Che cos’è questo e quanto grande? Per
ciascuno di noi ha dato la sua vita che vale l’universo intero:
ci chiede in cambio (93) la stessa cosa l’uno per l’altro 118. 5.
Se siamo debitori della vita ai fratelli e abbiamo a nostra vol­
ta giurato un patto analogo al Salvatore, le cose del mondo,
povere ed estranee e fuggevoli, le tratteniamo ancora, ser­
bandole nei nostri forzieri? Ci negheremo vicendevolmente
quelle cose che tra poco avrà il fuoco? 6. Divinamente e per
ispirazione Giovanni dice: «Colui che non ama il fratello è

116 Cf. 2 Tm 4, 6. 117 Cf. Gv 14, 27; 13, 34. 118 Cf. Gv 15, 13.

dere da questo suo amore per noi. La salvezza nasce tutta da qui. Clemente la
esprime con questo linguaggio, dalle allusioni gnostiche, che esplicita il rapporto
di Dio ineffabile/trascendente (il Padre) e, insieme, carità/compassione (l’amore
materno, l’elemento femminile) con l’uomo. Il linguaggio gnostico è usato da
Clemente per esprimere la sua visione del Dio cristiano che per amore dell’uomo
gli viene incontro continuamente e lo rende partecipe della sua stessa capacità di
amore.
(90) Cf. Sinesio, Hymn. V(II) 63s.: eri) 7tarr|p, ai) 8' èccn |xàtT )p .| eri) |xev
dppryv, a ù Sfe SfjXtK;.
(91) Cf. Nardi, Il seme eletto e la maternità di Dio nel Quis dives salvetur di
Clemente Alessandrino, cit., 276-286.
(92) Allusione a molti passi evangelici, cf. ad es. Gv 13, 1.
(93) E insistente la presenza di àv"ri in questo passo dementino, a sottoli­
neare che lo stile di vita dell’uomo è quello di ripetere gli stessi gesti che egli rice­
ve da Dio.
64 Clemente Alessandrino

un omicida» 119, seme di Caino, creatura del diavolo, non ha


viscere di Dio, non ha speranza di beni grandissimi, è senza
seme, è senza figli, non è tralcio 120 della vite celeste che sem­
pre vive, viene tagliato via, aspetta il fuoco incessante.

38, 1. Tu, invece, impara «la via eccellente» 121 che Pao­
lo indica per la salvezza: «L ’amore non cerca le cose sue» 122,
ma si riversa sul fratello; riguardo a lui è colmo di stupore,
riguardo a lui saggiamente impazzisce (94).
2. «L ’amore copre una moltitudine di p eccati123; l’a
re perfetto caccia via la paura 124; non agisce a vanvera, non
si gonfia, non si rallegra dell’ingiustizia, si compiace della ve­
rità; tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. L’a­
more non viene mai meno; le profezie si manifestano, le lin­
gue cessano, le medicine si lasciano sulla terra. Rimangono
queste tre realtà: fede, speranza, amore; tra esse più grande
è l’amore» 125. 3. E giustamente: la fede infatti se ne va quan­
do, vedendo Dio, saremo persuasi dal nostro sguardo; anche
la speranza svanisce, una volta che ci sono state date le cose
che erano state sperate; l’amore invece entra in pienezza 126,
anzi si accrésce di più, una volta che ci siano stati donati i be­
ni perfetti. 4. E se uno lo accoglie con l’anima, costui, facen­
do crescere l’amore e intraprendendo una conversione au­
tentica, pure se è stato generato nei peccati 127 e pure se ha
compiuto molte cose proibite, può vincere le cose in cui è
caduto.

1191 G v 3, 15. 120 Cf. Gv 15,5s. 121 1 Cor 12, 31. 122 1 Cor 13,5.
123 1Pt 4, 8 (Prv 10, 12). 124 1 Gv 4, 18.125 Cf. 1 Cor 13, 4.6-8.13.
126Cf. Clem. Al. Exc. ex Theod. 26, 3. 127 Cf. Gv 9, 34.

(94) L’ossimoro è dell’Alessandrino, ma ha alle spalle una matrice latina,


Ter. Eun. 63: .. .ut cum ratione insanias. Qualcosa di analogo per la presenza di un
testo latino in Qds 3 ,3 ; vedi nota (15).
Quale ricco si salverà? 37, 6 - 39, 4 65

5. Anche questo non ti spinga a disperazione e a


sennatezza: se tu avessi anche osservato il ricco, cioè uno
che, pur non avendo una abitazione nei cieli;

39, 1. e servendosi in qualche modo delle cose presenti,


si sia sottratto all’incantesimo della ricchezza e alla sua peri­
colosità in ordine alla vita e possa raggiungere i beni eterni,
e se poi avvenga che o per ignoranza o per debolezza o per
una circostanza inevitabile, dopo aver ricevuto il sigillo (95)
e la redenzione, sia incappato in errori o peccati sì da esser­
ne totalmente soggiogato, costui sia del tutto condannato da
Dio i2».
2. Infatti a chi si è rivolto con verità a Dio con tutto il
cuore vengono aperte le porte e il Padre 129 accoglie arci­
contento il figlio che veramente si converte; la vera conver­
sione è il non essere più asserviti alle stesse cose, ma avere
sradicato completamente dall’anima i peccati per i quali ci si
era condannati a morte; infatti, tolti questi, Dio verrà di nuo­
vo ad abitare in te.
3. Dice infatti che grande e insuperabile è la gioia e la
festa nei cieli per il Padre e per gli angeli quando un solo
peccatore si converte e si pente 13°. 4. Perciò anche ha affer­
mato: «Misericordia voglio e non sacrificio; non voglio la
morte del peccatore, ma la conversione (96); e anche se fos­
sero i vostri peccati come lana scarlatta, li farò bianchi come

128 Cf. Str. I I 57, 1. 129 Cf. Le 15, 23s. 130 Cf. Le 15, 7.10.

(95) Cioè il battesimo, cf. ad es. Rm 4, 11; 2 Cor 1, 2.


(96) Clemente esplicita la connotazione tipicamente cristiana della conver­
sione nella sua bipolarità del volgersi dell’uomo a Dio e dell’atteggiamento di
amore di Dio verso il peccatore. Per la conversione in Clemente, cf. M. Mees, Je-
su Bussruf und die Bekehrunt bei Clemens von Alexandrien, «Augustinianum» 27,
1987, 45-56.
66 Clemente Alessandrino

neve, e se fossero più neri delle tenebre, lavandoli li farò co­


me lana bianca» (97). 5. A Dio solo infatti è possibile conce­
dere l’eliminazione dei peccati e non «tenere il conto delle
cadute» (98), giacché anche a noi il Signore comanda di per­
donare ogni giorno ai fratelli che si pentono m . 6. Se noi che
siamo cattivi sappiamo dare doni buoni, quanto più «il P a­
dre delle misericordie» 132, il Padre buono «di ogni consola­
zione» 133, pieno di tenerezza e di compassione per sua na­
tura è grande di animo (99)? Egli attende coloro che si sono
convertiti, e convertirsi è cessare veramente dai peccati e
non guardare più alle cose che sono dietro 134.

40, 1. Di tutte le cose compiute precedentemente Dio


dà il perdono, delle cose che sopraggiungono ciascuno lo dà
a se stesso (100). Anche questo è pentirsi, il riconoscere le

131 Cf. Le 17,3s. 132C f .M t 7 ,11; Le 11,13. 133 2 Cor 1,3. 134 Cf.
Le 9, 62.

(97) Un insieme di passi biblici: Mt 9, 13; 12, 7 (Os 6, 6); Ez 18,23; Is 1, 18.
(98) Cf. Me 2, 7; Le 5, 21; 2 Cor 5,19. Per il passo inoltre cf. Erma, Sim. V
7, 3s.
(99) Vari attributi biblici (per i quali cf. G c 5, 11; Sai 85, 5; Es 34, 6) sono
messi insieme da Clemente in questa frase.
(100) Clemente esprime lo stesso concetto in Ecl. proph. 15, 2 (edd. O.
Stahlin - L. Friichtel - U. Treu, G C S 17/2, 19702, 141): «Chi si è accostato alla fe­
de ha ricevuto dal Signore il condono dei peccati [è concetto molte volte sottoli­
neato nel vangelo, ma cf. ad es. Mt 9, 2], chi è pervenuto nella gnosi, in quanto
non pecca più si procura da sé il condono degli altri». I primi secoli cristiani af­
frontano il problema della penitenza per i peccati commessi dopo il battesimo e
incontrano numerose difficoltà prima di individuarne la soluzione. Clemente nel
Qds attesta la pratica della seconda penitenza come dono della divina misericor­
dia che passa attraverso la Chiesa e il rinnovato atteggiamento di conversione del
peccatore (cf. l’episodio del giovane brigante), ma conosce anche, per lo "gnosti­
co”, la pratica di una vita cristiana che non ha più a che fare, dopo il battesimo,
con peccati volontari. Sull’argomento, cf. A. Méhat, «Pénitence seconde» et «pé-
ché involontaire» chez Clément d’Alexandrie, «Vigiliae christianae» 8, 1954, 225-
233; vedi anche E. Junod, Un écho d’une controverse autour de la pénitence: l'hi-
Quale ricco si salverà? 39, 4 - 40, 5 67

cose passate e chiedere di dimenticarle al Padre, che, unico


fra tutti, è capace di rendere non fatte le cose fatte (101),
cancellando, con la misericordia che proviene da lui stesso e
dalla rugiada dello Spirito, i peccati precedentemente com­
messi. 2. «Nelle azioni in cui vi troverò», dice il Signore, «in
esse vi giudicherò» (102) e per ciascuna di esse grida la fine
di tutto 135. 3. Così anche per chi ha compiuto bene le cose
più grandi lungo la vita, ma alla fine si incaglia nel male, ri­
sultano inutili tutte le precedenti fatiche, dal momento che
si trova fuori gara nel finale del dramma; a chi invece prima
è vissuto peggio e con trascuratezza è possibile dopo, con­
vertendosi, vincere un cattivo comportamento di molto tem­
po con il tempo dopo la conversione 136. 4. Occorre però
grande accortezza, come per i corpi affaticati da lunga ma­
lattia occorre un regime di dieta e di cura maggiore. 5. Tu,
ladro, vuoi avere il perdono? Non rubare più 137; chi ha com­
messo adulterio, non si lasci bruciare 138; chi ha commesso
impurità, per il futuro sia puro; chi ha rubato, restituisca e
restituisca in più 139; chi ha testimoniato il falso, si eserciti
nella verità; chi ha spergiurato, neppure giuri più. Recidi an­
che le altre passioni (103), ira, desiderio, dolore, paura, per-

135 Cf. 1 Pt 4, 7. 136 Cf. Sap 3, 11; Ez 18, 21-29. 137 Cf. E f 4, 28.
138 Cf. 1 Cor 7, 9. 139 Cf. Le 19, 8.

stoire de l’apótre ]ean et du chef des hrigands chez Clément d'Alexandrie (Quis di-
ves salvetur 42,1-15), «Revue d’histoire et de philosophie religieuses», 60, 1980,
153-160.
(101) Ho volutamente cercato di mantenere il gioco di parole del greco con
l’insistenza del verbo “fare”.
(102) Cf. Ez 33, 20. La sentenza compare anche in Giustino (Dial. cum
Tryph. 47, 5) che, probabilmente trasmettendola dalla stessa fonte da cui la trae
Clemente, la attribuisce non al profeta Ezechiele, ma al Cristo (cf. A,J. Bellinzoni
Jr., The source ofthe agraphon in Justin Martyr's Dialogue with Trypho 47:5, «Vi-
giliae christianae» 17, 1963, 65-70).
(103) Per una definizione stoica delle passioni, cf. Clem. Al. Paed. 1 101, 1.
68 Clemente Alessandrino

ché, alla tua uscita dalla vita, tu ne sia trovato dinanzi all’av­
versario, già liberato sin da questa terra. 6. E dunque forse
impossibile eliminare del tutto le passioni cresciute insieme,
ma con la potenza di Dio e la preghiera umana e l’aiuto fra­
terno e il pentimento sincero e l’esercizio costante si rad­
drizzano.

41, 1. Perciò bisogna assolutamente che tu, l’altezzoso e


potente e ricco, ponga a guida di te stesso un uomo di Dio
come allenatore e timoniere (104). Prova rispetto per lui an­
che se è uno solo, prova timore anche se è uno solo, datti cu­
ra di ascoltarlo anche se è uno solo che parla con franchez­
za (105) e insieme punge e cura. 2. Neppure infatti agli occhi
conviene rimanere sempre privi di correzione, ma conviene
versare lacrime e lasciarsi pungere talvolta in ordine ad una
sanità maggiore. 3. Così anche per l’anima niente è più rovi­
noso di un piacere continuato nel tempo: essa viene infatti
accecata dall’incrostazione, se rimane immobile dinanzi alla
parola rivoltale con franchezza. 4. Q uest’uomo, quando è
adirato temilo (106), quando è rattristato prova dolore;
quando pone fine allo sdegno rispettalo, quando allontana

(104) E un consiglio presente già in Epicuro (fr. 210 Usenet) e riportato da


Seneca, Ep. 11, 8: aliquis vir bonus nobis diligendus est ac semper ante oculos ha-
bendus, ut sic tamquam ilio spedante vivamus et omnia tamquam ilio vidente fa-
ciamus. Su questo consiglio, recepito già dalle filosofie antiche specialmente atti­
nenti all’ambito etico dell’uomo, si innesta la pratica della guida di spirito, cf. I.
Hausherr, Direction spirituelle en Orient autrefois, Roma 1955. L’episodio narrato
in seguito da Clemente (Qds 42, 1-15) lascia forse intravedere nella persona e nel
comportamento dell’apostolo Giovanni un modello per l’uomo di Dio che il ric­
co ponga a guida di se stesso.
(105) Per la presenza del concetto di Ttapp^ata, vedi supra , Qds 35, 1 do­
ve la 7tappt|cri.a è una delle caratteristiche necessarie per aiutare qualcuno nella
vita dello spirito.
(106) Clemente pone qui una serie di atteggiamenti per il discepolo, la cui
fonte è forse da rintracciare in Eb 13, 17.
Quale ricco si salverà? 40, 5 - 42, 1 69

un castigo previenilo. 5. Egli per te passi insonne 140 molte


notti, facendo da ambasciatore per te presso Dio e con lita­
nie continue ammaliando il Padre: egli infatti non oppone re­
sistenza ai suoi figli che supplicano le sue viscere (107). 6.
L’uomo di Dio pregherà con purezza, onorato da te, come un
angelo di Dio e in niente addolorato da te, ma per te. Questa
è una conversione senza ipocrisia. 7. «D io non può essere de­
riso» 141 e non presta attenzione a vuote parole, lui solo infatti
scruta midolla e reni del cuore 142 e ascolta coloro che sono
nel fuoco 143 e esaudisce coloro che supplicano nel ventre del
cetaceo 144 e sta vicino a tutti quelli che hanno fede e sta lon­
tano dai senza Dio, a meno che non si convertano.

42, 1. Affinché tu, una volta che ti sia in questo modo


veramente convertito (108), abbia fiducia che ti resta una
speranza sufficiente di salvezza, ascolta una storia che non è
storia, ma che è un evento (109), tramandato e custodito nel

140 Cf. Eb 13, 17. 141 Gal 6, 7. 142 Cf. Eb 4, 12; Ger 17, 10; Sai 7, 10;
Ap 2, 23. 143 Cf. D n3. 144 Cf. G io2 .

(107) Ancora una volta Clemente si appella all’amore di tenerezza di Dio.


(108) La conversione è al culmine della proposta di Clemente per il ricco,
ma si tratta di una conversione sincera e autentica che veda il ricco anche alla
scuola di un uomo di Dio divenuto sua guida nel cammino. L’insistenza di Cle­
mente fa perno su |i£ ld v o ia e sul verbo netavoeco (ricorrenti anche soltanto in
queste ultime righe, 41, 6.7; 42, 1) e l’episodio che viene ora narrato ne è una il­
lustrazione non solo efficace ma anche completa; Clemente non trascura di met­
tere in evidenza nessuno degli elementi su cui ha sin qui condotto il suo discorso,
ivi compresa l’efficacia che può avere accanto al ricco l’uomo di Dio che si pren­
de cura della sua anima, come fa l’apostolo Giovanni nei confronti del giovane di­
venuto capo dei briganti.
(109) Le categorie platoniche |n30oc e Xóyoc (cf. Gorg. 523a; Prot. 324d;
Tim. 26e) vengono utilizzate da Clemente per introdurre il suo racconto: esso non
è una favola, ma una parola attuata e tramandata intorno a Giovanni (cf. C. Nar­
di, Reminiscenze platoniche nel Quis dives salvetur di Clemente Alessandrino. Il
racconto del giovane brigante, «Annali del Dipartimento di Filosofia dell’Univer­
sità di Firenze», 5, 1989, 91-115, in particolare 92-95). Accanto alle categorie pia-
70 Clemente Alessandrino

ricordo (110), circa l’apostolo Giovanni. 2. D opo che, mor­


to il tiranno (111), dall’isola di Patmos (112) si trasferì ad
Efeso, se ne andava per infondere conforto anche nelle re­
gioni vicine dei pagani, dove per istituire vescovi, dove per
mettere in armonia intere chiese, dove per ricevere come do­
no uno solo tra quelli indicati dallo Spirito. 3. Giunto dun­
que anche ad una delle città non lontane, di cui alcuni dico­
no anche il nome (113), e avendo confortato in tutte le altre
cose i fratelli, volto lo sguardo al vescovo (114) che aveva la

toniche non va forse dimenticato il modo in cui la Scrittura intende il logos, pa­
rola che è evento, suono perciò che si attua (cf. Gn 1, 3ss.).
(110) Il racconto che qui si inizia presenta le idee di Clemente circa la con­
versione e la possibilità che Dio offre all’uomo di tornare a vivere nella sua amici­
zia anche se ha peccato dopo aver ricevuto il battesimo. L’episodio deve aver in­
fluito sulla posizione della Chiesa circa la penitenza, come probabilmente è da co­
gliere nel fatto che il racconto dementino, rielaborato sul fondamento di una tra­
dizione orale cui sembra qui alludere Clemente, ha avuto una notevole fortuna nei
vari secoli e nei vari autori dal IV al X IX secolo, da Eusebio (H.e. Ili 23,6-19) che
lo riporta consentendoci di ristabilire il testo dove lo Scorialensis è rovinato, a Gio­
vanni Crisostomo, a Massimo il Confessore, ad Anastasio il Sinaita, a Giorgio Sin-
cello, a Fozio, a Simeone Metafraste, a Iacopo da Varazze, a Niceforo Callisto, a
J.G . Herder, per indicare almeno qualcuno degli autori in cui la narrazione è ri­
portata. Per un esame attento, esauriente e particolareggiato della “fortuna” del­
l’episodio, cf. Nardi, Clemente di Alessandria, Quale ricco si salva? Il cristiano e l’e­
conomia,, cit., 117-172. In tale lavoro il Nardi riporta le conclusioni dei suoi lavo­
ri precedenti sull’argomento (Reminiscenze platoniche nel Quis dives salvetur di
Clemente Alessandrino. Il racconto del giovane brigante, «Annali del Dipartimen­
to di Filosofia dell’Università di Firenze», 5, 1989, 91-115; Il racconto del giovane
capo dei briganti del Quis dives salvetur di Clemente Alessandrino negli Atti di
Giovanni dello Pseudo-Procoro, «Prometheus», XV, 1989, 80-90).
(111) Si tratta di Domiziano, morto n d 96.
(112) Per la presenza di Giovanni a Patmos come deportato in quanto cri­
stiano, cf. Ap 1, 9.
(113) Sarebbe Smirne, secondo il Chronic. pasch., Olimpiade 220, anno 101
(PG 92, 608A).
(114) Se la città è Smirne, il vescovo cui Giovanni affida il giovanetto do­
vrebbe essere uno dei predecessori di Policarpo. Policarpo infatti dovrebbe esse­
re vescovo di Smime al tempo del martirio di Ignazio, intorno al 110. E inoltre un
dato di fatto che, certamente, mal si attaglia a Policarpo il comportamento di ve­
scovo poco attento al “dono” affidatogli dall’apostolo Giovanni.
Quale ricco si salverà? 42, 1 - 42, 8 71

responsabilità su tutti, visto un giovanetto di corporatura ro­


busta e di aspetto piacevole e di anima ardente, disse: «Q u e­
sto te lo do in consegna a condizione di ogni premura, di­
nanzi alla Chiesa e a Cristo testimone». Mentre égli accetta­
va e garantiva ogni promessa, Giovanni di nuovo disse ad al­
ta voce le stesse parole e invocò solennemente la testimo­
nianza. 4. Poi egli tornò ad Efeso, e il presbitero preso in ca­
sa il giovanetto affidatogli lo allevava, lo teneva con sé, lo cir­
condava di affetto, da ultimo lo illuminò (115). E dopo que­
sto ridusse la cura maggiore e la sorveglianza, in quanto gli
aveva posto a fianco il custode perfetto, il sigillo del Signo­
re. 5. Al giovane che aveva preso indipendenza prima del
tempo si avvicinano a danneggiarlo alcuni coetanei scellera­
ti e rotti a tutto, abituati al male; e dapprima lo conducono
tra banchetti sontuosi, poi andando fuori qua e là anche di
notte per ruberie lo conducono con sé, poi ritengono di ren­
derselo complice in qualcosa di più grande. 6. Egli a poco a
poco si abituava e, a causa della grandezza della sua natura,
uscito fuori dalla retta via come un cavallo senza morso e
briglie e che morde il freno (116), si portava sempre più nei
baratri. 7. Alla fine, persa la speranza della salvezza in Dio,
non pensava più niente di piccolo, ma avendo commesso
qualcosa di grande, dal momento che era perduto una volta
per tutte, decideva di fare le stesse cose degli altri. Presi ap­
punto con sé quegli stessi compagni e messa su una banda di
ladri, era pronto come capobanda, violentissimo, molto san­
guinario, crudelissimo. 8. Passò del tempo in mezzo e, es­

ci 15) Cioè, gli dette il battesimo; la metafora dell’illuminazione per pre­


sentare il battesimo compare accanto ad altre metafore (ad esempio, farmaco, fil­
tro) in Clemente, cf. ad es. Protr. 27, 3; 28, 2; 29, 3.5.
(116) L’immagine è platonica (cf. Phaedr. 254d) ed è presente anche
ve nelle opere clementine, cf. Protr. 89, 3; Paed. II 86, 2.
72 Clemente Alessandrino

sendo sopraggiunta una certa necessità, chiamano Giovanni.


Questi, dopo aver sistemato le cose a motivo delle quali era
venuto, disse: «Su, o vescovo, rendici la consegna che io e il
Cristo ti abbiamo affidato in presenza della Chiesa che tu
presiedi, e che ne è testimone». 9. Ma quello dapprima fu
sconcertato, pensando di venire falsamente accusato di de­
nari che non aveva preso, e non poteva dare credito per co­
se che non aveva né poteva non dare fiducia a Giovanni. Ma
quando disse: «Ti richiedo il giovanetto e l’anima del fratel­
lo», il vecchio sospirando dal profondo ed anche scoppian­
do in lacrime: «Quello - disse - è morto». «Com e? e di che
morte?». «Dinanzi a Dio è morto 145 - disse - perché è di­
ventato un malvagio e un corrotto e, in una parola, un bri­
gante e ora invece della chiesa si è impadronito del monte in­
sieme con una banda simile a sé».
10. L’apostolo, strappatasi la veste e colpitosi il capo
con un grande lamento, disse: «Bel custode dell’anima del
fratello ho lasciato, ma su, mi si dia un cavallo e qualcuno mi
si faccia guida per la strada». Si allontanava, così come era,
dalla chiesa. 11. Giunto al luogo viene catturato dall’avan­
guardia dei briganti e non fugge e non supplica, ma grida:
«Sono venuto per questo, conducetemi dal vostro capo». 12.
E quello, frattanto, come si era armato, aspettava, ma come
riconobbe colui che avanzava, Giovanni, preso da vergogna
si volse in fuga. Egli lo inseguiva al di sopra delle forze, di­
mentico della sua età, gridando: 13. «Perché, figliolo, sfuggi
me che sono tuo padre, inerme, vecchio? Abbi pietà di me,
figliolo, non avere paura, hai ancora speranze di vita. Io ren­
derò conto a Cristo per te 146; se c’è bisogno volentieri subirò

145 Cf. Orig. Contra Cels. Ili 51; cf. anche Clem. Al. Paed. Ili 81, 1.
146 Cf. Eb 13, 7.
Quale ricco si salverà? 42, 8 - 4 2 , 15 73

la tua morte, come il Signore l’ha subita per noi; per te darò
in cambio la mia anima (11). Fermati, credimi: Cristo mi ha
mandato». 14. Quello, ascoltando, prima si fermò guardan­
do a terra, poi gettò le armi, poi tremando piangeva amara­
mente (118); abbracciò il vecchio che si avvicinava, confes­
sando con i gemiti come poteva e lasciandosi battezzare una
seconda volta dalle lacrime, tenendo nascosta soltanto la de­
stra. 15. E Giovanni, dando garanzie, giurando che aveva
trovato perdono per lui dal Salvatore, pregando, inginoc­
chiandosi, baciando quella stessa destra come purificata dal­
la conversione, lo ricondusse alla chiesa, e pregando con
suppliche copiose, lottando con continui digiuni, con varie­
gate sirene (119) di discorsi affascinando la sua mente, non
se ne andò, come narrano, prima di averlo posto a ca­
po (120) della chiesa, dando un grande modello di conver­
sione vera e un grande segno di seconda nascita, trofeo di re­
surrezione cui si volge lo sguardo (121).

(117) Cf. Qds 37, 4.


(118) In Mt 26, 75; Le 22, 62 il «piangere amaramente» di Pietro è indice
del suo pentimento e della sua conversione autentica.
(119) In Clemente Alessandrino si riscontra la presenza del mito delle sire­
ne nella interpretazione cristiana che egli fa della persona e della vita di Odisseo.
Su questo, cf. le belle pagine di H. Rahner, Miti greci nell’interpretazione cristiana,
tr. it. Bologna 1971, 357-417; cf. inoltre M.G. Bianco, Clemente Alessandrino: il
farmaco dell’immortalità (Protr. X 106, 2), in Morte e immortalità nella catechesi
dei Padri del III-IV secolo, LAS, Roma 1985, 63-73, in particolare 69s.
(120) Va qui accettata la lezione è ja a x fja a i tramandata dai codici di Euse­
bio: la pienezza della conversione - la realtà della sua efficacia - è attestata dal fat­
to che l’uomo una volta capo dei banditi è ora posto a capo della chiesa.
(121) Questo episodio narrato da Clemente potrebbe manifestare in Ales­
sandria un ambiente cristiano non concorde a proposito della penitenza post-bat­
tesimale. Con il riferimento all’apostolo Giovanni e la disapprovazione del modo
di operare del vescovo che non si è preso cura del giovane affidatogli, Clemente
propone un fondamento apostolico per una linea di apertura alla prassi peniten­
ziale che si stabilirà nei secoli successivi, cf. Junod, Un écho d'une controverse au-
tour de la pénitence..., cit., 156-160.
74 Clemente Alessandrino

16. [...] (122) con volti splendidi godendo, inneggian­


do, aprendo i cieli. Innanzi a tutti il Salvatore stesso avanza
dando la destra, porgendo una luce senza ombra, senza so­
sta, mostrando la via verso il seno del Padre, verso la vita
eterna, verso il regno dei cieli. 17. Uno creda queste cose e
creda nei discepoli di Dio e in Dio garante, con profezie,
vangeli, parole degli apostoli; chi vive insieme con loro e pre­
sta ascolto e pratica le opere, nel momento stesso della di­
partita vedrà il compimento e la dimostrazione di ciò che ha
creduto. 18. Chi infatti ha accolto qui sulla terra l’angelo del­
la conversione 147, non si convertirà allora, quando lascerà il
corpo, né proverà vergogna vedendo il Salvatore che si avvi­
cina con la sua gloria e il suo esercito; non teme il fuoco. Se
uno invece sceglie di restare ogni volta nei peccati per i pia­
ceri e preferisce il godimento di quaggiù alla vita eterna e,
dandogli il Salvatore il perdono, si volge indietro, non si in­
colpi più né Dio, né la ricchezza, né l’essere caduto in pre­
cedenza, ma la sua stessa anima che si perde volontariamen­
te. 19. A chi guarda la salvezza e la desidera e la chiede con
insistenza e con forza (123), darà la vera purificazione e la

147 Cf. Erma, Sim. IX 33, 1.

(122) Il testo presenta qui una lacuna non molto ampia. Potrebbe forse ap­
partenere a questa lacuna un frammento armeno sulla penitenza rinvenuto in un
codice parigino. Ne riporto il testo in traduzione latina da GCS 17/2, cit., 229
(edd. O. Stahlin - L. Friichtel - U. Treu, 19702): De poenitentia. Qui in vetito ma­
lo perseverant homines, a sinistri lateris supervenientibus angelis violenter percu-
tientur forasque eiecti duris <ligati> vinculis a spiritu deducentur in ignem aeter-
num. In vanum et sine fructu multos tunc poenitebit. Conviciis petent nomineque
proprio daemones vocabunt fornicatricem, occisorem, adulterum, avarum, cupidum,
raptorem. Qui vero dignos paenitentiae fructus egerint, illos angeli sinistri lateris ne-
que aspicere in facie neque tangere neque appropinquare valebunt. Hos autem lau-
dabunt atque amplectentur angeli dextri lateris, summo gaudio illos prosequentes,
caelo atque ante omnia ipsi Salvatori gratias agentes.
(123) Cf. forse Le 11, 8; Mt 11, 12. Concetto già presente nell’operetta cle­
mentina, cf. Qds 10, 1-3.
Quale ricco si salverà? 42, 16 - 42, 20 75

immutabile vita il Padre buono che è nei cieli. 20. A lui at­
traverso il figlio Gesù Cristo, Signore dei viventi e dei mor­
ti 148, e attraverso lo Spirito Santo sia gloria, onore, potenza,
eterna maestà, e ora e nelle generazioni delle generazioni e
nei secoli dei se co li149. Amen.

148 Cf. Rm 14, 9. 149 Cf. Rm 16,27; E f 3,21; 1 Tm 1,17; J Clem. ad Cor.
61, 3; 65, 2.
INDICI
IN D IC E D E I N O M I E D E L L E C O SE N O T EV O LI

Abbandonare il molteplice in­ Animo ilare nel sopportare la


daffarati: 33 privazione dei beni: 39
Abbandonare il possesso delle Annuncio della salvezza: 16
cose: 50 Approfondire le parole del van­
Abbellire l’anima: 46 gelo: 26
Adulatori dei ricchi (Gli): 21 Armonizzare l’anima: 18
Alessandria: 5, 73 Ascoltare il Salvatore: 39
Alessandro di Cesarea: 5 Assimilazione a Dio: 16, 18, 29-
Alessandro Severo: 5 30
Amare: 47, 52-53; amare Dio e Atleta cristiano e le sue risorse
immergersi in Lui: 53; amare (L’): 25
Cristo Gesù: 55
Amicizia con Dio: 11 Battesimo: illuminazione: 71; si­
Amico di Dio: 58 gillo: 65
Ammaliare il Padre con litanie Beatitudine dei poveri in spirito:
continue: 69 16
Amore: via eccellente per la sal­ Beni esteriori: non recano danno:
vezza: 64; amore per Dio e per 38
il prossimo: 54-56, 59, 64; l’a­ Beni terreni e beni celesti: 23
more fa fiorire un agire buo­ Buon uso delle ricchezze: 35-36
no: 54
Anassagora: 34 Caino: 64
Anastasio Sinaita: 70 Cammello e cruna dell’ago: spie­
Andrea: 49 gazione: 51-52
Angelo della conversione: 74 Cammino: di conversione: 15;
Anima: da essa dipende il retto mistico: 17
uso delle ricchezze: 41-42 Cappadocia: 5
80 Indice dei nomi e delle cose notevoli

Celebrare Dio con la ricchezza: Destinatari dell’opera di Cle­


39 mente (I): 13-15, 24
Cesarea: 5, 7 Didaskaleion: 5
Comperare il regno dei cieli con Dio: è amore, agisce con amore:
i beni terreni: 57 11-12, 13, 15, 17, 53, 59, 62-
Comunione con Dio: 16 63, 69; ama come padre e ma­
Condivisione dei beni: 9, 35-36 dre: 12, 62-63; dona: 32, 57;
Condizioni per il perdono: 67 non costringe: 32, 45; scruta i
Condotta di vita: 23
reni e il cuore: 69; abita in chi
Conoscere Dio: 29, 30; conosce­
si converte: 65; è il Dio della
re/ credere/amare/assimilazio­
pace: 47; Dio padre delle mi­
ne a/ Dio: 29-30, 46
Conversione: 10, 13, 14, 15, 65, sericordie e grande d’animo:
67, 69; conversione autentica, 15, 55, 66, 69; Dio padre mi­
senza ipocrisia: 64, 65, 69, 73 sericordioso cancella i peccati:
Convertirsi è non guardare indie­ 67; è il solo perfetto e buono:
tro: 15, 66-67 22, 48; Dio respira con le ani­
Cose che impacciano: 35 me che lo vogliono: 45
Cratete: 34, 52 Discepoli: di Gesù: 56; i discepo­
Credente (= battezzato): 8, 14; li e i beni: 44
credente (= salvato): 7; i cre­ Discorsi come sirene: 73
denti sono buoni e religiosi: Disperazione: 24, 26, 65
61; sono luce del mondo: 61 Disposizione dell’anima: 42, 43,
Cristianesimo: apertura universa­ 46
le: 17 Domiziano: 70
Cristiano: non è schiavo dei beni Dono della salvezza (II): 23, 45
che ha: 16
Cristo: 14; il Cristo, giudice della
Educare: 31
gara: 25, 26; il Cristo sia in te
Efeso: 70, 71
vincitore: 48
Egitto: 5
Dedicarsi a Dio: 33 Eliminare le passioni: 38
Democrito: 34 Entrare nel regno dei cieli: 43
Demoni e forza della preghiera: Epicuro: 68
60 Esercito senz’armi: 60
Desideri dei beni (I): dilaniano Essere perfetto: 32
l’anima come tafani e pungoli: Età e senno: 30-31
49-50 Eusebio di Cesarea: 7, 70
Desiderio di Dio: 45, 58 Ezechiele: 67
Indice dei nomi e delle cose notevoli 81

Fede: 6, 8,11,13, 64; la fede ren­ versione: va cercata: 15, 68;


de ricchi: 11 caratteristiche della guida:
Felicità e beni materiali: 33-34 68-69
Festa in cielo per chi si converte:
65 Iacopo da Varazze: 70
Filanthropia di Dio: 17 Ignazio (martire): 70
Filosofi e ricchezza: 14 Incantesimo della ricchezza: 65
Forma esteriore inganna (La): Incarnazione = soggiorno del
59-60 Verbo in terra straniera: 61,
Fozio: 7, 70 62
Franchezza del parlare (parrhe- Incontro di Gesù con il ricco: 9,
sia)-. 60, 68 11; racconto dell’incontro: 26-
Fraternità = comunione con Cri­ 27
sto: 49 Incrostazioni dell’anima: 68
Insegnamento del Salvatore: 28
Gerico: 54 Interesse allo studio: 34
Gerusalemme: 54
Gesù: invita a vendere i beni: 14; Lacrime battezzano (Le): 73
i suoi insegnamenti richiedo­ Levi: 36
no approfondimento: 28; mo­ Linee essenziali di contenuto
stra la libertà dell’anima: 32; è dell’opera di Clemente: 10-13
medico unico delle nostre fe­
rite: 54; è “seme” mandato Marco: 28, 31
sulla terra: 61-62 Maria: 33
Giacomo: 49 Marta: 33
Giorgio Sincello: 70 Massimo il Confessore: 70
Giovane brigante: 7, 13, 70-73 Matteo: 36, 40
Giovanni apostolo: 7, 49, 63 , 68, Misericordia: proveniente da
69; Giovanni apostolo e il bri­ Dio: 67
gante: 70-73 Morte: è non conoscere Dio: 29
Giovanni Crisostomo: 70 Mosè e Gesù Cristo: 30
Girolamo: 7, 21
Giudei: 53 Niceforo Callisto: 70
Giustino: 67 Nuova creazione: è il Figlio di
Gloria di una volontà buona: 32 Dio: 34
Gnosi cristiana: 6
Grecia: 5 Operatore della legge / operato­
Guida per il cammino della con­ re della vita: 31
82 Indice dei nomi e delle cose notevoli

Opere di Clemente Alessandri­ Prossimo: 53


no: 6-7, 52 Protrettico per la salvezza: 10
Opere buone danno luce (Le): 23 Purificare l’anima: 39
Orgoglio: 32
Respirare Dio: 51
Panteno: 5, 6 Ricchezza: 7, 8, 9, 10, 11; ric­
Parrhesia (franchezza): 60, 68 chezza come rivestimento
Passioni dell’anima: 34, 37, 41; esterno: 25; ricchezza = pos­
rendono impura l’anima: 39; sesso: 36-37; possesso e desi­
la dilaniano: 49; vanno recise: derio: 35, 56-57; pericolosità
67-68; come raddrizzare le della ricchezza: 65; la ricchez­
passioni: 68 za può far gonfiare d ’orgo­
Patmos: 70 glio: 22; può rendere schiavi:
Patria di lassù (La): 26 39; ricchezza buona e ricchez­
Paura dei discepoli dinanzi al­ za cattiva: 40; le ricchezze so­
l’insegnamento sulla salvezza: no buone o cattive secondo
44 l’uso: 36-38; retto uso della
Pedagogo di un altro: 31 ricchezza: 11; la ricchezza è
Penitenza: 7, 11; la penitenza po­ strumento: 16, 21, 37; ric­
st-battesimale: 73 chezza e servizio: 37; ricchez­
Pentimento dell’avere lasciato le za e giustizia: 37, 56-57; ric­
ricchezze: 35 chezze che aiutano i prossimi:
Perdonare: 66 36, 39; la ricchezza genera
Persecuzione esterna ed interna: ammirazione: 22 ; la ricchezza
49-50 nei primi secoli cristiani: 8-9;
“Piccoli” = discepoli: 56 scritti sulla ricchezza: 11; ric­
Pietro: 46, 49; capisce l’invito di chezza e povertà: 9; ricchezza
Gesù: 46 e salvezza: 8, 10, 14, 17, 21,
Policarpo: 70 23, 24, 48, 50-51; ricchezza e
Possesso ingiusto: 56-57 morte: 51; ricchezze e passio­
Povero in spirito: 16, 39, 40, 42 ni dell’anima: 37-38, 48-50;
Povertà: 9; la povertà vissuta pri­ ricchezza e vangelo sono
ma del Cristo: 34; esistono il compatibili: 17, 21
povero falso e il povero genui­ Ricco: il vero ricco: 11, 42; il ric­
no: 42 co illegittimo: 42; i ricchi di­
Preghiera: è necessaria: 23; deve nanzi alla parola di Gesù sulla
essere forte e perseverante: ricchezza: 23-24, 40-41; i ric­
23,60 chi disperano della propria
Indice dei nomi e delle cose notevoli 83

salvezza: 23; i ricchi possono Senso sapienziale della vita: 10-


salvarsi: 48-52; il cristianesi­ 11
mo e i ricchi: 16; i ricchi cre­ Servire: 33
denti: 13-14, 21; retto servizio Simeone Metafraste: 70
dei ricchi: 23 Smirne: 70
Rinunciare alle ricchezze: 37; è Speranza: 26, 64, 69, 71
gesto che si compie per molti Spirito Santo: 60, 67
motivi: 34 Stadio della vita (Lo): 26
Rugiada dello Spirito Santo: 67 Strada è il Salvatore: 39
Strumento: 37
Salvato (= credente): 7, 21 Stupore per il fratello: 64
Salvatore è libero dal peccato
(II): 46 Tesoro del cuore: 40
Salvezza: è possibile a Dio: 45; è Tesoro nei cieli: 44
dono di Dio: 17, 23, 24, 45; è Timore: 31
offerta dal Cristo: 21, 47-48; Titolo dell’opera: 7-8
diventa bene proprio degli
uomini: 32; sembra più diffici­ Universalità del messaggio del
le per i ricchi: 23; non si basa Cristo: 17
sulle cose esteriori: 41, 59-60; Uomo: in lui è la scelta: 32, 74;
è per tutti: 16, 17, 49 ; c’è sal­ può portare nel cuore come
vezza per i ricchi: 48-52; oc­ tesoro beni materiali: 39-40;
corre volgersi all’invito di sal­ deve ricambiare l’amore con
vezza: 47-48; le cose salvate ri­ l’amore: 63-64
tornano al Padre: 52 “Uomo di D io”: 15, 68; caratteri­
Salvezza e ricchezza: 8, 10, 13, stiche e gesti dell’uomo di
16, 23,40,50-51 Dio: 68-69
Samaritano (episodio del): 53,54 Uso retto dei beni: 41, 44
Santità: 11
Schiavo delle ricchezze può esse­ Vanagloria: 34
re chi le possiede: 39 Vangeli concordano (I): 28
Scoraggiamento (non cedere ad Vendere le cose: 33, 43
esso): 13, 26 Verbo, allenatore nella gara (II):
Scuola universale è entrare nel 25
mondo: 59 Verità: 10, 23
Seguire il Signore: 46 Via eccellente per la salvezza: 64
Seme della vita: 33 Vigilare: 14
Seneca: 68 Violenza è nemica di Dio: 32,45;
84 Indice dei nomi e delle cose notevoli

violenza bella è strappare a dà luce con opere buone: 23;


Dio la vita: 45 la vita vera: 14, 30, 31, 51; vi­
Virtù salva (La): 41 vere nel per-sempre: 35; vole­
Vita: è soffocata dalle preoccupa­ re veramente la vita: 32
zioni: 33; il Figlio la riceve e la Volgersi all’invito di salvezza: 47-
dà a noi: 29; vita di quaggiù e 48
via di lassù: 23; vita eterna: 7,
10, 23, 32, 33, 74; riceve il Zaccheo: 36
premio della vita eterna chi si Zebedeo: 49
IN D IC E SCRITTU RISTICO

A n t ic o 58, 7: 36
T est a m e n t o
Geremia
Genesi
17, 10: 69
1, 3ss.: 70
1,26:61 Ezechiele
3, 19:39
18, 21-29: 67
18, 23: 66
Esodo
21, 26: 22
34, 6: 66 33, 20: 67

Giobbe Daniele
14,4 :5 0 3: 69

Salmi Osea
7, 10: 69 6, 6: 66
85, 5: 66
Giona
Proverbi
2:69
10, 12: 64

Sapienza Nuovo
3, 11:67 T e st a m e n t o

Isaia Matteo
1, 18: 66 3, 10: 54
86 Indice scritturistico

3, 12: 62 13, 36-43: 62


4, 18-22: 49 13,38: 28
5 ,3 :3 9 , 43 13,44: 40
5,3.6: 40 16, 25:49
5, 8: 39, 43 16, 39: 62
5, 14.13:61 17,27:46
5, 17:31 18, 10: 56
5, 29s.: 48 19, 16-30: 28
5 ,3 9 :4 1 19, 17: 22
5, 44: 47 1 9 ,2 1 :3 2 ,3 3 ,4 3
5, 48: 22 19, 23:43
6, 20: 36 19, 24: 23
6 ,2 1 :4 0 22, 13:36
7, ls.: 59 22, 36-39: 52
7, 7: 32 23,9: 47,48
7, 11: 66 23, 12: 22
7, 14: 52 23, 15: 57
7 ,2 1 :5 5 25, 30: 36
8, 12: 36 25, 34-40: 56
8, 22: 47, 48 25, 35-45: 36
9, 2: 66 25, 35-46: 36
9, 9s.: 36 25, 36ss.: 58
9, 13: 66 25, 41-45: 56
10, 22: 58 26, 75: 73
10, 39: 49
10, 40: 56 Marco
10, 41s.: 56 1, 16-20: 49
10, 42: 56 2, 7: 66
11, 11:56 2, 14s.: 36
11, 12:45,74 4, 9: 24
11,25:56 4, 19:33
11,27:30 8, 35: 49
11, 28s.: 47, 48 9, 43.45.47:48
12, 7: 66 10, 17-31:27
12, 35.34: 40 10, 18: 22
12,50:31 10, 20: 30, 32
13, 16s.: 55 1 0,21:33,39, 43
13, 22: 33 10, 22: 44
Indice scritturistico 87

10, 23:41,43 12,4:56


10, 24: 56 1 2,32:56
10, 2 5 :2 3 ,5 2 12, 34: 40
10, 26: 44, 45 14, 11:22
10, 27: 24, 45 14, 26: 47, 49
10, 28: 46 15, 7.10: 65
10, 29s.: 46 15, 23s.: 65
10, 30: 27, 49, 50 16, 9: 3 5 ,56,58
10,31:50 17, 3s.: 66
12, 29-30: 52 17,33:49
13, 13:58 18, 14: 22
18, 18-30: 28
Luca 18, 19: 22
I,7 8 : 59 18, 22: 32
3 ,9 : 54 18, 24: 43
5, 1-11:49 18, 25: 23
5,21: 66 19, 5s.: 36
5, 27-29: 36 19, 8: 67
6, 27.35: 47 19, 9: 36
6, 29: 41 22, 62: 73
6, 30: 57
6, 38: 59 Giovanni
6, 45: 40 1, 17: 30
6, 46: 55 1, 18: 62
7, 28: 56 1, 40-42: 49
8, 14: 33 5, 26: 29
9,60: 47,48 6, 50s.: 47, 48
9, 62: 66 9, 34: 64
10, 16: 56 10, 28: 35, 47, 48
10, 20: 46 13, 1: 63
10, 27-28: 52 13, 17: 55
10, 27.29: 53 13,34:63
10, 30-37: 53 14, 6: 39
10,31:54 14, 8: 47
10, 38-42: 33 14, 8s.: 48
II, 8: 74 14, 15.23: 55
11, 13: 66 14,23:59
11,21:32 14, 27: 63
88 Indice scritturistico

15, 1: 54 12,31: 64
15, 5s.: 64 13,4.6-8.13:64
15, 13: 63 13,5:64
15, 14: 56 13, 13:25,41,55
17,2 :2 9 15, 52: 26
1 7 ,3 :2 9 ,3 0
2 1 ,5 :5 6 2 Corinti
1, 3: 66
Atti degli Apostoli
1,22:65
4 ,3 2 :5 7 4, 18: 50
5, 17:34
Romani 5, 19: 66
9, 7: 57
1, 6.7: 24
12, 4: 47, 48
I, 17:31
4, 11: 65
5 ,4 :5 0 Galati
7, 12:31 2 ,2 1 :3 0
7, 15-23: 50 3 ,2 4 :3 1
8, 14-17:31 5, 7: 25
8, 17: 62 6, 7: 69
8, 19-21: 55 6, 15: 34
8, 28: 24
10,3:33 Efesini
II,3 6 : 22,52
2, 1.3: 47
13, 10:31
3, 10: 55
14, 9: 75
3 ,2 1 :7 5
16, 27: 75
4, 28: 67
6, 12: 54
I Corinti
1, 2.24: 24 Filippesi
2, 9: 47, 48
2, 8: 30
3, 13:50
3, 13:23
3, 17:41
3, 14:23,25
7, 9: 67
7 ,3 1 :4 4
9, 24ss.: 25
Colossesi
11, 25ss.: 25 1, 15: 34
Indice scritturistico 89

1 Timoteo 1 Pietro
1, 2: 62 1 ,3 :4 7 ,4 8
1, 17: 61,75 1, 8: 61
6, 19: 30 1, 12: 47,48
4, 7: 67
2 Timoteo 4, 8: 64
4, 6: 63 4, 12:50
4, 7-8: 25
I Giovanni
Tito
1, 4: 62 3, 15: 64
4, 8.16: 62
4, 18: 64
4, 19: 53
1, 14: 55
3, 5s.: 30
4, 12: 69 Giuda
12, 22: 57
1:24
12, 23: 46
13,7:72
13, 17: 68, 69 Apocalisse
1, 9: 70
Giacomo
2, 23: 69
5, 11: 66 17, 14: 24
IN D IC E G E N E R A LE

I n t r o d u z io n e ..................................................................pag. 5
Clemente Alessandrino: vita e opere ...................... » 5
Il Quis dives sa lv e tu r .................................................... » 7
Il Quis dives salvetur e il tema della ricchezza nei
primi secoli c r is t ia n i.............................................. » 8
Linee essenziali di contenuto .................................... » 10
I destinatari dell’o p e r a ................................................. » 13
Un cammino di salvezza nella conversione . . . . » 15
Nota del T r a d u t to r e .................................................... » 18

C le m e n t e A le s s a n d r in o
Q UALE RICCO SI SALVERÀ?

Q u a le r ic c o si sa lv erà ? » 21

INDICI

I n d ic e d ei no m i e d e l l e co se n o t e v o l i » 79

I n d ic e s c r i t t u r i s t i c o ...................................................... » 85